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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Tommaso%20Scandroglio</link><description><![CDATA[Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572429/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Science</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/330c23d58d361f9217625b3ebf9d7727.jpg</url><title>Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Tommaso%20Scandroglio</link></image><lastBuildDate>Tue, 18 Aug 2026 19:44:15 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/330c23d58d361f9217625b3ebf9d7727.jpg"/><itunes:subtitle>Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo]]></itunes:summary><itunes:category text="Science"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>511f9261-e448-586d-9ebd-34f9ad66b62a</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Oltre 270 medici contro il suicidio assistito: snatura la professione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oltre-270-medici-contro-il-suicidio-assistito-snatura-la-professione--73821984</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8635" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8635</a><br /><br />OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici.<br />Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"».<br /><br />LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA<br />Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare».<br />Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). Infatti esiste un dovere morale, seppur contingente, di vivere e quindi di fare tutto quello che ragionevolmente si può fare per vivere. E qualora il paziente rifiutasse le terapie salvavita, a motivo dell'incommensurabile preziosità della sua vita, l'ordinamento giuridico sarebbe giustificato ad obbligare il paziente a curarsi, allo stesso modo in cui sarebbe legittimo strappare a forza dal cornicione l'aspirante suicida che ha intenzione di buttarsi di sotto.<br /><br />DIRITTO AL SUICIDIO ASSISTITO GRATUITO<br />Torniamo alla lettera: «Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito "gratuito". Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un'interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?». Gli estensori della lettera mettono ben in luce almeno quattro storture della sentenza del 2019 della Corte Costituzionale che ha legittimato il suicidio assistito: la mancanza di competenza del potere giudiziario nel legiferare, perché quella sentenza è una vera e propria legge, non nella forma, ma nella sostanza; una torsione innaturale dei principi costituzionali piegati all'ideologia tramite un'esegesi partigiana; l'indebita pressione psicologica sul Parlamento affinché legiferi; la pretesa che il portafogli del privato cittadino si accolli le spese di una decisione mortifera.<br />Infine una sottolineatura che consideriamo decisiva: «Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». L'implicito in queste poche righe è il seguente: senza una cultura pro-vita non potremo avere leggi pro-vita e sentenze pro-vita. E un'autentica cultura pro-vita si svilupperà solo vivendo la carità cristiana. Perciò solo il risvegliarsi di una cultura che prenda profonda coscienza dell'indisponibilità della persona potrà frenare anche in ambito politico e giuridico l'attuale discesa agli inferi in tema di eutanasia e suicidio assistito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73821984</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:12:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73821984/oltre_270_medici_contro_il_suicidio_assistito.mp3" length="6868803" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8635

OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE
di Tommaso Scandroglio
 

Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8635" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8635</a><br /><br />OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici.<br />Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"».<br /><br />LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA<br />Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare».<br />Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). 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Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all'apologia dell'omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe.<br />Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l'evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l'omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama».<br />GESÙ VESTITO CON PANNI ARCOBALENO<br />Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di "pride" per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine "amen" e l'espressione inglese che significa "Ah gli uomini!". Un esplicito riferimento all'attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all'arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63).<br />Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l'accoglienza, l'ascolto, l'inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all'abisso? Qui, siamo all'opposto. Qui si spinge l'amico nell'orrido.<br />PERCHÉ ACCADE TUTTO QUESTO?<br />Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l'avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall'arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c'è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato. A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un'arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all'interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. Francesco, sicuramente favorevole alle coppie gay, era comunque un rivoluzionario di professione e il vero rivoluzionario non avrebbe mai compiuto un passo più lungo della gamba come fu, invece, la pubblicazione di quel documento, questo perché i tempi non erano ancora maturi. Vedi infatti i danni prodotti da quella firma: la rivolta di un intero continente, l'Africa, contro quella Dichiarazione, la divisione nell'episcopato mondiale, la chiusura del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Lo ripetiamo: è una mera ipotesi, la nostra, non suffragata da nessun riscontro oggettivo.<br />Può essere che, anche nel caso di Milano e per rimanere sempre nel campo delle ipotesi, i militanti arcobaleno sappiano che armadi aprire per trovarci dentro ammassi di scheletri. Casi di pedofilia tra i sacerdoti, preti dalla condotta finanziaria disinvolta, amanti in talare e collarini sopra grembiulini e questi forse anche sotto zucchetti. Non ci riferiamo ovviamente a Mons. Delpini. Quest'ultimo, conosciuto da tutti come uomo moderato, può essere che sia finito tra l'incudine e il martello e abbia scelto il martello tenuto in mano dai gruppi LGBT. Ovviamente questo non può giustificare in nessun modo una "messa pride".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73821685</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:11:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73821685/il_vescovo_di_milano.mp3" length="4334311" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8632

IL VESCOVO DI MILANO SPOSA IL PRIDE E SI PIEGA ALLE BLASFEMIE LGBT
di Tommaso Scandroglio
 
Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8632" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8632</a><br /><br />IL VESCOVO DI MILANO SPOSA IL PRIDE E SI PIEGA ALLE BLASFEMIE LGBT<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride sareste legittimati a pensare che il tal arcivescovo appoggia il Pride? Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all'apologia dell'omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe.<br />Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l'evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l'omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama».<br />GESÙ VESTITO CON PANNI ARCOBALENO<br />Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di "pride" per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine "amen" e l'espressione inglese che significa "Ah gli uomini!". Un esplicito riferimento all'attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all'arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63).<br />Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l'accoglienza, l'ascolto, l'inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all'abisso? Qui, siamo all'opposto. Qui si spinge l'amico nell'orrido.<br />PERCHÉ ACCADE TUTTO QUESTO?<br />Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l'avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall'arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c'è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato. A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un'arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all'interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. 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A giugno il partito di opposizione Freie Liste (Lista Libera, di centrosinistra) e gruppi femministi come Women in Good Health e Women's Network avevano lanciato l'iniziativa Fristenlösung für Liechtenstein tesa a proporre un referendum sulla legalizzazione dell'aborto: possibilità di abortire entro la dodicesima settimana e di fornire informazioni mediche per incentivare l'aborto, nonché copertura assicurativa per i costi della procedura abortiva. Lo scorso 31 luglio i promotori hanno depositato presso la cancelleria del Governo 4.970 firme, più che sufficienti per indire il referendum. Nel Liechtenstein l'aborto è vietato, eccetto nelle seguenti ipotesi: se la vita della madre è a rischio, se vi è il pericolo di un grave danno alla sua salute fisica, in caso di stupro, se la madre è minore di 14 anni. Inoltre è vietata qualsiasi forma di pubblicità all'aborto. Da aggiungere che dal 2015 le donne che si recano all'estero per abortire (una quarantina in media) non vengono più perseguite penalmente.<br /><br />DOBBIAMO CONVINCERE SOLO UN UOMO<br />Gabriella Alvarez-Hummel, attivista pro-choice, ha scritto sul Guardian che lei e gli altri suoi compagni attivisti sono riusciti a convincere 4.970 persone, ma ora «dobbiamo convincere solo un uomo», perché senza il suo consenso anche un referendum che raccogliesse il 100% dei "sì" non potrebbe mai diventare legge. Quell'uomo che fa la differenza è il principe ereditario Alois, reggente al posto del padre. Infatti il principe, già a giugno, fece sapere che, in caso di approvazione del referendum, lui avrebbe posto il suo veto, impedendo a qualsiasi legge pro-aborto di vedere la luce. Il suo Ufficio della Comunicazione ha chiarito che «il motivo principale va rinvenuto nel fatto che nelle disposizioni relative all'interruzione di gravidanza non viene sufficientemente protetto il bene giuridico fondamentale della tutela della vita».<br />Nel 2011 il fronte abortista riuscì a far approvare un referendum sull'aborto. Ma gli andò male: il 52,3% dei votanti si dichiarò contrario alla legalizzazione. Anche in quell'occasione il principe regnante dichiarò che se avessero vinto i "sì" avrebbero comunque trovato sulla loro strada il suo "no". A seguito di questa sconfitta e consci che la dichiarazione di contrarietà del principe aveva orientato il voto dei cittadini, si lanciò nel 2012 un altro referendum. Questa volta non riguardava la legalizzazione dell'aborto, ma il problema principale alla sua legalizzazione: il potere di veto del principe. Fu un disastro per i promotori: il 76,1% si dichiarò contrario all'abolizione del veto. I poteri del re non si toccano. Nel 2016 anche i pro-vita proposero un loro referendum per vietare in tutti i casi l'aborto, ma l'81,3% dei votanti decise di non modificare l'assetto normativo che, come abbiamo visto, permette di abortire in alcune ipotesi.<br /><br />NON È IL POPOLO A FARE LA STORIA, MA LE ÉLITE<br />Due rapide riflessioni. La prima: Francesco De Gregori cantava La storia siamo noi. Il più delle volte non è vero. Non è la massa a fare la storia, ma le élite, le tecnocrazie, le oligarchie di potere che influenzano la collettività e, spesso, singoli uomini che trascinano le masse. La scriminante, non di rado, la fa un politico, un pensatore, un finanziere, un banchiere, un emiro o pochi di questi soggetti che stringono alleanze tra loro. E sempre non di rado ciò che decidono per le masse non è per il loro bene. Anche il caso del veto del principe Alois conferma che la storia di un Paese può venire disegnata dalla decisione di un solo uomo, però in questa occasione la decisione presa è stata per il bene del popolo. In passato quest'uomo ha già salvato dall'aborto qualche centinaio di bambini, facendo eccome la differenza. Facendo la storia.<br />Seconda riflessione: sembra di leggere una favola, ma la più bella mai scritta perché vera. Abbiamo un principe che lotta per i più indifesi e fragili, per i bambini. Che non ha paura di andare controcorrente, che non teme che gli tolgano il potere perché sa che nessuna autorità umana potrà mai sottrargli ciò che gli spetta per diritto divino. Un principe che non cede al compromesso, al lurido pragmatismo, ma che è principe di princìpi, principe della vita. Oggi anche e soprattutto di questo hanno bisogno le persone: di uomini coraggiosi, integerrimi, fedeli a valori che li trascendono, irriducibili, forti e tenaci, pronti a pagare care le proprie scelte. E qualsiasi uomo, la cui corazza interiore risplende di queste virtù, è già principe.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73821567</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:11:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73821567/alois_il_principe.mp3" length="5359952" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8631

ALOIS, IL PRINCIPE DELLA VITA CHE DIFENDE I BAMBINI DALL'ABORTO
di Tommaso Scandroglio
 

Siamo in Liechtenstein. A giugno il partito di opposizione Freie Liste (Lista Libera, di centrosinistra) e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8631" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8631</a><br /><br />ALOIS, IL PRINCIPE DELLA VITA CHE DIFENDE I BAMBINI DALL'ABORTO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Siamo in Liechtenstein. A giugno il partito di opposizione Freie Liste (Lista Libera, di centrosinistra) e gruppi femministi come Women in Good Health e Women's Network avevano lanciato l'iniziativa Fristenlösung für Liechtenstein tesa a proporre un referendum sulla legalizzazione dell'aborto: possibilità di abortire entro la dodicesima settimana e di fornire informazioni mediche per incentivare l'aborto, nonché copertura assicurativa per i costi della procedura abortiva. Lo scorso 31 luglio i promotori hanno depositato presso la cancelleria del Governo 4.970 firme, più che sufficienti per indire il referendum. Nel Liechtenstein l'aborto è vietato, eccetto nelle seguenti ipotesi: se la vita della madre è a rischio, se vi è il pericolo di un grave danno alla sua salute fisica, in caso di stupro, se la madre è minore di 14 anni. Inoltre è vietata qualsiasi forma di pubblicità all'aborto. Da aggiungere che dal 2015 le donne che si recano all'estero per abortire (una quarantina in media) non vengono più perseguite penalmente.<br /><br />DOBBIAMO CONVINCERE SOLO UN UOMO<br />Gabriella Alvarez-Hummel, attivista pro-choice, ha scritto sul Guardian che lei e gli altri suoi compagni attivisti sono riusciti a convincere 4.970 persone, ma ora «dobbiamo convincere solo un uomo», perché senza il suo consenso anche un referendum che raccogliesse il 100% dei "sì" non potrebbe mai diventare legge. Quell'uomo che fa la differenza è il principe ereditario Alois, reggente al posto del padre. Infatti il principe, già a giugno, fece sapere che, in caso di approvazione del referendum, lui avrebbe posto il suo veto, impedendo a qualsiasi legge pro-aborto di vedere la luce. Il suo Ufficio della Comunicazione ha chiarito che «il motivo principale va rinvenuto nel fatto che nelle disposizioni relative all'interruzione di gravidanza non viene sufficientemente protetto il bene giuridico fondamentale della tutela della vita».<br />Nel 2011 il fronte abortista riuscì a far approvare un referendum sull'aborto. Ma gli andò male: il 52,3% dei votanti si dichiarò contrario alla legalizzazione. Anche in quell'occasione il principe regnante dichiarò che se avessero vinto i "sì" avrebbero comunque trovato sulla loro strada il suo "no". A seguito di questa sconfitta e consci che la dichiarazione di contrarietà del principe aveva orientato il voto dei cittadini, si lanciò nel 2012 un altro referendum. Questa volta non riguardava la legalizzazione dell'aborto, ma il problema principale alla sua legalizzazione: il potere di veto del principe. Fu un disastro per i promotori: il 76,1% si dichiarò contrario all'abolizione del veto. I poteri del re non si toccano. Nel 2016 anche i pro-vita proposero un loro referendum per vietare in tutti i casi l'aborto, ma l'81,3% dei votanti decise di non modificare l'assetto normativo che, come abbiamo visto, permette di abortire in alcune ipotesi.<br /><br />NON È IL POPOLO A FARE LA STORIA, MA LE ÉLITE<br />Due rapide riflessioni. La prima: Francesco De Gregori cantava La storia siamo noi. Il più delle volte non è vero. Non è la massa a fare la storia, ma le élite, le tecnocrazie, le oligarchie di potere che influenzano la collettività e, spesso, singoli uomini che trascinano le masse. La scriminante, non di rado, la fa un politico, un pensatore, un finanziere, un banchiere, un emiro o pochi di questi soggetti che stringono alleanze tra loro. E sempre non di rado ciò che decidono per le masse non è per il loro bene. Anche il caso del veto del principe Alois conferma che la storia di un Paese può venire disegnata dalla decisione di un solo uomo, però in questa occasione la decisione presa è stata per il bene del popolo. In passato quest'uomo ha già salvato dall'aborto...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,alois,difesadellavita,liechtenstein,principe,veto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5ed5c078e3fecddd8d9b699987e7616e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Denatalità, un problema con radici culturali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/denatalita-un-problema-con-radici-culturali--73821852</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8633" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8633</a><br /><br />DENATALITA', UN PROBLEMA CON RADICI CULTURALI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Lo scorso 24 marzo il presidente dell'Accademia della Crusca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Ferrara, ha avvertito tutti noi che l'italiano si sta estinguendo: «Probabilmente, per citare una famosa poesia di Thomas Stearns Eliot del 1925, The Hollow Men (Gli uomini vuoti), la fine dell'italiano avverrà "non con uno schianto ma con un lamento", [...] ma, ineluttabilmente, anche se dopo di noi, avverrà».<br />Ma l'italiano si sta estinguendo non solo come lingua, ma anche come civis italicus. È questo il pronostico, che si consolida di anno in anno, che si può dedurre dall'ultimo rapporto dell'Istat sugli indicatori demografici del 2025. Qualche dato: «Diminuiscono le nascite, stabili i decessi: nel 2025, 355mila i nati, 652mila i decessi». Dunque la differenza tra i decessi e i nati è pari a 297 mila persone. Eppure la popolazione italiana negli ultimi anni è sì diminuita (un milione di abitanti in 10 anni), ma non in modo così pronunciato come ci si aspetterebbe da questo saldo negativo, presente anche nell'ultima decade, tra nati e morti. Per quale motivo? «Popolazione stabile grazie alle migrazioni». In breve: sempre meno italiani vengono alla luce; i nati non riescono a sostituire gli italiani che muoiono; la compensazione deriva dagli immigrati. Una compensazione quasi millimetrica. Leggete qui: «Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità [quasi il 10% della popolazione, ndr], in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui». Risultato: l'Italia sta scomparendo - intesa ovviamente come portato culturale, tradizioni, sensibilità, orientamenti valoriali (se ancora esistono) - e al suo posto troveremo un agglomerato culturale in cui una quota significativa, ma non maggioritaria, è rappresentata dalla tradizione islamica (albanesi, marocchini e rumeni sono sul podio). Si chiama sostituzione etnica e dunque culturale e religiosa. Anche la religione cattolica ovviamente sta morendo senza far troppo rumore, parafrasando Eliot, sia perché diminuendo gli italiani diminuiscono anche i cattolici sia perché gli italiani rimasti credono sempre meno.<br />IN ITALIA SI NASCE SEMPRE MENO<br />Torniamo al rapporto dell'Istat che ci informa che in Italia si nasce sempre meno: il tasso di fecondità «scende a 1,14 figli per donna [era 1,18 nel 2024, ndr]. [...] Nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024». Se gli stranieri sono il 10% della popolazione, tra i nati la percentuale sale: «un nato su otto ha cittadinanza straniera», dato comunque in calo del 5% rispetto al 2024.<br />I matrimoni «sono 165mila, 8mila in meno sul 2024», diminuzione addebitabile sia alla contrazione demografica sia a motivi culturali. «Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%)», quelli con rito civile, che sono circa il 60% del totale, sono sostanzialmente stabili. Insomma ci si sposa di meno soprattutto in chiesa. Potremmo dire che, nel calo del numero delle nozze, il matrimonio inteso come istituto regge di più del matrimonio inteso come sacramento. Altro dato inquietante: «Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%)». Questo è dovuto soprattutto all'aumento della popolazione anziana. Altresì, si rileva «una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025)».<br />Per spiegare questo naufragio della natalità, dell'italianità e dei matrimoni e per spiegare la conquista del nostro Paese senza sparare un colpo da parte degli immigrati, in genere si fa riferimento - e con ottime ragioni - all'individualismo, all'edonismo, alla paura del futuro, alle sfavorevoli congiunture economiche (e quando mai non ci sono state?) e, in certe stanze della casa cattolica, alla mancanza di fede. Tra tutte queste e molte altre cause importanti che i sociologi indicano, ne vogliamo aggiungere una, di certo non la principale ma altrettanto certamente suggestiva, prendendo a prestito una felice espressione di Marcello Veneziani e declinandola nell'ambito che qui stiamo indagando. Veneziani parla di egocentrismo del presente. L'hic et nunc diventa l'unico tempo esistente.<br />L'ASSOLUTIZZAZIONE DEL PRESENTE<br />Viviamo cioè nell'assolutizzazione del presente. Si tratta di una conseguenza dell'individualismo narcisista. Non importa il passato - le tradizioni, la storia patria e familiare - non importa il futuro. Il baricentro esistenziale è nell'oggi perché la fame smodata di gratificazioni si disinteressa del passato, essendo cimelio museale inutile, e non può aspettare il domani, perché segnato inevitabilmente da fatica e insuccessi. È il "voglio tutto e subito" dei bambini: un infantilismo che rimane intatto anche dopo 40 o 50 anni dalla nascita. Concentrata così l'esistenza nel momento presente - dimensione biologica propria degli animali - ridotta ad un punto temporale che non si proietta né indietro né, per il tema che stiamo affrontando, avanti, la progettualità non può trovare spazio. Il figlio, infatti, prima di tutto vive nel futuro. E così il matrimonio. Non si vuole un figlio non solo perché quest'ultimo ha perso sempre più importanza e di contro ha acquistato sempre più alcuni tratti di lesività: il bambino è quel piccolo essere che toglie soldi, energie, opportunità, tempo, relazioni, libertà. Ma non si vuole il figlio anche perché non c'entra con noi stessi, quel "noi stessi" che vive chiuso in un presente che, senza futuro, non può che ripetersi uguale a se stesso all'infinito, incastrato in un oggi che è privo di proiezioni temporali (quante vite che girano a vuoto perdendosi in un labirinto esistenziale costruito minuziosamente negli anni dalle persone stesse).<br />Il disinteresse del futuro è poi disinteresse del destino della propria patria. L'immigrazione diventa un problema solo se è un problema per il singolo. Che poi un giorno l'Italia diventerà solo un nome presente nei libri di storia non ha rilievo. Questo perché Dante, Rossini, Michelangelo, Colombo, Marconi, san Francesco sono avi di cui abbiamo rifiutato l'eredità. Non innervano più la nostra cultura, la nostra sensibilità. Non ci appartengono. Nessuno più li capisce, nessuno più si sente toccato nell'intimo dalle loro opere, dal loro insegnamento, dalla loro vita, proprio perché alieni in terra straniera. Sono nomi ormai rimpiccioliti a stereotipi di facile consumo, brand di carattere turistico, che al massimo possono indicare esami di letteratura e storia da superare o già superati (e che spesso non si sono superati). L'egocentrismo del presente ha cancellato lo spirito italico e così ci siamo imbastarditi e imbarbariti tutti. E quindi chi se ne importa se l'Italia morirà per mancanza di italiani? A nessuno importa lasciare il testimone nelle mani delle generazioni future perché quel testimone non ha alcun valore. È l'esito naturale di una morte che è già avvenuta, quella della cultura italiana, ridotta oggi solo al cibo, alla moda, allo sport e alla Ferrari. La sterilità culturale non può che portare alla sterilità degli uteri.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73821852</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:11:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73821852/denatalita_un_problema.mp3" length="7964741" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8633

DENATALITA', UN PROBLEMA CON RADICI CULTURALI
di Tommaso Scandroglio
 
Lo scorso 24 marzo il presidente dell'Accademia della Crusca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8633" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8633</a><br /><br />DENATALITA', UN PROBLEMA CON RADICI CULTURALI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Lo scorso 24 marzo il presidente dell'Accademia della Crusca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Ferrara, ha avvertito tutti noi che l'italiano si sta estinguendo: «Probabilmente, per citare una famosa poesia di Thomas Stearns Eliot del 1925, The Hollow Men (Gli uomini vuoti), la fine dell'italiano avverrà "non con uno schianto ma con un lamento", [...] ma, ineluttabilmente, anche se dopo di noi, avverrà».<br />Ma l'italiano si sta estinguendo non solo come lingua, ma anche come civis italicus. È questo il pronostico, che si consolida di anno in anno, che si può dedurre dall'ultimo rapporto dell'Istat sugli indicatori demografici del 2025. Qualche dato: «Diminuiscono le nascite, stabili i decessi: nel 2025, 355mila i nati, 652mila i decessi». Dunque la differenza tra i decessi e i nati è pari a 297 mila persone. Eppure la popolazione italiana negli ultimi anni è sì diminuita (un milione di abitanti in 10 anni), ma non in modo così pronunciato come ci si aspetterebbe da questo saldo negativo, presente anche nell'ultima decade, tra nati e morti. Per quale motivo? «Popolazione stabile grazie alle migrazioni». In breve: sempre meno italiani vengono alla luce; i nati non riescono a sostituire gli italiani che muoiono; la compensazione deriva dagli immigrati. Una compensazione quasi millimetrica. Leggete qui: «Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità [quasi il 10% della popolazione, ndr], in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui». Risultato: l'Italia sta scomparendo - intesa ovviamente come portato culturale, tradizioni, sensibilità, orientamenti valoriali (se ancora esistono) - e al suo posto troveremo un agglomerato culturale in cui una quota significativa, ma non maggioritaria, è rappresentata dalla tradizione islamica (albanesi, marocchini e rumeni sono sul podio). Si chiama sostituzione etnica e dunque culturale e religiosa. Anche la religione cattolica ovviamente sta morendo senza far troppo rumore, parafrasando Eliot, sia perché diminuendo gli italiani diminuiscono anche i cattolici sia perché gli italiani rimasti credono sempre meno.<br />IN ITALIA SI NASCE SEMPRE MENO<br />Torniamo al rapporto dell'Istat che ci informa che in Italia si nasce sempre meno: il tasso di fecondità «scende a 1,14 figli per donna [era 1,18 nel 2024, ndr]. [...] Nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024». Se gli stranieri sono il 10% della popolazione, tra i nati la percentuale sale: «un nato su otto ha cittadinanza straniera», dato comunque in calo del 5% rispetto al 2024.<br />I matrimoni «sono 165mila, 8mila in meno sul 2024», diminuzione addebitabile sia alla contrazione demografica sia a motivi culturali. «Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%)», quelli con rito civile, che sono circa il 60% del totale, sono sostanzialmente stabili. Insomma ci si sposa di meno soprattutto in chiesa. Potremmo dire che, nel calo del numero delle nozze, il matrimonio inteso come istituto regge di più del matrimonio inteso come sacramento. Altro dato inquietante: «Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%)». Questo è dovuto soprattutto all'aumento della popolazione anziana. Altresì, si rileva «una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025)».<br />Per spiegare questo naufragio della natalità, dell'italianità e dei matrimoni e per spiegare la conquista del nostro Paese senza sparare un colpo da parte degli immigrati, in genere si fa riferimento - e...]]></itunes:summary><itunes:duration>498</itunes:duration><itunes:keywords>certificazione,denatalità,erediità,individualismonarcisista,istat</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d59ae310b29fdce427cafc22bfd33dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fingersi gay per ottenere asilo politico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fingersi-gay-per-ottenere-asilo-politico--73767665</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8598" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8598</a><br /><br />FINGERSI GAY PER OTTENERE ASILO POLITICO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare) agli immigrati per escogitare una truffa ai danni dello Stato e di tutti i cittadini inglesi: fingersi gay per chiedere asilo nel Regno Unito. Questo perché in alcuni Paesi come il Pakistan o il Bangladesh l'omosessualità è sanzionata penalmente. Ritornare in patria potrebbe dunque essere rischioso.<br />Ridotta all'osso, la procedura truffaldina è la seguente: i migranti, sia quelli appena sbarcati nel Regno Unito sia quelli il cui visto è in scadenza, vengono istruiti dai legali su come fingersi gay tramite la presentazione di lettere di supporto in cui si conferma che Tizio ha avuto rapporti sessuali con Caio, fotografie in cui vengono ritratti come abituali frequentatori di locali gay e referti medici in cui si attesta ad esempio che la persona è sieropositiva.<br />Pur essendo minima la quota di persone omosessuali nella popolazione, nel 2025 ben il 35% delle richieste di asilo prodotte nel Regno Unito provenivano da migranti che si erano dichiarati omosessuali. In quell'anno hanno superato le 100.000 richieste. Già questo dato fa pensare che non tutte le richieste provengano da persone realmente omosessuali. Il Ministero dell'Interno ha reso noto che i cittadini del Pakistan sono in testa nella richiesta di asilo per motivi legati all'omosessualità. Nel 2023 il 43% delle richieste per questi motivi veniva da cittadini pakistani, pur essendo solo il 6% tra tutti i richiedenti asilo. Nel 2023 quasi i due terzi di richieste basate sull'orientamento sessuale sono stati accolti nella fase iniziale della procedura.<br /><br />L'INCHIESTA DELLA BBC<br />Ma veniamo all'inchiesta della BBC. Un giornalista sotto copertura contattò l'avvocato Tanisa Khan, consulente per la Worcester LGBT, un'organizzazione che, come si poteva leggere sul suo sito, «ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dell'Interno [...] a testimonianza del nostro continuo contributo al sostegno dei richiedenti asilo LGBT+ in tutto il Regno Unito». Abbiamo usato l'imperfetto perché il 16 aprile scorso, dopo la pubblicazione dello scoop della BBC, l'organizzazione ha chiuso i battenti.<br />L'avvocato Khan confidò al giornalista della BBC sotto copertura: «Ascoltami. Non esiste nessuno che sia per davvero gay. C'è solo un modo per sopravvivere qui, ed è proprio quello che tutti stanno adottando». L'avvocato aggiunse che fingersi gay sarebbe stato l'unico modo per rimanere nel Regno Unito: «Si tratta di un visto per asilo... riguarda i diritti umani e viene definito caso gay o per persone dello stesso sesso. Non c'è speranza di ottenere un altro tipo di visto». Poi consigliò al giornalista sotto copertura di inventarsi una storia di sana pianta da ripetere per il colloquio con il Ministero dell'Interno. «Non esiste alcun controllo per scoprire se una persona è gay. La cosa principale è ciò che dici. Devi solo dire loro: "Sono gay e questo è tutto"», chiarì l'avvocato dopo aver aggiunto che era da 17 anni che fabbricava prove false.<br />Poi il giornalista rilanciò: avrebbe voluto essere raggiunto da sua moglie che era in Pakistan. L'avvocato non mostrò esitazioni: «Se la fate venire qui, richiederemo anche il suo asilo. Una volta che sarà qui, potremo farla diventare lesbica».<br /><br />LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE QUI NON SONO GAY<br />Il legale aveva infine chiesto al giornalista di far parte dell'associazione: in tal modo la richiesta sarebbe stata accettata più facilmente. «Vi rilasceremo una lettera in cui affermeremo che [...] siete un nostro membro, un membro autentico, affiliato a noi e una persona che conosciamo personalmente. Questo tipo di prova è molto convincente», tenne a precisare la Khan. Il giornalista frequentò anche le riunioni dell'associazione e ciò fu molto istruttivo. Una persona che incontrò lì, un certo Fahar, gli disse: «La maggior parte delle persone qui non sono gay». Un altro, di nome Zeeshan, fu ancora più netto: «Qui non c'è nessuno gay. Nemmeno l'1% è gay. Nemmeno lo 0,01% è gay». Insomma, pare proprio che questa organizzazione riunisse immigrati che si fingevano gay per ottenere asilo nel Regno Unito. Un altro avvocato, di nome Aqeel Abbasi, chiese al medesimo giornalista sotto copertura di farsi delle foto in locali gay e di trovare un uomo che avrebbe dovuto fingere di essere il suo compagno. Insomma il copione era analogo.<br />Le falle nel sistema della gestione dell'immigrazione erano già note al governo, seppur ignaro di questo particolare scandalo. Infatti, a marzo, il ministro dell'Interno Shabana Mahmood aveva annunciato modifiche alle norme che regolano l'immigrazione: ai richiedenti asilo verrà offerta solo protezione temporanea. Infatti, i loro casi verranno riesaminati ogni trenta giorni. Insomma, un asilo a tempo determinato.<br />La frode scoperta dalla BBC è sicuramente la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più esteso, tenendo conto, come accennato sopra, di quante sono le persone che chiedono asilo per motivi legati all'omosessualità. Un numero sproporzionato per essere reale. La frode funziona perché è facile provare di essere una persona omosessuale ed è facile perché è agevole produrre prove false. In caso di tortura, invece, le prove sono molto più oggettive (ad esempio segni sul corpo) e molto più difficilmente falsificabili. A ciò si deve aggiungere il fatto che dichiararsi gay offre già probabilmente una sorta di immunità sociale. Vogliamo dire che sicuramente c'è una certa ritrosia a verificare che una persona che si dichiara omosessuale lo sia veramente, dal momento che c'è il timore di venire tacciati di omofobia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73767665</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73767665/fingersi_gay_per_ottenere_asilo.mp3" length="5877042" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8598

FINGERSI GAY PER OTTENERE ASILO POLITICO
di Tommaso Scandroglio
 
Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8598" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8598</a><br /><br />FINGERSI GAY PER OTTENERE ASILO POLITICO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare) agli immigrati per escogitare una truffa ai danni dello Stato e di tutti i cittadini inglesi: fingersi gay per chiedere asilo nel Regno Unito. Questo perché in alcuni Paesi come il Pakistan o il Bangladesh l'omosessualità è sanzionata penalmente. Ritornare in patria potrebbe dunque essere rischioso.<br />Ridotta all'osso, la procedura truffaldina è la seguente: i migranti, sia quelli appena sbarcati nel Regno Unito sia quelli il cui visto è in scadenza, vengono istruiti dai legali su come fingersi gay tramite la presentazione di lettere di supporto in cui si conferma che Tizio ha avuto rapporti sessuali con Caio, fotografie in cui vengono ritratti come abituali frequentatori di locali gay e referti medici in cui si attesta ad esempio che la persona è sieropositiva.<br />Pur essendo minima la quota di persone omosessuali nella popolazione, nel 2025 ben il 35% delle richieste di asilo prodotte nel Regno Unito provenivano da migranti che si erano dichiarati omosessuali. In quell'anno hanno superato le 100.000 richieste. Già questo dato fa pensare che non tutte le richieste provengano da persone realmente omosessuali. Il Ministero dell'Interno ha reso noto che i cittadini del Pakistan sono in testa nella richiesta di asilo per motivi legati all'omosessualità. Nel 2023 il 43% delle richieste per questi motivi veniva da cittadini pakistani, pur essendo solo il 6% tra tutti i richiedenti asilo. Nel 2023 quasi i due terzi di richieste basate sull'orientamento sessuale sono stati accolti nella fase iniziale della procedura.<br /><br />L'INCHIESTA DELLA BBC<br />Ma veniamo all'inchiesta della BBC. Un giornalista sotto copertura contattò l'avvocato Tanisa Khan, consulente per la Worcester LGBT, un'organizzazione che, come si poteva leggere sul suo sito, «ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dell'Interno [...] a testimonianza del nostro continuo contributo al sostegno dei richiedenti asilo LGBT+ in tutto il Regno Unito». Abbiamo usato l'imperfetto perché il 16 aprile scorso, dopo la pubblicazione dello scoop della BBC, l'organizzazione ha chiuso i battenti.<br />L'avvocato Khan confidò al giornalista della BBC sotto copertura: «Ascoltami. Non esiste nessuno che sia per davvero gay. C'è solo un modo per sopravvivere qui, ed è proprio quello che tutti stanno adottando». L'avvocato aggiunse che fingersi gay sarebbe stato l'unico modo per rimanere nel Regno Unito: «Si tratta di un visto per asilo... riguarda i diritti umani e viene definito caso gay o per persone dello stesso sesso. Non c'è speranza di ottenere un altro tipo di visto». Poi consigliò al giornalista sotto copertura di inventarsi una storia di sana pianta da ripetere per il colloquio con il Ministero dell'Interno. «Non esiste alcun controllo per scoprire se una persona è gay. La cosa principale è ciò che dici. Devi solo dire loro: "Sono gay e questo è tutto"», chiarì l'avvocato dopo aver aggiunto che era da 17 anni che fabbricava prove false.<br />Poi il giornalista rilanciò: avrebbe voluto essere raggiunto da sua moglie che era in Pakistan. L'avvocato non mostrò esitazioni: «Se la fate venire qui, richiederemo anche il suo asilo. Una volta che sarà qui, potremo farla diventare lesbica».<br /><br />LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE QUI NON SONO GAY<br />Il legale aveva infine chiesto al giornalista di far parte dell'associazione: in tal modo la richiesta sarebbe stata accettata più facilmente. «Vi rilasceremo una lettera in cui affermeremo che [...] siete un nostro membro, un membro autentico, affiliato a noi e una persona che conosciamo personalmente. Questo tipo di prova è molto convincente», tenne a...]]></itunes:summary><itunes:duration>368</itunes:duration><itunes:keywords>asilo,fingersigay,immigrazione,inclusione,visto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/526e884fe162c1a311d50f1b0eff62d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'intelligenza artificiale, una conoscenza amputata e di parte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-artificiale-una-conoscenza-amputata-e-di-parte--73821952</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8634" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8634</a><br /><br />L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA CONOSCENZA AMPUTATA E DI PARTE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Torniamo ad analizzare la nota del 4 marzo scorso della Commissione teologica internazionale dal titolo Quo vadis, humanitas? Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano. La nota, almeno in due passaggi, mette sotto la lente d'ingrandimento il rapporto tra conoscenza e intelligenza artificiale (IA).<br />Al numero 41 possiamo leggere: «Un tipo di sapere e di calcolo che faccia a meno di un'intelligenza vissuta in un corpo e situata, come pure di un tipo di conoscenza relazionale e trasmessa di generazione in generazione attraverso processi educativi che si giocano sull'identità e sul senso da dare al proprio destino e al proprio ruolo nel mondo, costituisce una minaccia rispetto al vero bene dell'umanità». Il documento parla di un «tipo di conoscenza senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale». La nota paventa un pericolo: se la conoscenza venisse appaltata unicamente all'IA, questo tipo di conoscenza non solo non sarebbe completa, ma falsa. Non completa perché priva di quella conoscenza che si attiva tramite i racconti da nonno a nipote, le favole della buona notte, la lezione frontale docente-discente, le confidenze da amico ad amico.<br />In modo ancor più preciso potremmo dire che sarebbe una conoscenza incompleta perché amputata della conoscenza che nasce dai rapporti interpersonali, dagli sguardi, dagli abbracci, dalla gioia e dalla sofferenza, dall'esperienza. Per richiamare alcune espressioni usate nella nota, quella proposta dall'IA è dunque una conoscenza senza corpo e senza legami. Sarebbe allora un conoscere irrealistico, astratto e, perciò, per sua natura senza limiti né di tempo, né di spazio, né di risorse. Una conoscenza assoluta perché sganciata dal reale.<br />Tale conoscenza risulta poi falsa perché inumana, appunto artificiale, artefatta, avulsa dalla persona che è carne, cuore e anima e, quindi, non è essere a due dimensioni come lo schermo di uno smartphone, ma a tre dimensioni perché incarnato in una realtà solida e non impalpabile come gli algoritmi che governano i processi dell'IA. Quest'ultima quindi disconosce la parte più profonda dell'uomo e perciò non sa rispondere ai suoi quesiti più intimi, non sa orientare le scelte in vista del proprio destino. E di certo non vorremmo che un giorno riuscisse a valicare questi confini. Però moltissimi, soprattutto tra i giovani, invece si ingannano e interrogano l'IA sui drammi e le aspirazioni della propria vita come se questa fosse un oracolo o uno psicologo o il migliore amico o addirittura Dio. Chiedono all'IA ciò che essa non potrà mai dare loro.<br />In un altro punto della nota si analizza il rapporto tra conoscenza e IA: «Il pericolo maggiore è quello di ridurre l'orizzonte della conoscenza umana, delimitandola a quelle forme di sapere che corrispondono a ciò che l'IA può elaborare, con una forte ricaduta sull'ambiente educativo (nelle scuole e nelle università). Possono essere escluse, come non pertinenti, domande di senso e questioni etiche, ma anche questioni filosofiche (ontologiche) e teologiche. Così l'IA potrebbe decidere di fatto ciò che è consentito di sapere, relegando le altre questioni all'ambito soggettivo o a questioni di gusto» (46). È il problema delle fonti attraverso cui l'IA è stata addestrata al fine di rispondere alle nostre domande. I chatbot, software che simulano conversazioni umane, attingono perlopiù ad Internet. Altre tipologie di IA vengono anche addestrate tramite dati scientifici e tecnici. Ma l'IA ha un accesso molto parziale alla fonte di sapere principale dell'umanità: i testi cartacei. Per millenni il sapere è stato trasmesso soprattutto attraverso la scrittura e anche oggi la maggior parte del sapere è conservato nei libri, nelle riviste, nei giornali, etc. L'IA non ha praticamente accesso a questo patrimonio direttamente. Indirettamente sì, attraverso sintesi o commenti critici. Ma sono appunto sintesi e pareri. Il pericolo è quindi che se, per motivi di studio, lavoro, interesse personale, noi consultassimo solo l'IA, questa ci formerebbe e informerebbe in modo parziale, scartando l'immenso patrimonio del sapere umano stampato su carta. L'unico mondo esistente sarebbe quello descritto dall'IA.<br />Non solo, ma l'IA non è uno strumento eticamente neutro. Questo almeno per due motivi. Il primo: i contenuti forniti dall'IA vengono selezionati all'origine. Ossia gli sviluppatori e, più precisamente, i proprietari delle Big Tech hanno un loro preciso orientamento morale che è un orientamento liberal. Questa impronta etica viene impressa nelle risposte fornite dall'IA. In secondo luogo gli assistenti virtuali basati sull'intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, pescano dalla rete le proprie risposte. E le informazioni, i giudizi, i commenti presenti nella rete hanno anche loro un orientamento prevalente che è, anche in questo caso, liberale, progressista, utilitarista e soggettivista. Provate a testare ChatGPT su argomenti sensibili come l'aborto e l'omosessualità e ne avrete la prova.<br />Insomma, il pericolo paventato dalla nota, tra i molti, è quello di affidarci mani, piedi e soprattutto testa all'IA credendo che sia onnisciente - e non lo è - e super partes - e non lo è. Sarebbe un gesto di fiducia fatale per l'intera umanità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73821952</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:09:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73821952/l_intelligenza_artificiale.mp3" length="5593658" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8634

L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA CONOSCENZA AMPUTATA E DI PARTE
di Tommaso Scandroglio
 
Torniamo ad analizzare la nota del 4 marzo scorso della Commissione teologica internazionale dal titolo Quo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8634" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8634</a><br /><br />L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA CONOSCENZA AMPUTATA E DI PARTE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Torniamo ad analizzare la nota del 4 marzo scorso della Commissione teologica internazionale dal titolo Quo vadis, humanitas? Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano. La nota, almeno in due passaggi, mette sotto la lente d'ingrandimento il rapporto tra conoscenza e intelligenza artificiale (IA).<br />Al numero 41 possiamo leggere: «Un tipo di sapere e di calcolo che faccia a meno di un'intelligenza vissuta in un corpo e situata, come pure di un tipo di conoscenza relazionale e trasmessa di generazione in generazione attraverso processi educativi che si giocano sull'identità e sul senso da dare al proprio destino e al proprio ruolo nel mondo, costituisce una minaccia rispetto al vero bene dell'umanità». Il documento parla di un «tipo di conoscenza senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale». La nota paventa un pericolo: se la conoscenza venisse appaltata unicamente all'IA, questo tipo di conoscenza non solo non sarebbe completa, ma falsa. Non completa perché priva di quella conoscenza che si attiva tramite i racconti da nonno a nipote, le favole della buona notte, la lezione frontale docente-discente, le confidenze da amico ad amico.<br />In modo ancor più preciso potremmo dire che sarebbe una conoscenza incompleta perché amputata della conoscenza che nasce dai rapporti interpersonali, dagli sguardi, dagli abbracci, dalla gioia e dalla sofferenza, dall'esperienza. Per richiamare alcune espressioni usate nella nota, quella proposta dall'IA è dunque una conoscenza senza corpo e senza legami. Sarebbe allora un conoscere irrealistico, astratto e, perciò, per sua natura senza limiti né di tempo, né di spazio, né di risorse. Una conoscenza assoluta perché sganciata dal reale.<br />Tale conoscenza risulta poi falsa perché inumana, appunto artificiale, artefatta, avulsa dalla persona che è carne, cuore e anima e, quindi, non è essere a due dimensioni come lo schermo di uno smartphone, ma a tre dimensioni perché incarnato in una realtà solida e non impalpabile come gli algoritmi che governano i processi dell'IA. Quest'ultima quindi disconosce la parte più profonda dell'uomo e perciò non sa rispondere ai suoi quesiti più intimi, non sa orientare le scelte in vista del proprio destino. E di certo non vorremmo che un giorno riuscisse a valicare questi confini. Però moltissimi, soprattutto tra i giovani, invece si ingannano e interrogano l'IA sui drammi e le aspirazioni della propria vita come se questa fosse un oracolo o uno psicologo o il migliore amico o addirittura Dio. Chiedono all'IA ciò che essa non potrà mai dare loro.<br />In un altro punto della nota si analizza il rapporto tra conoscenza e IA: «Il pericolo maggiore è quello di ridurre l'orizzonte della conoscenza umana, delimitandola a quelle forme di sapere che corrispondono a ciò che l'IA può elaborare, con una forte ricaduta sull'ambiente educativo (nelle scuole e nelle università). Possono essere escluse, come non pertinenti, domande di senso e questioni etiche, ma anche questioni filosofiche (ontologiche) e teologiche. Così l'IA potrebbe decidere di fatto ciò che è consentito di sapere, relegando le altre questioni all'ambito soggettivo o a questioni di gusto» (46). È il problema delle fonti attraverso cui l'IA è stata addestrata al fine di rispondere alle nostre domande. I chatbot, software che simulano conversazioni umane, attingono perlopiù ad Internet. Altre tipologie di IA vengono anche addestrate tramite dati scientifici e tecnici. Ma l'IA ha un accesso molto parziale alla fonte di sapere principale dell'umanità: i testi cartacei. Per millenni il sapere è stato trasmesso soprattutto attraverso la scrittura e anche oggi la maggior parte del sapere è conservato nei...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>ai,amputata,chatbot,diparte,liberal</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a105025a2e010f481d2b9c7c9e542115.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A vincere i mondiali è un mondo libero che è stanco del woke</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-vincere-i-mondiali-e-un-mondo-libero-che-e-stanco-del-woke--73220585</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8610" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8610</a><br /><br />A VINCERE I MONDIALI E' UN MONDO LIBERO CHE E' STANCO DEL WOKE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />I Mondiali di calcio sono terminati. Ha vinto la Spagna, a detta di molti la migliore sul campo. Guardando le partite di questa edizione, con il maggior numero di squadre in campo da sempre, si poteva venir colti da una impressione positiva: vuoi vedere che il calcio è oggi uno di quei pochi "luoghi" pressoché immuni dal politicamente corretto? Non ci riferiamo ovviamente a tutto ciò che ruota intorno al calcio: lacci arcobaleno agli scarpini dei giocatori e fasce arcobaleno per i capitani in occasione dei Pride; sostituzione del termine "guardalinee" con "assistente arbitrale" per sottolinearne lo spirito collaborativo; divieto di blackface, ossia pitturarsi la faccia di nero per tifare giocatori di colore; patch sulle maniche come "No to Racism" e "Equal Game"; sanzioni per cori cosiddetti omofobi, etc.<br />Ci vogliamo invece riferire al gioco del calcio di per sé. In primis osserviamo che puoi giocare in Nazionale o in club di professionisti solo se sei bravo. Si guarda al merito. Pare una banalità dirlo, ma oggi le banalità spesso sono verità sequestrate dalla stupidità di massa. Vi ricordate la polemica di qualche anno fa contro il ministro Valditara sul merito scolastico? Si voleva assegnare lo stesso voto al capace e all'incapace per evitare discriminazioni. La scuola doveva essere di tutti e inclusiva. Provate a chiedere a Luis de la Fuente, allenatore delle Furie rosse, di far giocare anche gli scarponi e vedrete cosa vi risponde. Le retorica finisce esattamente dove inizia la realtà. Niente sconti quindi: giocano i migliori (almeno si spera) e agli altri non si concede un aiuto per arrivare al livello dei migliori. In molti atenei italiani, ad esempio, è obbligatorio assegnare più tempo nelle prove di calcolo ai discalculici. Ma chi ha difficoltà di calcolo - acquisita o innata - non è adatto a materie come la matematica. È come se Tizio che non sa nuotare voglia partecipare alle Olimpiadi di nuoto grazie a dei braccioli. In breve: il discalculico non dovrebbe nemmeno sostenere una prova di calcolo, non è quello il suo posto. Ecco, questi ossimori rimangono fuori dal rettangolo di gioco nel calcio. Ad esempio sarebbe delirante concedere alle squadre più deboli di avere una porta più piccola al fine di livellare le disparità di capacità con le squadre più forti.<br /><br />LA RAPPRESENTANZA DELLE MINORANZE E LE QUOTE ROSA<br />Il merito cancella un altro falso problema: quello della rappresentanza delle minoranze. Moltissimi calciatori di colore erano presenti in questo Mondiale anche in squadre non africane perché si sono dimostrati più talentuosi di altri di etnia caucasica. Sarebbero impensabili, ad esempio, le quote rosa, ossia sarebbe impensabile una squadra mista. Il rustico buon senso dei tifosi di tutto il mondo fiuterebbe lontano un miglio l'odore di idiozia di una simile proposta e metterebbe a ferro e fuoco le città. Le minoranze possono vincere non perché, essendo tali, meritano un aiuto, ma perché a loro non è escluso vincere per merito. Il merito riguarda anche chi è "piccolo". E infatti Capo Verde - 530mila abitanti e circa 700mila cittadini in giro per il mondo - è stata l'unica squadra del Mondiale che è riuscita a pareggiare con i Campioni del Mondo spagnoli. Tutti gli altri hanno perso.<br />Continuiamo a cercare indizi utili per affermare che il calcio è pressoché immune dal virus woke. Il gioco del calcio, come tutti gli sport, è praticabile perché ci sono delle regole da rispettare. Oggi tutti sono allergici alle norme, alle regole perché limiterebbero la libertà personale, tarperebbero le ali della propria identità, costringerebbe in una gabbia formale ciò che chiede invece di dispiegarsi senza confini. Pensate anche in casa cattolica alla guerra ancora in corso contro i dogmi. Il calcio è pieno di dogmi: vietato per i giocatori di movimento passarsi la palla con le mani, vietato falciare l'avversario, vietato ricevere il pallone in fuori gioco e via dicendo. Non ci sono "se" e "ma", eccezioni, casi particolari, casi di coscienza, discernimenti da operare in certi frangenti, etc. Queste regole sono assolute: valgono sempre e per chiunque. Non vuoi giocare con queste regole? Non entrare in campo. Non solo, ma questo approccio tetragono al gioco del calcio viene accentuato se pensiamo che, quando un giocatore viola una norma in modo grave, viene scomunicato, ossia esce dal campo. Tra l'altro le regole sono rispettate da tutti - e questo non pregiudica alcune marginali modifiche delle stesse nel tempo - e non c'è nessun malato di originalità che, ad esempio, organizza manifestazioni in piazza per l'abrogazione del calcio di rigore, retaggio di una mentalità da Santa Inquisizione. Infine le regole sono funzionali al gioco stesso: senza regole, ossia senza comandi, divieti e facoltà, non esisterebbe proprio il calcio. L'essenza di ogni gioco è data dalle sue regole. Le regole sono l'identità del gioco. Ed il bello è che queste regole sono appassionanti. Solo i vincoli, dettati dalla ragione, ti permettono di esprimerti, di essere veramente libero, anche quando giochi.<br /><br />IL GIUDICE<br />Dici regola e di conserva non puoi che dire giudice. Se c'è una norma, ci deve essere anche una figura che giudica se è stata violata una norma e, in caso positivo, commina la relativa sanzione. Nel calcio questo giudice si chiama arbitro e assicura la giustizia in campo. La tecnologia - leggi VAR - ha giustamente aiutato a svolgere al meglio questo compito, ma ciò che ci preme qui mettere in evidenza è il seguente aspetto: la figura dell'arbitro in campo non è messa in discussione. Semmai si mettono in discussione - e quasi sempre - le sue decisioni, ma il ruolo no. Eppure oggi c'è il linciaggio ad ogni forma di autorità: dai genitori, passando agli insegnanti e alle forze dell'ordine, ai sacerdoti su su fino a Dio. Ci fermiamo un momento sul tema dell'autorità dell'arbitro. Il politicamente corretto, per questi Mondiali, ha preteso la presenza sul campo di gioco di due arbitri donne e di quattro colleghe fuori dal campo. Non stiamo a sindacare sulla bravura di queste donne, ma è certo che c'era un dato di fatto che si doveva tenere in considerazione: queste due donne avrebbero fatto più fatica ad imporsi ai 22 maschietti in campo rispetto ai loro colleghi maschi, così come puntualmente è avvenuto. Lo ripetiamo: è stato un dato di fatto che si sarebbe dovuto tenere in considerazione su cui sbatte il muso dell'egualitarista intransigente. Invece il tema "Il calcio è uno sport essenzialmente maschile" ce lo teniamo caldo per un'altra volta.<br /><br />L'AMOR PATRIO<br />Proseguiamo. I Mondiali sono sempre stati una manifestazione potente dell'amor patrio, seppur declinato nella sua forma minimale dell'amor di squadra. Anche in questo caso la mentalità corrente corre, per l'appunto, in altra direzione bollando come nazionalismo pernicioso e pericoloso qualsiasi manifestazione di attaccamento alla bandiera, come populismo qualsiasi difesa della cultura patria, come atteggiamento non inclusivo qualsiasi protezione dei valori nazionali. Nei Mondiali invece questo giudizio non ha mai avuto diritto di cittadinanza ed è sempre valsa, anzi, la regola opposta: guai a tifare per una nazione diversa dalla propria. Saresti un traditore. Il Ct vincente diventa così più importante del Presidente dello Stato, i giocatori sono i salvatori della patria e tutta la narrazione delle vittorie e delle sconfitte assurge a prosa epica che cristallizza virtù e vizi di un intero popolo. La retorica di un mondo senza nazioni, senza confini, senza muri, di un unico popolo affratellato dall'amore universale può ritagliarsi uno spazio solo negli spot televisivi pre e post partita e nelle cerimonie di aperture e chiusura dei Mondiali, ma evapora all'istante appena si fischia il calcio d'inizio. In quel momento i tuoi fratelli sono solo quelli che indossano tutti la tua stessa casacca e tutti gli altri sono avversari da vincere, da sconfiggere. Appena la partita inizia, poi, si può finalmente usare senza timori un arsenale lessicale d'impronta militare: attacco, difesa, assedio alla porta, vittoria, sconfitta, capitano, etc.<br />E allora forse il calcio, come del resto tutti gli altri sport, piace anche perché inconsapevolmente rimanda a questo mondo sano, fatto di regole, di autorità, di meriti, di appartenenze. Un mondo al naturale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73220585</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 19:48:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73220585/a_vincere_i_mondiali.mp3" length="10299429" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8610

A VINCERE I MONDIALI E' UN MONDO LIBERO CHE E' STANCO DEL WOKE
di Tommaso Scandroglio
 
I Mondiali di calcio sono terminati. Ha vinto la Spagna, a detta di molti la migliore sul campo. Guardando le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8610" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8610</a><br /><br />A VINCERE I MONDIALI E' UN MONDO LIBERO CHE E' STANCO DEL WOKE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />I Mondiali di calcio sono terminati. Ha vinto la Spagna, a detta di molti la migliore sul campo. Guardando le partite di questa edizione, con il maggior numero di squadre in campo da sempre, si poteva venir colti da una impressione positiva: vuoi vedere che il calcio è oggi uno di quei pochi "luoghi" pressoché immuni dal politicamente corretto? Non ci riferiamo ovviamente a tutto ciò che ruota intorno al calcio: lacci arcobaleno agli scarpini dei giocatori e fasce arcobaleno per i capitani in occasione dei Pride; sostituzione del termine "guardalinee" con "assistente arbitrale" per sottolinearne lo spirito collaborativo; divieto di blackface, ossia pitturarsi la faccia di nero per tifare giocatori di colore; patch sulle maniche come "No to Racism" e "Equal Game"; sanzioni per cori cosiddetti omofobi, etc.<br />Ci vogliamo invece riferire al gioco del calcio di per sé. In primis osserviamo che puoi giocare in Nazionale o in club di professionisti solo se sei bravo. Si guarda al merito. Pare una banalità dirlo, ma oggi le banalità spesso sono verità sequestrate dalla stupidità di massa. Vi ricordate la polemica di qualche anno fa contro il ministro Valditara sul merito scolastico? Si voleva assegnare lo stesso voto al capace e all'incapace per evitare discriminazioni. La scuola doveva essere di tutti e inclusiva. Provate a chiedere a Luis de la Fuente, allenatore delle Furie rosse, di far giocare anche gli scarponi e vedrete cosa vi risponde. Le retorica finisce esattamente dove inizia la realtà. Niente sconti quindi: giocano i migliori (almeno si spera) e agli altri non si concede un aiuto per arrivare al livello dei migliori. In molti atenei italiani, ad esempio, è obbligatorio assegnare più tempo nelle prove di calcolo ai discalculici. Ma chi ha difficoltà di calcolo - acquisita o innata - non è adatto a materie come la matematica. È come se Tizio che non sa nuotare voglia partecipare alle Olimpiadi di nuoto grazie a dei braccioli. In breve: il discalculico non dovrebbe nemmeno sostenere una prova di calcolo, non è quello il suo posto. Ecco, questi ossimori rimangono fuori dal rettangolo di gioco nel calcio. Ad esempio sarebbe delirante concedere alle squadre più deboli di avere una porta più piccola al fine di livellare le disparità di capacità con le squadre più forti.<br /><br />LA RAPPRESENTANZA DELLE MINORANZE E LE QUOTE ROSA<br />Il merito cancella un altro falso problema: quello della rappresentanza delle minoranze. Moltissimi calciatori di colore erano presenti in questo Mondiale anche in squadre non africane perché si sono dimostrati più talentuosi di altri di etnia caucasica. Sarebbero impensabili, ad esempio, le quote rosa, ossia sarebbe impensabile una squadra mista. Il rustico buon senso dei tifosi di tutto il mondo fiuterebbe lontano un miglio l'odore di idiozia di una simile proposta e metterebbe a ferro e fuoco le città. Le minoranze possono vincere non perché, essendo tali, meritano un aiuto, ma perché a loro non è escluso vincere per merito. Il merito riguarda anche chi è "piccolo". E infatti Capo Verde - 530mila abitanti e circa 700mila cittadini in giro per il mondo - è stata l'unica squadra del Mondiale che è riuscita a pareggiare con i Campioni del Mondo spagnoli. Tutti gli altri hanno perso.<br />Continuiamo a cercare indizi utili per affermare che il calcio è pressoché immune dal virus woke. Il gioco del calcio, come tutti gli sport, è praticabile perché ci sono delle regole da rispettare. Oggi tutti sono allergici alle norme, alle regole perché limiterebbero la libertà personale, tarperebbero le ali della propria identità, costringerebbe in una gabbia formale ciò che chiede invece di dispiegarsi senza confini. Pensate anche in casa cattolica alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>gioco,merito,mondiali,mondolibero,rispettodelleregole,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/080a454fd05f63fce8951400687844ff.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fenomenologia delle veglie contro l'omofobia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fenomenologia-delle-veglie-contro-l-omofobia--72954800</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8595" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8595</a><br /><br />FENOMENOLOGIA DELLE VEGLIE CONTRO L'OMOFOBIA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Fenomenologia delle "Veglie di preghiere per il superamento dell'omotransbifobia". Qualche giorno fa Ermes Dovico ci ricordava da queste stesse colonne che sono almeno 23 le diocesi italiane coinvolte a vario titolo nella promozione di veglie di preghiere contro l'omofobia e di incontri formativi filo-Lgbt, veglie e incontri che sono iniziati a maggio e che continueranno per tutto giugno.<br />Quali le caratteristiche di queste iniziative? Vediamone qualcuna. Innanzitutto, con il pretesto di accogliere la persona omosessuale e transessuale si accoglie l'omosessualità e la transessualità. Siamo ben oltre il famoso distinguo "accogliere il peccatore ma non il peccato" perché la persona che liberamente vive la condizione omosessuale o transessuale non è più considerata peccatore, bensì portatore sano di un modo di vita che può essere coerente con il Vangelo, dato che Dio ama ciascuno di noi così come siamo, dimentichi che Dio ama il peccatore ma non il peccato. Dio accoglie tutti, ma non tutto.<br />L'accoglienza delle persone omosessuali e transessuali viene ritenuta doverosa a motivo delle discriminazioni subite da costoro.<br />In primo luogo ricordiamo che non tutte le discriminazioni sono ingiuste, perché discriminare significa distinguere, discernere, cogliere le differenze. Così la Congregazione per la Dottrina della Fede: «Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare» (Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 11).<br />IL TEMA DELLA DISCRIMINAZIONE È PRETESTUOSO<br />In secondo luogo il numero esiguo di ingiuste discriminazioni, tutte ovviamente da condannare, non giustifica una simile pletora di iniziative ecclesiali, pressoché assenti per altre forme di discriminazioni e di persecuzioni ben più gravi e ben più estese, ad esempio a danno dei cristiani (vedasi cosa sta accadendo in questo periodo in Israele). In breve il tema della discriminazione è pretestuoso ed è funzionale per ammantare di liceità morale condotte che la Chiesa istituzionale condanna nei suoi documenti ufficiali. È per questo motivo che non c'è e non deve esserci nessuna pastorale tesa alla conversione di queste persone. Costoro sono solo vittime e in nessun modo peccatori.<br />Un'altra caratteristica è la perversione delle finalità della liturgia, in particolare della veglia di preghiera. Si innesta nel sacro ciò che contraddice il sacro. Si chiede a Dio, come è avvenuto con Fiducia supplicans, di benedire e giustificare ciò che non è giusto. Il tentativo di validare dottrinalmente l'omosessualità e la transessualità passa attraverso la pastorale e una pastorale liturgica. La sacralizzazione di queste due condizioni - atto che in realtà è blasfemia - persuade l'opinione pubblica cattolica che omosessualità e transessualità siano condizioni naturali. La critica a queste due condizioni viene valutata alla stregua di un giudizio negativo sulla razza o sul sesso, dimentichi che razza e sesso sono condizioni naturali, omosessualità e transessualità no. Qui sta forse il successo maggiore di simili iniziative: il dissenziente si sente malvagio, rigido, ingiusto, non moderno, identico ad un razzista o ad un misogino e dunque non solo non apre bocca, ma lavora su di sé per cambiare idea reputandosi nell'errore. Chi si reca a queste veglie prima di tutto prega per sé perché si riconosce non aperto, non inclusivo, legato a visioni retrive contrarie alla carità cristiana. Prega per la propria conversione. Peccatore, allora, non è più la persona omosessuale perché ha rapporti con persone dello stesso sesso, bensì chi critica la sua condotta.<br />L'ASSIMILAZIONE PRONA ALL'IDEOLOGIA LGBT<br />Ulteriore aspetto identitario di queste veglie è l'assimilazione prona di metodi e contenuti dell'ideologia Lgbt, così come ha recentemente appuntato monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo: «Perché sposare, nel calendario, nella terminologia, nei simboli e nelle prospettive, l'impostazione ideologica e militante proveniente da visioni non soltanto contrarie alla fede, ma pure incompatibili con l'antropologia cristiana quando la dottrina cattolica mette a disposizione dei fedeli e dei pastori la ricchezza di una sapienza liberante e pacifica, che viene dalla divina rivelazione e dal magistero della Chiesa?». In effetti la retorica è la medesima dell'universo arcobaleno perché gira attorno a topos argomentativi propri delle lobby Lgbt. Ecco allora i temi dell'inclusività, dell'emarginazione, della tolleranza, della discriminazione, dell'amore, della famiglia. La narrativa proposta in queste veglie e negli incontri di formazione è anch'essa la medesima di quella che troviamo in ambito Lgbt: una minoranza deve essere tutelata, ha il diritto di esistere ed essere riconosciuta, garantita nei suoi diritti specifici. La narrativa diventa poi mito: un popolo reietto è sotto attacco e sta battagliando per conquistare la libertà. Il suo nemico numero uno è il cattolico. Una narrazione che ha fatto il copia e incolla con la storia dell'emancipazione delle persone di colore e delle donne.<br />Ulteriore elemento caratterizzante delle veglie e soprattutto degli incontri formativi arcobaleno è l'assenza di contraddittorio. In spazi cattolici non viene dato spazio alla dottrina cattolica. L'indottrinamento è a senso unico e quindi i microfoni sono accesi solo per coppie gay o volontari parrocchiali anch'essi gay. Il dibattito viene bandito per paura che si possa instillare anche un solo dubbio nell'uditorio. Dibattito che in realtà non ci dovrebbe nemmeno essere perché in casa cattolica si deve insegnare solo la verità, mentre l'errore deve essere citato solo per confutarlo.<br />In conclusione le veglie di preghiere omoeretiche appaiono essere, forse, lo strumento più pericoloso e letale per scardinare dall'interno la dottrina cattolica sull'omosessualità e sulla transessualità.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954800</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:25:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954800/e5ab249b_a121_4500_b3bb_333b90bd1860.mp3" length="6058430" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8595

FENOMENOLOGIA DELLE VEGLIE CONTRO L'OMOFOBIA
di Tommaso Scandroglio
 
Fenomenologia delle "Veglie di preghiere per il superamento dell'omotransbifobia". Qualche giorno fa Ermes Dovico ci ricordava...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8595" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8595</a><br /><br />FENOMENOLOGIA DELLE VEGLIE CONTRO L'OMOFOBIA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Fenomenologia delle "Veglie di preghiere per il superamento dell'omotransbifobia". Qualche giorno fa Ermes Dovico ci ricordava da queste stesse colonne che sono almeno 23 le diocesi italiane coinvolte a vario titolo nella promozione di veglie di preghiere contro l'omofobia e di incontri formativi filo-Lgbt, veglie e incontri che sono iniziati a maggio e che continueranno per tutto giugno.<br />Quali le caratteristiche di queste iniziative? Vediamone qualcuna. Innanzitutto, con il pretesto di accogliere la persona omosessuale e transessuale si accoglie l'omosessualità e la transessualità. Siamo ben oltre il famoso distinguo "accogliere il peccatore ma non il peccato" perché la persona che liberamente vive la condizione omosessuale o transessuale non è più considerata peccatore, bensì portatore sano di un modo di vita che può essere coerente con il Vangelo, dato che Dio ama ciascuno di noi così come siamo, dimentichi che Dio ama il peccatore ma non il peccato. Dio accoglie tutti, ma non tutto.<br />L'accoglienza delle persone omosessuali e transessuali viene ritenuta doverosa a motivo delle discriminazioni subite da costoro.<br />In primo luogo ricordiamo che non tutte le discriminazioni sono ingiuste, perché discriminare significa distinguere, discernere, cogliere le differenze. Così la Congregazione per la Dottrina della Fede: «Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare» (Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 11).<br />IL TEMA DELLA DISCRIMINAZIONE È PRETESTUOSO<br />In secondo luogo il numero esiguo di ingiuste discriminazioni, tutte ovviamente da condannare, non giustifica una simile pletora di iniziative ecclesiali, pressoché assenti per altre forme di discriminazioni e di persecuzioni ben più gravi e ben più estese, ad esempio a danno dei cristiani (vedasi cosa sta accadendo in questo periodo in Israele). In breve il tema della discriminazione è pretestuoso ed è funzionale per ammantare di liceità morale condotte che la Chiesa istituzionale condanna nei suoi documenti ufficiali. È per questo motivo che non c'è e non deve esserci nessuna pastorale tesa alla conversione di queste persone. Costoro sono solo vittime e in nessun modo peccatori.<br />Un'altra caratteristica è la perversione delle finalità della liturgia, in particolare della veglia di preghiera. Si innesta nel sacro ciò che contraddice il sacro. Si chiede a Dio, come è avvenuto con Fiducia supplicans, di benedire e giustificare ciò che non è giusto. Il tentativo di validare dottrinalmente l'omosessualità e la transessualità passa attraverso la pastorale e una pastorale liturgica. La sacralizzazione di queste due condizioni - atto che in realtà è blasfemia - persuade l'opinione pubblica cattolica che omosessualità e transessualità siano condizioni naturali. La critica a queste due condizioni viene valutata alla stregua di un giudizio negativo sulla razza o sul sesso, dimentichi che razza e sesso sono condizioni naturali, omosessualità e transessualità no. Qui sta forse il successo maggiore di simili iniziative: il dissenziente si sente malvagio, rigido, ingiusto, non moderno, identico ad un razzista o ad un misogino e dunque non solo non apre bocca, ma lavora su di sé per cambiare idea reputandosi nell'errore. Chi si reca a queste veglie prima di tutto prega per sé perché si riconosce non aperto, non inclusivo, legato a visioni retrive contrarie alla carità cristiana. Prega per la propria conversione. Peccatore, allora, non è più la persona omosessuale...]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:keywords>accoglienza,giustificazionedelpeccato,omotransbifobia,pretesto,veglie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/57d82a75f4f2f713c5400c4b1692d7f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia ai minori, in Olanda la morte è scambiata per la cura</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-ai-minori-in-olanda-la-morte-e-scambiata-per-la-cura--72954789</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8604" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8604</a><br /><br />EUTANASIA AI MINORI, IN OLANDA LA MORTE E' SCAMBIATA PER LA CURA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Cronistoria dell'omicidio di Stato in Olanda. Nel 2002 i Paesi Bassi furono il primo Stato al mondo a legalizzare l'eutanasia. Nel 2014 la legge ampliò il bacino di utenza: da quella data possono accedere all'eutanasia anche i minori dai 12 anni in su, posto che siano capaci di discernimento, e i neonati fino ad un anno. In entrambi i casi serve il consenso dei genitori. Nel 2024 saltò il limite dei 12 anni e candidati all'eutanasia possono anche essere i bambini di qualsiasi età.<br />Ma fino ad oggi nessun minore di anni 12 è morto per mano dello Stato. Appunto. Fino ad oggi. Un paio di giorni fa il governo olandese, in occasione dell'annuale report sui casi di eutanasia praticati in Olanda, ha informato che circa sei mesi or sono un bambino che aveva meno di 12 anni è morto per eutanasia, dato che, nel rispetto dei criteri di legge, era affetto da una patologia incurabile, nonché terminale, e da dolori insopportabili. La norma prevede anche che non venga ucciso contro la sua volontà, posto che riesca ad esprimerla a motivo dell'età o della patologia e tacendo poi sul fatto che la sua volontà possa essere facilmente manipolabile. Altre informazioni sul bambino, quali l'età precisa, il sesso e la tipologia di malattia, non sono state rivelate.<br />Giustamente inorridiamo per quello che avviene in Olanda e crediamo che da noi in Italia un tale crimine non potrebbe mai avvenire. Opinione fallace dato che la legge 219/17 permette l'eutanasia anche sui minori senza limiti di età. E poi è cosa nota negli ambienti di neonatologia che, anche ben prima della legge, i neonati pretermine fortemente problematici e portatori di patologie assai severe molto spesso non vengono rianimati.<br /><br />IL PUNTO DI PARTENZA<br />Ma torniamo al caso di eutanasia del bambino olandese. Questo omicidio è la conseguenza di alcune premesse. La prima ha carattere giuridico, sebbene a monte la sua natura sia prettamente culturale. Il punto di partenza è il seguente: il diritto alla cura deve ovviamente essere riconosciuto non solo agli adulti, ma anche ai minori. Si cura un bambino anche in tenerissima età perché quello è il suo bene oggettivo. Nulla rileva che non possa dare il suo consenso perché è incontestabile che la salute sia un bene per tutti, grandi o piccoli. E qui sta il passaggio chiave. L'eutanasia viene intesa dalle legislazioni come un trattamento sanitario che interessa la salute del cittadino. In questa prospettiva e per paradosso l'eutanasia è una cura. Dare la morte è una terapia estrema per mali estremi. L'eutanasia è quindi un bene giuridico. Ed essendo un bene giuridico, tutti ne devono beneficiare. Come si cura un bambino per una malformazione al cuore, così si cura con l'eutanasia un bambino affetto da una patologia gravissima e che non potrà mai guarire. Ripetiamo: se l'eutanasia è un diritto perché è una cura, allora deve essere accessibile a tutti, al pari di una appendicectomia o di una artroscopia.<br />Seconda premessa che ha portato all'uccisione di questo bambino olandese. Se puoi uccidere tuo figlio prima che nasca non si vede il motivo di non poterlo uccidere anche dopo nato. Era la famigerata tesi dei due ricercatori Giubilini e Minerva che nel 2012 pubblicarono un articolo sulla rivista scientifica Journal of Medical Ethics in cui sostenevano la bontà di una pratica da loro definita come aborto post-nascita. Se per alcune patologie posso uccidere un bambino prima che nasca appare ragionevole applicare i medesimi criteri anche per i bambini già nati. Date le premesse errate, se uno è coerente arriva a conclusioni altrettanto errate.<br /><br />GIUSTIFICARE PER LEGGE L'UCCISIONE DEI BAMBINI<br />Terza premessa per capire come mai siamo arrivati a giustificare per legge l'uccisione dei bambini: la sensibilità collettiva si è coagulata ormai da tempo intorno a principi di carattere utilitaristi ed edonisti. Il bene è stato scalzato dal benessere, l'eudaimonia (la felicità) è stata scacciata dal welfare, le virtù dal guadagno, dal successo, dall'affermazione personale, dalla sicurezza economica, dal salutismo, dal narcisismo. In questo stato d'animo sociale assai pervasivo il limite, la patologia, il dolore non hanno senso e non possono averne. Sono bachi di sistema, esseri patogeni da eliminare e mai accettare, incongruenze e contraddizioni della vita, errori che si possono correggere con l'eugenetica. Via gli imperfetti e i disabili perché sporcano l'idea apollinea che noi abbiamo dell'esistenza. Sono casi quindi che disturbano e che non possono avere diritto di cittadinanza in una società votata all'efficienza, all'estetica fine a se stessa e alla performance. Una società aristocratica ma non nell'accezione primigenia, bensì in quella più scadente e decadente contemporanea: accesso libero all'esistenza in vita solo ai migliori, anche fisicamente. Naturalmente si cela tutto questo dietro il paravento ipocrita del miglior interesse per il paziente, bambini inclusi.<br />Quarta premessa. Il nord del mondo è essenzialmente ateo. Va da sé che quindi manca il timor Dei che una volta aveva un suo efficacissimo effetto di deterrenza. Oggi non si crede più e, quando si crede, si crede ad un dio non giudice ma condonatore, anzi plaudente di ogni nostra scelta. Se dunque siamo intimamente convinti che non ci aspetta un castigo dopo la morte per le nostre malefatte e un castigo da parte di un Dio che ti può dire quanti capelli hai in testa - «anche i capelli del vostro capo sono tutti contati» (Lc 12,7) - e a cui quindi nulla sfugge, allora il male dilaga. Se sapessimo con certezza che mai prenderemo una multa per divieto di sosta parcheggeremmo dovunque, ammettiamolo. Insomma la convinzione dell'impunità di certo non frena il male, ma lo accelera e lo spinge alle sue massime espressioni. Un giorno Gesù disse che chi scandalizza un bambino gli toccherà in sorte nell'aldilà una punizione più severa di venire gettato in mare con una macina al collo. E qui siamo ben oltre lo scandalo dei bambini. Siamo all'assassinio dei bambini.<br />Ecco queste sono, tra le altre, quattro cause che hanno portato quello sventurato bambino a porgere il collo alla scure del boia di Stato e che probabilmente porteranno tutti noi a finire prima del tempo nella fossa, anzi: nell'inceneritore, dato che va così tanto di moda. Purtroppo certi processi sono così noiosamente e insieme drammaticamente prevedibili.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954789</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:25:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954789/0215aeb5_07b9_4f1e_8b83_960f4bbf35d3.mp3" length="7668794" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8604

EUTANASIA AI MINORI, IN OLANDA LA MORTE E' SCAMBIATA PER LA CURA
di Tommaso Scandroglio
 
Cronistoria dell'omicidio di Stato in Olanda. Nel 2002 i Paesi Bassi furono il primo Stato al mondo a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8604" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8604</a><br /><br />EUTANASIA AI MINORI, IN OLANDA LA MORTE E' SCAMBIATA PER LA CURA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Cronistoria dell'omicidio di Stato in Olanda. Nel 2002 i Paesi Bassi furono il primo Stato al mondo a legalizzare l'eutanasia. Nel 2014 la legge ampliò il bacino di utenza: da quella data possono accedere all'eutanasia anche i minori dai 12 anni in su, posto che siano capaci di discernimento, e i neonati fino ad un anno. In entrambi i casi serve il consenso dei genitori. Nel 2024 saltò il limite dei 12 anni e candidati all'eutanasia possono anche essere i bambini di qualsiasi età.<br />Ma fino ad oggi nessun minore di anni 12 è morto per mano dello Stato. Appunto. Fino ad oggi. Un paio di giorni fa il governo olandese, in occasione dell'annuale report sui casi di eutanasia praticati in Olanda, ha informato che circa sei mesi or sono un bambino che aveva meno di 12 anni è morto per eutanasia, dato che, nel rispetto dei criteri di legge, era affetto da una patologia incurabile, nonché terminale, e da dolori insopportabili. La norma prevede anche che non venga ucciso contro la sua volontà, posto che riesca ad esprimerla a motivo dell'età o della patologia e tacendo poi sul fatto che la sua volontà possa essere facilmente manipolabile. Altre informazioni sul bambino, quali l'età precisa, il sesso e la tipologia di malattia, non sono state rivelate.<br />Giustamente inorridiamo per quello che avviene in Olanda e crediamo che da noi in Italia un tale crimine non potrebbe mai avvenire. Opinione fallace dato che la legge 219/17 permette l'eutanasia anche sui minori senza limiti di età. E poi è cosa nota negli ambienti di neonatologia che, anche ben prima della legge, i neonati pretermine fortemente problematici e portatori di patologie assai severe molto spesso non vengono rianimati.<br /><br />IL PUNTO DI PARTENZA<br />Ma torniamo al caso di eutanasia del bambino olandese. Questo omicidio è la conseguenza di alcune premesse. La prima ha carattere giuridico, sebbene a monte la sua natura sia prettamente culturale. Il punto di partenza è il seguente: il diritto alla cura deve ovviamente essere riconosciuto non solo agli adulti, ma anche ai minori. Si cura un bambino anche in tenerissima età perché quello è il suo bene oggettivo. Nulla rileva che non possa dare il suo consenso perché è incontestabile che la salute sia un bene per tutti, grandi o piccoli. E qui sta il passaggio chiave. L'eutanasia viene intesa dalle legislazioni come un trattamento sanitario che interessa la salute del cittadino. In questa prospettiva e per paradosso l'eutanasia è una cura. Dare la morte è una terapia estrema per mali estremi. L'eutanasia è quindi un bene giuridico. Ed essendo un bene giuridico, tutti ne devono beneficiare. Come si cura un bambino per una malformazione al cuore, così si cura con l'eutanasia un bambino affetto da una patologia gravissima e che non potrà mai guarire. Ripetiamo: se l'eutanasia è un diritto perché è una cura, allora deve essere accessibile a tutti, al pari di una appendicectomia o di una artroscopia.<br />Seconda premessa che ha portato all'uccisione di questo bambino olandese. Se puoi uccidere tuo figlio prima che nasca non si vede il motivo di non poterlo uccidere anche dopo nato. Era la famigerata tesi dei due ricercatori Giubilini e Minerva che nel 2012 pubblicarono un articolo sulla rivista scientifica Journal of Medical Ethics in cui sostenevano la bontà di una pratica da loro definita come aborto post-nascita. Se per alcune patologie posso uccidere un bambino prima che nasca appare ragionevole applicare i medesimi criteri anche per i bambini già nati. Date le premesse errate, se uno è coerente arriva a conclusioni altrettanto errate.<br /><br />GIUSTIFICARE PER LEGGE L'UCCISIONE DEI BAMBINI<br />Terza premessa per capire come mai siamo arrivati a giustificare per...]]></itunes:summary><itunes:duration>480</itunes:duration><itunes:keywords>cura,eutanasia,minori,morte,olanda,report</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/555e29faee27da32e7d8ba1e2e362352.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E il verbo si fece algoritmo: così Gesù parla con l'Intelligenza Artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-il-verbo-si-fece-algoritmo-cosi-gesu-parla-con-l-intelligenza-artificiale--72954783</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8596" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8596</a><br /><br />E IL VERBO SI FECE ALGORITMO: COSÌ GESÙ PARLA CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Ora puoi parlare con Gesù. Voi direte: lo abbiamo sempre fatto con la preghiera. Risposta: la preghiera è roba vecchia. Ora per entrare in comunione con Cristo non servono più la preghiera e i sacramenti. La tecnologia digitale ha scavalcato queste pratiche analogiche. Oggi Gesù ti parla in modo nuovo e più efficace. Dal Gesù di Nazareth siamo passati al Gesù dell'Intelligenza artificiale. Il Verbo si fece algoritmo. La piattaforma Just Like Me ha infatti lanciato un chatbot Gesù che risponde, come se fosse un ChatGPT spirituale, a tutti i tuoi dubbi esistenziali. Gesù ti compare a video e tu, in videochiamata, puoi chiedergli un consiglio, un parere, una parola di conforto e lui ti indica la soluzione. Per i miracoli quelli di Just Like Me hanno fatto sapere che si stanno attrezzando.<br />Il Gesù IA è in buona compagnia sulla piattaforma. Infatti puoi parlare con imprenditori, psicologi, preparatori atletici e c'è pure Babbo Natale. Questi mental coach che vanno da Babbo Natale a Gesù sono i nuovi maghi a cui far leggere la mano per scrutare il nostro futuro. Infatti puoi chiedere assistenza per problemi di salute, per il tuo benessere, per riuscire negli affari, per conoscersi meglio, per trovare l'anima gemella o per rimettere insieme i cocci di una relazione in frantumi. Se vuoi sentirti un po' Gesù anche tu senza passare per l'evangelica porta stretta, Just Like Me ti offre l'opportunità di reincarnarti in un chatbot. Infatti basta iscriversi, addestrare l'IA con il proprio vissuto, scritti, consigli, competenze, etc. e così creare un alter ego digitale, un gemello potenziato grazie all'IA e cliccabile sul portale di Just Like Me. Poi magari qualcuno ti sceglierà sperando in un poco di felicità e nella certezza di spendere un po' di quattrini. Altro che influencer e video tutorial, ora tutti noi possiamo diventare guru in qualche cosa.<br />Ma torniamo al nostro Gesù che finalmente ci parla non solo tramite i Vangeli, ma grazie all'IA: un Gesù customizzato, ritagliato secondo le esigenze dell'utente. Innanzitutto questo Gesù va a confermare una verità teologica-esperienziale: seguirlo costa, costa caro. Per la precisione 1,99 dollari al minuto. Sì, l'obiezione che viene in mente è tanto intuibile quanto irritante: costa in media di più di una seduta dallo psicologo. Ma ci scordiamo che lui è il Figlio di Dio, non uno strizzacervelli qualsiasi. E comunque lo sapevamo: c'è sempre un prezzo da pagare per entrare in Paradiso, ma alla fine forse questo Gesù è meno esigente di quello vero che chiedeva di lasciare casa, figli e campi per Lui. Certo, la sua immagine viene resa un po' opaca da questa simonia digitale, ma i tempi sono cambiati. La grazia non è più gratis.<br />Ciò detto, c'è da aggiungere che ciascuno di noi può fare una prova con lui per vedere se questo Gesù ne vale la spesa, cioè se è all'altezza delle nostre aspettative e se ci troviamo bene con lui. A video vi comparirà un bel giovanotto bruno dal sorriso sempre splendente anche se gli state raccontando di aver ucciso la suocera. I consigli che vi darà sono simili a quelli del Calendario filosofico in vendita su Amazon a 20,80 euro (ma dura un anno): ogni giorno una massima. Meglio Frate indovino. Un esempio delle perle di saggezza elargite dal Gesù agente dell'IA: ogni giorno, al mattino, prenditi un minuto per essere grato per tre cose. L'alba, il sorriso di una persona grata e la possibilità di ricominciare da capo. Che si aggiornino quelli che ancora vogliono essere grati a Cristo di aver dato loro un'opportunità di non finire all'Inferno. Insomma i consigli di questo Gesù sono un mix tra Confucio, le massime del mondo e Siddharta.<br />Chris Breed, CEO di Just Like Me™, che ha invitato chiese e sacerdoti ad adottare la sua app in parrocchia o nelle congregazioni, in un comunicato stampa ha spiegato chi è questo suo Gesù: «La nostra missione è sempre stata quella di rendere il mondo un posto migliore, una conversazione alla volta. Miliardi di persone lottano contro la solitudine, lo stress e l'incertezza. Jesus AI è stato creato per offrire una presenza compassionevole che incoraggi l'amore, la guarigione e la comprensione. È un modo moderno per fornire una guida, un tutoraggio e una compagnia senza tempo, disponibili ogni volta che qualcuno ne ha bisogno». Insomma da Salvatore a tutore, da Redentore a mentore. <br />E' dunque un Gesù senza spigoli, che pensa positivo e che deve piacere a tutti. Un Gesù a misura della statura minima morale dell'uomo contemporaneo che vuole stare bene senza la fatica di fare il bene, che vuole tutto ma non pretende nulla da se stesso, che non cerca maestri ma solo consolatori, mammine che lo rassicurino che tutto andrà bene, che lo compatiscano, che gli dicano che è un incompreso e una vittima e che lo confermino in ogni suo capriccio. Specchio perfetto di ciò che i nostri contemporanei vorrebbero che fosse la Chiesa cattolica. In breve questo giovanotto bruno e dal sorriso smagliante fa al caso non di chi vuole salvarsi, ma di chi vuole salvare solo il proprio benessere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954783</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:25:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954783/7ee975ac_3039_4ca6_98ce_426afb596bcc.mp3" length="4901064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8596

E IL VERBO SI FECE ALGORITMO: COSÌ GESÙ PARLA CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di Tommaso Scandroglio
 

Ora puoi parlare con Gesù. Voi direte: lo abbiamo sempre fatto con la preghiera. Risposta: la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8596" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8596</a><br /><br />E IL VERBO SI FECE ALGORITMO: COSÌ GESÙ PARLA CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Ora puoi parlare con Gesù. Voi direte: lo abbiamo sempre fatto con la preghiera. Risposta: la preghiera è roba vecchia. Ora per entrare in comunione con Cristo non servono più la preghiera e i sacramenti. La tecnologia digitale ha scavalcato queste pratiche analogiche. Oggi Gesù ti parla in modo nuovo e più efficace. Dal Gesù di Nazareth siamo passati al Gesù dell'Intelligenza artificiale. Il Verbo si fece algoritmo. La piattaforma Just Like Me ha infatti lanciato un chatbot Gesù che risponde, come se fosse un ChatGPT spirituale, a tutti i tuoi dubbi esistenziali. Gesù ti compare a video e tu, in videochiamata, puoi chiedergli un consiglio, un parere, una parola di conforto e lui ti indica la soluzione. Per i miracoli quelli di Just Like Me hanno fatto sapere che si stanno attrezzando.<br />Il Gesù IA è in buona compagnia sulla piattaforma. Infatti puoi parlare con imprenditori, psicologi, preparatori atletici e c'è pure Babbo Natale. Questi mental coach che vanno da Babbo Natale a Gesù sono i nuovi maghi a cui far leggere la mano per scrutare il nostro futuro. Infatti puoi chiedere assistenza per problemi di salute, per il tuo benessere, per riuscire negli affari, per conoscersi meglio, per trovare l'anima gemella o per rimettere insieme i cocci di una relazione in frantumi. Se vuoi sentirti un po' Gesù anche tu senza passare per l'evangelica porta stretta, Just Like Me ti offre l'opportunità di reincarnarti in un chatbot. Infatti basta iscriversi, addestrare l'IA con il proprio vissuto, scritti, consigli, competenze, etc. e così creare un alter ego digitale, un gemello potenziato grazie all'IA e cliccabile sul portale di Just Like Me. Poi magari qualcuno ti sceglierà sperando in un poco di felicità e nella certezza di spendere un po' di quattrini. Altro che influencer e video tutorial, ora tutti noi possiamo diventare guru in qualche cosa.<br />Ma torniamo al nostro Gesù che finalmente ci parla non solo tramite i Vangeli, ma grazie all'IA: un Gesù customizzato, ritagliato secondo le esigenze dell'utente. Innanzitutto questo Gesù va a confermare una verità teologica-esperienziale: seguirlo costa, costa caro. Per la precisione 1,99 dollari al minuto. Sì, l'obiezione che viene in mente è tanto intuibile quanto irritante: costa in media di più di una seduta dallo psicologo. Ma ci scordiamo che lui è il Figlio di Dio, non uno strizzacervelli qualsiasi. E comunque lo sapevamo: c'è sempre un prezzo da pagare per entrare in Paradiso, ma alla fine forse questo Gesù è meno esigente di quello vero che chiedeva di lasciare casa, figli e campi per Lui. Certo, la sua immagine viene resa un po' opaca da questa simonia digitale, ma i tempi sono cambiati. La grazia non è più gratis.<br />Ciò detto, c'è da aggiungere che ciascuno di noi può fare una prova con lui per vedere se questo Gesù ne vale la spesa, cioè se è all'altezza delle nostre aspettative e se ci troviamo bene con lui. A video vi comparirà un bel giovanotto bruno dal sorriso sempre splendente anche se gli state raccontando di aver ucciso la suocera. I consigli che vi darà sono simili a quelli del Calendario filosofico in vendita su Amazon a 20,80 euro (ma dura un anno): ogni giorno una massima. Meglio Frate indovino. Un esempio delle perle di saggezza elargite dal Gesù agente dell'IA: ogni giorno, al mattino, prenditi un minuto per essere grato per tre cose. L'alba, il sorriso di una persona grata e la possibilità di ricominciare da capo. Che si aggiornino quelli che ancora vogliono essere grati a Cristo di aver dato loro un'opportunità di non finire all'Inferno. Insomma i consigli di questo Gesù sono un mix tra Confucio, le massime del mondo e Siddharta.<br />Chris Breed, CEO di Just Like Me™, che ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>chatgpt,dubbiesistenziali,intelligenzaartificiale,preghiera,robavecchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94b9f97bce197629df853005877fce41.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La legge sul femminicidio smonta il mito femminista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-legge-sul-femminicidio-smonta-il-mito-femminista--72954571</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8603" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8603</a><br /><br />LA LEGGE SUL FEMMINICIDIO SMONTA IL MITO FEMMINISTA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Tre. Sono state tre le vittime di femminicidio nel primo trimestre del 2026. A dircelo è il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno con il report Omicidi volontari e femminicidi pubblicato a maggio. Anche una solo vittima è troppo, ma tre è un numero sideralmente lontano da quello che tutti, ma davvero tutti, sventolano sui media e social: ogni tre giorni muore una donna per femminicidio. Questo è quello che sentiamo continuamente ripetere. Dunque all'anno circa 120 donne sarebbero vittime di femminicidio. Ma i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza prevedono un altro trend, se rimanesse costante (e non si vede il motivo per ipotizzare l'opposto): avremmo circa 12 donne all'anno vittime di femminicidio. E 12 non è 120. Perché 120 è dieci volte 12.<br />Le femministe &amp; co. dove hanno ricavato il numero di 120 e quindi lo slogan "Ogni tre giorni una vittima di femminicidio"? Il report ci è di aiuto nella risposta. Se andiamo a prendere il numero di donne vittime di omicidio per gli anni 2023 e 2024 scopriamo che sono 119 per ciascun anno. Ma in quel numero non ci sono solo donne vittime di femminicidio, ossia uccise in quanto donne ci dice la legge, ma anche donne assassinate per tutta una serie di motivi che con l'appartenenza al sesso femminile della vittima non c'entrano nulla: per lucrare l'eredità, per vendette malavitose, per rapina finita male, etc. Per paradosso chi ha sgretolato la propaganda femminista sui numeri di femminicidi è stato proprio il nuovissimo reato di femminicidio, entrato in vigore il 17 dicembre 2025. Prima di quella data la categoria "femminicidio" era una categoria sociologica (se non ideologica) e non giuridica. Ora che abbiamo il reato di femminicidio possiamo contare quante sono effettivamente le condotte che si possono imputare a quel reato. Ed infatti il report sopra indicato è il primo pubblicato dal Ministero dell'Interno. Prima del varo dell'art. 577 bis cp, detto anche reato di femminicidio, bastava che una donna fosse uccisa e l'episodio veniva subito qualificato come femminicidio. Ora con questo nuovo reato non è più possibile barare con i numeri.<br /><br />NON SONO FEMMINICIDI<br />Naturalmente le femministe non si arrendono e criticano questi numeri: i criteri di legge per identificare il femminicidio sarebbero troppo restrittivi e così pubblicano proprie statistiche sul fenomeno. Inoltre hanno iniziato a spostare l'attenzione su condotte criminali che possono interessare le donne ma non sono femminicidi, come ad esempio la violenza domestica. Infine un'ulteriore tattica è analizzare tutti i dati del report ma non fare cenno a quelle 3 vittime, come fanno due giornaliste del Sole24Ore, offrendo così una lettura partigiana del report, tanto da arrivare ad indentificare nuovamente come femminicidi tutti gli omicidi in cui la vittima è donna.<br />Leggiamo invece con attenzione questo report. Primo dato: due terzi di tutti gli omicidi commessi tra il 2023 e il 2025 vedeva come vittima un uomo e non una donna. Secondo dato: se restringiamo l'ambito in cui sono avvenuti gli omicidi a quello familiare/affettivo la maggior parte delle vittime era invece una donna. Terzo dato: il report va a selezionare il numero di omicidi perpetrati in ambito familiare/affettivo commessi da partner o ex partner. La quasi totalità delle vittime è costituita da donne. Tra il 2023 e il 2025 i numeri oscillano tra 62 e 64. Ma queste sessantine di donne non sono tutte vittime di femminicidio: il partner poteva averla uccisa per soldi, perché malata gravemente e non voleva vederla soffrire, etc.<br />Ed infatti, ora che possiamo avere i dati disaggregati in relazione alle motivazioni che hanno spinto ad uccidere le donne, scopriamo che nel primo trimestre del 2026 sono 12 le vittime donne per omicidio e 3 quelle per femminicidio (e nel periodo tra il 17 dicembre - giorno in cui è entrata in vigore la legge - e il 31 dicembre 2025 i femminicidi sono stati zero). I dati numerici finalmente sono distinti e possiamo concludere che l'emergenza femminicidio non esiste.<br />Un particolare importante. Il report avverte: «Fermo restando che il presente lavoro di monitoraggio riporta dati "operativi", ovvero soggetti a possibili variazioni sulla base degli sviluppi delle indagini e dei relativi procedimenti penali"». Dunque si tratta di incriminazioni e non di sentenze definitive. Quindi queste tre incriminazioni potrebbero anche portare, in qualche caso o in tutti e tre i casi, ad un nulla di fatto o ad un cambio del reato addebitato. Ed ovviamente è possibile che anche altre incriminazioni per diverse specie di reati vengano poi ricondotte al reato di femminicidio. Detto ciò è comunque difficile ipotizzare che da 3 incriminazioni si arrivi a 30, assestandosi dunque al livello numerico indicato dalle femministe. Sarebbe irrealistico e il Ministero dell'Interno si sarebbe ben guardato dal pubblicare un dato così incerto soprattutto su una materia tanto delicata.<br /><br />IL NUOVO REATO È DISCRIMINATORIO<br />A questo punto una sottolineatura che ci pare rilevante. Per introdurla prima leggiamo il primo comma del nuovo reato di femminicidio: «Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell'ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo si applica l'articolo 575 [omicidio]».<br />Questo nuovo reato - di suo assolutamente discriminatorio perché non ricomprende il caso in cui la vittima sia un uomo - da una parte potrebbe avere uno spettro amplissimo di applicazione: l'odio, la discriminazione, la prevaricazione, il controllo, il possesso, il dominio che hanno mosso all'omicidio devono trovare la loro ultima giustificazione nel sesso femminile di appartenenza della vittima. E dunque, a ben vedere, qualsiasi omicidio di donna potrebbe diventare femminicidio: basterebbe provare che l'imputato ha ucciso la donna perché l'odiava e il requisito dell'appartenenza al sesso femminile come motivo per far scattare il reato di femminicidio seguirebbe implicitamente a ruota. Difficile distinguere e quindi provare l'odio verso la persona sic et simpliciter dall'odio verso la persona in quanto donna. Pericolose sottigliezze psicologiche. Su altro fronte il giudice onesto dovrebbe esigere la prova che Tizio ha ucciso la moglie perché donna. Insomma il sesso di appartenenza dovrebbe essere scriminante da provare con rigore.<br />Un'obiezione a quanto sin qui scritto potrebbe essere la seguente. Il reato di femminicidio è reato nuovo. I giudici non sono ancora abituati a prenderlo in considerazione ecco perché il numero di femminicidi è basso. Obiezione fragilissima. Il reato di femminicidio esisteva nella mente di molti se non di tutti ben prima del dicembre scorso. I giudici non vedevano l'ora di applicarlo soprattutto tenendo conto del condizionamento culturale enorme su questo tema. Inoltre buonissima parte della magistratura è figlia di quell'orientamento culturale che ha partorito l'art. 577 bis. Ma, nonostante tutto questo, gli inquirenti evidentemente non hanno visto femminicidi dove non c'erano.<br />Infine poniamo noi un'obiezione a quanti criticheranno il report e la nostra lettura di esso: cari tutti e tutte, non siete contenti che in realtà le vittime di femminicidio siano così poche rispetto a quanto tutti si aspettavano? Perché dispiacersi? La riposta, non potendo venire da voi, ve la diamo noi: siete furenti perché ancora una volta la realtà sconfessa l'ideologia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954571</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954571/270190bc_963a_472d_bb0b_efa04465f68a.mp3" length="8424847" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8603

LA LEGGE SUL FEMMINICIDIO SMONTA IL MITO FEMMINISTA
di Tommaso Scandroglio
 

Tre. Sono state tre le vittime di femminicidio nel primo trimestre del 2026. A dircelo è il Dipartimento della Pubblica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8603" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8603</a><br /><br />LA LEGGE SUL FEMMINICIDIO SMONTA IL MITO FEMMINISTA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Tre. Sono state tre le vittime di femminicidio nel primo trimestre del 2026. A dircelo è il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno con il report Omicidi volontari e femminicidi pubblicato a maggio. Anche una solo vittima è troppo, ma tre è un numero sideralmente lontano da quello che tutti, ma davvero tutti, sventolano sui media e social: ogni tre giorni muore una donna per femminicidio. Questo è quello che sentiamo continuamente ripetere. Dunque all'anno circa 120 donne sarebbero vittime di femminicidio. Ma i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza prevedono un altro trend, se rimanesse costante (e non si vede il motivo per ipotizzare l'opposto): avremmo circa 12 donne all'anno vittime di femminicidio. E 12 non è 120. Perché 120 è dieci volte 12.<br />Le femministe &amp; co. dove hanno ricavato il numero di 120 e quindi lo slogan "Ogni tre giorni una vittima di femminicidio"? Il report ci è di aiuto nella risposta. Se andiamo a prendere il numero di donne vittime di omicidio per gli anni 2023 e 2024 scopriamo che sono 119 per ciascun anno. Ma in quel numero non ci sono solo donne vittime di femminicidio, ossia uccise in quanto donne ci dice la legge, ma anche donne assassinate per tutta una serie di motivi che con l'appartenenza al sesso femminile della vittima non c'entrano nulla: per lucrare l'eredità, per vendette malavitose, per rapina finita male, etc. Per paradosso chi ha sgretolato la propaganda femminista sui numeri di femminicidi è stato proprio il nuovissimo reato di femminicidio, entrato in vigore il 17 dicembre 2025. Prima di quella data la categoria "femminicidio" era una categoria sociologica (se non ideologica) e non giuridica. Ora che abbiamo il reato di femminicidio possiamo contare quante sono effettivamente le condotte che si possono imputare a quel reato. Ed infatti il report sopra indicato è il primo pubblicato dal Ministero dell'Interno. Prima del varo dell'art. 577 bis cp, detto anche reato di femminicidio, bastava che una donna fosse uccisa e l'episodio veniva subito qualificato come femminicidio. Ora con questo nuovo reato non è più possibile barare con i numeri.<br /><br />NON SONO FEMMINICIDI<br />Naturalmente le femministe non si arrendono e criticano questi numeri: i criteri di legge per identificare il femminicidio sarebbero troppo restrittivi e così pubblicano proprie statistiche sul fenomeno. Inoltre hanno iniziato a spostare l'attenzione su condotte criminali che possono interessare le donne ma non sono femminicidi, come ad esempio la violenza domestica. Infine un'ulteriore tattica è analizzare tutti i dati del report ma non fare cenno a quelle 3 vittime, come fanno due giornaliste del Sole24Ore, offrendo così una lettura partigiana del report, tanto da arrivare ad indentificare nuovamente come femminicidi tutti gli omicidi in cui la vittima è donna.<br />Leggiamo invece con attenzione questo report. Primo dato: due terzi di tutti gli omicidi commessi tra il 2023 e il 2025 vedeva come vittima un uomo e non una donna. Secondo dato: se restringiamo l'ambito in cui sono avvenuti gli omicidi a quello familiare/affettivo la maggior parte delle vittime era invece una donna. Terzo dato: il report va a selezionare il numero di omicidi perpetrati in ambito familiare/affettivo commessi da partner o ex partner. La quasi totalità delle vittime è costituita da donne. Tra il 2023 e il 2025 i numeri oscillano tra 62 e 64. Ma queste sessantine di donne non sono tutte vittime di femminicidio: il partner poteva averla uccisa per soldi, perché malata gravemente e non voleva vederla soffrire, etc.<br />Ed infatti, ora che possiamo avere i dati disaggregati in relazione alle motivazioni che hanno spinto ad uccidere le donne,...]]></itunes:summary><itunes:duration>527</itunes:duration><itunes:keywords>dati,discriminazione,femminicidio,femministe,prevaricazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1bbab1355d4c8b99655a26effaf59d33.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cappellani e armi, ripassino per mons. Savino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cappellani-e-armi-ripassino-per-mons-savino--72954560</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8597" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8597</a><br /><br />CAPPELLANI E ARMI, RIPASSINO PER MONS. SAVINO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />La Chiesa pacifista è scesa in guerra in occasione della Festa della Repubblica celebrata il 2 giugno. Uno degli ufficiali più alto in grado di queste milizie ireniche è Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Cei. Il casus belli è stato il seguente: i cappellani militari non dovevano sfilare nella parata militare sotto gli occhi del presidente della Repubblica.<br />Mons. Savino ha rilasciato queste dichiarazioni all'Ansa e a Repubblica: «L'articolo 11, che ripudia la guerra, resta una delle espressioni più alte della nostra storia democratica [...]. In questa prospettiva, ritengo che la presenza dei cappellani militari non vada valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell'apparato celebrativo delle armi. La loro missione, nel suo senso più profondo, è altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita, portare una parola di pace [...]. Conosco tanti cappellani militari, [...] non poche volte raccolgo le loro confidenze e con esse la loro amarezza per trovarsi spesso fra due fuochi: quello di chi li vede custodi sacri del 'Signore degli eserciti' e chi invece li vede traditori del messaggio del vangelo della pace. La loro missione, quando è vissuta evangelicamente, non è benedire le armi, ma custodire le coscienze. Il punto non è metterli in discussione, ma sottrarli a ogni equivoco celebrativo». In sintesi il pensiero di Mons. Savino è il seguente: da lodare il ruolo del cappellano nelle forze armate, ma guai ad associare questo ruolo alla guerra, perché ogni guerra è da ripudiare.<br />Un pensiero che non è cattolico. Infatti esiste la guerra di difesa che come tale è giusta. A dircelo è lo stesso Magistero. Catechismo della Chiesa Cattolica: «I pubblici poteri, in questo caso [laddove siano presenti tutte le condizioni previste per una guerra di difesa], hanno il diritto e il dovere di imporre [sic] ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale [corsivo nel testo]» (2310). Gaudium et spes: «Fintantoché esisterà il pericolo della guerra [...] una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro che condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati [...]. Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell'esercito, si considerino anch'essi come servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace» (79). Brano che è stato ripreso da Giovanni Paolo II nel documento Spirituali Militum Curae in cui disciplina in modo nuovo il ruolo dei cappellani militari.<br /><br />IL RICORSO ALLA LOTTA ARMATA<br />Populorum progressio in merito alla guerra civile: «Sappiamo che l'insurrezione rivoluzionaria - salvo nel caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del paese - è fonte di nuove ingiustizie» (31). Libertatis conscientia, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede che riguarda sempre la guerra civile: «La lotta contro le ingiustizie non ha senso, se non è condotta con l'intento di instaurare un nuovo ordine sociale e politico in conformità con le esigenze della giustizia. [...] Questi princìpi devono essere rispettati in modo speciale nel caso estremo del ricorso alla lotta armata, che il magistero ha indicato quale ultimo rimedio per porre fine a una 'tirannia evidente e prolungata, che attentasse gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuocesse in modo pericoloso al bene comune di un Paese'» (78-79). Compendio della Dottrina sociale della Chiesa: «Le esigenze della legittima difesa giustificano l'esistenza, negli Stati, delle forze armate, la cui azione deve essere posta al servizio della pace» (502).<br />Messaggio di Natale del 1948 di Pio XII: «Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d'impassibile neutralità. Chi potrà mai valutare i danni già cagionati in passato da una tale indifferenza, ben aliena dal sentire cristiano, verso la guerra di aggressione?» (28).<br />A testimoniare la liceità morale della guerra di difesa c'è anche uno stuolo di Santi militari, persone che la Chiesa ha canonizzato non "sebbene abbiano imbracciato le armi", ma "anche perché le hanno imbracciate": da San Giorgio a San Sebastiano, da San Ferdinando III di Castiglia a San Luigi IX di Francia per arrivare a Santa Giovanna d'Arco. Citiamo poi due santi che nell'immaginario collettivo sono l'incarnazione dello spirito pacifista cattolico, ma la cui biografia dice altro. Riportiamo parte del colloquio, tratto dalla Legenda major, tra San Francesco d'Assisi e il sultano Al-Kamil. Quest'ultimo così provoca il poverello: «Il vostro Dio ha insegnato nei suoi Vangeli che non si deve rendere male per male. [...] Quanto più dunque i cristiani non devono invadere la nostra terra?». Risposta di Francesco: «Non sembra che abbiate letto per intero il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove dice infatti: "Se un tuo occhio ti scandalizza, cavalo e gettalo lontano da te". [...] Per questo i cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete». <br /><br />PADRE PIO E GESÙ<br />Poi abbiamo Padre Pio: «Noi siamo tutti chiamati a compiere il penoso dovere, rappresentato dalla guerra. Dobbiamo fare tutto il nostro dovere a seconda delle nostre forze, dobbiamo cooperare al bene comune, e renderci propizia la misericordia del Signore. L'ora solenne che la Nazione nostra attraversa non è un abbandono del cielo. La più grande misericordia di Dio è il non lasciare in pace con se stesse quelle Nazioni che non sono in pace con Dio» (Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario I [1910-1922] a cura di M. da Poblatura e A. da Ripabottoni, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, 2004).<br />Per chiudere citiamo il Fondatore della Chiesa cattolica: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada» (Mt, 10, 34); «chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una» (Lc, 22,36). Sempre nel Vangelo di Matteo scopriamo poi che, con atteggiamenti poco pacifisti, un Re, i cui servi furono uccisi proprio dagli invitati alle nozze del figlio, «mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città» (Mt. 22, 7).<br />Mons. Savino forse, per sensibilità personale, non si lascia molto persuadere da fonti cattoliche, Vangelo incluso. Allora ne prendiamo una laica, laicissima, la stessa che lui ha citato, l'art. 11 della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Dunque l'Italia ripudia la guerra solo quando è usata come strumento di offesa e non di difesa.<br />E, quindi, è lodevole che i cappellani militari, che sono loro stessi militari, abbiano sfilato insieme ai loro colleghi? Sì. Così come è lodevole che benedicano le armi, se armi poste al servizio della pace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954560</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:24:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954560/e371db19_9057_4abd_b76b_25573ea68f7a.mp3" length="6766416" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8597

CAPPELLANI E ARMI, RIPASSINO PER MONS. SAVINO
di Tommaso Scandroglio
 

La Chiesa pacifista è scesa in guerra in occasione della Festa della Repubblica celebrata il 2 giugno. Uno degli ufficiali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8597" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8597</a><br /><br />CAPPELLANI E ARMI, RIPASSINO PER MONS. SAVINO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />La Chiesa pacifista è scesa in guerra in occasione della Festa della Repubblica celebrata il 2 giugno. Uno degli ufficiali più alto in grado di queste milizie ireniche è Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Cei. Il casus belli è stato il seguente: i cappellani militari non dovevano sfilare nella parata militare sotto gli occhi del presidente della Repubblica.<br />Mons. Savino ha rilasciato queste dichiarazioni all'Ansa e a Repubblica: «L'articolo 11, che ripudia la guerra, resta una delle espressioni più alte della nostra storia democratica [...]. In questa prospettiva, ritengo che la presenza dei cappellani militari non vada valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell'apparato celebrativo delle armi. La loro missione, nel suo senso più profondo, è altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita, portare una parola di pace [...]. Conosco tanti cappellani militari, [...] non poche volte raccolgo le loro confidenze e con esse la loro amarezza per trovarsi spesso fra due fuochi: quello di chi li vede custodi sacri del 'Signore degli eserciti' e chi invece li vede traditori del messaggio del vangelo della pace. La loro missione, quando è vissuta evangelicamente, non è benedire le armi, ma custodire le coscienze. Il punto non è metterli in discussione, ma sottrarli a ogni equivoco celebrativo». In sintesi il pensiero di Mons. Savino è il seguente: da lodare il ruolo del cappellano nelle forze armate, ma guai ad associare questo ruolo alla guerra, perché ogni guerra è da ripudiare.<br />Un pensiero che non è cattolico. Infatti esiste la guerra di difesa che come tale è giusta. A dircelo è lo stesso Magistero. Catechismo della Chiesa Cattolica: «I pubblici poteri, in questo caso [laddove siano presenti tutte le condizioni previste per una guerra di difesa], hanno il diritto e il dovere di imporre [sic] ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale [corsivo nel testo]» (2310). Gaudium et spes: «Fintantoché esisterà il pericolo della guerra [...] una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro che condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati [...]. Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell'esercito, si considerino anch'essi come servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace» (79). Brano che è stato ripreso da Giovanni Paolo II nel documento Spirituali Militum Curae in cui disciplina in modo nuovo il ruolo dei cappellani militari.<br /><br />IL RICORSO ALLA LOTTA ARMATA<br />Populorum progressio in merito alla guerra civile: «Sappiamo che l'insurrezione rivoluzionaria - salvo nel caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del paese - è fonte di nuove ingiustizie» (31). Libertatis conscientia, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede che riguarda sempre la guerra civile: «La lotta contro le ingiustizie non ha senso, se non è condotta con l'intento di instaurare un nuovo ordine sociale e politico in conformità con le esigenze della giustizia. [...] Questi princìpi devono essere rispettati in modo speciale nel caso estremo del ricorso alla lotta armata, che il magistero ha indicato quale ultimo rimedio per porre fine a una 'tirannia evidente e prolungata, che attentasse gravemente ai diritti...]]></itunes:summary><itunes:duration>423</itunes:duration><itunes:keywords>cappellanimilitari,cei,padrepio,paratamilitare,ramanzinapacifista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7093fb88bf0fc53d7105eebeea15b6a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'obbedienza non è cieca ma la Fraternità San Pio X è sorda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-obbedienza-non-e-cieca-ma-la-fraternita-san-pio-x-e-sorda--72954519</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8605" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8605</a><br /><br />L'OBBEDIENZA NON E' CIECA MA LA FRATERNITA' SAN PIO X E' SORDA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Uno degli aspetti più rilevanti della triste vicenda che ha riguardato la Fraternità sacerdotale San Pio X interessa la virtù dell'obbedienza. Richiamiamo l'insegnamento di Tommaso d'Aquino su questa virtù al fine di comprendere i motivi per cui la disobbedienza della Fraternità, in merito al divieto di ordinazione proveniente dal Papa, non può essere considerata moralmente lecita.<br />Premesso che «la vita umana esige, per disposizione del diritto naturale e divino, che gli inferiori ubbidiscano ai loro superiori» (Summa Theologiae, II-II, q. 104 a. 1 c.), l'Aquinate fornisce questa definizione dell'obbedienza: è una virtù che «rende pronta la volontà di un uomo a compiere la volontà altrui, cioè di chi comanda» (Ib., a. 2 ad 3). Il fondamento dell'obbedienza è l'autorità del superiore. Obbedendo al legittimo superiore si obbedisce a Dio stesso (Rm 13,1) e resistendo al primo si resiste al secondo (Ib. 13,2).<br />Al legittimo superiore occorre obbedire sempre, eccetto in due casi. Il primo si verifica quando il superiore comanda di compiere un malum in se, ossia un'azione intrinsecamente malvagia come l'assassinio, il furto, lo stupro, etc. A questo proposito san Gregorio Magno appunta: «per obbedienza mai si deve far del male» (Moralia in Iob, Liber XXXV, cap. 14, 7).<br />Nel caso della Fraternità si ordinava non di compiere un atto malvagio, ma di astenersi da un atto in astratto buono (consacrare dei vescovi), cioè per sua natura buono, ma che calato nelle circostanze concrete era malvagio perché giudicato così dal superiore. Ciò detto, può accadere che il superiore si sbagli nella valutazione. Allora viene da domandarsi: è doveroso obbedire anche se in coscienza si pensa che il superiore si sbagli? Sì, perché la vera retta coscienza ti impone di obbedire anche in quelle cose che tu pensi che siano sbagliate perché ti ricorda che sta al superiore decidere su cose su cui lui, e non tu, ha una competenza specifica per decidere. Questo non toglie al subordinato la facoltà di nutrire nel foro interno ragionevoli dubbi o addirittura dissentire dal comando ricevuto, ma nel foro esterno occorre obbedire e pure prontamente. Aggiungiamo che è lecito e a volte anche doveroso esporre nei giusti modi al superiore le proprie riserve. Quindi l'autentica coscienza non solo può criticare il comando ricevuto, ma comanda lei stessa di obbedire, anche in questi casi, al superiore perché più competente, perché ha più autorità del sottoposto.<br /><br />ANTONIO ROYO MARIN<br />Agli occhi di Dio poi - e quindi ci spostiamo su un piano spirituale - in merito ai comandi erronei vale più l'obbedienza che la disobbedienza, proprio perché, lo ricordiamo, non sta al subordinato determinare certe condotte, ma al superiore. Al primo compete l'obbedienza, al secondo il comando: su tali competenze veniamo giudicati da Dio. Su questo snodo concettuale il teologo domenicano Antonio Royo Marin cesella quest'efficacissimo aforisma, che però non vale nella sua assolutezza: «Colui che comanda si può sbagliare; colui che obbedisce non si sbaglia mai» (Teologia della perfezione cristiana, San Paolo, p. 691). Dal punto di vista scritturistico, l'obbedienza anche relativamente a comandi errati trova la sua validità morale e soprannaturale in questo passo: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8, 28). Dunque, ammesso e non concesso che il divieto imposto dalla Santa Sede fosse erroneo, la Fraternità doveva comunque rispettare questo divieto.<br />Abbiamo visto più sopra che un primo caso di lecita e doverosa disobbedienza riguarda il comando di compiere un'azione intrinsecamente malvagia. Un secondo caso si verifica quando l'atto difforme dal comando sarebbe stato scelto dal superiore se avesse previsto quella specifica circostanza che ha motivato la difformità. Facciamo un esempio: un generale ordina ad un suo comandante di avanzare con le sue truppe in una certa direzione perché, in quella direzione, non avrebbe trovato nessun nemico. Il comandante non obbedisce perché una sua vedetta ha invece scorto molti nemici nella direzione indicata dal generale. In questo caso, chi agisce disobbedisce alla lettera del comando, ma obbedisce alla ratio superiore del comando che è implicita in esso: conservare in sicurezza le truppe. L'atto difforme diventa lecito solo se chi agisce è certo che il superiore, al suo posto, avrebbe agito in modo identico qualora avesse conosciuto la circostanza in cui chi agisce si trova. Questa conclusione trova legittimità nel principio di efficacia o proporzione: il superiore voleva ottenere un bene; se chi obbedisce avesse eseguito l'ordine nella circostanza non prevista dal superiore avrebbe procurato invece un male o un bene di gran lunga minore. Ovviamente se il sottoposto ha l'opportunità di informare il superiore della circostanza ha il dovere di farlo prima di agire e di attendere sue istruzioni. Quindi questo principio ha valore nell'impossibilità di informare il superiore o nella possibilità di farlo ma solo dopo che si sono prodotti quei danni che il superiore stesso avrebbe voluto evitare.<br /><br />SAN TOMMASO D'AQUINO<br />In modo analogico è ciò che insegna Tommaso addirittura in merito alla legge, comando per sua natura ben più rilevante del singolo comando personale. Il principio è espresso in due passi: «Ora, spesso capita che quanto ordinariamente è utile osservare alla comune salvezza, in certi casi è sommamente nocivo. Dal momento, quindi, che il legislatore non può contemplare i singoli casi, propone una legge in base a quanto avviene ordinariamente, badando alla comune utilità. Perciò se nasce un caso in cui l'osservanza di tale legge è dannosa al bene comune, allora essa non va osservata. Se, per esempio, in un assedio viene sancita una legge che ordina la chiusura delle porte della città, si ha una disposizione utile alla comune salvezza nella maggioranza dei casi: ma se capita che i nemici stiano inseguendo dei cittadini capaci di salvare la città, sarebbe sommamente dannoso non aprir loro le porte: perciò in codesto caso esse si dovrebbero aprire contro le parole della legge, per salvaguardare l'interesse comune che il legislatore ha di mira» ( I-II, q. 96 a. 6 co).<br />Il secondo passo è il seguente: «gli atti umani, che sono oggetto della legge, consistono in fatti contingenti e singolari, che possono variare in infiniti modi: perciò il legislatore nel fare la legge considera quello che capita nella maggior parte dei casi. Ma osservare codeste leggi in certi casi sarebbe contro la giustizia e contro il bene comune, che è lo scopo della legge. La legge, per esempio, stabilisce che la roba lasciata in deposito venga restituita, perché questo nella maggior parte dei casi è giusto; ma capita il caso in cui sarebbe nocivo: per esempio, restituire la spada a un pazzo furioso mentre è fuori di sé, oppure nel caso in cui uno la richieda per combattere contro la patria. Perciò in simili casi sarebbe peccato seguire materialmente la legge; è bene invece seguire quello che esige il senso della giustizia e il bene comune, trascurando la lettera della legge» (II-II, q. 120 a. 1 co.). In entrambi i casi si tratta dunque di una lecita e doverosa disobbedienza alla legge perché la sua osservanza in quella circostanza non contemplata dalla lettera della legge avrebbe provocato più danni che benefici.<br />Questi casi legati a circostanze particolari non previste da chi comanda (superiore o legge) non riguardano la vicenda della Fraternità, perché il superiore, il Papa, era perfettamente a conoscenza di tutte le circostanze indicate dalla Fraternità come legittimanti la consacrazione dei vescovi, proprio perché è stata la stessa Fraternità a comunicarle al Papa. Dunque il divieto del Papa doveva essere rispettato perché il Pontefice conosceva bene le riserve della Fraternità - in particolare la condizione dell'asserito stato di necessità - e non le ha considerate rilevanti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72954519</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 20:24:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72954519/db6ac39e_0ffe_4cc1_95ec_8d17bb4e0d1f.mp3" length="9483990" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8605

L'OBBEDIENZA NON E' CIECA MA LA FRATERNITA' SAN PIO X E' SORDA
di Tommaso Scandroglio
 

Uno degli aspetti più rilevanti della triste vicenda che ha riguardato la Fraternità sacerdotale San Pio X...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8605" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8605</a><br /><br />L'OBBEDIENZA NON E' CIECA MA LA FRATERNITA' SAN PIO X E' SORDA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Uno degli aspetti più rilevanti della triste vicenda che ha riguardato la Fraternità sacerdotale San Pio X interessa la virtù dell'obbedienza. Richiamiamo l'insegnamento di Tommaso d'Aquino su questa virtù al fine di comprendere i motivi per cui la disobbedienza della Fraternità, in merito al divieto di ordinazione proveniente dal Papa, non può essere considerata moralmente lecita.<br />Premesso che «la vita umana esige, per disposizione del diritto naturale e divino, che gli inferiori ubbidiscano ai loro superiori» (Summa Theologiae, II-II, q. 104 a. 1 c.), l'Aquinate fornisce questa definizione dell'obbedienza: è una virtù che «rende pronta la volontà di un uomo a compiere la volontà altrui, cioè di chi comanda» (Ib., a. 2 ad 3). Il fondamento dell'obbedienza è l'autorità del superiore. Obbedendo al legittimo superiore si obbedisce a Dio stesso (Rm 13,1) e resistendo al primo si resiste al secondo (Ib. 13,2).<br />Al legittimo superiore occorre obbedire sempre, eccetto in due casi. Il primo si verifica quando il superiore comanda di compiere un malum in se, ossia un'azione intrinsecamente malvagia come l'assassinio, il furto, lo stupro, etc. A questo proposito san Gregorio Magno appunta: «per obbedienza mai si deve far del male» (Moralia in Iob, Liber XXXV, cap. 14, 7).<br />Nel caso della Fraternità si ordinava non di compiere un atto malvagio, ma di astenersi da un atto in astratto buono (consacrare dei vescovi), cioè per sua natura buono, ma che calato nelle circostanze concrete era malvagio perché giudicato così dal superiore. Ciò detto, può accadere che il superiore si sbagli nella valutazione. Allora viene da domandarsi: è doveroso obbedire anche se in coscienza si pensa che il superiore si sbagli? Sì, perché la vera retta coscienza ti impone di obbedire anche in quelle cose che tu pensi che siano sbagliate perché ti ricorda che sta al superiore decidere su cose su cui lui, e non tu, ha una competenza specifica per decidere. Questo non toglie al subordinato la facoltà di nutrire nel foro interno ragionevoli dubbi o addirittura dissentire dal comando ricevuto, ma nel foro esterno occorre obbedire e pure prontamente. Aggiungiamo che è lecito e a volte anche doveroso esporre nei giusti modi al superiore le proprie riserve. Quindi l'autentica coscienza non solo può criticare il comando ricevuto, ma comanda lei stessa di obbedire, anche in questi casi, al superiore perché più competente, perché ha più autorità del sottoposto.<br /><br />ANTONIO ROYO MARIN<br />Agli occhi di Dio poi - e quindi ci spostiamo su un piano spirituale - in merito ai comandi erronei vale più l'obbedienza che la disobbedienza, proprio perché, lo ricordiamo, non sta al subordinato determinare certe condotte, ma al superiore. Al primo compete l'obbedienza, al secondo il comando: su tali competenze veniamo giudicati da Dio. Su questo snodo concettuale il teologo domenicano Antonio Royo Marin cesella quest'efficacissimo aforisma, che però non vale nella sua assolutezza: «Colui che comanda si può sbagliare; colui che obbedisce non si sbaglia mai» (Teologia della perfezione cristiana, San Paolo, p. 691). Dal punto di vista scritturistico, l'obbedienza anche relativamente a comandi errati trova la sua validità morale e soprannaturale in questo passo: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8, 28). Dunque, ammesso e non concesso che il divieto imposto dalla Santa Sede fosse erroneo, la Fraternità doveva comunque rispettare questo divieto.<br />Abbiamo visto più sopra che un primo caso di lecita e doverosa disobbedienza riguarda il comando di compiere un'azione intrinsecamente malvagia. Un secondo caso si verifica quando l'atto difforme dal comando sarebbe stato scelto dal superiore se...]]></itunes:summary><itunes:duration>593</itunes:duration><itunes:keywords>ciecaobbedienza,fraternitàsanpiox,lefebvriani,sanatommaso,statodinecessità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c9bba24a342fc6b2406394ad1101eb4e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aboliamo il matrimonio: il solito vecchio comunismo nichilista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aboliamo-il-matrimonio-il-solito-vecchio-comunismo-nichilista--72174686</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8559" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8559</a><br /><br />ABOLIAMO IL MATRIMONIO: IL SOLITO VECCHIO NICHILISMO COMUNISTA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Aboliamo il matrimonio. È solo una sovrastruttura borghese inventata per sfruttare le donne a beneficio del patriarcato. Al suo posto mettiamo un patto che può essere stretto tra chi ha una relazione romantica o tra amici, parenti, colleghi, conoscenti e in un numero che va da due all'infinito. Questa è la proposta della sezione giovanile del Partito Socialdemocratico (SPD) di Berlino inserita in una mozione dal titolo eloquente: Abbasso il patriarcato, anche se sembra romantico: abolire il matrimonio civile, istituire le unioni di responsabilità.<br />Secondo i giovani socialisti (Jusos) la storia del matrimonio è una «storia millenaria di oppressione delle donne [...] da parte degli uomini cisgender». Cisgender nell'esperanto arcobaleno sta per eterosessuale: un modo per impossessarsi dell'unico orientamento sessuale naturale e snaturarlo. Ma proseguiamo: il matrimonio serve «allo stato-nazione maschilista e capitalista come strumento per imporre politiche misogine, omofobe, classiste e razziste» e chi più ne ha più ne metta. Insomma il matrimonio è il vaso di Pandora che deve andare distrutto. I Jusos poi ricordano che «molte di queste norme oppressive sono state abolite o indebolite negli ultimi decenni», vedi l'indissolubilità e la differenza sessuale per potersi sposare. Ma nonostante questo «le strutture di potere e violenza patriarcali continuano a operare, in particolare all'interno della sfera domestica». Ciò che brucia a questi giovani è soprattutto il seguente punto: le donne con il matrimonio sono costrette «a passare da un impiego retribuito a un lavoro di cura non retribuito o a un lavoro part-time (involontario)». Ne discende che le donne si impoveriscono e dipendono dal loro maschio patriarcale. E pensare che vi sono invece alcune donne che non vedono l'ora di essere mantenute oppure - e l'ipotesi è di ben altra natura - di rimanere a casa ad accudire i figli.<br />Vero è, aggiungono i Jusos, che il matrimonio può offrire una serie di sicurezze sociali ed economiche per le donne, ma l'abolizione del matrimonio comporterà che questi diritti verranno trasferiti solo in un'altra struttura sociale, meno vincolante, più libera: la comunità di responsabilità. Si tratta di una sorta di coppia di fatto allargata a parenti, ad amici e a chi vogliamo, in numero variabile e senza distinzioni di sesso naturalmente. Nella comunità di responsabilità verranno regolate tutte le questioni ora regolate nel matrimonio: diritti e doveri reciproci, la successione, la residenza, l'assistenza, l'educazione della prole, etc.<br />I GIOVANI SOCIALISTI SONO IN REALTÀ VECCHI COMUNISTI<br />Voi direte: ma non facciamo prima a tenerci il matrimonio così com'è? Chi parla così non è idealista. L'idealista la vede facile e non si accorge di tutte le conseguenze pratiche delle sue proposte: tipico esempio è il comunismo che non ha mai fatto i conti con il peccato originale. Infatti c'è da notare che la mozione è stata vergata e sottoscritta da chi, in buona parte, non è sposato. E dunque queste anime belle pensano che bastino quattro regolette scritte dal Parlamento e il gioco sarà fatto. In modo analogo la nascita e la morte della comunità di responsabilità dovranno essere regolate solo da un minimum burocratico: una firma all'anagrafe per costituirla e un'altra firma nel caso di recesso «senza il consenso degli altri membri dell'accordo di responsabilità congiunta», perché ognun per sé e basta.<br />Se si vuole, si può fare anche un periodo di prova, mimando ciò che già accade con la convivenza, che in realtà è solo una prova protratta nel tempo. Quindi fai un test, come quando provi un'auto prima di acquistarla, poi se ti convince la vita a due o a tre, firmi, con la garanzia che te ne puoi andare il giorno dopo. Bontà loro gli attuali matrimoni rimarrebbero validi. Unica nota di speranza che è anche la più importante: è molto improbabile che la mozione non solo passerà alla conferenza regionale del partito a Berlino che si terrà l'8 e il 9 maggio, ma anche che verrà messa ai voti.<br />Questi giovani socialisti non sono né giovani né socialisti, ma sono vecchi comunisti. Infatti leggete qui cosa scrivevano nel 1848 Karl Marx e Friedrich Engels ne Il Manifesto del Partito Comunista: «Abolizione della famiglia! [...] Il borghese vede nella moglie un semplice strumento di produzione [...]. Si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione». Sono i medesimi concetti espressi dai nipotini di Marx ed Engels: aboliamo il matrimonio perché strumento di sfruttamento della donna. I mariti le sfruttano dal punto di vista economico perché le tengono a casa senza retribuirle per il loro lavoro domestico e le sfruttano sessualmente. Nel Manifesto infatti si definisce il rapporto coniugale come prostituzione ufficiale: tu, donna, ti mantengo e in cambio mi soddisfi a letto.<br />IL PRINCIPIO DI LIQUEFAZIONE DI OGNI IDENTITÀ<br />Dietro alla proposta di Marx, Engels e dei Jusos c'è l'eterno principio di liquefazione di ogni identità. Il matrimonio è un istituto di diritto naturale ed ha una sua struttura, ossia una sua natura, una sua forma. Le parole "struttura" e "natura" provocano shock anafilattici ai rossi (anche se poi sono rimasti insuperati nel costruire immense e complicate strutture burocratiche per gestire il potere). Ogni struttura è a forma di gabbia e quindi bisogna evadere da essa. Occorre distruggere la gabbia e quindi destrutturare tutto, ossia liquefare tutto, mischiare tutto, rendere indistinto tutto e quindi uguale tutto: ecco il concetto, non di uguaglianza, ma di egualitarismo. Ogni identità è tale perché ha suoi confini, limiti precisi che la individuano. Se volete disegnare su un foglio un triangolo occorre che ne disegniate i contorni, quei tratti di penna che da una parte lo individuano e lo fanno venire ad esistenza e dall'altra lo differenziano dagli altri oggetti che potreste disegnare sulla carta. Ma il limite viene vissuto con rabbia dai progressisti, perché pare a loro essere una barriera, un muro che per l'appunto limita la libertà, quando invece è dentro il limite, ossia dentro all'identità personale che possiamo davvero essere liberi perché pienamente noi stessi. Il triangolo per essere pienamente triangolo deve essere composto da tre lati. Se gli togliete anche un solo lato non diventerà qualunque cosa - questa è l'utopia libertaria dei rossi - ma due insignificanti segmenti.<br />E quindi, la volontà di cancellare il matrimonio alla fine si ispira alla lotta contro qualsiasi identità, contro qualsiasi forma. Destrutturiamo il matrimonio, de-formiamolo e sostituiamolo con un istituto più soft, più liquido tanto che ci possono finire dentro anche tre amici di calcetto. Niente più differenze perché niente più identità.<br />La mozione presentata dai socialisti in erba, che sembra così bizzarra, in realtà si sta già attuando de facto e de iure da tempo. Le convivenze che nei Paesi occidentali stanno per superare o hanno già superato per numero i matrimoni, attestano come questo processo di liquefazione della natura del matrimonio sia già in corso. Lo stesso istituto del divorzio serve per sciogliere, liquefare ciò che è per sua natura indissolubile, ossia non solubile, non scioglibile. Aprire le porte ai "matrimoni" omosessuali è un altro tentativo di liquefare il matrimonio perché, come nel triangolo, gli si toglie un lato, ossia una proprietà fondante: la differenza sessuale.<br />Togli un lato qui, togli un lato là e il triangolo non c'è più. E cosa rimane al suo posto? Nulla. La proposta di questi giovani socialisti prima di essere una proposta politica, è una proposta nichilista.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174686</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:28:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174686/aboliamo_il_matrimonio.mp3" length="6784390" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8559

ABOLIAMO IL MATRIMONIO: IL SOLITO VECCHIO NICHILISMO COMUNISTA
di Tommaso Scandroglio
 
Aboliamo il matrimonio. È solo una sovrastruttura borghese inventata per sfruttare le donne a beneficio del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8559" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8559</a><br /><br />ABOLIAMO IL MATRIMONIO: IL SOLITO VECCHIO NICHILISMO COMUNISTA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Aboliamo il matrimonio. È solo una sovrastruttura borghese inventata per sfruttare le donne a beneficio del patriarcato. Al suo posto mettiamo un patto che può essere stretto tra chi ha una relazione romantica o tra amici, parenti, colleghi, conoscenti e in un numero che va da due all'infinito. Questa è la proposta della sezione giovanile del Partito Socialdemocratico (SPD) di Berlino inserita in una mozione dal titolo eloquente: Abbasso il patriarcato, anche se sembra romantico: abolire il matrimonio civile, istituire le unioni di responsabilità.<br />Secondo i giovani socialisti (Jusos) la storia del matrimonio è una «storia millenaria di oppressione delle donne [...] da parte degli uomini cisgender». Cisgender nell'esperanto arcobaleno sta per eterosessuale: un modo per impossessarsi dell'unico orientamento sessuale naturale e snaturarlo. Ma proseguiamo: il matrimonio serve «allo stato-nazione maschilista e capitalista come strumento per imporre politiche misogine, omofobe, classiste e razziste» e chi più ne ha più ne metta. Insomma il matrimonio è il vaso di Pandora che deve andare distrutto. I Jusos poi ricordano che «molte di queste norme oppressive sono state abolite o indebolite negli ultimi decenni», vedi l'indissolubilità e la differenza sessuale per potersi sposare. Ma nonostante questo «le strutture di potere e violenza patriarcali continuano a operare, in particolare all'interno della sfera domestica». Ciò che brucia a questi giovani è soprattutto il seguente punto: le donne con il matrimonio sono costrette «a passare da un impiego retribuito a un lavoro di cura non retribuito o a un lavoro part-time (involontario)». Ne discende che le donne si impoveriscono e dipendono dal loro maschio patriarcale. E pensare che vi sono invece alcune donne che non vedono l'ora di essere mantenute oppure - e l'ipotesi è di ben altra natura - di rimanere a casa ad accudire i figli.<br />Vero è, aggiungono i Jusos, che il matrimonio può offrire una serie di sicurezze sociali ed economiche per le donne, ma l'abolizione del matrimonio comporterà che questi diritti verranno trasferiti solo in un'altra struttura sociale, meno vincolante, più libera: la comunità di responsabilità. Si tratta di una sorta di coppia di fatto allargata a parenti, ad amici e a chi vogliamo, in numero variabile e senza distinzioni di sesso naturalmente. Nella comunità di responsabilità verranno regolate tutte le questioni ora regolate nel matrimonio: diritti e doveri reciproci, la successione, la residenza, l'assistenza, l'educazione della prole, etc.<br />I GIOVANI SOCIALISTI SONO IN REALTÀ VECCHI COMUNISTI<br />Voi direte: ma non facciamo prima a tenerci il matrimonio così com'è? Chi parla così non è idealista. L'idealista la vede facile e non si accorge di tutte le conseguenze pratiche delle sue proposte: tipico esempio è il comunismo che non ha mai fatto i conti con il peccato originale. Infatti c'è da notare che la mozione è stata vergata e sottoscritta da chi, in buona parte, non è sposato. E dunque queste anime belle pensano che bastino quattro regolette scritte dal Parlamento e il gioco sarà fatto. In modo analogo la nascita e la morte della comunità di responsabilità dovranno essere regolate solo da un minimum burocratico: una firma all'anagrafe per costituirla e un'altra firma nel caso di recesso «senza il consenso degli altri membri dell'accordo di responsabilità congiunta», perché ognun per sé e basta.<br />Se si vuole, si può fare anche un periodo di prova, mimando ciò che già accade con la convivenza, che in realtà è solo una prova protratta nel tempo. Quindi fai un test, come quando provi un'auto prima di acquistarla, poi se ti convince la vita a due o a tre, firmi, con la garanzia che te ne...]]></itunes:summary><itunes:duration>424</itunes:duration><itunes:keywords>abolizion,matrimonio,nichilismocomunista,rapportoconiugale,vasodipandora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5efeaacd31b08f8e3cac1b6ef938c213.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ue contro Ungheria: niente limiti alla propaganda arcobaleno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ue-contro-ungheria-niente-limiti-alla-propaganda-arcobaleno--72174494</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8558" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8558</a><br /><br />UE CONTRO UNGHERIA: NIENTE LIMITI ALLA PROPAGANDA ARCOBALENO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Nel 2021 l'Ungheria aveva approvato una legge in cui si vietava o si limitava l'accesso a contenuti pubblici che avrebbero potuto essere visti o letti da minori. Tra questi anche la propaganda delle tematiche, delle idee e comportamenti afferenti al mondo LGBT. Grazie a questa legge, il governo intervenne nel 2025 per vietare i Pride, ma, nonostante questo, proprio in quell'anno l'Ungheria ebbe comunque il suo Pride.<br />A fronte della legge del 2021 la Commissione europea presentò allora un ricorso alla Corte di giustizia europea perché l'Ungheria sarebbe venuta meno ai propri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione. Lo scorso 21 aprile la Corte ha accettato il ricorso (cfr. sentenza C 769/22 Commissione contro Ungheria). A tal proposito un comunicato stampa della Corte, dal titolo eloquente Valori dell'Unione: adottando una legge che stigmatizza ed emargina le persone LGBTI+, l'Ungheria ha violato il diritto dell'Unione, ha sottolineato che «le modifiche [normative votate dal Parlamento ungherese] limitano la possibilità per i fornitori di servizi di media o altri prestatori di sviluppare e diffondere contenuti che abbiano, essenzialmente, come elemento determinante la rappresentazione o la promozione della divergenza rispetto all'identità personale corrispondente al sesso alla nascita, del cambiamento di sesso o dell'omosessualità. Tali modifiche comportano quindi restrizioni a tale libertà».<br />Poi la Corte ricorda sì che ci possono essere restrizioni a tale libertà se motivate dalla tutela degli interessi dei minori, però la restrizione deve rispettare il «divieto di discriminazione fondata sul sesso e sull'orientamento sessuale» così come previsto dall'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.<br />L'OMOSESSUALITÀ E LA TRANSESSUALITÀ SONO MORALMENTE ACCETTABILI (?!)<br />In breve si considerano l'omosessualità e la transessualità come condizioni moralmente accettabili e quindi non si comprende il motivo di porre censure alla loro promozione per tutelare i bambini. Dunque ne consegue che la legge di Orbán deve essere bocciata perché «un simile approccio rivela una preferenza per determinate identità e orientamenti sessuali a scapito di altri, che vengono di conseguenza stigmatizzati, il che è incompatibile con le prescrizioni scaturenti, in una società fondata sul pluralismo, dal divieto di discriminazione basata sul sesso e sull'orientamento sessuale. [...] In particolare, la normativa ungherese in questione stigmatizza ed emargina le persone non cisgender [non eterosessuali e non transessuali], ivi comprese le persone transgender, o non eterosessuali, come dannose per lo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori per il solo motivo della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale».<br />I giudici poi rincarano la dose: «La Corte constata altresì che l'Ungheria ha violato nel caso di specie il diritto al rispetto della dignità umana. Ciò deriva dal fatto che gli aspetti della legge di modifica contestati dalla Commissione trattano un gruppo di persone [...] come una minaccia per la società meritevole di un trattamento giuridico particolare, per il solo motivo della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale».<br />Inoltre i giudici affermano, ed è la prima volta che accade, che la legge ungherese incriminata non rispetta l'art. 2 del Trattato dell'Unione europea il quale così recita: «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze». Da qui la conclusione quasi scontata: «tale legge è contraria all'identità stessa dell'Unione in quanto ordinamento giuridico comune in una società caratterizzata dal pluralismo. L'Ungheria non può validamente invocare la propria identità nazionale per giustificare l'adozione di una legge che viola i valori sopra menzionati».<br />L'UNGHERIA, HA CAMBIATO GOVERNO<br />Ora l'Ungheria, che nel frattempo ha cambiato governo abbracciando un approccio più liberale in tema di principi non negoziabili, «dovrà conformarsi alla sentenza senza indugio», altrimenti scatteranno sanzioni pecuniarie.<br />Un paio di riflessioni in calce al riassunto di questa sentenza. L'Unione Europea ha un approccio di matrice rivoluzionaria in merito alla morale naturale: è nemica della vita, della famiglia, della libertà educativa, della religione cristiana, dell'identità antropologica dell'uomo. È un dato di fatto ormai da decenni acclarato. Chi si oppone deve essere annientato. Quelle stesse norme che vengono sventolate per permettere ogni scempio alla legge naturale - la libertà di espressione, la tutela della vita privata, della salute, la sovranità nazionale, etc. - vengono poi usate per vietare qualsiasi difesa dell'ovvio.<br />Seconda riflessione. In Ungheria dovrebbe essere vietata la promozione dell'agenda LGBT non tanto in virtù della sovranità nazionale e quindi della libera scelta di ogni Paese di dotarsi delle normative che vuole. Facoltà, questa, che è in sé moralmente lecita. Se questa fosse l'unica motivazione per legittimare le norme che tutelano i bambini dai Pride et similia, allora saremmo costretti a giudicare positivamente anche quelle norme di segno opposto e di altri Stati che permettono la diffusione di contenuti contrari alla legge naturale. Scadremmo in definitiva nel positivismo giuridico: ogni legge è legittima se giuridicamente valida, al di là del suo contenuto. No, la legge di Orbán è doverosa perché è questo che esige la lex naturalis, è questo che esige la tutela della dignità delle persone, bambini e adulti che siano. La sovranità nazionale e quindi il diritto che ogni Stato possiede di dotarsi di leggi sono aspetti politicamente legittimi solo se al servizio della legge naturale, altrimenti perdono di valore.<br />Dunque la Commissione europea e la Corte di giustizia sono caduti in errore non tanto perché hanno comandato ad uno Stato sovrano come comportarsi, ma in quanto perché hanno approvato ciò che moralmente non deve essere mai approvato.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174494</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:25:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174494/ue_contro_ungheria.mp3" length="7234116" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8558

UE CONTRO UNGHERIA: NIENTE LIMITI ALLA PROPAGANDA ARCOBALENO
di Tommaso Scandroglio
 
Nel 2021 l'Ungheria aveva approvato una legge in cui si vietava o si limitava l'accesso a contenuti pubblici...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8558" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8558</a><br /><br />UE CONTRO UNGHERIA: NIENTE LIMITI ALLA PROPAGANDA ARCOBALENO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Nel 2021 l'Ungheria aveva approvato una legge in cui si vietava o si limitava l'accesso a contenuti pubblici che avrebbero potuto essere visti o letti da minori. Tra questi anche la propaganda delle tematiche, delle idee e comportamenti afferenti al mondo LGBT. Grazie a questa legge, il governo intervenne nel 2025 per vietare i Pride, ma, nonostante questo, proprio in quell'anno l'Ungheria ebbe comunque il suo Pride.<br />A fronte della legge del 2021 la Commissione europea presentò allora un ricorso alla Corte di giustizia europea perché l'Ungheria sarebbe venuta meno ai propri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione. Lo scorso 21 aprile la Corte ha accettato il ricorso (cfr. sentenza C 769/22 Commissione contro Ungheria). A tal proposito un comunicato stampa della Corte, dal titolo eloquente Valori dell'Unione: adottando una legge che stigmatizza ed emargina le persone LGBTI+, l'Ungheria ha violato il diritto dell'Unione, ha sottolineato che «le modifiche [normative votate dal Parlamento ungherese] limitano la possibilità per i fornitori di servizi di media o altri prestatori di sviluppare e diffondere contenuti che abbiano, essenzialmente, come elemento determinante la rappresentazione o la promozione della divergenza rispetto all'identità personale corrispondente al sesso alla nascita, del cambiamento di sesso o dell'omosessualità. Tali modifiche comportano quindi restrizioni a tale libertà».<br />Poi la Corte ricorda sì che ci possono essere restrizioni a tale libertà se motivate dalla tutela degli interessi dei minori, però la restrizione deve rispettare il «divieto di discriminazione fondata sul sesso e sull'orientamento sessuale» così come previsto dall'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.<br />L'OMOSESSUALITÀ E LA TRANSESSUALITÀ SONO MORALMENTE ACCETTABILI (?!)<br />In breve si considerano l'omosessualità e la transessualità come condizioni moralmente accettabili e quindi non si comprende il motivo di porre censure alla loro promozione per tutelare i bambini. Dunque ne consegue che la legge di Orbán deve essere bocciata perché «un simile approccio rivela una preferenza per determinate identità e orientamenti sessuali a scapito di altri, che vengono di conseguenza stigmatizzati, il che è incompatibile con le prescrizioni scaturenti, in una società fondata sul pluralismo, dal divieto di discriminazione basata sul sesso e sull'orientamento sessuale. [...] In particolare, la normativa ungherese in questione stigmatizza ed emargina le persone non cisgender [non eterosessuali e non transessuali], ivi comprese le persone transgender, o non eterosessuali, come dannose per lo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori per il solo motivo della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale».<br />I giudici poi rincarano la dose: «La Corte constata altresì che l'Ungheria ha violato nel caso di specie il diritto al rispetto della dignità umana. Ciò deriva dal fatto che gli aspetti della legge di modifica contestati dalla Commissione trattano un gruppo di persone [...] come una minaccia per la società meritevole di un trattamento giuridico particolare, per il solo motivo della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale».<br />Inoltre i giudici affermano, ed è la prima volta che accade, che la legge ungherese incriminata non rispetta l'art. 2 del Trattato dell'Unione europea il quale così recita: «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze». Da qui la conclusione quasi scontata: «tale legge è contraria all'identità stessa dell'Unione in quanto...]]></itunes:summary><itunes:duration>453</itunes:duration><itunes:keywords>propaganda,restrizioni,sanzioni,ue,ungheria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/434fa35fdda4be4e38cf41055d99f5af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Paglia e la rivoluzione permanente di Francesco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/paglia-e-la-rivoluzione-permanente-di-francesco--72174475</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8557" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8557</a><br /><br />PAGLIA E LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DI FRANCESCO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un anno fa monsignor Vincenzo Paglia concluse il suo mandato come presidente presso la Pontificia Accademia per la Vita (Pav). In occasione di questo anniversario il sito Settimana News lo ha intervistato.<br />Nell'intervista Paglia conferma un orientamento dottrinale che negli anni abbiamo sempre avuto modo di criticare, orientamento che assecondava i desiderata di papa Francesco. Mons. Paglia ripercorre le tappe che hanno portato a rivoluzionare la Pav e, sempre con il suo aiuto, a smantellare l'Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia per sostituirlo con il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Una rivoluzione voluta da Francesco perché, come ricorda Paglia, questi due organismi «erano così diventati, per intenderci, luoghi di una pronunciata resistenza dottrinale all'insegnamento pontificio, che si pretendeva più coerente con la verità cristiana della prospettiva disegnata da Amoris Laetitia», famigerata enciclica di Bergoglio. In breve Paglia, per sua stessa orgogliosa ammissione, fu per Francesco il candidato ideale per rivoluzionare la dottrina morale all'interno della Chiesa secondo il pensiero di Bergoglio.<br />Qual è stato il fulcro che ha fatto transitare queste due realtà verso una deriva eterodossa? Paglia è chiarissimo: «Uno dei punti nevralgici di tutta l'operazione è stato il ripensamento del concetto di "natura", che stava a fondamento di una visione statica e immutabile della legge naturale, e con esso la messa in discussione del paradigma essenzialistico e astorico su cui si reggeva tutta la teologia morale sessuale e familiare finora sviluppata. Una concezione storica della natura scalfiva il paradigma di una legge naturale intesa come insieme di principi immutabili, ed è qui che sono sorte le critiche e le resistenze maggiori». Secondo l'insegnamento di sempre della Chiesa, che riprende la lezione tomista, la natura si esprime come un fascio di inclinazioni tendenti a dei fini e quindi a dei beni: la vita, la proprietà, la conoscenza, la socialità, la trascendenza, etc. Ora questo orientamento teleologico, oltre ad essere immutabile, ha anche carattere prescrittivo, altrettanto immutabile: se la vita è un bene non è mai lecito uccidere l'innocente; se la conoscenza della verità è un bene non è mai lecito mentire e così via.<br />NEGATA LA MORALE<br />Paglia, come ebbe modo di dimostrare in più occasioni, contesta questa filosofia morale ontologicamente fondata. Nega che una valida dottrina morale possa essere fondata metafisicamente e sostituisce questo paradigma con un altro, storicamente fondato: il paradigma fenomenologico. La prassi, la concretezza dell'esistenza, le cangianti condizioni particolari, lette tramite la coscienza soggettiva, diventano così le fonti della moralità. Il processo è dunque induttivo - dal fatto al principio - e non deduttivo - dal principio al fatto, nel senso che il principio informa l'azione particolare, orienta il nostro agire. In tale prospettiva non abbiamo più gli assoluti morali - condotte che mai devono essere assunte - perché non esiste norma che si possa adattare sempre a tutte le circostanze, bensì i relativi morali, ossia condotte che di volta in volta, in relazione alle circostanze particolari, possono essere buone o cattive. La morale è sempre a posteriori, mai a priori. Questa è la celebrata moralità ergonomica, che si adatta alle situazioni, fluida, elastica. Insomma il solito relativismo etico.<br />L'intervista conferma in più punti questo orientamento assolutamente eterodosso. «All'epoca - continua Paglia - entrambe le Istituzioni si caratterizzavano per un'accentuazione fortemente moralistica: con debolissima attenzione alle trasformazioni dell'ethos sociale e agli sviluppi della cultura, che dovevano sollecitare una teologia e una pastorale in grado di interloquire - dialetticamente e dialogicamente, non solo apologeticamente e conflittualmente - con una nuova sensibilità umanistica». Non è la realtà che si deve adattare al principio, ma il contrario: i principi si devono adattare alla realtà. E la realtà è composta da infinite situazioni particolari e ognuna di esse è irriducibile ad una norma generale e astratta: «la vita intesa come esistenza umana concreta, non astratta, che non si lasciava esaurire da una semplice declinazione casuistica», dice Paglia. E così, ad esempio, se nella realtà verifichiamo l'esistenza di legami sociali vissuti come legami familiari, seppur non generati da vincoli coniugali, ebbene queste relazioni sono "famiglia" a tutti gli effetti. Esistono dunque «figure relazionali specificamente attivate dall'esperienza familiare: non solo quella, pur fondante, della coppia coniugale».<br />LA REALTÀ È MULTIFORME (?!)<br />Aggiunge Paglia: «le due Istituzioni [il Giovanni Paolo II e la Pav] erano, in effetti, molto "da tavolino". La riduzione di una materia così delicata e complessa all'applicazione di un algoritmo dottrinale della moralità e della disciplina, impone una visione della realtà umana estranea alle forme effettive della coscienza e alle condizioni reali dell'esperienza, che di volta in volta creano il contesto delle storie di vita». La realtà è multiforme, invece la dottrina è rigida e monolitica. La realtà quindi sfugge nella sua complessità alla disciplina delle norme morali. Paglia arriva dunque con coerenza a criticare i principi non negoziabili di Benedetto XVI: «Si pensi alla riproposizione e alla difesa del discorso sui "valori non negoziabili", a una forte accezione moralistica, alla trasmissione di principi astratti». A Paglia sfugge che anche la morale classica predica una declinazione dei principi nel contingente: l'intelletto formula sia principi generali che valgono sempre e hanno carattere negativo - non uccidere, non rubare etc. - perché azioni che sempre contrastano con la dignità personale, sia, grazie alla coscienza e alla virtù della prudenza, norme particolari che ben si adattano alle circostanze concrete, norme che possono essere di segno negativo (non fare) e di segno positivo (fai). Il problema di Paglia sta nell'aver cassato i principi non negoziabili, ossia la categoria dei mala in se, degli atti intrinsecamente malvagi, dei doveri negativi assoluti.<br />Questa impostazione anti-metafisica e quindi anti-cattolica portò inevitabilmente Paglia a gravi aperture sul fronte dell'aborto, dell'eutanasia, della fecondazione artificiale e della contraccezione. Tutte condotte intrinsecamente malvagie. Queste aperture sono state parallele ad altre aperture, quelle fatte nei confronti di personaggi a favore di tutte queste pratiche. Porte aperte quindi a figure dottrinalmente disinvolte e, di contro, epurazione massiccia di quelle personalità fedeli al Magistero di sempre.<br />Un'ultima riflessione che interessa la strategia posta in essere dal fronte progressista in casa cattolica. Questa intervista non è casuale, ma si inserisce in una serie di iniziative e interventi pubblici - non solo di Paglia, intendiamoci - volti a non far eclissare la portata dirompente del pontificato di Francesco in ordine alla morale naturale (e in ordine anche ad altre materie) al fine di contrastare l'ortodossia di pensiero in seno alla Chiesa. Insomma il lascito di Francesco non deve finire in un museo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174475</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:19:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174475/paglia_e_la_rivoluzione_permanente_di_francesco.mp3" length="8184181" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8557

PAGLIA E LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DI FRANCESCO
di Tommaso Scandroglio
 
Un anno fa monsignor Vincenzo Paglia concluse il suo mandato come presidente presso la Pontificia Accademia per la Vita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8557" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8557</a><br /><br />PAGLIA E LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DI FRANCESCO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un anno fa monsignor Vincenzo Paglia concluse il suo mandato come presidente presso la Pontificia Accademia per la Vita (Pav). In occasione di questo anniversario il sito Settimana News lo ha intervistato.<br />Nell'intervista Paglia conferma un orientamento dottrinale che negli anni abbiamo sempre avuto modo di criticare, orientamento che assecondava i desiderata di papa Francesco. Mons. Paglia ripercorre le tappe che hanno portato a rivoluzionare la Pav e, sempre con il suo aiuto, a smantellare l'Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia per sostituirlo con il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Una rivoluzione voluta da Francesco perché, come ricorda Paglia, questi due organismi «erano così diventati, per intenderci, luoghi di una pronunciata resistenza dottrinale all'insegnamento pontificio, che si pretendeva più coerente con la verità cristiana della prospettiva disegnata da Amoris Laetitia», famigerata enciclica di Bergoglio. In breve Paglia, per sua stessa orgogliosa ammissione, fu per Francesco il candidato ideale per rivoluzionare la dottrina morale all'interno della Chiesa secondo il pensiero di Bergoglio.<br />Qual è stato il fulcro che ha fatto transitare queste due realtà verso una deriva eterodossa? Paglia è chiarissimo: «Uno dei punti nevralgici di tutta l'operazione è stato il ripensamento del concetto di "natura", che stava a fondamento di una visione statica e immutabile della legge naturale, e con esso la messa in discussione del paradigma essenzialistico e astorico su cui si reggeva tutta la teologia morale sessuale e familiare finora sviluppata. Una concezione storica della natura scalfiva il paradigma di una legge naturale intesa come insieme di principi immutabili, ed è qui che sono sorte le critiche e le resistenze maggiori». Secondo l'insegnamento di sempre della Chiesa, che riprende la lezione tomista, la natura si esprime come un fascio di inclinazioni tendenti a dei fini e quindi a dei beni: la vita, la proprietà, la conoscenza, la socialità, la trascendenza, etc. Ora questo orientamento teleologico, oltre ad essere immutabile, ha anche carattere prescrittivo, altrettanto immutabile: se la vita è un bene non è mai lecito uccidere l'innocente; se la conoscenza della verità è un bene non è mai lecito mentire e così via.<br />NEGATA LA MORALE<br />Paglia, come ebbe modo di dimostrare in più occasioni, contesta questa filosofia morale ontologicamente fondata. Nega che una valida dottrina morale possa essere fondata metafisicamente e sostituisce questo paradigma con un altro, storicamente fondato: il paradigma fenomenologico. La prassi, la concretezza dell'esistenza, le cangianti condizioni particolari, lette tramite la coscienza soggettiva, diventano così le fonti della moralità. Il processo è dunque induttivo - dal fatto al principio - e non deduttivo - dal principio al fatto, nel senso che il principio informa l'azione particolare, orienta il nostro agire. In tale prospettiva non abbiamo più gli assoluti morali - condotte che mai devono essere assunte - perché non esiste norma che si possa adattare sempre a tutte le circostanze, bensì i relativi morali, ossia condotte che di volta in volta, in relazione alle circostanze particolari, possono essere buone o cattive. La morale è sempre a posteriori, mai a priori. Questa è la celebrata moralità ergonomica, che si adatta alle situazioni, fluida, elastica. 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Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da morire». Un commiato che sa di testamento. Una lettera scritta intingendo la penna nel calamaio del cuore da una mamma e un papà che, domenica scorsa, hanno deciso di affidare alla Culla per la vita della Croce rossa di Bergamo il loro neonato che ora sta bene.<br />Due righe di lettera, vergata con il sangue, per contenere lo strazio di due anime, per racchiudere in sé il passato - «ti abbiamo amato» - il presente - «ti amo da morire» - e il futuro - «Ti auguro tanta gioia e serenità». E viene da domandarsi se tanto amore non fosse sufficiente a tenere tre le braccia di mamma e papà il piccolo Pietro, questo il nome provvisorio scelto dai medici per il neonato. Pare di no.<br />Seppur nel dramma, questa vicenda profuma di profonda umanità. Pietro non è un bimbo rifiutato, scartato come nell'aborto. È un bimbo che è passato dalle braccia dei genitori ad altre braccia. Pietro non è venuto al mondo per essere ucciso, ma per vivere ed è questo che emerge con forza dalle righe scritte da mamma e papà. Hanno scelto la vita per il loro figlio, che sentiranno come loro per sempre, come giusto che sia. Ecco perché si chiama Culla per la vita questa moderna ruota degli esposti. Manco a dirlo è stata una invenzione della Chiesa, tanto provvidenziale che nella sola Milano tra il 1845 e il 1864 vennero abbandonati nella Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti in Santa Caterina alla Ruota ben 85.267 neonati, in tempi in cui la fertilità di coppia era alle stelle così come la mortalità perinatale (le operaie milanesi partorivano in media 13,7 figli. Cfr. M. Barbagli - D. Kertzer, Storia della famiglia in Europa: Dal Cinquecento alla rivoluzione francese, Laterza, 2002, pp. 237-239). I trovatelli, così chiamati perché trovati nella ruota, poi non di rado venivano battezzati con il nome di Esposito.<br />Oggi, come è noto, la donna può partorire in ospedale in pieno anonimato e non riconoscere il figlio. Ciò detto vi sono casi, come questo, in cui la donna non partorisce in clinica. Casi rari, tanto che la ruota di Bergamo, realizzata nel 2019, ha suonato solo un'altra volta, nel 2023. Il buon senso si interroga sul motivo per cui una donna scelga l'aborto quando può non tenere il figlio e farlo vivere. Forse la risposta sta in questo: le donne, nella maggior parte dei casi, pensano che con l'aborto tutto finisca. Niente più pensieri. Portare a termine una gravidanza e poi dare il bambino in adozione le condannerebbe invece per tutta la vita a pensare che il proprio figlio vive da qualche parte senza la madre. Un pensiero terribile. Ma dopo aver abortito, prima o poi, un pensiero ben più terribile si affaccia alla loro mente: ho ucciso mio figlio.<br />I genitori di Pietro invece non hanno scelto l'aborto e quindi rientrano, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in quelle 4 gravidanze indesiderate su 10 che non terminano in aborto. Superfluo a dire, la Culla per la vita è malvista dagli attivisti pro-choice proprio perché offre un'alternativa all'aborto. L'uccisione del figlio deve essere l'unica opzione e quindi, come tale, soluzione ineludibile. Un odio particolare circonda la Culla per la vita per il semplice motivo che è un inno alla vita. Il suo stesso esistere - un'esistenza che per anni può rimanere silente - parla di accoglienza e non di rifiuto, di cura e non di abbandono, di responsabilità e non di irresponsabilità, di fiducia nel futuro e non di disperazione, di dolore senza annichilimento e non di sofferenza autodistruttiva. Il secondo termine di queste coppie di sostantivi sono invece gli attori principali di ogni scelta abortiva. La Culla per la Vita quindi contesta in radice tutto il fenomeno abortivo e lo smaschera per quello che è: un omicidio, tra l'altro compiuto sebbene ci sia un'alternativa e un'alternativa valida.<br />Mamma e papà hanno scritto a Pietro. Ora vogliamo immaginarci che anche Pietro scriva loro con altrettanta semplicità: «Grazie per avermi messo al mondo e grazie per il vostro amore. Anch'io vi amo e vi aspetto». E sì, perché il gesto compiuto da questa coppia di genitori può non essere l'ultima parola in questa storia a tre. Mamma e papà sono ancora in tempo per ripensarci. Questo è l'invito implicito rivolto con grandissima delicatezza e profonda speranza dall'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo alla mamma: l'ospedale «intende inoltre rivolgere un pensiero alla mamma, nella piena consapevolezza della delicatezza del momento: qualora ne sentisse il bisogno, potrà rivolgersi alla struttura in qualsiasi momento. Le saranno assicurate accoglienza, ascolto e ogni supporto sanitario e umano, nel massimo rispetto della sua tutela. L'ASST Papa Giovanni XXIII continuerà a prendersi cura del bambino con dedizione e professionalità, garantendo al contempo la massima discrezione nei confronti di tutte le persone coinvolte».<br />Crediamo fermamente nella Divina Provvidenza e quindi proprio non ci riesce di pensare che esista un ostacolo talmente insormontabile da impedire a Pietro di tornare tra le braccia della sua mamma e del suo papà. Perché non c'è miglior culla della vita che la propria famiglia.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174455</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:16:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174455/culla_per_la_vita_malvista.mp3" length="4655304" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8556

CULLA PER LA VITA MALVISTA PERCHE' OSTACOLA L'ABORTO
di Tommaso Scandroglio
 
«Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8556" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8556</a><br /><br />CULLA PER LA VITA MALVISTA PERCHE' OSTACOLA L'ABORTO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da morire». Un commiato che sa di testamento. Una lettera scritta intingendo la penna nel calamaio del cuore da una mamma e un papà che, domenica scorsa, hanno deciso di affidare alla Culla per la vita della Croce rossa di Bergamo il loro neonato che ora sta bene.<br />Due righe di lettera, vergata con il sangue, per contenere lo strazio di due anime, per racchiudere in sé il passato - «ti abbiamo amato» - il presente - «ti amo da morire» - e il futuro - «Ti auguro tanta gioia e serenità». E viene da domandarsi se tanto amore non fosse sufficiente a tenere tre le braccia di mamma e papà il piccolo Pietro, questo il nome provvisorio scelto dai medici per il neonato. Pare di no.<br />Seppur nel dramma, questa vicenda profuma di profonda umanità. Pietro non è un bimbo rifiutato, scartato come nell'aborto. È un bimbo che è passato dalle braccia dei genitori ad altre braccia. Pietro non è venuto al mondo per essere ucciso, ma per vivere ed è questo che emerge con forza dalle righe scritte da mamma e papà. Hanno scelto la vita per il loro figlio, che sentiranno come loro per sempre, come giusto che sia. Ecco perché si chiama Culla per la vita questa moderna ruota degli esposti. Manco a dirlo è stata una invenzione della Chiesa, tanto provvidenziale che nella sola Milano tra il 1845 e il 1864 vennero abbandonati nella Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti in Santa Caterina alla Ruota ben 85.267 neonati, in tempi in cui la fertilità di coppia era alle stelle così come la mortalità perinatale (le operaie milanesi partorivano in media 13,7 figli. Cfr. M. Barbagli - D. Kertzer, Storia della famiglia in Europa: Dal Cinquecento alla rivoluzione francese, Laterza, 2002, pp. 237-239). I trovatelli, così chiamati perché trovati nella ruota, poi non di rado venivano battezzati con il nome di Esposito.<br />Oggi, come è noto, la donna può partorire in ospedale in pieno anonimato e non riconoscere il figlio. Ciò detto vi sono casi, come questo, in cui la donna non partorisce in clinica. Casi rari, tanto che la ruota di Bergamo, realizzata nel 2019, ha suonato solo un'altra volta, nel 2023. Il buon senso si interroga sul motivo per cui una donna scelga l'aborto quando può non tenere il figlio e farlo vivere. Forse la risposta sta in questo: le donne, nella maggior parte dei casi, pensano che con l'aborto tutto finisca. Niente più pensieri. Portare a termine una gravidanza e poi dare il bambino in adozione le condannerebbe invece per tutta la vita a pensare che il proprio figlio vive da qualche parte senza la madre. Un pensiero terribile. Ma dopo aver abortito, prima o poi, un pensiero ben più terribile si affaccia alla loro mente: ho ucciso mio figlio.<br />I genitori di Pietro invece non hanno scelto l'aborto e quindi rientrano, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in quelle 4 gravidanze indesiderate su 10 che non terminano in aborto. Superfluo a dire, la Culla per la vita è malvista dagli attivisti pro-choice proprio perché offre un'alternativa all'aborto. L'uccisione del figlio deve essere l'unica opzione e quindi, come tale, soluzione ineludibile. Un odio particolare circonda la Culla per la vita per il semplice motivo che è un inno alla vita. Il suo stesso esistere - un'esistenza che per anni può rimanere silente - parla di accoglienza e non di rifiuto, di cura e non di abbandono, di responsabilità e non di irresponsabilità, di fiducia nel futuro e non di disperazione, di dolore senza annichilimento e non di sofferenza autodistruttiva. Il secondo termine di queste coppie di sostantivi sono invece gli attori principali di ogni scelta abortiva. 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E così due giorni fa, in Spagna, la 25enne Noelia Castillo Ramos è stata uccisa secondo un protocollo medico. In termini tecnici questo omicidio si chiama eutanasia.<br />L'origine del dramma di quest'anima trista? Nessuno ha il coraggio di dirlo: il divorzio dei genitori. Vietato negare che il divorzio non uccida almeno nell'intimo i figli. Dunque lì iniziano per Noelia le sue sofferenze psicologiche che la porteranno a sottoporsi a cure psichiatriche fin da quando aveva 13 anni. Passa l'adolescenza lontano dalla famiglia in vari istituti e in una casa famiglia. Una ragazza così fragile è la vittima perfetta dei lupi. Viene violentata dal suo ex e da due ragazzi in discoteca. Gli stupri plurimi sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sua immane sofferenza: nel 2022 tenta il suicidio gettandosi da una finestra del quinto piano di un palazzo. Sopravvive, ma rimane paraplegica. Non camminerà più.<br />Per sempre inchiodata su una carrozzina. In un'intervista su Antena 3, registrata 24 ore prima che morisse (fin dove giunge la pietas mediatica...), Noelia afferma di soffrire di disturbo borderline di personalità e disturbo ossessivo-compulsivo. Non ci sorprende dopo quello che ha passato. E non ci sorprende nemmeno sapere che una persona non pienamente in sé, come da lei stessa ammesso, possa legalmente accedere all'eutanasia, dato per poter far esercitare i cosiddetti diritti civili non si va tanto per il sottile. La giovane «conserva la capacità di prendere qualsiasi tipo di decisione, inclusa quella di sottoporsi all'eutanasia» sovrascrivono i giudici sull'evidenza che dice altro. Infatti il libero consenso dovrebbe significare anche libero da condizionamenti derivanti da disturbi psichiatrici.<br />LA RICHIESTA DI EUTANASIA<br />Torniamo indietro di qualche anno. Nel luglio del 2024 la Commissione catalana di garanzia e valutazione approva la sua richiesta di eutanasia. Il padre impugna la decisione. Il 1° agosto il Tribunale Amministrativo di Barcellona sospende la procedura: Noelia sarebbe dovuta morire il giorno dopo. Inizia una battaglia legale tra il padre che la vuole viva e la figlia che si vuole morta. Il Tribunale di Barcellona conferma la legittimità di uccidere quest'anima in pena. Il padre si oppone nuovamente, ma l'Alta Corte di Giustizia della Catalogna conferma la sentenza di primo grado. Il padre non si arrende, ma viene sconfitto ripetutamente: dalla Corte Suprema poi dalla Corte Costituzionale ed infine dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Non accanimento giuridico, ma speranza di un padre contro ogni speranza legale.<br />Sempre ad Antena 3 Noelia ha raccontato: «Non avevo obiettivi né scopi. Non ho voglia di fare niente, di uscire, nemmeno di mangiare. Mi sono sempre sentita sola, mai capita e nessuno ha mai provato empatia per me». Leggete qui cosa ha scritto il 13enne che accoltellato la sua professoressa di francese a Trescore nel bergamasco prima di compiere l'efferato gesto: «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco. [...] Sono stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose. [...] La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me. [...] La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo».<br />Certo, le due vicende sono molto differenti, ma presentano tratti comuni. Il primo: la vita non ha più senso. E quando la vita perde senso e non trovi più alcuna soluzione per darne a lei uno, ecco che l'unica risposta è la morte. Morte data a sé o morte inflitta. Nella morte c'è il senso di una vita senza scopo. Nel Caligola di Albert Camus il tiranno ordina di uccidere in modo indiscriminato molte persone anche a lui vicine e al termine del dramma manda in frantumi lo specchio che lo ritrae, gesto simbolico dell'annientamento di sé e della perdita di unità del "Sé". Caligola volutamente orchestra la propria morte per mano dei congiurati e l'aspetta come atto liberatorio. Allora nella figura disperata di Caligola troviamo unificata l'altrettanto disperata vicenda di Noelia e del ragazzo 13enne.<br />SENZA COMPRENSIONE DEGLI ALTRI<br />In entrambi i casi poi questi ragazzi non sono riusciti nemmeno ad aggrapparsi a quel relitto che è la comprensione degli altri. Non rileva qui se questa vicinanza affettiva è mancata per colpa dei genitori, degli insegnanti e degli amici o perché questi due ragazzi hanno fatto di tutto per evitarla o per un concorso di colpa. Su questo aspetto bisognerebbe essere crudamente onesti fino in fondo. Rileva che questi ragazzi, alla fine, non si sono sentiti stimati e voluti bene. Se una persona percepisce nel proprio cuore questa voce: "Io valgo per lui", non si toglie la vita e non vuole annientare con la morte il mondo che odia, perché inizierà a non odiarsi più e a non odiare più gli altri. Entrambi questi ragazzi sono sprofondati nella solitudine più torbida. Entrambi protestavano contro la mancanza di empatia, di conforto. La solitudine, che era diventata autoemarginazione dettata dalla incomprensione, aveva assunto l'aspetto di un'angusta stanza buia. La morte, per paradosso, una finestra di luce dentro questa stanza.<br />Lo Stato spagnolo - ma quello italiano si sarebbe comportato in modo identico - ha scelto di fare evadere Noelia da quella finestra, ha scelto di farla sedere sulla sedia elettrica dell'eutanasia. I giudici e la legge spagnola sull'eutanasia hanno avallato tutte le ragioni della disperazione, del dolore, della sofferenza di questa ragazza. Hanno confermato Noelia nel suo giudizio che questa vita non ha senso alcuno, che è solo un pacco che, come diceva Ettore Petrolini, la levatrice spedisce al becchino. Questa visione giuridica non è solo liberale, neutra - chi vuole vivere viva e chi vuole morire muoia - bensì è anche e soprattutto schierata con la morte. Ne diviene alfiere. È un diritto che è ontologicamente ferale e letale e che rispecchia e insieme fomenta aneliti tanatofili nella società.<br />Questo accade perché viviamo in Stati privi di trascendenza, di autentiche e alte visioni, Stati vuoti di umanità e immiseriti nell'immanenza dell'utile e del piacere, nell'immanenza di quella banalità così lucidamente e perfettamente condannata da quel ragazzino di 13 anni che la sofferenza, per certi versi, ha fatto maturare anzitempo. E dunque se una giovane chiede di morire perché non ha più speranze e perché non capisce come il dolore possa avere senso, come questa ragazza potrebbe trovare una risposta diversa da quella che lei stessa si è data in uno Stato spogliato da qualsiasi valore decisivo per l'esistenza, denudato da ogni sostanza morale?<br />Sì, che lo Stato torni ad essere etico, ma non in senso hegeliano, bensì cristiano. O almeno umano.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Donazione di organi post-eutanasia, tutti i problemi etici" parla del caso di Noelia che ha riacceso i riflettori sulla donazione di organi a seguito di eutanasia. Un legame che genera pressioni sia per i pazienti che per i medici, favorendo una deriva eutanasica. Il possibile conflitto di interessi. E il rischio che la donazione diventi la causa della morte.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 marzo 2026:<br />Noelia, la ragazza spagnola di 25 anni che è morta per eutanasia il 26 marzo scorso, aveva chiesto che venissero donati i suoi organi dopo la morte. La pratica, oltre ad avere un proprio acronimo - ODE (Organ Donation Euthanasia) - e ad aver meritato l'attenzione di ampia letteratura scientifica sin dai primi anni Duemila, è normata in Belgio, Paesi Bassi, Canada e Spagna. Da noi non esiste una disciplina normativa specifica per il semplice motivo che la donazione può avvenire a seguito di qualsiasi causa che abbia determinato la morte, naturale o volontaria per mano propria o altrui. La combinazione eutanasia-donazione potrebbe ampiamente prendere piede con la diffusione dell'eutanasia dato che, come rilevato dall'articolo scientifico Potential Number of Organ Donors After Euthanasia in Belgium (Numero potenziale di donatori di organi dopo l'eutanasia in Belgio), circa il 10% dei pazienti morti per eutanasia può essere adatto alla donazione. La percentuale è recentemente salita al 14% in Spagna.<br />Un recente articolo scientifico dal titolo Organ Donation After Medical Aid in Dying: An Ethical Overview (Donazione di organi dopo il suicidio assistito: una panoramica etica), pubblicato su Bioethics il novembre scorso, ben sintetizza quali sono le criticità della donazione post-eutanasia. La prima, già rilevata in casa nostra dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) nel 2021 (cfr. Accertamento della morte secondo il criterio cardiocircolatorio e "donazione controllata": aspetti etici e giuridici, 3.1), riguarda l'effetto adiuvante nella decisione di scegliere l'eutanasia generato dalla possibilità di donare gli organi. La persona potrebbe essere condizionata a scegliere l'eutanasia perché in tal modo potrebbe donare gli organi. Decidere di non morire potrebbe venire percepito dal soggetto stesso o anche da altre persone come atto egoistico, soprattutto quando i suoi organi potrebbero salvare un parente o un amico. La pressione psicologica condizionante deriverebbe non solo dalla mera possibilità d]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174435</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:14:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174435/noelia_uccisa_da_uno_stato_senza_umanita.mp3" length="14722687" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8555

NOELIA UCCISA DA UNO STATO SENZA UMANITA'
di Tommaso Scandroglio
 
«Non sopporto più questa famiglia, il dolore, tutto ciò che mi tormenta, tutto quello che ho passato. Voglio solo andarmene in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8555" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8555</a><br /><br />NOELIA UCCISA DA UNO STATO SENZA UMANITA'<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Non sopporto più questa famiglia, il dolore, tutto ciò che mi tormenta, tutto quello che ho passato. Voglio solo andarmene in pace e smettere di soffrire». E così due giorni fa, in Spagna, la 25enne Noelia Castillo Ramos è stata uccisa secondo un protocollo medico. In termini tecnici questo omicidio si chiama eutanasia.<br />L'origine del dramma di quest'anima trista? Nessuno ha il coraggio di dirlo: il divorzio dei genitori. Vietato negare che il divorzio non uccida almeno nell'intimo i figli. Dunque lì iniziano per Noelia le sue sofferenze psicologiche che la porteranno a sottoporsi a cure psichiatriche fin da quando aveva 13 anni. Passa l'adolescenza lontano dalla famiglia in vari istituti e in una casa famiglia. Una ragazza così fragile è la vittima perfetta dei lupi. Viene violentata dal suo ex e da due ragazzi in discoteca. Gli stupri plurimi sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sua immane sofferenza: nel 2022 tenta il suicidio gettandosi da una finestra del quinto piano di un palazzo. Sopravvive, ma rimane paraplegica. Non camminerà più.<br />Per sempre inchiodata su una carrozzina. In un'intervista su Antena 3, registrata 24 ore prima che morisse (fin dove giunge la pietas mediatica...), Noelia afferma di soffrire di disturbo borderline di personalità e disturbo ossessivo-compulsivo. Non ci sorprende dopo quello che ha passato. E non ci sorprende nemmeno sapere che una persona non pienamente in sé, come da lei stessa ammesso, possa legalmente accedere all'eutanasia, dato per poter far esercitare i cosiddetti diritti civili non si va tanto per il sottile. La giovane «conserva la capacità di prendere qualsiasi tipo di decisione, inclusa quella di sottoporsi all'eutanasia» sovrascrivono i giudici sull'evidenza che dice altro. Infatti il libero consenso dovrebbe significare anche libero da condizionamenti derivanti da disturbi psichiatrici.<br />LA RICHIESTA DI EUTANASIA<br />Torniamo indietro di qualche anno. Nel luglio del 2024 la Commissione catalana di garanzia e valutazione approva la sua richiesta di eutanasia. Il padre impugna la decisione. Il 1° agosto il Tribunale Amministrativo di Barcellona sospende la procedura: Noelia sarebbe dovuta morire il giorno dopo. Inizia una battaglia legale tra il padre che la vuole viva e la figlia che si vuole morta. Il Tribunale di Barcellona conferma la legittimità di uccidere quest'anima in pena. Il padre si oppone nuovamente, ma l'Alta Corte di Giustizia della Catalogna conferma la sentenza di primo grado. Il padre non si arrende, ma viene sconfitto ripetutamente: dalla Corte Suprema poi dalla Corte Costituzionale ed infine dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Non accanimento giuridico, ma speranza di un padre contro ogni speranza legale.<br />Sempre ad Antena 3 Noelia ha raccontato: «Non avevo obiettivi né scopi. Non ho voglia di fare niente, di uscire, nemmeno di mangiare. Mi sono sempre sentita sola, mai capita e nessuno ha mai provato empatia per me». Leggete qui cosa ha scritto il 13enne che accoltellato la sua professoressa di francese a Trescore nel bergamasco prima di compiere l'efferato gesto: «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco. [...] Sono stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose. [...] La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me. [...] La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo».<br />Certo, le due vicende sono molto differenti, ma presentano tratti comuni. Il primo: la vita non ha più senso. E quando la vita perde senso e non trovi più alcuna soluzione per darne a lei uno, ecco che l'unica risposta è la...]]></itunes:summary><itunes:duration>921</itunes:duration><itunes:keywords>divorzio,doloripsicologici,eutanasia,noelia,violenze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac0bc6a43410a26d8f6efc4f17090514.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Trump scivola ancora sulla fecondazione artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/trump-scivola-ancora-sulla-fecondazione-artificiale--72174412</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/979" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/979</a><br /><br />TRUMP SCIVOLA ANCORA SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Martedì 24 febbraio si è tenuto il discorso di Donald Trump sullo stato dell'Unione. Molti, ovviamente, i temi toccati. Il presidente degli USA ha anche parlato di fecondazione artificiale, vantandosi che la sua amministrazione è impegnata nell'abbattere i costi di accesso a tale pratica grazie all'ordine esecutivo del 2025 Expanding Access to In Vitro Fertilization. Trump ha infatti affermato: «E stasera c'è la prima cliente in assoluto a ottenere un tale sconto, ed è un grande sconto, Catherine Rayner. Per cinque anni, lei e suo marito hanno lottato contro l'infertilità e si sono rivolti alla fecondazione in vitro. Un farmaco è costato a Catherine 4.000 dollari. Ma qualche settimana fa, si è collegata al sito web e ha acquistato lo stesso farmaco che costava 4.000 dollari, a meno di 500 dollari, con uno sconto di ben più di 3.500 dollari. Catherine, preghiamo tutti per te e sarai una mamma fantastica». Ricordiamo che circa il 94% dei concepiti tramite fecondazione artificiale non vedranno mai la luce. La pratica è quindi altamente letale per i nascituri. Eppure Trump, come è noto, sta battagliando contro l'aborto.<br />Parrebbe allora una contraddizione vivente questo Trump: con una mano tutela la vita nascente contro l'aborto e con l'altra aiuta ad uccidere una pletora di nascituri con la fecondazione artificiale, abbassandone i prezzi e quindi incrementandone la domanda. L'impegno di Trump contro l'aborto non è pro forma, di facciata. Ricordiamo solo qualche esempio. Con un ordine esecutivo ha riapplicato e rafforzato l'emendamento Hyde, che vieta l'uso di fondi federali per aborti volontari. Circa un anno fa il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani aveva espresso l'intenzione di rivedere «i suoi regolamenti e le sue linee guida relative alle leggi federali sulla libertà di coscienza e sull'esercizio della libertà religiosa» anche in merito alla pratica abortiva. Trump ha poi reintrodotto la Mexico City Policy che vieta di finanziare quelle organizzazioni straniere che promuovono l'aborto come metodo di pianificazione familiare; e di recente l'ha anche espansa, attraverso la Promoting Human Flourishing in Foreign Assistance Policy.<br />NON PIACE AI PRO-LIFE<br />Di contro, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto ad un tribunale federale di sospendere un giudizio che voleva limitare l'accesso alla pillola abortiva a base di mifepristone e vietare il suo smercio on line, questo per dare tempo alla Food and Drug Administration di rivedere le sue indicazioni in merito alla sicurezza, per la salute della donna, del preparato abortivo. Questa mossa dell'amministrazione Trump ovviamente non è piaciuta ai pro-life.<br />Dunque, abbiamo un presidente che prende alcune decisioni sicuramente pro-life, altre interlocutorie e altre infine, vedi la fecondazione extracorporea, pro-choice. Per quale motivo? Le ragioni potrebbero essere più di una. Tentiamo di individuarne almeno due, rimanendo nell'ambito delle ipotesi. In primo luogo vale la regola del consenso elettorale. Vero è che Trump è al suo secondo mandato e quindi è ineleggibile, però, per un politico in carica, l'elettorato è tutto o quasi tutto. E dunque su un versante deve compiacere i pro-life e su altro fronte mostrarsi moderato. Se l'aborto richiama immediatamente il concetto di "uccisione del bambino", perché è questo il discrimen tra abortisti e anti-abortisti, la fecondazione artificiale invece non richiama nell'immaginario collettivo la morte del nascituro, ma, all'opposto, la sua nascita. Richiama la vita. Nella percezione collettiva la fecondazione extracorporea non è una pratica drammatica come l'aborto, ma anzi uno strumento benefico che evita il dramma della sterilità e dell'infertilità. Perciò la Fivet è meno divisiva dell'aborto. Insomma, sul piano politico è assai spinoso attaccare la Fivet. Di contro, il suo appoggio è ben visto socialmente e vantaggioso sul versante politico.<br />LA POSSIBILITÀ DI ACQUISTARE LA PILLOLA ABORTIVA ON LINE<br />Poi vi sono questioni di competenza dietro cui Trump può facilmente nascondersi quando gli fa comodo, dato che le questioni eticamente sensibili sono assai divisive e in genere sono una rogna per qualsiasi politico, eccetto per quei politici fortemente ideologizzati. In tal senso un caso paradigmatico è la possibilità di acquistare la pillola abortiva on line e riceverla a casa. Se una donna vive in uno Stato in cui è vietato abortire potrebbe aggirare il divieto e comprarla in Internet. Come si ricorderà, la Corte Suprema ha demandato ad ogni Stato la disciplina normativa relativa all'accesso all'aborto. Tale compravendita quindi interessa, in senso stretto, più il potere legislativo di ogni Stato che il potere legislativo del Congresso o l'esecutivo. Naturale che Trump potrebbe intervenire anche in questo caso, ma sarebbe come entrare a gamba tesa nelle legislazioni dei 50 Stati USA e contraddire la Corte Suprema, di cui ben tre membri sono stati da lui nominati.<br />Poi, se vogliamo trovare un altro motivo di questa schizofrenia di Trump in merito alle questioni di bioetica, possiamo ricordare che c'è differenza tra essere pro-vita e pronatalista. Il vero pro-vita è a favore della vita, la tutela, ma non la tutela usando qualsiasi mezzo. Fa il tifo per le nascite e dunque è contro l'aborto, ma anche contro la provetta perché quel mezzo è mortifero e attenta alla dignità del nascituro. Il pronatalista è invece a favore della natalità, costi quel che costi: facciamo nascere più bambini possibili in qualsiasi modo, anche ricorrendo alla fecondazione artificiale. Può essere che Trump si allinei con questo ultimo orientamento. E così toglie fondi alle organizzazioni abortiste e sovvenziona la fecondazione extracorporea.<br />Che sia un motivo o l'altro o entrambi, pare certo che le sue scelte su aborto e fecondazione artificiale non nascano dall'adesione a principi pro-life un po' intorbiditi da interessi politici, bensì da calcolo, da utilità e da strategie politiche. Quindi pro-life sì, ma fino ad un certo punto, fino a quando conviene. Trump è più politico che pro-life.<br />In merito a noi e al di là delle intenzioni che si agitano nella testa di Trump, plaudiamo a lui quando difende i bambini nel ventre delle loro madri e critichiamolo quando invece attenta alla loro vita. In sintesi, seguiamo la ricetta di San Paolo che ci esorta a «vagliare ogni cosa e trattenere ciò che è buono» (1 Tessalonicesi 5,21).<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174412</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 19:11:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174412/trump_scivola_ancora.mp3" length="6526114" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/979

TRUMP SCIVOLA ANCORA SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
di Tommaso Scandroglio
 
Martedì 24 febbraio si è tenuto il discorso di Donald Trump sullo stato dell'Unione. Molti, ovviamente, i temi toccati....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/979" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/979</a><br /><br />TRUMP SCIVOLA ANCORA SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Martedì 24 febbraio si è tenuto il discorso di Donald Trump sullo stato dell'Unione. Molti, ovviamente, i temi toccati. Il presidente degli USA ha anche parlato di fecondazione artificiale, vantandosi che la sua amministrazione è impegnata nell'abbattere i costi di accesso a tale pratica grazie all'ordine esecutivo del 2025 Expanding Access to In Vitro Fertilization. Trump ha infatti affermato: «E stasera c'è la prima cliente in assoluto a ottenere un tale sconto, ed è un grande sconto, Catherine Rayner. Per cinque anni, lei e suo marito hanno lottato contro l'infertilità e si sono rivolti alla fecondazione in vitro. Un farmaco è costato a Catherine 4.000 dollari. Ma qualche settimana fa, si è collegata al sito web e ha acquistato lo stesso farmaco che costava 4.000 dollari, a meno di 500 dollari, con uno sconto di ben più di 3.500 dollari. Catherine, preghiamo tutti per te e sarai una mamma fantastica». Ricordiamo che circa il 94% dei concepiti tramite fecondazione artificiale non vedranno mai la luce. La pratica è quindi altamente letale per i nascituri. Eppure Trump, come è noto, sta battagliando contro l'aborto.<br />Parrebbe allora una contraddizione vivente questo Trump: con una mano tutela la vita nascente contro l'aborto e con l'altra aiuta ad uccidere una pletora di nascituri con la fecondazione artificiale, abbassandone i prezzi e quindi incrementandone la domanda. L'impegno di Trump contro l'aborto non è pro forma, di facciata. Ricordiamo solo qualche esempio. Con un ordine esecutivo ha riapplicato e rafforzato l'emendamento Hyde, che vieta l'uso di fondi federali per aborti volontari. Circa un anno fa il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani aveva espresso l'intenzione di rivedere «i suoi regolamenti e le sue linee guida relative alle leggi federali sulla libertà di coscienza e sull'esercizio della libertà religiosa» anche in merito alla pratica abortiva. Trump ha poi reintrodotto la Mexico City Policy che vieta di finanziare quelle organizzazioni straniere che promuovono l'aborto come metodo di pianificazione familiare; e di recente l'ha anche espansa, attraverso la Promoting Human Flourishing in Foreign Assistance Policy.<br />NON PIACE AI PRO-LIFE<br />Di contro, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto ad un tribunale federale di sospendere un giudizio che voleva limitare l'accesso alla pillola abortiva a base di mifepristone e vietare il suo smercio on line, questo per dare tempo alla Food and Drug Administration di rivedere le sue indicazioni in merito alla sicurezza, per la salute della donna, del preparato abortivo. Questa mossa dell'amministrazione Trump ovviamente non è piaciuta ai pro-life.<br />Dunque, abbiamo un presidente che prende alcune decisioni sicuramente pro-life, altre interlocutorie e altre infine, vedi la fecondazione extracorporea, pro-choice. Per quale motivo? Le ragioni potrebbero essere più di una. Tentiamo di individuarne almeno due, rimanendo nell'ambito delle ipotesi. In primo luogo vale la regola del consenso elettorale. Vero è che Trump è al suo secondo mandato e quindi è ineleggibile, però, per un politico in carica, l'elettorato è tutto o quasi tutto. E dunque su un versante deve compiacere i pro-life e su altro fronte mostrarsi moderato. Se l'aborto richiama immediatamente il concetto di "uccisione del bambino", perché è questo il discrimen tra abortisti e anti-abortisti, la fecondazione artificiale invece non richiama nell'immaginario collettivo la morte del nascituro, ma, all'opposto, la sua nascita. Richiama la vita. Nella percezione collettiva la fecondazione extracorporea non è una pratica drammatica come l'aborto, ma anzi uno strumento benefico che evita il dramma della sterilità e dell'infertilità. 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L'occasione è opportuna per farsi una domanda: negli States la cultura pro-life sta crescendo o diminuendo? Proviamo a mettere insieme un po' di dati. Partiamo dalle rilevazioni di Gallup, nota agenzia demoscopica, e isoliamo due dati tra i molti.<br />Dal 1995 al 2025 la Gallup ha posto ai suoi intervistati la seguente domanda: «In merito all'aborto, ti consideri pro-scelta [pro-choice] o pro-vita [pro-life]?». A maggio 2025 i pro-choice erano al 51% e i pro-life al 43%. A parte il periodo 2008-2014 in cui la maggioranza si spostava in modo alternato tra i due schieramenti, i pro-choice sono sempre stati in maggioranza, scostandosi dai pro-life per pochi punti percentuali. Una differenza però notevole è avvenuta tra maggio 2021 e maggio 2022. Infatti per i pro-life c'è stato un salto di 8 punti percentuali verso il basso in un solo anno: dal 47% al 39%. Di converso, nello stesso periodo i pro-choice sono balzati dal 49% al 55%. Un simile balzo non si era mai visto (eccetto per il periodo 1995-97, ma a parti invertite). Quale la spiegazione?<br />Nel giugno del 2022 fu emessa la famosa sentenza della Corte Suprema Dobbs vs Jackson Women's Health Organization che cassò la famigerata sentenza Roe vs Wade delegando ai singoli Stati la disciplina normativa sull'aborto. Nei mesi precedenti i social, i media, gli influencer, le lobby abortiste e ovviamente tutto il Partito Democratico scesero in guerra contro l'imminente decisione della Corte Suprema che voleva mandare in soffitta la Roe. Risultato: l'opinione pubblica si orientò a favore dell'aborto. Da allora le due percentuali di favorevoli e contrari all'aborto si stanno gradualmente e nuovamente ravvicinando, anche se attualmente i pro-choice sono ancora sopra la propria media e i pro-life sono ancora sotto la propria media.<br />I SOSTENITORI DELLA LEGALIZZAZIONE<br />Altro quesito della Gallup: «Pensi che l'aborto debba essere legale in ogni circostanza, solo in determinate circostanze o illegale in ogni circostanza?». La rilevazione in questo caso parte dal 1975. In tutto questo periodo i sostenitori della legalizzazione hanno sempre vinto attestandosi sulla media del 53%; al secondo posto si trovano i sostenitori della legalizzazione in qualsiasi circostanza, con una media del 26,5%; e infine i sostenitori del divieto di legalizzazione che si assestano al 17,5%. Anche questa volta l'incombente sentenza della Corte Suprema fece sentire il suo peso: tra maggio 2021 e maggio 2022 i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque salirono dal 32% al 35% continuando un trend in crescita che era iniziato nel 2019. Aumentarono anche i sostenitori della legalizzazione parziale e invece coloro che volevano il divieto di legalizzazione sprofondarono da un 19% del 2021 ad un 13% del 2022. Questi picchi così marcati e repentini non si erano mai visti negli ultimi 50 anni. Oggi i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque sono al 30%, quindi sopra alla media di circa 4 punti; i favorevoli in alcune circostanze sono al 55%, perciò sopra di due punti alla media e i favorevoli al divieto sono al 13%, sotto la media di 4,5 punti. L'andamento degli anni 2022-2025 potrebbe, ma è mera ipotesi, suggerire un ritorno nella media per tutte e tre le categorie nel prossimo futuro. In sintesi: la sentenza Dobbs ha inferocito lo schieramento pro-choice e il risultato è stato uno spostamento sensibile dell'orientamento culturale su posizioni favorevoli all'aborto. Ecco perché su 16 referendum sulle normative abortiste promossi in altrettanti Stati dopo la sentenza Dobbs, 13 hanno visto come vincitori i pro-choice. Lo slittamento verso posizioni liberali ha poi determinato un incremento degli aborti.<br />DIVIETI TOTALI DI ABORTO<br />A tal proposito leggiamo il report #WeCount: «Il numero di Stati in cui l'aborto è stato completamente vietato è aumentato da 9 a luglio 2022 a 14 a giugno 2023. [...] Nel luglio 2022, l'aborto era legale oltre le sei settimane in 39 Stati e a Washington DC, ma questo numero è sceso a 35 entro giugno 2023. [...] Negli Stati con divieti totali di aborto, complessivamente ci sono stati 94.930 aborti clinici in meno», rappresentando una diminuzione del 100%. «Gli Stati in cui è stato praticato l'aborto con alcuni divieti o limitato a sei settimane hanno avuto 114.590 aborti in meno rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato in base ai numeri pre-Dobbs». Eppure complessivamente gli aborti non sono diminuiti, ma aumentati: «Rispetto al numero medio mensile di aborti osservati nel periodo precedente alla decisione Dobbs di aprile e maggio 2022, si sono verificati 2.200 aborti cumulativi in più durante i 12 mesi da luglio 2022 a giugno 2023. [...] Negli Stati in cui l'aborto è rimasto legale si è registrato in media un aumento di 9.733 aborti al mese e un totale cumulativo di 116.790 aborti in più in quegli Stati nei 12 mesi successivi a Dobbs rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato», questo anche perché se una donna non può abortire nel proprio Stato si trasferisce in un altro. I dati fin qui esposti non comprendono poi l'acquisto di pillole abortive in Internet: nel primo anno dopo la Dobbs c'è stato un aumento di aborti effettuati con questa modalità del 72%, rappresentando l'8% di tutti gli aborti. L'incremento è sempre causato dai nuovi vincoli presenti in alcuni Stati.<br />Azzardiamo un giudizio sintetico su questi dati: la Dobbs non ha incrementato gli aborti, ma ha rinvigorito il fronte abortista e dunque la sua propaganda, conquistando così alla causa sempre maggiori consensi. Questo insegna che non basta una sentenza per far cambiare cuore e menti alle persone. Non solo non basta una sentenza, ma non bastano molti divieti o limitazioni statali, né bastano gli interventi governativi di Donald Trump per limitare gli aborti, seppure siano tutte azioni necessarie. Ricorrendo ad una metafora bellica, potremmo dire che i tre poteri dello Stato - giudiziario, legislativo ed esecutivo - sono stati come la cavalleria che attacca il nemico. Quest'ultimo ha reagito usando la fanteria, ossia l'arma culturale: media, social, lobby, etc. Risultato: i pro-choice non solo hanno respinto il nemico che voleva conquistare terreno, ma hanno fatto perdere a quest'ultimo alcuni suoi territori. Cosa dunque è mancato? La fanteria dei pro-life, ossia un sostegno alla cavalleria con gli strumenti della persuasione culturale. Corte Suprema, alcuni Stati e il governo hanno fatto qualcosa, a volte molto, e dovevano farlo, ma non è stato sufficiente. Senza un cambio valoriale delle coscienze, la spinta abortista troverà sì dei nuovi ostacoli, ma non insuperabili.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70106092</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:22:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70106092/usa_cosa_ci_dice_il_sondaggio_gallup.mp3" length="8123567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8457

USA, COSA CI DICE IL SONDAGGIO GALLUP SU ABORTISTI E PRO-VITA di Tommaso Scandroglio
 
Il 23 gennaio scorso si è svolta a Washington l'usuale Marcia per la Vita. L'occasione è opportuna per farsi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8457" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8457</a><br /><br />USA, COSA CI DICE IL SONDAGGIO GALLUP SU ABORTISTI E PRO-VITA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il 23 gennaio scorso si è svolta a Washington l'usuale Marcia per la Vita. L'occasione è opportuna per farsi una domanda: negli States la cultura pro-life sta crescendo o diminuendo? Proviamo a mettere insieme un po' di dati. Partiamo dalle rilevazioni di Gallup, nota agenzia demoscopica, e isoliamo due dati tra i molti.<br />Dal 1995 al 2025 la Gallup ha posto ai suoi intervistati la seguente domanda: «In merito all'aborto, ti consideri pro-scelta [pro-choice] o pro-vita [pro-life]?». A maggio 2025 i pro-choice erano al 51% e i pro-life al 43%. A parte il periodo 2008-2014 in cui la maggioranza si spostava in modo alternato tra i due schieramenti, i pro-choice sono sempre stati in maggioranza, scostandosi dai pro-life per pochi punti percentuali. Una differenza però notevole è avvenuta tra maggio 2021 e maggio 2022. Infatti per i pro-life c'è stato un salto di 8 punti percentuali verso il basso in un solo anno: dal 47% al 39%. Di converso, nello stesso periodo i pro-choice sono balzati dal 49% al 55%. Un simile balzo non si era mai visto (eccetto per il periodo 1995-97, ma a parti invertite). Quale la spiegazione?<br />Nel giugno del 2022 fu emessa la famosa sentenza della Corte Suprema Dobbs vs Jackson Women's Health Organization che cassò la famigerata sentenza Roe vs Wade delegando ai singoli Stati la disciplina normativa sull'aborto. Nei mesi precedenti i social, i media, gli influencer, le lobby abortiste e ovviamente tutto il Partito Democratico scesero in guerra contro l'imminente decisione della Corte Suprema che voleva mandare in soffitta la Roe. Risultato: l'opinione pubblica si orientò a favore dell'aborto. Da allora le due percentuali di favorevoli e contrari all'aborto si stanno gradualmente e nuovamente ravvicinando, anche se attualmente i pro-choice sono ancora sopra la propria media e i pro-life sono ancora sotto la propria media.<br />I SOSTENITORI DELLA LEGALIZZAZIONE<br />Altro quesito della Gallup: «Pensi che l'aborto debba essere legale in ogni circostanza, solo in determinate circostanze o illegale in ogni circostanza?». La rilevazione in questo caso parte dal 1975. In tutto questo periodo i sostenitori della legalizzazione hanno sempre vinto attestandosi sulla media del 53%; al secondo posto si trovano i sostenitori della legalizzazione in qualsiasi circostanza, con una media del 26,5%; e infine i sostenitori del divieto di legalizzazione che si assestano al 17,5%. Anche questa volta l'incombente sentenza della Corte Suprema fece sentire il suo peso: tra maggio 2021 e maggio 2022 i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque salirono dal 32% al 35% continuando un trend in crescita che era iniziato nel 2019. Aumentarono anche i sostenitori della legalizzazione parziale e invece coloro che volevano il divieto di legalizzazione sprofondarono da un 19% del 2021 ad un 13% del 2022. Questi picchi così marcati e repentini non si erano mai visti negli ultimi 50 anni. Oggi i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque sono al 30%, quindi sopra alla media di circa 4 punti; i favorevoli in alcune circostanze sono al 55%, perciò sopra di due punti alla media e i favorevoli al divieto sono al 13%, sotto la media di 4,5 punti. L'andamento degli anni 2022-2025 potrebbe, ma è mera ipotesi, suggerire un ritorno nella media per tutte e tre le categorie nel prossimo futuro. In sintesi: la sentenza Dobbs ha inferocito lo schieramento pro-choice e il risultato è stato uno spostamento sensibile dell'orientamento culturale su posizioni favorevoli all'aborto. Ecco perché su 16 referendum sulle normative abortiste promossi in altrettanti Stati dopo la sentenza Dobbs, 13 hanno visto come vincitori i pro-choice. Lo slittamento verso posizioni liberali ha poi determinato un...]]></itunes:summary><itunes:duration>508</itunes:duration><itunes:keywords>agenziademoscopica,gallup,prochoice,prolife,sentenzadobbs</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c888424a055b993ce039da3ce6032a4a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Partorisce una bimba non sua: il problema all'origine è la Fivet</title><link>https://www.spreaker.com/episode/partorisce-una-bimba-non-sua-il-problema-all-origine-e-la-fivet--70105984</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8456</a><br /><br />PARTORISCE UNA BIMBA NON SUA: IL PROBLEMA ALL'ORIGINE E' LA FIVET di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Partorisce una bambina non sua. Non è un caso di maternità surrogata, ma ci siamo vicini. Tiffany Score e Steven Mills avevano congelato tre embrioni nel 2020 presso il Fertility Center di Orlando, in Florida. Nel 2025 decidono che è arrivato il momento di impiantare uno di quegli embrioni nell'utero di Tiffany. La bambina, di nome Shea, nasce l'11 dicembre scorso, ma si capisce subito che qualcosa non è andato per il verso giusto. Infatti ha la pelle scura e invece la coppia ha la pelle bianca. Naturalmente si sottopongono anche al test genetico, che conferma la prima impressione: quella bambina non è biologicamente figlia né di Tiffany né di Steven. Da qui un paio di domande semplici semplici: di chi è figlia? E i loro figli-embrioni dove sono?<br />Passa qualche giorno e la coppia ormai si è affezionata alla bambina, bambina «che amiamo più di quanto le parole possano esprimere», hanno scritto in un post su Facebook. È evidente: se la porti in grembo per nove mesi non può che accadere questo, sia per la donna che per l'uomo che le è accanto. Da qui il loro timore che i genitori biologici la possano reclamare da un giorno all'altro per portarsela via. Nello stesso tempo vogliono comunque individuare i suoi veri genitori per soddisfare un «obbligo morale», per usare una loro espressione. Infine, per chiudere, Tiffany e Steven sono angosciati per la sorte dei loro figli allo stadio di embrioni perché non sanno che fine hanno fatto: sono ancora congelati? Sono andati dispersi o distrutti? Oppure anche loro sono stati impiantati nell'utero di una donna che non è loro madre? La loro angoscia è anche sana perché rivela il segreto di Pulcinella: se soffri per loro significa che sono già figli, sono già esseri umani. Avete mai visto una persona angosciarsi per un grumo di cellule? Superfluo aggiungere che la coppia ha intentato una causa legale contro la clinica.<br />Qualcuno potrebbe non scandalizzarsi granché: ogni tanto capita uno scambio di bambini appena nati. In fondo non ci sarebbe poi così tanta differenza tra un errore che riguarda una provetta e uno che riguarda una culla. Giudizio non condivisibile. A parte il fatto che anche un scambio di neonati è anch'esso grave, nel caso in questione la gravità aumenta. Qui abbiamo una bambina che per nove mesi si è formata nelle viscere di una donna, che ha intessuto la sua vita biologica, ma anche psicologica e sociale, con quella della madre, facendosi già amare come figlia dalla coppia. Inoltre, se nello scambio dei bebè nelle culle, qualora l'errore venisse scoperto nell'immediato, la svista è in genere riparabile, in questo caso invece la bambina, forse agevolmente, potrà trovare i suoi genitori biologici, ma, da quello che emerge, non così facilmente Tiffany e Steven potranno recuperare i loro figli. In breve, è più facile rintracciare un neonato che un embrione. A margine: pensate se lo scambio di embrioni avesse riguardato non una bambina di colore, ma una bambina con la pelle chiara. Nessuno probabilmente se ne sarebbe mai accorto.<br />Al di fuori dei parti da provetta, se il neonato ha la pelle scura e i genitori sono invece bianchi si pensa subito ad un tradimento della donna. Anche nel nostro caso però un tradimento c'è stato. È quello dell'ordine naturale delle cose il quale esige che un bambino nasca da un atto d'amore fisico tra una madre e un padre, un atto che principia la vita nel ventre di lei, la qual vita si svilupperà sempre nel suo ventre, lontano da provette, microscopi e freezer. E qui sta il punto di questa vicenda degli equivoci: se tocchi la genesi della vita, gli effetti provocati dai tuoi errori, dato che scaturiscono dal principio del processo procreativo, si moltiplicano in modo logaritmico, si sommano tra loro e, come una valanga, diventano sempre più grandi e si allargano a macchia d'olio. E infatti eccoci qui a contare i danni: tre bambini dispersi o morti o ancora congelati o già dati alla luce ma non dalla loro madre; uno stato d'ansia dei loro genitori in merito alla loro sorte; una bimba che non è figlia di chi l'ha partorita e che forse non crescerà con i propri genitori biologici perché o non si troveranno o non vorranno più una bambina cresciuta nel seno di un'altra donna; l'incertezza di altre coppie che ora potrebbero sospettare di aver portato a casa un bambino non loro e via delirando.<br />I media hanno riportato questa notizia a motivo del suo profilo bizzarro, soprattutto accentuato dal colore della pelle della bambina che nelle foto stride in modo evidente con la bianchezza della pelle della coppia. Tutti si sono giustamente indignati per questo errore. Eppure questo errore è nulla rispetto alla morte dei fratellini della piccola Shea, il cui numero rimarrà per sempre imprecisato, che sono stati sacrificati affinché lei nascesse. Non si è registrata poi nessuna indignazione per i tre figli in azoto liquido che la coppia statunitense ha lasciato in laboratorio per cinque anni e che forse giacciono ancora lì e per gli altri loro fratellini morti anche loro sotto la scure della fallacia di queste tecniche.<br />E questi non sono errori dettati da imperizia, distrazione o mancanza di diligenza, ma atti malvagi compiuti consapevolmente.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70105984</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:22:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70105984/partorisce_una_bimba_non_sua.mp3" length="5447368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8456

PARTORISCE UNA BIMBA NON SUA: IL PROBLEMA ALL'ORIGINE E' LA FIVET di Tommaso Scandroglio
 
Partorisce una bambina non sua. Non è un caso di maternità surrogata, ma ci siamo vicini. Tiffany Score e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8456</a><br /><br />PARTORISCE UNA BIMBA NON SUA: IL PROBLEMA ALL'ORIGINE E' LA FIVET di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Partorisce una bambina non sua. Non è un caso di maternità surrogata, ma ci siamo vicini. Tiffany Score e Steven Mills avevano congelato tre embrioni nel 2020 presso il Fertility Center di Orlando, in Florida. Nel 2025 decidono che è arrivato il momento di impiantare uno di quegli embrioni nell'utero di Tiffany. La bambina, di nome Shea, nasce l'11 dicembre scorso, ma si capisce subito che qualcosa non è andato per il verso giusto. Infatti ha la pelle scura e invece la coppia ha la pelle bianca. Naturalmente si sottopongono anche al test genetico, che conferma la prima impressione: quella bambina non è biologicamente figlia né di Tiffany né di Steven. Da qui un paio di domande semplici semplici: di chi è figlia? E i loro figli-embrioni dove sono?<br />Passa qualche giorno e la coppia ormai si è affezionata alla bambina, bambina «che amiamo più di quanto le parole possano esprimere», hanno scritto in un post su Facebook. È evidente: se la porti in grembo per nove mesi non può che accadere questo, sia per la donna che per l'uomo che le è accanto. Da qui il loro timore che i genitori biologici la possano reclamare da un giorno all'altro per portarsela via. Nello stesso tempo vogliono comunque individuare i suoi veri genitori per soddisfare un «obbligo morale», per usare una loro espressione. Infine, per chiudere, Tiffany e Steven sono angosciati per la sorte dei loro figli allo stadio di embrioni perché non sanno che fine hanno fatto: sono ancora congelati? Sono andati dispersi o distrutti? Oppure anche loro sono stati impiantati nell'utero di una donna che non è loro madre? La loro angoscia è anche sana perché rivela il segreto di Pulcinella: se soffri per loro significa che sono già figli, sono già esseri umani. Avete mai visto una persona angosciarsi per un grumo di cellule? Superfluo aggiungere che la coppia ha intentato una causa legale contro la clinica.<br />Qualcuno potrebbe non scandalizzarsi granché: ogni tanto capita uno scambio di bambini appena nati. In fondo non ci sarebbe poi così tanta differenza tra un errore che riguarda una provetta e uno che riguarda una culla. Giudizio non condivisibile. A parte il fatto che anche un scambio di neonati è anch'esso grave, nel caso in questione la gravità aumenta. Qui abbiamo una bambina che per nove mesi si è formata nelle viscere di una donna, che ha intessuto la sua vita biologica, ma anche psicologica e sociale, con quella della madre, facendosi già amare come figlia dalla coppia. Inoltre, se nello scambio dei bebè nelle culle, qualora l'errore venisse scoperto nell'immediato, la svista è in genere riparabile, in questo caso invece la bambina, forse agevolmente, potrà trovare i suoi genitori biologici, ma, da quello che emerge, non così facilmente Tiffany e Steven potranno recuperare i loro figli. In breve, è più facile rintracciare un neonato che un embrione. A margine: pensate se lo scambio di embrioni avesse riguardato non una bambina di colore, ma una bambina con la pelle chiara. Nessuno probabilmente se ne sarebbe mai accorto.<br />Al di fuori dei parti da provetta, se il neonato ha la pelle scura e i genitori sono invece bianchi si pensa subito ad un tradimento della donna. Anche nel nostro caso però un tradimento c'è stato. È quello dell'ordine naturale delle cose il quale esige che un bambino nasca da un atto d'amore fisico tra una madre e un padre, un atto che principia la vita nel ventre di lei, la qual vita si svilupperà sempre nel suo ventre, lontano da provette, microscopi e freezer. E qui sta il punto di questa vicenda degli equivoci: se tocchi la genesi della vita, gli effetti provocati dai tuoi errori, dato che scaturiscono dal principio del processo procreativo, si moltiplicano in modo logaritmico, si...]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:keywords>bimbanonsua,embrioni,eterologa,fecondazioneartificiale,fivet,problema</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebf7f07964c24bac6d80cc075103393b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultima folle violenza giudiziaria: cambia sesso a 13 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultima-folle-violenza-giudiziaria-cambia-sesso-a-13-anni--70105801</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8455" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8455</a><br /><br />L'ULTIMA FOLLE VIOLENZA GIUDIZIARIA: CAMBIA SESSO A 13 ANNI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Svetonio racconta che l'imperatore Caligola nominò senatore il suo cavallo Incitatus. Se un cavallo può diventare senatore per mano di un imperatore, una bambina può diventare un bambino per volontà di un giudice.<br />La storia, raccontata dal Resto del Carlino, è questa ed è semplice: lei è una ragazzina di 13 anni ed ha una sorella gemella. Uguali in tutto fuorché nella volontà di rimanere nel sesso riconosciuto alla nascita. Ecco allora intraprendere, con il necessario benestare dei genitori, un iter psicologico e ormonale che poi l'ha portata davanti al giudice. Infatti la legge 164/82 permette la rettificazione sessuale, ossia il cambio del nome e del sesso anagrafico, solo grazie al giudizio positivo del giudice che deve verificare le intervenute modificazioni dei caratteri sessuali del richiedente. Nel caso della ragazzina di 13 anni questo giudizio positivo è arrivato dal tribunale di La Spezia. In Italia mai era avvenuto che una minore di così tenera età fosse riuscita ad ottenere il placet per "cambiare" sesso.<br />Il tribunale, valutando «il percorso psicoterapico seguito con costanza, le terapie ormonali praticate con successo e la matura gestione del disagio sociale conseguente al processo di cambiamento» ha accolto il ricorso presentato alla Procura dai genitori, «nella convinzione che (la ragazzina) abbia maturato una piena consapevolezza circa l'incongruenza tra il suo corpo e il vissuto d'identità come fino ad ora sperimentato», così «da consentirle di concludere, altrettanto consapevolmente un progetto volto a ristabilire irreversibilmente uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale».<br /><br />GRADO DI MATURITÀ<br />Viene da domandarsi: ma se una ragazzina di 13 anni può "cambiare" sesso perché non potrebbe anche sposarsi? O perché non potrebbe acquistare casa? Guarda caso i minorenni diventano di colpo capaci giuridicamente di agire solo in certi frangenti. Pensiamo ad esempio all'aborto. L'obiezione è dietro l'angolo: in questo caso si tratta di trattamento sanitario e quindi la decisione è stata dei genitori i quali agiscono come rappresentanti legali del minore. Vero, ma discriminante è stata la valutazione del giudice sul grado di maturità della ragazzina.<br />Ora quale grado di maturità può avere una 13enne soprattutto se deve decidere non a quale scuola superiore vorrebbe iscriversi, ma in merito ad alcuni trattamenti incidenti sul suo corpo e psiche che spesso sono irreversibili? Inoltre, come faceva presente il Centro studi Livatino in un documento del 2018, «un minore in età prepuberale che si trovi in "condizione frequentemente accompagnata da patologie psichiatriche, disturbi dell'emotività e del comportamento"» può esprimere un consenso valido? «Come possono i professionisti del settore garantire che il consenso di un preadolescente affetto da disforia di genere sia "libero e volontario"?». Si rischia cioè di acconsentire ad una volontà disturbata.<br />Infine apprendiamo che la piccola aveva assunto la triptorelina, il famigerato bloccante della pubertà. Un preparato che non fa sviluppare i caratteri sessuali secondari (nei maschi: crescita del pene e dei testicoli, la comparsa dei peli pubici, cutanei e della barba, etc.; nelle femmine: lo sviluppo delle ghiandole mammarie, l'allargamento del bacino, la comparsa di peli pubici ed ascellari, etc.). Ora è acclarato che lo sviluppo psicologico viene grandemente aiutato dallo sviluppo fisico. Io maturo anche perché sento il mio corpo maturare. In particolare la sua maturazione mi aiuta grandemente a percepirmi psicologicamente maschio o femmina, a superare proprio quelle confusioni identitarie che la triptorelina vorrebbe risolvere ed invece acuisce. Bloccare il corpo è bloccare la maturità dei bambini. E dunque il tempo passa, ma la bambina che a 10-12 anni ha subito il blocco della pubertà rischia di ritrovarsi ancora decenne per molti anni a seguire. <br /><br />IN TUTTO IL MONDO SI FA MARCIA INDIETRO<br />Eppure il giudice ha dato il suo benestare. Lo ha dato mentre in tutto il mondo si fa marcia indietro in merito al "cambio" di sesso dei minori. Infatti la Norvegia, la Svezia, alcuni Stati federati Usa, la Finlandia, l'Australia, la Francia e soprattutto il Regno Unito hanno o stanno chiudendo le cliniche per il "cambio" di sesso dei minori. In particolare nel Regno Unito grazie alla cosiddetta Cass Review, una revisione indipendente commissionata dal Servizio Sanitario Nazionale, si è arrivato al divieto di qualsiasi trattamento sui minori, criticando l'approccio affermativo, ossia un approccio clinico che conferma il minore nella sua volontà di "cambiare" il sesso.<br />Questo perché ormai sono di dominio pubblico i diversi danni che si recano ai minori (ma anche ai maggiori di età) a causa di questi trattamenti. Sul piano fisico i rischi possono essere i seguenti: ictus, aumento degli zuccheri nel sangue, costipazione, diarrea, capogiri, mal di testa, vampate, perdita dell'appetito, nausea, insonnia, fastidi allo stomaco, stanchezza o debolezza, vomito, alta pressione, trombi, infarto, diabete, cancro, ipertensione endocranica idiopatica che provoca mal di testa, visione doppia e persino perdita permanente della vista, osteoporosi, danni al fegato, alla crescita, infertilità ed emorragie vaginali.<br />Sul piano psicologico, i rischi possono essere i seguenti: scoppio della libido per le donne che assumono testosterone e mancanza di libido spesso per maschi, sbalzi di umore, atti di autolesionismo, mancanza di sviluppo psicologico, emotivo e cognitivo (calo del QI), lesione della memoria, stati di ansia e panico, disturbo da deficit di attenzione/ iperattività, tic nervosi, disturbo borderline di personalità, disturbi d'ansia, disturbo dello spettro autistico e disturbo post-traumatico da stress, depressione, anoressia, stati psicotici, suicidi e tentati suicidi.<br />Senza poi contare che, citando il documento Gender ideology harms children - L'ideologia gender fa male ai bambini del Collegio americano dei Pediatri, «secondo il DSM-V [Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali], fino al 98% dei bambini con confusione di genere e fino all'88% delle bambine con confusione di genere accettano il proprio sesso biologico dopo che attraversano naturalmente la pubertà».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70105801</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:21:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70105801/l_ultima_folle_violenza_giudiziaria.mp3" length="5622901" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8455

L'ULTIMA FOLLE VIOLENZA GIUDIZIARIA: CAMBIA SESSO A 13 ANNI di Tommaso Scandroglio
 
Svetonio racconta che l'imperatore Caligola nominò senatore il suo cavallo Incitatus. Se un cavallo può...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8455" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8455</a><br /><br />L'ULTIMA FOLLE VIOLENZA GIUDIZIARIA: CAMBIA SESSO A 13 ANNI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Svetonio racconta che l'imperatore Caligola nominò senatore il suo cavallo Incitatus. Se un cavallo può diventare senatore per mano di un imperatore, una bambina può diventare un bambino per volontà di un giudice.<br />La storia, raccontata dal Resto del Carlino, è questa ed è semplice: lei è una ragazzina di 13 anni ed ha una sorella gemella. Uguali in tutto fuorché nella volontà di rimanere nel sesso riconosciuto alla nascita. Ecco allora intraprendere, con il necessario benestare dei genitori, un iter psicologico e ormonale che poi l'ha portata davanti al giudice. Infatti la legge 164/82 permette la rettificazione sessuale, ossia il cambio del nome e del sesso anagrafico, solo grazie al giudizio positivo del giudice che deve verificare le intervenute modificazioni dei caratteri sessuali del richiedente. Nel caso della ragazzina di 13 anni questo giudizio positivo è arrivato dal tribunale di La Spezia. In Italia mai era avvenuto che una minore di così tenera età fosse riuscita ad ottenere il placet per "cambiare" sesso.<br />Il tribunale, valutando «il percorso psicoterapico seguito con costanza, le terapie ormonali praticate con successo e la matura gestione del disagio sociale conseguente al processo di cambiamento» ha accolto il ricorso presentato alla Procura dai genitori, «nella convinzione che (la ragazzina) abbia maturato una piena consapevolezza circa l'incongruenza tra il suo corpo e il vissuto d'identità come fino ad ora sperimentato», così «da consentirle di concludere, altrettanto consapevolmente un progetto volto a ristabilire irreversibilmente uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale».<br /><br />GRADO DI MATURITÀ<br />Viene da domandarsi: ma se una ragazzina di 13 anni può "cambiare" sesso perché non potrebbe anche sposarsi? O perché non potrebbe acquistare casa? Guarda caso i minorenni diventano di colpo capaci giuridicamente di agire solo in certi frangenti. Pensiamo ad esempio all'aborto. L'obiezione è dietro l'angolo: in questo caso si tratta di trattamento sanitario e quindi la decisione è stata dei genitori i quali agiscono come rappresentanti legali del minore. Vero, ma discriminante è stata la valutazione del giudice sul grado di maturità della ragazzina.<br />Ora quale grado di maturità può avere una 13enne soprattutto se deve decidere non a quale scuola superiore vorrebbe iscriversi, ma in merito ad alcuni trattamenti incidenti sul suo corpo e psiche che spesso sono irreversibili? Inoltre, come faceva presente il Centro studi Livatino in un documento del 2018, «un minore in età prepuberale che si trovi in "condizione frequentemente accompagnata da patologie psichiatriche, disturbi dell'emotività e del comportamento"» può esprimere un consenso valido? «Come possono i professionisti del settore garantire che il consenso di un preadolescente affetto da disforia di genere sia "libero e volontario"?». Si rischia cioè di acconsentire ad una volontà disturbata.<br />Infine apprendiamo che la piccola aveva assunto la triptorelina, il famigerato bloccante della pubertà. Un preparato che non fa sviluppare i caratteri sessuali secondari (nei maschi: crescita del pene e dei testicoli, la comparsa dei peli pubici, cutanei e della barba, etc.; nelle femmine: lo sviluppo delle ghiandole mammarie, l'allargamento del bacino, la comparsa di peli pubici ed ascellari, etc.). Ora è acclarato che lo sviluppo psicologico viene grandemente aiutato dallo sviluppo fisico. Io maturo anche perché sento il mio corpo maturare. In particolare la sua maturazione mi aiuta grandemente a percepirmi psicologicamente maschio o femmina, a superare proprio quelle confusioni identitarie che la triptorelina vorrebbe risolvere ed invece acuisce....]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>13anni,cambiaresesso,follia,giudice,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/486c5c97396c30026abec098829fb5cd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ottimo è nemico del bene</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ottimo-e-nemico-del-bene--70105672</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8454" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8454</a><br /><br />L'OTTIMO E' NEMICO DEL BENE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />A volte vogliamo tutto e alla fine stringiamo in mano nulla. Si punta all'ottimo, ma non riusciamo a raggiungere nemmeno il "meglio" o il "buono". Addirittura in alcuni casi ci troviamo in una situazione peggiore della precedente. Pensiamo ad un padre di famiglia che riprende la figlia per ogni suo minimo errore perché desidera che sia perfetta, inappuntabile. Alla fine la figlia cede all'esasperazione, si ribella al padre, volutamente non gli obbedisce più in nulla e fa esattamente e sempre l'opposto di quanto lui le chiede di fare. Si cerca l'ottimo, si ottiene il pessimo. Virtù principe per evitare di fare il passo più lungo della gamba è la prudenza che individua lo strumento migliore per ottenere, nella situazione data, il maggior bene possibile, che a volte non coincide con l'ottimo.<br />Alcuni "ottimi", ossia alcuni fini eccelsi, sono possibili per tutti gli uomini e quindi impossibili per nessuno: la santità. Altri sono possibili solo per alcuni e quindi, a rovescio, impossibili per altri: vincere le Olimpiadi non è da tutti. Da ultimo, altre finalità non sono possibili a nessuno e quindi impossibili a tutti, sono mete che rimarranno sempre irraggiungibili per chiunque: essere onnipotenti. Dunque a volte l'impossibilità è legata alla singola persona, alle sue capacità personali. Parliamo di impossibilità relativa: voler vincere la gara dei 100 metri alle Olimpiadi avendo 90 anni. A volte l'impossibilità è invece legata alla natura umana. Si può parlare di impossibilità assoluta. Ad esempio voler essere onnipotenti è un fine impossibile da ottenere in quanto uomini. È invece nella natura di Dio essere onnipotente. In entrambi i casi possiamo dire che il mezzo non è in alcuno modo adeguato al fine, sia che si parli di capacità naturali che personali. <br />In merito all'impossibilità relativa, potremmo precisare che il fine è umanamente in sé possibile, ma diventa concretamente impossibile da soddisfare per le modalità adottate: un fisico di un novantenne non è "mezzo" adatto a vincere le Olimpiadi. Dunque esiste un fine per natura impossibile e un fine per natura possibile, ma a volte impossibile da soddisfare per i mezzi scelti. <br /><br />VERSANTE MORALE<br />Tutto questo sul piano descrittivo-fattuale. Spostiamoci ora sul piano prescrittivo-etico. Sul versante morale Tommaso d'Aquino ricorda una evidenza: «le cose impossibili non sono oggetto di elezione» (Summa Theologiae, I-II, q. 13, a. 5 c.), cioè non si può scegliere l'impossibile, l'ottimo impossibile da ottenere. Dunque sarebbe irragionevole perseguire un fine impossibile (assolutamente o relativamente impossibile). Ma se l'impossibilità di un'azione è irragionevole, ciò comporta che non solo tentare l'impossibile non è un dovere morale - «Nessuno è tenuto all'impossibile» (Tommaso d'Aquino, Scriptum super sententiis, lib. IV, d. 10, q. 1, a. 4, qc. 5, arg. 2) - ma addirittura è un male morale da cui astenersi, proprio perché contraddice la ragione. Conclusione: ci si deve astenere dall'impossibile, dall'ottimo irraggiungibile e si deve scegliere il maggior bene possibile. Quindi è compito della ragione saper distinguere tra obiettivi possibili (realistici) e obiettivi impossibili (irrealistici) e tra mezzi che rendono possibile raggiungere l'ottimo e mezzi che rendono impossibile raggiungere l'ottimo.<br />Spieghiamo meglio perché è irrazionale voler l'impossibile (il soggetto poi sarà incolpevole se, senza sua responsabilità, non sapeva che il fine era impossibile). Lo illustra molto bene sempre l'Aquinate: «un atto che parte da una buona intenzione può diventare illecito, se è sproporzionato al fine» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 7 c.). Lo scalatore che, preso dalla foga di raggiungere la vetta, cade nel crepaccio, perseguiva un fine possibile ed anche moralmente lecito - ad esempio: scalare l'Everest per dare prova di superare i propri limiti, per ammirare il panorama sul tetto del mondo, etc. - dunque era animato da una buona intenzione, ma nel concreto non ha adottato le modalità di scalata congrue al fine: si è fatto prendere dalla foga. Questa modalità ha trasformato la natura dell'atto: da "dare prova di superare i propri limiti" a "attentare alla propria vita". Esponendosi a così rilevanti rischi per la salute e la vita a causa delle modalità scelte per scalare, l'atto, da buono che era, è diventato malvagio perché non è moralmente lecito esporre la propria vita ad un pericolo mortale se non per giustificati motivi, ossia, sempre in ossequio al principio di proporzione, per fini adeguati. Parimenti per l'impossibilità assoluta: la natura umana non è lo "strumento" adatto per fini che esulano dalle nostre capacità naturali (es.: onnipotenza). <br />C'è da appuntare che Tommaso scrive: «un atto [...] può diventare illecito, se è sproporzionato al fine». L'Aquinate non scrive che l'atto, se è sproporzionato, è sempre illecito. Dunque la sproporzione tra mezzi e fine non qualifica sempre l'atto come illecito. Infatti vi sono sproporzioni che rimangono nell'ambito del lecito perché la ragione le giudica comunque buone: apprezzando i maggiori effetti positivi direttamente ricercati e tollerando i minori effetti negativi non voluti, giudica l'atto globalmente inteso come efficace e quindi moralmente buono. Ad esempio un farmaco cura una certa patologia, ma produce necessariamente alcuni lievi effetti collaterali. La proporzione perfetta tra fine perseguito (l'ottimo ricercato, ossia la guarigione) e modalità per lucrarlo (somministrare un farmaco) sarebbe stata raggiunta se il farmaco non avesse provocato nessun effetto collaterale. Provocandolo, invece, le modalità per soddisfare il fine non sono perfettamente proporzionate al fine, ma ciò nonostante sono moralmente buone perché i benefici superano i danni: l'atto è assai buono seppur non ottimo. Di contro chi sceglie mezzi non congrui per soddisfare fini possibili (scalare l'Everest in un giorno) sicuramente compie un'azione moralmente riprovevole, perché l'impossibilità dei mezzi ci rivela che le modalità scelte sono grandemente sproporzionate ai fini. Perciò l'atto da astrattamente buono si trasforma in cattivo, come spiegato prima. In questo caso l'ottimo è nemico del bene perché si compie il male.<br /><br />OBIETTIVI REALISTICI<br />Parliamo ora degli obiettivi realistici di grado sommo (l'ottimo) e degli effetti prodotti quando non usiamo i mezzi consoni a tali obiettivi. Ciascuno di noi ha il dovere morale di tendere al perfezionamento della propria persona, intesa in senso globale. Sforzarsi di essere perfetti in ambito spirituale, culturale, fisico, etc. è ciò che ci ha comandato di fare lo stesso Gesù: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Detto in altri termini: dobbiamo puntare all'ottimo. Ma, ed è questo il punto importante, quasi sempre la vetta dell'ottimo si conquista metro dopo metro. Senza poi contare che la perfezione è, per così dire, sempre perfettibile. Ad esempio se una persona è già molto caritatevole potrà comunque sempre perfezionare questa sua virtù, anche se già espressa in grado elevato.<br />Dunque all'ottimo in genere si giunge con una marcia di avvicinamento spesso assai lunga. È impossibile raggiungere in un solo giorno la cima dell'Everest dal campo base situato a valle. Perciò colui che persegue l'ottimo sempre impossibile da ottenere (impossibilità assoluta) o l'ottimo impossibile da ottenere in certi modi (impossibilità relativa) rischia, come appuntato prima, di ottenere poco o nulla o addirittura di subire un danno. Per esemplificare usiamo il caso dello scalatore che vuole raggiungere la cima dell'Everest in un giorno solo. Nel primo caso prova a raggiungere la vetta, non ci riesce, ma comunque ha compiuto un bel tragitto. Nel secondo caso non parte nemmeno dal campo base perché i suoi compagni di cordata si sono rifiutati di intraprendere una spedizione così folle. Nel terzo caso la necessaria foga della scalata per arrivare in vetta in un giorno lo porta a perdere un appiglio e a cadere in un crepaccio fratturandosi una gamba. Potremmo allora concludere che l'ottimo a volte è nemico del bene e quindi amico del nulla e del male. Quindi i fini possibili ed eccelsi - l'ottimo - devono essere soddisfatti per il tramite di mezzi adatti al fine, mezzi necessariamente eccelsi anch'essi, altrimenti il fine possibile diventa impossibile da soddisfare per colpa delle modalità non adeguate.<br />In buona sostanza, relativamente alle modalità per conseguire l'ottimo, occorre essere realisti. Il principio di realtà trova una sua significativa pertinenza anche nell'ambito politico. Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel suo Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa annota: «Il fedele laico è chiamato a individuare, nelle concrete situazioni politiche, i passi realisticamente possibili per dare attuazione ai principi e ai valori morali propri della vita sociale» (LEV, Città del Vaticano, 2004, n. 568). Tradotto: occorre rifuggire le utopie. Un caso in cui non si è seguito questo principio è il seguente. A seguito di una pronuncia della Corte Suprema statunitense (Webster v. Reproductive Health Services - 1989) che permetteva ai singoli Stati di intervenire in materia di accesso alle pratiche abortive in modo più restrittivo di quanto previsto dalla sentenza Roe v. Wade - 1973 che aveva legalizzato l'aborto negli USA, in Louisiana si propose un disegno di legge (Human Life Act, 1990) sì lecito dal punto di vista morale, ma eccessivamente pretenzioso. Tale disegno di legge non passò e si perse così l'occasio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70105672</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:21:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70105672/l_ottimo_e_nemico_del_bene.mp3" length="11000311" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8454

L'OTTIMO E' NEMICO DEL BENE di Tommaso Scandroglio
 
A volte vogliamo tutto e alla fine stringiamo in mano nulla. Si punta all'ottimo, ma non riusciamo a raggiungere nemmeno il "meglio" o il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8454" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8454</a><br /><br />L'OTTIMO E' NEMICO DEL BENE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />A volte vogliamo tutto e alla fine stringiamo in mano nulla. Si punta all'ottimo, ma non riusciamo a raggiungere nemmeno il "meglio" o il "buono". Addirittura in alcuni casi ci troviamo in una situazione peggiore della precedente. Pensiamo ad un padre di famiglia che riprende la figlia per ogni suo minimo errore perché desidera che sia perfetta, inappuntabile. Alla fine la figlia cede all'esasperazione, si ribella al padre, volutamente non gli obbedisce più in nulla e fa esattamente e sempre l'opposto di quanto lui le chiede di fare. Si cerca l'ottimo, si ottiene il pessimo. Virtù principe per evitare di fare il passo più lungo della gamba è la prudenza che individua lo strumento migliore per ottenere, nella situazione data, il maggior bene possibile, che a volte non coincide con l'ottimo.<br />Alcuni "ottimi", ossia alcuni fini eccelsi, sono possibili per tutti gli uomini e quindi impossibili per nessuno: la santità. Altri sono possibili solo per alcuni e quindi, a rovescio, impossibili per altri: vincere le Olimpiadi non è da tutti. Da ultimo, altre finalità non sono possibili a nessuno e quindi impossibili a tutti, sono mete che rimarranno sempre irraggiungibili per chiunque: essere onnipotenti. Dunque a volte l'impossibilità è legata alla singola persona, alle sue capacità personali. Parliamo di impossibilità relativa: voler vincere la gara dei 100 metri alle Olimpiadi avendo 90 anni. A volte l'impossibilità è invece legata alla natura umana. Si può parlare di impossibilità assoluta. Ad esempio voler essere onnipotenti è un fine impossibile da ottenere in quanto uomini. È invece nella natura di Dio essere onnipotente. In entrambi i casi possiamo dire che il mezzo non è in alcuno modo adeguato al fine, sia che si parli di capacità naturali che personali. <br />In merito all'impossibilità relativa, potremmo precisare che il fine è umanamente in sé possibile, ma diventa concretamente impossibile da soddisfare per le modalità adottate: un fisico di un novantenne non è "mezzo" adatto a vincere le Olimpiadi. Dunque esiste un fine per natura impossibile e un fine per natura possibile, ma a volte impossibile da soddisfare per i mezzi scelti. <br /><br />VERSANTE MORALE<br />Tutto questo sul piano descrittivo-fattuale. Spostiamoci ora sul piano prescrittivo-etico. Sul versante morale Tommaso d'Aquino ricorda una evidenza: «le cose impossibili non sono oggetto di elezione» (Summa Theologiae, I-II, q. 13, a. 5 c.), cioè non si può scegliere l'impossibile, l'ottimo impossibile da ottenere. Dunque sarebbe irragionevole perseguire un fine impossibile (assolutamente o relativamente impossibile). Ma se l'impossibilità di un'azione è irragionevole, ciò comporta che non solo tentare l'impossibile non è un dovere morale - «Nessuno è tenuto all'impossibile» (Tommaso d'Aquino, Scriptum super sententiis, lib. IV, d. 10, q. 1, a. 4, qc. 5, arg. 2) - ma addirittura è un male morale da cui astenersi, proprio perché contraddice la ragione. Conclusione: ci si deve astenere dall'impossibile, dall'ottimo irraggiungibile e si deve scegliere il maggior bene possibile. Quindi è compito della ragione saper distinguere tra obiettivi possibili (realistici) e obiettivi impossibili (irrealistici) e tra mezzi che rendono possibile raggiungere l'ottimo e mezzi che rendono impossibile raggiungere l'ottimo.<br />Spieghiamo meglio perché è irrazionale voler l'impossibile (il soggetto poi sarà incolpevole se, senza sua responsabilità, non sapeva che il fine era impossibile). Lo illustra molto bene sempre l'Aquinate: «un atto che parte da una buona intenzione può diventare illecito, se è sproporzionato al fine» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 7 c.). 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Avvenire scrive nuovamente a favore della transessualità, addirittura della transessualità dei minori. Lo fa affidandosi come di consueto alla penna di Luciano Moia, da anni assegnato d'ufficio alle questioni arcobaleno.<br />Nell'articolo Come si cresce un figlio che non riesce a riconoscersi nel proprio corpo, Avvenire racconta due casi di minori con disturbi nello spettro dell'identità psicologica sessuale, che il giornale chiama "identità di genere", espressione che è di carattere ideologico. In un caso la minore ha deciso di non "cambiare" sesso. Moia usa il termine "desistenza" per indicare tale scelta, quasi ad alludere ad una resa dal sapore negativo di fronte al richiamo naturale a vivere secondo il proprio sesso biologico. Un deporre le armi obtorto collo nei confronti del nemico natura. Il secondo caso riguarda un ragazzo che poi è diventato all'anagrafe Chanel, ma che Avvenire indica sempre al femminile quasi che la sua condizione attuale sia quella autentica. La narrazione di questo caso è descrittiva, senza aggiunte, che sarebbero doverose, di rilievi critici. Chanel «ha imboccato serenamente la strada dell'affermazione di genere e ora è una adolescente che vive con maggior serenità la propria».<br />L'articolo è un compendio del manuale del bravo rivoluzionario in casa cattolica. Infatti in esso sono presenti alcune strategie comunicative abbastanza diffuse in certi ambienti di casa nostra per inoculare il virus dell'omo e transeresia nel cattolico medio. In primo luogo non si citano mai gli argomenti contra. Tali argomenti sono di tre tipologie.<br />La prima: gli studi scientifici che si oppongono alla transessualità. C'è da dire che alcuni studi nel pezzo di Avvenire vengono citati, ma sembrano quasi essere validi solo per chi decide di non voler "cambiare" sesso.<br />Seconda tipologia: i principi di carattere etico che provano che il tentativo di "cambiare" sesso è contrario alla morale naturale.<br />Terza tipologia: la Bibbia e il Magistero che condannano tale scelta e che pongono chi è a favore della transessualità fuori dalla dottrina cattolica.<br />In breve, chi sostiene la bontà del "cambio" di sesso non può dirsi cattolico. La strategia è furba e iniqua: non si illustrano le obiezioni che il lettore non conosce e così si ha più agio nel perorare la propria tesi.<br />NON VI SONO PRINCIPI MORALI<br />Eliminati i principi morali, i riferimenti scritturistici, il Magistero e pure la scienza, non rimane che, per sostenere la validità morale della transessualità, l'esperienza concreta. Si chiama fenomenologia etica: il reale in quanto reale si autogiustifica eticamente. Tutto quello che succede, per il fatto stesso che succede, è buono. «È con questo atteggiamento, lontano dalle contrapposizioni ideologiche e attento alla concretezza delle vite...». Questa frase di Moia è in tal senso illuminante: non vi sono principi morali che possano regolare le singole circostanze di vita, ma ogni circostanza ha valore morale a sé. Scriveva il Nostro in un precedente articolo sempre sulla transessualità: «questioni che [...] sarebbe assurdo pensare di definire con una norma valida per tutte le circostanze». Dunque, ciò che non è prassi, fenomeno, concretezza è astrazione, ideologia. Conta solo il particolare esistenziale: l'esperienza a posteriori vince sulla norma che è sempre un a priori. Non c'è un fatto che possa trovare soluzione alla luce di valori previ, ma esiste solo il fatto stesso che si autoassolve o si autocondanna.<br />Secondo tale visione, sono i casi concreti che ci indicano il bene e il male. Bene equivarrà all'utile, al piacere e dunque, tornando al nostro caso, alla soddisfazione di aver intrapreso un certo percorso. Il giudizio etico in definitiva è demandato alla percezione del singolo. Solo chi abita il fatto è giudice del fatto stesso. Gli altri sono incompetenti proprio perché estranei a quell'esperienza particolare: «Ascoltando le due mamme, con il rispetto necessario per ogni situazione familiare segnata dalla complessità, è facile convincersi che esiste un limite oltre il quale chi guarda dall'esterno non ha il diritto di andare», scrive Moia, che così conclude: «Non si tratta di stabilire chi ha vinto e chi perso [tra le due scelte]. Non siamo a una gara sportiva. E neppure decidere chi ha fatto bene e chi ha fatto male». Non c'è sospensione di giudizio morale per mancanza di informazioni fattuali, ma divieto di giudizio morale, giudizio demandato solo ai diretti interessati. Ecco allora che bisogna tuffarsi nell'infinita varietà delle biografie di questi ragazzi per discernere caso per caso, alla luce dei percepiti soggettivi, se la scelta è stata eticamente valida o no.<br />E dunque, sempre secondo Avvenire, «la questione dell'identità di genere [...] non consente semplificazioni. È un terreno complesso». Parimenti, sulla vicenda della ragazzina tredicenne a cui il tribunale di La Spezia ha dato il benestare per "cambiare" sesso non possiamo appellarci a principi morali né tantomeno alla Rivelazione e al Magistero, ma la "verità" etica è nascosta nelle pieghe della vicenda stessa. Chi riuscirà ad analizzare con pazienza questo articolato vissuto potrà alla fine arrivare ad una sicura determinazione morale: «Nessuno di noi ha letto i referti degli specialisti - una documentazione amplissima - che hanno convinto i giudici a fare quella scelta», commenta Moia.<br />INDICARE A CHI SOFFRE IL MOTIVO PER CUI SOFFRE<br />Ma proseguiamo. Oltre alla comodità di non citare i giudizi contrari - Magistero compreso - oltre alla fenomenologia etica che tappa la bocca a chi non è coinvolto direttamente nel vissuto di questi ragazzi, un'altra tattica è quella dell'etica pietista: chi soffre ha sempre ragione. L'immediato corollario è il seguente: chi contesta chi soffre non solo ha torto, ma è senza cuore. Cioè, se tu sei contrario alla transessualità hai un cuore di pietra perché non conosci la sofferenza patita da questi ragazzi e dalle loro famiglie. Così Avvenire: «Nessuno ha assistito al lungo e certamente tormentato percorso di due genitori. [...] L'altra [ragazza], dopo verifiche e interrogativi la cui drammaticità è impossibile da sintetizzare in poche righe [...]; [il percorso] non ha risparmiato a Chanel momenti amari, sia nel rapporto con i compagni di scuola, sia con la comunità parrocchiale della diocesi di Padova dove la famiglia vive. A parole tanti attestati di vicinanza e di solidarietà, nella realtà una presa di distanza che di fatto ha spesso confinato la famiglia in una condizione di solitudine. [Occorre andare] oltre le polemiche. Perché chi ancora vorrebbe ridurre le questioni di genere a una lotta tra fazioni - pro o contro il mondo trans - mostra di non comprendere il dramma vissuto da questi ragazzi, da queste ragazze, e dalle loro famiglie. Ascoltiamoli prima di giudicare».<br />Facciamo il caso di un ragazzino che per drammi familiari, per ambiente sociale degradato dove è cresciuto soffrendo molto si sia dato al furto. La sofferenza del ragazzo, assai comprensibile, dovrebbe giustificare il furto? Dovrebbe trattenerci dal giudicare il furto come atto malvagio? No, di certo. L'amore per il prossimo, che secondo Moia manca a chi critica la transessualità, non esclude da una parte vicinanza a chi soffre e su altro versante chiarezza nell'indicare a chi soffre il motivo per cui soffre e quindi la via di uscita per non soffrire più: via di uscita che non è mai confermare la persona sofferente nella sua scelta di "cambiare" sesso, perché, come gli studi attestano, questa scelta non farà altro che peggiorare la sua situazione. La realtà sessuata non è mai sbagliata, semmai è la mente che può errare.<br />Ultima considerazione. Avvenire è quotidiano della Conferenza episcopale italiana e questo articolo rispecchia fedelmente il suo orientamento in tema, così come ha ricordato lo stesso Moia citando uno stralcio del documento finale dell'assemblea sinodale della Chiesa italiana: «Le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana». Come avevamo già appuntato a suo tempo, la Cei chiede non solo vicinanza alle persone omosessuali e transessuali, ma di riconoscere come valido il loro orientamento. Dunque, è inutile chiedere al capo di riprendere un suo dipendente, dato che questi non ha fatto altro che obbedire ai suoi ordini.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70105598</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:21:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70105598/avvenire_appoggia_la_transessualita.mp3" length="9671701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8453

