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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Riccardo Cascioli - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Riccardo%20Cascioli</link><description><![CDATA[Il giornalista Riccardo Cascioli, direttore de "La nuova Bussola Quotidiana", apre uno squarcio sull'Italia di oggi dando una chiave di lettura originale dell'attualità]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572426/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f32ab0be909f66a5f15fb7efb1fb174e.jpg</url><title>Riccardo Cascioli - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Riccardo%20Cascioli</link></image><lastBuildDate>Tue, 21 Jul 2026 20:03:04 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f32ab0be909f66a5f15fb7efb1fb174e.jpg"/><itunes:subtitle>Il giornalista Riccardo Cascioli, direttore de "La nuova Bussola Quotidiana", apre uno squarcio sull'Italia di oggi dando una chiave di lettura originale dell'attualità</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il giornalista Riccardo Cascioli, direttore de "La nuova Bussola Quotidiana", apre uno squarcio sull'Italia di oggi dando una chiave di lettura originale dell'attualità]]></itunes:summary><itunes:category text="News"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Il caso Roggero ci dice che l'Italia è a rischio rivolta sociale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-caso-roggero-ci-dice-che-l-italia-e-a-rischio-rivolta-sociale--73085404</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8606" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8606</a><br /><br />IL CASO ROGGERO CI DICE CHE L'ITALIA E' A RISCHIO RIVOLTA SOCIALE<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Il caso di Mario Roggero - il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, e ieri entrato in carcere, per aver ucciso due ladri e ferito un terzo che avevano appena rapinato la sua gioielleria il 28 aprile 2021 - dovrebbe far riflettere non solo per la discutibile decisione dei giudici, ma soprattutto per le reazioni che ha provocato.<br />Roggero è stato condannato perché ha ucciso i banditi alle spalle, quando questi erano già in fuga; non costituivano perciò un pericolo immediato per il gioielliere, la moglie e la figlia che erano in negozio, tale da poter invocare la legittima difesa. Da questo punto di vista una forma di condanna era inevitabile, anche se date le circostanze ci si poteva aspettare una sentenza molto più mite: Roggero era già stato derubato diverse volte, senza che mai fosse stata fatta giustizia; i ladri inoltre avevano terrorizzato moglie e figlia, che avevano seriamente temuto per la loro vita; si può dunque capire la rabbia e la frustrazione del commerciante che lo hanno spinto a quella furia omicida.<br />Senza dunque giustificare l'omicidio di 2 persone, per quanto delinquenti fossero, si poteva e si doveva tenere conto delle circostanze. Ma peggio ancora è stata la condanna a pagare 780mila euro di risarcimento al ladro ferito e alle famiglie dei 2 uccisi. Una decisione sconcertante e assurda che semplicemente porta ad affermare il principio che il crimine conviene: se va bene, ti tieni la refurtiva (che tanto nessuno ti becca); se va male garantisci un futuro alla tua famiglia.<br />Comprensibile dunque una certa reazione negativa alla sentenza della Cassazione che manda in giudicato il caso. Ma a colpire è soprattutto la forza, l'intensità e la vastità della reazione, che sta coinvolgendo tanta parte dell'opinione pubblica, del mondo dello spettacolo e anche la politica.<br />Da questo punto di vista il caso di Roggero fa il paio con un altro fatto di cronaca avvenuto nei giorni scorsi: l'11 luglio a San Benedetto del Tronto l'imprenditore Giuseppe Barboni, 38 anni, ha atterrato e preso a pugni un immigrato irregolare iracheno che da ore stava disturbando e bloccando il traffico e dopo avere per diversi minuti cercato di convincerlo a spostarsi e a parlare. Il video girato da un passante ha fatto il giro del web, e anche qui - come per Roggero - un'ondata di «Ha fatto bene», «Dovrebbero fare tutti così», che ha ovviamente scandalizzato leader politici che non possono rischiare di passare per razzisti e xenofobi e ultras dell'immigrazione libera senza se e senza ma.<br /><br />CAPIRE COSA STA ACCADENDO<br />Invece di scandalizzarsi sarebbe molto meglio cercare di capire cosa sta accadendo, perché gli italiani non sono improvvisamente diventati tutti razzisti e giustizieri; e non basta dare la colpa ai social che danno la possibilità di aggredire verbalmente nascondendosi dietro una tastiera.<br />La verità è che la gente non ne può più, è frustrata ed esasperata da questa insicurezza crescente, dall'impunità sistematica per chi delinque e le sanzioni inesorabili per chi solo prova a difendersi.<br />Roggero, come tanti altri commercianti, aveva subito altre rapine, aveva dovuto vedere i suoi cari terrorizzati sotto il tiro di una pistola, e senza che mai lo Stato abbia fatto nulla per creare condizioni di sicurezza o per sgominare le bande di delinquenti. E Barboni ha cercato di liberare la strada che almeno tre volte quel giorno e per diverse ore era stata il teatro di un immigrato fuori controllo che ostacolava il traffico rischiando anche di provocare incidenti: era già stato fermato e poi rilasciato dalla polizia poco prima, ma il fatto è che per ore poteva agire indisturbato a danno di chi transitava in quella zona.<br />Alla fine, in modi diversi, Roggero e Barboni sono diventati il termometro di una situazione sociale esplosiva: sono gli "eroi" di tantissimi italiani che assistono ogni giorno - e devono sopportare - ad atti di prevaricazione grandi e piccoli, il degrado crescente dei centri urbani, la microcriminalità imperante, le violenze sessuali.<br />I rom che rubano in stazione o in metropolitana e che davanti alle telecamere reclamano il diritto al loro "lavoro" senza che nessuno intervenga; le donne islamiche esibite con veli che lasciano scoperti solo gli occhi quando agli italiani è vietato nascondere la propria identità; cittadini abusivi che si sentono in diritto di occupare spazi e depositare i loro rifiuti ovunque lo ritengano; immigrati irregolari che si sentono liberi di insozzare monumenti e chiese. E questo solo per stare alle cose meno gravi (si fa per dire), di cui però tutti facciamo esperienza.<br /><br />SPACCIO DI DROGA IN PIENO GIORNO<br />E poi: spaccio di droga in piazze o parchi pubblici in pieno giorno, interi quartieri di grandi città diventati off limits e alla mercé di baby gang; maranza che la fanno da padroni sfidando anche la polizia (vedi quanto accaduto pochi giorni fa a Roma davanti al Colosseo); violenze sessuali anche in pieno giorno.<br />E guai a reagire: perché c'è una magistratura sempre pronta a giustificare chi delinque e a punire severamente chi reagisce; perché c'è un'ideologia dominante, veicolata dalla grande stampa, che giustifica e legittima tutto questo; perché c'è una politica che persegue questi risultati.<br />Ma siamo arrivati al punto che la misura è colma, le vittime cominciano a farsi giustizia da sole: i casi Roggero e Barboni ci dicono che siamo ormai a rischio di una rivolta sociale. Ed è su questo che tutti dovrebbero riflettere, Chiesa italiana inclusa.<br />Da questo punto di vista, la risposta di tanti politici di centro-destra che si stanno mobilitando per fare pressione sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per concedere la grazia a Roggero, è assolutamente inadeguata. Non abbiamo bisogno di un provvedimento sull'onda dell'emotività che in questa forma rischierebbe di legittimare l'omicidio volontario, ma di politiche serie che ripristinino la dignità e l'identità di un popolo che qualcuno vorrebbe distruggere. Abbiamo bisogno di vedere ristabiliti i confini della nazione; di uno Stato di diritto dove la legge si applica a tutti e dove non ci sono deroghe in base alla cultura di provenienza; di respingere al mittente la pretesa di alcuni gruppi religiosi e politici di reclamare spazi privilegiati, che è solo l'affermazione di una volontà di non integrarsi. Tanto per cominciare.<br />E abbiamo bisogno di una Chiesa che torni a vedere come suo primo compito quello di rievangelizzare il nostro popolo e di riconoscere che il bisogno più grande di chi arriva in Italia sia conoscere Cristo. Perché la disgrazia più grossa dell'Italia è aver perso la fede, l'unica cosa che fonda la nostra identità e che può ridare forza e ragioni anche alle nostre istituzioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73085404</guid><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:00:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73085404/il_caso_roggero.mp3" length="7626580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8606

IL CASO ROGGERO CI DICE CHE L'ITALIA E' A RISCHIO RIVOLTA SOCIALE
di Riccardo Cascioli
 
Il caso di Mario Roggero - il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8606" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8606</a><br /><br />IL CASO ROGGERO CI DICE CHE L'ITALIA E' A RISCHIO RIVOLTA SOCIALE<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Il caso di Mario Roggero - il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, e ieri entrato in carcere, per aver ucciso due ladri e ferito un terzo che avevano appena rapinato la sua gioielleria il 28 aprile 2021 - dovrebbe far riflettere non solo per la discutibile decisione dei giudici, ma soprattutto per le reazioni che ha provocato.<br />Roggero è stato condannato perché ha ucciso i banditi alle spalle, quando questi erano già in fuga; non costituivano perciò un pericolo immediato per il gioielliere, la moglie e la figlia che erano in negozio, tale da poter invocare la legittima difesa. Da questo punto di vista una forma di condanna era inevitabile, anche se date le circostanze ci si poteva aspettare una sentenza molto più mite: Roggero era già stato derubato diverse volte, senza che mai fosse stata fatta giustizia; i ladri inoltre avevano terrorizzato moglie e figlia, che avevano seriamente temuto per la loro vita; si può dunque capire la rabbia e la frustrazione del commerciante che lo hanno spinto a quella furia omicida.<br />Senza dunque giustificare l'omicidio di 2 persone, per quanto delinquenti fossero, si poteva e si doveva tenere conto delle circostanze. Ma peggio ancora è stata la condanna a pagare 780mila euro di risarcimento al ladro ferito e alle famiglie dei 2 uccisi. Una decisione sconcertante e assurda che semplicemente porta ad affermare il principio che il crimine conviene: se va bene, ti tieni la refurtiva (che tanto nessuno ti becca); se va male garantisci un futuro alla tua famiglia.<br />Comprensibile dunque una certa reazione negativa alla sentenza della Cassazione che manda in giudicato il caso. Ma a colpire è soprattutto la forza, l'intensità e la vastità della reazione, che sta coinvolgendo tanta parte dell'opinione pubblica, del mondo dello spettacolo e anche la politica.<br />Da questo punto di vista il caso di Roggero fa il paio con un altro fatto di cronaca avvenuto nei giorni scorsi: l'11 luglio a San Benedetto del Tronto l'imprenditore Giuseppe Barboni, 38 anni, ha atterrato e preso a pugni un immigrato irregolare iracheno che da ore stava disturbando e bloccando il traffico e dopo avere per diversi minuti cercato di convincerlo a spostarsi e a parlare. Il video girato da un passante ha fatto il giro del web, e anche qui - come per Roggero - un'ondata di «Ha fatto bene», «Dovrebbero fare tutti così», che ha ovviamente scandalizzato leader politici che non possono rischiare di passare per razzisti e xenofobi e ultras dell'immigrazione libera senza se e senza ma.<br /><br />CAPIRE COSA STA ACCADENDO<br />Invece di scandalizzarsi sarebbe molto meglio cercare di capire cosa sta accadendo, perché gli italiani non sono improvvisamente diventati tutti razzisti e giustizieri; e non basta dare la colpa ai social che danno la possibilità di aggredire verbalmente nascondendosi dietro una tastiera.<br />La verità è che la gente non ne può più, è frustrata ed esasperata da questa insicurezza crescente, dall'impunità sistematica per chi delinque e le sanzioni inesorabili per chi solo prova a difendersi.<br />Roggero, come tanti altri commercianti, aveva subito altre rapine, aveva dovuto vedere i suoi cari terrorizzati sotto il tiro di una pistola, e senza che mai lo Stato abbia fatto nulla per creare condizioni di sicurezza o per sgominare le bande di delinquenti. E Barboni ha cercato di liberare la strada che almeno tre volte quel giorno e per diverse ore era stata il teatro di un immigrato fuori controllo che ostacolava il traffico rischiando anche di provocare incidenti: era già stato fermato e poi rilasciato dalla polizia poco prima, ma il fatto è che per ore poteva agire indisturbato a danno...]]></itunes:summary><itunes:duration>477</itunes:duration><itunes:keywords>discutibilesentenza,gioielliere,legittimadifesa,rivoltasociale,roggero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b01f661e5a771d425953b717596318dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ucraina e Iran, una lezione sull'inutilità della guerra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ucraina-e-iran-una-lezione-sull-inutilita-della-guerra--71975401</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8544" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8544</a><br /><br />UCRAINA E IRAN, UNA LEZIONE SULL'INUTILITA' DELLA GUERRA<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Nei giorni scorsi ha destato interesse il fatto che la parata di Mosca del Giorno della Vittoria, il 9 maggio, che celebra la vittoria sul nazismo, si sia svolta in tono dimesso rispetto agli anni passati: appena tre quarti d'ora, niente carri armati, niente missili, capacità militari mostrate solo in video, discorso del presidente russo Putin molto più stringato del solito. Paura di possibili attacchi ucraini si è detto, ma sono girate anche voci di possibili timori di un golpe a Mosca. Sempre difficile stabilire cosa ci sia di vero e quanto sia propaganda nelle informazioni che passano, resta però il fatto che paragonata ai toni trionfalistici degli anni passati, la parata di quest'anno ha obiettivamente offerto un'immagine di vulnerabilità, di un regime in difesa.<br />Il fatto è che dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina, gli obiettivi territoriali prefissati non sono ancora stati raggiunti e non è possibile neanche prevedere se lo saranno. È una situazione non prevista a Mosca, che considerava la campagna d'Ucraina un affare di poche settimane; ed è un paradosso se si considera la disparità di forze tra la Russia e l'Ucraina.<br />Spostiamoci nel settore mediorientale e troviamo un'altra situazione analoga, anzi una doppia situazione. Gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, su spinta di Israele, pensando di liquidare la pratica in 3-4 settimane al massimo, come aveva annunciato il presidente americano Donald Trump. I colpi subiti negli scorsi mesi dal regime degli ayatollah, le grandi proteste popolari dello scorso gennaio (represse nel sangue), le divisioni interne al regime, avevano dato l'illusione di un regime prossimo alla fine per cui sarebbe bastata una spallata per eliminarlo e con esso la paventata minaccia nucleare.<br />STATI UNITI IN DIFFICOLTÀ<br />Come stiamo però vedendo le cose sono andate molto diversamente: di settimane ne sono già passate dieci e la situazione si è molto ingarbugliata e gli ultimi sviluppi ne sono la dimostrazione. Nel solito post sul social Truth, Trump ha definito ieri sera «assolutamente inaccettabile» («totally unacceptable») la risposta dell'Iran alla proposta americana per un accordo duraturo. La situazione torna dunque in alto mare, ma ora gli Stati Uniti si trovano in grande difficoltà perché con tutta la loro forza militare non sono stati in grado di piegare l'Iran: per questo motivo Teheran risponde picche anche sui termini di un eventuale accordo, ma per Washington riprendere i bombardamenti non sarà facile sia perché la disponibilità di munizioni comincia a scarseggiare sia perché la vittoria militare sul campo sarebbe tutt'altro che certa. E senza considerare che Trump deve tenere conto delle elezioni di mid-term a novembre che non gli permettono di tirare troppo per le lunghe una guerra che già gli ha provocato un clamoroso calo nell'indice di gradimento.<br />Parallelamente anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu si trova in una situazione simile. Dopo il tragico massacro di cittadini israeliani subito il 7 ottobre 2023 si è lanciato in una guerra totale per eliminare la presenza di Hamas a Gaza, di Hezbollah in Libano e del regime iraniano. Se per l'Iran abbiamo già visto, analogo discorso si può fare per gli altri due fronti: Gaza è stata rasa al suolo ma Hamas è ancora lì; l'esercito israeliano ha invaso il Libano del Sud, ha bombardato Beirut e altre città libanesi ma Hezbollah è ancora vivo e vegeto.<br />Come mai in tutti questi casi non si è stati in grado di centrare gli obiettivi (a prescindere dalla condivisibilità o meno di questi obiettivi)? Sicuramente per errori di sottovalutazione riguardo alle forze del nemico, o di sopravvalutazione delle proprie; ma anche perché - ed è evidente nei casi di Ucraina e Iran - a sostegno delle vittime predestinate entrano in gioco altre potenze che hanno interesse a fermare gli "aggressori".<br />Il risultato è che per porre fine alla guerra - e sempre che a nessuno venga in mente di usare l'arma nucleare - si dovrà necessariamente arrivare a un accordo negoziato, il che comporta necessariamente ridimensionare gli obiettivi, ma con una situazione peggiore rispetto a prima della guerra.<br />UN ACCORDO CHE PEGGIORA LA SITUAZIONE ANTECEDENTE<br />In Ucraina un accordo potrà anche prevedere che la Russia inglobi i territori ucraini già conquistati, ma saranno territori tutti da bonificare e ricostruire e Mosca dovrà fare i conti con le perdite economiche ed umane sofferte: le stime considerate più realistiche parlano di almeno 200mila soldati morti (alcune arrivano fino a 325 mila), ma con i feriti si arriva a perdite di oltre un milione di persone. Una vera e propria bomba sociale, e da mettere in conto sono anche le ripercussioni politiche e militari di una operazione andata male.<br />In Iran, gli Stati Uniti si stanno trovando a negoziare un accordo che rischia di peggiorare la situazione antecedente il 28 febbraio: il regime è ancora lì, il programma nucleare sarà forse ritardato ma non certo cancellato, potrebbe essere riconosciuto a Teheran un qualche diritto sullo Stretto di Hormuz, e in compenso potrebbero essere revocate, totalmente o parzialmente, le sanzioni contro il regime degli ayatollah. Il tutto, ovviamente, senza considerare le pesanti conseguenze sul costo dell'energia e sulla sicurezza alimentare che tutto il mondo si ritrova a pagare.<br />A questo va aggiunto anche il carico di sofferenze e di odio che ogni guerra comporta e che si trasmette per generazioni.<br />Cosa ci dice tutto questo? Che prima di stare a disquisire sulla "guerra giusta" bisognerebbe riflettere anzitutto sull'inutilità della guerra per raggiungere obiettivi politici ed economici. Non si tratta di pacifismo, ma di realismo. Il pacifismo, con la sua utopia, favorisce la violenza e il diritto del più forte; il realismo invece, insieme a un giusto investimento per la difesa, suggerisce di cercare in tutti i modi di risolvere i contenziosi conciliando i diversi interessi, rifuggendo dall'idea che la pace si possa ottenere eliminando una parte, piccola o grande che sia, dell'umanità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71975401</guid><pubDate>Tue, 12 May 2026 20:32:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71975401/ucraina_e_iran.mp3" length="6526496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8544

UCRAINA E IRAN, UNA LEZIONE SULL'INUTILITA' DELLA GUERRA
di Riccardo Cascioli
 
Nei giorni scorsi ha destato interesse il fatto che la parata di Mosca del Giorno della Vittoria, il 9 maggio, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8544" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8544</a><br /><br />UCRAINA E IRAN, UNA LEZIONE SULL'INUTILITA' DELLA GUERRA<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Nei giorni scorsi ha destato interesse il fatto che la parata di Mosca del Giorno della Vittoria, il 9 maggio, che celebra la vittoria sul nazismo, si sia svolta in tono dimesso rispetto agli anni passati: appena tre quarti d'ora, niente carri armati, niente missili, capacità militari mostrate solo in video, discorso del presidente russo Putin molto più stringato del solito. Paura di possibili attacchi ucraini si è detto, ma sono girate anche voci di possibili timori di un golpe a Mosca. Sempre difficile stabilire cosa ci sia di vero e quanto sia propaganda nelle informazioni che passano, resta però il fatto che paragonata ai toni trionfalistici degli anni passati, la parata di quest'anno ha obiettivamente offerto un'immagine di vulnerabilità, di un regime in difesa.<br />Il fatto è che dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina, gli obiettivi territoriali prefissati non sono ancora stati raggiunti e non è possibile neanche prevedere se lo saranno. È una situazione non prevista a Mosca, che considerava la campagna d'Ucraina un affare di poche settimane; ed è un paradosso se si considera la disparità di forze tra la Russia e l'Ucraina.<br />Spostiamoci nel settore mediorientale e troviamo un'altra situazione analoga, anzi una doppia situazione. Gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, su spinta di Israele, pensando di liquidare la pratica in 3-4 settimane al massimo, come aveva annunciato il presidente americano Donald Trump. I colpi subiti negli scorsi mesi dal regime degli ayatollah, le grandi proteste popolari dello scorso gennaio (represse nel sangue), le divisioni interne al regime, avevano dato l'illusione di un regime prossimo alla fine per cui sarebbe bastata una spallata per eliminarlo e con esso la paventata minaccia nucleare.<br />STATI UNITI IN DIFFICOLTÀ<br />Come stiamo però vedendo le cose sono andate molto diversamente: di settimane ne sono già passate dieci e la situazione si è molto ingarbugliata e gli ultimi sviluppi ne sono la dimostrazione. Nel solito post sul social Truth, Trump ha definito ieri sera «assolutamente inaccettabile» («totally unacceptable») la risposta dell'Iran alla proposta americana per un accordo duraturo. La situazione torna dunque in alto mare, ma ora gli Stati Uniti si trovano in grande difficoltà perché con tutta la loro forza militare non sono stati in grado di piegare l'Iran: per questo motivo Teheran risponde picche anche sui termini di un eventuale accordo, ma per Washington riprendere i bombardamenti non sarà facile sia perché la disponibilità di munizioni comincia a scarseggiare sia perché la vittoria militare sul campo sarebbe tutt'altro che certa. E senza considerare che Trump deve tenere conto delle elezioni di mid-term a novembre che non gli permettono di tirare troppo per le lunghe una guerra che già gli ha provocato un clamoroso calo nell'indice di gradimento.<br />Parallelamente anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu si trova in una situazione simile. Dopo il tragico massacro di cittadini israeliani subito il 7 ottobre 2023 si è lanciato in una guerra totale per eliminare la presenza di Hamas a Gaza, di Hezbollah in Libano e del regime iraniano. Se per l'Iran abbiamo già visto, analogo discorso si può fare per gli altri due fronti: Gaza è stata rasa al suolo ma Hamas è ancora lì; l'esercito israeliano ha invaso il Libano del Sud, ha bombardato Beirut e altre città libanesi ma Hezbollah è ancora vivo e vegeto.<br />Come mai in tutti questi casi non si è stati in grado di centrare gli obiettivi (a prescindere dalla condivisibilità o meno di questi obiettivi)? Sicuramente per errori di sottovalutazione riguardo alle forze del nemico, o di sopravvalutazione delle proprie; ma anche perché - ed è evidente nei casi di...]]></itunes:summary><itunes:duration>408</itunes:duration><itunes:keywords>guerra,hormuz,interessi,iran,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b1f3826f0e93a5aa20825a8dc7f6bd1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'illusione che la guerra all'Iran crei un mondo migliore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-illusione-che-la-guerra-all-iran-crei-un-mondo-migliore--70424266</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8470" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8470</a><br /><br />L'ILLUSIONE CHE LA GUERRA ALL'IRAN CREI UN MONDO MIGLIORE<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />«La violenza non è mai la scelta giusta», ha detto ieri papa Leone XIV, durante la visita a una parrocchia romana, riferendosi all'attacco contro l'Iran. E poco prima, all'Angelus, aveva detto che «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso il dialogo ragionevole, autentico e responsabile».<br />Non è lo scontato fervorino moralistico di un Papa che fa il suo mestiere, è la consapevolezza profonda della realtà. La guerra non ha mai portato una pace vera, ha solo peggiorato la situazione. Basta restare nella regione mediorientale per averne la prova inconfutabile: dalla prima guerra del Golfo in poi è stato un susseguirsi di guerre e distruzioni, che hanno portato solo più violenze, morti e destabilizzazione.<br />Come ricordavamo già sabato, le uccisioni di Gheddafi e Saddam, la cacciata di Assad, hanno nettamente peggiorato la situazione in Libia, Iraq e Siria. Così come la realtà si è incaricata di smentire l'allora presidente americano Barack Obama che aveva commentato l'uccisione, il 2 maggio 2011, del leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, affermando trionfalmente che «ora il mondo è un posto più sicuro». Questi quindici anni hanno invece visto peggiorare enormemente l'insicurezza, inclusa l'ascesa dell'Isis nonché l'estendersi del fenomeno del jihadismo.<br />Il mondo diventa più sicuro solo se si rispetta l'ordine naturale, l'ordine voluto da Dio, dove la sacralità della vita, il rispetto della dignità della persona - di ogni persona - sono la pietra fondamentale.<br />Netanyahu ha parlato ieri di «guerra che finisce l'era delle guerre», ma è pura illusione, pur restando semplicemente in Medio Oriente: non solo perché gli sviluppi della situazione in Iran sono tutti da vedere o perché gli interessi politici e strategici dei vari Paesi possono cambiare velocemente il gioco delle alleanze (come è sempre accaduto), ma anche perché sottovaluta enormemente il "fattore odio" che anni di guerra e violenze di ogni genere hanno fortemente incrementato nelle popolazioni della regione, e non solo fra i palestinesi. E l'odio è un combustibile formidabile, capace di accendere la guerra in ogni momento.<br />Nessuna simpatia per il regime iraniano degli ayatollah, nessun lutto per la morte di un feroce tiranno, ma pensare che la sua uscita di scena avvii necessariamente una transizione verso la democrazia è, nella migliore delle ipotesi, di una ingenuità disarmante o frutto di una cecità ideologica. E certamente chi l'ha provocata non lo pensa. L'obiettivo è invece un governo che rientri nell'orbita occidentale, democratico o dittatoriale che sia. Del resto era una dittatura anche quella dello Scià di Persia, rovesciato a favore della Repubblica islamica.<br />Perché, contrariamente a quello che si vuol fare credere con la propaganda, nel mondo non c'è una lotta tra democrazie e dittature. Ci sono invece guerre per definire le rispettive zone d'influenza tra potenze, regionali e mondiali. La caduta di Assad in Siria serviva non per stabilire la democrazia e rispettare la libertà religiosa, ma per eliminare un alleato della Russia e dell'Iran, nonché "competitor" di Israele. Tanto è vero che i Paesi occidentali hanno scandalosamente legittimato un nuovo governo chiaramente jihadista.<br />Se fosse il tasso di democraticità a dettare l'agenda, l'Arabia Saudita - che malgrado le recenti riforme resta una brutale dittatura - non potrebbe essere il più importante alleato dell'Occidente nella regione. E se davvero si volessero colpire anzitutto i finanziatori del jihadismo anti-occidentale (e anche anti-israeliano) bisognerebbe iniziare dal Qatar, che invece gode dello status di "maggiore alleato non-Nato" ed è sede della principale base americana nella regione. E con gli esempi si potrebbe continuare a lungo.<br />La lotta per la libertà in Iran, la protesta degli studenti e delle donne, va certamente sostenuta, ma proprio come passione per il rispetto della vita e della dignità umana. Quello a cui stiamo assistendo invece è un uso strumentale della sofferenza del popolo iraniano per giustificare tutt'altro tipo di interessi, a cui - se servisse - si potrà tranquillamente sacrificare anche la libertà e la democrazia.<br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Una guerra senza prospettive che mette ko l'Europa" spiega perché ancora una volta USA e Israele sembrano avere tutto l'interesse a destabilizzare aree che sul piano energetico e geopolitico sono nel "cortile di casa" degli europei. L'unica certezza è che il conflitto colpirà duramente l'Europa e i suoi interessi economici. A cominciare dall'approvvigionamento del petrolio. <br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 marzo 2026:</i><br />Mentre la politica si divide in Italia e in Europa tra il sostegno e la critica all'avventura militare israelo-statunitense contro l'Iran, l'unica certezza al momento è che il conflitto colpirà ancora una volta duramente l'Europa e i suoi interessi strategici ed economici. <br />Non solo perché non vi sono prospettive né piani per gestire politicamente questa crisi una volta terminati i bombardamenti, ma soprattutto perché intelligence statunitense e Pentagono hanno confermato che non c'erano elementi che facessero prevedere un attacco iraniano a Israele o alle basi degli USA in Medio Oriente,<br />Come nel 2003, quando l'Amministrazione Bush motivò l'invasione dell'Iraq con le armi di distruzione di massa in mano al regime di Saddam Hussein risultate inesistenti, oggi Donald Trump sostiene contro ogni rapporto internazionale che l'Iran era sul punto di attaccare gli Stati Uniti e di costruire armi nucleari. Curiosamente, lo stesso Trump aveva dichiarato nel giugno 2025, dopo i raids dei bombardieri B-2 sui siti atomici iraniani, che il programma nucleare di Teheran era stato cancellato.<br />Benjamin Netanyahu sostiene da oltre 20 anni che l'Iran è sul punto di dotarsi di armi atomiche ma non ha mai aperto a ispezioni internazionali l'arsenale nucleare israeliano, che Tel Aviv non ha mai ammesso di possedere ma che conterebbe circa 150 testate con missili balistici a lungo raggio.<br />L'Europa è ancora una volta vittima designata dell'iniziativa militare di nazioni, Stati Uniti e Israele, che ci si ostina a voler considerare alleate, nonostante nessun europeo sia stato avvisato dagli Sati Uniti dell'imminente attacco all'Iran.<br />I militari italiani che in Iraq e Kuwait rischiano, oggi come nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, di venire coinvolti nella risposta missilistica iraniana contro le basi statunitensi, sono schierati laggiù per aiutare il governo di Baghdad a combattere lo Stato Islamico, non per fare da bersagli in seguito agli attacchi statunitensi all'Iran.<br />La decisione britannica di non partecipare ai raids sull'Iran ma di consentire agli USA di impiegare le loro basi a Cipro ha portato la guerra a lambire l'Europa.<br />I missili e i droni iraniani lanciato contro le due basi britanniche a Cipro, giuridicamente territorio britannico, espone di fatto uno stato membro della UE (di cui ora Nicosia ha la presidenza semestrale) a un conflitto che rischia di infiammare l'intero Medio Oriente e il Mediterraneo Orientale.<br />Ancora una volta USA e Israele sembrano avere tutto l'interesse a destabilizzare aree che sul piano energetico e geopolitico sono nel "cortile di casa" degli europei e che avremmo tutto l'interesse a mantenere stabili. <br />Dopo aver rinunciato all'energia in quantità infinita e a prezzi convenienti offerta dalla Russia, oggi l'Europa paga per prima il prezzo della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz e della ripresa degli attacchi delle milizie Houthi contro i mercantili in transito nel Mar Rosso da e per il Mediterraneo.<br />Una sorta di "tempesta perfetta" che rientra certamente negli interessi di Washington, che vedrà così aumentare l'export del petrolio e gas a prezzi consistenti, il cui rialzo assicura agli Stati Uniti di continuare le estrazioni con la tecnica della frantumazione delle rocce (fracking) non più conveniente se le quotazioni scendono sotto i 62 dollari al barile.<br />Domenica Trump ha affermato che l'effetto dell'attacco all'Iran sul prezzo del petrolio potrebbe essere meno forte rispetto a quanto pensano gli analisti ipotizzando un forte aumento «se le cose vanno male. Vedremo cosa succede». <br />Il Brent aveva chiuso venerdì quotato poco meno di 73 dollari al barile ma ieri ha raggiunto gli 82 dollari, dopo essere già aumentato di oltre il 20% dall'inizio dell'anno, in parte in previsione di un attacco contro Teheran. Sebbene l'Opec abbia concordato di aumentare la propria produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile, secondo gli analisti il petrolio aggiuntivo avrà uno scarso impatto sul mercato se dovessero continuare le interruzioni delle forniture dovute all'escalation del conflitto. <br />L'attività nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre un quinto del petrolio, il 20 per cento dei prodotti petroliferi e il 20 per cento del gas mondiale, si è fermata in seguito alla guerra, con decine di petroliere bloccate attorno all'accesso allo stretto mentre le compagnie assicurative, hanno avvertito che i premi aumenteranno bruscamente per qualsiasi nave che desideri transitare nello Stretto.<br />Si impenna anche il prezzo del gas dopo l'annuncio della sospensione della produzione di GNL del Qatar: ieri ad Amsterdam il Ttf è salito]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70424266</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2026 19:56:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70424266/l_illusione_che_la_guerra_all_iran.mp3" length="11409534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8470

L'ILLUSIONE CHE LA GUERRA ALL'IRAN CREI UN MONDO MIGLIORE
di Riccardo Cascioli
 
«La violenza non è mai la scelta giusta», ha detto ieri papa Leone XIV, durante la visita a una parrocchia romana,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8470" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8470</a><br /><br />L'ILLUSIONE CHE LA GUERRA ALL'IRAN CREI UN MONDO MIGLIORE<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />«La violenza non è mai la scelta giusta», ha detto ieri papa Leone XIV, durante la visita a una parrocchia romana, riferendosi all'attacco contro l'Iran. E poco prima, all'Angelus, aveva detto che «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso il dialogo ragionevole, autentico e responsabile».<br />Non è lo scontato fervorino moralistico di un Papa che fa il suo mestiere, è la consapevolezza profonda della realtà. La guerra non ha mai portato una pace vera, ha solo peggiorato la situazione. Basta restare nella regione mediorientale per averne la prova inconfutabile: dalla prima guerra del Golfo in poi è stato un susseguirsi di guerre e distruzioni, che hanno portato solo più violenze, morti e destabilizzazione.<br />Come ricordavamo già sabato, le uccisioni di Gheddafi e Saddam, la cacciata di Assad, hanno nettamente peggiorato la situazione in Libia, Iraq e Siria. Così come la realtà si è incaricata di smentire l'allora presidente americano Barack Obama che aveva commentato l'uccisione, il 2 maggio 2011, del leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, affermando trionfalmente che «ora il mondo è un posto più sicuro». Questi quindici anni hanno invece visto peggiorare enormemente l'insicurezza, inclusa l'ascesa dell'Isis nonché l'estendersi del fenomeno del jihadismo.<br />Il mondo diventa più sicuro solo se si rispetta l'ordine naturale, l'ordine voluto da Dio, dove la sacralità della vita, il rispetto della dignità della persona - di ogni persona - sono la pietra fondamentale.<br />Netanyahu ha parlato ieri di «guerra che finisce l'era delle guerre», ma è pura illusione, pur restando semplicemente in Medio Oriente: non solo perché gli sviluppi della situazione in Iran sono tutti da vedere o perché gli interessi politici e strategici dei vari Paesi possono cambiare velocemente il gioco delle alleanze (come è sempre accaduto), ma anche perché sottovaluta enormemente il "fattore odio" che anni di guerra e violenze di ogni genere hanno fortemente incrementato nelle popolazioni della regione, e non solo fra i palestinesi. E l'odio è un combustibile formidabile, capace di accendere la guerra in ogni momento.<br />Nessuna simpatia per il regime iraniano degli ayatollah, nessun lutto per la morte di un feroce tiranno, ma pensare che la sua uscita di scena avvii necessariamente una transizione verso la democrazia è, nella migliore delle ipotesi, di una ingenuità disarmante o frutto di una cecità ideologica. E certamente chi l'ha provocata non lo pensa. L'obiettivo è invece un governo che rientri nell'orbita occidentale, democratico o dittatoriale che sia. Del resto era una dittatura anche quella dello Scià di Persia, rovesciato a favore della Repubblica islamica.<br />Perché, contrariamente a quello che si vuol fare credere con la propaganda, nel mondo non c'è una lotta tra democrazie e dittature. Ci sono invece guerre per definire le rispettive zone d'influenza tra potenze, regionali e mondiali. La caduta di Assad in Siria serviva non per stabilire la democrazia e rispettare la libertà religiosa, ma per eliminare un alleato della Russia e dell'Iran, nonché "competitor" di Israele. Tanto è vero che i Paesi occidentali hanno scandalosamente legittimato un nuovo governo chiaramente jihadista.<br />Se fosse il tasso di democraticità a dettare l'agenda, l'Arabia Saudita - che malgrado le recenti riforme resta una brutale dittatura - non potrebbe essere il più importante alleato dell'Occidente nella regione. E se davvero si volessero colpire anzitutto i finanziatori del jihadismo anti-occidentale (e anche anti-israeliano) bisognerebbe iniziare dal Qatar, che invece gode dello status di "maggiore alleato...]]></itunes:summary><itunes:duration>714</itunes:duration><itunes:keywords>amicinemici,guerra,illusione,iran,mondomigliore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d749a11ef484664fbd8c4b9423c39b8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salvare Jimmy Lai, non dimenticare Hong Kong</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salvare-jimmy-lai-non-dimenticare-hong-kong--70258293</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8464" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8464</a><br /><br />SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG di Riccardo Cascioli<br /> <br />Ora che la condanna di Jimmy Lai a 20 anni di detenzione è stata pronunciata dal tribunale di Hong Kong, la partita si sposta sul piano internazionale e il caso dell'editore-direttore del quotidiano Apple Daily potrebbe diventare una delle pedine da muovere nella complessa partita a scacchi che dovrà stabilire nuovi equilibri geopolitici.<br />Le reazioni di ieri al verdetto hanno già messo in mostra quali saranno le possibili mosse. Il governo cinese, per bocca del ministro degli Esteri Lin Jian, nell'esprimere «pieno sostegno» al governo di Hong Kong e alla condanna impartita dai giudici a difesa della sicurezza nazionale, ha mandato un messaggio chiaro a Londra e Washington: i Paesi coinvolti devono «rispettare la sovranità della Cina e il sistema legale di Hong Kong, astenersi dal fare dichiarazioni irresponsabili, non interferire nel sistema giudiziario di Hong Kong o negli affari interni della Cina in alcuna forma». Da parte sua il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando di «conclusione ingiusta e tragica di questo caso» chiede che la Cina conceda a Jimmy Lai «la libertà vigilata per motivi umanitari», richiesta condivisa anche dal governo britannico per bocca del ministro degli Esteri Yvette Cooper. La richiesta è giustificata sia dall'età di Jimmy Lai (ha compiuto 78 anni lo scorso dicembre) sia dalle sue condizioni di salute ulteriormente deterioratesi in questi anni di prigionia.<br />La possibilità - e la speranza - è che il caso Jimmy Lai entri in qualche negoziato - commerciale, militare, politico - così da poter arrivare a una sua liberazione per motivi umanitari, magari con un esilio nel Regno Unito insieme alla sua famiglia, mantenendo la Cina il principio di gestire Hong Kong a suo piacimento e magari ottenendo in cambio qualche concessione da Usa e Regno Unito.<br />LA QUESTIONE HONG KONG<br />Una soluzione del genere a questo punto sarebbe certo auspicabile per quanto riguarda la sorte di Jimmy Lai, ma lascerebbe comunque irrisolta la questione Hong Kong. Perché, ricordiamolo, se Jimmy Lai è diventato giustamente il simbolo della battaglia per la libertà e la democrazia, in condizioni analoghe alle sue ci sono altri giornalisti e attivisti pro-democrazia: ieri sono stati condannati con lui altri 8 (sei ex dipendenti di Apple Daily e due esponenti di associazioni democratiche) a pene che vanno dai sei ai dieci anni. E nei prossimi giorni - come ricordava ieri AsiaNews - si attende la sentenza per tre altri attivisti democratici che rischiano fino a dieci anni di galera per sedizione: l'avvocato Chow Hang-tung (40 anni), Lee Cheuk-yan (68) e Albert Ho (74), in prigione dal 2021.<br />"Salvare" Jimmy Lai e chiudere gli occhi su tutto il resto sarebbe una politica miope, perché il soffocamento di Hong Kong ha un significato che va ben oltre il destino degli oltre sette milioni di abitanti dell'ex colonia britannica.<br />Quello che sta accadendo è una palese violazione dell'accordo sino-britannico con cui il Regno Unito restituiva Hong Kong alla Cina il 1° luglio 1997, accordo in base al quale sotto lo slogan "un Paese, due sistemi", Pechino garantiva che gli abitanti di Hong Kong avrebbero goduto per 50 anni il mantenimento degli stessi diritti e libertà garantite nella colonia dal Regno Unito. In questi 28 anni invece si è assistito da parte di Pechino alla progressiva e sistematica distruzione del sistema Hong Kong sulla base di interpretazioni soggettive, per non dire puramente arbitrarie, degli accordi sottoscritti.<br />Il che è abbastanza per comprendere che la principale difficoltà nel trattare con il regime comunista cinese è proprio la sua inaffidabilità. Cosa che spiega peraltro quanto sta accadendo con l'accordo segreto sino-vaticano per la nomina dei vescovi cattolici. Finora la Santa Sede ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco arrivando sempre con umiliante ritardo a ratificare le nomine decise unilateralmente da Pechino che, non per niente, nei comunicati ufficiali ignora sempre la Santa Sede.<br />UN SILENZIO IMBARAZZATO E IMBARAZZANTE<br />A questo proposito, qui sta l'altro aspetto sconcertante della vicenda di Jimmy Lai: il totale silenzio del Vaticano, ma anche della Chiesa di Hong Kong. Le cronache dei media di tutto il mondo fanno risaltare semplicemente la storia di un imprenditore ed editore che ha condotto una battaglia per la libertà e la democrazia, ne fanno un simbolo della libertà di stampa, ma la storia di Jimmy Lai è molto più di questo.<br />È una storia di fede, la storia di un convertito che nell'incontro con Cristo ha compreso anche il senso della sua battaglia per la libertà. Ed è significativa la presenza costante e silenziosa ad ogni udienza in tribunale del cardinale Joseph Zen, che lo ha battezzato nel 1997. Gli anni di carcere, come ha testimoniato alla Bussola una ex giornalista del suo quotidiano Apple Daily, ci hanno mostrato un vero confessore della fede, una testimonianza di martirio bianco.<br />E il Vaticano lo ignora completamente, più preoccupato di non dispiacere il regime comunista cinese che non di manifestare vicinanza e solidarietà a un fratello perseguitato, valorizzandone anche l'esempio per tutti i credenti. Ieri i media vaticani non hanno neanche dato la notizia della sentenza: Vatican News e Osservatore Romano riportavano notizie da tutto il mondo, dalla vittoria elettorale in Giappone del primo ministro Sanae Takaichi ai massacri in Congo, dalla morte del fisico Antonino Zichichi ai nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ma della condanna di Jimmy Lai, che pure era sui giornali di tutto il mondo, di destra e di sinistra, neanche una riga.<br />Un silenzio imbarazzato e imbarazzante, che la dice lunga sul disastro che la Segreteria di Stato vaticana sta provocando con il dossier cinese.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70258293</guid><pubDate>Tue, 24 Feb 2026 23:28:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70258293/salvare_jimmy_lai.mp3" length="6419096" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8464

SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG di Riccardo Cascioli
 
Ora che la condanna di Jimmy Lai a 20 anni di detenzione è stata pronunciata dal tribunale di Hong Kong, la partita si sposta sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8464" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8464</a><br /><br />SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG di Riccardo Cascioli<br /> <br />Ora che la condanna di Jimmy Lai a 20 anni di detenzione è stata pronunciata dal tribunale di Hong Kong, la partita si sposta sul piano internazionale e il caso dell'editore-direttore del quotidiano Apple Daily potrebbe diventare una delle pedine da muovere nella complessa partita a scacchi che dovrà stabilire nuovi equilibri geopolitici.<br />Le reazioni di ieri al verdetto hanno già messo in mostra quali saranno le possibili mosse. Il governo cinese, per bocca del ministro degli Esteri Lin Jian, nell'esprimere «pieno sostegno» al governo di Hong Kong e alla condanna impartita dai giudici a difesa della sicurezza nazionale, ha mandato un messaggio chiaro a Londra e Washington: i Paesi coinvolti devono «rispettare la sovranità della Cina e il sistema legale di Hong Kong, astenersi dal fare dichiarazioni irresponsabili, non interferire nel sistema giudiziario di Hong Kong o negli affari interni della Cina in alcuna forma». Da parte sua il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando di «conclusione ingiusta e tragica di questo caso» chiede che la Cina conceda a Jimmy Lai «la libertà vigilata per motivi umanitari», richiesta condivisa anche dal governo britannico per bocca del ministro degli Esteri Yvette Cooper. La richiesta è giustificata sia dall'età di Jimmy Lai (ha compiuto 78 anni lo scorso dicembre) sia dalle sue condizioni di salute ulteriormente deterioratesi in questi anni di prigionia.<br />La possibilità - e la speranza - è che il caso Jimmy Lai entri in qualche negoziato - commerciale, militare, politico - così da poter arrivare a una sua liberazione per motivi umanitari, magari con un esilio nel Regno Unito insieme alla sua famiglia, mantenendo la Cina il principio di gestire Hong Kong a suo piacimento e magari ottenendo in cambio qualche concessione da Usa e Regno Unito.<br />LA QUESTIONE HONG KONG<br />Una soluzione del genere a questo punto sarebbe certo auspicabile per quanto riguarda la sorte di Jimmy Lai, ma lascerebbe comunque irrisolta la questione Hong Kong. Perché, ricordiamolo, se Jimmy Lai è diventato giustamente il simbolo della battaglia per la libertà e la democrazia, in condizioni analoghe alle sue ci sono altri giornalisti e attivisti pro-democrazia: ieri sono stati condannati con lui altri 8 (sei ex dipendenti di Apple Daily e due esponenti di associazioni democratiche) a pene che vanno dai sei ai dieci anni. E nei prossimi giorni - come ricordava ieri AsiaNews - si attende la sentenza per tre altri attivisti democratici che rischiano fino a dieci anni di galera per sedizione: l'avvocato Chow Hang-tung (40 anni), Lee Cheuk-yan (68) e Albert Ho (74), in prigione dal 2021.<br />"Salvare" Jimmy Lai e chiudere gli occhi su tutto il resto sarebbe una politica miope, perché il soffocamento di Hong Kong ha un significato che va ben oltre il destino degli oltre sette milioni di abitanti dell'ex colonia britannica.<br />Quello che sta accadendo è una palese violazione dell'accordo sino-britannico con cui il Regno Unito restituiva Hong Kong alla Cina il 1° luglio 1997, accordo in base al quale sotto lo slogan "un Paese, due sistemi", Pechino garantiva che gli abitanti di Hong Kong avrebbero goduto per 50 anni il mantenimento degli stessi diritti e libertà garantite nella colonia dal Regno Unito. In questi 28 anni invece si è assistito da parte di Pechino alla progressiva e sistematica distruzione del sistema Hong Kong sulla base di interpretazioni soggettive, per non dire puramente arbitrarie, degli accordi sottoscritti.<br />Il che è abbastanza per comprendere che la principale difficoltà nel trattare con il regime comunista cinese è proprio la sua inaffidabilità. 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All'appello mancano ancora due milioni di pagine, che sono quelle che dovrebbero fare più riflettere. Ha detto infatti il vice procuratore generale Todd Blanche che questi documenti e immagini non sono stati pubblicati perché riguardano «immagini di abusi sessuali, pedo-pornografia, morte, ferite e abusi fisici».<br />Curiosamente, questa dichiarazione è anche ciò di cui si parla meno, anzi, praticamente nulla: molto più interessante concentrarsi sulla presenza del presidente americano Donald Trump o dell'ex presidente Bill Clinton, delle malattie veneree che si sarebbe preso il fondatore di Microsoft Bill Gates o delle perversioni del principe britannico Andrea. Vale a dire che l'interesse dei media è per la strumentalizzazione politica che se ne può trarre o per la pruriginosa curiosità che certi personaggi generano.<br />Invece il caso Epstein dovrebbe soprattutto essere preso come una lezione sul Potere o, meglio, sul Potere che governa questo mondo.<br />Intanto, proprio il personaggio chiave: Jeffrey Epstein, una carriera iniziata con l'insegnamento della matematica in una scuola secondaria per poi approdare alla finanza e scalarne le vette, si dice grazie a una straordinaria capacità di tessere relazioni sociali. Eppure rimane misterioso come il figlio di un giardiniere e di una casalinga di Brooklyn possa diventare dal nulla un miliardario in grado di manovrare politici e uomini d'affari di mezzo mondo. Ed è quantomeno curioso come possa essere arrivato impunemente a gestire un vero e proprio traffico di esseri umani quando già poco più che ventenne era stato segnalato nella scuola dove insegnava per le attenzioni morbose verso le studentesse minorenni. E come abbia comunque potuto sviluppare il suo turpe commercio dopo una prima pena mite ottenuta con un vergognoso patteggiamento nel 2008 per sfruttamento della prostituzione: 18 mesi di detenzione poi ridotti a 3 mesi e mezzo più altri dieci mesi scarsi di uscita quotidiana per il lavoro.<br />LA FREQUENTAZIONE DELLE RESIDENZE DI EPSTEIN<br />Fino al secondo arresto nel 2019 per denunce che non si potevano evidentemente più ignorare, a cui si è sommato il sequestro dei documenti, immagini e filmati di cui si parla in questi giorni, Epstein ha costruito una incredibile rete di relazioni influenti internazionali che coinvolgono uomini politici di peso (uno per tutti l'ex premier israeliano Ehud Barak), servizi segreti di Paesi come Russia e Israele, uomini d'affari miliardari, tutti ricattabili o ricattati.<br />E qui è il punto: la frequentazione delle residenze di Epstein, inclusa la famosa isola privata caraibica Little Saint James, e l'uso del suo aereo personale, non hanno colore politico né bandiera nazionale. Anche se le donazioni elettorali americane di Epstein favorivano nettamente il Partito democratico, le "amicizie" andavano ben oltre, erano trasversali e transnazionali. E la capacità di condizionare la vita personale, gli affari e le decisioni politiche ed economiche altrettanto.<br />Non per niente già a settembre, dopo la pubblicazione dei primi file, è stato rimosso da ambasciatore britannico negli Stati Uniti Lord Peter Mandelson, che ora si scopre aver passato a Epstein informazioni confidenziali quando era ministro dell'Economia nel governo Brown; mentre in Slovacchia si è dovuto dimettere il consigliere per la sicurezza del premier Fico, Miroslav Lajčák; e non parliamo dello sconquasso provocato nelle famiglie reali britannica e norvegese.<br />Certo, bisogna anche essere attenti a non fare di ogni erba un fascio: non tutti i nomi che appaiono negli Epstein files sono necessariamente colpevoli di misfatti, ma come funziona il Potere è comunque chiaro: c'è un livello superiore, ai più sconosciuto, che facendo leva su debolezze e perversioni e usando l'arma del ricatto condiziona in diversi modi governi, parlamenti, economie.<br />VIZI E PERVERSIONI<br />Ed è una cosa che va ben oltre la soddisfazione di vizi e perversioni che i ricchi e i potenti pensano di potersi permettere. Non parliamo cioè di cose simili alle "cene eleganti" di Arcore, magari in una dimensione extralarge: qui siamo proprio a un altro livello, quello che seleziona chi conta e chi no. E l'accenno del vice Procuratore generale Blanche a morti, torture e pedopornografia fa piuttosto pensare a una élite legata anche a riti iniziatici, satanisti.<br />Oltre 1.200 sono le vittime identificate, ha detto Blanche, una enormità: 1200 ragazze, molte minorenni, sacrificate sull'altare del Potere, usate come oggetto di piacere, ridotte a schiave sessuali, torturate e poi abbandonate come stracci ormai inservibili. Il caso più conosciuto è quello di Virginia Giuffré, la grande accusatrice del principe Andrea oltre che di Epstein e della sua complice Ghislaine Maxwell, suicidatasi nell'aprile 2025 e di cui sono uscite postume le memorie (Nobody's girl, la ragazza di nessuno). Ma come lei tutte le altre.<br />Perché il Potere del mondo è questo - di "sistemi Epstein" ce ne sono molti -, non riconosce la dignità delle persone che sta nell'essere fatte a immagine e somiglianza di Dio, le usa per i propri fini, semina sofferenze e morte, distrugge tutto ciò che è umano.<br />Per questo non basta indignarsi o semplicemente puntare l'indice come se noi fossimo semplicemente lontani spettatori o ci ritenessimo immuni dal fascino che il Potere esercita. E men che meno siamo chiamati a partecipare al gioco del "chi è più corrotto" per far prevalere una parte politica sull'altra.<br />Siamo invece chiamati anzitutto a riconoscere che solo l'appartenenza a Cristo e alla Chiesa dà a noi e a ciascuno piena dignità umana, ci rende liberi da questo Potere e capaci di costruire luoghi di umanità che possono generare speranza e vincere questo obbrobrio che sa di morte.<br />Nota di BastaBugie: nel seguente video dal titolo "Sound of Freedom, il film più importante mai fatto in America" (durata: 35 minuti) Jim Caviezel, l'attore principale del film, e Tim Ballard, il vero protagonista della storia raccontata nel film, denunciano il traffico di bambini e il racket della pedofilia in atto negli Stati Uniti.<br />Per approfondimenti sul film Sound of freedom e per vedere il trailer, clicca nel seguente link.<br />https://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=124<br />video<br />https://www.youtube.com/watch?v=fXuKi3vKR4Q<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69768228</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 21:03:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69768228/caso_epstein.mp3" length="6474272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il film sulla pedofilia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=fXuKi3vKR4Q

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8445

CASO EPSTEIN, UNA LEZIONE SUL POTERE DI QUESTO MONDO di Riccardo Cascioli
 
La diffusione il 30 gennaio di altre 3...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il film sulla pedofilia ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fXuKi3vKR4Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=fXuKi3vKR4Q</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8445" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8445</a><br /><br />CASO EPSTEIN, UNA LEZIONE SUL POTERE DI QUESTO MONDO di Riccardo Cascioli<br /> <br />La diffusione il 30 gennaio di altre 3 milioni di pagine, tra cui 2mila video e 180mila immagini, dei cosiddetti Epstein files, come era ampiamente prevedibile ha scatenato un mare di polemiche e attacchi reciproci. All'appello mancano ancora due milioni di pagine, che sono quelle che dovrebbero fare più riflettere. Ha detto infatti il vice procuratore generale Todd Blanche che questi documenti e immagini non sono stati pubblicati perché riguardano «immagini di abusi sessuali, pedo-pornografia, morte, ferite e abusi fisici».<br />Curiosamente, questa dichiarazione è anche ciò di cui si parla meno, anzi, praticamente nulla: molto più interessante concentrarsi sulla presenza del presidente americano Donald Trump o dell'ex presidente Bill Clinton, delle malattie veneree che si sarebbe preso il fondatore di Microsoft Bill Gates o delle perversioni del principe britannico Andrea. Vale a dire che l'interesse dei media è per la strumentalizzazione politica che se ne può trarre o per la pruriginosa curiosità che certi personaggi generano.<br />Invece il caso Epstein dovrebbe soprattutto essere preso come una lezione sul Potere o, meglio, sul Potere che governa questo mondo.<br />Intanto, proprio il personaggio chiave: Jeffrey Epstein, una carriera iniziata con l'insegnamento della matematica in una scuola secondaria per poi approdare alla finanza e scalarne le vette, si dice grazie a una straordinaria capacità di tessere relazioni sociali. Eppure rimane misterioso come il figlio di un giardiniere e di una casalinga di Brooklyn possa diventare dal nulla un miliardario in grado di manovrare politici e uomini d'affari di mezzo mondo. Ed è quantomeno curioso come possa essere arrivato impunemente a gestire un vero e proprio traffico di esseri umani quando già poco più che ventenne era stato segnalato nella scuola dove insegnava per le attenzioni morbose verso le studentesse minorenni. E come abbia comunque potuto sviluppare il suo turpe commercio dopo una prima pena mite ottenuta con un vergognoso patteggiamento nel 2008 per sfruttamento della prostituzione: 18 mesi di detenzione poi ridotti a 3 mesi e mezzo più altri dieci mesi scarsi di uscita quotidiana per il lavoro.<br />LA FREQUENTAZIONE DELLE RESIDENZE DI EPSTEIN<br />Fino al secondo arresto nel 2019 per denunce che non si potevano evidentemente più ignorare, a cui si è sommato il sequestro dei documenti, immagini e filmati di cui si parla in questi giorni, Epstein ha costruito una incredibile rete di relazioni influenti internazionali che coinvolgono uomini politici di peso (uno per tutti l'ex premier israeliano Ehud Barak), servizi segreti di Paesi come Russia e Israele, uomini d'affari miliardari, tutti ricattabili o ricattati.<br />E qui è il punto: la frequentazione delle residenze di Epstein, inclusa la famosa isola privata caraibica Little Saint James, e l'uso del suo aereo personale, non hanno colore politico né bandiera nazionale. Anche se le donazioni elettorali americane di Epstein favorivano nettamente il Partito democratico, le "amicizie" andavano ben oltre, erano trasversali e transnazionali. E la capacità di condizionare la vita personale, gli affari e le decisioni politiche ed economiche altrettanto.<br />Non per niente già a settembre, dopo la pubblicazione dei primi file, è stato rimosso da ambasciatore britannico negli Stati Uniti Lord Peter Mandelson, che ora si scopre aver passato a Epstein informazioni confidenziali quando era ministro dell'Economia nel governo Brown; mentre in Slovacchia si è dovuto dimettere il consigliere per la...]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5b218b05215ebf232f528b31113196d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Attacco Usa in Venezuela: l'illusione che a risolvere sia la forza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attacco-usa-in-venezuela-l-illusione-che-a-risolvere-sia-la-forza--69328993</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8407" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8407</a><br /><br />ATTACCO USA IN VENEZUELA: L'ILLUSIONE CHE A RISOLVERE SIA LA FORZA<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Non era difficile prevedere l'epilogo della crisi apertasi tra Stati Uniti e Venezuela, ne avevamo parlato giusto un mese fa. È stata una guerra lampo quella lanciata dal presidente americano Donald Trump all'alba del 3 gennaio e si è conclusa nel giro di poche ore con l'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e la sua deportazione a New York dove già oggi dovrebbe comparire a processo. Se "l'operazione antiterrorismo" - come l'ha definita Trump, anche per aggirare l'altrimenti necessaria approvazione del Congresso - è stata rapida, bisognerà attendere per capire come evolverà la situazione in Venezuela e non solo.<br />Ovviamente in queste ore si sprecano le analisi e gli approfondimenti, e anche noi ne facciamo (vedi nota in fondo all'articolo), ma prima di tutto c'è una domanda che non può essere evitata davanti a un intervento militare del genere: il fine giustifica i mezzi? Ammesso che un fine sia legittimo - come l'abbattimento di un regime criminale che estende i suoi danni anche al di fuori dei confini nazionali - è lecito qualsiasi mezzo per raggiungere l'obiettivo, inclusa la violazione delle più elementari norme di diritto internazionale?<br />La risposta non può che essere negativa.<br />Nessuna simpatia - e i nostri lettori lo sanno bene - per il regime socialista bolivariano instaurato dal presidente Hugo Chavez a partire dal 1999 e proseguito dopo la sua morte con il delfino Maduro. Un regime che ha ridotto alla fame il Venezuela, con oltre sei milioni di rifugiati all'estero; ha creato una feroce macchina repressiva, con migliaia di arresti arbitrari; ha trasformato il Paese in una centrale del narcotraffico; ha dato ospitalità a gruppi terroristi (vedi le colombiane Farc ma anche Hezbollah) puntando a destabilizzare soprattutto altri Stati latino-americani. E poi ha perpetuato il potere truccando le elezioni, incluse le ultime del luglio 2024 quando Maduro è stato proclamato presidente al posto di quello che gli osservatori stranieri ritengono il vero vincitore, il candidato delle opposizioni Edmundo González Urrutia (dopo l'esclusione di Maria Corina Machado, recente premio Nobel per la Pace).<br />Comprensibile quindi la gioia di moltissimi venezuelani alla notizia dell'arresto di Maduro; ma a parte le incertezze su quello che accadrà ora, rimane la questione di fondo.<br />Non solo perché chiaramente i motivi veri dell'intervento statunitense non hanno a che fare con la democrazia e il rispetto dei diritti umani (peraltro non è scontato che l'arresto di Maduro porti automaticamente a una transizione democratica), e primariamente neanche con narcotraffico e petrolio. È chiaro che la guerra lampo in Venezuela rientra nel più ampio disegno di una risistemazione degli equilibri mondiali fondata su zone d'influenza, o sulla definizione e rispetto dei "cortili di casa" delle grandi potenze. E il recente documento dell'amministrazione Trump sulla strategia di sicurezza nazionale considera chiaramente tutto il continente americano cortile degli Stati Uniti.<br />Si potrebbe dire che non è niente di nuovo, le grandi potenze da sempre cercano di esercitare la loro influenza sui Paesi strategicamente importanti, ed è vero. Ma il punto è che l'intervento militare, l'aggressione, non può essere un mezzo accettabile anche quando il fine può essere considerato buono.<br />Del resto è anche un'illusione, più volte dimostrata dalla storia, quella di poter creare condizioni di pace attraverso la guerra. Le guerre creano solo altre guerre, il riarmo chiama il riarmo. L'esperienza anche recente suggerisce che il dopo-Maduro potrebbe non essere per nulla pacifico e democratico; e inoltre l'intervento americano in Venezuela non è un episodio isolato: altri Paesi sono già nel mirino di Trump, Cuba e Iran su tutti. Non bisogna poi dimenticare il contesto internazionale, l'Ucraina "cortile di casa" della Russia e la Cina così incoraggiata e pronta ad annettersi Taiwan, solo per citare i casi più eclatanti che promettono di moltiplicare conflitti e tensioni.<br />Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, papa Leone XIV ha affrontato proprio questo punto, invitando a rovesciare questa mentalità e ricordando che la pace non è una méta lontana ma «una presenza e un cammino» che vanno accolti e riconosciuti: «Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace», dice il Papa, che aggiunge: «Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze». È la descrizione precisa del clima culturale in cui siamo immersi, in cui la guerra a tutti i livelli non solo appare inevitabile ma addirittura desiderabile; liquidare il cattivo di turno senza badare troppo alla forma viene chiamato giustizia; e l'uso della violenza e il cinismo vengono considerati realismo politico.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo dal titolo "Dopo l'arresto di Maduro non c'è un cambio di regime" ed Eugenio Capozzi nell'articolo dal titolo "Strategia di sicurezza nazionale trumpiana, il test del Venezuela" parlano del blitz in Venezuela e del conseguente arresto del dittatore Nicolas Maduro, coerente con la nuova Strategia di sicurezza nazionale di Trump, per la quale il continente americano deve essere rimesso in sicurezza da ingerenze ostili.<br />DOPO L'ARRESTO DI MADURO NON C'È UN CAMBIO DI REGIME<br />Con un blitz da manuale, le forze speciali americane hanno catturato il dittatore venezuelano Nicolas Maduro e lo hanno portato, in arresto, a New York dove verrà processato per narcotraffico. Non si era mai vista una "guerra" tanto breve e relativamente indolore, con zero perdite fra gli statunitensi e 40 morti fra i venezuelani. Ma adesso, che ne sarà del Venezuela? Se si dava per scontato un cambio di regime e un'affermazione delle forze democratiche, coalizzate attorno alla figura carismatica di Maria Corina Machado (premio Nobel per la Pace), l'intenzione di Trump sembrerebbe quella di tenere in piedi il regime comunista e controllarlo dall'esterno, per gestire il petrolio del paese nel modo più sicuro e "tranquillo" possibile. Questo, almeno, è ciò che si deduce dalla stessa conferenza stampa congiunta di Donald Trump, con Marco Rubio (Segretario di Stato) e Pete Hegseth (Segretario alla Guerra).<br />Così si abbatte un dittatore per tenere in piedi la sua dittatura? Prima di tutto è bene vedere come si sia arrivati sino a questo punto. Trump ha considerato illegittimo il presidente Nicolas Maduro sin dal 2019, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca. Nel 2019 il successore di Hugo Chavez era stato riconfermato a seguito di elezioni fortemente contestate e palesemente truccate, costringendo all'esilio il principale oppositore Juan Guaidó. Nel 2020, Maduro era stato formalmente incriminato per traffico di droga dalla magistratura statunitense. Nel 2024, rieletto a seguito di elezioni ancor più palesemente fraudolente, a scapito del vero vincitore Edmundo Gonzalez Urrutia (ora in esilio in Spagna), Maduro è stato considerato illegittimo anche dall'amministrazione Biden e dall'Unione Europea. Nei primi mesi del secondo mandato, Trump ha raddoppiato la taglia sul dittatore venezuelano.<br />Fra l'agosto 2025 e sabato 3 gennaio 2026, giorno del blitz, la pressione militare americana nei Caraibi non ha fatto che aumentare. Lo scopo dichiarato era quello di fermare il narcotraffico e tutti i barchini rapidi trovati sulle rotte della droga, anche senza previa ispezione, sono stati fatti saltare dalla Marina statunitense, provocando in tutto 120 morti, un'operazione di dubbia legalità (anche secondo le stesse leggi americane) che andava ben oltre il contrasto al traffico di droga. Nel frattempo, che lo scopo fosse più alto rispetto alla lotta antidroga, lo si deduceva dalla quantità e dalla qualità delle forze schierate a ridosso del Venezuela: la portaerei Ford, un sottomarino nucleare, un incrociatore lanciamissili e navi d'assalto anfibio con una forza di 10mila marines.<br />Con un'operazione simil-militare, Trump ha anche favorito l'esfiltrazione di Maria Corina Machado, permettendole di presenziare, a Oslo, alla cerimonia del Nobel per la Pace appena assegnatole. Un'ennesima umiliazione per Maduro, le cui proposte di trattative (l'ultima il 2 gennaio, alla vigilia del blitz) sono cadute inesorabilmente nel vuoto. Insomma, tutto faceva pensare a un cambio di regime. Una volta arrestato Maduro, Maria Corina Machado ha dichiarato, a nome di tutta l'opposizione: «Siamo pronti per far valere il nostro mandato e prendere il potere». Ma il futuro dell'opposizione ora è incerto, proprio per la proverbiale imprevedibilità del presidente americano.<br />Trump afferma che Delcy Rodriguez, vicepresidente di Maduro e presidente ad interim, rimarrà al suo posto e "collaborerà" con gli Usa. Al contrario, Maria Corina Machado, la "Lech Walesa del Venezuela", viene liquidata da Trump con parole sprezzanti: «non ha il sostegno o il rispetto per guidare il Venezuela».<br />Alla domanda se Delcy Rodríguez abbia fatto qualche promessa durante la telefonata dopo la cattura di Nicolás Maduro, tra cui l'espulsione degli avversari americani dal Venezuela, il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto stando sul vago: «Vedremo cosa succederà in futuro».<br />La nuova presidente del Venezuela, come prima cosa, chiede la scarcerazione immediata di Maduro e non si mostra affatto col]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69328993</guid><pubDate>Tue, 06 Jan 2026 23:01:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69328993/attacco_usa.mp3" length="19580218" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8407

ATTACCO USA IN VENEZUELA: L'ILLUSIONE CHE A RISOLVERE SIA LA FORZA
di Riccardo Cascioli
 
Non era difficile prevedere l'epilogo della crisi apertasi tra Stati Uniti e Venezuela, ne avevamo parlato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8407" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8407</a><br /><br />ATTACCO USA IN VENEZUELA: L'ILLUSIONE CHE A RISOLVERE SIA LA FORZA<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Non era difficile prevedere l'epilogo della crisi apertasi tra Stati Uniti e Venezuela, ne avevamo parlato giusto un mese fa. È stata una guerra lampo quella lanciata dal presidente americano Donald Trump all'alba del 3 gennaio e si è conclusa nel giro di poche ore con l'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e la sua deportazione a New York dove già oggi dovrebbe comparire a processo. Se "l'operazione antiterrorismo" - come l'ha definita Trump, anche per aggirare l'altrimenti necessaria approvazione del Congresso - è stata rapida, bisognerà attendere per capire come evolverà la situazione in Venezuela e non solo.<br />Ovviamente in queste ore si sprecano le analisi e gli approfondimenti, e anche noi ne facciamo (vedi nota in fondo all'articolo), ma prima di tutto c'è una domanda che non può essere evitata davanti a un intervento militare del genere: il fine giustifica i mezzi? Ammesso che un fine sia legittimo - come l'abbattimento di un regime criminale che estende i suoi danni anche al di fuori dei confini nazionali - è lecito qualsiasi mezzo per raggiungere l'obiettivo, inclusa la violazione delle più elementari norme di diritto internazionale?<br />La risposta non può che essere negativa.<br />Nessuna simpatia - e i nostri lettori lo sanno bene - per il regime socialista bolivariano instaurato dal presidente Hugo Chavez a partire dal 1999 e proseguito dopo la sua morte con il delfino Maduro. Un regime che ha ridotto alla fame il Venezuela, con oltre sei milioni di rifugiati all'estero; ha creato una feroce macchina repressiva, con migliaia di arresti arbitrari; ha trasformato il Paese in una centrale del narcotraffico; ha dato ospitalità a gruppi terroristi (vedi le colombiane Farc ma anche Hezbollah) puntando a destabilizzare soprattutto altri Stati latino-americani. E poi ha perpetuato il potere truccando le elezioni, incluse le ultime del luglio 2024 quando Maduro è stato proclamato presidente al posto di quello che gli osservatori stranieri ritengono il vero vincitore, il candidato delle opposizioni Edmundo González Urrutia (dopo l'esclusione di Maria Corina Machado, recente premio Nobel per la Pace).<br />Comprensibile quindi la gioia di moltissimi venezuelani alla notizia dell'arresto di Maduro; ma a parte le incertezze su quello che accadrà ora, rimane la questione di fondo.<br />Non solo perché chiaramente i motivi veri dell'intervento statunitense non hanno a che fare con la democrazia e il rispetto dei diritti umani (peraltro non è scontato che l'arresto di Maduro porti automaticamente a una transizione democratica), e primariamente neanche con narcotraffico e petrolio. È chiaro che la guerra lampo in Venezuela rientra nel più ampio disegno di una risistemazione degli equilibri mondiali fondata su zone d'influenza, o sulla definizione e rispetto dei "cortili di casa" delle grandi potenze. E il recente documento dell'amministrazione Trump sulla strategia di sicurezza nazionale considera chiaramente tutto il continente americano cortile degli Stati Uniti.<br />Si potrebbe dire che non è niente di nuovo, le grandi potenze da sempre cercano di esercitare la loro influenza sui Paesi strategicamente importanti, ed è vero. Ma il punto è che l'intervento militare, l'aggressione, non può essere un mezzo accettabile anche quando il fine può essere considerato buono.<br />Del resto è anche un'illusione, più volte dimostrata dalla storia, quella di poter creare condizioni di pace attraverso la guerra. Le guerre creano solo altre guerre, il riarmo chiama il riarmo. 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Come era ampiamente previsto. I tre giudici della Corte di Hong Kong hanno trovato Jimmy Lai, l'imprenditore ed editore cattolico in carcere dal 2020 per la sua battaglia in difesa della libertà e della verità, colpevole per tutti e tre i capi d'accusa: due riguardanti la presunta cospirazione e collusione con forze straniere in base alla Legge sulla sicurezza nazionale che il governo cinese ha imposto a Hong Kong nel 2020 per reprimere il movimento democratico; il terzo per aver pubblicato materiale sedizioso sul suo giornale Apple Daily, che le autorità hanno chiuso d'imperio nel 2021.<br />Per le due accuse di cospirazione è previsto il carcere a vita, ma bisogna dire che anche una detenzione limitata significherebbe la morte in prigione per Jimmy Lai, che lo scorso 8 dicembre ha compiuto 78 anni e ha gravi problemi di salute - diabete e ipertensione - che stanno rapidamente peggiorando a causa delle condizioni in prigionia. Sulla pena concreta che gli verrà addebitata inizierà ora un altro procedimento, con una prima udienza già fissata per il 12 gennaio 2026. Gli avvocati difensori hanno detto che Jimmy non ha ancora deciso se farà appello contro il verdetto di colpevolezza.<br />Jimmy Lai, a cui è stato assegnato alla Giornata della Bussola lo scorso 25 ottobre il premio "Fatti per la Verità" (ritirato da suo figlio Sebastien), ha ascoltato immobile il verdetto e le parole della giudice Esther Toh che lo ha accusato di aver sempre nutrito «risentimento e odio» nei confronti della Cina. Nell'aula stracolma erano presenti anche sua moglie Teresa, il figlio Augustin e il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong e lui stesso simbolo della lotta per la libertà di Hong Kong e della Chiesa nonché grande amico di Jimmy Lai, che ha ricevuto nella Chiesa cattolica nel 1997 (nella foto LaPresse, il loro arrivo insieme in tribunale). Una grande folla ha atteso il verdetto anche all'esterno del tribunale, a testimonianza del sostegno della popolazione locale per colui che è considerato il simbolo della battaglia per la democrazia a Hong Kong.<br />LA LEGGE SULLA SICUREZZA NAZIONALE<br />E come tale è giudicato dal regime cinese, come dimostrano le prime reazioni alla sentenza. L'Ufficio cinese per la sicurezza nazionale con sede a Hong Kong ha rilasciato un comunicato definendo Lai «un burattino delle forze esterne anti-cinesi» che ha tentato una «rivoluzione colorata» nella città. «Condanniamo fermamente la manipolazione politica di Hong Kong da parte di un piccolo numero di politici occidentali e media anti-cinesi con il pretesto dei 'diritti umani' e della 'libertà', che scagionano esplicitamente Jimmy Lai».<br />E di fronte alle proteste internazionali per questo processo che si trascina da tre anni, il ministero degli Esteri cinese ha duramente condannato i Paesi che «diffamano» il sistema giudiziario di Hong Kong, esortando al rispetto della sovranità della Cina. La stessa Cina, bisogna aggiungere, che nel trattato firmato con il Regno Unito per il ritorno dell'ex colonia britannica nel 1997, aveva garantito per 50 anni autonomia a Hong Kong sotto lo slogan "Un Paese, due sistemi". Promessa, neanche a dirlo, immediatamente tradita e ne è prova proprio la Legge sulla Sicurezza nazionale, con conseguente arresto e processo a Jimmy Lai oltre che ad altri esponenti democratici di Hong Kong.<br />Peraltro è proprio il sistema giudiziario di Hong Kong, che è stato sistematicamente sovvertito, come afferma anche il comunicato diffuso da Caoilfhionn Gallagher, responsabile del team legale internazionale che si occupa della difesa di Jimmy Lai (al proposito bisogna ricordare che la Cina vieta ora la possibilità ai cittadini di Hong Kong di avere difensori stranieri): «Il verdetto odierno è una macchia sul sistema giuridico di Hong Kong, un tempo invidiabile - ha detto la Gallagher -. Un uomo coraggioso e brillante di 78 anni è stato condannato con questo verdetto vendicativo e gravemente ingiusto, condannato per il solo fatto di essere un editore e giornalista di successo e un attivista pacifico e devoto alla causa della democrazia. Dopo cinque lunghi anni di detenzione in violazione del diritto internazionale, è ora di porre fine a questo processo farsa e di rilasciare Lai. Se la Cina non lo rilascerà immediatamente e incondizionatamente, la comunità internazionale dovrà chiamarla a rispondere delle sue responsabilità».<br />UN PROCESSO FARSA<br />«È un processo farsa e un atto vergognoso di persecuzione», ha commentato il verdetto odierno Beh Lih Yi, direttore dell'area Asia-Pacifico della Commissione per la Protezione dei Giornalisti: «La sentenza sottolinea il totale disprezzo di Hong Kong per la libertà di stampa - ha affermato - L'unico crimine di Jimmy Lai è quello di dirigere un giornale e difendere la democrazia».<br />«Oggi è un giorno buio per chiunque crede nella verità, nella libertà e nella giustizia - ha commentato Sebastien Lai, costretto a vivere a Londra -. Io e la mia famiglia siamo rattristati ma non sorpresi dal verdetto di colpevolezza per mio padre. Siamo sempre stati consapevoli che mio padre è stato perseguito soltanto per il suo giornalismo coraggioso e il suo incrollabile impegno per la democrazia. La condanna odierna è il culmine di una persecuzione da parte delle autorità cinesi e di Hong Kong. È un attacco ai valori che ci sono più cari. Ora spetta al governo britannico difendere questi valori assicurando il rilascio di mio padre, prima che sia troppo tardi». Bisogna infatti ricordare che Jimmy Lai è anche cittadino britannico.<br />Anche un'altra figlia di Jimmi Lai, Claire, ha voluto rilasciare una dichiarazione, riferendosi soprattutto alle precarie condizioni di salute del padre: «Avendo trascorso gli ultimi anni a Hong Kong, ho assistito personalmente al rapido deterioramento della salute di mio padre - ha detto -. Ha 78 anni e ha trascorso cinque anni in condizioni terribili, e siamo preoccupati per quanto ancora potrà sopportare. Questo verdetto dimostra che le autorità continuano a temere nostro padre, anche nel suo stato di debolezza, per ciò che rappresenta. Ribadiamo la sua innocenza e condanniamo questo errore giudiziario. Ci auguriamo che gli Stati Uniti continuino a esercitare pressioni affinché mio padre possa tornare dalla nostra famiglia e riprendersi in pace».<br />Non sono un caso i riferimenti a Regno Unito e Usa. Il caso infatti ha anche una grossa ripercussione internazionale. Il ministero degli Esteri britannico ha prontamente condannato la «persecuzione politica» di Jimmy Lai, mentre si ricorderà che il presidente americano Donald Trump aveva in ottobre dichiarato di aver sollevato il caso di Jimmy Lai nel corso del vertice con Xi Jinping, chiedendone la liberazione.<br />Anche il governo italiano, in occasione della presenza di Sebastien Lai in Italia per la Giornata della Bussola, ha chiesto la liberazione di Jimmy Lai con un comunicato dell'inviato speciale del Ministro degli Esteri per la promozione della libertà religiosa, Davide Dionisi, che ha personalmente incontrato il figlio dell'imprenditore di Hong Kong.<br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "La Cina non si tocca, in Vaticano congiura del silenzio su Jimmy Lai" parla di come sia stata ignorata totalmente dai media vaticani e dalla Santa Sede la notizia della condanna dell'editore cattolico di Hong Kong Jimmy Lai. È un altro frutto perverso dell'accordo segreto Cina-Vaticano: in nome della ragion politica si abbandonano i cattolici nelle mani dei loro persecutori.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 dicembre 2025:<br />Per tutta la giornata di ieri sono proseguite le dichiarazioni di condanna contro le autorità cinesi e di Hong Kong per il verdetto di colpevolezza per cospirazione e sedizione nei confronti di Jimmy Lai, imprenditore ed editore assurto a simbolo della battaglia di Hong Kong per la libertà e la democrazia. Anche l'Unione Europea, con una nota del Servizio europeo per l'azione Esterna, ha parlato di «processo politico» e di «erosione della democrazia e delle libertà fondamentali a Hong Kong dall'entrata in vigore della Legge sulla Sicurezza nazionale nel 2020»; e ha chiesto «il rilascio immediato e incondizionato di Jimmy Lai». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il senatore italiano di Fratelli d'Italia Giulio Terzi, secondo il quale «con le accuse pretestuose di sedizione e collusione con forze straniere, i giudici hanno privato della libertà un cittadino britannico e distrutto la reputazione di Hong Kong come spazio di libertà di espressione, di stampa, di religione, di impresa». Altri duri comunicati anche da organizzazioni umanitarie come The Committee for Freedom in Hong Kong Foundation, Human Rights Watch, Amnesty International e Reporters sans Frontières.<br />Ma c'è un dettaglio che in tutto questo coro internazionale di proteste sfugge: è vero, Jimmy Lai è un simbolo della battaglia per la libertà e la democrazia a Hong Kong, ma è soprattutto un cattolico che dal momento della sua conversione - è stato battezzato nel 1997 dal cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong - ha vissuto in modo nuovo sia la sua professione di editore sia la sua battaglia civile, fino ad accettare il carcere per vivere fino in fondo la sua testimonianza alla Verità.<br />Ricordavamo nell'articolo che gli abbiamo dedicato in occasione del conferimento del premio "Fatti per la Verità", consegnato a suo figlio Sebastien nel corso della Giornata dell]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69255188</guid><pubDate>Tue, 30 Dec 2025 23:11:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69255188/jimmy_lai.mp3" length="14276275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8398

JIMMY LAI E' COLPEVOLE: ESITO SCONTATO A HONG KONG DI UN PROCESSO-FARSA
di Riccardo Cascioli
 
«Colpevole». Come era ampiamente previsto. I tre giudici della Corte di Hong Kong hanno trovato Jimmy...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8398" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8398</a><br /><br />JIMMY LAI E' COLPEVOLE: ESITO SCONTATO A HONG KONG DI UN PROCESSO-FARSA<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Colpevole». Come era ampiamente previsto. I tre giudici della Corte di Hong Kong hanno trovato Jimmy Lai, l'imprenditore ed editore cattolico in carcere dal 2020 per la sua battaglia in difesa della libertà e della verità, colpevole per tutti e tre i capi d'accusa: due riguardanti la presunta cospirazione e collusione con forze straniere in base alla Legge sulla sicurezza nazionale che il governo cinese ha imposto a Hong Kong nel 2020 per reprimere il movimento democratico; il terzo per aver pubblicato materiale sedizioso sul suo giornale Apple Daily, che le autorità hanno chiuso d'imperio nel 2021.<br />Per le due accuse di cospirazione è previsto il carcere a vita, ma bisogna dire che anche una detenzione limitata significherebbe la morte in prigione per Jimmy Lai, che lo scorso 8 dicembre ha compiuto 78 anni e ha gravi problemi di salute - diabete e ipertensione - che stanno rapidamente peggiorando a causa delle condizioni in prigionia. Sulla pena concreta che gli verrà addebitata inizierà ora un altro procedimento, con una prima udienza già fissata per il 12 gennaio 2026. Gli avvocati difensori hanno detto che Jimmy non ha ancora deciso se farà appello contro il verdetto di colpevolezza.<br />Jimmy Lai, a cui è stato assegnato alla Giornata della Bussola lo scorso 25 ottobre il premio "Fatti per la Verità" (ritirato da suo figlio Sebastien), ha ascoltato immobile il verdetto e le parole della giudice Esther Toh che lo ha accusato di aver sempre nutrito «risentimento e odio» nei confronti della Cina. Nell'aula stracolma erano presenti anche sua moglie Teresa, il figlio Augustin e il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong e lui stesso simbolo della lotta per la libertà di Hong Kong e della Chiesa nonché grande amico di Jimmy Lai, che ha ricevuto nella Chiesa cattolica nel 1997 (nella foto LaPresse, il loro arrivo insieme in tribunale). Una grande folla ha atteso il verdetto anche all'esterno del tribunale, a testimonianza del sostegno della popolazione locale per colui che è considerato il simbolo della battaglia per la democrazia a Hong Kong.<br />LA LEGGE SULLA SICUREZZA NAZIONALE<br />E come tale è giudicato dal regime cinese, come dimostrano le prime reazioni alla sentenza. L'Ufficio cinese per la sicurezza nazionale con sede a Hong Kong ha rilasciato un comunicato definendo Lai «un burattino delle forze esterne anti-cinesi» che ha tentato una «rivoluzione colorata» nella città. «Condanniamo fermamente la manipolazione politica di Hong Kong da parte di un piccolo numero di politici occidentali e media anti-cinesi con il pretesto dei 'diritti umani' e della 'libertà', che scagionano esplicitamente Jimmy Lai».<br />E di fronte alle proteste internazionali per questo processo che si trascina da tre anni, il ministero degli Esteri cinese ha duramente condannato i Paesi che «diffamano» il sistema giudiziario di Hong Kong, esortando al rispetto della sovranità della Cina. La stessa Cina, bisogna aggiungere, che nel trattato firmato con il Regno Unito per il ritorno dell'ex colonia britannica nel 1997, aveva garantito per 50 anni autonomia a Hong Kong sotto lo slogan "Un Paese, due sistemi". Promessa, neanche a dirlo, immediatamente tradita e ne è prova proprio la Legge sulla Sicurezza nazionale, con conseguente arresto e processo a Jimmy Lai oltre che ad altri esponenti democratici di Hong Kong.<br />Peraltro è proprio il sistema giudiziario di Hong Kong, che è stato sistematicamente sovvertito, come afferma anche il comunicato diffuso da Caoilfhionn Gallagher, responsabile del team legale internazionale che si occupa della difesa di Jimmy Lai (al proposito bisogna ricordare che la Cina vieta ora la possibilità ai cittadini di Hong Kong di avere...]]></itunes:summary><itunes:duration>893</itunes:duration><itunes:keywords>colpevole,hongkong,jimmylai,lacinanonsitocca,processofarsa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dfe8a80666ef564c86f6fa7763ef9540.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ci vogliono far diventare tutte famiglie nel bosco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ci-vogliono-far-diventare-tutte-famiglie-nel-bosco--68967512</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8374" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8374</a><br /><br />CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO di Riccardo Cascioli<br /> <br />La vicenda di quella che è ormai nota come "famiglia del bosco" rappresenta un vero paradosso perché viene punita esattamente per aver scelto uno stile di vita che è quello che l'Unione Europea con le organizzazioni ambientaliste - dal WWF in giù - vorrebbero imporre a tutti i cittadini. Esagerazione? No, è proprio così.<br />Non sappiamo tutta la storia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia che con tre figli minorenni vive da alcuni anni nella zona di Palmoli, in Abruzzo. Sappiamo però che seguono uno stile di vita - pare condiviso con altre famiglie in zona - che si definisce neo-rurale: una piccola abitazione in pietra, sistemata alla bell'e meglio, con un gabinetto a secco in una casupola esterna; niente acqua corrente; elettricità solo da pannelli solari; cibo in gran parte autoprodotto (orto e animali); un'auto giusto per gli spostamenti indispensabili. Che sia in nome della lotta ai cambiamenti climatici, per salvare il pianeta, per odio alla modernità o qualsiasi altro motivo, questo è comunque il modo in cui hanno scelto di vivere. Ma è anche lo stile di vita che ha portato il Tribunale dei minori dell'Aquila a sospendere la potestà genitoriale e a togliere loro i tre bambini, cosa di cui abbiamo già parlato.<br />Qui torniamo al paradosso citato all'inizio, e che ruota tutt'attorno al concetto di "impronta ecologica", che da circa trent'anni è diventato l'indice con cui giudicare la sostenibilità del nostro stile di vita. Almeno secondo questo regime di tirannia ecologista che ci sta imponendo scelte irrazionali, dalla casa all'automobile, dall'energia ai consumi. Quante volte ci hanno fatto sentire in colpa per la nostra impronta ecologica troppo elevata, che ruba risorse ai poveri di questo mondo e anche alle generazioni future?<br />COS'È L'IMPRONTA ECOLOGICA?<br />Avete presente Greta Thunberg quando davanti a una platea di politici ed intellettuali italiani accusava «Ci avete rubato il futuro»? O quando all'ONU sprizzava lacrime di rabbia dicendo «Avete rubato i miei sogni e l'infanzia»? Tutta colpa della nostra maledetta impronta ecologica che divora risorse che la Terra non è in grado di rigenerare, ci dicono.<br />Ma che cos'è l'impronta ecologica? Pretende di essere una unità di misura scientifica che calcola il nostro impatto nell'ecosistema globale. E si definisce come «la superficie di terra e acqua che una popolazione umana richiede per produrre le risorse che essa consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente». È questa la definizione ufficiale data dai due pionieri che hanno inventato questa unità di misura, Mathis Wackernagel e William Rees, due accademici che hanno tradotto in formule la loro ricerca nel libro Our ecological footprint: Reducing human impact on the Earth (pubblicato in italiano con il titolo L'impronta ecologica: Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla Terra), uscito nel 1996 e subito diventato, grazie all'adozione da parte del WWF, un fondamento teorico a sostegno delle tesi ecologiste. I due hanno anche creato il Global Footprint Network che continua il lavoro di approfondimento del tema e, diciamolo pure, di indottrinamento.<br />Allora, per tornare al punto di questo articolo, andiamo pure sul sito del Global Footprint Network a misurare la nostra impronta ecologica (ci sono diversi siti che offrono questo calcolo, ma andiamo sull'originale) per capire qual è il vero obiettivo di questo bombardamento propagandistico. Si tratta di rispondere ad alcune domande sulle abitudini alimentari, sull'abitazione, sull'uso dell'energia, sulla mobilità. Personalmente penso di rappresentare l'italiano medio che vive in un contesto urbano: famiglia in un appartamento di 80 metri quadri, un'automobile con spostamenti legati soprattutto alle esigenze familiari, alimentazione variata con cibo acquistato soprattutto al supermercato. Il risultato, per chi crede a queste cose, è terrificante: «Se tutti avessimo il tuo stile di vita, l'umanità avrebbe bisogno di 4,2 Pianeti Terra». E, per entrare più nello specifico, io avrei finito le risorse che mi potrei permettere già il 29 marzo, mio personale "Giorno di Sovrasfruttamento della Terra".<br />LO STILE DI VITA CHE LE ÉLITE VORREBBERO IMPORCI<br />Ne avrete già sentito parlare: l'Earth Overshoot Day ci viene ricordato dai media ogni anno con grande enfasi per ricordarci che da quel giorno e fino al 31 dicembre tutta la popolazione mondiale vive in deficit ecologico, ovviamente per colpa dei Paesi industrializzati: nel 2025 il Giorno di Sovrasfruttamento è caduto il 24 luglio (a sottolineare l'estrema gravità della crisi ecologica).<br />Qualcuno potrebbe pensare che la mia pessima impronta ecologica sia dovuta a personali cattive abitudini di spreco non necessariamente attribuibili a tutti quelli nelle mie condizioni. In realtà, però, se andiamo a vedere qual è complessivamente l'impronta ecologica dell'Italia, scopriamo che è addirittura peggiore: 4,5.<br />E allora chiediamoci: come potremmo rientrare in una situazione di equilibrio con l'ambiente? Semplicemente adottando lo stesso stile di vita della "famiglia nel bosco". Provare (il calcolo dell'impronta ecologica) per credere.<br />Questo è lo stile di vita che le élite ecologiste vorrebbero imporci; questo è dove ci stanno portando il Green Deal europeo, gli Accordi di Parigi sul clima, le regole dello sviluppo sostenibile. E tutto passa grazie alla creazione di un clima di emergenza (inesistente) e spacciando per verità ineluttabili delle teorie pseudo-scientifiche che non tengono davanti alla realtà, ma che nessuno ha il coraggio di mettere in discussione.<br />Ci si chiede: ma se questo è l'obiettivo perché se la prendono allora con la "famiglia nel bosco" che fa esattamente ciò che vorrebbero far fare a noi tutti? Non dovrebbe essere presentata come un modello? In effetti la grande stampa in questi anni ci ha sempre presentato in modo edificante storie analoghe, di persone fuggite dalla società e rifugiatesi nella natura, che non hanno figli in nome della salvezza del pianeta.<br />Ecco, forse sono proprio i figli il problema della famiglia nel bosco. E poi perché Nathan e Catherine si sono scontrati accidentalmente con un'altra ideologia molto potente: quella dello Stato onnipresente, dello Stato che non tollera che qualcosa sfugga al suo controllo, dello Stato vero "padrone" ed educatore dei bambini.<br />È uno scontro tra due ideologie, ma che entrambe concorrono a schiacciarci. È il caso di prenderne coscienza.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68967512</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 23:30:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68967512/ci_vogliono_far_diventare_tutte_famiglie_nel_bosco.mp3" length="6709165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8374

CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO di Riccardo Cascioli
 
La vicenda di quella che è ormai nota come "famiglia del bosco" rappresenta un vero paradosso perché viene punita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8374" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8374</a><br /><br />CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO di Riccardo Cascioli<br /> <br />La vicenda di quella che è ormai nota come "famiglia del bosco" rappresenta un vero paradosso perché viene punita esattamente per aver scelto uno stile di vita che è quello che l'Unione Europea con le organizzazioni ambientaliste - dal WWF in giù - vorrebbero imporre a tutti i cittadini. Esagerazione? No, è proprio così.<br />Non sappiamo tutta la storia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia che con tre figli minorenni vive da alcuni anni nella zona di Palmoli, in Abruzzo. Sappiamo però che seguono uno stile di vita - pare condiviso con altre famiglie in zona - che si definisce neo-rurale: una piccola abitazione in pietra, sistemata alla bell'e meglio, con un gabinetto a secco in una casupola esterna; niente acqua corrente; elettricità solo da pannelli solari; cibo in gran parte autoprodotto (orto e animali); un'auto giusto per gli spostamenti indispensabili. Che sia in nome della lotta ai cambiamenti climatici, per salvare il pianeta, per odio alla modernità o qualsiasi altro motivo, questo è comunque il modo in cui hanno scelto di vivere. Ma è anche lo stile di vita che ha portato il Tribunale dei minori dell'Aquila a sospendere la potestà genitoriale e a togliere loro i tre bambini, cosa di cui abbiamo già parlato.<br />Qui torniamo al paradosso citato all'inizio, e che ruota tutt'attorno al concetto di "impronta ecologica", che da circa trent'anni è diventato l'indice con cui giudicare la sostenibilità del nostro stile di vita. Almeno secondo questo regime di tirannia ecologista che ci sta imponendo scelte irrazionali, dalla casa all'automobile, dall'energia ai consumi. Quante volte ci hanno fatto sentire in colpa per la nostra impronta ecologica troppo elevata, che ruba risorse ai poveri di questo mondo e anche alle generazioni future?<br />COS'È L'IMPRONTA ECOLOGICA?<br />Avete presente Greta Thunberg quando davanti a una platea di politici ed intellettuali italiani accusava «Ci avete rubato il futuro»? O quando all'ONU sprizzava lacrime di rabbia dicendo «Avete rubato i miei sogni e l'infanzia»? Tutta colpa della nostra maledetta impronta ecologica che divora risorse che la Terra non è in grado di rigenerare, ci dicono.<br />Ma che cos'è l'impronta ecologica? Pretende di essere una unità di misura scientifica che calcola il nostro impatto nell'ecosistema globale. E si definisce come «la superficie di terra e acqua che una popolazione umana richiede per produrre le risorse che essa consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente». È questa la definizione ufficiale data dai due pionieri che hanno inventato questa unità di misura, Mathis Wackernagel e William Rees, due accademici che hanno tradotto in formule la loro ricerca nel libro Our ecological footprint: Reducing human impact on the Earth (pubblicato in italiano con il titolo L'impronta ecologica: Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla Terra), uscito nel 1996 e subito diventato, grazie all'adozione da parte del WWF, un fondamento teorico a sostegno delle tesi ecologiste. I due hanno anche creato il Global Footprint Network che continua il lavoro di approfondimento del tema e, diciamolo pure, di indottrinamento.<br />Allora, per tornare al punto di questo articolo, andiamo pure sul sito del Global Footprint Network a misurare la nostra impronta ecologica (ci sono diversi siti che offrono questo calcolo, ma andiamo sull'originale) per capire qual è il vero obiettivo di questo bombardamento propagandistico. Si tratta di rispondere ad alcune domande sulle abitudini alimentari, sull'abitazione, sull'uso dell'energia, sulla mobilità. 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Perché pur cambiando gli interpreti e, in alcuni casi, anche le sigle, in Medio Oriente le ragioni del conflitto, gli argomenti che lo infiammano, i rispettivi progetti che vorrebbero ridisegnarlo restano costanti nel tempo. E ciò che è avvenuto 30 anni fa ha inferto una ferita profonda di cui si pagano ancora le conseguenze.<br />Rabin fu assassinato dal 25enne Yigal Amir, esponente del gruppo estremista israeliano Eyal, un acronimo in ebraico che sta per Organizzazione ebraica nazionale. Due colpi di pistola alla schiena mentre lasciava il palco di una manifestazione in favore del processo di pace: la sua colpa era stata quella di aver firmato a Oslo l'accordo del 1993 con il leader palestinese Yasser Arafat (che valse a entrambi il premio Nobel per la pace nel 1994), che prevedeva il ritiro delle truppe israeliane da una parte di Gaza e della Cisgiordania, territori in cui si costituiva l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che da parte sua rinunciava a perseguire la distruzione di Israele. Si era ancora distanti dal realizzare "due popoli, due Stati", ma per la prima volta dopo quasi 50 anni si intravvedeva una possibilità concreta di soluzione politica della guerra israelo-palestinese.<br />Con la morte di Rabin, quella speranza è tramontata in fretta. Ci sono in particolare due fattori che vale la pena sottolineare e che, al sottoscritto, allora inviato in Israele, sono balzati agli occhi.<br />IL PRIMO FATTORE: UN CLIMA AVVELENATO<br />Anzitutto la profonda divisione che attraversava sia Israele sia i palestinesi. L'assassino di Rabin non era un fanatico isolato, era il frutto di un clima avvelenato che si respirava in Israele. Il premier e il suo ministro degli Esteri Shimon Peres erano oggetti di attacchi violenti da parte della destra, e lo stesso voto in Parlamento per ratificare gli accordi non fu pacifico: la Knesset approvò con 61 voti a favore, 50 contrari e 8 astensioni.<br />E anche se si affrettò a condannare severamente l'omicidio di Rabin, il leader del Likud Benjamin Netanyahu da mesi guidava una campagna feroce contro il primo ministro e l'accordo di Oslo, ed erano cresciuti i gruppi più estremisti che godevano di una certa impunità anche nell'ambiente universitario: i manifesti che circolavano con Rabin vestito da ufficiale delle SS, erano già una sentenza. «Gli elementi estremisti della destra avevano creato un'atmosfera tale che un assassino si sarebbe sentito giustificato ad agire», mi disse Ehud Shprinzak, allora docente di Scienza della Politica all'Università ebraica di Gerusalemme e massimo esperto della destra religiosa. Il clima era così arroventato che anche allora, come per il 7 ottobre 2023, ci furono molte polemiche sulla sicurezza fino a sospettare che, per avvicinarsi a Rabin, Amal avesse potuto contare sulla complicità di alcuni agenti che avrebbero dovuto proteggere il premier.<br />Ma anche tra i palestinesi c'era una profonda divisione, tanto che anche Arafat era nel mirino dei suoi nemici interni. Hamas, allora forza crescente, così come la Jihad islamica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) costituirono un "fronte del rifiuto", che negli anni successivi - parallelamente alla crescente perdita di fiducia in una soluzione diplomatica - andò aumentando il suo peso politico all'interno del mondo palestinese.<br />Quelle divisioni restano tuttora, sarebbe ingenuo pensare che il conflitto sia semplicemente "israeliani contro palestinesi", c'è anche un conflitto interno ai due campi. La differenza è che oggi, anche in virtù di quanto accaduto 30 anni fa, sia tra gli israeliani sia tra i palestinesi prevalgono le forze ostili a un accordo di pace che preveda la coesistenza tra i due popoli, a prescindere dalla forma istituzionale che si può trovare.<br />IL SECONDO FATTORE: LA RELIGIONE<br />E qui si colloca il secondo fattore da sottolineare, quello religioso. Anche se l'opposizione a un qualsiasi accordo ha anche motivazioni politiche, non c'è dubbio che sia tra gli israeliani sia tra i palestinesi oggi prevalgano o abbiano grande influenza le posizioni religiose fondamentaliste, il che rende impossibile qualsiasi compromesso. Cosa vuol dire? Provo a spiegarlo con due incontri che feci in quei giorni. Il primo a Hebron, tra gli ebrei ortodossi che vivevano in una enclave, un'oasi architettonica, pulita e ordinata, circondata dal disordine e dalla sporcizia della città araba. A parlare è Mishael, un insegnante, che sintetizza un pensiero comune: «Io voglio la pace, non ho nulla contro gli arabi, ma la terra non possiamo dargliela, è Dio che lo dice. Dio ci ha dato questa terra, è scritto nella Bibbia. Adesso non possiamo dire a Dio: no, grazie non la vogliamo, diamola ai palestinesi».<br />Il secondo a Betlemme, all'uscita della moschea che fronteggia la chiesa della Natività; tra decine di musulmani che si fermano a parlare tra di loro, uno interpreta il pensiero di tutti: «Nella Palestina non c'è spazio per due Stati. Questa è tutta terra dell'islam. Gli ebrei? Quelli che c'erano già prima possono restare, ma all'interno dello Stato islamico».<br />Se la terra è parola di Dio non c'è spazio per compromessi. L'unica possibilità che si riapra uno spiraglio di speranza è che queste posizioni vengano ridotte ed emarginate. Si riferiva probabilmente anche a questo il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, quando nelle scorse settimane diceva che c'è bisogno di volti nuovi sia tra i politici sia tra i religiosi, persone che desiderino veramente e parlino una lingua di pace e convivenza.<br />Un'ultima cosa vorrei raccontare, un incontro che mi ha particolarmente colpito e che dà la misura della tragicità dell'assassinio di Rabin per il popolo ebraico. David Bar Ilan, nipote del fondatore dell'Università di Tel Aviv che porta lo stesso nome (Bar Ilan) e successivamente consigliere politico di Netanyahu, usava la Bibbia per spiegare: «Quello che è accaduto è già tutto scritto nel capitolo 24 del secondo libro delle Cronache», riferendosi alla congiura che portò all'uccisione di re Ioas, a sua volta responsabile della lapidazione di un profeta. «La verità - spiegava - è che ciò che stiamo vivendo è più che tragico per il nostro popolo: sempre, nella storia, quando ebrei hanno cominciato ad uccidere altri ebrei si è assistito al trionfo dei nemici di Israele».<br />Avvertimento o profezia, il fatto è che l'assassinio di Rabin peserà a lungo sull'evoluzione dei rapporti israelo-palestinesi.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68839806</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2025 22:28:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68839806/l_assassinio_di_rabin_pesa_ancora.mp3" length="7327739" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8369

L'ASSASSINIO DI RABIN PESA ANCORA SUL FUTURO ISRAELO-PALESTINESE di Riccardo Cascioli
 
Ricordare l'omicidio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, avvenuto esattamente 30 anni fa, il 4...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8369" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8369</a><br /><br />L'ASSASSINIO DI RABIN PESA ANCORA SUL FUTURO ISRAELO-PALESTINESE di Riccardo Cascioli<br /> <br />Ricordare l'omicidio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, avvenuto esattamente 30 anni fa, il 4 novembre del 1995, è anche un modo per comprendere la crisi attuale. Perché pur cambiando gli interpreti e, in alcuni casi, anche le sigle, in Medio Oriente le ragioni del conflitto, gli argomenti che lo infiammano, i rispettivi progetti che vorrebbero ridisegnarlo restano costanti nel tempo. E ciò che è avvenuto 30 anni fa ha inferto una ferita profonda di cui si pagano ancora le conseguenze.<br />Rabin fu assassinato dal 25enne Yigal Amir, esponente del gruppo estremista israeliano Eyal, un acronimo in ebraico che sta per Organizzazione ebraica nazionale. Due colpi di pistola alla schiena mentre lasciava il palco di una manifestazione in favore del processo di pace: la sua colpa era stata quella di aver firmato a Oslo l'accordo del 1993 con il leader palestinese Yasser Arafat (che valse a entrambi il premio Nobel per la pace nel 1994), che prevedeva il ritiro delle truppe israeliane da una parte di Gaza e della Cisgiordania, territori in cui si costituiva l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che da parte sua rinunciava a perseguire la distruzione di Israele. Si era ancora distanti dal realizzare "due popoli, due Stati", ma per la prima volta dopo quasi 50 anni si intravvedeva una possibilità concreta di soluzione politica della guerra israelo-palestinese.<br />Con la morte di Rabin, quella speranza è tramontata in fretta. Ci sono in particolare due fattori che vale la pena sottolineare e che, al sottoscritto, allora inviato in Israele, sono balzati agli occhi.<br />IL PRIMO FATTORE: UN CLIMA AVVELENATO<br />Anzitutto la profonda divisione che attraversava sia Israele sia i palestinesi. L'assassino di Rabin non era un fanatico isolato, era il frutto di un clima avvelenato che si respirava in Israele. Il premier e il suo ministro degli Esteri Shimon Peres erano oggetti di attacchi violenti da parte della destra, e lo stesso voto in Parlamento per ratificare gli accordi non fu pacifico: la Knesset approvò con 61 voti a favore, 50 contrari e 8 astensioni.<br />E anche se si affrettò a condannare severamente l'omicidio di Rabin, il leader del Likud Benjamin Netanyahu da mesi guidava una campagna feroce contro il primo ministro e l'accordo di Oslo, ed erano cresciuti i gruppi più estremisti che godevano di una certa impunità anche nell'ambiente universitario: i manifesti che circolavano con Rabin vestito da ufficiale delle SS, erano già una sentenza. «Gli elementi estremisti della destra avevano creato un'atmosfera tale che un assassino si sarebbe sentito giustificato ad agire», mi disse Ehud Shprinzak, allora docente di Scienza della Politica all'Università ebraica di Gerusalemme e massimo esperto della destra religiosa. Il clima era così arroventato che anche allora, come per il 7 ottobre 2023, ci furono molte polemiche sulla sicurezza fino a sospettare che, per avvicinarsi a Rabin, Amal avesse potuto contare sulla complicità di alcuni agenti che avrebbero dovuto proteggere il premier.<br />Ma anche tra i palestinesi c'era una profonda divisione, tanto che anche Arafat era nel mirino dei suoi nemici interni. Hamas, allora forza crescente, così come la Jihad islamica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) costituirono un "fronte del rifiuto", che negli anni successivi - parallelamente alla crescente perdita di fiducia in una soluzione diplomatica - andò aumentando il suo peso politico all'interno del mondo palestinese.<br />Quelle divisioni restano tuttora, sarebbe ingenuo pensare che il conflitto sia semplicemente "israeliani contro palestinesi", c'è anche un conflitto interno ai due campi. 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L'appello è salito forte dal palco della Giornata della Bussola svoltasi sabato 25 ottobre nella cornice della Cascina La Lodovica di Oreno di Vimercate. A lanciarlo è stato Sebastien Lai, il figlio dell'imprenditore ed editore cattolico da 5 anni in carcere a Hong Kong per la sua battaglia in difesa della libertà e della democrazia nell'ex colonia britannica ritornata sotto l'autorità cinese nel 1997.<br />Del caso Jimmy Lai abbiamo parlato più volte sulla Bussola, compreso l'ultimo processo a cui è stato sottoposto, per «collusione con potenze straniere», le cui udienze sono terminate nell'agosto scorso e di cui si attende il verdetto. Nessuno si fa illusioni, «sarà di colpevolezza» come ci ha detto Sebastien, il che vuol dire carcere a vita, una vera e propria condanna a morte. Perché Jimmy Lai compirà in dicembre 78 anni, ha problemi di diabete, vive in isolamento assoluto in una cella che di estate diventa un forno, appena 45 minuti al giorno di aria, e si può immaginare quale attenzione ci sia alla sua salute.<br />Il presidente americano Donald Trump e il premier britannico Keir Starmer hanno promesso di impegnarsi per chiedere la sua liberazione, ma è necessario che altri governi - compreso quello italiano - facciano la loro parte e che le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali si mobilitino. Grazie alla Bussola, che ha invitato Sebastien Lai in Italia, le più importanti testate giornalistiche nazionali hanno potuto intervistarlo e fare conoscere la storia e la situazione di quello che abbiamo definito un «martire per la verità».<br />Ma non potremo dirci soddisfatti finché l'obiettivo della sua liberazione non sarà raggiunto, anche se al prezzo di lasciare Hong Kong. Cosa non da poco, visto che - come abbiamo raccontato - Jimmy Lai è voluto rimanere ad Hong Kong sapendo di andare sicuramente incontro al carcere.<br />E al proposito abbiamo chiesto a Sebastien ragione di questa apparente contraddizione: perché oggi suo padre accetterebbe l'esilio quando poteva lasciare Hong Kong tranquillamente cinque anni fa ma rimase spiegando la decisione con queste parole: «Se me ne andassi, io rinuncerei non solo al mio destino, rinuncerei a Dio, rinuncerei alla mia religione, rinuncerei a ciò in cui credo»?<br />«Le cose sono molto cambiate in questi cinque anni - ci ha risposto Sebastien -: allora mio padre si sentiva responsabile nei confronti di tutti i suoi giornalisti e di quanti lo seguivano nella sua battaglia per la libertà. Se se ne fosse andato avrebbe messo in pericolo loro, su di loro si sarebbero concentrate le "attenzioni" del regime. Oggi è molto diverso: se Jimmy Lai lasciasse Hong Kong nessuno sarebbe in pericolo per questo». Bisogna infatti ricordare che nel 2020 a Hong Kong si era ancora in mezzo alle grandi dimostrazioni per la democrazia, e in effetti Jimmy Lai e il suo giornale Apple Daily - che poi le autorità hanno chiuso con la forza nel 2021 - hanno costituito una sorta di parafulmine per le decine e decine di migliaia di dimostranti.<br />Ma la partecipazione di Sebastien Lai alla Giornata della Bussola ha messo in evidenza l'aspetto determinante per cui siamo particolarmente interessati a suo padre. Perché Jimmy Lai non è soltanto il simbolo di una battaglia per la libertà o di un giornalismo libero e contro il potere. Non sarebbe certo l'unico. Tanto per fare un esempio, il 24 ottobre a Vienna Jimmy Lai è stato premiato tra gli "eroi della stampa libera" insieme ad altri sei giornalisti di vari Paesi.<br />Gli eroi non mancano, persone che si immolano per un ideale buono ce ne sono in abbondanza. Ma il caso di Jimmy Lai è diverso ed è tutto nella motivazione del premio "Fatti per la Verità", che abbiamo istituito quest'anno e che gli abbiamo conferito: «Dal momento della conversione alla fede cattolica, la sua battaglia per la democrazia e la libertà si è trasformata in una testimonianza alla Verità, fino ad accettare il carcere. Un martirio accettato nella consapevolezza che la libertà non sta anzitutto nello sfuggire a un potere totalitario ma nel testimoniare ed essere fedeli alla Verità».<br /> Ciò che rende affascinante ed esemplare questa figura è il fatto che essa testimonia che degli ideali, pur giusti, trovano la loro vera dimensione e consistenza soltanto dentro un orizzonte più ampio, che spalanca all'eterno; che il coraggio non è frutto di un eroismo che è per pochi, ma è fedeltà alla Verità di sé che chiunque può vivere; che la libertà non è semplicemente un obiettivo politico ma l'esito dell'appartenenza a Cristo. E Sebastien, nella testimonianza data alla Giornata della Bussola - e che nei prossimi giorni potrete rivedere sul nostro canale Youtube - ci ha spiegato come questi anni di carcere siano stati per il padre un tempo in cui questo rapporto con Dio è diventato più intenso e profondo, attraverso la preghiera e la lettura di catechismo e santi.<br />La battaglia per la libertà e la democrazia, che nasce anzitutto come gratitudine per quanto ricevuto da Hong Kong, lui fuggito dalla Cina comunista da bambino, per Jimmy Lai si è trasfigurata in una partecipazione alla croce di Cristo. Non a caso il crocifisso è il tema principale dei disegni fatti in carcere da Jimmy Lai - fin quando non gli hanno negato anche questa possibilità -; e non a caso il crocifisso è anche il soggetto della ceramica dell'artista riminese Paola Ceccarelli, che costituisce il premio "Fatti per la Verità" a lui assegnato.<br /><br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Jimmy Lai, ultimo atto. L'editore cattolico dissidente rischia la morte" parla di Arrestato nell'agosto del 2020, in carcere dal dicembre successivo, sotto processo dal 2023 per motivi puramente politici. Jimmy Lai, editore cattolico e anticomunista di Hong Kong, rischia di morire in carcere..<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2025:</i><br />Arrestato nell'agosto del 2020, in carcere dal dicembre successivo, sotto processo dal 2023 per motivi puramente politici. Jimmy Lai, imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong, lunedì riceverà la sentenza che deciderà della sua vita. Ha 77 anni, salute malferma e rischia di morire in carcere. Per il figlio, Sebastien*, una condanna a una lunga pena detentiva equivarrebbe a una sentenza di morte. Eppure, fino a cinque anni fa, Jimmy Lai era uno degli uomini più ricchi e rispettati di tutta l'Asia. Personalmente incarna la tragedia di una città che non si arrende mentre finisce sotto il giogo della Cina comunista.<br />L'udienza finale del processo Lai avrebbe dovuto tenersi la settimana scorsa, ma è stata rimandata per due volte. La prima volta a causa del tifone che ha colpito la costa sudorientale cinese. La seconda perché la corte ha accolto la richiesta della difesa di Lai, che chiede assistenza medica per l'imputato. Lunedì un'auto medica sarà pronta a intervenire e il cuore di Jimmy Lai sarà monitorato in diretta. L'anziano imprenditore ha trascorso più di 1700 giorni in isolamento. La sua salute ne ha risentito drammaticamente, nell'ultima udienza, quando è stato accolto il rinvio, è apparso visibilmente dimagrito e sofferente.<br />Intervistato dalla Bbc, Sebastien Lai dichiara che anche se suo padre ricevesse la pena più mite di cinque anni, la sua vita sarebbe a rischio: «Praticamente sarebbe una sentenza di morte. Data la sua età e la sua salute, sì, morirà in prigione», dice alla Tv pubblica britannica, perché «Il suo corpo sta collassando». Sebastien Lai sta chiedendo al premier britannico Keir Starmer e al presidente americano Donald Trump di agire in fretta per la sua salvezza. Trump ha dichiarato, a proposito di Lai, che farà «tutto il possibile» per ottenerne la liberazione. Lai è cittadino britannico dal 1996 e la sua morte in una galera cinese a Hong Kong sarebbe una sconfitta per Londra. «Noi, come nazione (nel Regno Unito, ndr) non ci saremmo battuti per uno dei nostri più coraggiosi cittadini, quando sarebbe stato importante farlo».<br />Jimmy Lai non è nato a Hong Kong, ma nella Cina comunista, a Canton, alla vigilia della presa del potere da parte di Mao Zedong. I suoi genitori, borghesi benestanti, sono stati spogliati di tutto all'epoca delle prime collettivizzazioni. Da bambino, Jimmy Lai doveva sfamarsi con lavoretti, come portatore di bagagli alla stazione di Canton. Fu l'occasione per conoscere gente che proveniva dal "mondo esterno", una rivelazione per chi era nato e cresciuto nella miseria più nera della Cina maoista. E fu in quel periodo che decise di rischiare il tutto e per tutto pur di fuggire, da clandestino, nascosto in un peschereccio diretto a Hong Kong, allora isola britannica.<br />Anche a Hong Kong, ottenuto l'asilo politico, fece lavori umili finché, da operaio tessile che era, non divenne imprenditore tessile. E fondò la sua impresa di moda, la Giordano. Divenuto milionario e uomo d'affari di successo, vendeva i suoi vestiti anche nella Cina continentale, grazie alle prime riforme di mercato di Deng. Ma nel 1989 rimase scottato dalla repressione di Piazza Tienanmen. Fu allora che decise di affiancare, alla sua attività imprenditoriale, anche quella di attivista dei diritti umani, contro il regime comunista cinese. Pechino, da allora, lo ha considerato una spina nel fianco e ha cercato, pri]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68318064</guid><pubDate>Tue, 28 Oct 2025 20:38:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68318064/jimmy_lai_perche_mobilitarsi_per_la_sua_liberazione.mp3" length="13507266" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The Hong Konger ➜ https://www.youtube.com/watch?v=kMtIrlyABoo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8336

JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE di Riccardo Cascioli
 
«Liberare Jimmy Lai è ormai una questione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: The Hong Konger ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kMtIrlyABoo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=kMtIrlyABoo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8336" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8336</a><br /><br />JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Liberare Jimmy Lai è ormai una questione umanitaria e spero che la pressione internazionale convinca le autorità cinesi a rilasciarlo, anche espellendolo da Hong Kong». L'appello è salito forte dal palco della Giornata della Bussola svoltasi sabato 25 ottobre nella cornice della Cascina La Lodovica di Oreno di Vimercate. A lanciarlo è stato Sebastien Lai, il figlio dell'imprenditore ed editore cattolico da 5 anni in carcere a Hong Kong per la sua battaglia in difesa della libertà e della democrazia nell'ex colonia britannica ritornata sotto l'autorità cinese nel 1997.<br />Del caso Jimmy Lai abbiamo parlato più volte sulla Bussola, compreso l'ultimo processo a cui è stato sottoposto, per «collusione con potenze straniere», le cui udienze sono terminate nell'agosto scorso e di cui si attende il verdetto. Nessuno si fa illusioni, «sarà di colpevolezza» come ci ha detto Sebastien, il che vuol dire carcere a vita, una vera e propria condanna a morte. Perché Jimmy Lai compirà in dicembre 78 anni, ha problemi di diabete, vive in isolamento assoluto in una cella che di estate diventa un forno, appena 45 minuti al giorno di aria, e si può immaginare quale attenzione ci sia alla sua salute.<br />Il presidente americano Donald Trump e il premier britannico Keir Starmer hanno promesso di impegnarsi per chiedere la sua liberazione, ma è necessario che altri governi - compreso quello italiano - facciano la loro parte e che le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali si mobilitino. Grazie alla Bussola, che ha invitato Sebastien Lai in Italia, le più importanti testate giornalistiche nazionali hanno potuto intervistarlo e fare conoscere la storia e la situazione di quello che abbiamo definito un «martire per la verità».<br />Ma non potremo dirci soddisfatti finché l'obiettivo della sua liberazione non sarà raggiunto, anche se al prezzo di lasciare Hong Kong. Cosa non da poco, visto che - come abbiamo raccontato - Jimmy Lai è voluto rimanere ad Hong Kong sapendo di andare sicuramente incontro al carcere.<br />E al proposito abbiamo chiesto a Sebastien ragione di questa apparente contraddizione: perché oggi suo padre accetterebbe l'esilio quando poteva lasciare Hong Kong tranquillamente cinque anni fa ma rimase spiegando la decisione con queste parole: «Se me ne andassi, io rinuncerei non solo al mio destino, rinuncerei a Dio, rinuncerei alla mia religione, rinuncerei a ciò in cui credo»?<br />«Le cose sono molto cambiate in questi cinque anni - ci ha risposto Sebastien -: allora mio padre si sentiva responsabile nei confronti di tutti i suoi giornalisti e di quanti lo seguivano nella sua battaglia per la libertà. Se se ne fosse andato avrebbe messo in pericolo loro, su di loro si sarebbero concentrate le "attenzioni" del regime. Oggi è molto diverso: se Jimmy Lai lasciasse Hong Kong nessuno sarebbe in pericolo per questo». Bisogna infatti ricordare che nel 2020 a Hong Kong si era ancora in mezzo alle grandi dimostrazioni per la democrazia, e in effetti Jimmy Lai e il suo giornale Apple Daily - che poi le autorità hanno chiuso con la forza nel 2021 - hanno costituito una sorta di parafulmine per le decine e decine di migliaia di dimostranti.<br />Ma la partecipazione di Sebastien Lai alla Giornata della Bussola ha messo in evidenza l'aspetto determinante per cui siamo particolarmente interessati a suo padre. Perché Jimmy Lai non è soltanto il simbolo di una battaglia per la libertà o di un giornalismo libero e contro il potere. Non sarebbe certo l'unico. Tanto per fare un esempio, il 24 ottobre a Vienna Jimmy Lai è stato...]]></itunes:summary><itunes:duration>845</itunes:duration><itunes:keywords>cinesi,giornatadellabussola,jimmylai,liberazione,pressione,sebastien,testimonianza,veralibertà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75fcbb88f6fcb98b754028f2a91b2fae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Accordi Israele - Hamas, punto di partenza e non di arrivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/accordi-israele-hamas-punto-di-partenza-e-non-di-arrivo--68139739</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8324" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8324</a><br /><br />ACCORDI ISRAELE-HAMAS, PUNTO DI PARTENZA E NON DI ARRIVO di Riccardo Cascioli<br /> <br />A scorno dei suoi detrattori, bisogna dare atto al presidente americano Donald Trump di essere il principale protagonista dell'accordo Israele-Hamas su cui fino a pochi giorni fa nessuno avrebbe scommesso. Si capisce quindi la sua aspirazione a ricevere il Premio Nobel per la Pace, malgrado le scelte degli ultimi decenni abbiano decisamente svalutato il significato di questo premio.<br />Ma sarebbe ben triste se il giorno dei festeggiamenti in Israele e a Gaza (nella foto LaPresse) per il cessate il fuoco l'attenzione si spostasse dalla situazione in Medio Oriente ai desideri - vedremo se soddisfatti - di Trump.<br />In ogni caso l'accordo - raggiunto anche grazie alla collaborazione di Egitto, Qatar e Turchia, a cui Trump ha riconosciuto il credito - non va considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Non solo perché lo scambio di prigionieri e il cessate il fuoco sono soltanto i primi punti del Piano di pace annunciato la settimana scorsa da Trump, a cui ne dovranno seguire altri, più complicati da realizzare e ancora da negoziare; ma perché per garantire una futura stabilità andranno affrontati alla radice i nodi alla base di un conflitto che dura da almeno 77 anni. Il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa lo ha detto più volte e lo ha ribadito ancora ieri: «La fine della guerra non è la fine del conflitto».<br />In questo momento delicato c'è da temere soprattutto qualche azione di sabotaggio da parte di elementi o fazioni che nell'uno e nell'altro campo si oppongono agli accordi. Purtroppo in Medio Oriente accade spesso che quando si avvicinano degli accordi di pace ci sia chi provi a far saltare tutto con qualche gesto clamoroso. Anche il massacro del 7 ottobre 2023 rientra in questa fattispecie, visto che è accaduto proprio mentre si attendeva la firma degli Accordi di Abramo tra Israele e Arabia Saudita, da allora rimasti congelati. E risalendo più indietro, ricordiamo nel 1995 l'assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin ad opera di un colono che lo considerava un traditore per aver firmato gli accordi di Oslo con il leader palestinese Yasser Arafat.<br />L'accordo firmato il 9 ottobre, inoltre, mette in una posizione difficile soprattutto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha dovuto rinunciare al piano di sgombero di Gaza dalla presenza palestinese e all'annessione della Cisgiordania (obiettivi che sono stati via via esplicitati durante la guerra), anche se la situazione di quelle che gli israeliani chiamano Giudea e Samaria è ancora tutta da definire in base al Piano Trump. E per poter arrivare a un accordo ha dovuto riconoscere Hamas come legittima controparte. Per cui sarà difficile immaginare una tranquilla uscita di scena del gruppo terroristico come prevederebbe il Piano Trump.<br />Piuttosto l'accordo dimostra il grave errore di Netanyahu che ha preteso di eliminare Hamas soltanto con la forza delle armi, e infatti in due anni di bombardamenti a tappeto non ci è riuscito. Trump ha invece capito che l'azione armata doveva essere accompagnata da una vigorosa azione diplomatica tesa a convincere i Paesi sponsor di Hamas a ritirare concretamente il loro appoggio. Ed è stata questa la chiave del successo vista, ad esempio, la fattiva cooperazione del Qatar nella mediazione. Ed è significativo che ieri sera anche l'Iran abbia espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto, secondo quanto riferito da Trump: «L'Iran vuole lavorare per la pace», ha detto, e «lavoreremo con l'Iran».<br />Scopriremo nel tempo la contropartita di questo ampio sostegno diplomatico, ma il fatto è che una soluzione si trova soltanto se ciascuno degli attori vede soddisfatto qualche suo interesse.<br />I passi necessari per il futuro esigono però leadership diverse nei due campi: una pace vera non sarà mai possibile se non si arriva al riconoscimento reciproco della legittimità di abitare questa terra. È questo il punto chiave prima di poter pensare a qualsiasi assetto istituzionale: avere due Stati che perseguono l'annientamento reciproco non cambierebbe in meglio la storia. Ma proprio questa prospettiva esige un cambiamento di leadership da ambo le parti. Netanyahu, con il suo governo di estremisti, non è più credibile; e ancor meno lo è una formazione terroristica come Hamas, a prescindere da chi la guiderà.<br />Per quanto si può prevedere ora, almeno sulla carta un cambiamento sarà più facile in Israele, dove le elezioni potrebbero far emergere una guida politica convinta della necessità di un vero accordo di pace e di una convivenza. Molto più complicato il discorso per i palestinesi: se anche Hamas - e con esso la galassia delle altre formazioni terroristiche - venisse cancellato da Gaza, e considerata la pessima considerazione dell'Autorità Nazionale, chi potrebbe rappresentare il popolo palestinese? Un governo internazionale con “tecnici” locali, come quello prefigurato dal Piano Trump, può essere soltanto una soluzione temporanea; e d'altra parte la recente esperienza di Iraq e Afghanistan dimostra che i governi guidati da personalità locali ma imposti dall'estero non hanno speranze di sopravvivere.<br />Vedremo se questi accordi provocheranno anche quei cambiamenti necessari a rafforzarli e renderli stabili, ora non si perda la consapevolezza che il lavoro per arrivare alla pace è appena iniziato.<br />Nota di BastaBugie: Eugenio Capozzi nell'articolo seguente dal titolo "Pace attraverso la forza, la strategia vincente di Trump" spiega che la tregua tra Israele e Hamas dimostra tre verità. Cioè: il totale isolamento di Hamas, i disastri di Obama e Biden, l'irrilevanza di Onu e Unione Europea.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 ottobre 2025:<br />L'accordo per la tregua a Gaza negoziato da Donald Trump è il punto d'inizio di un processo di pace effettiva ancora in gran parte da costruire, e come tale è una creatura fragile, soggetta a molte possibili variabili. Tuttavia, già oggi chiunque voglia giudicare gli avvenimenti senza pregiudizi dovrebbe riconoscere che, per il suo contenuto e per il metodo con il quale esso è stato costruito, esso rappresenta una novità storica molto rilevante, che potrebbe innescare cambiamenti epocali nell'incancrenita questione mediorientale.<br />1) TOTALE ISOLAMENTO DI HAMAS<br />Innanzitutto, nel momento del sollievo per il cessate il fuoco e della speranza di una fine stabile delle ostilità a Gaza e in Israele, va ricordato che l'accettazione da parte di Hamas di un accordo che parta dalla restituzione di tutti gli ostaggi israeliani vivi o morti (obiettivo primario delle operazioni belliche di Gerusalemme) costituisce essenzialmente il frutto del totale isolamento in cui l'organizzazione integralista che domina col terrore nella Striscia si è venuta a trovare, dopo che le truppe israeliane l'hanno decimata, braccando i suoi ultimi drappelli nei loro bunker, e dopo che in due anni tutti i suoi principali sostenitori o fiancheggiatori o sono stati ridotti in condizioni di non nuocere dalla pressione militare di Israele e degli Stati Uniti (come l'Iran e Hezbollah), o sono stati avvolti dalla grande rete diplomatica messa in piedi dal presidente americano (come il Qatar e la Turchia).<br />Una rete diplomatica che ha condotto al risultato, due anni fa assolutamente imprevedibile, di un corale consenso dei Paesi arabi sunniti e di molti grandi Paesi islamici (oltre che, non dimentichiamolo, della Russia e, più discretamente, della Cina) su un piano di pace che prevede il disarmo e l'esilio per Hamas. E che, in continuità con l'intuizione decisiva degli "Accordi di Abramo" del 2020 tra Israele e alcuni Paesi arabi sunniti, potrebbe sfociare - se altre destabilizzazioni integraliste non si frapporranno - in un ampliamento dell'area di pacificazione fino a un generale accordo di coesistenza e collaborazione tra Israele e il mondo musulmano nel suo complesso (di cui si intravvedono i primi, confortanti segni con il plauso all'accordo da parte non solo della Turchia, ma di Pakistan e Indonesia, e persino con il timido "buon viso a cattivo gioco" proveniente da Teheran).<br />La tregua insomma è stata resa possibile (e la pace, se ci sarà, sarà resa possibile) unicamente dalla congiunzione tra uso deciso della forza militare e pressione diplomatica resa credibile da quella deterrenza. È esattamente il modello della "pace attraverso la forza" che Trump dichiara essere la sua dottrina di politica estera.<br />2) I DISASTRI DI OBAMA E BIDEN<br />La seconda considerazione da fare, direttamente conseguente la prima, è che il successo ottenuto dalla linea di Trump fa risaltare, per contrasto, i disastrosi esiti dell'azione, sui temi mediorientali, delle precedenti amministrazioni Dem di Barack Obama e poi di Joe Biden. Entrambe avevano scelto una linea molto simile: invece di isolare il polo destabilizzatore dell'Iran e dei suoi proxy, avevano gettato ponti di dialogo verso il regime degli ayatollah e mostrato freddezza verso Israele e l'Arabia Saudita, leader del fronte sunnita filo-occidentale. Obama, poi, aveva addirittura favorito, con l'appoggio alle cosiddette "primavere arabe", l'emergere delle forze fondamentaliste legate alla Fratellanza Musulmana, e persino dell'Isis.<br />Il risultato era stato un'ondata di conflitti, precarietà e disgregazione in tutta l'area, su cui le forze islamiste che puntavano ad esasperare la resa dei conti con Israele avevano prosperato. Con Trump il vento è cambiato decisamente, e ora se ne vedono i frutti in termini di pace e stabilizzazi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68139739</guid><pubDate>Tue, 14 Oct 2025 21:32:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68139739/accordi_israele_hamas.mp3" length="13342995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8324

ACCORDI ISRAELE-HAMAS, PUNTO DI PARTENZA E NON DI ARRIVO di Riccardo Cascioli
 
A scorno dei suoi detrattori, bisogna dare atto al presidente americano Donald Trump di essere il principale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8324" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8324</a><br /><br />ACCORDI ISRAELE-HAMAS, PUNTO DI PARTENZA E NON DI ARRIVO di Riccardo Cascioli<br /> <br />A scorno dei suoi detrattori, bisogna dare atto al presidente americano Donald Trump di essere il principale protagonista dell'accordo Israele-Hamas su cui fino a pochi giorni fa nessuno avrebbe scommesso. Si capisce quindi la sua aspirazione a ricevere il Premio Nobel per la Pace, malgrado le scelte degli ultimi decenni abbiano decisamente svalutato il significato di questo premio.<br />Ma sarebbe ben triste se il giorno dei festeggiamenti in Israele e a Gaza (nella foto LaPresse) per il cessate il fuoco l'attenzione si spostasse dalla situazione in Medio Oriente ai desideri - vedremo se soddisfatti - di Trump.<br />In ogni caso l'accordo - raggiunto anche grazie alla collaborazione di Egitto, Qatar e Turchia, a cui Trump ha riconosciuto il credito - non va considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Non solo perché lo scambio di prigionieri e il cessate il fuoco sono soltanto i primi punti del Piano di pace annunciato la settimana scorsa da Trump, a cui ne dovranno seguire altri, più complicati da realizzare e ancora da negoziare; ma perché per garantire una futura stabilità andranno affrontati alla radice i nodi alla base di un conflitto che dura da almeno 77 anni. Il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa lo ha detto più volte e lo ha ribadito ancora ieri: «La fine della guerra non è la fine del conflitto».<br />In questo momento delicato c'è da temere soprattutto qualche azione di sabotaggio da parte di elementi o fazioni che nell'uno e nell'altro campo si oppongono agli accordi. Purtroppo in Medio Oriente accade spesso che quando si avvicinano degli accordi di pace ci sia chi provi a far saltare tutto con qualche gesto clamoroso. Anche il massacro del 7 ottobre 2023 rientra in questa fattispecie, visto che è accaduto proprio mentre si attendeva la firma degli Accordi di Abramo tra Israele e Arabia Saudita, da allora rimasti congelati. E risalendo più indietro, ricordiamo nel 1995 l'assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin ad opera di un colono che lo considerava un traditore per aver firmato gli accordi di Oslo con il leader palestinese Yasser Arafat.<br />L'accordo firmato il 9 ottobre, inoltre, mette in una posizione difficile soprattutto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha dovuto rinunciare al piano di sgombero di Gaza dalla presenza palestinese e all'annessione della Cisgiordania (obiettivi che sono stati via via esplicitati durante la guerra), anche se la situazione di quelle che gli israeliani chiamano Giudea e Samaria è ancora tutta da definire in base al Piano Trump. E per poter arrivare a un accordo ha dovuto riconoscere Hamas come legittima controparte. Per cui sarà difficile immaginare una tranquilla uscita di scena del gruppo terroristico come prevederebbe il Piano Trump.<br />Piuttosto l'accordo dimostra il grave errore di Netanyahu che ha preteso di eliminare Hamas soltanto con la forza delle armi, e infatti in due anni di bombardamenti a tappeto non ci è riuscito. Trump ha invece capito che l'azione armata doveva essere accompagnata da una vigorosa azione diplomatica tesa a convincere i Paesi sponsor di Hamas a ritirare concretamente il loro appoggio. Ed è stata questa la chiave del successo vista, ad esempio, la fattiva cooperazione del Qatar nella mediazione. Ed è significativo che ieri sera anche l'Iran abbia espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto, secondo quanto riferito da Trump: «L'Iran vuole lavorare per la pace», ha detto, e «lavoreremo con l'Iran».<br />Scopriremo nel tempo la contropartita di questo ampio sostegno diplomatico, ma il fatto è che una soluzione si trova soltanto se ciascuno degli attori vede soddisfatto qualche suo interesse.<br />I passi necessari per il...]]></itunes:summary><itunes:duration>834</itunes:duration><itunes:keywords>accordidipace,gaza,hamas,israele,striscia,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b4893e451e0aac13fbac73ac09e291f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Meeting di Rimini, la continuità è solo apparente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/meeting-di-rimini-la-continuita-e-solo-apparente--67602747</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8280" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8280</a><br /><br />MEETING DI RIMINI, LA CONTINUITÀ È SOLO APPARENTE di Riccardo Cascioli<br /> <br />Una premessa è d'obbligo: chi ha partecipato al Meeting di Rimini fin dalle origini (anche dalla prima edizione nel 1980, come il sottoscritto) sa benissimo che ci sono sempre stati due Meeting: uno, quello vissuto dai partecipanti, con incontri e mostre sempre stimolanti, lo spettacolo di migliaia di volontari che permettono un evento unico, e punto di incontro di tanti amici da tutta Italia e dall'estero; l'altro, quello raccontato dai giornali, più interessati agli incontri con i leader politici e che trattano Comunione e Liberazione (CL) come un soggetto politico ed economico e non un movimento ecclesiale capace di un giudizio sul mondo che permette incontri e confronti con personaggi di culture e religioni diversi.<br />Questo doppio binario continua sostanzialmente pure oggi, però nel tempo molte cose sono cambiate, una fondamentale anzitutto: è sparito un giudizio chiaro sulla realtà su cui le varie personalità invitate siano costrette a confrontarsi. Si evita qualsiasi cosa che possa essere vista come divisiva, non si trattano o appena si sfiorano temi caldi. Così che il Meeting è via via diventato un grande contenitore in cui si dibatte di tante cose con una passerella di personaggi che dicono ognuno quello che vuole.<br />Resta il commovente esercito dei volontari, c'è sempre la possibilità di visitare mostre interessanti e ben curate e di incontrare personalità meritevoli (alcune di queste proposte anche dalla Bussola in questi giorni), ma l'impressione è che si tratti di una eredità del passato che resiste in mezzo a una varietà di proposte che non hanno un filo logico, se non quello degli affari e degli "amici" di varia natura.<br />Ne è una conseguenza clamorosa il fatto che da anni nel programma della settimana riminese molti degli incontri hanno uno o più sponsor, grandi industrie o istituzioni politiche ed economiche, che ovviamente piazzano relatori e condizionano i contenuti. Insomma, è legittimo che a chi frequenti il Meeting possa sorgere il sospetto che chi paga decide anche cosa si dice.<br />SAVE THE CHILDREN<br />Ma c'è anche di peggio, perché alcuni incontri sono direttamente appaltati a delle associazioni partner. Non sarebbe problematico forse se ci fosse una perfetta sintonia di vedute, ma nel programma vediamo ad esempio l'ampio spazio che si sono ritagliati Save the Children, Intersos e WeWorld. Soprattutto la prima rappresenta una compagnia problematica, per la sua visione anti-familista, diseducativa e per il sostegno a politiche che promuovono aborto e contraccezione nei Paesi poveri. Ma anche Intersos e WeWorld realizzano, tra i tanti, anche programmi per promuovere i diritti sessuali e riproduttivi, che sappiamo benissimo cosa sottintendono.<br />Certo, non ne hanno parlato al Meeting, ma davvero i responsabili di CL ritengono che l'importante sia mostrare bambini denutriti e sofferenti per raccontare fame e guerra, senza preoccuparsi di come si pensa al loro destino? O non pensano che una certa concezione dell'uomo influenzi anche l'approccio alla povertà e alla guerra? Unirsi a questa compagnia significa dire che la fede non ha nulla da dire sulla realtà, cioè l'esatto opposto dell'intuizione da cui anche il Meeting è stato originato. Vuol dire che camminare insieme è più importante della méta, una posizione che va bene sicuramente al cardinale Matteo Zuppi, ma certo non è quanto testimoniava don Luigi Giussani.<br />L'aspetto comunque più evidente del cambiamento del Meeting è nel rapporto dei suoi responsabili con la politica. Da molti anni a questa parte si è smesso di guardare in modo critico al Potere per assecondarlo e accodarsi alla mentalità dominante. Uno degli esempi storici più clamorosi di questo passaggio riguarda la visione del Risorgimento: per anni, fino a metà del primo decennio del Duemila al Meeting si sono ospitati incontri e mostre che ponevano un accento critico sul processo che ha portato all'unità d'Italia e anche dopo. Poi, improvvisamente, nel 2011, i 150 anni dell'unità sono stati celebrati in pompa magna con la presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Risorgimento è diventato un feticcio. E da lì è stata un'altra storia. Il portavoce storico del Meeting (dal 1989 al 2005), Robi Ronza, ebbe a dire che la svolta c'è stata in effetti nel 2015, l'anno di Matteo Renzi presidente del Consiglio, quando «il Meeting, e tutta la realtà ufficiale del mondo di cui esso è espressione, si sono presentati all'opinione pubblica come parte notabile dell'attuale establishment del nostro Paese».<br />SERVILISMO E APPIATTIMENTO SULLE POSIZIONI MAINSTREAM<br />Il rapporto con i potenti di turno, gestito dall'uomo-Meeting Giorgio Vittadini, è diventato all'insegna del servilismo e dell'appiattimento sulle posizioni mainstream, fino ad arrivare all'apice con il "draghismo". Mario Draghi (nella foto Imagoeconomica) arrivò al Meeting, dopo un lungo corteggiamento, già nel 2020 e poi ancora nel 2021 da presidente del Consiglio: fu accolto quasi come un profeta, e la scena si è ripetuta quest'anno quando - pur non avendo alcun ruolo istituzionale - gli è stato concesso il palco dell'apertura. Eppure se c'è un volto che sarebbe scelto per raffigurare il Potere è proprio quello di Mario Draghi. Si potrebbe ironizzare sulle sciocchezze dette e fatte da capo del governo («Volete la pace o il condizionatore d'aria acceso?») e le vere e proprie vigliaccate («Non ti vaccini, ti ammali, muori oppure fai morire»), ma ciò che lascia basiti è l'innamoramento per la visione europea di Draghi. Innamoramento confermato dalle dichiarazioni dell'attuale presidente del Meeting, Bernard Scholz, al Corriere della Sera del 25 agosto: «Ci riconosciamo nell'europeismo di Draghi», ha detto.<br />Ma l'europeismo di Draghi va nella direzione di un super-Stato europeo, con un potere centrale e centralista, che monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo emerito di Trieste e fondatore dell'Osservatorio Internazionale sulla Dottrina Sociale della Chiesa cardinale Van Thuan, aveva già bollato a suo tempo come «incompatibile con la visione cattolica». «Il progetto - diceva Crepaldi in un'intervista dell'aprile 2024 riferendosi proprio a Draghi - annullerebbe le comunità naturali, dalla famiglia alle comunità locali fino alle nazioni, e creerebbe un super-Stato ancora più lontano da cittadini e comunità organiche di quanto siano oggi le istituzioni dell'Unione. Il proseguimento delle transizioni attuali in mano ad un simile Leviatano potrebbe creare un sistema centralizzato di controllo della popolazione con pericoli per la stessa libertà».<br />Non solo, questo europeismo va nella direzione opposta a quella «Europa dei popoli e delle culture» che era anche il titolo del secondo Meeting nel 1981 e che è stata per molto tempo l'ipotesi di lavoro dei ciellini impegnati in politica.<br />C'è però un dato interessante: la standing ovation dedicata ieri dal popolo del Meeting alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra indicare che la base pensi diversamente dai responsabili. È già qualcosa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67602747</guid><pubDate>Tue, 02 Sep 2025 22:07:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67602747/meeting_di_rimini_la_continuita_e_solo_apparente.mp3" length="7246243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8280

MEETING DI RIMINI, LA CONTINUITÀ È SOLO APPARENTE di Riccardo Cascioli
 
Una premessa è d'obbligo: chi ha partecipato al Meeting di Rimini fin dalle origini (anche dalla prima edizione nel 1980,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8280" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8280</a><br /><br />MEETING DI RIMINI, LA CONTINUITÀ È SOLO APPARENTE di Riccardo Cascioli<br /> <br />Una premessa è d'obbligo: chi ha partecipato al Meeting di Rimini fin dalle origini (anche dalla prima edizione nel 1980, come il sottoscritto) sa benissimo che ci sono sempre stati due Meeting: uno, quello vissuto dai partecipanti, con incontri e mostre sempre stimolanti, lo spettacolo di migliaia di volontari che permettono un evento unico, e punto di incontro di tanti amici da tutta Italia e dall'estero; l'altro, quello raccontato dai giornali, più interessati agli incontri con i leader politici e che trattano Comunione e Liberazione (CL) come un soggetto politico ed economico e non un movimento ecclesiale capace di un giudizio sul mondo che permette incontri e confronti con personaggi di culture e religioni diversi.<br />Questo doppio binario continua sostanzialmente pure oggi, però nel tempo molte cose sono cambiate, una fondamentale anzitutto: è sparito un giudizio chiaro sulla realtà su cui le varie personalità invitate siano costrette a confrontarsi. Si evita qualsiasi cosa che possa essere vista come divisiva, non si trattano o appena si sfiorano temi caldi. Così che il Meeting è via via diventato un grande contenitore in cui si dibatte di tante cose con una passerella di personaggi che dicono ognuno quello che vuole.<br />Resta il commovente esercito dei volontari, c'è sempre la possibilità di visitare mostre interessanti e ben curate e di incontrare personalità meritevoli (alcune di queste proposte anche dalla Bussola in questi giorni), ma l'impressione è che si tratti di una eredità del passato che resiste in mezzo a una varietà di proposte che non hanno un filo logico, se non quello degli affari e degli "amici" di varia natura.<br />Ne è una conseguenza clamorosa il fatto che da anni nel programma della settimana riminese molti degli incontri hanno uno o più sponsor, grandi industrie o istituzioni politiche ed economiche, che ovviamente piazzano relatori e condizionano i contenuti. Insomma, è legittimo che a chi frequenti il Meeting possa sorgere il sospetto che chi paga decide anche cosa si dice.<br />SAVE THE CHILDREN<br />Ma c'è anche di peggio, perché alcuni incontri sono direttamente appaltati a delle associazioni partner. Non sarebbe problematico forse se ci fosse una perfetta sintonia di vedute, ma nel programma vediamo ad esempio l'ampio spazio che si sono ritagliati Save the Children, Intersos e WeWorld. Soprattutto la prima rappresenta una compagnia problematica, per la sua visione anti-familista, diseducativa e per il sostegno a politiche che promuovono aborto e contraccezione nei Paesi poveri. Ma anche Intersos e WeWorld realizzano, tra i tanti, anche programmi per promuovere i diritti sessuali e riproduttivi, che sappiamo benissimo cosa sottintendono.<br />Certo, non ne hanno parlato al Meeting, ma davvero i responsabili di CL ritengono che l'importante sia mostrare bambini denutriti e sofferenti per raccontare fame e guerra, senza preoccuparsi di come si pensa al loro destino? O non pensano che una certa concezione dell'uomo influenzi anche l'approccio alla povertà e alla guerra? Unirsi a questa compagnia significa dire che la fede non ha nulla da dire sulla realtà, cioè l'esatto opposto dell'intuizione da cui anche il Meeting è stato originato. Vuol dire che camminare insieme è più importante della méta, una posizione che va bene sicuramente al cardinale Matteo Zuppi, ma certo non è quanto testimoniava don Luigi Giussani.<br />L'aspetto comunque più evidente del cambiamento del Meeting è nel rapporto dei suoi responsabili con la politica. Da molti anni a questa parte si è smesso di guardare in modo critico al Potere per assecondarlo e accodarsi alla mentalità dominante. Uno degli esempi storici più clamorosi di questo passaggio riguarda la visione del Risorgimento:...]]></itunes:summary><itunes:duration>453</itunes:duration><itunes:keywords>cl,draghi,meeting,ogn,rimini,tradimento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d109ecf5fe221dcce9c837661e018407.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La lettera inedita di Benedetto XVI: la mia rinuncia e piena e valida</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-lettera-inedita-di-benedetto-xvi-la-mia-rinuncia-e-piena-e-valida--67349052</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8261</a><br /><br />LA LETTERA INEDITA DI BENEDETTO XVI: LA MIA RINUNCIA E' PIENA E VALIDA di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato "solo l'esercizio del ministero e non anche il munus" è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (...) Se alcuni giornalisti parlano "di scisma strisciante" non meritano nessuna attenzione». Così scriveva il papa emerito Benedetto XVI in una lettera del 21 agosto 2014 a monsignor Nicola Bux, che lo aveva interpellato a proposito dei dubbi e perplessità che avevano accompagnato la sua rinuncia al pontificato l'anno precedente.<br />Il testo integrale di questo documento eccezionale - che dovrebbe mettere fine alla lunga diatriba sulle intenzioni di Benedetto XVI riguardo alla sua rinuncia - viene ora pubblicato per la prima volta come appendice al libro "Realtà e Utopia nella Chiesa" scritto dallo stesso Nicola Bux con Vito Palmiotti per i "Libri della Bussola".<br />Benedetto XVI, rispondendo alle obiezioni presentategli, giudica «pienamente» valida la rinuncia di un Papa e «fondato» il parallelismo «tra il Vescovo diocesano e il Vescovo di Roma in riferimento alla questione della rinuncia». Inoltre difende il diritto di un Pontefice a parlare e scrivere al di fuori «dell'ufficio di Papa», come ha fatto lui stesso continuando durante il pontificato a scrivere libri, come ad esempio i volumi dedicati a Gesù, che considera «una missione del Signore».<br />Questa lettera di Benedetto XVI, di cui si sapeva l'esistenza ma che non era mai stata pubblicata da monsignor Bux per evitare che diventasse soltanto un ulteriore strumento di feroci quanto inutili polemiche, è di fondamentale importanza storica perché permette di comprendere la mens del Papa emerito riguardo alla sua rinuncia e all'istituzione del pontificato emerito, ma anche più in generale la sua visione teologica del papato. Oltre ovviamente a chiudere il discorso su chi negli anni passati sia stato il "vero Papa", che in realtà è una polemica che a persone di sana ragione è sempre apparsa fuori dalla realtà, ma che purtroppo ha attirato tante persone verso "falsi profeti".<br />Nel libro la copia fotostatica della lettera è presentata insieme al testo della lettera che gli aveva inviato monsignor Nicola Bux, in cui sono raccolte alcune obiezioni alla rinuncia e al relativo rischio di "desacralizzazione" del papato; e in conclusione ci sono anche alcune valutazioni critiche sulle risposte offerte dal Papa emerito.<br />Benedetto XVI è anche tra i protagonisti del libro, di cui il carteggio con monsignor Nicola Bux è appunto un'appendice. Si tratta di un'analisi originale della crisi di fede che attraversa la Chiesa, mettendo a confronto il sano realismo di Giovanni Paolo II e appunto di papa Ratzinger («Il principio di realtà fatto persona», si intitola il capitolo a lui dedicato) con l'utopismo di papa Francesco e di quello che è definito un suo "precursore": monsignor Tonino Bello, che tanta influenza continua ad esercitare nella Chiesa italiana e la cui figura è stata esaltata proprio da papa Bergoglio.<br />L'utopia è infatti una tentazione che affligge la Chiesa dal periodo post-conciliare e ha ripreso vigore con il pontificato di papa Francesco dopo che l'insegnamento e l'azione pastorale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano state centrate sulle parole dell'Apostolo: «La realtà invece è Cristo». All'utopismo gli autori imputano le evidenti deviazioni dottrinali dell'esortazione post-sinodale Amoris Laetitia e dell'enciclica Fratelli tutti, in cui Cristo non è più fondamento né del matrimonio né della fratellanza umana.<br />Si tratta dunque di un breve studio molto utile a capire quanto è accaduto nella Chiesa in questi decenni e a comprendere le dinamiche attuali. Insomma, un libro della Bussola da non perdere.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "La lettera di Benedetto XVI, perché proprio ora" spiega perché la lettera è stata pubblicata dopo 11 anni. La risposta sta nella nuova fase storica apertasi nella Chiesa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 agosto 2025:<br />La pubblicazione della lettera di Benedetto XVI a monsignor Nicola Bux, datata 21 agosto 2014, in cui ribadisce la piena validità della sua rinuncia al pontificato, ha giustamente attratto molto interesse e suscitato alcune domande.<br />Tralasciamo i commenti di chi è ormai prigioniero di convinzioni che hanno più a che fare con la logica della setta che non con una adesione alla fede cattolica, e di chi - parafrasando il giudizio del «padre Abramo» nella parabola del ricco epulone - non si lascerebbe «persuadere neppure se uno resuscitasse dai morti».<br />E veniamo invece ad una legittima domanda che i nostri lettori ci hanno posto. Perché pubblicare questa lettera dopo 11 anni e non quando la polemica era viva? Intanto perché si trattava di «un carteggio privato» e monsignor Bux giudicava corretto mantenerlo tale; ma soprattutto perché voleva evitare che tale lettera diventasse altro carburante per la guerra tra opposte fazioni riguardo alla rinuncia di Benedetto XVI e al pontificato di Francesco. Bisogna riconoscere che tante reazioni scomposte o surreali in questi giorni di chi in questi anni ha prosperato su bizzarre teorie riguardo alla rinuncia di Benedetto XVI danno ragione alla scelta di monsignor Bux.<br />Perché allora pubblicarla ora? Monsignor Bux lo spiega nell'introduzione al carteggio contenuto come appendice del libro "Realtà e utopia nella Chiesa" (ed. Omni Die): «Perché con la morte di papa Francesco e l'elezione di papa Leone XIV ritiene conclusa la fase emotiva aperta dalla rinuncia di Benedetto XVI».<br />La pubblicazione della lettera di Benedetto XVI dunque - oltre a porre fine a tante speculazioni - è un modo di affidare quella rinuncia alla storia, con tutte le valutazioni critiche che si possono fare oggi. Non va dimenticato infatti che, per comprenderne appieno il significato, quella lettera deve essere letta nel contesto delle domande che monsignor Bux aveva consegnato al Papa emerito nel corso di una udienza avvenuta il 21 luglio 2014. Al termine di quel colloquio, durato circa un'ora e in cui si è spaziato «anche sulla liturgia, sull'interpretazione del Vaticano II e sull'unità dei cristiani», monsignor Bux consegnò a Benedetto XVI una lettera - contenuta anch'essa nel libro - che, a poco più di un anno dalla rinuncia, conteneva «le riflessioni e osservazioni di tanti autorevoli amici circa il suo atto e la situazione conseguente».<br />E le risposte scritte da Benedetto XVI un mese dopo vengono ora consegnate alla storia e si prestano a valutazioni critiche: sempre nell'appendice del libro, monsignor Bux propone infatti delle valutazioni sulla lettera del Papa - che risponde solo in parte alle domande che gli erano state poste - riguardanti proprio il ministero petrino e le conseguenze della rinuncia di Benedetto XVI.<br />Da sottolineare inoltre che il libro - di cui il carteggio costituisce l'appendice - propone una lettura originale degli ultimi sessanta anni di storia della Chiesa (Realtà contro utopia, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI contro Francesco e mons. Tonino Bello) e fa dunque da sfondo alla vicenda della rinuncia al pontificato.<br />Dunque, se letto senza pregiudizi, il libro è un'occasione di riflessione e di approfondimento che potrà stimolare ulteriori valutazioni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67349052</guid><pubDate>Tue, 12 Aug 2025 20:32:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67349052/la_lettera_inedita_di_benedetto_xvi_la_mia_rinuncia_e_piena_e_valida.mp3" length="8604228" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8261

LA LETTERA INEDITA DI BENEDETTO XVI: LA MIA RINUNCIA E' PIENA E VALIDA di Riccardo Cascioli
 
«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato "solo l'esercizio del ministero e non anche il munus" è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8261</a><br /><br />LA LETTERA INEDITA DI BENEDETTO XVI: LA MIA RINUNCIA E' PIENA E VALIDA di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato "solo l'esercizio del ministero e non anche il munus" è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (...) Se alcuni giornalisti parlano "di scisma strisciante" non meritano nessuna attenzione». Così scriveva il papa emerito Benedetto XVI in una lettera del 21 agosto 2014 a monsignor Nicola Bux, che lo aveva interpellato a proposito dei dubbi e perplessità che avevano accompagnato la sua rinuncia al pontificato l'anno precedente.<br />Il testo integrale di questo documento eccezionale - che dovrebbe mettere fine alla lunga diatriba sulle intenzioni di Benedetto XVI riguardo alla sua rinuncia - viene ora pubblicato per la prima volta come appendice al libro "Realtà e Utopia nella Chiesa" scritto dallo stesso Nicola Bux con Vito Palmiotti per i "Libri della Bussola".<br />Benedetto XVI, rispondendo alle obiezioni presentategli, giudica «pienamente» valida la rinuncia di un Papa e «fondato» il parallelismo «tra il Vescovo diocesano e il Vescovo di Roma in riferimento alla questione della rinuncia». Inoltre difende il diritto di un Pontefice a parlare e scrivere al di fuori «dell'ufficio di Papa», come ha fatto lui stesso continuando durante il pontificato a scrivere libri, come ad esempio i volumi dedicati a Gesù, che considera «una missione del Signore».<br />Questa lettera di Benedetto XVI, di cui si sapeva l'esistenza ma che non era mai stata pubblicata da monsignor Bux per evitare che diventasse soltanto un ulteriore strumento di feroci quanto inutili polemiche, è di fondamentale importanza storica perché permette di comprendere la mens del Papa emerito riguardo alla sua rinuncia e all'istituzione del pontificato emerito, ma anche più in generale la sua visione teologica del papato. Oltre ovviamente a chiudere il discorso su chi negli anni passati sia stato il "vero Papa", che in realtà è una polemica che a persone di sana ragione è sempre apparsa fuori dalla realtà, ma che purtroppo ha attirato tante persone verso "falsi profeti".<br />Nel libro la copia fotostatica della lettera è presentata insieme al testo della lettera che gli aveva inviato monsignor Nicola Bux, in cui sono raccolte alcune obiezioni alla rinuncia e al relativo rischio di "desacralizzazione" del papato; e in conclusione ci sono anche alcune valutazioni critiche sulle risposte offerte dal Papa emerito.<br />Benedetto XVI è anche tra i protagonisti del libro, di cui il carteggio con monsignor Nicola Bux è appunto un'appendice. Si tratta di un'analisi originale della crisi di fede che attraversa la Chiesa, mettendo a confronto il sano realismo di Giovanni Paolo II e appunto di papa Ratzinger («Il principio di realtà fatto persona», si intitola il capitolo a lui dedicato) con l'utopismo di papa Francesco e di quello che è definito un suo "precursore": monsignor Tonino Bello, che tanta influenza continua ad esercitare nella Chiesa italiana e la cui figura è stata esaltata proprio da papa Bergoglio.<br />L'utopia è infatti una tentazione che affligge la Chiesa dal periodo post-conciliare e ha ripreso vigore con il pontificato di papa Francesco dopo che l'insegnamento e l'azione pastorale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano state centrate sulle parole dell'Apostolo: «La realtà invece è Cristo». All'utopismo gli autori imputano le evidenti deviazioni dottrinali dell'esortazione post-sinodale Amoris Laetitia e dell'enciclica Fratelli tutti, in cui Cristo non è più fondamento né del matrimonio né della fratellanza umana.<br />Si tratta dunque di un breve studio molto utile a capire quanto è accaduto nella Chiesa in questi decenni e a comprendere le dinamiche attuali. 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Mentre la Francia si presenterà all'Assemblea generale dell'ONU a settembre con la decisione già presa, il premier britannico Keir Starmer si risolverà a fare il passo diplomatico se Israele non fermerà i massacri a Gaza, mentre il premier canadese Mark Carney pone la condizione di riforme democratiche ed elezioni entro il prossimo anno con l'esclusione di Hamas. Ora anche la Germania ci pensa e pressioni vengono fatte anche sul governo italiano.<br />L'obiettivo dichiarato è quello di spingere Israele a fermarsi e di dare nuovo impulso al processo verso "Due popoli, due Stati", che nei giorni scorsi anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha riproposto come unica soluzione.<br />Per quanto questa venga presentata come una strada obbligata, è vero piuttosto che, nella situazione attuale, si tratta di un vicolo cieco. Decisioni buone per fare un po' di propaganda, per dare l'idea di stare facendo qualcosa per la pace, per accontentare le crescenti minoranze islamiche nei Paesi occidentali, ma nella realtà si tratta di iniziative fuori tempo, inefficaci se non controproducenti.<br />I motivi sono molti, a cominciare dal fatto che storicamente c'è proprio la soluzione dei due Stati all'origine del conflitto: fu la soluzione approvata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1947 (Risoluzione 181), ma rifiutata dagli arabi, che portò subito alla guerra visto che nel frattempo Israele procedette in modo unilaterale. Da allora, in una situazione di conflitto permanente, si sono combattute tre guerre tra Israele e i Paesi arabi (1948, 1967, 1973) con successive modifiche dei confini (a favore di Israele), e soprattutto dal 1987 ci sono state continue rivolte nei territori palestinesi occupati da Israele. Sebbene oggi alcuni Paesi arabi abbiano cambiato posizione e riconoscano Israele, non sono cambiate le ragioni che sono alla radice di quel conflitto e, anzi, la situazione sul terreno si è complicata dopo quasi 80 anni di conflitto, senza contare l'odio reciproco che in questo ciclo di violenze è aumentato in modo esponenziale.<br />Ben difficile pensare che la causa di una guerra possa anche essere la sua soluzione.<br />MOTIVI PRATICI<br />Una finestra di opportunità si era in realtà aperta nel 1993 con gli accordi di Oslo firmati dal premier israeliano Yitzhak Rabin e dal presidente palestinese Yasser Arafat. E fu infatti in quel promettente periodo che la Santa Sede avviò dei colloqui sia con Israele sia con l'Autorità palestinese, arrivando ad allacciare relazioni diplomatiche con Israele già nel 1994 e contemporaneamente accordi di collaborazione con l'Autorità palestinese sfociati poi in un pieno riconoscimento diplomatico nel 2015.<br />Ma l'uccisione di Rabin nel 1995 (ad opera di un colono ebreo estremista) e il fallimento dei negoziati a Camp David nel 2000 tra il premier israeliano Ehud Barak e Arafat, hanno chiuso quella finestra, e tutto è cambiato sia in Israele sia nel campo palestinese, come vedremo più avanti.<br />Ci sono poi una serie di motivi molto pratici: oggi sono già 147 su 193 i Paesi che riconoscono lo Stato della Palestina (e molti altri hanno comunque rapporti con l'Autorità palestinese); se questo numero non ha inciso per nulla sul conflitto, in base a quale calcolo dovrebbe cambiare qualcosa se il numero salisse a 150 o 155? Solo perché si tratta di Paesi europei o occidentali? Un po' debole come argomento. In realtà gli unici riconoscimenti diplomatici che farebbero la differenza sono proprio quelli che mancano e continueranno a mancare: quello reciproco tra Israele e lo Stato palestinese e quello di Israele da parte dei Paesi della regione che lo rifiutano, Iran in testa. Non è una questione banale: che senso avrebbe avere due Stati confinanti - ammesso che fosse possibile imporlo - che non si riconoscono e continuerebbero la guerra per annientarsi?<br />Altra questione riguarda l'eventuale territorio sotto l'autorità palestinese: è davvero realistico, come alcuni propongono, riprendere in mano il piano del 1947, con tutti i cambiamenti che nel frattempo si sono realizzati sul terreno? Qualcuno può davvero pensare di spostare oltre mezzo milione di ebrei che oggi vivono tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania (e peraltro sono i più estremisti) e magari anche i 2 milioni di arabi che invece vivono in Israele?<br />Chi rappresenterebbe poi lo Stato palestinese? Si dice l'Autorità palestinese (Anp), ma a parte il fatto che è abbondantemente discreditata fra i palestinesi stessi, questa raffica di riconoscimenti diplomatici è una reazione alla guerra di Gaza, dove Hamas resta l'indiscussa forza guida. Tanto è vero che è Hamas ad essere coinvolta nei negoziati ed è assai probabile che se si votasse in Cisgiordania otterrebbe la maggioranza anche lì. Certamente questo dimostra il fallimento di un anno e mezzo di guerra israeliana a Gaza se - come dichiarato - l'obiettivo era eliminare Hamas. Invece i terroristi palestinesi, pur indeboliti militarmente, sono ancora lì a dettare le condizioni oltre che a tenere gli ostaggi. <br />E quindi con Hamas bisogna fare i conti.<br />IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE<br />L'unica novità da questo punto di vista viene dalla Lega Araba, che ha firmato il 30 luglio la "Dichiarazione di New York" in cui per la prima volta condanna l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele, e chiede il disarmo di Hamas e la sua esclusione da qualsiasi futuro governo palestinese. Dichiarazione politica molto importante, ma la cui applicazione sarà tutta da verificare.<br />L'impressione è che in realtà la spinta al riconoscimento dello Stato palestinese, anziché frenare Israele la induca ad accelerare i suoi piani, che oltre Gaza includono anche la conquista della Cisgiordania, come ormai viene apertamente dichiarato da parlamentari e ministri.<br />Anche perché c'è un fattore decisivo che i nostri governanti dimenticano o sottovalutano, ovvero quello religioso. Rispetto agli anni '90 del XX secolo quello che è cambiato veramente è l'ascesa sia in Israele sia tra i palestinesi delle forze religiose fondamentaliste, quelle per cui «Questa terra ci è stata data da Dio». E questo esclude qualsiasi condivisione, men che meno una partizione. Ai tempi degli accordi di Oslo e dei negoziati di Camp David a confrontarsi c'erano ancora dei politici, nazionalisti sì ma anche pragmatici e realisti. Da allora però le cose sono molto cambiate: la crescita di Hamas ha trasformato la lotta palestinese da nazionalista in religiosa, mentre con Ariel Sharon prima e Netanyahu dopo la destra ultrareligiosa ebraica ha guadagnato posizioni fino a diventare oggi decisiva. E questi estremismi religiosi si nutrono e crescono grazie alla guerra e all'odio che genera.<br />Ma soprattutto sono forze che non conoscono il concetto di compromesso o di accordo: la loro presenza nella terra donata da Dio - che per entrambi va "dal fiume al mare", cioè dal Giordano al Mediterraneo - non può prevedere la presenza dell'altro, Dio non può donare la stessa terra a due popoli diversi.<br />È con questa realtà che oggi bisogna fare i conti, la comunità internazionale deve cercare anzitutto di neutralizzare e marginalizzare queste forze estremiste religiose, cominciando dal togliere loro qualsiasi riconoscimento politico e bloccandone le fonti di sostegno. E poi, invece di continuare a perpetuare vecchie formule, si deve cominciare a pensare a una soluzione che contempli la convivenza. I vescovi di Terra Santa - incluso il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa - lo avevano già detto con una dichiarazione il 20 maggio 2019: «Tutti i discorsi sulla soluzione dei due Stati sono vuota retorica nella situazione attuale. Nel passato abbiamo vissuto insieme in questa terra, perché non potremmo viverci insieme anche in futuro? Condizione fondamentale per una pace giusta e duratura è che tutti in questa Terra Santa abbiano piena eguaglianza. Questa è la nostra visione per Gerusalemme e per tutto il territorio chiamato Israele e Palestina, che è posto tra il fiume Giordano e il Mare Mediterraneo».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67257610</guid><pubDate>Tue, 05 Aug 2025 17:23:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67257610/israele_palestina_due_stati_e_una_soluzione_irrealistica.mp3" length="9133747" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8256

ISRAELE-PALESTINA, DUE STATI È UNA SOLUZIONE IRREALISTICA di Riccardo Cascioli
 
Dopo l'annuncio il 25 luglio del presidente francese Emmanuel Macron, anche Regno Unito e Canada si sono messi sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8256" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8256</a><br /><br />ISRAELE-PALESTINA, DUE STATI È UNA SOLUZIONE IRREALISTICA di Riccardo Cascioli<br /> <br />Dopo l'annuncio il 25 luglio del presidente francese Emmanuel Macron, anche Regno Unito e Canada si sono messi sulla strada del riconoscimento dello Stato palestinese, pur con modalità diverse. Mentre la Francia si presenterà all'Assemblea generale dell'ONU a settembre con la decisione già presa, il premier britannico Keir Starmer si risolverà a fare il passo diplomatico se Israele non fermerà i massacri a Gaza, mentre il premier canadese Mark Carney pone la condizione di riforme democratiche ed elezioni entro il prossimo anno con l'esclusione di Hamas. Ora anche la Germania ci pensa e pressioni vengono fatte anche sul governo italiano.<br />L'obiettivo dichiarato è quello di spingere Israele a fermarsi e di dare nuovo impulso al processo verso "Due popoli, due Stati", che nei giorni scorsi anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha riproposto come unica soluzione.<br />Per quanto questa venga presentata come una strada obbligata, è vero piuttosto che, nella situazione attuale, si tratta di un vicolo cieco. Decisioni buone per fare un po' di propaganda, per dare l'idea di stare facendo qualcosa per la pace, per accontentare le crescenti minoranze islamiche nei Paesi occidentali, ma nella realtà si tratta di iniziative fuori tempo, inefficaci se non controproducenti.<br />I motivi sono molti, a cominciare dal fatto che storicamente c'è proprio la soluzione dei due Stati all'origine del conflitto: fu la soluzione approvata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1947 (Risoluzione 181), ma rifiutata dagli arabi, che portò subito alla guerra visto che nel frattempo Israele procedette in modo unilaterale. Da allora, in una situazione di conflitto permanente, si sono combattute tre guerre tra Israele e i Paesi arabi (1948, 1967, 1973) con successive modifiche dei confini (a favore di Israele), e soprattutto dal 1987 ci sono state continue rivolte nei territori palestinesi occupati da Israele. Sebbene oggi alcuni Paesi arabi abbiano cambiato posizione e riconoscano Israele, non sono cambiate le ragioni che sono alla radice di quel conflitto e, anzi, la situazione sul terreno si è complicata dopo quasi 80 anni di conflitto, senza contare l'odio reciproco che in questo ciclo di violenze è aumentato in modo esponenziale.<br />Ben difficile pensare che la causa di una guerra possa anche essere la sua soluzione.<br />MOTIVI PRATICI<br />Una finestra di opportunità si era in realtà aperta nel 1993 con gli accordi di Oslo firmati dal premier israeliano Yitzhak Rabin e dal presidente palestinese Yasser Arafat. E fu infatti in quel promettente periodo che la Santa Sede avviò dei colloqui sia con Israele sia con l'Autorità palestinese, arrivando ad allacciare relazioni diplomatiche con Israele già nel 1994 e contemporaneamente accordi di collaborazione con l'Autorità palestinese sfociati poi in un pieno riconoscimento diplomatico nel 2015.<br />Ma l'uccisione di Rabin nel 1995 (ad opera di un colono ebreo estremista) e il fallimento dei negoziati a Camp David nel 2000 tra il premier israeliano Ehud Barak e Arafat, hanno chiuso quella finestra, e tutto è cambiato sia in Israele sia nel campo palestinese, come vedremo più avanti.<br />Ci sono poi una serie di motivi molto pratici: oggi sono già 147 su 193 i Paesi che riconoscono lo Stato della Palestina (e molti altri hanno comunque rapporti con l'Autorità palestinese); se questo numero non ha inciso per nulla sul conflitto, in base a quale calcolo dovrebbe cambiare qualcosa se il numero salisse a 150 o 155? Solo perché si tratta di Paesi europei o occidentali? Un po' debole come argomento. In realtà gli unici riconoscimenti diplomatici che farebbero la differenza sono proprio quelli che mancano e continueranno a mancare: quello...]]></itunes:summary><itunes:duration>571</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8be29b9b32b9156ec8039ad84c5752e1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Crimini di guerra, cosa accade se l'occidente non è più cristiano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crimini-di-guerra-cosa-accade-se-l-occidente-non-e-piu-cristiano--67180365</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8242</a><br /><br />CRIMINI DI GUERRA, COSA ACCADE SE L'OCCIDENTE NON E' PIU' CRISTIANO di Riccardo Cascioli<br /> <br />Già nel 2022 la tv britannica BBC aveva pubblicato immagini di oltre 50 omicidi commessi dalle Forze Speciali britanniche (UKSF) in Afghanistan in sei mesi tra il 2010 e il 2011, provocando l'avvio di una indagine giudiziaria nel Regno Unito, ancora in corso. Ma ieri il programma Panorama della BBC ha trasmesso le testimonianze di ex membri delle Forze Speciali che per la prima volta raccontano dei crimini di guerra commessi dai propri commilitoni in Iraq e Afghanistan nel corso di oltre dieci anni (nella foto un frame di un video trasmesso dalla BBC). Esecuzione sommaria di prigionieri, uccisione indiscriminata di civili, di persone disarmate e di feriti, perfino bambini. Implicato è non solo il reparto delle SAS (Special Air Service), il più importante delle Forze Speciali, ma per la prima volta anche quello della Marina, le SBS (Special Boat Service). Gli stessi veterani di guerra parlano di barbarie, di ufficiali psicopatici, di regole d'ingaggio sistematicamente violate; addirittura i singoli squadroni tenevano il conto delle uccisioni in una sorta di macabra competizione.<br />Quella dei crimini di guerra compiuti da forze occidentali non è certo una novità: solo per restare in Iraq, si ricorderà lo scandalo nel 2004 del carcere di Abu Grahib, 20 km da Baghdad, dove le forze americane furono protagoniste di sistematiche torture nei confronti dei prigionieri. E sicuramente molte altre cose saranno ancora da rivelare.<br />Nella vicenda fatta ora emergere dalla BBC ci sono però due aspetti che vale la pena sottolineare e che non possono essere ignorati: anzitutto non si è trattato di casi isolati, di gruppi o squadroni fuori controllo come purtroppo tante altre volte è accaduto in teatri di guerra. Era invece il sistema, al punto che dalle testimonianze raccolte si può ritenere che le vittime debbano essere contate in migliaia: seppure non si possa dire che tutti i membri delle Forze Speciali abbiano commesso crimini, il coinvolgimento era molto ampio, non solo tollerato dai superiori ma addirittura incoraggiato, come dicono i veterani. Tutti comunque sapevano.<br />I POLITICI SAPEVANO, MA TACEVANO<br />E sapevano, e questo è il secondo aspetto, anche i membri del governo: l'allora primo ministro David Cameron, che tra il 2010 e il 2013 si è recato ben sette volte in Afghanistan, era stato ripetutamente avvertito di quel che stava accadendo e aveva dovuto raccogliere le lamentele del presidente afghano Hamid Karzai: Cameron sapeva benissimo che c'erano accuse di esecuzione sistematica di civili, compresi bambini, perpetrate dalle Forze Speciali britanniche, come ha riferito alla BBC l'ex Consigliere afghano per la sicurezza nazionale, Rangin Dadfar Spanta. Di più, lo sapevano tutti i diplomatici e i capi militari occidentali - come ha riferito il generale Douglas Lute, ex ambasciatore statunitense alla NATO - tante erano state le proteste di Karzai.<br />È impossibile restare indifferenti davanti a queste rivelazioni. Sappiamo tutti che la guerra, ogni guerra, è anzitutto violenza, lutto, distruzione e teatro di crimini efferati. E distruzione degli uomini che la combattono, come dimostrano le pesanti conseguenze psichiatriche e psicologiche che subiscono quanti sono stati in prima linea. Sarebbe sbagliato prendersela solo con gli inglesi come se certe nefandezze riguardassero solo loro, per quanto le loro Forze Speciali vantino diversi precedenti del genere. Lo stesso Karzai ha parlato più volte di forze NATO, a sottolineare che c'è un coinvolgimento ben più ampio. Forse la BBC ha giornalisti più bravi a far emergere le verità che riguardano il loro Paese.<br />Ma che la barbarie diventi il pane quotidiano di quelli che siamo abituati a pensare come i "buoni", non può non porci alcune domande. E che a coprire e avallare il tutto siano gli stessi leader politici che poi ci inondano con la retorica della libertà e della democrazia non fa che accrescere il senso di disagio.<br />Questo non significa che allora sono tutti uguali, che forze NATO e Taleban in fondo siano la stessa cosa, che non ci sia una differenza tra truppe occidentali e Isis. Non dimentichiamo che i Taleban hanno ucciso molti più civili afghani di quanto abbia fatto la NATO. Né si deve pensare che tutti i militari siano così o che tutti condividano questo modus operandi; ci sono anche grandi esempi di solidarietà, di generosità e di eroismo. Eppure questo non basta a rendere accettabile l'uccisione indiscriminata di civili da parte di truppe occidentali.<br />IN OCCIDENTE ALMENO QUESTE COSE EMERGONO E SONO CONDANNATE<br />Tante volte si è detto in occasioni del genere che in Occidente, grazie alla democrazia e a una stampa libera, almeno queste cose emergono e sono condannate (anche se ben difficilmente, a onor del vero, i responsabili pagano). Cosa che non si può dire di eserciti islamisti e di truppe al soldo di Paesi autoritari, per cui ammazzare i civili è tutto sommato routine. E dove, quando a un giornalista viene in mente di raccontarlo, il minimo che può succedergli è di sparire. Ma anche questo non basta per sentirsi a posto, né è di alcuna consolazione per le popolazioni che queste violenze hanno subito.<br />Bisogna riconoscere che l'uomo non nasce buono e in un contesto oggettivamente abbrutente come la guerra dà il peggio di sé se non c'è una educazione al bene, a un sistema di valori che gli permetta di non perdere la propria dignità umana e di rispettare quella degli altri. E tale sistema di valori non è qualcosa che possa darsi l'uomo da solo.<br />Se l'Occidente ha una superiorità morale non è per la democrazia o la libertà, ma è perché la sua cultura poggia sul cristianesimo, su un evento che ha cambiato il corso della storia, che ha fatto conoscere il valore della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. E più ci si allontana da questa radice più si perde il senso della dignità umana, la propria e quella degli altri.<br />Non ci si deve dunque stupire se un Occidente che torna al paganesimo - e apre le porte all'islam - vede aumentare la violenza, nella guerra e non solo. Anche la retorica bellicista che oggi domina in Europa, e la mancanza di un vero impegno per evitare le guerre o trovare soluzioni negoziali laddove le guerre sono già scoppiate, è figlia di questa cultura sostanzialmente anti-cristiana.<br />I crimini di guerra commessi e la complicità e l'ipocrisia dei leader politici sono una vergogna per tutti, ma sappiamo che le cose non cambieranno invocando leggi o cambiamento di governi. Solo una rinnovata decisione personale di ciascuno di noi a vivere seriamente la fede cattolica e a comunicarla agli altri potrà nel tempo invertire la rotta.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67180365</guid><pubDate>Tue, 29 Jul 2025 19:45:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67180365/crimini_di_guerra_cosa_accade_se_l_occidente_non_e_piu_cristiano.mp3" length="6740053" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8242

CRIMINI DI GUERRA, COSA ACCADE SE L'OCCIDENTE NON E' PIU' CRISTIANO di Riccardo Cascioli
 
Già nel 2022 la tv britannica BBC aveva pubblicato immagini di oltre 50 omicidi commessi dalle Forze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8242</a><br /><br />CRIMINI DI GUERRA, COSA ACCADE SE L'OCCIDENTE NON E' PIU' CRISTIANO di Riccardo Cascioli<br /> <br />Già nel 2022 la tv britannica BBC aveva pubblicato immagini di oltre 50 omicidi commessi dalle Forze Speciali britanniche (UKSF) in Afghanistan in sei mesi tra il 2010 e il 2011, provocando l'avvio di una indagine giudiziaria nel Regno Unito, ancora in corso. Ma ieri il programma Panorama della BBC ha trasmesso le testimonianze di ex membri delle Forze Speciali che per la prima volta raccontano dei crimini di guerra commessi dai propri commilitoni in Iraq e Afghanistan nel corso di oltre dieci anni (nella foto un frame di un video trasmesso dalla BBC). Esecuzione sommaria di prigionieri, uccisione indiscriminata di civili, di persone disarmate e di feriti, perfino bambini. Implicato è non solo il reparto delle SAS (Special Air Service), il più importante delle Forze Speciali, ma per la prima volta anche quello della Marina, le SBS (Special Boat Service). Gli stessi veterani di guerra parlano di barbarie, di ufficiali psicopatici, di regole d'ingaggio sistematicamente violate; addirittura i singoli squadroni tenevano il conto delle uccisioni in una sorta di macabra competizione.<br />Quella dei crimini di guerra compiuti da forze occidentali non è certo una novità: solo per restare in Iraq, si ricorderà lo scandalo nel 2004 del carcere di Abu Grahib, 20 km da Baghdad, dove le forze americane furono protagoniste di sistematiche torture nei confronti dei prigionieri. E sicuramente molte altre cose saranno ancora da rivelare.<br />Nella vicenda fatta ora emergere dalla BBC ci sono però due aspetti che vale la pena sottolineare e che non possono essere ignorati: anzitutto non si è trattato di casi isolati, di gruppi o squadroni fuori controllo come purtroppo tante altre volte è accaduto in teatri di guerra. Era invece il sistema, al punto che dalle testimonianze raccolte si può ritenere che le vittime debbano essere contate in migliaia: seppure non si possa dire che tutti i membri delle Forze Speciali abbiano commesso crimini, il coinvolgimento era molto ampio, non solo tollerato dai superiori ma addirittura incoraggiato, come dicono i veterani. Tutti comunque sapevano.<br />I POLITICI SAPEVANO, MA TACEVANO<br />E sapevano, e questo è il secondo aspetto, anche i membri del governo: l'allora primo ministro David Cameron, che tra il 2010 e il 2013 si è recato ben sette volte in Afghanistan, era stato ripetutamente avvertito di quel che stava accadendo e aveva dovuto raccogliere le lamentele del presidente afghano Hamid Karzai: Cameron sapeva benissimo che c'erano accuse di esecuzione sistematica di civili, compresi bambini, perpetrate dalle Forze Speciali britanniche, come ha riferito alla BBC l'ex Consigliere afghano per la sicurezza nazionale, Rangin Dadfar Spanta. Di più, lo sapevano tutti i diplomatici e i capi militari occidentali - come ha riferito il generale Douglas Lute, ex ambasciatore statunitense alla NATO - tante erano state le proteste di Karzai.<br />È impossibile restare indifferenti davanti a queste rivelazioni. Sappiamo tutti che la guerra, ogni guerra, è anzitutto violenza, lutto, distruzione e teatro di crimini efferati. E distruzione degli uomini che la combattono, come dimostrano le pesanti conseguenze psichiatriche e psicologiche che subiscono quanti sono stati in prima linea. Sarebbe sbagliato prendersela solo con gli inglesi come se certe nefandezze riguardassero solo loro, per quanto le loro Forze Speciali vantino diversi precedenti del genere. Lo stesso Karzai ha parlato più volte di forze NATO, a sottolineare che c'è un coinvolgimento ben più ampio. Forse la BBC ha giornalisti più bravi a far emergere le verità che riguardano il loro Paese.<br />Ma che la barbarie diventi il pane quotidiano di quelli che siamo abituati a pensare come i "buoni", non può...]]></itunes:summary><itunes:duration>422</itunes:duration><itunes:keywords>bbc,criminidiguerra,nato,occidente,pace,politici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb472adf0f7b996778bc7043b672d8cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cop29 solito flop</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cop29-solito-flop--63012858</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7999" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7999</a><br /><br />IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma Bonino, dimessa da pochi giorni dall'ospedale per una crisi respiratoria. Su X la storica leader radicale fa sapere che Francesco le ha donato «un mazzo di rose e dei cioccolatini». Poi ha aggiunto che è rimasta colpita dall'«avermi detto di essere "un esempio di libertà e resistenza"». Questo «mi ha riempito di gioia». Già altre volte il Pontefice aveva incontrato la Bonino e anche in passato non sono mancati elogi alla sua persona e al suo operato. Nel 2016 la incluse «tra i grandi dell'Italia di oggi» e in un'altra occasione, facendo riferimento all'impegno della fondatrice di +Europa per i migranti, dichiarò che aveva «offerto il miglior servizio all'Italia per conoscere l'Africa».<br />Come giudicare la visita del Papa alla Bonino? Il giudizio purtroppo è negativo. Cerchiamo di spiegarne i motivi.<br />1) APPOGGIARE L'ABORTO?<br />Prima di tutto domandiamoci: il Papa è andato a trovare un'abortista convinta perché anch'egli appoggia l'aborto? No. Su questo tema la condanna di Francesco per l'aborto è sempre stata chiara. Più volte il Papa ha qualificato chi procura aborti come un killer. Dunque, usando questa stessa immagine del Papa, due giorni fa il Santo Padre è andato a trovare un serial killer, dato che è noto che Emma Bonino prima del varo della 194 ha procurato lei stessa diversi aborti ad altrettante donne. E quindi come tenere insieme questa netta condanna dell'aborto non solo con la visita, ma anche e soprattutto con le parole di apprezzamento per la Bonino espresse nella stessa visita e in occasioni precedenti? Com'è possibile condannare l'aborto e incensare chi non solo ha abortito, ma ha procurato aborti ed è stata una delle figure pubbliche più incisive nella lotta per la diffusione dell'aborto, dell'eutanasia, del divorzio, delle droghe libere, eccetera, nel nostro Paese?<br />Da una parte, come spiegò Stefano Fontana da queste stesse colonne riferendosi anche e proprio alla Bonino, la prassi vince sulla dottrina. La Bonino, secondo il Papa, si adopera in molti campi con merito e quindi occorre darne atto, riconoscerne il valore. Purtroppo, la promozione dell'omicidio prenatale sopravanza per gravità qualsiasi altra iniziativa politica della leader radicale (iniziative, tra l'altro, assai discutibili). Apprezzabile il famoso discernimento purché sia fatto in modo completo individuando non solo i (supposti) meriti, ma anche le colpe. È come se un giudice davanti ad un imputato reo confesso di molti omicidi, lo assolvesse e addirittura gli donasse una grossa cifra in denaro come premio perché ad esempio fa volontariato con i migranti. Si spiegano in tal modo le parole del Pontefice che, di fronte alle critiche per simili attestati di stima verso una nemica giurata della Chiesa, così rispose in un'occasione: «Pazienza, bisogna guardare alle persone, a quello che fanno». Ed è appunto guardando alle persone e a quello che fanno che sarebbe doveroso, per la salvezza dell'anima della Bonino e per evitare scandali tra i fedeli, richiamare la stessa alla verità.<br />Su altro fronte, la decisione del Papa di far visita alla Bonino si spiega facendo riferimento ai concetti di giustizia e misericordia, mal interpretati da Francesco, e alla strategia comunicativa del Pontefice. Partiamo dal primo aspetto. Nella teologia privatissima di Francesco non esiste la giustizia divina. La giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il suo. Al buono il premio, al cattivo la pena.<br />2) INFERNO VUOTO<br />Secondo Francesco occorre premiare tutti, ma proprio "tutti, tutti, tutti" e punire nessuno, ma proprio nessuno, nessuno, nessuno: ecco perché, nella sua prospettiva, l'Inferno sarebbe vuoto. Ecco perché tutte le religioni sono uguali: essendo tutti salvati per ufficio, la Redenzione di Cristo è inutile. Dunque il cristianesimo è inutile e, perciò, ogni religione permette di salvarti per il semplice motivo che Dio salva tutti. In questa prospettiva la misericordia diventa buonismo. Dio ama tutti e vuol davvero salvare tutti. Ma, allo stesso tempo, è evidente che non tutti rispondono al suo amore e dunque non tutti vogliono essere salvati. Il buonismo di Francesco invece salva anche il peccatore impenitente: lo salva a forza, anche contro la sua volontà: il Paradiso sarà pieno non di santi, ma di peccatori. Sotto questa angolatura il peccato abbracciato e mai abbandonato diventa elemento ininfluente, aspetto non scriminante. Ecco perché il Papa, tra l'altro, insiste tanto sul fatto che in confessionale bisogna sempre assolvere, anche quando non ci sarebbero le condizioni per farlo.<br />Dunque, sempre in questa prospettiva, non sarebbe necessario richiamare alla conversione la Bonino - anche perché Francesco più volte ha condannato il proselitismo - perché la Bonino sarebbe già salva. Non importano le battaglie contro la vita e la famiglia da lei sostenute: Emma ha già staccato il biglietto per il Paradiso. Quindi perché andarla a trovare? Solo per starle vicino umanamente in un momento di prova, per accompagnarla in questo tratto di cammino in salita, per farsi prossimo in modo filantropico, lasciando a Santa Marta la carità, perché è parola che richiama l'amore di Cristo crocifisso, realtà non predicabile per un'atea come la Bonino.<br />3) INCONTRARE PECCATORI MANIFESTI<br />Vi è poi un terzo motivo per cui il Papa probabilmente ha scelto di andare a trovare la Bonino: consolidare l'immagine di un Papa vicino ai lontani, sofferente con i sofferenti (vedasi la foto di entrambi in carrozzina sul terrazzo della Bonino), che non giudica i peccatori, che prende la sua bianca 500X targata SCV e si reca nelle periferie esistenziali (ma non nelle periferie urbane, dato che la Bonino vive in centro a Roma), ma che - è doveroso ricordarlo - non apre la porta del suo studio per ricevere i cardinali dubbiosi e che marca le distanze a danno di chi non si allinea con il suo orientamento. Spiegato quindi il motivo per cui l'incontro è stato reso pubblico o, perlomeno, per cui non si è fatto di tutto per occultarlo alla stampa (dice molto il fatto che un giornalista di Repubblica, prima che il Papa uscisse dalla casa della Bonino, già lo attendesse in strada).<br />Da sempre i pontefici hanno l'abitudine di incontrare peccatori manifesti per ricondurli sulla retta via. Ma lo facevano, il più delle volte, in privato al fine di evitare scandali, ossia per evitare quello che invece sta accadendo in queste ore: molti cattolici sono rimasti sorpresi, per non dir di peggio, nel vedere che il Papa elogia una sostenitrice convinta di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio, omosessualità etc. La libertà della Bonino lodata da Francesco è la libertà della donna di uccidere il figlio con l'aborto, dei coniugi di uccidere la famiglia con il divorzio, del malato terminale di uccidersi con l'eutanasia, del gay di uccidere la natura con l'omosessualità, del tossicodipendente di uccidere la propria esistenza. Una libertà necrofila. La resistenza poi sempre elogiata dal Papa non può che essere la resistenza della Bonino al bene e alla verità.<br />Si dirà che così si fa il processo alle intenzioni. Risposta: positivo stare accanto ai sofferenti e a maggior ragione se soffrono la lontananza da Dio, ma sarebbe doveroso, soprattutto in capo ad un Pontefice e soprattutto nei confronti di una persona che si sta avvicinando all'eternità, accompagnare ai gesti di vicinanza gesti di evangelizzazione o almeno evitare di scandalizzare i piccoli nella fede, i quali potrebbero credere che la visita alla Bonino è anche una benedizione apostolica del Papa a tutto il suo operato.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63012858</guid><pubDate>Tue, 26 Nov 2024 23:33:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63012858/cop29_solito_flop.mp3" length="5879098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7999

IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio
 
Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7999" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7999</a><br /><br />IL PAPA DALLA BONINO: PERCHE' E' UNA VISITA CHE SCANDALIZZA di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Ennesima escursione di papa Francesco, che lo scorso 5 novembre è andato a trovare Emma Bonino, dimessa da pochi giorni dall'ospedale per una crisi respiratoria. Su X la storica leader radicale fa sapere che Francesco le ha donato «un mazzo di rose e dei cioccolatini». Poi ha aggiunto che è rimasta colpita dall'«avermi detto di essere "un esempio di libertà e resistenza"». Questo «mi ha riempito di gioia». Già altre volte il Pontefice aveva incontrato la Bonino e anche in passato non sono mancati elogi alla sua persona e al suo operato. Nel 2016 la incluse «tra i grandi dell'Italia di oggi» e in un'altra occasione, facendo riferimento all'impegno della fondatrice di +Europa per i migranti, dichiarò che aveva «offerto il miglior servizio all'Italia per conoscere l'Africa».<br />Come giudicare la visita del Papa alla Bonino? Il giudizio purtroppo è negativo. Cerchiamo di spiegarne i motivi.<br />1) APPOGGIARE L'ABORTO?<br />Prima di tutto domandiamoci: il Papa è andato a trovare un'abortista convinta perché anch'egli appoggia l'aborto? No. Su questo tema la condanna di Francesco per l'aborto è sempre stata chiara. Più volte il Papa ha qualificato chi procura aborti come un killer. Dunque, usando questa stessa immagine del Papa, due giorni fa il Santo Padre è andato a trovare un serial killer, dato che è noto che Emma Bonino prima del varo della 194 ha procurato lei stessa diversi aborti ad altrettante donne. E quindi come tenere insieme questa netta condanna dell'aborto non solo con la visita, ma anche e soprattutto con le parole di apprezzamento per la Bonino espresse nella stessa visita e in occasioni precedenti? Com'è possibile condannare l'aborto e incensare chi non solo ha abortito, ma ha procurato aborti ed è stata una delle figure pubbliche più incisive nella lotta per la diffusione dell'aborto, dell'eutanasia, del divorzio, delle droghe libere, eccetera, nel nostro Paese?<br />Da una parte, come spiegò Stefano Fontana da queste stesse colonne riferendosi anche e proprio alla Bonino, la prassi vince sulla dottrina. La Bonino, secondo il Papa, si adopera in molti campi con merito e quindi occorre darne atto, riconoscerne il valore. Purtroppo, la promozione dell'omicidio prenatale sopravanza per gravità qualsiasi altra iniziativa politica della leader radicale (iniziative, tra l'altro, assai discutibili). Apprezzabile il famoso discernimento purché sia fatto in modo completo individuando non solo i (supposti) meriti, ma anche le colpe. È come se un giudice davanti ad un imputato reo confesso di molti omicidi, lo assolvesse e addirittura gli donasse una grossa cifra in denaro come premio perché ad esempio fa volontariato con i migranti. Si spiegano in tal modo le parole del Pontefice che, di fronte alle critiche per simili attestati di stima verso una nemica giurata della Chiesa, così rispose in un'occasione: «Pazienza, bisogna guardare alle persone, a quello che fanno». Ed è appunto guardando alle persone e a quello che fanno che sarebbe doveroso, per la salvezza dell'anima della Bonino e per evitare scandali tra i fedeli, richiamare la stessa alla verità.<br />Su altro fronte, la decisione del Papa di far visita alla Bonino si spiega facendo riferimento ai concetti di giustizia e misericordia, mal interpretati da Francesco, e alla strategia comunicativa del Pontefice. Partiamo dal primo aspetto. Nella teologia privatissima di Francesco non esiste la giustizia divina. La giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il suo. Al buono il premio, al cattivo la pena.<br />2) INFERNO VUOTO<br />Secondo Francesco occorre premiare tutti, ma proprio "tutti, tutti, tutti" e punire nessuno, ma proprio nessuno, nessuno, nessuno:...]]></itunes:summary><itunes:duration>368</itunes:duration><itunes:keywords>baku,brics,co2,cop29,g77,onu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e29da4d302766267df7e4228f9ebaeec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cina inaffidabile, ma per il vaticano l'accordo va rinnovato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cina-inaffidabile-ma-per-il-vaticano-l-accordo-va-rinnovato--59908712</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7788" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7788</a><br /><br />CINA INAFFIDABILE, MA PER IL VATICANO L'ACCORDO VA RINNOVATO di Riccardo Cascioli<br />La Santa Sede è intenzionata a rinnovare l’accordo segreto stipulato con la Cina nel 2018 e poi rinnovato ogni due anni. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, rispondendo per iscritto a una domanda del corrispondente a Roma di LifeSiteNews, Michael Haynes.<br />L’accordo scade in ottobre, e - ha detto il cardinale Parolin - «noi speriamo di rinnovarlo». E al proposito, ha aggiunto, «su questo punto stiamo dialogando con i nostri interlocutori».<br />Sulla volontà della Santa Sede di andare avanti malgrado il regime comunista cinese si sia dimostrato inaffidabile non c’era da dubitare, visto come è andata in questi sei anni; ma la dichiarazione del Segretario di Stato vaticano è comunque importante. È vero, mancano ancora diversi mesi prima di una decisione ufficiale, ma dopo due rinnovi biennali, quest’anno è attesa l’ultima parola sull’accordo: o diventa definitivo o si lascia cadere.<br />E tutto lascia supporre che, a meno di clamorosi colpi di scena, si vada verso la definitività: la Santa Sede ha già accettato di tutto - compreso l’inaccettabile - pur di arrivarci; il governo cinese a queste condizioni ha solo da guadagnarci, perché può procedere con l’annientamento della Chiesa cattolica con l’avallo vaticano.<br />La questione non riguarda solo la nomina dei vescovi che - ha sempre detto la Santa Sede - è il tema centrale dell’accordo segreto, ma il processo di sinicizzazione della Chiesa cattolica che il regime persegue almeno dal 2015 e che diventa sempre più soffocante oltre che ormai esteso anche alla Chiesa di Hong Kong.<br />IL REGIME COMUNISTA DECIDE E IL PAPA DÀ L’ASSENSO<br />Anche se all’inizio di quest’anno sono stati nominati tre vescovi - Thaddeus Wang Yuesheng per Zhengzhou, Anthony Sun Weniun per la nuova diocesi di Weifang, Peter Wu Yishun per la prefettura apostolica di Shaowu - con l’approvazione del Papa e quindi formalmente secondo gli accordi Cina-Vaticano, nella sostanza appare chiaro che il meccanismo funziona così: il regime comunista decide e il Papa dà l’assenso.<br />Inoltre, pur volendo considerare un fatto positivo la nomina dei tre vescovi con il consenso vaticano, l’applicazione di questa parte dell’accordo non ferma affatto la persecuzione di sacerdoti e vescovi che non accettano la subordinazione al Partito Comunista: ad esempio all’inizio di gennaio, quasi in contemporanea con le tre nomine episcopali succitate, è stato arrestato per l’ennesima volta monsignor Peter Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, non riconosciuto dal governo, reo di non volere aderire all’Associazione Patriottica dei cattolici cinesi (APCC), lo strumento usato dal regime per "guidare" la Chiesa cattolica. Ma episodi del genere così non si contano, così come ostacoli vari frapposti alla partecipazione alle celebrazioni eucaristiche.<br />Ma l’aspetto più rilevante è il fatto che il regime cinese, per qualsiasi atto riguardante la Chiesa cattolica, mai menziona la Santa Sede e il Papa, tantomeno gli accordi. Un aspetto messo bene in rilievo da un recente e illuminante articolo del missionario del Pime padre Gianni Criveller, direttore editoriale di Asia News. È quello che accade in occasione dell’annuncio delle nomine dei vescovi, ma «il silenzio sul ruolo di Roma» è ancora più evidente nel "Piano quinquennale per la sinicizzazione del cattolicesimo in Cina (2023-2027)", approvato il 14 dicembre scorso dalla Conferenza dei vescovi cattolici e dall’Associazione Patriottica (organismi entrambi sotto il controllo del Partito Comunista).<br />Composto dall’equivalente di 3mila parole, diviso in quattro parti e 33 paragrafi, il Piano, dice padre Criveller, «non nomina mai il Papa e la Santa Sede; né l’accordo intervenuto tra il Vaticano e la Cina. Il leader Xi Jinping è invece nominato quattro volte. Cinque volte viene ribadito che il cattolicesimo deve assumere "caratteristiche cinesi". La parola "sinicizzazione" la fa da padrona: ricorre ben 53 volte». Con sinicizzazione si intende ovviamente la totale subordinazione della Chiesa alle direttive del Partito Comunista.<br />L’ABBRACCIO CON IL REGIME COMUNISTA<br />Non è solo una questione di frequenza delle parole, ad essere significativa è «la fermezza e la perentorietà del linguaggio». «Come se non ci fosse stato - scrive padre Criveller - nessun dialogo e nessun riavvicinamento con la Santa Sede; come se il riconoscimento dato dal Papa a tutti i vescovi cinesi non contasse niente; come se non ci fosse un accordo tra la Santa Sede e la Cina che offre al mondo l’impressione che il cattolicesimo romano abbia trovato ospitalità e cittadinanza in Cina».<br />A fronte di questo atteggiamento del regime cinese che evidentemente va dritto per la sua strada, che prevede il totale asservimento della Chiesa alle direttive e alle esigenze del Partito Comunista, la posizione della Segreteria di Stato vaticana appare incomprensibile.<br />Un conto è l’arte della diplomazia, che deve procedere anche per piccoli passi, altra cosa è sacrificare la verità e anche i fedeli cattolici a logiche che sono essenzialmente politiche. È sotto gli occhi di tutti il fatto che per mantenere viva la possibilità di un accordo con il regime cinese, la Santa Sede e il Papa tacciono ormai da anni sull’inasprimento della persecuzione anti-cattolica in Cina, né una parola viene spesa per i cattolici di Hong Kong, sempre più nel mirino anche grazie alla nuova famigerata legge sulla sicurezza nazionale. E ricordiamo che a Hong Kong è stato arrestato e ora è ancora sotto processo il vescovo emerito cardinale Joseph Zen; mentre da tre anni sta scontando il carcere duro l’imprenditore cattolico (convertito) Jimmy Lai, editore di un quotidiano critico con Pechino (e ora chiuso), che in un altro processo in corso rischia addirittura l’ergastolo.<br />La ragion di stato non può giustificare questo silenzio scandaloso che condanna alla persecuzione vescovi, preti e laici fedeli alla Chiesa. Vescovi, preti e laici che già hanno pagato cara la loro fedeltà alla Chiesa e oggi si vedono abbandonati anche da Roma. La determinazione con cui il cardinale Parolin - che su questo ha tutto il sostegno del Papa - sta guidando la Santa Sede all’abbraccio con il regime comunista è preoccupante. E le conseguenze non riguardano soltanto la Chiesa cinese.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59908712</guid><pubDate>Tue, 07 May 2024 23:06:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59908712/cina_inaffidabile_ma_per_il_vaticano_l_accordo_va_rinnovato.mp3" length="7022217" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7788

CINA INAFFIDABILE, MA PER IL VATICANO L'ACCORDO VA RINNOVATO di Riccardo Cascioli
La Santa Sede è intenzionata a rinnovare l’accordo segreto stipulato con la Cina nel 2018 e poi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7788" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7788</a><br /><br />CINA INAFFIDABILE, MA PER IL VATICANO L'ACCORDO VA RINNOVATO di Riccardo Cascioli<br />La Santa Sede è intenzionata a rinnovare l’accordo segreto stipulato con la Cina nel 2018 e poi rinnovato ogni due anni. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, rispondendo per iscritto a una domanda del corrispondente a Roma di LifeSiteNews, Michael Haynes.<br />L’accordo scade in ottobre, e - ha detto il cardinale Parolin - «noi speriamo di rinnovarlo». E al proposito, ha aggiunto, «su questo punto stiamo dialogando con i nostri interlocutori».<br />Sulla volontà della Santa Sede di andare avanti malgrado il regime comunista cinese si sia dimostrato inaffidabile non c’era da dubitare, visto come è andata in questi sei anni; ma la dichiarazione del Segretario di Stato vaticano è comunque importante. È vero, mancano ancora diversi mesi prima di una decisione ufficiale, ma dopo due rinnovi biennali, quest’anno è attesa l’ultima parola sull’accordo: o diventa definitivo o si lascia cadere.<br />E tutto lascia supporre che, a meno di clamorosi colpi di scena, si vada verso la definitività: la Santa Sede ha già accettato di tutto - compreso l’inaccettabile - pur di arrivarci; il governo cinese a queste condizioni ha solo da guadagnarci, perché può procedere con l’annientamento della Chiesa cattolica con l’avallo vaticano.<br />La questione non riguarda solo la nomina dei vescovi che - ha sempre detto la Santa Sede - è il tema centrale dell’accordo segreto, ma il processo di sinicizzazione della Chiesa cattolica che il regime persegue almeno dal 2015 e che diventa sempre più soffocante oltre che ormai esteso anche alla Chiesa di Hong Kong.<br />IL REGIME COMUNISTA DECIDE E IL PAPA DÀ L’ASSENSO<br />Anche se all’inizio di quest’anno sono stati nominati tre vescovi - Thaddeus Wang Yuesheng per Zhengzhou, Anthony Sun Weniun per la nuova diocesi di Weifang, Peter Wu Yishun per la prefettura apostolica di Shaowu - con l’approvazione del Papa e quindi formalmente secondo gli accordi Cina-Vaticano, nella sostanza appare chiaro che il meccanismo funziona così: il regime comunista decide e il Papa dà l’assenso.<br />Inoltre, pur volendo considerare un fatto positivo la nomina dei tre vescovi con il consenso vaticano, l’applicazione di questa parte dell’accordo non ferma affatto la persecuzione di sacerdoti e vescovi che non accettano la subordinazione al Partito Comunista: ad esempio all’inizio di gennaio, quasi in contemporanea con le tre nomine episcopali succitate, è stato arrestato per l’ennesima volta monsignor Peter Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, non riconosciuto dal governo, reo di non volere aderire all’Associazione Patriottica dei cattolici cinesi (APCC), lo strumento usato dal regime per "guidare" la Chiesa cattolica. Ma episodi del genere così non si contano, così come ostacoli vari frapposti alla partecipazione alle celebrazioni eucaristiche.<br />Ma l’aspetto più rilevante è il fatto che il regime cinese, per qualsiasi atto riguardante la Chiesa cattolica, mai menziona la Santa Sede e il Papa, tantomeno gli accordi. Un aspetto messo bene in rilievo da un recente e illuminante articolo del missionario del Pime padre Gianni Criveller, direttore editoriale di Asia News. È quello che accade in occasione dell’annuncio delle nomine dei vescovi, ma «il silenzio sul ruolo di Roma» è ancora più evidente nel "Piano quinquennale per la sinicizzazione del cattolicesimo in Cina (2023-2027)", approvato il 14 dicembre scorso dalla Conferenza dei vescovi cattolici e dall’Associazione Patriottica (organismi entrambi sotto il controllo del Partito Comunista).<br />Composto dall’equivalente di 3mila parole, diviso in quattro parti e 33 paragrafi, il Piano, dice padre Criveller, «non nomina mai il Papa e la Santa Sede; né l’accordo...]]></itunes:summary><itunes:duration>439</itunes:duration><itunes:keywords>accordosegreto,hongkong,parolin,partitocomunistacinese,santasede</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d754cdee50fcd21ae874aebbbbdfe344.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Caso Boccia, da diritto l'aborto è diventato un dovere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/caso-boccia-da-diritto-l-aborto-e-diventato-un-dovere--59640506</link><description><![CDATA[VIDEO: Le parole della Boccia sull'aborto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oSHuvgYjE40&amp;list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oSHuvgYjE40&amp;list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgL</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7776" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7776</a><br /><br />CASO BOCCIA, DA DIRITTO L'ABORTO E' DIVENTATO UN DOVERE di Riccardo Cascioli<br />Le polemiche più infuocate di questi giorni hanno il loro epicentro nella trasmissione serale di Rai 3 Che sarà, condotta da Serena Bortone. Ma mentre sul caso Antonio Scurati - lo scrittore a cui è stato bloccato il monologo sul 25 aprile - la conduttrice si ribella e rivendica il diritto di leggere in diretta il pensiero (se così si può definire) di Scurati, sul caso Incoronata Boccia ha fatto calare un imbarazzato silenzio.<br />Cosa ha fatto Incoronata - detta Cora - Boccia, che tra l'altro è vice-direttrice del Tg1? Semplicemente nel corso di uno scambio tra diverse ospiti, ha detto che l'aborto è un delitto e non un diritto: «Lungi da me giudicare persone e storie - ha detto -, si giudica il principio: stiamo scambiando un delitto per un diritto».<br />Apriti cielo, piovono critiche feroci da tutte le parti, giudizi di indegnità a ricoprire un incarico importante nella tv di Stato, dal Pd si arriva fino alla richiesta di dimissioni. Ovviamente sono gli stessi che con la stessa violenza denunciano la censura per il monologo di Scurati.<br />Tutto ampiamente prevedibile, anche Cora Boccia lo aveva previsto, come ha detto in una successiva intervista in cui ha comunque confermato quello che ha detto in tv «parola per parola».<br />Quindi un doppio applauso a Cora Boccia, che ha avuto il coraggio di affermare la verità e di non rimangiarsela dopo gli attacchi personali. E merito ulteriore perché sapeva già in partenza che non sarebbe stata difesa neanche dai politici di centro destra: «Anche la politica ha paura di dire che l'aborto è un omicidio», aveva infatti detto in tv. E così infatti è: ci si è fermati al massimo a difendere il diritto a esprimere le proprie opinioni, ma senza entrare nel merito, anzi preoccupandosi di dire che la Legge 194 non si tocca.<br />Eppure ciò che ha detto la vice-direttrice del Tg1 è esattamente il punto vero della questione: l'aborto è un omicidio. È un dato evidente, una realtà che si impone se si guarda al fatto in sé: oggi, con la tecnologia e le conoscenze che abbiamo a disposizione, nessuno può dire seriamente che non si tratta di una vita, che è soltanto un grumo di sangue.<br />LA FORZA E LA VIOLENZA DELL'IDEOLOGIA<br />E allora come accade che sia un argomento tabù, che chi afferma questa evidenza è trattato come un marziano, ridicolizzato ed espulso dal consesso delle persone civili?<br />È la forza e la violenza dell'ideologia, che occulta la realtà spostando l'attenzione altrove, in questo caso sulla donna: il dramma della donna, la libertà della donna, il diritto della donna. Già, cose in teoria anche legittime, ma non è la donna la principale protagonista della vicenda. È il bambino, cioè la vittima sacrificale. In tutti i discorsi sull'aborto e sulla 194 è il grande assente, si parla solo della donna. E della donna in astratto, si potrebbe dire; perché ad esempio non si parla mai delle donne che hanno avuto l'aborto e si portano dietro il dramma - questo sì - di aver fatto fuori il proprio figlio. Non si parla mai del grande peso che le donne si trascinano tutta la vita per aver rifiutato quel figlio. Ogni tanto qualche caso personale affiora, come recentemente è capitato con Simona Ventura, ma resta confinato a qualche programma di confessioni personali, ma nei grandi dibattiti non è mai un tema di discussione.<br />E si capisce, l'ideologia non può ammettere sconfinamenti nella realtà. Ed è per questo che è violenta; è necessariamente violenta. Se chi comanda decide che il cielo è verde, per forza dovrà tagliare la testa a chiunque alza il capo: potrebbe esclamare innocentemente "ma io lo vedo azzurro!" e tutto il castello di menzogne crollare. È quello che accade anche con il gender o con i cambiamenti climatici: il Potere stabilisce una verità e tutti devono convincersi che sia così, anche se la realtà quotidiana dimostra esattamente il contrario.<br />Così è per l'aborto. Per il Potere non c'è minaccia più grande che affermare con innocenza, osservando la realtà, che si tratta di un omicidio. Per questo reagisce con tanta violenza e impone la sua legge assoluta.<br />L'ABORTO IN ITALIA È UN DIRITTO<br />Fino a stravolgere il senso stesso delle leggi. È vero, l'aborto in Italia è un diritto, checché ne dicano tanti cattolici. Anche se nella Legge 194 non si afferma espressamente questo diritto, è chiaro che se lo Stato - attraverso l'azienda ospedaliera - ha il dovere, a certe condizioni, di garantire l'aborto a chi lo richiede, vuol dire che dall'altra parte c'è un diritto soggettivo.<br />Ma oggi si sta andando oltre, dal diritto si sta passando al dovere: la donna in difficoltà "deve" scegliere l'aborto. Altrimenti non si spiega questa insurrezione contro l'emendamento che prevede l'ingresso di personale pro-life nei consultori, peraltro previsto dalla 194. Se fossero davvero per la scelta della donna, si dovrebbero rallegrare per il fatto che nel consultorio la donna avrebbe la possibilità di valutare tutte le opzioni. Che scelta è se c'è solo una opzione? Così non dovrebbero avere nulla da obiettare a che la donna possa ascoltare il battito del cuore del bambino che ha in grembo, per esprimere un vero consenso informato. Ma non è la libertà e il diritto quello che si vuole. L'aborto sta diventando un dovere: per le donne in difficoltà e per coloro che scoprono di avere un bambino con malformazioni.<br />La semplice realtà è che la nostra società sta scivolando nel totalitarismo, e soltanto il rifiuto della menzogna può invertire la tendenza. L'aborto è un omicidio, la Legge 194 è quella che lo ha introdotto in Italia (purtroppo fin qui non c'è arrivata neanche la Boccia, vedi intervista al Giornale). Perciò chi continua a difendere la 194 - attivamente o non giudicandola per quello che è - vive nella menzogna.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59640506</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 21:43:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59640506/caso_boccia_da_diritto_l_aborto_diventato_un_dovere.mp3" length="7231180" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Le parole della Boccia sull'aborto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=oSHuvgYjE40&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgL

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7776

CASO BOCCIA, DA DIRITTO L'ABORTO E' DIVENTATO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Le parole della Boccia sull'aborto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oSHuvgYjE40&amp;list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oSHuvgYjE40&amp;list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgL</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7776" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7776</a><br /><br />CASO BOCCIA, DA DIRITTO L'ABORTO E' DIVENTATO UN DOVERE di Riccardo Cascioli<br />Le polemiche più infuocate di questi giorni hanno il loro epicentro nella trasmissione serale di Rai 3 Che sarà, condotta da Serena Bortone. Ma mentre sul caso Antonio Scurati - lo scrittore a cui è stato bloccato il monologo sul 25 aprile - la conduttrice si ribella e rivendica il diritto di leggere in diretta il pensiero (se così si può definire) di Scurati, sul caso Incoronata Boccia ha fatto calare un imbarazzato silenzio.<br />Cosa ha fatto Incoronata - detta Cora - Boccia, che tra l'altro è vice-direttrice del Tg1? Semplicemente nel corso di uno scambio tra diverse ospiti, ha detto che l'aborto è un delitto e non un diritto: «Lungi da me giudicare persone e storie - ha detto -, si giudica il principio: stiamo scambiando un delitto per un diritto».<br />Apriti cielo, piovono critiche feroci da tutte le parti, giudizi di indegnità a ricoprire un incarico importante nella tv di Stato, dal Pd si arriva fino alla richiesta di dimissioni. Ovviamente sono gli stessi che con la stessa violenza denunciano la censura per il monologo di Scurati.<br />Tutto ampiamente prevedibile, anche Cora Boccia lo aveva previsto, come ha detto in una successiva intervista in cui ha comunque confermato quello che ha detto in tv «parola per parola».<br />Quindi un doppio applauso a Cora Boccia, che ha avuto il coraggio di affermare la verità e di non rimangiarsela dopo gli attacchi personali. E merito ulteriore perché sapeva già in partenza che non sarebbe stata difesa neanche dai politici di centro destra: «Anche la politica ha paura di dire che l'aborto è un omicidio», aveva infatti detto in tv. E così infatti è: ci si è fermati al massimo a difendere il diritto a esprimere le proprie opinioni, ma senza entrare nel merito, anzi preoccupandosi di dire che la Legge 194 non si tocca.<br />Eppure ciò che ha detto la vice-direttrice del Tg1 è esattamente il punto vero della questione: l'aborto è un omicidio. È un dato evidente, una realtà che si impone se si guarda al fatto in sé: oggi, con la tecnologia e le conoscenze che abbiamo a disposizione, nessuno può dire seriamente che non si tratta di una vita, che è soltanto un grumo di sangue.<br />LA FORZA E LA VIOLENZA DELL'IDEOLOGIA<br />E allora come accade che sia un argomento tabù, che chi afferma questa evidenza è trattato come un marziano, ridicolizzato ed espulso dal consesso delle persone civili?<br />È la forza e la violenza dell'ideologia, che occulta la realtà spostando l'attenzione altrove, in questo caso sulla donna: il dramma della donna, la libertà della donna, il diritto della donna. Già, cose in teoria anche legittime, ma non è la donna la principale protagonista della vicenda. È il bambino, cioè la vittima sacrificale. In tutti i discorsi sull'aborto e sulla 194 è il grande assente, si parla solo della donna. E della donna in astratto, si potrebbe dire; perché ad esempio non si parla mai delle donne che hanno avuto l'aborto e si portano dietro il dramma - questo sì - di aver fatto fuori il proprio figlio. Non si parla mai del grande peso che le donne si trascinano tutta la vita per aver rifiutato quel figlio. Ogni tanto qualche caso personale affiora, come recentemente è capitato con Simona Ventura, ma resta confinato a qualche programma di confessioni personali, ma nei grandi dibattiti non è mai un tema di discussione.<br />E si capisce, l'ideologia non può ammettere sconfinamenti nella realtà. 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Da allora Williamson, che è scomunicato, si è dedicato alla fondazione di una rete di gruppi che invitano alla Resistenza contro ogni tentativo di normalizzare i rapporti con la Chiesa cattolica romana.<br />La ri-consacrazione episcopale di monsignor Viganò, "sub condicione", significa che l'ex nunzio apostolico negli Stati Uniti si è convinto della tesi (dapprima sostenuta e poi rifiutata da Lefebvre) che tutti i sacramenti amministrati dopo la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II siano "dubbi", ovvero non sarebbe certa la loro validità a causa delle deviazioni dottrinali operate dal Concilio stesso.<br />Malgrado ci sia qualche smentita che circola online, diverse fonti ci hanno confermato questo passo "scismatico" di monsignor Viganò. E lui stesso, interpellato dalla Bussola con una mail, non ha voluto smentire la notizia, dichiarandosi solo stupito dal nostro interesse attuale per le sue vicende personali. Se dunque fosse confermata ufficialmente la notizia, in questo modo monsignor Viganò sarebbe scomunicato latae sententiae.<br />Questo passo di monsignor Viganò, per quanto clamoroso, non è certo un fulmine a ciel sereno: diventato improvvisamente famoso nell'agosto 2018 con la denuncia pubblica contro papa Francesco, accusato di aver coperto il cardinale pluri-abusatore Theodore McCarrick pur conoscendo la gravità dei fatti che lo riguardavano, il vescovo Viganò ha via via allargato l'orizzonte delle sue critiche: certamente ecclesiali - all'intero pontificato di Francesco, ai suoi predecessori, fino al sostanziale rifiuto del Concilio Vaticano II -, ma anche politiche ed economiche cercando addirittura di mettersi alla testa di un movimento internazionale anti-globalista. Con toni sempre più accesi e giudizi sempre più duri («Papa Francesco falso pastore e servo di Satana», ha detto venti giorni fa a proposito del via libera alle benedizioni delle unioni gay), Viganò ha accompagnato le parole con l'azione tessendo una rete di rapporti culminata nel maggio scorso nell'annuncio ufficiale della nascita di un'associazione da lui patrocinata, Exsurge Domine. Obiettivo dichiarato: fornire assistenza economica e logistica a sacerdoti e religiosi vittime di provvedimenti vessatori da parte dei propri vescovi o superiori, fenomeno che in questo pontificato è diventato decisamente diffuso.<br />LA VERITÀ DIETRO LA FACCIATA<br />In realtà dietro questa facciata che sa di "soccorso bianco" ecclesiastico, si celano anche manovre economiche e immobiliari poco trasparenti, che coinvolgono anche una ex Società di vita apostolica, Familia Christi, prima commissariata e poi sciolta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel dicembre 2019, e le monache benedettine di Pienza (monastero "Maria Tempio dello Spirito Santo") protagoniste di una vertenza con l'arcivescovo di Siena, il cardinale Augusto Paolo Lojudice.<br />Torneremo con altri articoli su questa vicenda, che merita di essere approfondita, ma qui è importante comprendere come Exsurge Domine si presenti come un tentativo di consolidare e istituzionalizzare quella rete di resistenza anti-Francesco che ha visto Viganò negli ultimi due anni ordinare sacerdoti in modo clandestino e anonimo e creare comunità in giro per l'Europa. Fatti molto gravi di cui si hanno ampie testimonianze: come ad esempio per l'ordinazione nel 2021 di due monaci in Francia nel monastero Saint-Benoit a Brignoles, diocesi di Frejus-Tolon, usurpando illecitamente il diritto-dovere di vagliare le vocazioni al vescovo Dominique Marie Jean Rey, peraltro colpito a sua volta dai fulmini vaticani.<br />Diverse altre sono state le ordinazioni illecite e clandestine di monsignor Viganò, con preti poi lasciati a se stessi, costretti a celebrare da soli in casa, non avendo alcun mandato. Ma un caso clamoroso vale almeno la pena citare: quello della diocesi di Milano, dove un parroco di un paesino periferico viene aiutato dall'ex nunzio apostolico a mettere in piedi una sorta di seminario clandestino parrocchiale che segue il rito straordinario. Dapprima viene ordinato diacono un ventenne sprovvisto di formazione teologica nonché dell'età minima richiesta dal diritto canonico. Ma poi nella primavera del 2023 si rompono i rapporti tra Viganò e il gruppetto ambrosiano: Viganò si rifiuta di ordinare sacerdote il novello diacono, che rimane così in una situazione di limbo.<br />Negli ultimi mesi sono state anche insistenti le voci su una già avvenuta consacrazione episcopale da parte di monsignor Viganò, ma non abbiamo ancora trovato una conferma certa del fatto già avvenuto anche se tale intenzione - sull'esempio di quanto fatto nel 1988 da monsignor Marcel Lefebvre - è stata espressa con chiarezza. Monsignor Viganò compirà la settimana prossima 83 anni ed evidentemente sente l'esigenza di fare presto per consolidare la sua realtà.<br />UNA CHIESA A PROPRIA MISURA<br />Così lo scorso 2 dicembre ha annunciato che nella struttura monastica dell'Eremo della Palanzana a Viterbo, che sta venendo ristrutturata con i soldi raccolti attraverso una campagna di fund-raising inizialmente finalizzata a dare un luogo alle monache di Pienza, si stabilirà una casa di formazione per chierici che prenderà il nome di Collegium Traditionis. In questo Eremo sono attualmente residenti i quattro chierici della ex Familia Christi che condividono con monsignor Viganò il progetto e la succitata operazione commerciale-immobiliare di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.<br />Insomma Viterbo, nei disegni di monsignor Viganò, che già ci trascorre molto tempo, dovrebbe diventare la nuova Écône, la cittadina svizzera sede del seminario internazionale della FSSPX. E con la notizia della ri-consacrazione episcopale diventa ancora più chiara la natura scismatica di questo nuovo movimento. Grazie al consenso costruito in questi anni attorno alla figura di monsignor Viganò, fustigatore di questo pontificato, è facilmente prevedibile che anche questa iniziativa porterà molti fedeli fuori dalla Chiesa, oltretutto in conflitto con altre iniziative del genere.<br />È il dramma che sta vivendo la Chiesa: alla crisi provocata da chi vuole ostinatamente capovolgere la dottrina rivelata, si oppongono personalità che a loro volta, pur partendo da analisi giustificabili, si illudono di trovare una soluzione nel costruirsi una Chiesa a propria misura. Una strada già fallita, come ebbe modo di scrivere Benedetto XVI nella lettera-riflessione dedicata agli abusi sessuali e pubblicata nell'aprile 2019: «Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un'altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già fallito. Solo l'amore e l'obbedienza a nostro Signore Gesù Cristo possono indicarci la via giusta». E questo amore e obbedienza passa dal perseverare nella Verità dentro la Chiesa cattolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58308828</guid><pubDate>Tue, 16 Jan 2024 17:59:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58308828/la_crisi_genera_scismi_come_quello_di_monsignor_vigan.mp3" length="7621548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7670

LA CRISI GENERA SCISMI: COME QUELLO DI MONSIGNOR VIGANO' di Riccardo Cascioli
La voce girava già da qualche mese e ora la notizia è stata rilanciata da alcuni siti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7670" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7670</a><br /><br />LA CRISI GENERA SCISMI: COME QUELLO DI MONSIGNOR VIGANO' di Riccardo Cascioli<br />La voce girava già da qualche mese e ora la notizia è stata rilanciata da alcuni siti tradizionalisti: monsignor Carlo Maria Viganò è stato ri-consacrato vescovo da monsignor Richard Williamson, il vescovo inglese ordinato illecitamente da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988 e poi espulso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) nel 2012. Da allora Williamson, che è scomunicato, si è dedicato alla fondazione di una rete di gruppi che invitano alla Resistenza contro ogni tentativo di normalizzare i rapporti con la Chiesa cattolica romana.<br />La ri-consacrazione episcopale di monsignor Viganò, "sub condicione", significa che l'ex nunzio apostolico negli Stati Uniti si è convinto della tesi (dapprima sostenuta e poi rifiutata da Lefebvre) che tutti i sacramenti amministrati dopo la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II siano "dubbi", ovvero non sarebbe certa la loro validità a causa delle deviazioni dottrinali operate dal Concilio stesso.<br />Malgrado ci sia qualche smentita che circola online, diverse fonti ci hanno confermato questo passo "scismatico" di monsignor Viganò. E lui stesso, interpellato dalla Bussola con una mail, non ha voluto smentire la notizia, dichiarandosi solo stupito dal nostro interesse attuale per le sue vicende personali. Se dunque fosse confermata ufficialmente la notizia, in questo modo monsignor Viganò sarebbe scomunicato latae sententiae.<br />Questo passo di monsignor Viganò, per quanto clamoroso, non è certo un fulmine a ciel sereno: diventato improvvisamente famoso nell'agosto 2018 con la denuncia pubblica contro papa Francesco, accusato di aver coperto il cardinale pluri-abusatore Theodore McCarrick pur conoscendo la gravità dei fatti che lo riguardavano, il vescovo Viganò ha via via allargato l'orizzonte delle sue critiche: certamente ecclesiali - all'intero pontificato di Francesco, ai suoi predecessori, fino al sostanziale rifiuto del Concilio Vaticano II -, ma anche politiche ed economiche cercando addirittura di mettersi alla testa di un movimento internazionale anti-globalista. Con toni sempre più accesi e giudizi sempre più duri («Papa Francesco falso pastore e servo di Satana», ha detto venti giorni fa a proposito del via libera alle benedizioni delle unioni gay), Viganò ha accompagnato le parole con l'azione tessendo una rete di rapporti culminata nel maggio scorso nell'annuncio ufficiale della nascita di un'associazione da lui patrocinata, Exsurge Domine. Obiettivo dichiarato: fornire assistenza economica e logistica a sacerdoti e religiosi vittime di provvedimenti vessatori da parte dei propri vescovi o superiori, fenomeno che in questo pontificato è diventato decisamente diffuso.<br />LA VERITÀ DIETRO LA FACCIATA<br />In realtà dietro questa facciata che sa di "soccorso bianco" ecclesiastico, si celano anche manovre economiche e immobiliari poco trasparenti, che coinvolgono anche una ex Società di vita apostolica, Familia Christi, prima commissariata e poi sciolta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel dicembre 2019, e le monache benedettine di Pienza (monastero "Maria Tempio dello Spirito Santo") protagoniste di una vertenza con l'arcivescovo di Siena, il cardinale Augusto Paolo Lojudice.<br />Torneremo con altri articoli su questa vicenda, che merita di essere approfondita, ma qui è importante comprendere come Exsurge Domine si presenti come un tentativo di consolidare e istituzionalizzare quella rete di resistenza anti-Francesco che ha visto Viganò negli ultimi due anni ordinare sacerdoti in modo clandestino e anonimo e creare comunità in giro per l'Europa. Fatti molto gravi di cui si hanno ampie testimonianze: come ad esempio per l'ordinazione nel 2021 di due monaci in Francia...]]></itunes:summary><itunes:duration>477</itunes:duration><itunes:keywords>fsspx,manovreeconomiche,provvedimentivessatori,soccorsobianco,viganò</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b24425ec116e7b7c2c96c55ec970b85a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Benedizione coppie gay, tutti gli inganni di Fiducia Supplicans</title><link>https://www.spreaker.com/episode/benedizione-coppie-gay-tutti-gli-inganni-di-fiducia-supplicans--58252252</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7662" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7662</a><br /><br />BENEDIZIONE COPPIE GAY, TUTTI GLI INGANNI DI FIDUCIA SUPPLICANS di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana<br />In queste righe La Nuova Bussola Quotidiana e l'Osservatorio Cardinale Van Thuân propongono una valutazione complessiva della Dichiarazione Fiducia supplicans. Abbiamo lasciato passare un certo tempo dalla sua pubblicazione per favorire una riflessione accurata e completa. Infatti, la Dichiarazione pone molte gravi questioni da affrontare distintamente ma anche e soprattutto in un quadro unitario. Essa sembra aver compiuto un passo fatale, un giro di boa nella dottrina e nella prassi della Chiesa, un limite sembra essere stato decisamente superato. Alcuni commentatori hanno parlato di "disastro" e di "scandalo". Per questo serve una analisi responsabile e completa.<br />ALCUNE OSSERVAZIONI FORMALI<br />La Dichiarazione è stata pubblicata il 18 dicembre 2023. È firmata dal Prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernández e, con la formula ex audientia, da papa Francesco. Non è stata esaminata dall'assemblea del Dicastero per la dottrina della fede, ma solo, come si legge nel testo, dalla Sezione dottrinale. La formula dell'approvazione pontificia è tra le più deboli: sembra dire solo che il papa è stato informato, il che contrasta con la grande rilevanza magisteriale che ha una Dichiarazione. Una cosa simile era accaduta per il Responsum del 2021 che, come noto, diceva il contrario e verso il quale Francesco non aveva nascosto la sua insofferenza. In quel caso, in calce al testo, si diceva solo che il papa era stato informato.<br />Vanno anche notati due altri aspetti formali della Dichiarazione. Il primo è che la maggior parte dei riferimenti magisteriali fanno capo a interventi di Francesco. Non ci sono mai stati documenti così limitati quanto a riferimenti al magistero precedente. Vi si dice che la Dichiarazione è "basata sulla visione pastorale di Papa Francesco", come se questa fosse un unicum. Il terzo è che l'argomentare del testo è molto debole e il suo livello sfigura se paragonato alla struttura argomentativa, per esempio, della Dominus Jesus (2000), che pure era una Dichiarazione come questa, ossia un documento di alto rango magisteriale.<br />LA TESI CENTRALE DELLA DICHIARAZIONE<br />Fiducia supplicans sostiene che la dottrina cattolica sul matrimonio e sulla sessualità rimane immutata e che le nuove indicazioni in essa contenute sono solo pastorali e, come tali, completano, senza negarlo, il Responsum del 2021, che si sarebbe limitato solo al campo dottrinale. La novità pastorale consisterebbe in una revisione del significato delle benedizioni, prevedendo, oltre alle benedizioni già dottrinalmente chiarite che avvengono in contesti liturgici, anche benedizioni in contesti non liturgici che la Dichiarazione chiama "privati" o "spontanei".<br />Questi argomenti non hanno un fondamento plausibile. Se a benedire non è un laico, come per esempio un padre che benedice i figli, ma un sacerdote, quella benedizione è già di per sé liturgica, anche se non segue una formulazione predisposta dall'autorità competente. È liturgica nella sostanza, perché data da un sacerdote e quindi coinvolge la Chiesa. Non si tratta solo di osservare che una tale benedizione solo pastorale e non liturgica non è stata mai prevista dalla Chiesa, ma anche che non esiste e non è stata prevista e normata perché non può esistere. Con la qual cosa cade un altro aspetto di quanto sostenuto dalla Dichiarazione e cioè che la benedizione non sia una approvazione della situazione di vita della coppia che viene benedetta, ma solo l'invocazione dell'aiuto di Dio per dare ai due la forza di sviluppare gli aspetti positivi della loro relazione, come per esempio la cura reciproca e l'aiuto nelle difficoltà della vita. Questa prospettiva cade per due motivi connessi con quanto visto sopra: il primo è che il contesto già di per sé liturgico, data la presenza del sacerdote, non permette di benedire una realtà pubblica in grave contrasto con la legge di Dio, il secondo è che quegli eventuali aspetti positivi sono all'interno di una relazione di coppia di violenta strumentalizzazione reciproca anche se consenziente, che li deturpa: se i due si fanno violenza reciproca come possono aiutarsi?<br />SULLA "COPPIA"<br />La benedizione è un sacramentale e, come tale, richiede da parte di chi la riceve una adeguata disposizione tramite il pentimento e la volontà di uscire da un certo stato di vita. A queste condizioni la benedizione può essere data anche alla singola persona che sia in stato di peccato. In questo senso sì che la benedizione è una apertura alla volontà di Dio e una richiesta del suo aiuto per confermare e fortificare il pentimento e la decisione di cambiare vita. Ma questo non avviene quando la benedizione viene data ad una coppia irregolare, eterosessuale od omosessuale che sia. In questo caso la situazione di vita delle persone coinvolte viene riconosciuta, confermata e giustificata. Se i due vengono benedetti in coppia, si riconosce che quella sia una coppia, anche se non lo è, perché si tratta di due individui che si strumentalizzano a vicenda per vari loro interessi particolari.<br />Ciò vale non solo per la coppia omosessuale ma anche per la convivenza di fatto tra uomo e donna. La complementarità qui, a differenza che nel precedente caso, sembra esserci, ma così non è perché i due non rispondono ad una vocazione, con i rispettivi doveri indisponibili, ma solo ad un loro patto individuale. Benedire una coppia che non è una coppia, vuol dire confermare il falso. Inoltre, se i due ricevono la benedizione in coppia è evidente che non intendono separarsi, perché la chiedono in quanto coppia. Non ci sono pentimento e volontà di cambiare vita e quindi mancano le condizioni per la benedizione. Si può tornare a dire che vengono benedetti non gli aspetti violenti e contro-natura della loro relazione ma solo quelli positivi da cui ripartire, ma si è visto sopra che questi aspetti positivi rimangono deformati dalla qualità negativa della relazione di coppia, possono esserci nelle singole persone ma non nella coppia.<br />LA PASTORALE CHE MODIFICA LA DOTTRINA<br />Come si è visto, Fiducia supplicans conferma la dottrina di sempre sulle benedizioni delle coppie irregolari, però poi inventa una nuova benedizione solo pastorale. Questo ambito neutro – ossia la benedizione solo pastorale - non esiste perché, come si è visto, ogni benedizione è pubblica e liturgica per sua natura, in quanto impartita da un sacerdote. Volendo invece sostenere questa indipendenza, si ritiene possibile una benedizione che non tenga conto delle esigenze dottrinali. La presunta pastorale neutra, che non dovrebbe intaccare la dottrina, si trasforma perciò nella richiesta di una nuova dottrina a proposito di se stessa.<br />La pastorale non ha una propria indipendenza o autonomia dalla dottrina, come invece molte correnti teologiche contemporanee sostengono, dato che quando si afferma tale indipendenza lo si fa enunciando una dottrina, appunto la dottrina della indipendenza della pastorale dalla dottrina. La prassi non sta senza teoria, né tantomeno può essere creatrice di teoria: quando esprime questa pretesa lo fa teoreticamente. Quindi la soluzione pastorale non può rimanere solo pastorale ma, dato che nega la dottrina (nonostante le assicurazioni in senso diverso che a questo punto si mostrano strumentali) intende se stessa come non dipendente dalla dottrina, ossia atta a cambiare la dottrina stessa. Si tratta di un esito inevitabile: le nuove benedizioni ritenute solo pastorali sono anche dottrinali, sia perché negano la propria dimensione dottrinale esprimendo una nuova dottrina, sia perché implicitamente ne richiedono la riformulazione. In esse è già implicitamente contenuta una nuova dottrina. Anzi, chi le propone ha già la nuova dottrina in mente che intende però perseguire per via pastorale, ossia per via indirettamente dottrinale piuttosto che per via direttamente dottrinale. Non si tratta di cosa nuova, dato che a cominciare da Amoris laetitia abbiamo avuto già importanti anticipazioni della tendenza a fare delle esigenze pastorali occasioni per trasformare le circostanze in eccezioni e, quindi, spingere per processi di rinnovamento dottrinale, pur non dicendo che li si vuole, anzi sostenendo che le dottrine precedenti rimangono confermate.<br />GLI ASTUTI SOFISMI DEL MAGISTERO<br />Con le osservazioni ora viste abbiamo toccato l'argomento delle astuzie della Dichiarazione Fiducia supplicans, che pretende di dire senza dire e, quindi, è ingannevole. Il discorso andrebbe però allargato all'intero attuale pontificato, ove i giochi di parole e l'utilizzo di un linguaggio non teologico ma da "chiacchiera sociale" si è manifestato in moltissime occasioni. Su questo fronte l'Esortazione Amoris laetitia è il testo più rappresentativo, anche se per niente unico. Le domande senza risposta che veicolano un messaggio non dichiarato, i periodi impostati sul "sì ... ma" che insinuano eccezioni alla norma, l'ambiguità di molte espressioni (ricordiamo per esempio "l'eucare]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58252252</guid><pubDate>Wed, 10 Jan 2024 14:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58252252/benedizione_coppie_gay_tutti_gli_inganni_di_fiducia_supplicans.mp3" length="21024644" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7662

BENEDIZIONE COPPIE GAY, TUTTI GLI INGANNI DI FIDUCIA SUPPLICANS di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana
In queste righe La Nuova Bussola Quotidiana e l'Osservatorio Cardinale Van...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7662" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7662</a><br /><br />BENEDIZIONE COPPIE GAY, TUTTI GLI INGANNI DI FIDUCIA SUPPLICANS di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana<br />In queste righe La Nuova Bussola Quotidiana e l'Osservatorio Cardinale Van Thuân propongono una valutazione complessiva della Dichiarazione Fiducia supplicans. Abbiamo lasciato passare un certo tempo dalla sua pubblicazione per favorire una riflessione accurata e completa. Infatti, la Dichiarazione pone molte gravi questioni da affrontare distintamente ma anche e soprattutto in un quadro unitario. Essa sembra aver compiuto un passo fatale, un giro di boa nella dottrina e nella prassi della Chiesa, un limite sembra essere stato decisamente superato. Alcuni commentatori hanno parlato di "disastro" e di "scandalo". Per questo serve una analisi responsabile e completa.<br />ALCUNE OSSERVAZIONI FORMALI<br />La Dichiarazione è stata pubblicata il 18 dicembre 2023. È firmata dal Prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernández e, con la formula ex audientia, da papa Francesco. Non è stata esaminata dall'assemblea del Dicastero per la dottrina della fede, ma solo, come si legge nel testo, dalla Sezione dottrinale. La formula dell'approvazione pontificia è tra le più deboli: sembra dire solo che il papa è stato informato, il che contrasta con la grande rilevanza magisteriale che ha una Dichiarazione. Una cosa simile era accaduta per il Responsum del 2021 che, come noto, diceva il contrario e verso il quale Francesco non aveva nascosto la sua insofferenza. In quel caso, in calce al testo, si diceva solo che il papa era stato informato.<br />Vanno anche notati due altri aspetti formali della Dichiarazione. Il primo è che la maggior parte dei riferimenti magisteriali fanno capo a interventi di Francesco. Non ci sono mai stati documenti così limitati quanto a riferimenti al magistero precedente. Vi si dice che la Dichiarazione è "basata sulla visione pastorale di Papa Francesco", come se questa fosse un unicum. Il terzo è che l'argomentare del testo è molto debole e il suo livello sfigura se paragonato alla struttura argomentativa, per esempio, della Dominus Jesus (2000), che pure era una Dichiarazione come questa, ossia un documento di alto rango magisteriale.<br />LA TESI CENTRALE DELLA DICHIARAZIONE<br />Fiducia supplicans sostiene che la dottrina cattolica sul matrimonio e sulla sessualità rimane immutata e che le nuove indicazioni in essa contenute sono solo pastorali e, come tali, completano, senza negarlo, il Responsum del 2021, che si sarebbe limitato solo al campo dottrinale. La novità pastorale consisterebbe in una revisione del significato delle benedizioni, prevedendo, oltre alle benedizioni già dottrinalmente chiarite che avvengono in contesti liturgici, anche benedizioni in contesti non liturgici che la Dichiarazione chiama "privati" o "spontanei".<br />Questi argomenti non hanno un fondamento plausibile. Se a benedire non è un laico, come per esempio un padre che benedice i figli, ma un sacerdote, quella benedizione è già di per sé liturgica, anche se non segue una formulazione predisposta dall'autorità competente. È liturgica nella sostanza, perché data da un sacerdote e quindi coinvolge la Chiesa. Non si tratta solo di osservare che una tale benedizione solo pastorale e non liturgica non è stata mai prevista dalla Chiesa, ma anche che non esiste e non è stata prevista e normata perché non può esistere. Con la qual cosa cade un altro aspetto di quanto sostenuto dalla Dichiarazione e cioè che la benedizione non sia una approvazione della situazione di vita della coppia che viene benedetta, ma solo l'invocazione dell'aiuto di Dio per dare ai due la forza di sviluppare gli aspetti positivi della loro relazione, come per esempio la cura reciproca e l'aiuto nelle difficoltà della vita. Questa prospettiva cade per due motivi connessi...]]></itunes:summary><itunes:duration>1315</itunes:duration><itunes:keywords>benedizioni,coppia,fiduciasupplicans,ingannevole,teoria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8c4e4193c3188d79609fa35e049e0d64.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Greta Thumberg si schiera con gli islamici di Hamas</title><link>https://www.spreaker.com/episode/greta-thumberg-si-schiera-con-gli-islamici-di-hamas--57372750</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7579" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7579</a><br /><br />GRETA THUNBERG SI SCHIERA CON GLI ISLAMICI DI HAMAS<br />Il ministro dell'istruzione di Israele annuncia che l'attivista svedese non è più gradita nelle scuole (e non bisogna dimenticare che Hamas è il peggior nemico dei palestinesi)<br />di Riccardo Cascioli<br />Più i giorni passano più il confronto Israele-Palestina si radicalizza anche da noi, sui social e nei talk show televisivi. Sul web le ricostruzioni della storia del conflitto e della nascita dello Stato d'Israele (perlopiù in chiave pro-Palestinesi) si moltiplicano: mai sospettato che l'Italia fosse anche un paese di storici. Non aggiungeremo qui l'ennesima storia del conflitto, anche se nei prossimi giorni sarà opportuno almeno chiarire la ridicolaggine e la pericolosità di certi luoghi comuni che vengono continuamente ripetuti.<br />Qui vorremmo soprattutto riportare l'attenzione a quanto avvenuto il 7 ottobre e che prescinde dall'ormai cronico conflitto israelo-palestinese. Sì, perché la carneficina compiuta dai miliziani di Hamas non può essere considerata solo l'ennesimo capitolo della guerra, è un fatto radicalmente nuovo, sia per le dimensioni sia per la natura. È vero, gli attacchi terroristici sono una costante della cosiddetta resistenza palestinese: sono stati compiuti dall'OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) di Yasser Arafat e quando questi ha accettato il negoziato politico, sono stati ereditati da Hamas e dalla Jihad islamica. Ma la carneficina del 7 ottobre è molto più di un attentato: non è una bomba lasciata su un autobus e poi fatta esplodere, o un kamikaze che aziona una cintura esplosiva che indossa a un check-point o tra la gente seduta a un bar. Azioni comunque censurabili ma che si consumano in un istante, senza che l'attentatore abbia neanche la possibilità di guardare in faccia le sue vittime.<br />Quanto avvenuto due settimane fa è tutt'altra cosa: migliaia di terroristi che hanno invaso il territorio israeliano e hanno massacrato centinaia e centinaia di civili inermi (1.400 morti è il bilancio ufficiale sin qui) setacciando le singole case per non lasciare indietro nessuno, godendo nel vedere il terrore nei loro occhi, accanendosi sui feriti e anche sui morti in un'orgia di violenza senza pari. Abbiamo potuto vedere diversi filmati, fatti dagli stessi miliziani di Hamas, che per la crudezza delle immagini non possiamo riproporre ma che testimoniano a che profondità può arrivare l'abisso umano, un odio così profondo e radicato che può far disperare della possibilità di un cambiamento. Un odio che non è di un piccolo gruppetto di terroristi invasati ma di un esercito intero e, probabilmente, ben oltre l'esercito.<br />I FESTEGGIAMENTI DAVANTI AI CORPI STRAZIATI<br />Non c'è rivendicazione politica o militare che possa giustificare un'azione del genere, non c'è ingiustizia subita che dia un senso a tanta barbarie. A cui va aggiunto il dramma degli ostaggi, circa 200: bambini, ragazze, anziani, di cui abbiamo potuto vedere per alcuni il momento della cattura. E soprattutto i video rilasciati dagli stessi assassini, per creare maggiore terrore. Il fatto nuovo è l'ostentazione della violenza perpetrata, il giubilo davanti al terrore seminato, i festeggiamenti davanti ai corpi straziati. Nelle guerre, chi commette i crimini, pur compiendoli consapevolmente, cerca di nasconderli, sa che comunque sono considerati da tutti un male, sa che sta trasgredendo una norma universalmente riconosciuta e che mostrarli farebbe perdere consenso.<br />Qui invece abbiamo il rovesciamento, le atrocità vengono esibite, proprio perché non è un semplice atto di guerra, per quanto crudele, ma desiderio di annientamento. E con la consapevolezza che tanti altri - in ogni parte del mondo - gioiranno per questa violenza e magari si uniranno a questa barbarie là dove sono.<br />Non rendersi conto di questa radicale diversità e del livello di ingiustificabile barbarie raggiunta significa essere ciechi e preparare altre tragedie simili. Anche perché anche in Europa, come abbiamo già visto, ci sono altre cellule islamiste pronte ad agire.<br />Il conflitto israelo-palestinese è solo il pretesto per scatenare la violenza. Ha ben ragione il cardinale Pierbattista Pizzaballa a dire che se non si trova una soluzione vera alla questione palestinese, non ci sarà mai pace in Terra Santa. Ma oggi la situazione è ancora peggiore perché Hamas non vuole alcuna soluzione che non sia l'annientamento dello Stato israeliano e di ogni ebreo che vive in Terra Santa. Hamas non vuole alcuna soluzione che preveda l'esistenza di Israele e per questo ha scatenato tanta ferocia nel momento in cui anche l'Arabia Saudita, dopo altri Paesi arabi, stava normalizzando le relazioni con lo Stato ebraico.<br />HAMAS CONTA SULLA VENDETTA DI ISRAELE<br />Di fatto per il popolo palestinese Hamas è un nemico ben peggiore di Israele. E lo dimostra anche il fatto che nel concepire la carneficina del 7 ottobre, Hamas contava proprio sulla vendetta di Israele, funzionale al disegno di far saltare tutto il Medio Oriente per poter alla fine affermare la sua legge. La morte di tanti civili palestinesi è musica per le orecchie dei terroristi di Hamas, che hanno sempre usato i civili come scudi umani, perché sanno che tanti morti palestinesi significano maggiore sostegno alla loro causa. Non per niente stanno impedendo che i civili evacuino le aree che Israele ha annunciato di voler bombardare.<br />Sta proprio qui oggi la sfida più grande per Israele, rinunciare alla legge dell'occhio per occhio, dente per dente: sconfiggere Hamas senza sterminare i civili palestinesi, fermare questa spirale infinita di violenza che rischia seriamente un allargamento tragico della guerra. In fondo, la vera vittoria di Hamas sarebbe proprio questa, la guerra generalizzata.<br />Non è un compito facile: Israele dovrebbe certo cambiare il suo approccio politico-militare, che a volte rende difficile la solidarietà internazionale; dovrebbe convincere il mondo che Hamas non è un problema solo per la sicurezza di Israele, visto che i Fratelli Musulmani (di cui Hamas è una branca) sono attivi in altri Paesi arabi e anche in Europa e Occidente in generale; e dovrebbe individuare una soluzione per Gaza che non sia l'occupazione militare, pur prevedendo l'eliminazione della presenza di Hamas.<br />Tutte cose non scontate e che richiedono che altri Paesi diventino protagonisti di un percorso che raffreddi le tensioni e cerchi di risolvere i problemi escludendo l'opzione guerra. E certo sarà impossibile un passo in questa direzione se prima non viene risolta la situazione degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas.<br />Ma si deve sperare contro ogni speranza e la preghiera a cui ci ha chiamati il cardinale Pizzaballa e anche il Papa è una potente arma da sfoderare, per quanto possa sembrare illusorio, perché è anzitutto il nostro cuore che deve cambiare. E basta dare un'occhiata ai commenti che si trovano su Internet o alle manifestazioni viste in questi giorni in tutta Europa, per rendersene conto.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Israele, Greta Thunberg non è più gradita nelle scuole" si parla della reazione del ministero dell'Istruzione di Tel Aviv, a seguito di quanto postato sui social dall'attivista svedese, che ha condivido un cartello con la scritta «Stand with Gaza».<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 23 ottobre 2023:<br />Nelle aule scolastiche israeliane non c'è più posto per Greta Thunberg. Lo ha annunciato il ministero dell'Istruzione di Tel Aviv, a seguito di quanto postato sui social dall'attivista svedese, che ha condivido un cartello con la scritta «Stand with Gaza». «Hamas è un'organizzazione terroristica responsabile dell'omicidio di 1.400 israeliani innocenti, inclusi bambini, donne e anziani, e ha rapito oltre 200 persone a Gaza», ha affermato il ministero, «questa posizione la squalifica dall'essere un modello educativo e morale, e non è più idonea a fungere da ispirazione ed educatrice per gli studenti israeliani».<br />Il ministero israeliano ha altresì fatto presente, nella propria nota, che «Quando Greta affronta un argomento diverso in modo superficiale e sprezzante, ciò indebolisce inevitabilmente la validità delle sue posizioni legate al clima». In realtà, ci permettiamo di notare come anche in qualità di "esperta climatologa" la giovane svedese non pare avere questi grandi titoli per pontificare come, ormai, fa da alcuni anni. Ed è pertanto un vero peccato che ci si accorga della sua scarsa preparazione ed attendibilità solamente in alcune circostanze. Come se su clima e non solo Greta Thunberg fosse una sorta di luminare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57372750</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 22:07:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57372750/greta_thumberg_si_schiera_con_gli_islamici_di_hamas.mp3" length="9122043" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7579

GRETA THUNBERG SI SCHIERA CON GLI ISLAMICI DI HAMAS
Il ministro dell'istruzione di Israele annuncia che l'attivista svedese non è più gradita nelle scuole (e non bisogna...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7579" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7579</a><br /><br />GRETA THUNBERG SI SCHIERA CON GLI ISLAMICI DI HAMAS<br />Il ministro dell'istruzione di Israele annuncia che l'attivista svedese non è più gradita nelle scuole (e non bisogna dimenticare che Hamas è il peggior nemico dei palestinesi)<br />di Riccardo Cascioli<br />Più i giorni passano più il confronto Israele-Palestina si radicalizza anche da noi, sui social e nei talk show televisivi. Sul web le ricostruzioni della storia del conflitto e della nascita dello Stato d'Israele (perlopiù in chiave pro-Palestinesi) si moltiplicano: mai sospettato che l'Italia fosse anche un paese di storici. Non aggiungeremo qui l'ennesima storia del conflitto, anche se nei prossimi giorni sarà opportuno almeno chiarire la ridicolaggine e la pericolosità di certi luoghi comuni che vengono continuamente ripetuti.<br />Qui vorremmo soprattutto riportare l'attenzione a quanto avvenuto il 7 ottobre e che prescinde dall'ormai cronico conflitto israelo-palestinese. Sì, perché la carneficina compiuta dai miliziani di Hamas non può essere considerata solo l'ennesimo capitolo della guerra, è un fatto radicalmente nuovo, sia per le dimensioni sia per la natura. È vero, gli attacchi terroristici sono una costante della cosiddetta resistenza palestinese: sono stati compiuti dall'OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) di Yasser Arafat e quando questi ha accettato il negoziato politico, sono stati ereditati da Hamas e dalla Jihad islamica. Ma la carneficina del 7 ottobre è molto più di un attentato: non è una bomba lasciata su un autobus e poi fatta esplodere, o un kamikaze che aziona una cintura esplosiva che indossa a un check-point o tra la gente seduta a un bar. Azioni comunque censurabili ma che si consumano in un istante, senza che l'attentatore abbia neanche la possibilità di guardare in faccia le sue vittime.<br />Quanto avvenuto due settimane fa è tutt'altra cosa: migliaia di terroristi che hanno invaso il territorio israeliano e hanno massacrato centinaia e centinaia di civili inermi (1.400 morti è il bilancio ufficiale sin qui) setacciando le singole case per non lasciare indietro nessuno, godendo nel vedere il terrore nei loro occhi, accanendosi sui feriti e anche sui morti in un'orgia di violenza senza pari. Abbiamo potuto vedere diversi filmati, fatti dagli stessi miliziani di Hamas, che per la crudezza delle immagini non possiamo riproporre ma che testimoniano a che profondità può arrivare l'abisso umano, un odio così profondo e radicato che può far disperare della possibilità di un cambiamento. Un odio che non è di un piccolo gruppetto di terroristi invasati ma di un esercito intero e, probabilmente, ben oltre l'esercito.<br />I FESTEGGIAMENTI DAVANTI AI CORPI STRAZIATI<br />Non c'è rivendicazione politica o militare che possa giustificare un'azione del genere, non c'è ingiustizia subita che dia un senso a tanta barbarie. A cui va aggiunto il dramma degli ostaggi, circa 200: bambini, ragazze, anziani, di cui abbiamo potuto vedere per alcuni il momento della cattura. E soprattutto i video rilasciati dagli stessi assassini, per creare maggiore terrore. Il fatto nuovo è l'ostentazione della violenza perpetrata, il giubilo davanti al terrore seminato, i festeggiamenti davanti ai corpi straziati. Nelle guerre, chi commette i crimini, pur compiendoli consapevolmente, cerca di nasconderli, sa che comunque sono considerati da tutti un male, sa che sta trasgredendo una norma universalmente riconosciuta e che mostrarli farebbe perdere consenso.<br />Qui invece abbiamo il rovesciamento, le atrocità vengono esibite, proprio perché non è un semplice atto di guerra, per quanto crudele, ma desiderio di annientamento. E con la consapevolezza che tanti altri - in ogni parte del mondo - gioiranno per questa violenza e magari si uniranno a questa barbarie là...]]></itunes:summary><itunes:duration>571</itunes:duration><itunes:keywords>espertaclimatologa,gaza,gretathumberg,hamas,israele</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/281447234cff97d2f1486ca596dfc042.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sfida al Sinodo: una nuova serie di Dubia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sfida-al-sinodo-una-nuova-serie-di-dubia--57084794</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7553" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7553</a><br /><br />SFIDA AL SINODO: UNA NUOVA SERIE DI DUBIA di Riccardo Cascioli<br />Cari cattolici, in occasione del Sinodo (e non solo) «alti Prelati» fanno dichiarazioni gravemente contrarie alla fede cattolica che non sono mai corrette da chi dovrebbe. Per questo abbiamo posto delle domande precise a papa Francesco, secondo la tradizione della Chiesa, a cui però non risponde. Quindi le rendiamo pubbliche, perché non siate disorientati dalla confusione regnante e non cadiate in errore. È questa la sostanza della Lettera ai fedeli laici sottoscritta da cinque cardinali - Raymond Leo Burke, Walter Brandmüller, Robert Sarah, Joseph Zen Ze-kiun, Juan Sandoval Íñiguez -, resa pubblica oggi, 2 ottobre, in tutto il mondo e accompagnata dalla pubblicazione dei cinque Dubia sottoposti a papa Francesco, che la Nuova Bussola Quotidiana pubblica in esclusiva per l'Italia (insieme a Settimo Cielo, il blog di Sandro Magister).<br />I "Dubia" sono domande formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede per chiedere chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica. Come si ricorderà a papa Francesco già nel 2016 furono sottoposti cinque Dubia dopo la pubblicazione dell'Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia: anche in quell'occasione c'era la firma dei cardinali Burke e Brandmüller, a cui si aggiungevano I cardinali Carlo Caffarra e Joachim Mesner, nel frattempo deceduti. Da allora papa Francesco non ha mai risposto direttamente ai Dubia, solo risposte indirette che si ricavano dai suoi atteggiamenti.<br /><br />IL PAPA FINGE DI RISPONDERE<br />Ora il copione sembra ripetersi, però con due importanti novità: anzitutto si allarga il numero dei cardinali che mettono la firma sotto ai Dubia (ora c'è un rappresentante per ogni continente). E da ricordare che i cardinali firmatari avrebbero dovuto essere sei, perché molto attivo nel processo per arrivare alla formulazione dei Dubia è stato il cardinale australiano George Pell, morto improvvisamente l'11 gennaio scorso.<br />In secondo luogo questa volta abbiamo due versioni dei Dubia: la prima porta la data del 10 luglio. A questa papa Francesco ha risposto addirittura il giorno seguente, ma non nella forma canonica, che è quella di risposta a domanda, ma sotto forma di una lettera che però - come è nel suo stile - sfugge al nocciolo della questione.<br />Così i cinque cardinali hanno riformulato i Dubia in modo che il Papa potesse rispondere semplicemente con un "sì" o un "no". In questo modo riformulati sono stati di nuovo inviati a papa Francesco il 21 agosto. Da allora è calato il silenzio.<br />Solo sul contenuto dei quesiti, però. Ora infatti si comprende meglio perché in questi ultimi tempi il cardinale Burke sia stato fatto oggetto di frecciate polemiche sia da parte del Papa - nella conferenza stampa di ritorno dalla Mongolia - sia da parte del neo-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nell'intervista al National Catholic Register. È forse un segno del nervosismo che questa iniziativa genera e che ora piomba su un Sinodo che sta sollevando molte polemiche sia sui contenuti sia sulle modalità di svolgimento e comunicazione.<br />Infatti i cinque Dubia vanno al cuore degli argomenti che saranno trattati nel Sinodo o sono comunque fondamentali per comprendere cosa c'è in ballo nell'assemblea sinodale (peraltro un contributo importante sarà anche il Convegno "La Babele Sinodale" che la Bussola organizza a Roma il 3 ottobre).<br />Il fatto che siano resi pubblici alla vigilia del Sinodo è significativo della preoccupazione di ampi settori della Chiesa per quanto sta avvenendo e per le dichiarazioni di chi guiderà il Sinodo.<br /><br />I CINQUE DUBIA<br />Ecco in sintesi le questioni poste dai cinque cardinali:<br />1. Il primo Dubium riguarda il valore immutabile della Divina rivelazione. Nella prima versione si fa riferimento a quanti sostengono che «la Divina Rivelazione debba essere reinterpretata secondo i cambiamenti culturali del nostro tempo». E quindi si chiede al Papa «se la Divina Rivelazione sia vincolante per sempre, immutabile e quindi da non contraddire». Data la risposta evasiva, nella riformulazione si chiede ancora più precisamente se è possibile che «la Chiesa insegni oggi dottrine contrarie a quelle che in precedenza ha insegnato in materia di fede e di morale».<br />2. Il secondo quesito è in qualche modo una esemplificazione del primo. Cioè: davanti al diffondersi della prassi di benedire le unioni di persone dello stesso sesso, si può dire che questo sia in accordo con la Rivelazione e il Magistero?<br />Nella riformulazione il quesito diventa doppio, perché è chiaro che tale benedizione non riguarda tanto le singole persone quanto l'omosessualità in sé. E infatti la domanda è: «È possibile che in alcune circostanze un pastore possa benedire unioni tra persone omosessuali, lasciando così intendere che il comportamento omosessuale in quanto tale non sarebbe contrario alla legge di Dio e al cammino della persona verso Dio?».<br />E in secondo luogo, come conseguenza, ci si sposta su qualsiasi atto sessuale fuori del matrimonio, omosessuale in particolare: è ancora un peccato oggettivamente e sempre grave?<br />3. Il terzo quesito riguarda la sinodalità, che alcuni ritengono «dimensione costitutiva della Chiesa». Non significherebbe questo un sovvertimento dell'ordine voluto da Gesù stesso per cui «la suprema autorità della Chiesa viene esercitata» dal Papa e dal collegio dei vescovi?<br />Nella riformulazione la domanda si fa ancora più precisa e attuale: sarà dato potere al Sinodo di scavalcare l'autorità del Papa e del collegio dei vescovi sulle materie dottrinali e pastorali di cui si occuperà?<br />4. Il quarto Dubium si concentra sulla possibilità dell'ordinazione sacerdotale delle donne, che mette in discussione sia la definizione di sacerdozio ministeriale, ribadita dal Concilio Vaticano II, sia l'insegnamento di san Giovanni Paolo II che aveva già dato per definito questo argomento.<br />E nella riformulazione si chiede se in futuro non ci sia questa possibilità.<br />5. L'ultimo Dubium riguarda il perdono definito «diritto umano» e l'assoluzione dai peccati sempre e comunque, come più volte ha insistito papa Francesco. Si può essere assolti senza pentimento, contraddicendo tutto ciò che la Chiesa ha sempre insegnato?<br />Nella riformulazione la domanda precisa ancora meglio: può essere assolta sacramentalmente una persona che rifiuta il proposito di non commettere il peccato confessato?<br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "I Dubia daranno frutto a suo tempo" spiega perché i dubia presentati al Papa sono un atto perfettamente legittimo. Non si tratta di mettere in difficoltà il Papa, ma di ricorrere a quell'ufficio che compete a lui solo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 ottobre 2023:</i><br />Che cosa pensare della via dei dubia, scelta dai cinque cardinali firmatari di questa nuova serie, che segue di sette anni quella resa nota dopo la pubblicazione dell'esortazione post-sinodale Amoris Lætitia? Possiamo immaginare che, almeno a livello mediatico, verranno considerati un attacco diretto a papa Francesco, un'iniziativa volta a dividere la Chiesa, o ancora un modo per mettere in discussione il Sinodo che sta per iniziare. Tra quanti sono invece piuttosto critici verso questo pontificato, non mancheranno coloro che riterranno questa iniziativa inutile, soprattutto alla luce della risposta mai pervenuta ai dubia del 2016.<br />Per capire che invece la strada scelta dai cinque cardinali firmatari è quella corretta, occorre riflettere sulla natura dell'adesione dei fedeli al magistero, e sulla modalità con cui essi sono chiamati a relazionarsi alla piena e suprema autorità, che appartiene a due soggetti: al «Romano Pontefice, in forza del suo Ufficio, cioè di Vicario di Cristo e Pastore di tutta la Chiesa», e al collegio dei vescovi «insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo» (Lumen Gentium, 22).<br />C'è un atteggiamento che potremmo considerare "massimalista", secondo il quale qualsiasi cosa contenuta in documenti ufficiali del Sommo Pontefice e dei Dicasteri richiederebbe un assenso certo; nessun riguardo al tipo di documento, a quale sia il grado di assenso richiesto, all'argomento trattato, alla reiterazione di un certo insegnamento nel magistero. I massimalisti tra i massimalisti esigono lo stesso indiscutibile assenso anche per qualsiasi affermazione del Pontefice pronunciata in un contesto informale, come, per esempio, un'intervista. La posizione massimalista assume normalmente un'attitudine volontarista, che può essere così espressa: non serve che tu comprenda; è sufficiente (e necessario) che tu obbedisca. In questo modo il Magistero viene trasformato in uno strumento di governo assolutista.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57084794</guid><pubDate>Thu, 05 Oct 2023 13:24:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57084794/sfida_al_sinodo_una_nuova_serie_di_dubia.mp3" length="16343124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7553

SFIDA AL SINODO: UNA NUOVA SERIE DI DUBIA di Riccardo Cascioli
Cari cattolici, in occasione del Sinodo (e non solo) «alti Prelati» fanno dichiarazioni gravemente contrarie alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7553" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7553</a><br /><br />SFIDA AL SINODO: UNA NUOVA SERIE DI DUBIA di Riccardo Cascioli<br />Cari cattolici, in occasione del Sinodo (e non solo) «alti Prelati» fanno dichiarazioni gravemente contrarie alla fede cattolica che non sono mai corrette da chi dovrebbe. Per questo abbiamo posto delle domande precise a papa Francesco, secondo la tradizione della Chiesa, a cui però non risponde. Quindi le rendiamo pubbliche, perché non siate disorientati dalla confusione regnante e non cadiate in errore. È questa la sostanza della Lettera ai fedeli laici sottoscritta da cinque cardinali - Raymond Leo Burke, Walter Brandmüller, Robert Sarah, Joseph Zen Ze-kiun, Juan Sandoval Íñiguez -, resa pubblica oggi, 2 ottobre, in tutto il mondo e accompagnata dalla pubblicazione dei cinque Dubia sottoposti a papa Francesco, che la Nuova Bussola Quotidiana pubblica in esclusiva per l'Italia (insieme a Settimo Cielo, il blog di Sandro Magister).<br />I "Dubia" sono domande formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede per chiedere chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica. Come si ricorderà a papa Francesco già nel 2016 furono sottoposti cinque Dubia dopo la pubblicazione dell'Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia: anche in quell'occasione c'era la firma dei cardinali Burke e Brandmüller, a cui si aggiungevano I cardinali Carlo Caffarra e Joachim Mesner, nel frattempo deceduti. Da allora papa Francesco non ha mai risposto direttamente ai Dubia, solo risposte indirette che si ricavano dai suoi atteggiamenti.<br /><br />IL PAPA FINGE DI RISPONDERE<br />Ora il copione sembra ripetersi, però con due importanti novità: anzitutto si allarga il numero dei cardinali che mettono la firma sotto ai Dubia (ora c'è un rappresentante per ogni continente). E da ricordare che i cardinali firmatari avrebbero dovuto essere sei, perché molto attivo nel processo per arrivare alla formulazione dei Dubia è stato il cardinale australiano George Pell, morto improvvisamente l'11 gennaio scorso.<br />In secondo luogo questa volta abbiamo due versioni dei Dubia: la prima porta la data del 10 luglio. A questa papa Francesco ha risposto addirittura il giorno seguente, ma non nella forma canonica, che è quella di risposta a domanda, ma sotto forma di una lettera che però - come è nel suo stile - sfugge al nocciolo della questione.<br />Così i cinque cardinali hanno riformulato i Dubia in modo che il Papa potesse rispondere semplicemente con un "sì" o un "no". In questo modo riformulati sono stati di nuovo inviati a papa Francesco il 21 agosto. Da allora è calato il silenzio.<br />Solo sul contenuto dei quesiti, però. Ora infatti si comprende meglio perché in questi ultimi tempi il cardinale Burke sia stato fatto oggetto di frecciate polemiche sia da parte del Papa - nella conferenza stampa di ritorno dalla Mongolia - sia da parte del neo-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nell'intervista al National Catholic Register. È forse un segno del nervosismo che questa iniziativa genera e che ora piomba su un Sinodo che sta sollevando molte polemiche sia sui contenuti sia sulle modalità di svolgimento e comunicazione.<br />Infatti i cinque Dubia vanno al cuore degli argomenti che saranno trattati nel Sinodo o sono comunque fondamentali per comprendere cosa c'è in ballo nell'assemblea sinodale (peraltro un contributo importante sarà anche il Convegno "La Babele Sinodale" che la Bussola organizza a Roma il 3 ottobre).<br />Il fatto che siano resi pubblici alla vigilia del Sinodo è significativo della preoccupazione di ampi settori della Chiesa per quanto sta avvenendo e per le dichiarazioni di chi guiderà il Sinodo.<br /><br />I CINQUE DUBIA<br />Ecco in sintesi le questioni poste dai cinque cardinali:<br />1. 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L'idea che nelle saune frequentate dalla comunità Lgbt si possano trovare copie stropicciate del Catechismo della Chiesa cattolica è indubbiamente suggestiva, ma francamente poco probabile. Però la sortita di padre Martin, nominato dal Papa nell'aprile 2017 consultore della Segreteria per la Comunicazione e chiamato come relatore al prossimo Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, non è certo estemporanea. Come abbiamo già avuto modo di documentare le grandi manovre della lobby gay nella Chiesa per l'assalto al Catechismo sono in corso già da tempo, e vale la pena notare che tale assalto è fiancheggiato anche dal quotidiano dei vescovi italiani Avvenire.<br />Basta questo per capire quale conseguenze possa avere la decisione di papa Francesco di cambiare l'articolo del Catechismo sulla pena di morte. L'irreformabilità della dottrina, l'impossibilità di catechismi che si contraddicono sono stati finora il baluardo perché la Chiesa, annunciatrice di ciò che è eterno, non abdicasse all'effimero, alla mentalità mondana. Ora questo baluardo è stato abbattuto. «La dottrina della Chiesa può cambiare», annuncia festoso il New Ways Ministry, sito americano che raccoglie le istanze degli Lgbt nella Chiesa. Ed è la grande notizia per cui la lobby gay nella Chiesa sta lavorando da tempo.<br />Non c'è dubbio che il cambiamento del Catechismo sulla pena di morte darà un grande impulso alla lobby gay nella Chiesa, ed è proprio New Ways Ministry a spiegarne i motivi. Ne riassumo i principali: primo, si tratta di un «chiaro, esplicito esempio contemporaneo di un cambiamento nella dottrina della Chiesa, e anche di come può essere fatto: con un cambiamento del catechismo da parte del Papa». Secondo, per arrivare al cambiamento sono stati necessari decenni di discussioni e dibattiti teologici. Questo vuol dire che gli attuali dibattiti ecclesiali in chiave Lgbt hanno una grande possibilità di arrivare al medesimo risultato. Ovvia l'indicazione: intensificare il dibattito teologico ed ecclesiale. Terzo, la violazione della dignità umana è l'argomento alla base della condanna della pena di morte; è lo stesso argomento fondamentale su cui si basano le rivendicazioni Lgbt. E ancora, questione molto importante: la lettera di spiegazione che accompagnava la decisione del Papa riguardo al cambiamento del Catechismo, «spiega che una delle ragioni per il cambiamento della dottrina è il nuovo contesto sociale che ha una nuova comprensione del senso della punizione». Ma nella società oggi è ancora più forte il cambiamento di atteggiamento rispetto all'omosessualità, e quindi allo stesso modo ci si può aspettare un cambiamento del Catechismo laddove considera gli atti omosessuali intrinsecamente disordinati.<br />Dunque oggi la vera domanda è se papa Francesco sia in totale sintonia con i sostenitori della causa Lgbt così come lo è con la Comunità di sant'Egidio che da tanti anni ha fatto della battaglia contro la pena di morte una sua ragione d'essere. Diversi pronunciamenti molto chiari sul matrimonio e sull'ideologia gender farebbero pensare di no, ma allo stesso tempo certi gesti, certe battute e tante nomine suscitano molti dubbi al proposito.<br />A maggior ragione dunque l'Incontro mondiale delle famiglie di Dublino sarà un test decisivo per capire l'orientamento in materia. Come abbiamo già avuto modo di dire, a un tale incontro non è concepibile la presenza di padre James Martin come relatore né sarebbe accettabile la parata di "tutti i tipi di famiglie" all'incontro con il Papa. Lasciare padre Martin nel programma e procedere nella presentazione dei vari tipi di famiglie sarebbe un segnale chiaro nella direzione omosessualista.<br />Allo stesso modo non è più tollerabile che a presiedere il Dicastero per la famiglia, la vita e i laici resti il cardinale Kevin Farrell, la cui miracolosa carriera ecclesiastica - come giustamente ricostruita da Sandro Magister - è strettamente legata soprattutto a quel cardinale Theodore McCarrick, responsabile di una sfrenata attività omosessuale e di abusi sessuali su adulti e minori, e con cui il cardinale Farrell ha convissuto per diversi anni a Washington. Soltanto per prudenza, senza neanche indagare sulla moralità personale di Farrell, si dovrebbe evitare che a difendere la famiglia ci sia un personaggio come minimo facilmente manipolabile da quel circolo omosessuale che ha assunto un così grande potere nella Chiesa.<br />Le parole non bastano, soltanto i fatti ci diranno quale è l'indirizzo che il Papa intende dare in materia.<br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Assoluti morali: esce l'adulterio, entra la pena di morte" parla del clamoroso cambio magisteriale di Papa Francesco che fa rientrare la pena di morte nel novero dei mala in se, azioni intrinsecamente malvagie che non tollerano eccezioni. Curiosamente a seguito delle indicazioni dell'Amoris laetitia l'adulterio non è più un assoluto morale, perché in alcune condizioni l'adulterio pare essere lecito e dunque esce dalla categoria dei mala in se. Dunque l'adultero e l'assassino sono sempre vittime dei loro atti liberi, mai colpevoli perché a loro nulla può essere imputato. Ergo l'adultero può accedere alla Comunione e il reo non deve essere punito. Se sparisce la colpa deve sparire anche la giustizia. C'è solo misericordia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 agosto 2018:<br />Torniamo a riflettere sulla decisione di Papa Francesco di cambiare il Catechismo laddove parla di pena di morte. Come spiegato qualche giorno or sono il punto focale dell'intervento del Pontefice riguarda la specie morale della pena di morte: da atto considerato lecito, nel rispetto di alcune condizioni, dal Magistero precedente, ad atto sempre illecito per il presente Magistero.<br />Ogni atto riceve la sua specie morale - il "che cosa è" dal punto di vista etico e dunque se l'atto è buono o malvagio - dal fine prossimo perseguito. L'atto materiale di dare la morte ad una persona rea di colpe gravissime è atto moralmente lecito se persegue il fine di irrogare una giusta pena o se il fine è la tutela della collettività (ordinariamente questi due fini si accompagnano l'uno con l'altro). La pena capitale, al pari di tutte le altre sanzioni, affinchè sia giusta occorre che soddisfi i fini propri, ossia il fine retributivo, quello pedagogico e quello dissuasivo. Come abbiamo avuto già modo di spiegare la pena capitale riesce a soddisfare tutte queste tre finalità. In merito invece alla finalità difensiva, una condizione per la sua liceità (condizione che deve essere soddisfatta per tutte le azioni che perseguono un fine buono) è quella che la difesa deve essere proporzionata all'offesa. E dunque se esistono mezzi diversi di contenimento della violenza del reo devono essere adottati. Mettere a morte una persona quando non è necessario, sarebbe un atto sproporzionato e quindi contro ragione.<br />Ora invece il Magistero dichiara esplicitamente che la pena di morte è sempre e comunque illecita perché contraria alla dignità personale. In merito alla replica a questa motivazione rimandiamo all'articolo di qualche giorno or sono. Ciò che vogliamo qui sottolineare sta nel fatto che affermare che una certa condotta è sempre malvagia, significa farla rientrare nel novero dei mala in se, azioni intrinsecamente malvagie che non tollerano eccezioni, atti che mai dovrebbero essere assunti, quindi in nessuna circostanza e per nessun fine ulteriore buono. Dunque la pena di morte, dopo questo pronunciamento pontificio, non può più essere qualificata come specie morale "pena" e/o "difesa", bensì è stata identificata con la specie morale dell'assassinio, un assassinio di Stato. Il salto è sbalorditivo.<br />Curiosamente a seguito delle indicazioni dell'Amoris laetitia l'adulterio non è più un assoluto morale, perché in alcune condizioni l'adulterio pare essere lecito, e dunque esce dalla categoria dei mala in se. All'opposto fa il suo ingresso in questo insieme concettuale la pena di morte, la quale fino a ieri era un dovere affermativo contingente, ossia un'azione eticamente lecita, ma non sempre obbligatoria. La sua doverosità scattava al verificarsi di alcuni condizioni, tra cui la prima era l'extrema ratio.<br />Quindi nell'adulterio le condizioni hanno avuto il potere di cancellare la condotta dalla categoria dei divieti negativi assoluti, quando invece non possono avere tale potere, e di contro nella pena di morte le condizioni (es. extrema ratio) perdono ogni potere di rendere lecita la scelta e diventano ininfluenti, proprio perché la condotta è sempre i]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56948358</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 21:30:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56948358/se_oggi_cambia_il_catechismo_sulla_pena_di_morte_domani_potr_cambiare_quello_sulla_omosessualit.mp3" length="13327926" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5285

SE OGGI CAMBIA IL CATECHISMO SULLA PENA DI MORTE, DOMANI POTRA' CAMBIARE QUELLO SULLA OMOSESSUALITA' di Riccardo Cascioli

Bisognerebbe cambiare il catechismo, diceva qualche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5285" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5285</a><br /><br />SE OGGI CAMBIA IL CATECHISMO SULLA PENA DI MORTE, DOMANI POTRA' CAMBIARE QUELLO SULLA OMOSESSUALITA' di Riccardo Cascioli<br /><br />Bisognerebbe cambiare il catechismo, diceva qualche mese fa padre James Martin, noto difensore della causa Lgbt nella Chiesa, perché la condanna dell'omosessualità spinge al suicidio tanti giovani Lgbt. L'idea che nelle saune frequentate dalla comunità Lgbt si possano trovare copie stropicciate del Catechismo della Chiesa cattolica è indubbiamente suggestiva, ma francamente poco probabile. Però la sortita di padre Martin, nominato dal Papa nell'aprile 2017 consultore della Segreteria per la Comunicazione e chiamato come relatore al prossimo Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, non è certo estemporanea. Come abbiamo già avuto modo di documentare le grandi manovre della lobby gay nella Chiesa per l'assalto al Catechismo sono in corso già da tempo, e vale la pena notare che tale assalto è fiancheggiato anche dal quotidiano dei vescovi italiani Avvenire.<br />Basta questo per capire quale conseguenze possa avere la decisione di papa Francesco di cambiare l'articolo del Catechismo sulla pena di morte. L'irreformabilità della dottrina, l'impossibilità di catechismi che si contraddicono sono stati finora il baluardo perché la Chiesa, annunciatrice di ciò che è eterno, non abdicasse all'effimero, alla mentalità mondana. Ora questo baluardo è stato abbattuto. «La dottrina della Chiesa può cambiare», annuncia festoso il New Ways Ministry, sito americano che raccoglie le istanze degli Lgbt nella Chiesa. Ed è la grande notizia per cui la lobby gay nella Chiesa sta lavorando da tempo.<br />Non c'è dubbio che il cambiamento del Catechismo sulla pena di morte darà un grande impulso alla lobby gay nella Chiesa, ed è proprio New Ways Ministry a spiegarne i motivi. Ne riassumo i principali: primo, si tratta di un «chiaro, esplicito esempio contemporaneo di un cambiamento nella dottrina della Chiesa, e anche di come può essere fatto: con un cambiamento del catechismo da parte del Papa». Secondo, per arrivare al cambiamento sono stati necessari decenni di discussioni e dibattiti teologici. Questo vuol dire che gli attuali dibattiti ecclesiali in chiave Lgbt hanno una grande possibilità di arrivare al medesimo risultato. Ovvia l'indicazione: intensificare il dibattito teologico ed ecclesiale. Terzo, la violazione della dignità umana è l'argomento alla base della condanna della pena di morte; è lo stesso argomento fondamentale su cui si basano le rivendicazioni Lgbt. E ancora, questione molto importante: la lettera di spiegazione che accompagnava la decisione del Papa riguardo al cambiamento del Catechismo, «spiega che una delle ragioni per il cambiamento della dottrina è il nuovo contesto sociale che ha una nuova comprensione del senso della punizione». Ma nella società oggi è ancora più forte il cambiamento di atteggiamento rispetto all'omosessualità, e quindi allo stesso modo ci si può aspettare un cambiamento del Catechismo laddove considera gli atti omosessuali intrinsecamente disordinati.<br />Dunque oggi la vera domanda è se papa Francesco sia in totale sintonia con i sostenitori della causa Lgbt così come lo è con la Comunità di sant'Egidio che da tanti anni ha fatto della battaglia contro la pena di morte una sua ragione d'essere. Diversi pronunciamenti molto chiari sul matrimonio e sull'ideologia gender farebbero pensare di no, ma allo stesso tempo certi gesti, certe battute e tante nomine suscitano molti dubbi al proposito.<br />A maggior ragione dunque l'Incontro mondiale delle famiglie di Dublino sarà un test decisivo per capire l'orientamento in materia. Come abbiamo già avuto modo di dire, a un tale incontro non è concepibile la presenza di padre James Martin come relatore né sarebbe accettabile la parata...]]></itunes:summary><itunes:duration>833</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,catechismo,giustizia,penadimorte,punizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f57a058b9cdc186968c40223b1f7610.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ondate di calore? Si chiama estate (ed è normale)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ondate-di-calore-si-chiama-estate-ed-e-normale--56219548</link><description><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=d8Ddo92-lBg&amp;list=PLolpIV2TSebWJQIsQlXhK6y3-x-aT9dcc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=d8Ddo92-lBg&amp;list=PLolpIV2TSebWJQIsQlXhK6y3-x-aT9dcc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7485" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7485</a><br /><br />ONDATE DI CALORE? SI CHIAMA ESTATE (ED E' NORMALE) di Riccardo Cascioli<br />«...La Sicilia, l'ambiente, il clima, il paesaggio. (...) questo clima che infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi; li conti Chevalley, li conti: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste. (...) Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come le città maledette della Bibbia...». Queste parole, tratte da Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrivono il clima nella Sicilia del 1860 e tornano in mente davanti alle notizie terroristiche sul tempo che riempiono i giornali in queste due ultime settimane.<br />Dimentichi di un giugno tutto sommato fresco, al primo rialzo di temperature in luglio si è scatenato l'inferno. Non per le temperature elevate ma per il bombardamento di notizie sempre più allarmanti: «il giorno più caldo di sempre», «ondate di calore che si abbattono sull'Italia e su tutta l'Europa meridionale». E poi soprattutto le previsioni: «La settimana prossima temperature record», «Si supereranno i 50 gradi», «arriva Caronte». E giù interviste a professoroni che analizzano questa strana ondata di caldo. Che, fossimo a novembre, si capirebbe pure l'allarme. Ma siamo a luglio e a luglio sarebbe anomalo il fresco. Peraltro le previsioni terrorizzano, ma poi quando arriva il momento si scopre che sì, fa molto caldo, ma non come era stato previsto.<br />LA PAURA DEL CLIMA È UNA VERA FORMA DI TERRORISMO<br />Non succede a caso, è proprio una strategia di comunicazione per indurre la paura del clima, una vera forma di terrorismo che si serve di dati fasulli o pompati ad arte. Come spiega il sito di esperti Climate Monitor: «Le temperature "record" vengono prodotte prima dell'evento, e strombazzate a reti unificate come se fossero già state registrate e ufficializzate. Peccato che i modelli meteorologici tendano a sovrastimare regolarmente l'intensità delle ondate di caldo, specialmente a molti giorni di distanza dall'evento, per poi correggere il tiro all'avvicinarsi della previsione». Peraltro, poi, quando arriva il momento e le temperature risultano essere decisamente più basse di quelle previste, nessuno lo comunica perché intanto si sta annunciando le temperature record della prossima settimana, in un crescendo di comunicazioni ansiogene che hanno effetti devastanti sulla psiche delle persone.<br />La verità è che a luglio in genere ha fatto sempre molto caldo e - se provassimo ad attivare la nostra memoria intorpidita dall'eco-catastrofismo imperante - ci accorgeremmo di aver vissuto molte estati più calde e insopportabili di quella attuale. E ci ricorderemmo anche dei puntuali servizi estivi dei tg che mostravano turisti che si gettavano nelle fontane delle città o fuggivano in montagna, al mare e ai laghi per sfuggire alla calura.<br />Questo non esclude che nelle prossime settimane si possano verificare davvero picchi di calore mai conosciuti nella storia (per quanto non ci scommetteremmo), ma finora questo non è avvenuto, a dispetto delle prime pagine di giornali e radio-tv.<br />La differenza con il passato sta solo nella percezione e nel giudizio che diamo. Una volta, vedi il brano citato del Gattopardo, si era consapevoli che così va la natura: l'estate fa caldo, e può essere molto caldo; in inverno fa freddo e può essere molto freddo. Non per niente ci sono anni storici impressi nella memoria collettiva che ricordano questi picchi: l'inverno del 1956 o l'estate del 2003, tanto per fare un esempio.<br />GRAZIE ALL'ARIA CONDIZIONATA IN CASA<br />La natura è così, agli uomini sta il compito di difendersi per quanto possibile da questi eventi. Dovremmo essere grati che oggi, grazie allo sviluppo tecnologico, una grande parte di popolazione abbia la possibilità di godere dell'aria condizionata in casa, che permette di superare senza danni i momenti più pesanti. E invece troviamo gente sempre più impaurita e angosciata pensando a queste ondate di calore che ci stanno per colpire.<br />Già, ondate di calore: potenza delle parole. Se diciamo "estate" pensiamo alla stagione, a un fenomeno naturale; basta sostituire con "ondate di calore" e subito si ha la sensazione di qualcosa di anormale e cattivo, qualcosa che non dovrebbe esserci (sottinteso: se ci comportassimo bene). Succede anche a stagioni invertite: il terrificante termine "bombe d'acqua" ha sostituito il più familiare per quanto temibile "nubifragio".<br />Dicevamo che non sono cambiamenti che accadono a caso: ormai siamo costretti a vivere in una continua emergenza, è una continua e sistematica opera di instillazione della paura nella gente. Diceva Edmund Burke che «nessuna passione priva la mente così completamente delle sue capacità di agire e ragionare quanto la paura». E infatti nella storia tutte le dittature, di qualsiasi colore politico, hanno praticato la forza del dominio attraverso la paura. E anche le democrazie hanno utilizzato i mezzi di comunicazione per suscitare paure al fine di spingere le persone a muoversi nelle direzioni auspicate o ad accettare politiche altrimenti improponibili.<br />È quello che sta accadendo con la presunta crisi climatica, che spinge la popolazione ad accettare l'imposizione di altissimi costi sociali per realizzare la cosiddetta transizione ecologica, ed energetica in particolare.<br />L'unico antidoto è tornare a ragionare. E nel frattempo bevete tanta acqua e mangiate frutta e verdura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56219548</guid><pubDate>Tue, 25 Jul 2023 21:40:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56219548/ondate_di_calore_si_chiama_estate_ed_normale.mp3" length="5786729" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=d8Ddo92-lBg&amp;amp;list=PLolpIV2TSebWJQIsQlXhK6y3-x-aT9dcc

