<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Rino Cammilleri - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Rino%20Cammilleri</link><description><![CDATA[Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3571251/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a6aa8fb617f8bce2c42ed1affe6a836.jpg</url><title>Rino Cammilleri - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Rino%20Cammilleri</link></image><lastBuildDate>Wed, 29 Apr 2026 19:37:50 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a6aa8fb617f8bce2c42ed1affe6a836.jpg"/><itunes:subtitle>Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia]]></itunes:summary><itunes:category text="News"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Tecnologia? Si, grazie, anche se...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tecnologia-si-grazie-anche-se--71732632</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8520</a><br /><br />TECNOLOGIA? SI, GRAZIE, ANCHE SE...<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />In effetti fa un po' impressione camminare per strada e vedere ogni passante chino e concentrato sul suo telefonino. Specialmente le donne e più specialmente le ragazze (la socialità è sempre stata femmina, ma a dirlo si rischia la lesa parità). Molti diventano strabici a furia di tenere un occhio sullo smartphone e l'altro su dove mettono i piedi. Ci sono starlette che ne hanno due, di telefoni, uno per mano, non sia mai dovessero perdersi qualche like o app o chat o sms. Alcune, oltre a ciò, recano ai polsi lunghi guinzagli estensibili che terminano con due o tre buffi cagnetti, e caracollano incerte su tacchi 12, talvolta incuranti dei semafori. Ci sono signorine ecologiche che reggono il manubrio della bicicletta con le ginocchia mentre rispondono al telefono dopo avere spostato una delle cuffie con cui sentono la musica e pedalando sul marciapiede affolla- to. Eh, la prudenza non è mai troppa: in strada non sentirebbero il Tir sopraggiungere alle loro spalle. Ci sono barzellette a iosa sul web, anche perché alle stesse scene si può assistere anche sui mezzi pubblici e nelle sale d'attesa. Stiamo tutti rimbambendo? Bill Gates è riuscito a fare quel che neanche a Cristo era riuscito, cioè ammaliare di colpo un intero pianeta? Si vedono africani chiedere l'elemosina col cappellino in mano mentre conversano nel cellulare. Uno di essi sta tutti i giorni a questuare davanti al bar in cui vado a prendere il caffè la mattina. Mi chiedevo perché indossasse un cappello di lana a calotta anche durante l'anticiclone Caronte. Un giorno, grattandosi la testa, svelò inavvertitamente l'arcano: il copricapo serviva a nascondere gli auricolari. Almeno lui era conscio dell'incoerenza sussistente tra il mendicare e il possesso di un costoso accessorio tecnologico, richiedente per giunta abbonamento.<br />ADDIO RAPPORTI UMANI<br />Eh, chi l'ha detto che i cosiddetti "poveri" sono scemi? E ce ne sono che fanno la fila alla Caritas per un pasto senza smettere di consultare lo smartphone. Insomma, assistiamo al pericoloso diffondersi di un solipsismo da cellulare? Che comporta perdita di relazioni umane? Perdita di copie per i giornali e i libri? Perdita di un sacco di altre cose? Boh, ai posteri l'ardua sentenza. I quali posteri presumibilmente saranno ben più di noi irretiti da ulteriori diavolerie &amp; marchingegni che in qualche oscura latebra (o garage americano) qualche nerd tredicenne sta già approntando. Tuttavia, diciamolo chiaro: il progresso tecnologico serve a questo. Anche la lavatrice elettrica ha distrutto i rapporti umani tra quelle donne che andavano a insaponare i panni al fiume e tra una strusciata di liscivia e l'altra chiacchieravano fra loro. Lo stesso dicasi per le mondine (alle quali si devono lagnosi canti folk) e le raccoglitrici di olive, superate (con loro sollievo) dalle macchine. Ho l'età per ricordare mia nonna che si alzava all'alba per andare a cuocere il pane al forno pubblico. Ora il pane lo si compra al supermercato. Le serate intorno al camino con gli anziani che narravano storie vere o di fantasia? Ormai è roba da libro Cuore di De Amicis (che era già stucchevole e stantio quando frequentavo l'asilo). Ma erano gli stessi anziani che si appoggiavano al bastone perché l'artrite li aveva incurvati già a cinquant'anni. Oggi il caminetto è stato soppiantato dalla televisione, è vero, ma ogni nuova macchina ha le sue controindicazioni. Sì, perché dietro c'è sempre un umano con la sua cupidigia e la sua naturale inclinazione all'egoismo a spese altrui. Quando inventarono la fotografia, la seconda foto fu di una donna nuda. Lo stesso accadde col cinematografo. Che male c'era, dite? Niente per l'operatore, tutto per chi doveva posare senza veli per poter mangiare (a quei tempi era così, oggi no, anzi, fanno la fila).<br />IL CASO DELLA SINDONE<br />Ë un antichissimo sogno dell'uomo quello di poter smettere coi lavori che i romani chiamavano «servili» (dove servus era la parola latina per indicare lo schiavo), quelli del biblico «sudore della fronte» che il cristianesimo, abolendo la schiavitù, costrinse a far fare alle macchine. Quando i luddisti inglesi agli inizi del XIX secolo sabotavano i telai meccanici perché toglievano loro il lavoro, la gente si poneva una domanda che, mutatis mutandis, ancora oggi riemerge: se le macchine (i robot sono macchine) faranno tutti i lavori, che cosa facciamo fare agli uomini? La risposta già la conoscevano i Romani: i liberi si dedicavano alle attività superiori, di pensiero, di arte, di politica. A lavorare di mano provvedevano gli schiavi. Sostituisci "robot" a "schiavi" e realizzi il sogno umano. Ma sempre sapendo che il peccato originale inquinerà tutto. Ogni novità porterà vantaggi che qualcuno provvederà ad avvelenare. Il Creatore lo sa bene.<br />Infatti, guardate la Sindone: sembra fatta apposta per accompagnare l'uomo nella sua marcia secolare verso l'incredulità. È sempre stata ritenuta il Sudario di Cristo fino ai tempi dell'irreligiosità, quando la scienza cominciò a soppiantare nelle teste la religione. Ma ecco che un'invenzione tecnologica costringe la scienza a constatare che l'immagine è un negativo fotografico. Ben presto, però, arriva un'altra contromisura: il Carbonio 14, che la inchioda come falsa.<br />TRUCCO MASCHERATO<br />È però sempre la stessa tecnologia che, con l'elettronica e le immagini tridimensionali, smaschera il trucco. Ancora: il microscopio elettronico, il laser a eccimeri, le analisi di una disciplina che si è dovuta inventare appositamente, la sindonologia, parlano di uno scoppio di luce solare, di un corpo che si sta alzando in piedi mentre attraversa la tela. E altre sorprese aspettiamo, ma sempre calibrate: più gli uomini sono indotti a venerare la scienza e, poco alla volta, la stessa scienza è costretta a confermare il cristianesimo, Passione, morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma sempre cum grano salis, secondo lo stile del Dio cristiano: abbastanza per chi vuol credere, mai abbastanza per chi non vuole. E poi, diciamolo: è divertente la diatriba all'interno della stessa modernità irreligiosa. Da una parte, i fanatici dell'ecologismo vorrebbero che "gli altri" tornassero all'età della pietra. Dall'altra, "gli altri" (e loro stessi) ormai non potrebbero vivere senza cellulare. Ma, dicono gli uni, bando alla «contraddizion che no'l consente», e chiudono volontariamente gli occhi sul fatto che proprio il cellulare è ecologicissimo: sostituisce da solo e in un piccolo spazio una pletora di oggetti la cui fabbricazione inquinava eccome. Li elenco: il telefono, ovviamente, e l'agenda telefonica; poi l'atlante, le mappe e gli stradari; l'agenda propriamente detta; la televisione, i Cd video e audio e rispettivi supporti; la macchina fotografica e la cinepresa; il registratore; l'enciclopedia; la posta, i giornali, i libri; eccetera. Il resto mettetecelo voi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71732632</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:24:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71732632/tecnologia.mp3" length="8320775" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8520

TECNOLOGIA? SI, GRAZIE, ANCHE SE...
di Rino Cammilleri
 
In effetti fa un po' impressione camminare per strada e vedere ogni passante chino e concentrato sul suo telefonino. Specialmente le donne e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8520</a><br /><br />TECNOLOGIA? SI, GRAZIE, ANCHE SE...<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />In effetti fa un po' impressione camminare per strada e vedere ogni passante chino e concentrato sul suo telefonino. Specialmente le donne e più specialmente le ragazze (la socialità è sempre stata femmina, ma a dirlo si rischia la lesa parità). Molti diventano strabici a furia di tenere un occhio sullo smartphone e l'altro su dove mettono i piedi. Ci sono starlette che ne hanno due, di telefoni, uno per mano, non sia mai dovessero perdersi qualche like o app o chat o sms. Alcune, oltre a ciò, recano ai polsi lunghi guinzagli estensibili che terminano con due o tre buffi cagnetti, e caracollano incerte su tacchi 12, talvolta incuranti dei semafori. Ci sono signorine ecologiche che reggono il manubrio della bicicletta con le ginocchia mentre rispondono al telefono dopo avere spostato una delle cuffie con cui sentono la musica e pedalando sul marciapiede affolla- to. Eh, la prudenza non è mai troppa: in strada non sentirebbero il Tir sopraggiungere alle loro spalle. Ci sono barzellette a iosa sul web, anche perché alle stesse scene si può assistere anche sui mezzi pubblici e nelle sale d'attesa. Stiamo tutti rimbambendo? Bill Gates è riuscito a fare quel che neanche a Cristo era riuscito, cioè ammaliare di colpo un intero pianeta? Si vedono africani chiedere l'elemosina col cappellino in mano mentre conversano nel cellulare. Uno di essi sta tutti i giorni a questuare davanti al bar in cui vado a prendere il caffè la mattina. Mi chiedevo perché indossasse un cappello di lana a calotta anche durante l'anticiclone Caronte. Un giorno, grattandosi la testa, svelò inavvertitamente l'arcano: il copricapo serviva a nascondere gli auricolari. Almeno lui era conscio dell'incoerenza sussistente tra il mendicare e il possesso di un costoso accessorio tecnologico, richiedente per giunta abbonamento.<br />ADDIO RAPPORTI UMANI<br />Eh, chi l'ha detto che i cosiddetti "poveri" sono scemi? E ce ne sono che fanno la fila alla Caritas per un pasto senza smettere di consultare lo smartphone. Insomma, assistiamo al pericoloso diffondersi di un solipsismo da cellulare? Che comporta perdita di relazioni umane? Perdita di copie per i giornali e i libri? Perdita di un sacco di altre cose? Boh, ai posteri l'ardua sentenza. I quali posteri presumibilmente saranno ben più di noi irretiti da ulteriori diavolerie &amp; marchingegni che in qualche oscura latebra (o garage americano) qualche nerd tredicenne sta già approntando. Tuttavia, diciamolo chiaro: il progresso tecnologico serve a questo. Anche la lavatrice elettrica ha distrutto i rapporti umani tra quelle donne che andavano a insaponare i panni al fiume e tra una strusciata di liscivia e l'altra chiacchieravano fra loro. Lo stesso dicasi per le mondine (alle quali si devono lagnosi canti folk) e le raccoglitrici di olive, superate (con loro sollievo) dalle macchine. Ho l'età per ricordare mia nonna che si alzava all'alba per andare a cuocere il pane al forno pubblico. Ora il pane lo si compra al supermercato. Le serate intorno al camino con gli anziani che narravano storie vere o di fantasia? Ormai è roba da libro Cuore di De Amicis (che era già stucchevole e stantio quando frequentavo l'asilo). Ma erano gli stessi anziani che si appoggiavano al bastone perché l'artrite li aveva incurvati già a cinquant'anni. Oggi il caminetto è stato soppiantato dalla televisione, è vero, ma ogni nuova macchina ha le sue controindicazioni. Sì, perché dietro c'è sempre un umano con la sua cupidigia e la sua naturale inclinazione all'egoismo a spese altrui. Quando inventarono la fotografia, la seconda foto fu di una donna nuda. Lo stesso accadde col cinematografo. Che male c'era, dite? Niente per l'operatore, tutto per chi doveva posare senza veli per poter mangiare (a quei tempi era così, oggi...]]></itunes:summary><itunes:duration>521</itunes:duration><itunes:keywords>cellulare,chiusuraaglialtri,comodità,egoismo,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c40bb4411699b1b35d346e14f835e8f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il delitto che smaschera l'America woke</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-delitto-che-smaschera-l-america-woke--71705428</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8519" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8519</a><br /><br />IL DELITTO CHE SMASCHERA L'AMERICA WOKE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana statunitense. Perché fa riflettere.<br />L'uomo è un negro (parola spagnola, se il woke americano l'ha fatto diventare un insulto non mi interessa). Nessuno ha soccorso la giovane, anzi si sono allontanati. E gli altri passeggeri del vagone erano tutti coloured. Lo so, adesso si dice "afroamericani", ma io sono italiano e non seguo da un pezzo i c.d. corsi di "aggiornamento" obbligatori per giornalisti.<br />Proseguiamo. L'unico che, pur provenendo da un'altra carrozza, si è accorto di quell'esserino dolce e minuto che perdeva sangue era un bianco, ma era ormai troppo tardi. L'assassino è un pluripregiudicato condannato ben quattordici volte, e rimesso in libertà per l'ennesima da una giudicessa appartenente alla stessa etnia.<br />Black Lives Matter: letteralmente, le vite dei neri contano. Evidentemente, ormai più di tutti, tant'è che i commercianti (da millenni i primi a fiutare il vento) ormai non fanno alcuna pubblicità senza metterci dentro un africano: vi basta accendere la tivù per verificare.<br />Per un black accidentalmente ucciso da poliziotti (alcuni, black pure loro) le città Usa sono state date alle fiamme e saccheggiate. Hollywood -altro ambiente in cui Dollars Matter- continuano a inondare le sale di film, regolarmente premiati con l'Oscar, sulla schiavitù dei negri prima e durante la Guerra Civile.<br />Scemato il filone degli "indiani buoni e ingiustamente decimati dai bianchi" (stra-Oscar a "Balla coi lupi", col nordista che vedeva i pellirosse in "armonia", quando la storia dice che si scannavano e derubavano tra loro da sempre), ecco un'altra "vittima" dell'Occidente cristiano con cui rinfocolare i sensi di colpa.<br />Film per film, ricordiamone uno del 1986, "Soul man", in cui un ragazzo americano che non riesce a entrare all'università si traveste da negro per approfittare delle quote riservate a questa minoranza. Dunque, se quarant'anni fa qualcuno poteva scherzarci sopra, vuol dire che già allora molti bianchi americani ne avevano le tasche piene dell'Affirmative action, con cui il governo, cedendo alla propaganda, aveva creato canali privilegiati per gente che aveva il solo merito di non avere la pelle bianca.<br />Non so se Trump si sia reso conto che per realizzare il suo programma MAGA (Make America Great Again) deve abolire questa legge idiota che ha riempito i ranghi dell'amministrazione e le cattedre e i tribunali di gente che non aveva i numeri, e respinto per tal via molti di quelli che li avevano.<br />Finora l'unica cosa che gli è riuscita di fare è di togliere di mezzo i militari trans (anche generali!) la cui sola presenza ridicolizzava l'intero esercito statunitense. Il marxismo, nella sua ultima variante woke, si è impadronito delle cattedre universitarie americane, abbondantemente foraggiate da emirati e regni arabi e riempitesi di studenti cinesi (pecunia non olet : questo è latino).<br />La solita Hollywood, mater propagandarum (anche questo) è popolata da attori e registi che (come rinfacciò loro un celebre comico in una cerimonia degli Oscar, non a caso silenziata) "sono stati sui banchi di scuola meno tempo di Greta", ma poi si pigliano pure il Nastro Verde per la Cultura, come fece la Francia con (tenetevi) Sharon Stone all'indomani dalla sua celebre accavallata di gambe su grande schermo.<br />Bene, Hollywood ha sfornato film su film per demonizzare la "caccia alle streghe" del senatore McCarthy, mostrando con ciò che è quanto più teme. Invece McCarthy aveva ragione, eccome. Trump sicuramente lo sa, e sa anche, personalmente, che dove anche la propaganda fallisce c'è sempre un'ultima ratio (sempre latino): un "pazzo" con un fucile di precisione. Speriamo che The Donald faccia qualcosa. Quel che succede negli Usa, ahimè, riguarda anche noi.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71705428</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71705428/il_delitto_che_smaschera.mp3" length="4385689" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8519

IL DELITTO CHE SMASCHERA L'AMERICA WOKE
di Rino Cammilleri
 
Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8519" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8519</a><br /><br />IL DELITTO CHE SMASCHERA L'AMERICA WOKE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana statunitense. Perché fa riflettere.<br />L'uomo è un negro (parola spagnola, se il woke americano l'ha fatto diventare un insulto non mi interessa). Nessuno ha soccorso la giovane, anzi si sono allontanati. E gli altri passeggeri del vagone erano tutti coloured. Lo so, adesso si dice "afroamericani", ma io sono italiano e non seguo da un pezzo i c.d. corsi di "aggiornamento" obbligatori per giornalisti.<br />Proseguiamo. L'unico che, pur provenendo da un'altra carrozza, si è accorto di quell'esserino dolce e minuto che perdeva sangue era un bianco, ma era ormai troppo tardi. L'assassino è un pluripregiudicato condannato ben quattordici volte, e rimesso in libertà per l'ennesima da una giudicessa appartenente alla stessa etnia.<br />Black Lives Matter: letteralmente, le vite dei neri contano. Evidentemente, ormai più di tutti, tant'è che i commercianti (da millenni i primi a fiutare il vento) ormai non fanno alcuna pubblicità senza metterci dentro un africano: vi basta accendere la tivù per verificare.<br />Per un black accidentalmente ucciso da poliziotti (alcuni, black pure loro) le città Usa sono state date alle fiamme e saccheggiate. Hollywood -altro ambiente in cui Dollars Matter- continuano a inondare le sale di film, regolarmente premiati con l'Oscar, sulla schiavitù dei negri prima e durante la Guerra Civile.<br />Scemato il filone degli "indiani buoni e ingiustamente decimati dai bianchi" (stra-Oscar a "Balla coi lupi", col nordista che vedeva i pellirosse in "armonia", quando la storia dice che si scannavano e derubavano tra loro da sempre), ecco un'altra "vittima" dell'Occidente cristiano con cui rinfocolare i sensi di colpa.<br />Film per film, ricordiamone uno del 1986, "Soul man", in cui un ragazzo americano che non riesce a entrare all'università si traveste da negro per approfittare delle quote riservate a questa minoranza. Dunque, se quarant'anni fa qualcuno poteva scherzarci sopra, vuol dire che già allora molti bianchi americani ne avevano le tasche piene dell'Affirmative action, con cui il governo, cedendo alla propaganda, aveva creato canali privilegiati per gente che aveva il solo merito di non avere la pelle bianca.<br />Non so se Trump si sia reso conto che per realizzare il suo programma MAGA (Make America Great Again) deve abolire questa legge idiota che ha riempito i ranghi dell'amministrazione e le cattedre e i tribunali di gente che non aveva i numeri, e respinto per tal via molti di quelli che li avevano.<br />Finora l'unica cosa che gli è riuscita di fare è di togliere di mezzo i militari trans (anche generali!) la cui sola presenza ridicolizzava l'intero esercito statunitense. Il marxismo, nella sua ultima variante woke, si è impadronito delle cattedre universitarie americane, abbondantemente foraggiate da emirati e regni arabi e riempitesi di studenti cinesi (pecunia non olet : questo è latino).<br />La solita Hollywood, mater propagandarum (anche questo) è popolata da attori e registi che (come rinfacciò loro un celebre comico in una cerimonia degli Oscar, non a caso silenziata) "sono stati sui banchi di scuola meno tempo di Greta", ma poi si pigliano pure il Nastro Verde per la Cultura, come fece la Francia con (tenetevi) Sharon Stone all'indomani dalla sua celebre accavallata di gambe su grande schermo.<br />Bene, Hollywood ha sfornato film su film per demonizzare la "caccia alle streghe" del senatore McCarthy, mostrando con ciò che è quanto più teme. Invece McCarthy aveva ragione, eccome. Trump sicuramente lo sa, e sa anche, personalmente, che dove anche la propaganda fallisce c'è sempre un'ultima ratio (sempre latino): un "pazzo" con un...]]></itunes:summary><itunes:duration>275</itunes:duration><itunes:keywords>afroamericani,blm,greta,sensidicolpa,whitelivesdontmatter,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb628e07afe38323851966dc21e5a384.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Augustus Tolton, il primo sacerdote americano nero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/augustus-tolton-il-primo-sacerdote-americano-nero--71705405</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8517" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8517</a><br /><br />AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NERO<br />di Rino Cammilleri<br /><br />La Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di raccontare la sua storia dobbiamo ricordare che, altrove, la Chiesa non aveva mai avuto difficoltà a ordinare negri (come si chiamavano con termine spagnolesca prima che il politicamente corretto americano decretasse l'ostracismo del termine) e ne aveva canonizzati fin dal secolo XVI. Pensiamo al siciliano san Benedetto il Moro, discendente di schiavi africani portati dagli arabi, o a san Martino da Porres, figlio di una schiava. Ma negli Usa era diverso: i neri fino alla Guerra di Secessione erano schiavi. E anche dopo la guerra il pregiudizio nei loro confronti rimase a lungo forte. Tanto a lungo che solo sotto la presidenza Kennedy venne tolto l'asterisco che contrassegnava i nomi di neri negli elenchi telefonici. Ci vollero altri decenni di affirmative action, vere e proprie «quote nere» nelle università e in altri luoghi, per disinnescare i pregiudizi razziali negli Usa, tanto da generare, in alcuni casi, grottesche inversioni: in un film degli anni Settanta, Soul man, uno studente si finge nero per poter avere un posto al college. E veniamo ad Augustus Tolton, il cui caso, all'epoca, fece vero scalpore.<br /><br />FIGLIO DI SCHIAVI CATTOLICI<br />Era nato nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, secondo figlio di Peter Paul Tolton e Martha Jane Chisley, schiavi cattolici di padrone cattolico. Chi aveva la fortuna di lavorare per un padrone cattolico poteva contare su un trattamento molto più umano, quasi familiare, grazie alla predicazione della Chiesa. San Paolo, nella sua Lettera a Filemone, traccia le linee guida per la gestione di uno schiavo, raccomandando lo schiavo Onesimo, fuggiasco, al padrone. Lo schiavo è un fratello in Cristo, punto e basta.<br />Liberarlo? Facile a dirsi, ma si sarebbe trovato senza lavoro e in miseria, come appunto accadde agli schiavi americani dichiarati liberi con un tratto di penna. Molti padroni romani, cristiani, liberarono i loro schiavi poco alla volta, solo dopo aver loro assicurato un futuro. Il trattamento «da fratello» svuotava dall'interno la schiavitù, fino a farla morire d morte naturale. Non a caso risorse dopo la scoperta delle Americhe, nel clima del neopaganesimo rinascimentale. I padroni del nostro Augustus, Stephen e Savilla Elliot, tenevano i loro schiavi quasi come familiari (si pensi, per un esempio, alla Mamie di Via col vento). Infatti, al battesimo di Augustus furono loro a far da padrini. Augustus aveva un fratello, Charles, e dopo di lui nacque una sorella, Anne. Tutti nati in schiavitù e, dunque, secondo la legge, schiavi. Ma tutti i bambini di casa Elliot avevano come padrini i loro padroni. Allo scoppio della guerra civile il clima si fece pesante negli Stati della Confederazione e padron Elliot preferì licenziare i suoi schiavi. Diede loro cibo e qualche soldo, poi li avviò verso il Nord. Peter Tolton si arruolò nell'esercito unionista, mentre la sua famiglia, con l'aiuto di soldati nordisti, raggiungeva l'Illinois, uno stato dove non c'era la schiavitù. Si stabilirono a Quincy, ma Peter non poté raggiungerli perché morì di dissenteria. Martha Jane e il figlio maggiore Charles trovarono lavoro nel settore del tabacco, in una fabbrica di sigari. Dovevano lasciare la piccola Anne affidata alle cure di Augustus, che aveva sui nove anni. Su di loro, però, vegliava il parroco della chiesa di St. Peter, che sorgeva vicino alla loro abitazione.<br /><br />"TI PIACEREBBE STUDIARE?"<br />Padre Peter McGirr, questo il suo nome, era un irlandese che aveva notato la precoce intelligenza di Augustus. Un giorno gli chiese se gli sarebbe piaciuto studiare. Il bambino disse subito di sì e padre McGirr lo introdusse nella scuola parrocchiale. Non fu facile superare i pregiudizi degli altri genitori su quel bambino nero: erano cattolici, sì, ma anche americani e non tutti illuminati. Però la cocciutaggine del prete irlandese ebbe la meglio, anche perché, per vincere le diffidenze, ad Augustus faceva fare pure il chierichetto. Attorno al 1870, quando le ferite della sanguinosa guerra erano ancora fresche, padre McGirr intuì che Augustus aveva la vocazione sacerdotale e cercò un seminario che lo accogliesse. Dovette faticare un po' perché, più che pregiudizi, c'erano questioni di opportunità. Ordinare un prete nero? In America, a ridosso della guerra civile? E che chances di attività pastorale avrebbe avuto? Dopo settimane di sforzi e preghiere la porta si aprì proprio a Quincy, nel St. Francis Solanus College, dove Augustus poté conseguire un brillante diploma. A quel punto padre McGirr - sempre lui - lo mandò come suo miglior trofeo alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, dove il giovane Tolton studiò con ottimo profitto. E nel 1886, a trentadue anni (aveva cominciato gli studi, lo ricordiamo, tar- di), fu ordinato sacerdote cattolico nella basilica di San Giovanni in Laterano. L'impressione in America fu enorme. Era il primo ex schiavo a diventare prete, I giornali raccontarono la stupefacente storia dello schiavo divenuto sacerdote e, quando tornò a Quincy, gli venne decretato una specie di trionfo cittadino, con la banda, i cori, le bandiere e le acclamazioni. Sia di bianchi che di neri, anche se l'entusiasmo di questi ultimi superava di molte lunghezze quello di ogni altro. Il festeggiato raggiunse la chiesa di St. Boniface, gremita all'inverosimile. Tutti volevano la sua benedizione, ma il primo tratto di croce fu per il suo mentore, padre McGirr, che aveva creduto in lui contro tutto e tutti. L'indomani, alla sua prima messa, migliaia di persone erano sul sagrato, perché dentro non c'era più posto. I pregiudizi e le questioni di opportunità? Dimenticati: i cattolici d Quincy adesso erano contenti.<br />Padre Gus, come lo chiamavano, tuttavia non ebbe vita facile. Cercò di aprire una parrocchia e una scuola, ma ebbe i bastoni tra le ruote proprio dai neri protestanti, che lo disprezzavano in quanto «papista». Dovette gettare la spugna e spostarsi a Chicago, dove, con i soldi della benefattrice Anne O'Neill e l'aiuto di santa Katharine Drexel, poté fondare la sua parrocchia e la sua scuola. Le prediche di questo ex schiavo, che parlava fluentemente italiano, latino e greco antico, erano sempre affollate e tutti restavano colpiti dalle sue parole di grazia. Il suo esempio fu trascinante e i seminari cattolici cominciarono ad ammettere giovani neri. Morì nel 1897, a soli quarantatré anni, per una insolazione nel luglio rovente di quell'anno. Stava male ma, per non disturbare, non aveva detto niente a nessuno. Di recente è stato aperto il suo processo di beatificazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71705405</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:28:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71705405/augustus_tolton.mp3" length="7226558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8517

AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NERO
di Rino Cammilleri

La Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8517" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8517</a><br /><br />AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NERO<br />di Rino Cammilleri<br /><br />La Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di raccontare la sua storia dobbiamo ricordare che, altrove, la Chiesa non aveva mai avuto difficoltà a ordinare negri (come si chiamavano con termine spagnolesca prima che il politicamente corretto americano decretasse l'ostracismo del termine) e ne aveva canonizzati fin dal secolo XVI. Pensiamo al siciliano san Benedetto il Moro, discendente di schiavi africani portati dagli arabi, o a san Martino da Porres, figlio di una schiava. Ma negli Usa era diverso: i neri fino alla Guerra di Secessione erano schiavi. E anche dopo la guerra il pregiudizio nei loro confronti rimase a lungo forte. Tanto a lungo che solo sotto la presidenza Kennedy venne tolto l'asterisco che contrassegnava i nomi di neri negli elenchi telefonici. Ci vollero altri decenni di affirmative action, vere e proprie «quote nere» nelle università e in altri luoghi, per disinnescare i pregiudizi razziali negli Usa, tanto da generare, in alcuni casi, grottesche inversioni: in un film degli anni Settanta, Soul man, uno studente si finge nero per poter avere un posto al college. E veniamo ad Augustus Tolton, il cui caso, all'epoca, fece vero scalpore.<br /><br />FIGLIO DI SCHIAVI CATTOLICI<br />Era nato nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, secondo figlio di Peter Paul Tolton e Martha Jane Chisley, schiavi cattolici di padrone cattolico. Chi aveva la fortuna di lavorare per un padrone cattolico poteva contare su un trattamento molto più umano, quasi familiare, grazie alla predicazione della Chiesa. San Paolo, nella sua Lettera a Filemone, traccia le linee guida per la gestione di uno schiavo, raccomandando lo schiavo Onesimo, fuggiasco, al padrone. Lo schiavo è un fratello in Cristo, punto e basta.<br />Liberarlo? Facile a dirsi, ma si sarebbe trovato senza lavoro e in miseria, come appunto accadde agli schiavi americani dichiarati liberi con un tratto di penna. Molti padroni romani, cristiani, liberarono i loro schiavi poco alla volta, solo dopo aver loro assicurato un futuro. Il trattamento «da fratello» svuotava dall'interno la schiavitù, fino a farla morire d morte naturale. Non a caso risorse dopo la scoperta delle Americhe, nel clima del neopaganesimo rinascimentale. I padroni del nostro Augustus, Stephen e Savilla Elliot, tenevano i loro schiavi quasi come familiari (si pensi, per un esempio, alla Mamie di Via col vento). Infatti, al battesimo di Augustus furono loro a far da padrini. Augustus aveva un fratello, Charles, e dopo di lui nacque una sorella, Anne. Tutti nati in schiavitù e, dunque, secondo la legge, schiavi. Ma tutti i bambini di casa Elliot avevano come padrini i loro padroni. Allo scoppio della guerra civile il clima si fece pesante negli Stati della Confederazione e padron Elliot preferì licenziare i suoi schiavi. Diede loro cibo e qualche soldo, poi li avviò verso il Nord. Peter Tolton si arruolò nell'esercito unionista, mentre la sua famiglia, con l'aiuto di soldati nordisti, raggiungeva l'Illinois, uno stato dove non c'era la schiavitù. Si stabilirono a Quincy, ma Peter non poté raggiungerli perché morì di dissenteria. Martha Jane e il figlio maggiore Charles trovarono lavoro nel settore del tabacco, in una fabbrica di sigari. Dovevano lasciare la piccola Anne affidata alle cure di Augustus, che aveva sui nove anni. Su di loro, però, vegliava il parroco della chiesa di St. Peter, che sorgeva vicino alla loro abitazione.<br /><br />"TI PIACEREBBE STUDIARE?"<br />Padre Peter McGirr, questo il suo nome, era un irlandese che aveva notato la precoce intelligenza di Augustus. Un giorno gli chiese se gli sarebbe piaciuto studiare. Il bambino disse subito di sì e padre McGirr lo introdusse nella...]]></itunes:summary><itunes:duration>452</itunes:duration><itunes:keywords>augustustolton,resistenzarazzista,sacerdote,santonero,schiavo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d0dd8965e6dc05da44b7695023f1640f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il diavolo si annida nelle università</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-diavolo-si-annida-nelle-universita--71705395</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8516" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8516</a><br /><br />IL DIAVOLO SI ANNIDA NELLE UNIVERSITA'<br />Dal marxismo al wokismo, così l'ideologia ha trovato casa nei campus e fa lezione di morale (a tutti gli altri)<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Quando per i "maestri" tedeschi della c.d. Scuola di Francoforte l'aria si fece pesante perché l'appena eletto Hitler non faceva mistero di quel che pensava di ebrei e comunisti, di corsa e volentieri accettarono l'invito delle università americane, le quali misero subito a loro disposizione cattedre e danari. Naturalmente, detti professoroni si portarono dietro le loro idee, che da quei prestigiosi pulpiti cominciarono a diffondere. E, dopo la guerra, esse sciamarono per tutto l'impero americano; l'allora Urss, tramite i suoi partiti comunisti all'estero, le foraggiò alla grande. Crollata l'Urss, dal momento che erano ormai americane, rimasero. Anche se con nuovo nome.<br />E l'antica impronta giacobina (di cui il comunismo è figlio) la si vede ancora oggi nella ferocia con cui gli eredi (woke, cancel, affirmative action, e via sbrodolando) sfasciano tutto se non li si accontenta. Cioè, se non comandano loro, stabilendo chi è ammesso e chi no, cosa si deve dire e cosa no, per chi si deve votare eccetera. Più, il linciaggio civile contro chi non porta la loro coccarda e la cocciutaggine con cui pretendono di penetrare nelle scuole e pure negli asili infantili perché le future generazioni siano a loro immagine e somiglianza. Un Trump, un Orban, una (un po' meno) Meloni li contrastano? E allora rieccoli, con l'insistenza di quelle mosche che, più le cacci, e più tornano per altre vie. Continuamente, incessantemente.<br />L'incredibile astuzia con cui si infilano nelle più minute pieghe del sistema giuridico delle democrazie di massa (invenzione dei loro avi francesi) ricorda, a noi cattolici preconciliari, l'avvertimento di Gesù circa i "figli di questo mondo" che sono molto "più scaltri" (Lc, 16, 8) di quelli della luce. La sagacia di un don Bosco o quella di una santa Cabrini (le cui abilità nel redigere contratti erano leggendarie) sono merce rarissima, troppo rara, tra i cattolici. I quali dovrebbero poter contare sui suggerimenti dell'angelo custode o dello Spirito Santo, se solo li seguissero. Ma per questo ci vuole, ahimè, esercizio. E chi lo insegni. Però non ce ne vuole alcuno per soggiacere alle tentazioni, visto che il Principe di Questo Mondo non ha certo bisogno di essere invocato per agire. Lui, com'è noto (almeno, ai credenti preconciliari) è un ex Cherubino, facente cioè parte della schiera angelica più alta. Caduto per orgoglio, d'orgoglio si nutre. E chi più intellettualmente orgoglioso di un cattedratico di università di mondiale prestigio?<br />L'umiltà intellettuale non ha niente a che vedere con l'aspetto e il comportamento, che possono essere dimessi o anche simpatici e alla mano. Poiché il nostro Maestro ci ha insegnato a giudicare dai "frutti", eccoli, i frutti: aborto e eutanasia spacciati per misure ragionevoli e finanche umanitarie ("mendax et homicida ab initio": e - risate - si lamentano per la denatalità), corruzione morale ormai anche a livello della plebe, attacco alla famiglia (già culla della vita e della moralità; e, perché no, del risparmio) e promozione (coi soldi altrui: "scaltri", appunto) di tutto ciò che è pessimo. Infine, essendo il diavolo il miglior teologo di tutti (è un ex Cherubino, ricordiamolo), con le teste dei teologi cattedratici ci gioca a pallone come e quando vuole. A cominciare da quel colpo da maestro che fu l'abolizione della preghiera a san Michele Arcangelo, suo diretto nemico, alla fine di ogni messa. Dice, appunto, san Paolo che il nostro combattimento non è "contro la carne e il sangue" ma contro "gli spiriti del male" (Ef. 6, 12). Satana è, infatti, etimologicamente, "colui che divide" e l'"accusatore". Instancabile. Vi ricorda qualcosa e qualcuno? E allora, che fare? I preconciliari hanno il rosario come arma a difesa, ma gli altri?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71705395</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:26:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71705395/il_diavolo_si_annida_nelle_universita.mp3" length="4456839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8516

IL DIAVOLO SI ANNIDA NELLE UNIVERSITA'
Dal marxismo al wokismo, così l'ideologia ha trovato casa nei campus e fa lezione di morale (a tutti gli altri)
di Rino Cammilleri
 
Quando per i "maestri"...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8516" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8516</a><br /><br />IL DIAVOLO SI ANNIDA NELLE UNIVERSITA'<br />Dal marxismo al wokismo, così l'ideologia ha trovato casa nei campus e fa lezione di morale (a tutti gli altri)<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Quando per i "maestri" tedeschi della c.d. Scuola di Francoforte l'aria si fece pesante perché l'appena eletto Hitler non faceva mistero di quel che pensava di ebrei e comunisti, di corsa e volentieri accettarono l'invito delle università americane, le quali misero subito a loro disposizione cattedre e danari. Naturalmente, detti professoroni si portarono dietro le loro idee, che da quei prestigiosi pulpiti cominciarono a diffondere. E, dopo la guerra, esse sciamarono per tutto l'impero americano; l'allora Urss, tramite i suoi partiti comunisti all'estero, le foraggiò alla grande. Crollata l'Urss, dal momento che erano ormai americane, rimasero. Anche se con nuovo nome.<br />E l'antica impronta giacobina (di cui il comunismo è figlio) la si vede ancora oggi nella ferocia con cui gli eredi (woke, cancel, affirmative action, e via sbrodolando) sfasciano tutto se non li si accontenta. Cioè, se non comandano loro, stabilendo chi è ammesso e chi no, cosa si deve dire e cosa no, per chi si deve votare eccetera. Più, il linciaggio civile contro chi non porta la loro coccarda e la cocciutaggine con cui pretendono di penetrare nelle scuole e pure negli asili infantili perché le future generazioni siano a loro immagine e somiglianza. Un Trump, un Orban, una (un po' meno) Meloni li contrastano? E allora rieccoli, con l'insistenza di quelle mosche che, più le cacci, e più tornano per altre vie. Continuamente, incessantemente.<br />L'incredibile astuzia con cui si infilano nelle più minute pieghe del sistema giuridico delle democrazie di massa (invenzione dei loro avi francesi) ricorda, a noi cattolici preconciliari, l'avvertimento di Gesù circa i "figli di questo mondo" che sono molto "più scaltri" (Lc, 16, 8) di quelli della luce. La sagacia di un don Bosco o quella di una santa Cabrini (le cui abilità nel redigere contratti erano leggendarie) sono merce rarissima, troppo rara, tra i cattolici. I quali dovrebbero poter contare sui suggerimenti dell'angelo custode o dello Spirito Santo, se solo li seguissero. Ma per questo ci vuole, ahimè, esercizio. E chi lo insegni. Però non ce ne vuole alcuno per soggiacere alle tentazioni, visto che il Principe di Questo Mondo non ha certo bisogno di essere invocato per agire. Lui, com'è noto (almeno, ai credenti preconciliari) è un ex Cherubino, facente cioè parte della schiera angelica più alta. Caduto per orgoglio, d'orgoglio si nutre. E chi più intellettualmente orgoglioso di un cattedratico di università di mondiale prestigio?<br />L'umiltà intellettuale non ha niente a che vedere con l'aspetto e il comportamento, che possono essere dimessi o anche simpatici e alla mano. Poiché il nostro Maestro ci ha insegnato a giudicare dai "frutti", eccoli, i frutti: aborto e eutanasia spacciati per misure ragionevoli e finanche umanitarie ("mendax et homicida ab initio": e - risate - si lamentano per la denatalità), corruzione morale ormai anche a livello della plebe, attacco alla famiglia (già culla della vita e della moralità; e, perché no, del risparmio) e promozione (coi soldi altrui: "scaltri", appunto) di tutto ciò che è pessimo. Infine, essendo il diavolo il miglior teologo di tutti (è un ex Cherubino, ricordiamolo), con le teste dei teologi cattedratici ci gioca a pallone come e quando vuole. A cominciare da quel colpo da maestro che fu l'abolizione della preghiera a san Michele Arcangelo, suo diretto nemico, alla fine di ogni messa. Dice, appunto, san Paolo che il nostro combattimento non è "contro la carne e il sangue" ma contro "gli spiriti del male" (Ef. 6, 12). Satana è, infatti, etimologicamente, "colui che divide" e l'"accusatore". Instancabile. Vi...]]></itunes:summary><itunes:duration>279</itunes:duration><itunes:keywords>campus,diavolo,marxismo,moralità,università,wokismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6d7e6c0327efc27d9910da8cc92d8a1c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Lourdes del Venezuela</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-lourdes-del-venezuela--71715131</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8521" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8521</a><br /><br />LA LOURDES DEL VENEZUELA<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i Re Cattolici, dopo la felice impresa di Colombo, decisero di intraprendere la colonizzazione delle Americhe, fecero una cosa a giudizio odierno inaudita: chiesero il permesso al Papa. E questi lo concesse, ma sotto condizione: le nuove terre dovevano venire cristianizzate e le spese per l'evangelizzazione sarebbero state a carico della corona spagnola. Così fu fatto, e oggi non solo il Sudamerica ma anche tutta la parte meridionale degli Usa (strappata all'impero messicano con la guerra del 1848) hanno città i cui nomi parlano chiaro: Los Angeles, San Francisco, San José, Santa Fé, Sacramento, San Diego, San Antonio, Corpus Christi, eccetera. Nell'America rimasta Latina nomi del genere si sprecano, da Asunción a Buenos Aires (nome completo: Nostra Signora di Bonaria, che gli spagnoli avevano mutuato dal santuario di Cagliari, essendo la Sardegna un loro vicereame). Quei luoghi, e la stessa Spagna, hanno visto poi, sì, sangue e tragedie, e ancora non pare finita.<br />MENZOGNE SULLA CONQUISTA <br />La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, come diceva san Jean Vianney (il Curato d'Ars), più sei credente e più il diavolo si accanisce su di te, come fece con Nostro Signore, nel cui Nome siamo stati battezzati. E pure con menzogne, perché Satana è, come dice il Vangelo, non solo «homicida» ma anche «mendax». Per questo sulla Conquista spagnola la denigrazione non si è mai spenta. E cominciò subito, per via dell'odio antipapista dell'Inghilterra protestante e rivale sui mari della Spagna. Ma la testimonianza migliore su quell'impresa venne proprio dal Cielo: si pensi alle apparizioni di Guadalupe nel 1531, avvenute proprio a ridosso della Conquista, dove la Vergine si presentò all'azteco battezzato Juan Diego (santo) con fattezze meticce. E ancora oggi l'America Latina, Messico compreso, è meticcia, laddove il Nordamerica protestante è totalmente bianco. Tante altre volte la Madonna apparve nei territori della Conquista, e sempre per avallare e benedire l'opera dei colonizzatori. Perfino per difenderli: la cattedrale di Cuzco, in Perù, sorge sul luogo in cui la Madre di Dio discese a salvare un gruppo di soldati spagnoli, che La invocarono, dall'attacco di migliaia di guerrieri Incas. La chiesa è appunto intitolata a Nostra Signora della Discesa.<br />UNA STORIA SINGOLARE<br />Ci fu addirittura un'occasione in cui scese in campo san Giacomo apostolo («Santiago!» era il grido di guerra degli spagnoli) a fare lo stesso: anni dopo, Garcilaso de la Vega, di madre inca, uno dei massimi scrittori del tempo, intervistò personalmente diversi vecchi Incas che avevano preso parte alla battaglia e tutti confermarono di essere stati atterrati da Viracocha, il Dio del tuono (era Santiago, che non conoscevano; scambiato per Viracocha, si meravigliavano che combattesse contro di loro). La Chiesa ha posto sugli altari molti uomini e donne che si santificarono in quei luoghi e in quei tempi per diffondere<br />la fede tra gli indios. O per difenderli, se del caso, dalle prepotenze dei coloni. Oggi, mentre scrivo, le vicende politiche hanno messo in primo piano il Venezuela «piccola Venezia», in spagnolo), che ebbe, anch'esso, l'onore di un diretto intervento evangelizzatore da parte della Madonna e Le edificò, a ricordo, l'immenso santuario di Nostra Signora di Coromoto. Ora, Coromoto non è il nome del sito dell'apparizione, bensì, caso più unico che raro, quello del beneficiario. La cui storia è singolare. Cominciamo col dire che nel 1591 un capitano spagnolo aveva fondato un villaggio vicino al fiume Guanare, per i suoi uomini e gli indios battezzati che lavoravano la terra. Ma c'era una tribù, quella dei Cospes, che si ostinava alla vita selvaggia - e precaria - della foresta. Nel 1652 il suo cacique (capotribù) Coromoto camminava con la moglie sulla riva del fiume quando di colpo si sprigionò un'intensa luce: sull'acqua c'era una soavissima Donna col suo Bambino.<br />DI NUOVO LA DONNA DEL FIUME<br />L'apparizione parlò, disse loro di andare dai bianchi a farsi mettere sulla testa l'acqua che<br />apre le porte del Cielo e sparì. I due, tornati alla tribù, raccontarono il prodigio. E tutti allora vollero «l'acqua sulla testa». Ma Coromoto sapeva abbastanza degli usi dei bianchi e di tutti i divieti imposti dai loro Comandamenti (soprattutto il sesto), perciò titubava. Tuttavia, mesi dopo, spinto dalla tribù, si presentò all'agricoltore Juan Sanchez e gli raccontò tutto. La tribù venne perciò battezzata. Tranne l'irriducibile Coromoto, che non volle saperne. Si arrivò così alla sera del sabato 8 settembre e Sanchez radunò i Cospes per una preghiera collettiva alla Vergine di cui ricorreva la festa. E Coromoto, al solito, rimase nella sua capanna. Dopo la cerimonia, sua moglie, la di lei sorella e il figlioletto dodicenne di quest'ultima andarono a cercarlo. Non fecero in tempo a raccontargli di quel che avevano fatto con Sanchez e gli altri che la soglia si illuminò all'improvviso e comparve la Donna del fiume. Il cacique questa volta si infuriò e cominciò a inveire contro di Lei: che cosa voleva? Era venuta per rimproverarlo? Se ne andasse una buona volta e lo lasciasse in pace! La Donna, sempre con espressione soave, fece un passo avanti, ma quello, in preda all'ira, le si lanciò addosso per strozzarla. Solo che le sue mani strinsero l'aria, perché Lei scomparve.<br />UN PEZZETTO DI PERGAMENA<br />Tra le dita dello sbalordito Coromoto era però rimasto un pezzetto di pergamena con sopra l'immagine della Donna col Bambino, una trentina di millimetri appena. Coromoto, imbarazzato e non sapendo che fare, a quel punto decise di nasconderlo. Ma il suo nipotino, che aveva visto tutto, andò subito a Sanchez a spifferare quanto era successo. Sanchez si precipitò alla capanna di Coromoto e, su indicazione del ragazzino, recuperò la pergamena. Coromoto, dal canto suo, era già scappato nella foresta. Ma il cacique si era appena inoltrato tra gli alberi quando un serpente velenoso lo aggredì, mordendolo. L'uomo, comprendendo il messaggio superno, si arrese alla Donna e decise di farsi battezzare prima di morire. E, guarda caso, proprio in quel momento passò da li un creolo, che lo vide e lo esaudì giusto in tempo. Morto Coromoto e seppellito con esequie cristiane, l'immaginetta restò custodita da Juan Sanchez fino al suo solenne trasferimento a Guanare. Bisognò attendere il XX secolo perché venisse riportata nel luogo dell'apparizione. Infine fu posta, incorniciata in oro, nel basamento di una grande statua della Madonna e attorno le fu costruito il mega-santuario - costato vent'anni di lavori -odierno, il cui altare maggiore sorse nel punto esatto dell'apparizione. Il minuscolo dipinto è, come quello di Guadalupe, un'immagine acheropita, cioè non fatta da mani umane. Molti miracoli vennero lucrati in quel santuario, e ancora se ne lucrano, tanto che Coromoto è detto «la Lourdes del Venezuela».<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71715131</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:23:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71715131/la_lourdes_del_venezuela.mp3" length="8272710" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8521