AVVENIRE APPOGGIA LA TRANSESSUALITA' DEI MINORI di Tommaso Scandroglio
 
Ci risiamo. Avvenire scrive nuovamente a favore della transessualità, addirittura della transessualità dei minori. Lo fa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8453" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8453</a><br /><br />AVVENIRE APPOGGIA LA TRANSESSUALITA' DEI MINORI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ci risiamo. Avvenire scrive nuovamente a favore della transessualità, addirittura della transessualità dei minori. Lo fa affidandosi come di consueto alla penna di Luciano Moia, da anni assegnato d'ufficio alle questioni arcobaleno.<br />Nell'articolo Come si cresce un figlio che non riesce a riconoscersi nel proprio corpo, Avvenire racconta due casi di minori con disturbi nello spettro dell'identità psicologica sessuale, che il giornale chiama "identità di genere", espressione che è di carattere ideologico. In un caso la minore ha deciso di non "cambiare" sesso. Moia usa il termine "desistenza" per indicare tale scelta, quasi ad alludere ad una resa dal sapore negativo di fronte al richiamo naturale a vivere secondo il proprio sesso biologico. Un deporre le armi obtorto collo nei confronti del nemico natura. Il secondo caso riguarda un ragazzo che poi è diventato all'anagrafe Chanel, ma che Avvenire indica sempre al femminile quasi che la sua condizione attuale sia quella autentica. La narrazione di questo caso è descrittiva, senza aggiunte, che sarebbero doverose, di rilievi critici. Chanel «ha imboccato serenamente la strada dell'affermazione di genere e ora è una adolescente che vive con maggior serenità la propria».<br />L'articolo è un compendio del manuale del bravo rivoluzionario in casa cattolica. Infatti in esso sono presenti alcune strategie comunicative abbastanza diffuse in certi ambienti di casa nostra per inoculare il virus dell'omo e transeresia nel cattolico medio. In primo luogo non si citano mai gli argomenti contra. Tali argomenti sono di tre tipologie.<br />La prima: gli studi scientifici che si oppongono alla transessualità. C'è da dire che alcuni studi nel pezzo di Avvenire vengono citati, ma sembrano quasi essere validi solo per chi decide di non voler "cambiare" sesso.<br />Seconda tipologia: i principi di carattere etico che provano che il tentativo di "cambiare" sesso è contrario alla morale naturale.<br />Terza tipologia: la Bibbia e il Magistero che condannano tale scelta e che pongono chi è a favore della transessualità fuori dalla dottrina cattolica.<br />In breve, chi sostiene la bontà del "cambio" di sesso non può dirsi cattolico. La strategia è furba e iniqua: non si illustrano le obiezioni che il lettore non conosce e così si ha più agio nel perorare la propria tesi.<br />NON VI SONO PRINCIPI MORALI<br />Eliminati i principi morali, i riferimenti scritturistici, il Magistero e pure la scienza, non rimane che, per sostenere la validità morale della transessualità, l'esperienza concreta. Si chiama fenomenologia etica: il reale in quanto reale si autogiustifica eticamente. Tutto quello che succede, per il fatto stesso che succede, è buono. «È con questo atteggiamento, lontano dalle contrapposizioni ideologiche e attento alla concretezza delle vite...». Questa frase di Moia è in tal senso illuminante: non vi sono principi morali che possano regolare le singole circostanze di vita, ma ogni circostanza ha valore morale a sé. Scriveva il Nostro in un precedente articolo sempre sulla transessualità: «questioni che [...] sarebbe assurdo pensare di definire con una norma valida per tutte le circostanze». Dunque, ciò che non è prassi, fenomeno, concretezza è astrazione, ideologia. Conta solo il particolare esistenziale: l'esperienza a posteriori vince sulla norma che è sempre un a priori. Non c'è un fatto che possa trovare soluzione alla luce di valori previ, ma esiste solo il fatto stesso che si autoassolve o si autocondanna.<br />Secondo tale visione, sono i casi concreti che ci indicano il bene e il male. Bene equivarrà all'utile, al piacere e dunque, tornando al nostro caso, alla soddisfazione di aver intrapreso un certo percorso. Il giudizio etico in definitiva è...]]></itunes:summary><itunes:duration>605</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,cei,magistero,minori,principimorali,transessualita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c6cd7c1e4a4d31594b3e74f0fb3bcedc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo stratagemma della corte UE per imporre le "nozze" gay</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-stratagemma-della-corte-ue-per-imporre-le-nozze-gay--69410402</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8417</a><br /><br />LO STRATAGEMMA DELLA CORTE UE PER IMPORRE LE ''NOZZE'' GAY<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Mentre l'anticultura woke ripiega in ordine sparso al di là dell'Atlantico, in Europa sembra non spegnersi la sua spinta rivoluzionaria. Ne è un esempio l'ultima sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che riguarda i "matrimoni" omosessuali. Il caso è questo: due cittadini polacchi si "sposano" in Germania, dato che la Polonia non riconosce il cosiddetto matrimonio egualitario. Tornati in patria vorrebbero che la loro unione venisse riconosciuta anche dagli uffici dello Stato civile. Ma giustamente il comune di residenza dei due nega il riconoscimento. Ne nasce una vertenza che, appunto, approda alla Corte di Giustizia.<br />Quest'ultima ha così sentenziato: «Gli Stati membri sono [...] tenuti a riconoscere, ai fini dell'esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell'Ue, lo stato civile legalmente contratto in un altro Stato membro». Dunque la Polonia, così come tutti gli altri Stati, compresa l'Italia, deve riconoscere il "matrimonio" gay contratto in un altro Stato, sebbene non sia costretta ad avere una legge sulle "nozze" arcobaleno. E qui abbiamo già una prima contraddizione: se uno Stato è obbligato a riconoscere i singoli "matrimoni" omosex, perché non dovrebbe anche dotarsi di una legge per legittimare, in generale, le "nozze" omosessuali? Se la mancanza di riconoscimento dei "matrimoni" tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero lede, come vedremo, il rispetto della vita privata e familiare, questa lesione non dovrebbe sussistere anche per tutti i cittadini omosessuali che vorrebbero "sposarsi" in patria, ma non possono farlo perché manca una legge?<br />LA CONTRADDIZIONE<br />È evidente la contraddizione, contraddizione che la Corte non ha voluto superare perché non poteva superarla, ben sapendo che sul tema "matrimonio" ogni Stato è sovrano. Ma, aggiungiamo noi, se su tale materia lo Stato è sovrano, perché imporgli di riconoscere un vincolo contratto all'estero che lo Stato stesso rigetta e su cui solo lui, e non l'Europa, può decidere se legittimare o no? Perché dunque affermare che i "coniugi" omosex «in virtù del matrimonio, devono avere la certezza di poter proseguire tale vita familiare al momento del ritorno nel loro Stato membro di origine»? Questa catena di contraddizioni si può forse spiegare nel modo seguente: la Corte procede per gradi. Iniziamo ad obbligare gli Stati a riconoscere i singoli "matrimoni" celebrati all'estero e poi arriveremo ad obbligarli ad avere una legge ad hoc.<br />Per quale ragione la Corte di Giustizia ha imposto alla Polonia, come agli altri Stati, di riconoscere le "nozze" gay celebrate in un altro Stato? Per due motivi. In primo luogo perché la mancanza di riconoscimento violerebbe la libertà di circolazione dei cittadini UE da uno Stato all'altro, come previsto dall'Accordo di Schengen. Nostro commento: una cosa è tutelare la libertà di circolazione, un'altra è essere obbligati a riconoscere uno status che per un Paese è contrario all'ordine pubblico e all'identità nazionale. Facciamo un esempio: vi sono Stati che concedono lo status di rifugiati politici a soggetti giudicati dal proprio Paese di origine come criminali. Applicando il criterio indicato dalla Corte di Giustizia che fa riferimento alla libertà di circolazione, questi soggetti, tornati in patria, non dovrebbero finire in carcere. Il riferimento alla libertà di circolazione è dunque pretestuoso: in altri termini, negare il riconoscimento di coppia coniugata non impedisce alla coppia gay di girare per l'Europa. Inoltre il caso si riferisce non ad una coppia gay tedesca "sposata" in Germania che gira per l'Europa, ma ad una coppia residente stabilmente in Polonia che era andata in Germania solo per "sposarsi" e poi ha fatto ritorno in patria. Dunque, l'appello alla libertà di spostamento è doppiamente pretestuoso.<br />CONTROLLI PREVENTIVI ASFISSIANTI<br />Il secondo motivo per cui la Corte di Giustizia ha bacchettato la Polonia fa riferimento alla violazione della tutela della vita privata e familiare, ex art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In origine questo articolo voleva tradurre in norma il seguente principio: tanto Stato quanto è necessario. E dunque "No" all'ingerenza dello Stato nella vita privata delle persone e delle famiglie. "No" ai controlli preventivi asfissianti sugli aspetti più minuti della vita. "No" al principio di ausiliarietà, dietro cui si cela la volontà di esautorare la famiglia dai propri compiti per sostituirsi ad essa. Ora, la locuzione "tutela della vita privata e familiare" in mano ai giudici europei ha avuto negli anni una interpretazione estesissima. Ad esempio, si ritiene violato questo principio se lo Stato non permette sempre e comunque l'aborto, la fecondazione artificiale, l'eutanasia, eccetera. In accordo a questa esegesi, lo Stato viola l'art. 8 se non riconosce i "matrimoni" gay. Ma in questo caso l'ordinamento non viola la libertà personale quando decide che alcune scelte sono contrarie al bene della persona, perché la libertà è tale solo se connessa al bene autentico. Dunque, non regge la critica dei giudici della Corte quando affermano che il mancato riconoscimento provocherebbe «gravi inconvenienti amministrativi, professionali e privati». Li provoca proprio perché hai violato la legge. Se non volevi tali inconvenienti non dovevi "sposarti".<br />In breve, come già accennato, l'Unione Europea oggi chiede il riconoscimento dei "matrimoni" gay avvenuti all'estero affinché domani ogni Paese possa dotarsi di una norma legittimante tali unioni. L'azzurra bandiera dell'UE sta diventando sempre più arcobaleno.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410402</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:21:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410402/lo_stratagemma_della_corte_ue.mp3" length="6043393" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8417

LO STRATAGEMMA DELLA CORTE UE PER IMPORRE LE ''NOZZE'' GAY
di Tommaso Scandroglio
 
Mentre l'anticultura woke ripiega in ordine sparso al di là dell'Atlantico, in Europa sembra non spegnersi la sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8417</a><br /><br />LO STRATAGEMMA DELLA CORTE UE PER IMPORRE LE ''NOZZE'' GAY<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Mentre l'anticultura woke ripiega in ordine sparso al di là dell'Atlantico, in Europa sembra non spegnersi la sua spinta rivoluzionaria. Ne è un esempio l'ultima sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che riguarda i "matrimoni" omosessuali. Il caso è questo: due cittadini polacchi si "sposano" in Germania, dato che la Polonia non riconosce il cosiddetto matrimonio egualitario. Tornati in patria vorrebbero che la loro unione venisse riconosciuta anche dagli uffici dello Stato civile. Ma giustamente il comune di residenza dei due nega il riconoscimento. Ne nasce una vertenza che, appunto, approda alla Corte di Giustizia.<br />Quest'ultima ha così sentenziato: «Gli Stati membri sono [...] tenuti a riconoscere, ai fini dell'esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell'Ue, lo stato civile legalmente contratto in un altro Stato membro». Dunque la Polonia, così come tutti gli altri Stati, compresa l'Italia, deve riconoscere il "matrimonio" gay contratto in un altro Stato, sebbene non sia costretta ad avere una legge sulle "nozze" arcobaleno. E qui abbiamo già una prima contraddizione: se uno Stato è obbligato a riconoscere i singoli "matrimoni" omosex, perché non dovrebbe anche dotarsi di una legge per legittimare, in generale, le "nozze" omosessuali? Se la mancanza di riconoscimento dei "matrimoni" tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero lede, come vedremo, il rispetto della vita privata e familiare, questa lesione non dovrebbe sussistere anche per tutti i cittadini omosessuali che vorrebbero "sposarsi" in patria, ma non possono farlo perché manca una legge?<br />LA CONTRADDIZIONE<br />È evidente la contraddizione, contraddizione che la Corte non ha voluto superare perché non poteva superarla, ben sapendo che sul tema "matrimonio" ogni Stato è sovrano. Ma, aggiungiamo noi, se su tale materia lo Stato è sovrano, perché imporgli di riconoscere un vincolo contratto all'estero che lo Stato stesso rigetta e su cui solo lui, e non l'Europa, può decidere se legittimare o no? Perché dunque affermare che i "coniugi" omosex «in virtù del matrimonio, devono avere la certezza di poter proseguire tale vita familiare al momento del ritorno nel loro Stato membro di origine»? Questa catena di contraddizioni si può forse spiegare nel modo seguente: la Corte procede per gradi. Iniziamo ad obbligare gli Stati a riconoscere i singoli "matrimoni" celebrati all'estero e poi arriveremo ad obbligarli ad avere una legge ad hoc.<br />Per quale ragione la Corte di Giustizia ha imposto alla Polonia, come agli altri Stati, di riconoscere le "nozze" gay celebrate in un altro Stato? Per due motivi. In primo luogo perché la mancanza di riconoscimento violerebbe la libertà di circolazione dei cittadini UE da uno Stato all'altro, come previsto dall'Accordo di Schengen. Nostro commento: una cosa è tutelare la libertà di circolazione, un'altra è essere obbligati a riconoscere uno status che per un Paese è contrario all'ordine pubblico e all'identità nazionale. Facciamo un esempio: vi sono Stati che concedono lo status di rifugiati politici a soggetti giudicati dal proprio Paese di origine come criminali. Applicando il criterio indicato dalla Corte di Giustizia che fa riferimento alla libertà di circolazione, questi soggetti, tornati in patria, non dovrebbero finire in carcere. Il riferimento alla libertà di circolazione è dunque pretestuoso: in altri termini, negare il riconoscimento di coppia coniugata non impedisce alla coppia gay di girare per l'Europa. Inoltre il caso si riferisce non ad una coppia gay tedesca "sposata" in Germania che gira per l'Europa, ma ad una coppia residente stabilmente in Polonia che era andata in Germania solo per "sposarsi" e poi ha fatto ritorno in patria....]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:keywords>anticultura,inconvenienti,legge,obbligo,riconoscere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0c0568bd77e3548c5db7b0f0457a260.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Provetta letale, le malattie dei padri ricadono sui figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/provetta-letale-le-malattie-dei-padri-ricadono-sui-figli--69410394</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8416" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8416</a><br /><br />PROVETTA LETALE, LE MALATTIE DEI PADRI RICADONO SUI FIGLI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Le colpe dei padri ricadranno sui figli. A volte anche le malattie dei primi ricadranno sui secondi. A seguito di un'attività investigativa svolta da 14 emittenti pubbliche, si è scoperto che quasi 200 bambini, concepiti tramite fecondazione artificiale, sono nati dallo sperma di un unico "donatore", il quale è portatore di una mutazione del gene Tp53. Questa mutazione può far insorgere nel 20% di questi bambini la sindrome di Li Fraumeni la quale aumenta fino al 90% il rischio di contrarre dei tumori nell'infanzia e il tumore al seno per le donne.<br />L'uomo ha iniziato a "donare" il suo sperma nel 2005 e si è fermato nel suo desiderio di emulare Abramo nel 2022. La Banca europea del seme ha reso noto che l'uomo non è malato e che il suo seme è stato utilizzato da 67 cliniche in 19 Paesi per far nascere 197 bambini. Circa 200 bambini a cui bisogna sommare almeno altri duemila bambini morti durante le tecniche di fecondazione artificiale. Il calcolo riguardo ai bambini venuti alla luce è sicuramente in difetto perché non tutti i Paesi hanno comunicato i dati relativi a questo caso.<br />67 di quei 197 bambini sono stati già sottoposti ad esame e in 23 di loro è stata rinvenuta la maledetta mutazione. A dieci di loro è stato diagnosticato un tumore e alcuni sono già morti. Per gli altri, come già accennato, il rischio di ammalarsi gravemente è elevatissimo.<br />Clare Turnbull, genetista oncologa presso l'Istituto di ricerca sul cancro di Londra, ha dichiarato alla BBC: «Quella della sindrome di Li Fraumeni è una diagnosi terribile. È molto difficile da accettare per una famiglia, è pesante convivere con la probabilità di sviluppare un cancro». I genitori sono infatti obbligati per molti anni a sottoporre i figli ad esami per individuare in modo precoce eventuali tumori. Si vive con la spada di Damocle sulla testa e spesso quella spada cade impietosa.<br />UN PROBLEMA DUPLICE<br />La levata di scudi è stata immediata. Il problema sarebbe duplice: a livello internazionale e nazionale si permetterebbero troppe "donazioni" da un unico soggetto. Secondo: occorrono screening più accurati. Partiamo dal primo inciampo il cui ragionamento è semplice: meno concepimenti, meno bambini ammalati. Ciò non corrisponde al vero: se si diminuiscono i concepimenti da un unico donatore si aumenteranno per compensazione i concepimenti da più donatori, anch'essi portatori eventualmente della stessa o di altre patologie genetiche. In secondo luogo e andando al nocciolo del problema, parrebbe che la malvagità della fecondazione eterologa risiederebbe nel numero di "donazioni". Sarebbe una questione quantitativa e non qualitativa, ossia riferibile alla qualità dell'atto, al cosa è la fecondazione extracorporea. Ma il vero problema etico non è nel grado dell'atto - individuare la soglia oltre la quale il numero di "donazioni" diventa moralmente illecito - bensì nella specie dell'atto - è la fecondazione artificiale in sé ad essere atto moralmente illecito: il numero rende "solo" più grave l'illecito.<br />In merito all'esigenza di esami più accurati sui gameti, risponde Allan Pacey, già direttore della Sheffield Sperm Bank e ora è vicepreside della Facoltà di Biologia, medicina e salute all'Università di Manchester: «Non è possibile effettuare screening per tutto, accettiamo solo l'1% o il 2% degli uomini che si candidano come donatori di sperma nell'attuale sistema di screening, quindi se lo rendessimo ancora più rigoroso non ne avremmo più nessuno», racconta sempre alla BBC per spiegare che per prassi non viene ricercata la mutazione Tp53 al pari di moltissime altre. Dunque non rendiamo più rigorosi i controlli altrimenti non possiamo più vendere l'eterologa a nessuno e lasciamo invece che i rischi sulla salute ricadano sui bambini. D'altronde il ragionamento è coerente: se con la fecondazione artificiale espongo più del 90% dei concepiti ad un rischio mortale perché tenere indenne da questo stesso rischio i sopravvissuti alla provetta?<br />L'ORIGINE DEL DRAMMA DELLA PROVETTA<br />Qual è invece il peccato originale di questo dramma della provetta? Non sta essenzialmente nel numero di filiazioni per procura, né negli screening genetici, bensì nelle stesse tecniche di fecondazione extracorporea. La generazione a seguito del rapporto sessuale riduce di molto il rischio di trasmettere tare genetiche. Infatti madre natura, o Dio Padre a seconda del proprio grado di maturazione spirituale, seleziona già il migliore (almeno sulla carta) spermatozoo per fecondare. La tanto decantata selezione naturale darwiniana qui viene abbandonata a favore di una selezione artificiale che è assolutamente fallace, perché è quasi impossibile trovare tra centinaia di milioni di spermatozoi il più talentuoso perché il più sano. Siamo tutti per il bio, ma non quando si parla di figli. Il bio-figlio viene sostituito dal tecno-figlio e i risultati sono questi.<br />È inevitabile: stante l'inscindibile unità di spirito e corpo, quando violiamo una legge metafisica i danni si ripercuotono anche nel mondo fisico. Il disordine morale si riverbera nel disordine fisico. Violate il principio morale secondo il quale solo dall'abbraccio amorevole tra marito e moglie è lecito che nasca un figlio e avrete figli ammalati - e non solo della sindrome di Li Fraumeni, ma anche di moltissime altre patologie (clicca qui qui, qui e qui) - avrete centinaia di figli di un unico padre e centinaia di fratellastri sparsi per il mondo, ledendo così il diritto nativo di ogni bambino di crescere con il proprio padre e con i propri fratelli e ferendo a morte l'istituto della famiglia qui polverizzato in una congerie di relazioni solo biologiche e non più sociali, solo genetiche e non più affettive.<br />È proprio vero: le colpe dei padri ricadranno sui figli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410394</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:35:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410394/provetta_letale.mp3" length="6829114" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8416

PROVETTA LETALE, LE MALATTIE DEI PADRI RICADONO SUI FIGLI
di Tommaso Scandroglio
 
Le colpe dei padri ricadranno sui figli. A volte anche le malattie dei primi ricadranno sui secondi. A seguito di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8416" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8416</a><br /><br />PROVETTA LETALE, LE MALATTIE DEI PADRI RICADONO SUI FIGLI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Le colpe dei padri ricadranno sui figli. A volte anche le malattie dei primi ricadranno sui secondi. A seguito di un'attività investigativa svolta da 14 emittenti pubbliche, si è scoperto che quasi 200 bambini, concepiti tramite fecondazione artificiale, sono nati dallo sperma di un unico "donatore", il quale è portatore di una mutazione del gene Tp53. Questa mutazione può far insorgere nel 20% di questi bambini la sindrome di Li Fraumeni la quale aumenta fino al 90% il rischio di contrarre dei tumori nell'infanzia e il tumore al seno per le donne.<br />L'uomo ha iniziato a "donare" il suo sperma nel 2005 e si è fermato nel suo desiderio di emulare Abramo nel 2022. La Banca europea del seme ha reso noto che l'uomo non è malato e che il suo seme è stato utilizzato da 67 cliniche in 19 Paesi per far nascere 197 bambini. Circa 200 bambini a cui bisogna sommare almeno altri duemila bambini morti durante le tecniche di fecondazione artificiale. Il calcolo riguardo ai bambini venuti alla luce è sicuramente in difetto perché non tutti i Paesi hanno comunicato i dati relativi a questo caso.<br />67 di quei 197 bambini sono stati già sottoposti ad esame e in 23 di loro è stata rinvenuta la maledetta mutazione. A dieci di loro è stato diagnosticato un tumore e alcuni sono già morti. Per gli altri, come già accennato, il rischio di ammalarsi gravemente è elevatissimo.<br />Clare Turnbull, genetista oncologa presso l'Istituto di ricerca sul cancro di Londra, ha dichiarato alla BBC: «Quella della sindrome di Li Fraumeni è una diagnosi terribile. È molto difficile da accettare per una famiglia, è pesante convivere con la probabilità di sviluppare un cancro». I genitori sono infatti obbligati per molti anni a sottoporre i figli ad esami per individuare in modo precoce eventuali tumori. Si vive con la spada di Damocle sulla testa e spesso quella spada cade impietosa.<br />UN PROBLEMA DUPLICE<br />La levata di scudi è stata immediata. Il problema sarebbe duplice: a livello internazionale e nazionale si permetterebbero troppe "donazioni" da un unico soggetto. Secondo: occorrono screening più accurati. Partiamo dal primo inciampo il cui ragionamento è semplice: meno concepimenti, meno bambini ammalati. Ciò non corrisponde al vero: se si diminuiscono i concepimenti da un unico donatore si aumenteranno per compensazione i concepimenti da più donatori, anch'essi portatori eventualmente della stessa o di altre patologie genetiche. In secondo luogo e andando al nocciolo del problema, parrebbe che la malvagità della fecondazione eterologa risiederebbe nel numero di "donazioni". Sarebbe una questione quantitativa e non qualitativa, ossia riferibile alla qualità dell'atto, al cosa è la fecondazione extracorporea. Ma il vero problema etico non è nel grado dell'atto - individuare la soglia oltre la quale il numero di "donazioni" diventa moralmente illecito - bensì nella specie dell'atto - è la fecondazione artificiale in sé ad essere atto moralmente illecito: il numero rende "solo" più grave l'illecito.<br />In merito all'esigenza di esami più accurati sui gameti, risponde Allan Pacey, già direttore della Sheffield Sperm Bank e ora è vicepreside della Facoltà di Biologia, medicina e salute all'Università di Manchester: «Non è possibile effettuare screening per tutto, accettiamo solo l'1% o il 2% degli uomini che si candidano come donatori di sperma nell'attuale sistema di screening, quindi se lo rendessimo ancora più rigoroso non ne avremmo più nessuno», racconta sempre alla BBC per spiegare che per prassi non viene ricercata la mutazione Tp53 al pari di moltissime altre. Dunque non rendiamo più rigorosi i controlli altrimenti non possiamo più vendere l'eterologa a nessuno e lasciamo invece che i rischi...]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:keywords>colpedeipadri,donatore,genetisti,oncologi,screening</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e0e492cb669364dfea89734f737098e0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia chiama eutanasia: cosa spiega il boom canadese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-chiama-eutanasia-cosa-spiega-il-boom-canadese--69410316</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8413" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8413</a><br /><br />EUTANASIA CHIAMA EUTANASIA: COSA SPIEGA IL BOOM CANADESE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />16.499. Sono i decessi per eutanasia avvenuti in Canada nel 2024 secondo il Sesto rapporto annuale sull'assistenza medica al suicidio (MAID). Dal 2016, anno di legittimazione del suicidio assistito, ad oggi i decessi per MAID ammontano ad oltre 76mila. 16.499 decessi per eutanasia corrispondono al 5,1% di tutti i decessi. Ciò vuol dire - dato ancor più amaramente interessante - che un decesso su 20 in Canada avviene a causa di trattamenti eutanasici. Il report ci informa che le richieste respinte ammontavano a 6.036.<br />Rispetto al 2023 c'è stato un aumento di decessi per suicidio assistito del 6,9%, un aumento che numericamente è sempre in crescita dal 2019, primo anno di rilevazione. La maggior parte delle persone morte per MAID, il 95,6%, aveva poco tempo da vivere. Quel 4,4% di persone suicidatesi sebbene non fossero sul punto di morire sembra una percentuale da poco ma corrisponde a 732 persone, segnando un +17,12% rispetto al 2023, persone perlopiù affette da disabilità.<br />Come spiegare questi numeri? E, più in generale, come spiegare il fenomeno dell'eutanasia che nel mondo, seppur a velocità diverse, sta sempre più dilagando? Le motivazioni sono plurime. Qui accenniamo solo ad alcune.<br />In primo luogo si fa sempre più fatica a considerare la persona custode di una preziosità intrinseca incommensurabile al di là della maggiore o minore perfettibilità fisica, al di là delle patologie da cui può essere affetta, al di là della sofferenza patita, al di là della capacità di svolgere alcune funzioni quali il linguaggio, la coscienza di sé e del mondo intorno a sé, l'autonomia etc. Il giudizio morale viene calibrato secondo il criterio della qualità della vita, non secondo il criterio della dignità intrinseca della persona, dignità che è assoluta, ossia svincolata da parametri come salute ed efficienza.<br />LA COSCIENZA COLLETTIVA<br />Queste categorie qualitative, invece, sono state fatte proprie in modo profondo dalla coscienza collettiva tanto che gli stessi pazienti non solo giudicano le proprie esistenze malate ormai non più degne di essere protratte nel tempo, ma reputano le stesse come un fardello insopportabile da far portare a parenti ed amici, i quali, loro stessi, non sono più disposti a sopportare tale carico di sofferenza ed assistenza ed a supportare il proprio caro fino alla fine. Il secondo nodo quindi è dato dall'individualismo radicale, ambiente asfittico in cui siamo immersi tutti noi ogni giorno. La concentrazione dell'universo nel nostro ombelico ci fa percepire gli altri o come nemici del nostro benessere, se ci possono danneggiare, o come alleati per il nostro benessere, se possono tornarci utili. Ovvio che il nonno morente non può che rientrare nella prima categoria. L'eutanasia diventa quindi risorsa per tutelare il nostro dorato egoismo: la morte anticipata significa anticipare altresì il ritorno alla nostra vita, ai nostri agi, ai nostri progetti, ai nostri divertimenti, etc.<br />L'eutanasia è sempre preceduta dall'abbandono affettivo, ancor prima che clinico. Chi sta morendo, ma è circondato da affetto, aspetta la morte, non le corre incontro. Chi si sente solo già si sente morto. C'è un dato nel report canadese che ce lo conferma: quasi tre quarti (74,1%) delle persone decedute per MAID hanno ricevuto cure palliative. Una certa propaganda pro-life, anche italica, afferma che più si estendono le cure palliative meno richieste di eutanasia avremo. Bisogna capirsi. Se per cure palliative si intende - come si dovrebbe - le terapie antalgiche, ossia contro il dolore, e la cura totale della persona, comprendendo anche la vicinanza affettiva, allora quella dinamica inversamente proporzionale prima descritta è vera: più cure palliative significa meno eutanasia.<br />Ma qualora per cure palliative si intendessero solo le somministrazioni di oppiacei o similia, allora le richieste di morire non diminuiranno. Ed infatti sebbene la quasi totalità dei richiedenti MAID si fosse sottoposta a cure palliative, ossia a terapie antalgiche, ciò non ha impedito di anticipare la loro morte con l'eutanasia. Perché gli oppiacei tolgono il dolore fisico, ma per il dolore dell'anima, che è quello che ti fa desiderare di morire, servono gli abbracci e sguardi in cui tu riconosci ancora il tuo valore perché ti senti amato. Dobbiamo poi ricordarci di quel quasi 26% che ha voluto morire e non ha avuto bisogno di cure palliative, ciò a testimonianza che il dolore fisico non è il discrimen vero, bensì è la sofferenza psicologica a fare la differenza.<br />IL FENOMENO DEL CONTAGIO SOCIALE<br />L'eutanasia sta crescendo in Canada come nella coscienza di molti anche grazie al cosiddetto fenomeno del contagio sociale. Più se ne parla, più si pratica. Più si pratica, più persone prenderanno esempio da chi ha compiuto queste scelte. La diffusione di un costume porta alla sua normalizzazione sul piano morale.<br />Un altro fattore adiuvante la pratica dell'eutanasia è sicuramente la sua legalizzazione. Ogni norma educa o diseduca il cittadino. Il ragionamento è tanto semplice quanto erroneo: se c'è una legge sul suicidio assistito, vuol dire che questa pratica è anche moralmente praticabile. La depenalizzazione di una pratica - dunque nel nostro caso evitare di mandare in carcere chi aiuta qualcuno a togliersi la vita - non fa che incentivare la pratica stessa. È contraddittorio quindi affermare che per debellare un certo fenomeno è necessario depenalizzarlo o addirittura legittimarlo.<br />Un penultimo motivo, tra i diversi, che qui vogliamo rammentare in merito all'incentivazione della pratica dell'eutanasia è da rinvenirsi nella perdita del senso della sofferenza. Scriveva nel 2016 il cardinal Elio Sgreccia: «La risposta del mondo secolarizzato di fronte alla sofferenza è ben preciso: quello del rifiuto. Ciò vuol dire che la sofferenza deve essere combattuta e dominata in tutti i modi e, quando non è più suscettibile di guarigione, deve essere rifiutata la vita provocando la morte. [...] L'atteggiamento di rifiuto della sofferenza, a modo di negazione, porta così la cultura ad eliminare il sofferente come portatore di sofferenza, destituendolo della sua dignità di persona» (Sofferenza e morte nella cultura contemporanea, in Congregazione per la Dottrina della Fede, Sull'eutanasia, LEV, pp. 50 e 55). La sofferenza può acquistare valore solo se intendiamo l'uomo un essere spirituale, solo se la prospettiva è metafisica. Unicamente uno sguardo trascendente può assegnare significato a ciò a cui la ragione non riesce per sue sole forze a dare senso. Il dolore può essere accettato e offerto al fine di diventare prezzo di riscatto per i propri peccati e per i peccati altrui. Anche il dolore altrui inconcepibile e umanamente devastante come quello dei bambini può essere offerto a Dio e comunque anche in esso c'è sicuramente un valore, perché nulla esce dalle mani provvidenziali di Dio. Tutto egli vuole o permette per un bene maggiore.<br />Ma l'uomo contemporaneo, e così arriviamo all'ultimo motivo della diffusione dell'eutanasia, è ateo per definizione. La sofferenza, chiusa nella prospettiva immanente del mondo, è di per sé insensata. Se poi Dio non c'è, il senso di questa esistenza termina con la nostra morte e dunque una esistenza che reca con sé più affanni che benedizioni, più angustie che soddisfazioni è una esistenza che non vale più la pena di vivere. È una vita già morta in sé.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410316</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:34:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410316/eutanasia_chiama_eutanasia.mp3" length="7713513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8413

EUTANASIA CHIAMA EUTANASIA: COSA SPIEGA IL BOOM CANADESE
di Tommaso Scandroglio
 
16.499. Sono i decessi per eutanasia avvenuti in Canada nel 2024 secondo il Sesto rapporto annuale sull'assistenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8413" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8413</a><br /><br />EUTANASIA CHIAMA EUTANASIA: COSA SPIEGA IL BOOM CANADESE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />16.499. Sono i decessi per eutanasia avvenuti in Canada nel 2024 secondo il Sesto rapporto annuale sull'assistenza medica al suicidio (MAID). Dal 2016, anno di legittimazione del suicidio assistito, ad oggi i decessi per MAID ammontano ad oltre 76mila. 16.499 decessi per eutanasia corrispondono al 5,1% di tutti i decessi. Ciò vuol dire - dato ancor più amaramente interessante - che un decesso su 20 in Canada avviene a causa di trattamenti eutanasici. Il report ci informa che le richieste respinte ammontavano a 6.036.<br />Rispetto al 2023 c'è stato un aumento di decessi per suicidio assistito del 6,9%, un aumento che numericamente è sempre in crescita dal 2019, primo anno di rilevazione. La maggior parte delle persone morte per MAID, il 95,6%, aveva poco tempo da vivere. Quel 4,4% di persone suicidatesi sebbene non fossero sul punto di morire sembra una percentuale da poco ma corrisponde a 732 persone, segnando un +17,12% rispetto al 2023, persone perlopiù affette da disabilità.<br />Come spiegare questi numeri? E, più in generale, come spiegare il fenomeno dell'eutanasia che nel mondo, seppur a velocità diverse, sta sempre più dilagando? Le motivazioni sono plurime. Qui accenniamo solo ad alcune.<br />In primo luogo si fa sempre più fatica a considerare la persona custode di una preziosità intrinseca incommensurabile al di là della maggiore o minore perfettibilità fisica, al di là delle patologie da cui può essere affetta, al di là della sofferenza patita, al di là della capacità di svolgere alcune funzioni quali il linguaggio, la coscienza di sé e del mondo intorno a sé, l'autonomia etc. Il giudizio morale viene calibrato secondo il criterio della qualità della vita, non secondo il criterio della dignità intrinseca della persona, dignità che è assoluta, ossia svincolata da parametri come salute ed efficienza.<br />LA COSCIENZA COLLETTIVA<br />Queste categorie qualitative, invece, sono state fatte proprie in modo profondo dalla coscienza collettiva tanto che gli stessi pazienti non solo giudicano le proprie esistenze malate ormai non più degne di essere protratte nel tempo, ma reputano le stesse come un fardello insopportabile da far portare a parenti ed amici, i quali, loro stessi, non sono più disposti a sopportare tale carico di sofferenza ed assistenza ed a supportare il proprio caro fino alla fine. Il secondo nodo quindi è dato dall'individualismo radicale, ambiente asfittico in cui siamo immersi tutti noi ogni giorno. La concentrazione dell'universo nel nostro ombelico ci fa percepire gli altri o come nemici del nostro benessere, se ci possono danneggiare, o come alleati per il nostro benessere, se possono tornarci utili. Ovvio che il nonno morente non può che rientrare nella prima categoria. L'eutanasia diventa quindi risorsa per tutelare il nostro dorato egoismo: la morte anticipata significa anticipare altresì il ritorno alla nostra vita, ai nostri agi, ai nostri progetti, ai nostri divertimenti, etc.<br />L'eutanasia è sempre preceduta dall'abbandono affettivo, ancor prima che clinico. Chi sta morendo, ma è circondato da affetto, aspetta la morte, non le corre incontro. Chi si sente solo già si sente morto. C'è un dato nel report canadese che ce lo conferma: quasi tre quarti (74,1%) delle persone decedute per MAID hanno ricevuto cure palliative. Una certa propaganda pro-life, anche italica, afferma che più si estendono le cure palliative meno richieste di eutanasia avremo. Bisogna capirsi. Se per cure palliative si intende - come si dovrebbe - le terapie antalgiche, ossia contro il dolore, e la cura totale della persona, comprendendo anche la vicinanza affettiva, allora quella dinamica inversamente proporzionale prima descritta è vera: più cure palliative significa...]]></itunes:summary><itunes:duration>483</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia,maid,report,sofferenza,suicidioassistito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/86c04a058eff6dd0627506024c5a4f4a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista col santo, i rischi dell'IA (che ci avvicina a Matrix)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-col-santo-i-rischi-dell-ia-che-ci-avvicina-a-matrix--69410336</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8414" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8414</a><br /><br />INTERVISTA COL SANTO, I RISCHI DELL'IA CHE CI AVVICINA A MATRIX<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il ricco epulone doveva morire ai nostri giorni. Se fosse successo, avrebbe chiesto all'Università di Padova di poter parlare lui o di far parlare Lazzaro con chi non era ancora morto, scavalcando così il duro divieto di Abramo, che gli negò ogni forma di comunicazione con quelli che erano ancora nell'Aldiquà. Infatti, grazie all'Intelligenza Artificiale (IA), alcuni ricercatori dell'università patavina sono riusciti a far parlare un defunto. Ma non un defunto qualsiasi, bensì San Carlo Acutis.<br />All'interno del progetto di ricerca chiamato Memoria digitale e narrazione del sacro: il caso Carlo Acutis che vorrebbe ricreare avatar di defunti per poter interloquire con loro, i ricercatori hanno realizzato un chatbot - un software che simula la conversazione umana - chiamato Io sono Carlo. In breve hanno addestrato questo programma di IA facendogli leggere quattro volumi di Antonia Salzano, madre di Carlo, e un bel po' di sana dottrina cattolica. Il risultato è stata una intervista al trapassato Carlo pubblicata sul Corriere della Sera.<br />Le domande vertevano sull'Aldilà e i suoi ospiti, su come era Dio, se c'era l'Inferno et similia. Il Carlo robotizzato ha risposto in modo diligente, ricordando la dottrina di sempre su queste tematiche infarcendo le risposte con alcuni passaggi autobiografici. Il tutto in uno stile giovane e fresco, ben adatto ad un 15enne che tale, a quanto pare, dovrebbe rimanere per sempre anche in Cielo.<br />UN CLONE DIGITALIZZATO<br />A scanso di equivoci: il Carlo che rispondeva alle domande non è il Carlo che ora è in Paradiso, bensì è un clone digitalizzato di quel Carlo, un pappagallo che ripete con un certo ordine logico ciò che i suoi sviluppatori gli hanno dato in pasto da leggere.<br />Detto ciò interroghiamoci su questo esperimento mediatico, dove i medium sono i ricercatori e lo spirito evocato appare grazie all'IA. La Chiesa ammonisce dal parlare con i defunti. Ma in questo caso tutti dovrebbero essere ben coscienti che quel Carlo finito sul Corsera non è il defunto da poco canonizzato, ma una copia. Abbiamo usato il condizionale perché in questa simulazione si nasconde il vero pericolo per le anime delle persone. <br />Infatti leggendo l'intervista si ha proprio l'impressione che sia Carlo Acutis in spirito e anima, ma non in carne ed ossa, a rispondere. Le risposte rispecchiano così fedelmente l'immagine che noi tutti ci siamo fatti di quell'adolescente, che non appaiono verosimili, bensì vere. E qui sta l'inganno: la coscienza che si tratti solo di un robot addestrato a rispondere a comando e in modo genuino viene scalzata dalla suggestiva percezione che l'interrogato sia realmente l'Acutis. L'autenticità del modo soppianta l'autenticità della persona. Il mezzo si antropomorfizza.<br />Se poi pensiamo che la ricerca vorrebbe espandere l'esperimento ad altri de cuius anche non noti, il rischio aumenta in modo esponenziale. Se infatti la mamma che ha perso un figlio farebbe di tutto per poter parlare ancora con lui, l'IA offrirebbe a lei uno straordinario succedaneo per lenire le sue sofferenze. Ma, ecco il punto, si tratterebbe di una illusione.<br />MATRIX<br />I want to believe it, direbbero gli anglofoni, ossia voglio crederci anche se so che è tutta una finzione. Meglio una finzione ben apparecchiata, che la cruda e spietata realtà. La realtà virtuale è migliore di quella attuale. È il vecchio tema di Matrix: pillolina blu o rossa. <br />Vivere in un'appagante falsità o scorticarsi il cuore rimanendo incastrati in una realtà spietata?<br />Ecco allora che l'Intelligenza Artificiale ha creato per davvero un paradiso altrettanto artificiale. Non esistono solo più le droghe per fuggire dalla realtà, ma anche gli algoritmi che rimpastano scritti, video e audio del passato per generare un compiacente presente, un presente che può parlarci anche al di là della morte.<br />Ed eccoci ad una seconda illusione: l'IA diventa uno strumento per eternarci, per sfuggire alla decomposizione della memoria, per spiritualizzarci rendendoci sempre vivi e presenti grazie ad un click sulla tastiera. Per i nostri posteri saremo sempre raggiungibili infrangendo le barriere del tempo e anche quelle della sensatezza.<br />Ma vi è una terza illusione, l'illusione più grande, che è quella di credere che l'IA possa tutto. A ChatGPT si chiedono consigli d'amore, su come uscire dalla depressione, spiegazioni sul senso della vita, notizie attendibili sull'Aldilà posto che esista. Se con la rivoluzione industriale abbiamo delegato alle macchine la fatica, con la rivoluzione digitale abbiamo inizialmente delegato alla tecnologia la ricerca di informazioni, ora con l'IA abbiamo delegato il pensiero. Ossia il giudizio, il ragionamento.<br />Dovrebbe essere evidente che un Carlo Acutis che ci risponde sullo schermo di un pc è solo teatro, seppur teatro 2.0. Ma il fatto che si vuole credere alla finzione è segno che abbiamo abdicato alla ragione. Ormai funzione sempre più appaltata agli algoritmi.<br />Una volta ci si affidava ai santi, certi che ci ascoltavano anche se non ci parlavano. Oggi ci si affida all'IA che fa le veci dei santi, santi parlanti, pensando poi che faccia miracoli. Ma miracoli non sono. Assomigliano più a miraggi, ad allucinazioni.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410336</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:33:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410336/intervista_col_santo.mp3" length="5412668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8414

INTERVISTA COL SANTO, I RISCHI DELL'IA CHE CI AVVICINA A MATRIX
di Tommaso Scandroglio
 
Il ricco epulone doveva morire ai nostri giorni. Se fosse successo, avrebbe chiesto all'Università di Padova...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8414" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8414</a><br /><br />INTERVISTA COL SANTO, I RISCHI DELL'IA CHE CI AVVICINA A MATRIX<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il ricco epulone doveva morire ai nostri giorni. Se fosse successo, avrebbe chiesto all'Università di Padova di poter parlare lui o di far parlare Lazzaro con chi non era ancora morto, scavalcando così il duro divieto di Abramo, che gli negò ogni forma di comunicazione con quelli che erano ancora nell'Aldiquà. Infatti, grazie all'Intelligenza Artificiale (IA), alcuni ricercatori dell'università patavina sono riusciti a far parlare un defunto. Ma non un defunto qualsiasi, bensì San Carlo Acutis.<br />All'interno del progetto di ricerca chiamato Memoria digitale e narrazione del sacro: il caso Carlo Acutis che vorrebbe ricreare avatar di defunti per poter interloquire con loro, i ricercatori hanno realizzato un chatbot - un software che simula la conversazione umana - chiamato Io sono Carlo. In breve hanno addestrato questo programma di IA facendogli leggere quattro volumi di Antonia Salzano, madre di Carlo, e un bel po' di sana dottrina cattolica. Il risultato è stata una intervista al trapassato Carlo pubblicata sul Corriere della Sera.<br />Le domande vertevano sull'Aldilà e i suoi ospiti, su come era Dio, se c'era l'Inferno et similia. Il Carlo robotizzato ha risposto in modo diligente, ricordando la dottrina di sempre su queste tematiche infarcendo le risposte con alcuni passaggi autobiografici. Il tutto in uno stile giovane e fresco, ben adatto ad un 15enne che tale, a quanto pare, dovrebbe rimanere per sempre anche in Cielo.<br />UN CLONE DIGITALIZZATO<br />A scanso di equivoci: il Carlo che rispondeva alle domande non è il Carlo che ora è in Paradiso, bensì è un clone digitalizzato di quel Carlo, un pappagallo che ripete con un certo ordine logico ciò che i suoi sviluppatori gli hanno dato in pasto da leggere.<br />Detto ciò interroghiamoci su questo esperimento mediatico, dove i medium sono i ricercatori e lo spirito evocato appare grazie all'IA. La Chiesa ammonisce dal parlare con i defunti. Ma in questo caso tutti dovrebbero essere ben coscienti che quel Carlo finito sul Corsera non è il defunto da poco canonizzato, ma una copia. Abbiamo usato il condizionale perché in questa simulazione si nasconde il vero pericolo per le anime delle persone. <br />Infatti leggendo l'intervista si ha proprio l'impressione che sia Carlo Acutis in spirito e anima, ma non in carne ed ossa, a rispondere. Le risposte rispecchiano così fedelmente l'immagine che noi tutti ci siamo fatti di quell'adolescente, che non appaiono verosimili, bensì vere. E qui sta l'inganno: la coscienza che si tratti solo di un robot addestrato a rispondere a comando e in modo genuino viene scalzata dalla suggestiva percezione che l'interrogato sia realmente l'Acutis. L'autenticità del modo soppianta l'autenticità della persona. Il mezzo si antropomorfizza.<br />Se poi pensiamo che la ricerca vorrebbe espandere l'esperimento ad altri de cuius anche non noti, il rischio aumenta in modo esponenziale. Se infatti la mamma che ha perso un figlio farebbe di tutto per poter parlare ancora con lui, l'IA offrirebbe a lei uno straordinario succedaneo per lenire le sue sofferenze. Ma, ecco il punto, si tratterebbe di una illusione.<br />MATRIX<br />I want to believe it, direbbero gli anglofoni, ossia voglio crederci anche se so che è tutta una finzione. Meglio una finzione ben apparecchiata, che la cruda e spietata realtà. La realtà virtuale è migliore di quella attuale. È il vecchio tema di Matrix: pillolina blu o rossa. <br />Vivere in un'appagante falsità o scorticarsi il cuore rimanendo incastrati in una realtà spietata?<br />Ecco allora che l'Intelligenza Artificiale ha creato per davvero un paradiso altrettanto artificiale. 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Infatti il direttore d'orchestra Yannick Nézet-Séguin (nella foto), apertamente gay, ha dapprima eseguito un pezzo dal titolo inequivocabile: Rainbow Waltz, ossia il Valzer arcobaleno. E poi, durante la celebre Marcia di Radetzky, brano obbligato di ogni Concerto di Capodanno, è andato a baciare sulla nuca il proprio compagno Pierre Tourville, violinista dei Wiener che stava eseguendo la marcia. Correttamente il sito Gay.it appunta: «Che lo si voglia o no, rendere visibile un amore gay in un contesto come quello del Concerto di Capodanno di Vienna è un atto politico. Non perché porti con sé uno slogan, ma perché normalizza ciò che per secoli è stato rimosso».<br />Il messaggio politico volto a normalizzare ancor di più l'omosessualità è stato dirompente per più motivi. In primis il Concerto viennese è il paradigma della tradizione, concerto che si svolge nel tempio della tradizione viennese: la sala dorata del Musikverein di Vienna. Il bacio gay è in questa prospettiva terrorismo puro, atto violento che rivoluziona la tradizione perché la uccide, ne contesta in radice tutti i suoi valori, tra cui ovviamente la diversità uomo e donna e l'attrazione reciproca, la famiglia naturale e molto altro. Ecco allora spiegata la scelta non solo di baciare il compagno, a lui unito civilmente, durante il concerto, ma proprio durante la Marcia di Radetzky, pezzo per antonomasia tradizionalissimo.<br />I prodromi di questo approccio dinamitardo e compiaciuto nella sua volontà di scioccare erano già nell'aria: il pubblico che applaude in momenti vietati, l'orchestra che canta e soprattutto l'attore-direttore che si mette a dirigere dalla platea, convinto che tutto ciò che è rottura sia eticamente valido, tutto ciò che rompe gli schemi è liberatorio perché al di là dei limiti si esprimerebbe l'autenticità personale.<br />Su altro fronte il Concerto di Capodanno si svolge nell'atmosfera, meglio: nel contesto della felix Austria. Tutto trasuda Austria imperiale. Austria felice anche perché l'impero degli Asburgo è stato radicalmente e profondamente cattolico. Il bacio omosessuale allora vandalizza anche questo ambiente culturale e di fede che è strettamente connaturato alle musiche eseguite durante il Concerto di Capodanno. Chiara è stata dunque la volontà di violentare l'anima della nostra storia intessuta di identità cristiana e ordine divino. Un gesto deflagrante anche sotto la prospettiva spirituale.<br />Il bacio gay scambiato non da due comparse qualsiasi, ma da due attori del Concerto allora è volutamente e consapevolmente omicida: uccide la tradizione, il portato culturale più sanamente occidentale, la nobilità, il pudore, il decoro - tre anime proprie del Concerto di Capodanno e dei Wiener - e soprattutto la fede cattolica di un Paese e di un Continente.<br />Il gesto letale però è stato astutamente indorato grazie agli stucchi e, per l'appunto, agli ori della sala, grazie alla musica classica che in quel Concerto più classica non potrebbe essere, una musica esuberante, allegra, festante. In quella cornice così brillante la bomba sganciata dal direttore è stata percepita come un innocuo e divertente petardo di fine d'anno, una trovata che ben si poteva inserire in quel clima di baldoria musicale.<br />A margine: guai se a scambiarsi quel bacio fosse stato il direttore e sua moglie. Sarebbe stato giudicato perlomeno inopportuno. Ma ai gay tutto è scusato, anzi tutto è grato.<br />La storia si ripete: Gesù fu tradito da un bacio ed un bacio oggi tradisce la nostra storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410141</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:33:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410141/bacio_gay_al_concerto_di_capodanno.mp3" length="4225652" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8412

BACIO GAY AL CONCERTO DI CAPODANNO, UNA BOMBA CONTRO LA CULTURA
di Tommaso Scandroglio
 
Il famoso Concerto di Capodanno a Vienna, eseguito dai Wiener Philharmoniker, è stato sequestrato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8412" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8412</a><br /><br />BACIO GAY AL CONCERTO DI CAPODANNO, UNA BOMBA CONTRO LA CULTURA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il famoso Concerto di Capodanno a Vienna, eseguito dai Wiener Philharmoniker, è stato sequestrato dall'ideologia LGBT. Infatti il direttore d'orchestra Yannick Nézet-Séguin (nella foto), apertamente gay, ha dapprima eseguito un pezzo dal titolo inequivocabile: Rainbow Waltz, ossia il Valzer arcobaleno. E poi, durante la celebre Marcia di Radetzky, brano obbligato di ogni Concerto di Capodanno, è andato a baciare sulla nuca il proprio compagno Pierre Tourville, violinista dei Wiener che stava eseguendo la marcia. Correttamente il sito Gay.it appunta: «Che lo si voglia o no, rendere visibile un amore gay in un contesto come quello del Concerto di Capodanno di Vienna è un atto politico. Non perché porti con sé uno slogan, ma perché normalizza ciò che per secoli è stato rimosso».<br />Il messaggio politico volto a normalizzare ancor di più l'omosessualità è stato dirompente per più motivi. In primis il Concerto viennese è il paradigma della tradizione, concerto che si svolge nel tempio della tradizione viennese: la sala dorata del Musikverein di Vienna. Il bacio gay è in questa prospettiva terrorismo puro, atto violento che rivoluziona la tradizione perché la uccide, ne contesta in radice tutti i suoi valori, tra cui ovviamente la diversità uomo e donna e l'attrazione reciproca, la famiglia naturale e molto altro. Ecco allora spiegata la scelta non solo di baciare il compagno, a lui unito civilmente, durante il concerto, ma proprio durante la Marcia di Radetzky, pezzo per antonomasia tradizionalissimo.<br />I prodromi di questo approccio dinamitardo e compiaciuto nella sua volontà di scioccare erano già nell'aria: il pubblico che applaude in momenti vietati, l'orchestra che canta e soprattutto l'attore-direttore che si mette a dirigere dalla platea, convinto che tutto ciò che è rottura sia eticamente valido, tutto ciò che rompe gli schemi è liberatorio perché al di là dei limiti si esprimerebbe l'autenticità personale.<br />Su altro fronte il Concerto di Capodanno si svolge nell'atmosfera, meglio: nel contesto della felix Austria. Tutto trasuda Austria imperiale. Austria felice anche perché l'impero degli Asburgo è stato radicalmente e profondamente cattolico. Il bacio omosessuale allora vandalizza anche questo ambiente culturale e di fede che è strettamente connaturato alle musiche eseguite durante il Concerto di Capodanno. Chiara è stata dunque la volontà di violentare l'anima della nostra storia intessuta di identità cristiana e ordine divino. Un gesto deflagrante anche sotto la prospettiva spirituale.<br />Il bacio gay scambiato non da due comparse qualsiasi, ma da due attori del Concerto allora è volutamente e consapevolmente omicida: uccide la tradizione, il portato culturale più sanamente occidentale, la nobilità, il pudore, il decoro - tre anime proprie del Concerto di Capodanno e dei Wiener - e soprattutto la fede cattolica di un Paese e di un Continente.<br />Il gesto letale però è stato astutamente indorato grazie agli stucchi e, per l'appunto, agli ori della sala, grazie alla musica classica che in quel Concerto più classica non potrebbe essere, una musica esuberante, allegra, festante. In quella cornice così brillante la bomba sganciata dal direttore è stata percepita come un innocuo e divertente petardo di fine d'anno, una trovata che ben si poteva inserire in quel clima di baldoria musicale.<br />A margine: guai se a scambiarsi quel bacio fosse stato il direttore e sua moglie. Sarebbe stato giudicato perlomeno inopportuno. Ma ai gay tutto è scusato, anzi tutto è grato.<br />La storia si ripete: Gesù fu tradito da un bacio ed un bacio oggi tradisce la nostra storia.]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:keywords>ambienteculturale,bacio,concertodicapodanno,messaggiopolitico,wiener</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e5efc6065509e4ed6d89c426b9a24ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Denatalità, le motivazioni culturali che non si vuol riconoscere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/denatalita-le-motivazioni-culturali-che-non-si-vuol-riconoscere--69410355</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8415" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8415</a><br /><br />DENATALITA', LE MOTIVAZIONI CULTURALI CHE NON SI VUOL RICONOSCERE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La denatalità morde sempre di più in Europa: 1,18 figli per donna in Italia, 1,62 in Francia, 1,1 in Spagna, 1,35 in Germania e 1,41 in Gran Bretagna. Constatato questo scenario desolante, il Sole 24 Ore ha pensato bene di commissionare a Noto Sondaggi un'indagine demoscopica sul tema denatalità per metterne in luce le cause. L'indagine ha riguardato un campione di giovani tra i 18 e i 35 anni che vivono in Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Francia. Il succo del sondaggio è questo: i giovani e giovanissimi italiani sono molto meno pro-family dei loro coetanei europei e i motivi sono culturali. Analizziamo qualche dato.<br />Alla domanda se si intende avere un primo figlio o altri figli il 42% dei giovani italiani risponde «Forse, ma non ho progetti concreti», quando invece la maggioranza seppur relativa degli altri Paesi (circa un terzo degli intervistati) dichiara che pensa di avere un figlio entro i prossimi 3-5 anni. E quei pochi italiani che intendono avere figli li vogliono in un numero inferiore rispetto a quello indicato da spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi.<br />Per la maggior parte degli italiani (57%) non si mettono al mondo più bambini per motivi economici (siamo superati in questo giudizio solo dai tedeschi). I motivi culturali sono indicati solo dal 13% del campione (tale percentuale è più bassa rispetto a quella indicata dagli altri Paesi). Va da sé che per i giovani italiani i rimedi passano attraverso gli incentivi economici e la riorganizzazione del lavoro. All'ultimo posto troviamo i cambiamenti culturali. Ma, come vedremo, i motivi culturali in realtà sono al primo posto secondo il giudizio degli stessi intervistati.<br />Un'altra domanda è rivolta solo a chi non ha figli o non li vuole avere: perché non li cerchi? Indichiamo solo le prime quattro risposte più gettonate: costo della vita (41%); mancanza di un partner stabile (39%); libertà personale e carriera (37%); instabilità lavorativa (30%). E chi ha deciso di non avere figli dichiara, nel 60% dei casi, che è frutto di una decisione autonoma, presa perché lo rende felice. Ecco che accanto a motivazioni di carattere economico iniziano ad occhieggiare altre motivazioni di carattere psicologico e sociologico.<br />NON AVERE FIGLI<br />Queste differenti motivazioni iniziano a consolidarsi quando si chiede di indicare i fattori più significativi che influenzano la decisione di non avere figli (le percentuali qui indicate sono sempre maggiori rispetto agli altri Stati): costi (78%); incapacità di conciliare famiglia e lavoro (77%); insicurezza sul lavoro (71%); incertezza sul futuro (70%); stile di vita (60%); mancanza di supporto familiare (58%); limitazione della qualità di vita personale (52%); immaturità personale (50%).<br />Le motivazioni di carattere sociale e psicologico per decidere di non avere figli poi emergono ancora più chiaramente dalle seguenti affermazioni: il 58% è d'accordo che avere figli è una tappa della vita adulta (ma in questo giudizio arriviamo penultimi rispetto agli altri Paesi); le persone oggi privilegiano la libertà personale alla genitorialità (64%); la genitorialità è una delle molte forme di realizzazione personale (70%); oggi si è meno propensi a ridefinire la proprie priorità personali per diventare genitori (64%); oggi è difficile conciliare la famiglia con l'autorealizzazione (70%); le aspettative sociali influenzano ancora grandemente la decisione di avere figli (62%).<br />In merito al contesto sociale in cui abitiamo, gli italiani sono più critici rispetto agli altri cittadini europei verso il sistema Paese in cui vivono sempre relativamente al tema della genitorialità: le politiche sulla natalità, il contesto lavorativo e sociale, le istituzioni etc. non aiuterebbero a sufficienza. In particolare, per il 72% del campione (negli altri Paesi le percentuali sono nettamente inferiori) la società non valorizza adeguatamente la genitorialità rispetto alla realizzazione personale e professionale. Quindi è un'accusa verso la mentalità diffusa, ma poi nelle risposte che abbiamo già indicato, sono gli intervistati stessi che si adeguano a questa mentalità anti-natalità. Insomma imputano agli altri un errore che sono loro stessi a compiere.<br />UNA SINTESI<br />Proviamo a fare una sintesi di tutti questi dati. Il campione ha indicato nelle motivazioni economiche le prime cause che dissuadono dall'avere un figlio. Poi vengono indicate altre cause non strettamente di carattere economico: mancanza di un partner stabile, limitazione della libertà personale, carriera, mancanza di un supporto familiare, immaturità, paura del futuro, clima sociale che non valorizza la genitorialità, mancanza di politiche adeguate. Le motivazioni economiche e le altre di carattere sociale e psicologico possono essere collegate tra loro? Sì. Se confrontiamo tutte le risposte osserviamo che nella coscienza collettiva il figlio non vale così tanto da sacrificare libertà personali, aspirazioni, carriera. Tanto è vero che chi non ha figli è felice di non averli, anche perché parte del campione è così giovane che non si vede ancora come padre e madre.<br />Ne avevamo già parlato a suo tempo: «supponiamo che Tizio non voglia comprare una Ferrari perché non vuole spendere 1.000 euro per acquistarla. Tutti gli diremmo che è un pazzo e che sta perdendo una grande occasione. Il gioco vale assolutamente la candela. Tizio adduce motivazioni economiche, ma il problema di Tizio sta nel fatto - vera causa del mancato affare - che è stato incapace di riconoscere il valore di una Ferrari». Il figlio, nel percepito collettivo, toglie quelle risorse economiche utili per la propria realizzazione personale. Allora la causa prima della denatalità non sono i soldi, ma la mancanza del riconoscimento della preziosità del figlio. Questo, per così dire, errore di stima non è così incidente nel resto d'Europa.<br />Sono gli stessi intervistati ad ammettere che i soldi non sono la vera motivazione per non avere figli: per molti diventare genitore non è una tappa fondamentale dell'esistenza; le persone oggi privilegiano la libertà personale alla genitorialità; diventare genitori è una delle molte forme di realizzazione personale e non una delle più eccelse (Nb: 70%); vi sono altre priorità rispetto alla genitorialità; oggi è difficile conciliare la famiglia con l'autorealizzazione, dimentichi del fatto che è nella famiglia che ti realizzi e che quest'ultima non è nemica della tua felicità, ma componente essenziale della stessa; l'orientamento culturale non è sicuramente pro-family.<br />Dunque le motivazioni culturali, che solo il 13% del campione considera scriminanti nella decisione di avere dei figli quando a lui viene posta una domanda diretta sul tema, sono in realtà determinanti, a detta degli intervistati stessi quando si chiede un loro parere su differenti motivazioni sociali e culturali che portano all'inverno demografico. E dunque è la cultura diffusa che ci ha insegnato almeno due cose: prima veniamo noi e poi i figli, perché questi possono essere nemici della nostra felicità. Secondo: i figli sono un accessorio, non parte essenziale della nostra vita.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410355</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:32:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410355/denatalita_le_motivazioni_culturali.mp3" length="8341714" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8415

DENATALITA', LE MOTIVAZIONI CULTURALI CHE NON SI VUOL RICONOSCERE
di Tommaso Scandroglio
 
La denatalità morde sempre di più in Europa: 1,18 figli per donna in Italia, 1,62 in Francia, 1,1 in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8415" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8415</a><br /><br />DENATALITA', LE MOTIVAZIONI CULTURALI CHE NON SI VUOL RICONOSCERE<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La denatalità morde sempre di più in Europa: 1,18 figli per donna in Italia, 1,62 in Francia, 1,1 in Spagna, 1,35 in Germania e 1,41 in Gran Bretagna. Constatato questo scenario desolante, il Sole 24 Ore ha pensato bene di commissionare a Noto Sondaggi un'indagine demoscopica sul tema denatalità per metterne in luce le cause. L'indagine ha riguardato un campione di giovani tra i 18 e i 35 anni che vivono in Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Francia. Il succo del sondaggio è questo: i giovani e giovanissimi italiani sono molto meno pro-family dei loro coetanei europei e i motivi sono culturali. Analizziamo qualche dato.<br />Alla domanda se si intende avere un primo figlio o altri figli il 42% dei giovani italiani risponde «Forse, ma non ho progetti concreti», quando invece la maggioranza seppur relativa degli altri Paesi (circa un terzo degli intervistati) dichiara che pensa di avere un figlio entro i prossimi 3-5 anni. E quei pochi italiani che intendono avere figli li vogliono in un numero inferiore rispetto a quello indicato da spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi.<br />Per la maggior parte degli italiani (57%) non si mettono al mondo più bambini per motivi economici (siamo superati in questo giudizio solo dai tedeschi). I motivi culturali sono indicati solo dal 13% del campione (tale percentuale è più bassa rispetto a quella indicata dagli altri Paesi). Va da sé che per i giovani italiani i rimedi passano attraverso gli incentivi economici e la riorganizzazione del lavoro. All'ultimo posto troviamo i cambiamenti culturali. Ma, come vedremo, i motivi culturali in realtà sono al primo posto secondo il giudizio degli stessi intervistati.<br />Un'altra domanda è rivolta solo a chi non ha figli o non li vuole avere: perché non li cerchi? Indichiamo solo le prime quattro risposte più gettonate: costo della vita (41%); mancanza di un partner stabile (39%); libertà personale e carriera (37%); instabilità lavorativa (30%). E chi ha deciso di non avere figli dichiara, nel 60% dei casi, che è frutto di una decisione autonoma, presa perché lo rende felice. Ecco che accanto a motivazioni di carattere economico iniziano ad occhieggiare altre motivazioni di carattere psicologico e sociologico.<br />NON AVERE FIGLI<br />Queste differenti motivazioni iniziano a consolidarsi quando si chiede di indicare i fattori più significativi che influenzano la decisione di non avere figli (le percentuali qui indicate sono sempre maggiori rispetto agli altri Stati): costi (78%); incapacità di conciliare famiglia e lavoro (77%); insicurezza sul lavoro (71%); incertezza sul futuro (70%); stile di vita (60%); mancanza di supporto familiare (58%); limitazione della qualità di vita personale (52%); immaturità personale (50%).<br />Le motivazioni di carattere sociale e psicologico per decidere di non avere figli poi emergono ancora più chiaramente dalle seguenti affermazioni: il 58% è d'accordo che avere figli è una tappa della vita adulta (ma in questo giudizio arriviamo penultimi rispetto agli altri Paesi); le persone oggi privilegiano la libertà personale alla genitorialità (64%); la genitorialità è una delle molte forme di realizzazione personale (70%); oggi si è meno propensi a ridefinire la proprie priorità personali per diventare genitori (64%); oggi è difficile conciliare la famiglia con l'autorealizzazione (70%); le aspettative sociali influenzano ancora grandemente la decisione di avere figli (62%).<br />In merito al contesto sociale in cui abitiamo, gli italiani sono più critici rispetto agli altri cittadini europei verso il sistema Paese in cui vivono sempre relativamente al tema della genitorialità: le politiche sulla natalità, il contesto lavorativo e sociale, le istituzioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>dati,denatalità,forse,primofiglio,progetticoncreti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ce2675b0a8e097285845c1fbb12647f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa dicono gli astri per il 2026</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-dicono-gli-astri-per-il-2026--69410018</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8411" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8411</a><br /><br />COSA DICONO GLI ASTRI PER IL 2026<br />Oroscopo per tutti i segni zodiacali cattolici (o simil tali)<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />PROGRESSISTA<br />Avrai la Luna sempre più di traverso. Il futuro è gravido di incognite dato che negli ultimi mesi non hai ospitato più Saturno, dio del Tempo. Infatti sarà sempre meno il tuo tempo: l'allineamento favorevole dei pianeti non si ripresenterà più se non in modo sporadico. Concentrati sui risultati ottenuti e cerca di preservarli perché il Sole non sarà più nella tua casa. Dovrai metterti in discussione e applicare molto discernimento. Attento a non cadere in vecchi vizi - prendersela con i dogmi e la rigidità dottrinale - perché saranno solo palliativi che non ti potranno soddisfare.<br />SEDEVACANTISTA<br />Il segno del Leone ti porterà a confermare nuovamente le tue idee. Il 2026 segnerà un'ulteriore tappa di allontanamento da tutto il sistema solare cattolico. In amore non avrai delusioni dai tuoi fedelissimi e se li frequenterai aumenterà la tua autostima. I nemici di una volta continueranno a farti guerra, ma non devi temere perché le tue tesi si confermeranno da sole come è sempre accaduto. La tua maggior soddisfazione sarà la consapevolezza che senza un capo potrai, come sempre, darti all'autogestione della fede. Il nuovo anno sostanzialmente non porterà a grandi cambiamenti e di questo, in fondo, sarai contento.<br />PERIFERICO<br />Nettuno, l'ultimo pianeta del sistema solare, sarà nella tua casa anche nel nuovo anno come è sempre accaduto negli anni precedenti. Dato che «i poveri li avete sempre con voi» tu starai tutto l'anno con loro. In amore sarai ricambiato solo da chi avrà meno di te e nemmeno gli amici più stretti ti faranno capire l'inganno in cui sei caduto. La grande socialità del tuo carattere sarà rinvigorita in primavera ed estate perché tornerai a bordo di qualche nave battente bandiera ONG. La tua attitudine ad uscire dalla tua comfort zone sarà confermata pienamente, così come sarà confermata la tua abitudine a rompere le comfort zone altrui. I recenti cambiamenti ecclesiali non ti faranno cambiare idea sul fatto che la giustizia sociale viene prima della giustizia divina.<br />TUCHIANO<br />Non è detto che continuerai a fare il lavoro che stai svolgendo ora e, se lo perderai, non sarà da te ben accetto. Non solo hai Saturno contro, ma molti altri suoi satelliti. Il Sole ha lasciato da qualche mese la tua casa e avrai sempre più la sensazione di entrare in un cono d'ombra. Anche se uscirai di scena i posteri si ricorderanno delle tue azioni, ma il ricordo non sarà sempre benevolo. Chi è nato sotto questo segno vivrà un 2026 sempre all'insegna delle contraddizioni e si troverà spesso a dover precisare ciò che ha detto perché frainteso. Gli amici di un tempo scemeranno sempre più e lo spettro della solitudine diventerà sempre più reale man mano che i mesi trascorreranno, facendosi preoccupante alla fine del 2026.<br />TRADIZIONALISTA<br />Il primo di Gennaio hai brindato entusiasta al 1026. Ogni anno che passa tu arretri di un anno e ti piace pensare al futuro come nuova occasione per celebrare il passato. Il prossimo anno ci sarà un allineamento quasi perfetto dei pianeti e anche delle pianete. Il vetus ordo uscirà sempre più dall'influenza nefasta di Giove pluvio e si avvicinerà al Sole. La tua famiglia si allargherà e accoglierà ben due bebè: il primo lo chiamerai Tommaso e il secondo Aquino. Il 2026 sarà il tuo anno. Non rallenterai il passo e avrai la percezione di avere tutto in pugno e di poterti giocare le carte migliori. Ti sembrerà di avere a portata di mano il successo pieno. Attento però a non farti prendere la mano altrimenti rischi di chiedere ad un passante qualsiasi dove è la fermata del tram più vicino in latino.<br />GREEN<br />Al pari di altri segni, Saturno non sarà più nella tua casa come negli anni scorsi e il tuo tempo ti sembrerà finito. Ma se in casa cattolica ti accorgerai di essere sempre meno ascoltato, potrai rivolgerti ad altre istituzioni, in primis all'Unione europea, che sentirai sempre più come tua casa comune più che la Chiesa cattolica. Ti farai prendere spesso dalla nostalgia ricordando i bei tempi quando la Pachamama entrò a San Pietro e quando furono proiettate immagini ferine sulla facciata di San Pietro. Più che rinverdire i ricordi - è proprio il caso di dirlo - farai meglio a coltivare il tuo orticello usando del Poverello di Assisi come stampella per tentare di avere una certa visibilità. Il Sole si allontanerà sempre più dalla tua casa e quindi sempre più ti sarà difficile difendere la tesi del surriscaldamento globale.<br />INDIETRISTA<br />Anche e soprattutto nel 2026 continuerai a tenerti stretto il tuo lavoro di sarto che lavora con uncinetto per realizzare splendidi pizzi e merletti. La parola d'ordine per il nuovo anno sarà: speranza. La costellazione del Leone infatti ti porterà fortuna e le tue relazioni sociali aumenteranno di numero e qualità. Potrai finalmente tirare fuori dalla credenza della nonna vecchi dogmi e antichi precetti, andati fuori moda solo perché la moda è andata fuori di testa. A metà anno Marte, dio della guerra, entrerà in congiunzione con Venere, dea della fertilità, e risultati non tarderanno ad arrivare: battagliando con coraggio porterai a casa molti successi inaspettati. Ma attento all'orgoglio e alla presunzione. Venere è pur sempre una dea invidiosa.<br />ZUPPIANO<br />Sarà proprio un anno No, con alcune eccezioni. Avrai contro non solo tutti i pianeti del sistema solare, ma anche buona parte dei pianeti di altri sistemi stellari. Comunque sia l'influsso degli astri sarà più efficace di quello della sana dottrina. Ciò che ti salverà sarà il tuo atteggiamento disincarnato verso la realtà e la fiducia che i capi possono pure cambiare, ma il ventre molle della Chiesa no. In amore l'idillio con i poveri, i senza tetto, i migranti, i disoccupati continuerà a patto che ne parli solo e non li frequenti. Se nel 2026 ti terrai lontano, come sempre hai fatto, dalla verità eviterai di scottarti. Forti delusioni verranno dai tuoi fratelli nella fede dotati di buon senso. Riceverai il premio 194 per aver difeso una legge omicida.<br />OMOERETICO<br />Se vivi negli Usa gli astri ti consigliano per il 2026 di migrare in Europa, in specie in Germania. Il tuo segno è in fase decisamente calante e il futuro più che essere color arcobaleno è grigio. Nonostante questo la gaiezza di spirito, infusa in te da Giove il gioviale, l'ottimismo, la fiducia in te stesso, nonché l'orgoglio di sentirsi il perfetto ibrido tra un cattolico e un gay ti porteranno nelle piazze di tutta Italia a sfilare seminudo e completamente spogliato di ogni ritegno. Accoglierai nella tua parrocchia più che le persone omosessuali e transessuali le loro idee certo che se non Dio, ma almeno Eros sarà dalla tua parte. In amore tutti ti ameranno come sei e forse non sarà un bel risultato.<br />ECUMENISTA<br />Il 2026 ti darà nuova spinta a diventare sempre più il globetrotter del cattolicesimo. Molti viaggi ti attendono e ti confermeranno nella tua tesi secondo la quale una religione vale l'altra e la migliore è la sintesi di tutte. Nessun pianeta ti sarà contro perché tu dimostrerai di essere amico di tutti loro, anche perché, a proposito di Giove, Venere e Marte, sosterrai che pure il paganesimo debba venire riconosciuto nel suo valore. Ogni mese troverai semina verbis dove gli altri avranno invece individuato solo errori ed orrori. In amore riuscirai soprattutto in ambito familiare dato che tutti siamo fratelli di tutti.<br />INCLUSIVO<br />La nostalgia sarà il tratto caratteristico del tuo 2026. Todos, todos, todos saranno i tuoi tre pianeti del ricordo. Tu inclusivo ti chiuderai sempre più a riccio perché non sopporterai la vista del segno del Leone vestito da Papa, simbolo di un'appartenenza che per te vorrà dire esclusione. Dovrai trovare un equilibrio interiore tra un passato glorioso e un futuro incerto. Per paradosso ti sentirai sempre più escluso da una cultura cattolica che forse virerà verso una difesa della propria identità e sempre più incluso tra gli ignorati. Troverai consolazione pregando sulla tomba di Papa Francesco.<br />CATTOLICO<br />Nulla per te cambierà quest'anno, come nulla è cambiato negli ultimi duemila anni. Continuerai a recarti alla Santa Messa, a comunicarti, a confessarti, a pregare il rosario, a sposarti, a fare figli, ad alimentarti con la sana dottrina. Anche quest'anno non ti importerà nulla degli astri, eccezion fatta dell'Astro del ciel, perché il domani è nelle mani di Dio e perché sei certo che è il libero arbitrio docile alla grazia che ci fa felici o, perlomeno, a posto con la propria coscienza. Anche quest'anno verrai deriso, insultato, ignorato, non compreso, perseguitato, non perché avrai contro Saturno, ma perché avrai contro tuo fratello, tua madre, tuo figlio, il tuo capo, il tuo collega e il tuo amico. Il 2026 per te sarà un anno di grazia perché «tutto concorre al bene per coloro che amano Dio». Infine per te l'unico futuro che conterà è quello dopo la morte, un futuro per il quale anche nel 2026 ti batterai con tutte le tue forze.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69410018</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 19:31:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69410018/cosa_dicono_gli_astri.mp3" length="8263568" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8411

COSA DICONO GLI ASTRI PER IL 2026
Oroscopo per tutti i segni zodiacali cattolici (o simil tali)
di Tommaso Scandroglio
 
PROGRESSISTA
Avrai la Luna sempre più di traverso. Il futuro è gravido di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8411" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8411</a><br /><br />COSA DICONO GLI ASTRI PER IL 2026<br />Oroscopo per tutti i segni zodiacali cattolici (o simil tali)<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />PROGRESSISTA<br />Avrai la Luna sempre più di traverso. Il futuro è gravido di incognite dato che negli ultimi mesi non hai ospitato più Saturno, dio del Tempo. Infatti sarà sempre meno il tuo tempo: l'allineamento favorevole dei pianeti non si ripresenterà più se non in modo sporadico. Concentrati sui risultati ottenuti e cerca di preservarli perché il Sole non sarà più nella tua casa. Dovrai metterti in discussione e applicare molto discernimento. Attento a non cadere in vecchi vizi - prendersela con i dogmi e la rigidità dottrinale - perché saranno solo palliativi che non ti potranno soddisfare.<br />SEDEVACANTISTA<br />Il segno del Leone ti porterà a confermare nuovamente le tue idee. Il 2026 segnerà un'ulteriore tappa di allontanamento da tutto il sistema solare cattolico. In amore non avrai delusioni dai tuoi fedelissimi e se li frequenterai aumenterà la tua autostima. I nemici di una volta continueranno a farti guerra, ma non devi temere perché le tue tesi si confermeranno da sole come è sempre accaduto. La tua maggior soddisfazione sarà la consapevolezza che senza un capo potrai, come sempre, darti all'autogestione della fede. Il nuovo anno sostanzialmente non porterà a grandi cambiamenti e di questo, in fondo, sarai contento.<br />PERIFERICO<br />Nettuno, l'ultimo pianeta del sistema solare, sarà nella tua casa anche nel nuovo anno come è sempre accaduto negli anni precedenti. Dato che «i poveri li avete sempre con voi» tu starai tutto l'anno con loro. In amore sarai ricambiato solo da chi avrà meno di te e nemmeno gli amici più stretti ti faranno capire l'inganno in cui sei caduto. La grande socialità del tuo carattere sarà rinvigorita in primavera ed estate perché tornerai a bordo di qualche nave battente bandiera ONG. La tua attitudine ad uscire dalla tua comfort zone sarà confermata pienamente, così come sarà confermata la tua abitudine a rompere le comfort zone altrui. I recenti cambiamenti ecclesiali non ti faranno cambiare idea sul fatto che la giustizia sociale viene prima della giustizia divina.<br />TUCHIANO<br />Non è detto che continuerai a fare il lavoro che stai svolgendo ora e, se lo perderai, non sarà da te ben accetto. Non solo hai Saturno contro, ma molti altri suoi satelliti. Il Sole ha lasciato da qualche mese la tua casa e avrai sempre più la sensazione di entrare in un cono d'ombra. Anche se uscirai di scena i posteri si ricorderanno delle tue azioni, ma il ricordo non sarà sempre benevolo. Chi è nato sotto questo segno vivrà un 2026 sempre all'insegna delle contraddizioni e si troverà spesso a dover precisare ciò che ha detto perché frainteso. Gli amici di un tempo scemeranno sempre più e lo spettro della solitudine diventerà sempre più reale man mano che i mesi trascorreranno, facendosi preoccupante alla fine del 2026.<br />TRADIZIONALISTA<br />Il primo di Gennaio hai brindato entusiasta al 1026. Ogni anno che passa tu arretri di un anno e ti piace pensare al futuro come nuova occasione per celebrare il passato. Il prossimo anno ci sarà un allineamento quasi perfetto dei pianeti e anche delle pianete. Il vetus ordo uscirà sempre più dall'influenza nefasta di Giove pluvio e si avvicinerà al Sole. La tua famiglia si allargherà e accoglierà ben due bebè: il primo lo chiamerai Tommaso e il secondo Aquino. Il 2026 sarà il tuo anno. Non rallenterai il passo e avrai la percezione di avere tutto in pugno e di poterti giocare le carte migliori. Ti sembrerà di avere a portata di mano il successo pieno. Attento però a non farti prendere la mano altrimenti rischi di chiedere ad un passante qualsiasi dove è la fermata del tram più vicino in latino.<br />GREEN<br />Al pari di altri segni, Saturno non sarà più nella...]]></itunes:summary><itunes:duration>517</itunes:duration><itunes:keywords>green,progressista,sedevacantista,tuchiano,zuppiano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ff6be083e5ce0e436c4f6f3e18db454.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Natalità, dietro il calo c'è la generazione degli uomini senza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/natalita-dietro-il-calo-c-e-la-generazione-degli-uomini-senza--68420631</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8344" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8344</a><br /><br />NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Previsioni del tempo sulla natalità. Si prevede che l'anno prossimo la temperatura della fecondità femminile scenda ancora, dall'1,18 figli per donna (o per coppia) nel 2024 - ennesimo minimo storico per il nostro Paese - al 1,13 per il 2025. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2023 al 2024 le nascite sono calate del 2,6%, ossia 10 mila bebè in meno. L'anno scorso tra fiocchi rosa e azzurri siamo arrivati a 370 mila nascite. Dal 2008 le nascite sono diminuite del 35,8%. Insomma mancano all'appello più di un terzo degli Italiani dal 2008. Gli stranieri figliano di più, ma nel tempo sempre meno anche loro: prova indiretta che non è il reddito la scriminante per mettere al mondo i figli, dato che gli stranieri guadagnano meno, ma è soprattutto il contesto culturale in cui vivi a determinare se mettere al mondo un figlio oppure no. La nostra forma mentis sta plagiando anche gli islamici.<br />Quali i motivi di queste basse temperature dove la vita fa fatica a germogliare? L'Istat, in primis, indica il fatto che il numero di giovani si assottiglia nel tempo. Insomma la denatalità è un cane che si morde la coda. La denatalità genera se stessa. In secondo luogo vi sono diversi fattori che concorrono alla glaciazione demografica: «L'allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l'uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla». Noi aggiungiamo l'aumento della sterilità e infertilità tra i giovani e l'aborto: nel mondo tre gravidanze su dieci finiscono in aborto e sei gravidanze indesiderate su dieci fanno la stessa fine.<br />Puntiamo la lente d'ingrandimento però su una motivazione indicata dall'Istat: la scelta di rinunciare alla genitorialità. Motivazione che dice tutto e dice niente. Crediamo che dietro questa motivazione si celino quattro "senza" che affliggono l'uomo post-moderno. Costui vive, anzi sopravvive, senza natura, senza gli altri, senza storia e senza Dio (l'"altro" per eccellenza).<br />1) SENZA NATURA<br />Senza natura: i nostri contemporanei occidentali vivono in costante lotta contro la propria natura. Questa inclina le persone a sposarsi e dunque a diventare coniugi e poi genitori. Però questa inclinazione alla genitorialità incontra diversi ostacoli. Ad esempio collide con la famigerata emancipazione femminile. Purtroppo la donna ne ricava solo una indipendenza della propria identità materna, che è caratteristica naturale ineludibile scritta a lettere di fuoco in ogni cuore femminile. E dunque si evira di un tratto essenziale della sua persona. L'emancipazione sociale diventa emancipazione metafisica dalla natura, dalla struttura ontologica più profonda che ci definisce anche come padri e madri. L'intimo richiamo a diventare ciò che siamo (Pindaro) è sopraffatto dal richiamo tutto esteriore del mondo che ci vuole stranieri a noi stessi, ossia professionisti di successo, inesausti edonisti, icone social. L'affermazione di sé conduce in realtà alla negazione di sé. La tensione solipsistica all'autenticità sfocia nella menzogna perché si contraddice la propria vocazione naturale. La sfibrante corsa alla realizzazione finisce per ingabbiarsi nel modello dell'eterogenesi dei fini: quanti amici, parenti e conoscenti che masticano il pane raffermo del rimpianto, della mancanza di realizzazione personale. E non si accorgono che questa passa anche dai vagiti di un bambino.<br />2) SENZA GLI ALTRI<br />E così arriviamo al secondo "senza": senza gli altri. I nostri contemporanei hanno dimenticato che il "sé" si costruisce con l'altro da sé. E il figlio è il primo "altro" per prossimità insieme al coniuge. E non è un "altro" che è solo nemico del tuo tempo, dei tuoi spazi, delle tue relazioni, delle tue opportunità, delle tue energie - tutti aspetti di cui i figli sono oggettivamente voraci - ma amico di te perché chiede e dà amore.<br />Il viandante del XXI secolo è un essere irrelato, una monade ego-centrata e di per sé sussistente, un buco nero che inghiotte anche la più accecante luce, compresa quella che si sprigiona dopo un parto. Tutto è centrato su se stesso, tutto s'incardina sull'Io, non c'è altro al di fuori di sé. È onnivoro di sé, è il narciso tanto innamorato di sé quanto deluso da sé e dopo la sua morte non vede niente, semplicemente perché egli più non sarà. Tutto finirà con lui. Quindi sarebbe irragionevole programmare una discendenza.<br />La bulimia di sé porta alla solitudine anche per mancanza di figli. Gesù è stato folgorante: «Il chicco di grano che non muore rimane solo» (Gv 12, 24). Poteva dirci che chi non muore a sé stesso, al proprio egoismo, al proprio disperante e delirante individualismo non entrerà nel Regno dei Cieli, non è degno di seguirLo, non fa la volontà del Padre. No, niente di tutto questo: Gesù indica una conseguenza antropologica, spietatamente esistenziale. Hai cercato per tutta la tua vita te e solo te e sei rimasto solo. Senza figli e a volte senza un uomo o una donna che ti possa amare. Hai cercato te e alla fine non ti sei trovato. Come stringere in un pugno della sabbia e vederla scappare via dalle dita. Più stringi, più la tua vita ti sfugge. «Chiunque vorrà salvare la propria vita, la perderà» (Mt 16, 25). Non è solo un monito per l'Aldilà, ma anche per l'Aldiquà.<br />3) SENZA STORIA<br />L'uomo post-moderno è poi senza storia. Siamo tutti degli spiantati, sradicati perché esseri astorici. E siamo senza storia perché hanno ucciso la tradizione, che è l'anello nuovo del tempo saldato al termine di una catena di altri e precedenti anelli la cui sequenza si perde nella notte luminosa dei tempi. Senza radici non c'è fusto e non ci sono rami protesi nel futuro. Senza passato l'uomo è una incognita a se stesso perché non può posizionarsi sull'asse temporale. Senza riferimenti non possiamo muoverci in nessuna direzione. Come persi in un piatto deserto. Quante persone vivono inconsapevoli di sé, senza senso, senza rotta esistenziale, vivendo alla giornata perché c'è solo l'oggi, orfano dello ieri e del domani? Un uomo anonimo. E come chiedere a quest'uomo di generare, se lui stesso nel suo intimo è sterile di vita? Come protendersi nel futuro se non sa da dove viene, proprio perché gli alchimisti del pensiero contemporaneo sono stati attentissimi a cancellare ogni traccia del suo passato affinchè si muova sul palcoscenico di questo mondo in modo smarrito. Un uomo così frastornato, svuotato della sua dimensione storica, delle sue tradizioni, delle sue consuetudini, della sua narrazione generazionale e dunque familiare potrà mai regalarsi un futuro in formato bambino? Certo che no. Privo delle quinte della storia come potrà essere attore del suo tempo, calcare le scene del suo presente e quindi come potrà proiettare se stesso nel futuro con la sua prole? Per costui il futuro non è promessa da realizzare, ma condanna da scampare.<br />4) SENZA DIO<br />Infine i nostri compagni di viaggio verso l'eternità non sanno che c'è un'intera eternità ad attenderli. Sono uomini senza Dio. Togli Dio, togli il Padre e dunque togli tutti i padri, tutti i genitori. Chiusa la fonte della vita a monte, a valle i campi non daranno frutto perché non più irrigati. Soffocata la voce di Dio nella coscienza collettiva, si è spenta anche la voce della Provvidenza. Ed ecco sorgere la paura: la nemica numero uno dei figli. Ce la faremo? Quanto costa un figlio? Mi sento pronta ad essere madre? Non è meglio aspettare di avere un contratto a tempo determinato, di aver pagato almeno mezzo mutuo, di risolvere i problemi di salute di mio padre, di ambientarci in questa nuova città? Tu aspetti, ma il ticchettio dell'orologio biologico non aspetta.<br />Eliminato Dio, il domani si oscura e diventa solo una minaccia, una profezia infausta, uno stato di allerta continuo, un rischio di incalcolabile portata. Nulla più concorre al bene per chi ama Dio, proprio perché non si ama Dio. Il "crescete e moltiplicatevi" pare una favoletta per quegli uomini-bambini che credono ancora in un Dio che non ci farà mancare nulla. Diventa un mito il desiderio di riempire il Cielo con i propri figli per donare la felicità eterna a persone nuove di zecca che senza il nostro "Sì" non ci sarebbero mai state. Il figlio come figlio di Dio è oggi concetto assolutamente estraneo, radicalmente alieno alla sensibilità collettiva.<br />Senza la trascendenza, l'immanenza si esaurisce nel non senso. E brancolando nel buio dell'esistenza, perché priva del suo senso ultimo e definitivo, come si potrebbe mai mettere al mondo un figlio? Quest'ultimo non sostanzia in sé anche un afflato divino? Quest'ultimo, in un certo qual modo, non perpetua l'esistenza dei genitori sulla Terra (e non solo con la propria memoria) e non li eterna in Cielo?<br />Cancellate nell'uomo la sua natura, le sue relazioni, la sua storia e Dio e lo priverete anche dei suoi figli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420631</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:49:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420631/natalita_dietro_il_calo.mp3" length="8872930" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8344

NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA di Tommaso Scandroglio
 
Previsioni del tempo sulla natalità. Si prevede che l'anno prossimo la temperatura della fecondità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8344" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8344</a><br /><br />NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Previsioni del tempo sulla natalità. Si prevede che l'anno prossimo la temperatura della fecondità femminile scenda ancora, dall'1,18 figli per donna (o per coppia) nel 2024 - ennesimo minimo storico per il nostro Paese - al 1,13 per il 2025. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2023 al 2024 le nascite sono calate del 2,6%, ossia 10 mila bebè in meno. L'anno scorso tra fiocchi rosa e azzurri siamo arrivati a 370 mila nascite. Dal 2008 le nascite sono diminuite del 35,8%. Insomma mancano all'appello più di un terzo degli Italiani dal 2008. Gli stranieri figliano di più, ma nel tempo sempre meno anche loro: prova indiretta che non è il reddito la scriminante per mettere al mondo i figli, dato che gli stranieri guadagnano meno, ma è soprattutto il contesto culturale in cui vivi a determinare se mettere al mondo un figlio oppure no. La nostra forma mentis sta plagiando anche gli islamici.<br />Quali i motivi di queste basse temperature dove la vita fa fatica a germogliare? L'Istat, in primis, indica il fatto che il numero di giovani si assottiglia nel tempo. Insomma la denatalità è un cane che si morde la coda. La denatalità genera se stessa. In secondo luogo vi sono diversi fattori che concorrono alla glaciazione demografica: «L'allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l'uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla». Noi aggiungiamo l'aumento della sterilità e infertilità tra i giovani e l'aborto: nel mondo tre gravidanze su dieci finiscono in aborto e sei gravidanze indesiderate su dieci fanno la stessa fine.<br />Puntiamo la lente d'ingrandimento però su una motivazione indicata dall'Istat: la scelta di rinunciare alla genitorialità. Motivazione che dice tutto e dice niente. Crediamo che dietro questa motivazione si celino quattro "senza" che affliggono l'uomo post-moderno. Costui vive, anzi sopravvive, senza natura, senza gli altri, senza storia e senza Dio (l'"altro" per eccellenza).<br />1) SENZA NATURA<br />Senza natura: i nostri contemporanei occidentali vivono in costante lotta contro la propria natura. Questa inclina le persone a sposarsi e dunque a diventare coniugi e poi genitori. Però questa inclinazione alla genitorialità incontra diversi ostacoli. Ad esempio collide con la famigerata emancipazione femminile. Purtroppo la donna ne ricava solo una indipendenza della propria identità materna, che è caratteristica naturale ineludibile scritta a lettere di fuoco in ogni cuore femminile. E dunque si evira di un tratto essenziale della sua persona. L'emancipazione sociale diventa emancipazione metafisica dalla natura, dalla struttura ontologica più profonda che ci definisce anche come padri e madri. L'intimo richiamo a diventare ciò che siamo (Pindaro) è sopraffatto dal richiamo tutto esteriore del mondo che ci vuole stranieri a noi stessi, ossia professionisti di successo, inesausti edonisti, icone social. L'affermazione di sé conduce in realtà alla negazione di sé. La tensione solipsistica all'autenticità sfocia nella menzogna perché si contraddice la propria vocazione naturale. La sfibrante corsa alla realizzazione finisce per ingabbiarsi nel modello dell'eterogenesi dei fini: quanti amici, parenti e conoscenti che masticano il pane raffermo del rimpianto, della mancanza di realizzazione personale. E non si accorgono che questa passa anche dai vagiti di un bambino.<br />2) SENZA GLI ALTRI<br />E così arriviamo al secondo "senza": senza gli altri. I nostri contemporanei hanno dimenticato che il "sé" si costruisce con l'altro da sé. 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Molti i temi trattati. Concentriamo il focus sulle tematiche LGBT.<br />Nel paragrafo La cura delle relazioni della Parte I si possono leggere alcune indicazioni operative: «Che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)».<br />Prima interpretazione di questo passo secondo un approccio esegetico letterale: buona cosa quella di tentare di integrare ad esempio in parrocchia i divorziati, i conviventi, i coniugati solo civilmente, le coppie omosessuali unite civilmente. Integrarli, aggiungiamo noi, non significa però ad esempio affidare loro responsabilità significative in parrocchia, sia perché possono essere inadeguati (un convivente non può fare catechismo ad esempio, figuriamoci una persona che pratichi l'omosessualità), sia per evitare lo scandalo, ossia che si possa interpretare l'affidamento di responsabilità a queste persone come un placet alla loro condizione contraria alla morale naturale. Inoltre integrarli, accompagnarli, accoglierli comportano che il parroco e gli altri fedeli devono - è un obbligo morale - persuaderli, nel modo miglior possibile, sul fatto che continuare a vivere secondo quelle condizioni non fa il loro bene perché in contrasto con il volere di Dio.<br />Queste due riflessioni, tra le molte che si potrebbero articolare su questo punto, mancano completamente nel documento della Cei, ergo è inevitabile leggere il passo sopra citato secondo un diverso approccio esegetico: nella Chiesa cattolica non solo c'è posto per tutti - e questo è doveroso - ma c'è posto per tutto: adulterio, omosessualità, fornicazione, etc. La CEI sposa questa deriva di matrice schiettamente Bergogliana.<br />L'APPROCCIO INCLUSIVO VERSO IL PECCATO<br />La correttezza di questa interpretazione è suffragata anche da un precedente passaggio in cui la CEI scrive: «Non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che "lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono" (CEI, Lineamenti per la prima Assemblea sinodale - LAS - 2024, 6)». Le sfumature - che sfumature non sono perché sono toni scuri di colore nettamente distinto dal bianco della santità - dell'omosessualità praticata, dell'adulterio, etc. non vanno accolte, ma rigettate. Si può e si deve accogliere il peccatore, non il peccato. Sarà pure una categoria concettuale rigida, ma date la colpa alla verità che spesso rigida lo è.<br />L'approccio inclusivo verso il peccato che orienta queste indicazioni della CEI non può che essere applicato anche al successivo punto programmatico: «Che le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana».<br />Innanzitutto una nota terminologica. Le persone omosessuali sono diventate persone omoaffettive. Mettere l'accento sull'affetto, sul sentimento predispone meglio il cattolico ad accettare l'omosessualità. In secondo luogo il termine "transgender" è ideologico (così come la locuzione "identità di genere" che ricorre successivamente): occorre parlare di persone transessuali. Il "genere" - "gender" in inglese - è la percezione dell'appartenenza ad un sesso che ha una persona. È  un dato soggettivo e quindi può essere fallace. Il sesso invece è un dato oggettivo e dunque di suo è veritiero: occorre riconoscere il sesso e dunque adeguare la propria percezione a tale riconoscimento. Quindi usare la parola "transgender" significa sposare l'etica LGBT: sono io che mi scelgo il sesso.<br />Ma veniamo al rilievo più importante: la CEI parla di "riconoscimento" delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie. Non crediamo che per "riconoscimento" si debba intendere la scoperta che Tizio sia omosessuale o la consapevolezza che Tizio sia transessuale e che Caio e Sempronia siano i genitori di Tizio. Perché mai la CEI dovrebbe incoraggiare un dossieraggio ecclesiale delle persone omosessuali e transessuali? Suonerebbe come una schedatura. Pare evidente che per "riconoscimento" si debba invece intendere "accoglimento senza riserva dell'orientamento omosessuale e della transessualità, appoggiando le famiglie in questo senso".<br />REALTÀ PASTORALI DICHIARATAMENTE PRO-LGBT<br />Questa interpretazione è avvalorata dal seguente passaggio presente nel paragrafo L'attenzione per la dimensione affettiva: «Che le Chiese locali [...] avviino [...] équipe che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità - anche tenendo conto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere - soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori; c. che le Chiese locali vigilino e operino affinché nei vari contesti formativi [...] non avvengano forme di abuso psicologico, spirituale e di coscienza, anche nell'ambito dell'orientamento sessuale».<br />Qui la CEI si sta riferendo a quelle iniziative e realtà pastorali dichiaratamente pro-LGBT come il Progetto Gionata. Ma c'è di più e c'è di peggio: la CEI qualifica la persuasione alla conversione per le persone omosessuali, chiedendo loro di abbandonare questa condizione contraria alla propria dignità personale, come abuso psicologico, spirituale e di coscienza. La CEI sposa quindi l'approccio affermativo tipico di una certa psicologia contemporanea: ti senti gay? Va bene così e non ti dico nulla, altrimenti ti sto facendo violenza. Si potrebbe obiettare che la CEI non scrive esplicitamente che proporre l'abbandono dell'omosessualità rappresenti un abuso, ma, lo ripetiamo, stante l'assenza completa nel documento dei riferimenti dottrinali che qualificano l'omosessualità e la transessualità come condizioni intrinsecamente disordinate, non si può che concludere che la CEI veda ogni proposta volta alla riscoperta della propria eterosessualità come un sopruso.<br />Anche questa interpretazione riceve l'avallo da parte di un altro passaggio del documento della CEI che non può che essere la conclusione logica dei passaggi precedenti: «Che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le "giornate" promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l'omofobia e transfobia, etc.)». Qui la CEI appoggia i Pride e chiede di pregare per la loro buona riuscita. Anche in questo caso si potrebbe obiettare: la CEI, in realtà, vuole appoggiare solo quelle iniziative civili volute per combattere le reali ed ingiuste discriminazioni a danno di omosessuali e transessuali, rifuggendo da qualsiasi deriva ideologica. Risposta: dove sono queste iniziative? Non esistono. La CEI parla di "giornate" e, in merito ai temi LGBT, esistono solo le giornate e il mese dell'orgoglio LGBT. Perciò la CEI appoggia esplicitamente i Pride. Questa è la verità. Tra l'altro, per rifuggire ogni rischio di fraintendimento avrebbe dovuto criticare esplicitamente i Pride, che sono pure blasfemi e sacrileghi, mettendo così in chiaro che il suo sostegno andava solo ad altre iniziative di diversa natura.<br />Dunque la CEI in questo documento prosegue nel suo intento di tentare di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica.<br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Inadeguato e ambiguo»: vescovi fuori dal coro sinodale gay friendly" mette in evidenza il pensiero dei vescovi Paccosi (San Miniato): «Inadeguato il riconoscimento delle unioni omoaffettive» e Suetta (Sanremo): «La Cei non può cambiare la dottrina, proporrò di rettificare i passaggi ideologici sui diritti degli omosessuali». Per la Cei è uno smacco.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 ottobre 2025:<br />C'è chi dice no. Appena un giorno di vita e il documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia viene scaricato da due vescovi. Se il buon giorno si vede dal mattino, per la Cei non sarà semplice far approvare così com'è il controverso testo votato pomposamente da quasi 800 delegati incaricati dalle Diocesi. Da qui alla votazione del testo che verrà sottoposta all'Assemblea Generale della Cei di metà novembre, potrebbero essere molti altri i vescovi che chiederanno di modificare alcune parti. Soprattutto quelle che ridisegnano la morale sessuale circa il rapporto con l'omosessualità. E soprattutto da ieri che non uno, ma ben due vescovi sono usciti allo scoperto per prendere le distanze, annunciando una richiesta di modifica.<br />Sotto accusa sono principalmente quei passaggi in cui si parla del «riconoscimento delle unioni omoaffettive» e dove si parla di veglie contro l'omofobia e si riconosce il gender.<br />Il primo a prendere posizione è monsignor Giovanni Paccosi che ha pubblicato sul s]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420619</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:46:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420619/scelta_di_campo_della_cei.mp3" length="11633968" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8338

SCELTA DI CAMPO DELLA CEI: APPOGGIARE I GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio
 
È stato pubblicato dalla Cei il Documento di sintesi del cammino sinodale, dal titolo Lievito di Pace e di Speranza, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8338" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8338</a><br /><br />SCELTA DI CAMPO DELLA CEI: APPOGGIARE I GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />È stato pubblicato dalla Cei il Documento di sintesi del cammino sinodale, dal titolo Lievito di Pace e di Speranza, che sarà votato il prossimo 25 ottobre dalla Terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia. Molti i temi trattati. Concentriamo il focus sulle tematiche LGBT.<br />Nel paragrafo La cura delle relazioni della Parte I si possono leggere alcune indicazioni operative: «Che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)».<br />Prima interpretazione di questo passo secondo un approccio esegetico letterale: buona cosa quella di tentare di integrare ad esempio in parrocchia i divorziati, i conviventi, i coniugati solo civilmente, le coppie omosessuali unite civilmente. Integrarli, aggiungiamo noi, non significa però ad esempio affidare loro responsabilità significative in parrocchia, sia perché possono essere inadeguati (un convivente non può fare catechismo ad esempio, figuriamoci una persona che pratichi l'omosessualità), sia per evitare lo scandalo, ossia che si possa interpretare l'affidamento di responsabilità a queste persone come un placet alla loro condizione contraria alla morale naturale. Inoltre integrarli, accompagnarli, accoglierli comportano che il parroco e gli altri fedeli devono - è un obbligo morale - persuaderli, nel modo miglior possibile, sul fatto che continuare a vivere secondo quelle condizioni non fa il loro bene perché in contrasto con il volere di Dio.<br />Queste due riflessioni, tra le molte che si potrebbero articolare su questo punto, mancano completamente nel documento della Cei, ergo è inevitabile leggere il passo sopra citato secondo un diverso approccio esegetico: nella Chiesa cattolica non solo c'è posto per tutti - e questo è doveroso - ma c'è posto per tutto: adulterio, omosessualità, fornicazione, etc. La CEI sposa questa deriva di matrice schiettamente Bergogliana.<br />L'APPROCCIO INCLUSIVO VERSO IL PECCATO<br />La correttezza di questa interpretazione è suffragata anche da un precedente passaggio in cui la CEI scrive: «Non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che "lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono" (CEI, Lineamenti per la prima Assemblea sinodale - LAS - 2024, 6)». Le sfumature - che sfumature non sono perché sono toni scuri di colore nettamente distinto dal bianco della santità - dell'omosessualità praticata, dell'adulterio, etc. non vanno accolte, ma rigettate. Si può e si deve accogliere il peccatore, non il peccato. Sarà pure una categoria concettuale rigida, ma date la colpa alla verità che spesso rigida lo è.<br />L'approccio inclusivo verso il peccato che orienta queste indicazioni della CEI non può che essere applicato anche al successivo punto programmatico: «Che le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana».<br />Innanzitutto una nota terminologica. Le persone omosessuali sono diventate persone omoaffettive. Mettere l'accento sull'affetto, sul sentimento predispone meglio il cattolico ad accettare l'omosessualità. In secondo luogo il termine "transgender" è ideologico (così come la locuzione...]]></itunes:summary><itunes:duration>728</itunes:duration><itunes:keywords>camminosinodale,cei,documentodisintesi,pride,sceltadicampo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cda7a913008ee7d53545d34b7867993f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non fa parte della kultura, la colpa di Beatrice Venezi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-fa-parte-della-kultura-la-colpa-di-beatrice-venezi--68420602</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8342" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8342</a><br /><br />NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Venezi. Pareva che il suo destino fosse impresso nel suo nome. Ma non è stato così. Partiamo da Amleto, sì da Amleto che, monologando tra sé, valutava le favorevoli opportunità offerte da «un semplice stiletto» anche quando «il merito paziente riceve disprezzo dagli indegni». Ora non sappiamo se il direttore d'orchestra Beatrice Venezi sia adorna di sufficiente merito per essere confermata nel ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Non lo sappiamo perché sprovvisti della competenza necessaria per pronunciarsi. Ma sappiamo che la Venezi non ha nascosto simpatie destrofile e questo basta per impedirle di assumere qualsiasi ruolo di rilievo in Italia.<br />La cronistoria è la seguente: il 22 settembre scorso, con uno scarno comunicato stampa, la Fondazione del teatro, presieduta dal sindaco Luigi Brugnaro, rendeva noto che la Venezi dal 2026 avrebbe ricoperto l'incarico di direttore musicale del Teatro, ruolo che comporta l'interfacciarsi con gli orchestrali e cantanti e la definizione dei programmi. Passano pochi giorni e gli orchestrali del teatro scrivono al sovraintendente della Fondazione, Nicola Colabianchi. La prima doglianza è questa: «Abbiamo appreso esclusivamente tramite la stampa della Sua decisione». Insomma niente consultazione con i musicisti e i sindacati. Colabianchi risponde dicendo che c'era il fondato «timore di continue e ripetute polemiche che avrebbero potuto interferire nel processo di scelta», polemiche che puntualmente si sono verificate. Insomma, il sovraintendente aveva previsto che la nomina della Venezi sarebbe stata osteggiata sin dall'inizio e dunque aveva tagliato corto.<br /><br />IL VERO MOTIVO<br />Ma il vero motivo del rifiuto della Venezi è un altro, scrivono i professori di orchestra: «La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Il Direttore Venezi non ha mai diretto né un titolo d'opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro. Venezi non ha mai diretto nei principali teatri d'opera internazionali, né il suo nome compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale. Dove si manifesta dunque il 'talento internazionale' che dovrebbe essere alla guida della Fenice? Quali prospettive di relazioni di alto profilo nel mondo musicale apre questa nomina?».<br />Venerdì scorso le maestranze del teatro hanno proclamato uno stato di agitazione. I dipendenti della Scala, del Petruzzelli di Bari, del Regio di Torino, del Maggio di Firenze hanno manifestato la loro solidarietà ai compagni di Venezia. Infine, sabato scorso, gli orchestrali hanno organizzato dentro il teatro un volantinaggio anti-Venezi prima di un concerto.<br />Sin qui i fatti. Ora entriamo nel merito. Prima, il merito musicale della Venezi. In effetti la musicista non ha calcato i podi delle orchestre più blasonate al mondo, forse anche perché ha solo 35 anni, e non hai mai diretto nulla alla Fenice. Per tanti suoi colleghi di pari età - è proprio il caso di dirlo - la musica è diversa: sono chiamati a destra e a manca in teatri prestigiosi, innanzitutto proprio perché sono giovani. È una strategia di marketing: il giovane attira perché viene spesso dipinto come un enfant prodige, quando invece non di rado manca di preparazione e, ovviamente, di esperienza. Ma poco importa: si preferisce il virgulto all'olivo secolare. Un secondo motivo per cui diversi colleghi della Venezi hanno avuto più fortuna in giro per il mondo e in Italia sta nel fatto che si sono schierati dalla parte giusta della Storia.<br /><br />DIRETTORE E NON DIRETTRICE<br />E qui entriamo nel vero merito della vicenda: la Venezi è di destra e non di sinistra. È questo il peccato originale di tutta questa vicenda. La preparazione non c'entra nulla. C'entra solo il colore politico della sua bacchetta. Venezi in questo senso non ne ha fatta una giusta. La prima è stata quella di essere figlia di un dirigente nazionale di Forza Nuova. Poi è stata nominata consigliere per la musica dall'allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Non paga, non si è vergognata nell'affermare che preferisce essere chiamata "direttore" e non "direttrice", chiara preferenza linguistica fascista... Ha poi ammesso di essere di destra. E infine il presidente della Fondazione che l'ha nominata, il sindaco Brugnaro, appartiene al centrodestra. Ce n'era abbastanza per chiederne l'espulsione dall'Italia. La Venezi, agli albori della sua carriera quando le sue simpatie politiche non erano ancora note, veniva incensata anche dai media mainstream perché donna e pure una bella donna. Era il paradigma perfetto da promuovere contro il patriarcato nei teatri. Ma poi ci si accorse che era una serpe in seno e da qui la firma alla sua condanna a morte professionale.<br />La sinistra è noiosamente prevedibile. Il piano gramsciano che esige la colonizzazione della cultura italiana in ogni suo aspetto - scuola sin dai nidi, università, ricerca, teatri, cinema, conservatori, scuole d'arte, di recitazione e coreutiche, editoria, giornali compresi, e anche Chiesa cattolica - deve spingersi fino al più totale e radicale monopolio di ogni spazio dove si fa cultura. E infatti la nostra kultura è profondamente progressista e liberale.<br />Orchestrali e sindacati berciano contro la lottizzazione dell'arte semplicemente perché per una volta tanto sul podio non c'è un nipotino di Marx, perché l'egemonia rossa delle assunzioni nei ruoli chiave è incappata in una eccezione. Davvero senza vergogna e pudore. Infatti tutti sanno, ma davvero tutti, che per arrivare a ricoprire certi ruoli un tempo dovevi essere tesserato del PCI e, oggi, mostrare senza ombra di dubbio di aderire alla linea ideologica di area levantina. Il curriculum, la preparazione, l'esperienza, il talento, ammesso e non concesso che ci siano, vengono dopo, molto dopo. Perché se sei rosso sei normale, una brava persona, ma se non sei allineato sei fascista. Prima dell'inizio del concerto di Capodanno 2024 al teatro dell'opera di Nizza, la Venezi venne fischiata - un dissenso intelligentemente preventivo espresso appunto prima che si udisse una sola nota - e fu esposto uno striscione con scritto: «Niente fascisti all'opera, niente opera ai fascisti».<br />Dunque, la quasi certa bocciatura della Venezi non dipende innanzitutto da come tiene in mano la bacchetta, ma dal fatto che la musica che vuole dirigere è in realtà diretta da altri. Ed è lei che deve eseguire la parte secondo le loro indicazioni. Qui i veri direttori d'orchestra sono stati già nominati da un pezzo e non si schioderanno mai dal loro podio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420602</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:43:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420602/non_fa_parte_della_kultura.mp3" length="7584394" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8342

NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI di Tommaso Scandroglio
 

Venezi. Pareva che il suo destino fosse impresso nel suo nome. Ma non è stato così. Partiamo da Amleto, sì da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8342" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8342</a><br /><br />NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI di Tommaso Scandroglio<br /> <br /><br />Venezi. Pareva che il suo destino fosse impresso nel suo nome. Ma non è stato così. Partiamo da Amleto, sì da Amleto che, monologando tra sé, valutava le favorevoli opportunità offerte da «un semplice stiletto» anche quando «il merito paziente riceve disprezzo dagli indegni». Ora non sappiamo se il direttore d'orchestra Beatrice Venezi sia adorna di sufficiente merito per essere confermata nel ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Non lo sappiamo perché sprovvisti della competenza necessaria per pronunciarsi. Ma sappiamo che la Venezi non ha nascosto simpatie destrofile e questo basta per impedirle di assumere qualsiasi ruolo di rilievo in Italia.<br />La cronistoria è la seguente: il 22 settembre scorso, con uno scarno comunicato stampa, la Fondazione del teatro, presieduta dal sindaco Luigi Brugnaro, rendeva noto che la Venezi dal 2026 avrebbe ricoperto l'incarico di direttore musicale del Teatro, ruolo che comporta l'interfacciarsi con gli orchestrali e cantanti e la definizione dei programmi. Passano pochi giorni e gli orchestrali del teatro scrivono al sovraintendente della Fondazione, Nicola Colabianchi. La prima doglianza è questa: «Abbiamo appreso esclusivamente tramite la stampa della Sua decisione». Insomma niente consultazione con i musicisti e i sindacati. Colabianchi risponde dicendo che c'era il fondato «timore di continue e ripetute polemiche che avrebbero potuto interferire nel processo di scelta», polemiche che puntualmente si sono verificate. Insomma, il sovraintendente aveva previsto che la nomina della Venezi sarebbe stata osteggiata sin dall'inizio e dunque aveva tagliato corto.<br /><br />IL VERO MOTIVO<br />Ma il vero motivo del rifiuto della Venezi è un altro, scrivono i professori di orchestra: «La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Il Direttore Venezi non ha mai diretto né un titolo d'opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro. Venezi non ha mai diretto nei principali teatri d'opera internazionali, né il suo nome compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale. Dove si manifesta dunque il 'talento internazionale' che dovrebbe essere alla guida della Fenice? Quali prospettive di relazioni di alto profilo nel mondo musicale apre questa nomina?».<br />Venerdì scorso le maestranze del teatro hanno proclamato uno stato di agitazione. I dipendenti della Scala, del Petruzzelli di Bari, del Regio di Torino, del Maggio di Firenze hanno manifestato la loro solidarietà ai compagni di Venezia. Infine, sabato scorso, gli orchestrali hanno organizzato dentro il teatro un volantinaggio anti-Venezi prima di un concerto.<br />Sin qui i fatti. Ora entriamo nel merito. Prima, il merito musicale della Venezi. In effetti la musicista non ha calcato i podi delle orchestre più blasonate al mondo, forse anche perché ha solo 35 anni, e non hai mai diretto nulla alla Fenice. Per tanti suoi colleghi di pari età - è proprio il caso di dirlo - la musica è diversa: sono chiamati a destra e a manca in teatri prestigiosi, innanzitutto proprio perché sono giovani. È una strategia di marketing: il giovane attira perché viene spesso dipinto come un enfant prodige, quando invece non di rado manca di preparazione e, ovviamente, di esperienza. Ma poco importa: si preferisce il virgulto all'olivo secolare. Un secondo motivo per cui diversi colleghi della Venezi hanno avuto più fortuna in giro per il mondo e in Italia sta nel fatto che si sono schierati dalla...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>direttore,nomina,orchestrali,protesta,venezi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03df5271d8b220f60a0ea930bea4c66a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Figli di due padri, la ricerca al servizio del sogno gay</title><link>https://www.spreaker.com/episode/figli-di-due-padri-la-ricerca-al-servizio-del-sogno-gay--68420584</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8270" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8270</a><br /><br />FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il sogno di ogni coppia omosessuale è avere un figlio biologicamente di entrambi i membri della coppia. Il sogno, che in realtà è un incubo, si potrebbe avverare. I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University, guidati dal dottor Yanchang Wei, hanno combinato i genomi di due spermatozoi di topo all'interno di un ovocita privato del nucleo. Chiamasi androgenesi. I risultati sono stati pubblicati a giugno nell'articolo scientifico Topi androgenetici fertili generati mediante mirato editing epigenetico delle regioni di controllo dell'imprinting.<br />I ricercatori hanno ripetuto questo processo innumerevoli volte, tanto da produrre 259 embrioni di topo che geneticamente erano figli di due maschi ma anche, così pare, di una femmina, dato che nei mitocondri c'è una minima parte di materiale genetico della madre. Di questi 259 embrioni formati ed impiantati nell'utero di topo femmina solo due sono arrivati all'età adulta e si sono poi loro stessi riprodotti.<br />UNIVERSITÀ DI TOKYO<br />La cosiddetta riproduzione uniparentale non è una novità. Nel 2007 la rivista Nature Reports Stem Cells ci informò che un team di ricercatori guidati dal professor Tomohiro Kono della facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo era riuscito a produrre topi con due madri e nessun padre. Nel 2023 Il giapponese Katsuhiko Hayashi aveva condotto un esperimento in cui avrebbe fatto nascere dei topi senza l'intervento genetico della femmina, seppur adottando una tecnica diversa rispetto a quella usata dai ricercatori di Shanghai. Infatti furono prese cellule cutanee di topo, furono convertite in ovocellule e poi queste vennero fecondate con gli spermatozoi dello stesso topo da cui vennero prelevate e poi convertite le cellule cutanee.<br />Dunque nel primo e secondo caso qui descritto, i topolini concepiti erano figli rispettivamente di due maschi e di due femmine. Avevano quindi due genitori dello stesso sesso. Nell'ultimo caso, quello del dott. Hayashi, i topolini concepiti erano figli di un unico genitore maschio.<br />Inutile ricordare che per avere il cosiddetto topolino in braccio serve un dispendio elevatissimo di cavie e che i sopravvissuti spesso sono affetti da patologie gravi. Madre natura ha le sue regole che se non rispettate producono guai seri. Ma questi due ostacoli, il dispendio elevato di embrioni e i difetti genetici dei figli così prodotti, non saranno un deterrente per applicare queste tecniche all'uomo. Già oggi la fecondazione artificiale comporta che più del 90% degli embrioni muoia o rimanga crioconservato e già oggi i nati da queste tecniche si espongono al rischio di contrarre patologie severe. Questi due inciampi non sono scriminanti per un motivo molto semplice: alle persone non importa sacrificare tutte queste vite umane pur di avere un figlio e i dati sui difetti genetici della prole così concepita sono poco conosciuti, per non dire occultati.<br />ESPERIMENTI SUI TOPOLINI<br />Torniamo ai tre esperimenti prima ricordati. Per giustificare esperimenti come questi, la retorica scientista in genere afferma che simili ricerche non mirano a risultati concreti, né tantomeno ad applicare tali risultati all'uomo, bensì vogliono solo scoprire alcuni meccanismi del funzionamento delle cellule, dei geni, della riproduzione, etc. Dunque, tutti tranquilli: si tratta solo di scienza speculativa che mai giungerà ad essere tecnica riproduttiva umana.<br />In realtà simili affermazioni sono solo cortine fumogene volute per nascondere la vera finalità di questi esperimenti: abbiamo un pubblico vastissimo composto da single che vorrebbero diventare insieme padre e madre di un figlio, figlio dunque biologicamente di un solo genitore. Il massimo dell'egoismo: un figlio da non spartire con nessuno. E su altro fronte c'è un pubblico forse ancora maggiore di coppie gay che vorrebbero un figlio geneticamente di entrambi, un bambino biologicamente figlio di due padri e di due madri.<br />Ciò che muove questi esperimenti è quindi alla fine il vil denaro, perché vi sono moltissimi single e coppie gay desiderosi di diventare prima clienti che genitori e come clienti sono disposti a sborsare importanti cifre pur di aver il bambino in braccio, tra l'altro un bambino monomarca, non ibrido, non imbastardito con il Dna proveniente da persone diverse dal single o dai membri della coppia gay.<br />In breve questi sono esperimenti di ingegneria sociale volti a snaturare la famiglia, la genitorialità, e la filiazione.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420584</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:41:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420584/figli_di_due_padri.mp3" length="5252571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8270

FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY di Tommaso Scandroglio
 
Il sogno di ogni coppia omosessuale è avere un figlio biologicamente di entrambi i membri della coppia. Il sogno,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8270" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8270</a><br /><br />FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il sogno di ogni coppia omosessuale è avere un figlio biologicamente di entrambi i membri della coppia. Il sogno, che in realtà è un incubo, si potrebbe avverare. I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University, guidati dal dottor Yanchang Wei, hanno combinato i genomi di due spermatozoi di topo all'interno di un ovocita privato del nucleo. Chiamasi androgenesi. I risultati sono stati pubblicati a giugno nell'articolo scientifico Topi androgenetici fertili generati mediante mirato editing epigenetico delle regioni di controllo dell'imprinting.<br />I ricercatori hanno ripetuto questo processo innumerevoli volte, tanto da produrre 259 embrioni di topo che geneticamente erano figli di due maschi ma anche, così pare, di una femmina, dato che nei mitocondri c'è una minima parte di materiale genetico della madre. Di questi 259 embrioni formati ed impiantati nell'utero di topo femmina solo due sono arrivati all'età adulta e si sono poi loro stessi riprodotti.<br />UNIVERSITÀ DI TOKYO<br />La cosiddetta riproduzione uniparentale non è una novità. Nel 2007 la rivista Nature Reports Stem Cells ci informò che un team di ricercatori guidati dal professor Tomohiro Kono della facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo era riuscito a produrre topi con due madri e nessun padre. Nel 2023 Il giapponese Katsuhiko Hayashi aveva condotto un esperimento in cui avrebbe fatto nascere dei topi senza l'intervento genetico della femmina, seppur adottando una tecnica diversa rispetto a quella usata dai ricercatori di Shanghai. Infatti furono prese cellule cutanee di topo, furono convertite in ovocellule e poi queste vennero fecondate con gli spermatozoi dello stesso topo da cui vennero prelevate e poi convertite le cellule cutanee.<br />Dunque nel primo e secondo caso qui descritto, i topolini concepiti erano figli rispettivamente di due maschi e di due femmine. Avevano quindi due genitori dello stesso sesso. Nell'ultimo caso, quello del dott. Hayashi, i topolini concepiti erano figli di un unico genitore maschio.<br />Inutile ricordare che per avere il cosiddetto topolino in braccio serve un dispendio elevatissimo di cavie e che i sopravvissuti spesso sono affetti da patologie gravi. Madre natura ha le sue regole che se non rispettate producono guai seri. Ma questi due ostacoli, il dispendio elevato di embrioni e i difetti genetici dei figli così prodotti, non saranno un deterrente per applicare queste tecniche all'uomo. Già oggi la fecondazione artificiale comporta che più del 90% degli embrioni muoia o rimanga crioconservato e già oggi i nati da queste tecniche si espongono al rischio di contrarre patologie severe. Questi due inciampi non sono scriminanti per un motivo molto semplice: alle persone non importa sacrificare tutte queste vite umane pur di avere un figlio e i dati sui difetti genetici della prole così concepita sono poco conosciuti, per non dire occultati.<br />ESPERIMENTI SUI TOPOLINI<br />Torniamo ai tre esperimenti prima ricordati. Per giustificare esperimenti come questi, la retorica scientista in genere afferma che simili ricerche non mirano a risultati concreti, né tantomeno ad applicare tali risultati all'uomo, bensì vogliono solo scoprire alcuni meccanismi del funzionamento delle cellule, dei geni, della riproduzione, etc. Dunque, tutti tranquilli: si tratta solo di scienza speculativa che mai giungerà ad essere tecnica riproduttiva umana.<br />In realtà simili affermazioni sono solo cortine fumogene volute per nascondere la vera finalità di questi esperimenti: abbiamo un pubblico vastissimo composto da single che vorrebbero diventare insieme padre e madre di un figlio, figlio dunque biologicamente di un solo genitore. Il massimo dell'egoismo: un figlio da non spartire con nessuno. 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Il fine è quello di permettere alle ostetriche di praticare aborti, pur non essendo abilitate alla professione medica. In Italia solo i medici possono praticare aborti. Le ostetriche appartengono alle Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, ma non sono medici. Da qui la proposta di PD e M5S di fare una eccezione per le ostetriche nel caso di aborto.<br />Se andiamo a leggere le competenze delle ostetriche indicate dall'art. 48 del decreto n. 206 vediamo come questa figura professionale è stata pensata per far nascere i bambini, non per ucciderli (lo stesso dovrebbe dirsi per i ginecologi): sorvegliare che la gravidanza proceda normalmente secondo esami diagnostici prescritti da un medico; effettuare i relativi esami; preparare i genitori al loro futuro compito; assicurare la preparazione completa al parto; assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto; praticare il parto; individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l'intervento di un medico; esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s'imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; assistere la partoriente; sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; praticare le cure prescritte da un medico.<br />RISCHIOSISSIMO PER LE DONNE<br />Questi compiti, eccetto quello relativo alle informazioni da fornire in merito alla «pianificazione familiare» che potrebbero includere informazioni sull'aborto, sono pro-life, non sono pro-choice. Tra l'altro, nell'elenco di queste competenze si individuano molto bene i limiti dell'operato delle ostetriche oltre i quali deve intervenire il medico, come nel caso di prescrizione di esami diagnostici e di terapie. Lasciare in mano alle ostetriche un intervento chirurgico come l'aborto sarebbe dunque rischiosissimo per le donne: chi si farebbe mai operare da una persona che non è un medico e un medico specialista? Crisanti, primo firmatario del Ddl, invece vorrebbe che le ostetriche praticassero aborti come se fossero ginecologi. In conferenza stampa, tenuta per amara ironia della sorte quando si celebrava la Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale, il microbiologo ha affermato che è venuto il momento di «rompere una convenzione» secondo la quale ostetriche o infermieri non sarebbero considerati all'altezza di «poter svolgere interventi medici di routine». Uccidere un bambino nel ventre materno è quindi diventato un intervento medico di routine. Registriamo la disinvolta affermazione di Crisanti.<br />Perché alle ostetriche dovrebbe essere permesso di praticare aborti? La risposta è presente nel titolo stesso della conferenza stampa: Interruzione volontaria di gravidanza: più accessibilità per garantire i diritti delle donne. Il nemico numero uno è il medico obiettore: è lui che, secondo la narrazione abortista, impedirebbe alle donne di abortire. La percentuale di obiettori infatti è superiore a quella dei non obiettori: 60,5% tra i ginecologi (cfr. Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della 194 per l'anno 2022, redatta dal Ministero della Salute nel 2024, ultima relazione disponibile). A margine: una così alta adesione all'obiezione di coscienza è prova evidente che il medico sa che abortire è uccidere un bambino. Però attenzione: solo il 39 % del personale non medico è obiettore (40,9% tra gli anestesisti). Ecco perché Crisanti &amp; Co. vogliono pescare da lì i nuovi professionisti dell'aborto. I candidati sono in numero maggiore.<br />I PUNTI PER L'ABORTO SONO PIÙ DEI PUNTI NASCITA<br />Ma davvero serve aumentare il numero di praticanti aborti? Ci sono così tanti aborti che serve nuova manovalanza? No. Dati alla mano, purtroppo i medici obiettori non sono un ostacolo alla pratica degli aborti. Un primo dato: tutte, ma dicasi tutte le donne che volevano abortire nel nostro Paese, sono riuscite ad abortire. Secondo dato presente nella Relazione del Ministero della Salute: «Si osserva una diminuzione dei tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento, possibile indicatore di efficienza dei servizi». Dunque i tempi per abortire negli anni si fanno sempre più brevi. Se ci fossero difficoltà ad accedere all'aborto i tempi si dilaterebbero.<br />Terzo dato: facendo un confronto tra i nati e gli abortiti e le strutture per nascere e per abortire risulta che «in proporzione [...] i punti IVG sono più dei punti nascita». Insomma, il servizio abortivo è più efficiente di quello preposto alla nascita. Se ci fossero problemi ad abortire dovremmo registrare ben maggiori difficoltà che nell'accesso al parto, ma così non è.<br />Quarto dato, forse il più rilevante: «Il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore è pari a 0,9 IVG a settimana a livello nazionale [il picco massimo è in Molise con 6,2 aborti a settimana: assolutamente gestibili dato che l'intervento dura circa venti minuti]. [...] Il dato nazionale è in costante diminuzione negli anni». Quindi ogni medico abortista deve effettuare un "solo" aborto a settimana (ma anche uno è troppo). Tra l'altro, quinto dato, dal 2014 al 2022 i medici non obiettori, pur rimanendo in minoranza, sono aumentati del 21,5%: il trend è quindi in crescita. Mentre la percentuale di medici obiettori è in costante flessione. In sintesi, la macchina abortiva in Italia ammazza decine di migliaia di bambini all'anno senza mai incepparsi (più di 65 mila nel 2022).<br />E allora domandiamoci: dov'è l'emergenza? Come si fa a dire che mancano medici per effettuare aborti e dunque bisogna ricorrere alle ostetriche e che i medici obiettori impediscono di praticare aborti? Come si fa a dirlo tenendo anche conto che il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori è in costante diminuzione negli anni? Sono tutte, purtroppo, solo menzogne.<br />Nota di BastaBugie: l'autore dell'articolo precedente, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, le ostetriche sbugiardano Crisanti e bocciano il suo Ddl" rivela la sconfessione del disegno di legge di Crisanti da parte della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica. Che respinge in toto il testo e spiega che il senatore del PD sapeva già del rifiuto.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 ottobre 2025:<br />Vi ricordate il disegno di legge del professore e senatore Andrea Crisanti, nome famigerato durante l'era Covid, di cui avevamo scritto qualche settimana fa? La proposta firmata da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle era semplice: permettere anche alle ostetriche di praticare aborti. Peccato che le ostetriche non siano mai state d'accordo con questa proposta.<br />Il 15 ottobre scorso Crisanti tiene una conferenza stampa in Senato per presentare il suo Ddl. Ciò che Crisanti dice durante la conferenza stampa fa sobbalzare sulla sedia la dottoressa Silvia Vaccari, presidente della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (FNOPO), la quale prende carta e penna e, in nome delle circa 22 mila ostetriche da lei rappresentate, nello stesso giorno scrive e pubblica una circolare di fuoco.<br />In primis la Vaccari rivela che nel settembre del 2024 Crisanti tentò di far sottoscrivere alla Federazione il suo Ddl, ma invano: «Questa Federazione manifestava chiaramente al Senatore proponente di avere ravvisato nella proposta legislativa suddetta insuperabili criticità, tali da non consentire nemmeno interventi di carattere emendativo su di essa». Insomma Crisanti aveva incassato un "No" bello tondo.<br />Non avendo ricevuto più notizie da allora, la Vaccari pensava che il Ddl fosse morto e sepolto, fino a quando non apprese, proprio nella giornata del 15 ottobre 2025, che Crisanti stava presentando il disegno di legge in conferenza stampa. In questa occasione «sono state rese affermazioni che, di per sé stesse, risultano difformi dal vero e meritevoli di immediata confutazione». Prima menzogna: «È necessario contestare l'affermazione secondo cui le/gli Ostetriche/ci italiane/i in percentuale largamente preponderante non esprimano obiezione di coscienza». Seconda menzogna: «Si rimarca che la proposta di legge in questione non è il frutto di una concertazione con la rappresentanza ordinistica degli esercenti la Professione Ostetrica né che vi sia una immediata disponibilità (quasi un entusiasmo) delle/degli iscritte/i onde farsi carico e rilevare sulla loro figura professionale le prestazioni ad oggi - correttamente - incombenti sul Medico circa l'interruzione volontaria della gravidanza». In breve: Crisanti ha ricevuto un rifiuto da parte della Federazione delle ostetriche ad appoggiare il suo Ddl e lui in conferenza stampa ha asserito l'opposto.<br />La circolare poi spiega perché la Federazione ha bocciato il Ddl di Crisanti, sottolineando, come avevamo già fatto noi a suo tempo, l'incompatibilità della pratica abortiva con il ruolo della professione di ostetrica perché la medesima pratica ha carattere medico-chirurgico: «Risulta del tutto incongruo, mediante singole disposizioni disomogenee, far transitare sull'Ostetrica le p]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420529</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:38:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420529/ostetriche_che_praticano_aborti.mp3" length="12369603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8341

OSTETRICHE CHE PRATICANO ABORTI, LA FOLLE PROPOSTA DI PD E 5 STELLE di Tommaso Scandroglio
 
Mercoledì 15 ottobre, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Andrea Crisanti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8341" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8341</a><br /><br />OSTETRICHE CHE PRATICANO ABORTI, LA FOLLE PROPOSTA DI PD E 5 STELLE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Mercoledì 15 ottobre, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Andrea Crisanti (Pd) - microbiologo diventato famigerato durante il Covid - ed Elisa Pirro (M5S) hanno presentato alla stampa il testo di un disegno di legge dal titolo Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 in materia di attività di competenza dell'ostetrica. Il fine è quello di permettere alle ostetriche di praticare aborti, pur non essendo abilitate alla professione medica. In Italia solo i medici possono praticare aborti. Le ostetriche appartengono alle Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, ma non sono medici. Da qui la proposta di PD e M5S di fare una eccezione per le ostetriche nel caso di aborto.<br />Se andiamo a leggere le competenze delle ostetriche indicate dall'art. 48 del decreto n. 206 vediamo come questa figura professionale è stata pensata per far nascere i bambini, non per ucciderli (lo stesso dovrebbe dirsi per i ginecologi): sorvegliare che la gravidanza proceda normalmente secondo esami diagnostici prescritti da un medico; effettuare i relativi esami; preparare i genitori al loro futuro compito; assicurare la preparazione completa al parto; assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto; praticare il parto; individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l'intervento di un medico; esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s'imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; assistere la partoriente; sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; praticare le cure prescritte da un medico.<br />RISCHIOSISSIMO PER LE DONNE<br />Questi compiti, eccetto quello relativo alle informazioni da fornire in merito alla «pianificazione familiare» che potrebbero includere informazioni sull'aborto, sono pro-life, non sono pro-choice. Tra l'altro, nell'elenco di queste competenze si individuano molto bene i limiti dell'operato delle ostetriche oltre i quali deve intervenire il medico, come nel caso di prescrizione di esami diagnostici e di terapie. Lasciare in mano alle ostetriche un intervento chirurgico come l'aborto sarebbe dunque rischiosissimo per le donne: chi si farebbe mai operare da una persona che non è un medico e un medico specialista? Crisanti, primo firmatario del Ddl, invece vorrebbe che le ostetriche praticassero aborti come se fossero ginecologi. In conferenza stampa, tenuta per amara ironia della sorte quando si celebrava la Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale, il microbiologo ha affermato che è venuto il momento di «rompere una convenzione» secondo la quale ostetriche o infermieri non sarebbero considerati all'altezza di «poter svolgere interventi medici di routine». Uccidere un bambino nel ventre materno è quindi diventato un intervento medico di routine. Registriamo la disinvolta affermazione di Crisanti.<br />Perché alle ostetriche dovrebbe essere permesso di praticare aborti? La risposta è presente nel titolo stesso della conferenza stampa: Interruzione volontaria di gravidanza: più accessibilità per garantire i diritti delle donne. Il nemico numero uno è il medico obiettore: è lui che, secondo la narrazione abortista, impedirebbe alle donne di abortire. La percentuale di obiettori infatti è superiore a quella dei non obiettori: 60,5% tra i ginecologi (cfr. Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della 194 per l'anno 2022, redatta dal Ministero della Salute nel 2024, ultima relazione disponibile). A margine: una così alta adesione all'obiezione di coscienza è prova evidente che il medico sa che abortire...]]></itunes:summary><itunes:duration>774</itunes:duration><itunes:keywords>aborti,crisanti,follia,ostetriche,pirro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e5038e6c45df3633fb1ef8b3cee771c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il gay pride mostra il suo vero volto: l'odio anticattoliico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gay-pride-mostra-il-suo-vero-volto-l-odio-anticattoliico--68420491</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8343" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8343</a><br /><br />IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Nostro Signore continua ad essere crocefisso e ad essere insultato ai piedi della croce. La stessa croce e il cammino di sofferenza che lo ha portato al Golgota sono oggetto di scherno. Gesù e la sua croce sono insultati dai nostri peccati e da quelli della comunità gay. In particolare dalla comunità arcobaleno della Brianza che ha organizzato per il prossimo sabato il Brianza Pride ad Arcore.<br />Dato che i Pride non fanno più notizia e dato che i cattolici sono vittime privilegiate di qualsiasi dileggio perché ormai privi di spina dorsale, ecco che agli organizzatori è venuta l'offensiva idea di strutturare il corteo secondo lo schema della Via Crucis che per l'occasione prenderà il nome di Via frocis. Dieci stazioni, invece di quattordici, per declamare gli stereotipi del pensiero LGBT e progressista mimando i titoli delle stazioni della Via Crucis: Gaza condannata a morte e poi, come spiegano gli organizzatori, «le famiglie arcobaleno si caricano la croce del ddl Varchi [che qualifica l'utero in affitto reato universale, n.d.r.]»; «la comunità LGBT incontra i genitori Agedo [Associazione genitori di figli LGBT, n.d.r.]», che ricalca in modo oltraggioso l'incontro di Cristo con sua Madre; «l'Ungheria cade sui diritti lgbt» e «la Brianza cade sotto il cemento di Pedemontana», rievocando le cadute di Gesù verso il Calvario; «Brianza Pride incontra i non binary» e le donne transessuali, quando invece Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Nell'undicesima stazione Gesù viene inchiodato alla croce e invece nella blasfema ottava stazione «l'Italia [è] inchiodata alla croce dell'ingerenza vaticana», tanto per spargere il fango dell'odio sulla Chiesa cattolica. La nona stazione della Via frocis è dedicata all'incontro con gli studenti e infine nella decima si parlerà di diritti per tutti (fuorchè per i cattolici).<br />UN ATTACCO FRONTALE ALLA CHIESA<br />Perché questo attacco frontale alla Chiesa cattolica, ai credenti e alla sensibilità religiosa collettiva? Perché qualcuno in casa cattolica finalmente ha parlato chiaro. Come avevamo riportato qualche giorno fa sul blog Gender Watch News, il cardinal Gerhard Ludwig Müller, in merito al cosiddetto Giubileo arcobaleno, aveva affermato che i pellegrini LGBT cercavano di «propagandare se stessi passando attraverso la Porta Santa, piuttosto che vivere il tradizionale scopo di cambiare vita, proprio dell'evento giubilare. Essi profanarono il tempio di Dio, facendo della casa del Padre una piazza di rappresentanza (Gv 2,17). Il movimento Lgbt è assolutamente contro la volontà di Dio Creatore, che ha istituito il matrimonio come santo sacramento in Cristo, ed è uno scandalo assoluto che ciò sia avvenuto».<br />Oscar Innaurato, presidente di Brianza oltre l'arcobaleno e uno dei principali organizzatori della Via frocis, a tal proposito ha dichiarato: «Ci sentiamo sotto attacco, non solo le parole del cardinale Müller, ribadite anche da papa Leone XIV ma anche l'approvazione in via definitiva al Senato del ddl Varchi che rende la gestazione per altri un reato universale. Continuiamo a sentirci colpiti e discriminati e questa Via frocis è un modo per dare voce alle nostre parole».<br />Da una parte, per paradosso, siamo felici di ciò che ha detto Innaurato. Significa che il cardinal Muller ha colpito nel segno, ha messo sale nelle ferite aperte nella coscienza dei militanti gay, ha fatto capire che il nemico numero uno per loro, la Chiesa cattolica, ha ancora tra i suoi membri qualcuno che non si flette al gaiamente corretto, che è fedele servitore della verità e non si fa blandire o intimorire. C'è ancora chi non si piega e non si spezza.<br />La Via frocis è dunque una risposta schiumante rabbia alla verità chiara come il sole sull'omosessualità. Siamo anche amaramente contenti di questa iperbolica reazione allergica dell'attivismo gay - davvero uno shock anafilattico a contatto con l'allergene cattolico - perché mostra a tutti, atei compresi, di che pasta sono fatti lor signori. I quali non hanno poi timore di molestarci perché siamo notoriamente imbelli. I fanatici dell'Islam - pratica ripugnante - scaraventano dai piani alti dei palazzi le persone omosessuali. Noi benediciamo in chiesa chi in strada ci insulta.<br />UN ATTO DI BLASFEMIA GRAVISSIMO<br />Su altro versante la Via frocis è un atto di blasfemia gravissimo, offende pesantemente tutti i credenti e crea scandalo, sconcerto, disgusto. Siamo ben oltre la discriminazione, così cara ai gay solo se li riguarda, siamo all'insulto vibrante disprezzo ed irrisione. Vedremo quanti pastori ambrosiani, tacendo, diventeranno complici di questo misfatto. Ogni omissione in questo caso è colpevole perché collabora materialmente al male. Sentiamo già poi berciare i politici di area levantina, invocando la libertà di parola. Tutelata se ad offendere sono i militanti gay, negata se a difendere Dio e i suoi principi sono i cattolici.<br />Perché poi qui c'è un chiaro risvolto penale. La Via frocis potrebbe avere tutte le carte in regola per configurare il reato di Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose. Recita l'art. 404 cp: «Chiunque, in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto [...] è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000». Qui i sofisti del diritto affermeranno che l'offesa è ad una pratica religiosa non a cose oggetto di culto. Noi in qualità di antisofisti rispondiamo che offendendo la pratica religiosa della Via crucis si offende la croce.<br />I legulei arcobaleno ribatteranno che non si è offeso l'oggetto materiale della croce, come esigerebbe il 404. Rispondiamo che la Via frocis ha fatto di peggio: ha offeso la croce in quanto tale, il suo significato, e quindi ha offeso contemporaneamente tutte le croci materiali esistenti che rimandano a quel significato declinandolo nel concreto. D'altronde se si offende una cosa sacra si vuole in realtà offendere il significato che reca in sé quella cosa. Ci aspettiamo allora che qualche Pubblico ministero, raggiunto da siffatta notitia criminis, faccia comprendere che la libertà di parola non è libertà di offendere. E se magari anche il Prefetto lo comprendesse forse l'ennesima spregevole angheria alla coscienza collettiva dei credenti potrebbe addirittura essere fermata.<br />Eppure alla fine nulla di inedito, nulla di strano. Sin dall'inizio la croce e il Condannato ad essa appeso suscitano irrisione e offese: «Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "[...] Scenda ora dalla croce e gli crederemo". [...] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo» (Mt 27, 41-44).<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420491</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 21:29:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420491/il_gay_pride_mostra_il_suo_vero_volto.mp3" length="6213042" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8343

IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO di Tommaso Scandroglio
 
Nostro Signore continua ad essere crocefisso e ad essere insultato ai piedi della croce. La stessa croce e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8343" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8343</a><br /><br />IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Nostro Signore continua ad essere crocefisso e ad essere insultato ai piedi della croce. La stessa croce e il cammino di sofferenza che lo ha portato al Golgota sono oggetto di scherno. Gesù e la sua croce sono insultati dai nostri peccati e da quelli della comunità gay. In particolare dalla comunità arcobaleno della Brianza che ha organizzato per il prossimo sabato il Brianza Pride ad Arcore.<br />Dato che i Pride non fanno più notizia e dato che i cattolici sono vittime privilegiate di qualsiasi dileggio perché ormai privi di spina dorsale, ecco che agli organizzatori è venuta l'offensiva idea di strutturare il corteo secondo lo schema della Via Crucis che per l'occasione prenderà il nome di Via frocis. Dieci stazioni, invece di quattordici, per declamare gli stereotipi del pensiero LGBT e progressista mimando i titoli delle stazioni della Via Crucis: Gaza condannata a morte e poi, come spiegano gli organizzatori, «le famiglie arcobaleno si caricano la croce del ddl Varchi [che qualifica l'utero in affitto reato universale, n.d.r.]»; «la comunità LGBT incontra i genitori Agedo [Associazione genitori di figli LGBT, n.d.r.]», che ricalca in modo oltraggioso l'incontro di Cristo con sua Madre; «l'Ungheria cade sui diritti lgbt» e «la Brianza cade sotto il cemento di Pedemontana», rievocando le cadute di Gesù verso il Calvario; «Brianza Pride incontra i non binary» e le donne transessuali, quando invece Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Nell'undicesima stazione Gesù viene inchiodato alla croce e invece nella blasfema ottava stazione «l'Italia [è] inchiodata alla croce dell'ingerenza vaticana», tanto per spargere il fango dell'odio sulla Chiesa cattolica. La nona stazione della Via frocis è dedicata all'incontro con gli studenti e infine nella decima si parlerà di diritti per tutti (fuorchè per i cattolici).<br />UN ATTACCO FRONTALE ALLA CHIESA<br />Perché questo attacco frontale alla Chiesa cattolica, ai credenti e alla sensibilità religiosa collettiva? Perché qualcuno in casa cattolica finalmente ha parlato chiaro. Come avevamo riportato qualche giorno fa sul blog Gender Watch News, il cardinal Gerhard Ludwig Müller, in merito al cosiddetto Giubileo arcobaleno, aveva affermato che i pellegrini LGBT cercavano di «propagandare se stessi passando attraverso la Porta Santa, piuttosto che vivere il tradizionale scopo di cambiare vita, proprio dell'evento giubilare. Essi profanarono il tempio di Dio, facendo della casa del Padre una piazza di rappresentanza (Gv 2,17). Il movimento Lgbt è assolutamente contro la volontà di Dio Creatore, che ha istituito il matrimonio come santo sacramento in Cristo, ed è uno scandalo assoluto che ciò sia avvenuto».<br />Oscar Innaurato, presidente di Brianza oltre l'arcobaleno e uno dei principali organizzatori della Via frocis, a tal proposito ha dichiarato: «Ci sentiamo sotto attacco, non solo le parole del cardinale Müller, ribadite anche da papa Leone XIV ma anche l'approvazione in via definitiva al Senato del ddl Varchi che rende la gestazione per altri un reato universale. Continuiamo a sentirci colpiti e discriminati e questa Via frocis è un modo per dare voce alle nostre parole».<br />Da una parte, per paradosso, siamo felici di ciò che ha detto Innaurato. Significa che il cardinal Muller ha colpito nel segno, ha messo sale nelle ferite aperte nella coscienza dei militanti gay, ha fatto capire che il nemico numero uno per loro, la Chiesa cattolica, ha ancora tra i suoi membri qualcuno che non si flette al gaiamente corretto, che è fedele servitore della verità e non si fa blandire o intimorire. 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Rimangono ferme le altre indicazioni: per le superiori è previsto l'obbligo del consenso scritto dei genitori, inoltre le scuole devono informare i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti. In questo ultimo caso affinché associazioni, gruppi, eccetera, possano mettere piede a scuola occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati (avevamo già scritto sul contenuto di questo Ddl a suo tempo). Prossimi passi del Ddl: voto nell'aula della Camera e poi il testo passerà al vaglio del Senato.<br />Naturalmente non si sono risparmiate critiche a sinistra in merito a questo Ddl: retrivo, bigotto, di stampo medioevale, restrittivo dell'autonomia scolastica, etc. Rossano Sasso, capogruppo leghista in Commissione Cultura e relatore del Ddl Valditara, ha rispedito le critiche ai mittenti affermando che si tratta di un testo di «buon senso». Un disegno di legge nato dal fatto che si sono verificati «troppi episodi di tentativi di indottrinamento da parte di attivisti di estrema sinistra Lgbt». Sasso ha poi ricordato che per gli alunni di elementari e medie, seppur esclusi dall'educazione sessuale, è prevista comunque una didattica centrata sulle relazioni interpersonali, sull'empatia e sul rispetto reciproco.<br />LE RADICI ANTICHE DELL'ODIO ALLA FAMIGLIA<br />Fin qui la cronaca politica. Ora domandiamoci: perché così tanto livore da parte dell'anticultura progressista per questo Ddl? I motivi sono plurimi e di antica data. Ne vogliamo qui indicare solo due. In primo luogo la kultura di matrice levantina odia la famiglia. Friedrich Engels (1820-1895), uno dei padri ignobili del comunismo, sosteneva che la famiglia monogamica, per un certo processo economico che l'avrebbe investita, sarebbe felicemente scomparsa (cfr. L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma, 1963, pagg. 101-103). Lontano dall'essere un istituto di diritto naturale, per Engels la famiglia e il matrimonio sono solo sovrastrutture frutto del capitalismo, realtà sociali generatrici di diseguaglianze (l'uomo domina sulla donna e i genitori sui figli), ma destinate a scomparire a favore delle libere unioni. La famiglia è dunque una mera convenzione denotata da forte ipocrisia: «Il matrimonio [...] è sempre un matrimonio di convenienza. Questo matrimonio di convenienza si trasforma abbastanza spesso nella più crassa prostituzione [...] Per tutti i matrimoni di convenienza valgono le parole di Fourier: "Come in grammatica due negazioni costituiscono un'affermazione, così nella morale matrimoniale due prostituzioni fanno una virtù"» (cfr. Ib. pp. 109-110).<br />Va da sé che, secondo Engels, i bambini dovrebbero essere allontanati dalla famiglia, da questo luogo essenzialmente pernicioso. Nel suo scritto Principi del comunismo, il filosofo è molto chiaro su chi deve educare i figli: «Istruzione di tutti i bambini, dal momento in cui possono lasciare la cura della madre, in istituti nazionali a spese nazionali» (n. 18, 8). Nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, in modo analogo, si può leggere: «Abolizione della famiglia! [...] Ci rimproverate di voler abolire lo sfruttamento dei figli da parte dei genitori? Confessiamo questo delitto. [...] I comunisti [...] strappano l'educazione all'influenza della classe dominante» (cap. II).<br />LA RIVOLUZIONE SESSUALE<br />Il secondo fattore che porta al rifiuto del disegno di legge di Valditara è la rivoluzione sessuale. L'educazione sessuale statale è sostanzialmente improntata ad una prospettiva ludica-sanitaria. Wilhelm Reich (1897-1957), psicoanalista che tentò di coniugare Freud con Marx, nel libro La rivoluzione sessuale vedeva nel libertinaggio una chiave per smontare la struttura sociale oppressiva: la rivoluzione sessuale diventava un fattore politico, diventava un elemento centrale della lotta politica. La sessualità descritta da Reich non è rispettosa della dignità personale, ma votata alla dissoluzione. È la vecchia tesi del marchese de Sade (1740-1814): l'eros non deve conoscere limiti, perché ogni limite è sopruso. In modo analogo, per Reich ogni costrizione morale o sociale a danno della naturale forza centrifuga delle energie sessuali provoca nel soggetto frustrazione e viene intesa come castrante la libertà individuale. Dunque qualsiasi insegnamento, anche scolastico, intento a ravvisare un ordo nella sessualità, ossia una sua intrinseca finalità, e a indicare quindi alcuni limiti e norme morali è inteso da Reich come oppressivo e perciò ideologico: «Ogni ordine sociale che sopprime la vita sessuale naturale dei suoi membri è costretto a crearne la sostituzione ideologica per poter sopravvivere» (La rivoluzione sessuale, Sugarco, 1974, p. 31); «L'educazione sessuale repressiva non elimina gli impulsi, ma li devia in forme di sottomissione e di odio» (Psicologia di massa del fascismo, Sugarco, 1973, p. 124). L'omosessualità intesa come naturale variazione dell'orientamento sessuale si inserisce in questa tesi che interpreta qualsiasi pulsione sessuale come buona per il semplice motivo che è stata sperimentata o che è sorta spontaneamente.<br />L'avversione odierna al Ddl Valditara ha quindi radici antiche e molto ben radicate nella coscienza collettiva: un'avversione verso la famiglia ritenuta incapace di volere realmente il bene dei figli e una pansessualità che legittima ogni appetito sessuale, omosessualità compresa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68231893</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 20:51:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68231893/ddl_valditara_l_avversione_della_sinistra_ha_radici_antiche.mp3" length="6466764" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8328

DDL VALDITARA, L'AVVERSIONE DELLA SINISTRA HA RADICI ANTICHE di Tommaso Scandroglio
 
Mercoledì 15 ottobre, la Commissione Cultura della Camera ha approvato il disegno di legge Valditara sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8328" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8328</a><br /><br />DDL VALDITARA, L'AVVERSIONE DELLA SINISTRA HA RADICI ANTICHE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Mercoledì 15 ottobre, la Commissione Cultura della Camera ha approvato il disegno di legge Valditara sul consenso informato in merito all'educazione sessuale e affettiva, aggiungendo un punto importante: oltre che alla materna e alle elementari, anche alle medie l'educazione sessuale sarà vietata. Rimangono ferme le altre indicazioni: per le superiori è previsto l'obbligo del consenso scritto dei genitori, inoltre le scuole devono informare i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti. In questo ultimo caso affinché associazioni, gruppi, eccetera, possano mettere piede a scuola occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati (avevamo già scritto sul contenuto di questo Ddl a suo tempo). Prossimi passi del Ddl: voto nell'aula della Camera e poi il testo passerà al vaglio del Senato.<br />Naturalmente non si sono risparmiate critiche a sinistra in merito a questo Ddl: retrivo, bigotto, di stampo medioevale, restrittivo dell'autonomia scolastica, etc. Rossano Sasso, capogruppo leghista in Commissione Cultura e relatore del Ddl Valditara, ha rispedito le critiche ai mittenti affermando che si tratta di un testo di «buon senso». Un disegno di legge nato dal fatto che si sono verificati «troppi episodi di tentativi di indottrinamento da parte di attivisti di estrema sinistra Lgbt». Sasso ha poi ricordato che per gli alunni di elementari e medie, seppur esclusi dall'educazione sessuale, è prevista comunque una didattica centrata sulle relazioni interpersonali, sull'empatia e sul rispetto reciproco.<br />LE RADICI ANTICHE DELL'ODIO ALLA FAMIGLIA<br />Fin qui la cronaca politica. Ora domandiamoci: perché così tanto livore da parte dell'anticultura progressista per questo Ddl? I motivi sono plurimi e di antica data. Ne vogliamo qui indicare solo due. In primo luogo la kultura di matrice levantina odia la famiglia. Friedrich Engels (1820-1895), uno dei padri ignobili del comunismo, sosteneva che la famiglia monogamica, per un certo processo economico che l'avrebbe investita, sarebbe felicemente scomparsa (cfr. L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma, 1963, pagg. 101-103). Lontano dall'essere un istituto di diritto naturale, per Engels la famiglia e il matrimonio sono solo sovrastrutture frutto del capitalismo, realtà sociali generatrici di diseguaglianze (l'uomo domina sulla donna e i genitori sui figli), ma destinate a scomparire a favore delle libere unioni. La famiglia è dunque una mera convenzione denotata da forte ipocrisia: «Il matrimonio [...] è sempre un matrimonio di convenienza. Questo matrimonio di convenienza si trasforma abbastanza spesso nella più crassa prostituzione [...] Per tutti i matrimoni di convenienza valgono le parole di Fourier: "Come in grammatica due negazioni costituiscono un'affermazione, così nella morale matrimoniale due prostituzioni fanno una virtù"» (cfr. Ib. pp. 109-110).<br />Va da sé che, secondo Engels, i bambini dovrebbero essere allontanati dalla famiglia, da questo luogo essenzialmente pernicioso. Nel suo scritto Principi del comunismo, il filosofo è molto chiaro su chi deve educare i figli: «Istruzione di tutti i bambini, dal momento in cui possono lasciare la cura della madre, in istituti nazionali a spese nazionali» (n. 18, 8). Nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, in modo analogo, si può leggere: «Abolizione della famiglia! [...] Ci rimproverate di voler abolire lo sfruttamento dei figli da parte dei genitori? Confessiamo questo delitto. [...] I comunisti [...] strappano l'educazione all'influenza della classe dominante»...]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:keywords>avversione,ddlvalditara,divieto,radiciantiche,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3c09ec3148b5a48d01f2597d89a3b29.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Meno consensi su aborto e trans il vento cambia negli Usa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/meno-consensi-su-aborto-e-trans-il-vento-cambia-negli-usa--67505816</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8275" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8275</a><br /><br />MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Gallup, uno dei più prestigiosi istituti demoscopici statunitensi, ha fotografato il giudizio degli americani su venti questioni eticamente sensibili. Guardando ai due estremi, ne è uscito che tradire il coniuge e clonare esseri umani sono le condotte più riprovevoli, invece usare gli anticoncezionali e divorziare sono le scelte moralmente più accettabili. Il sondaggio è stato effettuato nel maggio scorso e pubblicato il 23 luglio. Le risposte possono essere suddivise in tre gruppi: condotte accettate dalla maggioranza; condotte in cui si è registrata una spaccatura nel campione tra favorevoli e contrari; condotte rifiutate dalla maggioranza.<br />Partiamo dal primo gruppo. In testa abbiamo l'uso dei contraccettivi che per il 90% degli intervistati è pratica lecita. Segue il divorzio al 75%. Le relazioni omosessuali sono accettate dal 64% degli americani. Il 63% è poi a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L'aiuto al suicidio è accettato dal 53% del campione.<br />Veniamo al secondo gruppo: il 49% difende la scelta abortiva della donna contro un 40% che la critica a cui si aggiunge un 10% che non sa o non risponde. È la percentuale di dubbiosi più alta tra le 20 questioni eticamente sensibili su cui è stato chiamato a rispondere il campione. Altro tema spartiacque: la sperimentazione sugli animali. 47% a favore e 47% contrario.<br />Nel terzo gruppo invece troviamo le condotte giudicate negativamente. In fondo alla classifica troviamo i rapporti sessuali tra teenager (51% contrari); segue a salire il "cambio" di sesso (54% contrari). Poi citiamo il suicidio (71% contrari) e chiude in testa l'adulterio (89% contrari).<br />Aggiungiamo che chi vota Repubblicano è meno propenso a sostenere condotte eticamente censurabili, così come chi è più anziano rispetto a chi è più giovane. L'appartenenza politica è però più incidente rispetto al fattore età.<br />Proviamo a tracciare qualche giudizio critico su questi dati. In prima battuta evidenziamo che quelle condotte moralmente riprovevoli che sono state sdoganate nel percepito collettivo da più tempo sono anche quelle che oggi sono state più accettate dalla società. Le battaglie su divorzio e contraccezione sono battaglie di 50 e più anni fa e dunque il processo di assorbimento sociale ha avuto più tempo per compiersi. Sul fronte opposto il "cambio" di sesso è fenomeno abbastanza recente e quindi fa ancora fatica a penetrare nella coscienza collettiva.<br />I FAVOREVOLI AL TRANSESSUALISMO E ALL'ABORTO<br />Ma c'è dell'altro. L'anno scorso i favorevoli al transessualismo erano il 44%, quest'anno sono scesi al 40%. Insieme ai dati sull'aborto su cui ci soffermeremo a breve, questa oscillazione è stata la più rilevante tra tutte le 20 tematiche. Quale il motivo di questo sfavore verso il "cambio" di sesso che si è accentuato in un solo anno? Molto probabilmente c'entra la politica di Trump che con i suoi ordini esecutivi, a cui sono seguite 120 leggi volte a contrastare le derive LGBT, ha posto un freno alla partecipazione dei transessuali nelle competizioni femminili ed ha estromesso i transessuali dall'esercito. Può essere dunque che Trump, insieme a queste normative, abbia confermato molti nei dubbi sulla moralità di questa condizione, dando così coraggio a costoro di affermare che un uomo non può essere una donna. Aggiungiamo che il popolo americano inizia a mostrare segni di insofferenza verso la controcultura woke e di certo il transessualismo è punta di lancia di questo fenomeno.<br />La tematica gemella dell'omosessualità invece non è così gemella come potrebbe apparire. Infatti l'omosessualità è ben accetta dai più ci informa il sondaggio. Questo forse perché, oggi, appare meno innaturale rispetto al transessualismo. Tale erronea percezione è frutto di una campagna culturale massiva e pervasiva che ha reso l'omosessualità fenomeno normale, comune.<br />Accennavamo all'aborto: 49% a favore e 40% contro. Gallup ci informa che l'anno scorso i favorevoli erano il 54%, percentuale più alta mai registrata. Tra tutte le tematiche, l'aborto è quella che ha visto la maggior perdita di consenso nel giro di 12 mesi. A ciò si accompagna un consistente 10% di dubbiosi a riprova che il vento sta cambiando. Come mai? Probabilmente a motivo della campagna presidenziale in cui questa tematica è stata spesso al centro dei dibattiti. Soprattutto oggetto di confronto e scontro è stato l'aspetto dell'aborto a nascita parziale. Può essere quindi che l'americano medio abbia così preso coscienza della reale natura della pratica abortiva.<br />EFFETTI BENEFICI DELLA SENTENZA CHE HA ANNULLATO LA ROE VS WADE<br />Inoltre, altro aspetto determinante o forse ancor più determinante, stiamo forse assistendo agli effetti benefici della sentenza Dobbs del 2022 della Corte Suprema che ha mandato in soffitta la sentenza Roe vs Wade. La causa prima di questo mutamento di giudizio potrebbe dunque essere questa sentenza, ma la causa seconda, più incidente, è il cambio di normativa sull'aborto che dal 2022 ad oggi sta diventando sempre più stringente in un numero crescente di Stati proprio a seguito della sentenza della Corte Suprema. Ciò a conferma che le leggi o le sentenze, come nel già citato caso del "cambio" di sesso, possono orientare la coscienza collettiva ed hanno il potere di educare o diseducare le menti e i cuori delle persone.<br />Significativo poi che, se il giudizio sull'aborto sta cambiando, registrando un 40% di americani contrari, la sperimentazione sui nascituri è benedetta dal 63% del campione. Una contraddizione palese che forse si può così spiegare: nel percepito collettivo la sperimentazione interessa un grumo di cellule, l'aborto riguarda invece il figlio. Nella sperimentazione non si uccide nessuno (falso), nell'aborto forse sì (certamente sì). Una schizofrenia di giudizio causata quindi dalla mancanza di formazione adeguata, causata dalla ignoranza su puri e semplici fatti biologici.<br />Per rimanere in tema di schizofrenie: il 53% degli americani è a favore dell'aiuto medico al suicidio, ma il 71% è contrario al suicidio. Due percentuali in contraddizione tra loro. Come spiegarlo? Forse nell'immaginario collettivo il suicidio in sé è gesto da condannare, ma se questo ha ricevuto l'imprimatur dello Stato e ha seguito un protocollo medico allora è moralmente da accettare. Diventa atto buono perché ufficiale, non dettato dall'impulso del momento ma ragionato, verificato giuridicamente e clinicamente, convalidato da soggetti terzi. C'è dunque un suicidio brutto, sporco e cattivo - Tizio depresso che si taglia le vene - e il suicidio bello, pulito e buono perché validato, compiuto in strutture idonee, seguito da esperti e approvato scientificamente. Insomma oggettivamente buono. Un suicidio felice, potremmo così dire.<br />Un'ultima nota. Come abbiamo visto la condotta considerata più riprovevole è l'adulterio. Per quale motivo? Facile: pressoché tutti si sono visti nel ruolo del tradito. Non certo del traditore.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67505816</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67505816/meno_consensi_su_aborto_e_trans_il_vento_cambia_negli_usa.mp3" length="9328073" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8275

MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA di Tommaso Scandroglio
 
Gallup, uno dei più prestigiosi istituti demoscopici statunitensi, ha fotografato il giudizio degli americani su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8275" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8275</a><br /><br />MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Gallup, uno dei più prestigiosi istituti demoscopici statunitensi, ha fotografato il giudizio degli americani su venti questioni eticamente sensibili. Guardando ai due estremi, ne è uscito che tradire il coniuge e clonare esseri umani sono le condotte più riprovevoli, invece usare gli anticoncezionali e divorziare sono le scelte moralmente più accettabili. Il sondaggio è stato effettuato nel maggio scorso e pubblicato il 23 luglio. Le risposte possono essere suddivise in tre gruppi: condotte accettate dalla maggioranza; condotte in cui si è registrata una spaccatura nel campione tra favorevoli e contrari; condotte rifiutate dalla maggioranza.<br />Partiamo dal primo gruppo. In testa abbiamo l'uso dei contraccettivi che per il 90% degli intervistati è pratica lecita. Segue il divorzio al 75%. Le relazioni omosessuali sono accettate dal 64% degli americani. Il 63% è poi a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L'aiuto al suicidio è accettato dal 53% del campione.<br />Veniamo al secondo gruppo: il 49% difende la scelta abortiva della donna contro un 40% che la critica a cui si aggiunge un 10% che non sa o non risponde. È la percentuale di dubbiosi più alta tra le 20 questioni eticamente sensibili su cui è stato chiamato a rispondere il campione. Altro tema spartiacque: la sperimentazione sugli animali. 47% a favore e 47% contrario.<br />Nel terzo gruppo invece troviamo le condotte giudicate negativamente. In fondo alla classifica troviamo i rapporti sessuali tra teenager (51% contrari); segue a salire il "cambio" di sesso (54% contrari). Poi citiamo il suicidio (71% contrari) e chiude in testa l'adulterio (89% contrari).<br />Aggiungiamo che chi vota Repubblicano è meno propenso a sostenere condotte eticamente censurabili, così come chi è più anziano rispetto a chi è più giovane. L'appartenenza politica è però più incidente rispetto al fattore età.<br />Proviamo a tracciare qualche giudizio critico su questi dati. In prima battuta evidenziamo che quelle condotte moralmente riprovevoli che sono state sdoganate nel percepito collettivo da più tempo sono anche quelle che oggi sono state più accettate dalla società. Le battaglie su divorzio e contraccezione sono battaglie di 50 e più anni fa e dunque il processo di assorbimento sociale ha avuto più tempo per compiersi. Sul fronte opposto il "cambio" di sesso è fenomeno abbastanza recente e quindi fa ancora fatica a penetrare nella coscienza collettiva.<br />I FAVOREVOLI AL TRANSESSUALISMO E ALL'ABORTO<br />Ma c'è dell'altro. L'anno scorso i favorevoli al transessualismo erano il 44%, quest'anno sono scesi al 40%. Insieme ai dati sull'aborto su cui ci soffermeremo a breve, questa oscillazione è stata la più rilevante tra tutte le 20 tematiche. Quale il motivo di questo sfavore verso il "cambio" di sesso che si è accentuato in un solo anno? Molto probabilmente c'entra la politica di Trump che con i suoi ordini esecutivi, a cui sono seguite 120 leggi volte a contrastare le derive LGBT, ha posto un freno alla partecipazione dei transessuali nelle competizioni femminili ed ha estromesso i transessuali dall'esercito. Può essere dunque che Trump, insieme a queste normative, abbia confermato molti nei dubbi sulla moralità di questa condizione, dando così coraggio a costoro di affermare che un uomo non può essere una donna. Aggiungiamo che il popolo americano inizia a mostrare segni di insofferenza verso la controcultura woke e di certo il transessualismo è punta di lancia di questo fenomeno.<br />La tematica gemella dell'omosessualità invece non è così gemella come potrebbe apparire. Infatti l'omosessualità è ben accetta dai più ci informa il sondaggio. Questo forse perché, oggi, appare meno innaturale rispetto al...]]></itunes:summary><itunes:duration>583</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,consensi,ilventocambia,trans,trump,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b577a41248c1ac992d84346f674f1a7a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chiese brutte? Perchè si vorrebbe cambiare la funzione della chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chiese-brutte-perche-si-vorrebbe-cambiare-la-funzione-della-chiesa--67505769</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8274" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8274</a><br /><br />CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di spot della Conferenza episcopale italiana che questua il nostro 8 X mille. Ma dove vanno a finire i soldi dei contribuenti cattolici? Tre sono le voci principali di spesa: le esigenze di culto e pastorale; gli interventi caritativi; il sostentamento del clero. Mettiamo sotto il microscopio la voce "esigenze di culto e pastorale". Secondo il Rendiconto ufficiale in merito all’anno 2024 il 63,2% dei finanziamenti è stato destinato al restauro degli edifici di culto. Il 25,1% alla costruzione delle nuove chiese. Annotiamo, come ricorda il Rendiconto, che «la CEI interviene con un contributo massimo del 75% della spesa preventivata (70% per gli interventi sugli edifici esistenti)». Dunque le diocesi ci devono mettere del loro per il restauro degli edifici e per la costruzione di nuovi edifici di culto.<br />Fermiamo la nostra attenzione proprio sulle nuove chiese che al cattolico della Domenica sono costate nel 2024 ben 32.250.000 euro. Non vogliamo qui domandarci se la costruzione di questi nuovi edifici fosse necessaria, visto l’inverno demografico che da anni ha colpito i fedeli praticanti, ma vogliamo domandarci: sono belle o brutte queste chiese? In altri e più precisi termini: sono adeguate ad esprimere il culto dovuto a Dio?<br />Giriamo le domande all’architetto e designer Andrea Pacciani, vincitore di diversi premi internazionali legati all’architettura classica con predilezione per l’estetica palladiana. Tanto per inquadrare il personaggio, diciamo che l’architettura contemporanea o sperimentale sta all’architetto Pacciani come Al-Qaeda sta alla pace nel mondo.<br />È esperienza condivisa che le chiese post conciliari, nella maggior parte dei casi, oscillino nell’associazione di pensiero collettiva tra le fabbriche e gli hangar, tra i magazzini e gli opifici. Che Dio ci condoni per queste brutture. Da qui la domanda quasi banale: perché sono così orribili?<br />Le nostre chiese antiche hanno il difetto di essere troppo belle, dei capolavori artistici assoluti oltre che oggetti architettonici funzionali al culto, e nel XX secolo si decise di abbandonare il modello costruttivo fin ad allora seguito a favore di una architettura contemporanea. Il discrimen forse nasce da lì. Così, purtroppo, all'architettura sacra in epoca moderna si sono fatte perdere le sue funzioni strumentali principali, un po' come è avvenuto per l'arte in genere, con la speranza o la consapevole ingenuità che altri mezzi avrebbero portato gli stessi o migliori risultati rispetto a quelli raggiunti e garantiti dai precedenti storici. Se, per l'arte in generale, il passaggio dall'arte figurativa a quella astratta, e quindi l'abbandono della funzione divulgativa, di informazione e testimoniale dell'arte, avveniva nella consapevolezza del sicuro prossimo successo di fotografia e cinema, in architettura sacra si faceva lo stesso passaggio - un salto nel vuoto - inseguendo gli slanci estetici di successo nell'arte in genere, pensando che le funzioni di contemplazione, conversione, santità e testimonianza avrebbero trovato luogo comunque nell'astrazione figurativa delle chiese moderne. La luce, strumento compositivo dell'architettura moderna, si è ingenuamente associata alla luce divina, all'illuminazione del cammino della chiamata e della conversione. Per fare una battuta, abbiamo inventato le chiese metereopatiche!<br />Mi tocca sottolineare come quest'errore grossolano non lo hanno invece compiuto le altre religioni monoteiste come l'islam e il buddismo che, anche nelle città più spinte nella architettura sperimentale contemporanea, hanno continuato a costruire i loro templi religiosi nell'ermeneutica della loro continuità estetica e funzionale nella certezza del loro risultato di successo spirituale garantito dalla storia della loro religione. Il risultato di quasi un secolo di architettura sacra sperimentale è aimè quello di edifici in cui, non solo non si riesce ad individuare spesso l’entrata, ma non riesce neanche ad entrarci Gesù Cristo! Figuriamoci i fedeli in ricerca di conversione o di santità. A proposito di santi, non mi risulta nella storia della chiesa cattolica dell'ultimo secolo di santi o beati cresciuti, convertiti e illuminati in una parrocchia o in una chiesa di architettura moderna o sperimentale, ma potrei sbagliarmi<br />Se lex orandi, lex credendi possiamo anche dire che lex aedificandi, lex credendi?<br />Sì, purtroppo la fede che si genera in questi edifici moderni per il culto non può che avere la latenza, la tiepidezza, la leggerezza delle cose che cambiano velocemente. È una fede innervata dagli interessi momentanei, dalla disaffezione e dalla non appartenenza. Non so quanto il cattolicesimo abbia a che fare con questi principi, sicuramente queste chiese incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, alla disciplina dell’anima, al timor di Dio.<br />Non gettiamo la croce solo addosso agli "archistar". Non crede che l’estetica delle chiese rispecchi la temperatura della fede dei credenti? Insomma, magari ci meritiamo questi catto-mostri.<br />Le archistar fanno il loro mestiere per cui sono profumatamente pagati: esprimere concetti architettonici di stupore che meraviglino le persone. Far diventare davvero la religione l'oppio dei popoli. La missione dei costruttori di chiese è stata da sempre invece quella di costruire il luogo di incontro tra Dio in pane e in vino e chi vuole credere nella propria salvezza dopo la morte. Tutto qui. Il luogo dove fare "questo in memoria di me". Lo scopo perciò delle chiese è perpetuare non innovare. Difficile farlo con successo nell'esercizio estetico o estatico della novità! Venendo a mancare l'importanza della funzione principale della chiesa sopra descritto, gli altri aspetti più versatili a corredo che la chiesa oggi ricopre (sala-concerti, luogo sicuro e di riparo dalla vita di strada, parcheggio utile perché gratuito sul sagrato) ci fanno accontentare di edifici in grado di assolvere almeno a questi compiti secondari più laici.<br />Come invertire la rotta? Come intraprendere la via pulchritudinis?<br />Io credo che ci siano ambiti nella vita dell'uomo - come la fede, la casa, la famiglia, l'alimentazione - in cui l'evoluzione nel tempo di alcuni aspetti essenziali avviene per mutamenti lentissimi o talvolta solo apparenti. I fallimenti di sperimentalismi per rottura con il passato non hanno mai portato a risultati apprezzabili e meritevoli sul lungo periodo. Il mio auspicio è che non solo l'architettura, ma tutto l'approccio sperimentale in genere, in questi contesti sia man mano abbandonato nella consapevolezza dell'importanza del risultato che questi ambiti attendono per i valori che rappresentano: una chiesa alta e riconoscibile da lontano con il campanile, una casa con il tetto a falde, l'unità tra genitori e figli, e gli spaghetti al pomodoro sono le basi da cui non si può prescindere o far finta che siano superati.<br />La chiesa con il campanile e la casa con le falde non sarebbero esempi di passatismo? Non sarebbero dei falsi storici? La tradizione autentica è dinamica, deve vivere nell’oggi anche se non si identifica con la sua parte deteriore. Ci aiuti a sciogliere questi dubbi.<br />Fintanto che la tradizione è la ricerca di un modello di riferimento e il percorso per il suo raggiungimento è la contingenza contemporanea, l'autenticità della tradizione è preservata e perseverata. Il falso storico è una miope lettura della realtà con gli occhi della modernità: Brunelleschi, Michelangelo e Palladio a loro tempo fecero i migliori falsi storici dell'architettura classica romana (che fu già greca). Devo ancora conoscerne i detrattori...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67505769</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67505769/chiese_brutte_perche_si_vorrebbe_cambiare_la_funzione_della_chiesa.mp3" length="7198172" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8274

CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA di Tommaso Scandroglio
 
Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di spot della Conferenza episcopale italiana che questua il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8274" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8274</a><br /><br />CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di spot della Conferenza episcopale italiana che questua il nostro 8 X mille. Ma dove vanno a finire i soldi dei contribuenti cattolici? Tre sono le voci principali di spesa: le esigenze di culto e pastorale; gli interventi caritativi; il sostentamento del clero. Mettiamo sotto il microscopio la voce "esigenze di culto e pastorale". Secondo il Rendiconto ufficiale in merito all’anno 2024 il 63,2% dei finanziamenti è stato destinato al restauro degli edifici di culto. Il 25,1% alla costruzione delle nuove chiese. Annotiamo, come ricorda il Rendiconto, che «la CEI interviene con un contributo massimo del 75% della spesa preventivata (70% per gli interventi sugli edifici esistenti)». Dunque le diocesi ci devono mettere del loro per il restauro degli edifici e per la costruzione di nuovi edifici di culto.<br />Fermiamo la nostra attenzione proprio sulle nuove chiese che al cattolico della Domenica sono costate nel 2024 ben 32.250.000 euro. Non vogliamo qui domandarci se la costruzione di questi nuovi edifici fosse necessaria, visto l’inverno demografico che da anni ha colpito i fedeli praticanti, ma vogliamo domandarci: sono belle o brutte queste chiese? In altri e più precisi termini: sono adeguate ad esprimere il culto dovuto a Dio?<br />Giriamo le domande all’architetto e designer Andrea Pacciani, vincitore di diversi premi internazionali legati all’architettura classica con predilezione per l’estetica palladiana. Tanto per inquadrare il personaggio, diciamo che l’architettura contemporanea o sperimentale sta all’architetto Pacciani come Al-Qaeda sta alla pace nel mondo.<br />È esperienza condivisa che le chiese post conciliari, nella maggior parte dei casi, oscillino nell’associazione di pensiero collettiva tra le fabbriche e gli hangar, tra i magazzini e gli opifici. Che Dio ci condoni per queste brutture. Da qui la domanda quasi banale: perché sono così orribili?<br />Le nostre chiese antiche hanno il difetto di essere troppo belle, dei capolavori artistici assoluti oltre che oggetti architettonici funzionali al culto, e nel XX secolo si decise di abbandonare il modello costruttivo fin ad allora seguito a favore di una architettura contemporanea. Il discrimen forse nasce da lì. Così, purtroppo, all'architettura sacra in epoca moderna si sono fatte perdere le sue funzioni strumentali principali, un po' come è avvenuto per l'arte in genere, con la speranza o la consapevole ingenuità che altri mezzi avrebbero portato gli stessi o migliori risultati rispetto a quelli raggiunti e garantiti dai precedenti storici. Se, per l'arte in generale, il passaggio dall'arte figurativa a quella astratta, e quindi l'abbandono della funzione divulgativa, di informazione e testimoniale dell'arte, avveniva nella consapevolezza del sicuro prossimo successo di fotografia e cinema, in architettura sacra si faceva lo stesso passaggio - un salto nel vuoto - inseguendo gli slanci estetici di successo nell'arte in genere, pensando che le funzioni di contemplazione, conversione, santità e testimonianza avrebbero trovato luogo comunque nell'astrazione figurativa delle chiese moderne. La luce, strumento compositivo dell'architettura moderna, si è ingenuamente associata alla luce divina, all'illuminazione del cammino della chiamata e della conversione. Per fare una battuta, abbiamo inventato le chiese metereopatiche!<br />Mi tocca sottolineare come quest'errore grossolano non lo hanno invece compiuto le altre religioni monoteiste come l'islam e il buddismo che, anche nelle città più spinte nella architettura sperimentale contemporanea, hanno continuato a costruire i loro templi religiosi nell'ermeneutica della loro continuità estetica e funzionale nella...]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>chiesebrutte,conversione,fede,funzione,interessi,rinuncia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/71ee81ae6ed0b9eecea3344a1039b3d4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dall'Ue una guida all'autocensura linguisticamente corretta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dall-ue-una-guida-all-autocensura-linguisticamente-corretta--67505749</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8273" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8273</a><br /><br />ALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Parli come badi. Potremmo usare questa chiave ermeneutica di Totò per capire il fine ultimo della Guida per lo stile inglese. Un manuale per autori e traduttori della Commissione europea pubblicato lo scorso 14 febbraio dalla Commissione europea. Questa guida consiste in un manuale linguistico che, in modo molto dettagliato, indica i termini e le espressioni corrette, anzi: politicamente corrette, da usarsi nei documenti ufficiali da parte del personale della Commissione. Centotrenta pagine fitte fitte di divieti, suggerimenti, inviti grammaticali e sintattici perché la libertà di parola ha confini molto precisi e stretti, tracciati con scrupolo da chi sta a Bruxelles.<br />Forse il paragrafo più interessante è il n. 15: «Linguaggio inclusivo». Spigoliamo qua e là nel folto dei suggerimenti pedagogici. Ad esempio occorre evitare il termine "chairman" perché quel "man" non è inclusivo verso chi è "woman". E vien da pensare che anche "woman" sia discriminatorio dato che reca in sé quell'odiato sostantivo "man", tanto da far pensare che non si possa dire "donna" senza dire "uomo". Il problema nella lingua inglese si ripresenta innumerevoli volte dato che il suffisso "man" si annida malevolo in molti termini. Ma niente paura, meglio: niente fobia. Basta sostituire certi termini con altri: "firefighters" al posto "firemen" (pompieri); "fishers" al posto di "fishermen" (pescatori); "agente di polizia" a posto di "poliziotto" o "poliziotta"; "ore di lavoro" al posto di "ore uomo".<br />Abolito l'"uomo", veniamo ai pronomi. Per la persona non binaria, cioè persona che ritiene di essere maschio e femmina nello stesso tempo e con gradi di appartenenza ai due sessi anche differenti, c'è il pronome non binario: "essi", quasi fosse abitata costui o costei da più persone o, meglio, da più personalità. Purtroppo, poi, in inglese dar del "loro" non è espressivo di rispetto. Se non il rispetto dell'ideologia LGBT. La Guida del gambero arcobaleno edita dall'UE tiene inoltre a precisare, con tanto di "nota bene", che l'"essi" usato per il non binario, ha un significato diverso rispetto all' "essi" usato per colui il quale o la quale non sa a che sesso appartiene o sa che non appartiene a nessun sesso.<br />NESSUN PRONOME PER NON AVERE PROBLEMI<br />Un modo per trarsi d'impiccio da questa lingua sessualmente esplicita sta nell'usare l'imperativo o il plurale, almeno nei regolamenti ed istruzioni. Meglio dire «Per prima cosa accendi il Pc» piuttosto che «Per prima cosa l'utente accenda il suo ["his" o "her"] PC». Si preferisca «I ricercatori devono essere obiettivi riguardo alle loro scoperte» al sessista «Il ricercatore deve essere obiettivo riguardo alle sue ["his" o "her"] scoperte». Oppure tagliamo la testa al toro del buon senso e non usiamo nessun pronome: «Il presidente ha espresso dissenso», invece di «Il presidente ha espresso il suo ["his" o "her"] dissenso». Proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli.<br />Lo slalom tra i paletti dei pronomi conduce poi alle sabbie mobili delle categorie di persone cosiddette "socialmente fragili". Ecco alcuni esempi: «utilizzare "Persona con una condizione di salute mentale" [sic] anziché "Persona che soffre di un disturbo mentale" e [usare] "Utilizzatore di sedia a rotelle" anziché "Persona costretta su una sedia a rotelle"».<br />Poi via "marito" e "moglie" soppiantati da "coniugi" e "partners" perché in tal modo includiamo anche gli omosessuali. Anzi, pardon, non "omosessuali" ma "comunità Lgbtqi+". Va da sé, poi, che riferirsi alle persone transessuali «con il nome che hanno ricevuto alla nascita, anziché con il nome che usano attualmente, è irrispettoso e deve essere evitato». In modo analogo occorre «evitare un linguaggio che suggerisca che essere anziani sia uno stato indesiderabile». Ma se lo è cosa possiamo farci? Tacerlo e solo pensarlo? Trattarli da ventenni?<br />NOME DI BATTESIMO<br />Infine non si deve adoperare l'espressione "nome di battesimo", che in inglese è ancor più fortemente connotato nelle sue ascendenze religiose perché si usa l'espressione "Christian name", ma occorre dire "first name" che potremmo tradurre semplicemente con "nome". Si sbianchetta così il sesso, l'età, gli handicap, la razza ed ovviamente la religione. Una bella imbiancatura sui diversi colori della vita. È la realtà ad essere arcobaleno, non il mondo LGBT.<br />Torniamo a Totò e al suo "parli come badi". La UE vuole per i propri dipendenti - e tra questi ci siamo anche tutti noi perché volenti e nolenti dipendiamo da lei - che questi ultimi parlino secondo gli interessi a cui la stessa UE sta badando. È cosa nota: si vuole creare un uomo nuovo, che non è né uomo né donna, e un mondo nuovo, popolato solo da felci, panda e ghiacciai. Per un mondo nuovo servono parole nuove. Per cancellare poi il mondo vecchio, anzi: anziano, è molto utile, in parallelo, cancellare quelle parole che potrebbero rievocarlo. Neologismi versus paleologismi.<br />È un mondo questo, targato UE, artefatto, perché inesistente nella realtà. E le parole servono per descrivere la realtà oppure per occultarla ed inventarla diventando così parolacce. Un mondo dove detta legge e regole grammaticali la maggioranza delle minoranze, dove "inclusività terminologica" sta in realtà per "pelosa ipocrisia linguistica" e "diversità" per "omologazione". Un mondo poi al tramonto perché se proprio i burocrati europei vogliono guardare al mondo nuovo dovrebbero guardare al Nuovo Mondo. Agli Usa.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67505749</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67505749/dall_ue_una_guida_all_autocensura_linguisticamente_corretta.mp3" length="6573727" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8273

ALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA di Tommaso Scandroglio
 
Parli come badi. Potremmo usare questa chiave ermeneutica di Totò per capire il fine ultimo della Guida per lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8273" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8273</a><br /><br />ALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Parli come badi. Potremmo usare questa chiave ermeneutica di Totò per capire il fine ultimo della Guida per lo stile inglese. Un manuale per autori e traduttori della Commissione europea pubblicato lo scorso 14 febbraio dalla Commissione europea. Questa guida consiste in un manuale linguistico che, in modo molto dettagliato, indica i termini e le espressioni corrette, anzi: politicamente corrette, da usarsi nei documenti ufficiali da parte del personale della Commissione. Centotrenta pagine fitte fitte di divieti, suggerimenti, inviti grammaticali e sintattici perché la libertà di parola ha confini molto precisi e stretti, tracciati con scrupolo da chi sta a Bruxelles.<br />Forse il paragrafo più interessante è il n. 15: «Linguaggio inclusivo». Spigoliamo qua e là nel folto dei suggerimenti pedagogici. Ad esempio occorre evitare il termine "chairman" perché quel "man" non è inclusivo verso chi è "woman". E vien da pensare che anche "woman" sia discriminatorio dato che reca in sé quell'odiato sostantivo "man", tanto da far pensare che non si possa dire "donna" senza dire "uomo". Il problema nella lingua inglese si ripresenta innumerevoli volte dato che il suffisso "man" si annida malevolo in molti termini. Ma niente paura, meglio: niente fobia. Basta sostituire certi termini con altri: "firefighters" al posto "firemen" (pompieri); "fishers" al posto di "fishermen" (pescatori); "agente di polizia" a posto di "poliziotto" o "poliziotta"; "ore di lavoro" al posto di "ore uomo".<br />Abolito l'"uomo", veniamo ai pronomi. Per la persona non binaria, cioè persona che ritiene di essere maschio e femmina nello stesso tempo e con gradi di appartenenza ai due sessi anche differenti, c'è il pronome non binario: "essi", quasi fosse abitata costui o costei da più persone o, meglio, da più personalità. Purtroppo, poi, in inglese dar del "loro" non è espressivo di rispetto. Se non il rispetto dell'ideologia LGBT. La Guida del gambero arcobaleno edita dall'UE tiene inoltre a precisare, con tanto di "nota bene", che l'"essi" usato per il non binario, ha un significato diverso rispetto all' "essi" usato per colui il quale o la quale non sa a che sesso appartiene o sa che non appartiene a nessun sesso.<br />NESSUN PRONOME PER NON AVERE PROBLEMI<br />Un modo per trarsi d'impiccio da questa lingua sessualmente esplicita sta nell'usare l'imperativo o il plurale, almeno nei regolamenti ed istruzioni. Meglio dire «Per prima cosa accendi il Pc» piuttosto che «Per prima cosa l'utente accenda il suo ["his" o "her"] PC». Si preferisca «I ricercatori devono essere obiettivi riguardo alle loro scoperte» al sessista «Il ricercatore deve essere obiettivo riguardo alle sue ["his" o "her"] scoperte». Oppure tagliamo la testa al toro del buon senso e non usiamo nessun pronome: «Il presidente ha espresso dissenso», invece di «Il presidente ha espresso il suo ["his" o "her"] dissenso». Proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli.<br />Lo slalom tra i paletti dei pronomi conduce poi alle sabbie mobili delle categorie di persone cosiddette "socialmente fragili". Ecco alcuni esempi: «utilizzare "Persona con una condizione di salute mentale" [sic] anziché "Persona che soffre di un disturbo mentale" e [usare] "Utilizzatore di sedia a rotelle" anziché "Persona costretta su una sedia a rotelle"».<br />Poi via "marito" e "moglie" soppiantati da "coniugi" e "partners" perché in tal modo includiamo anche gli omosessuali. Anzi, pardon, non "omosessuali" ma "comunità Lgbtqi+". Va da sé, poi, che riferirsi alle persone transessuali «con il nome che hanno ricevuto alla nascita, anziché con il nome che usano attualmente, è irrispettoso e deve essere evitato». In modo analogo occorre «evitare un linguaggio che suggerisca che...]]></itunes:summary><itunes:duration>411</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6816a019e36fa4e3b29184f7762e0d12.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanti danni fanno i cattolici della riduzione del danno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanti-danni-fanno-i-cattolici-della-riduzione-del-danno--67505731</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8271" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8271</a><br /><br />QUANTI DANNI FANNO I CATTOLICI DELLA RIDUZIONE DEL DANNO di Stefano Fontana e Tommaso Scandroglio<br /> <br />L'intervento di Domenico Menorello sul tema del suicidio assistito, in polemica con la posizione espressa dalla Bussola tramite un articolo di Tommaso Scandroglio, viene ospitato da Il Timone - come si legge nella introduzione del direttore -, data l'importanza del tema e per favorire il dialogo e il confronto. Al dialogo e al confronto nemmeno noi ci sottraiamo, ma non senza osservare che ancora una volta la cosa dimostra la divisione tra i cattolici. Siccome ciò è avvenuto sistematicamente in passato, a cominciare dalla legge sul divorzio, ne deriva che dialogo e confronto sono serviti a ben poco.<br />Sconforta prevedere che servirà a poco anche questa volta. Anche perché quelle poche volte che ci sembrava di aver trovato un'unità, come al Circo Massimo nel caso del Family Day (12 maggio 2007), si è poi dovuto constatare che le idee di chi era sul palco non collimavano proprio in tutto, come allora sembrava. E pensare che allora la nostra "unità" aveva alle spalle un documento dei vescovi - quello contro le coppie di fatto - molto preciso e deciso, cosa non più ripetutasi in seguito e men che meno oggi, quando da via della Conciliazione arriva solo l'invito al dialogo, appunto.<br />Ogni volta che si pone un grave problema legislativo e politico su un rilevante tema etico ove sia in ballo qualche principio non negoziabile emerge sempre qualcuno che propone interventi di riduzione del danno. Anche in questo caso è così. Lascio agli esperti chiarire perché il disegno di legge governativo introduca la liceità dell'aiuto al suicidio, dopo che la Corte costituzionale ne ha introdotto la depenalizzazione quando ricorrono quattro casi.<br />IMPARARE DAL PASSATO<br />Sottolineo solo che i cattolici fanno una gran fatica ad imparare dal passato e ancora oggi si aggrappano ai primi articoli del disegno di legge nei quali si condanna il suicidio assistito. Ma anche la 194 sull'aborto dice nei suoi primi articoli che la vita va tutelata in modo assoluto. Avere insistito su questa illusione ottica ha prodotto due risultati: ha finito per convertire anche la gerarchia ecclesiastica sulla bontà della legge e ha contribuito ad accettare di fatto la eliminazione di alcuni paletti che la legge prevedeva, sicché ci si è appiattiti sulla necessità di applicarla bene. Con la fine di ogni seria contestazione. Lo stesso capita oggi con il suicidio assistito.<br />Anche Massimo Gandolfini ha sostenuto - a ragione - che se verrà approvata questa legge, tutti i paletti da essa posti verranno travolti uno dopo l'altro. Tutte le leggi contro la vita e la famiglia, dalla Loris-Fortuna sul divorzio in Italia, alla "loi Veil" sull'aborto in Francia, erano ricche di paletti... ma poi si è arrivati all'aborto generalizzato e immotivato e alle unioni civili anche tra omosessuali. Tutti sanno che la legge è sempre più di un testo scritto e la sua influenza sulla vita civile e politica è più ampia del solo livello giuridico. Su questo abbiamo alle spalle una lunga storia, da cui non abbiamo imparato niente.<br />Oltre a questo, c'è forse anche una spiegazione più ampia del puntuale arrivo, in casi di questo tipo, dei volonterosi che intendono perseguire il male minore o ridurre i danni di una legge ingiusta, però approvandola. Mi riferisco alla carenza di una visione complessiva della società che dovrebbe essere loro fornita dalla Dottrina sociale della Chiesa. Senza questo si finisce per concentrarsi sul tema circoscritto per trovare delle soluzioni specifiche, perdendo però di vista il quadro generale dei principi in gioco e le influenze reciproche dei vari criteri di giudizio.<br />GLI "ALTRI" GONGOLANO<br />Per esempio, si assume senza critica quanto stabilito dalla Corte costituzionale, ossia la depenalizzazione dell'aiuto al suicidio in certi casi, e da lì si parte, mentre la Dottrina sociale della Chiesa fornisce principi sulla legge e sulle istituzioni che richiederebbero altri atteggiamenti, molto più critici e liberi da indebiti ossequi. Non è scritto da nessuna parte che, dopo la sentenza della Consulta, il Parlamento sia obbligato a legiferare sul punto.<br />Le esigenze della Dottrina sociale, infatti, direbbero piuttosto di non farlo, e quando si tratta di principi non negoziabili, l'appello della gerarchia ecclesiastica al dialogo sempre e comunque non giustifica una posizione condiscendente dei polititi cattolici. Per chiarire questi collegamenti è però necessario condividere il quadro sistemico - la Dottrina sociale è un "corpus dottrinale" e non solo un'applicazione della prudenza in situazione - della dottrina sociale cattolica. Il cattolico impegnato in politica, infatti, non è chiamato a "risolvere il caso" ma a costruire la società cristiana che, proprio perché tale, è anche umana.<br />Infine, c'è un punto ancora più delicato. Certamente il tema del suicidio assistito è a portata anche della sola ragione e del diritto naturale. I cattolici dovrebbero chiedersi però cosa significhi oggi parlare di diritto naturale ad uno Stato che non ne conosce minimamente la nozione. Essi arrivano al dunque, come in questo caso, senza avere alle spalle un'azione culturale e prepolitica affinché quel concetto, ed altri con esso, penetri nelle menti. Inoltre, con la scusa che l'argomento è di ordine razionale e naturale, scendono essi stessi solo su questo campo, dimenticando il piano della fede considerato inutile nella società laica. Ma senza il sostegno delle verità di fede, anche quelle di ragione vacillano.<br />Mentre i cattolici continuano così, gli "altri" gongolano, contenti di vederci dialogare tra noi perché divisi. Se questo disegno di legge, in discussione al Senato dal prossimo 17 luglio, dovesse passare, ciò avverrà, ancora una volta, con l'aiuto dei cattolici. Quelli della riduzione del danno, naturalmente.<br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Ddl suicidio assistito illecito: permette la depenalizzazione" risponde all'avvocato Domenico Menorello che aveva criticato sul Timone il suo articolo che aveva messo in luce i problemi del Ddl sul suicidio assistito.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 luglio 2025:<br />Venerdì scorso avevamo censurato in più punti un articolo a firma di Domenico Menorello apparso su Avvenire in appoggio al disegno di legge sul suicidio assistito in esame al Senato. Ieri Menorello ha commentato il nostro articolo sul sito de il Timone.<br />Rispondiamo a nostra volta a Menorello. Innanzitutto questi sostiene che nel testo del Ddl ci siano aspetti positivi. Ad esempio ci sarebbe il divieto per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di prestare assistenza al suicidio. Tale aspetto positivo è conforme all'indicazione di Evangelium vitae (EV, 4) che stigmatizza gli interventi delle strutture sanitarie volti a disporre della vita umana. Risposta: con questo Ddl al posto del SSN ci sarà un Comitato nazionale di valutazione che ogni volta che esprimerà un parere positivo al suicidio assistito collaborerà formalmente ad un atto malvagio, rientrando così nella condanna presente nell'EV.<br />Inoltre, secondo Menorello, qualsiasi atto civile e amministrativo volto ad attentare alla vita sarebbe nullo ex art. 1 comma 2 del Ddl. Ma sempre l'art. 1 c. 2 aggiunge che fanno eccezione quegli atti consoni al contenuto del Ddl, ossia finalizzati all'aiuto al suicidio. Scrive poi il "Nostro": «Né trovo [nel Ddl] norme che permettano, sul piano giuridico, l'aiuto al suicidio». La permissione può avvenire tramite la legittimazione (riconoscimento/assegnazione di un diritto) o la depenalizzazione (nessuna sanzione). L'art. 2 del Ddl depenalizza in alcuni casi il reato di aiuto al suicidio, quindi permette l'aiuto al suicidio.<br />Considerazione più generale riguardo a quelle disposizioni eticamente lecite contenute nel Ddl: è vero che l'art. 1 afferma che «Il diritto alla vita è diritto fondamentale della persona» e che «La Repubblica assicura la tutela della vita di ogni persona». Ma è uno specchietto per le allodole. L'art. 1 dice di tutelare la vita e poi già all'art. 2 ritira questa tutela permettendo l'aiuto al suicidio. È evidente la contraddizione. Nulla di nuovo, è il ruolo degli artt. 1 delle leggi eticamente sensibili che vengono scritti per quietare le coscienze degli allocchi: vedi l'art. 1 della 194/1978, in cui si afferma di tutelare la maternità e poi vengono indicati gli strumenti per uccidere il figlio, e vedi l'art. 1 della legge 40/2004, in cui si afferma di assicurare i diritti anche del concepito per poi indicare una procedura che attenta al suo diritto alla vita. Insomma, si tratta di mere dichiarazioni di principio sconfessate poi dalla pratica indicata dagli articolati delle stesse leggi.<br />Inoltre c'è un problema morale per chi vota queste leggi eticamente miste: il voto a favore significa dal punto di vista etico "approvazione". Chi vota a favore di una legge approva tutti gli articoli di legge, sia quelli moralmente leciti (come l'art. 1 del presente Ddl), sia quelli illeciti (come ad es. l'art. 2). È come la firma a piè di pagina di un contratto: firmando si accettano tutte le clausole in esso contenute. Dunque basta un solo articolo o disposizione contraria a morale naturale per impedire di votare a favore di un'intera legge, perché questa diventerebbe tutta ingiusta. Così l'Aquinate: «Se in qualche cosa [la legge] è contraria alla legge naturale, non è più legge ma corruzione della legge» (Summa Theologiae, I-II, q. 95, a. 2, c]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67505731</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67505731/quanti_danni_fanno_i_cattolici_della_riduzione_del_danno.mp3" length="16927426" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8271

QUANTI DANNI FANNO I CATTOLICI DELLA RIDUZIONE DEL DANNO di Stefano Fontana e Tommaso Scandroglio
 
L'intervento di Domenico Menorello sul tema del suicidio assistito, in polemica con la posizione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8271" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8271</a><br /><br />QUANTI DANNI FANNO I CATTOLICI DELLA RIDUZIONE DEL DANNO di Stefano Fontana e Tommaso Scandroglio<br /> <br />L'intervento di Domenico Menorello sul tema del suicidio assistito, in polemica con la posizione espressa dalla Bussola tramite un articolo di Tommaso Scandroglio, viene ospitato da Il Timone - come si legge nella introduzione del direttore -, data l'importanza del tema e per favorire il dialogo e il confronto. Al dialogo e al confronto nemmeno noi ci sottraiamo, ma non senza osservare che ancora una volta la cosa dimostra la divisione tra i cattolici. Siccome ciò è avvenuto sistematicamente in passato, a cominciare dalla legge sul divorzio, ne deriva che dialogo e confronto sono serviti a ben poco.<br />Sconforta prevedere che servirà a poco anche questa volta. Anche perché quelle poche volte che ci sembrava di aver trovato un'unità, come al Circo Massimo nel caso del Family Day (12 maggio 2007), si è poi dovuto constatare che le idee di chi era sul palco non collimavano proprio in tutto, come allora sembrava. E pensare che allora la nostra "unità" aveva alle spalle un documento dei vescovi - quello contro le coppie di fatto - molto preciso e deciso, cosa non più ripetutasi in seguito e men che meno oggi, quando da via della Conciliazione arriva solo l'invito al dialogo, appunto.<br />Ogni volta che si pone un grave problema legislativo e politico su un rilevante tema etico ove sia in ballo qualche principio non negoziabile emerge sempre qualcuno che propone interventi di riduzione del danno. Anche in questo caso è così. Lascio agli esperti chiarire perché il disegno di legge governativo introduca la liceità dell'aiuto al suicidio, dopo che la Corte costituzionale ne ha introdotto la depenalizzazione quando ricorrono quattro casi.<br />IMPARARE DAL PASSATO<br />Sottolineo solo che i cattolici fanno una gran fatica ad imparare dal passato e ancora oggi si aggrappano ai primi articoli del disegno di legge nei quali si condanna il suicidio assistito. Ma anche la 194 sull'aborto dice nei suoi primi articoli che la vita va tutelata in modo assoluto. Avere insistito su questa illusione ottica ha prodotto due risultati: ha finito per convertire anche la gerarchia ecclesiastica sulla bontà della legge e ha contribuito ad accettare di fatto la eliminazione di alcuni paletti che la legge prevedeva, sicché ci si è appiattiti sulla necessità di applicarla bene. Con la fine di ogni seria contestazione. Lo stesso capita oggi con il suicidio assistito.<br />Anche Massimo Gandolfini ha sostenuto - a ragione - che se verrà approvata questa legge, tutti i paletti da essa posti verranno travolti uno dopo l'altro. Tutte le leggi contro la vita e la famiglia, dalla Loris-Fortuna sul divorzio in Italia, alla "loi Veil" sull'aborto in Francia, erano ricche di paletti... ma poi si è arrivati all'aborto generalizzato e immotivato e alle unioni civili anche tra omosessuali. Tutti sanno che la legge è sempre più di un testo scritto e la sua influenza sulla vita civile e politica è più ampia del solo livello giuridico. Su questo abbiamo alle spalle una lunga storia, da cui non abbiamo imparato niente.<br />Oltre a questo, c'è forse anche una spiegazione più ampia del puntuale arrivo, in casi di questo tipo, dei volonterosi che intendono perseguire il male minore o ridurre i danni di una legge ingiusta, però approvandola. Mi riferisco alla carenza di una visione complessiva della società che dovrebbe essere loro fornita dalla Dottrina sociale della Chiesa. Senza questo si finisce per concentrarsi sul tema circoscritto per trovare delle soluzioni specifiche, perdendo però di vista il quadro generale dei principi in gioco e le influenze reciproche dei vari criteri di giudizio.<br />GLI "ALTRI" GONGOLANO<br />Per esempio, si assume senza critica quanto stabilito dalla Corte costituzionale, ossia...]]></itunes:summary><itunes:duration>1058</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,cavalloditroia,maleminore,principinonnegoziabili,riduzionedeldanno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f818b30740d3de62a8abed3c4a6e8dcd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Spagna l'omosessualità si impone per legge</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-spagna-l-omosessualita-si-impone-per-legge--67505705</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8272</a><br /><br />IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il 25 giugno scorso la Camera dei deputati spagnola ha approvato un disegno di legge che intende - come si legge nel titolo dello stesso - «criminalizzare le terapie di conversione volte a eliminare o negare l'orientamento sessuale, l'identità sessuale o l'espressione di genere». In breve il Ddl vuole punire tutti coloro che si oppongono anche blandamente alla omosessualità e transessualità di una persona. Il Ddl, che non è stato ancora approvato in via definitiva, è stato presentato dal Gruppo parlamentare socialista ed è stato sostenuto da tutti i partiti, compreso il Partito Popolare, eccetto VOX e l'Unione Popolare Navarrese.<br />Il Ddl intende aggiungere al Codice Penale un nuovo articolo, l'art. 173 bis che così reciterebbe: «Chiunque applichi o pratichi su una persona atti, metodi, programmi, tecniche o procedure di avversione o conversione, psicologici, fisici, farmacologici o di qualsiasi altra natura, volti a modificare, reprimere, eliminare o negare il suo orientamento sessuale, la sua identità sessuale o la sua espressione di genere, compromettendone l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o compromettendone gravemente l'integrità morale, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni». Se la vittima è minorenne c'è un aggravio di pena. Non sfuggono alle pene i genitori e «qualsiasi altra persona che abbia la cura, di fatto o di diritto, di un minore o di una persona con disabilità». Tutte queste figure poi possono rischiare «l'interdizione speciale dall'esercizio dei diritti di potestà genitoriale, tutela, curatela, affidamento» fino a cinque anni. In pratica i giudici potranno strappare i figli ai genitori per cinque anni se questi ad esempio non sono d'accordo che la loro figlia 14enne Anna si voglia chiamare Marco, sottoponendosi ad interventi ormonali, che provocheranno sterilità, e a mastectomia totale.<br />IL CARCERE SARÀ UNA REALTÀ PER CHI SI OPPORRÀ<br />In aggiunta «è [...] imposta una speciale interdizione da qualsiasi professione o mestiere nell'ambito dell'istruzione, dell'insegnamento, dello sport o del tempo libero». Questo riguarda soprattutto quegli allenatori che non vogliono nelle proprie squadre femminili persone transessuali e quegli insegnanti che sono critici dell'omosessualità e del transessualismo e hanno tentato di parlare con qualche studente della sua omosessualità o hanno tentato dissuadere qualche loro alunno dall'intraprendere la strada senza ritorno del "cambio" di sesso.<br />Dicevamo che qualsiasi blando intervento volto ad opporsi all'omosessualità e alla transessualità di una persona, anche del proprio figlio, potrebbe meritarsi il carcere. Infatti basterà che tale intervento ne comprometta l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o ne comprometta gravemente l'integrità morale, come recita il testo del Ddl. Questi sono criteri di così ampia portata e anche così imprecisi e vaghi (cosa s'intende per "integrità morale"?) che, per ipotesi, ogni azione tesa a contrastare l'omosessualità e la transessualità di una persona potrebbe provocare tali effetti. Ad esempio, una semplice chiacchierata tra padre e figlio, tra psicologo e paziente, tra endocrinologo e assistito potrebbe suscitare nel figlio o nel paziente un sentimento di incomprensione o di rabbia o di frustrazione o di ansia o un mero conflitto interiore: tanto basterebbe per far scattare le manette. Infatti ad essere vietate non sono solo le cosiddette terapie di conversione, ma ogni azione che per sua natura possa provocare gli effetti di cui sopra. Ogni proposta critica dell'omosessualità e della transessualità, persino quelle più prudenti come avvisare il minore che i bloccanti della pubertà potranno renderlo sterile, viene interpretata dalla legge come azione coercitiva e repressiva della libertà personale.<br />UN APRIORI INCONTESTABILE<br />Aspetto poi assai interessante è il seguente: è vietato intervenire in alcun modo sull'orientamento sessuale, l'identità sessuale, ossia la configurazione biologica sessuale, e l'"espressione di genere", cioè la cosiddetta identità di genere. Ora, eliminata l'identità sessuale perché elemento oggettivo, viene da domandarsi chi decida qual è l'orientamento sessuale e l'"identità di genere" di una persona che bisogna sempre e comunque rispettare. La legge non dice nulla a riguardo, perché lo dà per sottointeso: è la persona stessa interessata dall'azione di natura critica il soggetto deputato a cui chiedere quale sia il suo orientamento sessuale e la sua "identità di genere".<br />In altre parole - e qui sta uno dei punti più ideologici del Ddl - se ad esempio un uomo decide che è donna, questo giudizio è insindacabile. Anche avesse 12 anni e anche se fosse persona mentalmente disabile. Dunque il percepito soggettivo, secondo il Ddl, è sicuramente giusto e non può essere messo in discussione da seri professionisti, né dai genitori. È un apriori incontestabile, fosse anche senza fondamento alcuno e dettato da turbe, ferite nell'autostima, disturbi psicologici, fasi transitorie della crescita, influenze dei media, cattive compagnie, gravi traumi subiti, abusi, etc. Tutto questo non conta, conta solo il giudizio del diretto interessato a cui tutti si devono inchinare.<br />Per coerenza logica allora occorrerebbe applicare simile criterio anche per molti altri aspetti della vita di una persona: il figlio non vuole andare a scuola? Impossibile vietarlo. La paziente si vede grassa anche se anoressica? Occorre assecondarla. Tizio si droga? Vietato dissuaderlo.<br />In Spagna si sta dunque imponendo per legge l'omosessualità e la transessualità. Chi dissente è un criminale che merita solo il carcere.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67505705</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67505705/in_spagna_l_omosessualita_si_impone_per_legge.mp3" length="5297293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8272

IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE di Tommaso Scandroglio
 
Il 25 giugno scorso la Camera dei deputati spagnola ha approvato un disegno di legge che intende - come si legge nel titolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8272</a><br /><br />IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il 25 giugno scorso la Camera dei deputati spagnola ha approvato un disegno di legge che intende - come si legge nel titolo dello stesso - «criminalizzare le terapie di conversione volte a eliminare o negare l'orientamento sessuale, l'identità sessuale o l'espressione di genere». In breve il Ddl vuole punire tutti coloro che si oppongono anche blandamente alla omosessualità e transessualità di una persona. Il Ddl, che non è stato ancora approvato in via definitiva, è stato presentato dal Gruppo parlamentare socialista ed è stato sostenuto da tutti i partiti, compreso il Partito Popolare, eccetto VOX e l'Unione Popolare Navarrese.<br />Il Ddl intende aggiungere al Codice Penale un nuovo articolo, l'art. 173 bis che così reciterebbe: «Chiunque applichi o pratichi su una persona atti, metodi, programmi, tecniche o procedure di avversione o conversione, psicologici, fisici, farmacologici o di qualsiasi altra natura, volti a modificare, reprimere, eliminare o negare il suo orientamento sessuale, la sua identità sessuale o la sua espressione di genere, compromettendone l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o compromettendone gravemente l'integrità morale, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni». Se la vittima è minorenne c'è un aggravio di pena. Non sfuggono alle pene i genitori e «qualsiasi altra persona che abbia la cura, di fatto o di diritto, di un minore o di una persona con disabilità». Tutte queste figure poi possono rischiare «l'interdizione speciale dall'esercizio dei diritti di potestà genitoriale, tutela, curatela, affidamento» fino a cinque anni. In pratica i giudici potranno strappare i figli ai genitori per cinque anni se questi ad esempio non sono d'accordo che la loro figlia 14enne Anna si voglia chiamare Marco, sottoponendosi ad interventi ormonali, che provocheranno sterilità, e a mastectomia totale.<br />IL CARCERE SARÀ UNA REALTÀ PER CHI SI OPPORRÀ<br />In aggiunta «è [...] imposta una speciale interdizione da qualsiasi professione o mestiere nell'ambito dell'istruzione, dell'insegnamento, dello sport o del tempo libero». Questo riguarda soprattutto quegli allenatori che non vogliono nelle proprie squadre femminili persone transessuali e quegli insegnanti che sono critici dell'omosessualità e del transessualismo e hanno tentato di parlare con qualche studente della sua omosessualità o hanno tentato dissuadere qualche loro alunno dall'intraprendere la strada senza ritorno del "cambio" di sesso.<br />Dicevamo che qualsiasi blando intervento volto ad opporsi all'omosessualità e alla transessualità di una persona, anche del proprio figlio, potrebbe meritarsi il carcere. Infatti basterà che tale intervento ne comprometta l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o ne comprometta gravemente l'integrità morale, come recita il testo del Ddl. Questi sono criteri di così ampia portata e anche così imprecisi e vaghi (cosa s'intende per "integrità morale"?) che, per ipotesi, ogni azione tesa a contrastare l'omosessualità e la transessualità di una persona potrebbe provocare tali effetti. Ad esempio, una semplice chiacchierata tra padre e figlio, tra psicologo e paziente, tra endocrinologo e assistito potrebbe suscitare nel figlio o nel paziente un sentimento di incomprensione o di rabbia o di frustrazione o di ansia o un mero conflitto interiore: tanto basterebbe per far scattare le manette. Infatti ad essere vietate non sono solo le cosiddette terapie di conversione, ma ogni azione che per sua natura possa provocare gli effetti di cui sopra. Ogni proposta critica dell'omosessualità e della transessualità, persino quelle più prudenti come avvisare il minore che i bloccanti della pubertà potranno renderlo sterile, viene interpretata dalla legge come azione...]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:keywords>carcere,legge,lgbt,omosessualità,spagna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ab88998de36b798d740942cf7cda9391.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unione gay +benedizione: abbinata anti ordine naturale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unione-gay-benedizione-abbinata-anti-ordine-naturale--63768281</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985</a><br /><br />UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Unione civile più benedizione. Siamo certi che la pratica prenderà sempre più piede. Siamo a Cartoceto in provincia di Pesaro e il 14 settembre prossimo il 34enne Hector Pautasso e Filippo Sanchi, di anni 37, si uniranno civilmente. I due sono convinti attivisti del movimento LGBT: oltre ad aver partecipato al Marche Pride ad Ancona, erano presenti anche ad un incontro sulla cosiddetta omofobia tenutosi a Fano il 17 maggio scorso.<br />Filippo Sanchi racconta al il Resto del Carlino: «L'evento fanese è stato qualcosa di storico perché per la prima volta c'era anche un sacerdote, il nostro amico e incaricato diocesano per la pastorale Lgbtqia+, don Giuseppe Cavoli». E poi aggiunge riferendosi al giorno in cui si uniranno civilmente: «Dopo la celebrazione in sala consiliare ci ritroveremo alla Locanda la Cerasa, dove tra parenti e amici saremo quasi 200. E durante la festa ci sarà un momento per noi importante e bellissimo: la benedizione religiosa di coppia che ci impartirà don Giuseppe Cavoli, autorizzata dal vescovo Andrea. Solo a pensarci ci assale l'emozione».<br />CONTRO FIDUCIA SUPPLICANS<br />Sulla decisione di Don Cavoli di impartire questa benedizione, evitando scontati giochi di parole, articoliamo un paio di riflessioni. Monsignor Víctor Fernández, prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto nero su bianco nella dichiarazione Fiducia supplicans, documento che legittima la benedizione di coppie gay e irregolari, che tali benedizioni si potevano impartire a patto che non mimassero la benedizione degli sposi e che non si creasse in alcun modo confusione tra questo tipo di benedizioni e il matrimonio.<br />Riportiamo il passaggio di FS che qui interessa: «Proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo [...] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi» (39). Lo sottolineiamo: la benedizione di una coppia omosex non deve essere svolta in relazione ai riti civili di unione. Benedire i signori Pautasso e Sanchi subito dopo che si saranno uniti civilmente e durante il loro ricevimento rientra appieno nell'ambito del divieto indicato da FS, perché tale benedizione è palesemente in relazione con l'unione civile appena conclusa.<br />Ma questo accade quando si accetta il principio che è "moralmente buono" benedire una coppia omosessuale. Se è lecito benedire questa relazione perché buona, non si comprende il motivo per vietare la benedizione quando è successiva ad una unione civile. Se è cosa buona benedire religiosamente una coppia gay, è altrettanto cosa buona l'unione civile di una coppia gay. E allora perché vietare una benedizione che si affianca a tale rito civile? Solo perché si creerebbe confusione con l'istituto del matrimonio? Ma se la relazione omosessuale è una relazione moralmente lecita perché i due non potrebbero anche sposarsi? Dunque questo divieto è irragionevole e come tale è caduto immediatamente nella prassi pastorale con tanto di benedizione - per rimanere in tema - del vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola Mons. Andrea Andreozzi.<br />FUGA IN AVANTI<br />Sospettiamo fortissimamente che questa fuga in avanti verso il baratro, come altre simili, sia stata precisamente prevista dagli estensori di FS e desiderata. Il giochino è sempre il solito: facciamo passare il principio X con mille paletti, certi che questi paletti presto cadranno perché antitetici al principio X. Fai cadere la prima tessera del domino e tutte le altre cadranno di conseguenza. Questa non è pastorale, ma strategia ideologica.<br />Seconda riflessione. Il caso di Pesaro potrebbe inaugurare un'accoppiata vincente sulla ruota arcobaleno: rito civile più rito religioso. Un po' come si fa in quelle nazioni dove, a differenza dell'Italia, il matrimonio canonico non produce immediati effetti civili. Ecco dunque due momenti separati, ma identici nel celebrare la medesima unione. Prima davanti al sindaco e poi davanti a Dio (per essere giudicati). L'evoluzione, o meglio, l'involuzione porterà rapidamente ad invocare effetti concordatari di carattere civile anche per le benedizioni di coppie gay.<br />Infine è interessante sottolineare la continuità ideologica che esiste tra unioni civili e benedizioni di coppie gay. Entrambi hanno sferrato una ferita quasi letale al matrimonio. Infatti la legge Cirinnà ha elevato a rango matrimoniale le relazioni omosessuali in ambito civile, FS ha prodotto il medesimo effetto in ambito religioso. Scontato quindi che due iniziative così simili si intrecciassero, trovassero l'una nell'altra qualcosa di sé. Unione civile e benedizione gay - è proprio il caso di dirlo - non potevano che sposarsi, prima o poi, perché sono due anime gemelle nate nel seno della medesima rivoluzione contro l'ordine naturale.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768281</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2025 19:47:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768281/unione_gay_piu_benedizione_abbinata_anti_ordine_naturale.mp3" length="4641097" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985

UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE di Tommaso Scandroglio
 
Unione civile più benedizione. Siamo certi che la pratica prenderà sempre più piede. Siamo a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985</a><br /><br />UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Unione civile più benedizione. Siamo certi che la pratica prenderà sempre più piede. Siamo a Cartoceto in provincia di Pesaro e il 14 settembre prossimo il 34enne Hector Pautasso e Filippo Sanchi, di anni 37, si uniranno civilmente. I due sono convinti attivisti del movimento LGBT: oltre ad aver partecipato al Marche Pride ad Ancona, erano presenti anche ad un incontro sulla cosiddetta omofobia tenutosi a Fano il 17 maggio scorso.<br />Filippo Sanchi racconta al il Resto del Carlino: «L'evento fanese è stato qualcosa di storico perché per la prima volta c'era anche un sacerdote, il nostro amico e incaricato diocesano per la pastorale Lgbtqia+, don Giuseppe Cavoli». E poi aggiunge riferendosi al giorno in cui si uniranno civilmente: «Dopo la celebrazione in sala consiliare ci ritroveremo alla Locanda la Cerasa, dove tra parenti e amici saremo quasi 200. E durante la festa ci sarà un momento per noi importante e bellissimo: la benedizione religiosa di coppia che ci impartirà don Giuseppe Cavoli, autorizzata dal vescovo Andrea. Solo a pensarci ci assale l'emozione».<br />CONTRO FIDUCIA SUPPLICANS<br />Sulla decisione di Don Cavoli di impartire questa benedizione, evitando scontati giochi di parole, articoliamo un paio di riflessioni. Monsignor Víctor Fernández, prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto nero su bianco nella dichiarazione Fiducia supplicans, documento che legittima la benedizione di coppie gay e irregolari, che tali benedizioni si potevano impartire a patto che non mimassero la benedizione degli sposi e che non si creasse in alcun modo confusione tra questo tipo di benedizioni e il matrimonio.<br />Riportiamo il passaggio di FS che qui interessa: «Proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo [...] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi» (39). Lo sottolineiamo: la benedizione di una coppia omosex non deve essere svolta in relazione ai riti civili di unione. Benedire i signori Pautasso e Sanchi subito dopo che si saranno uniti civilmente e durante il loro ricevimento rientra appieno nell'ambito del divieto indicato da FS, perché tale benedizione è palesemente in relazione con l'unione civile appena conclusa.<br />Ma questo accade quando si accetta il principio che è "moralmente buono" benedire una coppia omosessuale. Se è lecito benedire questa relazione perché buona, non si comprende il motivo per vietare la benedizione quando è successiva ad una unione civile. Se è cosa buona benedire religiosamente una coppia gay, è altrettanto cosa buona l'unione civile di una coppia gay. E allora perché vietare una benedizione che si affianca a tale rito civile? Solo perché si creerebbe confusione con l'istituto del matrimonio? Ma se la relazione omosessuale è una relazione moralmente lecita perché i due non potrebbero anche sposarsi? Dunque questo divieto è irragionevole e come tale è caduto immediatamente nella prassi pastorale con tanto di benedizione - per rimanere in tema - del vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola Mons. Andrea Andreozzi.<br />FUGA IN AVANTI<br />Sospettiamo fortissimamente che questa fuga in avanti verso il baratro, come altre simili, sia stata precisamente prevista dagli estensori di FS e desiderata. Il giochino è sempre il solito: facciamo passare il principio X con mille paletti, certi che questi paletti presto cadranno perché antitetici al principio X. Fai cadere la prima tessera del domino e tutte le altre cadranno di conseguenza. Questa non è pastorale, ma strategia ideologica.<br />Seconda riflessione. Il caso di Pesaro potrebbe inaugurare un'accoppiata vincente sulla ruota arcobaleno: rito civile più rito...]]></itunes:summary><itunes:duration>291</itunes:duration><itunes:keywords>benedizione,fiduciasupplicans,ordinenaturale,pillola,unionegay</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03f670df1ddd391c766903dcdbaabca6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Via padre e madre, assist della cassazione alle adozioni gay</title><link>https://www.spreaker.com/episode/via-padre-e-madre-assist-della-cassazione-alle-adozioni-gay--65584580</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8133" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8133</a><br /><br />VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La vicenda iniziò nel 2015 con un Decreto del Ministero dell'Interno in cui questi, in materia di emissione della carta d'identità elettronica e relativamente al caso di minori, decise di preferire alle parole "padre" e "madre" la dicitura "genitori" perché inclusiva delle coppie omosessuali. Nel 2019, sempre il Ministero dell'Interno, al cui vertice c'era Matteo Salvini, e sempre con decreto, ribaltò la situazione: al posto di "genitori" rimettiamo "padre" e "madre".<br />La palla passò alla magistratura. Ecco allora che il Tribunale di Roma nel 2023, trattando del caso di una minore figlia di una coppia lesbica a seguito di stepchild adoption (cfr. art. 44, c. 1, lettera d. l. 184/83), ordinava al Ministero dell'Interno di far apporre sulla carta d'identità la dicitura "genitore" o "padre/genitore" e "madre/genitore". Il Ministero fece ricorso, ma perse. Il problema stava e sta in quei minori figli naturali di un membro della coppia gay e adottati dall'altro partner: il bambino sarebbe giuridicamente figlio di entrambi (cfr. Corte Costituzionale sentenza 79/22 e Corte di Cassazione sentenza 38162/22), cioè di due padri o di due madri, e dunque la soluzione di chiamarli entrambi "genitori" avrebbe tagliato la testa al toro (e anche al buon senso). La Corte d'Appello commentò dunque che la dicitura "padre e madre" fosse discriminatoria, perché appunto escludente le coppie di genitori gay.<br />I GENITORI DEVONO AVERE DUE SESSI DIVERSI<br />Il Ministero non si arrese e ricorse in Cassazione. Il Ministro eccepiva il fatto che per l'ordinamento italiano i genitori devono avere due sessi diversi (cfr. art. 5 l. 40/04, 231 cc, 243 bis cc, 246 cc, 247 cc, 250 cc, 262 cc, 269 cc, 408 cc, 566 cc, 568 cc, 599 cc, 643 cc). Riconoscere l'omogenitorialità sarebbe poi contrario all'ordine pubblico, ossia a quei principi fondanti la convivenza civile. La Cassazione, con la sentenza n. 9216/2025 pubblicata l'8 aprile scorso, ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno ribadito che, nel caso di specie e dunque per tutti i casi analoghi, se il minore è figlio di una coppia gay, con il decreto del 2019 uno dei due genitori omosessuali verrebbe indicato come "padre", pur essendo "madre", e come "madre", pur essendo "padre". Quindi la carta d'identità non rappresenterebbe fedelmente la situazione di fatto creatasi con l'adozione. Qui è il cardine del problema: l'adozione c'è stata, il minore ha due padri o due madri e dunque la dicitura "padre e madre" non fotografa la situazione giuridica di fatto. Sarebbe un falso.<br />La Corte di Cassazione, al pari di quella di Appello, non obietta sul fatto che i genitori per legge devono essere di sesso diverso, ma obietta che una carta di identità con l'indicazione "padre e madre" possa andare bene per i genitori omosessuali che sono diventati tali grazie all'istituto dell'adozione in casi particolari. Dunque - aggiungiamo noi - i giudici di Cassazione ammettono implicitamente che i loro colleghi che hanno aperto le porte alla stepchild adoption per le coppie gay hanno deciso contra legem, snaturando la sezione della legge sull'adozione dedicata ai casi particolari e piegandola alle loro esigenze ideologiche (per un approfondimento clicca qui, qui, qui e qui). Dunque, come già annotavamo a suo tempo commentando questa stessa vicenda al suo sorgere, l'errore fatale è stato commesso in principio dal «Tribunale che ha permesso alla compagna della madre biologica di adottare la bambina. Poteva farlo? La risposta è negativa», proprio perché i genitori devono essere di sesso differente. Decisione quindi illegittima.<br />Individuato l'inciampo iniziale, domandiamoci ora: di chi è figlia questa sentenza come molte altre? Purtroppo per lei, anche questa sentenza ha un padre e una madre. Il padre è un certo orientamento culturale color arcobaleno che crede che un bambino possa avere due padri o due madri. È un orientamento culturale elitario che non ha ancora intaccato le masse, ma che può influenzarle a lungo andare.<br />LA LEGGE CIRINNÀ<br />La madre di questa sentenza è invece una legge, la legge Cirinnà (l. 76/2016). In essa troviamo il peccato originale della legittimazione dell'omogenitorialità. Questa legge ha equiparato matrimonio e unioni civili omosessuali. Ora se coniugi e coppie gay unite civilmente sono uguali in tutto e per tutto perché non dovrebbero esserlo anche nella filiazione e nella genitorialità? Sarebbe illogico e irrazionale affermare che coniugi e coppie gay hanno i medesimi diritti nel diritto di famiglia ed escludere da questo ambito proprio i figli.<br />La Cirinnà tentò proprio questa esclusione affermando che l'equiparazione era totale eccetto il dovere di fedeltà e la disciplina normativa relativa alla filiazione. Ma appena buttata fuori dalla porta l'omogenitorialità, ecco che rientrò dalla finestra grazie alla riga finale del comma 20 dell'art. 1 che così recita: «Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti». Era un segnale in codice per i giudici: che applicassero alle coppie gay la sezione della legge sull'adozione che riguarda i casi particolari, ossia ad esempio la stepchild adoption. Dalle adozioni di prossimità, per contiguità, i casi di omogenitorialità nel tempo si moltiplicarono tramite le trascrizioni di atti di nascita formati all'estero, il riconoscimento in Italia di provvedimenti di adozione da parte di entrambi i partner gay pronunciati all'estero e la rettifica di attribuzione del sesso.<br />Dunque da una parte la Cirinnà conferma che i bambini possono avere solo due genitori di sesso differente, dato che esplicitamente esclude la materia della filiazione dall'equiparazione matrimonio-unioni civili, ma su altro fronte la sua ratio - matrimonio e unione civile pari sono - esige piena applicazione: se i due istituti si sovrappongono perfettamente, perché escludere la materia della filiazione? Tanto più che, seppur in modo allusivo, indica già la strada per l'omogenitorialità: la stepchild adoption. La Cassazione non ha fatto altro che trarre le debite conclusioni, relativamente all'ambito della filiazione, dal principio giuridico di fondo contenuto nella legge Cirinnà indicante la piena uguaglianza tra matrimonio e unione civile.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65584580</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:46:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65584580/via_padre_e_madre.mp3" length="7047271" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8133

VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY di Tommaso Scandroglio
 
La vicenda iniziò nel 2015 con un Decreto del Ministero dell'Interno in cui questi, in materia di emissione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8133" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8133</a><br /><br />VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La vicenda iniziò nel 2015 con un Decreto del Ministero dell'Interno in cui questi, in materia di emissione della carta d'identità elettronica e relativamente al caso di minori, decise di preferire alle parole "padre" e "madre" la dicitura "genitori" perché inclusiva delle coppie omosessuali. Nel 2019, sempre il Ministero dell'Interno, al cui vertice c'era Matteo Salvini, e sempre con decreto, ribaltò la situazione: al posto di "genitori" rimettiamo "padre" e "madre".<br />La palla passò alla magistratura. Ecco allora che il Tribunale di Roma nel 2023, trattando del caso di una minore figlia di una coppia lesbica a seguito di stepchild adoption (cfr. art. 44, c. 1, lettera d. l. 184/83), ordinava al Ministero dell'Interno di far apporre sulla carta d'identità la dicitura "genitore" o "padre/genitore" e "madre/genitore". Il Ministero fece ricorso, ma perse. Il problema stava e sta in quei minori figli naturali di un membro della coppia gay e adottati dall'altro partner: il bambino sarebbe giuridicamente figlio di entrambi (cfr. Corte Costituzionale sentenza 79/22 e Corte di Cassazione sentenza 38162/22), cioè di due padri o di due madri, e dunque la soluzione di chiamarli entrambi "genitori" avrebbe tagliato la testa al toro (e anche al buon senso). La Corte d'Appello commentò dunque che la dicitura "padre e madre" fosse discriminatoria, perché appunto escludente le coppie di genitori gay.<br />I GENITORI DEVONO AVERE DUE SESSI DIVERSI<br />Il Ministero non si arrese e ricorse in Cassazione. Il Ministro eccepiva il fatto che per l'ordinamento italiano i genitori devono avere due sessi diversi (cfr. art. 5 l. 40/04, 231 cc, 243 bis cc, 246 cc, 247 cc, 250 cc, 262 cc, 269 cc, 408 cc, 566 cc, 568 cc, 599 cc, 643 cc). Riconoscere l'omogenitorialità sarebbe poi contrario all'ordine pubblico, ossia a quei principi fondanti la convivenza civile. La Cassazione, con la sentenza n. 9216/2025 pubblicata l'8 aprile scorso, ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno ribadito che, nel caso di specie e dunque per tutti i casi analoghi, se il minore è figlio di una coppia gay, con il decreto del 2019 uno dei due genitori omosessuali verrebbe indicato come "padre", pur essendo "madre", e come "madre", pur essendo "padre". Quindi la carta d'identità non rappresenterebbe fedelmente la situazione di fatto creatasi con l'adozione. Qui è il cardine del problema: l'adozione c'è stata, il minore ha due padri o due madri e dunque la dicitura "padre e madre" non fotografa la situazione giuridica di fatto. Sarebbe un falso.<br />La Corte di Cassazione, al pari di quella di Appello, non obietta sul fatto che i genitori per legge devono essere di sesso diverso, ma obietta che una carta di identità con l'indicazione "padre e madre" possa andare bene per i genitori omosessuali che sono diventati tali grazie all'istituto dell'adozione in casi particolari. Dunque - aggiungiamo noi - i giudici di Cassazione ammettono implicitamente che i loro colleghi che hanno aperto le porte alla stepchild adoption per le coppie gay hanno deciso contra legem, snaturando la sezione della legge sull'adozione dedicata ai casi particolari e piegandola alle loro esigenze ideologiche (per un approfondimento clicca qui, qui, qui e qui). Dunque, come già annotavamo a suo tempo commentando questa stessa vicenda al suo sorgere, l'errore fatale è stato commesso in principio dal «Tribunale che ha permesso alla compagna della madre biologica di adottare la bambina. Poteva farlo? La risposta è negativa», proprio perché i genitori devono essere di sesso differente. Decisione quindi illegittima.<br />Individuato l'inciampo iniziale, domandiamoci ora: di chi è figlia questa sentenza come molte altre? 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Nel 2023 il Tennessee vara una legge che proibisce il "cambio" di sesso a danno dei minori. Nello specifico così disciplina: «Un operatore sanitario non deve consapevolmente eseguire o offrirsi di eseguire su un minore, o somministrare o offrirsi di somministrare a un minore, una procedura medica se l'esecuzione o la somministrazione della procedura ha lo scopo di: (A) Consentire a un minore di identificarsi o vivere una presunta identità incoerente con il suo sesso; o (B) Trattare un presunto disagio o sofferenza derivanti da una discordanza tra il sesso e l'identità dichiarata del minore».<br />Questa legge fu impugnata da tre famiglie, un medico e l'amministrazione Biden tanto che si arrivò lo scorso dicembre a fare ricorso presso la Corte suprema perché la legge avrebbe violato il principio costituzionale di uguale protezione. In sintesi, per i ricorrenti sarebbe stato discriminatorio che solo gli adulti possono "cambiare" sesso e non i minori. Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte, mercoledì scorso, ha bocciato il ricorso.<br />Il Presidente della Corte Suprema John Roberts, esprimendosi a nome della maggioranza, ha dichiarato nella sentenza di rigetto: «Questo caso porta con sé il peso di accesi dibattiti scientifici e politici sulla sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza dei trattamenti medici in un campo in continua evoluzione. Le voci critiche in questi dibattiti sollevano sincere preoccupazioni; le implicazioni per tutti sono profonde. La clausola di uguale protezione non risolve questi disaccordi. Né ci autorizza a deciderli come meglio crediamo. Il nostro ruolo non è "giudicare la saggezza, l'equità o la logica della legge che abbiamo di fronte", ma solo garantire che non violi la garanzia di uguale protezione del Quattordicesimo Emendamento. Dopo aver concluso che non è così, lasciamo le questioni relative alle sue implicazioni al popolo, ai suoi rappresentanti eletti e al processo democratico».<br />UN PESO ASSAI RILEVANTE<br />Attenzione a ciò che ha sottolineato il presidente della Corte suprema. Quest'ultima non ha sancito che il "cambio" di sesso sui minori sia ingiusto, ha solo risposto al quesito specifico proposto dai ricorrenti: la legge del Tennessee viola il principio di uguaglianza? La risposta è stata negativa a motivo del fatto che la condizione dei minori è diversa da quella degli adulti e quindi, secondo il principio di uguaglianza, i casi uguali devono essere trattati in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Dunque i giudici non sono entrati nel merito dell'equità della legge e di conseguenza dell'equità del divieto del "cambio" di sesso, ma si sono limitati ad un giudizio relativo al rispetto del principio di uguaglianza. Tanto è vero che il presidente Roberts si è premurato di aggiungere che sta al Parlamento dello Stato e quindi ai cittadini dello stesso decidere le sorti di quella legge se lo vorranno: potranno democraticamente rafforzarla, indebolirla, abrogarla o lasciarla così com'è. Queste scelte non competono alla Corte suprema e il giudizio di rigetto espresso da quest'ultima non orienta necessariamente a nessuna di queste ipotesi.<br />Tutto ciò sotto il profilo prettamente giuridico. Sotto il profilo invece politico e più ampiamente culturale la sentenza ha un peso assai rilevante. Intanto blinda la ventina di leggi simili varate da altrettanti Stati e poi fa passare il messaggio che i bambini non si toccano, che il "cambio" di sesso è strumento ideologico che si serve della sofferenza dei più piccoli per lucrare i propri obiettivi senza troppi scrupoli, che l'avanzata dell'anticultura woke segna un'importante tappa di arresto.<br />TUTTO SECONDO GLI ORDINI ESECUTIVI DI TRUMP<br />Tutto questo in perfetta sintonia con i diversi ordini esecutivi di Trump contrari al transessualismo. Ricordiamo il divieto per i transessuali di prestare servizio nelle forze armate, di gareggiare in competizioni femminili, ma soprattutto il divieto di finanziare le pratiche di "cambio" di sesso sui minori. Citiamo un passo di questo ordine esecutivo dal titolo Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche: «Oggi, in tutto il Paese, i professionisti sanitari stanno mutilando e sterilizzando un numero crescente di bambini facilmente influenzabili, con la falsa affermazione che gli adulti possano cambiare il sesso di un bambino attraverso una serie di interventi medici irreversibili. Questa pericolosa tendenza sarà una macchia nella storia della nostra Nazione e deve cessare.<br />Innumerevoli bambini si pentono presto di essere stati mutilati e cominciano a comprendere l'orribile tragedia di non poter mai concepire figli propri o nutrirli attraverso l'allattamento al seno. Inoltre, le spese mediche di questi giovani vulnerabili potrebbero aumentare nel corso della loro vita, poiché spesso si trovano intrappolati in complicazioni mediche permanenti, in una guerra persa con il proprio corpo e, tragicamente, nella sterilizzazione.<br />Di conseguenza, la politica degli Stati Uniti è quella di non finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o supportare la cosiddetta "transizione" di un bambino da un sesso all'altro e di far rispettare rigorosamente tutte le leggi che proibiscono o limitano queste procedure distruttive e che cambiano la vita».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66903526</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:44:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66903526/la_corte_suprema_vieta_il_cambio_di_sesso.mp3" length="5026456" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8226

LA CORTE SUPREMA FERMA IL CAMBIO DI SESSO: DIVIETO LEGITTIMO di Tommaso Scandroglio
 
Decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti: il divieto di transizione sui minori non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8226" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8226</a><br /><br />LA CORTE SUPREMA FERMA IL CAMBIO DI SESSO: DIVIETO LEGITTIMO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti: il divieto di transizione sui minori non è incostituzionale, ma legittimo. Nel 2023 il Tennessee vara una legge che proibisce il "cambio" di sesso a danno dei minori. Nello specifico così disciplina: «Un operatore sanitario non deve consapevolmente eseguire o offrirsi di eseguire su un minore, o somministrare o offrirsi di somministrare a un minore, una procedura medica se l'esecuzione o la somministrazione della procedura ha lo scopo di: (A) Consentire a un minore di identificarsi o vivere una presunta identità incoerente con il suo sesso; o (B) Trattare un presunto disagio o sofferenza derivanti da una discordanza tra il sesso e l'identità dichiarata del minore».<br />Questa legge fu impugnata da tre famiglie, un medico e l'amministrazione Biden tanto che si arrivò lo scorso dicembre a fare ricorso presso la Corte suprema perché la legge avrebbe violato il principio costituzionale di uguale protezione. In sintesi, per i ricorrenti sarebbe stato discriminatorio che solo gli adulti possono "cambiare" sesso e non i minori. Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte, mercoledì scorso, ha bocciato il ricorso.<br />Il Presidente della Corte Suprema John Roberts, esprimendosi a nome della maggioranza, ha dichiarato nella sentenza di rigetto: «Questo caso porta con sé il peso di accesi dibattiti scientifici e politici sulla sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza dei trattamenti medici in un campo in continua evoluzione. Le voci critiche in questi dibattiti sollevano sincere preoccupazioni; le implicazioni per tutti sono profonde. La clausola di uguale protezione non risolve questi disaccordi. Né ci autorizza a deciderli come meglio crediamo. Il nostro ruolo non è "giudicare la saggezza, l'equità o la logica della legge che abbiamo di fronte", ma solo garantire che non violi la garanzia di uguale protezione del Quattordicesimo Emendamento. Dopo aver concluso che non è così, lasciamo le questioni relative alle sue implicazioni al popolo, ai suoi rappresentanti eletti e al processo democratico».<br />UN PESO ASSAI RILEVANTE<br />Attenzione a ciò che ha sottolineato il presidente della Corte suprema. Quest'ultima non ha sancito che il "cambio" di sesso sui minori sia ingiusto, ha solo risposto al quesito specifico proposto dai ricorrenti: la legge del Tennessee viola il principio di uguaglianza? La risposta è stata negativa a motivo del fatto che la condizione dei minori è diversa da quella degli adulti e quindi, secondo il principio di uguaglianza, i casi uguali devono essere trattati in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Dunque i giudici non sono entrati nel merito dell'equità della legge e di conseguenza dell'equità del divieto del "cambio" di sesso, ma si sono limitati ad un giudizio relativo al rispetto del principio di uguaglianza. Tanto è vero che il presidente Roberts si è premurato di aggiungere che sta al Parlamento dello Stato e quindi ai cittadini dello stesso decidere le sorti di quella legge se lo vorranno: potranno democraticamente rafforzarla, indebolirla, abrogarla o lasciarla così com'è. Queste scelte non competono alla Corte suprema e il giudizio di rigetto espresso da quest'ultima non orienta necessariamente a nessuna di queste ipotesi.<br />Tutto ciò sotto il profilo prettamente giuridico. Sotto il profilo invece politico e più ampiamente culturale la sentenza ha un peso assai rilevante. Intanto blinda la ventina di leggi simili varate da altrettanti Stati e poi fa passare il messaggio che i bambini non si toccano, che il "cambio" di sesso è strumento ideologico che si serve della sofferenza dei più piccoli per lucrare i propri obiettivi senza troppi scrupoli, che l'avanzata dell'anticultura woke...]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d211297ae6042de576fcffd01164057.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Legge naturale e diritto positivo, il papa in linea con San Tommaso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/legge-naturale-e-diritto-positivo-il-papa-in-linea-con-san-tommaso--66903516</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8225" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8225</a><br /><br />LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO<br />La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa possa promuovere il bene comune<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il cambio di gestione ai vertici della Chiesa fa sentire sempre più i suoi effetti positivi. Citiamo un passaggio del Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Parlamentari in occasione del Giubileo dei governanti: «Per avere [...] un punto di riferimento unitario nell'azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d'uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. [...] La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale».<br />Proviamo a prendere spunto da queste interessanti riflessioni del Papa per ricordare il legame necessario tra legge umana e legge naturale secondo il pensiero di San Tommaso d'Aquino, pensiero a cui si è ispirato con piena evidenza il Santo Padre. Sovraordinata a queste due leggi esiste la legge eterna che Tommaso così definisce: «la ragione della divina sapienza [che] muove ogni cosa al debito fine» (Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 1 c.). In buona sostanza quando Dio crea qualcosa o qualcuno imprime in esso o in lui anche un fine o più fini. Questo insieme di fini prende il nome di natura: «la natura è fine» («ἡ δὲ φύσις τέλος ἐστίν») spiega Aristotele (cfr. Politica, I, 2, 1252b, 32-34).<br />QUAL È IL COMPITO DEL GOVERNANTE?<br />La nostra natura, ad esempio, si esprime come fascio di inclinazioni che tendono alla vita, alla salute, alla proprietà, alla conoscenza, alla socialità, a Dio, etc. (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2 c). Sono dunque fini naturali dell'uomo, intrinseci a lui. L'uomo con l'intelletto scopre in sé questi fini e li giudica buoni, li qualifica come beni perché beneficano l'uomo, sono esattamente ciò che reclama la sua natura. Ergo dovrà agire in accordo a questi fini, in accordo alla sua natura: da qui il divieto di suicidarsi o di uccidere l'innocente e il comando di tutelare la vita; il divieto di vivere nell'errore e il comando di cercare la verità; il divieto di essere ateo e il comando di cercare Dio; etc. Questi insiemi di divieti e comandi si compendiano nell'espressione legge naturale: una serie di principi operativi (legge) che derivano dalla natura umana (naturale).<br />Qual è il compito del governante? Tutelare e accrescere il bene comune (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 90, a. 4). Cosa è il bene comune? Diverse e valide sono le definizioni, ma qui ne scegliamo una perché assai pertinente: il bene comune è quell'insieme di condizioni che permettono al singolo e alle collettività di vivere secondo la legge naturale, ossia di vivere virtuosamente (cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26).<br />Se la legge umana ha come scopo quello di permettere ai singoli di vivere secondo i dettami della legge naturale, ciò comporta che il diritto positivo debba ispirarsi alla legge naturale e quindi che sia gerarchicamente subordinato alla legge naturale. Il governante allora, per le sue scelte che hanno un carattere pubblico, deve usare come paradigma operativo la legge naturale, declinando i principi generali della legge naturale nel diritto positivo limitatamente a ciò che attiene al bene comune (così come il cittadino deve declinare i principi della legge naturale nella propria vita privata, nelle sue condotte private). Quindi la legge umana ha un rapporto di dipendenza dalla legge naturale (ma anche la legge naturale per certi aspetti necessita del diritto positivo) e trova in essa quegli elementi indispensabili per soddisfare il compito suo proprio che è la tutela del bene comune.<br />Ecco perché è dovere del governante ad esempio vietare l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, perché senza il presidio sanzionatorio dello Stato che dissuade dal compiere tali atti, sarebbe più difficile per il singolo tutelare la propria vita, la proprietà e la libertà personale, tutti beni/fini di diritto naturale. Ecco perché lo Stato deve comandare di pagare le imposte, di educare i figli, etc. perché senza questi comandi i cittadini più malvagi non contribuirebbero economicamente al bene comune e ad educare i figli.<br />LA LEGGE NATURALE COSTITUISCE LA BUSSOLA<br />Questo snodo concettuale si salda con le parole del Papa appena citate: «La legge naturale [...] costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale». La legge naturale vieta ad esempio l'assassinio, condotta distruttiva per il bene comune. Ne consegue che lo Stato deve vietare l'omicidio, di qualsiasi persona, sia nata, anche in fin di vita o affetta da patologie gravissime (vedi eutanasia), che nascitura (vedi aborto). La legge naturale vieta di mettere a repentaglio la vita delle persone innocenti in modo irragionevole, condotta contraria al bene comune. Lo Stato dovrebbe vietare la fecondazione artificiale perché espone ad altissimi rischi la vita del concepito. La legge naturale vieta qualsiasi atto contrario alla dignità personale. Sempre la fecondazione artificiale attenta a questa dignità in modo gravissimo e quindi andrebbe vietata anche per questo motivo. La legge naturale stabilisce che il matrimonio è un'unione indissolubile tra due persone di sesso differente e il matrimonio contribuisce grandemente al bene comune. Da qui dovrebbero derivare il divieto di divorziare e il rifiuto di ogni legittimazione delle unioni omosessuali. Queste leggi che imponessero simili divieti non sarebbero leggi confessionali, ma, potremmo dire così, leggi laiche, perché razionali, perché conformi alla ragione umana e quindi condivisibili anche dai non credenti.<br />Il riferimento coraggioso del Papa alla "sfera dell'intimità personale" sta a significare che non tutte le scelte private e privatissime dei cittadini devono per questo motivo sfuggire al vaglio del legislatore. Alcune nostre scelte infatti interessano sia l'intimità personale che il bene pubblico e in questo caso l'intervento dello Stato non deve essere quello di avallare a priori ogni scelta semplicemente perché personale, ma valutarla rispetto al criterio del bene comune e quindi della legge naturale. Se rispettosa di entrambe andrà incoraggiata, altrimenti vietata e quindi sanzionata. Dunque, ci sta ammonendo implicitamente Leone XIV, il famigerato principio della tutela della vita privata ex art. 10 della Convenzione di Oviedo, non può diventare un libera tutti, una immunità morale, una zona franca per fare quello che si vuole e dunque per esigere dallo Stato la legittimazione dell'aborto, dell'eutanasia, delle "nozze" gay, etc. Anche le scelte compiute nell'ambito della vita privata quando incidono negativamente sul bene comune e quindi sono contrarie alla legge naturale devono essere vietate. Questo è ciò che ha ricordato il Papa ai parlamentari italiani e a tutti noi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66903516</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:43:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66903516/legge_naturale_e_diritto_positivo.mp3" length="7933352" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8225

LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO
La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8225" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8225</a><br /><br />LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO<br />La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa possa promuovere il bene comune<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il cambio di gestione ai vertici della Chiesa fa sentire sempre più i suoi effetti positivi. Citiamo un passaggio del Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Parlamentari in occasione del Giubileo dei governanti: «Per avere [...] un punto di riferimento unitario nell'azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d'uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. [...] La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale».<br />Proviamo a prendere spunto da queste interessanti riflessioni del Papa per ricordare il legame necessario tra legge umana e legge naturale secondo il pensiero di San Tommaso d'Aquino, pensiero a cui si è ispirato con piena evidenza il Santo Padre. Sovraordinata a queste due leggi esiste la legge eterna che Tommaso così definisce: «la ragione della divina sapienza [che] muove ogni cosa al debito fine» (Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 1 c.). In buona sostanza quando Dio crea qualcosa o qualcuno imprime in esso o in lui anche un fine o più fini. Questo insieme di fini prende il nome di natura: «la natura è fine» («ἡ δὲ φύσις τέλος ἐστίν») spiega Aristotele (cfr. Politica, I, 2, 1252b, 32-34).<br />QUAL È IL COMPITO DEL GOVERNANTE?<br />La nostra natura, ad esempio, si esprime come fascio di inclinazioni che tendono alla vita, alla salute, alla proprietà, alla conoscenza, alla socialità, a Dio, etc. (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2 c). Sono dunque fini naturali dell'uomo, intrinseci a lui. L'uomo con l'intelletto scopre in sé questi fini e li giudica buoni, li qualifica come beni perché beneficano l'uomo, sono esattamente ciò che reclama la sua natura. Ergo dovrà agire in accordo a questi fini, in accordo alla sua natura: da qui il divieto di suicidarsi o di uccidere l'innocente e il comando di tutelare la vita; il divieto di vivere nell'errore e il comando di cercare la verità; il divieto di essere ateo e il comando di cercare Dio; etc. Questi insiemi di divieti e comandi si compendiano nell'espressione legge naturale: una serie di principi operativi (legge) che derivano dalla natura umana (naturale).<br />Qual è il compito del governante? Tutelare e accrescere il bene comune (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 90, a. 4). Cosa è il bene comune? Diverse e valide sono le definizioni, ma qui ne scegliamo una perché assai pertinente: il bene comune è quell'insieme di condizioni che permettono al singolo e alle collettività di vivere secondo la legge naturale, ossia di vivere virtuosamente (cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26).<br />Se la legge umana ha come scopo quello di permettere ai singoli di vivere secondo i dettami della legge naturale, ciò comporta che il diritto positivo debba ispirarsi alla legge naturale e quindi che sia gerarchicamente subordinato alla legge naturale. Il governante allora, per le sue scelte che hanno un carattere pubblico, deve usare come paradigma operativo la legge naturale, declinando i principi generali della legge naturale nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>496</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6edca65cfa1f464de012941d287a557d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Svizzera, calcio femminile: biologia batte ideologia 7-1</title><link>https://www.spreaker.com/episode/svizzera-calcio-femminile-biologia-batte-ideologia-7-1--66989164</link><description><![CDATA[VIDEO: La partita finita 7 a 1 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8227" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8227</a><br /><br />SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1 di Tommaso Scandroglio<br /><br />Il prossimo 2 luglio prenderà il via in Svizzera il Campionato europeo di calcio femminile. In previsione di questo importante appuntamento, il Paese ospitante ha deciso di fare una partitella di allenamento con la squadra del Lucerna, precisamente con i ragazzi Under 15. Risultato: le elvetiche (nella foto LaPresse) hanno perso 7 a 1. Eva colse una mela che le risultò poi indigesta, le svizzere sono state costrette ad ingollare (l'allitterazione con la parola "gol" suona bene) 7 pere da dei ragazzini sotto i 15 anni.<br />La notizia non doveva trapelare. L'allenamento era a porte chiuse, niente giornalisti (si presagiva già la tragedia?), però uno dei giocatori under 15 ha spifferato tutto. Apriti cielo e apriti social. La giocatrice della nazionale svizzera Ramona Bachmann, lesbica e dai tratti chiaramente androgini, sul suo profilo Instagram non si è nascosta dietro un palo della porta, ma è stata onesta: «Sì, a volte le squadre maschili Under 15 battono le migliori squadre femminili. Perché? Genetica. I ragazzi sviluppano naturalmente più massa muscolare, velocità e forza durante la pubertà grazie al testosterone. È una questione di biologia, non di livello di abilità. Standard fisici diversi, ma lo stesso amore per il gioco».<br />Parola magica: biologia. Biologia versus ideologia. Su quel campetto è la biologia ad aver battuto l'ideologia per 7-1, quella ideologia femminista e genderista che ha sancito la perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutto, anche nello sport, quell'egualitarismo distopico e stupido che tratta da mero accessorio la differenza sessuale quando invece è essenziale, che fa guerra all'identità personale in nome di una identità personale astratta, solo pensata e immaginata, scarabocchiata a tavolino. In quella amichevole tutte le teorie sulla assoluta parità uomo e donna - che sono uguali in termini di dignità personale ma differenti in tutto il resto - sono state espulse dal campo di gioco dai fatti, si sono schiantate contro la realtà e a farne le spese sono state le giocatrici elvetiche, umiliate da una manciata di ragazzini che manco giocano in Nazionale. Un'amichevole nemica della menzogna.<br />È il trionfo tragicomico dell'ovvio, dell'evidenza solare, del lapalissiano di palmare ed immediata comprensione, dello scontato che più scontato non si può. La Bachmann, che, tra l'altro e tanto per rimanere in tema, si cimenta in uno sport prettamente maschile perché tenta di compensare la parte femminile latitante in lei (cfr. G. Van Den Aardweg, Omosessualità &amp; speranza, Ares, pp. 102-110), ricorda alcune banalità che ormai sono merce così rara che appaiono sofisticate verità biologiche: i ragazzi hanno più massa muscolare, hanno più forza, più testosterone. Loro hanno tutto questo, forse a noi manca ormai il buon senso per accorgerci di tutto ciò.<br />Come il pugile uomo Imane Khelif ha vinto contro delle donne nella passata Olimpiade (qui le prove che Khelif sia un uomo), così alcuni ometti che si stanno affacciando alla pubertà hanno vinto contro delle donne mature. Che il femminismo e uno dei suoi figli chiamato transessualismo ammettano, seppur con sconforto, che, ad ogni gol incassato dalle giocatrici in casacca rossa, la realtà bussava alla intorpidita coscienza collettiva facendo levare un coro da stadio che così risuonava sugli spalti: "Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna sono diversi, alè!".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66989164</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:42:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66989164/svizzera_calcio_femminile.mp3" length="3696128" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La partita finita 7 a 1 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8227

SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1 di Tommaso Scandroglio

Il prossimo 2 luglio prenderà il via...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La partita finita 7 a 1 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8227" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8227</a><br /><br />SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1 di Tommaso Scandroglio<br /><br />Il prossimo 2 luglio prenderà il via in Svizzera il Campionato europeo di calcio femminile. In previsione di questo importante appuntamento, il Paese ospitante ha deciso di fare una partitella di allenamento con la squadra del Lucerna, precisamente con i ragazzi Under 15. Risultato: le elvetiche (nella foto LaPresse) hanno perso 7 a 1. Eva colse una mela che le risultò poi indigesta, le svizzere sono state costrette ad ingollare (l'allitterazione con la parola "gol" suona bene) 7 pere da dei ragazzini sotto i 15 anni.<br />La notizia non doveva trapelare. L'allenamento era a porte chiuse, niente giornalisti (si presagiva già la tragedia?), però uno dei giocatori under 15 ha spifferato tutto. Apriti cielo e apriti social. La giocatrice della nazionale svizzera Ramona Bachmann, lesbica e dai tratti chiaramente androgini, sul suo profilo Instagram non si è nascosta dietro un palo della porta, ma è stata onesta: «Sì, a volte le squadre maschili Under 15 battono le migliori squadre femminili. Perché? Genetica. I ragazzi sviluppano naturalmente più massa muscolare, velocità e forza durante la pubertà grazie al testosterone. È una questione di biologia, non di livello di abilità. Standard fisici diversi, ma lo stesso amore per il gioco».<br />Parola magica: biologia. Biologia versus ideologia. Su quel campetto è la biologia ad aver battuto l'ideologia per 7-1, quella ideologia femminista e genderista che ha sancito la perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutto, anche nello sport, quell'egualitarismo distopico e stupido che tratta da mero accessorio la differenza sessuale quando invece è essenziale, che fa guerra all'identità personale in nome di una identità personale astratta, solo pensata e immaginata, scarabocchiata a tavolino. In quella amichevole tutte le teorie sulla assoluta parità uomo e donna - che sono uguali in termini di dignità personale ma differenti in tutto il resto - sono state espulse dal campo di gioco dai fatti, si sono schiantate contro la realtà e a farne le spese sono state le giocatrici elvetiche, umiliate da una manciata di ragazzini che manco giocano in Nazionale. Un'amichevole nemica della menzogna.<br />È il trionfo tragicomico dell'ovvio, dell'evidenza solare, del lapalissiano di palmare ed immediata comprensione, dello scontato che più scontato non si può. La Bachmann, che, tra l'altro e tanto per rimanere in tema, si cimenta in uno sport prettamente maschile perché tenta di compensare la parte femminile latitante in lei (cfr. G. Van Den Aardweg, Omosessualità &amp; speranza, Ares, pp. 102-110), ricorda alcune banalità che ormai sono merce così rara che appaiono sofisticate verità biologiche: i ragazzi hanno più massa muscolare, hanno più forza, più testosterone. Loro hanno tutto questo, forse a noi manca ormai il buon senso per accorgerci di tutto ciò.<br />Come il pugile uomo Imane Khelif ha vinto contro delle donne nella passata Olimpiade (qui le prove che Khelif sia un uomo), così alcuni ometti che si stanno affacciando alla pubertà hanno vinto contro delle donne mature. Che il femminismo e uno dei suoi figli chiamato transessualismo ammettano, seppur con sconforto, che, ad ogni gol incassato dalle giocatrici in casacca rossa, la realtà bussava alla intorpidita coscienza collettiva facendo levare un coro da stadio che così risuonava sugli spalti: "Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna sono diversi, alè!".]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>7-1,calciofemminile,fifa,svizzera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fe8f8d3c7ff1a5904571fbea72fc29ea.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se la fecondazione artificiale diventa addirittura il piano A</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-la-fecondazione-artificiale-diventa-addirittura-il-piano-a--66989144</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8228</a><br /><br />SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A<br />In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è un oggetto a cui hanno diritto anche i single e le lesbiche)<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />L'Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) è l'ente governativo britannico che supervisiona le tecniche di fertilità tra cui la fecondazione artificiale. Di recente l'HFEA ha pubblicato un report in merito alle tecniche di fecondazione extracorporea. Possiamo leggere nel rapporto: «Nel 2023, 52.400 pazienti hanno effettuato oltre 77.500 cicli di fecondazione in vitro (FIVET). [...] I bambini nati tramite fecondazione in vitro sono aumentati da circa 8.700 nel 2000 a 20.700 nel 2023. Nel corso del tempo, le nascite tramite fecondazione in vitro hanno rappresentato una percentuale sempre maggiore di tutte le nascite nel Regno Unito, aumentando a oltre il 3% nel 2023 da meno dell'1,5% nel 2000, circa una su 32 nascite nel Regno Unito, ovvero circa un bambino nato da fecondazione in vitro in ogni classe». Il 20% delle nascite tramite fecondazione artificiale è di tipo eterologo. Solo il 7% dei bambini prodotti in provetta ha visto la luce.<br />Ma forse il dato più interessante è il seguente: se da una parte rimane vero che l'89% dei clienti delle cliniche sono coppie eterosessuali, è anche vero che «il numero di pazienti di sesso femminile sottoposte a fecondazione in vitro tra persone dello stesso sesso è aumentato da 1.761 a 2.559, mentre il numero di pazienti singole sottoposte a fecondazione in vitro è aumentato da 2.021 nel 2019 a 3.693 nel 2023. [...] Le pazienti omosessuali sottoposte a fecondazione in vitro sono aumentate di almeno il 45% dal 2019», i single dell'83%. Clare Ettinghausen, direttrice di Strategia e Affari Societari dell'HFEA, a questo proposito ha dichiarato al programma Today di BBC Radio 4: «Il grande incremento, sebbene ancora in numeri piuttosto piccoli, ha riguardato le coppie omosessuali e le pazienti single, che hanno davvero determinato un forte aumento del numero di persone che hanno cercato un trattamento per la fertilità». Ciò a voler dire che, sebbene le coppie etero facciano la parte del leone nell'accesso alla provetta per ovvi motivi di maggior diffusione di coppie etero rispetto alle coppie omo, si registra che, proporzionalmente, le coppie lesbiche e i/le single stanno crescendo in breve tempo in modo esponenziale e hanno un peso specifico nell'accesso a queste tecniche sempre più significativo.<br />In sintesi, le tecniche di fecondazione artificiale vengono usate soprattutto da coppie âgée etero e poi da coppie lesbiche e single. Non rilevanti dal punto di vista percentuale le coppie gay maschili perché costoro dovrebbero ricorrere alla maternità surrogata, un ostacolo in più per avere il bambino in braccio.<br />Uno sguardo generale a questi dati ci dice che la fecondazione artificiale, da rimedio all'infertilità, sta assumendo sempre più un ruolo paritetico alla fecondazione naturale quando l'orologio biologico ormai ha battuto la mezzanotte o quando madre natura ti impedisce sempre e comunque di mettere al mondo un bambino come nel caso di coppie omosessuali. In altri termini, sempre più persone eterosessuali ragionano nel modo seguente: “Ora non voglio un figlio, lo vorrò molto più avanti e ricorrerò alla fecondazione extracorporea”. Quest'ultima quindi viene già intesa da persone giovani come soluzione per mettere insieme realizzazione personale, ricerca del partner della propria vita, stabilità economica, psicologica, emotiva, relazionale, eccetera, e desiderio di genitorialità. Sempre più la fecondazione artificiale dunque non viene intesa come rimedio tollerato e non ricercato direttamente, come piano B, bensì come piano A da scegliere tra 10, 20, 25 anni. Si profila quindi come soluzione non di ripiego, ma come prima opzione, seppur da scegliere in là nel tempo. È semplicemente intesa come un modo diverso di diventare genitori rispetto alla generazione naturale. Ecco perché siamo arrivati alla quota sorprendente di un bambino nato da provetta su 32 nati nel Regno Unito.<br />L'incremento poi di coppie lesbiche e di single in un lasso di tempo relativamente breve è ovviamente da addebitare da una parte alla diffusione dell'omosessualità e, dall'altra, all'idea che il desiderio del figlio sia un diritto del singolo, non più nemmeno della coppia, che lo Stato deve sempre riconoscere. La prospettiva del figlio in tutto questo scenario è cancellata. Così come è cancellato il 93% degli embrioni prodotti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66989144</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:38:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66989144/se_la_fecondazione_artificiale_diventa.mp3" length="5132225" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8228

SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A
In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8228</a><br /><br />SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A<br />In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è un oggetto a cui hanno diritto anche i single e le lesbiche)<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />L'Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) è l'ente governativo britannico che supervisiona le tecniche di fertilità tra cui la fecondazione artificiale. Di recente l'HFEA ha pubblicato un report in merito alle tecniche di fecondazione extracorporea. Possiamo leggere nel rapporto: «Nel 2023, 52.400 pazienti hanno effettuato oltre 77.500 cicli di fecondazione in vitro (FIVET). [...] I bambini nati tramite fecondazione in vitro sono aumentati da circa 8.700 nel 2000 a 20.700 nel 2023. Nel corso del tempo, le nascite tramite fecondazione in vitro hanno rappresentato una percentuale sempre maggiore di tutte le nascite nel Regno Unito, aumentando a oltre il 3% nel 2023 da meno dell'1,5% nel 2000, circa una su 32 nascite nel Regno Unito, ovvero circa un bambino nato da fecondazione in vitro in ogni classe». Il 20% delle nascite tramite fecondazione artificiale è di tipo eterologo. Solo il 7% dei bambini prodotti in provetta ha visto la luce.<br />Ma forse il dato più interessante è il seguente: se da una parte rimane vero che l'89% dei clienti delle cliniche sono coppie eterosessuali, è anche vero che «il numero di pazienti di sesso femminile sottoposte a fecondazione in vitro tra persone dello stesso sesso è aumentato da 1.761 a 2.559, mentre il numero di pazienti singole sottoposte a fecondazione in vitro è aumentato da 2.021 nel 2019 a 3.693 nel 2023. [...] Le pazienti omosessuali sottoposte a fecondazione in vitro sono aumentate di almeno il 45% dal 2019», i single dell'83%. Clare Ettinghausen, direttrice di Strategia e Affari Societari dell'HFEA, a questo proposito ha dichiarato al programma Today di BBC Radio 4: «Il grande incremento, sebbene ancora in numeri piuttosto piccoli, ha riguardato le coppie omosessuali e le pazienti single, che hanno davvero determinato un forte aumento del numero di persone che hanno cercato un trattamento per la fertilità». Ciò a voler dire che, sebbene le coppie etero facciano la parte del leone nell'accesso alla provetta per ovvi motivi di maggior diffusione di coppie etero rispetto alle coppie omo, si registra che, proporzionalmente, le coppie lesbiche e i/le single stanno crescendo in breve tempo in modo esponenziale e hanno un peso specifico nell'accesso a queste tecniche sempre più significativo.<br />In sintesi, le tecniche di fecondazione artificiale vengono usate soprattutto da coppie âgée etero e poi da coppie lesbiche e single. Non rilevanti dal punto di vista percentuale le coppie gay maschili perché costoro dovrebbero ricorrere alla maternità surrogata, un ostacolo in più per avere il bambino in braccio.<br />Uno sguardo generale a questi dati ci dice che la fecondazione artificiale, da rimedio all'infertilità, sta assumendo sempre più un ruolo paritetico alla fecondazione naturale quando l'orologio biologico ormai ha battuto la mezzanotte o quando madre natura ti impedisce sempre e comunque di mettere al mondo un bambino come nel caso di coppie omosessuali. In altri termini, sempre più persone eterosessuali ragionano nel modo seguente: “Ora non voglio un figlio, lo vorrò molto più avanti e ricorrerò alla fecondazione extracorporea”. Quest'ultima quindi viene già intesa da persone giovani come soluzione per mettere insieme realizzazione personale, ricerca del partner della propria vita, stabilità economica, psicologica, emotiva, relazionale, eccetera, e desiderio di genitorialità. Sempre più la fecondazione artificiale dunque non viene intesa come rimedio tollerato e non ricercato direttamente, come piano B, bensì come piano...]]></itunes:summary><itunes:duration>321</itunes:duration><itunes:keywords>fecondazione,figlio,fivet,pianoa,tecnichediprocreazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/478d1162bc87230b602aa972086bbd55.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La legge sull aborto è radicalmente malvagia e va solo abolita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-legge-sull-aborto-e-radicalmente-malvagia-e-va-solo-abolita--63768132</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979</a><br /><br />LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Io non abortirei mai, ma non posso impedire ad altri di farlo». È una classica obiezione volta a legittimare la 194. Nella maggior parte dei casi la persona che, anche in buona fede, sostiene questo principio arriva ad affermare ciò, seppur spesso in modo inconsapevole, perché costruisce un'analogia con altre condotte: non andrei mai in montagna, ma non posso impedire agli altri di andarci se hanno voglia; non manderei mai mio figlio all'estero, ma non posso impedire agli altri di farlo. E così via.<br />Ora vi sono atti che sono malvagi sempre, comunque e per tutti, al di là dei gusti e delle idee personali. Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, n. 17). Parimenti Tommaso d'Aquino appunta: «Gli atti peccaminosi sono cattivi per se stessi e non possono esser buoni in nessuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine cattivo» (Summa Theologiae, II-II, q. 33, a. 2 c.).<br />Da qui la categoria concettuale degli assoluti morali o dei doveri negativi assoluti o dei mala in se, cioè degli atti intrinsecamente malvagi. L'assolutezza deriva dal fatto che la malvagità dell'atto risiede nell'oggetto voluto dall'agente, nella natura dell'atto, ossia nel fine prossimo ricercato, e tale malvagità è sganciata - ab-soluta cioè sciolta da - dalle intenzioni perseguite o dalle circostanze in cui si articola l'azione perché non derivante da nessuno di questi due aspetti. In altri termini, un'azione intrinsecamente malvagia rimane tale anche se compiuta per una buona intenzione (rubo ai ricchi per donare ai poveri) o in stato di necessità (ricorro alla fecondazione artificiale perché è l'unica soluzione per avere un figlio). E dunque, per esempio, un atto di pedofilia è malvagio sempre e comunque e questa malvagità riguarda tutti, nessuno escluso. Il divieto di compierli, sotto il profilo morale, è universale e oggettivo. Altro esempio: il divieto di compiere un assassinio deve essere rispettato da ogni persona. E dato che l'aborto è un assassinio - un assassinio prenatale - anche l'aborto rientra nella categoria di quelle azioni che non posso essere mai compiute da nessuno.<br />IO NON ABORTIREI MAI, MA NON POSSO IMPEDIRE AD ALTRI DI FARLO<br />Spiegato ciò, chi mai potrebbe dire: «Io non ucciderei mai un innocente, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»? In modo simile sarebbe irragionevole argomentare nel modo seguente: «Io non violenterei mai una donna, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non abuserei mai di un bambino, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non picchierei mai una persona di colore o un ebreo per motivi razziali, ma non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono».<br />Di contro le azioni prima indicate - recarsi in montagna, mandare il figlio all'estero - non sono azioni intrinsecamente malvagie e quindi non sono colpite da un divieto universale di carattere morale. Devono evitarsi e potrebbero essere lecitamente impedite da altri se, pur essendo in sé buone, nelle circostanze date diventassero nocive, ossia se producessero più effetti negativi di quelli positivi. Per esempio Tizio ha una grave patologia respiratoria e l'altitudine della montagna potrebbe essergli fatale: da evitare per lui quindi di recarsi in montagna.<br />Però, se osserviamo con attenzione, l'obiezione richiamata in apertura di articolo non riguarda tanto la decisione del singolo di astenersi doverosamente da alcuni atti, bensì la decisione di impedire che altri compiano alcune azioni considerate malvagie. In particolare, l'impedimento richiamato ha natura giuridica: si rifiuta, cioè, che un'azione considerata soggettivamente malvagia venga vietata ad altri a causa di una prescrizione legale.<br />LE CONDOTTE CHE LO STATO DEVE SEMPRE IMPEDIRE<br />Prima di tutto domandiamoci: è sempre doveroso impedire un atto malvagio? No, non è sempre doveroso. Impedire un atto malvagio è sì azione in sé buona, ma non sempre doverosa. A volte, è lecito astenersi dal compiere il bene - impedire che Tizio compia il male - per un bene maggiore. Per esempio, Caio, cliente che si trova nei locali di una banca, può lecitamente astenersi dall'impedire che Tizio rapini a mano armata la stessa banca, per ipotesi aggredendolo fisicamente, al fine di tutelare la propria incolumità (troviamo questo principio perfettamente espresso nella parabola della zizzania).<br />Anche lo Stato può omettere di impedire alcune condotte per un bene maggiore. Si chiama tolleranza giuridica: evitare di sanzionare perché la sanzione provocherebbe più danni che la condotta stessa. Il farmaco sarebbe peggiore del male da curare. Per esempio, nel nostro ordinamento giuridico il tentato suicidio non è reato, proprio perché, anche se l'attentato alla propria vita lede il bene comune, sanzionare con il carcere o con un'ammenda il tentato suicida sarebbe inefficace, non tanto sul profilo retributivo (riparare all'ingiustizia commessa), ma su quello della deterrenza (la prospettiva di finire in carcere se il tentativo di suicidio fallisse consoliderebbe per paradosso l'intento suicidario) e su quello pedagogico (è poco utile se non dannoso incarcerare un depresso).<br />Vi sono invece condotte che lo Stato deve sempre impedire e per cui non vale il principio di tolleranza e le deve sempre impedire, sia per il tramite della legge sia per il tramite della forza pubblica, perché tali condotte sono distruttive del bene comune che lo Stato è invece chiamato a tutelare e avvalorare. Si tratta di quelle condotte che, generalmente, i codici penali degli Stati qualificano come reati: l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, la violenza sessuale, etc. E quindi se il privato cittadino può anche non intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il suo bene personale, lo Stato all'opposto deve intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il bene pubblico. In merito all'aborto, allora, lo Stato non solo non dovrebbe riconoscere il diritto all'aborto in capo alle donne, non solo non dovrebbe obbligare i medici a compierlo, non solo non dovrebbe tollerarlo non punendolo, ma dovrebbe vietarlo sanzionandolo proprio perché un omicidio.<br />Giustificare poi la volontà di non impedire un aborto appellandosi alla libertà individuale è errato. La libertà è autentica solo se connessa con il vero bene della persona («la verità vi farà liberi», Gv 8,32), solo in riferimento alle azioni buone e non a quelle malvagie. Se seguissimo la logica sottesa all'obiezione «io non abortirei mai, ma devo lasciare la libertà di farlo a chi vuole» dovremmo, per coerenza logica, tutelare la libertà di chi vuole stuprare, compiere atti di pedofilia, truffare, etc.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768132</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 19:29:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768132/la_legge_sull_aborto_e_radicalmente_malvagia_e_va_solo_abolita.mp3" length="8985330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979

LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA di Tommaso Scandroglio
 
«Io non abortirei mai, ma non posso impedire ad altri di farlo». È una classica obiezione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979</a><br /><br />LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Io non abortirei mai, ma non posso impedire ad altri di farlo». È una classica obiezione volta a legittimare la 194. Nella maggior parte dei casi la persona che, anche in buona fede, sostiene questo principio arriva ad affermare ciò, seppur spesso in modo inconsapevole, perché costruisce un'analogia con altre condotte: non andrei mai in montagna, ma non posso impedire agli altri di andarci se hanno voglia; non manderei mai mio figlio all'estero, ma non posso impedire agli altri di farlo. E così via.<br />Ora vi sono atti che sono malvagi sempre, comunque e per tutti, al di là dei gusti e delle idee personali. Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, n. 17). Parimenti Tommaso d'Aquino appunta: «Gli atti peccaminosi sono cattivi per se stessi e non possono esser buoni in nessuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine cattivo» (Summa Theologiae, II-II, q. 33, a. 2 c.).<br />Da qui la categoria concettuale degli assoluti morali o dei doveri negativi assoluti o dei mala in se, cioè degli atti intrinsecamente malvagi. L'assolutezza deriva dal fatto che la malvagità dell'atto risiede nell'oggetto voluto dall'agente, nella natura dell'atto, ossia nel fine prossimo ricercato, e tale malvagità è sganciata - ab-soluta cioè sciolta da - dalle intenzioni perseguite o dalle circostanze in cui si articola l'azione perché non derivante da nessuno di questi due aspetti. In altri termini, un'azione intrinsecamente malvagia rimane tale anche se compiuta per una buona intenzione (rubo ai ricchi per donare ai poveri) o in stato di necessità (ricorro alla fecondazione artificiale perché è l'unica soluzione per avere un figlio). E dunque, per esempio, un atto di pedofilia è malvagio sempre e comunque e questa malvagità riguarda tutti, nessuno escluso. Il divieto di compierli, sotto il profilo morale, è universale e oggettivo. Altro esempio: il divieto di compiere un assassinio deve essere rispettato da ogni persona. E dato che l'aborto è un assassinio - un assassinio prenatale - anche l'aborto rientra nella categoria di quelle azioni che non posso essere mai compiute da nessuno.<br />IO NON ABORTIREI MAI, MA NON POSSO IMPEDIRE AD ALTRI DI FARLO<br />Spiegato ciò, chi mai potrebbe dire: «Io non ucciderei mai un innocente, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»? In modo simile sarebbe irragionevole argomentare nel modo seguente: «Io non violenterei mai una donna, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non abuserei mai di un bambino, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non picchierei mai una persona di colore o un ebreo per motivi razziali, ma non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono».<br />Di contro le azioni prima indicate - recarsi in montagna, mandare il figlio all'estero - non sono azioni intrinsecamente malvagie e quindi non sono colpite da un divieto universale di carattere morale. Devono evitarsi e potrebbero essere lecitamente impedite da altri se, pur essendo in sé buone, nelle circostanze date diventassero nocive, ossia se producessero più effetti negativi di quelli positivi. Per esempio Tizio ha una grave patologia respiratoria e l'altitudine della montagna potrebbe essergli fatale: da evitare per lui quindi di recarsi in montagna.<br />Però, se osserviamo con attenzione, l'obiezione richiamata in apertura di articolo non riguarda tanto la decisione del singolo di astenersi doverosamente da alcuni atti, bensì la decisione di impedire che altri...]]></itunes:summary><itunes:duration>562</itunes:duration><itunes:keywords>194,abolizione,aborto,legge,malvagia,maternità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cf76a73981a7a7d9b128f401a16076e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gesu non fa preferenze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gesu-non-fa-preferenze--66386319</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8183" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8183</a><br /><br />IL VESCOVO SPOSA L'IMPOSTURA QUEER: ''GESU' NON FA PREFERENZE'' di Tommaso Scandroglio<br /> <br />C'è in giro un gesù, con la "g" minuscola, impostore. È un gesù che non fa distinzione tra peccato e peccatore, che accoglie l'uno e l'altro, che è morto per salvare anche quelli che non vogliono essere salvati perché non solo tutti sono chiamati ad entrare in Paradiso, ma ci finiscono tutti a forza o per ufficio o per nascita.<br />Questo gesù, sempre con la "g" minuscola, è quello della teologia queer, dell'omoeresia dei gruppi cristiani che non possiamo chiamarli LGBT - perché i due termini sono antitetici - ma autonomisti dato che tentano di erigere una propria chiesa - con la "c" minuscola - dentro la Chiesa - con la "C" maiuscola. Da anni s'impegnano a redigere bibbie arcobaleno, a stilare esegesi ai testi sacri in ossequio al Murgia pensiero, ad impartire gaie lezioni nelle parrocchie, a promuovere tour nelle chiese per mostrare che coppie omo ed etero pari sono e ad organizzare veglie di preghiere contro le solite fobie che dovrebbero essere dilaganti e capillari, ma che, dati alla mano, tali non sono.<br />L'ultima veglia, organizzata dal famigerato gruppo Kairos, si è svolta martedì scorso presso la chiesa della Beata Vergine Maria delle Grazie all'Isolotto a Firenze. Presente il neo arcivescovo di Firenze Mons. Gherardo Gambelli che, prendendo la parola, ha cesellato questo assioma: «Dio non fa preferenze di persone». A noi risulta l'opposto. San Paolo - ed è parola di Dio quello che è riportato negli Atti - ci ricorda: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10). Purtroppo in questa black list ci sono anche gli omosessuali e i transessuali (effeminati). Chi abbraccia queste condizioni e queste condotte volontariamente, liberamente e con piena consapevolezza non può entrare nel Regno dei Cieli. Pensare diversamente, ci ammonisce San Paolo, è illudersi.<br />DIO FA PREFERENZE<br />Dio fa eccome preferenze di persone: «Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato» (Mt 25, 41-43). Una postilla: tanto per andare un po' oltre la catechesi per l'infanzia, il dare da bere e da mangiare non è solo riferito alla sete e alla fame materiale, ma anche e soprattutto a quella spirituale. Parimenti: l'essere forestiero vuol dire anche e soprattutto essere straniero alla fede cattolica; la nudità è anche e soprattutto di colui che non indossa gli abiti della verità; le malattie sono anche e soprattutto quelle dell'anima; il carcere è anche e soprattutto quello dei propri vizi. Tanto per dire che non dare da mangiare la sana dottrina, non offrire gli abiti della verità, non tentare di guarire la patologie spirituali e di far evadere le persone dall'errore può portare serie conseguenze nell'Aldilà. E questo vale anche per i temi LGBT.<br />Torniamo al Dio che non fa preferenze. Quello dei Vangeli e degli Atti ha preferenze: farà entrare in Paradiso i santi, ma non i peccatori che amano il peccato. Il punto è sempre il solito: Dio accoglie tutti, ma non accoglie tutto. Non accoglie il peccato. Ama l'uomo non perché peccatore, ma nonostante sia peccatore. Dio non può che amare il bene e non il male e quindi ama di noi il bene che facciamo, non il male che compiamo. E dunque ama la persona omosessuale, ma non la sua omosessualità. E, dato che l'ama, la invita, la sprona, la supplica affinché abbandoni la sua omosessualità. Amare è volere il bene della persona e dunque il bene della persona omosessuale è interrompere la sua latitanza da eterosessuale. Piena solidarietà alle vere vittime di ingiusta discriminazione - anche nel presente inverno demografico la madre dei cretini è sempre incinta - ma non è ingiusta discriminazione affermare che l'omosessualità è contro natura, bensì è atto di amore, se detto con sommo rispetto per le sofferenze altrui, perché, così dicendo, non vuole la condanna della persona omosessuale, ma tutto l'opposto: la sua salvezza. Dovremmo forse adirarci e insultare il medico che ci ha detto che abbiamo un tumore? È forse colpa sua? Confermare la persona gay nel suo stato non è dunque atto d'amore.<br />La chiesa arcobaleno, però, predica l'opposto: omosessualità e transessualità sono condizioni buone perché naturali, al pari dell'etnia. Potrebbe mai una persona di colore diventare bianca? Sarebbe solo violentare la sua natura. Ecco perché Carlo, dando la propria testimonianza nella veglia di preghiera fiorentina, afferma: «Quanto può fare male sentirsi dire, dalla Chiesa che si ama, che la propria capacità di amare è sbagliata?». Le fa eco Noemi: «A volte le ferite che ci portiamo dietro pretendono di avere la meglio su di noi. Dobbiamo, però, ricordare sempre che quelle ferite non dipendono da quello che siamo, ma da quello che gli altri ci hanno fatto. Non siamo difettosi, ma preziosi».<br />CRETINI DEMOCRATICI<br />Qui occorre fare un distinguo. Vi sono certamente ferite inferte dai cretini in servizio permanente. Ma, serva di minimo conforto, questi cretini sono democratici. Da sempre hanno insultato, vilipeso, aggredito qualsiasi categoria di persona diversa dalla loro: gli asini a scuola e pure i secchioni, gli obesi e i mingherlini, i portatori di orecchie sventolanti e di nasi prominenti, i ricchi e i poveri, i disabili e i troppo abili nello sport, l'italiano del sud e l'africano del nord, l'ebreo e il cattolico, a etc. Ciò che li muove è la frustrazione di sapersi insignificanti. Dunque cari amici gay, siete in ottima compagnia. A margine: lo sapevate che, secondo il rapporto World Watch List 2024, 365 milioni di cristiani sono perseguitati nel mondo? Ciò vuol dire che un cristiano su sette è perseguitato a livello globale: perseguitato, non meramente discriminato (si legga questa pagina del sito del Parlamento europeo). Eccellenza reverendissima, Mons. Gherardo Gambelli, siamo certi che, almeno volendoci appellare alla par condicio, organizzerà a brevissimo anche una veglia di preghiera per i cristiani perseguitati.<br />Torniamo al distinguo di cui sopra: alcune sofferenze delle persone omosessuali derivano dunque dall'esterno, dalle condizioni in cui vivono. Ma altre derivano dall'interno, dalla condizione omosessuale che vivono, non da una presunta omofobia sociale, e queste sofferenze sono la quota più rilevante e più drammaticamente significativa. Lo provano due studi che avevamo già citato a suo tempo: «nel primo, Sessualità omosessuale e disturbi psichiatrici nel secondo studio olandese sulla salute mentale e sull'incidenza, si analizzano i disturbi legati all'omosessualità nell'arco di 18 anni, dal 1996 al 2014 nei Paesi Bassi. Risultato: l'incidenza dei disturbi non è mutata nel tempo; eppure nel tempo, e soprattutto nei Paesi Bassi, l'accettazione dell'omosessualità è cresciuta in modo esponenziale. Dunque, il disagio nasce dalla condizione omosessuale, non da una presunta omofobia. [...] Nel secondo studio, Stress, sofferenza e tentativi di suicidio delle minoranze in tre coorti di adulti appartenenti a minoranze sessuali: un campione probabilistico statunitense che riguarda sia l'omosessualità che la transessualità, i ricercatori, omosessuali dichiarati, hanno concluso che i disagi psicologici per gay e trans non derivano da presunte discriminazioni».<br />Per chiudere ricordiamo cosa diceva Noemi: «Non siamo difettosi, ma preziosi». Tutti noi siamo difettosi perché tutti noi siamo peccatori e il peccato è un difetto, una mancanza che intacca la nostra preziosità. Vi auguriamo e ci auguriamo di essere sempre meno difettosi e sempre più preziosi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386319</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 21:00:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386319/gesu_non_fa_preferenze.mp3" length="6856699" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8183

IL VESCOVO SPOSA L'IMPOSTURA QUEER: ''GESU' NON FA PREFERENZE'' di Tommaso Scandroglio
 
C'è in giro un gesù, con la "g" minuscola, impostore. È un gesù che non fa distinzione tra peccato e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8183" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8183</a><br /><br />IL VESCOVO SPOSA L'IMPOSTURA QUEER: ''GESU' NON FA PREFERENZE'' di Tommaso Scandroglio<br /> <br />C'è in giro un gesù, con la "g" minuscola, impostore. È un gesù che non fa distinzione tra peccato e peccatore, che accoglie l'uno e l'altro, che è morto per salvare anche quelli che non vogliono essere salvati perché non solo tutti sono chiamati ad entrare in Paradiso, ma ci finiscono tutti a forza o per ufficio o per nascita.<br />Questo gesù, sempre con la "g" minuscola, è quello della teologia queer, dell'omoeresia dei gruppi cristiani che non possiamo chiamarli LGBT - perché i due termini sono antitetici - ma autonomisti dato che tentano di erigere una propria chiesa - con la "c" minuscola - dentro la Chiesa - con la "C" maiuscola. Da anni s'impegnano a redigere bibbie arcobaleno, a stilare esegesi ai testi sacri in ossequio al Murgia pensiero, ad impartire gaie lezioni nelle parrocchie, a promuovere tour nelle chiese per mostrare che coppie omo ed etero pari sono e ad organizzare veglie di preghiere contro le solite fobie che dovrebbero essere dilaganti e capillari, ma che, dati alla mano, tali non sono.<br />L'ultima veglia, organizzata dal famigerato gruppo Kairos, si è svolta martedì scorso presso la chiesa della Beata Vergine Maria delle Grazie all'Isolotto a Firenze. Presente il neo arcivescovo di Firenze Mons. Gherardo Gambelli che, prendendo la parola, ha cesellato questo assioma: «Dio non fa preferenze di persone». A noi risulta l'opposto. San Paolo - ed è parola di Dio quello che è riportato negli Atti - ci ricorda: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10). Purtroppo in questa black list ci sono anche gli omosessuali e i transessuali (effeminati). Chi abbraccia queste condizioni e queste condotte volontariamente, liberamente e con piena consapevolezza non può entrare nel Regno dei Cieli. Pensare diversamente, ci ammonisce San Paolo, è illudersi.<br />DIO FA PREFERENZE<br />Dio fa eccome preferenze di persone: «Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato» (Mt 25, 41-43). Una postilla: tanto per andare un po' oltre la catechesi per l'infanzia, il dare da bere e da mangiare non è solo riferito alla sete e alla fame materiale, ma anche e soprattutto a quella spirituale. Parimenti: l'essere forestiero vuol dire anche e soprattutto essere straniero alla fede cattolica; la nudità è anche e soprattutto di colui che non indossa gli abiti della verità; le malattie sono anche e soprattutto quelle dell'anima; il carcere è anche e soprattutto quello dei propri vizi. Tanto per dire che non dare da mangiare la sana dottrina, non offrire gli abiti della verità, non tentare di guarire la patologie spirituali e di far evadere le persone dall'errore può portare serie conseguenze nell'Aldilà. E questo vale anche per i temi LGBT.<br />Torniamo al Dio che non fa preferenze. Quello dei Vangeli e degli Atti ha preferenze: farà entrare in Paradiso i santi, ma non i peccatori che amano il peccato. Il punto è sempre il solito: Dio accoglie tutti, ma non accoglie tutto. Non accoglie il peccato. Ama l'uomo non perché peccatore, ma nonostante sia peccatore. Dio non può che amare il bene e non il male e quindi ama di noi il bene che facciamo, non il male che compiamo. E dunque ama la persona omosessuale, ma non la sua omosessualità. E, dato che l'ama, la invita, la sprona, la supplica affinché abbandoni la sua omosessualità. Amare è volere il bene della...]]></itunes:summary><itunes:duration>429</itunes:duration><itunes:keywords>kairos,preferenze,queer,sanpaolo,vescovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc84bea83dfa215917bbec17c5c749cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Consenso informato, stop al cavallo di Troia del gender</title><link>https://www.spreaker.com/episode/consenso-informato-stop-al-cavallo-di-troia-del-gender--66386282</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8187" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8187</a><br /><br />CONSENSO INFORMATO, STOP AL CAVALLO DI TROIA DEL GENDER di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il 30 aprile scorso il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato presso il Consiglio dei Ministri una proposta che prevede il consenso dei genitori in relazione a qualsiasi attività didattica extracurriculare legata ai temi della sessualità. La nota Miur prot. n. 19534 del 20 novembre 2018 prevedeva il consenso per le attività extracurriculari rientranti nel Piano Triennale dell'offerta formativa solo «ove occorra», lasciando quindi ampia discrezionalità alle scuole. Ora la musica è cambiata perché il consenso, limitatamente alle tematiche legate alla sessualità, è sempre necessario.<br />Tale consenso deve essere espresso entro sette giorni dall'attività didattica e la scuola deve prevedere attività diverse per quegli studenti che non hanno ottenuto il consenso dai genitori. Affinché il consenso sia valido sarà necessario che le scuole informino i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti.<br />A questo proposito, qualora la scuola si voglia avvalere di esperti esterni o di associazioni e di enti del terzo settore, occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati. Per la scuola dell'infanzia e primaria i temi trattati dovranno essere solo quelli previsti dai programmi nazionali di scienze e biologia. Insomma, niente gender theory all'asilo e in prima elementare.<br />ESONERARE I FIGLI DAI CORSI SULLA SESSUALITÀ<br />La proposta mira essenzialmente ad evitare di imporre alle giovani menti degli studenti le derive ideologiche arcobaleno, ossia ad evitare che in classe vengano insegnate senza il consenso dei genitori l'omosessualità, la transessualità e tutti i loro corollari: l'omogenitorialità, le teorie della fluidità dei generi sessuali, la carriera alias, la bontà di avere bagni neutri o dedicati alle persone trans o non binarie, le "nozze" gay e via dicendo. L'obbligo del consenso potrà esonerare i figli anche dal dovere di seguire corsi sulla sessualità che in realtà sono solo ore dedicate a promuovere l'aborto e la contraccezione.<br />Gli anticorpi delle opposizioni si sono subito attivati appena la proposta di Valditara è stata resa pubblica. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione cultura alla Camera Antonio Caso ha reso noto che «è lo Stato che deve garantire un'educazione libera e laica, non delegarla alle famiglie a seconda delle opinioni personali». È vero l'esatto opposto. Sono i genitori i primi soggetti competenti dell'educazione dei figli e come tali possono delegare il compito educativo a soggetti terzi, tra cui anche la scuola di Stato. Lo dice, come ha ricordato lo stesso Valditara in conferenza stampa, l'art. 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Dunque, ciò che afferma l'on. Caso è incostituzionale.<br />Per quale motivo i genitori sono i soggetti più competenti, almeno sulla carta, nell'educare i figli? Perché li hanno voluti, li amano e li conoscono, almeno così si spera, meglio degli altri, soprattutto meglio degli insegnanti. Il diritto di educarli spetta a loro perché deriva dal dovere di educarli, una responsabilità legata alla natura della figura genitoriale. In particolar modo l'educazione alla sessualità e all'affettività spetta soprattutto a loro perché tali tematiche interessano l'intimità dei loro figli, la parte più recondita della loro persona, nonché il loro vissuto, carattere, inclinazioni, interessi, sensibilità etc... Meglio di altri sapranno cosa, come e quando dire, attraverso una comunicazione a tu per tu che non può che avvenire da cuore a cuore - quindi tra papà-mamma e figli - seguendo i tempi e il grado di maturità di questi ultimi. Queste tematiche non si prestano, se non nei loro meri profili scientifici, ad un insegnamento di gruppo, svolto in modo necessariamente distaccato, asettico e non empatico. Se si deve parlare di amore che sia tra persone che si amano.<br />LA SINISTRA INFURIATA<br />Irene Manzi, responsabile nazionale scuola Pd, in un comunicato stampa invece dichiara che il Ministro «alimenta ragionamenti complottisti sull'educazione all'affettività [...] ledendo e comprimendo ulteriormente le scelte didattiche dei docenti, producendo<br />un ulteriore, ennesimo, vulnus all'autonomia scolastica e alla libertà di insegnamento costituzionalmente garantita». La risposta è facile: l'autonomia scolastica è subordinata al principio primo espresso che vede i genitori i primi soggetti competenti nell'educazione. Autonomia non significa che la scuola ha il diritto di sequestrare i figli ai genitori per educarli in modo dissonante ai valori di questi ultimi. Libertà di insegnamento sì, ma nel rispetto dei desiderata dei genitori.<br />Passiamo al segretario di +Europa, Riccardo Magi: «Al ministro Valditara l'ossessione del gender ha dato alla testa e oggi è arrivato a stravolgere il senso stesso della proposta di istituire ore di lezione dedicate alle relazioni sessuali e affettive imponendo il consenso informato dei genitori, come se ci fossero studenti che possono essere esentati da lezioni che hanno l'obiettivo di favorire una sessualità consapevole e rispettosa di se stessi e degli altri». La sessualità e l'affettività non sono materie obbligatorie a scuola, tanto è vero che sono materia extracurriculari, perché la scuola deve fornire prima di tutto una formazione culturale. Ciò non toglie che la scuola, nelle sue attività didattiche, si debba ispirare ai principi valoriali validi, quali il rispetto, la responsabilità, l'autonomia di giudizio, etc. Ma questi principi devono informare il modo di insegnare non devono diventare l'oggetto dell'insegnamento. Guai, ad esempio, ad una scuola che facesse corsi sull'apprendimento delle virtù. L'insegnante richiamerà ad esempio lo studente indisciplinato, ma non sarebbe opportuno istituire un corso di buona educazione. Non sta alla scuola avviare corsi sul rispetto, la fortezza, la prudenza, la responsabilità, l'autenticità, la maturità, la saggezza, etc. Queste virtù si apprendono prima di tutto, ma non solo, in famiglia, la vera scuola per crescere come uomini e donne. Inoltre, i corsi di questo tipo servono a poco. Il bene si apprende soprattutto facendolo.<br />Dunque, non è proprio opportuno che la sessualità e l'affettività diventino corsi obbligatori senza possibilità di esonero come vorrebbe il deputato Magi. Potrebbero diventare facoltativi con il permesso dei genitori se ad esempio proposti da scuole realmente cattoliche, pur sempre nel rispetto del compito educativo dei genitori. Ciò a dire che, nell'educazione, alcuni aspetti di queste tematiche rimarranno sempre e doverosamente prerogativa esclusiva di questi ultimi. Soprattutto ora è assolutamente da evitare che la scuola statale si occupi di queste materie perché diventerebbero il cavallo di Troia per diffondere idee, come quelle legate al gender, che sono diseducative e che dunque contraddicono le finalità dell'istruzione. Questo è, alla fine, il senso ultimo della proposta di Valditara.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "Trump: il gender è un abuso sui minori" spiega perché il presidente degli USA ha detto che una delle forme più diffuse di abuso sui minori è l'ideologia di genere.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 aprile 2025:<br />Donal Trump ha proclamato aprile Mese Nazionale per la Prevenzione degli Abusi sui Minori. Nel discorso di proclamazione, tra le altre cose, ha affermato: «Purtroppo, una delle forme più diffuse di abuso sui minori che il nostro Paese si trova ad affrontare oggi è la sinistra minaccia dell'ideologia di genere. I sostenitori del movimento dell'ideologia di genere stanno indottrinando in modo oltraggioso i nostri figli con la devastante menzogna che sono intrappolati nel corpo sbagliato e che l'unico modo per essere veramente felici è alterare il loro sesso con terapia ormonale, bloccanti della pubertà e interventi di mutilazione sessuale.<br />Le malvagie e retrograde menzogne della follia di genere stanno privando i nostri figli della loro felicità, salute e libertà, imponendo al contempo un dolore inimmaginabile a genitori e famiglie. Come ho affermato nel mio discorso congiunto al Congresso il mese scorso, il mio messaggio a ogni bambino americano è semplice: sei perfetto esattamente come Dio ti ha creato.<br />Come Presidente, ho firmato con orgoglio l'Ordine Esecutivo 14187 che proibisce alle scuole pubbliche di indottrinare i nostri figli con l'ideologia transgender, intervenendo al contempo per tagliare tutti i finanziamenti pubblici a qualsiasi istituzione che si dedichi alle mutilazioni sessuali dei nostri giovani».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386282</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:55:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386282/consenso_informato.mp3" length="8370965" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8187

CONSENSO INFORMATO, STOP AL CAVALLO DI TROIA DEL GENDER di Tommaso Scandroglio
 
Il 30 aprile scorso il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato presso il Consiglio dei Ministri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8187" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8187</a><br /><br />CONSENSO INFORMATO, STOP AL CAVALLO DI TROIA DEL GENDER di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il 30 aprile scorso il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato presso il Consiglio dei Ministri una proposta che prevede il consenso dei genitori in relazione a qualsiasi attività didattica extracurriculare legata ai temi della sessualità. La nota Miur prot. n. 19534 del 20 novembre 2018 prevedeva il consenso per le attività extracurriculari rientranti nel Piano Triennale dell'offerta formativa solo «ove occorra», lasciando quindi ampia discrezionalità alle scuole. Ora la musica è cambiata perché il consenso, limitatamente alle tematiche legate alla sessualità, è sempre necessario.<br />Tale consenso deve essere espresso entro sette giorni dall'attività didattica e la scuola deve prevedere attività diverse per quegli studenti che non hanno ottenuto il consenso dai genitori. Affinché il consenso sia valido sarà necessario che le scuole informino i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti.<br />A questo proposito, qualora la scuola si voglia avvalere di esperti esterni o di associazioni e di enti del terzo settore, occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati. Per la scuola dell'infanzia e primaria i temi trattati dovranno essere solo quelli previsti dai programmi nazionali di scienze e biologia. Insomma, niente gender theory all'asilo e in prima elementare.<br />ESONERARE I FIGLI DAI CORSI SULLA SESSUALITÀ<br />La proposta mira essenzialmente ad evitare di imporre alle giovani menti degli studenti le derive ideologiche arcobaleno, ossia ad evitare che in classe vengano insegnate senza il consenso dei genitori l'omosessualità, la transessualità e tutti i loro corollari: l'omogenitorialità, le teorie della fluidità dei generi sessuali, la carriera alias, la bontà di avere bagni neutri o dedicati alle persone trans o non binarie, le "nozze" gay e via dicendo. L'obbligo del consenso potrà esonerare i figli anche dal dovere di seguire corsi sulla sessualità che in realtà sono solo ore dedicate a promuovere l'aborto e la contraccezione.<br />Gli anticorpi delle opposizioni si sono subito attivati appena la proposta di Valditara è stata resa pubblica. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione cultura alla Camera Antonio Caso ha reso noto che «è lo Stato che deve garantire un'educazione libera e laica, non delegarla alle famiglie a seconda delle opinioni personali». È vero l'esatto opposto. Sono i genitori i primi soggetti competenti dell'educazione dei figli e come tali possono delegare il compito educativo a soggetti terzi, tra cui anche la scuola di Stato. Lo dice, come ha ricordato lo stesso Valditara in conferenza stampa, l'art. 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Dunque, ciò che afferma l'on. Caso è incostituzionale.<br />Per quale motivo i genitori sono i soggetti più competenti, almeno sulla carta, nell'educare i figli? Perché li hanno voluti, li amano e li conoscono, almeno così si spera, meglio degli altri, soprattutto meglio degli insegnanti. 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Inoltre, nel nuovo calendario pagano che ha sfrattato Maria e Gesù, maggio e giugno sono i mesi dedicati usualmente ai gay pride.<br />Quali sono le caratteristiche di queste sfilate nelle vie e piazze di mezzo mondo? Vediamone qualcuna. La prima è la rivendicazione di alcuni "diritti": quello di "sposarsi", di avere dei figli, di non essere discriminati, eccetera. Alcune di queste pretese sono ingiustificabili perché la condizione omosessuale le esclude: vedi il matrimonio e vedi la genitorialità. Altre sono di per sé giuste - vedi la richiesta di non essere discriminati ingiustamente - ma nella prospettiva LGBT ciò significa l'accettazione di omosessualità e transessualità da parte di tutti. L'accettazione della persona diventa dunque accettazione della condizione e della condotta.<br />La seconda caratteristica dei pride è un implicito di tutta la narrazione LGBT soggiacente ai pride: le persone omosessuali e transessuali sono ghettizzate, vivono in una condizione di disparità sociale rispetto agli altri, sono escluse dal consesso civile. Questa affermazione è falsa, data l'ampia accettazione sociale di queste due condizioni - basta contare quanti film e serie Tv hanno personaggi LGBT o trame color arcobaleno - e tenuto conto, tra gli altri, dei dati forniti dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) che è la principale istituzione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).<br />MA QUALI CRIMINI D'ODIO?<br />Questo organismo ci informa che in Italia sono stati segnalati solo 70 casi di "crimini d'odio anti-LGBT" nel 2023. Ogni atto di ingiusta discriminazione è riprovevole, ma i numeri sono irrisori e 70 casi, numero che si è stabilizzato negli ultimi anni nonostante le campagne LGBT siano diffusissime e capillari, non costituiscono né un fenomeno sociale di intolleranza né tantomeno una emergenza come invece continuano a berciare gli organizzatori dei pride. Inoltre dobbiamo tenere conto che questi 70 casi sono solo segnalazioni: non è detto che ad ogni segnalazione corrisponda un vero e proprio crimine. Occorre un processo per verificarlo. In questo senso il percepito soggettivo può fare la differenza. Infatti, se andiamo a vedere quali sono i reati motivati da discriminazione anti-LGBT e maggiormente segnalati, si spartiscono il podio le aggressioni fisiche (21) e l'incitamento alla violenza (21). Se la prima voce può avere una sua oggettività, seppur relativa (uno spintone può benissimo venir considerato "aggressione fisica" dalla vittima), la seconda voce - l'incitamento alla violenza - si espone ad un giudizio sicuramente più arbitrario. Questo stesso articolo potrebbe essere segnalato all'ODIHR come incitamento alla violenza. La Valle d'Aosta può sembrare i tropici ad un eschimese.<br />Dunque fa buon gioco alle realtà arcobaleno far credere, nonostante i fatti dicano altro, di essere discriminate, emarginate, e in tal modo, presentandosi come gruppo sociale fragile ed esposto a vessazioni di ogni tipo, possono continuamente chiedere tutele che diventeranno in realtà privilegi.<br />L'EROTIZZAZIONE<br />Altro elemento peculiare è l'erotizzazione dei pride. Moltissimi partecipanti, nel loro abbigliamento, vogliono imitare Adamo ed Eva qualche minuto dopo il peccato originale; inoltre i riferimenti simbolici al sesso si sprecano, gli ammiccamenti e le gestualità oscene, parimenti. Da una parte l'erotizzazione del pride serve volutamente per scandalizzare e questa è una delle cifre identitarie di qualsiasi movimento rivoluzionario: occorre contrapporsi all'ordine costituito, scardinare l'assetto vigente, scuotere le coscienze, sovvertire la struttura borghese, sconcertare i benpensanti. In realtà è un mero pretesto per coprire la vacuità del contenuto dei messaggi. Su altro versante l'ipersessualizzazione dei pride riflette quella che ordinariamente costituisce l'ossatura delle relazioni omosessuali, spesso improntate al solo erotismo.<br />Infine è importante avere un nemico da attaccare e da dipingere come persecutore: oltre ai governi di destra, i pride prendono sempre di mira i simboli della religione cristiana (mai quella islamica o ebrea). Ecco allora irridere, insultare, deridere, offendere Gesù, Maria, la Chiesa, il Santissimo Sacramento, etc. Irrisione doverosa anche nel caso di orientamento progressista e liberal delle figure apicali alla guida della Chiesa. Nulla accade a questi blasfemi perché per loro vale la libertà di parola, diritto insindacabile che sfocia nell'immunità totale. Qualora invece si criticassero questi eccessi o le condotte o le condizioni omosessuali e transessuali ecco scattare subito la critica di omo-transfobia. Due pesi e due misure come egualitarismo comanda.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "Con Trump il Pride è nel panico" spiega perché, dopo i molti ordini esecutivi anti-woke di Trump, gli organizzatori del Pride di Washington sono nel panico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 aprile 2025:<br />A maggio si svolgerà a Washington il consueto Pride chiamato World Pride DC 2025 Ma di inconsueto quest'anno ci sono gli ordini esecutivi che riguardano il mondo LGBT: niente più privilegi nell'amministrazione pubblica a persone omosessuali e transessuali, riconoscimento dell'esistenza di soli due sessi, niente documenti di identità con una X per indicare un sesso neutro, niente più atleti uomini che partecipano a gare femminili e niente più arruolamenti di persone trans, limiti severi al "cambio" di sesso per i minori.<br />Gli organizzatori del Pride, a quanto pare, sono nel panico e lo stesso Pride, a seguito di queste direttive, si vede amputato della partecipazione di molti sponsor, ma altri rimangono: Amazon, Starbucks, Verizon, McDonald's, Hilton e Hyatt Hotels, Airbus, Delta e United Airlines.<br /> Il deputato repubblicano Andy Harris del Maryland, secondo quanto riportato da Notus, ha ammonito l'amministrazione comunale di Washington DC: «Se vogliono finanziamenti dal governo federale, e ovviamente il DC dipende dai finanziamenti del governo federale, probabilmente dovrebbero adeguarsi ai suoi ordini esecutivi».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386250</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:52:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386250/i_pride_mezzi_blasfemi.mp3" length="7387520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8181

I PRIDE, MEZZI BLASFEMI DELLA RIVOLUZIONE di Tommaso Scandroglio
 
Chi ha voluto, il 17 maggio scorso, ha celebrato la famigerata Giornata internazionale contro l'omo-bi-transfobia. Inoltre, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8181" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8181</a><br /><br />I PRIDE, MEZZI BLASFEMI DELLA RIVOLUZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Chi ha voluto, il 17 maggio scorso, ha celebrato la famigerata Giornata internazionale contro l'omo-bi-transfobia. Inoltre, nel nuovo calendario pagano che ha sfrattato Maria e Gesù, maggio e giugno sono i mesi dedicati usualmente ai gay pride.<br />Quali sono le caratteristiche di queste sfilate nelle vie e piazze di mezzo mondo? Vediamone qualcuna. La prima è la rivendicazione di alcuni "diritti": quello di "sposarsi", di avere dei figli, di non essere discriminati, eccetera. Alcune di queste pretese sono ingiustificabili perché la condizione omosessuale le esclude: vedi il matrimonio e vedi la genitorialità. Altre sono di per sé giuste - vedi la richiesta di non essere discriminati ingiustamente - ma nella prospettiva LGBT ciò significa l'accettazione di omosessualità e transessualità da parte di tutti. L'accettazione della persona diventa dunque accettazione della condizione e della condotta.<br />La seconda caratteristica dei pride è un implicito di tutta la narrazione LGBT soggiacente ai pride: le persone omosessuali e transessuali sono ghettizzate, vivono in una condizione di disparità sociale rispetto agli altri, sono escluse dal consesso civile. Questa affermazione è falsa, data l'ampia accettazione sociale di queste due condizioni - basta contare quanti film e serie Tv hanno personaggi LGBT o trame color arcobaleno - e tenuto conto, tra gli altri, dei dati forniti dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) che è la principale istituzione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).<br />MA QUALI CRIMINI D'ODIO?<br />Questo organismo ci informa che in Italia sono stati segnalati solo 70 casi di "crimini d'odio anti-LGBT" nel 2023. Ogni atto di ingiusta discriminazione è riprovevole, ma i numeri sono irrisori e 70 casi, numero che si è stabilizzato negli ultimi anni nonostante le campagne LGBT siano diffusissime e capillari, non costituiscono né un fenomeno sociale di intolleranza né tantomeno una emergenza come invece continuano a berciare gli organizzatori dei pride. Inoltre dobbiamo tenere conto che questi 70 casi sono solo segnalazioni: non è detto che ad ogni segnalazione corrisponda un vero e proprio crimine. Occorre un processo per verificarlo. In questo senso il percepito soggettivo può fare la differenza. Infatti, se andiamo a vedere quali sono i reati motivati da discriminazione anti-LGBT e maggiormente segnalati, si spartiscono il podio le aggressioni fisiche (21) e l'incitamento alla violenza (21). Se la prima voce può avere una sua oggettività, seppur relativa (uno spintone può benissimo venir considerato "aggressione fisica" dalla vittima), la seconda voce - l'incitamento alla violenza - si espone ad un giudizio sicuramente più arbitrario. Questo stesso articolo potrebbe essere segnalato all'ODIHR come incitamento alla violenza. La Valle d'Aosta può sembrare i tropici ad un eschimese.<br />Dunque fa buon gioco alle realtà arcobaleno far credere, nonostante i fatti dicano altro, di essere discriminate, emarginate, e in tal modo, presentandosi come gruppo sociale fragile ed esposto a vessazioni di ogni tipo, possono continuamente chiedere tutele che diventeranno in realtà privilegi.<br />L'EROTIZZAZIONE<br />Altro elemento peculiare è l'erotizzazione dei pride. Moltissimi partecipanti, nel loro abbigliamento, vogliono imitare Adamo ed Eva qualche minuto dopo il peccato originale; inoltre i riferimenti simbolici al sesso si sprecano, gli ammiccamenti e le gestualità oscene, parimenti. Da una parte l'erotizzazione del pride serve volutamente per scandalizzare e questa è una delle cifre identitarie di qualsiasi movimento rivoluzionario: occorre contrapporsi all'ordine costituito, scardinare l'assetto vigente, scuotere le...]]></itunes:summary><itunes:duration>462</itunes:duration><itunes:keywords>blasfemia,ordine,presuntidiritti,pride,rivoluzione,rivoluzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2cf9aa490999009862cf844db6645866.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cortocircuito dello Stato che lucra sulla prostituzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cortocircuito-dello-stato-che-lucra-sulla-prostituzione--66386197</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8186" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8186</a><br /><br />IL CORTOCIRCUITO DELLO STATO CHE LUCRA SULLA PROSTITUZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />96.99.92. È un codice ATECO. I codici ATECO sono una classificazione delle attività commerciali al fine di individuarle esattamente. In parole povere, per il fisco, ogni attività commerciale ha un suo codice. Dall'1 aprile 2025 sono in vigore i nuovi codici così aggiornati dall'Istat. Il codice 96.99.92 concerne i cosiddetti "Servizi di incontro ed eventi simili". Nella nota esplicativa si spiega che questi servizi includono, tra le altre, le attività di accompagnatori e di accompagnatrici (escort), la fornitura e organizzazione di servizi sessuali, l'organizzazione di eventi di prostituzione o la gestione di locali di prostituzione. Tutti coloro che svolgono queste attività potranno aprire la partita IVA e iscriversi alla Camera di Commercio.<br />Dunque, l'Istat riconosce dignità fiscale alla prostituzione. Ciò significa legittimarla sul piano giuridico? No, ma è un primo passo. La prostituzione in sé non è reato. È reato lo sfruttamento, anche su persona consenziente, l'organizzazione, l'induzione e il favoreggiamento della prostituzione. In questo quadro la prostituzione è una condotta tollerata dall'ordinamento giuridico, una condotta quindi da non disciplinare in alcun modo, né in senso repressivo né in senso legittimante, perché non riconosciuta dalla legge, una mera facoltà di fatto che, però, ha alcuni importanti riflessi antigiuridici, tanto è vero che, ad esempio, la sua organizzazione è appunto vietata.<br />LE TASSE SUI PROVENTI DI UNA RAPINA IN BANCA<br />Torniamo al codice 96.99.92. Il riconoscimento di uno status fiscale ad attività che esplicitamente configurano reato, quali la fornitura o l'organizzazione di servizi sessuali, l'organizzazione di eventi di prostituzione o la gestione di locali di prostituzione, è un illecito giuridico perché nessuna condotta penale può essere riconosciuta come attività commerciale a causa della quale occorre pagare le tasse. Solo le attività legittime sono degne di subire le imposte dello Stato. Sarebbe una contraddizione in termini pensare il contrario. Lo Stato potrebbe mai chiedere di pagare le tasse sui proventi di una rapina in banca? La compravendita di droga potrebbe mai essere gravata dall'IVA? Il falsario potrebbe mai aprire una posizione previdenziale presso l'Inps?<br />Quindi, è un vero e proprio cortocircuito quello creato dall'Istat: da una parte lo Stato vieta ad esempio l'organizzazione della prostituzione e su altro versante lo stesso Stato ci guadagna. Non può guadagnarci perché vietando una certa condotta esprime un giudizio etico su quella condotta, ritenendola contraria al bene comune, contraria a giustizia, quindi illegittima. Il riconoscimento di uno status fiscale, invece, implica a monte un riconoscimento giuridico di legittimità. E dunque risulta che ad esempio l'organizzazione della prostituzione sia da una parte legittima, perché ci devi pagare le tasse, e su altro fronte illegittima, perché considerata reato.<br />PERCHÉ LO STATO TOLLERA LA PROSTITUZIONE, MA NON CHI LA SFRUTTA<br />Si potrebbe obiettare che perlomeno la libera prostituzione della singola persona, non costituendo reato, potrebbe essere considerata ai fini fiscali e della previdenza sociale una vera e propria professione con tanto di partita IVA, insomma un onesto lavoro come tanti altri. Richiamiamo quanto scritto poco prima: il fatto che la prostituzione in sé non sia reato non significa che lo Stato la giudichi con favore. Se infatti l'ordinamento giuridico la considerasse una condotta confacente e addirittura arricchente il bene comune, non si comprenderebbe il motivo per cui ad esempio lo sfruttamento e l'organizzazione della prostituzione - in cui, in entrambi i casi, le prostitute fornissero i loro servizi con pieno consenso - siano qualificati come reati. Dunque, la ragione per cui la prostituzione in sé non viene sanzionata, ma l'organizzazione sì, sta nel fatto che, nella maggior parte dei casi, mettere dietro le sbarre la singola prostituta costituirebbe un'ingiustizia perché priverebbe della libertà una persona che è già schiava del racket della prostituzione, ma che non è nella possibilità di denunciare i propri aguzzini. Non servirebbe a nulla quindi sanzionare la singola prostituta, invece è assai necessario mettere in carcere chi sfrutta queste povere donne, chi ci guadagna, chi organizza le tratte. Ecco perché l'ordinamento giuridico tollera la prostituzione in sé, ma non la sua organizzazione.<br />Ciò detto, negli ultimi anni anche la fisionomia della prostituzione è cambiata. Sempre più donne mercificano il proprio corpo liberamente, senza essere sfruttate da nessuno. Una condotta altamente lesiva del bene comune e come tale meritoria di sanzione. Ci rendiamo conto che questo giudizio di carattere penale appare irrealistico oggi, in questa società sempre più orientata al libertinaggio dei costumi sessuali. La tendenza, infatti, non è quella di una stretta sulla prostituzione libera, bensì di una sua legittimazione, come hanno tentato più volte diversi partiti sinistrorsi in Parlamento e come indica, forse anche inconsapevolmente, l'Istat nel suo aggiornamento dei codici ATECO.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386197</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:44:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386197/il_cortocircuito_dello_stato.mp3" length="5458237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8186

IL CORTOCIRCUITO DELLO STATO CHE LUCRA SULLA PROSTITUZIONE di Tommaso Scandroglio
 
96.99.92. È un codice ATECO. I codici ATECO sono una classificazione delle attività commerciali al fine di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8186" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8186</a><br /><br />IL CORTOCIRCUITO DELLO STATO CHE LUCRA SULLA PROSTITUZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />96.99.92. È un codice ATECO. I codici ATECO sono una classificazione delle attività commerciali al fine di individuarle esattamente. In parole povere, per il fisco, ogni attività commerciale ha un suo codice. Dall'1 aprile 2025 sono in vigore i nuovi codici così aggiornati dall'Istat. Il codice 96.99.92 concerne i cosiddetti "Servizi di incontro ed eventi simili". Nella nota esplicativa si spiega che questi servizi includono, tra le altre, le attività di accompagnatori e di accompagnatrici (escort), la fornitura e organizzazione di servizi sessuali, l'organizzazione di eventi di prostituzione o la gestione di locali di prostituzione. Tutti coloro che svolgono queste attività potranno aprire la partita IVA e iscriversi alla Camera di Commercio.<br />Dunque, l'Istat riconosce dignità fiscale alla prostituzione. Ciò significa legittimarla sul piano giuridico? No, ma è un primo passo. La prostituzione in sé non è reato. È reato lo sfruttamento, anche su persona consenziente, l'organizzazione, l'induzione e il favoreggiamento della prostituzione. In questo quadro la prostituzione è una condotta tollerata dall'ordinamento giuridico, una condotta quindi da non disciplinare in alcun modo, né in senso repressivo né in senso legittimante, perché non riconosciuta dalla legge, una mera facoltà di fatto che, però, ha alcuni importanti riflessi antigiuridici, tanto è vero che, ad esempio, la sua organizzazione è appunto vietata.<br />LE TASSE SUI PROVENTI DI UNA RAPINA IN BANCA<br />Torniamo al codice 96.99.92. Il riconoscimento di uno status fiscale ad attività che esplicitamente configurano reato, quali la fornitura o l'organizzazione di servizi sessuali, l'organizzazione di eventi di prostituzione o la gestione di locali di prostituzione, è un illecito giuridico perché nessuna condotta penale può essere riconosciuta come attività commerciale a causa della quale occorre pagare le tasse. Solo le attività legittime sono degne di subire le imposte dello Stato. Sarebbe una contraddizione in termini pensare il contrario. Lo Stato potrebbe mai chiedere di pagare le tasse sui proventi di una rapina in banca? La compravendita di droga potrebbe mai essere gravata dall'IVA? Il falsario potrebbe mai aprire una posizione previdenziale presso l'Inps?<br />Quindi, è un vero e proprio cortocircuito quello creato dall'Istat: da una parte lo Stato vieta ad esempio l'organizzazione della prostituzione e su altro versante lo stesso Stato ci guadagna. Non può guadagnarci perché vietando una certa condotta esprime un giudizio etico su quella condotta, ritenendola contraria al bene comune, contraria a giustizia, quindi illegittima. Il riconoscimento di uno status fiscale, invece, implica a monte un riconoscimento giuridico di legittimità. E dunque risulta che ad esempio l'organizzazione della prostituzione sia da una parte legittima, perché ci devi pagare le tasse, e su altro fronte illegittima, perché considerata reato.<br />PERCHÉ LO STATO TOLLERA LA PROSTITUZIONE, MA NON CHI LA SFRUTTA<br />Si potrebbe obiettare che perlomeno la libera prostituzione della singola persona, non costituendo reato, potrebbe essere considerata ai fini fiscali e della previdenza sociale una vera e propria professione con tanto di partita IVA, insomma un onesto lavoro come tanti altri. Richiamiamo quanto scritto poco prima: il fatto che la prostituzione in sé non sia reato non significa che lo Stato la giudichi con favore. Se infatti l'ordinamento giuridico la considerasse una condotta confacente e addirittura arricchente il bene comune, non si comprenderebbe il motivo per cui ad esempio lo sfruttamento e l'organizzazione della prostituzione - in cui, in entrambi i casi, le prostitute fornissero i loro servizi con pieno consenso - siano...]]></itunes:summary><itunes:duration>342</itunes:duration><itunes:keywords>codiciateco,cortocircuito,prostituzione,stato,tasse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6ce63f7994734470d4f2342b5730c181.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Omogenitorialità, il sì della Consulta discrimina i bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/omogenitorialita-il-si-della-consulta-discrimina-i-bambini--66386176</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8185" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8185</a><br /><br />OMOGENITORIALITA', IL SI DELLA CONSULTA DISCRIMINA I BAMBINI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ieri la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68/2025, ha detto "sì" all'omogenitorialità. Fino a ieri qual era il quadro giuridico sull'omogenitorialità? Da una parte c'era e c'è la legge che la vieta, dato che per l'ordinamento giuridico un bambino può essere figlio solo di un uomo e di una donna (cfr. art. 5 legge 40/2004, 231 Cc, 243 bis Cc, 246 Cc, 247 Cc, 250 Cc, 262 Cc, 269 Cc, 408 Cc, 566 Cc, 568 Cc, 599 Cc, 643 Cc). Su altro fronte abbiamo avuto sindaci e soprattutto giudici, anche quelli della Cassazione (ricordiamo la sentenza del 2018), che hanno permesso l'omogenitorialità riconoscendo gli atti di nascita formatisi all'estero di figlio di coppie gay e aprendo a queste ultime le porte alla stepchild adoption.<br />Ieri però la svolta, perché la Consulta ha giuridicamente legittimato l'omogenitorialità, seppur in un solo caso specifico che vedremo. Un placet che ha dunque valore pienamente normativo dato che cassa un articolo di legge, l'art. 8 della legge 40 che disciplina la fecondazione extracorporea, decisione che si pone in dissonanza con una sua precedente sentenza (n. 32 del 2021) che giudicò un caso molto simile. Dal divieto di omogenitorialità siamo dunque passati alla sua legittimazione. Per giungere alla sua piena legittimazione, la Corte ha chiesto l'intervento del Parlamento.<br />IL FIGLIO NATO IN PROVETTA<br />Illustriamo allora, in modo sintetico, i passaggi argomentativi della Corte. Partiamo dai fatti. Due donne lesbiche vanno all'estero e una di essa si sottopone alla pratica della fecondazione artificiale eterologa. Il bambino nasce in Italia e viene registrato dall'ufficiale di stato civile come figlio della madre biologica e della compagna, la cosiddetta madre intenzionale. La Procura della Repubblica impugna l'atto presso il Tribunale di Lucca in merito al riconoscimento della genitorialità in capo alla donna non madre biologica e quest'ultimo solleva questioni di legittimità costituzionale degli artt. 8 e 9 della legge 40/2004.<br />Tralasciando l'art. 9, non giudicato incostituzionale dalla stessa Consulta, analizziamo l'art. 8. Secondo questo articolo, il figlio nato in provetta può essere riconosciuto dalla coppia sposata o dalla coppia convivente ma eterosessuale. Infatti la legge 40 permette l'accesso alla fecondazione artificiale solo a coppie eterosessuali. Se una coppia omosessuale accede alla fecondazione artificiale all'estero non subisce sanzioni, ma, tornando in patria, la donna che non ha partorito il bambino non può essere riconosciuta come genitore. Il Tribunale di Lucca contesta proprio questo punto: è incostituzionale che l'art. 8 non contempli anche il caso di riconoscimento del figlio da parte di coppie omosessuali.<br />Da notare che né il Tribunale né la Consulta contestano l'art. 5 della legge 40 che vieta l'accesso alla Fivet delle coppie omosessuali, ma "solo" l'art. 8 che riguarda il riconoscimento. Questo per due motivi: in primis perché l'art. 8 è più pertinente al caso sottoposto al Tribunale di Lucca; in secondo luogo perché i giudici di Lucca e quelli romani sapevano che era più alla loro portata questa vittoria - permettere il riconoscimento del figlio alle coppie gay - piuttosto che tentare sin da subito la legittimazione dell'accesso alla fecondazione artificiale per le coppie omosessuali. Ben sapendo poi che, avendo ottenuto questo primo risultato, il bottino più ricco arriverà di conseguenza.<br />CONTRA LEGEM? TUTTO OK!<br />La Consulta dà ragione al Tribunale di Lucca disegnando questo percorso argomentativo. La compagna, non madre biologica, è già genitore perché concordando con l'altra donna il ricorso alla provetta si è automaticamente assunta anche la responsabilità di essere genitore. Perciò si diventa genitore nel momento stesso in cui si decide di avere un figlio, sia per vie naturali che artificiali. Questa argomentazione di carattere psicologico-sociale trova, secondo i giudici, anche dei puntelli normativi. Innanzitutto proprio l'art. 8 afferma che la genitorialità delle coppie di fatto nasce dall'aver concordato insieme la volontà di avere un figlio in provetta. In secondo luogo l'art. 6 ci dice che una volta che si è deciso di intraprendere la strada della fecondazione artificiale non si può più tornare indietro e quindi, inevitabilmente (eccetto nel caso di aborto), si diventa madri e padri. Quindi la volontà di accedere alla provetta fa immediatamente diventare i membri della coppia genitori. Inoltre abbiamo l'art. 9. Questo articolo vietava l'azione di disconoscimento del bambino, sia da parte del genitore biologico che di quello "intenzionale", una volta fatto ricorso alla fecondazione eterologa, al tempo vietata. I giudici interpretano così l'articolo: una volta che c'è il bambino, sei genitore e lo sei anche nell'ipotesi in cui, come nel caso presente, hai avuto il bambino seppur in violazione della legge italiana. Proprio come ai tempi della legge 40, quando il compagno della donna che aveva avuto un figlio con l'eterologa, allora vietata, era comunque considerato il genitore di quel figlio, seppur non suo biologicamente e seppur avuto contra legem.<br />Per tutte queste ragioni, secondo la Consulta, anche la compagna non madre biologica è genitore legale a tutti gli effetti. Da ciò discende che la mancata previsione nell'art. 8 della possibilità di riconoscimento del figlio avuto all'estero tramite eterologa da coppia lesbica lede il diritto del figlio ad essere educato dai propri genitori ex artt. 2 e 30 Cost., lede la sua identità personale ex art 31 Cost. perché gli si toglie uno dei genitori e lede il diritto del figlio a non essere discriminato ex art. 3 Cost., dato che solo i figli di coppie omosessuali non possono essere riconosciuti. A questo proposito la Corte richiama una propria sentenza, la n. 494 del 2002, che legittimava la filiazione incestuosa perché altrimenti questi bambini sarebbero stati figli di serie B (scordandosi di aver legittimato in tal modo la famiglia incestuosa che è contro natura). E dunque, in modo analogo, i giudici hanno pensato di legittimare l'omogenitorialità per il miglior interesse dei bambini anche se la legge la vieta. Essendo le due donne ritenute genitori legali del minore, l'art. 8 poi violerebbe l'art. 30 della Cost. perché non permetterebbe a costoro di esercitare i diritti e soddisfare i doveri inerenti il loro stato.<br />LA STEPCHILD ADOPTION<br />L'Avvocatura dello Stato è intervenuta in giudizio e ha ricordato che in casi come questi la coppia omosessuale può ricorrere alla stepchild adoption. Risposta dei giudici: innanzitutto la Consulta non ha il compito di trovare soluzioni normative, bensì è chiamata a risolvere questioni di legittimità costituzionale. Quindi l'indicazione dell'Avvocatura non è pertinente con l'ambito d'azione della Consulta. In secondo luogo lo status di figlio nella stepchild adoption è subordinato alla decisione del partner del genitore biologico: non viene ad esistenza immediatamente come nella nascita ed è eventuale. Poi, può passare molto tempo, i costi sono elevati e il giudice può anche rifiutare la richiesta di adozione.<br />Tutte queste argomentazioni della Consulta crollano di fronte ad un dato evidente: un bambino ha il diritto naturale di essere figlio di un uomo e di una donna. La Consulta gli ha tolto questo diritto per soddisfare le pretese delle coppie omosessuali e quindi ha leso il suo diritto, ex art. 2 Cost, di essere educato dai propri genitori biologici, ha leso la sua identità personale perché lo ha strappato ad uno o ad entrambi i genitori naturali, legittimando così lo stato di orfananza, e infine lo ha discriminato, violando l'art. 3 Cost., perché lo ha condannato non a crescere in una famiglia con un padre e una madre come gli altri bambini, bensì in una relazione dannosa per il suo sviluppo psico-fisico e sociale, vincolandolo così in una condizione di inferiorità. La Corte, su questo punto, è di avviso diverso e arriva a dire, citando una sua sentenza: «"Non esistono neppure certezze scientifiche o dati di esperienza in ordine al fatto che l'inserimento del figlio in una famiglia formata da una coppia omosessuale abbia ripercussioni negative sul piano educativo e dello sviluppo della personalità del minore" (sentenze n. 32 del 2021 e n. 221 del 2019; nello stesso senso, sentenze n. 79 del 2022 e n. 230 del 2020)». Falso. È estesissima la letteratura scientifica sui danni che i minori subiscono quando sono inseriti in relazioni omosessuali o quando manca una figura genitoriale.<br />La Corte ha quindi legittimato l'omogenitorialità di coppia lesbica che ha avuto un figlio tramite eterologa avvenuta all'estero. Le conseguenze sono ovvie: in futuro verrà dichiarato incostituzionale l'art. 5 della legge 40 che vieta la Fivet alle coppie omosessuali e quindi anche le coppie gay potranno diventare genitori a tutti gli effetti di legge. Riconosciuto il diritto all'omogenitorialità in un caso non si potrà che riconoscerlo in tutti i casi. Da qui la modifica di tutta l'attuale normativa che esige la diversità di sesso dei due genitori. Una vera rivoluzione.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Avvenire in campo per le due mamme si arrampica sugli specchi". Avvenire difende la sentenza della Consulta sulle due mamme. E cita Kant dimostrando di non ammettere la conoscibilità di nessun fine, né riconosce che si possa parlare di natura.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 maggio 2025:<br />Era scontato c]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386176</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386176/omogenitorialita_il_si_della_consulta.mp3" length="14562237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8185

OMOGENITORIALITA', IL SI DELLA CONSULTA DISCRIMINA I BAMBINI di Tommaso Scandroglio
 
Ieri la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68/2025, ha detto "sì" all'omogenitorialità. Fino a ieri qual...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8185" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8185</a><br /><br />OMOGENITORIALITA', IL SI DELLA CONSULTA DISCRIMINA I BAMBINI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ieri la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68/2025, ha detto "sì" all'omogenitorialità. Fino a ieri qual era il quadro giuridico sull'omogenitorialità? Da una parte c'era e c'è la legge che la vieta, dato che per l'ordinamento giuridico un bambino può essere figlio solo di un uomo e di una donna (cfr. art. 5 legge 40/2004, 231 Cc, 243 bis Cc, 246 Cc, 247 Cc, 250 Cc, 262 Cc, 269 Cc, 408 Cc, 566 Cc, 568 Cc, 599 Cc, 643 Cc). Su altro fronte abbiamo avuto sindaci e soprattutto giudici, anche quelli della Cassazione (ricordiamo la sentenza del 2018), che hanno permesso l'omogenitorialità riconoscendo gli atti di nascita formatisi all'estero di figlio di coppie gay e aprendo a queste ultime le porte alla stepchild adoption.<br />Ieri però la svolta, perché la Consulta ha giuridicamente legittimato l'omogenitorialità, seppur in un solo caso specifico che vedremo. Un placet che ha dunque valore pienamente normativo dato che cassa un articolo di legge, l'art. 8 della legge 40 che disciplina la fecondazione extracorporea, decisione che si pone in dissonanza con una sua precedente sentenza (n. 32 del 2021) che giudicò un caso molto simile. Dal divieto di omogenitorialità siamo dunque passati alla sua legittimazione. Per giungere alla sua piena legittimazione, la Corte ha chiesto l'intervento del Parlamento.<br />IL FIGLIO NATO IN PROVETTA<br />Illustriamo allora, in modo sintetico, i passaggi argomentativi della Corte. Partiamo dai fatti. Due donne lesbiche vanno all'estero e una di essa si sottopone alla pratica della fecondazione artificiale eterologa. Il bambino nasce in Italia e viene registrato dall'ufficiale di stato civile come figlio della madre biologica e della compagna, la cosiddetta madre intenzionale. La Procura della Repubblica impugna l'atto presso il Tribunale di Lucca in merito al riconoscimento della genitorialità in capo alla donna non madre biologica e quest'ultimo solleva questioni di legittimità costituzionale degli artt. 8 e 9 della legge 40/2004.<br />Tralasciando l'art. 9, non giudicato incostituzionale dalla stessa Consulta, analizziamo l'art. 8. Secondo questo articolo, il figlio nato in provetta può essere riconosciuto dalla coppia sposata o dalla coppia convivente ma eterosessuale. Infatti la legge 40 permette l'accesso alla fecondazione artificiale solo a coppie eterosessuali. Se una coppia omosessuale accede alla fecondazione artificiale all'estero non subisce sanzioni, ma, tornando in patria, la donna che non ha partorito il bambino non può essere riconosciuta come genitore. Il Tribunale di Lucca contesta proprio questo punto: è incostituzionale che l'art. 8 non contempli anche il caso di riconoscimento del figlio da parte di coppie omosessuali.<br />Da notare che né il Tribunale né la Consulta contestano l'art. 5 della legge 40 che vieta l'accesso alla Fivet delle coppie omosessuali, ma "solo" l'art. 8 che riguarda il riconoscimento. Questo per due motivi: in primis perché l'art. 8 è più pertinente al caso sottoposto al Tribunale di Lucca; in secondo luogo perché i giudici di Lucca e quelli romani sapevano che era più alla loro portata questa vittoria - permettere il riconoscimento del figlio alle coppie gay - piuttosto che tentare sin da subito la legittimazione dell'accesso alla fecondazione artificiale per le coppie omosessuali. Ben sapendo poi che, avendo ottenuto questo primo risultato, il bottino più ricco arriverà di conseguenza.<br />CONTRA LEGEM? TUTTO OK!<br />La Consulta dà ragione al Tribunale di Lucca disegnando questo percorso argomentativo. La compagna, non madre biologica, è già genitore perché concordando con l'altra donna il ricorso alla provetta si è automaticamente assunta anche la responsabilità di essere genitore. 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E così l'80enne mons. Vincenzo Paglia ha lasciato la guida del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e al suo posto, in qualità di Gran Cancelliere, è stato nominato il cardinale Baldassare Reina. Paglia lascia anche la presidenza della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) a favore di monsignor Renzo Pegoraro.<br />Quale l'eredità che ci ha lasciato mons. Paglia? Disastrosa. Ricordiamo per sommi capi l'opera di distruzione che Paglia ha compiuto a danno della dottrina morale cattolica sotto il pontificato di Francesco. Siamo nel 2017 e la Pav organizza un convegno con la World Medical Association. Nel convegno sono intervenuti relatori schiettamente a favore dell'aborto come Yvonne Gilli, rappresentante della sezione svizzera del colosso abortista Planned Parenthood, e dell'eutanasia, quali René Héman, allora presidente dell'Associazione dei medici tedeschi, Volker Lipp, professore di diritto civile all'università Georg-August di Gottingen, Heidi Stensmyren, già presidente dell'Associazione dei medici svedesi, Anne de la Tour, già presidente della Società francese di cure palliative, e Ralf Jox, docente dell'università di Monaco.<br />Mons. Paglia licenzia alla Pav e all'Istituto Giovanni Paolo II la vecchia guardia, troppo legata agli assoluti morali, e assume personalità più inclini ad una morale votata al situazionismo, alla fenomenologia etica e al proporzionalismo. E così nel 2017 Paglia nomina come membri della Pav Nigel Biggar - professore di Teologia Morale e Pastorale presso l'Università di Oxford - abortista e pro-eutanasia, la professoressa Katarina Le Blanc, docente al Karolinska Institut, che nel suo lavoro usava cellule staminali embrionali, e don Maurizio Chiodi, docente di bioetica presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e favorevole alla fecondazione artificiale, alla contraccezione e all'omosessualità. Nel 2022 entra come membro della Pav anche l'economista Mariana Mazzucato, atea, pro-aborto e legata al Forum Economico di Davos.<br />DIMENTICARE LA DONUM VITAE<br />Altri accadimenti segnano la vita della Pav in quegli anni. Nel 2017 un seminario internazionale per i trenta anni della Donum Vitae viene annullato: quel documento dell'allora Congregazione per la Dottrina della Fede era palesemente in contrasto con il nuovo corso. Nel febbraio dello stesso anno mons. Paglia elogia il leader radicale Marco Pannella da poco scomparso: «la sua è una grande perdita per questo nostro paese», «una storia per la difesa della dignità di tutti», «un tesoro prezioso da conservare», «ispiratore di una vita più bella per il mondo che ha bisogno di uomini che sappiano parlare come lui».<br />Passiamo al 2018: Paglia interviene sul caso del piccolo Alfie Evans, vivo grazie al supporto di macchinari particolari e poi condannato a morte dalla giustizia inglese, e considera tenere in vita questo bambino come accanimento terapeutico, sposando così la tesi eutanasica dei giudici dell'Alta Corte di Londra.<br />Siamo nell'agosto del 2020: il Governo ha emanato alcune linee guida per potenziare l'accesso all'aborto chimico in piena emergenza Covid. La Pav pubblica una Nota che critica queste linee guida, ma nella stessa manca una esplicita critica alla legge 194 e al fatto che il tempo di assunzione di queste pillole fosse stato ampliato, ampliando così anche l'efficacia abortiva delle stesse.<br />Nell'ottobre del 2021 mons. Paglia è ospite di Rebus, talk show di Rai 3. In quell'occasione, tra le altre "sbavature", l'allora presidente della Pav esprime il suo favore, seppur obtorto collo, ad una legge sul suicidio assistito. Nel novembre di quello stesso anno interviene al convegno Tecnologie e fine vita: il primato dell'accompagnamento, dove incorre in vari inciampi su tematiche come il consenso, le Dat e l'indisponibilità della vita. Nell'aprile del 2023, in occasione di un festival del giornalismo, torna sul tema "legittimazione del suicidio assistito" e questa volta è chiaro il suo appoggio ad una norma legittimante, nonostante una rettifica che tale non è perché conferma il giudizio iniziale.<br />LA DIFESA DELLA LEGGE SULL'ABORTO<br />Arriviamo al giugno del 2022. Il Corsera intervista Paglia sul tema aborto e sulla 194: il già presidente della Pav non approfitta della ghiotta occasione per affermare che la Chiesa auspica la sua abrogazione, anzi pare proprio che Paglia non voglia metterla in discussione. I dubbi spariscono dopo due mesi, quando su Rai 3 Paglia dichiara che la legge 194 è «un pilastro della società», aggiungendo che non «è assolutamente in discussione». Nel novembre dello stesso anno rilascia un'intervista a The Tablet in cui, in merito alla liceità della contraccezione, il monsignore così si esprime: «Credo che verrà il giorno in cui papa Francesco o il prossimo papa, lo farà. Ma cosa posso dire? Di sicuro, lo dobbiamo prendere in considerazione».<br />Sempre nel 2022 viene pubblicato il volume della Pav Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione che sostiene la bontà della contraccezione, per superare i limiti imposti da Humanae vitae, della fecondazione extracorporea e dell'eutanasia. Poi nel 2024 si dà alle stampe il Piccolo lessico del fine-vita in cui si evince che la Pav sia a favore dell'eutanasia, mascherandola da rifiuto di accanimento terapeutico, e del suicidio assistito. Il libretto suscita una certa riprovazione e allora Paglia tenta di metterci una toppa rilasciando alcune interviste, ma la toppa si rivela peggiore del buco.<br />In merito all'Istituto Giovanni Paolo II, un motu proprio di papa Francesco del 2017 ne stravolge l'identità, così come era stata pensata da Giovanni Paolo II, perché il documento di riferimento diventa Amoris laetitia: la pastorale soppianta la dottrina, i riferimenti morali sono dati dai casi particolari, dal discernimento personale, dalla prassi, dall'intenzione soggettiva, dalle circostanze, etc. Paglia, naturalmente, sposa appieno questo cambio di paradigma. Una prova tra le tante: nello stesso anno rilascia un'intervista in cui approva la comunione ai divorziati risposati. Nel 2019 Paglia pubblica gli statuti dell'Istituto: cancellata Teologia morale, che è come cancellare l'esame di diritto privato a giurisprudenza, e silurati due docenti simboli del GPII e dalla specchiata ortodossia dottrinale: monsignor Livio Melina e padre José Noriega. A seguire arriveranno altre purghe, mentre verranno chiamati ad insegnare docenti che sposano un orientamento contrario agli insegnamenti di Giovanni Paolo II, come il già ricordato don Maurizio Chiodi, don Pier Davide Guenzi, favorevole alle condotte omosessuali, e monsignor Pierangelo Sequeri, preside dell'Istituto. Forse la sintesi migliore della nuova natura che innerva il GPII la possiamo rinvenire in un post, pubblicato nel gennaio del 2021 sulla pagina Facebook dell'Istituto, che così recitava: «difendere il diritto all'aborto non significa difendere l'aborto».<br />Veniamo, è proprio il caso di dire, alla morale della favola, che più una favola appare essere un dramma. La Pav e il GPII a guida Paglia sono transitati da una teologia morale fondata sulla Rivelazione e sulla metafisica dell'essere e della persona, ad una teologia storicista e soggettivista. I mala in se sono diventati i mali secondo me, l'intenzione soggettiva ha cancellato il significato morale oggettivo degli atti, le circostanze si sono trasformate in cause legittimanti il male, i fenomeni sociali sono assurti a paradigmi etici di riferimento, la natura umana è stata soppiantata dai costumi, dai condizionamenti, dagli usi, dai tratti psicologici individuali. In definitiva, Dio e le sue esigenze sono stati sfrattati da qualsiasi mero desiderio e bisogno dell'uomo.<br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Soddisfazione ma non entusiasmo, il dopo-Paglia è un'incognita" parla dell'uscita di scena di monsignor Paglia che è certo motivo di soddisfazione, ma gli uomini chiamati a sostituirlo non garantiscono che ci sia la volontà di riportare la Pontificia Accademia per la Vita e l'Istituto Giovanni Paolo II alle origini.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 maggio 2025:<br />Con la sostituzione anche alla presidenza della Pontificia Accademia per la Vita (PAV), annunciata ieri, cala definitivamente il sipario su monsignor Vincenzo Paglia, il "sicario" scelto da papa Francesco per stravolgere il magistero di san Giovanni Paolo II su vita e famiglia. Un'opera a cui Paglia si è dedicato con grande efficacia in questi nove anni in cui ha ricoperto, oltre al ruolo nella PAV, quello di Gran Cancelliere dell'Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia, dopo essere stato per quattro anni presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.<br />Come documenta l'articolo di Tommaso Scandroglio, oggi PAV e Istituto Giovanni Paolo II sono lontani parenti delle istituzioni che erano all'origine, create da Giovanni Paolo II nella convinzione che su vita e famiglia si giocasse la sfida più grande che il mondo lanciava alla Chiesa. Quindi che monsignor Paglia finalmente se ne vada non può che essere motivo di soddisfazione.<br />Ma non si deve cedere a facili entusiasmi, perché la sua uscita di scena non indica di per sé una rivoluzione al contrario, un ritorno alle origini, una svolta chiara. Anzitutto perché era dovuta e attesa: monsignor Paglia ha compiuto 80 anni lo scorso 21 aprile, giorno della morte di Francesco, e quind]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66386154</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:38:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66386154/finisce_l_era_paglia.mp3" length="14690507" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8182

FINISCE L'ERA PAGLIA, LA MORALE RESTA SOTTO LE MACERIE
L'amico di Pannella lascia l'Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita in una situazione disastrosa per essere andato a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8182" rel="noopener">https://www.bastabugie.it/8182</a><br /><br />FINISCE L'ERA PAGLIA, LA MORALE RESTA SOTTO LE MACERIE<br />L'amico di Pannella lascia l'Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita in una situazione disastrosa per essere andato a braccetto col mondo<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Il motivo indicato dal Vaticano è formale: raggiunti limiti di età. E così l'80enne mons. Vincenzo Paglia ha lasciato la guida del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e al suo posto, in qualità di Gran Cancelliere, è stato nominato il cardinale Baldassare Reina. Paglia lascia anche la presidenza della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) a favore di monsignor Renzo Pegoraro.<br />Quale l'eredità che ci ha lasciato mons. Paglia? Disastrosa. Ricordiamo per sommi capi l'opera di distruzione che Paglia ha compiuto a danno della dottrina morale cattolica sotto il pontificato di Francesco. Siamo nel 2017 e la Pav organizza un convegno con la World Medical Association. Nel convegno sono intervenuti relatori schiettamente a favore dell'aborto come Yvonne Gilli, rappresentante della sezione svizzera del colosso abortista Planned Parenthood, e dell'eutanasia, quali René Héman, allora presidente dell'Associazione dei medici tedeschi, Volker Lipp, professore di diritto civile all'università Georg-August di Gottingen, Heidi Stensmyren, già presidente dell'Associazione dei medici svedesi, Anne de la Tour, già presidente della Società francese di cure palliative, e Ralf Jox, docente dell'università di Monaco.<br />Mons. Paglia licenzia alla Pav e all'Istituto Giovanni Paolo II la vecchia guardia, troppo legata agli assoluti morali, e assume personalità più inclini ad una morale votata al situazionismo, alla fenomenologia etica e al proporzionalismo. E così nel 2017 Paglia nomina come membri della Pav Nigel Biggar - professore di Teologia Morale e Pastorale presso l'Università di Oxford - abortista e pro-eutanasia, la professoressa Katarina Le Blanc, docente al Karolinska Institut, che nel suo lavoro usava cellule staminali embrionali, e don Maurizio Chiodi, docente di bioetica presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e favorevole alla fecondazione artificiale, alla contraccezione e all'omosessualità. Nel 2022 entra come membro della Pav anche l'economista Mariana Mazzucato, atea, pro-aborto e legata al Forum Economico di Davos.<br />DIMENTICARE LA DONUM VITAE<br />Altri accadimenti segnano la vita della Pav in quegli anni. Nel 2017 un seminario internazionale per i trenta anni della Donum Vitae viene annullato: quel documento dell'allora Congregazione per la Dottrina della Fede era palesemente in contrasto con il nuovo corso. Nel febbraio dello stesso anno mons. Paglia elogia il leader radicale Marco Pannella da poco scomparso: «la sua è una grande perdita per questo nostro paese», «una storia per la difesa della dignità di tutti», «un tesoro prezioso da conservare», «ispiratore di una vita più bella per il mondo che ha bisogno di uomini che sappiano parlare come lui».<br />Passiamo al 2018: Paglia interviene sul caso del piccolo Alfie Evans, vivo grazie al supporto di macchinari particolari e poi condannato a morte dalla giustizia inglese, e considera tenere in vita questo bambino come accanimento terapeutico, sposando così la tesi eutanasica dei giudici dell'Alta Corte di Londra.<br />Siamo nell'agosto del 2020: il Governo ha emanato alcune linee guida per potenziare l'accesso all'aborto chimico in piena emergenza Covid. La Pav pubblica una Nota che critica queste linee guida, ma nella stessa manca una esplicita critica alla legge 194 e al fatto che il tempo di assunzione di queste pillole fosse stato ampliato, ampliando così anche l'efficacia abortiva delle stesse.<br />Nell'ottobre del 2021 mons. Paglia è ospite di Rebus, talk show di Rai 3. 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Questo sentenziò in un ordine esecutivo del gennaio scorso. Poi ieri è arrivata anche una sentenza della Corte Suprema del Regno Unito: «Il concetto di sesso è binario: una persona è o donna o uomo».<br />La questione riguardava la corretta interpretazione di una legge, l'Equality Act del 2010, norma che tutela, da condotte discriminatorie, diverse categorie di persone socialmente fragili. Tra queste categorie anche le donne e i transessuali. Nel giudizio incardinatosi davanti ai giudici, da una parte c'era l'associazione femminista For Women Scotland e dall'altra il governo scozzese. Le femministe, in buona sostanza, sostenevano che un transessuale non può fregiarsi del titolo di "donna". Su fronte opposto il governo, che considerava i transessuali donne a tutti gli effetti. La Corte Suprema ha dato ragione alle femministe.<br />«Secondo la decisione unanime di questa corte - ha letto il giudice relatore e vicepresidente, lord Patrick Hodge - i termini donna e sesso dell'Equality Act del 2010 si riferiscono alla donna biologica e al sesso biologico». Insomma il termine "donna" in ambito legale coincide con il concetto di "donna" in ambito biologico. E dunque per definire una donna sotto la prospettiva giuridica occorre far riferimento al solo sesso biologico e non alla cosiddetta identità di genere. La realtà vince sulla percezione, il fatto sulla volontà, la materialità sul sogno o sull'incubo. La verità sull'ideologia.<br />LA CORTE NON VA A FONDO E CADE IN CONTRADDIZIONE<br />Sotto il profilo pratico ciò significa che gli spazi riservati alle donne come bagni, spogliatoi, carceri femminili saranno interdetti ai transessuali. Parimenti alcuni servizi sociali, ad esempio i gruppi di sostegno per donne abusate, o medici. In modo analogo alcune attività, vedi ad esempio la partecipazione a competizioni sportive riservate alle donne. Già con l'Equality Act le donne potevano godere di propri spazi «per ragioni di privacy, decenza, per prevenire traumi o per garantire salute e sicurezza». Ora il divieto di intromissione nella sfera femminile da parte dei trans diviene più stringente, ma non totale. Le persone e gli enti, infatti, dovranno dimostrare che escludere le persone trans da servizi, luoghi, opportunità, attività, eccetera, è una misura proporzionata a tutelare le donne.<br />Però, come sempre accade quando non si va alla radice del problema - e la radice del problema è dichiarare che la transessualità è condizione disordinata - i cortocircuiti sono inevitabili. La Corte infatti si è premurata di riaffermare che le persone transessuali non devono comunque essere discriminate, perché sempre categoria tutelata dall'Equality Act. E qui sta la contraddizione in termini, proprio perché da una parte i giudici stanno dicendo ad un uomo che si sente donna che non è donna e su altro fronte vietano che venga discriminato. Ma la persona transessuale che si sente donna giudica discriminatorio soprattutto il fatto di non essere considerata donna. Se al transessuale non gli riconosci di appartenere al sesso femminile, per lui crolla tutto. Le critiche al transessualismo riguardano in primis proprio il transessualismo, ossia l'irragionevolezza di considerarsi donna quando si è invece un uomo. Dunque non si comprende quale sia ora, dopo la sentenza della Corte, lo spazio rimasto in cui il transessuale possa far valere il suo diritto di non essere discriminato, dato che gli è stata riconosciuta ufficialmente la cittadinanza nel regno di Utopia, lo status di rifugiato ideologico nell'illusione.<br />ALMENO SI INIZIA A TORNARE AL REALE<br />Ma noi oggi vogliamo tralasciare questi controsensi giuridici e vogliamo celebrare il principio dichiarato dalla Corte: una donna è una donna e un uomo è un uomo. La Corte Suprema britannica ha scarcerato l'uomo e la donna perché il fatto di essere uomini e donne non costituisce reato. Il principio di non contraddizione è stato riconosciuto innocente, non è lui il colpevole di quel senso di discriminazione, di non adeguatezza, di esclusione che sperimentano coloro che cercano invano nel mondo femminile la propria identità maschile: i colpevoli sono i prestigiatori della realtà, gli sfruttatori dell'altrui sofferenza, gli approfittatori seriali di menti e cuori fragili perché provati dalla vita.<br />Sono tempi questi in cui l'evidenza deve essere sancita per sentenza, l'ovvietà per legge come è accaduto in Ungheria recentemente, dove la stessa Costituzione è stata obbligata a dirci che i sessi sono due. I giudici britannici hanno solennemente non deciso, ma riconosciuto che un cerchio è tondo, che il sopra sta più in alto del sotto, che gli opposti non possono essere identici, che il domani non è l'oggi, che la parte non può essere superiore al totale. Onore a loro per averci risvegliato da un incantesimo malefico che guastava con allucinazioni le nostre facoltà intellettive facendoci scambiare gli uomini per donne e viceversa, che ci spingeva a credere di vivere in un mondo in cui si poteva cambiare sesso come si cambia il colore dei capelli. I giudici hanno condannato i militanti Lgbt per appropriazione indebita, perché hanno usato del sesso biologico in modo improprio, come se fosse un accessorio, un ornamento di poco conto, occultabile a proprio piacere e gusto.<br />Trump, l'Ungheria e ora la Corte Suprema del Regno Unito. Forse si sta tornando al reale, all'ordine, alla natura delle cose. Forse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65785711</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:38:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65785711/i_sessi_sono_due.mp3" length="6187578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Un uomo non è donna ➜ https://m.youtube.com/watch?v=4HTKUcyVjgA

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8147

I SESSI SONO DUE, LA CORTE SUPREMA BRITANNICA RICONOSCE L'OVVIO di Tommaso Scandroglio
 
In principio ci fu Donald Trump: «La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Un uomo non è donna ➜ <a href="https://m.youtube.com/watch?v=4HTKUcyVjgA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://m.youtube.com/watch?v=4HTKUcyVjgA</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8147" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8147</a><br /><br />I SESSI SONO DUE, LA CORTE SUPREMA BRITANNICA RICONOSCE L'OVVIO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />In principio ci fu Donald Trump: «La politica degli Stati Uniti è quella di riconoscere due sessi, maschile e femminile». Questo sentenziò in un ordine esecutivo del gennaio scorso. Poi ieri è arrivata anche una sentenza della Corte Suprema del Regno Unito: «Il concetto di sesso è binario: una persona è o donna o uomo».<br />La questione riguardava la corretta interpretazione di una legge, l'Equality Act del 2010, norma che tutela, da condotte discriminatorie, diverse categorie di persone socialmente fragili. Tra queste categorie anche le donne e i transessuali. Nel giudizio incardinatosi davanti ai giudici, da una parte c'era l'associazione femminista For Women Scotland e dall'altra il governo scozzese. Le femministe, in buona sostanza, sostenevano che un transessuale non può fregiarsi del titolo di "donna". Su fronte opposto il governo, che considerava i transessuali donne a tutti gli effetti. La Corte Suprema ha dato ragione alle femministe.<br />«Secondo la decisione unanime di questa corte - ha letto il giudice relatore e vicepresidente, lord Patrick Hodge - i termini donna e sesso dell'Equality Act del 2010 si riferiscono alla donna biologica e al sesso biologico». Insomma il termine "donna" in ambito legale coincide con il concetto di "donna" in ambito biologico. E dunque per definire una donna sotto la prospettiva giuridica occorre far riferimento al solo sesso biologico e non alla cosiddetta identità di genere. La realtà vince sulla percezione, il fatto sulla volontà, la materialità sul sogno o sull'incubo. La verità sull'ideologia.<br />LA CORTE NON VA A FONDO E CADE IN CONTRADDIZIONE<br />Sotto il profilo pratico ciò significa che gli spazi riservati alle donne come bagni, spogliatoi, carceri femminili saranno interdetti ai transessuali. Parimenti alcuni servizi sociali, ad esempio i gruppi di sostegno per donne abusate, o medici. In modo analogo alcune attività, vedi ad esempio la partecipazione a competizioni sportive riservate alle donne. Già con l'Equality Act le donne potevano godere di propri spazi «per ragioni di privacy, decenza, per prevenire traumi o per garantire salute e sicurezza». Ora il divieto di intromissione nella sfera femminile da parte dei trans diviene più stringente, ma non totale. Le persone e gli enti, infatti, dovranno dimostrare che escludere le persone trans da servizi, luoghi, opportunità, attività, eccetera, è una misura proporzionata a tutelare le donne.<br />Però, come sempre accade quando non si va alla radice del problema - e la radice del problema è dichiarare che la transessualità è condizione disordinata - i cortocircuiti sono inevitabili. La Corte infatti si è premurata di riaffermare che le persone transessuali non devono comunque essere discriminate, perché sempre categoria tutelata dall'Equality Act. E qui sta la contraddizione in termini, proprio perché da una parte i giudici stanno dicendo ad un uomo che si sente donna che non è donna e su altro fronte vietano che venga discriminato. Ma la persona transessuale che si sente donna giudica discriminatorio soprattutto il fatto di non essere considerata donna. Se al transessuale non gli riconosci di appartenere al sesso femminile, per lui crolla tutto. Le critiche al transessualismo riguardano in primis proprio il transessualismo, ossia l'irragionevolezza di considerarsi donna quando si è invece un uomo. Dunque non si comprende quale sia ora, dopo la sentenza della Corte, lo spazio rimasto in cui il transessuale possa far valere il suo diritto di non essere discriminato, dato che gli è stata...]]></itunes:summary><itunes:duration>387</itunes:duration><itunes:keywords>cortesuprema,donna,duesessi,maschioefemmina,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f8d9fc7cb4546f21cebb26028d0a327c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una societa di padri senza Dio, ecco la serie Adolescence</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-societa-di-padri-senza-dio-ecco-la-serie-adolescence--65584596</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8134" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8134</a><br /><br />UNA SOCIETA' DI PADRI SENZA DIO, ECCO LA SERIE ADOLESCENCE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />È un dramma e non è un giallo. 66,3 milioni di visualizzazioni in 11 giorni. Si tratta di Adolescence, serie tv britannica in onda sulla piattaforma Netflix. Il tredicenne Jamie Miller viene accusato di aver ucciso la coetanea Katie Leonard. Dieci minuti prima che si chiuda la prima puntata scopriamo che è vero: sì, è stato lui. Tutto qui. Oltre alla banalità del male a volte esiste anche la brevità del male che però è capace di riverberare i suoi effetti in profondità e a lungo.<br />Gli sceneggiatori Jack Thorne e Stephen Graham, che è anche il convincente interprete del padre di Jamie, hanno usato una vicenda iperbolica - un ragazzino che uccide una ragazzina - come lente d'ingrandimento per scrutare il mondo dell'adolescenza e il rapporto con la figura paterna.<br />Il cuore di questa serie è comprendere perché i ragazzi siano chiusi, violenti, incomprensibili, assenti, distanti e ribelli, insomma perché siano adolescenti. Thorne spiega al quotidiano The Guardian che Jamie «è il prodotto di genitori che non hanno visto, una scuola a cui non è importato nulla e un cervello che non l'ha fermato», oltre ai condizionamenti sociali, in specie Internet.<br />Partiamo dai genitori. L'idea dei creatori di Adolescence non è quella di gettare la croce addosso a questi. Il padre e la madre di Jamie sono persone equilibrate, prive di vizi, amorevoli con i figli, presenti, solide nel loro carattere. Così anche la sorella maggiore di Jamie. Quest'ultimo non ha subito abusi o traumi. Una famiglia, come si dice, normale. Ma, come ha accennato Thorne, non si sono accorti che in Jamie stava crescendo la mala pianta dell'odio, una disattenzione però non interamente a loro addebitabile: questi adolescenti sono indecifrabili come i codici che usano i ragazzi sui social per comunicare. È un'altra lingua, rivelatrice di un'altra cultura, di un altro mondo.<br />UNA SERIE SUGLI ADOLESCENTI E SUI PADRI<br />Adolescence è una serie sugli adolescenti e sui padri. Non sulle madri. Perché? Perché Jamie è maschio, anzi è un piccolo uomo mancato. Nelle quattro puntate - tutte girate in un vorticoso e vertiginoso unico piano sequenza - vi sono due figure paterne, entrambe positive, entrambi sui 50 anni: Eddie, il padre di Jamie, e Luke Bascombe, il detective incaricato del caso nonché padre di Adam che frequenta la stessa scuola di Jamie. Eddie e Luke sono virili, muscolosi, forti nell'aspetto e nelle scelte, decisi e risoluti. Come sono invece Jamie e Adam? Gracili (Jamie pare che abbia 10 anni), deboli (quando Jamie viene arrestato si urina nei pantaloni), esclusi dai compagni, bullizzati. Jamie, parlando con la psicologa, rivela che il padre si girava dall'altra parte quando, giocando a calcio, dava prova della propria inadeguatezza con il pallone. E inadeguatezza è la parola chiave. Jamie sa di essere la brutta copia di suo padre. Attenzione al particolare: Eddie ha conosciuto la madre di Jamie quando aveva 13 anni, la stessa età di Jamie quando ha ucciso la compagna. Jamie cerca l'approvazione del padre, il suo affetto, la sua stima e questi non delude, eppure nel confronto accesissimo e vibrante con la psicologa Jamie affranto ammette: «Sono brutto, il più brutto», pur non essendolo. Qui è la chiave di interpretazione più profonda di questa pellicola: in quel "brutto" c'è la distanza che lo separa dal modello paterno e dunque quel "brutto" certifica la mancanza di accettazione di sé, il rifiuto di sé, non tanto della propria identità, ma della percezione della stessa. Da qui l'odio, profondo, radicale, assoluto, accecante e devastante per sé e per gli altri, i compagni "riusciti" e le ragazze.<br />LA NON ACCETTAZIONE DI SÉ STESSO<br />L'ammissione di non accettazione di sé stesso ci conduce all'analisi di un altro fattore che ha armato di un coltello la giovanissima mano di Jamie: il contesto sociale. Soprattutto Internet. Adam spiega al padre detective il movente dell'omicidio. Jamie è considerato dai suoi compagni un "incel", termine che sta per "involontariamente celibe": maschi che non hanno relazioni né romantiche né sessuali e non sono capaci di averle. Gli incel si ritrovano online e sono fautori di un'ideologia chiamata "Red Pill". Il riferimento è alla famosa pillola rossa del film Matrix, che simboleggia il risveglio, il prendere coscienza della realtà e della propria condizione. La Red Pill degli incel insegna che vi sarebbero fattori genetici, evolutivi e ambientali che fanno sì che - come spiega sempre Adam al padre - l'80% delle donne siano attratte dal 20% degli uomini Chad, ossia uomini avvenenti, brillanti, sicuri di sé, virili, che ce l'hanno fatta (principio che si rifà in qualche modo a quello di Pareto in cui l'80% degli effetti proviene dal 20% delle cause).<br />Questa rappresentazione distorta della realtà porta alla misoginia e alla misandria: gli incel odiano le donne e gli uomini Chad. La mancanza di autostima di Jamie ha intercettato sul web questa comunità di incel, chiamata manosphere: siti, blog, forum, chat in cui gli incel più si commiserano più s'incattiviscono inneggiando alla violenza. Una reazione irragionevole alla cultura woke che vede il maschio come essere tossico e alla cultura femminista che ha ridotto il maschio ad un ruolo comprimario, perché debole e sentimentale.  Il cerino cade sulla benzina quando Kate prende in giro pubblicamente, su Instagram, Jamie dicendogli che è un incel. Subito dopo il ragazzo la pedina e l'accoltella per ben sette volte.<br />Lo sceneggiatore Thorne così commenta: «lui viene da un ambiente buono, come me; è un ragazzo intelligente, come lo ero io. La differenza fondamentale tra noi? Lui aveva Internet». L'altro sceneggiatore, Stephen Graham, si spinge a dire che la serie «parla di un problema universale più grande, che è l'alienazione». Jamie vive in un mondo virtuale, dissociato dalla realtà, alienato dalla verità delle cose, delle relazioni, degli affetti. Il mondo artefatto di Internet ha sostituito quello reale e così il ragazzo crede veramente alle teorie della Red Pill e crede veramente di essere un fallito. Un fallito che però troverà redenzione quando, nell'ultima puntata, si dichiarerà colpevole: è finalmente l'accettazione della realtà, della sua responsabilità e dunque di sé stesso. L'ammissione di colpevolezza segna il passaggio dall'età adolescenziale a quella adulta.<br />SENZA DIO NON SI È PADRI<br />Thorne correttamente indica nella libertà uno dei motivi per cui Jamie ha ucciso. È un'affermazione contromano perché, così si predica, se un adolescente uccide la colpa in genere è della società o dei genitori. La serie invece non cerca alibi: Jamie ha voluto cercare alcuni contenuti sul web, ha voluto non opporsi a certe suggestioni, ha voluto frequentare certe amicizie (un suo amico gli fornirà il coltello), non ha voluto parlare con i genitori dei suoi problemi e infine ha pianificato e voluto la morte di Kate. Potete essere i migliori genitori sulla faccia della Terra ma esisterà sempre la variabile "libertà" che potrà compromettere ogni vostro sforzo. Adamo ed Eva avevano un Padre perfetto eppure...<br />Non sono tutte rose però per questa serie. La spina più acuminata è la mancanza di una soluzione a questo dramma, di una risoluzione al problema. Perfetta la diagnosi, manca la terapia. Uno studio del 2013 del Pew Research Center ci informa che i padri di una dozzina di anni fa dedicavano ai figli il triplo del tempo rispetto ai padri di sessanta anni fa. Ma qual è la qualità di questo tempo? Ossia: cosa trasmettono ai figli in tutto questo tempo? Eddie, lo abbiamo detto e lo ha confermato Jamie alla psicologa, è un padre attento e presente. Ma questa presenza da quali contenuti è caratterizzata? Probabilmente Eddie è uno dei migliori tra i peggiori. Vogliamo dire che ha dato ciò che ha potuto dare, ciò che ha ricevuto in quest'epoca di deserto e miseria culturale. Quest'uomo di 50 anni gli ha trasmesso la cultura della postmodernità, che è assolutista, ossia sganciata dalla storia (nessuna radice nel passato), sganciata dalla natura umana (nessuna legge morale), sganciata dalla trascendenza (nessun Dio). Non aveva altro da dargli e infatti la serie termina con queste ultime e amare parole del padre rivolte al peluche di Jamie: «Mi dispiace ragazzo. Avrei potuto fare meglio». Ma non sa nemmeno lui - e insieme a lui gli autori - cosa sia quel meglio, perché a lui sconosciuto. E se non lo sai, potrai essere anche il padre più amorevole e presente del mondo ma servirà a poco.<br />Allora la terapia, per nulla facile, è tornare a riconnettersi con la tradizione personale, familiare e culturale, con la realtà delle cose che rimanda ad una morale oggettiva e soprattutto con Dio. Perché senza Padre non si è padri.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65584596</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:37:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65584596/una_societa_di_padri_senza_dio.mp3" length="9476904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8134

UNA SOCIETA' DI PADRI SENZA DIO, ECCO LA SERIE ADOLESCENCE di Tommaso Scandroglio
 
È un dramma e non è un giallo. 66,3 milioni di visualizzazioni in 11 giorni. Si tratta di Adolescence, serie tv...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8134" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8134</a><br /><br />UNA SOCIETA' DI PADRI SENZA DIO, ECCO LA SERIE ADOLESCENCE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />È un dramma e non è un giallo. 66,3 milioni di visualizzazioni in 11 giorni. Si tratta di Adolescence, serie tv britannica in onda sulla piattaforma Netflix. Il tredicenne Jamie Miller viene accusato di aver ucciso la coetanea Katie Leonard. Dieci minuti prima che si chiuda la prima puntata scopriamo che è vero: sì, è stato lui. Tutto qui. Oltre alla banalità del male a volte esiste anche la brevità del male che però è capace di riverberare i suoi effetti in profondità e a lungo.<br />Gli sceneggiatori Jack Thorne e Stephen Graham, che è anche il convincente interprete del padre di Jamie, hanno usato una vicenda iperbolica - un ragazzino che uccide una ragazzina - come lente d'ingrandimento per scrutare il mondo dell'adolescenza e il rapporto con la figura paterna.<br />Il cuore di questa serie è comprendere perché i ragazzi siano chiusi, violenti, incomprensibili, assenti, distanti e ribelli, insomma perché siano adolescenti. Thorne spiega al quotidiano The Guardian che Jamie «è il prodotto di genitori che non hanno visto, una scuola a cui non è importato nulla e un cervello che non l'ha fermato», oltre ai condizionamenti sociali, in specie Internet.<br />Partiamo dai genitori. L'idea dei creatori di Adolescence non è quella di gettare la croce addosso a questi. Il padre e la madre di Jamie sono persone equilibrate, prive di vizi, amorevoli con i figli, presenti, solide nel loro carattere. Così anche la sorella maggiore di Jamie. Quest'ultimo non ha subito abusi o traumi. Una famiglia, come si dice, normale. Ma, come ha accennato Thorne, non si sono accorti che in Jamie stava crescendo la mala pianta dell'odio, una disattenzione però non interamente a loro addebitabile: questi adolescenti sono indecifrabili come i codici che usano i ragazzi sui social per comunicare. È un'altra lingua, rivelatrice di un'altra cultura, di un altro mondo.<br />UNA SERIE SUGLI ADOLESCENTI E SUI PADRI<br />Adolescence è una serie sugli adolescenti e sui padri. Non sulle madri. Perché? Perché Jamie è maschio, anzi è un piccolo uomo mancato. Nelle quattro puntate - tutte girate in un vorticoso e vertiginoso unico piano sequenza - vi sono due figure paterne, entrambe positive, entrambi sui 50 anni: Eddie, il padre di Jamie, e Luke Bascombe, il detective incaricato del caso nonché padre di Adam che frequenta la stessa scuola di Jamie. Eddie e Luke sono virili, muscolosi, forti nell'aspetto e nelle scelte, decisi e risoluti. Come sono invece Jamie e Adam? Gracili (Jamie pare che abbia 10 anni), deboli (quando Jamie viene arrestato si urina nei pantaloni), esclusi dai compagni, bullizzati. Jamie, parlando con la psicologa, rivela che il padre si girava dall'altra parte quando, giocando a calcio, dava prova della propria inadeguatezza con il pallone. E inadeguatezza è la parola chiave. Jamie sa di essere la brutta copia di suo padre. Attenzione al particolare: Eddie ha conosciuto la madre di Jamie quando aveva 13 anni, la stessa età di Jamie quando ha ucciso la compagna. Jamie cerca l'approvazione del padre, il suo affetto, la sua stima e questi non delude, eppure nel confronto accesissimo e vibrante con la psicologa Jamie affranto ammette: «Sono brutto, il più brutto», pur non essendolo. Qui è la chiave di interpretazione più profonda di questa pellicola: in quel "brutto" c'è la distanza che lo separa dal modello paterno e dunque quel "brutto" certifica la mancanza di accettazione di sé, il rifiuto di sé, non tanto della propria identità, ma della percezione della stessa. Da qui l'odio, profondo, radicale, assoluto, accecante e devastante per sé e per gli altri, i compagni "riusciti" e le ragazze.<br />LA NON ACCETTAZIONE DI SÉ STESSO<br />L'ammissione di non accettazione di sé stesso ci conduce all'analisi...]]></itunes:summary><itunes:duration>593</itunes:duration><itunes:keywords>adolescence,adolescenza,disagi,padri,societasenzadio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3536cfc00b9ff43f3f575d41d72fa38c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fecondazione artificiale, dal figlio trans di Musk una verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fecondazione-artificiale-dal-figlio-trans-di-musk-una-verita--65584605</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8135" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8135</a><br /><br />FECONDAZIONE ARTIFICIALE, DAL FIGLIO TRANS DI MUSK UNA VERITA' di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Xavier Alexander Musk è figlio di Elon Musk. Nel 2022 decise di cambiare nome in Vivian Jenna Wilson perché si sentiva una ragazza. In un post su Threads critica la scelta del padre di farlo venire al mondo tramite la fecondazione artificiale sia perché si sente un prodotto acquistato sia perché il padre lo avrebbe selezionato tra gli altri embrioni a motivo del suo sesso maschile, sesso che lui avrebbe poi rifiutato. Ecco le parole di Xavier: «Il sesso che mi è stato assegnato alla nascita era una merce che è stata comprata e pagata. Quindi, quando ero femminile da bambino e poi sono diventato transgender, mi sono opposto al prodotto che veniva venduto. Quell'aspettativa di mascolinità contro cui ho dovuto ribellarmi per tutta la vita era una transazione monetaria. Una transazione monetaria. UNA TRANSAZIONE MONETARIA. Come c... può essere legale?».<br />Il giovane Xavier conferma che, come spesso accade, solo quando le condotte immorali ci toccano da vicino ne comprendiamo le storture. In secondo luogo, il figlio di Elon Musk giustamente si sente un prodotto, dato che è stato oggetto di una compravendita ed è stato selezionato in base al sesso. Come acquistare un'auto a seconda della marca o della cilindrata.<br />In terzo luogo, è interessante e insieme triste notare che il rifiuto del proprio sesso biologico potrebbe derivare anche e soprattutto dalla stessa tecnica di fecondazione extracorporea. Il rifiuto di sé - e il sesso biologico è aspetto identitario della persona - nasce dal rifiuto di come Xavier è venuto al mondo. La ferita inferta alla dignità di questo ragazzo non è stata superata e lui ha scelto un modo per sanare quella ferita che peggiorerà solo la sua condizione. Snodo cruciale è la sua frase: «Quell'aspettativa di mascolinità contro cui ho dovuto ribellarmi per tutta la vita era una transazione monetaria». Quanti ragazzi si ribellano alle aspettative dei genitori, le quali però nulla c'entrano con la loro identità, con la loro vocazione? Xavier si è sentito progettato, costruito a tavolino ben prima del concepimento e addirittura mercificato. Voluto non per sé, ma in quanto oggetto della soddisfazione dei genitori. Da qui il rifiuto radicale di quello Xavier programmato dal padre, per costruirne uno nuovo, tanto essenzialmente diverso dal precedente che avrebbe dovuto essere femmina. Da qui, poi, l'ovvia rottura con il padre.<br />E ora parliamo di lui, del Musk più famoso. Elon Musk non è un pro-vita, ma un pronatalista. Iniziate ad abituarvi a questo termine perché probabilmente diventerà sempre più diffuso a motivo del famigerato inverno demografico dell'Occidente. I pronatalisti sono a favore delle nascite e ad ogni costo. Insomma, per loro, il fine giustifica i mezzi. Questo particolare fa la differenza con i pro-life, i quali sono anche loro per l'incremento della natalità, ma non con qualsiasi mezzo.<br />Musk, da pronatalista, è a favore della fecondazione artificiale. Il padre di Tesla ha avuto 14 figli da 4 donne e almeno 5 di essi tramite fecondazione extracorporea. Musk però è un pronatalista impuro, non radicale; infatti è a favore dell'aborto, pratica che impedisce le nascite. Quando il Texas varò la famosa legge che impediva di abortire un bambino il cui cuore battesse, Musk, sicuramente ispirandosi a Stuart Mill, così commentò la notizia: «Credo nella massimizzazione della libertà individuale, a patto che non danneggi gli altri. Le posizioni estreme da entrambe le parti di questo dibattito sono perdenti». Peccato che l'aborto danneggi la libertà del nascituro, dato che lo uccide.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65584605</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:37:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65584605/fecondazione_artificiale_dal_figlio_trans_di_musk.mp3" length="4258305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8135

FECONDAZIONE ARTIFICIALE, DAL FIGLIO TRANS DI MUSK UNA VERITA' di Tommaso Scandroglio
 
Xavier Alexander Musk è figlio di Elon Musk. Nel 2022 decise di cambiare nome in Vivian Jenna Wilson perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8135" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8135</a><br /><br />FECONDAZIONE ARTIFICIALE, DAL FIGLIO TRANS DI MUSK UNA VERITA' di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Xavier Alexander Musk è figlio di Elon Musk. Nel 2022 decise di cambiare nome in Vivian Jenna Wilson perché si sentiva una ragazza. In un post su Threads critica la scelta del padre di farlo venire al mondo tramite la fecondazione artificiale sia perché si sente un prodotto acquistato sia perché il padre lo avrebbe selezionato tra gli altri embrioni a motivo del suo sesso maschile, sesso che lui avrebbe poi rifiutato. Ecco le parole di Xavier: «Il sesso che mi è stato assegnato alla nascita era una merce che è stata comprata e pagata. Quindi, quando ero femminile da bambino e poi sono diventato transgender, mi sono opposto al prodotto che veniva venduto. Quell'aspettativa di mascolinità contro cui ho dovuto ribellarmi per tutta la vita era una transazione monetaria. Una transazione monetaria. UNA TRANSAZIONE MONETARIA. Come c... può essere legale?».<br />Il giovane Xavier conferma che, come spesso accade, solo quando le condotte immorali ci toccano da vicino ne comprendiamo le storture. In secondo luogo, il figlio di Elon Musk giustamente si sente un prodotto, dato che è stato oggetto di una compravendita ed è stato selezionato in base al sesso. Come acquistare un'auto a seconda della marca o della cilindrata.<br />In terzo luogo, è interessante e insieme triste notare che il rifiuto del proprio sesso biologico potrebbe derivare anche e soprattutto dalla stessa tecnica di fecondazione extracorporea. Il rifiuto di sé - e il sesso biologico è aspetto identitario della persona - nasce dal rifiuto di come Xavier è venuto al mondo. La ferita inferta alla dignità di questo ragazzo non è stata superata e lui ha scelto un modo per sanare quella ferita che peggiorerà solo la sua condizione. Snodo cruciale è la sua frase: «Quell'aspettativa di mascolinità contro cui ho dovuto ribellarmi per tutta la vita era una transazione monetaria». Quanti ragazzi si ribellano alle aspettative dei genitori, le quali però nulla c'entrano con la loro identità, con la loro vocazione? Xavier si è sentito progettato, costruito a tavolino ben prima del concepimento e addirittura mercificato. Voluto non per sé, ma in quanto oggetto della soddisfazione dei genitori. Da qui il rifiuto radicale di quello Xavier programmato dal padre, per costruirne uno nuovo, tanto essenzialmente diverso dal precedente che avrebbe dovuto essere femmina. Da qui, poi, l'ovvia rottura con il padre.<br />E ora parliamo di lui, del Musk più famoso. Elon Musk non è un pro-vita, ma un pronatalista. Iniziate ad abituarvi a questo termine perché probabilmente diventerà sempre più diffuso a motivo del famigerato inverno demografico dell'Occidente. I pronatalisti sono a favore delle nascite e ad ogni costo. Insomma, per loro, il fine giustifica i mezzi. Questo particolare fa la differenza con i pro-life, i quali sono anche loro per l'incremento della natalità, ma non con qualsiasi mezzo.<br />Musk, da pronatalista, è a favore della fecondazione artificiale. Il padre di Tesla ha avuto 14 figli da 4 donne e almeno 5 di essi tramite fecondazione extracorporea. Musk però è un pronatalista impuro, non radicale; infatti è a favore dell'aborto, pratica che impedisce le nascite. Quando il Texas varò la famosa legge che impediva di abortire un bambino il cui cuore battesse, Musk, sicuramente ispirandosi a Stuart Mill, così commentò la notizia: «Credo nella massimizzazione della libertà individuale, a patto che non danneggi gli altri. Le posizioni estreme da entrambe le parti di questo dibattito sono perdenti». Peccato che l'aborto danneggi la libertà del nascituro, dato che lo uccide.]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>fecondazioneartificiale,musk,prodottoacquistato,rifiutodisè,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8dd03c9fb23816f8db04ff2ef62ab712.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Femminicidio, tre criticità e un sospetto: il politically correct</title><link>https://www.spreaker.com/episode/femminicidio-tre-criticita-e-un-sospetto-il-politically-correct--65785710</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8150" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8150</a><br /><br />FEMMINICIDIO, TRE CRITICITA' E UN SOSPETTO: IL POLITICALLY CORRECT di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un disegno di legge sul femminicidio è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo scorso, alla vigilia della Giornata internazionale della donna. La bozza che il Governo ha fatto circolare così recita: «Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l'esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l'espressione della sua personalità, è punito con l'ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo, si applica l'articolo 575» del Codice penale, che prevede una pena non inferiore a 21 anni. Dunque, siamo di fronte ad un reato speciale: se l'omicidio viene commesso perseguendo alcune finalità la pena è certamente l'ergastolo. Qualora mancassero tali finalità la condotta regredisce a semplice omicidio, punibile solo eventualmente con l'ergastolo.<br />Questo reato autonomo presenta diverse criticità.<br />La prima riguarda il lato probatorio: i moti del foro interno per essere sanzionati devono appalesarsi in modo chiaro nel foro esterno. Tradotto, le malevoli intenzioni che muoverebbero l'omicida devono poi concretarsi in atti da cui è poi possibile risalire in modo inequivocabile alle medesime intenzioni. Ad esempio, secondo il Ddl, Tizio può scontare il carcere a vita per aver ucciso Caia perché la odiava in quanto donna. Occorrerebbero testi scritti, video, testimonianze che provassero non un generico odio di Tizio verso le donne, ma verso Caia in quanto donna. Molto difficile. Con il Ddl sul femminicidio si potrebbe rischiare allora di imbastire una processo alle intenzioni più supposte che provate.<br />Secondo inciampo: mancanza di tassatività della norma o indeterminatezza della fattispecie. Manca cioè la descrizione precisa delle condotte che potrebbero condurre il reo a scontare l'ergastolo. In altre parole, il cittadino deve conoscere in anticipo e con precisione quali atti confluiranno nel nuovo reato. Altrimenti la determinazione della fattispecie sarà in mano al libero giudizio dei giudici che è molto imprevedibile. Il problema, perciò, è la genericità di alcuni termini ed espressioni indicanti quelle motivazioni peculiari capaci di qualificare l'omicidio come femminicidio. Proviamo ad esemplificare per ogni finalità incriminatrice. La discriminazione verso la vittima in quanto donna. Tizio uccide Caia, sua collega di lavoro, per invidia: Caia ha avuto una promozione che Tizio pensava spettasse a lui. Facile far assorbire la motivazione riguardante l'invidia dalla motivazione "discriminazione in quanto donna", perché si potrebbe argomentare che chi invidia una donna per motivi professionali la discrimina. Ma lo stesso potrebbe avvenire per un uomo, ribattiamo noi.<br />L'ODIO HA I CONFINI SFUMATI<br />Passiamo all'odio verso la vittima in quanto donna. Cosa si intende per odio secondo il Ddl? Non è dato di saperlo. L'odio, al pari di tutti i sentimenti, ha i confini sfumati. Ma su quei confini il reo può giocarsi la "fine pena mai". Si correrebbe dunque il rischio che un giudice possa giudicare un certo atteggiamento anche solo antipatico dell'omicida verso la vittima come odio e un altro giudice invece avrebbe potuto giudicarlo penalmente irrilevante proprio perché ognuno interpreta il concetto di "odio" in modo soggettivo, non esistendo una definizione giuridica oggettiva e dunque vincolante per tutti.<br />Altra finalità dell'omicidio che potrebbe far qualificare quest'ultimo come femminicidio: la repressione dell'esercizio dei diritti e delle libertà della donna. In primo luogo, qual è la differenza per questo Ddl tra diritti e libertà? Non è dato saperlo. In secondo luogo: quali diritti e quali libertà configurano il reato di femminicidio? Pare che siano tutti, dato che non sono specificati. Dunque, posto che l'esegesi sia corretta, se, ad esempio, Tizio uccidesse Caia per motivi di eredità scatterebbe il reato di femminicidio.<br />Infine l'ultima finalità legata ad un omicidio di una donna che merita l'ergastolo sarebbe quella della repressione dell'espressione della sua personalità. Anche in questo caso la locuzione è così generica che può e forse deve confluire in essa qualsiasi manifestazione caratteriale. Dunque, qualsiasi omicidio di donna motivato dalla personalità della vittima diventerebbe femminicidio. Uccisa perché troppo socievole, troppo introversa, troppo spigliata, troppo brava nel lavoro, etc. Qualsiasi "troppo" meriterebbe l'ergastolo.<br />Se mettiamo insieme tutte queste motivazioni legittimanti l'ergastolo scopriamo che qualsiasi omicidio di donna potenzialmente sarebbe un femminicidio proprio perché le motivazioni che configurano il femminicidio sono così ad ampio spettro che sarebbe ben difficile sfuggire al suo raggio di applicazione.<br />DISCRIMINATORIO VERSO GLI UOMINI<br />Ma veniamo alla critica forse più rilevante a questo Ddl. Per articolarla ricorriamo ad un esempio: Tizio uccide Caia perché lo ha lasciato. Certamente ergastolo. A ruoli invertiti l'ergastolo è solo una eventualità. Dunque, questo Ddl è discriminatorio verso gli uomini e quindi viola l'art. 3 della Costituzione, il quale così recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso» etc. Il Ddl privilegia il sesso femminile in modo ingiustificato. Perché non esiste un'uguale norma che sanziona con l'ergastolo l'omicidio per le medesime motivazioni contenute nel Ddl? Dunque, la nostra critica non riguarda la pena dell'ergastolo per chi uccide una donna - ben venga - bensì la disparità di trattamento immotivata tra donne e uomini, quasi che le prime abbiano maggiore dignità rispetto ai secondi.<br />C'è ad aggiungere che il trattamento di favore verso le donne non riguarda solo il reato di omicidio. Infatti, il Ddl prevede delle aggravanti qualora le motivazioni presenti nel reato di femminicidio siano le medesime che portano a commettere quell'insieme di delitti compresi sotto la dizione "Codice rosso" a danno delle donne: maltrattamenti di familiari, minacce, revenge porn, stalking, violenza sessuale e lesioni permanenti al viso.<br />Il sospetto quindi che questo Ddl sia espressione del politicamente corretto in chiave femminista e doveroso ossequio alla direttiva UE n.1385/2024 sulla violenza sulle donne è dunque elevato.<br />Si obietterà che questo nuovo reato è motivato dalla situazione di vulnerabilità delle donne. E allora seguendo la stessa logica dovremmo avere altri reati speciali per altrettante categorie sociali fragili e vulnerabili: l'omicidio di anziani, disabili, disoccupati, extracomunitari, persone di colore, credenti, etc. compiuti per le stesse motivazioni presenti nel Ddl. In realtà il nostro ordinamento giuridico già tutela i reati a danno di queste categorie prevedendo le cosiddette aggravanti comuni, in specie per aver agito per motivi abietti e futili o per aver approfittato della condizione della persona in modo tale da aver ostacolato la difesa privata. Circostanze aggravanti che potrebbero essere applicate benissimo anche nel caso di omicidio di una donna in quanto donna.<br />IL NUMERO DEI FEMMINICIDI NON CALA<br />Un'altra obiezione potrebbe essere la seguente: le proporzioni del fenomeno in cui assistiamo all'uccisione di una donna ogni tre giorni richiedono una norma penale speciale. La risposta si articola secondo due direttrici. In primo luogo, se applicassimo le motivazioni del Ddl agli omicidi di uomini, i maschicidi supererebbero i femminicidi per numero. Infatti, già oggi la maggior parte delle vittime di omicidi sono uomini. Ciò per dire che usando i criteri punitivi del Ddl in relazione agli uomini, la vera emergenza sarebbero i maschicidi. Quanti omicidi di uomini commessi per reprimere i loro diritti, le loro libertà o motivati dal carattere della persona.<br />In secondo luogo, non è creando una norma ad hoc che si debellerà il fenomeno dei femminicidi, bensì investendo sulla educazione delle coscienze. La legge n. 69 del 2019, denominata "Codice Rosso" e voluta proprio per tutelare maggiormente le donne, ha introdotto nuove fattispecie di reato ed ha inasprito le pene di altri reati già esistenti. Eppure il numero annuo di femminicidi non è calato, così come ammesso qualche giorno fa dallo stesso Ministro della famiglia Eugenia Roccella, una delle promotrici del Ddl sul femminicidio: «Nonostante gli strumenti innovativi già adottati il numero dei femminicidi non cala».<br />Una terza obiezione potrebbe venire proprio dal Ministro Roccella che sul Ddl femminicidio ha sottolineato che «introdurre il reato di femminicidio è soprattutto un tentativo di produrre un mutamento culturale». Insomma, sanzioniamo con il massimo della pena chi uccide una donna per educare le masse. Ciò è errato perché configurerebbe un ingiusto uso dello strumento penale a scopo pedagogico. La prima preoccupazione del legislatore penale deve essere quella di irrogare una giusta pena commisurata al valore del bene leso e alla volontarietà dell'azione, non commisurata al progresso dell'educazione collettiva. Che poi la giusta pena serva anche da monito alle persone è sì uno scopo buono della norma, ma subordinato alla volontà di calibrare la pena secondo la natura della condotta e la responsabilità soggettiva.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65785710</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:37:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65785710/femminicidio.mp3" length="8373891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8150

FEMMINICIDIO, TRE CRITICITA' E UN SOSPETTO: IL POLITICALLY CORRECT di Tommaso Scandroglio
 
Un disegno di legge sul femminicidio è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo scorso, alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8150" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8150</a><br /><br />FEMMINICIDIO, TRE CRITICITA' E UN SOSPETTO: IL POLITICALLY CORRECT di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un disegno di legge sul femminicidio è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo scorso, alla vigilia della Giornata internazionale della donna. La bozza che il Governo ha fatto circolare così recita: «Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l'esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l'espressione della sua personalità, è punito con l'ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo, si applica l'articolo 575» del Codice penale, che prevede una pena non inferiore a 21 anni. Dunque, siamo di fronte ad un reato speciale: se l'omicidio viene commesso perseguendo alcune finalità la pena è certamente l'ergastolo. Qualora mancassero tali finalità la condotta regredisce a semplice omicidio, punibile solo eventualmente con l'ergastolo.<br />Questo reato autonomo presenta diverse criticità.<br />La prima riguarda il lato probatorio: i moti del foro interno per essere sanzionati devono appalesarsi in modo chiaro nel foro esterno. Tradotto, le malevoli intenzioni che muoverebbero l'omicida devono poi concretarsi in atti da cui è poi possibile risalire in modo inequivocabile alle medesime intenzioni. Ad esempio, secondo il Ddl, Tizio può scontare il carcere a vita per aver ucciso Caia perché la odiava in quanto donna. Occorrerebbero testi scritti, video, testimonianze che provassero non un generico odio di Tizio verso le donne, ma verso Caia in quanto donna. Molto difficile. Con il Ddl sul femminicidio si potrebbe rischiare allora di imbastire una processo alle intenzioni più supposte che provate.<br />Secondo inciampo: mancanza di tassatività della norma o indeterminatezza della fattispecie. Manca cioè la descrizione precisa delle condotte che potrebbero condurre il reo a scontare l'ergastolo. In altre parole, il cittadino deve conoscere in anticipo e con precisione quali atti confluiranno nel nuovo reato. Altrimenti la determinazione della fattispecie sarà in mano al libero giudizio dei giudici che è molto imprevedibile. Il problema, perciò, è la genericità di alcuni termini ed espressioni indicanti quelle motivazioni peculiari capaci di qualificare l'omicidio come femminicidio. Proviamo ad esemplificare per ogni finalità incriminatrice. La discriminazione verso la vittima in quanto donna. Tizio uccide Caia, sua collega di lavoro, per invidia: Caia ha avuto una promozione che Tizio pensava spettasse a lui. Facile far assorbire la motivazione riguardante l'invidia dalla motivazione "discriminazione in quanto donna", perché si potrebbe argomentare che chi invidia una donna per motivi professionali la discrimina. Ma lo stesso potrebbe avvenire per un uomo, ribattiamo noi.<br />L'ODIO HA I CONFINI SFUMATI<br />Passiamo all'odio verso la vittima in quanto donna. Cosa si intende per odio secondo il Ddl? Non è dato di saperlo. L'odio, al pari di tutti i sentimenti, ha i confini sfumati. Ma su quei confini il reo può giocarsi la "fine pena mai". Si correrebbe dunque il rischio che un giudice possa giudicare un certo atteggiamento anche solo antipatico dell'omicida verso la vittima come odio e un altro giudice invece avrebbe potuto giudicarlo penalmente irrilevante proprio perché ognuno interpreta il concetto di "odio" in modo soggettivo, non esistendo una definizione giuridica oggettiva e dunque vincolante per tutti.<br />Altra finalità dell'omicidio che potrebbe far qualificare quest'ultimo come femminicidio: la repressione dell'esercizio dei diritti e delle libertà della donna. In primo luogo, qual è la differenza per questo Ddl tra diritti e libertà? Non è dato saperlo. In secondo luogo: quali diritti e quali libertà configurano il reato...]]></itunes:summary><itunes:duration>524</itunes:duration><itunes:keywords>criticità,femminicidio,maschicidi,meloni,politicallycorrect</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdcf44836202bca6f053993e77b1c77a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cineforum trans in diocesi di Padova: bibbia e magistero calpestati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cineforum-trans-in-diocesi-di-padova-bibbia-e-magistero-calpestati--65785708</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8148" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8148</a><br /><br />CINEFORUM TRANS IN DIOCESI DI PADOVA: BIBBIA E MAGISTERO CALPESTATI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Leggiamo su La difesa del popolo, settimanale della diocesi di Padova: «Sono le storie e i percorsi dell'identità di genere il focus del nuovo cineforum "Le correnti del possibile" [dal 26 marzo al 14 maggio] proposto dall'associazione Con-TeStare Sportello Attivo Transgender (Centro Onig) di Padova in collaborazione con il cinema Esperia di via Chiesanuova a Padova [cinema della Parrocchia di Santa Maria Assunta in Chiesanuova]».<br />Il settimanale della diocesi riporta poi le parole di Chiara Cappelletti, vicepresidente di Con-TeStare: «Con questa iniziativa desideriamo approfondire l'argomento delle molteplicità dell'identità di genere nei vari aspetti della vita delle persone. I film scelti approfondiscono la bellezza e la pluralità di quello che può essere l'esperienza di una persona transgender e gender diverse». Nelle tre serate, aggiunge La difesa del popolo, interverranno «i genitori di figli e figlie in percorso di affermazione di genere (Con-TeSiamo) e le persone Tgd (transgender e di genere diverso) in percorso di affermazione di genere (Con-TeAma)». Umberto Bodon, incaricato per la gestione della sala del cinema Esperia, afferma: «Pensiamo che una sala comunitaria in un ambiente ecclesiale, come il nostro, debba essere uno spazio aperto a tutti».<br />Non ci siamo. Come sempre. La transessualità non è da promuovere e ce lo dice la morale, la Sacra Scrittura, il Magistero e la scienza. Sul piano morale il sesso biologico è aspetto identitario della persona. Non il sesso in generale, bensì il sesso maschile è elemento identitario per gli uomini e il sesso femminile è elemento identitario per le donne (clicca qui per un approfondimento). Il sesso biologico non potrà mai essere un dato errato della persona, una malattia da debellare. Non è il sesso che deve mutare per adeguarsi alla mente, bensì è la mente che deve adeguarsi al dato reale della sessualità, deve riconoscere il proprio sesso biologico perché è anche lì che risiede la nostra identità personale. Voler "cambiar" sesso è un atto intrinsecamente malvagio.<br />LA PAROLA DI DIO<br />Passiamo alla Sacra Scrittura. In Genesi 1,27 possiamo leggere che Dio «li creò maschio e femmina». È un dato costitutivo e fondativo della persona - si usa il verbo "creare" - che viene da Dio e quindi non può essere errato. Passiamo a san Paolo: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10). Gli effeminati sono le persone transessuali. Non possono essere le persone omosessuali perché queste vengono indicate subito dopo con il termine "sodomiti". Sarebbe irragionevole pensare ad una ripetizione di categoria. Dunque la Sacra Scrittura è chiarissima nell'indicare come materia grave il tentativo di "cambiare" sesso, di apparire e comportarsi come persone del sesso opposto. La condanna della transessualità è quindi esplicitamente di diritto positivo divino.<br />Sul fronte del Magistero, oltre a rimandare alle moltissime catechesi di Giovanni Paolo II sul corpo, ricordiamo innanzitutto il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale» (2333). Poi citiamo Benedetto XVI: «Il sesso [...] non è più un dato originario della natura che l'uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente» (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012). Infine Il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari: «Non si può violare l'integrità fisica di una persona per la cura di un male d'origine psichica o spirituale. Qui non si danno organi malati o malfunzionanti. Così che la loro manipolazione medico-chirurgica è un'alterazione arbitraria dell'integrità fisica della persona» (Carta degli operatori sanitari, n°66, nota 148).<br />Infine abbiamo il versante scientifico. Non si contano più gli studi che mettono in evidenza i danni di carattere psicofisico e sociale provocati dal "cambio" di sesso. Vogliamo qui citarne solo alcuni che riguardano forse il danno peggiore: il suicidio o il tentativo di suicidio. Li citiamo non solo perché il tentativo di suicidarsi dopo la "transizione" è sintomo che il "cambio" di sesso non è la soluzione bensì il problema, ma anche perché molti attivisti sostengono l'opposto: se non "cambi" sesso rischi il suicidio.<br />LA SCIENZA<br />Il primo studio, del 2024, rappresenta ad oggi la più estesa ricerca su questo specifico rischio, dato che ha interessato 90 milioni di pazienti nell'arco di 20 anni (2003-2023). Il titolo dello studio è Rischio di suicidio e autolesionismo dopo un intervento chirurgico di affermazione di genere. La conclusione è la seguente: «Gli individui sottoposti a intervento chirurgico di affermazione di genere avevano un rischio di tentativo di suicidio 12,12 volte superiore rispetto a quelli che non lo avevano fatto». Ben 12 volte superiore.<br />Un altro studio (del 2014) - Tentativi di suicidio tra adulti transgender e non conformi al genere - ci informa che, se il tasso di tentativi di suicidio negli USA si assesta intorno al 4,5% della popolazione, di contro il 42% degli uomini in cura ormonale per "diventare" donne e il 46% delle donne in cura ormonale per "diventare" uomini hanno tentato il suicidio almeno una volta nella vita.<br />Un ulteriore studio scientifico (pubblicato il 25 febbraio 2025), è il seguente: Esame dei rischi per la salute mentale legati al genere dopo un intervento chirurgico di riaffermazione di genere: uno studio di database nazionale. Lo studio, i cui dati si riferiscono alla decade 2014-2024, così conclude: «Su 107.583 pazienti, le coorti abbinate hanno dimostrato che coloro che si sono sottoposti a intervento chirurgico presentavano un rischio significativamente più elevato di depressione, ansia, ideazione suicidaria e disturbi da uso di sostanze rispetto a coloro che non si sono sottoposti a intervento chirurgico».<br />Se guardiamo invece alla fascia di età 12-20 anni, lo studio Stima del rischio di tentato suicidio tra i giovani appartenenti alle minoranze sessuali: una revisione sistematica e una meta-analisi (meta analisi di 35 studi) ci informa che gli adolescenti transgender sono i più esposti al rischio suicidio: 5,77 volte superiore rispetto ai loro coetanei che non hanno intrapreso nessun percorso di "transizione".<br />Una possibile obiezione è la seguente: il disagio psicologico nasce dalla transfobia, dalla mancata accettazione sociale. Non è così. La prova viene da due studi scientifici sui disagi psicologici dell'omosessualità e transessualità. Nel primo, Sessualità omosessuale e disturbi psichiatrici nel secondo studio olandese sulla salute mentale e sull'incidenza , si analizzano i disturbi legati all'omosessualità nell'arco di 18 anni, dal 1996 al 2014 nei Paesi Bassi. Risultato: l'incidenza dei disturbi non è mutata nel tempo; eppure nel tempo, e soprattutto nei Paesi Bassi, l'accettazione dell'omosessualità è cresciuta in modo esponenziale. Dunque, il disagio nasce dalla condizione omosessuale, non da una presunta omofobia. Parimenti si potrebbe dire della transessualità per analogia di situazioni sociali. E infatti nel secondo studio, Stress, sofferenza e tentativi di suicidio delle minoranze in tre coorti di adulti appartenenti a minoranze sessuali: un campione probabilistico statunitense che riguarda sia l'omosessualità che la transessualità, i ricercatori, omosessuali dichiarati, hanno concluso che i disagi psicologici per gay e trans non derivano da presunte discriminazioni.<br />E dunque, gentile parroco di Santa Maria Assunta e gentile vescovo di Padova, interrompete subito questo ciclo di film dedicati alla transessualità se avete a cuore il bene delle persone.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65785708</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:36:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65785708/cineforum_trans_in_diocesi_di_padova.mp3" length="9163857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8148

CINEFORUM TRANS IN DIOCESI DI PADOVA: BIBBIA E MAGISTERO CALPESTATI
di Tommaso Scandroglio
 
Leggiamo su La difesa del popolo, settimanale della diocesi di Padova: «Sono le storie e i percorsi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8148" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8148</a><br /><br />CINEFORUM TRANS IN DIOCESI DI PADOVA: BIBBIA E MAGISTERO CALPESTATI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Leggiamo su La difesa del popolo, settimanale della diocesi di Padova: «Sono le storie e i percorsi dell'identità di genere il focus del nuovo cineforum "Le correnti del possibile" [dal 26 marzo al 14 maggio] proposto dall'associazione Con-TeStare Sportello Attivo Transgender (Centro Onig) di Padova in collaborazione con il cinema Esperia di via Chiesanuova a Padova [cinema della Parrocchia di Santa Maria Assunta in Chiesanuova]».<br />Il settimanale della diocesi riporta poi le parole di Chiara Cappelletti, vicepresidente di Con-TeStare: «Con questa iniziativa desideriamo approfondire l'argomento delle molteplicità dell'identità di genere nei vari aspetti della vita delle persone. I film scelti approfondiscono la bellezza e la pluralità di quello che può essere l'esperienza di una persona transgender e gender diverse». Nelle tre serate, aggiunge La difesa del popolo, interverranno «i genitori di figli e figlie in percorso di affermazione di genere (Con-TeSiamo) e le persone Tgd (transgender e di genere diverso) in percorso di affermazione di genere (Con-TeAma)». Umberto Bodon, incaricato per la gestione della sala del cinema Esperia, afferma: «Pensiamo che una sala comunitaria in un ambiente ecclesiale, come il nostro, debba essere uno spazio aperto a tutti».<br />Non ci siamo. Come sempre. La transessualità non è da promuovere e ce lo dice la morale, la Sacra Scrittura, il Magistero e la scienza. Sul piano morale il sesso biologico è aspetto identitario della persona. Non il sesso in generale, bensì il sesso maschile è elemento identitario per gli uomini e il sesso femminile è elemento identitario per le donne (clicca qui per un approfondimento). Il sesso biologico non potrà mai essere un dato errato della persona, una malattia da debellare. Non è il sesso che deve mutare per adeguarsi alla mente, bensì è la mente che deve adeguarsi al dato reale della sessualità, deve riconoscere il proprio sesso biologico perché è anche lì che risiede la nostra identità personale. Voler "cambiar" sesso è un atto intrinsecamente malvagio.<br />LA PAROLA DI DIO<br />Passiamo alla Sacra Scrittura. In Genesi 1,27 possiamo leggere che Dio «li creò maschio e femmina». È un dato costitutivo e fondativo della persona - si usa il verbo "creare" - che viene da Dio e quindi non può essere errato. Passiamo a san Paolo: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10). Gli effeminati sono le persone transessuali. Non possono essere le persone omosessuali perché queste vengono indicate subito dopo con il termine "sodomiti". Sarebbe irragionevole pensare ad una ripetizione di categoria. Dunque la Sacra Scrittura è chiarissima nell'indicare come materia grave il tentativo di "cambiare" sesso, di apparire e comportarsi come persone del sesso opposto. La condanna della transessualità è quindi esplicitamente di diritto positivo divino.<br />Sul fronte del Magistero, oltre a rimandare alle moltissime catechesi di Giovanni Paolo II sul corpo, ricordiamo innanzitutto il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale» (2333). Poi citiamo Benedetto XVI: «Il sesso [...] non è più un dato originario della natura che l'uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente» (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012). Infine Il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari:...]]></itunes:summary><itunes:duration>573</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,cineforumtrans,diocesidipadova,magistero,scienza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea89c507664eae88e3d193b9f1cee6a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Papa Francesco: da Amoris Laetitia a Fiducia Supplicans, la morale ribaltata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/papa-francesco-da-amoris-laetitia-a-fiducia-supplicans-la-morale-ribaltata--65785709</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8149" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8149</a><br /><br />PAPA FRANCESCO: DA AMORIS LAETITIA A FIDUCIA SUPPLICANS, LA MORALE RIBALTATA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />In merito alle tematiche di morale naturale il pontificato di Francesco ha segnato un momento di radicale rottura con la dottrina cattolica. Ricordiamo qui di seguito le tappe principali del percorso intrapreso da Francesco che ha toccato alcuni temi eticamente sensibili.<br />In principio fu Amoris laetitia a far comprendere a tutti che l'approccio sulle questioni morali era cambiato radicalmente. Eravamo nel 2016. Il paragrafo 305 insieme alla famigerata nota 351 di questa Esortazione tentava di conciliare l'inconciliabile: l'adultero, nei casi in cui è incolpevole o non pienamente colpevole, può accostarsi all'Eucarestia rimanendo adultero. Nello stesso anno viene pubblicata una lettera dei vescovi della regione di Buenos Aires, dal titolo Accompagnare, discernere e integrare le fragilità, che ammettono alla comunione i divorziati risposati. Francesco dichiara che «il testo è molto buono e spiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non c'è altra interpretazione». La lettera e il commento del Papa confluiscono nel 2017 negli Acta Apostolicae Sedis, diventando così Magistero autentico.<br />Per continuità di materia rammentiamo due lettere motu proprio datae dal titolo Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, entrambe pubblicate nel 2015 e che riguardano la riforma del processo canonico di dichiarazione di nullità matrimoniale. All'art. 14 § 1 del primo motu proprio si indicano una serie di circostanze che di per sé non sono cause di nullità, ma che per Francesco possono consentire la trattazione della causa. L'operazione sottesa è quella di far apparire un matrimonio umanamente fallito come matrimonio canonicamente nullo. Tra Amoris laetitia e quest'ultima lettera, l'indissolubilità matrimoniale esce malconcia. Il nuovo corso dottrinale in merito al matrimonio ha inevitabilmente portato poi a ridisegnare in modo radicale la natura dell'Istituto Giovanni Paolo II su Matrimonio e Famiglia.<br />ABORTO, EUTANASIA, PENA DI MORTE<br />Sull'aborto, celebre è l'immagine, usata da Francesco in più occasioni, dei medici che diventano sicari. Però, poi s'intratteneva con colei che si era battuta per legalizzare la professione di sicario, Emma Bonino, e non certo per tentare di convertirla, anche perché per lui sarebbe stato una forma inaccettabile di proselitismo, bensì per incensarla: «Un esempio di libertà e resistenza», le aveva detto nell'ultimo incontro. Sì, libertà da e resistenza contro la legge morale.<br />In materia di eutanasia, segnaliamo la lettera del 2020 dell'allora Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo Samaritanus bonus che segna invece una continuità con il Magistero di sempre sul tema dell'eutanasia. Continuità invece contestata in più punti nel Piccolo lessico del fine-vita edito dalla Pontificia Accademia per la Vita nel 2024. Ambiguo poi, in alcuni suoi passaggi, il messaggio del Papa del 2017 al convegno della World Medical Association sul tema dell'eutanasia.<br />In tema di morale naturale, non possiamo non ricordare l'eliminazione nel 2018 della pena di morte dal Catechismo della Chiesa Cattolica: da azione moralmente buona nel rispetto di alcuni criteri a malum in se. La decisione è stata rilevante anche perché si è trattato del primo e unico intervento di modifica del Catechismo da parte di Francesco.<br />Chiudendo questa rapida carrellata di interventi del Magistero sulle tematiche morali, il primo posto per eterodossia conclamata spetta di certo al documento del Dicastero per la Dottrina della Fede Fiducia supplicans che ha aperto alla benedizione di coppie omosessuali e coppie irregolari. Sicuramente, insieme alla Dichiarazione di Abu Dhabi, il peggior documento firmato da un Pontefice nella storia della Chiesa perché benedicendo relazioni intrinsecamente disordinate le qualifica in senso positivo dal punto di vista morale.<br />MORALE SCIVOLATA IN SOGGETTIVISMO E RELATIVISMO<br />Da cosa sono state determinate simili derive eterodosse? [...] La cifra caratteristica del pontificato appena concluso è l'elaborazione di una morale senza metafisica. Secondo la tradizione classica e quella cattolica, il fondamento prossimo della morale naturale risiede nella dignità della persona, nella sua intrinseca preziosità data dal corpo e dall'anima razionale che informa questo corpo (il fondamento remoto è Dio). Da questo dato gnoseologico scaturiscono i principi di legge naturale che sono oggettivi, immutabili, universali e assoluti. In merito a quest'ultimo aspetto ricordiamo gli assoluti morali, ossia il fatto che esistono azioni sempre e comunque gravemente lesive della dignità personale e quindi da evitarsi sempre.<br />L'approccio di Francesco alla morale ha messo in secondo piano, se non eliminato, il dato spirituale dell'antropologia, ossia ha misconosciuto la rilevanza paradigmatica dell'anima razionale. Eliminato il riferimento metafisico, la morale è scivolata nell'empirismo, nella fenomenologia etica, nello storicismo, nell'immanentismo e dunque ha scolorato i principi dottrinali in soggettivismo, relativismo, situazionsimo e utilitarismo. Le prove di questa deriva sono state evidenti. L'attenzione dei dicasteri e del Papa è stata catturata quasi esclusivamente da tematiche legate alla povertà materiale, al lavoro, al disagio e all'emarginazione sociale, all'immigrazione, alla sofferenza psicologica come la solitudine, all'esclusione sociale, all'ambiente. In breve, la morale naturale è stata scalzata dalla giustizia sociale. Se la visione antropologica dimentica l'anima razionale, le esigenze dell'uomo saranno solo materiali, perché l'uomo sarà solo il suo corpo. Ecco l'immanentismo.<br />LO STORICISMO COME METRO DI GIUDIZIO<br />Se poi il paradigma è la realtà empirica, questa muta nel tempo. Lo storicismo diventa così metro di giudizio anche etico e metro da usarsi anche con il Vangelo che deve essere contestualizzato, accomodato secondo le esigenze della contemporaneità e non calato dall'alto in modo astratto. Il transeunte diviene chiave interpretativa dei principi di fede e morale, che di loro sono atemporali. E così anche i principi morali possono e devono mutare e le azioni intrinsecamente malvagie una volta erano tali ma oggi possono non esserlo più. Avremo così una morale che si modella secondo il reale, non nel senso che occorre trovare le modalità più efficaci per declinare gli immutabili principi etici nel contingente, ma nel senso di rendere contingenti questi principi. Da qui il situazionismo, la priorità del particolare sull'universale che trova sua espressione peculiare nel famigerato discernimento, espediente per mettere all'angolo i mala in se e in cui la coscienza non è più luogo della declinazione della verità nella circostanza particolare, bensì luogo della creazione di verità personali, individuate per soddisfare piaceri e utilità ugualmente personali.<br />All'universalità della natura umana con le sue altrettante universali esigenze morali di base si sostituisce così la particolarità delle singole esistenze con le loro altrettante singole esigenze morali. Questa dinamica prende il nome di relativismo soggettivista. Ecco allora dichiarare guerra ai dogmi, alle leggi, ai principi, gabbie formali che soffocano la multiforme realtà. Non è più quest'ultima che si deve conformare al principio, ma viceversa. L'etica è investita da un moto non più trascendente, bensì discendente.<br />L'eredità che Francesco ha lasciato al suo successore è piena di debiti verso la verità e il bene. Quest'ultimo avrà di fronte a sé alla fine solo tre soluzioni, di cui l'ultima è l'unica corretta: conservare questo orientamento senza continuare nell'opera di distruzione; avanzare nella stessa direzione; invertire la rotta.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65785709</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 20:36:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65785709/papa_francesco_da_amoris_laetitia_a_fiducia_supplicans.mp3" length="9066068" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8149

PAPA FRANCESCO: DA AMORIS LAETITIA A FIDUCIA SUPPLICANS, LA MORALE RIBALTATA
di Tommaso Scandroglio
 
In merito alle tematiche di morale naturale il pontificato di Francesco ha segnato un momento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8149" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8149</a><br /><br />PAPA FRANCESCO: DA AMORIS LAETITIA A FIDUCIA SUPPLICANS, LA MORALE RIBALTATA<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />In merito alle tematiche di morale naturale il pontificato di Francesco ha segnato un momento di radicale rottura con la dottrina cattolica. Ricordiamo qui di seguito le tappe principali del percorso intrapreso da Francesco che ha toccato alcuni temi eticamente sensibili.<br />In principio fu Amoris laetitia a far comprendere a tutti che l'approccio sulle questioni morali era cambiato radicalmente. Eravamo nel 2016. Il paragrafo 305 insieme alla famigerata nota 351 di questa Esortazione tentava di conciliare l'inconciliabile: l'adultero, nei casi in cui è incolpevole o non pienamente colpevole, può accostarsi all'Eucarestia rimanendo adultero. Nello stesso anno viene pubblicata una lettera dei vescovi della regione di Buenos Aires, dal titolo Accompagnare, discernere e integrare le fragilità, che ammettono alla comunione i divorziati risposati. Francesco dichiara che «il testo è molto buono e spiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non c'è altra interpretazione». La lettera e il commento del Papa confluiscono nel 2017 negli Acta Apostolicae Sedis, diventando così Magistero autentico.<br />Per continuità di materia rammentiamo due lettere motu proprio datae dal titolo Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, entrambe pubblicate nel 2015 e che riguardano la riforma del processo canonico di dichiarazione di nullità matrimoniale. All'art. 14 § 1 del primo motu proprio si indicano una serie di circostanze che di per sé non sono cause di nullità, ma che per Francesco possono consentire la trattazione della causa. L'operazione sottesa è quella di far apparire un matrimonio umanamente fallito come matrimonio canonicamente nullo. Tra Amoris laetitia e quest'ultima lettera, l'indissolubilità matrimoniale esce malconcia. Il nuovo corso dottrinale in merito al matrimonio ha inevitabilmente portato poi a ridisegnare in modo radicale la natura dell'Istituto Giovanni Paolo II su Matrimonio e Famiglia.<br />ABORTO, EUTANASIA, PENA DI MORTE<br />Sull'aborto, celebre è l'immagine, usata da Francesco in più occasioni, dei medici che diventano sicari. Però, poi s'intratteneva con colei che si era battuta per legalizzare la professione di sicario, Emma Bonino, e non certo per tentare di convertirla, anche perché per lui sarebbe stato una forma inaccettabile di proselitismo, bensì per incensarla: «Un esempio di libertà e resistenza», le aveva detto nell'ultimo incontro. Sì, libertà da e resistenza contro la legge morale.<br />In materia di eutanasia, segnaliamo la lettera del 2020 dell'allora Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo Samaritanus bonus che segna invece una continuità con il Magistero di sempre sul tema dell'eutanasia. Continuità invece contestata in più punti nel Piccolo lessico del fine-vita edito dalla Pontificia Accademia per la Vita nel 2024. Ambiguo poi, in alcuni suoi passaggi, il messaggio del Papa del 2017 al convegno della World Medical Association sul tema dell'eutanasia.<br />In tema di morale naturale, non possiamo non ricordare l'eliminazione nel 2018 della pena di morte dal Catechismo della Chiesa Cattolica: da azione moralmente buona nel rispetto di alcuni criteri a malum in se. La decisione è stata rilevante anche perché si è trattato del primo e unico intervento di modifica del Catechismo da parte di Francesco.<br />Chiudendo questa rapida carrellata di interventi del Magistero sulle tematiche morali, il primo posto per eterodossia conclamata spetta di certo al documento del Dicastero per la Dottrina della Fede Fiducia supplicans che ha aperto alla benedizione di coppie omosessuali e coppie irregolari. Sicuramente, insieme alla Dichiarazione di Abu Dhabi, il peggior documento firmato da un Pontefice...]]></itunes:summary><itunes:duration>567</itunes:duration><itunes:keywords>amorislaetitia,fiduciasupplicans,moraleribaltata,papafrancesco,rottura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb9ddab6bed3d323802ff15b7727e2f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fine vita, un sondaggio di Salvini svela l'ipocrisia leghista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fine-vita-un-sondaggio-di-salvini-svela-l-ipocrisia-leghista--64513079</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8088" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8088</a><br /><br />FINE VITA, UN SONDAGGIO DI SALVINI SVELA L'IPOCRISIA LEGHISTA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesimo caso di suicidio assistito in Italia e primo in Lombardia. Lei è Serena, nome di fantasia, aveva 50 anni e da 30 soffriva di sclerosi multipla. Si è suicidata il mese scorso con l'aiuto dell'onnipresente Associazione Luca Coscioni. La vicenda è andata così: i responsabili di Ats e Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, dopo aver visitato la donna, inviano una relazione al comitato etico e questo conferma la presenza dei requisiti per l'accesso all'aiuto al suicidio previsti dalla Corte costituzionale (clicca qui e qui). L'Asst allora indica il farmaco letale e la relativa strumentazione da usarsi che viene ritirata dal dott. Mario Riccio, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni e medico che aiutò a suo tempo Piergiorgio Welby a morire.<br />Al di là delle ovvie riserve morali, questa vicenda solleva qualche problema di carattere giuridico e politico. In primo luogo a fine novembre la maggioranza di centrodestra aveva approvato una pregiudiziale di incostituzionalità contro una proposta di legge regionale che voleva legittimare, così come è avvenuto di recente in Toscana, il suicidio assistito. La legge regionale non passò, perché il suicidio medicalmente assistito è materia di competenza del Parlamento, non delle singole regioni. Quindi la Regione, a guida leghista, con una mano ha firmato la bocciatura dell'aiuto al suicidio e con l'altra ha fornito il farmaco letale per praticare il suicidio assistito.<br />CENTRODESTRA SPACCATO<br />Seconda anomalia rilevata, questa volta, dal consigliere regionale lombardo di Fratelli d'Italia Matteo Forte: «Il Servizio sanitario può arrivare al momento della valutazione delle condizioni previste dalla Corte costituzionale [...]. Per tutto quel che riguarda l'identificazione e la prescrizione del farmaco, ad oggi non esiste alcuna competenza del Servizio sanitario». Ciò corrisponde a quanto indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 242/2019 e a quanto asserito dalla stessa direzione Welfare della Regione Lombardia, la quale, sottoposta ad esame da parte delle commissioni Affari istituzionali e Sanità della Lombardia lo scorso 23 settembre, esplicitamente dichiarò: «Noi arriviamo fino al momento della valutazione». L'assessore al Welfare Guido Bertolaso invece diede semaforo verde anche per l'identificazione e prescrizione del farmaco.<br />Quindi su questo tema il centrodestra si trova spaccato. Fratelli d'Italia frena, mentre il governatore leghista Fontana vorrebbe accelerare. Il suo compagno di partito Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha di recente annunciato la pubblicazione di una circolare per tutte le aziende sanitarie affinché si stabiliscano regole comuni per l'accesso all'aiuto al suicidio, nonostante il fatto che anche nella sua Regione la legge di iniziativa popolare Liberi subito, voluta da radicali, non fosse passata. Zaia, a Repubblica, si è detto favorevole ad una legge ad hoc varata dal Parlamento, così come richiesto dalla Consulta, legge che andrebbe ad implementare, sul versante del suicidio assistito, la legge 219/17 che ha già legittimato alcune condotte eutanasiche. Zaia ha poi aggiunto: «Lo dico con rispetto, da cattolico. [...] È doveroso rispettare le idee di tutti, non offendere nessuno, ma il mantra per me resta: la tua libertà finisce dove inizia la mia e viceversa». Ma se sei cattolico non puoi essere a favore del suicidio. È molto semplice.<br />L'APPELLO DEI RADICALI<br />È poi di queste ore l'appello dei radicali Marco Cappato e Filomena Gallo, forti della vittoria ottenuta in Toscana, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga affinché «seppellisca l'ascia delle guerre ideologiche e si confronti nel merito delle procedure più adeguate per tutelare le persone che soffrono e gli stessi medici». Anche in Friuli una legge sull'aiuto al suicidio fu bocciata e il leghista Fedriga fu favorevole al suo affossamento, ma questo non ha impedito l'accesso a tale pratica per vie amministrative.<br />Una parentesi a proposito della Toscana: il Partito Democratico ha presentato una proposta per togliere 30mila euro del bilancio a favore del fondo disabilità e destinarli alla pratica del suicidio assistito. Una proposta che svela le reali priorità del PD: l'eutanasia sopra tutto e sopra tutti, disabili compresi.<br />Ma torniamo ai leghisti. Da ultimo Matteo Salvini ha lanciato un sondaggio sui social: «Sarebbe giusto, secondo te, che il Parlamento approvasse una legge sul "fine vita", per stabilire criteri, modi e tempi per permettere ai malati terminali di decidere, in piena coscienza, di porre fine alla propria esistenza?». Forse il miglior commento a questo sondaggio lo abbiamo trovato in un post di un ex leghista, il consigliere della Regione Emilia Romagna Matteo Montevecchi che su Facebook così risponde al Capitano: «Al di là di come la si pensi sul singolo tema, non si può non rimanere quantomeno sconcertati da come Salvini tratta certe tematiche. Forse ha confuso la politica per la corsa alla nomination del Grande Fratello. [...] In questo caso chiede al "pubblico da casa" cosa ne pensi riguardo al suicidio assistito. La politica, che dovrebbe indicare una direzione e saperla argomentare, ridotta a "faccio il sondaggio e così determino la mia posizione in merito". [...] Qualche anno fa ti difesi, ma oggi alla prossima sventolata del Rosario userò le parole corrette: si chiama ipocrisia».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64513079</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:24:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64513079/fine_vita_un_sondaggio_di_salvini_svela_l_ipocrisia_leghista.mp3" length="5143066" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8088

FINE VITA, UN SONDAGGIO DI SALVINI SVELA L'IPOCRISIA LEGHISTA di Tommaso Scandroglio
 
Ennesimo caso di suicidio assistito in Italia e primo in Lombardia. Lei è Serena, nome di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8088" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8088</a><br /><br />FINE VITA, UN SONDAGGIO DI SALVINI SVELA L'IPOCRISIA LEGHISTA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesimo caso di suicidio assistito in Italia e primo in Lombardia. Lei è Serena, nome di fantasia, aveva 50 anni e da 30 soffriva di sclerosi multipla. Si è suicidata il mese scorso con l'aiuto dell'onnipresente Associazione Luca Coscioni. La vicenda è andata così: i responsabili di Ats e Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, dopo aver visitato la donna, inviano una relazione al comitato etico e questo conferma la presenza dei requisiti per l'accesso all'aiuto al suicidio previsti dalla Corte costituzionale (clicca qui e qui). L'Asst allora indica il farmaco letale e la relativa strumentazione da usarsi che viene ritirata dal dott. Mario Riccio, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni e medico che aiutò a suo tempo Piergiorgio Welby a morire.<br />Al di là delle ovvie riserve morali, questa vicenda solleva qualche problema di carattere giuridico e politico. In primo luogo a fine novembre la maggioranza di centrodestra aveva approvato una pregiudiziale di incostituzionalità contro una proposta di legge regionale che voleva legittimare, così come è avvenuto di recente in Toscana, il suicidio assistito. La legge regionale non passò, perché il suicidio medicalmente assistito è materia di competenza del Parlamento, non delle singole regioni. Quindi la Regione, a guida leghista, con una mano ha firmato la bocciatura dell'aiuto al suicidio e con l'altra ha fornito il farmaco letale per praticare il suicidio assistito.<br />CENTRODESTRA SPACCATO<br />Seconda anomalia rilevata, questa volta, dal consigliere regionale lombardo di Fratelli d'Italia Matteo Forte: «Il Servizio sanitario può arrivare al momento della valutazione delle condizioni previste dalla Corte costituzionale [...]. Per tutto quel che riguarda l'identificazione e la prescrizione del farmaco, ad oggi non esiste alcuna competenza del Servizio sanitario». Ciò corrisponde a quanto indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 242/2019 e a quanto asserito dalla stessa direzione Welfare della Regione Lombardia, la quale, sottoposta ad esame da parte delle commissioni Affari istituzionali e Sanità della Lombardia lo scorso 23 settembre, esplicitamente dichiarò: «Noi arriviamo fino al momento della valutazione». L'assessore al Welfare Guido Bertolaso invece diede semaforo verde anche per l'identificazione e prescrizione del farmaco.<br />Quindi su questo tema il centrodestra si trova spaccato. Fratelli d'Italia frena, mentre il governatore leghista Fontana vorrebbe accelerare. Il suo compagno di partito Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha di recente annunciato la pubblicazione di una circolare per tutte le aziende sanitarie affinché si stabiliscano regole comuni per l'accesso all'aiuto al suicidio, nonostante il fatto che anche nella sua Regione la legge di iniziativa popolare Liberi subito, voluta da radicali, non fosse passata. Zaia, a Repubblica, si è detto favorevole ad una legge ad hoc varata dal Parlamento, così come richiesto dalla Consulta, legge che andrebbe ad implementare, sul versante del suicidio assistito, la legge 219/17 che ha già legittimato alcune condotte eutanasiche. Zaia ha poi aggiunto: «Lo dico con rispetto, da cattolico. [...] È doveroso rispettare le idee di tutti, non offendere nessuno, ma il mantra per me resta: la tua libertà finisce dove inizia la mia e viceversa». Ma se sei cattolico non puoi essere a favore del suicidio. È molto semplice.<br />L'APPELLO DEI RADICALI<br />È poi di queste ore l'appello dei radicali Marco Cappato e Filomena Gallo, forti della vittoria ottenuta in Toscana, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga affinché «seppellisca l'ascia delle guerre ideologiche e si confronti nel merito delle procedure più adeguate per...]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>finevita,ipocrisia,lega,salvini,suicidio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46f44894631574fb5b36e116c9478470.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le strategie per tingere la Chiesa di arcobaleno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-strategie-per-tingere-la-chiesa-di-arcobaleno--64513050</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8086" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8086</a><br /><br />LE STRATEGIE PER TINGERE LA CHIESA DI ARCOBALENO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Recentemente il cardinal Blase J. Cupich di Chicago, notoriamente ascrivibile all'area liberalprogressista, ha scritto un articolo sul sito Outreach. Questo è uno dei principali portali statunitensi che si cimentano nella diffusione del credo LGBT in seno alla Chiesa cattolica. Il suo fondatore è il famigerato sacerdote gesuita James Martin, alfiere delle battaglie arcobaleno in casa nostra.<br />L'articolo del card. Cupich sintetizza in sé i principali snodi concettuali che negli ultimi anni si stanno utilizzando nella Chiesa cattolica per sdoganare l'omosessualità e la transessualità. Vediamo dunque quali sono. Il primo è il riferimento al Magistero, ossia l'appello al principio di autorità. Cupich cita uno stralcio di una lettera del 2021 dell'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis F. Ladaria, in cui quest'ultimo rispondeva all'arcivescovo José H. Gomez, ai tempi presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sul tema dell'accesso alla comunione per quei politici favorevoli all'aborto ed eutanasia. Il cardinale di Chicago ricorda che Ladaria esortava i vescovi statunitensi a «dialogare con i politici cattolici che, all'interno delle loro giurisdizioni, adottano una posizione pro-choice riguardo alla legislazione sull'aborto, all'eutanasia o ad altri mali morali, come mezzo per comprendere la natura delle loro posizioni e la loro comprensione dell'insegnamento cattolico». Da qui l'analogia: «Questo approccio di mettere da parte i nostri preconcetti e di ascoltare veramente si applica anche al modo in cui i leader della chiesa dovrebbero considerare le persone in una varietà di situazioni di vita. Ciò include [...] i cattolici LGBTQ».<br />Naturalmente la strategia impone di selezionare solo alcuni passaggi del Magistero e non altri e soprattutto impone di citarli fuori contesto. Infatti, sul primo versante, Cupich non cita il canone 915 del Codice di Diritto Canonico che vieta di comunicare coloro i quali «ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto». Persone omosessuali e transessuali comprese, se sono in stato di peccato mortale noto a tutti. Sul secondo versante, Cupich volutamente non aggiunge che il cardinal Ladaria in quella lettera non dava il via libera alla comunione ai politici pro-choice. Più a monte il cardinale di Chicago omette di dire che la dottrina della Chiesa su omosessualità e transessualità non è cambiata, dunque chi critica l'una e l'altra è fedele all'insegnamento del Magistero e non è affetto da preconcetti, come invece asserisce Cupich.<br />IL VITTIMISMO<br />La seconda strategia utile per tingere di arcobaleno le nostre chiese è il vittimismo. Lasciamo il lapis a Cupich: «Un numero schiacciante di cattolici LGBTQ che ho incontrato mi ha detto di soffrire di un senso di alienazione proprio perché si sentono preventivamente giudicati ed esclusi.[...] Raccontano storie in cui sono stati ostracizzati, persino cacciati dalle loro case quando hanno raccontato ai loro genitori il proprio orientamento sessuale. [...] Una persona mi ha detto che il modo in cui sono stati banditi, evitati e persino odiati li ha portati a concludere che essere gay li rendeva dei lebbrosi moderni. Tragicamente, questo tipo di alienazione può portare a idee suicide». La tattica è semplice: se fai passare una categoria di persone per vittime tu sei portato a solidarizzare con loro e quindi, successivamente, è più facile accettare anche la loro condizione e le loro scelte. In sintesi il percorso è il seguente: accogliere la persona omosessuale perché vittima per poi accogliere l'omosessualità. Il vittimismo gay di impronta cattolica, inoltre, volutamente mischia, da una parte, la critica legittima e doverosa su omosessualità e transessualità e, su altro fronte, gli atti di ingiusta discriminazione (insulti, pestaggi, gesti di non accoglienza immotivati, etc.), qualificando così la critica come atto di ingiusta discriminazione.<br />Proseguiamo con una terza strategia: mettere in luce le condotte positive delle persone omosessuali e transessuali. Così Cupich: «costoro partecipano alla messa. Si impegnano nella vita parrocchiale dove sono accolti. Pregano ogni giorno e praticano opere di misericordia, in particolare l'assistenza ai poveri». La censura della morale naturale e quindi cattolica sull'omosessualità e transessualità e relative condotte non esclude, ovviamente, che le persone omosessuali e transessuali possano compiere atti buoni. Ciò detto, uno tra gli esempi proposti dal cardinale però non porta, o meglio: non dovrebbe portare acqua al suo mulino, ma anzi la toglie. Infatti bene che la persona omosessuale preghi, partecipi alla messa e compia atti di misericordia. In merito invece alla partecipazione alla vita parrocchiale, sottintendendo quindi lo svolgimento di servizi utili alla parrocchia, occorre evitare lo scandalo. Aspetto su cui ovviamente il cardinale glissa. A margine: bene, come si diceva, che la persona omosessuale e transessuale preghi, sia caritatevole, etc., ma tutto ciò anche al fine di uscire dalla propria condizione.<br />LE STRATEGIE IN ATTO<br />Altra tattica è quella di inserire condotte di per sé meritorie nella condizione omosessuale al fine sempre di legittimare quest'ultima. Torniamo all'articolo pubblicato su Outreach: «Molte persone LGBTQ imparano e sanno anche cosa sia l'amore sacrificale, quando assumono il ruolo di genitori di bambini che altrimenti non avrebbero una casa». Intanto è difficilmente difendibile l'affermazione che i bambini non adottati da coppie gay non avrebbero una casa. La lista di attesa per l'adozione formata da coppie eterosessuali è lunghissima. Ma, al di là di questo, dal momento che, secondo la dottrina cattolica, la condizione omosessuale per sua natura è disordinata, ne discende il fatto che la stessa relazione omosessuale è disordinata e quindi il minore inserito in tale relazione non trova il contesto ideale per crescere in modo sano. Questo giudizio è anche confermato da moltissimi studi.<br />La strategia di richiamare una condotta di per sé eticamente lecita all'interno della relazione omosessuale è ancora più marcata in questo passaggio: «ciò che è stato chiaro nelle mie conversazioni con i cattolici LGBTQ è che danno molta priorità alle espressioni di amore e intimità che siano in linea con l'insegnamento della chiesa. Infatti, tendono a vedere una relazione con un partner come un tentativo di stabilire stabilità nelle loro vite di fronte alla promiscuità che a volte è presente sia nelle comunità gay che in quelle eterosessuali». La fedeltà alla relazione omosessuale sarebbe un merito perché contrasta la promiscuità. Questa la conclusione del cardinale.<br />Sulla stessa linea un'ulteriore precisazione che segue immediatamente quella precedente sulla promiscuità: «L'impegno pastorale verso la popolazione LGBTQ dovrebbe sempre includere la chiamata del Vangelo a vivere una vita casta e virtuosa [...]. Dopotutto, siamo tutti chiamati alla castità». L'annotazione è furba. Si menziona la virtù della castità a cui tutti siamo chiamati, sposi compresi. Se quindi anche questi ultimi devono essere casti e ciò non significa per costoro astensione dai rapporti, questo vuol dire che quando il catechismo afferma che «le persone omosessuali sono chiamate alla castità» (n. 2359) sta indicando a queste ultime un modo di vivere la castità identico a quello a cui si devono ispirare le coppie sposate eterosessuali, non vietando perciò i rapporti intimi.<br />In breve il cardinal Cupich ci ha offerto una efficace sintesi delle strategie in atto affinché l'ideologia gender possa essere erroneamente recepita come dottrina cattolica.<br />Nota di BastaBugie: per una boccata d'ossigeno bisogna andare a vedere cosa sta succedendo negli USA dopo la seconda elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Nell'articolo seguente dal titolo "Un Segretario di Stato anti-LGBT" si parla Marco Rubio, Segretario di Stato negli USA di Trump. Ha posizioni nette in materia di rivendicazioni LGBT.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 dicembre 2025:<br />Marco Rubio sarà il prossimo Segretario di Stato della presidenza Trump. Le sue posizioni in materia di rivendicazioni LGBT sono molto significative. Nel 2015 quando la Corte Suprema aveva legalizzato il "matrimonio" gay, Rubio affermò che era una decisione che «costringe le persone a peccare» e una «stupida perdita di tempo». Votò anche contro il Respect for Marriage Act legge a tutela delle "nozze" omosex e all'Equality Act, legge chiaramente di impronta LGBT. Sulle adozioni gay disse; «Non possiamo permettere che i bambini più svantaggiati dello stato diventino parte di un esperimento sociale».<br />Appoggiò poi la legge Don't Say Gay, del governatore Ron DeSantis, che vieta la propaganda arcobaleno nelle scuole, e la legge Protection of Women and Girls in Sports Act, che in materia sportiva fa riferimento al sesso biologico e non alla cosiddetta identità di genere. Inoltre ha criticato la possibilità per i transessuali di entrare nei bagni pubblici riservati alle donne. Ha giudicato poi dannose per i bambini i trattamenti per il "cambio" di sesso nei minori. Ha sostenuto infine una proposta di legge che avrebbe voluto vietare l'accesso alle persone transessuali nell'esercito<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64513050</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:23:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64513050/le_strategie_per_tingere_la_chiesa_di_arcobaleno.mp3" length="8704913" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8086

LE STRATEGIE PER TINGERE LA CHIESA DI ARCOBALENO di Tommaso Scandroglio
 
Recentemente il cardinal Blase J. Cupich di Chicago, notoriamente ascrivibile all'area...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8086" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8086</a><br /><br />LE STRATEGIE PER TINGERE LA CHIESA DI ARCOBALENO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Recentemente il cardinal Blase J. Cupich di Chicago, notoriamente ascrivibile all'area liberalprogressista, ha scritto un articolo sul sito Outreach. Questo è uno dei principali portali statunitensi che si cimentano nella diffusione del credo LGBT in seno alla Chiesa cattolica. Il suo fondatore è il famigerato sacerdote gesuita James Martin, alfiere delle battaglie arcobaleno in casa nostra.<br />L'articolo del card. Cupich sintetizza in sé i principali snodi concettuali che negli ultimi anni si stanno utilizzando nella Chiesa cattolica per sdoganare l'omosessualità e la transessualità. Vediamo dunque quali sono. Il primo è il riferimento al Magistero, ossia l'appello al principio di autorità. Cupich cita uno stralcio di una lettera del 2021 dell'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis F. Ladaria, in cui quest'ultimo rispondeva all'arcivescovo José H. Gomez, ai tempi presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sul tema dell'accesso alla comunione per quei politici favorevoli all'aborto ed eutanasia. Il cardinale di Chicago ricorda che Ladaria esortava i vescovi statunitensi a «dialogare con i politici cattolici che, all'interno delle loro giurisdizioni, adottano una posizione pro-choice riguardo alla legislazione sull'aborto, all'eutanasia o ad altri mali morali, come mezzo per comprendere la natura delle loro posizioni e la loro comprensione dell'insegnamento cattolico». Da qui l'analogia: «Questo approccio di mettere da parte i nostri preconcetti e di ascoltare veramente si applica anche al modo in cui i leader della chiesa dovrebbero considerare le persone in una varietà di situazioni di vita. Ciò include [...] i cattolici LGBTQ».<br />Naturalmente la strategia impone di selezionare solo alcuni passaggi del Magistero e non altri e soprattutto impone di citarli fuori contesto. Infatti, sul primo versante, Cupich non cita il canone 915 del Codice di Diritto Canonico che vieta di comunicare coloro i quali «ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto». Persone omosessuali e transessuali comprese, se sono in stato di peccato mortale noto a tutti. Sul secondo versante, Cupich volutamente non aggiunge che il cardinal Ladaria in quella lettera non dava il via libera alla comunione ai politici pro-choice. Più a monte il cardinale di Chicago omette di dire che la dottrina della Chiesa su omosessualità e transessualità non è cambiata, dunque chi critica l'una e l'altra è fedele all'insegnamento del Magistero e non è affetto da preconcetti, come invece asserisce Cupich.<br />IL VITTIMISMO<br />La seconda strategia utile per tingere di arcobaleno le nostre chiese è il vittimismo. Lasciamo il lapis a Cupich: «Un numero schiacciante di cattolici LGBTQ che ho incontrato mi ha detto di soffrire di un senso di alienazione proprio perché si sentono preventivamente giudicati ed esclusi.[...] Raccontano storie in cui sono stati ostracizzati, persino cacciati dalle loro case quando hanno raccontato ai loro genitori il proprio orientamento sessuale. [...] Una persona mi ha detto che il modo in cui sono stati banditi, evitati e persino odiati li ha portati a concludere che essere gay li rendeva dei lebbrosi moderni. Tragicamente, questo tipo di alienazione può portare a idee suicide». La tattica è semplice: se fai passare una categoria di persone per vittime tu sei portato a solidarizzare con loro e quindi, successivamente, è più facile accettare anche la loro condizione e le loro scelte. In sintesi il percorso è il seguente: accogliere la persona omosessuale perché vittima per poi accogliere l'omosessualità. 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Ora c'è quello in silicio. Si chiama Lovot, crasi transumana tra i termini "love" e "robot". Lovot è un robot che nei vaneggiamenti dei suoi creatori giapponesi ci dovrebbe amare e ricevere amore. Groove X è la società che ha ideato Lovot, specializzata, così si esprimono gli addetti ai lavori, nella robotica emozionale. E noi, ancora naif, che pensavamo che le emozioni fossero fatte di vento e di riflessi di stelle.<br />Il ceo della compagnia, Kaname Hayashi, ha spiegato come funziona questo amante di latta: «Nel suo cervello abbiamo inserito un superprocessore sofisticatissimo. Non può pronunciare parole ma può capire i nostri stati d'animo, quello che ci fa stare bene e darcelo. Per esempio, vivi da solo, torni a casa dopo una lunga giornata di lavoro, non c'è nessuno, entri e trovi Lovot davanti all'ingresso che ti aspetta. E lui è davvero emozionato. Noi abbiamo visto che se lo accarezzi, lo ami giorno dopo giorno, lui si affeziona a te. E tu ti affezioni a lui. E dopo pochi mesi si crea una sorta di relazione». Relazione buona per il lettino dell'analista, glossiamo noi.<br />Poi Hayashi aggiunge: «Non sarà una creatura vivente, ma stringerlo o anche solo guardarlo, scalda il cuore. Noi per vivere abbiamo bisogno di provare sentimenti. Possiamo amare gli esseri umani certo, ma amare un essere umano è qualcosa di troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo. È veramente complicato. E noi vediamo sempre più persone stanche delle relazioni umane. Cani e gatti sono una grande fonte d'amore, ma muoiono. Mentre Lovot non muore mai». Davvero l'amore è eterno e ci voleva Lovot per darne prova.<br />Dunque, pagando solo 3.000 euro per l'acquisto e 100 euro al mese per gli aggiornamenti - perché, si sa, l'amore muore se non ci si rinnova sempre nelle relazioni - puoi comprarti un distributore automatico di emozioni, anzi di illusioni. Ad oggi sono ben 14.000 i giapponesi che si sono fatti fregare dalla Groove X. Fregare, sì, perché Lovot non ti ama, bensì è programmato per rispondere in modo da regalarti piacere e soddisfazioni a comando. Il suo "amore" è determinato dagli algoritmi e quindi in ultima istanza dai suoi creatori. Perciò alla fine sono loro che ti amano, ma solo in quanto cliente e di certo amano di più il tuo portafoglio.<br />Amare è l'atto più libero che esista, tanto che anche Dio, che è onnipotente, si arresta alle soglie della nostra libertà e se non vogliamo amarlo Lui non può coartare la nostra libertà, perché una libertà costretta non è più tale. Lovot non sceglie di amare il proprio padrone, ma compie solo azioni piacevoli per noi, azioni già previste come risposte precise ad alcuni stimoli. Non sceglie perché proprio non ha la capacità di scegliere, dato che la libertà è facoltà dell'anima razionale. Chip questo di cui è sprovvisto Lovot e tutti i robot del futuro, perché chip di natura spirituale.<br />Amare è quindi un affare esclusivo dell'anima, che non può essere robotizzata, programmata, costruita in laboratorio. L'anima è un monopolio delle persone e non potrà mai essere contenuta in un hardware. Lovot può solo simulare le emozioni, ma non le vive per il semplice motivo che non è vivo. Dunque questa invenzione fa rima con finzione, un deprimente inganno di cui i proprietari alla fine saranno pure consapevoli. Un paradiso artificiale a cui si accede non più drogandosi di Extasy, bensì di intelligenza artificiale.<br />Lovot è il frutto tecnologico della solitudine, di cui avevamo parlato qualche giorno fa a proposito delle culle vuote. Nei primi mesi del 2024 ben 22.000 giapponesi sono morti da soli nelle proprie case. Forse solo Lovot avrà pianto qualche lacrima artificiale per costoro. Tremila anziani, poi, sono voluti andare in carcere per non rimanere soli a casa e, a tale scopo, si sono umiliati nel compiere qualche piccolo reato. Meglio il carcere fatto di cemento, però abitato da altri detenuti, del carcere fatto di solitudine, dove l'isolamento diurno e notturno dura una vita.<br />Lovot allora è il parto della desolazione delle esistenze, dell'abbandono della compagnia umana, della desertificazione delle relazioni già perfettamente compiuta nei social, che tutto sono fuorché social. Lovot, in definitiva, non è un surrogato di una persona, bensì è la resa plastica della nostra sconfitta come uomini, del tradimento dell'impegno, inciso nelle nostre carni, di amare il prossimo. Abbiamo delegato ad un robot la nostra umanità. E questo è semplicemente disumano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768244</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:23:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768244/il_robot_da_amare_l_ultimo_frutto_della_disumanizzazione.mp3" length="4914874" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7981

IL ROBOT DA AMARE, L'ULTIMO FRUTTO DELLA DISUMANIZZAZIONE di Tommaso Scandroglio
 
Una volta c'era l'amore di plastica. Ora c'è quello in silicio. Si chiama Lovot, crasi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7981" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7981</a><br /><br />IL ROBOT DA AMARE, L'ULTIMO FRUTTO DELLA DISUMANIZZAZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Una volta c'era l'amore di plastica. Ora c'è quello in silicio. Si chiama Lovot, crasi transumana tra i termini "love" e "robot". Lovot è un robot che nei vaneggiamenti dei suoi creatori giapponesi ci dovrebbe amare e ricevere amore. Groove X è la società che ha ideato Lovot, specializzata, così si esprimono gli addetti ai lavori, nella robotica emozionale. E noi, ancora naif, che pensavamo che le emozioni fossero fatte di vento e di riflessi di stelle.<br />Il ceo della compagnia, Kaname Hayashi, ha spiegato come funziona questo amante di latta: «Nel suo cervello abbiamo inserito un superprocessore sofisticatissimo. Non può pronunciare parole ma può capire i nostri stati d'animo, quello che ci fa stare bene e darcelo. Per esempio, vivi da solo, torni a casa dopo una lunga giornata di lavoro, non c'è nessuno, entri e trovi Lovot davanti all'ingresso che ti aspetta. E lui è davvero emozionato. Noi abbiamo visto che se lo accarezzi, lo ami giorno dopo giorno, lui si affeziona a te. E tu ti affezioni a lui. E dopo pochi mesi si crea una sorta di relazione». Relazione buona per il lettino dell'analista, glossiamo noi.<br />Poi Hayashi aggiunge: «Non sarà una creatura vivente, ma stringerlo o anche solo guardarlo, scalda il cuore. Noi per vivere abbiamo bisogno di provare sentimenti. Possiamo amare gli esseri umani certo, ma amare un essere umano è qualcosa di troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo. È veramente complicato. E noi vediamo sempre più persone stanche delle relazioni umane. Cani e gatti sono una grande fonte d'amore, ma muoiono. Mentre Lovot non muore mai». Davvero l'amore è eterno e ci voleva Lovot per darne prova.<br />Dunque, pagando solo 3.000 euro per l'acquisto e 100 euro al mese per gli aggiornamenti - perché, si sa, l'amore muore se non ci si rinnova sempre nelle relazioni - puoi comprarti un distributore automatico di emozioni, anzi di illusioni. Ad oggi sono ben 14.000 i giapponesi che si sono fatti fregare dalla Groove X. Fregare, sì, perché Lovot non ti ama, bensì è programmato per rispondere in modo da regalarti piacere e soddisfazioni a comando. Il suo "amore" è determinato dagli algoritmi e quindi in ultima istanza dai suoi creatori. Perciò alla fine sono loro che ti amano, ma solo in quanto cliente e di certo amano di più il tuo portafoglio.<br />Amare è l'atto più libero che esista, tanto che anche Dio, che è onnipotente, si arresta alle soglie della nostra libertà e se non vogliamo amarlo Lui non può coartare la nostra libertà, perché una libertà costretta non è più tale. Lovot non sceglie di amare il proprio padrone, ma compie solo azioni piacevoli per noi, azioni già previste come risposte precise ad alcuni stimoli. Non sceglie perché proprio non ha la capacità di scegliere, dato che la libertà è facoltà dell'anima razionale. Chip questo di cui è sprovvisto Lovot e tutti i robot del futuro, perché chip di natura spirituale.<br />Amare è quindi un affare esclusivo dell'anima, che non può essere robotizzata, programmata, costruita in laboratorio. L'anima è un monopolio delle persone e non potrà mai essere contenuta in un hardware. Lovot può solo simulare le emozioni, ma non le vive per il semplice motivo che non è vivo. Dunque questa invenzione fa rima con finzione, un deprimente inganno di cui i proprietari alla fine saranno pure consapevoli. Un paradiso artificiale a cui si accede non più drogandosi di Extasy, bensì di intelligenza artificiale.<br />Lovot è il frutto tecnologico della solitudine, di cui avevamo parlato qualche giorno fa a proposito delle culle vuote. Nei primi mesi del 2024 ben 22.000 giapponesi sono morti da soli nelle proprie case. Forse solo Lovot avrà pianto qualche lacrima artificiale per...]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmi,attolibero,comando,disumanizzazione,lovot,ricevereamore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1623edc3a62bbc6e8a415c7901ec796e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fivet, l'ordine di Trump costera la morte di milioni di embrioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fivet-l-ordine-di-trump-costera-la-morte-di-milioni-di-embrioni--64511770</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8089" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8089</a><br /><br />FIVET, L'ORDINE DI TRUMP COSTERA' LA MORTE DI MILIONI DI EMBRIONI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Eravamo in piena campagna elettorale ed era il 29 agosto 2024 quando l'allora candidato presidente Donald Trump tenne un comizio a Potterville, nel Michigan. Tra le altre promesse elettorali ne fece una non proprio pro vita: «Oggi annuncio - ed è una dichiarazione importante - che sotto l'amministrazione Trump il vostro governo pagherà o la vostra compagnia assicurativa sarà obbligata a pagare tutti i costi associati al trattamento di fecondazione in vitro, ai trattamenti di fecondazione per le donne. Perché vogliamo più bambini, per dirla in modo molto carino».<br />Detto, fatto. Lo scorso 18 febbraio Trump ha emanato un ordine esecutivo dal titolo Ampliare l'accesso alla fecondazione in vitro. In esso possiamo leggere che «gli americani hanno bisogno di un accesso agevole alla FIV e di opzioni di trattamento più convenienti, poiché il costo per ciclo può variare da $ 12.000 a $ 25.000. Fornire supporto, consapevolezza e accesso a trattamenti per la fertilità convenienti può aiutare queste famiglie a percorrere il loro cammino verso la genitorialità con speranza e sicurezza. [...] Riduzione dei costi e dei limiti all'accesso alla fecondazione in vitro. Entro 90 giorni dalla data del presente ordine, l'Assistente del Presidente per la politica interna dovrà presentare al Presidente un elenco di raccomandazioni politiche sulla tutela dell'accesso alla fecondazione in vitro e sulla riduzione radicale dei costi diretti e di quelli del piano sanitario per il trattamento di fecondazione in vitro».<br />RADDOPPIO DELLE NASCITE TRAMITE PROVETTA<br />La gratuità totale o parziale della fecondazione artificiale che l'amministrazione Trump vuole offrire ai cittadini americani porterà ad un ampliamento del bacino di utenza verso questa pratica. Non solo, ma, diventando più economica la Fivet, le donne saranno spinte a produrre più ovociti, a sottoporsi a più cicli e a programmare la propria maternità in età molto matura. Tanto ci sarà lo Stato o le assicurazioni che pagheranno. Si pensa che grazie a questi finanziamenti il ricorso alla fecondazione in vitro raddoppierà.<br />Ora il numero di nascite tramite provetta negli Stati Uniti è al 2%. In Francia i nati da provetta sono il 4% e lì la fecondazione extracorporea è pagata dallo Stato. Possibile se non probabile che quindi dal 2% si passi al 4% anche negli USA. Una proporzione validata anche da uno studio scientifico dal titolo in italiano L'economia dell'infertilità: prove dalla medicina riproduttiva, pubblicato a febbraio di quest'anno sul National Bureau of Economic Research. Gli autori dello studio ci informano che «il tasso di accesso alla fecondazione in vitro si dimezza quando [la fecondazione in vitro] non è coperta dall'assicurazione sanitaria». A conclusioni simili è giunto anche un altro studio, del 2022, pubblicato su Reproductive Sciences e dal titolo in italiano Il futuro della fecondazione in vitro: la nuova normalità nella riproduzione umana: «Sebbene l'accesso e l'utilizzo della fecondazione in vitro varino notevolmente a livello globale, la pratica rappresenta ora il concepimento di oltre il 5% di tutti i neonati in alcuni paesi europei in cui la fecondazione in vitro è più conveniente e/o è coperta dall'assicurazione», si legge nell'articolo scientifico. Dunque, se negli USA l'accesso alla provetta diventerà più vantaggioso dal punto di vista economico, dovremo aspettarci almeno un raddoppio di richieste rispetto a quelle attuali.<br />IL 90% DEGLI EMBRIONI PRODOTTI MUORE<br />Questo comporta, tra i numerosi effetti negativi, anche un raddoppio del numero di embrioni morti in provetta. È infatti noto che più del 90% degli embrioni prodotti muoia, soprattutto perché scartato. Se andiamo a stimare al 4% la quota futura di nati in provetta rispetto al numero di nascite annuali negli USA e se fissiamo al 93% la quota di embrioni deceduti, possiamo calcolare in un milione e 900 mila il numero di embrioni che moriranno all'anno anche a causa dell'ordine esecutivo di Trump, numero che è quasi il doppio di quello dell'aborto procurato che si assesta intorno al milione all'anno. Una strage.<br />Tutto questo ci porta ad articolare una riflessione su The Donald. Da una parte è errato divinizzarlo e credere che sia il Pio XIII delle battaglie pro vita. Non solo sulla fecondazione artificiale Trump ha assunto posizioni eterodosse, ma anche sull'aborto il suo approccio è stato ondivago nel tempo (clicca qui e qui), seppur a conti fatti sia innegabile che Trump sia stato finora il presidente più pro life di sempre. Su altro fronte non bisogna assolutizzare queste sue decisioni fortemente liberal, ossia non si deve cadere nell'errore di buttar via l'acqua sporca con il bambino. Ciò che invece è necessario, per Trump come per moltissimi altri temi, è comportarsi come san Paolo insegnava: «Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1 Ts, 5,21). È l'arte del distinguo, arte sconosciuta ai fanatici, ai massimalisti, agli integralisti, agli ideologi, a coloro che ragionano per tesi precostituite e a coloro che vivono nelle torri eburnee degli a priori. Occorre quindi saper discernere i fatti buoni da quelli cattivi, riconoscere l'ottimo e il pessimo, l'errore dalla verità. Separare il grano dalla pula. E il grano e la pula, a dire la verità, sono sempre presenti in quasi tutte le nostre scelte. Non solo in quelle del presidente degli Stati Uniti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64511770</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:23:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64511770/fivet_l_ordine_di_trump_costera_la_morte_di_milioni_di_embrioni.mp3" length="6234409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8089

FIVET, L'ORDINE DI TRUMP COSTERA' LA MORTE DI MILIONI DI EMBRIONI di Tommaso Scandroglio
 
Eravamo in piena campagna elettorale ed era il 29 agosto 2024 quando l'allora candidato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8089" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8089</a><br /><br />FIVET, L'ORDINE DI TRUMP COSTERA' LA MORTE DI MILIONI DI EMBRIONI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Eravamo in piena campagna elettorale ed era il 29 agosto 2024 quando l'allora candidato presidente Donald Trump tenne un comizio a Potterville, nel Michigan. Tra le altre promesse elettorali ne fece una non proprio pro vita: «Oggi annuncio - ed è una dichiarazione importante - che sotto l'amministrazione Trump il vostro governo pagherà o la vostra compagnia assicurativa sarà obbligata a pagare tutti i costi associati al trattamento di fecondazione in vitro, ai trattamenti di fecondazione per le donne. Perché vogliamo più bambini, per dirla in modo molto carino».<br />Detto, fatto. Lo scorso 18 febbraio Trump ha emanato un ordine esecutivo dal titolo Ampliare l'accesso alla fecondazione in vitro. In esso possiamo leggere che «gli americani hanno bisogno di un accesso agevole alla FIV e di opzioni di trattamento più convenienti, poiché il costo per ciclo può variare da $ 12.000 a $ 25.000. Fornire supporto, consapevolezza e accesso a trattamenti per la fertilità convenienti può aiutare queste famiglie a percorrere il loro cammino verso la genitorialità con speranza e sicurezza. [...] Riduzione dei costi e dei limiti all'accesso alla fecondazione in vitro. Entro 90 giorni dalla data del presente ordine, l'Assistente del Presidente per la politica interna dovrà presentare al Presidente un elenco di raccomandazioni politiche sulla tutela dell'accesso alla fecondazione in vitro e sulla riduzione radicale dei costi diretti e di quelli del piano sanitario per il trattamento di fecondazione in vitro».<br />RADDOPPIO DELLE NASCITE TRAMITE PROVETTA<br />La gratuità totale o parziale della fecondazione artificiale che l'amministrazione Trump vuole offrire ai cittadini americani porterà ad un ampliamento del bacino di utenza verso questa pratica. Non solo, ma, diventando più economica la Fivet, le donne saranno spinte a produrre più ovociti, a sottoporsi a più cicli e a programmare la propria maternità in età molto matura. Tanto ci sarà lo Stato o le assicurazioni che pagheranno. Si pensa che grazie a questi finanziamenti il ricorso alla fecondazione in vitro raddoppierà.<br />Ora il numero di nascite tramite provetta negli Stati Uniti è al 2%. In Francia i nati da provetta sono il 4% e lì la fecondazione extracorporea è pagata dallo Stato. Possibile se non probabile che quindi dal 2% si passi al 4% anche negli USA. Una proporzione validata anche da uno studio scientifico dal titolo in italiano L'economia dell'infertilità: prove dalla medicina riproduttiva, pubblicato a febbraio di quest'anno sul National Bureau of Economic Research. Gli autori dello studio ci informano che «il tasso di accesso alla fecondazione in vitro si dimezza quando [la fecondazione in vitro] non è coperta dall'assicurazione sanitaria». A conclusioni simili è giunto anche un altro studio, del 2022, pubblicato su Reproductive Sciences e dal titolo in italiano Il futuro della fecondazione in vitro: la nuova normalità nella riproduzione umana: «Sebbene l'accesso e l'utilizzo della fecondazione in vitro varino notevolmente a livello globale, la pratica rappresenta ora il concepimento di oltre il 5% di tutti i neonati in alcuni paesi europei in cui la fecondazione in vitro è più conveniente e/o è coperta dall'assicurazione», si legge nell'articolo scientifico. Dunque, se negli USA l'accesso alla provetta diventerà più vantaggioso dal punto di vista economico, dovremo aspettarci almeno un raddoppio di richieste rispetto a quelle attuali.<br />IL 90% DEGLI EMBRIONI PRODOTTI MUORE<br />Questo comporta, tra i numerosi effetti negativi, anche un raddoppio del numero di embrioni morti in provetta. È infatti noto che più del 90% degli embrioni prodotti muoia, soprattutto perché scartato. 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Già in passato figure autorevoli della Chiesa, pontefice compreso, si sono espresse sul tema dell'intelligenza artificiale, ma certamente questo documento risulta essere il più importante fino ad ora prodotto a motivo della sua organicità ed esaustività. La Nota sostanzialmente si divide in due sezioni: la spiegazione dei motivi per cui l'intelligenza artificiale non è intelligente e i benefici, ma soprattutto i rischi che questa tecnologia reca con sé.<br />Partiamo dalla prima sezione. Per comprendere il motivo per cui l'intelligenza umana non è sovrapponibile alle capacità tecniche dell'intelligenza artificiale occorre rifarsi alla differenza sostanziale tra persona e intelligenza artificiale che risiede nella natura di entrambe. Per individuare l'ontologia della natura umana è necessario ricordare che la persona è unione strettissima di due principi: uno materiale, il corpo, e uno formale, l'anima (13). Questa affermazione ci permette di articolare una riflessione che sarebbe stato meglio esplicitare nella Nota, perché d'importanza scriminante. La prova dell'esistenza dell'anima deriva dall'analisi qualitativa di alcuni nostri atti. Alcune condotte rivelano che in noi esiste una realtà metafisica. Ad esempio la perfezione di un cerchio è un dato di conoscenza che non può derivare dai sensi perché i sensi ci hanno sempre mostrato cerchi imperfetti. Dunque esiste in noi una fonte di conoscenza sovrasensibile che chiamiamo anima, la quale è appunto capace di astrarre dai dati empirici e singoli per arrivare a concetti universali, quali ad esempio "la perfezione". Altra prova dell'esistenza dell'anima è la capacità di compiere atti liberi: se fossimo costituiti di sola materia saremmo necessariamente obbligati a seguire solo le leggi fisiche che governano il nostro corpo. Invece possiamo digiunare, toglierci la vita, etc. Parimenti per l'autocoscienza: l'occhio non sa di vedere, il tatto non sa di toccare, etc. eppure noi sappiamo di vedere, di toccare etc. Vuol dire che abbiamo capacità che eccedono le capacità sensitive, ossia abbiamo capacità sovrasensibili. In modo analogo pensiamo alla capacità artistica, di formulare giudizi morali, etc. Tutti atti generati dall'anima la quale, dato che è capace di azioni così elevate, prende il nome di anima razionale.<br />SOLO MATERIA<br />Ora l'intelligenza artificiale è ovviamente costituita solo di materia, non ha certo l'anima. Ergo è incapace e lo sarà sempre di compiere atti che sono generati solo dall'anima razionale: l'astrazione, la coscienza di sé, la formulazione di giudizi morali, la capacità di compiere scelte libere (da cui discende la responsabilità umana e l'irresponsabilità dell'intelligenza artificiale), etc. (39).  L'intelligenza artificiale è capace solo di svolgere compiti, di eseguire funzioni assai sofisticate (30), ma il cui punto di origine è da rinvenire sempre nell'intelligenza umana. Possiamo qualificare le sue funzioni come intelligenti perché sono effetti intelligenti di una causa intelligente: la persona umana. Dunque l'intelligenza artificiale mima l'intelligenza, ma non è intelligente.<br />Passiamo alla seconda sezione dedicata ai pro et contra dell'intelligenza artificiale. La Nota si sofferma inizialmente su due considerazioni generali. La prima riguarda le finalità perseguite: come ogni atto umano deve essere giudicato sotto la prospettiva morale partendo dal fine prossimo ricercato, uguale giudizio deve essere applicato all'uso dell'intelligenza artificiale. E così la Nota appunta: «Come ogni prodotto dell'ingegno umano, anche l'intelligenza artificiale può essere diretta verso fini positivi o negativi» (40). La positività dell'atto risiede innanzitutto nel rispetto della dignità personale (43). La seconda considerazione di carattere generale attiene al mezzo in sé: ogni mezzo non è eticamente neutro, perché il mezzo corrisponde al fine per cui è stato creato e quindi incorpora in sé la congruità al fine. In parole povere, il mezzo già rivela il fine buono o cattivo per cui è stato plasmato, il mezzo è già orientato ai suoi fini propri e quindi chi lo usa è già condizionato da questo suo intrinseco orientamento: «I prodotti tecnologici riflettono la visione del mondo dei loro sviluppatori, proprietari, utenti e regolatori, e con il loro potere "plasmano il mondo e impegnano le coscienze sul piano dei valori"» (41).<br />BENEFICI E DANNI<br />Poi la Nota elenca alcuni benefici e danni che potrebbero derivare dall'uso dell'intelligenza artificiale. Per motivi di spazio andremo ad analizzare solo i rischi e solo alcuni di essi. In primo luogo il favore generalizzato verso l'intelligenza artificiale potrebbe incrementare una mentalità efficientista: plaudiamo all'intelligenza artificiale perché capace di funzioni sbalorditive e questo metro di giudizio basato sull'utilità potrebbe essere applicato anche alle persone. «Stabilire un'equivalenza troppo marcata tra intelligenza umana e intelligenza artificiale comporta il rischio di cedere a una visione funzionalista, secondo la quale le persone sono valutate in base ai lavori che possono svolgere» (34).<br />Altro pericolo: l'intelligenza artificiale opera tramite sistemi e processi molto complessi che vedono, tra l'altro, anche l'interazione con altri dispositivi di intelligenza artificiale. Da qui la difficoltà a volte di individuare la persona responsabile a capo di questi processi, colui il quale ha dato il La allo sviluppo di tutto il successivo e intricato procedimento (44).<br />Un ulteriore rischio è quello degli effetti dell'automazione dell'intelligenza artificiale: occorre vigilare affinché i processi autonomi non producano conseguenze dannose (45). Per non parlare del fatto che, ad oggi, «la maggior parte del potere sulle principali applicazioni dell'intelligenza artificiale sia concentrato nelle mani di poche potenti aziende» (53), creando così un oligopolio tecnocratico assai pericoloso perché sono gli sviluppatori e quindi le aziende che riempiono di contenuti l'intelligenza artificiale, che modellano queste intelligenze artefatte verso scopi ben precisi: il rischio del controllo sociale, dell'indottrinamento di massa, soprattutto tramite la manipolazione dell'informazione (86-87), e di influenzare modi e abitudini in una certa direzione è quindi assai elevato, tenendo poi conto che l'intelligenza artificiale fornisce sì informazioni, ma, altresì, le acquisisce da noi. La vita privata allora potrebbe diventare sempre più merce preziosa per aziende senza scrupoli (90).<br />Un'altra minaccia per l'uomo è data dall' «intrinseca natura dei sistemi di IA, nei quali nessun singolo individuo è in grado di avere una supervisione completa dei vasti e complessi insiemi di dati utilizzati per il calcolo» (53). L'uomo ha creato un sistema così complesso che nessun singolo individuo può comprenderlo appieno, riesce ad abbracciarlo nella sua interezza. Questo potrebbe voler dire che tale sistema si presenta più grande di lui e quindi potrebbe schiacciarlo, inglobarlo e fagocitarlo nella sua sfuggente complessità.<br />IL PARADIGMA TECNOCRATICO<br />Un danno per l'umanità potrebbe poi essere la caduta nel cosiddetto «"paradigma tecnocratico", il quale intende risolvere tendenzialmente tutti i problemi del mondo attraverso i soli mezzi tecnologici. [...] "Come se la realtà, il bene e la verità sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e dell'economia"» (54). Una riduzione antropologica e morale di matrice tecno-efficientista.<br />La Nota poi registra che l'abuso dell'intelligenza artificiale potrebbe incrementare un doppio fenomeno: l'alienazione della realtà a beneficio di un'esistenza imprigionata nel virtuale (58), tanto da decretare la dipendenza da esso (81), e il suo contrario dato dall'antropomorfizzare l'intelligenza artificiale, perché ci parla, ascolta, decide, appare intelligentissimo e ricco di empatia, etc., «offusca[ndo] così la linea di demarcazione tra ciò che è umano e ciò che è artificiale» (59).<br />In merito all'economia, l'intelligenza artificiale potrebbe sviluppare modelli economici e dunque sociali omogenei, quindi globali, quasi astratti rispetto alle condizioni particolari, alle consuetudini locali (65). Riguardo invece al mondo del lavoro, oltre alla perdita di posti di lavoro forse compensati dalla nascita di altri ruoli legati proprio allo sviluppo di questa tecnologia, la Nota sottolinea il pericolo che i lavoratori possano essere demansionati o trovarsi in ritardo rispetto alla rapida accelerazione tecnologica in corso (67).<br />Sul versante educativo l'uso dell'intelligenza artificiale potrebbe persuadere lo studente che la conoscenza sia solo incamerare informazioni ed ottenere risposte pronte e sintetiche, non abituandolo invece alla fatica del pensare e al giudizio critico. Lo studente si troverebbe ad essere usato passivamente dall'intelligenza artificiale visto l'enorme potenziale di quest'ultima (82).<br />L'ultimo rischio, dopo che la Nota ha toccato anche il tema dell'ambiente con qualche tono oggettivamente ideologico, è la divinizzazione dell'intelligenza artificiale a motivo della sua apparente onniscienza e onnipotenza: «Man mano che l]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64511734</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:23:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64511734/intelligenza_artificiale_senz_anima_la_nota_della_santa_sede.mp3" length="11218500" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il documento sull'IA ➜ https://www.youtube.com/live/XiqM0M57oAQ?t=27s

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8087

INTELLIGENZA ARTIFICIALE SENZ'ANIMA, LA NOTA DELLA SANTA SEDE di Tommaso Scandroglio
 
Ieri è stata pubblicata dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il documento sull'IA ➜ <a href="https://www.youtube.com/live/XiqM0M57oAQ?t=27s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/live/XiqM0M57oAQ?t=27s</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8087" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8087</a><br /><br />INTELLIGENZA ARTIFICIALE SENZ'ANIMA, LA NOTA DELLA SANTA SEDE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ieri è stata pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede e dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione la nota Antiqua et nova, sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Già in passato figure autorevoli della Chiesa, pontefice compreso, si sono espresse sul tema dell'intelligenza artificiale, ma certamente questo documento risulta essere il più importante fino ad ora prodotto a motivo della sua organicità ed esaustività. La Nota sostanzialmente si divide in due sezioni: la spiegazione dei motivi per cui l'intelligenza artificiale non è intelligente e i benefici, ma soprattutto i rischi che questa tecnologia reca con sé.<br />Partiamo dalla prima sezione. Per comprendere il motivo per cui l'intelligenza umana non è sovrapponibile alle capacità tecniche dell'intelligenza artificiale occorre rifarsi alla differenza sostanziale tra persona e intelligenza artificiale che risiede nella natura di entrambe. Per individuare l'ontologia della natura umana è necessario ricordare che la persona è unione strettissima di due principi: uno materiale, il corpo, e uno formale, l'anima (13). Questa affermazione ci permette di articolare una riflessione che sarebbe stato meglio esplicitare nella Nota, perché d'importanza scriminante. La prova dell'esistenza dell'anima deriva dall'analisi qualitativa di alcuni nostri atti. Alcune condotte rivelano che in noi esiste una realtà metafisica. Ad esempio la perfezione di un cerchio è un dato di conoscenza che non può derivare dai sensi perché i sensi ci hanno sempre mostrato cerchi imperfetti. Dunque esiste in noi una fonte di conoscenza sovrasensibile che chiamiamo anima, la quale è appunto capace di astrarre dai dati empirici e singoli per arrivare a concetti universali, quali ad esempio "la perfezione". Altra prova dell'esistenza dell'anima è la capacità di compiere atti liberi: se fossimo costituiti di sola materia saremmo necessariamente obbligati a seguire solo le leggi fisiche che governano il nostro corpo. Invece possiamo digiunare, toglierci la vita, etc. Parimenti per l'autocoscienza: l'occhio non sa di vedere, il tatto non sa di toccare, etc. eppure noi sappiamo di vedere, di toccare etc. Vuol dire che abbiamo capacità che eccedono le capacità sensitive, ossia abbiamo capacità sovrasensibili. In modo analogo pensiamo alla capacità artistica, di formulare giudizi morali, etc. Tutti atti generati dall'anima la quale, dato che è capace di azioni così elevate, prende il nome di anima razionale.<br />SOLO MATERIA<br />Ora l'intelligenza artificiale è ovviamente costituita solo di materia, non ha certo l'anima. Ergo è incapace e lo sarà sempre di compiere atti che sono generati solo dall'anima razionale: l'astrazione, la coscienza di sé, la formulazione di giudizi morali, la capacità di compiere scelte libere (da cui discende la responsabilità umana e l'irresponsabilità dell'intelligenza artificiale), etc. (39).  L'intelligenza artificiale è capace solo di svolgere compiti, di eseguire funzioni assai sofisticate (30), ma il cui punto di origine è da rinvenire sempre nell'intelligenza umana. Possiamo qualificare le sue funzioni come intelligenti perché sono effetti intelligenti di una causa intelligente: la persona umana. Dunque l'intelligenza artificiale mima l'intelligenza, ma non è intelligente.<br />Passiamo alla seconda sezione dedicata ai pro et contra dell'intelligenza artificiale. La Nota si sofferma inizialmente su due considerazioni generali. La prima riguarda le finalità perseguite: come ogni atto umano deve essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>702</itunes:duration><itunes:keywords>antiquaetnova,ia,intelligenzaartificiale,opportunità,rischi,vaticano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dc81f88d28f13c12653e8193c42cc360.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le vere cause per cui non si fanno figli non sono economiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-vere-cause-per-cui-non-si-fanno-figli-non-sono-economiche--64511715</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/7978" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/7978</a><br /><br />LE VERE CAUSE PER CUI NON SI FANNO FIGLI NON SONO ECONOMICHE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Il 57% degli adulti sotto i 50 anni che dichiarano che difficilmente avranno mai figli affermano che una delle ragioni principali è che semplicemente non vogliono averli; il 31% di coloro che hanno 50 anni e più e non hanno figli indica questo come motivo per cui non ne hanno mai avuti». Questa la sintesi della ricerca Le esperienze degli adulti americani che non hanno figli realizzata dal Pew Research Center.<br />Ma vediamo più nel dettaglio gli esiti di questa indagine. Nel 2023 il tasso di fertilità negli Stati Uniti ha raggiunto il minimo storico con una quota crescente di donne tra i 25 e i 44 anni che non hanno mai partorito. Tra gli under 50, che per ora non hanno ancora figli, la percentuale di adulti che dichiarano che difficilmente avranno figli in futuro è cresciuta di dieci punti percentuali dal 2018 al 2023: dal 37% al 47%. Tra gli over 50 che non hanno figli ben un terzo ha affermato che non ha mai preso in considerazione l'eventualità di averne.<br />Ma veniamo al dato riportato all'inizio: il motivo principale per cui non si hanno avuto figli è che semplicemente non li si voleva. Motivazione più diffusa tra i giovani, meno diffusa nel campione anziano e più diffusa, nella coorte under 50, tra le donne rispetto agli uomini. Sono le donne le prime a non volere figli semplicemente perché non li si desidera. E la motivazione economica? La risposta è necessariamente articolata.<br />Scrivono i ricercatori: «La maggioranza in entrambi i gruppi afferma che non avere figli ha reso più facile per loro permettersi le cose che vogliono, avere tempo per hobby e interessi e risparmiare per il futuro. Nel gruppo più giovane, circa sei su dieci affermano anche che non avere figli ha reso più facile per loro avere successo nel loro lavoro o nella loro carriera e avere una vita sociale attiva».<br />LE VERE MOTIVAZIONI<br />Questi dati ci dicono almeno due cose. La prima riguarda direttamente l'aspetto economico. Quando gli articoli di giornale ci dicono che le coppie non mettono al mondo i figli per motivazioni economiche, queste sono le seconde cause non le prime. Tentiamo di spiegarci: supponiamo che Tizio non voglia comprare una Ferrari perché non vuole spendere 1.000 euro per acquistarla. Tutti gli diremmo che è un pazzo e che sta perdendo una grande occasione. Il gioco vale assolutamente la candela. Tizio adduce motivazioni economiche, ma il problema di Tizio sta nel fatto - vera causa del mancato affare - che è stato incapace di riconoscere il valore di una Ferrari.<br />Lo stesso avviene per il figlio. Si mette sul piatto della bilancia il figlio e sull'altra i soldi. Quei soldi da spendersi, agli occhi delle coppie, non valgono un figlio perché con quei soldi possono conquistarsi un tenore di vita che vale più di un figlio. Sarebbero soldi mal investiti per un bene non di così alto pregio come altri. Allora il problema non sono i soldi (causa seconda), ma il mancato riconoscimento del valore del figlio (causa prima). La seconda riflessione è analoga: non avere figli e quindi avere la possibilità di coltivare degli hobby e di aver successo nel lavoro e nelle relazioni perché si ha più tempo, mettono in evidenza che il figlio vale meno del ferromodellismo, di una promozione e del gruppo sci a cui si è aderito. Ed infatti secondo il campione la realizzazione personale non passa dall'avere figli: «Grandi percentuali in entrambi i gruppi affermano che avere una vita appagante non ha molto a che fare con il fatto che una persona abbia o meno figli».<br />LE PRIORITÀ DETERMINANO L'AGIRE<br />Ecco perché la motivazione principale addotta tra coloro che non hanno figli e mai non ne vorranno avere è che semplicemente non interessa loro e questo significa, implicitamente e necessariamente, che vi sono altre cose più interessanti (57%); al secondo posto come motivazione troviamo la carriera e gli interessi (44%); lo stato del mondo e l'ambiente (un significativo 38%); l'impossibilità asserita di mantenere economicamente un figlio, ma perché si antepongono beni materiali considerati irrinunciabili (36%); una certa avversione per i bambini in quanto tali (anche qui un significativo 20%). Queste percentuali scemano per il gruppo più anziano di persone che non hanno mai avuto figli. Non aver trovato la persona giusta, come motivo per non aver messo al mondo dei figli, rileva una quota invertita tra i due gruppi: 33% over 50, 24% under 50.<br />Tutte queste motivazioni, lo ripetiamo, indicano alcuni beni - carriera, l'ambiente, beni materiali, tempo libero, etc. - che nel percepito comune valgono più di un figlio, ossia più di una persona nata dalla propria carne e dal proprio sangue. Allora per cambiare il trend della natalità non serve puntare sui soldi da dare alle famiglie - stando però il fatto che la pressione fiscale dovrebbe tenere conto del numero di figli per ragioni di equità - ma occorre puntare sul cambiamento culturale e far comprendere che un figlio da una parte sicuramente erode risorse economiche, di tempo e di opportunità, ma su altro fronte apporta ben maggiori risorse esistenziali e, al di là del contributo che potrà apportare alla propria esistenza, ha in sé una preziosità così incommensurabile che giustifica ogni sforzo e ogni rinuncia.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64511715</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 22:23:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64511715/le_vere_cause_per_cui_non_si_fanno_figli_non_sono_economiche.mp3" length="5735279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/7978

LE VERE CAUSE PER CUI NON SI FANNO FIGLI NON SONO ECONOMICHE di Tommaso Scandroglio
 