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7485

ONDATE DI CALORE? SI CHIAMA ESTATE (ED E' NORMALE) di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=d8Ddo92-lBg&amp;list=PLolpIV2TSebWJQIsQlXhK6y3-x-aT9dcc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=d8Ddo92-lBg&amp;list=PLolpIV2TSebWJQIsQlXhK6y3-x-aT9dcc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7485" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7485</a><br /><br />ONDATE DI CALORE? SI CHIAMA ESTATE (ED E' NORMALE) di Riccardo Cascioli<br />«...La Sicilia, l'ambiente, il clima, il paesaggio. (...) questo clima che infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi; li conti Chevalley, li conti: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste. (...) Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come le città maledette della Bibbia...». Queste parole, tratte da Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrivono il clima nella Sicilia del 1860 e tornano in mente davanti alle notizie terroristiche sul tempo che riempiono i giornali in queste due ultime settimane.<br />Dimentichi di un giugno tutto sommato fresco, al primo rialzo di temperature in luglio si è scatenato l'inferno. Non per le temperature elevate ma per il bombardamento di notizie sempre più allarmanti: «il giorno più caldo di sempre», «ondate di calore che si abbattono sull'Italia e su tutta l'Europa meridionale». E poi soprattutto le previsioni: «La settimana prossima temperature record», «Si supereranno i 50 gradi», «arriva Caronte». E giù interviste a professoroni che analizzano questa strana ondata di caldo. Che, fossimo a novembre, si capirebbe pure l'allarme. Ma siamo a luglio e a luglio sarebbe anomalo il fresco. Peraltro le previsioni terrorizzano, ma poi quando arriva il momento si scopre che sì, fa molto caldo, ma non come era stato previsto.<br />LA PAURA DEL CLIMA È UNA VERA FORMA DI TERRORISMO<br />Non succede a caso, è proprio una strategia di comunicazione per indurre la paura del clima, una vera forma di terrorismo che si serve di dati fasulli o pompati ad arte. Come spiega il sito di esperti Climate Monitor: «Le temperature "record" vengono prodotte prima dell'evento, e strombazzate a reti unificate come se fossero già state registrate e ufficializzate. Peccato che i modelli meteorologici tendano a sovrastimare regolarmente l'intensità delle ondate di caldo, specialmente a molti giorni di distanza dall'evento, per poi correggere il tiro all'avvicinarsi della previsione». Peraltro, poi, quando arriva il momento e le temperature risultano essere decisamente più basse di quelle previste, nessuno lo comunica perché intanto si sta annunciando le temperature record della prossima settimana, in un crescendo di comunicazioni ansiogene che hanno effetti devastanti sulla psiche delle persone.<br />La verità è che a luglio in genere ha fatto sempre molto caldo e - se provassimo ad attivare la nostra memoria intorpidita dall'eco-catastrofismo imperante - ci accorgeremmo di aver vissuto molte estati più calde e insopportabili di quella attuale. E ci ricorderemmo anche dei puntuali servizi estivi dei tg che mostravano turisti che si gettavano nelle fontane delle città o fuggivano in montagna, al mare e ai laghi per sfuggire alla calura.<br />Questo non esclude che nelle prossime settimane si possano verificare davvero picchi di calore mai conosciuti nella storia (per quanto non ci scommetteremmo), ma finora questo non è avvenuto, a dispetto delle prime pagine di giornali e radio-tv.<br />La differenza con il passato sta solo nella percezione e nel giudizio che diamo. Una volta, vedi il brano citato del Gattopardo, si era consapevoli che così va la natura: l'estate fa caldo, e può essere molto caldo; in inverno fa freddo e può essere molto freddo. Non per niente ci sono anni storici impressi nella memoria collettiva che ricordano questi picchi: l'inverno del 1956 o l'estate del 2003, tanto...]]></itunes:summary><itunes:duration>362</itunes:duration><itunes:keywords>bombedacqua,ecocatastrofismo,gattopardo,ondatedicalore,paura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2c0f42efefd261448fdf68fc80410180.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Erano false le accuse di Formigli alla Comunità Shalom</title><link>https://www.spreaker.com/episode/erano-false-le-accuse-di-formigli-alla-comunita-shalom--56220753</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7484</a><br /><br />ERANO FALSE LE ACCUSE DI FORMIGLI ALLA COMUNITA' SHALOM di Riccardo Cascioli<br />Nella Comunità Shalom è tutto regolare. Lo ha stabilito l'ATS (Agenzia di Tutela della Salute) al termine di una accurata ispezione in cui tutti i locali e tutte le modalità della vita della comunità sono state «vivisezionale», come ha scritto suor Rosalina Ravasio, che ha fondato questa comunità di recupero dalle dipendenze 36 anni fa e ne è ancora l'anima. È la stessa suor Rosalina ad annunciare l'esito dell'ispezione dell'ATS con la lettera aperta che pubblichiamo come link a questo articolo.<br />In realtà era stata dapprima rilevata qualche irregolarità, legata però alle rigide normative igienico-sanitarie (ad esempio riguardo al luogo dove sono collocati i gabinetti per disabili), prontamente sistemata. In ogni caso niente a che vedere con le orribili accuse lanciate dal sito Fanpage.it e rilanciate da Piazza Pulita, il talk show di La7 condotto da Corrado Formigli, in tre successive puntate a partire dallo scorso 13 aprile. I servizi trasmessi, supportati da testimonianze di ex ospiti, accusavano suor Rosalina e i responsabili della comunità di violenze fisiche, torture e abusi di psicofarmaci. Accuse gravissime, costruite ad arte - come la Bussola ha avuto modo di dimostrare - che avevano «come unico obiettivo la distruzione della Comunità», come scrive suor Rosalina.<br />Si è trattato di una operazione sporca, in cui non ci si è fatti scrupolo di infamare «ragazzi fragili, attraverso la realizzazione e l'utilizzo di filmati falsi, fregandosene spudoratamente di rovinare la vita al prossimo chiamato in causa», scrive ancora suor Rosalina.<br />L'ACCANIMENTO DI PIAZZA PULITA<br />La domanda vera resta su chi e perché ha messo in piedi questa operazione che ha richiesto un notevole investimento di soldi e di risorse umane. Basti pensare che l'infiltrazione all'interno della Comunità Shalom di una "giornalista" di Fanpage spacciatasi per volontaria grazie a un furto d'identità, risale all'estate 2022. Dunque un'operazione che parte da lontano e ha richiesto una lunga gestazione; e che pure - a parte le illazioni e le false informazioni - poteva fondare le sue accuse sostanzialmente su un breve filmato dei carabinieri risalente a una indagine di 10 anni fa, conclusasi con l'assoluzione di tutti gli imputati, e su due brevi filmati spacciati come prova di torture sistematiche da parte dei "vecchi" della comunità quando invece erano stati "costruiti". E il sospetto pesante dei responsabili della Shalom è che possano essere addirittura stati eseguiti su commissione proprio per infangare la Comunità. Cosa che comunque dovrà eventualmente accertare la magistratura.<br />Fa pensare anche l'accanimento con cui Piazza Pulita ha imbastito il processo alla Comunità Shalom, facendo strame della deontologia professionale e riducendo il giornalismo a una sorta di Tribunale del popolo. Oltretutto con un grave conflitto di interessi: ospite fisso e consulente di Corrado Formigli è stato infatti il dottor Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista che, oltre a essere Direttore del reparto che si occupa di disturbi alimentari all'Istituto Auxologico di Piancavallo, è fondatore e responsabile dei Centri Food for Mind per la cura dei disturbi alimentari, che sono sparsi in tutta Italia. E guarda caso nella Comunità Shalom vengono recuperati anche molti casi - soprattutto fra le ragazze - di disturbi alimentari. Lo stesso Mendolicchio, nella conferenza stampa organizzata da suor Rosalina per ribattere alle accuse infamanti, si è presentato al fianco di Corrado Formigli ponendosi come giudice dei metodi terapeutici della comunità e facendo pubblicità alla sua attività davanti ai genitori presenti e ai professionisti che operano nella Shalom. Se gli ordini professionali servissero a qualcosa, un accertamento sugli interessi del dottor Mendolicchio sarebbe d'obbligo.<br />VOGLIONO LA DISTRUZIONE DELLA SHALOM<br />Ma certo ci devono essere interessi più forti che vogliono la distruzione della Shalom: suor Rosalina termina la lettera affermando che «se vuoi trovare il diavolo segui l'odore dei soldi». E certamente fa gola una comunità terapeutica che potrebbe mungere molti soldi dallo Stato - come molte altre fanno - e che invece rivendica la sua libertà: «La nostra comunità - scrive suor Rosalina - è sempre stata contraddistinta dalla gratuità: non sussiste grazie ai fondi pubblici ma per la benevolenza di tanti volontari e benefattori; se ne facciano una ragione tutti, compresi i promotori dell'infamata promossa da La7 &amp; company».<br />Resta il fatto che «la vita della Comunità Shalom è stata spaccata dalla falsità e dall'ingiustizia di una stampa sensazionalistica (che non ha esitato a servirsi di poveri soggetti compiacenti)». Vale a dire che a pagare il prezzo più caro di questa campagna orchestrata sono stati i ragazzi e le ragazze che stanno combattendo con sofferenza per uscire dal tunnel delle dipendenze o da problemi psichiatrici.<br />L'aspetto più disgustoso di questa vicenda è proprio il disprezzo per queste vite, oltretutto presentandosi ipocritamente come loro difensori. Ma la risposta di suor Rosalina va comunque al nocciolo della questione: pur non rinunciando - ovviamente - a ristabilire verità e giustizia nelle aule dei tribunali, invita a «battere la strada del cuore», perché lì sta «la causa fondamentale dell'ingiustizia». È nel «cuore malato», dove alberga il peccato, e che chiede di essere guarito. «Ripartiamo da lì, dal cuore», dice suor Rosalina, dall'impegno «a cercare sempre quella verità che ci rende liberi».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56220753</guid><pubDate>Tue, 25 Jul 2023 21:40:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56220753/erano_false_le_accuse_di_formigli_alla_comunita_shalom.mp3" length="7347199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7484

ERANO FALSE LE ACCUSE DI FORMIGLI ALLA COMUNITA' SHALOM di Riccardo Cascioli
Nella Comunità Shalom è tutto regolare. Lo ha stabilito l'ATS (Agenzia di Tutela della Salute) al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7484</a><br /><br />ERANO FALSE LE ACCUSE DI FORMIGLI ALLA COMUNITA' SHALOM di Riccardo Cascioli<br />Nella Comunità Shalom è tutto regolare. Lo ha stabilito l'ATS (Agenzia di Tutela della Salute) al termine di una accurata ispezione in cui tutti i locali e tutte le modalità della vita della comunità sono state «vivisezionale», come ha scritto suor Rosalina Ravasio, che ha fondato questa comunità di recupero dalle dipendenze 36 anni fa e ne è ancora l'anima. È la stessa suor Rosalina ad annunciare l'esito dell'ispezione dell'ATS con la lettera aperta che pubblichiamo come link a questo articolo.<br />In realtà era stata dapprima rilevata qualche irregolarità, legata però alle rigide normative igienico-sanitarie (ad esempio riguardo al luogo dove sono collocati i gabinetti per disabili), prontamente sistemata. In ogni caso niente a che vedere con le orribili accuse lanciate dal sito Fanpage.it e rilanciate da Piazza Pulita, il talk show di La7 condotto da Corrado Formigli, in tre successive puntate a partire dallo scorso 13 aprile. I servizi trasmessi, supportati da testimonianze di ex ospiti, accusavano suor Rosalina e i responsabili della comunità di violenze fisiche, torture e abusi di psicofarmaci. Accuse gravissime, costruite ad arte - come la Bussola ha avuto modo di dimostrare - che avevano «come unico obiettivo la distruzione della Comunità», come scrive suor Rosalina.<br />Si è trattato di una operazione sporca, in cui non ci si è fatti scrupolo di infamare «ragazzi fragili, attraverso la realizzazione e l'utilizzo di filmati falsi, fregandosene spudoratamente di rovinare la vita al prossimo chiamato in causa», scrive ancora suor Rosalina.<br />L'ACCANIMENTO DI PIAZZA PULITA<br />La domanda vera resta su chi e perché ha messo in piedi questa operazione che ha richiesto un notevole investimento di soldi e di risorse umane. Basti pensare che l'infiltrazione all'interno della Comunità Shalom di una "giornalista" di Fanpage spacciatasi per volontaria grazie a un furto d'identità, risale all'estate 2022. Dunque un'operazione che parte da lontano e ha richiesto una lunga gestazione; e che pure - a parte le illazioni e le false informazioni - poteva fondare le sue accuse sostanzialmente su un breve filmato dei carabinieri risalente a una indagine di 10 anni fa, conclusasi con l'assoluzione di tutti gli imputati, e su due brevi filmati spacciati come prova di torture sistematiche da parte dei "vecchi" della comunità quando invece erano stati "costruiti". E il sospetto pesante dei responsabili della Shalom è che possano essere addirittura stati eseguiti su commissione proprio per infangare la Comunità. Cosa che comunque dovrà eventualmente accertare la magistratura.<br />Fa pensare anche l'accanimento con cui Piazza Pulita ha imbastito il processo alla Comunità Shalom, facendo strame della deontologia professionale e riducendo il giornalismo a una sorta di Tribunale del popolo. Oltretutto con un grave conflitto di interessi: ospite fisso e consulente di Corrado Formigli è stato infatti il dottor Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista che, oltre a essere Direttore del reparto che si occupa di disturbi alimentari all'Istituto Auxologico di Piancavallo, è fondatore e responsabile dei Centri Food for Mind per la cura dei disturbi alimentari, che sono sparsi in tutta Italia. E guarda caso nella Comunità Shalom vengono recuperati anche molti casi - soprattutto fra le ragazze - di disturbi alimentari. Lo stesso Mendolicchio, nella conferenza stampa organizzata da suor Rosalina per ribattere alle accuse infamanti, si è presentato al fianco di Corrado Formigli ponendosi come giudice dei metodi terapeutici della comunità e facendo pubblicità alla sua attività davanti ai genitori presenti e ai professionisti che operano nella Shalom. Se gli ordini...]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>comunitàshalom,falseaccuse,formigli,suorrosalina,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ca0a019628f2e8000a5077096d100309.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fanpage e Formigli gettano ancora fango contro la comunità Shalom e suor Rosalina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fanpage-e-formigli-gettano-ancora-fango-contro-la-comunita-shalom-e-suor-rosalina--53721816</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7396" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7396</a><br /><br />FANPAGE E FORMIGLI GETTANO ANCORA FANGO CONTRO LA COMUNITA' SHALOM E SUOR ROSALINA di Riccardo Cascioli<br />Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere. La puntata di giovedì scorso di Piazza Pulita (su La7), dedicata in gran parte (e per la terza volta consecutiva) alla Comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio ha toccato punte di falsità tali da scadere nel grottesco. Vi risparmiamo la descrizione del solito teatrino con Corrado Formigli a fare da finto giornalista interessato alla verità lanciare servizi e dare la parola in modo che non si sviasse dal binario già scelto: la condanna senza appello per la Comunità Shalom e per suor Rosalina. E con le poche voci a difesa, soprattutto Andrea Muccioli e Carlo Fucci, padre di Luca, ex ospite della comunità, costantemente interrotte quando provavano ad argomentare in modo serio, pur davanti a obiezioni - come quelle di Nunzia De Girolamo - che non avrebbero meritato neanche una parola di risposta. E forse bisognerà anche chiedersi se vale la pena partecipare a trasmissioni dove il copione è già scritto e gli ospiti non allineati al pensiero del conduttore servono soltanto a mantenere viva più a lungo possibile la discussione su un argomento (in questo caso il linciaggio di suor Rosalina).<br />SCENE GIRATE CON L'ACCORDO DI TUTTI<br />Ad ogni modo tutto questo era scontato, come il giudizio della "Scienza" - al cui controllo nulla può e deve sfuggire - e l'invocazione dello Stato, che tutto deve vedere e coprire. E scontatissima anche la riproposizione delle scene di presunta violenza pur di fronte all'evidenza di prove - segnalate da un avvocato ma già documentate dalla Bussola - secondo cui i filmati in discussione, se proposti in modo integrale, dimostrano in modo incontrovertibile che non c'entra nulla il metodo terapeutico di suor Rosalina né la punizione fuori controllo imposta da alcuni "vecchi" della Comunità. Erano infatti delle scene girate con l'accordo di tutti coloro che vi erano coinvolti, anche se di pessimo gusto.<br />Ma vista l'operazione di killeraggio che ha guidato questa pseudo-inchiesta fin dall'origine non ci si poteva realisticamente aspettare un sussulto di verità. Ma la volontà di colpire suor Rosalina e farle terra bruciata intorno è così forte che la redazione di Fanpage (che lavora di comune accordo con Formigli) è riuscita a costruire un servizio talmente strampalato e fuori da ogni logica giornalistica da lasciare basiti.<br />Scopo principale era dimostrare oscuri giri di soldi per gettare ancora più ombre sulla gestione della Comunità: e allora ecco voci coperte di testimoni che parlano di "tanti soldi" visti circolare, e fogli pieni di cifre ma di cui non si spiega cosa siano e che cosa dimostrerebbero. Illazioni, accuse non documentate, sospetti, tanto per gettare fango, per creare l'atmosfera che renda ancora più credibile la descrizione della "comunità degli orrori". Cose che se fossero state proposte da altri avrebbero già messo in moto l'apparato sanzionatorio dell'Ordine dei Giornalisti.<br />SUOR ROSALINA È CONSACRATA A TUTTI GLI EFFETTI<br />Ma il bello deve ancora venire: per tutta la puntata si era cercato di avvalorare la tesi che suor Rosalina sia una specie di santona che agisce al di fuori di qualsiasi regola scientifica, civile e anche religiosa; ed ecco quindi il servizio finale che ci rivela, udite udite, che suor Rosalina non è neanche una suora. Lo dice esplicitamente il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, rispondendo a precisa domanda di Formigli. Domanda chiamata dopo il servizio-inchiesta in cui si intervistava una superiora delle Orsoline, congregazione da cui suor Rosalina è uscita, e si concludeva con la dichiarazione di un anonimo funzionario della Curia vescovile di Brescia secondo cui suor Rosalina risulta praticamente sconosciuta. Ci sarebbe dal rotolarsi dal ridere, se non fosse inquietante, visto che la stragrande maggioranza degli spettatori non conosce la comunità e quindi è portata a pensare che si tratti di notizie affidabili.<br />Invece il livello del giornalismo di Fanpage e Formigli è talmente basso che non sono neanche in grado di raccogliere informazioni semplici in modo corretto. Pur non facendo parte di una congregazione religiosa, suor Rosalina è consacrata a tutti gli effetti nelle mani del vescovo, così come le altre suore che condividono con lei il lavoro alla Comunità Shalom e la regola di vita comune approvata. Quindi il povero Cancellato e Formigli si mettano l'animo in pace: Rosalina è proprio una suora, pienamente inserita nella Chiesa cattolica. Niente santona, niente setta, suor Rosalina è semplicemente cattolica e la fede è l'origine del suo amore per le persone più fragili.<br />Ma c'è un altro particolare: dagli uffici della Curia veniamo a sapere che la frase estrapolata nel servizio, presentata come la negazione che la Curia abbia neanche la conoscenza di suor Rosalina, in realtà si riferiva ad altro ed è stata isolata da un colloquio più lungo con qualcuno al centralino, alimentato dalle continue domande della giornalista. Tanto per confermare il livello infimo di certi "professionisti" dell'informazione.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Comunità Shalom, esempio vero di sussidiarietà" spiega che l'attacco di Formigli è finalizzato al controllo totale da parte dello Stato perché Suor Rosalina non ha finanziamenti pubblici ed è perciò libera di aiutare davvero i poveretti che bussano alla sua porta senza seguire i protocolli dello Stato. Anche con metodi che la cultura dominante aborre: tipo la preghiera.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il aprile maggio 2023:<br />Durante la vicenda del proditorio attacco alla comunità Shalom è emersa da molte parti l'idea che la soluzione consista in un maggior controllo da parte dello Stato. Molti lo hanno richiesto espressamente: è lo Stato che deve controllare queste realtà; altri, invece, indirettamente, lamentando un vuoto: ma lo Stato era distratto? C'è nell'aria un forte ritorno allo statalismo, sulla spinta delle (presunte) emergenze. C'è perfino chi vuole, come il grillino (si dice ancora così?…) Alessandro Di Battista, che lo Stato abbia una propria industria farmaceutica. Figuriamoci, quindi, se non si pretende dallo Stato di "vegliare" sulle comunità terapeutiche come quella di Palazzolo sull'Oglio.<br />Però c'è un però. Come si sa, la comunità di suor Rosalina Ravasio non dipende economicamente da nessuna istituzione statale. Non prende contributi né da Milano né da Roma. Vive di carità e quindi è libera. Libera da cosa? Libera dall'obbligo di seguire certi protocolli, di fornire certe rendicontazioni, di partecipare a gare di appalti i cui criteri sono stabiliti da altri; libera di contraddire le pretese degli ordini professionali e di altre corporazioni; libera di servirsi di volontari e professionisti non imposti; libera di avere un rapporto diretto con le famiglie degli ospiti; libera soprattutto di avere una propria idea di cosa si debba intendere per "persona umana", di quale sia l'ordine giusto dei suoi bisogni, di cosa significhi "salute", libera di pensare perfino che la fede cattolica c'entri in tutte queste questioni che invece sono "laiche" per il pensiero dell'apparato.<br />Quella statale è una macchina, la comunità Shalom ha deciso di starsene fuori. Ha così incarnato, il principio di sussidiarietà.<br />Questo principio - proposto nella sua versione originaria dalla Dottrina sociale della Chiesa - dice che le società inferiori e più vicine al bisogno, come per esempio una comunità terapeutica, hanno un diritto originario ad agire in proprio e prioritariamente rispetto alle società superiori e più lontane dal problema, come lo Stato. Hanno anche diritto che lo Stato le aiuti quando hanno delle difficoltà, ma senza sostituirsi ad esse. Quando mi sento male, chiedo prima di tutto aiuto ai familiari o ai vicini. Così le famiglie gravate da pesanti problemi nei loro figli si sono rivolte alla Shalom prima che ai servizi sociali statali. Ecco appunto la sussidiarietà.<br />Ora, ci sono, anche nel mondo cattolico, realtà sociali che si dicono sussidiarie ma non lo sono, perché dipendono, come il malato dalla flebo, dalle istituzioni pubbliche. Quante associazioni di impegno e solidarietà sociale - lasciando anche stare la Caritas che senz'altro è la più grande - dipendono dalle convenzioni con l'ente pubblico e quindi non sono libere né amministrativamente, perché l'apparato dell'ente pubblico fornisce i criteri concettuali e operativi, né politicamente, perché i rapporti con l'ente pubblico dipendono dalla maggioranza politica che lo governa?<br />Questo tipo di sussidiarietà fa piacere all'apparato statale e a quanti hanno in mano le sue chiavi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53721816</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:55:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53721816/fanpage_e_formigli_gettano_ancora_fango_contro_la_comunit_shalom_e_suor_rosalina.mp3" length="14990568" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7396

FANPAGE E FORMIGLI GETTANO ANCORA FANGO CONTRO LA COMUNITA' SHALOM E SUOR ROSALINA di Riccardo Cascioli
Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere. La puntata di giovedì scorso di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7396" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7396</a><br /><br />FANPAGE E FORMIGLI GETTANO ANCORA FANGO CONTRO LA COMUNITA' SHALOM E SUOR ROSALINA di Riccardo Cascioli<br />Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere. La puntata di giovedì scorso di Piazza Pulita (su La7), dedicata in gran parte (e per la terza volta consecutiva) alla Comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio ha toccato punte di falsità tali da scadere nel grottesco. Vi risparmiamo la descrizione del solito teatrino con Corrado Formigli a fare da finto giornalista interessato alla verità lanciare servizi e dare la parola in modo che non si sviasse dal binario già scelto: la condanna senza appello per la Comunità Shalom e per suor Rosalina. E con le poche voci a difesa, soprattutto Andrea Muccioli e Carlo Fucci, padre di Luca, ex ospite della comunità, costantemente interrotte quando provavano ad argomentare in modo serio, pur davanti a obiezioni - come quelle di Nunzia De Girolamo - che non avrebbero meritato neanche una parola di risposta. E forse bisognerà anche chiedersi se vale la pena partecipare a trasmissioni dove il copione è già scritto e gli ospiti non allineati al pensiero del conduttore servono soltanto a mantenere viva più a lungo possibile la discussione su un argomento (in questo caso il linciaggio di suor Rosalina).<br />SCENE GIRATE CON L'ACCORDO DI TUTTI<br />Ad ogni modo tutto questo era scontato, come il giudizio della "Scienza" - al cui controllo nulla può e deve sfuggire - e l'invocazione dello Stato, che tutto deve vedere e coprire. E scontatissima anche la riproposizione delle scene di presunta violenza pur di fronte all'evidenza di prove - segnalate da un avvocato ma già documentate dalla Bussola - secondo cui i filmati in discussione, se proposti in modo integrale, dimostrano in modo incontrovertibile che non c'entra nulla il metodo terapeutico di suor Rosalina né la punizione fuori controllo imposta da alcuni "vecchi" della Comunità. Erano infatti delle scene girate con l'accordo di tutti coloro che vi erano coinvolti, anche se di pessimo gusto.<br />Ma vista l'operazione di killeraggio che ha guidato questa pseudo-inchiesta fin dall'origine non ci si poteva realisticamente aspettare un sussulto di verità. Ma la volontà di colpire suor Rosalina e farle terra bruciata intorno è così forte che la redazione di Fanpage (che lavora di comune accordo con Formigli) è riuscita a costruire un servizio talmente strampalato e fuori da ogni logica giornalistica da lasciare basiti.<br />Scopo principale era dimostrare oscuri giri di soldi per gettare ancora più ombre sulla gestione della Comunità: e allora ecco voci coperte di testimoni che parlano di "tanti soldi" visti circolare, e fogli pieni di cifre ma di cui non si spiega cosa siano e che cosa dimostrerebbero. Illazioni, accuse non documentate, sospetti, tanto per gettare fango, per creare l'atmosfera che renda ancora più credibile la descrizione della "comunità degli orrori". Cose che se fossero state proposte da altri avrebbero già messo in moto l'apparato sanzionatorio dell'Ordine dei Giornalisti.<br />SUOR ROSALINA È CONSACRATA A TUTTI GLI EFFETTI<br />Ma il bello deve ancora venire: per tutta la puntata si era cercato di avvalorare la tesi che suor Rosalina sia una specie di santona che agisce al di fuori di qualsiasi regola scientifica, civile e anche religiosa; ed ecco quindi il servizio finale che ci rivela, udite udite, che suor Rosalina non è neanche una suora. Lo dice esplicitamente il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, rispondendo a precisa domanda di Formigli. Domanda chiamata dopo il servizio-inchiesta in cui si intervistava una superiora delle Orsoline, congregazione da cui suor Rosalina è uscita, e si concludeva con la dichiarazione di un anonimo funzionario della Curia vescovile di Brescia secondo cui suor Rosalina risulta praticamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>937</itunes:duration><itunes:keywords>comunitàshalom,fanpage,formigli,piazzapulita,suorrosalina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bc14b3fc5aa023b3a1f4fe4f51c9342c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Piazza Pulita di Formigli è la TV degli orrori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/piazza-pulita-di-formigli-e-la-tv-degli-orrori--53656013</link><description><![CDATA[VIDEO: La comunità Shalom ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cFCk6uGQisE&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=cFCk6uGQisE&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7394" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7394</a><br /><br />PIAZZA PULITA DI FORMIGLI E' LA TV DEGLI ORRORI di Riccardo Cascioli<br />«Chissà, magari tutto questo fango che Piazza Pulita e Fanpage ci buttano addosso si rivelerà provvidenziale». In che modo? «Le menzogne sono talmente grosse che questo sistema di potere ne potrebbe rimanere sepolto. Intanto noi quereliamo Formigli e compagnia, questa volta sono andati proprio ogni limite». Il giorno dopo il processo mediatico imbastito dalla troupe di Corrado Formigli giovedì sera 13 aprile su La7, suor Rosalina Ravasio, fondatrice della Comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio (Bs), è più in forma che mai. E non sembra neanche pesarle la notte insonne, passata tutta a preparare la puntigliosa risposta alle accuse mosse da una pseudo-inchiesta di Fanpage condita con altri servizi e commenti in studio, che descrive la Shalom come "la comunità degli orrori". Sei pagine fitte di note che documentano punto per punto menzogne e manipolazioni contenute nel servizio, e che pubblichiamo a parte per chi voglia approfondire i dettagli.<br />Il lungo spazio dedicato alla Comunità Shalom ruota attorno all'inchiesta che - dice il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato - nasce da una lettera ricevuta in redazione che denunciava i metodi di questa comunità terapeutica. E subito spara una prima menzogna, affermando che «per quattro mesi, la scorsa estate, una nostra giornalista sotto copertura ha lavorato in questa Comunità come volontaria, ha trascorso i giorni e le notti». L'ascoltatore ha così l'idea che «la giornalista sotto copertura» si sia davvero immersa nella vita della comunità e abbia scoperto chissà quali segreti, a parte l'incongruità di una estate che a Fanpage dura quattro mesi.<br />In realtà, risponde suor Rosalina, «è venuta poche settimane soltanto al giovedì pomeriggio e poi l'ho allontanata perché si comportava in modo strano». Cioè? «Si muoveva sempre tenendo le mani incrociate davanti ai genitali e aveva un atteggiamento sospetto». Intuizione giusta, visto quello che ha fatto. Si è presentata come Giorgia, una giovane bresciana che pensava di farsi suora; in realtà si chiama Chiara Daffini e nel 2022 è arrivata a Fanpage potendo vantare nel suo curriculum importanti inchieste come quella su cosa succede «quando slip e reggiseno non sono coordinati» o quella sul profilo psicologico di chi sceglie «panettone o pandoro». In ogni caso una grave scorrettezza deontologica e una violazione della legge sulla privacy e sul rispetto delle persone vulnerabili (vedi l'articolo di Razzante).<br />UNA NARRAZIONE FUORVIANTE<br />Nel filmato la Comunità Shalom è descritta come un vero e proprio luogo degli orrori, parola non a caso ripetuta più volte, «un luogo infernale» sottolinea Formigli, dove i pestaggi e le aggressioni fisiche e verbali sono all'ordine del giorno e si imbottiscono gli ospiti di psicofarmaci fino a trasformarli in zombie, e da dove è impossibile uscire una volta varcato i cancelli se non rischiando l'osso del collo buttandosi giù dai tetti.<br />Una narrazione che ovviamente genera a sua volta una serie di commenti sdegnati dagli ospiti in studio, Mario Calabresi, direttore di Chora ed ex direttore di Stampa e Repubblica, e lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, che dà subito prova della sua professionalità emettendo una sentenza di condanna senza appello per la Comunità Shalom basandosi su un filmato a tesi: nessuna verifica sull'attendibilità delle testimonianze pur sapendo che in molti casi si tratta di soggetti psicologicamente fragili, nulla da ridire su una giornalista che strumentalizza persone con gravi problemi psichici per costruire il suo racconto; neanche un dubbio, solo fango, salvo poi concludere chiedendo pubblicamente di essere invitato alla Comunità Shalom per una sua indagine conoscitiva super partes: neanche il senso del ridicolo.<br />Ma la narrazione di un lager dove le persone vivono segregate e prigioniere contrasta con la realtà di centinaia e migliaia di ragazzi e adulti che in questi 38 anni sono stati salvati e reinseriti normalmente nella società, anzi che proprio grazie alla Comunità e alla rete sociale che la sostiene escono già con un lavoro; e quella di una sorta di bunker dove anche persone dall'esterno subiscono una perquisizione corporale per accedere alla Comunità contrasta con la realtà conosciuta da migliaia e migliaia di persone che frequentano Shalom: non c'è fine settimana che la Comunità non ospiti gruppi parrocchiali, associazioni, feste di matrimonio (e i nostri lettori sanno che da anni qui si svolge anche la Giornata della Bussola); sono stati ospitati recentemente anche decine di profughi ucraini e prima ancora quelli afghani; e non c'è giorno che non arrivino amici o persone desiderose di conoscere la Comunità.<br />PREFERISCO LA LIBERTÀ RISPETTO AD AVERE 500 MILIONI<br />Chiunque può testimoniare che non c'è alcuna perquisizione, che i cancelli sono sempre aperti per chi si presenta normalmente. Già, perché in studio la giornalista di Piazza Pulita, Sara Giudice, lamenta di essere stata lasciata fuori da questi cancelli invalicabili e sempre chiusi pur chiedendo di parlare con suor Rosalina come giornalista che voleva verificare alcune notizie. Peccato abbia dimenticato di dire che lei e un suo collega cameraman si sono appostati per due giorni nei campi adiacenti la Comunità e, quando la prima volta un operatore è uscito per chiedere se avessero bisogno di aiuto, ha detto che aveva la macchina in panne e stava aspettando il soccorso stradale. Solo al secondo giorno di appostamento non è stato possibile nascondere la vera identità, visto che stavano facendo riprese dall'esterno, violando ancora una volta la privacy. E pretendeva anche di essere accolta a braccia aperte.<br />Non solo, non paghi i due si sono recati nella vicina Pontoglio, nello studio dell'associazione Virgo Potens, dove i due psichiatri che lavorano all'interno della Comunità (eh già, dottor Mendolicchio, alla Shalom gli psichiatri ci sono e non hanno certo bisogno del suo aiuto) sono a disposizione anche della comunità locale: non sorprendentemente, perché una caratteristica della "comunità degli orrori" è quella di provvedere servizi anche per la popolazione della zona - oltre allo studio medico c'è anche un asilo nido gratuito - e sostegno alle comunità cristiane in Terrasanta e in Siria. Ebbene a Pontoglio i due inviati di Piazza Pulita hanno fatto ripetutamente irruzione nello studio mentre c'erano dei pazienti, al punto che si è dovuto chiamare i carabinieri per allontanarli.<br />Perché tante menzogne e tanta violenza? «La nostra realtà suscita molta gelosia e invidia - ci dice suor Rosalina -. Io qui lavoro duramente, faccio la sguattera ma sono orgogliosa di farlo per il Regno di Dio. E il fatto che da 38 anni il Signore mantiene questa comunità - e lo Stato non ci riuscirebbe - perché la Provvidenza di Dio dà vita alla vita, suscita molta gelosia. Perché non riescono a farci entrare nel circuito del magna magna». Suor Rosalina si riferisce al fatto che la sua comunità si regge soltanto sulla generosità dei suoi benefattori e volontari, non chiede rette e non ha alcuno aiuto da parte dello Stato, quando quello dell'accoglienza e delle comunità terapeutiche è normalmente anche un fiorente business.<br />E si capisce che una comunità come la Shalom, che ospita 250 tra ragazzi e ragazze, faccia gola a molti. «Alcuni anni fa - prosegue suor Rosalina - quando avevo chiesto la possibilità di ampliare la comunità per aprire il ramo femminile, mi fu detto dai politici che era più facile per loro darmi 500 milioni che non lasciarmi l'autonomia. Allora ho detto: preferisco l'autonomia ai 500 milioni; meglio poveri ma liberi che schiavi ma guidati da chi ti paga. A noi ci sostiene Dio». Formigli &amp; co. sono avvisati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53656013</guid><pubDate>Wed, 26 Apr 2023 19:14:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53656013/piazza_pulita_di_formigli_la_tv_degli_orrori.mp3" length="20074892" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La comunità Shalom ➜ https://www.youtube.com/watch?v=cFCk6uGQisE&amp;amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7394

PIAZZA PULITA DI FORMIGLI E' LA TV DEGLI ORRORI di Riccardo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La comunità Shalom ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cFCk6uGQisE&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=cFCk6uGQisE&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7394" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7394</a><br /><br />PIAZZA PULITA DI FORMIGLI E' LA TV DEGLI ORRORI di Riccardo Cascioli<br />«Chissà, magari tutto questo fango che Piazza Pulita e Fanpage ci buttano addosso si rivelerà provvidenziale». In che modo? «Le menzogne sono talmente grosse che questo sistema di potere ne potrebbe rimanere sepolto. Intanto noi quereliamo Formigli e compagnia, questa volta sono andati proprio ogni limite». Il giorno dopo il processo mediatico imbastito dalla troupe di Corrado Formigli giovedì sera 13 aprile su La7, suor Rosalina Ravasio, fondatrice della Comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio (Bs), è più in forma che mai. E non sembra neanche pesarle la notte insonne, passata tutta a preparare la puntigliosa risposta alle accuse mosse da una pseudo-inchiesta di Fanpage condita con altri servizi e commenti in studio, che descrive la Shalom come "la comunità degli orrori". Sei pagine fitte di note che documentano punto per punto menzogne e manipolazioni contenute nel servizio, e che pubblichiamo a parte per chi voglia approfondire i dettagli.<br />Il lungo spazio dedicato alla Comunità Shalom ruota attorno all'inchiesta che - dice il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato - nasce da una lettera ricevuta in redazione che denunciava i metodi di questa comunità terapeutica. E subito spara una prima menzogna, affermando che «per quattro mesi, la scorsa estate, una nostra giornalista sotto copertura ha lavorato in questa Comunità come volontaria, ha trascorso i giorni e le notti». L'ascoltatore ha così l'idea che «la giornalista sotto copertura» si sia davvero immersa nella vita della comunità e abbia scoperto chissà quali segreti, a parte l'incongruità di una estate che a Fanpage dura quattro mesi.<br />In realtà, risponde suor Rosalina, «è venuta poche settimane soltanto al giovedì pomeriggio e poi l'ho allontanata perché si comportava in modo strano». Cioè? «Si muoveva sempre tenendo le mani incrociate davanti ai genitali e aveva un atteggiamento sospetto». Intuizione giusta, visto quello che ha fatto. Si è presentata come Giorgia, una giovane bresciana che pensava di farsi suora; in realtà si chiama Chiara Daffini e nel 2022 è arrivata a Fanpage potendo vantare nel suo curriculum importanti inchieste come quella su cosa succede «quando slip e reggiseno non sono coordinati» o quella sul profilo psicologico di chi sceglie «panettone o pandoro». In ogni caso una grave scorrettezza deontologica e una violazione della legge sulla privacy e sul rispetto delle persone vulnerabili (vedi l'articolo di Razzante).<br />UNA NARRAZIONE FUORVIANTE<br />Nel filmato la Comunità Shalom è descritta come un vero e proprio luogo degli orrori, parola non a caso ripetuta più volte, «un luogo infernale» sottolinea Formigli, dove i pestaggi e le aggressioni fisiche e verbali sono all'ordine del giorno e si imbottiscono gli ospiti di psicofarmaci fino a trasformarli in zombie, e da dove è impossibile uscire una volta varcato i cancelli se non rischiando l'osso del collo buttandosi giù dai tetti.<br />Una narrazione che ovviamente genera a sua volta una serie di commenti sdegnati dagli ospiti in studio, Mario Calabresi, direttore di Chora ed ex direttore di Stampa e Repubblica, e lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, che dà subito prova della sua professionalità emettendo una sentenza di condanna senza appello per la Comunità Shalom basandosi su un filmato a tesi: nessuna verifica sull'attendibilità delle testimonianze pur sapendo che in molti casi si tratta di soggetti psicologicamente fragili, nulla da ridire su una...]]></itunes:summary><itunes:duration>1255</itunes:duration><itunes:keywords>comunitàshalom,formigli,piazzapulita,suorrosalina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ca0a019628f2e8000a5077096d100309.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La crisi energetica: quando i nodi vengono al pettine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-crisi-energetica-quando-i-nodi-vengono-al-pettine--52292400</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7258" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7258</a><br /><br />LA CRISI ENERGETICA: QUANDO I NODI VENGONO AL PETTINE di Riccardo Cascioli<br />«Tutti intendono mantenere gli obiettivi sul clima, ma quando ti trovi davanti alla scelta se tenere accese le luci o diminuire le emissioni di carbonio, la scelta è di tenere accese le luci». Questa constatazione di Carlos Fernandez Alvarez, responsabile del dipartimento carbone e gas all'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), citato da Bloomberg, è una implicita ammissione della gravità della crisi energetica in Europa e nei paesi sviluppati. E fa da contorno alla notizia del nuovo ricorso al carbone per tamponare la mancanza del gas ed evitare i blackout elettrici.<br />La Germania ha già lanciato l'allarme e nel terzo quadrimestre del 2022 fa registrare un +13,3% di consumo del carbone rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, malgrado ci sia stato una rilevante diminuzione del consumo energetico totale. Il carbone oggi provvede per oltre un terzo del fabbisogno energetico della Germania. E per quanto il governo, in nome della lotta ai cambiamenti climatici, affermi che non cambia l'obiettivo di azzerare il consumo di carbone entro il 2030 (anticipando il precedente obiettivo che fissava al 2038 la data fatidica) la realtà sembra suggerire altrimenti.<br />Anche perché lo "scontro" con la Russia non è la causa principale del problema, è solo una circostanza che ha peggiorato e reso immediatamente evidente una crisi che è figlia invece della transizione energetica ed ecologica. Come ha giustamente notato Fraser Myers, vice-direttore di Spiked, «i nostri leader hanno passato gli ultimi 15 anni o giù di lì convincendosi che il vero obiettivo della politica energetica sia la mitigazione dei cambiamenti climatici, la riduzione dell'impronta carbonica della nostra produzione energetica. Il risultato è che i politici di tutti i partiti non solo hanno trascurato i nostri rifornimenti energetici e le infrastrutture, le loro deliberate scelte politiche le hanno rese anche più precarie».<br />IL MITO DELLE FONTI RINNOVABILI<br />Il mito delle fonti rinnovabili capaci di sostituire i combustibili fossili si sta rivelando disastroso. Myers si riferisce soprattutto al Regno Unito, che questa estate ha sfiorato un drammatico black out, evitato soltanto con un acquisto urgente di elettricità dall'estero a prezzi astronomici (il 5.000% dei prezzi normali), ma il problema coinvolge tutti i paesi europei: anche in Italia negli ultimi mesi si sono registrati localmente diversi blackout. E anche l'Italia ha registrato a ottobre un record nell'utilizzo di carbone per le centrali elettriche: +56,6% rispetto allo stesso mese del 2021, malgrado i consumi elettrici siano calati del 6,6%.<br />Il revival del carbone comunque è un fenomeno mondiale: un rapporto dell'IEA pubblicato dieci giorni fa prevede per il 2022 un incremento globale del consumo di carbone dell'1,2%, superando per la prima volta la cifra degli 8 miliardi di tonnellate in un anno. E la previsione è che rimanga su questi livelli almeno fino al 2025.<br />La crisi attuale potrebbe anche essere una benedizione se servisse a bloccare questa folle transizione energetica a tappe forzate: allo stato attuale sole e vento sono fonti troppo aleatorie e comunque discontinue per poter garantire un approvvigionamento sufficiente e regolare di energia, senza contare che le giornate sono più corte e grigie proprio in inverno quando la domanda di energia raggiunge il suo picco. Ma la lezione non sembra sia stata ancora sufficiente.<br />È vero, tutti i paesi europei stanno cercando di correre ai ripari per fare fronte all'attuale carenza di energia: i paesi che già ce l'hanno (vedi la Germania) spostano più in là la programmazione della chiusura delle centrali nucleari, si cercano nuovi fornitori di gas, e ripartono esplorazioni e trivellazioni per trovare nuovi giacimenti. Anche l'Italia dà qualche segnale in questo senso: si riparla del gasdotto dall'Algeria all'Italia via Sardegna (che era stato accantonato dieci anni fa) e recentemente il neo-ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha anche aperto al nucleare.<br />LA FOLLE TRANSIZIONE ENERGETICA<br />Ma tutto questo non ha ancora la forza di rimettere in discussione la scelta di fondo. Anzi, l'indirizzo politico prevalente in Europa è quello di accelerare ulteriormente la transizione energetica, cosa che non potrà che aggravare la crisi. Visto che tutte le opzioni citate richiedono tempo per poter essere realizzate (e in Italia più che altrove) mentre il bisogno di energia è subito, il carbone per ora è la soluzione più rapida ed economica per tamponare l'emergenza. Il termine fissato per la fine del suo utilizzo nell'Unione Europea resta però il 2030.<br />Né la lezione della Russia sembra avere insegnato alcunché: la dipendenza energetica può essere molto pericolosa se non c'è almeno una diversificazione dei fornitori, addirittura pianificarla è suicida. Per liberarsi del gas russo ci si è rivolti al Qatar, paese ancora più pericoloso per la nostra sicurezza nazionale e continentale, e ai suoi ricatti: abbiamo visto proprio in questi giorni che il Qatar ha minacciato ripercussioni negative sulla trattativa per la fornitura di gas all'Europa in seguito alle polemiche seguite allo scandalo degli europarlamentari che prendevano mazzette dal governo di Doha.<br />E l'alternativa che si profila non è più incoraggiante: proprio ieri la Turchia ha annunciato di avere scoperto un altro importante giacimento di gas naturale nel Mar Nero, 58 miliardi di metri cubi di riserve, che portano la riserva turca nel Mar Nero a 710 miliardi di metri cubi, come ha specificato lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan. Potremmo avere disperato bisogno di quel gas, ma doversi trovare a dipendere anche dalla Turchia non sarebbe una bella prospettiva dal punto di vista politico.<br />Per questo la politica energetica richiede ben altro che misure tampone o di corto respiro. E soprattutto richiede che si torni ad avere come obiettivo la disponibilità massima di energia al più basso costo possibile, smettendola di pensare che si possa vivere meglio con meno energia. Tanto più che non c'è alcuna emergenza climatica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52292400</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:06:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52292400/la_crisi_energetica_quando_i_nodi_vengono_al_pettine.mp3" length="7721004" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7258

LA CRISI ENERGETICA: QUANDO I NODI VENGONO AL PETTINE di Riccardo Cascioli
«Tutti intendono mantenere gli obiettivi sul clima, ma quando ti trovi davanti alla scelta se tenere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7258" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7258</a><br /><br />LA CRISI ENERGETICA: QUANDO I NODI VENGONO AL PETTINE di Riccardo Cascioli<br />«Tutti intendono mantenere gli obiettivi sul clima, ma quando ti trovi davanti alla scelta se tenere accese le luci o diminuire le emissioni di carbonio, la scelta è di tenere accese le luci». Questa constatazione di Carlos Fernandez Alvarez, responsabile del dipartimento carbone e gas all'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), citato da Bloomberg, è una implicita ammissione della gravità della crisi energetica in Europa e nei paesi sviluppati. E fa da contorno alla notizia del nuovo ricorso al carbone per tamponare la mancanza del gas ed evitare i blackout elettrici.<br />La Germania ha già lanciato l'allarme e nel terzo quadrimestre del 2022 fa registrare un +13,3% di consumo del carbone rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, malgrado ci sia stato una rilevante diminuzione del consumo energetico totale. Il carbone oggi provvede per oltre un terzo del fabbisogno energetico della Germania. E per quanto il governo, in nome della lotta ai cambiamenti climatici, affermi che non cambia l'obiettivo di azzerare il consumo di carbone entro il 2030 (anticipando il precedente obiettivo che fissava al 2038 la data fatidica) la realtà sembra suggerire altrimenti.<br />Anche perché lo "scontro" con la Russia non è la causa principale del problema, è solo una circostanza che ha peggiorato e reso immediatamente evidente una crisi che è figlia invece della transizione energetica ed ecologica. Come ha giustamente notato Fraser Myers, vice-direttore di Spiked, «i nostri leader hanno passato gli ultimi 15 anni o giù di lì convincendosi che il vero obiettivo della politica energetica sia la mitigazione dei cambiamenti climatici, la riduzione dell'impronta carbonica della nostra produzione energetica. Il risultato è che i politici di tutti i partiti non solo hanno trascurato i nostri rifornimenti energetici e le infrastrutture, le loro deliberate scelte politiche le hanno rese anche più precarie».<br />IL MITO DELLE FONTI RINNOVABILI<br />Il mito delle fonti rinnovabili capaci di sostituire i combustibili fossili si sta rivelando disastroso. Myers si riferisce soprattutto al Regno Unito, che questa estate ha sfiorato un drammatico black out, evitato soltanto con un acquisto urgente di elettricità dall'estero a prezzi astronomici (il 5.000% dei prezzi normali), ma il problema coinvolge tutti i paesi europei: anche in Italia negli ultimi mesi si sono registrati localmente diversi blackout. E anche l'Italia ha registrato a ottobre un record nell'utilizzo di carbone per le centrali elettriche: +56,6% rispetto allo stesso mese del 2021, malgrado i consumi elettrici siano calati del 6,6%.<br />Il revival del carbone comunque è un fenomeno mondiale: un rapporto dell'IEA pubblicato dieci giorni fa prevede per il 2022 un incremento globale del consumo di carbone dell'1,2%, superando per la prima volta la cifra degli 8 miliardi di tonnellate in un anno. E la previsione è che rimanga su questi livelli almeno fino al 2025.<br />La crisi attuale potrebbe anche essere una benedizione se servisse a bloccare questa folle transizione energetica a tappe forzate: allo stato attuale sole e vento sono fonti troppo aleatorie e comunque discontinue per poter garantire un approvvigionamento sufficiente e regolare di energia, senza contare che le giornate sono più corte e grigie proprio in inverno quando la domanda di energia raggiunge il suo picco. Ma la lezione non sembra sia stata ancora sufficiente.<br />È vero, tutti i paesi europei stanno cercando di correre ai ripari per fare fronte all'attuale carenza di energia: i paesi che già ce l'hanno (vedi la Germania) spostano più in là la programmazione della chiusura delle centrali nucleari, si cercano nuovi fornitori di gas, e ripartono...]]></itunes:summary><itunes:duration>483</itunes:duration><itunes:keywords>2030,carbone,crisienergetica,gasdotto,nucleare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b875b93f888534a26318f4b1954608eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Siamo 8 miliardi, ma c'è ancora molto spazio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/siamo-8-miliardi-ma-c-e-ancora-molto-spazio--52047950</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7219" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7219</a><br /><br />SIAMO 8 MILIARDI, MA C'E' ANCORA MOLTO SPAZIO di Riccardo Cascioli<br />Grande enfasi in questi giorni e tanti servizi giornalistici perché il 15 novembre sarebbe nato il cittadino numero 8 miliardi. Diciamo sarebbe perché la data è stata fissata in modo convenzionale dall'ONU, ma è necessariamente approssimativa perché la dimensione della popolazione mondiale può essere solo stimata, visto che vaste aree del mondo non conoscono neanche il censimento.<br />Fissare una data serve soprattutto a creare un evento per far passare un messaggio. E in effetti sulla pagina web dell'ONU dedicata al traguardo degli 8 miliardi, il messaggio è chiaro: la crescita della popolazione nei paesi poveri mette a rischio il raggiungimento nel 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile, secondo quanto scritto nella famosa Agenda 2030; e le nazioni più ricche presentano livelli di produzione e consumo insostenibili. Quindi l'obiettivo è chiaro: rallentare quanto possibile la crescita della popolazione e impedire l'aumento del reddito pro capite, soprattutto nei paesi ricchi. Cioè siamo ancora alla riproposizione delle vecchie teorie malthusiane già smentite mille volte dalla storia.<br />Come si ricorderà Thomas Robert Malthus è stato un pastore anglicano e un economista che alla fine del ‘700 scrisse un Saggio sulla Popolazione in cui sosteneva che l'aumento delle risorse alimentari non sarebbe stato in grado di tenere dietro all'aumento della popolazione, con la previsione perciò di una rapida e drammatica crisi alimentare globale.<br />Il che non è mai avvenuto, anzi tutt'altro: basti pensare che se nel 1804 si stimava una popolazione mondiale di un miliardo (quindi da allora è cresciuta all'incirca 8 volte), dal 1820 al 2018 il Prodotto Interno Lordo (Pil) medio globale pro capite è cresciuto di circa 15 volte. E per quanto l'aumento della ricchezza sia stato ineguale, la situazione è nettamente migliorata anche per i paesi più poveri, tanto che le grandi carestie, che ancora colpivano alcune zone soprattutto dell'Africa negli anni '60 e '70 del XX secolo, oggi sono un ricordo.<br /><br />LA REALTÀ SMENTISCE LE TESI DELLA SOVRAPPOPOLAZIONE<br />Ciò non vuol dire che non ci siano più problemi di estrema povertà e denutrizione, ma si tratta di situazioni più circoscritte o provocate da regimi politici (vedi Corea del Nord) e guerre. In ogni caso - sempre riferendoci a dati ufficiali dell'ONU - se nel 1990 c'erano 1,9 miliardi di persone che vivevano in estrema povertà su poco più di 5 miliardi di persone che abitavano la terra (circa il 36%), oggi sono circa 700 milioni (meno del 9% della popolazione mondiale).<br />Peraltro, proprio la storia dei Paesi sviluppati indica che le cose funzionano all'opposto di ciò che pensa l'ONU: i tassi di fecondità tendono a diminuire con lo sviluppo e non viceversa, come vorrebbero invece le politiche di sviluppo sostenibile. Inoltre, con lo sviluppo migliorano anche le condizioni ambientali che, nei paesi industrializzati, sono molto migliori oggi rispetto al periodo pre-rivoluzione industriale. Pensare invece di sconfiggere la povertà eliminando - o non facendo nascere - i poveri è una illusione. Infine, un corollario dell'approccio dell'ONU - che demonizza il ciclo produzione-consumo - è che anche lo sviluppo dei Paesi poveri va rigidamente limitato, o semplicemente impedito.<br />Dicevamo che la realtà si è sempre preoccupata di smentire le tesi malthusiane; eppure, malgrado ciò, non solo non sono passate nel dimenticatoio ma oggi sono diventate la base di tutte le politiche globali. Però con una inquietante differenza rispetto al passato. Per evitare nuove smentite dalla storia sui limiti dello sviluppo e sull'esaurimento delle risorse, oggi le politiche neo-malthusiane si concentrano sul cambiamento della realtà. Cioè: se la realtà dimostra che si può produrre abbondante cibo non solo per 8 miliardi di persone ma anche per dieci e più; se si possono produrre molte più risorse di quelle necessarie; se è possibile avere energia sufficiente per un numero crescente di persone e a costi sempre più bassi; se grazie allo sviluppo è possibile realizzare e rendere disponibili tecnologie sempre meno inquinanti; allora si cambiano le regole della realtà.<br /><br />LA DECRESCITA "FELICE"<br />Così si è cominciato a demonizzare prima l'uso delle biotecnologie in agricoltura, poi anche l'agricoltura tradizionale, spingendo come le sole eticamente accettabili l'agricoltura biologica e biodinamica, ovvero tipologie a bassa resa e a costi più elevati. Si è poi passati ad accusare gli allevamenti di eccessivo inquinamento e di emissioni che alterano il clima, allo scopo di ridurre la produzione di carne, soprattutto quella rossa, spingendo la popolazione a diventare vegetariana o pagare molto di più una carne destinata a diventare sempre più preziosa. Quindi con il pretesto dei cambiamenti climatici si spinge ad eliminare i combustibili fossili (e a impedire l'uso del nucleare) inseguendo l'utopia di ottenere l'energia solo da fonti rinnovabili, con la conseguenza che andiamo verso una situazione in cui l'energia è sempre più rara, meno sicura, e molto più costosa, come del resto stiamo già sperimentando.<br />In questo modo, cioè ponendo vincoli tanto rigidi quanto immotivati e pretestuosi, si finirà per rendere sempre più difficile la vita nel mondo sperando in questo modo di arrivare a dimostrare che siamo effettivamente in troppi. Insomma i neo-malthusiani vogliono la rivincita truccando le carte.<br />Il traguardo degli 8 miliardi dovrebbe dunque farci prendere coscienza di questa impostura, e cominciare a mobilitarci per rovesciare queste politiche che puntano alla povertà globale e alla riduzione della popolazione. Non c'è alcun pericolo di una crescita fuori controllo della popolazione perché già la metà dei paesi nel mondo registra un tasso di fecondità più basso del livello di sostituzione e il tasso di fecondità globale è di 2,3 figli per donna, poco più del livello di sostituzione che è di 2,1. Vale a dire che, se si confermeranno queste tendenze, ben difficilmente il picco della popolazione mondiale supererà i 10 miliardi. Piuttosto invece c'è da preoccuparsi di chi sogna un mondo per un massimo di due miliardi di persone, meglio se ancor meno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52047950</guid><pubDate>Tue, 29 Nov 2022 23:03:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52047950/siamo_8_miliardi_ma_c_ancora_molto_spazio.mp3" length="9396184" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7219