LA LOURDES DEL VENEZUELA
di Rino Cammilleri
 
La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8521" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8521</a><br /><br />LA LOURDES DEL VENEZUELA<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i Re Cattolici, dopo la felice impresa di Colombo, decisero di intraprendere la colonizzazione delle Americhe, fecero una cosa a giudizio odierno inaudita: chiesero il permesso al Papa. E questi lo concesse, ma sotto condizione: le nuove terre dovevano venire cristianizzate e le spese per l'evangelizzazione sarebbero state a carico della corona spagnola. Così fu fatto, e oggi non solo il Sudamerica ma anche tutta la parte meridionale degli Usa (strappata all'impero messicano con la guerra del 1848) hanno città i cui nomi parlano chiaro: Los Angeles, San Francisco, San José, Santa Fé, Sacramento, San Diego, San Antonio, Corpus Christi, eccetera. Nell'America rimasta Latina nomi del genere si sprecano, da Asunción a Buenos Aires (nome completo: Nostra Signora di Bonaria, che gli spagnoli avevano mutuato dal santuario di Cagliari, essendo la Sardegna un loro vicereame). Quei luoghi, e la stessa Spagna, hanno visto poi, sì, sangue e tragedie, e ancora non pare finita.<br />MENZOGNE SULLA CONQUISTA <br />La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, come diceva san Jean Vianney (il Curato d'Ars), più sei credente e più il diavolo si accanisce su di te, come fece con Nostro Signore, nel cui Nome siamo stati battezzati. E pure con menzogne, perché Satana è, come dice il Vangelo, non solo «homicida» ma anche «mendax». Per questo sulla Conquista spagnola la denigrazione non si è mai spenta. E cominciò subito, per via dell'odio antipapista dell'Inghilterra protestante e rivale sui mari della Spagna. Ma la testimonianza migliore su quell'impresa venne proprio dal Cielo: si pensi alle apparizioni di Guadalupe nel 1531, avvenute proprio a ridosso della Conquista, dove la Vergine si presentò all'azteco battezzato Juan Diego (santo) con fattezze meticce. E ancora oggi l'America Latina, Messico compreso, è meticcia, laddove il Nordamerica protestante è totalmente bianco. Tante altre volte la Madonna apparve nei territori della Conquista, e sempre per avallare e benedire l'opera dei colonizzatori. Perfino per difenderli: la cattedrale di Cuzco, in Perù, sorge sul luogo in cui la Madre di Dio discese a salvare un gruppo di soldati spagnoli, che La invocarono, dall'attacco di migliaia di guerrieri Incas. La chiesa è appunto intitolata a Nostra Signora della Discesa.<br />UNA STORIA SINGOLARE<br />Ci fu addirittura un'occasione in cui scese in campo san Giacomo apostolo («Santiago!» era il grido di guerra degli spagnoli) a fare lo stesso: anni dopo, Garcilaso de la Vega, di madre inca, uno dei massimi scrittori del tempo, intervistò personalmente diversi vecchi Incas che avevano preso parte alla battaglia e tutti confermarono di essere stati atterrati da Viracocha, il Dio del tuono (era Santiago, che non conoscevano; scambiato per Viracocha, si meravigliavano che combattesse contro di loro). La Chiesa ha posto sugli altari molti uomini e donne che si santificarono in quei luoghi e in quei tempi per diffondere<br />la fede tra gli indios. O per difenderli, se del caso, dalle prepotenze dei coloni. Oggi, mentre scrivo, le vicende politiche hanno messo in primo piano il Venezuela «piccola Venezia», in spagnolo), che ebbe, anch'esso, l'onore di un diretto intervento evangelizzatore da parte della Madonna e Le edificò, a ricordo, l'immenso santuario di Nostra Signora di Coromoto. Ora, Coromoto non è il nome del sito dell'apparizione, bensì, caso più unico che raro, quello del beneficiario. La cui storia è singolare. Cominciamo col dire che nel 1591 un capitano spagnolo aveva fondato un villaggio vicino al fiume Guanare, per i suoi uomini e gli indios battezzati che lavoravano la terra. Ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>518</itunes:duration><itunes:keywords>coromoto,juandiego,lourdes,recattolici,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/70e41fa423bab82dde66501271d43583.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il beato Raimondo Lullo e l'illusione del dialogo con l'islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-beato-raimondo-lullo-e-l-illusione-del-dialogo-con-l-islam--71715044</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8518</a><br /><br />IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAM<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona del 2006 cui seguirono solo massacri (di cristiani). Se ne era accorto anche l'iniziatore del "dialogo" con l'islam, francescano come quel Poverello che, cercando il dialogo col sultano Al-Kamil, fu già tanto se non ci rimise la pelle. I cinque Protomartiri francescani furono ammazzati in Africa, indovinate da chi. Un loro confratello provò allora in modo "scientifico" e organizzato. Stiamo parlando del beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), un nobile catalano nato a Maiorca verso il 1235. Il <br />re Jaime I aveva appena conquistato le Baleari e i coniugi Llull, genitori di Ramon, vi si erano impiantati. Lui crebbe come paggio a corte e vi fece carriera, finendo col diventare primo ministro del giovane Regno. Nel 1257 sposò Blanca Picany e ne ebbe due figli, Domingo e Magdalena. Ma verso il 1262 gli apparve il Cristo crocifisso per cinque volte consecutive.<br />IMPARÒ L'ARABO<br />Cosi narrò, e ciò lo convinse a dedicarsi alla conversione degli infedeli. Col consenso della moglie, dopo aver provveduto a lei e ai figli, distribuì il resto ai poveri e si fece frate francescano. Imparò l'arabo a marce forzate, e subito cominciò a scrivere libri in tale lingua. Fu solo l'inizio: Lullo scrisse in tutto quasi trecento libri, anche in latino e in catalano. Tra essi, quattro, monumentali, descrivono quella che lui chiamava «arte», cioè un metodo di ragionamento e catalogazione dello scibile talmente geniale da provocare «seguaci» che, per secoli, crearono ogni sorta di ciarlataneria a suo nome e diffusero il mito del «mago» catalano. Lullo, dopo un pellegrinaggio a Compostela, si mise a studiare furiosamente teologia, filosofia, medicina, nonché i maggiori autori arabi. Persuaso, non del tutto a torto, che i Protomartiri del suo ordine avessero fallito per mancanza di preparazione, nel 1276 fondò a Maiorca il collegio di Miramar per formare missionari che, prima di ogni cosa, studiassero l'arabo e l'islam. Si tenga presente che la stupefacente e repentina ascesa di quest'ultimo aveva colto di sorpresa la cristianità: cos'era quella strana religione che mischiava elementi vetero e neotestamentari, un'eresia o qualcos'altro? Donde la sua veloce e pressoché inarrestabile espansione? Da qui, per Lullo, la necessità di studiarla.<br />IN VIAGGIO PER L'EUROPA <br />Cominciò a viaggiare per l'Europa, esponendo a re e Papi il suo metodo, anche nelle università e pure in piazza, disputando specialmente con i discepoli e i seguaci del filosofo arabo Averroè. Alla Sorbona di Parigi conseguì il titolo di maestro e, dopo aver dedicato un libro al re francese Filippo IV il Bello, ricominciò coi viaggi: Cipro, Armenia, Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, il Maghreb, dove però finì in carcere. Rilasciato dietro riscatto, si imbarcò per rientrare in Patria, ma la nave fece naufragio e dovette riparare a Pisa. Dopo un breve soggiorno ripartì: Genova, Venezia, Roma, Messina, Lucera (la saracena Lugarah, dove l'imperatore Federico II di Svevia aveva deportato tutti gli arabi di Sicilia per servirsene come mercenari). Nel 1311 si presentò al Concilio di Vienne e qui fece una sconcertante richiesta: l'unificazione di tutti gli ordini monastico-militari per una grande crociata che riprendesse la Terra Santa totalmente perduta nel 1291. Sì, perché i suoi soggiorni in Africa e le sue dispute coi qadi islamici l'avevano persuaso che con i musulmani non c'era modo di ragionare: seguivano una logica diversa, anzi, nessuna logica, solo il loro Libro (Al Quran, Alcorano, Corano) e basta. Ma la sua richiesta cadde nel vuoto per via degli equilibri politici del tempo.<br />LASCIÒ MOLTO OPERE<br />Le crociate costavano e il regno più potente, la Francia, era sull'orlo della bancarotta per via delle interminabili guerre con gli inglesi. Infatti, proprio Filippo il Bello di lì a pochissimo avrebbe distrutto i Templari per appropriarsi delle loro ricchezze. Per giunta avrebbe inaugurato la cattività avignonese, deportando il Papa nel suo regno. Lo stesso papa, Bonifacio VIII, aveva preso atto della definitiva perdita dei Luoghi Santi, sostituendo il pellegrinaggio a Gerusalemme con quello a Roma col primo Giubileo nel 1300. Raimondo Lullo comprese di essere arrivato alla fine, in tutti i sensi, della sua missione. Così, quantunque avesse ormai superato gli ottant'anni, partì per Tunisi, dove si mise a predicare apertamente come avevano fatto i Protomartiri del suo ordine. Naturalmente finì a pietrate, e solo l'intervento di certi mercanti europei gli evitò il peggio. Lo imbarcarono mezzo morto per Maiorca, ma non ci arrivò mai. Morì durante il viaggio, nel 1316. Della sua sterminata opera letteraria, i libri oggi riconosciuti come di sua mano sono circa duecentosessanta. Altri quarantaquattro, cioè quasi tutti quelli di argomento alchemico, gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli, ma si tenga presente che, nel successivo Umanesimo, molti erano i "maghi" che firmavano falsamente le loro opere col nome di Lullo per accrescerne l'importanza, visto che nel XV secolo non c'era modo di verificare. <br />UN BILANCIO <br />Raimondo Lullo, il cui culto come beato fu confermato dal beato Pio IX, è in predicato per la proclamazione a Dottore della Chiesa per la sua straordinaria cultura finalizzata dalla passione missionaria. Si pensi che non disdegnò, in alcuni suoi libri, lo stile da romanzo cavalleresco, con protagonisti che affrontavano peripezie per liberare la donzella rapita o soccorrere l'imperatore smarrito nel bosco. Tutto, però, congegnato in modo che il lettore potesse trarne un insegnamento morale e cristiano. Quale bilancio trarre dalla sua vita? Vediamo. I francescani hanno guadagnato, con la loro dedizione (e il loro sangue), il compito di custodi dei Luoghi Santi. Che, prima dell'avvento dello Stato israeliano, erano in mani islamiche. Fin dall'inizio, infatti, proprio i francescani si assunsero l'onere del confronto con l'islam. Con la predicazione: i Protomartiri (che furono subito uccisi). Con i miracoli san Francesco e l'ordalia del fuoco (il sultano lo risparmiò solo perché avrebbe scatenato l'ira dei crociati). Con il dialogo: il beato Raimondo Lullo (che, dopo una vita passata a studiare l'islam, gettò la spugna e scansò il martirio per un soffio). Allora? Boh. Nella Bibbia è Dio stesso che dice ad Agar, la schiava egizia di Abramo, che da suo figlio Ismaele nascerà una grande nazione ostile ai suoi fratelli (che al momento è uno solo, Isacco). Ma non dice come va a finire...<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71715044</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:21:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71715044/il_beato_raimondo_lullo.mp3" length="8701954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8518

IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAM
di Rino Cammilleri
 
Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8518</a><br /><br />IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAM<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona del 2006 cui seguirono solo massacri (di cristiani). Se ne era accorto anche l'iniziatore del "dialogo" con l'islam, francescano come quel Poverello che, cercando il dialogo col sultano Al-Kamil, fu già tanto se non ci rimise la pelle. I cinque Protomartiri francescani furono ammazzati in Africa, indovinate da chi. Un loro confratello provò allora in modo "scientifico" e organizzato. Stiamo parlando del beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), un nobile catalano nato a Maiorca verso il 1235. Il <br />re Jaime I aveva appena conquistato le Baleari e i coniugi Llull, genitori di Ramon, vi si erano impiantati. Lui crebbe come paggio a corte e vi fece carriera, finendo col diventare primo ministro del giovane Regno. Nel 1257 sposò Blanca Picany e ne ebbe due figli, Domingo e Magdalena. Ma verso il 1262 gli apparve il Cristo crocifisso per cinque volte consecutive.<br />IMPARÒ L'ARABO<br />Cosi narrò, e ciò lo convinse a dedicarsi alla conversione degli infedeli. Col consenso della moglie, dopo aver provveduto a lei e ai figli, distribuì il resto ai poveri e si fece frate francescano. Imparò l'arabo a marce forzate, e subito cominciò a scrivere libri in tale lingua. Fu solo l'inizio: Lullo scrisse in tutto quasi trecento libri, anche in latino e in catalano. Tra essi, quattro, monumentali, descrivono quella che lui chiamava «arte», cioè un metodo di ragionamento e catalogazione dello scibile talmente geniale da provocare «seguaci» che, per secoli, crearono ogni sorta di ciarlataneria a suo nome e diffusero il mito del «mago» catalano. Lullo, dopo un pellegrinaggio a Compostela, si mise a studiare furiosamente teologia, filosofia, medicina, nonché i maggiori autori arabi. Persuaso, non del tutto a torto, che i Protomartiri del suo ordine avessero fallito per mancanza di preparazione, nel 1276 fondò a Maiorca il collegio di Miramar per formare missionari che, prima di ogni cosa, studiassero l'arabo e l'islam. Si tenga presente che la stupefacente e repentina ascesa di quest'ultimo aveva colto di sorpresa la cristianità: cos'era quella strana religione che mischiava elementi vetero e neotestamentari, un'eresia o qualcos'altro? Donde la sua veloce e pressoché inarrestabile espansione? Da qui, per Lullo, la necessità di studiarla.<br />IN VIAGGIO PER L'EUROPA <br />Cominciò a viaggiare per l'Europa, esponendo a re e Papi il suo metodo, anche nelle università e pure in piazza, disputando specialmente con i discepoli e i seguaci del filosofo arabo Averroè. Alla Sorbona di Parigi conseguì il titolo di maestro e, dopo aver dedicato un libro al re francese Filippo IV il Bello, ricominciò coi viaggi: Cipro, Armenia, Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, il Maghreb, dove però finì in carcere. Rilasciato dietro riscatto, si imbarcò per rientrare in Patria, ma la nave fece naufragio e dovette riparare a Pisa. Dopo un breve soggiorno ripartì: Genova, Venezia, Roma, Messina, Lucera (la saracena Lugarah, dove l'imperatore Federico II di Svevia aveva deportato tutti gli arabi di Sicilia per servirsene come mercenari). Nel 1311 si presentò al Concilio di Vienne e qui fece una sconcertante richiesta: l'unificazione di tutti gli ordini monastico-militari per una grande crociata che riprendesse la Terra Santa totalmente perduta nel 1291. Sì, perché i suoi soggiorni in Africa e le sue dispute coi qadi islamici l'avevano persuaso che con i musulmani non c'era modo di ragionare: seguivano una logica diversa, anzi, nessuna logica, solo il loro Libro (Al Quran, Alcorano, Corano) e basta. Ma la sua richiesta cadde nel vuoto per via degli equilibri politici del tempo.<br />LASCIÒ MOLTO OPERE<br />Le...]]></itunes:summary><itunes:duration>544</itunes:duration><itunes:keywords>beatoraimondolullo,dialogo,filippoilbello,gerusalemme,islam,pellegrinaggio,protomartirifrancescani,trecentolibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/29fbe1224e36b09af363d48d2ac2da4b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Denatalità? Per forza, col consumismo a cui abbiamo abituato i figli...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/denatalita-per-forza-col-consumismo-a-cui-abbiamo-abituato-i-figli--71018592</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8429" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8429</a><br /><br />DENATALITA'? PER FORZA, COL CONSUMISMO A CUI ABBIAMO ABITUATO I FIGLI...<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Sui social sempre più spesso compaiono vecchie foto in cui si vedono tanti bambini che giocano spensierati con ...niente. Tappi di gazzosa, cerchioni di bicicletta da inseguire e far rotolare, palloni improvvisati con stracci, i toboga coi cuscinetti a sfera e legno e spago, un gessetto per tracciare in terra numeri e quadrati, moscacieca e cavalluccio. Metti un bambino solo in una stanza completamente vuota e vedrai che, in breve, avrà inventato un gioco. Se poi avesse a disposizione una discarica (sì, avete letto bene, come quella in cui il sottoscritto giocava da ragazzino) ci troverebbe tutto ciò che serve a sbrigliare la fantasia. La sepsi? Eccola: "Se ti fai male, prendi il resto!".<br />Il sottoscritto e i suoi compagni di allora sono diventati anziani anche grazie agli anticorpi generati da quei giochi selvaggi e allo stato brado. Questo per dire che i figli non costavano niente e, anzi, erano considerati un investimento. La casa era piccola, nessuno aveva la sua stanzetta? Nessun problema, certi giacigli uscivano solo di notte e di giorno sparivano. A scuola, grembiule, grazie al quale nessuno era umiliato dal dover sedere accanto a un compagno firmato dalla testa ai piedi. Oggi, invece, un figlio costa un capitale per molti inarrivabile: il computer, il cellulare, le sneakers, lo zainetto Eastpak, il nuoto, il tennis, il calcio nel vivaio. E giù tute, attrezzi, parures.<br />E poi le gite scolastiche in settimana bianca, il saggio di danza col costume a spese di papà, il campo scuola, il campo estivo, l'Erasmus, la festa per il graduation. E infine il master in America, naturalmente dopo almeno cinque anni nei quali il pargolo ha studiato all'università fuori casa: affitto, pasti, spostamenti, treni e aerei per le feste. Ma quale operaio può permettersi più di un figlio in queste condizioni? Fin dall'asilo: come si fa a negare a un bambino l'iniziativa scolastica costosa quando tutti i suoi compagni ci vanno?<br />Eh, si depreca la denatalità, si organizzano convegni e si prendono impegni elettorali. Cioè, tanto per cambiare, si cerca di risolvere i problemi a furia di chiacchiere. Che stanno a zero, come le ormai stantie fiaccolate, parroco in testa, a ogni teenager morto ammazzato. Certo, non si può negare il benessere materiale odierno rispetto ai tempi descritti all'inizio dell'articolo, ma erano anche tempi in cui un padre di famiglia poteva mantenere col suo stipendio la moglie casalinga e tre o quattro figli, e pagare pure l'affitto di casa. La frase "avere i soldi in banca" indicava uno agiato, perché poteva anche vivere con gli interessi del conto. Che oggi la banca non dà più.<br />E anche il potere d'acquisto di salari e stipendi non è più quello di una volta. Le cause di ciò sono state più volte indicate, e hanno tutte un denominatore comune: l'avidità, quella che tende a concentrare la ricchezza in poche mani. Solo che il conoscere le cause non serve, visto che chi dovrebbe rimediare ha altro per la testa. Sempre. Bene, Pannella &amp; soci ci hanno convinto a non fare più figli per goderci l'attimo fuggente. Ora che ci siamo accorti dell'errore, non ci sono più le condizioni per rimediare. Bel colpo, complimenti alla regia.<br />E se qualche statista capisse che è - anche, ma soprattutto - questione di soldi e mettesse mano al borsellino, ecco pronta la contromossa: "fascista!", "figli alla patria!", e via resistendo col fazzoletto rosso al collo. Eh, basterebbe ricordare a chi di dovere che can che abbaia non morde. E che se si azzardasse a mordere basterebbe una buona pedata. Ripeto, incrementare la natalità, è vero, non è solo questione di soldi. Ma lo è principalmente: è inutile che mi rieduchi la mentalità se poi non mi dai i mezzi per attuarla.<br />Per inciso: bombardati per decenni dagli spot pubblicitari che ci hanno convinto a spendere tutto quel che guadagniamo (col paradosso grottesco del "servizio pubblico" da cui ci facciamo bombardare a spese nostre), Pannella &amp; c. non hanno dovuto faticare molto. Ai tempi del mio liceo pre-sessantottardo i nostri padri si telefonavano per accordarsi, così che tutti noi, a prescindere dal ceto, avessimo la stessa cifra di paghetta. Già: Dio-patria-famiglia, la vita di m... deprecata da una celebre senatrice. In cauda venenum: la causa prima della denatalità (e anche della disgregazione della famiglia)? Aver convinto le donne che la realizzazione personale stia nella carriera. Affermazione politically uncorrect? Echissenefrega!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018592</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:22:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018592/denatalita_per_forza_col_consumismo.mp3" length="5504566" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8429

DENATALITA'? PER FORZA, COL CONSUMISMO A CUI ABBIAMO ABITUATO I FIGLI...
di Rino Cammilleri
 
Sui social sempre più spesso compaiono vecchie foto in cui si vedono tanti bambini che giocano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8429" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8429</a><br /><br />DENATALITA'? PER FORZA, COL CONSUMISMO A CUI ABBIAMO ABITUATO I FIGLI...<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Sui social sempre più spesso compaiono vecchie foto in cui si vedono tanti bambini che giocano spensierati con ...niente. Tappi di gazzosa, cerchioni di bicicletta da inseguire e far rotolare, palloni improvvisati con stracci, i toboga coi cuscinetti a sfera e legno e spago, un gessetto per tracciare in terra numeri e quadrati, moscacieca e cavalluccio. Metti un bambino solo in una stanza completamente vuota e vedrai che, in breve, avrà inventato un gioco. Se poi avesse a disposizione una discarica (sì, avete letto bene, come quella in cui il sottoscritto giocava da ragazzino) ci troverebbe tutto ciò che serve a sbrigliare la fantasia. La sepsi? Eccola: "Se ti fai male, prendi il resto!".<br />Il sottoscritto e i suoi compagni di allora sono diventati anziani anche grazie agli anticorpi generati da quei giochi selvaggi e allo stato brado. Questo per dire che i figli non costavano niente e, anzi, erano considerati un investimento. La casa era piccola, nessuno aveva la sua stanzetta? Nessun problema, certi giacigli uscivano solo di notte e di giorno sparivano. A scuola, grembiule, grazie al quale nessuno era umiliato dal dover sedere accanto a un compagno firmato dalla testa ai piedi. Oggi, invece, un figlio costa un capitale per molti inarrivabile: il computer, il cellulare, le sneakers, lo zainetto Eastpak, il nuoto, il tennis, il calcio nel vivaio. E giù tute, attrezzi, parures.<br />E poi le gite scolastiche in settimana bianca, il saggio di danza col costume a spese di papà, il campo scuola, il campo estivo, l'Erasmus, la festa per il graduation. E infine il master in America, naturalmente dopo almeno cinque anni nei quali il pargolo ha studiato all'università fuori casa: affitto, pasti, spostamenti, treni e aerei per le feste. Ma quale operaio può permettersi più di un figlio in queste condizioni? Fin dall'asilo: come si fa a negare a un bambino l'iniziativa scolastica costosa quando tutti i suoi compagni ci vanno?<br />Eh, si depreca la denatalità, si organizzano convegni e si prendono impegni elettorali. Cioè, tanto per cambiare, si cerca di risolvere i problemi a furia di chiacchiere. Che stanno a zero, come le ormai stantie fiaccolate, parroco in testa, a ogni teenager morto ammazzato. Certo, non si può negare il benessere materiale odierno rispetto ai tempi descritti all'inizio dell'articolo, ma erano anche tempi in cui un padre di famiglia poteva mantenere col suo stipendio la moglie casalinga e tre o quattro figli, e pagare pure l'affitto di casa. La frase "avere i soldi in banca" indicava uno agiato, perché poteva anche vivere con gli interessi del conto. Che oggi la banca non dà più.<br />E anche il potere d'acquisto di salari e stipendi non è più quello di una volta. Le cause di ciò sono state più volte indicate, e hanno tutte un denominatore comune: l'avidità, quella che tende a concentrare la ricchezza in poche mani. Solo che il conoscere le cause non serve, visto che chi dovrebbe rimediare ha altro per la testa. Sempre. Bene, Pannella &amp; soci ci hanno convinto a non fare più figli per goderci l'attimo fuggente. Ora che ci siamo accorti dell'errore, non ci sono più le condizioni per rimediare. Bel colpo, complimenti alla regia.<br />E se qualche statista capisse che è - anche, ma soprattutto - questione di soldi e mettesse mano al borsellino, ecco pronta la contromossa: "fascista!", "figli alla patria!", e via resistendo col fazzoletto rosso al collo. Eh, basterebbe ricordare a chi di dovere che can che abbaia non morde. E che se si azzardasse a mordere basterebbe una buona pedata. Ripeto, incrementare la natalità, è vero, non è solo questione di soldi. Ma lo è principalmente: è inutile che mi rieduchi la mentalità se poi non mi dai i mezzi per...]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>errore,mogliecasalinga,pannella,social,spostamenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d59ae310b29fdce427cafc22bfd33dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema dell'Africa sono gli Africani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-dell-africa-sono-gli-africani--71018637</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8426" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8426</a><br /><br />IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Poiché ormai il Natale comincia ai primi di novembre e finisce dopo la Befana, ecco puntuale la lagna postale di richiesta di denari per i bimbi africani denutriti, con tanto di foto strappalacrime fin dalla busta. Ora, nessuno nega l'abnegazione sincera di organizzazioni e missionari (non a caso cattolici) che spesso ci rimettono anche la pelle. Ma va pure detto che 'sta storia è un pozzo senza fondo.<br />Ormai sono anziano e, per quanto indietro spinga i ricordi, non rammento altro dalla c. d. decolonizzazione in poi. Ero alle medie e il problema lacrimoso era il Biafra. Al liceo la fame si spostò in India, ma l'India ci mise poco a riprendersi, tanto che oggi ha l'atomica, manda sonde sulla Luna ed è sua la più potente flotta dell'oceano omonimo. Anche la Cina ebbe il suo periodo di fame, ma era artificiale, e oggi la Cina mette paura a tutti. Il minuscolo Giappone, pur privo totalmente di risorse, mise in seria difficoltà la superpotenza americana; spianato, unico nella storia, a suon di bombe atomiche, eccolo di nuovo in primo piano mondiale.<br />È razzismo dire che il problema dell'Africa sono gli africani? Anche su queste pagine da anni la specialista Anna Bono ci rende edotti in dettaglio, e a suo tempo lo stesso insospettabile Obama andò di persona a bacchettare il Continente Nero puntando il dito contro il nocciolo: corruzione e tribalismo. Gli esempi su riportati di terzomondiali che sono usciti dal sottosviluppo hanno un tratto comune: alle loro spalle hanno civiltà raffinatissime e millenarie.<br />L'Africa, Egitto a parte, no. Partiti i colonizzatori ha ricominciato a fare quel che faceva prima: massacri, golpe, guerre civili, profughi. Il Nord islamico ha qualche parvenza di stabilità, ma se se la passasse bene non ci inonderebbe di migranti; anzi, sarebbe terra di immigrazione. Come lo era -non nascondiamoci dietro un dito- il Sudafrica dell'apartheid. Ricordate Dambisa Moyo? Economista di fama internazionale, africana lei stessa, non esitò a scrivere nei suoi libri che gli "aiuti" occidentali (e di chi se no?) all'Africa non facevano che incancrenire il problema. E si spinse a dare il benvenuto alle odiate (dai marxisti vetero e neo) multinazionali, che almeno portavano lavoro. E chi porta lavoro lo fa, certo, per profitto; ma è suo interesse, proprio per questo, garantire ordine e disciplina. E strade, scuole e ospedali. Cambiamogli pure nome se il termine "colonialismo" è diventato, per via di propaganda, sinonimo di ogni nefandezza. Ma la storia è storia: nell'Africa coloniale non c'erano massacri inter-etnici né schiavitù, e i missionari potevano operare in relativa tranquillità al riparo delle armi europee.<br />Infatti, come il compianto supermissionario padre Gheddo instancabilmente testimoniava, il problema stava nelle teste, e solo l'evangelizzazione poteva cambiarle. Prevengo quelli che tireranno fuori il Cuore di tenebra conradiano: fate la conta dei morti, quanti da "cuori di tenebra" e quanti dalla decolonizzazione fino a oggi. Un milione nel solo Rwanda e in poche settimane nel 1994. A colpi di coltelli e machete. Diciamolo, anche se provocatorio: ricolonizzare l'Africa farebbe bene a tutti. Prima che diventi, coi soliti spicci sistemi, completamente islamica. Ogni altro espediente, com'è noto, è fallito. L'ultima è che vogliono triliardi di "risarcimento" per la tratta degli schiavi. E li vogliono dall'Occidente, mica dagli arabi che la inaugurarono e condussero per secoli e secoli (e in certi posti non hanno mai smesso). I vari "piani" for Africa? Chiacchiere &amp; distintivo. I triliardi si sa dove finirebbero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018637</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:22:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018637/il_problema_dell_africa.mp3" length="5146375" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8426

IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI
di Rino Cammilleri
 
Poiché ormai il Natale comincia ai primi di novembre e finisce dopo la Befana, ecco puntuale la lagna postale di richiesta di denari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8426" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8426</a><br /><br />IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Poiché ormai il Natale comincia ai primi di novembre e finisce dopo la Befana, ecco puntuale la lagna postale di richiesta di denari per i bimbi africani denutriti, con tanto di foto strappalacrime fin dalla busta. Ora, nessuno nega l'abnegazione sincera di organizzazioni e missionari (non a caso cattolici) che spesso ci rimettono anche la pelle. Ma va pure detto che 'sta storia è un pozzo senza fondo.<br />Ormai sono anziano e, per quanto indietro spinga i ricordi, non rammento altro dalla c. d. decolonizzazione in poi. Ero alle medie e il problema lacrimoso era il Biafra. Al liceo la fame si spostò in India, ma l'India ci mise poco a riprendersi, tanto che oggi ha l'atomica, manda sonde sulla Luna ed è sua la più potente flotta dell'oceano omonimo. Anche la Cina ebbe il suo periodo di fame, ma era artificiale, e oggi la Cina mette paura a tutti. Il minuscolo Giappone, pur privo totalmente di risorse, mise in seria difficoltà la superpotenza americana; spianato, unico nella storia, a suon di bombe atomiche, eccolo di nuovo in primo piano mondiale.<br />È razzismo dire che il problema dell'Africa sono gli africani? Anche su queste pagine da anni la specialista Anna Bono ci rende edotti in dettaglio, e a suo tempo lo stesso insospettabile Obama andò di persona a bacchettare il Continente Nero puntando il dito contro il nocciolo: corruzione e tribalismo. Gli esempi su riportati di terzomondiali che sono usciti dal sottosviluppo hanno un tratto comune: alle loro spalle hanno civiltà raffinatissime e millenarie.<br />L'Africa, Egitto a parte, no. Partiti i colonizzatori ha ricominciato a fare quel che faceva prima: massacri, golpe, guerre civili, profughi. Il Nord islamico ha qualche parvenza di stabilità, ma se se la passasse bene non ci inonderebbe di migranti; anzi, sarebbe terra di immigrazione. Come lo era -non nascondiamoci dietro un dito- il Sudafrica dell'apartheid. Ricordate Dambisa Moyo? Economista di fama internazionale, africana lei stessa, non esitò a scrivere nei suoi libri che gli "aiuti" occidentali (e di chi se no?) all'Africa non facevano che incancrenire il problema. E si spinse a dare il benvenuto alle odiate (dai marxisti vetero e neo) multinazionali, che almeno portavano lavoro. E chi porta lavoro lo fa, certo, per profitto; ma è suo interesse, proprio per questo, garantire ordine e disciplina. E strade, scuole e ospedali. Cambiamogli pure nome se il termine "colonialismo" è diventato, per via di propaganda, sinonimo di ogni nefandezza. Ma la storia è storia: nell'Africa coloniale non c'erano massacri inter-etnici né schiavitù, e i missionari potevano operare in relativa tranquillità al riparo delle armi europee.<br />Infatti, come il compianto supermissionario padre Gheddo instancabilmente testimoniava, il problema stava nelle teste, e solo l'evangelizzazione poteva cambiarle. Prevengo quelli che tireranno fuori il Cuore di tenebra conradiano: fate la conta dei morti, quanti da "cuori di tenebra" e quanti dalla decolonizzazione fino a oggi. Un milione nel solo Rwanda e in poche settimane nel 1994. A colpi di coltelli e machete. Diciamolo, anche se provocatorio: ricolonizzare l'Africa farebbe bene a tutti. Prima che diventi, coi soliti spicci sistemi, completamente islamica. Ogni altro espediente, com'è noto, è fallito. L'ultima è che vogliono triliardi di "risarcimento" per la tratta degli schiavi. E li vogliono dall'Occidente, mica dagli arabi che la inaugurarono e condussero per secoli e secoli (e in certi posti non hanno mai smesso). I vari "piani" for Africa? Chiacchiere &amp; distintivo. I triliardi si sa dove finirebbero.]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>africa,colonizzatori,egitto,massacri,supermissionario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f84d5b52c703e9ffd197f865d7beea0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E fu cosi che i media ci hanno trasformato in cinici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-fu-cosi-che-i-media-ci-hanno-trasformato-in-cinici--71018726</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8451" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8451</a><br /><br />E FU COSI' CHE I MEDIA CI HANNO TRASFORMATO IN CINICI<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Come si fa a non diventare cinici di questi tempi? Facciamo un esempio. Un bambino cade in un pozzo profondo? Una settimana di riprese, intervento del capo di Stato con scorta e addetti stampa (con conseguente intralcio ai mezzi di soccorso), talk-show, focus. Il bimbo per fortuna si salva. Ari-primepagine e aperture di tiggì, interviste a destra e e manca, puntate di approfondimento.<br />Sui social si scatenano sia le prefiche che i leoni da tastiera. Poi, di colpo, si cambia scenario perché tra due mesi c'è il Festival di Sanremo e bisogna preparare gli spettatori all'evento. Nel frattempo, alcuni trafiletti en passant: un treno deraglia in India, migliaia di morti; idem in Costarica per un terremoto; solita ecatombe inter-etnica nell'Africa subsahariana. Finito il festival, ecco un cretino che ha ucciso il suo cane a legnate. Apriti cielo. Arriva la Scientifica, interrogazioni parlamentari, manifestazioni di piazza. Essendo cretino, non pensa di fuggire all'estero (possibilmente islamico, dove i cani non piacciono) per evitare l'ergastolo, il linciaggio, le dichiarazioni di pentimento alla maoista con lacrime in tivù per non dover passare il resto della vita a guardarsi le spalle. Si impennano le vendite di cappotti corazzati per cani.<br />Si potrebbe continuare con gli esempi, esercizio che lasciamo al lettore, ma lo spazio è tiranno. Ora, dal momento che "il bene non fa notizia" e l'unica cosa che interessa ai direttori di media è l'audience, il martirio che abbiamo descritto è quotidiano. Enfasi, riflettori e titoli a effetto. Ma questo fenomeno non è, ahimè, una novità, bensì è coevo alla nascita dei grandi media.<br />Nel 1951 uscì un film di Billy Wilder in bianco e nero, L'asso nella manica, con Kirk Douglas nei panni di un giornalista spiantato. Costui aveva scoperto che un poveraccio era rimasto incastrato in un buco in fondo a una grotta. Poteva essere salvato in poche ore di scavo, ma il giornalista riuscì a convincere i trivellatori a percorrere la via più lunga. Il luogo divenne il centro di stampa, radio e cinegiornali, con un intero continente che seguiva trepidando. Naturalmente, il poveraccio nel buco morì e il circo mediatico si spostò altrove.<br />L'unico a piangere fu il giornalista, che non voleva il morto ma solo lo scoop. Ma qui non vogliamo accusare il cinismo dei media: lo si fa da tanto, come il film del 1951 dimostra (ma ci si potrebbe spingere anche più indietro, e di molto). No, il cinismo, indotto, è quello di tanti lettori-ascoltatori-spettatori. Non quelli che si indignano per il cane bastonato, bensì gli altri, mi si permetta di definirli "i normali". Come, per esempio, il sottoscritto ritiene di essere.<br />Se accendo la tivù a ora di pranzo e il tiggì mi spara subito che un barcone di migranti è colato a picco, non mormoro "ecchissenefrega..." perché sono cristiano, dico un requiem mentalmente e cambio canale. Sì, perché non posso commuovermi ed emozionarmi tutti i giorni e a comando. Quando si cammina scalzi sulla ghiaia, dapprima ci si fa male, ma poi, dài e dài, la pianta del piede callifica e non senti più niente. Così avviene per l'area del cervello preposta alla commozione e alla solidarietà. I direttori dei media lo sanno, e perciò sono costretti a rincarare ogni volta la dose.<br />Alla fine della fiera, questo rincorrersi e rilanciare produce due tipi di fruitore: il cinico e l'ansioso. Personalmente scelgo la prima categoria, perché i secondi finiscono per ammalarsi anche fisicamente. Ero giovane quando, negli anni Ottanta, gli "esperti" inventarono l'Orologio dell'Apocalisse, che già allora segnava pochi minuti a mezzanotte, ora X. Oggi, dopo il buco nell'ozono, il riscaldamento globale e la scomparsa degli orsi polari, è ancora lì. Buon segno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018726</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:22:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018726/e_fu_cosi.mp3" length="3087561" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8451

E FU COSI' CHE I MEDIA CI HANNO TRASFORMATO IN CINICI
di Rino Cammilleri
 
Come si fa a non diventare cinici di questi tempi? Facciamo un esempio. Un bambino cade in un pozzo profondo? Una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8451" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8451</a><br /><br />E FU COSI' CHE I MEDIA CI HANNO TRASFORMATO IN CINICI<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Come si fa a non diventare cinici di questi tempi? Facciamo un esempio. Un bambino cade in un pozzo profondo? Una settimana di riprese, intervento del capo di Stato con scorta e addetti stampa (con conseguente intralcio ai mezzi di soccorso), talk-show, focus. Il bimbo per fortuna si salva. Ari-primepagine e aperture di tiggì, interviste a destra e e manca, puntate di approfondimento.<br />Sui social si scatenano sia le prefiche che i leoni da tastiera. Poi, di colpo, si cambia scenario perché tra due mesi c'è il Festival di Sanremo e bisogna preparare gli spettatori all'evento. Nel frattempo, alcuni trafiletti en passant: un treno deraglia in India, migliaia di morti; idem in Costarica per un terremoto; solita ecatombe inter-etnica nell'Africa subsahariana. Finito il festival, ecco un cretino che ha ucciso il suo cane a legnate. Apriti cielo. Arriva la Scientifica, interrogazioni parlamentari, manifestazioni di piazza. Essendo cretino, non pensa di fuggire all'estero (possibilmente islamico, dove i cani non piacciono) per evitare l'ergastolo, il linciaggio, le dichiarazioni di pentimento alla maoista con lacrime in tivù per non dover passare il resto della vita a guardarsi le spalle. Si impennano le vendite di cappotti corazzati per cani.<br />Si potrebbe continuare con gli esempi, esercizio che lasciamo al lettore, ma lo spazio è tiranno. Ora, dal momento che "il bene non fa notizia" e l'unica cosa che interessa ai direttori di media è l'audience, il martirio che abbiamo descritto è quotidiano. Enfasi, riflettori e titoli a effetto. Ma questo fenomeno non è, ahimè, una novità, bensì è coevo alla nascita dei grandi media.<br />Nel 1951 uscì un film di Billy Wilder in bianco e nero, L'asso nella manica, con Kirk Douglas nei panni di un giornalista spiantato. Costui aveva scoperto che un poveraccio era rimasto incastrato in un buco in fondo a una grotta. Poteva essere salvato in poche ore di scavo, ma il giornalista riuscì a convincere i trivellatori a percorrere la via più lunga. Il luogo divenne il centro di stampa, radio e cinegiornali, con un intero continente che seguiva trepidando. Naturalmente, il poveraccio nel buco morì e il circo mediatico si spostò altrove.<br />L'unico a piangere fu il giornalista, che non voleva il morto ma solo lo scoop. Ma qui non vogliamo accusare il cinismo dei media: lo si fa da tanto, come il film del 1951 dimostra (ma ci si potrebbe spingere anche più indietro, e di molto). No, il cinismo, indotto, è quello di tanti lettori-ascoltatori-spettatori. Non quelli che si indignano per il cane bastonato, bensì gli altri, mi si permetta di definirli "i normali". Come, per esempio, il sottoscritto ritiene di essere.<br />Se accendo la tivù a ora di pranzo e il tiggì mi spara subito che un barcone di migranti è colato a picco, non mormoro "ecchissenefrega..." perché sono cristiano, dico un requiem mentalmente e cambio canale. Sì, perché non posso commuovermi ed emozionarmi tutti i giorni e a comando. Quando si cammina scalzi sulla ghiaia, dapprima ci si fa male, ma poi, dài e dài, la pianta del piede callifica e non senti più niente. Così avviene per l'area del cervello preposta alla commozione e alla solidarietà. I direttori dei media lo sanno, e perciò sono costretti a rincarare ogni volta la dose.<br />Alla fine della fiera, questo rincorrersi e rilanciare produce due tipi di fruitore: il cinico e l'ansioso. Personalmente scelgo la prima categoria, perché i secondi finiscono per ammalarsi anche fisicamente. Ero giovane quando, negli anni Ottanta, gli "esperti" inventarono l'Orologio dell'Apocalisse, che già allora segnava pochi minuti a mezzanotte, ora X. Oggi, dopo il buco nell'ozono, il riscaldamento globale e la scomparsa degli orsi polari, è ancora lì....]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:keywords>anni80,cinici,giornalista,media,sanremo,scoop</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a53549191c8f68df97fa679b8bfcdc4d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosi Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetiica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosi-vittorio-messori-divenne-talent-scout-dell-apologetiica--71166782</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8502" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8502</a><br /><br />COSI' VITTORIO MESSORI DIVENNE TALENT SCOUT DELL'APOLOGETICA<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo inviai a Vittorio Messori, di cui avevo letto il famoso Ipotesi su Gesù, con una lettera in cui brevemente elencavo tutte le mie disavventure di convertito. In capo a pochi giorni ricevetti una telefonata: era lui, entusiasta del mio scritto ma soprattutto stupito di quanto il mio percorso personale fosse simile al suo.<br />Nacque lì una strettissima amicizia sorta dalla constatazione singolare di due vite parallele, quantunque lui avesse dieci anni più di me. Scoprimmo anche una comune passione per l'astrologia (sì, proprio lui, e sua moglie), e cominciò da parte mia il viavai per Milano dove lui allora risiedeva. Si impegnò perché il mio romanzo venisse pubblicato, senza riuscirci. Sì, proprio lui. Ma a me non importava: il numero uno dell'apologetica aveva apprezzato il mio lavoro e tanto mi bastava. Se il numero uno aveva detto sì, era segno che tutti gli altri non capivano niente. Solo quando il mio nome, grazie a lui, divenne noto si decisero a pubblicare il mio L'inquisitore. Che ebbe quattro edizioni in italiano, più sei in altrettante lingue straniere e recentemente è stato riedito nei Gialli Mondadori.<br />Quantunque lui fosse dell'Ariete (ascendente Ariete!) e io Scorpione, la sintonia era, misteriosamente, perfetta. A tarda sera, ogni sera, un'ora di telefonate vicendevoli per commentare, aggiornarci, scambiare intuizioni e trouvaille storiche. Quando non aveva tempo per un libro che avrebbe voluto scrivere subentravo io. Fu così che nacque Il quadrato magico (bestseller che, strano a dirsi, spopolò tra i massoni, non certo per il contenuto apologetico ma per le ricchezze simboliche numerologiche di cui sono ghiotti; fu anche motivo di una cordiale conversazione in treno tra me e Umberto Eco). Lo stesso per Gli occhi di Maria, sui prodigi mariani in Italia durante l'invasione napoleonica, fenomeno che aveva incuriosito perfino Renzo De Felice ma di cui i cattolici nulla sapevano. Ogni volta, però, erano scenate da parte sua per la mia, secondo lui, mancanza di precisione "piemontese", derivata, sempre secondo lui, dal mio "circiterismo" meridionale.<br />Ero presente quando firmò il contratto per l'intervista a Giovanni Paolo II, bestseller internazionale come il precedente Rapporto sulla fede con Ratzinger (Messori non dimenticò mai di essere soprattutto un giornalista, da qui le sue geniali interviste). Ero presente quando, con giornalisti al seguito, viaggiammo per la Spagna sulle orme de Il miracolo di Calanda. C'era anche Travaglio, seduto accanto a me in aereo. Ma sarebbe troppo lungo elencare i fatti di trent'anni di amicizia e collaborazione.<br />Naturalmente, litigammo più volte, dati i rispettivi caratteri, anche con reciproci insulti sanguinosi. Proprio per questo declinai i suoi inviti reiterati a trasferirmi vicino a lui. E feci la cosa giusta. A volte per continuare a volersi bene giova mantenere una ragionata distanza. Per esempio, quando fu la volta di Lourdes, cronaca di un mistero, di René Laurentin prefato da Messori, affinché lo traducessi "bene" dal francese mi regalò una copia del Petit Robert, celebre dizionario franco-italiano. E malgrado tutto (causa la prosa contorta del famoso mariologo) scivolai su una vieille (vecchia) che scambiai per veille (vigilia). Seguì scenata e mia esclusione da una puntata di Porta a Porta sul tema.<br /><br />Ma lui è stato il mio talent scout, l'unico che si fosse accorto delle mie potenzialità di apologeta in un mondo di mediocri, mondo che, senza di lui, prosegue nella sua insignificanza tra gelosie, divergenze d'opinione, clericalismi. Speriamo che il Signore trovi chi lo sostituisca.<br /><br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire" racconta come Avvenire ha elogiato Messori però mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, che invece lui rilanciò con forza.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 aprile 2026:<br />Tanti in questi giorni stanno scrivendo sui giornali e sui social ricordi personali e testimonianze che dicono non solo della grande popolarità di Vittorio Messori - lo scrittore cattolico morto il Venerdì Santo - ma anche di quanto bene abbia seminato nella sua vita. E, per quanto possibile, in questi giorni anche noi apriamo queste pagine a quanti vogliono aggiungere un ricordo o una riflessione sulla vita e l'opera di Messori.<br />Non sorprende che davanti a un personaggio di tale statura si leggano anche commenti stonati e critiche impietose, ma ciò che non ci aspettavamo di leggere è il commento apparso su Avvenire a firma di Francesco Ognibene. Per poter fare l'elogio di Messori, Ognibene nega che possa essere definito un "apologeta". Citando soprattutto la rubrica Vivaio, che il giornalista e scrittore tenne su Avvenire dal 1987 al 1992 (ma che poi traslocò, non a caso, sul mensile Il Timone di Gianpaolo Barra), Ognibene ricorre a un presunto «metodo-Messori» che sarebbe «oltre l'apologetica». Ci spiega infatti Ognibene che «parlare di apologetica nella società delle contrapposizioni insanabili oggi però suona come screditamento pregiudiziale dell'altro, mentre di Messori ricordiamo certo la fermezza nel sostenere le sue ragioni ma con lo stile di chi argomenta convinzioni proprie più che voler dimostrare i torti altrui». <br />Dunque Messori non sarebbe un apologeta, ma «qualcosa di diverso e più ampio, ambizioso, positivo» perché «la ragione del cristiano in cerca della verità dentro il mondo non scende in guerra contro nessuno».<br />Scopriamo dunque da Ognibene che l'apologetica, che ha accompagnato la storia della Chiesa fin dalle origini e che è stata accantonata solo in tempi recenti, è una cosa cattiva. Perché scredita l'altro in modo pregiudiziale, una sorta di guerra contro chi nega le verità della fede cattolica. Stupidi noi a pensare che l'apologetica fosse invece un'esigenza ineludibile della fede, sintetizzata nelle parole di San Pietro che invita i cristiani «a rendere ragione della speranza» che è in loro (1Pt 3,15).<br />In realtà l'apologetica non è mai servita a scendere in guerra o a screditare qualcuno, ma è una testimonianza della ragionevolezza della fede, che risponde alle sfide della cultura in cui si è immersi, ed è quindi ovvio che si confronti con gli attacchi alla Chiesa, con gli errori e le eresie. In genere è proprio l'annuncio della Verità che genera reazioni violente da parte di chi serve la menzogna. L'idea che l'annuncio della fede cattolica - se ben fatto - sia accolto con serenità dal mondo e non provochi «contrapposizioni insanabili» è un'utopia, è fuori dalla realtà. Fosse davvero così Gesù non sarebbe stato messo a morte in croce. O forse anche lui era un po' intemperante e screditava pregiudizialmente i farisei e i dottori del tempio?<br />Tornando a Messori, in tanti anni di frequentazione mai lo abbiamo sentito parlare di un suo metodo originale o della necessità di andare «oltre l'apologetica». Tutt'altro, insisteva sempre sulla necessità del ritorno all'apologetica classica, concentrandosi sui "tre cerchi": Dio, Cristo, la Chiesa. È stato anche tra i fondatori dell'Istituto di Apologetica - nato attorno all'esperienza de Il Timone (nato allora proprio come «mensile di apologetica popolare») - e negli ultimi anni si rammaricava casomai della sempre più scarsa popolarità dell'apologetica fra i cattolici, a cominciare dai pastori. Anche il libro-intervista con l'allora cardinale Joseph Ratzinger - Rapporto sulla fede (1985) - è una grande opera di apologetica e altrettanto il libro-intervista con Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (1994).<br />La verità è che Vittorio Messori ha fatto rinascere l'apologetica dopo decenni di censura ecclesiastica, che oggi vediamo ancora in attività ad Avvenire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71166782</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:21:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71166782/cosi_vittorio_messori_divenne_talent_scout.mp3" length="9523279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8502

COSI' VITTORIO MESSORI DIVENNE TALENT SCOUT DELL'APOLOGETICA
di Rino Cammilleri
 
Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8502" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8502</a><br /><br />COSI' VITTORIO MESSORI DIVENNE TALENT SCOUT DELL'APOLOGETICA<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo inviai a Vittorio Messori, di cui avevo letto il famoso Ipotesi su Gesù, con una lettera in cui brevemente elencavo tutte le mie disavventure di convertito. In capo a pochi giorni ricevetti una telefonata: era lui, entusiasta del mio scritto ma soprattutto stupito di quanto il mio percorso personale fosse simile al suo.<br />Nacque lì una strettissima amicizia sorta dalla constatazione singolare di due vite parallele, quantunque lui avesse dieci anni più di me. Scoprimmo anche una comune passione per l'astrologia (sì, proprio lui, e sua moglie), e cominciò da parte mia il viavai per Milano dove lui allora risiedeva. Si impegnò perché il mio romanzo venisse pubblicato, senza riuscirci. Sì, proprio lui. Ma a me non importava: il numero uno dell'apologetica aveva apprezzato il mio lavoro e tanto mi bastava. Se il numero uno aveva detto sì, era segno che tutti gli altri non capivano niente. Solo quando il mio nome, grazie a lui, divenne noto si decisero a pubblicare il mio L'inquisitore. Che ebbe quattro edizioni in italiano, più sei in altrettante lingue straniere e recentemente è stato riedito nei Gialli Mondadori.<br />Quantunque lui fosse dell'Ariete (ascendente Ariete!) e io Scorpione, la sintonia era, misteriosamente, perfetta. A tarda sera, ogni sera, un'ora di telefonate vicendevoli per commentare, aggiornarci, scambiare intuizioni e trouvaille storiche. Quando non aveva tempo per un libro che avrebbe voluto scrivere subentravo io. Fu così che nacque Il quadrato magico (bestseller che, strano a dirsi, spopolò tra i massoni, non certo per il contenuto apologetico ma per le ricchezze simboliche numerologiche di cui sono ghiotti; fu anche motivo di una cordiale conversazione in treno tra me e Umberto Eco). Lo stesso per Gli occhi di Maria, sui prodigi mariani in Italia durante l'invasione napoleonica, fenomeno che aveva incuriosito perfino Renzo De Felice ma di cui i cattolici nulla sapevano. Ogni volta, però, erano scenate da parte sua per la mia, secondo lui, mancanza di precisione "piemontese", derivata, sempre secondo lui, dal mio "circiterismo" meridionale.<br />Ero presente quando firmò il contratto per l'intervista a Giovanni Paolo II, bestseller internazionale come il precedente Rapporto sulla fede con Ratzinger (Messori non dimenticò mai di essere soprattutto un giornalista, da qui le sue geniali interviste). Ero presente quando, con giornalisti al seguito, viaggiammo per la Spagna sulle orme de Il miracolo di Calanda. C'era anche Travaglio, seduto accanto a me in aereo. Ma sarebbe troppo lungo elencare i fatti di trent'anni di amicizia e collaborazione.<br />Naturalmente, litigammo più volte, dati i rispettivi caratteri, anche con reciproci insulti sanguinosi. Proprio per questo declinai i suoi inviti reiterati a trasferirmi vicino a lui. E feci la cosa giusta. A volte per continuare a volersi bene giova mantenere una ragionata distanza. Per esempio, quando fu la volta di Lourdes, cronaca di un mistero, di René Laurentin prefato da Messori, affinché lo traducessi "bene" dal francese mi regalò una copia del Petit Robert, celebre dizionario franco-italiano. E malgrado tutto (causa la prosa contorta del famoso mariologo) scivolai su una vieille (vecchia) che scambiai per veille (vigilia). Seguì scenata e mia esclusione da una puntata di Porta a Porta sul tema.<br /><br />Ma lui è stato il mio talent scout, l'unico che si fosse accorto delle mie potenzialità di apologeta in un mondo di mediocri, mondo che, senza di lui, prosegue nella sua insignificanza tra gelosie, divergenze d'opinione, clericalismi. Speriamo che il Signore trovi chi lo sostituisca.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>596</itunes:duration><itunes:keywords>apologetica,ipotesisugesù,linquisitore,ratzinger,vittoriomessori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3064272c63ef6ef49089da080d715da4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una battaglia dopo l'altra, Hollywood gioca alla rivoluzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-battaglia-dopo-l-altra-hollywood-gioca-alla-rivoluzione--71166780</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8501" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8501</a><br /><br /><br />UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA, HOLLYWOOD GIOCA ALLA RIVOLUZIONE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Quando i sinistri perdono le elezioni danno fiato alle trombe. Anche - e soprattutto - negli Usa. Poiché le fucilate da quelle parti si sono rivelate un boomerang, si torna ai vecchi sistemi, molto più efficaci. E veniamo a noi. Poiché sui social da qualche settimana è partito un tam-tam ("Il film dell'anno!") a proposito di Una battaglia dopo l'altra, mega produzione hollywoodiana tratta da un romanzo di Thomas Pinchon (che, visto il tema del film, dovrebbe essere una specie di Scurati americano) con cast faraonico (Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro...), ho deciso di guardarlo. Dico subito che il "capolavoro" di Paul Thomas Anderson a me è parso un guazzabuglio senza capo né coda, ma io non sono un critico, né un cinefilo, né, soprattutto, di sinistra.<br />Infatti, saranno i sinistri ad apprezzarlo più degli altri; il gregge, incuriosito dal battage, magari resterà perplesso ma intanto il biglietto lo avrà pagato. Da quel che mi è parso di capire, la trama comincia con un'America del futuro, un futuro così prossimo che sembra oggi. Un gruppo rivoluzionario marxista bene organizzato e provvisto di lauti fondi (infatti, i personaggi principali fanno i rivoluzionari di professione e possono contare su una vastissima rete di complicità). Il film si apre con costoro intenti a liberare a mano armata gli immigrati illegali trattenuti alla frontiera messicana in attesa di identificazione. Ogni riferimento alla politica di Trump è, naturalmente, puramente casuale. Nel prosieguo dell'attività rivoluzionaria, ecco un bell'attentato dinamitardo al domicilio di un deputato antiabortista. Ogni riferimento a Vance (e, perché no, a Kirk) è, anche qui, del tutto fortuito.<br />Il resto è puro woke: il biondo Di Caprio se la fa con una collega di imprese sovversive, una donna di colore che gli sforna una bambina mulatta prima di andarsene all'avventura. Ma viene catturata dal cattivo del film, un colonnello bianco e razzista il quale, visto che c'è, non resiste alle grazie della pasionaria, per cui fino alla fine non si capisce se la bambina mulatta è sua o di Di Caprio. La pasionaria in questione però, prima di sparire dal film, accetta il programma protezione in cambio dei nomi di complici. Il cattivo (Penn) comincia così a procedere allo smantellamento della rete rivoluzionaria. La cosa è lunga ma intanto il cattivo si è messo in luce e viene cooptato in una cupola ultrasegreta di altissimi personaggi che sono suprematisti bianchi, una specie di Ku Klux Klan di massimo livello. E che probabilmente sono pure papisti, visto che in una scena pregano in coro San Nicola. Boh, sia come sia, costoro a un certo punto scoprono che il cattivo colonnello ha copulato con una afroamericana (chissà perché ai Blm questo termine sembra più rispettoso del vecchio "negro", così come gli indiani sono diventati "nativi americani": in ogni caso, ciò la dice lunga su chi comanda anche il linguaggio), e perciò lo fanno fuori senza tanti complimenti. Indi, mandano un sicario a eliminare anche il frutto del peccato (in senso suprematista, s'intende).<br />Vi dico subito che va a finire bene, perché i "buoni" (secondo il romanziere e il regista) prevalgono e i cattivi restano scornati. Hasta la revolución siempre, le scene conclusive lasciano intendere che la lotta continua e prima o poi il Sol dell'Avvenire splenderà anche sull'America oscurantista che ancora osa votare a destra. Se, incuriositi da una stampa complice ("già primo in classifica!", "è costato x ma ha già incassato x elevato a n!", e via pompando), volete andare a vederlo lo stesso, almeno sappiate che è pura propaganda dem, allettante per l'uso di attori di grido (che prima di diventare miliardari fari di "cultura" friggevano patatine dall'odiato McDonald's, da quella stessa "cultura" eretto a simbolo del capitalismo, anche se ci mangiano i bambini e gli immigrati; come se Hollywood non lo fosse davvero...).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71166780</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:19:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71166780/una_battaglia_dopo_l_altra.mp3" length="4258630" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8501


UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA, HOLLYWOOD GIOCA ALLA RIVOLUZIONE
di Rino Cammilleri
 
Quando i sinistri perdono le elezioni danno fiato alle trombe. Anche - e soprattutto - negli Usa. Poiché le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8501" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8501</a><br /><br /><br />UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA, HOLLYWOOD GIOCA ALLA RIVOLUZIONE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Quando i sinistri perdono le elezioni danno fiato alle trombe. Anche - e soprattutto - negli Usa. Poiché le fucilate da quelle parti si sono rivelate un boomerang, si torna ai vecchi sistemi, molto più efficaci. E veniamo a noi. Poiché sui social da qualche settimana è partito un tam-tam ("Il film dell'anno!") a proposito di Una battaglia dopo l'altra, mega produzione hollywoodiana tratta da un romanzo di Thomas Pinchon (che, visto il tema del film, dovrebbe essere una specie di Scurati americano) con cast faraonico (Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro...), ho deciso di guardarlo. Dico subito che il "capolavoro" di Paul Thomas Anderson a me è parso un guazzabuglio senza capo né coda, ma io non sono un critico, né un cinefilo, né, soprattutto, di sinistra.<br />Infatti, saranno i sinistri ad apprezzarlo più degli altri; il gregge, incuriosito dal battage, magari resterà perplesso ma intanto il biglietto lo avrà pagato. Da quel che mi è parso di capire, la trama comincia con un'America del futuro, un futuro così prossimo che sembra oggi. Un gruppo rivoluzionario marxista bene organizzato e provvisto di lauti fondi (infatti, i personaggi principali fanno i rivoluzionari di professione e possono contare su una vastissima rete di complicità). Il film si apre con costoro intenti a liberare a mano armata gli immigrati illegali trattenuti alla frontiera messicana in attesa di identificazione. Ogni riferimento alla politica di Trump è, naturalmente, puramente casuale. Nel prosieguo dell'attività rivoluzionaria, ecco un bell'attentato dinamitardo al domicilio di un deputato antiabortista. Ogni riferimento a Vance (e, perché no, a Kirk) è, anche qui, del tutto fortuito.<br />Il resto è puro woke: il biondo Di Caprio se la fa con una collega di imprese sovversive, una donna di colore che gli sforna una bambina mulatta prima di andarsene all'avventura. Ma viene catturata dal cattivo del film, un colonnello bianco e razzista il quale, visto che c'è, non resiste alle grazie della pasionaria, per cui fino alla fine non si capisce se la bambina mulatta è sua o di Di Caprio. La pasionaria in questione però, prima di sparire dal film, accetta il programma protezione in cambio dei nomi di complici. Il cattivo (Penn) comincia così a procedere allo smantellamento della rete rivoluzionaria. La cosa è lunga ma intanto il cattivo si è messo in luce e viene cooptato in una cupola ultrasegreta di altissimi personaggi che sono suprematisti bianchi, una specie di Ku Klux Klan di massimo livello. E che probabilmente sono pure papisti, visto che in una scena pregano in coro San Nicola. Boh, sia come sia, costoro a un certo punto scoprono che il cattivo colonnello ha copulato con una afroamericana (chissà perché ai Blm questo termine sembra più rispettoso del vecchio "negro", così come gli indiani sono diventati "nativi americani": in ogni caso, ciò la dice lunga su chi comanda anche il linguaggio), e perciò lo fanno fuori senza tanti complimenti. Indi, mandano un sicario a eliminare anche il frutto del peccato (in senso suprematista, s'intende).<br />Vi dico subito che va a finire bene, perché i "buoni" (secondo il romanziere e il regista) prevalgono e i cattivi restano scornati. Hasta la revolución siempre, le scene conclusive lasciano intendere che la lotta continua e prima o poi il Sol dell'Avvenire splenderà anche sull'America oscurantista che ancora osa votare a destra. Se, incuriositi da una stampa complice ("già primo in classifica!", "è costato x ma ha già incassato x elevato a n!", e via pompando), volete andare a vederlo lo stesso, almeno sappiate che è pura propaganda dem, allettante per l'uso di attori di grido (che prima di diventare miliardari fari di "cultura" friggevano...]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>blm,hollywood,leodicaprio,oscar,seanpenn,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f3f0e6c6837f159b903dc67e443a1fce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La rivolta contro l'uomo bianco? E' un prodotto dell'uomo bianco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rivolta-contro-l-uomo-bianco-e-un-prodotto-dell-uomo-bianco--71018550</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8428" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8428</a><br /><br />LA RIVOLTA CONTRO L'UOMO BIANCO? E' UN PRODOTTO DELL'UOMO BIANCO<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Mi chiedo se i BlackLivesMatter, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, insomma tutta questa roba qui, si rendono conto che le loro teorie provengono dall'odiato (da loro) uomo bianco, etero e di radice cristiana. E che la loro esistenza, le loro lagne, le loro manifestazioni stradaiole, la loro sostanziale impunità sono mere concessioni di un uomo bianco attualmente in guerra con se stesso, così come l'emancipazione degli schiavi neri si dovette a una guerra civile tra americani bianchi. Parte dei quali sulla schiavitù aveva semplicemente cambiato idea in corso d'opera.<br />Qualcuno si prenderà la briga di informare i maranza, gli africani che in casa nostra delinquono e vengono perdonati, i mantenuti dalla carità interessata di comunisti e bergoglisti, che il vento può cambiare in qualsiasi momento? Che l'uomo bianco può mutare opinione al girar di propaganda e allora per essi sarà finito il bengodi? Lo capiscono che si stanno divertendo solo perché l'uomo bianco ha in corso un conflitto interno ideologico e che poi è la solita guerra per il potere, e che quando qualcuno la vincerà, chiunque sia, per essi cambierà il vento?<br />Le sinistre li coccolano? Sì, ma quando le stesse perverranno al comando, la loro storia insegna che il loro pugno di ferro sarà spietato e senza sconti. E sempre la storia insegna che le sinistre al potere producono solo povertà, dunque non ci sarà trippa per tutti, dunque perfino i Lgbt dovranno mettersi a lavorare. E gli altri, via, a casa. A spese loro. Giratela come vi pare, ma è sempre l'uomo bianco a dirigere le danze. Si badi: non è questione di razza, bensì di religione. Mi spiego. Ai tempi di Mao osservatori cinesi furono mandati in giro in Europa per cercare di capire i motivi della superiorità anche tecnologica degli occidentali. Tornarono a Pechino con la risposta: la radice cristiana.<br />Non c'è spazio, qui, per spiegare il perché, basta osservare l'immobilismo delle altre culture, buddista, islamica, induista. Per un solo esempio, la musica: c'è qualcosa di lontanamente paragonabile alla musica prodotta dall'Occidente? Se oggi alcuni Paesi di tradizione non cristiana sono emersi nello scenario, è solo perché hanno adottato il modello occidentale. Ed è di matrice occidentale pure il marxismo leninista cinese. Da quando gli islamici hanno scoperto l'"imperialismo" delle Crociate? Da quando lo hanno appreso nelle università europee. Chi ha fornito a Maometto II il super-cannone che ha consentito ai turchi di prendere Costantinopoli? Un ungherese rinnegato. E si potrebbe continuare.<br />Il c.d. Rinascimento islamico, il nazionalismo arabo, il socialismo arabo, le c.d. primavere arabe, l'attuale fondamentalismo e perfino il terrorismo sistemico sono invenzioni dell'auto-deprecato uomo bianco, il cui "fardello" kiplinghiano muta al mutare delle sue idee. Quando ai GayPride succederanno le sfilate al passo dell'oca o dell'anatra (già ci sono i primi sintomi) i Blm, gli Lgbt, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, e anche gli ecologisti o metteranno l'elmetto o andranno indovinate dove. Non credete che i sinistri se otterranno il potere totale faranno i destri? Non conoscete la potenza del "contrordine, compagni".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018550</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 21:11:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018550/la_rivolta_contro_l_uomo_biancoi.mp3" length="3534724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8428

LA RIVOLTA CONTRO L'UOMO BIANCO? E' UN PRODOTTO DELL'UOMO BIANCO
di Rino Cammilleri
 
Mi chiedo se i BlackLivesMatter, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, insomma tutta questa roba qui, si rendono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8428" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8428</a><br /><br />LA RIVOLTA CONTRO L'UOMO BIANCO? E' UN PRODOTTO DELL'UOMO BIANCO<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Mi chiedo se i BlackLivesMatter, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, insomma tutta questa roba qui, si rendono conto che le loro teorie provengono dall'odiato (da loro) uomo bianco, etero e di radice cristiana. E che la loro esistenza, le loro lagne, le loro manifestazioni stradaiole, la loro sostanziale impunità sono mere concessioni di un uomo bianco attualmente in guerra con se stesso, così come l'emancipazione degli schiavi neri si dovette a una guerra civile tra americani bianchi. Parte dei quali sulla schiavitù aveva semplicemente cambiato idea in corso d'opera.<br />Qualcuno si prenderà la briga di informare i maranza, gli africani che in casa nostra delinquono e vengono perdonati, i mantenuti dalla carità interessata di comunisti e bergoglisti, che il vento può cambiare in qualsiasi momento? Che l'uomo bianco può mutare opinione al girar di propaganda e allora per essi sarà finito il bengodi? Lo capiscono che si stanno divertendo solo perché l'uomo bianco ha in corso un conflitto interno ideologico e che poi è la solita guerra per il potere, e che quando qualcuno la vincerà, chiunque sia, per essi cambierà il vento?<br />Le sinistre li coccolano? Sì, ma quando le stesse perverranno al comando, la loro storia insegna che il loro pugno di ferro sarà spietato e senza sconti. E sempre la storia insegna che le sinistre al potere producono solo povertà, dunque non ci sarà trippa per tutti, dunque perfino i Lgbt dovranno mettersi a lavorare. E gli altri, via, a casa. A spese loro. Giratela come vi pare, ma è sempre l'uomo bianco a dirigere le danze. Si badi: non è questione di razza, bensì di religione. Mi spiego. Ai tempi di Mao osservatori cinesi furono mandati in giro in Europa per cercare di capire i motivi della superiorità anche tecnologica degli occidentali. Tornarono a Pechino con la risposta: la radice cristiana.<br />Non c'è spazio, qui, per spiegare il perché, basta osservare l'immobilismo delle altre culture, buddista, islamica, induista. Per un solo esempio, la musica: c'è qualcosa di lontanamente paragonabile alla musica prodotta dall'Occidente? Se oggi alcuni Paesi di tradizione non cristiana sono emersi nello scenario, è solo perché hanno adottato il modello occidentale. Ed è di matrice occidentale pure il marxismo leninista cinese. Da quando gli islamici hanno scoperto l'"imperialismo" delle Crociate? Da quando lo hanno appreso nelle università europee. Chi ha fornito a Maometto II il super-cannone che ha consentito ai turchi di prendere Costantinopoli? Un ungherese rinnegato. E si potrebbe continuare.<br />Il c.d. Rinascimento islamico, il nazionalismo arabo, il socialismo arabo, le c.d. primavere arabe, l'attuale fondamentalismo e perfino il terrorismo sistemico sono invenzioni dell'auto-deprecato uomo bianco, il cui "fardello" kiplinghiano muta al mutare delle sue idee. Quando ai GayPride succederanno le sfilate al passo dell'oca o dell'anatra (già ci sono i primi sintomi) i Blm, gli Lgbt, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, e anche gli ecologisti o metteranno l'elmetto o andranno indovinate dove. Non credete che i sinistri se otterranno il potere totale faranno i destri? Non conoscete la potenza del "contrordine, compagni".]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>blacklivesmatter,rivolta,sinistre,terzomondisti,uomobianco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c010d7989c8a1bba066c410cf39d85f9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa dice la Chiesa sulle visioni di Maria Valtorta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-dice-la-chiesa-sulle-visioni-di-maria-valtorta--67869654</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8295" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8295</a><br /><br />COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri<br /> <br />Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute negli scritti di Maria Valtorta, o comunque a essi attribuite, non possono essere ritenute di origine soprannaturale». Ergo, la Valtorta non è una veggente. Roma locuta, causa finita. Forse. Perché ai ripensamenti, magari secolari, di Roma ormai siamo abituati. Ero ancora uno studente universitario fresco di conversione religiosa quando qualcuno dei miei nuovi amici mi mise in mano non un libro, bensì quindici. I primi tre erano la trilogia de Il signore degli anelli (più un quarto, Lo hobbit), gli altri erano i volumi de Il poema dell'Uomo-Dio di Maria Valtorta. Il titolo, dopo alcuni anni, fu mutato in L'Evangelo come mi è stato rivelato, che, messo così, prendeva netta posizione su quella che per i fan era una rivelazione privata tout court. Con la lena del neofita li lessi tutti, e devo dire che non faticai affatto: erano libri che trascinavano e, ricordo, talvolta restavo sveglio tutta la notte per vedere come andava a finire. La Valtorta non era la prima a scrivere una dettagliata biografia di Gesù.<br />ANNI VISSUTI A LETTO<br />Prima di lei c'erano state María di Ágreda (XVII secolo) e Katharina Emmerick (XIX secolo, e si dice che qualcosa del genere sia in preparazione a Medjugorje). Quel che la Emmerick, analfabeta, dettò allo scrittore Clemens Brentano permise ad alcuni archeologi di scoprire la casa della Madonna a Efeso, Meryem Evi, oggi in Turchia: era esattamente dove e come la veggente, inferma a letto, l'aveva descritta. Anche la Valtorta era irrimediabilmente a letto, anche se, a differenza della Emmerick, era quasi arrivata al diploma prima che un comunista («Colpirne uno per educarne cento») non le spezzasse la schiena a tradimento con una sbarra di ferro nel 1920 a Firenze. Suo padre era un ufficiale di cavalleria di stanza a Caserta, dove lei nacque nel 1897, sua madre insegnava francese. Dopo quella botta, il trasferimento finale a Viareggio, dove dal 1934 fino alla morte (1961) non poté più lasciare il letto. Dal 1943 al 1947 scrisse a mano ciò che, asseriva, Gesù le dettava: 15.000 pagine, 122 quaderni. Oggi riposa nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata, retta dai Serviti. L'opera, ormai diffusa in una ventina di lingue, ebbe da subito problemi con l'allora Sant'Uffizio, quantunque Pio XII sembra non le fosse contrario. Io, che ho letto tutti i volumi, devo dire che qualche particolare narrato mi lasciò perplesso.<br />Lo stile mi parve subito quello di una donna, mi si passi l'espressione, innamorata. Innamorata di Cristo, cosa che va benissimo, ci mancherebbe. Ma in lei diventava una descrizione minuziosa, anche troppo attenta ai dettagli. Un maschietto come me, per esempio, non è molto interessato al fatto che le orecchie della Madonna in fasce sembravano boccioli di rosa, né che sui piedi di Gesù trasparivano delicate vene bluastre. Dettagli da innamorata coinvolta, appunto. La quale, però, "vedeva" anche altro, ed è questo "altro" che rende la sua opera intrigante. L'"altro" è lo sfondo, i paesaggi, le abitudini e gli usi, i nomi delle località e le loro ubicazioni, i dati climatici, la flora, le strade, i fiumi, i cibi, le costruzioni. Come in un film. Certo, si potrebbe pensare che la Valtorta abbia fatto come Salgari, che l'ambientazione dei suoi romanzi la trovava alla pubblica biblioteca, non avendo mai viaggiato. Solo che la Valtorta non aveva niente del genere a disposizione. Di più: certe cose da lei descritte sono state portate alla luce dagli archeologi molti anni dopo la sua morte. Dieci volumi di dati storici, topografici, cronologici, architettonici. E tutti esatti, si badi. Da notare che nemmeno un turista erudito potrebbe accumularli, per il semplice fatto che si tratta di sapere non come stanno adesso le cose ma come stavano duemila anni fa. Per esempio, non ci sono coccodrilli in Terra Santa, è noto. Ma c'erano ai tempi di Gesù, forse portati dall'Egitto, e ciò è oggi assodato. Ma come faceva la Valtorta a saperlo? L'esistenza di una città di nome Krokodeilos è stata appurata solo nel 1999.<br />L'ARCHEOLOGIA CONFERMA<br />Uno studioso francese, Jean-François Lavère, si è preso la briga di spulciare rigo per rigo l'opera della Valtorta, incuriosito dal fatto che, in essa, delle tre piramidi di Giza ne compaia una sola. Come, così precisa in migliaia di dettagli e poi una topica tanto madornale? Ora, la Fuga in Egitto terminò a Matarea, quartiere dell'antica Heliopolis, oggi El Matariya. C'era una folta comunità ebraica, ed è logico che la Sacra Famiglia vi cercasse alloggio e lavoro. L'"Albero di Maria" e "La Fontana di Maria" là sono ancora oggi venerati dai copti. Ebbene, la località è a solo 20 km dalle tre famose piramidi, ma la Valtorta ne "vedeva" una sola per il semplice fatto che da Matarea si vede solo la più grande, che nasconde le altre due. Ancora: Caecilius Maximus. Chi era costui? La Valtorta lo nomina appena. È uno dei due soldati romani di cui riferisce un breve colloquio. E riporta la data: inizi dell'anno 29. Ebbene, in una scritta su coccio ritrovata a Pompei nel 1959 compare tal Caecilius Maximus e lo dice presente nella vicina Puteolis (Pozzuoli) in data luglio dell'anno romano che corrisponde al 29 della nostra era. Pozzuoli era il primo porto d'approdo per chi veniva dalla Palestina e si dirigeva a Roma. Certo, che ci fossero due soldati romani con lo stesso nome è probabile. Un po' meno che fossero entrambi in quei luoghi nello stesso anno. Chi inventasse sparerebbe un, che so, Massimo Decimo Meridio, come nel film Il gladiatore. Che, pur avendo a disposizione fior di studiosi, sbaglia, perché un romano antico vero si sarebbe chiamato, semmai, Meridio Decimo Massimo.<br />Per quanto riguarda i luoghi, la Valtorta li descrive, dicevamo, in maniera filmica. Come fa, per esempio, quando dettaglia le due cime con in mezzo una specie di sella, in occasione del Discorso della montagna. Oggi sappiamo trattarsi dei Corni di Hattin, dove Saladino, alla conquista di Gerusalemme, sbaragliò l'esercito crociato (come narrato in un altro - discutibile - film dello stesso regista de Il gladiatore, Le crociate). E come faceva la Valtorta a sapere dell'esistenza di Alessandroscene, città di cui ai suoi tempi non restava che qualche pietra nota solo agli archeologi? E della foresta pietrificata in Egitto, luogo divenuto turisticamente interessante solo nel 1989? E poi: Jotapata, scoperta solo nel 1992; Magdalgad e Lesendam, menzionate una sola volta nell'Antico Testamento e ritrovate solo nel 1966 da archeologi israeliani; la fortezza di Doco, Docus per i romani, della quale nessuno sapeva niente perché scomparsa, ma che la Valtorta menziona più volte; la colonia greca di Posideion, già in rovina ai tempi di Gesù e la cui ubicazione ancora oggi è nota a pochi studiosi. E si potrebbe continuare a lungo. Insomma, se quella valtortiana è solo invenzione, allora è un (misterioso) romanzo di fantascienza sui viaggi nel tempo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67869654</guid><pubDate>Tue, 23 Sep 2025 19:54:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67869654/cosa_dice_la_chiesa_sulle_visioni_di_maria_valtorta.mp3" length="8517216" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8295

COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri
 
Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8295" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8295</a><br /><br />COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri<br /> <br />Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute negli scritti di Maria Valtorta, o comunque a essi attribuite, non possono essere ritenute di origine soprannaturale». Ergo, la Valtorta non è una veggente. Roma locuta, causa finita. Forse. Perché ai ripensamenti, magari secolari, di Roma ormai siamo abituati. Ero ancora uno studente universitario fresco di conversione religiosa quando qualcuno dei miei nuovi amici mi mise in mano non un libro, bensì quindici. I primi tre erano la trilogia de Il signore degli anelli (più un quarto, Lo hobbit), gli altri erano i volumi de Il poema dell'Uomo-Dio di Maria Valtorta. Il titolo, dopo alcuni anni, fu mutato in L'Evangelo come mi è stato rivelato, che, messo così, prendeva netta posizione su quella che per i fan era una rivelazione privata tout court. Con la lena del neofita li lessi tutti, e devo dire che non faticai affatto: erano libri che trascinavano e, ricordo, talvolta restavo sveglio tutta la notte per vedere come andava a finire. La Valtorta non era la prima a scrivere una dettagliata biografia di Gesù.<br />ANNI VISSUTI A LETTO<br />Prima di lei c'erano state María di Ágreda (XVII secolo) e Katharina Emmerick (XIX secolo, e si dice che qualcosa del genere sia in preparazione a Medjugorje). Quel che la Emmerick, analfabeta, dettò allo scrittore Clemens Brentano permise ad alcuni archeologi di scoprire la casa della Madonna a Efeso, Meryem Evi, oggi in Turchia: era esattamente dove e come la veggente, inferma a letto, l'aveva descritta. Anche la Valtorta era irrimediabilmente a letto, anche se, a differenza della Emmerick, era quasi arrivata al diploma prima che un comunista («Colpirne uno per educarne cento») non le spezzasse la schiena a tradimento con una sbarra di ferro nel 1920 a Firenze. Suo padre era un ufficiale di cavalleria di stanza a Caserta, dove lei nacque nel 1897, sua madre insegnava francese. Dopo quella botta, il trasferimento finale a Viareggio, dove dal 1934 fino alla morte (1961) non poté più lasciare il letto. Dal 1943 al 1947 scrisse a mano ciò che, asseriva, Gesù le dettava: 15.000 pagine, 122 quaderni. Oggi riposa nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata, retta dai Serviti. L'opera, ormai diffusa in una ventina di lingue, ebbe da subito problemi con l'allora Sant'Uffizio, quantunque Pio XII sembra non le fosse contrario. Io, che ho letto tutti i volumi, devo dire che qualche particolare narrato mi lasciò perplesso.<br />Lo stile mi parve subito quello di una donna, mi si passi l'espressione, innamorata. Innamorata di Cristo, cosa che va benissimo, ci mancherebbe. Ma in lei diventava una descrizione minuziosa, anche troppo attenta ai dettagli. Un maschietto come me, per esempio, non è molto interessato al fatto che le orecchie della Madonna in fasce sembravano boccioli di rosa, né che sui piedi di Gesù trasparivano delicate vene bluastre. Dettagli da innamorata coinvolta, appunto. La quale, però, "vedeva" anche altro, ed è questo "altro" che rende la sua opera intrigante. L'"altro" è lo sfondo, i paesaggi, le abitudini e gli usi, i nomi delle località e le loro ubicazioni, i dati climatici, la flora, le strade, i fiumi, i cibi, le costruzioni. Come in un film. Certo, si potrebbe pensare che la Valtorta abbia fatto come Salgari, che l'ambientazione dei suoi romanzi la trovava alla pubblica biblioteca, non avendo mai viaggiato. Solo che la Valtorta non aveva niente del genere a disposizione. Di più: certe cose da lei descritte sono state portate alla luce dagli archeologi molti anni dopo la sua morte. Dieci volumi di dati storici, topografici, cronologici, architettonici. E tutti esatti, si badi. Da notare che nemmeno un turista erudito...]]></itunes:summary><itunes:duration>533</itunes:duration><itunes:keywords>ilpoemadelluomodio,jeanfrancoislavere,krokodeilos,levangelocomemiestatorivelato,mariavaltorta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10005aa0568c230ad0c6c12dccba43fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Noi che siamo stati adolescenti prima del '68 (e prima degli Incel)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/noi-che-siamo-stati-adolescenti-prima-del-68-e-prima-degli-incel--67440174</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8267</a><br /><br />NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri<br /> <br />Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano.<br />Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose.<br />Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli.<br />Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente. <br />Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo.<br />Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67440174</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:20:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67440174/noi_che_siamo_stati_adolescenti_prima_del_sessantotto.mp3" length="3070407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8267

NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri
 
Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8267</a><br /><br />NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri<br /> <br />Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano.<br />Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose.<br />Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli.<br />Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente. <br />Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo.<br />Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>192</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1935dba9b0b5b6d7d8fa2606dd95d22b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un filo rosso sangue fra il terrore giacobino e quello islamico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-filo-rosso-sangue-fra-il-terrore-giacobino-e-quello-islamico--67440139</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8268</a><br /><br />UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri<br /> <br />Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale.<br />Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza.<br />Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto.<br />In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella.<br />Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67440139</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:19:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67440139/un_filo_rosso_sangue_fra_il_terrore_giacobino_e_quello_islamico.mp3" length="4279528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8268

UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri
 
Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8268</a><br /><br />UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri<br /> <br />Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale.<br />Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza.<br />Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto.<br />In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella.<br />Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è?]]></itunes:summary><itunes:duration>268</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,dominare,radicalismo,terroregiacobino,terrorismoislamico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6be23845680958c14756bd9403b25780.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No ai cellulari in classe, un divieto salutare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-ai-cellulari-in-classe-un-divieto-salutare--67440077</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8264" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8264</a><br /><br />NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri<br /> <br />Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo.<br />Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo.<br />C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo.<br />Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi.<br />Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è.<br />Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67440077</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:19:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67440077/no_ai_cellulari_in_classe_un_divieto_salutare.mp3" length="4161722" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8264

NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri
 
Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8264" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8264</a><br /><br />NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri<br /> <br />Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo.<br />Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo.<br />C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo.<br />Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi.<br />Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è.<br />Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste.]]></itunes:summary><itunes:duration>261</itunes:duration><itunes:keywords>cellulari,codicepenale,divieto,fallimento,salutare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/353b080db698ec8c597842db480dbf93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dolce morte, amarissimo inferno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dolce-morte-amarissimo-inferno--67440021</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8265" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8265</a><br /><br />DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri<br /> <br />Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi.<br />Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì.<br />Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi.<br />Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem.<br />L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67440021</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:19:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67440021/dolce_morte_amarissimo_inferno.mp3" length="3798039" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8265

DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri
 
Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8265" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8265</a><br /><br />DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri<br /> <br />Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi.<br />Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì.<br />Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi.<br />Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem.<br />L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>amarezza,dolcemorte,dolore,inferno,unicavita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/032efded78b786b003cffe8772f91050.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Noi che la maturità era una cosa seria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/noi-che-la-maturita-era-una-cosa-seria--67439990</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8266" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8266</a><br /><br />NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri<br /> <br />È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni.<br />E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea.<br />Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente).<br />Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame.<br />Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica.<br />E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato.<br />Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel Medioevo gli studenti affrontavano lunghi viaggi per poter apprendere dai migliori maestri. Infatti hanno prodotto le cattedrali. Oggi, rapper, influencer e gaypride.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67439990</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:19:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67439990/noi_che_la_maturita_era_una_cosa_seria.mp3" length="4461340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8266

NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri
 
È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8266" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8266</a><br /><br />NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri<br /> <br />È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni.<br />E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea.<br />Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente).<br />Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame.<br />Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica.<br />E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato.<br />Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>279</itunes:duration><itunes:keywords>bamboccioni,beitempi,esame,maturità,serietà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b1064519f524a18ad93bb0be0fbf0fb8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tra woke e antifa, la propaganda sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tra-woke-e-antifa-la-propaganda-sinistra--66488736</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8188" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8188</a><br /><br />TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri<br /> <br />L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di quel che sembra. Non so se lo facciano ancora, ma anche i radicali si chiamavano tra loro "compagni", e ho l'età per ricordare quando, in pieni Anni di Piombo, chiedevano il disarmo della polizia. Dunque, non erano affatto "liberali" quantunque apparissero occuparsi solo di Cicciolina e canne. E non so come si appellano inter eos i "verdi" e tutti gli "eco" in qualsiasi branca impegnati nella lotta a senso unico.<br />Solo da noi, oltre ai più di sessanta istituti per lo studio della Resistenza, appena emerge un governo di centrodestra, ecco spuntare una tri o quadrilogia su Mussolini, subito strapremiata, e immediatamente trasposta in serial televisivo. L'aveva già capito Orwell, che non a caso aveva messo come esergo nel suo capolavoro 1984: «Chi controlla il passato controlla il presente». E chi controlla il presente, ovviamente, controlla il futuro. L'umanità procede per generazioni, è noto. E se nel corso di una di esse hai perso la battaglia, ce ne sono altre. A patto che alle successive venga ricordato incessantemente che i tuoi nemici erano i cattivi. E che, per quanti difetti tu abbia, quelli che ti hanno avversato erano molto peggiori di te, anzi, "il male assoluto". Dunque, sappiano i giovani che è meglio farsi comandare dalla tua fazione, perché quel passato in cui comandavano altri era un inferno.<br />Quando il Duce inaugurò Cinecittà proclamò che «la cinematografia è l'arma più forte». Tanto era vero che il primo a capirne l'importanza fu un prete non a caso beato, don Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Il primo film a colori italiano fu suo: Mater, sulla Madonna, alla cui sceneggiatura collaborò personalmente. E i democristiani giudiziosamente si accodarono, sfornando capolavori del neorealismo come Cielo sulla palude (sulla vita di santa Maria Goretti). Il primo festival cinematografico del mondo, quello di Venezia, nacque nel Ventennio. Ma poi sia Cinecittà che Venezia cambiarono di mano, perché Togliatti, a differenza dei dc, aveva la vista lunga. Controllare il passato. Fondamentale.<br />Se può consolarci - ma, ahimè, non lo fa - anche all'estero è la stessa cosa. La predilezione giacobina per la propaganda risale a Marat e a tutti quei libellisti che provocarono la Rivoluzione francese. Ci si faccia caso: l'unica attività di Mazzini, Marx, Lenin e compagnia sinistra era il giornalismo di propaganda politica. E anche Mussolini veniva da quella scuola. Negli USA, Hollywood è totalmente dem. Infatti, ogni film d'argomento politico che sforna, immediatamente strapremiato, è contro i rep (un esempio per tutti, Tutti gli uomini del presidente, sul Watergate, entrato, a furia di propaganda, perfino nei modi di dire). Il Sudamerica non è da meno: i film sulle precedenti dittature locali, sui desaparecidos, sul Cile pinochetiano si sprecano. La glorificazione cinematografica del Che, poi, affratella Nord e Sud. I bestseller della figlia di Allende, infine, chiudono il cerchio.<br />Gli americani del Nord si sono momentaneamente stufati e hanno votato Trump. Il woke (marxismo radical in salsa Harvard) non a caso ha buttato loro giù le statue di Colombo e del generale sudista Lee, perché, ripetiamo, chi controlla il passato controlla tutto. Tabula rasa e demonizzazione continua. Per i mutaforma marxisti è imperativo, pena la sopravvivenza. Quando Trump cadrà o andrà in pensione, vedrete, usciranno uno dopo l'altro i film che spiegheranno alle nuove generazioni quanto fossero pessimi quell'uomo e la sua era. Ne sa qualcosa il povero senatore McCarthy, la cui sola colpa era di essere anticomunista. La propaganda continua, ossessiva, ha fatto passare il "maccartismo" nel vocabolario come "caccia alle streghe", sottintendendo che le "streghe" non esistevano. Invece esistevano eccome. Ma quelli nati dopo non lo sapranno mai. La propaganda è tutto, e se chi di dovere non prende in mano questa pratica una buona volta, non controlla neanche il presente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66488736</guid><pubDate>Tue, 10 Jun 2025 17:07:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66488736/tra_woke_e_antifa.mp3" length="4552098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8188

TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri
 
L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8188" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8188</a><br /><br />TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri<br /> <br />L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di quel che sembra. Non so se lo facciano ancora, ma anche i radicali si chiamavano tra loro "compagni", e ho l'età per ricordare quando, in pieni Anni di Piombo, chiedevano il disarmo della polizia. Dunque, non erano affatto "liberali" quantunque apparissero occuparsi solo di Cicciolina e canne. E non so come si appellano inter eos i "verdi" e tutti gli "eco" in qualsiasi branca impegnati nella lotta a senso unico.<br />Solo da noi, oltre ai più di sessanta istituti per lo studio della Resistenza, appena emerge un governo di centrodestra, ecco spuntare una tri o quadrilogia su Mussolini, subito strapremiata, e immediatamente trasposta in serial televisivo. L'aveva già capito Orwell, che non a caso aveva messo come esergo nel suo capolavoro 1984: «Chi controlla il passato controlla il presente». E chi controlla il presente, ovviamente, controlla il futuro. L'umanità procede per generazioni, è noto. E se nel corso di una di esse hai perso la battaglia, ce ne sono altre. A patto che alle successive venga ricordato incessantemente che i tuoi nemici erano i cattivi. E che, per quanti difetti tu abbia, quelli che ti hanno avversato erano molto peggiori di te, anzi, "il male assoluto". Dunque, sappiano i giovani che è meglio farsi comandare dalla tua fazione, perché quel passato in cui comandavano altri era un inferno.<br />Quando il Duce inaugurò Cinecittà proclamò che «la cinematografia è l'arma più forte». Tanto era vero che il primo a capirne l'importanza fu un prete non a caso beato, don Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Il primo film a colori italiano fu suo: Mater, sulla Madonna, alla cui sceneggiatura collaborò personalmente. E i democristiani giudiziosamente si accodarono, sfornando capolavori del neorealismo come Cielo sulla palude (sulla vita di santa Maria Goretti). Il primo festival cinematografico del mondo, quello di Venezia, nacque nel Ventennio. Ma poi sia Cinecittà che Venezia cambiarono di mano, perché Togliatti, a differenza dei dc, aveva la vista lunga. Controllare il passato. Fondamentale.<br />Se può consolarci - ma, ahimè, non lo fa - anche all'estero è la stessa cosa. La predilezione giacobina per la propaganda risale a Marat e a tutti quei libellisti che provocarono la Rivoluzione francese. Ci si faccia caso: l'unica attività di Mazzini, Marx, Lenin e compagnia sinistra era il giornalismo di propaganda politica. E anche Mussolini veniva da quella scuola. Negli USA, Hollywood è totalmente dem. Infatti, ogni film d'argomento politico che sforna, immediatamente strapremiato, è contro i rep (un esempio per tutti, Tutti gli uomini del presidente, sul Watergate, entrato, a furia di propaganda, perfino nei modi di dire). Il Sudamerica non è da meno: i film sulle precedenti dittature locali, sui desaparecidos, sul Cile pinochetiano si sprecano. La glorificazione cinematografica del Che, poi, affratella Nord e Sud. I bestseller della figlia di Allende, infine, chiudono il cerchio.<br />Gli americani del Nord si sono momentaneamente stufati e hanno votato Trump. Il woke (marxismo radical in salsa Harvard) non a caso ha buttato loro giù le statue di Colombo e del generale sudista Lee, perché, ripetiamo, chi controlla il passato controlla tutto. Tabula rasa e demonizzazione continua. Per i mutaforma marxisti è imperativo, pena la sopravvivenza. Quando Trump cadrà o andrà in pensione, vedrete, usciranno uno dopo l'altro i film che spiegheranno alle nuove generazioni quanto fossero pessimi quell'uomo e la sua era. Ne sa qualcosa il povero senatore McCarthy, la cui sola colpa era di essere anticomunista. La propaganda continua, ossessiva, ha fatto passare il...]]></itunes:summary><itunes:duration>285</itunes:duration><itunes:keywords>antifa,cinecittà,sinistri,verdi,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ca71ae95353089d7587adbf09509b69.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Su Gaza i telegiornali diffondono la versione di Hamas</title><link>https://www.spreaker.com/episode/su-gaza-i-telegiornali-diffondono-la-versione-di-hamas--66286581</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8171" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8171</a><br /><br />SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri<br /> <br />Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di mettersi in salvo? Naturalmente no, sennò che guerra era? Bene, eppure è quel che fa Israele con Gaza, e solo quando individua un obiettivo militare annidato tra case, scuole e ospedali. Epperò la popolazione, pur avvisata, non evacua. Perché? Forse qualcuno glielo impedisce? Lo stesso qualcuno che proprio là ha piazzato la sua postazione armata?<br />In questo caso il suo scopo è creare dei "martiri" da poi filmare e mostrare alle tivù occidentali perché facciano pressione sulle loro opinioni pubbliche, le quali pressino i loro governi e questi ultimi pressino Israele a mollare la presa. Voi mi direte che questo si sapeva, che il livello di fanatismo (sulla pelle altrui) dei fondamentalisti musulmani è noto. È vero, ma questo dovrebbero, dunque, saperlo anche i direttori dei tiggì, i quali invece continuano a mostrarci e raccontarci la versione di Hamas. Ieri, per esempio, si sono visti bambini ammazzati e mamme piangenti. Tanto per cambiare. La voce fuori campo ha precisato "Secondo fonti ospedaliere", quando tutti sanno chi è che controlla gli ospedali gaziwi. Il dato che l'esercito israeliano avesse preventivamente avvisato del suo attacco, viene detto, sì, ma quasi di straforo, in finale di servizio, dopo aver pompato l'audience fino all'ultima goccia di strazio.<br />Allora, mi chiedo: da un punto di vista strettamente morale, qual è la differenza tra chi spara filmati strappalacrime per un fine politico e chi li divulga per un fine di share? Se nelle città occidentali ci si scontra con la polizia e si sfascia tutto per protestare contro il "genocidio" e l'"oppressione" dei palestinesi, è colpa di Hamas? Hamas non può scatenare le piazze europee e americane, altri finanziatori lo fanno. Né è in grado di controllare i tiggì occidentali.<br />Dunque, delle due l'una: o questi ultimi ci marciano, come si suol dire, per motivi ignoti, o sono semplicemente imbecilli. Personalmente propendo per la seconda risposta, anche perché fa il paio con quelli che ai festival del cinema anziché parlare di film sparano su Trump e Meloni. Continuando a sperperare i soldi dei contribuenti per fare propaganda politica alla fazione che ha permesso loro di fare i guitti anziché lavorare. E passi per i nostri TeleKiev, giacché il governo italiano è ufficialmente schierato. Ma i TeleHamas ce li potevamo risparmiare. Anche se il nostro ministro degli esteri continua col mantra pluridecennale "due popoli, due stati" che nessuno in tutto il Medio Oriente vuole. Avviso ai commentatori: spiacente, purtroppo non mi paga nemmeno Netanyahu.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66286581</guid><pubDate>Tue, 27 May 2025 18:23:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66286581/su_gaza_i_telegiornali_diffondono_la_versione_di_hamas.mp3" length="3234212" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8171

SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri
 
Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8171" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8171</a><br /><br />SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri<br /> <br />Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di mettersi in salvo? Naturalmente no, sennò che guerra era? Bene, eppure è quel che fa Israele con Gaza, e solo quando individua un obiettivo militare annidato tra case, scuole e ospedali. Epperò la popolazione, pur avvisata, non evacua. Perché? Forse qualcuno glielo impedisce? Lo stesso qualcuno che proprio là ha piazzato la sua postazione armata?<br />In questo caso il suo scopo è creare dei "martiri" da poi filmare e mostrare alle tivù occidentali perché facciano pressione sulle loro opinioni pubbliche, le quali pressino i loro governi e questi ultimi pressino Israele a mollare la presa. Voi mi direte che questo si sapeva, che il livello di fanatismo (sulla pelle altrui) dei fondamentalisti musulmani è noto. È vero, ma questo dovrebbero, dunque, saperlo anche i direttori dei tiggì, i quali invece continuano a mostrarci e raccontarci la versione di Hamas. Ieri, per esempio, si sono visti bambini ammazzati e mamme piangenti. Tanto per cambiare. La voce fuori campo ha precisato "Secondo fonti ospedaliere", quando tutti sanno chi è che controlla gli ospedali gaziwi. Il dato che l'esercito israeliano avesse preventivamente avvisato del suo attacco, viene detto, sì, ma quasi di straforo, in finale di servizio, dopo aver pompato l'audience fino all'ultima goccia di strazio.<br />Allora, mi chiedo: da un punto di vista strettamente morale, qual è la differenza tra chi spara filmati strappalacrime per un fine politico e chi li divulga per un fine di share? Se nelle città occidentali ci si scontra con la polizia e si sfascia tutto per protestare contro il "genocidio" e l'"oppressione" dei palestinesi, è colpa di Hamas? Hamas non può scatenare le piazze europee e americane, altri finanziatori lo fanno. Né è in grado di controllare i tiggì occidentali.<br />Dunque, delle due l'una: o questi ultimi ci marciano, come si suol dire, per motivi ignoti, o sono semplicemente imbecilli. Personalmente propendo per la seconda risposta, anche perché fa il paio con quelli che ai festival del cinema anziché parlare di film sparano su Trump e Meloni. Continuando a sperperare i soldi dei contribuenti per fare propaganda politica alla fazione che ha permesso loro di fare i guitti anziché lavorare. E passi per i nostri TeleKiev, giacché il governo italiano è ufficialmente schierato. Ma i TeleHamas ce li potevamo risparmiare. Anche se il nostro ministro degli esteri continua col mantra pluridecennale "due popoli, due stati" che nessuno in tutto il Medio Oriente vuole. Avviso ai commentatori: spiacente, purtroppo non mi paga nemmeno Netanyahu.]]></itunes:summary><itunes:duration>203</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,cammilleri,gaza,hamas,versione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8be29b9b32b9156ec8039ad84c5752e1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Con Leone XIV la Chiesa volta pagina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/con-leone-xiv-la-chiesa-volta-pagina--66176247</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8170" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8170</a><br /><br />CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINA<br />Sono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro di lui)<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l'ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all'uopo. Il decano l'ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.<br />Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l'ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un'altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.<br />Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito "buonasera" all'elezione. Il nuovo papa ha indossato l'antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico "La pace sia con voi" al posto del classico "Sia lodato Gesù Cristo". Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che "Shalom" non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani ("Salam"), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: "Sogno una Chiesa povera per i poveri".<br />Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i "migranti": qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l'"accoglienza" serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest'ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell'episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull'"accoglienza" rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.<br />Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all'esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza; un "ospedale da campo", di fatto una Ong più grossa delle altre e coi soldi anche di chi era d'altro avviso. Papa Prevost, stando ai primi gesti, pare voglia restaurare (cioè, riportare a bellezza, come diceva Ratzinger) ma senza scossoni per non apparire "conservatore". Certo, la situazione complessiva non è delle migliori, ma, come diceva un sorridente Ratzinger intervistato da un preoccupato Messori, "la Chiesa non è mica mia, è di Gesù Cristo, ci penserà Lui".<br />Nota di BastaBugie: Paola Belletti nell'articolo seguente dal titolo "Papa Leone XIV, la luna di miele mediatica è già al tramonto (buon segno)" parla delle critiche che sta ricevendo il Papa in questi giorni.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Sito del Timone il 19 maggio 2025:<br />Vedere il Sommo pontefice commuoversi guardando l'anello piscatorio cingergli l'anulare conferma non tanto la natura sentimentale di papa Leone XIV, quanto la umana consapevolezza di quale ministero abbia accettato di assumersi, «con timore e tremore», sapendo di non averne merito, come ha dichiarato lui stesso. Con la chiara coscienza di ciò che è chiamato ad essere e a compiere, dunque, prosegue nel servizio che la sua vocazione gli richiede, all'insegna di quel di più di amore che il ministero petrino implica; un amore oblativo, che porta a dare la vita per i fratelli e si nutre dell'amore totale e incondizionato di Cristo per lui. E se i motivi per rallegrarsi e rendere lode a Dio della condotta del pontefice  per tanti cattolici non fanno che moltiplicarsi sembra invece che certa stampa abbia iniziato presto a dispiacersene. Un po' bizzarra, come reazione: il Papa ripete con chiarezza e carità e secondo lo stile e gli accenti personali la medesima verità di cui la Chiesa è sorgente e che è chiamato a custodire.<br />Anche la tentazione di contrapporlo al suo immediato predecessore, che non manca mai di ricordare con rispetto e devozione, fa parte di questo malcostume, e di quello più generale che colpisce tutta la comunicazione contemporanea fatta di polarizzazioni continue e contrapposizioni esasperate (ed esasperanti). Anche su questo si è espresso Leone XIV, ma in particolare ha causato dei mal di pancia diffusi quando, udite, udite!, ha osato parlare del valore della famiglia come società autentica che precede qualsiasi istituzione e che si fonda sull'unione stabile tra un uomo e una donna.<br />Apriti Cielo, per alcuni! Ma chissà a quale cielo si rivolgono. Nel recente incontro con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva infatti richiamato alla responsabilità i capi di governo rispetto alle gravi ingiustizie sociali ed economiche che feriscono i popoli e invitato ad investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Per Fanpage questa preclara dichiarazione significherebbe, papale papale, che il capo della Chiesa cattolica chiude alle coppie omosessuali, mentre papa Francesco, sempre secondo loro, avrebbe aperto alla concezione di famiglie di vario genere e tipo.<br />Colpisce, ma non più di tanto, il disappunto di un Vito Mancuso che già a 48 ore dalla sua elezione al soglio pontificio il 10 maggio lamentava nelle parole del Papa i «primi passaggi stonati» denunciando affermazioni che lo avrebbero «sorpreso negativamente». A dire la verità, questo suo disagio funziona un po' come indicatore inequivocabile di come la Chiesa continui ad essere al servizio del mondo e della sua salvezza e proprio per questo detestata, irrisa, sentita estranea dal mondo stesso.<br />Per Mancuso l'associazione della riduzione di Cristo a semplice leader carismatico con un ateismo di fatto sarebbe un'equazione ingiusta e infelice dal momento che ci sono altri modi di credere in Dio. Non è così però secondo la verità che la Chiesa cattolica ha l'umile certezza di portare in dote al mondo: che il volto del vero Dio sia proprio quello che si è rivelato in Cristo e non un altro. Cosa avrebbe dovuto dire o fare papa Leone? Scambio di elogi e medaglia per l'impegno religioso a tutti i pur nobili tentativi umani e nessun riferimento alla pretesa di verità di Cristo – così nessuno si offende, oppure esattamente ciò che sta facendo proseguendo il cammino pur accidentato e faticoso della bimillenaria tradizione cattolica?<br />Fa quasi tenerezza, per contro, la sparata di una testata d'oltreoceano che godrebbe pure di un certo prestigio, il New York Times, ripresa con solerzia da Repubblica, che spaccia come scoop la scoperta della infedeltà di tal Salvatore Giovanni Riggitano, avo del pontefice, il quale ebbe una relazione illecita nonostante fosse coniugato con tal Susaznne Fontaine. Correva l'anno 1917 in quel di Chicago. E quindi? Questa condotta peccaminosa, riprovevole e illegale da parte di un antenato dell'attuale pontefice dovrebbe inficiare la verità sul matrimonio pensata da Dio stesso? Niente, è più forte di loro. Continuano a militare in un apparentemente inestinguibile Sessantotto per sovvertire qualsiasi autorità e riferimento morale e si comportano come delle laicissime beghine.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66176247</guid><pubDate>Tue, 20 May 2025 21:33:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66176247/con_leone_xiv_la_chiesa_volta_pagina.mp3" length="4831234" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8170

CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINA
Sono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8170" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8170</a><br /><br />CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINA<br />Sono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro di lui)<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l'ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all'uopo. Il decano l'ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.<br />Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l'ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un'altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.<br />Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito "buonasera" all'elezione. Il nuovo papa ha indossato l'antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico "La pace sia con voi" al posto del classico "Sia lodato Gesù Cristo". Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che "Shalom" non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani ("Salam"), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: "Sogno una Chiesa povera per i poveri".<br />Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i "migranti": qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l'"accoglienza" serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest'ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell'episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull'"accoglienza" rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.<br />Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all'esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza;...]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>beghine,laicisti,leonexiv,macigni,voltapagina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b782c92e2c74f14a99efc099222f87e8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sai chi ha inventato i mattoncini Lego?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sai-chi-ha-inventato-i-mattoncini-lego--64329643</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063</a><br /><br />SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri<br /> <br />Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]<br />Il luterano di cui dicevamo è Ole Kirk Kristiansen, nato nel 1891 a Omvraa Mark e morto a Billund, nella Danimarca occidentale, nel 1958. I suoi erano poveri contadini dello Jutland e lui, che era il tredicesimo figlio (!) dovette fin da subito lavorare in fabbrica.<br />Qui apprese il mestiere di falegname, dopoché fu emigrante all'estero, in Germania e poi in Norvegia. Appena fu in grado di racimolare un gruzzolo sufficiente, tornò in patria e aprì una falegnameria sua.<br />Nel 1916 si sposò con la figlia di un casaro, Kristine Sorensen, che gli diede quattro figli ma che morì nel 1932 dopo aver dato alla luce l'ultimo. Nel 1924 i primi due figli, Gotfryd e Karl, erano cresciuti abbastanza da poter dare una mano nell'azienda familiare. Ma un brutto giorno, nel manipolare la colla a caldo, alcuni trucioli presero fuoco e in breve il rogo divenne ingovernabile. Fu persa anche la casa dei Kristiansen, adiacente al laboratorio. Già, tutto legno.<br /><br />COME GIOBBE<br />Ole che fece? Come Giobbe, si inginocchiò. Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo nome. «Mi sono fermato un attimo per inginocchiarmi davanti a Dio. Ho ribadito la mia gratitudine all'Onnisciente, e questo mi ha dato la pace dello spirito».<br />Così ricordò nelle sue memorie. Rialzatosi, anziché perdersi d'animo si diede a raccogliere prestiti, che gli furono tranquillamente concessi perché era nota la sua affidabilità. In capo a un anno l'azienda era più grande e «più bella che pria», per dirla con Petrolini, e in breve annoverò una quarantina di dipendenti. Con una piccola variante: Ole tutte le mattine, prima del lavoro, li riuniva e guidava la preghiera, avendoli dotati di un libro dei Salmi ciascuno. Le cose andarono bene fino alla Grande depressione, che nel 1929 dagli Usa si propagò in tutto l'Occidente economicamente interconnesso con l'America. Le dittature italiana e tedesca ne sarebbero uscite applicando le dottrine keynesiane, gli Usa intervenendo nella Seconda guerra mondiale. Intanto, i Kristiansen arrancavano fabbricando oggetti casalinghi e giocattoli. Ma erano fatti così bene (Ole all'ingresso del laboratorio aveva fatto scrivere: «Neppure il meglio è buono a sufficienza») che andavano a ruba. Specialmente i giocattoli, tra i quali spiccava la famosa paperella con le ruote che apriva e chiudeva il becco mentre i bambini la trascinavano con la cordicella.<br />I Kristiansen decisero, infine, di concentrarsi sui giocattoli. Ole convocò i dipendenti e chiese loro di decidere, insieme a lui, il nome della nuova attività.<br />Dalla consultazione uscì fuori LeGo, contrazione che in danese sta per «Leg Godt», «giocare bene».<br /><br />DAL LEGNO ALLA PLASTICA<br />Durante un viaggio di osservazione in Inghilterra, il fondatore portò a casa una nuova idea: i mattoncini da costruzione. Era persuaso che i bambini fossero più creativi degli adulti e in questo non sbagliava: chi ha la mia età sa che un bambino può inventarsi giochi anche senza avere in mano niente, anche in una stanza completamente vuota. Ma i mattoncini da costruzione dei Kristiansen erano, ovviamente, di legno, e non avevano ancora la possibilità di incastrarsi l'uno con l'altro. L'idea gli venne durante una fiera, ascoltando le recriminazioni di uno standista: le muragliette costruite con i mattoncini avevano il difetto di crollare a ogni minima disattenzione. Venne la guerra e venne l'invasione tedesca. I Kristiansen non ebbero particolari noie, ma nel 1942 ecco di nuovo il fuoco. Tutto andò in fumo un'altra volta e un'altra volta Ole dovette ricominciare da capo. Ma ormai la ditta Lego era così rinomata che non ebbe necessità di particolari sacrifici per tornare in - è il caso di dirlo - gioco. Fu nel 1947 che avvenne la svolta definitiva. L'invenzione della plastica. Ole comprese subito le potenzialità del nuovo materiale e decise di riconvertire tutto il processo di produzione. Non più giocattoli assortiti ma solo mattoncini di plastica, incastrabili grazie a cilindretti e buchi corrispondenti. Era nata la Lego, quella che tutti conosciamo. Una delle aziende di giochi più famose del mondo. La versione finale dei mattoncini, nella forma e col materiale che tutti conosciamo, fu brevettata nel 1958. Ole Kirk Kristiansen morì nello stesso anno, ma ebbe la soddisfazione di vederla. Dieci anni dopo a Billund sorse il primo parco Legoland del mondo, dove i maggiori monumenti del pianeta sono ricostruiti coi famosi blocchetti e dove milioni di turisti, grandi e piccoli, vanno ogni anno.<br /><br />SETTE PARCHI<br />Oggi di questi parchi ne esistono altri sette, in California, Florida, New York, Dubai, eccetera.<br />Il primo riconoscimento extra Danimarca il fondatore lo ebbe in Italia, a Roma, dove nel 2002 il parco comunale di Silva Candida è stato intitolato a Ole Kirk Kristiansen. La Lego è oggi presente in centotrenta Paesi e nel 2000 il suo mattoncino è stato proclamato «giocattolo del secolo». Quel tredicesimo figlio di poveri contadini, che riponevano in Dio ogni loro speranza, dimostrò che davvero un figlio è un investimento. Un Dio creatore che ama creare (sennò non si spiega, per esempio, l'esistenza di coloratissime orchidee al centro dell'Amazzonia, dove crescono da millenni senza che nessuno possa vederle) di certo gioisce come un padre a cui nasce un erede: un nuovo figlio è una nuova speranza. Nei secoli cristiani lo si sapeva bene, infatti sul tetto delle cattedrali ci sono spesso statue invisibili dal basso: i maestri medievali non costruivano per i turisti. Un giorno un amico, pur credente, mi chiese a che cosa servisse una Ferrari sulla via della salvezza. Neanche una rosa - risposi - serve a niente. Ma se Dio stesso ci ha circondati di cose inutili (le galassie, le libellule...), chi sono io per pontificare? Savonarola, grazie a ragionamenti analoghi, ridusse la capitale del Rinascimento in un luogo di «piagnoni», coi suoi «falò della vanità» che mandarono in cenere capolavori. È vero, oggi la Lego, come la Disney, subisce il contagio woke. Eh, i fondatori sono morti. A proposito di investimenti: Céline Dion è una tredicesima, e fu un prete a convincere la madre a tenerla. E poi Andrea Bocelli, Cristiano Ronaldo, Justin Timberlake...<br /><br /><b>Nota di BastaBugie</b>: <i>Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Adesso pure i Lego sono omofobi" racconta l'ultima follia woke.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 8 febbraio 2025:</i><br />Il Museo della Scienza di Londra, in questi ultimi giorni, è oggetto di sbeffeggio sui social per aver organizzato un tour che promuove l'idea che i mattoncini Lego possano essere in qualche modo "omofobi" adducendo una motivazione che ha dell'incredibile... Tanto per incominciare, il tour si chiama Vedere le cose in modo queer (Seeing Queerly) e già il titolo è tutto un programma... ed è stato creato dal Gender e Sexuality Network del Museo della Scienza di Londra. Tra le tappe del percorso, nel museo, ce n'è una in cui i visitatori possono ammirare una vetrina con i mattoncini Lego, accanto a una guida che afferma che questi potrebbero rafforzare l'idea del binarismo dei sessi.<br />Idea gravissima! Anzi idea violenta, nel mondo di oggi che arriva ad ignorare e a censurare il modo in cui l'umanità si è riprodotta nei millenni. Idea violenta e, dunque, violento, chi la diffonde. Ma in che modo l' "eresia" dell'esistenza dei due sessi biologici (che è bene ricordare, sono ancora "maschile" e "femminile"...) verrebbe incentivata dalla Lego? Per il fatto che, udite, udite, i mattoncini  presenterebbero una  parte superiore con i perni sporgenti che rappresenterebbe il "maschio" (del mattoncino?!?) ed una parte inferiore, con i fori per ricevere i perni che rappresenterebbe la "femmina".<br />Dunque sarebbe una struttura "discriminatoria" perché ricorderebbe addirittura "l'accoppiamento" e ciò rafforzerebbe, secondo questa logica folle, l'idea delle relazioni come "eteronormative". Attendiamo solo, in quest'ottica delirante, a questo punto, che i Lego partoriscano... Sebbene la guida del tour sia stata pubblicata sul blog del museo più di due anni fa,  è diventata virale, solo ora, dopo che il Telegraph ha pubblicato un articolo sulla questione.<br />«Questo è un esempio di applicazione del linguaggio eteronormativo ad argomenti non correlati al genere, al sesso e alla riproduzione. Illustra come l'eteronormatività (l'idea che l'eterosessualità e il binarismo di genere maschio/femmina siano la norma e tutto ciò che ne esce è insolito) plasmi il modo in cui parliamo di scienza, tecnologia e mondo in generale». È precisamente quanto si legge sul blog.<br />La direttrice del webmagazine Sex Matters, Fiona McAnena, che si batte contro le follie woke, ha risposto alle accuse di discriminazione sessuale da parte del museo, affermando che «il percorso autoguidato del Museo della Scienza su tutto ciò che e "queer" è completamente folle e include alcune affermazioni assurde». «Quando visitano il Museo della Scienza - ha sottolineato - le persone si aspettano di essere informate, istruite e ispirate, non di vedersi imporre affermazioni dubbie radicate nell'ideologia di genere».<br />Mentre, dal canto suo, Elon Musk ha twittato in risposta all'articolo del Telegraph che ha raccontato la vicenda, inviando un'emoji con la faccia di un clown. Una menzione a parte merita l'editore emerito del Daily Wire Ben Shapiro che ha deriso l'idea, scrivendo su X: «Aspettate che il Museo della Scienza scopra che gli]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64329643</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2025 22:33:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64329643/sai_chi_ha_inventato_i_mattoncini_lego.mp3" length="8897220" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063

SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri
 
Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]
Il luterano di cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063</a><br /><br />SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri<br /> <br />Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]<br />Il luterano di cui dicevamo è Ole Kirk Kristiansen, nato nel 1891 a Omvraa Mark e morto a Billund, nella Danimarca occidentale, nel 1958. I suoi erano poveri contadini dello Jutland e lui, che era il tredicesimo figlio (!) dovette fin da subito lavorare in fabbrica.<br />Qui apprese il mestiere di falegname, dopoché fu emigrante all'estero, in Germania e poi in Norvegia. Appena fu in grado di racimolare un gruzzolo sufficiente, tornò in patria e aprì una falegnameria sua.<br />Nel 1916 si sposò con la figlia di un casaro, Kristine Sorensen, che gli diede quattro figli ma che morì nel 1932 dopo aver dato alla luce l'ultimo. Nel 1924 i primi due figli, Gotfryd e Karl, erano cresciuti abbastanza da poter dare una mano nell'azienda familiare. Ma un brutto giorno, nel manipolare la colla a caldo, alcuni trucioli presero fuoco e in breve il rogo divenne ingovernabile. Fu persa anche la casa dei Kristiansen, adiacente al laboratorio. Già, tutto legno.<br /><br />COME GIOBBE<br />Ole che fece? Come Giobbe, si inginocchiò. Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo nome. «Mi sono fermato un attimo per inginocchiarmi davanti a Dio. Ho ribadito la mia gratitudine all'Onnisciente, e questo mi ha dato la pace dello spirito».<br />Così ricordò nelle sue memorie. Rialzatosi, anziché perdersi d'animo si diede a raccogliere prestiti, che gli furono tranquillamente concessi perché era nota la sua affidabilità. In capo a un anno l'azienda era più grande e «più bella che pria», per dirla con Petrolini, e in breve annoverò una quarantina di dipendenti. Con una piccola variante: Ole tutte le mattine, prima del lavoro, li riuniva e guidava la preghiera, avendoli dotati di un libro dei Salmi ciascuno. Le cose andarono bene fino alla Grande depressione, che nel 1929 dagli Usa si propagò in tutto l'Occidente economicamente interconnesso con l'America. Le dittature italiana e tedesca ne sarebbero uscite applicando le dottrine keynesiane, gli Usa intervenendo nella Seconda guerra mondiale. Intanto, i Kristiansen arrancavano fabbricando oggetti casalinghi e giocattoli. Ma erano fatti così bene (Ole all'ingresso del laboratorio aveva fatto scrivere: «Neppure il meglio è buono a sufficienza») che andavano a ruba. Specialmente i giocattoli, tra i quali spiccava la famosa paperella con le ruote che apriva e chiudeva il becco mentre i bambini la trascinavano con la cordicella.<br />I Kristiansen decisero, infine, di concentrarsi sui giocattoli. Ole convocò i dipendenti e chiese loro di decidere, insieme a lui, il nome della nuova attività.<br />Dalla consultazione uscì fuori LeGo, contrazione che in danese sta per «Leg Godt», «giocare bene».<br /><br />DAL LEGNO ALLA PLASTICA<br />Durante un viaggio di osservazione in Inghilterra, il fondatore portò a casa una nuova idea: i mattoncini da costruzione. Era persuaso che i bambini fossero più creativi degli adulti e in questo non sbagliava: chi ha la mia età sa che un bambino può inventarsi giochi anche senza avere in mano niente, anche in una stanza completamente vuota. Ma i mattoncini da costruzione dei Kristiansen erano, ovviamente, di legno, e non avevano ancora la possibilità di incastrarsi l'uno con l'altro. L'idea gli venne durante una fiera, ascoltando le recriminazioni di uno standista: le muragliette costruite con i mattoncini avevano il difetto di crollare a ogni minima disattenzione. Venne la guerra e venne l'invasione tedesca. I Kristiansen non ebbero particolari noie, ma nel 1942 ecco di nuovo il fuoco. Tutto andò in fumo un'altra volta e un'altra volta Ole dovette ricominciare da capo. Ma ormai la ditta Lego era così rinomata che non...]]></itunes:summary><itunes:duration>557</itunes:duration><itunes:keywords>costruzioni,giochi,imprenditore,lego,mattoncini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da6b2a80f85e45a5e1ce60c4ba1a5270.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tregua di Gaza e una fregatura per Israele</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tregua-di-gaza-e-una-fregatura-per-israele--64005798</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057</a><br /><br />LA TREGUA DI GAZA E' UNA FREGATURA PER ISRAELE di Rino Cammilleri<br /> <br />Reagan, presidente Usa, così ebbe a dire: "Potevamo asfaltare il Vietnam e dipingerci le strisce di parcheggio sopra". Infatti, gli americani persero quella guerra per colpa della propaganda interna, non certo per motivi bellici. Chi fossero i veri villains della situazione si vide nel successivo proliferare dei c.d. boat people, vietnamiti che preferivano affrontare i pirati e l'oceano su bagnarole pur di sfuggire ai "liberatori" comunisti. Cinquantamila soldati americani tornarono nelle bare, ma secondo la propaganda di sinistra - cioè, Hollywood, nani&amp;ballerine - i genocidi al napalm erano loro e non i viet &amp; khmer. C'era dietro lo zampino del famoso Dipartimento D del Kgb? Non si sa, certo. Ma il metodo d'indagine detto quis juvat? non permette di escluderlo.<br />L'ATTACCO DI HAMAS E LA PROPAGANDA OCCIDENTALE<br />Ebbene, lo stesso schema si può applicare all'attuale problema mediorientale. Riassumiamo. Per far saltare i c.d. Accordi di Abramo gli autoeletti capi del palestinesi, cioè Hamas, un 7 ottobre (c'entra niente Lepanto?) lanciarono un attacco proditorio contro la popolazione israeliana, trucidando sulle 1500 persone, compresi donne, vecchi, bambini e malati. Andarono via portandosi dietro centinaia di ostaggi, anche neonati. Sapendo che la reazione israeliana sarebbe stata furibonda, gli eroici guerrieri islamici piazzarono arsenali, basi e logistica in luoghi come ospedali, scuole, case private. Epperò la propaganda in Occidente si scatenò subito contro la risposta israeliana, accusandola di genocidio. E dire che in Occidente sappiamo bene che l'abitudine di lanciare autobus e camion sulla folla dei mercatini, di mitragliare chi balla in discoteca, di accoltellare passanti a caso non è affatto ebraica. Eppure la propaganda è riuscita a far passare per genocida un popolo che il genocidio, e in grande stile, l'ha subito. A questo è servito riempire l'Occidente di musulmani? Chissà.<br />Il fatto è che, pressati dalle loro opinioni pubbliche così plagiate, i governi occidentali, tutti, hanno pressato a loro volta quello israeliano, costringendolo a un cessate-il-fuoco che di fatto è un calabraghe. Li credevo più furbi, gli israeliani, invece hanno puntato tutto sulle armi e niente sulla propaganda. Ed ecco il risultato. Galere aperte e centinaia di ergastolani (Israele non ha la pena di morte, non così i vicini) che andranno a rimpinguare i ranghi decimati di Hamas. Centinaia di camion di aiuti che faranno la stessa fine. Hamas ha, così, agio di riorganizzarsi in ogni senso. In cambio? Sette ostaggi liberati. Sette, con promessa di altri -quelli ancora vivi- ma col contagocce. Anche il famoso leader Sinwar, quello la cui moglie esibiva borse da migliaia di dollari, era stato scambiato in tal modo. Ed era divenuto la mente del 7 ottobre. E ora suo fratello ne ha preso il posto. Date queste premesse, il conflitto da quelle parti non finirà mai. Mai.<br />LA PROPAGANDA E LE SUE CONSEGUENZE<br />I governi occidentali, essendo democratici, campano di voti. Poi c'è da mettere in conto le elezioni presidenziali americane, che cadono troppo presto. Con tutto ciò, dunque, come trascurare il fattore propaganda? "Secondo dati locali" è il mantra dei tiggì occidentali. Cioè, secondo quel che riferisce Hamas, che controlla anche il c.d. Ministero della Salute palestinese. Chi si ricorda più del filmato, beotamente trasmesso e ritrasmesso da tutti i tiggì, di quel povero padre palestinese che disperatamente faceva cenno di non sparare su di lui e il figlioletto? Poi si scoprì che erano attori, ma i c.d. giornalisti occidentali si guardarono bene dall'ammettere di essere stati infinocchiati. E l'opinione pubblica occidentale rimase persuasa che i villains erano sempre i soliti.<br />La foto di Jane Fonda con l'elmetto ripresa accanto a una postazione contraerea vietcong fa il paio con lo slogan dei soliti giornalisti (di parte o semplicemente cretini) che, dopo la fuga americana crearono lo slogan del "mito dell'invincibilità vietnamita". Che crollò pochi mesi dopo sotto i carri armati cinesi. Ma è la democrazia, bellezza! I cui meccanismi i terroristi islamici dimostrano di conoscere molto meglio. Sempre per un pugno di voti Biden, dopo miliardi di dollari e molti marines morti in vent'anni, ha riconsegnato pari pari l'Afghanistan ai talebani. Vi risulta che qualche anchorman glielo abbia rinfacciato? No, infatti, perché nani&amp;ballerine stanno tutti da una sola parte. E adesso già affilano le armi per una guerra senza quartiere a Trump. Il quale, tra le altre cose, è stato il presidente che ha portato l'ambasciata americana a Gerusalemme. Le ambasciate, lo ricordo, stanno nella capitale. E per Israele la vera capitale non è Tel Aviv ma Gerusalemme. Trump, insomma, è anche "amico di Israele", dunque...<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64005798</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 18:07:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64005798/la_tregua_di_gaza_e_una_fregatura_per_israele.mp3" length="5853562" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057

LA TREGUA DI GAZA E' UNA FREGATURA PER ISRAELE di Rino Cammilleri
 
Reagan, presidente Usa, così ebbe a dire: "Potevamo asfaltare il Vietnam e dipingerci le strisce di parcheggio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057</a><br /><br />LA TREGUA DI GAZA E' UNA FREGATURA PER ISRAELE di Rino Cammilleri<br /> <br />Reagan, presidente Usa, così ebbe a dire: "Potevamo asfaltare il Vietnam e dipingerci le strisce di parcheggio sopra". Infatti, gli americani persero quella guerra per colpa della propaganda interna, non certo per motivi bellici. Chi fossero i veri villains della situazione si vide nel successivo proliferare dei c.d. boat people, vietnamiti che preferivano affrontare i pirati e l'oceano su bagnarole pur di sfuggire ai "liberatori" comunisti. Cinquantamila soldati americani tornarono nelle bare, ma secondo la propaganda di sinistra - cioè, Hollywood, nani&amp;ballerine - i genocidi al napalm erano loro e non i viet &amp; khmer. C'era dietro lo zampino del famoso Dipartimento D del Kgb? Non si sa, certo. Ma il metodo d'indagine detto quis juvat? non permette di escluderlo.<br />L'ATTACCO DI HAMAS E LA PROPAGANDA OCCIDENTALE<br />Ebbene, lo stesso schema si può applicare all'attuale problema mediorientale. Riassumiamo. Per far saltare i c.d. Accordi di Abramo gli autoeletti capi del palestinesi, cioè Hamas, un 7 ottobre (c'entra niente Lepanto?) lanciarono un attacco proditorio contro la popolazione israeliana, trucidando sulle 1500 persone, compresi donne, vecchi, bambini e malati. Andarono via portandosi dietro centinaia di ostaggi, anche neonati. Sapendo che la reazione israeliana sarebbe stata furibonda, gli eroici guerrieri islamici piazzarono arsenali, basi e logistica in luoghi come ospedali, scuole, case private. Epperò la propaganda in Occidente si scatenò subito contro la risposta israeliana, accusandola di genocidio. E dire che in Occidente sappiamo bene che l'abitudine di lanciare autobus e camion sulla folla dei mercatini, di mitragliare chi balla in discoteca, di accoltellare passanti a caso non è affatto ebraica. Eppure la propaganda è riuscita a far passare per genocida un popolo che il genocidio, e in grande stile, l'ha subito. A questo è servito riempire l'Occidente di musulmani? Chissà.<br />Il fatto è che, pressati dalle loro opinioni pubbliche così plagiate, i governi occidentali, tutti, hanno pressato a loro volta quello israeliano, costringendolo a un cessate-il-fuoco che di fatto è un calabraghe. Li credevo più furbi, gli israeliani, invece hanno puntato tutto sulle armi e niente sulla propaganda. Ed ecco il risultato. Galere aperte e centinaia di ergastolani (Israele non ha la pena di morte, non così i vicini) che andranno a rimpinguare i ranghi decimati di Hamas. Centinaia di camion di aiuti che faranno la stessa fine. Hamas ha, così, agio di riorganizzarsi in ogni senso. In cambio? Sette ostaggi liberati. Sette, con promessa di altri -quelli ancora vivi- ma col contagocce. Anche il famoso leader Sinwar, quello la cui moglie esibiva borse da migliaia di dollari, era stato scambiato in tal modo. Ed era divenuto la mente del 7 ottobre. E ora suo fratello ne ha preso il posto. Date queste premesse, il conflitto da quelle parti non finirà mai. Mai.<br />LA PROPAGANDA E LE SUE CONSEGUENZE<br />I governi occidentali, essendo democratici, campano di voti. Poi c'è da mettere in conto le elezioni presidenziali americane, che cadono troppo presto. Con tutto ciò, dunque, come trascurare il fattore propaganda? "Secondo dati locali" è il mantra dei tiggì occidentali. Cioè, secondo quel che riferisce Hamas, che controlla anche il c.d. Ministero della Salute palestinese. Chi si ricorda più del filmato, beotamente trasmesso e ritrasmesso da tutti i tiggì, di quel povero padre palestinese che disperatamente faceva cenno di non sparare su di lui e il figlioletto? Poi si scoprì che erano attori, ma i c.d. giornalisti occidentali si guardarono bene dall'ammettere di essere stati infinocchiati. E l'opinione pubblica occidentale rimase persuasa che i villains...]]></itunes:summary><itunes:duration>366</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,genocidio,israele,propaganda,tregua</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fe3dba65fc442411b59d78887ffc8581.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sciopero meccanismo infernale che i sinistri usano per il potere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sciopero-meccanismo-infernale-che-i-sinistri-usano-per-il-potere--63359179</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018</a><br /><br />SCIOPERO, MECCANISMO INFERNALE CHE I SINISTRI USANO PER IL POTERE di Rino Cammilleri<br /> <br />Sciopero del 13 dicembre, Santa Lucia. Ennesimo scacco a Salvini. Il ministro precetta i trasporti, il solito Tar del Lazio annulla, i lavoratori più privilegiati d'Italia mandano in tilt il Paese, naturalmente sempre di venerdì per fare più danno. Morale complessiva: è praticamente inutile votare, per un popolo, se i comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) hanno da tempo provveduto a infiltrare gente loro negli ingranaggi dello Stato. I politici vanno e vengono, i funzionari e i magistrati no, restano al loro posto chiunque sia al governo. Non devono fare equilibrismi perché sotto ai riflettori, non devono cercare in tutti i modi di farsi rieleggere per poter portare avanti progetti di ampio respiro e lunga durata.<br />No, funzionari e magistrati durano tutta la loro vita, pronti ad agevolare quando al comando c'è la loro fazione o a sabotare quando c'è l'altra. E la strategia dei comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) è sempre la stessa: o comandano loro o sfasciano tutto. Lenin, infatti, ha elaborato non tanto il marxismo, quanto un metodo infallibile per prendere il potere e tenerselo. E Gramsci ha genialmente aggiunto i nani e le ballerine.<br />Ora, uno potrebbe dire: vabbè, lasciamoli comandare visto che ci tengono tanto, così almeno avremo la pace per le strade, anche ferrate. Il problema è che spasimano per comandare, sì, ma poi l'unica cosa che sanno fare è trasformare il Paese in un campo di concentramento in cui chi non obbedisce (a loro) non mangia. E mangia poco, perché quel poco che rimane, dopo breve tempo di (loro) comando, se lo pigliano tutto loro e quelli cha hanno fiutato il nuovo corso. Che poi è più vecchio del cucco, ma a quanto pare conserva la sua geniale efficacia, infatti ha conquistato perfino l'America.<br />Voi direte: ci penserà l'islam a sistemarli come meritano. Sì, perché avete visto le statistiche e appreso che le donne occidentali fanno 1,4 figli, mentre le musulmane ne fanno 3,5 a testa. E avete letto che a ogni censimento i musulmani in Europa raddoppiano. Ma riflettiamo: c'è molta differenza tra il campo di concentramento islamico e quello comunista? Non sono totalitari entrambi? Non obbligano a vestire, parlare, pensare, mangiare come dicono i capi? Femminismo e gayismo? Strumentali al sabotaggio, se ne può fare benissimo a meno.<br />Infatti, ai comunisti non costerà niente recitare la shahada e diventare musulmani, l'importante è comandare. Poi, gramscianamente, ci penseranno i loro nani&amp;ballerine a convincere il popolo che velarsi, farsi crescere la barba, circoncidersi, infibularsi, scannare agnelli è sano&amp;bello. Guardate le bandiere palestinesi nelle manifestazioni con falce&amp;martello. E chi è che preme per l'"accoglienza" indiscriminata? Eh, se fossi Satanasso non avrei saputo escogitare di meglio. Esagero? No, mi ricordo dell'urlo letteralmente infernale e corale che si levò dai banchi dell'opposizione quando Salvini sfoderò in aula il Rosario. Prepariamoci, perché non ci sarà Opzione Benedetto che tenga. Verranno a stanarci. Qualcuno di voi obbietterà che ai cortei "contro il genocidio" ci va tanta gente in buona fede. Eh, secondo un antico detto di origine medievale, "lo stupido è il cavallo del diavolo".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63359179</guid><pubDate>Tue, 17 Dec 2024 20:53:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63359179/sciopero_meccanismo_infernale.mp3" length="3442455" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018

SCIOPERO, MECCANISMO INFERNALE CHE I SINISTRI USANO PER IL POTERE di Rino Cammilleri
 
Sciopero del 13 dicembre, Santa Lucia. Ennesimo scacco a Salvini. Il ministro precetta i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018</a><br /><br />SCIOPERO, MECCANISMO INFERNALE CHE I SINISTRI USANO PER IL POTERE di Rino Cammilleri<br /> <br />Sciopero del 13 dicembre, Santa Lucia. Ennesimo scacco a Salvini. Il ministro precetta i trasporti, il solito Tar del Lazio annulla, i lavoratori più privilegiati d'Italia mandano in tilt il Paese, naturalmente sempre di venerdì per fare più danno. Morale complessiva: è praticamente inutile votare, per un popolo, se i comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) hanno da tempo provveduto a infiltrare gente loro negli ingranaggi dello Stato. I politici vanno e vengono, i funzionari e i magistrati no, restano al loro posto chiunque sia al governo. Non devono fare equilibrismi perché sotto ai riflettori, non devono cercare in tutti i modi di farsi rieleggere per poter portare avanti progetti di ampio respiro e lunga durata.<br />No, funzionari e magistrati durano tutta la loro vita, pronti ad agevolare quando al comando c'è la loro fazione o a sabotare quando c'è l'altra. E la strategia dei comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) è sempre la stessa: o comandano loro o sfasciano tutto. Lenin, infatti, ha elaborato non tanto il marxismo, quanto un metodo infallibile per prendere il potere e tenerselo. E Gramsci ha genialmente aggiunto i nani e le ballerine.<br />Ora, uno potrebbe dire: vabbè, lasciamoli comandare visto che ci tengono tanto, così almeno avremo la pace per le strade, anche ferrate. Il problema è che spasimano per comandare, sì, ma poi l'unica cosa che sanno fare è trasformare il Paese in un campo di concentramento in cui chi non obbedisce (a loro) non mangia. E mangia poco, perché quel poco che rimane, dopo breve tempo di (loro) comando, se lo pigliano tutto loro e quelli cha hanno fiutato il nuovo corso. Che poi è più vecchio del cucco, ma a quanto pare conserva la sua geniale efficacia, infatti ha conquistato perfino l'America.<br />Voi direte: ci penserà l'islam a sistemarli come meritano. Sì, perché avete visto le statistiche e appreso che le donne occidentali fanno 1,4 figli, mentre le musulmane ne fanno 3,5 a testa. E avete letto che a ogni censimento i musulmani in Europa raddoppiano. Ma riflettiamo: c'è molta differenza tra il campo di concentramento islamico e quello comunista? Non sono totalitari entrambi? Non obbligano a vestire, parlare, pensare, mangiare come dicono i capi? Femminismo e gayismo? Strumentali al sabotaggio, se ne può fare benissimo a meno.<br />Infatti, ai comunisti non costerà niente recitare la shahada e diventare musulmani, l'importante è comandare. Poi, gramscianamente, ci penseranno i loro nani&amp;ballerine a convincere il popolo che velarsi, farsi crescere la barba, circoncidersi, infibularsi, scannare agnelli è sano&amp;bello. Guardate le bandiere palestinesi nelle manifestazioni con falce&amp;martello. E chi è che preme per l'"accoglienza" indiscriminata? Eh, se fossi Satanasso non avrei saputo escogitare di meglio. Esagero? No, mi ricordo dell'urlo letteralmente infernale e corale che si levò dai banchi dell'opposizione quando Salvini sfoderò in aula il Rosario. Prepariamoci, perché non ci sarà Opzione Benedetto che tenga. Verranno a stanarci. Qualcuno di voi obbietterà che ai cortei "contro il genocidio" ci va tanta gente in buona fede. Eh, secondo un antico detto di origine medievale, "lo stupido è il cavallo del diavolo".]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:keywords>13dicembre,sciopero,sinistri,trasporti,votareèinutile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c9900fee78c739089254c2b75dffc2df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa serve andare a votare se tanto è uguale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-serve-andare-a-votare-se-tanto-e-uguale--62558926</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968</a><br /><br />COSA SERVE ANDARE A VOTARE SE TANTO E' UGUALE? di Rino Cammilleri<br /><br />Wilson Fisk alias Kingpin è il problema numero uno di Daredevil, il supereroe cieco della Marvel. Fisk. Italianizzando sarebbe Fisco. Che è il problema numero uno di un popolo cieco - meglio: accecato - che qualsiasi cosa voti se lo ritrova sempre davanti, imbattibile e imbattuto. L'ultima trovata dell'Agenzia delle Entrate, infatti, è da Padrino n. 4, una proposta che non si può rifiutare, pena ritrovarsi con una testa mozza di cavallo nel letto.<br />Se ho ben capito: il Fisco, sulla base di una proiezione, suppone che tu debba guadagnare suppergiù quanto ha guadagnato l'altro ieri; se paghi il calcolato (dal Fisco, ovvio), nessun problema; se no, sei nel mirino degli accertamenti delle Fiamme Gialle. Guardate, c'è proprio scritto così nell'avviso, con l'aggiunta che stanno potenziando all'uopo le capacità di controllo per chi non scuce immantinente di fronte alla minaccia. Andate a vedere: il linguaggio è perentorio e - aggiungo io - intimidatorio. Sì, ci sono i c.d. grandi evasori che poi patteggiano e il Fisco è contento perché meglio di niente. Ma quando l'intimidazione piomba sul capo di un poveraccio a partita Iva che è sull'orlo della disperazione perché i clienti diminuiscono ogni giorno sempre più vertiginosamente, ecco che scatta il pensiero (amaro): ho votato a destra perché questa aveva promesso di abbassare le tasse, invece non solo non lo fa, ma a chi gliene chiede conto risponde livorosamente che è colpa del superbonus introdotto dal precedente governo. Il che è vero.<br />Tuttavia il precedente governo non aveva tolto soldi dalle tasche degli italiani per darli a Zelensky (non è un suo merito, solo non aveva fatto in tempo) e per contrastare l'evasione aveva inventato la lotteria dello scontrino. Che l'attuale governo si è ben guardato dal togliere. Ora, la domanda: avete notizia di qualcuno che abbia vinto qualcosa con questa lotteria? Se quando mi presento alla cassa con il codice sul telefonino mi sento dire dalla commessa che sono il solo cliente del supermercato a richiedere 'sta lotteria, vuol dire che il resto del popolo ha già capito, e da un pezzo, la presa per i fondelli.<br />Noi, votanti di destra e progressivamente sempre più delusi, abbiamo un suggerimento per le prossime elezioni: mantenete le promesse, abbassate le tasse, cessate con la persecuzione fiscale. Sarà pure una trovata demagogica, ma chissenefrega. Solo così guadagnerete anche la prossima legislatura. Altrimenti andate a casa. Tanto, è uguale.<br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Dove è il male minore? Una rappresentanza per gli apolitici!"    fa notare che da Forza Italia fino ad Alessandra Mussolini, tutti aderiscono al pensiero di sinistra su vita e famiglia, soprattutto sugli Lgbt. Come nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la domanda è sempre la stessa: cosa serve andare a votare?<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2024:<br />Riposizionamenti politici? Le danze sono state aperte da Marina Berlusconi che, in una intervista al Corriere della Sera del 27 giugno scorso, ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere... ».<br />Poi è stato il turno di Piersilvio, che avrebbe dato ordine di «di puntare sugli ospiti più moderati del partito di Elly Schlein, rispetto a quelli del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che vengono considerati troppo "radicali". Insomma, un'opposizione con cui non possono esserci spazi comuni».<br />Infine è stato il turno di Antonio Tajani, anche lui erede (politico) di Berlusconi che, in una intervista a Repubblica, ha aperto allo jus scholae: «Mica ho sentito Schlein per fare un inciucio. Né lavoro a un accordo sottobanco con il Pd. È solo quello che pensiamo, da sempre. È quello di cui ha bisogno il nostro Paese. L'Italia è cambiata». Non ho dubbi che aprire le maglie della concessione della cittadinanza italiana sia quello che pensa da sempre; peccato che, nel 2022, lo stesso Tajani aveva scritto in un Tweet che giudicava chi proponeva lo stesso provvedimento «Irresponsabili sulla pelle degli italiani». Mistero.<br />Sottolineo che queste prese di posizione sono avvenute in interviste sul Corrierone e su Repubblica, cosa che ha tutta l'aria di un proclama.<br />Ovviamente, la memoria corre all'intervista concessa (in vestaglia) da Alessandra Mussolini nel 2021 a Vanity Fair: «... quella proposta da Zan è una legge doverosa perché è un semplice prendere atto di qualcosa che esiste già nella società. [...] Io certe cose le ho sempre pensate, ma siccome ero pur sempre in un ambito politico, non potevo dare loro spazio». Insomma: è sempre stata «una ragazza di sinistra» ma non poteva dirlo. Cosa avrebbero pensato, elettori e militanti? Ecco una buona domanda.<br />Probabilmente penseranno che sono stati presi in giro per anni: hanno votato, sostenuto e difeso persone che professavano cose nelle quali non credevano. Ipocriti, li avrebbe definiti il Vangelo. Oppure potrebbero pensare che su aborto, fine vita e diritti LGBTQ+ il pensiero dei politici è unanimamente contrario al magistero; e, quindi, i cattolici (almeno quelli per i quali il magistero ha ancora un valore) non hanno alcuna rappresentanza politica. Il pensiero successivo sarebbe rivolto all'epoca del Non expedit e all'Opera dei Congressi... realtà da sogno e irrealizzabile, ai giorni nostri.<br />Ancora: potrebbero pensare che il PD, per gli avversari politici, rappresenta «la sinistra di buon senso», cioè dei moderati. Il quadro politico, quindi, si è progressivamente (è il caso di dirlo) spostato a sinistra; per cui il PD è ormai il «centro» moderato e non è molto distante dalle posizioni di FI. Qualcun altro potrebbe legittimamente chiedersi se ha ancora senso votare; e se è giusto votare per il male minore, visto che ormai di questo si tratta.<br />Ci si potrebbe anche chiedere quale sia il significato di queste cose sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell'eternità. Quale sarebbe l'insegnamento che si potrebbe trarne secondo una teologia della storia che, a quanto pare, nessuno pratica più.<br />Oppure sarebbe l'ennesima conferma che vanitas vanitatum et omnia vanitas? Che forse dovremmo accalorarci meno per le cose della terra e volgere più lo sguardo al cielo?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62558926</guid><pubDate>Wed, 30 Oct 2024 17:49:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62558926/cosa_serve_andare_a_votare_se_tanto_uguale.mp3" length="6966169" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968

COSA SERVE ANDARE A VOTARE SE TANTO E' UGUALE? di Rino Cammilleri

Wilson Fisk alias Kingpin è il problema numero uno di Daredevil, il supereroe cieco della Marvel. Fisk....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968</a><br /><br />COSA SERVE ANDARE A VOTARE SE TANTO E' UGUALE? di Rino Cammilleri<br /><br />Wilson Fisk alias Kingpin è il problema numero uno di Daredevil, il supereroe cieco della Marvel. Fisk. Italianizzando sarebbe Fisco. Che è il problema numero uno di un popolo cieco - meglio: accecato - che qualsiasi cosa voti se lo ritrova sempre davanti, imbattibile e imbattuto. L'ultima trovata dell'Agenzia delle Entrate, infatti, è da Padrino n. 4, una proposta che non si può rifiutare, pena ritrovarsi con una testa mozza di cavallo nel letto.<br />Se ho ben capito: il Fisco, sulla base di una proiezione, suppone che tu debba guadagnare suppergiù quanto ha guadagnato l'altro ieri; se paghi il calcolato (dal Fisco, ovvio), nessun problema; se no, sei nel mirino degli accertamenti delle Fiamme Gialle. Guardate, c'è proprio scritto così nell'avviso, con l'aggiunta che stanno potenziando all'uopo le capacità di controllo per chi non scuce immantinente di fronte alla minaccia. Andate a vedere: il linguaggio è perentorio e - aggiungo io - intimidatorio. Sì, ci sono i c.d. grandi evasori che poi patteggiano e il Fisco è contento perché meglio di niente. Ma quando l'intimidazione piomba sul capo di un poveraccio a partita Iva che è sull'orlo della disperazione perché i clienti diminuiscono ogni giorno sempre più vertiginosamente, ecco che scatta il pensiero (amaro): ho votato a destra perché questa aveva promesso di abbassare le tasse, invece non solo non lo fa, ma a chi gliene chiede conto risponde livorosamente che è colpa del superbonus introdotto dal precedente governo. Il che è vero.<br />Tuttavia il precedente governo non aveva tolto soldi dalle tasche degli italiani per darli a Zelensky (non è un suo merito, solo non aveva fatto in tempo) e per contrastare l'evasione aveva inventato la lotteria dello scontrino. Che l'attuale governo si è ben guardato dal togliere. Ora, la domanda: avete notizia di qualcuno che abbia vinto qualcosa con questa lotteria? Se quando mi presento alla cassa con il codice sul telefonino mi sento dire dalla commessa che sono il solo cliente del supermercato a richiedere 'sta lotteria, vuol dire che il resto del popolo ha già capito, e da un pezzo, la presa per i fondelli.<br />Noi, votanti di destra e progressivamente sempre più delusi, abbiamo un suggerimento per le prossime elezioni: mantenete le promesse, abbassate le tasse, cessate con la persecuzione fiscale. Sarà pure una trovata demagogica, ma chissenefrega. Solo così guadagnerete anche la prossima legislatura. Altrimenti andate a casa. Tanto, è uguale.<br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Dove è il male minore? Una rappresentanza per gli apolitici!"    fa notare che da Forza Italia fino ad Alessandra Mussolini, tutti aderiscono al pensiero di sinistra su vita e famiglia, soprattutto sugli Lgbt. Come nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la domanda è sempre la stessa: cosa serve andare a votare?<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2024:<br />Riposizionamenti politici? Le danze sono state aperte da Marina Berlusconi che, in una intervista al Corriere della Sera del 27 giugno scorso, ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere... ».<br />Poi è stato il turno di Piersilvio, che avrebbe dato ordine di «di puntare sugli ospiti più moderati del partito di Elly Schlein, rispetto a quelli del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che vengono considerati troppo "radicali". Insomma, un'opposizione con cui non possono esserci spazi comuni».<br />Infine è stato il turno di Antonio Tajani, anche lui erede (politico) di Berlusconi che, in una intervista a Repubblica, ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,persecuzionefiscale,sinistra,vita,voto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a4eb4064cd35ff22881be63dc74409d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La rivoluzione che non finisce mai</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rivoluzione-che-non-finisce-mai--62016202</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927</a><br /><br />LA RIVOLUZIONE CHE NON FINISCE MAI di Rino Cammilleri<br /><br />"Nell'ultimo lavoro di Enfantin, La vie eternelle del 1861, l'androginia era presentata (...) come obiettivo dell'umanità". Così scriveva J. H. Billington nel suo magistrale ed enciclopedico Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria (Il Mulino, 1986). Enfantin era il successore del fondatore Saint-Simon e ultimo capo dei sansimoniani, che attendevano un Messia donna. E infatti si erano sparsi per l'Oriente proprio per cercarlo/a, convintisi, chissà perché, che proprio da là dovesse venire Colei che avrebbe condotto l'umanità verso il suo fatale destino di gloria, pace e unità.<br />Quest'ultima trovata, come tutte le altre, era uscita dall'unico vaso di Pandora della Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che da allora non hanno cessato di affliggere l'Occidente (che ne ha contagiato il resto del mondo e ancora insiste). Saint-Simon e i suoi seguaci erano la punta avanzata della rivoluzione del pensiero prima che spuntassero Marx e il suo sol dell'avvenire. Marx, che volle apposta chiamare il suo socialismo "scientifico" per distinguerlo dai vaneggiamenti sansimoniani. Al femminismo Marx non pensava nemmeno, parendogli cosa folle. Infatti, i giacobini fin da subito avevano ghigliottinata Olympe de Gouges e la di lei Dichiarazione dei diritti delle donne. Di più: alla fastosa Festa dell'Essere Supremo vollero che le donne assistessero da un settore separato. Ed era la prima volta che una cosa del genere accadeva in Francia.<br />Billington fece notare che "politicamente, alla fine della rivoluzione le donne erano messe peggio che all'inizio". Fu con Napoleone III che i sansimoniani andarono a occupare "lucrose posizioni nelle banche, nell'industria e nel governo". Lui, ex carbonaro, che nel 1839 aveva pubblicato Des idées napoléoniennes, libro venduto nella stupefacente cifra, per l'epoca, di cinque milioni di copie in pochi anni. Infatti, i sansimoniani avevano avuto gran parte nella costruzione del Canale di Suez e nello sviluppo delle ferrovie. Già: sognavano un mondo senza confini e distinzioni di razze. È appurato l'influsso di Saint-Simon su Comte, padre del positivismo. E per Salvemini quattro quinti delle idee di Mazzini erano d'origine sansimoniana. Tornando a Enfantin, e a proposito di razze, costui in una lettera del 1835 al correligionario (il sansimonismo si pensava come la religione finale, con tanto di rituali) meticcio Urbain (anche Dumas lo era, meticcio, frutto delle colonie francesi), confessava quanto gli mancasse "il tuo volto bruno", quanto fosse affascinato dalla sua "carnagione scura", e lamentava che "Dio non mi abbia concesso comunione con quella carne". Eichtal, altro sansimoniano di spicco, "dimostra ancor più di Enfantin un'attrazione di tipo omosessuale per Urbain" (Billington).<br />Insomma, come si vede c'è già tutto. Tutto il nostro presente: il primato della donna, scavalcato ben presto da quello dell'omosessuale, che, ingegneria genetica permettendo, sarà a sua volta scavalcato dall'androgino, meta ultima e definitiva. Già gli artisti, che sono sempre in anticipo sui tempi e indicano la direzione, si presentano come "fluidi", anticipati dalla fantascienza di Asimov che concludeva il suo ciclo de La Fondazione con un "uomo nuovo" finalmente androgino, mix perfetto di indistinto, di individualismo e collettivismo. Neanche Huxley aveva osato, e nemmeno la Torre di Babele. Che Dio sdegnò, diversificando le lingue. Viviamo, infatti, nell'universo, il cui etimo è "unità nella diversità". Diversità. Solo così può nascere l'amore. Sennò è odio. O, peggio, indifferenza. Il cui etimo a sua volta è "nessuna differenza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62016202</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2024 19:46:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62016202/la_rivoluzione_che_non_finisce_mai.mp3" length="4762756" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927

LA RIVOLUZIONE CHE NON FINISCE MAI di Rino Cammilleri

"Nell'ultimo lavoro di Enfantin, La vie eternelle del 1861, l'androginia era presentata (...) come obiettivo dell'umanità"....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927</a><br /><br />LA RIVOLUZIONE CHE NON FINISCE MAI di Rino Cammilleri<br /><br />"Nell'ultimo lavoro di Enfantin, La vie eternelle del 1861, l'androginia era presentata (...) come obiettivo dell'umanità". Così scriveva J. H. Billington nel suo magistrale ed enciclopedico Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria (Il Mulino, 1986). Enfantin era il successore del fondatore Saint-Simon e ultimo capo dei sansimoniani, che attendevano un Messia donna. E infatti si erano sparsi per l'Oriente proprio per cercarlo/a, convintisi, chissà perché, che proprio da là dovesse venire Colei che avrebbe condotto l'umanità verso il suo fatale destino di gloria, pace e unità.<br />Quest'ultima trovata, come tutte le altre, era uscita dall'unico vaso di Pandora della Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che da allora non hanno cessato di affliggere l'Occidente (che ne ha contagiato il resto del mondo e ancora insiste). Saint-Simon e i suoi seguaci erano la punta avanzata della rivoluzione del pensiero prima che spuntassero Marx e il suo sol dell'avvenire. Marx, che volle apposta chiamare il suo socialismo "scientifico" per distinguerlo dai vaneggiamenti sansimoniani. Al femminismo Marx non pensava nemmeno, parendogli cosa folle. Infatti, i giacobini fin da subito avevano ghigliottinata Olympe de Gouges e la di lei Dichiarazione dei diritti delle donne. Di più: alla fastosa Festa dell'Essere Supremo vollero che le donne assistessero da un settore separato. Ed era la prima volta che una cosa del genere accadeva in Francia.<br />Billington fece notare che "politicamente, alla fine della rivoluzione le donne erano messe peggio che all'inizio". Fu con Napoleone III che i sansimoniani andarono a occupare "lucrose posizioni nelle banche, nell'industria e nel governo". Lui, ex carbonaro, che nel 1839 aveva pubblicato Des idées napoléoniennes, libro venduto nella stupefacente cifra, per l'epoca, di cinque milioni di copie in pochi anni. Infatti, i sansimoniani avevano avuto gran parte nella costruzione del Canale di Suez e nello sviluppo delle ferrovie. Già: sognavano un mondo senza confini e distinzioni di razze. È appurato l'influsso di Saint-Simon su Comte, padre del positivismo. E per Salvemini quattro quinti delle idee di Mazzini erano d'origine sansimoniana. Tornando a Enfantin, e a proposito di razze, costui in una lettera del 1835 al correligionario (il sansimonismo si pensava come la religione finale, con tanto di rituali) meticcio Urbain (anche Dumas lo era, meticcio, frutto delle colonie francesi), confessava quanto gli mancasse "il tuo volto bruno", quanto fosse affascinato dalla sua "carnagione scura", e lamentava che "Dio non mi abbia concesso comunione con quella carne". Eichtal, altro sansimoniano di spicco, "dimostra ancor più di Enfantin un'attrazione di tipo omosessuale per Urbain" (Billington).<br />Insomma, come si vede c'è già tutto. Tutto il nostro presente: il primato della donna, scavalcato ben presto da quello dell'omosessuale, che, ingegneria genetica permettendo, sarà a sua volta scavalcato dall'androgino, meta ultima e definitiva. Già gli artisti, che sono sempre in anticipo sui tempi e indicano la direzione, si presentano come "fluidi", anticipati dalla fantascienza di Asimov che concludeva il suo ciclo de La Fondazione con un "uomo nuovo" finalmente androgino, mix perfetto di indistinto, di individualismo e collettivismo. Neanche Huxley aveva osato, e nemmeno la Torre di Babele. Che Dio sdegnò, diversificando le lingue. Viviamo, infatti, nell'universo, il cui etimo è "unità nella diversità". Diversità. Solo così può nascere l'amore. Sennò è odio. O, peggio, indifferenza. Il cui etimo a sua volta è "nessuna differenza".]]></itunes:summary><itunes:duration>298</itunes:duration><itunes:keywords>asimov,billington,carbonaro,governo,rivoluzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db8510d348d14a01ea47cfa3705fbcbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Spari sulla folla la strada di cui nessuno parla</title><link>https://www.spreaker.com/episode/spari-sulla-folla-la-strada-di-cui-nessuno-parla--60929425</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870</a><br /><br />SPARI SULLA FOLLA: LA STRAGE DI CUI NESSUNO PARLA di Rino Cammilleri<br /><br />Due giorni fa in Bangladesh la polizia ha sparato sulla folla che manifestava, soprattutto giovani, uccidendo centoquindici persone. I feriti? Non pervenuti. Sì, perché i nostri media (quelli che l'hanno fatto) hanno dedicato alla notizia solo un boxino nella pagina Esteri. Non è una novità. I direttori scelgono le notizie da enfatizzare (che so, i divorzi di Kamala, in questi giorni) in base a due criteri: 1. quel che ritengono interessi i loro lettori, 2. quel che fanno le altre testate (soprattutto). Sì, perché uno dei loro terrori è il "buco" in pagina. Da qui i media-fotocopia, cosa che, a ben pensarci, li rende tutti inutili.<br />La moda della sinistra americana - che è quella che comanda la narrazione occidentale - è attualmente il no al razzismo. Ma concentrarsi su un ospedale pediatrico ucraino centrato (forse) dai russi e fregarsene altamente di quel che accade in luoghi esotici che cosa è se non razzismo? In Sudan gli ammazzati sono milioni, ecchissenefrega. Un treno deraglia in India col suo solito abnorme carico di gente sopra? Normale. Alla Mecca la ressa e il caldo fanno stragi? Esotismo. E dire che il Bangladesh dovrebbe essere caro a quelli di una certa età. Esso è infatti il vecchio Bengala nella cui jungla si aggirava l'Uomo Mascherato, The Phantom di Lee Falk e Wilson McCoy.<br />La sua guerra di indipendenza dal Pakistan negli anni Settanta scatenò un mega-concerto tipo LiveAid organizzato da George Harrison, l'ex Beatle che scalò le classifiche con canzoni come, appunto, Bangladesh e il semibuddhista My sweet Lord (plagiato da It's so fine di Carol King, come poi appurò il tribunale). Con quella guerra il Bangladesh (che vuol dire "Bengala libero") si guadagnò due cose: l'indipendenza e il primato mondiale della povertà. Infatti, gli ammazzati dalla polizia protestavano perché il governo aveva riservato il trenta per cento dei posti di lavoro nell'amministrazione ai figli dei veterani di quella guerra, così da garantirsi la fedeltà di una notevole massa elettorale. I bengalesi capirono benissimo la manovra e scesero in piazza. Rimediandoci pallottole ad altezza d'uomo. Il governo addivenne a più miti consigli riducendo quel trenta al cinque per cento. Ma anche i poliziotti mangiano il pane governativo e il resto è storia.<br />Una storia, tuttavia, accecata perché molto probabilmente nulla sapremo degli sviluppi. I nostri direttori di testata, per i motivi anzidetti, sono troppo concentrati sulle disavventure di Fedez, sulle veline di Zelenski e quelle di Hamas. Credendo che tutti i lettori siano stupidi. Per fortuna che ci sono (ancora) i social, che i direttori anzidetti non frequentano, altrimenti saprebbero cosa davvero pensano i lettori. Siamo nella terra di accà nisciuno è fesso e il numero degli "apoti" (coloro che non la bevono, per dirla alla Prezzolini) aumenta a vista d'occhio. I sinistri e i loro seguaci starnazzano più degli altri - ed è l'unica cosa che sanno fare- e sono per questo più visibili ma la verità è che cresce lo stuolo di quelli che danno ragione a Israele, Putin e Trump. E che sanno che un giornalista (di sinistra) pestato da CasaPound non pareggia i danni fatti impunemente, e da sempre, da anarchici e centri sociali.<br />Anche i padroni dei media dovrebbero stare attenti al disastro in termine di calo di copie vendute verso cui stanno precipitando. Ma forse gestire aziende in perdita è un rischio calcolato, che val la pena pur di influire sul governo. Il quale, il nostro, ne è effettivamente intimidito.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60929425</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 20:05:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60929425/spari_sulla_folla_la_strada_di_cui_nessuno_parla.mp3" length="4083356" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870