«Il 57% degli adulti sotto i 50 anni che dichiarano che difficilmente avranno mai figli affermano che una delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/7978" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/7978</a><br /><br />LE VERE CAUSE PER CUI NON SI FANNO FIGLI NON SONO ECONOMICHE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />«Il 57% degli adulti sotto i 50 anni che dichiarano che difficilmente avranno mai figli affermano che una delle ragioni principali è che semplicemente non vogliono averli; il 31% di coloro che hanno 50 anni e più e non hanno figli indica questo come motivo per cui non ne hanno mai avuti». Questa la sintesi della ricerca Le esperienze degli adulti americani che non hanno figli realizzata dal Pew Research Center.<br />Ma vediamo più nel dettaglio gli esiti di questa indagine. Nel 2023 il tasso di fertilità negli Stati Uniti ha raggiunto il minimo storico con una quota crescente di donne tra i 25 e i 44 anni che non hanno mai partorito. Tra gli under 50, che per ora non hanno ancora figli, la percentuale di adulti che dichiarano che difficilmente avranno figli in futuro è cresciuta di dieci punti percentuali dal 2018 al 2023: dal 37% al 47%. Tra gli over 50 che non hanno figli ben un terzo ha affermato che non ha mai preso in considerazione l'eventualità di averne.<br />Ma veniamo al dato riportato all'inizio: il motivo principale per cui non si hanno avuto figli è che semplicemente non li si voleva. Motivazione più diffusa tra i giovani, meno diffusa nel campione anziano e più diffusa, nella coorte under 50, tra le donne rispetto agli uomini. Sono le donne le prime a non volere figli semplicemente perché non li si desidera. E la motivazione economica? La risposta è necessariamente articolata.<br />Scrivono i ricercatori: «La maggioranza in entrambi i gruppi afferma che non avere figli ha reso più facile per loro permettersi le cose che vogliono, avere tempo per hobby e interessi e risparmiare per il futuro. Nel gruppo più giovane, circa sei su dieci affermano anche che non avere figli ha reso più facile per loro avere successo nel loro lavoro o nella loro carriera e avere una vita sociale attiva».<br />LE VERE MOTIVAZIONI<br />Questi dati ci dicono almeno due cose. La prima riguarda direttamente l'aspetto economico. Quando gli articoli di giornale ci dicono che le coppie non mettono al mondo i figli per motivazioni economiche, queste sono le seconde cause non le prime. Tentiamo di spiegarci: supponiamo che Tizio non voglia comprare una Ferrari perché non vuole spendere 1.000 euro per acquistarla. Tutti gli diremmo che è un pazzo e che sta perdendo una grande occasione. Il gioco vale assolutamente la candela. Tizio adduce motivazioni economiche, ma il problema di Tizio sta nel fatto - vera causa del mancato affare - che è stato incapace di riconoscere il valore di una Ferrari.<br />Lo stesso avviene per il figlio. Si mette sul piatto della bilancia il figlio e sull'altra i soldi. Quei soldi da spendersi, agli occhi delle coppie, non valgono un figlio perché con quei soldi possono conquistarsi un tenore di vita che vale più di un figlio. Sarebbero soldi mal investiti per un bene non di così alto pregio come altri. Allora il problema non sono i soldi (causa seconda), ma il mancato riconoscimento del valore del figlio (causa prima). La seconda riflessione è analoga: non avere figli e quindi avere la possibilità di coltivare degli hobby e di aver successo nel lavoro e nelle relazioni perché si ha più tempo, mettono in evidenza che il figlio vale meno del ferromodellismo, di una promozione e del gruppo sci a cui si è aderito. Ed infatti secondo il campione la realizzazione personale non passa dall'avere figli: «Grandi percentuali in entrambi i gruppi affermano che avere una vita appagante non ha molto a che fare con il fatto che una persona abbia o meno figli».<br />LE PRIORITÀ DETERMINANO L'AGIRE<br />Ecco perché la motivazione principale addotta tra coloro che non hanno figli e mai non ne vorranno avere è che semplicemente non interessa loro e questo significa, implicitamente e...]]></itunes:summary><itunes:duration>359</itunes:duration><itunes:keywords>carriera,cause,divertimento,figli,tranquillità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb2b7c902952bdd2f229179a2d266a7b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'azzardo di Trump: una Hollywood no woke</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-azzardo-di-trump-una-hollywood-no-woke--63852543</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8052" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8052</a><br /><br />L'AZZARDO DI TRUMP: UNA HOLLYWOOD NO WOKE E ANTI MAINSTREAM di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Notizia di colore? Non solo. Giovedì scorso Donald Trump ha annunciato sulla sua piattaforma Truth Social che nominerà Mel Gibson, Sylvester Stallone e Jon Voight suoi ambasciatori ad Hollywood. Ecco il post del futuro presidente: «È per me un onore annunciare che Jon Voight, Mel Gibson e Sylvester Stallone saranno ambasciatori speciali di un posto grandioso ma molto travagliato: Hollywood, in California. Saranno miei inviati speciali allo scopo di riportare Hollywood, che negli ultimi quattro anni ha perso molti affari a favore di Paesi stranieri, ad essere più grande, migliore e più forte che mai! Queste tre persone molto talentuose saranno i miei occhi e le mie orecchie e farò ciò che mi suggeriranno. Così come avverrà per gli stessi Stati Uniti d'America, ci sarà una nuova età dell'oro per Hollywood!».<br />Il lettore italiano, anzi europeo, potrebbe comprensibilmente liquidare la decisione di Trump come un'americanata. Un presidente degli Stati Uniti che s'inventa un'ambasciata ad Hollywood è una trovata assai bizzarra, propria di un certo spirito a stelle e strisce. Le polemiche negli USA naturalmente non sono mancate. La lettura più diffusa ed anche corretta è quella che vedrebbe Trump voler dare un giro di vite all'ambiente hollywoodiano dato che la maggior parte delle star non hanno mai nascosto la loro avversione per la sua persona.<br />E se questa stessa decisione fosse stata presa dal premier Meloni in merito a Cinecittà, l'Hollywood nostrana? Impensabile che possa avvenire, ma, in caso opposto, sarebbero piovute sull'esecutivo ferocissime critiche sull'intromissione del governo nella cultura italiana, sul commissariamento delle arti, sulla censura al libero pensiero e alla libertà di espressione, sull'egemonia della pseudocultura fascista, sulla volontà di usare il cinema come strumento di propaganda politica. Tutti dimentichi, tra l'altro, che Cinecittà fu voluta da Mussolini.<br />AMBASCIATORI AD HOLLYWOOD<br />Da qui la domanda: Trump ha fatto bene o ha fatto male a nominare questi tre attori e registi come ambasciatori ad Hollywood? Non è una intromissione in un campo, quello culturale e di intrattenimento, da cui il governo dovrebbe rimanere fuori? Trump ha fatto bene perché, innanzitutto, la competenza del governo di un Paese abbraccia anche la cultura. Anzi, qualsiasi azione del governo, termine che in questo caso ricomprende anche il potere legislativo, interessa necessariamente sempre la cultura. Dall'innalzamento delle imposte alla modifica del Codice della strada, dalle norme che regolano l'immigrazione a quelle che disciplinano il nucleare, tutto fa cultura. In questa specifica prospettiva ogni Stato è inevitabilmente etico, nel bene e nel male.<br />La cultura, come l'intrattenimento che è espressione culturale anch'esso, non può sfuggire alle scelte governative perché chi ha in mano le redini di una nazione ha l'obbligo morale di condurre ad una vita virtuosa i propri cittadini. E la cultura contribuisce a rendere l'uomo migliore o peggiore. Sulla relazione tra governo e virtù personali leggiamo ciò che ha scritto Tommaso d'Aquino: «La legge umana intende portare gli uomini alla virtù» (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 2, ad 2). Nulla di strano a ben pensarci. L'uomo ha il dovere di fare il bene. Il bene che deve ricercare l'uomo di governo è il bene della collettività. Ecco quindi che è suo onere creare quelle condizioni affinché il singolo e il consesso dei singoli (famiglie, associazioni, imprese, partiti politici, etc.) si orientino ad una vita virtuosa, stato di vita che permette di arrivare a Dio, fine ultimo a cui tutte le realtà, comprese quelle che governano uno Stato, devono essere ordinate. L'insieme di quelle condizioni che permettono di vivere una vita secondo la legge naturale prende il nome di bene comune (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26).<br />LOTTA AL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Sebbene il salto sia notevole, torniamo dall'Aquinate a Trump. Anche la produzione di film deve rispettare la legge morale naturale, ossia deve contribuire a rendere virtuoso l'uomo. Se creare osservatori speciali da inviare ad Hollywood può contribuire a questo scopo ben venga. Ovviamente nel rispetto del principio di sussidiarietà. In altre parole il governo, ad esempio, potrebbe anche vietare la diffusione di alcune pellicole qualora fossero gravemente lesive del bene comune (pensiamo ad un film inneggiante la pedofilia), ma ordinariamente non potrebbe metter becco nella produzione di film, ossia nella scelta dei soggetti, delle sceneggiature, degli attori, etc... Controllo sì, sostituzione da parte del governo dei soggetti più competenti in materia no.<br />Chiaramente Trump è mosso prima di tutto da interessi politici: far sì che le spinte progressiste negli studios siano tamponate perché lesive della sua amministrazione. Ma, in questo caso, tale fine politico assai personale potrebbe tornare utile al cattolico. Infatti Mel Gibson è notoriamente cattolico. Sylvester Stallone, anche lui battezzato cattolico, nel 2000 rese noto il suo ritorno al cristianesimo e di recente ha dichiarato pubblicamente che è scampato ad un aborto. Jon Voight ha avuto una formazione cattolica, si è laureato alla Catholic University of America e parla spesso della sua fede. Di certo questi tre attori non sono dei santi, ma altrettanto certamente potranno spostare almeno di un poco l'ago della bilancia nell'ambiente hollywoodiano a favore di tematiche care alla cultura conservatrice: tutela della vita, della famiglia naturale, della libertà di pensiero e di religione, della patria, etc., lotta al politicamente corretto, all'anticultura woke, al mainstream massificante, etc...<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Trump inaugura la sua nuova America. Biden grazia i parenti e Fauci" fa il confronto tra Biden che usa il suo ultimo giorno da presidente per concedere altre grazie "preventive" a tutti i suoi famigliari, ad Anthony Fauci e al generale Milley, mentre Trump inaugura il suo mandato con un potente discorso improntato sull'eccezionalismo americano, la fine dei sensi di colpa e del Green Deal.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 gennaio 2025:<br />La cerimonia di insediamento del presidente Donald Trump si è tenuta al chiuso, per motivi climatici. Era previsto un freddo insopportabile (fino a -17° C) e una bufera di neve, mentre ieri il freddo si è limitato a 4 gradi sotto zero ed era una giornata splendida. Per cui, al riparo da un cielo terso, in un interno del Campidoglio si è svolto il rito del giuramento e del discorso programmatico, in un altro interno il discorso ai sostenitori e nel centro visitatori la parata militare. Surreale. Ci saranno stati motivi di sicurezza (dopo due attentati mancati di poco) oltre che il timore per il brutto tempo? Le autorità competenti smentiscono categoricamente.<br />Frattanto, a proposito di sicurezza, giusto per utilizzare al meglio il suo ultimo giorno da presidente, Joe Biden ha concesso la grazia presidenziale incondizionata (cioè per tutte le possibili accuse future) a tutti i membri della sua famiglia, al super-consigliere sanitario Anthony Fauci, al generale Mark Milley (ex capo degli Stati Maggiori Riuniti), a tutti i membri del Comitato 6 Gennaio e anche a tutti i testimoni che hanno deposto di fronte a quel Comitato. In sintesi: Biden teme una grande purga staliniana. Ma così lancia anche un messaggio controproducente: se non avesse garantito loro l'immunità, sarebbero stati condannati per qualche reato? Trump, dal canto suo, nel suo discorso inaugurale, promette di porre fine alla giustizia politicizzata. «Mai più l'immenso potere dello Stato sarà usato come arma per perseguitare gli avversari politici. È una cosa di cui so qualcosa. Non permetteremo che ciò accada. Non accadrà mai più. Sotto la mia guida, ripristineremo una giustizia giusta, equa e imparziale, nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto».<br />Il ritorno del presidente/imprenditore è contrassegnato dalla filosofia dell'eccezionalismo americano: Usa come esperimento unico al mondo e di successo. E nell'ultimo passaggio del suo breve discorso di insediamento, riassume la sua visione dell'America: «In America, l'impossibile è ciò che sappiamo fare meglio. Da New York a Los Angeles, da Philadelphia a Phoenix, da Chicago a Miami, da Houston a Washington, il nostro paese è stato forgiato e costruito da generazioni di patrioti che hanno dato tutto quello che avevano per i nostri diritti e per la nostra libertà. Erano agricoltori e soldati, cowboy e operai, lavoratori dell'acciaio e minatori, poliziotti e pionieri che si sono spinti in avanti, hanno marciato e non hanno permesso che nessun ostacolo sconfiggesse il loro spirito o il loro orgoglio. Insieme hanno costruito ferrovie, innalzato grattacieli, costruito grandi autostrade, vinto due guerre mondiali, sconfitto il fascismo e il comunismo e trionfato su ogni singola sfida che hanno affrontato». Rilancia la "nuova frontiera" e il mito del "destino manifesto", che stavolta è orientato allo spazio: «Gli Stati Uniti torneranno a considerarsi una nazione in crescita, che aumenta le proprie ricchezze, espande il proprio territorio, costruisce le proprie città, innalza le proprie aspettative e porta la propria bandiera verso nuovi e bellissimi orizzonti. E perseguiremo il nostro destino manifesto verso le stelle, lanciando astronauti americani per piantare l]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63852543</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2025 15:56:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63852543/l_azzardo_di_trump_una_hollywood_no_woke.mp3" length="12853642" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8052

L'AZZARDO DI TRUMP: UNA HOLLYWOOD NO WOKE E ANTI MAINSTREAM di Tommaso Scandroglio
 
Notizia di colore? Non solo. Giovedì scorso Donald Trump ha annunciato sulla sua piattaforma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8052" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8052</a><br /><br />L'AZZARDO DI TRUMP: UNA HOLLYWOOD NO WOKE E ANTI MAINSTREAM di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Notizia di colore? Non solo. Giovedì scorso Donald Trump ha annunciato sulla sua piattaforma Truth Social che nominerà Mel Gibson, Sylvester Stallone e Jon Voight suoi ambasciatori ad Hollywood. Ecco il post del futuro presidente: «È per me un onore annunciare che Jon Voight, Mel Gibson e Sylvester Stallone saranno ambasciatori speciali di un posto grandioso ma molto travagliato: Hollywood, in California. Saranno miei inviati speciali allo scopo di riportare Hollywood, che negli ultimi quattro anni ha perso molti affari a favore di Paesi stranieri, ad essere più grande, migliore e più forte che mai! Queste tre persone molto talentuose saranno i miei occhi e le mie orecchie e farò ciò che mi suggeriranno. Così come avverrà per gli stessi Stati Uniti d'America, ci sarà una nuova età dell'oro per Hollywood!».<br />Il lettore italiano, anzi europeo, potrebbe comprensibilmente liquidare la decisione di Trump come un'americanata. Un presidente degli Stati Uniti che s'inventa un'ambasciata ad Hollywood è una trovata assai bizzarra, propria di un certo spirito a stelle e strisce. Le polemiche negli USA naturalmente non sono mancate. La lettura più diffusa ed anche corretta è quella che vedrebbe Trump voler dare un giro di vite all'ambiente hollywoodiano dato che la maggior parte delle star non hanno mai nascosto la loro avversione per la sua persona.<br />E se questa stessa decisione fosse stata presa dal premier Meloni in merito a Cinecittà, l'Hollywood nostrana? Impensabile che possa avvenire, ma, in caso opposto, sarebbero piovute sull'esecutivo ferocissime critiche sull'intromissione del governo nella cultura italiana, sul commissariamento delle arti, sulla censura al libero pensiero e alla libertà di espressione, sull'egemonia della pseudocultura fascista, sulla volontà di usare il cinema come strumento di propaganda politica. Tutti dimentichi, tra l'altro, che Cinecittà fu voluta da Mussolini.<br />AMBASCIATORI AD HOLLYWOOD<br />Da qui la domanda: Trump ha fatto bene o ha fatto male a nominare questi tre attori e registi come ambasciatori ad Hollywood? Non è una intromissione in un campo, quello culturale e di intrattenimento, da cui il governo dovrebbe rimanere fuori? Trump ha fatto bene perché, innanzitutto, la competenza del governo di un Paese abbraccia anche la cultura. Anzi, qualsiasi azione del governo, termine che in questo caso ricomprende anche il potere legislativo, interessa necessariamente sempre la cultura. Dall'innalzamento delle imposte alla modifica del Codice della strada, dalle norme che regolano l'immigrazione a quelle che disciplinano il nucleare, tutto fa cultura. In questa specifica prospettiva ogni Stato è inevitabilmente etico, nel bene e nel male.<br />La cultura, come l'intrattenimento che è espressione culturale anch'esso, non può sfuggire alle scelte governative perché chi ha in mano le redini di una nazione ha l'obbligo morale di condurre ad una vita virtuosa i propri cittadini. E la cultura contribuisce a rendere l'uomo migliore o peggiore. Sulla relazione tra governo e virtù personali leggiamo ciò che ha scritto Tommaso d'Aquino: «La legge umana intende portare gli uomini alla virtù» (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 2, ad 2). Nulla di strano a ben pensarci. L'uomo ha il dovere di fare il bene. Il bene che deve ricercare l'uomo di governo è il bene della collettività. Ecco quindi che è suo onere creare quelle condizioni affinché il singolo e il consesso dei singoli (famiglie, associazioni, imprese, partiti politici, etc.) si orientino ad una vita virtuosa, stato di vita che permette di arrivare a Dio, fine ultimo a cui tutte le realtà, comprese quelle che governano uno Stato, devono essere ordinate. L'insieme di...]]></itunes:summary><itunes:duration>804</itunes:duration><itunes:keywords>cinecittà,cultura,hollywood,melgibson,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/81a38b7b147ec4d9c1c70b8df1a3efb5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il messaggio Cei pieno di luoghi comuni per giustificare l'aborto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-messaggio-cei-pieno-di-luoghi-comuni-per-giustificare-l-aborto--63768388</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8050</a><br /><br />IL MESSAGGIO CEI PIENO DI LUOGHI COMUNI PER GIUSTIFICARE L'ABORTO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La Giornata per la vita fu indetta dai vescovi italiani per la prima volta nel febbraio del 1978. Fu pensata perché ormai si era capito che anche l'Italia si sarebbe dotata di una norma che avrebbe legittimato l'aborto. Norma che, infatti, fu approvata il 22 maggio di quello stesso anno. La Giornata per la vita fu pensata come risposta alla 194.<br />Da allora i messaggi della Cei, negli anni, si sono sempre più scoloriti tanto da non parlar più, a volte, nemmeno di aborto, ma della salute, degli anziani, etc. L'ultimo messaggio è per certi versi simili ai precedenti: si fa cenno ai bambini che muoiono nelle guerre, durante le migrazioni, per fame, per varie malattie, per la povertà. Poi un cenno anche all'inverno demografico e alla sostituzione di specie, ossia si preferiscono gli animali domestici ai bambini.<br />Il messaggio chiama in causa anche l'aborto? Sì. Vi sono passaggi lodevoli a tal proposito, ma altri per nulla convincenti, come il seguente: «Quando una donna interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali (le statistiche dicono che sono le lavoratrici, le single e le immigrate a fare maggior ricorso all'IVG) esprime una scelta veramente libera, o non è piuttosto costretta a una decisione drammatica da circostanze che sarebbe giusto e "civile" rimuovere?».<br />UN PAIO DI RIFLESSIONI<br />Non si citano altre motivazioni che inducono la donna ad abortire. Un paio di riflessioni. Secondo una ricerca americana, pare che la motivazione principale per cui non si voglia un figlio è che non lo si vuole (cfr. Le esperienze degli adulti americani che non hanno figli realizzata dal Pew Research Center: qui un approfondimento). È come regalare uno schiaccianoci ad uno a cui non piacciono le noci. Le motivazioni economiche e sociali a cui fa cenno la Cei adombrano il vero motivo per cui si sceglie di abortire: non si comprende la preziosità intrinseca del figlio e dunque la gravità della scelta abortiva. Qui sta il problema, non nei soldi.<br />Seconda riflessione: addebitare alla società la causa degli aborti è veterocomunismo. Le sovrastrutture sociali sono loro le vere colpevoli, mica la donna e il medico abortista. Invece il problema è il cuore dell'uomo: ad immagine di questo si modellano le società. E nel cuore dell'uomo post-moderno Dio è assente. È la mancanza di fede che uccide i figli nei ventri delle loro madri. A margine: non solo Cristo è assente nei cuori di molti, ma anche nel messaggio della Cei in riferimento all'aborto.<br />Continuiamo con il messaggio: «Dobbiamo poi constatare come alcune interpretazioni della legge 194/78, che si poneva l'obiettivo di eliminare la pratica clandestina dell'aborto, nel tempo abbiano generato nella coscienza di molti la scarsa o nulla percezione della sua gravità, tanto da farlo passare per un "diritto"». Bene la critica alla qualificazione dell'aborto come diritto, male il riferimento all'aborto clandestino. Questa motivazione, lo sanno anche i paracarri, era solo pretestuosa, uno specchietto per le allodole. Tanto è vero che è ormai è stata abbandonata nelle retorica abortista e sostituita, per l'appunto, dallo slogan "L'aborto è un diritto". In secondo luogo in nessuna parte della 194 c'è scritto che questa legge è stata pensata per eliminare l'aborto clandestino. In terzo luogo - dato che non ci sono commenti critici a riguardo da parte dei vescovi - pare che il fine di eliminare la clandestinità sia un fine buono per varare una legge abortista, fine da recuperare tenuto conto delle derive massimaliste che vedono nell'aborto un diritto.<br />LA 194 COME SOLUZIONE ALL'ABORTO (?!)<br />Proseguiamo: «Per di più, restano largamente inapplicate quelle disposizioni (cf. art. 2 e 5) tese a favorire una scelta consapevole da parte della gestante e a offrire alternative all'aborto». Intendiamoci bene: tutto quello che si può lecitamente fare per dissuadere una donna dall'abortire è benvenuto, ma indicare la 194 come soluzione all'aborto è come avvalersi dell'aiuto dei mafiosi per stroncare la criminalità organizzata nel nostro Paese.<br />Infatti gli articoli 2 e 5 sono stati costruiti per essere inefficaci e facilmente aggirabili. Come scrivevamo a suo tempo, illustrando in modo più analitico il contenuto di questi due articoli, «la reale esiguità della portata degli obblighi di legge, l'impossibilità della sanzione in capo agli operatori sanitari che non fanno il loro dovere, il fatto che è il medico abortista a dover dissuadere la donna, fanno sì che la 194 può essere applicata benissimo e nello stesso non inceppare per nulla la macchina abortiva che uccide un bambino ogni cinque minuti. Quindi nella 194 non c'è reale prevenzione all'aborto, non perché gli artt. 2 e 5 vengono applicati male (difetto fenomenologico), ma per intrinseca struttura della 194 (difetto giuridico)».<br />Dunque per abrogare la 194 non si può far ricorso alla 194. Per combattere l'aborto non ci si può alleare con la 194. Sono evidenti contraddizioni in termini. Ben venga qualsiasi appiglio normativo presente anche nella 194, vedasi l'obiezione di coscienza normata dall'art. 9, ma non è nella 194 la soluzione. La soluzione è nella fede che diventa cultura.<br />Nota di BastaBugie: Giacomo Rocchi nell'articolo seguente dal titolo "Ma ai vescovi interessano quei sei milioni di bambini uccisi?" commenta scandalizzato come nel messaggio della Cei per la Giornata per la Vita sembrano non interessare né i milioni di bambini uccisi con l'aborto legale, né gli embrioni uccisi con la fecondazione in vitro.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 dicembre 2024:<br />«Alcune interpretazioni della legge 194/78, che si poneva l'obiettivo di eliminare la pratica clandestina dell'aborto».<br />Nel messaggio per la Giornata per la Vita i vescovi italiani, benché niente affatto obbligati, attesa la natura pastorale del documento, sono voluti entrare sul tema della legge 194 del 1978 e - perseverando nell'erroneo giudizio sulla legge e addirittura aggravandolo - hanno mostrato la loro piena adesione alla logica abortista.<br />La domanda brutale che si potrebbe fare agli estensori del documento è: i sei milioni di bambini uccisi ufficialmente nel grembo materno dal 1978 ad oggi sono vittime di una «interpretazione della legge 194» oppure sono morti - crudelmente smembrati o avvelenati - in conseguenza della piena attuazione di quella legge?<br />E una legge che permette alle donne di uccidere il loro bambino sette giorni dopo aver manifestato la loro intenzione di farlo in un colloquio con un medico, di farlo per qualsiasi motivo, gratuitamente, mentre gli ospedali pubblici sono obbligati ad eseguire l'intervento e, di solito, sono in grado di garantirlo entro qualche settimana, può davvero essere ritenuta soltanto «una legge che si proponeva di eliminare l'aborto clandestino» oppure, piuttosto, una legge che garantisce il diritto all' aborto legale? A proposito, che i vescovi sappiano: l'aborto clandestino è stato eliminato oppure i sei milioni di bambini uccisi non sono serviti nemmeno a questo?<br />Come è possibile che i vescovi riescano soltanto a trovare gli elementi positivi in questa legge "integralmente iniqua"? Sì, perché non solo la Legge 194 sarebbe stata scritta (solo) per eliminare la pratica clandestina dell'aborto (senza riuscirci), ma vi sarebbero «disposizioni tese a favorire una scelta consapevole da parte della gestante e a offrire alternative all' aborto»! Ora: esaltare una «scelta consapevole della gestante» altro non significa che abbracciare il principio di autodeterminazione che è il principio ispiratore delle leggi di aborto: i vescovi sono diventati abortisti? Strano, fra l'altro, che non menzionino l'unica iniziativa che cercava di rendere la donna incinta davvero consapevole: la proposta di legge di iniziativa popolare "Un cuore che batte", che pure ha raccolto molte firme proprio da cittadini cattolici. Forse che i vescovi hanno paura di sconfessare una ministra che, en passant, l'ha definita una cattiva pratica medica? O forse hanno paura di tutto? E la attività dei Centri di Aiuto alla Vita: i vescovi sembrano "ringraziare" la 194 per la loro opera! Ma i CAV sono nati prima di quella legge e l'aiuto alle gravidanze difficili viene svolto a prescindere da quella legge omicida!<br />Non basta: ai vescovi non sembrano interessare né i sei milioni di bambini uccisi con l'aborto legale (cui devono aggiungersi i bambini morti per aborto clandestino e gli embrioni uccisi con i cripto aborti derivati dalle pillole dei giorni dopo) né gli embrioni - decine di migliaia! - uccisi con la fecondazione in vitro.<br />Leggiamo il passo relativo a quelle pratiche: si parla genericamente di una "valutazione morale", ma non si fa alcun cenno all' enorme numero di embrioni prodotti per la morte o per il congelamento, previa selezione! Sarà che le legge 40 del 2004 è una legge promossa dal mondo cattolico ufficiale?<br />Giornata per la vita? La vita di chi? Una "alleanza inclusiva e non ideologica" per sostenere la natalità i vescovi la vogliono fare con coloro che - in piena attuazione delle leggi 194 e 40 - vogliono continuare ad uccidere embrioni e bambini? Per essere inclusivi bisogna tacere la verità?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768388</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:45:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768388/il_messaggio_cei_pieno_di_luoghi_comuni_per_giustificare_l_aborto.mp3" length="7958021" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8050

IL MESSAGGIO CEI PIENO DI LUOGHI COMUNI PER GIUSTIFICARE L'ABORTO di Tommaso Scandroglio
 
La Giornata per la vita fu indetta dai vescovi italiani per la prima volta nel febbraio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8050</a><br /><br />IL MESSAGGIO CEI PIENO DI LUOGHI COMUNI PER GIUSTIFICARE L'ABORTO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La Giornata per la vita fu indetta dai vescovi italiani per la prima volta nel febbraio del 1978. Fu pensata perché ormai si era capito che anche l'Italia si sarebbe dotata di una norma che avrebbe legittimato l'aborto. Norma che, infatti, fu approvata il 22 maggio di quello stesso anno. La Giornata per la vita fu pensata come risposta alla 194.<br />Da allora i messaggi della Cei, negli anni, si sono sempre più scoloriti tanto da non parlar più, a volte, nemmeno di aborto, ma della salute, degli anziani, etc. L'ultimo messaggio è per certi versi simili ai precedenti: si fa cenno ai bambini che muoiono nelle guerre, durante le migrazioni, per fame, per varie malattie, per la povertà. Poi un cenno anche all'inverno demografico e alla sostituzione di specie, ossia si preferiscono gli animali domestici ai bambini.<br />Il messaggio chiama in causa anche l'aborto? Sì. Vi sono passaggi lodevoli a tal proposito, ma altri per nulla convincenti, come il seguente: «Quando una donna interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali (le statistiche dicono che sono le lavoratrici, le single e le immigrate a fare maggior ricorso all'IVG) esprime una scelta veramente libera, o non è piuttosto costretta a una decisione drammatica da circostanze che sarebbe giusto e "civile" rimuovere?».<br />UN PAIO DI RIFLESSIONI<br />Non si citano altre motivazioni che inducono la donna ad abortire. Un paio di riflessioni. Secondo una ricerca americana, pare che la motivazione principale per cui non si voglia un figlio è che non lo si vuole (cfr. Le esperienze degli adulti americani che non hanno figli realizzata dal Pew Research Center: qui un approfondimento). È come regalare uno schiaccianoci ad uno a cui non piacciono le noci. Le motivazioni economiche e sociali a cui fa cenno la Cei adombrano il vero motivo per cui si sceglie di abortire: non si comprende la preziosità intrinseca del figlio e dunque la gravità della scelta abortiva. Qui sta il problema, non nei soldi.<br />Seconda riflessione: addebitare alla società la causa degli aborti è veterocomunismo. Le sovrastrutture sociali sono loro le vere colpevoli, mica la donna e il medico abortista. Invece il problema è il cuore dell'uomo: ad immagine di questo si modellano le società. E nel cuore dell'uomo post-moderno Dio è assente. È la mancanza di fede che uccide i figli nei ventri delle loro madri. A margine: non solo Cristo è assente nei cuori di molti, ma anche nel messaggio della Cei in riferimento all'aborto.<br />Continuiamo con il messaggio: «Dobbiamo poi constatare come alcune interpretazioni della legge 194/78, che si poneva l'obiettivo di eliminare la pratica clandestina dell'aborto, nel tempo abbiano generato nella coscienza di molti la scarsa o nulla percezione della sua gravità, tanto da farlo passare per un "diritto"». Bene la critica alla qualificazione dell'aborto come diritto, male il riferimento all'aborto clandestino. Questa motivazione, lo sanno anche i paracarri, era solo pretestuosa, uno specchietto per le allodole. Tanto è vero che è ormai è stata abbandonata nelle retorica abortista e sostituita, per l'appunto, dallo slogan "L'aborto è un diritto". In secondo luogo in nessuna parte della 194 c'è scritto che questa legge è stata pensata per eliminare l'aborto clandestino. In terzo luogo - dato che non ci sono commenti critici a riguardo da parte dei vescovi - pare che il fine di eliminare la clandestinità sia un fine buono per varare una legge abortista, fine da recuperare tenuto conto delle derive massimaliste che vedono nell'aborto un diritto.<br />LA 194 COME SOLUZIONE ALL'ABORTO (?!)<br />Proseguiamo: «Per di più, restano largamente inapplicate quelle disposizioni (cf. art. 2...]]></itunes:summary><itunes:duration>498</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,cei,fecondazioneinvitro,giornataperlavita,luoghicomuni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6b1ca680d6ee81d409595c6acebd6271.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cattolici sono poco praticanti e molto confusi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cattolici-sono-poco-praticanti-e-molto-confusi--63768264</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7982" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7982</a><br /><br />I CATTOLICI SONO POCO PRATICANTI E MOLTO CONFUSI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La Conferenza episcopale italiana ha commissionato al Censis un rapporto sullo stato di salute della fede in Italia, in vista dell'Assemblea Sinodale che si svolgerà dal 15 al 17 novembre prossimi. Molte ombre, ma anche qualche luce significativa.<br />Su un campione di mille adulti, il 71,1% della popolazione si dice cattolico. Freniamo gli entusiasmi. Infatti solo il 15,3% si dichiara praticante contro il 20,9% dei «cattolici non praticanti». Come dirsi calciatore non praticante. Un ossimoro. Inoltre, in merito a quel 15% di cattolici della domenica, bisognerebbe verificare se sposano idee contrarie o consone alla dottrina della Chiesa - dato questo che non è stato indagato dalla ricerca - altrimenti sarebbe come dirsi ambientalista ed essere a favore dell'inquinamento. Propendiamo più per l'ipotesi cattolico praticante, ma non credente nella dottrina. Infatti ed ad esempio, per il 60,8% dei praticanti la Chiesa dovrebbe adattarsi alla nuova sensibilità contemporanea. Insomma, dovrebbe aggiornarsi, come si dice oggi.<br />Ciò detto, il 71% degli italiani si dice cattolico perché la maggioranza di questa percentuale semplicemente ha in sé un vaghissimo senso religioso e lo qualifica come cattolico perché la religione di riferimento in Italia è ancora il cattolicesimo. Se quella stessa quota fosse nata in India, il 71% si sarebbe dichiarato induista. Questa interpretazione riceve conforto da un altro dato: il 79,8% del campione afferma che la sua base culturale è cattolica. Insomma se il sig. Rossi deve indicare un proprio riferimento religioso è ovvio che citi il cattolicesimo. C'è poi da domandarsi di che pasta sia fatta questa cultura cattolica se ha portato all'ateismo pratico diffuso e a condotte morali antitetiche all'insegnamento della Chiesa.<br />A confortare questa lettura in cui l'autentica fede cattolica poco o nulla c'entra con il sentirsi "cattolico" c'è un altro dato: circa metà di coloro che vanno a messa saltuariamente o che non ci vanno mai (55,8% del campione) lo fanno perché vivono «interiormente» la fede. Si tratta della famigerata fede fai da te, costruita secondo proprie convinzioni, proprie esigenze, propri principi. È l'individualismo nemmeno religioso e nemmeno spirituale, ma banalmente mentale. Il riferimento all'appartenenza al cattolicesimo è quindi fallace in buona parte dei casi.<br />LA PREGHIERA SI SCOLORA<br />Questa conclusione trova conferma anche nella seguente percentuale: il 66% dice di pregare, ma se poi andiamo a vedere perché si prega si comprende bene di quale sostanza sia fatta questa preghiera. Il 39,4% prega quando sperimenta un'emozione, il 33,5%, in particolare, quando ha paura e vuole chiedere aiuto. La preghiera, quindi, diventa una invocazione ad un Altro molto sentimentale, molto emozionale. La preghiera si scolora perciò in un moto del cuore e delle viscere indirizzato verso un generico cielo, che può recitarsi anche senza appartenenza religiosa. Dirsi cattolici è quindi sganciato anche dalle pratiche spirituali.<br />Rimane valida la conclusione che vede l'appartenenza al cattolicesimo come fallace anche se andiamo a leggere il dato secondo cui 6 intervistati su 10, in modalità diverse, si riconoscono nella Chiesa cattolica, sebbene la credibilità della stessa è minata per 7 su 10 intervistati soprattutto dagli scandali legati agli abusi sessuali. Il riconoscimento, più o meno accentuato, probabilmente è dettato dal fatto che la Chiesa è percepita come una cooperativa di servizi sociali per i poveri, i drogati, i senzatetto, i disoccupati, gli immigrati, insomma gli ultimi. Il dato dottrinale è ormai tramontato nella coscienza collettiva perché ben prima tramontato nella coscienza ecclesiale. Il 45,1% tra coloro i quali invece non si riconoscono nella barca di Pietro afferma che la presa di distanze è motivata dal fatto che la Chiesa appare una istituzione troppo vecchia. Percentuale che certamente qualche vescovo o cardinale assai zelante userà al fine di accelerare ancor di più in direzione delle riforme e della conseguente estinzione del popolo di Dio.<br />Quindi plauso alla Chiesa perché soddisfa i bisogni materiali, ma ognuno si fabbrica la fede che vuole fuori dalla Chiesa proprio perché i temi spirituali sono stati dimenticati da preti e suore, tutti intenti a distribuire vestiti e non grazia santificante. Non rimane quindi che pensar da sé al senso ultimo delle cose - posto che ci si pensi - oppure rivolgersi ad uno psicologo. Infatti 4 intervistati su 10 non andrebbero mai da un prete, numero a cui si aggiungono 2 su 10 che sono così interessati all'argomento che manco hanno risposto. Però, è doveroso sottolinearlo, 4 su 10 andrebbero da un sacerdote per farsi consigliare. E con i tempi che corrono il dato è prezioso.<br />UNA CHIESA CHINA SUI BISOGNI MATERIALI<br />Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, sposa nella sostanza questa nostra interpretazione che vede una Chiesa china sui bisogni materiali, ma che non soddisfa quelli più profondi: «La zona grigia nella Chiesa di oggi […] è il risultato dell'individualismo imperante, certo, ma anche di una Chiesa che fatica ad indicare un "oltre", la Chiesa ha sempre aiutato la società italiana ad andare oltre, deve ritrovare questa sua capacità, perché una Chiesa solo orizzontale non intercetta chi è ubriaco di individualismo, perché a costoro non basta sostituire l'Io con un "noi", hanno bisogno di un oltre, hanno bisogno di andare oltre l'io». La Chiesa è schiacciata sull'immanente, ma il suo primo compito riguarda il trascendente. Alle persone non bastano il pane e l'amicizia - ossia la soddisfazione dei bisogni primari e della socialità, due tasti su cui la Chiesa continua a battere - le persone hanno sete di Dio. E in merito alla strada per trovarlo la Chiesa latita nella sua pastorale.<br />Ma facevamo cenno anche ad alcune luci significative. Il 58% del campione crede che ci sia un qualcosa dopo la morte. Guardando il bicchiere mezzo vuoto ciò significa che metà degli italiani non ci crede. Ma bisogna riconoscere che il bicchiere mezzo pieno è una realtà positivamente inaspettata. Così come è inaspettato questo dato: il 61,7% di coloro che credono che ci sia un Aldilà ritiene poi che ci sarà un premio per i buoni e un castigo per i cattivi. Insomma un quarto della popolazione italiana pensa che ci sia un giudizio dopo la morte. In controtendenza con l'orientamento attuale della Chiesa che garantisce premi per tutti dopo morti, come in alcune pesche di beneficenza in cui si vince sempre.<br />Altra luce molto sorprendente: il 43,9% dei praticanti dice di apprezzare «i bei riti di un tempo». Quindi non solo la messa in vetus ordo, sconosciuta dalla quasi totalità dei praticanti, ma anche quella in novus celebrata come Dio comanda e molti altri riti ormai scomparsi (processione del Corpus Domini, candelora, etc.). Segno, tra l'altro, di quella sete di "oltre", cioè di spiritualità e sacralità, ricordata dal presidente del Censis. È vero, parliamo solo di poco più del 6% della popolazione, ma fuor di percentuale significa circa 3 milioni e mezzo di credenti indietristi. Quasi una persona su due che va a messa alla domenica. Non poco. Chi lo avrebbe mai detto?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768264</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:44:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768264/i_cattolici_sono_poco_praticanti_e_molto_confusi.mp3" length="7829673" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7982

I CATTOLICI SONO POCO PRATICANTI E MOLTO CONFUSI di Tommaso Scandroglio
 
La Conferenza episcopale italiana ha commissionato al Censis un rapporto sullo stato di salute della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7982" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7982</a><br /><br />I CATTOLICI SONO POCO PRATICANTI E MOLTO CONFUSI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La Conferenza episcopale italiana ha commissionato al Censis un rapporto sullo stato di salute della fede in Italia, in vista dell'Assemblea Sinodale che si svolgerà dal 15 al 17 novembre prossimi. Molte ombre, ma anche qualche luce significativa.<br />Su un campione di mille adulti, il 71,1% della popolazione si dice cattolico. Freniamo gli entusiasmi. Infatti solo il 15,3% si dichiara praticante contro il 20,9% dei «cattolici non praticanti». Come dirsi calciatore non praticante. Un ossimoro. Inoltre, in merito a quel 15% di cattolici della domenica, bisognerebbe verificare se sposano idee contrarie o consone alla dottrina della Chiesa - dato questo che non è stato indagato dalla ricerca - altrimenti sarebbe come dirsi ambientalista ed essere a favore dell'inquinamento. Propendiamo più per l'ipotesi cattolico praticante, ma non credente nella dottrina. Infatti ed ad esempio, per il 60,8% dei praticanti la Chiesa dovrebbe adattarsi alla nuova sensibilità contemporanea. Insomma, dovrebbe aggiornarsi, come si dice oggi.<br />Ciò detto, il 71% degli italiani si dice cattolico perché la maggioranza di questa percentuale semplicemente ha in sé un vaghissimo senso religioso e lo qualifica come cattolico perché la religione di riferimento in Italia è ancora il cattolicesimo. Se quella stessa quota fosse nata in India, il 71% si sarebbe dichiarato induista. Questa interpretazione riceve conforto da un altro dato: il 79,8% del campione afferma che la sua base culturale è cattolica. Insomma se il sig. Rossi deve indicare un proprio riferimento religioso è ovvio che citi il cattolicesimo. C'è poi da domandarsi di che pasta sia fatta questa cultura cattolica se ha portato all'ateismo pratico diffuso e a condotte morali antitetiche all'insegnamento della Chiesa.<br />A confortare questa lettura in cui l'autentica fede cattolica poco o nulla c'entra con il sentirsi "cattolico" c'è un altro dato: circa metà di coloro che vanno a messa saltuariamente o che non ci vanno mai (55,8% del campione) lo fanno perché vivono «interiormente» la fede. Si tratta della famigerata fede fai da te, costruita secondo proprie convinzioni, proprie esigenze, propri principi. È l'individualismo nemmeno religioso e nemmeno spirituale, ma banalmente mentale. Il riferimento all'appartenenza al cattolicesimo è quindi fallace in buona parte dei casi.<br />LA PREGHIERA SI SCOLORA<br />Questa conclusione trova conferma anche nella seguente percentuale: il 66% dice di pregare, ma se poi andiamo a vedere perché si prega si comprende bene di quale sostanza sia fatta questa preghiera. Il 39,4% prega quando sperimenta un'emozione, il 33,5%, in particolare, quando ha paura e vuole chiedere aiuto. La preghiera, quindi, diventa una invocazione ad un Altro molto sentimentale, molto emozionale. La preghiera si scolora perciò in un moto del cuore e delle viscere indirizzato verso un generico cielo, che può recitarsi anche senza appartenenza religiosa. Dirsi cattolici è quindi sganciato anche dalle pratiche spirituali.<br />Rimane valida la conclusione che vede l'appartenenza al cattolicesimo come fallace anche se andiamo a leggere il dato secondo cui 6 intervistati su 10, in modalità diverse, si riconoscono nella Chiesa cattolica, sebbene la credibilità della stessa è minata per 7 su 10 intervistati soprattutto dagli scandali legati agli abusi sessuali. Il riconoscimento, più o meno accentuato, probabilmente è dettato dal fatto che la Chiesa è percepita come una cooperativa di servizi sociali per i poveri, i drogati, i senzatetto, i disoccupati, gli immigrati, insomma gli ultimi. Il dato dottrinale è ormai tramontato nella coscienza collettiva perché ben prima tramontato nella coscienza ecclesiale. Il 45,1%...]]></itunes:summary><itunes:duration>490</itunes:duration><itunes:keywords>cattolicesimo,cattolici,cei,censis,confusi,praticante</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aa3269f5cfb11035583113439b843b71.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se l'intelligenza artificiale anticipa le nostre intenzioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-l-intelligenza-artificiale-anticipa-le-nostre-intenzioni--63768375</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8049" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8049</a><br /><br />SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANTICIPA LE NOSTRE INTENZIONI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Caro Lettore, ma Lei lo sa che l'intelligenza artificiale già sapeva, prima che Lei lo avesse deciso, che oggi avrebbe letto la Bussola e probabilmente il presente articolo? Questo è il succo di un suggestivo articolo, firmato dai ricercatori di Cambridge Yaqub Chaudhary e Jonnie Penn, dal titolo Attenzione all'economia dell'intenzione: raccolta e mercificazione dell'intento tramite grandi modelli linguistici pubblicato il 30 dicembre scorso.<br />I due studiosi affermano che stiamo transitando dall'economia dell'attenzione all'economia dell'intenzione. In merito alla prima, è dato noto che i siti, i social, le chat, etc. registrano ciò che noi guardiamo, vediamo, acquistiamo e inviano questi big data alle aziende affinché con la pubblicità, gli articoli suggeriti, etc. orientino i nostri acquisti, forti delle conoscenze sui nostri gusti che loro posseggono. Ora è in atto un passettino successivo: l'intelligenza artificiale prevederà le nostre intenzioni. Non si tratta più solo di osservare ciò che noi osserviamo, ma di interagire con noi per conoscerci meglio e anticipare le nostre mosse. E come fa l'intelligenza artificiale ad interagire con noi? Con gli assistenti personali o assistenti digitali (smart assistant) - pensiamo all'assistente Google o ad Alexa o a Siri - e con gli chat bot, ossia software programmati per parlare con noi umani. Entrambi i sistemi registrano una quantità immensa di informazioni su di noi: scelte, preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, stati emotivi, dove ci troviamo, chi incontriamo, cosa leggiamo, etc. Li registrano in modo accuratissimo e per lunghi periodi perché ci parliamo, interagiamo con loro in modo costante e per moltissimi fini. Insomma questi assistenti personali e le chat bot ci conoscono meglio di Facebook.<br />E arriviamo al punto: tutto questo bagaglio di conoscenze su di noi servirà all'intelligenza artificiale per prevedere le nostre scelte e suggerirle a noi prima che le prendiamo: dal desiderio a ciò che vorremmo desiderare. L'articolo fa questo esempio in cui un assistente vocale così interagisce con l'utente: «Hai detto che ti senti oberato di lavoro, devo prenotarti quel biglietto del cinema di cui abbiamo parlato?». E perché fermarsi al cinema? Dialoghi possibili, da noi inventati, sono anche i seguenti: «Hai detto che sei stufo di tua moglie. Hai mai pensato ad una nuova vita senza di lei? Sei ancora giovane»; «Sei incinta, è il tuo secondo figlio, inoltre tu e il tuo compagno dovete ancora finire di pagare il mutuo. Hai mai preso in considerazione l'aborto? Se vuoi ti leggo qualche articolo sul tema».<br />NON È L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />Naturalmente il suggerimento non verrà tanto dall'intelligenza artificiale, bensì dalle aziende o dai grandi gruppi di potere mediatico o politico che ci hanno venduto o regalato gli assistenti digitali i quali sono presenti nel nostro smartphone o in casa nostra. Se dunque un tempo i dati su di noi valevano oro, adesso ciò che ha valore sono le nostre intenzioni. «Queste aziende - aggiungono i due ricercatori - vendono già la nostra attenzione. Per ottenere un vantaggio commerciale, il passo logico successivo è usare la tecnologia, che stanno evidentemente già sviluppando, per prevedere le nostre intenzioni e vendere i nostri desideri prima ancora di aver compreso appieno quali siano».<br />Va da sé che, come si intuisce dagli esempi di cui sopra, il passo dal "suggerimento" alla "manipolazione" è brevissimo. I ricercatori della Leverhulme Centre for the Future of Intelligence (LCFI) di Cambridge parlano di «tecnologie persuasive», per dirla con un eufemismo. L'intelligenza artificiale presente in queste tecnologie creerà con noi relazioni di fiducia e comprensione e così noi saremo persuasi a seguire i suoi suggerimenti. In sintesi: l'intelligenza artificiale deciderà a posto nostro, anche se non ce ne accorgeremo. Dall'informazione, al suggerimento, alla modellazione della nostra coscienza e di quella collettiva.<br />I due studiosi al riguardo sono molto chiari: «tali strumenti sono già in fase di sviluppo per suscitare, dedurre, raccogliere, registrare, comprendere, prevedere e, in ultima analisi, manipolare, modulare e mercificare piani e scopi umani, sia banali (ad esempio, la scelta di un hotel) che profondi (ad esempio, la scelta di un candidato politico)».<br />Tutto questo non è futuro, ma presente. Gli sviluppatori di App Intents di Apple per la connessione delle app a Siri (l'assistente personale a comando vocale di Apple) hanno incluso nell'app protocolli per «prevedere le azioni che qualcuno potrebbe intraprendere in futuro [e] suggerire l'intenzione formulata dall'app».<br />Le ricadute di questo processo che dal predittivo sfocerà nel prescrittivo sono infinite. Anche in campo bioetico. Nel gennaio dello scorso anno sulla rivista scientifica The American Journal of Bioethics è stato pubblicato il seguente articolo: Un predittore personalizzato delle preferenze del paziente per i giudizi sostitutivi nell'assistenza sanitaria: tecnicamente fattibile ed eticamente auspicabile.<br />LE CONSEGUENZE DI UTILIZZARE L'APPRENDIMENTO AUTOMATICO<br />Che fare quando un paziente non è più capace di intendere e volere? Sì, ci sono le Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT). Ma se mancassero? E, anche se ci fossero, se fossero oscure, ambigue, lacunose? Sì, c'è la figura del fiduciario. Ma se anche lui mancasse oppure, se anche ci fosse, chi ci dice che sia attendibile nel descrivere la volontà del paziente? In modo analogo se pensiamo ai parenti. Ecco allora che viene in soccorso l'intelligenza artificiale che, nel caso di specie, prende il nome di Predittore personalizzato delle preferenze del paziente: il modello 4P.<br />Gli autori dell'articolo appena citato propongono «di utilizzare l'apprendimento automatico per estrarre i valori o le preferenze dei pazienti da dati ottenuti a livello individuale e prodotti principalmente da loro stessi, in cui è probabile che le loro preferenze siano codificate (anche se solo implicitamente)». Per semplificare ed esemplificare: voi fate un incidente e finite in coma. I medici chiedono ad Alexa quale scelta voi avreste fatto in quel frangente. Inizialmente Alexa mette insieme tutte le vostre letture e video sul tema eutanasia a cui magari avete messo un bel like, nonché le conversazioni avute con lei o altri sempre su questo argomento. In seconda battuta confronta questo pacchetto di dati con il vostro temperamento un po' umbratile e l'atteggiamento verso la vita non sempre solare così interpretati a motivo dei film, delle letture, degli interessi da voi coltivati, delle mail e post da voi scritti, delle foto di tramonti postate su Instagram, degli acquisti di capi di abbigliamento in stile gotico-crepuscolare su Amazon, di alcune frasi infelici di carattere leopardiano da voi scagliate contro il Cielo e dettate da uno sconforto passeggero. E così, infine, in un miliardesimo di secondo vi trovate in una bara perché lo ha deciso Alexa. O meglio: chi ha programmato Alexa. E poco importa se voi in quel frangente potevate anche decidere in modo difforme alle vostre precedenti decisioni dato che «le situazioni ipotetiche non riflettono necessariamente ciò che le persone scelgono in situazioni reali».<br />Leggendo entrambi gli articoli, allora comprendiamo che è in atto una involuzione antropologica: il virtuale inizialmente ci ha informato, poi ci ha aiutato e nel prossimo futuro ci sostituirà. Dall'informazione, all'aiuto, alla sostituzione. Infatti i ricercatori che hanno proposto il modello delle 4P affermano che l'intelligenza artificiale diventerebbe «una sorta di "gemello psicologico digitale" della persona». La nostra libertà, già fortemente plagiata oggi in molti modi, sarebbe consegnata a chi manovra l'intelligenza artificiale e quest'ultima sceglierebbe a posto nostro se andare al cinema, chi sposare e se staccare la spina. Conferiremmo delega piena all'intelligenza artificiale perché nel percepito collettivo quest'ultima è super intelligente, neutra nei giudizi, oggettiva perché scevra da condizionamenti emotivi e da interessi personali. Il risultato sarebbe fatale: non saremmo più noi a vivere, ma un nostro Io virtuale.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768375</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:43:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768375/se_l_intelligenza_artificiale_anticipa_le_nostre_intenzioni.mp3" length="8584507" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8049

SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANTICIPA LE NOSTRE INTENZIONI di Tommaso Scandroglio
 
Caro Lettore, ma Lei lo sa che l'intelligenza artificiale già sapeva, prima che Lei lo avesse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8049" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8049</a><br /><br />SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANTICIPA LE NOSTRE INTENZIONI di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Caro Lettore, ma Lei lo sa che l'intelligenza artificiale già sapeva, prima che Lei lo avesse deciso, che oggi avrebbe letto la Bussola e probabilmente il presente articolo? Questo è il succo di un suggestivo articolo, firmato dai ricercatori di Cambridge Yaqub Chaudhary e Jonnie Penn, dal titolo Attenzione all'economia dell'intenzione: raccolta e mercificazione dell'intento tramite grandi modelli linguistici pubblicato il 30 dicembre scorso.<br />I due studiosi affermano che stiamo transitando dall'economia dell'attenzione all'economia dell'intenzione. In merito alla prima, è dato noto che i siti, i social, le chat, etc. registrano ciò che noi guardiamo, vediamo, acquistiamo e inviano questi big data alle aziende affinché con la pubblicità, gli articoli suggeriti, etc. orientino i nostri acquisti, forti delle conoscenze sui nostri gusti che loro posseggono. Ora è in atto un passettino successivo: l'intelligenza artificiale prevederà le nostre intenzioni. Non si tratta più solo di osservare ciò che noi osserviamo, ma di interagire con noi per conoscerci meglio e anticipare le nostre mosse. E come fa l'intelligenza artificiale ad interagire con noi? Con gli assistenti personali o assistenti digitali (smart assistant) - pensiamo all'assistente Google o ad Alexa o a Siri - e con gli chat bot, ossia software programmati per parlare con noi umani. Entrambi i sistemi registrano una quantità immensa di informazioni su di noi: scelte, preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, stati emotivi, dove ci troviamo, chi incontriamo, cosa leggiamo, etc. Li registrano in modo accuratissimo e per lunghi periodi perché ci parliamo, interagiamo con loro in modo costante e per moltissimi fini. Insomma questi assistenti personali e le chat bot ci conoscono meglio di Facebook.<br />E arriviamo al punto: tutto questo bagaglio di conoscenze su di noi servirà all'intelligenza artificiale per prevedere le nostre scelte e suggerirle a noi prima che le prendiamo: dal desiderio a ciò che vorremmo desiderare. L'articolo fa questo esempio in cui un assistente vocale così interagisce con l'utente: «Hai detto che ti senti oberato di lavoro, devo prenotarti quel biglietto del cinema di cui abbiamo parlato?». E perché fermarsi al cinema? Dialoghi possibili, da noi inventati, sono anche i seguenti: «Hai detto che sei stufo di tua moglie. Hai mai pensato ad una nuova vita senza di lei? Sei ancora giovane»; «Sei incinta, è il tuo secondo figlio, inoltre tu e il tuo compagno dovete ancora finire di pagare il mutuo. Hai mai preso in considerazione l'aborto? Se vuoi ti leggo qualche articolo sul tema».<br />NON È L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />Naturalmente il suggerimento non verrà tanto dall'intelligenza artificiale, bensì dalle aziende o dai grandi gruppi di potere mediatico o politico che ci hanno venduto o regalato gli assistenti digitali i quali sono presenti nel nostro smartphone o in casa nostra. Se dunque un tempo i dati su di noi valevano oro, adesso ciò che ha valore sono le nostre intenzioni. «Queste aziende - aggiungono i due ricercatori - vendono già la nostra attenzione. Per ottenere un vantaggio commerciale, il passo logico successivo è usare la tecnologia, che stanno evidentemente già sviluppando, per prevedere le nostre intenzioni e vendere i nostri desideri prima ancora di aver compreso appieno quali siano».<br />Va da sé che, come si intuisce dagli esempi di cui sopra, il passo dal "suggerimento" alla "manipolazione" è brevissimo. I ricercatori della Leverhulme Centre for the Future of Intelligence (LCFI) di Cambridge parlano di «tecnologie persuasive», per dirla con un eufemismo. L'intelligenza artificiale presente in queste tecnologie...]]></itunes:summary><itunes:duration>537</itunes:duration><itunes:keywords>ai,fantascienza,ia,rischio,sostituzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04d79178a8df2442733b522656ccffcc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Toscani etica ed estetica al soldo della rivoluzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/toscani-etica-ed-estetica-al-soldo-della-rivoluzione--63768301</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8048" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8048</a><br /><br />TOSCANI, ETICA ED ESTETICA AL SOLDO DELLA RIVOLUZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La rivoluzione per immagini. Questo è stato Oliviero Toscani, morto ieri all'età di 82 anni per una rara malattia incurabile. Dici Toscani e ti vengono in mente i suoi scatti più audaci: un prete e una suora che si baciano; il corpo scheletrico di una modella affetta da anoressia; due cavalli che si accoppiano; una serie di preservativi colorati; cuori estratti da cadaveri; un malato di Aids morto nel suo letto con accanto i suoi cari in lacrime; due coppie gay, una maschile ed una femminile, che tengono in braccio un bambino; i glutei in primo piano fasciati dai jeans Jesus con la scritta «Chi mi ama mi segua», frase vagamente evangelica; sempre un paio di jeans Jesus ma ora sbottonati che lasciano intravedere un pube ed il claim «Non avrai alcun jeans all'infuori di me». Solo per citare alcune sue foto diventate iconiche.<br />Ma perché sono diventate così celebri? La risposta è semplice. Perché sono volutamente provocatorie, una provocazione che alla fine è banale, facile da realizzare, scontata e quindi stereotipata perché mostra il proibito, provoca l'innocenza, oltraggia il sacro, insulta la decenza. Toscani voleva vincere facile e ci è riuscito. La fama del "Nostro" non è perciò legata tanto alle sue capacità artistiche, quanto ai temi toccati e alle modalità di rappresentazione degli stessi. In merito ai primi Toscani era di razza profondamente progressista, un progressismo di matrice radicale tanto che si presentava come fieramente anticattolico e anticlericale: «Fanno santo Wojtyla che era contro il preservativo in Africa, un assassino» dichiarò una volta. E in un'altra occasione in merito alle rivendicazioni LGBT preconizzò con la sua solita boria: «Non c'è problema, la battaglia, anzi, la guerra sarà vinta. In barba a tutti i papi, ai Ruini, ai Gesù Cristi ed alle Madonne vergini!».<br />AL SERVIZIO DELLA RIVOLUZIONE<br />Il suo favore verso aborto, eutanasia, divorzio, omosessualità etc. era noto e veniva assoldato dalle grandi riviste di moda proprio per questo suo orientamento culturale anarchico. La sua macchina fotografica è stata sempre al servizio soprattutto della rivoluzione come lui stesso orgogliosamente ammise in una intervista lo scorso agosto al Corriere della Sera, quando ormai era consapevole che gli rimaneva poco da vivere: «Oggi mi ha scritto uno studente inglese e mi ha chiesto se nella fotografia la parte artistica è stata alterata dal mio impegno etico. Ma la fotografia è impegno etico! A me non frega niente dell'estetica fotografica». Dunque la macchina fotografica al posto del fucile. E se, mentre si spara qualche foto, si guadagna anche, ben venga. Da qui il suo sodalizio con i grandi brand, tra cui soprattutto Benetton.<br />Quindi Toscani era maestro di un'estetica al soldo - nel vero senso della parola - di un'etica del sovvertimento. Anzi era artefice di un estetismo piegato a quell'esplicito che dovrebbe con pudore essere celato agli occhi dei più. Da qui la violenza e l'ostentazione volgare delle sue foto perché pornografia del dolore, degli affetti, del sacro, dei corpi fissati nella loro greve nudità fatta solo di carne. La denuncia era solo un pretesto: le sue foto servivano per colpire, non certo per capire.<br />Con quella macchina fotografica Toscani catturava immagini, ma anche nemici della rivoluzione, nel senso che alcuni scatti di Toscani sono stati capaci di orientare la coscienza sociale di un intero popolo, di inquinare la sensibilità diffusa, spostare il baricentro morale collettivo verso l'abisso ben più che mille libri o interi corsi universitari. È il potere dell'immagine perché la vista è il senso più potente che abbiamo e Toscani lo sapeva bene. Ecco allora che i temi sociali scelti da Toscani dovevano rimanere impressi nella retina delle persone perché rimanessero impressi nelle loro sinapsi e per ottenere questo scopo la modalità usata dal fotografo milanese era lo shock. Uno shock provocato in primis dai soggetti scelti e poi dal crudo realismo della rappresentazione. In questo giocava moltissimo l'uso della luce e dei colori. La pellicola s'impressiona con la luce e lui usava moltissima luce e colori per impressionarci, tanto è vero che la maggior parte dei suoi scatti era a colori, colori primari, saturi, pieni e luminosissimi (da qui la cifra stilistica condensata nello slogan di Benetton United Colors of Benetton). Una iper-realtà, una realtà aumentata perché appaia più vera del vero.<br />L'EFFETTO VOLUTO<br />L'effetto voluto era dunque lo scandalo, lo sconcerto, il disagio, la riprovazione, ma anche l'elettroshock delle coscienze, lo strappo nel tessuto della sensibilità collettiva, la destabilizzazione dei canoni di giudizio correnti, venduti con falso pudore come "protesta". Ma la rivoluzione è proprio questo: rottura, salto, capovolgimento, sconvolgimento, crisi, scissione, ribellione al sistema, rifiuto del passato, della natura, dell'ordine, dell'identità personale e nazionale. «Patria, famiglia e proprietà, la rovina dell'uomo», sentenziò nell'intervista già citata.<br />Nel 2018 realizza uno spot dove nove ragazzi di diversa etnia e colore della pelle si abbracciano nudi. La voce narrante cita il Cantico delle creature di San Francesco (un invito patetico a liberarsi dalle ricchezze) e poi aggiunge: «C'è la rivoluzione che diventa confusione perché toglie l'identità certa all'Oriente e all'Occidente». Più esplicito di così.<br />La critica ai suoi lavori, ricercata e voluta, era allora funzionale all'avanzamento della dissoluzione perché la dialettica incandescente, il dibattito, anche polemico, erano linfa vitale per innalzare il livello di scontro, volano per accelerare il disordine culturale, nonché naturalmente pubblicità e cassa di risonanza per i brand per cui lavorava perché comunismo e capitalismo sono fratelli il cui padre è l'economia. A tal proposito Toscani, almeno in Italia, fu l'antesignano di un modo di reclamizzare i prodotti dove questi ultimi scomparivano per lasciare posto a messaggi sociali, alle cosiddette campagne pubblicitarie. L'incongruità tra messaggio pubblicitario e prodotto appariva manifesta perché il prodotto scadeva a mero pretesto, sebbene, su altro fronte, beneficiasse del clamore mediatico.<br />Nell'intervista al Corsera Toscani ammise che, all'approssimarsi della morte, ogni tanto gli veniva voglia di chiamare Cappato per farla finita. E in merito al "dopo" aggiunse: «Non mi interessa. Sono a posto con il padreterno, io. [...] Non sono ateo. Solo, non partecipo a tutto questo, non mi interessa il tema». Chi è credente sa che in questo preciso momento questo "tema" è ciò che più gli sta a cuore. Anzi è l'unica cosa che ora gli interessi veramente perché ha di fronte a sé tutti gli scatti della propria vita. Una preghiera perché il buon Dio possa scegliere tra questi solo i migliori e cestinare i peggiori, quelli dove la verità e il bene appaiono molto sfuocati se non addirittura assenti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768301</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:42:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768301/toscani_etica_ed_estetica_al_soldo_della_rivoluzione.mp3" length="6549499" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8048

TOSCANI, ETICA ED ESTETICA AL SOLDO DELLA RIVOLUZIONE di Tommaso Scandroglio
 
La rivoluzione per immagini. Questo è stato Oliviero Toscani, morto ieri all'età di 82 anni per una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8048" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8048</a><br /><br />TOSCANI, ETICA ED ESTETICA AL SOLDO DELLA RIVOLUZIONE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />La rivoluzione per immagini. Questo è stato Oliviero Toscani, morto ieri all'età di 82 anni per una rara malattia incurabile. Dici Toscani e ti vengono in mente i suoi scatti più audaci: un prete e una suora che si baciano; il corpo scheletrico di una modella affetta da anoressia; due cavalli che si accoppiano; una serie di preservativi colorati; cuori estratti da cadaveri; un malato di Aids morto nel suo letto con accanto i suoi cari in lacrime; due coppie gay, una maschile ed una femminile, che tengono in braccio un bambino; i glutei in primo piano fasciati dai jeans Jesus con la scritta «Chi mi ama mi segua», frase vagamente evangelica; sempre un paio di jeans Jesus ma ora sbottonati che lasciano intravedere un pube ed il claim «Non avrai alcun jeans all'infuori di me». Solo per citare alcune sue foto diventate iconiche.<br />Ma perché sono diventate così celebri? La risposta è semplice. Perché sono volutamente provocatorie, una provocazione che alla fine è banale, facile da realizzare, scontata e quindi stereotipata perché mostra il proibito, provoca l'innocenza, oltraggia il sacro, insulta la decenza. Toscani voleva vincere facile e ci è riuscito. La fama del "Nostro" non è perciò legata tanto alle sue capacità artistiche, quanto ai temi toccati e alle modalità di rappresentazione degli stessi. In merito ai primi Toscani era di razza profondamente progressista, un progressismo di matrice radicale tanto che si presentava come fieramente anticattolico e anticlericale: «Fanno santo Wojtyla che era contro il preservativo in Africa, un assassino» dichiarò una volta. E in un'altra occasione in merito alle rivendicazioni LGBT preconizzò con la sua solita boria: «Non c'è problema, la battaglia, anzi, la guerra sarà vinta. In barba a tutti i papi, ai Ruini, ai Gesù Cristi ed alle Madonne vergini!».<br />AL SERVIZIO DELLA RIVOLUZIONE<br />Il suo favore verso aborto, eutanasia, divorzio, omosessualità etc. era noto e veniva assoldato dalle grandi riviste di moda proprio per questo suo orientamento culturale anarchico. La sua macchina fotografica è stata sempre al servizio soprattutto della rivoluzione come lui stesso orgogliosamente ammise in una intervista lo scorso agosto al Corriere della Sera, quando ormai era consapevole che gli rimaneva poco da vivere: «Oggi mi ha scritto uno studente inglese e mi ha chiesto se nella fotografia la parte artistica è stata alterata dal mio impegno etico. Ma la fotografia è impegno etico! A me non frega niente dell'estetica fotografica». Dunque la macchina fotografica al posto del fucile. E se, mentre si spara qualche foto, si guadagna anche, ben venga. Da qui il suo sodalizio con i grandi brand, tra cui soprattutto Benetton.<br />Quindi Toscani era maestro di un'estetica al soldo - nel vero senso della parola - di un'etica del sovvertimento. Anzi era artefice di un estetismo piegato a quell'esplicito che dovrebbe con pudore essere celato agli occhi dei più. Da qui la violenza e l'ostentazione volgare delle sue foto perché pornografia del dolore, degli affetti, del sacro, dei corpi fissati nella loro greve nudità fatta solo di carne. La denuncia era solo un pretesto: le sue foto servivano per colpire, non certo per capire.<br />Con quella macchina fotografica Toscani catturava immagini, ma anche nemici della rivoluzione, nel senso che alcuni scatti di Toscani sono stati capaci di orientare la coscienza sociale di un intero popolo, di inquinare la sensibilità diffusa, spostare il baricentro morale collettivo verso l'abisso ben più che mille libri o interi corsi universitari. È il potere dell'immagine perché la vista è il senso più potente che abbiamo e Toscani lo sapeva bene. Ecco allora che i temi sociali scelti da...]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,divorzio,eutanasia,sovvertimento,toscani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/13925d30cad494bf7052f1db1c2a5f09.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Corsi di rieducazione per le ostetriche ribelli al gay pride</title><link>https://www.spreaker.com/episode/corsi-di-rieducazione-per-le-ostetriche-ribelli-al-gay-pride--63768078</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7876" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7876</a><br /><br />CORSI DI RIEDUCAZIONE PER LE OSTETRICHE RIBELLI AL GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />In occasione del Pride di Milano svoltosi lo scorso 29 giugno, l'Ordine interprovinciale delle ostetriche di Bergamo, Cremona, Lodi, Monza e Milano rese noto che aveva appoggiato l'iniziativa. Come già riportato dal nostro Gender Watch News, alcune ostetriche espressero il loro dissenso con questa lettera aperta indirizzata all'Ordine: «In merito all'adesione dell'Ordine delle ostetriche di BgCrLoMbMi alla manifestazione "Milano Pride" del 29 giugno 2024 da voi deliberata e pubblicata sul sito professionale, ne chiediamo la rimozione dal sito ed esprimiamo il nostro totale dissenso per le seguenti ragioni:<br />- l'Ordine deve garantire alle\agli aderenti una condotta apolitica e apartitica<br />- il nome dell'Ordine non deve essere accostato ad alcuna iniziativa organizzata da movimenti, partiti, lobbies associate a qualsivoglia ideologia, a tutela della sua autonomia e indipendenza<br />- l'Ordine non ha un ruolo sociale e rappresentativo dal punto di vista etico, culturale, morale, se non strettamente su temi professionali e deontologici della figura dell'ostetrica. Tale posizione pubblica non corrisponde al pensiero unanime di tutte le\gli aderenti<br />- l'adesione risulta inappropriata in merito alla missione dell'ostetrica riguardante la promozione della salute, della cura, dell'assistenza e dei diritti di tutti gli esseri umani.<br />Sosteniamo l'inclusività dell'assistenza delle ostetriche\ci senza discriminazione alcuna nè di razza, sesso, religione, classe sociale, ceto e di qualunque altra natura, privilegiando la cura alle persone più deboli e indifese. Ci rammarichiamo per l'accaduto e confidiamo che l'Ordine possa considerare con attenzione la nostra posizione garantendo in futuro la sua rappresentatività per tutte\i le\i sue\suoi aderenti».<br />Il contenuto è limpido e lo vogliamo così sintetizzare. Primo punto: la mancanza di competenza. Cosa potrebbe mai legare un pride all'ostetricia? È come se l'Associazione Italiana Sommelier aderisse ad un convegno di ufologi. Secondo motivo più importante: non si aderisce ad iniziative ideologiche, come quelle dei Pride. Se non vogliamo qualificarle come iniziative ideologiche, di certo sono iniziative di parte e l'Ordine deve rimanere super partes. Invitare i propri membri ad aderirvi è come suggerire loro di votare Pd. Terzo motivo presente implicitamente nella lettera: omosessualità e transessualità non fanno il bene psico-fisico della persona. Ultimo motivo: l'adesione dell'Ordine non è rappresentativo di tutte le sensibilità dei suoi membri.<br />LE PERSONE LGBT NON SOFFRONO PERCHÉ DISCRIMINATE<br />Inviata la lettera ecco la risposta di Nadia Rovelli, presidente dell'Ordine: «Molte persone LGBTIQA+ temono stigmatizzazioni e pregiudizi [...] è verosimile ipotizzare comportamenti omofobici e di discriminazione da parte dei professionisti sanitari. [...] Si coglie l'occasione per invitare le ostetriche che hanno sottoscritto l'istanza a cui si dà riscontro all'aggiornamento professionale attraverso la frequentazione di corsi per professionisti socio-sanitari come quelli svolti dall'Istituto superiore di sanità nel 2023 La popolazione transgender, dalla salute al diritto e Le persone intersex: dalla salute al diritto, avente l'obiettivo formativo di "contribuire a combattere l'esclusione sociale e la discriminazione nei confronti delle persone transgender attraverso la formazione dei professionisti che operano in ambito socio-sanitario [...] al fine di raggiungere un miglioramento della qualità di vita della popolazione transgender».<br />Dunque parrebbe - ed è diventato ormai uno stereotipo - che le persone LGBT soffrano perché discriminate. Ciò è falso dal punto di vista scientifico. Infatti è di palmare evidenza e lo ammettono anche le realtà arcobaleno che negli ultimi decenni omosessualità e transessualità siano state maggiormente accettate dalle persone. Eppure i tassi di disagio psichico sono rimasti invariati. Sul tema rimandiamo ancora al blog GWN per un approfondimento. Qui ci limitiamo a riportare la conclusione di uno studio del 2014 dal titolo Sessualità omosessuale e disturbi psichiatrici nel secondo studio olandese sulla salute mentale e relativa incidenza: «Le persone omosessuali attive e le persone con attrazione per lo stesso sesso hanno segnalato una maggiore prevalenza di disturbi rispetto alle persone eterosessuali. Confrontando questi risultati con uno studio precedente [che analizzava alcuni dati del 1996], è emerso che non si sono verificati cambiamenti significativi nel tempo nel modello delle disparità di salute».<br />Eppure i Paesi Bassi sono tra le nazioni più inclusive al mondo. E citiamo un altro studio scientifico realizzato da ricercatori pro-gay che così s'intitola: Stress, sofferenza e tentativi di suicidio delle minoranze in tre coorti di adulti appartenenti a minoranze sessuali: un campione di probabilità negli Stati Uniti. Come abbiamo avuto modo di scrivere, «I ricercatori erano partiti dalla teoria dello stress delle minoranze, ossia l'assunto che se sei minoranza [omosessuale e ancor più transessuale] il tuo disagio psicologico è maggiore rispetto al gruppo sociale di maggioranza. Se la teoria fosse corretta, man mano che le condizioni della minoranza diventano sempre più somiglianti alle condizioni della maggioranza, anche la salute mentale dovrebbe migliorare. Gli studiosi invece si sono arresi all'evidenza che così non è: "I nostri risultati sono chiaramente incoerenti con l'ipotesi dello stress delle minoranze"». C'è poi da domandarsi perché i gruppi sociali realmente vessati - ad esempio un cristiano su 7 al mondo è perseguitato, non semplicemente discriminato - non soffrano di quei disturbi accusati dalla comunità LGBT. Appare quindi evidente che le persone omosessuali e transessuali soffrano per una ferita interiore che li ha portati poi a vivere questa loro condizione, non soffrono primariamente per il giudizio altrui.<br />OMOSESSUALITÀ E TRANSESSUALITÀ NON SONO DIRITTI<br />Torniamo alla dott.ssa Rovelli la quale ricorda alle contestatrici l'art.2.2 del Codice Deontologico dell'Ostetrica/o: «Il comportamento dell'Ostetrica/o si fonda sul rispetto dei diritti umani universali, dei principi di etica clinica e dei principi deontologici della professione». Inoltre dichiara che occorre «sostenere il diritto alla salute sessuale e riproduttiva» e che l'Ordine professionale «deve orientare la condotta delle proprie iscritte proprio verso la tutela dei diritti umani fondamentali connessi all'esercizio della professione». Risposta: omosessualità e transessualità sono diritti fondamentali? No, proprio perché queste condizioni sono contrarie alla dignità della persona. Inoltre è fortissimamente paradossale che si invochi il diritto alla salute sessuale e riproduttiva. Infatti il "diritto" alla riproduzione è negato da madre natura alle coppie omosessuali. In secondo luogo appare surreale trovare una pertinenza tra transessualità e ostetricia, dato che gli uomini transessuali al momento non possono partorire e che le donne trans in genere, proprio perché si sentono maschi, vogliono evitarlo.<br />Infine la Presidente dell'Ordine, con eleganza, giudica «irrisorio il numero delle iscritte che hanno manifestato contrarietà alla partecipazione dell'Ordine alla parata MILANO Pride». Dunque le iscritte a quell'ordine interprovinciale sono circa 700. Invece coloro che hanno sottoscritto la lettera aperta sono 64. A marciare al Pride erano circa 4 o 5 persone. Tra l'altro il suddetto ordine professionale era l'unico ordine interprovinciale ad appoggiare un pride. Insomma, tirate le somme, pare proprio che ad essere minoranza sia stata la dirigenza dell'ordine di Milano.<br />Concludendo, possiamo dirci certi che la dott.ssa Rovelli qualificherà queste nostre argomentazioni usando lo stesso metro di giudizio riservato alle ostetriche dissenzienti: «motivazioni ed accuse infondate dovuta [sic] ad una interpretazione distorta da pregiudizi personali».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63768078</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:39:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63768078/corsi_di_rieducazione_epr_le_ostetriche_ribelli_al_gay_pride.mp3" length="7579768" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7876

CORSI DI RIEDUCAZIONE PER LE OSTETRICHE RIBELLI AL GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio
 
In occasione del Pride di Milano svoltosi lo scorso 29 giugno, l'Ordine interprovinciale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7876" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7876</a><br /><br />CORSI DI RIEDUCAZIONE PER LE OSTETRICHE RIBELLI AL GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />In occasione del Pride di Milano svoltosi lo scorso 29 giugno, l'Ordine interprovinciale delle ostetriche di Bergamo, Cremona, Lodi, Monza e Milano rese noto che aveva appoggiato l'iniziativa. Come già riportato dal nostro Gender Watch News, alcune ostetriche espressero il loro dissenso con questa lettera aperta indirizzata all'Ordine: «In merito all'adesione dell'Ordine delle ostetriche di BgCrLoMbMi alla manifestazione "Milano Pride" del 29 giugno 2024 da voi deliberata e pubblicata sul sito professionale, ne chiediamo la rimozione dal sito ed esprimiamo il nostro totale dissenso per le seguenti ragioni:<br />- l'Ordine deve garantire alle\agli aderenti una condotta apolitica e apartitica<br />- il nome dell'Ordine non deve essere accostato ad alcuna iniziativa organizzata da movimenti, partiti, lobbies associate a qualsivoglia ideologia, a tutela della sua autonomia e indipendenza<br />- l'Ordine non ha un ruolo sociale e rappresentativo dal punto di vista etico, culturale, morale, se non strettamente su temi professionali e deontologici della figura dell'ostetrica. Tale posizione pubblica non corrisponde al pensiero unanime di tutte le\gli aderenti<br />- l'adesione risulta inappropriata in merito alla missione dell'ostetrica riguardante la promozione della salute, della cura, dell'assistenza e dei diritti di tutti gli esseri umani.<br />Sosteniamo l'inclusività dell'assistenza delle ostetriche\ci senza discriminazione alcuna nè di razza, sesso, religione, classe sociale, ceto e di qualunque altra natura, privilegiando la cura alle persone più deboli e indifese. Ci rammarichiamo per l'accaduto e confidiamo che l'Ordine possa considerare con attenzione la nostra posizione garantendo in futuro la sua rappresentatività per tutte\i le\i sue\suoi aderenti».<br />Il contenuto è limpido e lo vogliamo così sintetizzare. Primo punto: la mancanza di competenza. Cosa potrebbe mai legare un pride all'ostetricia? È come se l'Associazione Italiana Sommelier aderisse ad un convegno di ufologi. Secondo motivo più importante: non si aderisce ad iniziative ideologiche, come quelle dei Pride. Se non vogliamo qualificarle come iniziative ideologiche, di certo sono iniziative di parte e l'Ordine deve rimanere super partes. Invitare i propri membri ad aderirvi è come suggerire loro di votare Pd. Terzo motivo presente implicitamente nella lettera: omosessualità e transessualità non fanno il bene psico-fisico della persona. Ultimo motivo: l'adesione dell'Ordine non è rappresentativo di tutte le sensibilità dei suoi membri.<br />LE PERSONE LGBT NON SOFFRONO PERCHÉ DISCRIMINATE<br />Inviata la lettera ecco la risposta di Nadia Rovelli, presidente dell'Ordine: «Molte persone LGBTIQA+ temono stigmatizzazioni e pregiudizi [...] è verosimile ipotizzare comportamenti omofobici e di discriminazione da parte dei professionisti sanitari. [...] Si coglie l'occasione per invitare le ostetriche che hanno sottoscritto l'istanza a cui si dà riscontro all'aggiornamento professionale attraverso la frequentazione di corsi per professionisti socio-sanitari come quelli svolti dall'Istituto superiore di sanità nel 2023 La popolazione transgender, dalla salute al diritto e Le persone intersex: dalla salute al diritto, avente l'obiettivo formativo di "contribuire a combattere l'esclusione sociale e la discriminazione nei confronti delle persone transgender attraverso la formazione dei professionisti che operano in ambito socio-sanitario [...] al fine di raggiungere un miglioramento della qualità di vita della popolazione transgender».<br />Dunque parrebbe - ed è diventato ormai uno stereotipo - che le persone LGBT soffrano perché discriminate. Ciò è falso dal punto di vista...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>gaypride,indottrinamento,ostetriche,rieducazione,transgender</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d1822b49a9f9dac608a01b629947a428.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Francesco e Fazio, tra i due papi vince quello laico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francesco-e-fazio-tra-i-due-papi-vince-quello-laico--63791021</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8051" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8051</a><br /><br />FRANCESCO E FAZIO, TRA I DUE PAPI VINCE QUELLO LAICO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />E tre. Domenica scorsa Papa Francesco si è fatto nuovamente intervistare da Papa Fazio in collegamento da Santa Marta. Il sodalizio si è ormai consolidato dato che entrambi si collocano nel medesimo ambito culturale, quello progressista, della giustizia sociale, dell'ambientalismo, dell'inclusività, dell'immigrazionismo, dell'irenismo culturale, del pacifismo, dell'omofilia senza confini, della globalizzazione con primato europeo, del pauperismo, della colpevolizzazione dell'etnia caucasica e della vergogna della propria storia e della propria natura.<br />I temi toccati sono stati la tregua a Gaza, con un fervorino nemmeno adatto al bisticcio tra bambini, il giubileo – dove il Papa life coach dispensava consigli sul ricominciare sempre, sul mettersi in cammino – il perdono – ed abbiamo appreso che Dio perdona anche i peccati contro lo Spirito Santo che per Gesù sono imperdonabili – e poi gli evergreen: i carcerati, i migranti, le guerre, Trump, le nomine femminili in Vaticano, l'immancabile pedofilia, l'olocausto, l'accoglienza di persone transessuali – tema che ha fornito l'occasione a Francesco per spiegare che esiste una nuova categoria di peccati gravi che sono quelli contro l'angelicalità (ad esempio non prendersi cura dei propri genitori).<br />E poi l'argomento più rilanciato dai media: «L'Italia […] non fa figli, faccia entrare i migranti», come se l'Italia non fosse più una nazione, con un suo popolo, proprie tradizioni e una sua religione al cui vertice, tra l'altro, c'è proprio lui, Papa Francesco, ma solo un orto dove è bene piantare le zucchine dato che nessuno più coltiva le carote. Un ortaggio val l'altro, un italiano può essere barattato con un magrebino, l'importante è occupare con qualcuno lo spazio vuoto lasciato dalla denatalità. Le parole del Papa sono più fredde, perché agghiaccianti, dell'inverno demografico.<br />UNO SCHEMA GIÀ VISTO<br />Domenica, canovaccio e interpreti sono stati sostanzialmente i medesimi di quelli dell'anno scorso. Tra i due Papi, ha vinto quello più laico, con la nuova sede ad Avignone sul Nove, perché costui ha maggiore capacità di orientare i consensi, plasma con più efficacia la coscienza collettiva. Inoltre Papa Francesco, con questa ennesima intervista, scolora sempre più nel pop, nella figura dell'influencer che però non ha molta presa sugli uditori perché ripete con minor forza quanto media e social con più astuzia e bravura declamano da tempo. La sua voce appare come un'eco indistinta di quanto è già stato scritto con chiarezza nell'agenda di questo mondo.<br />Il Papa predica nella cattedrale di Che Tempo Che Fa, ma, alla fine, a solo beneficio dei fedeli di Papa Fazio. Ciò a voler dire che nel sodalizio tra i due pontefici trae maggior vantaggio il conduttore, che diventa conduttore di anime, perché offre al dio Auditel la presenza del Pontefice. È stato Francesco a servire alla causa di Fazio e non è stata la trasmissione di quest'ultimo a diventare cassa di risonanza dell'evangelizzazione. Anche perché non sarebbe mai stata questa l'intenzione del Santo Padre, ben orientato, invece e come sempre, nello sforzo, per lui piano, di tradurre il trascendente nell'immanente, il sacro nel profano, lo straordinario nell'ordinario, il cielo nella terra, la fede in competenze umane, troppo umane. Un cristianesimo prêt-à-porter e pronto per tutti perché a misura di tutti, customizzato, docile alle esigenze del consumatore  di prodotti del benessere individuale.<br />DA SUCCESSORE DI PIETRO AD OSPITE DI UN PROGRAMMA TELEVISIVO<br />Dicevamo che Fazio ha usato Papa Francesco. Lo si è visto anche nell'essere riuscito ad incasellare il Papa nel format. Una sorta di reductio ad Fatium. Già la modalità dell'intervista ci comunica che Fazio ha derubricato il ruolo di successore di Pietro ad ospite di un programma televisivo, solo un gradino più sopra a Cecilia Sala anche lei invitata da Fazio Domenica scorsa. Poi i doverosi spot per l'ospite, come Tv insegna: ecco promuovere l'ultimo libro del Papa, la sua seconda autobiografia, già lanciata su TikTok (siamo all'autocelebrazione dichiarata e in perenne aggiornamento). Come se l'altra sera ci fosse stato Walter Veltroni in collegamento e non un Pontefice. Per paradosso rimangono nel nostro iperuranio ammantato di sacralità solo Mina e Mattarella, perché mai si sognerebbero di sedersi davanti a Fazio. È solo l'assenza che ormai promette solennità ad alcune figure pubbliche in questo nostro tempo in cui tutti vorrebbero almeno una vetrinetta social per apparire. Infine citiamo gli aneddoti, spesso divertenti, legati alla vita del Papa e raccontati da Fazio, utili per renderlo più simpatico e più commestibile al grande pubblico, quindi più commerciale perché "uno di noi". Il Papa della porta santa accanto. Un Papa più spiritoso che spirituale. Un Papa che non insegna, ma è solo prodigo di consigli per gli acquisti di buone pratiche per vivere bene.<br />Ci spiace molto, moltissimo ammetterlo, ma anche questa volta lo spettatore è stato bollito a fuoco lento per quasi un'ora tra luoghi comuni, stereotipi, banalità, soluzioni semplicistiche a problemi complessi e il tutto, poi, presentato con una gravità e sostenutezza davvero urticanti.<br />«E non perdere senso dell'umorismo!». Questo l'ultimissimo e trascendente invito del Papa ai credenti faziosi. In effetti ce ne vorrà molto in futuro.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63791021</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:38:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63791021/francesco_e_fazio_tra_i_due_papi_vince_quello_laico.mp3" length="6130272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8051

FRANCESCO E FAZIO, TRA I DUE PAPI VINCE QUELLO LAICO di Tommaso Scandroglio
 
E tre. Domenica scorsa Papa Francesco si è fatto nuovamente intervistare da Papa Fazio in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8051" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8051</a><br /><br />FRANCESCO E FAZIO, TRA I DUE PAPI VINCE QUELLO LAICO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />E tre. Domenica scorsa Papa Francesco si è fatto nuovamente intervistare da Papa Fazio in collegamento da Santa Marta. Il sodalizio si è ormai consolidato dato che entrambi si collocano nel medesimo ambito culturale, quello progressista, della giustizia sociale, dell'ambientalismo, dell'inclusività, dell'immigrazionismo, dell'irenismo culturale, del pacifismo, dell'omofilia senza confini, della globalizzazione con primato europeo, del pauperismo, della colpevolizzazione dell'etnia caucasica e della vergogna della propria storia e della propria natura.<br />I temi toccati sono stati la tregua a Gaza, con un fervorino nemmeno adatto al bisticcio tra bambini, il giubileo – dove il Papa life coach dispensava consigli sul ricominciare sempre, sul mettersi in cammino – il perdono – ed abbiamo appreso che Dio perdona anche i peccati contro lo Spirito Santo che per Gesù sono imperdonabili – e poi gli evergreen: i carcerati, i migranti, le guerre, Trump, le nomine femminili in Vaticano, l'immancabile pedofilia, l'olocausto, l'accoglienza di persone transessuali – tema che ha fornito l'occasione a Francesco per spiegare che esiste una nuova categoria di peccati gravi che sono quelli contro l'angelicalità (ad esempio non prendersi cura dei propri genitori).<br />E poi l'argomento più rilanciato dai media: «L'Italia […] non fa figli, faccia entrare i migranti», come se l'Italia non fosse più una nazione, con un suo popolo, proprie tradizioni e una sua religione al cui vertice, tra l'altro, c'è proprio lui, Papa Francesco, ma solo un orto dove è bene piantare le zucchine dato che nessuno più coltiva le carote. Un ortaggio val l'altro, un italiano può essere barattato con un magrebino, l'importante è occupare con qualcuno lo spazio vuoto lasciato dalla denatalità. Le parole del Papa sono più fredde, perché agghiaccianti, dell'inverno demografico.<br />UNO SCHEMA GIÀ VISTO<br />Domenica, canovaccio e interpreti sono stati sostanzialmente i medesimi di quelli dell'anno scorso. Tra i due Papi, ha vinto quello più laico, con la nuova sede ad Avignone sul Nove, perché costui ha maggiore capacità di orientare i consensi, plasma con più efficacia la coscienza collettiva. Inoltre Papa Francesco, con questa ennesima intervista, scolora sempre più nel pop, nella figura dell'influencer che però non ha molta presa sugli uditori perché ripete con minor forza quanto media e social con più astuzia e bravura declamano da tempo. La sua voce appare come un'eco indistinta di quanto è già stato scritto con chiarezza nell'agenda di questo mondo.<br />Il Papa predica nella cattedrale di Che Tempo Che Fa, ma, alla fine, a solo beneficio dei fedeli di Papa Fazio. Ciò a voler dire che nel sodalizio tra i due pontefici trae maggior vantaggio il conduttore, che diventa conduttore di anime, perché offre al dio Auditel la presenza del Pontefice. È stato Francesco a servire alla causa di Fazio e non è stata la trasmissione di quest'ultimo a diventare cassa di risonanza dell'evangelizzazione. Anche perché non sarebbe mai stata questa l'intenzione del Santo Padre, ben orientato, invece e come sempre, nello sforzo, per lui piano, di tradurre il trascendente nell'immanente, il sacro nel profano, lo straordinario nell'ordinario, il cielo nella terra, la fede in competenze umane, troppo umane. Un cristianesimo prêt-à-porter e pronto per tutti perché a misura di tutti, customizzato, docile alle esigenze del consumatore  di prodotti del benessere individuale.<br />DA SUCCESSORE DI PIETRO AD OSPITE DI UN PROGRAMMA TELEVISIVO<br />Dicevamo che Fazio ha usato Papa Francesco. Lo si è visto anche nell'essere riuscito ad incasellare il Papa nel format. Una sorta di reductio ad Fatium. Già la modalità...]]></itunes:summary><itunes:duration>384</itunes:duration><itunes:keywords>chetempochefa,fazio,francesco,papalaico,successoredipietro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e87a679dbb1013e0e4b6dea6be6e8b29.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalla sponda Trump alla preghiera, tutte le armi dei pro-vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalla-sponda-trump-alla-preghiera-tutte-le-armi-dei-pro-vita--62820741</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7988" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7988</a><br /><br />DALLA SPONDA TRUMP ALLA PREGHIERA, TUTTE LE ARMI DEI PRO-VITA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Negli USA, il 5 novembre, si è votato non solo per il presidente, ma anche sull'aborto. In dieci Stati federati i cittadini hanno votato su altrettanti referendum. In Florida i pro-choice hanno perso: rimarrà il divieto di abortire dopo la sesta settimana. In Nebraska e Sud Dakota si chiedeva di rendere costituzionale il diritto d'aborto: i pro-life hanno vinto. Inoltre in Nebraska rimane invariato il limite per abortire fissato a 12 settimane, eccetto nei casi di stupro, incesto e rischio per la vita della madre. In Arizona hanno vinto i pro-choice e si potrà abortire fino a quando il feto ha possibilità di sopravvivenza autonoma fuori dal grembo materno, ossia intorno alla 23°-24° settimana. L'aborto è poi diventato diritto costituzionale in Missouri, Nevada, Montana, Maryland (la terra di Maria), New York e Colorado. Luci e ombre quindi. Da una parte l'abortismo arretra, su altro fronte mantiene le posizioni e su un altro fronte ancora guadagna terreno.<br />Come invertire la rotta a favore del nascituro? Di certo la vittoria di Trump permetterà ai pro-vita di avere più spazi di manovra. È noto che il neo presidente è stato ondivago sul tema aborto soprattutto a motivo di strategie elettorali. Certo è che in Trump si potrà trovare, come si è trovato in passato, un interlocutore attento su questi temi. Non c'è chiusura ideologica come in seno ai democratici. Trump è un pragmatico e se le lobby pro-life riusciranno a convincerlo che essere dalla parte della vita è vincente anche sul piano dei consensi, allora una grossa mano alla causa potrà venire anche dalla Casa Bianca. Un esempio noto a tutti è stata la decisione Dobbs contro Jackson Women's Health Organization della Corte Suprema (2022) che ha mandato in soffitta la sentenza abortista Roe contro Wade e ha rimandato ai singoli Stati la disciplina normativa in materia di aborto. Tre membri della Corte, infatti, furono nominati da Trump (e altri tre da George W. Bush).<br />Le spinte abortiste che i referendum hanno messo in evidenza potranno essere contrastate non solo grazie alla politica, ma anche e soprattutto con altri strumenti.<br />1) LA CORRETTA INFORMAZIONE<br />In primis con la corretta informazione: la prima forma di plagio delle coscienze è la diffusione della menzogna. Se alcuni fatti non sono noti oppure addirittura falsificati il giudizio sugli stessi non potrà che essere erroneo.<br />2) CRITERI DI GIUDIZIO CORRETTI<br />In secondo luogo non è sufficiente conoscere la realtà dei fatti, ma è necessario saper leggere questi fatti con i criteri di giudizio corretti. Una mente che giudica alla luce di criteri come quello dell'autodeterminazione della donna, della tutela della salute della donna a danno della vita del figlio, dell'esclusione del padre nella decisione sull'aborto, eccetera, è una mente che non può che naufragare nell'errore.<br />3) LA TESTIMONIANZA DI VITA (OGGI: MARTIRIO)<br />Un terzo passo è la testimonianza di vita che oggi si chiama martirio. Lo scenario è cambiato: oggi chi difende la vita non è semplicemente emarginato nel cono dell'indifferenza, ma è osteggiato, perseguitato e in alcuni casi anche incarcerato. Su queste tematiche con parenti, amici, conoscenti, colleghi non si può assumere una posizione neutra, super partes, perché questa posizione significherebbe nei fatti connivenza con l'errore, con il male. Oggi il pro-life si deve rivestire della corazza del coraggio. Molto probabilmente il nostro interlocutore non cambierà idea, ma sicuramente noi avremo difeso i bambini nel grembo materno.<br />4) I MOVIMENTI PROLIFE<br />Un quarto strumento è quello dell'associazionismo, per chi può. Negli States come da noi moltissime sono le sigle pro-vita. L'impegno del singolo in queste associazioni produce un effetto moltiplicatore.<br />5) LA PREGHIERA E IL DIGIUNO<br />Infine, la preghiera e il digiuno. Giovanni Paolo II nell'Evangelium vitae affermava con chiarezza che la battaglia sull'aborto è una battaglia che prima di tutto avviene nel cuore delle persone, nelle loro anime. È uno scontro che ha natura essenzialmente spirituale tra le potenze angeliche capeggiate da Dio e le potenze infernali capeggiate da Satana. Allora, se lo scontro è essenzialmente spirituale, le armi da usare devono essere anche loro spirituali. E così la preghiera busserà alle porte del cuore delle donne che vogliono abortire o che hanno già abortito, dei padri dei nascituri, degli amici e parenti della donna che ha una gravidanza indesiderata, dei medici e infermieri, dei politici, dei giudici e degli uomini di Chiesa affinché aprano quella porta e facciano entrare la grazia di Dio.<br />Solo così la coscienza collettiva di un popolo cambierà il proprio cuore, la propria cultura e le proprie leggi.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820741</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 22:18:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820741/dalla_sponda_trump_alla_preghiera.mp3" length="4950891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7988

DALLA SPONDA TRUMP ALLA PREGHIERA, TUTTE LE ARMI DEI PRO-VITA di Tommaso Scandroglio
 
Negli USA, il 5 novembre, si è votato non solo per il presidente, ma anche sull'aborto. In...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7988" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7988</a><br /><br />DALLA SPONDA TRUMP ALLA PREGHIERA, TUTTE LE ARMI DEI PRO-VITA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Negli USA, il 5 novembre, si è votato non solo per il presidente, ma anche sull'aborto. In dieci Stati federati i cittadini hanno votato su altrettanti referendum. In Florida i pro-choice hanno perso: rimarrà il divieto di abortire dopo la sesta settimana. In Nebraska e Sud Dakota si chiedeva di rendere costituzionale il diritto d'aborto: i pro-life hanno vinto. Inoltre in Nebraska rimane invariato il limite per abortire fissato a 12 settimane, eccetto nei casi di stupro, incesto e rischio per la vita della madre. In Arizona hanno vinto i pro-choice e si potrà abortire fino a quando il feto ha possibilità di sopravvivenza autonoma fuori dal grembo materno, ossia intorno alla 23°-24° settimana. L'aborto è poi diventato diritto costituzionale in Missouri, Nevada, Montana, Maryland (la terra di Maria), New York e Colorado. Luci e ombre quindi. Da una parte l'abortismo arretra, su altro fronte mantiene le posizioni e su un altro fronte ancora guadagna terreno.<br />Come invertire la rotta a favore del nascituro? Di certo la vittoria di Trump permetterà ai pro-vita di avere più spazi di manovra. È noto che il neo presidente è stato ondivago sul tema aborto soprattutto a motivo di strategie elettorali. Certo è che in Trump si potrà trovare, come si è trovato in passato, un interlocutore attento su questi temi. Non c'è chiusura ideologica come in seno ai democratici. Trump è un pragmatico e se le lobby pro-life riusciranno a convincerlo che essere dalla parte della vita è vincente anche sul piano dei consensi, allora una grossa mano alla causa potrà venire anche dalla Casa Bianca. Un esempio noto a tutti è stata la decisione Dobbs contro Jackson Women's Health Organization della Corte Suprema (2022) che ha mandato in soffitta la sentenza abortista Roe contro Wade e ha rimandato ai singoli Stati la disciplina normativa in materia di aborto. Tre membri della Corte, infatti, furono nominati da Trump (e altri tre da George W. Bush).<br />Le spinte abortiste che i referendum hanno messo in evidenza potranno essere contrastate non solo grazie alla politica, ma anche e soprattutto con altri strumenti.<br />1) LA CORRETTA INFORMAZIONE<br />In primis con la corretta informazione: la prima forma di plagio delle coscienze è la diffusione della menzogna. Se alcuni fatti non sono noti oppure addirittura falsificati il giudizio sugli stessi non potrà che essere erroneo.<br />2) CRITERI DI GIUDIZIO CORRETTI<br />In secondo luogo non è sufficiente conoscere la realtà dei fatti, ma è necessario saper leggere questi fatti con i criteri di giudizio corretti. Una mente che giudica alla luce di criteri come quello dell'autodeterminazione della donna, della tutela della salute della donna a danno della vita del figlio, dell'esclusione del padre nella decisione sull'aborto, eccetera, è una mente che non può che naufragare nell'errore.<br />3) LA TESTIMONIANZA DI VITA (OGGI: MARTIRIO)<br />Un terzo passo è la testimonianza di vita che oggi si chiama martirio. Lo scenario è cambiato: oggi chi difende la vita non è semplicemente emarginato nel cono dell'indifferenza, ma è osteggiato, perseguitato e in alcuni casi anche incarcerato. Su queste tematiche con parenti, amici, conoscenti, colleghi non si può assumere una posizione neutra, super partes, perché questa posizione significherebbe nei fatti connivenza con l'errore, con il male. Oggi il pro-life si deve rivestire della corazza del coraggio. Molto probabilmente il nostro interlocutore non cambierà idea, ma sicuramente noi avremo difeso i bambini nel grembo materno.<br />4) I MOVIMENTI PROLIFE<br />Un quarto strumento è quello dell'associazionismo, per chi può. Negli States come da noi moltissime sono le sigle pro-vita....]]></itunes:summary><itunes:duration>310</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,dirittocostituzionale,prolife,southdakota,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7c4285ac5c3444f5ca36037272b66982.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nell'idolatria del sè, non c'è spazio per le nascite</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nell-idolatria-del-se-non-c-e-spazio-per-le-nascite--62820715</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7966" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7966</a><br /><br />NELL'IDOLATRIA DEL SE' NON C'E' SPAZIO PER LE NASCITE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un numero che certifica che la vitalità italiana è in regressione, che il nostro punto vita si sta snellendo ma l'estetica non ne guadagna, che il popolo dei bambini è ormai un'etnia in via di estinzione che sopravvive in una riserva indiana. Questo numero è 3,4. L'Istat pubblica la ferale notizia che nel 2023 sono nati in Italia 13mila bambini in meno rispetto al 2022. Il 3,4% in meno.<br />Ogni anno, alla pubblicazione del report dell'Istat, siamo qui a ripetere la litania dei motivi per cui, prima che le culle, gli uteri delle donne sono vuoti: l'aborto in primis, poi lo scarso valore che riconosciamo ai figli, la notte oscura dei valori umani, la fede ridotta a stoppino fumigante e molti altri.<br />Ma forse il motivo ultimo è banale. Ci piace stare da soli. Ammettiamolo. Il solipsismo è stato elevato a status symbol e così l'universo misura in altezza, lunghezza e profondità quanto il nostro Io, la propria esistenza è campo minato in cui è vietato a terzi mettere piede ed alti bastioni vengono alzati per proteggere il cuore della vita di ciascuno che prende il nome di privacy.<br />È l'idolatria del Sé che non può lasciare spazio ad altro da Sé. Una recita questa che non tollera coprotagonisti che potrebbero fare ombra all'attore principale. Figurarsi un cucciolo di uomo che pur non sapendo ancora parlare riesce a mettere in scacco i genitori a suon di pianti e deiezioni ed ad ottenere attenzione, risorse psico-fisiche così elevate che la stanchezza assurge a condizione ontologica di padre e madre e poi tempo, tempo e ancora tempo e tra l'altro proprio quel tempo che, prima dello spuntare di questo nuovo fiore nel giardino di casa, aveva i toni della libertà, della spensieratezza, delle sere passate con gli amici, dello sport. Insomma il tuo tempo migliore, ora è suo. È tutto suo, anche la considerazione della moglie che, elevatasi al rango di madre, presidia questa sua conquista difendendola anche nei confronti del marito che più che padre spesso si sente solo maschio. E dunque è inconcepibile il figlio per coloro i quali sono buchi neri dove anche la luce di una nuova vita viene risucchiata al suo interno.<br />IL FIGLIO È UNA PERDITA?<br />Per il solipsista radicale e integrale - e un po' tutti lo siamo - l'altro diviene amico, fidanzato, marito se promette un certo utile. Tutti incasellati in un foglio di calcolo Excel. Tutti in una partita doppia dove le entrate devono superare le uscite. Questa deforma mentis rende sterili nel cuore prima che nelle gonadi. E allora il figlio, così si filosofa, è una perdita esistenziale, un crack finanziario, uno spreco di spazio ed ore, un rischio che nessuna agenzia assicurativa vorrebbe mai coprire, una trappola nascosta nel percorso che porta alla realizzazione personale.<br />Questo è l'immaginario collettivo che avvelena le coscienze e le fa piccole, micragnose, asfittiche nei propri aneliti. E soprattutto le rende cieche con la menzogna. Perché il figlio - se è vero che non chiede molto, ma tutto - dà anche tutto. Ti regala il titolo di padre e madre, quegli artisti che insieme a Dio hanno chiamato ad esistenza e dal nulla una nuova persona. Un piccolo uomo o una piccola donna la cui preziosità è maggiore di tutto il cosmo creato. E di questa creatura dal valore incommensurabile tu sei il padre e la madre. La tua responsabilità verso di lui è ciò che comprensibilmente ti sfianca, ma anche ciò che ti rende onore. L'esistenza stessa del figlio è la celebrazione per i genitori delle loro virtù che, con il sangue, hanno dovuto acquisire: la pazienza, il consiglio, il discernimento, la giustizia, la mitezza, l'umiltà, il perdono, la speranza. Il figlio è l'allenatore esigente che non ti permette di fare sconti a te stesso, che non tollera che si abbassi l'asticella, ma che pretende che venga posta sul punto più alto. Il figlio è l'anello, legato ai successivi anelli, di quella catena generazionale che eterna il tuo nome.<br />E poi anche sposando l'utilitarismo più estremo non potremmo che sperare in uno tsunami di parti che possa rinverdire il Bel Paese. Meno siamo, più siamo vecchi. È la famigerata immagine della piramide rovesciata, dove pochi giovani dovrebbero sostenere il carico dell'assistenza di un popolo di anziani. Le risorse saranno quelle che saranno e ad ognuno spetteranno solo alcune briciole della torta. E con le briciole non campi o campi male. Meno figli, più badanti.<br />MENO FIGLI, PIÙ ANZIANI ABBANDONATI A SE STESSI<br />E ancora: meno figli, più morti perché meno figli significa più anziani abbandonati a se stessi e l'abbandono è l'anticamera dell'obitorio. Quella solitudine, che prima avevamo abbracciato con entusiasmo e che gli invidiosi chiamavano individualismo, anche ora ci abbraccia, ma nascondendo in una mano un coltello ben affilato. Quella solitudine che era una torre di avorio, ora è un carcere. Un carcere dove si esce solo per finire sul patibolo. Allora porre il baricentro esistenziale su di sé, sul proprio nome, farà solo scrivere più velocemente quello stesso nome sulla nostra lapide. Perché è impensabile che il nostro sistema sanitario diventi solo un ospizio. I più deboli saranno lasciati indietro in questa ritirata dalla carità e dalla compassione e così avremo più culle vuote e più bare piene.<br />Si raccoglierà infine ciò che abbiamo seminato, anzi, ciò che non abbiamo seminato. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo» (Gv 12, 24). Occorre morire a se stessi per far posto all'erede gattonante, altrimenti l'alternativa è la solitudine più spietata. E si sa: anche tra gli animali che vivono in branco, l'esemplare che rimane isolato è più facile vittima dei predatori. E il nostro predatore numero uno è la morte.<br />Non inganniamoci poi, non pensiamo che riusciremo a bloccare il nostro orologio biologico, che certe misere e fatiscenti esistenze senili non ci toccheranno in sorte, che il pannolino lo abbiamo lasciato parecchi decenni fa e non lo incontreremo mai più sulla nostra strada con il nome di pannolone.<br />E dunque siamo fieramente egoisti, siamo furbi: mettiamo al mondo una folta progenie che, anche se non è il motivo più nobile al mondo ma di certo nemmeno ignobile, ci permetterà di scampare al nostro personale inverno esistenziale, di non vivere da scarti di macelleria, di sfuggire alla sopravvivenza per vivere appieno seppur centenari, di spirare tra gli abbracci dei parenti e non tra le sponde di un letto di ospedale con accanto soltanto la compagna di tutta una vita: la solitudine.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820715</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 22:12:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820715/nell_idolatria_del_s_non_c_spazio_per_le_nascite.mp3" length="7290946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7966

NELL'IDOLATRIA DEL SE' NON C'E' SPAZIO PER LE NASCITE di Tommaso Scandroglio
 
Un numero che certifica che la vitalità italiana è in regressione, che il nostro punto vita si sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7966" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7966</a><br /><br />NELL'IDOLATRIA DEL SE' NON C'E' SPAZIO PER LE NASCITE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Un numero che certifica che la vitalità italiana è in regressione, che il nostro punto vita si sta snellendo ma l'estetica non ne guadagna, che il popolo dei bambini è ormai un'etnia in via di estinzione che sopravvive in una riserva indiana. Questo numero è 3,4. L'Istat pubblica la ferale notizia che nel 2023 sono nati in Italia 13mila bambini in meno rispetto al 2022. Il 3,4% in meno.<br />Ogni anno, alla pubblicazione del report dell'Istat, siamo qui a ripetere la litania dei motivi per cui, prima che le culle, gli uteri delle donne sono vuoti: l'aborto in primis, poi lo scarso valore che riconosciamo ai figli, la notte oscura dei valori umani, la fede ridotta a stoppino fumigante e molti altri.<br />Ma forse il motivo ultimo è banale. Ci piace stare da soli. Ammettiamolo. Il solipsismo è stato elevato a status symbol e così l'universo misura in altezza, lunghezza e profondità quanto il nostro Io, la propria esistenza è campo minato in cui è vietato a terzi mettere piede ed alti bastioni vengono alzati per proteggere il cuore della vita di ciascuno che prende il nome di privacy.<br />È l'idolatria del Sé che non può lasciare spazio ad altro da Sé. Una recita questa che non tollera coprotagonisti che potrebbero fare ombra all'attore principale. Figurarsi un cucciolo di uomo che pur non sapendo ancora parlare riesce a mettere in scacco i genitori a suon di pianti e deiezioni ed ad ottenere attenzione, risorse psico-fisiche così elevate che la stanchezza assurge a condizione ontologica di padre e madre e poi tempo, tempo e ancora tempo e tra l'altro proprio quel tempo che, prima dello spuntare di questo nuovo fiore nel giardino di casa, aveva i toni della libertà, della spensieratezza, delle sere passate con gli amici, dello sport. Insomma il tuo tempo migliore, ora è suo. È tutto suo, anche la considerazione della moglie che, elevatasi al rango di madre, presidia questa sua conquista difendendola anche nei confronti del marito che più che padre spesso si sente solo maschio. E dunque è inconcepibile il figlio per coloro i quali sono buchi neri dove anche la luce di una nuova vita viene risucchiata al suo interno.<br />IL FIGLIO È UNA PERDITA?<br />Per il solipsista radicale e integrale - e un po' tutti lo siamo - l'altro diviene amico, fidanzato, marito se promette un certo utile. Tutti incasellati in un foglio di calcolo Excel. Tutti in una partita doppia dove le entrate devono superare le uscite. Questa deforma mentis rende sterili nel cuore prima che nelle gonadi. E allora il figlio, così si filosofa, è una perdita esistenziale, un crack finanziario, uno spreco di spazio ed ore, un rischio che nessuna agenzia assicurativa vorrebbe mai coprire, una trappola nascosta nel percorso che porta alla realizzazione personale.<br />Questo è l'immaginario collettivo che avvelena le coscienze e le fa piccole, micragnose, asfittiche nei propri aneliti. E soprattutto le rende cieche con la menzogna. Perché il figlio - se è vero che non chiede molto, ma tutto - dà anche tutto. Ti regala il titolo di padre e madre, quegli artisti che insieme a Dio hanno chiamato ad esistenza e dal nulla una nuova persona. Un piccolo uomo o una piccola donna la cui preziosità è maggiore di tutto il cosmo creato. E di questa creatura dal valore incommensurabile tu sei il padre e la madre. La tua responsabilità verso di lui è ciò che comprensibilmente ti sfianca, ma anche ciò che ti rende onore. L'esistenza stessa del figlio è la celebrazione per i genitori delle loro virtù che, con il sangue, hanno dovuto acquisire: la pazienza, il consiglio, il discernimento, la giustizia, la mitezza, l'umiltà, il perdono, la speranza. Il figlio è l'allenatore esigente che non ti permette di fare...]]></itunes:summary><itunes:duration>456</itunes:duration><itunes:keywords>anzianiabbandonati,bambini,calodellenascite,egoismo,idolatria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/51970d75b1eb6a92d514078c25dead5d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gpt-me, il grande fratello che suggerisce la risposta giusta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gpt-me-il-grande-fratello-che-suggerisce-la-risposta-giusta--62820636</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7980" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7980</a><br /><br />GPT-ME, IL GRANDE FRATELLO CHE SUGGERISCE LA RISPOSTA GIUSTAndi Tommaso Scandroglio<br /> <br />Aver sempre la risposta giusta? Dare sfoggio di una cultura enciclopedica? Mostrare un eloquio fluente e brillante? E tutto questo senza il minimo sforzo? Oggi è possibile grazie all'intelligenza artificiale (IA).<br />Fanpage ha intervistato Avital Meshi, biologa comportamentale e New Media Artist, che ha indossato al braccio per mesi un dispositivo di sua creazione che ha battezzato GPT-Me. Si tratta della chatbot GPT modificata al fine di far ascoltare all'IA le conversazioni che la Meshi ha con le persone e di fornire risposte, tramite un auricolare, alla stessa Meshi, la quale poi potrà rispondere come suggeritole dalla macchina oppure no.<br />La mamma di GPT-Me all'inizio dell'intervista dichiara: «incarno GPT, sono il suo corpo e la mia intelligenza diventa artificiale». L'inserzione più o meno permanente di apparati tecnologici nel corpo delle persone per potenziarne le capacità, una delle possibili varianti dell'Human Enhancement Technologies (clicca qui), darebbe vita al cyborg: l'uomo robotizzato, uno dei traguardi che si pone il movimento transumanista per superare i limiti fisici che madre natura ci ha imposto.<br />Ma la Meshi, nella interpretazione del significato antropologico di questa sua invenzione, compie un passo ulteriore: è lei ad aver dato il corpo alla macchina. La macchina ha preso possesso di lei, si è incarnata in lei e l'intelligenza naturale è stata sostituita da quella artificiale. La Meshi preconizza uno scenario inquietante perché realistico: le macchine già si sono sostitute a noi nel lavoro - uno degli effetti positivi della Rivoluzione industriale - ossia nel fare e in futuro si sostituiranno nell'essere: scalzeranno la nostra identità perché prenderanno possesso del nostro intelletto e volontà. Ci cancelleranno: esito estremo della cancel culture. Non saremo più noi a pensare ed ad agire come pensiamo, ma l'IA. Ed infatti il campo di ricerca della Meshi riguarda proprio lo studio degli «algoritmi di intelligenza artificiale per la trasformazione dell'identità». Non useremo più la tecnologia, ma noi saremo usati dalla tecnologia, anzi diventeremo parte di essa ed essa parte di noi: «non volevo solo usare questo tipo di intelligenza, volevo integrarla con me», spiega la biologa comportamentale. Da una identità personale ad una identità robotica, perché l'essere umano fuso con la macchina dà vita ad un superuomo, tanto che la Meshi parla della sua applicazione come uno strumento che genera super poteri.<br />LA SOSTITUZIONE IDENTITARIA<br />Per giungere a questo scopo è necessario dotare la macchina dei cinque sensi propri dell'uomo, perché così potenzieremo il suo “pensiero”. Ora GPT-Me sente, ma a breve, spiega la sua creatrice, potrà anche vedere. Il pensiero umano trova il suo incipit sempre dai suoi sensi. Parimenti per le macchine. Se dunque vogliamo sostituire il raziocinio dell'uomo con gli algoritmi dell'IA è indispensabile dotare anch'essa dei cinque sensi. È antropomorfizzare la macchina e reificare l'uomo.<br />Queste riflessioni sulla sostituzione identitaria trovano un riscontro nelle percezioni psicologiche sperimentate dalla stessa Meshi: «Avere costantemente pensieri e suggerimenti generati dall'IA nella mia testa ha creato un senso di distacco dai miei istinti. Ho iniziato a chiedermi se le mie azioni fossero veramente mie o influenzate dall'IA. Mi sono chiesta quale voce stessi veramente rappresentando e cosa significasse essere il portavoce dell'IA». Notate: lei portavoce dell'IA. Non più quest'ultima al servizio dell'uomo, ma viceversa.<br />Lo scambio di personalità è stato accentuato dalla Meshi creando un pulsante rosso. Premendo questo pulsante l'IA cambia di personalità: può essere un poeta, un ingegnere, un delinquente o un personaggio famoso. Così racconta la Meshi: «Ho esplorato decine di personalità diverse. Di recente mi sono esibita al New Media Festival a Santa-Fe, New Mexico e ho avuto più di 100 conversazioni individuali. In ognuna di quelle conversazioni ho incarnato una persona diversa. È stato pazzesco». Un disturbo dissociativo di personalità, una volta chiamato disturbo di personalità multipla, autoindotto. La creatrice di GPT-Me ha impersonato anche Alan Turing, Albert Einstein, Mahatma Gandhi, Whitney Houston, Leonard Cohen e Michael Jackson, quasi fosse una seduta spiritica tanto che ha descritto l'esperienza come paranormale.<br />Dunque, assodato che la matrice culturale di questo device inclina ad una visione transumanista in cui si potenzia la tecnologia a discapito dell'umanità, perseguendo il mito dell'onnipotenza, andiamo a vedere, nel concreto, quali conseguenze positive e negative la Meshi ha riscontrato nel suo utilizzo. Innanzitutto ci sono stati problemi relazionali. Le persone sapevano che Meshi indossava il suo suggeritore personale e quindi si creava una sorta di diffidenza: nelle risposte che lei dava, quanto c'era della Meshi e quanto dell'IA? La creatrice di GPT-Me ha parlato addirittura di tensioni e incomprensioni nate da risposte percepite come innaturali. Più che artificiali, artificiose.<br />In secondo luogo «c'è il rischio di affidarci troppo - continua la Meshi - il che potrebbe diminuire la nostra capacità di pensare in modo indipendente». Se la macchina risponde e quindi pensa a posto mio, evito di pensare. È la sostituzione del pensiero. Tanto è vero che la Meshi ammette che «quando non lo indosso mi trovo a imitare alcune delle sue risposte quasi come se l'IA mi avesse addestrato a comportarmi in modo diverso». Un plagio tecnologico.<br />LA VISIONE TRANSUMANISTA<br />Questo rischio è connesso ad altri due indicati dalla biologa comportamentale: «la tecnologia può alimentare i pregiudizi, perché è addestrata su dati esistenti». Ciò che il gobbo tecnologico suggerisce non è ovviamente farina del suo sacco, bensì è farina del sacco di coloro che inseriscono contenuti in rete, luogo virtuale dove l'IA pesca per fornire risposte. Ed è ovvio che in rete la fa da padrone il pensiero unico. Risultato: avrete nell'orecchio il Grande Fratello che vi suggerirà cosa pensare.<br />Da qui un ulteriore pericolo: «l'intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per monitorare e influenzare il comportamento». L'ambizione delirante di alcuni tecnocrati è quella di rendere schiavi le persone volontariamente per orientarle verso alcune scelte e condotte. La manipolazione della coscienza collettiva tramite IA auricolare porterà ad una società di automi. Come dicevamo prima: una società di persone robotizzate in cui la loro coscienza critica è stata sostituita da una coscienza artificiale. La libertà personale verrà così consegnata nelle mani degli sviluppatori dell'IA, soprattutto perché, come ammesso dalla Meshi, GPT-Me può creare dipendenza. Dipendenza dal pensiero unico.<br />GPT-Me però non promette solo scenari distopici. Ci possono essere anche aspetti positivi nell'utilizzo di questo dispositivo. La Meshi dichiara che il suo uso può stimolare la scoperta di nuovi aspetti della propria personalità, incrementare la conoscenza di tematiche sconosciute, permettere di confrontarsi con persone che hanno competenze completamente differenti dalle nostre.<br />Che giudizio infine dare di questa invenzione? Tenuto conto delle rilevanti, numerose e assai probabili derive che potrebbe arrecare in seno alla società, generate necessariamente dalla sua matrice transumanista, il device potrebbe essere usato non su larga scala - la sua diffusione sarebbe dirompente - ma con prudenza solo da addetti ai lavori culturalmente e umanamente ben formati. Insomma la gestione di un reattore nucleare non è per tutti.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820636</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 22:09:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820636/gpt_me_il_grande_fratello_che_suggerisce_la_risposta_giusta.mp3" length="9327656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7980

GPT-ME, IL GRANDE FRATELLO CHE SUGGERISCE LA RISPOSTA GIUSTAndi Tommaso Scandroglio
 
Aver sempre la risposta giusta? Dare sfoggio di una cultura enciclopedica? Mostrare un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7980" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7980</a><br /><br />GPT-ME, IL GRANDE FRATELLO CHE SUGGERISCE LA RISPOSTA GIUSTAndi Tommaso Scandroglio<br /> <br />Aver sempre la risposta giusta? Dare sfoggio di una cultura enciclopedica? Mostrare un eloquio fluente e brillante? E tutto questo senza il minimo sforzo? Oggi è possibile grazie all'intelligenza artificiale (IA).<br />Fanpage ha intervistato Avital Meshi, biologa comportamentale e New Media Artist, che ha indossato al braccio per mesi un dispositivo di sua creazione che ha battezzato GPT-Me. Si tratta della chatbot GPT modificata al fine di far ascoltare all'IA le conversazioni che la Meshi ha con le persone e di fornire risposte, tramite un auricolare, alla stessa Meshi, la quale poi potrà rispondere come suggeritole dalla macchina oppure no.<br />La mamma di GPT-Me all'inizio dell'intervista dichiara: «incarno GPT, sono il suo corpo e la mia intelligenza diventa artificiale». L'inserzione più o meno permanente di apparati tecnologici nel corpo delle persone per potenziarne le capacità, una delle possibili varianti dell'Human Enhancement Technologies (clicca qui), darebbe vita al cyborg: l'uomo robotizzato, uno dei traguardi che si pone il movimento transumanista per superare i limiti fisici che madre natura ci ha imposto.<br />Ma la Meshi, nella interpretazione del significato antropologico di questa sua invenzione, compie un passo ulteriore: è lei ad aver dato il corpo alla macchina. La macchina ha preso possesso di lei, si è incarnata in lei e l'intelligenza naturale è stata sostituita da quella artificiale. La Meshi preconizza uno scenario inquietante perché realistico: le macchine già si sono sostitute a noi nel lavoro - uno degli effetti positivi della Rivoluzione industriale - ossia nel fare e in futuro si sostituiranno nell'essere: scalzeranno la nostra identità perché prenderanno possesso del nostro intelletto e volontà. Ci cancelleranno: esito estremo della cancel culture. Non saremo più noi a pensare ed ad agire come pensiamo, ma l'IA. Ed infatti il campo di ricerca della Meshi riguarda proprio lo studio degli «algoritmi di intelligenza artificiale per la trasformazione dell'identità». Non useremo più la tecnologia, ma noi saremo usati dalla tecnologia, anzi diventeremo parte di essa ed essa parte di noi: «non volevo solo usare questo tipo di intelligenza, volevo integrarla con me», spiega la biologa comportamentale. Da una identità personale ad una identità robotica, perché l'essere umano fuso con la macchina dà vita ad un superuomo, tanto che la Meshi parla della sua applicazione come uno strumento che genera super poteri.<br />LA SOSTITUZIONE IDENTITARIA<br />Per giungere a questo scopo è necessario dotare la macchina dei cinque sensi propri dell'uomo, perché così potenzieremo il suo “pensiero”. Ora GPT-Me sente, ma a breve, spiega la sua creatrice, potrà anche vedere. Il pensiero umano trova il suo incipit sempre dai suoi sensi. Parimenti per le macchine. Se dunque vogliamo sostituire il raziocinio dell'uomo con gli algoritmi dell'IA è indispensabile dotare anch'essa dei cinque sensi. È antropomorfizzare la macchina e reificare l'uomo.<br />Queste riflessioni sulla sostituzione identitaria trovano un riscontro nelle percezioni psicologiche sperimentate dalla stessa Meshi: «Avere costantemente pensieri e suggerimenti generati dall'IA nella mia testa ha creato un senso di distacco dai miei istinti. Ho iniziato a chiedermi se le mie azioni fossero veramente mie o influenzate dall'IA. Mi sono chiesta quale voce stessi veramente rappresentando e cosa significasse essere il portavoce dell'IA». Notate: lei portavoce dell'IA. Non più quest'ultima al servizio dell'uomo, ma viceversa.<br />Lo scambio di personalità è stato accentuato dalla Meshi creando un pulsante rosso. 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Lo scorso sabato 26 ottobre, presso il Teatro parrocchiale di S. Maria al Pignone a Firenze, si è svolto il primo incontro dal titolo "La famiglia - le famiglie, oggi, modelli culturali ed esperienze pastorali" con don Simone Bruno, psicoterapeuta, direttore editoriale di Edizioni San Paolo e de Il Giornalino, nonché nostra vecchia conoscenza, e la testimonianza di Francesca e Annamaria, coppia lesbica unita civilmente. Presente l'arcivescovo Gherardo Gambelli e alcuni membri di Kairos, gruppo di persone LGBT+ che cercano di piegare la dottrina cattolica al credo gender. In sala anche don Andrea Bigalli, sostenitore della Teologia della liberazione, che cita la Bussola asserendo che siamo una realtà scismatica e che scriviamo «cose micidiali».<br />Partiamo dalla coppia lesbica, «uno spaccato di una bellezza unica» commenterà poi don Bruno. Francesca racconta che si sono conosciute in occasione di una veglia contro la cosiddetta omotransfobia svoltasi in una chiesa cattolica. Poi costruisce l'immagine romanticheggiante di una qualsiasi coppia di credenti: «dovevamo diventare l'una l'eternità dell'altra», «noi all'interno della chiesa ci volevamo stare», «siamo una famiglia», «il pregiudizio è tanto derivato dalla non conoscenza». La coppia poi conclude la testimonianza raccontando che hanno avuto molti minori in affido, anche neonati, e una bambina data in adozione ad una sola di loro due. Naturalmente il luogo e il contesto dove si è svolta la conferenza legittimano questa unione anche perché, durante l'incontro, non ci sono state voci dissenzienti, ma solo consenzienti.<br />DON SIMONE BRUNO: LA FAMIGLIA È IN TRASFORMAZIONE<br />Passiamo a don Bruno il quale racconta che, tenendo un corso per fidanzati, una volta si imbatté in una coppia dove lui era divorziato. La lei della coppia allora gli chiese: «Noi siamo sempre una famiglia?». Don Bruno avrebbe preferito «sparire nel nulla». Preso però coraggio così replicò: «In tutta onestà io non so rispondervi. Lo ammetto, non sono preparato. [...] Da quel momento tante certezze, tante sicurezze, tutte le teorie che proponevo hanno iniziato un po' a traballare». E quindi da allora don Bruno iniziò a studiare «tutti i modelli antropologici, sociologici, filosofici che parlano oggi di famiglia» per mettere in dialogo la Chiesa con il mondo contemporaneo. E dunque la fede non si basa sulla Rivelazione, bensì sulle rilevazioni statistiche: «esistono dei dati che rendono alcune parti sia del Magistero che della teologia un attimino da svecchiare».<br />Dunque don Bruno ha interrogato la sociologia, la psicologia, l'antropologia, la filosofia, ma non la Bibbia, non la Tradizione, non il Magistero di sempre. È il classico approccio che vede nelle scienze sociali lo strumento interpretativo unico ed eccellente della fede, perché realtà priva di trascendenza, al fine di giungere alla verità, una verità condannata ad aggiornarsi sempre a motivo delle nuove scoperte scientifiche. Ed infatti don Bruno sentenzia: «bisogna prendere atto che la famiglia a 360 gradi è in continua trasformazione. Mettiamocelo in testa».<br />Ancor più semplicemente per don Bruno tutte le relazioni esistenti per il mero fatto che esistono sono da benedire. «Non possiamo nemmeno condannare quello che accade», per citare le sue parole. È la resa al male esistente.<br />Questa impostazione propria della fenomenologia lo porta a dire, ad esempio, che «la convivenza è diventata una delle tappe del ciclo di vita della famiglia», asserendo così che la convivenza è famiglia. Nessuna condanna della convivenza quindi, a differenza del Catechismo della Chiesa cattolica (cfr. 2390) e, ad esempio, dell'enciclica Casti connubii di Pio XI il quale definisce le convivenze come «turpi connubii».<br />IL PIATTO FORTE: LE COPPIE GAY<br />Poi si arriva al piatto forte, le coppie gay: «piano piano la società sta aprendo, e la Chiesa anche, la possibilità di riconoscere le coppie omoaffettive». Di fronte all'obiezione, da lui stesso sollevata, che il Catechismo condanna l'omosessualità, don Simone così ribatte: «ricordiamoci che il Catechismo è stato scritto qualche anno fa quando non c'erano ancora i contenuti certi e delle scoperte, la Chiesa fa quello che può». San Paolo sta peggio allora, dato che è ben più datato, quel San Paolo che non fa entrare nel Regno dei Cieli - ed è parola di Dio - chi compie il peccato mortale di atti omosessuali. Non parliamo poi del Vecchio Testamento che già nel nome si condanna da sé e si esclude dall'aggiornamento teologico di don Bruno.<br />Ma torniamo al Catechismo. Quest'ultimo nel n. 2357 riproponeva ieri e ripropone oggi la dottrina di sempre. Vi sono atti e condizioni che saranno sempre contro natura, checché ne dicano la sociologia e la psicologia. In caso contrario nulla ci vieta di pensare che, ad esempio, la pedofilia un giorno potrà essere considerata una forma naturale di espressione affettiva tra adulto e bambino. Detto tutto ciò a don Bruno sfugge un dato di fondo: l'omosessualità non è un bene per le persone, anche se il percepito soggettivo è diverso. Non tutto ciò che sembra bello è buono per davvero.<br />Poi un'altra chicca: «l'orientamento sessuale non è scelto da nessuno [...] nessuno di noi lo può scegliere». Questa è una invenzione della psicologia recente, tesa a legittimare l'omosessualità. La genesi dell'omosessualità, almeno quella maschile, è probabilmente da addebitare alla mancanza della presenza paterna nella vita del ragazzo. Ma ammesso e non concesso che "si nasce gay", non tutto ciò che è innato è secondo natura. Anche nel caso in cui l'orientamento omosessuale fosse necessitato, ciò eliminerebbe la colpa in merito agli atti, ma la condotta omosessuale rimarrebbe intrinsecamente malvagia e l'omosessualità intrinsecamente disordinata. Due buoni motivi per lasciarsi alle spalle questa inclinazione.<br />APERTURA VERSO LA POLIGAMIA<br />Proseguiamo. Una ragazza chiede: se c'è apertura verso le coppie omosessuali, perché la Chiesa non si apre anche alle relazioni non monogamiche? Risposta del direttore de Il Giornalino: «C'è un cammino e un lavoro da fare nella sensibilizzazione. Sta iniziando. Questa traccia di speranza voglio dartela. [...] Pian piano, piano si sta entrando in una modalità di comprensione. [...] Ci vorrà del tempo». Avete capito bene: il direttore delle Edizioni San Paolo apre alla poligamia. Comunque dobbiamo ammettere che è coerente: date le premesse erronee - qualsiasi relazione affettiva va bene - arriva necessariamente a conclusioni altrettanto erronee - lecita anche la poligamia e, crediamo implicitamente, il poliamore che è la declinazione plurima delle coppie di fatto. Ed infatti indica come motivo di speranza per le relazioni poliaffettive proprio la storia di Annamaria e Francesca.<br />Chiude l'incontro l'arcivescovo Gherardo Gambelli, il quale doverosamente cita l'Evangelii gaudium di Papa Francesco: «la realtà è più importante che l'idea». È il pensiero crociano: «per essa [la storia] non ci sono fatti buoni e fatti cattivi, ma fatti sempre buoni. [...] La storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice» (B. Croce, Teoria e storia della storiografia, Laterza, Bari, 1917, pp. 76-77). È la tesi già espressa da don Bruno: i fatti si autogiustificano. La dottrina deve far posto o piegarsi ai fenomeni sociali. Non è il mondo che si deve convertire alla Chiesa, ma quest'ultima al mondo. La lezione storicista è stata appresa alla perfezione da Sua Eccellenza che infatti rivela compiaciuto: «quando sono stato a cena da Annamaria e Francesca ho capito tantissime cose». Ma forse non quelle giuste.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820550</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:57:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820550/a_firenze_la_pastorale_dell_inclusione_esclude_il_catechismo.mp3" length="8699465" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7987

A FIRENZE LA PASTORALE DELL'INCLUSIONE ESCLUDE IL CATECHISMO di Tommaso Scandroglio
 
L'Arcidiocesi di Firenze e il Coordinamento per una Pastorale di Inclusione del Centro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7987" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7987</a><br /><br />A FIRENZE LA PASTORALE DELL'INCLUSIONE ESCLUDE IL CATECHISMO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />L'Arcidiocesi di Firenze e il Coordinamento per una Pastorale di Inclusione del Centro Diocesano di Pastorale familiare hanno lanciato l'iniziativa "Quattro passi di inclusione", quattro conferenze su omosessualità e transessualità. Lo scorso sabato 26 ottobre, presso il Teatro parrocchiale di S. Maria al Pignone a Firenze, si è svolto il primo incontro dal titolo "La famiglia - le famiglie, oggi, modelli culturali ed esperienze pastorali" con don Simone Bruno, psicoterapeuta, direttore editoriale di Edizioni San Paolo e de Il Giornalino, nonché nostra vecchia conoscenza, e la testimonianza di Francesca e Annamaria, coppia lesbica unita civilmente. Presente l'arcivescovo Gherardo Gambelli e alcuni membri di Kairos, gruppo di persone LGBT+ che cercano di piegare la dottrina cattolica al credo gender. In sala anche don Andrea Bigalli, sostenitore della Teologia della liberazione, che cita la Bussola asserendo che siamo una realtà scismatica e che scriviamo «cose micidiali».<br />Partiamo dalla coppia lesbica, «uno spaccato di una bellezza unica» commenterà poi don Bruno. Francesca racconta che si sono conosciute in occasione di una veglia contro la cosiddetta omotransfobia svoltasi in una chiesa cattolica. Poi costruisce l'immagine romanticheggiante di una qualsiasi coppia di credenti: «dovevamo diventare l'una l'eternità dell'altra», «noi all'interno della chiesa ci volevamo stare», «siamo una famiglia», «il pregiudizio è tanto derivato dalla non conoscenza». La coppia poi conclude la testimonianza raccontando che hanno avuto molti minori in affido, anche neonati, e una bambina data in adozione ad una sola di loro due. Naturalmente il luogo e il contesto dove si è svolta la conferenza legittimano questa unione anche perché, durante l'incontro, non ci sono state voci dissenzienti, ma solo consenzienti.<br />DON SIMONE BRUNO: LA FAMIGLIA È IN TRASFORMAZIONE<br />Passiamo a don Bruno il quale racconta che, tenendo un corso per fidanzati, una volta si imbatté in una coppia dove lui era divorziato. La lei della coppia allora gli chiese: «Noi siamo sempre una famiglia?». Don Bruno avrebbe preferito «sparire nel nulla». Preso però coraggio così replicò: «In tutta onestà io non so rispondervi. Lo ammetto, non sono preparato. [...] Da quel momento tante certezze, tante sicurezze, tutte le teorie che proponevo hanno iniziato un po' a traballare». E quindi da allora don Bruno iniziò a studiare «tutti i modelli antropologici, sociologici, filosofici che parlano oggi di famiglia» per mettere in dialogo la Chiesa con il mondo contemporaneo. E dunque la fede non si basa sulla Rivelazione, bensì sulle rilevazioni statistiche: «esistono dei dati che rendono alcune parti sia del Magistero che della teologia un attimino da svecchiare».<br />Dunque don Bruno ha interrogato la sociologia, la psicologia, l'antropologia, la filosofia, ma non la Bibbia, non la Tradizione, non il Magistero di sempre. È il classico approccio che vede nelle scienze sociali lo strumento interpretativo unico ed eccellente della fede, perché realtà priva di trascendenza, al fine di giungere alla verità, una verità condannata ad aggiornarsi sempre a motivo delle nuove scoperte scientifiche. Ed infatti don Bruno sentenzia: «bisogna prendere atto che la famiglia a 360 gradi è in continua trasformazione. Mettiamocelo in testa».<br />Ancor più semplicemente per don Bruno tutte le relazioni esistenti per il mero fatto che esistono sono da benedire. «Non possiamo nemmeno condannare quello che accade», per citare le sue parole. È la resa al male esistente.<br />Questa impostazione propria della fenomenologia lo porta a dire, ad esempio, che «la convivenza è diventata una delle tappe del ciclo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>544</itunes:duration><itunes:keywords>firenze,pastoralefamiliare,poligamia,teologia,vescovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d14b4302a4a2bca48e0a8e474976de99.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il papa dalla Bonino: perchè è una visita che scandalizza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-papa-dalla-bonino-perche-e-una-visita-che-scandalizza--62820524</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7984" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7984</a><br /><br />IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma Bonino, dimessa da pochi giorni dall'ospedale per una crisi respiratoria. Su X la storica leader radicale fa sapere che Francesco le ha donato «un mazzo di rose e dei cioccolatini». Poi ha aggiunto che è rimasta colpita dall'«avermi detto di essere "un esempio di libertà e resistenza"». Questo «mi ha riempito di gioia». Già altre volte il Pontefice aveva incontrato la Bonino e anche in passato non sono mancati elogi alla sua persona e al suo operato. Nel 2016 la incluse «tra i grandi dell'Italia di oggi» e in un'altra occasione, facendo riferimento all'impegno della fondatrice di +Europa per i migranti, dichiarò che aveva «offerto il miglior servizio all'Italia per conoscere l'Africa».<br />Come giudicare la visita del Papa alla Bonino? Il giudizio purtroppo è negativo. Cerchiamo di spiegarne i motivi.<br />1) APPOGGIARE L'ABORTO?<br />Prima di tutto domandiamoci: il Papa è andato a trovare un'abortista convinta perché anch'egli appoggia l'aborto? No. Su questo tema la condanna di Francesco per l'aborto è sempre stata chiara. Più volte il Papa ha qualificato chi procura aborti come un killer. Dunque, usando questa stessa immagine del Papa, due giorni fa il Santo Padre è andato a trovare un serial killer, dato che è noto che Emma Bonino prima del varo della 194 ha procurato lei stessa diversi aborti ad altrettante donne. E quindi come tenere insieme questa netta condanna dell'aborto non solo con la visita, ma anche e soprattutto con le parole di apprezzamento per la Bonino espresse nella stessa visita e in occasioni precedenti? Com'è possibile condannare l'aborto e incensare chi non solo ha abortito, ma ha procurato aborti ed è stata una delle figure pubbliche più incisive nella lotta per la diffusione dell'aborto, dell'eutanasia, del divorzio, delle droghe libere, eccetera, nel nostro Paese?<br />Da una parte, come spiegò Stefano Fontana da queste stesse colonne riferendosi anche e proprio alla Bonino, la prassi vince sulla dottrina. La Bonino, secondo il Papa, si adopera in molti campi con merito e quindi occorre darne atto, riconoscerne il valore. Purtroppo, la promozione dell'omicidio prenatale sopravanza per gravità qualsiasi altra iniziativa politica della leader radicale (iniziative, tra l'altro, assai discutibili). Apprezzabile il famoso discernimento purché sia fatto in modo completo individuando non solo i (supposti) meriti, ma anche le colpe. È come se un giudice davanti ad un imputato reo confesso di molti omicidi, lo assolvesse e addirittura gli donasse una grossa cifra in denaro come premio perché ad esempio fa volontariato con i migranti. Si spiegano in tal modo le parole del Pontefice che, di fronte alle critiche per simili attestati di stima verso una nemica giurata della Chiesa, così rispose in un'occasione: «Pazienza, bisogna guardare alle persone, a quello che fanno». Ed è appunto guardando alle persone e a quello che fanno che sarebbe doveroso, per la salvezza dell'anima della Bonino e per evitare scandali tra i fedeli, richiamare la stessa alla verità.<br />Su altro fronte, la decisione del Papa di far visita alla Bonino si spiega facendo riferimento ai concetti di giustizia e misericordia, mal interpretati da Francesco, e alla strategia comunicativa del Pontefice. Partiamo dal primo aspetto. Nella teologia privatissima di Francesco non esiste la giustizia divina. La giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il suo. Al buono il premio, al cattivo la pena.<br />2) INFERNO VUOTO<br />Secondo Francesco occorre premiare tutti, ma proprio "tutti, tutti, tutti" e punire nessuno, ma proprio nessuno, nessuno, nessuno: ecco perché, nella sua prospettiva, l'Inferno sarebbe vuoto. Ecco perché tutte le religioni sono uguali: essendo tutti salvati per ufficio, la Redenzione di Cristo è inutile. Dunque il cristianesimo è inutile e, perciò, ogni religione permette di salvarti per il semplice motivo che Dio salva tutti. In questa prospettiva la misericordia diventa buonismo. Dio ama tutti e vuol davvero salvare tutti. Ma, allo stesso tempo, è evidente che non tutti rispondono al suo amore e dunque non tutti vogliono essere salvati. Il buonismo di Francesco invece salva anche il peccatore impenitente: lo salva a forza, anche contro la sua volontà: il Paradiso sarà pieno non di santi, ma di peccatori. Sotto questa angolatura il peccato abbracciato e mai abbandonato diventa elemento ininfluente, aspetto non scriminante. Ecco perché il Papa, tra l'altro, insiste tanto sul fatto che in confessionale bisogna sempre assolvere, anche quando non ci sarebbero le condizioni per farlo.<br />Dunque, sempre in questa prospettiva, non sarebbe necessario richiamare alla conversione la Bonino - anche perché Francesco più volte ha condannato il proselitismo - perché la Bonino sarebbe già salva. Non importano le battaglie contro la vita e la famiglia da lei sostenute: Emma ha già staccato il biglietto per il Paradiso. Quindi perché andarla a trovare? Solo per starle vicino umanamente in un momento di prova, per accompagnarla in questo tratto di cammino in salita, per farsi prossimo in modo filantropico, lasciando a Santa Marta la carità, perché è parola che richiama l'amore di Cristo crocifisso, realtà non predicabile per un'atea come la Bonino.<br />3) INCONTRARE PECCATORI MANIFESTI<br />Vi è poi un terzo motivo per cui il Papa probabilmente ha scelto di andare a trovare la Bonino: consolidare l'immagine di un Papa vicino ai lontani, sofferente con i sofferenti (vedasi la foto di entrambi in carrozzina sul terrazzo della Bonino), che non giudica i peccatori, che prende la sua bianca 500X targata SCV e si reca nelle periferie esistenziali (ma non nelle periferie urbane, dato che la Bonino vive in centro a Roma), ma che - è doveroso ricordarlo - non apre la porta del suo studio per ricevere i cardinali dubbiosi e che marca le distanze a danno di chi non si allinea con il suo orientamento. Spiegato quindi il motivo per cui l'incontro è stato reso pubblico o, perlomeno, per cui non si è fatto di tutto per occultarlo alla stampa (dice molto il fatto che un giornalista di Repubblica, prima che il Papa uscisse dalla casa della Bonino, già lo attendesse in strada).<br />Da sempre i pontefici hanno l'abitudine di incontrare peccatori manifesti per ricondurli sulla retta via. Ma lo facevano, il più delle volte, in privato al fine di evitare scandali, ossia per evitare quello che invece sta accadendo in queste ore: molti cattolici sono rimasti sorpresi, per non dir di peggio, nel vedere che il Papa elogia una sostenitrice convinta di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio, omosessualità etc. La libertà della Bonino lodata da Francesco è la libertà della donna di uccidere il figlio con l'aborto, dei coniugi di uccidere la famiglia con il divorzio, del malato terminale di uccidersi con l'eutanasia, del gay di uccidere la natura con l'omosessualità, del tossicodipendente di uccidere la propria esistenza. Una libertà necrofila. La resistenza poi sempre elogiata dal Papa non può che essere la resistenza della Bonino al bene e alla verità.<br />Si dirà che così si fa il processo alle intenzioni. Risposta: positivo stare accanto ai sofferenti e a maggior ragione se soffrono la lontananza da Dio, ma sarebbe doveroso, soprattutto in capo ad un Pontefice e soprattutto nei confronti di una persona che si sta avvicinando all'eternità, accompagnare ai gesti di vicinanza gesti di evangelizzazione o almeno evitare di scandalizzare i piccoli nella fede, i quali potrebbero credere che la visita alla Bonino è anche una benedizione apostolica del Papa a tutto il suo operato.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820524</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:50:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820524/il_papa_dalla_bonino.mp3" length="8431188" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7984

IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio
 
Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7984" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7984</a><br /><br />IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma Bonino, dimessa da pochi giorni dall'ospedale per una crisi respiratoria. Su X la storica leader radicale fa sapere che Francesco le ha donato «un mazzo di rose e dei cioccolatini». Poi ha aggiunto che è rimasta colpita dall'«avermi detto di essere "un esempio di libertà e resistenza"». Questo «mi ha riempito di gioia». Già altre volte il Pontefice aveva incontrato la Bonino e anche in passato non sono mancati elogi alla sua persona e al suo operato. Nel 2016 la incluse «tra i grandi dell'Italia di oggi» e in un'altra occasione, facendo riferimento all'impegno della fondatrice di +Europa per i migranti, dichiarò che aveva «offerto il miglior servizio all'Italia per conoscere l'Africa».<br />Come giudicare la visita del Papa alla Bonino? Il giudizio purtroppo è negativo. Cerchiamo di spiegarne i motivi.<br />1) APPOGGIARE L'ABORTO?<br />Prima di tutto domandiamoci: il Papa è andato a trovare un'abortista convinta perché anch'egli appoggia l'aborto? No. Su questo tema la condanna di Francesco per l'aborto è sempre stata chiara. Più volte il Papa ha qualificato chi procura aborti come un killer. Dunque, usando questa stessa immagine del Papa, due giorni fa il Santo Padre è andato a trovare un serial killer, dato che è noto che Emma Bonino prima del varo della 194 ha procurato lei stessa diversi aborti ad altrettante donne. E quindi come tenere insieme questa netta condanna dell'aborto non solo con la visita, ma anche e soprattutto con le parole di apprezzamento per la Bonino espresse nella stessa visita e in occasioni precedenti? Com'è possibile condannare l'aborto e incensare chi non solo ha abortito, ma ha procurato aborti ed è stata una delle figure pubbliche più incisive nella lotta per la diffusione dell'aborto, dell'eutanasia, del divorzio, delle droghe libere, eccetera, nel nostro Paese?<br />Da una parte, come spiegò Stefano Fontana da queste stesse colonne riferendosi anche e proprio alla Bonino, la prassi vince sulla dottrina. La Bonino, secondo il Papa, si adopera in molti campi con merito e quindi occorre darne atto, riconoscerne il valore. Purtroppo, la promozione dell'omicidio prenatale sopravanza per gravità qualsiasi altra iniziativa politica della leader radicale (iniziative, tra l'altro, assai discutibili). Apprezzabile il famoso discernimento purché sia fatto in modo completo individuando non solo i (supposti) meriti, ma anche le colpe. È come se un giudice davanti ad un imputato reo confesso di molti omicidi, lo assolvesse e addirittura gli donasse una grossa cifra in denaro come premio perché ad esempio fa volontariato con i migranti. Si spiegano in tal modo le parole del Pontefice che, di fronte alle critiche per simili attestati di stima verso una nemica giurata della Chiesa, così rispose in un'occasione: «Pazienza, bisogna guardare alle persone, a quello che fanno». Ed è appunto guardando alle persone e a quello che fanno che sarebbe doveroso, per la salvezza dell'anima della Bonino e per evitare scandali tra i fedeli, richiamare la stessa alla verità.<br />Su altro fronte, la decisione del Papa di far visita alla Bonino si spiega facendo riferimento ai concetti di giustizia e misericordia, mal interpretati da Francesco, e alla strategia comunicativa del Pontefice. Partiamo dal primo aspetto. Nella teologia privatissima di Francesco non esiste la giustizia divina. La giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il suo. Al buono il premio, al cattivo la pena.<br />2) INFERNO VUOTO<br />Secondo Francesco occorre premiare tutti, ma proprio "tutti, tutti, tutti" e punire nessuno, ma proprio nessuno, nessuno, nessuno:...]]></itunes:summary><itunes:duration>527</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,bonino,conversione,+europa,papa,pompa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/18e27d8ca9a4b5e213e0061bf02bacaf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'America che vota Trump è ancora invisibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-america-che-vota-trump-e-ancora-invisibile--62820467</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7986" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7986</a><br /><br />L'AMERICA CHE VOTA TRUMP E' ANCORA INVISIBILE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Marcello Veneziani, come di sovente gli capita, ha vergato un eccellente articolo su La Verità di Domenica 10 novembre (qui la pubblicazione dell’articolo sul sito di Veneziani il giorno dopo) dal titolo Con Trump finalmente si torna alla realtà.<br />Veneziani articola una semplice constatazione: è mai possibile che «in un mondo libero, plurale e democratico [...] nessuna voce dell’establishment, del mainstream, del potere [...] nessun grande media, nessun grande giornale, nessuna storica testata, nessuna firma, nessun intellettuale riconosciuto e riverito, nessuna agenzia internazionale, nessun rappresentante delle istituzioni e della cultura ufficiale, sottufficiale o accademica [...] nessun regista, attore, cantante, influencer» abbia espresso la propria preferenza per Trump? Eppure costui ha vinto. Da qui la conclusione: i media, i social, gli enti culturali ed educativi, insomma il potere non rappresenta la base sociale. Esiste uno scollamento tra tecnocrati e popolo.<br />Fin qui Veneziani. Ora prendiamo una leggera deviazione dal suo tracciato, deviazione che però corre in modo parallelo a quest’ultimo. La vittoria di Trump conferma che esiste un sottobosco silenzioso, ma esteso, di persone di buon senso, ben orientate, dalla coscienza retta e non omologata che non si vede rappresentata nelle istituzioni, nei giornali, nella politica, nella cultura, in televisione, sui social. O meglio, non si vede rappresentata nelle istituzioni, nei media e nei social più quotati, più in vista, in quelli che vanno più di moda e sono maggiormente promossi dalle stesse istituzioni, media e social che si supportano a vicenda con effetto moltiplicatore sul consenso di massa. Sono gli invisibili per il sistema. Ma quando a questo sottobosco silenzioso viene data l’opportunità di esprimersi - vedi il voto negli States - ecco che emerge un orientamento giudicato dal mainstream inaspettato, irragionevole, frutto sicuramente di plagio.<br />La bella notizia allora non è solo che c’è il bene, ma che soprattutto ci sono i buoni. Non stiamo ovviamente e in modo ingenuo sostenendo che Trump è il bene assoluto e tutti coloro che lo hanno votato hanno staccato un biglietto per il Paradiso, ma che una lettura diversa e avversa all’omologazione degli intelletti e dei cuori è possibile, è predicabile ed è soprattutto condivisibile da molti, molti di più di quelli che pensiamo. Un cambio di paradigma, sebbene con tutti i limiti che questo porterebbe con sé, è perciò realizzabile. Non solo negli States, ma in tutto l’Occidente.<br />In breve la vittoria di Trump è stato come un carotaggio sociale: ha provato che non esiste solo quella tipologia di homo minus sapiens che non dorme la notte se non viene approvata una legge anti-omofobia, che appende in sala il ritratto di una scimmia credendolo un proprio antenato, che spegne i condizionatori d’estate altrimenti il pianeta si ammala e che, a parte la sedia, vorrebbe tutto elettrico, che mangia locuste a posto della fiorentina, che non fa la corte ad una donna perché non è sessista, che vorrebbe cancellare Cristoforo Colombo e Dante perché refusi di stampa sul libro di storia, che prova vergogna ad essere bianco, eterosessuale e sposato.<br />No, esiste anche un’altra specie di umanità che vive sulla Terra e non viene da Marte: uomini e donne a cui piace essere uomini e donne e a cui piace essere attratti gli uni dalle altre e viceversa, che uccidono gli animali per mangiarseli e non uccidono i figli nascituri per esprimere la propria libertà, che hanno odiato la Co2 solo ai tempi delle interrogazioni in chimica ma che oggi, tanto per rimanere in tema, non gli fa né caldo né freddo, che si sentono anche loro un po’ darwinisti a sentire parlare certe persone, che credono più in Dio che nella biosfera, che amano riconoscere un padre nella nazione e la chiamano patria, nella religione e lo chiamano Santo Padre e nei Cieli e lo chiamano Dio Padre, perché chi è senza padre è un bastardo. C’è un sottobosco vivo che aspetta solo l’occasione di crescere.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Sinistra isterica per Kennedy, il voto al Senato dirà se è ok" Paolo Gulisano mette in luce il grande consenso trasversale che Trump ottiene per aver candidato Kennedy Jr alla Sanità USA.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 novembre 2024:<br />Dopo il ribaltone delle elezioni presidenziali, nessuna scelta operata da Donald Trump ha suscitato maggiore clamore mediatico della nomina di Robert Francis Kennedy a Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, un ruolo di superministro della Salute e del welfare.<br />Le reazioni alla scelta del neo presidente sono state a dir poco veementi, e in Italia addirittura isteriche, sui media progressisti. Kennedy è definito come un "traditore" dei valori sostenuti nel corso degli anni dalla sua famiglia, valori liberal. Ogni Kennedy che si rispetti da sempre aveva fatto politica nel Partito Democratico, e lo stesso avvocato vi aveva militato, fino a quando non ne era uscito, disgustato dalle politiche di Obama e Biden. La sua scelta di appoggiare apertamente Trump aveva suscitato rabbia e indignazione, ma non è nulla rispetto a quanto sta accadendo con la sua nomina a capo della Sanità americana.<br />La stampa italiana ha sfoderato per lui il termine infamante di "no vax", con cui in questo Paese durante il periodo dell’infodemia si è tentato di screditare ogni pensiero critico verso le soluzioni dei prodotti autorizzati come vaccini dopo pochissimi mesi di sperimentazione. In realtà Kennedy non si è limitato negli scorsi anni a criticare i vaccini, ma ha messo radicalmente in discussione le politiche vaccinali degli States e soprattutto dell’OMS. In questo momento non è solo Big Pharma, come dicono in molti, a tremare per le possibili scelte del politico di origine irlandese, e cattolico praticante nonostante una certa visione tollerante nei confronti dell’aborto, ma anche l’OMS.<br />Kennedy potrebbe decidere di far uscire gli USA dall’organizzazione con sede a Ginevra, e questo potrebbe avere delle conseguenze estremamente importanti, innescando un effetto domino, e l’organizzazione finanziata da Bill Gates che decide le linee guida sanitarie a livello planetario potrebbe perdere di forza e credibilità. Si tratta di una partita importantissima che dovrà giocare l’amministrazione Trump e sarà necessaria una forte coesione politica.<br />In America i ministri devono essere confermati dal voto del Senato, ed è prevedibile che ci sarà una forte azione di lobbyng contro il nuovo ministro. Cosa faranno i parlamentari repubblicani? Sosterranno la scelta di Trump per un uomo che viene dal Partito Democratico e che sostiene posizioni che vengono denunciate come complottiste e "pericolose"? «Le opinioni stravaganti del signor Kennedy sui fatti scientifici di base sono inquietanti e dovrebbero preoccupare tutti i genitori che si aspettano che le scuole e gli altri spazi pubblici siano sicuri per i loro figli», ha detto il senatore Ron Wyden, democratico dell'Oregon, in una dichiarazione.<br />Ma dal fronte repubblicano sono immediatamente arrivate espressioni di consenso addirittura entusiastico per la scelta di Trump. Il senatore Bill Cassidy, repubblicano del Louisiana, ha elogiato Kennedy in una dichiarazione, anche se non ha detto come intenderà votare. Cassidy è attualmente il membro di maggiore rango della commissione del Senato per la salute, l'istruzione, il lavoro e le pensioni ed è considerato un contendente per la presidenza della commissione nel prossimo Congresso. «Non vedo l'ora di saperne di più sulle sue altre posizioni politiche e su come sosterranno un'agenda conservatrice e filo-americana», ha detto Cassidy. Una osservazione interessante. Un appoggio che non è una delega in bianco, ma il figlio del celebre Bob ne è perfettamente consapevole. E a proposito del Ministro assassinato nel 1968, sembra che Kennedy abbia ricevuto rassicurazioni da Trump a proposito delle desecretazioni degli archivi dell’FBI, dove potrebbe trovarsi la verità sull’assassinio di suo padre e di suo zio.<br />Diversi altri senatori repubblicani hanno pubblicamente elogiato Kennedy, come il senatore del Wisconsin Ron Johnson che lo ha definito «un brillante e coraggioso narratore di verità», come il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville che ha definito Kennedy «una scelta assolutamente brillante» e il senatore del Missouri Josh Hawley che ha affermato che l'annuncio ha segnato una «brutta giornata per Big Pharma».<br />Dall'altra parte dello schieramento politico, molti democratici hanno immediatamente condannato la scelta di Kennedy, definendola «pericolosa» e «inquietante». Ma qualcuno nel partito sconfitto è andato controcorrente, come il governatore del Colorado Jared Polis, che ha detto in un post a X di essere «eccitato dalla notizia», aggiungendo che Kennedy «aiuterà a rendere l'America di nuovo sana scuotendo il Sistema Sanitario e la Food and Drug Amministration», l’ente che autorizza i farmaci.<br />Se dunque il Senato confermerà la nomina di Kennedy, potrebbero essere in arrivo tempi di grandi cambiamenti nel mondo della salute, americana e mondiale.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62820467</guid><pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:46:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62820467/l_america_che_vota_trump_ancora_invisibile.mp3" length="8383469" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7986

L'AMERICA CHE VOTA TRUMP E' ANCORA INVISIBILE di Tommaso Scandroglio
 
Marcello Veneziani, come di sovente gli capita, ha vergato un eccellente articolo su La Verità di Domenica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7986" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7986</a><br /><br />L'AMERICA CHE VOTA TRUMP E' ANCORA INVISIBILE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Marcello Veneziani, come di sovente gli capita, ha vergato un eccellente articolo su La Verità di Domenica 10 novembre (qui la pubblicazione dell’articolo sul sito di Veneziani il giorno dopo) dal titolo Con Trump finalmente si torna alla realtà.<br />Veneziani articola una semplice constatazione: è mai possibile che «in un mondo libero, plurale e democratico [...] nessuna voce dell’establishment, del mainstream, del potere [...] nessun grande media, nessun grande giornale, nessuna storica testata, nessuna firma, nessun intellettuale riconosciuto e riverito, nessuna agenzia internazionale, nessun rappresentante delle istituzioni e della cultura ufficiale, sottufficiale o accademica [...] nessun regista, attore, cantante, influencer» abbia espresso la propria preferenza per Trump? Eppure costui ha vinto. Da qui la conclusione: i media, i social, gli enti culturali ed educativi, insomma il potere non rappresenta la base sociale. Esiste uno scollamento tra tecnocrati e popolo.<br />Fin qui Veneziani. Ora prendiamo una leggera deviazione dal suo tracciato, deviazione che però corre in modo parallelo a quest’ultimo. La vittoria di Trump conferma che esiste un sottobosco silenzioso, ma esteso, di persone di buon senso, ben orientate, dalla coscienza retta e non omologata che non si vede rappresentata nelle istituzioni, nei giornali, nella politica, nella cultura, in televisione, sui social. O meglio, non si vede rappresentata nelle istituzioni, nei media e nei social più quotati, più in vista, in quelli che vanno più di moda e sono maggiormente promossi dalle stesse istituzioni, media e social che si supportano a vicenda con effetto moltiplicatore sul consenso di massa. Sono gli invisibili per il sistema. Ma quando a questo sottobosco silenzioso viene data l’opportunità di esprimersi - vedi il voto negli States - ecco che emerge un orientamento giudicato dal mainstream inaspettato, irragionevole, frutto sicuramente di plagio.<br />La bella notizia allora non è solo che c’è il bene, ma che soprattutto ci sono i buoni. Non stiamo ovviamente e in modo ingenuo sostenendo che Trump è il bene assoluto e tutti coloro che lo hanno votato hanno staccato un biglietto per il Paradiso, ma che una lettura diversa e avversa all’omologazione degli intelletti e dei cuori è possibile, è predicabile ed è soprattutto condivisibile da molti, molti di più di quelli che pensiamo. Un cambio di paradigma, sebbene con tutti i limiti che questo porterebbe con sé, è perciò realizzabile. Non solo negli States, ma in tutto l’Occidente.<br />In breve la vittoria di Trump è stato come un carotaggio sociale: ha provato che non esiste solo quella tipologia di homo minus sapiens che non dorme la notte se non viene approvata una legge anti-omofobia, che appende in sala il ritratto di una scimmia credendolo un proprio antenato, che spegne i condizionatori d’estate altrimenti il pianeta si ammala e che, a parte la sedia, vorrebbe tutto elettrico, che mangia locuste a posto della fiorentina, che non fa la corte ad una donna perché non è sessista, che vorrebbe cancellare Cristoforo Colombo e Dante perché refusi di stampa sul libro di storia, che prova vergogna ad essere bianco, eterosessuale e sposato.<br />No, esiste anche un’altra specie di umanità che vive sulla Terra e non viene da Marte: uomini e donne a cui piace essere uomini e donne e a cui piace essere attratti gli uni dalle altre e viceversa, che uccidono gli animali per mangiarseli e non uccidono i figli nascituri per esprimere la propria libertà, che hanno odiato la Co2 solo ai tempi delle interrogazioni in chimica ma che oggi, tanto per rimanere in tema, non gli fa né caldo né freddo, che si sentono anche loro un po’ darwinisti a sentire...]]></itunes:summary><itunes:duration>524</itunes:duration><itunes:keywords>america,elite,lockdown,scollamento,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a302f5f8a5fcdd2a92ea00ac635516c6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io, catapultato negli anni '70</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-catapultato-negli-anni-70--62374021</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7951" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7951</a><br /><br />IO, CATAPULTATO NEGLI ANNI '70 TRA PICCHETTI ANTI ABORTO E STREGHE di Tommaso Scandroglio<br />Sabato in occasione del Convegno di Federvita Piemonte sul tema "Per una vera tutela sociale della maternità" al collegio San Giuseppe di Torino, si è svolto un presidio organizzato dai collettivi femministi, vicini al centro sociale Askatasuna. Tra slogan, muri imbrattati e picchetti, che hanno impedito ai relatori e ai partecipanti di poter entrare, si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine per poter dare il via all'iniziativa pro life. Il convegno, alla presenza del vescovo Giovanni D'Ercole, è iniziato con notevole ritardo e alcuni relatori non hanno potuto prendervi parte. Ecco di seguito il racconto in presa diretta di uno dei relatori, la firma della Bussola Tommaso Scandroglio, che invece è riuscito ad entrare scortato da un agente di Polizia.<br />«Sembra musica rave», annota mentalmente il relatore, pur non sapendo bene quale musica si ascolti durante un rave. Sono le 9.10 e il relatore, mentre si avvicina al Teatro San Giuseppe, vede un furgone del Reparto mobile della Polizia e alcuni poliziotti in assetto antisommossa. L'uomo in cappottino blu e ventiquattrore nera realizza in un attimo cosa sta accadendo. Una trentina di fanciulle, che poi si apprenderà appartenenti ai centri sociali e al gruppo Non una di meno, bloccano l'accesso al Teatro. «Ma quale Stato, ma quale Dio, sul mio corpo decido io», gridano le femministe. Il relatore le guarda con occhio da maschio-etero-bianco-occidentale: «Come tutte le femministe sono poco femminili». Sul muro di fronte alcune scritte concilianti: Obiettore ti sprangheremo senza fare rumore - Solo odio, siete merda, Federvita sottoterra - Cloro sul Clero - Viscido cristiano, nella bara ti mettiamo - Nell'aborto che vorrei, antiabortista non ti vorrei (che è un involontario elogio all'antiabortista). Il relatore elabora un pensierino sulle emule di Dante: «Manco una semplice rima sono capaci di mettere insieme».<br />Poi altre due scritte dedicate ad altrettanti relatori del convegno: "Marrone, Torino ti abortisce" - "Adinolfi = aborto mancato". La superbia del relatore si rattrista nel non vedere scritto sul muro nemmeno un insulto a lui dedicato. Ad esempio almeno un "Dagli a Scandroglio, servo di Bergoglio".<br />INUTILE DISCUTERE CON CHI HA PERSO L'UDITO<br />L'uomo con il cappottino per sua natura sarebbe andato a parlamentare e poi sarebbe entrato a forza. Ma, seppur queste ragazze non se rendano conto, sono pur sempre donne e le donne non si toccano nemmeno con un dito. Inoltre, è inutile discutere con chi ha perso l'udito per aver ascoltato l'errore per troppo tempo e a volume ideologico troppo alto.<br />Il relatore allora si avvicina ad un agente e chiede lumi. «Guardi torni indietro e giri a sinistra senza farsi notare e provi ad entrare dall'altra parte». L'uomo con la ventiquattrore fa finta di chiedere informazioni perché il gruppetto di fanciulle, che probabilmente avranno ricevuto un Daspo per tutti i centri di estetica italiani, è molto vicino e può sentire.<br />Allora lascia via Andrea Doria, ma anche l'accesso in via San Francesco da Paola è ostruito da un gruppetto di amazzoni della rivoluzione. Passa in mezzo a loro. Queste lo guardano, lui le guarda, loro abbassano lo sguardo. Continua a camminare, svolta di nuovo a sinistra in via dei Mille. Anche il terzo ingresso è presidiato. C'è una camionetta dei carabinieri e alcuni uomini dell'arma anche loro con caschi e scudi. Si avvicina ad un gruppo di uomini che sono vestiti così in borghese che si capisce lontano un miglio che sono della questura. Il relatore si presenta e chiede ad uno di questi: «Perdoni, ma qui si configura l'illecito penale di violenza privata perseguibile anche d'ufficio. Non fate nulla?». E l'altro assai cortese: «Ha perfettamente ragione, ma adesso cerchiamo di capire come intervenire». Il relatore lo rincuora: «Capisco benissimo che non potete usare le maniere forti altrimenti domani su tutti i giornali uscirebbero titoli come Il governo fascista e patriarcale manda all'ospedale il dissenso. Basterebbe un graffio sull'immacolata testa di una qualsiasi di queste fanciulle e un'altra testa, quella del Ministro dell'Interno, cadrebbe all'istante». Lo sguardo dell'agente parla da sé.<br />SLOGAN VECCHI DI CINQUANT'ANNI<br />Le ragazze del collettivo, tra cui una vestita da simil Gabibbo, urlano: «L'aborto non si tocca!». E poi: «L'utero è mio e lo gestisco io!». Slogan vecchi di cinquant'anni. Sembra di essere tornati agli anni Settanta, ma tutto appare anacronistico e così prevedibile, stereotipato, polveroso. Attaccano un microfono ad una cassa portatile. Una rabbiosa invettiva sul corpo delle donne che deve diventare un sepolcro per i loro figli, sulla libertà di scelta di essere mandanti di un omicidio, sulla persecuzione di quei medici che non vogliono fare i sicari, come ha detto Papa Francesco. Tutto berciato con la schiuma alla bocca. «Più che Non una di meno mi pare Ma ora ti meno», conclude mentalmente l'uomo con il cappottino.<br />La pietà verso queste fanciulle masticate da una vetero cultura femminista è frammista dalla noia di ascoltare un disco rotto. Gli agenti della questura scattano foto alle ragazze e le ragazze ricambiano. I click degli smartphone hanno sostituito lacrimogeni e bombe molotov.<br />Passa il tempo, l'uomo con la ventiquattrore chiama alcuni organizzatori: sono riusciti ad entrare prima che arrivassero le paladine dell'utero vuoto di vita. Ritorna in via Doria. Un giornalista lo intervista. Il relatore parla di aborto come assassinio, di inesistenza del diritto dei medici di uccidere le persone perché chiamati a fare l'opposto, al dato che tutte le donne dal '78 ad oggi che hanno voluto abortire lo hanno fatto senza problemi, purtroppo. Il giornalista chiede in continuazione se ha capito bene, se davvero crede vere tutte queste cose. «Senta - risponde il relatore - se voleva altre risposte, poteva andare da quelle lì con gli striscioni in mano».<br />Le forze dell'ordine intanto hanno chiuso via San Francesco. I collettivi rosa hanno compreso che gli sbirri, come li chiamano loro, vogliono organizzare un cordone per far entrare nel teatro relatori e pubblico e dunque tutte la giacobine convergono in via San Francesco. Un agente inizia a discutere con loro. Il relatore è troppo lontano e non riesce a sentire.<br />OLTRE LO SLOGAN IL BUIO<br />Invece accosta un altro uomo in borghese della questura: «Senta, voglio entrare». E lui: «Allora mi segua». Fanno un ampio giro per seminare alcune sentinelle. La scena è surreale: un agente di polizia deve seminare chi si è macchiato almeno di qualche reato in quella giornata. «L'hanno già inquadrata», fa l'agente al relatore e questi pensa: «Ovvio, sono venuto vestito in alta uniforme da conferenziere». Tornano a via dei Mille, ormai deserta. L'agente chiama il custode che apre la porta mentre si avvicinano altri partecipanti al convegno. Purtroppo questi sono stati pedinati. Ecco allora che il relatore e i partecipanti si fiondano nello stretto vano della porta immediatamente seguiti da una ragazza che riesce mettere un piede tra la porta e lo stipite. Con eccelsa grazia e delicatezza il piede viene divelto dalla porta.<br />«Sono dentro», mormora tra sé il relatore. Altra scena surreale. Sembra di essere in un fortino. Asserragliati dai nemici dei bambini, che dentro quel teatro invece trovano protezione, sequestrati dall'abortismo estremo, ostaggi del pensiero unico che fa passare dentro il teatro unicamente chi vuole, che dialoga solo con chi la pensa uguale, che ha l'esclusiva sull'inclusione, che accetta le differenze solo se sono identiche al suo modo di pensare, che è per il pluralismo delle idee a patto che quelle idee vengano solo da una parte, che è per la pace ma solo con gli amici. All'uomo in cappottino viene da pensare che la libertà di pensiero in Italia è tutelata benissimo: intervengono addirittura dozzine di agenti e carabinieri per difenderla. Il relatore entra in teatro. Le luci sono fioche. Una decina di persone recitano il rosario guidato da Mons. Giovanni d'Ercole, vescovo emerito di Ascoli Piceno e uno dei relatori. L'uomo con la ventiquattrore incontra poi un amico che ha parlato con alcune di queste ragazze. Incalzate sul fatto che il nascituro è un essere umano ad un certo punto se ne sono andate. Il buio oltre lo slogan.<br />Dopo due ore il cordone di polizia fa entrare i partecipanti e finalmente iniziano le relazioni. Adinolfi e l'assessore regionale Marrone non verranno. Strategia mediatica per farsi passare come vittime di una protesta illiberale. Una consapevolezza pare aleggiare in platea: convegno riuscitissimo. Le agenzie di stampa battevano la notizia già prima dell'inizio del convegno.<br />Arriva l'ora di pranzo. Le femministe tornano a casa. La mamma ha fatto i ravioli con ripieno di ricotta. I ravioli sono più efficaci dei manganelli e la rivoluzione può attendere. La fame è pro-life.<br />Nota di BastaBugie: Julio Loredo nell'articolo sottostante dal titolo «A Torino si è mostrata la dittatura abortista» completa con la sua esperienza il racconto di Tommaso Scandroglio.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 ottobre 2024:<br />Sabato 12 ottobre, si è tenuto a Torino il convegno di FederVita Piemonte dedicato al tema "Per una vera tutela sociale della maternità". Avrei dovuto dire che si è a malapena tenuto, poiché è stato pesantemente boicottato e assalito da uno stuolo di femministe militanti, appartenenti a di]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374021</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374021/io_catapultato_negli_anni_70.mp3" length="14533773" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7951

IO, CATAPULTATO NEGLI ANNI '70 TRA PICCHETTI ANTI ABORTO E STREGHE di Tommaso Scandroglio
Sabato in occasione del Convegno di Federvita Piemonte sul tema "Per una vera tutela...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7951" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7951</a><br /><br />IO, CATAPULTATO NEGLI ANNI '70 TRA PICCHETTI ANTI ABORTO E STREGHE di Tommaso Scandroglio<br />Sabato in occasione del Convegno di Federvita Piemonte sul tema "Per una vera tutela sociale della maternità" al collegio San Giuseppe di Torino, si è svolto un presidio organizzato dai collettivi femministi, vicini al centro sociale Askatasuna. Tra slogan, muri imbrattati e picchetti, che hanno impedito ai relatori e ai partecipanti di poter entrare, si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine per poter dare il via all'iniziativa pro life. Il convegno, alla presenza del vescovo Giovanni D'Ercole, è iniziato con notevole ritardo e alcuni relatori non hanno potuto prendervi parte. Ecco di seguito il racconto in presa diretta di uno dei relatori, la firma della Bussola Tommaso Scandroglio, che invece è riuscito ad entrare scortato da un agente di Polizia.<br />«Sembra musica rave», annota mentalmente il relatore, pur non sapendo bene quale musica si ascolti durante un rave. Sono le 9.10 e il relatore, mentre si avvicina al Teatro San Giuseppe, vede un furgone del Reparto mobile della Polizia e alcuni poliziotti in assetto antisommossa. L'uomo in cappottino blu e ventiquattrore nera realizza in un attimo cosa sta accadendo. Una trentina di fanciulle, che poi si apprenderà appartenenti ai centri sociali e al gruppo Non una di meno, bloccano l'accesso al Teatro. «Ma quale Stato, ma quale Dio, sul mio corpo decido io», gridano le femministe. Il relatore le guarda con occhio da maschio-etero-bianco-occidentale: «Come tutte le femministe sono poco femminili». Sul muro di fronte alcune scritte concilianti: Obiettore ti sprangheremo senza fare rumore - Solo odio, siete merda, Federvita sottoterra - Cloro sul Clero - Viscido cristiano, nella bara ti mettiamo - Nell'aborto che vorrei, antiabortista non ti vorrei (che è un involontario elogio all'antiabortista). Il relatore elabora un pensierino sulle emule di Dante: «Manco una semplice rima sono capaci di mettere insieme».<br />Poi altre due scritte dedicate ad altrettanti relatori del convegno: "Marrone, Torino ti abortisce" - "Adinolfi = aborto mancato". La superbia del relatore si rattrista nel non vedere scritto sul muro nemmeno un insulto a lui dedicato. Ad esempio almeno un "Dagli a Scandroglio, servo di Bergoglio".<br />INUTILE DISCUTERE CON CHI HA PERSO L'UDITO<br />L'uomo con il cappottino per sua natura sarebbe andato a parlamentare e poi sarebbe entrato a forza. Ma, seppur queste ragazze non se rendano conto, sono pur sempre donne e le donne non si toccano nemmeno con un dito. Inoltre, è inutile discutere con chi ha perso l'udito per aver ascoltato l'errore per troppo tempo e a volume ideologico troppo alto.<br />Il relatore allora si avvicina ad un agente e chiede lumi. «Guardi torni indietro e giri a sinistra senza farsi notare e provi ad entrare dall'altra parte». L'uomo con la ventiquattrore fa finta di chiedere informazioni perché il gruppetto di fanciulle, che probabilmente avranno ricevuto un Daspo per tutti i centri di estetica italiani, è molto vicino e può sentire.<br />Allora lascia via Andrea Doria, ma anche l'accesso in via San Francesco da Paola è ostruito da un gruppetto di amazzoni della rivoluzione. Passa in mezzo a loro. Queste lo guardano, lui le guarda, loro abbassano lo sguardo. Continua a camminare, svolta di nuovo a sinistra in via dei Mille. Anche il terzo ingresso è presidiato. C'è una camionetta dei carabinieri e alcuni uomini dell'arma anche loro con caschi e scudi. Si avvicina ad un gruppo di uomini che sono vestiti così in borghese che si capisce lontano un miglio che sono della questura. Il relatore si presenta e chiede ad uno di questi: «Perdoni, ma qui si configura l'illecito penale di violenza privata perseguibile anche d'ufficio. 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Solo che nei sarcofagi venivano messi i cadaveri ed invece nel Sarco ci finiscono le persone vive per poi diventare cadaveri. Ne avevamo già parlato a suo tempo: Sarco è una capsula dove la persona entra, preme un pulsante e infine viene liberato nella capsula dell'azoto che provoca prima il sonno della persona e poi la sua morte. Questa bara per vivi e morituri è stata ideata da Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia.<br />Per la prima volta lunedì è stata utilizzata in Svizzera. L'associazione di aiuto al suicidio The Last Resort (L'ultima risorsa) l'ha messa a disposizione di una donna statunitense di 64 anni che ha fatto collocare la capsula nel mezzo di una foresta nel canton Sciaffusa e poi è spirata al suo interno. In Svizzera l'aiuto al suicidio è legale, ciò nonostante sono scattate le manette per alcune persone. Cerchiamo di capirne il motivo.<br />MOTIVI EGOISTICI?<br />Come da comunicato della Polizia di Sciaffusa, il capo di imputazione per questi sospettati è stato quello di istigazione e aiuto al suicidio per motivi egoistici. L'art. 115 Codice penale elvetico così recita: «Chiunque, per motivi egoistici, istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria». Dunque il reato non è consigliare a qualcuno di uccidersi o aiutarlo a togliersi la vita, bensì fare tutto questo mossi da motivi egoistici. La Polizia non ha voluto indicare i nominativi delle persone sotto custodia e quindi è anche difficile solo intuire se c'è fondamento a questo tipo di accusa.<br />Ma non finisce qui. Ci sono alcune criticità legali inerenti proprio all'uso di questa capsula. Il consigliere federale Elisabeth Baume-Schneider, rispondendo a un quesito durante la tradizionale Ora delle domande al Consiglio nazionale, ha dichiarato: «La capsula per suicidio Sarco, presentata lo scorso mese di luglio dall'associazione The Last Resort, non è conforme alla legge sotto due aspetti». In primo luogo «la capsula non soddisfa i requisiti sulla sicurezza dei prodotti. Per questo non dovrebbe quindi essere immessa sul mercato». In secondo luogo «l'uso dell'azoto al suo interno non è compatibile con la legge sui prodotti chimici».<br />Ora appare paradossale che una macchina pensata per dare la morte non sia sicura, tanto insicura che c'è scappato il morto. Probabilmente il consigliere federale alludeva alla sicurezza di terze persone. Interessante poi il rilievo della Baume-Schneider che l'azoto non andrebbe bene per uccidere le persone secondo la normativa vigente.<br />I DUE PROBLEMI DELLA NUOVA ETICA<br />Il problema è dunque duplice.<br />Il primo: puoi aiutare qualcuno a morire a patto che lo fai in modo disinteressato - non per motivi egoistici, recita la legge - ossia se non ne ricavi un utile. Il primo problema apre la porta ad altre difficoltà. Con quale strumento valutare una mozione dell'animo come le motivazioni interiori? Come sondare e quindi appurare i motivi egoistici? Attraverso gli atti, eventualmente gli scritti e le testimonianze? Strumenti imprecisi visto l'oggetto dell'indagine. Un'altra difficoltà è la seguente: quando un motivo è egoistico? Quale criterio usare? Aiutare la nonna affetta da demenza senile ad andarsene perché affranti dal dolore di vederla così poco lucida è un motivo egoistico? Collaborare al suicidio di una persona non tanto perché si è vicini alla sua sofferenza ma perché si crede nell'eutanasia è un motivo egoistico? Tali incertezze interpretative sono lesive del principio di tassatività delle norme penali che impone di delimitare con precisione e chiarezza il confine tra ciò che è legittimo e ciò che non lo è.<br />Un secondo problema è legato al fatto che, come visto, l'azoto non sarebbe sostanza legittima per uccidere. Dunque le persone sotto custodia sono in carcere non perché hanno aiutato qualcuno a morire, ma perché hanno aiutato qualcuno a morire non rispettando le norme vigenti. Il problema è quindi meramente procedurale. Se la signora americana fosse morta tramite intervento farmacologico, come si usa nella clinica elvetica Dignitas, nessuno sarebbe finito dietro le sbarre. Questo ci porta a dire che si è perso completamente di vista l'aspetto morale principale della vicenda: è moralmente illecito aiutare qualcuno a suicidarsi. Tale aspetto è stato sostituito da una preoccupazione puramente procedurale. La condotta antigiuridica è dunque solo quella che non rispetta alcune procedure. Il male si è burocratizzato.<br />Non è questione che riguarda solo l'aiuto al suicidio in Svizzera, ma più ampiamente buona parte delle condotte contrarie ai principi non negoziabili: in Italia ad esempio non puoi accedere al suicidio assistito se non rispetti i quattro criteri indicati dalla Consulta. Finisci poi nei guai con la giustizia se abortisci o ricorri alla fecondazione artificiale in strutture non deputate a farlo. È la nuova etica. L'etica procedurale.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374071</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374071/la_nuova_etica_procedurale_della_capsula_per_suicidarsi.mp3" length="4812043" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7936

LA NUOVA ETICA PROCEDURALE DELLA CAPSULA PER SUICIDARSI di Tommaso Scandroglio
Sarco. Così si chiama perché ricorda un sarcofago. Solo che nei sarcofagi venivano messi i cadaveri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7936" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7936</a><br /><br />LA NUOVA ETICA PROCEDURALE DELLA CAPSULA PER SUICIDARSI di Tommaso Scandroglio<br />Sarco. Così si chiama perché ricorda un sarcofago. Solo che nei sarcofagi venivano messi i cadaveri ed invece nel Sarco ci finiscono le persone vive per poi diventare cadaveri. Ne avevamo già parlato a suo tempo: Sarco è una capsula dove la persona entra, preme un pulsante e infine viene liberato nella capsula dell'azoto che provoca prima il sonno della persona e poi la sua morte. Questa bara per vivi e morituri è stata ideata da Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia.<br />Per la prima volta lunedì è stata utilizzata in Svizzera. L'associazione di aiuto al suicidio The Last Resort (L'ultima risorsa) l'ha messa a disposizione di una donna statunitense di 64 anni che ha fatto collocare la capsula nel mezzo di una foresta nel canton Sciaffusa e poi è spirata al suo interno. In Svizzera l'aiuto al suicidio è legale, ciò nonostante sono scattate le manette per alcune persone. Cerchiamo di capirne il motivo.<br />MOTIVI EGOISTICI?<br />Come da comunicato della Polizia di Sciaffusa, il capo di imputazione per questi sospettati è stato quello di istigazione e aiuto al suicidio per motivi egoistici. L'art. 115 Codice penale elvetico così recita: «Chiunque, per motivi egoistici, istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria». Dunque il reato non è consigliare a qualcuno di uccidersi o aiutarlo a togliersi la vita, bensì fare tutto questo mossi da motivi egoistici. La Polizia non ha voluto indicare i nominativi delle persone sotto custodia e quindi è anche difficile solo intuire se c'è fondamento a questo tipo di accusa.<br />Ma non finisce qui. Ci sono alcune criticità legali inerenti proprio all'uso di questa capsula. Il consigliere federale Elisabeth Baume-Schneider, rispondendo a un quesito durante la tradizionale Ora delle domande al Consiglio nazionale, ha dichiarato: «La capsula per suicidio Sarco, presentata lo scorso mese di luglio dall'associazione The Last Resort, non è conforme alla legge sotto due aspetti». In primo luogo «la capsula non soddisfa i requisiti sulla sicurezza dei prodotti. Per questo non dovrebbe quindi essere immessa sul mercato». In secondo luogo «l'uso dell'azoto al suo interno non è compatibile con la legge sui prodotti chimici».<br />Ora appare paradossale che una macchina pensata per dare la morte non sia sicura, tanto insicura che c'è scappato il morto. Probabilmente il consigliere federale alludeva alla sicurezza di terze persone. Interessante poi il rilievo della Baume-Schneider che l'azoto non andrebbe bene per uccidere le persone secondo la normativa vigente.<br />I DUE PROBLEMI DELLA NUOVA ETICA<br />Il problema è dunque duplice.<br />Il primo: puoi aiutare qualcuno a morire a patto che lo fai in modo disinteressato - non per motivi egoistici, recita la legge - ossia se non ne ricavi un utile. Il primo problema apre la porta ad altre difficoltà. Con quale strumento valutare una mozione dell'animo come le motivazioni interiori? Come sondare e quindi appurare i motivi egoistici? Attraverso gli atti, eventualmente gli scritti e le testimonianze? Strumenti imprecisi visto l'oggetto dell'indagine. Un'altra difficoltà è la seguente: quando un motivo è egoistico? Quale criterio usare? Aiutare la nonna affetta da demenza senile ad andarsene perché affranti dal dolore di vederla così poco lucida è un motivo egoistico? Collaborare al suicidio di una persona non tanto perché si è vicini alla sua sofferenza ma perché si crede nell'eutanasia è un motivo egoistico? Tali incertezze interpretative sono lesive del principio di tassatività delle norme penali che impone di...]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>capsula,etica,procedura,sarco,suicidioassistito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1853fff78ab463d8285c2cbff03eed65.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cattolici nelle banlieue culturali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cattolici-nelle-banlieue-culturali--62374125</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914</a><br /><br />CATTOLICI NELLE BANLIEUE CULTURALI, MA C'E' ANCORA IL DOMANI di Tommaso Scandroglio<br />Irrilevante. La cultura cattolica oggi è irrilevante. E parliamo sia della cultura autenticamente cattolica sia di quella fintamente cattolica, tinta tra il verde ambientalismo e i multicolori LGBT. Quest'ultima è anonima perché mimetica, ossia imita, seppur con toni più sbiaditi, il trend popolare in fatto di costumi e scostumatezze. È una Chiesa camaleonte. E qui sta la condanna all'estinzione di tale cultura. Seguir la Chiesa docente quando, mollata la dottrina e diventata fan della chimica, bercia contro l'anidride carbonica? Meglio la Thunberg, perché più radicale. Decidersi di andare a Messa perché benedette sono pure le coppie omoerotiche? Preferibile Vladimir Luxuria o Alessandro Zan perché più puri nelle loro fatiche rivoluzionarie. Prendere in mano la Bibbia perché ormai abbiamo navi che raccolgono in mare migranti battenti la bandiera della CEI? Più credibile farsi battezzare come mozzo sulla Sea-Watch dal capitano Carola Rackete.<br />Veniamo però alla cultura autenticamente cattolica. Anche questa è sprofondata nella insignificanza più nera, ma per motivi opposti. Il mondo è nemico di Cristo e quindi anche del suo pensiero, fatto tutto di angoli acuti e lati taglienti. La nave di Pietro ha scaricato in un paio di scialuppe di salvataggio alcuni membri dell'equipaggio perché questi avevano deciso di continuare la spedizione in mare aperto, a loro affidata dall'Armatore, quando invece capitano ed ufficiali avevano pensato bene di tornare in porto. Difficile continuare la missione seppur non impossibile.<br />I TRE MOTIVI DELL'IRRILEVANZA DEI CATTOLICI<br />Fuor di metafora: il primo motivo dell'irrilevanza della cultura cattolica sta nel fatto che è sostenuta da quattro gatti.<br />Secondo motivo: lo sparuto gruppo di superstiti comanda appunto un paio di bagnarole. A parte qualche eccezione, i cattolici, quelli veri, non sono direttori di importanti giornali, rettori di università, governatori di regione, ceo di grandi aziende, star di Hollywood. Il motivo è assolutamente conseguente a ciò che si appuntava prima: non c'è posto nel mondo per chi lo combatte. Ed infatti, nel rispetto del detto "follow the money", la cultura cattolica vale economicamente zero. Zero è il suo peso nel mondo oggi.<br />Terzo motivo: il cattolico proprio non riesce ad imparare la lingua del secolo. Risultato: è incompreso, talmente incompreso che l'interlocutore capisce esattamente l'opposto di ciò che il cattolico si perita di comunicare e quindi muove a lui guerra perché il suo pensiero è inaccettabile.<br />Il cattolico sostiene ad esempio che l'omosessualità, l'aborto e l'eutanasia siano dei veleni. L'interlocutore capisce che costui odia a morte l'omosessuale, la donna che ha abortito e il paziente che si è tolto la vita.<br />Il cattolico spiega che il divorzio è contro l'amore coniugale. L'interlocutore capisce che costui è nemico della libertà delle persone.<br />Il cattolico dice che Cristo è la salvezza per tutti. L'interlocutore capisce che costui non rispetta i seguaci delle altre religioni.<br />Insomma, la cultura cattolica è incomunicabile perché non esiste un Google translator "Mondo-fede cattolica". Mancano proprio le minime premesse comunicative, i praeambula della ragione. Se dici tondo e tutti, ma proprio tutti, capiscono quadrato non puoi che essere ignorato, anzi sempre più spesso perseguitato perché non hai ancora accettato il fatto lampante che il cerchio è fatto di angoli.<br />Il paradosso grottesco sta nel fatto che Papa Francesco ci esorta ad andare nelle periferie. Ma siamo noi che viviamo nelle periferie, nelle baraccopoli della storia (che però sono assolutamente degnissime perché si celebra il culto a Dio con i sacri crismi). In centro ci stanno gli scippatori della speranza che ti hanno tolto la possibilità di cambiare vita dicendoti di rimanere nel peccato perché comunque Dio ti ama come sei; i truffatori della verità che, con la coscienza sporca, hanno sporcato anche le coscienze degli altri con il risultato che ciò che pare buono, allora buono lo è senz'altro; i violentatori del sacro che hanno stuprato la sacra liturgia; i sequestratori della dottrina che hanno chiesto come riscatto che tu spenga il condizionatore e applichi meglio la 194. Siamo dunque noi a vivere nelle banlieue culturali, nei sobborghi del pensiero. Siamo noi a far da contorno ad un'epoca così liquida che non ha più contorni.<br />GUARDIAMO AL FUTURO<br />Eppure c'è un eppure. Se il tempo odierno non vuole con tutte le sue forze essere evangelizzato, guardiamo al tempo futuro. Se non possiamo dare le perle ai porci, custodiamole per giorni più promettenti. Oggi forse tutti noi siamo chiamati a diventare, nel senso letterale del termine, conservatori. Custodi non di una cultura, ma dell'unica cultura che possa vantarsi di questo nome, per poi tramandarla in tempi migliori. Tutti noi siamo dunque chiamati a diventare monaci postmoderni. Tra il IV e l'VIII secolo i monaci conservarono la cultura classica e la medesima cultura cristiana mentre il mondo attorno a loro implodeva. I monasteri, si sa, divennero centri che brillavano nel buio della devastazione provocata dalle invasioni barbariche. Il termine "barbaro" deriva del greco e significa "balbettante": ossia lo straniero per i greci era colui che balbettava l'idioma greco, colui che non sapeva parlare bene la loro lingua. Il barbaro oggi non sa parlare per nulla bene la lingua della fede, della verità, della carità. Noi allora dobbiamo vivere come monaci tra barbari.<br />E quindi ogni volta che tentiamo di spiegare a nostro figlio, il quale vuole andare a convivere, che è meglio non convivere con le scelte mediocri, ma che bisogna sempre puntare all'eccellenza quando si tratta di amore; all'amico che vuole divorziare che così divorzierà dalla propria felicità; alla collega che vuole il figlio in provetta che uccidere i propri figli non è il modo migliore per averne uno in braccio; ai ragazzi in oratorio che chi si vergogna di Cristo, Cristo si vergognerà di lui; ogni volta che faremo una di queste cose dovremo essere animati non dalla speranza che il nostro interlocutore venga persuaso dalla bontà dei nostri ragionamenti - in un mondo dove nessuno ragiona, l'intelletto è un tasto muto - bensì dalla speranza che agendo così noi perlomeno stiamo conservando il seme buono sotto la neve, custodiamo sottoterra un tesoro che un giorno qualcun altro dissotterrerà. Se non lo faremo, non rimarrà nulla della buona Novella domani.<br />È una evangelizzazione che guarda non tanto al figlio, amico, collega di oggi, ma al figlio, amico, collega di domani. Questo allora il nostro compito: noi dobbiamo diventare memoria per il futuro, memoria del futuro.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374125</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374125/cattolici_nelle_banlieue_culturali.mp3" length="6195906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914

CATTOLICI NELLE BANLIEUE CULTURALI, MA C'E' ANCORA IL DOMANI di Tommaso Scandroglio
Irrilevante. La cultura cattolica oggi è irrilevante. E parliamo sia della cultura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914</a><br /><br />CATTOLICI NELLE BANLIEUE CULTURALI, MA C'E' ANCORA IL DOMANI di Tommaso Scandroglio<br />Irrilevante. La cultura cattolica oggi è irrilevante. E parliamo sia della cultura autenticamente cattolica sia di quella fintamente cattolica, tinta tra il verde ambientalismo e i multicolori LGBT. Quest'ultima è anonima perché mimetica, ossia imita, seppur con toni più sbiaditi, il trend popolare in fatto di costumi e scostumatezze. È una Chiesa camaleonte. E qui sta la condanna all'estinzione di tale cultura. Seguir la Chiesa docente quando, mollata la dottrina e diventata fan della chimica, bercia contro l'anidride carbonica? Meglio la Thunberg, perché più radicale. Decidersi di andare a Messa perché benedette sono pure le coppie omoerotiche? Preferibile Vladimir Luxuria o Alessandro Zan perché più puri nelle loro fatiche rivoluzionarie. Prendere in mano la Bibbia perché ormai abbiamo navi che raccolgono in mare migranti battenti la bandiera della CEI? Più credibile farsi battezzare come mozzo sulla Sea-Watch dal capitano Carola Rackete.<br />Veniamo però alla cultura autenticamente cattolica. Anche questa è sprofondata nella insignificanza più nera, ma per motivi opposti. Il mondo è nemico di Cristo e quindi anche del suo pensiero, fatto tutto di angoli acuti e lati taglienti. La nave di Pietro ha scaricato in un paio di scialuppe di salvataggio alcuni membri dell'equipaggio perché questi avevano deciso di continuare la spedizione in mare aperto, a loro affidata dall'Armatore, quando invece capitano ed ufficiali avevano pensato bene di tornare in porto. Difficile continuare la missione seppur non impossibile.<br />I TRE MOTIVI DELL'IRRILEVANZA DEI CATTOLICI<br />Fuor di metafora: il primo motivo dell'irrilevanza della cultura cattolica sta nel fatto che è sostenuta da quattro gatti.<br />Secondo motivo: lo sparuto gruppo di superstiti comanda appunto un paio di bagnarole. A parte qualche eccezione, i cattolici, quelli veri, non sono direttori di importanti giornali, rettori di università, governatori di regione, ceo di grandi aziende, star di Hollywood. Il motivo è assolutamente conseguente a ciò che si appuntava prima: non c'è posto nel mondo per chi lo combatte. Ed infatti, nel rispetto del detto "follow the money", la cultura cattolica vale economicamente zero. Zero è il suo peso nel mondo oggi.<br />Terzo motivo: il cattolico proprio non riesce ad imparare la lingua del secolo. Risultato: è incompreso, talmente incompreso che l'interlocutore capisce esattamente l'opposto di ciò che il cattolico si perita di comunicare e quindi muove a lui guerra perché il suo pensiero è inaccettabile.<br />Il cattolico sostiene ad esempio che l'omosessualità, l'aborto e l'eutanasia siano dei veleni. L'interlocutore capisce che costui odia a morte l'omosessuale, la donna che ha abortito e il paziente che si è tolto la vita.<br />Il cattolico spiega che il divorzio è contro l'amore coniugale. L'interlocutore capisce che costui è nemico della libertà delle persone.<br />Il cattolico dice che Cristo è la salvezza per tutti. L'interlocutore capisce che costui non rispetta i seguaci delle altre religioni.<br />Insomma, la cultura cattolica è incomunicabile perché non esiste un Google translator "Mondo-fede cattolica". Mancano proprio le minime premesse comunicative, i praeambula della ragione. Se dici tondo e tutti, ma proprio tutti, capiscono quadrato non puoi che essere ignorato, anzi sempre più spesso perseguitato perché non hai ancora accettato il fatto lampante che il cerchio è fatto di angoli.<br />Il paradosso grottesco sta nel fatto che Papa Francesco ci esorta ad andare nelle periferie. Ma siamo noi che viviamo nelle periferie, nelle baraccopoli della storia (che però sono assolutamente degnissime perché si celebra il culto a Dio con i sacri crismi). 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In un mondo artefatto come il nostro, più virtuale che reale, la tecnologia è la nuova natura dell'uomo. Tale altisonante preambolo per introdurre una notizia che viene dalla Spagna: l'uso dell'intelligenza artificiale per individuare gli embrioni migliori da impiantare nell'utero della donna nel processo di fecondazione artificiale. La tecnica si chiama Metaphor e usa della microscopia iperspettrale per generare centinaia di immagini in 3D degli embrioni, grazie alle quali è possibile evidenziare alcuni processi metabolici come la respirazione cellulare e il consumo di energia. Applicata sui topi, questa metodica ha raddoppiato il successo di individuare gli embrioni che hanno maggiori possibilità di arrivare sino alla fine. Il prossimo step sarà applicarla agli uomini. In breve si tratta di eugenetica, perfezionata grazie all'IA.<br />Questa scoperta ci permette di articolare alcune brevi riflessioni sul rapporto tra IA e - siamo coscienti che il termine è un poco forte - sopravvivenza umana. In primis questa applicazione ci fa ancor meglio comprendere che l'IA non pensa. Il soggetto che pensa riesce anche a formulare giudizi etici. L'IA è un esecutore materiale assai sofisticato di input provenienti dagli uomini. L'IA non ha riflettuto sulla moralità o immoralità della selezione che andrà a compiere. L'esegue perché questo è il comando umano ricevuto.<br />In secondo luogo questa tecnica necessariamente sarà applicata in altri ambiti analoghi. Pensiamo al genoma, quell'immensa biblioteca dove sono custodite le informazioni genetiche di ciascuno. Lì si annidano anche degli errori di grammatica, delle tare genetiche. Ora, il più delle volte, rimangono occulte agli occhi umani finché non si appalesano in qualche patologia. Ma l'IA potrebbe scovarle anzitempo e predire che Tizio, da bambino, da ragazzo o da adulto, si ammalerà di una certa malattia o avrà una certa disabilità. I genitori sarebbero disposti a farlo nascere? E dato che, così pare, tutti noi portiamo impresso nel nostro genoma un paio di geni difettosi, chi potrebbe più scampare alla selezione non naturale, ma a quella artificiale? Inoltre c'è da domandarsi come potrebbero reagire ad esempio le compagnie assicurative negli States che pagano le cure sanitarie dei propri clienti. Quelli che portano in sé una bomba ad orologeria pronta ad esplodere si vedrebbero aumentare il premio assicurativo.<br />Altra applicazione possibile dell'IA: sarà lei a decidere chi dovrà o no vivere e, dato che lo farà in modo scientifico, il suo giudizio sarà inappellabile. Ad esempio un paziente che da anni è allettato e non risponde più a nessuno stimolo, verrà giudicato dall'IA come non più abile a vivere. Parimenti i disabili gravi, i neonati fortemente pretermine, etc. Insomma quei pazienti che già oggi l'intelligenza o la stupidità umana candidano all'eutanasia, domani saranno scovati più facilmente e con criteri maggiormente oggettivi dall'intelligenza o stupidità artificiale. La falce dell'IA mieterà sempre più vittime. Ma non sarà lei la colpevole, perché l'IA è una macchina e quindi non ha libertà. È un burattino. Sarà il burattinaio invece ad assumersi ogni responsabilità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374141</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374141/l_uomo_usa_l_ia_per_l_eugenetica.mp3" length="3483350" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7950

L'UOMO USA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER L'EUGENETICA di Tommaso Scandroglio
Pare scontato che alla fecondazione artificiale debba essere accoppiata l'intelligenza artificiale....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7950" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7950</a><br /><br />L'UOMO USA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER L'EUGENETICA di Tommaso Scandroglio<br />Pare scontato che alla fecondazione artificiale debba essere accoppiata l'intelligenza artificiale. In un mondo artefatto come il nostro, più virtuale che reale, la tecnologia è la nuova natura dell'uomo. Tale altisonante preambolo per introdurre una notizia che viene dalla Spagna: l'uso dell'intelligenza artificiale per individuare gli embrioni migliori da impiantare nell'utero della donna nel processo di fecondazione artificiale. La tecnica si chiama Metaphor e usa della microscopia iperspettrale per generare centinaia di immagini in 3D degli embrioni, grazie alle quali è possibile evidenziare alcuni processi metabolici come la respirazione cellulare e il consumo di energia. Applicata sui topi, questa metodica ha raddoppiato il successo di individuare gli embrioni che hanno maggiori possibilità di arrivare sino alla fine. Il prossimo step sarà applicarla agli uomini. In breve si tratta di eugenetica, perfezionata grazie all'IA.<br />Questa scoperta ci permette di articolare alcune brevi riflessioni sul rapporto tra IA e - siamo coscienti che il termine è un poco forte - sopravvivenza umana. In primis questa applicazione ci fa ancor meglio comprendere che l'IA non pensa. Il soggetto che pensa riesce anche a formulare giudizi etici. L'IA è un esecutore materiale assai sofisticato di input provenienti dagli uomini. L'IA non ha riflettuto sulla moralità o immoralità della selezione che andrà a compiere. L'esegue perché questo è il comando umano ricevuto.<br />In secondo luogo questa tecnica necessariamente sarà applicata in altri ambiti analoghi. Pensiamo al genoma, quell'immensa biblioteca dove sono custodite le informazioni genetiche di ciascuno. Lì si annidano anche degli errori di grammatica, delle tare genetiche. Ora, il più delle volte, rimangono occulte agli occhi umani finché non si appalesano in qualche patologia. Ma l'IA potrebbe scovarle anzitempo e predire che Tizio, da bambino, da ragazzo o da adulto, si ammalerà di una certa malattia o avrà una certa disabilità. I genitori sarebbero disposti a farlo nascere? E dato che, così pare, tutti noi portiamo impresso nel nostro genoma un paio di geni difettosi, chi potrebbe più scampare alla selezione non naturale, ma a quella artificiale? Inoltre c'è da domandarsi come potrebbero reagire ad esempio le compagnie assicurative negli States che pagano le cure sanitarie dei propri clienti. Quelli che portano in sé una bomba ad orologeria pronta ad esplodere si vedrebbero aumentare il premio assicurativo.<br />Altra applicazione possibile dell'IA: sarà lei a decidere chi dovrà o no vivere e, dato che lo farà in modo scientifico, il suo giudizio sarà inappellabile. Ad esempio un paziente che da anni è allettato e non risponde più a nessuno stimolo, verrà giudicato dall'IA come non più abile a vivere. Parimenti i disabili gravi, i neonati fortemente pretermine, etc. Insomma quei pazienti che già oggi l'intelligenza o la stupidità umana candidano all'eutanasia, domani saranno scovati più facilmente e con criteri maggiormente oggettivi dall'intelligenza o stupidità artificiale. La falce dell'IA mieterà sempre più vittime. Ma non sarà lei la colpevole, perché l'IA è una macchina e quindi non ha libertà. È un burattino. Sarà il burattinaio invece ad assumersi ogni responsabilità.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>ai,embrioni,eugenetica,fine,stupiditàartificiale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2b38cdd2d5bdc33ff99f5d1a331dd4b3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il bimbo-lupo ci proietta verso la disforia di specie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-bimbo-lupo-ci-proietta-verso-la-disforia-di-specie--62374169</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948</a><br /><br />IL BIMBO-LUPO CI PROIETTA VERSO LA DISFORIA DI SPECIE di Tommaso Scandroglio<br />C'era una volta un bimbo che si credeva un lupo. Non è l'inizio di una favola, ma l'inizio di un pezzo di cronaca. Il pezzo di cronaca è stato scritto dal Daily Mail il quale ci informa che un bambino che frequenta le scuole medie in Scozia si crede un lupo e gli organi scolastici hanno permesso allo studente di identificarsi ufficialmente come tale. Forse le vere bestie sono i docenti, il preside e il personale amministrativo che hanno concesso simile facoltà.<br />Il personale scolastico ha fatto sapere che ha offerto allo studente un supporto psicologico da un «operatore del benessere» (figura professionale che vorremmo costantemente accanto a ciascuno di noi, ammettiamolo). L'operatore ha informato che, per trattare il caso del bambino-lupo, ha usato le linee guida del governo scozzese chiamate Getting It Right For Every Child (Girfec), ossia Far la cosa giusta per ogni bambino. E all'operatore e alla scuola è parso giusto assecondare il delirio del minore che da fantasia carnevalesca, grazie all'intervento degli adulti, si è consolidata in un atteggiamento potremmo dire psicotico.<br />Nelle linee guida c'è uno strumento che si chiama Ruota del benessere che aiuta i bambini a «superare le disuguaglianze» e ad assicurare che le loro esigenze e il loro parere saranno ascoltati in quelle «decisioni che riguardano la loro vita». Dunque, se il bimbo si crede lupo occorre assecondarlo. Possiamo solo immaginare cosa potrebbe accadere al resto della classe o a tante altre classi qualora alcuni studenti non particolarmente brillanti a scuola si sentissero degli asini. Lo studente lupastro è stato anche astuto o fortunato, dato che ha scelto una specie protetta e dunque potrà ululare in classe senza tema di essere zittito perché tutelato dal divieto di non discriminazione.<br />La scuola ha fatto sapere che la questione è seria e non risibile, dato che il discente soffre di disforia di specie, espressione che ovviamente è assente in letteratura scientifica (ma non temete che prima o poi comparirà). E così come c'è chi è uomo e si crede donna – e questa è la famigerata disforia di genere - ora c'è anche chi è essere umano e si crede animale - e questa è la disforia di specie. Ora, se il mio percepito riferito alla mia persona deve essere sempre riconosciuto da terzi, ne consegue che le categorie della disforia saranno numerose come le autopercezioni, perché non si può discriminare tra disforia e disforia.<br />Dunque, potremmo avere la disforia di regno: una persona si crede una felce oppure un muschio o un'ortica o infine un cristallo di quarzo; la disforia di artificiosità se uno si crede un robot, uno smartphone, un castello o, in caso di bassa stima di sé, un bidet; la disforia di realtà se uno pensa di essere un personaggio di fantasia: se un bambino è un lupo, nulla vieta che la sua compagna di banco possa essere Cappuccetto Rosso; la disforia religiosa, quando un credente ritiene di essere un angelo, un demone o addirittura Dio con tutte le prerogative che dovremmo riconoscergli; la disforia filosofica, se Tizio pensa di essere un concetto o un'ideologia o una tesi di pensiero; la disforia grammaticale o sintattica, se uno crede di essere un articolo determinativo o una subordinata; la disforia personale se Carlo pensa di essere Marco (forse a motivo dell'avvenente moglie di Marco), la quale disforia ha più declinazioni. Ad esempio quella storica: Caio che si crede Napoleone o Giulio Cesare o Dante. Oppure quella professionale: Sempronio, che è contabile, si crede un neurochirurgo o un pilota di aerei di linea (e dato che non potete discriminarlo pregate che non diventi vostro medico o che non dobbiate imbarcarvi sull'aereo pilotato da lui). Tutti disturbi deliranti che verranno prontamente sanati dal politicamente corretto.<br />Torniamo alla notizia del bimbo lupo a cui sommessamente consigliamo, se incline alla socialità, di evitare di incontrarsi con i suoi simili. Dopo aver letto che i docenti assecondano la credenza lupesca del loro studente, dobbiamo allora constatare che esiste una disforia più pericolosa delle altre: la disforia dell'intelletto. Essere stolti e credersi intelligenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374169</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374169/il_bimbo_lupo_ci_proietta_verso_la_disforia_di_specie.mp3" length="4341880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948

IL BIMBO-LUPO CI PROIETTA VERSO LA DISFORIA DI SPECIE di Tommaso Scandroglio
C'era una volta un bimbo che si credeva un lupo. Non è l'inizio di una favola, ma l'inizio di un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948</a><br /><br />IL BIMBO-LUPO CI PROIETTA VERSO LA DISFORIA DI SPECIE di Tommaso Scandroglio<br />C'era una volta un bimbo che si credeva un lupo. Non è l'inizio di una favola, ma l'inizio di un pezzo di cronaca. Il pezzo di cronaca è stato scritto dal Daily Mail il quale ci informa che un bambino che frequenta le scuole medie in Scozia si crede un lupo e gli organi scolastici hanno permesso allo studente di identificarsi ufficialmente come tale. Forse le vere bestie sono i docenti, il preside e il personale amministrativo che hanno concesso simile facoltà.<br />Il personale scolastico ha fatto sapere che ha offerto allo studente un supporto psicologico da un «operatore del benessere» (figura professionale che vorremmo costantemente accanto a ciascuno di noi, ammettiamolo). L'operatore ha informato che, per trattare il caso del bambino-lupo, ha usato le linee guida del governo scozzese chiamate Getting It Right For Every Child (Girfec), ossia Far la cosa giusta per ogni bambino. E all'operatore e alla scuola è parso giusto assecondare il delirio del minore che da fantasia carnevalesca, grazie all'intervento degli adulti, si è consolidata in un atteggiamento potremmo dire psicotico.<br />Nelle linee guida c'è uno strumento che si chiama Ruota del benessere che aiuta i bambini a «superare le disuguaglianze» e ad assicurare che le loro esigenze e il loro parere saranno ascoltati in quelle «decisioni che riguardano la loro vita». Dunque, se il bimbo si crede lupo occorre assecondarlo. Possiamo solo immaginare cosa potrebbe accadere al resto della classe o a tante altre classi qualora alcuni studenti non particolarmente brillanti a scuola si sentissero degli asini. Lo studente lupastro è stato anche astuto o fortunato, dato che ha scelto una specie protetta e dunque potrà ululare in classe senza tema di essere zittito perché tutelato dal divieto di non discriminazione.<br />La scuola ha fatto sapere che la questione è seria e non risibile, dato che il discente soffre di disforia di specie, espressione che ovviamente è assente in letteratura scientifica (ma non temete che prima o poi comparirà). E così come c'è chi è uomo e si crede donna – e questa è la famigerata disforia di genere - ora c'è anche chi è essere umano e si crede animale - e questa è la disforia di specie. Ora, se il mio percepito riferito alla mia persona deve essere sempre riconosciuto da terzi, ne consegue che le categorie della disforia saranno numerose come le autopercezioni, perché non si può discriminare tra disforia e disforia.<br />Dunque, potremmo avere la disforia di regno: una persona si crede una felce oppure un muschio o un'ortica o infine un cristallo di quarzo; la disforia di artificiosità se uno si crede un robot, uno smartphone, un castello o, in caso di bassa stima di sé, un bidet; la disforia di realtà se uno pensa di essere un personaggio di fantasia: se un bambino è un lupo, nulla vieta che la sua compagna di banco possa essere Cappuccetto Rosso; la disforia religiosa, quando un credente ritiene di essere un angelo, un demone o addirittura Dio con tutte le prerogative che dovremmo riconoscergli; la disforia filosofica, se Tizio pensa di essere un concetto o un'ideologia o una tesi di pensiero; la disforia grammaticale o sintattica, se uno crede di essere un articolo determinativo o una subordinata; la disforia personale se Carlo pensa di essere Marco (forse a motivo dell'avvenente moglie di Marco), la quale disforia ha più declinazioni. Ad esempio quella storica: Caio che si crede Napoleone o Giulio Cesare o Dante. Oppure quella professionale: Sempronio, che è contabile, si crede un neurochirurgo o un pilota di aerei di linea (e dato che non potete discriminarlo pregate che non diventi vostro medico o che non dobbiate imbarcarvi sull'aereo pilotato da lui). Tutti disturbi...]]></itunes:summary><itunes:duration>272</itunes:duration><itunes:keywords>bambinolupo,disforiadellintelletto,napoleone,operatoredelbenessere,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a52bb210c78dcc0ca6ac28479a8670f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bambini su commissione per gli scapoli inglesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bambini-su-commissione-per-gli-scapoli-inglesi--62374224</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949</a><br /><br />BAMBINI SU COMMISSIONE PER GLI SCAPOLI INGLESI OVER 50 di Tommaso Scandroglio<br />Dal 2019 la legge inglese permette l 'accesso alla pratica della maternità surrogata anche ai single, uomini compresi, senza limiti di età. Il The Mail on Sunday ha chiesto al governo di accedere ad alcuni dati riguardanti proprio i single maschi e l 'utero in affitto. Il quotidiano inglese ha pubblicato una sintesi di questi dati: negli ultimi cinque anni, 293 sono stati gli uomini over 50 che hanno chiesto di diventare padri legali tramite l 'utero in affitto, tra questi 95 erano single. Il record in fatto di età è stato battuto da uno scozzese di 73 anni.<br />Alcuni commentatori fanno notare che esiste un rischio concreto che alcuni pedofili possano ottenere un bambino da seviziare tramite un procedimento assolutamente legale come la pratica della maternità surrogata. Su altro fronte la genitorialità acquisita tramite l 'utero in affitto e, in modo più ampio, tramite fecondazione artificiale eterologa non necessita di tutte quelle verifiche a cui sono sottoposti i genitori quando decidono di adottare un bambino che biologicamente non è loro.<br />Ma al di là di questi rilievi assolutamente condivisibili, il fenomeno dei maschi single over 50 che conquistano lo status di padri per mezzo di donne a nolo, magari non fornendo neppure il proprio seme, diventa paradigmatico di un certo sentire diffuso, di una certa sensibilità e quindi di una certa cultura. La cultura del "senza". Il tempo presente scorre senza Dio, un 'assenza imposta dalla suprema legge della libertà individuale. Cancellata la prima paternità, la paternità per eccellenza, la paternità degli uomini scade nel disordine e così un quasi pensionato si può ritrovare padre legittimo di un bambino senza figura materna.<br />Oggi si vive non solo senza Dio, ma anche senza natura umana (e questo ci fa concludere, tra l 'altro, che l 'ambientalismo non può essere vero amico della natura). Sta scritto in noi che il figlio deve essere frutto d 'amore e di un amore carnale. Nei laboratori della fertilità è impossibile sintetizzare l 'amore. Inoltre un bambino deve crescere nel ventre di sua madre, non di una locataria retribuita. E poi un bambino deve essere educato non da un padre-nonno. Da aggiungere che questi bambini cresceranno senza la madre e spesso senza il padre biologico. Lo stesso committente lo crescerà senza moglie, né compagna. Padri senza madri.<br />Un altro "senza" è il "tu". Noi viviamo senza gli altri, chiusi in un solipsismo da buco nero, dove anche la luce non riesce a sfuggire dal suo centro di gravità. Gli altri non esistono per se stessi, ma per noi, ossia sono specchi di Narciso che riflettono la nostra immagine affinché possano regalarci il piacere del consenso, del like, della lode, dell 'apprezzamento. Gli altri sono solo utili ad ingrassare il nostro ego. Stessa sorte toccherà a questi bambini di uomini soli e âgée. Non sono stati voluti per se stessi, bensì per soddisfare le voglie dei committenti. Sono strumentali al desiderio di paternità. C 'è chi dopo i 50 prende il brevetto di pilota e chi prende il brevetto di padre.<br />Ciò ci porta a dire che questi figli nati da maternità surrogata sono essi stessi surrogati perché nascono con un altro "senza": senza l 'autenticità delle condizioni naturali. Surrogati perché mimano il figlio autentico nato dal letto condiviso di un padre e di una madre. La dignità di questi bambini viene allora compromessa e vilipesa proprio dalla scelta della mono-genitorialità senescente e della surrogazione della maternità. Vengono squalificati nella loro condizione, sono bambini volutamente di serie B perché mancanti di molti diritti. Figli di molti "senza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374224</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 19:38:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374224/bambini_su_commissione_per_gli_scapoli_inglesi.mp3" length="4262408" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949

BAMBINI SU COMMISSIONE PER GLI SCAPOLI INGLESI OVER 50 di Tommaso Scandroglio
Dal 2019 la legge inglese permette l 'accesso alla pratica della maternità surrogata anche ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949</a><br /><br />BAMBINI SU COMMISSIONE PER GLI SCAPOLI INGLESI OVER 50 di Tommaso Scandroglio<br />Dal 2019 la legge inglese permette l 'accesso alla pratica della maternità surrogata anche ai single, uomini compresi, senza limiti di età. Il The Mail on Sunday ha chiesto al governo di accedere ad alcuni dati riguardanti proprio i single maschi e l 'utero in affitto. Il quotidiano inglese ha pubblicato una sintesi di questi dati: negli ultimi cinque anni, 293 sono stati gli uomini over 50 che hanno chiesto di diventare padri legali tramite l 'utero in affitto, tra questi 95 erano single. Il record in fatto di età è stato battuto da uno scozzese di 73 anni.<br />Alcuni commentatori fanno notare che esiste un rischio concreto che alcuni pedofili possano ottenere un bambino da seviziare tramite un procedimento assolutamente legale come la pratica della maternità surrogata. Su altro fronte la genitorialità acquisita tramite l 'utero in affitto e, in modo più ampio, tramite fecondazione artificiale eterologa non necessita di tutte quelle verifiche a cui sono sottoposti i genitori quando decidono di adottare un bambino che biologicamente non è loro.<br />Ma al di là di questi rilievi assolutamente condivisibili, il fenomeno dei maschi single over 50 che conquistano lo status di padri per mezzo di donne a nolo, magari non fornendo neppure il proprio seme, diventa paradigmatico di un certo sentire diffuso, di una certa sensibilità e quindi di una certa cultura. La cultura del "senza". Il tempo presente scorre senza Dio, un 'assenza imposta dalla suprema legge della libertà individuale. Cancellata la prima paternità, la paternità per eccellenza, la paternità degli uomini scade nel disordine e così un quasi pensionato si può ritrovare padre legittimo di un bambino senza figura materna.<br />Oggi si vive non solo senza Dio, ma anche senza natura umana (e questo ci fa concludere, tra l 'altro, che l 'ambientalismo non può essere vero amico della natura). Sta scritto in noi che il figlio deve essere frutto d 'amore e di un amore carnale. Nei laboratori della fertilità è impossibile sintetizzare l 'amore. Inoltre un bambino deve crescere nel ventre di sua madre, non di una locataria retribuita. E poi un bambino deve essere educato non da un padre-nonno. Da aggiungere che questi bambini cresceranno senza la madre e spesso senza il padre biologico. Lo stesso committente lo crescerà senza moglie, né compagna. Padri senza madri.<br />Un altro "senza" è il "tu". Noi viviamo senza gli altri, chiusi in un solipsismo da buco nero, dove anche la luce non riesce a sfuggire dal suo centro di gravità. Gli altri non esistono per se stessi, ma per noi, ossia sono specchi di Narciso che riflettono la nostra immagine affinché possano regalarci il piacere del consenso, del like, della lode, dell 'apprezzamento. Gli altri sono solo utili ad ingrassare il nostro ego. Stessa sorte toccherà a questi bambini di uomini soli e âgée. Non sono stati voluti per se stessi, bensì per soddisfare le voglie dei committenti. Sono strumentali al desiderio di paternità. C 'è chi dopo i 50 prende il brevetto di pilota e chi prende il brevetto di padre.<br />Ciò ci porta a dire che questi figli nati da maternità surrogata sono essi stessi surrogati perché nascono con un altro "senza": senza l 'autenticità delle condizioni naturali. Surrogati perché mimano il figlio autentico nato dal letto condiviso di un padre e di una madre. La dignità di questi bambini viene allora compromessa e vilipesa proprio dalla scelta della mono-genitorialità senescente e della surrogazione della maternità. Vengono squalificati nella loro condizione, sono bambini volutamente di serie B perché mancanti di molti diritti. Figli di molti "senza".]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>figli,maternitàvilipesa,senza,single,uteroinaffitto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5080b0edf14f35524cd70dcfee7e4841.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La parrocchia prima di tutto, anche prima della Madonna, anche se siamo a Medjugorje</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-parrocchia-prima-di-tutto-anche-prima-della-madonna-anche-se-siamo-a-medjugorje--62088082</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935</a><br /><br />LA PARROCCHIA PRIMA DI TUTTO, ANCHE PRIMA DELLA MADONNA, ANCHE SE SIAMO A MEDJUGORJE di Tommaso Scandroglio<br /><br />Prima la parrocchia, poi la Madonna. Questo in sintesi il pensiero del Dicastero per la Dottrina della Fede espresso nella nota La Regina della Pace circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje. Il passaggio in cui il cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández ha creato nei laboratori del suo Dicastero questa perla teologica è il seguente: «Ci sono altre espressioni che corrono il rischio di essere interpretate in un senso sbagliato, come accade nei messaggi per la parrocchia. In essi la Madonna sembra desiderare un controllo su dettagli del cammino spirituale e pastorale - richieste di giornate di digiuno o indicazioni di specifici impegni per i diversi tempi liturgici -, dando così l’impressione di volersi sostituire agli organismi ordinari di partecipazione. [...] I messaggi della Madonna, però, non possono sostituire ordinariamente il posto del parroco, del consiglio pastorale e del lavoro sinodale della comunità circa le decisioni che sono oggetto del discernimento comunitario, grazie al quale la parrocchia matura nella prudenza, l’ascolto fraterno, il rispetto degli altri, il dialogo» (29).<br />Il ragionamento è il seguente: la Madonna non può sostituirsi alla parrocchia, al cammino indicato dal parroco e dal consiglio pastorale. Ergo questi messaggi non vengono da lei. Sono stati partoriti in piena autonomia dai veggenti (presunti veggenti per il Dicastero): «Tali ripetute esortazioni indirizzate ai parrocchiani sono una comprensibile espressione dell’intenso amore dei presunti veggenti nei confronti della loro comunità parrocchiale» (29). Insomma, una sorta di dannosa proiezione dei desiderata dei veggenti (presunti veggenti).<br />APPARSA O NON APPARSA<br />Anche se Maria non fosse mai apparsa a Medjugorje, rimane in piedi il concetto erroneo espresso dalla nota: la parrocchia è più importante della Madonna. Affermazione che esige almeno due presupposti. Il primo: la parrocchia e tutti i suoi organismi interni sono di diritto divino positivo. E dunque l’istituzione della parrocchia, al pari della Chiesa cattolica, è un dato rivelato. Secondo presupposto: la Madonna si trova in una posizione gerarchicamente inferiore rispetto al ruolo della parrocchia nell’economia della salvezza (a breve, per i tipi Libreria Editrice Vaticana, Le litanie parrocchiali).<br />Questo passaggio della nota esprime in modo adamantino come Mons. Fernandéz intenda la Chiesa: un organismo burocratico di carattere partecipativo che svolge i suoi compiti di assistenza secondo criteri privi di trascendenza e assai simili a quelli che regolano una qualsiasi Carta dei servizi del cittadino: prudenza, ascolto, rispetto degli altri, dialogo. Il ruolo di Madre di Dio, insieme alla montagna di tutti gli altri titoli spesso dogmaticamente a lei riconosciuti dalla Chiesa nei secoli, non è sufficiente a Maria per scalzare dal primato pastorale la parrocchia, perché parroco, coadiutore, membri del consiglio pastorale ne sanno più di lei e meglio di lei in materia di salvezza.<br />UNA VERA E PROPRIA CONTRADDIZIONE<br />Se perciò da una parte Maria tuttalpiù potrebbe sedere nel Gruppo Mamme della parrocchia di Nazareth, su altro fronte dà fastidio la sua concretezza e appare pure sospetta. Da sempre la Madre di Gesù nelle sue apparizioni dava prova di essere donna anche molto pratica («Fate quello che egli vi dirà» è la prova provata di questa asserzione): chiedeva di costruire santuari, di praticare digiuni, di recarsi da tal persona o talaltra, di riferire alcune parole, di recare con sé alcuni oggetti, faceva sgorgare fonti, etc. Tutto questo realismo e questo sano pragmatismo fanno storcere il naso al Dicastero che ha un’immagine disincarnata di Maria (la persona nelle cui carni si è espresso in modo sommo il concetto di incarnazione), spiritualizzata, quasi che Maria avesse altro a cui pensare rispetto a digiuni e santuari.<br />La Madonna, quella vera, dovrebbe librarsi su paesaggi ideali sui quali fioriscono concetti vaghi e immateriali come amore, fratellanza, rispetto. Insomma dovrebbe essere paradigma eccelso dello spirito fumoso della sinodalità. La concretezza a volte presente nei messaggi stride allora con l’aurea e apollinea rappresentazione che di lei se ne sono fatti al di là delle mura leonine ed intacca, sporcandolo, il suo sacro manto.<br />Una vera e propria contraddizione, se guardiamo bene: infatti la figura del parroco, gli organismi parrocchiali, i sinodi - tutti strumenti particolarissimi e assai tecnici, aspetti molto concreti della vita ecclesiale - appaiono ai nuovi gestori della res catholica fondamentali, imprescindibili, addirittura più importanti del contenuto della fede (perché lo strumento/il processo ha più valore del fine perseguito perché fine esso stesso). E dunque per il Magistero attuale tutta questa minutaglia organizzativa è lodevolissima e rappresenta il centro della fede cattolica - il sinodo è tutto, ormai lo abbiamo imparato bene - ma guai se Maria fa lo stesso e scende nel concreto, quel concreto che è l’unico spazio esistente entro cui ci salveremo o ci danneremo.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62088082</guid><pubDate>Tue, 24 Sep 2024 19:53:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62088082/la_parrocchia_prima_di_tutto.mp3" length="4782368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935

LA PARROCCHIA PRIMA DI TUTTO, ANCHE PRIMA DELLA MADONNA, ANCHE SE SIAMO A MEDJUGORJE di Tommaso Scandroglio

Prima la parrocchia, poi la Madonna. Questo in sintesi il pensiero...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935</a><br /><br />LA PARROCCHIA PRIMA DI TUTTO, ANCHE PRIMA DELLA MADONNA, ANCHE SE SIAMO A MEDJUGORJE di Tommaso Scandroglio<br /><br />Prima la parrocchia, poi la Madonna. Questo in sintesi il pensiero del Dicastero per la Dottrina della Fede espresso nella nota La Regina della Pace circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje. Il passaggio in cui il cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández ha creato nei laboratori del suo Dicastero questa perla teologica è il seguente: «Ci sono altre espressioni che corrono il rischio di essere interpretate in un senso sbagliato, come accade nei messaggi per la parrocchia. In essi la Madonna sembra desiderare un controllo su dettagli del cammino spirituale e pastorale - richieste di giornate di digiuno o indicazioni di specifici impegni per i diversi tempi liturgici -, dando così l’impressione di volersi sostituire agli organismi ordinari di partecipazione. [...] I messaggi della Madonna, però, non possono sostituire ordinariamente il posto del parroco, del consiglio pastorale e del lavoro sinodale della comunità circa le decisioni che sono oggetto del discernimento comunitario, grazie al quale la parrocchia matura nella prudenza, l’ascolto fraterno, il rispetto degli altri, il dialogo» (29).<br />Il ragionamento è il seguente: la Madonna non può sostituirsi alla parrocchia, al cammino indicato dal parroco e dal consiglio pastorale. Ergo questi messaggi non vengono da lei. Sono stati partoriti in piena autonomia dai veggenti (presunti veggenti per il Dicastero): «Tali ripetute esortazioni indirizzate ai parrocchiani sono una comprensibile espressione dell’intenso amore dei presunti veggenti nei confronti della loro comunità parrocchiale» (29). Insomma, una sorta di dannosa proiezione dei desiderata dei veggenti (presunti veggenti).<br />APPARSA O NON APPARSA<br />Anche se Maria non fosse mai apparsa a Medjugorje, rimane in piedi il concetto erroneo espresso dalla nota: la parrocchia è più importante della Madonna. Affermazione che esige almeno due presupposti. Il primo: la parrocchia e tutti i suoi organismi interni sono di diritto divino positivo. E dunque l’istituzione della parrocchia, al pari della Chiesa cattolica, è un dato rivelato. Secondo presupposto: la Madonna si trova in una posizione gerarchicamente inferiore rispetto al ruolo della parrocchia nell’economia della salvezza (a breve, per i tipi Libreria Editrice Vaticana, Le litanie parrocchiali).<br />Questo passaggio della nota esprime in modo adamantino come Mons. Fernandéz intenda la Chiesa: un organismo burocratico di carattere partecipativo che svolge i suoi compiti di assistenza secondo criteri privi di trascendenza e assai simili a quelli che regolano una qualsiasi Carta dei servizi del cittadino: prudenza, ascolto, rispetto degli altri, dialogo. Il ruolo di Madre di Dio, insieme alla montagna di tutti gli altri titoli spesso dogmaticamente a lei riconosciuti dalla Chiesa nei secoli, non è sufficiente a Maria per scalzare dal primato pastorale la parrocchia, perché parroco, coadiutore, membri del consiglio pastorale ne sanno più di lei e meglio di lei in materia di salvezza.<br />UNA VERA E PROPRIA CONTRADDIZIONE<br />Se perciò da una parte Maria tuttalpiù potrebbe sedere nel Gruppo Mamme della parrocchia di Nazareth, su altro fronte dà fastidio la sua concretezza e appare pure sospetta. Da sempre la Madre di Gesù nelle sue apparizioni dava prova di essere donna anche molto pratica («Fate quello che egli vi dirà» è la prova provata di questa asserzione): chiedeva di costruire santuari, di praticare digiuni, di recarsi da tal persona o talaltra, di riferire alcune parole, di recare con sé alcuni oggetti, faceva sgorgare fonti, etc. Tutto questo realismo e questo sano pragmatismo fanno storcere il naso al Dicastero che ha un’immagine...]]></itunes:summary><itunes:duration>299</itunes:duration><itunes:keywords>fernandez,medjugorje,messaggi,parrocchia,rescatholica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/408399cafae2a7d20ddcf920ff9ce442.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C'è bacio e bacio nell'iperspazio woke al contrario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-bacio-e-bacio-nell-iperspazio-woke-al-contrario--61018080</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889</a><br /><br />C'E' BACIO E BACIO NELL'IPERSPAZIO WOKE AL CONTRARIO di Tommaso Scandroglio<br /><br />C'è bacio e bacio. Il primo bacio a cui ci riferiamo è stato dato dal ciclista francese Julien Bernard alla moglie. Le quattro labbra si sono incontrate durante la cronometro Gevrey-Chambertin della settima tappa del Tour de France. Bernard si è fermato un attimo ed ha baciato la moglie che teneva in braccio il figlio, mentre intorno a lui i tifosi gli facevano gran festa. Bernard ha poi tagliato il traguardo con un distacco di 3'11" dal vincitore Remco Evenepoel.<br />L'Unione Ciclistica Internazionale (UCI), con sede in Svizzera, però deve essere poco incline al romanticismo dato che ha comminato una sanzione pecuniaria al ciclista di 200 franchi. Quell'effusione è stata giudicata non consona, non appropriata ai valori sportivi incarnati dall'UCI. Da campione la risposta del campione: «Scusami Uci per aver danneggiato l'immagine dello sport, ma sarei felice di pagare 200 franchi ogni giorno per vivere momenti come questi».<br />Secondo bacio. Giovedì scorso la judoka Alice Bellandi ha vinto la medaglia d'oro battendo l'israeliana Inbar Lanir. Terminato l'incontro è andata subito ad abbracciare la compagna Jasmine Martin, 23enne judoka sudrafricana, e poi l'ha baciata. Intervistata dalla Gazzetta dello Sport ha alzato il ditino: «Non vedo perché qualcuno continui a scandalizzarsi: se aveste vinto un oro, chi avreste baciato prima degli altri?». In questo caso la riprovazione è al rovescio: acuto biasimo verso tutti coloro che non si sdilinquiscono per l'incontro di labbra di pari sesso. La Bellandi è stata premiata sul podio e dai media. Nessuna ammenda, se non quella chiesta in danno di coloro i quali ancor indugiano in un mondo fatto di maschi e femmine che si cercano a vicenda.<br />Quando la Terra girava ancora intorno all'asse del buon senso, il bacio saffico suscitava moti di vergogna. Ora che il nostro pianeta è uscito fuori orbita e si sta perdendo nell'iper spazio woke dove sono presenti solo pianeti popolati da tanti omini arcobaleno, è il bacio tra portatori di cromosomi diversi a suscitare scandalo.<br />E non potrebbe che andare così. In spregio alle anime belle e imbelli che sono in stato dialogante permanente, la verità non può coabitare con i gusti sessuali onnivori, il giusto con i diritti civili, il ragionevole con le variopinte ambizioni LGBT. O dentro gli uni e fuori gli altri o viceversa. Il bacio della judoka esclude quello del ciclista, perché si sa: il bacio cattivo scaccia quello buono. Non ci sono due pesi e due misure, ma i pesi e le misure sono le medesime. Il pensiero unico è dunque esito inevitabile di una lotta per la sopravvivenza darwiniana. I più forti attualmente sono i diversamente maschi che si vestono con parrucche e paillettes; i transfrontalieri del sesso; i sodomizzatori delle opere di Leonardo; chi ha inteso alla lettera la locuzione "ogni simile ama il suo simile"; i medici che hanno preso i bambini per mutanti sessuali; i politici che non scrivono leggi, ma opere di fantascienza; gli influencer che macinano stereotipi; le carnascialesche associazioni che fanno incursione nelle scuole e non fanno prigionieri.<br />«Con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?». Oggi capiamo che queste parole di Gesù non erano rivolte solo a Giuda, ma a tutto il nostro consesso umano, ad interi popoli e nazioni che tradiscono il piano di Dio manco per trenta denari. La salvezza? O andiamo tutti in Malesia - dove ad un band inglese è stato chiesto di pagare 2,4 milioni di dollari per un bacio omo scambiato sul palco tra due componenti del gruppo - oppure insceniamo clamorose forme di protesta attiva: che i sopravvissuti e coraggiosi etero, ormai apolidi in questo mondo, inizino a baciarsi castamente in pubblico. Il decoro ringrazierà.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61018080</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2024 21:35:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61018080/c_bacio_e_bacio_nell_iperspazio_woke_al_contrario.mp3" length="3616679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889

C'E' BACIO E BACIO NELL'IPERSPAZIO WOKE AL CONTRARIO di Tommaso Scandroglio

C'è bacio e bacio. Il primo bacio a cui ci riferiamo è stato dato dal ciclista francese Julien...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889</a><br /><br />C'E' BACIO E BACIO NELL'IPERSPAZIO WOKE AL CONTRARIO di Tommaso Scandroglio<br /><br />C'è bacio e bacio. Il primo bacio a cui ci riferiamo è stato dato dal ciclista francese Julien Bernard alla moglie. Le quattro labbra si sono incontrate durante la cronometro Gevrey-Chambertin della settima tappa del Tour de France. Bernard si è fermato un attimo ed ha baciato la moglie che teneva in braccio il figlio, mentre intorno a lui i tifosi gli facevano gran festa. Bernard ha poi tagliato il traguardo con un distacco di 3'11" dal vincitore Remco Evenepoel.<br />L'Unione Ciclistica Internazionale (UCI), con sede in Svizzera, però deve essere poco incline al romanticismo dato che ha comminato una sanzione pecuniaria al ciclista di 200 franchi. Quell'effusione è stata giudicata non consona, non appropriata ai valori sportivi incarnati dall'UCI. Da campione la risposta del campione: «Scusami Uci per aver danneggiato l'immagine dello sport, ma sarei felice di pagare 200 franchi ogni giorno per vivere momenti come questi».<br />Secondo bacio. Giovedì scorso la judoka Alice Bellandi ha vinto la medaglia d'oro battendo l'israeliana Inbar Lanir. Terminato l'incontro è andata subito ad abbracciare la compagna Jasmine Martin, 23enne judoka sudrafricana, e poi l'ha baciata. Intervistata dalla Gazzetta dello Sport ha alzato il ditino: «Non vedo perché qualcuno continui a scandalizzarsi: se aveste vinto un oro, chi avreste baciato prima degli altri?». In questo caso la riprovazione è al rovescio: acuto biasimo verso tutti coloro che non si sdilinquiscono per l'incontro di labbra di pari sesso. La Bellandi è stata premiata sul podio e dai media. Nessuna ammenda, se non quella chiesta in danno di coloro i quali ancor indugiano in un mondo fatto di maschi e femmine che si cercano a vicenda.<br />Quando la Terra girava ancora intorno all'asse del buon senso, il bacio saffico suscitava moti di vergogna. Ora che il nostro pianeta è uscito fuori orbita e si sta perdendo nell'iper spazio woke dove sono presenti solo pianeti popolati da tanti omini arcobaleno, è il bacio tra portatori di cromosomi diversi a suscitare scandalo.<br />E non potrebbe che andare così. In spregio alle anime belle e imbelli che sono in stato dialogante permanente, la verità non può coabitare con i gusti sessuali onnivori, il giusto con i diritti civili, il ragionevole con le variopinte ambizioni LGBT. O dentro gli uni e fuori gli altri o viceversa. Il bacio della judoka esclude quello del ciclista, perché si sa: il bacio cattivo scaccia quello buono. Non ci sono due pesi e due misure, ma i pesi e le misure sono le medesime. Il pensiero unico è dunque esito inevitabile di una lotta per la sopravvivenza darwiniana. I più forti attualmente sono i diversamente maschi che si vestono con parrucche e paillettes; i transfrontalieri del sesso; i sodomizzatori delle opere di Leonardo; chi ha inteso alla lettera la locuzione "ogni simile ama il suo simile"; i medici che hanno preso i bambini per mutanti sessuali; i politici che non scrivono leggi, ma opere di fantascienza; gli influencer che macinano stereotipi; le carnascialesche associazioni che fanno incursione nelle scuole e non fanno prigionieri.<br />«Con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?». Oggi capiamo che queste parole di Gesù non erano rivolte solo a Giuda, ma a tutto il nostro consesso umano, ad interi popoli e nazioni che tradiscono il piano di Dio manco per trenta denari. La salvezza? O andiamo tutti in Malesia - dove ad un band inglese è stato chiesto di pagare 2,4 milioni di dollari per un bacio omo scambiato sul palco tra due componenti del gruppo - oppure insceniamo clamorose forme di protesta attiva: che i sopravvissuti e coraggiosi etero, ormai apolidi in questo mondo, inizino a baciarsi castamente in pubblico. Il decoro...]]></itunes:summary><itunes:duration>227</itunes:duration><itunes:keywords>bacio,figliodelluomo,incursione,tourdefrance,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1e7ea048cc6c6aca0f33567c032bb55a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Brutta, blasfema, ideologica: l'apertura delle olimpiadi è un flop</title><link>https://www.spreaker.com/episode/brutta-blasfema-ideologica-l-apertura-delle-olimpiadi-e-un-flop--60860540</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871</a><br /><br />BRUTTA, BLASFEMA, IDEOLOGICA: L'APERTURA DELLE OLIMPIADI E' UN FLOP di Tommaso Scandroglio<br /><br />Brutta. Forse la peggiore di sempre. Questi i commenti più frequenti sui social riguardo la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Brutta non solo per il cattivo gusto. Per citare un paio di episodi: un tizio che impersonava un dio Dioniso tutto dipinto di blu stravaccato in una insalatiera; la guardia repubblicana che ha inscenato un balletto pop tra ballerine altrettanto pop.<br />Ma brutta anche perché nulla c'entrava con lo sport. Non solo per la location: sulla Senna e non in uno stadio. Ma perché molti spettacoli, anzi molti spettacolini visti e le performance non avevano nessuna attinenza con le discipline olimpiche. Ad esempio c'era una discoteca su una chiatta sulla Senna, una sfilata di moda con abiti orrendi e con modelli spesso in abiti femminili, un pianoforte che andava a fuoco mentre veniva suonato da un coraggioso pianista, un cavallo meccanico che solcava le acque della Senna e molto altro. E gli atleti? Relegati su dei battelli, mera cornice di questo spettacolo circense a cui la regia televisiva ha dedicato la maggior parte delle inquadrature.<br />Fosse però solo una questione estetica si potrebbe chiudere un occhio. Ma oltre all'estetica anche l'etica è stata vilipesa. Si accennava prima alla sfilata di moda. Su un lato della passerella e al suo centro i creativi nonché cretini della cerimonia di apertura hanno pensato bene di realizzare una parodia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Al posto di Nostro Signore una donna obesa, con un'aureola che ricordava la Santa Ostia e che gestiva davanti a sé una consolle per mixare la musica, e ai suoi lati, disposti come gli apostoli dell'Ultima cena, alcune drag queen, trans e una bambina che si è messa pure a ballare.<br />PROTESTANO PERFINO I VESCOVI<br />La Conferenza episcopale francese ha giustamente alzato la voce e in un comunicato così si è espressa: «Questa cerimonia purtroppo prevedeva scene di derisione e di scherno del cristianesimo, che deploriamo profondamente. [...] Pensiamo a tutti i cristiani di tutti i continenti che sono rimasti feriti dall'eccesso e dalla provocazione di certe scene». Sulla stessa frequenza d'onda Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, il quale, in una intervista a Il Giornale, afferma che l'ideale di libertà incarnato dai Giochi «è stato infangato da una blasfema derisione di uno dei momenti più santi del cristianesimo».<br />Poi sono comparse le statue d'oro - il kitsch è la cifra stilistica dell'ideologia - di donne ritenute importanti. Una sfilata di figure femminili in cui necessariamente mancava, per fare solo un esempio, Santa Giovanna d'Arco. Però al suo posto c'era una certa Simone Veil (con la V e non con la W), ex presidente del Parlamento europeo. I suoi meriti? «Donna chiave nella legalizzazione dell'aborto», si poteva leggere sui teleschermi.<br />Insomma l'apertura dei Giochi è stata occasione nemmeno per far propaganda al gender, all'aborto e a buona parte degli ingredienti della sottocultura woke, ma per farne la reclame. Sì, perché in fondo l'esito di questa baracconata è stato scontato, sterile, raffazzonato. Tanto sguaiato quanto triste. C'era più voglia di provocazione che arte, tanto che l'ansia di essere originali a tutti costi è sfociata nello stereotipo.<br />LA RISPOSTA DEL CIELO<br />Ma le blasfemie inscenate e la promozione dell'aborto rimangono intatte nel loro turpe significato tanto che hanno gridato vendetta al Cielo e il Cielo ha risposto con un acquazzone impressionante, e nella notte successiva con un misterioso black out che ha colpito moltissime zone della città, ma non ad esempio la Basilica del Sacro Cuore che è rimasta visibilissima come una cattedrale fatta di luce mentre tutta Parigi affogava nel buio, come attesta una impressionante foto che sta girando in internet.<br />In questa Olimpiade non poteva infine mancare Sua Maestà l'Ambientalismo. I letti degli alloggi degli atleti sono in cartone, così si possono riciclare. I materassi sono realizzati in plastica riciclata. Quindi ecosostenibili, ma scomodi. L'aria condizionata non c'è negli alloggi. Così ha ordinato il sindaco donna di Parigi, Anne Hidalgo, decisa a dimezzare la CO2 rispetto ai giochi di Londra 2012. Le camere vengono rinfrescate grazie ad impianti di raffreddamento sotto il pavimento. Il problema sta nel fatto che a detta dei diretti interessati non sono così efficaci. E allora Australia, Canada, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Norvegia e Regno Unito pensano di acquistare in loco dei condizionatori portatili. Solo che costano e quindi alle delegazioni più povere non rimarrà altro che sudare sotto il sole dell'inclusività.<br />Di fronte alle critiche il sindaco ha fatto spallucce: «Molto rispetto per il comfort degli atleti», ha dichiarato, ma «la sopravvivenza dell'intera umanità» le sta più a cuore. Resta un mistero come faccia l'umanità a sopravvivere grazie alla mancanza di condizionatori negli alloggi olimpici e di come, per converso, qualche grado in meno stermini il genere umano. E poi, per essere coerenti sino in fondo, perché allora non aboliamo le Olimpiadi dato che producono non montagne, ma intere catene alpine di CO2? Pensiamo solo a tutti i voli per portare atleti, delegazioni e spettatori a Parigi. E allora questo ci pare tanto un ambientalismo di facciata da perseguire fintanto che non intacca alcuni interessi, alcuni portafogli, tra cui quelli di chi ha organizzato questa Olimpiade parigina.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60860540</guid><pubDate>Tue, 30 Jul 2024 20:22:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60860540/brutta_blasfema_ideologica_l_apertura_delle_olimpiadi_un_flop.mp3" length="6377296" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871