SIAMO 8 MILIARDI, MA C'E' ANCORA MOLTO SPAZIO di Riccardo Cascioli
Grande enfasi in questi giorni e tanti servizi giornalistici perché il 15 novembre sarebbe nato il cittadino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7219" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7219</a><br /><br />SIAMO 8 MILIARDI, MA C'E' ANCORA MOLTO SPAZIO di Riccardo Cascioli<br />Grande enfasi in questi giorni e tanti servizi giornalistici perché il 15 novembre sarebbe nato il cittadino numero 8 miliardi. Diciamo sarebbe perché la data è stata fissata in modo convenzionale dall'ONU, ma è necessariamente approssimativa perché la dimensione della popolazione mondiale può essere solo stimata, visto che vaste aree del mondo non conoscono neanche il censimento.<br />Fissare una data serve soprattutto a creare un evento per far passare un messaggio. E in effetti sulla pagina web dell'ONU dedicata al traguardo degli 8 miliardi, il messaggio è chiaro: la crescita della popolazione nei paesi poveri mette a rischio il raggiungimento nel 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile, secondo quanto scritto nella famosa Agenda 2030; e le nazioni più ricche presentano livelli di produzione e consumo insostenibili. Quindi l'obiettivo è chiaro: rallentare quanto possibile la crescita della popolazione e impedire l'aumento del reddito pro capite, soprattutto nei paesi ricchi. Cioè siamo ancora alla riproposizione delle vecchie teorie malthusiane già smentite mille volte dalla storia.<br />Come si ricorderà Thomas Robert Malthus è stato un pastore anglicano e un economista che alla fine del ‘700 scrisse un Saggio sulla Popolazione in cui sosteneva che l'aumento delle risorse alimentari non sarebbe stato in grado di tenere dietro all'aumento della popolazione, con la previsione perciò di una rapida e drammatica crisi alimentare globale.<br />Il che non è mai avvenuto, anzi tutt'altro: basti pensare che se nel 1804 si stimava una popolazione mondiale di un miliardo (quindi da allora è cresciuta all'incirca 8 volte), dal 1820 al 2018 il Prodotto Interno Lordo (Pil) medio globale pro capite è cresciuto di circa 15 volte. E per quanto l'aumento della ricchezza sia stato ineguale, la situazione è nettamente migliorata anche per i paesi più poveri, tanto che le grandi carestie, che ancora colpivano alcune zone soprattutto dell'Africa negli anni '60 e '70 del XX secolo, oggi sono un ricordo.<br /><br />LA REALTÀ SMENTISCE LE TESI DELLA SOVRAPPOPOLAZIONE<br />Ciò non vuol dire che non ci siano più problemi di estrema povertà e denutrizione, ma si tratta di situazioni più circoscritte o provocate da regimi politici (vedi Corea del Nord) e guerre. In ogni caso - sempre riferendoci a dati ufficiali dell'ONU - se nel 1990 c'erano 1,9 miliardi di persone che vivevano in estrema povertà su poco più di 5 miliardi di persone che abitavano la terra (circa il 36%), oggi sono circa 700 milioni (meno del 9% della popolazione mondiale).<br />Peraltro, proprio la storia dei Paesi sviluppati indica che le cose funzionano all'opposto di ciò che pensa l'ONU: i tassi di fecondità tendono a diminuire con lo sviluppo e non viceversa, come vorrebbero invece le politiche di sviluppo sostenibile. Inoltre, con lo sviluppo migliorano anche le condizioni ambientali che, nei paesi industrializzati, sono molto migliori oggi rispetto al periodo pre-rivoluzione industriale. Pensare invece di sconfiggere la povertà eliminando - o non facendo nascere - i poveri è una illusione. Infine, un corollario dell'approccio dell'ONU - che demonizza il ciclo produzione-consumo - è che anche lo sviluppo dei Paesi poveri va rigidamente limitato, o semplicemente impedito.<br />Dicevamo che la realtà si è sempre preoccupata di smentire le tesi malthusiane; eppure, malgrado ciò, non solo non sono passate nel dimenticatoio ma oggi sono diventate la base di tutte le politiche globali. Però con una inquietante differenza rispetto al passato. Per evitare nuove smentite dalla storia sui limiti dello sviluppo e sull'esaurimento delle risorse, oggi le politiche neo-malthusiane si concentrano sul cambiamento della realtà. 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Con gravi ripercussioni anche per la Chiesa in Cina.<br />Ma andiamo con ordine: sabato 22 ottobre si è concluso il Congresso del Partito Comunista, iniziato il 17 ottobre, con la scontata riconferma di XI Jinping alla segreteria del Partito per un terzo mandato, cosa mai avvenuta nell'era post-Mao. Ma la sua elezione si accompagna a una stretta politica e a un accentramento del potere intorno alla sua persona che va ben oltre le previsioni.<br />Significativo al proposito il fuori programma in cui durante la sessione conclusiva il suo predecessore Hu Jintao, seduto alla sua sinistra, viene invitato e poi accompagnato fuori da due funzionari, mentre Xi non degna la scena neanche di uno sguardo. Sebbene successivamente sia stata diffusa la versione ufficiale di un malore di Hu, il video della scena (non trasmesso dalla tv cinese) dà tutta un'altra impressione. E l'ex presidente riesce anche a dire qualche parola a Xi mentre viene trasportato fuori.<br />Un'umiliazione che fa da aperitivo alle nomine nel Comitato Centrale del Partito e soprattutto della Commissione permanente del Politburo, annunciate ieri. Dei sei membri della Commissione Permanente, oltre a Xi Jinping, che guideranno la Cina per i prossimi 5 anni, solo due restano nella Commissione: gli altri tutti sostituiti da uomini fedelissimi di Xi, a prescindere dalla loro esperienza e competenza. Lo dimostra anche la sostituzione del premier: al posto di Li Keqiang, che non siederà più neanche nel Comitato centrale, arriva il segretario del Partito a Shanghai, Li Qiang, responsabile del lungo, drammatico totale lockdown di Shanghai la scorsa primavera, che ha creato enormi problemi alimentari (e non solo) ai 25 milioni di abitanti. È apparso evidente anche dagli interventi e dalle modifiche alla Costituzione del Partito che l'unica cosa veramente fondamentale per il prossimo futuro sarà la totale obbedienza a Xi Jinping, un ritorno al maoismo ma con una Cina molto più potente e influente nello scacchiere internazionale.<br /><br />TEMPI MOLTO TURBOLENTI<br />Lo sviluppo economico e le competenze specifiche passano dunque in secondo piano, perché gli ultimi sviluppi internazionali e la questione dello status di Taiwan, al leader cinese fanno presagire tempi molto turbolenti che richiedono unità politica e una capacità militare sempre più efficiente. Lo fa capire anche la lunga relazione di Xi al Congresso che - come nota il New York Times - ha visto sparire due espressioni che negli ultimi decenni ricorrevano sempre nelle relazioni dei leader che si sono succeduti, Xi compreso: la Cina «è in un periodo di opportunità strategiche importanti»; e «pace e sviluppo rimangono i temi di questo tempo».<br />Il significato era chiaro, vale a dire che non si prevedevano rischi di veri conflitti e quindi la Cina poteva concentrarsi sulla crescita economica e sul rafforzamento della sua posizione internazionale. La situazione è chiaramente cambiata negli ultimi mesi, soprattutto con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e il coinvolgimento dell'Occidente, e Xi Jinping avverte dell'arrivo di «pericolose tempeste» e a questo si prepara. L'inserimento poi nella Costituzione del Partito della «opposizione risoluta per scoraggiare i separatisti che cercano 'l'indipendenza di Taiwan'» fa capire da dove potrebbe originarsi un'altra crisi internazionale.<br />Dunque la nuova dirigenza del Pcc si prepara a una stagione di conflitti, anche militari (la modernizzazione dell'esercito e l'indottrinamento dei suoi quadri sono una priorità), e per questo mette la totale fedeltà e obbedienza a Xi Jinping come il requisito fondamentale per entrare nelle stanze del potere. Ogni forma di dissenso, anche larvata, è proibita. Questo paradossalmente potrebbe rivelarsi anche la debolezza del nuovo Imperatore, perché perdere le competenze in economia, oltretutto limitandone ancora di più la libertà, potrebbe minare quella crescita che in questi anni ha comunque permesso di tenere a bada le tensioni interne.<br /><br />L'ACCORDO TRA CINA E SANTA SEDE PER LA NOMINA DEI VESCOVI<br />Ad ogni modo, l'evoluzione sempre più totalitaria della leadership cinese getta una luce ancora più sinistra sull'accordo tra Cina e Santa Sede per la nomina dei vescovi, il cui rinnovo per altri due anni è stato appena annunciato ufficialmente il 22 ottobre. Si può ragionevolmente pensare che il leader Xi Jinping elimini ogni più remota possibilità di dissenso interno al Partito Comunista per poi fare concessioni di qualsiasi genere alla Santa Sede?<br />È molto più probabile, per non dire certo, che sarà ancora più inflessibile e determinato alla sinizzazione della Chiesa cinese dopo che pur avendo intrapreso questa strada, non ha incontrato alcuna resistenza da parte vaticana. Ricordiamo che secondo i regolamenti approvati nel 2020, anche la Chiesa cattolica deve «aderire alla leadership del Partito comunista cinese, aderire al principio di indipendenza e di auto-governo e attuare i valori del socialismo». Peraltro è stato lo stesso Xi Jinping, nel dicembre 2021, intervenendo alla Conferenza nazionale sugli affari religiosi, a chiarire che la "sinizzazione delle religioni" va intesa come controllo del Partito Comunista Cinese su tutte le religioni, e non inserimento di valori e tradizioni cinesi nelle pratiche religiose. Non sono solo parole perché in questi quattro anni in cui l'accordo è stato in vigore, la persecuzione contro i cattolici è aumentata.<br />Se questo è lo scenario, appaiono fuori dalla realtà gli auspici espressi dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, nell'intervista a Vatican News per giustificare il rinnovo dell'Accordo. Parolin parla di «concreta speranza di poter assicurare alle comunità cattoliche cinesi, anche in un contesto così complesso, la guida di pastori che siano degni e idonei al compito loro affidato». Visto quanto sta accadendo a Pechino, più che di «concreta speranza» sembra trattarsi di fantareligione: è chiaro che, ancor più di quanto visto finora, criterio fondamentale di qualsiasi candidato all'episcopato sarà l'assoluta e provata fedeltà al Partito Comunista e a Xi Jinping. E solo questo li renderà indegni e inidonei.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Accordo Cina-Vaticano. Piccoli passi... indietro" parla dell'accordo Cina-Vaticano che è stato rinnovato per la seconda volta. Per ironia della sorte, in questi giorni, si terrà la seconda udienza del processo al cardinal Joseph Zen, a Hong Kong.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 ottobre 2022:<br />I contenuti sono segreti, così come le notizie sui negoziati, ma è certo che l'accordo Cina-Vaticano venga rinnovato oggi per la seconda volta. Se veramente funziona come abbiamo visto finora, negli ultimi quattro anni (la prima firma è del settembre 2018, il primo rinnovo è del 22 ottobre 2020), il testo prevede la nomina di vescovi da parte del Papa fra candidati graditi al Partito Comunista Cinese. Secondo fonti del Vaticano che, necessariamente, parlano in condizioni di anonimato, il testo rinnovato non cambierà di una lettera.<br />Per ironia della sorte, proprio nella settimana entrante, il 26 ottobre si terrà la seconda udienza del processo al cardinal Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong. Si tratta di un processo basato su un'accusa pretestuosa, il presunto finanziamento illecito di un'associazione a protezione dei dissidenti perseguitati nella repressione del 2019, mentre di fatto è un messaggio lanciato alla Chiesa cinese: Hong Kong non è più un'isola di libertà religiosa, come era stato fino a due anni fa. Da quando è entrata in vigore la nuova Legge per la Sicurezza Nazionale, anche a Hong Kong si può essere arrestati se si è parte del clero non riconosciuto dal regime comunista. Ancor più se si è attivi nella difesa dei diritti umani, come lo è il cardinal Zen.<br />Secondo il cardinal Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, il processo al vescovo emerito di Hong Kong non compromette il dialogo con la Repubblica Popolare. Occorre pazienza: "Io rispetto profondamente chi ha opinioni diverse e anche chi critica la politica della Santa Sede nei confronti della Cina: è lecito farlo. Noi abbiamo scelto, e ancor di più sotto impulso da parte di papa Francesco, la politica dei piccoli passi". Una posizione che riflette fedelmente quanto espresso dal pontefice nel suo viaggio di ritorno dal Kazakistan: il dialogo procede lentamente ma "sta andando bene", si deve avere pazienza perché "il ritmo cinese è lento, loro hanno un'eternità per andare avanti: è un popolo di una pazienza infinita".<br />Ma se il processo è comunque lento e si deve procedere per piccoli passi, in che direzione si muove? A favore del rinnovo dell'accordo vi sono alcuni numeri: nessuna ordinazione di vescovi da parte dell'Associazione Patriottica Cattolica Cinese (fedele al partito) e sei ordinazioni di vescovi da parte di papa Francesco. Però si tratta di vescovi approvati anche dal Partito. Che fine fanno, invece, quei prelati che non sono approvati da Pechino, ma restano fedeli al Vaticano e, proprio per questo, fanno obiezione di coscienza e non aderiscono all'Associazione Patriottica? È questo il vero test. E purtroppo i suoi esiti, finora, non sono positivi.<br />Oltre al cardinal Zen, ci sono almeno altri sette casi di persecuzione di vescovi in Cina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687653</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:37:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687653/il_congresso_del_partito_comunista_cinese_consegna_il_potere_assoluto_a_xi_jinping.mp3" length="16717157" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7191&#13;
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IL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE CONSEGNA IL POTERE ASSOLUTO A XI JINPING di Riccardo Cascioli&#13;
Il rafforzamento del potere nelle mani di Xi Jinping è già in sé una notizia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7191" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7191</a><br /><br />IL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE CONSEGNA IL POTERE ASSOLUTO A XI JINPING di Riccardo Cascioli<br />Il rafforzamento del potere nelle mani di Xi Jinping è già in sé una notizia poco rassicurante, ma il modo in cui sta avvenendo a conclusione del XX Congresso del Partito Comunista Cinese è molto preoccupante e preconizza tempi molto turbolenti. Con gravi ripercussioni anche per la Chiesa in Cina.<br />Ma andiamo con ordine: sabato 22 ottobre si è concluso il Congresso del Partito Comunista, iniziato il 17 ottobre, con la scontata riconferma di XI Jinping alla segreteria del Partito per un terzo mandato, cosa mai avvenuta nell'era post-Mao. Ma la sua elezione si accompagna a una stretta politica e a un accentramento del potere intorno alla sua persona che va ben oltre le previsioni.<br />Significativo al proposito il fuori programma in cui durante la sessione conclusiva il suo predecessore Hu Jintao, seduto alla sua sinistra, viene invitato e poi accompagnato fuori da due funzionari, mentre Xi non degna la scena neanche di uno sguardo. Sebbene successivamente sia stata diffusa la versione ufficiale di un malore di Hu, il video della scena (non trasmesso dalla tv cinese) dà tutta un'altra impressione. E l'ex presidente riesce anche a dire qualche parola a Xi mentre viene trasportato fuori.<br />Un'umiliazione che fa da aperitivo alle nomine nel Comitato Centrale del Partito e soprattutto della Commissione permanente del Politburo, annunciate ieri. Dei sei membri della Commissione Permanente, oltre a Xi Jinping, che guideranno la Cina per i prossimi 5 anni, solo due restano nella Commissione: gli altri tutti sostituiti da uomini fedelissimi di Xi, a prescindere dalla loro esperienza e competenza. Lo dimostra anche la sostituzione del premier: al posto di Li Keqiang, che non siederà più neanche nel Comitato centrale, arriva il segretario del Partito a Shanghai, Li Qiang, responsabile del lungo, drammatico totale lockdown di Shanghai la scorsa primavera, che ha creato enormi problemi alimentari (e non solo) ai 25 milioni di abitanti. È apparso evidente anche dagli interventi e dalle modifiche alla Costituzione del Partito che l'unica cosa veramente fondamentale per il prossimo futuro sarà la totale obbedienza a Xi Jinping, un ritorno al maoismo ma con una Cina molto più potente e influente nello scacchiere internazionale.<br /><br />TEMPI MOLTO TURBOLENTI<br />Lo sviluppo economico e le competenze specifiche passano dunque in secondo piano, perché gli ultimi sviluppi internazionali e la questione dello status di Taiwan, al leader cinese fanno presagire tempi molto turbolenti che richiedono unità politica e una capacità militare sempre più efficiente. Lo fa capire anche la lunga relazione di Xi al Congresso che - come nota il New York Times - ha visto sparire due espressioni che negli ultimi decenni ricorrevano sempre nelle relazioni dei leader che si sono succeduti, Xi compreso: la Cina «è in un periodo di opportunità strategiche importanti»; e «pace e sviluppo rimangono i temi di questo tempo».<br />Il significato era chiaro, vale a dire che non si prevedevano rischi di veri conflitti e quindi la Cina poteva concentrarsi sulla crescita economica e sul rafforzamento della sua posizione internazionale. La situazione è chiaramente cambiata negli ultimi mesi, soprattutto con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e il coinvolgimento dell'Occidente, e Xi Jinping avverte dell'arrivo di «pericolose tempeste» e a questo si prepara. L'inserimento poi nella Costituzione del Partito della «opposizione risoluta per scoraggiare i separatisti che cercano 'l'indipendenza di Taiwan'» fa capire da dove potrebbe originarsi un'altra crisi internazionale.<br />Dunque la nuova dirigenza del Pcc si prepara a una stagione di conflitti, anche militari (la modernizzazione dell'esercito...]]></itunes:summary><itunes:duration>1045</itunes:duration><itunes:keywords>accordocinavaticano,josephzen,pcc,processofarsa,xijinping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eef31421206b3187a5c4b80690b8b944.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scorrettezza di Mattarella che blinda il governo sulle politiche climatiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scorrettezza-di-mattarella-che-blinda-il-governo-sulle-politiche-climatiche--51470075</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7158" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7158</a><br /><br />LA SCORRETTEZZA DI MATTARELLA CHE BLINDA IL GOVERNO SULLE POLITICHE CLIMATICHE di Riccardo Cascioli<br />«Trasmetterò le vostre sollecitazioni di impegno sistemico sul clima al nuovo governo e seguirò con particolare attenzione quello che verrà fatto». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato il proprio sostegno agli scienziati che gli hanno consegnato l'appello-manifesto, che ha raccolto oltre 200mila firme, lanciato dal quotidiano Repubblica e dal solito gruppetto di scienziati che hanno fatto dell'allarmismo climatico la loro vera professione.<br />Si tratta di un manifesto che, in occasione delle elezioni, rilanciava le solite previsioni di catastrofi climatiche provocate dall'uomo che - forse - si potranno evitare solo alle condizioni dettate da loro stessi. Un altro modo per assicurarsi che, pur cambiando il governo, non venga messa in discussione la notevole torta di finanziamenti e di nomine che il mito dell'emergenza climatica ha assicurato finora e promette di riservarne ancora di più in futuro. E Mattarella si ritaglia così il ruolo di garante di questa operazione che intende mettere un'ipoteca sul prossimo governo, magari blindando già il ministero della Transizione ecologica.<br /><br />PETIZIONE SUL CLIMA<br />Non si tratta solo di formalità istituzionale. La responsabilità del Presidente della Repubblica è grave perché ha ignorato un altro appello di segno contrario proveniente da scienziati italiani e mondiali che nell'agosto scorso avevano sfidato i promotori del manifesto pubblicato da Repubblica a un pubblico "duello" scientifico sul tema. Mattarella ha risposto picche anche a una loro richiesta di incontro per spiegargli più dettagliatamente la loro posizione scientifica.<br />Convinti che non ci sia alcuna emergenza climatica e che non ci sia alcuna prova della correlazione tra aumento della concentrazione di Co2 e aumento delle temperature, i firmatari della "Petizione italiana sul clima" avevano invitato i loro antagonisti a scegliere una sede istituzionale in cui svolgere questo confronto.<br />Ovviamente la loro sfida non è stata raccolta da chi sa di avere già i politici nella propria tasca e non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la propria posizione di rendita; ma è più grave che sia stato il Presidente della Repubblica a non volere ascoltare questa voce di scienziati altamente qualificati a parlare di clima. E ricordiamo che stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica che non ha avuto alcun problema a trovare del tempo per ricevere e incensare Greta Thunberg giusto un anno fa.<br /><br />LA SCIENZA AL VOTO<br />Questo sta a dimostrare ulteriormente che le politiche climatiche hanno molto a che fare con la politica e ben poco con la scienza. Non per niente tutto lo sforzo dei promotori dell'appello di Repubblica, riuniti nel comitato pomposamente chiamato "La Scienza al voto", è stato per creare una blindatura politica attorno alle loro richieste e per accreditarsi come unico interlocutore del Parlamento e del governo. È così che hanno fatto firmare a tutte le forze politiche, poco prima del voto del 25 settembre, una dichiarazione comune in cui ci si impegna a costituire nella nuova legislatura un Consiglio Scientifico Clima e Ambiente che «dovrà svolgere un compito di supporto tecnico alle decisioni di Governo e Parlamento». In pratica si vuole bissare sul tema del clima l'esperienza del famigerato Comitato tecnico-scientifico sanitario che ha già fatto disastri durante la pandemia. Purtroppo tale impegno è stato sottoscritto anche dai partiti del centrodestra, a ulteriore dimostrazione di una debolezza culturale e di una sudditanza nei confronti della sinistra.<br />L'unica speranza è che, forti della maggioranza assoluta in Parlamento, i partiti del centrodestra - Fratelli d'Italia in testa - abbiano la volontà e la forza di perseguire davvero il bene comune ed evitare di seguire la sinistra sulla strada del suicidio energetico ed economico con il pretesto delle politiche "green". Significa scegliere un ministro dell'Ambiente competente e aperto ad ascoltare davvero le diverse opinioni scientifiche; e rifiutare la creazione di questo nuovo Comitato tecnico-scientifico o, almeno, mantenerlo a un livello puramente consultivo e comunque aperto alla presenza anche dei climatologi che sono critici nei confronti dell'allarmismo climatico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51470075</guid><pubDate>Wed, 05 Oct 2022 09:28:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51470075/la_scorrettezza_di_mattarella_che_blinda_il_governo_sulle_politiche_climatiche.mp3" length="5638731" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7158&#13;
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LA SCORRETTEZZA DI MATTARELLA CHE BLINDA IL GOVERNO SULLE POLITICHE CLIMATICHE di Riccardo Cascioli&#13;
«Trasmetterò le vostre sollecitazioni di impegno sistemico sul clima al nuovo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7158" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7158</a><br /><br />LA SCORRETTEZZA DI MATTARELLA CHE BLINDA IL GOVERNO SULLE POLITICHE CLIMATICHE di Riccardo Cascioli<br />«Trasmetterò le vostre sollecitazioni di impegno sistemico sul clima al nuovo governo e seguirò con particolare attenzione quello che verrà fatto». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato il proprio sostegno agli scienziati che gli hanno consegnato l'appello-manifesto, che ha raccolto oltre 200mila firme, lanciato dal quotidiano Repubblica e dal solito gruppetto di scienziati che hanno fatto dell'allarmismo climatico la loro vera professione.<br />Si tratta di un manifesto che, in occasione delle elezioni, rilanciava le solite previsioni di catastrofi climatiche provocate dall'uomo che - forse - si potranno evitare solo alle condizioni dettate da loro stessi. Un altro modo per assicurarsi che, pur cambiando il governo, non venga messa in discussione la notevole torta di finanziamenti e di nomine che il mito dell'emergenza climatica ha assicurato finora e promette di riservarne ancora di più in futuro. E Mattarella si ritaglia così il ruolo di garante di questa operazione che intende mettere un'ipoteca sul prossimo governo, magari blindando già il ministero della Transizione ecologica.<br /><br />PETIZIONE SUL CLIMA<br />Non si tratta solo di formalità istituzionale. La responsabilità del Presidente della Repubblica è grave perché ha ignorato un altro appello di segno contrario proveniente da scienziati italiani e mondiali che nell'agosto scorso avevano sfidato i promotori del manifesto pubblicato da Repubblica a un pubblico "duello" scientifico sul tema. Mattarella ha risposto picche anche a una loro richiesta di incontro per spiegargli più dettagliatamente la loro posizione scientifica.<br />Convinti che non ci sia alcuna emergenza climatica e che non ci sia alcuna prova della correlazione tra aumento della concentrazione di Co2 e aumento delle temperature, i firmatari della "Petizione italiana sul clima" avevano invitato i loro antagonisti a scegliere una sede istituzionale in cui svolgere questo confronto.<br />Ovviamente la loro sfida non è stata raccolta da chi sa di avere già i politici nella propria tasca e non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la propria posizione di rendita; ma è più grave che sia stato il Presidente della Repubblica a non volere ascoltare questa voce di scienziati altamente qualificati a parlare di clima. E ricordiamo che stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica che non ha avuto alcun problema a trovare del tempo per ricevere e incensare Greta Thunberg giusto un anno fa.<br /><br />LA SCIENZA AL VOTO<br />Questo sta a dimostrare ulteriormente che le politiche climatiche hanno molto a che fare con la politica e ben poco con la scienza. Non per niente tutto lo sforzo dei promotori dell'appello di Repubblica, riuniti nel comitato pomposamente chiamato "La Scienza al voto", è stato per creare una blindatura politica attorno alle loro richieste e per accreditarsi come unico interlocutore del Parlamento e del governo. È così che hanno fatto firmare a tutte le forze politiche, poco prima del voto del 25 settembre, una dichiarazione comune in cui ci si impegna a costituire nella nuova legislatura un Consiglio Scientifico Clima e Ambiente che «dovrà svolgere un compito di supporto tecnico alle decisioni di Governo e Parlamento». In pratica si vuole bissare sul tema del clima l'esperienza del famigerato Comitato tecnico-scientifico sanitario che ha già fatto disastri durante la pandemia. Purtroppo tale impegno è stato sottoscritto anche dai partiti del centrodestra, a ulteriore dimostrazione di una debolezza culturale e di una sudditanza nei confronti della sinistra.<br />L'unica speranza è che, forti della maggioranza assoluta in Parlamento, i partiti del centrodestra - Fratelli d'Italia in testa -...]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:keywords>co2,lascienzaalvoto,mattarella,repubblica,transizioneecologica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d8ba3259768a394c3dd4ccda4814c5c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo stato che vuole la morte di Alfie ci ricorda il nazismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-stato-che-vuole-la-morte-di-alfie-ci-ricorda-il-nazismo--51405002</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5154" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5154</a><br /><br />LO STATO CHE VUOLE LA MORTE DI ALFIE CI RICORDA IL NAZISMO di Riccardo Cascioli<br />Che vantaggio trae l'umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l'età adulta?... Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina».<br />Qualcuno potrebbe pensare che queste parole siano state pronunciate da qualche gerarca nazista. E invece no, risalgono a ben prima del nazismo: si trovano nel libro "L'enigma della vita", scritto nel 1904 da Ernst Haeckel. Conosciuto come il fondatore dell'ecologia, Haeckel è soprattutto un entusiasta discepolo di Charles Darwin e delle sue teorie sulla selezione naturale. E quindi di Francis Galton (1822-1911), cugino di Darwin e padre della Eugenetica. Galton porta alle estreme conseguenze la teoria darwiniana sulla selezione naturale: poggiandosi anche sulla recente scoperta dell'ereditarietà dei geni si pone la domanda sul come "guidare" questa selezione in modo da migliorare la razza umana.<br />Nascono così le Società di Eugenetica nei primissimi anni del '900. All'inizio si parlava soprattutto di Eugenetica "positiva", ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando quelli tra i migliori elementi della società. Ma ben presto si passa a quella "negativa", cioè il divieto ai deboli di riprodursi. Non per niente leggi eugenetiche (con sterilizzazioni forzate dei "non adatti") tra il 1910 e il 1925 vengono approvate e applicate in diversi paesi nord-europei e in gran parte degli stati degli USA.<br />È un quadro che aiuta meglio a inquadrare quanto sta avvenendo all'ospedale Alder Hey Liverpool dove il piccolo Alfie Evans viene trattato come uno "scarto" da eliminare.<br /><br />LA MENTALITÀ EUGENETICA IN GRAN BRETAGNA<br />Molti in questi giorni, leggendo anche le agghiaccianti sentenze dei giudici britannici, hanno rievocato le leggi naziste sulla selezione della razza.<br />Se il regime tedesco ebbe certamente la possibilità di applicare certe idee, è riduttivo e alla fine fuorviante ridurre la mentalità eugenetica al nazismo. Al contrario, è proprio la Gran Bretagna di fine '800-inizio '900 all'origine di quel movimento razzista e di quella "cultura dello scarto" (come direbbe papa Francesco) che ebbe poi massimo fulgore nel Terzo Reich. E la Germania nazista forse non avrebbe avuto la possibilità di implementare certi programmi se non fosse stato per i generosi finanziamenti delle grandi fondazioni americane e britanniche e per il grande consenso che riscuotevano in Europa. Il professore Ernst Rudin, psichiatra nazista e teorico delle leggi razziali, potè aprire il suo Istituto Kaiser Guglielmo per l'Antropologia, l'Eugenetica e la Genetica Umana (Monaco, 1927) grazie ai fondi della famiglia Rockefeller. E del resto Hitler poteva contare sull'amicizia e sulla solidarietà di altri capi di governo, anch'essi appartenenti alle Società Eugenetiche, come ad esempio il premier britannico Arthur Neville Chamberlain e il primo ministro collaborazionista francese Henri-Philippe Pétain.<br />Dunque non è la Germania nazista l'origine del problema ma proprio quella Gran Bretagna liberale che oggi ci fa inorridire.<br /><br />NON È CORRETTO NEANCHE PARLARE DI UN "RITORNO"<br />In realtà il movimento eugenetico non se ne è mai andato; si è solo trasformato perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale e a causa di quanto avvenuto in Germania, la parola "eugenetica" non godeva più di buona fama. Così pian piano le Società di Eugenetica si trasformano, anzitutto in società di ricerca genetica o di biologia, ma anche semplicemente cambiano nome per rendersi più presentabili.<br />È il caso della Società di Eugenetica britannica: non ha mai smesso la sua attività, semplicemente oggi si chiama Galton Institute e soprattutto attraverso la sua annuale "Galton Lecture" valorizza gli studi sulla genetica che vanno nella direzione della costruzione dell'uomo "su misura". Tanto per fare un esempio, la Galton Lecture 2018 vedrà protagonista la professoressa Jennyfer Doudna, autrice di una ricerca - eticamente molto controversa - sull'editing del genoma. Scopo di tanti studi del Galton Institute è quello di arrivare alla "costruzione" di individui con le caratteristiche volute, fisiche e morali.<br />Quello che attribuiamo al nazismo, dunque, è in realtà una cultura ben radicata nel Regno Unito (e non solo), tuttora molto seguita. Anzi, come dimostra il caso di Alfie Evans, essa viene ormai apertamente praticata negli ospedali e proclamata nelle aule di tribunale senza che nessun settore della società muova un dito, faccia un sobbalzo o almeno trovi qualcosa di sinistro in tutto ciò.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo sottostante dal titolo "Sentenza che annulla il diritto e vuole il male di Alfie" parla dei tanti errori giuridici della sentenza della Corte Suprema inglese: la mancanza di diagnosi approfondite su Alfie non ci può portare a dire che tutte le soluzioni terapeutiche sono state sperimentate e che dunque è inutile il trasferimento in un altro ospedale. Ma soprattutto: in passato ci sono stati casi in cui i medici avevano ragione ad opporsi alle richieste dei genitori, ma sempre per il bene dei bambini. Qui invece si opta per il male, la sua morte.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 aprile 2018:<br />La Corte Suprema il 20 aprile scorso ha nuovamente rigettato un ulteriore ricorso presentato dagli Evans per salvare la vita di loro figlio. Dopo la pubblicazione delle motivazioni di questa decisione, la strategia dei tribunali inglesi sul caso Alfie è ormai ben chiara. Come avevamo già appuntato in un articolo precedente tutta la vertenza ruota intorno al best interest del minore. Se il miglior interesse del minore è quello di morire anche i genitori non possono opporsi.<br />La Corte Suprema scrive nelle motivazioni: "Anticamente il modo con cui un padre poteva far valere il diritto di custodire un figlio era tramite un mandato di 'habeas corpus' (richiesta di comparizione di una persona davanti al giudice in caso di arresto o detenzione/Ndr). E questo accadeva perché un uomo sposato poteva vantare, nel diritto comune, la custodia del figlio. Ma nei tempi più moderni questo diritto è stato circoscritto nell'interesse del benessere del bambino". I giudici citano una legge del 1891 ormai abrogata la quale prevedeva che "quando il genitore di un bambino si appella all'Alta Corte o alla Corte di Sessione per un mandato di comparizione del bambino stesso e la Corte è del parere che il genitore abbia abbandonato o trascurato il figlio o che si comporti comunque in modo che la Corte ritenga di rifiutare di far valere il suo diritto di custodia sul bambino, la Corte può discrezionalmente rifiutare o concedere il mandato". I tre giudici della Suprema Corte concludono: "Questo rende chiaro che i diritti dei genitori non sono assoluti". In breve, tramite l'habeas corpus il genitore poteva far valere il diritto di custodia sul figlio, ma se i giudici ritenevano che, per i più diversi motivi, il genitore non avesse dato prova di essere capace di badare al figlio, potevano disattendere la richiesta di mandato dell'habeas corpus. Ergo i diritti dei genitori non sono senza limiti.<br />Questo perché il principio di beneficialità a favore del minore, ricordano sempre i giudici, è il principio fondamentale a cui si devono ispirare i tribunali, così come indicato dalla Sezione I del Children's Act, legge del 1989. "È dunque un chiaro principio di legge – si legge nelle motivazioni - il fatto che i genitori non hanno diritto di invocare un mandato di 'habeas corpus' per chiedere la custodia del figlio, se questo non è nel miglior interesse del bambino". Queste premesse servono alla Suprema Corte per concludere che il miglior interesse di Alfie sia quello di morire, miglior interesse che prevale anche sul diritto di libera circolazione in ambito europeo: "i genitori di Alfie non hanno il diritto di orientare i suoi futuri trattamenti medici, […] non possono portar via Alfie dall'Alder Hey con lo scopo di trasportarlo a certi rischi in altri ospedali che non possono fargli alcun bene. È stato definitivamente stabilito che non è nel miglior interesse di Alfie non solo restare nell'Alder Hey Hospital per continuare ad essere trattato com'è attualmente, ma nemmeno di viaggiare altrove per lo stesso fine. Non è legittimo continuare a trattenerlo per questo scopo, né all'Alder Hey né altrove. L'unica liberazione di cui ha diritto, quindi, è la liberazione dall'imposizione di trattamenti medici che non sono nel suo miglior interesse. […]. Non c'è nemmeno alcuna ragione per ulteriori ritardi. […] L'Ospedale dev'essere libero di fare ciò che è stato determinato essere nel miglior interesse di Alfie".<br />La Suprema Corte si ispira ad un principio giusto – la tutela del miglior interesse del minore anche contro la volontà dei genitori - ma non pertinente al caso specifico. Tentiamo di spiegarci meglio. E' giusto che lo Stato per mano dei giudici si sostituisca nella tutela di un minore allorchè i genitori si siano dimostrati inadatti a tale scopo? Sì. E' ciò che accade ordinariamente con l'affido. Si toglie il bambino da un ambiente non a lui consono e per il suo miglior interesse lo si inserisce in un altro nucleo familiare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51405002</guid><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 11:32:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51405002/lo_stato_che_vuole_la_morte_di_alfie_ci_ricorda_il_nazismo.mp3" length="19250826" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5154&#13;
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LO STATO CHE VUOLE LA MORTE DI ALFIE CI RICORDA IL NAZISMO di Riccardo Cascioli&#13;
Che vantaggio trae l'umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5154" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5154</a><br /><br />LO STATO CHE VUOLE LA MORTE DI ALFIE CI RICORDA IL NAZISMO di Riccardo Cascioli<br />Che vantaggio trae l'umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l'età adulta?... Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina».<br />Qualcuno potrebbe pensare che queste parole siano state pronunciate da qualche gerarca nazista. E invece no, risalgono a ben prima del nazismo: si trovano nel libro "L'enigma della vita", scritto nel 1904 da Ernst Haeckel. Conosciuto come il fondatore dell'ecologia, Haeckel è soprattutto un entusiasta discepolo di Charles Darwin e delle sue teorie sulla selezione naturale. E quindi di Francis Galton (1822-1911), cugino di Darwin e padre della Eugenetica. Galton porta alle estreme conseguenze la teoria darwiniana sulla selezione naturale: poggiandosi anche sulla recente scoperta dell'ereditarietà dei geni si pone la domanda sul come "guidare" questa selezione in modo da migliorare la razza umana.<br />Nascono così le Società di Eugenetica nei primissimi anni del '900. All'inizio si parlava soprattutto di Eugenetica "positiva", ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando quelli tra i migliori elementi della società. Ma ben presto si passa a quella "negativa", cioè il divieto ai deboli di riprodursi. Non per niente leggi eugenetiche (con sterilizzazioni forzate dei "non adatti") tra il 1910 e il 1925 vengono approvate e applicate in diversi paesi nord-europei e in gran parte degli stati degli USA.<br />È un quadro che aiuta meglio a inquadrare quanto sta avvenendo all'ospedale Alder Hey Liverpool dove il piccolo Alfie Evans viene trattato come uno "scarto" da eliminare.<br /><br />LA MENTALITÀ EUGENETICA IN GRAN BRETAGNA<br />Molti in questi giorni, leggendo anche le agghiaccianti sentenze dei giudici britannici, hanno rievocato le leggi naziste sulla selezione della razza.<br />Se il regime tedesco ebbe certamente la possibilità di applicare certe idee, è riduttivo e alla fine fuorviante ridurre la mentalità eugenetica al nazismo. Al contrario, è proprio la Gran Bretagna di fine '800-inizio '900 all'origine di quel movimento razzista e di quella "cultura dello scarto" (come direbbe papa Francesco) che ebbe poi massimo fulgore nel Terzo Reich. E la Germania nazista forse non avrebbe avuto la possibilità di implementare certi programmi se non fosse stato per i generosi finanziamenti delle grandi fondazioni americane e britanniche e per il grande consenso che riscuotevano in Europa. Il professore Ernst Rudin, psichiatra nazista e teorico delle leggi razziali, potè aprire il suo Istituto Kaiser Guglielmo per l'Antropologia, l'Eugenetica e la Genetica Umana (Monaco, 1927) grazie ai fondi della famiglia Rockefeller. E del resto Hitler poteva contare sull'amicizia e sulla solidarietà di altri capi di governo, anch'essi appartenenti alle Società Eugenetiche, come ad esempio il premier britannico Arthur Neville Chamberlain e il primo ministro collaborazionista francese Henri-Philippe Pétain.<br />Dunque non è la Germania nazista l'origine del problema ma proprio quella Gran Bretagna liberale che oggi ci fa inorridire.<br /><br />NON È CORRETTO NEANCHE PARLARE DI UN "RITORNO"<br />In realtà il movimento eugenetico non se ne è mai andato; si è solo trasformato perché alla fine della Seconda Guerra...]]></itunes:summary><itunes:duration>1204</itunes:duration><itunes:keywords>alfieevans,darwin,eugenetica,nazismo,societàeugeneticabritannica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bb899054b250bc337009d04c8b736b26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inverno al buio e al freddo non sarà causato dall'emergenza del gas, ma dagli ambientalisti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inverno-al-buio-e-al-freddo-non-sara-causato-dall-emergenza-del-gas-ma-dagli-ambientalisti--51009944</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7120" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7120</a><br /><br />L'INVERNO AL BUIO E AL FREDDO NON SARANNO CAUSATI DALL'EMERGENZA DEL GAS, MA DAGLI AMBIENTALISTI di Riccardo Cascioli<br />Luci spente sulle strade, temperatura più fredda di due gradi in casa e in ufficio. È il menù che dobbiamo aspettarci per il prossimo autunno e inverno secondo il piano dell'Unione Europea entrato in vigore nei giorni scorsi. Ed è solo l'inizio. L'obiettivo è tagliare del 15% i consumi di gas in Europa (per l'Italia "solo" il 7% grazie all'accantonamento delle scorte, ma non facciamoci illusioni) come conseguenza della guerra in Ucraina e della conseguente riduzione del flusso di gas dalla Russia.<br />L'impegno è su base volontaria ma con il timore che la Russia possa bloccare completamente il flusso di gas verso i Paesi dell'Unione Europea come ritorsione per il sostegno all'Ucraina, alcuni stanno già applicando i piani di riduzione. Ne ha fatto un piccolo inventario il Wall Street Journal nell'edizione dell'11 agosto: in Germania, ad esempio, sono state già spente nelle principali città le luci che illuminano i monumenti, ma ci sono anche tagli netti nell'illuminazione pubblica notturna e nei semafori fuori dalle ore di punta. Il comune di Monaco ha tolto l'acqua calda negli uffici pubblici e le fontane restano asciutte di notte; e per l'Oktoberfest è già annunciato che lo spazio sotto i tendoni che riparano i tavoli dove ci si ritrova a bere non sarà riscaldato. Ma un sacrificio importante sarà richiesto ovviamente ai privati cittadini visto che le abitazioni private assorbono un terzo di tutto il gas consumato in Germania.<br /><br />LE PRESSIONI DEGLI ECOLOGISTI<br />In Olanda la campagna di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di energia è già iniziata da mesi, con l'invito pressante a stare meno di 5 minuti in doccia. E in Spagna c'è già per uffici e negozi l'obbligo di diminuire l'uso dell'aria condizionata, come del resto in Italia, dove il divieto negli uffici pubblici di tenere l'aria condizionata a una temperatura inferiore a 27 gradi è in vigore già da maggio. E del resto tutti ricordiamo con raccapriccio una delle battute per cui è diventato famoso il presidente del Consiglio Mario Draghi, quella in cui invitava a scegliere tra condizionatore e pace in Ucraina.<br />Che ci sia oggi un problema di approvvigionamento del gas è un dato di fatto, anche se è figlio di scelte scellerate fatte nei decenni passati, quando le pressioni degli ecologisti hanno spinto i principali paesi europei - Germania in testa - a rinunciare alle proprie fonti di energia, aumentando così la dipendenza dall'estero, soprattutto dalla Russia. L'ostracismo contro il carbone, il nucleare, le estrazioni del gas sono una causa non secondaria della dipendenza energetica. Basti pensare al caso dell'Italia, dove è stato detto "no" due volte al nucleare, si è ridotto enormemente l'uso del carbone, ma nello stesso tempo sono state impedite le trivellazioni nell'Adriatico per petrolio e gas, e senza dimenticare che ci sono opposizioni ogniqualvolta si parli di costruire un rigassificatore.<br /><br />UN PRETESTO PER RENDERE PERMANENTI LE POLITICHE DI AUSTERITY<br />Ma quello che non si dice è che l'emergenza attuale è il pretesto per rendere permanenti politiche di austerity a lungo perseguite. Quella del risparmio energetico attraverso la "rinuncia" all'uso dell'energia elettrica (che passa sotto il nome di "stili di vita sostenibili") è un vecchio pallino del movimento ecologista. Basti pensare che da 14 anni il WWF organizza la Earth Hour (l'ora della Terra), un'iniziativa per cui un giorno all'anno cittadini, imprese e istituzioni di tutto il mondo sono invitati a spegnere la luce per un'ora. In particolare l'iniziativa coinvolge monumenti significativi come la Torre Eiffel, il Colosseo, il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, il Ponte sul Bosforo e tanti altri luoghi fortemente simbolici. Da alcuni anni anche la basilica di San Pietro è stata coinvolta in questa "festa del buio", e anche questo dice qualcosa della situazione attuale della Chiesa.<br />L'Italia fa ancora di più, perché da 18 anni un'iniziativa analoga è stata lanciata anche da un programma di Radio Rai, Caterpillar, e si chiama "M'illumino di meno", dal titolo che spiega già tutto, con il coinvolgimento anche qui delle amministrazioni pubbliche. Del resto questa è l'iniziativa perfetta per un'epoca buia come quella attuale.<br />Spegnere la luce non è una necessità data da una emergenza momentanea ma uno stile di vita "sostenibile" da perseguire e poi da imporre permanentemente per poter centrare gli obiettivi di riduzione di emissioni di anidride carbonica stabiliti negli Accordi di Parigi sul clima. Non a caso lo spot della grande campagna di comunicazione e sensibilizzazione che sta per essere lanciata dal governo per invitare al risparmio del gas dice «Salva il pianeta, aiuta il Paese e fa risparmiare...».<br />Appunto, non si tratta solo di sopportare qualche sacrificio temporaneo, giusto il tempo di sostituire il gas russo con altre fonti; no, lo scopo dichiarato è salvare il pianeta, quindi non solo questo sarà «il nuovo normale», ma dobbiamo aspettarci molto di più una volta che anche questa follia sarà digerita. E se il popolo sarà recalcitrante basta lanciare una nuova emergenza e tutto sarà giustificato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51009944</guid><pubDate>Tue, 23 Aug 2022 21:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51009944/l_inverno_al_buio_e_al_freddo_non_causata_dall_emergenza_del_gas_ma_dagli_ambientalisti.mp3" length="6190019" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7120&#13;
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L'INVERNO AL BUIO E AL FREDDO NON SARANNO CAUSATI DALL'EMERGENZA DEL GAS, MA DAGLI AMBIENTALISTI di Riccardo Cascioli&#13;
Luci spente sulle strade, temperatura più fredda di due gradi in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7120" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7120</a><br /><br />L'INVERNO AL BUIO E AL FREDDO NON SARANNO CAUSATI DALL'EMERGENZA DEL GAS, MA DAGLI AMBIENTALISTI di Riccardo Cascioli<br />Luci spente sulle strade, temperatura più fredda di due gradi in casa e in ufficio. È il menù che dobbiamo aspettarci per il prossimo autunno e inverno secondo il piano dell'Unione Europea entrato in vigore nei giorni scorsi. Ed è solo l'inizio. L'obiettivo è tagliare del 15% i consumi di gas in Europa (per l'Italia "solo" il 7% grazie all'accantonamento delle scorte, ma non facciamoci illusioni) come conseguenza della guerra in Ucraina e della conseguente riduzione del flusso di gas dalla Russia.<br />L'impegno è su base volontaria ma con il timore che la Russia possa bloccare completamente il flusso di gas verso i Paesi dell'Unione Europea come ritorsione per il sostegno all'Ucraina, alcuni stanno già applicando i piani di riduzione. Ne ha fatto un piccolo inventario il Wall Street Journal nell'edizione dell'11 agosto: in Germania, ad esempio, sono state già spente nelle principali città le luci che illuminano i monumenti, ma ci sono anche tagli netti nell'illuminazione pubblica notturna e nei semafori fuori dalle ore di punta. Il comune di Monaco ha tolto l'acqua calda negli uffici pubblici e le fontane restano asciutte di notte; e per l'Oktoberfest è già annunciato che lo spazio sotto i tendoni che riparano i tavoli dove ci si ritrova a bere non sarà riscaldato. Ma un sacrificio importante sarà richiesto ovviamente ai privati cittadini visto che le abitazioni private assorbono un terzo di tutto il gas consumato in Germania.<br /><br />LE PRESSIONI DEGLI ECOLOGISTI<br />In Olanda la campagna di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di energia è già iniziata da mesi, con l'invito pressante a stare meno di 5 minuti in doccia. E in Spagna c'è già per uffici e negozi l'obbligo di diminuire l'uso dell'aria condizionata, come del resto in Italia, dove il divieto negli uffici pubblici di tenere l'aria condizionata a una temperatura inferiore a 27 gradi è in vigore già da maggio. E del resto tutti ricordiamo con raccapriccio una delle battute per cui è diventato famoso il presidente del Consiglio Mario Draghi, quella in cui invitava a scegliere tra condizionatore e pace in Ucraina.<br />Che ci sia oggi un problema di approvvigionamento del gas è un dato di fatto, anche se è figlio di scelte scellerate fatte nei decenni passati, quando le pressioni degli ecologisti hanno spinto i principali paesi europei - Germania in testa - a rinunciare alle proprie fonti di energia, aumentando così la dipendenza dall'estero, soprattutto dalla Russia. L'ostracismo contro il carbone, il nucleare, le estrazioni del gas sono una causa non secondaria della dipendenza energetica. Basti pensare al caso dell'Italia, dove è stato detto "no" due volte al nucleare, si è ridotto enormemente l'uso del carbone, ma nello stesso tempo sono state impedite le trivellazioni nell'Adriatico per petrolio e gas, e senza dimenticare che ci sono opposizioni ogniqualvolta si parli di costruire un rigassificatore.<br /><br />UN PRETESTO PER RENDERE PERMANENTI LE POLITICHE DI AUSTERITY<br />Ma quello che non si dice è che l'emergenza attuale è il pretesto per rendere permanenti politiche di austerity a lungo perseguite. Quella del risparmio energetico attraverso la "rinuncia" all'uso dell'energia elettrica (che passa sotto il nome di "stili di vita sostenibili") è un vecchio pallino del movimento ecologista. Basti pensare che da 14 anni il WWF organizza la Earth Hour (l'ora della Terra), un'iniziativa per cui un giorno all'anno cittadini, imprese e istituzioni di tutto il mondo sono invitati a spegnere la luce per un'ora. 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Purtroppo sembra un rito inutile che si ripete a ogni strage, visto che passati i giorni del lutto e delle polemiche politiche nulla cambia in attesa della prossima sparatoria.<br />Uno dei motivi di questa inutilità sta nel fatto che si reagisce sempre dando per scontata la risposta: la colpa è delle armi che negli Stati Uniti circolano liberamente, e quindi è della lobby delle armi che impedisce al Congresso di intervenire per limitarne o proibirne la possibilità di acquisto. Da ieri tutte le testate giornalistiche sono piene di queste analisi che dicono tutte la stessa cosa. Ma è davvero così? O ci sono altri fattori da tenere in considerazione e che alla lunga sono molto più determinanti delle armi?<br />In effetti, la tesi "è tutta colpa delle armi" è fortemente riduttiva, per una serie di fattori, non ultimo il fatto che «è l'uomo che uccide, non la sua spada», come ricordava Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata della pace del 1984. Bisogna perciò più realisticamente guardare all'uomo, al suo cuore e alle sue motivazioni piuttosto che alla sua spada o fucile automatico.<br /><br />LA LIBERTÀ E LA PROPRIETÀ PRIVATA: FONDAMENTO DELL'IDENTITÀ AMERICANA<br />Lasciamo pure stare il fatto che il possesso personale delle armi negli Stati Uniti affonda le radici nelle origini, che pongono la libertà e la proprietà privata a fondamento dell'identità americana. Ci sono altri dati relativi alla diffusione e all'uso delle armi che fanno dubitare che questa sia la causa vera del problema. Anzitutto gli Stati Uniti non sono l'unico paese dove c'è ampia possibilità di avere armi in casa. Il Canada solo due anni fa ha posto dei limiti vietando l'acquisto di fucili d'assalto, ma fino ad allora sparatorie di massa sono stati eventi molto rari. In molti altri paesi, inoltre, procurarsi armi è molto facile in modo più o meno legale - pensiamo, per non allontanarci troppo, a Messico e Venezuela - ma non c'è questo fenomeno seppure la violenza sia molto diffusa. Peraltro, il fatto che - come dice un rapporto dell'FBI pubblicato nei giorni scorsi e citato dalla BBC - dall'inizio della pandemia da Covid-19 siano raddoppiati gli attacchi armati di privati cittadini smentisce una relazione diretta tra disponibilità di armi e sparatorie di massa (nello stesso periodo le armi non sono raddoppiate). Piuttosto dovrebbe porre qualche domanda sulle conseguenze che hanno avuto certe politiche di gestione della pandemia.<br />Certo, è innegabile che avere armi a disposizione renda più facile e drammaticamente più efficace l'azione di chi in cuor suo ha deciso di rovesciare su degli innocenti la propria rabbia. Ma questo sarebbe un fattore decisivo se tali stragi fossero d'impeto. Ovvero una reazione immediata a un presunto torto subito, come accade ad esempio per le liti stradali (omicidi per un sorpasso subito o per un parcheggio "rubato") o per gli omicidi passionali (un marito che scopre la moglie con l'amante): in questi casi ovviamente un'arma pronto uso fa la differenza.<br /><br />ANCHE SE NON CI FOSSERO LE ARMI LE STRAGI CI SAREBBERO LO STESSO<br />Ma le sparatorie di massa di cui parliamo sono stragi attentamente pianificate, preparate accuratamente per giorni e settimane, addirittura annunciate in alcuni casi sui social media. Vuol dire che chi ha queste intenzioni ha anche tutto il tempo di procurarsi le armi necessarie in qualche modo, anche illegale. E di fronte a questa determinazione anche se non ci fossero le armi potrebbe usare un altro mezzo: ad esempio potrebbe lanciarsi con un'auto a tutta velocità contro la folla all'ingresso o all'uscita della scuola.<br />Torniamo allora all'uomo, al suo cuore, alla sua mente. Che cosa spinge ad atti così tremendi? Non pretendiamo di avere una risposta esaustiva, tanto il mistero del male è impossibile da esplorare compiutamente. Però possiamo notare alcuni fattori che tornano in gran parte di queste sparatorie di massa. Il primo elemento è proprio la scuola, certamente il luogo più colpito: in dieci anni, dall'attacco del dicembre 2012 alla scuola elementare Sandy Hook (Connecticut) con 27 morti, sono state ben 9 le sparatorie all'interno delle scuole, praticamente una all'anno. Ex studenti della stessa scuola, in gran parte, che in quell'ambiente sentono di aver subito delle ingiustizie, hanno accumulato frustrazioni, si sono scoperti dei falliti: come Salvador Ramos, il 18enne protagonista dell'attacco di ieri. Il "sogno americano" per costoro è diventato un incubo.<br />Altro fattore, la giovane età: a parte un caso, tutti i protagonisti degli assalti alle scuole dal 2012 a oggi vanno dai 15 ai 25 anni. E tutti avevano situazioni familiari complicate, genitori divisi, assenti, storie di abusi, e ovviamente anche problemi psicologici o psichiatrici. Giovani, soli, infelici, disperati. E suicidi: già, perché ognuno di loro o si è suicidato dopo aver sparato o si è lasciato uccidere dalla polizia. Tutti hanno ucciso volendo morire loro stessi: quasi un ultimo, disperato, tentativo di sperimentare una compagnia, almeno nella morte.<br />Mettere sotto controllo le armi; impedire che possano andare in mano a persone già segnalate per problemi mentali; prevenire manifestazioni estreme non abbandonando a se stesse persone problematiche, può certo aiutare a limitare i danni, forse ad evitare alcune tragedie, ma è pur sempre un intervento sui sintomi.<br />Quello che è necessario è però andare alla radice del male: c'è bisogno di un senso per vivere, anzitutto, un incontro che corrisponda alle esigenze vere del cuore. Ma è un tesoro sempre più raro da trovare in una società che pretende di costruirsi senza o addirittura contro Dio. È su questo anzitutto che si dovrebbe riflettere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50112476</guid><pubDate>Tue, 07 Jun 2022 21:59:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50112476/stragi_nelle_scole_usa_il_problema_vero_non_nelle_armi.mp3" length="7288416" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7033&#13;
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STRAGI NELLE SCUOLE USA, IL PROBLEMA VERO NON E' NELLE ARMI di Riccardo Cascioli&#13;
La nuova strage di bambini in Texas per mano di un 18enne armato di tutto punto penetrato nella scuola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7033" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7033</a><br /><br />STRAGI NELLE SCUOLE USA, IL PROBLEMA VERO NON E' NELLE ARMI di Riccardo Cascioli<br />La nuova strage di bambini in Texas per mano di un 18enne armato di tutto punto penetrato nella scuola elementare Robb di Uvalde, non può lasciare indifferenti e spinge a chiedersi quale sia la causa del ripetersi di queste sparatorie di massa. Purtroppo sembra un rito inutile che si ripete a ogni strage, visto che passati i giorni del lutto e delle polemiche politiche nulla cambia in attesa della prossima sparatoria.<br />Uno dei motivi di questa inutilità sta nel fatto che si reagisce sempre dando per scontata la risposta: la colpa è delle armi che negli Stati Uniti circolano liberamente, e quindi è della lobby delle armi che impedisce al Congresso di intervenire per limitarne o proibirne la possibilità di acquisto. Da ieri tutte le testate giornalistiche sono piene di queste analisi che dicono tutte la stessa cosa. Ma è davvero così? O ci sono altri fattori da tenere in considerazione e che alla lunga sono molto più determinanti delle armi?<br />In effetti, la tesi "è tutta colpa delle armi" è fortemente riduttiva, per una serie di fattori, non ultimo il fatto che «è l'uomo che uccide, non la sua spada», come ricordava Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata della pace del 1984. Bisogna perciò più realisticamente guardare all'uomo, al suo cuore e alle sue motivazioni piuttosto che alla sua spada o fucile automatico.<br /><br />LA LIBERTÀ E LA PROPRIETÀ PRIVATA: FONDAMENTO DELL'IDENTITÀ AMERICANA<br />Lasciamo pure stare il fatto che il possesso personale delle armi negli Stati Uniti affonda le radici nelle origini, che pongono la libertà e la proprietà privata a fondamento dell'identità americana. Ci sono altri dati relativi alla diffusione e all'uso delle armi che fanno dubitare che questa sia la causa vera del problema. Anzitutto gli Stati Uniti non sono l'unico paese dove c'è ampia possibilità di avere armi in casa. Il Canada solo due anni fa ha posto dei limiti vietando l'acquisto di fucili d'assalto, ma fino ad allora sparatorie di massa sono stati eventi molto rari. In molti altri paesi, inoltre, procurarsi armi è molto facile in modo più o meno legale - pensiamo, per non allontanarci troppo, a Messico e Venezuela - ma non c'è questo fenomeno seppure la violenza sia molto diffusa. Peraltro, il fatto che - come dice un rapporto dell'FBI pubblicato nei giorni scorsi e citato dalla BBC - dall'inizio della pandemia da Covid-19 siano raddoppiati gli attacchi armati di privati cittadini smentisce una relazione diretta tra disponibilità di armi e sparatorie di massa (nello stesso periodo le armi non sono raddoppiate). Piuttosto dovrebbe porre qualche domanda sulle conseguenze che hanno avuto certe politiche di gestione della pandemia.<br />Certo, è innegabile che avere armi a disposizione renda più facile e drammaticamente più efficace l'azione di chi in cuor suo ha deciso di rovesciare su degli innocenti la propria rabbia. Ma questo sarebbe un fattore decisivo se tali stragi fossero d'impeto. Ovvero una reazione immediata a un presunto torto subito, come accade ad esempio per le liti stradali (omicidi per un sorpasso subito o per un parcheggio "rubato") o per gli omicidi passionali (un marito che scopre la moglie con l'amante): in questi casi ovviamente un'arma pronto uso fa la differenza.<br /><br />ANCHE SE NON CI FOSSERO LE ARMI LE STRAGI CI SAREBBERO LO STESSO<br />Ma le sparatorie di massa di cui parliamo sono stragi attentamente pianificate, preparate accuratamente per giorni e settimane, addirittura annunciate in alcuni casi sui social media. Vuol dire che chi ha queste intenzioni ha anche tutto il tempo di procurarsi le armi necessarie in qualche modo, anche illegale. 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Come accade dal 2011, anche quest'anno dunque avremo una marcia intorno al 22 maggio, giorno che nel 1978 segnò l'approvazione in Italia della legge che legalizzava l'aborto.<br />Che anche in Italia si sia creata la possibilità di questa iniziativa - sul modello di tante che si svolgono in varie parti del mondo - non può che essere salutato con soddisfazione, e dunque non c'è che da augurarsi una piena riuscita dell'iniziativa di sabato, per la quale si prevede l'arrivo a Roma di decine di migliaia di persone: non tanto grazie all'adesione quest'anno di una novantina di associazioni, quanto alla mobilitazione del movimento neocatecumenale convinto dalla presenza di un suo esponente, Massimo Gandolfini, quale portavoce della manifestazione.<br />Detto questo però non sarebbe serio cercare di nascondere la polvere delle divisioni e dei distinguo del popolo pro-life sotto il tappeto della bella manifestazione con tante adesioni di associazioni. Anzi, è doveroso capire cosa stia avvenendo nel variegato e complesso popolo della vita italiano per comprendere anche le prospettive future ed eventualmente correggere la rotta.<br />Proviamo a spiegarci: il primo fattore da comprendere è che, malgrado l'apparenza e malgrado i tentativi di ricucire, il mondo pro life italiano è molto diviso. E sabato prossimo mancheranno a Roma componenti importanti di questo popolo, a cominciare da chi ha organizzato le Marce per la vita da 11 anni a questa parte. Non a caso quella di quest'anno si chiama Manifestazione per la vita e non Marcia per la vita, il cui marchio registrato resta in mano a chi ha organizzato l'evento fino al 2021. Bisogna dare atto che si è evitato di creare uno scontro pubblico in nome di un bene più grande, ma la divisione resta e non è un problema di antipatie personali. Il problema sono i contenuti, e non certo da oggi, dato che questa non è neanche la prima grossa trasformazione dell'iniziativa.<br /><br />IN PRINCIPIO FU LA MARCIA PER LA VITA<br />Dobbiamo perciò risalire all'origine: nel 2011 la prima Marcia nazionale per la Vita si svolse a Desenzano del Garda, organizzata da Movimento Europeo Difesa Vita (MEDV) e associazione Famiglia Domani, con l'adesione di diverse associazioni. In Italia per la prima volta emergeva un popolo della vita fuori dai canali istituzionali, ovvero in alternativa al Movimento per la Vita che, dipendente dalla Conferenza Episcopale Italiana, era molto ingessato e più incline a frequentare i palazzi della politica che non a mobilitare l'opinione pubblica, anche ricorrendo alle piazze.<br />Non per niente diverse delle associazioni aderenti alla prima Marcia per la vita erano schegge uscite dal Movimento per la Vita, in aperto contrasto con la sua dirigenza nazionale. E ovviamente il Movimento per la Vita osteggiava apertamente l'iniziativa. Già nel 2012 la Marcia si trasferisce a Roma, preceduta il giorno prima da un Congresso internazionale sulla vita. Ma già nel 2014, in nome di una maggiore purezza della battaglia contro l'aborto, una parte dei primi organizzatori è costretta a ritirarsi: il problema era la partecipazione di relatori giudicati non completamente allineati su ogni aspetto delle battaglie pro life. Così al nome della Marcia viene affiancato lo slogan "senza compromessi", per evitare qualsiasi ambiguità. Nello stesso tempo però fette consistenti del mondo pro-life non partecipavano alla Marcia che infatti, anche negli anni più brillanti, non ha mai superato qualche migliaio di partecipanti.<br />L'arrivo del Covid, e la diatriba sui vaccini preparati con linee cellulari provenienti da feti abortiti, ha fatto il resto: non è un segreto che chi aveva la massima responsabilità della Marcia ha sostenuto la vaccinazione senza se e senza ma. Si è così creata una frattura insanabile che ha portato il Comitato Marcia per la Vita a sciogliersi l'anno scorso e a rendere impossibile una nuova Marcia con la stessa dirigenza (che però ha mantenuto il marchio).<br /><br />INIZIATIVA ECUMENICA<br />Sono entrate così in gioco altre associazioni che hanno preso il testimone, cogliendo l'occasione per proporre una iniziativa che solo apparentemente è in continuità con la storia precedente, tanto è vero che sabato mancheranno proprio le componenti che hanno finora sostenuto la Marcia per la Vita: si è passati infatti da una concezione esclusivista, fortemente connotata dal punto di vista cattolico, a una iniziativa "ecumenica" che tende a riunire tutti a costo di ammorbidire i contenuti ed evitare le questioni più spinose. In effetti leggendo il manifesto appare chiaro che, sebbene il giudizio negativo sull'aborto sia netto, si evitano riferimenti alla legislazione italiana puntando invece sulla testimonianza positiva per la vita. E questo anche in un momento in cui quanto sta accadendo negli Stati Uniti, con il possibile rovesciamento della sentenza della Corte Suprema sull'aborto, dovrebbe indurre a maggiore coraggio sulla possibilità di cambiare il corso della legislazione.<br />Ma soprattutto si evita accuratamente il tema che pure ha lacerato il mondo pro life in questi due anni, ovvero il vaccino, e anche una condanna più generica dell'uso di linee cellulari di feti abortiti nell'industria farmaceutica (non solo vaccini anti-Covid dunque) è sparita dal manifesto finale. La domanda è d'obbligo: quanto può essere solida un'unità che evita le questioni più spinose, su cui ci sarebbe davvero bisogno di chiarirsi? In fondo è la stessa Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sui vaccini anti-Covid a chiedere ad aziende farmaceutiche e governi di produrre e commercializzare farmaci evitando l'uso di quelle linee cellulari.<br /><br />IDENTITA' DILUITA... EPPURE ANCORA NON BASTA AL MOVIMENTO PER LA VITA<br />C'è da aggiungere che quanti dei partecipanti alle vecchie marce per la vita non aderiscono alla Manifestazione di quest'anno obiettano anche sul titolo dato alla manifestazione, "Scegliamo la vita", uno slogan di vago sapore pro-choice. Il tema della scelta, in effetti, appartiene al fronte abortista, tradizionalmente nel fronte pro-life si parla di accoglienza della vita, essendo questa un dono.<br />Ma è chiaro, in questo, tutto lo sforzo degli organizzatori di trasmettere un messaggio positivo, di trovare parole e slogan su cui tutti - o perlomeno il maggior numero possibile - possano ritrovarsi in qualche modo. Per questo c'è anche la massima attenzione a evitare che gruppi o singoli attivisti pro life portino manifesti o immagini che possano creare problemi, sul sito della manifestazione ci sono anche gli slogan da stampare su striscioni e cartelloni, i soli consentiti. È uno sforzo certamente diretto alla Chiesa istituzionale per averne il sostegno, inclusa l'adesione del Movimento per la Vita. Quest'ultimo tentativo è però clamorosamente fallito in modo addirittura grottesco. Il Movimento per la Vita, guidato da Marina Casini, ha infatti partecipato a tutta la fase preparatoria della Manifestazione, influenzando pesantemente il contenuto del manifesto e chiedendo anche garanzie per isolare o silenziare eventuali gruppi e associazioni giudicate estremiste. Dopodiché, l'assemblea del Movimento per la Vita ha comunque bocciato la proposta di adesione e la presidentessa Marina Casini ha dovuto inviare una imbarazzata e patetica lettera di spiegazione ai membri del Movimento.<br />Risultato: l'adesione di tante associazioni e la prevista partecipazione in massa del movimento neocatecumenale, per quanto positive, non possono comunque nascondere la realtà di un movimento pro-life italiano che resta molto frammentato e diviso. Ci si può solo augurare che si abbia più coraggio di un confronto vero e trasparente, e senza reciproche scomuniche, sulle questioni di fondo che riguardano la vita perché cresca una unità su ciò che conta davvero. E che la manifestazione del 21 maggio possa essere un passo in questa direzione.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Avvenire e aborto, il fascino discreto della Legge 194" fa notare che il quotidiano della CEI, pur facendo un resoconto della manifestazione per la vita, in realtà difende la legge 194 del 1978 che in Italia ha introdotto l'aborto.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 maggio 2022:<br />Il segnale politico è chiaro: la Chiesa italiana - ovvero la sua gerarchia - difende la legge 194 che ha introdotto l'aborto nel 1978, ma lo fa in modo discreto, con una breve colonnina pubblicata da Avvenire (il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, CEI) a fianco del resoconto della manifestazione per la vita svoltasi a Roma sabato 21 maggio. Il testo non è firmato, ma è chiaramente impensabile che su un tema tanto delicato possa uscire una nota del genere - molto precisa in quel che vuole comunicare - per distrazione o per l'iniziativa di un redattore disinformato o malintenzionato. E non può certo essere casuale il momento scelto, ovvero all'indomani della Manifestazione per la vita, a fianco del resoconto (neutrale) di cronaca, come a voler rassicurare qualcuno che comunque la Chiesa farà di tutto per evitare che venga messa in discussione la legge 194.<br />Cosa dice infatti questa nota che sotto l'etichetta "Da sapere" viene titolata "L'obiettivo della 194"? Vale la pena riportare il testo completo:]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49929108</guid><pubDate>Tue, 24 May 2022 22:03:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49929108/la_manifestazione_per_la_vita_e_la_divisione_del_mondo_prolife_italiano.mp3" length="19136723" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7018&#13;
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LA MANIFESTAZIONE PER LA VITA E LA DIVISIONE DEL MONDO PROLIFE ITALIANO di Riccardo Cascioli&#13;
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Come è noto, sabato 21 maggio si svolgerà a Roma la Manifestazione per la vita, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7018" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7018</a><br /><br />LA MANIFESTAZIONE PER LA VITA E LA DIVISIONE DEL MONDO PROLIFE ITALIANO di Riccardo Cascioli<br /><br />Come è noto, sabato 21 maggio si svolgerà a Roma la Manifestazione per la vita, che prevede una marcia con inizio alle ore 14 da piazza della Repubblica e arrivo in piazza San Giovanni, dove ci saranno testimonianze e interventi. Come accade dal 2011, anche quest'anno dunque avremo una marcia intorno al 22 maggio, giorno che nel 1978 segnò l'approvazione in Italia della legge che legalizzava l'aborto.<br />Che anche in Italia si sia creata la possibilità di questa iniziativa - sul modello di tante che si svolgono in varie parti del mondo - non può che essere salutato con soddisfazione, e dunque non c'è che da augurarsi una piena riuscita dell'iniziativa di sabato, per la quale si prevede l'arrivo a Roma di decine di migliaia di persone: non tanto grazie all'adesione quest'anno di una novantina di associazioni, quanto alla mobilitazione del movimento neocatecumenale convinto dalla presenza di un suo esponente, Massimo Gandolfini, quale portavoce della manifestazione.<br />Detto questo però non sarebbe serio cercare di nascondere la polvere delle divisioni e dei distinguo del popolo pro-life sotto il tappeto della bella manifestazione con tante adesioni di associazioni. Anzi, è doveroso capire cosa stia avvenendo nel variegato e complesso popolo della vita italiano per comprendere anche le prospettive future ed eventualmente correggere la rotta.<br />Proviamo a spiegarci: il primo fattore da comprendere è che, malgrado l'apparenza e malgrado i tentativi di ricucire, il mondo pro life italiano è molto diviso. E sabato prossimo mancheranno a Roma componenti importanti di questo popolo, a cominciare da chi ha organizzato le Marce per la vita da 11 anni a questa parte. Non a caso quella di quest'anno si chiama Manifestazione per la vita e non Marcia per la vita, il cui marchio registrato resta in mano a chi ha organizzato l'evento fino al 2021. Bisogna dare atto che si è evitato di creare uno scontro pubblico in nome di un bene più grande, ma la divisione resta e non è un problema di antipatie personali. Il problema sono i contenuti, e non certo da oggi, dato che questa non è neanche la prima grossa trasformazione dell'iniziativa.<br /><br />IN PRINCIPIO FU LA MARCIA PER LA VITA<br />Dobbiamo perciò risalire all'origine: nel 2011 la prima Marcia nazionale per la Vita si svolse a Desenzano del Garda, organizzata da Movimento Europeo Difesa Vita (MEDV) e associazione Famiglia Domani, con l'adesione di diverse associazioni. In Italia per la prima volta emergeva un popolo della vita fuori dai canali istituzionali, ovvero in alternativa al Movimento per la Vita che, dipendente dalla Conferenza Episcopale Italiana, era molto ingessato e più incline a frequentare i palazzi della politica che non a mobilitare l'opinione pubblica, anche ricorrendo alle piazze.<br />Non per niente diverse delle associazioni aderenti alla prima Marcia per la vita erano schegge uscite dal Movimento per la Vita, in aperto contrasto con la sua dirigenza nazionale. E ovviamente il Movimento per la Vita osteggiava apertamente l'iniziativa. Già nel 2012 la Marcia si trasferisce a Roma, preceduta il giorno prima da un Congresso internazionale sulla vita. Ma già nel 2014, in nome di una maggiore purezza della battaglia contro l'aborto, una parte dei primi organizzatori è costretta a ritirarsi: il problema era la partecipazione di relatori giudicati non completamente allineati su ogni aspetto delle battaglie pro life. Così al nome della Marcia viene affiancato lo slogan "senza compromessi", per evitare qualsiasi ambiguità. Nello stesso tempo però fette consistenti del mondo pro-life non partecipavano alla Marcia che infatti, anche negli anni più brillanti, non ha mai superato qualche migliaio di partecipanti.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>1197</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,cei,emmabonino,gandolfini,prolife,ru486</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be4970089a6431ee98d43c3b98d84307.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Con il generale Figliuolo la campagna vaccinale è diventata un'operazione militare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/con-il-generale-figliuolo-la-campagna-vaccinale-e-diventata-un-operazione-militare--47827981</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6810" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6810</a><br /><br />CON IL GENERALE FIGLIUOLO LA CAMPAGNA VACCINALE E' DIVENTATA UN'OPERAZIONE MILITARE di Riccardo Cascioli<br />Dobbiamo dire la verità: quando lo scorso 1 marzo il presidente del Consiglio Mario Draghi ha nominato il generale Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 avevamo sottovalutato la questione. Ci sembrava una operazione tipo Protezione Civile, dove il ricorso a un generale si giustificava con la necessità di una efficienza logistica.<br />Ma con il passare del tempo - e con gli atteggiamenti di Figliuolo sempre più decisionisti e non limitati al semplice aspetto organizzativo - è cresciuta una sensazione molto diversa, ovvero che la presenza di un generale in prima linea nell'operazione vaccino sia funzionale a una militarizzazione della campagna vaccinale, per piegare qualsiasi resistenza alla inoculazione di Stato. In altre parole, la sensazione è che fin da subito si intendesse procedere alla vaccinazione totale e che per questo si sia disposti anche alla repressione violenta di chiunque cerchi di sfuggire.<br /><br />INTOLLERANZA VERSO QUALSIASI FORMA DI DISSENSO<br />Ne è stata un esempio in questi mesi la crescente intolleranza verso qualsiasi forma di dissenso (dai social fino al divieto di manifestazioni pacifiche), soprattutto se paragonata alla estrema tolleranza mostrata in questi anni verso sigle in odore di terrorismo internazionale o gruppi fondamentalisti, o verso gruppi dichiaratamente violenti come i Black blocs e i Centri sociali. Ma in questi ultimi giorni si è compiuto un altro passo inquietante: la decisione del generale Figliuolo (d'accordo con Draghi) di usare reparti dell'esercito per garantire tamponi a domicilio per studenti di classi dove si registrano singoli casi positivi. Ovviamente la ragione ufficiale è quella di evitare un eccessivo numero di classi obbligate a ricorrere alla Didattica a Distanza, che già oggi riguarda ben 8.500 classi secondo quello che scrive Repubblica.<br />Vuol dire che ben presto decine di migliaia di famiglie in Italia si vedranno arrivare in casa dei soldati in uniforme per ravanare nel naso dei propri figli. Quindi non solo nelle strade, ce li vedremo entrare in casa e sembrerà anche una cosa buona, perché l'alternativa - secondo governo e aziende sanitarie - sarebbe costringere a casa gli studenti con pesanti problemi per loro e per i genitori. Intanto però diventerà normale ritrovarsi in casa uomini in divisa.<br />Nel frattempo con le nuove norme del Super Green Pass (in attesa della versione Turbo) basterà che una regione prenda un po' di colore che ci ritroveremo polizia ed esercito anche nelle strade a controllare i lasciapassare. E sembrerà anche questa una cosa buona, perché ovviamente la gente è convinta che sia per tutelare la nostra salute. Anzi, vedremo delle scene in cui intorno al malcapitato beccato senza Green Pass si agiteranno persone che ne richiederanno la condanna a morte. Insomma, tra poche settimane le città italiane potrebbero presentare uno scenario non diverso da quello che era comune nei Paesi del Patto di Varsavia o in certi Paesi latino-americani.<br /><br />LA COSTITUZIONE NON GARANTISCE NULLA<br />Quanto accaduto negli ultimi mesi purtroppo non esclude affatto questa deriva. Si dirà: ah, ma legge non lo permette! Ah, ma la nostra Costituzione è garanzia che non accadrà. Davvero? Neanche la dichiarazione dello stato d'emergenza per motivi sanitari è prevista dalla Costituzione; men che meno è possibile per la legge italiana governare in emergenza con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono atti amministrativi; non sarebbe neanche lecito imporre la firma di un consenso informato in cui si accetta “liberamente” un'azione che è imposta dallo Stato. Eppure tutto questo è avvenuto e avviene con il consenso dei partiti, della magistratura, dei media e - ovviamente - di gran parte del popolo.<br />E adesso abbiamo un ulteriore passo in avanti in questa creatività da regime: in Veneto vengono chiusi i centri per i tamponi a chi non presenta sintomi da Covid. Vale a dire che si ridurranno al minimo (solo in farmacia) le possibilità di quanti non sono vaccinati di avere il normale Green pass che serve per andare a lavorare o in tutti i luoghi in cui è richiesto e consentito. Una decisione dichiaratamente ostile ai famigerati “no vax” (definizione sbagliata ma che serve a generare il massimo del disprezzo contro questo nemico) per rendere loro la vita impossibile, con la giustificazione ufficiale che, essendoci la priorità della vaccinazione, il maggior numero dei medici deve essere dirottato nei centri vaccinali. La motivazione è ridicola, visto che i dati dicono che in Veneto è stata vaccinata con ciclo completo l'84,1% della popolazione sopra i 12 anni, e neanche nei momenti di punta delle vaccinazioni di prima e seconda dose s'è mai creata questa penuria di sanitari vaccinatori.<br />Anche questo è un sopruso bello e buono, una prevaricazione che in uno Stato di diritto non sarebbe ammissibile. Ma è da tempo ormai che non siamo più in uno Stato di diritto, è l'ideologia e il potere che detta legge giorno per giorno senza neanche più preoccuparsi di avere una copertura giuridica. E la figura inquietante del generale Figliuolo è lì a ricordarcelo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47827981</guid><pubDate>Tue, 07 Dec 2021 22:44:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47827981/con_il_generale_figliuolo_la_campagna_vaccinale_diventata_un_operazione_militare.mp3" length="6284060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6810

CON IL GENERALE FIGLIUOLO LA CAMPAGNA VACCINALE E' DIVENTATA UN'OPERAZIONE MILITARE di Riccardo Cascioli
Dobbiamo dire la verità: quando lo scorso 1 marzo il presidente del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6810" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6810</a><br /><br />CON IL GENERALE FIGLIUOLO LA CAMPAGNA VACCINALE E' DIVENTATA UN'OPERAZIONE MILITARE di Riccardo Cascioli<br />Dobbiamo dire la verità: quando lo scorso 1 marzo il presidente del Consiglio Mario Draghi ha nominato il generale Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 avevamo sottovalutato la questione. Ci sembrava una operazione tipo Protezione Civile, dove il ricorso a un generale si giustificava con la necessità di una efficienza logistica.<br />Ma con il passare del tempo - e con gli atteggiamenti di Figliuolo sempre più decisionisti e non limitati al semplice aspetto organizzativo - è cresciuta una sensazione molto diversa, ovvero che la presenza di un generale in prima linea nell'operazione vaccino sia funzionale a una militarizzazione della campagna vaccinale, per piegare qualsiasi resistenza alla inoculazione di Stato. In altre parole, la sensazione è che fin da subito si intendesse procedere alla vaccinazione totale e che per questo si sia disposti anche alla repressione violenta di chiunque cerchi di sfuggire.<br /><br />INTOLLERANZA VERSO QUALSIASI FORMA DI DISSENSO<br />Ne è stata un esempio in questi mesi la crescente intolleranza verso qualsiasi forma di dissenso (dai social fino al divieto di manifestazioni pacifiche), soprattutto se paragonata alla estrema tolleranza mostrata in questi anni verso sigle in odore di terrorismo internazionale o gruppi fondamentalisti, o verso gruppi dichiaratamente violenti come i Black blocs e i Centri sociali. Ma in questi ultimi giorni si è compiuto un altro passo inquietante: la decisione del generale Figliuolo (d'accordo con Draghi) di usare reparti dell'esercito per garantire tamponi a domicilio per studenti di classi dove si registrano singoli casi positivi. Ovviamente la ragione ufficiale è quella di evitare un eccessivo numero di classi obbligate a ricorrere alla Didattica a Distanza, che già oggi riguarda ben 8.500 classi secondo quello che scrive Repubblica.<br />Vuol dire che ben presto decine di migliaia di famiglie in Italia si vedranno arrivare in casa dei soldati in uniforme per ravanare nel naso dei propri figli. Quindi non solo nelle strade, ce li vedremo entrare in casa e sembrerà anche una cosa buona, perché l'alternativa - secondo governo e aziende sanitarie - sarebbe costringere a casa gli studenti con pesanti problemi per loro e per i genitori. Intanto però diventerà normale ritrovarsi in casa uomini in divisa.<br />Nel frattempo con le nuove norme del Super Green Pass (in attesa della versione Turbo) basterà che una regione prenda un po' di colore che ci ritroveremo polizia ed esercito anche nelle strade a controllare i lasciapassare. E sembrerà anche questa una cosa buona, perché ovviamente la gente è convinta che sia per tutelare la nostra salute. Anzi, vedremo delle scene in cui intorno al malcapitato beccato senza Green Pass si agiteranno persone che ne richiederanno la condanna a morte. Insomma, tra poche settimane le città italiane potrebbero presentare uno scenario non diverso da quello che era comune nei Paesi del Patto di Varsavia o in certi Paesi latino-americani.<br /><br />LA COSTITUZIONE NON GARANTISCE NULLA<br />Quanto accaduto negli ultimi mesi purtroppo non esclude affatto questa deriva. Si dirà: ah, ma legge non lo permette! Ah, ma la nostra Costituzione è garanzia che non accadrà. Davvero? Neanche la dichiarazione dello stato d'emergenza per motivi sanitari è prevista dalla Costituzione; men che meno è possibile per la legge italiana governare in emergenza con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono atti amministrativi; non sarebbe neanche lecito imporre la firma di un consenso informato in cui si accetta “liberamente” un'azione che è imposta dallo Stato. 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Ad affermarlo è il professore Günter Kampf in un articolo appena pubblicato dalla rinomata rivista The Lancet. Il professor Kampf, che è docente di Igiene e Medicina ambientale all'Università di Greifswald (Germania) e ha all'attivo circa 180 articoli scientifici relativi alle infezioni, si mostra preoccupato della comunicazione sul Covid che viene veicolata dalle autorità negli Stati Uniti e in Germania. Ma ricordiamo che anche in Italia la tesi della "pandemia dei non vaccinati" è stata prontamente rilanciata. E la "punizione" delle persone non vaccinate è allo studio del governo, chiesta a gran voce da molti politici con il sostegno dei media più importanti, cosa che ha ovviamente guadagnato il consenso di gran parte della popolazione italiana.<br /><br />I VACCINATI TRASMETTONO IL COVID<br />Perché è sbagliata questa tesi? Perché «c'è la crescente evidenza che le persone vaccinate continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione» del Covid. E qui Kampf cita diversi studi condotti negli Stati Uniti e in Germania, che dimostrano come i vaccinati si infettino e anche muoiano di Covid e quando contagiati abbiano una carica virale alta, non diversamente dai non vaccinati. Riporta anche il caso del focolaio registrato in un nightclub di Münster, in Germania, dove 85 delle 380 persone pienamente vaccinate o guarite dal Covid, sono state contagiate. Tutte le analisi fin qui fatte, dice Kampf, dimostrano che «i vaccinati hanno un più basso rischio di contrarre una malattia grave ma sono ancora una parte rilevante della pandemia». Quindi parlare di pandemia è effettivamente sbagliato. Ma perché è anche pericoloso? «Storicamente - prosegue Kampf - sia Stati Uniti che Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione a causa del colore della pelle o della religione». È abbastanza chiaro quindi dove porta la strada della demonizzazione dei non vaccinati.<br />Il professor Kampf non è certo il solo nel mondo scientifico a lanciare l'allarme. Nei giorni scorsi abbiamo citato un altro studio pubblicato da The Lancet in cui si dimostra, dati britannici alla mano, che la carica virale dei contagiati vaccinati è alta e pari a quella dei non vaccinati. Ma anche il noto dottore Anthony Fauci, direttore negli Usa del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), ha ammesso in diverse interviste rilasciate nei giorni scorsi che c'è un numero «significativo» di americani vaccinati che sono ricoverati in ospedale a causa del Covid. Ad essere precisi, documenti del Dipartimento della Difesa dicono che da agosto il 60% delle ospedalizzazioni riguardano persone pienamente vaccinate. Ed è un trend che riguarda tutti i paesi occidentali.<br /><br />LA VACCINAZIONE SEMESTRALE<br />Ma c'è anche un secondo aspetto che, in parte, spiega il primo: ovvero è ormai evidente che l'efficacia del vaccino decade nel giro di pochi mesi, vale a dire che chi è stato vaccinato da 5-6 mesi è già di nuovo senza protezione. Per questo motivo i diversi governi si stanno lanciando sulla terza dose. Ma non basterà certamente, checché ne dica l'immunologo Sergio Abrignani, del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che nei giorni scorsi, senza uno straccio di documentazione scientifica, ha sparato che con la terza dose si sarà al riparo per 5-10 anni. A essere più realista, per quanto inquietante, è stato Fauci, secondo cui invece i richiami del vaccino devono essere considerati come «parte del regime normale». In altre parole la prospettiva è la vaccinazione anti-Covid ogni 5-6 mesi a tempo indeterminato, alla faccia di chi aveva creduto alla storia della puntura, massimo due, e tutti liberi.<br />Si può discutere se di fronte a questi dati ormai incontrovertibili sia più saggio proseguire nella strategia vaccinista che prevede richiami continui, forse a intervalli di tempo sempre più corti, oppure se sia il caso di ripensare il tutto, riconsiderando ad esempio l'importanza delle terapie precoci domiciliari. Ma certamente non si può discutere sul fatto che la criminalizzazione dei non vaccinati e l'alimentazione dell'odio sociale nei loro confronti sia una decisione politica gravissima, che avrà conseguenze altrettanto gravi e i cui artefici ne dovranno portare la responsabilità. Tanto più che in Italia già oggi circolano liberamente con il Green Pass - che vale 12 mesi - milioni di persone la cui vaccinazione ha perso efficacia e sono di fatto alla pari dei non vaccinati. Con la differenza che questi ultimi si fanno i tamponi e sono quindi controllati.<br /><br />Nota di BastaBugie: Marinellys Tremamunno nell'articolo seguente dal titolo "Odio sociale, l'Italia sulle orme del Venezuela" parla del clima di odio sociale che viene montato contro i cosiddetti No Vax. Questo meccanismo è lo stesso che ha usato il dittatore comunista Hugo Chavez nell'ascesa al potere in Venezuela.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 novembre 2021:<br />Come sappiamo in questi giorni c'è grande agitazione intorno all'argomento dei cosiddetti No Vax (in realtà persone che non si fidano di questo vaccino o non lo fanno per scelta etica). Si annuncia l'imposizione di ulteriori restrizioni che mirano a escludere i non vaccinati dalla vita sociale, compresa perfino la durata dimezzata di 24 ore della certificazione ottenuta con il test rapido. I mass media italiani non parlano d'altro, i No Vax sono il nemico da sconfiggere: "Sono negazionisti", "sono i colpevoli della quarta ondata", "finiscono in terapia intensiva prendendo il posto di chi veramente ha bisogno", e così via in un crescendo di affermazioni e sentenze pilotate, senza nessun fondamento scientifico.<br />Non basta avere più dell'84% della popolazione over 12 vaccinata, no! Nonostante sia dimostrato che i vaccinati contagiano e si contagiano lo stesso, secondo il governo è la minoranza - peraltro molto attenta con le misure di protezione per evitare il contagio - che mette a rischio l'intero Paese e deve essere perseguitata con ogni mezzo. Anche violando garanzie costituzionali, come il diritto al lavoro o le libertà personali.<br />È una vera follia! Ma da venezuelana mi sembra di vivere un déjà-vu che potrebbe portare l'Italia verso un percorso molto pericoloso.<br />È la trappola della cultura dell'odio, un copione già vissuto in Venezuela in nome di una ideologia, il socialismo: il piano implica la creazione del nemico interno da segnalare, perseguitare e sconfiggere con la logica della guerra, limitando ogni libertà e utilizzando le proprie strutture civili, che significa usare settori della popolazione per compiti di intelligence, per il confronto diretto tra cittadini, senza armi. [...]<br />Quello che mi preoccupa di più è che si stanno sottovalutando le conseguenze di questa pazzia. Sono italiana, ma sono anche venezuelana e so bene cosa significa perdere un Paese per l'imposizione di una ideologia.<br />Hugo Chavez ha limitato le libertà ai venezuelani in nome della lotta alle disuguaglianze, Mario Draghi sta limitando le libertà degli italiani in nome della lotta contro il Covid-19. Papa Giovanni Paolo II aveva già sollevato il monito: "Grave è la responsabilità delle ideologie che proclamano l'odio e il risentimento come motori della storia".<br />Evidentemente quello che accade in Italia non è casuale. Per capire la gravità della situazione si deve guardare al di là della discussione sul vaccino, ovvero alla pericolosa predica dell'odio e della punizione di ogni dissenso, che deteriora le relazioni sociali distruggendo la convivenza anche all'interno delle famiglie.<br />La storia ci ha insegnato che tutti i sistemi dittatoriali devono cercare meccanismi per mantenersi e avendo un nemico è possibile giustificare determinate azioni. La trappola della lotta contro i No Vax non è casuale, aprite gli occhi!<br /><br />IL COMMENTO DI RINO CAMMILLERI<br />Nel suo interessantissimo blog "Antidoti", il 18 novembre 2021 Rino Cammilleri in merito alla demonizzazione dei novax ha scritto:<br />Allora, se ho capito bene: il vaccino non ferma i contagi perché ci sono i non vaccinati. Costoro verranno messi dunque con le spalle al muro. Quando avranno capitolato saremo tutti vaccinati. E se il contagio ancora non si ferma, la colpa sarà di quelli che non hanno fatto la terza dose. E se il contagio ancora non si fermerà, sarà di quelli che non fanno la quarta. Come trovata governativa è geniale: si può andare avanti all'infinito. È il vecchio "divide et impera". Ma sempre efficace per evitare che i sudditi, stufi, se la prendano col re.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47624824</guid><pubDate>Tue, 23 Nov 2021 21:07:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47624824/la_discriminazione_dei_non_vaccinati_un_crimine.mp3" length="10629999" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6792

LA DISCRIMINAZIONE DEI NON VACCINATI E' UN CRIMINE di Riccardo Cascioli
«È sbagliato e pericoloso parlare di una pandemia di non vaccinati». Ad affermarlo è il professore Günter...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6792" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6792</a><br /><br />LA DISCRIMINAZIONE DEI NON VACCINATI E' UN CRIMINE di Riccardo Cascioli<br />«È sbagliato e pericoloso parlare di una pandemia di non vaccinati». Ad affermarlo è il professore Günter Kampf in un articolo appena pubblicato dalla rinomata rivista The Lancet. Il professor Kampf, che è docente di Igiene e Medicina ambientale all'Università di Greifswald (Germania) e ha all'attivo circa 180 articoli scientifici relativi alle infezioni, si mostra preoccupato della comunicazione sul Covid che viene veicolata dalle autorità negli Stati Uniti e in Germania. Ma ricordiamo che anche in Italia la tesi della "pandemia dei non vaccinati" è stata prontamente rilanciata. E la "punizione" delle persone non vaccinate è allo studio del governo, chiesta a gran voce da molti politici con il sostegno dei media più importanti, cosa che ha ovviamente guadagnato il consenso di gran parte della popolazione italiana.<br /><br />I VACCINATI TRASMETTONO IL COVID<br />Perché è sbagliata questa tesi? Perché «c'è la crescente evidenza che le persone vaccinate continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione» del Covid. E qui Kampf cita diversi studi condotti negli Stati Uniti e in Germania, che dimostrano come i vaccinati si infettino e anche muoiano di Covid e quando contagiati abbiano una carica virale alta, non diversamente dai non vaccinati. Riporta anche il caso del focolaio registrato in un nightclub di Münster, in Germania, dove 85 delle 380 persone pienamente vaccinate o guarite dal Covid, sono state contagiate. Tutte le analisi fin qui fatte, dice Kampf, dimostrano che «i vaccinati hanno un più basso rischio di contrarre una malattia grave ma sono ancora una parte rilevante della pandemia». Quindi parlare di pandemia è effettivamente sbagliato. Ma perché è anche pericoloso? «Storicamente - prosegue Kampf - sia Stati Uniti che Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione a causa del colore della pelle o della religione». È abbastanza chiaro quindi dove porta la strada della demonizzazione dei non vaccinati.<br />Il professor Kampf non è certo il solo nel mondo scientifico a lanciare l'allarme. Nei giorni scorsi abbiamo citato un altro studio pubblicato da The Lancet in cui si dimostra, dati britannici alla mano, che la carica virale dei contagiati vaccinati è alta e pari a quella dei non vaccinati. Ma anche il noto dottore Anthony Fauci, direttore negli Usa del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), ha ammesso in diverse interviste rilasciate nei giorni scorsi che c'è un numero «significativo» di americani vaccinati che sono ricoverati in ospedale a causa del Covid. Ad essere precisi, documenti del Dipartimento della Difesa dicono che da agosto il 60% delle ospedalizzazioni riguardano persone pienamente vaccinate. Ed è un trend che riguarda tutti i paesi occidentali.<br /><br />LA VACCINAZIONE SEMESTRALE<br />Ma c'è anche un secondo aspetto che, in parte, spiega il primo: ovvero è ormai evidente che l'efficacia del vaccino decade nel giro di pochi mesi, vale a dire che chi è stato vaccinato da 5-6 mesi è già di nuovo senza protezione. Per questo motivo i diversi governi si stanno lanciando sulla terza dose. Ma non basterà certamente, checché ne dica l'immunologo Sergio Abrignani, del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che nei giorni scorsi, senza uno straccio di documentazione scientifica, ha sparato che con la terza dose si sarà al riparo per 5-10 anni. A essere più realista, per quanto inquietante, è stato Fauci, secondo cui invece i richiami del vaccino devono essere considerati come «parte del regime normale». In altre parole la prospettiva è la vaccinazione anti-Covid ogni 5-6 mesi a tempo indeterminato, alla faccia di chi aveva creduto alla storia della puntura, massimo due, e tutti liberi.<br />Si può discutere...]]></itunes:summary><itunes:duration>665</itunes:duration><itunes:keywords>déjàvu,divideetimpera,ideologie,kampf,niaid,novax,odio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0661a585b8991f69a6c79a7275f5d89c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Chiesa deve evangelizzare il mondo o farsi contaminare da esso?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-chiesa-deve-evangelizzare-il-mondo-o-farsi-contaminare-da-esso--47398416</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6782" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6782</a><br /><br />LA CHIESA DEVE EVANGELIZZARE IL MONDO O FARSI CONTAMINARE DA ESSO?<br />di Riccardo Cascioli<br />Jeffrey Sachs membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (PASS) è senza dubbio uno scandalo, come già alcuni hanno detto. La nomina pontificia, avvenuta lunedì 25 ottobre, è una decisione che crea ulteriore disorientamento e confusione, come se non ce ne fosse già abbastanza nella Chiesa. O forse, se ne sono viste talmente tante in questi anni che una più una meno non fa neanche troppa differenza per la maggior parte dei fedeli. Probabilmente è proprio così, restano in pochi a indignarsi per la nomina in una delle Accademie del Papa di un fanatico neo-malthusiano, abortista convinto e teorico del controllo della popolazione.<br /><br />UN SIGNIFICATO CHE VA OLTRE<br />Eppure la nomina di Jeffrey Sachs ha un significato che va oltre la partecipazione a una prestigiosa accademia pontificia che dovrebbe elaborare studi e ricerche che siano di aiuto alla Chiesa nello sviluppo della Dottrina sociale. Sachs è un economista di ambigua fama: da una parte è tra gli specialisti più influenti al mondo, nonché consulente di ben tre segretari generali dell'ONU, e guru dello sviluppo sostenibile (attualmente è direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University); dall'altra sul campo ha raccolto soltanto fallimenti: è noto come "padre" della discussa "terapia choc" applicata in Polonia per accelerare la transizione da un'economia di stampo comunista a un sistema capitalistico; molto meno noto il grande progetto, all'inizio degli anni Duemila, di lotta alla povertà in Africa - The Millennium Villages Project - con cui aveva scelto 12 villaggi dell'Africa subsahariana che, grazie all'applicazione delle sue teorie economiche (con investimenti pari a 120 milioni di dollari), sarebbero dovuti diventare nel giro di 5 anni dei modelli da replicare in tutta l'Africa per sconfiggere definitivamente la povertà. Si trattò di un fallimento clamoroso, raccontato in un libro (Nina Munk, The Idealist, 2013) da chi aveva seguito il progetto passo dopo passo fin dalla sua ideazione. La morale è semplice: le brillanti teorie economiche non funzionano quando sono calate nella realtà degli uomini.<br />Malgrado ciò, la carriera di Sachs non ne ha sofferto e alla fine è anche diventato la "guida economica" del Vaticano, e poco conta che i suoi libri e interventi pubblici dimostrino una certa ossessione per il presunto problema della sovrappopolazione, che vorrebbe risolvere in modo drastico. Anche per questo è un grande ammiratore della Cina che, con la sua "politica del figlio unico", ha fatto fuori in 40 anni qualcosa come 400 milioni di esseri umani.<br /><br />UNO SCENARIO ANCORA PIÙ INQUIETANTE<br />Tutto questo evidentemente non conta, e così ha avuto una gran parte nella stesura dell'enciclica ecologista Laudato Si' (2015), è una delle menti di "The Economy of Francesco", è protagonista da anni di ogni convegno internazionale di rilievo sui temi sociali che si svolge in Vaticano. Alla fine, la nomina come membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali non può sorprendere, è la logica conseguenza di quanto avvenuto negli ultimi anni.<br />Sebbene lo scandalo sia grande, la vicenda di Sachs rivela uno scenario ancora più inquietante. Il cancelliere della PASS, l'argentino monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, a proposito della ingombrante presenza in Vaticano di Sachs, più volte ha detto ai giornalisti che Sachs ha cambiato idee e che comunque l'obiettivo è che l'ONU e i suoi uomini più influenti prestino ascolto alle priorità poste dalla Santa Sede, cosa che - dice Sorondo - sta avvenendo. Cioè, il poverino sembra convinto che sia l'ONU ad aver cambiato priorità nelle sue decisioni per accogliere quanto la Chiesa, e soprattutto papa Francesco, vorrebbe. Non si rende conto che invece è proprio la Chiesa che si è spostata sulle posizioni delle agenzie dell'ONU e dei gruppi ecologisti. Non solo la Santa Sede, abbiamo visto cosa è accaduto alle Settimane Sociali della Chiesa italiana svoltesi lo scorso fine settimana: la prima proposta approvata impegna le parrocchie in progetti per la transizione energetica.<br />In pratica non è il mondo ad essere stato contaminato dal pensiero della Chiesa, è invece la Chiesa ad essere in balia dei poteri di questo mondo. L'esempio più evidente è l'integrazione del concetto di sviluppo sostenibile nel magistero della Chiesa, avvenuto ufficialmente con l'enciclica "Laudato Si'", ma che è ormai diventato un ritornello continuo. In cosa consiste effettivamente lo sviluppo sostenibile? Se si prende il Rapporto della Commissione Brundtland (Our Common Future, 1987) vediamo che il concetto di sviluppo sostenibile nasce dalla convinzione che la pressione demografica sia una zavorra per lo sviluppo e un fattore di degrado per l'ambiente. Cioè, c'è dietro una concezione negativa dell'uomo, della sua presenza. Niente a che vedere con il Magistero tradizionale della Chiesa cattolica. Se la Chiesa comincia ad adottare i concetti del mondo, allora è evidente che è il mondo a vincere e non la Chiesa ad evangelizzare, e il Vaticano diventa terra di conquista. Noi siamo arrivati esattamente qui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47398416</guid><pubDate>Tue, 09 Nov 2021 22:36:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47398416/la_chiesa_deve_evangelizzare_il_mondo_o_farsi_contaminare_da_esso.mp3" length="6765202" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6782

LA CHIESA DEVE EVANGELIZZARE IL MONDO O FARSI CONTAMINARE DA ESSO?
di Riccardo Cascioli
Jeffrey Sachs membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (PASS) è senza dubbio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6782" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6782</a><br /><br />LA CHIESA DEVE EVANGELIZZARE IL MONDO O FARSI CONTAMINARE DA ESSO?<br />di Riccardo Cascioli<br />Jeffrey Sachs membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (PASS) è senza dubbio uno scandalo, come già alcuni hanno detto. La nomina pontificia, avvenuta lunedì 25 ottobre, è una decisione che crea ulteriore disorientamento e confusione, come se non ce ne fosse già abbastanza nella Chiesa. O forse, se ne sono viste talmente tante in questi anni che una più una meno non fa neanche troppa differenza per la maggior parte dei fedeli. Probabilmente è proprio così, restano in pochi a indignarsi per la nomina in una delle Accademie del Papa di un fanatico neo-malthusiano, abortista convinto e teorico del controllo della popolazione.<br /><br />UN SIGNIFICATO CHE VA OLTRE<br />Eppure la nomina di Jeffrey Sachs ha un significato che va oltre la partecipazione a una prestigiosa accademia pontificia che dovrebbe elaborare studi e ricerche che siano di aiuto alla Chiesa nello sviluppo della Dottrina sociale. Sachs è un economista di ambigua fama: da una parte è tra gli specialisti più influenti al mondo, nonché consulente di ben tre segretari generali dell'ONU, e guru dello sviluppo sostenibile (attualmente è direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University); dall'altra sul campo ha raccolto soltanto fallimenti: è noto come "padre" della discussa "terapia choc" applicata in Polonia per accelerare la transizione da un'economia di stampo comunista a un sistema capitalistico; molto meno noto il grande progetto, all'inizio degli anni Duemila, di lotta alla povertà in Africa - The Millennium Villages Project - con cui aveva scelto 12 villaggi dell'Africa subsahariana che, grazie all'applicazione delle sue teorie economiche (con investimenti pari a 120 milioni di dollari), sarebbero dovuti diventare nel giro di 5 anni dei modelli da replicare in tutta l'Africa per sconfiggere definitivamente la povertà. Si trattò di un fallimento clamoroso, raccontato in un libro (Nina Munk, The Idealist, 2013) da chi aveva seguito il progetto passo dopo passo fin dalla sua ideazione. La morale è semplice: le brillanti teorie economiche non funzionano quando sono calate nella realtà degli uomini.<br />Malgrado ciò, la carriera di Sachs non ne ha sofferto e alla fine è anche diventato la "guida economica" del Vaticano, e poco conta che i suoi libri e interventi pubblici dimostrino una certa ossessione per il presunto problema della sovrappopolazione, che vorrebbe risolvere in modo drastico. Anche per questo è un grande ammiratore della Cina che, con la sua "politica del figlio unico", ha fatto fuori in 40 anni qualcosa come 400 milioni di esseri umani.<br /><br />UNO SCENARIO ANCORA PIÙ INQUIETANTE<br />Tutto questo evidentemente non conta, e così ha avuto una gran parte nella stesura dell'enciclica ecologista Laudato Si' (2015), è una delle menti di "The Economy of Francesco", è protagonista da anni di ogni convegno internazionale di rilievo sui temi sociali che si svolge in Vaticano. Alla fine, la nomina come membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali non può sorprendere, è la logica conseguenza di quanto avvenuto negli ultimi anni.<br />Sebbene lo scandalo sia grande, la vicenda di Sachs rivela uno scenario ancora più inquietante. Il cancelliere della PASS, l'argentino monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, a proposito della ingombrante presenza in Vaticano di Sachs, più volte ha detto ai giornalisti che Sachs ha cambiato idee e che comunque l'obiettivo è che l'ONU e i suoi uomini più influenti prestino ascolto alle priorità poste dalla Santa Sede, cosa che - dice Sorondo - sta avvenendo. Cioè, il poverino sembra convinto che sia l'ONU ad aver cambiato priorità nelle sue decisioni per accogliere quanto la Chiesa, e soprattutto papa Francesco,...]]></itunes:summary><itunes:duration>423</itunes:duration><itunes:keywords>columbiauniversity,fallimenti,millenniumvillagesproject,munk,pass,sachs</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e2fbec6dcbcde0c4f79defda1354823.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vaccini e green pass: tra i cattolici c'è chi dice sì</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vaccini-e-green-pass-tra-i-cattolici-c-e-chi-dice-si--47166677</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6768" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6768</a><br /><br />VACCINI E GREEN PASS, TRA I CATTOLICI C'E' CHI DICE SI<br />di Riccardo Cascioli<br />Un fenomeno nuovo, evidente e inquietante legato alla questione vaccini e Green Pass è la divisione, anzi, per meglio dire, la spaccatura profonda che si registra nel mondo cattolico definito come pro-life. Compagni di tante battaglie si stanno sparando l'un contro l'altro in un crescendo di aggressività sconcertante, a colpi di dottrina e bioetica. Soprattutto, si deve riconoscere, chi ha sposato l'obbligatorietà del vaccino si distingue per durezza e disprezzo di chiunque abbia anche solo dei dubbi sull'inoculazione del vaccino anti-Covid. Disprezzo che comincia già con l'etichetta no-vax affibbiata con l'evidente intenzione di squalificare già gli interlocutori.<br />Sicuramente ci sarà anche qualcuno che possa sentirsi definito da questa etichetta, ma nella stragrande maggioranza dei casi stiamo parlando di persone che hanno legittimi dubbi su sicurezza ed efficacia dei vaccini ora in circolazione e che in ogni caso rifiutano altrettanto legittimamente la vaccinolatria che è ormai diventata pensiero unico. A maggior ragione queste persone rifiutano il Green Pass, almeno così come è applicato in Italia, che oltretutto è una misura politica che con la salute pubblica ha poco a che fare. E quindi, al massimo, si potrebbe parlare di free-vax, se proprio è necessario mettere un'etichetta.<br />Da questo punto di vista un'interessante opera di chiarificazione nasce dal confronto tra due eventi svoltisi sabato scorso: il convegno di Roma, "Salute dei malati e salvezza delle anime" organizzato da Voice of the Family, e la Giornata della Bussola ("Non avete ricevuto uno spirito da schiavi..."), svoltasi a Palazzolo sull'Oglio, al cui interno ci sono stati due importanti interventi sulla questione Covid e vaccini, dal punto di vista scientifico e teologico (pubblicheremo nei prossimi giorni i testi e la registrazione video del professor Paolo Bellavite e di don Mauro Gagliardi).<br /><br />DUE POSIZIONI CHE PARTONO DA DIVERSE LETTURE DELLA REALTÀ<br />Da un esame dei due eventi si ha la sensazione che ci sia una certa sintonia sui princìpi (del resto stabiliti dal Magistero), ma un totale disaccordo sulla realtà a cui questi princìpi si applicano. E si sa, se cambiano i dati della realtà, gli stessi princìpi possono portare a conclusioni opposte. Un punto fondamentale è la liceità morale dei vaccini anti-Covid, dato che in qualche fase della loro preparazione hanno usato cellule da feti abortiti. È curiosamente passata l'idea nel mondo cattolico che la Chiesa li giudichi moralmente leciti tout court. In realtà, seppure nel tempo si sia persa la forza nell'affermarlo, la Chiesa ha posto dei "se" e anche un "ma".<br />I "se", cioè le condizioni, sono essenzialmente lo stato di necessità e la mancanza di vaccini alternativi, eticamente ineccepibili. Nelle posizioni vacciniste si dà per scontato che la pandemia sia gravissima e impossibile da fermare se non con il vaccino, e si sprecano i paragoni con le grandi pandemie del passato, anche per giustificare i lockdown e il Green Pass. Ora, non va ovviamente sottovalutata la pericolosità del Covid; ma fare un paragone con, ad esempio, la Spagnola è intellettualmente disonesto. L'influenza Spagnola che colpì il mondo tra il 1918 e il 1920 ha provocato in due anni decine di milioni di morti (le stime variano tra i 20 e i 100 milioni) su una popolazione mondiale che allora non arrivava a due miliardi. I contagiati furono in circa 500 milioni, vale a dire un quarto dell'intera popolazione. In proporzione oggi dovrebbero essere contagiate due miliardi di persone con decesso che variano dagli 80 ai 400 milioni. Dopo due anni di Covid parliamo invece di 245 milioni di contagi e meno di 5 milioni di morti, peraltro cifre che - come abbiamo visto per l'Italia - necessiterebbero di molti chiarimenti. In ogni caso si tratta di cifre importanti, non va negato, ma parliamo di una scala di grandezza ben diversa. Senza contare i mezzi che abbiamo oggi a disposizione per tenere controllati i contagi. E senza considerare la gravità delle reazioni avverse ai vaccini che, come dimostra la nostra inchiesta, è un fenomeno preoccupante quanto censurato.<br />Inoltre si dà anche per scontato che il Covid colpisca in modo grave senza distinzione, e anche questo non è vero: se tutti rischiano il contagi, i decessi riguardano soprattutto le persone molto anziane e quelle con diverse patologie pregresse. Evidenziare tale aspetto non vuole dire dare meno importanza perché non ci importa degli anziani, è esattamente il contrario: il fatto che la mortalità riguardi soprattutto una fascia d'età, vuol dire che possono essere messi in atto strumenti di prevenzione e di cura ben indirizzati. E lo stato di necessità quindi si può applicare propriamente soltanto a questo settore della popolazione. In ogni caso, il professor Bellavite ha mostrato come il rischio assoluto di ospedalizzazione vari enormemente a seconda dell'età.<br />Quanto alle alternative, anche nel convegno di Roma si riscontra il limite di focalizzarsi soltanto sui vaccini. Ma le alternative sono anche le cure domiciliari, che andrebbero attivate ai primi sintomi per avere la migliore efficacia. Una recente ricerca dell'Istituto Mario Negri, ha citato ancora il prof. Bellavite, ha mostrato come il rischio di ospedalizzazione per chi viene curato immediatamente con antiinfiammatori, rispetto al protocollo ministeriale basato su tachipirina e vigile attesa, si riduce dall'11,1 allo 0,9%.<br /><br />NECESSITÀ DI FERMARE L'USO DI CELLULE DA FETI ABORTITI<br />Quanto al "ma", i documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Pontificia Accademia per la Vita indicano la necessità di fare azione di lobby nei confronti dei governi e delle case farmaceutiche per fermare l'uso di cellule da feti abortiti. E su questo purtroppo - è stato denunciato anche al convegno di Voice of the Family - c'è il silenzio più totale da parte della Chiesa e degli stessi gruppi organizzati. È comprensibile che per il singolo fedele sia ben difficile prendere iniziative efficaci in tal senso, ma la voce della Chiesa dovrebbe farsi sentire forte. Basta guardare i successi dei gruppi animalisti nell'imporre che i nuovi farmaci non siano testati sugli animali, per capire quale vuoto dei cattolici ci sia qui.<br />Un altro importante punto riguarda il bene comune. Vale a dire la convinzione che vaccinarsi vada considerato un dovere morale sia per tutelare la propria vita sia per tutelare quella degli altri. Ma questo potrebbe essere vero se il vaccino avesse un effetto sterilizzante, ovvero se l'iniezione garantisse l'immunità. Ma non è affatto così: dai dati disponibili appare evidente che il vaccino ha il potere, entro un certo livello, di attenuare i sintomi nel caso di contagio, ma tale efficacia è di breve durata, tanto che i paesi che hanno concluso rapidamente la vaccinazione con le prime due dosi - vedi Regno Unito e Israele -, hanno già iniziato la terza e già si parla di una quarta dose entro sei mesi dalla precedente.<br />Inoltre il vaccino non elimina la possibilità di contagio, il che fa venir meno tutto il discorso della solidarietà. Anzi, l'istituzione del Green Pass paradossalmente può favorire la diffusione del virus, perché molto facilmente un vaccinato contagiato ma asintomatico o paucisintomatico andrà in giro incontrollato a diffondere il virus. Il che impedisce che la vaccinazione favorisca il bene comune: come ha sintetizzato il prof. Bellavite, il vaccino può essere di beneficio - limitato - per il singolo, ma è nullo per la collettività. Rifiutare il vaccino dunque, in questo caso non ha nulla di anarcoide o individualista, è la constatazione dei limiti del vaccino stesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47166677</guid><pubDate>Tue, 26 Oct 2021 21:21:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47166677/vaccini_e_green_pass_tra_i_cattolici_c_chi_dice_s.mp3" length="10105958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6768

VACCINI E GREEN PASS, TRA I CATTOLICI C'E' CHI DICE SI
di Riccardo Cascioli
Un fenomeno nuovo, evidente e inquietante legato alla questione vaccini e Green Pass è la divisione,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6768" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6768</a><br /><br />VACCINI E GREEN PASS, TRA I CATTOLICI C'E' CHI DICE SI<br />di Riccardo Cascioli<br />Un fenomeno nuovo, evidente e inquietante legato alla questione vaccini e Green Pass è la divisione, anzi, per meglio dire, la spaccatura profonda che si registra nel mondo cattolico definito come pro-life. Compagni di tante battaglie si stanno sparando l'un contro l'altro in un crescendo di aggressività sconcertante, a colpi di dottrina e bioetica. Soprattutto, si deve riconoscere, chi ha sposato l'obbligatorietà del vaccino si distingue per durezza e disprezzo di chiunque abbia anche solo dei dubbi sull'inoculazione del vaccino anti-Covid. Disprezzo che comincia già con l'etichetta no-vax affibbiata con l'evidente intenzione di squalificare già gli interlocutori.<br />Sicuramente ci sarà anche qualcuno che possa sentirsi definito da questa etichetta, ma nella stragrande maggioranza dei casi stiamo parlando di persone che hanno legittimi dubbi su sicurezza ed efficacia dei vaccini ora in circolazione e che in ogni caso rifiutano altrettanto legittimamente la vaccinolatria che è ormai diventata pensiero unico. A maggior ragione queste persone rifiutano il Green Pass, almeno così come è applicato in Italia, che oltretutto è una misura politica che con la salute pubblica ha poco a che fare. E quindi, al massimo, si potrebbe parlare di free-vax, se proprio è necessario mettere un'etichetta.<br />Da questo punto di vista un'interessante opera di chiarificazione nasce dal confronto tra due eventi svoltisi sabato scorso: il convegno di Roma, "Salute dei malati e salvezza delle anime" organizzato da Voice of the Family, e la Giornata della Bussola ("Non avete ricevuto uno spirito da schiavi..."), svoltasi a Palazzolo sull'Oglio, al cui interno ci sono stati due importanti interventi sulla questione Covid e vaccini, dal punto di vista scientifico e teologico (pubblicheremo nei prossimi giorni i testi e la registrazione video del professor Paolo Bellavite e di don Mauro Gagliardi).<br /><br />DUE POSIZIONI CHE PARTONO DA DIVERSE LETTURE DELLA REALTÀ<br />Da un esame dei due eventi si ha la sensazione che ci sia una certa sintonia sui princìpi (del resto stabiliti dal Magistero), ma un totale disaccordo sulla realtà a cui questi princìpi si applicano. E si sa, se cambiano i dati della realtà, gli stessi princìpi possono portare a conclusioni opposte. Un punto fondamentale è la liceità morale dei vaccini anti-Covid, dato che in qualche fase della loro preparazione hanno usato cellule da feti abortiti. È curiosamente passata l'idea nel mondo cattolico che la Chiesa li giudichi moralmente leciti tout court. In realtà, seppure nel tempo si sia persa la forza nell'affermarlo, la Chiesa ha posto dei "se" e anche un "ma".<br />I "se", cioè le condizioni, sono essenzialmente lo stato di necessità e la mancanza di vaccini alternativi, eticamente ineccepibili. Nelle posizioni vacciniste si dà per scontato che la pandemia sia gravissima e impossibile da fermare se non con il vaccino, e si sprecano i paragoni con le grandi pandemie del passato, anche per giustificare i lockdown e il Green Pass. Ora, non va ovviamente sottovalutata la pericolosità del Covid; ma fare un paragone con, ad esempio, la Spagnola è intellettualmente disonesto. L'influenza Spagnola che colpì il mondo tra il 1918 e il 1920 ha provocato in due anni decine di milioni di morti (le stime variano tra i 20 e i 100 milioni) su una popolazione mondiale che allora non arrivava a due miliardi. I contagiati furono in circa 500 milioni, vale a dire un quarto dell'intera popolazione. In proporzione oggi dovrebbero essere contagiate due miliardi di persone con decesso che variano dagli 80 ai 400 milioni. Dopo due anni di Covid parliamo invece di 245 milioni di contagi e meno di 5 milioni di morti, peraltro cifre che - come abbiamo visto per...]]></itunes:summary><itunes:duration>632</itunes:duration><itunes:keywords>greenpass,lobby,novax,realtà,voiceofthefamily</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f6624291b6776636c17fbb6b0aa0c770.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Greta Thunberg a Milano per sponsorizzare l'autodistruzione dell'Occidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/greta-thunberg-a-milano-per-sponsorizzare-l-autodistruzione-dell-occidente--46837165</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6751" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6751</a><br /><br />GRETA THUNBERG A MILANO PER SPONSORIZZARE L'AUTODISTRUZIONE DELL'OCCIDENTE di Riccardo Cascioli<br />Un passaggio non deve sfuggire di questi giorni di "Circo del Clima" che si è esibito a Milano come antipasto della Cop26 (Conferenza Internazionale sul Clima) di novembre a Glasgow. E la chiave ce la fornisce ancora una volta il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Nel suo discorso davanti ai giovani di Youth4Climate il 1° ottobre ha detto che sul clima l'Italia è «pronta a scelte audaci» perché «dobbiamo agire adesso». Ma cosa vuol dire «scelte audaci»? Rimanendo in discorsi astratti, l'affermazione suona bene, dà l'idea di una svolta che finalmente farà fare cose buone che uniscono il benessere delle persone al bene dell'ambiente; sa di investimenti fatti a fin di bene e non per arricchire pochi speculatori, e così via.<br />Ma se entriamo nel concreto, Draghi suggerisce ben altro. Teniamo presente che tutti i discorsi sentiti in questi giorni a Milano (almeno quelli seri, non i bla bla di Greta e Vanessa) parlano di una transizione ecologica ed energetica che è in realtà, almeno nelle intenzioni, una vera e propria rivoluzione che intende rifondare da zero l'intero sistema economico. La novità sta nel fatto che dopo anni ed anni in cui si è venduta l'idea "green" con la promessa di tanti, nuovi posti di lavoro che avrebbero realizzato un mondo idilliaco fatto di aria profumata e tanti soldi per tutti, il nostro presidente del Consiglio ha fatto capire come stanno effettivamente le cose.<br />E cioè: «La transizione è una necessità: o la affrontiamo ora o pagheremo un prezzo ancora più alto in futuro». Tradotto: la transizione ecologica sarà un bagno di sangue (economicamente parlando), ma serve per evitare che tra 30-50 anni siamo tutti spazzati via dalle catastrofi naturali. Dunque, dichiarare lo stato di emergenza climatica serve per spingere le persone ad accettare grossi sacrifici ora, reali (il clamoroso aumento delle bollette di luce e gas è solo l'antipasto), per evitare ipotetici e non meglio identificabili sacrifici futuri. Del resto, si sa, se c'è una emergenza tutto diventa lecito da parte dei governi.<br /><br />SCENARI IMPOSSIBILI DA PREVEDERE<br />Eppure, malgrado la propaganda ecocatastrofista, nessuno può dire oggi cosa accadrà al clima tra 20-30-100 anni e che conseguenze avrà sulla vita delle persone; e le previsioni degli scorsi decenni, che alla prova dei fatti si sono rivelate sballate, inducono almeno alla cautela nel prendere per oro colato gli scenari drammatici che ci vengono prefigurati.<br />Di sicuro vediamo che c'è oggi una volontà di ridisegnare l'economia dall'alto; far vivere l'opinione pubblica nella paura e nell'emergenza rafforza il potere dello Stato sul cittadino e anche sulla libertà d'impresa. Al riguardo si faccia memoria del discorso con cui Draghi ha presentato il governo alle Camere: con la pandemia - era il concetto espresso - tante attività economiche vengono azzerate o messe in difficoltà, noi aiuteremo a farle ripartire; ma non tutte, solo quelle che sono utili. Chiaro no? È il trionfo del modello cinese, l'economia socialista di mercato. La presunta emergenza climatica serve solo a imprimere la svolta definitiva, e ora si può cominciare a dire che i costi della transizione saranno molto alti, perché la gente nell'emergenza Covid ha già dato prova di essere pronta a sopportare e supportare le «scelte audaci» che il governo ci imporrà.<br />Se poi andiamo nel dettaglio, vediamo delle proposte concrete decisamente inquietanti, una in particolare vorremmo segnalare: le "comunità energetiche". Tutti sappiamo che al cuore del programma contro i cambiamenti climatici sta la rinuncia ai combustibili fossili entro 10, 30 o 40 anni secondo i diversi programmi. Il problema è che tale proposito - dati alla mano - appare semplicemente irrealizzabile, essenzialmente perché solare ed eolico, checché se ne dica, sono destinate a rimanere fonti energetiche marginali. Ma invece che prendere atto della realtà, i nostri grandi strateghi sono alla ricerca di soluzioni per realizzare l'obiettivo.<br />Ed ecco dunque l'idea: trasformare tutti i cittadini da consumatori a produttori di energia. Lo ha ben spiegato nei giorni scorsi dalle colonne di Avvenire Leonardo Becchetti, che è uno degli economisti italiani più in vista, molto ben inserito sia negli organismi internazionali sia nella Chiesa (è anche nel Comitato promotore delle Settimane sociali dei cattolici italiani). È stato coniato anche un nuovo termine per definire il cittadino modello: prosumer, ovvero l'unione tra le due parole producer e consumer (produttore e consumatore, in pratica una crasi energetica). Così condomini e quartieri possono avere la loro mini-centrale elettrica, piazzando pannelli solari sui tetti o turbine eoliche negli spazi verdi e immagazzinando questa energia (che non è continua e stabile) in appositi accumulatori. In questo modo i condomini possono consumare l'energia che producono e possibilmente vendere il di più prodotto immettendolo nella rete nazionale.<br /><br />L'OCCIDENTE VUOLE IMITARE LE DISASTROSE POLITICHE ECONOMICHE DI MAO<br />Non entriamo in questa sede nel dettaglio tecnico di questo progetto, ma siamo sicuri che i lettori più attenti avranno a questo punto la sensazione di aver già sentito qualcosa del genere tanti anni fa. Esatto: era il 1958 e Mao Zedong lanciava il piano quinquennale che avrebbe dovuto garantire alla Cina comunista "Il grande balzo in avanti". Il piano si prefiggeva un rapido sviluppo agricolo e industriale basato su collettivizzazione agraria e produzione dell'acciaio. E come sfidare l'Occidente sul terreno dell'acciaio, visto che Mao prevedeva che in 15 anni la Cina avrebbe prodotto tanto acciaio quanto l'Inghilterra? Con gli "altiforni da cortile". Cioè, ogni piccolo villaggio o agglomerato doveva dotarsi di piccole fornaci in cui fondere tutto il metallo possibile per produrre l'acciaio necessario.<br />Decine di milioni di agricoltori e operai furono obbligati a dedicarsi a questa impresa (visto che le fornaci, così come le centrali elettriche, non funzionano da sole). Chiunque può andare a leggersi come andò a finire: nel giro di tre anni si consumò un vero disastro economico, e "Il grande balzo in avanti" provocò una carestia che provocò dai 15 ai 40 milioni di morti.<br />Qualsiasi persona di buon senso poteva capire che il piano di Mao - sostenuto dagli esperti del tempo - era una vera e propria follia, ma l'ideologia acceca e rende possibile qualsiasi disastro. Anche l'ecologismo è una ideologia, e sta accecando le élites occidentali. A fare veramente paura non dovrebbero essere i cambiamenti climatici, ma questi esperti che ripropongono oggi, come fossero una novità geniale, gli stessi concetti che già tante catastrofi hanno provocato nella Cina di Mao.<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Avanzano gli oracoli green. E i costi pure" spiega come le politiche di chi asseconda i deliri ambientalisti di Greta Thunberg facciano aumentare i costi per imprese e famiglie rendendo tutti più poveri.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 ottobre 2021:<br />La Pre-Cop 26 chiude le porte delle sue riunioni di Milano, lasciando a tutti noi l'immagine di ministri e governanti succubi delle profetesse del nuovo verbo ecologista, Greta Thunberg e Vanessa Nakate. Ad Assisi va in scena "The Economy of Francesco" con il pericolo di censurare la dignità umana. Il "verde sol dell'avvenire" avanza, ne pagheremo le spese.<br />Le riunioni italiane, conclusesi ieri, anticipano il vertice globale di Glasgow della COP26 del prossimo novembre, in cui i Paesi del mondo dovrebbero presentare i piani aggiornati, in vista di mete impossibili, per la riduzione delle emissioni di C02 e per la salvezza del pianeta. Nei messaggi finali della conferenza di Milano, il commissario europeo Frans Timmermans ha riaffermato il messianico compito che si è assunto di lottare per la "salvezza dell'umanità". Il nostro ministro Roberto Cingolani ha invece ribadito l'impegno per la decarbonizzazione e anticipato la notizia di un prossimo smantellamento degli approvvigionamenti energetici da gas naturale, sui quali l'Italia ha investito centinaia di miliardi negli ultimi decenni. Chi si attendeva un dibattito scientifico e serio sull'andamento climatico è rimasto deluso.<br />Lascia l'amaro in bocca l'assoluto silenzio sulla crescita dei costi della vita per imprese e famiglie che già subiamo in Europa che le decisioni green prese a Bruxelles. Il presupposto dogmatico di questa emergenza che impoverisce tutti è chiaro: il clima e la Terra stanno morendo, a ciascun Paese e cittadino deve essere imposta una nuova vita, un "cambiamento radicale e rapido". L'India ha risposto a queste richieste con composta fermezza: i Paesi ricchi dell'Occidente devono donare ogni anno a loro e agli altri Paesi ‘poveri' ben più di 100 miliardi di dollari. Nel 2009, le nazioni più ricche del mondo si erano impegnate a fornire 100 miliardi di dollari di finanziamenti ogni anno entro il 2020 per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare la crisi climatica, ma questo obiettivo non è mai stato raggiunto.<br />In Europa emergono i primi segnali di riflessione. I 19 ministri delle finanze dei Paesi della zona euro [...] discuteranno l'impennata dei prezzi dell'energia lunedì 4 ottobre: all'orizzonte c'è il possibile rallentamento della ripresa economica e la crescita della povertà. Nei giorni scorsi, all'ennesima richiesta tutta europea di imporre ai vettori aerei che solcano i nostri cieli di usare biocarburanti al posto del kerosene, i rappresentanti delle compagnie aeree hanno semplicemente risposto come tutti immaginavamo: "Non se ne parla senza aiuti diretti e comunque i prezzi dei biglietti dei passeggeri aumenteranno almeno dell'8%". Nel contesto della fantomatica emergenza climatica, tutte le decisioni più assurde graveranno sulle spalle dei cittadini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46837165</guid><pubDate>Tue, 05 Oct 2021 20:58:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46837165/greta_thunberg_a_milano_per_sponsorizzare_l_autodistruzione_dell_occidente.mp3" length="16307975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6751