SPARI SULLA FOLLA: LA STRAGE DI CUI NESSUNO PARLA di Rino Cammilleri

Due giorni fa in Bangladesh la polizia ha sparato sulla folla che manifestava, soprattutto giovani,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870</a><br /><br />SPARI SULLA FOLLA: LA STRAGE DI CUI NESSUNO PARLA di Rino Cammilleri<br /><br />Due giorni fa in Bangladesh la polizia ha sparato sulla folla che manifestava, soprattutto giovani, uccidendo centoquindici persone. I feriti? Non pervenuti. Sì, perché i nostri media (quelli che l'hanno fatto) hanno dedicato alla notizia solo un boxino nella pagina Esteri. Non è una novità. I direttori scelgono le notizie da enfatizzare (che so, i divorzi di Kamala, in questi giorni) in base a due criteri: 1. quel che ritengono interessi i loro lettori, 2. quel che fanno le altre testate (soprattutto). Sì, perché uno dei loro terrori è il "buco" in pagina. Da qui i media-fotocopia, cosa che, a ben pensarci, li rende tutti inutili.<br />La moda della sinistra americana - che è quella che comanda la narrazione occidentale - è attualmente il no al razzismo. Ma concentrarsi su un ospedale pediatrico ucraino centrato (forse) dai russi e fregarsene altamente di quel che accade in luoghi esotici che cosa è se non razzismo? In Sudan gli ammazzati sono milioni, ecchissenefrega. Un treno deraglia in India col suo solito abnorme carico di gente sopra? Normale. Alla Mecca la ressa e il caldo fanno stragi? Esotismo. E dire che il Bangladesh dovrebbe essere caro a quelli di una certa età. Esso è infatti il vecchio Bengala nella cui jungla si aggirava l'Uomo Mascherato, The Phantom di Lee Falk e Wilson McCoy.<br />La sua guerra di indipendenza dal Pakistan negli anni Settanta scatenò un mega-concerto tipo LiveAid organizzato da George Harrison, l'ex Beatle che scalò le classifiche con canzoni come, appunto, Bangladesh e il semibuddhista My sweet Lord (plagiato da It's so fine di Carol King, come poi appurò il tribunale). Con quella guerra il Bangladesh (che vuol dire "Bengala libero") si guadagnò due cose: l'indipendenza e il primato mondiale della povertà. Infatti, gli ammazzati dalla polizia protestavano perché il governo aveva riservato il trenta per cento dei posti di lavoro nell'amministrazione ai figli dei veterani di quella guerra, così da garantirsi la fedeltà di una notevole massa elettorale. I bengalesi capirono benissimo la manovra e scesero in piazza. Rimediandoci pallottole ad altezza d'uomo. Il governo addivenne a più miti consigli riducendo quel trenta al cinque per cento. Ma anche i poliziotti mangiano il pane governativo e il resto è storia.<br />Una storia, tuttavia, accecata perché molto probabilmente nulla sapremo degli sviluppi. I nostri direttori di testata, per i motivi anzidetti, sono troppo concentrati sulle disavventure di Fedez, sulle veline di Zelenski e quelle di Hamas. Credendo che tutti i lettori siano stupidi. Per fortuna che ci sono (ancora) i social, che i direttori anzidetti non frequentano, altrimenti saprebbero cosa davvero pensano i lettori. Siamo nella terra di accà nisciuno è fesso e il numero degli "apoti" (coloro che non la bevono, per dirla alla Prezzolini) aumenta a vista d'occhio. I sinistri e i loro seguaci starnazzano più degli altri - ed è l'unica cosa che sanno fare- e sono per questo più visibili ma la verità è che cresce lo stuolo di quelli che danno ragione a Israele, Putin e Trump. E che sanno che un giornalista (di sinistra) pestato da CasaPound non pareggia i danni fatti impunemente, e da sempre, da anarchici e centri sociali.<br />Anche i padroni dei media dovrebbero stare attenti al disastro in termine di calo di copie vendute verso cui stanno precipitando. Ma forse gestire aziende in perdita è un rischio calcolato, che val la pena pur di influire sul governo. Il quale, il nostro, ne è effettivamente intimidito.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:keywords>bangladesh,fuoco,governo,manifestazione,piazza,vittime</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/99931cb79100aa9394eaff56bcec8c03.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fregatura del sistema di voto francese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fregatura-del-sistema-di-voto-francese--60787665</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861</a><br /><br />LA FREGATURA DEL SISTEMA DI VOTO FRANCESE di Rino Cammilleri<br />I giacobini hanno lasciato un bel regalo al mondo occidentale: il giacobinismo. Il quale consiste in questo: una sparuta minoranza decide a tavolino cosa sia il bene e cosa il male, poi applica con la forza il suo schema al popolo col metodo del letto di Procuste. Che i troppo corti li stirava e i troppo lunghi li mutilava per fare rientrare tutti nelle misure del suo giaciglio.<br />La filosofia è gnostica: alcuni di autodesignano "giusti" e obbligano il popolo, massa pecorona che non sa qual sia il suo vero bene, a fare quel che dicono loro. "Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro!", proclamò un autorevole esponente della cricca robespierriana. E, infatti, ghigliottina. E non bastava obbedire, ma dovevi anche dimostrare entusiasmo. Da qui la coccarda obbligatoria e il certificato di "civismo". Da qui la modifica del linguaggio, l'introduzione di nuove feste a tema, la cancel culture (decapitarono anche le statue dei Re su Notre Dame). Vi ricorda qualcosa?<br />La Francia non ha perso il vizio, come si vede attualmente. La democrazia è "cosa loro", perciò della volontà popolare se ne impipano. Il popolo vota la destra (che anche i nostri tiggì continuano a chiamare "estrema") e giù i suoi c.d. rappresentanti a forzare leggi e regolamenti (che loro stessi hanno inventato) ad aggirarla, a vanificarla, perché il popolo, come si è detto, è un bamboccio che non sa quel che fa.<br />È sempre dalla Francia che tutto è partito. Prima, il re medievale era solo un primus inter pares coi suoi baroni. E a mantenerlo nei giusti princìpi (teorici e generalissimi, cioè morali) pensava il Papa. Poi, il primo re ad arrestarlo, il Papa, fu proprio un francese, Filippo il Bello, che per prima cosa fece fuori la guardia pretoriana del Papa, i Templari. I suoi successori, poco alla volta, esautorarono la nobiltà inaugurando l'Assolutismo: L'État c'est moi, poteva finalmente dire Luigi XIV. Ma accentrando tutti i poteri nella capitale, i re assoluti non si avvidero di star segando il ramo su cui stavano seduti. E a un pugno di giacobini fu sufficiente impadronirsi di Parigi per avere in mano tutto il resto.<br />La Rivoluzione Francese fu in realtà una rivoluzione solo parigina, che il resto di Francia dovette subire con le cattive (si veda il genocidio vandeano) e Napoleone esportò in tutta Europa in fil di sciabola. Si pensi solo al Codice Civile (detto napoleonico, appunto): i re non si erano mai sognati di mettere bocca nel diritto privato, né - figurarsi - di legiferare sulla famiglia. Comunque, la mania di voler costruire l'"uomo nuovo" comincia nel 1789, e oggi ne vediamo le estreme conseguenze nell'ossessione regolatoria con cui veniamo asfissiati quotidianamente da quelli che comandano. Il cancro ha infettato anche gli Usa, come l'era Obama ancora in corso dimostra. Che Dio ci aiuti, perché nessun altro potrà. Nemmeno il voto, come proprio la Francia dimostra.<br />Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "La Francia cartesiana immersa nel caos" spiega la fregatura del sistema di voto francese che ha dato al Rassemblement National di Le Pen solo 143 seggi (33% dei voti), al Nouveau Front Populaire ben 182 seggi (con solo il 28% dei voti) e ad Ensemble, il partito del presidente Macron, ben 150 seggi (con solo il 20% dei voti).<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 10 luglio 2024:<br />La Francia, madre del filosofo Cartesio (1596-1650) e della Rivoluzione del 1789, è sempre stata "cartesiana" nella sua politica come nella sua filosofia. I regimi che si sono succeduti dopo la Rivoluzione francese, costituiscono infatti differenti fasi storiche corrispondenti ad altrettanti paradigmi politici, di modello per le altre nazioni. Il bonapartismo (1796-1815), precursore del fascismo, è il paradigmatico tentativo di amalgamare l'eredità della Rivoluzione con il desiderio di autorità e di ordine degli uomini di destra; l'epoca della Restaurazione (1815-1830) costituisce l'effimera affermazione della destra legittimista; la monarchia orleanista (1830-1848) è il trionfo del liberalismo conservatore. La Seconda (1848-1849) e la Terza Repubblica (1870-1940), riprendono lo spirito della Rivoluzione, con l'intervallo della nuova esperienza bonapartista di Napoleone III, tra il 1852 e il 1870. In tutte queste fasi della sua storia, la Francia mostra sempre la sua propensione per la radicalità e la chiarezza delle posizioni. Lo testimoniano anche le fiammate della Rivoluzione di febbraio del 1848, della Comune di Parigi del 1870 e della Rivoluzione studentesca del 1968: sono state esperienze brevi, ma hanno avuto un'influenza profonda.<br />Le elezioni legislative del 2024, che hanno rappresentato un vero e proprio terremoto politico, vanno considerate con la massima attenzione proprio perché ciò che accade in Francia ha sempre un valore di punto di riferimento in Europa, a differenza di altri paesi, come il Regno Unito, dove la competizione elettorale ha una portata solo insulare e la recente vittoria dei laburisti si inserisce nel quadro di una fisiologica alternanza al potere tra i due principali partiti che da sempre si affrontano.<br />Tutto comincia con le elezioni europee dell'8 giugno in cui il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e Jordan Bardella ottiene il 31 per cento dei voti, affermandosi come il primo partito in Francia. Poche ore dopo aver conosciuto l'esito della consultazione elettorale, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron decide di sciogliere l'Assemblea nazionale e di indire elezioni anticipate.<br />L'iniziativa appare a tutti gli osservatori azzardata, dettata da una reazione impulsiva più che da un meditato calcolo politico. I risultati del primo turno elettorale confermano questa impressione. Il Rassemblement National, alleato con Eric Ciotti, il presidente dei Repubblicani di destra, si conferma il primo schieramento politico con il 33% dei voti, seguito dalla sinistra unita del Nouveau Front Populaire con il 28% dei consensi. Il grande sconfitto è Macron che, come osserva Alexis Brézet su "Le Figaro" perde tutto: «voleva unire il blocco centrale, dividere la sinistra, isolare il RN; tutti i suoi calcoli si sono rivelati falsi» (1° luglio 2024).<br />Il centro macroniano appare frantumato e si delinea la classica polarizzazione tra destra e sinistra. In un libro dedicato a L'Extrême Centre ou le poison français. 1789-2019 (Editions Champ Vallon 2019), Pierre Serna dimostra come il "centro" non è mai riuscito ad ancorarsi nel paesaggio politico francese. I "girondini" nella storia di Francia hanno sempre aperto la strada ai "giacobini". Ciò che accade lo conferma. Macron, il teorico del "supercentro" contro gli opposti estremismi, a costo di suicidarsi, lancia la "strategia della desistenza," per la quale, nella sfida triangolare del secondo turno i candidati macroniani che sono preceduti da candidati del Front Populaire si ritirano, per farli vincere, e i candidati del Front Populaire preceduti dai macroniani fanno altrettanto. In questo modo 218 candidati, 130 della sinistra, 82 nel campo presidenziale, che avevano superato il primo turno, si ritirano per impedire, la vittoria della destra. Il capovolgimento è inevitabile. Il blocco Macron-estrema Sinistra arresta la marcia trionfale della Destra. Il vincitore però non è Emmanuel Macron, che ha perso la maggioranza che aveva in Parlamento, ma Jean-Luc Mélenchon, il vecchio attivista trotzkista de La France Insoumise, che l'ha ottenuta e ora guarda alle elezioni presidenziali del 2027 come avversario di Marine Le Pen. Questo è il risultato della politica di "Muoia Sansone con tutti i Filistei".<br />Qual è ora la situazione? La nuova Assemblea Nazionale è ingovernabile, con tre blocchi principali, il Front Populaire con 182 seggi (lontano comunque dalla maggioranza), la coalizione Ensemble pour la République di Macron con 168 e il Rassemblement National con 143. I macronisti hanno perso 85 seggi, i lepenisti ne guadagnano 36. Il Front Populaire è il partito più rappresentato nell'Assemblea Nazionale, ma il Rassemblement resta il primo partito in Francia, con dieci milioni di voti, contro sette milioni del Front Populaire.<br />«La nascita del nuovo esecutivo sarà un rompicapo peggio del cubo di Rubik», scrive il "Corriere della Sera" dell'8 luglio. La nomina del primo ministro spetta al presidente, ma poi è l'Assemblea nazionale che deve votare la fiducia al premier. Nella nuova Assemblea, tra Macron e Mélenchon, non c'è niente in comune, salvo l'odio per la Destra. Macron è un liberale di sinistra, legato agli ambienti del supercapitalismo; Mélenchon appartiene alla sinistra euroscettica, anti-atlantista e antisionista. [...] È in questa torbida situazione che si svolgeranno a Parigi dal 26 luglio all'11 agosto i Giochi Olimpici.<br />Va ricordato infine che nella storia non esistono solo errori politici, ma anche colpe morali. Come dimenticare che Emmanuel Macron è il personaggio politico che, lo scorso 4 marzo, con l'arroganza che gli è propria, si è dichiarato fiero che la Francia sia stato il primo paese del mondo a inserire l'aborto nella sua carta costituzionale auspicando che l'omicidio di Stato fosse inserito tra i diritti fondamentali dell'Unione Europea? Ma il diritto alla vita, che fa parte della legge naturale, non è un principio effimero, che possa essere abolito da un parlamento. Gli uomini politici invece sono effimeri. Tre mesi dopo le sue roboanti dichiarazioni, il trono di Macron si è sbriciolato, proprio a causa]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60787665</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2024 12:54:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60787665/la_fregatura_del_sistema_di_voto_francese.mp3" length="12241232" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861

LA FREGATURA DEL SISTEMA DI VOTO FRANCESE di Rino Cammilleri
I giacobini hanno lasciato un bel regalo al mondo occidentale: il giacobinismo. Il quale consiste in questo: una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861</a><br /><br />LA FREGATURA DEL SISTEMA DI VOTO FRANCESE di Rino Cammilleri<br />I giacobini hanno lasciato un bel regalo al mondo occidentale: il giacobinismo. Il quale consiste in questo: una sparuta minoranza decide a tavolino cosa sia il bene e cosa il male, poi applica con la forza il suo schema al popolo col metodo del letto di Procuste. Che i troppo corti li stirava e i troppo lunghi li mutilava per fare rientrare tutti nelle misure del suo giaciglio.<br />La filosofia è gnostica: alcuni di autodesignano "giusti" e obbligano il popolo, massa pecorona che non sa qual sia il suo vero bene, a fare quel che dicono loro. "Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro!", proclamò un autorevole esponente della cricca robespierriana. E, infatti, ghigliottina. E non bastava obbedire, ma dovevi anche dimostrare entusiasmo. Da qui la coccarda obbligatoria e il certificato di "civismo". Da qui la modifica del linguaggio, l'introduzione di nuove feste a tema, la cancel culture (decapitarono anche le statue dei Re su Notre Dame). Vi ricorda qualcosa?<br />La Francia non ha perso il vizio, come si vede attualmente. La democrazia è "cosa loro", perciò della volontà popolare se ne impipano. Il popolo vota la destra (che anche i nostri tiggì continuano a chiamare "estrema") e giù i suoi c.d. rappresentanti a forzare leggi e regolamenti (che loro stessi hanno inventato) ad aggirarla, a vanificarla, perché il popolo, come si è detto, è un bamboccio che non sa quel che fa.<br />È sempre dalla Francia che tutto è partito. Prima, il re medievale era solo un primus inter pares coi suoi baroni. E a mantenerlo nei giusti princìpi (teorici e generalissimi, cioè morali) pensava il Papa. Poi, il primo re ad arrestarlo, il Papa, fu proprio un francese, Filippo il Bello, che per prima cosa fece fuori la guardia pretoriana del Papa, i Templari. I suoi successori, poco alla volta, esautorarono la nobiltà inaugurando l'Assolutismo: L'État c'est moi, poteva finalmente dire Luigi XIV. Ma accentrando tutti i poteri nella capitale, i re assoluti non si avvidero di star segando il ramo su cui stavano seduti. E a un pugno di giacobini fu sufficiente impadronirsi di Parigi per avere in mano tutto il resto.<br />La Rivoluzione Francese fu in realtà una rivoluzione solo parigina, che il resto di Francia dovette subire con le cattive (si veda il genocidio vandeano) e Napoleone esportò in tutta Europa in fil di sciabola. Si pensi solo al Codice Civile (detto napoleonico, appunto): i re non si erano mai sognati di mettere bocca nel diritto privato, né - figurarsi - di legiferare sulla famiglia. Comunque, la mania di voler costruire l'"uomo nuovo" comincia nel 1789, e oggi ne vediamo le estreme conseguenze nell'ossessione regolatoria con cui veniamo asfissiati quotidianamente da quelli che comandano. Il cancro ha infettato anche gli Usa, come l'era Obama ancora in corso dimostra. Che Dio ci aiuti, perché nessun altro potrà. Nemmeno il voto, come proprio la Francia dimostra.<br />Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "La Francia cartesiana immersa nel caos" spiega la fregatura del sistema di voto francese che ha dato al Rassemblement National di Le Pen solo 143 seggi (33% dei voti), al Nouveau Front Populaire ben 182 seggi (con solo il 28% dei voti) e ad Ensemble, il partito del presidente Macron, ben 150 seggi (con solo il 20% dei voti).<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 10 luglio 2024:<br />La Francia, madre del filosofo Cartesio (1596-1650) e della Rivoluzione del 1789, è sempre stata "cartesiana" nella sua politica come nella sua filosofia. I regimi che si sono succeduti dopo la Rivoluzione francese, costituiscono infatti differenti fasi storiche corrispondenti ad altrettanti paradigmi...]]></itunes:summary><itunes:duration>766</itunes:duration><itunes:keywords>lepen,macron,nouveaufrontpopulaire,seggi,sistemadivotofrancese</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/872a4265b751940d956373073cce8b24.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema dell'Africa sono gli africani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-dell-africa-sono-gli-africani--60645933</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850</a><br /><br />IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI di Rino Cammilleri<br />In Kenia, una volta tanto, la gente è scesa in piazza non per appoggiare qualche golpe ma per fame. Protesta spontanea, insomma, contro il tentativo del governo di aumentare le tasse. Cioè, contro il caro vita di una vita già cara. Finale: 23 morti ammazzati dalla polizia che ha sparato sui dimostranti. E un centinaio di feriti.<br />Immaginate se una cosa del genere fosse accaduta nella Mosca putiniana o nella Roma meloniana. Ma anche nella Washington woke e in qualunque città dei "bianchi". Sì, perché il vero razzismo è questo, mica quello hollywoodiano: degli africani (ma anche degli arabi, degli indiani o dei cinesi) non ce ne frega niente, tranne quando annegano in acque internazionali e i tiggì continuano a dire che è accaduto "di fronte alle coste calabresi", perché a noi interessa la battaglia politica interna e nient'altro. Ci commuoviamo a comando.<br />Ma, per tornare al Kenia, come mai l'Africa è sempre alla fame? E/o eternamente alle prese con genocidi e profughi? È dagli anni Sessanta che l'Occidente versa valanghe di denari in "aiuti ", che hanno reso mendicante perpetuo un intero continente. Dove finisce questo flusso continuo di soldi a fondo perduto? Soldi che, periodicamente, vengono aumentati da quelli rastrellati in "concerti" internazionali tipo Live Aid o For Africa, nei quali si esibisce il fior fiore della musica pop, con tenori al seguito. Però gli africani continuano a preferire il rischio di annegare pur di andarsene da laggiù. Infatti, ecco la risposta: i soldi finiscono nelle tasche di chi comanda. Il quale, dopo essersi comprato la Rolls con le maniglie d'oro, trasferisce il resto nelle banche occidentali e/o in qualche mega -villa a Parigi o a Londra o altro luogo finanziariamente interessante.<br />Cioè, il problema è la corruzione, e non diciamo niente di nuovo. Se ne era accorto anche Obama, che in tal senso aveva bacchettato i politici africani quando era presidente e in visita ufficiale. Ma, direte voi, se il problema è la corruzione dei ceti dirigenti, perché i popoli africani li votano? Perché, come è stato rilevato, in Africa si vota non per un partito ideologico ma per uno etnico. Lo zulu vota per il candidato zulu, lo xhosa per quello xhosa, e così via. [...] Chi non ci sta può sempre andarsene via barcone. Anzi, se se ne va è meglio. Così, l'europeo (specialmente l'italiano) sborsa due volte: una in "aiuti" e l'altra per mantenere gli sbarcati.<br />Insomma, il problema dell'Africa sono gli africani, ed è inutile girarci intorno o tacciare il sottoscritto di razzista. Infatti, non lo dico io, ma, nel caso del Kenia, i vescovi locali, che sono africanissimi. La corruzione, dunque. E la fame di potere (è lo stesso) di tanti capi e capetti, cui le ecatombi che provocano non destano preoccupazione. [...] Guardate il Sud Sudan: ottenuta la (sanguinosa) indipendenza, eccoli a scannarsi tra loro per decidere chi deve comandare.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Sudan, la crisi umanitaria peggiore del pianeta " racconta la situazione nel Sudan a cui accennava alla fine l'articolo precedente.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'8 luglio 2024:<br />Due generali si contendono il Sudan dall'aprile del 2023, entrambi decisi a deporre le armi solo dopo aver sconfitto l'avversario. Il generale Abdel Fattah al -Burhan, capo delle forze armate e della giunta militare che nel 2021 ha preso il potere con un colpo di stato, comanda l'esercito governativo, forte di oltre 100mila unità. Il generale Mohamed Hamdan Dagalo, suo vice prima dello scoppio della guerra, ha ai suoi ordini i 100mila paramilitari delle FSR, le Forze di Supporto Rapido.<br />I combattimenti sono iniziati nella capitale Khartoum e nella regione del Darfur, poi hanno rapidamente coinvolto altre aree del paese. Fin dall'inizio entrambi gli eserciti hanno mostrato totale disinteresse per la sorte dei civili, per la loro sicurezza e per le loro crescenti difficoltà causate dalle ripercussioni negative del conflitto sull'economia, sui servizi e sulle infrastrutture. Con il trascorrere delle settimane inoltre, i civili, oltre che vittime in quanto "effetti collaterali" della guerra, sono diventati anche bersagli, colpiti deliberatamente soprattutto dove, come nella regione del Darfur, il fattore etnico ha reso i contendenti ancora più spietati.<br />È la crisi umanitaria più grave del pianeta. Si stima che i profughi siano da 10 a 12 milioni, da un quinto a quasi un quarto della popolazione, circa due milioni dei quali rifugiati negli stati vicini, gli altri sfollati in territori del paese considerati sicuri, ma costretti a spostarsi ancora e ancora man mano che il conflitto li raggiunge. Ancora superiore è il numero delle persone denutrite. La produzione interna di generi alimentari è crollata e i due eserciti rallentano e in certe regioni impediscono l'arrivo dei soccorsi internazionali. Usano la fame come arma di guerra. Gli esperti ritengono che entro settembre il 70% della popolazione sarà alla fame, a meno di una tregua che i due generali continuano a escludere.<br />La situazione peggiore è quella di chi è intrappolato nelle aree in cui si combatte e non riesce a lasciarle, per mancanza di denaro, perché non sa dove andare o perché i contendenti non accettano di sospendere il fuoco per il tempo necessario a farli transitare in sicurezza. È il caso, quest'ultimo, delle persone che da oltre un anno sono ospiti della missione cattolica Dar Mariam situata nel distretto di al-Shajara, nei pressi di Khartoum, gestita da cinque suore missionarie, Figlie di Maria Ausiliatrice, affiancate da un sacerdote salesiano, padre Jacob Thelekkadan.<br />La missione comprende una scuola elementare e un centro per la promozione della donna. Dall'inizio della guerra le suore hanno chiuso sia la scuola che il centro e ne usano i locali per ospitare i profughi, attualmente circa 80 tra donne e bambini, numero che di notte raddoppia, specie quando si combatte nelle vicinanze, con l'afflusso di decine di persone che sperano di essere più al sicuro entro le mura della missione. La parte più protetta del complesso, il cortile e alcuni locali, è stata destinata ai bambini, è grande abbastanza perché possano anche giocare. Per loro, per distrarli, le suore organizzano lezioni di teatro e canto. Ma la struttura è stata anch'essa presa di mira e bombardata più volte. Lo scorso novembre i bombardamenti hanno distrutto una grande immagine della Madonna posta all'ingresso della missione, hanno distrutto il secondo piano dell'edificio principale e hanno incendiato un tetto. A gennaio un altro bombardamento ha distrutto le stanze delle suore.<br />Siccome molti sono i feriti da proiettili vaganti e schegge e la maggior parte degli ospedali della capitale sono chiusi o comunque non hanno medici né medicine a sufficienza, la missione è diventata anche un ambulatorio improvvisato che si cura ogni giorno di decine di feriti e di ammalati privi di assistenza. Per come possono, le suore inoltre si prendono cura anche delle persone, alcune centinaia, che vivono nei dintorni della missione cercando almeno di offrire loro un pasto al giorno. Ma procurarsi del cibo è diventato sempre più difficile per mancanza di denaro e, quando i combattimenti si avvicinano, per l'impossibilità di recarsi ai mercati locali.<br />Qualche volta l'esercito governativo ha fornito alla missione generi di prima necessità: oltre al cibo, del carburante per i generatori indispensabili durante le frequenti interruzioni di corrente per attingere acqua dai pozzi. Inoltre per due volte ha fatto volare padre Thelekkadan a Port Sudan, città sul Mar Rosso, dove ha raccolto denaro e provviste. Tuttavia spesso la missione non è in grado di preparare altro che scarse razioni di porridge, lenticchie e fagioli e, nei momenti peggiori che stanno diventando sempre più frequenti, le suore hanno raccolto foglie ed erbe per far mangiare almeno ai bambini mentre gli adulti hanno saltato i pasti.<br />Lo scorso dicembre la Croce Rossa ha provato a portare in salvo le suore, il sacerdote e i loro assistiti. Ma il convoglio diretto alla missione è stato attaccato e costretto a tornare indietro. Due persone sono state uccise e sette ferite. Esercito e FSR si sono vicendevolmente accusati. Di recente l'esercito governativo si è offerto di traghettare al di là del Nilo e mettere in salvo le suore e padre Thelekkadan, ma non i loro ospiti. Per quanto spaventati e ansiosi di andarsene, hanno rifiutato. «Quando la strada sarà sicura - ha detto padre Thelekkadan agli inviati dell'agenzia Reuters che lo hanno raggiunto telefonicamente grazie a una connessione Starlink fornita dall'esercito - saremo i primi a partire, ma con la gente».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60645933</guid><pubDate>Tue, 09 Jul 2024 20:27:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60645933/il_problema_dell_africa_sono_gli_africani.mp3" length="9246973" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850

IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI di Rino Cammilleri
In Kenia, una volta tanto, la gente è scesa in piazza non per appoggiare qualche golpe ma per fame. Protesta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850</a><br /><br />IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI di Rino Cammilleri<br />In Kenia, una volta tanto, la gente è scesa in piazza non per appoggiare qualche golpe ma per fame. Protesta spontanea, insomma, contro il tentativo del governo di aumentare le tasse. Cioè, contro il caro vita di una vita già cara. Finale: 23 morti ammazzati dalla polizia che ha sparato sui dimostranti. E un centinaio di feriti.<br />Immaginate se una cosa del genere fosse accaduta nella Mosca putiniana o nella Roma meloniana. Ma anche nella Washington woke e in qualunque città dei "bianchi". Sì, perché il vero razzismo è questo, mica quello hollywoodiano: degli africani (ma anche degli arabi, degli indiani o dei cinesi) non ce ne frega niente, tranne quando annegano in acque internazionali e i tiggì continuano a dire che è accaduto "di fronte alle coste calabresi", perché a noi interessa la battaglia politica interna e nient'altro. Ci commuoviamo a comando.<br />Ma, per tornare al Kenia, come mai l'Africa è sempre alla fame? E/o eternamente alle prese con genocidi e profughi? È dagli anni Sessanta che l'Occidente versa valanghe di denari in "aiuti ", che hanno reso mendicante perpetuo un intero continente. Dove finisce questo flusso continuo di soldi a fondo perduto? Soldi che, periodicamente, vengono aumentati da quelli rastrellati in "concerti" internazionali tipo Live Aid o For Africa, nei quali si esibisce il fior fiore della musica pop, con tenori al seguito. Però gli africani continuano a preferire il rischio di annegare pur di andarsene da laggiù. Infatti, ecco la risposta: i soldi finiscono nelle tasche di chi comanda. Il quale, dopo essersi comprato la Rolls con le maniglie d'oro, trasferisce il resto nelle banche occidentali e/o in qualche mega -villa a Parigi o a Londra o altro luogo finanziariamente interessante.<br />Cioè, il problema è la corruzione, e non diciamo niente di nuovo. Se ne era accorto anche Obama, che in tal senso aveva bacchettato i politici africani quando era presidente e in visita ufficiale. Ma, direte voi, se il problema è la corruzione dei ceti dirigenti, perché i popoli africani li votano? Perché, come è stato rilevato, in Africa si vota non per un partito ideologico ma per uno etnico. Lo zulu vota per il candidato zulu, lo xhosa per quello xhosa, e così via. [...] Chi non ci sta può sempre andarsene via barcone. Anzi, se se ne va è meglio. Così, l'europeo (specialmente l'italiano) sborsa due volte: una in "aiuti" e l'altra per mantenere gli sbarcati.<br />Insomma, il problema dell'Africa sono gli africani, ed è inutile girarci intorno o tacciare il sottoscritto di razzista. Infatti, non lo dico io, ma, nel caso del Kenia, i vescovi locali, che sono africanissimi. La corruzione, dunque. E la fame di potere (è lo stesso) di tanti capi e capetti, cui le ecatombi che provocano non destano preoccupazione. [...] Guardate il Sud Sudan: ottenuta la (sanguinosa) indipendenza, eccoli a scannarsi tra loro per decidere chi deve comandare.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Sudan, la crisi umanitaria peggiore del pianeta " racconta la situazione nel Sudan a cui accennava alla fine l'articolo precedente.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'8 luglio 2024:<br />Due generali si contendono il Sudan dall'aprile del 2023, entrambi decisi a deporre le armi solo dopo aver sconfitto l'avversario. Il generale Abdel Fattah al -Burhan, capo delle forze armate e della giunta militare che nel 2021 ha preso il potere con un colpo di stato, comanda l'esercito governativo, forte di oltre 100mila unità. Il generale Mohamed Hamdan Dagalo, suo vice prima dello scoppio della guerra, ha ai suoi ordini i 100mila paramilitari delle FSR, le Forze di Supporto Rapido.<br />I combattimenti sono iniziati...]]></itunes:summary><itunes:duration>578</itunes:duration><itunes:keywords>africa,concerti,fame,fondoperduto,kenya,tasse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/64a3e8e52989841483b7f2d89f31e174.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Europei schiavi dell'islam: orrori da non dimenticare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/europei-schiavi-dell-islam-orrori-da-non-dimenticare--60428972</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821</a><br /><br />EUROPEI SCHIAVI DELL'ISLAM: ORRORI DA NON DIMENTICARE di Rino Cammilleri<br />L'Islam, come il comunismo, produce solo sottosviluppo. Fino al XIX secolo campava praticamente di rapina. Nel Mediterraneo, per esempio, interi regni avevano un'unica risorsa: la cattura di schiavi cristiani. Si calcola che circa due milioni e mezzo di europei siano stati venduti come schiavi nei mercati di quella che veniva chiamata Barberia, che oggi corrisponde al Maghreb. Forza lavoro gratuita o oggetti di piacere, o riscattati a carissimo prezzo. Chi veniva a liberare un parente doveva munirsi di somme considerevoli. Diritti di dogana, spese per il viaggio, regalino al bey o al pascià, diritti vari dovuti a questo o a quel funzionario, poi si doveva pagare l'interprete, ungere i vari ed eventuali e infine contrattare estenuantemente coi padroni degli schiavi. Senza contare che la trattativa poteva non andare a buon fine per l'esosità della richiesta, c'era da spendere per il ritorno. Sempre che, come all'andata, non si finisse preda di corsari barbareschi. Il meccanismo era infernale: i proventi dei riscatti venivano reinvestiti in nuove navi da corsa, essendo la pirateria la maggior fonte di profitto. E a capo di queste navi venivano messi dei rinnegati, che conoscevano bene le lingue e le zone da depredare. Anche qui il meccanismo era infernale: chi passava all'Islam cessava d'incanto di venire trattato come una bestia da soma e poteva perfino fare carriera.<br />IL PROSELITISMO<br />Il proselitismo islamico funzionava così: catene, scarso cibo e igiene, lavoro massacrante, bastonate (per le donne vi lascio immaginare) fino a che il malcapitato non pronunciava la shahada, atto irreversibile, pena la morte sul rogo. E chi rinnegava Cristo non sempre era un opportunista. Molti, moltissimi erano quelli i cui parenti non potevano permettersi la cifra richiesta. Oppure non avevano nessuno. Oppure il riscattatore era stato a sua volta catturato durante il viaggio. Oppure la trattativa non era andata a buon fine. Oppure, in attesa che in Patria si racimolasse la somma necessaria, gli anni passavano e, con gli anni, la speranza di tornare liberi. Per troppi la tentazione di cambiare vita passando all'Islam era una sirena irresistibile. Per questo la Madonna apparve a Pedro Nolasco e gli chiese di fondare i Mercedari, il cui compito era proprio quello di raccogliere le somme necessarie per riscattare gli schiavi in mano musulmana. Con un quarto voto: offrire se stessi in cambio, se la trattativa falliva. Un bel libro narra la storia e illumina sulla condizione degli schiavi cristiani in terra islamica: M. B. Graziosi, Mercanti di anime. La gloriosa storia dei mercedari (Fede &amp; cultura). Questo ordine religioso, cui presto si affiancarono i Trinitari, radunava in tutta la cristianità elemosine finalizzate al riscatto. Ma soprattutto a salvare anime dalla tentazione irresistibile dall'apostasia. Nei secoli, enormi somme vennero convogliate verso le casse dei regni barbareschi, tanto che a un certo punto i re europei dovettero intervenire per disciplinare questo salasso continuo, che peraltro non faceva che rincarare il problema della pirateria musulmana ed eternizzarlo.<br />LA NASCITA DEI MARINES<br />Si provò con la contro-pirateria: corsari cristiani arrembavano le navi dei mori e prendevano schiavi da scambiare. Ma la cosa funzionava poco. I musulmani erano meno propensi a riscattare i loro schiavi. Questi ultimi, poi, avevano scarso impiego nelle più dinamiche e articolate economie europee, e finivano in genere col venire impiegati come rematori. Infine, il Vangelo proibiva quel che il Corano permetteva, come harem e schiavismo. I primi a rifiutarsi di pagare il pizzo furono i neonati Stati Uniti nel primo decennio dell'Ottocento. Giovani, spregiudicati e fin da subito avidi di soldi, quando una loro nave mercantile fu depredata nel Mediterraneo, subito reagirono con un raid armato a Tripoli. Proprio per quell'occasione furono creati i Marines, che ancora oggi citano l'episodio nel loro inno. Poi, nel 1830 la Francia occupò l'Algeria e per la pirateria maghrebina fu l'inizio della fine. Tuttavia, quella odiosa tratta durata secoli lasciò - meglio che niente - un paio di perle al cristianesimo: Antonio da Noto e Benedetto da San Fratello, due neri africani diventati Santi per la Chiesa. Il primo era un giovane maomettano della Cirenaica, catturato dopo un'aspra colluttazione da una nave siciliana in un'azione di contro-pirateria sulle coste libiche. Venduto a Siracusa, fu comprato da un massaro di Avola, che lo fece guardiano del suo gregge. Però, buon cristiano, cercò come poteva di illustrare al giovane pecoraio la fede degli europei. Dai e dai, quello rimase impressionato soprattutto dal racconto della Passione di Cristo. Tanto da chiedere il Battesimo. Prese il nome di Antonio, Santo portoghese che in Sicilia aveva soggiornato. E da allora fu tutto, per così dire, casa e chiesa. Quando un nipote del suo padrone si sposò ed ebbe in dono il gregge, Antonio si trasferì a noto coi nuovi padroni. Ma questi, ammirati dalla sua devozione, non tardarono a dargli la libertà. Rimase con loro da salariato. Dopo quattro anni si mise a servire i malati e i carcerati, indi, come terziario francescano, si ritirò in eremitaggio. Morì sessantenne nel 1550 e fu sepolto in chiesa a Noto.<br />ANCHE IN ERA NAPOLEONICA<br />Al momento della morte le campane cittadine presero a suonare da sole e la gente, intuito quel che era successo, si precipitò a tagliuzzargli il saio per farne reliquie. Oggi Antonio detto l'Etiope è molto venerato soprattutto in Brasile, terra di etnie miste. L'altro nero, Benedetto da San Fratello (Messina), non era schiavo, di schiavi era figlio. In terra cristiana i figli di schiavi non erano automaticamente schiavi. E lui era stato istruito nel Cristianesimo, non si sa se per opera dei genitori o di qualcun altro. Anche lui prendeva la fede molto sul serio, tanto da ritirarsi, verso i vent'anni, in eremitaggio. Cambiò diversi luoghi prima di finire a Palermo sul Monte Pellegrino. Ma nel 1562 la Santa Sede, per disciplinare il fenomeno, ordinò ai vari eremiti di aggregarsi ai francescani. Così Benedetto il Moro si ritrovò cuoco in un convento palermitano. La sua santità personale e la perfetta osservanza della Regola convinsero i confratelli a eleggerlo maestro dei novizi e poi addirittura guardiano (superiore). Sebbene fosse analfabeta. Morì nel 1589. Nel 1652 il Senato di Palermo lo proclamò co-patrono della città. Fu il primo nero canonizzato, e i francescani diffusero il suo culto in tutto il mondo ispanofono. Quando finì l'incubo del «mamma, li turchi»? Difficile dirlo con esattezza, ma sappiamo, per esempio, che ancora nel 1798 (in piena era napoleonica) la cittadina sarda di Carloforte subì un'incursione barbaresca che portò via circa mille persone, le più donne e bambini, cioè la metà degli abitanti. Venduti a Tunisi, la cifra del riscatto era così ingente da superare le possibilità dei Savoia. Solo dopo cinque anni papa Pio VI riuscì a mettere insieme la somma necessaria a riscattare quelli ancora in vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60428972</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 11:33:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60428972/europei_schiavi_dell_islam_orrori_da_non_dimenticare.mp3" length="8974948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821

EUROPEI SCHIAVI DELL'ISLAM: ORRORI DA NON DIMENTICARE di Rino Cammilleri
L'Islam, come il comunismo, produce solo sottosviluppo. Fino al XIX secolo campava praticamente di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821</a><br /><br />EUROPEI SCHIAVI DELL'ISLAM: ORRORI DA NON DIMENTICARE di Rino Cammilleri<br />L'Islam, come il comunismo, produce solo sottosviluppo. Fino al XIX secolo campava praticamente di rapina. Nel Mediterraneo, per esempio, interi regni avevano un'unica risorsa: la cattura di schiavi cristiani. Si calcola che circa due milioni e mezzo di europei siano stati venduti come schiavi nei mercati di quella che veniva chiamata Barberia, che oggi corrisponde al Maghreb. Forza lavoro gratuita o oggetti di piacere, o riscattati a carissimo prezzo. Chi veniva a liberare un parente doveva munirsi di somme considerevoli. Diritti di dogana, spese per il viaggio, regalino al bey o al pascià, diritti vari dovuti a questo o a quel funzionario, poi si doveva pagare l'interprete, ungere i vari ed eventuali e infine contrattare estenuantemente coi padroni degli schiavi. Senza contare che la trattativa poteva non andare a buon fine per l'esosità della richiesta, c'era da spendere per il ritorno. Sempre che, come all'andata, non si finisse preda di corsari barbareschi. Il meccanismo era infernale: i proventi dei riscatti venivano reinvestiti in nuove navi da corsa, essendo la pirateria la maggior fonte di profitto. E a capo di queste navi venivano messi dei rinnegati, che conoscevano bene le lingue e le zone da depredare. Anche qui il meccanismo era infernale: chi passava all'Islam cessava d'incanto di venire trattato come una bestia da soma e poteva perfino fare carriera.<br />IL PROSELITISMO<br />Il proselitismo islamico funzionava così: catene, scarso cibo e igiene, lavoro massacrante, bastonate (per le donne vi lascio immaginare) fino a che il malcapitato non pronunciava la shahada, atto irreversibile, pena la morte sul rogo. E chi rinnegava Cristo non sempre era un opportunista. Molti, moltissimi erano quelli i cui parenti non potevano permettersi la cifra richiesta. Oppure non avevano nessuno. Oppure il riscattatore era stato a sua volta catturato durante il viaggio. Oppure la trattativa non era andata a buon fine. Oppure, in attesa che in Patria si racimolasse la somma necessaria, gli anni passavano e, con gli anni, la speranza di tornare liberi. Per troppi la tentazione di cambiare vita passando all'Islam era una sirena irresistibile. Per questo la Madonna apparve a Pedro Nolasco e gli chiese di fondare i Mercedari, il cui compito era proprio quello di raccogliere le somme necessarie per riscattare gli schiavi in mano musulmana. Con un quarto voto: offrire se stessi in cambio, se la trattativa falliva. Un bel libro narra la storia e illumina sulla condizione degli schiavi cristiani in terra islamica: M. B. Graziosi, Mercanti di anime. La gloriosa storia dei mercedari (Fede &amp; cultura). Questo ordine religioso, cui presto si affiancarono i Trinitari, radunava in tutta la cristianità elemosine finalizzate al riscatto. Ma soprattutto a salvare anime dalla tentazione irresistibile dall'apostasia. Nei secoli, enormi somme vennero convogliate verso le casse dei regni barbareschi, tanto che a un certo punto i re europei dovettero intervenire per disciplinare questo salasso continuo, che peraltro non faceva che rincarare il problema della pirateria musulmana ed eternizzarlo.<br />LA NASCITA DEI MARINES<br />Si provò con la contro-pirateria: corsari cristiani arrembavano le navi dei mori e prendevano schiavi da scambiare. Ma la cosa funzionava poco. I musulmani erano meno propensi a riscattare i loro schiavi. Questi ultimi, poi, avevano scarso impiego nelle più dinamiche e articolate economie europee, e finivano in genere col venire impiegati come rematori. Infine, il Vangelo proibiva quel che il Corano permetteva, come harem e schiavismo. I primi a rifiutarsi di pagare il pizzo furono i neonati Stati Uniti nel primo decennio dell'Ottocento. Giovani, spregiudicati e...]]></itunes:summary><itunes:duration>561</itunes:duration><itunes:keywords>africa,europei,islam,pirati,schiavi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3ed148468b0ff0d9de27d1f22fe9c26c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La verità su Gaza che nessuno dice</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-verita-su-gaza-che-nessuno-dice--59374668</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751</a><br /><br />LA VERITA' SU GAZA CHE NESSUNO DICE di Rino Cammilleri<br />Ma perché devo pagare un canone, per giunta salato, per farmi disinformare e/o deformare? Possibile che nemmeno con la destra al governo si riesca a sgravare il cittadino da questa odiosissima tassa? E passi per le gayate di Sanremo, passi per le trasmissioni-propaganda affidate a militanti sinistri, passi per le fastidiose interruzioni pubblicitarie che servono solo a portare altri soldi agli strapagatissimi Raisti e che sono giustificate solo nelle reti commerciali. Ma pure l'informazione deve essere uno sberleffo al contribuente?<br />Per esempio, perché quella della Russia all'Ucraina è un'abietta aggressione, tale da meritare il continuo invio di soldi e armi a Zelensky, mentre quella di Hamas a Israele è, tutto sommato, cosa veniale? Perché devo convincermi che è giusto e doveroso il mio impoverimento da boicottaggio degli affari con Putin e Netanyahu? Perché il conteggio delle vittime civili che mi viene ammannito ogni giorno è quello fornito da Zelensky e Hamas? Perché gli inviati nel russofono Donbass intervistano solo i filo-ucraini? In realtà la risposta la so, e su questo sito l'ho riferita più volte. Quel che non mi aspettavo è la sollevazione mondiale contro Israele. Ma anche qui, ragionando, la risposta si trova. Il pensiero woke americano non è altro che marxismo con altro nome, così come da noi tutto ciò che è di sinistra. Il denominatore comune è l'odio mortale all'Occidente capitalista, che rende disposti anche a tagliarsi i cabbasisi pur di fargli un dispetto. Cioè, tifare per la Sharia.<br />Israele è un pezzo di Occidente nel mare islamico, da qui l'odio. Le efferatezze gratuite e talebaniche di Hamas nel suo proditorio attacco (donne, vecchi, bambini e stupri e decapitazioni) teso a vanificare gli Accordi di Abramo hanno provocato la reazione di Israele - come da calcolo - ed ecco che dall'Onu in giù, Biden compreso, tutti a dare addosso agli israeliani. I quali però non nascondono missili negli ospedali e nelle scuole, né si fanno scudo dei civili. Rivogliono solo i loro ostaggi e sono disposti allo scambio ineguale: centinaia di terroristi prigionieri per ogni ostaggio. Macché. Il messaggio che passa è che i nazisti ebraici bombardano palestinesi inermi. Ma nessuno che suggerisca a Israele un altro modo per liberare i suoi ostaggi. Il dialogo? Le trattative? Con chi, con quelli? C'erano quasi, ma poi Biden ha praticamente autorizzato l'Onu a ordinare il cessate il fuoco su Gaza e Hamas, contento, ha ritirato la sua offerta.<br />Bel colpo. Biden, si sa, ha problemi elettivi personali con i musulmani d'America. Gli europei, dopo aver riempito le loro contrade di islamici, non hanno nemmeno il problema dei voti, ma quello della gola tagliata. I poveri palestinesi? Almeno col loro numero potrebbero ribellarsi ad Hamas, che per giunta sequestra i loro (nostri) aiuti. Invece no. L'esercito israeliano sbaglia mira e fa fuori sette cooperatori? Tutti a stracciarsi le vesti. Hamas potrebbe risparmiare al suo popolo ogni sofferenza rilasciando gli ostaggi. Invece se li tiene stretti, e nessuno gli addebita di essere la causa di tutto quel che è successo. Tutti i musulmani, dovunque siano, solidarizzano... con i musulmani, chiunque siano. E io pago il canone per sentire la versione di Zelensky e di Hamas, e solo quella. L'unica consolazione - se così si può chiamare - è che conosco la storia e so che Israele non dimentica. I nemici li conosce già. Ora sta riconoscendo gli amici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59374668</guid><pubDate>Tue, 09 Apr 2024 20:24:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59374668/la_verit_su_gaza_che_nessuno_dice.mp3" length="4698741" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751

LA VERITA' SU GAZA CHE NESSUNO DICE di Rino Cammilleri
Ma perché devo pagare un canone, per giunta salato, per farmi disinformare e/o deformare? Possibile che nemmeno con la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751</a><br /><br />LA VERITA' SU GAZA CHE NESSUNO DICE di Rino Cammilleri<br />Ma perché devo pagare un canone, per giunta salato, per farmi disinformare e/o deformare? Possibile che nemmeno con la destra al governo si riesca a sgravare il cittadino da questa odiosissima tassa? E passi per le gayate di Sanremo, passi per le trasmissioni-propaganda affidate a militanti sinistri, passi per le fastidiose interruzioni pubblicitarie che servono solo a portare altri soldi agli strapagatissimi Raisti e che sono giustificate solo nelle reti commerciali. Ma pure l'informazione deve essere uno sberleffo al contribuente?<br />Per esempio, perché quella della Russia all'Ucraina è un'abietta aggressione, tale da meritare il continuo invio di soldi e armi a Zelensky, mentre quella di Hamas a Israele è, tutto sommato, cosa veniale? Perché devo convincermi che è giusto e doveroso il mio impoverimento da boicottaggio degli affari con Putin e Netanyahu? Perché il conteggio delle vittime civili che mi viene ammannito ogni giorno è quello fornito da Zelensky e Hamas? Perché gli inviati nel russofono Donbass intervistano solo i filo-ucraini? In realtà la risposta la so, e su questo sito l'ho riferita più volte. Quel che non mi aspettavo è la sollevazione mondiale contro Israele. Ma anche qui, ragionando, la risposta si trova. Il pensiero woke americano non è altro che marxismo con altro nome, così come da noi tutto ciò che è di sinistra. Il denominatore comune è l'odio mortale all'Occidente capitalista, che rende disposti anche a tagliarsi i cabbasisi pur di fargli un dispetto. Cioè, tifare per la Sharia.<br />Israele è un pezzo di Occidente nel mare islamico, da qui l'odio. Le efferatezze gratuite e talebaniche di Hamas nel suo proditorio attacco (donne, vecchi, bambini e stupri e decapitazioni) teso a vanificare gli Accordi di Abramo hanno provocato la reazione di Israele - come da calcolo - ed ecco che dall'Onu in giù, Biden compreso, tutti a dare addosso agli israeliani. I quali però non nascondono missili negli ospedali e nelle scuole, né si fanno scudo dei civili. Rivogliono solo i loro ostaggi e sono disposti allo scambio ineguale: centinaia di terroristi prigionieri per ogni ostaggio. Macché. Il messaggio che passa è che i nazisti ebraici bombardano palestinesi inermi. Ma nessuno che suggerisca a Israele un altro modo per liberare i suoi ostaggi. Il dialogo? Le trattative? Con chi, con quelli? C'erano quasi, ma poi Biden ha praticamente autorizzato l'Onu a ordinare il cessate il fuoco su Gaza e Hamas, contento, ha ritirato la sua offerta.<br />Bel colpo. Biden, si sa, ha problemi elettivi personali con i musulmani d'America. Gli europei, dopo aver riempito le loro contrade di islamici, non hanno nemmeno il problema dei voti, ma quello della gola tagliata. I poveri palestinesi? Almeno col loro numero potrebbero ribellarsi ad Hamas, che per giunta sequestra i loro (nostri) aiuti. Invece no. L'esercito israeliano sbaglia mira e fa fuori sette cooperatori? Tutti a stracciarsi le vesti. Hamas potrebbe risparmiare al suo popolo ogni sofferenza rilasciando gli ostaggi. Invece se li tiene stretti, e nessuno gli addebita di essere la causa di tutto quel che è successo. Tutti i musulmani, dovunque siano, solidarizzano... con i musulmani, chiunque siano. E io pago il canone per sentire la versione di Zelensky e di Hamas, e solo quella. L'unica consolazione - se così si può chiamare - è che conosco la storia e so che Israele non dimentica. I nemici li conosce già. Ora sta riconoscendo gli amici.]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,hamas,israele,ucraina,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0708f00dd14098d12612e5e60a8a0c8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ateo comunista convertito da Fulton Sheen</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ateo-comunista-convertito-da-fulton-sheen--57640606</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598</a><br /><br />L'ATEO COMUNISTA CONVERTITO DA FULTON SHEEN di Rino Camilleri<br />In una della puntate precedenti avevamo raccontato come il venerabile Fulton Sheen avesse convertito una fanatica - e importante - comunista americana. Ma la gente convertita da quell'uomo eccezionale deve essere stata molta di più e si attende che qualcuno metta mano all'elenco, possibilmente con ricchezza di particolari.<br />Oggi intanto replichiamo con un altro comunista di punta, statunitense pure lui, un attivista di spicco che grazie al solito Fulton Sheeen incontrò la Vergine e, ovviamente, cambio da così a così.<br />Si tratta di Louis Francis Budenz (1871-1972), un uomo che, dopo l'incontro casuale (al bar) col vescovo, fu "perseguitato" per nove anni dalla Madonna: lui stesso, nell'autobiografia, confessò di ritrovarsi spesso, in quel periodo, con la mano in tasca a sgranare il rosario quasi senza accorgersene. Dedicò il suo libro all'Immacolata, che Pio XII aveva posto a Patrona delle forza armate degli Stati Uniti. Tra parentesi, il lungimirante pontefice sapeva che i militari di fede cattolica in quel paese dai mille culti correvano seri rischi di contagio ideologico, o almeno di confondersi le idee; da qui il patrocinio della "Nemica di tutte le eresie". E infatti il vescovo Sheen tagliò corto: anziché imbarcarsi in dotte confutazioni andò dritto al sodo dritto al sodo chiamando in causa la Madonna.<br />I GENITORI CATTOLICI<br />Ma com'è che il Budenz teneva il rosario in tasca pur essendo stra-comunista? Il fatto è che i genitori erano cattolici, e ogni sera la famiglia diceva il rosario in ginocchio davanti a un'immagine dell'Ecce homo. Lui stesso, nato in Indianapolis, aveva studiato in scuole cattoliche nell'Indiana, a Cincinnati e a Topeka, in Kansas. Nel 1912 si laureò in discipline giuridiche ed economiche alla Indianapolis Law school. Nel 1915 si impiegò presso un'organizzazione cattolica a st. Louis assisteva i lavoratori nelle loro rivendicazioni. Nel 1920 si trasferì nel New Jersey allo scopo di mettere a disposizione degli operai in sciopero le sue competenze giuridiche. Ma accade anche a lui quel che successe ai famosi "preti operai" che negli anni cinquanta e sessanta andarono a lavorare nelle fabbriche: come i pifferi di montagna, si erano fatti operai per convertire i colleghi al Vangelo, ma tornarono convertiti al verbo di Marx. E da preti si trasformarono in agitatori e sindacalisti.<br />Ma il ceto operaio di agitatori e sindacalisti ne aveva già , perciò quei preti diventarono come il famoso sale evangelico che, perso il sapore, non serve più a niente. Diversi scioperi sciopero in diverse parti ebbero successo grazie ai consigli dell'avvocato Budenz, tanto che gli fu chiesto di insegnare in un'apposita scuola proprio le tecniche di sciopero: il Brookwood Labor College, presso New York city, dopo aver pubblicato diversi pamphlet e manuali, nel 1935 il Budenz, correttamente s'iscrisse al partito comunista americano e vi fece rapida carriera, fino a diventare caporedattore del Daily Worker, organo del partito, e addirittura membro del comitato centrale. Nel 1938 aveva già nel curriculum una vetrina di arresti di quando a Chicago dirigeva l'intera rete nazionale dei quotidiani comunisti.<br />UN LUNGO DISCORSO SU MARIA<br />Ma ecco l'incontro fortuito col già famoso vescovo di New York, a cui lui, tra un bicchiere e l'altro, cercò di spiegare come il comunismo fosse l'inveramento sociale del vangelo.<br />Vecchia storia, alla quale non pochi preti sudamericani (e non solo) ancora oggi credono.<br />Sheen, però spiazzò l'interlocutore. Anziché rispondere e ribattere, propose di cambiare argomento e di parlare della Madonna. Al trasecolato Budenz il Beato parlò per un'opera di Maria, gettando quel seme che nel 1945 portò Budenz alla più plateale delle conversioni. E quel punto cominciò a scrivere libri che spiegavano veramente il comunismo: "Uomini senza volto: la cospirazione comunista negli Stati Uniti", "Il mondo nascosto", "Le tecniche del comunismo". Divenne docente di economia alla prestigiosa Fordham University, e pubblicò la sua autobiografia, This is my story, in cui chiarì come proprio il cattolicesimo, ritrovato e approfondito, l'avesse portato a rigettare tutto ciò in cui aveva creduto prima. A questo proposito, la Lettera in cui San Pietro raccomanda di essere "sempre pronti a rendere ragione" di ciò in cui si crede, significa in soldoni questo: se sei laureato hai un dovere di approfondire al tuo livello di cultura. Invece, oggi, sono tanti i laureati, e pure gli accademici, che della religione in cui sono stati battezzati sanno solo quel che hanno appreso al Catechismo da bambini, e credono che basti. E pensano che non verrà loro chiesto conto nel Dies Irae. Budenz venne arruolato dall'FBI come consulente e confessò di avere partecipato allo spionaggio comunista a favore dell'URSS fin dai tempi dell'assassino di Trotsky in Messico (la cui opportunità era stata discussa in comitato centrale, lui presente). Precisò che la famosa spia Alger Hiss era già comunista quando lavorava come funzionario del governo.<br />NELLA COMMISSIONE MCCARTHY<br />Budenz fu testimone chiave in tutte le udienze della commissione McCarthy. Com'è noto il "meccartismo" è entrato nel linguaggio comune quale sinonimo di "caccia alle streghe" grazie alla propaganda di sinistra a Hollywood e nel resto dell'impero americano. Il fatto è che le "streghe" c'erano davvero e al "soccorso rosso" non rimase che cercare di confondere almeno le nuove generazioni.<br />Nel 1953, nel suo libro Tecniche del comunismo (Techniques of Communism, mai tradotto), Budenz spiegò che i comunisti ricevevano istruzioni su come negare di essere comunisti in caso di accusa.<br />Il che, ovviamente, complicava l'attività degli inquirenti e trascinava i processi all'indefinito (il summenzionato Kiss ne ebbe infatti due e proprio per negazioni di genere). Gli ex comunisti che testimoniavano come "pentiti" venivano attaccati e denigrati in ogni modo (Whit-taker Chambes, per esempio, era uno di loro e finì querelato da Alges Hiss).<br />Louis Francis Budenz aveva cinque figlie, una (Louise) adottata al tempo del primo matrimonio nel 1916 con Gizella Geiss, compaesana e già divorziata, cosa che costò a Louis il distacco dalla sua famiglia d'origine, che non approvava; lui preferì andarsene da casa. Le altre quattro le ebbe, dopo il divorzio (nel 1938), dalla seconda moglie Margaret Rodgers di Pittsburgh: Julia, Josephine, Justine, Joanna (non chiedetemi perché tutte con la iniziale "J", perché non lo so). Louis Francis Budenz morì a ottant'anni a Newport, Rhode Island, nel 1972.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57640606</guid><pubDate>Wed, 15 Nov 2023 08:31:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57640606/l_ateo_comunista_convertito_da_fulton_sheen.mp3" length="7425923" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598