BRUTTA, BLASFEMA, IDEOLOGICA: L'APERTURA DELLE OLIMPIADI E' UN FLOP di Tommaso Scandroglio

Brutta. Forse la peggiore di sempre. Questi i commenti più frequenti sui social...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871</a><br /><br />BRUTTA, BLASFEMA, IDEOLOGICA: L'APERTURA DELLE OLIMPIADI E' UN FLOP di Tommaso Scandroglio<br /><br />Brutta. Forse la peggiore di sempre. Questi i commenti più frequenti sui social riguardo la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Brutta non solo per il cattivo gusto. Per citare un paio di episodi: un tizio che impersonava un dio Dioniso tutto dipinto di blu stravaccato in una insalatiera; la guardia repubblicana che ha inscenato un balletto pop tra ballerine altrettanto pop.<br />Ma brutta anche perché nulla c'entrava con lo sport. Non solo per la location: sulla Senna e non in uno stadio. Ma perché molti spettacoli, anzi molti spettacolini visti e le performance non avevano nessuna attinenza con le discipline olimpiche. Ad esempio c'era una discoteca su una chiatta sulla Senna, una sfilata di moda con abiti orrendi e con modelli spesso in abiti femminili, un pianoforte che andava a fuoco mentre veniva suonato da un coraggioso pianista, un cavallo meccanico che solcava le acque della Senna e molto altro. E gli atleti? Relegati su dei battelli, mera cornice di questo spettacolo circense a cui la regia televisiva ha dedicato la maggior parte delle inquadrature.<br />Fosse però solo una questione estetica si potrebbe chiudere un occhio. Ma oltre all'estetica anche l'etica è stata vilipesa. Si accennava prima alla sfilata di moda. Su un lato della passerella e al suo centro i creativi nonché cretini della cerimonia di apertura hanno pensato bene di realizzare una parodia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Al posto di Nostro Signore una donna obesa, con un'aureola che ricordava la Santa Ostia e che gestiva davanti a sé una consolle per mixare la musica, e ai suoi lati, disposti come gli apostoli dell'Ultima cena, alcune drag queen, trans e una bambina che si è messa pure a ballare.<br />PROTESTANO PERFINO I VESCOVI<br />La Conferenza episcopale francese ha giustamente alzato la voce e in un comunicato così si è espressa: «Questa cerimonia purtroppo prevedeva scene di derisione e di scherno del cristianesimo, che deploriamo profondamente. [...] Pensiamo a tutti i cristiani di tutti i continenti che sono rimasti feriti dall'eccesso e dalla provocazione di certe scene». Sulla stessa frequenza d'onda Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, il quale, in una intervista a Il Giornale, afferma che l'ideale di libertà incarnato dai Giochi «è stato infangato da una blasfema derisione di uno dei momenti più santi del cristianesimo».<br />Poi sono comparse le statue d'oro - il kitsch è la cifra stilistica dell'ideologia - di donne ritenute importanti. Una sfilata di figure femminili in cui necessariamente mancava, per fare solo un esempio, Santa Giovanna d'Arco. Però al suo posto c'era una certa Simone Veil (con la V e non con la W), ex presidente del Parlamento europeo. I suoi meriti? «Donna chiave nella legalizzazione dell'aborto», si poteva leggere sui teleschermi.<br />Insomma l'apertura dei Giochi è stata occasione nemmeno per far propaganda al gender, all'aborto e a buona parte degli ingredienti della sottocultura woke, ma per farne la reclame. Sì, perché in fondo l'esito di questa baracconata è stato scontato, sterile, raffazzonato. Tanto sguaiato quanto triste. C'era più voglia di provocazione che arte, tanto che l'ansia di essere originali a tutti costi è sfociata nello stereotipo.<br />LA RISPOSTA DEL CIELO<br />Ma le blasfemie inscenate e la promozione dell'aborto rimangono intatte nel loro turpe significato tanto che hanno gridato vendetta al Cielo e il Cielo ha risposto con un acquazzone impressionante, e nella notte successiva con un misterioso black out che ha colpito moltissime zone della città, ma non ad esempio la Basilica del Sacro Cuore che è rimasta visibilissima come una cattedrale fatta...]]></itunes:summary><itunes:duration>399</itunes:duration><itunes:keywords>blasfemia,cattivogusto,gaypride,giochiolimpici,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cd993d17ef22c08ffebbdd718cb11775.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Criopreservazione, la nuova (e redditizia) frontiera del transumanesimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/criopreservazione-la-nuova-e-redditizia-frontiera-del-transumanesimo--60657833</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814</a><br /><br />CRIOPRESERVAZIONE, LA NUOVA (E REDDITIZIA) FRONTIERA DEL TRANSUMANESIMO di Tommaso Scandroglio<br />La vita eterna non è certo dono di Dio, bensì di Tomorrow.bio una società che, appena muori, ti congela, rectius: ti criopreserva per poi scongelarti quando la tecnologia riuscirà a resuscitare i morti, come fece Gesù con Lazzaro.<br />La procedura è la seguente. Prima devi diventare membro di questo circolo Frankenstein. Costo: 25 euro al mese. Poi ci sono i costi per tenerti a -196 in azoto liquido da qui fino addirittura al ritorno di Nostro Signore. Se vuoi il pacchetto all inclusive, ossia conservare tutto il corpo, occorre un'assicurazione sulla vita di 200mila euro. La fesseria di un'assicurazione sulla vita per rimanere morto per sempre. Se invece del menù completo preferisci qualcosa di più economico, ecco che fa per te la criopreservazione del solo cervello, nella speranza che un domani possa essere trapiantato nel corpo di un qualcun altro. Ma, visto che sei così stupido da volerti farti congelare come il pesce, ci auguriamo che mai nessun corpo debba ospitare il tuo cervello. In questo caso il costo dell'assicurazione sulla vita scende a 60mila euro. Infine ci sono altre variabili da tenere in considerazione per capire a quanto ammonta il prezzo per acquistarsi l'eternità come l'età in cui diventerai il de cuius e il tuo stato di salute al momento del decesso (se muori carbonizzato non sei il candidato ideale).<br />Il secondo step scatta quando Nostro Signore ti chiamerà a sé, evidentemente non più per sempre, ma per un tempo determinato. Il Paradiso può attendere, il titolo di un film è diventato uno slogan con accenti utopici. Se sei prossimo alla morte sei pregato di chiamare lo staff di Tomorrow anzitempo. Questi arriveranno e come avvoltoi aspetteranno di sentire il tuo ultimo respiro per poi freddarti (è un voluto paradosso linguistico il nostro). Se invece muori all'istante, i parenti o chi per essi avviseranno la Tomorrow anche usando un'app specifica. C'è anche un braccialetto ad uso dei soci utile in caso di morte improvvisa il quale può aiutare lo staff medico di qualsiasi ospedale a conservarti al meglio prima che arrivino i becchini della Tomorrow. Perché in realtà è di questo che si tratta: una sepoltura non nella terra, bensì nell'azoto liquido.<br />Il terzo step, dopo che i tecnici ti avranno abbattuto come un merluzzo appena pescato, sarà il ricovero sine die presso una struttura sita nel villaggio svizzero di Rafz in Svizzera (in Svizzera ormai abbiamo capito che ci si va per metterci i soldi, per sciare, per morire accompagnati da Cappato e per tornare in vita). Quarto step: la risurrezione. Leggiamo sul loro sito: «Potenziale ripristino della vita. Se e quando la tecnologia medica progredirà a sufficienza, potrete essere rianimati e ringiovaniti. [...] Una volta che il riscaldamento, la riperfusione e la riparazione sono stati [...] eseguiti, tutte le procedure si uniscono in una sorta di "rianimazione" simile alla rianimazione cardiopolmonare che è composta da diverse parti che portano al "ripristino della vita" in caso di attacco cardiaco. Prima che progetti di ricerca applicati abbiano senso, è necessario svolgere molti lavori di base concettuali e teorici». Questa apprezzabile e saggia prudenza viene poi annientata dalla seguente frasetta: «Non esiste alcuna ragione biologica fondamentale per cui la rianimazione non sarà un giorno possibile». Siamo ben oltre all'elisir di lunga vita. Qui abbiamo l'elisir dell'eterna vita.<br />UN PROCESSO IRREVERSIBILE (TRANNE CHE PER DIO)<br />Qualche riflessione a caldo. Anzi, a freddo. Dal punto di vista biologico la morte è un processo irreversibile sul piano naturale (poi a Dio nulla è impossibile). Varcata quella soglia è impossibile tornare indietro. È un limite squisitamente fisico - i danni provocati dalla morte ai tessuti sono irreparabili - e come tale invalicabile anche dalla più futuribile tecnologia.<br />Su un piano più culturale, la conservazione in freezer dell'uomo come un petto di pollo rimanda ad una visione materialista della persona umana. Come un pc che si è spento e che per riaccenderlo occorre resettarlo, cosi da riattivare il sistema operativo. In breve, una macchina, una macchina che si è rotta. Attualmente non si hanno ancora i pezzi di ricambio necessari per farla ripartire, ma non temete: prima o poi arriveranno.<br />In secondo luogo la Tomorrow persegue il classico e anche lui imperituro mito della sconfitta della morte, mito proprio del transumanesimo e mito che affascina moltissimo. Infatti questa azienda conta già più di 400 abbonati - e l'abbonamento, come abbiamo visto, non costa come quello a Sky - presenti in 800 città europee e in 35 stati, anche fuori Europa. È una delle moltissime ricadute dello scientismo ottocentesco: la felicità verrà dalla scienza, un mondo senza più malattie e dolori è possibile grazie alla tecnologia. È la scienza che ci salverà, mica Cristo.<br />L'IMMORTALITÀ A BUON MERCATO<br />L'immortalità non viene più da Dio, né dalla gloria come insegna Foscolo, bensì dalla tecnica. La fiducia nella Scienza ha dunque soppiantato la fede in Dio. E abbiamo così tanta fiducia che possiamo scommettere centinaia di migliaia di euro nel sogno di risvegliarsi un giorno, dopo un così lungo sonno. Una fiducia potenziata nella speranza di eternarsi per sempre. Eh sì, perché, una volta ridestati dal sonno di morte, sorella morte o non potrà più nulla contro di noi, perché ogni malattia sarà debellata per sempre, oppure, in subordine, torneremo a morire per poi essere ripescati dagli inferi nuovamente dalla scienza e così via in eterno. Più che una risurrezione pare una reincarnazione ciclica sempre nello stesso corpo che, dato che ormai la morte sarà un mero accessorio della vita, potrà a fortiori anche ringiovanire grazie alla tecnologia. Se abbiamo sconfitto la morte, figurarsi la vecchiaia.<br />L'ultima frontiera da scavalcare è quella appunto della morte. Venire congelati per essere restituiti un domani al caldo abbraccio della vita. Mettere tra parentesi la morte o, a rovescio, mettere in pausa l'esistenza per poi premere play e tornare ad ascoltare la musica della vita. Morire per poi vivere: sa tanto di cristianesimo, ma in realtà è solo hybris, è volere farsi come Dio e non accettare la propria finitezza umana. È una fissazione dei tempi moderni: dare la morte con aborto ed eutanasia come se si fosse Dio (e l'eutanasia è un altro artificio per illudersi di mettere in scacco la morte) e dare la vita ad un bambino con la provetta, opponendo serie resistenze alle leggi naturali volute da Dio. «L'ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte» (1 Cor. 15, 26). Ma la sconfitta della Signora con la falce avverrà per opera di Cristo, non grazie alla Tomorrow. Siamo nel pieno del mito dell'onnipotenza umana, l'uomo come signore assoluto che ha potere di vita e di morte. L'eternità è quaggiù e potrà essere acquistata con un congruo finanziamento bancario. Perché - siamo onesti - la risurrezione non è cosa certa, ma il business è sicuro.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60657833</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:45:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60657833/criopreservazione_la_nuova_e_redditizia_frontiera_del_transumanesimo.mp3" length="6518988" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814

CRIOPRESERVAZIONE, LA NUOVA (E REDDITIZIA) FRONTIERA DEL TRANSUMANESIMO di Tommaso Scandroglio
La vita eterna non è certo dono di Dio, bensì di Tomorrow.bio una società che,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814</a><br /><br />CRIOPRESERVAZIONE, LA NUOVA (E REDDITIZIA) FRONTIERA DEL TRANSUMANESIMO di Tommaso Scandroglio<br />La vita eterna non è certo dono di Dio, bensì di Tomorrow.bio una società che, appena muori, ti congela, rectius: ti criopreserva per poi scongelarti quando la tecnologia riuscirà a resuscitare i morti, come fece Gesù con Lazzaro.<br />La procedura è la seguente. Prima devi diventare membro di questo circolo Frankenstein. Costo: 25 euro al mese. Poi ci sono i costi per tenerti a -196 in azoto liquido da qui fino addirittura al ritorno di Nostro Signore. Se vuoi il pacchetto all inclusive, ossia conservare tutto il corpo, occorre un'assicurazione sulla vita di 200mila euro. La fesseria di un'assicurazione sulla vita per rimanere morto per sempre. Se invece del menù completo preferisci qualcosa di più economico, ecco che fa per te la criopreservazione del solo cervello, nella speranza che un domani possa essere trapiantato nel corpo di un qualcun altro. Ma, visto che sei così stupido da volerti farti congelare come il pesce, ci auguriamo che mai nessun corpo debba ospitare il tuo cervello. In questo caso il costo dell'assicurazione sulla vita scende a 60mila euro. Infine ci sono altre variabili da tenere in considerazione per capire a quanto ammonta il prezzo per acquistarsi l'eternità come l'età in cui diventerai il de cuius e il tuo stato di salute al momento del decesso (se muori carbonizzato non sei il candidato ideale).<br />Il secondo step scatta quando Nostro Signore ti chiamerà a sé, evidentemente non più per sempre, ma per un tempo determinato. Il Paradiso può attendere, il titolo di un film è diventato uno slogan con accenti utopici. Se sei prossimo alla morte sei pregato di chiamare lo staff di Tomorrow anzitempo. Questi arriveranno e come avvoltoi aspetteranno di sentire il tuo ultimo respiro per poi freddarti (è un voluto paradosso linguistico il nostro). Se invece muori all'istante, i parenti o chi per essi avviseranno la Tomorrow anche usando un'app specifica. C'è anche un braccialetto ad uso dei soci utile in caso di morte improvvisa il quale può aiutare lo staff medico di qualsiasi ospedale a conservarti al meglio prima che arrivino i becchini della Tomorrow. Perché in realtà è di questo che si tratta: una sepoltura non nella terra, bensì nell'azoto liquido.<br />Il terzo step, dopo che i tecnici ti avranno abbattuto come un merluzzo appena pescato, sarà il ricovero sine die presso una struttura sita nel villaggio svizzero di Rafz in Svizzera (in Svizzera ormai abbiamo capito che ci si va per metterci i soldi, per sciare, per morire accompagnati da Cappato e per tornare in vita). Quarto step: la risurrezione. Leggiamo sul loro sito: «Potenziale ripristino della vita. Se e quando la tecnologia medica progredirà a sufficienza, potrete essere rianimati e ringiovaniti. [...] Una volta che il riscaldamento, la riperfusione e la riparazione sono stati [...] eseguiti, tutte le procedure si uniscono in una sorta di "rianimazione" simile alla rianimazione cardiopolmonare che è composta da diverse parti che portano al "ripristino della vita" in caso di attacco cardiaco. Prima che progetti di ricerca applicati abbiano senso, è necessario svolgere molti lavori di base concettuali e teorici». Questa apprezzabile e saggia prudenza viene poi annientata dalla seguente frasetta: «Non esiste alcuna ragione biologica fondamentale per cui la rianimazione non sarà un giorno possibile». Siamo ben oltre all'elisir di lunga vita. Qui abbiamo l'elisir dell'eterna vita.<br />UN PROCESSO IRREVERSIBILE (TRANNE CHE PER DIO)<br />Qualche riflessione a caldo. Anzi, a freddo. Dal punto di vista biologico la morte è un processo irreversibile sul piano naturale (poi a Dio nulla è impossibile). Varcata quella soglia è impossibile tornare indietro. È un limite...]]></itunes:summary><itunes:duration>408</itunes:duration><itunes:keywords>azoto,criopreservazione,lucro,resurrezione,scaccoallamorte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1853fff78ab463d8285c2cbff03eed65.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le 8 strategie per imporre il credo LGBTQI+</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-8-strategie-per-imporre-il-credo-lgbtqi--60278521</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817</a><br /><br />LE 8 STRATEGIE PER IMPORRE IL CREDO LGBTQI+ di Tommaso Scandroglio<br />Lo scorso venerdì 17 maggio il mondo LGBT ha celebrato la consueta Giornata internazionale contro la omo-trans-bifobia. La diffusione del credo arcobaleno in quasi tutto il mondo è frutto di un'articolata strategia. Vediamo in sintesi quali strumenti sono stati utilizzati dalle lobby LGBT a partire dai primi anni Settanta.<br />1) GRIDARE ALLA DISCRIMINAZIONE<br />Forse è il cardine di tutta la strategia: far passare la persona omosessuale transessuale come vittima. Questo particolare status sociale permette una costante immunità dalle critiche e speciali tutele giuridiche (v. leggi sulla cd omofobia). Dal punto di vista sociale far parte di una minoranza protetta fa saltare la condizione del gay o del trans da persona "normale" a persona "speciale". Nel 2000 l'attivista Paul Varnell scriveva: «La questione fondamentale controversa sull'omosessualità non è la discriminazione, i crimini d'odio o le unioni domestiche, ma la moralità dell'omosessualità. [...] Se convincessimo le persone che l'omosessualità è pienamente morale, allora tutta la loro inclinazione a discriminare, a denigrare i gay o a opporsi al matrimonio gay scomparirebbe» (Defending Our Morality, Chicago Free Press, 16 Agosto, 2000). Dopo più di vent'anni oggi siamo ad uno step successivo: l'omosessualità come la transessualità si è ormai normalizzata dal punto di vista sociale, si è moralizzata e il gay e il trans hanno compiuto un salto evolutivo, acquisendo una condizione di privilegiati perché rifugiati sociali.<br />2) LA LENTE DI INGRANDIMENTO<br />La percezione collettiva deve essere ingannata in merito ai casi di discriminazione. I singoli casi devono apparire un fenomeno. Ecco allora che i media e i social devono scovare casi veri o presunti di discriminazione ed ingigantirne la portata almeno usando due modalità: la ripetizione ossessiva nel tempo del medesimo caso, facendo quindi così apparire l'eccezionalità come la norma, e la deformazione in senso peggiorativo della sua descrizione e del giudizio che ne deriva. In tal modo apparirà a tutti evidente che la cosiddetta omofobia è un'emergenza nazionale per numero di casi e per gravità (che poi i dati OSCAD dicano altro, poco importa). Pratica necessariamente connessa all'uso della lente di ingrandimento è l'esclusione di qualsiasi altro racconto di senso opposto: alle voci dissenzienti non deve essere mai dato un microfono. Non esiste il gay che ha picchiato un altro gay e non esistono gay e trans pentiti delle loro scelte.<br />3) LA NARRAZIONE EPICA<br />È fondamentale che il cammino per l'acquisizione delle rivendicazioni LGBT venga inserito in una narrazione coerente e dai toni epici. Ecco l'analogia assai frequente con il razzismo e la misoginia e dunque con il processo di liberazione dalla schiavitù dai parte dei neri e con quello di emancipazione delle donne. Il nemico dei primi è l'uomo bianco, il nemico delle seconde è il maschio. Invece il nemico dei gay è l'eterosessuale e quello dei trans è la coppia uomo-donna, ossia il cosiddetto binarismo. Ogni processo rivoluzionario deve partire da un certo ordine costituito che deve sovvertire e in questo caso è l'eterosessualità e il sesso biologico.<br />4) LA LINGUA<br />Per costruire un mondo nuovo occorrono parole nuove. Il mondo nuovo LGBT è un forziere immenso di neologismi: omofobia, omogenitorialità, binarismo, cisgender, transgender e moltissimi altri. A volte il neologismo deve sostituire una parola nemica che rimanda alla realtà, vero avversario di ogni ideologia, compresa quella arcobaleno. Paradigmatico è il caso del termine "genere" che ha ormai sostituito "sesso". Il primo è un costrutto della mente dissociato dalla realtà - ad esempio un maschio può definirsi come appartenente al genere femminile - il secondo un dato fattuale - sesso maschile e sesso femminile.<br />5) CAPTATIO BENEVOLENTIAE<br />Meglio conquistare alla propria causa il nemico più che ucciderlo. Ecco allora squadernare una serie di tattiche per persuaderlo a lasciare a terra le armi del combattimento. Ad esempio far leva sulle sue emozioni e quindi muoverlo alla compassione per i casi veri o presunti di discriminazione; acquisire il suo favore quando viene narrato il menage domestico di una coppia gay con tanto di bambino al seguito; muoverlo all'indignazione per le leggi di alcuni stati che sanzionano le condotte omosessuali. In ambito ecclesiale la leve maggiori sono state almeno due. Il concetto di accoglienza che dalla persona si è trasferita in mondo indebito alla condizione e alla condotta. E la valorizzazione di apparenti elementi positivi nelle relazioni omosessuali e nelle scelte di "cambiare" sesso.<br />6) ELIMINAZIONE DEL NEMICO<br />Se non le hai capite con le buone, le capirai con le cattive. Anche in questo caso sono almeno due le tattiche usate: la violenza fisica perpetrata a danno di manifestanti a difesa della famiglia o di centri pro-family; la persecuzione giudiziaria tramite il reato di omofobia o, laddove non esistesse questo reato, tramite i reati di diffamazione, violenza privata, calunnia, etc. Naturalmente uno dei primi effetti sperati di questa strategia intimidatoria e poi punitiva è il noto "colpirne uno per educarne cento".<br />7) LA LEADERSHIP<br />Per conquistare la base devi conquistare il vertice. Ecco allora il tentativo, assai riuscito, di infiltrarsi nelle cabine di regia dove si amministra il potere, declinato nei suoi vari aspetti. La politica, le università, il cinema, la musica, l'intrattenimento, la finanzia, i media, i social, lo sport sono tutti compatti nel sostenere le rivendicazioni dell'agenda arcobaleno. Sottoinsieme di questa strategia è l'uso del volto noto e del brand noto: conquistare alla causa un Mattarella - leggasi il suo discorso del 17 maggio scorso - una Ferragni, Google o la Juventus fa accelerare il processo di omosessualizzazione della società in modo impressionante.<br />8) LEZIONI AI BAMBINI<br />È più facile indottrinare un bambino che un adulto. Il primo è un foglio bianco su cui scrivere ciò che si vuole, il secondo ha giù una sua forma mentis più difficile da deformare. Ecco allora la campagna massiccia di infiltrazione di associazioni LGBT nelle scuole del mondo occidentale. Con la scusa dell'educazione sessuale ed affettiva si insegna che l'omosessualità è un orientamento naturale, che le identità sessuali sono tante quante le stelle nel cielo e che si può nascere in un corpo sbagliato.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278521</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:44:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278521/le_8_strategie_per_imporre_il_credo_lgbtqi.mp3" length="6383569" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817

LE 8 STRATEGIE PER IMPORRE IL CREDO LGBTQI+ di Tommaso Scandroglio
Lo scorso venerdì 17 maggio il mondo LGBT ha celebrato la consueta Giornata internazionale contro la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817</a><br /><br />LE 8 STRATEGIE PER IMPORRE IL CREDO LGBTQI+ di Tommaso Scandroglio<br />Lo scorso venerdì 17 maggio il mondo LGBT ha celebrato la consueta Giornata internazionale contro la omo-trans-bifobia. La diffusione del credo arcobaleno in quasi tutto il mondo è frutto di un'articolata strategia. Vediamo in sintesi quali strumenti sono stati utilizzati dalle lobby LGBT a partire dai primi anni Settanta.<br />1) GRIDARE ALLA DISCRIMINAZIONE<br />Forse è il cardine di tutta la strategia: far passare la persona omosessuale transessuale come vittima. Questo particolare status sociale permette una costante immunità dalle critiche e speciali tutele giuridiche (v. leggi sulla cd omofobia). Dal punto di vista sociale far parte di una minoranza protetta fa saltare la condizione del gay o del trans da persona "normale" a persona "speciale". Nel 2000 l'attivista Paul Varnell scriveva: «La questione fondamentale controversa sull'omosessualità non è la discriminazione, i crimini d'odio o le unioni domestiche, ma la moralità dell'omosessualità. [...] Se convincessimo le persone che l'omosessualità è pienamente morale, allora tutta la loro inclinazione a discriminare, a denigrare i gay o a opporsi al matrimonio gay scomparirebbe» (Defending Our Morality, Chicago Free Press, 16 Agosto, 2000). Dopo più di vent'anni oggi siamo ad uno step successivo: l'omosessualità come la transessualità si è ormai normalizzata dal punto di vista sociale, si è moralizzata e il gay e il trans hanno compiuto un salto evolutivo, acquisendo una condizione di privilegiati perché rifugiati sociali.<br />2) LA LENTE DI INGRANDIMENTO<br />La percezione collettiva deve essere ingannata in merito ai casi di discriminazione. I singoli casi devono apparire un fenomeno. Ecco allora che i media e i social devono scovare casi veri o presunti di discriminazione ed ingigantirne la portata almeno usando due modalità: la ripetizione ossessiva nel tempo del medesimo caso, facendo quindi così apparire l'eccezionalità come la norma, e la deformazione in senso peggiorativo della sua descrizione e del giudizio che ne deriva. In tal modo apparirà a tutti evidente che la cosiddetta omofobia è un'emergenza nazionale per numero di casi e per gravità (che poi i dati OSCAD dicano altro, poco importa). Pratica necessariamente connessa all'uso della lente di ingrandimento è l'esclusione di qualsiasi altro racconto di senso opposto: alle voci dissenzienti non deve essere mai dato un microfono. Non esiste il gay che ha picchiato un altro gay e non esistono gay e trans pentiti delle loro scelte.<br />3) LA NARRAZIONE EPICA<br />È fondamentale che il cammino per l'acquisizione delle rivendicazioni LGBT venga inserito in una narrazione coerente e dai toni epici. Ecco l'analogia assai frequente con il razzismo e la misoginia e dunque con il processo di liberazione dalla schiavitù dai parte dei neri e con quello di emancipazione delle donne. Il nemico dei primi è l'uomo bianco, il nemico delle seconde è il maschio. Invece il nemico dei gay è l'eterosessuale e quello dei trans è la coppia uomo-donna, ossia il cosiddetto binarismo. Ogni processo rivoluzionario deve partire da un certo ordine costituito che deve sovvertire e in questo caso è l'eterosessualità e il sesso biologico.<br />4) LA LINGUA<br />Per costruire un mondo nuovo occorrono parole nuove. Il mondo nuovo LGBT è un forziere immenso di neologismi: omofobia, omogenitorialità, binarismo, cisgender, transgender e moltissimi altri. A volte il neologismo deve sostituire una parola nemica che rimanda alla realtà, vero avversario di ogni ideologia, compresa quella arcobaleno. Paradigmatico è il caso del termine "genere" che ha ormai sostituito "sesso". 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Quindi la maternità surrogata, se questo disegno di legge sarà approvato dal Parlamento, sarà punibile se commessa non solo sul suolo italico, ma anche fuori dai nostri confini. Il Ddl era già stato approvato alla Camera e lo scorso 3 luglio è stato approvato anche dalla Commissione Giustizia del Senato. Ora si aspetta il voto in aula.<br />OTTIMA INTENZIONE, MA SCARSA EFFICACIA<br />Questo disegno di legge, nelle intenzioni di chi lo sostiene, si inserisce in un progetto più ampio teso a qualificare l'utero in affitto come reato universale. L'iniziativa è sicuramente meritoria e da appoggiare in tutti i modi, però, duole dirlo, è viziata in radice. Cosa vogliamo dire? Vogliamo dire che non puoi eliminare alcune conclusioni se non elimini anche le relative premesse. L'utero in affitto è figlio della fecondazione artificiale. Alla base della fecondazione artificiale troviamo il seguente principio: è moralmente lecito e quindi giuridicamente legittimo produrre un bambino in provetta. Il fondamento su cui si regge la fecondazione extracorporea è dunque la reificazione del figlio. Legittimato questo principio, è inevitabile legittimare tutte le modalità per applicare nel concreto tale principio: fecondazione omologa, eterologa, crioconservazione degli embrioni, numero di embrioni da impiantare virtualmente illimitato come illimitati dovrebbero essere i tentativi di avere un bambino in braccio, accesso a coppie sterili e fertili e via dicendo.<br />La maternità surrogata è una delle possibili declinazioni del principio che è lecito fabbricarsi un bambino in laboratorio, che è giusto ricorrere a mezzi artificiali al posto di quelli naturali. In particolare, se è lecita la compravendita di gameti da parte di terzi per accedere alla fecondazione eterologa, non si capisce il motivo perché non dovrebbe essere ugualmente lecita la compravendita dell'utero di una donna per stringersi al petto il tanto agognato figlio. La maternità surrogata è una variazione o, se volete, una particolare implementazione dell'eterologa classica.<br />COERENTI AL 100% OPPURE SI PERDE AL 100%<br />Certo, qualcuno potrebbe obiettare: con l'eterologa non si sfrutta nessuno, con l'utero in affitto si sfruttano le donne. A parte il fatto che non si possono escludere casi di sfruttamento di donne e uomini anche con la compravendita dei loro gameti all'interno del processo della fecondazione eterologa, l'obiezione non sposta di un millimetro la validità dell'argomentazione prima articolata. Se il problema è lo sfruttamento, significa che il problema non è la maternità surrogata in sé stessa, ma una particolare condizione in cui è calata la stessa. Vogliamo dire che se il problema è solo lo sfruttamento delle donne, allora ciò che serviva non era una legge che vieti l'utero in affitto, ma una legge che disciplini tale pratica tutelando le donne e che permetta, a chi lo vuole, di donare il proprio utero o di farselo pagare senza per questo soggiacere a logiche schiaviste. Una legge di questa natura cancellerebbe o comprimerebbe assai il fenomeno dello sfruttamento, ma non toccherebbe la pratica dell'utero in affitto, qualora fosse scelta liberamente. In altri termini, se il quid della questione è solo impedire lo sfruttamento, ciò vuol dire che si è a favore dell'utero in affitto consensuale e dunque a favore dell'utero in affitto di per sé.<br />Perciò, per vietare efficacemente la maternità surrogata occorrerebbe - mera utopia oggi - vietare la fecondazione artificiale, in tutte le sue forme. È necessario agire a monte, non a valle, perché queste sono battaglie dove o si è coerenti al 100% oppure si perde nel 100% dei casi. E quindi il tentativo di vietare forme estreme di alcune pratiche ordinarie, quando queste ultime sono legittime, ha i piedi di argilla, proprio perché, accettata la ratio di una norma di base, non si possono che accettare anche tutte le sue applicazioni, anche quelle più borderline, pena l'irragionevolezza del divieto delle forme più estreme.<br />Detto tutto ciò, un plauso comunque a questa iniziativa perché in sé giusta e doverosa, sebbene temiamo che non potrà essere molto longeva.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60657900</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:44:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60657900/utero_in_affitto_bene_il_ddl_per_vietarlo.mp3" length="5342050" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7853

UTERO IN AFFITTO: BENE IL DDL PER VIETARLO, MA IL PROBLEMA E' LA PMA (FECONDAZIONE ARTIFICIALE) di Tommaso Scandroglio

Andiamo a leggere il comma 6 dell'art. 12 della legge...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7853" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7853</a><br /><br />UTERO IN AFFITTO: BENE IL DDL PER VIETARLO, MA IL PROBLEMA E' LA PMA (FECONDAZIONE ARTIFICIALE) di Tommaso Scandroglio<br /><br />Andiamo a leggere il comma 6 dell'art. 12 della legge 40/2004, norma che ha legittimato la fecondazione artificiale nel nostro Paese: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».<br />La deputata Carolina Varchi, di Fratelli d'Italia, ha presentato un disegno di legge, il n. 824, che così recita: «Al comma 6 dell'articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all'estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana"». Quindi la maternità surrogata, se questo disegno di legge sarà approvato dal Parlamento, sarà punibile se commessa non solo sul suolo italico, ma anche fuori dai nostri confini. Il Ddl era già stato approvato alla Camera e lo scorso 3 luglio è stato approvato anche dalla Commissione Giustizia del Senato. Ora si aspetta il voto in aula.<br />OTTIMA INTENZIONE, MA SCARSA EFFICACIA<br />Questo disegno di legge, nelle intenzioni di chi lo sostiene, si inserisce in un progetto più ampio teso a qualificare l'utero in affitto come reato universale. L'iniziativa è sicuramente meritoria e da appoggiare in tutti i modi, però, duole dirlo, è viziata in radice. Cosa vogliamo dire? Vogliamo dire che non puoi eliminare alcune conclusioni se non elimini anche le relative premesse. L'utero in affitto è figlio della fecondazione artificiale. Alla base della fecondazione artificiale troviamo il seguente principio: è moralmente lecito e quindi giuridicamente legittimo produrre un bambino in provetta. Il fondamento su cui si regge la fecondazione extracorporea è dunque la reificazione del figlio. Legittimato questo principio, è inevitabile legittimare tutte le modalità per applicare nel concreto tale principio: fecondazione omologa, eterologa, crioconservazione degli embrioni, numero di embrioni da impiantare virtualmente illimitato come illimitati dovrebbero essere i tentativi di avere un bambino in braccio, accesso a coppie sterili e fertili e via dicendo.<br />La maternità surrogata è una delle possibili declinazioni del principio che è lecito fabbricarsi un bambino in laboratorio, che è giusto ricorrere a mezzi artificiali al posto di quelli naturali. In particolare, se è lecita la compravendita di gameti da parte di terzi per accedere alla fecondazione eterologa, non si capisce il motivo perché non dovrebbe essere ugualmente lecita la compravendita dell'utero di una donna per stringersi al petto il tanto agognato figlio. La maternità surrogata è una variazione o, se volete, una particolare implementazione dell'eterologa classica.<br />COERENTI AL 100% OPPURE SI PERDE AL 100%<br />Certo, qualcuno potrebbe obiettare: con l'eterologa non si sfrutta nessuno, con l'utero in affitto si sfruttano le donne. A parte il fatto che non si possono escludere casi di sfruttamento di donne e uomini anche con la compravendita dei loro gameti all'interno del processo della fecondazione eterologa, l'obiezione non sposta di un millimetro la validità dell'argomentazione prima articolata. Se il problema è lo sfruttamento, significa che il problema non è la maternità surrogata in sé stessa, ma una particolare condizione in cui è calata la stessa. Vogliamo dire che se il problema è solo lo sfruttamento delle donne, allora ciò che serviva non era una legge che vieti l'utero in affitto, ma una legge che disciplini tale pratica tutelando le donne e che permetta, a chi lo vuole, di donare...]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:keywords>ddl,fecondazione,mezziartificiali,surrogazione,uteroinaffitto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/310fe5153c89fb29bc31be4dc367e21a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bare e tulipani, in Olanda dilaga l'eutanasia di coppia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bare-e-tulipani-in-olanda-dilaga-l-eutanasia-di-coppia--60657933</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7854" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7854</a><br /><br />BARE E TULIPANI, IN OLANDA DILAGA L'EUTANASIA DI COPPIA di Tommaso Scandroglio<br />L'amore è forte come la morte, constata il Cantico dei Cantici. E c'è chi ne ha dato una interpretazione assai discutibile e personale. Dopo quasi cinquant'anni di matrimonio, Jan ed Els hanno deciso di morire insieme. La chiamano bi-eutanasia. Lui, 70 anni, aveva un mal di schiena cronico. Lei era affetta da demenza senile. Entrambi hanno trovato insopportabile vivere così e vivere l'uno senza l'altra. «Se prendi un sacco di medicine, vivi come uno zombie», aveva ammesso Jan, «quindi, tenuto conto del dolore che provo e della malattia di Els, penso che dobbiamo mettere la parola fine a tutto questo». Nei Paesi Bassi, dove la coppia viveva, sta al candidato alla fossa decidere quando il dolore è diventato insopportabile. Così ha deciso la legge.<br />Il medico di famiglia si è rifiutato di fare da sicario: secondo lui, Els mancava della necessaria capacità di intendere e volere per chiedere la morte. Ma, anche in assenza di patologie neurodegenerative, quale ragionevolezza, quale sanità mentale può albergare in una persona che vuole togliersi la vita? È atto irragionevole e chi lucidamente lo vuole degrada le proprie facoltà menali al pari di quelle di un malato di Alzheimer.<br />IL 5% DEGLI OLANDESI È MORTO PER EUTANASIA<br />In Olanda nel 2023 il 5% dei decessi è avvenuto non per morte naturale, ma tramite una forma particolare di omicidio: l'omicidio del consenziente o l'omicidio del non consenziente perpetrato per motivi pietistici. Insomma 9.068 persone sono morte per eutanasia. Tra queste, 66 se ne sono andate all'altro mondo in coppia. 33 casi di bi-eutanasia e il trend è naturalmente in crescita: 13 coppie nel 2020, poi 16 nel 2021 e infine 29 l'anno seguente. Tra questi casi anche quello dell'ex primo ministro olandese Dries van Agt e della moglie Eugenie, morti quest'anno (clicca qui).<br />Els van Leeningen e Jan Faber sono dunque morti il 3 giugno scorso, lui per un mal di schiena, lei perché guardava all'esistenza in modo sfuocato, con occhi troppo appannati. Vero: quando muore la persona amata, muori anche tu e, spesso, desidereresti congiungerti a lei al di là della morte. E non di rado accade che quando un coniuge esala l'ultimo respiro qui sulla terra per emetterne il primo in Cielo, anche l'altro si scopre a scrivere l'ultima pagina del suo diario e così anche lui (re)spira. Ma noi non abbiamo il dominio della nostra vita, ne siamo invece al servizio perché preziosissima, perché ci sovrasta con la sua magnificenza che si conserva intatta anche quando le sue gemme sfavillano della luce del dolore e dell'insufficienza.<br />Una bara per due sta dunque avendo una sinistra fortuna nei Paesi Bassi e come ogni mala pianta spargerà le sue sementi anche in altri Paesi a breve. I motivi? Potrebbero essere almeno due. Il primo è da rinvenire nel giudizio che la collettività olandese nutre nei confronti dell'eutanasia, un giudizio positivo. D'altronde è stata cresciuta a tulipani ed eutanasia sin dal 2002, anno del varo della relativa legge, e quindi la Donna con la falce è ormai diventata come un parente stretto, una di famiglia. Se dunque l'eutanasia è pratica moralmente buona, perché non bere dal suo calice anche in coppia?<br />EROS E THANATOS<br />In secondo luogo questo passo a due di una danza macabra si salda perfettamente con una certa narrativa sui legami amorosi nata già nell'antichità, ma che ha avuto accenti significativi nell'Umanesimo per poi esplodere nel Romanticismo. È il topos di eros e thanatos, un archetipo che salda l'amore alla morte per più motivi: il dolore letale per la perdita dell'amato (Tristano ed Isotta, I dolori del giovane Werther, Forte come la morte di Guy de Maupassant); la forza trascendente della morte che scioglie per sempre le relazioni è il negativo della forza parimenti trascendente dell'amore che lega in modo indissolubile gli amanti (Orfeo ed Euridice in cui Orfeo si reca nell'Oltretomba per far tornare in vita Euridice; la Divina Commedia dove Dante incontra Beatrice); la volontà di morire per amore dell'altro (Il grande Gatsby); la consunzione dell'amato per l'amante (Gustav von Aschenbach in La morte a Venezia di Thomas Mann); la morte come luogo in cui, purificato dalle scorie del contingente, l'amore potrà brillare nella sua adamantina perfezione (Il Piccolo Principe); il patto di morte stretto dagli amanti come necessario sigillo imperituro posto a fondamento del loro amore perché, se la vita finisce, la morte dura per sempre ed è dunque condizione perfettamente aderente alla natura dell'amore che è eterno (Romeo e Giulietta).<br />Seppur ricca di alcuni spunti suggestivi, questa retorica letteraria, in cui l'amato è la vita e la sua morte obbliga l'amore a scavalcare il tempo e lo spazio per giungere nell'Aldilà al fine di non separarsene mai, sta contribuendo non poco ad ammantare di fascinose vesti romantiche e decadenti la pratica della morte in tandem e a far scordare che sempre di omicidio o suicidio si tratta alla fine.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60657933</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:44:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60657933/bare_e_tulipani_in_olanda_dilaga_l_eutanasia_di_coppia.mp3" length="5678458" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7854

BARE E TULIPANI, IN OLANDA DILAGA L'EUTANASIA DI COPPIA di Tommaso Scandroglio
L'amore è forte come la morte, constata il Cantico dei Cantici. E c'è chi ne ha dato una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7854" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7854</a><br /><br />BARE E TULIPANI, IN OLANDA DILAGA L'EUTANASIA DI COPPIA di Tommaso Scandroglio<br />L'amore è forte come la morte, constata il Cantico dei Cantici. E c'è chi ne ha dato una interpretazione assai discutibile e personale. Dopo quasi cinquant'anni di matrimonio, Jan ed Els hanno deciso di morire insieme. La chiamano bi-eutanasia. Lui, 70 anni, aveva un mal di schiena cronico. Lei era affetta da demenza senile. Entrambi hanno trovato insopportabile vivere così e vivere l'uno senza l'altra. «Se prendi un sacco di medicine, vivi come uno zombie», aveva ammesso Jan, «quindi, tenuto conto del dolore che provo e della malattia di Els, penso che dobbiamo mettere la parola fine a tutto questo». Nei Paesi Bassi, dove la coppia viveva, sta al candidato alla fossa decidere quando il dolore è diventato insopportabile. Così ha deciso la legge.<br />Il medico di famiglia si è rifiutato di fare da sicario: secondo lui, Els mancava della necessaria capacità di intendere e volere per chiedere la morte. Ma, anche in assenza di patologie neurodegenerative, quale ragionevolezza, quale sanità mentale può albergare in una persona che vuole togliersi la vita? È atto irragionevole e chi lucidamente lo vuole degrada le proprie facoltà menali al pari di quelle di un malato di Alzheimer.<br />IL 5% DEGLI OLANDESI È MORTO PER EUTANASIA<br />In Olanda nel 2023 il 5% dei decessi è avvenuto non per morte naturale, ma tramite una forma particolare di omicidio: l'omicidio del consenziente o l'omicidio del non consenziente perpetrato per motivi pietistici. Insomma 9.068 persone sono morte per eutanasia. Tra queste, 66 se ne sono andate all'altro mondo in coppia. 33 casi di bi-eutanasia e il trend è naturalmente in crescita: 13 coppie nel 2020, poi 16 nel 2021 e infine 29 l'anno seguente. Tra questi casi anche quello dell'ex primo ministro olandese Dries van Agt e della moglie Eugenie, morti quest'anno (clicca qui).<br />Els van Leeningen e Jan Faber sono dunque morti il 3 giugno scorso, lui per un mal di schiena, lei perché guardava all'esistenza in modo sfuocato, con occhi troppo appannati. Vero: quando muore la persona amata, muori anche tu e, spesso, desidereresti congiungerti a lei al di là della morte. E non di rado accade che quando un coniuge esala l'ultimo respiro qui sulla terra per emetterne il primo in Cielo, anche l'altro si scopre a scrivere l'ultima pagina del suo diario e così anche lui (re)spira. Ma noi non abbiamo il dominio della nostra vita, ne siamo invece al servizio perché preziosissima, perché ci sovrasta con la sua magnificenza che si conserva intatta anche quando le sue gemme sfavillano della luce del dolore e dell'insufficienza.<br />Una bara per due sta dunque avendo una sinistra fortuna nei Paesi Bassi e come ogni mala pianta spargerà le sue sementi anche in altri Paesi a breve. I motivi? Potrebbero essere almeno due. Il primo è da rinvenire nel giudizio che la collettività olandese nutre nei confronti dell'eutanasia, un giudizio positivo. D'altronde è stata cresciuta a tulipani ed eutanasia sin dal 2002, anno del varo della relativa legge, e quindi la Donna con la falce è ormai diventata come un parente stretto, una di famiglia. Se dunque l'eutanasia è pratica moralmente buona, perché non bere dal suo calice anche in coppia?<br />EROS E THANATOS<br />In secondo luogo questo passo a due di una danza macabra si salda perfettamente con una certa narrativa sui legami amorosi nata già nell'antichità, ma che ha avuto accenti significativi nell'Umanesimo per poi esplodere nel Romanticismo. È il topos di eros e thanatos, un archetipo che salda l'amore alla morte per più motivi: il dolore letale per la perdita dell'amato (Tristano ed Isotta, I dolori del giovane Werther, Forte come la morte di Guy de Maupassant); la forza trascendente della morte che...]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>canticodeicantici,erosethanathos,eutanasia,eutanasiadicoppia,tulipani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2a18c4c91a5b06224a0be1e4c1e1f3bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gender follie: la scuola delle suore mette la gonna ai maschietti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gender-follie-la-scuola-delle-suore-mette-la-gonna-ai-maschietti--60657946</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7855" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7855</a><br /><br />GENDER FOLLIE: LA SCUOLA DELLE SUORE METTE LA GONNA AI MASCHIETTI di Tommaso Scandroglio<br />La luce di Cristo viene sempre più scissa nei colori arcobaleno dentro le istituzioni cattoliche. Siamo a Rapallo, Scuola San Girolamo gestita dalle suore Somasche, ma con dipendenti tutti laici. Nell'istituto troviamo il nido, la scuola per l'infanzia e le elementari. Quale posto migliore per colorare di arcobaleno le pagine bianche dei cuori e delle menti dei bambini?<br />L'associazione femminile Soroptimist International ha realizzato per gli alunni di tutte le classi delle elementari - circa un centinaio di studenti - un progetto per la decostruzione degli stereotipi di genere, come oggi si usa dire. Insomma per inculcare nelle verdissime anime dei bambini l'idea che uomo e donna sono così uguali che si possono vestire allo stesso modo e possono usare gli stessi giochi. La presidente del Tigullio di Soroptimist, nonché ginecologa, Laura Grimaldi spiega: «Abbiamo scelto il tema della parità di genere [...] facendo confrontare i bambini con la psicologa Alice Garbarino, oltre che con le loro insegnanti».<br />E così ecco un disegno di un uomo con il kilt e sotto la scritta: «La gonna è per tutti». La strategia è furba: prendere ad esempio il kilt per dimostrare che anche gli uomini possono mettere la gonna. Ma l'obiezione è facilmente superabile: in Scozia quel particolare tipo di gonna - e non tutti i tipi di gonna - è un capo di abbigliamento fortemente maschile, in molti altri contesti culturali la gonna è capo di abbigliamento squisitamente femminile. È una convenzione e costrutto sociale? Sì, ma voluto per identificare la differenza uomo-donna, per marcare la loro appartenenza sessuale. Citando quindi il kilt ci si dà la zappa sui piedi, perché nel contesto culturale scozzese è un indumento esclusivamente maschile: il kilt esalta la mascolinità dell'uomo che lo indossa, non la deprime né la confuta. Un vero autogol, dunque. In Italia, di contro, la gonna è ancora indumento esclusivamente femminile. E perciò far indossare in Italia la gonna ad un uomo è un modo o per femminilizzarlo oppure per cancellare la differenza sessuale, non certo per esaltare la sua virilità.<br />A SCUOLA GIOCHI UNISEX<br />Il Secolo XIX, nell'articolo "A scuola giochi unisex", racconta che un altro disegno realizzato dai bambini è accompagnato dalla scritta «I Lego sono per tutti» e in un altro si può vedere un cowboy con tanto di tacchi. L'articolo ci informa che, nonostante questi disegni commissionati dai responsabili del progetto per dis-orientare gli alunni verso l'indifferenza sessuale, per questi bambini dalla dura cervice alcuni giochi e colori sono adatti ai maschi e altri alle femmine. Ma quando si chiede loro il motivo, non sanno rispondere. Il lettore è così incline a pensare che l'azzurro e il rosa e le pistole e la Barbie hanno una loro caratterizzazione sessuale solo perché stereotipi artificiosi calati dall'alto, costrutti patriarcali imposti per secoli, ma assolutamente arbitrari. Non ci sarebbe quindi una valida motivazione antropologica, incardinata nella natura dell'uomo, per spiegare l'attribuzione di colori e giochi a seconda del sesso, tanto è vero che i bambini, così facilmente influenzabili dagli stereotipi, non sanno spiegare perché le femmine si vestono di rosa e i maschi usano le pistole.<br />Rispondiamo in sintesi. In merito ai colori ripetiamo la spiegazione già fornita per il kilt: un certo portato culturale vuole giustamente assegnare ad alcuni colori una caratteristica riferita al sesso, questo per marcare l'identità sessuale maschile e femminile, perché grazie anche ai colori uomini e donne si possano identificare nel proprio sesso biologico e mostrarlo con soddisfazione agli altri. In tal modo una donna che userà il rosa si sentirà più donna ad esempio. Una convenzione maturata nei secoli, ma rispettosa della natura umana che si manifesta nella duplicità dei sessi. Un costrutto sociale, ma assolutamente in accordo all'identità sessuale delle persone. Quindi non tutte le consuetudini sono da rigettare, ma solo quelle contrarie alla dignità personale. Ed infine un distinguo importante: i colori sono una convenzione, ma il sesso non è una convenzione inventata dagli uomini, bensì una realtà che gli uomini devono riconoscere.<br />GIOCHI DIFFERENTI PER MASCHIETTI E FEMMINUCCE<br />In merito ai giochi invece il riferimento deve essere alla diversa psicologia femminile e maschile, quindi alle diverse attitudini, sensibilità, orientamenti. L'uomo e la donna hanno diverse inclinazioni naturali proprio perché differenti non solo fisicamente, ma anche metafisicamente e dunque psicologicamente. La diversità naturale porta a scegliere anche giochi diversi. Diversità che, ovviamente, si fonda sull'identica dignità personale.<br />Veniamo infine al perché i piccoli non sanno dare una spiegazione del fatto che ci siano colori differenti per maschietti e femminucce e giochi diversi a seconda del sesso del bambino. A tal proposito è sufficiente ricordare che l'incapacità di spiegare un fatto, non significa che il fatto sia necessariamente infondato. I bambini anche piccolissimi conoscono benissimo il principio di proprietà: sanno perfettamente quando una cosa è loro. E questo avviene per connaturalità. Il nome del formaggino Mio è una prova provata di questa asserzione. Però, tentate di farvi spiegare da un bambino di tre anni cosa sia la proprietà privata. Non saprà dirvi nulla. Ma la sua legittima ignoranza non cancella il fatto che esista la proprietà privata e che sin da piccolissimi riusciamo a riconoscerla.<br />Questo approccio femminista, che offre una splendida sponda alla teoria gender la quale predica, tra le altre cose, che l'identità sessuale deve lasciare il posto all'identità psicologica sessuale, ossia alla identità di genere - il sesso percepito è più importante del sesso biologico, tanto per intenderci - questo approccio, dicevamo, ha trovato terreno fertile laddove non avrebbe mai dovuto trovarlo, cioè in seno ad un istituto educativo retto da religiose. Ma, ahinoi, non ci stupiamo che sia accaduto. Il «Chi sono io per giudicare?» - frase pontificia volutamente ambigua perché non sappiamo se fosse riferita alla condizione omosessuale o alla responsabilità della persona omosessuale - ha figliato molte iniziative pastorali catto-gay ed infine Fiducia supplicans.<br />Cosa c'entra l'omosessualità con il progetto realizzato a Rapallo? C'entra eccome. Infatti l'omosessualità si poggia sull'implicito che la differenza sessuale è indifferente in tema di sentimenti e di eros. Maschio o femmina uguali sono. E dunque, viste tali premesse così autorevoli, cosa volete che sia, in una scuola cattolica, un corso per bambini ideato per seppellire la diversità sessuale sotto qualche metro cubo di inclusività e femminismo?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60657946</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:44:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60657946/gender_follie_la_scuola_delle_suore_mette_la_gonna_ai_maschietti.mp3" length="6215968" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7855

GENDER FOLLIE: LA SCUOLA DELLE SUORE METTE LA GONNA AI MASCHIETTI di Tommaso Scandroglio
La luce di Cristo viene sempre più scissa nei colori arcobaleno dentro le istituzioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7855" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7855</a><br /><br />GENDER FOLLIE: LA SCUOLA DELLE SUORE METTE LA GONNA AI MASCHIETTI di Tommaso Scandroglio<br />La luce di Cristo viene sempre più scissa nei colori arcobaleno dentro le istituzioni cattoliche. Siamo a Rapallo, Scuola San Girolamo gestita dalle suore Somasche, ma con dipendenti tutti laici. Nell'istituto troviamo il nido, la scuola per l'infanzia e le elementari. Quale posto migliore per colorare di arcobaleno le pagine bianche dei cuori e delle menti dei bambini?<br />L'associazione femminile Soroptimist International ha realizzato per gli alunni di tutte le classi delle elementari - circa un centinaio di studenti - un progetto per la decostruzione degli stereotipi di genere, come oggi si usa dire. Insomma per inculcare nelle verdissime anime dei bambini l'idea che uomo e donna sono così uguali che si possono vestire allo stesso modo e possono usare gli stessi giochi. La presidente del Tigullio di Soroptimist, nonché ginecologa, Laura Grimaldi spiega: «Abbiamo scelto il tema della parità di genere [...] facendo confrontare i bambini con la psicologa Alice Garbarino, oltre che con le loro insegnanti».<br />E così ecco un disegno di un uomo con il kilt e sotto la scritta: «La gonna è per tutti». La strategia è furba: prendere ad esempio il kilt per dimostrare che anche gli uomini possono mettere la gonna. Ma l'obiezione è facilmente superabile: in Scozia quel particolare tipo di gonna - e non tutti i tipi di gonna - è un capo di abbigliamento fortemente maschile, in molti altri contesti culturali la gonna è capo di abbigliamento squisitamente femminile. È una convenzione e costrutto sociale? Sì, ma voluto per identificare la differenza uomo-donna, per marcare la loro appartenenza sessuale. Citando quindi il kilt ci si dà la zappa sui piedi, perché nel contesto culturale scozzese è un indumento esclusivamente maschile: il kilt esalta la mascolinità dell'uomo che lo indossa, non la deprime né la confuta. Un vero autogol, dunque. In Italia, di contro, la gonna è ancora indumento esclusivamente femminile. E perciò far indossare in Italia la gonna ad un uomo è un modo o per femminilizzarlo oppure per cancellare la differenza sessuale, non certo per esaltare la sua virilità.<br />A SCUOLA GIOCHI UNISEX<br />Il Secolo XIX, nell'articolo "A scuola giochi unisex", racconta che un altro disegno realizzato dai bambini è accompagnato dalla scritta «I Lego sono per tutti» e in un altro si può vedere un cowboy con tanto di tacchi. L'articolo ci informa che, nonostante questi disegni commissionati dai responsabili del progetto per dis-orientare gli alunni verso l'indifferenza sessuale, per questi bambini dalla dura cervice alcuni giochi e colori sono adatti ai maschi e altri alle femmine. Ma quando si chiede loro il motivo, non sanno rispondere. Il lettore è così incline a pensare che l'azzurro e il rosa e le pistole e la Barbie hanno una loro caratterizzazione sessuale solo perché stereotipi artificiosi calati dall'alto, costrutti patriarcali imposti per secoli, ma assolutamente arbitrari. Non ci sarebbe quindi una valida motivazione antropologica, incardinata nella natura dell'uomo, per spiegare l'attribuzione di colori e giochi a seconda del sesso, tanto è vero che i bambini, così facilmente influenzabili dagli stereotipi, non sanno spiegare perché le femmine si vestono di rosa e i maschi usano le pistole.<br />Rispondiamo in sintesi. In merito ai colori ripetiamo la spiegazione già fornita per il kilt: un certo portato culturale vuole giustamente assegnare ad alcuni colori una caratteristica riferita al sesso, questo per marcare l'identità sessuale maschile e femminile, perché grazie anche ai colori uomini e donne si possano identificare nel proprio sesso biologico e mostrarlo con soddisfazione agli altri. 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Dei prodigi al contrario. Lei si chiama Flavia Alvaro, anni 63. Ad ottobre 64. Vuole essere mamma anche se l'età è più vicina a quella dei nonni. Naturalmente il concepimento per vie naturali è escluso, anche perché - così si evince dalle cronache - pare che Flavia sia single. L'età e la sua singletudine le impediscono qualsiasi percorso di fecondazione artificiale sul suolo italiano. Vola dunque in Ucraina, in guerra con la Russia e con le leggi naturali che regolano la procreazione. C'è un primo tentativo che finisce in un aborto spontaneo a tre mesi. Flavia non demorde e ritorna a Kiev mentre infuria il conflitto. Dato che non si possono usare gli ovociti della ultrasessantenne Flavia, si commissionano gli embrioni ad una coppia di giovani sportivi: lui bagnino e lei maestra di nuoto. Ergo Sebastian, questo il nome del piccolo che è nato in Versilia l'altro giorno, non è geneticamente figlio di Flavia. Lei ha messo a disposizione l'utero. La pratica richiama dunque l'utero in affitto, con la sola differenza che poi il bebè non verrà tolto alla gestante. Dunque, Flavia crede di essere la madre di Sebastian, ma non lo è, almeno geneticamente.<br />FIVET D'ANNATA<br />Questa Fivet d'annata esaspera ancor di più alcune patologie connaturate alla pratica della fecondazione artificiale. La più manifesta è la seguente: questo gol alla decenza, segnato ben oltre i tempi di recupero, mette ben in evidenza che al centro di tali pratiche non c'è il bambino, ma l'adulto. Il primo, oltre a nascere orfano di padre, può essere sacrificato innumerevoli volte, tante quante servono per avere il bambino in braccio. Ricordiamo che, almeno in Italia, più del 90% degli embrioni prodotti muore. Il bambino è invece la soddisfazione dei capricci dell'adulto, che non vuole proprio saperne di crescere anche dopo i 60 anni. Il desiderio del figlio, se ostinato, diventa pretesa: costi quel che costi, anche l'anagrafe deve flettersi alla volontà procreativa di chi ha più primavere alle spalle di quante ne ha davanti a sé.<br />Ma la storia della signora Flavia ha anche sue peculiarità che esulano dall'ambito della provetta procreativa. Questa vicenda è l'iperbolico paradigma della natura sociale dell'Occidente. Eduard Limonov ha scritto un libro il cui titolo già dice tutto: Grande ospizio occidentale. L'Occidente è malato di giovanilismo che sa tanto invece di senescenza. L'Occidente sta morendo. L'ambientalismo, la teoria del gender, la cancel culture, la decrescita felice, l'abortismo costituzionalizzato sono tutti figli malati di una madre vecchia e decrepita. La para-cultura contemporanea, al pari della signora Flavia, non può che concepire artificialmente alcuni suoi assiomi, perché i suoi principi non hanno nulla di naturale, di consono all'ordine naturale. La storia di Flavia diventa allora simbolo perfetto della decadenza attuale, del senso di dissoluzione imperante e pervasivo, del disfacimento di costumi, idee e aneliti: una mamma-nonna che cerca di generare vita per autogenerarsi, per scampare al tempo che segna il destino di tutti, per tentare di sottrarsi alla parabola discendente su cui in primis l'Europa sta scivolando. Più che immorale, patetico.<br />L'ETÀ NON È PIÙ UN DATO OGGETTIVO<br />Inoltre, questa vicenda applica alla perfezione la famosissima teoria di Bauman sulla liquidità della società attuale. Il confine tra uomo e donna è saltato, vedi la cosiddetta identità di genere, le religioni sono tutte uguali, un maschio può essere attratto sia da donne che da uomini. Parimenti l'età non è più un dato oggettivo, cristallizzato, definito, ma è anch'esso fluido. L'età diviene un fattore soggettivo, un percepito personalissimo. E dunque non si partorisce più solo da giovani, ma anche ad un passo dalla pensione, quasi che il figlio fosse il Tfr reclamato ad un'esistenza magra di soddisfazioni familiari. L'ha detto bene il generale Vannacci ai microfoni dell'Ansa: «Se c'è l'identità di genere, c'è anche l'identità d'età. Domani se mi sveglio e mi sento un ventenne mi devono cambiare la data di nascita sulla carta d'identità e magari vado in banca a chiedere un mutuo come se fossi un ventenne e non un cinquantacinquenne. [...] Non conta quello che siamo, ma come ci percepiamo. [...] Perché mi posso percepire di un sesso diverso, ma non di un'età diversa?».<br />Si mescolano le stagioni della vita, si frullano i desideri con gli anni nello shaker dell'individualismo, si scambiano le luci del tramonto per quelle dell'alba. Il tempo non solo si arresta, ma viene costretto ad ingranare la retromarcia e così le lancette dell'orologio girano in senso antiorario segnando un countdown al contrario che dura anni, decenni. Ma tutto questo è solo pirandellianamente finzione, mera illusione. Perché come un uomo che si crede donna rimane uomo, così la signora Flavia rimarrà una signora di 63 anni che ha dato alla luce un figlio non suo. Noi possiamo ingannarci, ma non possiamo ingannare la realtà.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60657955</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2024 19:44:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60657955/mamma_a_63_anni_la_tecnica_asservita_ai_capricci_degli_adulti.mp3" length="5894169" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7856

MAMMA A 63 ANNI, LA TECNICA ASSERVITA AI CAPRICCI DEGLI ADULTI di Tommaso Scandroglio
I miracoli della tecnologia oggi sono spesso degli abissi in cui si spegne il lume della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7856" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7856</a><br /><br />MAMMA A 63 ANNI, LA TECNICA ASSERVITA AI CAPRICCI DEGLI ADULTI di Tommaso Scandroglio<br />I miracoli della tecnologia oggi sono spesso degli abissi in cui si spegne il lume della ragione. Dei prodigi al contrario. Lei si chiama Flavia Alvaro, anni 63. Ad ottobre 64. Vuole essere mamma anche se l'età è più vicina a quella dei nonni. Naturalmente il concepimento per vie naturali è escluso, anche perché - così si evince dalle cronache - pare che Flavia sia single. L'età e la sua singletudine le impediscono qualsiasi percorso di fecondazione artificiale sul suolo italiano. Vola dunque in Ucraina, in guerra con la Russia e con le leggi naturali che regolano la procreazione. C'è un primo tentativo che finisce in un aborto spontaneo a tre mesi. Flavia non demorde e ritorna a Kiev mentre infuria il conflitto. Dato che non si possono usare gli ovociti della ultrasessantenne Flavia, si commissionano gli embrioni ad una coppia di giovani sportivi: lui bagnino e lei maestra di nuoto. Ergo Sebastian, questo il nome del piccolo che è nato in Versilia l'altro giorno, non è geneticamente figlio di Flavia. Lei ha messo a disposizione l'utero. La pratica richiama dunque l'utero in affitto, con la sola differenza che poi il bebè non verrà tolto alla gestante. Dunque, Flavia crede di essere la madre di Sebastian, ma non lo è, almeno geneticamente.<br />FIVET D'ANNATA<br />Questa Fivet d'annata esaspera ancor di più alcune patologie connaturate alla pratica della fecondazione artificiale. La più manifesta è la seguente: questo gol alla decenza, segnato ben oltre i tempi di recupero, mette ben in evidenza che al centro di tali pratiche non c'è il bambino, ma l'adulto. Il primo, oltre a nascere orfano di padre, può essere sacrificato innumerevoli volte, tante quante servono per avere il bambino in braccio. Ricordiamo che, almeno in Italia, più del 90% degli embrioni prodotti muore. Il bambino è invece la soddisfazione dei capricci dell'adulto, che non vuole proprio saperne di crescere anche dopo i 60 anni. Il desiderio del figlio, se ostinato, diventa pretesa: costi quel che costi, anche l'anagrafe deve flettersi alla volontà procreativa di chi ha più primavere alle spalle di quante ne ha davanti a sé.<br />Ma la storia della signora Flavia ha anche sue peculiarità che esulano dall'ambito della provetta procreativa. Questa vicenda è l'iperbolico paradigma della natura sociale dell'Occidente. Eduard Limonov ha scritto un libro il cui titolo già dice tutto: Grande ospizio occidentale. L'Occidente è malato di giovanilismo che sa tanto invece di senescenza. L'Occidente sta morendo. L'ambientalismo, la teoria del gender, la cancel culture, la decrescita felice, l'abortismo costituzionalizzato sono tutti figli malati di una madre vecchia e decrepita. La para-cultura contemporanea, al pari della signora Flavia, non può che concepire artificialmente alcuni suoi assiomi, perché i suoi principi non hanno nulla di naturale, di consono all'ordine naturale. La storia di Flavia diventa allora simbolo perfetto della decadenza attuale, del senso di dissoluzione imperante e pervasivo, del disfacimento di costumi, idee e aneliti: una mamma-nonna che cerca di generare vita per autogenerarsi, per scampare al tempo che segna il destino di tutti, per tentare di sottrarsi alla parabola discendente su cui in primis l'Europa sta scivolando. Più che immorale, patetico.<br />L'ETÀ NON È PIÙ UN DATO OGGETTIVO<br />Inoltre, questa vicenda applica alla perfezione la famosissima teoria di Bauman sulla liquidità della società attuale. Il confine tra uomo e donna è saltato, vedi la cosiddetta identità di genere, le religioni sono tutte uguali, un maschio può essere attratto sia da donne che da uomini. 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Il problema attuale non è individuare, tra le molte, la compagine politica più vicina o meno distante dai principi indicati dalla Dottrina sociale della Chiesa. Il problema sta nel fatto che tutte le compagini politiche sono in antitesi con la Dottrina sociale della Chiesa, chi in modo più marcato chi in modo meno marcato. Quest'ultimo è il caso dei partiti che formano la coalizione di centro destra. Purtroppo, tralasciando d'ufficio i liberal di Forza Italia, anche i leader di Fratelli d'Italia e Lega hanno più volte dichiarato, ad esempio, che la legge 194 non si tocca, affermazione vidimata con tanto di voto in Parlamento, e che sono a favore delle coppie gay. Per tacere d'altro. L'uscita di sicurezza è stata per molti la soluzione di votare il singolo candidato e non il partito. [...]<br />Dunque bene contribuire con il proprio voto al bene comune, riconoscendo al voto, però, il giusto peso. In altri termini dobbiamo stare tutti tranquilli e nello stesso tempo tutti in allerta. Tutti tranquilli perché la salvezza non viene dalla politica, ma dalla fede che diventa cultura. Da una parte la politica è specchio della cultura e quindi cambiando questa si può influenzare quella (è la dinamica che ha portato alla sentenza Dobbs della Corte costituzionale statunitense). Su altro fronte è anche vero che l'oligarchia composta da una minoranza di tecnocrati, che fanno politica ben al di sopra del Parlamento europeo e della Commissione europea, creano cultura (questa è la dinamica che si sta sviluppando negli States dopo la sentenza Dobbs), imponendo modelli valoriali, orientamenti ideologici, sensibilità, priorità, etc.<br />Tutti, poi, dobbiamo stare in allerta perché, destra o sinistra al potere in Italia, in Europa o nel Mondo, lo Stato rimarrà tuo nemico. Che sia Meloni o Schlein questo rimarrà uno Stato che permette la soppressione dei bambini, non nati e già nati (cfr. legge 219/17), l'industrializzazione della riproduzione umana, la morte per eutanasia, le unioni civili. Che si voti a destra o a manca, questo Stato rimarrà tuo nemico perché è ladro, rubandoti il sudore delle tue fatiche lavorative con imposte fuori scala e applicando il "compri uno paghi due" quando assumi qualcuno. Rimarrà tuo nemico perché è ostile alla famiglia, permettendo la rottamazione del coniuge e la conseguente infelicità dei figli, nonché incentivando politiche familiari vessatorie dato che applica il coefficiente proporzionale rispetto al nucleo familiare: tanti più figli avrai, tante più tasse pagherai.<br />Questo Stato poi rimarrà tuo nemico perché vuole toglierti la libertà: la libertà di mandare i tuoi figli nelle scuole non intitolate a Darwin, la libertà di espressione perché se critichi certe caste odi subito un tintinnio di manette oppure la scrivania dove lavori inizia a scricchiolare, la libertà di movimento perché le grandi città sono diventate fortini inespugnabili per le vetture immatricolate 10 anni fa, la libertà d'impresa perché è un'impresa capire e applicare normative bizantine, inarticolate, a volte nebulose e a volte dettagliatissime, contraddittorie, sganciate assolutamente dal reale e partorite da enigmisti.<br />In breve, che sia Meloni o Schlein, in ogni caso non avremmo avuto nemmeno più la libertà di togliere il tappo ad una bottiglia di plastica.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Tarquinio bifronte esordisce arrampicandosi sugli specchi" spiega che l'ex direttore di Avvenire milita in un partito a favore dell'aborto, ma vuole mostrarsi anche pro-life, cioè sostiene la libertà di abortire ma senza che diventi un diritto: una contraddizione vivente che non avrà vita lunga nel Pd.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 giugno 2024:<br />Una volta erano molto diffuse le scuole di formazione politica in seno ai partiti politici. Oggi assai meno. Una di esse però tenacemente resiste e la si può trovare non formalmente all'interno di una compagine politica, bensì in casa cattolica. Parliamo di Avvenire. Grazie al giornale dei vescovi, Marco Tarquinio, come suo direttore per 14 anni, ha potuto impratichirsi nei fondamenti del pensiero progressista e scriverne per diffonderne il verbo.<br />Ma ogni scuola è tale perché vuole avviare i discenti al mondo del lavoro. E così anche per Tarquinio è arrivato il momento di trovare un posto di lavoro in politica: europarlamentare eletto nelle liste del Pd. Il salto compiuto ha comportato una nuova professione di fede nei valori del Partito Democratico, un messaggio di fedeltà verso i capi. Un messaggio recapitato a mezzo stampa.<br />È di sabato scorso infatti un'intervista a La Stampa in cui l'ex direttore di Avvenire parte all'attacco del governo Meloni perché nella Dichiarazione finale del G7 la parola aborto è assente, parola che invece era presente nella Dichiarazione dell'anno precedente e siglata ad Hiroshima. Ed infatti nella Dichiarazione attuale possiamo leggere: «Ci impegniamo a promuovere ulteriormente ed in modo integrale la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) per tutti» (p. 32). Detto ciò, anche i sassi ormai sanno che l'espressione "salute e diritti sessuali e riproduttivi" sta indicare l'aborto, la contraccezione e la sterilizzazione, espressione che gli organismi internazionali preferiscono proprio perché omnicomprensiva.<br />Ma il punto non è questo, il punto sono le parole dell'europarlamentare Pd: «Parlo da cattolico. E da cattolico dico che la dizione proposta prevedeva nient'altro che il pieno impegno per un aborto sicuro». Se il dott. Tarquinio si dice cattolico e a favore dell'aborto sicuro, sicuro qualcosa non torna. È come dirsi ecologista ed essere a favore della CO2. Ex pluribus citiamo Giovanni Paolo II: «Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale» (Evangelium vitae, n. 57).<br />Il dott. Tarquinio è tanto a favore dell'aborto che si lamenta con la Meloni che quella parola non è stata inserita nel testo finale del G7. Naturalmente il Nostro è a favore solo dell'aborto sicuro, quello promesso, egli tiene a ricordare, dalla 194. Dunque, applicando la proprietà transitiva, il piddino Tarquinio è anche a favore della 194. Ed aggiunge: «Chi è contro l'aborto sicuro vuole tornare alla mammane». A parte il fatto che l'espressione adottata nella Dichiarazione finale ricomprende e non esclude l'aborto sicuro, il vero problema sta nel fatto che il dott. Tarquinio sposa il principio che il male vada fatto in sicurezza. E no: chi vuole fare il male si deve assumere il rischio di compierlo anche a danno della propria persona. Altrimenti dovremmo togliere le cancellate per non rischiare che i ladri si infilzino mentre cercano di scavalcare le recinzioni a tutela della nostra proprietà. Dovremmo altresì disarmare le forze dell'ordine, altrimenti rapinatori, violentatori e consimili potrebbero anche ferirsi. E via dicendo. Lo Stato non deve permettere di compiere gli illeciti in modo sicuro sia perché un illecito morale mai può essere considerato un diritto da garantire libero da pericoli sia perché l'eventuale danno a carico di chi delinque rappresenta un valido deterrente. E sul piano naturale, i rischi per la salute della donna generati dall'aborto potrebbero essere intesi come una forma di legittima difesa predisposta da Madre Natura a tutela del bambino.<br />Ma proseguiamo nell'intervista. La giornalista de La Stampa insidia il neo-eletto ricordandogli che per lui l'aborto non è un diritto. Occorre trovare la quadratura del cerchio e Tarquinio ci riesce benissimo: «Nei vari Paesi dell'UE esiste un lessico diverso sull'aborto. C'è chi ne parla in termini di diritto e chi ne parla come libertà della donna». Poi il Nostro afferma che lui è nato perché sua madre non ha scelto di abortire (clandestinamente, dato che la 194 non era stata ancora varata) e conclude: «Sono nato da questa libertà. E la difendo», aggiungendo che questa libertà è stata inserita di recente in Costituzione dalla Francia. Un vero saggio di free climbing sugli specchi. La differenza tra libertà e diritti sta solo nel fatto che le libertà quando vengono riconosciute dall'ordinamento giuridico diventano diritti. Ora, dato che Tarquinio è favore della libertà di abortire non può che essere a favore del diritto di abortire che tutela questa libertà. Ed infatti è lui stesso ad esplicitarlo quando difende la 194 e quando incensa la scelta dei francesi di elevare la libertà di abortire a livello costituzionale. Insomma l'ex direttore gioca con le parole per tentare di non mostrarsi completamente abortista e un tantino pro-life.<br />Ma queste alla fine sono sottigliezze di fronte alla seguente affermazione: «Io difendo la vita ed ho rispetto della scelta delle donne». Il principio di non contraddizione si mette a piangere perché è in lutto. Se uno difende la vita n]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60436380</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 11:31:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60436380/i_cattolici_hanno_votato_con_il_mal_di_pancia_o_non_hanno_votato_affatto.mp3" length="10953500" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7831

ELEZIONI: I CATTOLICI HANNO VOTATO CON IL MAL DI PANCIA O NON HANNO VOTATO AFFATTO di Tommaso Scandroglio

Il cattolico - quello autentico, non quello che ha il santino di Tucho...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7831" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7831</a><br /><br />ELEZIONI: I CATTOLICI HANNO VOTATO CON IL MAL DI PANCIA O NON HANNO VOTATO AFFATTO di Tommaso Scandroglio<br /><br />Il cattolico - quello autentico, non quello che ha il santino di Tucho nel portafoglio e che spegne il condizionatore d'estate perché meglio che sudi lui che la Terra - il cattolico, dicevamo, ha avuto maggiori scrupoli di coscienza ed uguali mal di pancia rispetto al resto della popolazione quando ha deciso di recarsi alle urne o di non recarsi affatto.<br />Questo perché nessun partito politico rispecchia le sue idee che sono quelle della Chiesa. Il problema attuale non è individuare, tra le molte, la compagine politica più vicina o meno distante dai principi indicati dalla Dottrina sociale della Chiesa. Il problema sta nel fatto che tutte le compagini politiche sono in antitesi con la Dottrina sociale della Chiesa, chi in modo più marcato chi in modo meno marcato. Quest'ultimo è il caso dei partiti che formano la coalizione di centro destra. Purtroppo, tralasciando d'ufficio i liberal di Forza Italia, anche i leader di Fratelli d'Italia e Lega hanno più volte dichiarato, ad esempio, che la legge 194 non si tocca, affermazione vidimata con tanto di voto in Parlamento, e che sono a favore delle coppie gay. Per tacere d'altro. L'uscita di sicurezza è stata per molti la soluzione di votare il singolo candidato e non il partito. [...]<br />Dunque bene contribuire con il proprio voto al bene comune, riconoscendo al voto, però, il giusto peso. In altri termini dobbiamo stare tutti tranquilli e nello stesso tempo tutti in allerta. Tutti tranquilli perché la salvezza non viene dalla politica, ma dalla fede che diventa cultura. Da una parte la politica è specchio della cultura e quindi cambiando questa si può influenzare quella (è la dinamica che ha portato alla sentenza Dobbs della Corte costituzionale statunitense). Su altro fronte è anche vero che l'oligarchia composta da una minoranza di tecnocrati, che fanno politica ben al di sopra del Parlamento europeo e della Commissione europea, creano cultura (questa è la dinamica che si sta sviluppando negli States dopo la sentenza Dobbs), imponendo modelli valoriali, orientamenti ideologici, sensibilità, priorità, etc.<br />Tutti, poi, dobbiamo stare in allerta perché, destra o sinistra al potere in Italia, in Europa o nel Mondo, lo Stato rimarrà tuo nemico. Che sia Meloni o Schlein questo rimarrà uno Stato che permette la soppressione dei bambini, non nati e già nati (cfr. legge 219/17), l'industrializzazione della riproduzione umana, la morte per eutanasia, le unioni civili. Che si voti a destra o a manca, questo Stato rimarrà tuo nemico perché è ladro, rubandoti il sudore delle tue fatiche lavorative con imposte fuori scala e applicando il "compri uno paghi due" quando assumi qualcuno. Rimarrà tuo nemico perché è ostile alla famiglia, permettendo la rottamazione del coniuge e la conseguente infelicità dei figli, nonché incentivando politiche familiari vessatorie dato che applica il coefficiente proporzionale rispetto al nucleo familiare: tanti più figli avrai, tante più tasse pagherai.<br />Questo Stato poi rimarrà tuo nemico perché vuole toglierti la libertà: la libertà di mandare i tuoi figli nelle scuole non intitolate a Darwin, la libertà di espressione perché se critichi certe caste odi subito un tintinnio di manette oppure la scrivania dove lavori inizia a scricchiolare, la libertà di movimento perché le grandi città sono diventate fortini inespugnabili per le vetture immatricolate 10 anni fa, la libertà d'impresa perché è un'impresa capire e applicare normative bizantine, inarticolate, a volte nebulose e a volte dettagliatissime, contraddittorie, sganciate assolutamente dal reale e partorite da enigmisti.<br />In breve, che sia Meloni o Schlein, in ogni caso non avremmo...]]></itunes:summary><itunes:duration>685</itunes:duration><itunes:keywords>astensionismo,costituzione,elezionieuropee,statonemico,voto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/710e71ff516313075548f15caf1acaaf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il primo matrimonio cattogay, frutto di Fiducia Supplicans</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-primo-matrimonio-cattogay-frutto-di-fiducia-supplicans--60278495</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7813" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7813</a><br /><br />IL PRIMO ''MATRIMONIO'' CATTOGAY, FRUTTO DI FIDUCIA SUPPLICANS di Tommaso Scandroglio<br />Ed eccoci arrivati al primo "matrimonio" cattogay. Pure misto, dato che una delle nubende è di religione metodista. Gli attori di questa messa in scena sacrilega sono: padre Joseph S. Williams, parroco della chiesa di St. Vincent de Paul, a Chicago, nell'arcidiocesi retta dal cardinale Blase Cupich; Kelli Beard, ministro metodista; Myah Knight che si definisce come una «persona QTBIPOC», ossia una «persona queer, trans, nera, indigena di colore», che si concentra sulla «navigazione dell'identità sessuale e di genere». Nel 2022, ha lanciato un cosiddetto «gruppo di sostegno al trauma religioso».<br />Veniamo alla celebrazione, da loro intesa come un vero e proprio matrimonio stando al formulario usato e ai gesti che hanno accompagnato questo formulario. P. Williams con tanto di stola: «Vi impegnate liberamente ad amarvi come sante spose [holy spouses]?». Beard: «Sì, lo voglio». Knight: «Sì, lo voglio». P. Williams: «Dio amorevole, accresci e consacra l'amore che Kelli e Myah nutrono l'una per l'altra. Gli anelli che si sono scambiate sono il segno della loro fedeltà e del loro impegno. Possano continuare a prosperare nella tua grazia e benedizione. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore». E infine, tracciando sulla coppia, in abiti da cerimonia, un segno di croce, il sacerdote ha pronunciato le seguenti parole: «La benedizione di Dio sia su di voi, Padre, Figlio e Spirito Santo». C'è anche un video, pubblicato su Instagram lo scorso 22 aprile, a testimoniare l'accaduto.<br />A provare che si trattava, nelle intenzioni dei presenti, di un matrimonio ci sono altre due prove. La prima: il commento del ministro metodista Beard, che così ha scritto sul suo account Instagram: «Myah ha sempre desiderato sposarsi nella cappella della sua Alma Mater, quindi l'ho sorpresa con una benedizione per il nostro matrimonio!». La seconda prova: sempre Beard nel suo account ha inserito nel post di commento al video degli hashtag significativi: #benedizioni cattoliche, #matrimonio dello stesso sesso e #nozze dello stesso sesso.<br />Nonostante tutto questo padre Williams, che si è riferito esplicitamente alla coppia lesbica come "spose", ha avuto l'ardire di affermare: «Il Santo Padre ha detto che le coppie dello stesso sesso possono essere benedette purché [tale benedizione] non rifletta una situazione matrimoniale... purché sia chiaro che non si tratta di un matrimonio». La realtà racconta l'opposto.<br />Alcune rapide riflessioni.<br />La prima: la benedizione di una coppia omosessuale, anche nel caso in cui non c'entrasse nulla con una benedizione matrimoniale, è atto intrinsecamente malvagio perché non si può bene-dire ciò che è contro natura, ossia intrinsecamente disordinato.<br />Seconda riflessione: un rito che mimi quello matrimoniale per benedire un'unione omosessuale rende più grave, dal punto di vista morale, la benedizione. Inutile aggiungere che il rito matrimoniale non trasforma una coppia omosessuale in una coppia sposata perché la diversità di sesso è requisito essenziale per far nascere il vincolo coniugale, sia per il diritto canonico che per il diritto naturale.<br />Terza riflessione: se non ci fosse un intervento formale dell'autorità ecclesiastica che almeno censurasse l'accaduto, ciò corrisponderebbe ad un gravissimo silenzio-assenso su ciò che si è svolto nella chiesa di St. Vincent de Paul. Quarta riflessione: è curioso che una delle due nubende fosse un ministro metodista e che quest'ultima fosse venuta in casa cattolica per celebrare le proprie "nozze" gay. Una chiara provocazione.<br />Quinta riflessione: era inevitabile che questo "matrimonio" cattogay prima o poi accadesse (e forse era già accaduto da qualche altra parte senza che i social potessero registrarlo) e accadesse in tempi record: a poco più di quattro mesi dalla pubblicazione di Fiducia supplicans. Inevitabile perché questo documento approva moralmente le unioni omosessuali. Ora, se le unioni omosessuali sono relazioni eticamente lecite, perché non permettere alle coppie gay di sposarsi? Sarebbe irragionevole benedire l'amore - supposto tale, ovviamente - tra due persone dello stesso sesso e poi negare loro il matrimonio. Accettata la premessa erronea - la relazione omosessuale esprime vero amore - si devono accettare anche tutte le conclusioni che derivano dalla premessa, matrimonio incluso. Benedetto il principio, occorre benedire anche tutte le declinazioni pratiche di questo principio. Altrimenti in cosa si cade? Bravi, avete capito al volo: nella discriminazione.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278495</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:14:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278495/il_primo_matrimonio_cattogay_frutto_di_fiducia_supplicans.mp3" length="5077482" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7813

IL PRIMO ''MATRIMONIO'' CATTOGAY, FRUTTO DI FIDUCIA SUPPLICANS di Tommaso Scandroglio
Ed eccoci arrivati al primo "matrimonio" cattogay. Pure misto, dato che una delle nubende è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7813" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7813</a><br /><br />IL PRIMO ''MATRIMONIO'' CATTOGAY, FRUTTO DI FIDUCIA SUPPLICANS di Tommaso Scandroglio<br />Ed eccoci arrivati al primo "matrimonio" cattogay. Pure misto, dato che una delle nubende è di religione metodista. Gli attori di questa messa in scena sacrilega sono: padre Joseph S. Williams, parroco della chiesa di St. Vincent de Paul, a Chicago, nell'arcidiocesi retta dal cardinale Blase Cupich; Kelli Beard, ministro metodista; Myah Knight che si definisce come una «persona QTBIPOC», ossia una «persona queer, trans, nera, indigena di colore», che si concentra sulla «navigazione dell'identità sessuale e di genere». Nel 2022, ha lanciato un cosiddetto «gruppo di sostegno al trauma religioso».<br />Veniamo alla celebrazione, da loro intesa come un vero e proprio matrimonio stando al formulario usato e ai gesti che hanno accompagnato questo formulario. P. Williams con tanto di stola: «Vi impegnate liberamente ad amarvi come sante spose [holy spouses]?». Beard: «Sì, lo voglio». Knight: «Sì, lo voglio». P. Williams: «Dio amorevole, accresci e consacra l'amore che Kelli e Myah nutrono l'una per l'altra. Gli anelli che si sono scambiate sono il segno della loro fedeltà e del loro impegno. Possano continuare a prosperare nella tua grazia e benedizione. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore». E infine, tracciando sulla coppia, in abiti da cerimonia, un segno di croce, il sacerdote ha pronunciato le seguenti parole: «La benedizione di Dio sia su di voi, Padre, Figlio e Spirito Santo». C'è anche un video, pubblicato su Instagram lo scorso 22 aprile, a testimoniare l'accaduto.<br />A provare che si trattava, nelle intenzioni dei presenti, di un matrimonio ci sono altre due prove. La prima: il commento del ministro metodista Beard, che così ha scritto sul suo account Instagram: «Myah ha sempre desiderato sposarsi nella cappella della sua Alma Mater, quindi l'ho sorpresa con una benedizione per il nostro matrimonio!». La seconda prova: sempre Beard nel suo account ha inserito nel post di commento al video degli hashtag significativi: #benedizioni cattoliche, #matrimonio dello stesso sesso e #nozze dello stesso sesso.<br />Nonostante tutto questo padre Williams, che si è riferito esplicitamente alla coppia lesbica come "spose", ha avuto l'ardire di affermare: «Il Santo Padre ha detto che le coppie dello stesso sesso possono essere benedette purché [tale benedizione] non rifletta una situazione matrimoniale... purché sia chiaro che non si tratta di un matrimonio». La realtà racconta l'opposto.<br />Alcune rapide riflessioni.<br />La prima: la benedizione di una coppia omosessuale, anche nel caso in cui non c'entrasse nulla con una benedizione matrimoniale, è atto intrinsecamente malvagio perché non si può bene-dire ciò che è contro natura, ossia intrinsecamente disordinato.<br />Seconda riflessione: un rito che mimi quello matrimoniale per benedire un'unione omosessuale rende più grave, dal punto di vista morale, la benedizione. Inutile aggiungere che il rito matrimoniale non trasforma una coppia omosessuale in una coppia sposata perché la diversità di sesso è requisito essenziale per far nascere il vincolo coniugale, sia per il diritto canonico che per il diritto naturale.<br />Terza riflessione: se non ci fosse un intervento formale dell'autorità ecclesiastica che almeno censurasse l'accaduto, ciò corrisponderebbe ad un gravissimo silenzio-assenso su ciò che si è svolto nella chiesa di St. Vincent de Paul. Quarta riflessione: è curioso che una delle due nubende fosse un ministro metodista e che quest'ultima fosse venuta in casa cattolica per celebrare le proprie "nozze" gay. 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Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo le tappe salienti di carattere giuridico di questa vicenda. Per sei volte i giudici avevano negato al padre, Beppino Englaro, la possibilità di interrompere nutrizione e idratazione alla figlia Eluana, finché nel 2007 la Cassazione e nel 2008 la Corte di Appello di Milano avevano acconsentito alla richiesta eutanasica del padre. Il ragionamento fu il seguente: attraverso una ricostruzione a posteriori, i giudici erano arrivati alla convinzione che Eluana, in quelle condizioni, non avrebbe mai voluto vivere. Dunque, stante la sua indisponibilità ad esprimere un consenso valido, ci avrebbe pensato il tutore, ossia il padre, a scegliere di morire. Tutto questo nel suo best interest.<br />All'ordine dei giudici di far morire la 39enne Eluana, l'allora direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina oppose un netto rifiuto - in una nota scrisse che i medici sarebbero venuti «meno ai loro obblighi professionali» se avessero provocato la morte di Eluana - rifiuto sostenuto dal parere dell'Avvocatura regionale e da un comunicato stampa del Ministero della Salute in cui si affermava che le strutture sanitarie regionali non erano obbligate ad uccidere la giovane donna.<br />LA MORTE PER FAME E PER SETE<br />Beppino Englaro nel gennaio del 2009 si rivolse al Tar che gli diede ragione, ma la Regione rimase ferma nel suo proposito. Allora il padre di Eluana se ne andò ad Udine dove la figlia trovò la morte per fame e per sete. Tenuto conto della sentenza del Tar, la Regione fu costretta a risarcire il padre con 175mila euro perché “costretto” a trasportare la figlia fuori regione. Inevitabilmente, poi, la Corte dei Conti aprì un procedimento a carico di Lucchina perché a sua volta doveva risarcire la Regione, che, per dirla in termini semplici, aveva pagato per conto suo. In primo grado Lucchina vinse, perché la sua fu una decisione «ponderata».<br />Ma ci fu il ricorso e ieri è arrivato il verdetto: Lucchina dovrà sborsare 175mila euro a favore della Regione Lombardia. La Corte dei Conti ha qualificato il rifiuto dell'allora dg come una «patente violazione dei propri doveri di servizio, [...] rifiuto assoluto [...] frutto di una personale ed autoritativa interpretazione del diritto alla vita e alla salute».<br />L'ingiustizia di cui è stato oggetto Lucchina sta nelle premesse di tutta questa vicenda, non nelle conclusioni. Tentiamo di spiegarci meglio. Le sentenze della Cassazione e della Corte di Appello di Milano erano contra legem. Infatti allora non era stata ancora varata la legge 219/17 la quale prevede che nel caso di persona incapace - come lo era Eluana - della sua vita e della sua morte può decidere il rappresentate legale. Prima di questa legge, il nostro ordinamento prevedeva che il rifiuto delle cure e persino di alimentazione e idratazione poteva essere legittimamente espresso solo da persona maggiorenne capace di intendere e volere. Nel caso invece di minore o di persona comunque incapace per motivi di salute, il paziente doveva essere sempre curato e nessuno, nemmeno il rappresentate legale, poteva decidere al suo posto se accettare o rifiutare alcune terapie. Dunque secondo la disciplina normativa dell'epoca Eluana non poteva morire.<br />ANTIGONE<br />I giudici di allora invece fecero spallucce alle leggi e redassero sentenze che furono i canovacci ispiratori della futura legge 219. Stanti quelle sentenze seppur ingiuste, la Regione Lombardia e quindi il dott. Lucchina avrebbero dovuto, in punta di diritto, dare corso al contenuto di quei dispositivi, ma così non fecero. Logico quindi, sempre secondo una prospettiva meramente giuridica, il ricorso al Tar e, a seguito del rifiuto di uccidere Eluana, la condanna della Regione al risarcimento in favore di Beppino. Inevitabile, infine, la condanna di Lucchina per i danni che aveva provocato all'erario. Dunque stanti le premesse erronee - le sentenze di Cassazione e Appello - le conclusioni altrettanto erronee - la condanna della Regione e di Lucchina - sono state inevitabili sotto il profilo giuridico.<br />Se la Regione e Lucchina, nella prospettiva giuridica, avrebbero dovuto dar corso alle sentenze eutanasiche di cui sopra, di contro, sotto il profilo morale, non potevano che agire come hanno agito. Di fronte ad una sentenza ingiusta che obbligava ad uccidere una innocente, non essendo riusciti a ribaltarla con gli strumenti giuridici, l'unica condotta eticamente lecita era quella dell'astensione dal male, ossia il rifiuto di legittimare un assassinio.<br />Viene in mente in modo quasi automatico Sofocle. Creonte, Re di Tebe, vieta di seppellire il corpo di Polinice, ma la sorella di questi, Antigone, non obbedisce ad un simile divieto ingiusto e così si rivolge al tiranno: «Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero» (Sofocle, Antigone).<br />Il riferimento è alla legge naturale, quella legge che comanda di non uccidere l'innocente, comando che vale sempre e comunque, anche nel caso in cui una sentenza obbligasse a compiere l'opposto. Il dott. Lucchina, pagando un prezzo assai salato, ha obbedito a questa legge scritta nel cuore di ciascuno. Ha giustamente e doverosamente anteposto la legge naturale ad un ingiusto diritto positivo. Ha anteposto la vita alla morte.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278482</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:12:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278482/condannato_lucchina_colpevole_di_voler_salvare_eluana.mp3" length="6107282" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7819

CONDANNATO LUCCHINA, ''COLPEVOLE'' DI VOLER SALVARE ELUANA di Tommaso Scandroglio
La vicenda Englaro pare non aver mai fine. Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo le tappe salienti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7819" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7819</a><br /><br />CONDANNATO LUCCHINA, ''COLPEVOLE'' DI VOLER SALVARE ELUANA di Tommaso Scandroglio<br />La vicenda Englaro pare non aver mai fine. Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo le tappe salienti di carattere giuridico di questa vicenda. Per sei volte i giudici avevano negato al padre, Beppino Englaro, la possibilità di interrompere nutrizione e idratazione alla figlia Eluana, finché nel 2007 la Cassazione e nel 2008 la Corte di Appello di Milano avevano acconsentito alla richiesta eutanasica del padre. Il ragionamento fu il seguente: attraverso una ricostruzione a posteriori, i giudici erano arrivati alla convinzione che Eluana, in quelle condizioni, non avrebbe mai voluto vivere. Dunque, stante la sua indisponibilità ad esprimere un consenso valido, ci avrebbe pensato il tutore, ossia il padre, a scegliere di morire. Tutto questo nel suo best interest.<br />All'ordine dei giudici di far morire la 39enne Eluana, l'allora direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina oppose un netto rifiuto - in una nota scrisse che i medici sarebbero venuti «meno ai loro obblighi professionali» se avessero provocato la morte di Eluana - rifiuto sostenuto dal parere dell'Avvocatura regionale e da un comunicato stampa del Ministero della Salute in cui si affermava che le strutture sanitarie regionali non erano obbligate ad uccidere la giovane donna.<br />LA MORTE PER FAME E PER SETE<br />Beppino Englaro nel gennaio del 2009 si rivolse al Tar che gli diede ragione, ma la Regione rimase ferma nel suo proposito. Allora il padre di Eluana se ne andò ad Udine dove la figlia trovò la morte per fame e per sete. Tenuto conto della sentenza del Tar, la Regione fu costretta a risarcire il padre con 175mila euro perché “costretto” a trasportare la figlia fuori regione. Inevitabilmente, poi, la Corte dei Conti aprì un procedimento a carico di Lucchina perché a sua volta doveva risarcire la Regione, che, per dirla in termini semplici, aveva pagato per conto suo. In primo grado Lucchina vinse, perché la sua fu una decisione «ponderata».<br />Ma ci fu il ricorso e ieri è arrivato il verdetto: Lucchina dovrà sborsare 175mila euro a favore della Regione Lombardia. La Corte dei Conti ha qualificato il rifiuto dell'allora dg come una «patente violazione dei propri doveri di servizio, [...] rifiuto assoluto [...] frutto di una personale ed autoritativa interpretazione del diritto alla vita e alla salute».<br />L'ingiustizia di cui è stato oggetto Lucchina sta nelle premesse di tutta questa vicenda, non nelle conclusioni. Tentiamo di spiegarci meglio. Le sentenze della Cassazione e della Corte di Appello di Milano erano contra legem. Infatti allora non era stata ancora varata la legge 219/17 la quale prevede che nel caso di persona incapace - come lo era Eluana - della sua vita e della sua morte può decidere il rappresentate legale. Prima di questa legge, il nostro ordinamento prevedeva che il rifiuto delle cure e persino di alimentazione e idratazione poteva essere legittimamente espresso solo da persona maggiorenne capace di intendere e volere. Nel caso invece di minore o di persona comunque incapace per motivi di salute, il paziente doveva essere sempre curato e nessuno, nemmeno il rappresentate legale, poteva decidere al suo posto se accettare o rifiutare alcune terapie. Dunque secondo la disciplina normativa dell'epoca Eluana non poteva morire.<br />ANTIGONE<br />I giudici di allora invece fecero spallucce alle leggi e redassero sentenze che furono i canovacci ispiratori della futura legge 219. Stanti quelle sentenze seppur ingiuste, la Regione Lombardia e quindi il dott. Lucchina avrebbero dovuto, in punta di diritto, dare corso al contenuto di quei dispositivi, ma così non fecero. Logico quindi, sempre secondo una prospettiva meramente giuridica, il ricorso al Tar...]]></itunes:summary><itunes:duration>382</itunes:duration><itunes:keywords>condanna,direttoregeneralesanità,eluana,eutanasia,lucchina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/60c9cbac7662f5c318d85a013e4d78be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il gay pride apre le porte all'educazione sessuale dei bimbi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gay-pride-apre-le-porte-all-educazione-sessuale-dei-bimbi--60278474</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7818" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7818</a><br /><br />IL GAY PRIDE APRE LE PORTE ALL'EDUCAZIONE SESSUALE DEI BIMBI (E SIFFREDI A PORTA A PORTA...) di Tommaso Scandroglio<br />Village Kids. No, non è uno di quei baby club dei villaggi turistici dove parcheggiare la prole mentre papà fa immersioni e mamma sta in piscina. Si tratta invece di uno spazio bimbi all'interno del Liguria Pride, spazio aperto da oggi, 1 giugno fino al 7 presso i Giardini Luzzati a Genova. Insomma un pride bonsai a misura di minore. In seno al Village Kids, tra le altre attività, si svolgerà anche il laboratorio "Infinite Famiglie" tenuto da Edusex Aps, associazione presente anche nelle scuole primarie per parlare di sessualità ed affettività. Il Comitato Liguria Pride svela il contenuto delle attività che si svolgeranno nel Village Kids: «I laboratori del Village Kids propongono di divertirsi, giocare e lavorare su temi che esistono, che sono nella nostra società [...]: le disabilità ad esempio, o le tante forme che può avere una famiglia, o gli stereotipi». Dunque in soldoni Edusex ed altri insegneranno ai bambini che l'omosessualità e la transessualità sono cose buone.<br />I consiglieri della Lega non ci stanno e, tramite una nota, hanno chiesto al sindaco Bucci di intervenire per bloccare un evento «che ha come tema la diffusione della teoria gender tra i bambini». E così proseguono: « La Lega non crede che sia giusto usare uno spazio pubblico per un incontro di questo tipo che coinvolge bimbi tra i 5 e gli 8 anni e questa decisione ci lascia indignati proprio per la delicatezza degli argomenti che si vanno a trattare e che pensiamo non si dovrebbero discutere con dei bambini di quell'età».<br />Suscita triste interesse notare la relazione tra Pride e educazione alla sessualità ed affettività per i più piccoli. Questa relazione assume più valenze. In primis è un messaggio per gli adulti: il Pride è contestazione, rivolta, sberleffo, rivendicazione, lotta e rivoluzione. È scontro con un mondo retrivo e bigotto (supposto tale ovviamente dato che ormai tutti sono gay friendly), un mondo che non ha ancora capito che le varianti dell'amore sono tante quante i colori dell'arcobaleno e che le identità sessuali sono sfumate come i quadri di Turner. Questa inedita normalità deve essere insegnata ai bambini affinché non ci sia più bisogno di Pride in futuro. La didattica LGBT serve quindi a scrivere su fogli bianchi ancora immacolati le parole d'ordine dell'agenda omo-transessualista, a togliere l'innocenza a cuori vergini. È esattamente ciò che sta avvenendo da qualche decennio in tutto il mondo con l'educazione alla sessualità e alla salute riproduttiva, ossia vendere come protocolli medici pratiche come l'aborto, la contraccezione e la sterilizzazione.<br />I MAESTRI SONO MAMMA E PAPÀ QUANDO SI VOGLIONO BENE<br />Inutile aggiungere che ai bambini nulla deve essere didatticamente e didascalicamente insegnato sull'affettività, perché già di loro danno e cercano affetto, e quindi sanno benissimo cosa sia. E poi i loro maestri sono mamma e papà quando si vogliono bene: quella è l'unica lezione sull'affetto che conta. In merito alla sessualità, dubbi e domande è bene che sorgano spontaneamente e non sollecitati da gay e trans. Dubbi e domande a cui, primariamente ed ordinariamente, risponderanno i genitori perché tali tematiche sono sensibilissime ed intime. Chi meglio dei genitori conosce i propri figli e quindi chi meglio di loro, almeno sulla carta, è in grado di trovare tempi, modi e parole per parlare del miracolo di due anime che si donano tramite il corpo? I filo-gender sono consapevoli di tutto questo, ma il loro intento è manipolare le coscienze dei piccoli per avere in futuro dei grandi manipolati.<br />La strategia è semplice: è più facile adulterare l'anima di un bambino che quella di un adulto. Gli attivisti "gai" liguri non si sono inventati nulla.<br />Un esempio tra i molti: citiamo gli Standards for Sexuality Education in Europe elaborato nel 2010 da 19 esperti e poi firmato dal Centro Federale per l'Educazione alla Salute, un organismo del governo tedesco, e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea. Si tratta di alcune linee guida utili ai «politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti» del settore per impartire l'educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell'area europea e zone limitrofe. Un testo che per i bambini dagli zero ai 4 anni suggerisce il gioco del dottore e che consiglia di «informare [i bambini] sul piacere e sul godimento che si sperimenta quando si accarezza il proprio corpo e sulla masturbazione precoce infantile».<br />SCOPRIRE LA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE?<br />Sempre in questa fascia di età bisogna spiegare all'infante e al quasi infante che costoro vantano «il diritto di scoprire la propria identità di genere». Tra i 4-6 anni è opportuno che apprendano qualche nozione di base «sull'amicizia o sull'amore tra persone dello stesso sesso» e sul fatto che esistono «concezioni diverse di famiglia». Arrivati ai 9 anni è necessario spiegare che esiste una «differenza tra identità di genere e sesso biologico», questo anche perché bisogna far sorgere in loro «una favorevole disposizione verso l'uguaglianza di genere nei rapporti interpersonali e nella scelta del partner».<br />Altro esempio: l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità, nel 2014 pubblicò una trilogia di opuscoli, destinati agli insegnanti, dal titolo Educare alla diversità a scuola, opuscoli poi ritirati dal Ministero dell'Istruzione a seguito delle numerose proteste. In questi opuscoli si poteva leggere senza infingimenti che «molti bambini trascorrono gli anni della scuola elementare senza accenni positivi alle persone LGBT. Gli anni delle elementari offrono, invece, una meravigliosa e importante opportunità di instillare [sic] e/o nutrire atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere. Nella società occidentale si dà per scontato che l'orientamento sessuale sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti, un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe. Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse».<br />Da qui uno dei moniti rivolti ai maestri: «Non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assuma che l'eterosessualità sia l'orientamento ‘normale', invece che uno dei possibili orientamenti sessuali). Tale punto di vista, ad esempio, può tradursi nell'assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà». Bisogna poi rifuggire dalle seguenti condotte che vengono definite «stereotipi basati sul genere»: per i «maschi ad esempio, guardare la Formula 1 o giocare ai videogiochi», per le «femmine ad esempio, essere interessate alla cucina o allo shopping».<br />C'è solo da sperare che questi imberbi studenti non si applichino e crescano ignoranti.<br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Siffredi testimonial di Vespa per l'obbligo di educazione sessuale di Stato" racconta come il servizio pubblico Rai abbia consacrato Rocco Siffredi a Porta a Porta, presentandolo come testimonial dell'educazione sessuale di Stato obbligatoria, che si contrapponga all'industria del porno senza regole. Che a lui fa concorrenza.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1 giugno 2024:<br />In oltre 20 anni di trasmissione, Porta a Porta ha conquistato sul campo l'appellativo di terza Camera: l'ospitata da Bruno Vespa, per politici o personaggi dello spettacolo, li inquadra dentro una cornice istituzionale, autorevole, importante. Lo scadimento di qualità del format Rai, già visto all'opera durante la pandemia, ha toccato il suo punto più basso nella puntata andata in onda il 29 maggio, con accenti drammaticamente preoccupanti, uniti a una buona dose di squallore televisivo.<br />Ospite d'onore, con tanto di immancabile intervista vis a vis, Rocco Siffredi, che da diversi mesi, come abbiamo documentato, sta scalando i palinsesti presentandosi come il moralizzatore del porno e l'ambasciatore di una nuova educazione sessuale da offrire ai minori. Dalle trasmissioni del pomeriggio ad usum casalinga fino ai programmi più giovanili (Diaco, la fisica dell'amore), persino in versione famigliare (Cattelan) e romantica (Belve, Fagnani) l'altra sera il servizio pubblico televisivo ha definitivamente consacrato il re del porno che nella sua seconda vita, abbandonato il set, sta portando avanti i suoi affari nel mondo dell'hard con la sua Academy rivolta a tutti quei giovani che vogliono diventare attori o registi hard.<br />Trasmissione squallida, dicevamo e non ovviamente per le immagini trasmesse, anzi, tutto rigorosamente censurato, ma per il messaggio che si ricava dopo aver assistito all'oretta e passa di monologo indisturbato di Siffredi, tra sorrisetti allusivi e battutine da caserma per rendere il tutto pop.<br />Domande scomode? Nessuna. Analisi dei problemi che la pornografia produce negli utenti e nei lavoratori di questo redditizio mercato? Ma neanche per idea.<br />Tutti, da Vespa agli ospiti, il sessuologo Emmanuele Iannini, la psicoterapeuta Stefania Andreoli, passando per l'attrice Barbara Bouchet e la giornalista Concita]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278474</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:09:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278474/il_gay_pride_apre_le_porte_all_educazione_sessuale_dei_bimbi_e_siffredi_a_porta_a_porta.mp3" length="11758942" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7818

IL GAY PRIDE APRE LE PORTE ALL'EDUCAZIONE SESSUALE DEI BIMBI (E SIFFREDI A PORTA A PORTA...) di Tommaso Scandroglio
Village Kids. No, non è uno di quei baby club dei villaggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7818" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7818</a><br /><br />IL GAY PRIDE APRE LE PORTE ALL'EDUCAZIONE SESSUALE DEI BIMBI (E SIFFREDI A PORTA A PORTA...) di Tommaso Scandroglio<br />Village Kids. No, non è uno di quei baby club dei villaggi turistici dove parcheggiare la prole mentre papà fa immersioni e mamma sta in piscina. Si tratta invece di uno spazio bimbi all'interno del Liguria Pride, spazio aperto da oggi, 1 giugno fino al 7 presso i Giardini Luzzati a Genova. Insomma un pride bonsai a misura di minore. In seno al Village Kids, tra le altre attività, si svolgerà anche il laboratorio "Infinite Famiglie" tenuto da Edusex Aps, associazione presente anche nelle scuole primarie per parlare di sessualità ed affettività. Il Comitato Liguria Pride svela il contenuto delle attività che si svolgeranno nel Village Kids: «I laboratori del Village Kids propongono di divertirsi, giocare e lavorare su temi che esistono, che sono nella nostra società [...]: le disabilità ad esempio, o le tante forme che può avere una famiglia, o gli stereotipi». Dunque in soldoni Edusex ed altri insegneranno ai bambini che l'omosessualità e la transessualità sono cose buone.<br />I consiglieri della Lega non ci stanno e, tramite una nota, hanno chiesto al sindaco Bucci di intervenire per bloccare un evento «che ha come tema la diffusione della teoria gender tra i bambini». E così proseguono: « La Lega non crede che sia giusto usare uno spazio pubblico per un incontro di questo tipo che coinvolge bimbi tra i 5 e gli 8 anni e questa decisione ci lascia indignati proprio per la delicatezza degli argomenti che si vanno a trattare e che pensiamo non si dovrebbero discutere con dei bambini di quell'età».<br />Suscita triste interesse notare la relazione tra Pride e educazione alla sessualità ed affettività per i più piccoli. Questa relazione assume più valenze. In primis è un messaggio per gli adulti: il Pride è contestazione, rivolta, sberleffo, rivendicazione, lotta e rivoluzione. È scontro con un mondo retrivo e bigotto (supposto tale ovviamente dato che ormai tutti sono gay friendly), un mondo che non ha ancora capito che le varianti dell'amore sono tante quante i colori dell'arcobaleno e che le identità sessuali sono sfumate come i quadri di Turner. Questa inedita normalità deve essere insegnata ai bambini affinché non ci sia più bisogno di Pride in futuro. La didattica LGBT serve quindi a scrivere su fogli bianchi ancora immacolati le parole d'ordine dell'agenda omo-transessualista, a togliere l'innocenza a cuori vergini. È esattamente ciò che sta avvenendo da qualche decennio in tutto il mondo con l'educazione alla sessualità e alla salute riproduttiva, ossia vendere come protocolli medici pratiche come l'aborto, la contraccezione e la sterilizzazione.<br />I MAESTRI SONO MAMMA E PAPÀ QUANDO SI VOGLIONO BENE<br />Inutile aggiungere che ai bambini nulla deve essere didatticamente e didascalicamente insegnato sull'affettività, perché già di loro danno e cercano affetto, e quindi sanno benissimo cosa sia. E poi i loro maestri sono mamma e papà quando si vogliono bene: quella è l'unica lezione sull'affetto che conta. In merito alla sessualità, dubbi e domande è bene che sorgano spontaneamente e non sollecitati da gay e trans. Dubbi e domande a cui, primariamente ed ordinariamente, risponderanno i genitori perché tali tematiche sono sensibilissime ed intime. Chi meglio dei genitori conosce i propri figli e quindi chi meglio di loro, almeno sulla carta, è in grado di trovare tempi, modi e parole per parlare del miracolo di due anime che si donano tramite il corpo? I filo-gender sono consapevoli di tutto questo, ma il loro intento è manipolare le coscienze dei piccoli per avere in futuro dei grandi manipolati.<br />La strategia è semplice: è più facile adulterare l'anima di un bambino che quella di un adulto. 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Da anni gli italiani preferiscono il sindaco al sacerdote per sposarsi. Però il rito è "tristo" in comune e così sempre più spesso ci si dà all'ibridazione: un primo "sì" al municipio e poi su un bel prato un secondo "sì" con tanto di fiori, musiche, testimonianze e un celebrante senza fascia tricolore.<br />Parliamo di quest'ultimo. Pare che il celebrante sia diventato una vera e propria professione a tutti gli effetti dato che esiste anche una federazione ad hoc che si chiama Federcelebranti. Una figura, quella del celebrante, sempre più richiesta non solo per le nozze, ma anche per le unioni civili - che segnano un +32% nei primi mesi del 2022 - i funerali, le nascite, le convivenze (si vuole così sugellare la convivenza senza volersi però sposare), le lauree, i fidanzamenti ed addirittura i "cambi" di sesso, le guarigioni e i divorzi. Insomma ogni occasione è buona per chiamare in causa un celebrante con le sue relative competenze. Costui è sostanzialmente un planner che organizza tutto nel dettaglio: canti, musiche, letture di poesie, testimonianze, foto, addobbi, arredi, redazione del finto consenso matrimoniale e molto altro ancora. Naturalmente il suo ruolo principale è quello di raccogliere le promesse dei due piccioncini.<br />In merito ai matrimoni, il celebrante può fungere da delegato del sindaco oppure no. In quest'ultimo caso si chiede al celebrante solo di ripetere il momento del consenso già avvenuto in comune, abbellendolo, impreziosendolo appunto con canti, fiori ed addobbi. C'è pure la firma sul certificato di matrimonio, ovviamente simbolico. Si possono anche scegliere diversi riti: il rito delle sabbie, il rito celtico dell'handfasting con i nastri, il rito della luce, quello dell'albero, quello della scatola del tempo. Significativo poi il Naming, ossia la Cerimonia del nome o Cerimonia di benvenuto. Avviene dopo il battesimo o anche al posto del battesimo.<br />Il fenomeno qui descritto nasce semplicemente dal fatto che le persone hanno abbandonato in discarica la fede. Niente più matrimoni, né funerali in Chiesa e sempre meno battesimi. Però rimane la voglia di stare insieme (magari non per sempre, ma per il tempo necessario) e rimane il fatto che si nasce e si muore. Come allora celebrare queste vicende umanissime che interessano tutti? Ecco inventarsi riti laici, pagani, new age e post age che scimmiottano i riti sacri. Si tratta in definitiva di mimesi. Tali riti sono quindi una copia patetica degli autentici riti cristiani. Cestinati gli originali si ricorre ai surrogati. In tal modo abbiamo il rito dell'amore che è il matrimonio, il rito di benvenuto che è il battesimo, il rito del commiato che è il funerale. Una traduzione laica e laicista dei sacramenti e sacramentali cristiani. Questo è tanto vero che il celebrante appare a tutti essere una copia del sacerdote. Naturalmente la cultura secolare ha prodotto nel tempo anche i suoi nuovi sacramenti e dunque perché non celebrare anche divorzi ed unioni civili?<br />Il fenomeno sociale qui descritto mette comunque in luce un aspetto di carattere antropologico di segno positivo. L'uomo è portato per natura a comunicare l'importanza di ciò che fa con segni adeguati. Ecco il ricorso insopprimibile ai simboli ed ecco il ricorso ai riti, che sono simboli in successione e connessione. La forma è necessaria per comunicare un certo contenuto e più il contenuto è rilevante più la forma deve esserlo anche lei. Simboli e riti quindi accompagnano l'uomo nella storia in modo ineludibile.<br />Per paradosso poi accade che quello che hai buttato dalla porta rientri dalla finestra. Ciò a voler dire che questi riti volutamente acattolici, tendono involontariamente al sacro proprio perché il trascendente è il grande assente, la cui assenza si nota eccome. Questa sorta di liturgie - storture delle vere liturgie - crea come dei buchi al loro interno. Abbiamo i canti, le invocazioni che sono simil-preghiere, i ringraziamenti, lo scambio delle promesse, tutto concorre a far percepire l'assenza di Dio che dovrebbe accogliere le invocazioni e i ringraziamenti, che dovrebbe benedire le promesse. Tutto allora reclama un piano più elevato, più sublime. Tutto prova che questa realtà terrena trova il suo ultimo e definitivo compimento nel Cielo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278312</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:05:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278312/professione_celebrante_arriva_il_surrogato_laico_del_prete.mp3" length="5079103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7816

PROFESSIONE CELEBRANTE, ARRIVA IL SURROGATO LAICO DEL PRETE di Tommaso Scandroglio
54%. È la percentuale di matrimoni civili registrata nel 2021 in Italia. Da anni gli italiani...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7816" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7816</a><br /><br />PROFESSIONE CELEBRANTE, ARRIVA IL SURROGATO LAICO DEL PRETE di Tommaso Scandroglio<br />54%. È la percentuale di matrimoni civili registrata nel 2021 in Italia. Da anni gli italiani preferiscono il sindaco al sacerdote per sposarsi. Però il rito è "tristo" in comune e così sempre più spesso ci si dà all'ibridazione: un primo "sì" al municipio e poi su un bel prato un secondo "sì" con tanto di fiori, musiche, testimonianze e un celebrante senza fascia tricolore.<br />Parliamo di quest'ultimo. Pare che il celebrante sia diventato una vera e propria professione a tutti gli effetti dato che esiste anche una federazione ad hoc che si chiama Federcelebranti. Una figura, quella del celebrante, sempre più richiesta non solo per le nozze, ma anche per le unioni civili - che segnano un +32% nei primi mesi del 2022 - i funerali, le nascite, le convivenze (si vuole così sugellare la convivenza senza volersi però sposare), le lauree, i fidanzamenti ed addirittura i "cambi" di sesso, le guarigioni e i divorzi. Insomma ogni occasione è buona per chiamare in causa un celebrante con le sue relative competenze. Costui è sostanzialmente un planner che organizza tutto nel dettaglio: canti, musiche, letture di poesie, testimonianze, foto, addobbi, arredi, redazione del finto consenso matrimoniale e molto altro ancora. Naturalmente il suo ruolo principale è quello di raccogliere le promesse dei due piccioncini.<br />In merito ai matrimoni, il celebrante può fungere da delegato del sindaco oppure no. In quest'ultimo caso si chiede al celebrante solo di ripetere il momento del consenso già avvenuto in comune, abbellendolo, impreziosendolo appunto con canti, fiori ed addobbi. C'è pure la firma sul certificato di matrimonio, ovviamente simbolico. Si possono anche scegliere diversi riti: il rito delle sabbie, il rito celtico dell'handfasting con i nastri, il rito della luce, quello dell'albero, quello della scatola del tempo. Significativo poi il Naming, ossia la Cerimonia del nome o Cerimonia di benvenuto. Avviene dopo il battesimo o anche al posto del battesimo.<br />Il fenomeno qui descritto nasce semplicemente dal fatto che le persone hanno abbandonato in discarica la fede. Niente più matrimoni, né funerali in Chiesa e sempre meno battesimi. Però rimane la voglia di stare insieme (magari non per sempre, ma per il tempo necessario) e rimane il fatto che si nasce e si muore. Come allora celebrare queste vicende umanissime che interessano tutti? Ecco inventarsi riti laici, pagani, new age e post age che scimmiottano i riti sacri. Si tratta in definitiva di mimesi. Tali riti sono quindi una copia patetica degli autentici riti cristiani. Cestinati gli originali si ricorre ai surrogati. In tal modo abbiamo il rito dell'amore che è il matrimonio, il rito di benvenuto che è il battesimo, il rito del commiato che è il funerale. Una traduzione laica e laicista dei sacramenti e sacramentali cristiani. Questo è tanto vero che il celebrante appare a tutti essere una copia del sacerdote. Naturalmente la cultura secolare ha prodotto nel tempo anche i suoi nuovi sacramenti e dunque perché non celebrare anche divorzi ed unioni civili?<br />Il fenomeno sociale qui descritto mette comunque in luce un aspetto di carattere antropologico di segno positivo. L'uomo è portato per natura a comunicare l'importanza di ciò che fa con segni adeguati. Ecco il ricorso insopprimibile ai simboli ed ecco il ricorso ai riti, che sono simboli in successione e connessione. La forma è necessaria per comunicare un certo contenuto e più il contenuto è rilevante più la forma deve esserlo anche lei. Simboli e riti quindi accompagnano l'uomo nella storia in modo ineludibile.<br />Per paradosso poi accade che quello che hai buttato dalla porta rientri dalla finestra. Ciò a voler dire che questi riti...]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:keywords>celebrante,professionisti,riticristiani,senzadio,surrogatolaico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/38d9a220221e0d00b4c4286033190dfd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Università Bocconi Woke, sospeso chi deride i bagni gender neutral</title><link>https://www.spreaker.com/episode/universita-bocconi-woke-sospeso-chi-deride-i-bagni-gender-neutral--60278303</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7815" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7815</a><br /><br />UNIVERSITA' BOCCONI WOKE, SOSPESO CHI DERIDE I BAGNI GENDER NEUTRAL di Tommaso Scandroglio<br />Ormai esiste un Codice Disciplinare Lgbt che prevede sanzioni di varia natura laddove si manifestino comportamenti non allineati alla vulgata corrente. E così puoi finire in galera, se non confezioni una torta per delle "nozze" gay. Perdere la cattedra, se a scuola sei critico riguardi ai dogmi arcobaleno. Veder chiuso il tuo centro per l'infanzia abbandonata, se rifiuti l'adozione a coppie gay. Essere colpito dal boicottaggio dei tuoi prodotti, se ti permetti di dire che preferisci la famiglia ai gruppi poliamorosi queer stile Murgia. Veder censurato un tuo scritto sui social, se espressione del buon senso.<br />Le ultime vittime del Codice Disciplinare Lgbt sono tre studenti della Bocconi che sono stati sospesi per sei mesi dalle lezioni ed esami perché hanno avuto l'ardire o di affermare verità incontrovertibili sul transessualismo o di esprimersi con un'ironia troppo salace per i gusti raffinati per chi fatto della tolleranza una ragione di vita.<br />I BAGNI GENDER NEUTRAL<br />Lo scorso anno l'Università Bocconi di Milano ha inaugurato i bagni gender neutral, ossia toilette aperte a chi non si riconosce né come maschio né come femmina. Una vera contraddizione dato che il transessuale che entrerà in questi bagni nel momento in cui dovrà urinare mostrerà in modo plastico a quale sesso appartiene, sia questo originale che rifatto. La minzione quindi si eleva a prova inoppugnabile che la neutralità sessuale non esiste, semmai è un idea astratta che può ingannare qualche anima bella fuori dalla porta dei Wc, ma non al di là di quella.<br />I commenti incriminati erano di questo tenore: «Li puoi letteralmente usare per andare a trans»; «Ma non diciamo pagliacciate. Può piacerti chiunque, ma sei hai il ... resti un maschio e se hai la ... resti femmina. E vai nel bagno adatto»; «Li userò, ma non per andare in bagno». La misura è stata sollecitata dalla segnalazione da parte del presidente dell'associazione Lgbtqia+ «Best Bocconi», Samuele Appignanesi. Quest'ultimo ebbe a scrivere: «Due anni fa, quando ho ripreso a fare coming out, ho iniziato ad avere difficoltà ad usare i bagni in università. Nei bagni degli uomini venivo guardato male e a volte anche deriso. Nei bagni delle donne mi sentivo fuori posto e anche lì ricevevo qualche sguardo».<br />Se la derisione comportasse ingiusta discriminazione sarebbe da censurare: ovviamente non con sei mesi di sospensione. Altrimenti con lo stesso metro dovremmo mettere in galera per vent'anni tutti coloro i quali durante i gay pride deridono la Chiesa cattolica, i suoi simboli e i suoi santi. Laddove invece si dichiarasse solo il vero - i maschi hanno il pene e le femmine la vagina - e si criticasse il transessualismo - ecco le occhiate e gli sguardi di riprovazione - nulla quaestio: dovrebbe rientrare nella libertà di pensiero, la stessa libertà, usata male, per "cambiare" sesso, per istituire i bagni gender neutral e per entrare negli stessi.<br />IL TRANSESSUALISMO NON È UNA CONDIZIONE ETICAMENTE ACCETTABILE<br />Detto tutto ciò l'errore a monte che ha portato alla creazione delle toilette asessuate e alla connessa sanzione draconiana dell'ateneo meneghino (si può arrivare sino a tre anni di sospensione) sta nel ritenere il transessualismo condizione eticamente accettabile. Ma così non è. E non lo è, come avevamo già spiegato a suo tempo, per più motivi. In primo luogo, allo stato attuale della tecnica, è impossibile cambiare sesso. L'uomo che si amputa il pene, costruisce una vagina e aggiunge un seno al suo petto, potrà sembrare una donna ma rimane un uomo, perché fanno fede i suoi cromosomi che rimarranno XY. Cromosomi che sono presenti in tutte le 100mila miliardi e più di cellule che compongono il nostro corpo. Tutte le più intime fibre del nostro corpo gridano l'appartenenza al sesso biologico. Quindi il transessualismo è un inganno, una menzogna. Per affermare la propria identità la si contraddice. Un vero paradosso che genera sempre più disagio.<br />In secondo luogo il sesso biologico è identitario della persona per il semplice fatto che è impossibile pensare una persona senza sesso (come senza forma, colore, volume, peso, etc.). Inoltre maschio e femmina non sono mai di per sé attributi sbagliati, erronei, ma caratteri naturali sempre buoni. Nascere maschio o femmina non può quindi essere un disturbo o peggio una patologia, ma esprimono una realtà antropologica sana e quindi una verità personale che il soggetto deve riconoscere e fare proprio. Nasciamo maschi e femmine per diventare uomini e donne per mezzo delle nostre scelte, perché solo se conformiamo le nostre condotte alla nostra identità - e parte della nostra identità è sessuata - allora ci realizzeremo e quindi saremo felici. Occorre quindi non modificare il proprio corpo secondo i desiderata della mente, ma modificare la mente secondo la realtà corporea.<br />Quando c'è disagio verso il proprio corpo sano vuol dire che qualcosa si è rotto nella nostra psiche. Cambiare la morfologia del corpo accentua i problemi, non li sana. Infatti non è nel corpo il problema, ma altrove (educazione, ferita nell'autostima, relazioni, dipendenze, etc.). Si interviene nel corpo pensando che lì ci sia la causa del proprio malessere, ma si sbaglia (cfr. T. Scandroglio, voce Che male c'è a cambiare sesso?, in Dizionario elementare dei luoghi comuni, Ida, Milano).<br />Torniamo ai bagni senza sesso e senza senso della Bocconi. Se il transessualismo è una condizione che non rispetta la dignità della persona e anzi la danneggia sotto il profilo psico-fisico, questi bagni non ci dovrebbero essere e le critiche rispettose verso questa condizione non solo non dovrebbero essere sanzionate, ma tutelate ed elogiate.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278303</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:02:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278303/universit_bocconi_woke_sospeso_chi_deride_i_bagni_gender_neutral.mp3" length="5960600" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7815

UNIVERSITA' BOCCONI WOKE, SOSPESO CHI DERIDE I BAGNI GENDER NEUTRAL di Tommaso Scandroglio
Ormai esiste un Codice Disciplinare Lgbt che prevede sanzioni di varia natura laddove...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7815" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7815</a><br /><br />UNIVERSITA' BOCCONI WOKE, SOSPESO CHI DERIDE I BAGNI GENDER NEUTRAL di Tommaso Scandroglio<br />Ormai esiste un Codice Disciplinare Lgbt che prevede sanzioni di varia natura laddove si manifestino comportamenti non allineati alla vulgata corrente. E così puoi finire in galera, se non confezioni una torta per delle "nozze" gay. Perdere la cattedra, se a scuola sei critico riguardi ai dogmi arcobaleno. Veder chiuso il tuo centro per l'infanzia abbandonata, se rifiuti l'adozione a coppie gay. Essere colpito dal boicottaggio dei tuoi prodotti, se ti permetti di dire che preferisci la famiglia ai gruppi poliamorosi queer stile Murgia. Veder censurato un tuo scritto sui social, se espressione del buon senso.<br />Le ultime vittime del Codice Disciplinare Lgbt sono tre studenti della Bocconi che sono stati sospesi per sei mesi dalle lezioni ed esami perché hanno avuto l'ardire o di affermare verità incontrovertibili sul transessualismo o di esprimersi con un'ironia troppo salace per i gusti raffinati per chi fatto della tolleranza una ragione di vita.<br />I BAGNI GENDER NEUTRAL<br />Lo scorso anno l'Università Bocconi di Milano ha inaugurato i bagni gender neutral, ossia toilette aperte a chi non si riconosce né come maschio né come femmina. Una vera contraddizione dato che il transessuale che entrerà in questi bagni nel momento in cui dovrà urinare mostrerà in modo plastico a quale sesso appartiene, sia questo originale che rifatto. La minzione quindi si eleva a prova inoppugnabile che la neutralità sessuale non esiste, semmai è un idea astratta che può ingannare qualche anima bella fuori dalla porta dei Wc, ma non al di là di quella.<br />I commenti incriminati erano di questo tenore: «Li puoi letteralmente usare per andare a trans»; «Ma non diciamo pagliacciate. Può piacerti chiunque, ma sei hai il ... resti un maschio e se hai la ... resti femmina. E vai nel bagno adatto»; «Li userò, ma non per andare in bagno». La misura è stata sollecitata dalla segnalazione da parte del presidente dell'associazione Lgbtqia+ «Best Bocconi», Samuele Appignanesi. Quest'ultimo ebbe a scrivere: «Due anni fa, quando ho ripreso a fare coming out, ho iniziato ad avere difficoltà ad usare i bagni in università. Nei bagni degli uomini venivo guardato male e a volte anche deriso. Nei bagni delle donne mi sentivo fuori posto e anche lì ricevevo qualche sguardo».<br />Se la derisione comportasse ingiusta discriminazione sarebbe da censurare: ovviamente non con sei mesi di sospensione. Altrimenti con lo stesso metro dovremmo mettere in galera per vent'anni tutti coloro i quali durante i gay pride deridono la Chiesa cattolica, i suoi simboli e i suoi santi. Laddove invece si dichiarasse solo il vero - i maschi hanno il pene e le femmine la vagina - e si criticasse il transessualismo - ecco le occhiate e gli sguardi di riprovazione - nulla quaestio: dovrebbe rientrare nella libertà di pensiero, la stessa libertà, usata male, per "cambiare" sesso, per istituire i bagni gender neutral e per entrare negli stessi.<br />IL TRANSESSUALISMO NON È UNA CONDIZIONE ETICAMENTE ACCETTABILE<br />Detto tutto ciò l'errore a monte che ha portato alla creazione delle toilette asessuate e alla connessa sanzione draconiana dell'ateneo meneghino (si può arrivare sino a tre anni di sospensione) sta nel ritenere il transessualismo condizione eticamente accettabile. Ma così non è. E non lo è, come avevamo già spiegato a suo tempo, per più motivi. In primo luogo, allo stato attuale della tecnica, è impossibile cambiare sesso. L'uomo che si amputa il pene, costruisce una vagina e aggiunge un seno al suo petto, potrà sembrare una donna ma rimane un uomo, perché fanno fede i suoi cromosomi che rimarranno XY. Cromosomi che sono presenti in tutte le 100mila miliardi e più di cellule che compongono...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>bagni,bocconi,disparità,genderneutral,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4bfd82aa4cb5ddadddefe9979a6fa0f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I tentati suicidi sono 12 volte più probabili dopo il cambio di sesso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-tentati-suicidi-sono-12-volte-piu-probabili-dopo-il-cambio-di-sesso--60278246</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7812" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7812</a><br /><br />I TENTATI SUICIDI SONO 12 VOLTE PIU' PROBABILI DOPO IL CAMBIO DI SESSO di Tommaso Scandroglio<br />Il mese scorso è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Cureus Journal of Medical Science l'articolo dal titolo Rischio di suicidio e autolesionismo in seguito a un intervento chirurgico per l'affermazione di genere. L'articolo, redatto da sette ricercatori dell'Università del Texas, di Galveston, è impressionante per i risultati ottenuti, tenendo soprattutto conto della coorte esaminata - 90 milioni di pazienti - e il lasso di tempo in cui si è svolta la ricerca: dal 2003 al 2023. Ben 56 sono state le strutture sanitarie statunitensi coinvolte nello studio.<br />Leggiamo nel sommario: «Con la crescente accettazione delle persone transgender, il numero di interventi chirurgici per l'affermazione di genere è aumentato. Gli individui transgender affrontano tassi di depressione elevati, che portano ad un aumento dell'ideazione e dei tentativi di suicidio. Questo studio valuta il rischio di suicidio o autolesionismo associato alle procedure di affermazione di genere. [...] I dati, [raccolti] dal 4 febbraio 2003 al 4 febbraio 2023, sono stati analizzati per esaminare tentativi di suicidio, morte, autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico (PTSD) entro cinque anni dall'evento indice. [...] Risultati. Gli individui sottoposti a intervento chirurgico per l'affermazione del genere avevano un rischio di tentativi di suicidio 12,12 volte più elevato rispetto a coloro che non lo avevano fatto (3,47% contro 0,29%)». Il gruppo di controllo era costituito da adulti con visite di emergenza, al pari di coloro che si erano sottoposti ad intervento per la rettificazione sessuale, ma senza intervento chirurgico per "cambiare" sesso. Conclude il sommario: «La chirurgia di affermazione del genere è significativamente associata a rischi elevati di tentativi di suicidio, sottolineando la necessità di un completo supporto psichiatrico post-procedura».<br />Lo vogliamo sottolineare: chi si sottopone ad interventi chirurgici per "cambiare" sesso corre un rischio di tentare il suicidio 12 volte superiore rispetto a chi, a parità delle altre condizioni, non si sottopone a tali interventi. Non il doppio, non il triplo, ma 12 volte superiore.<br />L'articolo potrebbe finire anche qui, tanto sono chiari e inoppugnabili i dati. Come è arcinoto, contra factum non valet argumentum. Ma ci permettiamo, in modo pleonastico, di aggiungere una riflessione. Nella filosofia classica c'è un principio, conosciuto sotto il nome di "causa adeguata". Tale principio prevede che per aversi un dato effetto occorre una causa adeguata a produrlo. Se un palazzo crolla vuol dire che c'è stato un terremoto oppure la sua struttura si è ammalorata nel tempo oppure è stato costruito male o è esploso qualcosa nel condominio o, infine, qualcuno ha posto degli ordigni presso le sue fondamenta. Di certo non è crollato perché un condomino ha starnutito.<br />Lo studio dei ricercatori texani ci sta dicendo che l'operazione di "cambio" del sesso non è uno starnuto, ma un terremoto per coloro che si sono sottoposti ad essa. L'effetto indagato dalla ricerca è il tentato suicidio, insieme ad altri rilevanti disturbi, e per avere un simile gravissimo effetto occorre una causa adeguata. Un gesto di tale portata non può che essere causato da un'immensa sofferenza interiore. La causa materiale è stata individuata nell'operazione chirurgica, ma occorre domandarsi: cosa rappresenta dal punto di vista psicologico per una persona quella operazione? Cosa significa per lei "cambiare" sesso? Significa morte. Ecco perché i suicidi. È la morte della propria identità personale, esattamente l'effetto opposto ricercato e sperato quando si è fatto ricorso al bisturi. Vuole affermare se stesso e invece si nega se stesso. Questo perché l'operazione chirurgica allontana la persona ancor più dal suo vero Io, lo contraddice, lo rende ancor più straniero ed estraneo a se stesso, lo affossa e lo incatena in una contraddizione esistenziale insopportabile. La persona cerca se stessa cambiandosi i connotati e guardandosi allo specchio non si ritrova, non trova il suo vero Sé, ma, appunto, una sua falsificazione. L'Io si trova nascosto, occultato, anzi ucciso da questo impostore con le sembianze opposte alle proprie. Il nero e opprimente sconforto di trovarsi ancor più perso nella ricerca della propria identità, ancor più lontano e distante da Sé, soprattutto dopo pesanti interventi demolitivi irreversibili, sprofonda questi pazienti, tanto sofferenti nella psiche, nel buio della depressione, anticamera perfetta per i tentativi di suicidio.<br />Lo studio è, dunque, assai interessante perché, a rovescio, prova in modo inoppugnabile che il sesso biologico è una proprietà identitaria della persona, un elemento essenziale individuante la persona e non un mero aspetto accessorio, come avere i capelli biondi e gli occhi verdi. Se sbagli una tinta per capelli non ti disperi. Se ti trovi in un corpo non tuo dopo un intervento chirurgico la disperazione è probabile. Quando non si tiene conto di ciò e si tenta, invano, di contraddire il dato sessuale genetico, si viola così intimamente la persona che questa viene spinta o spinge se stessa verso il baratro. In altri termini, l'effetto rilevantissimo sotto l'aspetto esistenziale e morale del "tentato suicidio" si può spiegare solo se la causa è altrettanto rilevante sempre sotto il profilo esistenziale e morale. Se il tentato suicidio è conseguenza di un intervento per "cambiare" il sesso, ciò vuol dire che il sesso genetico è elemento fondante la persona. Fabio non potrebbe che essere maschio per essere davvero Fabio. Carolina non potrebbe che essere femmina per essere davvero Carolina. Non rispettare e non assecondare questo dato di realtà non sono scelte marginali, bensì significano non rispettare e non assecondare l'identità della persona, significa violarla. Dunque ucciderla. Morti ormai dentro, si cerca poi, con disperata coerenza, anche la morte fisica.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60278246</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2024 21:00:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60278246/i_tentati_suicisi_sono_12_volte_pi_probabili_dopo_il_cambio_di_sesso.mp3" length="7018913" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7812

I TENTATI SUICIDI SONO 12 VOLTE PIU' PROBABILI DOPO IL CAMBIO DI SESSO di Tommaso Scandroglio
Il mese scorso è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Cureus Journal of...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7812" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7812</a><br /><br />I TENTATI SUICIDI SONO 12 VOLTE PIU' PROBABILI DOPO IL CAMBIO DI SESSO di Tommaso Scandroglio<br />Il mese scorso è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Cureus Journal of Medical Science l'articolo dal titolo Rischio di suicidio e autolesionismo in seguito a un intervento chirurgico per l'affermazione di genere. L'articolo, redatto da sette ricercatori dell'Università del Texas, di Galveston, è impressionante per i risultati ottenuti, tenendo soprattutto conto della coorte esaminata - 90 milioni di pazienti - e il lasso di tempo in cui si è svolta la ricerca: dal 2003 al 2023. Ben 56 sono state le strutture sanitarie statunitensi coinvolte nello studio.<br />Leggiamo nel sommario: «Con la crescente accettazione delle persone transgender, il numero di interventi chirurgici per l'affermazione di genere è aumentato. Gli individui transgender affrontano tassi di depressione elevati, che portano ad un aumento dell'ideazione e dei tentativi di suicidio. Questo studio valuta il rischio di suicidio o autolesionismo associato alle procedure di affermazione di genere. [...] I dati, [raccolti] dal 4 febbraio 2003 al 4 febbraio 2023, sono stati analizzati per esaminare tentativi di suicidio, morte, autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico (PTSD) entro cinque anni dall'evento indice. [...] Risultati. Gli individui sottoposti a intervento chirurgico per l'affermazione del genere avevano un rischio di tentativi di suicidio 12,12 volte più elevato rispetto a coloro che non lo avevano fatto (3,47% contro 0,29%)». Il gruppo di controllo era costituito da adulti con visite di emergenza, al pari di coloro che si erano sottoposti ad intervento per la rettificazione sessuale, ma senza intervento chirurgico per "cambiare" sesso. Conclude il sommario: «La chirurgia di affermazione del genere è significativamente associata a rischi elevati di tentativi di suicidio, sottolineando la necessità di un completo supporto psichiatrico post-procedura».<br />Lo vogliamo sottolineare: chi si sottopone ad interventi chirurgici per "cambiare" sesso corre un rischio di tentare il suicidio 12 volte superiore rispetto a chi, a parità delle altre condizioni, non si sottopone a tali interventi. Non il doppio, non il triplo, ma 12 volte superiore.<br />L'articolo potrebbe finire anche qui, tanto sono chiari e inoppugnabili i dati. Come è arcinoto, contra factum non valet argumentum. Ma ci permettiamo, in modo pleonastico, di aggiungere una riflessione. Nella filosofia classica c'è un principio, conosciuto sotto il nome di "causa adeguata". Tale principio prevede che per aversi un dato effetto occorre una causa adeguata a produrlo. Se un palazzo crolla vuol dire che c'è stato un terremoto oppure la sua struttura si è ammalorata nel tempo oppure è stato costruito male o è esploso qualcosa nel condominio o, infine, qualcuno ha posto degli ordigni presso le sue fondamenta. Di certo non è crollato perché un condomino ha starnutito.<br />Lo studio dei ricercatori texani ci sta dicendo che l'operazione di "cambio" del sesso non è uno starnuto, ma un terremoto per coloro che si sono sottoposti ad essa. L'effetto indagato dalla ricerca è il tentato suicidio, insieme ad altri rilevanti disturbi, e per avere un simile gravissimo effetto occorre una causa adeguata. Un gesto di tale portata non può che essere causato da un'immensa sofferenza interiore. La causa materiale è stata individuata nell'operazione chirurgica, ma occorre domandarsi: cosa rappresenta dal punto di vista psicologico per una persona quella operazione? Cosa significa per lei "cambiare" sesso? Significa morte. Ecco perché i suicidi. È la morte della propria identità personale, esattamente l'effetto opposto ricercato e sperato quando si è fatto ricorso al bisturi. 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Si parla del protomartire Stefano, ma si parla anche dei giorni nostri. Ogni volta che la verità viene affermata diventa intollerabile per le orecchie abituate alla voce della menzogna, scatta il sistema immunitario del politicamente corretto, che negli ultimi tempi si è fatto ancor più sensibile.<br />La vicenda è nota: la figlia della scultrice, ormai scomparsa, Vera Omodeo dona alla città di Milano una statua della madre dal titolo "Dal latte materno" veniamo che raffigura una donna che allatta. La statua è la novella Stefano, i lapidatori sono i membri della Commissione tecnica del Comune che hanno rifiutato il dono. La statua non verrà posta in piazza Eleonora Duse come inizialmente auspicato. Queste le ragioni addotte dalla Commissione: «La scultura rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, ragion per cui non viene dato parere favorevole all’inserimento in uno spazio condiviso». Si suggerisce di donarla ad un ente privato affinché «sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose».<br /><br />IL SINDACO SALA E VITTORIO SGARBI<br />Il sindaco Sala esprime il proprio dissenso: «Chiederò alla commissione di riesaminare il parere mi sembra una forzatura sostenere che non risponda a una sensibilità universale». Gli fa eco la figlia dell’artista, Serena Omodeo-Salè: «Quali siano i messaggi e i valori non condivisibili dal momento che la statua è del tutto priva di riferimenti religiosi: non procederemo alla donazione se la statua non sarà visibile alla cittadinanza». Interessante il parere di Vittorio Sgarbi: «Il tema della maternità è universale e comunque l’iconografia della madre che allatta è trasversale a tutta la storia dell’arte, basti pensare alla Madonna con bambino rappresentata da duemila anni. Tutti veniamo da una madre e l’idea che questo valore sia da respingere riguarda solo la mancanza di sensibilità da parte di chi si trova a decidere a Milano su questo tema. [...] La presa di posizione della Commissione è pretestuosa e segue tematiche Lgbtq+ che niente hanno a che fare con l’arte».<br />Partiamo proprio dalle parole del critico d’arte. Come è possibile sostenere che la maternità non sia tema universale dato che tutti veniamo dall’utero di nostra madre? L’evidenza può essere cancellata solo dall’ideologia, in questo caso quella che vuole tutelare le rivendicazioni LGBT. Quella donna che allatta esclude automaticamente le coppie gay maschili e gli uomini trans che si credono donna. E questo per i militanti arcobaleno è inaccettabile. I tecnici del Comune hanno pensato a loro quando hanno espresso il loro parere negativo.<br />Curioso poi il riferimento alle sfumature religiose della statua. Su questo la Commissione ha ragione da vendere. Attenzione ai passaggi argomentativi. La maternità è chiaramente fenomeno naturale, il più naturale che si possa immaginare. Però Cristo ha redento e quindi informato di trascendenza tutta la realtà naturale, compresa la maternità. La prima maternità ad essere divinizzata, trascesa, è ovviamente quella di Maria. L’iconografia sterminata della Madonna che allatta ha significato insieme naturale e soprannaturale proprio perché Gesù è vero uomo e vero Dio.<br /><br />IL SENSO PROFONDO E NATURALE DELLA MATERNITÀ<br />Quindi il naturale con Cristo diventa soprannaturale - religioso per dirla con i tecnici di Milano - ma nello stesso tempo il soprannaturale svela agli uomini il senso profondo e naturale della maternità. È come per Gesù: vero Dio, ma anche vero uomo, ossia la perfezione dell’umano è espressa in Lui, è il paradigma perfetto dell’Uomo. Così la maternità di Maria è il paradigma perfetto della maternità. Ogni maternità, ogni mamma deve guardare a lei perché esempio perfetto. Non solo, ma da lei discende ogni maternità perché se è vero che discendiamo da Adamo, è anche vero che discendiamo da Gesù, il nuovo Adamo, e Gesù è figlio di Maria.<br />Ecco allora che ogni madre che allatta ed ogni immagine di madre che allatta inevitabilmente rimanda a Maria, perché è lei il paragone eccellente ed insuperabile ed è lei la fonte di ogni maternità, grazie a Gesù. Dunque non solo ogni figura artistica di donna che porge il seno al figlio rinvia implicitamente all’iconografia mariana, perché ormai nostro portato culturale, ma quel gesto, anche per la donna cinese che lo compie, trova il suo fondamento soprannaturale in Maria che allatta.<br />Ecco allora che la statua della Omodeo diventa giustamente segno di contraddizione perché non solo richiama un gesto naturale - e natura è termine odiato dai rivoluzionari perché è un apriori non voluto dalla libertà dell’uomo e che quindi non si può piegare alla sua volontà - ma richiama anche un archetipo religioso sia per motivi culturali legati all’iconografia classica sia per motivi teologici, perché tutto ciò che è naturale viene da Dio ed è stato da Lui salvato. I tecnici di Milano, perciò, ci hanno visto giusto ed è per questo che hanno deciso di lapidare la statua dello scandalo e, con lei, lo stesso concetto di maternità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670270</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:38:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670270/la_statua_e_la_maternit_segno_di_contraddizione_da_lapidare.mp3" length="5021022" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7780

LA STATUA E LA MATERNITA', SEGNO DI CONTRADDIZIONE DA LAPIDARE
Alla statua della donna che allatta donata alla città di Milano viene impedito di essere posta sulla pubblica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7780" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7780</a><br /><br />LA STATUA E LA MATERNITA', SEGNO DI CONTRADDIZIONE DA LAPIDARE<br />Alla statua della donna che allatta donata alla città di Milano viene impedito di essere posta sulla pubblica piazza perché richiama un gesto naturale odiato dai rivoluzionari<br /><br />di Tommaso Scandroglio<br />«Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo» (Atti 7, 57-58). Si parla del protomartire Stefano, ma si parla anche dei giorni nostri. Ogni volta che la verità viene affermata diventa intollerabile per le orecchie abituate alla voce della menzogna, scatta il sistema immunitario del politicamente corretto, che negli ultimi tempi si è fatto ancor più sensibile.<br />La vicenda è nota: la figlia della scultrice, ormai scomparsa, Vera Omodeo dona alla città di Milano una statua della madre dal titolo "Dal latte materno" veniamo che raffigura una donna che allatta. La statua è la novella Stefano, i lapidatori sono i membri della Commissione tecnica del Comune che hanno rifiutato il dono. La statua non verrà posta in piazza Eleonora Duse come inizialmente auspicato. Queste le ragioni addotte dalla Commissione: «La scultura rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, ragion per cui non viene dato parere favorevole all’inserimento in uno spazio condiviso». Si suggerisce di donarla ad un ente privato affinché «sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose».<br /><br />IL SINDACO SALA E VITTORIO SGARBI<br />Il sindaco Sala esprime il proprio dissenso: «Chiederò alla commissione di riesaminare il parere mi sembra una forzatura sostenere che non risponda a una sensibilità universale». Gli fa eco la figlia dell’artista, Serena Omodeo-Salè: «Quali siano i messaggi e i valori non condivisibili dal momento che la statua è del tutto priva di riferimenti religiosi: non procederemo alla donazione se la statua non sarà visibile alla cittadinanza». Interessante il parere di Vittorio Sgarbi: «Il tema della maternità è universale e comunque l’iconografia della madre che allatta è trasversale a tutta la storia dell’arte, basti pensare alla Madonna con bambino rappresentata da duemila anni. Tutti veniamo da una madre e l’idea che questo valore sia da respingere riguarda solo la mancanza di sensibilità da parte di chi si trova a decidere a Milano su questo tema. [...] La presa di posizione della Commissione è pretestuosa e segue tematiche Lgbtq+ che niente hanno a che fare con l’arte».<br />Partiamo proprio dalle parole del critico d’arte. Come è possibile sostenere che la maternità non sia tema universale dato che tutti veniamo dall’utero di nostra madre? L’evidenza può essere cancellata solo dall’ideologia, in questo caso quella che vuole tutelare le rivendicazioni LGBT. Quella donna che allatta esclude automaticamente le coppie gay maschili e gli uomini trans che si credono donna. E questo per i militanti arcobaleno è inaccettabile. I tecnici del Comune hanno pensato a loro quando hanno espresso il loro parere negativo.<br />Curioso poi il riferimento alle sfumature religiose della statua. Su questo la Commissione ha ragione da vendere. Attenzione ai passaggi argomentativi. La maternità è chiaramente fenomeno naturale, il più naturale che si possa immaginare. Però Cristo ha redento e quindi informato di trascendenza tutta la realtà naturale, compresa la maternità. La prima maternità ad essere divinizzata, trascesa, è ovviamente quella di Maria. L’iconografia sterminata della Madonna che allatta ha significato insieme naturale e soprannaturale proprio perché Gesù è vero uomo e vero Dio.<br /><br />IL SENSO PROFONDO E NATURALE DELLA MATERNITÀ<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>314</itunes:duration><itunes:keywords>contraddizione,dallattematerno,maternità,scultura,veraomodeo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1235ab550fe630c874ad7b0aff1f1e40.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se l'intelligenza artificiale è istruita dalla censura umana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-l-intelligenza-artificiale-e-istruita-dalla-censura-umana--59670295</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7782" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7782</a><br /><br />SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' ISTRUITA DALLA CENSURA UMANA di Tommaso Scandroglio<br /><br />Si diffondono sempre più alcuni luoghi comuni sull'Intelligenza Artificiale (IA). Uno di questi predica che i suoi oracoli siano sempre equilibrati, non partigiani, oggettivi e neutri. La vicenda che andiamo a raccontare ci dice altro. Un team di esperti informatici ha messo a punto un algoritmo che ripulisce da ogni sorta di linguaggio non inclusivo e discriminatorio tutti i documenti redatti da un'amministrazione pubblica. A farne parte è anche la prof.ssa Rachele Raus, docente del dipartimento di Interpreti e Traduttori del Campus di Forlì.<br />La prof.ssa Raus spiega così questo progetto linguistico a il Resto del Carlino: «gli scritti vengono sottoposti al programma che comincia a cercare eventuali elementi non inclusivi. Una volta trovati li segnala agli utenti finali e propone loro alcune possibili correzioni che potranno essere accettate o rifiutate». La giornalista Sofia Nardi poi chiede: «Come siete riusciti a educare l'algoritmo?». Segue la risposta della professoressa: «Abbiamo caricato materiali autentici: comunicati stampa, regolamenti, verbali... Questi testi hanno consentito all'algoritmo di 'imparare' ed estendere gli esempi a tutte le casistiche possibili». La Raus aggiunge che sono state persone in carne ed ossa ad aver istruito l'IA, nel senso che le hanno insegnato quali termini, frasi, modi di dire, etc. sono censurabili e quali encomiabili. Insomma hanno instradato l'IA nella direzione giusta e poi lei ha imparato in "autonomia".<br />E dunque il risultato è stato questo: «il nostro sistema consente di 'tradurre' un testo non inclusivo in uno non discriminatorio. [...] Molto frequentemente non si usa il femminile per alcuni ruoli o professioni, pensiamo a frasi come 'il ministro Maria Rossi', oppure si fa uso di stereotipi legati al genere. Entrando nel campo della disabilità, in molti testi si trova ancora 'il sordo', o 'il cieco', o peggio si usano molte denominazioni che ormai non si usano più». Questo traduttore dal Buon senso al Politicamente corretto verrà «testato nei prossimi mesi in alcune amministrazioni italiane», come ha spiegato la prof.ssa Raus ad ItaliaOggi.<br /><br />ARCHITETTO O ARCHITETTA?<br />Quindi se l'impiegato del catasto scriverà "architetto" l'IA correggerà in "architetta" se riferito ad una donna, "sindaco" diventerà "sindaca", "ministro" "ministra". Ma cosa accadrà con "capoufficio"? Si muterà in "capaufficio"? Idem per "capostazione" che, obbedendo più alla grammatica neoborghese che all'eufonia, si abbruttirà in "capastazione"? E qualora il genere grammaticale sia deducibile unicamente dall'articolo, l'IA, se davvero intelligente, cambierà solo l'articolo - il/la responsabile - oppure presa da stupidità ideologica conierà, ad esempio, il neologismo "responsabilessa"? Son problemi.<br />Per non parlare del campo della disabilità. L'IA perorerà la causa del rispetto menzognero perché i diversamente abili non esistono, ma esistono solo persone che hanno perso alcune abilità, ma non ne hanno acquisito altre diverse dai normodotati. Di contro se dici "persona di colore" indichi tutti gli abitanti del pianeta Terra perché non c'è persona che non abbia un colore. E dunque non è discriminatorio per tutti gli altri che solo chi ha la pelle scura si possa fregiare dell'appellativo "di colore"? Perché questo ingiusto privilegio linguistico?<br />Proseguendo, non è svilente per una persona essere definita per quello che non è piuttosto per quello che è? Il non vedente, il non udente. Quale peloso e falso riguardo poi si cela dietro le espressioni "operatore ecologico" e "operatore scolastico"? La mancanza di rispetto nell'usare parole come "sordo", "cieco", "spazzino", "bidello" non sta nelle parole stesse, ma può essere presente eventualmente solo nell'intenzione di chi le usa. Non diamo la colpa alle parole, ma alle persone. Non discriminiamo quei termini che indicano da sempre alcune ferite inferte dal peccato originale o alcuni lavori che splendono di nobilità nella loro umiltà e che come tali sono termini innocui e semmai, il più delle volte e quando la societas era cristiana, hanno mosso più che al dileggio alla pietà, per le menomazioni, e all'apprezzamento, per i lavori umili.<br /><br />BIANCANEVE E LE SETTE PERSONE DI BASSA STATURA<br />Beethoven stesso parlava di sé come un sordo e, in quel caso, benedetta sordità perché anche grazie a lei quel rozzo orso renano, come lo definì Cherubini quando non c'era ancora l'IA, scrisse capolavori di allucinante bellezza. Omero significa anche "cieco": vogliamo cambiare il nome al sommo poeta per non offendere nessuno? E poi, quale studente liceale lo hai mai preso in giro - qui l'IA correggerebbe in "bullizzato" - per la sua cecità? Tra l'altro, l'IA come tradurrebbe cecità? Mancanza della capacità di vedere? Ma le parole non sono nate anche per sintetizzare concetti e realtà? E infatti chi mai sarebbe andato a vedere un cartone animato chiamato "Biancaneve e le sette persone di bassa statura"?<br />Si diceva: l'IA dato che ha un quoziente intellettivo pari a dieci Einstein elevato al cubo si libra sicuramente al di sopra alle minute partigianerie di noi omuncoli, vola alto nei cieli della cristallina oggettività, perché la discriminazione è sempre frutto dell'ignoranza, della stupidità. Questo progetto linguistico ci rivela invece che dietro l'IA c'è sempre la mente umana, intelligente o stupida a seconda dei casi, che la imbecca, la indirizza orientandola verso certi valori o disvalori, informandola di particolari ed umanissime angolature culturali. L'IA perciò è tutto fuorché super partes perché esprime gli orientamenti dei suoi programmatori.<br />E dunque l'IA più che un traduttore è un traditore, perché non rappresenta la realtà per quello che è, ma per quello che una certa ideologia vorrebbe che fosse. Oggi, allora, il vero cieco e sordo è l'IA. Inoltre non è originale, dal momento che sforna copie su copie di polverosi stereotipi. L'IA, poi, più che correttore è un corruttore, corruttore dei costumi perché piega il percepito comune secondo i canoni della vulgata corrente. Non correttore, ma algoritmo assai scorretto perché allineato al politicamente corretto che è quel filtro a trame fittissime che permette di trattenere le impurità come le differenze di sesso e di abilità. «Redazione di testi puliti» ha detto in modo rivelatorio la prof.ssa Raus indicando la finalità di questo progetto, testi privi delle scorie del buon senso che chiama un sindaco donna "sindaco" e gli importa solo che sappia fare bene il suo dovere e non che sia uomo o donna. Testi sterilizzati, disinfettati, candeggiati nella grammatica e nel dizionario di un nuovo idioma che però ancora puzza di ideologia perché concepito non per far parlare bene, ma per far tacere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670295</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:38:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670295/se_l_intelligenza_artificiale_istruita_dalla_censura_umana.mp3" length="7502012" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7782

SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' ISTRUITA DALLA CENSURA UMANA di Tommaso Scandroglio

Si diffondono sempre più alcuni luoghi comuni sull'Intelligenza Artificiale (IA). Uno di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7782" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7782</a><br /><br />SE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' ISTRUITA DALLA CENSURA UMANA di Tommaso Scandroglio<br /><br />Si diffondono sempre più alcuni luoghi comuni sull'Intelligenza Artificiale (IA). Uno di questi predica che i suoi oracoli siano sempre equilibrati, non partigiani, oggettivi e neutri. La vicenda che andiamo a raccontare ci dice altro. Un team di esperti informatici ha messo a punto un algoritmo che ripulisce da ogni sorta di linguaggio non inclusivo e discriminatorio tutti i documenti redatti da un'amministrazione pubblica. A farne parte è anche la prof.ssa Rachele Raus, docente del dipartimento di Interpreti e Traduttori del Campus di Forlì.<br />La prof.ssa Raus spiega così questo progetto linguistico a il Resto del Carlino: «gli scritti vengono sottoposti al programma che comincia a cercare eventuali elementi non inclusivi. Una volta trovati li segnala agli utenti finali e propone loro alcune possibili correzioni che potranno essere accettate o rifiutate». La giornalista Sofia Nardi poi chiede: «Come siete riusciti a educare l'algoritmo?». Segue la risposta della professoressa: «Abbiamo caricato materiali autentici: comunicati stampa, regolamenti, verbali... Questi testi hanno consentito all'algoritmo di 'imparare' ed estendere gli esempi a tutte le casistiche possibili». La Raus aggiunge che sono state persone in carne ed ossa ad aver istruito l'IA, nel senso che le hanno insegnato quali termini, frasi, modi di dire, etc. sono censurabili e quali encomiabili. Insomma hanno instradato l'IA nella direzione giusta e poi lei ha imparato in "autonomia".<br />E dunque il risultato è stato questo: «il nostro sistema consente di 'tradurre' un testo non inclusivo in uno non discriminatorio. [...] Molto frequentemente non si usa il femminile per alcuni ruoli o professioni, pensiamo a frasi come 'il ministro Maria Rossi', oppure si fa uso di stereotipi legati al genere. Entrando nel campo della disabilità, in molti testi si trova ancora 'il sordo', o 'il cieco', o peggio si usano molte denominazioni che ormai non si usano più». Questo traduttore dal Buon senso al Politicamente corretto verrà «testato nei prossimi mesi in alcune amministrazioni italiane», come ha spiegato la prof.ssa Raus ad ItaliaOggi.<br /><br />ARCHITETTO O ARCHITETTA?<br />Quindi se l'impiegato del catasto scriverà "architetto" l'IA correggerà in "architetta" se riferito ad una donna, "sindaco" diventerà "sindaca", "ministro" "ministra". Ma cosa accadrà con "capoufficio"? Si muterà in "capaufficio"? Idem per "capostazione" che, obbedendo più alla grammatica neoborghese che all'eufonia, si abbruttirà in "capastazione"? E qualora il genere grammaticale sia deducibile unicamente dall'articolo, l'IA, se davvero intelligente, cambierà solo l'articolo - il/la responsabile - oppure presa da stupidità ideologica conierà, ad esempio, il neologismo "responsabilessa"? Son problemi.<br />Per non parlare del campo della disabilità. L'IA perorerà la causa del rispetto menzognero perché i diversamente abili non esistono, ma esistono solo persone che hanno perso alcune abilità, ma non ne hanno acquisito altre diverse dai normodotati. Di contro se dici "persona di colore" indichi tutti gli abitanti del pianeta Terra perché non c'è persona che non abbia un colore. E dunque non è discriminatorio per tutti gli altri che solo chi ha la pelle scura si possa fregiare dell'appellativo "di colore"? Perché questo ingiusto privilegio linguistico?<br />Proseguendo, non è svilente per una persona essere definita per quello che non è piuttosto per quello che è? Il non vedente, il non udente. Quale peloso e falso riguardo poi si cela dietro le espressioni "operatore ecologico" e "operatore scolastico"? La mancanza di rispetto nell'usare parole come "sordo", "cieco", "spazzino", "bidello" non sta nelle parole...]]></itunes:summary><itunes:duration>469</itunes:duration><itunes:keywords>censura,cieco,ia,racheleraus,restodelcarlino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b2397eb7b2988d77bd7c2ae91ecf54a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Rowling, la dittatura transe e la rivoluzione della lingua</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rowling-la-dittatura-transe-e-la-rivoluzione-della-lingua--59670256</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7779" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7779</a><br /><br />LA ROWLING, LA DITTATURA TRANS E LA RIVOLUZIONE DELLA LINGUA di Tommaso Scandroglio<br /><br />La nota scrittrice J.K. Rowling, da anni nell'occhio (cieco) del ciclone delle lobby Lgbt per le sue critiche al transessualismo, avrebbe donato 70 mila sterline all'associazione femminista For Woman Scotland, associazione impegnata in una causa presso la Suprema Corte britannica. Nel 2018 il Parlamento scozzese varò una norma che prevede che il 50% degli incarichi presso la pubblica amministrazione siano ricoperti da donne. Per "donne", secondo il legislatore, devono intendersi anche gli uomini che si credono donne, ossia i transessuali. Il significato del termine "donna" si espande così a dismisura fino a ricomprendere la sua accezione opposta: l'uomo. Le femministe di cui sopra avevano già cercato di modificare in sede giudiziale questa legge, ma senza successo. Ora con l'appoggio della Rowling hanno deciso di ricorrere presso la Corte Suprema al fine di dichiarare l'ovvio: solo le donne sono donne.<br />È noto che uno degli strumenti più efficaci della rivoluzione culturale sia la lingua. Prendi possesso delle parole e prenderai possesso delle menti. Gli esempi, oltre a quello appena citato, sono infiniti. Un caso tra mille: sul sito dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige) si può prendere visione del Toolkit on Gender-sensitive Communication, cioè di un armamentario linguistico al servizio del politicamente corretto. Ad esempio l'Eige suggerisce di sostituire il termine "virile" con i termini "energico" o "forte", perché la prima parola è appannaggio degli uomini, non così le altre due. Sul sito vi sono altre amenità. Ad esempio rappresenterebbe un'espressione discriminatoria questa frase: «Gli ambasciatori e le loro mogli sono invitati a partecipare a un ricevimento dopo cena». Nonostante gli invitati siano prima di tutto gli ambasciatori a motivo del loro ruolo, quelli di Eige vorrebbero che fossero nominate prima le donne. Ma se nominiamo prima le donne non è che discriminiamo poi gli uomini? Altro caso: «Ogni giorno ogni cittadino deve chiedersi come può adempiere i propri doveri civici», frase discriminatoria perché "cittadino" è sostantivo maschile.<br />LA BATTAGLIA CONTRO IL BUONSENSO<br />È da tempo che la battaglia contro il buonsenso imperversa sui vocabolari. E così abbiamo la creazione di neologismi (ad esempio omogenitorialità, omofobia, sindachessa, architetta), la cancellazione di parole (ad esempio virtù e vizio), il trasferimento di termini da un ambito proprio ad un ambito improprio (ad esempio la parola "genere" che dalla grammatica è stata deportata nell'ambito antropologico), il restringimento del significato di un lemma (ad esempio il termine "natura" che indica oggi solo l'ambito naturalistico, escludendo quello metafisico), il suo ampliamento (è il caso visto prima, dove "donna" significa anche "uomo"), lo snaturamento di un termine (ad esempio famiglia, matrimonio, amore).<br />Poi, tra gli altri, esiste anche un altro strumento linguistico utile ai rivoluzionari: la sostituzione linguistica. Ossia una data realtà nel tempo viene indicata da termini sempre diversi, cambiando così nella coscienza collettiva il giudizio morale su quella realtà. Da aborto ad interruzione volontaria della gravidanza, da fecondazione artificiale a procreazione medicalmente assistita, da utero in affitto a gestazione per altri, da peccato a fragilità, etc. Altre realtà sono state segnate da diverse tappe intermedie: da "handicappato" a "persona con handicap" (cfr. Legge 104/92) a "disabile" a "persona con disabilità" (cfr. Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, 30 marzo 2007). Una delle finalità di questa involuzione linguistica, come accennato, è mutare il percepito collettivo a favore dell'ideologia. Ad esempio il cambio da aborto ad interruzione volontaria della gravidanza mira ad occultare il fatto che l'aborto sia un assassinio.<br />LO STATUS DI MINORANZA<br />In altre occasioni il processo involutivo tende a conservare per un certo gruppo sociale lo status non di rifugiato politico, ma di privilegiato politico, ossia lo status di minoranza. Nell'immaginario collettivo, costruito ad hoc, la minoranza è sempre vessata, sempre vittima, sempre inascoltata, sempre reietta, sempre esclusa, sempre discriminata, sempre incompresa (un'ideologia adolescenziale, verrebbe da dire). Ecco perché qualsiasi termine, seppur rispettoso nei confronti dei membri di questa minoranza, alla lunga non va mai bene e deve mutare. Se andasse bene vorrebbe dire che quella minoranza è stata finalmente accettata e quindi si dovrebbe interrompere la lotta per le proprie rivendicazioni sociali. Appena una parola nel suo uso sociale diventa concretamente inclusiva, ecco che se ne sceglie un'altra, etichettando la precedente come discriminatoria.<br />E dunque l'evoluzione, rectius, l'involuzione dei termini è specchio fedele della volontà di posizionarsi sempre nel contesto culturale come gruppo sociale fragile. Usare un termine ormai coattivamente passato di moda sarebbe dunque offensivo: vedi il caso di handicappato, ormai scalzato da tempo da "persona disabile" che non indica tanto un aumento di sensibilità collettiva verso questa categoria di persone - accrescimento di sensibilità che in alcuni casi pur esiste - ma piuttosto la diffusione di un pietismo che non guarda al reale bene della persona, una solidarietà pelosa che nulla ha a che vedere con l'autentico aiuto alle persone svantaggiate. Se così fosse, i bambini malati o malformati non verrebbero più abortiti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670256</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:37:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670256/la_rowling_la_dittatura_transe_e_la_rivoluzione_della_lingua.mp3" length="6590073" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7779

LA ROWLING, LA DITTATURA TRANS E LA RIVOLUZIONE DELLA LINGUA di Tommaso Scandroglio

La nota scrittrice J.K. Rowling, da anni nell'occhio (cieco) del ciclone delle lobby Lgbt per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7779" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7779</a><br /><br />LA ROWLING, LA DITTATURA TRANS E LA RIVOLUZIONE DELLA LINGUA di Tommaso Scandroglio<br /><br />La nota scrittrice J.K. Rowling, da anni nell'occhio (cieco) del ciclone delle lobby Lgbt per le sue critiche al transessualismo, avrebbe donato 70 mila sterline all'associazione femminista For Woman Scotland, associazione impegnata in una causa presso la Suprema Corte britannica. Nel 2018 il Parlamento scozzese varò una norma che prevede che il 50% degli incarichi presso la pubblica amministrazione siano ricoperti da donne. Per "donne", secondo il legislatore, devono intendersi anche gli uomini che si credono donne, ossia i transessuali. Il significato del termine "donna" si espande così a dismisura fino a ricomprendere la sua accezione opposta: l'uomo. Le femministe di cui sopra avevano già cercato di modificare in sede giudiziale questa legge, ma senza successo. Ora con l'appoggio della Rowling hanno deciso di ricorrere presso la Corte Suprema al fine di dichiarare l'ovvio: solo le donne sono donne.<br />È noto che uno degli strumenti più efficaci della rivoluzione culturale sia la lingua. Prendi possesso delle parole e prenderai possesso delle menti. Gli esempi, oltre a quello appena citato, sono infiniti. Un caso tra mille: sul sito dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige) si può prendere visione del Toolkit on Gender-sensitive Communication, cioè di un armamentario linguistico al servizio del politicamente corretto. Ad esempio l'Eige suggerisce di sostituire il termine "virile" con i termini "energico" o "forte", perché la prima parola è appannaggio degli uomini, non così le altre due. Sul sito vi sono altre amenità. Ad esempio rappresenterebbe un'espressione discriminatoria questa frase: «Gli ambasciatori e le loro mogli sono invitati a partecipare a un ricevimento dopo cena». Nonostante gli invitati siano prima di tutto gli ambasciatori a motivo del loro ruolo, quelli di Eige vorrebbero che fossero nominate prima le donne. Ma se nominiamo prima le donne non è che discriminiamo poi gli uomini? Altro caso: «Ogni giorno ogni cittadino deve chiedersi come può adempiere i propri doveri civici», frase discriminatoria perché "cittadino" è sostantivo maschile.<br />LA BATTAGLIA CONTRO IL BUONSENSO<br />È da tempo che la battaglia contro il buonsenso imperversa sui vocabolari. E così abbiamo la creazione di neologismi (ad esempio omogenitorialità, omofobia, sindachessa, architetta), la cancellazione di parole (ad esempio virtù e vizio), il trasferimento di termini da un ambito proprio ad un ambito improprio (ad esempio la parola "genere" che dalla grammatica è stata deportata nell'ambito antropologico), il restringimento del significato di un lemma (ad esempio il termine "natura" che indica oggi solo l'ambito naturalistico, escludendo quello metafisico), il suo ampliamento (è il caso visto prima, dove "donna" significa anche "uomo"), lo snaturamento di un termine (ad esempio famiglia, matrimonio, amore).<br />Poi, tra gli altri, esiste anche un altro strumento linguistico utile ai rivoluzionari: la sostituzione linguistica. Ossia una data realtà nel tempo viene indicata da termini sempre diversi, cambiando così nella coscienza collettiva il giudizio morale su quella realtà. Da aborto ad interruzione volontaria della gravidanza, da fecondazione artificiale a procreazione medicalmente assistita, da utero in affitto a gestazione per altri, da peccato a fragilità, etc. Altre realtà sono state segnate da diverse tappe intermedie: da "handicappato" a "persona con handicap" (cfr. Legge 104/92) a "disabile" a "persona con disabilità" (cfr. Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, 30 marzo 2007). Una delle finalità di questa involuzione linguistica, come accennato, è mutare il percepito collettivo a favore...]]></itunes:summary><itunes:duration>412</itunes:duration><itunes:keywords>femminista,harrypotter,lgbt,odio,rowling</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c318a02780d35d037894cf9866d31bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Meno sesso a caso, effetto benefico della sentenza Dobbs</title><link>https://www.spreaker.com/episode/meno-sesso-a-caso-effetto-benefico-della-sentenza-dobbs--59670280</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7781</a><br /><br />MENO SESSO A CASO, EFFETTO BENEFICO DELLA SENTENZA DOBBS di Tommaso Scandroglio<br /><br />«La legge umana intende portare gli uomini alla virtù», parole di Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 2, ad 2) che potrebbero suonare come mera dichiarazione di principio disancorata dalla realtà, ma che invece trovano riscontro in quello che sta accadendo negli USA dopo la sentenza Dobbs che ha mandato in soffitta la sentenza Roe vs Wade permettendo ai singoli Stati di vietare l'aborto.<br />Pare infatti che i single americani siano diventati meno attivi sessualmente proprio grazie a quella sentenza, dato che ben 14 Stati vietano assolutamente o nella maggior parte dei casi l'aborto. L'eventualità di mettere incinta qualcuna o rimanere incinta senza più la possibilità di abortire diviene allora un forte antidoto alla sessualità nomade.<br />Questa è la conclusione del sondaggio del portale Singles in America, sondaggio che annualmente tasta il polso delle persone single negli Stati Uniti. Alcuni tra i dati più sorprendenti sono i seguenti: su 5.000 intervistati l'87% ha ammesso che il rovesciamento della sentenza Roe «ha avuto un impatto sugli appuntamenti [di coppia] e sulla propria vita sessuale». Il 15% dei single sotto i 50 anni «ora [...] ha paura di rimanere incinta o di mettere incinta qualcuna». Il 14% afferma di fare «meno sesso occasionale ora e/o meno sesso in generale». Una percentuale simile parla anche di aborto e contraccezione prima di intraprendere una relazione e il 54% ha dichiarato di «non aver fatto sesso negli ultimi 12 mesi». Tra l'altro, il campione degli intervistati non può essere sospettato di partigianeria a favore della vita, ritenendo così che per evitare gravidanze indesiderate l'unico rimedio sia la castità. No, per nulla, il campione è massicciamente pro choice: 60% a favore dell'aborto e 23% contrario.<br />Ecco dunque la buona notizia: abbiamo una sentenza che spinge le persone alla castità. C'è chi obietterà: castità forzata, non libera. A parte il fatto che la libertà di esporsi al pericolo di finire in galera sussiste sempre (nessun rischio ovviamente per l'uomo che ha messo incinta la donna), è bene ricordare che è proprio della legge educare i cittadini - e ogni legge, volente o nolente, educa o diseduca - a volte anche con la minaccia della sanzione. Quest'ultima inizialmente obbligherà a compiere solo materialmente un atto buono seppur non voluto, ma poi potrà portare il consociato non solo ad astenersi formalmente da un atto malvagio o a compiere un atto buono, ma a volere lui per primo evitare il male e compiere il bene. Così il già citato san Tommaso: «Per il fatto che uno comincia ad abituarsi, per paura del castigo, ad evitare il male e a compiere il bene, è portato presto o tardi ad agire così con piacere e di propria volontà. E in questo modo la legge, anche punendo, coopera a rendere buoni i sudditi» (Summa Theologiae, I-II, q. 92, a. 2, ad 4).<br />Il sondaggio qui riportato conferma una legge universale della morale che, detta in soldoni, suona così: se le cose iniziano ad andare bene, sarà sempre più facile che vadano bene; se le cose iniziano ad andare male, sarà sempre più facile che vadano male. L'ordine chiama l'ordine e il disordine chiama il disordine. Leggi e sentenze inique generano condotte altrettanto inique e favoriscono il varo di normative e il pronunciamento di sentenze sempre peggiori. Di contro, leggi e sentenze giuste sono come il sole e la pioggia: fanno fiorire anche i deserti, riportano la vita laddove c'era la morte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670280</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:37:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670280/meno_sesso_a_caso_effetto_benefico_della_sentenza_dobbs.mp3" length="3875022" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7781

MENO SESSO A CASO, EFFETTO BENEFICO DELLA SENTENZA DOBBS di Tommaso Scandroglio

«La legge umana intende portare gli uomini alla virtù», parole di Tommaso d'Aquino (Summa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7781</a><br /><br />MENO SESSO A CASO, EFFETTO BENEFICO DELLA SENTENZA DOBBS di Tommaso Scandroglio<br /><br />«La legge umana intende portare gli uomini alla virtù», parole di Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 2, ad 2) che potrebbero suonare come mera dichiarazione di principio disancorata dalla realtà, ma che invece trovano riscontro in quello che sta accadendo negli USA dopo la sentenza Dobbs che ha mandato in soffitta la sentenza Roe vs Wade permettendo ai singoli Stati di vietare l'aborto.<br />Pare infatti che i single americani siano diventati meno attivi sessualmente proprio grazie a quella sentenza, dato che ben 14 Stati vietano assolutamente o nella maggior parte dei casi l'aborto. L'eventualità di mettere incinta qualcuna o rimanere incinta senza più la possibilità di abortire diviene allora un forte antidoto alla sessualità nomade.<br />Questa è la conclusione del sondaggio del portale Singles in America, sondaggio che annualmente tasta il polso delle persone single negli Stati Uniti. Alcuni tra i dati più sorprendenti sono i seguenti: su 5.000 intervistati l'87% ha ammesso che il rovesciamento della sentenza Roe «ha avuto un impatto sugli appuntamenti [di coppia] e sulla propria vita sessuale». Il 15% dei single sotto i 50 anni «ora [...] ha paura di rimanere incinta o di mettere incinta qualcuna». Il 14% afferma di fare «meno sesso occasionale ora e/o meno sesso in generale». Una percentuale simile parla anche di aborto e contraccezione prima di intraprendere una relazione e il 54% ha dichiarato di «non aver fatto sesso negli ultimi 12 mesi». Tra l'altro, il campione degli intervistati non può essere sospettato di partigianeria a favore della vita, ritenendo così che per evitare gravidanze indesiderate l'unico rimedio sia la castità. No, per nulla, il campione è massicciamente pro choice: 60% a favore dell'aborto e 23% contrario.<br />Ecco dunque la buona notizia: abbiamo una sentenza che spinge le persone alla castità. C'è chi obietterà: castità forzata, non libera. A parte il fatto che la libertà di esporsi al pericolo di finire in galera sussiste sempre (nessun rischio ovviamente per l'uomo che ha messo incinta la donna), è bene ricordare che è proprio della legge educare i cittadini - e ogni legge, volente o nolente, educa o diseduca - a volte anche con la minaccia della sanzione. Quest'ultima inizialmente obbligherà a compiere solo materialmente un atto buono seppur non voluto, ma poi potrà portare il consociato non solo ad astenersi formalmente da un atto malvagio o a compiere un atto buono, ma a volere lui per primo evitare il male e compiere il bene. Così il già citato san Tommaso: «Per il fatto che uno comincia ad abituarsi, per paura del castigo, ad evitare il male e a compiere il bene, è portato presto o tardi ad agire così con piacere e di propria volontà. E in questo modo la legge, anche punendo, coopera a rendere buoni i sudditi» (Summa Theologiae, I-II, q. 92, a. 2, ad 4).<br />Il sondaggio qui riportato conferma una legge universale della morale che, detta in soldoni, suona così: se le cose iniziano ad andare bene, sarà sempre più facile che vadano bene; se le cose iniziano ad andare male, sarà sempre più facile che vadano male. L'ordine chiama l'ordine e il disordine chiama il disordine. Leggi e sentenze inique generano condotte altrettanto inique e favoriscono il varo di normative e il pronunciamento di sentenze sempre peggiori. Di contro, leggi e sentenze giuste sono come il sole e la pioggia: fanno fiorire anche i deserti, riportano la vita laddove c'era la morte.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,roevswade,sessooccasionale,singlesinamerica,tommasodaquino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/043c57fb291cbc042e67b9e6c19fb9b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aborto in costituzione, segno di uno stato tiranno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aborto-in-costituzione-segno-di-uno-stato-tiranno--59670248</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7778" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7778</a><br /><br />ABORTO IN COSTITUZIONE, SEGNO DI UNO STATO TIRANNO di Tommaso Scandroglio<br /><br />Marzo 1995, Giovanni Paolo II pubblica l'Evangelium vitae. Marzo 2024, la Francia inserisce in Costituzione il diritto d'aborto. La prima al mondo a farlo. Ventinove anni dopo si avvera quanto scritto da papa Wojtyła nell'enciclica dedicata alla difesa della vita innocente. Annotava infatti il santo pontefice: «L'originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte - sia pure maggioritaria - della popolazione. È l'esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il "diritto" cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull'inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato non è più la "casa comune" dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l'interesse di alcuni».<br />Proseguiva Giovanni Paolo II: «Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità, almeno quando le leggi che permettono l'aborto o l'eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. In verità, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l'ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi: "Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata?" (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Convegno di studio su "Il diritto alla vita e l'Europa", 18 dicembre 1987). Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un'autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale. Rivendicare il diritto all'aborto, all'infanticidio, all'eutanasia e riconoscerlo legalmente, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà» (20).<br />LA VERITÀ MESSA AI VOTI<br />Queste parole sembrano cucite addosso alla recente decisione del Parlamento francese. In esse evidenziamo alcuni snodi concettuali. Il primo: il parlamentarismo ha sostituito la verità. Quest'ultima è messa ai voti. Il riconoscimento della verità è stato scalzato dall'attribuzione della verità. Il concepito, con la sua umanità e personalità, non è un dato di realtà da riconoscere e da cui promanano obblighi morali che in modo analogo devono essere riconosciuti, ma una realtà da occultare tramite una sua simulazione: l'essere umano diventa un grumo di cellule. Occultato l'omicidio, si riconosce come verità giuridica e morale l'aborto.<br />Il democraticismo, per opporsi alla realtà, non può che imporsi perché questa da sempre si ribella. Ecco il secondo passaggio: ogni decisione democratica che non rispetta la verità necessariamente diviene espressione tirannica. «Auctoritas, non veritas facit legem» (T. Hobbes, Leviatano, II, 26). L'autorità, non la verità fa la legge. Non più ius quia iustum - diritto perché giusto - bensì ius quia iussum - diritto perché così è stato ordinato, deciso. È il capovolgimento della gerarchia delle due principali facoltà umane: intelletto e volontà. Non c'è più l'intelletto che scopre il reale - il nascituro è persona - e muove la volontà di conseguenza - devi rispettare la sua vita - ma l'inverso. Ciò che desidera la volontà - uccidere il figlio in grembo - l'intelletto lo ratifica come buono - abortire è un diritto. Non più delimitata dal limes della realtà riconosciuta dall'intelletto, la volontà esonda, tracima, sconfina nel potere assoluto, cioè absolutus - sciolto da ogni vincolo, degli uni contro gli altri. È la legge della giungla ma approvata in parlamento, è il «bellum omnium contra omnes» del già citato Hobbes (cfr. De Cive, prefatio): la guerra di tutti contro tutti. E chi vince? Il più forte, non il più giusto. E dunque nel caso dell'aborto vince l'adulto contro il bambino, colui che è già sviluppato contro chi è ancora in via di sviluppo (e lo sarà anche dopo nato), colui che può attualizzare alcune capacità contro chi non è ancora in grado di farlo, colui che è sano contro il malato.<br />LO STATO DI POTERE<br />Lo Stato di diritto si involgarisce nello Stato di potere; la legge si degrada in prevaricazione. È il diritto belluino. La traduzione di diritto in latino è ius. Lo ius è "il suo", ciò che appartiene ad un soggetto o per vocazione naturale o per attribuzione collettiva (statale diremmo noi oggi). Agevole comprendere ora il significato della radice della parola iustitia, la virtù che impone di dare a ciascuno il suo. Il concepito reclama il diritto alla vita, perché suo, e quindi il corrispettivo dovere erga omnes del rispetto e tutela della sua esistenza. Ma l'epoca attuale è segnata dalla negazione dei diritti naturali, i diritti nativi che nascono appena viene ad esistenza l'essere umano, annientati dai diritti artificiali perché prodotti dall'uomo per la soddisfazione dei desideri artefatti dei più violenti. È il diritto muscolare che stritola l'indifeso diritto naturale del concepito.<br />E dunque, nel momento in cui si è elevato l'aborto a diritto costituzionale, si è decretata la morte del diritto perché si è dichiarato come suprema esigenza da tutelarsi giuridicamente un delitto, l'esatto contrario del diritto. «Il "diritto" cessa di essere tale», ci diceva Giovanni Paolo II. Una legge umana «se in qualche cosa è contraria alla legge naturale, non è più legge ma corruzione della legge» gli fa eco Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, I-II, q. 95, a. 2 c.).<br />Uno dei risultati più deflagranti della decisione di ammantare di costituzionalità il delitto di aborto è quello della disintegrazione del consesso sociale e dello sprofondamento in una guerra civile sì invisibile, ma presente. E, infatti, se c'è guerra ai bambini non ancora nati come si può parlare di pace sociale? È una pace apparente perché ogni pochi minuti un innocente viene ucciso. L'aborto è l'esito di e insieme produce una società violenta, barbara e anarchica che alza la mano sull'indifeso e su chi vuole difendere l'indifeso.<br />La folla festante che l'altro giorno danzava sotto la scintillante Torre Eiffel, sulla cui struttura campeggiava la scritta My body, my choice, ballava sopra la propria rovina, sopra la propria tomba, gioiva inconsapevole per la propria condanna a morte. Perché quell'art. 34 della Costituzione, la cui modifica è stata scritta con il sangue dei bambini, è l'epitaffio della società occidentale. I francesi non hanno solo decretato la morte dei propri figli, ma anche la propria.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Francia, aborto in Costituzione: primo sì. Così si rischia l'obbligo" spiegava quali erano i rischi se si fosse arrivati, come siamo arrivati, all'approvazione della legge.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 febbraio 2024:<br />Visti i tempi attuali è facile dare i numeri. E li diamo anche noi: 234 mila. Sono il numero di aborti legali effettuati in Francia nel 2022, 17 mila in più rispetto all'anno precedente. Colpa del Covid che ha impedito di abortire? No, infatti come certifica lo studio di Annick Vilain e Jeanne Fresson, intitolato Nel 2022 aumenta il numero di interruzioni volontarie di gravidanze e pubblicato sul sito Direzione della Ricerca, Studi, Valutazione e Statistica del governo francese, questo numero di aborti è il più alto mai registrato dal 1990 al 2022. Il più alto in 32 anni.<br />Diamo un altro paio di numeri: 493 e 30. Il primo numero si riferisce ai voti a favore e il secondo ai voti contrari, espressi in seno alla Camera francese (l'Assemblée Nationale), in riferimento alla proposta di riforma costituzionale che vuole qualificare l'aborto come diritto costituzionale. Nell'articolo 34 della Costituzione si vuole aggiungere la seguente frase: «La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà della donna, che le è garantita, di fare ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza». L'aborto, già disciplinato dalla legge Veil del 1975, diventerebbe una libertà costituzionalmente garantita, come se fosse il diritto al lavoro o all'educazione. Ci troveremmo nel paradosso di una Costituzione, quella francese, che tutelerebbe il diritto alla vita e contemporaneamente il suo contrario, il diritto ad uccidere. Sintomi sempre più frequenti, nel nostro tempo, dell'agonia della ragione. Dunque l'Assemblea Nazionale ha espresso il suo "sì" alla proposta. Ora la palla passa al Senato dove i giochi potrebbero farsi più complicati perché potrebbero prevalere le forze di centrodestra che però, a dire il vero, sono anch'esse ormai completamente laicizzate e libertarie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670248</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:37:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670248/aborto_in_costituzione_segno_di_uno_stato_tiranno.mp3" length="16585593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7778

ABORTO IN COSTITUZIONE, SEGNO DI UNO STATO TIRANNO di Tommaso Scandroglio

Marzo 1995, Giovanni Paolo II pubblica l'Evangelium vitae. Marzo 2024, la Francia inserisce in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7778" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7778</a><br /><br />ABORTO IN COSTITUZIONE, SEGNO DI UNO STATO TIRANNO di Tommaso Scandroglio<br /><br />Marzo 1995, Giovanni Paolo II pubblica l'Evangelium vitae. Marzo 2024, la Francia inserisce in Costituzione il diritto d'aborto. La prima al mondo a farlo. Ventinove anni dopo si avvera quanto scritto da papa Wojtyła nell'enciclica dedicata alla difesa della vita innocente. Annotava infatti il santo pontefice: «L'originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte - sia pure maggioritaria - della popolazione. È l'esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il "diritto" cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull'inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato non è più la "casa comune" dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l'interesse di alcuni».<br />Proseguiva Giovanni Paolo II: «Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità, almeno quando le leggi che permettono l'aborto o l'eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. In verità, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l'ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi: "Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata?" (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Convegno di studio su "Il diritto alla vita e l'Europa", 18 dicembre 1987). Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un'autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale. Rivendicare il diritto all'aborto, all'infanticidio, all'eutanasia e riconoscerlo legalmente, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà» (20).<br />LA VERITÀ MESSA AI VOTI<br />Queste parole sembrano cucite addosso alla recente decisione del Parlamento francese. In esse evidenziamo alcuni snodi concettuali. Il primo: il parlamentarismo ha sostituito la verità. Quest'ultima è messa ai voti. Il riconoscimento della verità è stato scalzato dall'attribuzione della verità. Il concepito, con la sua umanità e personalità, non è un dato di realtà da riconoscere e da cui promanano obblighi morali che in modo analogo devono essere riconosciuti, ma una realtà da occultare tramite una sua simulazione: l'essere umano diventa un grumo di cellule. Occultato l'omicidio, si riconosce come verità giuridica e morale l'aborto.<br />Il democraticismo, per opporsi alla realtà, non può che imporsi perché questa da sempre si ribella. Ecco il secondo passaggio: ogni decisione democratica che non rispetta la verità necessariamente diviene espressione tirannica. «Auctoritas, non veritas facit legem» (T. Hobbes, Leviatano, II, 26). L'autorità, non la verità fa la legge. Non più ius quia iustum - diritto perché giusto - bensì ius quia iussum - diritto perché così è stato ordinato, deciso. È il capovolgimento della gerarchia delle due principali facoltà umane: intelletto e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1037</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,costituzione,democraziatotalitaria,francia,gpii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4cc68825e125d520b5eb7345c659dff9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Trans incinta al 5 mese, la femminilità non si cancella</title><link>https://www.spreaker.com/episode/trans-incinta-al-5-mese-la-femminilita-non-si-cancella--59670307</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7783" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7783</a><br /><br />TRANS INCINTA AL 5° MESE, LA FEMMINILITÀ NON SI CANCELLA di Tommaso Scandroglio<br /><br />Marco è incinto. Non è un remake nostrano di Junior, commedia americana dove Arnold Schwarzenegger rimaneva incinto. Nemmeno stiamo parlando del caso in cui alcuni ricercatori sono riusciti alla fine ad impiantare un utero in un uomo. Bensì si tratta della vicenda, raccontata da Repubblica - Roma, di una donna - nome di fantasia Anna - che non accettava il suo corpo femminile e così ha dato inizio ad un processo di transizione fatto di ormoni e mastectomia per "diventare" Marco. Ma ecco che quando i medici si stavano apprestando a togliere l'odiato utero hanno scoperto che la donna era incinta da ben cinque mesi. Dunque la notizia non c'è, dato che stiamo parlando di una donna che è in dolce attesa, a meno che, giustamente, non sia sempre una bella notizia ogni volta che un bambino viene concepito.<br />La morale di questa storia ha più facce. Gli uomini e le donne possono anche tentare, inutilmente, di cambiare sesso, ma madre natura non cambierà mai sesso e rimarrà per sempre madre, ossia per sempre donna, testardamente incline a generare e a far generare. I Frankenstein del gender possono anche peritarsi di modificare le fattezze da femminili in maschili, ma madre natura a volte ama sparigliare le carte. E così questa volta ha deciso di ricordare in modo prepotente ad Anna che è donna e di regalarle il più bel premio per essere tale: un figlio.<br />Ma in fondo è la stessa Anna ad aver celebrato ben prima l'eterosessualità e dunque la sua femminilità, decidendo da donna di avere un rapporto con un uomo. Perché la carne è debole e a volte è una fortuna. Un rapporto quindi vissuto pienamente da donna seppur fosse già, come si dice oggi, in transizione, in viaggio, sempre più lontano da se stessa. La natura quindi chiama e l'uomo o la donna possono anche non rispondere, ma la natura continuerà a chiamare e a farsi presente. A volte in modo così pregnante - e l'aggettivo non è scelto a caso - da far covare «dentro l'urna molle e segreta, non so che felicità nuova», per dirla con il Pascoli de Il gelsomino notturno.<br />È una sorta di rivincita dello stato naturale delle cose, dell'ordine della ragione, della fisiologia delle attrazioni, della normalità dei sentimenti, della logica del buon senso contro l'artificiosità dei capricci, il disordine della follia, la patologia delle perversioni, la disabilità delle emozioni, il controsenso del senso comune. Puoi strapparti il seno e l'utero, ma non potrai mai strapparti di dosso la tua femminilità, cancellare la tua identità di donna perché questa, al pari di quella maschile, nasce prima nell'anima e poi si imprime nelle carni. La guerra alla realtà è alla fine sempre perdente.<br />Giulietta implorava così il suo Romeo: «Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome» (Giulietta e Romeo, atto secondo, scena seconda). Quale inconsapevole e trascendente intuizione di Shakespeare. Chi rinnega il Padre, quello che è nei Cieli, rifiuta automaticamente il proprio nome. Quello innanzitutto di figlio voluto e redento da Dio, ma poi tutti i nomi propri: la propria vocazione, il proprio destino, il proprio ruolo sociale e infine addirittura il proprio nome di battesimo, il nome con cui verrai chiamato da Dio quando morirai, e con quello anche il proprio Io. Non più Anna, ma Marco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59670307</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 20:36:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59670307/trans_incinta_al_5_mese_la_femminilit_non_si_cancella.mp3" length="3916830" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7783

TRANS INCINTA AL 5° MESE, LA FEMMINILITÀ NON SI CANCELLA di Tommaso Scandroglio

Marco è incinto. Non è un remake nostrano di Junior, commedia americana dove Arnold...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7783" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7783</a><br /><br />TRANS INCINTA AL 5° MESE, LA FEMMINILITÀ NON SI CANCELLA di Tommaso Scandroglio<br /><br />Marco è incinto. Non è un remake nostrano di Junior, commedia americana dove Arnold Schwarzenegger rimaneva incinto. Nemmeno stiamo parlando del caso in cui alcuni ricercatori sono riusciti alla fine ad impiantare un utero in un uomo. Bensì si tratta della vicenda, raccontata da Repubblica - Roma, di una donna - nome di fantasia Anna - che non accettava il suo corpo femminile e così ha dato inizio ad un processo di transizione fatto di ormoni e mastectomia per "diventare" Marco. Ma ecco che quando i medici si stavano apprestando a togliere l'odiato utero hanno scoperto che la donna era incinta da ben cinque mesi. Dunque la notizia non c'è, dato che stiamo parlando di una donna che è in dolce attesa, a meno che, giustamente, non sia sempre una bella notizia ogni volta che un bambino viene concepito.<br />La morale di questa storia ha più facce. Gli uomini e le donne possono anche tentare, inutilmente, di cambiare sesso, ma madre natura non cambierà mai sesso e rimarrà per sempre madre, ossia per sempre donna, testardamente incline a generare e a far generare. I Frankenstein del gender possono anche peritarsi di modificare le fattezze da femminili in maschili, ma madre natura a volte ama sparigliare le carte. E così questa volta ha deciso di ricordare in modo prepotente ad Anna che è donna e di regalarle il più bel premio per essere tale: un figlio.<br />Ma in fondo è la stessa Anna ad aver celebrato ben prima l'eterosessualità e dunque la sua femminilità, decidendo da donna di avere un rapporto con un uomo. Perché la carne è debole e a volte è una fortuna. Un rapporto quindi vissuto pienamente da donna seppur fosse già, come si dice oggi, in transizione, in viaggio, sempre più lontano da se stessa. La natura quindi chiama e l'uomo o la donna possono anche non rispondere, ma la natura continuerà a chiamare e a farsi presente. A volte in modo così pregnante - e l'aggettivo non è scelto a caso - da far covare «dentro l'urna molle e segreta, non so che felicità nuova», per dirla con il Pascoli de Il gelsomino notturno.<br />È una sorta di rivincita dello stato naturale delle cose, dell'ordine della ragione, della fisiologia delle attrazioni, della normalità dei sentimenti, della logica del buon senso contro l'artificiosità dei capricci, il disordine della follia, la patologia delle perversioni, la disabilità delle emozioni, il controsenso del senso comune. Puoi strapparti il seno e l'utero, ma non potrai mai strapparti di dosso la tua femminilità, cancellare la tua identità di donna perché questa, al pari di quella maschile, nasce prima nell'anima e poi si imprime nelle carni. La guerra alla realtà è alla fine sempre perdente.<br />Giulietta implorava così il suo Romeo: «Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome» (Giulietta e Romeo, atto secondo, scena seconda). Quale inconsapevole e trascendente intuizione di Shakespeare. Chi rinnega il Padre, quello che è nei Cieli, rifiuta automaticamente il proprio nome. Quello innanzitutto di figlio voluto e redento da Dio, ma poi tutti i nomi propri: la propria vocazione, il proprio destino, il proprio ruolo sociale e infine addirittura il proprio nome di battesimo, il nome con cui verrai chiamato da Dio quando morirai, e con quello anche il proprio Io. Non più Anna, ma Marco.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>chwarzenegger,femminilità,incinto,shakespeare,transincinta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b72ee115370194c68e7b46a74f05bd4b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dignitas infinita, documento superficiale e qualche errore grave</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dignitas-infinita-documento-superficiale-e-qualche-errore-grave--59374623</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7753" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7753</a><br /><br />DIGNITAS INFINITA, DOCUMENTO SUPERFICIALE E QUALCHE ERRORE GRAVE di Tommaso Scandroglio<br />È stata pubblicata ieri la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Dignitas infinita, sulla dignità della persona umana. Un documento nato dopo l'elaborazione di ben cinque bozze prodotte nel corso degli ultimi cinque anni.<br />L'impostazione di fondo, di carattere metafisico, è in linea di massima corretta ma, visto il valore del documento, necessitava di maggior approfondimento, ad esempio trattando del concetto di persona in relazione alle tre persone della Santissima Trinità - perché è da lì che deriva in ultima istanza la preziosità di ogni persona - per poi mettere in risalto che la preziosità intrinseca dell'uomo discende in seconda battuta dalla particolare natura della sua forma attualizzata, cioè dalla sua razionalità (nel documento c'è solo un rapidissimo cenno a questo snodo concettuale). È la qualità di tale natura che fa sì che l'uomo sia intrinsecamente prezioso e dunque meriti l'appellativo di persona, che è come una sorta di titolo per indicare una dignità elevatissima. Persona è dunque nomen dignitatis. Tommaso d'Aquino sul punto così si esprime: «Tra tutte le altre sostanze, gli individui di natura ragionevole hanno un nome speciale. E questo nome è persona» (Summa Theologiae, I, q. 29, a. 1 c.). Seppur nella correttezza dell'impianto, ma non di tutte le singole argomentazioni articolate, si denota allora poca profondità di analisi, cifra comunque caratteristica di tutto il presente pontificato.<br />PASSAGGI AMBIGUI, DISCUTIBILI, ERRATI<br />Accanto a passaggi condivisibili di questa Dichiarazione, firmata dal prefetto Victor Fernández e approvata da papa Francesco, ve ne sono altri ambigui, altri discutibili e altri infine errati. In relazione ai passaggi ambigui - tralasciando per motivi di spazio la definizione proposta di "natura umana" - ci fermiamo al punto n. 1 dove si afferma il primato della persona umana, così come già in precedenza asserito in Laudate Deum di Francesco (n. 39). Questo è vero sul piano naturale, ma non su quello soprannaturale. Infatti il primato spetta sempre a Dio. Da un documento che, giustamente, fonda la dignità umana sul fatto di essere stati creati ad immagine di Dio, il mancato riferimento al primato trascendente è un'omissione rilevante.<br />In merito ai passaggi discutibili e in modo telegrafico: «Tale dignità ontologica - si legge nel documento - nella sua manifestazione privilegiata attraverso il libero agire umano, è stata poi messa in risalto soprattutto dall'umanesimo cristiano del Rinascimento» (n. 13). L'umanesimo, anche quello coraggiosamente definito cristiano, è stato antropocentrico e non teocentrico. Parimenti critica la seguente disinvolta affermazione: «è evidente che la storia dell'umanità mostra un progresso nella comprensione della dignità e della libertà delle persone» (n. 32). Siamo certi che a molti appaia evidente il contrario.<br />Una scelta discutibile è poi l'elenco proposto di condotte o fenomeni contrari alla dignità della persona, elenco sbilanciato sulle questioni proprie della giustizia sociale: povertà, guerra, migranti, tratta delle persone, abusi sessuali, violenze contro le donne, femminicidio, aborto, maternità surrogata, eutanasia e suicidio assistito, lo scarto dei diversamente abili, teoria del gender, cambio di sesso, violenza digitale (in tale ordine nel documento). Tutte condotte o fenomeni sicuramente censurabili, ma, nonostante le rassicurazioni che l'elenco non fosse esaustivo (cfr. Presentazione), spiccano per la loro assenza, ad esempio, il divorzio, la contraccezione, la fecondazione artificiale, la sperimentazione sugli embrioni, l'ambientalismo. Sarebbe stato poi più proficuo partire dal Decalogo per stilare simile elenco.<br />GLI ERRORI PIÙ EVIDENTI<br />Veniamo agli errori, perlomeno a quelli che ci paiono più evidenti. Il primo è proprio nel titolo: Dignitas infinita. La dignità della persona umana non è infinita (cfr. n. 1) perché il suo essere non è infinito. Solo la dignità di Dio è infinita perché ente infinito. La nostra creaturalità comporta una preziosità intrinseca limitata, finita, ma nello stesso tempo incommensurabile, ossia immensa, e assoluta, cioè non sottoposta a condizioni, come correttamente più volte si sottolinea nel testo (nello stesso errore era caduto Giovanni Paolo II, citato nel documento).<br />Secondo errore: al n. 28 si cita nuovamente la Laudate Deum: «La vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature» (n. 67) Eppure la Dichiarazione per ben 15 volte e assai opportunamente ripete che la dignità umana è tale al di là di ogni circostanza. Ora invece la dignità umana parrebbe discendere dalle altre creature: non più dignità assoluta, ma relativa, in relazione a piante e animali. Il classico obolo dovuto all'ambientalismo. Sul terzo errore - la pena di morte contrasta con la dignità umana (cfr. n. 34) - rimandiamo all'articolo in nota.<br />Soffermiamoci infine sul paragrafo dedicato alla teoria del gender. Ora, tale teoria comprende, tra gli altri aspetti, un giudizio positivo sull'omosessualità e sulla transessualità. Su questo secondo aspetto la Dichiarazione dedica un apposito paragrafo assumendo un giusto approccio critico. Dunque, ci si aspettava che il paragrafo "Teoria del gender" trattasse dell'omosessualità. Questo è vero nella parte iniziale dello stesso, ma poi le riflessioni che esso articola paiono più consone al transessualismo, e solo vagamente riconducibili all'omosessualità. Ciò detto, appare evidente che manchi una condanna esplicita e motivata dell'omosessualità, rifugiandosi in vaghi cenni relativi alla differenza sessuale tra uomo e donna. Non poteva che essere così dopo la pubblicazione di Fiducia supplicans che benedice l'omosessualità.<br />LA TEORIA DEL GENDER<br />Dicevamo della parte iniziale del paragrafo "Teoria del gender" che è dedicata all'omosessualità. In essa correttamente si cita il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove questo afferma che occorre accogliere la persona omosessuale (cfr. n. 2358), ma non si cita lo stesso quando censura sia l'omosessualità che le condotte omosessuali. Non solo, ma, subito dopo questa citazione, la Dichiarazione così prosegue: «Per questa ragione va denunciato come contrario alla dignità umana il fatto che in alcuni luoghi non poche persone vengano incarcerate, torturate e perfino private del bene della vita unicamente per il proprio orientamento sessuale» (n. 55). Parrebbe che l'accoglienza della persona omosessuale comporti l'esclusione del divieto per legge delle condotte omosessuali. Sanzionare le condotte omosessuali sarebbe allora un malum in se. Ecco dunque la domanda di fondo: è moralmente lecito sanzionare le condotte omosessuali? Risposta che sappiamo essere urticante per molti: sì, ma non sempre. Procediamo con ordine. Qual è il criterio a cui riferirsi per decidere quando è giusto sanzionare una certa condotta? Il bene comune. Nel caso dei divieti, occorre vietare quelle condotte che sono gravemente lesive del bene comune. Le condotte omosessuali sono potenzialmente lesive del bene comune per più motivi.<br />In primis perché l'omosessualità contraddice in radice e nel profondo la natura umana, dunque la sua dignità. È un disordine violentissimo della persona che non può che ripercuotersi all'esterno quando si fa condotta, relazione, riverberandosi negativamente in quell'ordo sociale la cui tutela è il primo compito del governante. L'omosessualità praticata porta alla corruzione del pensiero e dei costumi, ad esempio nella sfera dei comportamenti sessuali, anche tra gli eterosessuali, nell'educazione quando si insegna l'affettività, etc. Pensiamo poi agli effetti negativi che abbiamo dovuto registrare in ambito familiare laddove sono state legittimate le unioni civili o i "matrimoni" gay, tra cui soprattutto la cosiddetta omogenitorialità. Poniamo mente inoltre all'ambito procreativo, laddove l'omosessualità ha incentivato pratiche come la fecondazione eterologa, l'utero in affitto e ha fomentato una cultura anti-vita, perché l'omosessualità è per sua struttura intima una condizione infeconda.<br />Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Pena di morte, la contraddizione spacciata per sviluppo" parla Dopo Fiducia supplicans un altro dietrofront sull'insegnamento costante della Chiesa che considera il diritto alla vita inviolabile, ma per l'innocente. E un cambiamento tira l'altro.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 aprile 2024:<br />«Una dignità infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di là di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi» (n. 1). Questo l'incipit della nuova Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Dignitas infinita. Un sostantivo e un aggettivo che, accostati, possono riferirsi solo alle tre Persone divine, ma che invece incautamente nella Dichiarazione vengono a caratterizzare la persona umana.<br />Creatura e finitezza si richiamano ontologicamente: una dignità sublime, fatta per l'Infinito, come quella umana, è pur sempre una dignità creata, che ha avuto un inizio e che si esplica in un'essenza, che indica appunto, sempre delimitazione. Invece, la Dichiarazione ci racconta, senza troppa pena di argomentazione, che l'infinita dignità dell'uomo sarebbe addirittura «pienamente riconoscibile anche dalla sola ragione» e confermata dalla Chiesa. Dove, come e quando non è dato saperlo: marchio inconfondibile di ogni "creazione tuchana".<br />Un'affermazione dunque gratuita ed errata, ricevibile solo qualora il senso dell'aggettivo intende essere iperbolico. Ma c]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59374623</guid><pubDate>Tue, 09 Apr 2024 20:22:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59374623/dignitas_infinita_documento_superficiale_e_qualche_errore_grave.mp3" length="17601655" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7753

DIGNITAS INFINITA, DOCUMENTO SUPERFICIALE E QUALCHE ERRORE GRAVE di Tommaso Scandroglio
È stata pubblicata ieri la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Dignitas...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7753" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7753</a><br /><br />DIGNITAS INFINITA, DOCUMENTO SUPERFICIALE E QUALCHE ERRORE GRAVE di Tommaso Scandroglio<br />È stata pubblicata ieri la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Dignitas infinita, sulla dignità della persona umana. Un documento nato dopo l'elaborazione di ben cinque bozze prodotte nel corso degli ultimi cinque anni.<br />L'impostazione di fondo, di carattere metafisico, è in linea di massima corretta ma, visto il valore del documento, necessitava di maggior approfondimento, ad esempio trattando del concetto di persona in relazione alle tre persone della Santissima Trinità - perché è da lì che deriva in ultima istanza la preziosità di ogni persona - per poi mettere in risalto che la preziosità intrinseca dell'uomo discende in seconda battuta dalla particolare natura della sua forma attualizzata, cioè dalla sua razionalità (nel documento c'è solo un rapidissimo cenno a questo snodo concettuale). È la qualità di tale natura che fa sì che l'uomo sia intrinsecamente prezioso e dunque meriti l'appellativo di persona, che è come una sorta di titolo per indicare una dignità elevatissima. Persona è dunque nomen dignitatis. Tommaso d'Aquino sul punto così si esprime: «Tra tutte le altre sostanze, gli individui di natura ragionevole hanno un nome speciale. E questo nome è persona» (Summa Theologiae, I, q. 29, a. 1 c.). Seppur nella correttezza dell'impianto, ma non di tutte le singole argomentazioni articolate, si denota allora poca profondità di analisi, cifra comunque caratteristica di tutto il presente pontificato.<br />PASSAGGI AMBIGUI, DISCUTIBILI, ERRATI<br />Accanto a passaggi condivisibili di questa Dichiarazione, firmata dal prefetto Victor Fernández e approvata da papa Francesco, ve ne sono altri ambigui, altri discutibili e altri infine errati. In relazione ai passaggi ambigui - tralasciando per motivi di spazio la definizione proposta di "natura umana" - ci fermiamo al punto n. 1 dove si afferma il primato della persona umana, così come già in precedenza asserito in Laudate Deum di Francesco (n. 39). Questo è vero sul piano naturale, ma non su quello soprannaturale. Infatti il primato spetta sempre a Dio. Da un documento che, giustamente, fonda la dignità umana sul fatto di essere stati creati ad immagine di Dio, il mancato riferimento al primato trascendente è un'omissione rilevante.<br />In merito ai passaggi discutibili e in modo telegrafico: «Tale dignità ontologica - si legge nel documento - nella sua manifestazione privilegiata attraverso il libero agire umano, è stata poi messa in risalto soprattutto dall'umanesimo cristiano del Rinascimento» (n. 13). L'umanesimo, anche quello coraggiosamente definito cristiano, è stato antropocentrico e non teocentrico. Parimenti critica la seguente disinvolta affermazione: «è evidente che la storia dell'umanità mostra un progresso nella comprensione della dignità e della libertà delle persone» (n. 32). Siamo certi che a molti appaia evidente il contrario.<br />Una scelta discutibile è poi l'elenco proposto di condotte o fenomeni contrari alla dignità della persona, elenco sbilanciato sulle questioni proprie della giustizia sociale: povertà, guerra, migranti, tratta delle persone, abusi sessuali, violenze contro le donne, femminicidio, aborto, maternità surrogata, eutanasia e suicidio assistito, lo scarto dei diversamente abili, teoria del gender, cambio di sesso, violenza digitale (in tale ordine nel documento). Tutte condotte o fenomeni sicuramente censurabili, ma, nonostante le rassicurazioni che l'elenco non fosse esaustivo (cfr. Presentazione), spiccano per la loro assenza, ad esempio, il divorzio, la contraccezione, la fecondazione artificiale, la sperimentazione sugli embrioni, l'ambientalismo. 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Non dovrebbe comunque obbedire, perché benedire una coppia irregolare o omosessuale è un'azione intrinsecamente malvagia.<br />Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, 17). Da qui la conclusione: «Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un'azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall'azione che essa proibisce». (Veritatis splendor, n. 67).<br />Ma come si può provare che benedire una coppia irregolare o omosessuale sia un atto intrinsecamente malvagio? In merito ad entrambi i casi richiamiamo ancora Veritatis splendor: «Insegnando l'esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L'apostolo Paolo afferma in modo categorico: "Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio" (1 Cor 6,9-10)» (81). Appare evidente che se la fornicazione e la sodomia sono condotte intrinsecamente cattive non posso benedirle, ossia dire bene di ciò che è male: sarebbe una contraddizione in termini sul piano logico e, sul piano morale, sarebbe intrinsecamente iniquo rendere moralmente lecito ciò che non lo è, giustificare l'ingiustificabile, approvare l'ingiustizia. È un sofisma affermare che la benedizione non giustifica o non qualifica in modo positivo o non approva la relazione che si va a benedire. Sarebbe un gioco di parole per occultare una verità lapalissiana: la benedizione si dà solo a ciò che è ordinabile a Dio perché solo tale realtà merita una benedizione.<br />NON È LECITO COMPIERE IL MALE PERCHÉ NE DERIVI UN BENE<br />Lo stesso documento Fiducia supplicans lo conferma: «Le benedizioni [...] sono ordinate alla lode di Dio, [...] "le formule di benedizione hanno soprattutto lo scopo di rendere gloria a Dio per i suoi doni"» (10) e in riferimento a chi vive un rapporto di coppia irregolare o omosessuale afferma che costui «vive in situazioni non ordinate al disegno del Creatore» (28). Ecco perché il Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2021 chiudeva la questione così: «Dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l'intenzione non di affidare alla protezione e all'aiuto di Dio alcune singole persone [...] ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio».<br />Dunque, il bravo sacerdote non potrà che rifiutarsi di benedire coppie irregolari o gay anche se il suo superiore glielo comanda e anche nel caso in cui perdesse il posto e fosse mandato in esilio. «Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene», insegna il Catechismo (n. 1756). Con Fiducia supplicans si è aperto ufficialmente il tempo del martirio, dove i persecutori sono persone ordinate che agiscono a danno di altre persone ordinate. Ciò detto, il bravo sacerdote, oltre a rifiutarsi di benedire, deve essere anche evangelicamente furbo. Ossia, tra gli altri stratagemmi per salvare la dottrina e insieme a questa, se possibile, la propria pellaccia, deve comunicare quelle motivazioni, buone in sé, che alle orecchie del proprio superiore appaiono persuasive, sebbene non siano quelle fondamentali per rifiutarsi di benedire.<br />Un caso esemplare è quello del documento Nessuna benedizione per le coppie omosessuali nelle Chiese africane firmato dal cardinale Fridolin Ambongo, in qualità di presidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar e approvato dal Papa e dal cardinal Fernández. Nel documento possiamo leggere: «Le conferenze episcopali preferiscono generalmente [...] non offrire benedizioni a coppie dello stesso sesso». Per quale motivo? Il cardinal Ambongo indica una coppia di motivazioni. La prima è quella fondante, la vera motivazione: l'omosessualità è contraria alla Rivelazione e al Magistero e dunque è impossibile benedire le relazioni omosessuali. Richiamiamo qualche passaggio: «Il costante insegnamento della Chiesa descrive gli atti omosessuali come "intrinsecamente disordinati". [Si cita] Lv 18,22-23 dove l'omosessualità è esplicitamente proibita e considerata un abominio. [...] San Paolo, nella Lettera ai Romani, condanna quelli che chiama rapporti innaturali (cf. Rm 1,26-33) o costumi vergognosi (cf. 1Cor 6,9-10)».<br />GIUSTA ASTUZIA<br />Dopo aver richiamato le vere ragioni per cui negare queste benedizioni, ecco che, con giusta astuzia, si propongono altre motivazioni che - si sa - sono ben accette a Roma, motivazioni non dottrinali, ma puramente sociali: «Oltre a queste ragioni bibliche, il contesto culturale africano, profondamente radicato nei valori della legge naturale sul matrimonio e sulla famiglia, complica ulteriormente l'accettazione delle unioni di persone dello stesso sesso, in quanto viste come contraddittorie con le norme culturali e intrinsecamente corrotte. [Queste benedizioni] non possono essere realizzate in Africa senza esporsi a scandali. [...] Sarebbero in diretta contraddizione con l'ethos culturale delle comunità africane».<br />Queste motivazioni sociali, come la Bussola ha già spiegato, non possono rappresentare la giustificazione ultima per vietare le benedizioni gay - se il contesto culturale africano mutasse si potrebbero allora benedire le coppie gay? - ma sono quelle più convincenti per papa Francesco e il cardinal Fernández. Buttarla sul piano della cultura africana è stato vincente perché, nell'approccio pastorale proposto dall'attuale Magistero, il buon selvaggio di Rousseau ha sempre ragione, è custode di tradizioni e costumi intoccabili, come le vicende del Sinodo per l'Amazzonia e della Pachamama hanno illustrato bene. E infatti cosa ha risposto papa Francesco a loro, risposta contenuta nel documento di Ambongo? «Sua santità papa Francesco, ferocemente contrario a qualsiasi forma di colonizzazione culturale in Africa...», a conferma di aver premuto il tasto giusto. I vescovi africani dovevano portare a casa un risultato, non dovevano tenere una lezione di dottrina, pur non dovendo tradirla ovviamente.<br />Così dovrebbe fare anche il nostro bravo sacerdote in veste di negoziatore che vuole liberare la pastorale dalle mani di alcuni sequestratori. Richiami la dottrina del Magistero e accanto a questo faccia appello alla sensibilità dei fedeli, al pericolo di scandalo, alle tradizioni locali, al parere dei suoi fedeli, etc. E soprattutto faccia appello al buon Dio perché illumini il suo superiore.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58876021</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 13:53:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58876021/benedizioni_coppie_gay_atti_malvagi_che_il_sacerdote_deve_negare.mp3" length="8076365" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7708

BENEDIZIONI COPPIE GAY, ATTI MALVAGI CHE IL SACERDOTE DEVE NEGARE di Tommaso Scandroglio
Il bravo sacerdote che sa che è errato impartire una benedizione alle coppie irregolari o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7708" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7708</a><br /><br />BENEDIZIONI COPPIE GAY, ATTI MALVAGI CHE IL SACERDOTE DEVE NEGARE di Tommaso Scandroglio<br />Il bravo sacerdote che sa che è errato impartire una benedizione alle coppie irregolari o omosessuali come si deve comportare qualora il suo superiore - parroco, vescovo, superiore religioso - gli comandasse invece di impartirla? Non dovrebbe comunque obbedire, perché benedire una coppia irregolare o omosessuale è un'azione intrinsecamente malvagia.<br />Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, 17). Da qui la conclusione: «Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un'azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall'azione che essa proibisce». (Veritatis splendor, n. 67).<br />Ma come si può provare che benedire una coppia irregolare o omosessuale sia un atto intrinsecamente malvagio? In merito ad entrambi i casi richiamiamo ancora Veritatis splendor: «Insegnando l'esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L'apostolo Paolo afferma in modo categorico: "Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio" (1 Cor 6,9-10)» (81). Appare evidente che se la fornicazione e la sodomia sono condotte intrinsecamente cattive non posso benedirle, ossia dire bene di ciò che è male: sarebbe una contraddizione in termini sul piano logico e, sul piano morale, sarebbe intrinsecamente iniquo rendere moralmente lecito ciò che non lo è, giustificare l'ingiustificabile, approvare l'ingiustizia. È un sofisma affermare che la benedizione non giustifica o non qualifica in modo positivo o non approva la relazione che si va a benedire. Sarebbe un gioco di parole per occultare una verità lapalissiana: la benedizione si dà solo a ciò che è ordinabile a Dio perché solo tale realtà merita una benedizione.<br />NON È LECITO COMPIERE IL MALE PERCHÉ NE DERIVI UN BENE<br />Lo stesso documento Fiducia supplicans lo conferma: «Le benedizioni [...] sono ordinate alla lode di Dio, [...] "le formule di benedizione hanno soprattutto lo scopo di rendere gloria a Dio per i suoi doni"» (10) e in riferimento a chi vive un rapporto di coppia irregolare o omosessuale afferma che costui «vive in situazioni non ordinate al disegno del Creatore» (28). Ecco perché il Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2021 chiudeva la questione così: «Dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l'intenzione non di affidare alla protezione e all'aiuto di Dio alcune singole persone [...] ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio».<br />Dunque, il bravo sacerdote non potrà che rifiutarsi di benedire coppie irregolari o gay anche se il suo superiore glielo comanda e anche nel caso in cui perdesse il posto e fosse mandato in esilio. «Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene», insegna il Catechismo (n. 1756). Con Fiducia supplicans si è aperto ufficialmente il tempo del martirio, dove i persecutori sono persone ordinate che agiscono a danno di altre persone ordinate. Ciò detto, il bravo sacerdote, oltre a rifiutarsi di benedire, deve essere anche evangelicamente furbo. Ossia, tra gli altri stratagemmi per salvare la dottrina e insieme a questa, se possibile, la propria pellaccia, deve comunicare quelle motivazioni, buone in sé, che alle orecchie del proprio...]]></itunes:summary><itunes:duration>505</itunes:duration><itunes:keywords>benedizioni,coppiegay,fiduciasupplicans,nonèlecito,sanpaolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb38cdf15906de204cb41b8003639b18.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Immortalità artificiale: un avatar al posto del caro estinto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/immortalita-artificiale-un-avatar-al-posto-del-caro-estinto--58875688</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7707" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7707</a><br /><br />IMMORTALITA' ARTIFICIALE: UN AVATAR AL POSTO DEL CARO ESTINTO di Tommaso Scandroglio<br />La preghiera per creare un ponte tra i viventi e i cari estinti? Roba vecchia di quando non c'era la tecnologia attuale. Oggi ci pensa l'Intelligenza Artificiale a permettere di interloquire con il de cuius.<br />Eternal You, un documentario presentato al Sundance Film Festival, ha indagato le nuove potenzialità dell'Intelligenza Artificiale in relazione alla creazione di avatar il più possibile simili al padre, alla nonna o al marito che non c'è più al fine di poterli vedere e parlare ancora con loro. Il defunto torna in vita con il suo viso e la sua voce, dedotta da video o registrazioni, con i suoi aspetti caratteriali, tramite il ricordo degli amici e parenti, e con la sua forma mentis, grazie all'analisi dei suoi scritti.<br />E così abbiamo il caso della signora Jang Ji Sung, mamma sudcoreana, che ha voluto parlare con l'avatar della figlia Nayeon, morta a sette anni. Oppure Josh il quale, grazie alla startup Project December, può chattare con la sua ragazza del liceo scomparsa prematuramente. L'inventore della startup, Jason Rohrer, ha - tanto per rimanere in tema - seppellito la sua coscienza sotto la prospettiva di lauti guadagni e così risponde alle critiche: «Non è mia responsabilità fermare questa tecnologia perché alle persone potrebbero non piacere le risposte che dà».<br />L'INSANO DESIDERIO DI PARLARE CON I MORTI<br />In tutti noi c'è il desiderio di continuare a parlare con i nostri cari che non ci sono più. Lo possiamo fare? Sì è lecito. I nostri pensieri rivolti a loro giungeranno a questi ultimi? Se Dio lo permette, accadrà. E loro possono mettersi in contatto con noi? L'evocazione dei morti così come l'avvalersi di medium sono pratiche vietate dalla Chiesa (cfr. CCC nn. 2116-2117) anche perché spesso queste pratiche sono varchi dove possono passare forze demoniache. La Chiesa in merito alle anime defunte ci dice solo una cosa: di pregare e offrire sacrifici per loro. Ci consiglia la cosa migliore: far del bene a loro. Ciò non toglie che quelli che stanno là, per permissione divina, possano a volte farsi presenti tra quelli che stanno qui. C'è un caso famoso presente nei Vangeli: quando Gesù si trasfigurò sul Monte Tabor, Mosè ed Elia apparvero anche a Pietro, Giacomo e Giovanni e iniziarono a parlare con Gesù (cfr. Mt 17, 1-9). Oltre a questo, ma non è materia di fede, molti sono i santi che hanno avuto colloqui con le anime defunte. Ma tutto questo sempre per volontà di Dio.<br />Oggi invece abbiamo inventato l'Intelligenza Artificiale che è diventata il nuovo medium per fare una videochiamata nell'Aldilà e per far tornare in vita chi è già nell'eternità. Da una parte questa esigenza parossistica di voler vedere e sentire il proprio caro è sintomo quasi certo che la persona non ha elaborato il lutto, non ha accettato con serenità la morte dell'amato. Lo vuole con sé costi quel che costi. Il rifiuto della morte è certificato dall'accettazione della farsa, perché la madre che vuole parlare con la figlia defunta sa perfettamente che quella che vede e sente non è sua figlia, ma una ricostruzione di un computer. È l'ipertrofia del virtuale che mima il reale, che falsifica gli affetti, che rende artefatte le emozioni, che illude come potrebbe fare qualsiasi altra droga capace di far accedere a paradisi artificiali. Qui di artificiale c'è una pseudo intelligenza che ci vuole portare in un surrogato di paradiso. Meglio quindi una finzione consolante che una realtà desolante.<br />LA TECNOLOGIA POSTUMANA<br />L'estinto che resuscita in forma di avatar è l'ultima frontiera della tecnologia postumana che vorrebbe spingersi al di là della vita per connettersi con il regno dei morti e così eternare qui sulla Terra ciò che invece è transeunte. È una sorta di immortalità offerta a tutti: poter vivere per sempre tramite non un alter-ego digitalizzato, ma tramite il proprio ego digitalizzato. Uno zombie tecnologico. Questa nuova trovata, allora, non spalanca le porte nell'Aldilà, ma le serra nell'Aldiqua perché rende immanente l'assolutamente trascendente come potrebbe essere l'anima che vola in Cielo perché tenta di tradurla in bytes. È una delle tante prove del fatto che oggi l'homo technologicus ha spento per sempre la speranza nella vita eterna ed invece accende sempre più ceri all'altarino della tecnica. Per paradosso l'avatar del nonno morto non ci fa sentire il nonno più vicino a noi, non ci mette in comunicazione con lui, ma fa ripiegare noi e il nostro dolore, la nostra nostalgia, il nostro rammarico, la nostra disperazione su noi stessi, centuplicando così il dolore, la nostalgia, il rammarico e la disperazione. Non solo tutto questo non è dialogo, bensì solipsismo, ma conferma che l'apparenza non ha mai un effetto lenitivo, bensì solo peggiorativo.<br />Questo accade anche perché nell'attuale era decisamente postcristiana non ci si affida più alla comunione dei santi, comunione che esiste anche tra i vivi e i morti (cfr. CCC n. 958), ma alle community social, ad intelligenze non umane, a speranze fatte di silicio.<br />Infine appare tristemente curioso che in quest'affanno di riportare in vita chi non c'è più per parlarci, non parliamo più con Chi è morto, ma ora vive per sempre. L'inginocchiatoio davanti a qualsiasi tabernacolo è infatti quella invenzione tecnologica raffinatissima che permette a ciascuno di noi di colloquiare non con un defunto qualsiasi, ma con Dio in persona. In carne ed ossa senza bisogno di avatar.<br />Nota di BastaBugie: ecco di seguito i brani del Catechismo della Chiesa Cattolica citati nell'articolo.<br />N. 958 - La comunione con i defunti. «La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché "santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (2 Mac 12,46), ha offerto per loro anche i suoi suffragi». La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore.<br />N. 2116 - Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che «svelino» l'avvenire. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.<br />N. 2117 - Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875688</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 13:50:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875688/immortalit_artificiale_un_avatar_al_posto_del_caro_estinto.mp3" length="5832280" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7707

IMMORTALITA' ARTIFICIALE: UN AVATAR AL POSTO DEL CARO ESTINTO di Tommaso Scandroglio
La preghiera per creare un ponte tra i viventi e i cari estinti? Roba vecchia di quando non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7707" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7707</a><br /><br />IMMORTALITA' ARTIFICIALE: UN AVATAR AL POSTO DEL CARO ESTINTO di Tommaso Scandroglio<br />La preghiera per creare un ponte tra i viventi e i cari estinti? Roba vecchia di quando non c'era la tecnologia attuale. Oggi ci pensa l'Intelligenza Artificiale a permettere di interloquire con il de cuius.<br />Eternal You, un documentario presentato al Sundance Film Festival, ha indagato le nuove potenzialità dell'Intelligenza Artificiale in relazione alla creazione di avatar il più possibile simili al padre, alla nonna o al marito che non c'è più al fine di poterli vedere e parlare ancora con loro. Il defunto torna in vita con il suo viso e la sua voce, dedotta da video o registrazioni, con i suoi aspetti caratteriali, tramite il ricordo degli amici e parenti, e con la sua forma mentis, grazie all'analisi dei suoi scritti.<br />E così abbiamo il caso della signora Jang Ji Sung, mamma sudcoreana, che ha voluto parlare con l'avatar della figlia Nayeon, morta a sette anni. Oppure Josh il quale, grazie alla startup Project December, può chattare con la sua ragazza del liceo scomparsa prematuramente. L'inventore della startup, Jason Rohrer, ha - tanto per rimanere in tema - seppellito la sua coscienza sotto la prospettiva di lauti guadagni e così risponde alle critiche: «Non è mia responsabilità fermare questa tecnologia perché alle persone potrebbero non piacere le risposte che dà».<br />L'INSANO DESIDERIO DI PARLARE CON I MORTI<br />In tutti noi c'è il desiderio di continuare a parlare con i nostri cari che non ci sono più. Lo possiamo fare? Sì è lecito. I nostri pensieri rivolti a loro giungeranno a questi ultimi? Se Dio lo permette, accadrà. E loro possono mettersi in contatto con noi? L'evocazione dei morti così come l'avvalersi di medium sono pratiche vietate dalla Chiesa (cfr. CCC nn. 2116-2117) anche perché spesso queste pratiche sono varchi dove possono passare forze demoniache. La Chiesa in merito alle anime defunte ci dice solo una cosa: di pregare e offrire sacrifici per loro. Ci consiglia la cosa migliore: far del bene a loro. Ciò non toglie che quelli che stanno là, per permissione divina, possano a volte farsi presenti tra quelli che stanno qui. C'è un caso famoso presente nei Vangeli: quando Gesù si trasfigurò sul Monte Tabor, Mosè ed Elia apparvero anche a Pietro, Giacomo e Giovanni e iniziarono a parlare con Gesù (cfr. Mt 17, 1-9). Oltre a questo, ma non è materia di fede, molti sono i santi che hanno avuto colloqui con le anime defunte. Ma tutto questo sempre per volontà di Dio.<br />Oggi invece abbiamo inventato l'Intelligenza Artificiale che è diventata il nuovo medium per fare una videochiamata nell'Aldilà e per far tornare in vita chi è già nell'eternità. Da una parte questa esigenza parossistica di voler vedere e sentire il proprio caro è sintomo quasi certo che la persona non ha elaborato il lutto, non ha accettato con serenità la morte dell'amato. Lo vuole con sé costi quel che costi. Il rifiuto della morte è certificato dall'accettazione della farsa, perché la madre che vuole parlare con la figlia defunta sa perfettamente che quella che vede e sente non è sua figlia, ma una ricostruzione di un computer. È l'ipertrofia del virtuale che mima il reale, che falsifica gli affetti, che rende artefatte le emozioni, che illude come potrebbe fare qualsiasi altra droga capace di far accedere a paradisi artificiali. Qui di artificiale c'è una pseudo intelligenza che ci vuole portare in un surrogato di paradiso. Meglio quindi una finzione consolante che una realtà desolante.<br />LA TECNOLOGIA POSTUMANA<br />L'estinto che resuscita in forma di avatar è l'ultima frontiera della tecnologia postumana che vorrebbe spingersi al di là della vita per connettersi con il regno dei morti e così eternare qui sulla Terra ciò che invece è...]]></itunes:summary><itunes:duration>365</itunes:duration><itunes:keywords>aldilà,avatar,immortalità,surrogato,veggenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e89dee7488ba807e7a5e151d455bdbba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un cuore che batte approda in parlamento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-cuore-che-batte-approda-in-parlamento--58875671</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7710" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7710</a><br /><br />UN CUORE CHE BATTE APPRODA IN PARLAMENTO<br />La proposta obbligherebbe il medico dell'ultima visita prima dell'aborto a far vedere il figlio alla mamma e a farle ascoltare il battito del suo cuore (così molte mamme rinunciano ad uccidere il loro bambino)<br />di Tommaso Scandroglio<br />La proposta di iniziativa popolare Un cuore che batte, dopo aver raccolto 106 mila firme, più del doppio del necessario, approda in Parlamento, alla Camera, e verrà discussa dalle Commissioni riunite di Giustizia e Affari Sociali. Il testo della proposta mira ad aggiungere il seguente comma all'art. 14 della Legge 194: «Il medico che effettua la visita che precede l'interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della presente legge è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso».<br />La proposta di legge è preceduta da una relazione introduttiva elaborata dalla bioeticista Giulia Bovassi. In essa si appunta che il nascituro «è il grande e silenzioso invisibile» della procedura abortiva e dunque «obiettivo della presente proposta di legge [...] è rendere visibile l'invisibile e dare voce al silenzio, la voce di un battito cardiaco udibile già dalla quinta settimana di gravidanza», andando così a tutelare il diritto alla vita del concepito.<br />Si sottolinea poi che «la proposta di legge agisce sulla presa di coscienza di un dato di fatto: l'evidenza scientifica dell'umanità del concepito, contro ogni tentativo di attribuire a esso una presunta entità altra rispetto all'appartenenza alla specie umana e alla "personeità" [...] Voluto oppure no, un figlio resta tale per natura». Dunque questa proposta di legge  rispecchia fedelmente, secondo gli estensori, il principio contenuto nell'art. 1 della 194: la «tutela della vita umana fin dal suo inizio».<br />L'ACCOGLIENZA DEL FIGLIO<br />L'introduzione poi sgombra il campo da un fraintendimento: non si vuole solo potenziare il consenso informato della donna giudicando implicitamente così che qualsiasi sua scelta sia eticamente accettabile, ma lo si vuole potenziare perché lo si orienta verso un solo fine ben specifico: l'accoglienza del figlio. E per superare tutte le sterili polemiche nate in seno al mondo pro life e per rispettare le indicazioni presenti nel n. 73 dell'Evangelium vitae si aggiunge che tutte le realtà promotrici sono nettamente contrarie all'aborto.<br />Successivamente si specifica che le attività richieste al medico non esorbitano da quelle previste dal Codice deontologico bensì sono quelle indicate dallo stesso Codice: il medico, infatti, deve fornire «tutte le informazioni necessarie alla paziente (la madre) in merito alla gravidanza e allo stato di salute e vita del concepito, accertandone la presenza (esame ecografico) e la vitalità (battito cardiaco), come informazioni minime da comunicare in ambito diagnostico, così come accade quando, a parità di condizioni, la gestante si rivolge al medico curante per accertare lo stato di gravidanza e di salute del feto che intende accogliere». Infatti il medico è obbligato ad informare compiutamente la gestante su cosa sia l'aborto affinché il consenso sia realmente informato e libero. Inoltre l'ascolto del battito e la visione del feto configurano «almeno un tentativo per rimuovere le cause che porterebbero all'interruzione» e ciò in ossequio a quanto prescrive proprio l'art. 5 della legge 194.<br />IL CONCEPITO È UN ESSERE UMANO<br />La relazione si chiude argomentando, assai opportunamente, su due temi decisivi: lo statuto biologico del concepito e lo statuto antropologico dello stesso. Sul primo versante l'embriologia non ha più dubbi: il concepito è un organismo umano, è un essere umano. Sul secondo versante, la filosofia realista di impianto metafisico riconosce in quell'essere umano una persona. E dunque un plauso a questa relazione perché da una parte ha messo in luce che la proposta di legge va a soddisfare quegli obblighi previsti dalla stessa Legge 194 e dal Codice deontologico medico e, su altro versante, è andata ad individuare le due scriminanti decisive in tema di aborto: se il nascituro è un essere umano di natura personale non può essere ucciso. Tutte le altre considerazioni appaiono meramente accessorie di fronte a questa realtà e come tali devono fare un passo indietro, non risultando mai risolutive in merito ad un giudizio eticamente positivo sull'aborto.<br />È quasi impossibile che la proposta diventi legge, per evidenti e plurimi motivi politici. Ricordiamo, ad esempio, che nel gennaio del 2023 il Governo a guida Meloni si era impegnato a non modificare in alcun modo la 194. Detto ciò, questa proposta continua ad incassare successi: la mobilitazione di molte associazioni per raccogliere le firme, lo smascheramento in modo ancor più marcato di quelle realtà fintamente cattoliche ma in realtà pro aborto, la riapertura sui media e sui social del tema aborto evitando così che nella coscienza di molti l'aborto sia considerato una pratica archiviata, il risultato sbalorditivo di 106 mila firme, le quali sono la punta dell'iceberg che rivela che sotto il pelo dell'acqua esiste un esteso popolo pro vita, la relazione a questa proposta di legge che ha permesso di far leggere a due Commissioni parlamentari contenuti ormai estinti da qualsiasi dibattito bioetico in seno alla politica. Insomma, anche se la proposta, è il caso di dirlo, verrà abortita, prima di allora avrà già fatto sentire a molti, moltissimi il suo cuore battente e combattente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875671</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 13:10:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875671/un_cuore_che_batte_approda_in_parlamento.mp3" length="6214348" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7710