GRETA THUNBERG A MILANO PER SPONSORIZZARE L'AUTODISTRUZIONE DELL'OCCIDENTE di Riccardo Cascioli
Un passaggio non deve sfuggire di questi giorni di "Circo del Clima" che si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6751" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6751</a><br /><br />GRETA THUNBERG A MILANO PER SPONSORIZZARE L'AUTODISTRUZIONE DELL'OCCIDENTE di Riccardo Cascioli<br />Un passaggio non deve sfuggire di questi giorni di "Circo del Clima" che si è esibito a Milano come antipasto della Cop26 (Conferenza Internazionale sul Clima) di novembre a Glasgow. E la chiave ce la fornisce ancora una volta il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Nel suo discorso davanti ai giovani di Youth4Climate il 1° ottobre ha detto che sul clima l'Italia è «pronta a scelte audaci» perché «dobbiamo agire adesso». Ma cosa vuol dire «scelte audaci»? Rimanendo in discorsi astratti, l'affermazione suona bene, dà l'idea di una svolta che finalmente farà fare cose buone che uniscono il benessere delle persone al bene dell'ambiente; sa di investimenti fatti a fin di bene e non per arricchire pochi speculatori, e così via.<br />Ma se entriamo nel concreto, Draghi suggerisce ben altro. Teniamo presente che tutti i discorsi sentiti in questi giorni a Milano (almeno quelli seri, non i bla bla di Greta e Vanessa) parlano di una transizione ecologica ed energetica che è in realtà, almeno nelle intenzioni, una vera e propria rivoluzione che intende rifondare da zero l'intero sistema economico. La novità sta nel fatto che dopo anni ed anni in cui si è venduta l'idea "green" con la promessa di tanti, nuovi posti di lavoro che avrebbero realizzato un mondo idilliaco fatto di aria profumata e tanti soldi per tutti, il nostro presidente del Consiglio ha fatto capire come stanno effettivamente le cose.<br />E cioè: «La transizione è una necessità: o la affrontiamo ora o pagheremo un prezzo ancora più alto in futuro». Tradotto: la transizione ecologica sarà un bagno di sangue (economicamente parlando), ma serve per evitare che tra 30-50 anni siamo tutti spazzati via dalle catastrofi naturali. Dunque, dichiarare lo stato di emergenza climatica serve per spingere le persone ad accettare grossi sacrifici ora, reali (il clamoroso aumento delle bollette di luce e gas è solo l'antipasto), per evitare ipotetici e non meglio identificabili sacrifici futuri. Del resto, si sa, se c'è una emergenza tutto diventa lecito da parte dei governi.<br /><br />SCENARI IMPOSSIBILI DA PREVEDERE<br />Eppure, malgrado la propaganda ecocatastrofista, nessuno può dire oggi cosa accadrà al clima tra 20-30-100 anni e che conseguenze avrà sulla vita delle persone; e le previsioni degli scorsi decenni, che alla prova dei fatti si sono rivelate sballate, inducono almeno alla cautela nel prendere per oro colato gli scenari drammatici che ci vengono prefigurati.<br />Di sicuro vediamo che c'è oggi una volontà di ridisegnare l'economia dall'alto; far vivere l'opinione pubblica nella paura e nell'emergenza rafforza il potere dello Stato sul cittadino e anche sulla libertà d'impresa. Al riguardo si faccia memoria del discorso con cui Draghi ha presentato il governo alle Camere: con la pandemia - era il concetto espresso - tante attività economiche vengono azzerate o messe in difficoltà, noi aiuteremo a farle ripartire; ma non tutte, solo quelle che sono utili. Chiaro no? È il trionfo del modello cinese, l'economia socialista di mercato. La presunta emergenza climatica serve solo a imprimere la svolta definitiva, e ora si può cominciare a dire che i costi della transizione saranno molto alti, perché la gente nell'emergenza Covid ha già dato prova di essere pronta a sopportare e supportare le «scelte audaci» che il governo ci imporrà.<br />Se poi andiamo nel dettaglio, vediamo delle proposte concrete decisamente inquietanti, una in particolare vorremmo segnalare: le "comunità energetiche". Tutti sappiamo che al cuore del programma contro i cambiamenti climatici sta la rinuncia ai combustibili fossili entro 10, 30 o 40 anni secondo i diversi programmi. 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Il tormentone di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello si addice perfettamente alla pubblicazione del VI Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organismo dell'ONU che si occupa di cambiamenti climatici. Come ampiamente previsto si presenta la catastrofe climatica già in corso con mari che si alzano, temperature globali fuori controllo, eventi estremi che impazzano, ghiacciai che si fondono e così via allarmando. Se continua così sarà la fine del pianeta e alcuni danni sono già irreversibili, bisogna agire immediatamente per salvare il salvabile. Come? Ovviamente eliminando in fretta tutti i combustibili fossili, carbone in testa (ma anche il metano va incluso nella lista degli "impresentabili") e puntare tutto sulle fonti rinnovabili come eolico e solare. Insomma è "codice rosso per l'umanità", come ha detto il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres, indicando un limite di allarme che non potrà essere superato: dopo il codice rosso c'è solo il disastro.<br />Il Rapporto dell'IPCC - quella pubblicata ieri è la prima di tre parti, l'ultima delle quali sarà pubblicata nel 2022 - capita a proposito per fare pressione sulla prossima Conferenza internazionale sul clima (COP26) che si svolgerà in novembre a Glasgow, e il cui fallimento è già segnato. «La scienza ha parlato, ora tocca alla politica», è il solito ritornello ripetuto ancora ieri, per accreditare la narrazione secondo cui c'è un mondo scientifico assolutamente concorde nel ritenere che esista una emergenza climatica senza precedenti e poi il mondo dei capi di governo che non hanno una vera volontà di prendere le necessarie misure per biechi interessi elettorali.<br />LA NARRAZIONE MEDIATICA CONTRO LA REALTÀ E LA VERA SCIENZA<br />Ma appunto, questa è una narrazione, non la realtà. Intanto, quale scienza ha parlato? E qui bisogna ricordare che l'IPCC non è un organismo scientifico, come generalmente si ritiene, ma politico come del resto dice il nome: è un organismo intergovernativo sotto l'egida dell'ONU. Ci sono scienziati al suo interno, ma non solo, e non sono neanche la maggioranza: tanto è vero che l'attuale presidente dell'IPCC, il sud-coreano Hoesung Lee (in carica dal 2015), è un economista, e il suo predecessore Rajendra Pachauri (2002-2015) era un ingegnere. Perciò la contrapposizione scienza-politica è pura mistificazione. Peraltro l'IPCC non produce lavori scientifici propri ma semplicemente sintetizza gli studi esistenti sul clima, ed evidentemente non tutti gli studi, visto che sono migliaia gli scienziati che negano l'esistenza di una emergenza climatica.<br />È dal 1990 che l'IPCC produce periodicamente i Rapporti di valutazione come quello presentato ieri (il precedente è stato nel 2013-2014) e lo scopo è sempre politico: si crea l'allarme clima (eccesso di emissioni di CO2, anidride carbonica) per spingere poi i governi a prendere le decisioni volute (eliminazione dei combustibili fossili) e convincere l'opinione pubblica ad accettare tasse e limitazioni della libertà che senza uno stato di emergenza non accetterebbe mai.<br />Se questo vi sembra somigliare moltissimo al meccanismo con cui è nata l'emergenza Covid con tutto quel che ne sta seguendo, ebbene sappiate che non è un caso: c'è un totalitarismo che avanza a grandi passi sfruttando proprio il tema delle presunte emergenze globali (ma avremo modo di riprendere questo argomento) e instillando paura nella popolazione.<br />Tornando al VI Rapporto di valutazione presentato ieri, c'è un piccolo particolare che esso tralascia, ovvero che non c'è alcuna crescita lineare o tumultuosa delle temperature globali (benché siano aumentate le emissioni di CO2), anzi oggi siamo esattamente al livello in cui ci si trovava all'epoca dell'ultimo Rapporto IPCC (2014), come mostra il grafico tratto dal database Hadcrut5 curato dal MetOffice britannico.<br />In pratica, a un aumento della temperatura nel periodo 2002-2014, succede un periodo multifase caratterizzato dall'evento El Nino (2015-2020) e ora un declino delle temperature che ci riporta appunto al livello del 2014. Anzi, il 2021, per come sta andando finora, si candida ad anno più freddo dal 2014 e forse anche del 2005. Chi fa veramente scienza dovrebbe interrogarsi su questi dati, che contraddicono le teorie sul riscaldamento globale causato dall'uomo. E non solo questo: visto che siamo ormai abituati al crescendo di allarmi sul clima, andare a riprendere gli appelli del passato è un sano esercizio di realismo.<br />DIECI ANNI PER SALVARE IL MONDO<br />Ricordiamoci allora che nel 1989, appena prima del I rapporto dell'IPCC, l'ONU lanciò la Dichiarazione sull'emergenza climatica, nota anche come "Dieci anni per salvare il mondo". Il direttore del Programma Onu per l'Ambiente (UNEP), Noel Brown dichiarò che «intere nazioni potrebbero essere spazzate via dalla faccia della Terra a causa della crescita del livello del mare, se la tendenza al riscaldamento globale non sarà invertita entro il 2000». Le inondazioni delle coste e la distruzione di raccolti provocheranno un esodo di "eco-rifugiati" con conseguente caos politico. «I governi hanno una finestra di dieci anni per risolvere il problema dei gas serra prima che la situazione sfugga totalmente al controllo umano».<br />Il rapporto dell'UNEP, in collaborazione con l'Agenzia USA dell'Ambiente, entrava nel dettaglio: dato che il riscaldamento provoca lo scioglimento delle calotte polari e il livello degli oceani era dato in crescita di un metro, le Maldive e altre isole sarebbero state sommerse dall'acqua, così come un sesto del Bangladesh che in conseguenza dovrebbe fare i conti con 23 milioni di sfollati; e l'Egitto sarebbe stato ridotto alla fame perché un quinto delle sue terre agricole nel Delta del Nilo sarebbero state sommerse causando la perdita del cibo necessario alla popolazione.<br />Sono passati oltre venti anni dal 2000 e queste - come altre previsioni catastrofiche - non si sono avverate. Né c'è motivo di credere che si avvereranno le stesse previsioni che ieri sono state ripetute per l'ennesima volta. È invece certo che il disastro sarà provocato dalle costosissime politiche climatiche che si sono già dimostrate un fallimento: i fortissimi investimenti già fatti sulle rinnovabili e su tecnologie per ridurre le emissioni di CO2, stanno distruggendo le industrie occidentali, spostando molta della produzione in Cina, dove non c'è alcun vincolo all'uso dei combustibili fossili. Con il risultato che le emissioni globali di CO2 hanno continuato e continueranno a crescere. E non sarà certo l'ennesimo allarme dell'IPCC a cambiare la realtà.<br /><br />Nota di BastaBugie: Michele Mazzeo nell'articolo seguente dal titolo "L'allarme da Toyota sulle auto elettriche: inquinano di più e rimarremo senza elettricità" fa capire quali sono gli scopi dei ricorrenti allarmi catastrofistici dell'ONU. Fare inghiottire all'umanità cambiamenti epocali con costi immensi a beneficio dei pochi potenti che ne trarranno profitti astronomici.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 30 luglio 2021:<br />Il Ceo della Toyota e presidente della associazione costruttori di automobili giapponese Akio Toyoda afferma che la transizione completa ai veicoli elettrici potrebbe costare centinaia di miliardi di euro, rendere le auto inaccessibili per la gente media, lasciare interi Paesi senza elettricità senza ottenere alcun beneficio per l'ambiente dato che la produzione di batterie per i mezzi elettrici aumenterebbe le emissioni di CO².<br />Il CEO di Toyota Akio Toyoda ha lanciato un attacco a tutto tondo contro le auto elettriche in una riunione annuale delle case automobilistiche. Il numero uno della casa giapponese ha infatti criticato l'eccessiva spinta verso i veicoli elettrici, affermando che chi sostiene l'elettrificazione di massa del traffico stradale non ha considerato il carbonio emesso dalla generazione di elettricità oltre ai costi di una transizione totale ai mezzi cosiddetti "green".<br />Il boss Toyota, facendo l'esempio del Giappone, ha evidenziato come il Paese del Sol Levante rimarrebbe senza elettricità in estate se tutte le auto funzionassero con energia elettrica. E che l'infrastruttura necessaria per supportare una mobilità composta solo da veicoli elettrici costerebbe al Giappone tra i 14 e i 37 trilioni di Yen, vale a dire tra i 110 miliardi e i 290 miliardi di euro.<br />A ciò si andrebbe ad aggiungere anche il fatto che, a suo dire, i veicoli elettrici a batteria sono più inquinanti dei veicoli a benzina a causa della produzione di elettricità, ancora fortemente legata ai combustibili fossili, che produce emissioni nocive, sfatando dunque il mito delle auto elettriche come veicoli 'carbon neutral'. "Più veicoli elettrici produciamo, più salgono le emissioni di anidride carbonica" ha detto infatti Toyoda spiegando che considerando la produzione delle batterie le emissioni totali di CO2 di un'auto elettrica sono quasi il doppio rispetto a quelle generate per la fabbricazione di un'auto termica o ibrida.<br />Il messaggio del Ceo Toyota è stato ancora più chiaro nel momento in cui si è rivolto direttamente al Governo nipponico (che a breve dovrebbe vietare la vendita di auto a benzina e diesel dal 2035): "Quando i politici sono là fuori a dire: 'Liberiamoci di tutte le auto che usano benzina', capiscono tutto ciò?" ha proseguito infatti nella conferenza stampa di fine anno nella sua qualità di presidente della Japan Automobile Manufacturers Association. Toyoda ha poi messo in guardia l'attuale Governo anche sul fatto che se il Giappone sarà troppo frettoloso nel vietare le auto a benzina, "l'attuale modello di business dell'industria automobilistica crollerà", causando inoltre la perdita di milioni di posti di lavoro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46042342</guid><pubDate>Wed, 11 Aug 2021 14:32:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46042342/il_falso_allarme_onu_sull_emergenza_climatica.mp3" length="11344710" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6675

IL (FALSO) ALLARME ONU SULL'EMERGENZA CLIMATICA di Riccardo Cascioli
«Che barba, che noia». Il tormentone di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello si addice perfettamente alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6675" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6675</a><br /><br />IL (FALSO) ALLARME ONU SULL'EMERGENZA CLIMATICA di Riccardo Cascioli<br />«Che barba, che noia». Il tormentone di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello si addice perfettamente alla pubblicazione del VI Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organismo dell'ONU che si occupa di cambiamenti climatici. Come ampiamente previsto si presenta la catastrofe climatica già in corso con mari che si alzano, temperature globali fuori controllo, eventi estremi che impazzano, ghiacciai che si fondono e così via allarmando. Se continua così sarà la fine del pianeta e alcuni danni sono già irreversibili, bisogna agire immediatamente per salvare il salvabile. Come? Ovviamente eliminando in fretta tutti i combustibili fossili, carbone in testa (ma anche il metano va incluso nella lista degli "impresentabili") e puntare tutto sulle fonti rinnovabili come eolico e solare. Insomma è "codice rosso per l'umanità", come ha detto il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres, indicando un limite di allarme che non potrà essere superato: dopo il codice rosso c'è solo il disastro.<br />Il Rapporto dell'IPCC - quella pubblicata ieri è la prima di tre parti, l'ultima delle quali sarà pubblicata nel 2022 - capita a proposito per fare pressione sulla prossima Conferenza internazionale sul clima (COP26) che si svolgerà in novembre a Glasgow, e il cui fallimento è già segnato. «La scienza ha parlato, ora tocca alla politica», è il solito ritornello ripetuto ancora ieri, per accreditare la narrazione secondo cui c'è un mondo scientifico assolutamente concorde nel ritenere che esista una emergenza climatica senza precedenti e poi il mondo dei capi di governo che non hanno una vera volontà di prendere le necessarie misure per biechi interessi elettorali.<br />LA NARRAZIONE MEDIATICA CONTRO LA REALTÀ E LA VERA SCIENZA<br />Ma appunto, questa è una narrazione, non la realtà. Intanto, quale scienza ha parlato? E qui bisogna ricordare che l'IPCC non è un organismo scientifico, come generalmente si ritiene, ma politico come del resto dice il nome: è un organismo intergovernativo sotto l'egida dell'ONU. Ci sono scienziati al suo interno, ma non solo, e non sono neanche la maggioranza: tanto è vero che l'attuale presidente dell'IPCC, il sud-coreano Hoesung Lee (in carica dal 2015), è un economista, e il suo predecessore Rajendra Pachauri (2002-2015) era un ingegnere. Perciò la contrapposizione scienza-politica è pura mistificazione. Peraltro l'IPCC non produce lavori scientifici propri ma semplicemente sintetizza gli studi esistenti sul clima, ed evidentemente non tutti gli studi, visto che sono migliaia gli scienziati che negano l'esistenza di una emergenza climatica.<br />È dal 1990 che l'IPCC produce periodicamente i Rapporti di valutazione come quello presentato ieri (il precedente è stato nel 2013-2014) e lo scopo è sempre politico: si crea l'allarme clima (eccesso di emissioni di CO2, anidride carbonica) per spingere poi i governi a prendere le decisioni volute (eliminazione dei combustibili fossili) e convincere l'opinione pubblica ad accettare tasse e limitazioni della libertà che senza uno stato di emergenza non accetterebbe mai.<br />Se questo vi sembra somigliare moltissimo al meccanismo con cui è nata l'emergenza Covid con tutto quel che ne sta seguendo, ebbene sappiate che non è un caso: c'è un totalitarismo che avanza a grandi passi sfruttando proprio il tema delle presunte emergenze globali (ma avremo modo di riprendere questo argomento) e instillando paura nella popolazione.<br />Tornando al VI Rapporto di valutazione presentato ieri, c'è un piccolo particolare che esso tralascia, ovvero che non c'è alcuna crescita lineare o tumultuosa delle temperature globali (benché siano aumentate le emissioni di CO2), anzi oggi siamo esattamente al livello in cui ci si trovava...]]></itunes:summary><itunes:duration>710</itunes:duration><itunes:keywords>autoelettriche,carbonneutral,combustibilifossili,ipcc,onu,toyota</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfd1e66314869c333f90802d25ecae79.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io non mi vaccino, venite pure a prendermi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-non-mi-vaccino-venite-pure-a-prendermi--45860557</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664</a><br /><br />IO NON MI VACCINO, VENITE PURE A PRENDERMI di Riccardo Cascioli<br />Visto che ormai si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid e la campagna d'odio verso chi sprezzantemente è definito "no vax" sta raggiungendo livelli senza precedenti, ho deciso di costituirmi: io non mi vaccinerò; venitemi pure a prendere se oltre a fare i leoni da tastiera o i generali dei proclami, avete il coraggio di un incontro fisico, reale.<br />Però intanto cominciamo a chiarire le cose: non sono affatto "no-vax", così come non lo è la stragrande maggioranza di coloro che non intendono vaccinarsi contro il Covid. Non solo ho fatto tutti i vaccini che l'Italia comanda, ma avendo girato un po' per il mondo, ho fatto tranquillamente tutti i vaccini e le profilassi richieste. Ciò non ha impedito, come è logico che sia, che qualche "souvenir sanitario" di questi viaggi mi sia rimasto; a ricordare che vaccini e profilassi non ci rendono superuomini immortali, ma hanno i loro margini di rischio.<br />Non solo, come Bussola abbiamo sempre sostenuto l'importanza delle vaccinazioni essenziali nei paesi in via di sviluppo, dove si muore giovanissimi per malattie qui ampiamente sconfitte.<br />Ma ci sono vaccinazioni e vaccinazioni: davvero questi apostoli del vaccino ritengono che le migliaia di sanitari in Italia che stanno rischiando il posto e la carriera pur di non sottoporsi al vaccino siano dei pericolosi estremisti o dei creduloni che si abbeverano a fonti inattendibili?<br />Noi stessi sulla Bussola abbiamo sempre sostenuto che ci sono delle categorie di persone a cui può essere riconosciuto lo stato di necessità e quindi, valutando il rapporto rischi-benefici, consigliato di vaccinarsi. Ma appunto: consigliato, forse raccomandato, e comunque a certe condizioni. Certamente non obbligato. E riguarda solo una fascia di popolazione, quella che ha dimostrato essere più a rischio di vita nel caso di una infezione da Covid.<br /><br />LA CAMPAGNA D'ODIO CONTRO I NON VACCINATI<br />Ma è evidente che già da molto tempo la questione Covid ha smesso di essere un problema sanitario per diventare uno strumento politico. Solo così si spiega la furia, il disprezzo e l'odio contro chi pone obiezioni all'obbligatorietà dei vaccini. Solo così si spiega la totale irrazionalità di certe posizioni dogmatiche.<br />Non mi vaccino per tanti motivi, tre in particolare: perché i rischi sono maggiori dei benefici; perché c'è un problema etico; perché stante l'evidente scopo politico del green pass, questa è diventata anche una battaglia a difesa della libertà. Sintetizzo il primo punto: anzitutto per quanto non sia affatto augurabile ammalarsi di Covid, e malgrado a leggere i giornali sembrerebbe che almeno mezza Italia sia infetta, la probabilità di contagio è molto bassa, sia per stile di vita personale (ho una scarsa propensione all'assembramento) sia per dati oggettivi: il bollettino di ieri sera riportava che in Italia ci sono poco più di 51mila contagiati (contagiati, non malati), vale a dire lo 0,08% della popolazione italiana. E solo una minima parte di questi risultano ricoverati con qualche sintomo: 1.194 (il 2,3% dei positivi, lo 0,002% della popolazione italiana). Leggendo i giornali e ascoltando la tv, politici e influencer vari, si ha comunque la sensazione che una nuova ondata si sia rimessa effettivamente in moto. Ebbene, si rimane stupiti a notare che in effetti stiamo assistendo a un calo notevole dei malati di Covid: l'1 luglio, tanto per fare un esempio, i "ricoverati con sintomi" erano 1.532. Vale a dire che in 20 giorni c'è stata una diminuzione del 22%. Discorso analogo per le terapie intensive, passate in 20 giorni da 229 a 158 presenze (-31%).<br />Se comunque venissi contagiato so di poter contare sulle terapie precoci che - ne abbiamo tantissime prove - danno ottimi risultati. Certo, nessuno ci garantisce di non morire comunque di Covid, ma lo stesso vale per i vaccini, come stiamo vedendo in questi mesi. Devo agire con prudenza e ragione; ma non spinto dalla paura di morire. Devo essere invece sempre cosciente che la mia vita è ultimamente affidata a Dio (lui è il Signore della vita e della morte), non ai farmaci, ai virologi, ai generali (e neanche ai preti).<br />A fronte di questa bassa probabilità di contagio c'è un rischio evidente in vaccini sperimentali, i cui "bugiardini" vengono aggiornati man mano che i vaccinati registrano reazioni avverse gravi, anche letali; i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti, la cui reale efficacia è ancora tutta da dimostrare.<br /><br />NON DIRE NULLA È UNA GRAVE OMISSIONE<br />Sulla questione etica è presto detto: non si tratta di stabilire quanto sia remota la cooperazione al male compiuto da chi ha praticato quegli aborti da cui sono state tratte le cellule che, riprodotte milioni di volte, sono arrivate a contribuire alla realizzazione di questi vaccini. Questa lontananza la diamo per acquisita. Ma come ricordava il recente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, anche in questo caso la liceità dell'uso di questi vaccini è legato all'esistenza di alcune condizioni, tra cui lo stato di necessità (cosa che appunto potrebbe verificarsi al massimo soltanto per una fascia della popolazione) e il fare un'azione di pressione su politici e case farmaceutiche perché non usino più cellule da feti abortiti. Soprattutto quest'ultimo punto è importante perché siamo in un contesto - come abbiamo già dettagliatamente spiegato - in cui l'uso di embrioni per la ricerca e di cellule da feti abortiti è in espansione e viene sempre più ritenuto normale. Non dire nulla davanti a questo è una grave omissione.<br />Ma detto questo è chiaro, come già detto, che la questione sanitaria è da tempo - forse dall'origine - passata in seconda linea, è soltanto un pretesto per affermare qualcosa d'altro. Come ha ben sintetizzato recentemente il filosofo Giorgio Agamben «nel Green pass non è in gioco la salute, ma il controllo della popolazione». Realizzare un regime di apartheid con i numeri di contagiati e malati sopra citati sarebbe pura follia se non ci fosse un progetto più ambizioso. Altrettanto folle sarebbe vaccinare giovani e bambini che per il Covid hanno una mortalità praticamente pari a zero.<br /><br />UN REGIME TOTALITARIO NON PUÒ TOLLERARE CHI SFUGGE AL CONTROLLO<br />I non vaccinati sono pericolosi non perché portatori di contagi mortali, ma perché sfuggono al controllo, ciò che una società che sta rapidamente trasformandosi in un regime totalitario non può tollerare. Anche se si vaccinasse il 100% della popolazione il virus non sparirebbe sia perché produce sempre nuove varianti, alcune delle quali probabilmente provocate dagli stessi vaccini e che a questi sfuggono sia perché bisogna considerare che il virus circola in tutto il mondo.<br />Del resto è sempre stato chiaro che i vaccini non sono in grado di estirpare il Covid, ma di minimizzarne gli effetti. I fatti di questi giorni dimostrano che gli stessi vaccinati si contagiano e contagiano per cui i Green pass sono tutto meno che un certificato di sicurezza sanitaria.<br />A questo si aggiunge il dato temporale: la validità del Green pass dura 270 giorni dall'inoculazione della seconda dose del vaccino. Ebbene, in Italia le seconde dosi sono iniziate il 17 gennaio; vale a dire che dal 14 ottobre i primi "immunizzati" non avranno più la copertura del Green pass e per Natale oltre tre milioni di vaccinati si ritroveranno di nuovo scoperti e quindi esclusi dai locali pubblici, ristoranti, treni, aerei, e così via. Cosa succederà? Ecco che il Green pass servirà a spingere alla terza dose, e poi alla quarta, e così via.<br />Chi si sta vaccinando non per scelta sanitaria ragionata, ma pensando così di riacquistare la libertà, avrà presto un'amara sorpresa. Al contrario dire di no al Green pass e all'obbligatorietà dei vaccini è ormai una battaglia di libertà contro un regime che si sta affermando tra gli applausi entusiasti delle sue vittime.<br />La spinta a vaccinarsi ha anche una inquietante analogia con la richiesta dei primi secoli di bruciare l'incenso all'Imperatore per avere la libertà di culto. Tanti cattolici hanno già deciso di farlo e, anzi, la chiamano carità. Ma noi non bruceremo l'incenso all'Imperatore. Resto qui ad aspettarvi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45860557</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 17:24:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45860557/io_non_mi_vaccino_venite_pure_a_prendermi.mp3" length="10175678" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664

IO NON MI VACCINO, VENITE PURE A PRENDERMI di Riccardo Cascioli
Visto che ormai si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid e la campagna d'odio verso chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664</a><br /><br />IO NON MI VACCINO, VENITE PURE A PRENDERMI di Riccardo Cascioli<br />Visto che ormai si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid e la campagna d'odio verso chi sprezzantemente è definito "no vax" sta raggiungendo livelli senza precedenti, ho deciso di costituirmi: io non mi vaccinerò; venitemi pure a prendere se oltre a fare i leoni da tastiera o i generali dei proclami, avete il coraggio di un incontro fisico, reale.<br />Però intanto cominciamo a chiarire le cose: non sono affatto "no-vax", così come non lo è la stragrande maggioranza di coloro che non intendono vaccinarsi contro il Covid. Non solo ho fatto tutti i vaccini che l'Italia comanda, ma avendo girato un po' per il mondo, ho fatto tranquillamente tutti i vaccini e le profilassi richieste. Ciò non ha impedito, come è logico che sia, che qualche "souvenir sanitario" di questi viaggi mi sia rimasto; a ricordare che vaccini e profilassi non ci rendono superuomini immortali, ma hanno i loro margini di rischio.<br />Non solo, come Bussola abbiamo sempre sostenuto l'importanza delle vaccinazioni essenziali nei paesi in via di sviluppo, dove si muore giovanissimi per malattie qui ampiamente sconfitte.<br />Ma ci sono vaccinazioni e vaccinazioni: davvero questi apostoli del vaccino ritengono che le migliaia di sanitari in Italia che stanno rischiando il posto e la carriera pur di non sottoporsi al vaccino siano dei pericolosi estremisti o dei creduloni che si abbeverano a fonti inattendibili?<br />Noi stessi sulla Bussola abbiamo sempre sostenuto che ci sono delle categorie di persone a cui può essere riconosciuto lo stato di necessità e quindi, valutando il rapporto rischi-benefici, consigliato di vaccinarsi. Ma appunto: consigliato, forse raccomandato, e comunque a certe condizioni. Certamente non obbligato. E riguarda solo una fascia di popolazione, quella che ha dimostrato essere più a rischio di vita nel caso di una infezione da Covid.<br /><br />LA CAMPAGNA D'ODIO CONTRO I NON VACCINATI<br />Ma è evidente che già da molto tempo la questione Covid ha smesso di essere un problema sanitario per diventare uno strumento politico. Solo così si spiega la furia, il disprezzo e l'odio contro chi pone obiezioni all'obbligatorietà dei vaccini. Solo così si spiega la totale irrazionalità di certe posizioni dogmatiche.<br />Non mi vaccino per tanti motivi, tre in particolare: perché i rischi sono maggiori dei benefici; perché c'è un problema etico; perché stante l'evidente scopo politico del green pass, questa è diventata anche una battaglia a difesa della libertà. Sintetizzo il primo punto: anzitutto per quanto non sia affatto augurabile ammalarsi di Covid, e malgrado a leggere i giornali sembrerebbe che almeno mezza Italia sia infetta, la probabilità di contagio è molto bassa, sia per stile di vita personale (ho una scarsa propensione all'assembramento) sia per dati oggettivi: il bollettino di ieri sera riportava che in Italia ci sono poco più di 51mila contagiati (contagiati, non malati), vale a dire lo 0,08% della popolazione italiana. E solo una minima parte di questi risultano ricoverati con qualche sintomo: 1.194 (il 2,3% dei positivi, lo 0,002% della popolazione italiana). Leggendo i giornali e ascoltando la tv, politici e influencer vari, si ha comunque la sensazione che una nuova ondata si sia rimessa effettivamente in moto. Ebbene, si rimane stupiti a notare che in effetti stiamo assistendo a un calo notevole dei malati di Covid: l'1 luglio, tanto per fare un esempio, i "ricoverati con sintomi" erano 1.532. Vale a dire che in 20 giorni c'è stata una diminuzione del 22%. Discorso analogo per le terapie intensive, passate in 20 giorni da 229 a 158 presenze (-31%).<br />Se comunque venissi contagiato so di poter contare sulle terapie precoci che - ne abbiamo tantissime prove - danno...]]></itunes:summary><itunes:duration>636</itunes:duration><itunes:keywords>aborti,bugiardini,contagi,etica,greenpass,omissione,regime,vaccino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/33b75f241824a0ee77cf06dfc650f282.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tutela dell'ambiente e degli animali nella Costituzione fa arretrare i diritti degli uomini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tutela-dell-ambiente-e-degli-animali-nella-costituzione-fa-arretrare-i-diritti-degli-uomini--45024421</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584</a><br /><br />LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DEGLI ANIMALI NELLA COSTITUZIONE FA ARRETRARE I DIRITTI DEGLI UOMINI di Riccardo Cascioli<br />Nel 1898 fu convocata a New York una Conferenza mondiale sull'urbanistica per affrontare il tema del drammatico inquinamento delle città dovuto al letame dei cavalli e alle carcasse degli animali. A fine '800 infatti la mobilità era assicurata quasi esclusivamente dai cavalli, ottimi animali che hanno però delle esigenze fisiche incompatibili con un'aria salubre: ogni cavallo infatti garantisce ogni giorno dagli 8 ai 12 chili di sterco più qualche litro di urina. Considerando che a New York nel 1880 circolavano circa 150mila cavalli si può facilmente immaginare quale catastrofe igienico-sanitaria rappresentasse la situazione. Qualche anno prima, nel 1894, il quotidiano inglese The Times aveva predetto che nel giro di 50 anni Londra sarebbe stata sommersa da tre metri di escrementi mentre a new York, almeno sulla quinta strada, gli escrementi sarebbero arrivati al terzo piano dei palazzi.<br />Al confronto la previsione dell'innalzamento di un metro delle acque degli oceani fa semplicemente sorridere. Se allora una ipotetica Onu avesse imposto una agenda di sviluppo sostenibile nella prospettiva di lasciare un mondo pulito alle future generazioni - come accade oggi - avrebbe senz'altro spinto per un controllo delle nascite (ogni bambino che nasce significa più escrementi e anche una maggiore richiesta di cavalli). Poi avrebbe investito milioni di dollari nella ricerca di soluzioni tecnologiche per smaltire il letame o almeno diminuirne l'odore; avrebbe lanciato iniziative verdi come l'horse-sharing (condivisione dei cavalli) oppure studiato nuove diete ecologiche per i cavalli al fine di diminuirne la necessità di rilasciare sterco. Fortunatamente le agenzie dell'Onu erano di là da venire, altrimenti oggi saremmo ancora a discutere di come rendere carbon neutral lo sterco di cavallo, comunicandoci le scoperte attraverso il telegrafo senza fili .<br />In realtà la Conferenza di New York finì male, perché sembravano non esserci soluzioni. Invece accadde che qualcuno ebbe l'idea di inventare l'automobile, prima con il motore a vapore, poi a scoppio e questo - incredibile a credersi oggi - risolse il problema dell'inquinamento dei cavalli.<br />Ma l'invenzione dell'auto non fu frutto di una riflessione sull'inquinamento o su che mondo si sarebbe lasciato alle generazioni future se si continuava così, quanto invece della necessità di velocizzare i trasporti nel momento di espansione della rivoluzione industriale.<br />In realtà tutta la cultura occidentale, permeata di cristianesimo, ha sempre pensato e agito considerando che il modo migliore di pensare alle generazioni future fosse di rispondere ai bisogni presenti in una prospettiva di sviluppo. Anche perché oggi non si è neanche in grado di immaginare che cosa accadrà e cosa sarà inventato e scoperto tra venti anni e che potrebbe cambiare completamente il mondo. Come del resto è avvenuto negli ultimi trent'anni con la tecnologia informatica e l'avvento del digitale.<br />È veramente stupido e irrealistico fare i calcoli sulle generazioni future basandosi sulla tecnologia e sulle risorse attualmente disponibili. Eppure è quello che si sta facendo, o per meglio dire si sta imponendo, a tutto il mondo. E l'Italia, come sempre, quando c'è da seguire una follia non si tira certo indietro, al punto che stiamo per inserire i princìpi dello sviluppo sostenibile nella Costituzione. È di due giorni fa la notizia che la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha già dato il primo ok alla proposta di modificare gli articoli 9 e 41 della Costituzione aggiungendovi la tutela dell'ambiente e degli animali, con riferimento anche all'interesse per le generazioni future. La proposta ovviamente arriva dai 5Stelle ma tutti i partiti si sono accodati con entusiasmo e vista questa forte intesa si può prevedere che il provvedimento marcerà veloce fino all'approvazione definitiva.<br />Ovviamente nulla di male nella tutela dell'ambiente e degli animali, ma il problema è cosa si intende per tutela dell'ambiente. Il concetto di sviluppo sostenibile non riguarda - come molti credono - una generica attenzione a non inquinare e ad usare responsabilmente le risorse a disposizione. Esso invece nasce per dimostrare che è la popolazione il problema che impedisce lo sviluppo dei paesi poveri e che distrugge l'ambiente. In altre parole bisogna diminuire la popolazione e anche la sua ricchezza, controllare le nascite nei paesi poveri e frenare lo sviluppo economico nei paesi ricchi. Tutto questo è nero su bianco nel Rapporto della Commissione Brundtland (Our Common Future), pubblicato nel 1987, ed è anche ciò che ispira le politiche globali sull'ambiente a partire da quanto sottoscritto nella Conferenza Internazionale dell'Onu di Rio dei Janeiro, nel 1992. È anche ciò che in diversi modi sta avvenendo, basti vedere ad esempio il processo di deindustrializzazione in atto nel nostro paese. E dal punto di vista culturale la criminalizzazione di tutto quanto arriva dalla Rivoluzione industriale, a cominciare dall'uso dei combustibili fossili.<br />È preoccupante che questa ideologia - perché di questo si tratta - entri addirittura nella Costituzione. Rischiamo di tornare rapidamente indietro a studiare come gestire gli escrementi dei cavalli. Altro che cambiamenti climatici.<br /><br />Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "Anche l'Italia indirizzata verso la zoodittatura" spiega che la proposta di modifica costituzionale non è solo una generica attenzione all'ambiente e agli animali, ma è l'adesione a una ideologia che considera nemici gli uomini (soprattutto i cristiani).<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 24 maggio 2021:<br />C'è un precedente: il Regno Unito è stato il primo Paese al mondo a riconoscere gli animali come «esseri senzienti», il che comporterà presto tutta una serie di leggi, per attribuire loro nuove tutele, tanto a quelli domestici quanto a quelli da allevamento. Sarà, di conseguenza, vietato esportare bestie vive, importare trofei di caccia, impiantare microchip, utilizzare collari elettronici per l'addestramento, vendere il foie gras, considerare i primati come animali domestici. Vittoria su tutta la linea, quindi, da parte degli ambientalisti inglesi, vistisi negare - per ora - solo l'abolizione dell'utilizzo di gabbie negli allevamenti di pollame e suini. Ma sarà forse solo questione di tempo.<br />Anche in altri Paesi c'è chi scalpita per conseguire lo stesso traguardo: del resto, l'Unione europea, all'art. 13 del Trattato di Lisbona, già nel 2007 a sua volta ha parlato di «esseri senzienti»; i codici civili di Francia e Germania fin d'ora precisano come gli animali non siano cose, lo stesso Nuova Zelanda e Svizzera. Purtroppo circa una settimana fa anche la Commissione Affari Costituzionali del Senato italiano ha approvato l'iter, finalizzato ad apportare modifiche addirittura alla nostra Costituzione, nello specifico agli articoli 9 e 117, per inserire nell'ordinamento la tutela degli «esseri senzienti», della biodiversità e dell'ambiente.<br />Cosa fa problema? Lo ha spiegato a chiare lettere sabato scorso, nel contesto della decima edizione della Marcia per la Vita di Roma, Virginia Coda Nunziante, presidente di questo che si è confermato come l'evento pro-life più importante in Italia ed in Europa: «Gli animali sono esseri senzienti, il bambino nel ventre materno no. È assurdo. Gli ambientalisti e gli animalisti hanno esultato per il loro successo. E noi? Penso che dobbiamo prenderlo come un impegno sempre più deciso di essere la voce e le gambe di chi non può parlare, né può difendersi», ha detto. A tutela della vita umana. L'assurdo, in effetti, sta nel fatto che gli animali vengano severamente tutelati ed i nascituri no, vittime sacrificali dell'aborto con tutti gli annessi ed i connessi propri della dilagante cultura di morte.<br />Non solo: sotto la coltre del solito sentimentalismo sdolcinato e mieloso, potrebbe sfuggire ad un'opinione pubblica narcotizzata da tanti buoni propositi come far passare tali proposte di riforma costituzionale abbia pesanti ricadute in ambiti, ad esempio, quali quello della sperimentazione scientifica, che paradossalmente potrebbe essere vietata sulle bestie ma non sull'uomo, invertendo la scala gerarchica dei valori e del Creato. Ma potrebbe avere pesanti ricadute anche in campi quali quelli delle libertà di opinione, di espressione e di stampa, limitandole arbitrariamente una volta di più, in un autentico clima da regime. In futuro, ad esempio, potrebbe essere vietato affermare in pubblico quanto scritto nella Bibbia: «Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Gen 1, 26-27). Un cristiano, che affermi questo, potrebbe rischiare di ritrovarsi imputato e magari condannato, più o meno sulla falsariga di quanto, ancor più gravemente, è previsto in altri ambiti dal disegno di legge Zan.<br />La realtà è questa: pezzo dopo pezzo, si cerca di mettere ai cristiani il bavaglio, di censurare le loro convinzioni, di distruggere i loro valori e la loro visione del Creato, di parificarli alle bestie, in una parola di destrutturare la società tutta in una sorta di zoodittatura. Sempre più verso l'abisso. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45024421</guid><pubDate>Tue, 25 May 2021 20:31:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45024421/la_tutela_dell_ambiente_e_degli_animali_nella_costituzione_fa_arretrare_i_diritti_degli_uomini.mp3" length="12248710" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584

LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DEGLI ANIMALI NELLA COSTITUZIONE FA ARRETRARE I DIRITTI DEGLI UOMINI di Riccardo Cascioli
Nel 1898 fu convocata a New York una Conferenza mondiale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584</a><br /><br />LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DEGLI ANIMALI NELLA COSTITUZIONE FA ARRETRARE I DIRITTI DEGLI UOMINI di Riccardo Cascioli<br />Nel 1898 fu convocata a New York una Conferenza mondiale sull'urbanistica per affrontare il tema del drammatico inquinamento delle città dovuto al letame dei cavalli e alle carcasse degli animali. A fine '800 infatti la mobilità era assicurata quasi esclusivamente dai cavalli, ottimi animali che hanno però delle esigenze fisiche incompatibili con un'aria salubre: ogni cavallo infatti garantisce ogni giorno dagli 8 ai 12 chili di sterco più qualche litro di urina. Considerando che a New York nel 1880 circolavano circa 150mila cavalli si può facilmente immaginare quale catastrofe igienico-sanitaria rappresentasse la situazione. Qualche anno prima, nel 1894, il quotidiano inglese The Times aveva predetto che nel giro di 50 anni Londra sarebbe stata sommersa da tre metri di escrementi mentre a new York, almeno sulla quinta strada, gli escrementi sarebbero arrivati al terzo piano dei palazzi.<br />Al confronto la previsione dell'innalzamento di un metro delle acque degli oceani fa semplicemente sorridere. Se allora una ipotetica Onu avesse imposto una agenda di sviluppo sostenibile nella prospettiva di lasciare un mondo pulito alle future generazioni - come accade oggi - avrebbe senz'altro spinto per un controllo delle nascite (ogni bambino che nasce significa più escrementi e anche una maggiore richiesta di cavalli). Poi avrebbe investito milioni di dollari nella ricerca di soluzioni tecnologiche per smaltire il letame o almeno diminuirne l'odore; avrebbe lanciato iniziative verdi come l'horse-sharing (condivisione dei cavalli) oppure studiato nuove diete ecologiche per i cavalli al fine di diminuirne la necessità di rilasciare sterco. Fortunatamente le agenzie dell'Onu erano di là da venire, altrimenti oggi saremmo ancora a discutere di come rendere carbon neutral lo sterco di cavallo, comunicandoci le scoperte attraverso il telegrafo senza fili .<br />In realtà la Conferenza di New York finì male, perché sembravano non esserci soluzioni. Invece accadde che qualcuno ebbe l'idea di inventare l'automobile, prima con il motore a vapore, poi a scoppio e questo - incredibile a credersi oggi - risolse il problema dell'inquinamento dei cavalli.<br />Ma l'invenzione dell'auto non fu frutto di una riflessione sull'inquinamento o su che mondo si sarebbe lasciato alle generazioni future se si continuava così, quanto invece della necessità di velocizzare i trasporti nel momento di espansione della rivoluzione industriale.<br />In realtà tutta la cultura occidentale, permeata di cristianesimo, ha sempre pensato e agito considerando che il modo migliore di pensare alle generazioni future fosse di rispondere ai bisogni presenti in una prospettiva di sviluppo. Anche perché oggi non si è neanche in grado di immaginare che cosa accadrà e cosa sarà inventato e scoperto tra venti anni e che potrebbe cambiare completamente il mondo. Come del resto è avvenuto negli ultimi trent'anni con la tecnologia informatica e l'avvento del digitale.<br />È veramente stupido e irrealistico fare i calcoli sulle generazioni future basandosi sulla tecnologia e sulle risorse attualmente disponibili. Eppure è quello che si sta facendo, o per meglio dire si sta imponendo, a tutto il mondo. E l'Italia, come sempre, quando c'è da seguire una follia non si tira certo indietro, al punto che stiamo per inserire i princìpi dello sviluppo sostenibile nella Costituzione. È di due giorni fa la notizia che la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha già dato il primo ok alla proposta di modificare gli articoli 9 e 41 della Costituzione aggiungendovi la tutela dell'ambiente e degli animali, con riferimento anche all'interesse per le generazioni future. La proposta ovviamente arriva dai 5Stelle...]]></itunes:summary><itunes:duration>766</itunes:duration><itunes:keywords>animalisti,costituzione,ideologia,nyc,zoodittatura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f32ab0be909f66a5f15fb7efb1fb174e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vertice sul clima, Biden annuncia ancora una volta che siamo sull'orlo del baratro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vertice-sul-clima-biden-annuncia-ancora-una-volta-che-siamo-sull-orlo-del-baratro--44514638</link><description><![CDATA[VIDEO: Il Green New Deal non ha nulla a che vedere col preservare l'ambiente ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554</a><br /><br />VERTICE SUL CLIMA: BIDEN ANNUNCIA, ANCORA UNA VOLTA, CHE SIAMO SULL'ORLO DEL BARATRO di Riccardo Cascioli<br />Quanto manca alla fine del mondo? Molto poco si direbbe ascoltando gli interventi al "Vertice dei leader sul clima" convocato dal presidente americano Joe Biden in occasione della Giornata della Terra celebrata il 22 aprile. «Siamo sull'orlo del baratro», ha detto Biden, «i prossimi dieci anni saranno decisivi». [...]<br />Avete la sensazione di aver già sentito questo allarme? Che non sia la prima volta che vengono lanciati ultimatum con tanto di date di scadenza? Ebbene, avete ragione. È almeno da 50 anni che viene annunciata l'Apocalisse climatica a ritmi martellanti. Un recente studio apparso sull'International Journal of Global Warming offre un quadro esauriente della situazione: sono state registrate 79 previsioni di distruzioni finali del mondo causate dai cambiamenti climatici, a cominciare dal 1970, ovvero dalla prima Giornata della Terra. Ebbene, 48 di queste previsioni di fine del mondo sono già scadute, ma nulla di quanto previsto si è realizzato: non solo la fine del mondo, il che è evidente a tutti dal momento che siamo ancora qui a parlarne, ma neanche tutti quegli eventi disastrosi che dovrebbero precederla.<br />Lo studio, "Apocalypse now? Communicating extreme forecasts", non è scritto da due "scettici" che vogliono screditare il movimento climatista, ma da due docenti della Carnegie Mellon University, David C. Rode e Paul S. Fischbeck, preoccupati dall'effetto boomerang di questi annunci puntualmente smentiti dalla realtà. «Il problema - fanno notare gli autori - non è solo che tutte le previsioni già giunte a scadenza fossero errate, ma soprattutto che molte di queste erano annunciate come certe riguardo alla data».<br /><br />LA BOMBA CHE NON SCOPPIA MAI<br />Alcuni degli autori di queste previsioni sono seriali, come il biologo americano Paul Ehrlich, famoso per il suo libro sulla "bomba demografica" (1968) e recentemente invitato come relatore a un convegno in Vaticano, e il principe Carlo d'Inghilterra, degno figlio di cotanto padre (clicca qui). Si ricorderà che all'inizio del 2009 il principe del Galles si impegnò in un tour mondiale per annunciare la prossima fine del mondo: «Cento mesi appena per salvare il mondo», annunciò il 7 marzo in Brasile da vanti a una platea di leader e imprenditori sudamericani; soltanto «99 mesi» replicò il mese successivo alla Camera dei Deputati a Roma oltre che al vertice del G20 a Londra. Tanta era la certezza sulla data che nei mesi successivi, a ogni intervento pubblico Carlo si esibiva in una sorta di conto alla rovescia. Poi è arrivato il luglio 2017, data di scadenza dell'apocalisse e nulla è accaduto.<br />Non pago, il principe Carlo nel luglio 2019 si è presentato ai ministri degli esteri del Commonwealth, facendosi portavoce della convinzione di molti "esperti": «I prossimi 18 mesi saranno decisivi». E anche il gennaio 2021 è passato; nel frattempo c'è stata la pandemia la cui crisi è ancora in corso, con tutto quel che ne consegue, ed eccoci ancora qui: adesso, ci spiega Biden, saranno «i prossimi dieci anni» ad essere decisivi.<br />Si potrebbe anche sorridere di questa mania apocalittica se non fosse che questa è funzionale a imporre una serie di politiche, queste sì catastrofiche, destinate a rendere più povera l'umanità nel suo complesso e anzi a ridurre drasticamente il numero della popolazione. Non è un caso che sia proprio la Giornata della Terra il giorno prediletto per questi annunci: essa fu creata nel 1970 con lo scopo di dare forza alla propaganda anti-natalista di quanti, a suon di miliardi, finanziavano i progetto di riduzione della popolazione in tutto il mondo. Il primo slogan della Giornata della Terra fu proprio "La popolazione inquina". [...]<br /><br />LA CINA CI PRENDE IN GIRO (E PER IL PORTAFOGLIO)<br />Queste occasioni comunque servono per spingere i capi di Stato e di governo a prendere impegni sempre più stringenti e gravosi per fare in modo di evitare l'Apocalisse. Biden ha ovviamente dato il buon esempio annunciando un nuovo obiettivo per gli Stati Uniti, ancora più ambizioso dei precedenti: ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030, per arrivare poi nel 2060 alla "carbon neutrality". Ha convinto anche il presidente cinese Xi Jinping a fare bella figura: anche lui si è impegnato alla "carbon neutrality" per il 2060, ma siccome è più bravo comincerà più tardi a ridurre le emissioni; dal 2026, per il prossimo piano quinquennale. Intanto, fino al 2025, il consumo di carbone della Cina continuerà ad aumentare perché «non abbiamo alternative», ha detto Xi. Insomma, «Voi andate avanti che poi vi raggiungo» è la strategia della Cina: tanto nel 2026 chi si ricorderà dell'impegno preso oggi? [Non bisogna inoltre dimenticare che sei delle sette compagnie al mondo che producono pannelli fotovoltaici sono cinesi e quasi ogni modulo solare basato sul silicone, cioè il 95% del mercato, contiene del silicone proveniente dalla Cina. Quindi Xi Jinping ha tutto l'interesse che l'Occidente spenda molti soldi nell'economia verde, N.d.BB]<br />Ma se Xi è furbo, Biden (o chi per lui) non è da meno. Anche se gli Stati Uniti si sono messi veramente sulla strada dell'economia "verde" gli obiettivi annunciati sono fuori dalla realtà a meno che il governo degli Stati Uniti non abbia effettivamente deciso il suicidio. Uno scienziato americano, Roger Pielke jr., si è infatti preso la briga di calcolare precisamente che cosa significherebbe ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030.<br />Ebbene, calcolando che nel gennaio 2021 erano state censite negli Stati Uniti un totale di 1.852 centrali elettriche tra quelle a carbone e quelle a gas naturale, significa che ogni mese, da qui in avanti 11 centrali al mese dovranno essere chiuse o riconvertite in impianti a zero emissioni (ma al momento non esiste una tecnologia in grado di farlo).<br />Qualcuno può seriamente pensare che sia una strada praticabile? No, ma intanto con la scusa dell'allarme climatico si giustifica un intervento sempre più pesante dello Stato sull'economia e si restringono le libertà dei cittadini. Guarda caso, proprio come si sta facendo con la pandemia da coronavirus. E, guarda ancora il caso, pandemia e clima sono sempre più accostate nei discorsi dei "potenti" come crisi che richiedono la stessa risposta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44514638</guid><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 20:38:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44514638/vertice_sul_clima_biden_annuncia_ancora_una_volta_che_siamo_sull_orlo_del_baratro.mp3" length="8352495" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il Green New Deal non ha nulla a che vedere col preservare l'ambiente ➜ https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYI

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554

VERTICE SUL CLIMA: BIDEN ANNUNCIA, ANCORA UNA VOLTA,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il Green New Deal non ha nulla a che vedere col preservare l'ambiente ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554</a><br /><br />VERTICE SUL CLIMA: BIDEN ANNUNCIA, ANCORA UNA VOLTA, CHE SIAMO SULL'ORLO DEL BARATRO di Riccardo Cascioli<br />Quanto manca alla fine del mondo? Molto poco si direbbe ascoltando gli interventi al "Vertice dei leader sul clima" convocato dal presidente americano Joe Biden in occasione della Giornata della Terra celebrata il 22 aprile. «Siamo sull'orlo del baratro», ha detto Biden, «i prossimi dieci anni saranno decisivi». [...]<br />Avete la sensazione di aver già sentito questo allarme? Che non sia la prima volta che vengono lanciati ultimatum con tanto di date di scadenza? Ebbene, avete ragione. È almeno da 50 anni che viene annunciata l'Apocalisse climatica a ritmi martellanti. Un recente studio apparso sull'International Journal of Global Warming offre un quadro esauriente della situazione: sono state registrate 79 previsioni di distruzioni finali del mondo causate dai cambiamenti climatici, a cominciare dal 1970, ovvero dalla prima Giornata della Terra. Ebbene, 48 di queste previsioni di fine del mondo sono già scadute, ma nulla di quanto previsto si è realizzato: non solo la fine del mondo, il che è evidente a tutti dal momento che siamo ancora qui a parlarne, ma neanche tutti quegli eventi disastrosi che dovrebbero precederla.<br />Lo studio, "Apocalypse now? Communicating extreme forecasts", non è scritto da due "scettici" che vogliono screditare il movimento climatista, ma da due docenti della Carnegie Mellon University, David C. Rode e Paul S. Fischbeck, preoccupati dall'effetto boomerang di questi annunci puntualmente smentiti dalla realtà. «Il problema - fanno notare gli autori - non è solo che tutte le previsioni già giunte a scadenza fossero errate, ma soprattutto che molte di queste erano annunciate come certe riguardo alla data».<br /><br />LA BOMBA CHE NON SCOPPIA MAI<br />Alcuni degli autori di queste previsioni sono seriali, come il biologo americano Paul Ehrlich, famoso per il suo libro sulla "bomba demografica" (1968) e recentemente invitato come relatore a un convegno in Vaticano, e il principe Carlo d'Inghilterra, degno figlio di cotanto padre (clicca qui). Si ricorderà che all'inizio del 2009 il principe del Galles si impegnò in un tour mondiale per annunciare la prossima fine del mondo: «Cento mesi appena per salvare il mondo», annunciò il 7 marzo in Brasile da vanti a una platea di leader e imprenditori sudamericani; soltanto «99 mesi» replicò il mese successivo alla Camera dei Deputati a Roma oltre che al vertice del G20 a Londra. Tanta era la certezza sulla data che nei mesi successivi, a ogni intervento pubblico Carlo si esibiva in una sorta di conto alla rovescia. Poi è arrivato il luglio 2017, data di scadenza dell'apocalisse e nulla è accaduto.<br />Non pago, il principe Carlo nel luglio 2019 si è presentato ai ministri degli esteri del Commonwealth, facendosi portavoce della convinzione di molti "esperti": «I prossimi 18 mesi saranno decisivi». E anche il gennaio 2021 è passato; nel frattempo c'è stata la pandemia la cui crisi è ancora in corso, con tutto quel che ne consegue, ed eccoci ancora qui: adesso, ci spiega Biden, saranno «i prossimi dieci anni» ad essere decisivi.<br />Si potrebbe anche sorridere di questa mania apocalittica se non fosse che questa è funzionale a imporre una serie di politiche, queste sì catastrofiche, destinate a rendere più povera l'umanità nel suo complesso e anzi a ridurre drasticamente il numero della popolazione. 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Un caso che capita a proposito per spingere la causa del ddl Zan sull'omofobia, che dovrebbe essere discusso in Senato dopo essere già stato approvato alla Camera. Il caso, all'apparenza, è perfetto: una giovane che confessa un amore lesbico, discriminata e ripudiata dalla propria famiglia, minacciata di violenza, cacciata in strada. Ecco dimostrato che ci vuole la legge Zan. Uno schema classico: il caso pietoso che assurge a emergenza nazionale, la legge già pronta per mettere fine all'ingiustizia.<br />Senonché per far funzionare lo schema bisogna nascondere una parte della realtà. Non solo riguardo al ddl Zan che, come abbiamo detto molte volte, non c'entra affatto con la tutela delle persone omosessuali da atti di violenza e ingiusta discriminazione: per questo c'è già la legge italiana attualmente in vigore che, punendo i vari atti di violenza contro ogni persona, prevede l'aggravante per motivi futili e abietti, usata anche nel caso di motivi legati alle preferenze sessuali. Il ddl Zan invece ha lo scopo di punire chiunque non approvi l'ideologia Lgbtq... (e chi più ne ha, più ne metta).<br />No, la parte di realtà nascosta riguarda proprio il cuore del caso Malika, un fatto che da solo smonta tutto il castello che intorno alla vicenda è stato costruito per promuovere il ddl Zan. Lasciamo stare anche il fatto che il fratello di Malika racconti tutt'altra versione dei fatti, e diamo pure per buona la versione della ragazza.<br />Il fatto è che la famiglia di Malika è islamica: papà marocchino e mamma italiana convertita all'islam. Per poter montare il caso, utile alla causa Zan, si è omesso questo particolare, che a fatica, dopo giorni, è emerso da qualche organo di informazione minore. Già, perché questo piccolo particolare cambia completamente la storia, che dovrebbe invece accendere i riflettori su cosa accade nelle comunità islamiche in Italia, riguardo alle donne, e anche nei paesi islamici riguardo agli atti omosessuali. A questo proposito, basti ricordare che se Malika avesse confessato la sua omosessualità nel paese di origine di suo padre, il Marocco, avrebbe rischiato una pena di tre anni di carcere. E molto peggio le sarebbe andata in qualsiasi altro paesi islamico. Altro che la solidarietà subito scattata in Italia con una colletta pubblica che le ha già fruttato oltre 100mila euro.<br />Più che alle discriminazioni contro gli omosessuali, il caso Malika andrebbe casomai accostato a precedenti ben più gravi avvenuti in Italia contro giovani donne islamiche: ricordate Hina, la ragazza pachistana che viveva nel bresciano, uccisa dai suoi familiari perché si stava occidentalizzando troppo? E Rachida, la giovane donna madre di due figli, uccisa a martellate dal marito perché si stava accostando alla fede cristiana, e la cui vicenda è stata raccontata in un libro scritto da Souad Sbai?<br />Questi casi sono solo la punta dell'iceberg: in Italia c'è addirittura un Numero verde (800682718) dedicato alle donne arabe vittime di violenza, all'interno del progetto "Mai più sola" dell'associazione Acmid-Donna onlus a cui nel periodo settembre 2019-settembre 2020 sono arrivate bel 6.210 richieste di aiuto: il 51,5% per violenze e maltrattamenti, il 12% per casi di poligamia, lo 0,7% per matrimoni forzati (anche Hina fu vittima di questa pratica), l'8,6% per problemi legati all'affido dei figli minori, inclusi casi di rapimento che qualche volta affiorano anche sulle pagine di cronaca dei nostri giornali. In questo prolungato periodo di lockdown i casi, dice Acmid, sono aumentati del 67%. E questo è soltanto quello che viene denunciato, ma molti di più sono i casi che restano nascosti all'interno di comunità chiuse e spesso "religiosamente" controllate in modo ferreo (vogliamo parlare delle violenze contro coloro che si convertono, in Italia, al cristianesimo?). A questo poi vanno collegati altri fenomeni inquietanti, come la "scomparsa" di ragazze islamiche dalla scuola (il 60% non termina il ciclo di studi).<br />Questa è la vera emergenza che abbiamo in Italia, ma nessuno ovviamente se ne occupa, né ci sono vip che lanciano collette per aiutare le vittime delle tradizioni islamiche, che non hanno il privilegio di essere omosessuali.<br />Già, perché se c'è una cosa che il caso Malika insegna è che le persone con tendenze omosessuali, vittime di violenze, sono privilegiate rispetto alle altre vittime. Altro che necessità del ddl Zan. Una volta ancora si dimostra che solo la menzogna, sostenuta dai principali organi di informazione, può spacciare per emergenza quella che a tutti gli effetti si sta dimostrando una situazione di privilegio. Se il ddl Zan fosse approvato, questa palese ingiustizia si aggraverebbe ancora di più.<br /><br />Nota di BastaBugie: Souad Sbai nell'articolo seguente dal titolo "Rachida, il coraggio di una convertita dimenticata" ricorda che il 19 novembre di nove anni fa veniva uccisa a colpi di martellate la marocchina Rachida Radi, "colpevole" per il marito Mohamed di voler essere libera e di essersi avvicinata al cristianesimo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21-11-2020:<br />Sono trascorsi nove lunghissimi anni da quel terribile 19 novembre del 2011, in cui un vile "marito", se così può dirsi, ha posto fine alle sofferenze di sua moglie, privando della madre le sue due bambine di 4 e 11 anni. Dopo anni di torture fisiche e mentali, la giovane marocchina Rachida Radi veniva uccisa dal suo vile carnefice a colpi di martellate nella loro casa a Sorbolo Levante, la frazione di Brescello in cui i due vivevano.<br />Oggi Mohamed El Ayani sta giustamente scontando la sua pena, ma è qui che la giustizia finisce, perché quella di Rachida è una ferita ancora aperta che fatica a rimarginarsi. Negli anni ho tentato di omaggiarne la memoria ogni volta ne avessi l'opportunità, affinché altre donne non subissero le stesse violenze che ha patito lei. La storia, purtroppo, ci ha insegnato ben altro, e Rachida è solo una delle tante vittime di un estremismo islamista fomentato, come sempre, dall'ignoranza.<br />Nove anni fa Rachida di anni ne aveva solo 35. Era stata considerata colpevole da suo marito per essersi ribellata ai maltrattamenti che subiva quasi quotidianamente e aver avviato le pratiche per la separazione. Colpevole di voler finalmente condurre una vita normale. Colpevole di voler essere libera. E colpevole, neanche a dirlo, di essersi avvicinata al cristianesimo, nel quale aveva sempre trovato un rifugio sicuro alle sue continue umiliazioni.<br />Chi l'ha conosciuta la descrive come una persona gentile, dal sorriso grande e buono, che aveva fatto della dignità la migliore arma per educare le sue bambine. Da qualche tempo Rachida aveva smesso di portare il velo, si sforzava di parlare in italiano, aveva iniziato a frequentare la parrocchia del paese e faceva le pulizie in chiesa per poter essere libera di pregare. Una conversione al cristianesimo che non poteva andare giù a un uomo accecato dall'odiosa ortodossia radicalista, che si sentiva minacciato da un eventuale allontanamento della moglie, un fardello impossibile da sopportare. Per non parlare del giudizio a cui sarebbe stato sottoposto dalla comunità del paese per cui mariti, padri e fratelli debbono trasformarsi in inquisitori algidi nell'eseguire la propria sentenza. Che in questi casi, si sa, punisce con la morte.<br />Rachida è morta per condurre un'esistenza migliore, per dare un futuro migliore alle sue figlie e per salvaguardare il suo credo, i cui membri, al contrario, non hanno tutelato lei. Oltre al danno la beffa. Non bastava vedersi spezzati i propri sogni, Rachida ha dovuto impiegare ben 50 giorni per trovare una degna sepoltura perché il suo corpo non lo voleva nessuno, nemmeno la comunità cristiana.<br />Rachida, che considero alla stregua di una martire, merita quantomeno di essere rievocata per il suo coraggio e la sua forza di volontà nel voler combattere per la libertà. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44409110</guid><pubDate>Wed, 21 Apr 2021 13:27:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44409110/malika_l_omofobia_non_c_entra_il_vero_problema_l_islam.mp3" length="10104580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6546