L'ATEO COMUNISTA CONVERTITO DA FULTON SHEEN di Rino Camilleri
In una della puntate precedenti avevamo raccontato come il venerabile Fulton Sheen avesse convertito una fanatica -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598</a><br /><br />L'ATEO COMUNISTA CONVERTITO DA FULTON SHEEN di Rino Camilleri<br />In una della puntate precedenti avevamo raccontato come il venerabile Fulton Sheen avesse convertito una fanatica - e importante - comunista americana. Ma la gente convertita da quell'uomo eccezionale deve essere stata molta di più e si attende che qualcuno metta mano all'elenco, possibilmente con ricchezza di particolari.<br />Oggi intanto replichiamo con un altro comunista di punta, statunitense pure lui, un attivista di spicco che grazie al solito Fulton Sheeen incontrò la Vergine e, ovviamente, cambio da così a così.<br />Si tratta di Louis Francis Budenz (1871-1972), un uomo che, dopo l'incontro casuale (al bar) col vescovo, fu "perseguitato" per nove anni dalla Madonna: lui stesso, nell'autobiografia, confessò di ritrovarsi spesso, in quel periodo, con la mano in tasca a sgranare il rosario quasi senza accorgersene. Dedicò il suo libro all'Immacolata, che Pio XII aveva posto a Patrona delle forza armate degli Stati Uniti. Tra parentesi, il lungimirante pontefice sapeva che i militari di fede cattolica in quel paese dai mille culti correvano seri rischi di contagio ideologico, o almeno di confondersi le idee; da qui il patrocinio della "Nemica di tutte le eresie". E infatti il vescovo Sheen tagliò corto: anziché imbarcarsi in dotte confutazioni andò dritto al sodo dritto al sodo chiamando in causa la Madonna.<br />I GENITORI CATTOLICI<br />Ma com'è che il Budenz teneva il rosario in tasca pur essendo stra-comunista? Il fatto è che i genitori erano cattolici, e ogni sera la famiglia diceva il rosario in ginocchio davanti a un'immagine dell'Ecce homo. Lui stesso, nato in Indianapolis, aveva studiato in scuole cattoliche nell'Indiana, a Cincinnati e a Topeka, in Kansas. Nel 1912 si laureò in discipline giuridiche ed economiche alla Indianapolis Law school. Nel 1915 si impiegò presso un'organizzazione cattolica a st. Louis assisteva i lavoratori nelle loro rivendicazioni. Nel 1920 si trasferì nel New Jersey allo scopo di mettere a disposizione degli operai in sciopero le sue competenze giuridiche. Ma accade anche a lui quel che successe ai famosi "preti operai" che negli anni cinquanta e sessanta andarono a lavorare nelle fabbriche: come i pifferi di montagna, si erano fatti operai per convertire i colleghi al Vangelo, ma tornarono convertiti al verbo di Marx. E da preti si trasformarono in agitatori e sindacalisti.<br />Ma il ceto operaio di agitatori e sindacalisti ne aveva già , perciò quei preti diventarono come il famoso sale evangelico che, perso il sapore, non serve più a niente. Diversi scioperi sciopero in diverse parti ebbero successo grazie ai consigli dell'avvocato Budenz, tanto che gli fu chiesto di insegnare in un'apposita scuola proprio le tecniche di sciopero: il Brookwood Labor College, presso New York city, dopo aver pubblicato diversi pamphlet e manuali, nel 1935 il Budenz, correttamente s'iscrisse al partito comunista americano e vi fece rapida carriera, fino a diventare caporedattore del Daily Worker, organo del partito, e addirittura membro del comitato centrale. Nel 1938 aveva già nel curriculum una vetrina di arresti di quando a Chicago dirigeva l'intera rete nazionale dei quotidiani comunisti.<br />UN LUNGO DISCORSO SU MARIA<br />Ma ecco l'incontro fortuito col già famoso vescovo di New York, a cui lui, tra un bicchiere e l'altro, cercò di spiegare come il comunismo fosse l'inveramento sociale del vangelo.<br />Vecchia storia, alla quale non pochi preti sudamericani (e non solo) ancora oggi credono.<br />Sheen, però spiazzò l'interlocutore. Anziché rispondere e ribattere, propose di cambiare argomento e di parlare della Madonna. Al trasecolato Budenz il Beato parlò per un'opera di Maria, gettando quel seme che nel 1945 portò Budenz alla più...]]></itunes:summary><itunes:duration>465</itunes:duration><itunes:keywords>budenz,convertito,fultonsheen,pioxii,rosario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1356046b79031e176346f971e777cf26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Appunti per chi tifa per Hamas e contro Israele</title><link>https://www.spreaker.com/episode/appunti-per-chi-tifa-per-hamas-e-contro-israele--57634946</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602</a><br /><br />APPUNTI PER CHI TIFA PER HAMAS E CONTRO ISRAELE di Rino Camilleri<br />Fateci caso: tutti quelli che tifano per la «Palestina» o sono comunisti (riflesso condizionato di quando l'Urss remava contro Israele) o oscillano tra «perfidi giudei» e «Lepanto» non sapendo decidersi, o sono semplicemente nostalgici. Vabbè, io intanto vedo gli invincibili guerrieri di Allah sgozzare a tradimento vecchietti che fanno la spesa e nascondersi sotto i reparti di pediatria. Eh, i fabbricanti di frankenstein non immaginavano che la «dottrina Brzezinski» ci si sarebbe rivoltata contro.<br />Ci spieghiamo. Ai tempi delle guerre di Israele contro i vicini arabi, giacché Israele era alleato degli americani, per forza di cose i sovietici si buttarono dall'altra parte. Gli israeliani riuscirono a spuntare film hollywoodiani come Exodus e canzoni come Inch'Allah di Adamo, ma la propaganda comunista era più rodata, sperimentata e forte della loro. Così i terroristi palestinesi passarono per condivisibili insorgenti e nei cortei per qualsivoglia ragione spuntarono le kefiah alla Arafat. Da allora, la sinistra, anche quella radical-chic, sta contro gli «imperialisti». I Paesi musulmani, i ricchissimi emirati e sceiccati? Di palestinesi non ne vogliono, per non fare la fine del Libano. Ricordate? I profughi palestinesi vennero accolti in Giordania e subito cominciarono gli attentati contro addirittura il re. Espulsi a pedate, si riversarono in Libano e la «Svizzera d'Oriente» piombò in una guerra civile che non è mai finita. La spaventosa esplosione finale al porto di Beirut l'abbiamo vista tutti. Chi è stato? Boh, indovinala grillo.<br />Per chi non sapesse cos'è la «dottrina Brzezinski», ecco qua: ai tempi dell'Urss le teste d'uovo angloamericane pensarono di pugnalare alle spalle l'alleato Scià di Persia prelevando l'ayatollah Khomeini da Parigi, dove era stato tenuto in caldo proprio per questa evenienza, e lo mandarono a scatenare la rivoluzione islamica nell'Iran. Lo scopo era quello di fare dell'islamismo politico il detonatore per tutte le regioni islamiche del Sud dell'Urss, o almeno di tenere in tal modo una pistola puntata alla tempia di quest'ultima. Ma i sovietici non erano fessi e il Grande Gioco fallì. Anzi, si ritorse contro i burattinai, perché l'islamismo politico contagiò non chi doveva ma tornò indietro, e da allora l'Occidente non ha più avuto pace. L'Iran, già florido e modernissimo, ripiombò nel VII secolo, e così i vicini di casa. E perfino la Turchia deve stare attenta all'islam radicale, tanto che la moglie di Erdogan è meglio si presenti in pubblico velata.<br />Come si faccia a tifare per tagliagole sanguinari e senza regole, nemmeno d'onore, che degli occidentali usano solo le armi ma per il resto loro stessi fanno una vita da caprai (niente fumo, niente alcol, niente televisione...), lo sanno solo i plagiati dal marxismo (perché sempre questo è, comunque lo chiamino di volta in volta). A furia di "accoglienza" catto-comunista ce li siamo tirati in casa, e ora voglio vedere come se ne esce.<br />Ultima notazione: comunque la vediate, fatevi prima un giro in Afghanistan e poi uno in Israele. E poi ditemi in quale «regime imperialista» (perché lo sono tutti e due, e l'islamismo è pure totalitario) vorreste abitare. Un'ultima notazione per quelli che riescono a celebrare l'anniversario della vittoria occidentale sugli ottomani a Lepanto e in contemporanea avercela con Israele. Che non è un santo, certo, ma combatte contro lo stesso diavolo. Speriamo solo che il Mossad non riesca a trovare il modo di spedircelo in casa, visto che ci teniamo tanto. Così, anche noi proveremo le gioie della libanizzazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57634946</guid><pubDate>Tue, 14 Nov 2023 21:27:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57634946/appunti_per_chi_tifa_per_hamas_e_contro_israele.mp3" length="5251700" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602

APPUNTI PER CHI TIFA PER HAMAS E CONTRO ISRAELE di Rino Camilleri
Fateci caso: tutti quelli che tifano per la «Palestina» o sono comunisti (riflesso condizionato di quando l'Urss...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602</a><br /><br />APPUNTI PER CHI TIFA PER HAMAS E CONTRO ISRAELE di Rino Camilleri<br />Fateci caso: tutti quelli che tifano per la «Palestina» o sono comunisti (riflesso condizionato di quando l'Urss remava contro Israele) o oscillano tra «perfidi giudei» e «Lepanto» non sapendo decidersi, o sono semplicemente nostalgici. Vabbè, io intanto vedo gli invincibili guerrieri di Allah sgozzare a tradimento vecchietti che fanno la spesa e nascondersi sotto i reparti di pediatria. Eh, i fabbricanti di frankenstein non immaginavano che la «dottrina Brzezinski» ci si sarebbe rivoltata contro.<br />Ci spieghiamo. Ai tempi delle guerre di Israele contro i vicini arabi, giacché Israele era alleato degli americani, per forza di cose i sovietici si buttarono dall'altra parte. Gli israeliani riuscirono a spuntare film hollywoodiani come Exodus e canzoni come Inch'Allah di Adamo, ma la propaganda comunista era più rodata, sperimentata e forte della loro. Così i terroristi palestinesi passarono per condivisibili insorgenti e nei cortei per qualsivoglia ragione spuntarono le kefiah alla Arafat. Da allora, la sinistra, anche quella radical-chic, sta contro gli «imperialisti». I Paesi musulmani, i ricchissimi emirati e sceiccati? Di palestinesi non ne vogliono, per non fare la fine del Libano. Ricordate? I profughi palestinesi vennero accolti in Giordania e subito cominciarono gli attentati contro addirittura il re. Espulsi a pedate, si riversarono in Libano e la «Svizzera d'Oriente» piombò in una guerra civile che non è mai finita. La spaventosa esplosione finale al porto di Beirut l'abbiamo vista tutti. Chi è stato? Boh, indovinala grillo.<br />Per chi non sapesse cos'è la «dottrina Brzezinski», ecco qua: ai tempi dell'Urss le teste d'uovo angloamericane pensarono di pugnalare alle spalle l'alleato Scià di Persia prelevando l'ayatollah Khomeini da Parigi, dove era stato tenuto in caldo proprio per questa evenienza, e lo mandarono a scatenare la rivoluzione islamica nell'Iran. Lo scopo era quello di fare dell'islamismo politico il detonatore per tutte le regioni islamiche del Sud dell'Urss, o almeno di tenere in tal modo una pistola puntata alla tempia di quest'ultima. Ma i sovietici non erano fessi e il Grande Gioco fallì. Anzi, si ritorse contro i burattinai, perché l'islamismo politico contagiò non chi doveva ma tornò indietro, e da allora l'Occidente non ha più avuto pace. L'Iran, già florido e modernissimo, ripiombò nel VII secolo, e così i vicini di casa. E perfino la Turchia deve stare attenta all'islam radicale, tanto che la moglie di Erdogan è meglio si presenti in pubblico velata.<br />Come si faccia a tifare per tagliagole sanguinari e senza regole, nemmeno d'onore, che degli occidentali usano solo le armi ma per il resto loro stessi fanno una vita da caprai (niente fumo, niente alcol, niente televisione...), lo sanno solo i plagiati dal marxismo (perché sempre questo è, comunque lo chiamino di volta in volta). A furia di "accoglienza" catto-comunista ce li siamo tirati in casa, e ora voglio vedere come se ne esce.<br />Ultima notazione: comunque la vediate, fatevi prima un giro in Afghanistan e poi uno in Israele. E poi ditemi in quale «regime imperialista» (perché lo sono tutti e due, e l'islamismo è pure totalitario) vorreste abitare. Un'ultima notazione per quelli che riescono a celebrare l'anniversario della vittoria occidentale sugli ottomani a Lepanto e in contemporanea avercela con Israele. Che non è un santo, certo, ma combatte contro lo stesso diavolo. Speriamo solo che il Mossad non riesca a trovare il modo di spedircelo in casa, visto che ci teniamo tanto. Così, anche noi proveremo le gioie della libanizzazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>brzezinski,dottrina,hamas,israele,lepanto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/495e129063534900a9ded239b82fa4a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'arma della sinistra è sempre stata la propaganda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-arma-della-sinistra-e-sempre-stata-la-propaganda--57512080</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559</a><br /><br />L'ARMA DELLA SINISTRA E' SEMPRE STATA LA PROPAGANDA di Rino Cammilleri<br />Il giacobinismo andò al potere grazie alla propaganda. Pennaruli e avvocaticchi come Robespierre inondarono di cahiers di lamentele gli Stati Generali. I quali erano stati convocati perché la Francia, la Potenza numero uno, aveva perso la Guerra dei Sette Anni contro quella numero due, l'Inghilterra. Lo Stato (non il Paese, si badi) aveva le casse esauste. Ogni municipalità rappresentata delegò, ovviamente, gente di lingua svelta. E questi erano imbevuti di Rousseau e Voltaire, anche perché il bibliotecario reale, Malesherbes, anziché censurarli li aveva diffusi per due motivi: uno, era dei loro; due, il re era un imbecille (non lo dico io, ma uno dei maggiori storici francesi, Pierre Chaunu).<br />Sorsero come i funghi le «società di pensiero»: avete presenti le interminabili assemblee sessantottine? Le quali sporularono il frutto della nuova libertà di stampa. Che infatti non c'entrava nulla con le richieste del popolo agli Stati Generali. E tutti i rivoluzionari, da Marat in poi, quello facevano: i giornalisti. Era nata la propaganda politica, anzi ideologica. Da allora, ecco i monumenti ai giornalisti che null'altro facevano e null'altro sapevano fare: Mazzini, Marx, Lenin e compagnia parolaia. E ghigliottina per chi dissentiva, non a caso una macchina per moltiplicare le eliminazioni, fino al gulag e ai killing fields in attesa dell'AI. Ci si faccia caso con gli eredi nostrani del giacobinismo, i piddini. Tutta la loro forza sta nella propaganda. Non hanno altro.<br />Quando comandano, mandano il Paese a ramengo, riempiono il popolo di chiacchiere e le galere per chi non le beve. Quando sono all'opposizione strepitano, additano le falle, demonizzano, inventano sempre nuovi slogan, capitaneggiano i nuovi poveri che loro stessi hanno creato. Qualunque inezia può essere utilizzata per cavalcarla dopo averla ingigantita ad arte. Propaganda, appunto. E sotto la propaganda, niente. Fa caldo d'estate? Emergenza climatica. C'è il covid? Tutti a casa, tutti vaccinati quattro, cinque volte, e pure dieci se il covid non li avesse fregati sparendo. Il covid è sparito? Merito dei vaccini. Ora, mi sono imbattuto in una notizia storica che mi ha fatto riflettere. E dove l'ho trovata? Sulla Settimana Enigmistica, il che testimonia della situazione orwelliana in cui ci hanno sprofondato. Il peggior disastro nucleare della storia? Chernobyl, lo sanno tutti. In subordine, Fukushima.<br />Morti? Pochissimi, ma quel che conta è l'enfasi interessata di chi ha in mano i nostri cervelli. Avete mai sentito parlare di Windscale? No? Non mi stupisce. A Windscale, nel Cumberland, Inghilterra, si incendiò un reattore nucleare. Bruciò per sedici ore, lasciò una vasta zona contaminata (e lo è ancora oggi), provocò fino a 240 morti tra diretti e indiretti. Ma il governo minimizzò per non creare panico. Era il 1957 e i Verdi non c'erano ancora (cioè, non c'era ancora chi li finanziava), così il mondo non ne seppe nulla. Notare che non era affatto un segreto di Stato. Semplicemente, la notizia non era pompata come lo sarebbe oggi. Il che significa che l'importante non è la notizia ma la pompa.<br />La catena è questa: chi ha i soldi decide di pompare qualcosa; se ne fanno carico i giornalisti. i quali fanno quello per cui sono pagati. Poiché per fare i giornalisti c'è la fila al punto che c'è chi lo fa anche gratis, la morale è questa: chi ha in mano la propaganda ha in mano il pianeta. La libertà di stampa? Seeeh! Non c'è bisogno di costringere nessuno, basta attentare allo stipendio. Guardate la guerra in Ucraina. La versione zelenskiana è vera, quella putiniana è falsa per definizione. Chi ha costretto l'Italia ad allinearsi entusiasta, compresi Rai e media? Chi ha in mano la pompa. O il bastone e la carota, se preferite.<br />È con la propaganda che si ottiene l'obbedienza totale perché convinta: lo schiavo migliore è quello che crede di essere libero. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57512080</guid><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 21:31:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57512080/l_arma_della_sinistra_sempre_stata_la_propaganda.mp3" length="5140523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559

L'ARMA DELLA SINISTRA E' SEMPRE STATA LA PROPAGANDA di Rino Cammilleri
Il giacobinismo andò al potere grazie alla propaganda. Pennaruli e avvocaticchi come Robespierre inondarono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559</a><br /><br />L'ARMA DELLA SINISTRA E' SEMPRE STATA LA PROPAGANDA di Rino Cammilleri<br />Il giacobinismo andò al potere grazie alla propaganda. Pennaruli e avvocaticchi come Robespierre inondarono di cahiers di lamentele gli Stati Generali. I quali erano stati convocati perché la Francia, la Potenza numero uno, aveva perso la Guerra dei Sette Anni contro quella numero due, l'Inghilterra. Lo Stato (non il Paese, si badi) aveva le casse esauste. Ogni municipalità rappresentata delegò, ovviamente, gente di lingua svelta. E questi erano imbevuti di Rousseau e Voltaire, anche perché il bibliotecario reale, Malesherbes, anziché censurarli li aveva diffusi per due motivi: uno, era dei loro; due, il re era un imbecille (non lo dico io, ma uno dei maggiori storici francesi, Pierre Chaunu).<br />Sorsero come i funghi le «società di pensiero»: avete presenti le interminabili assemblee sessantottine? Le quali sporularono il frutto della nuova libertà di stampa. Che infatti non c'entrava nulla con le richieste del popolo agli Stati Generali. E tutti i rivoluzionari, da Marat in poi, quello facevano: i giornalisti. Era nata la propaganda politica, anzi ideologica. Da allora, ecco i monumenti ai giornalisti che null'altro facevano e null'altro sapevano fare: Mazzini, Marx, Lenin e compagnia parolaia. E ghigliottina per chi dissentiva, non a caso una macchina per moltiplicare le eliminazioni, fino al gulag e ai killing fields in attesa dell'AI. Ci si faccia caso con gli eredi nostrani del giacobinismo, i piddini. Tutta la loro forza sta nella propaganda. Non hanno altro.<br />Quando comandano, mandano il Paese a ramengo, riempiono il popolo di chiacchiere e le galere per chi non le beve. Quando sono all'opposizione strepitano, additano le falle, demonizzano, inventano sempre nuovi slogan, capitaneggiano i nuovi poveri che loro stessi hanno creato. Qualunque inezia può essere utilizzata per cavalcarla dopo averla ingigantita ad arte. Propaganda, appunto. E sotto la propaganda, niente. Fa caldo d'estate? Emergenza climatica. C'è il covid? Tutti a casa, tutti vaccinati quattro, cinque volte, e pure dieci se il covid non li avesse fregati sparendo. Il covid è sparito? Merito dei vaccini. Ora, mi sono imbattuto in una notizia storica che mi ha fatto riflettere. E dove l'ho trovata? Sulla Settimana Enigmistica, il che testimonia della situazione orwelliana in cui ci hanno sprofondato. Il peggior disastro nucleare della storia? Chernobyl, lo sanno tutti. In subordine, Fukushima.<br />Morti? Pochissimi, ma quel che conta è l'enfasi interessata di chi ha in mano i nostri cervelli. Avete mai sentito parlare di Windscale? No? Non mi stupisce. A Windscale, nel Cumberland, Inghilterra, si incendiò un reattore nucleare. Bruciò per sedici ore, lasciò una vasta zona contaminata (e lo è ancora oggi), provocò fino a 240 morti tra diretti e indiretti. Ma il governo minimizzò per non creare panico. Era il 1957 e i Verdi non c'erano ancora (cioè, non c'era ancora chi li finanziava), così il mondo non ne seppe nulla. Notare che non era affatto un segreto di Stato. Semplicemente, la notizia non era pompata come lo sarebbe oggi. Il che significa che l'importante non è la notizia ma la pompa.<br />La catena è questa: chi ha i soldi decide di pompare qualcosa; se ne fanno carico i giornalisti. i quali fanno quello per cui sono pagati. Poiché per fare i giornalisti c'è la fila al punto che c'è chi lo fa anche gratis, la morale è questa: chi ha in mano la propaganda ha in mano il pianeta. La libertà di stampa? Seeeh! Non c'è bisogno di costringere nessuno, basta attentare allo stipendio. Guardate la guerra in Ucraina. La versione zelenskiana è vera, quella putiniana è falsa per definizione. Chi ha costretto l'Italia ad allinearsi entusiasta, compresi Rai e media? Chi ha in mano la pompa. O il...]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>ai,gulag,marx,rousseau,windscale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0708f00dd14098d12612e5e60a8a0c8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo di destra fa la politica della sinistra moderata (perchè ha paura)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-di-destra-fa-la-politica-della-sinistra-moderata-perche-ha-paura--57277001</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562</a><br /><br />IL GOVERNO DI DESTRA FA LA POLITICA DELLA SINISTRA MODERATA (PERCHE' HA PAURA) di Rino Cammilleri<br />Il governo di destra (e basta col termine ipocrita «centrodestra», che già da solo implica soggezione ideologica alla sinistra!) deve fare i comprensibili salti mortali per non farsi detronizzare da qualche congiura Usa-Ue-toghe rosse. I quali hanno dimostrato più volte che non si governa senza il beneplacito dei poteri forti internazionali e dei loro collaborazionisti nazionali, sbavanti di fronte alla prospettiva di tornare in sella bypassando le elezioni. Infatti, prima di queste ultime, Giorgia Meloni, visti i sondaggi che la davano vincente, è andata previamente a rassicurare gli americani e a farsene benedire. Rimangiandosi tutto quel che aveva detto in precedenza in merito alla guerra ucraina. Comprensibile: o così o Pomì.<br />Ed eccola, però, tra l'incudine di chi comanda davvero nel mondo occidentale e il martello del suo elettorato. Elettorato che l'aveva eletta a valanga perché ponesse fine agli sbarchi africani, desse una regolata all'arroganza dei Lgbt, riportasse in sicurezza le nostre strade. Invece, detto elettorato che cosa vede? Che gli sbarchi sono, al contrario, aumentati. Che un generale che, interpretando il sentimento popolare, sbotta che non se ne può più viene di corsa quasi destituito con insulti. Che non si può più uscire di casa e le paventate zone off-limits per i cittadini si sono moltiplicate. Che una minoranza infima come quella degli animalisti si permette minacce e ritorsioni ai danni di quanti ritengono che un uomo sia più importante di una bestia (cioè, tutti). E il governo tace. E lascia impazzare le minoranze infime, ma urlanti, e urlanti perché sanno di avere a che fare con dei timidi cacasotto.<br />Ha contro i media? È vero, ma basta attendere sulla riva del fiume e tra breve scorreranno i loro cadaveri. No, la verità è che il governo di destra ha paura. Ha paura di quel che dirà la sinistra se fa questo o se fa quello. Cioè, se fa ciò per cui è stato votato. Ma uno che ha più paura dell'avversario che dei suoi, che è? E di cosa ha paura? Che gli diano del fascista? Ma sono parole, nient'altro. E se hai paura perfino delle parole mi sa tanto che sei inadeguato. Lo sapevi a che cosa andavi incontro, lo sapevi da sempre. E ora scopri che non sai governare secondo i desiderata di chi ti ha votato? Allora - lo dico con dolore - vai a casa. Se non sai fare il tuo mestiere, torna a cuccia. Se non sei stato capace di dire ai poteri forti: signori, so che comandate voi e cercherò di non deludervi, ma badate che devo dar conto anche al mio elettorato; be', allora che ci stai a fare?<br />Una sinistra ideologica un po' più moderata di quella che strilla c'era già, penso a Renzi, che bisogno avevamo di un governo di destra di nome e di sinistra moderata di fatto? Se non sapete fare un governo di destra, dimettetevi. Vorrà dire che il popolo si asterrà in massa dal votare e governerà la sinistra come fece Garibaldi, che fu senatore con soli trenta (sic!) voti. Ma almeno, media o non media, tutti vedranno che siamo sotto tirannia. E chi vivrà vedrà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57277001</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 19:50:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57277001/il_governo_di_destra_fa_la_politica_della_sinistra_moderata_perch_ha_paura.mp3" length="3616643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562

IL GOVERNO DI DESTRA FA LA POLITICA DELLA SINISTRA MODERATA (PERCHE' HA PAURA) di Rino Cammilleri
Il governo di destra (e basta col termine ipocrita «centrodestra», che già da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562</a><br /><br />IL GOVERNO DI DESTRA FA LA POLITICA DELLA SINISTRA MODERATA (PERCHE' HA PAURA) di Rino Cammilleri<br />Il governo di destra (e basta col termine ipocrita «centrodestra», che già da solo implica soggezione ideologica alla sinistra!) deve fare i comprensibili salti mortali per non farsi detronizzare da qualche congiura Usa-Ue-toghe rosse. I quali hanno dimostrato più volte che non si governa senza il beneplacito dei poteri forti internazionali e dei loro collaborazionisti nazionali, sbavanti di fronte alla prospettiva di tornare in sella bypassando le elezioni. Infatti, prima di queste ultime, Giorgia Meloni, visti i sondaggi che la davano vincente, è andata previamente a rassicurare gli americani e a farsene benedire. Rimangiandosi tutto quel che aveva detto in precedenza in merito alla guerra ucraina. Comprensibile: o così o Pomì.<br />Ed eccola, però, tra l'incudine di chi comanda davvero nel mondo occidentale e il martello del suo elettorato. Elettorato che l'aveva eletta a valanga perché ponesse fine agli sbarchi africani, desse una regolata all'arroganza dei Lgbt, riportasse in sicurezza le nostre strade. Invece, detto elettorato che cosa vede? Che gli sbarchi sono, al contrario, aumentati. Che un generale che, interpretando il sentimento popolare, sbotta che non se ne può più viene di corsa quasi destituito con insulti. Che non si può più uscire di casa e le paventate zone off-limits per i cittadini si sono moltiplicate. Che una minoranza infima come quella degli animalisti si permette minacce e ritorsioni ai danni di quanti ritengono che un uomo sia più importante di una bestia (cioè, tutti). E il governo tace. E lascia impazzare le minoranze infime, ma urlanti, e urlanti perché sanno di avere a che fare con dei timidi cacasotto.<br />Ha contro i media? È vero, ma basta attendere sulla riva del fiume e tra breve scorreranno i loro cadaveri. No, la verità è che il governo di destra ha paura. Ha paura di quel che dirà la sinistra se fa questo o se fa quello. Cioè, se fa ciò per cui è stato votato. Ma uno che ha più paura dell'avversario che dei suoi, che è? E di cosa ha paura? Che gli diano del fascista? Ma sono parole, nient'altro. E se hai paura perfino delle parole mi sa tanto che sei inadeguato. Lo sapevi a che cosa andavi incontro, lo sapevi da sempre. E ora scopri che non sai governare secondo i desiderata di chi ti ha votato? Allora - lo dico con dolore - vai a casa. Se non sai fare il tuo mestiere, torna a cuccia. Se non sei stato capace di dire ai poteri forti: signori, so che comandate voi e cercherò di non deludervi, ma badate che devo dar conto anche al mio elettorato; be', allora che ci stai a fare?<br />Una sinistra ideologica un po' più moderata di quella che strilla c'era già, penso a Renzi, che bisogno avevamo di un governo di destra di nome e di sinistra moderata di fatto? Se non sapete fare un governo di destra, dimettetevi. Vorrà dire che il popolo si asterrà in massa dal votare e governerà la sinistra come fece Garibaldi, che fu senatore con soli trenta (sic!) voti. Ma almeno, media o non media, tutti vedranno che siamo sotto tirannia. E chi vivrà vedrà.]]></itunes:summary><itunes:duration>227</itunes:duration><itunes:keywords>194,destra,offlimits,sbarchi,vannacci</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f142f1d4b206f2810fb2c32b9996625c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' giusto pregare per Matteo Messina Denaro?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-giusto-pregare-per-matteo-messina-denaro--57181056</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567</a><br /><br />E' GIUSTO PREGARE PER MATTEO MESSINA DENARO? di Rino Cammilleri<br />Santa Teresina di Lisieux, quand'era ancora ragazzina ma già aveva in animo il chiostro, chiese con insistenza a Dio una grazia speciale. Un rinomato pluriomicida, il criminale più famoso di Francia, catturato dopo anni di efferatezze stava per salire sulla ghigliottina. Teresina pregò fervidamente per diversi giorni, anche perché il condannato aveva rifiutato i conforti religiosi. La piccola futura santa domandava la salvezza di quell'anima perduta. Non aveva detto Cristo che bisognava pregare gli uni per gli altri? E chi più bisognoso di preghiere di un cattivo conclamato a rischio di dannazione eterna? Seguì dalla finestra l'ascesa del condannato al palco del patibolo. Gli tagliarono il colletto e stavano per distenderlo sull'asse sotto la lama. Come da prassi, un sacerdote lo seguiva brandendo un crocifisso. Ebbene, proprio all'ultimo istante, con un gesto che stupì tutti, il condannato si voltò e con uno scatto inatteso si chinò a baciare fugacemente il crocifisso. Poi la lama calò sul suo collo. Teresina era felice: all'ultimo momento era stata esaudita.<br />A ben pensarci, il primo santo a essere canonizzato da Cristo in persona è il Buon Ladrone, un tagliagole da strada che, in extremis, si era raccomandato al Messia. Pregare dunque per i cattivi? E per chi se no? Sono i malati ad aver bisogno del medico, non i sani, lo dice il Vangelo. Per questo la Chiesa ha sempre accompagnato sul patibolo i condannati a morte. I «santi impiccati», come li chiamava san Giuseppe Cafasso, già precettore di don Bosco e cappellano nelle carceri savoiarde. Li scortava sulla carretta che li portava alla forca, impartiva loro gli ultimi i sacramenti e li assolveva in confessione. Con la morte fisica espiavano le loro colpe, ma col pentimento finale avevano diritto a entrare nel Regno dei Cieli, per questo don Cafasso li chiamava i suoi «santi impiccati». Come, appunto, il Buon Ladrone.<br />Si badi, Latro-onis per i romani era il brigante assassino; il ladro semplice era fur-is. Dunque, si trattava di un pluriomicida che sgozzava la gente per derubarla sulla pericolosa strada per Gerico. Ebbene, la Chiesa del 2023 pare riempirsi la bocca di «poveri» e di «ultimi», però sta molto più attenta alla sua immagine social e politically correct, altrimenti avrebbero protestato vivamente per il divieto imposto a tre suore di pregare per l'anima di Matteo Messina Denaro. Certo, le tre possono anche pregare nel chiuso del loro convento di clausura, ma è una fatto che all'ospedale dell'Aquila non le hanno fatte entrare.<br />Madre Donatella, suor Emanuela e suor Teresa Benedetta, sono benedettine del monastero dei santi Cosma e Damiano, i due gemelli medici «anargiri» (cioè, che curavano gratis) finiti martiri di Diocleziano. Erano lì per una visita agli occhi della superiora e avevano chiesto di poter pregare sulla salma del boss, appena morto senza sacramenti. Voi direte: ma a che sarebbe servito, visto che non si era pentito in senso cattolico dei suoi peccati? Risponderò come rispose Cristo ai sadducei: a Dio tutto è possibile.<br />Per esempio, oggi sappiamo che, in tema di espianti, si dichiara clinicamente morto uno a cui batte ancora il cuore (se no, l'espianto non è praticabile). Dunque, non sappiamo che cosa accade nella testa di uno «morto» negli ultimi infinitesimi istanti dell'agonia, quando non dà alcun segno ma neanche i medici sanno che cosa accade nella sua testa pur se, da protocollo, cerebralmente defunta. E poi, che male fa permettere a tre suore di dire un requiem? Bah, per fortuna, come recita la Scrittura di domenica scorsa, «le mie vie non sono le vostre vie», dice il Signore. Per quanto mi riguarda, ho appena dato alle stampe la mia ultima fatica, Il manuale del diavolo (Cantagalli), in cui è descritto anche come e qualmente nell'Altro Lato avremo molte sorprese. Scopriremo che c'è un sacco di gente che non avrebbe dovuto esserci, mentre mancano molti di quelli che credevamo ci fossero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57181056</guid><pubDate>Tue, 10 Oct 2023 21:23:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57181056/e_giusto_pregare_per_matteo_messina_denaro.mp3" length="5442976" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567

E' GIUSTO PREGARE PER MATTEO MESSINA DENARO? di Rino Cammilleri
Santa Teresina di Lisieux, quand'era ancora ragazzina ma già aveva in animo il chiostro, chiese con insistenza a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567</a><br /><br />E' GIUSTO PREGARE PER MATTEO MESSINA DENARO? di Rino Cammilleri<br />Santa Teresina di Lisieux, quand'era ancora ragazzina ma già aveva in animo il chiostro, chiese con insistenza a Dio una grazia speciale. Un rinomato pluriomicida, il criminale più famoso di Francia, catturato dopo anni di efferatezze stava per salire sulla ghigliottina. Teresina pregò fervidamente per diversi giorni, anche perché il condannato aveva rifiutato i conforti religiosi. La piccola futura santa domandava la salvezza di quell'anima perduta. Non aveva detto Cristo che bisognava pregare gli uni per gli altri? E chi più bisognoso di preghiere di un cattivo conclamato a rischio di dannazione eterna? Seguì dalla finestra l'ascesa del condannato al palco del patibolo. Gli tagliarono il colletto e stavano per distenderlo sull'asse sotto la lama. Come da prassi, un sacerdote lo seguiva brandendo un crocifisso. Ebbene, proprio all'ultimo istante, con un gesto che stupì tutti, il condannato si voltò e con uno scatto inatteso si chinò a baciare fugacemente il crocifisso. Poi la lama calò sul suo collo. Teresina era felice: all'ultimo momento era stata esaudita.<br />A ben pensarci, il primo santo a essere canonizzato da Cristo in persona è il Buon Ladrone, un tagliagole da strada che, in extremis, si era raccomandato al Messia. Pregare dunque per i cattivi? E per chi se no? Sono i malati ad aver bisogno del medico, non i sani, lo dice il Vangelo. Per questo la Chiesa ha sempre accompagnato sul patibolo i condannati a morte. I «santi impiccati», come li chiamava san Giuseppe Cafasso, già precettore di don Bosco e cappellano nelle carceri savoiarde. Li scortava sulla carretta che li portava alla forca, impartiva loro gli ultimi i sacramenti e li assolveva in confessione. Con la morte fisica espiavano le loro colpe, ma col pentimento finale avevano diritto a entrare nel Regno dei Cieli, per questo don Cafasso li chiamava i suoi «santi impiccati». Come, appunto, il Buon Ladrone.<br />Si badi, Latro-onis per i romani era il brigante assassino; il ladro semplice era fur-is. Dunque, si trattava di un pluriomicida che sgozzava la gente per derubarla sulla pericolosa strada per Gerico. Ebbene, la Chiesa del 2023 pare riempirsi la bocca di «poveri» e di «ultimi», però sta molto più attenta alla sua immagine social e politically correct, altrimenti avrebbero protestato vivamente per il divieto imposto a tre suore di pregare per l'anima di Matteo Messina Denaro. Certo, le tre possono anche pregare nel chiuso del loro convento di clausura, ma è una fatto che all'ospedale dell'Aquila non le hanno fatte entrare.<br />Madre Donatella, suor Emanuela e suor Teresa Benedetta, sono benedettine del monastero dei santi Cosma e Damiano, i due gemelli medici «anargiri» (cioè, che curavano gratis) finiti martiri di Diocleziano. Erano lì per una visita agli occhi della superiora e avevano chiesto di poter pregare sulla salma del boss, appena morto senza sacramenti. Voi direte: ma a che sarebbe servito, visto che non si era pentito in senso cattolico dei suoi peccati? Risponderò come rispose Cristo ai sadducei: a Dio tutto è possibile.<br />Per esempio, oggi sappiamo che, in tema di espianti, si dichiara clinicamente morto uno a cui batte ancora il cuore (se no, l'espianto non è praticabile). Dunque, non sappiamo che cosa accade nella testa di uno «morto» negli ultimi infinitesimi istanti dell'agonia, quando non dà alcun segno ma neanche i medici sanno che cosa accade nella sua testa pur se, da protocollo, cerebralmente defunta. E poi, che male fa permettere a tre suore di dire un requiem? Bah, per fortuna, come recita la Scrittura di domenica scorsa, «le mie vie non sono le vostre vie», dice il Signore. Per quanto mi riguarda, ho appena dato alle stampe la mia ultima fatica, Il manuale del...]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:keywords>cattivi,inextremis,matteomessinadenaro,pregare,santiimpiccati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10be3ee67922cee51810c753eff2728a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maria Stuarda, la regina decapitata perchè cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maria-stuarda-la-regina-decapitata-perche-cattolica--56626570</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515</a><br /><br />MARIA STUARDA, LA REGINA DECAPITATA PERCHE' CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Nessuna donna nella storia ha mai impressionato l'immaginario come questa sfortunata regina cattolica. Romanzi e tragedie (vi si cimentarono anche Alfieri e Schiller), opere liriche (Mercadante, Donizetti, etc), film. Di questi ultimi - ben 38 - il primo è addirittura del 1895; tra i migliori, uno del 1936 Katharine Hepburn e la regia di John Ford, fino all'ultimo del 2018 con Margot Robbie Saoirse Ronan, attrice straordinariamente somigliante alla vera Maria Stuarda.<br />Qui, in omaggio al politicamente corretto, ci sono lord inglesi e scozzesi impersonati da attori afroamericani, quasi che ogni epoca senta il bisogno di rendere omaggio alla scozzese Mary Stewart che in Francia modificò il suo cognome nel più pronunciabile Stuart. La sorella di Enrico VIII, Margaret, era sua nonna. Perciò il trono d'Inghilterra sarebbe spettato a lei.<br /><br />INFANZIA TRAVAGLIATA<br />Nata nel 1542, suo padre era Giacomo V, re di Scozia, che morì quando lei era in fasce. Cominciate le guerre con l'inglesi, il re scozzese fu sconfitto e morì, trentenne, di colera. Sua moglie Marie de Guise, secondo il trattato di pace avrebbero dovuto far sposare la figlia con Edoardo VI, figlio di Enrico VIII e Jane Seymour, protestante. Rifiutò e mandò al sicuro la piccola in Francia, storica allegata della Scozia. Maria Struart (Stuarda, all'italiana) crebbe alla corta di Caterina de' Medici, dove divenne coltissima (parlava sei lingue). I contemporanei la descrivono come alta, bella e d'incedere maestoso. Ottima cacciatrice e cavallerizza, a 16 anni sposò il figlio della medici, Francesco II, e divenne regina di Francia. Ma lui morì ben presto, e altrettanto presto lei si accorse che due regine vedove in Francia erano troppe. Cosi tornò in Scozia e vi si assise come regina. Ma trovò che il paese era diventato ormai calvinista a causa della predicazione del fanatico John Knox (sempre presentato così anche nei film).<br /><br />TRADITA DALLA TOLLERANZA<br />Lei nata il giorno dell'Immacolata, realisticamente lasciò libertà di credo, ma non volle assolutamente cambiare il suo. Intanto in Inghilterra saliva al trono Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.<br />Il re scismatico aveva generato Maria Tudor con la moglie legittima Caterina d'Aragona. Maria I aveva regnato e si era sposata con Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V. La Francia, trovatasi accerchiata dagli Asburgo, prese a fomentare il dissenso contro Maria I, anche se questa aveva restaurato il cattolicesimo in Inghilterra. E il dissenso era costituito da tutti quelli che si erano arricchiti con l'espropriazione dei beni della Chiesa effettuata da Enrico VIII. E che non aveva alcuna intenzione di restituire.<br />Purtroppo, nata e cresciuta in mezzo agli intrighi e sempre in pericolo di vita, quando Maria I poté cingere la corona aveva ormai 37 anni, 38 quando sposò il molto più giovane Filippo di Spagna. Così, non ebbe prole e l'unica sperata gravidanza si rivelò un tumore maligno che presto la portò alla tomba.<br />Morto anzitempo anche il successore Edoardo VI, Elisabetta si trovò, oltre che scomunicata da papa San Pio V (il che significava che i suoi sudditi cattolici erano sciolti da ogni dovere di obbedienza), con una temibilissima concorrente, Maria di Scozia, che tutti i legittimati, anche protestanti, consideravano la vera avente diritto al trono d'Inghilterra. Maria, intanto, si era accorta del gravissimo errore di aver concesso libertà religiosa, cosa che Maria I di Tudor si era ben guardata dal commettere nel suo regno. La tolleranza, infatti, rafforzò il potere della nobiltà protestante e lei, per blindarsi, comprese che doveva avere un erede. Ma non c'erano molti giovani maschi tra le teste coronate di quel tempo. Gli unici due potevano essere l'arciduca Carlo d'Austria, figlio dell'imperatore Carlo I, e don Carlos, figlio di Filippo II di Spagna.<br />Le trattative col primo fallirono, e il secondo era uno psicolabile. La fretta indusse Maria a sposare il cugino Enrico Stuart, lord Darnley. La cosa gettò Elisabetta I nell'angoscia, perché anche quest'ultimo era nipote di Margaret, sorella di Enrico VIII.<br />Così adesso i titolari di diritti sul trono inglese erano due, per giunta marito e moglie.<br /><br />SUL PATIBOLO CON IL VELO DA SPOSA<br />A Maria, incinta e ben presto trascurata dal marito, non rimase che un amico confidente, il fidato segretario italiano Davide Rizzio, così che Knox prese ad accusarla di adulterio. Darnley finì ucciso e Rizzio massacrato. La propaganda puntò il dito contro la regina. Lei allora venne rapita e stuprata da lord Bothwell, che fu costretta a sposare con rito protestante. Ormai sfuggitale di mano la situazione, dovette accettare di abdicare a favore del figlio Giacomo VI, un bambino. Nel 1568 fuggì dal castello in cui era rinchiusa e riuscì a radunare un esercito che condusse personalmente in battaglia. Ma, sconfitta dovette chiedere asilo a Elisabetta I, di cui rimase prigioniera praticamente per vent'anni seguenti.<br />Elisabetta esitava a far giustiziare una regina di diritto divino che era pure sua cugina. Ma la presenza in vita di Maria era un rischio costante per il suo trono. Sempre oggetto di intrighi e congiure, per lei viva Elisabetta non poteva dormire sonni tranquilli. Alla fine una serie di lettere opportunamente "rinvenute", incastrarono Maria per l'uccisione del marito. Mai prima un re o una regina erano stati sottoposti a processo.<br />Ma i legulei di corte trovarono la gabola necessaria. Nel 1587 Maria Stuarda salì sul patibolo, vestita di nero, ma con un velo bianco da sposa. Si tolse l'abito e rimase con quello che aveva sotto: rosso, il colore dei martiri cattolici.<br />Al boia servirono due colpi per spaccarle la testa.<br />Elisabetta? Quello che in tutta la vita aveva cercato di evitare si realizzò in pieno: non avendo figli, il suo trono andò al figlio di Maria, Giacomo VI Stuart di Scozia, che divenne Giacomo I, d'Inghilterra e Scozia. Il quale volle che sua madre fosse seppellita a Westminster, nella tomba dei re (cosa che Elisabetta non aveva permesso). A proposito, il lettore avrà notato quante Marie ci sono in questa storia. Il fatto è che la Gran Bretagna fino allo scisma si gloriava del titolo di "Dote di Maria", la più devota alla Madonna nella nazioni cristiane.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56626570</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 20:49:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56626570/maria_stuarda_la_regina_decapitata_perch_cattolica.mp3" length="8140289" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515