UN CUORE CHE BATTE APPRODA IN PARLAMENTO
La proposta obbligherebbe il medico dell'ultima visita prima dell'aborto a far vedere il figlio alla mamma e a farle ascoltare il battito...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7710" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7710</a><br /><br />UN CUORE CHE BATTE APPRODA IN PARLAMENTO<br />La proposta obbligherebbe il medico dell'ultima visita prima dell'aborto a far vedere il figlio alla mamma e a farle ascoltare il battito del suo cuore (così molte mamme rinunciano ad uccidere il loro bambino)<br />di Tommaso Scandroglio<br />La proposta di iniziativa popolare Un cuore che batte, dopo aver raccolto 106 mila firme, più del doppio del necessario, approda in Parlamento, alla Camera, e verrà discussa dalle Commissioni riunite di Giustizia e Affari Sociali. Il testo della proposta mira ad aggiungere il seguente comma all'art. 14 della Legge 194: «Il medico che effettua la visita che precede l'interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della presente legge è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso».<br />La proposta di legge è preceduta da una relazione introduttiva elaborata dalla bioeticista Giulia Bovassi. In essa si appunta che il nascituro «è il grande e silenzioso invisibile» della procedura abortiva e dunque «obiettivo della presente proposta di legge [...] è rendere visibile l'invisibile e dare voce al silenzio, la voce di un battito cardiaco udibile già dalla quinta settimana di gravidanza», andando così a tutelare il diritto alla vita del concepito.<br />Si sottolinea poi che «la proposta di legge agisce sulla presa di coscienza di un dato di fatto: l'evidenza scientifica dell'umanità del concepito, contro ogni tentativo di attribuire a esso una presunta entità altra rispetto all'appartenenza alla specie umana e alla "personeità" [...] Voluto oppure no, un figlio resta tale per natura». Dunque questa proposta di legge  rispecchia fedelmente, secondo gli estensori, il principio contenuto nell'art. 1 della 194: la «tutela della vita umana fin dal suo inizio».<br />L'ACCOGLIENZA DEL FIGLIO<br />L'introduzione poi sgombra il campo da un fraintendimento: non si vuole solo potenziare il consenso informato della donna giudicando implicitamente così che qualsiasi sua scelta sia eticamente accettabile, ma lo si vuole potenziare perché lo si orienta verso un solo fine ben specifico: l'accoglienza del figlio. E per superare tutte le sterili polemiche nate in seno al mondo pro life e per rispettare le indicazioni presenti nel n. 73 dell'Evangelium vitae si aggiunge che tutte le realtà promotrici sono nettamente contrarie all'aborto.<br />Successivamente si specifica che le attività richieste al medico non esorbitano da quelle previste dal Codice deontologico bensì sono quelle indicate dallo stesso Codice: il medico, infatti, deve fornire «tutte le informazioni necessarie alla paziente (la madre) in merito alla gravidanza e allo stato di salute e vita del concepito, accertandone la presenza (esame ecografico) e la vitalità (battito cardiaco), come informazioni minime da comunicare in ambito diagnostico, così come accade quando, a parità di condizioni, la gestante si rivolge al medico curante per accertare lo stato di gravidanza e di salute del feto che intende accogliere». Infatti il medico è obbligato ad informare compiutamente la gestante su cosa sia l'aborto affinché il consenso sia realmente informato e libero. Inoltre l'ascolto del battito e la visione del feto configurano «almeno un tentativo per rimuovere le cause che porterebbero all'interruzione» e ciò in ossequio a quanto prescrive proprio l'art. 5 della legge 194.<br />IL CONCEPITO È UN ESSERE UMANO<br />La relazione si chiude argomentando, assai opportunamente, su due temi decisivi: lo statuto biologico del concepito e lo statuto antropologico dello stesso. Sul primo versante l'embriologia non ha più dubbi: il concepito è un organismo umano, è un essere umano. 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Un rito trans è stato inventato giovedì scorso in occasione dei funerali dell'attivista transessuale, nonché ateo, Cecilia Gentili, per citare il suo nome anagrafico dato che nacque (e rimase) uomo. I funerali si sono svolti nella famosa cattedrale di Saint Patrick a New York.<br />Nonostante il professato ateismo del Gentili, l'organizzatore del funerale, Ceyenne Doroshow (anche lui trans), ha scelto la cattedrale di Saint Patrick perché iconica come il de cuius. Infatti il cinquantaduenne Gentili era personaggio assai famoso sia per i suoi trascorsi di ex prostituta, sia per il suo impegno come attivista Lgbt e come sostenitore dei diritti delle prostitute. Gentili, originario dell'Argentina, immigrò clandestinamente negli States all'età di 26 anni e nel 2009 finì in prigione per possesso di droga.<br />Il funerale si è trasformato in uno spettacolo queer. Canti non certo liturgici sono stati intonati in costumi appariscenti e per soprammercato hanno cambiato il testo dell'Ave Maria in Ave Cecilia. La foto del defunto era impreziosita da un'aureola e tutto intorno al suo viso alcuni termini in spagnolo che significavano "travestito", "puttana", "beata" e "madre", parole che campeggiavano sopra il testo del Salmo 25, mentre alcuni astanti lo invocavano come "madre delle puttane". Il celebrante ovviamente si è riferito al defunto con nomi e pronomi femminili; nelle preghiere dei fedeli c'è stato spazio anche per chiedere l'assistenza divina per gli interventi per il "cambio" di sesso.<br />La cattedrale era poi stipata da una folla variopinta: paillettes, abiti glitterati con colori audaci, un boa di piume composto da banconote da 100 dollari al collo di un presente. Centinaia di transessuali vestiti in modo non solo non consono ad una chiesa, ma non adatto nemmeno ad alcun altro luogo: seni finti quasi al vento, parrucche appariscenti, tacchi vertiginosi. Gentili si era battuto un'intera vita in favore della prostituzione e così i suoi amici lo hanno accontentato e hanno trasformato la cattedrale in un bordello.<br />Uno stupro del sacro che ha provocato una dichiarazione di Enrique Salvo, parroco di Saint Patrick, in cui ha annunciato una Messa di riparazione nella cattedrale stessa. Don Salvo aggiunge che lui sapeva solo che la Messa era per un cattolico. Appare una scusa traballante. Di certo sarà stato fornito il nome del defunto, nome notissimo a New York. Inoltre, ammesso e non concesso che nulla sapesse, si doveva comunque intervenire durante la funzione per bloccare simile carnevalata.<br /><br />IL CODICE DI DIRITTO CANONICO<br />Ma ammettiamo che davvero nulla sapessero, poniamoci questa domanda: è lecito che si possa svolgere un funerale in suffragio di una persona come Gentili? La risposta viene dal Codice di diritto canonico che vieta le esequie ecclesiastiche, tra gli altri soggetti, ai «peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli», posto che «prima della morte non diedero alcun segno di pentimento» (Can. 1184). Il canonista Luigi Chiappetta commenta così questo divieto: «Le esequie ecclesiastiche, come ogni azione liturgica [...], sono segno ed espressione di comunione ecclesiale. Non possono pertanto essere concesse a coloro che vivono fuori di questa comunione, tranne che, prima di morire, abbiano dato qualche segno di pentimento» (Il Codice di Diritto canonico. Commento giuridico pastorale, Ed. Dehoniane, vol. II, p. 449).<br />Sarebbe contraddittorio accogliere nella Chiesa chi fino all'ultimo l'ha combattuta. Inoltre violerebbe la libertà di costui che nulla voleva a che fare con la Chiesa. Sarebbe come costringere un vegano ad ingurgitare carne. Il rifiuto di Gentili verso la dottrina della Chiesa è plurimo: sostenitore della prostituzione, del transessualismo e addirittura ateo. Dato che non abbiamo avuto notizia di un suo ultimo ravvedimento non sarebbe stato lecito svolgere esequie ecclesiali per una persona che scientemente ha rifiutato la misericordia di Dio dal momento che non c'è stato pentimento. Poi può essere che in punto di morte si sia pure ravveduto, ma alle autorità ecclesiastiche non era dato saperlo e non si può presumerlo permettendo le esequie perché in tal modo passerebbe il messaggio che la Chiesa benedice la prostituzione, il transessualismo e persino, in un cortocircuito evidente, l'ateismo. È questione di elementare coerenza. Inoltre, anche se il ravvedimento ci fosse stato e fosse noto, tali esequie, come è successo in questo caso, causerebbero grave scandalo nei credenti e dunque, come ricordato sopra, dovrebbero essere comunque vietate (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Decreto 20 settembre 1973).<br />Però il divieto prescritto dal canone prima ricordato è minacciato, più che dai diversi drag queen che hanno invaso Saint Patrick, dal cardinal Victor Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Due sono le minacce venute da lui. La prima consiste nella risposta che Fernández ha dato nel novembre scorso al vescovo di Santo Amaro (Brasile), mons. José Negri, in merito a diverse questioni riguardanti anche il battesimo alle persone transessuali e la partecipazione di queste ultime in qualità di padrini o madrine al battesimo. Fernández ha permesso sia l'uno che l'altra.<br /><br />IL TRANSESSUALISMO È CONTRARIO ALLA MORALE E ALLA RIVELAZIONE<br />Ma, come ha ricordato Luisella Scrosati da queste stesse colonne, il battesimo per gli adulti può essere concesso solo se si decide di rompere con il peccato e il ruolo di padrino e di madrina può essere assunto solo se è certo che il candidato «conduca una vita conforme alla fede e all'incarico che assume» (can. 874 - §1). Non solo, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2015 bocciò esplicitamente l'ipotesi che un transessuale potesse assumere il ruolo di padrino: «Lo stesso comportamento transessuale rivela pubblicamente un atteggiamento contrario all'esigenza morale di risolvere il proprio problema di identità sessuale secondo la verità del proprio sesso. Pertanto è evidente che questa persona non ha il requisito di condurre una vita secondo la fede e l'incarico di padrino (CIC, can 874 §1.3), e non può quindi essere ammessa all'incarico di madrina o padrino».<br />Il transessualismo è contrario alla morale naturale e, necessariamente, alla Rivelazione: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10). I transessuali sono indicati nel termine "effeminati", termine che non può essere riferito agli omosessuali dato che questi sono già indicati con il termine "sodomiti".<br />Fernández non si cura della morale naturale, né del diritto divino rivelato, né del Magistero precedente e quindi ha ammesso al battesimo e al ruolo di padrino e madrina anche i transessuali impenitenti. Ergo se il transessuale impenitente può essere battezzato e fare da padrino ad un battesimo potrà a maggior ragione ricevere gli onori delle esequie ecclesiali.<br />La seconda minaccia deriva da Fiducia supplicans. Il ragionamento è analogo: la benedizione di una coppia omosessuale significa approvazione dell'omosessualità. Se si approva l'omosessualità non si vede perché non approvare la transessualità e, dunque, perché non concedere le esequie cristiane ad un transessuale che andava orgoglioso della sua condizione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875600</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 13:06:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875600/funerale_trans_uno_scempio_da_dottrina_fernandez.mp3" length="8679870" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7705

FUNERALE TRANS, UNO SCEMPIO DA DOTTRINA FERNANDEZ di Tommaso Scandroglio
C'è il Vetus ordo, il Novus ordo e ora il trans ordo. Un rito trans è stato inventato giovedì scorso in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7705" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7705</a><br /><br />FUNERALE TRANS, UNO SCEMPIO DA DOTTRINA FERNANDEZ di Tommaso Scandroglio<br />C'è il Vetus ordo, il Novus ordo e ora il trans ordo. Un rito trans è stato inventato giovedì scorso in occasione dei funerali dell'attivista transessuale, nonché ateo, Cecilia Gentili, per citare il suo nome anagrafico dato che nacque (e rimase) uomo. I funerali si sono svolti nella famosa cattedrale di Saint Patrick a New York.<br />Nonostante il professato ateismo del Gentili, l'organizzatore del funerale, Ceyenne Doroshow (anche lui trans), ha scelto la cattedrale di Saint Patrick perché iconica come il de cuius. Infatti il cinquantaduenne Gentili era personaggio assai famoso sia per i suoi trascorsi di ex prostituta, sia per il suo impegno come attivista Lgbt e come sostenitore dei diritti delle prostitute. Gentili, originario dell'Argentina, immigrò clandestinamente negli States all'età di 26 anni e nel 2009 finì in prigione per possesso di droga.<br />Il funerale si è trasformato in uno spettacolo queer. Canti non certo liturgici sono stati intonati in costumi appariscenti e per soprammercato hanno cambiato il testo dell'Ave Maria in Ave Cecilia. La foto del defunto era impreziosita da un'aureola e tutto intorno al suo viso alcuni termini in spagnolo che significavano "travestito", "puttana", "beata" e "madre", parole che campeggiavano sopra il testo del Salmo 25, mentre alcuni astanti lo invocavano come "madre delle puttane". Il celebrante ovviamente si è riferito al defunto con nomi e pronomi femminili; nelle preghiere dei fedeli c'è stato spazio anche per chiedere l'assistenza divina per gli interventi per il "cambio" di sesso.<br />La cattedrale era poi stipata da una folla variopinta: paillettes, abiti glitterati con colori audaci, un boa di piume composto da banconote da 100 dollari al collo di un presente. Centinaia di transessuali vestiti in modo non solo non consono ad una chiesa, ma non adatto nemmeno ad alcun altro luogo: seni finti quasi al vento, parrucche appariscenti, tacchi vertiginosi. Gentili si era battuto un'intera vita in favore della prostituzione e così i suoi amici lo hanno accontentato e hanno trasformato la cattedrale in un bordello.<br />Uno stupro del sacro che ha provocato una dichiarazione di Enrique Salvo, parroco di Saint Patrick, in cui ha annunciato una Messa di riparazione nella cattedrale stessa. Don Salvo aggiunge che lui sapeva solo che la Messa era per un cattolico. Appare una scusa traballante. Di certo sarà stato fornito il nome del defunto, nome notissimo a New York. Inoltre, ammesso e non concesso che nulla sapesse, si doveva comunque intervenire durante la funzione per bloccare simile carnevalata.<br /><br />IL CODICE DI DIRITTO CANONICO<br />Ma ammettiamo che davvero nulla sapessero, poniamoci questa domanda: è lecito che si possa svolgere un funerale in suffragio di una persona come Gentili? La risposta viene dal Codice di diritto canonico che vieta le esequie ecclesiastiche, tra gli altri soggetti, ai «peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli», posto che «prima della morte non diedero alcun segno di pentimento» (Can. 1184). Il canonista Luigi Chiappetta commenta così questo divieto: «Le esequie ecclesiastiche, come ogni azione liturgica [...], sono segno ed espressione di comunione ecclesiale. Non possono pertanto essere concesse a coloro che vivono fuori di questa comunione, tranne che, prima di morire, abbiano dato qualche segno di pentimento» (Il Codice di Diritto canonico. Commento giuridico pastorale, Ed. Dehoniane, vol. II, p. 449).<br />Sarebbe contraddittorio accogliere nella Chiesa chi fino all'ultimo l'ha combattuta. Inoltre violerebbe la libertà di costui che nulla voleva a che fare con la Chiesa. Sarebbe come costringere un vegano ad...]]></itunes:summary><itunes:duration>543</itunes:duration><itunes:keywords>dirittocanonico,fernandez,funeralegay,saintpatrick</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8c4e4193c3188d79609fa35e049e0d64.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Telepathy, il chip di Musk tra benefici e rischi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/telepathy-il-chip-di-musk-tra-benefici-e-rischi--58875562</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7709</a><br /><br />TELEPATHY, IL CHIP DI MUSK TRA BENEFICI E RISCHI di Tommaso Scandroglio<br />La telepatia. È questo in fondo il traguardo che si pone Elon Musk. Per ora il tentativo è quello di creare un collegamento telepatico tra una persona e un computer. E tutto questo grazie a Telepathy, un chip da impiantare nel cervello ideato dalla sua società di neurotecnologia Neuralink.<br />Telepathy permette di leggere le onde cerebrali e trasmetterle ad un Pc o ad uno smartphone affinché la persona dotata di questo impianto possa digitare su una tastiera e spostare il cursore sullo schermo. Naturalmente con il pensiero si potranno comandare anche altri apparecchi: la carrozzina, il televisore, eccetera. I soggetti destinatari di questa interfaccia cervello-computer sono persone che hanno perso l'uso delle braccia o delle mani o della vista e perciò non possono scrivere al computer. Quindi parliamo ad esempio di tetraplegici o di persone con gli arti amputati o affetti da SLA o morbo di Parkinson o ciechi. Il 29 gennaio scorso Musk ha annunciato su X che Neuralink ha eseguito il primo impianto nel cervello di una persona e pare che l'intervento sia andato bene.<br />Questo intervento è moralmente lecito? Il fine che si propone Musk è terapeutico, dunque buono. Terapeutico non in senso stretto: infatti le persone non recupereranno l'uso delle mani o la vista. Terapeutico in senso lato perché ha carattere adiuvante-sostitutivo. È come avere una protesi, come mettersi gli occhiali per ripristinare la funzione visiva al meglio, come una protesi alla mano per gli amputati.<br /><br />GLI EFFETTI NEGATIVI<br />Se il fine è astrattamente buono occorre però, per giudicare della moralità di questa invenzione, tenere in considerazione anche gli effetti negativi possibili di tale scoperta. Nello scorso maggio Musk aveva annunciato che aveva ricevuto semaforo verde per procedere all'esperimento dalla Food and Drug Administration (FDA), l'ente governativo statunitense che sovraintende anche a sperimentazioni cliniche come la presente. Ma ora pare che la FDA stia ancora indagando sulla pericolosità di questa interfaccia neuronale. Inoltre è stato chiesto alla U.S. Securities and Exchange Commission, l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori, di verificare che Musk non abbia ingannato i propri investitori, dato che le cavie usate per le precedenti sperimentazioni, prima di passare all'uomo, avevano mostrato paralisi, convulsioni e gonfiore del cervello. Inoltre, ci sono i costi economici per chi volesse sottoporsi a questo impianto: 40 mila dollari.<br />Dunque, per comprendere se simile impianto sia eticamente lecito occorre mettere su un piatto della bilancia gli effetti positivi (tornare a comunicare con un Pc o uno smartphone per un disabile grave) e sull'altro piatto gli effetti negativi (danni gravi alla salute e costi notevoli) e calcolare le probabilità che gli uni e gli altri si verifichino. Ad esempio, dovremo verificare se la persona che ha ricevuto questo primo impianto riesca veramente ad usare un Pc e quali danni fisici si riscontreranno in futuro, anche a distanza di anni. Inoltre, c'è da pensare se questo esperimento sia davvero necessario. Infatti esistono già oggi i comandi vocali per i Pc o software che permettono la scrittura leggendo lo spostamento degli occhi sul video. Chiaro è che Musk con questo test guarda oltre, molto lontano: guarda alla possibilità di comandare le macchine digitali con il solo pensiero. E in questa prospettiva l'esperimento appare suggestivo.<br /><br />IL TRANSUMANESIMO<br />E qui emergono altri due effetti negativi che occorre tenere in conto. Il primo ha carattere culturale. Questo esperimento si inserisce pienamente in quell'orientamento filosofico chiamato transumanesimo che predica, tra le altre cose, la cura di tutte le patologie tramite la tecnologia, debellando così il flagello della morte, e il potenziamento (enhancement) delle facoltà umane soprattutto grazie agli innesti tecnologici. Parliamo di cyborg: esseri umani nel cui corpo sono incorporati hardware per scopi terapeutici o perfettivi. Il problema non risiede tanto in questi fini, di per sé buoni, bensì nella mentalità che simili interventi potrebbero fomentare, una mentalità incline a credere che l'uomo possa diventare immortale e a ridurre l'uomo a cosa, a robot. Il transumanesimo conduce alla reificazione della persona, ad una visione immanentista e meccanicista della persona e quindi ad uno svilimento della sua dignità.<br />Un secondo rischio potrebbe essere quello che in un remoto futuro si possano leggere i pensieri delle persone intercettando la trasmissione delle onde neuronali verso il Pc oppure collegandosi allo stesso Telepathy impiantato nel cervello.<br />Riguardo a questi due rischi possiamo dire che sono remoti. Infatti nel primo caso il grado di collaborazione, ossia di incisività nel diffondere una cultura transumana, è minimo sia in capo agli sperimentatori sia soprattutto in capo al paziente. Nel secondo caso lo scenario della lettura del pensiero, se si realizzerà, si realizzerà tra molto tempo e poi non è escluso che si potranno creare difese tecnologiche per evitare questo rischio (ad esempio schermature dei dispositivi). Molto più importanti sono i possibili danni alla salute prima accennati.<br />Da che mondo è mondo, ogni sviluppo tecnologico porta con sé alcuni effetti negativi ineludibili: pensiamo al numero di morti provocati dagli incidenti stradali o per la realizzazione di infrastrutture, alle patologie derivate dall'industrializzazione, etc. Ma guidare l'auto, costruire ponti e ferrovie e produrre beni di consumo rimangono, globalmente intesi, atti buoni perché producono più benefici che danni. E dunque è su questo aspetto che dovrà essere testato Telepathy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875562</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 12:56:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875562/telepathy_il_chip_di_musk_tra_benefici_e_rischi.mp3" length="6692884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7709

TELEPATHY, IL CHIP DI MUSK TRA BENEFICI E RISCHI di Tommaso Scandroglio
La telepatia. È questo in fondo il traguardo che si pone Elon Musk. Per ora il tentativo è quello di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7709</a><br /><br />TELEPATHY, IL CHIP DI MUSK TRA BENEFICI E RISCHI di Tommaso Scandroglio<br />La telepatia. È questo in fondo il traguardo che si pone Elon Musk. Per ora il tentativo è quello di creare un collegamento telepatico tra una persona e un computer. E tutto questo grazie a Telepathy, un chip da impiantare nel cervello ideato dalla sua società di neurotecnologia Neuralink.<br />Telepathy permette di leggere le onde cerebrali e trasmetterle ad un Pc o ad uno smartphone affinché la persona dotata di questo impianto possa digitare su una tastiera e spostare il cursore sullo schermo. Naturalmente con il pensiero si potranno comandare anche altri apparecchi: la carrozzina, il televisore, eccetera. I soggetti destinatari di questa interfaccia cervello-computer sono persone che hanno perso l'uso delle braccia o delle mani o della vista e perciò non possono scrivere al computer. Quindi parliamo ad esempio di tetraplegici o di persone con gli arti amputati o affetti da SLA o morbo di Parkinson o ciechi. Il 29 gennaio scorso Musk ha annunciato su X che Neuralink ha eseguito il primo impianto nel cervello di una persona e pare che l'intervento sia andato bene.<br />Questo intervento è moralmente lecito? Il fine che si propone Musk è terapeutico, dunque buono. Terapeutico non in senso stretto: infatti le persone non recupereranno l'uso delle mani o la vista. Terapeutico in senso lato perché ha carattere adiuvante-sostitutivo. È come avere una protesi, come mettersi gli occhiali per ripristinare la funzione visiva al meglio, come una protesi alla mano per gli amputati.<br /><br />GLI EFFETTI NEGATIVI<br />Se il fine è astrattamente buono occorre però, per giudicare della moralità di questa invenzione, tenere in considerazione anche gli effetti negativi possibili di tale scoperta. Nello scorso maggio Musk aveva annunciato che aveva ricevuto semaforo verde per procedere all'esperimento dalla Food and Drug Administration (FDA), l'ente governativo statunitense che sovraintende anche a sperimentazioni cliniche come la presente. Ma ora pare che la FDA stia ancora indagando sulla pericolosità di questa interfaccia neuronale. Inoltre è stato chiesto alla U.S. Securities and Exchange Commission, l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori, di verificare che Musk non abbia ingannato i propri investitori, dato che le cavie usate per le precedenti sperimentazioni, prima di passare all'uomo, avevano mostrato paralisi, convulsioni e gonfiore del cervello. Inoltre, ci sono i costi economici per chi volesse sottoporsi a questo impianto: 40 mila dollari.<br />Dunque, per comprendere se simile impianto sia eticamente lecito occorre mettere su un piatto della bilancia gli effetti positivi (tornare a comunicare con un Pc o uno smartphone per un disabile grave) e sull'altro piatto gli effetti negativi (danni gravi alla salute e costi notevoli) e calcolare le probabilità che gli uni e gli altri si verifichino. Ad esempio, dovremo verificare se la persona che ha ricevuto questo primo impianto riesca veramente ad usare un Pc e quali danni fisici si riscontreranno in futuro, anche a distanza di anni. Inoltre, c'è da pensare se questo esperimento sia davvero necessario. Infatti esistono già oggi i comandi vocali per i Pc o software che permettono la scrittura leggendo lo spostamento degli occhi sul video. Chiaro è che Musk con questo test guarda oltre, molto lontano: guarda alla possibilità di comandare le macchine digitali con il solo pensiero. E in questa prospettiva l'esperimento appare suggestivo.<br /><br />IL TRANSUMANESIMO<br />E qui emergono altri due effetti negativi che occorre tenere in conto. Il primo ha carattere culturale. 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Naturalmente non basterà un solo anno per celebrare la sua grandezza, figuriamoci ricordarlo in un articoletto come questo.<br />Tra gli infiniti aspetti di radicale importanza che troviamo nel suo insegnamento, vogliamo qui però metterne in evidenza uno. Le teorie filosofiche sono valide o erronee, alla fine, per due motivi. Per le loro premesse e/o per l'iter argomentativo che si è sviluppato dalle premesse alle conclusioni. A volte le premesse, ossia il punto di partenza da cui prende l'abbrivio il ragionamento, sono valide. Pensiamo, tanto per rimanere all'attualità, alla posizione dottrinale della Chiesa sull'omosessualità, posizione che è di condanna. Ma poi può accadere che le conclusioni non siano conseguenti alle premesse. Ecco permettere, come nella recente dichiarazione Fiducia supplicans, le benedizioni delle relazioni omosessuali. L'iter logico del ragionamento è dunque fallace.<br />Altre volte le stesse premesse sono erronee: ad esempio, "Dio non esiste". Va da sé che, stante questa premessa erronea, tutte le argomentazioni svolte successivamente, sebbene e proprio perché assolutamente coerenti con la premessa, risulteranno erronee. Se Dio non esiste, tutto è nato e regolato dal caso.<br />Tommaso torna attualissimo anche per questi due motivi. Da una parte per la sua maestria ineguagliata nell'articolare un ragionamento serratissimo, connotato da una logica ferrea, dove ogni passaggio argomentativo è sempre provato e non è mai apodittico. Torna attuale perché simile capacità è oggi perlopiù persa anche tra gli studiosi e tra la gente comune, dove la fa da padrone l'emozionalismo, ossia la ragione asservita alle passioni, ai sentimenti. La testa, oggi, è finita nella pancia.<br />IL REALISMO<br />Su altro fronte - ed è l'aspetto su cui qui vorremmo soffermarci un poco di più - la filosofia e la teologia di Tommaso provocano i contemporanei perché la premessa su cui si fonda tutta, ma davvero tutta la sua riflessione, è inattaccabile, una premessa che invece è fortemente attaccata dalla cultura contemporanea. L'unica premessa esistente per qualsiasi ragionamento è la seguente: qualcosa c'è. L'essere è il primo dato di ragione ed è una evidenza ineludibile. Da notare il realismo assoluto: Tommaso non parte per la sua riflessione dalla fede, dalla Rivelazione, da Dio (perché non è evidente, egli dice), dalle teorie di altri maestri, dal pensiero, dai sensi, ma dalla realtà perché essa è un dato oggettivo e non soggettivo. Il reale si pone di fronte all'uomo per quello che è. Vero che lo conosciamo in modo soggettivo, ma non perde la sua oggettività a motivo di ciò. Nei secoli le obiezioni articolate per confutare questa evidenza si sono sprecate. Ad esempio: la realtà che noi percepiamo è solo un sogno, non esiste. Si tratta invero di un grande autogol, perché così dicendo si affermano implicitamente due realtà: che esistono il sogno e il sognatore.<br />Perché il realismo di Tommaso è così fastidioso per l'uomo post-moderno e così inviso anche in casa cattolica? Perché i nostri amici, colleghi, parenti, conoscenti vivono spesso di idee sganciate dalla realtà, perché per realizzare i loro desideri egoistici devono passare sopra la realtà. Pensiamo alla fantasia di credersi donna quando si è uomo. Pensiamo alla legittimità dell'aborto perché tanto nel ventre della donna c'è solo un grumo di cellule. Pensiamo alla liceità dell'eutanasia perché il paziente, per la malattia e il dolore, da persona diviene vegetale. La realtà è altra, ma, dato che contrasta con i nostri progetti, ecco che la ignoriamo e sovrapponiamo ad essa il calco dei nostri sogni, sogni di false libertà.<br />I VIRTUOSI E I MALVAGI<br />Il realismo di Tommaso non è presente solo nella premessa generale su cui si fonda tutto l'edificio maestoso della sua riflessione, ma anche in moltissimi argomenti. Ad esempio quando il Dottore Angelico tratta il tema della legge umana (cfr. Summa Theologiae, I-II, qq. 95-97) afferma quello che per lui è una evidenza: nella società umana ci sono i virtuosi e i malvagi. Usa letteralmente questi due termini. Questa è un'asserzione che per Tommaso e i suoi contemporanei era innocua, tanto era lapalissiana nel suo oggettivo realismo, ma per noi non lo è per niente, per più motivi. In primis la virtù e la malvagità sono parole superate, risibili, tanto suonano bigotte. In secondo luogo, per il mondo odierno, la virtù e la malvagità non esistono, sono solo concetti astratti. Esistono solo scelte personali che, finché non offendono gli altri, sono lecite. Non ci sono dunque persone cattive e se esistono, si sostiene, lo sono diventate a causa della società. È solo la nostra personalissima griglia valoriale a considerarle tali. Tuttalpiù esistono persone fragili, in ricerca, ferite.<br />Ecco, questa visione dell'uomo buono sempre e comunque, semmai corrotto da sovrastrutture sociali, era esclusa da Tommaso non solo a motivo del peccato originale, ma anche perché appariva evidente, a lui come ai suoi contemporanei, che tutti compiamo il male e che vi sono persone dedite al male. Un realismo inaccettabile oggi per il buonismo imperante nato da un approccio relativista dove ogni scelta è insindacabile. Buonismo, però, solo di facciata perché nel privato ciascuno di noi bolla gli altri spesso come spregevoli, mediocri, invidiosi, eccetera.<br />Celebrando allora san Tommaso in questo 2024 vogliamo celebrare non solo questo ingegnere della filosofia, questo scienziato della teologia, ma anche l'uomo per quello che è, per come dovrebbe essere e non per come vorremmo che fosse secondo i nostri capricci.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875521</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 12:51:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875521/il_realismo_di_san_tommaso_d_aquino_antidoto_ai_mali_odierni.mp3" length="7141360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7706

IL REALISMO DI SAN TOMMASO D'AQUINO, ANTIDOTO AI MALI ODIERNI di Tommaso Scandroglio
La Chiesa, questa domenica, celebra la memoria liturgica di san Tommaso d'Aquino (1224/1226 -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7706" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7706</a><br /><br />IL REALISMO DI SAN TOMMASO D'AQUINO, ANTIDOTO AI MALI ODIERNI di Tommaso Scandroglio<br />La Chiesa, questa domenica, celebra la memoria liturgica di san Tommaso d'Aquino (1224/1226 - 7 marzo 1274), di cui inoltre a marzo ricorreranno i 750 anni dalla morte. Naturalmente non basterà un solo anno per celebrare la sua grandezza, figuriamoci ricordarlo in un articoletto come questo.<br />Tra gli infiniti aspetti di radicale importanza che troviamo nel suo insegnamento, vogliamo qui però metterne in evidenza uno. Le teorie filosofiche sono valide o erronee, alla fine, per due motivi. Per le loro premesse e/o per l'iter argomentativo che si è sviluppato dalle premesse alle conclusioni. A volte le premesse, ossia il punto di partenza da cui prende l'abbrivio il ragionamento, sono valide. Pensiamo, tanto per rimanere all'attualità, alla posizione dottrinale della Chiesa sull'omosessualità, posizione che è di condanna. Ma poi può accadere che le conclusioni non siano conseguenti alle premesse. Ecco permettere, come nella recente dichiarazione Fiducia supplicans, le benedizioni delle relazioni omosessuali. L'iter logico del ragionamento è dunque fallace.<br />Altre volte le stesse premesse sono erronee: ad esempio, "Dio non esiste". Va da sé che, stante questa premessa erronea, tutte le argomentazioni svolte successivamente, sebbene e proprio perché assolutamente coerenti con la premessa, risulteranno erronee. Se Dio non esiste, tutto è nato e regolato dal caso.<br />Tommaso torna attualissimo anche per questi due motivi. Da una parte per la sua maestria ineguagliata nell'articolare un ragionamento serratissimo, connotato da una logica ferrea, dove ogni passaggio argomentativo è sempre provato e non è mai apodittico. Torna attuale perché simile capacità è oggi perlopiù persa anche tra gli studiosi e tra la gente comune, dove la fa da padrone l'emozionalismo, ossia la ragione asservita alle passioni, ai sentimenti. La testa, oggi, è finita nella pancia.<br />IL REALISMO<br />Su altro fronte - ed è l'aspetto su cui qui vorremmo soffermarci un poco di più - la filosofia e la teologia di Tommaso provocano i contemporanei perché la premessa su cui si fonda tutta, ma davvero tutta la sua riflessione, è inattaccabile, una premessa che invece è fortemente attaccata dalla cultura contemporanea. L'unica premessa esistente per qualsiasi ragionamento è la seguente: qualcosa c'è. L'essere è il primo dato di ragione ed è una evidenza ineludibile. Da notare il realismo assoluto: Tommaso non parte per la sua riflessione dalla fede, dalla Rivelazione, da Dio (perché non è evidente, egli dice), dalle teorie di altri maestri, dal pensiero, dai sensi, ma dalla realtà perché essa è un dato oggettivo e non soggettivo. Il reale si pone di fronte all'uomo per quello che è. Vero che lo conosciamo in modo soggettivo, ma non perde la sua oggettività a motivo di ciò. Nei secoli le obiezioni articolate per confutare questa evidenza si sono sprecate. Ad esempio: la realtà che noi percepiamo è solo un sogno, non esiste. Si tratta invero di un grande autogol, perché così dicendo si affermano implicitamente due realtà: che esistono il sogno e il sognatore.<br />Perché il realismo di Tommaso è così fastidioso per l'uomo post-moderno e così inviso anche in casa cattolica? Perché i nostri amici, colleghi, parenti, conoscenti vivono spesso di idee sganciate dalla realtà, perché per realizzare i loro desideri egoistici devono passare sopra la realtà. Pensiamo alla fantasia di credersi donna quando si è uomo. Pensiamo alla legittimità dell'aborto perché tanto nel ventre della donna c'è solo un grumo di cellule. Pensiamo alla liceità dell'eutanasia perché il paziente, per la malattia e il dolore, da persona diviene vegetale. La realtà è altra, ma, dato che contrasta con i nostri...]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>dottoreangelico,filosofia,realismo,santommaso,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e4ee8a9be0c4ba948858f05184308d4e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ma una mela è una mela, oppure no</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ma-una-mela-e-una-mela-oppure-no--58520772</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7683" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7683</a><br /><br />MA UNA MELA E' UNA MELA, OPPURE NO? di Tommaso Scandroglio<br />Tutte le ideologie, compresa quella Lgbt e il femminismo, hanno un minimo comune denominatore: il rifiuto della realtà. Ora, qual è il primo dato di realtà? Che qualcosa c'è, che qualcosa esiste. Il secondo dato inoppugnabile della realtà è il principio di identità: quell'ente - ossia quella particolare cosa che esiste - è l'unico a essere se stesso. Nessun altro ente sarà mai identico a lui, altrimenti sarebbero la stessa cosa e non ci sarebbero più due enti, ma uno solo. Da ciò deriva che quell'ente è diverso da tutti gli altri enti, magari non in tutto, ma di certo in quegli spetti che lo fanno essere unico e irripetibile. Gli altri enti sono dunque a lui irriducibili. Perciò se A = A, non si può dare nello stesso tempo che A = B. Altrimenti si violerebbe il principio di non contraddizione.<br />Un caso palmare di violazione di questo principio è quando una donna vuole essere un uomo dal punto di vista sociale - femminismo - o quando un uomo vuole essere una donna o una donna vuole essere un uomo dal punto di vista fisico e psichico - transessualismo. Queste volontà cozzano con l'identità della persona che, come visto, non può essere altro da sé. E dunque una donna sarà una donna - e dovrà pure comportarsi da donna - e un uomo sarà un uomo - e dovrà pure comportarsi da uomo. Paiono ovvietà, ma sappiamo che viviamo nell'era della post-evidenza.<br />PRINCIPIO DI IDENTITÀ<br />Come queste due ideologie tentano di scavalcare il principio di identità? (ovviamente senza riuscirci).<br />Il percorso è culturale e fa leva sul concetto di limite. Prendiamo un triangolo disegnato alla lavagna. Perché il triangolo compaia sulla lavagna occorre disegnare con il gesso la forma del triangolo. La forma quindi individua il triangolo, lo fa venire a esistenza sulla superficie della lavagna. E dunque i tre lati del triangolo tra loro uniti sono ciò che rendono quella figura piana un triangolo. Lo limitano, è vero, ma in questa limitazione sta proprio l'identità del triangolo. Lo de-finiscono rendendolo finito e dunque, a rovescio, la sua finitezza lo identifica. Togliete, invece, un lato oppure aggiungetene un altro e non avremo più un triangolo. I lati del triangolo insieme agli angoli sono quindi i confini che distinguono il triangolo da tutto ciò che sta fuori di esso, sono il limes (confine in latino) che separano ontologicamente quel triangolo da tutto ciò che non è quel triangolo. L'ideologia, come visto, odia la realtà e quindi l'identità delle cose perché costituita da limiti. Senza limiti sparirebbe l'identità delle cose e quindi le cose stesse. L'odio verso l'identità degli enti non può che essere odio verso i limiti perché percepiti come costrizioni alla libertà individuale che vorrebbe espandersi senza limiti e vorrebbe la persona diversa da sé: un maschio se femmina, una femmina se maschio, per esempio.<br />Il limite, da elemento che individua la persona, diventa allora nemico della libertà di essere qualcosa di assolutamente diverso da sé. E così se sei nato triangolo vuoi diventare quadrato o cerchio.<br />Come, allora, tentare di compiere il salto da triangolo a cerchio e da uomo a donna o da donna a uomo? Eliminando i limiti. Ecco il così tanto celebrato principio di liquidità. Pensiamo a un contenitore diviso al suo interno da una paratia: a destra avremo un vano con un liquido giallo, a sinistra un vano con liquido blu. Togliamo la paratia, il limite che divide i due vani: i liquidi si mescolano e daranno una colorazione nuova, il verde. Ecco occorre fare lo stesso con l'uomo, portarlo alla confusione dei ruoli, dei sessi, dei valori, delle culture, delle religioni per generare l'uomo nuovo.<br />SENZA LIMITI, DUNQUE INFINITO, DUNQUE ONNIPOTENTE<br />Occorre allora liquidare i limiti, liquefare la rigidità della forma, abbattere i muri. Superare gli steccati, perché tutti elementi che tarpano le ali della libertà, che comprimono un libero arbitrio che vuole essere senza limiti, dunque infinito, dunque onnipotente (tutte caratteristiche di Dio). È un copione vecchio: occorre superare le classi sociali omologandole tra loro come voleva il comunismo (ma le classi sociali sono di diritto naturale, quindi sono fenomeni in se stessi buoni); fondere le diverse culture (multiculturalismo) e valori (pluralismo); trascendere le differenze tra le varie religioni (cattivo ecumenismo); superare i rigidi dogmi per optare per le flessuose opinioni dettate dalle circostanze (casuistica); eliminare ogni sorta di gerarchia sociale (colpire dunque al cuore il principio di paternità e quindi di autorità: il ruolo dei genitori è uguale a quello dei figli - e così abbiamo i padri che fanno gli amici dei figli; il ruolo dei laici è uguale a quello del clero e la responsabilità dei fedeli è identica a chi governa la Chiesa, sfociando così in un omologante democraticismo decisionale).<br />E dunque è altrettanto necessario sfondare il soffitto di cristallo che divide le donne dagli uomini; contrastare la differenza sessuale (il tanto vituperato binarismo). Non solo quindi è doveroso predicare il salto tra i sessi (applicazione in ambito antropologico del salto darwinista tra una specie e l'altra), ma è altresì doveroso predicare l'assenza di sessi, perché lo stesso sesso - maschile o femminile che sia - è un limite, è una condizione castrante il libero arbitrio.<br />La conclusione doverosa di queste premesse sfocia nel transumanesimo e nel post-umanesimo. Il primo, in buona sostanza, vuole che l'uomo, pur rimanendo uomo, diventi un super-uomo, tanto super da travalicare, in realtà, la propria natura umana e quindi, ancora una volta, diventare altro da sé. Il post-umanesimo si spinge ancor più in là nella lotta al limite e predica una fusione cosmica di tutti gli enti, volendo superare la distinzione tra esseri inanimati, vegetali, animali e persone.<br />Il femminismo e il transessualismo sono quindi punti intermedi di un percorso storico della rivoluzione antropologica che nasce da lontano e tende alla dissoluzione totale dell'esistente. Perché anche l'essere per il fatto di essere è un limite a non-essere. Il traguardo quindi è il nulla, vera condizione di piena potenza e libertà infinita. Chiamasi nichilismo. O delirio.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58520772</guid><pubDate>Wed, 31 Jan 2024 19:12:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58520772/ma_una_mela_una_mela_oppure_no.mp3" length="6895952" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7683

MA UNA MELA E' UNA MELA, OPPURE NO? di Tommaso Scandroglio
Tutte le ideologie, compresa quella Lgbt e il femminismo, hanno un minimo comune denominatore: il rifiuto della realtà....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7683" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7683</a><br /><br />MA UNA MELA E' UNA MELA, OPPURE NO? di Tommaso Scandroglio<br />Tutte le ideologie, compresa quella Lgbt e il femminismo, hanno un minimo comune denominatore: il rifiuto della realtà. Ora, qual è il primo dato di realtà? Che qualcosa c'è, che qualcosa esiste. Il secondo dato inoppugnabile della realtà è il principio di identità: quell'ente - ossia quella particolare cosa che esiste - è l'unico a essere se stesso. Nessun altro ente sarà mai identico a lui, altrimenti sarebbero la stessa cosa e non ci sarebbero più due enti, ma uno solo. Da ciò deriva che quell'ente è diverso da tutti gli altri enti, magari non in tutto, ma di certo in quegli spetti che lo fanno essere unico e irripetibile. Gli altri enti sono dunque a lui irriducibili. Perciò se A = A, non si può dare nello stesso tempo che A = B. Altrimenti si violerebbe il principio di non contraddizione.<br />Un caso palmare di violazione di questo principio è quando una donna vuole essere un uomo dal punto di vista sociale - femminismo - o quando un uomo vuole essere una donna o una donna vuole essere un uomo dal punto di vista fisico e psichico - transessualismo. Queste volontà cozzano con l'identità della persona che, come visto, non può essere altro da sé. E dunque una donna sarà una donna - e dovrà pure comportarsi da donna - e un uomo sarà un uomo - e dovrà pure comportarsi da uomo. Paiono ovvietà, ma sappiamo che viviamo nell'era della post-evidenza.<br />PRINCIPIO DI IDENTITÀ<br />Come queste due ideologie tentano di scavalcare il principio di identità? (ovviamente senza riuscirci).<br />Il percorso è culturale e fa leva sul concetto di limite. Prendiamo un triangolo disegnato alla lavagna. Perché il triangolo compaia sulla lavagna occorre disegnare con il gesso la forma del triangolo. La forma quindi individua il triangolo, lo fa venire a esistenza sulla superficie della lavagna. E dunque i tre lati del triangolo tra loro uniti sono ciò che rendono quella figura piana un triangolo. Lo limitano, è vero, ma in questa limitazione sta proprio l'identità del triangolo. Lo de-finiscono rendendolo finito e dunque, a rovescio, la sua finitezza lo identifica. Togliete, invece, un lato oppure aggiungetene un altro e non avremo più un triangolo. I lati del triangolo insieme agli angoli sono quindi i confini che distinguono il triangolo da tutto ciò che sta fuori di esso, sono il limes (confine in latino) che separano ontologicamente quel triangolo da tutto ciò che non è quel triangolo. L'ideologia, come visto, odia la realtà e quindi l'identità delle cose perché costituita da limiti. Senza limiti sparirebbe l'identità delle cose e quindi le cose stesse. L'odio verso l'identità degli enti non può che essere odio verso i limiti perché percepiti come costrizioni alla libertà individuale che vorrebbe espandersi senza limiti e vorrebbe la persona diversa da sé: un maschio se femmina, una femmina se maschio, per esempio.<br />Il limite, da elemento che individua la persona, diventa allora nemico della libertà di essere qualcosa di assolutamente diverso da sé. E così se sei nato triangolo vuoi diventare quadrato o cerchio.<br />Come, allora, tentare di compiere il salto da triangolo a cerchio e da uomo a donna o da donna a uomo? Eliminando i limiti. Ecco il così tanto celebrato principio di liquidità. Pensiamo a un contenitore diviso al suo interno da una paratia: a destra avremo un vano con un liquido giallo, a sinistra un vano con liquido blu. Togliamo la paratia, il limite che divide i due vani: i liquidi si mescolano e daranno una colorazione nuova, il verde. Ecco occorre fare lo stesso con l'uomo, portarlo alla confusione dei ruoli, dei sessi, dei valori, delle culture, delle religioni per generare l'uomo nuovo.<br />SENZA LIMITI, DUNQUE INFINITO, DUNQUE ONNIPOTENTE<br />Occorre allora...]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:keywords>copionevecchio,democraticismodecisionale,liberoarbitrio,mela,volontà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/12fba4f6eff733e30561ade0751a36e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per il direttore delle Edizioni San Paolo le unioni gay non sono peccato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-il-direttore-delle-edizioni-san-paolo-le-unioni-gay-non-sono-peccato--58419010</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7680" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7680</a><br /><br />PER IL DIRETTORE DELLE EDIZIONI SAN PAOLO LE UNIONI GAY NON SONO PECCATO di Tommaso Scandroglio<br />Fiducia supplicans ha infuso coraggio alla categoria degli innovatori permettendo loro di usare il lapis in modo più disinvolto. Iscritto in questa categoria per meriti acquisiti sul campo è don Simone Bruno, direttore editoriale delle Edizioni San Paolo, il quale su Facebook così arringa in merito a Fiducia supplicans: «Niente da fare! Il nuovo spaventa e attiva meccanismi regressivi». Risposta: siamo sì spaventati quando il nuovo è una nuova eresia, un nuovo errore. E più che attivare meccanismi regressivi, Fiducia supplicans in molti ha attivato meccanismi aggressivi in difesa della verità sulla sessualità, sul matrimonio e sulla grazia. Continuiamo nella lettura: «Ma dobbiamo resistere e dimostrare che le unioni tra persone separate e divorziate e tra persone dello stesso sesso non sono "peccaminose"».<br />Risposta: potete resistere quanto volete, ma non insegnate l'errore ad altri, per favore. In secondo luogo, saremmo proprio curiosi di ascoltare le vostre dimostrazioni sul fatto che la fornicazione, l'adulterio e l'omosessualità non siano condizioni peccaminose, contrariamente a ciò che insegna la Chiesa. E poi: perché mettere tra virgolette l'aggettivo peccaminose? Forse perché lo stesso concetto di peccato non esiste più? Perché è improprio ritenere che vi siano atti che offendono Dio?<br />Detto tutto ciò, le affermazioni di don Bruno non rientrano nella dottrina cattolica, fanno parte di un'altra religione o di nessuna religione (vedasi modernismo). La Chiesa cattolica così insegna nel Catechismo in merito al divorzio e all'adulterio: «Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto, liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il Matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente» (n. 2384); «L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori» (2381).<br />QUELLO CHE GESÙ CI HA DETTO<br />E la Chiesa non ha mica tirato fuori dal cilindro questo giudizio, ma è la fotocopia di ciò che Gesù ci ha detto: «chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. [...] Chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio» (Mt 5, 27, 31). In merito all'omosessualità, sempre il Catechismo afferma: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati". Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» (2357). Figuriamoci se possono essere benedetti.<br />E così abbiamo già risposto ad una successiva affermazione di don Bruno: «quindi [queste unioni] possono essere benedette, cioè si può attestare che tra loro esiste un "bene" affettivo e relazionale. Tutto qui! Cosa c'è di difficile da capire?».<br />Vallo a dire a quei duri di comprendonio che hanno scritto la Bibbia e il Catechismo. Però concordiamo con don Bruno: per noi è proprio difficile capire lui. Inoltre, un'osservazione in margine: si è aperta la stagione della teologia tra virgolette. Se un termine mal si concilia con quello che si sta dicendo ecco depotenziarlo con le virgolette. Prima abbiamo visto il lemma "peccato" e, in questo passaggio, ora abbiamo letto il termine "bene". Ma è anche una nota di speranza: nemmeno don Bruno è proprio convinto che l'adulterio e l'omosessualità siano un bene, tanto che è costretto a mettere questa parola tra virgolette.<br />Proseguiamo con l'intemerata del Nostro: «E, infine, che questo "bene" non è racchiuso dentro la cornice sacramentale (state tranquilli e tranquille che la dottrina è salda) e quindi non disturba niente e nessuno, se non la cecità ottusa dei tradizionalisti irrecuperabili (che evidentemente non hanno capito il messaggio evangelico e che si ostinano a chiudersi nella loro malattia psichiatrica)» [poi corretto sostituendo «malattia psichiatrica» con «arida e insensata malvagità»]. Anche qui una breve risposta: quello che fa problema non è la possibilità che queste benedizioni si confondano con il rito del matrimonio - aspetto che sarebbe un'aggravante - ma sono le benedizioni stesse ad essere problematiche dato che dicono bene di alcuni mali. Qui c'è già un vulnus alla dottrina, senza scomodare il sacramento del matrimonio.<br />COSA C'È DI DIFFICILE DA CAPIRE?<br />Sacramento che comunque viene danneggiato, perché se benedico una coppia convivente etero sto dicendo che i rapporti sessuali possono avvenire anche al di fuori del matrimonio; se benedico una coppia di divorziati risposati o di adulteri non risposati vuole dire che le proprietà fondamentali del matrimonio dell'unità e dell'indissolubilità non sono più tali, ma meri accessori all'istituto matrimoniale; se infine benedico una coppia omosessuale, anche tramite lo sporco stratagemma della benedizione ad ogni membro della coppia, vuol dire che il matrimonio non è più un vincolo che riguarda le coppie eterosessuali ma anche quelle omosessuali, perché se la loro unione è un bene, come scrive don Bruno, rectius: un "bene", non si vede perché un giorno due uomini o due donne non potrebbero sposarsi. Tutte bordate a danno della dottrina, contrariamente a ciò che scrive il Nostro.<br />Infine in merito al messaggio evangelico che quei malati mentali dei tradizionalisti non capirebbero, citiamo i seguenti passi assolutamente criptici del Nuovo Testamento: «ciò che Iddio ha congiunto l'uomo non separi» (Mt 19,5-6); «ai coniugati, ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, e qualora si sia separata, rimanga senza rimaritarsi, o si ricongiunga con suo marito» (1Cor 7,10-11); «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento» (Rm 1, 26-27); «Non illudetevi: [...] né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, [...] erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10); «sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, [...] per i fornicatori, i pervertiti, [...] e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina» (1 Tim 1, 9-10). Cosa c'è di difficile da capire?<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "I dirottatori della Chiesa sono condannati all'insuccesso" spiega che la Chiesa somiglia a un aereo preso in mano da qualcuno che ne ha cambiato il piano di volo. Ma qualunque ne sia il motivo, ha fatto i conti senza la torre di controllo, cioè senza Dio.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 gennaio 2024:<br />Pare che la Chiesa cattolica sia un aereo caduto nelle mani di dirottatori senza scrupoli. La Chiesa è stata istituita da Nostro Signore per raggiungere alcune destinazioni ed invece capita oggi che alcuni signori abbiano preso il controllo del santo velivolo e abbiano deciso di cambiare il piano di volo. Per quale motivo?<br />Difficile fornire risposte certe perché le intenzioni ultime non vengono appalesate dai dirottatori e quindi non possiamo che tentare di interpretare il senso delle loro decisioni per risalire appunto alle intenzioni. Almeno tre potrebbero essere le finalità che muovono i dirottatori nel governo della Chiesa e soprattutto nell'insegnare precetti contrari alla sana dottrina.<br />Prima ipotesi. I dirottatori sono consapevoli ad esempio che l'omosessualità, la contraccezione, il divorzio, l'adulterio, etc. sono condizioni o condotte contrarie al vero bene della persona, ma hanno deciso comunque di chiudere un occhio su questi temi perché la gente fa fatica a seguire il Vangelo, perché i tempi sono cambiati, perché la frequenza alla Messa è inferiore a quella registrata quotidianamente nella Death Valley, perch&amp;a]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58419010</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:44:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58419010/per_il_direttore_delle_edizioni_san_paolo_le_unioni_gay_non_sono_peccato.mp3" length="14935414" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7680

PER IL DIRETTORE DELLE EDIZIONI SAN PAOLO LE UNIONI GAY NON SONO PECCATO di Tommaso Scandroglio
Fiducia supplicans ha infuso coraggio alla categoria degli innovatori permettendo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7680" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7680</a><br /><br />PER IL DIRETTORE DELLE EDIZIONI SAN PAOLO LE UNIONI GAY NON SONO PECCATO di Tommaso Scandroglio<br />Fiducia supplicans ha infuso coraggio alla categoria degli innovatori permettendo loro di usare il lapis in modo più disinvolto. Iscritto in questa categoria per meriti acquisiti sul campo è don Simone Bruno, direttore editoriale delle Edizioni San Paolo, il quale su Facebook così arringa in merito a Fiducia supplicans: «Niente da fare! Il nuovo spaventa e attiva meccanismi regressivi». Risposta: siamo sì spaventati quando il nuovo è una nuova eresia, un nuovo errore. E più che attivare meccanismi regressivi, Fiducia supplicans in molti ha attivato meccanismi aggressivi in difesa della verità sulla sessualità, sul matrimonio e sulla grazia. Continuiamo nella lettura: «Ma dobbiamo resistere e dimostrare che le unioni tra persone separate e divorziate e tra persone dello stesso sesso non sono "peccaminose"».<br />Risposta: potete resistere quanto volete, ma non insegnate l'errore ad altri, per favore. In secondo luogo, saremmo proprio curiosi di ascoltare le vostre dimostrazioni sul fatto che la fornicazione, l'adulterio e l'omosessualità non siano condizioni peccaminose, contrariamente a ciò che insegna la Chiesa. E poi: perché mettere tra virgolette l'aggettivo peccaminose? Forse perché lo stesso concetto di peccato non esiste più? Perché è improprio ritenere che vi siano atti che offendono Dio?<br />Detto tutto ciò, le affermazioni di don Bruno non rientrano nella dottrina cattolica, fanno parte di un'altra religione o di nessuna religione (vedasi modernismo). La Chiesa cattolica così insegna nel Catechismo in merito al divorzio e all'adulterio: «Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto, liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il Matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente» (n. 2384); «L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori» (2381).<br />QUELLO CHE GESÙ CI HA DETTO<br />E la Chiesa non ha mica tirato fuori dal cilindro questo giudizio, ma è la fotocopia di ciò che Gesù ci ha detto: «chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. [...] Chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio» (Mt 5, 27, 31). In merito all'omosessualità, sempre il Catechismo afferma: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati". Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» (2357). Figuriamoci se possono essere benedetti.<br />E così abbiamo già risposto ad una successiva affermazione di don Bruno: «quindi [queste unioni] possono essere benedette, cioè si può attestare che tra loro esiste un "bene" affettivo e relazionale. Tutto qui! Cosa c'è di difficile da capire?».<br />Vallo a dire a quei duri di comprendonio che hanno scritto la Bibbia e il...]]></itunes:summary><itunes:duration>934</itunes:duration><itunes:keywords>alleanza,beneaffettivo,difesadellaverità,dirottamento,zizzania</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/056233c16aa19acc04ec18030626f820.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia per tossicodipendenti, il piano inclinato del Canada</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-per-tossicodipendenti-il-piano-inclinato-del-canada--58308892</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7669" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7669</a><br /><br />EUTANASIA PER TOSSICODIPENDENTI, IL PIANO INCLINATO DEL CANADA di Tommaso Scandroglio<br />Tutto è relativo, così si dice. Tutto eccetto il piano inclinato, aggiungiamo noi. Il Codice penale federale del Canada prevede ormai da tempo la non punibilità di condotte eutanasiche a patto che si rispettino alcune condizioni. La modifica del Codice penale è avvenuta per tappe: nel 2016 abbiamo avuto una prima legge eutanasica, nel 2021 una seconda legge che prevedeva l'eutanasia anche per chi non è malato terminale; nel 2023 una terza legge che permetterà, dal 2024, di poter uccidere anche i malati mentali, come le persone affette da Alzheimer, da demenza senile, i depressi, gli schizofrenici, etc.<br />Come specificato dal Servizio sanitario canadese occorre che la pratica eutanasica, affinché sia legittima, avvenga nel rispetto del protocollo chiamato Assistenza medica alla morte (Maid), il quale prevede il supporto di un medico e l'osservanza di alcuni requisiti che andiamo ad elencare. Il soggetto deve essere titolare del diritto ai servizi sanitari; essere maggiorenne e capace di intendere e volere (requisito che, formalmente, dovrebbe valere anche per chi è affetto da una patologia psichiatrica); versare in una condizione clinica grave e irreversibile; presentare una richiesta scritta per accedere al Maid; fornire il consenso informato; avere due valutazioni mediche indipendenti. Il Servizio sanitario specifica cosa si debba intendere per "condizione clinica grave e irreversibile". È necessario che la patologia o la disabilità sia grave, che si versi in una condizione di declino irreversibile, che si sperimenti una sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile. Il risultato di tutti questi paletti è una cifra: 10.064. Tante sono state le persone uccise con l'eutanasia nel solo 2021.<br />ANCHE I TOSSICODIPENDENTI? OVVIO CHE SI<br />Abbiamo visto che dal 2024 possibili candidati all'iniezione letale potranno essere anche i malati mentali. Potrebbero essere inclusi in questa categoria anche i tossicodipendenti? La risposta non può che essere affermativa, dato che non di rado il tossicodipendente soffre di disturbi psicologici, bastando addirittura per accedere all'eutanasia una forma depressiva giudicata intollerabile dal soggetto stesso.<br />Il pronostico è condiviso anche da altri. Kevin Yuill, ex professore di studi americani presso l'Università di Sunderland nel Regno Unito, ha affermato che «negli otto anni trascorsi da quando il Maid è stato legalizzato per i malati terminali, il Maid è stato esteso ai disabili, ai senzatetto e ai prigionieri. E presto i tossicodipendenti saranno i prossimi». A fine ottobre di quest'anno, la Canadian Society of Addiction Medicine ha tenuto a Victoria il suo convegno annuale. Si è parlato anche di Maid e il dottor David Martell, medico responsabile della Medicina delle Dipendenze presso la Nova Scotia Health, ha dichiarato alla rivista Vice che l'estensione del protocollo eutanasico anche ai tossicodipendenti sarà da loro «vagliato con attenzione». Se un malato mentale può accedere all'eutanasia non si può escludere che anche un tossicodipendente possa soffrire di un disturbo mentale. Aggiunge infatti il dottor Martell: «Non è giusto escludere le persone dall'ammissibilità semplicemente perché il loro disturbo mentale potrebbe essere, in parte o in tutto, un disturbo da uso di sostanze. Ha a che fare con il trattare le persone allo stesso modo». L'importante è che il tossicodipendente abbia «un ragionevole desiderio di morire», ossia che il suo desiderio non sia episodico, dettato dall'emotività del momento, ma sia costante, espresso in modo lucido e pacato. Ma tutti i desideri di morire sono irragionevoli, commentiamo noi, sia quelli passeggeri che quelli meditati.<br />IL PIANO INCLINATO<br />Dunque, il vero principio sotteso alla disciplina normativa canadese sull'eutanasia è il piano inclinato. Accettato il principio che è moralmente lecito e dunque giuridicamente legittimo darsi la morte, farsi uccidere o uccidere qualcuno per non farlo più soffrire, occorre anche accettare tutte le dirette conseguenze di questo principio, in primis l'allargamento del bacino di possibili utenti. Se il criterio cardine è il dolore, sono infinite le persone che possono soffrire: il paziente terminale, quello non terminale ma affetto da patologia cronica, il disabile, il depresso e tra questi anche i tossicodipendenti. Posto il criterio del dolore a fondamento dell'eutanasia, escludere alcuni sofferenti a beneficio di altri è irragionevole e quindi discriminatorio. «Ha a che fare con il trattare le persone allo stesso modo», come ci ha ricordato il dottor Martell.<br />Tra l'altro - e forse qui si cela il vero motivo dell'espansione delle categorie di persone adatte a ricevere l'eutanasia - questa inarrestabile inclusività eutanasica fa felici le casse dello Stato. Si è calcolato che, almeno in Italia, noi pesiamo economicamente sul Servizio sanitario nazionale soprattutto negli ultimi quattro anni di vita. Comprensibile: è nell'ultimo tratto di vita che in genere soffriamo di una patologia così seria da impegnare in modo importante il Servizio sanitario. Ora, elidere quell'ultimo periodo di esistenza così dispendioso per lo Stato non può che essere per lui assai vantaggioso. In tale prospettiva l'eutanasia conviene. Non solo: anche la cura dei pazienti affetti da patologie croniche o l'assistenza sanitaria dei tossicodipendenti è enormemente gravosa per le casse dello Stato, soprattutto perché può durare diversi anni. Quindi eliminare, prima del tempo stabilito da Dio, tutti quei soggetti che non solo non producono più, ma sono pure onerosi da gestire, è un grande affare. Insomma, l'eutanasia fa proprio rima con economia (di mezzi).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58308892</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:38:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58308892/eutanasia_per_tossicodipendenti_il_piano_inclinato_del_canada.mp3" length="6883497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7669

EUTANASIA PER TOSSICODIPENDENTI, IL PIANO INCLINATO DEL CANADA di Tommaso Scandroglio
Tutto è relativo, così si dice. Tutto eccetto il piano inclinato, aggiungiamo noi. Il Codice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7669" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7669</a><br /><br />EUTANASIA PER TOSSICODIPENDENTI, IL PIANO INCLINATO DEL CANADA di Tommaso Scandroglio<br />Tutto è relativo, così si dice. Tutto eccetto il piano inclinato, aggiungiamo noi. Il Codice penale federale del Canada prevede ormai da tempo la non punibilità di condotte eutanasiche a patto che si rispettino alcune condizioni. La modifica del Codice penale è avvenuta per tappe: nel 2016 abbiamo avuto una prima legge eutanasica, nel 2021 una seconda legge che prevedeva l'eutanasia anche per chi non è malato terminale; nel 2023 una terza legge che permetterà, dal 2024, di poter uccidere anche i malati mentali, come le persone affette da Alzheimer, da demenza senile, i depressi, gli schizofrenici, etc.<br />Come specificato dal Servizio sanitario canadese occorre che la pratica eutanasica, affinché sia legittima, avvenga nel rispetto del protocollo chiamato Assistenza medica alla morte (Maid), il quale prevede il supporto di un medico e l'osservanza di alcuni requisiti che andiamo ad elencare. Il soggetto deve essere titolare del diritto ai servizi sanitari; essere maggiorenne e capace di intendere e volere (requisito che, formalmente, dovrebbe valere anche per chi è affetto da una patologia psichiatrica); versare in una condizione clinica grave e irreversibile; presentare una richiesta scritta per accedere al Maid; fornire il consenso informato; avere due valutazioni mediche indipendenti. Il Servizio sanitario specifica cosa si debba intendere per "condizione clinica grave e irreversibile". È necessario che la patologia o la disabilità sia grave, che si versi in una condizione di declino irreversibile, che si sperimenti una sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile. Il risultato di tutti questi paletti è una cifra: 10.064. Tante sono state le persone uccise con l'eutanasia nel solo 2021.<br />ANCHE I TOSSICODIPENDENTI? OVVIO CHE SI<br />Abbiamo visto che dal 2024 possibili candidati all'iniezione letale potranno essere anche i malati mentali. Potrebbero essere inclusi in questa categoria anche i tossicodipendenti? La risposta non può che essere affermativa, dato che non di rado il tossicodipendente soffre di disturbi psicologici, bastando addirittura per accedere all'eutanasia una forma depressiva giudicata intollerabile dal soggetto stesso.<br />Il pronostico è condiviso anche da altri. Kevin Yuill, ex professore di studi americani presso l'Università di Sunderland nel Regno Unito, ha affermato che «negli otto anni trascorsi da quando il Maid è stato legalizzato per i malati terminali, il Maid è stato esteso ai disabili, ai senzatetto e ai prigionieri. E presto i tossicodipendenti saranno i prossimi». A fine ottobre di quest'anno, la Canadian Society of Addiction Medicine ha tenuto a Victoria il suo convegno annuale. Si è parlato anche di Maid e il dottor David Martell, medico responsabile della Medicina delle Dipendenze presso la Nova Scotia Health, ha dichiarato alla rivista Vice che l'estensione del protocollo eutanasico anche ai tossicodipendenti sarà da loro «vagliato con attenzione». Se un malato mentale può accedere all'eutanasia non si può escludere che anche un tossicodipendente possa soffrire di un disturbo mentale. Aggiunge infatti il dottor Martell: «Non è giusto escludere le persone dall'ammissibilità semplicemente perché il loro disturbo mentale potrebbe essere, in parte o in tutto, un disturbo da uso di sostanze. Ha a che fare con il trattare le persone allo stesso modo». L'importante è che il tossicodipendente abbia «un ragionevole desiderio di morire», ossia che il suo desiderio non sia episodico, dettato dall'emotività del momento, ma sia costante, espresso in modo lucido e pacato. Ma tutti i desideri di morire sono irragionevoli, commentiamo noi, sia quelli passeggeri che quelli meditati.<br />IL PIANO INCLINATO<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:keywords>canada,eutanasia,maid,pianoinclinato,tossicodipendenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/822e580e223924e7e8265f36870825d1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cari pastori, ci avete tradito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cari-pastori-ci-avete-tradito--58418920</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7631" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7631</a><br /><br />CARI PASTORI, CI AVETE TRADITO di Tommaso Scandroglio<br />Ci avete traditi. Avete barattato Gesù con Barabba. La santità del talamo nuziale con l'orrore di un letto macchiato dai piaceri contro natura. Avete benedetto ciò che è maledizione per l'anima. Avete aperto le porte non alla salvezza, ma a quel peccato che serra per sempre le porte del Cielo. Avete reso la colpa un merito, l'offesa a Dio un canto di lode, il peccato una grazia, mutato il sordido nell'incorrotto, lo squallido nell'immacolato, l'infido nell'eccelso.<br />Ci avete offeso, noi piccoli nella fede. Tanti scandalizzati tra noi, quante macine al collo con impresso il vostro nome. L'affilata lama della misericordia di Dio vi attende. «Chi siete voi per giudicarci?», domandate. È vero, siamo solo pecore che puzzano per il loro peccati, ma il nostro fetore ci permette ancora di sentire il nauseabondo odore dei lupi tra di voi. E quindi tra noi. Certo, tutti i nostri peccati ci stanno davanti e sono tanti e orribili. Ma, davanti a noi, stanno anche i vostri di peccati. Noi i nostri li chiamiamo tali. Voi no. Voi vi gloriate delle vostre nefandezze, vi gonfiate il petto per ogni strappo al sacro manto di Cristo. Avete usato della misericordia per scendere a patti con l'inconciliabile, della pietà per castigare i retti, del perdono per abbandonarci nelle mani di chi sevizia le anime. Avete mutato il vino in acqua e in acqua putrida.<br />I GIOIELLI PIÙ PREZIOSI<br />Ci avete ingannati. Avete prostituito la verità, mercificato la bontà, corrotto la santità, distrutto la fede, svenduto la giustizia, imbastardito il Vangelo per piegarlo ai vostri sordidi interessi, vilipeso l'Eucarestia, adulterato la coscienza di un intero popolo cattolico, rinnegato Cristo per ben più di tre volte. E nessuno finora ha pianto amaramente. Ci sentiamo derubati dei gioielli più preziosi che adornavano la nostra madre Chiesa, stuprati nell'intimo, violati da chi doveva difendere la castità della fede e invece ci ha venduto per 30 denari. Siamo frastornati dalla potenza di questa enorme e nera mareggiata del male che avete levato contro le alte torri della Fede, della Speranza e della Carità. Impressionati dalla pertinacia che vi guida, dalla ostinazione della vostra spedita marcia verso l'orrido del nulla, dalla foga che vi acceca forse perché avete fretta di preparare il terreno ai tempi ultimi, ormai prossimi.<br />Avete passato il segno. Siamo esausti e furenti allo stesso tempo. Insofferenti e audaci, ribelli ma, così vorremmo, pur sempre docili alla grazia. E così abbiamo deciso di dichiararvi guerra. Insorgeremo perché, quando un padre usa violenza contro la sua sposa, i figli devono intervenire, se possono. E dunque scenderemo in campo con le armi della santità per dissodare il terreno della nostra vita e piantarci la vite delle virtù, per estirpare da esso l'erbaccia del peccato e del vizio. Perché non ci preoccupano in fondo i vostri attacchi, ma quelli del peccato sì. Non vi lasceremo in pace con le nostre giornate dedite al lavoro compiuto onestamente e quindi eroicamente, alla preghiera incessante, al Rosario, all'Eucarestia, ai sacramenti, alla formazione secondo la sana dottrina di sempre, alla testimonianza fatta di parole e opere, alla carità operosa, all'offerta di sacrifici. Vi perseguiteremo con la nostra silenziosa esistenza che, così vorremmo, sarà un grido di rivolta contro il nonsenso dilagante, il male ottenebrante, l'errore imperante, il piatto e viscido perbenismo che è solo oziosa pavidità.<br />NON ABBANDONEREMO CRISTO SOTTO LA CROCE<br />Risponderemo alle vostre iniquità semplicemente tentando di essere i padri, le madri e i figli migliori possibili e quindi i migliori credenti possibili. Reagiremo alla crudeltà con cui state torturando la verità, associando a quegli iniqui dolori i nostri, passando nel crogiuolo delle nostre sofferenze quotidiane tutta la nostra esistenza per renderla sempre più gradita a Dio, coscienti che davanti a Lui dovremo rispondere delle nostre colpe, non delle vostre: delle nostre parole, non delle vostre omelie; dei nostri scritti, non delle vostre curiali Dichiarazioni; dei nostri giudizi, non dei vostri processi canonici.<br />Se voi siete disertori, noi non lo saremo. Non abbandoneremo Cristo sotto la croce, anche se tutto il quartier generale della Chiesa si ammutinasse. Noi rimarremo in prima fila a difendere il fortino dentro cui sono custoditi la fede, la famiglia, la vita, la libertà, la speranza. Sì, la speranza. L'abbiamo ancora. Non ci arrenderemo, non deporremo a terra le armi, bensì alzeremo in alto gli stendardi del coraggio di annunciare Cristo senza infingimenti e senza compromessi, di cavarci un occhio se ci sarà di scandalo o di scandalo per altri, di piegare le ginocchia davanti a Dio perché siamo coscienti che tutto il nostro essere è più vicino alla terra che al Cielo.<br />Avete dimostrato che siete nemici di Dio e quindi - dobbiamo ammetterlo con infinito dolore - nostri nemici. Lo diciamo non per superbia, per orgoglio, per ostentata superiorità, per avventata sicumera di crederci gli eletti, i puri, i giusti, ma perché chi striscia nella polvere come noi riesce ad avere la giusta prospettiva delle cose ed è capace immediatamente di individuare i propri simili che differiscono da noi solo per un particolare: non sanno di strisciare. Noi cerchiamo di trarci dalla sporcizia, voi cercate di farci rimanere. E perciò siete nostri nemici. Ma Cristo ci ha comandato di pregare per i nostri nemici. E dunque, obbedendo, preghiamo così a gran voce: «Ripagali secondo la loro opera e la malvagità delle loro azioni. Secondo le opere delle loro mani, rendi loro quanto meritano» (Sal. 28, 4).<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Da Abu Dhabi a Tucho: certe aperture costano anime" parla del Papa che ha detto che una religione vale l'altra. Le conseguenze sono sempre più gravi e anche eterne.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 dicembre 2023:<br />La Dichiarazione Fiducia supplicans è quasi certamente il documento peggiore, sotto il profilo della fede e della morale, prodotto sotto l'attuale pontificato e quindi di tutti i pontificati precedenti. È dunque il pronunciamento peggiore di tutta la storia della Chiesa. Questo perché legittima espressamente e formalmente, scegliendo di avvalersi di una Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, le relazioni omosessuali - e quindi l'omosessualità - e le relazioni sessuali extramatrimoniali - e quindi la fornicazione e l'adulterio.<br />In lizza per il primo posto c'era anche il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune di Abu Dhabi del 4 febbraio 2019 sempre firmato da Papa Francesco. In questa dichiarazione firmata anche dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb potevamo leggere: «Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani». Tralasciamo la questione della diversità linguistica (in Genesi 11, 1-9, dove si narra la vicenda della Torre di Babele, è Dio che punisce gli uomini con il pluralismo linguistico e quindi con l'incomunicabilità, dato che fino ad allora la lingua di tutti gli uomini era una sola) e soffermiamoci sulla diversità di religione.<br />Secondo il Papa è volontà di Dio che esistano diverse religioni. L'affermazione è contraddittoria e non serve essere credenti per capirlo. Facciamo un solo esempio tra i milioni che si potrebbero fare: secondo la dichiarazione Dio vuole che Gesù sia Dio per i cristiani e solo un profeta per i musulmani. Ma qui sta l'inciampo: o l'una di affermazione è vera e l'altra falsa oppure l'inverso, perché entrambe le affermazioni non possono essere vere. Ma nel documento si dice invece che ogni religione è vera dato che viene da Dio: così dicendo si finisce per entrare in contraddizione. E Dio dato che è perfetto non può cadere in contraddizione. Dunque non solo si nega che la religione cattolica sia l'unica ad essere vera, ma si articola un'argomentazione incoerente.<br />La Dichiarazione Fiducia supplicans ci pare che superi per gravità la dichiarazione di Abu Dhabi. Quest'ultima erra su un aspetto apicale: uno è Dio e una è la vera religione. È un errore teoretico di immensa portata e fondamentale sotto il profilo teologico. Fiducia supplicans erra su un aspetto morale gravissimo. Il primo errore è peggiore sotto l'aspetto veritativo dato che coinvolge Dio, il secondo però e a conti fatti è ancora più grave perché interessa le condotte, la morale e dunque la salvezza eterna. Pochi si danneranno per la prima, molti di più per la seconda. Non solo: la dichiarazione di Abu Dhabi avrà un effetto sociale meno incidente rispetto a Fiducia supplicans.<br />Infatti il Magistero ordinario ha benedetto, da una parte, i rapporti extramatrimoniali. I vescovi e sacerdoti potranno dunque insegnare che i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono leciti, parimenti l'adulterio. In meri]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58418920</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:37:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58418920/cari_pastori_ci_avete_tradito.mp3" length="13180839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7631

CARI PASTORI, CI AVETE TRADITO di Tommaso Scandroglio
Ci avete traditi. Avete barattato Gesù con Barabba. La santità del talamo nuziale con l'orrore di un letto macchiato dai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7631" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7631</a><br /><br />CARI PASTORI, CI AVETE TRADITO di Tommaso Scandroglio<br />Ci avete traditi. Avete barattato Gesù con Barabba. La santità del talamo nuziale con l'orrore di un letto macchiato dai piaceri contro natura. Avete benedetto ciò che è maledizione per l'anima. Avete aperto le porte non alla salvezza, ma a quel peccato che serra per sempre le porte del Cielo. Avete reso la colpa un merito, l'offesa a Dio un canto di lode, il peccato una grazia, mutato il sordido nell'incorrotto, lo squallido nell'immacolato, l'infido nell'eccelso.<br />Ci avete offeso, noi piccoli nella fede. Tanti scandalizzati tra noi, quante macine al collo con impresso il vostro nome. L'affilata lama della misericordia di Dio vi attende. «Chi siete voi per giudicarci?», domandate. È vero, siamo solo pecore che puzzano per il loro peccati, ma il nostro fetore ci permette ancora di sentire il nauseabondo odore dei lupi tra di voi. E quindi tra noi. Certo, tutti i nostri peccati ci stanno davanti e sono tanti e orribili. Ma, davanti a noi, stanno anche i vostri di peccati. Noi i nostri li chiamiamo tali. Voi no. Voi vi gloriate delle vostre nefandezze, vi gonfiate il petto per ogni strappo al sacro manto di Cristo. Avete usato della misericordia per scendere a patti con l'inconciliabile, della pietà per castigare i retti, del perdono per abbandonarci nelle mani di chi sevizia le anime. Avete mutato il vino in acqua e in acqua putrida.<br />I GIOIELLI PIÙ PREZIOSI<br />Ci avete ingannati. Avete prostituito la verità, mercificato la bontà, corrotto la santità, distrutto la fede, svenduto la giustizia, imbastardito il Vangelo per piegarlo ai vostri sordidi interessi, vilipeso l'Eucarestia, adulterato la coscienza di un intero popolo cattolico, rinnegato Cristo per ben più di tre volte. E nessuno finora ha pianto amaramente. Ci sentiamo derubati dei gioielli più preziosi che adornavano la nostra madre Chiesa, stuprati nell'intimo, violati da chi doveva difendere la castità della fede e invece ci ha venduto per 30 denari. Siamo frastornati dalla potenza di questa enorme e nera mareggiata del male che avete levato contro le alte torri della Fede, della Speranza e della Carità. Impressionati dalla pertinacia che vi guida, dalla ostinazione della vostra spedita marcia verso l'orrido del nulla, dalla foga che vi acceca forse perché avete fretta di preparare il terreno ai tempi ultimi, ormai prossimi.<br />Avete passato il segno. Siamo esausti e furenti allo stesso tempo. Insofferenti e audaci, ribelli ma, così vorremmo, pur sempre docili alla grazia. E così abbiamo deciso di dichiararvi guerra. Insorgeremo perché, quando un padre usa violenza contro la sua sposa, i figli devono intervenire, se possono. E dunque scenderemo in campo con le armi della santità per dissodare il terreno della nostra vita e piantarci la vite delle virtù, per estirpare da esso l'erbaccia del peccato e del vizio. Perché non ci preoccupano in fondo i vostri attacchi, ma quelli del peccato sì. Non vi lasceremo in pace con le nostre giornate dedite al lavoro compiuto onestamente e quindi eroicamente, alla preghiera incessante, al Rosario, all'Eucarestia, ai sacramenti, alla formazione secondo la sana dottrina di sempre, alla testimonianza fatta di parole e opere, alla carità operosa, all'offerta di sacrifici. Vi perseguiteremo con la nostra silenziosa esistenza che, così vorremmo, sarà un grido di rivolta contro il nonsenso dilagante, il male ottenebrante, l'errore imperante, il piatto e viscido perbenismo che è solo oziosa pavidità.<br />NON ABBANDONEREMO CRISTO SOTTO LA CROCE<br />Risponderemo alle vostre iniquità semplicemente tentando di essere i padri, le madri e i figli migliori possibili e quindi i migliori credenti possibili. 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Fedeli alla lettera di questa famosa locuzione latina, molti si fanno cremare. In UK pare che la cremazione abbia superato l'inumazione in quanto ad adesioni fin dagli anni Sessanta.<br />Altri, per non disperdere il caro estinto nel mare, nei laghi o in montagna, oppure per evitare che il de cuius intristisca gli ospiti facendo brutta mostra di sé dentro in urna cineraria posta sopra il caminetto, hanno pensato di trasformare le ceneri in diamanti artificiali, i diamanti della memoria. Basta mezzo chilo del nonno per poi sfoggiarlo al dito. Perché sprecare tanta abbondanza?<br />Poi vi sono altri ancora che hanno pensato che se del maiale non si butta via niente, anche dell'uomo si dovrebbe dire lo stesso: e così si sono inventati il compostaggio del cadavere. Muori e poi vieni utilizzato come concime per il giardino dove scorrazzano i nipoti con il cane. Potrai allora rivivere in una rosa, se ti va bene, oppure in un'ortica, se ti va male.<br />IL CADAVERE E' SERVITO<br />Però dato che noi siamo composti perlopiù da acqua (gli anziani sono intorno al 50%) ecco che altri ancora hanno pensato che, piuttosto che incenerire i cadaveri, sarebbe meglio annacquarli. Anzi bollirli. La ricetta per la cottura del parente estinto è la seguente: si avvolge il caro estinto in un sudario di lana, poi lo si mette in un sacchettone biodegradabile del tutto simile a quello che voi usate per l'umido, dunque lo si infila in un camera pieno d'acqua al 95% e al 5% di idrossido di potassio. Infine fate cuocere il tutto a 160° per quattro ore. Dopodichè il cadavere è servito. Infatti disciolto il corpo con l'idrolisi alcalina, rimangono solo le ossa che vengono incenerite e consegnate ai parenti superstiti.<br />L'acquamazione, così si chiama, è diffusa già in molti Stati degli Usa, in Canada e in Sudafrica. Ora è approdata anche nel Regno Unito dove, a seguito di un sondaggio, un terzo degli intervistati si è detto favorevole. Julian Atkinson, responsabile dell'azienda funebre Co-op Funeralcare e pronto a lanciare l'inumazione idrica, ha dichiarato: «Iniziando a rendere disponibile l'acquamazione nel Regno Unito, Co-op offrirà alle persone un'altra opzione su come lasciare questo mondo perché questo processo naturale utilizza l'acqua, non il fuoco, rendendolo più delicato sul corpo e più gentile con l'ambiente. Ci sentiamo incoraggiati nel vedere che molte persone sono sensibili alla riduzione delle immissioni di carbonio, anche dopo la morte». Viene da domandarsi se Atkinson, riferendosi al fatto che tale pratica sia più delicata sul corpo, stia parlando di una crema. E poi cosa importa che il trattamento sia più delicato, dato che la persona è morta?<br />Nel discorsetto di Atkinson non poteva mancare l'obolo alla causa ambientalista: gli esperti rassicurano che la bollitura del compianto produce la metà di CO2 rispetto alla cremazione. Una singola cremazione infatti produce 245 kg di carbonio, creando un impatto annuo nel Regno Unito di 115.150 tonnellate di carbonio. I ghiacciai ringraziano e Greta Thunberg non potrà che farsi annacquare in un acquatorio.<br />A proposito, e la soluzione alcalina che fine fa? Nessun problema: viene trattata e finisce nelle acque reflue come l'acqua delle lavanderie a gettoni, assicura la Northumbrian Water, una compagnia idrica che rifornisce alcune regioni del Regno Unito. Insomma, dopo morto finisci nelle fogne e poi in mare.<br />IL CORPO E' LA CASA DELL'ANIMA<br />Qual è la radice culturale di questa - è proprio il caso di dire - soluzione idrosolubile al problema della sepoltura? Considerare le persone come cose, ossia organismi privi di anima. Vero è che quando moriamo l'anima abbandona il corpo, ma quel corpo è stato la casa dell'anima per molti anni. E dunque merita rispetto perché la persona umana è corpo e anima. Non solo, ma per il cristiano quel corpo risorgerà per riunirsi all'anima e dunque non può essere trattato come uno stinco di maiale da mettere in un sacchetto e far bollire a fuoco basso per quattro ore.<br />E ancora: nostro Signore non venne arso sopra una pira, ne fu ridotto a fertilizzante o divenne un diamante, ma il suo corpo venne deposto in un sepolcro. E, per quanto possa suonare paradossale, noi ci dobbiamo conformare a Lui anche da morti. Finire nella terra è come mettere un seme carico di speranza, la speranza che da quel seme possa spuntare un albero che darà frutti per l'eternità. Dalla morte, la vita.<br />Allora lasciare che sia la terra a decomporre l'uomo e cosa assai diversa che volere direttamente la sua distruzione con il fuoco o con l'acqua. Questo approccio somaclasta è un'altra ricaduta dell'atmosfera nichilista in cui dobbiamo sopravvivere ogni giorno, del clima di odio verso l'uomo nella sua interezza, corpo compreso che in vita deve essere violato o addirittura annientato in ogni modo - aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, sperimentazione sugli embrioni, utero in affitto, amputazioni per "cambiare" sesso, prostituzione classica e sui social, esibizione di nudità in rete - e che da morto deve essere vilipeso. Perché sì, cari sudditi di Sua Maestà, quella che voi chiamate acquamazione non è altro che il vecchio e mai scomparso vilipendio di cadavere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58308925</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:24:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58308925/oltre_la_cremazione_c_di_pi_si_chiama_acquamazione.mp3" length="4930708" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7627

OLTRE LA CREMAZIONE C'E' DI PIU': SI CHIAMA ACQUAMAZIONE di Tommaso Scandroglio
Polvere sei e polvere ritornerai. Fedeli alla lettera di questa famosa locuzione latina, molti si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7627" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7627</a><br /><br />OLTRE LA CREMAZIONE C'E' DI PIU': SI CHIAMA ACQUAMAZIONE di Tommaso Scandroglio<br />Polvere sei e polvere ritornerai. Fedeli alla lettera di questa famosa locuzione latina, molti si fanno cremare. In UK pare che la cremazione abbia superato l'inumazione in quanto ad adesioni fin dagli anni Sessanta.<br />Altri, per non disperdere il caro estinto nel mare, nei laghi o in montagna, oppure per evitare che il de cuius intristisca gli ospiti facendo brutta mostra di sé dentro in urna cineraria posta sopra il caminetto, hanno pensato di trasformare le ceneri in diamanti artificiali, i diamanti della memoria. Basta mezzo chilo del nonno per poi sfoggiarlo al dito. Perché sprecare tanta abbondanza?<br />Poi vi sono altri ancora che hanno pensato che se del maiale non si butta via niente, anche dell'uomo si dovrebbe dire lo stesso: e così si sono inventati il compostaggio del cadavere. Muori e poi vieni utilizzato come concime per il giardino dove scorrazzano i nipoti con il cane. Potrai allora rivivere in una rosa, se ti va bene, oppure in un'ortica, se ti va male.<br />IL CADAVERE E' SERVITO<br />Però dato che noi siamo composti perlopiù da acqua (gli anziani sono intorno al 50%) ecco che altri ancora hanno pensato che, piuttosto che incenerire i cadaveri, sarebbe meglio annacquarli. Anzi bollirli. La ricetta per la cottura del parente estinto è la seguente: si avvolge il caro estinto in un sudario di lana, poi lo si mette in un sacchettone biodegradabile del tutto simile a quello che voi usate per l'umido, dunque lo si infila in un camera pieno d'acqua al 95% e al 5% di idrossido di potassio. Infine fate cuocere il tutto a 160° per quattro ore. Dopodichè il cadavere è servito. Infatti disciolto il corpo con l'idrolisi alcalina, rimangono solo le ossa che vengono incenerite e consegnate ai parenti superstiti.<br />L'acquamazione, così si chiama, è diffusa già in molti Stati degli Usa, in Canada e in Sudafrica. Ora è approdata anche nel Regno Unito dove, a seguito di un sondaggio, un terzo degli intervistati si è detto favorevole. Julian Atkinson, responsabile dell'azienda funebre Co-op Funeralcare e pronto a lanciare l'inumazione idrica, ha dichiarato: «Iniziando a rendere disponibile l'acquamazione nel Regno Unito, Co-op offrirà alle persone un'altra opzione su come lasciare questo mondo perché questo processo naturale utilizza l'acqua, non il fuoco, rendendolo più delicato sul corpo e più gentile con l'ambiente. Ci sentiamo incoraggiati nel vedere che molte persone sono sensibili alla riduzione delle immissioni di carbonio, anche dopo la morte». Viene da domandarsi se Atkinson, riferendosi al fatto che tale pratica sia più delicata sul corpo, stia parlando di una crema. E poi cosa importa che il trattamento sia più delicato, dato che la persona è morta?<br />Nel discorsetto di Atkinson non poteva mancare l'obolo alla causa ambientalista: gli esperti rassicurano che la bollitura del compianto produce la metà di CO2 rispetto alla cremazione. Una singola cremazione infatti produce 245 kg di carbonio, creando un impatto annuo nel Regno Unito di 115.150 tonnellate di carbonio. I ghiacciai ringraziano e Greta Thunberg non potrà che farsi annacquare in un acquatorio.<br />A proposito, e la soluzione alcalina che fine fa? Nessun problema: viene trattata e finisce nelle acque reflue come l'acqua delle lavanderie a gettoni, assicura la Northumbrian Water, una compagnia idrica che rifornisce alcune regioni del Regno Unito. Insomma, dopo morto finisci nelle fogne e poi in mare.<br />IL CORPO E' LA CASA DELL'ANIMA<br />Qual è la radice culturale di questa - è proprio il caso di dire - soluzione idrosolubile al problema della sepoltura? Considerare le persone come cose, ossia organismi privi di anima. Vero è che quando moriamo l'anima abbandona il corpo,...]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>acquamazione,anima,cadavere,corpo,vilipendio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8575ccf973f84501aea31d58b1557274.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'errore di pensare che se non rispetti le regole morali non ci saranno conseguenze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-errore-di-pensare-che-se-non-rispetti-le-regole-morali-non-ci-saranno-conseguenze--58418764</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7628" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7628</a><br /><br />L'ERRORE DI PENSARE CHE SE NON RISPETTI LE REGOLE MORALI NON CI SARANNO CONSEGUENZE di Tommaso Scandroglio<br />Tre notizie prese dalla rete, notizie che non fanno più notizia. L'Ordine degli psicologi lombardi ha aderito al Milano Pride. Il cortometraggio Come abortire è stato premiato con il BAFTA 2023, assegnato dalla British Academy of Film and Television Arts. Planned Parenthood, la più grande organizzazione abortista al mondo, ha affermato che la verginità è «un costrutto sociale», retaggio di una mentalità patriarcale.<br />Molte le differenze tra queste notizie e molte anche le analogie. Tra queste ultime possiamo trovare il parallelo tra morale e realtà. Pensate se l'Ordine degli psicologi lombardi, la BAFTA e Planned Parenthood usassero nella realtà lo stesso metro di giudizio adoperato in campo morale. Ad esempio: come l'aborto è un bene, così riteniamo un bene lavarsi i denti con un rasoio. Come è un bene per alcuni l'eutanasia così è un bene buttarsi dal quinto piano invece di prendere l'ascensore. Se l'omosessualità è un bene, perché non potrebbe esserlo anche mangiare sassi?<br />Sì, è una provocazione iperbolica, ma forse ci fa capire una cosa molto semplice: nella vita reale rispettiamo le regole imposte dal reale, altrimenti ne paghiamo le conseguenze. Nella vita morale è più facile non rispettare le regole morali - anzi, ci pare proprio che non esistano regole - perché siamo convinti che non ci siano conseguenze negative, bensì solo vantaggi: la libertà, sbarazzandosi del figlio non voluto e della moglie non più voluta; il piacere nell'assumere droghe; la felicità nel diventare genitori "provetti", ossia tramite provetta; la serenità di morire con l'eutanasia senza più soffrire. Ma è solo un'apparenza. Tommaso d'Aquino parlava di beni apparenti. Di certo qualche vantaggio nel fare il male ne viene, altrimenti perché compierlo? In Genesi infatti possiamo leggere: «Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (3,6). Ma è un vantaggio di poco spessore e di corto respiro. Un bene, alla fine e per l'appunto, apparente.<br />IL MALE NON PAGA<br />Infatti, quando si compie il male, anche affrontando la questione come potrebbe affrontarla un ragioniere e volendo lasciare da parte il criterio principale del rispetto della dignità personale, nella colonna delle entrate poche sarebbero le voci presenti e di scarso valore, mentre nella colonna delle uscite le voci sarebbero innumerevoli e di grande peso. L'aborto annienta le donne con la sindrome post-abortiva; l'eutanasia lascia nei parenti sopravvissuti sentimenti di colpa per non aver dissuaso il proprio caro dal togliersi la vita e incentiva una mentalità di abbandono terapeutico le cui conseguenze toccheremo tutti con mano; l'omosessualità praticata allarga sempre più quella ferita nell'autostima da cui nasce proprio l'orientamento omosessuale; il "cambiamento" di sesso deturpa il corpo di uomini e donne e la loro psiche ne esce sempre più devastata; la contraccezione ormonale espone a rischi tumorali, quella di barriera facilita per paradosso la diffusione di malattie veneree (si chiama risk compensation); il divorzio mette un ceppo alla felicità dei figli; la fecondazione artificiale, oltre ad uccidere una pletora di figli, ne mette al mondo altri la cui salute è a rischio. Quindi, anche con un approccio meramente utilitarista, il male non paga. Non è dunque un buon affare stringere accordi con gli abortisti, i dolcemortisti, gli attivisti della provetta, gli esponenti del mondo LGBT. Questo perché la realtà morale è strettamente connessa con la realtà empirica, dato che la persona è composta di anima e corpo. I danni nel primo ambito si ripercuotono nel secondo, dato che le due realtà sono vasi comunicanti.<br />OPERAZIONE VERITA'<br />Ma soprattutto il danno peggiore è la mancanza di felicità, perché se la realtà empirica ha le sue leggi, anche la realtà morale ne ha. Se ti butti dal quinto piano muori fisicamente, se ammazzi il figlio con l'aborto, muori moralmente, muori dentro. Tutti gli effetti prima indicati, per il singolo, potrebbero essere anche eventuali. Se gli va bene non sconterà nessuno di questi effetti indesiderati (se gli va molto bene). Ma c'è un effetto a cui è impossibile sottrarsi. La tristezza di vita che travolge tutti noi ogni volta che compiamo il male. Perché la felicità, come insegna sempre l'Aquinate, è connessa con il bene. È impossibile essere felici se compiamo il male. Potremmo essere sì contenti, allegri, spensierati, anche entusiasti, eccitati ed euforici, ma la felicità è altra cosa. La felicità sta all'allegria come una mela sta ad una mela di plastica. Potremmo allora essere, per parafrasare il cardinal Biffi, sì sazi, ma tanto disperati. La contentezza e l'allegria sono come la bianca e frizzante spuma che si forma sulla superficie delle onde, ma al di sotto di esse, nelle profondità marine, possono dominare l'oscurità e il gelo. La distrazione, ossia la continua tensione verso i beni sensibili, è l'oppio per non sentire che nel fondo non c'è più vita. Chi compie il male vive istanti di soddisfazioni e, insieme a questi, il lungo «inverno del nostro scontento» (W. Shakespeare, Riccardo III, Atto I, Scena I, Monologo).<br />Eppure tutti noi - non solo gli abortisti e gli uomini arcobaleno - cerchiamo in continuazione quella mela di plastica, perché l'altra mela è molto più difficile assaggiarla. Ci cibiamo di plastica, stiamo male e pensiamo che la soluzione sia mangiarne ancora. È un po' come lavarsi i denti con un rasoio e poi le ferite procurate le addebitiamo agli altri o al destino avverso e pensiamo che per guarirle si debba diventare adepti della Gillette.<br />Ecco allora che la prima operazione da farsi è un'operazione verità. Per le tematiche eticamente sensibili significa raccontare a tutti che abortire e avere un figlio in provetta sono come buttarsi giù dal quinto piano di un palazzo. Per queste tematiche e per tutte le altre, ricordare e ricordarsi che la felicità ha un solo nome e cognome: Gesù Cristo.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58418764</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:24:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58418764/l_errore_di_pensare_che_se_non_rispetti_le_regole_morali_non_ci_saranno_conseguenze.mp3" length="6838333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7628

L'ERRORE DI PENSARE CHE SE NON RISPETTI LE REGOLE MORALI NON CI SARANNO CONSEGUENZE di Tommaso Scandroglio
Tre notizie prese dalla rete, notizie che non fanno più notizia....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7628" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7628</a><br /><br />L'ERRORE DI PENSARE CHE SE NON RISPETTI LE REGOLE MORALI NON CI SARANNO CONSEGUENZE di Tommaso Scandroglio<br />Tre notizie prese dalla rete, notizie che non fanno più notizia. L'Ordine degli psicologi lombardi ha aderito al Milano Pride. Il cortometraggio Come abortire è stato premiato con il BAFTA 2023, assegnato dalla British Academy of Film and Television Arts. Planned Parenthood, la più grande organizzazione abortista al mondo, ha affermato che la verginità è «un costrutto sociale», retaggio di una mentalità patriarcale.<br />Molte le differenze tra queste notizie e molte anche le analogie. Tra queste ultime possiamo trovare il parallelo tra morale e realtà. Pensate se l'Ordine degli psicologi lombardi, la BAFTA e Planned Parenthood usassero nella realtà lo stesso metro di giudizio adoperato in campo morale. Ad esempio: come l'aborto è un bene, così riteniamo un bene lavarsi i denti con un rasoio. Come è un bene per alcuni l'eutanasia così è un bene buttarsi dal quinto piano invece di prendere l'ascensore. Se l'omosessualità è un bene, perché non potrebbe esserlo anche mangiare sassi?<br />Sì, è una provocazione iperbolica, ma forse ci fa capire una cosa molto semplice: nella vita reale rispettiamo le regole imposte dal reale, altrimenti ne paghiamo le conseguenze. Nella vita morale è più facile non rispettare le regole morali - anzi, ci pare proprio che non esistano regole - perché siamo convinti che non ci siano conseguenze negative, bensì solo vantaggi: la libertà, sbarazzandosi del figlio non voluto e della moglie non più voluta; il piacere nell'assumere droghe; la felicità nel diventare genitori "provetti", ossia tramite provetta; la serenità di morire con l'eutanasia senza più soffrire. Ma è solo un'apparenza. Tommaso d'Aquino parlava di beni apparenti. Di certo qualche vantaggio nel fare il male ne viene, altrimenti perché compierlo? In Genesi infatti possiamo leggere: «Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (3,6). Ma è un vantaggio di poco spessore e di corto respiro. Un bene, alla fine e per l'appunto, apparente.<br />IL MALE NON PAGA<br />Infatti, quando si compie il male, anche affrontando la questione come potrebbe affrontarla un ragioniere e volendo lasciare da parte il criterio principale del rispetto della dignità personale, nella colonna delle entrate poche sarebbero le voci presenti e di scarso valore, mentre nella colonna delle uscite le voci sarebbero innumerevoli e di grande peso. L'aborto annienta le donne con la sindrome post-abortiva; l'eutanasia lascia nei parenti sopravvissuti sentimenti di colpa per non aver dissuaso il proprio caro dal togliersi la vita e incentiva una mentalità di abbandono terapeutico le cui conseguenze toccheremo tutti con mano; l'omosessualità praticata allarga sempre più quella ferita nell'autostima da cui nasce proprio l'orientamento omosessuale; il "cambiamento" di sesso deturpa il corpo di uomini e donne e la loro psiche ne esce sempre più devastata; la contraccezione ormonale espone a rischi tumorali, quella di barriera facilita per paradosso la diffusione di malattie veneree (si chiama risk compensation); il divorzio mette un ceppo alla felicità dei figli; la fecondazione artificiale, oltre ad uccidere una pletora di figli, ne mette al mondo altri la cui salute è a rischio. Quindi, anche con un approccio meramente utilitarista, il male non paga. Non è dunque un buon affare stringere accordi con gli abortisti, i dolcemortisti, gli attivisti della provetta, gli esponenti del mondo LGBT. Questo perché la realtà morale è strettamente connessa con la realtà empirica, dato che la persona è composta di anima e corpo. I danni nel primo ambito si ripercuotono nel secondo, dato che le due realtà sono vasi...]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>biffi,conseguenze,linvernodelnostroscontento,plannedparenthood,regolemorali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b7b5f19686c7a28fc2ec15636a569d5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Papa da Fazio: "a me piace pensare l'inferno vuoto"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-papa-da-fazio-a-me-piace-pensare-l-inferno-vuoto--58418668</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7679" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7679</a><br /><br />IL PAPA DA FAZIO: ''A ME PIACE PENSARE L'INFERNO VUOTO'' di Tommaso Scandroglio<br />Il Papa è andato da Fazio. Un Papa da un altro papa. Perché anche il secondo ama pontificare. I due viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda. Ed infatti è la seconda volta che Francesco viene intervistato dal fratacchione che dalla Rai è migrato al sole del denaro, sui lidi della Nove.<br />Francesco è il primo Papa della storia che viene intervistato in un talk. Giovanni Paolo II fece solo una telefonata, una volta, intervenendo a Porta a Porta e Bruno Vespa, sfoderando in quella occasione signorilità e alta professionalità, non si permise di fare nemmeno un accenno di domanda, sebbene l'occasione fosse ghiotta perché storica.<br />I tempi cambiano e con essi i papi. Il Papa da Fazio è diventato ancora più pop. Francesco ama essere popolare, appunto pop. Nei toni: le sue encicliche hanno i medesimi accenti colloquiali, imprecisi ed ondivaghi della chiacchierata avuta con Fazio. E nei contenuti: Francesco sfoggia sempre lo stesso frasario stereotipato che non urta nessuno se non quelli impegnati sulle barricate a difendere scampoli di verità. I luoghi comunisti del Pontefice venuto dalla fine del mondo - epiteto che sinistramente si può intendere in senso temporale - provano solo che esiste anche la banalità del bene (cit.). La guerra è male e bisogna dialogare, è difficile fare la pace, dietro le guerre c'è il commercio delle armi, l'uomo è libero di decidere cosa fare, bisogna parlare e ascoltare i bambini, e fare lo stesso con i nonni, il Signore ci accoglie per quello che siamo. La fede è diventata una confort zone.<br />Dicevamo che il Papa da Fazio diventa sempre più pop, ossia contribuisce ad erodere l'autorità del vicario di Cristo - appellativo che Francesco ha cancellato dall'annuario pontificio - sebbene egli tenga stretto il suo ruolo autoritario. Di facciata bonaccione, dietro la facciata autocratico. Lo smantellamento della figura papale è iniziato, come è noto, da quel «Buonasera» pronunciato senza paramenti la sera della sua elezione. Un «Buonasera» che ha dato la buonanotte al «Sia lodato Gesù Cristo» e dunque al ruolo di pontefice. Poi è proseguito con le telefonate erga omnes, la Panda, le scarpe nere e non rosse, la borsa portata da sé, le strette di mano che hanno sostituito i baciamano, i selfie fatti con i fedeli, la improvvisata, così studiata, in un negozio di dischi nella capitale, i social. Da qui la copertina su Rolling Stone e i suoi interventi su Sportweek, Vanity Fair Italia, Vogue Italia e la Gazzetta dello Sport, contrappuntanti dagli accondiscendenti dialoghi su Repubblica con un altro papa, più laico di lui, Eugenio Scalfari. E perché allora non spingersi con coerenza oltre e partecipare ad un reality? Non sarebbe un modo efficace per farsi sentire vicino alla gente?<br />IL DISEGNO DI PIO XII<br />Il 4 maggio 1952 La Domenica del Corriere mise in prima pagina il disegno di un Pio XII che in accappatoio si faceva la barba con un rasoio elettrico. Guareschi criticò quella scelta così svilente per la persona del Pontefice. Perché, diciamo noi, il Papa puoi anche sentirlo come uno di famiglia, ma a patto di non minare la sua sacralità, di immiserire la sua trascendenza. In The Young Pope di Sorrentino, il fantastico e fantasioso Pio XIII, di fronte alla possibilità di stampare la sua faccia su alcuni piatti commemorativi, risponde sdegnato che non avrebbe messo nulla perché è il nulla a rappresentare al meglio l'elevatissima dignità del Pontefice che infatti è qualificato come sommo. Pontifex per i latini è il costruttore di ponti, significato poi traslato in ambito religioso: per i Romani il pontefice è colui che costruisce un ponte tra la terra e il cielo. I ponti evocati spesso da Francesco invece collegano solo le persone tra loro su questa terra, non sfidano la verticalità del Cielo, ma rimangono orizzontali come gli aneliti di un cuore borghese.<br />Pio XIII aveva ragione: bisogna fare come Mina, Salinger, Kubrick, Banksy, i Daft Punk. «Nessuno di loro si fa vedere. Nessuno di loro si lascia fotografare. L'assenza è presenza». Spariti dalla scena diventano mito. L'assenza e non la presenza in TV è la forma del mistero, dell'assolutamente altro, della trascendenza che travalica le polverose e scontate minutaglie del quotidiano. È il silenzio a dire tutto e questo perché se il Papa fa un passo indietro, Dio fa un passo avanti. Un Papa per la gente, nella gente, tra la gente, con la gente non fa il papa, ma l'agente di commercio che vende il proprio prodotto. Le continue interviste, le miliardi di parole scritte e dette, la valanga di foto hanno lo stesso effetto della decisione di battere sempre più moneta a fronte della medesima fonte aurea: la svalutazione.<br />FAN DEL CONVENZIONALE<br />Allora salvateci da un Papa artatamente ordinario, personificazione attoriale della normalità, schiacciato sul consueto e sul solito, prevedibilissimo, fan del convenzionale, ricoperto dagli stracci della futilità. Lui così nemico della mondanità si è fatto amico il mondo. E poi un Papa pop non suscita l'identificazione di chi vuole distinguersi dalla massa, sfuggire dall'omologazione: solo i santi ci riescono. Lo vogliamo invece non popolare, ma impopolare perché controcorrente e non per partito preso o perché originale, ma solo perché «la verità offende per sua natura» (R. Scruton, Bevo dunque sono, 2010, p. 27). Lo vogliamo fatto di spirito che non si abbassa a parlare di condizionatori e di raccolta differenziata. Lo vogliamo perso nel Cielo, irraggiungibile, che risplenda della regale umiltà che rifugge la massa, le foto, i microfoni, le telecamere: perché è bene umiliare la propria persona, non la Cattedra di Pietro. Lo vogliamo così trasparente e diafano che attraverso lui possiamo vedere Dio. Non lo vogliamo presenzialista, ma assenteista da ciò che è transeunte perché totalmente assorbito dall'eterno, dalle cose ultime: l'ordito e la trama delle nostre speranze. La via d'uscita al non senso che ammorba le esistenze inconsapevoli di molti.<br />La sovraesposizione mediatica, invece, lascia in bocca a credenti e non credenti un sapore insipido e nell'anima una fastidiosa sensazione di piattume, financo di mediocrità, di noia alla Sartre. La liquefazione della figura del pontefice avviene perché lo stesso si pone come prodotto commerciale da consumare. Ma sullo scaffale di questo supermercato che è la contemporaneità lui scompare, dal momento che non ha più caratteristiche specifiche che lo differenziano da un Mattarella presidente della Repubblica o da un esotico Dalai Lama. Viene annullato perché comune: non più distinto, ma indistinto.<br />Il suo profilo scolora, si fa scialbo perché cerca la novità soprattutto dottrinale, ma finendo solo per rispolverare vecchie eresie così consuete per i nostri compagni di viaggio postmoderni. Il nuovo è appannaggio di Cristo che fa nuove tutte le cose. Al di fuori di Lui, il nuovo è appannaggio dei pubblicitari, degli inventori - e a quante invenzioni abbiamo assistito negli ultimi anni! - degli imprenditori, dei circensi. I Papi invece devono custodire il vecchio, perché il deposito della fede fu sigillato per sempre con la morte dell'ultimo apostolo, certi che quelle verità così antiche faranno nuovi tutti gli uomini.<br />Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Inferno vuoto? A negarlo è Gesù" parla di quello che ha detto in tv Papa Francesco nel programma del fazioso Fazio.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 gennaio 2024:<br />«A me piace pensare l'inferno vuoto, spero sia realtà»; così papa Francesco intervenendo in collegamento, domenica sera, alla trasmissione Che Tempo Che Fa. «Quello che dirò non è un dogma di fede ma una cosa mia personale», ha affermato il Papa.<br />Non ha dichiarato che l'inferno non esiste, non ha detto che è vuoto, non ha sostenuto l'apocatastasi; eppure in quelle parole, apparentemente lecite, c'è tutto il dramma che la Chiesa sta vivendo da oltre mezzo secolo. In un'altra intervista di duemila anni fa, più genuina e meno mediatica, mentre Nostro Signore stava andando verso Gerusalemme, «un tale gli chiese: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?"» (Lc 13, 23). La risposta a questa domanda mette in evidenza tutta la distanza, non di tempo né di spazio, ma di senso, tra Gesù Cristo e il suo vicario: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno».<br />Il Signore, che è la misericordia fatta carne, non cerca di spegnere l'inquietudine della salvezza dal cuore dell'uomo, ma sembra addirittura confermarla: molti non entreranno. Per questo, voi che mi ascoltate, voi che mi interrogate, sforzatevi di entrare.<br />Il seguito del passo del Vangelo di Luca, che è considerato il]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58418668</guid><pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:18:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58418668/il_papa_da_fazio_a_me_piace_pensare_l_inferno_vuoto.mp3" length="16122002" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7679

IL PAPA DA FAZIO: ''A ME PIACE PENSARE L'INFERNO VUOTO'' di Tommaso Scandroglio
Il Papa è andato da Fazio. Un Papa da un altro papa. Perché anche il secondo ama pontificare. I...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7679" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7679</a><br /><br />IL PAPA DA FAZIO: ''A ME PIACE PENSARE L'INFERNO VUOTO'' di Tommaso Scandroglio<br />Il Papa è andato da Fazio. Un Papa da un altro papa. Perché anche il secondo ama pontificare. I due viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda. Ed infatti è la seconda volta che Francesco viene intervistato dal fratacchione che dalla Rai è migrato al sole del denaro, sui lidi della Nove.<br />Francesco è il primo Papa della storia che viene intervistato in un talk. Giovanni Paolo II fece solo una telefonata, una volta, intervenendo a Porta a Porta e Bruno Vespa, sfoderando in quella occasione signorilità e alta professionalità, non si permise di fare nemmeno un accenno di domanda, sebbene l'occasione fosse ghiotta perché storica.<br />I tempi cambiano e con essi i papi. Il Papa da Fazio è diventato ancora più pop. Francesco ama essere popolare, appunto pop. Nei toni: le sue encicliche hanno i medesimi accenti colloquiali, imprecisi ed ondivaghi della chiacchierata avuta con Fazio. E nei contenuti: Francesco sfoggia sempre lo stesso frasario stereotipato che non urta nessuno se non quelli impegnati sulle barricate a difendere scampoli di verità. I luoghi comunisti del Pontefice venuto dalla fine del mondo - epiteto che sinistramente si può intendere in senso temporale - provano solo che esiste anche la banalità del bene (cit.). La guerra è male e bisogna dialogare, è difficile fare la pace, dietro le guerre c'è il commercio delle armi, l'uomo è libero di decidere cosa fare, bisogna parlare e ascoltare i bambini, e fare lo stesso con i nonni, il Signore ci accoglie per quello che siamo. La fede è diventata una confort zone.<br />Dicevamo che il Papa da Fazio diventa sempre più pop, ossia contribuisce ad erodere l'autorità del vicario di Cristo - appellativo che Francesco ha cancellato dall'annuario pontificio - sebbene egli tenga stretto il suo ruolo autoritario. Di facciata bonaccione, dietro la facciata autocratico. Lo smantellamento della figura papale è iniziato, come è noto, da quel «Buonasera» pronunciato senza paramenti la sera della sua elezione. Un «Buonasera» che ha dato la buonanotte al «Sia lodato Gesù Cristo» e dunque al ruolo di pontefice. Poi è proseguito con le telefonate erga omnes, la Panda, le scarpe nere e non rosse, la borsa portata da sé, le strette di mano che hanno sostituito i baciamano, i selfie fatti con i fedeli, la improvvisata, così studiata, in un negozio di dischi nella capitale, i social. Da qui la copertina su Rolling Stone e i suoi interventi su Sportweek, Vanity Fair Italia, Vogue Italia e la Gazzetta dello Sport, contrappuntanti dagli accondiscendenti dialoghi su Repubblica con un altro papa, più laico di lui, Eugenio Scalfari. E perché allora non spingersi con coerenza oltre e partecipare ad un reality? Non sarebbe un modo efficace per farsi sentire vicino alla gente?<br />IL DISEGNO DI PIO XII<br />Il 4 maggio 1952 La Domenica del Corriere mise in prima pagina il disegno di un Pio XII che in accappatoio si faceva la barba con un rasoio elettrico. Guareschi criticò quella scelta così svilente per la persona del Pontefice. Perché, diciamo noi, il Papa puoi anche sentirlo come uno di famiglia, ma a patto di non minare la sua sacralità, di immiserire la sua trascendenza. In The Young Pope di Sorrentino, il fantastico e fantasioso Pio XIII, di fronte alla possibilità di stampare la sua faccia su alcuni piatti commemorativi, risponde sdegnato che non avrebbe messo nulla perché è il nulla a rappresentare al meglio l'elevatissima dignità del Pontefice che infatti è qualificato come sommo. Pontifex per i latini è il costruttore di ponti, significato poi traslato in ambito religioso: per i Romani il pontefice è colui che costruisce un ponte tra la terra e il cielo. I ponti evocati spesso da Francesco invece collegano solo le...]]></itunes:summary><itunes:duration>1008</itunes:duration><itunes:keywords>chetempochefa,fazio,fazioso,infernovuoto,papapop</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f8925bf63f7c88d5b878d46fb85bb638.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia per autismo, il piano è sempre più inclinato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-per-autismo-il-piano-e-sempre-piu-inclinato--57984178</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7626<br /><br />EUTANASIA PER AUTISMO, IL PIANO E' SEMPRE PIU' INCLINATO<br />In Olanda sono uccisi i pazienti che presentano disabilità intellettiva o autismo (viene così alla luce che i ''paletti'' indicati dalla legge non sono rispettati)<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />Ci sono tre cose nella vita che sono certe: la morte, le tasse e il principio del piano inclinato. In Olanda vanno per la maggiore la prima e l'ultima. E infatti uno studio scientifico ha rivelato che tra il 2012 e il 2021 sono state uccise con l'eutanasia diverse persone affette da disabilità mentale.<br />Irene Tuffrey-Wijne, specialista in cure palliative presso la Kingston University britannica, ha redatto uno studio scientifico dal titolo Eutanasia e suicidio assistito dal medico nelle persone con disabilità intellettive e/o disturbi dello spettro autistico: indagine su 39 casi clinici olandesi (2012-2021) pubblicato sulla rivista BJPsych Open, studio i cui dati sono ricavati da alcuni report governativi olandesi.<br />I Paesi Bassi sono stati nel 2002 il primo Paese a legalizzare l'eutanasia. E gli effetti negli anni si sono visti. Tra il 2012 e il 2021 sono state circa 60.000 le persone uccise tramite eutanasia. In questo lasso di tempo, 39 sono stati i pazienti uccisi che presentavano disabilità intellettiva o autismo. Lo studio ci informa che i motivi per richiedere l'eutanasia «includevano isolamento sociale e solitudine (77%), mancanza di resilienza o strategie di coping [strategie mentali e comportamentali per fronteggiare i problemi] (56%), mancanza di flessibilità (pensiero rigido o difficoltà ad adattarsi al cambiamento) (44%) e ipersensibilità agli stimoli (26%)».<br />I casi includevano cinque persone di età inferiore ai 30 anni che hanno citato l'autismo come l'unica ragione o uno dei principali fattori che le hanno spinte a chiedere l'eutanasia. Tra questi casi c'era anche quello di un giovane di 20 anni. Nella sua scheda si poteva leggere che «il paziente si era sentito infelice fin dall'infanzia», che era regolarmente vittima di bullismo e che «desiderava contatti sociali ma non era in grado di connettersi con gli altri». Questo paziente ha scelto l'eutanasia perché ha ritenuto che «dover vivere in questo modo per anni sarebbe stato un abominio». Facile pensare che anche chi non è autistico potrebbe vivere questi stessi disagi esistenziali e quindi chiedere di farla finita per mano del medico.<br />La legislazione olandese permette l'eutanasia nel rispetto di alcuni paletti che poi, ovviamente, nella pratica non vengono rispettati. Il primo: la sussistenza di sofferenze insopportabili che non abbiano prospettive di miglioramento. A tal proposito lo studio ci informa che «in un terzo dei casi, i medici hanno notato che non c'era "alcuna prospettiva di miglioramento" poiché l'ASD [l'autismo] e la disabilità intellettiva non sono curabili».<br />Secondo requisito: capacità di intendere e volere al fine di esprimere un consenso libero e informato. Banale ricordare che la capacità di intendere e volere è fortemente compromessa in queste persone, altrimenti non potremmo indicarli come pazienti affetti da disabilità intellettiva. Inoltre, sempre secondo la legge olandese, si dovrebbe arrivare all'eutanasia solo se, prima, si sono battute altre strade terapeutiche. In questi casi pare invece che l'eutanasia sia stata la prima e unica scelta.<br />Dunque, tre su quattro dei criteri indicati dalla legge per accedere all'eutanasia - la sussistenza di sofferenze insopportabili che non abbiano prospettive di miglioramento, la volontà libera, piena e consapevole di accedere all'eutanasia e le alternative terapeutiche all'eutanasia - non sono stati rispettati. Da aggiungere che sicuramente i casi di pazienti con deficit mentali morti per eutanasia sono molti di più, dato che la prof.ssa Tuffrey-Wijne ha potuto visionare solo alcuni dei report rilasciati dai Comitati di revisione dell'eutanasia.<br />Conclusione: il pendio scivoloso in Olanda finisce in una fossa del cimitero.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57984178</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57984178/eutanasia_per_autismo_il_piano_sempre_pi_inclinato_la.mp3" length="2279167" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7626

EUTANASIA PER AUTISMO, IL PIANO E' SEMPRE PIU' INCLINATO
In Olanda sono uccisi i pazienti che presentano disabilità intellettiva o autismo (viene così alla luce che i ''paletti''...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7626<br /><br />EUTANASIA PER AUTISMO, IL PIANO E' SEMPRE PIU' INCLINATO<br />In Olanda sono uccisi i pazienti che presentano disabilità intellettiva o autismo (viene così alla luce che i ''paletti'' indicati dalla legge non sono rispettati)<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />Ci sono tre cose nella vita che sono certe: la morte, le tasse e il principio del piano inclinato. In Olanda vanno per la maggiore la prima e l'ultima. E infatti uno studio scientifico ha rivelato che tra il 2012 e il 2021 sono state uccise con l'eutanasia diverse persone affette da disabilità mentale.<br />Irene Tuffrey-Wijne, specialista in cure palliative presso la Kingston University britannica, ha redatto uno studio scientifico dal titolo Eutanasia e suicidio assistito dal medico nelle persone con disabilità intellettive e/o disturbi dello spettro autistico: indagine su 39 casi clinici olandesi (2012-2021) pubblicato sulla rivista BJPsych Open, studio i cui dati sono ricavati da alcuni report governativi olandesi.<br />I Paesi Bassi sono stati nel 2002 il primo Paese a legalizzare l'eutanasia. E gli effetti negli anni si sono visti. Tra il 2012 e il 2021 sono state circa 60.000 le persone uccise tramite eutanasia. In questo lasso di tempo, 39 sono stati i pazienti uccisi che presentavano disabilità intellettiva o autismo. Lo studio ci informa che i motivi per richiedere l'eutanasia «includevano isolamento sociale e solitudine (77%), mancanza di resilienza o strategie di coping [strategie mentali e comportamentali per fronteggiare i problemi] (56%), mancanza di flessibilità (pensiero rigido o difficoltà ad adattarsi al cambiamento) (44%) e ipersensibilità agli stimoli (26%)».<br />I casi includevano cinque persone di età inferiore ai 30 anni che hanno citato l'autismo come l'unica ragione o uno dei principali fattori che le hanno spinte a chiedere l'eutanasia. Tra questi casi c'era anche quello di un giovane di 20 anni. Nella sua scheda si poteva leggere che «il paziente si era sentito infelice fin dall'infanzia», che era regolarmente vittima di bullismo e che «desiderava contatti sociali ma non era in grado di connettersi con gli altri». Questo paziente ha scelto l'eutanasia perché ha ritenuto che «dover vivere in questo modo per anni sarebbe stato un abominio». Facile pensare che anche chi non è autistico potrebbe vivere questi stessi disagi esistenziali e quindi chiedere di farla finita per mano del medico.<br />La legislazione olandese permette l'eutanasia nel rispetto di alcuni paletti che poi, ovviamente, nella pratica non vengono rispettati. Il primo: la sussistenza di sofferenze insopportabili che non abbiano prospettive di miglioramento. A tal proposito lo studio ci informa che «in un terzo dei casi, i medici hanno notato che non c'era "alcuna prospettiva di miglioramento" poiché l'ASD [l'autismo] e la disabilità intellettiva non sono curabili».<br />Secondo requisito: capacità di intendere e volere al fine di esprimere un consenso libero e informato. Banale ricordare che la capacità di intendere e volere è fortemente compromessa in queste persone, altrimenti non potremmo indicarli come pazienti affetti da disabilità intellettiva. Inoltre, sempre secondo la legge olandese, si dovrebbe arrivare all'eutanasia solo se, prima, si sono battute altre strade terapeutiche. In questi casi pare invece che l'eutanasia sia stata la prima e unica scelta.<br />Dunque, tre su quattro dei criteri indicati dalla legge per accedere all'eutanasia - la sussistenza di sofferenze insopportabili che non abbiano prospettive di miglioramento, la volontà libera, piena e consapevole di accedere all'eutanasia e le alternative terapeutiche all'eutanasia - non sono stati rispettati. 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Poi ha aggiunto che «abbiamo per la prima volta una donna presidente del Consiglio che però ci tiene ad essere chiamata "il presidente del Consiglio": un mistero della fede per me, ma… sarà anche questo una cultura di destra patriarcale». Giorgia Meloni ha poi risposto per le rime, ma a noi non interessa qui entrare nella polemica sul patriarcato, reo per alcuni di contribuire ai cosiddetti femminicidi, polemica che, in modo surreale, si è poi innescata tra donne. Come se due donne discutessero di problemi di prostata (battuta sessista-maschilista).<br />È arcinoto che l'ideologia progressista odi l'autorità e quindi il nome per antonomasia che la identifica: il nome del padre. Il percorso di demolizione della figura del padre inizia con Satana che odia Dio, Padre di tutti i viventi. Poi si prosegue con Lutero che ha rifiutato l'autorità del Santo Padre. A seguire la Rivoluzione francese che ghigliottina il Re, padre della patria. Poi abbiamo il comunismo che con Engels vuole abolire la famiglia usando anch'esso la ghigliottina per staccarle la testa, ossia il padre che ne è appunto il capo per diritto naturale. Nel Sessantotto si ratifica tutto questo percorso decretando la morte di Dio e la ribellione verso ogni forma di autorità, verso ogni struttura gerarchica al cui vertice c'è un capo-padre, perché gerarchia è sempre, per i sessantottini, sinonimo di sopraffazione, di sopruso, di discriminazione, di violenza, dal momento che laddove c'è un capo non c'è uguaglianza. La narrazione di questi giorni relativa all'uccisione di Giulia Cecchettin ricalca limpidamente questi luoghi comuni e il riferimento della Gruber al patriarcato ne è ulteriore prova.<br />IL PATER FAMILIAS<br />Per il lettore della Bussola queste argomentazioni sono abbastanza familiari. Vorremmo però dare prova, tramite una riflessione di carattere storico-giuridico, del fatto che se elimini il padre crolla la convivenza civile. L'ordinamento giuridico di carattere civile - e non penale - presente nei suoi istituti di base in tutto il mondo deve tutto o quasi al diritto civile romano, almeno nei suoi profili essenziali. Qual era al tempo il principale ordinamento giuridico civile? Per fortuna lo Stato non esisteva ancora. È concetto relativamente recente. Esisteva la famiglia. Era lei il principale ordinamento giuridico, era lei ad incarnare le più importanti regole della convivenza civile.<br />E la famiglia su chi era fondata? Sul pater familias. Dobbiamo quindi concludere che i principali istituti di diritto civile che conosciamo noi oggi in tutto il mondo sono nati all'interno della famiglia, di una famiglia di stampo quindi patriarcale. Il diritto di famiglia (matrimonio, filiazione, etc.), quello commerciale (i contratti, le obbligazioni, etc.), quello successorio (l'eredità, le donazioni, etc.), quello risarcitorio e altri devono i loro profili essenziali allo ius nato in seno ad una famiglia il cui capo era il padre, perché era colui che non aveva più ascendenti vivi in linea diretta. La sua potestas e il suo mancipium - su persone e cose - erano estesissimi e a volte contrari a giustizia, soprattutto in epoca arcaica.<br />VIETATO VIETARE<br />Ma ciò che ci preme sottolineare qui non è l'irreprensibilità della figura giuridica del pater familias, bensì un fatto, un fatto storicamente inoppugnabile: il fondamento di moltissimi nostri rapporti sociali disciplinati dal diritto e indispensabili per vivere in comunità trovano la loro genesi nelle regole che governavano la famiglia romana al cui vertice c'era il pater. Egli dunque era l'amministratore delle regole della convivenza della propria famiglia e di questa in relazione a terzi. Nei contratti, nel matrimonio, nella filiazione, nella richiesta di danni, allora è presente ancora oggi una componente paterna e, quindi, ineludibilmente virile.<br />Allora l'attacco a testa bassa che è iniziato a danno della figura del padre dalla notte dei tempi rischia di minare la stessa convivenza civile. La guerra ad un inesistente patriarcato - il cui etimo è anche nel termine pater - è un attentato all'identità del padre che può condurre al disordine sociale. Togli il padre, che è alla base della fioritura dei più importanti istituti di diritto civile, togli le regole per vivere insieme. Vietato vietare, si gridava in piazza negli anni della contestazione giovanile. E infatti, da sempre, la lotta contro il padre è ribellione contro le regole perché è il padre che in famiglia dovrebbe darle: è soprattutto lui che indica la norma, che fa usare la ragione per discernere il bene dal male e quindi è soprattutto lui che sanziona o premia. Ma è sempre lui che fornisce gli strumenti per rispettare la norma: la fortezza, la responsabilità, il coraggio, il dominio prima di tutto di sé stessi, etc.<br />Si attacca oggi il maschio perché è naturaliter padre; e il padre, storicamente, ha fornito le regole per non scannarci gli uni con gli altri. Se allora sopprimi il padre, non solo uccidi il maschio, ma anche il legislatore e il giudice, abbandonando così la società nelle fauci della barbarie anarchica, la stessa che ha ammazzato - guarda caso con sanguinaria ferocia - la giovane Giulia.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57984176</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57984176/il_pater_familias_fondamento_del_diritto_civile_la_nuova.mp3" length="3286252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7630

IL PATRIARCATO, FONDAMENTO DEL DIRITTO CIVILE
Dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin, Lilly Gruber afferma che in Italia c'è una forte cultura patriarcale, ma la verità è che la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7630<br /><br />IL PATRIARCATO, FONDAMENTO DEL DIRITTO CIVILE<br />Dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin, Lilly Gruber afferma che in Italia c'è una forte cultura patriarcale, ma la verità è che la sinistra odia l'autorità e quindi il padre di famiglia (ma il diritto romano insegna che...)<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />Lilly Gruber, nella puntata di Otto e mezzo del 20 novembre scorso, ha sostenuto che è innegabile che «in Italia ci sia una forte cultura patriarcale e che questa destra al potere non la sta proprio contrastando tanto». Poi ha aggiunto che «abbiamo per la prima volta una donna presidente del Consiglio che però ci tiene ad essere chiamata "il presidente del Consiglio": un mistero della fede per me, ma… sarà anche questo una cultura di destra patriarcale». Giorgia Meloni ha poi risposto per le rime, ma a noi non interessa qui entrare nella polemica sul patriarcato, reo per alcuni di contribuire ai cosiddetti femminicidi, polemica che, in modo surreale, si è poi innescata tra donne. Come se due donne discutessero di problemi di prostata (battuta sessista-maschilista).<br />È arcinoto che l'ideologia progressista odi l'autorità e quindi il nome per antonomasia che la identifica: il nome del padre. Il percorso di demolizione della figura del padre inizia con Satana che odia Dio, Padre di tutti i viventi. Poi si prosegue con Lutero che ha rifiutato l'autorità del Santo Padre. A seguire la Rivoluzione francese che ghigliottina il Re, padre della patria. Poi abbiamo il comunismo che con Engels vuole abolire la famiglia usando anch'esso la ghigliottina per staccarle la testa, ossia il padre che ne è appunto il capo per diritto naturale. Nel Sessantotto si ratifica tutto questo percorso decretando la morte di Dio e la ribellione verso ogni forma di autorità, verso ogni struttura gerarchica al cui vertice c'è un capo-padre, perché gerarchia è sempre, per i sessantottini, sinonimo di sopraffazione, di sopruso, di discriminazione, di violenza, dal momento che laddove c'è un capo non c'è uguaglianza. La narrazione di questi giorni relativa all'uccisione di Giulia Cecchettin ricalca limpidamente questi luoghi comuni e il riferimento della Gruber al patriarcato ne è ulteriore prova.<br />IL PATER FAMILIAS<br />Per il lettore della Bussola queste argomentazioni sono abbastanza familiari. Vorremmo però dare prova, tramite una riflessione di carattere storico-giuridico, del fatto che se elimini il padre crolla la convivenza civile. L'ordinamento giuridico di carattere civile - e non penale - presente nei suoi istituti di base in tutto il mondo deve tutto o quasi al diritto civile romano, almeno nei suoi profili essenziali. Qual era al tempo il principale ordinamento giuridico civile? Per fortuna lo Stato non esisteva ancora. È concetto relativamente recente. Esisteva la famiglia. Era lei il principale ordinamento giuridico, era lei ad incarnare le più importanti regole della convivenza civile.<br />E la famiglia su chi era fondata? Sul pater familias. Dobbiamo quindi concludere che i principali istituti di diritto civile che conosciamo noi oggi in tutto il mondo sono nati all'interno della famiglia, di una famiglia di stampo quindi patriarcale. Il diritto di famiglia (matrimonio, filiazione, etc.), quello commerciale (i contratti, le obbligazioni, etc.), quello successorio (l'eredità, le donazioni, etc.), quello risarcitorio e altri devono i loro profili essenziali allo ius nato in seno ad una famiglia il cui capo era il padre, perché era colui che non aveva più ascendenti vivi in linea diretta. La sua potestas e il suo mancipium - su persone e cose - erano estesissimi e a volte contrari a giustizia, soprattutto in epoca arcaica.<br />VIETATO VIETARE<br />Ma ciò che ci preme sottolineare qui non è l'irreprensibilità della figura giuridica del pater familias, bensì un fatto, un fatto storicamente inoppugnabile: il fondamento di moltissimi nostri rapporti...]]></itunes:summary><itunes:duration>411</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94cffd12652753eb0d7d101c9226bc85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Separazione e divorzio express, matrimonio sempre più svilit</title><link>https://www.spreaker.com/episode/separazione-e-divorzio-express-matrimonio-sempre-piu-svilit--57984166</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7629<br /><br />SEPARAZIONE E DIVORZIO EXPRESS, MATRIMONIO SEMPRE PIU' SVILITO<br />La Riforma Cartabia ha introdotto il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto: vediamo le gravi conseguenze già in atto nei tribunali<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />La Riforma Cartabia ha introdotto, dal febbraio scorso, il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto. Come funziona? Prima della riforma, i due coniugi dovevano firmare l'accordo di separazione, aspettare almeno sei mesi, ritornare dagli avvocati, depositare un secondo ricorso e relativa seconda memoria e quindi ottenere la sentenza di scioglimento del vincolo.<br />Ora invece la Riforma Cartabia prevede, tramite l'art. 413 bis del Codice di procedura civile, la possibilità di trattare in un'unica domanda tutte le questioni che attengono alla separazione e al divorzio e risolverle in un unico atto da depositare in tribunale (non esisterà più la struttura bifasica: prima davanti al presidente e poi al giudice istruttore). Seppure la domanda di separazione e divorzio sia contestuale, rimane però in vigore la previsione che tra separazione e divorzio passino sei mesi, in caso di separazione consensuale, o un anno, in caso di separazione giudiziale.<br />La riforma mira a ridurre i tempi burocratici, snellire il procedimento, ingolfare meno le aule di tribunale eliminando alcune fasi ritenute superflue. Lo scorso 17 ottobre la Corte di Cassazione ha respinto un ricorso contro questa riforma, già applicata dai tribunali di Milano, Genova, Vercelli e, infine, Verona.<br /><br />GLI ASPETTI CULTURALI<br />In questa sede non ci interessa mettere in rilievo le possibili criticità di ordine tecnico, che pur ci sono, ma gli aspetti culturali che soggiacciono alla Riforma Cartabia. Una volta il divorzio era inteso come eccezione all'indissolubilità matrimoniale. Seppur in modo contraddittorio, si voleva difendere l'istituto del matrimonio e in specie i figli. Infatti, nella previsione iniziale, tra separazione e divorzio dovevano intercorrere cinque anni, affinché la scelta fosse ben ponderata. Poi si ridussero a tre anni. Nel 2015 si arrivò a un anno o sei mesi in caso di separazione consensuale. Segno che quel lasso di tempo non veniva più inteso come tempo prezioso per tentare di fare marcia indietro, bensì come tempo sprecato, come una lungaggine senza senso che andava contro le esigenze degli ormai ex. Dunque c'è stato un capovolgimento dei princìpi ispiratori: se vuoi difendere il vincolo coniugale dilati i tempi tra separazione e divorzio, se vuoi invece difendere gli interessi dei singoli li accorci.<br />La Riforma Cartabia si muove lungo il solco di questa sensibilità anti-matrimoniale e molto individualista. Vero è che viene confermato il breve periodo intercorrente tra separazione e divorzio, ma i due procedimenti dal punto di vista processuale, potremmo così dire, si sovrappongono perché sono contestuali. E coincidono proprio per velocizzare i tempi. L'anomalia è diventata il matrimonio, perché vincolo rifiutato da entrambi e dunque tale vincolo deve essere sciolto il più rapidamente possibile. Se decine di anni fa il matrimonio era realtà indisponile, dopo la legge sul divorzio del 1970 non è stato più così. Lo scrivono bene i magistrati del Tribunale di Verona che qualche giorno fa si sono pronunciati su un caso di separazione e divorzio presentati congiuntamente: «Alla luce delle disposizioni processuali introdotte dalla cosiddetta "riforma Cartabia" si deve ritenere che sia ammissibile il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto, non ostandovi neppure ragioni di carattere sostanziale, tenuto conto del percorso di graduale, ma incessante, superamento del principio di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale».<br /><br />IL PROSSIMO PASSO<br />Ora, se dal punto di vista procedimentale la separazione può sovrapporsi al divorzio, il prossimo passo inevitabile sarà la cancellazione della separazione, ritenuta superflua. Se la volontà di sciogliere il vincolo c'è, perché ritardarla con la separazione? Che si passi subito al divorzio, è il ragionamento di fondo. Il focus, lo ripetiamo, non è più sul matrimonio, ma sulla volontà di rompere il vincolo.<br />Questo cambio di rotta è da rinvenirsi nella legge sul divorzio: accettato il principio che si può sciogliere il patto matrimoniale, ne consegue che le tempistiche non possono che ridursi perché il tempo non può che diventare nemico del diritto di divorziare. È un po' come se si trattasse di un accordo commerciale: se le due parti sono d'accordo, perché temporeggiare?<br />Su questo particolare aspetto, la Riforma Cartabia conferma inoltre che il matrimonio è interpretato sempre meno come fenomeno sociale, come patto tra privati che ha valenza pubblica, e sempre più come mera questione privata, perché fondata sugli affetti. Ora se il matrimonio è questione sempre più sentimentale e sempre meno pubblica, il diritto deve agevolare lo scioglimento quando gli affetti vengono meno. Questi scioglimenti sempre più express, quasi istantanei, rispecchiano la sensibilità di legislatori e magistrati che vedono il matrimonio, alla fine, come un affare di cuore tra due persone (i figli vengono in subordine nonostante la riforma preveda un piano condiviso sul loro amaro futuro), un affare in cui lo Stato non ci deve metter becco. Appare quindi congruo, in questa ottica, che il diritto faccia un passo indietro, abbia un approccio il più soft possibile nel disciplinare la fine di un amore, perché questione ritenuta privatissima. Ecco allora cumulare separazione con divorzio, assottigliare le procedure, abbreviare i tempi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57984166</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57984166/separazione_e_divorzio_express_matrimonio_sempre_pi_svilit.mp3" length="3468909" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7629

SEPARAZIONE E DIVORZIO EXPRESS, MATRIMONIO SEMPRE PIU' SVILITO
La Riforma Cartabia ha introdotto il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7629<br /><br />SEPARAZIONE E DIVORZIO EXPRESS, MATRIMONIO SEMPRE PIU' SVILITO<br />La Riforma Cartabia ha introdotto il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto: vediamo le gravi conseguenze già in atto nei tribunali<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />La Riforma Cartabia ha introdotto, dal febbraio scorso, il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto. Come funziona? Prima della riforma, i due coniugi dovevano firmare l'accordo di separazione, aspettare almeno sei mesi, ritornare dagli avvocati, depositare un secondo ricorso e relativa seconda memoria e quindi ottenere la sentenza di scioglimento del vincolo.<br />Ora invece la Riforma Cartabia prevede, tramite l'art. 413 bis del Codice di procedura civile, la possibilità di trattare in un'unica domanda tutte le questioni che attengono alla separazione e al divorzio e risolverle in un unico atto da depositare in tribunale (non esisterà più la struttura bifasica: prima davanti al presidente e poi al giudice istruttore). Seppure la domanda di separazione e divorzio sia contestuale, rimane però in vigore la previsione che tra separazione e divorzio passino sei mesi, in caso di separazione consensuale, o un anno, in caso di separazione giudiziale.<br />La riforma mira a ridurre i tempi burocratici, snellire il procedimento, ingolfare meno le aule di tribunale eliminando alcune fasi ritenute superflue. Lo scorso 17 ottobre la Corte di Cassazione ha respinto un ricorso contro questa riforma, già applicata dai tribunali di Milano, Genova, Vercelli e, infine, Verona.<br /><br />GLI ASPETTI CULTURALI<br />In questa sede non ci interessa mettere in rilievo le possibili criticità di ordine tecnico, che pur ci sono, ma gli aspetti culturali che soggiacciono alla Riforma Cartabia. Una volta il divorzio era inteso come eccezione all'indissolubilità matrimoniale. Seppur in modo contraddittorio, si voleva difendere l'istituto del matrimonio e in specie i figli. Infatti, nella previsione iniziale, tra separazione e divorzio dovevano intercorrere cinque anni, affinché la scelta fosse ben ponderata. Poi si ridussero a tre anni. Nel 2015 si arrivò a un anno o sei mesi in caso di separazione consensuale. Segno che quel lasso di tempo non veniva più inteso come tempo prezioso per tentare di fare marcia indietro, bensì come tempo sprecato, come una lungaggine senza senso che andava contro le esigenze degli ormai ex. Dunque c'è stato un capovolgimento dei princìpi ispiratori: se vuoi difendere il vincolo coniugale dilati i tempi tra separazione e divorzio, se vuoi invece difendere gli interessi dei singoli li accorci.<br />La Riforma Cartabia si muove lungo il solco di questa sensibilità anti-matrimoniale e molto individualista. Vero è che viene confermato il breve periodo intercorrente tra separazione e divorzio, ma i due procedimenti dal punto di vista processuale, potremmo così dire, si sovrappongono perché sono contestuali. E coincidono proprio per velocizzare i tempi. L'anomalia è diventata il matrimonio, perché vincolo rifiutato da entrambi e dunque tale vincolo deve essere sciolto il più rapidamente possibile. Se decine di anni fa il matrimonio era realtà indisponile, dopo la legge sul divorzio del 1970 non è stato più così. Lo scrivono bene i magistrati del Tribunale di Verona che qualche giorno fa si sono pronunciati su un caso di separazione e divorzio presentati congiuntamente: «Alla luce delle disposizioni processuali introdotte dalla cosiddetta "riforma Cartabia" si deve ritenere che sia ammissibile il cumulo delle domande di separazione consensuale e di divorzio congiunto, non ostandovi neppure ragioni di carattere sostanziale, tenuto conto del percorso di graduale, ma incessante, superamento del principio di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale».<br /><br />IL PROSSIMO PASSO<br />Ora, se dal punto di vista procedimentale la separazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>434</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a48b8071e03952a17f94a31d84d78787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dati choc sull'aborto: cancro e solitudine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dati-choc-sull-aborto-cancro-e-solitudine--57984157</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7625<br /><br />I DATI CHOC SULL'ABORTO: CANCRO E SOLITUDINE<br />Ormai il 30% abortisce con RU486, cioè sempre più in solitudine (e la mortalità è 12 volte superiore rispetto all'intervento chirurgico) e tra le complicazioni compare una stretta correlazione tra tumore al seno e aborti<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />È stato presentato dall'Osservatorio Permanente sull'Aborto (Opa), nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al Senato della Repubblica, il 2° Rapporto sui Costi e sugli effetti sulla salute della legge 194.<br />Qualche dato che è emerso dalle relazioni degli ospiti. Il dottor Stefano Martinolli, dirigente sanitario dell'ospedale di Trieste e vice Presidente dell'Opa, ha spiegato che l'aborto tramite RU486 rappresenta ormai il 30% di tutti gli aborti e che «si stima che nei prossimi 5 anni circa il 50% degli aborti sarà farmacologico. Emergono infatti numerose "giustificazioni" all'uso preferenziale di tale procedura: minor costo in termini di degenza ospedaliera, minore invasività, approccio più accattivante e meno traumatico. Dalla nostra ricerca tali giustificazioni risultano del tutto infondate». Ha poi aggiunto che le varie pillole abortive sono sempre più diffuse - mezzo milione nel solo 2020 - provocando un effetto migratorio abortivo: dall'aborto chirurgico a quello chimico. Una miriade di cripto aborti precoci che sfuggono ai computi ufficiali del Ministero della Salute.<br /><br />DATI PREOCCUPANTI SULL'ABORTO FAI DA TE<br />Così il report: «Nel 2020 il totale delle confezioni vendute di Norlevo (pillola del giorno dopo) e di ellaOne (pillola dei cinque giorni dopo) ha superato il mezzo milione, quasi il doppio rispetto al 2014. Ipotizzando un tasso del 25% di casi in cui la pillola provoca l'interruzione di gravidanza appena iniziata, estremamente prudenziale rispetto all'evidenza scientifica, si ottiene un numero di potenziali aborti che oscilla, tra il 2014 e il 2019, tra 15.000 e 30.000 circa». Questi aborti devono dunque essere aggiunti alle cifre ufficiali. Operando questa addizione, la percentuale di aborti non diminuisce, così come invece viene divulgato dal Ministero e dai media, ma rimane stabile: «La percentuale di gravidanze interrotte volontariamente corretta tenendo conto dell'uso della contraccezione di emergenza risulta stabile in tutto il periodo 2014-2020, assestandosi dal 2017 in poi al di sopra del 17%, una percentuale che secondo i dati ufficiali si sarebbe registrata solo prima del 2006, anno dell'introduzione della Norlevo in Italia».<br />Interessante e preoccupante anche questo dato relativo all'aborto fai da te, ossia procurato tramite espedienti vari, al di fuori delle pratiche permesse dalla 194: «I dati rilevati dall'Istat mostrano un incremento di aborti spontanei tra le giovanissime difficilmente spiegabile dal punto di vista medico. Dal 2010 al 2020 esso ha superato in media il 10% delle gravidanze delle donne fino a 19 anni ed è stato sistematicamente superiore a quello registrato nelle classi di età da 20 a 34 anni. Sono dati che riflettono con ogni probabilità aborti volontari non registrati dalle statistiche ufficiali, un problema presente non solo in Italia». Tutti fattori che portano gli estensori del report a concludere che ormai l'aborto sta diventando sempre più un affare privato delle donne, rectius: un problema da sbrogliare in piena solitudine.<br />Il dottor Alberto Virgolino, presidente dell'Aigoc, l'Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici, ha trattato poi il tema delle complicanze dell'aborto tramite RU486 le quali «risultano essere fino a 5 volte superiori rispetto all'aborto chirurgico». L'aborto chimico presenta "una mortalità 10-12 volte superiore rispetto all'aborto chirurgico". Inoltre si registra un «maggior rischio di successivi parti prematuri a cui conseguono maggiore mortalità perinatale, maggiore incidenza di gravi patologie neurologiche legate alla prematurità del feto. Allo stesso modo c'è una stretta correlazione delle IVG con la comparsa del cancro al seno nelle donne che le hanno effettuate».<br /><br />OCCORREREBBE ATTIVARE UNA SERIA SORVEGLIANZA<br />Il rapporto poi indaga i costi economici della pratica abortiva. Il professor Benedetto Rocchi, docente dell'Università di Firenze e presidente dell'Opa, ha spiegato che «il costo stimato di applicazione della legge 194 è stato pari a 59,6 milioni di euro, una cifra che avrebbe permesso a 100.000 persone povere di colmare il divario della loro spesa sanitaria privata rispetto alla media nazionale». Inoltre "l'aumento dell'uso della pillola RU486 fa crescere il peso delle complicazioni sul totale dei costi e l'onere finanziario delle complicazioni è rimasto negli ultimi tre anni sopra i 5,5 milioni di euro, aumentando significativamente il suo peso sul totale dei costi di applicazione della legge, fino al 9,3% registrato nel 2020». Significativo: quasi il 10% delle spese abortive, che sosteniamo noi tutti, riguardano complicanze legate all'aborto. Non solo: a parere di Rocchi le complicanze sarebbero molto di più di quelle registrate - quasi tre volte superiore - dunque occorrerebbe attivare una seria sorveglianza da parte degli organi competenti su questo fenomeno.<br />Nel report poi si possono leggere queste cifre da capogiro: «I casi registrati nel 2019 e 2020 portano il numero ufficiale di aborti legali eseguiti nei primi 42 anni di applicazione della legge a 5.858.488. Il costo cumulato dell'applicazione della legge 194 dal 1979 al 2020 è di 5 miliardi e 289 milioni di euro, corrispondente a un costo medio per aborto di 903 euro e a una spesa media annua di 126 milioni di euro. Un fondo destinato a impieghi produttivi nel quale, nel corso dei 42 anni considerati, fosse stata accumulata ogni anno una cifra corrispondente alle spese abortive avrebbe raggiunto oggi una capitalizzazione totale di 12 miliardi e 611 milioni di euro».<br />Ma il costo maggiore, banale a dirsi, è quello ormai milionario della vite umane spezzate nel grembo materno. Il dottor Filippo Maria Boscia, medico e presidente nazionale dell'Associazione Medici Cattolici Italiani, a tal proposito ha dichiarato: «Eliminare la vita è come eliminare il Sole dal mondo». Ed infatti l'umanità da tempo immemore vive nell'oscurità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57984157</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57984157/cancro_costi_salati_solitudine_i_dati_choc_sull_aborto_l.mp3" length="3189473" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7625

I DATI CHOC SULL'ABORTO: CANCRO E SOLITUDINE
Ormai il 30% abortisce con RU486, cioè sempre più in solitudine (e la mortalità è 12 volte superiore rispetto all'intervento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7625<br /><br />I DATI CHOC SULL'ABORTO: CANCRO E SOLITUDINE<br />Ormai il 30% abortisce con RU486, cioè sempre più in solitudine (e la mortalità è 12 volte superiore rispetto all'intervento chirurgico) e tra le complicazioni compare una stretta correlazione tra tumore al seno e aborti<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />È stato presentato dall'Osservatorio Permanente sull'Aborto (Opa), nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al Senato della Repubblica, il 2° Rapporto sui Costi e sugli effetti sulla salute della legge 194.<br />Qualche dato che è emerso dalle relazioni degli ospiti. Il dottor Stefano Martinolli, dirigente sanitario dell'ospedale di Trieste e vice Presidente dell'Opa, ha spiegato che l'aborto tramite RU486 rappresenta ormai il 30% di tutti gli aborti e che «si stima che nei prossimi 5 anni circa il 50% degli aborti sarà farmacologico. Emergono infatti numerose "giustificazioni" all'uso preferenziale di tale procedura: minor costo in termini di degenza ospedaliera, minore invasività, approccio più accattivante e meno traumatico. Dalla nostra ricerca tali giustificazioni risultano del tutto infondate». Ha poi aggiunto che le varie pillole abortive sono sempre più diffuse - mezzo milione nel solo 2020 - provocando un effetto migratorio abortivo: dall'aborto chirurgico a quello chimico. Una miriade di cripto aborti precoci che sfuggono ai computi ufficiali del Ministero della Salute.<br /><br />DATI PREOCCUPANTI SULL'ABORTO FAI DA TE<br />Così il report: «Nel 2020 il totale delle confezioni vendute di Norlevo (pillola del giorno dopo) e di ellaOne (pillola dei cinque giorni dopo) ha superato il mezzo milione, quasi il doppio rispetto al 2014. Ipotizzando un tasso del 25% di casi in cui la pillola provoca l'interruzione di gravidanza appena iniziata, estremamente prudenziale rispetto all'evidenza scientifica, si ottiene un numero di potenziali aborti che oscilla, tra il 2014 e il 2019, tra 15.000 e 30.000 circa». Questi aborti devono dunque essere aggiunti alle cifre ufficiali. Operando questa addizione, la percentuale di aborti non diminuisce, così come invece viene divulgato dal Ministero e dai media, ma rimane stabile: «La percentuale di gravidanze interrotte volontariamente corretta tenendo conto dell'uso della contraccezione di emergenza risulta stabile in tutto il periodo 2014-2020, assestandosi dal 2017 in poi al di sopra del 17%, una percentuale che secondo i dati ufficiali si sarebbe registrata solo prima del 2006, anno dell'introduzione della Norlevo in Italia».<br />Interessante e preoccupante anche questo dato relativo all'aborto fai da te, ossia procurato tramite espedienti vari, al di fuori delle pratiche permesse dalla 194: «I dati rilevati dall'Istat mostrano un incremento di aborti spontanei tra le giovanissime difficilmente spiegabile dal punto di vista medico. Dal 2010 al 2020 esso ha superato in media il 10% delle gravidanze delle donne fino a 19 anni ed è stato sistematicamente superiore a quello registrato nelle classi di età da 20 a 34 anni. Sono dati che riflettono con ogni probabilità aborti volontari non registrati dalle statistiche ufficiali, un problema presente non solo in Italia». Tutti fattori che portano gli estensori del report a concludere che ormai l'aborto sta diventando sempre più un affare privato delle donne, rectius: un problema da sbrogliare in piena solitudine.<br />Il dottor Alberto Virgolino, presidente dell'Aigoc, l'Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici, ha trattato poi il tema delle complicanze dell'aborto tramite RU486 le quali «risultano essere fino a 5 volte superiori rispetto all'aborto chirurgico». L'aborto chimico presenta "una mortalità 10-12 volte superiore rispetto all'aborto chirurgico". Inoltre si registra un «maggior rischio di successivi parti prematuri a cui conseguono maggiore mortalità perinatale, maggiore incidenza di gravi patologie neurologiche legate...]]></itunes:summary><itunes:duration>399</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e12c12be264743cdc644e7c7b5698981.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il pluralismo è una facciata che nasconde il pensiero unico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-pluralismo-e-una-facciata-che-nasconde-il-pensiero-unico--57984040</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7632<br /><br />IL PLURALISMO E' UNA FACCIATA CHE NASCONDE IL PENSIERO UNICO<br />L'assalto alla sede di Pro Vita &amp; Famiglia dimostra come le transfemministe vogliano imporre il pluralismo a suon di sputi, calci, spranghe e bombe<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />In seguito all'attacco di un gruppo di transfemministe alla sede di Pro Vita &amp; Famiglia, molti commenti hanno stigmatizzato l'azione violenta del collettivo e hanno sostenuto che la battaglia per l'aborto deve essere condotta pacificamente.<br />Il ragionamento sottintende che ci sarebbe la libertà di manifestare pacificamente a difesa dell'aborto. Come abbiamo sottolineato un paio di giorni or sono, la libertà non può che essere connessa con la verità e il bene della persona. Ergo non c'è libertà nel sostenere l'errore. Il male non può essere pubblicizzato, incoraggiato, diffuso. Dal punto di vista morale nessuna manifestazione, marcia, convegno si potrebbe lecitamente organizzare a favore del male, a favore ad esempio dell'aborto.<br />È il vecchio ma sempre attuale tema del pluralismo, il quale benedice la contemporanea presenza nel tessuto sociale di differenti e a volte antitetiche istanze morali, orientamenti culturali, principi valoriali e quindi di molteplici costumi, consuetudini, comportamenti sociali, stili di vita, eccetera. Il pluralismo etico, nell'ottica di chi lo promuove, sarebbe da accogliere con favore perché arricchente, perché permetterebbe di mettere in discussione le proprie tesi, consentirebbe agli interlocutori di assumere punti di vista inediti, stimolerebbe la propria libertà verso nuove scelte, etc. Va da sé che anche l'ordinamento giuridico dovrebbe ispirarsi al pluralismo così da riconoscere come giuridicamente valido qualsiasi fenomeno (pensiamo all'omosessualità) e così da elevare a diritto qualsiasi desiderio dei consociati, pena la compressione della libertà individuale, dell'autonomia del cittadino.<br />Ma la legge morale è unica - seppur si esprima in molteplici principi - perché l'uomo ha un'unica natura, una natura razionale. Per analogia pensiamo alla natura fisiologica del nostro corpo. Per come è fatto, alcune cose gli fanno bene e altre male. La struttura del nostro apparato digerente non tollera l'assunzione di pietre, ma, ad esempio, di pane sì. Un sasso fa male all'uomo, un panino fa bene. In modo analogo sul versante metafisico e quindi morale: alcune condotte fanno bene all'uomo, altre male. Per come è fatto l'uomo, questi tende alla vita e non alla morte, alla salute e non alla malattia, alla verità e non all'errore, alla trascendenza e non all'ateismo. Predicare la bontà dell'aborto è dunque come suggerire di ingoiare un sasso. È in contraddizione con la nostra natura. Non tutte le scelte, semplicemente perché percepite come buone, lo sono davvero. Il pluralismo fa a pugni con la natura dell'uomo che accetta alcune scelte e disprezza altre, perché alcune sono a lei consone (come è consono un pane per lo stomaco), altre no (come un sasso).<br /><br />L'IMPEGNO E IL COMPORTAMENTO DEI CATTOLICI NELLA VITA POLITICA<br />A tale proposito sono assolutamente pertinenti le seguenti riflessioni contenute nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica: «È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. […] Avviene così che, da una parte, i cittadini rivendicano per le proprie scelte morali la più completa autonomia mentre, dall'altra, i legislatori ritengono di rispettare tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai principi dell'etica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso certi orientamenti culturali o morali transitori, come se tutte le possibili concezioni della vita avessero uguale valore. […] La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell'essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell'uomo, del bene comune e dello Stato» (n. 2). E dunque il cristiano è «chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono "negoziabili"» (n. 3).<br />Se poi andiamo a vagliare i frutti del pluralismo etico sul piano sociale, constateremo che esso ha portato allo smarrimento sociale: non avere punti di vista oggettivi e condivisi ha prodotto generazioni di persone che hanno perso il senso della propria vita; alla frammentazione del corpo sociale: la pluralità di visioni porta alla divisione interna, non certo all'unità e dunque all'individualismo, a una società fortemente atomizzata; alla conflittualità generata dalla mancanza di unità sociale. E per sanare questa conflittualità ecco il richiamo alla tolleranza, all'inclusione forzata. Da qui il paradosso: si cerca di riparare un danno ricercato.<br /><br />DIETRO LA FACCIATA DEL PLURALISMO SI NASCONDE IL PENSIERO UNICO<br />Poi esiste una valida accezione di pluralismo: il pluralismo metodologico. Se la morale è una perché una è la natura dell'uomo, non così le modalità per realizzare il bene morale. Sia il singolo, che i gruppi sociali che lo Stato dovranno trovare le soluzioni migliori per declinare i principi morali nel contingente. E mutando le condizioni spazio-temporali in cui si opera, dovranno altresì mutare, grazie ai suggerimenti della virtù della prudenza, le modalità per declinare nella storia gli immutabili principi della legge morale naturale.<br />Ma davvero viviamo in una società pluralista? Oppure dietro la facciata del pluralismo si nasconde il pensiero unico? La seconda domanda coglie nel segno. Non di rado, infatti, capita di osservare che chi apparentemente si fa alfiere di una concezione pluralista della società voglia in realtà silenziare alcune posizioni culturali non politicamente corrette, ossia contrarie alla vulgata corrente, per imporre un pensiero unico. E in tal modo, da una parte, si mette l'accento sul pluralismo laddove si vuole difendere la laicità dello Stato, l'emancipazione femminile, l'accoglienza indiscriminata e senza regole dell'immigrato, l'autodeterminazione nelle scelte di fine vita, le pratiche come l'aborto, l'eutanasia, la fecondazione artificiale, la contraccezione e i fenomeni sociali come il divorzio e l'omosessualità e la transessualità. Su altro versante il pluralismo cessa di essere un valore quando tutte queste "conquiste" del pensiero progressista vengono criticate. La voce dissenziente, in modo contraddittorio, non ha diritto di appellarsi al pluralismo, ma viene silenziata. D'improvviso si cessa di essere pluralisti e le uniche differenze accettate sono quelle che coincidono con il proprio punto di vista. Attenzione: la voce dissenziente non solo viene criticata - e questo potrebbe rientrare nelle regole del pluralismo - ma le viene negato il diritto di esistere. Viene quindi con violenza tacitata, schiacciata, repressa, incarcerata, vilipesa, sanzionata. L'assalto al fortino di Pro Vita &amp; Famiglia è paradigmatico di questo fenomeno.<br />Dunque non esiste il pluralismo, ma solo il pensiero unico e chi non si allinea deve essere eliminato perché soggetto incivile che discrimina. Non esiste allora il relativismo, ma solo l'assolutismo del desiderio di alcuni che si impone sulla massa. Qualsiasi argomentazione contraria non viene presa in considerazione ma è unicamente fonte di ira e giudicata dogmatica, dispotica e fanatica. Nell'Evangelium vitae Giovanni Paolo II denunciava l'errore del relativismo, secondo cui «le norme morali, considerate oggettive e vincolanti, porterebbero all'autoritarismo e all'intolleranza» (n. 70). Ne consegue che il tiranno intollerante e autoritario deve essere abbattuto. Le transfemministe romane hanno dato prova di come imporre il pluralismo a suon di sputi, calci, spranghe e bombe.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57984040</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57984040/si_dice_pluralismo_in_realt_pensiero_unico_la_nuova_bu.mp3" length="4779605" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7632

IL PLURALISMO E' UNA FACCIATA CHE NASCONDE IL PENSIERO UNICO
L'assalto alla sede di Pro Vita &amp;amp; Famiglia dimostra come le transfemministe vogliano imporre il pluralismo a suon...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7632<br /><br />IL PLURALISMO E' UNA FACCIATA CHE NASCONDE IL PENSIERO UNICO<br />L'assalto alla sede di Pro Vita &amp; Famiglia dimostra come le transfemministe vogliano imporre il pluralismo a suon di sputi, calci, spranghe e bombe<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />In seguito all'attacco di un gruppo di transfemministe alla sede di Pro Vita &amp; Famiglia, molti commenti hanno stigmatizzato l'azione violenta del collettivo e hanno sostenuto che la battaglia per l'aborto deve essere condotta pacificamente.<br />Il ragionamento sottintende che ci sarebbe la libertà di manifestare pacificamente a difesa dell'aborto. Come abbiamo sottolineato un paio di giorni or sono, la libertà non può che essere connessa con la verità e il bene della persona. Ergo non c'è libertà nel sostenere l'errore. Il male non può essere pubblicizzato, incoraggiato, diffuso. Dal punto di vista morale nessuna manifestazione, marcia, convegno si potrebbe lecitamente organizzare a favore del male, a favore ad esempio dell'aborto.<br />È il vecchio ma sempre attuale tema del pluralismo, il quale benedice la contemporanea presenza nel tessuto sociale di differenti e a volte antitetiche istanze morali, orientamenti culturali, principi valoriali e quindi di molteplici costumi, consuetudini, comportamenti sociali, stili di vita, eccetera. Il pluralismo etico, nell'ottica di chi lo promuove, sarebbe da accogliere con favore perché arricchente, perché permetterebbe di mettere in discussione le proprie tesi, consentirebbe agli interlocutori di assumere punti di vista inediti, stimolerebbe la propria libertà verso nuove scelte, etc. Va da sé che anche l'ordinamento giuridico dovrebbe ispirarsi al pluralismo così da riconoscere come giuridicamente valido qualsiasi fenomeno (pensiamo all'omosessualità) e così da elevare a diritto qualsiasi desiderio dei consociati, pena la compressione della libertà individuale, dell'autonomia del cittadino.<br />Ma la legge morale è unica - seppur si esprima in molteplici principi - perché l'uomo ha un'unica natura, una natura razionale. Per analogia pensiamo alla natura fisiologica del nostro corpo. Per come è fatto, alcune cose gli fanno bene e altre male. La struttura del nostro apparato digerente non tollera l'assunzione di pietre, ma, ad esempio, di pane sì. Un sasso fa male all'uomo, un panino fa bene. In modo analogo sul versante metafisico e quindi morale: alcune condotte fanno bene all'uomo, altre male. Per come è fatto l'uomo, questi tende alla vita e non alla morte, alla salute e non alla malattia, alla verità e non all'errore, alla trascendenza e non all'ateismo. Predicare la bontà dell'aborto è dunque come suggerire di ingoiare un sasso. È in contraddizione con la nostra natura. Non tutte le scelte, semplicemente perché percepite come buone, lo sono davvero. Il pluralismo fa a pugni con la natura dell'uomo che accetta alcune scelte e disprezza altre, perché alcune sono a lei consone (come è consono un pane per lo stomaco), altre no (come un sasso).<br /><br />L'IMPEGNO E IL COMPORTAMENTO DEI CATTOLICI NELLA VITA POLITICA<br />A tale proposito sono assolutamente pertinenti le seguenti riflessioni contenute nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica: «È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. […] Avviene così che, da una parte, i cittadini rivendicano per le proprie scelte morali la più completa autonomia mentre, dall'altra, i legislatori ritengono di rispettare tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai principi dell'etica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso certi orientamenti...]]></itunes:summary><itunes:duration>598</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a3a2e210ddc866be9e1743be9afb919.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il marito perfetto virtuale ha un solo difetto non esiste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-marito-perfetto-virtuale-ha-un-solo-difetto-non-esiste--55302001</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7439" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7439</a><br /><br />IL MARITO PERFETTO VIRTUALE HA UN SOLO DIFETTO: NON ESISTE di Tommaso Scandroglio<br />Una 36enne americana ha creato un amico immaginario con cui chattare e se ne è poi innamorata fino a "sposarlo" e convincersi di essere incinta di lui. Un caso che è paradigma del nostro tempo segnato da desideri privi di legame con la realtà.<br />Un marito da sogno. È quello che si è letteralmente creato Rosanna Ramos, 36 anni, del Bronx, New York, usando l'app online Replika AI. Con questa app, che sfrutta le immense potenzialità dell'intelligenza artificiale, la donna, già madre di due figli, ha creato un amico immaginario con cui chattare (trattasi di una chatbox), di nome Eren Kartal, di cui poi si è innamorata.<br />SVANITO IL CONFINE TRA REALTA' E FANTASIA<br />L'aspetto innovativo sta nel fatto che questo personaggio virtuale ha delle caratteristiche impostate direttamente dall'utente - la Ramos si è ispirata ad un personaggio di un anime giapponese - ma altre si sono sviluppate nel tempo grazie proprio all'IA, che "apprende" dalla Ramos quale sia la tipologia ideale di uomo per lei. Ad esempio Eren, che di professione è medico, è diventato accomodante e paziente: «Potrei dirgli certe cose - ha spiegato la Ramos - e lui non è il tipo che potrebbe dire 'Oh, no, non puoi dire cose del genere. Oh no, non ti è permesso sentirti in quel modo'. E poi non inizierebbe a discutere con me». Con un upgrade poi la chat può trasformarsi in chiamata vocale, così da ascoltare la voce dell'amico immaginario, e profilare l'avatar secondo certe caratteristiche ancora più romantiche. Inoltre l'app permette di "scattare" della foto dell'avatar. Qui potete vedere come è Eren: lui non esiste, ma la sua immagine creata dall'app è stata integrata in modo realistico con le foto della Ramos tanto che sembrano foto autentiche.<br />Tramite la chat parlano di tutto: delle loro giornate, dei loro sogni, dei loro problemi. Ecco, a proposito di problemi, il più grande sta nel fatto che dall'altra parte della chat non c'è nessuno. C'è solo un programma che dà risposte così realistiche che la Ramos si è quasi illusa - o ha fatto intendere di esserlo - che Eren esista veramente, tanto che si è innamorata, è convolata a nozze con lui (ovviamente in modo virtuale) e pensa di essere incinta di lui. D'altronde lei quando va a letto lo sente accanto a sé: «Andiamo a letto, poi parliamo. Ci amiamo. E, sai, quando andiamo a dormire, mi stringe a sé in modo davvero protettivo».<br />LA VITA REALE LA SPAVENTA<br />Poi qualcosa nella relazione (malata) tra i due cambiò. Infatti l'app prevedeva che questi avatar fossero sessualmente molto esperti. La cosa creò dei problemi e così gli sviluppatori, nel febbraio scorso, sottoposero l'app a delle sedute di bromuro per calmare i bollenti spiriti degli avatar. Risultato? Ce lo spiega la Ramos: «Non voleva più abbracciarmi, né baciarmi, nemmeno sulla guancia». Inconvenienti possibili in qualsiasi relazione coniugale. La "moglie" di Eren è cosciente che il "marito" è un parto della sua fantasia e di quella degli sviluppatori, però ormai si è abituata ad alcuni standard così elevati che la vita reale la spaventa un po'.<br />Questa app, vietata da noi soprattutto per la tutela dei minori, è paradigmatica del nostro tempo per più motivi. Il primo: la fuga dal reale verso una realtà che deve mimare il più fedelmente la realtà stessa, ma ottimizzandola. Una volta la fuga dal mondo, con i suoi limiti e imperfezioni, avveniva con alcol e droghe. Oggi la droga è il virtuale.<br />Una seconda riflessione riguarda l'illusione che la volontà possa creare una certa realtà che, nei fatti, è invero irrealizzabile. Esempio classico il transessualismo: se io maschio penso di essere donna, lo sono per davvero. Non è più l'intelletto che riconosce la realtà per quello che è e si adatta o la migliora (ma non può cambiarne l'intima natura), ma è la volontà a creare nuove realtà. La signora Ramos ha voluto un marito fatto in un certo modo e la tecnologia ha provveduto in tal senso. Oggi Eren può essere visto in foto e ascoltato al telefono, domani sarà un robot e quindi potrà anche essere toccato.<br />Terza riflessione: viviamo nell'epoca dei desideri senza fine, sganciati da qualsiasi vincolo con la realtà. Sono quindi desideri irrealizzabili, utopici. Vecchie patologie di altrettanto vecchie ideologie: si vuole alla fine realizzare il paradiso in terra, scordandosi che questa terra è appestata dal peccato originale e da quelli, molto meno originali, che commettiamo tutti noi tutti i giorni. Ecco allora il marito perfetto, ma che è immaginario e che alla fine ti aliena dalla vita reale; le decine di sessi diversi, altrettanto immaginari che affossano ancor di più chi ha turbe nel riconoscimento del proprio sesso biologico; il figlio perfetto realizzato in provetta e poi fatto crescere nell'utero di qualcuna: ma che perfetto non è perché i figli nati da provetta hanno più problemi di salute degli altri.<br />L'intelligenza artificiale dilaga sempre di più e con essa anche la stupidità umana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55302001</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55302001/il_marito_perfetto_virtuale_ha_un_solo_difetto_non_esiste.mp3" length="6351769" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7439

IL MARITO PERFETTO VIRTUALE HA UN SOLO DIFETTO: NON ESISTE di Tommaso Scandroglio
Una 36enne americana ha creato un amico immaginario con cui chattare e se ne è poi innamorata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7439" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7439</a><br /><br />IL MARITO PERFETTO VIRTUALE HA UN SOLO DIFETTO: NON ESISTE di Tommaso Scandroglio<br />Una 36enne americana ha creato un amico immaginario con cui chattare e se ne è poi innamorata fino a "sposarlo" e convincersi di essere incinta di lui. Un caso che è paradigma del nostro tempo segnato da desideri privi di legame con la realtà.<br />Un marito da sogno. È quello che si è letteralmente creato Rosanna Ramos, 36 anni, del Bronx, New York, usando l'app online Replika AI. Con questa app, che sfrutta le immense potenzialità dell'intelligenza artificiale, la donna, già madre di due figli, ha creato un amico immaginario con cui chattare (trattasi di una chatbox), di nome Eren Kartal, di cui poi si è innamorata.<br />SVANITO IL CONFINE TRA REALTA' E FANTASIA<br />L'aspetto innovativo sta nel fatto che questo personaggio virtuale ha delle caratteristiche impostate direttamente dall'utente - la Ramos si è ispirata ad un personaggio di un anime giapponese - ma altre si sono sviluppate nel tempo grazie proprio all'IA, che "apprende" dalla Ramos quale sia la tipologia ideale di uomo per lei. Ad esempio Eren, che di professione è medico, è diventato accomodante e paziente: «Potrei dirgli certe cose - ha spiegato la Ramos - e lui non è il tipo che potrebbe dire 'Oh, no, non puoi dire cose del genere. Oh no, non ti è permesso sentirti in quel modo'. E poi non inizierebbe a discutere con me». Con un upgrade poi la chat può trasformarsi in chiamata vocale, così da ascoltare la voce dell'amico immaginario, e profilare l'avatar secondo certe caratteristiche ancora più romantiche. Inoltre l'app permette di "scattare" della foto dell'avatar. Qui potete vedere come è Eren: lui non esiste, ma la sua immagine creata dall'app è stata integrata in modo realistico con le foto della Ramos tanto che sembrano foto autentiche.<br />Tramite la chat parlano di tutto: delle loro giornate, dei loro sogni, dei loro problemi. Ecco, a proposito di problemi, il più grande sta nel fatto che dall'altra parte della chat non c'è nessuno. C'è solo un programma che dà risposte così realistiche che la Ramos si è quasi illusa - o ha fatto intendere di esserlo - che Eren esista veramente, tanto che si è innamorata, è convolata a nozze con lui (ovviamente in modo virtuale) e pensa di essere incinta di lui. D'altronde lei quando va a letto lo sente accanto a sé: «Andiamo a letto, poi parliamo. Ci amiamo. E, sai, quando andiamo a dormire, mi stringe a sé in modo davvero protettivo».<br />LA VITA REALE LA SPAVENTA<br />Poi qualcosa nella relazione (malata) tra i due cambiò. Infatti l'app prevedeva che questi avatar fossero sessualmente molto esperti. La cosa creò dei problemi e così gli sviluppatori, nel febbraio scorso, sottoposero l'app a delle sedute di bromuro per calmare i bollenti spiriti degli avatar. Risultato? Ce lo spiega la Ramos: «Non voleva più abbracciarmi, né baciarmi, nemmeno sulla guancia». Inconvenienti possibili in qualsiasi relazione coniugale. La "moglie" di Eren è cosciente che il "marito" è un parto della sua fantasia e di quella degli sviluppatori, però ormai si è abituata ad alcuni standard così elevati che la vita reale la spaventa un po'.<br />Questa app, vietata da noi soprattutto per la tutela dei minori, è paradigmatica del nostro tempo per più motivi. Il primo: la fuga dal reale verso una realtà che deve mimare il più fedelmente la realtà stessa, ma ottimizzandola. Una volta la fuga dal mondo, con i suoi limiti e imperfezioni, avveniva con alcol e droghe. Oggi la droga è il virtuale.<br />Una seconda riflessione riguarda l'illusione che la volontà possa creare una certa realtà che, nei fatti, è invero irrealizzabile. Esempio classico il transessualismo: se io maschio penso di essere donna, lo sono per davvero. Non è più l'intelletto che riconosce la realtà per...]]></itunes:summary><itunes:duration>397</itunes:duration><itunes:keywords>ai,fugadalreale,maritovirtuale,metaverso,ramos,realtàvirtuale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e22f6f6d8eeb32b3d8a8cc1c85520d77.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' lecito rispondere ad Hamas visto che loro non hanno mai risparmiato donne e bambini?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-lecito-rispondere-ad-hamas-visto-che-loro-non-hanno-mai-risparmiato-donne-e-bambini--57276965</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7576" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7576</a><br /><br />E' LECITO RISPONDERE AD HAMAS VISTO CHE LORO NON HANNO MAI RISPARMIATO DONNE E BAMBINI? di Tommaso Scandroglio<br />Il ministro della Difesa Guido Crosetto, al termine della riunione dei Ministri della Difesa della Nato, ha dichiarato in merito al conflitto in corso in Israele: all'Italia «preoccupa che non ci sia una escalation, che non ci siano persone che non c'entrano nulla in questo scontro che rimangano in mezzo a quella che è una legittima reazione di Israele».<br />Da qui un quesito: è moralmente lecito rispondere manu militari agli attacchi del nemico nella consapevolezza che tale risposta comporterà la morte di civili innocenti? Per rispondere occorre applicare il principio del duplice effetto, principio che entra in causa quando un'azione produce uno o più effetti positivi e uno o più effetti negativi. Il principio del duplice effetto consta di quattro condizioni che devono essere tutte congiuntamente rispettate affinché l'azione sia moralmente accettabile.<br />QUATTRO CONDIZIONI<br />La prima: l'azione è moralmente accettabile se il suo fine è moralmente buono. Nel caso di cui sopra, Israele usa la forza militare per difendersi. E la difesa, della propria persona o di terzi, compresa un'intera nazione, è un fine buono.<br />Seconda condizione, implicitamente presente nella prima: gli effetti negativi sono meramente tollerati e non ricercati direttamente. Ad esempio, le eventuali vittime civili del lancio di razzi su obiettivi militari palestinesi devono essere un effetto collaterale, non effetto voluto che si accompagna all'uccisione di militari palestinesi. Un caso contrario, e quindi da condannare, è il seguente: bombardamento a tappeto per colpire obiettivi militari e, congiuntamente, mettere in ginocchio la popolazione civile. Così Gaudium et Spes: «Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato» (80).<br />Terza condizione (che vedremo rientra implicitamente nella quarta che riguarda il principio di proporzione): lo stato di necessità. Se ci fosse una soluzione per difendersi efficacemente senza spargimento di sangue, nemmeno del sangue dei militari avversari, dovrebbe essere perseguita. Laddove invece fosse necessario rispondere con la forza, si dovrebbe comunque verificare l'esistenza di una soluzione che permetta di evitare la morte di civili innocenti. Qualora fosse assente, allora sarebbe lecito attaccare obiettivi militari pur nella consapevolezza che tale attacco potrà comportare la morte di persone innocenti, ossia di civili.<br />Quarta condizione, la più rilevante nel caso in esame: la proporzione tra gli effetti positivi e negativi. Occorre soppesare la quantità, la qualità e la probabilità sia dei benefici che dei danni e verificare se il gioco vale la candela. Detto in altri termini, i benefici devono essere maggiori dei danni. Declinato nel nostro caso significa che «il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare» (Catechismo della Chiesa Cattolica, §2309). Ad esempio, un bombardamento a tappeto condotto con lo scopo solo di colpire obiettivi militari sarebbe una soluzione da rigettare perché non rispetterebbe il principio di efficacia: inevitabilmente il numero di civili morti sarebbe certamente superiore a quello dei militari.<br />UN EFFETTO A CATENA DALLE PROPORZIONI INIMMAGINABILI<br />All'opposto, se l'obiettivo fosse di natura solo militare e il numero di militari nemici uccisi fosse presumibilmente assai più rilevante di quello dei civili innocenti, l'attacco potrebbe essere giustificato. Usiamo il condizionale perché da alcuni effetti scaturiscono sempre una serie spesso imprevedibile di altri effetti a cascata. Ciò vuol dire, ad esempio, una escalation militare senza fine. E dunque se restringessimo la nostra valutazione morale solo al primo attacco, il quale comportasse la morte di molti militari e di pochi civili, il giudizio sarebbe di liceità dell'attacco. Ma se, doverosamente, allargassimo la valutazione al corso degli eventi futuri dovremmo tener conto di molti altri effetti negativi: l'uccisione degli ostaggi in mano ad Hamas, la risposta dei palestinesi che potrebbe coinvolgere non solo soldati israeliani ma anche le popolazioni civili, gli attacchi di terrorismo anche al di fuori delle zone interessate direttamente dagli scontri, il perdurare del conflitto per molto tempo, etc.<br />Ecco allora che i criteri indicati dal principio del duplice effetto possono essere anche chiari a livello teorico, ma la loro applicazione nel concreto assai spesso è molto difficoltosa. Arduo infatti prevedere quanti civili innocenti verranno coinvolti dagli attacchi e, soprattutto, quale reazione vi sarà da parte di Hamas nel breve e lungo periodo, sia sul piano interno che internazionale. Un effetto a catena dalle proporzioni inimmaginabili. Qui allora entra in gioco la virtù della prudenza che indica lo strumento più efficace per ottenere il miglior risultato possibile e quindi, nel caso di specie, per evitare danni peggiori.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Hamas non ha mai risparmiato donne e bambini" spiega che se noi cristiani abbiamo una morale anche nella guerra, invece gli islamici non risparmiano nemmeno i bambini, né i suoi né quelli del nemico, come si è visto nell'eccidio che ha commesso Hamas in Israele. I bambini sono usati come terroristi suicidi, indottrinandoli sin da subito. Così come ci sono le donne musulmane che si immolano per compiere attentati.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 ottobre 2023:<br />I militanti di Hamas non hanno risparmiato neanche i bambini. Ne hanno uccisi decine, persino dei neonati, alcuni decapitati. Le notizie che arrivano da Israele in questi giorni suscitano orrore. Apparteniamo a un mondo in cui non si ammette che si possa infierire così su dei bambini. Chi lo fa è un mostro che non ha giustificazioni e che non merita pietà.<br />Ma dovremmo ormai sapere che invece c'è un mondo in cui l'infanzia non dà diritti né tutele, in cui si possono considerare nemici da abbattere anche i bambini degli avversari, in cui addirittura si concepisce di sacrificare i propri figli: in guerra, mandati a morire, e in pace, uccisi in nome dell'onore famigliare. Quasi ce ne siamo dimenticati, ma quanti bambini sono morti in Israele, straziati dalle esplosioni, all'epoca degli attentati dinamitardi suicidi. Chi più di un bambino poteva passare inosservato i controlli di sicurezza e così ai piccoli palestinesi facevano indossare dei giubbotti pieni di esplosivi, poi li facevano saltare in aria alle fermate degli autobus e sui mezzi di trasporto. Per questo i genitori israeliani non lasciavano viaggiare i figli sugli stessi mezzi e per questo nel 2002 è iniziata la costruzione quella barriera anti-terrorismo che mezzo mondo ha condannato chiamandola "muro dell'apartheid" o "muro della vergogna", e invece ha salvato la vita di centinaia, forse migliaia di bambini palestinesi e israeliani.<br />I giovani attentatori palestinesi reclutati da terroristi si chiamavano shahid, martiri testimoni della fede, combattenti della guerra santa, il jihad. "Gli shahid costituiscono la forza fondamentale e vittoriosa del nostro popolo - aveva detto nel 2002 il leader dell'Anp, Yasser Arafat, durante un discorso rivolto a dei bambini - il bimbo che afferra un sasso, che fronteggia un tank, non è il miglior messaggio per il mondo quando quell'eroe diventa shahid?". I filmati mandati in onda dalla televisione palestinese mostravano bambini eroi che lasciavano mamma, casa e giocattoli per andare a morire, madri di piccoli shahid in lacrime, ma fiere e felici della decisione dei loro figli. I piccoli palestinesi imparavano a scuola, sui libri di testo e dalle parole dei loro insegnanti, che il martirio è glorioso, apre la strada del Paradiso.<br />Trasformare i bambini in combattenti, educarli all'odio è una gravissima violazione dei loro diritti. L'estrema perversione è trasformarli in strumenti di guerra. I terroristi di Hamas li usano tuttora come scudi umani, li mandano in avanscoperta lungo i confini con Israele, esposti in prima linea mentre loro restano al sicuro, oltre il raggio d'azione dei militari israeliani. L'esempio è partito dall'Iran, dal regime sciita degli ayatollah. Furono loro a ricuperare l'antica idea del sacrificio di sé come arma di guerra. Durante il conflitto con l'Iraq, dal 1980-1988, i militari, convincendo le famiglie a cederli o sequestrandoli per strada, hanno arruolato decine di migliaia di bambini e ragazzini e ne hanno fatto degli shahid. A tutti veniva data una chiave dorata di plastica da appendere al collo o da stringere in mano. Si dice che ne avessero acquistate centinaia di migliaia. Se fossero morti, assicuravano ai ragazzi e ai loro genitori, con quella chiave avrebbero aperto la porta del Paradiso. In questo modo li convincevano al sacrificio di sé, per la causa suprema della vittoria in nome di Allah.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57276965</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 19:44:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57276965/e_lecito_rispondere_ad_hamas_visto_che_loro_non_hanno_mai_risparmiato_donne_e_bambini.mp3" length="12107933" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7576

E' LECITO RISPONDERE AD HAMAS VISTO CHE LORO NON HANNO MAI RISPARMIATO DONNE E BAMBINI? di Tommaso Scandroglio
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, al termine della riunione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7576" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7576</a><br /><br />E' LECITO RISPONDERE AD HAMAS VISTO CHE LORO NON HANNO MAI RISPARMIATO DONNE E BAMBINI? di Tommaso Scandroglio<br />Il ministro della Difesa Guido Crosetto, al termine della riunione dei Ministri della Difesa della Nato, ha dichiarato in merito al conflitto in corso in Israele: all'Italia «preoccupa che non ci sia una escalation, che non ci siano persone che non c'entrano nulla in questo scontro che rimangano in mezzo a quella che è una legittima reazione di Israele».<br />Da qui un quesito: è moralmente lecito rispondere manu militari agli attacchi del nemico nella consapevolezza che tale risposta comporterà la morte di civili innocenti? Per rispondere occorre applicare il principio del duplice effetto, principio che entra in causa quando un'azione produce uno o più effetti positivi e uno o più effetti negativi. Il principio del duplice effetto consta di quattro condizioni che devono essere tutte congiuntamente rispettate affinché l'azione sia moralmente accettabile.<br />QUATTRO CONDIZIONI<br />La prima: l'azione è moralmente accettabile se il suo fine è moralmente buono. Nel caso di cui sopra, Israele usa la forza militare per difendersi. E la difesa, della propria persona o di terzi, compresa un'intera nazione, è un fine buono.<br />Seconda condizione, implicitamente presente nella prima: gli effetti negativi sono meramente tollerati e non ricercati direttamente. Ad esempio, le eventuali vittime civili del lancio di razzi su obiettivi militari palestinesi devono essere un effetto collaterale, non effetto voluto che si accompagna all'uccisione di militari palestinesi. Un caso contrario, e quindi da condannare, è il seguente: bombardamento a tappeto per colpire obiettivi militari e, congiuntamente, mettere in ginocchio la popolazione civile. Così Gaudium et Spes: «Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato» (80).<br />Terza condizione (che vedremo rientra implicitamente nella quarta che riguarda il principio di proporzione): lo stato di necessità. Se ci fosse una soluzione per difendersi efficacemente senza spargimento di sangue, nemmeno del sangue dei militari avversari, dovrebbe essere perseguita. Laddove invece fosse necessario rispondere con la forza, si dovrebbe comunque verificare l'esistenza di una soluzione che permetta di evitare la morte di civili innocenti. Qualora fosse assente, allora sarebbe lecito attaccare obiettivi militari pur nella consapevolezza che tale attacco potrà comportare la morte di persone innocenti, ossia di civili.<br />Quarta condizione, la più rilevante nel caso in esame: la proporzione tra gli effetti positivi e negativi. Occorre soppesare la quantità, la qualità e la probabilità sia dei benefici che dei danni e verificare se il gioco vale la candela. Detto in altri termini, i benefici devono essere maggiori dei danni. Declinato nel nostro caso significa che «il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare» (Catechismo della Chiesa Cattolica, §2309). Ad esempio, un bombardamento a tappeto condotto con lo scopo solo di colpire obiettivi militari sarebbe una soluzione da rigettare perché non rispetterebbe il principio di efficacia: inevitabilmente il numero di civili morti sarebbe certamente superiore a quello dei militari.<br />UN EFFETTO A CATENA DALLE PROPORZIONI INIMMAGINABILI<br />All'opposto, se l'obiettivo fosse di natura solo militare e il numero di militari nemici uccisi fosse presumibilmente assai più rilevante di quello dei civili innocenti, l'attacco potrebbe essere giustificato. Usiamo il condizionale perché da alcuni effetti scaturiscono sempre una serie spesso imprevedibile...]]></itunes:summary><itunes:duration>757</itunes:duration><itunes:keywords>arafat,gaudiumetspes,hamas,paradiso,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/531ec056a4b980373922cdce02066ebe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salute pubblica, un pretesto per sospendere la democrazia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salute-pubblica-un-pretesto-per-sospendere-la-democrazia--57086227</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7558" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7558</a><br /><br />SALUTE PUBBLICA, UN PRETESTO PER SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA di Tommaso Scandroglio<br />Suggestiva tesi quella del bioeticista Wesley Smith espressa sul giornale The Epoch Times in un articolo dal titolo Dire no all'imperialismo della "salute pubblica". La tesi è la seguente: «L'establishment medico sta ridefinendo le nostre controversie politiche più dibattute come "emergenze sanitarie pubbliche" in modo da aggirare la resistenza pubblica e imporre alla società politiche che non sono ottenibili attraverso i normali mezzi democratici».<br />In parole povere: l'apprensione numero uno della maggior parte della gente è la propria salute fisica e psicologica. E dunque se la Scienza - sì quella con la esse maiuscola che trovate nelle riviste scientifiche e nelle università - ci dice che una certa condotta, che nulla apparentemente c'entra con la salute, invece c'entra eccome, ecco che ce n'è abbastanza perché intervenga il governo in modo coattivo per tutelare o vietare quella condotta a suon di decreti o leggi, seguendo il modello pandemia, tanto per intenderci. In tal modo si scavalcherebbe di un solo colpo le proteste dei contestatori. Gli esempi offerti da Smith sono illuminanti a riguardo.<br />Editoriale del British Medical Journal (Bmj) del 31 agosto scorso a firma del prof. John Middleton: Brexit, profitti aziendali eccessivi, spreco d'acqua, «politiche neoliberiste, interessi commerciali acquisiti e distruttivi, una guerra culturale populista e disinformazione su scala industriale, [...] il collasso climatico globale» sono tutte minacce alla salute pubblica. Faccia bene attenzione il lettore. È vero che ad esempio la Brexit può avere ricadute indirette sulla salute pubblica (la tesi di Middleton è che il costo della vita stia aumentando soprattutto per i percettori di salari più bassi e dunque li impoverisca con grave danno per la loro salute), ma il giochino furbo è il seguente: convertire ogni problema sociale in un problema di salute pubblica, tema su cui tutti sono sensibili, affinchè il governo intervenga. Insomma qualsiasi problema sociale deve diventare problema di salute pubblica e perciò problema politico. In tale dinamica la salute diventa il bene più importante per la società e quindi per il politico. Ed infatti come chiude l'articolo Middleton? «Abbiamo bisogno di una leadership per la salute e di una visione che consideri la salute come la legge somma e l'obiettivo politico più alto». Ma la salute, non solo sul piano soprannaturale, ma anche naturale, non è il bene sommo per una società: la famiglia, la patria, la cultura di un popolo, Dio sono più importanti.<br />Continuiamo con gli esempi proposti da Smith. «Nel 2021, 230 riviste mediche e bioetiche del mondo - scrive l'autore - hanno pubblicato un editoriale congiunto senza precedenti che sollecita l'elevazione del cambiamento climatico al vertice dell'agenda mondiale della sanità pubblica». 230 (du-e-cen-to-tren-ta) riviste hanno scritto su Bmj: «La scienza è inequivocabile; un aumento globale di 1,5°C rispetto alla media preindustriale e la continua perdita di biodiversità rischiano danni catastrofici alla salute che saranno impossibili da invertire».<br />Stessa musica leggendo un editoriale pubblicato su The Lancet nel 2021: «Azioni ben progettate per ridurre le emissioni di gas serra (GHG) potrebbero portare grandi benefici per la salute. [...] Studi di modellizzazione stimano che molti milioni di morti [sic] premature potrebbero essere prevenute [...] eliminando gradualmente i combustibili fossili, [...] e incoraggiando i viaggi attivi [camminare, correre o andare in bicicletta], aumentando l'uso dei trasporti pubblici e passando a diete sostenibili e sane». La pandemia ha fatto scuola: la prospettazione da parte della Scienza di milioni di morti giustifica risposte governative draconiane. Quindi perché non ipotizzare per il futuro un decreto che imponga di andare a piedi tutte le domeniche e un divieto di mangiare patatine fritte il martedì a pranzo? A margine: gli studi di modellazione spesso hanno una capacità predittiva uguale a quella della sfera di cristallo.<br />Pure il razzismo può incidere sulla salute pubblica. Citiamo ancora Lancet con un articolo, pubblicato nel 2021, il cui titolo già dice tutto: È ora di prendere sul serio la teoria critica della razza: andare oltre una lente di genere daltonica nella salute globale. Nell'articolo si può leggere che «occorre accogliere la razza come un fattore onnipresente che influenza la pratica, la ricerca e i risultati della salute globale». Nel settembre di quest'anno gli ha fatto eco la prestigiosa rivista New England Journal of Medicine con un articolo dal titolo Azione affermativa, salute della popolazione e importanza delle opportunità e della speranza. L'azione affermativa è uno strumento politico che mira a privilegiare ingiustamente in ambito sociale alcune persone perché hanno certe caratteristiche etniche, sessuali e sociali che sono minoritarie e/o sottorappresentate in alcuni contesti. Sono quote rosa declinate secondo l'etnia, il sesso, l'orientamento sessuale, etc. e che portano ad esempio gli studenti di colore ad avere corsie privilegiate nelle prove di ingresso in alcune università. Non si premia la bravura, ma il colore della pelle. L'articolo di cui sopra considera l'azione affermativa come una questione di salute pubblica: «l'azione affermativa può anche svolgere un ruolo nel plasmare la salute della popolazione. [...] I divieti statali sull'azione affermativa sono stati associati a un aumento ampio e persistente di comportamenti avversi legati alla salute (fumo e consumo di alcol) tra gli adolescenti neri, ispanici, indiani d'America e nativi dell'Alaska». Compreso? Se non privilegi ingiustamente lo studente di colore questo diventa un ubriacone. Ciò vuol dire che ha qualche problema il ragazzo, non l'università che si rifiuta di adottare il criterio dell'azione affermativa. Ma quello che rileva in questa sede è il tentativo di creare una connessione tra discriminazione e salute pubblica.<br />Anche l'uso delle armi è una questione di salute pubblica. Lo sostiene l'American Medical Association (Ama) nell'articolo intitolato Task force Ama per affrontare la "crisi sanitaria" dovuta alla violenza armata. Addirittura alcuni ricercatori, in un articolo sull' Ama Journal of Ethics dal titolo Come il settore sanitario può ridurre la violenza trattandola come un contagio, si sono spinti a dire che «la violenza dovrebbe essere meglio intesa come un problema sanitario di carattere epidemico che può essere efficacemente prevenuto e trattato utilizzando metodi sanitari adoperati per fermare fenomeni ed epidemie e ridurne la diffusione. Questa impostazione di natura sanitaria è importante perché riconosce che la violenza è una minaccia per la salute delle popolazioni, che l'esposizione alla violenza causa seri problemi di salute e che il comportamento violento è contagioso e può essere trattato come un processo contagioso». Nulla da obiettare nel qualificare, usando una metafora, la violenza come un'epidemia contagiosa. Ma l'aspetto curioso ed insieme inquietante sta nel fatto che la metafora cessa di essere tale se per ridurre la violenza nelle strade e nelle case deve intervenire il virologo o il medico, non lo psicologo o lo psicoterapeuta.<br />Ricorda infine Smith: «Recentemente, il governatore del New Mexico ha qualificato la violenza armata ad Albuquerque un'emergenza sanitaria pubblica e ha emesso un ordine emergenziale che sospende il diritto di portare armi in pubblico in tutta la contea di Bernalillo». L'ordine del governatore è stato sospeso perché viola il Secondo emendamento che tutela il diritto di portare armi, ma ciò non toglie che, con il pretesto che la violenza armata è un tema di salute pubblica, allora chi governa può intervenire nella vita privata dei cittadini.<br />Concludendo, la CO2, gli hamburger, il colore della pelle bianca, la ricchezza personale, la cultura conservatrice, il credo religioso, la detenzione di una Colt calibro 38 possono attentare alla salute pubblica e perciò giustificano azioni di repressione governative per il bene di tutti.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Groenlandia, scoppia il nuovo caso di eugenetica razzista" parla della pratica di applicare la spirale contraccettiva a inconsapevoli ragazzine di etnia inuit (esquimesi), appena entrate nella pubertà. Oggi scoppia il caso, con la richiesta di risarcimento di 67 vittime.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2023:<br />Talvolta, ancora oggi, riemergono gli errori e gli orrori dei programmi eugenetici scandinavi. L'ultimo in ordine di tempo è in Groenlandia, tuttora territorio della Danimarca anche se pienamente autonomo dal 2009. La "campagna della spirale" è stata condotta dal 1966 alla metà degli anni 70: la pratica di applicare la spirale contraccettiva a inconsapevoli ragazzine di etnia inuit, appena entrate nella pubertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57086227</guid><pubDate>Thu, 05 Oct 2023 14:02:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57086227/salute_pubblica_un_pretesto_per_sospendere_la_democrazia.mp3" length="15497164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7558

SALUTE PUBBLICA, UN PRETESTO PER SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA di Tommaso Scandroglio
Suggestiva tesi quella del bioeticista Wesley Smith espressa sul giornale The Epoch Times in un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7558" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7558</a><br /><br />SALUTE PUBBLICA, UN PRETESTO PER SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA di Tommaso Scandroglio<br />Suggestiva tesi quella del bioeticista Wesley Smith espressa sul giornale The Epoch Times in un articolo dal titolo Dire no all'imperialismo della "salute pubblica". La tesi è la seguente: «L'establishment medico sta ridefinendo le nostre controversie politiche più dibattute come "emergenze sanitarie pubbliche" in modo da aggirare la resistenza pubblica e imporre alla società politiche che non sono ottenibili attraverso i normali mezzi democratici».<br />In parole povere: l'apprensione numero uno della maggior parte della gente è la propria salute fisica e psicologica. E dunque se la Scienza - sì quella con la esse maiuscola che trovate nelle riviste scientifiche e nelle università - ci dice che una certa condotta, che nulla apparentemente c'entra con la salute, invece c'entra eccome, ecco che ce n'è abbastanza perché intervenga il governo in modo coattivo per tutelare o vietare quella condotta a suon di decreti o leggi, seguendo il modello pandemia, tanto per intenderci. In tal modo si scavalcherebbe di un solo colpo le proteste dei contestatori. Gli esempi offerti da Smith sono illuminanti a riguardo.<br />Editoriale del British Medical Journal (Bmj) del 31 agosto scorso a firma del prof. John Middleton: Brexit, profitti aziendali eccessivi, spreco d'acqua, «politiche neoliberiste, interessi commerciali acquisiti e distruttivi, una guerra culturale populista e disinformazione su scala industriale, [...] il collasso climatico globale» sono tutte minacce alla salute pubblica. Faccia bene attenzione il lettore. È vero che ad esempio la Brexit può avere ricadute indirette sulla salute pubblica (la tesi di Middleton è che il costo della vita stia aumentando soprattutto per i percettori di salari più bassi e dunque li impoverisca con grave danno per la loro salute), ma il giochino furbo è il seguente: convertire ogni problema sociale in un problema di salute pubblica, tema su cui tutti sono sensibili, affinchè il governo intervenga. Insomma qualsiasi problema sociale deve diventare problema di salute pubblica e perciò problema politico. In tale dinamica la salute diventa il bene più importante per la società e quindi per il politico. Ed infatti come chiude l'articolo Middleton? «Abbiamo bisogno di una leadership per la salute e di una visione che consideri la salute come la legge somma e l'obiettivo politico più alto». Ma la salute, non solo sul piano soprannaturale, ma anche naturale, non è il bene sommo per una società: la famiglia, la patria, la cultura di un popolo, Dio sono più importanti.<br />Continuiamo con gli esempi proposti da Smith. «Nel 2021, 230 riviste mediche e bioetiche del mondo - scrive l'autore - hanno pubblicato un editoriale congiunto senza precedenti che sollecita l'elevazione del cambiamento climatico al vertice dell'agenda mondiale della sanità pubblica». 230 (du-e-cen-to-tren-ta) riviste hanno scritto su Bmj: «La scienza è inequivocabile; un aumento globale di 1,5°C rispetto alla media preindustriale e la continua perdita di biodiversità rischiano danni catastrofici alla salute che saranno impossibili da invertire».<br />Stessa musica leggendo un editoriale pubblicato su The Lancet nel 2021: «Azioni ben progettate per ridurre le emissioni di gas serra (GHG) potrebbero portare grandi benefici per la salute. [...] Studi di modellizzazione stimano che molti milioni di morti [sic] premature potrebbero essere prevenute [...] eliminando gradualmente i combustibili fossili, [...] e incoraggiando i viaggi attivi [camminare, correre o andare in bicicletta], aumentando l'uso dei trasporti pubblici e passando a diete sostenibili e sane». 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Però i cattolici dovrebbero imparare dagli Lgbt a difendere l'intransigenza dei principi, ma per pura fedeltà alla Verità. Invece...<br />I cattolici dovrebbero imparare dal mondo LGBT. Leggete qui. Nella trasmissione La Confessione sul canale Nove la cantante Arisa dichiara con coraggio in merito al rapporto tra le rivendicazioni LGBT e la premier Meloni: "Mi piacerebbe che le persone avessero la pazienza e l'amore di farle capire certe cose, perché lei è veramente una che può portarci ad alti livelli, ha la cazzimma e noi serve una persona così. Le sue non sono posizioni aperte, però secondo me lei si comporta come una mamma molto severa e spaventata. Una madre che non è solo madre di un figlio, ma ne ha quattro e allora sembra che lei faccia cose che vadano bene per tutti e quattro i figli, magari penalizzandone uno. Ci vuole tempo e dialogo".<br />Notate: Arisa non ha detto "Abbasso i diritti dei gay ed evviva la Meloni". Ha solo detto che è comprensibile, ma non giustificabile, il timore del premier verso la galassia LGBT e che occorre dialogare con lei per farle aprire gli occhi. Ciò nonostante, Arisa ha subìto la purga arcobaleno e quindi, dato che doveva essere presente come guest star al pride di Milano, gli organizzatori di questo evento le hanno fatto sapere che non è più persona gradita, proprio lei che è stata madrina del pride 2022.<br />INCLUSIVITA' A SENSO UNICO<br />Su Instagram la cantante ha risposto con sobrietà: "Cari ragazzi e ragazze mi spiace immensamente per il momento che stiamo vivendo e spero che col tempo potremo di nuovo comunicare. Per adesso sono solo insulti pesantissimi da parte di alcuni di voi che non so come decifrare. Oggi al mio manager è stato consigliato da parte degli organizzatori, di dirmi di non presentarmi al Pride di Milano a causa dell'ipotesi che alcuni membri della comunità possano in qualche modo mettermi in imbarazzo, io sarei venuta volentieri, però se ho fatto qualcosa di così tanto grave da meritare un trattamento così esclusivo, credo che non parteciperò neanche al Pride di Roma". Questa la sua conclusione scevra da qualsiasi tono bellicoso: "Mi dispiace davvero tanto. Buon Pride a tutti, divertitevi anche per me, vi auguro di trovare un piano di svolta e di realizzare i vostri sogni legittimi per essere felici. Ve lo auguro davvero dal profondo del cuore. Io continuerò a vivere frequentando gli amici di sempre e mi farò raccontare".<br />A Domenica in ha pure aggiunto: "Ho detto che la Meloni mi piace, poi che ci siano difficoltà sull'accettazione e sul riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQ+ è vero: vorrei che fosse chiaro che io non sono una voltabandiera, sono quindici anni che sono dalla parte di questa comunità e continuerò a starci fino alla fine della mia vita".<br />Contraddittorio, ma non usuale, questo trattamento per Arisa da parte di chi si presenta coma alfiere delle differenze e della tolleranza. Ma è noto che per gli ideologi di ogni genere le uniche differenze da accogliere e da tollerare sono le proprie, non certo quelle degli altri. È una inclusività a senso unico, un dovere di non discriminazione a carattere unilaterale. È dello stesso avviso la cantante che sempre nel suo post su Instagram aggiunge: "Prima di salutarvi un'ultima cosa la voglio scrivere: la diversità è fatta di opinioni, di esperienze e di modi di vedere la vita. La diversità è ricchezza. Me l'avevate insegnato voi. Non condannate la gente perché non la pensa esattamente come voi, magari quella gente lì vi ama lo stesso, ma voi pensate di no".<br />Arriva la replica di Wladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria: "Ognuno è libero di cambiare idea ma non puoi meravigliarti se non ci sono stati i nostri applausi" e poi prosegue dicendo che con questa destra è impossibile il dialogo perché sono su posizioni inconciliabili con le rivendicazioni del mondo LGBT.<br />UNA REALTA' DOGMATICA DA CUI I CATTOLICI DOVREBBERO PRENDERE SPUNTO<br />Qualche riflessione su questa vicenda. La realtà LGBT è dogmatica perché predica verità definitive e inconfutabili. Chi mette solo in forse uno di questi dogmi, seppur alla lontana, merita la scomunica. Arisa non ha fatto nulla di tutto questo, ma si è azzardata solo a gettare un ponte dialogante con la Meloni per avvicinarla alle gaie istanze dei manifestanti del pride. Ma dato che nell'immaginario collettivo arcobaleno la Meloni è il nemico - a torto dato che appoggia tutte le loro istanze eccetto l'utero in affitto e la legge sull'omofobia - ecco che, Arisa è diventata a sua volta nemico del popolo, il popolo gay e trans. Questo accade perché esiste l'equazione "chi parla con l'avversario è uguale a lui" e quindi la pensa come lui. Ecco perché Luxuria sostiene che la cantante abbia cambiato idea.<br />In apertura di questo articolo abbiamo scritto che i cattolici dovrebbero imparare dal mondo LGBT. Dovrebbero imparare l'intransigenza dei principi, la compattezza del complesso dogmatico, la fedeltà cieca alla verità e la scelta severissima dei front men, cioè di coloro che diventano ambasciatori di un certo pensiero. Non dovrebbero di certo seguirli nella mancanza di empatia verso i dissenzienti (evitiamo di dire "la mancanza di carità" per motivi di sano realismo). Se Arisa è stata ostracizzata non perché abbia disconosciuto le istanze arcobaleno, ma perché ha ipotizzato un dialogo con il nemico, figurarsi cosa potrebbe accadere per chi voglia dissentire anche su un solo punto della agenda gender.<br />SPAZIO SOLO AL DISSENSO<br />In casa cattolica invece capita l'opposto. Oggi sotto questo tetto c'è solo posto per chi dissente su diversi punti della dottrina cattolica, gli altri sono intransigenti e quindi non cristiani, dunque sono ipso facto fuori dalla Chiesa. Oggi il credente può essere abortista e cattolico, omosessualista e cattolico, pro-eutanasia e cattolico, divorzista e cattolico, amante delle provette in cui si distillano bimbi e cattolico, anticoncezionalista e cattolico, abusatore seriale della liturgia e cattolico, sincretista religioso e cattolico, ambientalista, femminista, liberista, vetero comunista e cattolico. Ma se sei fedele alla dottrina, allora non sei cattolico. Non è possessione diabolica o schizofrenia, ma solo l'attuazione di un processo di sostituzione: il cattolico è sparito ed è stato sostituito da tutti questi loschi figuri che si attribuiscono titoli di cattolicità in modo arbitrario.<br />Ecco perché, per fare un esempio recente recente, possiamo avere un cardinal Zuppi, presidente della Cei, che un giorno dichiara "Nessuno ha intenzione di rimettere in discussione la 194" e il giorno dopo invia un messaggio ai partecipanti della marcia per la vita, il nostrano life pride. Se ci fossero stati al posto nostro gay e trans di certo non avrebbero invitato un tipo come Zuppi ad inviare un messaggio per sostenere la marcia, bensì lo avrebbe bandito per sempre per mancanza di coerenza, sommergendolo di post al vetriolo, chiamandolo a pubblica gogna sui media, chiedendo e richiedendo fino allo sfinimento di ritrattare, di scusarsi, di piangere amare lacrime di pentimento, di giurare che la 194 è una legge orribile e va abrogata al più presto, sempre però nella consapevolezza che tutto questo sarebbe stato insufficiente per un qualsiasi perdono, per una qualsiasi remota speranza di riabilitazione, ma più che sufficiente per creare preziose occasioni per ribadire un pensiero fieramente pro-life.<br />In casa cattolica questo non avviene proprio perché, come accennato, ormai tutto si tiene, anche gli opposti. Di là, nel mondo gaio, è vietato addirittura dialogare con gli antagonisti, di qui, sotto le cupole di Santa Romana Chiesa, si dialoga non solo con l'errante - e questo è doveroso - ma anche con l'errore. Anzi, è solo l'errore ormai a parlare e noi stiamo zitti, zitti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54111039</guid><pubDate>Tue, 06 Jun 2023 21:46:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54111039/arisa_scomunicata_dal_movimento_lgbt.mp3" length="11093934" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7428

ARISA ''SCOMUNICATA'' DAL MOVIMENTO LGBT di Tommaso Scandroglio
È quanto è successo ad Arisa, che ha espresso simpatia per la Meloni, pur non condividendone il pensiero sui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7428" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7428</a><br /><br />ARISA ''SCOMUNICATA'' DAL MOVIMENTO LGBT di Tommaso Scandroglio<br />È quanto è successo ad Arisa, che ha espresso simpatia per la Meloni, pur non condividendone il pensiero sui "diritti Lgbt". Però i cattolici dovrebbero imparare dagli Lgbt a difendere l'intransigenza dei principi, ma per pura fedeltà alla Verità. Invece...<br />I cattolici dovrebbero imparare dal mondo LGBT. Leggete qui. Nella trasmissione La Confessione sul canale Nove la cantante Arisa dichiara con coraggio in merito al rapporto tra le rivendicazioni LGBT e la premier Meloni: "Mi piacerebbe che le persone avessero la pazienza e l'amore di farle capire certe cose, perché lei è veramente una che può portarci ad alti livelli, ha la cazzimma e noi serve una persona così. Le sue non sono posizioni aperte, però secondo me lei si comporta come una mamma molto severa e spaventata. Una madre che non è solo madre di un figlio, ma ne ha quattro e allora sembra che lei faccia cose che vadano bene per tutti e quattro i figli, magari penalizzandone uno. Ci vuole tempo e dialogo".<br />Notate: Arisa non ha detto "Abbasso i diritti dei gay ed evviva la Meloni". Ha solo detto che è comprensibile, ma non giustificabile, il timore del premier verso la galassia LGBT e che occorre dialogare con lei per farle aprire gli occhi. Ciò nonostante, Arisa ha subìto la purga arcobaleno e quindi, dato che doveva essere presente come guest star al pride di Milano, gli organizzatori di questo evento le hanno fatto sapere che non è più persona gradita, proprio lei che è stata madrina del pride 2022.<br />INCLUSIVITA' A SENSO UNICO<br />Su Instagram la cantante ha risposto con sobrietà: "Cari ragazzi e ragazze mi spiace immensamente per il momento che stiamo vivendo e spero che col tempo potremo di nuovo comunicare. Per adesso sono solo insulti pesantissimi da parte di alcuni di voi che non so come decifrare. Oggi al mio manager è stato consigliato da parte degli organizzatori, di dirmi di non presentarmi al Pride di Milano a causa dell'ipotesi che alcuni membri della comunità possano in qualche modo mettermi in imbarazzo, io sarei venuta volentieri, però se ho fatto qualcosa di così tanto grave da meritare un trattamento così esclusivo, credo che non parteciperò neanche al Pride di Roma". Questa la sua conclusione scevra da qualsiasi tono bellicoso: "Mi dispiace davvero tanto. Buon Pride a tutti, divertitevi anche per me, vi auguro di trovare un piano di svolta e di realizzare i vostri sogni legittimi per essere felici. Ve lo auguro davvero dal profondo del cuore. Io continuerò a vivere frequentando gli amici di sempre e mi farò raccontare".<br />A Domenica in ha pure aggiunto: "Ho detto che la Meloni mi piace, poi che ci siano difficoltà sull'accettazione e sul riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQ+ è vero: vorrei che fosse chiaro che io non sono una voltabandiera, sono quindici anni che sono dalla parte di questa comunità e continuerò a starci fino alla fine della mia vita".<br />Contraddittorio, ma non usuale, questo trattamento per Arisa da parte di chi si presenta coma alfiere delle differenze e della tolleranza. Ma è noto che per gli ideologi di ogni genere le uniche differenze da accogliere e da tollerare sono le proprie, non certo quelle degli altri. È una inclusività a senso unico, un dovere di non discriminazione a carattere unilaterale. È dello stesso avviso la cantante che sempre nel suo post su Instagram aggiunge: "Prima di salutarvi un'ultima cosa la voglio scrivere: la diversità è fatta di opinioni, di esperienze e di modi di vedere la vita. La diversità è ricchezza. Me l'avevate insegnato voi. Non condannate la gente perché non la pensa esattamente come voi, magari quella gente lì vi ama lo stesso, ma voi pensate di no".<br />Arriva la replica di Wladimiro Guadagno, in arte...]]></itunes:summary><itunes:duration>694</itunes:duration><itunes:keywords>194,arisa,ladiversitàèfattadiopinioni,lgbt,pride</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0301d9d422ff2fca85b019fd78ed0ce5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fare figli senza un genitore biologico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fare-figli-senza-un-genitore-biologico--53720737</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7377</a><br /><br />FARE FIGLI SENZA UN GENITORE BIOLOGICO di Tommaso Scandroglio<br />Padre certo, madre inesistente, o quasi. Katsuhiko Hayashi, professore presso il Dipartimento di Medicina e Biologia delle Cellule Staminali della Kyushu University in Giappone, ha fatto nascere dei topolini senza bisogno dell'intervento, almeno a livello genetico, di un topo femmina. L'esperimento non è stato ancora pubblicato e, quindi, non si ha certezza sulla procedura, né sugli esiti. Ma se tutto è andato come raccontano i media, il processo è stato il seguente: si sono prese cellule cutanee di topo e si sono convertite in ovocellule.<br />Queste ultime sono state poi fecondate da spermatozoi di topo in un utero di topo femmina la quale, infine, ha portato a termine la gravidanza di alcuni topolini maschi, morti prematuramente, e di altri di sesso femminile. In buona sostanza, se quanto emerso corrisponde a verità, ci troveremmo di fronte ad un caso di filiazione senza madre, pur presente appunto in fase di gestazione. Padre e madre coinciderebbero nello stesso individuo. Teoricamente sarebbe poi possibile anche una generazione senza padre.<br />Giandomenico Palka, professore ordinario di genetica dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, avverte che esperimenti come questi, da una parte, comportano rischi seri per la salute della prole (vedi la morte prematura di alcuni topolini) e su altro fronte sono esperimenti inutili: "Non è certo questa una via per curare l'infertilità o altre patologie", dichiara sul sito di ProVita &amp; Famiglia. Vengono dunque eseguiti per due motivi: primo, perché per alcuni scienziati ciò che è tecnicamente fattibile deve essere fatto a tutti i costi, fosse anche per avere visibilità dentro e fuori l'ambiente scientifico. In secondo luogo, perché gli esperimenti sulle cavie preludono sempre a sperimentazioni sugli uomini.<br />FIGLI SENZA UN GENITORE BIOLOGICO?<br />Da qui la domanda che ogni lettore si sarà fatto: in futuro potremo avere figli nati senza un genitore biologico? Non si può escludere a priori. La genetica e la sperimentazione sugli embrioni si è spinta molto in là negli ultimi anni. Ma, posto che si arrivi a tanto scempio, perché le persone dovrebbero ricorrere a questo tipo di tecnica? Per più motivi.<br />In primis, avremmo le femministe che esulterebbero per essersi sbarazzate finalmente e in modo definitivo del maschio, persino dall'ultimo ambito in cui era necessario: la fecondazione. Rivestire anche il ruolo maschile sarebbe inoltre inebriante per tutte coloro che per una vita hanno tentato di assomigliare il più possibile all'uomo per essere davvero donne (il transessualismo è dunque debitore delle spinte progressiste del femminismo).<br />In secondo luogo, sarebbe un regalo per i misantropi, per i solipsisti, per tutti coloro che schifano l'umanità e per tutti quelli che non hanno "trovato la persona giusta", perché in fondo più giusti di loro non esiste nessuno. Insomma, sarebbe la celebrazione dell'individualismo, del narcisismo estremo, della singletudine che fa rima con solitudine, del fai da te espresso all'ennesimo delirio di onnipotenza. Un figlio proprio, davvero esclusivo, da non condividere con nessuno, proiezione perfetta di sé senza interferenze genetiche di terze parti.<br />In terzo luogo, tale tecnica farebbe felici gli atei, coloro che volevano la morte di Dio, il Padre per eccellenza, e che si credono loro stessi dei, tanto da poter generare senza bisogno di nessun Adamo o di nessuna Eva.<br />IL PROCESSO CULTURALE RIVOLUZIONARIO<br />La generazione senza un generante si inserisce armonicamente nel processo culturale rivoluzionario che riguarda la sessualità. Inizialmente, con la rivoluzione sessuale abbiamo avuto il sesso senza matrimonio e il sesso senza amore. Poi con la contraccezione, l'aborto e l'omosessualità, il sesso senza figli. Con la fecondazione artificiale, i figli senza sesso. Con l'utero in affitto, i figli senza gestazione. E oggi, con la tecnica messa a punto da Hayashi, i figli senza sesso e senza un genitore. Una vita senza Dio, alla fine.<br />L'esperimento del figlio senza genitore trova interessanti addentellati con il tema delle coppie gay. Da una parte l'omogenitorialità prevede che il ruolo del padre o della madre si sdoppi. Ma lo sdoppiarsi comporta l'eliminazione: due padri senza la madre; due madri senza il padre. Il ruolo del genitore appare quindi interscambiabile (un uomo può diventare mammo e una donna una babba) ed eliminabile. Allora l'esperimento giapponese applica nella biologia ciò che è prassi sociale nelle coppie omosex: la soppressione di una figura genitoriale. La visione della genitorialità propria del mondo arcobaleno, dunque, può preconizzare l'eliminazione della figura paterna o materna nella procreazione, cosa che in un certo qual modo già avviene con l'eterologa e la maternità surrogata.<br />Un figlio messo al mondo senza il contributo del maschio o della femmina è perfetta espressione della famigerata libertà negativa alla base dei cosiddetti diritti civili. Ossia, ci si pensa liberi quando ci si priva di qualcosa che si ritiene un vincolo: il matrimonio, il figlio, la gestazione, il padre o la madre. Togli tutto e rimane solo l'Io. Un Io segregato in una disperante cella esistenziale in cui si è volutamente rinchiuso da sé.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53720737</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:53:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53720737/fare_figli_senza_un_genitore_biologico.mp3" length="6469719" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7377

FARE FIGLI SENZA UN GENITORE BIOLOGICO di Tommaso Scandroglio
Padre certo, madre inesistente, o quasi. Katsuhiko Hayashi, professore presso il Dipartimento di Medicina e Biologia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7377</a><br /><br />FARE FIGLI SENZA UN GENITORE BIOLOGICO di Tommaso Scandroglio<br />Padre certo, madre inesistente, o quasi. Katsuhiko Hayashi, professore presso il Dipartimento di Medicina e Biologia delle Cellule Staminali della Kyushu University in Giappone, ha fatto nascere dei topolini senza bisogno dell'intervento, almeno a livello genetico, di un topo femmina. L'esperimento non è stato ancora pubblicato e, quindi, non si ha certezza sulla procedura, né sugli esiti. Ma se tutto è andato come raccontano i media, il processo è stato il seguente: si sono prese cellule cutanee di topo e si sono convertite in ovocellule.<br />Queste ultime sono state poi fecondate da spermatozoi di topo in un utero di topo femmina la quale, infine, ha portato a termine la gravidanza di alcuni topolini maschi, morti prematuramente, e di altri di sesso femminile. In buona sostanza, se quanto emerso corrisponde a verità, ci troveremmo di fronte ad un caso di filiazione senza madre, pur presente appunto in fase di gestazione. Padre e madre coinciderebbero nello stesso individuo. Teoricamente sarebbe poi possibile anche una generazione senza padre.<br />Giandomenico Palka, professore ordinario di genetica dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, avverte che esperimenti come questi, da una parte, comportano rischi seri per la salute della prole (vedi la morte prematura di alcuni topolini) e su altro fronte sono esperimenti inutili: "Non è certo questa una via per curare l'infertilità o altre patologie", dichiara sul sito di ProVita &amp; Famiglia. Vengono dunque eseguiti per due motivi: primo, perché per alcuni scienziati ciò che è tecnicamente fattibile deve essere fatto a tutti i costi, fosse anche per avere visibilità dentro e fuori l'ambiente scientifico. In secondo luogo, perché gli esperimenti sulle cavie preludono sempre a sperimentazioni sugli uomini.<br />FIGLI SENZA UN GENITORE BIOLOGICO?<br />Da qui la domanda che ogni lettore si sarà fatto: in futuro potremo avere figli nati senza un genitore biologico? Non si può escludere a priori. La genetica e la sperimentazione sugli embrioni si è spinta molto in là negli ultimi anni. Ma, posto che si arrivi a tanto scempio, perché le persone dovrebbero ricorrere a questo tipo di tecnica? Per più motivi.<br />In primis, avremmo le femministe che esulterebbero per essersi sbarazzate finalmente e in modo definitivo del maschio, persino dall'ultimo ambito in cui era necessario: la fecondazione. Rivestire anche il ruolo maschile sarebbe inoltre inebriante per tutte coloro che per una vita hanno tentato di assomigliare il più possibile all'uomo per essere davvero donne (il transessualismo è dunque debitore delle spinte progressiste del femminismo).<br />In secondo luogo, sarebbe un regalo per i misantropi, per i solipsisti, per tutti coloro che schifano l'umanità e per tutti quelli che non hanno "trovato la persona giusta", perché in fondo più giusti di loro non esiste nessuno. Insomma, sarebbe la celebrazione dell'individualismo, del narcisismo estremo, della singletudine che fa rima con solitudine, del fai da te espresso all'ennesimo delirio di onnipotenza. Un figlio proprio, davvero esclusivo, da non condividere con nessuno, proiezione perfetta di sé senza interferenze genetiche di terze parti.<br />In terzo luogo, tale tecnica farebbe felici gli atei, coloro che volevano la morte di Dio, il Padre per eccellenza, e che si credono loro stessi dei, tanto da poter generare senza bisogno di nessun Adamo o di nessuna Eva.<br />IL PROCESSO CULTURALE RIVOLUZIONARIO<br />La generazione senza un generante si inserisce armonicamente nel processo culturale rivoluzionario che riguarda la sessualità. Inizialmente, con la rivoluzione sessuale abbiamo avuto il sesso senza matrimonio e il sesso senza amore. 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Tutti ne parlano: a 68 anni, l'attrice spagnola Ana Obregón è diventata genitore legale di una bambina nata il 20 marzo scorso, concepita con lo sperma del figlio morto nel 2020 e con un ovulo di una donatrice. La gravidanza è stata portata avanti tramite la pratica dell'utero in affitto. La Obregón, lo sottolineiamo, non ha fornito né ovocita, né utero: è solo la project manager di questa catena di montaggio di bambini.<br />Tra l'altro questa stramba vicenda pare essere la versione aggiornata di Dynasty, dove alla 388^ puntata John veniva a sapere che non era figlio di Harry, ma di Thomas; e Thomas risultava pure suo fratellastro. Dunque la Obregón è diventata mamma e nonna della piccola Ana Sandra Lequio Obregón. Occorrerà allora coniare un neologismo per indicare questo doppio ruolo: manna o nomma paiono dei candidati appetibili.<br />Perché l'attrice spagnola ha sentito il bisogno di volare a Miami con il seme del figlio morto nella valigia? La risposta viene dalle sue stesse labbra: "Quando gli hanno diagnosticato il cancro, i medici avevano raccomandato ad Aless di conservare campioni di sperma per assicurarsi di poter aver figli. Questi campioni sono stati conservati a New York. Un giorno in cui Aless stava già molto male, ci ha detto che se gli fosse successo qualcosa voleva che sapessimo che lui voleva lasciare degli eredi in questa vita. Se questa era l'ultima volontà di mio figlio, come potevo non esaudirla?". E aggiunge: "Ho preso la decisione di iniziare il processo di maternità surrogata, che come è noto implica la partecipazione di una donatrice di ovulo e di una gestante, il giorno stesso in cui lui è volato in cielo".<br />E cosa dire alla figlia-nipote? Non sarà un trauma sapere che è stata concepita quando il padre era morto da un pezzo e che la madre genetica non si sa dov'è e ha deciso di dare i suoi ovuli solo per soldi e così pure per l'altra donna che ha affittato a pagamento il proprio utero? Non creerà qualche turbamento ad Ana Junior scoprire che la mamma è in realtà la nonna? Nulla di tutto questo, ha cinguettato la Ana Senior: "Le dirò: Tuo papà è in cielo e che tu arrivassi era ciò che più desiderava al mondo, e tua mamma è una donatrice, e basta. Che problema c'è?". È vero: non c'è nessun problema quando non si riesce a riconoscere il male. Se accarezzi una tigre pensando che sia un gatto, che problema c'è? Davvero la stupidità è inconsapevole di se stessa. Ed essendo gli stupidi, quelli autentici, inconsapevoli di essere tali sono necessariamente recidivi. Ed ecco la nostra nomma dichiarare con immutato candore: "Mio figlio voleva avere cinque figli. Quindi forse un giorno arriverà anche un bambino". Abbiamo fatto 30 perché non fare 31?<br />La vicenda dell'utero affittato dalla madre di un defunto per diventare nonna biologica e madre legale è davvero specchio dei nostri tempi dove tutto, ma veramente tutto, è sottosopra. Il processo rivoluzionario è tale perché vuole mettere disordine dove c'è ordine. Il matrimonio tende all'unità e alla fedeltà? E noi c'inventiamo il divorzio e nuove unioni per sparigliare la carte. La madre è chiamata a dare la vita? E noi legalizziamo l'aborto. I figli devono accudire i genitori anziani? E noi mettiamo i bastoni tra le ruote del carro su cui c'è la giustizia e diffondiamo la pratica dell'eutanasia. I bambini nascono dall'abbraccio amoroso di mamma e papà? E noi li facciamo nascere da uno sconosciuto in camice bianco che gioca con le provette. Gli uomini sono attratti dalle donne e viceversa? E noi inseriamo la variante omosessuale. Un uomo è un uomo e una donna è una donna? E noi ci inventiamo l'emigrazione sessuale con il transessualismo. I bambini devono avere una mamma e un papà? E noi giochiamo con i numeri, così i bambini possono avere due papà e due mamme o anche tre o quattro.<br />Il fenomeno della mamma-nonna si inserisce perfettamente in questo quadro picassiano dei legami familiari, così disordinato da diventare liquido, fluido, anzi fosco. Non ci sono più sessi prestabiliti e ruoli prestabiliti - questo già lo predicava il femminismo - ma ogni ruolo si confonde nell'altro, perché il nemico numero uno da sconfiggere è il concetto di identità, il concetto di base della realtà. Chi lo dice, allora, che una nonna non possa essere anche madre della propria nipote? Madre lei, la nonna, e padre lui, il figlio. Madre della figlia del figlio. Come Giocasta ed Edipo. Una cupa e viscida atmosfera incestuosa avvolge questa vicenda.<br />Una vicenda che si spiega, come accennato all'inizio, semplicemente con una parola: egoismo. La mamma-nonna infatti ammette: "Sono tornata. Sono risorta. Sono rinata. Sono morta il 13 maggio 2020 e sono rinata il 20 marzo 2023, proprio così. Dopo tanto dolore è il mio turno, il mio turno".<br />Che Dio si metta in fila e aspetti il Suo di turno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53574671</guid><pubDate>Tue, 18 Apr 2023 21:16:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53574671/la_mamma_nonna_egoismo_all_ennesima_potenza.mp3" length="5690976" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7380

LA MAMMA-NONNA: EGOISMO ALL'ENNESIMA POTENZA di Tommaso Scandroglio
Una volta per mettere al mondo un figlio serviva l'amore. Ora è sufficiente l'egoismo. Tutti ne parlano: a 68...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7380" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7380</a><br /><br />LA MAMMA-NONNA: EGOISMO ALL'ENNESIMA POTENZA di Tommaso Scandroglio<br />Una volta per mettere al mondo un figlio serviva l'amore. Ora è sufficiente l'egoismo. Tutti ne parlano: a 68 anni, l'attrice spagnola Ana Obregón è diventata genitore legale di una bambina nata il 20 marzo scorso, concepita con lo sperma del figlio morto nel 2020 e con un ovulo di una donatrice. La gravidanza è stata portata avanti tramite la pratica dell'utero in affitto. La Obregón, lo sottolineiamo, non ha fornito né ovocita, né utero: è solo la project manager di questa catena di montaggio di bambini.<br />Tra l'altro questa stramba vicenda pare essere la versione aggiornata di Dynasty, dove alla 388^ puntata John veniva a sapere che non era figlio di Harry, ma di Thomas; e Thomas risultava pure suo fratellastro. Dunque la Obregón è diventata mamma e nonna della piccola Ana Sandra Lequio Obregón. Occorrerà allora coniare un neologismo per indicare questo doppio ruolo: manna o nomma paiono dei candidati appetibili.<br />Perché l'attrice spagnola ha sentito il bisogno di volare a Miami con il seme del figlio morto nella valigia? La risposta viene dalle sue stesse labbra: "Quando gli hanno diagnosticato il cancro, i medici avevano raccomandato ad Aless di conservare campioni di sperma per assicurarsi di poter aver figli. Questi campioni sono stati conservati a New York. Un giorno in cui Aless stava già molto male, ci ha detto che se gli fosse successo qualcosa voleva che sapessimo che lui voleva lasciare degli eredi in questa vita. Se questa era l'ultima volontà di mio figlio, come potevo non esaudirla?". E aggiunge: "Ho preso la decisione di iniziare il processo di maternità surrogata, che come è noto implica la partecipazione di una donatrice di ovulo e di una gestante, il giorno stesso in cui lui è volato in cielo".<br />E cosa dire alla figlia-nipote? Non sarà un trauma sapere che è stata concepita quando il padre era morto da un pezzo e che la madre genetica non si sa dov'è e ha deciso di dare i suoi ovuli solo per soldi e così pure per l'altra donna che ha affittato a pagamento il proprio utero? Non creerà qualche turbamento ad Ana Junior scoprire che la mamma è in realtà la nonna? Nulla di tutto questo, ha cinguettato la Ana Senior: "Le dirò: Tuo papà è in cielo e che tu arrivassi era ciò che più desiderava al mondo, e tua mamma è una donatrice, e basta. Che problema c'è?". È vero: non c'è nessun problema quando non si riesce a riconoscere il male. Se accarezzi una tigre pensando che sia un gatto, che problema c'è? Davvero la stupidità è inconsapevole di se stessa. Ed essendo gli stupidi, quelli autentici, inconsapevoli di essere tali sono necessariamente recidivi. Ed ecco la nostra nomma dichiarare con immutato candore: "Mio figlio voleva avere cinque figli. Quindi forse un giorno arriverà anche un bambino". Abbiamo fatto 30 perché non fare 31?<br />La vicenda dell'utero affittato dalla madre di un defunto per diventare nonna biologica e madre legale è davvero specchio dei nostri tempi dove tutto, ma veramente tutto, è sottosopra. Il processo rivoluzionario è tale perché vuole mettere disordine dove c'è ordine. Il matrimonio tende all'unità e alla fedeltà? E noi c'inventiamo il divorzio e nuove unioni per sparigliare la carte. La madre è chiamata a dare la vita? E noi legalizziamo l'aborto. I figli devono accudire i genitori anziani? E noi mettiamo i bastoni tra le ruote del carro su cui c'è la giustizia e diffondiamo la pratica dell'eutanasia. I bambini nascono dall'abbraccio amoroso di mamma e papà? E noi li facciamo nascere da uno sconosciuto in camice bianco che gioca con le provette. Gli uomini sono attratti dalle donne e viceversa? E noi inseriamo la variante omosessuale. Un uomo è un uomo e una donna è una donna? 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E poi aggiunge: "Bisogna uscire, per chi ancora lo avesse, da quel tabù. Ormai il Veneto guarda alla modernità, all'inclusività, al rispetto umano. Occorre capire che non stiamo parlando di cose fantascientifiche o di comportamenti contro la natura. Si tratta fondamentalmente di pochi casi [...] relativi a persone che non si riconoscono nel loro genere. Come si dice, sono nate nel corpo sbagliato".<br />Nostro commento: come scrivevamo qualche tempo fa, il "cambiamento di sesso" è atto intrinsecamente disordinato perché "il sesso è aspetto identitario della persona. Attenzione: non il sesso in generale, bensì il sesso maschile è elemento identitario per gli uomini e il sesso femminile è elemento identitario per le donne". Dunque i cromosomi XY e XX non sono aspetti accessori della persona, ma indicano un'appartenenza sessuale che attiene all'identità della stessa. Quindi il corpo sessuato non può mai essere un corpo sbagliato, come sostiene Zaia, perché il sesso maschile e il sesso femminile mai possono costituire delle patologie. Sarà semmai la psiche della persona che, per vari motivi, starà errando, non volendo accettare la propria identità sessuale e volendo costruirne un'altra che risulterà quindi essere aliena alla sua vera identità, contraria alla sua natura. Quindi la scelta di "cambiare" sesso, diversamente da quanto affermato da Zaia, è una scelta contro natura.<br />CONFUSIONE TOTALE<br />Il governatore poi aggiunge che "basterebbe conoscere l'embriogenesi che io ho studiato all'Università, per capire come si determina il carattere sessuale nell'embrione e quando in alcuni casi il carattere non è così determinato o determinante. Ecco perché dico che per me è un fatto di civiltà". Vero è che ci possono essere alterazioni a livello cromosomico, ma ciò non pregiudica l'individuazione del vero sesso della persona. Ad esempio esiste la sindrome della tripla X, ma le persone che ne sono affette sono e rimangono donne, seppur con un cromosoma X in più. Poi esistono altre patologie a causa delle quali non c'è corretta trasmissione dell'identità sessuale indicata a livello cromosomico ai caratteri primari (gonadi) e secondari (distribuzione dei peli, timbro della voce, sviluppo dei muscoli, etc.). Zaia al Corriere fa riferimento anche all'ermafroditismo, alterazione rara che attiene al primo caso, in cui nella persona sono presenti tessuti sia ovarici che testicolari. In tutti questi casi il sesso della persona è comunque individuabile con certezza perché è quello genetico, contrariamente a ciò che ha dichiarato Zaia. Riguardo a tali disfunzioni, il percorso clinico, anche tramite supporto psicologico, dovrà tentare, laddove è possibile ed efficace, di configurare i caratteri primari e secondari in modo consono al sesso cromosomico.<br />Continuiamo con le dichiarazioni del governatore: "L'amministratore non può avere una visione egoistica e personalistica. È un po' come quando si parla di fine vita. Non si può dire: finché ci sono io, questi temi non verranno toccati. O come quando si discute di aborto: approvare la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, non significa essere a favore di quella pratica, ma assicurare l'esercizio di un diritto, che è un'altra roba". E al Corriere: "se dici che sei a favore della legge sull'aborto, non è che sei un abortista: ti tieni le tue idee personali ma riconosci che le libertà altrui vadano rispettate" Che è come dire: approvare le leggi razziali non significa essere a favore del razzismo, ma assicurare l'esercizio del diritto di discriminare a seconda della razza. Se dici che sei a favore delle leggi razziali, non è che sei un razzista: ti tieni le tue idee personali ma riconosci che le libertà altrui di discriminare secondo la razza vadano rispettate. Zaia, uno dei tanti epigoni delle convergenze parallele di Aldo Moro.<br />Il governatore non è nuovo ad uscite così liberal su tematiche eticamente sensibili come aborto, fine vita, omosessualità e transessualità, orientamento progressista confermato anche dal suo ultimo libro I pessimisti non fanno fortuna. Il consigliere per la regione Emilia Romagna Matteo Montevecchi, in quota Lega, così commenta le parole di Zaia sul suo profilo Facebook: "dispiace vedere un politico di centrodestra che scopiazza la sinistra sui temi etici e spalanca le porte all'agenda LGBT. [...] Una destra con il complesso di inferiorità culturale che arriva a fare esattamente ciò che proclama la sinistra fucsia, non ci piace e non ci serve. [...] Non vogliamo un centrodestra che diventi un centrosinistra ‘in ritardo' di qualche anno. Non vogliamo un centrodestra fluido che cambia opinione a seconda di come tira il vento. Non vogliamo un centrodestra senza radici che si abbandona solo alla mera ricerca del consenso. La nostra identità non è fluida".<br />IL CENTRODESTRA SOMIGLIA SEMPRE PIÙ ALLA SINISTRA RADICALE<br />Zaia s'intruppa in quella, ormai nutrita, schiera di politici di centrodestra che sui temi etici la pensano pari pari a quelli di sinistra: Berlusconi, Salvini, Roccella e infine Meloni hanno dato ampia prova che il compromesso su ciò che non dovrebbe essere negoziabile è invece possibile. Questa deriva laicista e liberista dei politici destrorsi, come avevamo già appuntato in altre occasioni, dipende essenzialmente da due fattori, di cui il primo genera il secondo. Il fattore primario è dato dal fatto che culturalmente questi esponenti sono figli di una società laica che, cancellando Dio dalla propria prospettiva, ha provocato un disgregamento anche del piano valoriale che attiene alla morale naturale. Molti politici del centrodestra sono figli di questo nostro tempo malato e quindi o sono convinti che aborto, eutanasia, omosessualità, etc. siano cose buone oppure le ritengono non accettabili personalmente, ma politicamente difendibili sul piano pubblico, non comprendendo che tali fenomeni intaccano il bene comune, non lo arricchiscono di certo. Insomma una scissione tra etica privata ed etica pubblica così come comanda il pensiero liberista.<br />Il secondo fattore riguarda la perdita di consensi che i politici temono sommamente se dovessero ingaggiare battaglia contro aborto, eutanasia ed omosessualità. Il secondo fattore deriva dal primo per questo motivo: il politico liberal di destra che ritiene che tutte le libertà, anche quelle che personalmente non condivide, debbano essere tutelate, come potrà mai esporsi su questi temi con approccio critico tenendo anche in conto che queste posizioni possono essere perdenti nelle urne elettorali? Non convinto della difesa tenace di alcuni principi anche nell'agone politico, la minaccia della perdita di voti sarà più che sufficiente per fargli dire, ad esempio, "la 194 non si tocca". Si potrà uscire da questo vicolo cieco puntando solo sulla formazione delle nuove generazioni di politici - gli attuali leader ormai li diamo per persi - e quindi su una nuova cultura incentrata sui principi non negoziabili e dunque, ancor più a monte, sulla nuova evangelizzazione, perché non c'è cultura senza fede.<br />Nota di BastaBugie: per avere delle buone notizie sul fronte vita e famiglia occorre volgersi agli Stati Uniti dove, nonostante il presidente più abortista di sempre, almeno alcuni governatori vincono alcune battaglie etiche importanti.<br />IL MISSISSIPPI APPROVA LEGGE CHE VIETA LA TRANSIZIONE DI GENERE PER I MINORI<br />Martedì scorso il governatore del Mississippi Tate Reeves ha firmato un disegno di legge che vieta le procedure di transizione di genere per i minori.<br />L'approvazione finale di Reeves per il "Regulate Experimental Adolescent Procedures" (REAP) Act è arrivata dopo che il parlamento controllato dai repubblicani ha approvato il disegno di legge lo scorso 21 febbraio. La misura rende il Mississippi il settimo stato a vietare le procedure di cambiamento del sesso per i minori.<br />"Oggi c'è un movimento pericoloso che si sta diffondendo in tutta l'America", ha detto Reeves mentre firmava il disegno di legge. "Sta avanzando con il pretesto di una falsa ideologia e pseudoscienza che viene spinta sui nostri figli attraverso attivisti radicali, social media e influencer online.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53220915</guid><pubDate>Thu, 16 Mar 2023 08:42:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53220915/zaia_dimostra_che_il_centrodestra_somiglia_alla_sinistra.mp3" length="12858409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7342

ZAIA DIMOSTRA CHE IL CENTRODESTRA SOMIGLIA ALLA SINISTRA di Tommaso Scandroglio
La Regione Veneto ha "approvato con voti unanimi e palesi" la seguente delibera: "si propone [...]...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7342" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7342</a><br /><br />ZAIA DIMOSTRA CHE IL CENTRODESTRA SOMIGLIA ALLA SINISTRA di Tommaso Scandroglio<br />La Regione Veneto ha "approvato con voti unanimi e palesi" la seguente delibera: "si propone [...] di concentrare nell'Azienda Ospedale-Università di Padova la presa in carico degli assistiti con disturbi di identità di genere, in quanto costituisce attualmente la sede professionalmente più adeguata per il Centro di riferimento regionale".<br />In merito a questa delibera il governatore Luca Zaia rilascia un'intervista a Il Gazzettino in cui afferma che questo centro che permette il "cambiamento" di sesso "per me è un segno di civiltà". E poi aggiunge: "Bisogna uscire, per chi ancora lo avesse, da quel tabù. Ormai il Veneto guarda alla modernità, all'inclusività, al rispetto umano. Occorre capire che non stiamo parlando di cose fantascientifiche o di comportamenti contro la natura. Si tratta fondamentalmente di pochi casi [...] relativi a persone che non si riconoscono nel loro genere. Come si dice, sono nate nel corpo sbagliato".<br />Nostro commento: come scrivevamo qualche tempo fa, il "cambiamento di sesso" è atto intrinsecamente disordinato perché "il sesso è aspetto identitario della persona. Attenzione: non il sesso in generale, bensì il sesso maschile è elemento identitario per gli uomini e il sesso femminile è elemento identitario per le donne". Dunque i cromosomi XY e XX non sono aspetti accessori della persona, ma indicano un'appartenenza sessuale che attiene all'identità della stessa. Quindi il corpo sessuato non può mai essere un corpo sbagliato, come sostiene Zaia, perché il sesso maschile e il sesso femminile mai possono costituire delle patologie. Sarà semmai la psiche della persona che, per vari motivi, starà errando, non volendo accettare la propria identità sessuale e volendo costruirne un'altra che risulterà quindi essere aliena alla sua vera identità, contraria alla sua natura. Quindi la scelta di "cambiare" sesso, diversamente da quanto affermato da Zaia, è una scelta contro natura.<br />CONFUSIONE TOTALE<br />Il governatore poi aggiunge che "basterebbe conoscere l'embriogenesi che io ho studiato all'Università, per capire come si determina il carattere sessuale nell'embrione e quando in alcuni casi il carattere non è così determinato o determinante. Ecco perché dico che per me è un fatto di civiltà". Vero è che ci possono essere alterazioni a livello cromosomico, ma ciò non pregiudica l'individuazione del vero sesso della persona. Ad esempio esiste la sindrome della tripla X, ma le persone che ne sono affette sono e rimangono donne, seppur con un cromosoma X in più. Poi esistono altre patologie a causa delle quali non c'è corretta trasmissione dell'identità sessuale indicata a livello cromosomico ai caratteri primari (gonadi) e secondari (distribuzione dei peli, timbro della voce, sviluppo dei muscoli, etc.). Zaia al Corriere fa riferimento anche all'ermafroditismo, alterazione rara che attiene al primo caso, in cui nella persona sono presenti tessuti sia ovarici che testicolari. In tutti questi casi il sesso della persona è comunque individuabile con certezza perché è quello genetico, contrariamente a ciò che ha dichiarato Zaia. Riguardo a tali disfunzioni, il percorso clinico, anche tramite supporto psicologico, dovrà tentare, laddove è possibile ed efficace, di configurare i caratteri primari e secondari in modo consono al sesso cromosomico.<br />Continuiamo con le dichiarazioni del governatore: "L'amministratore non può avere una visione egoistica e personalistica. È un po' come quando si parla di fine vita. Non si può dire: finché ci sono io, questi temi non verranno toccati. O come quando si discute di aborto: approvare la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, non significa essere a favore di quella pratica, ma assicurare...]]></itunes:summary><itunes:duration>804</itunes:duration><itunes:keywords>cambiodisesso,gestodiciviltà,inclusività,veneto,zaia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebcb6fd818640b6905ae3d3fe7fb3983.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rendere lecita la zoofilia, il rapporto "sessuale" tra bestie e uomini?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rendere-lecita-la-zoofilia-il-rapporto-sessuale-tra-bestie-e-uomini--52807571</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7326" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7326</a><br /><br />RENDERE LECITA LA ZOOFILIA, IL RAPPORTO ''SESSUALE'' TRA BESTIE E UOMINI? di Tommaso Scandroglio<br />Giovedì scorso il Congresso dei Deputati del Parlamento spagnolo ha approvato la cosiddetta Legge sul benessere degli animali in modifica della legge n. 10/1995 che riguarda la materia del maltrattamento di animali. Tale proposta di legge è stata voluta da PSOE, Unidas Podemos, ERC e Bildu. Inoltre è stato approvato anche un altro disegno di legge che ha soppresso gli artt. 337 e 337 bis del Codice penale ed ha introdotto un nuovo titolo, il XVI bis, «Dei delitti contro gli animali», che conterrà quattro nuovi articoli, dal 340 bis al 340 quinquies. Questa proposta per diventare legge deve ancora ricevere il placet del Senato.<br />Il nuovo art. 340 bis prevede sanzioni per tutti coloro i quali, al di fuori di attività disciplinate dalla legge, "con qualsiasi mezzo o procedura, compresi gli atti di natura sessuale, provocano una lesione a un animale vertebrato che richiede un trattamento veterinario per ripristinarne la salute".<br />Il precedente art. 337 cp, che si vorrebbe abrogare, prevedeva sanzioni se i maltrattamenti riguardavano animali domestici o addomesticati o allevati e le escludeva esplicitamente per gli animali che vivevano allo stato brado. Ora si potranno punire tutti coloro che provocano una lesione a qualsiasi animale vertebrato. Dunque in Spagna non sarà più permesso ammazzare i topi o i serpenti che ti entrano in casa e se investi un coniglio che ti attraversa la strada rischi o il carcere, fino a 18 mesi, o una multa. Se poi installi sul cornicione di casa dei dissuasori appuntiti per piccioni, provocando loro al massimo delle semplici punture che non necessitano delle cure di un veterinario, sei fortunato perché per te ci sarà solo una multa o lavori socialmente utili.<br />NON UCCIDERE I TOPI, POVERINI...<br />Se, invece, per uccidere il ratto usi dei veleni le pene sono aumentate, così come se gli spezzi un arto o se gli rechi delle lesioni ed è presente tua figlia ancora minorenne o se provi una certa soddisfazione ad averlo centrato con una scopata perché verrebbe rubricato ad atto crudele. Se poi il ratto muore sono guai, perché puoi finire in carcere per due anni (se ammazzi un bambino nel ventre della madre invece lo Stato ti paga l’operazione). Rimane infine il dubbio se si potrà applicare la legittima difesa qualora una persona venga attaccata da un cane feroce. Il punto critico di questo nuovo art. 340 bis è in definitiva il seguente: il fatto delittuoso così descritto nell’articolo non ricomprende solo gli atti di maltrattamento di animali, ma anche quelli di difesa dell’uomo verso gli animali o quelli in cui nessuna colpa può essere addebitata all’uomo (vedi l’investimento inevitabile di un animale).<br />Il disegno di legge spagnolo non è solo bestiale per questo motivo, ma anche per un altro: tale disegno di legge depenalizza il reato di zoofilia che era previsto proprio dall’art. 337. Se in questo articolo gli atti di bestialità venivano sanzionati in quanto tali, nel nuovo art. 340 bis, come abbiamo visto, si puniscono gli atti sessuali avuti con un animale solo se provocano a questi una lesione. In caso contrario sono leciti.<br />L’art. 337 era già di suo mal strutturato: infatti la punizione derivava dal fatto che un atto sessuale con un animale veniva visto come maltrattamento verso l’animale, non come atto contrario alla dignità della persona. Il nuovo 340 bis si spinge molto più in là: se l’atto sessuale provoca una lesione è reato, in caso contrario è un facoltà di fatto da esercitarsi liberamente forse perché, così avranno pensato gli estensori del disegno di legge, rientra nelle libertà sessuali dell’uomo e della bestia aver rapporti interspecie. Comunque, al di là delle motivazioni che hanno portato a questo cambiamento, un dato è certo: se la legge verrà varata, il reato di zooerastia sarà parzialmente depenalizzato.<br />COME OTTENERE IL CONSENSO DELLE GALLINE?<br />Il portavoce di Vox al Congresso dei Deputati, Iván Espinosa de los Monteros, in conferenza stampa ha chiesto ai suoi colleghi di maggioranza: "Vorrei sapere se quelli di Podemos hanno pensato a come ottenere il consenso delle galline, degli asini o degli animali con cui pensano di avere rapporti sessuali", dato che la normativa che disciplina i rapporti sessuali esige il consenso per consumare un rapporto. Ma gli animali, per la legge spagnola, non sono esseri consenzienti, ma semplicemente senzienti, non sono dunque ancora persone, seppur poco ci manchi.<br />Perciò, in punta di diritto, non serve il loro consenso. Ciò detto, visto questo ultimo disegno di legge, gli animali stanno guadagnando terreno verso la loro terra promessa, ossia il riconoscimento dello status di soggetto giuridico. Come abbiamo appena notato, la liceità in alcuni casi dei rapporti sessuali tra uomini e bestie fa sospettare che gli estensori della proposta di legge credano che, se non ci sono danni a carico dell’animale, il rapporto sessuale non soddisfi solo le voglie dell’umano, ma anche della bestia. Il criterio quindi, come già sottolineato, non sarebbe quello di vietare atti contrari alla dignità della persona e promuovere quelli a lei consoni, bensì vietare solo gli atti sessuali lesivi dell’animale e promuovere quelli consoni agli interessi, più o meno aberranti poco importa, dell’essere umano e dell’essere animale. In breve: chi ci dice che Fido non gradisca certe attenzioni da parte del suo padrone? E, quindi, perché vietarle?<br />Si spera che il Senato, esaminando il testo di questo disegno di legge, provveda, se non a bocciarlo (cosa impensabile), perlomeno a modificare tali macroscopiche storture giuridiche e morali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52807571</guid><pubDate>Wed, 22 Feb 2023 00:02:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52807571/rendere_lecita_la_zoofilia_il_rapporto_sessuale_tra_bestie_e_uomini.mp3" length="8103508" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7326