MALIKA: L'OMOFOBIA NON C'ENTRA, IL VERO PROBLEMA E' L'ISLAM di Riccardo Cascioli
Da diversi giorni si parla molto di Malika Chalhy, la 22enne di Castelfiorentino (comune nelle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6546" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6546</a><br /><br />MALIKA: L'OMOFOBIA NON C'ENTRA, IL VERO PROBLEMA E' L'ISLAM di Riccardo Cascioli<br />Da diversi giorni si parla molto di Malika Chalhy, la 22enne di Castelfiorentino (comune nelle vicinanze di Firenze) cacciata di casa dopo aver rivelato di avere una relazione omosessuale. Un caso che capita a proposito per spingere la causa del ddl Zan sull'omofobia, che dovrebbe essere discusso in Senato dopo essere già stato approvato alla Camera. Il caso, all'apparenza, è perfetto: una giovane che confessa un amore lesbico, discriminata e ripudiata dalla propria famiglia, minacciata di violenza, cacciata in strada. Ecco dimostrato che ci vuole la legge Zan. Uno schema classico: il caso pietoso che assurge a emergenza nazionale, la legge già pronta per mettere fine all'ingiustizia.<br />Senonché per far funzionare lo schema bisogna nascondere una parte della realtà. Non solo riguardo al ddl Zan che, come abbiamo detto molte volte, non c'entra affatto con la tutela delle persone omosessuali da atti di violenza e ingiusta discriminazione: per questo c'è già la legge italiana attualmente in vigore che, punendo i vari atti di violenza contro ogni persona, prevede l'aggravante per motivi futili e abietti, usata anche nel caso di motivi legati alle preferenze sessuali. Il ddl Zan invece ha lo scopo di punire chiunque non approvi l'ideologia Lgbtq... (e chi più ne ha, più ne metta).<br />No, la parte di realtà nascosta riguarda proprio il cuore del caso Malika, un fatto che da solo smonta tutto il castello che intorno alla vicenda è stato costruito per promuovere il ddl Zan. Lasciamo stare anche il fatto che il fratello di Malika racconti tutt'altra versione dei fatti, e diamo pure per buona la versione della ragazza.<br />Il fatto è che la famiglia di Malika è islamica: papà marocchino e mamma italiana convertita all'islam. Per poter montare il caso, utile alla causa Zan, si è omesso questo particolare, che a fatica, dopo giorni, è emerso da qualche organo di informazione minore. Già, perché questo piccolo particolare cambia completamente la storia, che dovrebbe invece accendere i riflettori su cosa accade nelle comunità islamiche in Italia, riguardo alle donne, e anche nei paesi islamici riguardo agli atti omosessuali. A questo proposito, basti ricordare che se Malika avesse confessato la sua omosessualità nel paese di origine di suo padre, il Marocco, avrebbe rischiato una pena di tre anni di carcere. E molto peggio le sarebbe andata in qualsiasi altro paesi islamico. Altro che la solidarietà subito scattata in Italia con una colletta pubblica che le ha già fruttato oltre 100mila euro.<br />Più che alle discriminazioni contro gli omosessuali, il caso Malika andrebbe casomai accostato a precedenti ben più gravi avvenuti in Italia contro giovani donne islamiche: ricordate Hina, la ragazza pachistana che viveva nel bresciano, uccisa dai suoi familiari perché si stava occidentalizzando troppo? E Rachida, la giovane donna madre di due figli, uccisa a martellate dal marito perché si stava accostando alla fede cristiana, e la cui vicenda è stata raccontata in un libro scritto da Souad Sbai?<br />Questi casi sono solo la punta dell'iceberg: in Italia c'è addirittura un Numero verde (800682718) dedicato alle donne arabe vittime di violenza, all'interno del progetto "Mai più sola" dell'associazione Acmid-Donna onlus a cui nel periodo settembre 2019-settembre 2020 sono arrivate bel 6.210 richieste di aiuto: il 51,5% per violenze e maltrattamenti, il 12% per casi di poligamia, lo 0,7% per matrimoni forzati (anche Hina fu vittima di questa pratica), l'8,6% per problemi legati all'affido dei figli minori, inclusi casi di rapimento che qualche volta affiorano anche sulle pagine di cronaca dei nostri giornali. In questo prolungato periodo di lockdown i casi, dice Acmid, sono aumentati del 67%. 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CHE NON FA TORNARE ALLA SITUAZIONE PRECEDENTE<br />Nessuno sa quanto duri la copertura dei vaccini anti-Covid: ci stanno portando ad un sistema di vaccinazione continua<br />di Riccardo Cascioli<br />Uno degli argomenti più diffusi a favore della vaccinazione di massa anti-Covid è che si tratta dell'unico modo per uscire da questa situazione di pandemia e lockdown. Che sia rassegnazione o convinzione poco conta, fatto sta che c'è una generale convinzione che una volta vaccinata la stragrande maggioranza della popolazione, si potrà chiudere questo lungo capitolo di sofferenza. E le diffuse reazioni avverse - febbre alta, spossatezza, malessere generale per alcuni giorni - diventano un prezzo accettabile da pagare per riconquistare la normalità.<br />C'è però un doppio calcolo sbagliato in tutto questo. Anzitutto dalle élite che ci governano non è previsto il ritorno alle condizioni di vita pre-Covid, ci è stato detto esplicitamente in tutte le salse. Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel discorso programmatico del governo, pronunciato al Senato lo scorso 17 febbraio, ha detto molto chiaramente - rifacendosi alla Parola della Scienza - che «uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce». Ma di questo avremo ancora modo di parlare.<br /><br />UNA LOGICA VACCINALE SENZA FINE<br />Qui invece vorremmo soffermarci sul secondo calcolo sbagliato, quello dei vaccini. Ciò che abbiamo di fronte infatti non è l'ipotesi di un vaccino una tantum che sradica una malattia, ma l'introduzione a una logica vaccinale tendenzialmente senza fine. Qui non c'entra essere no-vax - non lo siamo affatto - ma è una pura questione di logica e buon senso.<br />I vaccini che stanno venendo inoculati hanno infatti una copertura limitata. Quanto? Nessuno lo sa. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) afferma che «le osservazioni fatte nei test finora hanno dimostrato che la protezione dura alcuni mesi, mentre bisognerà aspettare periodi di osservazione più lunghi per capire se una vaccinazione sarà sufficiente per più anni o servirà ripeterla».<br />Ma la possibilità di una copertura pluriennale del vaccino, ventilata dall'ISS, non trova riscontro nelle dichiarazioni delle case farmaceutiche interessate. Sia Pfizer che Moderna, a proposito della "durata della protezione" affermano: «La durata della protezione offerta dal vaccino non è nota; sono tuttora in corso studi clinici volti a stabilirla». Per quanto riguarda Astrazeneca invece non si dice proprio nulla.<br />Dunque, non si sa. Ed è per questo - spiega il Center for Control Disease degli Stati Uniti - che chi ha fatto il vaccino deve comunque continuare a indossare la mascherina e mantenere il cosiddetto distanziamento sociale. In ogni caso nessuno scommette su una copertura che duri oltre i 9-12 mesi. Ciò significa che a meno che il coronavirus decida di togliere spontaneamente il disturbo, la prospettiva più probabile è una vaccinazione annuale. Peraltro, anche ammesso che si raggiunga - secondo gli ultimi impegni assunti dal governo - l'immunità di gregge per settembre grazie alla campagna vaccinale, ecco che a quel punto sarà già ora di ricominciare da capo, visto che nel frattempo sono già passati nove mesi.<br /><br />LE VARIANTI<br />Inoltre per le tante varianti del virus che sono in giro e che fanno paura (anche se non è verificata la maggiore pericolosità), è tutto da dimostrare che i vaccini già in distribuzione siano ugualmente efficaci: tutto è da vedere, ma anche qui lo scenario probabile è quello di una continua rincorsa alle varianti e relativa somministrazione sistematica di vaccini.<br />Anche il probabile passaporto vaccinale, già introdotto dalla Cina e che potrebbe presto diventare realtà nell'Unione Europea (la proposta verrà presentata il 17 marzo), ha senso solo in funzione di una vaccinazione continua; altrimenti a settembre-ottobre, per i primi che si sono vaccinati, il passaporto sarà già sorpassato.<br />Dunque già questo basterebbe per capire che la prospettiva è quella di una vaccinazione continua. Ma c'è di più: abbiamo già avuto modo di rilevare che il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, ha parlato di questo tempo come dell'inizio dell'«era delle pandemie». E Bill Gates, nella Lettera Annuale 2021 della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie, le fa eco facendo anche proposte (tra cui sistematici screening di massa) per intervenire in tempo nelle prossime pandemie.<br />Insomma, chi si vaccina ora - e che certamente avrà valutato che i benefici sono maggiori dei rischi - sia consapevole che è solo l'inizio, e che fatto il primo vaccino è giocoforza che seguiranno anche gli altri.<br /> <br />Titolo originale: Schiavi del vaccino<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-03-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 708]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43925759</guid><pubDate>Tue, 16 Mar 2021 23:33:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43925759/schiavi_del_vaccino_che_non_fa_tornare_alla_situazione_precedente.mp3" length="5025122" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6514&#13;
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SCHIAVI DEL VACCINO... CHE NON FA TORNARE ALLA SITUAZIONE PRECEDENTE&#13;
Nessuno sa quanto duri la copertura dei vaccini anti-Covid: ci stanno portando ad un sistema di vaccinazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6514" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6514</a><br /><br />SCHIAVI DEL VACCINO... CHE NON FA TORNARE ALLA SITUAZIONE PRECEDENTE<br />Nessuno sa quanto duri la copertura dei vaccini anti-Covid: ci stanno portando ad un sistema di vaccinazione continua<br />di Riccardo Cascioli<br />Uno degli argomenti più diffusi a favore della vaccinazione di massa anti-Covid è che si tratta dell'unico modo per uscire da questa situazione di pandemia e lockdown. Che sia rassegnazione o convinzione poco conta, fatto sta che c'è una generale convinzione che una volta vaccinata la stragrande maggioranza della popolazione, si potrà chiudere questo lungo capitolo di sofferenza. E le diffuse reazioni avverse - febbre alta, spossatezza, malessere generale per alcuni giorni - diventano un prezzo accettabile da pagare per riconquistare la normalità.<br />C'è però un doppio calcolo sbagliato in tutto questo. Anzitutto dalle élite che ci governano non è previsto il ritorno alle condizioni di vita pre-Covid, ci è stato detto esplicitamente in tutte le salse. Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel discorso programmatico del governo, pronunciato al Senato lo scorso 17 febbraio, ha detto molto chiaramente - rifacendosi alla Parola della Scienza - che «uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce». Ma di questo avremo ancora modo di parlare.<br /><br />UNA LOGICA VACCINALE SENZA FINE<br />Qui invece vorremmo soffermarci sul secondo calcolo sbagliato, quello dei vaccini. Ciò che abbiamo di fronte infatti non è l'ipotesi di un vaccino una tantum che sradica una malattia, ma l'introduzione a una logica vaccinale tendenzialmente senza fine. Qui non c'entra essere no-vax - non lo siamo affatto - ma è una pura questione di logica e buon senso.<br />I vaccini che stanno venendo inoculati hanno infatti una copertura limitata. Quanto? Nessuno lo sa. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) afferma che «le osservazioni fatte nei test finora hanno dimostrato che la protezione dura alcuni mesi, mentre bisognerà aspettare periodi di osservazione più lunghi per capire se una vaccinazione sarà sufficiente per più anni o servirà ripeterla».<br />Ma la possibilità di una copertura pluriennale del vaccino, ventilata dall'ISS, non trova riscontro nelle dichiarazioni delle case farmaceutiche interessate. Sia Pfizer che Moderna, a proposito della "durata della protezione" affermano: «La durata della protezione offerta dal vaccino non è nota; sono tuttora in corso studi clinici volti a stabilirla». Per quanto riguarda Astrazeneca invece non si dice proprio nulla.<br />Dunque, non si sa. Ed è per questo - spiega il Center for Control Disease degli Stati Uniti - che chi ha fatto il vaccino deve comunque continuare a indossare la mascherina e mantenere il cosiddetto distanziamento sociale. In ogni caso nessuno scommette su una copertura che duri oltre i 9-12 mesi. Ciò significa che a meno che il coronavirus decida di togliere spontaneamente il disturbo, la prospettiva più probabile è una vaccinazione annuale. Peraltro, anche ammesso che si raggiunga - secondo gli ultimi impegni assunti dal governo - l'immunità di gregge per settembre grazie alla campagna vaccinale, ecco che a quel punto sarà già ora di ricominciare da capo, visto che nel frattempo sono già passati nove mesi.<br /><br />LE VARIANTI<br />Inoltre per le tante varianti del virus che sono in giro e che fanno paura (anche se non è verificata la maggiore pericolosità), è tutto da dimostrare che i vaccini già in distribuzione siano ugualmente efficaci: tutto è da vedere, ma anche qui lo scenario probabile è quello di una continua rincorsa alle varianti e relativa somministrazione sistematica di vaccini.<br />Anche il probabile passaporto vaccinale, già introdotto dalla Cina e che potrebbe presto diventare realtà nell'Unione Europea (la proposta verrà presentata il 17 marzo), ha senso solo in funzione di...]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>copertura,covid,vaccino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/984468401ec9c405c1a8938366bca1e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le bugie di Tornielli sul rinnovo dell'accordo segreto tra Cina e Vaticano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-bugie-di-tornielli-sul-rinnovo-dell-accordo-segreto-tra-cina-e-vaticano--41337967</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311</a><br /><br />LE BUGIE DI TORNIELLI SUL RINNOVO DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CINA E VATICANO di Riccardo Cascioli<br />Che la Santa Sede avesse tutta l'intenzione di prorogare l'accordo con la Cina per la nomina dei vescovi in scadenza in ottobre, era chiaro da tempo. Ma l'altra sera è arrivata l'ufficiosità con un editoriale su Vatican News di Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, da sempre vicinissimo a papa Francesco.<br />Lasciamo perdere il fatto che tale annuncio sia stato fatto a poche ore dall'arrivo a Roma del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, dandogli così un connotato chiaramente politico e polemico con le critiche Usa al dialogo vaticano con la Cina. Soffermiamoci invece sul contenuto dell'articolo che, per la prima volta, esplicita le ragioni della Santa Sede per continuare sulla strada intrapresa.<br />Il succo del discorso è questo: l'accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, poteva forse produrre maggiori frutti, ma passi positivi ce ne sono comunque stati (malgrado dieci mesi di lockdown causa Covid-19) e quindi è giusto proseguire su questa strada. Un discorso semplice, lineare, coerente. Peccato che per ottenere tale logica conclusione Tornielli abbia cambiato le carte in tavola, e anche la tavola stessa.<br />Vediamo i singoli passaggi. Sottolinea Tornielli che l'accordo in questione è «sempre stato genuinamente pastorale», cioè riguarda esclusivamente la nomina dei vescovi: quindi non politico, non diplomatico e non riguarda neppure «i rapporti tra il clero e le autorità del paese». In realtà che l'accordo sia circoscritto alle procedure di nomina dei vescovi nessuno lo ha mai contestato: se non altro perché nessuno conosce il contenuto di questo accordo (scandalosamente tenuto ancora segreto) e quindi si sta alle dichiarazioni delle parti. Ma detto questo come si può pensare che la nomina dei vescovi si possa totalmente isolare dalla condizione della Chiesa - e quindi dei cattolici - in Cina? La situazione da questo punto di vista è enormemente peggiorata, la repressione si è fatta più intensa, contro le persone, contro gli edifici di culto e ogni simbolo cristiano.<br /><br />CARTA BIANCA NELLA REPRESSIONE DEI CATTOLICI<br />Il regime cinese sta di fatto usando l'accordo con la Santa Sede per avere carta bianca nella repressione dei cattolici. E il Vaticano si comporta come chi per salvare un armadio in camera accettasse di veder distrutta tutta la casa: un controsenso.<br />Inoltre che l'accordo non riguardi «i rapporti tra il clero e le autorità del paese» è smentito dagli stessi documenti vaticani. Il 28 giugno 2019 infatti, la Santa Sede ha pubblicato gli "Orientamenti pastorali circa la registrazione civile del clero in Cina", in cui si fa esplicito riferimento all'Accordo provvisorio del 22 settembre 2018 per giustificare l'indipendenza della Chiesa cinese e l'invito della Santa Sede ai preti a registrarsi presso l'Associazione patriottica, ovvero la Chiesa ufficiale controllata dal Partito Comunista.<br />E ancora: il problema della segretezza, come detto sopra, aggrava non poco la situazione perché i cattolici cinesi, chiamati a obbedire al Papa, non sanno neanche a cosa devono obbedire mentre sull'altro fronte il regime comunista ha buon gioco a imporre qualsiasi misura facendosi scudo con un presunto consenso del Papa. Si tratta dunque di un gioco diplomatico fatto sulla pelle dei cattolici cinesi.<br />Ma il meglio deve ancora venire, ed è quando Tornielli passa ad elencare i risultati positivi dell'accordo proprio riguardo alla nomina dei vescovi, tali che «suggeriscono di andare avanti con l'applicazione dell'Accordo per un altro periodo di tempo». Dice il gran capo della comunicazione vaticana: «I primi due anni hanno portato a nuove nomine episcopali con l'accordo di Roma e sono stati riconosciuti ufficialmente dal governo di Pechino alcuni vescovi».<br /><br />UNA REALTÀ COMPLETAMENTE DIVERSA<br />In realtà la prima affermazione è falsa: dopo il 22 settembre 2018 ci sono state due sole nuove ordinazioni episcopali ma erano già state concordate prima dell'Accordo. La seconda affermazione è invece parziale: gli «alcuni vescovi» clandestini riconosciuti da Pechino in realtà sono solo due su 17, mentre al contempo Roma ha legittimato tutti e sette i vescovi scomunicati, affidando loro le rispettive diocesi e in due casi costringendo a dimettersi i vescovi legittimi.<br />Per una descrizione dettagliata della situazione dei vescovi in Cina, rimandiamo a un'ottima sintesi fatta nel giugno scorso dal vaticanista Sandro Magister. Basti però citare una sola cifra: in Cina ci sono 135 tra diocesi e prefetture apostoliche, di queste solo 72 avevano un vescovo prima del 22 settembre 2018, poco più della metà; l'Accordo doveva servire anche a colmare questo vuoto, ma ad oggi il numero di diocesi coperte è rimasto invariato. A questo si deve aggiungere che alcuni vescovi sono apertamente perseguitati e impediti di svolgere il proprio ministero.<br />C'è poi un'altra situazione gravissima che viene ignorata da Tornielli: la situazione della diocesi di Hong Kong, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi con una intervista al cardinale Joseph Zen. Qui manca il vescovo dal gennaio 2019, soprattutto per il veto posto da Pechino alla successione dell'attuale vescovo ausiliare, Joseph Ha. E nelle prossime settimane potrebbe essere nominato invece monsignor Peter Choi, considerato gradito a Pechino. La cosa sarebbe gravissima perché la diocesi di Hong Kong - proprio per lo status particolare dell'ex colonia britannica - non rientra nella giurisdizione della Conferenza episcopale cinese e quindi non ha nulla a che fare con l'Accordo in questione. Sarebbe soltanto - e il ritardo nella nomina già lo è - una vergognosa capitolazione davanti al potere politico della Cina comunista.<br />Ma secondo Tornielli, e ovviamente il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e il Papa, tutto questo rappresenta uno sviluppo positivo. Bisogna essere davvero abili manipolatori dei fatti per vendere un fallimento totale come fosse un successo. Ma ciò che maggiormente amareggia è il disprezzo per le migliaia di cinesi che hanno pagato con il sangue la loro fedeltà alla Chiesa e al Papa.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 22 minuti) dal titolo "Il dramma della Chiesa cinese e di Hong Kong" l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, intervista il cardinale cinese Joseph Zen Vescovo emerito di Honk. L'intervista è del 3 ottobre 2020 fatta via skype durante la giornata nazionale della Bussola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41337967</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 03:53:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41337967/le_bugie_di_tornielli_sul_rinnovo_dell_accordo_segreto_tra_cina_e_vaticano.mp3" length="7647398" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311&#13;
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LE BUGIE DI TORNIELLI SUL RINNOVO DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CINA E VATICANO di Riccardo Cascioli&#13;
Che la Santa Sede avesse tutta l'intenzione di prorogare l'accordo con la Cina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311</a><br /><br />LE BUGIE DI TORNIELLI SUL RINNOVO DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CINA E VATICANO di Riccardo Cascioli<br />Che la Santa Sede avesse tutta l'intenzione di prorogare l'accordo con la Cina per la nomina dei vescovi in scadenza in ottobre, era chiaro da tempo. Ma l'altra sera è arrivata l'ufficiosità con un editoriale su Vatican News di Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, da sempre vicinissimo a papa Francesco.<br />Lasciamo perdere il fatto che tale annuncio sia stato fatto a poche ore dall'arrivo a Roma del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, dandogli così un connotato chiaramente politico e polemico con le critiche Usa al dialogo vaticano con la Cina. Soffermiamoci invece sul contenuto dell'articolo che, per la prima volta, esplicita le ragioni della Santa Sede per continuare sulla strada intrapresa.<br />Il succo del discorso è questo: l'accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, poteva forse produrre maggiori frutti, ma passi positivi ce ne sono comunque stati (malgrado dieci mesi di lockdown causa Covid-19) e quindi è giusto proseguire su questa strada. Un discorso semplice, lineare, coerente. Peccato che per ottenere tale logica conclusione Tornielli abbia cambiato le carte in tavola, e anche la tavola stessa.<br />Vediamo i singoli passaggi. Sottolinea Tornielli che l'accordo in questione è «sempre stato genuinamente pastorale», cioè riguarda esclusivamente la nomina dei vescovi: quindi non politico, non diplomatico e non riguarda neppure «i rapporti tra il clero e le autorità del paese». In realtà che l'accordo sia circoscritto alle procedure di nomina dei vescovi nessuno lo ha mai contestato: se non altro perché nessuno conosce il contenuto di questo accordo (scandalosamente tenuto ancora segreto) e quindi si sta alle dichiarazioni delle parti. Ma detto questo come si può pensare che la nomina dei vescovi si possa totalmente isolare dalla condizione della Chiesa - e quindi dei cattolici - in Cina? La situazione da questo punto di vista è enormemente peggiorata, la repressione si è fatta più intensa, contro le persone, contro gli edifici di culto e ogni simbolo cristiano.<br /><br />CARTA BIANCA NELLA REPRESSIONE DEI CATTOLICI<br />Il regime cinese sta di fatto usando l'accordo con la Santa Sede per avere carta bianca nella repressione dei cattolici. E il Vaticano si comporta come chi per salvare un armadio in camera accettasse di veder distrutta tutta la casa: un controsenso.<br />Inoltre che l'accordo non riguardi «i rapporti tra il clero e le autorità del paese» è smentito dagli stessi documenti vaticani. Il 28 giugno 2019 infatti, la Santa Sede ha pubblicato gli "Orientamenti pastorali circa la registrazione civile del clero in Cina", in cui si fa esplicito riferimento all'Accordo provvisorio del 22 settembre 2018 per giustificare l'indipendenza della Chiesa cinese e l'invito della Santa Sede ai preti a registrarsi presso l'Associazione patriottica, ovvero la Chiesa ufficiale controllata dal Partito Comunista.<br />E ancora: il problema della segretezza, come detto sopra, aggrava non poco la situazione perché i cattolici cinesi, chiamati a obbedire al Papa, non sanno neanche a cosa devono obbedire mentre sull'altro fronte il regime comunista ha buon gioco a imporre qualsiasi misura facendosi scudo con un presunto consenso del Papa. Si tratta dunque di un gioco diplomatico fatto sulla pelle dei cattolici cinesi.<br />Ma il meglio deve ancora venire, ed è quando Tornielli passa ad elencare i risultati positivi dell'accordo proprio riguardo alla nomina dei vescovi, tali che «suggeriscono di andare avanti con l'applicazione dell'Accordo per un altro periodo di tempo». Dice il gran capo della comunicazione vaticana: «I primi due anni hanno portato a nuove nomine episcopali con l'accordo di Roma e sono stati...]]></itunes:summary><itunes:duration>478</itunes:duration><itunes:keywords>accordo,cina,tornielli,usa,vaticano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db1e9505509aead56217e87989cc295d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coronavirus: il governo nega il diritto di andare in chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coronavirus-il-governo-nega-il-diritto-di-andare-in-chiesa--24676636</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073</a><br /><br />CORONAVIRUS: IL GOVERNO NEGA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA di RICCARDO CASCIOLI<br />Non si finisce mai di stupirsi davanti alle assurdità della burocrazia ministeriale. E anche stavolta, sulla questione della possibilità di accesso alle chiese per pregare, non si sono smentiti. Scrive il ministero dell'Interno che si può andare ma solo se si è sulla strada per andare al lavoro, dal medico, in farmacia o al supermercato. Un criterio assolutamente inaccettabile che contrasta non solo con la lettera dei decreti fin qui pubblicati dal governo, ma anche con la Costituzione.<br />La questione è quella che abbiamo raccontato ieri: i decreti fin qui emanati, formalmente e in punta di diritto, concedono il libero accesso alle chiese da parte dei fedeli che vogliono pregare, ovviamente nel rispetto del criterio di "rarefazione sociale", ovvero stando a distanza di sicurezza. Senonché polizia e carabinieri - abbiamo sentito molte questure e commissariati - sono convinti che invece in chiesa non ci si possa andare perché non espressamente previsto nelle autocertificazioni fin qui pubblicate; e quindi fermano o multano i fedeli che lo fanno. Prova ne sono le tante testimonianze che giungono da ogni parte d'Italia, per non parlare dei veri e propri abusi di cui vi abbiamo raccontato: Cerveteri (clicca qui) e l'ultimo, Giulianova.<br />Proprio per cercare di chiarire la questione, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Ivan Maffeis, aveva ripetutamente sollecitato il Ministero dell'Interno a dare una risposta precisa in merito. L'altro giorno aveva avuto un via libera verbale, ma solo ieri a tarda sera è arrivata la risposta scritta, trasmessa anche alle prefetture. Due pagine che lasciano a bocca aperta per le disposizioni che vengono date.<br />Monsignor Maffeis aveva posto tre domande: la prima riguardava la possibilità per un fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per andare in chiesa; la seconda si riferiva ai riti pasquali: in sintesi, «per garantire un minimo di dignità alla celebrazione», si chiede che alla liturgia possano accedere oltre al celebrante, un diacono, lettore, accolito, organista, corista e operatori per la trasmissione; terzo quesito, sul perché siano permessi i matrimoni in comune e non in chiesa.<br /><br />LIMITATA LA LIBERTÀ RELIGIOSA<br />A quest'ultima domanda, la Direzione Centrale degli Affari dei Culti, parte del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, nella persona del capo dipartimento Michele Di Bari, risponde che i matrimoni sono consentiti anche in chiesa «alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni». Quanto alle liturgie pasquali via libera alle presenze minime per garantire una celebrazione dignitosa (anche se ci sarebbero questioni rilevanti da sollevare sulle affermazioni contenute nella lettera).<br />Ma è soprattutto sul primo punto toccato che dobbiamo soffermarci. Dice infatti la lettera del capo dipartimento, dopo aver considerato ovvio che «l'apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli» (ovvio cosa che fioccano multe e denunce?): «Al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l'accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da "comprovate esigenze lavorative", ovvero per "situazioni di necessità" e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle forze di Polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi».<br />In pratica possiamo andare in chiesa a pregare solo se siamo sulla strada per fare qualcos'altro di riconosciuto come necessario. Stando alla lettera di quanto afferma il ministero dell'Interno, quindi, non c'è un diritto a recarsi in chiesa per pregare, e non ci si può andare se non abbiamo la chiesa sulla strada per andare al lavoro o al supermercato. L'ingresso in chiesa è solo una pratica tollerata e pesantemente limitata. Viene cioè riconosciuto il diritto ad andarsi a comprare le sigarette, ma non quello di andare a pregare (malgrado le chiese siano vuote). Siamo di fronte ad affermazioni gravi che ledono pesantemente la libertà religiosa, così come garantita dalla Costituzione, e conseguenza di una concezione esclusivamente materialistica dell'uomo, per cui contano soltanto le necessità materiali.<br />È una questione che va ben oltre le restrizioni legate all'emergenza coronavirus e indica una linea di pensiero che si applica a ogni ambito della libertà religiosa e di culto, con conseguenze facilmente immaginabili.<br />Peraltro le argomentazioni del ministero dell'Interno sono anche contraddittorie: nel concedere infatti il via libera alle liturgie pasquali con un minimo di ministranti e ai matrimoni, si ribadisce che il senso del provvedimento restrittivo è quello di evitare assembramenti, per cui celebrazioni liturgiche con poche persone, distanziate fra loro, sono ammissibili. E allora perché, con lo stesso criterio, non ci può essere libero accesso alle chiese per pregare? Di più: perché non permettere le Messe feriali che, mediamente, hanno lo stesso numero di partecipanti di un matrimonio limitato a nubendi e testimoni?<br /><br />DIRETTIVE DISCRIMINATORIE NEI CONFRONTI DEI CATTOLICI<br />Siamo di fronte a direttive illogiche e discriminatorie nei confronti dei cattolici. E non è solo una questione circoscritta alle risposte del ministero dell'Interno. Lo stesso decreto legge del 25 marzo che abbiamo già commentato presenta diversi punti problematici anche dal punto di vista della costituzionalità, come fa rilevare una lettera dell'associazione Avvocatura in Missione che fa appello ai parlamentari perché correggano il testo.<br />Per quanto possa sembrare assurdo, il testo del decreto, così come è scritto - sostiene l'avvocato Anna Egidia Catenaro, presidente dell'associazione - potrebbe consentire di bloccare anche le Messe senza popolo e le celebrazioni trasmesse via social. Una possibilità che alla luce di quanto accaduto a Giulianova (parroco e sindaco denunciati per la cerimonia di affidamento della città alla Madonna trasmessa su Facebook) non è affatto peregrina.<br />Di fronte a questi soprusi che - ripetiamo - hanno conseguenze che vanno ben oltre la contingenza del virus, ci vuole una reazione decisa sia da parte dei vertici ecclesiastici sia da parte dei politici, chiamati a far rispettare le libertà costituzionali. Non bastano le pressioni del pur volenteroso portavoce della Cei, è lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, che deve far sentire la sua voce forte e chiara. Non si chiede di creare pericoli per la salute pubblica, ma di riconoscere la libertà religiosa e l'uguaglianza dei cittadini così come garantita dalla Costituzione.<br />Ma qui ci scontriamo con un piccolo, o forse grande, problema: non solo in generale i vescovi sono stati finora zitti davanti ai soprusi che pure sono balzati agli onori della cronaca, ma ricordiamo che è stata la stessa presidenza della Cei a paventare unilateralmente la chiusura delle chiese lo scorso 12 marzo. Fu il giorno in cui furono effettivamente chiuse a Roma salvo poi riaprirle il giorno dopo per un ripensamento del Papa. Nella nota attribuibile al cardinale Bassetti si diceva espressamente che si sarebbero potute chiudere le chiese «non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana».<br />Si capisce allora la debolezza con cui la Cei sta affrontando il problema in questi giorni, quando ci sarebbe bisogno di una leadership autorevole. D'altra parte, visto che sono in gioco le libertà costituzionali dei cittadini, è importante che anche i politici intervengano con decisione, ammesso che qualcuno sia preoccupato della deriva totalitaria verso cui il nostro paese sta scivolando.<br /><br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Chiese aperte, ma chiuse: i vescovi ostaggio del Governo" parla della vergognosa situazione in cui si trova la libertà di culto in Italia. <br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 marzo 2020:<br />L'ultimo in ordine di apparizione è stato un magistrato che ha raccontato la sua disavventura. «Il dubbio, anzi la certezza, è che per questo nostro mondo malato nel corpo e nello spirito, Nostro Signore Gesù Cristo valga meno di una sigaretta», dice il giudice partenopeo Domenico Airoma che si è trovato faccia a faccia con un agente di polizia al quale ha dovuto spiegare - invano - che si stava recando in chiesa per andare a fare visita al tabernacolo. Il magistrato si è sentito rispondere le cose che più o meno tanti italiani in questi giorni stanno sentendo una volta fermati. «Le chiese sono chiuse», «andate a pregare in casa», «qui non potete entrare», «se non ve ne andate vi denunciamo» e altre varianti al tema delle chiese inaccessibili, anche se aperte. [...]<br />È il risultato di un corto circuito che dimostra fondamentalmente due cose: che il governo fa quello che gli pare calpestando bellamente un'altra libertà, quella al diritto al culto, e che i vescovi in questa partita sono stati troppo tepidi. Remissivi, in ostaggio e rincorrendo di volta in volta una concessione da ottenere per grazia ricevuta da Giuseppi, quando semmai doveva essere il contrario perché le limitazioni alle chiese, che godono ancora di extraterritorialità, dovevano essere concesse al Governo dopo una trattativa all'ultimo sangue che salvaguardasse la dignità del culto di cui gli italiani devono continuare a godere.<br />Infatti, ad oggi - salvo comunicazioni che però potrebbero arrivare nel corso della giornata - la partita non si è ancora sbloccata e questo nonostante la Cei - finalmente - ieri mattina abbia chiesto al governo di chiarire la questione delle chiese aperte, ma inaccessibili.<br />«Ho scritto al ministero chiedendo che mettano per iscritto le cose che ieri abbiamo definito -]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24676636</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 18:20:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24676636/coronavirus_il_governo_nega_il_diritto_di_andare_in_chiesa.mp3" length="15160214" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073&#13;
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CORONAVIRUS: IL GOVERNO NEGA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA di RICCARDO CASCIOLI&#13;
Non si finisce mai di stupirsi davanti alle assurdità della burocrazia ministeriale. E anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073</a><br /><br />CORONAVIRUS: IL GOVERNO NEGA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA di RICCARDO CASCIOLI<br />Non si finisce mai di stupirsi davanti alle assurdità della burocrazia ministeriale. E anche stavolta, sulla questione della possibilità di accesso alle chiese per pregare, non si sono smentiti. Scrive il ministero dell'Interno che si può andare ma solo se si è sulla strada per andare al lavoro, dal medico, in farmacia o al supermercato. Un criterio assolutamente inaccettabile che contrasta non solo con la lettera dei decreti fin qui pubblicati dal governo, ma anche con la Costituzione.<br />La questione è quella che abbiamo raccontato ieri: i decreti fin qui emanati, formalmente e in punta di diritto, concedono il libero accesso alle chiese da parte dei fedeli che vogliono pregare, ovviamente nel rispetto del criterio di "rarefazione sociale", ovvero stando a distanza di sicurezza. Senonché polizia e carabinieri - abbiamo sentito molte questure e commissariati - sono convinti che invece in chiesa non ci si possa andare perché non espressamente previsto nelle autocertificazioni fin qui pubblicate; e quindi fermano o multano i fedeli che lo fanno. Prova ne sono le tante testimonianze che giungono da ogni parte d'Italia, per non parlare dei veri e propri abusi di cui vi abbiamo raccontato: Cerveteri (clicca qui) e l'ultimo, Giulianova.<br />Proprio per cercare di chiarire la questione, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Ivan Maffeis, aveva ripetutamente sollecitato il Ministero dell'Interno a dare una risposta precisa in merito. L'altro giorno aveva avuto un via libera verbale, ma solo ieri a tarda sera è arrivata la risposta scritta, trasmessa anche alle prefetture. Due pagine che lasciano a bocca aperta per le disposizioni che vengono date.<br />Monsignor Maffeis aveva posto tre domande: la prima riguardava la possibilità per un fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per andare in chiesa; la seconda si riferiva ai riti pasquali: in sintesi, «per garantire un minimo di dignità alla celebrazione», si chiede che alla liturgia possano accedere oltre al celebrante, un diacono, lettore, accolito, organista, corista e operatori per la trasmissione; terzo quesito, sul perché siano permessi i matrimoni in comune e non in chiesa.<br /><br />LIMITATA LA LIBERTÀ RELIGIOSA<br />A quest'ultima domanda, la Direzione Centrale degli Affari dei Culti, parte del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, nella persona del capo dipartimento Michele Di Bari, risponde che i matrimoni sono consentiti anche in chiesa «alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni». Quanto alle liturgie pasquali via libera alle presenze minime per garantire una celebrazione dignitosa (anche se ci sarebbero questioni rilevanti da sollevare sulle affermazioni contenute nella lettera).<br />Ma è soprattutto sul primo punto toccato che dobbiamo soffermarci. Dice infatti la lettera del capo dipartimento, dopo aver considerato ovvio che «l'apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli» (ovvio cosa che fioccano multe e denunce?): «Al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l'accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da "comprovate esigenze lavorative", ovvero per "situazioni di necessità" e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle forze di Polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi».<br />In pratica possiamo andare in chiesa a pregare solo se siamo sulla strada per fare qualcos'altro di riconosciuto come necessario. Stando alla lettera di quanto afferma il ministero dell'Interno, quindi, non c'è un diritto a recarsi in chiesa per...]]></itunes:summary><itunes:duration>948</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,coronavirus,covid-19,governo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/78b596077bf167d23705575a1e93a70c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prigionieri di uno stato-polizia fino all'estate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prigionieri-di-uno-stato-polizia-fino-all-estate--24676480</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074</a><br /><br />PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE di RICCARDO CASCIOLI<br />Siamo prigionieri. Siamo prigionieri due volte: sia per le note restrizioni, sempre più severe, sia perché siamo ormai alla mercé di una strategia di contenimento del virus da cui non si può uscire e che promette di allungare questo periodo di settimane se non mesi.<br />Ieri sera ne abbiamo avuto una ulteriore prova: ancora un decreto (ormai abbiamo perso il conto), ancora un discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annuncia misure più rigide e promette che altre ne verranno. Il tutto mentre i numeri dei contagiati e dei morti continuano a salire e chi ci governa continua a scaricare la responsabilità sui cittadini disobbedienti.<br />Il punto è che un indiscriminato "restate tutti in casa" o il "chiudere tutto" potrebbero essere comprensibili se fossero per un periodo breve e definito: 15-20 giorni al massimo. Uno sforzo da chiedere a tutti, dai costi sociali ed economici limitati e sopportabili. Ma forse non sarebbe servito nella circostanza, e allora era doveroso pensare una diversa strategia. Perché mettere agli arresti domiciliari una intera nazione di 60 milioni di abitanti a tempo indeterminato è pura follia, e infatti decreto dopo decreto diventiamo sempre più simili alla Cina comunista. Un paese ormai militarizzato e in cui dai prossimi decreti ci si può aspettare di tutto, perché siamo entrati in un circolo vizioso: più i tempi si allungano più diventa difficile far restare tutti in casa, così si approvano provvedimenti sempre più coercitivi. E via in una spirale senza fine. I suicidi di cui parliamo in un altro articolo sono solo l'inizio di un disastro sociale incombente che non dipende dal coronavirus, ma dal modo di affrontare l'emergenza.<br />Si deve essere coscienti che questa modalità di contenimento del virus scommette necessariamente su tempi molto lunghi. Il balletto delle date è solo una tattica per farcela digerire: il 23 febbraio erano stati annunciati 15 giorni, poi si è passati al 3 aprile, quindi al 15 aprile, e ora si va certamente a fine mese. Ieri girava la voce che il decreto avrebbe già prorogato la legislazione d'emergenza fino al 31 luglio. Nel decreto questa data non ha trovato spazio, ma è evidente che questo è l'orizzonte temporale realistico cui si sta pensando.<br /><br />BASTA FARE QUATTRO CALCOLI<br />A ieri sera i casi totali di coronavirus accertati (compresi i guariti) erano arrivati quasi a 70mila. L'altra sera però il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha detto che in effetti i contagiati potrebbero essere un numero dieci volte superiore. Attenzione, abbiamo detto contagiati, non malati, ed è una differenza decisiva. In ogni caso, oggi potremmo stimare che ci siano 700mila persone infettate. La stragrande maggioranza, ovviamente, non ha nulla o l'ha già vissuta come una forte influenza, ma senza strascichi particolari. Dei 70mila casi accertati, 54mila sono quelli tuttora positivi, ovvero contagiosi. Ora, anche se il picco dovesse arrivare nei prossimi giorni, come ci si augura, quale potrebbe essere la situazione al 15 aprile? Realisticamente, tenendo per buona la stima di Borrelli e un incremento quotidiano di contagi calcolato su quello attuale si potrebbe arrivare a un numero di contagiati tra i 4 e i 5 milioni. A quel punto i contagiosi potrebbero essere tra gli 80 e i 120mila.<br />Si può realisticamente pensare che in queste condizioni il 16 aprile si possa coerentemente cominciare ad allentare la morsa sui cittadini? Niente affatto, perché avere qualche decina di migliaia di infetti liberi di circolare pone ovviamente a rischio quei 55-56 milioni di italiani che non sono stati neanche sfiorati dal coronavirus, e lasciare maggiore libertà significa far ripartire l'epidemia con numeri esponenziali. Quindi è assai probabile che in queste condizioni e se si mantiene questa strategia, si possa arrivare fino all'estate, a meno di miracoli. Ma qualcuno pensa davvero che si possa tenere una nazione ingabbiata per altri 3-4 mesi senza che le tensioni sociali arrivino a livelli ingestibili? Chi sta seguendo questa strada o è totalmente incapace o persegue un disegno ben preciso di svolta totalitaria.<br />Perché oltre alle conseguenze sulla tenuta psichica delle persone, c'è anche il disastro economico che incombe. In questi giorni abbiamo molte volte sentito demonizzare chi parla di economia: «In questo momento bisogna anzitutto tutelare la salute, altro che pensare a guadagnare e fare profitto». Ma questa è una visione puramente ideologica che disconosce la realtà. In effetti salute ed economia sono strettamente legate. Abbiamo già rilevato nei giorni scorsi come l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo sia anche figlia dei tagli pesanti ai posti letto negli ospedali e al personale sanitario, che vanno avanti da anni. Ovviamente per ragioni economiche (a cui, a dire il vero, vanno sommati anche i costi dell'inefficienza burocratica).<br /><br />LE SCIAGURATE POLITICHE ANTI-CORONAVIRUS<br />E chi paga la sanità se non si produce e quindi con contributi e tasse si pagano i servizi? Se l'economia si blocca - anzi, i danni sono già ingenti - la prossima finanziaria provvederà a tagliare ulteriormente i fondi alla Sanità, con la conseguenza che diminuiranno ancora i posti letto e gli ospedali. Cioè, alla prossima ondata di coronavirus andrà ancora peggio e anche in assenza di una epidemia si morirà di più. A questo poi si deve aggiungere la situazione dei singoli cittadini. Quanti perderanno il posto di lavoro a causa di questo blocco totale dell'economia? E in cosa si tradurrà questo? In ulteriori morti per mancata assistenza sanitaria.<br />L'ultimo Rapporto sulla povertà sanitaria, curato dal Banco Farmaceutico e presentato lo scorso dicembre, già rilevava che mezzo milione di italiani non hanno potuto acquistare medicinali di cui avevano bisogno, per ragioni economiche (la spesa farmaceutica totalmente a carico delle famiglie è salita fino al 40%). A questi vanno poi aggiunti 12 milioni e 600mila italiani che almeno una volta nel corso dell'anno hanno dovuto rinunciare alla spesa per visite mediche e accertamenti diagnostici. Quanti di questi, perdendo il lavoro, scivoleranno nella categoria inferiore andando ad ingrossare le fila di chi non può curarsi? Quante morti premature dovremo registrare come conseguenza?<br />Certo, nessuno conteggerà questi morti, nessuno ci farà il bollettino quotidiano dei decessi per povertà sanitaria. Ma le morti sono reali anche quando non vengono pompate ogni giorno dai media. Perché nel 2019 sono morti circa 650mila residenti in Italia, di cui 230mila per malattie cardiovascolari e 180mila per tumori. Per malattie del sistema respiratorio (extra-coronavirus) ci sono stati 53.300 morti, e di questi 13.500 per polmonite. È certo che nel 2020 vedremo aumentare questi numeri, non tanto per il coronavirus, quanto per le sciagurate politiche anti-coronavirus che aumenteranno la fragilità psichica e la povertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24676480</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 18:10:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24676480/prigionieri_di_uno_stato_polizia_fino_all_estate.mp3" length="9190085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074&#13;
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PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE di RICCARDO CASCIOLI&#13;
Siamo prigionieri. Siamo prigionieri due volte: sia per le note restrizioni, sempre più severe, sia perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074</a><br /><br />PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE di RICCARDO CASCIOLI<br />Siamo prigionieri. Siamo prigionieri due volte: sia per le note restrizioni, sempre più severe, sia perché siamo ormai alla mercé di una strategia di contenimento del virus da cui non si può uscire e che promette di allungare questo periodo di settimane se non mesi.<br />Ieri sera ne abbiamo avuto una ulteriore prova: ancora un decreto (ormai abbiamo perso il conto), ancora un discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annuncia misure più rigide e promette che altre ne verranno. Il tutto mentre i numeri dei contagiati e dei morti continuano a salire e chi ci governa continua a scaricare la responsabilità sui cittadini disobbedienti.<br />Il punto è che un indiscriminato "restate tutti in casa" o il "chiudere tutto" potrebbero essere comprensibili se fossero per un periodo breve e definito: 15-20 giorni al massimo. Uno sforzo da chiedere a tutti, dai costi sociali ed economici limitati e sopportabili. Ma forse non sarebbe servito nella circostanza, e allora era doveroso pensare una diversa strategia. Perché mettere agli arresti domiciliari una intera nazione di 60 milioni di abitanti a tempo indeterminato è pura follia, e infatti decreto dopo decreto diventiamo sempre più simili alla Cina comunista. Un paese ormai militarizzato e in cui dai prossimi decreti ci si può aspettare di tutto, perché siamo entrati in un circolo vizioso: più i tempi si allungano più diventa difficile far restare tutti in casa, così si approvano provvedimenti sempre più coercitivi. E via in una spirale senza fine. I suicidi di cui parliamo in un altro articolo sono solo l'inizio di un disastro sociale incombente che non dipende dal coronavirus, ma dal modo di affrontare l'emergenza.<br />Si deve essere coscienti che questa modalità di contenimento del virus scommette necessariamente su tempi molto lunghi. Il balletto delle date è solo una tattica per farcela digerire: il 23 febbraio erano stati annunciati 15 giorni, poi si è passati al 3 aprile, quindi al 15 aprile, e ora si va certamente a fine mese. Ieri girava la voce che il decreto avrebbe già prorogato la legislazione d'emergenza fino al 31 luglio. Nel decreto questa data non ha trovato spazio, ma è evidente che questo è l'orizzonte temporale realistico cui si sta pensando.<br /><br />BASTA FARE QUATTRO CALCOLI<br />A ieri sera i casi totali di coronavirus accertati (compresi i guariti) erano arrivati quasi a 70mila. L'altra sera però il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha detto che in effetti i contagiati potrebbero essere un numero dieci volte superiore. Attenzione, abbiamo detto contagiati, non malati, ed è una differenza decisiva. In ogni caso, oggi potremmo stimare che ci siano 700mila persone infettate. La stragrande maggioranza, ovviamente, non ha nulla o l'ha già vissuta come una forte influenza, ma senza strascichi particolari. Dei 70mila casi accertati, 54mila sono quelli tuttora positivi, ovvero contagiosi. Ora, anche se il picco dovesse arrivare nei prossimi giorni, come ci si augura, quale potrebbe essere la situazione al 15 aprile? Realisticamente, tenendo per buona la stima di Borrelli e un incremento quotidiano di contagi calcolato su quello attuale si potrebbe arrivare a un numero di contagiati tra i 4 e i 5 milioni. A quel punto i contagiosi potrebbero essere tra gli 80 e i 120mila.<br />Si può realisticamente pensare che in queste condizioni il 16 aprile si possa coerentemente cominciare ad allentare la morsa sui cittadini? Niente affatto, perché avere qualche decina di migliaia di infetti liberi di circolare pone ovviamente a rischio quei 55-56 milioni di italiani che non sono stati neanche sfiorati dal coronavirus, e lasciare maggiore libertà significa far ripartire l'epidemia con numeri esponenziali. 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Il fatto è noto: causa ordinanze in materia di coronavirus, domenica due poliziotti hanno interrotto una messa in una chiesa vuota, perché alcuni fedeli la stavano seguendo dall'esterno della chiesa (che aveva le porte aperte), peraltro pochi e a distanza di sicurezza. Il fatto in sé, come dicevamo ieri, è di una gravità inaudita, una violazione palese della legge e della Costituzione, tanto più che nessuno stava violando alcuna disposizione in materia di contenimento del coronavirus.<br />Ma c'è qualcosa di ancora peggiore: la totale indifferenza - della Chiesa locale anzitutto - davanti a questa invasione di campo da parte dello Stato italiano, come se fosse un gesto normale o giustificato dalla emergenza. Sui social, poi, non potevano mancare accuse e insulti al povero don Mimmo, che qualcuno vorrebbe addirittura in galera per aver celebrato la messa: evidentemente non è un caso che lo stop alle "messe con popolo", nella mentalità comune è passato come un divieto di messa puro e semplice. Peraltro quello di Cerveteri non è neanche un caso isolato, giorni fa abbiamo già documentato forme di pressione indebita da parte delle autorità civili nei confronti di alcuni parroci, ma non si era ancora arrivati a tanto.<br />Il fatto è che ormai in nome della lotta al coronavirus si tollerano, o addirittura si invocano, veri e propri abusi di potere. E se davanti all'irruzione della polizia che entra in chiesa e blocca una messa non si alza alcun tipo di protesta, in primis dal vescovo competente, si prepara la strada alla sua normalizzazione. E domani qualsiasi altro motivo, che le autorità potranno definire grave, giustificherà analoghi blitz o divieti di messa e incontri di cattolici. Come accade in qualsiasi dittatura.<br /><br />RISCHIO TOTALITARISMO<br />Ancora una volta il panico diffuso, lo stato di paura (tanto per citare il titolo di un illuminante libro di Michael Crichton) è l'ingrediente base per l'affermarsi di un autoritarismo o, peggio, di un sistema totalitario.<br />Non si vuole qui minimizzare la gravità della situazione sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, anche se - come abbiamo già avuto modo di scrivere - ci sarebbe da ragionare, numeri alla mano, su quanto il problema sia la letalità del virus e quanto l'inadeguatezza del sistema sanitario.<br />Non si vogliono neanche mettere in discussione alcune misure restrittive che si sintetizzano nello slogan "restate a casa". In caso di necessità si deve essere anche pronti a qualche sacrificio per il bene di tutti. Ma allo stesso tempo non tutto può essere giustificato in nome dell'emergenza, soprattutto quando certe restrizioni e cambiamenti hanno tutta l'aria di non essere temporanei. Del resto alzi la mano chi crede davvero che tutto possa tornare alla normalità il 4 aprile. Credo che oggi nessuno scommetterebbe neanche sull'uscita dall'emergenza alla fine di aprile.<br />E nel frattempo ci si abitua, ad esempio, a un presidente del Consiglio che vara provvedimenti con lo strumento del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), quello usato per stabilire la chiusura di luoghi pubblici ed esercizi commerciali. Si tratta di uno strumento di infimo rango normativo, una forzatura dal punto di vista costituzionale eppure sta diventando un normale strumento di governo. In questo modo, passo dopo passo, si sono bloccati gli spostamenti delle persone, anche da comune a comune, si sono bloccate le scuole e le università, i concorsi, si sono chiusi tutti i luoghi pubblici e sospese tutte le manifestazioni, chiusi negozi e attività varie, non parliamo poi della questione della sospensione delle messe con popolo (su cui abbiamo già detto molto in altri articoli). C'è da dire che alcuni governatori vorrebbero misure maggiormente restrittive, chiudere qualsiasi attività lavorativa, in una gara a chi vuole proibire di più.<br />Il tutto bisogna aggiungere con una buona approvazione da parte dei cittadini, ormai presi letteralmente dal panico, al punto che molti si sono trasformati in delatori ai danni di vicini che escono di casa o si intrattengono a parlare con altri. Il tutto accompagnato da una crescente esaltazione sui media e tra gli opinionisti del "modello cinese", che ha avuto il plauso anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero dell'uso indiscriminato della forza e di ogni arma tipica di una dittatura spietata (compresa la menzogna) per isolare città e regioni.<br /><br />AVANZA IL PROCESSO CHE RESTRINGE LE LIBERTÀ PERSONALI<br />È un altro elemento questo che ci fa interpretare l'attuale periodo di emergenza non già come una parentesi temporale destinata ad essere superata a virus vinto, quanto a un passaggio in un processo che vede rafforzarsi la tendenza a superare la democrazia e restringere le libertà personali. Ne è un elemento fondamentale anche il ruolo della scienza, che assurge a ispiratrice e giudice ultimo delle scelte. Gli scienziati in realtà hanno idee diverse, ma ben presto viene tappata la bocca a coloro che non si allineano alla narrazione ufficiale.<br />È un film già visto, il problema è che ci stiamo abituando a vivere in stato di emergenza, una situazione in cui diventano accettabili misure e provvedimenti a cui un uomo libero non darebbe mai il suo consenso. Forse lo abbiamo dimenticato, ma appena si allenterà l'emergenza coronavirus, ritornerà prepotente l'emergenza climatica nella quale stiamo vivendo ormai da anni e in virtù della quale stiamo accettando la distruzione delle nostre società industrializzate.<br />Ricordiamo che appena prima dell'epidemia di coronavirus, nel dicembre 2019, la Camera dei deputati ha approvato la dichiarazione di emergenza climatica; l'Europarlamento lo aveva già fatto poche settimane prima, e in Italia lo hanno fatto anche sei regioni e un centinaio di comuni. Anche qui c'è sempre la scienza che dice cosa fare, e gli scienziati non allineati messi a tacere con le buone o con le cattive. E un flusso enorme di fondi viene distolto dai servizi essenziali per finanziare un fallimentare business verde, ovviamente a spese dei contribuenti che, in stato di emergenza, sono ormai disposti a subire di tutto.<br />Non si tratta neanche di un fenomeno recente. Già nel 1991 il Club di Roma - che tanto ha influenzato la politica dagli anni '70 in poi diffondendo la paura della sovrappopolazione e dell'esaurimento delle risorse - pubblicò un rapporto sulla "Prima rivoluzione globale", in cui si afferma: «La democrazia non è una panacea. (...) Per quanto possa suonare sacrilego, la democrazia non è più appropriata per gli obiettivi che abbiamo davanti. La complessità e la natura tecnica di molti dei problemi di oggi non sempre permettono a rappresentanti eletti di prendere decisioni corrette al momento giusto».<br />L'episodio di Cerveteri e tante altre cose che stanno avvenendo in questo periodo ci fanno capire che c'è già ormai la base culturale per una svolta illiberale delle nostre società.<br /><br />Nota di BastaBugie: Nico Spuntoni nell'articolo seguente dal titolo "Adesso è troppo: la polizia interrompe la Messa" racconta di preciso cosa è avvenuto a Marina di Cerveteri dove il parroco viene colto di sorpresa da due agenti che intimano al sacerdote di interrompere la celebrazione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 marzo 2020:<br />La polizia irrompe in chiesa ed interrompe la Santa Messa dall'altare. Cronache dalla Cina comunista? No, siamo in Italia. Precisamente a Cerveteri, comune immerso nella (fu) campagna romana, noto soprattutto per essere sede di una delle più importanti necropoli etrusche. Il blitz della polizia municipale avviene nella fase finale della celebrazione che ha luogo nella parrocchia di San Francesco d'Assisi, località Marina di Cerveteri. <br />È appena terminato il momento più solenne della cerimonia, quello dell'Eucarestia, ma il parroco non fa in tempo a pronunciare la formula di congedo al cospetto di una chiesa vuota e dei fedeli connessi in streaming. Due vigili in mascherina, infatti, piombano dietro all'altare e con fare perentorio dicono al sacerdote che quella celebrazione non s'ha da fare. Motivo dell'intervento? Il parroco ha lasciato le porte della sua chiesa aperta e fuori, sul sagrato, ad una distanza superiore all'ormai comunemente noto metro raccomandato da decreti e circolari, sono raccolti in preghiera alcuni fedeli.<br />Il parroco, colto di sorpresa proprio nel momento del silenzio successivo alla Comunione, cerca di spiegare ai tutori dell'ordine di aver preso le giuste precauzioni, al punto tale che l'ingresso in chiesa è sbarrato da un leggio posto al centro della navata. Ma non c'è nulla da fare: uno dei due vigili s'impossessa del microfono e fa partire il proclama: "Allora scusate signori, non è possibile fare funzioni religiosi e agglomerarsi tutti insieme. Cortesemente, dovete allontanarvi perché non è possibile". Il sacerdote, però, non si scompone e procede senza battere ciglio con i riti di conclusione. La scena dell'irruzione, ripresa da uno dei pochi fedeli che si trovava - come tutti i presenti - al di fuori della chiesa, è probabilmente la dimostrazione più evidente di quanto abbia ragione papa Francesco nel dire che "non sempre le misure drastiche sono buone".<br />In questo caso, infatti, il parroco della chiesa laziale ha messo in atto ciò che il Santo Padre ha auspicato nell'omelia pronunciata a Santa Marta in occasione del suo settennato di pontificato: "Preghiamo perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio". I banchi della parrocchia erano totalmente vuoti e l'ingresso ostruito, quindi quel]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23979125</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2020 19:30:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23979125/il_coronavirus_sta_preparando_l_italia_al_totalitarismo.mp3" length="16529448" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6055&#13;
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IL CORONAVIRUS STA PREPARANDO L'ITALIA AL TOTALITARISMO&#13;
C'è qualcosa di inquietante in tutta la vicenda del blitz di Cerveteri, che va ben oltre il fatto locale ed è un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6055" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6055</a><br /><br />IL CORONAVIRUS STA PREPARANDO L'ITALIA AL TOTALITARISMO<br />C'è qualcosa di inquietante in tutta la vicenda del blitz di Cerveteri, che va ben oltre il fatto locale ed è un drammatico campanello d'allarme su quanto sta accadendo in Italia e non solo. Il fatto è noto: causa ordinanze in materia di coronavirus, domenica due poliziotti hanno interrotto una messa in una chiesa vuota, perché alcuni fedeli la stavano seguendo dall'esterno della chiesa (che aveva le porte aperte), peraltro pochi e a distanza di sicurezza. Il fatto in sé, come dicevamo ieri, è di una gravità inaudita, una violazione palese della legge e della Costituzione, tanto più che nessuno stava violando alcuna disposizione in materia di contenimento del coronavirus.<br />Ma c'è qualcosa di ancora peggiore: la totale indifferenza - della Chiesa locale anzitutto - davanti a questa invasione di campo da parte dello Stato italiano, come se fosse un gesto normale o giustificato dalla emergenza. Sui social, poi, non potevano mancare accuse e insulti al povero don Mimmo, che qualcuno vorrebbe addirittura in galera per aver celebrato la messa: evidentemente non è un caso che lo stop alle "messe con popolo", nella mentalità comune è passato come un divieto di messa puro e semplice. Peraltro quello di Cerveteri non è neanche un caso isolato, giorni fa abbiamo già documentato forme di pressione indebita da parte delle autorità civili nei confronti di alcuni parroci, ma non si era ancora arrivati a tanto.<br />Il fatto è che ormai in nome della lotta al coronavirus si tollerano, o addirittura si invocano, veri e propri abusi di potere. E se davanti all'irruzione della polizia che entra in chiesa e blocca una messa non si alza alcun tipo di protesta, in primis dal vescovo competente, si prepara la strada alla sua normalizzazione. E domani qualsiasi altro motivo, che le autorità potranno definire grave, giustificherà analoghi blitz o divieti di messa e incontri di cattolici. Come accade in qualsiasi dittatura.<br /><br />RISCHIO TOTALITARISMO<br />Ancora una volta il panico diffuso, lo stato di paura (tanto per citare il titolo di un illuminante libro di Michael Crichton) è l'ingrediente base per l'affermarsi di un autoritarismo o, peggio, di un sistema totalitario.<br />Non si vuole qui minimizzare la gravità della situazione sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, anche se - come abbiamo già avuto modo di scrivere - ci sarebbe da ragionare, numeri alla mano, su quanto il problema sia la letalità del virus e quanto l'inadeguatezza del sistema sanitario.<br />Non si vogliono neanche mettere in discussione alcune misure restrittive che si sintetizzano nello slogan "restate a casa". In caso di necessità si deve essere anche pronti a qualche sacrificio per il bene di tutti. Ma allo stesso tempo non tutto può essere giustificato in nome dell'emergenza, soprattutto quando certe restrizioni e cambiamenti hanno tutta l'aria di non essere temporanei. Del resto alzi la mano chi crede davvero che tutto possa tornare alla normalità il 4 aprile. Credo che oggi nessuno scommetterebbe neanche sull'uscita dall'emergenza alla fine di aprile.<br />E nel frattempo ci si abitua, ad esempio, a un presidente del Consiglio che vara provvedimenti con lo strumento del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), quello usato per stabilire la chiusura di luoghi pubblici ed esercizi commerciali. Si tratta di uno strumento di infimo rango normativo, una forzatura dal punto di vista costituzionale eppure sta diventando un normale strumento di governo. In questo modo, passo dopo passo, si sono bloccati gli spostamenti delle persone, anche da comune a comune, si sono bloccate le scuole e le università, i concorsi, si sono chiusi tutti i luoghi pubblici e sospese tutte le manifestazioni, chiusi negozi e attività varie, non...]]></itunes:summary><itunes:duration>1034</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,covid-19,libertà,totalitarismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f720283b5be4b0c385d94ca398833d94.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porta a Porta tenta di distruggere la credibilità della Madonna di Civitavecchia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porta-a-porta-tenta-di-distruggere-la-credibilita-della-madonna-di-civitavecchia--23164249</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028</a><br /><br />PORTA A PORTA TENTA DI DISTRUGGERE LA CREDIBILITA' DELLA MADONNA DI CIVITAVECCHIA di Riccardo Cascioli<br />«Cari telespettatori, questa sera il programma sarà dedicato a un librettino scritto dal mio capo. Riguarda le presunte apparizioni della Madonna a Civitavecchia, che intende smontare: la tesi del libro fa acqua da tutte le parti, ma siccome è il mio capo ci ho costruito una trasmissione sopra per dargli almeno una parvenza di credibilità. Vi chiedo scusa per questa caduta, ma dovete capire che anch'io tengo famiglia». Se Bruno Vespa l'altra sera avesse aperto la trasmissione di Porta a Porta con queste parole, non lo avremmo certo applaudito ma almeno ne avremmo apprezzato la sincerità.<br />Invece Vespa ha presentato l'intervista a un signore che sostiene di essere stato lui a imbrattare di sangue la Madonnina di Civitavecchia, come fosse una cosa seria; e ha preteso di costruirci sopra un contraddittorio dando grande spazio alle autrici del libro-rivelazione. Già, le autrici: una, la più agguerrita, è Vittoriana Abate, da venti anni inviata di Porta a Porta; l'altra, più defilata, è Maria Teresa Fiore, vicedirettore di RaiUno, con delega per l'intrattenimento. Insomma è il diretto superiore di Vespa. Una cosina fatta in casa, insomma. Le due hanno realizzato un instant-book - "Il segreto delle lacrime" - centrato sull'intervista a un improbabile personaggio, Ivano Alfano, che dice che il 2 febbraio del 1995 è stato lui a sporcare causalmente di sangue la Madonnina, nell'atto di darle un bacio con il dito che, inavvertitamente, si era tagliato e che perdeva sangue.<br /><br />CURIOSE COINCIDENZE<br />Curiosamente il volumetto è uscito ieri in libreria - guarda a volte le coincidenze - e quindi aveva bisogno di una operazione di lancio. Sempre per pura coincidenza Vittoriana Abate aveva filmato parte dell'intervista, così che è stato possibile mostrarla a Porta a Porta. Gran parte della trasmissione si è giocata attorno al tentativo di dare un minimo di credibilità, con l'aiuto e il mestiere di Vespa, a una tesi che non regge alla minima verifica.<br />Due esempi: il signor Alfano dice che è passato casualmente con la sua ragazza - anch'essa intervistata - davanti alla nicchia con la Madonnina, e come sua abitudine quando vede l'immagine sacra, si è fatto il segno della croce e ha mandato un bacetto alla Madonna trasportandolo con un dito al viso della Vergine. Con il che, il signor Alfano ha dimostrato che davanti alla casa della famiglia Gregori nella frazione di Pantano, non c'è neanche mai stato; né ha mai visto le immagini del luogo. Perché dalla strada è impossibile vedere la statua; essa è piazzata in una nicchia ben all'interno del giardino recintato e rivolta verso l'ingresso della casa e non verso la strada. È stata ovviamente la prima obiezione del giornalista Saverio Gaeta, presente anche lui nello studio di Porta a Porta.<br />Farfuglia la signora Fiore e prova a salvarsi in corner: ma 25 anni fa era diverso, era tutto aperto, dice. Come se lei avesse mai visto quella villetta nel lontano 1995. Ebbene, possiamo affermare tranquillamente che rispetto ad oggi l'unica differenza è che non c'era ancora la recinzione esterna, ma c'era comunque una siepe che proteggeva la casa e la nicchia che comunque era nella posizione attuale. Quindi, non era vicino alla strada né dalla strada si poteva vedere.<br />Secondo esempio: dice il signor Alfano di aver provocato lui quelle macchie di sangue che si vedono oggi sotto i due occhi della Madonna, strisciando con il dito ferito. Dapprima sotto l'occhio destro; poi quasi ad asciugarsi il dito una volta accortosi di quel che aveva fatto anche sotto l'occhio sinistro. La tesi delle due signore è che dalle autorità sarebbe stata documentata solo la prima presunta lacrimazione, di cui finalmente svelano il segreto con questa intervista. Con ciò dimostrando di non essersi neanche documentate, perché è abbastanza facile trovare anche con una semplice ricerca su Google la documentazione delle lacrimazioni in successione. Quella del 2 febbraio, la prima, mostra un rivolo di sangue lineare, senza sbavature (vedi foto a fianco), ben diversa dalla situazione dei giorni successivi e dallo stato attuale della Statua, su cui invece si basa la testimonianza del signor Alfano.<br /><br />UNA VERSIONE CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI<br />Due verifiche immediate, semplicissime, che ognuno può fare con una semplice ricerca su internet. E questo senza neanche parlare dei tanti testimoni - carabinieri, poliziotti, avvocati - che nei giorni successivi al 2 febbraio hanno potuto vedere sgorgare le lacrime; e per non parlare di monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, ben contrario alle apparizioni fino a quando la Madonnina ha pianto mentre era tra le sue mani (provocandogli pure un grave malore).<br />E per non parlare neanche del fatto che le statue in questione sono due: perché posta sotto sequestro dai magistrati la prima, san Giovanni Paolo II ne fece recapitare un'altra uguale a casa dei Gregori; e subito questa si mise a essudare un liquido oleoso e profumato.<br />Eppure alle due giornaliste Rai, il signor Alfano è apparso credibile - o almeno è quello che hanno voluto far credere a Porta a Porta -; e addirittura Bruno Vespa le ha sostenute in questa opera di mistificazione, appoggiato discretamente anche da un patetico monsignor Rino Fisichella, sulla cui performance caliamo un velo pietoso.<br />Neanche a un praticante giornalista alle prime armi sfuggirebbe la totale incongruenza con i fatti di un racconto raffazzonato e mal costruito. E invece al trio di Porta a Porta è addirittura parso meritevole di un libro e di una trasmissione in tv. Ovvio che non si possa pensare alla buona fede: Bruno Vespa è diventato famoso per i "plastici", i modellini che ricostruiscono fin nei minimi dettagli le case e gli ambienti dove si sono consumate delle tragedie. E vogliamo credere che non fosse in grado di verificare l'ubicazione della nicchia con la Madonna nella casa dei Gregori? Vittoriana Abate ha ricostruito con meticolosità tutte le vicende riguardanti i casi di cronaca più clamorosi, da Cogne all'omicidio di Sarah Scazzi: e vogliamo credere che non sia in grado di paragonare le parole del signor Alfano con la documentazione certa ed acquisita riguardo alla vicenda di Civitavecchia?<br />Dunque, il libro e la trasmissione di Porta a Porta andata in onda la sera di giovedì 20 febbraio si configurano come un'operazione ideologica bella e buona; sono l'ennesimo episodio di una campagna contro le apparizioni di Civitavecchia che - lo ribadiamo - sono state riconosciute dalla Chiesa (vedi l'intervista a padre Flavio Ubodi), ma che danno molto fastidio fuori e dentro la Chiesa stessa. Non è un caso che Vespa abbia riproposto lo spezzone di un intervento del 2005, sempre a Porta a Porta, del cardinale Tarcisio Bertone, un nemico giurato di Civitavecchia, che cercava di screditare quanto era accaduto dieci anni prima.<br />È impressionante e inquietante allo stesso tempo vedere in che modo giornalisti di fama possano calpestare consapevolmente la verità, sacrificando la dignità delle persone coinvolte in una vicenda delicata sull'altare degli interessi personali o di gruppo, di qualsiasi tipo essi siano. Magari sono gli stessi che poi vengono a farci la morale sulle fake news, quando sono loro i primi a costruirne.<br />Da ultimo una piccola riflessione: colpisce il come questi personaggi vivano in una dimensione esclusivamente orizzontale. Dedicano tante energie per cancellare la presenza della Madonna, senza mai essere sfiorati dal dubbio che ci sia anche la possibilità che un giorno bisognerà davvero comparire davanti al Giudice eterno e a lui rendere conto di quel che facciamo, diciamo, pensiamo e omettiamo.<br /><br />Nota di BastaBugie: anziché la faziosa e falsa trasmissione di Porta a Porta descritta nell'articolo precedente, riproponiamo il video (durata: 50 minuti) con il programma "La storia siamo noi" mandato in onda sulla Rai nel marzo 2013. La vicenda di Civitavecchia viene raccontata direttamente dai protagonisti.<br />La misteriosa lacrimazione interessò una statuina della vergine (dono del parroco alla famiglia Gregori di ritorno da un pellegrinaggio) dal 2 febbraio al 15 marzo 1995. Ben quattordici furono le lacrimazioni (una addirittura nelle mani dell'allora vescovo di Civitavecchia mons. Grillo, che da fiero oppositore divenne fedele devoto in seguito alla lacrimazione avvenuta con la statuetta tra le sue mani). La commissione d'inchiesta, costituita dallo stesso mons. Grillo, dette verdetto positivo sulla miracolosità dell'evento.<br />Nel seguente video si può vedere, tra l'altro, l'intervista televisiva (la prima in vent'anni) rilasciata alla Rai dalla bambina che ha visto il prodigio. In questa intervista Jessica, che ormai è una donna sposata, racconta dei particolari sorprendenti sulle apparizioni che dice di aver avuto in questi anni.<br />Ovviamente, essendo una trasmissione Rai, la Chiesa viene sempre presentata in modo negativo con l'ossessivo ritornello "Il Vaticano non si è pronunciato", "Il Vaticano tace", ecc. Come se la Chiesa fosse obbligata a riconoscere tutte le apparizioni, lacrimazioni, miracoli che accadono sulla Terra. Ovviamente la Chiesa riconosce solo quelli che ritiene opportuni per il bene delle anime. Ad esempio, tra le migliaia di miracoli accaduti a Lourdes, la chiesa ne ha riconosciuti solo qualche decina. Comunque per il resto la trasmissione propone fatti veri e interviste molto interessanti ai protagonisti.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=0HTHvgupDHs" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=0HTHvgupDHs</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23164249</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2020 19:15:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23164249/porta_a_porta_madonna_civitavecchia.mp3" length="9681187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028

PORTA A PORTA TENTA DI DISTRUGGERE LA CREDIBILITA' DELLA MADONNA DI CIVITAVECCHIA di Riccardo Cascioli
«Cari telespettatori, questa sera il programma sarà dedicato a un librettino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028</a><br /><br />PORTA A PORTA TENTA DI DISTRUGGERE LA CREDIBILITA' DELLA MADONNA DI CIVITAVECCHIA di Riccardo Cascioli<br />«Cari telespettatori, questa sera il programma sarà dedicato a un librettino scritto dal mio capo. Riguarda le presunte apparizioni della Madonna a Civitavecchia, che intende smontare: la tesi del libro fa acqua da tutte le parti, ma siccome è il mio capo ci ho costruito una trasmissione sopra per dargli almeno una parvenza di credibilità. Vi chiedo scusa per questa caduta, ma dovete capire che anch'io tengo famiglia». Se Bruno Vespa l'altra sera avesse aperto la trasmissione di Porta a Porta con queste parole, non lo avremmo certo applaudito ma almeno ne avremmo apprezzato la sincerità.<br />Invece Vespa ha presentato l'intervista a un signore che sostiene di essere stato lui a imbrattare di sangue la Madonnina di Civitavecchia, come fosse una cosa seria; e ha preteso di costruirci sopra un contraddittorio dando grande spazio alle autrici del libro-rivelazione. Già, le autrici: una, la più agguerrita, è Vittoriana Abate, da venti anni inviata di Porta a Porta; l'altra, più defilata, è Maria Teresa Fiore, vicedirettore di RaiUno, con delega per l'intrattenimento. Insomma è il diretto superiore di Vespa. Una cosina fatta in casa, insomma. Le due hanno realizzato un instant-book - "Il segreto delle lacrime" - centrato sull'intervista a un improbabile personaggio, Ivano Alfano, che dice che il 2 febbraio del 1995 è stato lui a sporcare causalmente di sangue la Madonnina, nell'atto di darle un bacio con il dito che, inavvertitamente, si era tagliato e che perdeva sangue.<br /><br />CURIOSE COINCIDENZE<br />Curiosamente il volumetto è uscito ieri in libreria - guarda a volte le coincidenze - e quindi aveva bisogno di una operazione di lancio. Sempre per pura coincidenza Vittoriana Abate aveva filmato parte dell'intervista, così che è stato possibile mostrarla a Porta a Porta. Gran parte della trasmissione si è giocata attorno al tentativo di dare un minimo di credibilità, con l'aiuto e il mestiere di Vespa, a una tesi che non regge alla minima verifica.<br />Due esempi: il signor Alfano dice che è passato casualmente con la sua ragazza - anch'essa intervistata - davanti alla nicchia con la Madonnina, e come sua abitudine quando vede l'immagine sacra, si è fatto il segno della croce e ha mandato un bacetto alla Madonna trasportandolo con un dito al viso della Vergine. Con il che, il signor Alfano ha dimostrato che davanti alla casa della famiglia Gregori nella frazione di Pantano, non c'è neanche mai stato; né ha mai visto le immagini del luogo. Perché dalla strada è impossibile vedere la statua; essa è piazzata in una nicchia ben all'interno del giardino recintato e rivolta verso l'ingresso della casa e non verso la strada. È stata ovviamente la prima obiezione del giornalista Saverio Gaeta, presente anche lui nello studio di Porta a Porta.<br />Farfuglia la signora Fiore e prova a salvarsi in corner: ma 25 anni fa era diverso, era tutto aperto, dice. Come se lei avesse mai visto quella villetta nel lontano 1995. Ebbene, possiamo affermare tranquillamente che rispetto ad oggi l'unica differenza è che non c'era ancora la recinzione esterna, ma c'era comunque una siepe che proteggeva la casa e la nicchia che comunque era nella posizione attuale. Quindi, non era vicino alla strada né dalla strada si poteva vedere.<br />Secondo esempio: dice il signor Alfano di aver provocato lui quelle macchie di sangue che si vedono oggi sotto i due occhi della Madonna, strisciando con il dito ferito. Dapprima sotto l'occhio destro; poi quasi ad asciugarsi il dito una volta accortosi di quel che aveva fatto anche sotto l'occhio sinistro. 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Strade semideserte, supermercati presi d'assalto come non ci fosse un domani, annullato qualsiasi tipo di incontro anche lavorativo tra poche persone. Lo scenario è da The Day after e promette di peggiorare ulteriormente.<br />Ma torniamo alla domanda: è giustificato tutto questo? La risposta è decisamente no. C'è una grande differenza tra il prendere sul serio una questione, come in questo caso la diffusione di un virus, e diventare isterici; c'è un abisso tra una giusta prudenza e il panico. Alla fine l'isteria e il panico conducono a comportamenti irrazionali che provocano danni peggiori del problema a cui si reagisce. Basti pensare che mentre si vietano assembramenti di persone, nel fine settimana tantissimi cittadini spaventati si sono concentrati nei supermercati per l'accaparramento di generi alimentari, creando assembramenti peggiori di quelli che ci sarebbero stati normalmente.<br />Oppure bastano i sintomi di una normale influenza stagionale per fare cadere le persone in stato di angoscia, con il risultato che ci sono ormai migliaia di cittadini che chiedono di fare il tampone: così i tamponi cominciano a scarseggiare e magari rischiano di mancare per quanti ne avranno effettivamente bisogno. Senza contare i laboratori di analisi intasati da un super lavoro in parte inutile.<br /><br />MA GUARDIAMO AI FATTI COSÌ COME CI SI PRESENTANO OGGI<br />Anzitutto i numeri: l'infezione a ieri sera aveva colpito in Italia 229 persone, 172 nella sola Lombardia. Ripeto: 172 infetti - concentrati soprattutto in una zona specifica - su una popolazione (quella lombarda) di oltre 10 milioni di persone (meno dello 0,002%). Stiamo cioè parlando di un focolaio molto circoscritto. Certo, il numero è destinato a crescere, il rischio di una diffusione vasta esiste per quanto poco probabile con le misure prese, ma è pur sempre una dimensione molto ridotta.<br />Altra questione la pericolosità: è vero che il tasso di mortalità è superiore a quello della semplice influenza stagionale, anche se le percentuali differiscono a seconda della fonte e delle stime. Ma la differenza vera sta nei contagi: ogni anno in Italia si ammalano di influenza circa sei milioni di persone, e all'influenza e alle sue complicanze vengono attribuite mediamente 8mila morti, malgrado ci sia anche un'ampia copertura vaccinale. Ciò non vuol dire che vada presa sottogamba l'infezione da coronavirus, ma anche per questa infezione è ovvio che le persone maggiormente a rischio sono quelle anziane e con malattie cardiovascolari, respiratorie o immunodepresse. Come del resto le cronache italiane di questi giorni confermano.<br />Come ormai accade puntualmente in questi casi, c'è chi ha evocato la Spagnola, come il virologo onnipresente Roberto Burioni, secondo cui l'attuale infezione da coronavirus ha lo stesso tasso di mortalità. Fare queste affermazioni è semplicemente da irresponsabili. Ricordiamo che la Spagnola tra il 1918 e il 1920 provocò in tutto il mondo circa 40 milioni di morti (anche se alcune stime parlano addirittura di 100 milioni). Questa cifra significa che il tasso di mortalità fu sì del 4% (il 10 se prendiamo per buone le altre stime, in ogni caso superiore a quella attuale) ma quell'influenza colpì un miliardo di persone, vale a dire metà della popolazione mondiale di allora. E si propagò in quelle dimensioni per le condizioni politiche, sociali e igieniche legate alla Prima guerra mondiale. Condizioni che oggi non è neanche lontanamente possibile immaginare.<br /><br />PANICO INGIUSTIFICATO<br />Quello che sicuramente crea più apprensione è il fatto che si tratta di un virus nuovo, per cui non si è trovata ancora una terapia specifica, ma è anche vero che basta osservare delle semplici precauzioni - che vengono ripetute da quando la vicenda è cominciata - per ridurre notevolmente i rischi di contagio. Tanto è vero che negli altri paesi europei - che non si pongono problemi di razzismo per il fatto di esercitare un controllo su quanti arrivano dalla Cina - non si assiste a misure drastiche come quelle prese in questi giorni in Italia, dove evidentemente c'è stata una falla nel sistema di sorveglianza. Basti pensare che a Londra, tanto per fare un esempio - quasi dieci milioni di abitanti e 150mila cinesi - la vita scorre assolutamente normale.<br />Dunque, prudenti si deve esserlo, evitare rischi inutili è più che giusto, anche sopportare qualche sacrificio per il bene di tutti. Ma il panico di questi giorni è assolutamente ingiustificato. Sicuramente indotto anche dai media con angoscianti bollettini minuto per minuto che sembra servano più ad accalappiare lettori che non a dare informazioni responsabili e proporzionate alla serietà. Sicuramente aumentato dalla sfiducia che generano politici la cui incompetenza è direttamente proporzionale alla capacità di strumentalizzare tutto a fini elettorali.<br />Però tale panico rivela anche una fragilità personale diffusa, tipica di chi si culla in false sicurezze; e all'improvviso, davanti a una minaccia ignota, si vede crollare tutto. Ci si illude di poter controllare ogni aspetto della vita, delirio accentuato dalle possibilità offerte dalla tecnoscienza, e invece all'improvviso basta un invisibile virus per mettere a nudo la nostra miseria e impotenza. Il nostro vero problema è l'aver smarrito quella certezza e convinzione che, fatto tutto quello che è giusto e doveroso fare, la nostra vita è nelle mani di Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23201417</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2020 18:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23201417/coronavirus_delirio.mp3" length="7815835" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6032

CORONAVIRUS: SI ALLA PRUDENZA, NO AL DELIRIO di Riccardo Cascioli
Mentre si moltiplicano le notizie allarmanti sulla diffusione del Coronavirus e ancora più rapidamente si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6032" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6032</a><br /><br />CORONAVIRUS: SI ALLA PRUDENZA, NO AL DELIRIO di Riccardo Cascioli<br />Mentre si moltiplicano le notizie allarmanti sulla diffusione del Coronavirus e ancora più rapidamente si moltiplicano i provvedimenti restrittivi nei confronti della popolazione del Nord Italia, è doveroso chiedersi se sia giustificato il panico che ormai ha investito tutta la popolazione. Strade semideserte, supermercati presi d'assalto come non ci fosse un domani, annullato qualsiasi tipo di incontro anche lavorativo tra poche persone. Lo scenario è da The Day after e promette di peggiorare ulteriormente.<br />Ma torniamo alla domanda: è giustificato tutto questo? La risposta è decisamente no. C'è una grande differenza tra il prendere sul serio una questione, come in questo caso la diffusione di un virus, e diventare isterici; c'è un abisso tra una giusta prudenza e il panico. Alla fine l'isteria e il panico conducono a comportamenti irrazionali che provocano danni peggiori del problema a cui si reagisce. Basti pensare che mentre si vietano assembramenti di persone, nel fine settimana tantissimi cittadini spaventati si sono concentrati nei supermercati per l'accaparramento di generi alimentari, creando assembramenti peggiori di quelli che ci sarebbero stati normalmente.<br />Oppure bastano i sintomi di una normale influenza stagionale per fare cadere le persone in stato di angoscia, con il risultato che ci sono ormai migliaia di cittadini che chiedono di fare il tampone: così i tamponi cominciano a scarseggiare e magari rischiano di mancare per quanti ne avranno effettivamente bisogno. Senza contare i laboratori di analisi intasati da un super lavoro in parte inutile.<br /><br />MA GUARDIAMO AI FATTI COSÌ COME CI SI PRESENTANO OGGI<br />Anzitutto i numeri: l'infezione a ieri sera aveva colpito in Italia 229 persone, 172 nella sola Lombardia. Ripeto: 172 infetti - concentrati soprattutto in una zona specifica - su una popolazione (quella lombarda) di oltre 10 milioni di persone (meno dello 0,002%). Stiamo cioè parlando di un focolaio molto circoscritto. Certo, il numero è destinato a crescere, il rischio di una diffusione vasta esiste per quanto poco probabile con le misure prese, ma è pur sempre una dimensione molto ridotta.<br />Altra questione la pericolosità: è vero che il tasso di mortalità è superiore a quello della semplice influenza stagionale, anche se le percentuali differiscono a seconda della fonte e delle stime. Ma la differenza vera sta nei contagi: ogni anno in Italia si ammalano di influenza circa sei milioni di persone, e all'influenza e alle sue complicanze vengono attribuite mediamente 8mila morti, malgrado ci sia anche un'ampia copertura vaccinale. Ciò non vuol dire che vada presa sottogamba l'infezione da coronavirus, ma anche per questa infezione è ovvio che le persone maggiormente a rischio sono quelle anziane e con malattie cardiovascolari, respiratorie o immunodepresse. Come del resto le cronache italiane di questi giorni confermano.<br />Come ormai accade puntualmente in questi casi, c'è chi ha evocato la Spagnola, come il virologo onnipresente Roberto Burioni, secondo cui l'attuale infezione da coronavirus ha lo stesso tasso di mortalità. Fare queste affermazioni è semplicemente da irresponsabili. Ricordiamo che la Spagnola tra il 1918 e il 1920 provocò in tutto il mondo circa 40 milioni di morti (anche se alcune stime parlano addirittura di 100 milioni). Questa cifra significa che il tasso di mortalità fu sì del 4% (il 10 se prendiamo per buone le altre stime, in ogni caso superiore a quella attuale) ma quell'influenza colpì un miliardo di persone, vale a dire metà della popolazione mondiale di allora. E si propagò in quelle dimensioni per le condizioni politiche, sociali e igieniche legate alla Prima guerra mondiale. Condizioni che oggi non è neanche lontanamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>489</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,diffusione,malattia,panico,prudenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f4a7a32432d10a0a3cd50d60e8157be5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I retroscena delle polemiche sul libro sul celibato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-retroscena-delle-polemiche-sul-libro-sul-celibato--21943658</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989</a><br /><br />I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO di Riccardo Cascioli<br />Cominciamo dai fatti certi. Il libro "Dal profondo del cuore", di cui Le Figaro ha anticipato alcune pagine provocando un grande clamore, è stato veramente condiviso da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah. L'opera è composta da due saggi sul sacerdozio, con un focus particolare sul celibato, scritti rispettivamente da Benedetto XVI e dal cardinale Sarah. Poi ci sono una introduzione e una conclusione firmate da entrambi: queste sono state scritte dal cardinale Sarah ma viste e approvate da Ratzinger. E il "visto, si stampi" è arrivato direttamente dal segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein.<br />Da dove nasce allora tutto il caos di queste ore e il dietrofront di Gänswein? All'ANSA, il segretario di Ratzinger ha dichiarato: «Il Papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l'uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina». In realtà gli editori sono in grado di dimostrare che monsignor Gänswein mente: egli sapeva benissimo che il libro sarebbe uscito con la doppia firma, e aveva dato l'ok benché fosse stato reso consapevole dell'enorme impatto che la pubblicazione avrebbe avuto. Inoltre dalla serata di lunedì 13 gennaio, non appena si sono diffuse notizie riguardo a una disputa sulle firme, il cardinale Sarah - parlando di «diffamazioni di una gravità eccezionale» - ha diffuso sui social le lettere scrittegli da Benedetto XVI in cui appare chiara la consapevolezza del papa emerito rispetto al progetto del libro.<br /><br />UN CLAMOROSO VOLTAFACCIA<br />E ancora, l'introduzione corrisponde a quella mezza pagina preparata dal cardinale Sarah che è oggetto della lettera inviata da Ratzinger il 25 novembre: «Cara Eminenza, di tutto il cuore vorrei dire Grazie per il testo aggiunto al mio contributo e per tutta l'elaborazione che Lei ha fatto. Mi ha toccato profondamente come Lei ha capito le mie ultime intenzioni: Avevo scritto in realtà 7 pagine di chiarimento metodologico del mio testo e sono realmente felice per dire che Lei ha saputo dire l'essenziale in una mezza pagina. Non vedo quindi la necessità di trasmetterLe le 7 pagine, dato che Lei ha espresso in una mezza pagina l'essenziale. Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da Lei prevista».<br />Nella mattinata del 14 gennaio, il cardinale Sarah con un comunicato ufficiale ricostruisce ancora tutto l'iter che ha portato alla pubblicazione del libro: dal 5 settembre scorso, quando si è recato da Benedetto XVI a Mater Ecclesiae chiedendogli un «testo sul sacerdozio cattolico, con particolare attenzione riguardo al celibato», fino al 3 dicembre quando in un'analoga visita ha spiegato a Benedetto XVI che «il nostro libro sarebbe stato stampato durante le vacanze di Natale e che sarebbe apparso mercoledì 15 gennaio». In mezzo le date che hanno segnato i diversi passaggi, in gran parte già documentati con le lettere diffuse il 13 sera. Nella conclusione del comunicato il cardinale Sarah parla di «polemica abietta»: «Perdono sinceramente tutti coloro che mi calunniano o che vogliono oppormi a papa Francesco. Il mio attaccamento a Benedetto XVI rimane intatto e la mia obbedienza filiale a papa Francesco assoluta».<br />Il tema è allora sul perché monsignor Gänswein, a nome di Benedetto XVI, abbia voltato clamorosamente la faccia con il doppio, drammatico, risultato di aver messo in grave difficoltà il cardinale Sarah e aver distolto l'attenzione dai contenuti del libro che restano confermati e dirompenti. Peraltro le affermazioni sul celibato teologicamente più rilevanti, che negano assolutamente la possibilità di eccezioni motivate da esigenze sociali, si trovano proprio nel saggio di Ratzinger.<br /><br />UN TERREMOTO IN VATICANO<br />Di certo, la pubblicazione delle anticipazioni del libro ha provocato un terremoto in Vaticano: una vera e propria bomba mentre si attende l'esortazione post-sinodale con cui ci si aspetta che papa Francesco apra alle richieste contenute nelle conclusioni, proprio riguardo alle eccezioni al celibato ecclesiastico. Le reazioni dei "guardiani della rivoluzione" infatti non si sono fatte attendere: se da una parte il grande capo della comunicazione vaticana, Andrea Tornielli, scriveva su Vatican News un articolo "normalizzatore" che cercava di conciliare la posizione espressa da Ratzinger con quella di papa Francesco, dall'altra scatenava i "suoi" uomini con il duplice scopo di tappare la bocca al papa emerito e infangare il cardinale Sarah, che avrebbe circuito un papa emerito descritto come un povero vecchio rimbambito. Significativo al riguardo che il "delfino" di Tornielli, Domenico Agasso jr, abbia firmato il 14 gennaio l'articolo di apertura de La Stampa, dal titolo inequivocabile "Vaticano, il nodo del Papa emerito". Sommario: "Cresce la richiesta di un testo che preveda limiti all'esercizio del magistero del pontefice dimissionario". Chiaro no?<br />Si può immaginare che tipo di pressioni siano state esercitate su Benedetto XVI e monsignor Gänswein che, tra l'altro, è prefetto della Casa Pontificia, quindi in una posizione delicata tra Ratzinger e papa Francesco. Vista la violenza degli attacchi pubblici, possiamo facilmente intuire cosa sia accaduto in privato. Ciò non giustifica le giravolte di monsignor Gänswein, ma forse si può capire che, di fronte alle minacce e alle falsità messe in giro, abbia inteso proteggere Benedetto XVI. Il problema è che però otterrà il risultato opposto: separando il papa emerito dal cardinale Sarah ha reso solo più facile il lavoro ai loro nemici per eliminarli. E nello stesso tempo ha depotenziato il contributo che i saggi di Benedetto e Sarah intendono dare al dibattito sul celibato ecclesiastico, per fermare l'attacco all'identità della Chiesa. Ha scritto il cardinale Sarah su twitter: «Considerando le controversie che ha provocato la pubblicazione del libro "Dal profondo del nostro cuore", si decide che l'autore del libro sarà per le pubblicazioni future: il card. Sarah, con il contributo di Benedetto XVI. Tuttavia il testo completo rimane assolutamente invariato».<br /><br />LE ULTIME NOTIZIE<br />L'editore americano del libro di Sarah e Ratzinger in serata ha chiarito con un comunicato che la pubbliazione è da ritenersi a doppia firma: "Ignatius Press ha pubblicato il testo che abbiamo ricevuto dall'editore francese Fayard - si legge sul sito -. Fayard è l'editore con cui abbiamo collaborato ad altri tre titoli del cardinale Sarah. Il testo che abbiamo ricevuto indica che i due autori sono Benedetto XVI e il cardinale Sarah. Quel testo indica anche che Benedetto XVI ha co-firmato un'introduzione e una conclusione con il cardinale Sarah, così come il suo capitolo sul sacerdozio, in cui descrive come i suoi scambi con il cardinale Sarah gli abbiano dato la forza di completare ciò che sarebbe rimasto incompiuto.<br />L'editore statunitense fa riferimento anche alla corrispondenza di Benedetto XVI e alla dichiarazione del cardinale Sarah: «I due hanno collaborato a questo libro per diversi mesi, nessuno dei saggi è apparso altrove. Si tratta - ha proseguito - di un'opera comune definita dal Chicago Manual of Style è un'opera preparata da due o più autori con l'intenzione di fondere il loro contributo in parti inseparabili o interdipendenti di un insieme unitario". Ed è in virtù di questo che Ignatius Press considera "questa una pubblicazione scritta di fatto da due co-autori", e come tale uscirà in libreria con entrambe le firme. Anche quella di Benedetto XVI.  <br />Sempre in serata su Le Figaro si è appreso che l'edizione italiana e le seguenti, come la seconda uscita dell'edizione francese, dovranno indicare per l'introduzione e la conclusione «redatto dal cardinal Sarah, letto ed approvato dal papa Benedetto XVI». Questa precisazione sarebbe stata decisa di comune accordo dal segretario di Benedetto XVI e dal cardinal Sarah, il quale l'ha twittata sul suo account.<br /><br />Nota di BastaBugie: per prenotare il libro di Robert Sarah e Benedetto XVI dal titolo "Dal profondo del nostro cuore", Edizioni Cantagalli, 144 pagine, in uscita in Italia il 30 gennaio, si può cliccare sul seguente link.<br /><a href="https://www.amazon.it/dp/8868798719" rel="noopener">https://www.amazon.it/dp/8868798719</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21943658</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2020 14:56:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21943658/i_retroscena_delle_polemiche_sul_libro_sul_celibato.mp3" length="8979606" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989

I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO di Riccardo Cascioli
Cominciamo dai fatti certi. Il libro "Dal profondo del cuore", di cui Le Figaro ha anticipato alcune pagine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989</a><br /><br />I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO di Riccardo Cascioli<br />Cominciamo dai fatti certi. Il libro "Dal profondo del cuore", di cui Le Figaro ha anticipato alcune pagine provocando un grande clamore, è stato veramente condiviso da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah. L'opera è composta da due saggi sul sacerdozio, con un focus particolare sul celibato, scritti rispettivamente da Benedetto XVI e dal cardinale Sarah. Poi ci sono una introduzione e una conclusione firmate da entrambi: queste sono state scritte dal cardinale Sarah ma viste e approvate da Ratzinger. E il "visto, si stampi" è arrivato direttamente dal segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein.<br />Da dove nasce allora tutto il caos di queste ore e il dietrofront di Gänswein? All'ANSA, il segretario di Ratzinger ha dichiarato: «Il Papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l'uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina». In realtà gli editori sono in grado di dimostrare che monsignor Gänswein mente: egli sapeva benissimo che il libro sarebbe uscito con la doppia firma, e aveva dato l'ok benché fosse stato reso consapevole dell'enorme impatto che la pubblicazione avrebbe avuto. Inoltre dalla serata di lunedì 13 gennaio, non appena si sono diffuse notizie riguardo a una disputa sulle firme, il cardinale Sarah - parlando di «diffamazioni di una gravità eccezionale» - ha diffuso sui social le lettere scrittegli da Benedetto XVI in cui appare chiara la consapevolezza del papa emerito rispetto al progetto del libro.<br /><br />UN CLAMOROSO VOLTAFACCIA<br />E ancora, l'introduzione corrisponde a quella mezza pagina preparata dal cardinale Sarah che è oggetto della lettera inviata da Ratzinger il 25 novembre: «Cara Eminenza, di tutto il cuore vorrei dire Grazie per il testo aggiunto al mio contributo e per tutta l'elaborazione che Lei ha fatto. Mi ha toccato profondamente come Lei ha capito le mie ultime intenzioni: Avevo scritto in realtà 7 pagine di chiarimento metodologico del mio testo e sono realmente felice per dire che Lei ha saputo dire l'essenziale in una mezza pagina. Non vedo quindi la necessità di trasmetterLe le 7 pagine, dato che Lei ha espresso in una mezza pagina l'essenziale. Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da Lei prevista».<br />Nella mattinata del 14 gennaio, il cardinale Sarah con un comunicato ufficiale ricostruisce ancora tutto l'iter che ha portato alla pubblicazione del libro: dal 5 settembre scorso, quando si è recato da Benedetto XVI a Mater Ecclesiae chiedendogli un «testo sul sacerdozio cattolico, con particolare attenzione riguardo al celibato», fino al 3 dicembre quando in un'analoga visita ha spiegato a Benedetto XVI che «il nostro libro sarebbe stato stampato durante le vacanze di Natale e che sarebbe apparso mercoledì 15 gennaio». In mezzo le date che hanno segnato i diversi passaggi, in gran parte già documentati con le lettere diffuse il 13 sera. Nella conclusione del comunicato il cardinale Sarah parla di «polemica abietta»: «Perdono sinceramente tutti coloro che mi calunniano o che vogliono oppormi a papa Francesco. Il mio attaccamento a Benedetto XVI rimane intatto e la mia obbedienza filiale a papa Francesco assoluta».<br />Il tema è allora sul perché monsignor Gänswein, a nome di Benedetto XVI, abbia voltato clamorosamente la faccia con il doppio, drammatico, risultato di aver messo in grave difficoltà il cardinale Sarah e aver distolto l'attenzione dai contenuti del libro che restano confermati e dirompenti. Peraltro le affermazioni sul celibato teologicamente più rilevanti, che negano assolutamente la possibilità di eccezioni motivate da...]]></itunes:summary><itunes:duration>562</itunes:duration><itunes:keywords>benedettoxvi,celibato,libro,retroscena,sarah</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f49ad1792375fc0029230313084dd362.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ambiente e creato: due visioni contrapposte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ambiente-e-creato-due-visioni-contrapposte--19863923</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872</a><br /><br />AMBIENTE E CREATO: DUE VISIONI CONTRAPPOSTE di Riccardo Cascioli<br />Il Sinodo dell'Amazzonia sta mettendo in risalto un altro punto di grossa confusione che esiste a proposito di ambiente e di clima; è una confusione terminologica che riguarda direttamente il mondo cattolico e che ha gravi conseguenze sia dal punto di vista concettuale che operativo. Si tratta dell'uso dei termini "ambiente" e "Creato" come se fossero la stessa cosa. O, meglio, come se Creato fosse il termine cristiano per indicare l'ambiente ma sostanzialmente con lo stesso significato. Ma così non è, anzi l'uso delle parole ambiente e Creato rappresenta la realtà di due visioni contrapposte e inconciliabili.<br />Ci riferiamo ovviamente al termine ambiente secondo la mentalità ecologista dominante, che è portatrice di una visione negativa dell'uomo. Egli sarebbe elemento di disturbo di una natura che - sottinteso - sarebbe in condizioni molto migliori se l'uomo non ci fosse (ne abbiamo parlato anche a proposito del concetto di sviluppo sostenibile).<br />Si teorizza che la Terra sia un organismo vivente autosufficiente (è l'ipotesi Gaia, ad esempio), in equilibrio perfetto prima dell'intervento dell'uomo. L'unica possibilità per l'uomo di non "disturbare", sembrerebbe quella di restare allo stadio primitivo, contando solo su ciò che la natura provvede. Da qui l'esaltazione dei popoli primitivi, come vediamo anche in questi ultimi tempi a proposito dell'Amazzonia, che in questa visione sono di esempio per tutti.<br />L'ambiente è quindi inteso come "altro" rispetto all'uomo, e quest'ultimo ci può vivere a patto che faccia meno attività possibile e, anzi, limiti anche la sua presenza quantitativa. In questi primi giorni di Sinodo, non a caso, è stata teorizzata da qualche padre sinodale la riduzione dell'uomo a "ospite" della terra. E non sorprende che il movimento organizzato attorno a Greta Thunberg e ai Fridays for Future, abbia motivato anche il movimento di giovani che si impegnano a non mettere al mondo nuovi figli. "No future, no children" (Niente futuro, niente bambini), si chiama quello più noto, ma già da molti anni fa proseliti, soprattutto nel mondo anglosassone, il "Movimento di Estinzione Volontaria dell'uomo". E alcuni anni fa, in una delle Conferenze internazionali sul clima, il rappresentante cinese ebbe a dire che la Cina aveva già fatto molto per lottare contro i cambiamenti climatici, soprattutto con la "politica del figlio unico", che in quasi 40 anni ha impedito la nascita di 400 milioni di bambini.<br /><br />LA DIFESA DELL'AMBIENTE?<br />Da qui viene anche l'espressione "difesa dell'ambiente". Difesa perché evidentemente c'è un aggressore, che infatti è l'uomo, e che va quindi messo in condizione di non nuocere. D'altra parte, siccome la Terra - secondo questa mentalità - sarebbe un organismo vivente, ecco che si "ribella" davanti ai soprusi dell'uomo. Reagisce alle aggressioni come fa il nostro corpo con i virus, ovvero con la febbre, l'aumento di temperatura. Tanto è vero che a proposito del riscaldamento globale si parla comunemente di "febbre del pianeta". Ancora, la "difesa" implica anche che l'obiettivo sia la conservazione della natura, il mantenere le cose intatte, consegnare alla generazione futura quello che è stato consegnato all'attuale, nelle stesse condizioni. E infatti i primi movimenti ecologisti, che risalgono alla fine dell'Ottocento, erano in realtà movimenti per la conservazione della natura.<br />Completamente diversa la concezione di Creato, che anzitutto pone in rilievo l'esistenza di un Creatore da cui tutto dipende. La terra è dono di Dio all'uomo. Egli, dunque, non è solo parte del Creato, ma è la prima tra le creature. Esiste una gerarchia ontologica tra l'uomo e gli altri esseri viventi.<br />D'altro canto proprio perché è anch'egli creatura, l'uomo deve rendere conto al Creatore. Ecco perché si parla di cura o di salvaguardia: non si tratta di "difendere" ma di "far crescere". San Giovanni Paolo II parlava di «collaborazione alla Creazione».<br />Ed è qui che si gioca la libertà dell'uomo: se segue il progetto di Dio egli rende la Creazione più bella e più umana; se persegue il proprio progetto invece "sfigura" la Creazione. Per questo motivo papa Benedetto XVI ebbe a dire una volta che la minaccia più grave per l'ambiente è l'ateismo. Quando si abbracciano ideologie che vogliono negare il Creatore, inevitabilmente si oscilla tra l'idolatria naturalistica e il culto disumano della tecnica, tra l'adorazione di Gaia e lo sfruttamento irrazionale delle risorse.<br /><br />UN ESEMPIO LUMINOSO: IL MONACHESIMO BENEDETTINO<br />Al contrario, nella storia della Chiesa c'è un esempio luminoso che dimostra come dal riconoscimento del Creatore ne discende un gran bene sia per gli uomini sia per la natura. Stiamo parlando del monachesimo benedettino.<br />Chiunque abbia visitato un antico monastero, normalmente collocato in altura, non avrà potuto fare a meno di notare la bellezza del posto in cui si trova. Qualcuno avrà anche pensato al buon gusto e alla furbizia dei monaci, che hanno saputo scegliersi delle belle località. È giusto invece riflettere che questi posti paesaggisticamente incantevoli, non erano affatto così quando i monaci vi sono arrivati. Al contrario, erano posti selvaggi e inospitali e, soprattutto nell'Alto Medioevo ai monaci si deve la valorizzazione del lavoro e la bonifica dell'ambiente che ha permesso di ricostruire letteralmente l'Europa, quando tutto sembrava destinato alla distruzione e all'abbandono.<br />«Dobbiamo ai monaci - scrive Thomas E. Woods nel libro "Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale" (Cantagalli 2007) - la ricostruzione agraria di gran parte dell'Europa. Ovunque andassero, i benedettini trasformarono terra desolata in terra coltivata. Intraprendevano la coltivazione del bestiame e della terra, lavoravano con le proprie mani, prosciugavano paludi e abbattevano foreste». E ancora: «Ovunque andassero i monaci portavano raccolti, industrie o metodi di produzione che nessuno aveva mai visto prima. Introducevano qui l'allevamento del bestiame e dei cavalli, lì la fabbricazione della birra, o l'apicoltura, o la frutticoltura».<br />Anche in Italia abbiamo innumerevoli testimonianze di luoghi diventati ospitali e rigogliosi, buoni per l'uomo, grazie alla presenza dei monasteri benedettini. Ma tutto questo non era frutto di un progetto ambientale o di un'analisi sulle condizioni degli ecosistemi. La radice di questo strepitoso successo l'ha descritta molto bene papa Benedetto XVI nel suo famoso discorso al Collège des Bernardins a Parigi il 12 settembre 2008, parlando proprio del "segreto" dei benedettini: «Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio». Il resto - la cultura, le università, il canto e anche l'ambiente - sono tutte conseguenze.<br />Bastano queste poche note per intuire quale tragedia sia per l'intera umanità il fatto che i pastori della Chiesa abbiano abbandonato la visione cattolica per seguire un ambientalismo mondano che, contrariamente alle dichiarazioni d'intenti, è distruttivo della natura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19863923</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2019 15:19:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19863923/ambiente_e_creato.mp3" length="9209311" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872

AMBIENTE E CREATO: DUE VISIONI CONTRAPPOSTE di Riccardo Cascioli
Il Sinodo dell'Amazzonia sta mettendo in risalto un altro punto di grossa confusione che esiste a proposito di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872</a><br /><br />AMBIENTE E CREATO: DUE VISIONI CONTRAPPOSTE di Riccardo Cascioli<br />Il Sinodo dell'Amazzonia sta mettendo in risalto un altro punto di grossa confusione che esiste a proposito di ambiente e di clima; è una confusione terminologica che riguarda direttamente il mondo cattolico e che ha gravi conseguenze sia dal punto di vista concettuale che operativo. Si tratta dell'uso dei termini "ambiente" e "Creato" come se fossero la stessa cosa. O, meglio, come se Creato fosse il termine cristiano per indicare l'ambiente ma sostanzialmente con lo stesso significato. Ma così non è, anzi l'uso delle parole ambiente e Creato rappresenta la realtà di due visioni contrapposte e inconciliabili.<br />Ci riferiamo ovviamente al termine ambiente secondo la mentalità ecologista dominante, che è portatrice di una visione negativa dell'uomo. Egli sarebbe elemento di disturbo di una natura che - sottinteso - sarebbe in condizioni molto migliori se l'uomo non ci fosse (ne abbiamo parlato anche a proposito del concetto di sviluppo sostenibile).<br />Si teorizza che la Terra sia un organismo vivente autosufficiente (è l'ipotesi Gaia, ad esempio), in equilibrio perfetto prima dell'intervento dell'uomo. L'unica possibilità per l'uomo di non "disturbare", sembrerebbe quella di restare allo stadio primitivo, contando solo su ciò che la natura provvede. Da qui l'esaltazione dei popoli primitivi, come vediamo anche in questi ultimi tempi a proposito dell'Amazzonia, che in questa visione sono di esempio per tutti.<br />L'ambiente è quindi inteso come "altro" rispetto all'uomo, e quest'ultimo ci può vivere a patto che faccia meno attività possibile e, anzi, limiti anche la sua presenza quantitativa. In questi primi giorni di Sinodo, non a caso, è stata teorizzata da qualche padre sinodale la riduzione dell'uomo a "ospite" della terra. E non sorprende che il movimento organizzato attorno a Greta Thunberg e ai Fridays for Future, abbia motivato anche il movimento di giovani che si impegnano a non mettere al mondo nuovi figli. "No future, no children" (Niente futuro, niente bambini), si chiama quello più noto, ma già da molti anni fa proseliti, soprattutto nel mondo anglosassone, il "Movimento di Estinzione Volontaria dell'uomo". E alcuni anni fa, in una delle Conferenze internazionali sul clima, il rappresentante cinese ebbe a dire che la Cina aveva già fatto molto per lottare contro i cambiamenti climatici, soprattutto con la "politica del figlio unico", che in quasi 40 anni ha impedito la nascita di 400 milioni di bambini.<br /><br />LA DIFESA DELL'AMBIENTE?<br />Da qui viene anche l'espressione "difesa dell'ambiente". Difesa perché evidentemente c'è un aggressore, che infatti è l'uomo, e che va quindi messo in condizione di non nuocere. D'altra parte, siccome la Terra - secondo questa mentalità - sarebbe un organismo vivente, ecco che si "ribella" davanti ai soprusi dell'uomo. Reagisce alle aggressioni come fa il nostro corpo con i virus, ovvero con la febbre, l'aumento di temperatura. Tanto è vero che a proposito del riscaldamento globale si parla comunemente di "febbre del pianeta". Ancora, la "difesa" implica anche che l'obiettivo sia la conservazione della natura, il mantenere le cose intatte, consegnare alla generazione futura quello che è stato consegnato all'attuale, nelle stesse condizioni. E infatti i primi movimenti ecologisti, che risalgono alla fine dell'Ottocento, erano in realtà movimenti per la conservazione della natura.<br />Completamente diversa la concezione di Creato, che anzitutto pone in rilievo l'esistenza di un Creatore da cui tutto dipende. La terra è dono di Dio all'uomo. Egli, dunque, non è solo parte del Creato, ma è la prima tra le creature. Esiste una gerarchia ontologica tra l'uomo e gli altri esseri viventi.<br />D'altro canto proprio perché è anch'egli creatura,...]]></itunes:summary><itunes:duration>576</itunes:duration><itunes:keywords>ambiente,creato,dio,ecologia,greta,natura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7273083e361dfc0f5410fc25950eb17c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cara Greta, mi spiace dirtelo, ma nei paesi sviluppati l'inquinamento è in diminuzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cara-greta-mi-spiace-dirtelo-ma-nei-paesi-sviluppati-l-inquinamento-e-in-diminuzione--19135682</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817</a><br /><br />CARA GRETA, MI SPIACE DIRTELO, MA NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO E' IN DIMINUZIONE di Riccardo Cascioli<br />Se c'è un argomento che oggi appare indiscutibile è che il mondo è sempre più inquinato e la causa di questo inquinamento sono i Paesi sviluppati, con le loro industrie con relativo consumo di combustibili fossili, e anche con la loro agricoltura. I paesi poveri ovviamente sono le vittime, sia perché sarebbero depredati delle risorse sia perché pagano le conseguenze dell'inquinamento. Da qui anche tutte le politiche globali, invocate e in parte realizzate, che prevedono il "risarcimento" dei paesi ricchi verso i paesi poveri, con relativo flusso di denaro.<br />La questione dell'inquinamento sta però in tutt'altro modo. Ci riferiamo anzitutto a quello atmosferico, il più citato negli allarmi, ma il discorso è generale. il problema vero dell'inquinamento, infatti, non è lo sviluppo ma il sottosviluppo. L'equivoco non è certo nato per caso, e un contributo importante a questa manipolazione della verità lo ha dato sicuramente la massiccia propaganda anti-CO2, condannata come inquinante – quando non lo è - e di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata.<br />Vediamo dunque la questione dell'inquinamento. A spiegare sinteticamente come stanno le cose ci ha pensato l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che, nella più completa inchiesta sull'inquinamento atmosferico mai effettuata, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2018, afferma che oltre il 90% delle morti correlate all'inquinamento atmosferico avvengono in paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. L'indagine si basa sui dati raccolti in 4300 città di 108 paesi e spiega come la maggior parte dell'inquinamento nei paesi a basso reddito si produca all'interno delle abitazioni.<br /><br />NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO È IN COSTANTE DIMINUZIONE<br />Per cucinare e per scaldarsi, infatti, ben 3 miliardi di persone usano legname, carbone o letame, sprigionando gas altamente inquinanti. Peraltro c'è un legame tra questo tipo di inquinamento e la deforestazione, anche questa in gran parte provocata dalla pratica di una agricoltura primitiva e dalla povertà. Si ricorderà, ad esempio, la grave crisi del Sud Est asiatico del 1997-1998, quando per diverse settimane bruciarono le grandi foreste del Borneo: dieci milioni di ettari di terreno furono avvolti dalle fiamme, soprattutto in Indonesia, e una grande nube per mesi coprì diversi paesi, dal Sud Est asiatico fino alla Cina. Gli incendi furono innescati come conseguenza della grave crisi finanziaria della regione che lasciò senza lavoro milioni di persone, in gran parte immigrati che, tornando nei loro villaggi, avevano bisogno di legna per cuocere cibo e di terreno da coltivare.<br />Al contrario nei paesi sviluppati l'inquinamento atmosferico, malgrado la propaganda dica il contrario, è in costante diminuzione. E non certo da quando sindaci illuminati si sono inventati le zone C o a traffico limitato. Il processo è iniziato molto prima, anzi si tratta di un processo che accompagna naturalmente lo sviluppo. Quando la principale preoccupazione delle persone è mettere insieme un po' di cibo quotidiano, non c'è né tempo né risorse per preoccuparsi di altro. È quando i bisogni primari sono soddisfatti che si comincia a guardare alle altre condizioni di vita; è quando aumenta il benessere che cominciano ad esserci risorse per migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e ambientali. È una osservazione elementare, ma che è confermata ovviamente dai dati: già nel 2002, il rapporto ambientale dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, Oecd nell'acronimo inglese), denominato Oecd Environmental Outlook, affermava che nel suo insieme l'inquinamento atmosferico nei paesi industrializzati era diminuito del 70% in quaranta anni, e le previsioni erano di una ulteriore significativa diminuzione nei successivi venti anni. Previsione peraltro confermata dalla realtà: basterebbe consultare i rapporti annuali delle varie Arpa regionali (le agenzie per la protezione dell'ambiente) per avere la conferma di una continua diminuzione dell'inquinamento atmosferico nel corso degli anni.<br /><br />LO SVILUPPO GENERA RICCHEZZA E TECNOLOGIE MENO INQUINANTI<br />Ciò peraltro non dovrebbe stupire: l'inquinamento nelle città è principalmente provocato dai sistemi di riscaldamento e dal traffico automobilistico (soprattutto quello pesante). In questi decenni, i vecchi sistemi di riscaldamento a kerosene sono stati quasi completamente sostituiti da sistemi meno inquinanti: nel 2016 il Politecnico di Milano calcolava che nel capoluogo lombardo i 3500 impianti a gasolio ancora in funzione (appena il 2% di tutti gli impianti di riscaldamento) inquinavano dieci volte più di tutto il resto dei sistemi, centrali a gas. E anche le emissioni inquinanti delle automobili sono drasticamente diminuite: basti pensare che un'auto di media cilindrata costruita negli anni '70 del XX secolo, inquinava quanto più di cento auto dello stesso segmento costruite oggi.<br />Tutto questo è stato ed è possibile perché lo sviluppo permette di generare quella ricchezza che da una parte rende possibile la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione di tecnologie meno inquinanti, e dall'altra permette ai cittadini di acquistarle.<br />Qualcuno potrebbe obiettare che comunque tutto questo è soltanto una parziale riparazione all'inquinamento globale causato dalla rivoluzione industriale, con il relativo uso dei combustibili fossili. Che è come dire che, quanto a inquinamento, si stava meglio nel 1700. Ma anche questo non è corretto. Sono tante le testimonianze dell'epoca che ci dicono esattamente il contrario e basterebbe leggere una significativa poesia di Giuseppe Parini, scritta nel 1759, La salubrità dell'aria. C'è una descrizione realistica dell'aria nauseabonda che si respira a Milano, che al confronto la Milano di oggi appare come una località di montagna.<br />Ma anche questo non dovrebbe sorprendere: laddove non ci sono sistemi fognari, non si seppelliscono gli animali morti, dove il sistema di trasporto comune è rappresentato dai cavalli (per la cronaca un cavallo adulto produce circa 15 kg di escrementi al giorno e 20 litri di urina), si può ben capire che la situazione dell'inquinamento può ben diventare drammatica. Ma questa è anche la condizione generale dei paesi attualmente in condizioni di sottosviluppo.<br />Se davvero si vuole diminuire l'inquinamento perciò, non si deve fermare lo sviluppo, come oggi l'ecologismo dominante pretenderebbe, e come le politiche per il clima sono indirizzate a fare. Al contrario, è proprio lo sviluppo che va incoraggiato e accelerato: per far uscire i popoli dalla povertà e al contempo migliorare le condizioni ambientali grazie alla possibilità di usufruire di nuove tecnologie meno inquinanti.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Sviluppo sostenibile, un inganno contro l'uomo" spiega perché il concetto di "sviluppo sostenibile" nasce da una concezione negativa dell'uomo e le politiche globali di sviluppo sostenibile hanno come reale obiettivo il controllo delle nascite nei paesi poveri e il freno alla crescita economica dei paesi ricchi.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 settembre 2019:<br />La concezione dello sviluppo è un elemento chiave per comprendere come una propaganda ideologica ambientalista abbia indotto una così grave deformazione della realtà che porta oggi il cittadino comune ad avere un'idea errata dei meccanismi della natura e del rapporto degli uomini con la natura e fra loro stessi. Abbiamo visto nelle precedenti puntate come si sia arrivati a considerare lo sviluppo (e quindi i paesi industrializzati, che usano combustibili fossili) come causa di tutti i mali attuali, ambientali in generale e per il clima in particolare. Quando è invece vero che è il sottosviluppo, con tutte le sue implicazioni, ad essere casomai un problema per l'ambiente.<br />Questo è però il retroterra - e la falsa credenza - da cui nasce la presunta "terapia", lo sviluppo sostenibile. È un dato di fatto che oggi il concetto di "sviluppo sostenibile" sia diventato una parola d'ordine globale. [...]<br />Comunemente si fa riferimento a sviluppo sostenibile per intendere una crescita economica che tenga conto dell'ambiente. Il che la fa suonare come cosa buona e desiderabile. Ma detta così l'affermazione è talmente generica che teoricamente potrebbe intendere scelte concrete anche molto diverse. In realtà bisogna andare all'origine del concetto per capire quale sia il fine vero.<br />Intanto, si deve dire che il concetto di sostenibilità è mutuato dalla biologia: lo si usa ad esempio negli anni '50 del XX secolo nello studio dei tassi di riproduttività dei pesci per stabilire la sostenibilità della pesca. È quindi un classico esempio di traslazione di teorie scientifiche dal mondo animale al mondo umano secondo uno schema tipico della cultura riconducibile al darwinismo sociale, che tende a negare l'unicità della specie umana rispetto alle varie specie animali.<br />I primi tentativi di promuovere il concetto di sviluppo sostenibile applicato agli uomini sono negli anni '70, ma la consacrazione vera e propria si ha con la Commissione Internazionale Onu su Ambiente e Sviluppo, detta anche Commissione Brundtland dal nome dell'ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland che la presiedeva. La Commissione, istituita nel 1983 dall'allora segretario generale dell'Onu Perez de Cuellar, termina i suoi lavori con la pubblicazione nel 1987 del Rapporto intitolato "Our Common Future" (Il nostro futuro comune). Qui sviluppo sostenibile viene definito come «lo sviluppo che incontri i bisogni del presente, senza compromettere le possibilità per le future generazioni di incontrare i loro bisogni».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19135682</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2019 15:14:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19135682/nei_paesi_sviluppati_audio_migliorato.mp3" length="15203264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817

CARA GRETA, MI SPIACE DIRTELO, MA NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO E' IN DIMINUZIONE di Riccardo Cascioli
Se c'è un argomento che oggi appare indiscutibile è che il mondo è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817</a><br /><br />CARA GRETA, MI SPIACE DIRTELO, MA NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO E' IN DIMINUZIONE di Riccardo Cascioli<br />Se c'è un argomento che oggi appare indiscutibile è che il mondo è sempre più inquinato e la causa di questo inquinamento sono i Paesi sviluppati, con le loro industrie con relativo consumo di combustibili fossili, e anche con la loro agricoltura. I paesi poveri ovviamente sono le vittime, sia perché sarebbero depredati delle risorse sia perché pagano le conseguenze dell'inquinamento. Da qui anche tutte le politiche globali, invocate e in parte realizzate, che prevedono il "risarcimento" dei paesi ricchi verso i paesi poveri, con relativo flusso di denaro.<br />La questione dell'inquinamento sta però in tutt'altro modo. Ci riferiamo anzitutto a quello atmosferico, il più citato negli allarmi, ma il discorso è generale. il problema vero dell'inquinamento, infatti, non è lo sviluppo ma il sottosviluppo. L'equivoco non è certo nato per caso, e un contributo importante a questa manipolazione della verità lo ha dato sicuramente la massiccia propaganda anti-CO2, condannata come inquinante – quando non lo è - e di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata.<br />Vediamo dunque la questione dell'inquinamento. A spiegare sinteticamente come stanno le cose ci ha pensato l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che, nella più completa inchiesta sull'inquinamento atmosferico mai effettuata, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2018, afferma che oltre il 90% delle morti correlate all'inquinamento atmosferico avvengono in paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. L'indagine si basa sui dati raccolti in 4300 città di 108 paesi e spiega come la maggior parte dell'inquinamento nei paesi a basso reddito si produca all'interno delle abitazioni.<br /><br />NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO È IN COSTANTE DIMINUZIONE<br />Per cucinare e per scaldarsi, infatti, ben 3 miliardi di persone usano legname, carbone o letame, sprigionando gas altamente inquinanti. Peraltro c'è un legame tra questo tipo di inquinamento e la deforestazione, anche questa in gran parte provocata dalla pratica di una agricoltura primitiva e dalla povertà. Si ricorderà, ad esempio, la grave crisi del Sud Est asiatico del 1997-1998, quando per diverse settimane bruciarono le grandi foreste del Borneo: dieci milioni di ettari di terreno furono avvolti dalle fiamme, soprattutto in Indonesia, e una grande nube per mesi coprì diversi paesi, dal Sud Est asiatico fino alla Cina. Gli incendi furono innescati come conseguenza della grave crisi finanziaria della regione che lasciò senza lavoro milioni di persone, in gran parte immigrati che, tornando nei loro villaggi, avevano bisogno di legna per cuocere cibo e di terreno da coltivare.<br />Al contrario nei paesi sviluppati l'inquinamento atmosferico, malgrado la propaganda dica il contrario, è in costante diminuzione. E non certo da quando sindaci illuminati si sono inventati le zone C o a traffico limitato. Il processo è iniziato molto prima, anzi si tratta di un processo che accompagna naturalmente lo sviluppo. Quando la principale preoccupazione delle persone è mettere insieme un po' di cibo quotidiano, non c'è né tempo né risorse per preoccuparsi di altro. È quando i bisogni primari sono soddisfatti che si comincia a guardare alle altre condizioni di vita; è quando aumenta il benessere che cominciano ad esserci risorse per migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e ambientali. È una osservazione elementare, ma che è confermata ovviamente dai dati: già nel 2002, il rapporto ambientale dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, Oecd nell'acronimo inglese), denominato Oecd Environmental Outlook, affermava che nel suo insieme l'inquinamento atmosferico nei paesi industrializzati era diminuito del 70% in...]]></itunes:summary><itunes:duration>951</itunes:duration><itunes:keywords>ecologia,greta,inquinamento,pianeta,sviluppo,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fac95b30161586a0d1fac7cbd3b34243.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La CO2 non è la causa del riscaldamento globale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-co2-non-e-la-causa-del-riscaldamento-globale--18929443</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788</a><br /><br />LA CO2 NON È LA CAUSA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE di Riccardo Cascioli<br />Quando si parla di distorsione della realtà legata alla propaganda sui cambiamenti climatici, il caso più clamoroso è quello dell'anidride carbonica (CO2). Demonizzata come causa prima del catastrofico riscaldamento globale, ormai considerata nell'immaginario collettivo un "gas satanico", ogni notizia che aggiorna il suo costante aumento di concentrazione nell'atmosfera viene vissuta con angoscia collettiva (oggi è vicina alle 415 parti per milione, ppm, contro le 315 del 1958).<br />In realtà l'anidride carbonica è un gas vitale per la nostra sopravvivenza. Insieme alla luce e all'acqua, la CO2 è il terzo dei nutrienti fondamentali per le piante e per il processo di fotosintesi. Vale a dire che senza anidride carbonica non ci sarebbe vita umana. Né la concentrazione attuale può essere vista come un rischio per la salute: nel rapporto "Climate Change 2001", dell'IPCC, l'organismo Onu che si occupa di cambiamenti climatici, si trova scritto, tra l'altro che la comparsa dei vegetali sul pianeta e la loro colonizzazione della Terra, corrisponde a un periodo in cui la concentrazione della CO2 nell'atmosfera era altissima, oltre le 6.000 ppm, vale a dire a livelli 15 volte superiori a quelli attuali. E a metà degli anni '90 dello scorso secolo, un rapporto che teneva conto di oltre 300 studi su questo argomento (Plant responses to rising levels of Atmosheric Carbon Dioxide), spiegava che elevando la concentrazione di CO2 fino a 650 ppm, ben 475 varietà di piante studiate registravano un incremento nella crescita di oltre il 50%.<br />L'ANIDRIDE CARBONICA NON È UN VELENO<br />Dove nasce quindi l'idea che la CO2 sia un veleno? Semplicemente per il fatto che è uno dei gas serra, responsabili - secondo la vulgata corrente - del riscaldamento globale. Ed è anche il principale gas serra su cui le attività umane incidono direttamente. Ma a parte che anche l'effetto serra è fondamentale per la vita dell'uomo (senza i gas serra non ci potrebbe essere vita sulla Terra dato che la temperatura media globale sarebbe di -18°C contro gli attuali +15), l'anidride carbonica rappresenta solo una piccolissima parte di questi gas: tra l'1 e il 5% (oltre il 90% è rappresentato dal vapore acqueo). In più la CO2 prodotta dall'uomo è a sua volta una piccolissima parte di quanto prodotto dalla natura. Già questo dovrebbe far nascere qualche dubbio sul fatto che l'incremento di CO2 nell'atmosfera sia attribuibile esclusivamente all'uomo.<br />Che l'aumento della temperatura globale sia correlata all'incremento di CO2 nell'atmosfera è un'ipotesi scientifica formulata per la prima volta poco più di cento anni fa dallo scienziato svedese Svante Arrhenius. Ma non ha mai avuto un riscontro certo, anzi successivi scienziati hanno attribuito alla CO2 un ruolo sia nell'aumento sia nella diminuzione delle temperature. Posizioni che a volte troviamo anche nella stessa persona. Clamoroso il caso di Stephen Schneider, professore alla Stanford University, consigliere del presidente americano Bill Clinton, uno dei massimi divulgatori della teoria del riscaldamento globale, che però all'inizio degli anni '70 scriveva saggi e addirittura un libro per spiegare che l'aumento delle emissioni di anidride carbonica avrebbe congelato il pianeta.<br />L'ANIDRIDE CARBONICA NON È INQUINANTE<br />In questa "leggenda nera" sulla CO2 si inserisce poi la sua definizione come "inquinante", per cui l'aumento di CO2 nell'atmosfera è raccontato come aumento dell'inquinamento. Tale collegamento, peraltro, viene giustificato dal fatto che l'immissione dell'anidride carbonica nell'aria sarebbe legata all'uso dei combustibili fossili, anche questi diventati "nemico numero 1" dell'umanità. Ma la CO2, come abbiamo visto, non solo non è definibile come inquinante ma non è neanche possibile stabilire un rapporto causa-effetto tra inquinamento e CO2. Tanto è vero che - e sono certo che molti saranno sorpresi - nei paesi industrializzati l'inquinamento è in drastica riduzione da decenni, al contrario dei livelli di CO2 che crescono.<br />Già nel 2002, nel suo rapporto dedicato alle previsioni ambientali, l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) affermava che nei paesi industrializzati c'era già stata una diminuzione dell'inquinamento atmosferico pari al 70% in quattro anni. E recentemente l'Agenzia Europea per l'Ambiente ha presentato un rapporto che conferma quanto già sostenuto dall'Ocse: tra il 1990 e il 2016, nei paesi dell'Unione Europea si registrano fortissimi cali nell'inquinamento, che vanno dal 23 al 91% a seconda dei gas esaminati. Questo non significa che non ci sia inquinamento atmosferico ma che, contrariamente a quello che ci viene fatto credere, non solo non è in crescita ma addirittura in drastico calo.<br />Quando si parla di inquinamento atmosferico nei paesi sviluppati, ci si riferisce essenzialmente a sei elementi, considerati i più importanti a livello statistico e comparativo: anidride solforosa (SO2), ozono (O3), piombo (Pb), ossidi di azoto (NOx), monossidi di carbonio (CO), polveri sottili (Pm). Tutti questi agenti inquinanti sono in diminuzione, e chiunque può fare una semplice verifica andando sui siti  delle Agenzie regionali per l'Ambiente (Arpa).<br />Dunque, l'inquinamento diminuisce mentre la concentrazione di CO2 nell'atmosfera aumenta. Peraltro, proprio la caccia alle streghe lanciata contro la CO2 rischia di diventare un boomerang dal punto di vista ambientale, perché concentrandosi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni di CO2 si tolgono risorse alla ricerca e applicazione di tecnologie meno inquinanti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18929443</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:10:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18929443/co2.mp3" length="8349569" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788