MARIA STUARDA, LA REGINA DECAPITATA PERCHE' CATTOLICA di Rino Cammilleri
Nessuna donna nella storia ha mai impressionato l'immaginario come questa sfortunata regina cattolica....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515</a><br /><br />MARIA STUARDA, LA REGINA DECAPITATA PERCHE' CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Nessuna donna nella storia ha mai impressionato l'immaginario come questa sfortunata regina cattolica. Romanzi e tragedie (vi si cimentarono anche Alfieri e Schiller), opere liriche (Mercadante, Donizetti, etc), film. Di questi ultimi - ben 38 - il primo è addirittura del 1895; tra i migliori, uno del 1936 Katharine Hepburn e la regia di John Ford, fino all'ultimo del 2018 con Margot Robbie Saoirse Ronan, attrice straordinariamente somigliante alla vera Maria Stuarda.<br />Qui, in omaggio al politicamente corretto, ci sono lord inglesi e scozzesi impersonati da attori afroamericani, quasi che ogni epoca senta il bisogno di rendere omaggio alla scozzese Mary Stewart che in Francia modificò il suo cognome nel più pronunciabile Stuart. La sorella di Enrico VIII, Margaret, era sua nonna. Perciò il trono d'Inghilterra sarebbe spettato a lei.<br /><br />INFANZIA TRAVAGLIATA<br />Nata nel 1542, suo padre era Giacomo V, re di Scozia, che morì quando lei era in fasce. Cominciate le guerre con l'inglesi, il re scozzese fu sconfitto e morì, trentenne, di colera. Sua moglie Marie de Guise, secondo il trattato di pace avrebbero dovuto far sposare la figlia con Edoardo VI, figlio di Enrico VIII e Jane Seymour, protestante. Rifiutò e mandò al sicuro la piccola in Francia, storica allegata della Scozia. Maria Struart (Stuarda, all'italiana) crebbe alla corta di Caterina de' Medici, dove divenne coltissima (parlava sei lingue). I contemporanei la descrivono come alta, bella e d'incedere maestoso. Ottima cacciatrice e cavallerizza, a 16 anni sposò il figlio della medici, Francesco II, e divenne regina di Francia. Ma lui morì ben presto, e altrettanto presto lei si accorse che due regine vedove in Francia erano troppe. Cosi tornò in Scozia e vi si assise come regina. Ma trovò che il paese era diventato ormai calvinista a causa della predicazione del fanatico John Knox (sempre presentato così anche nei film).<br /><br />TRADITA DALLA TOLLERANZA<br />Lei nata il giorno dell'Immacolata, realisticamente lasciò libertà di credo, ma non volle assolutamente cambiare il suo. Intanto in Inghilterra saliva al trono Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.<br />Il re scismatico aveva generato Maria Tudor con la moglie legittima Caterina d'Aragona. Maria I aveva regnato e si era sposata con Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V. La Francia, trovatasi accerchiata dagli Asburgo, prese a fomentare il dissenso contro Maria I, anche se questa aveva restaurato il cattolicesimo in Inghilterra. E il dissenso era costituito da tutti quelli che si erano arricchiti con l'espropriazione dei beni della Chiesa effettuata da Enrico VIII. E che non aveva alcuna intenzione di restituire.<br />Purtroppo, nata e cresciuta in mezzo agli intrighi e sempre in pericolo di vita, quando Maria I poté cingere la corona aveva ormai 37 anni, 38 quando sposò il molto più giovane Filippo di Spagna. Così, non ebbe prole e l'unica sperata gravidanza si rivelò un tumore maligno che presto la portò alla tomba.<br />Morto anzitempo anche il successore Edoardo VI, Elisabetta si trovò, oltre che scomunicata da papa San Pio V (il che significava che i suoi sudditi cattolici erano sciolti da ogni dovere di obbedienza), con una temibilissima concorrente, Maria di Scozia, che tutti i legittimati, anche protestanti, consideravano la vera avente diritto al trono d'Inghilterra. Maria, intanto, si era accorta del gravissimo errore di aver concesso libertà religiosa, cosa che Maria I di Tudor si era ben guardata dal commettere nel suo regno. La tolleranza, infatti, rafforzò il potere della nobiltà protestante e lei, per blindarsi, comprese che doveva avere un erede. Ma non c'erano molti giovani maschi tra le teste coronate di...]]></itunes:summary><itunes:duration>509</itunes:duration><itunes:keywords>giacomovi,janeseymour,johnknox,mariastuarda,marystuart</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46e7b1931eba72b627a32ad4184691ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non dobbiamo dimenticare i pasticci sul covid di Conte e Speranza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-dobbiamo-dimenticare-i-pasticci-sul-covid-di-conte-e-speranza--56219613</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7471" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />NON DOBBIAMO DIMENTICARE I PASTICCI SUL COVID DI CONTE E SPERANZA di Rino Cammilleri<br />L'ex assessore lucano e la new entry Giuseppi, che nessuno aveva votati e nemmeno mai sentiti, si sono ritrovati, per nostra punizione divina, al timone d'Italia nella churchilliana ora più buia. E hanno fatto l'unica cosa che sapevano fare: casino. Ricordate i no-vax triestini innaffiati dai cannoni della polizia mentre dicevano il rosario? Manco gli sfasciatutto amici di Cospito meritarono tanto. Alla fine della fiera, giustamente denunciati, chi davvero comanda in questo Paese ha debitamente archiviato. Eh, sì, in fondo c'è da capirli: se stabiliamo il principio che un capo di governo può essere condannato per le sue scelte, nessun premier o ministro futuro si salva.<br />Perciò, cosa fatta capo ha, chi ha avuto ha avuto, scurdammoce 'o passato, siamo o non siamo il Paese di Pulcinella? Ai cornuti&amp;mazziati, ai fessi&amp;gabbati, ai cretini&amp;contenti non rimane che il voto (finché ce lo permettono, ma si stanno organizzando per sbarazzarsi una volta e per sempre anche di questi ludi cartacei che disturbano il manovratore) e il solito libro di amarcord. Il mio personale, grazie al cielo solo grottesco, è il seguente: io e mia moglie, conviventi e debitamente mascherati, ci stavamo recando in farmacia lungo una via deserta. Passa l'auto della polizia locale, si ferma e ci intima di separarci. Spiego, obietto, chiarisco. Niente. Così, su due marciapiedi paralleli ma separati, io e mia moglie ci dirigemmo alla farmacia, dove ci riunimmo tra noi e pure con gli altri clienti. E ora il Paese si ritrova di nuovo con Figliuolo e Bonaccini a coordinare. Eggià: la vaporiera qualcuno deve condurla e pare non ci sia altro sottomano.<br />Intanto, non ci resta che l'onanismo del «per non dimenticare», ed è per questo, in mancanza di meglio, che segnalo un importante libro: Aa.Vv., Ci hanno preso per il covid. Per non dimenticare tre anni di lockdown, mascherine, vaccini e abusi di potere. Per non dimenticare l'impennata di morti per miocardite, misteriose e abbondanti tra gli atleti. La risata della responsabile Pfizer quando in sede Ue le chiesero se i vaccini fossero stati testati. Risposta: naturalmente no, ma siete stati voi politici ad averci messo prescia. Miliardi di dosi ancora inutilizzate ma che vanno pagate lo stesso come da contratto. La gente che si è ritrovata inabile per sempre o addirittura cieca (ma aveva firmato la liberatoria alla quale non poteva sottrarsi).<br />Il segreto militare. Le autopsie negate. Il mistero sul perché l'Italia, dopo la Cina, sia stata la più colpita al mondo. E, perché no, risalendo per li rami, lo smantellamento precedente della sanità italica perché in camera caritatis ce lo chiedeva l'Europa. Per non dimenticare? No, ce ne dimenticheremo, perché i signori delle tre carte e i loro media (cioè tutti) in questo sono abilissimi. Del resto, è l'unica cosa che sanno fare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56219613</guid><pubDate>Tue, 25 Jul 2023 21:41:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56219613/non_dobbiamo_dimenticare_i_pasticci_sul_covid_di_conte_e_speranza.mp3" length="3948355" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482

NON DOBBIAMO DIMENTICARE I PASTICCI SUL COVID DI CONTE E SPERANZA di Rino Cammilleri
L'ex assessore lucano e la new entry Giuseppi, che nessuno aveva votati e nemmeno mai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482</a><a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7471" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br /><br />NON DOBBIAMO DIMENTICARE I PASTICCI SUL COVID DI CONTE E SPERANZA di Rino Cammilleri<br />L'ex assessore lucano e la new entry Giuseppi, che nessuno aveva votati e nemmeno mai sentiti, si sono ritrovati, per nostra punizione divina, al timone d'Italia nella churchilliana ora più buia. E hanno fatto l'unica cosa che sapevano fare: casino. Ricordate i no-vax triestini innaffiati dai cannoni della polizia mentre dicevano il rosario? Manco gli sfasciatutto amici di Cospito meritarono tanto. Alla fine della fiera, giustamente denunciati, chi davvero comanda in questo Paese ha debitamente archiviato. Eh, sì, in fondo c'è da capirli: se stabiliamo il principio che un capo di governo può essere condannato per le sue scelte, nessun premier o ministro futuro si salva.<br />Perciò, cosa fatta capo ha, chi ha avuto ha avuto, scurdammoce 'o passato, siamo o non siamo il Paese di Pulcinella? Ai cornuti&amp;mazziati, ai fessi&amp;gabbati, ai cretini&amp;contenti non rimane che il voto (finché ce lo permettono, ma si stanno organizzando per sbarazzarsi una volta e per sempre anche di questi ludi cartacei che disturbano il manovratore) e il solito libro di amarcord. Il mio personale, grazie al cielo solo grottesco, è il seguente: io e mia moglie, conviventi e debitamente mascherati, ci stavamo recando in farmacia lungo una via deserta. Passa l'auto della polizia locale, si ferma e ci intima di separarci. Spiego, obietto, chiarisco. Niente. Così, su due marciapiedi paralleli ma separati, io e mia moglie ci dirigemmo alla farmacia, dove ci riunimmo tra noi e pure con gli altri clienti. E ora il Paese si ritrova di nuovo con Figliuolo e Bonaccini a coordinare. Eggià: la vaporiera qualcuno deve condurla e pare non ci sia altro sottomano.<br />Intanto, non ci resta che l'onanismo del «per non dimenticare», ed è per questo, in mancanza di meglio, che segnalo un importante libro: Aa.Vv., Ci hanno preso per il covid. Per non dimenticare tre anni di lockdown, mascherine, vaccini e abusi di potere. Per non dimenticare l'impennata di morti per miocardite, misteriose e abbondanti tra gli atleti. La risata della responsabile Pfizer quando in sede Ue le chiesero se i vaccini fossero stati testati. Risposta: naturalmente no, ma siete stati voi politici ad averci messo prescia. Miliardi di dosi ancora inutilizzate ma che vanno pagate lo stesso come da contratto. La gente che si è ritrovata inabile per sempre o addirittura cieca (ma aveva firmato la liberatoria alla quale non poteva sottrarsi).<br />Il segreto militare. Le autopsie negate. Il mistero sul perché l'Italia, dopo la Cina, sia stata la più colpita al mondo. E, perché no, risalendo per li rami, lo smantellamento precedente della sanità italica perché in camera caritatis ce lo chiedeva l'Europa. Per non dimenticare? No, ce ne dimenticheremo, perché i signori delle tre carte e i loro media (cioè tutti) in questo sono abilissimi. Del resto, è l'unica cosa che sanno fare.]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:keywords>cihannopresoperilcovid,conte,covid,novax,speranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd5af1269e8c7e20b32211460911b7ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sacro graal</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacro-graal--56219705</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929</a><br /><br />IL SACRO GRAAL SI TROVA A VALENCIA, IN SPAGNA, E SUPERA LE PROVE DELLA STORIA E DELLA SCIENZA di Rino Cammilleri<br />Il martire che ha protetto il Graal, (...) Lorenzo, era uno dei diaconi di papa Sisto II al tempo delle persecuzioni. A Lorenzo era affidata anche la cassa della diocesi di Roma; in particolare, spettava a Lorenzo occuparsi dell'assistenza. Gli Apostoli avevano creato i primi sette diaconi appunto per questo, per sgravare se stessi dall'incombenza di dover provvedere alle vedove, agli orfani e ai bisognosi con i fondi che i primissimi cristiani mettevano in comune. Sisto II subì il martirio, poi toccò a Lorenzo.<br />A quest'ultimo fu riservato il supplizio della graticola perché rivelasse dove aveva messo le «ricchezze» della Chiesa. Lui indicò i poveri, per cui quelle «ricchezze» erano state spese. Poi gridò al carnefice che poteva anche rigirarlo, visto che da un lato era già «cotto», e rese l'anima a Dio. Lorenzo era ispanico, per questo il cattolicissimo imperatore Filippo II diede alla sua reggia la forma di un «escorial», una graticola.<br />Ebbene, nell'anno 258, poiché le cose si stavano mettendo male, Sisto II aveva affidato a Lorenzo alcuni preziosi oggetti da mettere al sicuro. Preziosi per la fede, s'intende. Lorenzo li aveva portati nel suo paese, a Huesca. Tra questi oggetti c'era anche una coppa di agata pregiata, quella con cui il papa diceva messa. Perché era speciale, quella coppa? Perché con essa usava celebrare San Pietro, che l'aveva portata a Roma da Antiochia, e ad Antiochia l'aveva portata da Gerusalemme. Con quella coppa i suoi ventidue successori celebrarono fino al tempo di Sisto II. Era la coppa che Gesù aveva usato nell'Ultima Cena. In essa il vino era stato trasformato nel suo Sangue. Infatti, la frase con cui nella messa si procedeva alla consacrazione era da considerarsi letterale: «…prese questo glorioso calice…». Ma la coppa che contenne il Sangue di Cristo è il Graal.<br />Che fine fece il Graal di Huesca? Attraversò il secoli passando per varie mani, sempre portato al sicuro per sottrarlo prima ai Vandali, ariani, e poi ai musulmani. Nel 1399 il re d'Aragona, Martín I, lo fece porre nella cattedrale di Saragozza e impreziosire con aggiunte in oro. Nel 1424 il re Alfonso il Magnanimo lo donò alla città di Valencia, che dal 1437 lo custodisce nella sua cattedrale. Con esso i papi Giovanni Paolo II e l'attuale Benedetto XVI, in visita, hanno celebrato la messa. Nel XX secolo è stato sottoposto a esami da parte di un pool di studiosi, i quali hanno concordemente convenuto che si tratta effettivamente di un oggetto in uso nella Palestina del I secolo.<br />Perché nel Medioevo il Graal si considerava «perduto» e, dunque, leggendario? Per il semplice fatto che la Spagna era dominata dagli islamici. E chi sapeva dov'era il Graal si guardava bene dall'aprire bocca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56219705</guid><pubDate>Tue, 25 Jul 2023 20:16:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56219705/il_sacro_graal.mp3" length="3652589" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929

IL SACRO GRAAL SI TROVA A VALENCIA, IN SPAGNA, E SUPERA LE PROVE DELLA STORIA E DELLA SCIENZA di Rino Cammilleri
Il martire che ha protetto il Graal, (...) Lorenzo, era uno dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929</a><br /><br />IL SACRO GRAAL SI TROVA A VALENCIA, IN SPAGNA, E SUPERA LE PROVE DELLA STORIA E DELLA SCIENZA di Rino Cammilleri<br />Il martire che ha protetto il Graal, (...) Lorenzo, era uno dei diaconi di papa Sisto II al tempo delle persecuzioni. A Lorenzo era affidata anche la cassa della diocesi di Roma; in particolare, spettava a Lorenzo occuparsi dell'assistenza. Gli Apostoli avevano creato i primi sette diaconi appunto per questo, per sgravare se stessi dall'incombenza di dover provvedere alle vedove, agli orfani e ai bisognosi con i fondi che i primissimi cristiani mettevano in comune. Sisto II subì il martirio, poi toccò a Lorenzo.<br />A quest'ultimo fu riservato il supplizio della graticola perché rivelasse dove aveva messo le «ricchezze» della Chiesa. Lui indicò i poveri, per cui quelle «ricchezze» erano state spese. Poi gridò al carnefice che poteva anche rigirarlo, visto che da un lato era già «cotto», e rese l'anima a Dio. Lorenzo era ispanico, per questo il cattolicissimo imperatore Filippo II diede alla sua reggia la forma di un «escorial», una graticola.<br />Ebbene, nell'anno 258, poiché le cose si stavano mettendo male, Sisto II aveva affidato a Lorenzo alcuni preziosi oggetti da mettere al sicuro. Preziosi per la fede, s'intende. Lorenzo li aveva portati nel suo paese, a Huesca. Tra questi oggetti c'era anche una coppa di agata pregiata, quella con cui il papa diceva messa. Perché era speciale, quella coppa? Perché con essa usava celebrare San Pietro, che l'aveva portata a Roma da Antiochia, e ad Antiochia l'aveva portata da Gerusalemme. Con quella coppa i suoi ventidue successori celebrarono fino al tempo di Sisto II. Era la coppa che Gesù aveva usato nell'Ultima Cena. In essa il vino era stato trasformato nel suo Sangue. Infatti, la frase con cui nella messa si procedeva alla consacrazione era da considerarsi letterale: «…prese questo glorioso calice…». Ma la coppa che contenne il Sangue di Cristo è il Graal.<br />Che fine fece il Graal di Huesca? Attraversò il secoli passando per varie mani, sempre portato al sicuro per sottrarlo prima ai Vandali, ariani, e poi ai musulmani. Nel 1399 il re d'Aragona, Martín I, lo fece porre nella cattedrale di Saragozza e impreziosire con aggiunte in oro. Nel 1424 il re Alfonso il Magnanimo lo donò alla città di Valencia, che dal 1437 lo custodisce nella sua cattedrale. Con esso i papi Giovanni Paolo II e l'attuale Benedetto XVI, in visita, hanno celebrato la messa. Nel XX secolo è stato sottoposto a esami da parte di un pool di studiosi, i quali hanno concordemente convenuto che si tratta effettivamente di un oggetto in uso nella Palestina del I secolo.<br />Perché nel Medioevo il Graal si considerava «perduto» e, dunque, leggendario? Per il semplice fatto che la Spagna era dominata dagli islamici. E chi sapeva dov'era il Graal si guardava bene dall'aprire bocca.]]></itunes:summary><itunes:duration>229</itunes:duration><itunes:keywords>escorial,graal,huesca,lorenzo,sistoii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/91ace3ce7183701641f1838afed13cce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scontri di musulmani con la polizia mettono a ferro e fuoco la Francia (tra poco in Italia?)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scontri-di-musulmani-con-la-polizia-mettono-a-ferro-e-fuoco-la-francia-tra-poco-in-italia--55997599</link><description><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873</a><br /><br />SCONTRI DI MUSULMANI CON LA POLIZIA METTONO A FERRO E FUOCO LA FRANCIA (TRA POCO IN ITALIA?) di Rino Cammilleri<br />«Che bella la società multietnica!», cinguettava giuliva anni fa un’ochetta del giornalismo che aveva appena visto Guerre Stellari. Invece, malgrado i patetici tentativi degli spot pubblicitari di mostrarci un mondo interrazziale felice, malgrado Hollywood che sempre più spesso infila coppie miste con figli mulatti nei copioni, malgrado la felicità artificiale della pizza e della Coca-Cola, malgrado l’inclusione di africani pure nella Primavera di Botticelli, la realtà, quella vera, è la Francia di questi giorni. Perché le sue città sono esplose per la morte di un maghrebino pluripregiudicato? Qual è il segnale che si vuole dare: se tocchi uno di noi scoppia la guerra? Ed è lo stesso segnale inaugurato nei soliti Usa: se tocchi un black si scatena l’inferno.<br />Mica per protestare contro un sistema che permette a quattro gatti di essere più ricchi di Dio mentre tutti gli altri sopravvivono coi sussidi o sotto i ponti, no. A New York ci sono centomila senzatetto. Sì, avete letto bene, centomila. Cioè, una città delle dimensioni di Piacenza vive per strada nella capitale del mondo ex cristiano. I Love N.Y. Sì, sui cappellini e le magliette, laddove i sondaggi dicono che chi può se ne scappa. A San Francisco, la capitale del woke, è anche peggio, con in più un intero quartiere di soli tossici. Gli americani fanno la rivoluzione per questo stato di cose? Macché, la fanno se un poliziotto, pur nero, spara a un delinquente nero. In Francia non sanno più dove reclutare poliziotti perché l’emorragia per dimissioni è inarrestabile, e aumenta di anno in anno. In Francia hanno creduto di importare manodopera, invece sono arrivati nordafricani musulmani. Il livello culturale che sta dietro alle rivolte delle banlieues francesi (ma anche americane e svedesi e olandesi e del resto d’Europa) lo si vede quando si contano i danni: i negozi più saccheggiati sono quelli della Nike, ed è tutto dire. Ma dov’erano i sociologi quando il progetto mondiale svuotaTerzoMondo è stato varato? Non lo sapevano che ogni immigrato tende a insediarsi dove già ci sono altri del suo paese? Da qui le varie Chinatown, Harlem nero e Harlem ispanico, le banlieues, i quartieri islamici eccetera.<br />Avete mai visto il film Colors con Sean Penn e Robert Duvall? È del 1988, cioè di quasi quarant’anni fa, ma mostrava quella che già allora per gli americani era una regola: un bianco che entra in un quartiere nero lo fa a suo rischio e pericolo. Bel colpo. Povera Francia, lei e la sua grandeur. Chi pagherà gli immensi danni, adesso? Chi li ha provocati? Seeeh! Sarà il solito popolo bue, a cui avevano promesso che l’immigrazione avrebbe rimpinguato le pensioni. Guardatele bene, le immagini francesi, perché tra breve toccherà a noi. E lasciate perdere i giochetti sul ministro che irrideva la Meloni sull’immigrazione e invece dovrebbe guardare in casa sua. Sì, perché neanche la Meloni è in grado di risparmiarci un futuro francese prossimo, molto prossimo. Un tempo l’Impero Romano questi giovani testecalde in eccesso li arruolava di forza nelle legioni e li mandava a difendere il limes. Solo che il Senato Romano non aveva al suo interno comunisti, pentastellati e preti di strada.<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola, nell'articolo seguente dal titolo "17enne ucciso da un agente: la Francia è tutta una banlieue" parla del 17enne, già noto alle forze dell'ordine, ucciso da un agente e tutto quello che è seguito. Ora il clima di violenza, anche giovanile, divampa senza freni.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 giugno 2023:<br />È un caos di auto in fiamme, incendi dei palazzi delle istituzioni, strade occupate per interdire il traffico di tram ed autobus - alcuni dei quali bruciati completamente -, petardi lanciati contro le forze dell'ordine, bande in passamontagna e armate di fucile, la Francia di Macron la mattina del 29 giugno. In una sola notte sono state arrestate 150 persone e mentre scriviamo il bilancio degli ufficiali feriti sale a 130 e la devastazione è ovunque. A scatenare i disordini violenti è stata la diffusione sui social di un video che ritrae un agente, la mattina del 27 giugno, a Nanterre - periferia ovest di Parigi - mentre spara e uccide un 17enne, che, alla guida di un'auto, si rifiuta di fermarsi ad un posto di blocco. Adesso, l'ufficiale è in arresto e contro di lui è stata aperta un'inchiesta per omicidio colposo.<br />Il fatto di cronaca fa particolarmente discutere anche perché, nel 2017, la Francia, in seguito agli attentati di Nizza, ha approvato una legge che consente l'uso delle armi alle forze dell'ordine in casi di «assoluta necessità e in materia strettamente proporzionata», e al di fuori della legittima difesa, il che autorizza la polizia a sparare di più.<br />Nahel, il 17enne che ha perso la vita mentre guidava senza patente, era già noto alle forze dell'ordine: cinque rifiuti di fermarsi ad un posto di blocco - l'ultimo solo la settimana prima di perdere la vita - e dodici arresti per reati vari tra cui spaccio di droga.<br />Uno dei primissimi a commentare i fatti è stato proprio Macron: «niente giustifica la morte di un giovane: è imperdonabile». Condannando immediatamente il poliziotto, il Presidente non ha lasciato che fosse la giustizia a dare sentenze. È il solito tranello in cui cade ancora la Francia: in nome dell'emozione si dimentica di condannare la violenza indifendibile.<br />E sebbene per due giorni anche la stampa internazionale ha provato a scagionare il ragazzino, la ricostruzione del pubblico ministero di Nanterre ha confermato la versione degli agenti. Avevano provato a fermare la Mercedes, con targa polacca, che Nahel guidava senza patente a gran velocità, e con la quale aveva già provato ad investire pedoni e ciclisti, per ben due volte prima dello scontro, poi fatale, con gli ultimi due agenti.<br />A Nanterre, capoluogo del dipartimento Hauts-de-Seine, è difficile trovare un ragazzo che non sia mai stato fermato o posto in custodia dalla polizia. Un territorio fortemente interessato dall'immigrazione, che oggi è il 25,5% della popolazione, e che già nel 1981 era oggetto di attenzione per il dilagare di delinquenza, spaccio di droghe e immigrati allo sbando. È bastato poco così che la morte del ragazzino innescasse un'ondata di proteste violentissime nella banlieue di Nanterre, - non meno di 1.200 uomini sono stati mobilitati per ristabilirvi l'ordine solo il primo giorno.<br />E in un baleno la rabbia è divampata in diversi distretti dell'Île-de-France - dove la strategia di riconquista repubblicana portata avanti da Emmanuel Macron dal 2017 tarda a dare i suoi frutti - e poi in lungo e largo nel Paese. Così, mentre il municipio di Mantes la-Jolie era ostaggio di molotov, bande incappucciate hanno effettuato incursioni contro la polizia e gli edifici pubblici ad Asnières, Colombes e persino a Clichy-sous-Bois. Anche Parigi non è stata risparmiata, con incendi e lanci di proiettili registrati nel 20° e 15° arrondissement.<br />I rischi di contagio sono stati presi molto sul serio dagli analisti del ministero dell'Interno, ma nessuno è riuscito a fermarli. E così che in una notte la realtà ha assunto le sembianze di uno scenario uscito da Netflix. A Garges-lès-Gonesse, Val-d'Oise, nella periferia parigina, il municipio è stato incendiato completamente. A Lione, e nei comuni del suo agglomerato, la polizia è stata bersaglio di fuochi d'artificio. A Villeurbanne il lancio di petardi contro un palazzo ha provocato la distruzione di almeno trentacinque appartamenti. Secondo il sindaco di Lione, in città sono stati in tantissimi a rivoltarsi contro la polizia. Sono state ben 25 le stazioni distrutte in una notte in varie località. A Bezons, Val-d'Oise, i saccheggiatori hanno dato fuoco ad una scuola elementare.<br />Approfittando dei disordini, s'è tentato anche di far evadere alcuni detenuti dal carcere di Fresnes. Il ministro della giustizia, Éric Dupond-Moretti, è andato subito a far visita al carcere preso d'assalto: «Tutti quelli che sputano sulla polizia e sulla giustizia sono i complici morali di quello che sta succedendo». Per tutta la giornata di giovedì 29 giugno, le opposizioni di destra del Paese hanno chiesto l'istituzione dello stato di emergenza, e alcuni sindaci l'hanno adottato in autonomia nella serata di ieri fino a lunedì prossimo. Lo schema di queste rivolte è il solito degli ultimi trent'anni. «Spesso la sorgente è un intervento della polizia che finisce male.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55997599</guid><pubDate>Tue, 04 Jul 2023 21:45:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55997599/scontri_di_musulmani_con_la_polizia_mettono_a_ferro_e_fuoco_la_francia_tra_poco_in_italia.mp3" length="12883217" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&amp;amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873

SCONTRI DI MUSULMANI CON LA POLIZIA METTONO A FERRO E...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873</a><br /><br />SCONTRI DI MUSULMANI CON LA POLIZIA METTONO A FERRO E FUOCO LA FRANCIA (TRA POCO IN ITALIA?) di Rino Cammilleri<br />«Che bella la società multietnica!», cinguettava giuliva anni fa un’ochetta del giornalismo che aveva appena visto Guerre Stellari. Invece, malgrado i patetici tentativi degli spot pubblicitari di mostrarci un mondo interrazziale felice, malgrado Hollywood che sempre più spesso infila coppie miste con figli mulatti nei copioni, malgrado la felicità artificiale della pizza e della Coca-Cola, malgrado l’inclusione di africani pure nella Primavera di Botticelli, la realtà, quella vera, è la Francia di questi giorni. Perché le sue città sono esplose per la morte di un maghrebino pluripregiudicato? Qual è il segnale che si vuole dare: se tocchi uno di noi scoppia la guerra? Ed è lo stesso segnale inaugurato nei soliti Usa: se tocchi un black si scatena l’inferno.<br />Mica per protestare contro un sistema che permette a quattro gatti di essere più ricchi di Dio mentre tutti gli altri sopravvivono coi sussidi o sotto i ponti, no. A New York ci sono centomila senzatetto. Sì, avete letto bene, centomila. Cioè, una città delle dimensioni di Piacenza vive per strada nella capitale del mondo ex cristiano. I Love N.Y. Sì, sui cappellini e le magliette, laddove i sondaggi dicono che chi può se ne scappa. A San Francisco, la capitale del woke, è anche peggio, con in più un intero quartiere di soli tossici. Gli americani fanno la rivoluzione per questo stato di cose? Macché, la fanno se un poliziotto, pur nero, spara a un delinquente nero. In Francia non sanno più dove reclutare poliziotti perché l’emorragia per dimissioni è inarrestabile, e aumenta di anno in anno. In Francia hanno creduto di importare manodopera, invece sono arrivati nordafricani musulmani. Il livello culturale che sta dietro alle rivolte delle banlieues francesi (ma anche americane e svedesi e olandesi e del resto d’Europa) lo si vede quando si contano i danni: i negozi più saccheggiati sono quelli della Nike, ed è tutto dire. Ma dov’erano i sociologi quando il progetto mondiale svuotaTerzoMondo è stato varato? Non lo sapevano che ogni immigrato tende a insediarsi dove già ci sono altri del suo paese? Da qui le varie Chinatown, Harlem nero e Harlem ispanico, le banlieues, i quartieri islamici eccetera.<br />Avete mai visto il film Colors con Sean Penn e Robert Duvall? È del 1988, cioè di quasi quarant’anni fa, ma mostrava quella che già allora per gli americani era una regola: un bianco che entra in un quartiere nero lo fa a suo rischio e pericolo. Bel colpo. Povera Francia, lei e la sua grandeur. Chi pagherà gli immensi danni, adesso? Chi li ha provocati? Seeeh! Sarà il solito popolo bue, a cui avevano promesso che l’immigrazione avrebbe rimpinguato le pensioni. Guardatele bene, le immagini francesi, perché tra breve toccherà a noi. E lasciate perdere i giochetti sul ministro che irrideva la Meloni sull’immigrazione e invece dovrebbe guardare in casa sua. Sì, perché neanche la Meloni è in grado di risparmiarci un futuro francese prossimo, molto prossimo. Un tempo l’Impero Romano questi giovani testecalde in eccesso li arruolava di forza nelle legioni e li mandava a difendere il limes. Solo che il Senato Romano non aveva al suo interno comunisti, pentastellati e preti di strada.<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola, nell'articolo seguente dal titolo "17enne ucciso da un agente: la Francia è tutta una banlieue" parla del 17enne, già noto alle forze dell'ordine, ucciso da un agente e tutto...]]></itunes:summary><itunes:duration>806</itunes:duration><itunes:keywords>francia,guerrestellari,multiculturalismo,nahel,scontri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7a7506275b5e3fa904ba8ed8d7c5faed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inutile Instrumentum Laboris del sinodo sul sinodo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inutile-instrumentum-laboris-del-sinodo-sul-sinodo--55279343</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465</a><br /><br />L'INUTILE INSTRUMENTUM LABORIS DEL SINODO SUL SINODO di Rino Cammilleri<br />Se si vanno a vedere tutti i grandi convertiti della storia (san Paolo, sant'Agostino...) ci si accorge che si tratta di personaggi che stavano bene dov'erano ma che poi hanno dovuto arrendersi a qualcosa di più forte di loro e dei loro costrutti: l'evidenza. O la Verità, come la chiamavano loro. E da quel momento hanno preferito farsi ammazzare pur di proclamarla. Anch'io sono un convertito. Non grande, certo, ma anch'io stavo bene dov'ero prima di dover affrontare torme di trolls, di detrattori, di haters e di insultatori (alcuni dei quali li troverete qui sotto, tra i commenti).<br />Andavo appresso a Pannella prima di incespicare sulla Via di Damasco. E, come san Paolo e come sant'Agostino, nulla sapendo di quel che mi aveva folgorato avevo bisogno di qualcuno che mi spiegasse, che mi dicesse che cosa fare adesso, come comportarmi, come vivere (il perché ormai lo sapevo). A questo, scopersi, serviva la Chiesa. Cristo, se vogliamo metterlo tra i grandi fondatori di religioni, non aveva lasciato scritto niente. Aveva solo formato un suo staff che aveva istruito per tre anni prima di andarsene. Cioè, aveva creato una Chiesa. A cui aveva affidato ogni compito. Con l'assistenza dello Spirito. Infatti, nell'istruzione triennale molte cose erano state tralasciate. E subito gli Apostoli si ritrovarono a decidere su qualcosa su cui Cristo non aveva lasciato direttive: i pagani che diventavano cristiani, occorreva circonciderli o no? Gli Apostoli, consultato lo Spirito, decisero di no. E noi maschietti siamo loro grati.<br />Ebbene, io ho avuto la fortuna di diventare un convertito quando la Chiesa era ancora quella del Concilio di Trento, il quale aveva il dono del parlar poco e chiaro: «Si quis dixerit... anathema sit». «Se qualcuno dirà così e cosà, sia anatema». La vita del cristiano che voglia comportarsi da tale, infatti, è già difficile di suo senza che gliela si complichi con la vaghezza e l'indefinito. Sì, no, boh, fate voi: pare questo lo stile attuale. L'importante è non fare proselitismo (ecchevvordi' ?) e andare d'accordo con tutti. L'ultimo Concilio era solo «pastorale», cercando di venire incontro all'uomo moderno di settant'anni fa. E dal linguaggio stringato si passò ai Catechismi di ottocento pagine, laddove quello precedente ne aveva dieci. Si passò anche alla messa che tutti possono capire, così che se uno attraversa, che so, la Spagna, la sente in catalano, in castigliano, in basco. Io la sento in italiano e, siccome quel che sento è sempre uguale, penso alla canzoni dei Beatles, che proprio il non conoscere l'inglese riempiva di fascino (sennò erano testi insulsi). Ma sia.<br />Eccoci al famoso Sinodo, che durerà - pensate - due anni. Aprirà alle nozze gay? Aprirà alle donne il sacerdozio? Aprirà a pincopallino purché ecologico? E non è che con tutte queste aperture i padri - e le madri - sinodali si buscheranno un accidente? Bah, l'importante è sinodare. Anche il famoso Instrumentum laboris (e chissà perché qui hanno usato il latino anziché le tonnellate di lingue nazionali; si vuol discriminare?) par concepito apposta perché se lo leggano solo loro. Ce lo vedete un fedele comune seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò intento a compulsarne una copia? E ammesso che lo faccia, che cosa potrebbe rispondere alla domanda: e mò? Linguaggio clericale, sfumato, smussato, l'importante è volersi bene, avviare processi, due passi avanti e uno indietro, e poi si vedrà, male che vada tra tre anni ne facciamo un altro di Sinodo. Ma poi, che vuol dire «sinodalità»?<br />Che dovranno estenuarsi in convegni più o meno permanenti? Sarà, questo, il Sinodo arcobaleno (si chiedono i giornalisti)? Personalmente non credo, lasceranno al solito tutte le vie aperte. Già perché se fai entrare gli uni è sicuro che se ne vanno gli altri. Rimane, in Bertoldo, la domanda: perché i gay ci tengono tanto a sposarsi? Perché i preti pure? Perché le donne non vedono l'ora di fare i preti? Oh, ce ne fosse uno contento di stare al suo posto.<br />Concludo. Ho tenuto per trent'anni la rubrica del «Santo del Giorno» sul Giornale e so che i grandi riformatori degli ordini religiosi hanno fatto fiorire piante secche potandole e riportandole all'austerità iniziale. Quelli che seguivano san Francesco e il suo rigore estremo erano attratti dagli animali e dall'ambiente? Padre Pio attirava folle per il suo approccio sinodale? Mah.<br />Nota di BastaBugie: Lorenzo Bertocchi nell'articolo seguente dal titolo "Sinodo ad alto rischio confusione" spiega cosa sta succedendo in merito al sinodo sulla sinodalità.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 21 giugno 2023:<br />Il Sinodo sulla sinodalità, avviato da Papa Francesco nell'ottobre 2021, scalda i motori presentando ieri in Vaticano il documento di lavoro che servirà da base per le discussioni della 16a Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi in programma per l'ottobre prossimo.<br />Il Sinodo sulla sinodalità, pluriennale percorso «in ascolto dello Spirito» di tutta la Chiesa universale, attingerà a un documento che raccoglie le sessioni di ascolto già condotte in tutto il mondo a livello diocesano, nazionale e continentale. Il testo presentato ieri, di oltre 50 pagine, copre anche temi scottanti come le diaconesse, il celibato sacerdotale, la sensibilizzazione LGBTQ+ e sottolinea il desiderio di nuovi organi istituzionali per consentire una maggiore partecipazione al processo decisionale dal "Popolo di Dio".<br />Tutto il documento è attraversato da un vero e proprio leitmotive, quello del dialogo, dell'apertura. «Il testo», ha detto ieri il cardinale Jean-Claude Hollerich, Relatore generale del Sinodo, «non ha la pretesa di essere un trattato teologico sulla sinodalità. Il testo non dà risposte, ma pone solo domande». Si prospetta così un sinodo dal «pensiero aperto», un'assemblea che non cerca conclusioni, ma la conclusione è già nel metodo, anzi il mezzo, per dirla con Marshall McLuahn, è già il messaggio. Il sinodo sul sinodo, in un certo senso, è già il risultato.<br />Le 50 pagine dell'instrumentum laboris non sono di immediata lettura per il Popolo di Dio, scritte con linguaggio articolato che peraltro evita anche di definire cosa si intende quando si parla di «sinodalità». Arrivando, non facilmente, in fondo al testo si resta con la sensazione che il Popolo Santo di Dio sia un po' alieno a questo fiume di parole. Chiesa e persone LGBTQI+, sacerdozio per diaconi sposati, più apertura a donne e laici, diaconesse, presbiterato, clericalismo, pedofilia, formazione del clero, celibato opzionale e via domandando, sono tutti temi che sembrano anche un po' datati, ripetuti. Un «voler ma non posso».<br />L'assemblea di ottobre dovrà pur dare qualche risposta. Dal documento di lavoro potrebbero emergere le risposte del cammino sinodale tedesco aperturista, ma anche gli statunitensi o gli africani potrebbero dare le loro ricette. Il cardinale segretario generale del Sinodo, il maltese Mario Grech, ha specificato che si tratta di un «processo di circolarità profonda tra profezia e discernimento», che aggiunge a suo modo pathos e mistero, per non dire confusione.<br />Il sinodo sul sinodo apre processi, questa, al momento, è l'unica certezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55279343</guid><pubDate>Tue, 27 Jun 2023 21:59:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55279343/l_inutile_instrumentum_laboris_del_sinodo_sul_sinodo.mp3" length="8965955" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465

L'INUTILE INSTRUMENTUM LABORIS DEL SINODO SUL SINODO di Rino Cammilleri
Se si vanno a vedere tutti i grandi convertiti della storia (san Paolo, sant'Agostino...) ci si accorge...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465</a><br /><br />L'INUTILE INSTRUMENTUM LABORIS DEL SINODO SUL SINODO di Rino Cammilleri<br />Se si vanno a vedere tutti i grandi convertiti della storia (san Paolo, sant'Agostino...) ci si accorge che si tratta di personaggi che stavano bene dov'erano ma che poi hanno dovuto arrendersi a qualcosa di più forte di loro e dei loro costrutti: l'evidenza. O la Verità, come la chiamavano loro. E da quel momento hanno preferito farsi ammazzare pur di proclamarla. Anch'io sono un convertito. Non grande, certo, ma anch'io stavo bene dov'ero prima di dover affrontare torme di trolls, di detrattori, di haters e di insultatori (alcuni dei quali li troverete qui sotto, tra i commenti).<br />Andavo appresso a Pannella prima di incespicare sulla Via di Damasco. E, come san Paolo e come sant'Agostino, nulla sapendo di quel che mi aveva folgorato avevo bisogno di qualcuno che mi spiegasse, che mi dicesse che cosa fare adesso, come comportarmi, come vivere (il perché ormai lo sapevo). A questo, scopersi, serviva la Chiesa. Cristo, se vogliamo metterlo tra i grandi fondatori di religioni, non aveva lasciato scritto niente. Aveva solo formato un suo staff che aveva istruito per tre anni prima di andarsene. Cioè, aveva creato una Chiesa. A cui aveva affidato ogni compito. Con l'assistenza dello Spirito. Infatti, nell'istruzione triennale molte cose erano state tralasciate. E subito gli Apostoli si ritrovarono a decidere su qualcosa su cui Cristo non aveva lasciato direttive: i pagani che diventavano cristiani, occorreva circonciderli o no? Gli Apostoli, consultato lo Spirito, decisero di no. E noi maschietti siamo loro grati.<br />Ebbene, io ho avuto la fortuna di diventare un convertito quando la Chiesa era ancora quella del Concilio di Trento, il quale aveva il dono del parlar poco e chiaro: «Si quis dixerit... anathema sit». «Se qualcuno dirà così e cosà, sia anatema». La vita del cristiano che voglia comportarsi da tale, infatti, è già difficile di suo senza che gliela si complichi con la vaghezza e l'indefinito. Sì, no, boh, fate voi: pare questo lo stile attuale. L'importante è non fare proselitismo (ecchevvordi' ?) e andare d'accordo con tutti. L'ultimo Concilio era solo «pastorale», cercando di venire incontro all'uomo moderno di settant'anni fa. E dal linguaggio stringato si passò ai Catechismi di ottocento pagine, laddove quello precedente ne aveva dieci. Si passò anche alla messa che tutti possono capire, così che se uno attraversa, che so, la Spagna, la sente in catalano, in castigliano, in basco. Io la sento in italiano e, siccome quel che sento è sempre uguale, penso alla canzoni dei Beatles, che proprio il non conoscere l'inglese riempiva di fascino (sennò erano testi insulsi). Ma sia.<br />Eccoci al famoso Sinodo, che durerà - pensate - due anni. Aprirà alle nozze gay? Aprirà alle donne il sacerdozio? Aprirà a pincopallino purché ecologico? E non è che con tutte queste aperture i padri - e le madri - sinodali si buscheranno un accidente? Bah, l'importante è sinodare. Anche il famoso Instrumentum laboris (e chissà perché qui hanno usato il latino anziché le tonnellate di lingue nazionali; si vuol discriminare?) par concepito apposta perché se lo leggano solo loro. Ce lo vedete un fedele comune seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò intento a compulsarne una copia? E ammesso che lo faccia, che cosa potrebbe rispondere alla domanda: e mò? Linguaggio clericale, sfumato, smussato, l'importante è volersi bene, avviare processi, due passi avanti e uno indietro, e poi si vedrà, male che vada tra tre anni ne facciamo un altro di Sinodo. Ma poi, che vuol dire «sinodalità»?<br />Che dovranno estenuarsi in convegni più o meno permanenti? Sarà, questo, il Sinodo arcobaleno (si chiedono i giornalisti)? Personalmente non credo, lasceranno al solito...]]></itunes:summary><itunes:duration>561</itunes:duration><itunes:keywords>beatles,ecologico,proselitismo,sinodo,sinodosulsinodo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/25f6aae26caf8ffab6f7b71b33f5fb59.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vera scienza non ha dubbi: non deriviamo dalle scimmie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-scienza-non-ha-dubbi-non-deriviamo-dalle-scimmie--53973303</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419</a><br /><br />LA VERA SCIENZA NON HA DUBBI: NON DERIVIAMO DALLE SCIMMIE di Rino Cammilleri<br />Avete presente quei disegni ormai diventati iconici che rappresentano l'evoluzione umana? Dall'ameba all'homo sapiens, passando ovviamente dalle scimmie e i neanderthaliani. Fanno talmente parte del nostro immaginario - e della narrazione - fin dalle elementari - che dico? dall'asilo - che non ci soffermiamo mai a rifletterci sopra. Come il sole e il panorama, le case e i semafori: ci sono sempre stati, solo i poeti vi indugiano.<br />La prima pulce nell'orecchio me la mise un signore seduto dietro di me mentre assistevamo a una dotta conferenza accademica sull'evoluzione umana. Alla fine della dissertazione, all'ora delle domande, quel signore si alzò e chiese: «Ma se io fossi un'ameba, perché mai dovrei uscire dall'acquitrino dove sto bene?». La risposta fu la solita sparata sull'enorme quantità di tempo, i milioni di anni che rendevano la fuoruscita dell'ameba non solo probabile ma anche sicura. Quanto ci sia di scientifico in questa affermazione lo lascio alla vostra valutazione. Per me è come quando la Hack diceva che gli alieni esistono per forza perché l'universo è così smisurato che non è possibile che non esistano. Ma non tutti gli astrofisici sono così, anche se, detta da uno di loro, la fola assume tutto un altro aspetto. Come il tizio in camice bianco che, in tivù, pubblicizza il dentifricio. Per far dimenticare che è solo un sapone per i denti.<br />Per esempio, Isaac Asimov, che era un fisico nucleare, in tutta la sua sterminata produzione fantascientifica non ci mise un solo alieno: correttamente, non ci credeva. Ci sono prove? No, manco una. Solo dicerie, e foto sfocate. Ma torniamo all'evoluzionismo. Non posso negare che, se guardo una discoteca piena o un reality, qualche dubbio mi viene: forse davvero discendiamo dalle scimmie. Solo che anche la mia è un'ipotesi. Ora, però, perché la mia ipotesi fa sorridere mentre quella opposta viene insegnata nelle università? E perché ogni volta che qualcuno avanza dei dubbi seri, scientifici davvero, la teoria muta? Il «cespuglio», poi la «poligenesi», poi «il caso e la necessità», poi la «serie di mutazioni casuali». Un tornado in un hangar di pezzi di ricambio, molti tornado consecutivi e, prima o poi, uscirà un aereo perfettamente montato. Oppure: un branco di oranghi che battono all'impazzata su macchine per scrivere; in qualche milione di anni prima o poi da una di esse uscirà la Divina Commedia.<br />La cosa cominciò con l'Expo Univérsale di Parigi del 1900, dove un intero padiglione spiegava come e qualmente discendiamo dalle scimmie. Ora, la domanda da cento milioni di dollari è la seguente: di solito la Scienza quando una teoria si ostina a non produrre prove cambia strada e ricerca altrove. Invece, l'evoluzionismo va avanti da quasi due secoli e lo si dà per dimostrato mentre non lo è affatto. Come il vaccino Covid, insomma. È stato appena ripubblicato un libretto interessante e significativo che val la pena leggere anche solo per sentire altre campane: Pier Carlo Landucci, La verità sull'evoluzione e l'origine dell'uomo (Edizioni Fiducia, pp. 100, euro 10).<br />Qualcuno sospetta che sia tutta una storia di razionalismo: discendere da Dio, che ci avrebbe fatti a Sua immagine e somiglianza, è religione, mica scienza. Così sarebbe l'uomo a essersi inventato un Dio a sua immagine e somiglianza. Comunque sia, però, anche il razionalismo è filosofia, e per molti è pure religione. La Scienza, invece, non esiste: esiste semmai il metodo scientifico. Il quale esige prove, non parole. Prove. Per esempio, l'uomo-scimmia, il famoso anello mancante e che continua a mancare. Sì, perché il solo uomo-scimmia a noi noto è Tarzan, creazione letteraria. A parte Romolo e Remo, i soli bimbi allevati da bestie ritrovati erano umani inselvatichiti, mica Mowgli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53973303</guid><pubDate>Tue, 23 May 2023 21:21:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53973303/la_vera_scienza_non_ha_dubbi_non_deriviamo_dalle_scimmie.mp3" length="4820367" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419

LA VERA SCIENZA NON HA DUBBI: NON DERIVIAMO DALLE SCIMMIE di Rino Cammilleri
Avete presente quei disegni ormai diventati iconici che rappresentano l'evoluzione umana? Dall'ameba...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419</a><br /><br />LA VERA SCIENZA NON HA DUBBI: NON DERIVIAMO DALLE SCIMMIE di Rino Cammilleri<br />Avete presente quei disegni ormai diventati iconici che rappresentano l'evoluzione umana? Dall'ameba all'homo sapiens, passando ovviamente dalle scimmie e i neanderthaliani. Fanno talmente parte del nostro immaginario - e della narrazione - fin dalle elementari - che dico? dall'asilo - che non ci soffermiamo mai a rifletterci sopra. Come il sole e il panorama, le case e i semafori: ci sono sempre stati, solo i poeti vi indugiano.<br />La prima pulce nell'orecchio me la mise un signore seduto dietro di me mentre assistevamo a una dotta conferenza accademica sull'evoluzione umana. Alla fine della dissertazione, all'ora delle domande, quel signore si alzò e chiese: «Ma se io fossi un'ameba, perché mai dovrei uscire dall'acquitrino dove sto bene?». La risposta fu la solita sparata sull'enorme quantità di tempo, i milioni di anni che rendevano la fuoruscita dell'ameba non solo probabile ma anche sicura. Quanto ci sia di scientifico in questa affermazione lo lascio alla vostra valutazione. Per me è come quando la Hack diceva che gli alieni esistono per forza perché l'universo è così smisurato che non è possibile che non esistano. Ma non tutti gli astrofisici sono così, anche se, detta da uno di loro, la fola assume tutto un altro aspetto. Come il tizio in camice bianco che, in tivù, pubblicizza il dentifricio. Per far dimenticare che è solo un sapone per i denti.<br />Per esempio, Isaac Asimov, che era un fisico nucleare, in tutta la sua sterminata produzione fantascientifica non ci mise un solo alieno: correttamente, non ci credeva. Ci sono prove? No, manco una. Solo dicerie, e foto sfocate. Ma torniamo all'evoluzionismo. Non posso negare che, se guardo una discoteca piena o un reality, qualche dubbio mi viene: forse davvero discendiamo dalle scimmie. Solo che anche la mia è un'ipotesi. Ora, però, perché la mia ipotesi fa sorridere mentre quella opposta viene insegnata nelle università? E perché ogni volta che qualcuno avanza dei dubbi seri, scientifici davvero, la teoria muta? Il «cespuglio», poi la «poligenesi», poi «il caso e la necessità», poi la «serie di mutazioni casuali». Un tornado in un hangar di pezzi di ricambio, molti tornado consecutivi e, prima o poi, uscirà un aereo perfettamente montato. Oppure: un branco di oranghi che battono all'impazzata su macchine per scrivere; in qualche milione di anni prima o poi da una di esse uscirà la Divina Commedia.<br />La cosa cominciò con l'Expo Univérsale di Parigi del 1900, dove un intero padiglione spiegava come e qualmente discendiamo dalle scimmie. Ora, la domanda da cento milioni di dollari è la seguente: di solito la Scienza quando una teoria si ostina a non produrre prove cambia strada e ricerca altrove. Invece, l'evoluzionismo va avanti da quasi due secoli e lo si dà per dimostrato mentre non lo è affatto. Come il vaccino Covid, insomma. È stato appena ripubblicato un libretto interessante e significativo che val la pena leggere anche solo per sentire altre campane: Pier Carlo Landucci, La verità sull'evoluzione e l'origine dell'uomo (Edizioni Fiducia, pp. 100, euro 10).<br />Qualcuno sospetta che sia tutta una storia di razionalismo: discendere da Dio, che ci avrebbe fatti a Sua immagine e somiglianza, è religione, mica scienza. Così sarebbe l'uomo a essersi inventato un Dio a sua immagine e somiglianza. Comunque sia, però, anche il razionalismo è filosofia, e per molti è pure religione. La Scienza, invece, non esiste: esiste semmai il metodo scientifico. Il quale esige prove, non parole. Prove. Per esempio, l'uomo-scimmia, il famoso anello mancante e che continua a mancare. Sì, perché il solo uomo-scimmia a noi noto è Tarzan, creazione letteraria. A parte Romolo e Remo, i soli bimbi allevati da bestie...]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>ameba,anellomancante,evoluzionismo,hack,homosapiens</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/14fea925b824c0d86833e497f9d3fe1d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fulton Sheen e la conversione della comunista americana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fulton-sheen-e-la-conversione-della-comunista-americana--53631054</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391</a><br /><br />FULTON SHEEN E LA CONVERSIONE DELLA COMUNISTA AMERICANA di Rino Cammilleri<br />Il venerabile Fulton John Sheen era un pastore della tempra di sant'Ambrogio: inflessibile sulla dottrina, paterno con l'umana debolezza, predicatore eccezionale (fu proprio ascoltando i sermoni di sant'Ambrogio che sant'Agostino si converti).<br />Sono note le sue trasmissioni prima radio e poi televisive con cui batteva ogni record di ascolti e teneva avvinti milioni di americani, anche non cattolici.<br />A differenza dei telepredicatori protestanti, la sua non era un'esposizione apocalittica, con uso di toni drammatici e abbondanza di riferimenti all'Inferno. No, solo logica e paradossi alla Chesterton, di cui tra l'altro era amico. E, soprattutto, un sapiente intercalare di fine umorismo, inframmezzando nei punti giusti quelle battute di cui il pubblico americano è ghiotto. Uomo di profonda cultura, trovava anche il tempo di aggiungere agli impegni come arcivescovo i numerosi libri che ancora oggi istruiscono gli incerti e rianimano gli sfiduciati.<br />UNA DONNA PROMETTENTE<br />Molti quelli che dovettero a lui la conversione. Come Clare Boothe Luce, poi famosa e battagliera ambasciatrice statunitense a Roma. E la meno nota (leggendo il seguito si capirà perché) Bella Dodd, la cui conversione non fu inferiore in importanza - importanza sociale e politica, intendo; dal punto di vista spirituale, infatti, hanno tutte la stessa importanza - e sulle cui tracce mi sono messo incuriosito da un articolo sull'agenzia Aletheia.org del 6.12.22.<br />«Bella» perché era italiana e si chiamava Isabella. Per l'esattezza Maria Assunta Isabella Vissono ed era lucana di Picerno, in provincia di Potenza. Nata nel 1904, si accorse anche lei che gli americani non amavano gli immigrati che non si sforzavano di integrarsi. A cominciare dal nome. Dei suoi tre, il secondo non era americanizzabile. Il primo si, ma lei, tendente all'ateismo, non lo prese nemmeno in considerazione. Invece, «Bella» agli americani ricordava i tempi del saloon del vecchio West. E Bella fu. «Dodd» era il cognome del marito, che mantenne anche dopo il divorzio perché sempre meglio di Vissono. Sveglia e portata agli studi, grazie a una borsa di studio statale poté frequentare la prestigiosa Columbia University. Si laureò in giurisprudenza e divenne avvocato, nonché docente di scienze politiche all' Hunter College di New York. In breve fu a capo della New York State's Teachers Union, l'associazione che riuniva i docenti dello Stato. Animo battagliero e da suffragetta, nel 1932 si iscrisse al partito comunista americano (CpUsa), scalandone la cima, tanto che in dieci anni arrivò a far parte del consiglio nazionale.<br />IL PARTITO COME RELIGIONE<br />Grazie all'amico Fiorello LaGuardia, sindaco di New York, riusciva ad avere tutti i congedi sul lavoro che le servivano per dedicarsi al suo vero scopo nella vita: l'attivismo nel partito. Nel 1930, nel corso di un lungo viaggio in Europa, conobbe John Dodd, con il quale si sposò nello stesso anno. Durante la Guerra civile spagnola lui e lei si attivarono per spedire quanti più volontari potevano a combattere nelle file dei repubblicani. Nel 1940 lui abbandonò il tetto coniugale per imprecisate divergenze ideologiche. Dopo avere visto film Come eravamo, con Barbra Streisand e Robert Redford (un classico), sospetto che lui, pur comunista, a un certo punto non ne abbia potuto più del fanatismo di lei. Ancora dieci anni, anzi nove, ed ecco la mazzata finale: venne espulsa dal partito. La scusa ufficiale fu che lei, avvocato, aveva assunto le difese di un proprietario contro il suo affittuario. Un avvocato comunista dalla parte di un padrone? Non sia mai. L'affittuario doveva essere anche nero, tant'è che le appiopparono della «razzista» e infine, come tutti gli epurati a sinistra, della «fascista». Il che lascia pensare che Bella fosse incappata in una delle tante purghe interne Stalin-style con cui periodicamente i comunisti rinnovano i ranghi.<br />LA CONVERSIONE<br />Solo che per lei il partito era tutto. La sua vita, la sua ragione di esistere e vivere. Per esso aveva rinunciato a ogni cosa, perfino a suo marito. E ora? II senso di sbandamento, solitudine, straniamento, angoscia, delusione che deve provare qualcuno finito in tale situazione deve essere abissale. Ovviamente, i vecchi compagni le fecero il vuoto attorno. Solo che non ne aveva altri. Intanto la stampa si era impadronita del suo caso. Bella era stata un'esponente di sinistra molto in vista e ben nota per le sue battaglie. Nel 1951, a New York, dove lei stava, arrivò come vescovo ausiliare Fulton Sheen. Non si sa bene in quale occasione i due si incontrarono. Tra i compiti nel partito, Bella Dodd aveva anche quello di infiltrare comunisti nei seminari cattolici. Perciò doveva avere qualche dimestichezza con il palazzo vescovile. Ma questa volta qualcosa si era rotto e si ritrovò a singhiozzare sulla spalla del magnetico Sheen. E poi, non si sa come, in ginocchio nella cappella dove lui l'aveva portata. Scrisse in seguito che non avrebbe saputo dire come e perché, ma si era inginocchiata disperata e si era rialzata con una pace profonda nel cuore. Sheen, dopo, le disse che lei aveva odiato il cristianesimo perché non lo conosceva. Era laureata, aveva il dovere di studiarlo. E cosi fu. Bella Dodd, sotto la guida del vescovo, compila sua istruzione catecumenale e il 7 aprile 1952, lunedì della Settimana Santa, ricevette il battesimo dalle mani di Sheen nella Cattedrale.<br />UN PIANO PER SOVVERTIRE LA CHIESA<br />Scrisse un libro, School of Darkness, nel quale spiegò come il comunismo proponeva una specie di religione della giustizia sociale che faceva presa sui semplici. E anche sui cattolici, che erano più attenti alle istanze degli ultimi. Parlò dei potentati economici, non solo americani, che finanziavano il comunismo per plasmare e soggiogare le masse, e soprattutto distruggere il cristianesimo. Per quest'ultimo scopo, secondo le direttive di Mosca, lei stessa aveva convinto "almeno 1.200 giovani" a entrare nei seminari, onde farli diventare sacerdoti e vescovi per corrodere la Chiesa dall'interno. Perché la Chiesa cattolica? Perché era la meglio organizzata anche sul piano internazionale. Quando venne convocata al Senato per riferire di queste attività, dichiarò che sapeva di almeno quattro cardinali che in Vaticano lavoravano per il partito comunista. Alla commissione senatoriale raccontò di come i comunisti fossero presenti in numerosi uffici legislativi del Congresso e in alcuni gruppi che fornivano consigli di settore al Presidente. Oltre alle presenze nei sindacati e altre istituzioni di rilievo, naturalmente. Bella Dodd morì nel 1969, a causa di un intervento chirurgico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53631054</guid><pubDate>Wed, 26 Apr 2023 19:16:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53631054/fulton_sheen_e_la_conversione_della_comunista_americana.mp3" length="8823233" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391