RENDERE LECITA LA ZOOFILIA, IL RAPPORTO ''SESSUALE'' TRA BESTIE E UOMINI? di Tommaso Scandroglio
Giovedì scorso il Congresso dei Deputati del Parlamento spagnolo ha approvato la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7326" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7326</a><br /><br />RENDERE LECITA LA ZOOFILIA, IL RAPPORTO ''SESSUALE'' TRA BESTIE E UOMINI? di Tommaso Scandroglio<br />Giovedì scorso il Congresso dei Deputati del Parlamento spagnolo ha approvato la cosiddetta Legge sul benessere degli animali in modifica della legge n. 10/1995 che riguarda la materia del maltrattamento di animali. Tale proposta di legge è stata voluta da PSOE, Unidas Podemos, ERC e Bildu. Inoltre è stato approvato anche un altro disegno di legge che ha soppresso gli artt. 337 e 337 bis del Codice penale ed ha introdotto un nuovo titolo, il XVI bis, «Dei delitti contro gli animali», che conterrà quattro nuovi articoli, dal 340 bis al 340 quinquies. Questa proposta per diventare legge deve ancora ricevere il placet del Senato.<br />Il nuovo art. 340 bis prevede sanzioni per tutti coloro i quali, al di fuori di attività disciplinate dalla legge, "con qualsiasi mezzo o procedura, compresi gli atti di natura sessuale, provocano una lesione a un animale vertebrato che richiede un trattamento veterinario per ripristinarne la salute".<br />Il precedente art. 337 cp, che si vorrebbe abrogare, prevedeva sanzioni se i maltrattamenti riguardavano animali domestici o addomesticati o allevati e le escludeva esplicitamente per gli animali che vivevano allo stato brado. Ora si potranno punire tutti coloro che provocano una lesione a qualsiasi animale vertebrato. Dunque in Spagna non sarà più permesso ammazzare i topi o i serpenti che ti entrano in casa e se investi un coniglio che ti attraversa la strada rischi o il carcere, fino a 18 mesi, o una multa. Se poi installi sul cornicione di casa dei dissuasori appuntiti per piccioni, provocando loro al massimo delle semplici punture che non necessitano delle cure di un veterinario, sei fortunato perché per te ci sarà solo una multa o lavori socialmente utili.<br />NON UCCIDERE I TOPI, POVERINI...<br />Se, invece, per uccidere il ratto usi dei veleni le pene sono aumentate, così come se gli spezzi un arto o se gli rechi delle lesioni ed è presente tua figlia ancora minorenne o se provi una certa soddisfazione ad averlo centrato con una scopata perché verrebbe rubricato ad atto crudele. Se poi il ratto muore sono guai, perché puoi finire in carcere per due anni (se ammazzi un bambino nel ventre della madre invece lo Stato ti paga l’operazione). Rimane infine il dubbio se si potrà applicare la legittima difesa qualora una persona venga attaccata da un cane feroce. Il punto critico di questo nuovo art. 340 bis è in definitiva il seguente: il fatto delittuoso così descritto nell’articolo non ricomprende solo gli atti di maltrattamento di animali, ma anche quelli di difesa dell’uomo verso gli animali o quelli in cui nessuna colpa può essere addebitata all’uomo (vedi l’investimento inevitabile di un animale).<br />Il disegno di legge spagnolo non è solo bestiale per questo motivo, ma anche per un altro: tale disegno di legge depenalizza il reato di zoofilia che era previsto proprio dall’art. 337. Se in questo articolo gli atti di bestialità venivano sanzionati in quanto tali, nel nuovo art. 340 bis, come abbiamo visto, si puniscono gli atti sessuali avuti con un animale solo se provocano a questi una lesione. In caso contrario sono leciti.<br />L’art. 337 era già di suo mal strutturato: infatti la punizione derivava dal fatto che un atto sessuale con un animale veniva visto come maltrattamento verso l’animale, non come atto contrario alla dignità della persona. Il nuovo 340 bis si spinge molto più in là: se l’atto sessuale provoca una lesione è reato, in caso contrario è un facoltà di fatto da esercitarsi liberamente forse perché, così avranno pensato gli estensori del disegno di legge, rientra nelle libertà sessuali dell’uomo e della bestia aver rapporti interspecie. 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Ora se dici Benedetto XVI pensi, almeno in casa cattolica, ai principi non negoziabili, certamente uno dei temi più caratterizzanti del suo magistero. Il testo fondamentale in cui il Papa emerito ne parlò è il Discorso ai partecipanti al convegno promosso dal Partito Popolare Europeo, tenuto il 30 marzo del 2006.<br />Estrapoliamo il passaggio in cui Benedetto XVI si sofferma sui principi non negoziabili: "Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l'interesse principale dei suoi interventi nell'arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti:<br />- tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;<br />- riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale;<br />- tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli.<br />Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l'umanità. L'azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa".<br />INTRINSECE MALA<br />Commentiamo punto per punto quanto detto da Benedetto XVI.<br />Ogni ordinamento giuridico deve rispettare i principi di morale naturale - i principi della legge morale naturale - limitatamente al bene comune. La Chiesa ha a cuore la dignità della persona e quindi è suo dovere richiamare anche gli Stati alla tutela della stessa. La dignità della persona è il criterio fondante della morale naturale (ma non ultimo: criterio finale è sempre Dio) e infatti il principio di fondo di ogni condotta è il seguente: agisci sempre in conformità alla dignità della persona, ossia in modo consono alla preziosità intrinseca della persona umana.<br />Se questo è il criterio di fondo, ne consegue che esistono delle condotte che mai devono essere assunte. Ecco la categoria morale degli intrinsece mala, degli assoluti morali, dei doveri negativi assoluti, ossia di quelle azioni che hanno un oggetto malvagio, un fine prossimo malvagio, cioè un fine che contraddice sempre la dignità personale, e che tale rimane anche al di là degli eventuali fini secondi buoni per cui noi compiamo quell'azione e al di là delle circostanze in cui scegliamo quegli atti. Ad esempio assassinare, cioè uccidere direttamente una persona innocente, rimane un'azione malvagia, anche se compiuta a fin di bene e anche se stretti da necessità.<br />Benedetto XVI scelse di tradurre positivamente questi mala in se, ossia di rovesciare alcuni divieti (che sono doveri omissivi, ossia obblighi di astenersi dal compiere certe azioni) in comandi (che sono doveri commissivi): ecco l'inedita categoria morale dei "principi non negoziabili". Il principio è una regola di condotta molto generale che poi la coscienza declina in norme particolari. Ad esempio il principio di tutelare la vita si specifica sia in norme positive-commissive (ad es. curare un malato) sia in norme negative-omissive (ad es. non uccidere la persona innocente già nata e quella che deve nascere). La non negoziabilità assoluta dei principi deve essere riferita non tanto all'aspetto commissivo, dato che non esistono azioni che debbono essere sempre compiute (ad es. a volte è doveroso astenersi dal sottoporre un paziente alle terapie, perché inutili), bensì all'aspetto omissivo: come già accennato, esistono azioni che mai devono essere compiute.<br />I PRINCIPI NON NEGOZIABILI<br />Il Papa indicò tre principi non negoziabili, non perché fossero gli unici esistenti, ma perché tre erano gli ambiti in cui la dignità personale era ed è particolarmente a rischio: la tutela della vita, della famiglia e della libertà educativa dei genitori. Al primo ambito corrisponde, tra gli altri, il dovere negativo assoluto dell'assassinio: il Papa però mette l'accento sulla sua declinazione abortiva ed eutanasica. Nel secondo ambito rientrerebbero molte offese all'istituto familiare (vedi il divorzio), ma il Papa anche in questo caso mette in evidenza un particolare dovere negativo assoluto che riguarda i governanti: l'approvazione di normative che ne disconoscano la sua identità, ossia la legittimazione delle "nozze" gay, delle unioni civili e delle convivenze di fatto, anche eterosessuali.<br />Il terzo ambito riguarda il diritto naturale dei genitori di educare la prole. Come già sottolineato, non esiste un'azione commissiva da compiere sempre e dunque, se è vero che esiste in capo ad ogni genitore il diritto naturale di educare i figli, è altrettanto vero che i genitori devono dimostrarsi capaci di esercitare questo diritto e che dunque a volte è giusto e doveroso che questo diritto non sia esercitato da loro, ma da altri per conto loro, qualora fosse appurato che gli stessi si dimostrino incompetenti a soddisfare tal compito. E questo può avvenire per delega (e in questa ipotesi sarebbe una declinazione particolare dell'esercizio del diritto di educazione) oppure anche senza il consenso dei genitori (pensiamo ad un genitore incapace di intendere e volere). Il Papa però, pur avendo in mente tutto questo, quando si riferiva alla libertà educativa pensava alla ingiusta sostituzione educativa a danno dei genitori operata dallo Stato, con tutte le conseguenze nefaste che questo comporta (ricordiamo solo l'attuale indottrinamento gender che avviene nelle scuole) e all'ingiusta compressione della libertà educativa dei genitori (citiamo ad esempio l'ingiusta discriminazione delle scuole private da parte dello Stato).<br />Il Papa infine ricorda che questi tre principi non negoziabili, dato che appartengono alla morale naturale perché inscritti nella natura umana, non hanno carattere confessionale, non sono verità di fede, e dunque sono comprensibili da chiunque eserciti la recta ratio, ossia usi la ragione in modo corretto. Ergo, possono e devono essere rispettati anche da chi non è cattolico e quindi dal fedele di altre religioni, dall'ateo e dall'agnostico. Perciò il loro rispetto si impone anche ai governanti, al di là di ciò che pensano di Dio, proprio perché questi tre principi non negoziabili sono "laici", cioè, volendo esprimerci con un termine sicuramente più corretto, sono razionali e riguardano il bene comune.<br />Inutile aggiungere che questa lezione di Benedetto XVI sui principi che non tollerano eccezioni, né trattative, rimane attualissima oggi, forse ancor più che nel 2006.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52410334</guid><pubDate>Wed, 11 Jan 2023 20:56:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52410334/cosa_resta_dell_insegnamento_di_benedetto_xvi.mp3" length="8321636" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7269

COSA RESTA DELL'INSEGNAMENTO DI BENEDETTO XVI
Uno dei temi più rilevanti del magistero di Benedetto XVI è stato quello dei princìpi non negoziabili: tutela della vita in tutte le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7269" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7269</a><br /><br />COSA RESTA DELL'INSEGNAMENTO DI BENEDETTO XVI<br />Uno dei temi più rilevanti del magistero di Benedetto XVI è stato quello dei princìpi non negoziabili: tutela della vita in tutte le sue fasi, la famiglia naturale e il diritto dei genitori di educare i propri figli<br />di Tommaso Scandroglio<br />La rievocazione della figura di Papa Ratzinger ha senso soprattutto se si ricorda il suo insegnamento, il lascito più rilevante del suo pontificato. Ora se dici Benedetto XVI pensi, almeno in casa cattolica, ai principi non negoziabili, certamente uno dei temi più caratterizzanti del suo magistero. Il testo fondamentale in cui il Papa emerito ne parlò è il Discorso ai partecipanti al convegno promosso dal Partito Popolare Europeo, tenuto il 30 marzo del 2006.<br />Estrapoliamo il passaggio in cui Benedetto XVI si sofferma sui principi non negoziabili: "Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l'interesse principale dei suoi interventi nell'arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti:<br />- tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;<br />- riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale;<br />- tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli.<br />Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l'umanità. L'azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa".<br />INTRINSECE MALA<br />Commentiamo punto per punto quanto detto da Benedetto XVI.<br />Ogni ordinamento giuridico deve rispettare i principi di morale naturale - i principi della legge morale naturale - limitatamente al bene comune. La Chiesa ha a cuore la dignità della persona e quindi è suo dovere richiamare anche gli Stati alla tutela della stessa. La dignità della persona è il criterio fondante della morale naturale (ma non ultimo: criterio finale è sempre Dio) e infatti il principio di fondo di ogni condotta è il seguente: agisci sempre in conformità alla dignità della persona, ossia in modo consono alla preziosità intrinseca della persona umana.<br />Se questo è il criterio di fondo, ne consegue che esistono delle condotte che mai devono essere assunte. Ecco la categoria morale degli intrinsece mala, degli assoluti morali, dei doveri negativi assoluti, ossia di quelle azioni che hanno un oggetto malvagio, un fine prossimo malvagio, cioè un fine che contraddice sempre la dignità personale, e che tale rimane anche al di là degli eventuali fini secondi buoni per cui noi compiamo quell'azione e al di là delle circostanze in cui scegliamo quegli atti. Ad esempio assassinare, cioè uccidere direttamente una persona innocente, rimane un'azione malvagia, anche se compiuta a fin di bene e anche se stretti da necessità.<br />Benedetto XVI scelse di tradurre positivamente questi mala in se, ossia di rovesciare alcuni divieti (che sono doveri omissivi, ossia obblighi di astenersi dal compiere certe azioni) in comandi (che sono doveri commissivi): ecco l'inedita categoria morale dei "principi non negoziabili". Il principio è una regola di condotta molto generale che poi la coscienza declina in...]]></itunes:summary><itunes:duration>521</itunes:duration><itunes:keywords>benedettoxvi,intrinsecemala,moralenaturale,principinonnegoziabili,rectaratio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea3e64c0fe511f67f27e0a732d34d645.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rapporto del Censis: post covid gli italiani sono tristi e rassegnati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rapporto-del-censis-post-covid-gli-italiani-sono-tristi-e-rassegnati--52340302</link><description><![CDATA[VIDEO: L'insostenibile desiderio di cambiare ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fP01rFw6Hlk&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=fP01rFw6Hlk&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7266" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7266</a><br /><br />RAPPORTO DEL CENSIS: POST COVID, GLI ITALIANI SONO TRISTI E RASSEGNATI di Tommaso Scandroglio<br />È uscito il 56° Rapporto Censis. In un comunicato stampa dell'istituto possiamo leggere che gli italiani hanno patito le "quattro crisi sovrapposte dell'ultimo triennio: la pandemia perdurante, la guerra cruenta alle porte dell'Europa, l'alta inflazione, la morsa energetica". Da queste crisi è germinata poi e soprattutto la paura di una terza guerra mondiale, di una crisi economica e di nuovi virus.<br />E come rispondono i nostri compatrioti? Rimboccandosi le maniche? Marciando verso il nemico? Lanciando il cuore oltre l'ostacolo? No. Raggomitolandosi su sé stessi. Scrive il Censis: "Non si registrano fiammate conflittuali, intense mobilitazioni collettive attraverso scioperi, manifestazioni di piazza o cortei. [...] Quella del 2022 non sembra però una Italia sull'orlo di una crisi di nervi, segnata da diffuse espressioni di rabbia e da gravi tensioni sociali. [...] Si manifesta invece una ritrazione silenziosa dei cittadini perduti della Repubblica". E più avanti con toni ancor più incisivi: "8 italiani su 10 affermano di non avere voglia di fare sacrifici per cambiare, diventare altro da sé. È l'astuzia operativa della soggettività che, nel flusso degli eventi inattesi degli ultimi anni, adesso esprime una inedita impermeabilità ai miti proiettivi, che può tracimare nell'esplicita rinuncia all'autopromozione individuale. Il bilancio? L'89,7% degli italiani dichiara che, pensando alla sequenza di pandemia, guerra e crisi ambientale, prova tristezza, e il 54,1% ha la forte tentazione di restare passivo. È la malinconia a definire oggi il carattere degli italiani, il sentimento proprio del nichilismo dei nostri tempi, corrispondente alla coscienza della fine del dominio onnipotente dell'«io» sugli eventi e sul mondo, un «io» che malinconicamente è costretto a confrontarsi con i propri limiti quando si tratta di governare il destino".<br />L'homo italicus 2020-2022 è stato travolto da crisi mondiali e nazionali perché la sua casa non è stata fondata sulla roccia della fede. Il fragilismo imperante aspettava solo un refolo di vento per far crollare a terra il sig. Rossi e, addirittura, sono arrivati dei tornado.<br />UN UOMO MALINCONICO<br />Il Censis ci dice che l'italiano del 2022 è un uomo malinconico. E chi indugia nella malinconia - eccetto quella per Dio - è facile preda dei poteri forti, perché uomo passivo, ma ancor prima è facile preda di Satana, perché laddove si insinua la tristezza si fanno breccia contemporaneamente la sfiducia in primis verso la grazia di Dio e la ricerca di succedanei alla felicità che, spesso, presentano inevitabili aderenze con il peccato: lo stordimento tramite la droga, l'alcol e il sesso, i soldi facili, l'adeguamento alla legge della giungla.<br />Il Censis ci dice che queste quattro sberle che il sig. Rossi ha ricevuto negli ultimi anni gli hanno fatto aprire gli occhi sulla sua condizione di uomo pieno di limiti verso la storia e i suoi dolorosi spasmi. Il Censis lo afferma con certezza, noi solo lo speriamo, perché potrebbe essere l'occasione per volgere gli occhi al Cielo per chiedere aiuto, consci che è un inganno credersi padroni del mondo, del proprio destino, avendo rubato l'onnipotenza a Dio. E invece, così ci racconta il Rapporto Censis, eccolo lì l'italiano medio chiuso solipsisticamente al mondo, imbucato nella sua tana per scampare ad ansie senza volto però dalla pungente e affilata presenza, ansie che in quella stessa tana crescono a dismisura perché si nutrono del buio in cui si è ficcato. L'italiano post Covid e pre conflitto nucleare è dunque curvo sul suo ombelico perché centro di quel microcosmo in cui si è barricato per paura dei virus, della guerra, dei soldi e del lavoro che manca. Un italiano inerte, che procede nella vita per inerzia, forse a forza di nervi, perché la fede è morta, i grandi ideali pure e anche le ideologie. Di nichilismo parla apertamente il Censis: l'italiano come un tronco cavo e con le radici (culturali) tagliate il quale, essendo morto, non ha più sete, non ha più linfa, non ha più foglie.<br />Un uomo svuotato di sé e, ci informa sempre il Censis, asfissiato e sfiancato da paradigmi che ormai gli paiono estranei, lontani, lontanissimi dal suo vissuto che ormai striscia facendo lo slalom tra le esigenze primarie dell'esistenza, tutto concentrato ad accaparrarsi la nuda sopravvivenza biologica tra agenti patogeni e conti in banca in rosso: "Gli italiani non sono più disposti a fare sacrifici: l'83,2% per mettere in pratica le indicazioni di qualche influencer, l'81,5% per vestirsi secondo i canoni della moda, il 70,5% per acquistare prodotti di prestigio, il 63,5% per sembrare più giovani, il 58,7% per sentirsi più belli. E il 36,4% non è disposto a sacrificarsi per fare carriera nel lavoro e guadagnare di più".<br />UN UOMO STANCO<br />È un uomo rinsavito questo, ridestatosi dai miasmi mefitici delle vanità del mondo? Può essere, ma può essere anche il ritratto di un uomo stanco perché tutto ormai è fatica inutile, deluso e deludente, ripiegato in sé stesso, stufo di tutto e di tutti, che ha tirato i remi in barca, che non vuole spendersi perché non c'è più nulla per cui valga la pena soffrire, che, come scrisse una volta Thomas Wolfe, è stato battuto senza aver combattuto, stremato da slogan come "L'impossibile è niente", "Volere è potere" e "Basta crederci". Gli avete detto di non credere a Dio ma a sé stesso ed ora non crede a nulla. Parabola inevitabile dell'individualismo ateo. Ecco l'italiano modello 2022 ha detto solo "basta" e non "basta crederci". Il Rapporto usa l'aggettivo "perduto": non poteva che smarrirsi l'uomo contemporaneo, lontano dalla luce della verità di Cristo; non poteva che perdersi dietro ai diritti civili, al politicamente corretto, ai labirinti della teoria del gender, ai "Vaffa" dei politici, alle vite dorate e spesso drogate degli influencer, ai social che lo hanno sprofondato nella solitudine dei like.<br />Si sente sconfitto perché, diciamocelo, si è battuto per valori inesistenti, si è forse accorto di essere stato Don Chisciotte che combatteva contro i mulini a vento ed ora batte in ritirata con ritmo lento e misurato, in silenzio - "ritrazione silenziosa" scrive il Censis - senza fretta perché non più inseguito da nessuno. Il mondo lo ha masticato per bene e infine l'ha sputato. Ora chiede solo di rimanere al calduccio, nella sua comfort zone, lontano da guerre e da ospedali. Di essere lasciato in pace davanti a Netflix.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52340302</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 21:59:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52340302/rapporto_del_censis_post_covid_gli_italiani_sono_tristi_e_rassegnati.mp3" length="8989510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: L'insostenibile desiderio di cambiare ➜ https://www.youtube.com/watch?v=fP01rFw6Hlk&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7266

RAPPORTO DEL CENSIS: POST COVID, GLI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: L'insostenibile desiderio di cambiare ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fP01rFw6Hlk&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=fP01rFw6Hlk&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7266" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7266</a><br /><br />RAPPORTO DEL CENSIS: POST COVID, GLI ITALIANI SONO TRISTI E RASSEGNATI di Tommaso Scandroglio<br />È uscito il 56° Rapporto Censis. In un comunicato stampa dell'istituto possiamo leggere che gli italiani hanno patito le "quattro crisi sovrapposte dell'ultimo triennio: la pandemia perdurante, la guerra cruenta alle porte dell'Europa, l'alta inflazione, la morsa energetica". Da queste crisi è germinata poi e soprattutto la paura di una terza guerra mondiale, di una crisi economica e di nuovi virus.<br />E come rispondono i nostri compatrioti? Rimboccandosi le maniche? Marciando verso il nemico? Lanciando il cuore oltre l'ostacolo? No. Raggomitolandosi su sé stessi. Scrive il Censis: "Non si registrano fiammate conflittuali, intense mobilitazioni collettive attraverso scioperi, manifestazioni di piazza o cortei. [...] Quella del 2022 non sembra però una Italia sull'orlo di una crisi di nervi, segnata da diffuse espressioni di rabbia e da gravi tensioni sociali. [...] Si manifesta invece una ritrazione silenziosa dei cittadini perduti della Repubblica". E più avanti con toni ancor più incisivi: "8 italiani su 10 affermano di non avere voglia di fare sacrifici per cambiare, diventare altro da sé. È l'astuzia operativa della soggettività che, nel flusso degli eventi inattesi degli ultimi anni, adesso esprime una inedita impermeabilità ai miti proiettivi, che può tracimare nell'esplicita rinuncia all'autopromozione individuale. Il bilancio? L'89,7% degli italiani dichiara che, pensando alla sequenza di pandemia, guerra e crisi ambientale, prova tristezza, e il 54,1% ha la forte tentazione di restare passivo. È la malinconia a definire oggi il carattere degli italiani, il sentimento proprio del nichilismo dei nostri tempi, corrispondente alla coscienza della fine del dominio onnipotente dell'«io» sugli eventi e sul mondo, un «io» che malinconicamente è costretto a confrontarsi con i propri limiti quando si tratta di governare il destino".<br />L'homo italicus 2020-2022 è stato travolto da crisi mondiali e nazionali perché la sua casa non è stata fondata sulla roccia della fede. Il fragilismo imperante aspettava solo un refolo di vento per far crollare a terra il sig. Rossi e, addirittura, sono arrivati dei tornado.<br />UN UOMO MALINCONICO<br />Il Censis ci dice che l'italiano del 2022 è un uomo malinconico. E chi indugia nella malinconia - eccetto quella per Dio - è facile preda dei poteri forti, perché uomo passivo, ma ancor prima è facile preda di Satana, perché laddove si insinua la tristezza si fanno breccia contemporaneamente la sfiducia in primis verso la grazia di Dio e la ricerca di succedanei alla felicità che, spesso, presentano inevitabili aderenze con il peccato: lo stordimento tramite la droga, l'alcol e il sesso, i soldi facili, l'adeguamento alla legge della giungla.<br />Il Censis ci dice che queste quattro sberle che il sig. Rossi ha ricevuto negli ultimi anni gli hanno fatto aprire gli occhi sulla sua condizione di uomo pieno di limiti verso la storia e i suoi dolorosi spasmi. Il Censis lo afferma con certezza, noi solo lo speriamo, perché potrebbe essere l'occasione per volgere gli occhi al Cielo per chiedere aiuto, consci che è un inganno credersi padroni del mondo, del proprio destino, avendo rubato l'onnipotenza a Dio. E invece, così ci racconta il Rapporto Censis, eccolo lì l'italiano medio chiuso solipsisticamente al mondo, imbucato nella sua tana per scampare ad ansie senza volto però dalla pungente e affilata presenza, ansie che in quella...]]></itunes:summary><itunes:duration>562</itunes:duration><itunes:keywords>censis,crisi,preda,sacrifici,wolfe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b7b5f19686c7a28fc2ec15636a569d5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il primo arbitro donna in serie A? E' la famosa eccezione che conferma la regola!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-primo-arbitro-donna-in-serie-a-e-la-famosa-eccezione-che-conferma-la-regola--51550742</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7167" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7167</a><br /><br />IL PRIMO ARBITRO DONNA IN SERIE A? E' LA FAMOSA ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA! di Tommaso Scandroglio<br />Diciotto falli fischiati, due ammoniti e un rigore confermato dal Var. Questo il bottino di Maria Sole Ferrieri Caputi - primo arbitro donna in seria A, ma non nuova ad arbitraggi maschili ad alto livello dato che aveva già diretto un match in Coppa Italia - che domenica scorsa ha guidato con polso sicuro la partita Sassuolo-Salernitana, finita 5-0 per il Sassuolo.<br />I media ovviamente si sono buttati a capofitto in questa notizia ed hanno sfoderato inossidabili stereotipi che, a volte, hanno un fondo di verità: occorre giudicare la Ferrieri per i suoi meriti e non perché donna, per lei è stato più difficile arrivare in cima rispetto ai colleghi maschi, un altro soffitto di cristallo è stato sfondato, etc...<br />Naturalmente non è mancata la dissertazione sul genere grammaticale dell'apposizione che qualifica la Ferrieri: arbitro o arbitra? Lei inizialmente, come riporta Repubblica, fischia un fallo ai danni della lingua italiana commesso dalle femministe e così sentenzia: "Arbitra non mi piace perché sottolinea che sono donna". Poi, alla Domenica Sportiva su Rai 2, aggiusta il tiro, perché il Var gender ha dato un altro responso e sulla questione se chiamarla arbitro o arbitra lei così si esprime: "Risolvetela voi, per me non fa differenza".<br />Pare curioso, ma incensare in tal modo la Ferrieri perché arbitro donna in serie A contraddice i motivi stessi che portano alla sua incensazione. Il canovaccio è sempre il medesimo: appena una donna fa un lavoro da uomini si brinda all'uguaglianza e alla cosiddetta parità dei generi. Ma la storia della Ferrieri invece nega questi assunti proprio perché eccezione che conferma una regola di carattere antropologico: alcune professioni sono per natura più maschili e altre più femminili. Non esclusivamente maschili - come testimonia bene la brava Ferrieri - ma più maschili. E quando c'è una donna che arriva a ricoprire certi ruoli prettamente maschili giustamente fa notizia. La rarità merita attenzione e nello stesso tempo conferma il dato ordinario.<br />Il dato ordinario è il seguente: quanti direttori di orchestra donna ci sono nel mondo? Quanti compositori in gonnella? Abbiamo più camionisti o camioniste? Quale la percentuale di donne nei cantieri edili? E nelle caserme? E per par condicio, quale la quota di ballerini classici nei teatri? Quanti suonatori maschi di arpa conoscete? Quanti educatori uomini negli asilo nido? Si dirà che questo capita per sovrastrutture sociali retrive, maschiliste e patriarcali, per orientamenti culturali malati di fissismo machista.<br />Ma è falso, perché sono ormai decenni che le donne possono liberissimamente fare il lavoro che vogliono: le pari opportunità esistono da tempo. E alcuni lavori non vengono scelti dalle donne per loro libera decisione, non per condizionamenti esterni, perché non rispondono alle loro esigenze naturali, perché le corde della loro sensibilità e psicologia femminile non risuonano adeguatamente al pensiero di fare questo o quel lavoro. Perché uomini e donne non sono solo diversi nel fisico, ma anche nell'anima e quindi nella mente, nei gusti, nelle aspirazioni. E questo è un bene perché in tal senso - e finalmente anche noi possiamo far nostra un'affermazione molto politicamente corretta - la diversità è ricchezza. L'uguaglianza vera risiede nella pari dignità tra uomo e donna e, in ultima istanza, nella identica chiamata alla santità. Quella falsa pialla le differenze.<br />Ecco allora che tanto più si gioisce per l'arrivo del primo fischietto rosa in serie A, tanto più si conferma che madre natura o Dio Padre ci ha voluto maschi e femmina non solo nel corpo, ma anche nella società, nelle relazioni, nelle passioni. L'appartenenza sessuale innerva necessariamente ogni nostra azione, informa ogni nostro desiderio e quindi è naturale che anche le professioni risentano di questa nostra ineludibile inclinazione che nasce dai geni e si sviluppa in tutta la nostra persona. La natura da sempre ha assegnato le sue quote rosa e azzurre.<br />Detto ciò, buon lavoro, arbitro Ferrieri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51550742</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:38:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51550742/il_primo_arbitro_donna_in_serie_a_e_la_famosa_eccezione_che_conferma_la_regola.mp3" length="5031436" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7167&#13;
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Questo il bottino di Maria Sole Ferrieri Caputi - primo arbitro donna in seria A, ma non nuova ad arbitraggi maschili ad alto livello dato che aveva già diretto un match in Coppa Italia - che domenica scorsa ha guidato con polso sicuro la partita Sassuolo-Salernitana, finita 5-0 per il Sassuolo.<br />I media ovviamente si sono buttati a capofitto in questa notizia ed hanno sfoderato inossidabili stereotipi che, a volte, hanno un fondo di verità: occorre giudicare la Ferrieri per i suoi meriti e non perché donna, per lei è stato più difficile arrivare in cima rispetto ai colleghi maschi, un altro soffitto di cristallo è stato sfondato, etc...<br />Naturalmente non è mancata la dissertazione sul genere grammaticale dell'apposizione che qualifica la Ferrieri: arbitro o arbitra? Lei inizialmente, come riporta Repubblica, fischia un fallo ai danni della lingua italiana commesso dalle femministe e così sentenzia: "Arbitra non mi piace perché sottolinea che sono donna". Poi, alla Domenica Sportiva su Rai 2, aggiusta il tiro, perché il Var gender ha dato un altro responso e sulla questione se chiamarla arbitro o arbitra lei così si esprime: "Risolvetela voi, per me non fa differenza".<br />Pare curioso, ma incensare in tal modo la Ferrieri perché arbitro donna in serie A contraddice i motivi stessi che portano alla sua incensazione. Il canovaccio è sempre il medesimo: appena una donna fa un lavoro da uomini si brinda all'uguaglianza e alla cosiddetta parità dei generi. Ma la storia della Ferrieri invece nega questi assunti proprio perché eccezione che conferma una regola di carattere antropologico: alcune professioni sono per natura più maschili e altre più femminili. Non esclusivamente maschili - come testimonia bene la brava Ferrieri - ma più maschili. E quando c'è una donna che arriva a ricoprire certi ruoli prettamente maschili giustamente fa notizia. La rarità merita attenzione e nello stesso tempo conferma il dato ordinario.<br />Il dato ordinario è il seguente: quanti direttori di orchestra donna ci sono nel mondo? Quanti compositori in gonnella? Abbiamo più camionisti o camioniste? Quale la percentuale di donne nei cantieri edili? E nelle caserme? E per par condicio, quale la quota di ballerini classici nei teatri? Quanti suonatori maschi di arpa conoscete? Quanti educatori uomini negli asilo nido? Si dirà che questo capita per sovrastrutture sociali retrive, maschiliste e patriarcali, per orientamenti culturali malati di fissismo machista.<br />Ma è falso, perché sono ormai decenni che le donne possono liberissimamente fare il lavoro che vogliono: le pari opportunità esistono da tempo. E alcuni lavori non vengono scelti dalle donne per loro libera decisione, non per condizionamenti esterni, perché non rispondono alle loro esigenze naturali, perché le corde della loro sensibilità e psicologia femminile non risuonano adeguatamente al pensiero di fare questo o quel lavoro. Perché uomini e donne non sono solo diversi nel fisico, ma anche nell'anima e quindi nella mente, nei gusti, nelle aspirazioni. E questo è un bene perché in tal senso - e finalmente anche noi possiamo far nostra un'affermazione molto politicamente corretta - la diversità è ricchezza. L'uguaglianza vera risiede nella pari dignità tra uomo e donna e, in ultima istanza, nella identica chiamata alla santità. Quella falsa pialla le differenze.<br />Ecco allora che tanto più si gioisce per l'arrivo del primo fischietto rosa in serie A, tanto più si conferma che madre natura o Dio Padre ci ha voluto maschi e femmina non solo nel corpo, ma anche nella società, nelle relazioni, nelle passioni. 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Di fronte a questo scenario quindi per chi votare?<br />Il riferimento generale è dato dal bene comune. Occorre votare per coloro i quali propongono le soluzioni più efficaci per tutelare il bene comune e accrescerlo. Cosa è il bene comune? Vi sono più definizioni corrette di bene comune presenti nella tradizione aristotelica-tomista, ma qui ne evidenziamo una: il bene comune è quell'insieme di condizioni (bene comune in senso strutturale) che permettono al singolo, alla famiglia e altre realtà sociali di vivere i principi della legge naturale (bene comune in senso sostanziale). Dunque queste condizioni devono permettere all'uomo di vivere virtuosamente.<br />Da ciò consegue che non è lecito dare il proprio voto a quei partiti che nei due dei tre ambiti classici di ripartizione del potere pubblico (potere legislativo ed esecutivo) propongono soluzioni inique, cioè contrarie alla legge naturale. Esemplifichiamo, accennando, per motivi di spazio, solo all'ambito legislativo. Non sarebbero meritevoli di essere votate quelle coalizioni che promuovono normative inique. Tali sono, ad esempio, leggi che comandano atti contrari alla legge naturale: pensiamo ai sindaci che devono per legge celebrare le unioni civili, ai giudici minorili che devono decidere se la minore ha preso la decisione di abortire con maturità, ai farmacisti obbligati a vendere pillole potenzialmente abortive, ai medici che devono praticare l'eutanasia su richiesta. Un partito che quindi fosse contrario all'obiezione di coscienza dei medici in tema di aborto sarebbe un partito che non meriterebbe il nostro voto. Una legge ingiusta è anche quella che comanda condotte sì in se stesse giuste perché consone alla legge naturale, ma sproporzionate. Pensiamo ad imposte troppo esose rispetto al potere contributivo e ai bisogni.<br /><br />ANCHE SOLO UNO<br />Passando dai comandi ai divieti, un partito agirebbe contrariamente alla legge naturale se si rifiutasse di vietare mala in se lesivi del bene comune, come aborto, eutanasia, divorzio, "matrimoni" gay, etc., perché condotte ritenute invece buone (sul punto ritorneremo tra poco). Altre legislazioni inique sarebbero quelle che vietano atti commissivi consoni alla legge naturale in modo sproporzionato ossia irragionevole: vietare la libertà di parola e di religione come previsto dal Ddl Zan. Un'altra tipologia di leggi ingiuste sono quelle norme che legittimano condotte intrinsecamente malvagie: aborto, eutanasia, divorzio, omosessualità, uso di droghe, fecondazione artificiale, etc. A questo proposito teniamo conto che attualmente molti partiti di area levantina vogliono appoggiare alcuni disegni di legge a favore del suicidio assistito, della liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere e di un ampliamento dell'ambito normativo delle unioni civili (in particolare dell'omogenitorialità).<br />Domanda necessaria a questo punto: come facciamo a capire se il partito X è favorevole alla legittimazione dell'aborto, al divieto dell'obiezione di coscienza, etc.? Si tratta del tema delle fonti dell'azione politica. È un terreno scivoloso perché vedremo che è difficile precisare al millimetro il contenuto delle proposte politiche. Dunque i criteri qui indicati devono essere presi cum grano salis. Partiamo dalla fonte più importante, perché più oggettiva: il programma politico, la vera carta d'identità del partito.<br />Quesito: se nel programma c'è solo un punto contrario alla legge naturale e tutti gli altri sono leciti? È sufficiente un solo punto programmatico che legittima o comanda una condotta contraria alla legge naturale o vieta in modo irragionevole una condotta consona alla legge naturale perché non si possa votare per quel partito, dal momento che il cittadino darebbe il suo voto anche a quel punto programmatico. Dionigi l'Areopagita nella sua opera I nomi divini così scrive: "Il bene è causato da una integrità di cause, il male invece anche da particolari difetti" (cap. IV). Parimenti Tommaso d'Aquino così si esprime: "Per rendere cattiva un'azione basta un solo difetto: invece perché sia buona in senso assoluto non basta un particolare aspetto di bene, ma si richiede una bontà integrale" (Summa Theologiae, I-II, q. 20, a. 2 c.). Dare il proprio voto a simile programma politico infettato anche in un solo punto da una proposta iniqua sarebbe come apporre la propria firma ad un contratto a piè di pagina dove ci fosse anche una sola clausola ingiusta. Con quella firma accetterei tutte le condizioni e clausole contenute in quel contratto.<br /><br />NON DIMENTICARE IL PASSATO<br />Come invece valutare l'omissione nel programma politico ad esempio di un comando necessario (medico cura il nascituro), di una iniziativa altrettanto necessaria (abbassare le tasse) o di un riconoscimento di un diritto (obiezione di coscienza nella legge sull'eutanasia già vigente)? Dipende dal motivo per cui non si è voluto inserire tale proposta. Se, come già accennavamo, l'omissione è data dalla volontà di non riconoscere ad esempio l'obiezione di coscienza in materia di eutanasia, questa omissione non sarebbe accettabile. Se invece l'omissione fosse dettata da necessità - è impossibile proporre e ottenere ora l'abrogazione della 194 - oppure da opportunità - sarebbe controproducente fare una simile proposta ora, ma non in futuro - allora il voto a tale partito sarebbe lecito.<br />Un'altra fonte per comprendere le finalità di un partito o di una coalizione è data dalle azioni pregresse, dalla sua storia. Ad esempio non si potrebbe mai votare per un partito che ha dato il suo voto alla legge sulle unioni civili, sul divorzio breve, sull'eutanasia, sulla "Buona scuola" dove è previsto l'insegnamento del gender, sulla legittimazione dei figli incestuosi e ha appoggiato i disegni di legge relativi alla legalizzazione delle droghe, all'omofobia, al suicidio assistito. Rientra nello storico di un partito, poi, se i suoi leader si sono dichiarati a favore della maggiore accessibilità delle pillole abortive, della reclusione in casa di milioni di cittadini durante la pandemia, della vaccinazione obbligatoria, dell'utero in affitto, dell'omogenitorialità, dei gay pride, dell'immigrazione senza regole, della rivoluzione green indiscriminata, etc.<br />Inoltre occorre valutare il divario tra promesse fatte nel passato e risultati ottenuti tenendo conto dei motivi per cui non si è ottenuto quel risultato: difficoltà oggettive non prevedibili, tornaconto, atteggiamento menzognero, etc. Le azioni del passato da valutare sono anche quelle omissive: non aver votato contro una legge ingiusta o a favore di una giusta, aver evitato di riparare ad alcune sentenze inique (vedasi la sentenza della Consulta che ha aperto all'aiuto al suicidio), o semplicemente non aver reso noto la propria contrarietà ad esse, etc.<br />Dopo il programma politico e il passato di un partito, un'altra fonte da tenere in considerazione, è la condotta, sia pubblica che privata, del singolo candidato. Ma su questo tema, semmai, torneremo un'altra volta.<br /><br />Nota di BastaBugie: in merito alla scelta del partito da votare, quanto incideranno nelle prossime elezioni politiche in Italia i cosiddetti principi non negoziabili? Purtroppo quasi zero. Non spostano il voto non solo perché non sono argomenti centrali nei vari programmi politici, ma perché non interessano all'elettore medio e dunque nemmeno i partiti. Negli Usa le tematiche legate alla vita e alla famiglia sono comunque ritenute importanti dai cittadini e da decenni sono entrate nelle agende dei politici. Per approfondire, clicca sul seguente link e leggi l'articolo dello stesso autore del precedente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51323329</guid><pubDate>Tue, 20 Sep 2022 21:32:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51323329/il_criterio_per_il_voto_il_rispetto_della_legge_naturale.mp3" length="10222489" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=%207144

IL CRITERIO PER IL VOTO E' IL RISPETTO DELLA LEGGE NATURALE di Tommaso Scandroglio
Per il cattolico votare è sempre un dramma ed è fonte di un dissidio interiore, spesso assai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=%207144" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id= 7144</a><br /><br />IL CRITERIO PER IL VOTO E' IL RISPETTO DELLA LEGGE NATURALE di Tommaso Scandroglio<br />Per il cattolico votare è sempre un dramma ed è fonte di un dissidio interiore, spesso assai acuto, dato che nessun partito o coalizione soddisfa appieno le sue aspettative. Di fronte a questo scenario quindi per chi votare?<br />Il riferimento generale è dato dal bene comune. Occorre votare per coloro i quali propongono le soluzioni più efficaci per tutelare il bene comune e accrescerlo. Cosa è il bene comune? Vi sono più definizioni corrette di bene comune presenti nella tradizione aristotelica-tomista, ma qui ne evidenziamo una: il bene comune è quell'insieme di condizioni (bene comune in senso strutturale) che permettono al singolo, alla famiglia e altre realtà sociali di vivere i principi della legge naturale (bene comune in senso sostanziale). Dunque queste condizioni devono permettere all'uomo di vivere virtuosamente.<br />Da ciò consegue che non è lecito dare il proprio voto a quei partiti che nei due dei tre ambiti classici di ripartizione del potere pubblico (potere legislativo ed esecutivo) propongono soluzioni inique, cioè contrarie alla legge naturale. Esemplifichiamo, accennando, per motivi di spazio, solo all'ambito legislativo. Non sarebbero meritevoli di essere votate quelle coalizioni che promuovono normative inique. Tali sono, ad esempio, leggi che comandano atti contrari alla legge naturale: pensiamo ai sindaci che devono per legge celebrare le unioni civili, ai giudici minorili che devono decidere se la minore ha preso la decisione di abortire con maturità, ai farmacisti obbligati a vendere pillole potenzialmente abortive, ai medici che devono praticare l'eutanasia su richiesta. Un partito che quindi fosse contrario all'obiezione di coscienza dei medici in tema di aborto sarebbe un partito che non meriterebbe il nostro voto. Una legge ingiusta è anche quella che comanda condotte sì in se stesse giuste perché consone alla legge naturale, ma sproporzionate. Pensiamo ad imposte troppo esose rispetto al potere contributivo e ai bisogni.<br /><br />ANCHE SOLO UNO<br />Passando dai comandi ai divieti, un partito agirebbe contrariamente alla legge naturale se si rifiutasse di vietare mala in se lesivi del bene comune, come aborto, eutanasia, divorzio, "matrimoni" gay, etc., perché condotte ritenute invece buone (sul punto ritorneremo tra poco). Altre legislazioni inique sarebbero quelle che vietano atti commissivi consoni alla legge naturale in modo sproporzionato ossia irragionevole: vietare la libertà di parola e di religione come previsto dal Ddl Zan. Un'altra tipologia di leggi ingiuste sono quelle norme che legittimano condotte intrinsecamente malvagie: aborto, eutanasia, divorzio, omosessualità, uso di droghe, fecondazione artificiale, etc. A questo proposito teniamo conto che attualmente molti partiti di area levantina vogliono appoggiare alcuni disegni di legge a favore del suicidio assistito, della liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere e di un ampliamento dell'ambito normativo delle unioni civili (in particolare dell'omogenitorialità).<br />Domanda necessaria a questo punto: come facciamo a capire se il partito X è favorevole alla legittimazione dell'aborto, al divieto dell'obiezione di coscienza, etc.? Si tratta del tema delle fonti dell'azione politica. È un terreno scivoloso perché vedremo che è difficile precisare al millimetro il contenuto delle proposte politiche. Dunque i criteri qui indicati devono essere presi cum grano salis. Partiamo dalla fonte più importante, perché più oggettiva: il programma politico, la vera carta d'identità del partito.<br />Quesito: se nel programma c'è solo un punto contrario alla legge naturale e tutti gli altri sono leciti? È sufficiente un solo punto programmatico che legittima o...]]></itunes:summary><itunes:duration>639</itunes:duration><itunes:keywords>25settembre,leggenaturale,obiezionedicoscienza,programmapolitico,voto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d3e48a403a54b5dff57504c44b505d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le differenze tra Italia e Stati Uniti nelle elezioni 2022</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-differenze-tra-italia-e-stati-uniti-nelle-elezioni-2022--51247960</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7136" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7136</a><br /><br />LE DIFFERENZE TRA ITALIA E STATI UNITI NELLE ELEZIONI 2022 di Tommaso Scandroglio<br />I sondaggi ci dicono che i Democratici negli Usa non stanno andando bene in vista del voto di medio termine per le elezioni del Congresso di questo autunno. Il loro leader Joe Biden forse sta andando ancora peggio. Quale la strategia per recuperare consensi? Puntare sull'aborto, su quel sedicente diritto negato dalla Corte Suprema a giugno di quest'anno.<br />Planned Parenthood, il più grande abortificio al mondo, ha annunciato che investirà 50 milioni di dollari per sostenere le candidature di politici pro-choice. La campagna pubblicitaria inizierà nei seguenti stati: Arizona, Georgia, Michigan, Minnesota, Nevada, New Hampshire, Carolina del Nord, Pennsylvania e Wisconsin. Ma quanto incide il tema "aborto" nelle prossime elezioni?<br />Il Pew Reserch Center ha pubblicato un sondaggio in cui si scopre che per il 56% degli elettori l'aborto è tematica "molto importante". Ad incrementare questa percentuale ci hanno pensato soprattutto gli elettori democratici che sono passati dal 46% di marzo al 71% di oggi nel ritenere che l'aborto sia un aspetto importante in vista del voto. Per gli elettori repubblicani la variazione è stata assai meno marcata: dal 40 al 41%. In modo analogo la testata Kaiser Health News ha reso noto i dati di un altro sondaggio: a luglio di quest'anno il 73% delle donne in età fertile considera il tema aborto "molto importante" in vista delle elezioni e per l'88% degli intervistati sarà un aspetto dirimente per il voto.<br />Ma ecco la sorpresa (almeno per i democratici): l'aborto è sì argomento importante, ma vi sono altre tematiche ben più importanti per gli elettori. Infatti, sia Pew che Kaiser Health sottolineano che gli intervistati sono molto più preoccupati dall'economia, dall'inflazione, dal prezzo del gas, dai costi dell'assistenza sanitaria, dalla criminalità e dalla violenza con uso di armi. E su queste materie i Democratici sono all'angolo.<br />Dunque, puntare molto sul tema "aborto" da parte dei Democratici potrebbe rivelarsi una strategia fallimentare, buona solo per occultare mediaticamente i disastri di questa amministrazione su aspetti della vita quotidiana che toccano l'elettorato molto più da vicino che l'aborto.<br />Veniamo ora alle nostre di elezioni. Quanto inciderà il tema aborto nel voto? Zero. Allarghiamo i criteri: quanto incideranno i cosiddetti principi non negoziabili in merito alla scelta del partito da votare? Pressoché zero. I mala in se come aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio, uso di sostanze non certo per fini terapeutici, unioni omosessuali e le relative leggi e disegni di legge non spostano l'ago della bilancia in modo significativo in occasione del voto. Non lo spostano non solo perché non sono argomenti centrali nei vari programmi politici, essendo tematiche troppo divisive dal punto di vista politico, ma non lo spostano soprattutto perché sostanzialmente tali argomenti non interessano all'elettore medio (ci ha pensato solo Chiara Ferragni in uno suo recente post a far polemica sull'aborto contro la Meloni) e dunque nemmeno i partiti. Altre tematiche, come negli Usa, sono percepite come di capitale importanza, ben più rilevanti che le prime.<br />Ma - e qui sta la differenza saliente - negli Usa le tematiche legate alla vita e alla famiglia sono comunque ritenute importanti dai cittadini e da decenni sono entrate, per questo motivo, nelle agende dei politici. Da noi il signor Rossi le considera poco rilevanti e, se proprio qualcuno gli chiede un parere, il più delle volte si dichiara a favore di aborto, eutanasia, etc. Ecco perché, tramite silenzio assenso, accetta leggi come quella su eutanasia e unioni civili. Non avrebbe dato un'unghia per averle (i consensi on line ai referendum dei radicali comprovano l'inerzia del sig. Rossi), ma, se ora ci sono, bene così.<br />Quindi accade che, su un primo fronte, aborto, eutanasia, etc. sono accettate acriticamente dalla società e quest'ultima giudica tali tematiche eticamente sensibili sostanzialmente non scriminanti per il voto: dunque è quasi inutile richiamarle con insistenza in campagna elettorale.<br />Su altro fronte, però, queste stesse tematiche sono fortemente politicizzate (pensiamo solo al Ddl Zan e al disegno di legge sull'aiuto al suicidio) tanto da arrivare in Parlamento e diventare leggi o disegni di legge. Proposte normative che quindi vengono calate dall'alto da gruppi di tecnocrati. Il vento può cambiare se i pro-life e i pro-family facessero rete e quindi diventassero lobby, ossia gruppi di sano potere capaci di far pressione sui politici allettandoli con il voto di un bacino di elettori assai significativo. In questo senso l'aborto et similia potranno tornare ad essere incidenti anche nelle urne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51247960</guid><pubDate>Tue, 13 Sep 2022 21:43:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51247960/le_differenze_tra_italia_e_stati_uniti_nelle_elezioni_2022.mp3" length="6538204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7136&#13;
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LE DIFFERENZE TRA ITALIA E STATI UNITI NELLE ELEZIONI 2022 di Tommaso Scandroglio&#13;
I sondaggi ci dicono che i Democratici negli Usa non stanno andando bene in vista del voto di medio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7136" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7136</a><br /><br />LE DIFFERENZE TRA ITALIA E STATI UNITI NELLE ELEZIONI 2022 di Tommaso Scandroglio<br />I sondaggi ci dicono che i Democratici negli Usa non stanno andando bene in vista del voto di medio termine per le elezioni del Congresso di questo autunno. Il loro leader Joe Biden forse sta andando ancora peggio. Quale la strategia per recuperare consensi? Puntare sull'aborto, su quel sedicente diritto negato dalla Corte Suprema a giugno di quest'anno.<br />Planned Parenthood, il più grande abortificio al mondo, ha annunciato che investirà 50 milioni di dollari per sostenere le candidature di politici pro-choice. La campagna pubblicitaria inizierà nei seguenti stati: Arizona, Georgia, Michigan, Minnesota, Nevada, New Hampshire, Carolina del Nord, Pennsylvania e Wisconsin. Ma quanto incide il tema "aborto" nelle prossime elezioni?<br />Il Pew Reserch Center ha pubblicato un sondaggio in cui si scopre che per il 56% degli elettori l'aborto è tematica "molto importante". Ad incrementare questa percentuale ci hanno pensato soprattutto gli elettori democratici che sono passati dal 46% di marzo al 71% di oggi nel ritenere che l'aborto sia un aspetto importante in vista del voto. Per gli elettori repubblicani la variazione è stata assai meno marcata: dal 40 al 41%. In modo analogo la testata Kaiser Health News ha reso noto i dati di un altro sondaggio: a luglio di quest'anno il 73% delle donne in età fertile considera il tema aborto "molto importante" in vista delle elezioni e per l'88% degli intervistati sarà un aspetto dirimente per il voto.<br />Ma ecco la sorpresa (almeno per i democratici): l'aborto è sì argomento importante, ma vi sono altre tematiche ben più importanti per gli elettori. Infatti, sia Pew che Kaiser Health sottolineano che gli intervistati sono molto più preoccupati dall'economia, dall'inflazione, dal prezzo del gas, dai costi dell'assistenza sanitaria, dalla criminalità e dalla violenza con uso di armi. E su queste materie i Democratici sono all'angolo.<br />Dunque, puntare molto sul tema "aborto" da parte dei Democratici potrebbe rivelarsi una strategia fallimentare, buona solo per occultare mediaticamente i disastri di questa amministrazione su aspetti della vita quotidiana che toccano l'elettorato molto più da vicino che l'aborto.<br />Veniamo ora alle nostre di elezioni. Quanto inciderà il tema aborto nel voto? Zero. Allarghiamo i criteri: quanto incideranno i cosiddetti principi non negoziabili in merito alla scelta del partito da votare? Pressoché zero. I mala in se come aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio, uso di sostanze non certo per fini terapeutici, unioni omosessuali e le relative leggi e disegni di legge non spostano l'ago della bilancia in modo significativo in occasione del voto. Non lo spostano non solo perché non sono argomenti centrali nei vari programmi politici, essendo tematiche troppo divisive dal punto di vista politico, ma non lo spostano soprattutto perché sostanzialmente tali argomenti non interessano all'elettore medio (ci ha pensato solo Chiara Ferragni in uno suo recente post a far polemica sull'aborto contro la Meloni) e dunque nemmeno i partiti. Altre tematiche, come negli Usa, sono percepite come di capitale importanza, ben più rilevanti che le prime.<br />Ma - e qui sta la differenza saliente - negli Usa le tematiche legate alla vita e alla famiglia sono comunque ritenute importanti dai cittadini e da decenni sono entrate, per questo motivo, nelle agende dei politici. Da noi il signor Rossi le considera poco rilevanti e, se proprio qualcuno gli chiede un parere, il più delle volte si dichiara a favore di aborto, eutanasia, etc. Ecco perché, tramite silenzio assenso, accetta leggi come quella su eutanasia e unioni civili. 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Non si contano i messaggi commossi provenienti da personaggi famosi e cariche istituzionali, nonché i commenti autorevoli dal sapore agiografico sui social e i coccodrilli di firme note del giornalismo italiano. Qualcuno ha lanciato addirittura la proposta di una Giornata Nazionale della Divulgazione Scientifica per ricordarlo.<br />Non c'è dubbio: Piero Angela è quello che si dice "un pezzo della televisione italiana" e nessuno di noi, almeno una volta in vita, è riuscito a fare meno di tifare per la gazzella inseguita dal leone dagli spalti di Superquark. Altrettanto indubbie le sue capacità di divulgatore scientifico e autore televisivo che ha inventato un format inossidabile.<br /><br />QUATTRO GRAVI OMBRE<br />Accanto a queste luci però vi sono alcune significative ombre. La più significativa è l'impostazione scientista di Angela che ne ha condizionato i contenuti. Il positivismo scientista del decano della televisione ha alcune caratteristiche salienti. La prima: il sapere scientifico è il sapere più elevato. Filosofia e teologia, ad esempio, non possono competere ed anzi non hanno le carte in regola per essere definite discipline scientifiche.<br />In secondo luogo e come conseguenza del primo assunto, l'unica realtà esistente è quella empirica. Bandita la metafisica e con essa le religioni e Dio. Queste ultime possono essere studiate solo come fenomeni sociali per poi concludere marxianamente che sono solo tutte fanfaluche inventate dagli uomini che hanno paura di morire.<br />In terzo luogo la scienza ufficiale è solo quella indicata dall'ideologia di turno. Angela infatti fa rima con darwinismo, ambientalismo e teoria del gender. A proposito di omosessualità e transessualità, negli ultimi anni Superquark ospitava lezioni che esplicitamente seguivano l'agenda dell'ideologia arcobaleno. Proprio nell'ottobre scorso, poi, Piero Angela intervenne alla trasmissione Che tempo che fa per spezzare una lancia a favore del Ddl Zan avventurandosi a dire che tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali non c'era nessunissima differenza, neppure nella filiazione (sic).<br />In quarto luogo lo scientismo angelico era di stampo schiettamente illuminista: la luce della ragione non solo dissiperà tutti i timori e le angosce dell'uomo, ma potrà anche spiegare ogni cosa. Basta darle solo il tempo per farlo. Scienza e tecnica insieme riusciranno nell'impossibile perché debelleranno ogni malattia, porteranno la felicità eterna sulla Terra affrancando l'uomo dalle superstizioni religiose.<br /><br />ATEISMO MILITANTE<br />A questo proposito è noto l'ateismo del conduttore televisivo, tanto sfegatato che per decenni invitò a parlare l'etologo Danilo Mainardi, sì accademico ma anche, guarda caso, membro dell'UAAR, l'Unione Atei Agnostici e Razionalisti. Angela è stato quindi sacerdote di un messianismo scientista, di una gnosi tecnologica, di un'utopia del sapere che avrebbe dovuto liberare l'uomo da ogni male, senza bisogno di Dio perché l'uomo si salva da sé dato che è sapiens sapiens. Una visione che tra l'altro, nell'attuale secolarismo che viaggia alla velocità della luce, appare addirittura superata, stantia tanto è stereotipata.<br />Piero Angela se n'è andato, ma rimarrà il succo dei suoi insegnamenti perpetuato dalle sua prole: l'uomo è poco più di una scimmia perché per caso si evoluto leggermente meglio, tanto che le banane non solo le mangia, ma riesce anche a coltivarle. È tutta questione di cervello, non di anima; stiamo distruggendo il pianeta che ci ospita: dobbiamo iniziare a pagare il risarcimento danni almeno per qualche secolo; Dio non esiste perché con tutti i satelliti in orbita nessuno lo hai mai avvistato; non c'è morale perché siamo bestie al pari dei leoni, semmai solo regole civili stabilite a tavolino per non sbranarci.<br />Ora l'amato conduttore televisivo sta guardando faccia a faccia il Creatore di tutte quelle meraviglie che lui con tanta passione e professionalità ha illustrato per decenni dagli schermi della televisione. Che le nostre preghiere possano aiutare Angela a continuare a guardarlo faccia a faccia per l'eternità.<br /><br />Nota di BastaBugie: Corrado Ocone nell'articolo seguente dal titolo "Vi dico dove sbagliava Piero Angela" parla del divulgatore che ha promosso la scienza come una religione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Blog di Nicola Porro il 14 agosto 2022:<br />Da un punto di vista formale, Piero Angela è stato sicuramente un grande giornalista: sapeva farsi capire da tutti, usava un linguaggio diretto e semplice, aveva un fare gentile, era scrupoloso nel mestiere e nulla concedeva al dilettantismo e all'improvvisazione. Aveva trovato la sua strada, a un certo punto della carriera, nella divulgazione della scienza, e la fortuna gli aveva sorriso oltre forse ogni sua più rosea aspettativa.<br />Un brand di sicuro successo il suo, con un target ampio di riferimento, facilmente trasmesso, come in quelle imprese familiari che sono la cifra del capitalismo italiano, al figlio che oggi ne continua l'opera. Che poi tutto questo abbia significato che le sue idee siano state scientificamente neutrali o innocenti, asettiche e pure come può esserlo la scienza nell'immaginario comune, questo proprio non lo si può dire. Angela era anche uno straordinario missionario della sua Chiesa, il teologo della sua religione. Era, fuor di perifrasi, il cultore e il promotore di una ideologia e di una visione del mondo ben precisa, che a suo modo non tollera dubbi se non all'interno di un rigido e nettamente delineato perimetro. Fuori di esso ci sono gli eretici, chi si attarda in vecchie superstizioni e miti che infallibilmente e inesorabilmente saranno sconfitti dal trionfo della Ragione.<br />Da giornalista a propagandista, da divulgatore a uomo impegnato in una missione, il passo è stato breve. Qui non si pretende certo che Angela avesse studiato le epistemologie novecentesche e che, forte delle complesse acquisizioni conquistate riflettendo sul principio di indeterminazione oppure sulle geometrie non euclidee, sulla fisica quantistica o l'anarchismo epistemologico dei post-popperiani, concepisse infine l'idea di somministrarle al suo vasto e affezionato pubblico. Ma da qui a farsi missionario e teologo, quale in effetti è stato, di una nuova religione chiamata Scienza, concepita nel suo senso più positivo, anzi positivista, e banale, ce ne corre. Eppure, questa strada, la più semplice e quella di più facile successo, Piero Angela l'ha percorsa tutta.<br />E perché questa strada è anche quella che fa da supporto ai nostri tempi, che ne costituisce per così dire il sapere di sfondo o l'ideologia dominante, soprattutto nel versante progressista, Angela è stato anche un insuperabile cantore della nostra epoca, piena di miti quanto e più delle altre ma convinta in cuor suo di non possederne alcuno. Gira in queste ore in rete e sui siti l'intervento che Angela fece in quel palcoscenico dell'autocompiacimento e del conformismo epocale che è in Italia la trasmissione di Fabio Fazio. Il quale non poté farsi sfuggire in quell'occasione l'opportunità di fare una domanda sull'omosessualità per strizzare l'occhio alle culture di genere e delle diversità avvalorandone le tesi con i crismi della scientificità. Piero Angela non si sottrasse e disse che l'omosessualità è del tutto "naturale". Il che, pur dando l'impressione di scolpire nella pietra ciò che è ritenuto giusto o opportuno, finiva per dire una ovvietà e dimostrare l'ambiguità del termine "natura" che significa tutto e niente allo stesso tempo.<br />Qualcosa invece significa il "naturalismo", cioè l'idea di fondo, tipicamente moderna, che Angela abbracciava toto corde, che non ci sia un salto fra l'uomo e gli altri enti del creato, animati e inanimati. E che nulla ci sia di trascendente rispetto alla natura e all'uomo. Il che può ben concedersi dalla prospettiva, molto parziale è limitata, del biologismo, ma che, nel momento in cui si pone come un assoluto, si trasforma in una metafisica bella e buona, facilmente smontabile sol che ci si chieda chi è l'ente che pone la questione dell'essere e quindi apre l'orizzonte di senso in cui può darsi anche ciò che chiamiamo "natura".<br />Di fronte alla morte, Angela, che era un ateo piuttosto che un agnostico come pure è stato in queste ore detto, civettando aveva detto che sarebbe stata nulla più che una "scocciatura". Noi gli auguriamo invece con tutto il cuore che sia stata per lui l'apertura di un diverso e più profondo universo di comprensione. Gloria e riconoscenza al grande giornalista scomparso, ma mettiamo a tacere tutti colo che in queste ore si apprestano a erigergli un monumento esaltandone l'attività in modo banale e acritico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50929165</guid><pubDate>Tue, 16 Aug 2022 22:12:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50929165/morto_piero_angela_il_divulgatore_che_ha_presentato_la_scienza_come_una_religione.mp3" length="10759149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7113&#13;
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MORTO PIERO ANGELA, IL DIVULGATORE CHE HA PRESENTATO LA SCIENZA COME UNA RELIGIONE&#13;
Apparentemente neutrale e rigoroso, il giornalista ha diffuso darwinismo, ambientalismo e gender...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7113" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7113</a><br /><br />MORTO PIERO ANGELA, IL DIVULGATORE CHE HA PRESENTATO LA SCIENZA COME UNA RELIGIONE<br />Apparentemente neutrale e rigoroso, il giornalista ha diffuso darwinismo, ambientalismo e gender come se fossero provate scientificamente ed ha relegato Dio al livello di mito<br />di Tommaso Scandroglio<br />Dopo 70 anni di Tv e 93 di vita, sabato 13 agosto è morto Piero Angela. Non si contano i messaggi commossi provenienti da personaggi famosi e cariche istituzionali, nonché i commenti autorevoli dal sapore agiografico sui social e i coccodrilli di firme note del giornalismo italiano. Qualcuno ha lanciato addirittura la proposta di una Giornata Nazionale della Divulgazione Scientifica per ricordarlo.<br />Non c'è dubbio: Piero Angela è quello che si dice "un pezzo della televisione italiana" e nessuno di noi, almeno una volta in vita, è riuscito a fare meno di tifare per la gazzella inseguita dal leone dagli spalti di Superquark. Altrettanto indubbie le sue capacità di divulgatore scientifico e autore televisivo che ha inventato un format inossidabile.<br /><br />QUATTRO GRAVI OMBRE<br />Accanto a queste luci però vi sono alcune significative ombre. La più significativa è l'impostazione scientista di Angela che ne ha condizionato i contenuti. Il positivismo scientista del decano della televisione ha alcune caratteristiche salienti. La prima: il sapere scientifico è il sapere più elevato. Filosofia e teologia, ad esempio, non possono competere ed anzi non hanno le carte in regola per essere definite discipline scientifiche.<br />In secondo luogo e come conseguenza del primo assunto, l'unica realtà esistente è quella empirica. Bandita la metafisica e con essa le religioni e Dio. Queste ultime possono essere studiate solo come fenomeni sociali per poi concludere marxianamente che sono solo tutte fanfaluche inventate dagli uomini che hanno paura di morire.<br />In terzo luogo la scienza ufficiale è solo quella indicata dall'ideologia di turno. Angela infatti fa rima con darwinismo, ambientalismo e teoria del gender. A proposito di omosessualità e transessualità, negli ultimi anni Superquark ospitava lezioni che esplicitamente seguivano l'agenda dell'ideologia arcobaleno. Proprio nell'ottobre scorso, poi, Piero Angela intervenne alla trasmissione Che tempo che fa per spezzare una lancia a favore del Ddl Zan avventurandosi a dire che tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali non c'era nessunissima differenza, neppure nella filiazione (sic).<br />In quarto luogo lo scientismo angelico era di stampo schiettamente illuminista: la luce della ragione non solo dissiperà tutti i timori e le angosce dell'uomo, ma potrà anche spiegare ogni cosa. Basta darle solo il tempo per farlo. Scienza e tecnica insieme riusciranno nell'impossibile perché debelleranno ogni malattia, porteranno la felicità eterna sulla Terra affrancando l'uomo dalle superstizioni religiose.<br /><br />ATEISMO MILITANTE<br />A questo proposito è noto l'ateismo del conduttore televisivo, tanto sfegatato che per decenni invitò a parlare l'etologo Danilo Mainardi, sì accademico ma anche, guarda caso, membro dell'UAAR, l'Unione Atei Agnostici e Razionalisti. Angela è stato quindi sacerdote di un messianismo scientista, di una gnosi tecnologica, di un'utopia del sapere che avrebbe dovuto liberare l'uomo da ogni male, senza bisogno di Dio perché l'uomo si salva da sé dato che è sapiens sapiens. Una visione che tra l'altro, nell'attuale secolarismo che viaggia alla velocità della luce, appare addirittura superata, stantia tanto è stereotipata.<br />Piero Angela se n'è andato, ma rimarrà il succo dei suoi insegnamenti perpetuato dalle sua prole: l'uomo è poco più di una scimmia perché per caso si evoluto leggermente meglio, tanto che le banane non solo le mangia, ma riesce anche a coltivarle. È tutta questione di cervello, non di...]]></itunes:summary><itunes:duration>673</itunes:duration><itunes:keywords>acritico,fazio,naturalismo,pieroangela,superquark</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/472a59adee00269a2f1e05a9e21325a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aborto bocciato  nel senato americano: la Corte Suprema può andare avanti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aborto-bocciato-nel-senato-americano-la-corte-suprema-puo-andare-avanti--50016221</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7025" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7025</a><br /><br />ABORTO BOCCIATO NEL SENATO AMERICANO: LA CORTE SUPREMA PUO' ANDARE AVANTI di Tommaso Scandroglio<br />Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women's Health Protection Act) voluta dai Democratici per legalizzare l'aborto in tutta la Nazione: 49 voti a favore, 51 contrari. La famigerata sentenza Roe vs Wade, che forse grazie alla Corte Suprema andrà in soffitta, ha permesso a molti Stati di varare leggi abortiste più o meno liberali. Con questa legge i Democratici vorrebbero tradurre il contenuto della Roe in un testo legislativo che imporrebbe vincoli pro-aborto a molti Stati.<br />La bocciatura servirà sicuramente a livello psicologico ai giudici conservatori della Corte Suprema per confermare anche in futuro la decisione di cancellare la sentenza Roe, in un momento in cui su di loro si sta esercitando una pressione mass-mediatica e politica elevatissima e in cui sono oggetto di violenti attacchi verbali e non solo, come la Bussola ha già evidenziato.<br />Come ricordava Luca Volontè da queste colonne un paio di mesi fa, questo disegno di legge prevedeva: "L'eliminazione di tutte le leggi statali e federali sul consenso dei genitori in relazione all'aborto delle minorenni; il divieto di tutte le leggi che prevedono non solo un consenso della madre che intende abortire ma anche pause di riflessione e presa visione delle immagini digitali del proprio figlio; il divieto per gli Stati di approvare leggi per proteggere i bambini sino alle 20 settimane (come avviene per la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, Singapore, il Canada e i Paesi Bassi); il licenziamento per i medici e le infermiere che si oppongono all'aborto e il taglio di tutti i fondi pubblici per gli ospedali di ispirazione religiosa che non eseguono aborti nelle proprie strutture; l'eliminazione di ogni limite al finanziamento federale diretto, con i soldi dei contribuenti, alle strutture che compiono gli aborti nel Paese". Inoltre la bozza legittimava l'aborto fino alla nascita anche per motivi meramente psicologici.<br /><br />BIDEN STIZZITO<br />Il presidente Biden ha reagito in modo stizzito, come possiamo leggere da una sua dichiarazione pubblicata sul sito della Casa Bianca: "Ancora una volta - quando i diritti fondamentali sono a rischio presso la Corte Suprema - i repubblicani del Senato hanno bloccato l'approvazione del Women's Health Protection Act, un disegno di legge che protegge in modo positivo l'accesso all'assistenza sanitaria riproduttiva. Questa incapacità di legiferare arriva in un momento in cui i diritti costituzionali delle donne sono sotto attacco senza precedenti e va contro la volontà della maggior parte del popolo americano". Per l'ennesima volta il sedicente cattolico Biden non fa mistero di essere a favore dell'aborto e sposa la tesi che abortire sia un diritto e addirittura un diritto fondamentale, tesi ribadita anche in questo passaggio: "I repubblicani al Congresso - nessuno dei quali ha votato a favore di questo disegno di legge - hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani di prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita".<br />L'affermazione poi che la maggior parte del popolo americano la pensa come lui andrebbe di certo provata, dato che sempre più Stati stanno modificando la propria disciplina normativa in senso pro-vita. L'ultimo caso è l'Ohio, dove è stato proposto un disegno di legge per vietare l'aborto quasi in ogni caso.<br /><br />DICHIARAZIONE DI GUERRA ALLA CORTE SUPREMA<br />Biden, però, non si arrende e prevede di riproporre la legge in futuro. A tal fine indica la strategia per vederla approvata: vincere le prossime elezioni a novembre. "Per tutelare il diritto di scelta, gli elettori devono eleggere più senatori pro-choice questo novembre e restituire alla Camera una maggioranza pro-choice. Se lo faranno, il Congresso potrà approvare questo disegno di legge a gennaio e farlo avere sulla mia scrivania, così potrò firmarlo". Il calo di consensi di Biden però fa ben sperare che potrebbe accadere l'opposto.<br />Infine una non troppa velata dichiarazione di guerra alla Corte Suprema che vuole cancellare la sentenza Roe vs Wade: "La mia amministrazione non smetterà di lottare per proteggere l'accesso alle cure riproduttive delle donne. Continueremo a difendere i diritti costituzionali delle donne a compiere scelte riproduttive, come riconosciuto in Roe vs Wade quasi mezzo secolo fa, e la mia amministrazione continuerà a ricercare le misure e gli strumenti a nostra disposizione per ottenere proprio questo".<br />La bozza della Corte Suprema trafugata illegalmente e quest'ultima bocciatura in Senato della legge abortista voluta dai Democratici hanno reso ancor più profondo il fossato tra pro-life e pro-choice, non solo a livello sociale, ma anche a livello politico e hanno acuito il clima di scontro tra le due fazioni. Se i difensori della vita vinceranno questo fondamentale match, tale vittoria potrebbe rappresentare la sponda ideale anche in altri Stati per rimettere mano alle varie leggi abortiste nazionali. Italia compresa.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "L'aborto e Amazon, l'uso dei soldi contro la verità" rivela che il colosso fondato da Bezos rimborserà le spese di viaggio per recarsi ad abortire. La mossa di Amazon, seguita anche da altri grandi gruppi, è una risposta alla bozza anti-aborto della Corte Suprema statunitense. Alle motivazioni sul piano giuridico si risponde con la leva del denaro, per influire sulla coscienza collettiva e quindi sul piano sociale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 maggio 2022:<br />Amazon finanzia l'aborto. Sì, è proprio così. Jeff Bezos, fondatore e presidente esecutivo dell'azienda di logistica più importante e fiorente al mondo, ha deciso di rimborsare alle proprie dipendenti e ai loro mariti/compagni le spese di viaggio per recarsi in una clinica abortista. Un rimborso che può arrivare sino a quattromila dollari. Non pochi soldi, se teniamo conto che i dipendenti di Amazon superano il milione in tutto il mondo.<br />Perché proprio le spese di viaggio? Perché molti Stati Usa hanno ultimamente reso più difficoltoso abortire e quindi alcune donne sono costrette, per fortuna, a viaggiare fino a un altro Stato più permissivo. Ad esempio, lo scorso anno nel Texas 1.400 donne hanno deciso di abortire in un altro Stato.<br />Un'altra domanda, forse ancor più significativa: perché proprio ora questa decisione di Bezos? Si tratta di una risposta alla bozza della Corte Suprema che intende rovesciare la sentenza Roe vs Wade del 1973 che ha legalizzato l'aborto procurato in tutta la Nazione, bozza che è stata pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano Politico. La scelta di Bezos sta facendo scuola: anche i gruppi Yelp e Citigroup hanno annunciato che prenderanno decisioni simili.<br />Dopo la pubblicazione truffaldina della bozza della Corte Suprema le piazze, i media, molti politici e vip hanno protestato e inveito. Ma, come abbiamo visto, si mobilitano anche i grandi colossi dell'imprenditoria per impedire che la guerra al nascituro in corso da quasi 50 anni negli Usa non veda la fine.<br />Interessante notare la natura degli avversari nel caso specifico: da una parte un tribunale e dall'altra una multinazionale. Un soggetto giuridico ed uno economico. Il primo sferra l'attacco alla sentenza abortista del 1973 naturalmente sul piano giuridico. Il secondo, al fine di difendere tale sentenza, usa uno strumento economico - il bonus aborto - per creare dibattito mediatico e quindi influenzare la coscienza collettiva, producendo infine effetti significativi sul piano sociale. I pro-choice hanno capito che se il percepito collettivo rifiuterà il contenuto della bozza della Corte, questa difficilmente potrà diventare definitiva. Infatti nel diritto gioca un ruolo fondamentale il principio di effettività. Una legge può essere anche valida, ossia può essere efficace e quindi produrre effetti giuridici previsti dalla legge stessa, ma se poi non è effettiva - ossia se non è seguita dalla maggioranza dei cittadini - diventa una legge inutile, perché se tutti disobbediscono a questa legge non è realistico riuscire a sanzionare tutti. Se un governo avesse tutta la piazza contro, la società sarebbe ingovernabile e le sue leggi carta straccia.<br />Bezos & Co. lo sanno bene. La sua iniziativa infatti si inserisce in quella strategia politica volta a contrapporre la gente alle istituzioni - tra l'altro, nel nostro caso, ad una parte delle istituzioni, perché ad esempio l'amministrazione Biden è fortemente filoabortista - isolando queste ultime e quindi costringendole a cambiare rotta per evitare di pronunciare una sentenza che, se va bene, rimarrebbe lettera morta, ma, se va male, innescherebbe una guerra civile culturale, sociale e giuridica pressoché perenne (ad esempio sarebbero infinite le cause in materia di aborto intentate nei tribunali di tutto il Paese). Questo secondo scenario sarebbe quello più probabile e dunque è assolutamente indispensabile che le realtà pro-vita dimostrino, come stanno già facendo, tutto il loro sostegno ai giudici della Corte Suprema che hanno firmato la bozza, perché la battaglia dell'aborto si vincerà solo se si vinceranno alcune singole battaglie che si svolgono in ambiti diversi, come quello giuridico, sociale, culturale, economico, religioso, politico, etc. Non si può quindi pensare che basti una sentenza per cambiare le cose. Occorre anche creare un ambiente sociale e culturale adatto perché questa sentenza cresca, fiorisca e porti i suoi frutti.<br />Un'ultima nota. Le reazioni scomposte e rabbiose, che il parere dei giudici della Corte Suprema sta scatenando in tutto il mondo, erano prevedibili. È sempre così quando di mezzo c'è la verità. Si ripete in buona sostanza quello che è accaduto duemila anni fa a Stefano, protomartire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50016221</guid><pubDate>Tue, 31 May 2022 21:50:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50016221/aborto_bocciato_nel_senato_americano_la_corte_suprema_pu_andare_avanti.mp3" length="12624919" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7025&#13;
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ABORTO BOCCIATO NEL SENATO AMERICANO: LA CORTE SUPREMA PUO' ANDARE AVANTI di Tommaso Scandroglio&#13;
Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women's Health Protection...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7025" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7025</a><br /><br />ABORTO BOCCIATO NEL SENATO AMERICANO: LA CORTE SUPREMA PUO' ANDARE AVANTI di Tommaso Scandroglio<br />Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women's Health Protection Act) voluta dai Democratici per legalizzare l'aborto in tutta la Nazione: 49 voti a favore, 51 contrari. La famigerata sentenza Roe vs Wade, che forse grazie alla Corte Suprema andrà in soffitta, ha permesso a molti Stati di varare leggi abortiste più o meno liberali. Con questa legge i Democratici vorrebbero tradurre il contenuto della Roe in un testo legislativo che imporrebbe vincoli pro-aborto a molti Stati.<br />La bocciatura servirà sicuramente a livello psicologico ai giudici conservatori della Corte Suprema per confermare anche in futuro la decisione di cancellare la sentenza Roe, in un momento in cui su di loro si sta esercitando una pressione mass-mediatica e politica elevatissima e in cui sono oggetto di violenti attacchi verbali e non solo, come la Bussola ha già evidenziato.<br />Come ricordava Luca Volontè da queste colonne un paio di mesi fa, questo disegno di legge prevedeva: "L'eliminazione di tutte le leggi statali e federali sul consenso dei genitori in relazione all'aborto delle minorenni; il divieto di tutte le leggi che prevedono non solo un consenso della madre che intende abortire ma anche pause di riflessione e presa visione delle immagini digitali del proprio figlio; il divieto per gli Stati di approvare leggi per proteggere i bambini sino alle 20 settimane (come avviene per la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, Singapore, il Canada e i Paesi Bassi); il licenziamento per i medici e le infermiere che si oppongono all'aborto e il taglio di tutti i fondi pubblici per gli ospedali di ispirazione religiosa che non eseguono aborti nelle proprie strutture; l'eliminazione di ogni limite al finanziamento federale diretto, con i soldi dei contribuenti, alle strutture che compiono gli aborti nel Paese". Inoltre la bozza legittimava l'aborto fino alla nascita anche per motivi meramente psicologici.<br /><br />BIDEN STIZZITO<br />Il presidente Biden ha reagito in modo stizzito, come possiamo leggere da una sua dichiarazione pubblicata sul sito della Casa Bianca: "Ancora una volta - quando i diritti fondamentali sono a rischio presso la Corte Suprema - i repubblicani del Senato hanno bloccato l'approvazione del Women's Health Protection Act, un disegno di legge che protegge in modo positivo l'accesso all'assistenza sanitaria riproduttiva. Questa incapacità di legiferare arriva in un momento in cui i diritti costituzionali delle donne sono sotto attacco senza precedenti e va contro la volontà della maggior parte del popolo americano". Per l'ennesima volta il sedicente cattolico Biden non fa mistero di essere a favore dell'aborto e sposa la tesi che abortire sia un diritto e addirittura un diritto fondamentale, tesi ribadita anche in questo passaggio: "I repubblicani al Congresso - nessuno dei quali ha votato a favore di questo disegno di legge - hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani di prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita".<br />L'affermazione poi che la maggior parte del popolo americano la pensa come lui andrebbe di certo provata, dato che sempre più Stati stanno modificando la propria disciplina normativa in senso pro-vita. L'ultimo caso è l'Ohio, dove è stato proposto un disegno di legge per vietare l'aborto quasi in ogni caso.<br /><br />DICHIARAZIONE DI GUERRA ALLA CORTE SUPREMA<br />Biden, però, non si arrende e prevede di riproporre la legge in futuro. A tal fine indica la strategia per vederla approvata: vincere le prossime elezioni a novembre. "Per tutelare il diritto di scelta, gli elettori devono eleggere più senatori pro-choice questo novembre e restituire alla Camera una maggioranza...]]></itunes:summary><itunes:duration>790</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,biden,cortesuprema,roevswade,santostefano,senato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4623226a1cca131425d7ac411783635.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I tre errori del non dare il cognome del padre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-tre-errori-del-non-dare-il-cognome-del-padre--49645860</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6994" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6994</a><br /><br />I TRE ERRORI DEL NON DARE IL COGNOME PATERNO di Tommaso Scandroglio<br />Parliamo del cognome da dare al figlio. Se il figlio è nato da genitori sposati, come è noto, assume il cognome del padre, oppure, se i genitori sono d'accordo e grazie alla sentenza n. 218/16 della Corte Costituzionale, assume il doppio cognome. Se il figlio è nato da genitori non sposati "assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio assume il cognome del padre" (art. 262 cc), oppure quello di entrambi (sempre grazie alla sentenza n. 218/16). Dunque se il figlio è nato in costanza di matrimonio assume in automatico il cognome paterno o, se così hanno deciso i coniugi, quello di entrambi, ma non quello solo della madre; se è figlio naturale può assumere solo quello materno oppure, in automatico, solo quello paterno, oppure il cognome di entrambi.<br />Nel 2019 il tribunale di Bolzano solleva presso la Consulta un dubbio di costituzionalità relativo a quelle norme che vietano di attribuire al figlio il solo cognome della madre. Il 14 gennaio del 2021 la Corte costituzionale, nell'ordinanza n. 81, fa presente che prima di sciogliere questo dubbio occorre domandarsi se sia costituzionalmente legittimo l'attribuzione in automatico del cognome del padre. E dunque solleva, disponendone la trattazione innanzi a sé, tale questione di legittimità costituzionale. Ciò che dunque faceva problema era la preferenza del cognome del padre qualora i genitori non decidano per l'attribuzione al figlio di entrambi i cognomi. Perché dunque privilegiare il patronimico al matronimico? Ai giudici appariva discriminatorio.<br />Come abbiamo visto, la sentenza 218/16 aveva già spostato il baricentro della questione più a beneficio della madre, permettendo l'aggiunta anche del cognome materno. Ma rimanevano in piedi la previsione dell'attribuzione in automatico del cognome paterno (trattasi di una indicazione implicita che si desume dall'intera disciplina sulla materia) e l'impossibilità per le coppie coniugate di assegnare solo il cognome materno.<br /><br />CADUTI GLI ULTIMI PALETTI<br />Il 27 aprile scorso la Consulta ha superato questi due inciampi: "La Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori", si legge nel comunicato stampa della Consulta.<br />D'ora in poi questa sarà la disciplina normativa riguardante il cognome da assegnare ai figli: "La regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell'ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. [...] È compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla presente decisione". Perciò, se i genitori non decidono diversamente, il figlio avrà il doppio cognome, altrimenti potrà avere solo il cognome del padre o solo il cognome della madre. Dunque niente più automatismi a favore del padre e possibilità ora che il figlio porti il cognome della sola madre. Tutto questo varrà sia per i figli di coppie sposate che non.<br />Tale decisione si fonda almeno su due ordini di motivi. L'attuale disciplina normativa, così hanno spiegato i giudici, contrasta con l'art. 3: i genitori come i coniugi hanno pari dignità. Così la Corte costituzionale con la sentenza 61/2006: "L'attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna". In secondo luogo queste norme cozzano con l'art. 2 riguardante i diritti inviolabili. Uno di questi diritti attiene all'identità personale che sarebbe violata se il figlio fosse privato del cognome di uno dei due genitori. Sulla stessa linea anche diversi pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell'uomo e del Consiglio d'Europa.<br />La Consulta, anche sulla scorta dei precedenti giurisprudenziali sulla materia, non poteva che arrivare a queste conclusioni dato che l'orientamento della coscienza collettiva, di cui si fa portavoce, aborre l'idea che vi sia un capofamiglia, perché ciò viene inteso come un retaggio culturale del passato di carattere fortemente discriminatorio, una imposizione sociale della supremazia patriarcale a danno delle donne. Il cognome maschile è tossico e va combattuto.<br /><br />GLI INGANNI DELLA SENTENZA<br />Ma le cose non stanno così. In primis abbiamo una motivazione di carattere giuridico che s'impernia sull'esigenza di certezza in materia anagrafica. L'assegnazione del cognome del padre risponde all'esigenza del riconoscimento formale della paternità, perché se mater sempre certa est, pater numquam, ossia la madre è sempre certa (almeno fino all'avvento della maternità surrogata), il padre mai. Se il parto lega il figlio alla madre in modo certo, il cognome paterno tenta di fare lo stesso.<br />Ma le motivazioni più autentiche per cui la tradizione giuridica privilegia il cognome del padre a quello della madre nell'assegnazione del cognome al figlio si trovano in ambito culturale-antropologico. La famiglia non è una società democratica, di eguali, non è neppure una diarchia. È di diritto naturale che la famiglia sia guidata dal pater familias e, perciò, indicare con il cognome del solo marito l'intera compagine familiare rispecchia questa struttura gerarchica che vede a capo della famiglia il maschio. A cascata ciò comporta che assegnare solo il cognome maschile ai figli significa che quei figli appartengono a quella famiglia che trova la sua impronta specifica in chi la guida, cioè nel padre. Il cognome paterno diventa quindi non limite all'identità personale, ma espressione piena di questa identità perché indica appartenenza.<br />A beneficio delle femministe in servizio permanente: riconoscere che il marito/padre sia a capo della famiglia non significa che questi sia persona migliore della moglie/madre, che la sua dignità sia più preziosa di quella della sua sposa. Entrambi hanno pari dignità naturale, ma hanno ruoli e dunque responsabilità differenti. E la responsabilità del padre è per diritto naturale maggiore, così come le responsabilità che gravano sul Santo Padre sono infinitamente maggiori rispetto a quelle che possono gravare sul semplice fedele. È un dato di fatto per nulla umiliante.<br />Ciò ovviamente non significa che la madre non decida, non organizzi, non consigli, non sia di aiuto fondamentale. Chiaramente simili riflessioni sono, per le orecchie dei nostri contemporanei, come la kryptonite per Superman. Questo è dovuto ad un processo culturale di sedimentazione durato secoli in cui l'emancipazione della donna, l'egualitarismo, la guerra contro la legge naturale e l'identità della famiglia, l'eliminazione di ogni differenza specifica tra persone e società naturali per livellare tutto sullo stesso piano, l'odio verso ogni forma di gerarchia e, soprattutto, verso il concetto di autorità e di padre (la prima autorità di carattere naturale), hanno cancellato portati culturali che rispettavano l'ordine naturale delle cose, un ordine che spesso vede qualcuno più in alto di qualcun altro, pur avendo entrambi pari dignità naturale.<br /><br />IL RUOLO DEL MARITO È DIVERSO DA QUELLO DELLA MOGLIE<br />Questo lo sfondo, potremmo così dire, antropologico su cui si è articolata la decisione dei giudici della Consulta che, in sintesi, si incardina sulle istanze di un vetero femminismo d'assalto e sull'egualitarismo. L'uguaglianza, tra l'altro, non c'entra nulla, perché questo principio impone di trattare i casi uguali in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. E il ruolo del marito è diverso da quello della moglie. Detto ciò però nutriamo anche delle riserve di ordine logico e sociale in merito alla decisione della Corte costituzionale.<br />La prima: i giudici sprecano inchiostro ad iosa per affermare che il cognome solo paterno potrebbe ledere l'identità del figlio. Ma quanti figli si sono lamentati di ciò? Il fenomeno è così socialmente rilevante da imporre una modifica del codice? Se i giudici sono così attenti alla sensibilità sociale, tanto da diventare interpreti della coscienza collettiva che è oggettivamente mutata in relazione alle tematiche sul ruolo della donna, perché non registrano, su questo punto, la pressoché totale assenza di un'esigenza sociale dei figli di mutare la disciplina sull'assegnazione del cognome, astenendosi da ogni modifica normativa?<br />In secondo luogo abbiamo visto che i giudici permetteranno ai figli nati in costanza di matrimonio di assumere il cognome della sola madre. Ma, volendo usare la logica applicata dagli stessi giudici, non potrebbe essere questa una decisione che lede l'identità del figlio, quella stessa identità che si voleva tutelare con questa sentenza? Il figlio infatti si potrebbe sentire depauperato del suo lato paterno, amputato della sua parte maschile perché per sempre marchiato nel suo cognome come figlio della sola madre. Lo stesso dicasi con l'apposizione del doppio cognome: il figlio, ormai grandicello, potrebbe rifiutare il cognome di uno dei due per mille motivi.<br />Infine un paradosso: abbiamo visto che la Consulta vuole privilegiare il cognome della madre. Ma la madre porta il cognome del padre. E quello del padre è, a sua volta, il cognome di suo padre. E così via. Dunque, come in corto circuito, privilegiando il cognome della madre si finisce per privilegiare i cognomi maschili di una lunga teoria di ascendenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49645860</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 20:30:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49645860/i_tre_errori_del_non_dare_il_cognome_del_padre.mp3" length="11990064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6994&#13;
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I TRE ERRORI DEL NON DARE IL COGNOME PATERNO di Tommaso Scandroglio&#13;
Parliamo del cognome da dare al figlio. Se il figlio è nato da genitori sposati, come è noto, assume il cognome del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6994" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6994</a><br /><br />I TRE ERRORI DEL NON DARE IL COGNOME PATERNO di Tommaso Scandroglio<br />Parliamo del cognome da dare al figlio. Se il figlio è nato da genitori sposati, come è noto, assume il cognome del padre, oppure, se i genitori sono d'accordo e grazie alla sentenza n. 218/16 della Corte Costituzionale, assume il doppio cognome. Se il figlio è nato da genitori non sposati "assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio assume il cognome del padre" (art. 262 cc), oppure quello di entrambi (sempre grazie alla sentenza n. 218/16). Dunque se il figlio è nato in costanza di matrimonio assume in automatico il cognome paterno o, se così hanno deciso i coniugi, quello di entrambi, ma non quello solo della madre; se è figlio naturale può assumere solo quello materno oppure, in automatico, solo quello paterno, oppure il cognome di entrambi.<br />Nel 2019 il tribunale di Bolzano solleva presso la Consulta un dubbio di costituzionalità relativo a quelle norme che vietano di attribuire al figlio il solo cognome della madre. Il 14 gennaio del 2021 la Corte costituzionale, nell'ordinanza n. 81, fa presente che prima di sciogliere questo dubbio occorre domandarsi se sia costituzionalmente legittimo l'attribuzione in automatico del cognome del padre. E dunque solleva, disponendone la trattazione innanzi a sé, tale questione di legittimità costituzionale. Ciò che dunque faceva problema era la preferenza del cognome del padre qualora i genitori non decidano per l'attribuzione al figlio di entrambi i cognomi. Perché dunque privilegiare il patronimico al matronimico? Ai giudici appariva discriminatorio.<br />Come abbiamo visto, la sentenza 218/16 aveva già spostato il baricentro della questione più a beneficio della madre, permettendo l'aggiunta anche del cognome materno. Ma rimanevano in piedi la previsione dell'attribuzione in automatico del cognome paterno (trattasi di una indicazione implicita che si desume dall'intera disciplina sulla materia) e l'impossibilità per le coppie coniugate di assegnare solo il cognome materno.<br /><br />CADUTI GLI ULTIMI PALETTI<br />Il 27 aprile scorso la Consulta ha superato questi due inciampi: "La Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori", si legge nel comunicato stampa della Consulta.<br />D'ora in poi questa sarà la disciplina normativa riguardante il cognome da assegnare ai figli: "La regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell'ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. [...] È compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla presente decisione". Perciò, se i genitori non decidono diversamente, il figlio avrà il doppio cognome, altrimenti potrà avere solo il cognome del padre o solo il cognome della madre. Dunque niente più automatismi a favore del padre e possibilità ora che il figlio porti il cognome della sola madre. Tutto questo varrà sia per i figli di coppie sposate che non.<br />Tale decisione si fonda almeno su due ordini di motivi. L'attuale disciplina normativa, così hanno spiegato i giudici, contrasta con l'art. 3: i genitori come i coniugi hanno pari dignità. Così la Corte costituzionale con la sentenza 61/2006: "L'attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale...]]></itunes:summary><itunes:duration>750</itunes:duration><itunes:keywords>concezionepatriarcale,doppiocognome,inciampi,ordinanza,padre,sentenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cffe2d407b59e1110ac5f3ecff3a6fd6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Will Smith vince l'Oscar e tira un sonoro schiaffo a chi prende in giro la moglie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/will-smith-vince-l-oscar-e-tira-un-sonoro-schiaffo-a-chi-prende-in-giro-la-moglie--49244094</link><description><![CDATA[VIDEO: Lo schiaffo di Will Smith ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=M3OYC73txp8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=M3OYC73txp8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6959" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6959</a><br /><br />WILL SMITH VINCE L'OSCAR E TIRA UN SONORO SCHIAFFO A CHI PRENDE IN GIRO LA MOGLIE<br />Se riscoprissimo che l'uomo è uomo e che la donna è donna, la smetteremmo di recitare la parte dell'uomo sensibile e della donna forte che non ha bisogno di chi la difenda (VIDEO: lo schiaffo di Will Smith)<br />di Tommaso Scandroglio<br />Tutti ne parlano e allora ne parliamo anche noi. Notte degli Oscar a Los Angeles. Il comico Chris Rock dal palco fa una battuta su Jada Pinkett, moglie dell'attore Will Smith, entrambi seduti in platea. La Pinkett soffre di una grave forma di alopecia e si è presentata agli Oscar con la testa completamente rasata. Dato che anche lei è un'attrice, Rock le ha chiesto se il suo prossimo film sarebbe stato un sequel di Soldato Jane, in cui Demi Moore aveva appunto la testa rasata. La Pinkett leva gli occhi al cielo in segno di disappunto e il marito invece sale sul palco e molla uno schiaffone al comico. Seguono una serie di improperi di Smith gridati all'indirizzo di Rock: "Togliti dalla fottuta bocca il nome di mia moglie!". Smith poi riceverà la statuetta come miglior attore, si scuserà con i colleghi e l'Academy, la quale si dissocerà dalla reazione dell'attore, ma non si scuserà con Rock. [...]<br />Torniamo allo scontro Smith vs Rock. Dal punto di vista morale ci troviamo di fronte a due azioni riprovevoli perché sproporzionate, esagerate. Tommaso d'Aquino insegna che una buona intenzione (nel nostro caso: far ridere e difendere l'onore della moglie) necessita di modi consoni all'intenzione stessa, altrimenti un'azione in astratto moralmente lecita può diventare nel concreto illecita. Da una parte abbiamo il comico Rock: voleva far ridere, ma la battuta sulla moglie di Smith è apparsa a tutti irriverente, appunto eccessiva. Dunque la sua intenzione comica si è trasformata nei fatti in un atto offensivo. Poi abbiamo Smith che, di fronte a questo atto offensivo, si è sentito in dovere di difendere la moglie, ma la difesa doveva essere proporzionata all'offesa. Se Rock avesse aggredito fisicamente la moglie di Smith sarebbe stato congruo difenderla a ceffoni.<br />In questa situazione specifica, quindi, la difesa proporzionata, cioè giusta (e la giustizia si può anche esprimere come medietà tra due eccessi opposti: in questo caso da una parte la pavidità o la remissività o il falso rispetto umano e, su altro fronte, la tracotanza o l'arroganza), esigeva una risposta verbale. Bene ad esempio avrebbe fatto l'attore ad alzarsi in piedi e a riprendere il comico dicendogli: "Chi si prende gioco delle sofferenze altrui non fa ridere ma fa piangere. Forse, caro Rock, dovresti prendere in considerazione di interpretare ruoli drammatici d'ora in poi. Inizia con il chiedere scusa a mia moglie". In definitiva, abbiamo assistito ad un doppio eccesso: quello del comico e quello dell'attore.<br /><br />GLI ASPETTI POSITIVI DEL GESTO<br />Quando si parla di eccesso, di sproporzione, di reazione non consona significa dunque che gli effetti negativi sopravanzano quelli positivi. Ciò vuol dire che esistono degli effetti positivi, seppur schiacciati da quelli di segno negativo. Vogliamo qui intessere una lode di tali aspetti positivi scaturiti dal gesto di Smith, pur consapevoli che lo stesso, come più volte abbiamo ripetuto, ha trasceso, si è fatto prendere la mano, è proprio il caso di dire. Smith ha ricevuto la statuetta per il film King Richard - Una famiglia vincente. Richard Williams è il padre e allenatore delle tenniste Venus e Serena Williams. Smith, che nella pellicola interpreta Richard, ha dichiarato al momento della premiazione che quest'ultimo "è stato un feroce difensore della sua famiglia". Tra le lacrime ha aggiunto: "In questo momento della mia vita sono sopraffatto da quello che Dio mi chiede di fare su questa terra. Sono stato chiamato nella mia vita ad amare le persone, a proteggere le persone ed essere un fiume per la mia gente. Ho dovuto proteggere Jade [la moglie]. Io voglio essere un ambasciatore di questo tipo di amore, cura, attenzione".<br />Smith, con quel ceffone e con quelle espressioni assai colorite, ha scaldato il cuore di molte fanciulle perché in lui hanno visto l'uomo che è finalmente maschio. Forse un poco rude, poco razionale e molto emotivo, ma molto virile e molto coraggioso. Il coraggio è anche questo: sapere che in un duello puoi anche perdere, ma non perderai l'onore ("Hai perso, ma ti sei battuto con onore" si legge in molti romanzi di cappa e spada). Infatti poteva giocarsi la statuetta e non è detto che ciò non accada. Smith ha punito chi voleva svendere la dignità e la sofferenza della moglie per una mezza risata strappata al pubblico, mettendo a rischio la propria candidatura: agli occhi di molti, ma soprattutto di molte, è apparso come un principe azzurro che va in guerra per difendere la sua amata. In quella manciata di minuti Smith non ha interpretato, ma è stato un vero e proprio cavaliere. Roberto Marchesini ha scritto che "il più forte, cioè il cavaliere, mette la sua forza a disposizione del più debole, cioè la donna. La forza deve essere usata per servire, non per prevaricare".<br /><br />VALE PIÙ LA MOGLIE CHE UN OSCAR<br />Il coraggio non riguardava solo l'Oscar come miglior attore che avrebbe potuto sfuggirgli di mano all'ultimo, ma anche la pioggia di critiche che gli sarebbero piovute addosso di machismo, di supremazia maschilista, di uomo violento, di maschio tossico, di pessimo esempio per i giovani. Insomma, fango sulla sua carriera. Avrebbe avuto contro, com'è accaduto puntualmente, tutto il buonismo e il femminismo più appiccicoso che esista, quello che bercia che con la violenza non si risolve mai niente, che il dialogo appiana ogni asperità, che le donne non hanno bisogno degli uomini per difendersi e via stereotipando.<br />Smith con quel ceffone ha spazzato via in un momento tutte le fluidità di genere di chi è maschio e si sente femmina, di chi non si sente né l'uno né l'altra, tutte le effemminatezze e fragilità di quella infinita schiera di uomini debosciati, piagnucolosi, svenevoli, insicuri e mammoni che non hanno piglio e non vogliono avere carattere, che hanno barattato la fermezza con il compromesso, la responsabilità con la pavidità, il coraggio con la mediocrità, la radicalità con l'accomodamento, la fierezza con il vittimismo, il non voler arretrare di un millimetro, costi quel che costi, con la fuga. Tutti uomini che non vogliono la pace, bensì la resa, che non sanno più cosa sia l'onore, la nobiltà d'animo, la dignità, la rispettabilità, la lealtà, preferendo l'infamia alle ferite inferte sul campo di battaglia. Smith, invece, ha scelto di gridare al mondo che vale più sua moglie che un Oscar.<br />Ne siamo consapevoli: tutte parole che puzzano molto di testosterone e che dunque si meriterebbero di essere candeggiate nel politicamente corretto con una buona dose di ammorbidente di marca Peace & Love. Ma a noi piace quell'odore e non ce ne vergogniamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49244094</guid><pubDate>Tue, 29 Mar 2022 21:09:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49244094/will_smith_vince_l_oscar_e_tira_un_sonoro_schiaffo_a_chi_prende_in_giro_la_moglie.mp3" length="10063247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Lo schiaffo di Will Smith ➜ https://www.youtube.com/watch?v=M3OYC73txp8&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6959&#13;
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WILL SMITH VINCE L'OSCAR E TIRA UN SONORO SCHIAFFO A CHI PRENDE IN GIRO LA MOGLIE&#13;
Se riscoprissimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Lo schiaffo di Will Smith ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=M3OYC73txp8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=M3OYC73txp8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6959" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6959</a><br /><br />WILL SMITH VINCE L'OSCAR E TIRA UN SONORO SCHIAFFO A CHI PRENDE IN GIRO LA MOGLIE<br />Se riscoprissimo che l'uomo è uomo e che la donna è donna, la smetteremmo di recitare la parte dell'uomo sensibile e della donna forte che non ha bisogno di chi la difenda (VIDEO: lo schiaffo di Will Smith)<br />di Tommaso Scandroglio<br />Tutti ne parlano e allora ne parliamo anche noi. Notte degli Oscar a Los Angeles. Il comico Chris Rock dal palco fa una battuta su Jada Pinkett, moglie dell'attore Will Smith, entrambi seduti in platea. La Pinkett soffre di una grave forma di alopecia e si è presentata agli Oscar con la testa completamente rasata. Dato che anche lei è un'attrice, Rock le ha chiesto se il suo prossimo film sarebbe stato un sequel di Soldato Jane, in cui Demi Moore aveva appunto la testa rasata. La Pinkett leva gli occhi al cielo in segno di disappunto e il marito invece sale sul palco e molla uno schiaffone al comico. Seguono una serie di improperi di Smith gridati all'indirizzo di Rock: "Togliti dalla fottuta bocca il nome di mia moglie!". Smith poi riceverà la statuetta come miglior attore, si scuserà con i colleghi e l'Academy, la quale si dissocerà dalla reazione dell'attore, ma non si scuserà con Rock. [...]<br />Torniamo allo scontro Smith vs Rock. Dal punto di vista morale ci troviamo di fronte a due azioni riprovevoli perché sproporzionate, esagerate. Tommaso d'Aquino insegna che una buona intenzione (nel nostro caso: far ridere e difendere l'onore della moglie) necessita di modi consoni all'intenzione stessa, altrimenti un'azione in astratto moralmente lecita può diventare nel concreto illecita. Da una parte abbiamo il comico Rock: voleva far ridere, ma la battuta sulla moglie di Smith è apparsa a tutti irriverente, appunto eccessiva. Dunque la sua intenzione comica si è trasformata nei fatti in un atto offensivo. Poi abbiamo Smith che, di fronte a questo atto offensivo, si è sentito in dovere di difendere la moglie, ma la difesa doveva essere proporzionata all'offesa. Se Rock avesse aggredito fisicamente la moglie di Smith sarebbe stato congruo difenderla a ceffoni.<br />In questa situazione specifica, quindi, la difesa proporzionata, cioè giusta (e la giustizia si può anche esprimere come medietà tra due eccessi opposti: in questo caso da una parte la pavidità o la remissività o il falso rispetto umano e, su altro fronte, la tracotanza o l'arroganza), esigeva una risposta verbale. Bene ad esempio avrebbe fatto l'attore ad alzarsi in piedi e a riprendere il comico dicendogli: "Chi si prende gioco delle sofferenze altrui non fa ridere ma fa piangere. Forse, caro Rock, dovresti prendere in considerazione di interpretare ruoli drammatici d'ora in poi. Inizia con il chiedere scusa a mia moglie". In definitiva, abbiamo assistito ad un doppio eccesso: quello del comico e quello dell'attore.<br /><br />GLI ASPETTI POSITIVI DEL GESTO<br />Quando si parla di eccesso, di sproporzione, di reazione non consona significa dunque che gli effetti negativi sopravanzano quelli positivi. Ciò vuol dire che esistono degli effetti positivi, seppur schiacciati da quelli di segno negativo. Vogliamo qui intessere una lode di tali aspetti positivi scaturiti dal gesto di Smith, pur consapevoli che lo stesso, come più volte abbiamo ripetuto, ha trasceso, si è fatto prendere la mano, è proprio il caso di dire. Smith ha ricevuto la statuetta per il film King Richard - Una famiglia vincente. Richard Williams è il padre e allenatore delle tenniste Venus e Serena Williams. Smith, che nella pellicola interpreta Richard, ha dichiarato al momento della premiazione che quest'ultimo "è stato un feroce difensore della sua famiglia". 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Costui con abilità riesce a conciliare in modo armonico gli opposti, a trovare sempre eccezioni misericordiose alla regola, ad individuare il famigerato spirito evangelico anche nell'errore e nel male. È un ossimoro vivente.<br />E così è contrario all'aborto, ma, in caso di stupro, misericordia comanda di scrivere un bel licet sopra questa pratica. È contrario alla contraccezione tra i coniugi, ma se questi per difficoltà economiche o di salute o perché hanno già uno o due figli non vivono le condizioni ideali per accoglierne un altro allora è bene ricorrere alla pillola. È contrario all'eutanasia, ma quando il malato è molto sofferente carità cristiana suggerisce di staccare la spina per staccarlo dal dolore. È contrario alla fecondazione artificiale, ma se la coppia desidera ardentemente un figlio (quindi: tutti i casi di fecondazione extracorporea) ecco che il ricorso alla provetta può essere benedetto. È contrario alla sperimentazione sugli embrioni, ma se serve per salvare vite (altrimenti, per quale motivo si farebbe sperimentazione?) non solo è moralmente lecito, ma addirittura doveroso. È contrario al divorzio, ma se la convivenza è diventata intollerabile (difficile che si chieda il divorzio in caso si viva d'amore e d'accordo) allora per salvare il bene reciproco degli sposi, la serenità dei figli e i vincoli di carità è quanto mai opportuno andare dall'avvocato. È contrario alle unioni civili, ma se c'è autentico affetto tra le due persone dello stesso sesso (anche qui l'eccezione comprende tutti i casi) e la coppia vive animata da spirito cristiano allora occorre incoraggiare questo tipo di unioni. È contrario agli abusi liturgici (difficile, d'altronde, essere a favore di un abuso di qualsiasi tipo), ma se la celebrazione può avvalersi di qualche espediente scenografico e teatrale per tener desta l'attenzione del pubblico, pardon, dei credenti o popolo di Dio allora porte aperte alla fantasia sull'altare.<br />In buona sostanza il cattolico del ma perseguendo fini buoni - la misericordia, la carità, il desiderio di avere figli, la lotta contro il dolore, la cura di malattie, la pace tra i coniugi, la custodia della liturgia - compie azioni malvagie: aborto, eutanasia, etc. Inoltre pensa che applicando questi fini a casi eccezionali possa cavarsela dal punto di vista morale, ma anche in casi eccezionali non si può compiere il male. Gli assoluti morali non tollerano eccezioni, non tollerano i "ma", non tollerano dunque il cattolico del ma.<br />Va da sé che per alcune tematiche lo stesso cattolico del ma diventa il cattolico del senza se e senza ma.<br />L'immigrazione? Non ci sono ma che tengano: tutti dentro senza regole.<br />Le persone omosessuali? Sono sempre discriminate.<br />Il maschio? È sempre tendenzialmente violento.<br />L'ambiente? Una priorità assoluta che non tollera eccezioni di sorta.<br />La Costituzione italiana? La più bella del mondo e guai a dire il contrario.<br />Insomma, il cattolico del ma è intransigente quando non dovrebbe e non lo è quando dovrebbe.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49156767</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 22:22:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49156767/il_cattolico_del_ma_sani_principi_ma_pronto_a_violarli_in_nome_della_misericordia.mp3" length="4624344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6889&#13;
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IL CATTOLICO DEL MA, SANI PRINCIPI MA PRONTO A VIOLARLI IN NOME DELLA MISERICORDIA di Tommaso Scandroglio&#13;
Dopo il cattolico ombra, il cattolico omissivo, il cattolico adulto e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6889" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6889</a><br /><br />IL CATTOLICO DEL MA, SANI PRINCIPI MA PRONTO A VIOLARLI IN NOME DELLA MISERICORDIA di Tommaso Scandroglio<br />Dopo il cattolico ombra, il cattolico omissivo, il cattolico adulto e il cattolico benaltrista eccoci arrivati a fare un rapido identikit di un altro credente a modo suo, il cattolico del ma. Costui con abilità riesce a conciliare in modo armonico gli opposti, a trovare sempre eccezioni misericordiose alla regola, ad individuare il famigerato spirito evangelico anche nell'errore e nel male. È un ossimoro vivente.<br />E così è contrario all'aborto, ma, in caso di stupro, misericordia comanda di scrivere un bel licet sopra questa pratica. È contrario alla contraccezione tra i coniugi, ma se questi per difficoltà economiche o di salute o perché hanno già uno o due figli non vivono le condizioni ideali per accoglierne un altro allora è bene ricorrere alla pillola. È contrario all'eutanasia, ma quando il malato è molto sofferente carità cristiana suggerisce di staccare la spina per staccarlo dal dolore. È contrario alla fecondazione artificiale, ma se la coppia desidera ardentemente un figlio (quindi: tutti i casi di fecondazione extracorporea) ecco che il ricorso alla provetta può essere benedetto. È contrario alla sperimentazione sugli embrioni, ma se serve per salvare vite (altrimenti, per quale motivo si farebbe sperimentazione?) non solo è moralmente lecito, ma addirittura doveroso. È contrario al divorzio, ma se la convivenza è diventata intollerabile (difficile che si chieda il divorzio in caso si viva d'amore e d'accordo) allora per salvare il bene reciproco degli sposi, la serenità dei figli e i vincoli di carità è quanto mai opportuno andare dall'avvocato. È contrario alle unioni civili, ma se c'è autentico affetto tra le due persone dello stesso sesso (anche qui l'eccezione comprende tutti i casi) e la coppia vive animata da spirito cristiano allora occorre incoraggiare questo tipo di unioni. È contrario agli abusi liturgici (difficile, d'altronde, essere a favore di un abuso di qualsiasi tipo), ma se la celebrazione può avvalersi di qualche espediente scenografico e teatrale per tener desta l'attenzione del pubblico, pardon, dei credenti o popolo di Dio allora porte aperte alla fantasia sull'altare.<br />In buona sostanza il cattolico del ma perseguendo fini buoni - la misericordia, la carità, il desiderio di avere figli, la lotta contro il dolore, la cura di malattie, la pace tra i coniugi, la custodia della liturgia - compie azioni malvagie: aborto, eutanasia, etc. Inoltre pensa che applicando questi fini a casi eccezionali possa cavarsela dal punto di vista morale, ma anche in casi eccezionali non si può compiere il male. Gli assoluti morali non tollerano eccezioni, non tollerano i "ma", non tollerano dunque il cattolico del ma.<br />Va da sé che per alcune tematiche lo stesso cattolico del ma diventa il cattolico del senza se e senza ma.<br />L'immigrazione? Non ci sono ma che tengano: tutti dentro senza regole.<br />Le persone omosessuali? Sono sempre discriminate.<br />Il maschio? È sempre tendenzialmente violento.<br />L'ambiente? Una priorità assoluta che non tollera eccezioni di sorta.<br />La Costituzione italiana? 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Questa volta sotto la lente di ingrandimento mettiamo il cattolico benaltrista. Per costui i veri problemi, al pari delle relative soluzioni, nella Chiesa come fuori da essa, sono altri rispetto a quelli indicati dalla Chiesa stessa. Ad esempio il problema non è l'aborto, bensì sono le condizioni sociali in cui si trova a vivere la donna, il machismo, la difficoltà di coniugare vita professionale e impegni familiari, il reddito, etc. Parimenti il problema non è il divorzio, ma l'incompatibilità dei caratteri, nuovi condizionamenti culturali a cui deve soggiacere la famiglia, l'indipendenza lavorativa della donna, etc. E ancora, il problema non è il calo a picco delle vocazioni sacerdotali e delle presenze alla Messa domenicale, ma le nuove esigenze spirituali della gente, l'incapacità della Chiesa di comunicare con il mondo, la pedofilia che ha macchiato il curriculum della Chiesa stessa, etc.<br /><br />I VERI PROBLEMI<br />In definitiva il cattolico benaltrista confonde le possibili cause con l'effetto, escludendo il secondo (aborto, divorzio, calo di vocazioni) per privilegiare le prime. Facendo così si mette in ombra il vero problema e si sposta l'attenzione su aspetti sì importanti, ma che spesso non sono nemmeno le vere cause del problema. In tal modo si depotenzia la drammaticità di alcuni fenomeni perché li si mette in naftalina: da attori principali finiscono per essere comparse. Ecco allora che il cattolico benaltrista si guarderà bene dal parlare, sia in pubblico che in privato, e dallo scrivere di aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, omosessualità, liturgia snaturata, perdita della fede, etc. perché, secondo lui, non sono il vero nocciolo della questione. I veri problemi, a suo dire, che generano poi questi effetti collaterali sono la povertà, la disoccupazione, l'individualismo, i ritmi frenetici della società odierna, i social usati male, la mancanza di dialogo, di accoglienza, di solidarietà, di integrazione tra persone di diversa nazionalità e di attenzione verso il creato (la qual ultima cosa pare essere ormai il peccato originale da cui sono scaturiti tutti gli altri peccati).<br /><br />COME UN'ANGUILLA<br />Il benaltrismo si presenta come una sostanza oleosa che ricopre questo particolare tipo di cattolico e quindi è difficile agguantarlo perché sguscia via come un'anguilla. Vogliamo dire che quando egli obietta che, ad esempio, l'eutanasia prenderà sempre più piede nel nostro Paese a motivo dell'individualismo sociale dice sì una cosa vera, ma non c'entra il punto. Ecco allora che per contestarlo occorre articolare un ragionamento composto da più passaggi, un ragionamento complesso. Lo stesso accade quando, secondo lui, è l'indipendenza professionale che ha minato alla base il matrimonio rendendolo più fragile; in realtà si tratta di una concausa, ma i fattori determinanti sono altri e ben più importanti: sono, è proprio il caso di dirlo, ben altri rispetto alla sua prospettiva "benaltrista". In breve, questo cattolico dice cose anche giuste, ma non fondamentali, non individua la vera patologia del male o dell'errore.<br />Il cattolico benaltrista poi fa sfoggio delle sue qualità non solo sul versante, potremmo così dire, negativo ma anche su quello positivo. Se il male è ben altrove rispetto a quello che indica la dottrina, parimenti il vero bene si trova altrove. Ad esempio alla salvezza delle anime preferisce la salvezza del pianeta; alla difesa dell'identità cattolica il sincretismo religioso; alla fedeltà alla dottrina la cosiddetta libertà dei figli di Dio che in realtà è anarchia dottrinale; alla fede in Dio la fede nella scienza; alla sequela a Cristo l'amicizia tra i popoli; al "Sì, sì, no, no" il "parliamone"; alla verità il dubbio; ai principi le eccezioni; agli assoluti morali una morale dissoluta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48430800</guid><pubDate>Tue, 25 Jan 2022 22:27:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48430800/il_cattolico_benaltrista_quando_i_problemi_sono_altri.mp3" length="5765373" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6802&#13;
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IL CATTOLICO BENALTRISTA, QUANDO I PROBLEMI SONO ALTRI di Tommaso Scandroglio&#13;
Proseguiamo con il nostro identikit di tipi strani in casa cattolica (nelle puntate precedenti: Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6802" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6802</a><br /><br />IL CATTOLICO BENALTRISTA, QUANDO I PROBLEMI SONO ALTRI di Tommaso Scandroglio<br />Proseguiamo con il nostro identikit di tipi strani in casa cattolica (nelle puntate precedenti: Il cattolico ombra; Il cattolico omissivo; Il cattolico adulto). Questa volta sotto la lente di ingrandimento mettiamo il cattolico benaltrista. Per costui i veri problemi, al pari delle relative soluzioni, nella Chiesa come fuori da essa, sono altri rispetto a quelli indicati dalla Chiesa stessa. Ad esempio il problema non è l'aborto, bensì sono le condizioni sociali in cui si trova a vivere la donna, il machismo, la difficoltà di coniugare vita professionale e impegni familiari, il reddito, etc. Parimenti il problema non è il divorzio, ma l'incompatibilità dei caratteri, nuovi condizionamenti culturali a cui deve soggiacere la famiglia, l'indipendenza lavorativa della donna, etc. E ancora, il problema non è il calo a picco delle vocazioni sacerdotali e delle presenze alla Messa domenicale, ma le nuove esigenze spirituali della gente, l'incapacità della Chiesa di comunicare con il mondo, la pedofilia che ha macchiato il curriculum della Chiesa stessa, etc.<br /><br />I VERI PROBLEMI<br />In definitiva il cattolico benaltrista confonde le possibili cause con l'effetto, escludendo il secondo (aborto, divorzio, calo di vocazioni) per privilegiare le prime. Facendo così si mette in ombra il vero problema e si sposta l'attenzione su aspetti sì importanti, ma che spesso non sono nemmeno le vere cause del problema. In tal modo si depotenzia la drammaticità di alcuni fenomeni perché li si mette in naftalina: da attori principali finiscono per essere comparse. Ecco allora che il cattolico benaltrista si guarderà bene dal parlare, sia in pubblico che in privato, e dallo scrivere di aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, omosessualità, liturgia snaturata, perdita della fede, etc. perché, secondo lui, non sono il vero nocciolo della questione. I veri problemi, a suo dire, che generano poi questi effetti collaterali sono la povertà, la disoccupazione, l'individualismo, i ritmi frenetici della società odierna, i social usati male, la mancanza di dialogo, di accoglienza, di solidarietà, di integrazione tra persone di diversa nazionalità e di attenzione verso il creato (la qual ultima cosa pare essere ormai il peccato originale da cui sono scaturiti tutti gli altri peccati).<br /><br />COME UN'ANGUILLA<br />Il benaltrismo si presenta come una sostanza oleosa che ricopre questo particolare tipo di cattolico e quindi è difficile agguantarlo perché sguscia via come un'anguilla. Vogliamo dire che quando egli obietta che, ad esempio, l'eutanasia prenderà sempre più piede nel nostro Paese a motivo dell'individualismo sociale dice sì una cosa vera, ma non c'entra il punto. Ecco allora che per contestarlo occorre articolare un ragionamento composto da più passaggi, un ragionamento complesso. Lo stesso accade quando, secondo lui, è l'indipendenza professionale che ha minato alla base il matrimonio rendendolo più fragile; in realtà si tratta di una concausa, ma i fattori determinanti sono altri e ben più importanti: sono, è proprio il caso di dirlo, ben altri rispetto alla sua prospettiva "benaltrista". In breve, questo cattolico dice cose anche giuste, ma non fondamentali, non individua la vera patologia del male o dell'errore.<br />Il cattolico benaltrista poi fa sfoggio delle sue qualità non solo sul versante, potremmo così dire, negativo ma anche su quello positivo. Se il male è ben altrove rispetto a quello che indica la dottrina, parimenti il vero bene si trova altrove. Ad esempio alla salvezza delle anime preferisce la salvezza del pianeta; alla difesa dell'identità cattolica il sincretismo religioso; alla fedeltà alla dottrina la cosiddetta libertà dei figli di Dio che in realtà è anarchia dottrinale; alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:keywords>benaltrista,eutanasia,fecondazioneartificiale,liturgia,solidarietà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7ae3b5175a78ccec149fe9ccced9872b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Forum di Davos spinge per l'abolizione della proprietà privata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-forum-di-davos-spinge-per-l-abolizione-della-proprieta-privata--48087292</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6847" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6847</a><br /><br />IL FORUM DI DAVOS SPINGE PER L'ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA di Tommaso Scandroglio<br />Il World Economic Forum (WEF) di Davos ha prodotto uno spot intitolato "8 pronostici per il mondo per il 2030". Questi pronostici, che nell'intento dei realizzatori dovrebbero essere tutti di segno positivo, sono stati indicati dai membri del World Economic Forum's Global Future Councils. Sulla piattaforma dedicata al WEF gli otto obiettivi per il 2030 sono introdotti da un'affermazione che la dice lunga sull'orientamento fortemente ideologico del WEF: "Come dimostrano la vittoria della Brexit e di Donald Trump, prevedere anche il futuro immediato non è un'impresa facile". Come a dire: i potenti della Terra avevano stabilito che il Regno Unito rimanesse in Europa e che un tizio come Trump non potesse mai sedere alla Casa Bianca, ma le cose, incredibile a dirsi, sono andate diversamente. Che non accada mai più! E dunque ecco che il WEF corre ai ripari e pone degli obiettivi che dovranno essere raggiunti senza se e senza ma.<br />Gli obiettivi sono: fissare un prezzo per la CO2 (la famigerata tassa sull'aria che respiriamo da battuta da bar si trasformerà a breve in realtà); il tramonto dell'egemonia Usa a favore di una coalizione di poteri nazionali tra alcune stati; privilegiare le cure domiciliari rispetto a quelle ospedaliere; diminuzione del consumo di carne; riorganizzazione mondiale dei piani di accoglienza degli immigrati; "i valori che hanno costruito l'Occidente saranno messi alla prova fino al punto di rottura" (ossia uccidere le ultime sacche di resistenza culturale fondate sul connubio tra filosofia classica di matrice greca, diritto romano e soprattutto cristianesimo); immigrazione verso Marte (sic). Ogni punto meriterebbe una tesi di dottorato, ma qui, per motivi di spazio, ci soffermiamo su un ottavo obiettivo che, in realtà, è il primo della lista che viene così presentato: "Tutti i prodotti diventeranno servizi. 'Non possiedo niente. Non possiedo un'auto. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici o vestiti', scrive la deputata danese Ida Auken. Lo shopping è un lontano ricordo nella città del 2030, i cui abitanti hanno ottenuto energia pulita e preso in prestito ciò di cui hanno bisogno su richiesta". Il relativo claim nello spot sopra citato suona così: "Non possederai niente e sarai felice". Scritta che compare in sovraimpressione sopra il viso di un giovane dal sorriso beota.<br /><br />ELIMINARE LA PROPRIETÀ PRIVATA<br />Dunque i potenti della Terra vogliono eliminare la proprietà privata e noi tutti saremo contenti di questo. Qualche breve riflessione. Questo obiettivo ha una matrice chiaramente comunista: l'abolizione della proprietà privata è un must del pensiero dei teorici del comunismo puro. Ogni bene sarà messo in comune, dunque ognuno, come indicato dal WEF prenderà a prestito ciò che gli servirà. Non si paga nulla e dunque nessun bene è di proprietà di nessuno. Ecco perché i prodotti spariranno, intesi come merce acquistabile, e diventeranno servizi: come uso del treno per spostarmi, ma il treno non è mio, parimenti userò un'auto per spostarmi, ma quell'auto non sarà mia. Lo sharing diventerà universale, ossia riguarderà tutti, e generale, cioè interesserà tutti i beni. Si tratta di un attacco frontale al diritto naturale e al diritto divino che prevedono in capo ai singoli il diritto alla proprietà privata. In tal modo lo Stato si impossesserà dei tuoi beni gestendo in modo ancor più pervasivo e asfissiante la tua libertà personale. Non solo, ma i membri del WEF preconizzano che noi non ci ribelleremo a questo esproprio non più proletario ma statale, bensì ne saremo entusiasti. La proprietà, evidentemente per questi signori, è un cappio al collo, un legame che soffoca, un vincolo che porta solo crucci, conflitti interpersonali. Ritorniamo invece al felice stato di natura dove nessuno possiede nulla perché non vi sono leggi, con il piccolo aggiustamento che sarà lo Stato ad occuparsi di te dalla culla, se ci arrivi, alla fossa. Nulla di nuovo: è il pensiero illuminista giacobino che con la forza ha tolto i beni all'aristocrazia e al clero e che trova le sue radici culturali nell'empirismo inglese del '500. Pensiamo al filosofo Thomas Hobbes (1588-1679) che, nel suo De Cive, raffigura l'uomo nello stato di natura come un soggetto che potenzialmente ha diritto su tutto. Un diritto dunque assoluto. Una volontà di potere che non si appalesa solo nel diritto di proprietà, ma è anche e soprattutto nel diritto ad un'esistenza pacifica e serena. Però predicare la possibilità di avere e fare tutto ciò che si desidera porta inevitabilmente ad un conflitto globale: il mio diritto che vuole essere assoluto incontra il limite del tuo diritto, che anche nelle tue intenzioni pretenderebbe di essere assoluto. Questo contrasto può solo essere evitato tramite la potestas, che genera effetti coattivi, dello Stato. Prezzo da pagare per garantirsi simile tutela è quello della cessione in mano al princeps dei propri diritti personali, un principe che diventa così Leviatano, figura che preconizza lo Stato hegeliano come suprema e assoluta entità morale.<br /><br />LA DECRESCITA FELICE<br />Dunque l'invito, che diventerà una vera e propria imposizione in futuro, sarà quello di cedere il diritto di proprietà agli Stati e vivere così una vita spensierata: sarà l'approdo del fenomeno socio-politico conosciuto come decrescita felice. Una sorta di povertà generalizzata e coatta che ci dovrebbe rendere più sereni. Prova che il favore delle masse verso l'esproprio volontario diventerà realtà è almeno duplice. Da quasi due anni le popolazioni mondiali devono attenersi, chi più chi meno, a forme di restrizioni della libertà personali molto accentuate a motivo della pandemia. In alcuni casi tali misure sono giustificate, in altri appaiono irragionevoli. Eppure anche in quest'ultima ipotesi buona parte della collettività appoggia non solo senza fiatare, ma addirittura in modo entusiasta la privazione della libertà personale assumendo poi il ruolo di delatrice di chi non si allinea. Il nemico del popolo deve essere stanato e processato. Simile dinamica avviene anche per i temi ambientali: si rinuncia a prodotti che costano meno per optare per quelli più costosi e in genere meno performanti, però green. La rinuncia anche in questo caso è entusiasta perché viene rivestita di alto valore etico. Dunque lo scenario futuro prossimo sarà quello di una massa di persone volontariamente povere e felici di esserlo, verso cui non servirà la spada per convincerla a cedere i propri beni, ma solo la persuasione mass mediatica. I cittadini obbediranno scodinzolanti, felici di obbedire. È l'apice del totalitarismo non più duro e sanguinario, bensì soft e mellifluo. Aldous Huxley, autore de ll mondo nuovo, ebbe a scrivere: "La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù".<br /><br />Nota di BastaBugie: leggendo un articolo come questo potrebbe sembrare che siamo sull'orlo del baratro e che ci siamo senza possibilità di fuggire. Un destino ineluttabile sembra essere minaccioso davanti a noi. In realtà se quelli descritti sono i piani veri di chi vorrebbe sovvertire il mondo, e questo è indubitabile, però è altrettanto indubitabile che i piani potrebbero fallire. Spesso nella storia i piani dei cattivi sono falliti. Sembravano vincenti, ma è bastato poco a farli crollare. Insomma non è detta l'ultima parola. I buoni dovranno lottare per quanto possibile ciascuno al proprio posto e se lotteranno hanno buone probabilità di ribaltare i progetti dei cattivi. Inoltre i credenti hanno dalla loro parte il Dio che "ha rovesciato i potenti dai troni". (Giano Colli, direttore di BastaBugie)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48087292</guid><pubDate>Wed, 29 Dec 2021 10:06:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48087292/il_forum_di_davos_spinge_per_l_abolizione_della_propriet_privata.mp3" length="10988608" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6847

IL FORUM DI DAVOS SPINGE PER L'ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA di Tommaso Scandroglio
Il World Economic Forum (WEF) di Davos ha prodotto uno spot intitolato "8 pronostici per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6847" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6847</a><br /><br />IL FORUM DI DAVOS SPINGE PER L'ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA di Tommaso Scandroglio<br />Il World Economic Forum (WEF) di Davos ha prodotto uno spot intitolato "8 pronostici per il mondo per il 2030". Questi pronostici, che nell'intento dei realizzatori dovrebbero essere tutti di segno positivo, sono stati indicati dai membri del World Economic Forum's Global Future Councils. Sulla piattaforma dedicata al WEF gli otto obiettivi per il 2030 sono introdotti da un'affermazione che la dice lunga sull'orientamento fortemente ideologico del WEF: "Come dimostrano la vittoria della Brexit e di Donald Trump, prevedere anche il futuro immediato non è un'impresa facile". Come a dire: i potenti della Terra avevano stabilito che il Regno Unito rimanesse in Europa e che un tizio come Trump non potesse mai sedere alla Casa Bianca, ma le cose, incredibile a dirsi, sono andate diversamente. Che non accada mai più! E dunque ecco che il WEF corre ai ripari e pone degli obiettivi che dovranno essere raggiunti senza se e senza ma.<br />Gli obiettivi sono: fissare un prezzo per la CO2 (la famigerata tassa sull'aria che respiriamo da battuta da bar si trasformerà a breve in realtà); il tramonto dell'egemonia Usa a favore di una coalizione di poteri nazionali tra alcune stati; privilegiare le cure domiciliari rispetto a quelle ospedaliere; diminuzione del consumo di carne; riorganizzazione mondiale dei piani di accoglienza degli immigrati; "i valori che hanno costruito l'Occidente saranno messi alla prova fino al punto di rottura" (ossia uccidere le ultime sacche di resistenza culturale fondate sul connubio tra filosofia classica di matrice greca, diritto romano e soprattutto cristianesimo); immigrazione verso Marte (sic). Ogni punto meriterebbe una tesi di dottorato, ma qui, per motivi di spazio, ci soffermiamo su un ottavo obiettivo che, in realtà, è il primo della lista che viene così presentato: "Tutti i prodotti diventeranno servizi. 'Non possiedo niente. Non possiedo un'auto. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici o vestiti', scrive la deputata danese Ida Auken. Lo shopping è un lontano ricordo nella città del 2030, i cui abitanti hanno ottenuto energia pulita e preso in prestito ciò di cui hanno bisogno su richiesta". Il relativo claim nello spot sopra citato suona così: "Non possederai niente e sarai felice". Scritta che compare in sovraimpressione sopra il viso di un giovane dal sorriso beota.<br /><br />ELIMINARE LA PROPRIETÀ PRIVATA<br />Dunque i potenti della Terra vogliono eliminare la proprietà privata e noi tutti saremo contenti di questo. Qualche breve riflessione. Questo obiettivo ha una matrice chiaramente comunista: l'abolizione della proprietà privata è un must del pensiero dei teorici del comunismo puro. Ogni bene sarà messo in comune, dunque ognuno, come indicato dal WEF prenderà a prestito ciò che gli servirà. Non si paga nulla e dunque nessun bene è di proprietà di nessuno. Ecco perché i prodotti spariranno, intesi come merce acquistabile, e diventeranno servizi: come uso del treno per spostarmi, ma il treno non è mio, parimenti userò un'auto per spostarmi, ma quell'auto non sarà mia. Lo sharing diventerà universale, ossia riguarderà tutti, e generale, cioè interesserà tutti i beni. Si tratta di un attacco frontale al diritto naturale e al diritto divino che prevedono in capo ai singoli il diritto alla proprietà privata. In tal modo lo Stato si impossesserà dei tuoi beni gestendo in modo ancor più pervasivo e asfissiante la tua libertà personale. Non solo, ma i membri del WEF preconizzano che noi non ci ribelleremo a questo esproprio non più proletario ma statale, bensì ne saremo entusiasti. La proprietà, evidentemente per questi signori, è un cappio al collo, un legame che soffoca, un vincolo che porta solo crucci, conflitti interpersonali. Ritorniamo...]]></itunes:summary><itunes:duration>687</itunes:duration><itunes:keywords>davos,decrescitafelice,hobbes,huxley,worldeconomicforum</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d80fd1482e33d2397b4bbc3819e0b37b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La legge Zan affossata è una bella notizia...ma solo a metà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-legge-zan-affossata-e-una-bella-notizia-ma-solo-a-meta--47280045</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6773" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6773</a><br /><br />LA LEGGE ZAN AFFOSSATA E' UNA BELLA NOTIZIA... MA SOLO A META' di Tommaso Scandroglio<br />Lo ricorderemo come il Ddl Zac per via della cosiddetta tagliola (non esaminare la legge articolo per articolo e procedere a scrutinio segreto) che ha affossato il testo di legge dell'on. Alessandro Zan. Quali i motivi di questo insperato successo?<br />Come causa prossima potremmo ovviamente indicare la volontà di Lega e Fratelli d'Italia di impedire il varo di questa legge. Ma la vittoria in Parlamento la dobbiamo soprattutto a quelle decine di militi ignoti, ma non certo ignobili, che nel segreto dell'urna hanno votato con la coscienza libera dai diktat di partito. «Avevamo 149 voti, contati e controllati», dichiara Loredana De Petris di Leu: «Quindi c'è stata una defezione di 18 voti, 16 sono andati al centrodestra, 2 astenuti. Le assenze non sono state rilevanti. Il problema è di chi dice una cosa e poi ne fa un'altra». A parte che a noi non pare un problema dire una cosa sbagliata e poi farne una giusta (sempre meglio dire e fare cose giuste, ma va bene anche così), il voto segreto ha permesso di mettere in evidenza quanto ordinariamente i parlamentari non siano davvero liberi nel loro lavoro, bensì debbano sempre rispondere agli ordini di partito. Più che rappresentanti del popolo, deputati e senatori sono rappresentanti di partito.<br />Torniamo però alle cause della morte del Ddl Zan e domandiamoci: quanto ha pesato la reale convinzione che il Ddl Zan fosse una legge intrinsecamente iniqua e quanto invece i calcoli politici? La risposta, crediamo, non può che essere articolata. Dunque, da parte di Fratelli d'Italia l'opposizione era scontata, d'ufficio potremmo dire. Per la Lega, e non solo per lei, vi sono anche finalità strategiche dato che, come è noto, questo governo presenta un arcobaleno - è proprio il caso di dirlo - di anime diverse. Oltre a questo motivo, tra i leghisti e tra coloro che non hanno seguito le direttive di partito vi sono certamente alcuni, se non molti, che hanno trovato il Ddl Zan criticabile su più fronti.<br /><br />L'ERRORE DI CHI SI È OPPOSTO ALLA LEGGE ZAN<br />Però qui s'inserisce un distinguo importante. Pensiamo che la quasi totalità di coloro che hanno votato contro il Ddl Zan non ritengano che il testo di legge sia inaccettabile, bensì solo modificabile. E infatti molti hanno proposto modifiche al testo e la Lega, lo ricordiamo, propose anche un proprio disegno di legge sulla cosiddetta omofobia. E qui sta l'errore. Il problema di tutte queste proposte riguarda la ratio comune ad esse: la legittimazione dell'omosessualità e della transessualità (la prima è già avvenuta con la Legge Cirinnà sulle unioni civili e la seconda con la disciplina normativa sulla cosiddetta rettificazione sessuale). In buona sostanza, è doveroso tutelare la persona in quanto tale da minacce, insulti, aggressioni, ingiuste discriminazioni, al di là del fatto che sia eterosessuale o omosessuale, credente o non credente, bianco o nero, etc. E questo il nostro ordinamento giuridico già lo fa. Invece tutte le proposte volte a combattere l'"omotransfobia" - da quella di Alessandro Zan a quella di Matteo Salvini - elevano a bene giuridico due condizioni - l'omosessualità e la transessualità - che invece sono condizioni intrinsecamente disordinate. E l'ordinamento giuridico non può considerare un bene giuridico ciò che è disordinato per la natura umana.<br />Dunque, questa è una vittoria a metà. Chi ha votato contro lo ha fatto per calcoli politici e/o perché persuaso che il nucleo della proposta fosse anche buono però infettato da derive estremiste liberticide, non perché convinto che la legge fosse essenzialmente ingiusta, ma solo accidentalmente ingiusta. In conclusione, bene che la legge non sia passata, sebbene non per le motivazioni migliori.<br />Di certo non avremmo potuto chiedere ai nostri politici di far meglio dato che il consesso sociale è fortemente gay friendly. Il Parlamento, in questa materia, ha rispecchiato quasi fedelmente il sentimento diffuso pro-Lgbt. Abbiamo scritto "quasi" perché per il popolino molto probabilmente il Ddl Zan doveva passare. La differenza di giudizio tra il cittadino e il politico con buona probabilità l'hanno fatta il calcolo strategico-politico e un esame attento sotto il profilo delle libertà costituzionalmente garantite. Sicuramente invece riflessioni di carattere morale non hanno spostato l'ago della bilancia al momento del voto.<br /><br />FESTEGGIAMENTI... AMARI<br />Ci possiamo anche concedere adesso 24 ore di festeggiamenti, ma da domani si torna in barricata almeno per due motivi. In primo luogo, gli attivisti Lgbt ci possono ancora far del male con le armi del diritto anche senza Ddl Zan: i reati di diffamazione, calunnia, gli artt. 604 bis e ter del Codice penale vengono (ab)usati abitualmente per zittire l'avversario. Le vicende giudiziarie di Silvana De Mari, Simone Pillon e Massimo Gandolfini insegnano in tal senso a non abbassare la guardia. In poche parole, queste norme in mano a giudici particolarmente sensibili alla causa Lgbt si possono trasformare in tanti Ddl Zan.<br />In secondo luogo la volontà della maggioranza dei partiti di modificare il testo dell'on. Zan ci fa comprendere che a breve si tornerà in Parlamento con un testo nuovo sull'"omofobia" (c'è chi addirittura vuole riesumare il vecchio Ddl Scalfarotto). Insomma non sarà un testo pessimo come quello dell'on. Zan, ma solo meno peggiore. Questo non ci deve far dormire sonni tranquilli perché, lo ripetiamo, nessuna legge sull'omofobia è accettabile. Inoltre, anche se passasse una legge soft sull'"omofobia", in breve tempo la sua applicazione nelle aule giudiziarie diventerà hard e col tempo la stessa legge potrebbe modificarsi in peius (Legge 40 docet).<br />Ciò detto, però, il motivo di maggior speranza intorno a questa vicenda viene non dai parlamentari, ma dai pro-family. È indubbio che l'associazionismo cattolico si sia risvegliato su questo tema e abbia dato battaglia lungamente e con convinzione, marciando sotto il vessillo del rifiuto del disegno di legge senza se e senza ma. Non crediamo che tutte queste ottime energie siano riuscite ad orientare più di tanto il voto di qualche parlamentare, ma di certo hanno illuminato le menti di molti cattolici e le hanno consolidate nel bene, nonostante la Conferenza episcopale italiana volesse una legge frutto solo del compromesso tra visione cattolica e visione laica, proposta ben sintetizzata dalle parole del presidente della stessa Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, che nel maggio scorso dichiarò: "Più che affossata, la legge andrebbe corretta".<br />La famosa nota verbale consegnata dalla Santa Sede al Governo italiano sui rischi che il Ddl Zan non rispettasse gli accordi del Concordato, seppur lodevole, si inserisce però in questa strategia minimalista dei vertici della Chiesa italiana. Strategia invece, come ricordavamo, non sposata da una certa fetta di associazionismo cattolico, lo stesso che, si spera, ingaggerà battaglia contro il referendum dei radicali sull'eutanasia.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Sulla Zan serviva dialogo... la Chiesa che piange il ko" mette in luce lo scandalo di Avvenire, il quotidiano della Cei, che in nome del dialogo avrebbe preferito vedere approvata la legge Zan, anche se un po' mitigata.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 ottobre 2021:<br />"Abbiamo vinto!": il sollievo di associazioni e singoli cattolici impegnati a bloccare il disegno di legge Zan sull'omofobia, che avrebbe introdotto ulteriormente - dopo la legge Cirinnà - l'ideologia gender nel sistema giuridico italiano, è comprensibile. Il disegno di legge, però, non è stato affossato perché ritenuto ingiusto secondo le motivazioni di chi ora esulta. Motivazioni, in buona sostanza, di diritto naturale, ma per una serie di convergenze di atteggiamenti politici che hanno fatto girare la ruota in questo senso.<br />La vittoria non è stata culturale, mentre alla lunga contano veramente solo le vittorie culturali, quelle ottenute perché alcune idee sono diventate patrimonio comune. Se così fosse stato, potremmo dormire sonni tranquilli per il futuro dopo l'affossamento dello Zan, mentre invece sappiamo che lo scontro è solo rimandato, che c'è stata una battaglia vinta, ma la guerra è tuttora in corso. Da qui a quando essa riprenderà, sarà sempre sulla cultura politica che si dovrà insistere.<br />Da questo punto di vista, la lunga battaglia contro il disegno di legge Zan è stata condotta da una piccola avanguardia, decisa e agguerrita ma comunque piccola e comunque avanguardia. La cultura prevalente nell'Italia di oggi, quella dominante più o meno in tutti i partiti, ed anche quella presente nell'apparato ecclesiale hanno ben altre idee, molto lontane dalle concezioni di famiglia e di doveri e diritti di chi ha animato e condotto la lotta allo Zan. I cattolici che hanno lottato lo hanno fatto nella solitudine e perfino nel disprezzo dell'apparato ecclesiale ad ogni livello, ma soprattutto ai livelli superiori.<br />Disprezzo che si nota benissimo, per esempio, nell'editoriale di ieri del direttore di Avvenire Marco Tarquinio. I cattolici che hanno lottato contro l'approvazione del disegno di legge Zan, sono chiamati da Tarquinio "odiatori e menatori seriali", "seminatori di slogan a buon mercato", autori di "violenza verbale". L'archiviazione dello Zan "non è un bel giorno per la società italiana": così sostiene Tarquinio secondo cui c'è stata come una scatola spaccata a metà, da una parte gli "ideologi dell'indifferenza", ossia i sostenitori dell'equivalenza delle relazioni sessuate, e dall'altra, appunto, gli "odiatori e menatori seriali".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47280045</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 23:04:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47280045/la_legge_zan_affossata_una_bella_notizia_ma_solo_a_met.mp3" length="16231488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6773

LA LEGGE ZAN AFFOSSATA E' UNA BELLA NOTIZIA... MA SOLO A META' di Tommaso Scandroglio
Lo ricorderemo come il Ddl Zac per via della cosiddetta tagliola (non esaminare la legge...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6773" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6773</a><br /><br />LA LEGGE ZAN AFFOSSATA E' UNA BELLA NOTIZIA... MA SOLO A META' di Tommaso Scandroglio<br />Lo ricorderemo come il Ddl Zac per via della cosiddetta tagliola (non esaminare la legge articolo per articolo e procedere a scrutinio segreto) che ha affossato il testo di legge dell'on. Alessandro Zan. Quali i motivi di questo insperato successo?<br />Come causa prossima potremmo ovviamente indicare la volontà di Lega e Fratelli d'Italia di impedire il varo di questa legge. Ma la vittoria in Parlamento la dobbiamo soprattutto a quelle decine di militi ignoti, ma non certo ignobili, che nel segreto dell'urna hanno votato con la coscienza libera dai diktat di partito. «Avevamo 149 voti, contati e controllati», dichiara Loredana De Petris di Leu: «Quindi c'è stata una defezione di 18 voti, 16 sono andati al centrodestra, 2 astenuti. Le assenze non sono state rilevanti. Il problema è di chi dice una cosa e poi ne fa un'altra». A parte che a noi non pare un problema dire una cosa sbagliata e poi farne una giusta (sempre meglio dire e fare cose giuste, ma va bene anche così), il voto segreto ha permesso di mettere in evidenza quanto ordinariamente i parlamentari non siano davvero liberi nel loro lavoro, bensì debbano sempre rispondere agli ordini di partito. Più che rappresentanti del popolo, deputati e senatori sono rappresentanti di partito.<br />Torniamo però alle cause della morte del Ddl Zan e domandiamoci: quanto ha pesato la reale convinzione che il Ddl Zan fosse una legge intrinsecamente iniqua e quanto invece i calcoli politici? La risposta, crediamo, non può che essere articolata. Dunque, da parte di Fratelli d'Italia l'opposizione era scontata, d'ufficio potremmo dire. Per la Lega, e non solo per lei, vi sono anche finalità strategiche dato che, come è noto, questo governo presenta un arcobaleno - è proprio il caso di dirlo - di anime diverse. Oltre a questo motivo, tra i leghisti e tra coloro che non hanno seguito le direttive di partito vi sono certamente alcuni, se non molti, che hanno trovato il Ddl Zan criticabile su più fronti.<br /><br />L'ERRORE DI CHI SI È OPPOSTO ALLA LEGGE ZAN<br />Però qui s'inserisce un distinguo importante. Pensiamo che la quasi totalità di coloro che hanno votato contro il Ddl Zan non ritengano che il testo di legge sia inaccettabile, bensì solo modificabile. E infatti molti hanno proposto modifiche al testo e la Lega, lo ricordiamo, propose anche un proprio disegno di legge sulla cosiddetta omofobia. E qui sta l'errore. Il problema di tutte queste proposte riguarda la ratio comune ad esse: la legittimazione dell'omosessualità e della transessualità (la prima è già avvenuta con la Legge Cirinnà sulle unioni civili e la seconda con la disciplina normativa sulla cosiddetta rettificazione sessuale). In buona sostanza, è doveroso tutelare la persona in quanto tale da minacce, insulti, aggressioni, ingiuste discriminazioni, al di là del fatto che sia eterosessuale o omosessuale, credente o non credente, bianco o nero, etc. E questo il nostro ordinamento giuridico già lo fa. Invece tutte le proposte volte a combattere l'"omotransfobia" - da quella di Alessandro Zan a quella di Matteo Salvini - elevano a bene giuridico due condizioni - l'omosessualità e la transessualità - che invece sono condizioni intrinsecamente disordinate. E l'ordinamento giuridico non può considerare un bene giuridico ciò che è disordinato per la natura umana.<br />Dunque, questa è una vittoria a metà. Chi ha votato contro lo ha fatto per calcoli politici e/o perché persuaso che il nucleo della proposta fosse anche buono però infettato da derive estremiste liberticide, non perché convinto che la legge fosse essenzialmente ingiusta, ma solo accidentalmente ingiusta. In conclusione, bene che la legge non sia passata, sebbene non per le motivazioni migliori.<br />Di certo non...]]></itunes:summary><itunes:duration>1015</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,cirinnà,ddlzan,defezione,odiatori,omofobia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7f49711b65da2335666a87287d9ab239.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cattolico adulto, cattolico solo nel nome</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cattolico-adulto-cattolico-solo-nel-nome--46214825</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6693" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6693</a><br /><br />IL CATTOLICO ADULTO, CATTOLICO SOLO NEL NOME<br />Si proclama pubblicamente cattolico, ma altrettanto pubblicamente professa idee in contrasto con la fede e la morale della Chiesa<br />di Tommaso Scandroglio<br />Oggi parliamo di una classica figura di cattolico dei nostri tempi: il cattolico adulto. Dici "cattolico adulto" e subito il pensiero corre a Romano Prodi che quando, nel 2005, la Chiesa italiana decise giustamente di affossare il referendum sulla legge 40 con l'astensione lui sbottò: "Sono un cattolico adulto e vado a votare". Qualche anno dopo gli fece eco un figlio di quella stessa mentalità che dimentica la Bibbia e il Catechismo in biblioteca, ma sul tavolo di lavoro tiene la Costituzione. Ci riferiamo a Matteo Renzi che, a favore delle unioni civili e sedicente cattolico, non ebbe vergogna ad esplicitare quali fossero le sue priorità: "Io sono cattolico, ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo". Che è come dire, io sono un giudice ma in tribunale mica applico la legge, bensì il regolamento del mio condominio. Di cattolici adulti è pieno il mondo e la stella in ascesa, ma forse ancora per poco, più nota al momento porta il nome di Joe Biden il quale riesce a tenere insieme il comando di non uccidere con il placet all'aborto e sovrascrivere sulla pagina della Bibbia in cui si narra che Dio "li creò maschio e femmina" la teoria del gender, usando pure carattere svolazzanti e gradevoli.<br /><br />LE CARATTERISTICHE DEL CATTOLICO ADULTO<br />Le caratteristiche del cattolico adulto sono molteplici. In primis è un separatista: costui scinde in modo netto la vita privata, nonché pubblica, dalla dottrina cattolica. Dal punto di vista logico non ci sarebbero problemi se il Nostro si confessasse ateo, agnostico o almeno laicista. Il problema invece sta nel fatto che si presenta come cattolico. Sfidando il principio di non contraddizione il cattolico adulto tenta allora di coniugare il suo appoggio ad aborto, contraccezione, fecondazione artificiale, divorzio, rapporti extramatrimoniali, omosessualità, transessualità, eutanasia con la sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Grazie a questa impossibile ibridazione tra ciò che è retto e ciò che è storto, il cattolico adulto ha fatto la sua parte in Parlamento e insieme ad altri compagni di cordata ci ha regalato leggi come quella sul divorzio, aborto, Fivet, Unioni civili ed eutanasia.<br />Il Nostro ha in testa quindi una strana idea di cattolicità, adulterata, è proprio il caso di dire, inquinata da un misto di modernismo, progressismo, liberalismo e giustizia sociale. Per lui essere cattolici significa lotta alla povertà, disoccupazione e porti aperti. Il resto sono questioni private in cui solo Dio è giudice e le cui sentenze rimangono occulte a noi poveretti.<br />Una seconda caratteristica del cattolico adulto, che discende dalla prima, è la sua voglia di emancipazione dal Magistero. Non tanto dalla struttura gerarchica della Chiesa, la quale, se politico, può venire anche utile - da qui la sua inclinazione al clericalismo - bensì dall'insegnamento della Chiesa. Il cattolico adulto è quello che cammina spedito sulle sue gambe e non ha bisogno di stampelle dottrinali, è un illuminato, uno che non se ne fa nulla di miracoli e, volendo, nemmeno della grazia ordinaria dei sacramenti. In questo autarchia dottrinale del cattolico adulto che basta a se stesso e in questa autosufficienza morale e spirituale si possono forse intravedere delle influenze protestanti. Il Magistero diventa un orpello, la Rivelazione è aperta ad esegesi confezionate su misura. Insomma il cattolico adulto si salva da solo.<br /><br />UNO SLOGAN DIFFUSO<br />Costui quindi sarà pure un cattolico adulto, ma non è adulto come cattolico, dato che la sua fede è bambina. Benedetto XVI in un'omelia del 2009 disegnò benissimo il profilo di questo nostro amico: "La parola "fede adulta" negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s"intende spesso nel senso dell'atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere - una fede "fai da te", quindi. E lo si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo "schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una "fede adulta". È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo".<br />Il cattolico adulto - e lo siamo in fondo un po' tutti noi, almeno a volte - è però dotato di furbizia. Ha fiuto. Riconosce cioè dove spira il vento, dove è la parte giusta della storia e ci si ficca all'istante. Lo fa per più motivi: perché cerca il plauso del mondo, perché è più comodo o più utile, perché non vuole essere escluso dalla gente che conta e invece intruppato in un manipolo di poveri sfortunati bigotti e baciapile, perché non vuole rimanere indietro mentre un futuro radioso lo sta aspettando a braccia aperte. Insomma lo fa per un sacco di motivi, ma non certo per Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46214825</guid><pubDate>Tue, 31 Aug 2021 20:10:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46214825/il_cattolico_adulto_cattolico_solo_nel_nome.mp3" length="6883906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6693

IL CATTOLICO ADULTO, CATTOLICO SOLO NEL NOME
Si proclama pubblicamente cattolico, ma altrettanto pubblicamente professa idee in contrasto con la fede e la morale della Chiesa
di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6693" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6693</a><br /><br />IL CATTOLICO ADULTO, CATTOLICO SOLO NEL NOME<br />Si proclama pubblicamente cattolico, ma altrettanto pubblicamente professa idee in contrasto con la fede e la morale della Chiesa<br />di Tommaso Scandroglio<br />Oggi parliamo di una classica figura di cattolico dei nostri tempi: il cattolico adulto. Dici "cattolico adulto" e subito il pensiero corre a Romano Prodi che quando, nel 2005, la Chiesa italiana decise giustamente di affossare il referendum sulla legge 40 con l'astensione lui sbottò: "Sono un cattolico adulto e vado a votare". Qualche anno dopo gli fece eco un figlio di quella stessa mentalità che dimentica la Bibbia e il Catechismo in biblioteca, ma sul tavolo di lavoro tiene la Costituzione. Ci riferiamo a Matteo Renzi che, a favore delle unioni civili e sedicente cattolico, non ebbe vergogna ad esplicitare quali fossero le sue priorità: "Io sono cattolico, ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo". Che è come dire, io sono un giudice ma in tribunale mica applico la legge, bensì il regolamento del mio condominio. Di cattolici adulti è pieno il mondo e la stella in ascesa, ma forse ancora per poco, più nota al momento porta il nome di Joe Biden il quale riesce a tenere insieme il comando di non uccidere con il placet all'aborto e sovrascrivere sulla pagina della Bibbia in cui si narra che Dio "li creò maschio e femmina" la teoria del gender, usando pure carattere svolazzanti e gradevoli.<br /><br />LE CARATTERISTICHE DEL CATTOLICO ADULTO<br />Le caratteristiche del cattolico adulto sono molteplici. In primis è un separatista: costui scinde in modo netto la vita privata, nonché pubblica, dalla dottrina cattolica. Dal punto di vista logico non ci sarebbero problemi se il Nostro si confessasse ateo, agnostico o almeno laicista. Il problema invece sta nel fatto che si presenta come cattolico. Sfidando il principio di non contraddizione il cattolico adulto tenta allora di coniugare il suo appoggio ad aborto, contraccezione, fecondazione artificiale, divorzio, rapporti extramatrimoniali, omosessualità, transessualità, eutanasia con la sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Grazie a questa impossibile ibridazione tra ciò che è retto e ciò che è storto, il cattolico adulto ha fatto la sua parte in Parlamento e insieme ad altri compagni di cordata ci ha regalato leggi come quella sul divorzio, aborto, Fivet, Unioni civili ed eutanasia.<br />Il Nostro ha in testa quindi una strana idea di cattolicità, adulterata, è proprio il caso di dire, inquinata da un misto di modernismo, progressismo, liberalismo e giustizia sociale. Per lui essere cattolici significa lotta alla povertà, disoccupazione e porti aperti. Il resto sono questioni private in cui solo Dio è giudice e le cui sentenze rimangono occulte a noi poveretti.<br />Una seconda caratteristica del cattolico adulto, che discende dalla prima, è la sua voglia di emancipazione dal Magistero. Non tanto dalla struttura gerarchica della Chiesa, la quale, se politico, può venire anche utile - da qui la sua inclinazione al clericalismo - bensì dall'insegnamento della Chiesa. Il cattolico adulto è quello che cammina spedito sulle sue gambe e non ha bisogno di stampelle dottrinali, è un illuminato, uno che non se ne fa nulla di miracoli e, volendo, nemmeno della grazia ordinaria dei sacramenti. In questo autarchia dottrinale del cattolico adulto che basta a se stesso e in questa autosufficienza morale e spirituale si possono forse intravedere delle influenze protestanti. Il Magistero diventa un orpello, la Rivelazione è aperta ad esegesi confezionate su misura. Insomma il cattolico adulto si salva da solo.<br /><br />UNO SLOGAN DIFFUSO<br />Costui quindi sarà pure un cattolico adulto, ma non è adulto come cattolico, dato che la sua fede è bambina. Benedetto XVI in un'omelia del 2009 disegnò benissimo il profilo...]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,cattolicoadulto,faidate,fivet,infantile,prodi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2fcb757fa048ee5c3c5eac980520736a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cattolico omissivo, maestro nel non fare nulla con la scusa che non è il momento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cattolico-omissivo-maestro-nel-non-fare-nulla-con-la-scusa-che-non-e-il-momento--45457569</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632</a><br /><br />IL CATTOLICO OMISSIVO, MAESTRO NEL NON FARE NULLA CON LA SCUSA CHE NON E' IL MOMENTO di Tommaso Scandroglio<br />Qualche giorno fa ci siamo occupati del cattolico ombra. Oggi mettiamo sotto la lente di ingrandimento un altro inquilino che abita in casa cattolica. Ci riferiamo al cattolico omissivo. Innanzitutto è da rilevare che il cattolico omissivo ha nel suo armentario tre parole magiche capaci di salvarlo in ogni occasione: prudenza, opportunità, momento. Le quali parole in genere vengono così usate: «ci vuole prudenza», «non è opportuno», «al momento giusto». Termini magici che lo fanno sparire dal luogo dove è attesa la sua testimonianza. Ad esempio: il cugino ha divorziato? Non è opportuno ora andargli a parlare. L'amica vuole abortire? Ci vuole prudenza, sono situazioni delicate. La coppia degli amici delle vacanze si è messa in lista per la fecondazione artificiale? Al momento opportuno li chiamiamo, magari con il pretesto delle vacanze da programmare (e intanto saranno già andati in clinica). Il conoscente che gestisce il bar dove andiamo sempre vende cocktail a base di cannabis? Non mettiamolo in difficoltà davanti ai clienti.<br /><br />PROMETTE CHE PRIMA O POI SCENDERÀ IN CAMPO, MA NON LO FARÀ MAI<br />Che il lettore faccia bene attenzione. Il cattolico omissivo non dice: «Se il cugino ha divorziato o l'amica vuole abortire o gli amici desiderano un figlio in provetta o il conoscente vende derivati della cannabis sono fatti loro. Ognuno è libero di fare le scelte che vuole», anche se questo entra in rotta di collisione con quanto insegnato dalla Chiesa, aggiungiamo noi. No, questo è un altro tipo di cattolico di cui forse ci occuperemo in futuro. Il cattolico omissivo sa che il cugino, l'amica, i compagni di vacanze e il conoscente hanno sbagliato e dunque non rimane invischiato in un contraddittorio pluralismo dottrinale, però - ed è questo il problema - non fa nulla. Decide di non decidere. Promettendo agli altri che prima o poi scenderà in campo, sa bene che non lo farà mai. Fa melina con la propria coscienza, procrastina all'infinito sperando che la situazione diventi così compromessa che de facto andrà in prescrizione. E così il tempo diventerà suo alleato e si troverà ad ammettere: «Ma cosa vuoi che vada a dire a mio cugino dopo anni che ha divorziato? L'aborto ormai c'è stato, non andiamo a riaccendere un dolore antico. Il figlio in provetta ha già tre anni, mi pare fuori luogo ora mettere in stato di accusa i nostri amici. Quel cocktail spinelloso è in carta da tempo immemore, se gli faccio un appunto lui mi potrà rispondere: "Perché non me lo hai detto prima?"».<br />Dunque il cattolico omissivo è maestro nell'indietreggiare, nel temporeggiare, nel sottrarsi. L'astensione è il suo credo, il suo apostolato e la sua arma pastorale preferita. Lo spazio vuoto è la sua identità. Preferisce la sottrazione delle occasioni all'addizione e alla moltiplicazione delle stesse, trovandosi in grave difficoltà allorquando deve fornire una esegesi convincente del seguente passo paolino: «Insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna».<br />Altro suo grande alleato, oltre al tempo, in questa strategia rinunciataria sono gli effetti collaterali. Il soggetto credente omissivo non entra in azione perché se lo facesse:<br />1) metterebbe in imbarazzo le persone, quando invece è lui a sentirsi in imbarazzo a dire una parola giusta in più;<br />2) urterebbe la loro sensibilità, quando invece la loro sensibilità ha la peculiarità di essere insensibile al vero;<br />3) i rapporti di amicizia si romperebbero, quando invece l'amicizia esigerebbe ogni tanto una parola franca per essere rinsaldata;<br />4) si darebbe una immagine falsa di sé e della Chiesa, quando invece la parola adatta aiuterebbe a cancellare l'immagine di un popolo di credenti assai insipidi.<br />In breve il cattolico omissivo si vende come fine stratega che aspetta il momento più propizio per ghermire la preda, che sa conciliare fedeltà al Vangelo e carità, chiarezza di idee e misericordia. Non è un grezzo cattotalebano che si espone sempre e a sproposito, ma sa fiutare il vento (dello Spirito). Tace, conscio che il suo silenzio è eloquente.<br /><br />LA VIRTÙ DELLA PRUDENZA, QUELLA VERA<br />Detto ciò, attenzione a non cadere nel vizio opposto. A volte la virtù della prudenza - che non è invece il vizio della codardia appena descritto - esige di non fare e di non parlare. [...] A volte è bene omettere un'azione astrattamente buona per un bene maggiore che può voler dire: evitare che gli effetti negativi delle nostre azioni superino quelli positivi. Gesù docet quando parlò della zizzania.<br />Un esempio tratto da una vicenda accaduta realmente. Un gruppo di docenti cattolici di un ateneo italiano assai importante erano arcistufi di tutta una serie di iniziative arcobaleno che si svolgevano in università con la benedizione dei vertici accademici. C'era chi aveva proposto di scendere in piazza, di protestare, di scrivere al rettore e ai giornali. Prevalse un'altra linea e fecero bene: prevalse la strategia del non fare nulla. Per quale motivo? Perché i docenti cattolici erano quattro gatti. Le lobby Lgbt dell'ateneo e soprattutto quelle fuori di esso, ben più potenti e numerose, avrebbero avuto facilmente la testa di ciascuno servita su un piatto d'argento, li avrebbero seppelliti sotto cumuli di critiche. Sarebbero stati dipinti senza appello come omofobi, intolleranti, non inclusivi, retrivi e tutta la solita litania di insulti made in Gayland. Insomma sarebbe stato da stupidi uscire dalla barricata e gridare a un centinaio di cecchini: «Vi ammazzo tutti!». Quel poco di bene che avevano seminato e, soprattutto, che avrebbero potuto seminare in futuro tra gli studenti sarebbe scomparso. Un docente professionalmente e mediaticamente «morto» non serve più a nessuno. Esempi simili si possono moltiplicare all'infinito.<br />Il cattolico omissivo è in genere ben istruito su queste casistiche e le usa per celare le proprie timidezze, le proprie vigliaccherie, le proprie pavidità. Insomma usa il paravento della prudenza per mandare avanti gli altri e dire di aspettare il momento opportuno. Ma - ed è qui che sta il problema - il momento opportuno non arriva mai: perché siamo sotto le feste, perché le feste sono appena finite, perché i figli hanno ripreso la scuola, perché hanno appena finito la scuola, perché Tizio non è dell'umore adatto per parlarci o perché è in lutto, gli è nata la figlia, si è appena sposato, ha perso il lavoro, ne ha trovato uno nuovo, ha fatto trasloco. E alla fine, dopo mille treni che sono passati dalla sua stazione, il cattolico omissivo, con un certo sollievo per aver scampato il pericolo, allargherà triste le braccia e sospirando ammetterà: «È troppo tardi». Insomma, avrebbe voluto, ma le circostanze gli hanno remato contro. Tante buone intenzioni quante occasioni perse.<br />Ma se il bene si può omettere, al giudizio finale non si può scampare. A questo proposito giova ricordare che il cattolico omissivo si ciba della tiepidezza e «poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45457569</guid><pubDate>Tue, 17 Aug 2021 20:36:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45457569/il_cattolico_omissivo_maestro_nel_non_fare_nulla_con_la_scusa_che_non_il_momento_giusto.mp3" length="9953324" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632

IL CATTOLICO OMISSIVO, MAESTRO NEL NON FARE NULLA CON LA SCUSA CHE NON E' IL MOMENTO di Tommaso Scandroglio
Qualche giorno fa ci siamo occupati del cattolico ombra. Oggi mettiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632</a><br /><br />IL CATTOLICO OMISSIVO, MAESTRO NEL NON FARE NULLA CON LA SCUSA CHE NON E' IL MOMENTO di Tommaso Scandroglio<br />Qualche giorno fa ci siamo occupati del cattolico ombra. Oggi mettiamo sotto la lente di ingrandimento un altro inquilino che abita in casa cattolica. Ci riferiamo al cattolico omissivo. Innanzitutto è da rilevare che il cattolico omissivo ha nel suo armentario tre parole magiche capaci di salvarlo in ogni occasione: prudenza, opportunità, momento. Le quali parole in genere vengono così usate: «ci vuole prudenza», «non è opportuno», «al momento giusto». Termini magici che lo fanno sparire dal luogo dove è attesa la sua testimonianza. Ad esempio: il cugino ha divorziato? Non è opportuno ora andargli a parlare. L'amica vuole abortire? Ci vuole prudenza, sono situazioni delicate. La coppia degli amici delle vacanze si è messa in lista per la fecondazione artificiale? Al momento opportuno li chiamiamo, magari con il pretesto delle vacanze da programmare (e intanto saranno già andati in clinica). Il conoscente che gestisce il bar dove andiamo sempre vende cocktail a base di cannabis? Non mettiamolo in difficoltà davanti ai clienti.<br /><br />PROMETTE CHE PRIMA O POI SCENDERÀ IN CAMPO, MA NON LO FARÀ MAI<br />Che il lettore faccia bene attenzione. Il cattolico omissivo non dice: «Se il cugino ha divorziato o l'amica vuole abortire o gli amici desiderano un figlio in provetta o il conoscente vende derivati della cannabis sono fatti loro. Ognuno è libero di fare le scelte che vuole», anche se questo entra in rotta di collisione con quanto insegnato dalla Chiesa, aggiungiamo noi. No, questo è un altro tipo di cattolico di cui forse ci occuperemo in futuro. Il cattolico omissivo sa che il cugino, l'amica, i compagni di vacanze e il conoscente hanno sbagliato e dunque non rimane invischiato in un contraddittorio pluralismo dottrinale, però - ed è questo il problema - non fa nulla. Decide di non decidere. Promettendo agli altri che prima o poi scenderà in campo, sa bene che non lo farà mai. Fa melina con la propria coscienza, procrastina all'infinito sperando che la situazione diventi così compromessa che de facto andrà in prescrizione. E così il tempo diventerà suo alleato e si troverà ad ammettere: «Ma cosa vuoi che vada a dire a mio cugino dopo anni che ha divorziato? L'aborto ormai c'è stato, non andiamo a riaccendere un dolore antico. Il figlio in provetta ha già tre anni, mi pare fuori luogo ora mettere in stato di accusa i nostri amici. Quel cocktail spinelloso è in carta da tempo immemore, se gli faccio un appunto lui mi potrà rispondere: "Perché non me lo hai detto prima?"».<br />Dunque il cattolico omissivo è maestro nell'indietreggiare, nel temporeggiare, nel sottrarsi. L'astensione è il suo credo, il suo apostolato e la sua arma pastorale preferita. Lo spazio vuoto è la sua identità. Preferisce la sottrazione delle occasioni all'addizione e alla moltiplicazione delle stesse, trovandosi in grave difficoltà allorquando deve fornire una esegesi convincente del seguente passo paolino: «Insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna».<br />Altro suo grande alleato, oltre al tempo, in questa strategia rinunciataria sono gli effetti collaterali. Il soggetto credente omissivo non entra in azione perché se lo facesse:<br />1) metterebbe in imbarazzo le persone, quando invece è lui a sentirsi in imbarazzo a dire una parola giusta in più;<br />2) urterebbe la loro sensibilità, quando invece la loro sensibilità ha la peculiarità di essere insensibile al vero;<br />3) i rapporti di amicizia si romperebbero, quando invece l'amicizia esigerebbe ogni tanto una parola franca per essere rinsaldata;<br />4) si darebbe una immagine falsa di sé e della Chiesa, quando invece la parola adatta aiuterebbe a cancellare l'immagine di un popolo di credenti assai insipidi.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>623</itunes:duration><itunes:keywords>cannabis,morto,omissivo,prudenza,tiepido,vomitare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/336975d71f66f6eb5882f879293a0878.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Noi non ci inginocchiamo davanti al mondo, ma solo davanti a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/noi-non-ci-inginocchiamo-davanti-al-mondo-ma-solo-davanti-a-dio--45602818</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650</a><br /><br />NOI NON CI INGINOCCHIAMO DAVANTI AL MONDO, MA SOLO DAVANTI A DIO<br />Davanti al moralismo razziale che ama tutti fuorché i bianchi, davanti a Madre Terra, davanti al male minore, ai diritti civili, al vocabolario gay friendly, all'aborto, ai cambiamenti climatici... noi non ci inginocchiamo<br />di Tommaso Scandroglio<br />No, noi non ci inginocchiamo davanti a chi si inginocchia al moralismo razziale che diventa razzista perché ama tutti i colori del mondo fuorché il bianco. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, oltre ai ginocchi, ha piegato anche la propria coscienza al potere forte di turno, che comunque è sempre stato forte con i deboli e debole con i forti. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, per non spezzarsi, ha piegato e ha piagato la propria anima con il compromesso qualunquista. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi vuole salvare il pianeta e dannare l'uomo, a chi non sente nulla perché non si sente né uomo né donna, a chi affonda le barche dei migranti a colpi di stereotipi ben prima che quelle stesse barche prendano il largo.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti alla Madre Terra perché nostra madre è Maria e perché la Terra è stata fatta per gli uomini e non gli uomini per la Terra. Noi non ci inginocchiamo davanti ai ghiacciai che si sciolgono perché è lo stesso buon senso ad essersi squagliato da tempo. Noi non ci inginocchiamo davanti alla sostenibilità perché il politicamente corretto è davvero insostenibile e nemmeno davanti al peloso perbenismo spacciato per anticonformismo perché siamo fatti per la vita autentica, vera, genuina e non ideologicamente modificata. Noi non ci inginocchiamo davanti alla parità di genere perché il merito crea sempre disparità tra i capaci e gli incapaci, che siano uomini o donne. Noi non ci inginocchiamo davanti al male minore, perché si merita la nostra genuflessione solo il bene maggiore, davanti al compromesso su ciò che non è comprimibile, davanti alla tratta delle vergini quando queste si chiamano principi non negoziabili, davanti al dubbio perché, più che inginocchiarci, dovremmo strisciare davanti a lui per riconoscergli la nostra sudditanza.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti ai diritti civili perché sono figli orfani di genitori chiamati doveri. Noi non ci inginocchiamo davanti all'egualitarismo e all'inclusività perché non ci è mai piaciuto vedere l'uguaglianza e la giustizia dietro le sbarre dell'insipienza. Noi non ci inginocchiamo davanti al pensiero unico, non perché unico, ma perché sbagliato. Noi non ci inginocchiamo davanti ai giovani in quanto giovani, alle donne in quanto donne, alle persone di colore in quanto di colore perché solo il merito e la sofferenza sono degne di tanto rispetto al di là dell'età, del sesso e del colore della pelle.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti alle varie Grete Thunberg e Chiare Ferragni con consorti, perché viviamo nel mondo reale e non abbiamo tempo di tenere in mano cartelli con disegnati sopra un mondo pieno di ciminiere né di postare su Facebook la foto dell'ennesimo paio di scarpe. Noi non ci inginocchiamo davanti ai vari Zan e Boldrini, non perché per carità cristiana non vogliamo loro bene, ma perché per carità cristiana sappiamo dove sta il vero bene. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi grida «Ridateci il futuro» perché costoro non avranno alcun futuro dato che hanno cancellato il passato. Noi non ci inginocchiamo davanti al surriscaldamento globale e al climate change perché abbiamo cose più importanti a cui pensare, tra cui la prima è la salvezza della nostra anima che si può ottenere anche se fa un po' più caldo del solito.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti a quegli uomini di Dio che parlano di altruismo e non di carità, di benessere e non di Paradiso, di fratellanza e non di Dio Padre, di migranti nel Mediterraneo e non di tutti noi pellegrini su questa Terra, di pacifismo e non di guerra al peccato, di attenzione al creato e non di attenzione al Creatore. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi bercia che bisogna sempre rispettare l'opinione altrui, che la 194 non si tocca, che per giudicare occorre trovarsi in certe situazioni, che il pluralismo è un valore, che il dialogo è il sale della democrazia perché i luoghi comuni sono affollati e a noi, una volta tanto, piace il distanziamento sociale. Noi non ci inginocchiamo davanti ai dipendenti da mascherina-gel-distanziamento sociale-vaccino, davanti al virus della paura che spinge a non vivere piuttosto di rischiare di vivere, davanti alle varianti perché la vita è sempre stata piena di variabili, davanti ai cronisti di guerra pandemica che lavorano comodi da casa.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti alle governance, alle policy, alla green finance perché siamo gente semplice, vogliamo rimanere tale e alla fine non ce ne importa nulla di tutta questa roba. Noi non ci inginocchiamo davanti al catalogo delle nuove virtù europee che vanno dal familismo arcobaleno all'abortismo inteso come diritto fondamentale per approdare all'eurafricanismo realizzato per via migratoria e tramite una prolungata era glaciale demografica. Noi non ci inginocchiamo davanti ai politici che chiedono responsabilità verso scelte irresponsabili, davanti ai giudici creativi che s'improvvisano stilisti della giustizia, davanti alle più alte cariche dello Stato perché spesso sono cariche a salve.<br />Noi ci inginocchiamo solo davanti a Dio. Sappiamo bene che voi ci odierete per questo e ci farete la guerra, ci porterete in tribunale, ci diffamerete sui media e sui social, ci strapperete i figli dalla famiglia avendoli già strappati dal ventre di molti madri e avendoli già sequestrati nelle vostre scuole di regime, ci staccherete la spina quando saremo in ospedale, ci tasserete sempre di più perché, così direte, la libertà di dissentire costa cara, ci costringerete a marciare con il passo dell'oca a tutti i vostri gay pride e a mandare a memoria ridicole nuove parole che si trovano solo nel vostro vocabolario arcobaleno, ci umilierete facendoci passare per intolleranti, bigotti, retrivi, farisei, duri di cuore e di comprendonio. E sapete una cosa? Vincerete. Sì, l'avrete vinta. Ma noi non ci inginocchieremo mai davanti a voi. Noi moriremo in piedi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45602818</guid><pubDate>Tue, 06 Jul 2021 20:00:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45602818/noi_non_ci_inginocchiamo_davanti_al_mondo_ma_solo_davanti_a_dio.mp3" length="7675446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650

NOI NON CI INGINOCCHIAMO DAVANTI AL MONDO, MA SOLO DAVANTI A DIO
Davanti al moralismo razziale che ama tutti fuorché i bianchi, davanti a Madre Terra, davanti al male minore, ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650</a><br /><br />NOI NON CI INGINOCCHIAMO DAVANTI AL MONDO, MA SOLO DAVANTI A DIO<br />Davanti al moralismo razziale che ama tutti fuorché i bianchi, davanti a Madre Terra, davanti al male minore, ai diritti civili, al vocabolario gay friendly, all'aborto, ai cambiamenti climatici... noi non ci inginocchiamo<br />di Tommaso Scandroglio<br />No, noi non ci inginocchiamo davanti a chi si inginocchia al moralismo razziale che diventa razzista perché ama tutti i colori del mondo fuorché il bianco. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, oltre ai ginocchi, ha piegato anche la propria coscienza al potere forte di turno, che comunque è sempre stato forte con i deboli e debole con i forti. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, per non spezzarsi, ha piegato e ha piagato la propria anima con il compromesso qualunquista. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi vuole salvare il pianeta e dannare l'uomo, a chi non sente nulla perché non si sente né uomo né donna, a chi affonda le barche dei migranti a colpi di stereotipi ben prima che quelle stesse barche prendano il largo.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti alla Madre Terra perché nostra madre è Maria e perché la Terra è stata fatta per gli uomini e non gli uomini per la Terra. Noi non ci inginocchiamo davanti ai ghiacciai che si sciolgono perché è lo stesso buon senso ad essersi squagliato da tempo. Noi non ci inginocchiamo davanti alla sostenibilità perché il politicamente corretto è davvero insostenibile e nemmeno davanti al peloso perbenismo spacciato per anticonformismo perché siamo fatti per la vita autentica, vera, genuina e non ideologicamente modificata. Noi non ci inginocchiamo davanti alla parità di genere perché il merito crea sempre disparità tra i capaci e gli incapaci, che siano uomini o donne. Noi non ci inginocchiamo davanti al male minore, perché si merita la nostra genuflessione solo il bene maggiore, davanti al compromesso su ciò che non è comprimibile, davanti alla tratta delle vergini quando queste si chiamano principi non negoziabili, davanti al dubbio perché, più che inginocchiarci, dovremmo strisciare davanti a lui per riconoscergli la nostra sudditanza.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti ai diritti civili perché sono figli orfani di genitori chiamati doveri. Noi non ci inginocchiamo davanti all'egualitarismo e all'inclusività perché non ci è mai piaciuto vedere l'uguaglianza e la giustizia dietro le sbarre dell'insipienza. Noi non ci inginocchiamo davanti al pensiero unico, non perché unico, ma perché sbagliato. Noi non ci inginocchiamo davanti ai giovani in quanto giovani, alle donne in quanto donne, alle persone di colore in quanto di colore perché solo il merito e la sofferenza sono degne di tanto rispetto al di là dell'età, del sesso e del colore della pelle.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti alle varie Grete Thunberg e Chiare Ferragni con consorti, perché viviamo nel mondo reale e non abbiamo tempo di tenere in mano cartelli con disegnati sopra un mondo pieno di ciminiere né di postare su Facebook la foto dell'ennesimo paio di scarpe. Noi non ci inginocchiamo davanti ai vari Zan e Boldrini, non perché per carità cristiana non vogliamo loro bene, ma perché per carità cristiana sappiamo dove sta il vero bene. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi grida «Ridateci il futuro» perché costoro non avranno alcun futuro dato che hanno cancellato il passato. Noi non ci inginocchiamo davanti al surriscaldamento globale e al climate change perché abbiamo cose più importanti a cui pensare, tra cui la prima è la salvezza della nostra anima che si può ottenere anche se fa un po' più caldo del solito.<br />Noi non ci inginocchiamo davanti a quegli uomini di Dio che parlano di altruismo e non di carità, di benessere e non di Paradiso, di fratellanza e non di Dio Padre, di migranti nel Mediterraneo e non di tutti noi...]]></itunes:summary><itunes:duration>480</itunes:duration><itunes:keywords>blm,ferragni,merito,noinonciinginocchiamo,pensierounico,rispetto,sudditanza,thumberg</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7649a790e0599656ade8caf706f2307d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dopo la nota vaticana la legge Zan sarà approvata più velocemente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dopo-la-nota-vaticana-la-legge-zan-sara-approvata-piu-velocemente--45500015</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638</a><br /><br />DOPO LA NOTA VATICANA LA LEGGE ZAN SARA' APPROVATA PIU' VELOCEMENTE di Tommaso Scandroglio<br />Torniamo a parlare della nota sul Testo unico Zan consegnata dal segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. Da ciò che è trapelato la nota rileverebbe che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato». Ecco il testo di questi due commi limitatamente a ciò che interessa la discussione sul Ddl Zan: «La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione»; «È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».<br />Quindi se la Cei, in quanto conferenza dei vescovi d'Italia, si era sentita in dovere di intervenire in modo critico sul Ddl Zan, parimenti la Santa Sede, in quanto ente ecclesiastico fornito di personalità giuridica di carattere internazionale, ha voluto dire la Sua rivolgendosi non ai parlamentari, interlocutori privilegiati della comunicazione della Cei, bensì al governo italiano dato che è con quest'ultimo che ha stretto l'Accordo del 1984.<br />Il possibile vulnus lamentato dalla Santa Sede se il Ddl Zan diventasse legge riguarderebbe la libertà pastorale, educativa, di evangelizzazione e di pensiero in capo alla Chiesa e alle associazioni, organizzazioni ed enti cattolici. A tal proposito è pertinente l'intervento di Draghi di due giorni fa quando ha fatto riferimento alle garanzie del nostro ordinamento volte a mantenere fede al Concordato, non è pertinente invece il richiamo alla laicità dello Stato. Lo Stato italiano potrà pur essere laico - ma su tale termine in riferimento al nostro ordinamento giuridico occorrerebbe spendere qualche parola in più - ma ciò non comporta che non debba rispettare gli accordi presi con la Santa Sede e quindi tutelare la sua libertà di parola, di insegnamento, etc. Laicità non significa infedeltà agli accordi presi. In tal senso il governo non può lavarsene le mani dicendo che il Ddl Zan è affare esclusivo del Parlamento, ma dovrà vigilare affinchè ciò che ha deciso il Parlamento in piena autonomia non entri in rotta di collisione con gli accordi con la Santa Sede, ossia che il Ddl Zan non limiti la libertà della Chiesa. Tra l'altro il rispetto della libertà dei singoli e degli enti, anche di carattere religioso, è questione laicissima.<br /><br />UNA STRATEGIA CON DUE PUNTI DEBOLI<br />La strategia della Santa Sede che vede appellarsi all'Accordo di Villa Madama è sicuramente efficace ed ha una sua piena ragionevolezza, ma presenta almeno due punti deboli. Il primo, non imputabile alla nota, riguarda il famigerato bilanciamento giurisprudenziale tra libertà di espressione e tutela di una serie di diritti soggettivi come la reputazione, il buon nome, l'uguaglianza sociale che oggi trovano una loro traduzione nel divieto di discriminazione.<br />Dunque libertà di parola sì, ma fintantochè non si lede la dignità della persona o di gruppi di persone. Questo cosa vuol dire in merito alla nota della Santa Sede? Che il governo e il parlamento avranno gioco facile a sostenere che il varo del Ddl Zan non comporterà il mancato rispetto degli accordi del 1984 proprio perché la tutela della libertà di espressione in capo alla Chiesa rimarrà intatta e verrà punito solo l'uso di quella libertà che avrà carattere discriminatorio.<br />Anche prima della presentazione del Ddl Zan - così si argomenterà - la libertà dei cattolici, come di qualsiasi altro cittadino, non poteva essere considerata assoluta, infinita per estensione, ma trovava un limite nel rispetto della dignità altrui. Dunque i sostenitori della legge sulla cosiddetta omofobia risponderanno alla Santa Sede che nulla con il varo di questo Testo unico cambierà relativamente alla revisione del Concordato perché anche il Ddl Zan rispetta la libertà di espressione fintantochè questa non assume toni discriminatori. È esattamente il contenuto dell'art. 4 del Testo unico: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».<br />Secondo punto debole della nota, imputabile, questa volta, alla nota stessa. Gli estensori della medesima hanno auspicato una semplice rimodulazione - questa è la parola usata - del Ddl Zan, così come già fece la Cei. Non solo, ma, dopo il polverone diplomatico e massmediatico a seguito della pubblicazione della nota, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, che aveva approvato la nota, per tranquillizzare tutti, in una intervista rilasciata ieri ad Andrea Tornielli per Vatican News, dichiara esplicitamente: «vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. [...] Anche la CEI, con la quale c'è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche. Così anche la Nota Verbale, si conclude con la richiesta di una diversa ‘modulazione' del testo».<br /><br />UNA LEGGE DA RIFIUTARE TOTALMENTE<br />Come abbiamo più volte rilevato, queste proposte che mirano alla mera modifica del testo di legge non possono essere accolte. Non si deve chiedere una modifica in meglio di questo disegno di legge, bensì una sua bocciatura in toto, perché il Ddl Zan non è essenzialmente una buona legge che presenta poi accidentalmente alcuni aspetti censurabili, ma una legge intrinsecamente malvagia dal momento che equipara l'omosessualità e la transessualità a condizioni o realtà naturali come la razza, l'etnia, la nazione e la religione. Il giudizio di favore su queste due condizioni è confortato poi dal fatto che il Ddl Zan esige che omosessualità e transessualità vengano illustrate positivamente in tutte le scuole d'Italia.<br />Da ciò consegue che omosessualità e transessualità vengono elevate al rango di beni giuridici da tutelare (su questo aspetto, almeno in merito all'omosessualità, aveva fatto da apripista la legge sulle Unioni civili), vengono qualificate come condizioni giuridiche da garantire. Infatti il Ddl Zan tutela l'omosessualità e la transessualità, non tutela la dignità della persona omosessuale e transessuale. Facciamo un esempio per capirci meglio. Se Tizio dichiara che Caio «è un ignorante patentato come avvocato», il reato di diffamazione tutela Caio come persona, non come avvocato. La norma penale contro la diffamazione offre tutela alla persona, non all'avvocatura. Al Ddl Zan invece interessa promuovere l'omosessualità e la transessualità come condizioni giuridiche legittime e quindi come condizioni sociali da rispettare. Non importa tanto difendere le singole persone omosessuali e transessuali.<br />Quindi il punctum dolens di questo disegno di legge non riguarda innanzitutto il tema della libertà, importante sì ma come vedremo accessorio, bensì il tema della verità sull'uomo: il diritto, nel rispetto della legge morale naturale, non può riconoscere l'omosessualità e la transessualità. E dunque questo aspetto non può essere migliorato, ma solo rifiutato. A questa ratio della legge eticamente non accettabile, si accompagnano poi, a cascata, altri effetti negativi: in primis sicuramente la limitazione della libertà personale proprio perché l'intento dei proponenti è quello di imporre l'ideologia gender.<br />In conclusione, bene ha fatto la Santa Sede ad appellarsi all'Accordo di Villa Madama - non potendo entrare nel merito del contenuto morale di una legge perché si doveva muovere nell'ambito strettamente giuridico (diversamente avrebbe potuto fare la Cei) - male ha fatto nel chiedere solo qualche colpo di scalpello ad una statua eretta al culto del credo LGBT che invece dovrebbe essere abbattuta.<br /><br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Il paradosso: strada spianata per la legge Zan" spiega perché se la CEI continuerà a ritenere modificabile la legge sull'omofobia favorirà una più rapida approvazione della legge.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 giugno 2021:<br />La Santa Sede dunque ha battuto un colpo sul ddl Zan, e lo ha fatto per quanto di sua pertinenza, ovvero richiamando al rispetto del Concordato. È un passo importante e per certi versi inatteso visto che una altrettanto evidente violazione del Concordato, l'anno scorso con lo stop alle Messe, era passata senza colpo ferire. Evidentemente la tendenza autoritaria della maggioranza di governo comincia a diventare preoccupante anche per una Santa Sede fin troppo ben disposta nei suoi confronti.<br />La nota verbale consegnata all'ambasciatore italiano dal segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha anche il merito di aver sollevato, rispetto al ddl Zan, il tema della libertà religiosa, finora troppo poco evocato anche tra i critici del disegno di legge.<br />Detto questo però, c'è il forte rischio - per non dire la certezza - che l'intervento vaticano paradossalmente spiani la strada all'approvazione del ddl Zan, seppure modificato. La Santa Sede ha fatto indubbiamente la sua parte, ha contestato ciò che contraddice un trattato internazionale sottoscritto dal governo italiano. Ma sappiamo già che la posizione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è quella di un dialogo finalizzato a una legge Zan più morbida, malgrado componenti importanti del mondo cattolico - tra cui la Bussola - si battano per bloccare il ddl tout court.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45500015</guid><pubDate>Tue, 29 Jun 2021 22:08:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45500015/dopo_la_nota_vaticana_la_legge_zan_sar_approvata_pi_velocemente.mp3" length="15096311" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638

DOPO LA NOTA VATICANA LA LEGGE ZAN SARA' APPROVATA PIU' VELOCEMENTE di Tommaso Scandroglio
Torniamo a parlare della nota sul Testo unico Zan consegnata dal segretario vaticano per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638</a><br /><br />DOPO LA NOTA VATICANA LA LEGGE ZAN SARA' APPROVATA PIU' VELOCEMENTE di Tommaso Scandroglio<br />Torniamo a parlare della nota sul Testo unico Zan consegnata dal segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. Da ciò che è trapelato la nota rileverebbe che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato». Ecco il testo di questi due commi limitatamente a ciò che interessa la discussione sul Ddl Zan: «La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione»; «È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».<br />Quindi se la Cei, in quanto conferenza dei vescovi d'Italia, si era sentita in dovere di intervenire in modo critico sul Ddl Zan, parimenti la Santa Sede, in quanto ente ecclesiastico fornito di personalità giuridica di carattere internazionale, ha voluto dire la Sua rivolgendosi non ai parlamentari, interlocutori privilegiati della comunicazione della Cei, bensì al governo italiano dato che è con quest'ultimo che ha stretto l'Accordo del 1984.<br />Il possibile vulnus lamentato dalla Santa Sede se il Ddl Zan diventasse legge riguarderebbe la libertà pastorale, educativa, di evangelizzazione e di pensiero in capo alla Chiesa e alle associazioni, organizzazioni ed enti cattolici. A tal proposito è pertinente l'intervento di Draghi di due giorni fa quando ha fatto riferimento alle garanzie del nostro ordinamento volte a mantenere fede al Concordato, non è pertinente invece il richiamo alla laicità dello Stato. Lo Stato italiano potrà pur essere laico - ma su tale termine in riferimento al nostro ordinamento giuridico occorrerebbe spendere qualche parola in più - ma ciò non comporta che non debba rispettare gli accordi presi con la Santa Sede e quindi tutelare la sua libertà di parola, di insegnamento, etc. Laicità non significa infedeltà agli accordi presi. In tal senso il governo non può lavarsene le mani dicendo che il Ddl Zan è affare esclusivo del Parlamento, ma dovrà vigilare affinchè ciò che ha deciso il Parlamento in piena autonomia non entri in rotta di collisione con gli accordi con la Santa Sede, ossia che il Ddl Zan non limiti la libertà della Chiesa. Tra l'altro il rispetto della libertà dei singoli e degli enti, anche di carattere religioso, è questione laicissima.<br /><br />UNA STRATEGIA CON DUE PUNTI DEBOLI<br />La strategia della Santa Sede che vede appellarsi all'Accordo di Villa Madama è sicuramente efficace ed ha una sua piena ragionevolezza, ma presenta almeno due punti deboli. Il primo, non imputabile alla nota, riguarda il famigerato bilanciamento giurisprudenziale tra libertà di espressione e tutela di una serie di diritti soggettivi come la reputazione, il buon nome, l'uguaglianza sociale che oggi trovano una loro traduzione nel divieto di discriminazione.<br />Dunque libertà di parola sì, ma fintantochè non si lede la dignità della persona o di gruppi di persone. Questo cosa vuol dire in merito alla nota della Santa Sede? Che il governo e il parlamento avranno gioco facile a sostenere che il varo del Ddl Zan non comporterà il mancato rispetto degli accordi del 1984 proprio perché la tutela della libertà di espressione in capo alla Chiesa rimarrà intatta e verrà punito solo l'uso di quella libertà che avrà carattere discriminatorio.<br />Anche prima della presentazione del Ddl Zan - così si argomenterà - la libertà dei cattolici, come di qualsiasi altro cittadino, non poteva essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>944</itunes:duration><itunes:keywords>cei,concordato,ddlzan,nota,santasede,vulnus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bff51e3c1cd6d5b33d891ba4beb8d499.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cattolico ombra, vittima della cultura dominante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cattolico-ombra-vittima-della-cultura-dominante--45396107</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631</a><br /><br />IL CATTOLICO OMBRA, VITTIMA DELLA CULTURA DOMINANTE di Tommaso Scandroglio<br />Vi sono persone che sono cattolici in potenza, cattolici ombra. Ossia persone a cui manca tanto così per esserlo e non se ne rendono conto. Facciamo un esempio tra molti. Prendiamo una coppia che, dopo un po' di anni di convivenza, si è sposata in chiesa perché «il matrimonio in comune è tristissimo e poi così facciamo contenti i genitori». Lui è lei professano un ateismo di fatto: nessuna frequenza ai sacramenti - in primis alla messa domenicale - nessun momento dedicato alla preghiera né alla formazione cristiana. Ciò nonostante, il loro bagaglio di valori umani è ricchissimo: assolutamente fedeli l'uno all'altra, crescono i figli in modo serio e responsabile, molto generosi con tutti, amici sinceri di molti, professionisti onesti e scrupolosi, hanno un giudizio sulla realtà molto assennato, oggettivo e maturo, sono sensibili al dolore e alla difficoltà altrui, coltivano una propria interiorità sebbene tutta umana. A volte cercano il silenzio, ma mai esplicitamente Dio. E infatti il buco nero nelle loro vite è proprio la mancanza assoluta di un afflato trascendente: a Dio non pensano quasi mai, se non in caso di grave necessità, rasentando quasi la superstizione. Se parli loro di Dio magari ti dicono anche che ci credono - nelle forme più minimali escono con la frase «credo che ci sia qualcosa dopo la morte» - ma Dio sta alle loro esistenze come la luce del sole sta alla cecità.<br />Se Dio, comunque, è ancora un concetto per loro potabile, perché in fondo modellabile secondo il comodo immaginario di ciascuno, appare invece indigeribile la figura della Chiesa che, ai loro occhi, è solo una società a delinquere, piena di pedofili e gelosa custode di privilegi che Dio - tirato fuori all'occorrenza dalla cantina delle proprie coscienze - condannerà senz'appello nell'Aldilà. Insomma vivono tutto ciò che riguarda la religione come una sovrastruttura inutile, come un formalismo senza un suo senso pratico, come una zavorra lasciata sulle loro spalle da genitori ancora un poco debolmente credenti, ma che hanno abbandonato per strada da tempo, fin dall'adolescenza.<br /><br />UN CATTOLICO MORTO E SEPOLTO O C'È UNA SPERANZA?<br />Lo ammettiamo, a leggere questa descrizione parrebbe che più di cattolico ombra dovremmo parlare di cattolico morto e sepolto. Ma a ben guardare con gli occhi della speranza cristiana non è così. Il santo non si edifica senza l'uomo, le virtù teologali sono lettera morta senza le virtù cardinali. Vero è che queste ultime acquisiscono pieno significato alla luce delle prime, ma naturaliter l'uomo può essere giusto, forte, prudente, temperante, etc. Ciò che vogliamo dire è che molte persone intorno noi - in realtà tutte - hanno la stoffa per diventare autentici cattolici, ossia, ancor meglio, santi. La materia prima è ottima, seppur inquinata da tante scorie che ammorbano l'aria che tutti noi respiriamo. Le potenzialità sono elevate e per esprimerle occorre partire dalle loro qualità umane. La loro umanità è una promessa di santità.<br />Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione e che regala molta speranza è poi il seguente. Queste persone in realtà non conoscono davvero cosa sia la vera fede, la vera Chiesa. Rifiutano ciò che non conoscono. Questo è accaduto almeno per due motivi. Da una parte hanno appreso dai media dottrine spacciate come cattoliche, ma che cattoliche non sono: la Chiesa odia i gay, si possono salvare solo i battezzati, le donne valgono zero nella Chiesa, etc. E poi si sono lasciati infinocchiare con le solite storielle spazzatura: i veri preti sono solo quelli che fanno i missionari in Africa perché gli altri in realtà si sono fatti prete per arricchirsi o per far carriera, i Vangeli li hanno scritti gli uomini, mica Dio et similia.<br />Luoghi comuni che poi si autoalimentano seguendo un moto perpetuo. Su altro fronte, forse ancor più di frequente, costoro hanno fatto spessissimo incontri disastrosi con laici e uomini di Dio incoerenti e/o con idee confuse. Dunque ne sono usciti con le ossa rotte, cioè o scandalizzati - quante mancanze di carità di noi cattolici dobbiamo registrare - o guastati nelle idee tanto che spesso hanno in testa una immagine della fede e della Chiesa che non corrisponde al vero. La speranza a cui si faceva cenno prima è data dal fatto che con queste persone, la cui bontà d'animo non ha permesso all'ideologia dominante di infettare tutte le fibre del loro cuore, è possibile dialogare e ragionare per far comprendere loro come stanno in realtà le cose, che la Chiesa non ha mai detto X, Y, Z e che ciò che loro dicono e credono su questi argomenti coincide, almeno nella sostanza, con ciò che insegna la Chiesa stessa.<br /><br />L'AMBIENTE (DIS)VALORIALE IN CUI SIAMO IMMERSI<br />Il fattore che in buona sintesi ha ingannato questi nostri fratelli è la cultura, intesa come ambiente (dis)valoriale in cui siamo immersi. Se con la macchina del tempo riuscissimo a trasportare nel passato queste stesse persone e a permettere loro di compiere il proprio cammino di crescita umana non in questi ultimi decenni, ma ben prima, ecco che pochissimi di loro avrebbero ad esempio scelto la convivenza o avrebbero inteso il matrimonio in chiesa come un grazioso complemento alle loro nozze o avrebbero disertato le messe domenicali e i confessionali.<br />Avrebbero agito come Dio e la Chiesa comandano perché, in contesti ben più cristiani di quelli odierni, sarebbe parso loro una scelta chiaramente e ovviamente buona. Come oggi costoro non si questionano molto sulla bontà del divorzio per i matrimoni falliti e della convivenza per verificare la validità della vita a due, così ieri - anzi: l'altro ieri - queste stesse persone non si sarebbero di certo interrogate sulla irragionevolezza del divorzio e della convivenza. È il brodo culturale in cui sono stati immersi ad averli inconsapevolmente infettati, ad averli orientati in modo impercettibile e acritico verso scelte che loro stessi - fossero vissuti mezza generazione prima - non avrebbero mai compiuto. Dunque il grado di responsabilità di queste persone, umanamente ricche, sì esiste, ma forse in grado infimo, proprio a motivo dell'influenza fortissima che la cultura esercita su tutti noi.<br />Anche per questo ultimo motivo possiamo poi dire che tutti noi siamo cattolici in pectore Dei. Nessuno si senta a posto, arrivato, compiuto solo perché ha le idee chiare sulla comunione ai divorziati risposati e sul suicidio assistito. L'aria mefitica che respirano i nostri fratelli che spesso, senza carità, guardiamo con commiserazione o scandalizzati è la stessa che respiriamo noi. Quindi nessuno si senta al sicuro, già salvato. Ricorriamo spesso ai sacramenti, alla preghiera, alle opere di carità, al Magistero di sempre, allo studio, alla vigilanza, le uniche mascherine che ci permettono di filtrare le impurità presenti in questa nostra atmosfera che si chiama cultura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45396107</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2021 20:00:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45396107/il_cattolico_ombra_vittima_della_cultura_dominante.mp3" length="10118417" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631

IL CATTOLICO OMBRA, VITTIMA DELLA CULTURA DOMINANTE di Tommaso Scandroglio
Vi sono persone che sono cattolici in potenza, cattolici ombra. Ossia persone a cui manca tanto così per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631</a><br /><br />IL CATTOLICO OMBRA, VITTIMA DELLA CULTURA DOMINANTE di Tommaso Scandroglio<br />Vi sono persone che sono cattolici in potenza, cattolici ombra. Ossia persone a cui manca tanto così per esserlo e non se ne rendono conto. Facciamo un esempio tra molti. Prendiamo una coppia che, dopo un po' di anni di convivenza, si è sposata in chiesa perché «il matrimonio in comune è tristissimo e poi così facciamo contenti i genitori». Lui è lei professano un ateismo di fatto: nessuna frequenza ai sacramenti - in primis alla messa domenicale - nessun momento dedicato alla preghiera né alla formazione cristiana. Ciò nonostante, il loro bagaglio di valori umani è ricchissimo: assolutamente fedeli l'uno all'altra, crescono i figli in modo serio e responsabile, molto generosi con tutti, amici sinceri di molti, professionisti onesti e scrupolosi, hanno un giudizio sulla realtà molto assennato, oggettivo e maturo, sono sensibili al dolore e alla difficoltà altrui, coltivano una propria interiorità sebbene tutta umana. A volte cercano il silenzio, ma mai esplicitamente Dio. E infatti il buco nero nelle loro vite è proprio la mancanza assoluta di un afflato trascendente: a Dio non pensano quasi mai, se non in caso di grave necessità, rasentando quasi la superstizione. Se parli loro di Dio magari ti dicono anche che ci credono - nelle forme più minimali escono con la frase «credo che ci sia qualcosa dopo la morte» - ma Dio sta alle loro esistenze come la luce del sole sta alla cecità.<br />Se Dio, comunque, è ancora un concetto per loro potabile, perché in fondo modellabile secondo il comodo immaginario di ciascuno, appare invece indigeribile la figura della Chiesa che, ai loro occhi, è solo una società a delinquere, piena di pedofili e gelosa custode di privilegi che Dio - tirato fuori all'occorrenza dalla cantina delle proprie coscienze - condannerà senz'appello nell'Aldilà. Insomma vivono tutto ciò che riguarda la religione come una sovrastruttura inutile, come un formalismo senza un suo senso pratico, come una zavorra lasciata sulle loro spalle da genitori ancora un poco debolmente credenti, ma che hanno abbandonato per strada da tempo, fin dall'adolescenza.<br /><br />UN CATTOLICO MORTO E SEPOLTO O C'È UNA SPERANZA?<br />Lo ammettiamo, a leggere questa descrizione parrebbe che più di cattolico ombra dovremmo parlare di cattolico morto e sepolto. Ma a ben guardare con gli occhi della speranza cristiana non è così. Il santo non si edifica senza l'uomo, le virtù teologali sono lettera morta senza le virtù cardinali. Vero è che queste ultime acquisiscono pieno significato alla luce delle prime, ma naturaliter l'uomo può essere giusto, forte, prudente, temperante, etc. Ciò che vogliamo dire è che molte persone intorno noi - in realtà tutte - hanno la stoffa per diventare autentici cattolici, ossia, ancor meglio, santi. La materia prima è ottima, seppur inquinata da tante scorie che ammorbano l'aria che tutti noi respiriamo. Le potenzialità sono elevate e per esprimerle occorre partire dalle loro qualità umane. La loro umanità è una promessa di santità.<br />Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione e che regala molta speranza è poi il seguente. Queste persone in realtà non conoscono davvero cosa sia la vera fede, la vera Chiesa. Rifiutano ciò che non conoscono. Questo è accaduto almeno per due motivi. Da una parte hanno appreso dai media dottrine spacciate come cattoliche, ma che cattoliche non sono: la Chiesa odia i gay, si possono salvare solo i battezzati, le donne valgono zero nella Chiesa, etc. E poi si sono lasciati infinocchiare con le solite storielle spazzatura: i veri preti sono solo quelli che fanno i missionari in Africa perché gli altri in realtà si sono fatti prete per arricchirsi o per far carriera, i Vangeli li hanno scritti gli uomini, mica Dio et similia.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>633</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenza,aldilà,cattolico,matrimonio,ombra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/85ded19e44fb7f619823610b50107504.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bella Ciao inno italiano per legge?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bella-ciao-inno-italiano-per-legge--45315644</link><description><![CDATA[VIDEO: ITALIA CIAO - Povia (official video) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609</a><br /><br />BELLA CIAO INNO ITALIANO PER LEGGE? di Tommaso Scandroglio<br />La canzone «Bella ciao», inno da sempre della sinistra, dovrà diventare il secondo inno nazionale. E questo per legge. Si tratta di una iniziativa di alcuni parlamentari (soprattutto Pd, ma anche Iv, M5S e Leu) che hanno ben pensato di presentare alla Camera una Proposta di legge denominata «Riconoscimento della canzone Bella ciao e disposizioni sulla sua esecuzione nelle cerimonie ufficiali per la festa del 25 aprile».<br />Il Pdl consta di un solo articolo con due commi. Il primo comma recita: «La Repubblica riconosce la canzone Bella ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo». Ciò a dire che per legge tutti dobbiamo sentirci di sinistra, partigiani rossi, progressisti nell’anima. Guai a non cantarla il 25 aprile, vuole dire che sei fascista.<br /><br />LA PROPOSTA SEMBRA PENSATA DA STALIN<br />Il secondo comma invece recita: «La canzone Bella ciao è eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo». I commentatori più attenti hanno fatto presente che cantata il 25 aprile nulla vieterà, anche se non previsto per legge, di cantarla anche in altre occasioni ufficiali nelle caserme, nelle scuole e negli stadi quando giocherà la nazionale.<br />La proposta, che sembra pensata da Stalin, brilla per mancanza di pudore. Da una parte sembra che tutti in casa abbiano appesa in soggiorno una bandiera con falce e martello e su altro fronte imporre per legge una canzone che rappresenta solo una parte, e anche minima, del sentito popolare esprime molto bene cosa sia l’ideologia rossa. Non la pensano così gli estensori della proposta che, con incredibile mancanza di realismo (tipico della sinistra), si spingono a dire nella relazione della proposta di legge: «Possiamo pertanto affermare con certezza [sic] che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche democratiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone». È infatti noto che la suoneria del cellulare di Salvini è Bella ciao e che la Meloni la intona sotto la doccia.<br />I proponenti del testo di legge, affermando che Bella ciao è canzone che tutti rappresenta, vogliono in realtà l’oligopolio su valori come libertà, identità nazionale e uguaglianza. In breve solo lo spirito levantino, incarnato alla perfezione dalla canzonetta di cui sopra, è valido custode di alcuni princìpi democratici. Ergo chi si rifiutasse di cantarla vorrebbe dire che è illiberale, antidemocratico e intollerante. Il solito scippo da parte della sinistra di valori che invece sono di tutti.<br /><br />UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO E HO TROVATO L’INVASOR... AFRICANO E ISLAMICO<br />Però, per altro verso, ci sentiamo comunque di appoggiare la proposta. Infatti il testo della canzone, come è risaputo, ad un certo punto così recita: «Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor». Un verso quanto mai attuale e che quindi, doverosamente, dovrebbe essere intonato da tutti. Quanti invasori sono entrati in città, anzi nelle nostre case: quelli che per legge hanno deciso che milioni di bambini morissero nel ventre delle loro madri, quelli che, sempre per legge, hanno legalizzato gli omicidi in corsia, quelli che hanno ucciso la famiglia con il divorzio e la legge sulle Unioni civili, quelli che hanno ridotto a merce i bambini potendoli produrre in provetta e poi vi sono gli invasori arruolati nelle fila del pensiero unico, del politicamente corretto, degli inclusivi a forza, dei tolleranti a suon di minacce, dei venditori di stereotipi, degli spacciatori di lockdown, dei ladri di speranza. E, infine, se Bella ciao è ritenuta da molti come l’inno popolare alla libertà dovremmo allora tutti cantarla a squarciagola per esorcizzare il varo del Ddl Zan: quando il fazzoletto rosso dei partigiani viene usato come un bavaglio. Perché, se passasse, allora ciao, ciao alla libertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45315644</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2021 21:35:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45315644/bella_ciao_inno_italiano_per_legge_addio_libert.mp3" length="6056272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: ITALIA CIAO - Povia (official video) ➜ https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609

BELLA CIAO INNO ITALIANO PER LEGGE? di Tommaso Scandroglio
La canzone «Bella ciao», inno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: ITALIA CIAO - Povia (official video) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609</a><br /><br />BELLA CIAO INNO ITALIANO PER LEGGE? di Tommaso Scandroglio<br />La canzone «Bella ciao», inno da sempre della sinistra, dovrà diventare il secondo inno nazionale. E questo per legge. Si tratta di una iniziativa di alcuni parlamentari (soprattutto Pd, ma anche Iv, M5S e Leu) che hanno ben pensato di presentare alla Camera una Proposta di legge denominata «Riconoscimento della canzone Bella ciao e disposizioni sulla sua esecuzione nelle cerimonie ufficiali per la festa del 25 aprile».<br />Il Pdl consta di un solo articolo con due commi. Il primo comma recita: «La Repubblica riconosce la canzone Bella ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo». Ciò a dire che per legge tutti dobbiamo sentirci di sinistra, partigiani rossi, progressisti nell’anima. Guai a non cantarla il 25 aprile, vuole dire che sei fascista.<br /><br />LA PROPOSTA SEMBRA PENSATA DA STALIN<br />Il secondo comma invece recita: «La canzone Bella ciao è eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo». I commentatori più attenti hanno fatto presente che cantata il 25 aprile nulla vieterà, anche se non previsto per legge, di cantarla anche in altre occasioni ufficiali nelle caserme, nelle scuole e negli stadi quando giocherà la nazionale.<br />La proposta, che sembra pensata da Stalin, brilla per mancanza di pudore. Da una parte sembra che tutti in casa abbiano appesa in soggiorno una bandiera con falce e martello e su altro fronte imporre per legge una canzone che rappresenta solo una parte, e anche minima, del sentito popolare esprime molto bene cosa sia l’ideologia rossa. Non la pensano così gli estensori della proposta che, con incredibile mancanza di realismo (tipico della sinistra), si spingono a dire nella relazione della proposta di legge: «Possiamo pertanto affermare con certezza [sic] che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche democratiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone». È infatti noto che la suoneria del cellulare di Salvini è Bella ciao e che la Meloni la intona sotto la doccia.<br />I proponenti del testo di legge, affermando che Bella ciao è canzone che tutti rappresenta, vogliono in realtà l’oligopolio su valori come libertà, identità nazionale e uguaglianza. In breve solo lo spirito levantino, incarnato alla perfezione dalla canzonetta di cui sopra, è valido custode di alcuni princìpi democratici. Ergo chi si rifiutasse di cantarla vorrebbe dire che è illiberale, antidemocratico e intollerante. Il solito scippo da parte della sinistra di valori che invece sono di tutti.<br /><br />UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO E HO TROVATO L’INVASOR... AFRICANO E ISLAMICO<br />Però, per altro verso, ci sentiamo comunque di appoggiare la proposta. Infatti il testo della canzone, come è risaputo, ad un certo punto così recita: «Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor». Un verso quanto mai attuale e che quindi, doverosamente, dovrebbe essere intonato da tutti. Quanti invasori sono entrati in città, anzi nelle nostre case: quelli che per legge hanno deciso che milioni di bambini morissero nel ventre delle loro madri, quelli che, sempre per legge, hanno legalizzato gli omicidi in corsia, quelli che hanno ucciso la famiglia con il divorzio e la legge sulle Unioni civili, quelli che hanno ridotto a merce i bambini potendoli produrre in provetta e poi vi sono gli invasori arruolati nelle fila del pensiero unico, del politicamente corretto, degli...]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:keywords>bellaciao,inno,meloni,salvini,sinistra,stalin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fabe5c507838189e16176ae24b31e856.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il principe fa bene a baciare Biancaneve</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-principe-fa-bene-a-baciare-biancaneve--44742451</link><description><![CDATA[VIDEO: Biancaneve e i sette nani, storie per bambini ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53M" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567</a><br /><br />IL PRINCIPE FA BENE A BACIARE BIANCANEVE di Tommaso Scandroglio<br />C'era una volta una coppia di giornaliste, Katie Dowd e Julie Tremaine, che avevano perso il buon senso. Non ritrovandolo avevano scritto cose bizzarre sul loro giornale come: «Biancaneve dorme e dunque il bacio non è stato consensuale». Che dunque il Principe Azzurro finisca rinchiuso nella torre più alta del castello della strega Grimilde.<br />Si tratta dell'ennesimo psicodramma dettato dal politicamente corretto. La vicenda è la seguente. Riapre Disneyland in California. Una giostra, "Snow White's Enchanted Wish", è dedicata a Biancaneve. Il percorso della giostra è stato modificato ed ora si conclude con il Principe Azzurro che bacia Biancaneve. Due neo Grimilde che scrivono su un giornale locale, il San Francisco Gate, forse invidiose del fatto che nessun principe le avesse mai baciate né da dormienti né da sveglie, hanno protestato: il sig. Azzurro Principe non doveva permettersi di baciare la sig.na Biancaneve perché lei non aveva espresso consenso informato. «Può essere un bacio di vero amore - scrivono le giornaliste - solo se una persona sa che sta succedendo. Non siamo già tutti d'accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico? E che insegnare ai bambini che baciare un'altra persona, se entrambe non sono d'accordo, non va bene?». E così hanno arruolato Biancaneve, di certo senza il suo consenso, tra le paladine femministe del #metoo. Non solo Brontolo avrebbe da ridire.<br /><br />LA MANCANZA DI CONSENSO<br />E dunque perché anche un bambino potrebbe ben dire che le giornaliste californiane hanno torto? Ciò che intuisce la testa di un bambino proviamo a spiegarlo in modo più analitico. La mancanza di consenso, talvolta ma non sempre, può modificare la natura di un atto da buono a malvagio. Se Tizio toglie dei soldi dal portafoglio di Caio con il suo consenso quell'atto prenderà il nome, acquisterà la natura di «prestito» o di «restituzione del debito» o di «donazione» (vi sono altre circostanze, di cui non possiamo qui trattare, che concorrono a configurare queste diversi oggetti morali). Se il consenso non c'è e Caio non deve nulla a Tizio e questi non versa in grave necessità, allora è furto. Altro esempio: Tizio ha un rapporto sessuale con la moglie. Se questa non è consenziente quell'atto non è più coniugale ma diventa «violenza». In modo analogo è necessario il consenso reciproco per sposarsi, altrimenti il matrimonio è nullo.<br />Altre volte, invece, la mancanza di consenso o addirittura il dissenso espresso è moralmente ininfluente, non incide sulla moralità dell'azione. Lo Stato a volte pignora dei beni stante il dissenso del proprietario di quei beni e il pignoramento rimane atto moralmente lecito. Il poliziotto fa bene a strappare a forza dal cornicione il tentato suicida anche se questi non vuole. Pensiamo poi agli infiniti comandi, previsti dalla nostra legislazione penale, che vengono anche eseguiti coattivamente: le cinture di sicurezza, le misure antinfortunio sui luoghi di lavoro, i trattamenti sanitari obbligatori, etc.<br />Prendiamo ora il caso di Biancaneve, perché è un caso particolare. Come comportarsi in quelle ipotesi in cui serve il consenso dell'interessato perché l'atto sia moralmente lecito ma è impossibile ottenere il consenso perché la persona non è cosciente? Si ricorre alla presunzione di consenso. E quindi vi sono alcuni atti in cui è lecito presumere il consenso. Ad esempio una persona giunge priva di sensi al pronto soccorso ed è in pericolo di vita. Si presume il consenso ad intervenire per salvarle la vita (ma, dal punto di vista morale, anche se ci fosse il dissenso ugualmente sarebbe lecito salvarla: si veda l'esempio prima fatto del tentato sucida). Una persona viene sequestrata. Le forze dell'ordine devono aspettare il consenso del sequestrato per poterlo liberare? Certo che no: si presume che lui voglia essere liberato.<br /><br />IL SEQUESTRO DI BIANCANEVE<br />Veniamo a Biancaneve perché anche lei, in un certo senso, è stata sequestrata. Come è noto, la matrigna Grimilde, sotto mentite spoglie, le aveva fatto mangiare una mela avvelenata e lei era caduta in un incantesimo da cui non si sarebbe potuta più risvegliare se non grazie ad un bacio dato per vero amore. Si può presumere che Biancaneve volesse essere liberata dall'incantesimo? Certo che sì. Ma c'è un particolare: il Principe Azzurro la bacia non perché vuole liberarla, ma perché vuole esprimere il suo amore seppur la creda morta. Questo particolare apre ad alcune domande. La prima: si può presumere il consenso di Biancaneve di essere liberata dall'incantesimo anche tramite un atto non rivolto intenzionalmente a liberarla dall'incantesimo? Risposta affermativa: l'importante era essere liberata anche accidentalmente.<br />Altra domanda fondamentale: il Principe Azzurro, il quale credeva che Biancaneve fosse morta, baciandola ha compiuto un atto moralmente lecito oppure no? L'atto è lecito. Spieghiamone i motivi. Gli atti di suffragio verso la salma sono leciti? Sì, a patto che siano rispettosi verso le spoglie mortali del defunto, quindi rispettosi della persona del defunto. Questo comporta che in genere, ma non sempre, si presuma che tali atti di suffragio fossero ben accetti dal defunto (il consenso a volte non è vincolante: bene pregare per l'anima di un ateo defunto anche se lui in vita aveva chiaramente detto che non avrebbe gradito). Ma può accadere l'opposto.<br />Ad esempio una persona giustamente può informare previamente che alla sua dipartita non gradisce la presenza di alcune persone. Pensiamo ad un ex malavitoso che non gradisce la presenza al funerale dei suoi ex compagni di rapine e omicidi per evitare giustamente uno scandalo. Se invece mancano disposizioni simili - e qui sta il punto - atti come portare dei fiori, dare una carezza alla salma o baciarla sono di per sé moralmente leciti, proprio perché si pensa che la persona, poi morta, li avrebbe graditi.<br /><br />BIANCANEVE VUOLE IL BACIO DEL PRINCIPE<br />Il bacio dato dal Principe esprimeva amore sponsale. Era per lui lecito presumere, credendo Biancaneve morta, che quest'ultima gradisse tale bacio come espressione di suffragio informato dall'intenzione di manifestare il suo amore? Sì e la prova è data dalla scena «Il pozzo dei desideri» in cui Biancaneve canta il suo desiderio di essere amata in modo unico e in cui il Principe, ascoltando questo canto, intona di rimando una serenata sotto il balcone di Biancaneve. Questa si affaccia e mostra a lui che accetta questo segno d'amore e lo ricambia tanto che gli invia una colomba che lo bacia sulle labbra, quasi a portare il bacio di Biancaneve al Principe. Ecco perché il Principe si sente legittimato a baciare la sua Biancaneve che crede morta perché sa che era stato precedentemente corrisposto. Inoltre il consenso presunto di Biancaneve è provato anche dal fatto che, una volta che Biancaneve si ridestò, i due si sposarono.<br />Dunque il Principe Azzurro fece bene a baciarla anche se la credeva morta e avrebbe fatto ugualmente bene anche nel caso avesse saputo che Biancaneve stava solo dormendo [per vedere la scena del bacio nel cartone della Disney, clicca qui]. Infatti nel caso del sonno, si presume il consenso ad essere baciati se era stato dato prima che la persona si addormentasse o, più comunemente, se la relazione stessa fa presumere questo consenso (un bacio dato dal marito alla moglie addormentata o un bacio della madre al neonato). Ecco perché è lecito il bacio dato da Tizio alla moglie che si è addormentata in spiaggia ed ecco perché non è lecito il bacio dato da Caio ad una sconosciuta che si è addormentata in spiaggia. E dunque, anche nel caso del sonno, il comportamento precedente di Biancaneve nei confronti del Principe Azzurro provava che la ragazza avrebbe gradito essere baciata da lui.<br />Qualcuno potrebbe obiettare: se è lecito che Tizio baci la moglie addormentata, allora è lecito che Tizio abbia un rapporto sessuale con la moglie addormentata. L'analogia non regge a motivo della natura particolare dell'atto coniugale che esige la piena coscienza di entrambi i coniugi durante il rapporto perché l'atto coniugale esprime la donazione reciproca e contemporanea dei due sposi.<br />Detto tutto ciò, si cercano coraggiosi volontari per svegliare, magari con un bacio non voluto, le due giornaliste di cui sopra e così spezzare l'incantesimo del politicamente corretto che le ha imprigionate.<br /><br />Nota di BastaBugie: come Biancaneve, anche Cenerentola aspira a sposarsi un principe. La fiaba ha molti interessanti spunti di riflessioni anche per gli adulti. Ecco un commento al film della Disney del 2015 che ha riportato sul grande schermo una delle fiabe più affascinanti di sempre.<br /><br />CENERENTOLA, IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE!<br />Non sei solo cenere, anzi il Figlio del Re viene per donarti, senza tuo merito, dignità regale (la sua potenza è il non rivendicare alcun potere, la sua compagnia è desiderabile perché vuole solo il tuo bene)<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44742451</guid><pubDate>Tue, 11 May 2021 20:35:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44742451/il_principe_fa_bene_a_baciare_biancaneve.mp3" length="9116524" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Biancaneve e i sette nani, storie per bambini ➜ https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53M

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IL PRINCIPE FA BENE A BACIARE BIANCANEVE di Tommaso Scandroglio
C'era una volta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Biancaneve e i sette nani, storie per bambini ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53M" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567</a><br /><br />IL PRINCIPE FA BENE A BACIARE BIANCANEVE di Tommaso Scandroglio<br />C'era una volta una coppia di giornaliste, Katie Dowd e Julie Tremaine, che avevano perso il buon senso. Non ritrovandolo avevano scritto cose bizzarre sul loro giornale come: «Biancaneve dorme e dunque il bacio non è stato consensuale». Che dunque il Principe Azzurro finisca rinchiuso nella torre più alta del castello della strega Grimilde.<br />Si tratta dell'ennesimo psicodramma dettato dal politicamente corretto. La vicenda è la seguente. Riapre Disneyland in California. Una giostra, "Snow White's Enchanted Wish", è dedicata a Biancaneve. Il percorso della giostra è stato modificato ed ora si conclude con il Principe Azzurro che bacia Biancaneve. Due neo Grimilde che scrivono su un giornale locale, il San Francisco Gate, forse invidiose del fatto che nessun principe le avesse mai baciate né da dormienti né da sveglie, hanno protestato: il sig. Azzurro Principe non doveva permettersi di baciare la sig.na Biancaneve perché lei non aveva espresso consenso informato. «Può essere un bacio di vero amore - scrivono le giornaliste - solo se una persona sa che sta succedendo. Non siamo già tutti d'accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico? E che insegnare ai bambini che baciare un'altra persona, se entrambe non sono d'accordo, non va bene?». E così hanno arruolato Biancaneve, di certo senza il suo consenso, tra le paladine femministe del #metoo. Non solo Brontolo avrebbe da ridire.<br /><br />LA MANCANZA DI CONSENSO<br />E dunque perché anche un bambino potrebbe ben dire che le giornaliste californiane hanno torto? Ciò che intuisce la testa di un bambino proviamo a spiegarlo in modo più analitico. La mancanza di consenso, talvolta ma non sempre, può modificare la natura di un atto da buono a malvagio. Se Tizio toglie dei soldi dal portafoglio di Caio con il suo consenso quell'atto prenderà il nome, acquisterà la natura di «prestito» o di «restituzione del debito» o di «donazione» (vi sono altre circostanze, di cui non possiamo qui trattare, che concorrono a configurare queste diversi oggetti morali). Se il consenso non c'è e Caio non deve nulla a Tizio e questi non versa in grave necessità, allora è furto. Altro esempio: Tizio ha un rapporto sessuale con la moglie. Se questa non è consenziente quell'atto non è più coniugale ma diventa «violenza». In modo analogo è necessario il consenso reciproco per sposarsi, altrimenti il matrimonio è nullo.<br />Altre volte, invece, la mancanza di consenso o addirittura il dissenso espresso è moralmente ininfluente, non incide sulla moralità dell'azione. Lo Stato a volte pignora dei beni stante il dissenso del proprietario di quei beni e il pignoramento rimane atto moralmente lecito. Il poliziotto fa bene a strappare a forza dal cornicione il tentato suicida anche se questi non vuole. Pensiamo poi agli infiniti comandi, previsti dalla nostra legislazione penale, che vengono anche eseguiti coattivamente: le cinture di sicurezza, le misure antinfortunio sui luoghi di lavoro, i trattamenti sanitari obbligatori, etc.<br />Prendiamo ora il caso di Biancaneve, perché è un caso particolare. Come comportarsi in quelle ipotesi in cui serve il consenso dell'interessato perché l'atto sia moralmente lecito ma è impossibile ottenere il consenso perché la persona non è cosciente? Si ricorre alla presunzione di consenso. E quindi vi sono alcuni atti in cui è lecito presumere il consenso. Ad esempio una persona giunge priva di sensi al pronto soccorso ed è in pericolo di vita. Si presume il consenso ad intervenire per salvarle la vita (ma, dal punto di vista...]]></itunes:summary><itunes:duration>570</itunes:duration><itunes:keywords>bacio,biancaneve,consenso,disneyland,principe,sequestro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b2e90dc7c05cad329c791b15f50d8273.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Canada ha legalizzato il poliamore... il prossimo passo la poligamia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-canada-ha-legalizzato-il-poliamore-il-prossimo-passo-la-poligamia--44755399</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572</a><br /><br />IL CANADA HA LEGALIZZATO IL POLIAMORE... PROSSIMO PASSO LA POLIGAMIA<br />C'è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una relazione. In questa relazione, con il consenso sia di Bill che di Eliza, si inserisce anche Olivia, la quale diventa amante sia di lui che di lei. Poi Bill ed Eliza hanno un bambino di nome Clarke. Nella crescita del bambino si occupa anche Olivia la quale, tramite alcuni farmaci, riesce a produrre del latte e ad allattare Clarke.<br />I genitori di Clarke vorrebbero che anche Olivia fosse riconosciuta come genitore, tanto da figurare con questo titolo nel suo certificato di nascita. L'iter giudiziario per ottenere questo risultato approda infine presso l'Alta Corte della Columbia Britannica, una provincia canadese. Lunedì 26 aprile il giudice Sandra Wilkinson ha dato disco verde alla richiesta dei tre, precisando che in tal modo si andava a colmare una lacuna presente nella legge provinciale conosciuta come Family Act Law. Questa legge - e la precisazione è importante - già permette di riconoscere tre genitori nei casi di fecondazione artificiale eterologa. In questi casi i genitori sono la coppia richiedente e il «donatore» di sperma o ovociti. L'argomentazione logica, date queste premesse errate, non poteva che essere la seguente: se un «donatore» di gameti può diventare genitore, non si vede perché non può diventarlo anche un altro soggetto che ha soddisfatto degli oneri tipicamente genitoriali come quelli concernenti l'educazione del minore. Il giudice ha dichiarato: «Le prove indicano che il legislatore non aveva previsto la possibilità che un bambino potesse essere concepito attraverso un rapporto sessuale e avere più di due genitori. In parole povere, il legislatore non aveva contemplato la famiglia poliamorosa».<br /><br />UNA DONNA E DUE UOMINI COME GENITORI<br />Non è la prima sentenza di questo tipo. Nel 2018 un tribunale di Terranova e Labrador riconobbe una donna e due uomini come genitori di un minore, rimanendo sempre incerto quale fosse il padre biologico tra i due. Riconoscere una plurigenitorialità in casi come questi, ossia in casi in cui più persone sono legate da meri vincoli affettivi ma non da vincoli coniugali, significa riconoscere contemporaneamente i legami poliamorosi. Le cause prossime di questa ennesima deriva morale sono plurime.<br />Volendo ricordare quelle più salienti, potremmo indicare in primis la legalizzazione della fecondazione artificiale e in specie quella di tipo eterologo. Se si legittima questa pratica si può legittimare, come abbiamo visto, anche la triplice genitorialità che nasce da tale pratica. In secondo luogo, la legittimazione dell'omogenitorialità. Se il limite della diversità sessuale deve essere eliminato in merito al tema della genitorialità, così deve avvenire anche per i limiti numerici. Perché un bambino deve essere costretto ad avere solo due genitori e non tre o quattro? E poi tre è sicuramente meglio di due.<br />Se queste sono alcune delle cause prossime, gli effetti futuri di questa sentenza e di altre simili che ne seguiranno potrebbero essere almeno i seguenti: la legalizzazione della poligamia e poliandria. Se si legittima una semplice relazione affettiva e sessuale tra più persone, a fortiori si dovrà legittimare una relazione coniugale tra più persone perché, a differenza della prima, nella poligamia e nella poliandria c'è addirittura un'assunzione di molteplici responsabilità tra i «coniugi».<br /><br />QUALSIASI MOTIVO DIVENTA LEGALE PER DIVENTARE GENITORE<br />Secondo possibile effetto: più persone, in tempi successivi, anche quindi molto in là nel tempo da quando è venuto al mondo il bambino, e per i motivi più disparati potranno venire dichiarate genitori. Nel caso prima raccontato abbiamo avuto una donna che dopo due anni e mezzo dalla nascita di Clarke è stata riconosciuta come genitore perché aveva contribuito alla sua educazione e perché era inserita nella relazione tra Eliza e Bill. Altri motivi potrebbero essere sufficienti per dichiarazioni di genitorialità simili: aiutare nel ménage domestico, aver contribuito economicamente alla vita familiare, essere stato il medico, l'avvocato o il commercialista del nucleo familiare originario, aver ispirato alcune scelte fondamentali della famiglia in quanto persona particolarmente carismatica, pensiamo ad un uomo di cultura, ad un vip, addirittura ad un sacerdote. Qualsiasi motivo sarebbe buono per diventare genitore.<br />Questa vicenda testimonia che ormai la famiglia è in liquidazione, ossia si è liquefatta perché da tempo è evaporato l'istituto del matrimonio e ancor prima le autentiche relazioni affettive. Più a monte ancora si è liquefatta la vera antropologia, ossia il riconoscimento di quale sia la natura dell'uomo e le sue esigenze e doveri. L'identità dell'uomo, della famiglia e della genitorialità non è più un dato di fatto di carattere metafisico da riconoscere, bensì una realtà sociale inventata e creata dall'uomo, manipolabile a suo piacimento secondo i suoi capricci e dunque lasciata in balia del suo libero arbitrio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44755399</guid><pubDate>Tue, 11 May 2021 20:27:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44755399/il_canada_ha_legalizzato_il_poliamore_il_prossimo_passo_la_poligamia.mp3" length="6648475" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572

IL CANADA HA LEGALIZZATO IL POLIAMORE... PROSSIMO PASSO LA POLIGAMIA
C'è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572</a><br /><br />IL CANADA HA LEGALIZZATO IL POLIAMORE... PROSSIMO PASSO LA POLIGAMIA<br />C'è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una relazione. In questa relazione, con il consenso sia di Bill che di Eliza, si inserisce anche Olivia, la quale diventa amante sia di lui che di lei. Poi Bill ed Eliza hanno un bambino di nome Clarke. Nella crescita del bambino si occupa anche Olivia la quale, tramite alcuni farmaci, riesce a produrre del latte e ad allattare Clarke.<br />I genitori di Clarke vorrebbero che anche Olivia fosse riconosciuta come genitore, tanto da figurare con questo titolo nel suo certificato di nascita. L'iter giudiziario per ottenere questo risultato approda infine presso l'Alta Corte della Columbia Britannica, una provincia canadese. Lunedì 26 aprile il giudice Sandra Wilkinson ha dato disco verde alla richiesta dei tre, precisando che in tal modo si andava a colmare una lacuna presente nella legge provinciale conosciuta come Family Act Law. Questa legge - e la precisazione è importante - già permette di riconoscere tre genitori nei casi di fecondazione artificiale eterologa. In questi casi i genitori sono la coppia richiedente e il «donatore» di sperma o ovociti. L'argomentazione logica, date queste premesse errate, non poteva che essere la seguente: se un «donatore» di gameti può diventare genitore, non si vede perché non può diventarlo anche un altro soggetto che ha soddisfatto degli oneri tipicamente genitoriali come quelli concernenti l'educazione del minore. Il giudice ha dichiarato: «Le prove indicano che il legislatore non aveva previsto la possibilità che un bambino potesse essere concepito attraverso un rapporto sessuale e avere più di due genitori. In parole povere, il legislatore non aveva contemplato la famiglia poliamorosa».<br /><br />UNA DONNA E DUE UOMINI COME GENITORI<br />Non è la prima sentenza di questo tipo. Nel 2018 un tribunale di Terranova e Labrador riconobbe una donna e due uomini come genitori di un minore, rimanendo sempre incerto quale fosse il padre biologico tra i due. Riconoscere una plurigenitorialità in casi come questi, ossia in casi in cui più persone sono legate da meri vincoli affettivi ma non da vincoli coniugali, significa riconoscere contemporaneamente i legami poliamorosi. Le cause prossime di questa ennesima deriva morale sono plurime.<br />Volendo ricordare quelle più salienti, potremmo indicare in primis la legalizzazione della fecondazione artificiale e in specie quella di tipo eterologo. Se si legittima questa pratica si può legittimare, come abbiamo visto, anche la triplice genitorialità che nasce da tale pratica. In secondo luogo, la legittimazione dell'omogenitorialità. Se il limite della diversità sessuale deve essere eliminato in merito al tema della genitorialità, così deve avvenire anche per i limiti numerici. Perché un bambino deve essere costretto ad avere solo due genitori e non tre o quattro? E poi tre è sicuramente meglio di due.<br />Se queste sono alcune delle cause prossime, gli effetti futuri di questa sentenza e di altre simili che ne seguiranno potrebbero essere almeno i seguenti: la legalizzazione della poligamia e poliandria. Se si legittima una semplice relazione affettiva e sessuale tra più persone, a fortiori si dovrà legittimare una relazione coniugale tra più persone perché, a differenza della prima, nella poligamia e nella poliandria c'è addirittura un'assunzione di molteplici responsabilità tra i «coniugi».<br /><br />QUALSIASI MOTIVO DIVENTA LEGALE PER DIVENTARE GENITORE<br />Secondo possibile effetto: più persone, in tempi successivi, anche quindi molto in là nel tempo da quando è venuto al mondo il bambino, e per i motivi più disparati potranno venire dichiarate genitori. 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Un genitore, di cui si ignora nome, età e sesso, vuole sposare suo figlio o sua figlia maggiorenne. Ovviamente negli States, essendo reato l'incesto, è illegittimo anche il matrimonio tra genitori e figli, il quale, se contratto, sarebbe semplicemente nullo. Ecco allora che questo genitore ha fatto ricorso presso il Tribunale federale di Manhattan lo scorso primo aprile affinché questa normativa, che gli impedirebbe di convolare a nozze con il figlio, venga dichiarata illegittima.<br />Vi sono stati alcuni precedenti simili. Ad esempio nel 2008 in Oklahoma una donna aveva sposato il figlio, poi aveva divorziato da lui e infine aveva sposato la figlia. Ovviamente riuscirono nell'intento occultando agli organi amministrativi i relativi legami di parentela. Poi il tutto venne a galla e madre e figlia ebbero seri guai con la giustizia. Altra vicenda datata 2018: Debby e Joe sono fratellastri avendo il padre in comune. I due si innamorano e poi si sposano. Ma anche in quel caso la finzione resse per poco e i due dovettero affrontare un processo penale. Invece esito diverso per una storia simile accaduta nel 2014: lei e lui sono fratellastri con madre in comune. I due si sposarono e una corte d'appello statunitense convalidò il matrimonio. Secondo i giudici non era incesto perché la relazione tra fratellastri è come quella esistente tra due cugini. Giudice che vai, sentenza che trovi. Ma forse il caso più famigerato, che tocca però molto di tangente quelli appena indicati, è quello che ha riguardato Woody Allen il quale sposò la figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, adozione che avvenne quando la Farrow era sposata con un'altra persona. Allen si giustificò asserendo si erano sposati solo per assicurare alla giovane sposa un solido futuro economico quando lui non ci sarebbe stato più.<br /><br />LOVE IS LOVE<br />Torniamo alla notizia data in apertura. Il genitore, davanti ai giudici, ha così perorato la sua causa. Ha inizialmente fatto appello all'«autonomia decisionale». Facendo l'avvocato del diavolo, ci verrebbe da porre questa domanda: come dare torto a questo genitore? Se l'autonomia decisionale legittima l'uccisione del figlio nel grembo materno, perché non potrebbe legittimare anche il matrimonio con lui? Se l'autodeterminazione rende lecita l'eutanasia, perché non potrebbe rendere lecito anche il vincolo coniugale tra madre e figlio o tra padre e figlia?<br />Il ricorrente poi aggiunge: «Attraverso il legame duraturo del matrimonio, due persone, qualunque sia la relazione che potrebbe legare l'una all'altra, possono trovare un maggiore livello di espressione, di intimità e spiritualità». Potremmo così ulteriormente esplicitare questo concetto. Se «love is love» e dunque se è errato pensare che l'amore di coppia possa essere appannaggio solo di coppie eterosessuali, ciò può e deve valere non solo per due uomini o due donne, ma anche per madre e figlio (o figlio) e padre e figlia (o figlio). Come può esserci un amore di coppia tra due persone dello stesso sesso che si esprime carnalmente in un rapporto omosessuale, così può esserci un amore di coppia tra due persone della stessa famiglia che può esprimersi in un rapporto sessuale. Chi lo dice che l'affetto tra madre e figlio possa esprimersi solo con il bacio sulla guancia, l'abbraccio e le carezze sul volto? Dove è scritto che l'amore intenso genitoriale non possa esprimersi con il linguaggio altrettanto intenso del rapporto sessuale? Non solo: ma chi dice che la madre non possa provare non solo sentimenti materni, ma anche sponsali per il figlio? E dunque, se così fosse, perché non formalizzarli in adeguato modo sposandosi?<br /><br />L'ABBANDONO DELLA LEGGE NATURALE HA CONSEGUENZE DEVASTANTI<br />Il tutto, a bene vedere, nasce, a monte, dalla liquefazione dell'istituto del matrimonio. Qualche decennio or sono si è iniziato a dire che l'importante non è il matrimonio, ma i sentimenti che legano i due fidanzati. Se l'aspetto essenziale è l'interiorità affettiva, sentimentale ed emozionale, va da sé che anche le persone omosessuali possano sperimentare tale interiorità, chiedendo altresì una formalizzazione di questo legame affettivo. Ma liberalizzato il sentimento d'amore rendendolo universale - l'amore può essere eterosessuale e anche omosessuale perché il vero amore non ha barriere - ecco che, fedeli a questo principio, si è esteso il concetto di amore anche agli animali (da qui le proposte di matrimonio interspecie), ai bambini (pedofilia), e ai parenti di primo e secondo grado. Il vero amore non deve appunto conoscere limiti e pensare al legame affettivo tra madre e figlio in termini solo genitoriali e non sponsali è appunto un limite. Altro limite è quello di escludere alcune espressioni fisiche consone a questo sentito interiore.<br />In sintesi il percorso che ci porterà a sdoganare anche l'incesto e il matrimonio tra genitori e figli e tra fratelli è assolutamente coerente con le premesse ed assolutamente logico nel suo articolarsi: l'amore è solo mero sentimento. Tutti i sentimenti che si percepiscono come piacevoli sono anche buoni moralmente. E dunque se provo un sentimento che qualifico come «amore di coppia» per mio figlio tale sentimento è vero e buono. Ma se provo questo particolare sentimento che percepisco come «coniugale» non si vede il motivo di negare a madre e figlio di sposarsi. In breve chi considera l'amore come mero sentimento e qualifica ogni sentimento piacevole come moralmente buono, non può che accettare l'incesto e il matrimonio genitoriale e tra fratelli.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Licenziata perché no-trans... e con una legge alla Zan" racconta la storia di Maya Forstater, consulente fiscale, che è stata licenziata per aver twittato che «gli uomini non possono trasformarsi in donne». Una vicenda istruttiva anche per gli italiani alle prese con il Ddl Zan e l'illusorio emendamento «salva idee».<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25-04-2021:<br />In questo racconto alla Kafka i personaggi sono tre. Abbiamo la signora Maya Forstater, consulente fiscale presso la sede londinese del Center for Global Development. Mrs Forstater ha inopportunamente ma coraggiosamente twittato: «Gli uomini non possono trasformarsi in donne». Jacques de La Palice avrebbe annuito. Secondo personaggio, il suo datore di lavoro che, letto il tweet transfobico, l'ha licenziata. Infine abbiamo la giustizia inglese. A fine 2019 la Forstater ha perso il ricorso contro il licenziamento perché, in sintesi, la sua libertà di opinione finisce dove inizia la tutela delle rivendicazioni del mondo Lgbt che ha una estensione inversamente proporzionale ai diritti delle persone eterosessuali-non transessuali di dire la loro.<br />Il paradosso sta nel fatto che Mrs Forstater per chiedere il reintegro del posto di lavoro si appellò all'Equality Act, legge del 2010 che dovrebbe tutelare tutti i sudditi di Sua Maestà dalle discriminazioni. Licenziata perché discrimina, lei cercò un'àncora di salvezza nella legge contro le discriminazioni. Àncora che invece la trascinò sul fondo. Infatti i giudici, nel caso Grainger plc v Nicholson che riguardava le discriminazioni religiose sul posto di lavoro, indicarono alcuni criteri, utili per l'interpretazione della sezione 10 di quella stessa legge dedicata a religione e credo, affinché un'idea legata al proprio credo possa venire espressa liberamente. Citiamo due di questi criteri. Il parere deve essere espressione di una convinzione profonda e non una mera opinione e inoltre deve essere «degno di rispetto in una società democratica, non incompatibile con la dignità umana e non in conflitto con i diritti fondamentali».<br />Vediamo come il giudice di primo grado ha interpretato il messaggio su Twitter della Forstater alla luce di questi due criteri. Secondo il giudice la donna ha espresso solo una mera opinione e, in secondo luogo, tale opinione è capace di creare «un clima degradante, intimidatorio, ostile, umiliante e offensivo». Inoltre, per soprammercato, il giudice ha aggiunto che vi sarebbero «prove scientifiche significative» in merito al fatto che i sessi sono più di due.<br />Come ha rilevato il giornalista Luca Marcolivio sull'International Family News: «I criteri stabiliti dalla sentenza Grainger plc v Nicholson hanno permesso di applicare le tutele della sezione 10 dell'Equality Act a chi crede nel nazionalismo scozzese, al veganismo su base etica, alla necessità di agire in fretta per fermare i cambiamenti climatici della Terra e pure allo stoicismo greco antico», ma non a chi afferma che un uomo non potrà mai diventare donna. Martedì si aprirà l'appello. Infatti la nostra eroina d'oltremanica non si è di certo arresa.<br />La vicenda inglese è istruttiva anche per noi italiani. L'emendamento «salva idee» contenuto nel Ddl Zan è solo uno specchietto per le allodole. Il trucchetto in sede di contenzioso sarà semplice: il criterio della libertà di opinione troverà un limite nel divieto di discriminazione. Il punto di forza del Ddl Zan sta proprio in come è stato concepito il criterio di discriminazione che è necessariamente unilaterale.<br />Facciamo un esempio. Tizio, presidente di un'associazione pro family, afferma che una famiglia è costituita solo da un uomo e da una donna. Caio, presidente di un'associazione Lgbt, trascina in giudizio Tizio. Il giudice applicherà la Legge Zan e affermerà che tale affermazione è discriminatoria perché offende le persone omosessuali. Tizio verrà condannato a un anno e mezzo di carcere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44509672</guid><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 20:40:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44509672/avremo_anche_il_perverso_matrimonio_tra_padre_e_figlia_o_tra_fratello_e_sorella.mp3" length="14606418" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6555