LA CO2 NON È LA CAUSA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE di Riccardo Cascioli
Quando si parla di distorsione della realtà legata alla propaganda sui cambiamenti climatici, il caso più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788</a><br /><br />LA CO2 NON È LA CAUSA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE di Riccardo Cascioli<br />Quando si parla di distorsione della realtà legata alla propaganda sui cambiamenti climatici, il caso più clamoroso è quello dell'anidride carbonica (CO2). Demonizzata come causa prima del catastrofico riscaldamento globale, ormai considerata nell'immaginario collettivo un "gas satanico", ogni notizia che aggiorna il suo costante aumento di concentrazione nell'atmosfera viene vissuta con angoscia collettiva (oggi è vicina alle 415 parti per milione, ppm, contro le 315 del 1958).<br />In realtà l'anidride carbonica è un gas vitale per la nostra sopravvivenza. Insieme alla luce e all'acqua, la CO2 è il terzo dei nutrienti fondamentali per le piante e per il processo di fotosintesi. Vale a dire che senza anidride carbonica non ci sarebbe vita umana. Né la concentrazione attuale può essere vista come un rischio per la salute: nel rapporto "Climate Change 2001", dell'IPCC, l'organismo Onu che si occupa di cambiamenti climatici, si trova scritto, tra l'altro che la comparsa dei vegetali sul pianeta e la loro colonizzazione della Terra, corrisponde a un periodo in cui la concentrazione della CO2 nell'atmosfera era altissima, oltre le 6.000 ppm, vale a dire a livelli 15 volte superiori a quelli attuali. E a metà degli anni '90 dello scorso secolo, un rapporto che teneva conto di oltre 300 studi su questo argomento (Plant responses to rising levels of Atmosheric Carbon Dioxide), spiegava che elevando la concentrazione di CO2 fino a 650 ppm, ben 475 varietà di piante studiate registravano un incremento nella crescita di oltre il 50%.<br />L'ANIDRIDE CARBONICA NON È UN VELENO<br />Dove nasce quindi l'idea che la CO2 sia un veleno? Semplicemente per il fatto che è uno dei gas serra, responsabili - secondo la vulgata corrente - del riscaldamento globale. Ed è anche il principale gas serra su cui le attività umane incidono direttamente. Ma a parte che anche l'effetto serra è fondamentale per la vita dell'uomo (senza i gas serra non ci potrebbe essere vita sulla Terra dato che la temperatura media globale sarebbe di -18°C contro gli attuali +15), l'anidride carbonica rappresenta solo una piccolissima parte di questi gas: tra l'1 e il 5% (oltre il 90% è rappresentato dal vapore acqueo). In più la CO2 prodotta dall'uomo è a sua volta una piccolissima parte di quanto prodotto dalla natura. Già questo dovrebbe far nascere qualche dubbio sul fatto che l'incremento di CO2 nell'atmosfera sia attribuibile esclusivamente all'uomo.<br />Che l'aumento della temperatura globale sia correlata all'incremento di CO2 nell'atmosfera è un'ipotesi scientifica formulata per la prima volta poco più di cento anni fa dallo scienziato svedese Svante Arrhenius. Ma non ha mai avuto un riscontro certo, anzi successivi scienziati hanno attribuito alla CO2 un ruolo sia nell'aumento sia nella diminuzione delle temperature. Posizioni che a volte troviamo anche nella stessa persona. Clamoroso il caso di Stephen Schneider, professore alla Stanford University, consigliere del presidente americano Bill Clinton, uno dei massimi divulgatori della teoria del riscaldamento globale, che però all'inizio degli anni '70 scriveva saggi e addirittura un libro per spiegare che l'aumento delle emissioni di anidride carbonica avrebbe congelato il pianeta.<br />L'ANIDRIDE CARBONICA NON È INQUINANTE<br />In questa "leggenda nera" sulla CO2 si inserisce poi la sua definizione come "inquinante", per cui l'aumento di CO2 nell'atmosfera è raccontato come aumento dell'inquinamento. Tale collegamento, peraltro, viene giustificato dal fatto che l'immissione dell'anidride carbonica nell'aria sarebbe legata all'uso dei combustibili fossili, anche questi diventati "nemico numero 1" dell'umanità. 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MA IL CLIMA E' SEMPRE CAMBIATO (E LE RISORSE NON SI ESAURIRANNO MAI) di Riccardo Cascioli<br />La prima vittima della martellante propaganda sui cambiamenti climatici è la natura o, meglio, la nostra comprensione della natura. Terrorizzati ormai da ogni piccolo segnale di cambiamento, nell'immaginario collettivo la natura è statica, ha un suo definito punto di equilibrio che l'uomo - con la sua presenza e attività - ha fatto saltare. Siamo portati a pensare che la normalità stia nella staticità, in una sorta di fermo immagine che dura all'infinito. Invece la natura è dinamica, è in continuo cambiamento, non c'è mai una stagione uguale all'altra. E i cambiamenti climatici, lungi dall'essere un fenomeno nuovo, conseguenza di chissà quali nefandezze umane e foriero di catastrofi inimmaginabili, sono la normalità.<br />Senza neanche scomodare le cinque ere glaciali che hanno caratterizzato la storia della terra, e ben prima della comparsa dell'uomo, anche nell'attuale era ci sono stati almeno quattro periodi glaciali (con un forte avanzamento dei ghiacciai) intervallati da periodi interglaciali (della durata di 10-12mila anni), uno dei quali è quello che stiamo vivendo e che dura da circa 10.700 anni. Ma anche questi periodi interglaciali non sono uniformi: solo per stare ai tempi più recenti, gli storici del clima riconoscono periodi di riscaldamento ai tempi dell'Impero romano e nel Medio Evo (guarda caso chiamati "optimum"), e periodi di raffreddamento, il più importante dei quali si è registrato tra il XVI e il XIX secolo e fu chiamato la "piccola era glaciale". Dalla metà del XIX secolo è iniziato invece un nuovo periodo di riscaldamento che dura tuttora, ma che in 160 anni ha prodotto un aumento di temperature medie tra gli 0.8 e 1°C.<br />Ma neanche quest'ultimo periodo di riscaldamento è lineare: a un aumento delle temperature globali al suolo tra il 1850 e il 1878 (+0,5°C) succede una fase di decremento (nel 1911 siamo a -0.2°C rispetto al 1850) e poi un nuovo incremento fino al 1945 (+0.5°C rispetto al 1850). Da qui comincia un nuovo periodo di raffreddamento che dura fino al 1976, quando la temperatura è di appena 0.1°C superiore a quella del 1850. E si ricorderà infatti che a metà degli anni '70 c'erano continui allarmi sul raffreddamento globale. Quindi, da quel momento la temperatura ha ripreso a salire fino al 1998 (+0.85°C), ma dal 1998 le variazioni sono minime e, malgrado i continui allarmi sui mesi e sugli anni più caldi di sempre, si registra una sostanziale stabilizzazione delle temperature.<br />OGNI STAGIONE È DIVERSA DALL'ALTRA<br />Ma anche senza uno studio sui cicli del clima, dovrebbe appartenere alla esperienza di ciascuno la consapevolezza che ogni stagione è diversa dall'altra; che, pure all'interno di una certa fascia climatica, si registrano variazioni continue e anche eventi estremi. Basti pensare a come i vini vengono classificati in base all'anno di vendemmia, proprio perché ogni stagione è una storia a sé.<br />Oggi invece, spinti anche dalle continue campagne sul riscaldamento globale, si pretenderebbe che la natura fosse ferma, immobile. Se i notiziari ci informano che in questa settimana si è registrata una temperatura di un grado superiore alla media stagionale, scatta il panico: finiremo arrostiti, saremo sommersi dalle acque. Notizie date apposta per creare allarme, nessuno dice che la media stagionale è solo un dato statistico, non corrisponde affatto alla temperatura normale, quella che dovrebbe essere.<br />Non entriamo qui nel dibattito su quanto del rialzo delle temperature sia dovuto ai cicli naturali e quanto all'attività umana - cosa peraltro su cui non esistono certezze - ma sta di fatto che abbiamo perso la cognizione della dinamicità della natura. Addirittura assistiamo a manifestazioni pubbliche e grandi iniziative politiche contro i cambiamenti climatici, quando abbiamo visto che i cambiamenti climatici sono la normalità. Cose che in altri tempi suonerebbero ridicole e da ricovero in psichiatria, oggi sono vissute seriamente come la questione più importante per l'umanità.<br />Questa drammatica distorsione nella percezione della realtà - chiaramente voluta da chi sta manovrando il tema "clima" - è sicuramente facilitata anche dal fatto che viviamo sempre meno a contatto con la natura. Basti pensare che in Europa circa il 75% delle persone vive in realtà urbane, lontano da un rapporto con la natura; e soprattutto le giovani generazioni - nate e cresciute in realtà dove qualsiasi tipo di frutta e verdura è disponibile tutto l'anno e il cibo è già tagliato e pronto per l'uso al supermercato - non hanno conoscenza diretta dei cicli della natura, di come la natura funzioni.<br />L'ASSURDA PRETESA DI POTER REGOLARE LA TEMPERATURA DELLA TERRA<br />Ma c'è anche una costante nel rapporto uomo-clima che si lega allo sguardo che l'uomo ha sulla realtà e sul proprio destino. Per capirci citiamo un sermone di Sant'Agostino, che scrive queste cose nel IV secolo: «Vedete come stanno le cose. Viviamo in tempi brutti. Anche i nostri padri deplorarono di dover vivere brutti tempi, e anche i padri dei nostri padri. A nessun uomo sono mai piaciuti i tempi in cui è dovuto vivere. Ma chi vive dopo rimpiange i tempi andati. Ogni anno per lo più diciamo, quando sentiamo freddo: "Non ha mai fatto tanto freddo". O anche diciamo: "Non ha mai fatto tanto caldo". Tempi brutti! Ma son proprio brutti tempi quelli collegati con il movimento del sole?».<br />Così nel passato, gli scienziati - perlopiù cattolici - guardavano ai cambiamenti climatici studiandoli, cercando di capire i meccanismi della natura, per meglio adattarsi e proteggere le comunità degli uomini. Ricordiamo ad esempio l'abate e scienziato Antonio Stoppani (1824-1891) che, nella sua opera più nota - Il bel Paese - descriveva il ritirarsi dei ghiacciai alpini legato al riscaldamento della seconda metà dell'Ottocento. Era una descrizione del fenomeno e un tentativo di comprenderlo dal punto di vista scientifico. Nessun allarme, nessuna preoccupazione per il ritiro delle nevi alpine, anche perché non era passato molto tempo che i ghiacciai del Monte Bianco erano così estesi da minacciare i paesi sottostanti.<br />Nel 1881, dopo aver tenuto ai Lincei una applaudita relazione «Sull'attuale regresso dei ghiacciai sulle Alpi», al re Umberto di Savoia, che era presente e si mostrava preoccupato per l'evoluzione, Stoppani rispose: «Non si preoccupi, lasci fare alla Provvidenza». Non era fatalismo, era una conoscenza profonda della realtà. Non per niente oggi l'allarmismo climatico e la pretesa di poter regolare la temperatura della terra come se avessimo in mano un termostato, si accompagna alla cancellazione di Dio dalla storia, alla presunzione che sia l'uomo il padrone del cosmo e della storia. Se c'è una novità, un vero cambiamento, è che anche nella Chiesa ci si è accodati a questa visione atea.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Risorse esaurite? È solo propaganda per imporre leggi verdi" spiega perché sul tema delle risorse si è imposta la falsa idea nell'opinione pubblica che le risorse si stiano esaurendo a causa dell'eccessivo consumo, ma le cose non stanno affatto così. L'uomo consuma, ma anche produce e con la sua intelligenza e creatività sa usare gli elementi della natura in modo sempre nuovo e sempre migliore.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 agosto 2019:<br />Legato alla grave distorsione della realtà della natura, è il tema delle risorse, fonte di un gravissimo equivoco. Nei giorni scorsi anche papa Francesco, in una intervista, ha citato l'Overshoot Day (il giorno del superamento del limite), ovvero il giorno in cui l'umanità finisce di usare tutte le risorse generate in un anno. Giorno che quest'anno sarebbe caduto il 29 luglio e, neanche a dirlo, ogni anno si anticipa il giorno in cui la Terra entra "in riserva": tanto per dare un'idea, nel 2008 l'Overshoot Day era stato fissato al 23 settembre. Come a dire: le cose non solo vanno male, vanno sempre peggio e la catastrofe è vicina. Del resto, se fosse vero che da ormai tanti anni l'uomo vive ben oltre i limiti consentiti dalla finitezza della Terra, ci sarebbe da stupirsi del fatto che ci siamo ancora, e anche in buona forma.<br />Il tema è strettamente connesso a quello dei cambiamenti climatici non solo per l'esito che si prospetta - comunque vada, sarà una catastrofe - ma anche per l'idea di un uso delle risorse ben oltre i limiti che, in un caso, provocherebbe un'impennata del riscaldamento della terra e dall'altra l'esaurimento delle risorse.<br />Che, essendo la Terra finita, anche le risorse a disposizione lo siano, sembrerebbe una affermazione di puro buon senso. In realtà, le cose non stanno proprio così e il nodo della questione è proprio sul concetto di risorse. La teoria della "Terra in riserva" implica che il concetto di risorsa sia definito dalla natura.<br />Chi sostiene questa teoria porta il classico esempio della torta (o anche del barattolo di caramelle): c'è una sola torta a disposizione al giorno, che soddisfa adeguatamente dodici bambini; se i bambini aumentano non ce ne sarà abbastanza per tutti, per cui o qualcuno rimarrà senza o tutti ne mangeranno al di sotto della necessità; se invece qualcuno, goloso, ne prenderà doppia razione ecco che qualcun altro rimarrà senza. Così, si dice, è anche delle risorse che la Terra ci mette a disposizione; e da qui nasce anche tutto il discorso - con conseguenti accordi internazionali - dei paesi ricchi che devono compensare i paesi poveri, a causa di quel che hanno consumato per diventare ricchi (e così inquinare e cambiare il clima). Inoltre, se la torta è data e i bambini cominciano a essere troppi, si pone il problema di come limitare i bambini (il discorso della sovrappopolazione).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18863042</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:30:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18863042/riscaldamento_globale.mp3" length="14612688" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5780

RISCALDAMENTO GLOBALE? MA IL CLIMA E' SEMPRE CAMBIATO (E LE RISORSE NON SI ESAURIRANNO MAI) di Riccardo Cascioli
La prima vittima della martellante propaganda sui cambiamenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5780" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5780</a><br /><br />RISCALDAMENTO GLOBALE? MA IL CLIMA E' SEMPRE CAMBIATO (E LE RISORSE NON SI ESAURIRANNO MAI) di Riccardo Cascioli<br />La prima vittima della martellante propaganda sui cambiamenti climatici è la natura o, meglio, la nostra comprensione della natura. Terrorizzati ormai da ogni piccolo segnale di cambiamento, nell'immaginario collettivo la natura è statica, ha un suo definito punto di equilibrio che l'uomo - con la sua presenza e attività - ha fatto saltare. Siamo portati a pensare che la normalità stia nella staticità, in una sorta di fermo immagine che dura all'infinito. Invece la natura è dinamica, è in continuo cambiamento, non c'è mai una stagione uguale all'altra. E i cambiamenti climatici, lungi dall'essere un fenomeno nuovo, conseguenza di chissà quali nefandezze umane e foriero di catastrofi inimmaginabili, sono la normalità.<br />Senza neanche scomodare le cinque ere glaciali che hanno caratterizzato la storia della terra, e ben prima della comparsa dell'uomo, anche nell'attuale era ci sono stati almeno quattro periodi glaciali (con un forte avanzamento dei ghiacciai) intervallati da periodi interglaciali (della durata di 10-12mila anni), uno dei quali è quello che stiamo vivendo e che dura da circa 10.700 anni. Ma anche questi periodi interglaciali non sono uniformi: solo per stare ai tempi più recenti, gli storici del clima riconoscono periodi di riscaldamento ai tempi dell'Impero romano e nel Medio Evo (guarda caso chiamati "optimum"), e periodi di raffreddamento, il più importante dei quali si è registrato tra il XVI e il XIX secolo e fu chiamato la "piccola era glaciale". Dalla metà del XIX secolo è iniziato invece un nuovo periodo di riscaldamento che dura tuttora, ma che in 160 anni ha prodotto un aumento di temperature medie tra gli 0.8 e 1°C.<br />Ma neanche quest'ultimo periodo di riscaldamento è lineare: a un aumento delle temperature globali al suolo tra il 1850 e il 1878 (+0,5°C) succede una fase di decremento (nel 1911 siamo a -0.2°C rispetto al 1850) e poi un nuovo incremento fino al 1945 (+0.5°C rispetto al 1850). Da qui comincia un nuovo periodo di raffreddamento che dura fino al 1976, quando la temperatura è di appena 0.1°C superiore a quella del 1850. E si ricorderà infatti che a metà degli anni '70 c'erano continui allarmi sul raffreddamento globale. Quindi, da quel momento la temperatura ha ripreso a salire fino al 1998 (+0.85°C), ma dal 1998 le variazioni sono minime e, malgrado i continui allarmi sui mesi e sugli anni più caldi di sempre, si registra una sostanziale stabilizzazione delle temperature.<br />OGNI STAGIONE È DIVERSA DALL'ALTRA<br />Ma anche senza uno studio sui cicli del clima, dovrebbe appartenere alla esperienza di ciascuno la consapevolezza che ogni stagione è diversa dall'altra; che, pure all'interno di una certa fascia climatica, si registrano variazioni continue e anche eventi estremi. Basti pensare a come i vini vengono classificati in base all'anno di vendemmia, proprio perché ogni stagione è una storia a sé.<br />Oggi invece, spinti anche dalle continue campagne sul riscaldamento globale, si pretenderebbe che la natura fosse ferma, immobile. Se i notiziari ci informano che in questa settimana si è registrata una temperatura di un grado superiore alla media stagionale, scatta il panico: finiremo arrostiti, saremo sommersi dalle acque. Notizie date apposta per creare allarme, nessuno dice che la media stagionale è solo un dato statistico, non corrisponde affatto alla temperatura normale, quella che dovrebbe essere.<br />Non entriamo qui nel dibattito su quanto del rialzo delle temperature sia dovuto ai cicli naturali e quanto all'attività umana - cosa peraltro su cui non esistono certezze - ma sta di fatto che abbiamo perso la cognizione della dinamicità della natura. Addirittura assistiamo a manifestazioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>914</itunes:duration><itunes:keywords>ecologia,fakenews,greta,riscaldamento,stagioni,terra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68d0911c052b2e5831a304360d4db55a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Greta Thunberg appoggia il gay pride svedese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/greta-thunberg-appoggia-il-gay-pride-svedese--18760481</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774</a><br /><br />GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE di Riccardo Cascioli<br />La faccia sorridente di Greta Thunberg, l'adolescente diventata simbolo della lotta contro i cambiamenti climatici, che dalla sua pagina Facebook inneggia al Gay Pride di Stoccolma, può aver sorpreso le persone più ingenue, e messo in imbarazzo qualche giornalista e intellettuale cattolico salito frettolosamente sul carro del "modello Greta". Ma è perfettamente coerente con ciò che la lotta al riscaldamento globale o ai cambiamenti climatici rappresenta.<br />Non ci vorrebbe molto per rendersene conto, ma il clima di isteria collettiva che è stato creato su questo argomento, l'allarmismo esasperato che ci raggiunge quotidianamente attraverso giornali, radio e tv, il martellamento della propaganda che da anni è costante hanno ormai generato nell'opinione pubblica una distorsione nella percezione della realtà. Siamo ormai convinti di vivere nel peggiore dei mondi possibili, sull'orlo del baratro, in ansia per ciò che il clima ci potrà riservare nel prossimo futuro a causa delle nostre cattive azioni.<br />E in questa situazione, con un'umanità con le spalle al muro, a essere sacrificato è l'esercizio della ragione, la capacità di interrogarsi su ciò che ci viene propinato o imposto, guardare alla realtà per quello che è. È così che davanti a una adolescente affetta da sindrome di Asperger, che parla come un libro stampato pur non avendo alcuna cognizione scientifica seria, invece di invocare l'intervento degli assistenti sociali (qui sì che ci vorrebbero) per strapparla a quanti la stanno usando per scopi ideologici e commerciali, la si fa diventare una specie di sacerdotessa che officia in tutte le sedi internazionali e davanti alla quale si inginocchiano tutti i grandi della Terra, per non dire gli intellettuali e gli ecclesiastici cattolici. Una situazione ridicola, senza precedenti, di cui non ci si rende neanche conto.<br />UNA PROPAGANDA MARTELLANTE<br />Ma appunto, come si diceva, anni di propaganda martellante hanno prodotto uno stordimento, una grave distorsione nella comprensione della realtà, dai meccanismi della natura al rapporto tra sviluppo e ambiente, dalle conoscenze sul clima al ruolo delle attività umane. Per questo abbiamo pensato di dedicare, a partire da oggi, alcune puntate volte ad affrontare singoli aspetti falsificati da questa isteria collettiva.<br />Proprio il caso di Greta con la bandiera arcobaleno ci dà l'occasione per affrontare brevemente un primo aspetto della questione, ovvero il legame tra diverse ideologie oggi dominanti: l'ecologismo e l'omosessualismo, innanzitutto. Stando alla presentazione delle notizie che ci arrivano a proposito di cambiamenti climatici, siamo portati a pensare all'esistenza di una verità scientifica (il riscaldamento globale causato dall'uomo, che ci sta portando alla catastrofe) a cui i capi di governo non danno abbastanza credito, visto che ci vogliono anni per arrivare a degli accordi internazionali e sono comunque troppo generici. Nella vicenda dei cambiamenti climatici però, gli scienziati sono solo dei comprimari, forniscono il pretesto, danno un tocco di verosimiglianza alla vicenda; ma in realtà la matrice della campagna è ideologica e la regia è politica.<br />L'ambientalismo oggi dominante ha le radici lontane nel tempo, radici che arrivano fino alle Società Eugenetiche che fiorirono soprattutto nel mondo anglosassone tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e derivano dal Darwinismo sociale. Dalle stesse Società Eugenetiche nascono anche il movimento per il controllo delle nascite e il femminismo radicale. Individualismo estremo e la visione di un mondo solo per i sani ed efficienti sono due caratteristiche che accomunano tutti questi movimenti.<br />Così l'ambientalismo è fin dalle origini conservazione della natura e tentativo di contenere la presenza umana. Il mito della sovrappopolazione precede nel tempo quello del riscaldamento globale, ma il modus operandi è lo stesso e anche l'obiettivo. Tanto è vero che negli anni '70 del XX secolo il rapporto tra ambientalismo e movimento per il controllo delle nascite si salda al grido di "la popolazione inquina". Anche la promozione dell'omosessualità deve molto al movimento per il controllo delle nascite, e il motivo è evidente: la coppia omosessuale è per sua natura sterile e, quindi, quanti più omosessuali ci sono tanto è più facile ottenere il calo della fertilità.<br />STESSA DIREZIONE<br />La causa dei cambiamenti climatici, con tutte le paure ad essa collegate, va nella stessa direzione, tanto è vero che c'è un rilevante movimento d'opinione che si impegna ad avere un numero minimo di figli o addirittura niente per salvare il pianeta.<br />Nel rapporto tra movimenti Lgbt e gruppi che si battono contro i cambiamenti climatici entrano poi fattori contingenti. Da anni ormai, alle marce per il clima, soprattutto negli Stati Uniti, partecipano appositi gruppi Lgbt, come i Queer per il clima. Il filo che li lega - basta leggere i loro articoli e saggi al riguardo - è anche la percezione di una comune lotta di liberazione, lotta per la giustizia sociale, dove le strategie vincenti degli uni (gli Lgbt) fanno da scuola agli altri. Né si deve dimenticare che tutti questi movimenti ideologici e culturali trovano la loro cassa di risonanza nelle agenzie delle Nazioni Unite, da cui nascono e si diffondono le parole d'ordine che diventano ben presto patrimonio comune.<br />Del resto queste correnti ideologiche hanno conosciuto il successo quando hanno incontrato la politica: è così che, contrariamente a quello che si pensa, anche la scienza è diventata a servizio della politica. Checché se ne pensi, sono i governi e le forze politiche a tenere le fila degli allarmismi climatici. Basti solo un esempio: l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organismo Onu che si occupa dei cambiamenti climatici. È conosciuto come il massimo organismo scientifico, autore dei famosi Rapporti che sono la principale fonte per le politiche globali che riguardano i cambiamenti climatici.<br />In realtà l'Ipcc non solo non svolge attività scientifica in proprio (i rapporti sono solo una raccolta e una sintesi degli studi disponibili), ma è un organismo prettamente politico, sebbene sia composto anche da scienziati. Lo dice il nome stesso: si chiama infatti "Gruppo intergovernativo", perché sono i governi a decidere chi dirige e sono i governi ad avere l'ultima parola sul rapporto finale. Non a caso in questi anni ci sono stati molti casi di autorevoli scienziati che si sono dimessi proprio per l'impostazione ideologica e politica che si vuole dare all'esame scientifico. E infatti anche gli ultimi presidenti dell'Ipcc non sono affatto scienziati: l'indiano Rajendra Pachauri, che ha tenuto la posizione dal 2002 al 2015, è un ingegnere esperto di ferrovie, mentre l'attuale, il coreano Hoesung Lee, è un economista.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18760481</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2019 22:20:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18760481/greta_appoggia_haypride.mp3" length="7876021" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774

GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE di Riccardo Cascioli
La faccia sorridente di Greta Thunberg, l'adolescente diventata simbolo della lotta contro i cambiamenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774</a><br /><br />GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE di Riccardo Cascioli<br />La faccia sorridente di Greta Thunberg, l'adolescente diventata simbolo della lotta contro i cambiamenti climatici, che dalla sua pagina Facebook inneggia al Gay Pride di Stoccolma, può aver sorpreso le persone più ingenue, e messo in imbarazzo qualche giornalista e intellettuale cattolico salito frettolosamente sul carro del "modello Greta". Ma è perfettamente coerente con ciò che la lotta al riscaldamento globale o ai cambiamenti climatici rappresenta.<br />Non ci vorrebbe molto per rendersene conto, ma il clima di isteria collettiva che è stato creato su questo argomento, l'allarmismo esasperato che ci raggiunge quotidianamente attraverso giornali, radio e tv, il martellamento della propaganda che da anni è costante hanno ormai generato nell'opinione pubblica una distorsione nella percezione della realtà. Siamo ormai convinti di vivere nel peggiore dei mondi possibili, sull'orlo del baratro, in ansia per ciò che il clima ci potrà riservare nel prossimo futuro a causa delle nostre cattive azioni.<br />E in questa situazione, con un'umanità con le spalle al muro, a essere sacrificato è l'esercizio della ragione, la capacità di interrogarsi su ciò che ci viene propinato o imposto, guardare alla realtà per quello che è. È così che davanti a una adolescente affetta da sindrome di Asperger, che parla come un libro stampato pur non avendo alcuna cognizione scientifica seria, invece di invocare l'intervento degli assistenti sociali (qui sì che ci vorrebbero) per strapparla a quanti la stanno usando per scopi ideologici e commerciali, la si fa diventare una specie di sacerdotessa che officia in tutte le sedi internazionali e davanti alla quale si inginocchiano tutti i grandi della Terra, per non dire gli intellettuali e gli ecclesiastici cattolici. Una situazione ridicola, senza precedenti, di cui non ci si rende neanche conto.<br />UNA PROPAGANDA MARTELLANTE<br />Ma appunto, come si diceva, anni di propaganda martellante hanno prodotto uno stordimento, una grave distorsione nella comprensione della realtà, dai meccanismi della natura al rapporto tra sviluppo e ambiente, dalle conoscenze sul clima al ruolo delle attività umane. Per questo abbiamo pensato di dedicare, a partire da oggi, alcune puntate volte ad affrontare singoli aspetti falsificati da questa isteria collettiva.<br />Proprio il caso di Greta con la bandiera arcobaleno ci dà l'occasione per affrontare brevemente un primo aspetto della questione, ovvero il legame tra diverse ideologie oggi dominanti: l'ecologismo e l'omosessualismo, innanzitutto. Stando alla presentazione delle notizie che ci arrivano a proposito di cambiamenti climatici, siamo portati a pensare all'esistenza di una verità scientifica (il riscaldamento globale causato dall'uomo, che ci sta portando alla catastrofe) a cui i capi di governo non danno abbastanza credito, visto che ci vogliono anni per arrivare a degli accordi internazionali e sono comunque troppo generici. Nella vicenda dei cambiamenti climatici però, gli scienziati sono solo dei comprimari, forniscono il pretesto, danno un tocco di verosimiglianza alla vicenda; ma in realtà la matrice della campagna è ideologica e la regia è politica.<br />L'ambientalismo oggi dominante ha le radici lontane nel tempo, radici che arrivano fino alle Società Eugenetiche che fiorirono soprattutto nel mondo anglosassone tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e derivano dal Darwinismo sociale. Dalle stesse Società Eugenetiche nascono anche il movimento per il controllo delle nascite e il femminismo radicale. 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Quanto successo giovedì scorso alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera non sorprende perciò più di tanto: la Lega ha votato insieme alle opposizioni (incluse Fratelli d'Italia e Forza Italia) a favore di un emendamento proposto dal Pd che concede altri 7 milioni a Radio Radicale, 3 per il 2019 e 4 per il 2020. Certo, non sono più soldi per la convenzione relativa alla trasmissione delle sedute parlamentari, per cui si dovrà procedere a un regolare bando (dopo 25 anni!), ma è pur sempre un escamotage per continuare a finanziare l'organo della Lista Pannella. Si tratta di fondi devoluti per la digitalizzazione dell'archivio di Radio Radicale, che pare essere una sorta di tesoro della Repubblica, dal modo in cui ne parlano i politici che in qualche modo devono giustificare questa decisione.<br />Già alcune settimane fa, Stefano Fontana ha spiegato molto chiaramente ai nostri lettori perché nel caso di Radio Radicale non si possa parlare di servizio pubblico e tanto meno di sussidiarietà e perché quindi questo finanziamento, fatto con i soldi dei contribuenti, sia del tutto ingiustificato. Invitiamo perciò a rileggere quell'articolo, soprattutto per quei tanti cattolici che in questo periodo si sono sbattuti per sostenere Radio Radicale.<br />DUE ASPETTI CHE COLPISCONO: LA LEGA E GLI PSEUDO CATTOLICI DEL CENTRODESTRA<br />Qui però vogliamo mettere in risalto due aspetti della vicenda che colpiscono.<br />Il primo: abbiamo visto che la Lega di Matteo Salvini è capace di votare contro il governo, incurante delle conseguenze, se ritiene la materia importante. Ce ne rallegriamo. Evidentemente i soldi a Radio Radicale sono una materia importante per la Lega - anche se ci sfugge il motivo -, vedremo quindi prossimamente se, su temi come vita e famiglia, dimostrerà la stessa determinazione.<br />Il secondo aspetto è l'insistenza di cattolici ed esponenti del centro-destra nel difendere il finanziamento statale a Radio Radicale con il fatto che questa emittente dà conto delle posizioni di tutti: «È possibile seguire i nostri convegni, i nostri congressi - abbiamo sentito tante volte in questi giorni - solo grazie a Radio Radicale». Pare di capire dunque che i contribuenti dovrebbero essere felici di pagare questa emittente non solo per la possibilità di seguire le sedute del Parlamento (chissà quanti italiani poi sono davvero interessati a questa trasmissione) ma anche perché possiamo farci una playlist con l'intervento di Silvio Berlusconi alla Convention di Forza Italia del 1998 ad Assago, le performance di Matteo Renzi alla Leopolda, perfino il discorso con cui Gianfranco Fini scioglie Alleanza Nazionale nel 2009, confluendo nel Popolo delle Libertà. E chissà quanto altro ancora.<br />L'argomento è davvero curioso: perché un cittadino dovrebbe trovare giusto pagare un contributo affinché un soggetto privato - di cui non gli importa nulla - possa avere registrate le proprie conferenze e congressi su una radio che non ha alcuna intenzione di ascoltare? Certo, anche noi della Nuova BQ - che non viviamo di finanziamenti pubblici ma solo con il sostegno dei nostri lettori - troveremmo estremamente comodo che le conferenze che organizziamo fossero tutte registrate a spese del contribuente anziché nostre. Ma sarebbe giusto? Noi diciamo di no, non sarebbe servizio pubblico ma solo una forma di parassitismo, per non dire peggio.<br />IL VERO SCOPO DI RADIO RADICALE<br />L'altro aspetto che si trascura totalmente quando si propone questo argomento è il vero scopo di Radio Radicale. Ammettiamo anche che appartenga alla cultura radicale dare voce a tutti, ma l'obiettivo vero è portare avanti le proprie battaglie che, come sappiamo, promuovono la cultura della morte e puntano diritto alla demolizione della presenza cattolica in Italia. Cioè Radio Radicale non nasce per trasmettere esclusivamente le sedute parlamentari e le idee di tutti, ma per combattere le proprie battaglie e modellare la società secondo la propria ideologia, in cui è compreso anche far ascoltare il pensiero degli altri. C'è una bella differenza: in pratica da 25 anni, con la scusa di un presunto servizio pubblico, lo Stato finanzia le campagne ideologiche anti-vita e anti-famiglia di una radio-partito, con il plauso di gran parte del mondo cattolico, almeno di quello che conta. Come si può isolare un fattore, ignorando totalmente il contesto in cui è inserito? Ma allora allo stesso modo non si dovrebbe avere nulla da ridire se domani tale servizio dovesse essere garantito da, diciamo, Al Jazeera, che sostiene il fondamentalismo islamico; oppure da una improbabile Radio Corleone International, una copertura per la promozione della cultura mafiosa.<br />Ironia della sorte, i cattolici di cui sopra non hanno fatto in tempo a festeggiare il successo per i fondi a Radio Radicale che subito Emma Bonino - insieme ad altri parlamentari - ha presentato una mozione per: abolire l'ora di religione cattolica nelle scuole, rivedere i criteri di distribuzione dell'8xMille (per togliere fondi alla Chiesa cattolica), rivedere le norme sull'Imu degli immobili della Chiesa, recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa negli anni passati. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18376569</guid><pubDate>Wed, 26 Jun 2019 02:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18376569/radio_radicale.mp3" length="7544162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5710

CONFERMATO IL FINANZIAMENTO A RADIO RADICALE CON I VOTI DELLA LEGA E DEI ''CATTOLICI'' DEL CENTRODESTRA di Riccardo Cascioli
Come volevasi dimostrare alla fine arriva sempre la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5710" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5710</a><br /><br />CONFERMATO IL FINANZIAMENTO A RADIO RADICALE CON I VOTI DELLA LEGA E DEI ''CATTOLICI'' DEL CENTRODESTRA di Riccardo Cascioli<br />Come volevasi dimostrare alla fine arriva sempre la manina che salva l'elargizione di soldi pubblici a Radio Radicale. Quanto successo giovedì scorso alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera non sorprende perciò più di tanto: la Lega ha votato insieme alle opposizioni (incluse Fratelli d'Italia e Forza Italia) a favore di un emendamento proposto dal Pd che concede altri 7 milioni a Radio Radicale, 3 per il 2019 e 4 per il 2020. Certo, non sono più soldi per la convenzione relativa alla trasmissione delle sedute parlamentari, per cui si dovrà procedere a un regolare bando (dopo 25 anni!), ma è pur sempre un escamotage per continuare a finanziare l'organo della Lista Pannella. Si tratta di fondi devoluti per la digitalizzazione dell'archivio di Radio Radicale, che pare essere una sorta di tesoro della Repubblica, dal modo in cui ne parlano i politici che in qualche modo devono giustificare questa decisione.<br />Già alcune settimane fa, Stefano Fontana ha spiegato molto chiaramente ai nostri lettori perché nel caso di Radio Radicale non si possa parlare di servizio pubblico e tanto meno di sussidiarietà e perché quindi questo finanziamento, fatto con i soldi dei contribuenti, sia del tutto ingiustificato. Invitiamo perciò a rileggere quell'articolo, soprattutto per quei tanti cattolici che in questo periodo si sono sbattuti per sostenere Radio Radicale.<br />DUE ASPETTI CHE COLPISCONO: LA LEGA E GLI PSEUDO CATTOLICI DEL CENTRODESTRA<br />Qui però vogliamo mettere in risalto due aspetti della vicenda che colpiscono.<br />Il primo: abbiamo visto che la Lega di Matteo Salvini è capace di votare contro il governo, incurante delle conseguenze, se ritiene la materia importante. Ce ne rallegriamo. Evidentemente i soldi a Radio Radicale sono una materia importante per la Lega - anche se ci sfugge il motivo -, vedremo quindi prossimamente se, su temi come vita e famiglia, dimostrerà la stessa determinazione.<br />Il secondo aspetto è l'insistenza di cattolici ed esponenti del centro-destra nel difendere il finanziamento statale a Radio Radicale con il fatto che questa emittente dà conto delle posizioni di tutti: «È possibile seguire i nostri convegni, i nostri congressi - abbiamo sentito tante volte in questi giorni - solo grazie a Radio Radicale». Pare di capire dunque che i contribuenti dovrebbero essere felici di pagare questa emittente non solo per la possibilità di seguire le sedute del Parlamento (chissà quanti italiani poi sono davvero interessati a questa trasmissione) ma anche perché possiamo farci una playlist con l'intervento di Silvio Berlusconi alla Convention di Forza Italia del 1998 ad Assago, le performance di Matteo Renzi alla Leopolda, perfino il discorso con cui Gianfranco Fini scioglie Alleanza Nazionale nel 2009, confluendo nel Popolo delle Libertà. E chissà quanto altro ancora.<br />L'argomento è davvero curioso: perché un cittadino dovrebbe trovare giusto pagare un contributo affinché un soggetto privato - di cui non gli importa nulla - possa avere registrate le proprie conferenze e congressi su una radio che non ha alcuna intenzione di ascoltare? Certo, anche noi della Nuova BQ - che non viviamo di finanziamenti pubblici ma solo con il sostegno dei nostri lettori - troveremmo estremamente comodo che le conferenze che organizziamo fossero tutte registrate a spese del contribuente anziché nostre. Ma sarebbe giusto? Noi diciamo di no, non sarebbe servizio pubblico ma solo una forma di parassitismo, per non dire peggio.<br />IL VERO SCOPO DI RADIO RADICALE<br />L'altro aspetto che si trascura totalmente quando si propone questo argomento è il vero scopo di Radio Radicale. Ammettiamo anche che appartenga alla cultura...]]></itunes:summary><itunes:duration>472</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,bonino,cattolici,divorzio,eutanasia,menzogne,pannella,parlamento,radicali,sovvenzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee73285a46a14c68304bf892c68887ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Notre Dame brucia: l'Europa riscopre per un attimo la bellezza del Medioevo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/notre-dame-brucia-l-europa-riscopre-per-un-attimo-la-bellezza-del-medioevo--18272408</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5615<br /><br />NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO di Riccardo Cascioli<br />Ci voleva un incendio che distruggesse la cattedrale di Notre Dame per far scoprire ai grandi laicisti italiani ed europei che il Medio Evo è il cuore della nostra civiltà. Per rendersi conto che quel vuoto improvviso laddove fino a ieri mattina si stagliavano la guglia e il tetto della cattedrale di Parigi provoca, chissà perché, un vuoto nel cuore di ciascuno, anche di quelli che magari non sono mai entrati in chiesa.<br />L'incendio, divampato improvviso alle 18.50 nella parte alta delle impalcature alzate per i necessari lavori di consolidamento, si è esteso rapidamente alla struttura in legno della cattedrale e in poco tempo sono crollati la guglia, che era stata ricostruita nella seconda metà dell'Ottocento dopo essere stata distrutta durante la Rivoluzione, e il tetto in legno, che era ancora quello originale terminato nel 1326. Nella nottata le fiamme, che per ore si sono levate alte sulla capitale francese, non erano ancora state spente.<br /><br />METAFORA DI UN'EUROPA CHE HA VOLTATO LE SPALLE A DIO<br />I vigili del fuoco hanno dovuto operare con grande difficoltà sia per la velocità con cui l'incendio si è propagato, sia per la difficoltà di accesso alla cattedrale. Inoltre non si è potuto intervenire con lanci d'acqua dall'alto - hanno detto gli esperti - perché avrebbe provocato danni maggiori a una struttura indebolita. E al proposito, intorno alle 23.30 il comandante dei pompieri, Jean-Claude Gallet, ha potuto affermare che la struttura portante dell'edificio è salva. Parole replicate poco dopo anche dal presidente francese Emmanuel Macron che, dalla piazza davanti a Notre Dame, ha rivolto un breve discorso ai francesi: «Il peggio è stato evitato, anche se la battaglia non è ancora del tutto vinta. Le prossime ore saranno difficili, ma grazie al coraggio dei vigili del fuoco la facciata e i due campanili non crolleranno», ha detto.<br />Magra consolazione, ci vorranno forse giorni per capire cosa si salverà davvero di questa cattedrale unica, anche all'interno di un gotico unico come quello francese. Ora, da Macron in giù, è tutto un promettere di ricostruire, ma cosa e come si ricostruirà sarà tutto da vedere.<br />La verità è che la cattedrale di Notre Dame, come l'abbiamo conosciuta, non c'è più e molto probabilmente nemmeno ci sarà più. Metafora di un'Europa che da tempo ha voltato le spalle alla fede che quella chiesa ha costruito. E con una coincidenza curiosa: mentre la Santa Sede esprime «choc e tristezza» e l'arcivescovo di Parigi ha invitato le chiese a suonare le campane a lutto, l'incendio di Notre Dame avviene appena quattro giorni dopo la firma di un accordo che dà il via ai lavori per la costruzione di una maxi-moschea alle porte di Parigi, capace di ospitare fino a 3mila persone. Una cattedrale gotica sparisce, una maxi-moschea nasce. Segni dei tempi si potrebbe dire, come i dubbi sulle cause dell'incendio.<br />È certamente troppo presto per verificare con precisione le cause del disastro, ma tutti si mostrano convinti che possa essersi trattato di un guasto elettrico all'impianto temporaneo attivato per i lavori di consolidamento. Potrebbe essere bastata una scintilla o poco più, si dice, per innescare il fuoco. Del resto diverse volte è capitato che incendi divampassero durante queste delicate opere di ristrutturazione.<br /><br />CENTINAIA DI ATTI DI VANDALISMO O DI PROFANAZIONE<br />Eppure si fa fatica a respingere un pensiero inquietante: non solo perché il responsabile dei lavori a Notre Dame si è mostrato molto scettico al proposito, dato che in quel momento non c'era nessuno nel cantiere. In fondo, si potrebbe dire, lui ha tutto l'interesse a sviare su altri la responsabilità dell'accaduto. Eppure, senza neanche tirare in ballo il terrorismo islamico, di cui in questa circostanza non vi è traccia, non si può non ricordare che da tempo le chiese in Francia sono nel mirino di vandali e piromani.<br />Secondo i dati forniti dal governo francese, ad esempio, nel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione. E dall'inizio di quest'anno sono oltre dieci le chiese cattoliche che hanno subito attacchi importanti. L'ultimo episodio, appena un mese fa, il 17 marzo: ignoti hanno appiccato un incendio alla chiesa di San Sulpizio, la seconda più grande di Parigi, proprio dopo Notre Dame. Fortunatamente il pronto intervento dei vigili del fuoco ha limitato i danni alla distruzione della grande porta di legno del transetto meridionale e della vetrata soprastante. Però, evidentemente, incendiare le chiese non è proprio una novità.<br />Si può sperare che non sia questo il caso, ma c'è anche il rischio che, dato il livello di distruzione, non si potrà mai accertare la verità. Intanto consola il fatto che il Santissimo sia stato messo subito in salvo, così come la corona di spine - che si ritiene quella autentica della Passione di Gesù - e la tunica di san Luigi, che costituiscono parte del tesoro di Notre Dame.<br />E poi ci sono le centinaia, migliaia di parigini che spontaneamente si sono ritrovati nei pressi di Notre Dame per pregare ed elevare canti al Signore. Snobbati dai grandi media, ma ben presenti sui social. Un gesto spontaneo del popolo cristiano, che almeno ci dice che da qualche parte, in Francia, sotto la cenere, la fede è ancora viva. Ed è il punto da cui ripartire.<br /><br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Pietre morte, tornate a Dio" si chiede con quale anima si riedificherà Notre dame mentre in Francia e in Europa si abbandona Cristo e sorgono moschee.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 aprile 2019:<br />Il problema non sarà ricostruire i muri. Con le tecniche odierne a disposizione, il computer è in grado di ricostruire perfettamente, in ogni piega, in ogni singolo millimetro quella che era la Cattedrale di Notre Dame. Potremmo ricostruirne altre 10 di Notre dame, in Francia, in Cina in Cambogia. L'ansia moderna è quella di ricostruire com'era prima, perché a farci paura è la presenza di un vuoto. Dobbiamo riempirlo quel vuoto. Ma non sappiamo con che cosa.<br />Ricostruire subito non sarà un problema: sarà un problema invece - e questo è il vero dramma, la vera tragedia di un'Europa votata al suo suicidio - ricostruire quelle mura, quei legni e quegli affreschi che hanno retto per 900 anni cementando una civiltà che oggi definiamo medievale con quel disprezzo che proprio lì vicino, sulla rive gauche, ha iniziato a diffondersi per tutto il Vecchio continente nel nome della modernità. Il dramma sono quelle pietre che hanno visto e ci hanno protetto per tutti questi secoli, reggendo all'urto della storia e cementando un'Europa che da molto tempo ha voltato le spalle alla sua Signora.<br />Quelle pietre che hanno segnato l'unione di un popolo cristiano che oggi - semplicemente - non c'è più. Crollato sotto i colpi del meticciato relativista, ha smesso di essere tale quando questo uomo europeo ha iniziato a pensare di fare a meno di Dio, confidando soltanto nella sua fragile certezza. Ignorando gli avvertimenti che con amore di madre proprio in Francia sono stati dispensati a piene mani; e barattando con idoli di facile consumo i santi, i grandi santi della Francia. Dove siete? Dove sei François? E Bernadette? Dove siete tanti Luigi, dove sei Jean Marie, Giovanna, Teresina...? Salvate la Francia.<br />Quelle pietre erano state cementate da un amore che portava a Dio. Ecco perché interrogarsi sulla chiesa simbolo dell'Europa che non c'è più, significa inevitabilmente interrogarsi su Dio, sulla sua cacciata dal suolo. Non cadiamo nel tranello di chi dice che questo era un simbolo della città e che come pietosamente ha detto il presidente Macron "una parte di noi va in fiamme".<br />Ricostruire non sarà un problema, ma non si potrà riedificare, perché per questo serve quel cemento indispensabile dato da un popolo che amava Dio e che per esso edificava bellezza col gusto, il bisogno e il sapore dell'eterno. Perché eterna doveva sembrare ai nostri occhi Notre Dame, quello era il suo compito, garantire l'eternità del messaggio che annunciava e la vita in Cristo che prometteva. L'abbiamo distrutta. Abbiamo distrutto l'eterna felicità che pure ci aspetterebbe a braccia aperte.<br />Oggi quel popolo c'è? Con quale anima sarà in grado di riedificare la sua Notre dame? Con lo stesso spirito dei padri che l'hanno tirata su nel XII secolo? Senza fede si ricostruiscono pietre morte: "Le nostre ossa - dice Ezechiele - sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". Ma quelle pietre, come le ossa aride, possono ancora rivivere.<br />Notre Dame era ormai solo un simbolo storico-artistico che però concedeva a 12 milioni di turisti l'anno di avere un contatto - anche se breve, superficiale, estemporaneo - con quel divino che nella loro vita non c'era già più da tempo. "Non resterà più nulla", hanno detto le autorità. Perché il nulla è l'espressione magniloquente della superbia dell'uomo. Che oggi, se vuole ricostruire quel tempio deve tornare immediatamente a Dio, alla sua maestà, a rimetterlo con timore e fede al centro della propria vita.<br />C]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18272408</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2019 07:21:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18272408/cascioli_1_notre_dame.mp3" length="14361494" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5615

NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO di Riccardo Cascioli
Ci voleva un incendio che distruggesse la cattedrale di Notre Dame per far...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5615<br /><br />NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO di Riccardo Cascioli<br />Ci voleva un incendio che distruggesse la cattedrale di Notre Dame per far scoprire ai grandi laicisti italiani ed europei che il Medio Evo è il cuore della nostra civiltà. Per rendersi conto che quel vuoto improvviso laddove fino a ieri mattina si stagliavano la guglia e il tetto della cattedrale di Parigi provoca, chissà perché, un vuoto nel cuore di ciascuno, anche di quelli che magari non sono mai entrati in chiesa.<br />L'incendio, divampato improvviso alle 18.50 nella parte alta delle impalcature alzate per i necessari lavori di consolidamento, si è esteso rapidamente alla struttura in legno della cattedrale e in poco tempo sono crollati la guglia, che era stata ricostruita nella seconda metà dell'Ottocento dopo essere stata distrutta durante la Rivoluzione, e il tetto in legno, che era ancora quello originale terminato nel 1326. Nella nottata le fiamme, che per ore si sono levate alte sulla capitale francese, non erano ancora state spente.<br /><br />METAFORA DI UN'EUROPA CHE HA VOLTATO LE SPALLE A DIO<br />I vigili del fuoco hanno dovuto operare con grande difficoltà sia per la velocità con cui l'incendio si è propagato, sia per la difficoltà di accesso alla cattedrale. Inoltre non si è potuto intervenire con lanci d'acqua dall'alto - hanno detto gli esperti - perché avrebbe provocato danni maggiori a una struttura indebolita. E al proposito, intorno alle 23.30 il comandante dei pompieri, Jean-Claude Gallet, ha potuto affermare che la struttura portante dell'edificio è salva. Parole replicate poco dopo anche dal presidente francese Emmanuel Macron che, dalla piazza davanti a Notre Dame, ha rivolto un breve discorso ai francesi: «Il peggio è stato evitato, anche se la battaglia non è ancora del tutto vinta. Le prossime ore saranno difficili, ma grazie al coraggio dei vigili del fuoco la facciata e i due campanili non crolleranno», ha detto.<br />Magra consolazione, ci vorranno forse giorni per capire cosa si salverà davvero di questa cattedrale unica, anche all'interno di un gotico unico come quello francese. Ora, da Macron in giù, è tutto un promettere di ricostruire, ma cosa e come si ricostruirà sarà tutto da vedere.<br />La verità è che la cattedrale di Notre Dame, come l'abbiamo conosciuta, non c'è più e molto probabilmente nemmeno ci sarà più. Metafora di un'Europa che da tempo ha voltato le spalle alla fede che quella chiesa ha costruito. E con una coincidenza curiosa: mentre la Santa Sede esprime «choc e tristezza» e l'arcivescovo di Parigi ha invitato le chiese a suonare le campane a lutto, l'incendio di Notre Dame avviene appena quattro giorni dopo la firma di un accordo che dà il via ai lavori per la costruzione di una maxi-moschea alle porte di Parigi, capace di ospitare fino a 3mila persone. Una cattedrale gotica sparisce, una maxi-moschea nasce. Segni dei tempi si potrebbe dire, come i dubbi sulle cause dell'incendio.<br />È certamente troppo presto per verificare con precisione le cause del disastro, ma tutti si mostrano convinti che possa essersi trattato di un guasto elettrico all'impianto temporaneo attivato per i lavori di consolidamento. Potrebbe essere bastata una scintilla o poco più, si dice, per innescare il fuoco. Del resto diverse volte è capitato che incendi divampassero durante queste delicate opere di ristrutturazione.<br /><br />CENTINAIA DI ATTI DI VANDALISMO O DI PROFANAZIONE<br />Eppure si fa fatica a respingere un pensiero inquietante: non solo perché il responsabile dei lavori a Notre Dame si è mostrato molto scettico al proposito, dato che in quel momento non c'era nessuno nel cantiere. In fondo, si potrebbe dire, lui ha tutto l'interesse a sviare su altri la responsabilità dell'accaduto. 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E da allora è diventata una star internazionale. È stata invitata a parlare alla Conferenza sul clima tenutasi a Katowice (Polonia) lo scorso dicembre; poi al Forum economico mondiale di Davos. Ieri poi è arrivata la notizia della sua candidatura al Premio Nobel per la Pace.<br />Da mesi ogni venerdì salta la scuola per manifestare silenziosamente davanti al Parlamento (continuerà finché non saranno prese le agognate misure) e invece di prendersi due sculacciate ed essere trascinata a scuola dai genitori - come una volta sarebbe stato normale - è diventata un'eroina internazionale con tutti gli adulti ai suoi piedi; e i suoi Fridays for Future ("I venerdì per il futuro") sono diventati fonte d'ispirazione per gli studenti di tutto il mondo, che oggi infatti scioperano per chiedere ai governi di applicare immediatamente gli Accordi di Parigi allo scopo di salvare il clima e il futuro delle nuove generazioni.<br />Tutto ovviamente è spontaneo, secondo la narrazione ufficiale, e dovuto alla grande sensibilità dei giovani per le sorti di un pianeta che rischiano di vederselo consegnare devastato dai loro genitori. È la narrazione che viene ampiamente veicolata dai media occidentali, i quali del resto è da anni che promuovono l'allarmismo climatico.<br />Le cose però stanno un po' diversamente e hanno invece il sapore di un vero e proprio sfruttamento dei minori; un abuso perpetrato da potenti élite ai danni di bambini e ragazzi che per anni già sono stati fatti oggetto di una propaganda martellante sull'incombente catastrofe climatica.<br />Forse - e sottolineiamo forse - il fenomeno Greta può essere anche nato quasi per caso, ma il suo immediato successo lo si deve al fatto che ha "incontrato" una precisa strategia che mira proprio a creare un sollevamento della popolazione giovanile per costringere i governi ad approvare legislazioni ecologiste. Un esempio delle misure richieste lo troviamo nel recentissimo "Green New Deal" che è stato adottato dai Democratici negli Stati Uniti. [...]<br />Contrariamente a quanto si può ritenere seguendo i media occidentali, Greta non è affatto la prima adolescente a fare la leader ecologista: negli Stati Uniti ormai non si contano le sigle di associazioni di studenti impegnate in questo senso, compreso il Movimento "Zero Hour", fondato dalla 16enne Jamie Margolin, la cui marcia organizzata a Washington lo scorso 21 luglio è stata fonte d'ispirazione proprio per Greta.<br />Ma queste ragazze, indottrinate fin dalla più tenera età ai dogmi dell'ecologismo, sono diventate facile preda e docili armi nelle mani delle élite che stanno imponendo una dittatura globale in nome della lotta ai cambiamenti climatici. Dietro queste organizzazioni studentesche ci sono le solite ricche fondazioni americane - dai Rockefeller ai Gates - che tengono la regia dell'operazione. Documenti resi noti recentemente fanno risalire la pianificazione di un movimento studentesco a una riunione di associazioni ecologiste finanziate dalla Fondazione Rockefeller nel 2012 a La Jolla, in California. È in questi documenti presentati in quell'occasione che si trova il piano per promuovere marce degli studenti in tutto il mondo.<br />In ogni caso da quell'incontro è nata una strategia che prende a modello la battaglia svolta con successo contro l'industria del tabacco. Ovvero la strada dei tribunali, attraverso la denuncia delle industrie maggiormente responsabili dell'uso di combustibili fossili - ritenuti la principale causa dei cambiamenti climatici - e dei governi che non prendono misure per fermare le emissioni di CO2. Neanche a dirlo si tratta di una torta che vale centinaia di miliardi di dollari. Il coinvolgimento dei giovani e giovanissimi è funzionale a creare un impatto sull'opinione pubblica (chi non prova un senso di colpa davanti a figli e nipoti a cui staremmo negando il futuro?) e a rendere più efficace il ricorso in tribunale. Infatti, negli Stati Uniti si sono moltiplicate le azioni legali che estendono al clima la "Public trust doctrine", ovvero il principio giuridico per cui certe risorse naturali sono preservate assolutamente per l'uso pubblico.<br />Ma la causa più importante, che riassume tutta la strategia degli ecologisti radicali, avendo come obiettivo il Green New Deal e come protagonisti dei bambini, è quella ancora pendente davanti a un tribunale dell'Oregon. Si chiama Juliana vs United States, ed è stata iniziata nel 2015 sulla base della denuncia presentata da 21 bambini e adolescenti tra gli 8 e i 19 anni. Sul banco degli accusati l'allora presidente Barack Obama (oggi rimpiazzato da Donald Trump anche in questo giudizio) e diversi funzionari delle varie agenzie governative interessate. L'accusa al governo degli Stati Uniti è quella di violare i diritti dei giovani permettendo attività che provocano i cambiamenti climatici, e chiedono quindi al giudice di imporre al governo americano l'adozione di misure per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.<br />I 21 ragazzi, in gran parte minorenni, sono assistiti dalla Our Children's Trust, organizzazione di avvocati ecologisti creata apposta per questo genere di operazioni, e sono rappresentati dal climatologo James Hansen, uno dei principali attivisti che ha reso popolare la teoria del riscaldamento globale antropico (cioè causato dalle attività umane). I ragazzi che hanno portato i presidenti degli Usa in giudizio sono stati attentamente selezionati tra coloro che sono stati vittime di catastrofi naturali, che hanno avuto case distrutte da uragani, alluvioni o incendi.<br />Bambini e adolescenti sono diventati dunque carne da cannone per le élite ecologiste che dominano il mondo. E la questione non riguarda solo gli Stati Uniti. La stessa Greta deve la sua fama a un esperto di Pubbliche relazioni, Ingmar Rentzhog, anche lui militante ecologista, che ha reso virale su Instagram la foto di Greta seduta da sola, con un cartello, sulle scale davanti al Parlamento, lo scorso agosto. E subito a Greta si è affiancato un altro noto attivista svedese, Bo Thorén, esponente del movimento ecologista radicale internazionale Extinction Rebellion.<br />Oltretutto Greta è affetta dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non provoca ritardi cognitivi, ma crea problemi nelle interazioni sociali, oltre a schemi di comportamento ripetitivi e attività e interessi ristretti. La macchina della propaganda ecologista si serve dunque anche delle caratteristiche comportamentali di una ragazzina per promuovere la propria agenda.<br />Quello a cui stiamo assistendo è dunque un vero e proprio abuso di minori, a vantaggio di alcune élite globaliste che sulla pelle dei ragazzi stanno muovendo miliardi di dollari. E noi abbiamo fior di opinionisti cattolici che esaltano la marcia odierna e le campagne ecologiste pensando di difendere i poveri.<br /><br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Strage in moschea: le radici ecologiste dell'odio razziale" parla della strage in moschea e dell'ecoterrorista australiano.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 marzo 2019:<br />A giudicare da quasi tutti i servizi dei nostri telegiornali, il 15 marzo il mondo si è diviso in buoni e cattivi, senza vie di mezzo. I buoni sono milioni di ragazzi scesi in piazza per la lotta al cambiamento climatico. Il cattivo assoluto è il terrorista australiano Brenton Tarrant, autore delle stragi nelle due moschee di Christchurch, Nuova Zelanda. E soprattutto i cattivi, alle sue spalle, i suoi ispiratori sono i suprematisti bianchi. Le due categorie sono considerate antitetiche: da una parte c'è chi predica la salvezza del pianeta, dall'altra la distruzione del diverso. E se invece avessero la stessa fonte di ispirazione?<br />Erano evidenti gli ispiratori (sia eventi che persone) del folle gesto di Tarrant, i cui nomi erano scritti sui caricatori dei suoi fucili. Erano personaggi storici come Carlo Martello e il doge di Venezia (e vincitore di Lepanto) Sebastiano Venier, contemporanei come il mancato terrorista di Macerata Luca Traini, eventi come gli stupri di Rotherham. Ma quali erano le sue idee? Si definiva "Eco-fascista", dove "Eco" non era solo un fronzolo. Il catastrofismo ecologista era infatti una delle molle principali, se non la principale, che ha fatto scattare la sua furia omicida. Soprattutto la paura per la vecchia e mai tramontata idea della "bomba demografica", che fece la fortuna dell'ambientalista Paul R. Ehrlich. La Bomba demografica, libro del 1968 che sta ispirando due generazioni di politici, parte dall'assunto classico che la crescita della popolazione supererà in velocità la crescita delle risorse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18279072</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 08:31:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18279072/cascioli_2_greta.mp3" length="16007835" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5582

LA 16ENNE SVEDESE GRETA THUNBERG SOFFRE DI AUTISMO E VIENE SFRUTTATA DALLE ELITE ECOLOGISTE PER MOTIVI ECONOMICI di Riccardo Cascioli
Ma davvero qualcuno è disposto a credere che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5582" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5582</a><br /><br />LA 16ENNE SVEDESE GRETA THUNBERG SOFFRE DI AUTISMO E VIENE SFRUTTATA DALLE ELITE ECOLOGISTE PER MOTIVI ECONOMICI di Riccardo Cascioli<br />Ma davvero qualcuno è disposto a credere che il movimento studentesco mondiale che oggi sciopera da scuola e scende in piazza in un centinaio di Paesi in tutto il mondo per «salvare il pianeta», abbia origine da una ragazzina svedese che pratica la disobbedienza civile?<br />Greta Thunberg, 16 anni, è diventata famosa lo scorso agosto per una foto che la ritrae seduta da sola davanti al Parlamento svedese con un cartello che chiede l'applicazione degli Accordi di Parigi sul clima. E da allora è diventata una star internazionale. È stata invitata a parlare alla Conferenza sul clima tenutasi a Katowice (Polonia) lo scorso dicembre; poi al Forum economico mondiale di Davos. Ieri poi è arrivata la notizia della sua candidatura al Premio Nobel per la Pace.<br />Da mesi ogni venerdì salta la scuola per manifestare silenziosamente davanti al Parlamento (continuerà finché non saranno prese le agognate misure) e invece di prendersi due sculacciate ed essere trascinata a scuola dai genitori - come una volta sarebbe stato normale - è diventata un'eroina internazionale con tutti gli adulti ai suoi piedi; e i suoi Fridays for Future ("I venerdì per il futuro") sono diventati fonte d'ispirazione per gli studenti di tutto il mondo, che oggi infatti scioperano per chiedere ai governi di applicare immediatamente gli Accordi di Parigi allo scopo di salvare il clima e il futuro delle nuove generazioni.<br />Tutto ovviamente è spontaneo, secondo la narrazione ufficiale, e dovuto alla grande sensibilità dei giovani per le sorti di un pianeta che rischiano di vederselo consegnare devastato dai loro genitori. È la narrazione che viene ampiamente veicolata dai media occidentali, i quali del resto è da anni che promuovono l'allarmismo climatico.<br />Le cose però stanno un po' diversamente e hanno invece il sapore di un vero e proprio sfruttamento dei minori; un abuso perpetrato da potenti élite ai danni di bambini e ragazzi che per anni già sono stati fatti oggetto di una propaganda martellante sull'incombente catastrofe climatica.<br />Forse - e sottolineiamo forse - il fenomeno Greta può essere anche nato quasi per caso, ma il suo immediato successo lo si deve al fatto che ha "incontrato" una precisa strategia che mira proprio a creare un sollevamento della popolazione giovanile per costringere i governi ad approvare legislazioni ecologiste. Un esempio delle misure richieste lo troviamo nel recentissimo "Green New Deal" che è stato adottato dai Democratici negli Stati Uniti. [...]<br />Contrariamente a quanto si può ritenere seguendo i media occidentali, Greta non è affatto la prima adolescente a fare la leader ecologista: negli Stati Uniti ormai non si contano le sigle di associazioni di studenti impegnate in questo senso, compreso il Movimento "Zero Hour", fondato dalla 16enne Jamie Margolin, la cui marcia organizzata a Washington lo scorso 21 luglio è stata fonte d'ispirazione proprio per Greta.<br />Ma queste ragazze, indottrinate fin dalla più tenera età ai dogmi dell'ecologismo, sono diventate facile preda e docili armi nelle mani delle élite che stanno imponendo una dittatura globale in nome della lotta ai cambiamenti climatici. Dietro queste organizzazioni studentesche ci sono le solite ricche fondazioni americane - dai Rockefeller ai Gates - che tengono la regia dell'operazione. Documenti resi noti recentemente fanno risalire la pianificazione di un movimento studentesco a una riunione di associazioni ecologiste finanziate dalla Fondazione Rockefeller nel 2012 a La Jolla, in California. È in questi documenti presentati in quell'occasione che si trova il piano per promuovere marce degli studenti in tutto il mondo.<br />In ogni caso da...]]></itunes:summary><itunes:duration>1001</itunes:duration><itunes:keywords>autismo,ecologismo,greta,ideologia,sfruttamento,thunberg</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fac95b30161586a0d1fac7cbd3b34243.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ombra della dittatura gay sul Meeting di Rimini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ombra-della-dittatura-gay-sul-meeting-di-rimini--56948581</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3889" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3889</a><br /><br />L'OMBRA DELLA DITTATURA GAY SUL MEETING DI RIMINI di Riccardo Cascioli<br /><br />Quella che segue è una storia triste, che chi - come il sottoscritto - ha seguito e vissuto con affetto e passione il Meeting di Rimini fin dalla prima edizione, non avrebbe mai pensato di dover scrivere; né lo avrebbe voluto. Perché la storia ci dice che si è arrivati alla censura di un ordine religioso (fedele alla Chiesa) per acquiescenza a intimidazioni esterne. Ma andiamo con ordine.<br />ARGOMENTI SCOTTANTI EVITATI<br />Come ormai è noto da alcuni anni il Meeting di Rimini - seguendo le indicazioni dei vertici di Comunione e Liberazione - evita accuratamente di affrontare argomenti che possano creare polemiche o strumentalizzazioni da parte del mondo laico o anche all'interno della Chiesa; evita qualsiasi intervento che possa essere etichettato come battaglia culturale e che possa essere considerata una forma di contrapposizione. L'obiettivo è invece affrontare quella che viene individuata come la radice del problema umano. È così che anche quando si mette a tema l'uomo, l'antropologia, l'io si evitano accuratamente incontri che diano un giudizio su quanto sta dividendo la società italiana: il gender, la definizione della famiglia, la vita, e così via. Questo solo per spiegare il contesto in cui si sviluppano i fatti di questi giorni.<br />All'interno dei padiglioni della Fiera di Rimini, oltre alle mostre ufficiali del Meeting, alle sale per gli incontri e agli spazi per gli sponsor, ci sono in questa settimana molti stand che altrettante associazioni pagano per farsi conoscere, per incontrare o poter proporre le proprie iniziative ai visitatori dell'incontro riminese. Tra questi stand da diversi anni spicca la libreria delle Edizioni Studio Domenicano (ESD), la casa editrice dell'Ordine dei predicatori fondato da San Domenico. È uno stand che in questi anni è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tante persone che affollano i locali della fiera perché offre ogni giorno diverse possibilità d'incontro: alle 12.45 un momento di preghiera e di testimonianza; alle 16 un incontro di teologia o spiritualità con uno dei padri domenicani; alle 18 un incontro sull'attualità, bioetica e famiglia soprattutto, temi di cui è esperto padre Giorgio Maria Carbone, direttore della casa editrice bolognese nonché collaboratore de La Nuova BQ.<br />PARLO ANCH'IO! NO TU NO!<br />E ogni sera infatti padre Carbone si fa affiancare da amici - giornalisti, medici, scienziati - per affrontare questi temi. O perlomeno li affrontava. Quest'anno infatti, il tema ricorrente alle 18 era il gender, tema a cui padre Carbone ha dedicato anche un agile libro, di cui abbiamo già parlato anche su La Nuova BQ, e che spiega in modo semplice ma rigoroso origine, sviluppo ed obiettivi dell'ideologia gender.<br />Nelle prime due sere di Meeting, giovedì e venerdì, è stato il sottoscritto a tenere compagnia al padre domenicano, ma la crescente popolarità di questi incontri - almeno un centinaio di persone a sera - deve aver attirato la curiosità di qualcuno. Così all'incontro di sabato, che al fianco di padre Carbone vedeva il dottor Renzo Puccetti (altro collaboratore della Nuova BQ), si sono presentati in modo fraudolento due giornalisti di Repubblica, Francesco Gilioli e Giulia Costetti, che spacciandosi per un service ad uso del Meeting hanno filmato l'intero incontro, ovviamente alla caccia di una qualche frase che potesse "incriminare" i relatori.<br />Così di lì a poco sul sito di Repubblica è apparso un breve servizio con un video del discorso di padre Carbone, titolato: «Meeting Rimini, "Le coppie omosessuali più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio"», con un testo che spiega che si tratta di «una singolare teoria di padre Giorgio Carbone» (affermazione ripetuta su Repubblica di ieri). Doppia menzogna: primo, perché si fa credere che si tratti di una posizione del Meeting di Rimini o di uno dei relatori invitati al Meeting, mentre si tratta semplicemente di un evento all'interno di uno stand ospitato che con il programma ufficiale non c'entra nulla; secondo, perché quella enunciata non è una teoria - men che meno singolare - di padre Carbone, bensì il risultato di uno studio approfondito sulla popolazione danese svolto da due ricercatori - M. Frisch e J. Simonsen - e pubblicato nel 2013 nell'International Journal of Epidemiology. Si chiama "Matrimonio, coabitazione e mortalità in Danimarca: studio nazionale su 6,5 milioni di persone seguite per tre decenni (1982-2011)". Lo studio è citato a pagina 65 del libro "Gender - L'anello mancante?", appunto scritto da padre Carbone, il quale si sforza con questo di spiegare che bisogna partire dalla realtà, dai dati veri, e non dall'ideologia.<br />IL TERRIBILE PRETE AL MEETING<br />Ad ogni modo è bastato il titolo ad effetto di Repubblica - tanti giornalisti purtroppo non si preoccupano neanche di leggere quel che c'è scritto negli articoli che vengono citati - per far rimbalzare ovunque la notizia di un prete al meeting che dice cose terribili sui gay. Non contenti, i due giornalisti - che in un paese serio sarebbero sanzionati per violazione della deontologia professionale - hanno approfittato della presenza in fiera per giocare un brutto scherzo anche ai volontari del Meeting. Si sono portati due dei libriccini per bambini di scuola materna di cui il neo-sindaco di Venezia Brugnaro ha vietato la diffusione nelle scuole comunali, e - senza spiegare nulla - ne hanno fatto leggere qualche pagina a volontari del Meeting pescati qua e là nella fiera. I quali, non sapendo neanche il motivo di quella richiesta, nelle poche battute lette non hanno trovato nulla di strano. Ed ecco perciò un secondo video, pubblicato sul sito di Repubblica insieme a quello di padre Carbone, che spiega come «I ciellini leggono i libri "gender" ritirati dalle scuole: "Ma non c'è nulla di scandaloso"».<br />L'effetto voluto è chiaro, e anche la figura barbina assicurata a ospiti e volontari del Meeting.<br />Avendo presente anche il fresco esempio del Papa, ci si sarebbe potuto aspettare che la direzione del Meeting prendesse almeno i due giornalisti mattacchioni di Repubblica e ritirasse loro l'accredito, viste le evidenti violazioni del codice deontologico. Si possono esprimere tutte le opinioni che si vogliono ma quando si scrivono falsità e si ingannano gli interlocutori, invocare la libertà di stampa è un insulto alla nostra professione. Del resto se il fondatore di quel giornale ammette candidamente di inventarsi i contenuti delle conversazioni con il Papa che pubblica, non ci si può aspettare molto di meglio da chi lavora per lui. E infatti, non paghi, Gilioli e Costetti ieri pomeriggio si sono presentati all'incontro delle 16 e malgrado padre Carbone abbia diffidato pubblicamente dal registrare l'incontro, minacciando azioni legali, i due hanno proseguito imperterriti, infischiandosene di ogni regola e contando evidentemente sull'impunità.<br />Dunque, un duro richiamo a rispettare fatti e persone ci si aspettava dalla direzione del Meeting. Che invece ha preferito prendersela con padre Carbone, invitandolo gentilmente a sospendere gli incontri sul gender per non prestarsi a ulteriori strumentalizzazioni. Ecco calare così la censura su argomenti che pure il popolo del Meeting dimostra di voler conoscere meglio. Non per niente ieri sera alle 18, dopo l'annuncio della cancellazione dell'incontro che prevedeva anche l'intervento delle giornaliste Benedetta Frigerio (Tempi) e Raffaella Frullone (Radio InBlu), le tante persone presenti hanno continuato a restare sul posto proprio per approfondire il tema del gender.<br />TUTTO PREVISTO: E' LA DITTATURA GAY<br />Già questo atteggiamento del Meeting basterebbe per lasciare sconcertati, anche se padre Carbone ha giustamente detto dal microfono che quanto accaduto è in qualche modo già previsto nel suo libro. Leggiamo infatti a pagina 139: «Come ogni teoria che non ha alcuna aderenza alla realtà, anche le teorie del gender si stanno imponendo come ideologia e dittatura. Se non sei in linea con la prospettiva di genere e il pensiero gender, il minimo che tu possa ricevere è sentirti dire che sei un reazionario e arretrato fondamentalista, un troglodito rozzo e bigotto. In questo modo i dittatori del gender rendono impossibile qualsiasi possibilità di dialogo e confronto. Limitano la libertà di pensiero e di espressione, ad esempio introducendo nuovi reati di pensiero, come l'omofobia e la transfobia (…) e discriminano chi non si adegua a questa nuova visione dell'uomo». La novità è che questo accada anche al Meeting di Rimini, la prova che gli spazi di libertà si stanno inesorabilmente restringendo.<br />Dicevo che già questo basterebbe per lasciare sconcertati. Ma purtroppo c'è anche di più. Ieri sera infatti è stata ancora una volta Repubblica - con evidente soddisfazione - a dare ufficialmente la notizia della sospensione degli incontri allo stand delle Edizioni Studio Domenicano, con queste parole: «Giù la saracinesca, fine dei dibattiti. Non è piaciuta alla direzione del meeting di Rimini l'intraprendenza]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56948581</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2015 22:08:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56948581/l_ombra_della_dittatura_gay_sul_meeting_di_rimini.mp3" length="11600919" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3889

L'OMBRA DELLA DITTATURA GAY SUL MEETING DI RIMINI di Riccardo Cascioli

Quella che segue è una storia triste, che chi - come il sottoscritto - ha seguito e vissuto con affetto e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3889" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3889</a><br /><br />L'OMBRA DELLA DITTATURA GAY SUL MEETING DI RIMINI di Riccardo Cascioli<br /><br />Quella che segue è una storia triste, che chi - come il sottoscritto - ha seguito e vissuto con affetto e passione il Meeting di Rimini fin dalla prima edizione, non avrebbe mai pensato di dover scrivere; né lo avrebbe voluto. Perché la storia ci dice che si è arrivati alla censura di un ordine religioso (fedele alla Chiesa) per acquiescenza a intimidazioni esterne. Ma andiamo con ordine.<br />ARGOMENTI SCOTTANTI EVITATI<br />Come ormai è noto da alcuni anni il Meeting di Rimini - seguendo le indicazioni dei vertici di Comunione e Liberazione - evita accuratamente di affrontare argomenti che possano creare polemiche o strumentalizzazioni da parte del mondo laico o anche all'interno della Chiesa; evita qualsiasi intervento che possa essere etichettato come battaglia culturale e che possa essere considerata una forma di contrapposizione. L'obiettivo è invece affrontare quella che viene individuata come la radice del problema umano. È così che anche quando si mette a tema l'uomo, l'antropologia, l'io si evitano accuratamente incontri che diano un giudizio su quanto sta dividendo la società italiana: il gender, la definizione della famiglia, la vita, e così via. Questo solo per spiegare il contesto in cui si sviluppano i fatti di questi giorni.<br />All'interno dei padiglioni della Fiera di Rimini, oltre alle mostre ufficiali del Meeting, alle sale per gli incontri e agli spazi per gli sponsor, ci sono in questa settimana molti stand che altrettante associazioni pagano per farsi conoscere, per incontrare o poter proporre le proprie iniziative ai visitatori dell'incontro riminese. Tra questi stand da diversi anni spicca la libreria delle Edizioni Studio Domenicano (ESD), la casa editrice dell'Ordine dei predicatori fondato da San Domenico. È uno stand che in questi anni è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tante persone che affollano i locali della fiera perché offre ogni giorno diverse possibilità d'incontro: alle 12.45 un momento di preghiera e di testimonianza; alle 16 un incontro di teologia o spiritualità con uno dei padri domenicani; alle 18 un incontro sull'attualità, bioetica e famiglia soprattutto, temi di cui è esperto padre Giorgio Maria Carbone, direttore della casa editrice bolognese nonché collaboratore de La Nuova BQ.<br />PARLO ANCH'IO! NO TU NO!<br />E ogni sera infatti padre Carbone si fa affiancare da amici - giornalisti, medici, scienziati - per affrontare questi temi. O perlomeno li affrontava. Quest'anno infatti, il tema ricorrente alle 18 era il gender, tema a cui padre Carbone ha dedicato anche un agile libro, di cui abbiamo già parlato anche su La Nuova BQ, e che spiega in modo semplice ma rigoroso origine, sviluppo ed obiettivi dell'ideologia gender.<br />Nelle prime due sere di Meeting, giovedì e venerdì, è stato il sottoscritto a tenere compagnia al padre domenicano, ma la crescente popolarità di questi incontri - almeno un centinaio di persone a sera - deve aver attirato la curiosità di qualcuno. Così all'incontro di sabato, che al fianco di padre Carbone vedeva il dottor Renzo Puccetti (altro collaboratore della Nuova BQ), si sono presentati in modo fraudolento due giornalisti di Repubblica, Francesco Gilioli e Giulia Costetti, che spacciandosi per un service ad uso del Meeting hanno filmato l'intero incontro, ovviamente alla caccia di una qualche frase che potesse "incriminare" i relatori.<br />Così di lì a poco sul sito di Repubblica è apparso un breve servizio con un video del discorso di padre Carbone, titolato: «Meeting Rimini, "Le coppie omosessuali più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio"», con un testo che spiega che si tratta di «una singolare teoria di padre Giorgio Carbone» (affermazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>726</itunes:duration><itunes:keywords>frischsimonsen,ideologia,meetingcl,padrecarbone,rimini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eac528ed6366bce00dcff19b1eac6ca1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ambientalismo contro l uomo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ambientalismo-contro-l-uomo--64005944</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3603" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3603</a><br /><br />AMBIENTALISMO CONTRO L'UOMO di Riccardo Cascioli<br /> <br />Quando si arriva a organizzare una giornata di protesta mondiale contro i cambiamenti climatici - come è accaduto lo scorso settembre - e tutti la prendono drammaticamente sul serio, vuol dire che, almeno dal punto di vista culturale, siamo davvero arrivati al capolinea. Basterebbe infatti ripescare tra i ricordi scolastici per rendersi conto che i cambiamenti climatici sono la normalità, sono parte della natura: non solo ci sono state cinque ere glaciali con relative ere interglaciali, ma anche l'era interglaciale - come quella che stiamo vivendo - è soggetta a variazioni notevoli nel corso dei secoli. Protestare contro i cambiamenti climatici è perciò come fare uno sciopero contro lo scorrere del tempo.<br />È l'esempio più eclatante del delirio di onnipotenza che si è impossessato dell'uomo moderno (o post-moderno come si ama tanto dire). Proprio mentre si sostiene che l'uomo deve "diminuire" perché con la sua presenza e attività sta bruciando il pianeta - e questa sarebbe la causa del cambiamento del clima -, si afferma in realtà che l'uomo è in grado di controllare il mondo, ad esempio aumentando o diminuendo la temperatura della terra con la stessa facilità con cui si manovra il termostato dei caloriferi in casa. Così si arriva ad esempio a firmare accordi sul clima che prevedono impegni per contenere l'aumento di temperatura di due gradi entro il 2100. È un impegno che implica la conoscenza esatta dei meccanismi di variazione del clima e dello temperature, cosa che invece non è neanche lontanamente possibile per la scienza attuale. Eppure ci sono fior di scienziati e di politici che ci credono (o fanno finta di crederci), e con loro trascinano l'opinione pubblica.<br />IL TRIONFO DELLA SECOLARIZZAZIONE<br />È il dramma di un mondo secolarizzato, dove avendo voluto allontanare Dio dall'orizzonte si è ormai incapaci di guardare alla realtà per quello che è. L'equilibrio che si è rotto non è quello della natura, ma quello dell'uomo. E nello stesso tempo anche nella Chiesa si è persa la capacità di generare cultura, con un drammatico cedimento alla mentalità dominante. Ecco così che oggi singoli e comunità cattoliche pensano di affrontare periodi di nubifragi o di siccità diminuendo le emissioni di anidride carbonica (il "mattone della vita" oggi trasformato in sostanza killer) quando per secoli i cattolici - riconoscendo che Gesù è il Signore della natura - pregavano Dio e magari istituivano processioni penitenziali. Ed ecco anche autorevoli esponenti cattolici parlare come un qualsiasi leader del WWF o di Greenpeace.<br />Tale cedimento culturale è ben rappresentato dalla confusione che si fa intorno ai termini. Da qualche anno, infatti, è diventato di uso comune nella Chiesa parlare o educare alla "salvaguardia (o custodia) del Creato". Giusto, per carità, ma si usa questo concetto come se fosse l'equivalente cristiano di "difesa dell'ambiente". Insomma, l'unico tratto originale del cristianesimo è ridotto a un uso di diversi termini, ma che in fondo significano la stessa cosa.<br />Invece, "salvaguardia del Creato" e "difesa dell'ambiente" hanno significati diametralmente opposti e, casomai, dovrebbero mettere in risalto la visione anti-umana dell'ecologismo oggi imperante.<br />DUE CONCEZIONI OPPOSTE<br />Cosa si intende infatti oggi per ambiente? È la natura che circonda l'uomo, ma dove l'uomo tende a creare problemi con la sua presenza e attività. Si immagina cioè la natura come un meccanismo di per sé in perfetto equilibrio, per quanto delicato. Così l'uomo dovrebbe rispettare questo equilibrio "muovendosi" il meno possibile, cosa che però non fa. Ed è qui allora che si invoca la mano dura dello Stato che imponga leggi ferree al riguardo (le politiche energetiche legate al clima vanno in questa direzione, ma anche il controllo delle nascite nei Paesi poveri). L'ambiente è perciò qualcosa di sostanzialmente estraneo all'uomo, qualcosa che lo circonda, con cui deve convivere ma che starebbe molto meglio senza presenza umana. Il culmine di questa cultura sta nella famosa "Ipotesi Gaia", teoria dello scienziato britannico James Lovelock, che si rifà all'antica divinità greca. "Gaia" significa che la Terra è vista come un organismo vivente, che ha in sé tutti gli strumenti per autoregolarsi. In questo meccanismo perfetto si inserisce l'uomo che la attacca come un virus. Ed ecco allora che la Terra reagisce esattamente come il nostro organismo quando viene attaccato da virus e batteri: con l'aumento della temperatura. Non è un caso che nel linguaggio comune, riferendosi al fenomeno del riscaldamento globale, si usi parlare di "febbre del pianeta": si indica esattamente questa realtà di un organismo vivente attaccato da un virus.<br />L'uomo dunque è il nemico, e non per niente si usa correntemente l'espressione «difesa dell'ambiente». Ci si difende perché qualcuno attacca o minaccia. In questa concezione dunque c'è un rapporto conflittuale tra l'uomo e l'ambiente, in cui l'uomo è ovviamente il cattivo. Prevale una visione prettamente negativa della persona umana, che molto deve anche all'eredità del protestantesimo. Non a caso, i primi movimenti dichiaratamente ecologisti nascono alla fine dell'800 negli Stati Uniti e nell'Europa del Nord, derivanti dalle Società di Eugenetica, con lo scopo di "conservare" la natura. Creano cioè le riserve naturali, i parchi, aree protette dove l'uomo non può entrare (se non coloro che si autoinvestono del potere di decidere cosa è naturale e cosa no) e hanno lo scopo di guadagnare quanta più natura è possibile, strappandola agli insediamenti umani.<br />In questa visione entrano anche chiari elementi neo-pagani: così che l'idea di "conservare" si estende all'insieme dell'attività umana, al punto che ai nostri giorni viene ormai considerato un ideale «lasciare il mondo ai nostri figli così come l'abbiamo ricevuto dai nostri genitori». È una visione statica, immobilistica, peraltro tipica anche di tante culture tribali che vedono nel cambiamento - sia esso sociale o della natura - una minaccia, con relativi colpevoli (il malato, il diverso) che devono essere sacrificati per salvare la comunità, la tribù. In questa prospettiva si comprende meglio il perché della paura attuale davanti ai cambiamenti climatici, e i "sacrifici" che vengono chiesti.<br />LA NOVITÀ CRISTIANA<br />Nulla di più lontano da una vera concezione cristiana. Il Creato non ha nulla a che spartire con la concezione di ambiente così come l'abbiamo descritta. Parlare di Creato vuoi dire anzitutto riconoscere che c'è un Creatore, che ha dunque stabilito un ordine e un fine. E l'uomo è il vertice della creazione, tutto ciò che lo circonda è a lui finalizzato. Tanto che Gesù si è incarnato per salvare l'uomo, non per redimere le anatre o salvare le piante di insalata. Non c'è dunque estraneità o conflitto tra l'uomo e la natura che lo circonda, anche se il peccato originale fa sì che l'uomo possa eventualmente ferire il Creato. Soltanto la memoria dell'appartenenza a Dio rende l'uomo responsabile nell'uso di tutto ciò che lo circonda e che per lui è stato creato. Per questo, una volta papa Benedetto XVI ebbe a dire che la minaccia più grave per l'ambiente è l'ateismo.<br />L'equilibrio dunque non sta né nell'immobilismo né in una "scomparsa" dell'uomo, ma nella coscienza che l'uomo ha di appartenere a Dio. Dalla Dottrina sociale della Chiesa si ricava una formuletta che sintetizza questa visione: la natura è per l'uomo, ma l'uomo è per Dio. Il Cantico delle Creature di san Francesco, lungi dall'essere un testo anche lontanamente ecologista, è la perfetta traduzione dell'approccio cristiano: la lode a Dio per tutti i doni ricevuti è proprio il riconoscimento di una Signorìa più grande che spinge l'uomo a usare responsabilmente di tutto ciò che lo circonda. Non serve uno Stato che terrorizzi sulle terribili conseguenze - perlopiù inventate - dello spreco di risorse, basta riconoscere che dipendiamo da Dio.<br />C'è dunque una visione positiva, realistica, sia dell'uomo sia della natura, lontana sia dallo sfruttamento selvaggio delle risorse sia dalla divinizzazione della natura stessa, che sono i due estremi (entrambi ben presenti nella nostra società) tra cui oscilla l'uomo quando perde il riferimento a Dio.<br />Non prevale perciò la necessità di "difendere" l'ambiente ma di custodirlo, come farebbe un bravo giardiniere con il terreno che gli è affidato. La Creazione non è infatti un dato acquisito all'origine, è un qualcosa a cui l'uomo è chiamato a collaborare con il suo lavoro. In fondo la storia ce lo dimostra: se è vero che gli uomini hanno provocato anche catastrofi ambientali, non è meno vero che nel corso dei secoli la presenza umana ha reso belli e umanamente godibili tantissimi territori che erano malsani e inospitali. Il giardiniere non "conserva", ma "sviluppa", migliora ciò che gli è affidato: mette delle piante, inserisce nuove specie che meglio si adattano a quel particolare terreno, si preoccupa di alimentare il terreno, studia delle possibilità di disposizioni che valorizzino quell'ambiente anche con i colori delle diverse varietà di fiori, e così via.<br />LA DEFINIZIONE DI RISORSA<br />Il modo di affrontare i temi ambientali, dunque, dipende in realtà dalla concezione di uomo che abbiamo, e questa a sua volta dipende dal riconoscere o meno il Creatore.<br />Non è una differenza da poco; le conseguenze, anche politiche, sono enormi. Basti pensare all'attuale ossessione per le risorse naturali, del cui rapido esaurimento è ovviamente accusato l'uomo. Stando all'ecologismo, che oggi domina anche nei testi scolastici, è la Terra che produce risorse che l'uomo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64005944</guid><pubDate>Wed, 04 Feb 2015 18:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64005944/ambientalismo_contro_l_uomo.mp3" length="13945252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3603

AMBIENTALISMO CONTRO L'UOMO di Riccardo Cascioli
 
Quando si arriva a organizzare una giornata di protesta mondiale contro i cambiamenti climatici - come è accaduto lo scorso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3603" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3603</a><br /><br />AMBIENTALISMO CONTRO L'UOMO di Riccardo Cascioli<br /> <br />Quando si arriva a organizzare una giornata di protesta mondiale contro i cambiamenti climatici - come è accaduto lo scorso settembre - e tutti la prendono drammaticamente sul serio, vuol dire che, almeno dal punto di vista culturale, siamo davvero arrivati al capolinea. Basterebbe infatti ripescare tra i ricordi scolastici per rendersi conto che i cambiamenti climatici sono la normalità, sono parte della natura: non solo ci sono state cinque ere glaciali con relative ere interglaciali, ma anche l'era interglaciale - come quella che stiamo vivendo - è soggetta a variazioni notevoli nel corso dei secoli. Protestare contro i cambiamenti climatici è perciò come fare uno sciopero contro lo scorrere del tempo.<br />È l'esempio più eclatante del delirio di onnipotenza che si è impossessato dell'uomo moderno (o post-moderno come si ama tanto dire). Proprio mentre si sostiene che l'uomo deve "diminuire" perché con la sua presenza e attività sta bruciando il pianeta - e questa sarebbe la causa del cambiamento del clima -, si afferma in realtà che l'uomo è in grado di controllare il mondo, ad esempio aumentando o diminuendo la temperatura della terra con la stessa facilità con cui si manovra il termostato dei caloriferi in casa. Così si arriva ad esempio a firmare accordi sul clima che prevedono impegni per contenere l'aumento di temperatura di due gradi entro il 2100. È un impegno che implica la conoscenza esatta dei meccanismi di variazione del clima e dello temperature, cosa che invece non è neanche lontanamente possibile per la scienza attuale. Eppure ci sono fior di scienziati e di politici che ci credono (o fanno finta di crederci), e con loro trascinano l'opinione pubblica.<br />IL TRIONFO DELLA SECOLARIZZAZIONE<br />È il dramma di un mondo secolarizzato, dove avendo voluto allontanare Dio dall'orizzonte si è ormai incapaci di guardare alla realtà per quello che è. L'equilibrio che si è rotto non è quello della natura, ma quello dell'uomo. E nello stesso tempo anche nella Chiesa si è persa la capacità di generare cultura, con un drammatico cedimento alla mentalità dominante. Ecco così che oggi singoli e comunità cattoliche pensano di affrontare periodi di nubifragi o di siccità diminuendo le emissioni di anidride carbonica (il "mattone della vita" oggi trasformato in sostanza killer) quando per secoli i cattolici - riconoscendo che Gesù è il Signore della natura - pregavano Dio e magari istituivano processioni penitenziali. Ed ecco anche autorevoli esponenti cattolici parlare come un qualsiasi leader del WWF o di Greenpeace.<br />Tale cedimento culturale è ben rappresentato dalla confusione che si fa intorno ai termini. Da qualche anno, infatti, è diventato di uso comune nella Chiesa parlare o educare alla "salvaguardia (o custodia) del Creato". Giusto, per carità, ma si usa questo concetto come se fosse l'equivalente cristiano di "difesa dell'ambiente". Insomma, l'unico tratto originale del cristianesimo è ridotto a un uso di diversi termini, ma che in fondo significano la stessa cosa.<br />Invece, "salvaguardia del Creato" e "difesa dell'ambiente" hanno significati diametralmente opposti e, casomai, dovrebbero mettere in risalto la visione anti-umana dell'ecologismo oggi imperante.<br />DUE CONCEZIONI OPPOSTE<br />Cosa si intende infatti oggi per ambiente? È la natura che circonda l'uomo, ma dove l'uomo tende a creare problemi con la sua presenza e attività. Si immagina cioè la natura come un meccanismo di per sé in perfetto equilibrio, per quanto delicato. Così l'uomo dovrebbe rispettare questo equilibrio "muovendosi" il meno possibile, cosa che però non fa. Ed è qui allora che si invoca la mano dura dello Stato che imponga leggi ferree al riguardo (le politiche energetiche...]]></itunes:summary><itunes:duration>872</itunes:duration><itunes:keywords>ambientalismo,green,mondosecolarizzato,soluzione,uomomoderno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc9d8cd1d7dc8ba2e091a31ed97d43d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