AVREMO ANCHE IL PERVERSO ''MATRIMONIO'' TRA PADRE E FIGLIA O FRATELLO E SORELLA? di Tommaso Scandroglio
La notizia viene dagli USA. Un genitore, di cui si ignora nome, età e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6555" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6555</a><br /><br />AVREMO ANCHE IL PERVERSO ''MATRIMONIO'' TRA PADRE E FIGLIA O FRATELLO E SORELLA? di Tommaso Scandroglio<br />La notizia viene dagli USA. Un genitore, di cui si ignora nome, età e sesso, vuole sposare suo figlio o sua figlia maggiorenne. Ovviamente negli States, essendo reato l'incesto, è illegittimo anche il matrimonio tra genitori e figli, il quale, se contratto, sarebbe semplicemente nullo. Ecco allora che questo genitore ha fatto ricorso presso il Tribunale federale di Manhattan lo scorso primo aprile affinché questa normativa, che gli impedirebbe di convolare a nozze con il figlio, venga dichiarata illegittima.<br />Vi sono stati alcuni precedenti simili. Ad esempio nel 2008 in Oklahoma una donna aveva sposato il figlio, poi aveva divorziato da lui e infine aveva sposato la figlia. Ovviamente riuscirono nell'intento occultando agli organi amministrativi i relativi legami di parentela. Poi il tutto venne a galla e madre e figlia ebbero seri guai con la giustizia. Altra vicenda datata 2018: Debby e Joe sono fratellastri avendo il padre in comune. I due si innamorano e poi si sposano. Ma anche in quel caso la finzione resse per poco e i due dovettero affrontare un processo penale. Invece esito diverso per una storia simile accaduta nel 2014: lei e lui sono fratellastri con madre in comune. I due si sposarono e una corte d'appello statunitense convalidò il matrimonio. Secondo i giudici non era incesto perché la relazione tra fratellastri è come quella esistente tra due cugini. Giudice che vai, sentenza che trovi. Ma forse il caso più famigerato, che tocca però molto di tangente quelli appena indicati, è quello che ha riguardato Woody Allen il quale sposò la figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, adozione che avvenne quando la Farrow era sposata con un'altra persona. Allen si giustificò asserendo si erano sposati solo per assicurare alla giovane sposa un solido futuro economico quando lui non ci sarebbe stato più.<br /><br />LOVE IS LOVE<br />Torniamo alla notizia data in apertura. Il genitore, davanti ai giudici, ha così perorato la sua causa. Ha inizialmente fatto appello all'«autonomia decisionale». Facendo l'avvocato del diavolo, ci verrebbe da porre questa domanda: come dare torto a questo genitore? Se l'autonomia decisionale legittima l'uccisione del figlio nel grembo materno, perché non potrebbe legittimare anche il matrimonio con lui? Se l'autodeterminazione rende lecita l'eutanasia, perché non potrebbe rendere lecito anche il vincolo coniugale tra madre e figlio o tra padre e figlia?<br />Il ricorrente poi aggiunge: «Attraverso il legame duraturo del matrimonio, due persone, qualunque sia la relazione che potrebbe legare l'una all'altra, possono trovare un maggiore livello di espressione, di intimità e spiritualità». Potremmo così ulteriormente esplicitare questo concetto. Se «love is love» e dunque se è errato pensare che l'amore di coppia possa essere appannaggio solo di coppie eterosessuali, ciò può e deve valere non solo per due uomini o due donne, ma anche per madre e figlio (o figlio) e padre e figlia (o figlio). Come può esserci un amore di coppia tra due persone dello stesso sesso che si esprime carnalmente in un rapporto omosessuale, così può esserci un amore di coppia tra due persone della stessa famiglia che può esprimersi in un rapporto sessuale. Chi lo dice che l'affetto tra madre e figlio possa esprimersi solo con il bacio sulla guancia, l'abbraccio e le carezze sul volto? Dove è scritto che l'amore intenso genitoriale non possa esprimersi con il linguaggio altrettanto intenso del rapporto sessuale? Non solo: ma chi dice che la madre non possa provare non solo sentimenti materni, ma anche sponsali per il figlio? E dunque, se così fosse, perché non formalizzarli in adeguato modo sposandosi?<br /><br />L'ABBANDONO DELLA LEGGE NATURALE HA...]]></itunes:summary><itunes:duration>913</itunes:duration><itunes:keywords>ddlzan,incesto,kafka,lgbt,matrimonio,oklahoma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1d2f38f35adf02a854da1630d7666d41.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se Mario Draghi fosse Papa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-mario-draghi-fosse-papa--43925937</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515</a><br /><br />SE MARIO DRAGHI FOSSE PAPA...<br />Il governo italiano ha pubblicato il ''Piano vaccinale'': la Chiesa potrebbe imitarlo con un ''Piano evangelizzatore'' per salvare le anime da un virus peggiore del Covid<br />di Tommaso Scandroglio<br />La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il 13 marzo scorso il Piano vaccinale anti-Covid. Questo piano, declinato in termini pastorali, potrebbe funzionare benissimo come «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Proviamo ora a tradurre le strategie del Governo per uscire dalla pandemia in strategie pastorali. Le righe che seguiranno sono la fedele riproposizione dei punti programmatici contenuti nel Piano governativo, quasi un copia incolla. Le uniche differenze sono le seguenti: il Piano del Governo ha un ambito di applicazione civile, quello della Chiesa ecclesiale; il primo interessa una nazione, il secondo il mondo intero.<br /><br />PRINCIPI GUIDA<br />La finalità di questo Piano è la salvezza delle anime. A tal fine occorre completare al più presto la campagna evangelizzatrice. Capillarità dell'annuncio e spinta alla missionarietà sono i capisaldi per dare nuovo impulso all'evangelizzazione. I citati principi sovrintendono all'intera pianificazione e guidano la logistica di gestione dell'intero processo evangelizzatore. La corretta attuazione del piano prevede il coordinamento da parte del Pontefice di tutte le attività, che saranno svolte con il contributo necessario dei vescovi, degli altri attori istituzionali e delle altre organizzazioni e associazioni, per garantire, in piena sinergia, la continuità della filiera evangelizzatrice, dalla formazione alla vita sacramentale, dai percorsi vocazionali alla somministrazione di sana dottrina.<br /><br />ATTORI IN CAMPO<br />I principali attori in campo sono: il Pontificio Consiglio Promozione Nuova Evangelizzazione, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Congregazione per l'Educazione cattolica. L'azione di questi attori subirà il vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei sacramenti. Oltre a questi attori tutto il Sistema Chiesa collabora alla campagna evangelizzatrice: le diocesi, le parrocchie, le associazioni, i movimenti laicali.<br /><br />FATTORI DI SUCCESSO E VALORI TARGET<br />Il Piano identifica i presupposti per la condotta di una campagna evangelizzatrice rapida, mediante: efficace e puntuale distribuzione dei sacramenti e della dottrina che è priva di effetti collaterali; costante monitoraggio dei fabbisogni delle anime e approvvigionamento di missionari tra sacerdoti, religiosi e laici; incremento della capacità giornaliera di somministrazione. Un impulso sincrono e sinergico da parte di tutti gli attori lungo le tre linee operative consentirà di ottimizzare e velocizzare l'intero processo evangelizzatore. Il rateo ideale da raggiungere, a regime, è stimato, per fare un esempio, in almeno 500 mila somministrazioni di sacramenti e lezioni di catechesi al giorno per popolazioni intorno ai 60 milioni di persone per raggiungere l'evangelizzazione di massa (almeno l'80% della popolazione evangelizzata) entro il mese di settembre.<br />L'approvvigionamento di missionari è alla base dell'intera filiera evangelizzatrice e si sviluppa attraverso: costante contatto con i Centri vocazionali e i seminari, ricezione dei missionari e smistamento in tutto il mondo. In merito al monitoraggio del fabbisogno delle anime, Il monitoraggio consente alla Chiesa cattolica di ottimizzare il flusso della filiera, intervenendo proattivamente in modo mirato, selettivo e puntiforme dove necessario, sulla base degli scostamenti alla pianificazione. A tal fine si prevede: la costituzione di una riserva di missionari, accantonando circa l'1,5% di questi, da reindirizzare prontamente in caso di emergenza nelle aree che manifestano criticità; l'utilizzo di rinforzi del sistema da parte della Congregazione per il Clero e quella della Vita consacrata o di altre organizzazioni, gravitando con tempestività, flessibilità e aderenza nelle aree maggiormente in difficoltà. Sarà possibile intervenire secondo il principio del punto di accumulo, ovvero concentrando tutte le risorse necessarie verso quelle aree cluster e di piccole dimensioni che versano in stato di particolare criticità.<br />La capillarizzazione dell'evangelizzazione è una condizione per il successo della campagna e si realizza incrementando la platea dei missionari e i punti di diffusione della fede. L'ampliamento della platea dei missionari si realizza: con la catechesi, con il reclutamento di sacerdoti anche diocesani e ricorrendo ai laici, inclusi gli sposati. La capillarizzazione trova giovamento anche nel potenziamento della rete evangelizzatrice esistente con criterio di progressività ad esempio usando parrocchie, oratori, associazioni di volontariato e sportive di ispirazione cattolica, scuole, etc. È necessario il richiamo periodico dell'azione di evangelizzazione.<br /><br />GOVERNANCE<br />Struttura: catena snella, organizzazione funzionale. Procedure: pianificazione a tutti i livelli, controllo accentrato della Santa Sede, esecuzione decentrata diocesana, collegamenti diretti, tavolo permanente.<br />Fin qui il fantomatico «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Vero, una burla, quasi un gioco retorico, ma fino ad un certo punto. Pensiamo se realmente chi governa la Chiesa sentisse l'urgenza e l'importanza di salvare le anime tanto quanto i governi oggi sentono l'urgenza e l'importanza di salvare le persone dal Covid. Di certo appronterebbe un piano evangelizzatore simile, almeno nello spirito, nella ratio, a quello redatto dal Governo italiano per combattere la pandemia. La sua mancanza potrebbe dunque essere indice del fatto che le gerarchie hanno dimenticato che il virus peggiore è il peccato il quale ha moltissime varianti, peccato che però si può prevenire o curare con la formazione, la preghiera, i sacramenti e le opere di carità.<br /> <br />Titolo originale: Il piano 'vaccinale' pastorale: contro l'altra pandemia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-03-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 708]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43925937</guid><pubDate>Tue, 16 Mar 2021 23:45:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43925937/se_mario_draghi_fosse_papa.mp3" length="8400978" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515&#13;
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SE MARIO DRAGHI FOSSE PAPA...&#13;
Il governo italiano ha pubblicato il ''Piano vaccinale'': la Chiesa potrebbe imitarlo con un ''Piano evangelizzatore'' per salvare le anime da un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515</a><br /><br />SE MARIO DRAGHI FOSSE PAPA...<br />Il governo italiano ha pubblicato il ''Piano vaccinale'': la Chiesa potrebbe imitarlo con un ''Piano evangelizzatore'' per salvare le anime da un virus peggiore del Covid<br />di Tommaso Scandroglio<br />La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il 13 marzo scorso il Piano vaccinale anti-Covid. Questo piano, declinato in termini pastorali, potrebbe funzionare benissimo come «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Proviamo ora a tradurre le strategie del Governo per uscire dalla pandemia in strategie pastorali. Le righe che seguiranno sono la fedele riproposizione dei punti programmatici contenuti nel Piano governativo, quasi un copia incolla. Le uniche differenze sono le seguenti: il Piano del Governo ha un ambito di applicazione civile, quello della Chiesa ecclesiale; il primo interessa una nazione, il secondo il mondo intero.<br /><br />PRINCIPI GUIDA<br />La finalità di questo Piano è la salvezza delle anime. A tal fine occorre completare al più presto la campagna evangelizzatrice. Capillarità dell'annuncio e spinta alla missionarietà sono i capisaldi per dare nuovo impulso all'evangelizzazione. I citati principi sovrintendono all'intera pianificazione e guidano la logistica di gestione dell'intero processo evangelizzatore. La corretta attuazione del piano prevede il coordinamento da parte del Pontefice di tutte le attività, che saranno svolte con il contributo necessario dei vescovi, degli altri attori istituzionali e delle altre organizzazioni e associazioni, per garantire, in piena sinergia, la continuità della filiera evangelizzatrice, dalla formazione alla vita sacramentale, dai percorsi vocazionali alla somministrazione di sana dottrina.<br /><br />ATTORI IN CAMPO<br />I principali attori in campo sono: il Pontificio Consiglio Promozione Nuova Evangelizzazione, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Congregazione per l'Educazione cattolica. L'azione di questi attori subirà il vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei sacramenti. Oltre a questi attori tutto il Sistema Chiesa collabora alla campagna evangelizzatrice: le diocesi, le parrocchie, le associazioni, i movimenti laicali.<br /><br />FATTORI DI SUCCESSO E VALORI TARGET<br />Il Piano identifica i presupposti per la condotta di una campagna evangelizzatrice rapida, mediante: efficace e puntuale distribuzione dei sacramenti e della dottrina che è priva di effetti collaterali; costante monitoraggio dei fabbisogni delle anime e approvvigionamento di missionari tra sacerdoti, religiosi e laici; incremento della capacità giornaliera di somministrazione. Un impulso sincrono e sinergico da parte di tutti gli attori lungo le tre linee operative consentirà di ottimizzare e velocizzare l'intero processo evangelizzatore. Il rateo ideale da raggiungere, a regime, è stimato, per fare un esempio, in almeno 500 mila somministrazioni di sacramenti e lezioni di catechesi al giorno per popolazioni intorno ai 60 milioni di persone per raggiungere l'evangelizzazione di massa (almeno l'80% della popolazione evangelizzata) entro il mese di settembre.<br />L'approvvigionamento di missionari è alla base dell'intera filiera evangelizzatrice e si sviluppa attraverso: costante contatto con i Centri vocazionali e i seminari, ricezione dei missionari e smistamento in tutto il mondo. In merito al monitoraggio del fabbisogno delle anime, Il monitoraggio consente alla Chiesa cattolica di ottimizzare il flusso della filiera, intervenendo proattivamente in modo mirato, selettivo e puntiforme dove necessario, sulla base degli scostamenti alla pianificazione. 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Ed ora aggiungiamo anche le pandemie. A dirlo al Financial Times è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Stiamo entrando in un'era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta».<br />La von der Leyen dichiara che «stiamo entrando in un'era delle pandemie», ma in realtà non ne siamo mai usciti. Ricordiamo, tra quelle più letali, la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l'influenza Asiatica (1957) con due milioni di morti, la pandemia del 1968 che provocò oltre un milione di vittime, l'HIV, virus non ancor scomparso dal nostro pianeta, con 25 milioni di morti, così come l'Ebola (il computo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila). Insomma, i virus letali hanno sempre accompagnato la nostra esistenza, senza però stravolgerla come sta accadendo da un anno a questa parte, anche oggi lo fanno, pur avendo noi molti più strumenti rispetto al passato per combatterli, e lo faranno anche in futuro. Quindi, niente panico.<br />Invece, il signor Rossi che ascolta le parole della presidente della Commissione europea è colto, comprensibilmente, da un attacco di puro terrore: entreremo in un'era di durata geologica delle pandemie, dopo il Covid non si tornerà mai più alla normalità, «il rischio resta». Insomma, l'incubo virale rimarrà per generazioni. Perché la von der Leyen ha fatto questa uscita? Non certo, come ha dichiarato, per motivare l'implementazione della ricerca in Europa. In realtà il suo intento pare proprio quello di seminare il panico.<br /><br />PER QUALE MOTIVO DISSEMINARE IL PANICO?<br />Dopo un anno di stress emotivo per mezzo pianeta (il Sud del mondo ha altri guai a cui pensare rispetto al Covid) quale persona assennata potrebbe ritenere ragionevole aumentare ancor più il tasso di ansia di qualche miliardo di persone? Nessuna, eppure la figura apicale targata UE su uno dei più autorevoli giornali del mondo decide coscientemente di scrivere un remake di Profondo rosso in cui tutti noi figuriamo come comparse.<br />Ma per quale motivo disseminare il panico? La tesi, che inizialmente sapeva di complotto e che vede la paura come strumento di controllo delle masse, appare sempre più convincente. La fobocrazia è il nuovo scenario che ci aspetta: comanda chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus della paura sarà la vera pandemia del futuro, un virus ben più contagioso del Covid perché si trasmette con parole e immagini, le sue vittime possono essere giovani e anziani, persone semplici e colte.<br />Il Covid finirà, forse sua sponte o per i vaccini o per l'immunità naturale acquisita o per tutte queste tre cause, ma non deve finire la paura e il ricatto ad essa legato. Ecco allora tirare fuori la sfera di cristallo e predire un'apocalisse a tempo indeterminato. E i buonsensisti a domandarsi: ma come è possibile che fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano mai sconvolto la vita ed ora, di punto in bianco, quelle future saranno così devastanti da obbligarci a mascherarci e rinchiuderci in casa per sempre? Qualcosa non torna, appare evidente.<br /><br />MA NON IMPORTA<br />Chi è nel panico non ragiona, ma obbedisce pur di salvarsi la pelle. E non chiamiamola «responsabilità civile» l'osservanza prona delle misure di sicurezza personali, perché, nella maggioranza dei casi, chi si maschera, chi si disinfetta e tiene le distanze, lo fa per sé, non per gli altri. Se fosse così diffusa questa tanto celebrata «responsabilità civile» tutti pagherebbero le tasse, alla guida non tenteremmo di emulare Lewis Hamilton, non parcheggeremmo in divieto di sosta, non butteremmo il nostro materasso nel boschetto dietro casa e molto, molto altro.<br />No, è la fifa che ci guida perché l'Io è la persona a noi più cara. La von der Leyen e non solo lei l'hanno capito bene e quindi, dato che ora qualche anelito di speranza viene iniettato nei cuori delle persone insieme ai vaccini, si corre subito ai ripari per spegnere sul nascere tanta improvvida fiducia, avvertendo che le pandemie seguono un moto perpetuo. Occorre allora applicare una strategia di controllo della coscienza di massa tramite la diffusione, in modo ciclico e ininterrotto, di due stati d'animo collettivi: l'ansia a cui segue la speranza. Minacciare e poi tranquillizzare, minacciare e poi tranquillizzare. È indispensabile quindi tenere il signor Rossi come Mr Smith sempre sulla corda, ma facendo attenzione che la corda non si spezzi. Chi possiede l'antidoto contro la paura è lo stesso che l'ha generata.<br /> <br />Titolo originale: Era delle pandemie? No, fobocrazia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-03-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 706]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43710325</guid><pubDate>Tue, 02 Mar 2021 22:47:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43710325/von_der_leyen_le_pandemie_non_avranno_mai_fine_22.mp3" length="5966366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6500&#13;
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VON DER LEYEN: ''LE PANDEMIE NON AVRANNO MAI FINE''&#13;
Comanda chi è capace di terrorizzare le masse: per la presidente dell'UE anche dopo il Covid il rischio resterà alto (eppure...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6500" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6500</a><br /><br />VON DER LEYEN: ''LE PANDEMIE NON AVRANNO MAI FINE''<br />Comanda chi è capace di terrorizzare le masse: per la presidente dell'UE anche dopo il Covid il rischio resterà alto (eppure le pandemie ci sono sempre state, ma non hanno stravolto l'esistenza come oggi)<br />di Tommaso Scandroglio<br />Al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse. Ed ora aggiungiamo anche le pandemie. A dirlo al Financial Times è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Stiamo entrando in un'era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta».<br />La von der Leyen dichiara che «stiamo entrando in un'era delle pandemie», ma in realtà non ne siamo mai usciti. Ricordiamo, tra quelle più letali, la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l'influenza Asiatica (1957) con due milioni di morti, la pandemia del 1968 che provocò oltre un milione di vittime, l'HIV, virus non ancor scomparso dal nostro pianeta, con 25 milioni di morti, così come l'Ebola (il computo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila). Insomma, i virus letali hanno sempre accompagnato la nostra esistenza, senza però stravolgerla come sta accadendo da un anno a questa parte, anche oggi lo fanno, pur avendo noi molti più strumenti rispetto al passato per combatterli, e lo faranno anche in futuro. Quindi, niente panico.<br />Invece, il signor Rossi che ascolta le parole della presidente della Commissione europea è colto, comprensibilmente, da un attacco di puro terrore: entreremo in un'era di durata geologica delle pandemie, dopo il Covid non si tornerà mai più alla normalità, «il rischio resta». Insomma, l'incubo virale rimarrà per generazioni. Perché la von der Leyen ha fatto questa uscita? Non certo, come ha dichiarato, per motivare l'implementazione della ricerca in Europa. In realtà il suo intento pare proprio quello di seminare il panico.<br /><br />PER QUALE MOTIVO DISSEMINARE IL PANICO?<br />Dopo un anno di stress emotivo per mezzo pianeta (il Sud del mondo ha altri guai a cui pensare rispetto al Covid) quale persona assennata potrebbe ritenere ragionevole aumentare ancor più il tasso di ansia di qualche miliardo di persone? Nessuna, eppure la figura apicale targata UE su uno dei più autorevoli giornali del mondo decide coscientemente di scrivere un remake di Profondo rosso in cui tutti noi figuriamo come comparse.<br />Ma per quale motivo disseminare il panico? La tesi, che inizialmente sapeva di complotto e che vede la paura come strumento di controllo delle masse, appare sempre più convincente. La fobocrazia è il nuovo scenario che ci aspetta: comanda chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus della paura sarà la vera pandemia del futuro, un virus ben più contagioso del Covid perché si trasmette con parole e immagini, le sue vittime possono essere giovani e anziani, persone semplici e colte.<br />Il Covid finirà, forse sua sponte o per i vaccini o per l'immunità naturale acquisita o per tutte queste tre cause, ma non deve finire la paura e il ricatto ad essa legato. Ecco allora tirare fuori la sfera di cristallo e predire un'apocalisse a tempo indeterminato. E i buonsensisti a domandarsi: ma come è possibile che fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano mai sconvolto la vita ed ora, di punto in bianco, quelle future saranno così devastanti da obbligarci a mascherarci e rinchiuderci in casa per sempre? Qualcosa non torna, appare evidente.<br /><br />MA NON IMPORTA<br />Chi è nel panico non ragiona, ma obbedisce pur di salvarsi la pelle. 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"Sarco" sta per sarcofago e si tratta di una specie di capsula, che ricorda gli aspirapolvere di ultimo modello, dove tu entri e non esci più. Almeno da vivo. Infatti è una macchina per uccidere le persone, un novello forno crematorio, una versione aggiornata delle camere a gas naziste, ovviamente - tengono a sottolineare i suoi ideatori - con la differenza che nessuno è obbligato a entrarci. Forse non è obbligato a entrarci, aggiungiamo noi, dato che ormai non sono pochi i casi di eutanasia su persone non consenzienti (vi ricordate Charlie Gard e Alfie Evans?).<br /><br />UNA MORTE PIENA DI PACE IN POCHI MINUTI<br />L'inventore di questa sedia elettrica senza scossa [...] è l'australiano Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia. Un video promozionale spiega come funziona Sarco: "È un dispositivo di eutanasia che utilizza azoto liquido per abbassare il livello di ossigeno, offrendo una morte piena di pace in pochi minuti". Basta entrare, chiudere il portello, premere un pulsante e la morte è servita. È come la macchinetta del caffè espresso: schiacci un pulsante e via, ma a posto del caffè c'è la morte, espressa pure lei. Naturalmente al primo posto c'è la sicurezza per il futuro de cuius. Infatti Alexander Bannink, il designer che ha progettato questo aspirapolvere di vite umane disponibile in diversi colori, ha affermato: "Abbiamo un pulsante 'Muori' e anche un pulsante 'Stop', perché è indispensabile che ci sia. C'è dunque anche una via di fuga. Quindi lo rendiamo un prodotto 'sicuro' perché è quello che deve fare un buon designer".<br />La mente vacilla: si qualifica questa ghigliottina 2.0 un prodotto "sicuro". Ci si industria per facilitare la morte delle persone, ma in modo "sicuro", cioè per evitare proprio lo scopo per cui hai comprato questo baccello mortifero. La sicurezza è aumentata dal fatto che per morire devi inserire un codice, una sorta di Pin come se tu fossi al bancomat, così si evita che tuo figlio giocando ad Avengers e credendosi sull'astronave Infinity Wars si infili nel Sarco e ci rimanga secco. Oltre ad inconvenienti domestici come questo, gli ideatori vogliono che si utilizzi Sarco solo se si è capaci di intendere e volere: il codice non ti viene dato se non sei sano di mente, ma forse un (apparente) sano di mente potrà decidere della tua sorte anche se sei un disabile mentale.<br /><br />ECCENTRICO E INNOVATIVO<br />Nitschke & Bannink hanno pensato di venire incontro a tutti coloro che vogliono morire e così, imitando i grandi della medicina che non brevettarono le loro scoperte per renderle disponibili a tutti immediatamente, ecco che hanno pensato di rendere disponibile online il progetto da scaricare e da riprodurre con una stampante in 3D. C'è chi si dà all'automodellismo alla sera tornando a casa dal lavoro e chi si costruisce la bara. Sono gusti.<br />Bannink assicura poi che il suo funzionamento è intuitivo, a prova di tonto, anche perché è consapevole che in quei momenti si può perdere lucidità, mai tanto quanto è stata persa a freddo da Nitschke & Bannink, c'è da aggiungere. Quest'ultimo, in puro spirito inclusivo, ha voluto che la sua bara fosse accessibile a tutti e quindi tiene a ricordare che "l'attivazione tramite movimento oculare o voce è prevista per consentire l'uso della capsula da parte dei disabili".<br />Commovente tanta sensibilità e attenzione agli ultimi, che molto probabilmente saranno i primi a testare il letale baccello, dato che i disabili, a livello mondiale, sono sempre stati i migliori candidati alla "dolce morte". "Cosa potrebbe esserci di meglio che avere la tua famiglia e gli amici intimi a pranzo, un bicchiere di champagne, saltare nel Sarco e partire per un volo immaginario pieno di pace, veloce e sicuro verso il paradiso?", ha dichiarato l'attivista Sally Curlewis, certa poi che i piani inferiori al paradiso non possano esistere. Morire diventa un happening e lasciare le proprie spoglie mortali può essere glamour perché eccentrico e innovativo.<br />Il suicidio diventa così un gesto estetico, il macabro assume profili invitanti: c'è anche un design della morte e uccidersi può rappresentare un'esperienza suadente. Da eutanasia a euforia il passo può essere breve. Insomma una strategia di marketing di diffusione del pensiero eutanasico davvero luciferina che ammanta di bellezza - Sarco è un prodotto di design realmente di ottima fattura - ciò che rimane orrendo. D'altronde, ci dice la Genesi, il frutto proibito colto da Eva era "gradito agli occhi".<br /> <br />Titolo originale: Sarco, la macchina-bara che uccide in pochi minuti<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-06-2019<br />Pubblicato su BastaBugie n. 706]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43710221</guid><pubDate>Tue, 02 Mar 2021 22:36:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43710221/la_macchina_per_morire_premi_22muori_22_e_ciao.mp3" length="6457220" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6502&#13;
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LA MACCHINA PER MORIRE: PREMI ''MUORI'' E CIAO&#13;
Eutanasia per tutti: la morte in pochi minuti senza dolore attivabile con un codice anche da disabili (c'è anche il pulsante...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6502" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6502</a><br /><br />LA MACCHINA PER MORIRE: PREMI ''MUORI'' E CIAO<br />Eutanasia per tutti: la morte in pochi minuti senza dolore attivabile con un codice anche da disabili (c'è anche il pulsante ''Stop'' se ci ripensi all'ultimo secondo)<br />di Tommaso Scandroglio<br />Tutti a bordo di "Sarco", una navicella spaziale che ti porta nell'Aldilà attraverso un viaggio bello da morire. "Sarco" sta per sarcofago e si tratta di una specie di capsula, che ricorda gli aspirapolvere di ultimo modello, dove tu entri e non esci più. Almeno da vivo. Infatti è una macchina per uccidere le persone, un novello forno crematorio, una versione aggiornata delle camere a gas naziste, ovviamente - tengono a sottolineare i suoi ideatori - con la differenza che nessuno è obbligato a entrarci. Forse non è obbligato a entrarci, aggiungiamo noi, dato che ormai non sono pochi i casi di eutanasia su persone non consenzienti (vi ricordate Charlie Gard e Alfie Evans?).<br /><br />UNA MORTE PIENA DI PACE IN POCHI MINUTI<br />L'inventore di questa sedia elettrica senza scossa [...] è l'australiano Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia. Un video promozionale spiega come funziona Sarco: "È un dispositivo di eutanasia che utilizza azoto liquido per abbassare il livello di ossigeno, offrendo una morte piena di pace in pochi minuti". Basta entrare, chiudere il portello, premere un pulsante e la morte è servita. È come la macchinetta del caffè espresso: schiacci un pulsante e via, ma a posto del caffè c'è la morte, espressa pure lei. Naturalmente al primo posto c'è la sicurezza per il futuro de cuius. Infatti Alexander Bannink, il designer che ha progettato questo aspirapolvere di vite umane disponibile in diversi colori, ha affermato: "Abbiamo un pulsante 'Muori' e anche un pulsante 'Stop', perché è indispensabile che ci sia. C'è dunque anche una via di fuga. Quindi lo rendiamo un prodotto 'sicuro' perché è quello che deve fare un buon designer".<br />La mente vacilla: si qualifica questa ghigliottina 2.0 un prodotto "sicuro". Ci si industria per facilitare la morte delle persone, ma in modo "sicuro", cioè per evitare proprio lo scopo per cui hai comprato questo baccello mortifero. La sicurezza è aumentata dal fatto che per morire devi inserire un codice, una sorta di Pin come se tu fossi al bancomat, così si evita che tuo figlio giocando ad Avengers e credendosi sull'astronave Infinity Wars si infili nel Sarco e ci rimanga secco. Oltre ad inconvenienti domestici come questo, gli ideatori vogliono che si utilizzi Sarco solo se si è capaci di intendere e volere: il codice non ti viene dato se non sei sano di mente, ma forse un (apparente) sano di mente potrà decidere della tua sorte anche se sei un disabile mentale.<br /><br />ECCENTRICO E INNOVATIVO<br />Nitschke & Bannink hanno pensato di venire incontro a tutti coloro che vogliono morire e così, imitando i grandi della medicina che non brevettarono le loro scoperte per renderle disponibili a tutti immediatamente, ecco che hanno pensato di rendere disponibile online il progetto da scaricare e da riprodurre con una stampante in 3D. C'è chi si dà all'automodellismo alla sera tornando a casa dal lavoro e chi si costruisce la bara. Sono gusti.<br />Bannink assicura poi che il suo funzionamento è intuitivo, a prova di tonto, anche perché è consapevole che in quei momenti si può perdere lucidità, mai tanto quanto è stata persa a freddo da Nitschke & Bannink, c'è da aggiungere. Quest'ultimo, in puro spirito inclusivo, ha voluto che la sua bara fosse accessibile a tutti e quindi tiene a ricordare che "l'attivazione tramite movimento oculare o voce è prevista per consentire l'uso della capsula da parte dei disabili".<br />Commovente tanta sensibilità e attenzione agli ultimi, che molto probabilmente saranno i primi a testare il...]]></itunes:summary><itunes:duration>404</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia,macchina,morte,pulsante</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/93c9bda9572bea785ba21070993acbcd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se i cattolici non possono insegnre nemmeno in una università cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-i-cattolici-non-possono-insegnre-nemmeno-in-una-universita-cattolica--42924618</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431</a><br /><br />SE I CATTOLICI NON POSSONO INSEGNARE NEMMENO IN UNA UNIVERSITA' CATTOLICA<br />Com'è possibile che sia attaccata Claudia Navarini, docente dell'Università Europea di Roma, solo perché utilizza il Manuale di Bioetica del cardinale Sgreccia?<br />di Tommaso Scandroglio<br />Si è fatto un gran parlare sui siti cattolici più ortodossi, e quindi meno letti, dell'articolo de La Stampa intitolato «L'Università dove si insegna che i gay sono malati» a firma di Annamaria Bernardini De Pace. L'articolo è una buona sintesi del diffuso livore schiumante rabbia che pervade sempre più insistentemente il mondo laicista. La De Pace attacca il Manuale di Bioetica del cardinal Elio Sgreccia, la valente professoressa Claudia Navarini che lo ha adottato come testo consigliato - non obbligatorio, come sostiene la De Pace - nel suo corso di Etica all'interno dell'area di Psicologia, l'Università Europea dei Legionari di Cristo dove insegna la docente e, in un vorticoso moto ascensionale, la Chiesa cattolica (e, potesse, anche Dio stesso che è cattolico).<br />Il motivo di tanto odio è sostanzialmente il paradigma cattolico in materia di bioetica e di morale naturale. Sostenere, come fa il testo di Sgreccia, che l'atto coniugale di per sé è orientato alla procreazione e argomentare che quest'ultima riceve la sua perfezione quando è frutto dell'amore coniugale sono per la De Pace «pericolose e inquietanti affermazioni». Avete compreso bene? È inquietante e pericoloso che i bambini nascano dagli atti coniugali. Altri strali sono riservati naturalmente all'aborto, alla fecondazione extracorporea e all'omosessualità (un nota bene: il taglia e cuci applicato alle citazioni del Manuale e fatto da La Stampa, Libero e il Dubbio falsa l'autentico significato dei passi citati).<br />In merito all'omosessualità - tema che tra l'altro non è oggetto del corso della Navarini - secondo l'avv. De Pace andrebbero curati (sic) coloro i quali sostengono che la sessualità ha un orientamento oggettivamente eterosessuale. Da stracciarsi poi le vesti del politicamente corretto a leggere nel Manuale che esiste il dovere di obiettare nei confronti dell'assassinio pre-natale da parte di medici e, udite udite, anche da parte dei farmacisti. In definitiva il Manuale è per l'estensore dell'articolo puro acido muriatico.<br />La De Pace inoltre non si dà pace - è proprio il caso di dirlo - del fatto che esistano ancora simili schifosi insetti che strisciano in qualche aula universitaria dopo anni di disinfestazione fatta con importanti dosi di «battaglie civili» e «leggi a favore della non discriminazione e contro l'omofobia». La sentenza non ammette appello: la bioetica fondata sul personalismo ontologico e quindi anche la bioetica cattolica non deve essere insegnata, ma deve essere messa al rogo perché si tratta di «un'educazione vetero-cattolica, paternalistica e [...] dittatoriale». Comprendiamo il suo vibrante disappunto perché è notorio che i veri laicisti siano intolleranti, perdoniamo svarioni come un supposto intervento dell'OMS per cambiare il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, ma, prima che si accenda la pira su cui a turno dovremo ardere vivi, ci si permetta di fumare un'ultima sigaretta.<br /><br />L'ULTIMA SIGARETTA CONSTA DI UN PAIO DI RIFLESSIONI<br />La prima: si tranquillizzi la De Pace, gli studenti universitari, compresi quelli dell'Università Europea, sono stati arruolati per buonissima parte al secolarismo post-moderno appena venuti alla luce. Chi volesse sostenere il contrario vuol dire che vive al di fuori della Via Lattea. Poco elegante raccontare di sé, ma fino a qualche anno fa anch'io ero docente presso l'Università Europea e anch'io insegnavo bioetica e anch'io avevo adottato come testo di esame il Manuale di bioetica. Gli studenti, banale a dirsi, erano per la maggior parte inconsapevolmente devoti al mainstream dominante sui temi eticamente sensibili. Con animo candidamente serafico, erano quasi tutti a favore di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, omosessualità, divorzio, contraccezione, eccetera, eccetera. Le lezioni avevano naturalmente un approccio partecipativo: chiedevo cosa pensassero ad esempio dell'aborto e ascoltavo con sincera attenzione. Poi ponevo loro dei casi da risolvere e in aula si accendeva sempre un vivace e interessantissimo dibattito tra gli studenti ed io aspettavo ad intervenire. Poi quando la confusione mentale regnava sovrana - il confronto dialettico democratico porta quasi sempre all'anarchia - mi permettevo di dire la mia, non come mera opinione, ma come argomentazione razionale comprensibile anche da chi non crede (lo scrivente, al pari della prof.ssa Navarini, usava un approccio proprio della filosofia morale, non della teologia morale). Seguiva altro confronto e così via. Quindi, gentile De Pace, è impossibile plagiare le menti dei ragazzi per un semplice motivo: sono state già plagiate dal conformismo laicizzante.<br />Seconda riflessione. Il vento è cambiato per i cattolici e da un po'. Fino a qualche decennio fa il non credente era sostanzialmente indifferente al mondo cattolico. Credete a quello che volete basta che non ci rompete le scatole, ci ammonivano. Ora, come ben testimoniato dall'articolo de La Stampa, il cattolico, da comparsa insignificante, è diventato, conservando la sua insignificanza, un nemico da odiare e da uccidere culturalmente. Voi cattolici, così si sostiene, non dovete neppure più azzardarvi a insegnare certi valori nelle vostre università e scuole, a difendere alcuni princìpi dai pulpiti delle vostre chiese, ad educare in un certo modo i vostri figli, a diffondere alcune notizie con tanto di commenti sui vostri media. Voi addirittura non dovete più pensare certe cose. Voi dovete sparire. Il succo dell'articolo della De Pace è tutto qui.<br /><br />NOI LO ABBIAMO PERMESSO<br />I laicisti alla De Pace hanno potuto alzare la voce e sputarci in faccia così impunemente anche perché noi lo abbiamo permesso. Tutti noi favoriamo questo clima da fatwā quando ci presentano la compagna di nostra cugina e non diciamo un «beh», quando la nostra collega ci rivela raggiante che aspetta un bambino concepito in vitro e noi non obiettiamo nulla, quando l'amico del calcetto vuole divorziare e non gli diciamo una parola buona, quando la parrucchiera si lamenta della pillola che la fa ingrassare e noi tacciamo, quando il figlio ormai adulto a tavola ci spiega perché se finisse nelle stesse condizioni di Alex Zanardi preferirebbe morire e noi non proferiamo verbo e gli chiediamo di passarci il sale.<br />Abbiamo permesso questo strapotere dei nichilisti di professione anche perché le alte sfere ecclesiali hanno deciso di chiudere la bioetica in un armadio con tanto di bavaglio. Non ci nascondiamo dietro un dito: la nuova bioetica delle gerarchie vaticane è fatta di tutela del creato e roboetica. Costoro, seppur non abbiano cancellato dal Catechismo la imperitura dottrina sulla morale naturale, l'hanno messa in secondo se non in terzo piano. In tal modo hanno fatto sì che soldati come la prof.ssa Navarini rimangano isolati e non abbiano le spalle coperte dall'aviazione e dall'artiglieria. L'immunità di gregge copre chi sta nel gregge, non chi evita di intrupparsi. Il predatore attacca sempre la preda fuori dal branco. Ma questo non è fenomeno solo di oggi.<br />Perdoni il lettore se lo annoio ancora con un aneddoto autobiografico. Quando insegnavo presso l'Università Europea un giorno ricevetti una telefonata da un collega che ricopriva un certo ruolo che gli permetteva la gestione didattica del mio corso. Il collega, in perfetto stile vetero-democristiano, mi sibilò alla cornetta: «È opportuno ripensare il tuo corso di bioetica». Tradotto: occorre depotenziarlo, magari togliendogli ore e crediti, rendendolo facoltativo, etc. Io obiettai, ovviamente, ma non avevo accesso nella stanza dei bottoni per oppormi efficacemente alla proposta del collega. La prof.ssa Navarini invece aveva accesso e grazie a lei il «ripensamento» non andò in porto. Altro aneddoto: sempre un collega, anni fa, mi rivelò che, tenuto conto della virata ecologista del Vaticano, in un'altra università gestita dai Legionari di Cristo, nel corso di bioetica, occorreva mettere più l'accento ad esempio sulla deforestazione delle querce secolari in Canada che sulla deforestazione dei bambini nel ventre materno (l'esempio è parto della mia fantasia ed è stato fatto al solo scopo di esemplificare).<br /><br />PERCHÉ QUESTI ANEDDOTI?<br />Per spiegare che la pressione esercitata dal mondo secolarizzato sui temi eticamente sensibili è talmente forte che cedimenti in queste materie si registrano continuamente anche in casa cattolica. Di questo ovviamente era consapevole lo stesso cardinal Sgreccia e così veniamo al quarto aneddoto personale. Un giorno andai a trovare il cardinale a casa sua, al di là delle Mura Leonine. Parlammo di molte cose e ad un certo punto il discorso cadde sul rapporto tra bioetica e Chiesa. Sgreccia mi fece capire che la bioetica, in casa cattolica, era ormai considerata la figlia disabile di cui vergognarsi e da tenere in camera quando vengono gli ospiti (anche in questo caso la rozza e brutale metafora deve essere addebitata al sottoscritto cavernicolo).<br />Chiudiamo con un augurio. L'Università Europea ha pubblicato una apprezzabile nota per rispondere alle critiche apparse sui media. Ci auguriamo, anzi, siamo certi che questa solidarietà espressa nei confronti della prof.ssa Navarini continuerà nei mesi futuri e che quindi il Manuale di Sgreccia continuerà ad essere adottato nei suoi corsi anche per il prossimo anno accademico e non si faranno pressioni di alcuna sorta per cambiarlo a favore di testi assai più morbidi e accomodanti. Altrimenti, chi spingesse in questo senso farebbe meglio a scrivere per La Stampa.<br /> <br />Titolo originale: La bioetica è diventata un imbarazzo per i cattolici<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 699]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42924618</guid><pubDate>Wed, 13 Jan 2021 23:33:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42924618/se_i_cattolici_non_possono_insegnre_nemmeno_in_una_universit_cattolica.mp3" length="12387891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431&#13;
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SE I CATTOLICI NON POSSONO INSEGNARE NEMMENO IN UNA UNIVERSITA' CATTOLICA&#13;
Com'è possibile che sia attaccata Claudia Navarini, docente dell'Università Europea di Roma, solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431</a><br /><br />SE I CATTOLICI NON POSSONO INSEGNARE NEMMENO IN UNA UNIVERSITA' CATTOLICA<br />Com'è possibile che sia attaccata Claudia Navarini, docente dell'Università Europea di Roma, solo perché utilizza il Manuale di Bioetica del cardinale Sgreccia?<br />di Tommaso Scandroglio<br />Si è fatto un gran parlare sui siti cattolici più ortodossi, e quindi meno letti, dell'articolo de La Stampa intitolato «L'Università dove si insegna che i gay sono malati» a firma di Annamaria Bernardini De Pace. L'articolo è una buona sintesi del diffuso livore schiumante rabbia che pervade sempre più insistentemente il mondo laicista. La De Pace attacca il Manuale di Bioetica del cardinal Elio Sgreccia, la valente professoressa Claudia Navarini che lo ha adottato come testo consigliato - non obbligatorio, come sostiene la De Pace - nel suo corso di Etica all'interno dell'area di Psicologia, l'Università Europea dei Legionari di Cristo dove insegna la docente e, in un vorticoso moto ascensionale, la Chiesa cattolica (e, potesse, anche Dio stesso che è cattolico).<br />Il motivo di tanto odio è sostanzialmente il paradigma cattolico in materia di bioetica e di morale naturale. Sostenere, come fa il testo di Sgreccia, che l'atto coniugale di per sé è orientato alla procreazione e argomentare che quest'ultima riceve la sua perfezione quando è frutto dell'amore coniugale sono per la De Pace «pericolose e inquietanti affermazioni». Avete compreso bene? È inquietante e pericoloso che i bambini nascano dagli atti coniugali. Altri strali sono riservati naturalmente all'aborto, alla fecondazione extracorporea e all'omosessualità (un nota bene: il taglia e cuci applicato alle citazioni del Manuale e fatto da La Stampa, Libero e il Dubbio falsa l'autentico significato dei passi citati).<br />In merito all'omosessualità - tema che tra l'altro non è oggetto del corso della Navarini - secondo l'avv. De Pace andrebbero curati (sic) coloro i quali sostengono che la sessualità ha un orientamento oggettivamente eterosessuale. Da stracciarsi poi le vesti del politicamente corretto a leggere nel Manuale che esiste il dovere di obiettare nei confronti dell'assassinio pre-natale da parte di medici e, udite udite, anche da parte dei farmacisti. In definitiva il Manuale è per l'estensore dell'articolo puro acido muriatico.<br />La De Pace inoltre non si dà pace - è proprio il caso di dirlo - del fatto che esistano ancora simili schifosi insetti che strisciano in qualche aula universitaria dopo anni di disinfestazione fatta con importanti dosi di «battaglie civili» e «leggi a favore della non discriminazione e contro l'omofobia». La sentenza non ammette appello: la bioetica fondata sul personalismo ontologico e quindi anche la bioetica cattolica non deve essere insegnata, ma deve essere messa al rogo perché si tratta di «un'educazione vetero-cattolica, paternalistica e [...] dittatoriale». Comprendiamo il suo vibrante disappunto perché è notorio che i veri laicisti siano intolleranti, perdoniamo svarioni come un supposto intervento dell'OMS per cambiare il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, ma, prima che si accenda la pira su cui a turno dovremo ardere vivi, ci si permetta di fumare un'ultima sigaretta.<br /><br />L'ULTIMA SIGARETTA CONSTA DI UN PAIO DI RIFLESSIONI<br />La prima: si tranquillizzi la De Pace, gli studenti universitari, compresi quelli dell'Università Europea, sono stati arruolati per buonissima parte al secolarismo post-moderno appena venuti alla luce. Chi volesse sostenere il contrario vuol dire che vive al di fuori della Via Lattea. Poco elegante raccontare di sé, ma fino a qualche anno fa anch'io ero docente presso l'Università Europea e anch'io insegnavo bioetica e anch'io avevo adottato come testo di esame il Manuale di bioetica. 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L'iconografia che nel tempo ormai si era cristallizzata intorno alla sua figura è dicotomica e perdura anche dopo la sua morte: un genio nel pallone, un disastro nella vita; talentuoso in campo, pieno di vizi fuori dal campo; nel calcio nessuno come lui dominava la sfera di cuoio, nella sua esistenza era dominato dalla cocaina, dall'alcol, dal cibo e dal carattere iroso; un esempio inarrivabile nello sport, un esempio da non emulare se guardiamo alla vita privata; un solo amore nello sport; mille "amori" quando non giocava: un divorzio e altre tre donne da cui nacquero alcuni figli, per non parlare di un numero imprecisato, così pare, di discendenti non riconosciuti.<br />Maradona è, banale a dirsi, una icona dei nostri tempi. Le persone oggi, più che mai, hanno bisogno di idoli in cui sperare, a cui aggrapparsi perché incarnano il successo, il talento, l'eccellenza che a loro mancano. Forse quando si eclissano i valori, gli ideali, le ragioni ultime per vivere e morire ecco che sorgono gli idoli. Nello sport come nel cinema, nella musica come nei social (vedi gli influencer), nell'imprenditoria (pensiamo ai vari CEO della Silicon Valley: un nome su tutti: Steve Jobs) come nelle battaglie ideologiche (vedi Greta Thunberg).<br /><br />L'IDOLO DEVE ESSERE PERFETTO?<br />No, guai se lo fosse. L'icona vivente deve essere come la Luna: una faccia luminosa in cui brillano le sue eccellenze, dove risplendono le sue qualità inarrivabili. E una faccia nascosta e buia dove si agitano i peggiori spettri, dove l'idolo striscia, mangia la polvere, si degrada ad essere ferino. È la tensione tra questi due poli opposti che genera la vita drammatica dell'idolo, che piace così tanto alla gente. Queste due facce antitetiche sono complementari per disegnare il profilo dell'eroe, che alla fine è l'eroe romantico: egli è tanto divino - per l'Equipe, il giornale francese di calcio, la morte di Maradona è «la morte di un Dio» - perché tanto umano, ma umano nella sua dimensione più deteriore. Quanto più questi scende nella sozzura di una vita indegna, tanto più brilla la stella del talento.<br />L'ex campione del Mondo con la Nazionale argentina Jorge Valdano ha commentato così la morte del pibe de oro: «Povero, vecchio Diego. Abbiamo continuato a dirgli per tanti anni "Sei un dio", "Sei una stella", e ci siamo scordati di dirgli la cosa più importante: "Sei un uomo"». La forza del mito si nutre in realtà della debolezza dell'uomo. Gli artisti maledetti - e Maradona era uno di questi - non sarebbero stati geniali senza lo scotto di fragilità che minavano in radice tutta la loro esistenza.<br /><br />IL PREZZO DA PAGARE PER PRIMEGGIARE<br />Maradona era una icona perché il genio calcistico era mescolato alla assoluta incapacità di governare la propria vita. Vogliamo dire che l'eroe, nella sensibilità collettiva odierna, è tale proprio perché il prezzo da pagare per primeggiare è quello di sacrificare sull'altare del successo tutto: vita privata, affetti, salute, soldi, etc. Così come Faust vendette l'anima a Mefistofele in cambio della conoscenza e della eterna giovinezza. Tutto si perdona al mito perché convinti che per eccellere sia necessario vivere al limite, anzi al di là del limite. Si crede che la sregolatezza di vita, per la quale Maradona, ad un certo punto della sua vita, divenne famoso più che per i suoi successi sportivi, sia l'effetto ineludibile di vite da superuomini, di esistenze così rare nella loro genialità da porsi al di là del bene e del male. Maradona ha dissipato la sua anima in eccessi perché, così l'immaginario collettivo ragiona, il peso ingombrante del genio non poteva che squilibrare tutta la sua esistenza.<br />Allora la dipendenza dalle droghe e dall'alcol, il peso eccessivo che aveva deformato il fisico dell'atleta di un tempo, gli alterchi collerici con i paparazzi e le risse, una volta anche con i tifosi, non intaccano il mito, bensì lo creano, perché sono elementi necessari della sua natura. Chi ha doti fuori dal comune è colpito dalla maledizione di stare fuori dal cerchio comune dell'esistenza, con i pro e i contra che questo comporta. Il mediocre è colui che marcia nel mezzo della strada dell'esistenza e quindi si tiene ben lontano dai limiti, dagli eccessi della stessa. Il genio non è per definizione un mediocre e vive costantemente sul filo del rasoio, all'estremo limitare del possibile.<br />Un requiem, infine, per il numero 10 di ogni tempo che ora si trova di fronte a Colui che coniuga perfezione con ordine, due termini che per Dieguito sono sempre stati inconciliabili.<br /> <br />Titolo originale: Maradona, icona di una società senza ideali<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-11-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 693]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42268811</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2020 00:11:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42268811/maradona_genio_nel_pallone_disastro_nella_vita.mp3" length="5682572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6390&#13;
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IL MITO DI MARADONA: GENIO NEL PALLONE, DISASTRO NELLA VITA&#13;
Quando si eclissano i valori, sorgono gli idoli... come Maradona (diventato un mito per la tensione tra le qualità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6390" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6390</a><br /><br />IL MITO DI MARADONA: GENIO NEL PALLONE, DISASTRO NELLA VITA<br />Quando si eclissano i valori, sorgono gli idoli... come Maradona (diventato un mito per la tensione tra le qualità sportive inarrivabili e i vizi della vita privata)<br />di Tommaso Scandroglio<br />La mano de Dios ha fatto cessare di battere il cuore di Armando Maradona, dopo 60 primavere. L'iconografia che nel tempo ormai si era cristallizzata intorno alla sua figura è dicotomica e perdura anche dopo la sua morte: un genio nel pallone, un disastro nella vita; talentuoso in campo, pieno di vizi fuori dal campo; nel calcio nessuno come lui dominava la sfera di cuoio, nella sua esistenza era dominato dalla cocaina, dall'alcol, dal cibo e dal carattere iroso; un esempio inarrivabile nello sport, un esempio da non emulare se guardiamo alla vita privata; un solo amore nello sport; mille "amori" quando non giocava: un divorzio e altre tre donne da cui nacquero alcuni figli, per non parlare di un numero imprecisato, così pare, di discendenti non riconosciuti.<br />Maradona è, banale a dirsi, una icona dei nostri tempi. Le persone oggi, più che mai, hanno bisogno di idoli in cui sperare, a cui aggrapparsi perché incarnano il successo, il talento, l'eccellenza che a loro mancano. Forse quando si eclissano i valori, gli ideali, le ragioni ultime per vivere e morire ecco che sorgono gli idoli. Nello sport come nel cinema, nella musica come nei social (vedi gli influencer), nell'imprenditoria (pensiamo ai vari CEO della Silicon Valley: un nome su tutti: Steve Jobs) come nelle battaglie ideologiche (vedi Greta Thunberg).<br /><br />L'IDOLO DEVE ESSERE PERFETTO?<br />No, guai se lo fosse. L'icona vivente deve essere come la Luna: una faccia luminosa in cui brillano le sue eccellenze, dove risplendono le sue qualità inarrivabili. E una faccia nascosta e buia dove si agitano i peggiori spettri, dove l'idolo striscia, mangia la polvere, si degrada ad essere ferino. È la tensione tra questi due poli opposti che genera la vita drammatica dell'idolo, che piace così tanto alla gente. Queste due facce antitetiche sono complementari per disegnare il profilo dell'eroe, che alla fine è l'eroe romantico: egli è tanto divino - per l'Equipe, il giornale francese di calcio, la morte di Maradona è «la morte di un Dio» - perché tanto umano, ma umano nella sua dimensione più deteriore. Quanto più questi scende nella sozzura di una vita indegna, tanto più brilla la stella del talento.<br />L'ex campione del Mondo con la Nazionale argentina Jorge Valdano ha commentato così la morte del pibe de oro: «Povero, vecchio Diego. Abbiamo continuato a dirgli per tanti anni "Sei un dio", "Sei una stella", e ci siamo scordati di dirgli la cosa più importante: "Sei un uomo"». La forza del mito si nutre in realtà della debolezza dell'uomo. Gli artisti maledetti - e Maradona era uno di questi - non sarebbero stati geniali senza lo scotto di fragilità che minavano in radice tutta la loro esistenza.<br /><br />IL PREZZO DA PAGARE PER PRIMEGGIARE<br />Maradona era una icona perché il genio calcistico era mescolato alla assoluta incapacità di governare la propria vita. Vogliamo dire che l'eroe, nella sensibilità collettiva odierna, è tale proprio perché il prezzo da pagare per primeggiare è quello di sacrificare sull'altare del successo tutto: vita privata, affetti, salute, soldi, etc. Così come Faust vendette l'anima a Mefistofele in cambio della conoscenza e della eterna giovinezza. Tutto si perdona al mito perché convinti che per eccellere sia necessario vivere al limite, anzi al di là del limite. Si crede che la sregolatezza di vita, per la quale Maradona, ad un certo punto della sua vita, divenne famoso più che per i suoi successi sportivi, sia l'effetto ineludibile di vite da superuomini, di esistenze così rare nella loro genialità da porsi al di...]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:keywords>dios,mano,maradona,mito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfea9942308ee5de11ec9c1fa95c2eae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domande alla star del momento: la signora povertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domande-alla-star-del-momento-la-signora-poverta--42027837</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359</a><br /><br />DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA' di Tommaso Scandroglio<br />È una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è ovunque: nel Sud del mondo, nelle zone di guerra, nei campi profughi ed anche qui da noi in Italia si fa vedere spesso nei centri di immigrazione, ai semafori, fuori dai supermercati. Spesso te la ritrovi anche a far visita al tuo vicino di casa. Sì, era da tempo che volevo intervistare la Povertà. Lei era dovunque, ma attraverso i canali istituzionali finora mi era stato impossibile avvicinarla. Però un giorno mi arriva una busta con dentro un biglietto su cui c'era scritto: «So chi sta cercando. Venga alle 10 di domani presso la Basilica inferiore di Assisi. Mi riconoscerà». L'indomani mi trovo puntuale al luogo dell'appuntamento. Nella Basilica inferiore il solito via vai di turisti con i loro smartphone a scattare foto che mai rivedranno. Qualcuno seduto sulle panche e un sacerdote inginocchiato nel primo banco. Il capo chino, sgranava un rosario nella sua lunga talare nera: come una fune gettata nel fondo di un pozzo. Nel gioco Trova l'intruso della Settimana enigmistica lui sarebbe stato l'intruso. Mi avvicino con in mano la busta che avevo ricevuto. Lui rimane assorto, gli occhi chiusi al mondo e spalancati sull'Aldilà. Mi faccio ancor più vicino e gli sussurro: «Io sono la persona che sta cercando?». Nessuna risposta. Alzo la voce ripetendo la domanda. Le palpebre che fino a quel momento erano rimaste serrate si aprono e due occhi azzurri come il ghiaccio penetrano i miei. Solo un sussurro: «Non qui. Questo è un luogo sacro. Mi segua». <br />Usciamo all'esterno e senza troppi convenevoli mi chiede: «Chi sta cercando?». Ed io: «La signora Francesca Povertà». Sorride: «Lei uno sciocco come buona parte della gente. Ma so per chi lavora e quindi la voglio aiutare». Poi mi dice di farmi trovare tra una settimana esatta in una via di periferia di Roma in piena notte. Infine aggiunge: «Non mi segua. Invece scenda di nuovo nella Basilica inferiore, si inginocchi esattamente nel punto in cui io ero inginocchiato e rivolgendo gli occhi al Cielo ringrazi Dio per questa opportunità». Poi si dilegua. Io obbedisco. Mi trovo esattamente dove il sacerdote era inginocchiato ed inizio a pregare. Gli occhi vagano qua e là, soprattutto contemplando i dipinti di Giotto. Poi, ad un certo momento, guardo proprio sopra di me. Sopra la mia testa una vela rappresenta l'Allegoria della Povertà. Alzando gli occhi al cielo… così mi chiese di fare il sacerdote.<br />Dopo una settimana eccomi qui in una via malfamata di Roma, sporca e lurida. «Certo – penso io – questo è il luogo migliore per incontrare la Povertà». Dopo due minuti arriva un furgoncino completamente nero. Scende il sacerdote che avevo incontrato ad Assisi accompagnato da un confratello, un vero e proprio energumeno. Noto che la mia "vecchia" conoscenza ha in mano un sacchetto di stoffa. Con i solti modi spicci con cui mi aveva parlato una settimana prima si rivolge ora a me: «Se vuole fare l'intervista indossi questo - e così dicendo mi mostra il sacchetto di stoffa -  salga sul furgone e non fiati». Il sacchetto è in realtà un cappuccio. Il cuore inizia a battermi a mille. Devo pensare velocemente: «Fidarsi o no?». Un secondo di esitazione e poi gli dico: «D'accordo». <br />Salgo sulla parte posteriore del furgone, vengo incappucciato e poi il mezzo si muove. Un tragitto di mezzora o poco più a folle velocità. Poi il furgone si ferma. Sento che i due parlano con qualcuno. Si riparte e di nuovo, poco dopo, una sosta. Lo sportello posteriore si apre. «Scenda, stia zitto e cammini velocemente». I due mi prendono sotto braccio, uno da un fianco e l'altro sul fianco opposto. Procediamo spediti. Una porta si apre cigolando. Poi degli scalini che scendono, tanto stretti che vengo accompagnato solo da uno dei miei due guardiani. Intuisco che l'ambiente è buio. Si scende parecchio. Inizia a far freddo. L'aria odora di umidità, di stantio. Gli scalini finiscono. Un'altra porta che si apre cigolando. Qui la luce è più intensa anche se fioca.<br />Finalmente mi tolgono il cappuccio. La scena che si presenta ai miei occhi è incredibile. I due sacerdoti che mi stavano accompagnando me li ritrovo inginocchiati e davanti a me, seduta su un trono d'oro e adornata di paramenti preziosissimi, con tanto di corona sulla testa e scettro in mano c'è una giovane donna. Siamo in quella che ai miei occhi si presenta come una cella: muri antichi di pietra a vista, volte a botte, nessuna finestra, un giaciglio sulla sinistra e sul lato opposto un tavolo e una sedia. Sembrano le segrete di qualche castello. Rimango interdetto. Il sacerdote conosciuto ad Assisi mi ordina con un sibilo: «S'inginocchi!». Eseguo immediatamente, poi lui rivolgendosi alla giovane donna dice: «Altezza Serenissima, ecco l'uomo di cui le avevo parlato». Lei con voce chiara e forte mi fissa e cosi mi parla: «Una intervista dunque. Ebbene sia, ma dobbiamo fare in fretta prima che ci scoprino!». Continuo a rimanere interdetto, lei se ne accorge.<br />«Le vengo incontro. Noto che è un po' disorientato. Comprensibile. Dunque mi presento, anche se è uno strappo all'etichetta: io sono Sua Altezza Serenissima Francesca La Povertà. Sono rinchiusa in questa cella da tempo immemore. Nessuno sa che lei è qui. Se lo scoprissero passeremmo tutti dei guai seri. Lei ad esempio finirebbe di certo nel carcere di rieducazione teologica dell'isola di Guam». Più che disorientato ora mi sento ubriaco.<br />Come "Sua Altezza Serenissima"?! Cosa vuol dire, mi perdoni?!<br />La povertà è una virtù e come tale è nobile, nobilissima. Il trono, i paramenti, lo scettro competono al mio rango. Non vedo cosa ci sia di strano. E poi chi abbraccia la povertà trova un tesoro. Non ne conviene?<br />Il ragionamento non fa una piega. Ma perché è rinchiusa qui? E chi le ha fatto questo? Alla sua seconda domanda non posso risponderle. Recherei offesa, in questo caso, alla mia cara cugina la Regina Carità. Posso invece rispondere alla prima domanda. Hanno dovuto togliermi di mezzo, tapparmi la bocca. Altrimenti avrei parlato.<br />Per dire cosa?<br />Che la vera povertà è distacco spirituale dai beni perché si riconosce che l'unico vero bene è Dio. Dunque povero può essere sia l'indigente che il ricco e sia l'uno che l'altro possono insultare la mia persona.<br />Ma scusi, Altezza, eppure io è da anni che la vedo in televisione in ogni parte del mondo.<br />Mi ha vista nei campi profughi, nelle favelas, nei dormitori dei senza tetto e in altri mille luoghi simili, vero? <br />Sì, è così<br />Non sono io. È una figurante sottoposta a qualche decina di operazioni chirurgiche per assomigliarmi, anche se, detto tra noi, riesce solo ad ingannare gli allocchi.<br />Penso che in giro di una settimana ha già fatto incetta di due epiteti niente male. E chi sarebbe questa impostora?<br />Il suo nome è Miseria. L'intento di chi ha messo dentro me e che fa girare per il mondo la mia sosia è evidente: celebrare la miseria, la penuria di mezzi materiali, gli stenti, le privazioni. Questo per dire che solo se vivi in mezzo ad una discarica potrai trovare Dio. Incredibile, vero? Cristo è venuto per toglierci dalla miseria materiale e soprattutto dalla miseria spirituale che colpisce chi conduce una esistenza spoglia di Dio ed invece molti uomini di Chiesa non solo non parlano più di Dio né agli indigenti né ai ricchi, ma vi vorrebbero tutti poveri materialmente.<br />E San Francesco?<br />Ciascuno di noi è chiamato ad usare dei beni materiali sempre per la gloria di Dio e nel modo in cui vuole Lui. Dio chiama alcuni a diventare imprenditori e possedere molte sostanze, per altri, come San Francesco, questa chiamata vuol dire possedere ciò che serve per condurre una vita dignitosa e nulla più. A nessuno però è chiesto di vivere in modo non decoroso, ossia senza quei beni materiali che sono necessari per vivere in modo adeguato alla dignità personale. Dio non apprezza la miseria, ma vuole che i miseri ne escano, viene tra i poveri perché non rimangano tali. Se la miseria fosse una virtù, non si comprenderebbe il motivo per cui voi dovreste affannarvi così tanto per sconfiggere la miseria materiale nel mondo. Se la povertà materiale fosse il biglietto di ingresso sicuro e certo per entrare nel Regno dei Cieli, sarebbe da insensati tentare di strappare qualcuno dalla povertà: meglio lasciarlo povero. Inoltre, sarebbe contraddittorio da una parte asserire che c'è l'obbligo di diventare poveri materialmente e dall'altra tentare di togliere dalla miseria i poveri. Comunque, a proposito di come San Francesco intendesse la povertà materiale, si vada a leggere il suo Testamento e la sua Regola. <br />Anche in questo caso il ragionamento non fa una piega. Torno a pensare a Madama Miseria. Bisogna dunque smascherare questa impostora!<br />Lei è un ingenuo. Per farlo occorre prima togliere di mezzo dai seminari, dalle scuole teologiche dalle conferenze episcopali, dai sinodi, dalle parrocchie, dai consigli pastorali, e da altre stanze del potere – e così dicendo Sua Altezza fissò il soffitto – il marito della Signora Miseria: il Ragionier Pauperismo. Un tizio che propala gli errori di cui le parlavo a destra e a manca e che vede sprechi ovunque. Non sa quanto tempo butta via per calcolare quanto si potrebbe risparmiare qui e là per poi dare l'avanzo ai poveri. Ad esempio dove ci sono oro e opere d'arte nelle Chiese per dare gloria a Dio, ecco che lui arriva per protestare e mettere tutti alla gogna. Vi vorrebbe tutti vestiti di sacco. Ma a quel punto non ci sarebbero più ricchi che potrebbero aiutare i poveri! Lui lo sa, ma è solo propaganda. <br />Da oltre la porta richiusa alle mie spalle vengono dei rumori Deve andarsene! Un'ultima domanda: cosa le preoccupa di più?<br />Una Chiesa povera di dottrina e di carità. Una Chies]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42027837</guid><pubDate>Tue, 17 Nov 2020 23:07:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42027837/domande_alla_star_del_momento_la_signora_povert.mp3" length="13501080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359&#13;
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DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA' di Tommaso Scandroglio&#13;
È una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359</a><br /><br />DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA' di Tommaso Scandroglio<br />È una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è ovunque: nel Sud del mondo, nelle zone di guerra, nei campi profughi ed anche qui da noi in Italia si fa vedere spesso nei centri di immigrazione, ai semafori, fuori dai supermercati. Spesso te la ritrovi anche a far visita al tuo vicino di casa. Sì, era da tempo che volevo intervistare la Povertà. Lei era dovunque, ma attraverso i canali istituzionali finora mi era stato impossibile avvicinarla. Però un giorno mi arriva una busta con dentro un biglietto su cui c'era scritto: «So chi sta cercando. Venga alle 10 di domani presso la Basilica inferiore di Assisi. Mi riconoscerà». L'indomani mi trovo puntuale al luogo dell'appuntamento. Nella Basilica inferiore il solito via vai di turisti con i loro smartphone a scattare foto che mai rivedranno. Qualcuno seduto sulle panche e un sacerdote inginocchiato nel primo banco. Il capo chino, sgranava un rosario nella sua lunga talare nera: come una fune gettata nel fondo di un pozzo. Nel gioco Trova l'intruso della Settimana enigmistica lui sarebbe stato l'intruso. Mi avvicino con in mano la busta che avevo ricevuto. Lui rimane assorto, gli occhi chiusi al mondo e spalancati sull'Aldilà. Mi faccio ancor più vicino e gli sussurro: «Io sono la persona che sta cercando?». Nessuna risposta. Alzo la voce ripetendo la domanda. Le palpebre che fino a quel momento erano rimaste serrate si aprono e due occhi azzurri come il ghiaccio penetrano i miei. Solo un sussurro: «Non qui. Questo è un luogo sacro. Mi segua». <br />Usciamo all'esterno e senza troppi convenevoli mi chiede: «Chi sta cercando?». Ed io: «La signora Francesca Povertà». Sorride: «Lei uno sciocco come buona parte della gente. Ma so per chi lavora e quindi la voglio aiutare». Poi mi dice di farmi trovare tra una settimana esatta in una via di periferia di Roma in piena notte. Infine aggiunge: «Non mi segua. Invece scenda di nuovo nella Basilica inferiore, si inginocchi esattamente nel punto in cui io ero inginocchiato e rivolgendo gli occhi al Cielo ringrazi Dio per questa opportunità». Poi si dilegua. Io obbedisco. Mi trovo esattamente dove il sacerdote era inginocchiato ed inizio a pregare. Gli occhi vagano qua e là, soprattutto contemplando i dipinti di Giotto. Poi, ad un certo momento, guardo proprio sopra di me. Sopra la mia testa una vela rappresenta l'Allegoria della Povertà. Alzando gli occhi al cielo… così mi chiese di fare il sacerdote.<br />Dopo una settimana eccomi qui in una via malfamata di Roma, sporca e lurida. «Certo – penso io – questo è il luogo migliore per incontrare la Povertà». Dopo due minuti arriva un furgoncino completamente nero. Scende il sacerdote che avevo incontrato ad Assisi accompagnato da un confratello, un vero e proprio energumeno. Noto che la mia "vecchia" conoscenza ha in mano un sacchetto di stoffa. Con i solti modi spicci con cui mi aveva parlato una settimana prima si rivolge ora a me: «Se vuole fare l'intervista indossi questo - e così dicendo mi mostra il sacchetto di stoffa -  salga sul furgone e non fiati». Il sacchetto è in realtà un cappuccio. Il cuore inizia a battermi a mille. Devo pensare velocemente: «Fidarsi o no?». Un secondo di esitazione e poi gli dico: «D'accordo». <br />Salgo sulla parte posteriore del furgone, vengo incappucciato e poi il mezzo si muove. Un tragitto di mezzora o poco più a folle velocità. 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Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"».<br />Oggi a posto di Cesare abbiamo la Pachamama, quindi dobbiamo dare a lei ciò che le spetta. E questo per volere del Vaticano. I fatti sono questi. La Zecca vaticana, il 16 ottobre scorso, ha coniato una nuova moneta da 10 euro in argento del valore di 69 euro in occasione del 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra. Su un lato della moneta è ritratta una giovane donna incinta il cui pancione è il globo terrestre su cui sono raffigurati alcuni continenti. Dalla sua lunga chioma spuntano alcune spighe.<br />L'Ufficio numismatico vaticano ha così spiegato il significato del conio di questa nuova moneta: «La celebrazione della vita sulla Terra è un impegno a prendersi cura del pianeta, è il progetto al quale la Chiesa intende offrire la sua adesione, un'opera grandiosa e complessa: promuovere un'azione internazionale per garantire a ciascuno il futuro, gli alimenti di cui ha bisogno, tanto per quantità che per qualità, perché l'avanzamento economico si accompagni con lo sviluppo sociale, senza il quale non si dà vero progresso. La Zecca dello Stato della Città del Vaticano ha curato l'emissione di una moneta da 10 euro in argento realizzata dal Maestro Oldani, che raffigura una madre che porta in grembo la Terra, alla quale dobbiamo cura e amore come se fosse una figlia, con nei capelli lunghe spighe di grano, in un rimando tra passato e futuro che diviene atemporale, quindi eterno».<br />Contemporaneamente la Zecca ha emesso anche altre monete. Quattro sono di ispirazione cattolica (vi sono raffigurati San Paolo e Raffaello), la quinta è politicamente corretta: San Pietro a braccia spalancate accoglie i migranti. Moneta battuta in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.<br />Torniamo alla donna incinta sulla moneta da 10 euro. Ora «una madre che porta in grembo la Terra» è palesemente la Madre Terra, divinità pagana e non cristiana. La Madre Terra può essere legittimamente identificata nella famigerata divinità Pachamama, sia perché il termine "Pachamama" in lingua quechua significa Madre Terra, sia perché l'iconografia scelta dal maestro Oldani riproduce quella della Pachamama stessa donna con i capelli lunghi che accarezza il suo pancione, sia soprattutto perché la Pachamama è stata una recente frequentazione delle alte gerarchie cattoliche. Infatti circa un anno fa, durante il sinodo dell'Amazzonia, la divinità indios fece il suo ingresso trionfale nei giardini vaticani per poi venire collocata, in duplice copia, presso la chiesa di Santa Maria in Traspontina e finire, da ultimo, nelle acque del Tevere perché lì buttata da mano pietosa e cattolicissima, nonchè allergica all'idolatria. Dal Vaticano smentiscono chiarendo che la donna raffigurata è solo un simbolo della vita. Come dire di Tizio che non è un malvivente, ma solo un farabutto.<br />Dea Madre o Dea della Vita, fatto sta che il tintinnio di questa moneta ricorda quello dei trenta denari buttati da Giuda sul pavimento del Tempio. In primo luogo perché sulle monete dello Stato della Città del Vaticano esigiamo che vengano raffigurati Nostro Signore, la Santissima Trinità, santi, scene sacre o elogiative della cultura cristiana (v. le monete per celebrare Raffaello). Qui abbiamo una sostituzione bella e buona: da Maria Vergine incinta alla Pachamama incinta. Dal sacro al profano. Da un contenuto cattolico ad uno non cattolico, come avvenne qualche anno fa quando sempre il Vaticano emise un francobollo raffigurante Martin Lutero inginocchiato davanti a una croce e con in mano una Bibbia, in occasione del 500° anniversario della Riforma protestante.<br />In secondo luogo, ammesso e non concesso che vogliamo celebrare il creato, e non la Terra, quasi che se ne sentisse il bisogno perché nessuno lo fa, era indispensabile farlo secondo una prospettiva e sensibilità cattolica, ossia trascendente, dove il creato è al servizio dell'uomo e questi non onora una donna che invece di partorire Dio partorisce il mondo, dove Dio crea il mondo e non coincide con il mondo diventando una divinità pagana.<br /> <br />Titolo originale: Il Vaticano paga in Pachamama<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 688]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41687001</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 20:33:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41687001/perch_coniare_monete_per_la_madre_terra.mp3" length="6031314" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6337&#13;
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Su un lato della moneta è ritratta una giovane donna incinta il cui pancione è il globo terrestre su cui sono raffigurati alcuni continenti. Dalla sua lunga chioma spuntano alcune spighe.<br />L'Ufficio numismatico vaticano ha così spiegato il significato del conio di questa nuova moneta: «La celebrazione della vita sulla Terra è un impegno a prendersi cura del pianeta, è il progetto al quale la Chiesa intende offrire la sua adesione, un'opera grandiosa e complessa: promuovere un'azione internazionale per garantire a ciascuno il futuro, gli alimenti di cui ha bisogno, tanto per quantità che per qualità, perché l'avanzamento economico si accompagni con lo sviluppo sociale, senza il quale non si dà vero progresso. La Zecca dello Stato della Città del Vaticano ha curato l'emissione di una moneta da 10 euro in argento realizzata dal Maestro Oldani, che raffigura una madre che porta in grembo la Terra, alla quale dobbiamo cura e amore come se fosse una figlia, con nei capelli lunghe spighe di grano, in un rimando tra passato e futuro che diviene atemporale, quindi eterno».<br />Contemporaneamente la Zecca ha emesso anche altre monete. Quattro sono di ispirazione cattolica (vi sono raffigurati San Paolo e Raffaello), la quinta è politicamente corretta: San Pietro a braccia spalancate accoglie i migranti. Moneta battuta in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.<br />Torniamo alla donna incinta sulla moneta da 10 euro. Ora «una madre che porta in grembo la Terra» è palesemente la Madre Terra, divinità pagana e non cristiana. La Madre Terra può essere legittimamente identificata nella famigerata divinità Pachamama, sia perché il termine "Pachamama" in lingua quechua significa Madre Terra, sia perché l'iconografia scelta dal maestro Oldani riproduce quella della Pachamama stessa donna con i capelli lunghi che accarezza il suo pancione, sia soprattutto perché la Pachamama è stata una recente frequentazione delle alte gerarchie cattoliche. Infatti circa un anno fa, durante il sinodo dell'Amazzonia, la divinità indios fece il suo ingresso trionfale nei giardini vaticani per poi venire collocata, in duplice copia, presso la chiesa di Santa Maria in Traspontina e finire, da ultimo, nelle acque del Tevere perché lì buttata da mano pietosa e cattolicissima, nonchè allergica all'idolatria. Dal Vaticano smentiscono chiarendo che la donna raffigurata è solo un simbolo della vita. Come dire di Tizio che non è un malvivente, ma solo un farabutto.<br />Dea Madre o Dea della Vita, fatto sta che il tintinnio di questa moneta ricorda quello dei trenta denari buttati da Giuda sul pavimento del Tempio. In primo luogo perché sulle monete dello Stato della Città del Vaticano esigiamo che vengano raffigurati Nostro Signore, la Santissima Trinità, santi, scene sacre o elogiative della cultura cristiana (v. le monete per celebrare Raffaello). Qui abbiamo una sostituzione bella e buona: da Maria Vergine incinta alla Pachamama incinta. Dal sacro al profano. 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PER MODIFICARE LA (PERCEZIONE DELLA) REALTA'<br />Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Netflix e la serie TV con un bimbo trans, la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale promuove l'omosessualità, Lobby gay vs TFP<br />di Tommaso Scandroglio<br />"Mio figlio in rosa" è un blog di una madre che sta crescendo il suo secondogenito maschio come una femmina. GenderLens è invece un sito che vuole aiutare i bambini a vivere «la propria identità di genere», qualsiasi essa sia.<br />Queste due piattaforme hanno lanciato l'iniziativa #ScriviBene affinché - tale è l'intento ricercato dagli ideatori della iniziativa - tutti noi possiamo rivolgerci alle persone transessuali con la terminologia corretta ed usando frasi che siano rispettose della sensibilità di queste persone. Alcuni suggerimenti: se un uomo è "diventato" donna, non si deve scrivere «Anna è nata uomo», bensì «Anna è stata assegnata maschio alla nascita» - un vero pugno in un occhio (anzi, in un orecchio) in quanto a concordanza con i generi grammaticali - ciò a motivo del fatto che «la biologia di una persona non "vince" la sua identità di genere». [...]<br />Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. Da qui il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Tratto comune di tutte le ideologie, compresa la Gender Theory, è creare una realtà inesistente. Ad esempio, una pretesa tipicamente ideologica è volere che un maschio sia femmina. Per creare una nuova realtà occorre: demolire la vecchia realtà e quindi i termini che la indicavano per impedire altre forme di pensiero. Costruire un nuovo mondo anche con l'ausilio di nuovi termini, un nuovo vocabolario che indichi realtà prima inesistenti. Ecco quindi la produzione di un'antilingua (neologismo inventato da Italo Calvino) o di una neolingua (cfr. George Orwell, 1984).<br />In merito alla prima fase, la fase destruens, sono differenti le soluzioni proposte. Vediamone qualcuna. Cancellare alcuni termini senza sostituirli con nuovi: ad esempio i lemmi "maschio" e "femmina" è bene che, prima o poi, vengano eliminati nell'uso parlato. Cancellare alcuni termini sostituendoli con nuovi: "sesso" con "genere", "padre/madre" con "genitore 1 e 2". Il caso più paradigmatico di tutti è il seguente: l'uomo che si percepisce come donna deve essere indicato come donna. La parola "maschio" quindi sarà sostituita dalla parola "femmina". A questo proposito c'è da sottolineare il fatto che il mutamento di termini provoca contemporaneamente il mutamento del giudizio morale, perché cambiando le parole che descrivono la realtà, cambia non tanto la realtà - perché quella non può cambiare - bensì la percezione della realtà. Se continuiamo a riferirci ad un uomo che appare nelle fattezze come donna usando articoli, sostantivi, aggettivi e pronomi femminili, alla lunga la massa si convincerà che realmente quell'uomo è una donna.<br />Ulteriore strategia per cancellare una realtà che non piace: costringere l'avversario a trovare specificazioni fino a poco tempo prima inutili. Il termine "famiglia" ora necessita dell'aggettivo "naturale" per distinguerla dalla "famiglia arcobaleno"; "donna" ora abbisogna della qualificazione "biologica" per distinguerla dalla donna "transessuale". Infine un'ultima tattica linguistica: il depotenziamento di alcuni termini. Ad esempio nelle discussioni sull'omosessualità il termine "natura" ha perso la sua connotazione di impronta metafisica ed è riferito solo a ciò che accade nel regno animale.<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.<br /><br />NETFLIX E LA SERIE TV CON UN BIMBO TRANS<br />Nuova serie di Netflix «The Baby-Sitters Club», rivolta ai bambini, in cui si narrano le vicende di alcune ragazzine che frequentano le scuole medie e che fanno le baby sitter. In un episodio la baby sitter Mary Anne gioca con una bambina di 9 anni di nome Bailey. Questa ad un certo punto di sporca il vestitino. Mary Anne cerca nel suo armadio un cambio e scopre che l'armadio contiene solo abiti maschili. «Fu allora che capii - spiega Mary Anne allo spettatore -: Bailey era una bambina e i suoi nuovi vestiti aiutano le persone a capirlo». In breve Bailey è un maschietto vestito da femminuccia.<br />Mary Ann appare turbata e cerca di schiarirsi le idee con l'amica Dawn che, tra l'altro, ha il padre gay. Questa così le spiega cosa sia la transessualità: ««È così: sei destrimano o mancino?». «Destro», risponde Mary Anne. «E se qualcuno provasse a farti fare tutto con la mano sinistra, sarebbe davvero strano, vero? Beh, è così che si sente Bailey. Allo stesso modo in cui sai di essere destrimano, Bailey sa che è una ragazza... Vogliamo tutti che il nostro esterno corrisponda al nostro interno».<br />L'errore di ragionamento è facilmente individuabile, meno per un pubblico di bambini: l'essere destrorso o mancino è una potenzialità naturale del soggetto, come essere alto o basso, grasso o magro, versato per una lingua o abile in uno sport. La transessualità invece non è una potenzialità naturale del soggetto, è invece sintomo di un disturbo, di un malessere profondo della persona che chiede attenzione e rispettosa compartecipazione.  <br />(Gender Watch News, 16 luglio 2020)<br /><br />LA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE PROMUOVE L'OMOSESSUALITÀ<br />La Facoltà teologica dell'Italia settentrionale offre un corso di Morale speciale, tenuto dal sacerdote Aristide Fumagalli, dal titolo "L'amore omosessuale e fede cristiana". Già il titolo è erroneo dal momento che l'attrazione omosessuale non può venire qualificata come "amore" perché, tra gli altri aspetti, manca di complementarietà e soprattutto perché amare vuol dire volere il bene dell'altra persona e l'orientamento omosessuale non fa il bene della persona.<br />Il corso viene così presentato dall'Annuario 2019-2020: «La successiva ripresa dell'insegnamento tradizionale della Chiesa circa l'omosessualità, indotto da alcuni testi della Scrittura, argomentato lungo il corso della Tradizione e formulato dal Magistero, permetterà di chiarire quanto esso intercetti effettivamente e quanto invece non colga adeguatamente l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti». Da notare: si afferma esplicitamente che il Magistero è inadeguato a spiegare in modo corretto ed esaustivo l'omosessualità.<br />«L'eventuale incomprensione tra l'insegnamento tradizionale della Chiesa e l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti solleciterà il tentativo di favorire il dialogo, approfondendo criticamente il rapporto tra l'amore vissuto da persone omosessuali e l'amore comandato da Cristo, alla luce dello stesso rinnovamento dell'insegnamento della Chiesa in epoca contemporanea. Sulla scorta di una rinnovata interpretazione e valutazione cristiana dell'amore omosessuale si provvederà a indicare i criteri morali che debbono orientare la vita amorosa di persone omosessuali affinché anch'essa corrisponda al comandamento nuovo dell'amore di Cristo». In questo caso si afferma che l'incompatibilità tra insegnamento tradizionale e omosessualità possa e debba essere superato e, sempre in modo esplicito, che esiste un amore omosessuale compatibile con gli insegnamenti di Cristo.<br />«Un ultimo sviluppo del corso riguarderà la questione del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso in ambito civile, nella differenza e analogia con quello delle relazioni coniugali tra uomo e donna». In questo passaggio rimane oscuro se Fumagalli intenda tracciare una analogia tra unioni civili e matrimonio in ambito civile - ahinoi esistente - oppure in ambito morale - la qual cosa sarebbe da escludersi in radice.<br />Da ricordarsi che il corso è rivolto soprattutto ai sacerdoti di domani i quali a loro volta formeranno i laici cattolici.<br />(Gender Watch News, 25 giugno 2020)<br /><br />LOBBY GAY VS TFP<br />La lobby Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, che vuole promuovere oltre all'aborto anche l'agenda LGBT presso le istituzioni europee, elabora un report per attaccare l'associazione cattolica Tradizione, Famiglia e Proprietà, molto impegnata a livello mondiale, tra gli altri suoi obiettivi, a contrastare le rivendicazioni del mondo arcobaleno.<br />Nel report di 35 pagine si legge che le sezioni locali dell'associazione «riescono a influenzare i centri di poteri europei. (...) Il loro obiettivo è chiaro: creare un ambiente che abbia il massimo impatto possibile nel modellare la legislazione europea e nell'influenzare i governi locali».<br />Le TFP «ambiscono a influenzare l'Unione Europea e le Nazioni Unite. La narrativa reazionaria delle TFP, fondata sull'ortodossia religiosa, santifica le ineguaglianze nella società, e può diventare molto attraente per quelli che cercano una legittimazione religiosa per l'autoritarismo. (...) [Le TFP] sono attive in decine di Paesi con più di quaranta associazioni correlate», «le TFP non sono una normale organizzazione non governativa, bensì un'efficace macchina politica».<br />Il Rapporto intende "allertare i giornalisti, politici, educatori, ricercatori e cittadini europei" contro l'azione delle TFP: "I risultati di questo Rapporto dovrebbero spaventare tutti coloro che hanno a cuore un'Europa libera ed eguale».<br />Questo rapporto in definitiva è un ottimo attestato che le TFP stanno marciando nella direzione giusta.<br />(Gender Watch News, 20 luglio 2020)<br /> <br />Titolo originale: La rivoluzione linguistica per distruggere un ordine di valori<br />Fonte: Corrispondenza Romana, 19 Agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40488269</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 16:56:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40488269/la_lobby_gay_vuole_modificare_il_linguaggio_per_modificare_la_percezione_della_realt.mp3" length="11414882" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6256&#13;
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LA LOBBY GAY VUOLE MODIFICARE IL LINGUAGGIO... PER MODIFICARE LA (PERCEZIONE DELLA) REALTA'&#13;
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Netflix e la serie TV con un bimbo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6256" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6256</a><br /><br />LA LOBBY GAY VUOLE MODIFICARE IL LINGUAGGIO... PER MODIFICARE LA (PERCEZIONE DELLA) REALTA'<br />Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Netflix e la serie TV con un bimbo trans, la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale promuove l'omosessualità, Lobby gay vs TFP<br />di Tommaso Scandroglio<br />"Mio figlio in rosa" è un blog di una madre che sta crescendo il suo secondogenito maschio come una femmina. GenderLens è invece un sito che vuole aiutare i bambini a vivere «la propria identità di genere», qualsiasi essa sia.<br />Queste due piattaforme hanno lanciato l'iniziativa #ScriviBene affinché - tale è l'intento ricercato dagli ideatori della iniziativa - tutti noi possiamo rivolgerci alle persone transessuali con la terminologia corretta ed usando frasi che siano rispettose della sensibilità di queste persone. Alcuni suggerimenti: se un uomo è "diventato" donna, non si deve scrivere «Anna è nata uomo», bensì «Anna è stata assegnata maschio alla nascita» - un vero pugno in un occhio (anzi, in un orecchio) in quanto a concordanza con i generi grammaticali - ciò a motivo del fatto che «la biologia di una persona non "vince" la sua identità di genere». [...]<br />Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. Da qui il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Tratto comune di tutte le ideologie, compresa la Gender Theory, è creare una realtà inesistente. Ad esempio, una pretesa tipicamente ideologica è volere che un maschio sia femmina. Per creare una nuova realtà occorre: demolire la vecchia realtà e quindi i termini che la indicavano per impedire altre forme di pensiero. Costruire un nuovo mondo anche con l'ausilio di nuovi termini, un nuovo vocabolario che indichi realtà prima inesistenti. Ecco quindi la produzione di un'antilingua (neologismo inventato da Italo Calvino) o di una neolingua (cfr. George Orwell, 1984).<br />In merito alla prima fase, la fase destruens, sono differenti le soluzioni proposte. Vediamone qualcuna. Cancellare alcuni termini senza sostituirli con nuovi: ad esempio i lemmi "maschio" e "femmina" è bene che, prima o poi, vengano eliminati nell'uso parlato. Cancellare alcuni termini sostituendoli con nuovi: "sesso" con "genere", "padre/madre" con "genitore 1 e 2". Il caso più paradigmatico di tutti è il seguente: l'uomo che si percepisce come donna deve essere indicato come donna. La parola "maschio" quindi sarà sostituita dalla parola "femmina". A questo proposito c'è da sottolineare il fatto che il mutamento di termini provoca contemporaneamente il mutamento del giudizio morale, perché cambiando le parole che descrivono la realtà, cambia non tanto la realtà - perché quella non può cambiare - bensì la percezione della realtà. Se continuiamo a riferirci ad un uomo che appare nelle fattezze come donna usando articoli, sostantivi, aggettivi e pronomi femminili, alla lunga la massa si convincerà che realmente quell'uomo è una donna.<br />Ulteriore strategia per cancellare una realtà che non piace: costringere l'avversario a trovare specificazioni fino a poco tempo prima inutili. Il termine "famiglia" ora necessita dell'aggettivo "naturale" per distinguerla dalla "famiglia arcobaleno"; "donna" ora abbisogna della qualificazione "biologica" per distinguerla dalla donna "transessuale". Infine un'ultima tattica linguistica: il depotenziamento di alcuni termini. Ad esempio nelle discussioni sull'omosessualità il termine "natura" ha perso la sua connotazione di impronta metafisica ed è riferito solo a ciò che accade nel regno animale.<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.<br /><br />NETFLIX E LA SERIE TV CON UN BIMBO TRANS<br />Nuova serie di Netflix «The Baby-Sitters Club», rivolta ai bambini, in...]]></itunes:summary><itunes:duration>714</itunes:duration><itunes:keywords>omsessualità,percezione,realtà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e92d243b8bb44e6d4faee5f0d2d7d43b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le effusioni Gay sulla spiaggia di Fregene dimostrano il trionfo dell'ideologia gay</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-effusioni-gay-sulla-spiaggia-di-fregene-dimostrano-il-trionfo-dell-ideologia-gay--40389765</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247</a><br /><br />LE EFFUSIONI GAY SULLA SPIAGGIA DI FREGENE DIMOSTRANO IL TRIONFO DELL'IDEOLOGIA GAY di Tommaso Scandroglio<br />Sicuramente conoscete la storia della Piuma della gallina Pina. La gallina Pina perde una piuma, la notizia fa il giro del pollaio e alla fine la storia, passando di becco in becco, è così stravolta che racconta di ben cinque galline morte. A Fregene è accaduto come alla gallina Pina, ma solo al contrario: si narra di una piuma persa, invece c'è di mezzo una gallina morta.<br />Partiamo dal racconto quando ormai ha concluso il giro del pollaio mediatico: due ragazzi omosessuali stavano prendendo il sole presso lo stabilimento balneare della Marina Militare di Fregene. Si scambiano un bacio e immediatamente un vicino di ombrellone li intima di smettere altrimenti avrebbe chiamato il «maresciallo dirigente per farli cacciare». Fabrizio Marrazzo, responsabile del Gay Center, che va a nozze (anzi, ad unioni civili) ogni volta che fiuta aria di omofobia, così ha commentato il fatto: «Quanto accaduto è molto grave perché ancora oggi una coppia Lgbt non è libera di passare qualche ora di svago in serenità, senza sentirsi offesa o minacciata. Pertanto chiediamo ai gestori dello stabilimento di prendere le distanze dai fatti e di proporre ai bagnanti di farsi dei selfie dove si baciano in segno di solidarietà alla giovane coppia».<br /><br />I FATTI VERI<br />Ora riportiamo i fatti per come sono realmente accaduti, ossia il fatto prima che fosse edulcorato dagli abitanti del pollaio. Citiamo le parole, così come riportate da Fregene on line, di un responsabile dello stabilimento il quale ha raccolto la testimonianza del vicino di ombrellone che ha protestato:<br />«Ho assistito a quanto segue: due ragazzi di giovane età, poco distanti da noi, provvedevano a spalmarsi la crema protettiva reciprocamente in modo ambiguo e fuori luogo, con massaggi ben visibili che arrivavano anche alle parti intime, con lo stupore dei bambini che assistevano a quanto stava accadendo.<br />Dopodiché si sono stesi sul lettino e uno dei due, allungando in maniera ripetuta il piede lateralmente, andava a toccare le parti intime dell'altro con insistenza e con l'intento di stimolarlo. Noncuranti della presenza dei bambini, i due giovani hanno iniziato a scambiarsi effusioni amorose in maniera sempre più spinta, toccandosi le parti intime di fronte a tutti i bagnanti.<br />Valutato quanto detto, nel rispetto del buon costume, della serietà istituzionale dello stabilimento e nella tutela dei minori, ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale, smentendo dunque l'accusa rivolta al sottoscritto di aggressione omofoba.<br />Nel ribadire quanto affermato, preciso che, nell'eventuale insistenza del comportamento suddetto, avrei provveduto a chiamare chi di dovere per farlo intervenire. Dichiaro quindi quanto detto e prendo le distanze dal racconto distorto e menzognero esposto dai due ragazzi o chi per loro, avente scopo di strumentalizzazione e scalpore mediatico».<br /><br />QUALCHE RIFLESSIONE A MARGINE DI QUANTO ACCADUTO<br />Lo spirito di delazione che innerva il Ddl Zan è già ben presente non solo nella comunità LGBT, ma anche nei media. In buona sostanza già da tempo tira un brutto vento che sibila così: dagli all'omofobo. Se una coppia etero amoreggia in modo sconcio forse emetteremo qualche colpetto di tosse per ammonirli. Se è una coppia gay a farlo e abbiamo la raucedine faremo di tutto per non tossire.<br />Viviamo in un clima di intimidazione dove chi dimora nell'aurea sigla LGBT può sentirsi un privilegiato e chi ne è fuori è un perenne candidato alla persecuzione. E infatti avrete notato che quando qualcuno vuole accennare una critica all'omosessualità spesso fa questa premessa: «Io, comunque, ho molti amici omosessuali». Una sorta di giustificazione non richiesta, ma assai sintomatica del fatto che se critichi il mondo LGBT già parti in svantaggio, già ti metterai contro il tuo uditorio e quindi devi recuperare sin da subito questo gap.<br />In secondo luogo la vicenda balneare appena raccontata conforta ancor più nella considerazione che è ormai scontato qualificare le persone omosessuali e transessuali come vittime – vittime a priori - e tutti gli altri come presunti colpevoli. Con l'aggravante che a te presunto colpevole pesa l'onere della prova in merito alla tua innocenza.<br />Terzo pensierino, forse quello più inquietante. La narrazione di come sono andati realmente i fatti porta il lettore a pensare: giusto indignarsi di fronte ad avances così esplicite e così offensive del comune senso del pudore. In breve quello che fa problema è il grado delle dimostrazioni di affetto (oltre ad una certa soglia infrangiamo i limiti della decenza), non lo scambio di effusioni tra due persone omosessuali, non l'omosessualità in quanto tale. Infatti cosa ha detto il vicino di ombrellone accusato di omofobia? «Ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale».<br /><br />TENTIAMO DI SPIEGARCI MEGLIO<br />Se una coppia eterosessuale si bacia in pubblico in modo conveniente nulla quaestio. Se esagera, è bene riprenderli. Se una coppia omosessuale si bacia in pubblico è sempre sconveniente, non serve aspettare che l'uno solletichi gli ardori lombari dell'altro. Nel caso di effusioni omosessuali non fa problema in prima istanza il grado di espressione di tali effusioni, ma fanno problema le effusioni stesse (semmai l'immoralità dell'atto può essere aggravata dal grado delle dimostrazioni di affetto).<br />Detto ciò, la comunità LGBT dovrebbe rallegrarsi dell'avvenuto chiarimento: nessuno infatti si è permesso di dire che due ragazzi gay non possono baciarsi in pubblico, ma solo che è bene che temperino il loro trasporto emotivo, così come è richiesto per una coppia etero. Si tratta di perfetta equiparazione. È una classica vittoria del pensiero rivoluzionario che procede per tappe: lo scontro non è più sulle effusioni tra due persone omosessuali, bensì sulla soglia di tollerabilità di queste. Domani anche questa meta sarà conquistata e il dibattito si sposterà un poco più avanti, ad esempio su quante persone omosessuali potranno contemporaneamente esternare fisicamente le proprie intime eccitazioni. E così via in un climax involutivo inarrestabile.<br />Dunque ancora una vicenda che conferma che l'omosessualità è assolutamente ben accetta dai più. Anzi forse più che accettata, è temuta. Temuta perché è foriera di conseguenze giudiziarie, di gogne mediatiche, di insulti via social, di discriminazione sociale. Per paradosso questa è la vera omofobia: la paura dell'omosessuale che ti potrebbe mettere nei guai. Ma se stanno così le cose, vuole dire che gli artefici di questa omofobia sono proprio i gay militanti. Un caso paradigmatico di eterogenesi dei fini. Anzi, di omogenesi dei fini.<br /> <br />Titolo originale: Dalla spiaggia di Fregene una lezione sull'omofobia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-07-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 678]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40389765</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2020 20:28:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40389765/le_effusioni_gay_sulla_spiaggia_di_fregene_dimostrano_il_trionfo_dellideologia_gay.mp3" length="8441102" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247&#13;
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LE EFFUSIONI GAY SULLA SPIAGGIA DI FREGENE DIMOSTRANO IL TRIONFO DELL'IDEOLOGIA GAY di Tommaso Scandroglio&#13;
Sicuramente conoscete la storia della Piuma della gallina Pina. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247</a><br /><br />LE EFFUSIONI GAY SULLA SPIAGGIA DI FREGENE DIMOSTRANO IL TRIONFO DELL'IDEOLOGIA GAY di Tommaso Scandroglio<br />Sicuramente conoscete la storia della Piuma della gallina Pina. La gallina Pina perde una piuma, la notizia fa il giro del pollaio e alla fine la storia, passando di becco in becco, è così stravolta che racconta di ben cinque galline morte. A Fregene è accaduto come alla gallina Pina, ma solo al contrario: si narra di una piuma persa, invece c'è di mezzo una gallina morta.<br />Partiamo dal racconto quando ormai ha concluso il giro del pollaio mediatico: due ragazzi omosessuali stavano prendendo il sole presso lo stabilimento balneare della Marina Militare di Fregene. Si scambiano un bacio e immediatamente un vicino di ombrellone li intima di smettere altrimenti avrebbe chiamato il «maresciallo dirigente per farli cacciare». Fabrizio Marrazzo, responsabile del Gay Center, che va a nozze (anzi, ad unioni civili) ogni volta che fiuta aria di omofobia, così ha commentato il fatto: «Quanto accaduto è molto grave perché ancora oggi una coppia Lgbt non è libera di passare qualche ora di svago in serenità, senza sentirsi offesa o minacciata. Pertanto chiediamo ai gestori dello stabilimento di prendere le distanze dai fatti e di proporre ai bagnanti di farsi dei selfie dove si baciano in segno di solidarietà alla giovane coppia».<br /><br />I FATTI VERI<br />Ora riportiamo i fatti per come sono realmente accaduti, ossia il fatto prima che fosse edulcorato dagli abitanti del pollaio. Citiamo le parole, così come riportate da Fregene on line, di un responsabile dello stabilimento il quale ha raccolto la testimonianza del vicino di ombrellone che ha protestato:<br />«Ho assistito a quanto segue: due ragazzi di giovane età, poco distanti da noi, provvedevano a spalmarsi la crema protettiva reciprocamente in modo ambiguo e fuori luogo, con massaggi ben visibili che arrivavano anche alle parti intime, con lo stupore dei bambini che assistevano a quanto stava accadendo.<br />Dopodiché si sono stesi sul lettino e uno dei due, allungando in maniera ripetuta il piede lateralmente, andava a toccare le parti intime dell'altro con insistenza e con l'intento di stimolarlo. Noncuranti della presenza dei bambini, i due giovani hanno iniziato a scambiarsi effusioni amorose in maniera sempre più spinta, toccandosi le parti intime di fronte a tutti i bagnanti.<br />Valutato quanto detto, nel rispetto del buon costume, della serietà istituzionale dello stabilimento e nella tutela dei minori, ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale, smentendo dunque l'accusa rivolta al sottoscritto di aggressione omofoba.<br />Nel ribadire quanto affermato, preciso che, nell'eventuale insistenza del comportamento suddetto, avrei provveduto a chiamare chi di dovere per farlo intervenire. Dichiaro quindi quanto detto e prendo le distanze dal racconto distorto e menzognero esposto dai due ragazzi o chi per loro, avente scopo di strumentalizzazione e scalpore mediatico».<br /><br />QUALCHE RIFLESSIONE A MARGINE DI QUANTO ACCADUTO<br />Lo spirito di delazione che innerva il Ddl Zan è già ben presente non solo nella comunità LGBT, ma anche nei media. In buona sostanza già da tempo tira un brutto vento che sibila così: dagli all'omofobo. Se una coppia etero amoreggia in modo sconcio forse emetteremo qualche colpetto di tosse per ammonirli. Se è una coppia gay a farlo e abbiamo la raucedine faremo di tutto per non tossire.<br />Viviamo in un clima di intimidazione dove chi dimora nell'aurea sigla LGBT può sentirsi un privilegiato e chi ne è fuori è un perenne candidato alla persecuzione. 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QUANDO LA FEDE SI FA MUSICA di Tommaso Scandroglio<br />In una nota della famiglia si legge che Ennio Morricone è morto «all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede». Questa è forse la notizia più rilevante dentro la notizia della scomparsa del compositore romano: Morricone ha lasciato questa terra con il conforto della fede, espressione che, così vogliamo sperare, voglia dire «con il conforto dei sacramenti».<br />E per parlare dell'autore delle musiche di Per un pugno di dollari e di C'era una volta in America iniziamo dal suo rapporto con Dio, perché tutto il resto è secondario, anche per gli uomini di grande talento come lui. In una intervista rilasciata nel 2015 a Famiglia Cristiana così Morricone parlava della educazione cattolica che aveva ricevuto: «Provengo da una famiglia cristiana. La mia fede è nata in famiglia. I miei nonni erano molto religiosi. Con mia madre e le mie sorelle abbiamo sempre pregato prima di andare a letto. Ricordo il periodo della guerra. Durante quei terribili anni pregavamo il rosario. Eravamo tutti molto impressionati. Mi rivedo assonnato che rispondo alle Ave Maria di mia madre. Siamo sempre stati religiosi. La Domenica andavamo a Messa e ci accostavamo al sacramento della Comunione». Una fede che, seppur con qualche riflesso di cristianesimo sociale, era viva anche in età matura: «Io prego un'ora al giorno, ma anche di più. È la prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso. La mattina mi fermo davanti a quel Cristo [ed indica un'immagine di Gesù presente nel soggiorno]. E anche la sera. Spero che le mie preghiere vegano ascoltate».<br /><br />LA MUSICA AVVICINA A DIO<br />Poi una domanda sul rapporto tra musica e Dio: «La musica è sicuramente vicina a Dio - risponde il maestro - La musica è l'unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno e all'eternità». Se gli occhi sono specchio dell'anima, per Morricone anche la sua musica lo era e rivelava molto di lui: «Luciano Salce, regista di cui ho musicato diversi film, un giorno mi chiamò e mi disse: "Devo lasciarti". "Perché?". Eravamo amici e rimanemmo amici fino alla sua morte. "Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza". Questo episodio mi ha segnato molto. Grazie a lui ho cominciato a ragionarci su. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso». Se da una parte alcune sue musiche esprimono implicitamente una tensione verso il trascendente, altre sue composizioni si inseriscono volutamente nel repertorio sacro. Pensiamo ad esempio Amen, Missa Papae Francisci, Una Via crucis.<br />Se dici Morricone dici "colonne sonore per film", ma in realtà il compositore romano ha spaziato in moltissimi generi ed è stato arrangiatore di canzoni celeberrime come, tra le molte, Sapore di sale, Il mondo, Se telefonando. Tra questi generi quello che coltivava con più passione era la musica contemporanea, che lui chiamava "musica assoluta", forse perché, nelle sue intenzioni, aveva valore di per sé, senza bisogno di un film perché fosse ascoltata. Se per il due volte Premio Oscar la musica contemporanea che scriveva era il suo gioiello più prezioso, questa era sostanzialmente snobbata sia dalla critica, sia dai suoi colleghi compositori contemporanei sia dal pubblico. Quest'ultimo entra comprensibilmente in visibilio per Gabriel's oboe, pezzo celeberrimo che ritorna più volte nel film Mission e la cui melodia dà prova, insieme a moltissime altre colonne sonore, di come Morricone fosse uno degli eredi più degni di oggi del bel canto all'italiana. Di certo il grande pubblico non si avventura nell'ascoltare i suoi concerti per strumenti solisti e orchestra o pezzi come Frammenti di Erossu o le musiche per i balletti Requiem per un destino, composizioni di cui ignora molto probabilmente addirittura l'esistenza (sui YouTube il numero di ascoltatori arriva solo a qualche centinaio contro il milione e trecentomila di Gabriel's oboe).<br /><br />SCRIVERE MUSICA PER FILM<br />Ora se il signor Rossi snobba il Morricone autore di musiche contemporanee perché non così orecchiabili come le sue colonne sonore, l'ambiente che gravita invece alla cosiddetta musica contemporanea lo ha sempre guardato con diffidenza per il motivo opposto: una musica solo apparentemente colta, ma in realtà troppo fruibile, troppo melodica, troppo "potabile" (se sei comprensibile non sei colto), priva di quelle dissonanze, inciampi, acciacchi e stridori che dovrebbero essere un marchio di garanzia per chi vuole scrivere oggi musica seria. Ed infatti il Nostro aveva studiato alla scuola di Goffredo Petrassi e sostanzialmente l'impianto dei suoi lavori - al netto di qualche sperimentazione - era tonale, quindi ascoltabile. Una vera bestemmia soprattutto pensando agli anni in cui Morricone si formò ed iniziò a scrivere, anni in cui imperversava la dodecafonia, lo strutturalismo, il minimalismo. Inoltre gli ambienti accademici non gli hanno mai perdonato il suo svendersi e involgarirsi con le musiche pop per i film. Una persona non gradita, un paria, in buona sostanza, negli ambienti che contano.<br />Di suo Morricone non ha mai nascosto che iniziò a scrivere musica per film per guadagnarsi il pane (Petrassi detestava questa sua scelta perché impura) e così essere in grado di scrivere musica colta. Ma la fama gli venne dalla produzione popolare e non sfondò mai come compositore contemporaneo. Un paradosso: un uomo che è stato osannato a livello mondiale dal pubblico e dalla quasi totalità dei registi, che ha vinto decine e decine di premi e che ha segnato per sempre la storia della produzione musicale per il grande schermo, non trovò quasi alcun riconoscimento per le opere che lui giudicava di maggior pregio.<br />Vien da chiedersi allora se è morto con questo rimpianto, con il rimpianto di essere passato alla storia per Il buono, il brutto e il cattivo e non per 4 Anamorfosi latine. Forse no a giudicare dal suo carattere umile che lo ha portato a chiedere esequie in forma privata, perché - così ha lasciato scritto nel testamento - «non voglio disturbare».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37348109</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 20:03:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37348109/ennio_morricone_muore_a_91_anni_quando_la_fede_si_fa_musica.mp3" length="7634023" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6209&#13;
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ENNIO MORRICONE MUORE A 91 ANNI... QUANDO LA FEDE SI FA MUSICA di Tommaso Scandroglio&#13;
In una nota della famiglia si legge che Ennio Morricone è morto «all'alba del 6 luglio in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6209" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6209</a><br /><br />ENNIO MORRICONE MUORE A 91 ANNI... QUANDO LA FEDE SI FA MUSICA di Tommaso Scandroglio<br />In una nota della famiglia si legge che Ennio Morricone è morto «all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede». Questa è forse la notizia più rilevante dentro la notizia della scomparsa del compositore romano: Morricone ha lasciato questa terra con il conforto della fede, espressione che, così vogliamo sperare, voglia dire «con il conforto dei sacramenti».<br />E per parlare dell'autore delle musiche di Per un pugno di dollari e di C'era una volta in America iniziamo dal suo rapporto con Dio, perché tutto il resto è secondario, anche per gli uomini di grande talento come lui. In una intervista rilasciata nel 2015 a Famiglia Cristiana così Morricone parlava della educazione cattolica che aveva ricevuto: «Provengo da una famiglia cristiana. La mia fede è nata in famiglia. I miei nonni erano molto religiosi. Con mia madre e le mie sorelle abbiamo sempre pregato prima di andare a letto. Ricordo il periodo della guerra. Durante quei terribili anni pregavamo il rosario. Eravamo tutti molto impressionati. Mi rivedo assonnato che rispondo alle Ave Maria di mia madre. Siamo sempre stati religiosi. La Domenica andavamo a Messa e ci accostavamo al sacramento della Comunione». Una fede che, seppur con qualche riflesso di cristianesimo sociale, era viva anche in età matura: «Io prego un'ora al giorno, ma anche di più. È la prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso. La mattina mi fermo davanti a quel Cristo [ed indica un'immagine di Gesù presente nel soggiorno]. E anche la sera. Spero che le mie preghiere vegano ascoltate».<br /><br />LA MUSICA AVVICINA A DIO<br />Poi una domanda sul rapporto tra musica e Dio: «La musica è sicuramente vicina a Dio - risponde il maestro - La musica è l'unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno e all'eternità». Se gli occhi sono specchio dell'anima, per Morricone anche la sua musica lo era e rivelava molto di lui: «Luciano Salce, regista di cui ho musicato diversi film, un giorno mi chiamò e mi disse: "Devo lasciarti". "Perché?". Eravamo amici e rimanemmo amici fino alla sua morte. "Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza". Questo episodio mi ha segnato molto. Grazie a lui ho cominciato a ragionarci su. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso». Se da una parte alcune sue musiche esprimono implicitamente una tensione verso il trascendente, altre sue composizioni si inseriscono volutamente nel repertorio sacro. Pensiamo ad esempio Amen, Missa Papae Francisci, Una Via crucis.<br />Se dici Morricone dici "colonne sonore per film", ma in realtà il compositore romano ha spaziato in moltissimi generi ed è stato arrangiatore di canzoni celeberrime come, tra le molte, Sapore di sale, Il mondo, Se telefonando. Tra questi generi quello che coltivava con più passione era la musica contemporanea, che lui chiamava "musica assoluta", forse perché, nelle sue intenzioni, aveva valore di per sé, senza bisogno di un film perché fosse ascoltata. Se per il due volte Premio Oscar la musica contemporanea che scriveva era il suo gioiello più prezioso, questa era sostanzialmente snobbata sia dalla critica, sia dai suoi colleghi compositori contemporanei sia dal pubblico. Quest'ultimo entra comprensibilmente in visibilio per Gabriel's oboe, pezzo celeberrimo che ritorna più volte nel film Mission e la cui melodia dà prova, insieme a moltissime altre colonne sonore, di come Morricone fosse uno degli eredi più degni di oggi del bel canto all'italiana. Di certo il grande pubblico non si avventura nell'ascoltare i suoi concerti per strumenti solisti e orchestra o pezzi come Frammenti di Erossu o le musiche per i balletti Requiem per un destino,...]]></itunes:summary><itunes:duration>478</itunes:duration><itunes:keywords>colonna,ennio,fede,morricone,musica,sonora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a2ae84780565f1a3f5af3865dc1ed393.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Legge sull'omofobia: il comunicato della CEI è buono... ma non colpisce nel segno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/legge-sull-omofobia-il-comunicato-della-cei-e-buono-ma-non-colpisce-nel-segno--31168024</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175</a><br /><br />LEGGE SULL'OMOFOBIA: IL COMUNICATO DELLA CEI E' BUONO... MA NON COLPISCE NEL SEGNO di Tommaso Scandroglio<br />Un raggio di sole dalla Cei. Un comunicato dei vescovi italiani sulla proposta di legge Zan sulla cosiddetta omofobia che è adamantino sin dal titolo: «Omofobia, non serve una nuova legge». Peccato solo per aver accettato di usare il termine "omofobia" che ha una accezione fortemente ideologica. Ma passiamo oltre e andiamo a leggere il contenuto di questo comunicato.<br />Dopo aver condannato giustamente ogni forma di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali, la Conferenza episcopale sottolinea il fatto che «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E aggiunge che in merito ai nuovi reati che si vogliono introdurre «non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni».<br /><br />LA LIBERTÀ DI PAROLA E DI OPINIONE<br />Il comunicato della Cei addirittura rilancia e lo fa sul tavolo della liberta di parola e di opinione: «Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte». I vescovi italiani poi ricorrono ad un esempio paradigmatico e assolutamente azzeccato: «Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso». In chiusura la Cei suggerisce di puntare non tanto sulla repressione penale, bensì sulla educazione delle coscienze.<br />Il raggio di sole di cui sopra però fa fatica a fendere alcune spesse nubi. Ci spieghiamo meglio. Bene sottolineare il fatto che la persona omosessuale è già tutelata in quanto persona dal nostro ordinamento giuridico. Bene rimarcare il fatto che il Ddl Zan si presta a probabili derive liberticide. Ma quello che fa problema di questa proposta di legge non sono tanto questi due aspetti, o altri aspetti giuridici, bensì che il Ddl Zan volendo tappare la bocca a chi critica l'omosessualità e le condotte omosessuali presuppone che l'omosessualità sia una bene giuridico, che sia una condizione tutelata dallo Stato e che le condotte omosessuali siano diritti legittimi, tutte realtà giuridiche che in effetti sono state già introdotte nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà sulle Unioni civili. In breve il Ddl presuppone il fatto che l'omosessualità sia una variabile dell'orientamento sessuale moralmente accettabile.<br /><br />L'OMOSESSUALITÀ NON FA IL BENE DELLA PERSONA<br />Dunque il comunicato Cei, pur essendo lodevole, non va alla radice del problema: si deve dire No al Ddl Zan non tanto perché non ci sono lacune normative sulla materia o perché sarebbe un attentato alla nostra libertà di parola, bensì perché l'omosessualità non fa il bene della persona e quindi contraddice il bene comune. Il giudizio morale in questo caso si riflette anche in ambito giuridico-politico. In effetti questa critica di fondo difficilmente sarebbe potuta venire dalla Cei perché la stessa più volte è rimasta inerte di fronte alle veglie arcobaleno tenute in molte chiese di Italia, ai corsi parrocchiali che da inclusivi delle persone omosessuali si trasformavano di fatto in inclusivi dell'omosessualità, alla permanenza in ambito ecclesiale e parrocchiale di persone omosessuali che rivestivano ruoli importanti e che non avevano nessuna intenzione di abbandonare il loro stile di vita gaio (famigerato il caso del capo scout che si "sposò " in comune, con benedizione del vicario parrocchiale presente alla cerimonia), contraddicendo in tal modo quanto disposto al n. 11 dal documento «Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali» della Congregazione per la Dottrina della Fede.<br />In breve non si può dire No all'omosessualità solo a metà, solo sul versante giuridico. Bene ha fatto la Cei a ricordare l'impegno educativo delle coscienze, ma questa educazione deve essere promossa non solo versante del rispetto delle persone omosessuali, ma ancor prima sul versante del rispetto della verità tutta intera sull'uomo. Dunque se non si ritorna a livello pastorale a formare rettamente le coscienze sul tema omosessualità si avranno sempre le armi spuntate sui vari Ddl Zan che verranno proposti. Infatti questi progetti di legge non nascono come funghi dall'oggi al domani, ma sono il precipitato giuridico di una sensibilità diffusa costruita nel tempo. Si propongono queste norme proprio perché ormai, ben prima, il percepito collettivo ha già accettato l'omosessualità. Per contrastare queste leggi certamente è meritorio appuntare aporie ed errori giuridici in esse presenti, ma appare come il tentativo di curare i sintomi e non la patologia. Il problema dunque sta a monte, sul piano culturale, non a valle, sul piano giuridico, piano che ha recepito solo i frutti di un lavoro pluridecennale volto a far accettare a tutti il mondo arcobaleno.<br />Dunque lodevole aver richiuso il recinto per non far scappare altre vacche, ma nella consapevolezza che la maggior parte della mandria è già scappata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31168024</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 18:06:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31168024/legge_sull_omofobia.mp3" length="6865814" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175

LEGGE SULL'OMOFOBIA: IL COMUNICATO DELLA CEI E' BUONO... MA NON COLPISCE NEL SEGNO di Tommaso Scandroglio
Un raggio di sole dalla Cei. Un comunicato dei vescovi italiani sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175</a><br /><br />LEGGE SULL'OMOFOBIA: IL COMUNICATO DELLA CEI E' BUONO... MA NON COLPISCE NEL SEGNO di Tommaso Scandroglio<br />Un raggio di sole dalla Cei. Un comunicato dei vescovi italiani sulla proposta di legge Zan sulla cosiddetta omofobia che è adamantino sin dal titolo: «Omofobia, non serve una nuova legge». Peccato solo per aver accettato di usare il termine "omofobia" che ha una accezione fortemente ideologica. Ma passiamo oltre e andiamo a leggere il contenuto di questo comunicato.<br />Dopo aver condannato giustamente ogni forma di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali, la Conferenza episcopale sottolinea il fatto che «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E aggiunge che in merito ai nuovi reati che si vogliono introdurre «non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni».<br /><br />LA LIBERTÀ DI PAROLA E DI OPINIONE<br />Il comunicato della Cei addirittura rilancia e lo fa sul tavolo della liberta di parola e di opinione: «Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte». I vescovi italiani poi ricorrono ad un esempio paradigmatico e assolutamente azzeccato: «Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso». In chiusura la Cei suggerisce di puntare non tanto sulla repressione penale, bensì sulla educazione delle coscienze.<br />Il raggio di sole di cui sopra però fa fatica a fendere alcune spesse nubi. Ci spieghiamo meglio. Bene sottolineare il fatto che la persona omosessuale è già tutelata in quanto persona dal nostro ordinamento giuridico. Bene rimarcare il fatto che il Ddl Zan si presta a probabili derive liberticide. Ma quello che fa problema di questa proposta di legge non sono tanto questi due aspetti, o altri aspetti giuridici, bensì che il Ddl Zan volendo tappare la bocca a chi critica l'omosessualità e le condotte omosessuali presuppone che l'omosessualità sia una bene giuridico, che sia una condizione tutelata dallo Stato e che le condotte omosessuali siano diritti legittimi, tutte realtà giuridiche che in effetti sono state già introdotte nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà sulle Unioni civili. In breve il Ddl presuppone il fatto che l'omosessualità sia una variabile dell'orientamento sessuale moralmente accettabile.<br /><br />L'OMOSESSUALITÀ NON FA IL BENE DELLA PERSONA<br />Dunque il comunicato Cei, pur essendo lodevole, non va alla radice del problema: si deve dire No al Ddl Zan non tanto perché non ci sono lacune normative sulla materia o perché sarebbe un attentato alla nostra libertà di parola, bensì perché l'omosessualità non fa il bene della persona e quindi contraddice il bene comune. Il giudizio morale in questo caso si riflette anche in ambito giuridico-politico. In effetti questa critica di fondo difficilmente sarebbe potuta venire dalla Cei perché la stessa più volte è rimasta inerte di fronte alle veglie arcobaleno tenute in molte chiese di Italia, ai corsi parrocchiali che da inclusivi delle persone omosessuali si trasformavano di fatto in inclusivi dell'omosessualità, alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:keywords>carcere,cei,gay,legge,libertà,omofobia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6b010bfd7740cf331e48bca6b0182bff.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morto Carlo Casini, figura controversa del movimento per la vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morto-carlo-casini-figura-controversa-del-movimento-per-la-vita--24256798</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067</a><br /><br />MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA di TOMMASO SCANDROGLIO<br />MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA<br />Presidente del Movimento per la Vita e parlamentare con la DC e l'UDC, è stato protagonista nei suoi 85 anni di molte battaglie, ma ha anche causato dolorose divisioni nel mondo pro life italiano<br />di Tommaso Scandroglio<br />Si è spento ieri all'età di 85 e dopo lunga malattia Carlo Casini, per moltissimi anni presidente del Movimento per la Vita (che fu fondato da Francesco Migliori nel 1980). Magistrato della Corte di Cassazione, docente universitario, membro della Pontificia Accademia per la Vita, giornalista pubblicista, saggista dagli interessi plurimi, la sua esperienza come politico inizia tra le fila della Democrazia cristiana. Siede alla Camera dal 1979 al 1992, poi ricopre il ruolo di europarlamentare nell'84, '89, '94, 2006 e 2009.<br />Anche i suoi detrattori più critici all'interno del mondo pro-life non possono non riconoscere che Casini per decenni è stato una figura centrale - con tutta l'ambiguità dell'accezione che questo aggettivo comporta - nel panorama bioetico nazionale e, con accenti diversi, internazionale.<br /><br />LE BATTAGLIE (PERSE) DEL MOVIMENTO PER LA VITA<br />I suoi sostenitori in queste ore lo ricordano come colui che portò avanti una lotta serrata a favore della vita nascente e morente e a favore della famiglia, durante tutta una lunga parabola temporale entro cui si accesero in Italia battaglie pro e contro il divorzio, l'aborto, la fecondazione artificiale e le unioni omosessuali civilmente riconosciute. Gli amici e collaboratori di una vita piangono la scomparsa di un leader lucido che seppe tenere testa al fronte laicista spostando la battaglia sui temi sensibili dal piano esclusivamente confessionale ad uno più laico, ossia mostrando le ragioni della difesa della vita, sia sotto il profilo morale che giuridico.<br />Amici e collaboratori lo ricordano come il fondatore di un movimento, ben radicato sul territorio, che è stato per lungo tempo il paradigma  di riferimento, quasi esclusivo, del mondo pro-life, come un uomo capace di far germinare progetti rilevanti quali i Centri Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, le case di accoglienza per le mamme,  la campagna di respiro europeo Uno di Noi e di farsi promotore del referendum abrogativo della legge 194, nonché propugnatore del varo della legge 40 del 2004 sulla fecondazione extracorporea, legge che avrebbe messo fine - così sostengono - al far west procreativo fino ad allora dilagante e che avrebbe impedito al fronte pro choice di varare una norma ben peggiore.<br />Volendo meramente fotografare un dato di fatto e omaggiando la sua memoria di uomo schietto e franco con il ricordo anche di alcuni profondi dissapori che le sue scelte provocarono all'interno del mondo prolife, la figura di Casini è stata indubbiamente anche divisiva. I suoi oppositori più fieri, presenti più tra le fila amiche che nemiche, negli anni gli hanno contestato un eccessivo personalismo nella direzione del Movimento, una scomoda sovrapposizione tra la figura di presidente e il ruolo politico che avrebbe rischiato di far scomparire la buona causa dell'impegno per la vita e la famiglia tra le rapide dei giochi di palazzo.<br /><br />ATTEGGIAMENTO COMPROMISSORIO<br />Altra censura che spesso si è levata nel micro o macrocosmo prolife è stata quella di un atteggiamento compromissorio, quasi con accenti utilitaristi, sul fronte legislativo, promuovendo, oltre al referendum massimalista sulla legge 194, anche uno minimalista e poi appoggiando ad esempio una legge, la 40, che legittima un male morale: presidiare normativamente la fecondazione artificiale al fine di evitare derive ulteriori che poi, puntualmente, si sono verificate. Altresì si biasimò in lui una strategia eccessivamente difensiva, di corto respiro come nel caso della campagna Uno di Noi. Infine un'altra critica ricorrente è stata quella che vedeva il Movimento per la Vita laico sulla carta, ma nei fatti legato a filo doppio con la Cei, un filo che non pochi avrebbero voluto rescindere.<br />Tutte queste dinamiche profondamente dialettiche nell'organismo prolife lo minarono in radice e nacquero scissioni, scontri al calor bianco, barricate culturali che, ancor oggi, marcano  nell'intimo le differenti anime di realtà associative impegnate nella difesa di quelli che una volta venivano chiamati principi non negoziabili.<br />Che ci si voglia posizionare tra i fan di Casini o tra le fila dei censori, tra gli entusiasti o tra i perplessi, riteniamo che sia indubbio ammettere che il sacro fuoco della difesa della verità ardeva in lui incessantemente e lo ha consumato - come fiamma che consuma la candela - fino al letto di morte. Una preghiera per lui e per i suoi cari che lo piangono.<br /><br />Nota di BastaBugie: in tutti questi anni abbiamo pubblicato decine di articoli sulle travagliate vicende del Movimento per la Vita e dei comportamenti tenuti dal suo presidente Carlo Casini. Lo conoscevamo personalmente, abbiamo cenato con lui più volte, abbiamo avuto spesso pareri difformi (vedi qui e qui) culminati con un articolo della rivista del MpV che condannava, tra gli altri, anche BastaBugie (vedi qui).<br />Resta comunque la cristiana pietà che ci chiama a una preghiera per la sua anima e per i familiari tutti, in particolar modo la moglie, i quattro figli e i (tanti) nipoti che abbiamo conosciuto in un ritrovo familiare in occasione dell'anniversario di matrimonio. Fu Carlo stesso a dirci il motivo per cui lo festeggiavano il 28 dicembre: non era la data del matrimonio, ma siccome la Chiesa ricorda i Santi innocenti martiri uccisi da Erode, e visto che lui la considerava la battaglia della vita (in difesa degli innocenti uccisi con l'aborto) festeggiava quindi con la moglie (e i parenti tutti) tale significativa data.<br />Per leggere le decine di articoli che abbiamo pubblicato su di lui e sul Movimento per la Vita, clicca nel seguente link:<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=movimento_per_la_vita" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=movimento_per_la_vita</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24256798</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 20:00:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24256798/morto_carlo_casini_figura_controversa_del_movimento_per_la_vita.mp3" length="6696959" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067&#13;
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MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA di TOMMASO SCANDROGLIO&#13;
MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA&#13;
Presidente del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067</a><br /><br />MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA di TOMMASO SCANDROGLIO<br />MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA<br />Presidente del Movimento per la Vita e parlamentare con la DC e l'UDC, è stato protagonista nei suoi 85 anni di molte battaglie, ma ha anche causato dolorose divisioni nel mondo pro life italiano<br />di Tommaso Scandroglio<br />Si è spento ieri all'età di 85 e dopo lunga malattia Carlo Casini, per moltissimi anni presidente del Movimento per la Vita (che fu fondato da Francesco Migliori nel 1980). Magistrato della Corte di Cassazione, docente universitario, membro della Pontificia Accademia per la Vita, giornalista pubblicista, saggista dagli interessi plurimi, la sua esperienza come politico inizia tra le fila della Democrazia cristiana. Siede alla Camera dal 1979 al 1992, poi ricopre il ruolo di europarlamentare nell'84, '89, '94, 2006 e 2009.<br />Anche i suoi detrattori più critici all'interno del mondo pro-life non possono non riconoscere che Casini per decenni è stato una figura centrale - con tutta l'ambiguità dell'accezione che questo aggettivo comporta - nel panorama bioetico nazionale e, con accenti diversi, internazionale.<br /><br />LE BATTAGLIE (PERSE) DEL MOVIMENTO PER LA VITA<br />I suoi sostenitori in queste ore lo ricordano come colui che portò avanti una lotta serrata a favore della vita nascente e morente e a favore della famiglia, durante tutta una lunga parabola temporale entro cui si accesero in Italia battaglie pro e contro il divorzio, l'aborto, la fecondazione artificiale e le unioni omosessuali civilmente riconosciute. Gli amici e collaboratori di una vita piangono la scomparsa di un leader lucido che seppe tenere testa al fronte laicista spostando la battaglia sui temi sensibili dal piano esclusivamente confessionale ad uno più laico, ossia mostrando le ragioni della difesa della vita, sia sotto il profilo morale che giuridico.<br />Amici e collaboratori lo ricordano come il fondatore di un movimento, ben radicato sul territorio, che è stato per lungo tempo il paradigma  di riferimento, quasi esclusivo, del mondo pro-life, come un uomo capace di far germinare progetti rilevanti quali i Centri Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, le case di accoglienza per le mamme,  la campagna di respiro europeo Uno di Noi e di farsi promotore del referendum abrogativo della legge 194, nonché propugnatore del varo della legge 40 del 2004 sulla fecondazione extracorporea, legge che avrebbe messo fine - così sostengono - al far west procreativo fino ad allora dilagante e che avrebbe impedito al fronte pro choice di varare una norma ben peggiore.<br />Volendo meramente fotografare un dato di fatto e omaggiando la sua memoria di uomo schietto e franco con il ricordo anche di alcuni profondi dissapori che le sue scelte provocarono all'interno del mondo prolife, la figura di Casini è stata indubbiamente anche divisiva. I suoi oppositori più fieri, presenti più tra le fila amiche che nemiche, negli anni gli hanno contestato un eccessivo personalismo nella direzione del Movimento, una scomoda sovrapposizione tra la figura di presidente e il ruolo politico che avrebbe rischiato di far scomparire la buona causa dell'impegno per la vita e la famiglia tra le rapide dei giochi di palazzo.<br /><br />ATTEGGIAMENTO COMPROMISSORIO<br />Altra censura che spesso si è levata nel micro o macrocosmo prolife è stata quella di un atteggiamento compromissorio, quasi con accenti utilitaristi, sul fronte legislativo, promuovendo, oltre al referendum massimalista sulla legge 194, anche uno minimalista e poi appoggiando ad esempio una legge, la 40, che legittima un male morale: presidiare normativamente la fecondazione artificiale al fine di evitare derive ulteriori che poi, puntualmente, si sono verificate. Altresì si...]]></itunes:summary><itunes:duration>419</itunes:duration><itunes:keywords>casini,movimento,mpv,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45d9ee0e85a3149cc6ea7aa7b4c88ee7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A Sanremo Fiorello prende in giro la Chiesa, i sacerdoti, la fede</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-sanremo-fiorello-prende-in-giro-la-chiesa-i-sacerdoti-la-fede--22469658</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010</a><br /><br />A SANREMO FIORELLO PRENDE IN GIRO LA CHIESA, I SACERDOTI, LA FEDE di Tommaso Scandroglio<br />Entra dalla platea ed entra in talare. È Fiorello che apre così il Festival di Sanremo. Con la sua usuale verve affascina il pubblico osannante: «Buonasera fratelli e buonasera sorelle! In questo mondo c'è bisogno di pace! Scambiatevi il segno di pace. Datevi la mano un con l'altro. Fatelo sul serio». Poi spiega il motivo del suo abbigliamento: «Questo è il festival delle polemiche e bisogna iniziare con qualcosa di veramente forte. Questo non è un abito blasfemo, ma un abito di scena. Dovevamo iniziare con qualcosa di potente. Questo è l'abito originale di Don Matteo». Lo sketch si conclude con Fiorello e tutto il pubblico che cantano "Amadeus" sulle note dell'alleluia.<br /><br />CATTOLICI RIDOTTI A MACCHIETTA<br />Fiorello, pleonastico a dirsi, è un genio dello spettacolo. Ma ai geni si deve perdonare di meno che alla very normal people proprio a motivo del loro genio. Il primo commento, quello più epidermico e dettato dalle viscere, è intuitivo per  i lettori della Bussola: Fiorello ha preso in giro la Chiesa, i sacerdoti, la fede. "Lo facesse con l'islam con tanto di Kufi in testa o scimmiottasse il cohen ebraico!", a qualcuno scapperebbe da dire. Il Rosario Tindaro nazionale lo sa ed è per questo che ha tirato fuori la foglia di fico dell'abito di scena per coprire alcune pudenda che in realtà hanno visto milioni di spettatori.<br />Però se facciamo tacitare per un attimo le nostre viscere, ci accorgiamo di un fatto quasi banale. Fiorello inconsapevolmente ci ha confermato in una verità tanto lapalissiana che non riusciamo nemmeno più a vederla: la Chiesa, la fede, i sentimenti religiosi, etc. vanno bene ormai solo per far ridere. I cattolici sono ridotti a macchiette. La religione cattolica sopravvive nella mente dei più come una tenue eco di qualcosa di assolutamente alieno con la vita di ogni giorno, buona solo per strappare sbadigli, sdegnose riprovazioni (sagrestia per molti fa rima solo con pedofilia) o risate se ci mette del suo un comico.<br /><br />SOLO CANZONETTE?<br />Già il fatto che Fiorello si presenti in talare la dice lunga. Quanti sono i sacerdoti in talare? Lo zero virgola. Però nell'immaginario collettivo il sacerdote è in talare. Fiorello stimola l'immaginario collettivo e dunque la talare ha una sua ragion d'essere. Però - e qui sta il punto - si tratta ormai solo di un simbolo, di una icona, di una suggestione visiva senza più nessun aggancio con il reale. Siamo perciò oltre alla satira del sacro. Il sacro è ridotto né più né meno ad un espediente di scena, ad un canovaccio teatrale, ad un topos comico, ad una maschera, così come in Shakespeare c'è il buffone e la prostituta. Perciò non prendetevela cari cattolici, nulla di personale. La talare è solo un pretesto, appunto «un abito di scena», come ha ricordato il Nostro.<br />E dunque Fiore ci può prendere in giro perché i cattolici che vivono la loro fede in talare - ossia seriamente - sono pressoché estinti. Quindi numericamente innocui e di certo quei pochi esistenti non siedono nella stanza dei bottoni. Gli altri, i cattolici con il maglioncino grigio topo, plaudono festanti al dileggio festivaliero cantando "Amadeus" sulla melodia dell'alleluia parrocchiale. Tanto sono solo canzonette, si dirà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22469658</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 09:46:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22469658/a_sanremo_fiorello_prende_in_giro_la_chiesa.mp3" length="4434963" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010

A SANREMO FIORELLO PRENDE IN GIRO LA CHIESA, I SACERDOTI, LA FEDE di Tommaso Scandroglio
Entra dalla platea ed entra in talare. È Fiorello che apre così il Festival di Sanremo. Con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010</a><br /><br />A SANREMO FIORELLO PRENDE IN GIRO LA CHIESA, I SACERDOTI, LA FEDE di Tommaso Scandroglio<br />Entra dalla platea ed entra in talare. È Fiorello che apre così il Festival di Sanremo. Con la sua usuale verve affascina il pubblico osannante: «Buonasera fratelli e buonasera sorelle! In questo mondo c'è bisogno di pace! Scambiatevi il segno di pace. Datevi la mano un con l'altro. Fatelo sul serio». Poi spiega il motivo del suo abbigliamento: «Questo è il festival delle polemiche e bisogna iniziare con qualcosa di veramente forte. Questo non è un abito blasfemo, ma un abito di scena. Dovevamo iniziare con qualcosa di potente. Questo è l'abito originale di Don Matteo». Lo sketch si conclude con Fiorello e tutto il pubblico che cantano "Amadeus" sulle note dell'alleluia.<br /><br />CATTOLICI RIDOTTI A MACCHIETTA<br />Fiorello, pleonastico a dirsi, è un genio dello spettacolo. Ma ai geni si deve perdonare di meno che alla very normal people proprio a motivo del loro genio. Il primo commento, quello più epidermico e dettato dalle viscere, è intuitivo per  i lettori della Bussola: Fiorello ha preso in giro la Chiesa, i sacerdoti, la fede. "Lo facesse con l'islam con tanto di Kufi in testa o scimmiottasse il cohen ebraico!", a qualcuno scapperebbe da dire. Il Rosario Tindaro nazionale lo sa ed è per questo che ha tirato fuori la foglia di fico dell'abito di scena per coprire alcune pudenda che in realtà hanno visto milioni di spettatori.<br />Però se facciamo tacitare per un attimo le nostre viscere, ci accorgiamo di un fatto quasi banale. Fiorello inconsapevolmente ci ha confermato in una verità tanto lapalissiana che non riusciamo nemmeno più a vederla: la Chiesa, la fede, i sentimenti religiosi, etc. vanno bene ormai solo per far ridere. I cattolici sono ridotti a macchiette. La religione cattolica sopravvive nella mente dei più come una tenue eco di qualcosa di assolutamente alieno con la vita di ogni giorno, buona solo per strappare sbadigli, sdegnose riprovazioni (sagrestia per molti fa rima solo con pedofilia) o risate se ci mette del suo un comico.<br /><br />SOLO CANZONETTE?<br />Già il fatto che Fiorello si presenti in talare la dice lunga. Quanti sono i sacerdoti in talare? Lo zero virgola. Però nell'immaginario collettivo il sacerdote è in talare. Fiorello stimola l'immaginario collettivo e dunque la talare ha una sua ragion d'essere. Però - e qui sta il punto - si tratta ormai solo di un simbolo, di una icona, di una suggestione visiva senza più nessun aggancio con il reale. Siamo perciò oltre alla satira del sacro. Il sacro è ridotto né più né meno ad un espediente di scena, ad un canovaccio teatrale, ad un topos comico, ad una maschera, così come in Shakespeare c'è il buffone e la prostituta. Perciò non prendetevela cari cattolici, nulla di personale. La talare è solo un pretesto, appunto «un abito di scena», come ha ricordato il Nostro.<br />E dunque Fiore ci può prendere in giro perché i cattolici che vivono la loro fede in talare - ossia seriamente - sono pressoché estinti. Quindi numericamente innocui e di certo quei pochi esistenti non siedono nella stanza dei bottoni. Gli altri, i cattolici con il maglioncino grigio topo, plaudono festanti al dileggio festivaliero cantando "Amadeus" sulla melodia dell'alleluia parrocchiale. 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Il maschio da tempo ha dismesso la sua armatura e s'imbelletta nelle beauty farm, abdica al ruolo di padre preferendo quello più comodo di amico dei propri figli. La donna abbandona il focolare domestico e salta sul rapido 901 che si chiama divorzio express, destinazione successo personale oppure s'imbarca sul transatlantico della carriera emancipatrice. La politica desiste dagli ideali alti, più attratta, sotto ricatto elettorale del popolino cresciuto sull'Isola del Famosi, dal cabotaggio tra i litorali dei desideri dei cittadini che si fanno diritti in Parlamento.<br />La Chiesa rinuncia alla trascendenza nelle fede e alla metafisica in morale e si scolora in un'organizzazione non governativa che, sempre a rimorchio, dà una mano ai governi in tema di povertà e immigrazione, temi alla fine confortevoli. La scuola si è ridotta a un'erogatrice di servizi insipidi e incolori perché l'inclusività e il pluralismo non hanno mai incendiato i cuori dei ragazzi, ma solo strappato a loro ampi sbadigli. I media, con lodevoli eccezioni, cucinano con ossessiva ripetitività lo stesso menù fatto di stereotipi di plastica e di giudizi copia-incolla.<br /><br />LA RINUNCIA ALLA PROPRIA IDENTITÀ<br />In breve pare che ognuno abbia rinunciato ai propri ruoli naturali, alla sua vocazione, ossia alla sua identità. Il filosofo francese Vladimir Jankélévitch ebbe a scrivere in merito all'identità: «io sono il solo ad essere me stesso» (La cattiva coscienza, Dedalo, Bari, 2000, p. 130). Ecco, pare che si faccia a gara per imitare chi non dobbiamo essere: il maschio imita la donna, la donna il maschio, la Chiesa lo Stato, lo Stato la Chiesa perché si dogmatizza (es. la Costituzione è sacra, l'Europa non si tocca), etc.<br />Il risultato è il seguente: se ciascuno di noi insieme allo Stato, alla Chiesa, alle varie agenzie educative e realtà sociali, preferisce giocare a ribasso, il mondo si svuota di identità e il «diventa ciò che sei» di Pindaro (Pitiche, II, 72) svapora di significato. L'identità è quel tratto di bisturi inciso dalla natura nella carne viva dell'uomo che la storia e la volontà di molti agguerriti ominidi tentano da sempre di cancellare. In tal modo la fisionomia dell'uomo, della donna, degli ordinamenti giuridici, della scuola si deforma, anzi diventa amorfa, liquida. Senza più confini l'uomo non diventa libero, ma si perde perché cammina nel deserto. «Sono libero, ma tra i morti» ricorda il Salmo 87.<br /><br />LA GUERRA CONTRO LA REALTÀ<br />Ora tratto comune di tutte le ideologie è la guerra contro la realtà, contro ciò che è così come è, ossia contro l'identità. Questo per tentare, con sforzo da Sisifo, di sostituire al reale un ideale.<br />Aleksandr Solženicyn racconta nel suo Arcipelago Gulag che l'intellighenzia staliniana un giorno chiese al fior fiore degli ingegneri esperti in mobilità quanti passeggeri ci potessero stare in un vagone ferroviario. Gli ingegneri fecero i conti e li presentarono ai politici. Questi ne furono scandalizzati. Ma come?! Così pochi?! I vagoni dei treni della Grande Madre Russia sono i migliori al mondo e quindi di certo possono contenere un numero di passeggeri enorme. Risultato: gli ingegneri finirono nei gulag con buona pace dei loro calcoli. Se la realtà non ti piace, fai guerra alla realtà.<br />E così se io sono maschio, ma mi sento donna, magicamente divento ciò che la realtà mai potrà concedermi. Se la donna pensa che la sua felicità sia involarsi lontano dalla famiglia e dai figli, ecco l'emancipazione femminile che sbeffeggia la maternità come costrutto sociale, non riconoscendola come realtà naturale. Se la Chiesa pensa che lo srotolarsi dell'esistenza umana scorra unicamente sul piano immanente della storia, dimentica che la realtà dell'uomo è composta da materia e spirito, ecco che le priorità diventano i posti di lavoro e la lotta alle mafie. E l'elenco potrebbe continuare a lungo e lungo le strade della vulgata corrente.<br />Rinunciamo ai compromessi per non rinunciare all'identità.<br /><br />Nota di BastaBugie: non ci stancheremo mai di consigliare la visione dello straordinario video "La battaglia contro la realtà" (durata: 2 minuti) tratto da un film discutibile, ma che in questo spezzone raggiunge un vertice di saggezza.<br />Gli adepti del Fronte Popolare di Giudea confabulano azioni terroristiche contro i nemici di sempre: i romani. Un uomo vuole che la battaglia dei gay di avere figli venga condivisa dagli amici di quel fronte. Ecco allora che uno degli esponenti più saggi del gruppo si domanda se quella non sia una sterile "battaglia contro la realtà". Essere "contro la realtà" è infatti la prerogativa di ogni ideologia. Ieri comunismo e nazionalsocialismo, oggi animalismo, ambientalismo, movimento gay...<br />Ecco dunque l'esilarante ma serissimo video, seguito dal nostro commento alle frasi più significative.<br /><br /><br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Sz9rJowh0pY" rel="noopener">http://www.youtube.com/watch?v=Sz9rJowh0pY</a><br /><br />REALISMO CONTRO IDEOLOGIA<br />- Perché vuoi essere Loretta?<br />- Voglio avere dei bambini. E' un diritto di ogni uomo averne, se li vuole.<br />- Ma tu non puoi avere dei bambini...<br />- Uffa! Non mi opprimere<br />- Non ti sto opprimendo: è che tu non hai l'utero. Dove si dovrebbe sviluppare il feto? Lo vuoi tenere in un barattolo?<br />COMMENTO: al contrario del realismo, l'ideologia non tiene conto della realtà ed anzi vuole piegarla al proprio schema. Se i fatti contraddicono l'idea, tanto peggio per i fatti. Coloro che ricordano la realtà, vengono definiti "nemici" e "oppressori", nonostante le loro argomentazioni siano perfettamente logiche e scientifiche.<br />Come diceva san Massimiliano Maria Kolbe: "Alcuni non cercano la verità perché hanno paura di trovarla".<br /><br />CAMBIARE LA REALTA'<br />- Supponiamo di stabilire che lui non possa avere bambini perché non ha l'utero, il che non è colpa di nessuno, (semmai dei romani)...<br />COMMENTO: l'ideologia non comprende che la realtà è il dato da cui partire, per cui pensa che ciò che vede sia sempre frutto di decisioni umane, quindi tutto può essere cambiato, cambiando il modo di pensare della gente. Ad esempio anche matrimonio e maternità possono essere cambiati a piacimento perché, anche se fino ad ora si pensava che il matrimonio fosse tra un uomo e una donna, ora non è più così. Anche avere figli non può essere impedito a due uomini o due donne.<br />Non accettando la realtà, si considerano "nemiche" tutte le istituzioni che difendono la realtà. Nel video sono i "romani", oggi è principalmente la Chiesa Cattolica (guarda caso: romana).<br /><br />LA PERDITA DELLA RAGIONE<br />- ... ma comunque il diritto di avere dei bambini ce l'ha<br />- Combatteremo gli oppressori per il tuo diritto ad avere dei bambini<br />- Che senso ha combattere per il suo diritto ad avere dei bambini se lui non può avere bambini<br />COMMENTO: il realismo si stupisce dei contorti ragionamenti degli ideologi e cerca di proporre le sue idee cariche di semplice buon senso, cioè di ragione. Purtroppo quando si perde la fede, automaticamente si perde anche la ragione.<br />Come ricordava Giovanni Paolo II: "La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità" (Enciclica Fides et ratio).<br />Ed ecco perché G. K. Chesterton ricordava che "Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo".<br /><br />LA LOTTA CONTRO LA REALTA'<br />- Simbolicamente parlando, è la nostra lotta contro l'oppressione<br />- Simbolicamente parlando, è la sua lotta contro la realtà<br />COMMENTO: in conclusione, si può affermare con San Paolo che il problema dei sapientoni di questo mondo, che pensano di piegare i fatti con l'uso della loro ragione, è che alla fine "Sragionarono con i loro ragionamenti" (Rm 1,21). Ecco perché ad esempio il razionalismo non è usare la ragione, ma storpiarla. Infatti il razionalismo sta alla ragione, come la polmonite sta al polmone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21634129</guid><pubDate>Tue, 14 Jan 2020 22:05:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21634129/compromessi.mp3" length="6510967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5968

SE TI ADEGUI AI COMPROMESSI STAI RINUNCIANDO ALLA REALTA' (E ALLA TUA IDENTITA') di Tommaso Scandroglio
In giro c'è aria di rinuncia. Il maschio da tempo ha dismesso la sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5968" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5968</a><br /><br />SE TI ADEGUI AI COMPROMESSI STAI RINUNCIANDO ALLA REALTA' (E ALLA TUA IDENTITA') di Tommaso Scandroglio<br />In giro c'è aria di rinuncia. Il maschio da tempo ha dismesso la sua armatura e s'imbelletta nelle beauty farm, abdica al ruolo di padre preferendo quello più comodo di amico dei propri figli. La donna abbandona il focolare domestico e salta sul rapido 901 che si chiama divorzio express, destinazione successo personale oppure s'imbarca sul transatlantico della carriera emancipatrice. La politica desiste dagli ideali alti, più attratta, sotto ricatto elettorale del popolino cresciuto sull'Isola del Famosi, dal cabotaggio tra i litorali dei desideri dei cittadini che si fanno diritti in Parlamento.<br />La Chiesa rinuncia alla trascendenza nelle fede e alla metafisica in morale e si scolora in un'organizzazione non governativa che, sempre a rimorchio, dà una mano ai governi in tema di povertà e immigrazione, temi alla fine confortevoli. La scuola si è ridotta a un'erogatrice di servizi insipidi e incolori perché l'inclusività e il pluralismo non hanno mai incendiato i cuori dei ragazzi, ma solo strappato a loro ampi sbadigli. I media, con lodevoli eccezioni, cucinano con ossessiva ripetitività lo stesso menù fatto di stereotipi di plastica e di giudizi copia-incolla.<br /><br />LA RINUNCIA ALLA PROPRIA IDENTITÀ<br />In breve pare che ognuno abbia rinunciato ai propri ruoli naturali, alla sua vocazione, ossia alla sua identità. Il filosofo francese Vladimir Jankélévitch ebbe a scrivere in merito all'identità: «io sono il solo ad essere me stesso» (La cattiva coscienza, Dedalo, Bari, 2000, p. 130). Ecco, pare che si faccia a gara per imitare chi non dobbiamo essere: il maschio imita la donna, la donna il maschio, la Chiesa lo Stato, lo Stato la Chiesa perché si dogmatizza (es. la Costituzione è sacra, l'Europa non si tocca), etc.<br />Il risultato è il seguente: se ciascuno di noi insieme allo Stato, alla Chiesa, alle varie agenzie educative e realtà sociali, preferisce giocare a ribasso, il mondo si svuota di identità e il «diventa ciò che sei» di Pindaro (Pitiche, II, 72) svapora di significato. L'identità è quel tratto di bisturi inciso dalla natura nella carne viva dell'uomo che la storia e la volontà di molti agguerriti ominidi tentano da sempre di cancellare. In tal modo la fisionomia dell'uomo, della donna, degli ordinamenti giuridici, della scuola si deforma, anzi diventa amorfa, liquida. Senza più confini l'uomo non diventa libero, ma si perde perché cammina nel deserto. «Sono libero, ma tra i morti» ricorda il Salmo 87.<br /><br />LA GUERRA CONTRO LA REALTÀ<br />Ora tratto comune di tutte le ideologie è la guerra contro la realtà, contro ciò che è così come è, ossia contro l'identità. Questo per tentare, con sforzo da Sisifo, di sostituire al reale un ideale.<br />Aleksandr Solženicyn racconta nel suo Arcipelago Gulag che l'intellighenzia staliniana un giorno chiese al fior fiore degli ingegneri esperti in mobilità quanti passeggeri ci potessero stare in un vagone ferroviario. Gli ingegneri fecero i conti e li presentarono ai politici. Questi ne furono scandalizzati. Ma come?! Così pochi?! I vagoni dei treni della Grande Madre Russia sono i migliori al mondo e quindi di certo possono contenere un numero di passeggeri enorme. Risultato: gli ingegneri finirono nei gulag con buona pace dei loro calcoli. Se la realtà non ti piace, fai guerra alla realtà.<br />E così se io sono maschio, ma mi sento donna, magicamente divento ciò che la realtà mai potrà concedermi. Se la donna pensa che la sua felicità sia involarsi lontano dalla famiglia e dai figli, ecco l'emancipazione femminile che sbeffeggia la maternità come costrutto sociale, non riconoscendola come realtà naturale. 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E' quanto emerge dalla sezione dedicata ai rapporti tra persone dello stesso sesso contenuta nel libro Che cosa è l'uomo? redatto dalla Pontificia Accademia Biblica (PAB). Come già scritto il testo viene presentato come una «lettura antropologica sistematica della Bibbia», commissionata «dal Papa in persona».<br />Indagheremo qui la sezione dedicata all'omosessualità che occupa circa lo spazio di dieci pagine.<br />Evidenziamo innanzitutto il seguente passaggio: «Va subito rilevato che la Bibbia non parla di inclinazione erotica verso una persona dello stesso sesso, ma solo degli atti omosessuali» (n. 185). Sul piano scritturistico si potrebbe però citare San Paolo: «Né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 10).<br /><br />NÉ EFFEMINATI, NÉ SODOMITI<br />Questa citazione si offre a due riflessioni. La prima: per sodomiti Paolo potrebbe intendere sia coloro che compiono atti di sodomia, sia coloro vivono una condizione di omosessualità. Non si può escludere quindi che il testo si riferisca anche all'inclinazione omosessuale.<br />Seconda riflessione: i termini "effeminati" e "sodomiti" potrebbero sembrare una ripetizione per rafforzare il concetto che coloro che praticano atti omosessuali non «erediteranno il regno di Dio». Ma tale interpretazione difficilmente potrebbe essere accolta, dato che le altre categorie di persone elencate sono assai dissimili tra loro e non c'è traccia di ripetizioni. Dunque Paolo quando usa il termine "effeminati" e "sodomiti" si sta riferendo a due categorie morali differenti: gli effeminati potrebbero essere i transessuali oppure coloro che si comportano da "femmina", ossia coloro che hanno un orientamento omosessuale (nulla vieta che nel medesimo termine confluiscano entrambi i significati); i sodomiti sono invece coloro che compiono atti omosessuali e, tra questi, anche coloro che non hanno una inclinazione omosessuale (assumono condotte omosessuali ad esempio per vizio). Da qui però un doveroso distinguo. La condizione omosessuale, come quella transessuale (entrambe sempre moralmente disordinate), può essere un habitus che la persona si trova a vivere senza sua colpa oppure può essere l'effetto di atti peccaminosi, ad esempio aver continuato nel tempo ad assumere condotte omosessuali, un effetto verso cui la persona sarà chiamata da Dio a rispondere. San Paolo, se la nostra esegesi fosse corretta, quando parla di effeminati, si riferirebbe a questa seconda ipotesi (sempre che non parli solo di transessuali): l'omosessualità quindi, in questi casi, rivelerebbe a monte scelte che non permettono di entrare nel regno dei Cieli.<br /><br />L'OSSESSIONE IMMIGRAZIONISTA DIVENTA CRITERIO ESEGETICO<br />Altra prova che anche l'omosessualità può essere condizione colpevole è data da quest'altro passo paolino: «Si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento» (Rm 1, 27). Passo in cui gli atti ignominiosi sono distinti concettualmente dalle passioni e dal traviamento che nel testo paiono potersi qualificare come condizioni meritevoli di punizione.<br />Torniamo al volume Che cosa è l'uomo?. Al n. 185 e al n. 195 si afferma che la condanna degli atti omosessuali compare poche volte nella Bibbia, quasi a dire che in fondo per Dio i peccati di omosessualità siano questioni bagatellari. Limitatamente a questo aspetto di carattere quantitativo, ad essere coerenti con tale criterio dovremmo concludere che anche il comando di amare il prossimo tuo sia di poco conto, dato che, come riportano i sinottici, Gesù ha espresso questo comando una volta sola. Anche nel nostro codice penale all'omicidio è dedicato un solo articolo. Ma quello basta e avanza. Così è sufficiente una sola parola di Dio per vietare una certa condotta per concludere che è per l'appunto vietata. Il criterio della qualità vince su quello della quantità. Inoltre c'è da aggiungere che il divieto di peccati più generali includono spesso quelli più specifici. E così il sesto comandamento include anche gli atti omosessuali.<br />Nel n. 186 si ammette che uno dei peccati commessi a Sodoma era legato all'omosessualità. Ma il castigo di Dio pare scagliarsi contro gli abitanti di questa cittadina non perché rei anche di condotte omosessuali, ma perché poco accoglienti verso lo straniero. L'ossessione immigrazionista diventa criterio esegetico del testo sacro. Infatti nel racconto biblico si narra che due stranieri, in realtà due angeli, vengono in città e rischiano di essere brutalizzati. Secondo la PAB in Genesi 19, 1-29 non si condanno gli atti omosessuali in quanto tali, «viene piuttosto denunciata la condotta di un'entità sociale e politica che non vuole accogliere con rispetto lo straniero, e pretende perciò di umiliarlo, costringendolo con la forza a subire un infamante trattamento di sottomissione». Stesso concetto ribadito nel n. 188: «In conclusione, dobbiamo dunque dire che il racconto riguardante la città di Sodoma (così come quello di Gabaa) illustra un peccato che consiste nella mancanza di ospitalità, con ostilità e violenza nei confronti del forestiero, comportamento giudicato gravissimo e meritevole perciò di essere sanzionato con la massima severità, perché il rifiuto del diverso, dello straniero bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata». Un caso di porti chiusi ante litteram che merita la pena di morte.<br /><br />IL PECCATO DI SODOMA<br />Dunque, a leggere quanto scritto dalla PAB, pare concludersi che, innanzitutto, se lo straniero fosse stato consenziente, nulla quaestio sull'omosessualità. In secondo luogo l'omosessualità da condannare è quella che appalesa non una disordinata inclinazione sessuale, bensì un desiderio di prevaricazione, di non inclusività. C'è invece da sottolineare che, in prima battuta appare curioso che, anche se fosse stata questa l'intenzione degli assalitori, dare cioè una bella lezione agli stranieri, costoro avessero scelto la sodomia come modalità per aggredire gli stranieri e non cazzotti e bastoni. Forse perché gli assalitori erano già avvezzi per conto loro a queste pratiche?<br />Inoltre, qualora i violentatori fossero stati animati realmente da tali intenzioni (ma il testo in sé rimane oscuro sulle reali motivazioni che muovevano alla sodomia), la corretta ricostruzione sotto il profilo morale dell'accaduto che ci si aspettava dalla PAB sarebbe dovuta essere la seguente: al disordine oggettivo dell'atto omosessuale si sarebbe sommato il fine malvagio di non accogliere lo straniero o, più correttamente, l'atto materiale disordinato omosessuale sarebbe stato informato da un fine illecito che nulla aveva a che fare con l'aspetto erotico, ma che riguardava l'odio verso il forestiero.<br />Detto tutto ciò, centriamo il punto essenziale della esegesi biblica offerta dalla Pontificia Accademia sul caso Sodoma: per la PAB Sodoma è stata rasa al suolo solo per motivi xenofobi. Ma la presunta intenzione xenofoba di coloro che volevano sodomizzare i due stranieri non è assolutamente attribuibile agli altri abitanti di Sodoma che infatti avevano rapporti omosessuali tra loro e non con i forestieri.<br />Per la PAB invece non è così perché il peccato di Sodoma è solo il peccato di quei pochi "sovranisti" che volevano abusare dei due stranieri. Infatti la PAB si spinge a dire che «il racconto tuttavia non intende presentare l'immagine di una intera città dominata da brame incontenibili di natura omosessuale» (n. 187). Vero, se ci riferiamo unicamente al brano di Genesi 19, 1-19, falso se andiamo a leggere il capitolo precedente in cui scopriamo che a Sodoma non esistevano nemmeno dieci giusti, perché se fossero esistiti, come è noto, Dio non avrebbe raso al suolo la cittadina (Gn 18, 32). E la decisione di Dio di distruggere la città avviene prima che alcuni tentassero di sodomizzare gli stranieri, dunque l'ostilità verso lo straniero non era il motivo principale della punizione divina. Perciò la città era sì dominata da brame incontenibili di natura omosessuale. Il fatto poi che una intera città era dedita al vizio omosessuale è testimoniato altresì da questo brano del Nuovo Testamento: «Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all'impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno» (Gd, 7). Perciò, contrariamente a quanto espresso nel volume della PAB, la condanna divina riguarda anche e soprattutto l'omosessualità intesa come disordine dell'orientamento sessuale e si riferisce ad una intera collettività.<br /><br />CONCLUSIONI FUORVIANTI<br />E nonostante Dio abbia sterminato l'intera popolazione di Sodoma e Gomorra la PAB riesce a dire che «non troviamo nella tradizioni narrative della Bibbia indicazioni concernenti pratiche omosessuali, né come comportamenti da biasimare, né come atteggiamenti tollerati o accolti con favore» (n. 188). Dunque secondo la PAB, dato che gli atti omosessuali condannati nella Bibbia sono riprovati solo quando manifestano atteggiamenti persecutori nei confronti del diverso, le rimanenti condotte omosessuali assunte non per motivi xenofobi sono moralmente neutre agli occhi Dio, né da condannare, né da tollerare, né da approvare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21026849</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:03:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21026849/pontificia_accademia.mp3" length="13388903" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5940

PER LA PONTIFICA ACCADEMIA BIBLICA I SODOMITI NON PRATICAVANO L'OMOSESSUALITA', MA ERANO POCO ACCOGLIENTI (UN' PO' COME SALVINI)
L'omosessualità, che per la Chiesa è un peccato che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5940" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5940</a><br /><br />PER LA PONTIFICA ACCADEMIA BIBLICA I SODOMITI NON PRATICAVANO L'OMOSESSUALITA', MA ERANO POCO ACCOGLIENTI (UN' PO' COME SALVINI)<br />L'omosessualità, che per la Chiesa è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, oggi è riabilitata dai biblisti (che si sono dimenticati la dottrina della Chiesa)<br />di Tommaso Scandroglio<br /><br />Una corposa e sistematica revisione della dottrina cattolica sull'omosessualità partendo da una lettura per lo meno parziale della Scrittura. E' quanto emerge dalla sezione dedicata ai rapporti tra persone dello stesso sesso contenuta nel libro Che cosa è l'uomo? redatto dalla Pontificia Accademia Biblica (PAB). Come già scritto il testo viene presentato come una «lettura antropologica sistematica della Bibbia», commissionata «dal Papa in persona».<br />Indagheremo qui la sezione dedicata all'omosessualità che occupa circa lo spazio di dieci pagine.<br />Evidenziamo innanzitutto il seguente passaggio: «Va subito rilevato che la Bibbia non parla di inclinazione erotica verso una persona dello stesso sesso, ma solo degli atti omosessuali» (n. 185). Sul piano scritturistico si potrebbe però citare San Paolo: «Né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 10).<br /><br />NÉ EFFEMINATI, NÉ SODOMITI<br />Questa citazione si offre a due riflessioni. La prima: per sodomiti Paolo potrebbe intendere sia coloro che compiono atti di sodomia, sia coloro vivono una condizione di omosessualità. Non si può escludere quindi che il testo si riferisca anche all'inclinazione omosessuale.<br />Seconda riflessione: i termini "effeminati" e "sodomiti" potrebbero sembrare una ripetizione per rafforzare il concetto che coloro che praticano atti omosessuali non «erediteranno il regno di Dio». Ma tale interpretazione difficilmente potrebbe essere accolta, dato che le altre categorie di persone elencate sono assai dissimili tra loro e non c'è traccia di ripetizioni. Dunque Paolo quando usa il termine "effeminati" e "sodomiti" si sta riferendo a due categorie morali differenti: gli effeminati potrebbero essere i transessuali oppure coloro che si comportano da "femmina", ossia coloro che hanno un orientamento omosessuale (nulla vieta che nel medesimo termine confluiscano entrambi i significati); i sodomiti sono invece coloro che compiono atti omosessuali e, tra questi, anche coloro che non hanno una inclinazione omosessuale (assumono condotte omosessuali ad esempio per vizio). Da qui però un doveroso distinguo. La condizione omosessuale, come quella transessuale (entrambe sempre moralmente disordinate), può essere un habitus che la persona si trova a vivere senza sua colpa oppure può essere l'effetto di atti peccaminosi, ad esempio aver continuato nel tempo ad assumere condotte omosessuali, un effetto verso cui la persona sarà chiamata da Dio a rispondere. San Paolo, se la nostra esegesi fosse corretta, quando parla di effeminati, si riferirebbe a questa seconda ipotesi (sempre che non parli solo di transessuali): l'omosessualità quindi, in questi casi, rivelerebbe a monte scelte che non permettono di entrare nel regno dei Cieli.<br /><br />L'OSSESSIONE IMMIGRAZIONISTA DIVENTA CRITERIO ESEGETICO<br />Altra prova che anche l'omosessualità può essere condizione colpevole è data da quest'altro passo paolino: «Si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento» (Rm 1, 27). Passo in cui gli atti ignominiosi sono distinti concettualmente dalle passioni e dal traviamento che nel testo paiono potersi qualificare come condizioni meritevoli di punizione.<br />Torniamo al volume Che cosa è l'uomo?. Al n. 185 e al n. 195 si afferma che la condanna degli atti omosessuali...]]></itunes:summary><itunes:duration>837</itunes:duration><itunes:keywords>accademia,bibbia,omosessualità,salvini,sodoma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c61cc83c5a43499531d4b2895b1c8b7f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista semiseria al signor ''politicamente corretto''</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-semiseria-al-signor-politicamente-corretto--18965116</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798</a><br /><br />INTERVISTA SEMISERIA AL SIGNOR ''POLITICAMENTE CORRETTO'' di Tommaso Scandroglio<br />Incontriamo il signor Politicamente Corretto a casa sua, che in realtà è una lussuosa villa con piscina olimpionica, posta sulla sommità di un colle con una vista a 360° sulla valle dove abitiamo noi comuni mortali. La villa ha pianta circolare e un'infinità di porte d'accesso. All'interno, le innumerevoli stanze hanno la caratteristica di essere dipinte ciascuna con un proprio colore. In tal modo nessuna tinta è assente in questa spettacolare dimora. Altra peculiarità, non ci sono spigoli all'interno. Ne sono sprovvisti sia i muri che i mobili. Politicamente Corretto, prima dell'intervista, ci ha rivelato che così nessuno si ferisce.<br />Il padrone di casa ci accoglie in un'ampia vestaglia con una stampa fantasia, dove il simbolo della pace, rigorosamente color arcobaleno, pare avvolgere il nostro interlocutore in un vaporoso abbraccio. Ha modi decisi, ma cordiali, appare assai sicuro di sé. I tratti del volto sono ben distesi, un volto che si apre spesso a un sorriso ampio e amichevole di colui che vuole mettere a proprio agio il suo ospite. Inquieta solo un poco quella fredda luce che, a intermittenza, brilla in modo sinistro agli angoli dei suoi occhi azzurri, azzurri come il ghiaccio dell'Artico. Mi fa accomodare su una comodissima chaise longue.<br />Signor Politicamente Corretto, innanzitutto la volevo ringraziare per averci concesso questa intervista...<br />Mi permetta di correggerla. Sono "Signor" quanto "Signora" e in definitiva nessuno dei due.<br />Dunque, facciamo che tagliamo la testa al toro e mi rivolgerò a lei solo con "Politicamente Corretto".<br />La prego, che immagine turpe quella del toro con la testa mozzata! Cosa potrebbero dire i nostri amici animalisti?<br />Noto che l'intervista sarà tutta in salita. Passiamo alle domande, iniziando da quelle un po' più soft. Colore preferito?<br />Ecco, prima di rispondere alla sua domanda, mi consenta di precisare che - sebbene lei voglia intervistare me - in questo momento io mi pregio di rappresentare anche altre categorie quali gli LGBT, gli ambientalisti, le onlus, i responsabili dei centri di immigrazione, le femministe, i progressisti, gli abortisti, i divorzisti, i sostenitori della dolce morte, i vegani, i massoni, i giornalisti prezzolati, le locatrici di uteri, gli erotomani, i terzomondisti, gli indigeni e gli indigenti, i protestanti, gli atei, gli agnostici, gli animisti...<br />I cattolici no?<br />E che Pannella! Non provochi subito facendo discorsi d'odio, suvvia! Non potrei mai rappresentarli. Almeno non tutti (sorride mentre si stringe la cintura della vestaglia con una certa forza).<br />Si figuri, vengo in pace, non proprio quella che ha disegnato sulla vestaglia... comunque dicevamo, colore preferito?<br />Nero. Va su tutto.<br />Oggi abbiamo fatto uno strappo alla regola.<br />Ho un nome da difendere.<br />Canzone preferita?<br />Imagine di John Lennon. "Immaginate che non ci sia alcun paradiso... nessun inferno... che non ci sia nessuna patria... nessuna religione... e il mondo sarà un'unica identità". Versi stupendi, non trova?<br />No, per nulla. Slogan preferito?<br />Occorre stare dalla parte giusta della Storia.<br />Qualche fobia particolare?<br />La luce, sono fotofobico.<br />Sogno ricorrente?<br />Io che dirigo un'orchestra di 7 miliardi di strumentisti che suonano sempre la medesima nota tutti insieme. Una sinfonia fantastica. Sì, lo so, non me lo dica. Sono un inguaribile ottimista.<br />Intanto il mio inguaribile ottimista ha tirato fuori dalla tasca della vestaglia una moneta d'argento che si rigira con abilità tra le dita della mano destra, facendola passare velocemente e continuamente tra l'indice e il mignolo. Una moneta assai particolare: su ogni faccia c'è una testa.<br />Curiosa quella moneta.<br />Così non perdi mai se giochi a testa o croce. Ovviamente sulla mia moneta non potevano che esserci due teste.<br />Andiamo un po' più sul biografico. Quando e dove nasce?<br />Nacqui al tempo di Adam* quando sua mogli* volle emanciparsi e, da buona fruttariana, colse il frutto della libertà di pensiero, dichiarando al mondo intero che poteva benissimo pensare con la propri* test* e non con quella di Dio. In breve nacqui dal seno di Ev*<br />Perdoni, ma questi asterischi?<br />Lei vive ancora nel Medioevo, sposa una visione del mondo terrapiattista e sfigata. Lo sanno tutt* che l'asterisc* è simbol* di inclusion*, di rispett*.<br />A parte che a me pare che suoni un po' foggiano, comunque lei può parlare come vuole, ma per esigenze editoriali sappia che dovrò aggiungere le vocali mancanti. Torniamo a noi. Tre aggettivi per definirla.<br />Sarò generoso come è nel mio stile: le regalerò ben quattro aggettivi. Equanime. Io livello tutto. Ovviamente verso il basso. Più democratico di me non c'è nemmeno il Parlamento inglese. Pervasivo. Sono come l'aria che respirate. Non la vedete, non la potete toccare eppure è vitale. Potente. Senza di me non esisterebbero i governi, i media, l'educazione, la finanza e anche una parte sostanziosa della vostra pastorale cattolica. Soprattutto non esisterebbe la politica: grazie a me il politicamente corretto diventa politicamente corrotto (ride). Magico. Mentre vi distraggo facendovi baloccare con i giocattoli dell'inclusività, del rispetto e della tolleranza, ecco che dalla manica estraggo tutti gli assi che voglio.<br />E quali sarebbero?<br />Di certo non vengo a dirlo a un inviato della Bussola. A tal proposito vorrei aggiungere un quinto aggettivo: pluralista. Se mi mostro disponibile a rilasciare un'intervista a voi, che siete di parte, vuol dire che davvero non ho pregiudizi.<br />Però noi siamo della parte giusta, quella della Chiesa. A proposito, è credente?<br />Certo che lo sono! Credo nell'uguaglianza, in un domani migliore, nei giovani, nel rinnovamento, nella solidarietà, nella pace mondiale, nella sostenibilità, nell'accoglienza, nel diverso, nella dea Terra e anche nel Partito Democratico.<br />Il suo peggior nemico?<br />È una donna. Alta, slanciata, bellissima, uno sguardo che se lo intercetti ti ammalia subito, un portamento elegante, decisa di carattere, senza peli sulla lingua seppur di poche parole, una lingua che è tagliente come un rasoio. O la odi o la ami. D'altronde lei stessa non ama le mezze misure. Dal mio punto di vista è un'estremista, un'integralista. Ammetto che seduce, ma io credo solo i fessi. C'è da aggiungere che è talmente umile che non vuole farsi notare, tanto che ormai da decenni gira voce, ormai divenuta fatto inoppugnabile, che non sia mai esistita, che sia parto solo della fantasia di qualche filosofo o baciapile.<br />Ci vuole dire il suo nome?<br />Meglio di no. Appena lo pronuncio mi riempio di bolle. Peggio di quando Fonzie doveva chiedere scusa e non ci riusciva.<br />Posso farlo io al posto suo?<br />Prego. Se azzecca annuirò.<br />Il suo nome è Verità?<br />Politicamente Corretto annuisce e subito inizia a grattarsi. Chiama allora la domestica, la signorina Vulgata, perché gli porti un antistaminico. Vulgata arriva e consegna a lui la pomata, a me invece versa, in una tazza recante sul fondo l'immagine di un grande occhio spalancato, del tè bio che sa di cane bagnato.<br />Il suo più recente successo professionale?<br />L'omofobia. Dopo quella credo che potrei far credere al mondo che sono sbarcati gli alieni sulla Terra.<br />Progetti per il futuro?<br />Molti, guardi, sono davvero preso per i prossimi cent'anni. Priorità, e mi rattrista darle un dispiacere, sarà spegnere le sacche di resistenza nel mondo cattolico. Purtroppo non c'è modo di corrompere Buon Senso e il suo amico Sale in Zucca, che tengono svegli alcuni di voi giorno e notte. Basterebbe che voi vi appisolaste per un attimo ed ecco che la mia squadra sequestri, capitanata dal mio amico Compromesso, vi porterebbe via la Fede, insieme ad altri beni di famiglia a voi cari, quali la Dottrina e l'Amor di Dio. Non voglio di certo fare il falso modesto: sappiamo bene entrambi che ormai tutte le scorte di Fede e Dottrina sono in mano nostra. Però qualcosina da razziare c'è sempre. Il secondo obiettivo l'ho delegato a mio figlio Mainstream che ci sa fare con i giovani: musica e film per farli ragionare come un moscerino della frutta. Terzo obiettivo: far dire all'Onu che più si abbassa la temperatura più si vive a lungo. È un'idea geniale che mi è venuta mentre, in un pomeriggio denso di noia, mi sparavo dieci puntate scaricate da internet di Gaia - Il pianeta che vive, condotto dal mio attaché Mario Tozzi. Ci ho scommesso pure una maglietta di Greenpeace con mia cugina Banderuola. Comunque basta così, non dico altro, mi sto sbottonando fin troppo.<br />Mi scusi l'impudenza, ma glielo devo chiedere. Gira voce che in questa casa abbia una sala torture e che ci abbiano lasciato le penne le tre sorelle Onestà, Lealtà, Schiettezza, ormai scomparse da tempo.<br />Leggende metropolitane diffuse da male lingue. C'è sempre qualcuno che è invidioso di te e dei tuoi successi. Io sono il primo a difendere la libertà di espressione, si figuri.<br />Un'ultima domanda che farà felici le nostre lettrici: attualmente è innamorato? C'è qualcuna di speciale nella sua vita?<br />Sì (sorride e la sinistra luce agli angoli degli occhi lampeggia inquieta)<br />Ci vuole dire il nome?<br />Intende dire "i nomi".<br />È innamorato di più di una donna?<br />Si vede proprio che lei scrive per la Bussola. Il mio attuale flirt - perché ovviamente le mie relazioni sentimentali non possono che essere passeggere e fluide - innanzitutto è, per usare la vostra aberrante grammatica binaria, un uomo e si chiama Poliamore. Mi sono invaghito al primo sguardo e ci siamo subito capiti. Ogni volta che usciamo è sempre diverso, sempre una novità. E poi è così aperto di mente. Insomma sembriamo due anime gemelle, nate in provetta ovviamente.<br />L'intervista finisce, ma non così il tè che rimane tutto nella mia tazza. Mi accompagna alla porta mentre i suoi due pitbull, Ipo e Crita, mi ringhiano contro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18965116</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:40:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18965116/intervista_semiseria.mp3" length="16368534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798

INTERVISTA SEMISERIA AL SIGNOR ''POLITICAMENTE CORRETTO'' di Tommaso Scandroglio
Incontriamo il signor Politicamente Corretto a casa sua, che in realtà è una lussuosa villa con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798</a><br /><br />INTERVISTA SEMISERIA AL SIGNOR ''POLITICAMENTE CORRETTO'' di Tommaso Scandroglio<br />Incontriamo il signor Politicamente Corretto a casa sua, che in realtà è una lussuosa villa con piscina olimpionica, posta sulla sommità di un colle con una vista a 360° sulla valle dove abitiamo noi comuni mortali. La villa ha pianta circolare e un'infinità di porte d'accesso. All'interno, le innumerevoli stanze hanno la caratteristica di essere dipinte ciascuna con un proprio colore. In tal modo nessuna tinta è assente in questa spettacolare dimora. Altra peculiarità, non ci sono spigoli all'interno. Ne sono sprovvisti sia i muri che i mobili. Politicamente Corretto, prima dell'intervista, ci ha rivelato che così nessuno si ferisce.<br />Il padrone di casa ci accoglie in un'ampia vestaglia con una stampa fantasia, dove il simbolo della pace, rigorosamente color arcobaleno, pare avvolgere il nostro interlocutore in un vaporoso abbraccio. Ha modi decisi, ma cordiali, appare assai sicuro di sé. I tratti del volto sono ben distesi, un volto che si apre spesso a un sorriso ampio e amichevole di colui che vuole mettere a proprio agio il suo ospite. Inquieta solo un poco quella fredda luce che, a intermittenza, brilla in modo sinistro agli angoli dei suoi occhi azzurri, azzurri come il ghiaccio dell'Artico. Mi fa accomodare su una comodissima chaise longue.<br />Signor Politicamente Corretto, innanzitutto la volevo ringraziare per averci concesso questa intervista...<br />Mi permetta di correggerla. Sono "Signor" quanto "Signora" e in definitiva nessuno dei due.<br />Dunque, facciamo che tagliamo la testa al toro e mi rivolgerò a lei solo con "Politicamente Corretto".<br />La prego, che immagine turpe quella del toro con la testa mozzata! Cosa potrebbero dire i nostri amici animalisti?<br />Noto che l'intervista sarà tutta in salita. Passiamo alle domande, iniziando da quelle un po' più soft. Colore preferito?<br />Ecco, prima di rispondere alla sua domanda, mi consenta di precisare che - sebbene lei voglia intervistare me - in questo momento io mi pregio di rappresentare anche altre categorie quali gli LGBT, gli ambientalisti, le onlus, i responsabili dei centri di immigrazione, le femministe, i progressisti, gli abortisti, i divorzisti, i sostenitori della dolce morte, i vegani, i massoni, i giornalisti prezzolati, le locatrici di uteri, gli erotomani, i terzomondisti, gli indigeni e gli indigenti, i protestanti, gli atei, gli agnostici, gli animisti...<br />I cattolici no?<br />E che Pannella! Non provochi subito facendo discorsi d'odio, suvvia! Non potrei mai rappresentarli. Almeno non tutti (sorride mentre si stringe la cintura della vestaglia con una certa forza).<br />Si figuri, vengo in pace, non proprio quella che ha disegnato sulla vestaglia... comunque dicevamo, colore preferito?<br />Nero. Va su tutto.<br />Oggi abbiamo fatto uno strappo alla regola.<br />Ho un nome da difendere.<br />Canzone preferita?<br />Imagine di John Lennon. "Immaginate che non ci sia alcun paradiso... nessun inferno... che non ci sia nessuna patria... nessuna religione... e il mondo sarà un'unica identità". Versi stupendi, non trova?<br />No, per nulla. Slogan preferito?<br />Occorre stare dalla parte giusta della Storia.<br />Qualche fobia particolare?<br />La luce, sono fotofobico.<br />Sogno ricorrente?<br />Io che dirigo un'orchestra di 7 miliardi di strumentisti che suonano sempre la medesima nota tutti insieme. Una sinfonia fantastica. Sì, lo so, non me lo dica. Sono un inguaribile ottimista.<br />Intanto il mio inguaribile ottimista ha tirato fuori dalla tasca della vestaglia una moneta d'argento che si rigira con abilità tra le dita della mano destra, facendola passare velocemente e continuamente tra l'indice e il mignolo. Una moneta assai particolare: su ogni faccia c'è una testa.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>1024</itunes:duration><itunes:keywords>corretto,intevista,politicallycorrect,ragione,riflettere,tentazione,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/581fe1747ad5f1d0b47b25b7c649b42c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutte le menzogne di giornali e televisioni su Vincent Lambert</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutte-le-menzogne-di-giornali-e-televisioni-su-vincent-lambert--18266189</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661</a><br /><br />TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT di Tommaso Scandroglio<br />Un proverbio recita: "Al buio tutti i gatti sono grigi". Ciò a dire che occorre mettere il gatto alla luce per capire qual è il suo colore. Questo vale per tutti i fatti della vita: solo se si descrivono gli accadimenti per quelli che sono realmente, si potranno formulare giudizi corretti. Dunque, imprescindibile per ben giudicare è accendere la luce della verità.<br />Nel caso Lambert, i media da una parte non hanno descritto come sono andate e come stanno realmente le cose e su altro fronte hanno strumentalizzato alcuni particolari veri della vicenda per benedire l'eutanasia. Il risultato è una distorsione del dato reale per fini eugenetici inoculando nella coscienza collettiva giudizi morali non fondati sull'autentico bene dell'uomo. E, come sempre è avvenuto, quello che rimarrà del caso Lambert non sarà la verità, bensì l'opinione, non la fotografia dei fatti, ma la percezione collettiva dei fatti.<br />Concentriamo dunque la nostra attenzione su questa strategia usuale in campo bioetico che è stata applicata anche al caso Lambert: veicolare giudizi alterando la descrizione dei fatti. Mentire nella narrazione o raccontare fatti veri ma in modo furbo per acquistare al proprio partito l'uditorio. Ecco una carrellata di informazioni non vere o perlomeno inesatte sulla vicenda Vincent Lambert.<br /><br />STATO VEGETATIVO CRONICO<br />Secondo questa narrazione, il quarantaduenne tetraplegico sarebbe in "stato vegetativo cronico" o qualcosa di simile (cfr. Ansa; La Stampa; Il Corriere; La Repubblica; Il Messaggero; Tgcom24; Il Fatto Quotidiano; Il Post; Vatican News riporta posizioni di medici divisi tra "coscienza minima" e "stato vegetativo cronico"; AgenSir; Tg3 nell'edizione delle 14.30 di ieri).<br />Dunque, per alcune di queste testate il messaggio subliminale da far passare parrebbe essere il seguente: se il paziente è diventato un vegetale è lecito ucciderlo. Ma a parte il fatto che simile espressione è pressoché in disuso in medicina e si preferiscono altre espressioni cliniche come "sindrome della veglia non responsiva", c'è da sottolineare che anche quest'ultima dicitura non è pertinente alle condizioni di salute di Vincent dato che questi versa, secondo i suoi medici curanti, in uno stato di "coscienza minimale plus". Infatti il paziente, che tra l'altro non è malato terminale, è responsivo e dunque è cosciente (non così per la Stampa), ha tentato anche di vocalizzare, segue il ciclo sonno-veglia, respira autonomamente, non è attaccato a nessuna macchina. Affinché gli scettici si ricredano è sufficiente che costoro guardino questo agghiacciante video di due sere fa, quando la mamma comunica a Lambert che dovrà essere ucciso e lui si mette a piangere: chiedete a un paziente in "stato vegetativo" di farlo [vedi video in fondo all'articolo, N.d.BB]. Basterebbe questo video per provare che Vincent non è in stato vegetativo anche se alcune perizie, riportate dai giornali, dicono il contrario.<br /><br />COMA PROFONDO E MACCHINARI<br />Il Tg3, nello stesso servizio mandato in onda ieri, afferma che Vincent è sia in stato vegetativo che in coma profondo: oltre all'impossibilità di sovrapporre le due condizioni, c'è da rilevare che il coma è uno stato di incoscienza che dura al massimo 30 giorni circa e poi esita nella morte del paziente o nel "risveglio" con diversissimi gradi di coscienza a seconda dei casi. Sempre il telegiornale della terza rete Rai parla poi di "alimentazione forzata": semmai assistita. Altro svarione: per il Corriere, Vincent è tenuto in vita da dei macchinari, ma così non è.<br /><br />NOTIZIE VERE, MA...<br />Poi ci sono le notizie vere, ma date colorandole di tinte negative per orientare la coscienza collettiva in una certa direzione. Ad esempio, Vincent ha riportato a seguito dell'incidente stradale danni cerebrali irreversibili e questo è innegabile, però tale particolare assume, nella narrazione che ne fanno alcuni media (Il Corriere, La Repubblica, Tgcom24, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero), valore legittimante l'eutanasia. Pare quindi che una patologia o una condizione clinica quando sia cronica-irreversibile legittimi l'eutanasia: che dire allora dei diabetici? Stesso fumus eutanasico esala dall'affermazione (La Stampa) secondo la quale il paziente è mantenuto artificialmente in vita perché accudito nelle sue funzioni fisiologiche (bere, mangiare, urinare, andare di corpo, supporto farmacologico per le più diverse esigenze come infezioni etc.): ma anche i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia sono mantenuti artificialmente in vita, così come i portatori di peacemaker, e gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito.<br /><br />FERVENTI CATTOLICI<br />Infine, non pochi giornali (La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Tgcom24) scrivono che i genitori di Vincent sono "ferventi cattolici" (per il Post sono "vicini ad un movimento cattolico integralista") quasi a suggerire che rifiutarsi di ammazzare un figlio è decisione propria di chi crede perché il suo giudizio razionale è inquinato dai fumi delle credenze cattoliche; chi invece non crede potrebbe legittimamente risolversi a farlo.<br />In breve, come c'era da aspettarsi, la rappresentazione mediatica del caso Lambert si fonda su una descrizione dei fatti o falsa oppure partigiana perché faziosa. Ultima postilla, ahinoi, non superflua: anche se Vincent fosse paziente terminale, completamente incosciente e dipendesse in tutto dai medici e dalle macchine per sopravvivere, dal punto di vista morale, non potrebbe essere ucciso. Mai è lecito uccidere una persona innocente, nonostante le sue condizioni di vita siano pessime.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nota giustamente che purtroppo se Vincent Lambert fosse stato un cittadino italiano sarebbe già stato ucciso a causa della legge sulle DAT.<br />Ecco un estratto di ciò che ha scritto su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:<br />Facciamoci una domanda: se Vincent fosse stato cittadino italiano quale sarebbe stata la sua sorte? Sarebbe già morto da un pezzo. Infatti, secondo la legge 219, è possibile nominare un rappresentante legale a tutela di persona incapace, rappresentante legale il quale in assenza di Dat - ossia di dichiarazioni scritte del paziente - ha mano libera nel decidere le sorti dell'assistito. Sta a lui prestare o negare o revocare il consenso in merito a tutte le cure e le terapie, anche quelle salvavita, comprese alimentazione e idratazione assistite. Nel marzo del 2016 la moglie di Vincent, Rachel Lambert, viene designata come rappresentante legale del marito. Dunque, se tutta la vicenda si fosse svolta in Italia, spettava alla moglie, in quanto rappresentante legale del marito, decidere se tenerlo in vita o ucciderlo per inedia. E la signora Rachel, sin dal 2013, è stata sempre a favore della morte del marito. Quindi, a differenza di quello che è successo in Francia, Vincent sarebbe già morto qui da noi senza nemmeno il bisogno di disturbare i giudici nazionali, quelli europei e il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili.<br />Questo per dire che noi stiamo peggio dei francesi.<br /><br />VIDEO SHOCK: IL PIANTO DI VINCENT DEVE INTERROGARE LA NOSTRA COSCIENZA!<br />In questo video straziante (durata: 1 minuto e mezzo) Vincent dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici dell'ospedale di Reims, in Francia, hanno iniziato ad eseguire la sua condanna a morte. La mamma prova a consolarlo. Paese strano la Francia: è vietata la pena di morte per i colpevoli, mentre viene eseguita tale pena per gli innocenti!<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVU</a><br /><br />VOGLIONO UNA LEGGE ANCORA PIÙ ESTREMA SULL'EUTANASIA<br />Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Il caso Lambert? Il fine è una legge estrema sull'eutanasia" spiega come la cultura della morte usi la vicenda di Vincent come trampolino di lancio per arrivare a una legge ancora più estrema sull'eutanasia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:<br />La decisione presa lunedì sera dalla Corte d'appello di Parigi ha momentaneamente fermato il processo di morte contro Vincent Lambert, in attesa della risposta del Comitato dell'Onu per i diritti delle persone disabili.<br />David, uno dei fratelli di Vincent, ieri mattina ha espresso il sollievo suo e dei genitori e ha dichiarato il prossimo obiettivo: "Francamente, non si può più rimanere dentro questa struttura [l'ospedale CHU di Reims, nda]. C'è bisogno di ritrovare serenità. Bisogna che Vincent sia veramente preso in carico in strutture specializzate". David ha raccontato che, lunedì sera, la prima persona a cui ha pensato dopo la richiesta della Corte di Parigi, è stata Rachel, la moglie di Vincent; e a lei desidera lanciare un accorato appello: "Rachel, tutti assieme possiamo accompagnare Vincent. È necessario che abbiamo tutti insieme un progetto di vita per Vincent, che ci stringiamo attorno a lui e ci prendiamo cura di lui. Noi siamo qui. Se non è possibile per te, noi ci siamo. Noi saremo con lui e ti aiuteremo, come tu desideri".<br />Si tratta sicuramente di un sollievo. Rimane però non solo l'incertezza su quanto potrà dichiarare il Comitato, ma anche il dubbio se si riuscirà ad attendere effettivamente quella decisione, visto che il nipote di Vincent Lambert, François, ha avuto parole molto dure contro la decisione giudiziaria e contro i genitori di Vincent, dichiarando che "il CHU è determinato ad andare fino in fondo". Avremo modo di capire in cosa consisterà questa determinazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18266189</guid><pubDate>Fri, 14 Jun 2019 08:44:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18266189/lambert.mp3" length="20789288" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661&#13;
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Il risultato è una distorsione del dato reale per fini eugenetici inoculando nella coscienza collettiva giudizi morali non fondati sull'autentico bene dell'uomo. E, come sempre è avvenuto, quello che rimarrà del caso Lambert non sarà la verità, bensì l'opinione, non la fotografia dei fatti, ma la percezione collettiva dei fatti.<br />Concentriamo dunque la nostra attenzione su questa strategia usuale in campo bioetico che è stata applicata anche al caso Lambert: veicolare giudizi alterando la descrizione dei fatti. Mentire nella narrazione o raccontare fatti veri ma in modo furbo per acquistare al proprio partito l'uditorio. Ecco una carrellata di informazioni non vere o perlomeno inesatte sulla vicenda Vincent Lambert.<br /><br />STATO VEGETATIVO CRONICO<br />Secondo questa narrazione, il quarantaduenne tetraplegico sarebbe in "stato vegetativo cronico" o qualcosa di simile (cfr. Ansa; La Stampa; Il Corriere; La Repubblica; Il Messaggero; Tgcom24; Il Fatto Quotidiano; Il Post; Vatican News riporta posizioni di medici divisi tra "coscienza minima" e "stato vegetativo cronico"; AgenSir; Tg3 nell'edizione delle 14.30 di ieri).<br />Dunque, per alcune di queste testate il messaggio subliminale da far passare parrebbe essere il seguente: se il paziente è diventato un vegetale è lecito ucciderlo. Ma a parte il fatto che simile espressione è pressoché in disuso in medicina e si preferiscono altre espressioni cliniche come "sindrome della veglia non responsiva", c'è da sottolineare che anche quest'ultima dicitura non è pertinente alle condizioni di salute di Vincent dato che questi versa, secondo i suoi medici curanti, in uno stato di "coscienza minimale plus". Infatti il paziente, che tra l'altro non è malato terminale, è responsivo e dunque è cosciente (non così per la Stampa), ha tentato anche di vocalizzare, segue il ciclo sonno-veglia, respira autonomamente, non è attaccato a nessuna macchina. Affinché gli scettici si ricredano è sufficiente che costoro guardino questo agghiacciante video di due sere fa, quando la mamma comunica a Lambert che dovrà essere ucciso e lui si mette a piangere: chiedete a un paziente in "stato vegetativo" di farlo [vedi video in fondo all'articolo, N.d.BB]. Basterebbe questo video per provare che Vincent non è in stato vegetativo anche se alcune perizie, riportate dai giornali, dicono il contrario.<br /><br />COMA PROFONDO E MACCHINARI<br />Il Tg3, nello stesso servizio mandato in onda ieri, afferma che Vincent è sia in stato vegetativo che in coma profondo: oltre all'impossibilità di sovrapporre le due condizioni, c'è da rilevare che il coma è uno stato di incoscienza che dura al massimo 30 giorni circa e poi esita nella morte del paziente o nel "risveglio" con diversissimi gradi di coscienza a seconda dei casi. Sempre il telegiornale della terza rete Rai parla poi di "alimentazione forzata": semmai assistita. Altro svarione: per il Corriere, Vincent è tenuto in vita da dei macchinari, ma così non è.<br /><br />NOTIZIE VERE, MA...<br />Poi ci sono le notizie vere, ma date colorandole di tinte negative per orientare la coscienza collettiva in una certa direzione. 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Il lui della coppia ha fornito gli spermatozoi che sono andati a fecondare gli ovociti di una donna non italiana e poi una terza donna straniera ha portato a termine la gravidanza mettendo al mondo due bambini. I due uomini membri della coppia omosessuale sono stati riconosciuti entrambi come genitori legittimi da parte di un giudice straniero. Tornati in Italia i due uomini hanno chiesto all'anagrafe del loro comune di residenza di riconoscere la decisione del giudice e quindi di iscrivere i due bambini nel registro anagrafico facendoli comparire come figli di entrambi, sia del padre biologico sia del compagno di questi, che ormai nella neolingua giuridica viene definito come "genitore d'intenzione". L'ufficiale di stato civile si è rifiutato di farlo e ne è nato un contenzioso civile che è approdato sino alla Corte di Cassazione.<br />Quest'ultima ha rigettato il ricorso e lo ha fatto a sezioni unite, per sottolineare l'importanza della decisione. Ieri è stata pubblicata una nota da parte della Corte che anticipa i contenuti della sentenza n. 12193: "La Corte ha ritenuto che il riconoscimento del rapporto di filiazione con l'altro componente della coppia si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità, previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione".<br />Traduciamo: per la Corte riconoscere il figlio avuto tramite maternità surrogata significherebbe riconoscere la stessa, quando invece tale pratica è da noi vietata. In breve, se riconosci la bontà degli effetti (filiazione tramite utero in affitto), non puoi non riconoscere la bontà della causa (pratica dell'utero in affitto). La maternità surrogata, ci ricordano i giudici, è vietata perché in contrasto con i principi dell'ordine pubblico, ossia quei principi fondanti la convivenza civile sul suolo italiano. Fin qui bene, però c'è un "però".<br /><br />NO UTERO IN AFFITTO, MA GENITORI GAY SI<br />Infatti il rifiuto di riconoscere l'omogenitorialità derivata dalla pratica dell'utero in affitto dovrebbe essere giustificato da una parte sì dal divieto della maternità surrogata, così come hanno indicato correttamente i giudici, ma su altro fronte soprattutto dal fatto che i due aspiranti genitori sono entrambi uomini e per il nostro ordinamento giuridico il minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna. Anche questo è un principio di ordine pubblico da rispettare e che invece manca assolutamente nella nota pubblicata dalla Corte.<br />Lo ha ricordato di recente la procura di Parma che ha presentato ricorso contro la decisione dell'amministrazione comunale la quale aveva riconosciuto come figli legittimi di coppie lesbiche alcuni minori. La procura aveva sottolineato che "nell'ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede" il riconoscimento di minori da parte di due persone dello stesso sesso. "L'atto di riconoscimento successivo è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita". Anche la stessa legge Cirinnà vieta questo tipo di riconoscimento e così anche la legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale, la quale infatti rimane pratica interdetta alle coppie omosessuali impedendo loro di diventare genitori. Infine la recente decisione del ministro Salvini di prevedere sulla carta di identità dei minori non la dicitura "genitori" bensì "padre" e "madre" fa intendere chiaramente che un minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna.<br />Ecco che invece la Cassazione dice no al riconoscimento solo perché i bambini sono frutto della maternità surrogata, non perché richiesto da due uomini. Ciò a dire che la Cassazione benedice l'omogenitorialità a patto che non derivi dalla pratica dell'utero in affitto. E infatti i giudici romani non escludono che due uomini o due donne possano diventare entrambi genitori, basta non passare dall'utero in affitto: "E' stato tuttavia precisato - continua la nota - che i valori tutelati dal predetto divieto [di maternità surrogata], ritenuti dal legislatore prevalenti sull'interesse del minore, non escludono la possibilità di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983".<br /><br />STEPCHILD ADOPTION<br />La Corte si sta riferendo alla soluzione della stepchild adoption, ossia all'adozione di prossimità: il compagno non padre biologico adotta il figlio naturale dell'altro compagno. Soluzione accettata da molti tribunali qui in Italia, stravolgendo però la disciplina normativa della legge 184/83 La Cassazione già in passato aveva benedetto la stepchild adoption a favore di coppie omosex. Dunque in sintesi la Corte ci sta dicendo che i membri di una coppia omosessuale possono diventare agli occhi della legge entrambi genitori non con la maternità surrogata, ma con altri strumenti: stepchild adoption, ma anche adozione vera e propria.<br />Ma a ben vedere la maternità surrogata buttata fuori dalla porta rientra dalla finestra. Infatti, come abbiamo visto, la Cassazione esclude il riconoscimento della filiazione derivata dalla pratica dell'utero in affitto, ma non quella derivata da stepchild adoption. Quindi se una coppia omosessuale facesse seguire alla maternità surrogata la richiesta della stepchild adoption, quest'ultima andrebbe in qualche modo a sanare la maternità surrogata. In attesa di leggere la sentenza, potrebbe non escludersi questo escamotage.<br />Comunque sia, l'aspetto rilevante sta nel fatto che la Cassazione ha approvato l'omogenitorialità. A confermarlo è Alexander Schuster, storico avvocato delle rivendicazioni gay, il quale al Sole 24 ore dichiara che la sentenza della Cassazione "dimostra che la difficoltà giuridica non dipendeva dal fatto che si trattasse di una coppia gay. Il problema, correttamente, è stato inquadrato prescindendo da sesso e orientamento sessuale".<br />Il mondo pro family è in festa, ma, ahinoi, a torto. Infatti le sezioni unite, al netto delle riserve che abbiamo appena esposto, hanno sì condannato la pratica dell'utero in affitto, per altro già vietata per legge, ma di contro hanno sancito la legittimazione della filiazione omosessuale. Purtroppo il mondo è così avaro di soddisfazioni per i cattolici che il semplice procrastinare una sconfitta - perché la maternità surrogata prima o poi verrà legittimata - appare già una vittoria. E' come se ad una madre dicessero che dei suoi cinque figli ne hanno ammazzati quattro e questa facesse festa per l'unico superstite, dimentica degli altri quattro. Siamo davvero messi male.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18279647</guid><pubDate>Wed, 15 May 2019 09:25:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18279647/scandroglio_gay.mp3" length="8851120" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5650

LA CASSAZIONE DICE NO ALL'UTERO IN AFFITTO... MA APPROVA I GENITORI GAY di Tommaso Scandroglio

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere di un caso di omogenitorialità....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5650" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5650</a><br /><br />LA CASSAZIONE DICE NO ALL'UTERO IN AFFITTO... MA APPROVA I GENITORI GAY di Tommaso Scandroglio<br /><br />La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere di un caso di omogenitorialità. Il lui della coppia ha fornito gli spermatozoi che sono andati a fecondare gli ovociti di una donna non italiana e poi una terza donna straniera ha portato a termine la gravidanza mettendo al mondo due bambini. I due uomini membri della coppia omosessuale sono stati riconosciuti entrambi come genitori legittimi da parte di un giudice straniero. Tornati in Italia i due uomini hanno chiesto all'anagrafe del loro comune di residenza di riconoscere la decisione del giudice e quindi di iscrivere i due bambini nel registro anagrafico facendoli comparire come figli di entrambi, sia del padre biologico sia del compagno di questi, che ormai nella neolingua giuridica viene definito come "genitore d'intenzione". L'ufficiale di stato civile si è rifiutato di farlo e ne è nato un contenzioso civile che è approdato sino alla Corte di Cassazione.<br />Quest'ultima ha rigettato il ricorso e lo ha fatto a sezioni unite, per sottolineare l'importanza della decisione. Ieri è stata pubblicata una nota da parte della Corte che anticipa i contenuti della sentenza n. 12193: "La Corte ha ritenuto che il riconoscimento del rapporto di filiazione con l'altro componente della coppia si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità, previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione".<br />Traduciamo: per la Corte riconoscere il figlio avuto tramite maternità surrogata significherebbe riconoscere la stessa, quando invece tale pratica è da noi vietata. In breve, se riconosci la bontà degli effetti (filiazione tramite utero in affitto), non puoi non riconoscere la bontà della causa (pratica dell'utero in affitto). La maternità surrogata, ci ricordano i giudici, è vietata perché in contrasto con i principi dell'ordine pubblico, ossia quei principi fondanti la convivenza civile sul suolo italiano. Fin qui bene, però c'è un "però".<br /><br />NO UTERO IN AFFITTO, MA GENITORI GAY SI<br />Infatti il rifiuto di riconoscere l'omogenitorialità derivata dalla pratica dell'utero in affitto dovrebbe essere giustificato da una parte sì dal divieto della maternità surrogata, così come hanno indicato correttamente i giudici, ma su altro fronte soprattutto dal fatto che i due aspiranti genitori sono entrambi uomini e per il nostro ordinamento giuridico il minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna. Anche questo è un principio di ordine pubblico da rispettare e che invece manca assolutamente nella nota pubblicata dalla Corte.<br />Lo ha ricordato di recente la procura di Parma che ha presentato ricorso contro la decisione dell'amministrazione comunale la quale aveva riconosciuto come figli legittimi di coppie lesbiche alcuni minori. La procura aveva sottolineato che "nell'ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede" il riconoscimento di minori da parte di due persone dello stesso sesso. "L'atto di riconoscimento successivo è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita". Anche la stessa legge Cirinnà vieta questo tipo di riconoscimento e così anche la legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale, la quale infatti rimane pratica interdetta alle coppie omosessuali impedendo loro di diventare genitori. 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E in Svezia, ma non solo lì, si interpreta questo aforisma quasi a senso unico: "l'uomo è un lupo per le donne". Anzi, un porco. Per molte femministe tutti i maschi sarebbero dei potenziali cloni di Harvey Weinstein e quindi bisogna difendersi. Anche impugnando l'arma delle leggi.<br />Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha appoggiato un disegno di legge che prevede una modifica radicale in merito alla tipologia di condotte che configureranno il reato di stupro. Ad oggi il reo per finire dietro le sbarre deve avere usato violenza o deve aver minacciato la vittima. Da domani basterà la prova che il rapporto sessuale è avvenuto senza consenso. "Dovrebbe essere ovvio - ha commentato Löfven - il sesso dovrebbe essere consensuale. Se non lo è, allora è illegale". E così ha concluso, invitando alla prudenza i portatori malsani di bollenti spiriti: "Se non sei sicuro che lei lo voglia, allora trattieniti!".<br /><br />INVERSIONE DELL'ONERE DELLA PROVA<br />La nuova legge nasce sulla spinta della campagna planetaria #metoo contro la violenza sulle donne. Infatti il vice primo ministro Isabella Lovin, riferendosi alla proposta di legge, ha dichiarato: "È un nuovo capitolo della storia svedese sull'uguaglianza di genere. Se solo poniamo mente, da ultimo, al movimento #metoo, vediamo quanto questa legge sia necessaria". La proposta di legge dal punto di vista giuridico e del buon senso è un pugno in un occhio (tiratoci senza il nostro consenso, tanto per rimanere in tema). In primo luogo poniamoci un interrogativo: se il rapporto è avvenuto senza consenso, su chi ricadrà la prova che si è agito contro la volontà della vittima? Non su quest'ultima (che d'ora in poi per comodità indicheremo solo come appartenente al sesso femminile). Proprio così: l'onere della prova non ricadrà, come vogliono tutti i codici penali del mondo, su chi accusa, ma sull'accusato. Sarà lui che dovrà provare che il rapporto è stato consensuale. Ed infatti Löfven ha dichiarato: "Mettiamo al primo posto la vittima". Bene, ma accertato che lo sia veramente.<br />E qui arriviamo al secondo inciampo che è realmente tragicomico. Tutti i maschietti temendo che dal letto si passi direttamente alla brandina di una cella si staranno domandando due cose. La prima: quali atti esprimono in modo incontrovertibile, anche davanti a dei giudici, il consenso all'amplesso? Pare che siano sufficienti non solo parole, ma anche gesti. D'accordo - direbbe il biondo Erik - ma quali parole e gesti mi terranno alla larga dalle patrie galere? Non si sa. Il margine di incertezza è enorme. Lei che ti ha detto: "Mi piaci", esprime un "Sì, facciamolo"? E parimenti altre espressioni simili quali "Sei divertente e simpatico - Non ti vedo più come un amico - Pensi di sposarti e mettere su famiglia?" possono esprimere sia attrazione sessuale che indicare meri giudizi estetici o addirittura curiosità sociologiche. Ancor più scivoloso il campo dell'ermeneutica del linguaggio non verbale. La strizzatina d'occhio di lei significava "andiamo a letto" oppure solo "prendiamo qualcosa al bar"? E se era solo un tic? Che facciamo? Ci portiamo dietro un profiler che lavora in polizia per capire le reali intenzioni della fanciulla? La decodificazione del linguaggio del corpo diventerà un esercizio irto di pericoli.<br /><br />SESSO SICURO?<br />Dunque la norma pecca di mancanza di tassatività, ossia io cittadino devo sapere esattamente, prima di finire a processo, quali sono le condotte illegittime e quali legittime e quindi il legislatore deve descrivere con somma precisione il discrimen tra atto criminale e atto lecito. Ed invece il ministro della Giustizia, Morgan Johansson, ha fatto sapere che si deciderà "caso per caso" se quella parola o quel gesto dovevano essere considerati espressione di libera volontà di avere un rapporto sessuale oppure no. Quindi solo dopo che si avrà assunta la condotta e nel bel mezzo del processo. Assolutamente folle. In breve avremo metà popolazione maschile svedese che, nel mentre del trasporto amoroso o godereccio, sarà nel panico e continuerà a pensare: "Lo voleva oppure no?". Altro che ansia da prestazione. Qui cadremo nell'ansia da carcere.<br />E dunque - ecco la seconda domanda che si porranno milioni di Erik - come difendersi? I commentatori più acuti hanno già la risposta pronta: basta far sottoscrivere alla pettoruta Klara un consenso scritto (e chi prova che tale consenso era davvero libero? La dinamica della prova non può che procedere all'infinito). Sarebbe l'unico modo per evitare una castità coatta da scontarsi in carcere. In effetti ci pare la soluzione più congeniale ai prodromi che portano al congresso carnale (come amavano definirlo i moralisti di un tempo). E così nell'eccitazione del momento il biondo Erik dovrà avere il sangue freddo di tenere la pettoruta Klara lontana da sé, andare a recuperare il documento già compilato e la penna nella tasca dei jeans, farla accomodare, foss'anche giù in costume adamitico, trovare una superficie piana per farla firmare, aspettare che legga tutto il contenuto e dopo che il lapis avrà vergato l'immacolato foglio, ecco che si potrà riprendere da dove ci si era fermati. Il vero problema d'ora in poi sarà dunque che la penna non si inceppi e non altri disguidi di natura simile ma di ordine fisico. Naturalmente si inventeranno anche app che, come quando ricevi un pacco dal corriere, permetteranno di firmare direttamente sullo schermo dello smartphone. I più scrupolosi suggeriscono di non uscire più di casa senza un registratore, oppure che i più disinvolti montino permanentemente in testa una GoPro (è una telecamera) per avere le prove filmate di tutto. Ce ne rendiamo conto: rasentiamo la pornografia, ma non si potrà lasciare più nulla al caso o al buon cuore di Klara. C'è chi magari proporrà di ingaggiare anche un notaio, ma sarebbe peggio che avere la suocera che dorme nella stanza accanto a quella degli sposi. A proposito di coniugi: il sesso burocratico riguarderà anche loro perché anche i mariti sotto sotto sono dei cavernicoli.<br /><br />COME OTTENERE IL CONSENSO INFORMATO<br />Poi ovviamente ci sarà il problema del contenuto del documento esprimente il consenso. Suggeriamo il seguente: "Io sottoscritto/a.........., nato a...... il...... residente in........CF.....con la presente esprimo il mio consenso affinchè il Sig./la Sig.ra.... (seguono le medesimi generalità) abbia con me un rapporto di natura sessuale [chi vorrà potrà anche specificare meglio cosa o cosa non si vuole fare]. Tale consenso è valido solo dalle ore..... alle ore....". L'ultima postilla è fondamentale altrimenti vi troverete il biondo Erik in pianta stabile nel vostro letto. Va da sé che la pettoruta Klara potrebbe anche cambiare idea durante il rapporto. E' bene quindi sospendere di tanto in tanto l'esercizio genitale e verificare, sempre per iscritto, le disposizioni della di lei persona.<br />Certo, tutta la pratica pare un tantino artificiosa e sofisticata, una sorta di castrazione burocratica delle tanto sbandierate gioie del sesso, e, come una novella doccia svedese, raffredderà un po' gli animi degli abitanti dei fiordi che in quanto a caldo non se la passano già bene, ma sembra proprio necessaria per tutelare l'incolumità delle donne. Poi c'è il problemino della suscettibilità femminile: "Come? - vi griderà dietro lei - Se hai con te il foglio del consenso vuol dire che avevi già intenzione di portarmi a letto! Oppure significa che ci provi con tutte!". Ecco, in questo caso è palese che questa reazione significa "No, non voglio". Meglio non insistere. Senza poi contare che questa nuova disciplina sarà uno coltello affilatissimo in mano alle vendicatrici di professione che, pur non avendo subito violenza, vorranno farla pagare al fidanzato che l'ha abbandonata oppure al ragazzo che alla festa non l'ha degnata nemmeno di uno sguardo. Servirà anche come arma di ricatto di massa per avere attenzioni, soldi e benefits in più. Basterà trascinare il poverino in tribunale con l'accusa di stupro e poi sarà suo onere provare che lei invece era consenziente. Non avevi con te il documento del consenso informato? Affari tuoi.<br /><br />ABOLITA LA FIDUCIA<br />Il sesso con consenso, ossia il sesso consessuale, è l'ultima deriva di tre principi marci fino al midollo. Primo: l'idea del sesso sicuro. Come devi metterti il preservativo prima di un rapporto sessuale per tutelare la tua salute, così devi firmare il modulo pre-coito per tutelare la tua libertà, altrimenti finisci al fresco. Secondo principio che ha partorito questo monstrum giuridico: l'individualismo. Senza il mio permesso dentro la mia sfera personale non ci deve entrare nessuno. E' abolita la fiducia: prima mi devi provare che non sei un criminale, poi forse ci possiamo conoscere. E' l'etica della diffidenza, secondo la quale l'altro è un tuo nemico. Se non lo è, allora lo puoi usare per il tuo piacere. E' la medesima etica che ha partorito il consenso informato in ambito clinico per difendersi da supposti soprusi dei medici. E così anche le camere da letto sono diventate camere operatorie e la sessualità si è trasformata in un intervento medico che necessità di bolli e controbolli. Tutto questo è accaduto perché si è abolito il valore del matrimonio che è basato sulla fiducia, che può certo essere tradita, ma che richiama costantemente a dare e meritarsi fiducia. Un progetto di vita a due presuppone che l']]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73777600</guid><pubDate>Wed, 03 Jan 2018 21:52:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73777600/con_la_scusa_della_lotta_alla_violenza.mp3" length="13175371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5001

CON LA SCUSA DELLA LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, IN SVEZIA PER LEGGE TUTTI I MASCHI SONO STUPRATORI POTENZIALI
Una nuova legge obbliga il maschio a dimostrare che ogni rapporto è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5001<br /><br />CON LA SCUSA DELLA LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, IN SVEZIA PER LEGGE TUTTI I MASCHI SONO STUPRATORI POTENZIALI<br />Una nuova legge obbliga il maschio a dimostrare che ogni rapporto è stato consensuale (finirà che gli uomini si rifugeranno sempre più nella pornografia e le donne si insemineranno con il kit ordinato via posta?)<br /><br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Homo homini lupus, ammoniva Plauto e poi Hobbes. E in Svezia, ma non solo lì, si interpreta questo aforisma quasi a senso unico: "l'uomo è un lupo per le donne". Anzi, un porco. Per molte femministe tutti i maschi sarebbero dei potenziali cloni di Harvey Weinstein e quindi bisogna difendersi. Anche impugnando l'arma delle leggi.<br />Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha appoggiato un disegno di legge che prevede una modifica radicale in merito alla tipologia di condotte che configureranno il reato di stupro. Ad oggi il reo per finire dietro le sbarre deve avere usato violenza o deve aver minacciato la vittima. Da domani basterà la prova che il rapporto sessuale è avvenuto senza consenso. "Dovrebbe essere ovvio - ha commentato Löfven - il sesso dovrebbe essere consensuale. Se non lo è, allora è illegale". E così ha concluso, invitando alla prudenza i portatori malsani di bollenti spiriti: "Se non sei sicuro che lei lo voglia, allora trattieniti!".<br /><br />INVERSIONE DELL'ONERE DELLA PROVA<br />La nuova legge nasce sulla spinta della campagna planetaria #metoo contro la violenza sulle donne. Infatti il vice primo ministro Isabella Lovin, riferendosi alla proposta di legge, ha dichiarato: "È un nuovo capitolo della storia svedese sull'uguaglianza di genere. Se solo poniamo mente, da ultimo, al movimento #metoo, vediamo quanto questa legge sia necessaria". La proposta di legge dal punto di vista giuridico e del buon senso è un pugno in un occhio (tiratoci senza il nostro consenso, tanto per rimanere in tema). In primo luogo poniamoci un interrogativo: se il rapporto è avvenuto senza consenso, su chi ricadrà la prova che si è agito contro la volontà della vittima? Non su quest'ultima (che d'ora in poi per comodità indicheremo solo come appartenente al sesso femminile). Proprio così: l'onere della prova non ricadrà, come vogliono tutti i codici penali del mondo, su chi accusa, ma sull'accusato. Sarà lui che dovrà provare che il rapporto è stato consensuale. Ed infatti Löfven ha dichiarato: "Mettiamo al primo posto la vittima". Bene, ma accertato che lo sia veramente.<br />E qui arriviamo al secondo inciampo che è realmente tragicomico. Tutti i maschietti temendo che dal letto si passi direttamente alla brandina di una cella si staranno domandando due cose. La prima: quali atti esprimono in modo incontrovertibile, anche davanti a dei giudici, il consenso all'amplesso? Pare che siano sufficienti non solo parole, ma anche gesti. D'accordo - direbbe il biondo Erik - ma quali parole e gesti mi terranno alla larga dalle patrie galere? Non si sa. Il margine di incertezza è enorme. Lei che ti ha detto: "Mi piaci", esprime un "Sì, facciamolo"? E parimenti altre espressioni simili quali "Sei divertente e simpatico - Non ti vedo più come un amico - Pensi di sposarti e mettere su famiglia?" possono esprimere sia attrazione sessuale che indicare meri giudizi estetici o addirittura curiosità sociologiche. Ancor più scivoloso il campo dell'ermeneutica del linguaggio non verbale. La strizzatina d'occhio di lei significava "andiamo a letto" oppure solo "prendiamo qualcosa al bar"? E se era solo un tic? Che facciamo? Ci portiamo dietro un profiler che lavora in polizia per capire le reali intenzioni della fanciulla? La decodificazione del linguaggio del corpo diventerà un esercizio irto di pericoli.<br /><br />SESSO SICURO?<br />Dunque la norma pecca di mancanza di tassatività, ossia io cittadino devo sapere esattamente, prima di finire a processo, quali sono le condotte illegittime e quali legittime...]]></itunes:summary><itunes:duration>824</itunes:duration><itunes:keywords>hobbes,homohominilupus,modulofirmato,oneredellaprova,provadelconsenso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdcf44836202bca6f053993e77b1c77a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ai confini del post umano l'uomo si sostituisce a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ai-confini-del-post-umano-l-uomo-si-sostituisce-a-dio--74267748</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4375" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4375</a><br /><br />AI CONFINI DEL POST UMANO L'UOMO SI SOSTITUISCE A DIO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />"Ambrogio puoi anche preparare il tè e servirlo in salotto". Ambrogio fino a ieri era un maggiordomo in carne ed ossa, ma oggi è un robot. L'Istituto di BioRobotica Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, all'interno del progetto Robot-Era, ha lanciato una sperimentazione su larga scala di 160 robot-maggiordomo che hanno prestato i loro servigi nelle case di altrettanti anziani tra l'Italia e la Svezia. Nulla a confronto di Pepper, il primo robot emotivo che può abbracciarti, sussurrarti parole di conforto, giocare con i bambini, scattare fotografie e ricordare volti e abitudini del padrone per assecondarlo e - così dicono i suoi progettatori - farlo "felice".<br />I robot maggiordomi, Pepper e molti altri loro fratelli di latta non rappresentano più i fantascientifici sogni di Asimov, bensì sono realtà concrete nate dalla testa di ingegneri cibernetici. Uno scenario nuovo si sta profilando all'orizzonte e si chiama post-umano. Tale scenario si articola sostanzialmente attraverso due dinamiche: la macchina che si fa uomo e l'uomo che si fa macchina.<br /><br />LE MACCHINE COME NOI<br />Le macchine affinché possono funzionare più facilmente e più efficacemente devono sempre più assomigliare a noi. E così si stanno dotando dei nostri sensi. Pensiamo a questo proposito ai comandi vocali (udito), al touch screen (tatto), al riconoscimento del viso delle persone (vista), ai nasi (olfatto) e palati (gusto) elettronici usati ad esempio, nel primo caso, per rinvenire tracce di esplosivo o di sostanza stupefacenti e, nel secondo, per analizzare i componenti di un cibo o di una bevanda. La somiglianza diventerà ancor più marcata se i robot assumeranno sembianze umane e se avranno inserti biologici: sinapsi umane innestate nel loro hardware, tessuti epidermici creati in laboratorio con le staminali (pratica già diffusa) con cui rivestire di vera pelle umana il nostro robot. Si chiamano androidi, cioè robot umanoidi a cui la società dell'immagine non faticherà ad assegnare la patente di persone che potremo anche "sposare" perché l'amore non deve conoscere limiti, nemmeno tecnologici.<br /><br />ROBOT COME PERSONE<br />Ma il salto antropologico più inquietante sarà credere che questi robot possano essere persone. Boezio insegna che persona è sostanza individuale di natura razionale. Alcuni, già attualmente, credono che le funzioni che svolgono i robot rivelino la loro natura razionale. Forse che non riescono a risolvere calcoli complicatissimi, a vincere scacchi contro il campione mondiale Kasparov, ad eseguire azioni con una possibilità di errore quasi infinitesimale? Non sono forse meglio di noi? La robotica come evoluzione darwiniana dell'uomo: il superuomo sarà in fibra di carbonio e silicio. "Robot" deriva dall'antico slavo "robota" che significa servo, ma la superiorità funzionale di queste macchine finirà per asservire l'uomo. Costui si farà schiavo delle cose, processo già avviato da tempo a dire la verità con il consumismo e ancor prima con il vitello d'oro.<br /><br />ELABORARE, NON PENSARE<br />In realtà i robot elaborano, non pensano, e agiscono di conseguenza. Non solo, ma elaborano perché siamo stati noi a progettarli per elaborare e il creatore è sempre più della creatura. È l'ingegno dell'uomo che ha prodotto strumenti sofisticati che migliorano le sue prestazioni. Ed anche quando robot assemblano altri robot a monte c'è sempre l'uomo che lo ha voluto. Si ritiene poi che alcune macchine high tech posseggono un certo grado di autonomia.<br />Cortana, software di assistenza e riconoscimento vocale di Microsoft risponde alla tue domande su traffico, meteo e indicazioni stradali. Ma Cortana pesca nel suo database l'informazione più corretta. Non può ad esempio non risponderti. Se non lo fa, non è per decisione propria, ma perché qualcosa non ha funzionato nel suo software. Cortana risponde ad un automatismo che è tutto il contrario dell'autonomia di giudizio: alla fine è un distributore automatico di risposte. Essendo solo una macchina non può che obbedire alla leggi fisiche del determinismo meccanico, che possono essere manipolate dall'uomo. Quest'ultimo invece può decidere di agire in difformità alle leggi che governano le sue pulsioni materiali.<br /><br />SARANNO SEMPRE DELLE COPIE<br />Inoltre le macchine non hanno capacità di astrazione, senso estetico, coscienza di sé. Al massimo in futuro potranno mimare tutte queste azioni, ma saranno solo una stupida copia di atti in cui brilla la scintilla dell'intelligenza umana.<br />E qui sta il punto. Le macchine non potranno mai avere un'anima razionale. È lì che ha sede la razionalità dell'uomo. Ma l'anima è immateriale e dunque non si può fabbricare in laboratorio e infondere in un robot. Ed è per questo che i nipotini di Pepper mai saranno esseri razionali. Tale intento di antropomorfizzare i robot può rivelare anche una certa dose di hybris di diventare come Dio: l'uomo che ha fatto la macchina a sua immagine e somiglianza.<br /><br />L'UOMO CHE SI FA MACCHINA<br />L'altra faccia del post-umano è l'uomo che si fa macchina: protesi biomeccaniche, inserimenti di chip sottocutanei, collegamento degli impulsi del cervello alla domotica, visore del telefonino sul braccio, esoscheletri, etc. Chiamasi potenziamento umano.<br />Sarà l'estensione di ciò che già oggi accade: occhiali, auriculari, smartphone, palmari sono l'estensione delle nostre capacità, qualcosa di meccanico che noi usiamo che sta diventando parte di noi. Protesi esistenziali. Ma l'uomo in realtà già da tempo è stato trattato come una macchina, come una cosa: con l'aborto che scarta il bambino difettoso, con la fecondazione artificiale che produce l'uomo in provetta, con l'eutanasia che spegne il malato perché non funzionante più bene, con la sperimentazione sugli embrioni. E così se la macchina si evolve in persona laddove compie funzioni raffinatissime, l'uomo retrocede allo status di cosa se perde alcune funzioni oppure non le ha ancora appalesate. Ma l'uomo, anche se perdesse queste funzioni, non potrebbe mai perdere la propria anima perché, non essendo fatta di bulloni e chip, è incorruttibile, cioè immortale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74267748</guid><pubDate>Wed, 14 Sep 2016 19:43:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74267748/ai_confini_del_post_umano.mp3" length="7811283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4375

AI CONFINI DEL POST UMANO L'UOMO SI SOSTITUISCE A DIO
di Tommaso Scandroglio
 
"Ambrogio puoi anche preparare il tè e servirlo in salotto". Ambrogio fino a ieri era un maggiordomo in carne ed ossa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4375" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4375</a><br /><br />AI CONFINI DEL POST UMANO L'UOMO SI SOSTITUISCE A DIO<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />"Ambrogio puoi anche preparare il tè e servirlo in salotto". Ambrogio fino a ieri era un maggiordomo in carne ed ossa, ma oggi è un robot. L'Istituto di BioRobotica Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, all'interno del progetto Robot-Era, ha lanciato una sperimentazione su larga scala di 160 robot-maggiordomo che hanno prestato i loro servigi nelle case di altrettanti anziani tra l'Italia e la Svezia. Nulla a confronto di Pepper, il primo robot emotivo che può abbracciarti, sussurrarti parole di conforto, giocare con i bambini, scattare fotografie e ricordare volti e abitudini del padrone per assecondarlo e - così dicono i suoi progettatori - farlo "felice".<br />I robot maggiordomi, Pepper e molti altri loro fratelli di latta non rappresentano più i fantascientifici sogni di Asimov, bensì sono realtà concrete nate dalla testa di ingegneri cibernetici. Uno scenario nuovo si sta profilando all'orizzonte e si chiama post-umano. Tale scenario si articola sostanzialmente attraverso due dinamiche: la macchina che si fa uomo e l'uomo che si fa macchina.<br /><br />LE MACCHINE COME NOI<br />Le macchine affinché possono funzionare più facilmente e più efficacemente devono sempre più assomigliare a noi. E così si stanno dotando dei nostri sensi. Pensiamo a questo proposito ai comandi vocali (udito), al touch screen (tatto), al riconoscimento del viso delle persone (vista), ai nasi (olfatto) e palati (gusto) elettronici usati ad esempio, nel primo caso, per rinvenire tracce di esplosivo o di sostanza stupefacenti e, nel secondo, per analizzare i componenti di un cibo o di una bevanda. La somiglianza diventerà ancor più marcata se i robot assumeranno sembianze umane e se avranno inserti biologici: sinapsi umane innestate nel loro hardware, tessuti epidermici creati in laboratorio con le staminali (pratica già diffusa) con cui rivestire di vera pelle umana il nostro robot. Si chiamano androidi, cioè robot umanoidi a cui la società dell'immagine non faticherà ad assegnare la patente di persone che potremo anche "sposare" perché l'amore non deve conoscere limiti, nemmeno tecnologici.<br /><br />ROBOT COME PERSONE<br />Ma il salto antropologico più inquietante sarà credere che questi robot possano essere persone. Boezio insegna che persona è sostanza individuale di natura razionale. Alcuni, già attualmente, credono che le funzioni che svolgono i robot rivelino la loro natura razionale. Forse che non riescono a risolvere calcoli complicatissimi, a vincere scacchi contro il campione mondiale Kasparov, ad eseguire azioni con una possibilità di errore quasi infinitesimale? Non sono forse meglio di noi? La robotica come evoluzione darwiniana dell'uomo: il superuomo sarà in fibra di carbonio e silicio. "Robot" deriva dall'antico slavo "robota" che significa servo, ma la superiorità funzionale di queste macchine finirà per asservire l'uomo. Costui si farà schiavo delle cose, processo già avviato da tempo a dire la verità con il consumismo e ancor prima con il vitello d'oro.<br /><br />ELABORARE, NON PENSARE<br />In realtà i robot elaborano, non pensano, e agiscono di conseguenza. Non solo, ma elaborano perché siamo stati noi a progettarli per elaborare e il creatore è sempre più della creatura. È l'ingegno dell'uomo che ha prodotto strumenti sofisticati che migliorano le sue prestazioni. Ed anche quando robot assemblano altri robot a monte c'è sempre l'uomo che lo ha voluto. Si ritiene poi che alcune macchine high tech posseggono un certo grado di autonomia.<br />Cortana, software di assistenza e riconoscimento vocale di Microsoft risponde alla tue domande su traffico, meteo e indicazioni stradali. Ma Cortana pesca nel suo database l'informazione più corretta. Non può ad esempio non risponderti. 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Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale a danno dei minori.<br />Apriti cielo: tutti i maggiori media hanno detto peste e corna di questa nuova norma che per diventare definitiva dovrà essere esaminata altre due volte dalla Camera Bassa, ricevere l'approvazione dal Consiglio Federale e infine essere firmata dal presidente Vladimir Putin.<br />La legge, che prevede sanzioni pecuniarie tra i 125 e i 12.500 euro e che si applicherà a tutto il territorio nazionale, ricalca alcuni provvedimenti amministrativi simili già in vigore a San Pietroburgo, Kaliningrad e in altre metropoli russe.<br />Ma cosa prevede di tanto scandaloso questo disegno di legge? Ecco il passaggio incriminato: saranno vietate "azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori". Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc.<br />Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.<br />Perché la Duma ha preso questo provvedimento? Ce lo spiega Yelena Mizulina, presidente della Commissione degli Affari della famiglia che in merito all'omosessualità afferma: "La sua propaganda senza freno la troviamo ovunque". Le fa eco Dmitri Pershin, responsabile del Dipartimento giovani della Chiesa ortodossa moscovita: "La determinazione mostrata dai rappresentanti delle minoranze sessuali di continuare a manifestare davanti a istituti per l'infanzia, indica la tempestività di questa legge regionale, che dovrebbe ottenere status federale. Aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia".<br />La legge perciò non è tanto contro il pensiero gay bensì a tutela dei bambini. L'intento è quello di contrastare un pressing culturale omofiliaco che si insinua fin dentro le aule scolastiche e mentre i bambini fanno merenda al pomeriggio davanti alla TV a casa loro. Una sorta di catenaccio contro una strategia furba e iniqua che mira a indottrinare l'infanzia e la fanciullezza, quando il bambino è sprovvisto di quegli strumenti critici indispensabili per vagliare con maturità le informazioni che gli provengono dagli adulti.<br />Un altro motivo pare che sia anche una certa preoccupazione da parte delle autorità di favorire la famiglia naturale fondata sul matrimonio, l'unico modello capace di assicurare un futuro alla nazione. Infatti Putin non molto tempo fa, pungolato sul tema dell'omosessualità, tagliò corto ed affermò: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".<br />Legge antidemocratica questa? Per nulla dato che è stata approvata con 388 voti a favore, un contrario e un astenuto. Legge che però contrasta con il sentito comune? Anche in questo caso la risposta è negativa.<br />Un recente sondaggio dell'Istituto Levada Center, condotto in 45 regioni, rende noto che il 65% dei russi è favorevole al disegno di legge del Parlamento, due terzi inoltre considera l'omosessualità una malattia – in particolare il 66% degli interpellati qualifica le relazioni omosessuali come "ripugnanti" – e approva la decisione dell'Esercito di radiare chi abbia tendenze omosessuali.<br />Questo esteso sentimento verso i valori tradizionali poi portò il comune di Mosca lo scorso 17 agosto a proibire il Gay Pride per 100 anni, decisione drastica presa dopo che per ben sei volte gli attivisti gay manifestarono senza autorizzazione.<br />Ora in casa nostra giornali come Repubblica, Il Fatto Quotidiano, l'Unità si stracciano le vesti e rimangono indignati per la decisione del governo russo. Eppure la legge è espressione come abbiamo visto di una decisione democraticamente assunta da un parlamento legittimo e largamente condivisa.<br />Ora il popolo, il collettivo – che nel rosso immaginario di queste testate è la stella polare di ogni iniziativa – non ha, come il cliente, sempre ragione? Possibile che la base debba essere ascoltata solo quando le idee che partorisce siano in consonanza con quelle di una certa elite rivoluzionaria e invece debbano essere cestinante quando non sono politicamente corrette? Vogliamo o non vogliamo essere democratici fino in fondo, sempre e comunque? Inoltre questi nipotini di Stalin che scrivono sulla carta stampata paradossalmente sono costretti a considerare quest'ultimo come un conservatore vecchio stampo dato che nel 1934 introdusse il reato di omosessualità, reato che fu depenalizzato solo nel 1993.<br />Ma si sa, il vero progressismo non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai propri padri. Infine una curiosità. Come si accennava, il provvedimento della Duma ricalca uno analogo adottato dalla municipalità di San Pietroburgo. Lo scorso novembre la giunta Pisapia decise di rompere il gemellaggio con questa città in segno di protesta (solo Lega e Pdl furono contrari). Viene da chiedersi perché non hanno rotto anche il gemellaggio con la città di Gerusalemme – altra città gemellata con Milano - dato che dal 2005 ai palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania è precluso l'accesso alla moschea di al-Aqsa, che sorge nella zone est della città ed il terzo sito sacro dell'Islam.<br />Oltre a ciò molti altri luoghi sono interdetti ai palestinesi – compresi quelli convertiti al cristianesimo - i quali ovviamente non possono in alcun modo far propaganda religiosa. Evidentemente la libertà di religione vale nulla rispetto a quella di baciarsi in pubblico davanti a un bambino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58176856</guid><pubDate>Fri, 22 Feb 2013 21:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58176856/l_altra_europa_la_russia_vieta_la_propaganda_gay.mp3" length="7915354" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2635

L'ALTRA EUROPA: LA RUSSIA VIETA LA PROPAGANDA GAY di Tommaso Scandroglio
La Duma, il Parlamento russo, l'ha fatta grossa. Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2635" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2635</a><br /><br />L'ALTRA EUROPA: LA RUSSIA VIETA LA PROPAGANDA GAY di Tommaso Scandroglio<br />La Duma, il Parlamento russo, l'ha fatta grossa. Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale a danno dei minori.<br />Apriti cielo: tutti i maggiori media hanno detto peste e corna di questa nuova norma che per diventare definitiva dovrà essere esaminata altre due volte dalla Camera Bassa, ricevere l'approvazione dal Consiglio Federale e infine essere firmata dal presidente Vladimir Putin.<br />La legge, che prevede sanzioni pecuniarie tra i 125 e i 12.500 euro e che si applicherà a tutto il territorio nazionale, ricalca alcuni provvedimenti amministrativi simili già in vigore a San Pietroburgo, Kaliningrad e in altre metropoli russe.<br />Ma cosa prevede di tanto scandaloso questo disegno di legge? Ecco il passaggio incriminato: saranno vietate "azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori". Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc.<br />Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.<br />Perché la Duma ha preso questo provvedimento? Ce lo spiega Yelena Mizulina, presidente della Commissione degli Affari della famiglia che in merito all'omosessualità afferma: "La sua propaganda senza freno la troviamo ovunque". Le fa eco Dmitri Pershin, responsabile del Dipartimento giovani della Chiesa ortodossa moscovita: "La determinazione mostrata dai rappresentanti delle minoranze sessuali di continuare a manifestare davanti a istituti per l'infanzia, indica la tempestività di questa legge regionale, che dovrebbe ottenere status federale. Aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia".<br />La legge perciò non è tanto contro il pensiero gay bensì a tutela dei bambini. L'intento è quello di contrastare un pressing culturale omofiliaco che si insinua fin dentro le aule scolastiche e mentre i bambini fanno merenda al pomeriggio davanti alla TV a casa loro. Una sorta di catenaccio contro una strategia furba e iniqua che mira a indottrinare l'infanzia e la fanciullezza, quando il bambino è sprovvisto di quegli strumenti critici indispensabili per vagliare con maturità le informazioni che gli provengono dagli adulti.<br />Un altro motivo pare che sia anche una certa preoccupazione da parte delle autorità di favorire la famiglia naturale fondata sul matrimonio, l'unico modello capace di assicurare un futuro alla nazione. Infatti Putin non molto tempo fa, pungolato sul tema dell'omosessualità, tagliò corto ed affermò: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".<br />Legge antidemocratica questa? Per nulla dato che è stata approvata con 388 voti a favore, un contrario e un astenuto. Legge che però contrasta con il sentito comune? Anche in questo caso la risposta è negativa.<br />Un recente sondaggio dell'Istituto Levada Center, condotto in 45 regioni, rende noto che il 65% dei russi è favorevole al disegno di legge del Parlamento, due terzi inoltre considera l'omosessualità una malattia – in particolare il 66% degli interpellati qualifica le relazioni omosessuali come "ripugnanti" – e approva la decisione dell'Esercito di radiare chi abbia tendenze omosessuali.<br />Questo esteso sentimento verso i valori tradizionali poi portò il comune di Mosca lo scorso 17 agosto a proibire il Gay Pride per 100 anni, decisione...]]></itunes:summary><itunes:duration>495</itunes:duration><itunes:keywords>duma,gaypride,gaza,libertàdireligione,putin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6c70280def36432e69b8d7da6d323777.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