FULTON SHEEN E LA CONVERSIONE DELLA COMUNISTA AMERICANA di Rino Cammilleri
Il venerabile Fulton John Sheen era un pastore della tempra di sant'Ambrogio: inflessibile sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391</a><br /><br />FULTON SHEEN E LA CONVERSIONE DELLA COMUNISTA AMERICANA di Rino Cammilleri<br />Il venerabile Fulton John Sheen era un pastore della tempra di sant'Ambrogio: inflessibile sulla dottrina, paterno con l'umana debolezza, predicatore eccezionale (fu proprio ascoltando i sermoni di sant'Ambrogio che sant'Agostino si converti).<br />Sono note le sue trasmissioni prima radio e poi televisive con cui batteva ogni record di ascolti e teneva avvinti milioni di americani, anche non cattolici.<br />A differenza dei telepredicatori protestanti, la sua non era un'esposizione apocalittica, con uso di toni drammatici e abbondanza di riferimenti all'Inferno. No, solo logica e paradossi alla Chesterton, di cui tra l'altro era amico. E, soprattutto, un sapiente intercalare di fine umorismo, inframmezzando nei punti giusti quelle battute di cui il pubblico americano è ghiotto. Uomo di profonda cultura, trovava anche il tempo di aggiungere agli impegni come arcivescovo i numerosi libri che ancora oggi istruiscono gli incerti e rianimano gli sfiduciati.<br />UNA DONNA PROMETTENTE<br />Molti quelli che dovettero a lui la conversione. Come Clare Boothe Luce, poi famosa e battagliera ambasciatrice statunitense a Roma. E la meno nota (leggendo il seguito si capirà perché) Bella Dodd, la cui conversione non fu inferiore in importanza - importanza sociale e politica, intendo; dal punto di vista spirituale, infatti, hanno tutte la stessa importanza - e sulle cui tracce mi sono messo incuriosito da un articolo sull'agenzia Aletheia.org del 6.12.22.<br />«Bella» perché era italiana e si chiamava Isabella. Per l'esattezza Maria Assunta Isabella Vissono ed era lucana di Picerno, in provincia di Potenza. Nata nel 1904, si accorse anche lei che gli americani non amavano gli immigrati che non si sforzavano di integrarsi. A cominciare dal nome. Dei suoi tre, il secondo non era americanizzabile. Il primo si, ma lei, tendente all'ateismo, non lo prese nemmeno in considerazione. Invece, «Bella» agli americani ricordava i tempi del saloon del vecchio West. E Bella fu. «Dodd» era il cognome del marito, che mantenne anche dopo il divorzio perché sempre meglio di Vissono. Sveglia e portata agli studi, grazie a una borsa di studio statale poté frequentare la prestigiosa Columbia University. Si laureò in giurisprudenza e divenne avvocato, nonché docente di scienze politiche all' Hunter College di New York. In breve fu a capo della New York State's Teachers Union, l'associazione che riuniva i docenti dello Stato. Animo battagliero e da suffragetta, nel 1932 si iscrisse al partito comunista americano (CpUsa), scalandone la cima, tanto che in dieci anni arrivò a far parte del consiglio nazionale.<br />IL PARTITO COME RELIGIONE<br />Grazie all'amico Fiorello LaGuardia, sindaco di New York, riusciva ad avere tutti i congedi sul lavoro che le servivano per dedicarsi al suo vero scopo nella vita: l'attivismo nel partito. Nel 1930, nel corso di un lungo viaggio in Europa, conobbe John Dodd, con il quale si sposò nello stesso anno. Durante la Guerra civile spagnola lui e lei si attivarono per spedire quanti più volontari potevano a combattere nelle file dei repubblicani. Nel 1940 lui abbandonò il tetto coniugale per imprecisate divergenze ideologiche. Dopo avere visto film Come eravamo, con Barbra Streisand e Robert Redford (un classico), sospetto che lui, pur comunista, a un certo punto non ne abbia potuto più del fanatismo di lei. Ancora dieci anni, anzi nove, ed ecco la mazzata finale: venne espulsa dal partito. La scusa ufficiale fu che lei, avvocato, aveva assunto le difese di un proprietario contro il suo affittuario. Un avvocato comunista dalla parte di un padrone? Non sia mai. L'affittuario doveva essere anche nero, tant'è che le appiopparono della «razzista» e infine, come tutti gli...]]></itunes:summary><itunes:duration>552</itunes:duration><itunes:keywords>belladodd,clarebootheluce,comunisti,fiorellolaguardia,fultonsheen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2f8436b753aabb368258356a14106ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La colonizzazione delle americhe non fu un sopruso, ma una missione provvidenziale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-colonizzazione-delle-americhe-non-fu-un-sopruso-ma-una-missione-provvidenziale--53574709</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379</a><br /><br />LA COLONIZZAZIONE DELLE AMERICHE NON FU UN SOPRUSO, MA UNA MISSIONE PROVVIDENZIALE<br />La cancel culture sputa sulla Chiesa partendo da una visione banale e riduttiva dell'azione evangelizzatrice della Spagna dopo le scoperte di Cristoforo Colombo<br />di Rino Cammilleri<br />Basta che tre o quattro autodesignatisi "rappresentanti" degli indigeni sudamericani alzino la voce e il pugno (v. le foto) e i preti se la fanno nella tonaca o nel clergyman e si precipitano a chiedere scusa anche di quel che la Chiesa non ha fatto. Anni fa, a uno dei tanti "vertici" di Rio per la «salvezza» dell'Amazzonia, alla presenza di «esperti» come Sting, Bono, Rigoberta, ci fu una levata di scudi quando un capo yanomani si presentò con addosso una pelle di leopardo. Orrore! Come, noi siamo qui per salvare l'ambiente e tu ammazzi un animale protetto? L'indio rispose serafico: secondo voi, se nella giungla mi assale una pantera, che dovrei fare? E poi aggiunse: la verità e che voi volete che noi continuiamo a vivere come in un zoo per il vostro divertimento turistico, ma anche noi vogliamo case riscaldate, il cellulare, internet e aerei per raggiungere l'ospedale più vicino, date le distanze qui.<br />Ora, poiché quel che conta sono i titoli sui media, non serve andarsi a leggere le parole esatte del documento, perché è ormai universalmente noto che il Vaticano «prende le distanze» dalla sua vecchia dottrina «coloniale». Dunque, cinque secoli fa avrebbe sbagliato a costringere la Spagna a diventare la prima - e unica - nazione missionaria della storia, quando le impose di evangelizzare gli indios. Già desta meraviglia che un potente re come Ferdinando d'Aragona e sua moglie Isabella di Castiglia abbiano chiesto al papa il permesso di impiantarsi nel Nuovo Mondo. La Francia e l'Inghilterra se ne guardarono bene.<br />E poi, evangelizzare equivale a colonizzare o, peggio, schiavizzare? Il primo contatto di Colombo con gli indios araucani fu il seguente: gli chiesero aiuto contro i vicini caribi, che erano cannibali. Lo stesso accadde a Cortés e Pizarro, che i popoli usati come carne da sacrificio umano dai aztechi e incas salutarono come liberatori e si affrettarono ad allearsi con loro. Parentesi polemica: ma la parola «colonia» è davvero così brutta? La inventarono - e applicarono alla grande - i Romani. E si potrebbe utilmente chiedere, che so, agli africani, se stanno meglio oggi che i colonizzatori bianchi se ne sono andati, quei colonizzatori che se non altro impedivano loro di massacrarsi l'un l'altro, cosa che poi hanno ripreso a fare; e se ancora oggi chi riempie la loro pentola non sono i bianchi coi loro "aiuti".<br />Spiace dirlo, ma l'iniziatore del vezzo di chiedere scusa a chi, invece, dovrebbe lui scusarsi fu Wojtyla. Quel pur grande papa credette cosa buona e giusta aprire il Terzo Millennio con una richiesta di scuse. Intendeva una cosa del genere: signori laicisti, se i cattolici e che io rappresento vi hanno fatto qualche torto nei secoli, ebbene, vi chiedo perdono, dunque qua la mano e guardiamo al futuro. Invece, su quella mano ci sputarono sopra e dissero: visto che avevamo ragione noi? E al clericalume dei donabbondi non parve vero di calare le braghe: eh, l'ha detto il papa!<br />Ma l'avete visto Mission? Era l'illuminista marchese di Pombal quello che voleva schiavizzare gli indios, che, al contrario del film, i gesuiti armavano e guidavano in battaglia contro i paulistas e i bandeirantes. Nel Nordamerica, invece, non c'erano blackrobes, i «manti neri» gesuiti evangelizzatori. E infatti, gli indiani sono spariti, a differenza del Sud. Domanda da un milione di dollari, che però nessuno si pone (il famoso divieto di far domande): gli indios stavano meglio, prima che gli spagnoli li evangelizzassero? Se qualcuno ha voglia di approfondire, si legga il mio libro I mostri della Ragione (Ares). Qui ho poco spazio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53574709</guid><pubDate>Tue, 18 Apr 2023 21:15:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53574709/la_colonizzazione_delle_americhe_non_fu_un_sopruso_ma_una_missione_provvidenziale.mp3" length="5904135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379

LA COLONIZZAZIONE DELLE AMERICHE NON FU UN SOPRUSO, MA UNA MISSIONE PROVVIDENZIALE
La cancel culture sputa sulla Chiesa partendo da una visione banale e riduttiva dell'azione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379</a><br /><br />LA COLONIZZAZIONE DELLE AMERICHE NON FU UN SOPRUSO, MA UNA MISSIONE PROVVIDENZIALE<br />La cancel culture sputa sulla Chiesa partendo da una visione banale e riduttiva dell'azione evangelizzatrice della Spagna dopo le scoperte di Cristoforo Colombo<br />di Rino Cammilleri<br />Basta che tre o quattro autodesignatisi "rappresentanti" degli indigeni sudamericani alzino la voce e il pugno (v. le foto) e i preti se la fanno nella tonaca o nel clergyman e si precipitano a chiedere scusa anche di quel che la Chiesa non ha fatto. Anni fa, a uno dei tanti "vertici" di Rio per la «salvezza» dell'Amazzonia, alla presenza di «esperti» come Sting, Bono, Rigoberta, ci fu una levata di scudi quando un capo yanomani si presentò con addosso una pelle di leopardo. Orrore! Come, noi siamo qui per salvare l'ambiente e tu ammazzi un animale protetto? L'indio rispose serafico: secondo voi, se nella giungla mi assale una pantera, che dovrei fare? E poi aggiunse: la verità e che voi volete che noi continuiamo a vivere come in un zoo per il vostro divertimento turistico, ma anche noi vogliamo case riscaldate, il cellulare, internet e aerei per raggiungere l'ospedale più vicino, date le distanze qui.<br />Ora, poiché quel che conta sono i titoli sui media, non serve andarsi a leggere le parole esatte del documento, perché è ormai universalmente noto che il Vaticano «prende le distanze» dalla sua vecchia dottrina «coloniale». Dunque, cinque secoli fa avrebbe sbagliato a costringere la Spagna a diventare la prima - e unica - nazione missionaria della storia, quando le impose di evangelizzare gli indios. Già desta meraviglia che un potente re come Ferdinando d'Aragona e sua moglie Isabella di Castiglia abbiano chiesto al papa il permesso di impiantarsi nel Nuovo Mondo. La Francia e l'Inghilterra se ne guardarono bene.<br />E poi, evangelizzare equivale a colonizzare o, peggio, schiavizzare? Il primo contatto di Colombo con gli indios araucani fu il seguente: gli chiesero aiuto contro i vicini caribi, che erano cannibali. Lo stesso accadde a Cortés e Pizarro, che i popoli usati come carne da sacrificio umano dai aztechi e incas salutarono come liberatori e si affrettarono ad allearsi con loro. Parentesi polemica: ma la parola «colonia» è davvero così brutta? La inventarono - e applicarono alla grande - i Romani. E si potrebbe utilmente chiedere, che so, agli africani, se stanno meglio oggi che i colonizzatori bianchi se ne sono andati, quei colonizzatori che se non altro impedivano loro di massacrarsi l'un l'altro, cosa che poi hanno ripreso a fare; e se ancora oggi chi riempie la loro pentola non sono i bianchi coi loro "aiuti".<br />Spiace dirlo, ma l'iniziatore del vezzo di chiedere scusa a chi, invece, dovrebbe lui scusarsi fu Wojtyla. Quel pur grande papa credette cosa buona e giusta aprire il Terzo Millennio con una richiesta di scuse. Intendeva una cosa del genere: signori laicisti, se i cattolici e che io rappresento vi hanno fatto qualche torto nei secoli, ebbene, vi chiedo perdono, dunque qua la mano e guardiamo al futuro. Invece, su quella mano ci sputarono sopra e dissero: visto che avevamo ragione noi? E al clericalume dei donabbondi non parve vero di calare le braghe: eh, l'ha detto il papa!<br />Ma l'avete visto Mission? Era l'illuminista marchese di Pombal quello che voleva schiavizzare gli indios, che, al contrario del film, i gesuiti armavano e guidavano in battaglia contro i paulistas e i bandeirantes. Nel Nordamerica, invece, non c'erano blackrobes, i «manti neri» gesuiti evangelizzatori. E infatti, gli indiani sono spariti, a differenza del Sud. Domanda da un milione di dollari, che però nessuno si pone (il famoso divieto di far domande): gli indios stavano meglio, prima che gli spagnoli li evangelizzassero? Se qualcuno ha voglia di...]]></itunes:summary><itunes:duration>369</itunes:duration><itunes:keywords>cancelculture,dottrinacoloniale,imostridellaragione,wojtyla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/394808136c09293234366df18530b168.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I veri padrini della sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-veri-padrini-della-sinistra--53368506</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353</a><br /><br />I VERI PADRINI DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri<br />La deriva dell'ex Pci, ora Pd (dopo aver cambiato vari nomi e in attesa del prossimo), dall'obbedienza moscovita a quella dem americana è stata variamente attribuita all'inveterata abitudine di ricevere input da centrali esterne. Così, rimasti orfani del Politburo, si sono rivolti a Obama, Biden, Pelosi, Ocasio Cortes, Harris e compagnia politicamente corretta. E da difensori degli operai, si sono ritrovati ad acclamare la Ue (in cui molti vedono una copia edulcorata dell'Urss), i «mercati» e, di fatto, la grande finanza internazionale, di cui il politicamente corretto è l'aspetto culturale. Da qui il tonfo alle ultime elezioni.<br />Ma è davvero una lettura corretta? I dem nostrani hanno davvero operato una svolta a «u» dopo il crollo dei Muri, o sono sempre stati così? Se lo è chiesto - e si è risposto - lo storico Roberto De Mattei andando a ripescare certe sue analisi degli anni Settanta, epoca in cui i comunisti italiani toccarono percentuali mai più eguagliate e furono a un passo dall'andare al governo. Le ha raccolte in un libro che è realmente istruttivo: I padrini dell'Italia rossa (Solfanelli, pp. 110, €. 10). Nel quale si documenta come l'incontro tra i comunisti e il super capitalismo risale proprio a quegli anni, «per l'instaurazione di un governo mondiale dell'umanità da attuarsi attraverso la centralizzazione politica e organizzativa, la concentrazione monopolistica delle industrie, il controllo dei mezzi di comunicazione, la massificazione forzata, la completa socializzazione della vita umana».<br />Zbigniew Brzezinski, membro di spicco del Council on Foreign Relations («il cuore e il presidio dell'establishment americano») e direttore della Commissione Trilaterale (sorta nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller), dopo avere incontrato Sergio Segre, ministro degli esteri del Pci, dichiarò: «Sono disposto a credere che i comunisti italiani siano moderati e revisionisti. Infatti lo sono» («L'Espresso» del 22 dicembre 1974). Nello stesso anno a «Panorama» Giovanni Agnelli si confessava ammirato dal sovranazionalismo, cioè di un governo mondiale illuminato. In fondo, diceva, «le grandi società multinazionali, la Chiesa cattolica e i partiti comunisti dimostrano che il sovranazionalsimo non è un mito, ma è una realtà». E infatti, quei settanta-ottanta potenti che si ritrovavano ogni anno nelle riunioni del famoso Bilderberg Club, che ci andavano a fare? Per i curiosi, nel libro è riportato l'elenco dettagliato dei partecipanti del 1975, anno in cui la riunione, a porte chiuse, si tenne in Turchia. Anche l'esperienza dei governi di centrosinistra italiani ebbe padrini remoti oltreatlantico, mentre gli Agnelli ricercavano «Un dialogo sempre più ristretto con il Pci, la sola forza politica che può disciplinare il sindacato». Di necessità poi si fa virtù e l'appetito vien mangiando.<br />De Mattei esordisce col dire: «Guardando retrospettivamente la storia d'Italia degli ultimi cinquant'anni si resta colpiti dal numero di intrighi ancora avvolti nel mistero e dalla presenza di occulti "padrini" che hanno manovrato dietro le quinte per condizionare gli eventi. Il decennio 1970-80 costituisce uno dei periodi più densi di questa storia intricata». Complottismo? Perché no? In fondo, se all'intera storia umana toglieste i complotti non resterebbe quasi niente. Insomma, c'è chi lavora perché il comando torni ad essere di pochi travestiti da «tutti». Possiamo farci qualcosa? Be', intanto dirlo...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53368506</guid><pubDate>Tue, 28 Mar 2023 21:11:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53368506/i_veri_padrini_della_sinistra.mp3" length="4261555" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353

I VERI PADRINI DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri
La deriva dell'ex Pci, ora Pd (dopo aver cambiato vari nomi e in attesa del prossimo), dall'obbedienza moscovita a quella dem...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353</a><br /><br />I VERI PADRINI DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri<br />La deriva dell'ex Pci, ora Pd (dopo aver cambiato vari nomi e in attesa del prossimo), dall'obbedienza moscovita a quella dem americana è stata variamente attribuita all'inveterata abitudine di ricevere input da centrali esterne. Così, rimasti orfani del Politburo, si sono rivolti a Obama, Biden, Pelosi, Ocasio Cortes, Harris e compagnia politicamente corretta. E da difensori degli operai, si sono ritrovati ad acclamare la Ue (in cui molti vedono una copia edulcorata dell'Urss), i «mercati» e, di fatto, la grande finanza internazionale, di cui il politicamente corretto è l'aspetto culturale. Da qui il tonfo alle ultime elezioni.<br />Ma è davvero una lettura corretta? I dem nostrani hanno davvero operato una svolta a «u» dopo il crollo dei Muri, o sono sempre stati così? Se lo è chiesto - e si è risposto - lo storico Roberto De Mattei andando a ripescare certe sue analisi degli anni Settanta, epoca in cui i comunisti italiani toccarono percentuali mai più eguagliate e furono a un passo dall'andare al governo. Le ha raccolte in un libro che è realmente istruttivo: I padrini dell'Italia rossa (Solfanelli, pp. 110, €. 10). Nel quale si documenta come l'incontro tra i comunisti e il super capitalismo risale proprio a quegli anni, «per l'instaurazione di un governo mondiale dell'umanità da attuarsi attraverso la centralizzazione politica e organizzativa, la concentrazione monopolistica delle industrie, il controllo dei mezzi di comunicazione, la massificazione forzata, la completa socializzazione della vita umana».<br />Zbigniew Brzezinski, membro di spicco del Council on Foreign Relations («il cuore e il presidio dell'establishment americano») e direttore della Commissione Trilaterale (sorta nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller), dopo avere incontrato Sergio Segre, ministro degli esteri del Pci, dichiarò: «Sono disposto a credere che i comunisti italiani siano moderati e revisionisti. Infatti lo sono» («L'Espresso» del 22 dicembre 1974). Nello stesso anno a «Panorama» Giovanni Agnelli si confessava ammirato dal sovranazionalismo, cioè di un governo mondiale illuminato. In fondo, diceva, «le grandi società multinazionali, la Chiesa cattolica e i partiti comunisti dimostrano che il sovranazionalsimo non è un mito, ma è una realtà». E infatti, quei settanta-ottanta potenti che si ritrovavano ogni anno nelle riunioni del famoso Bilderberg Club, che ci andavano a fare? Per i curiosi, nel libro è riportato l'elenco dettagliato dei partecipanti del 1975, anno in cui la riunione, a porte chiuse, si tenne in Turchia. Anche l'esperienza dei governi di centrosinistra italiani ebbe padrini remoti oltreatlantico, mentre gli Agnelli ricercavano «Un dialogo sempre più ristretto con il Pci, la sola forza politica che può disciplinare il sindacato». Di necessità poi si fa virtù e l'appetito vien mangiando.<br />De Mattei esordisce col dire: «Guardando retrospettivamente la storia d'Italia degli ultimi cinquant'anni si resta colpiti dal numero di intrighi ancora avvolti nel mistero e dalla presenza di occulti "padrini" che hanno manovrato dietro le quinte per condizionare gli eventi. Il decennio 1970-80 costituisce uno dei periodi più densi di questa storia intricata». Complottismo? Perché no? In fondo, se all'intera storia umana toglieste i complotti non resterebbe quasi niente. Insomma, c'è chi lavora perché il comando torni ad essere di pochi travestiti da «tutti». Possiamo farci qualcosa? Be', intanto dirlo...]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>capitalisti,commissionetrilaterale,comunisti,governomondiale,gruppobilderberg</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7c8f01f97b333a5b405f31600da53d4e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Difendere l'aggredito: la scusa degli USA per fare le guerre che vogliono</title><link>https://www.spreaker.com/episode/difendere-l-aggredito-la-scusa-degli-usa-per-fare-le-guerre-che-vogliono--53127548</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335</a><br /><br />DIFENDERE L'AGGREDITO: LA SCUSA DEGLI USA PER FARE LE GUERRE CHE VOGLIONO di Rino Cammilleri<br />La guerra russo-ucraina è in corso mentre scrivo e i rarissimi commentatori che cercano di analizzare le ragioni dei russi devono, prima di aprir bocca, distinguere tra aggressore e aggredito e proclamare che stanno, ovviamente, dalla parte di quest'ultimo. Ora, poiché tale professione di fede da cavaliere medievale - al servizio della vedova e dell'orfano. Dell'oppresso e della fede - stona non poco sulle labbra di laicisti atei e agnostici per i quali la morale non è che moralismo, vediamo di vederci un po' più chiaro. Quella è una guerra combattuta in Europa, per interposto ucraino, da potenze che europee non sono: gli Usa la Gran Bretagna contro la Russia. La Russia post-sovietica aveva tentato di entrare nell'occidente ma ne era stata progressivamente respinta, fino all'esito bellico.<br />USA E GRAN BRETAGNA, ALLEATI DI FERRO<br />Secondo l'antica dottrina geostrategica, risalente ai tempi di Napoleone, le potenze di mare (Usa e GB) non possono tollerare l'avvento di una superpotenza continentale quale sarebbe data dall'abbraccio economico tra Russia e Germania. Dalla Guerra di Crimea del 1854 in avanti la musica è stata sempre la stessa, al di là delle varianti del caso. Voi mi direte: vabbè gli Usa, che devono mantenere un impero mondiale, ma gli inglesi? Si dimentica che anche questi avevano un impero mondiale, Australia e Nuova Zelanda, tanto per dirne tre, continuano a navigare nell'orbita anglofona insieme al resto. Le più importanti Borse del mondo stanno a Wall Street e nella city londinese. L'alleanza è così di ferro che anche nei film di 007 non c'è una volta che James Bond non possa contare sul supporto della Cia. Se ci fate caso, anche l'ideologia woke, che sta squassando gli Usa, da questa parte dell'oceano trova nell'Inghilterra il suo terreno più fertile. Ma se, data la loro lunga tradizione bellica, gli inglesi non devono faticare molto a convincere la loro opinione pubblica a indossare l'elmetto Her Majesty Service (ricordate la guerra per la Falkland-Malvinas?), non così gli Usa.<br />Gli States sono profondamente spaccati in due: da una parte i dem (aborto, nozze gay, lgbt, trans, cancel culture, antifa, blm, etc.) dall'altra i rep (Dio-patria-famiglia, gospel, porto d'armi, etc.). Se ci si fa caso, entrambi i fronti hanno in comune, però, il moralismo (il politicamente corretto non è altro), perciò ogni guerra deve essere giustificata. Cioè, gli Usa non possono mai essere aggressori, bensì aggrediti. Prima dell'avvento della filosofia woke, il moralismo vi era vieppiù impregnato di puritanesimo, anche perché su quest'ultimo gli Usa sono stati fondati e la vita per i Padri pellegrini non era altro che Dio-Patria-Famiglia e guerra contro il Male, fossero i pagani (indiani) o gli eretici (papisti in primis).<br />IL CASO DEL MESSICO<br />C'è un vecchio detto messicano che fa al caso nostro: "Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti!". Quando Napoleone III supportò Massimiliano d'Asburgo quale imperatore del Messico, gli Usa gridarono, con Monroe: "L'America agli americani!". Cioè a loro. E armarono zitti zitti la rivolta di Juarez. Il povero fratello di Francesco Giuseppe finì fucilato a Queretaro. Ma il Messico era ancora un impero. Cos, quando il presidente Santa Ana abolì la schiavitù, i texani insorsero, invocando l'aiuto fraterno degli Usa (un po' come il Donbass oggi coi russi). Con molta calma, il generale Houston attese che gli insorti di Alamo venissero liquidati, poi, al grido di "Remember the Alamo!", il Messico si trovò la capitale invasa. Ma gli Usa fecero due conti: annettere tutto avrebbe significato far diventare cittadini milioni di papisti, sconvolgendo gli equilibri wasp. Così, si accontentarono di tutti quegli States che ancora oggi hanno nomi spagnoli: California, Arizona, ect. Ovviamente, a colpi di plebisciti sul tipo di quelli fatti dai piemontesi nel Risorgimento. Poi venne la Guerra di secessione: il Nord industriale e protezionista contro il Sud agrario e liberista. La Costituzione prevedeva il diritto di ogni Stato di uscire dall'Unione, ma contro i cannoni non valet argumentum. E gli Usa divennero il monolito che sappiamo.<br />Ed eccoci al 1898. Gli Usa adocchiarono quel che rimaneva dell'impero spagnolo. Ma gli spagnoli non avevano alcuna intenzione di aggredirli. Allora a Cuba, colonia spagnola, esplose e affondò misteriosamente la corazzata americana Maine (300 morti) nel porto dell'Avana. Presidente McKinley, la guerra subito dichiarata tolse alla Spagna, oltre Cuba, l'isola di Guam e le Filippine. I filippini fecero presto ad accorgersi che stavano meglio quando stavano peggio (gli occupanti fucilavano da dieci anni in su, cosa che sollevò uno scandalo sugli stessi giornali americani), ma questa è un'altra storia. Tutta la - breve - guerra fu condotta con questo ritornello: "Remember the Maine!". Saltiamo i passaggi e andiamo alle guerre più importanti.<br />LE GUERRE MONDIALI<br />La Grande guerra. Gli inglesi, in difficoltà, chiesero aiuto ai cugini, anche perché, se avessero perso, ai crediti che le banche americane avevano erogato per sostenere lo sforzo bellico si sarebbe potuto dire ciao. Argomento convincente, ma il presidente Wilson come avrebbe potuto convincere gli americani (ai quali era stato detto "l'America agli americani") ad andare a morire in Europa? Nel 1915 un sottomarino tedesco affondò il transatlantico Lusitania, sul quale c'erano pure un migliaio di americani. Ma anche materiale bellico per gli inglesi: i tedeschi avevano avvertito che navi del genere sarebbero state un bersaglio. E fu così che, al grido "Remember the Lusitania!", gli Usa entrarono in guerra. Seconda guerra mondiale, stesso discorso. Il Giappone era in guerra con la Cina e gli Usa gli misero l'embargo totale su petrolio e gomma; alla disperazione, questi si affidò all'ammiraglio Yamamoto, già addetto militare all'ambasciata nipponica a Washington, il quale disse che non si poteva pensare a una guerra con gli Usa. L'unica chance era un colpo preventivo alla flotta di Pearl Harbor. I servizi Usa lo sapevano, ma Roosevelt lasciò fare. Il resto è la storia del "proditorio attacco" celebrato in tanti film. "Remember Pearl Harbor!".<br />Su su per li rami, la guerra in Iraq contro Saddam e le sue fantomatiche "armi di distruzione di massa" l'abbiamo vista in mondovisione, come pure, ahimè, le precipitose ritirate dal Vietnam e dall'Afghanistan. Ora, i lettori più avveduti capiscono bene che non si tratta di recriminare o di fare come i bambini all'asilo che si lamentano con la maestra della slealtà del prepotente. No, si tratta solo di non farsi imbambolare dalla propaganda, nella quale i padroni dei media sono maestri. Le guerre ci sono sempre state, e Dio ce ne scampi. Ma oggi chi ti riduce povero o orfano pretende che gli baci la mano grato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53127548</guid><pubDate>Tue, 07 Mar 2023 22:39:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53127548/difendere_l_aggredito_la_scusa_degli_usa_per_fare_le_guerre_che_vogliono.mp3" length="8421503" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335

DIFENDERE L'AGGREDITO: LA SCUSA DEGLI USA PER FARE LE GUERRE CHE VOGLIONO di Rino Cammilleri
La guerra russo-ucraina è in corso mentre scrivo e i rarissimi commentatori che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335</a><br /><br />DIFENDERE L'AGGREDITO: LA SCUSA DEGLI USA PER FARE LE GUERRE CHE VOGLIONO di Rino Cammilleri<br />La guerra russo-ucraina è in corso mentre scrivo e i rarissimi commentatori che cercano di analizzare le ragioni dei russi devono, prima di aprir bocca, distinguere tra aggressore e aggredito e proclamare che stanno, ovviamente, dalla parte di quest'ultimo. Ora, poiché tale professione di fede da cavaliere medievale - al servizio della vedova e dell'orfano. Dell'oppresso e della fede - stona non poco sulle labbra di laicisti atei e agnostici per i quali la morale non è che moralismo, vediamo di vederci un po' più chiaro. Quella è una guerra combattuta in Europa, per interposto ucraino, da potenze che europee non sono: gli Usa la Gran Bretagna contro la Russia. La Russia post-sovietica aveva tentato di entrare nell'occidente ma ne era stata progressivamente respinta, fino all'esito bellico.<br />USA E GRAN BRETAGNA, ALLEATI DI FERRO<br />Secondo l'antica dottrina geostrategica, risalente ai tempi di Napoleone, le potenze di mare (Usa e GB) non possono tollerare l'avvento di una superpotenza continentale quale sarebbe data dall'abbraccio economico tra Russia e Germania. Dalla Guerra di Crimea del 1854 in avanti la musica è stata sempre la stessa, al di là delle varianti del caso. Voi mi direte: vabbè gli Usa, che devono mantenere un impero mondiale, ma gli inglesi? Si dimentica che anche questi avevano un impero mondiale, Australia e Nuova Zelanda, tanto per dirne tre, continuano a navigare nell'orbita anglofona insieme al resto. Le più importanti Borse del mondo stanno a Wall Street e nella city londinese. L'alleanza è così di ferro che anche nei film di 007 non c'è una volta che James Bond non possa contare sul supporto della Cia. Se ci fate caso, anche l'ideologia woke, che sta squassando gli Usa, da questa parte dell'oceano trova nell'Inghilterra il suo terreno più fertile. Ma se, data la loro lunga tradizione bellica, gli inglesi non devono faticare molto a convincere la loro opinione pubblica a indossare l'elmetto Her Majesty Service (ricordate la guerra per la Falkland-Malvinas?), non così gli Usa.<br />Gli States sono profondamente spaccati in due: da una parte i dem (aborto, nozze gay, lgbt, trans, cancel culture, antifa, blm, etc.) dall'altra i rep (Dio-patria-famiglia, gospel, porto d'armi, etc.). Se ci si fa caso, entrambi i fronti hanno in comune, però, il moralismo (il politicamente corretto non è altro), perciò ogni guerra deve essere giustificata. Cioè, gli Usa non possono mai essere aggressori, bensì aggrediti. Prima dell'avvento della filosofia woke, il moralismo vi era vieppiù impregnato di puritanesimo, anche perché su quest'ultimo gli Usa sono stati fondati e la vita per i Padri pellegrini non era altro che Dio-Patria-Famiglia e guerra contro il Male, fossero i pagani (indiani) o gli eretici (papisti in primis).<br />IL CASO DEL MESSICO<br />C'è un vecchio detto messicano che fa al caso nostro: "Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti!". Quando Napoleone III supportò Massimiliano d'Asburgo quale imperatore del Messico, gli Usa gridarono, con Monroe: "L'America agli americani!". Cioè a loro. E armarono zitti zitti la rivolta di Juarez. Il povero fratello di Francesco Giuseppe finì fucilato a Queretaro. Ma il Messico era ancora un impero. Cos, quando il presidente Santa Ana abolì la schiavitù, i texani insorsero, invocando l'aiuto fraterno degli Usa (un po' come il Donbass oggi coi russi). Con molta calma, il generale Houston attese che gli insorti di Alamo venissero liquidati, poi, al grido di "Remember the Alamo!", il Messico si trovò la capitale invasa. Ma gli Usa fecero due conti: annettere tutto avrebbe significato far diventare cittadini milioni di papisti, sconvolgendo gli equilibri wasp. Così, si...]]></itunes:summary><itunes:duration>527</itunes:duration><itunes:keywords>baciamano,hermajestiservice,imperialismo,saddamhussein,vietnam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5161f2633f15eb155ef4b71ca85493ea.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'impero romano e quello americano: uguaglianze e differenze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-impero-romano-e-quello-americano-uguaglianze-e-differenze--52807533</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323</a><br /><br />L'IMPERO ROMANO E QUELLO AMERICANO: UGUAGLIANZE E DIFFERENZE di Rino Cammilleri<br />L'impero romano, quando sottometteva un territorio, lo riempiva di sue basi militari onde assicurarsi che i sottomessi non facessero scherzi. Giustamente, così fa l'occupante e così ha sempre fatto. I più a rischio erano gli ebrei, che a ogni Pasqua scatenavano tumulti dietro all'ennesimo preteso Messia che li avrebbe messi al posto dei dominatori (per questo l'unico Messia, Gesù, che non prometteva riscosse e rivincite - anzi, diceva di pagare le tasse a Cesare - venne eliminato). Poiché ogni volta tutto partiva dal Tempio, che a Pasqua si riempiva di ebrei venuti da ogni dove (c.d. "diaspora") e le prediche dei sacerdoti ricordavano loro con toni accesi la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, i romani pretesero da Erode il Grande, loro re-fantoccio, una caserma proprio dentro al Tempio. E lui costruì la Torre detta Antonia in servile omaggio al suo protettore Marco Antonio (salvo poi buttarsi con Ottaviano quando il vento cambiò).<br />Era situata in uno dei quattro angoli, con una guarnigione sempre pronta a intervenire in caso di problemi. Non solo. Tanto per chiarire chi comandava, i sacri paramenti del Sommo Sacerdote erano chiusi a chiave dentro la detta Torre: venivano rilasciati per il tempo necessario alle cerimonie più solenni e poi rimessi sveltamente sotto chiave. In cambio della sottomissione, e dei tributi, però, i romani erano generosi di opere pubbliche: grandiosi acquedotti, strade, edifici, palestre, terme eccetera (nonché una giustizia più giusta e democratica). E roba di prima qualità, tanto che molta parte rimane in piedi ancora oggi. La sirena per molti giovani era quasi irresistibile, di contro alla vita di soli lavoro, preghiera e miriadi di obblighi soffocanti cui li costringevano i loro rabbini. E gli "ellenizzanti" (così li chiamavano) si moltiplicavano: capelli corti, facce rasate, banchetti sul triclinio, nomi romani. O greci. Uno degli Apostoli si chiamava Filippo, nome greco, e ben due Evangelisti avevano nomi romani, Marco e Luca (Lucanus).<br />Sì, perché i romani, com'è noto, avevano avuto il buon gusto di assorbire la cultura greca (Graecia capta ferum victorem coepit: la Grecia vinta prese a sua volta il brutale vincitore), da loro, correttamente, giudicata superiore. Si può dire lo stesso dell'impero americano? Bene, le basi militari ce le abbiamo e ci hanno difeso per decenni dalla minaccia sovietica. Ma adesso che cosa minaccia l'Europa? Putin? Per quanto cerchino di farlo passare per il nuovo Hitler, non ci crede nessuno. Veniamo al resto del paragone. L'impero americano ha forse assorbito la cultura superiore della vecchia Europa? No, al contrario: ha invaso l'Europa con la sua, mercantile al ribasso, uccidendo perfino il buon gusto e la buona educazione. Diversamente dai romani, gli americani, fin dai loro fondatori, hanno sempre considerato l'Europa corrotta e decadente: i Pilgrim Fathers ne erano fuggiti apposta, e tale imprinting è rimasto.<br />Il benessere complessivo delle popolazioni sottomesse è aumentato come sotto l'impero americano? Non sembra, visto che negli Usa la benzina e i telefoni non costano quasi niente mentre qui da noi si rischia il freddo e la povertà per comprare l'energia da loro e a prezzo triplicato. E sono patetici i nostri politici che, pistola alla tempia, devono ripetere gli slogan sulla povera Ucraina invasa dal cattivone indicato da Stanlio&amp;Ollio, cioè Uk e Usa (come tutti sanno, il cervello del duo era il primo). Certo, non c'è alternativa. Ma almeno ci lascino uggiolare (in attesa di qualche new Legge Mancino che ci vieti anche quello). Finirà in persecuzione, come con i no vax, per quelli di noi che si sono stufati di dare armi e soldi a Zelensky, armi e soldi che, tra l'altro, non si sa bene dove finiscano?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52807533</guid><pubDate>Tue, 21 Feb 2023 23:48:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52807533/l_impero_romano_e_quello_americano_uguaglianze_e_differenze.mp3" length="4535762" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323

L'IMPERO ROMANO E QUELLO AMERICANO: UGUAGLIANZE E DIFFERENZE di Rino Cammilleri
L'impero romano, quando sottometteva un territorio, lo riempiva di sue basi militari onde...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323</a><br /><br />L'IMPERO ROMANO E QUELLO AMERICANO: UGUAGLIANZE E DIFFERENZE di Rino Cammilleri<br />L'impero romano, quando sottometteva un territorio, lo riempiva di sue basi militari onde assicurarsi che i sottomessi non facessero scherzi. Giustamente, così fa l'occupante e così ha sempre fatto. I più a rischio erano gli ebrei, che a ogni Pasqua scatenavano tumulti dietro all'ennesimo preteso Messia che li avrebbe messi al posto dei dominatori (per questo l'unico Messia, Gesù, che non prometteva riscosse e rivincite - anzi, diceva di pagare le tasse a Cesare - venne eliminato). Poiché ogni volta tutto partiva dal Tempio, che a Pasqua si riempiva di ebrei venuti da ogni dove (c.d. "diaspora") e le prediche dei sacerdoti ricordavano loro con toni accesi la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, i romani pretesero da Erode il Grande, loro re-fantoccio, una caserma proprio dentro al Tempio. E lui costruì la Torre detta Antonia in servile omaggio al suo protettore Marco Antonio (salvo poi buttarsi con Ottaviano quando il vento cambiò).<br />Era situata in uno dei quattro angoli, con una guarnigione sempre pronta a intervenire in caso di problemi. Non solo. Tanto per chiarire chi comandava, i sacri paramenti del Sommo Sacerdote erano chiusi a chiave dentro la detta Torre: venivano rilasciati per il tempo necessario alle cerimonie più solenni e poi rimessi sveltamente sotto chiave. In cambio della sottomissione, e dei tributi, però, i romani erano generosi di opere pubbliche: grandiosi acquedotti, strade, edifici, palestre, terme eccetera (nonché una giustizia più giusta e democratica). E roba di prima qualità, tanto che molta parte rimane in piedi ancora oggi. La sirena per molti giovani era quasi irresistibile, di contro alla vita di soli lavoro, preghiera e miriadi di obblighi soffocanti cui li costringevano i loro rabbini. E gli "ellenizzanti" (così li chiamavano) si moltiplicavano: capelli corti, facce rasate, banchetti sul triclinio, nomi romani. O greci. Uno degli Apostoli si chiamava Filippo, nome greco, e ben due Evangelisti avevano nomi romani, Marco e Luca (Lucanus).<br />Sì, perché i romani, com'è noto, avevano avuto il buon gusto di assorbire la cultura greca (Graecia capta ferum victorem coepit: la Grecia vinta prese a sua volta il brutale vincitore), da loro, correttamente, giudicata superiore. Si può dire lo stesso dell'impero americano? Bene, le basi militari ce le abbiamo e ci hanno difeso per decenni dalla minaccia sovietica. Ma adesso che cosa minaccia l'Europa? Putin? Per quanto cerchino di farlo passare per il nuovo Hitler, non ci crede nessuno. Veniamo al resto del paragone. L'impero americano ha forse assorbito la cultura superiore della vecchia Europa? No, al contrario: ha invaso l'Europa con la sua, mercantile al ribasso, uccidendo perfino il buon gusto e la buona educazione. Diversamente dai romani, gli americani, fin dai loro fondatori, hanno sempre considerato l'Europa corrotta e decadente: i Pilgrim Fathers ne erano fuggiti apposta, e tale imprinting è rimasto.<br />Il benessere complessivo delle popolazioni sottomesse è aumentato come sotto l'impero americano? Non sembra, visto che negli Usa la benzina e i telefoni non costano quasi niente mentre qui da noi si rischia il freddo e la povertà per comprare l'energia da loro e a prezzo triplicato. E sono patetici i nostri politici che, pistola alla tempia, devono ripetere gli slogan sulla povera Ucraina invasa dal cattivone indicato da Stanlio&amp;Ollio, cioè Uk e Usa (come tutti sanno, il cervello del duo era il primo). Certo, non c'è alternativa. Ma almeno ci lascino uggiolare (in attesa di qualche new Legge Mancino che ci vieti anche quello). Finirà in persecuzione, come con i no vax, per quelli di noi che si sono stufati di dare armi e soldi a Zelensky, armi e soldi che, tra l'altro,...]]></itunes:summary><itunes:duration>284</itunes:duration><itunes:keywords>buongusto,culturagreca,imperoromano,stanlio&amp;ollio,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f11a28ddb127a949ab5c9c0e83b2995d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La prima volta della NATO fuori dall'Europa fu un disastro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-prima-volta-della-nato-fuori-dall-europa-fu-un-disastro--51824553</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204</a><br /><br />LA PRIMA VOLTA DELLA NATO FUORI DALL'EUROPA FU UN DISASTRO di Rino Cammilleri<br />La prima volta della Nato fuori dall'Europa fu in Afghanistan. A guida Usa, come sempre, ci mise vent'anni (2001-2021) a rendersi conto delle «difficoltà di imporre dall'esterno un governo al Paese, così come quella di contrastare efficacemente i talebani, ora nuovamente al potere dopo avere schiacciato la resistenza di ciò che rimaneva dell'esercito regolare afghano, formato e armato dagli Stati Uniti e finanziato con miliardi di dollari».<br />Chi scrive così è lo storico Alberto Rosselli nella sua ultima fatica: Afghanistan, eterno crocevia di interessi e guerre (ed. Archivio Storia). Di Rosselli ho letto quasi tutto, anche perché ama puntare i riflettori su angoli importanti ma trascurati dagli storici mainstream, come la guerra tra le colonie inglesi e tedesche in Africa durante il Primo conflitto mondiale, la resistenza armata dei baltici ai sovietici negli anni Cinquanta eccetera. Altro pregio di Rosselli, la sintesi. In un tempo e ambiente in cui è difficile trovare qualcuno che per dirti che ore sono non impieghi dieci pagine è davvero tanto.<br />Il famoso Grande Gioco afghano di Kipling (citato nel romanzo Kim ma coniato dall'inglese Arthur Connolly nel 1829: The Great Game o Tournament of Shadows, ripreso come titolo da un recente film su Sherlock Holmes), cominciato dai soliti inglesi contro i russi e ripreso dagli americani dopo le Twin Towers è finito come era iniziato. Anzi, peggio. Scrive Andrew Watkins, analista senior presso l'International Crisi Group: «L'accordo di Doha del 2020 ha permesso ai talebani una vantaggiosa tregua di ben un anno, consentendo alle loro milizie di pianificare l'intera occupazione del Paese, eliminando sbrigativamente ogni oppositore senza il timore dei bombardamenti americani: facilitazioni che hanno consentito loro di sbaragliare le ultime resistenze delle forze governative ed occupare facilmente la capitale Kabul senza colpo ferire».<br />I talebani, messo in fuga il presidente Ashraf Ghani e piazzato al suo posto il mullah Abdul Ghani Baradar («rilasciato tre anni fa da un carcere pakistano su espressa richiesta degli Stati Uniti»), hanno ri-proclamato l'Emirato Islamico. I talebani, malgrado gli accordi di Doha, «hanno continuato a dare ospitalità a gruppi ultra-fondamentalisti islamici». Addirittura mentre gli americani se ne andavano: «Un attentato all'aeroporto, poi rivendicato dall'Isis, causò la morte di oltre 170 persone e di 13 membri dell'esercito statunitense impegnati a controllare i documenti». Baradar fu tra i fondatori del movimento talebano, ma chi comanda davvero è suo cognato, il mullah Hibatullah Akhundzada. Il famoso papavero da oppio, «vitale per il governo dei talebani»? È sempre lì, anzi pare aumentato e non di poco: «3600 tonnellate nel 2010». I campi? Mai bombardati.<br />Nessuno è mai riuscito a restare in quel posto di rocce e polvere e sassi senza uscirne con le ossa rotte. E se non fosse per la posizione geografica che ne fa un crocevia strategico non avrebbe tutta la considerazione che ha sempre avuto. È «costituito principalmente da montagne e steppe abitate da tribù da sempre ostili a qualsiasi tentativo teso ad imporre il controllo di un'autorità centrale. Sono gruppi etnici dediti a lotte di potere intestine, continui cambi di regime, tradimenti, assassinii e guerre civili». Ha un «tasso di natalità elevatissimo, in assoluto uno dei maggiori del mondo», compensato da un'aspettativa di vita alla nascita di 47,2 anni. Be', il resto leggetelo nel libro, val la pena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51824553</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:29:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51824553/prima_volta_della_nato_fuori_dall_europa_fu_un_disastro.mp3" length="4964145" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204

LA PRIMA VOLTA DELLA NATO FUORI DALL'EUROPA FU UN DISASTRO di Rino Cammilleri
La prima volta della Nato fuori dall'Europa fu in Afghanistan. A guida Usa, come sempre, ci mise...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204</a><br /><br />LA PRIMA VOLTA DELLA NATO FUORI DALL'EUROPA FU UN DISASTRO di Rino Cammilleri<br />La prima volta della Nato fuori dall'Europa fu in Afghanistan. A guida Usa, come sempre, ci mise vent'anni (2001-2021) a rendersi conto delle «difficoltà di imporre dall'esterno un governo al Paese, così come quella di contrastare efficacemente i talebani, ora nuovamente al potere dopo avere schiacciato la resistenza di ciò che rimaneva dell'esercito regolare afghano, formato e armato dagli Stati Uniti e finanziato con miliardi di dollari».<br />Chi scrive così è lo storico Alberto Rosselli nella sua ultima fatica: Afghanistan, eterno crocevia di interessi e guerre (ed. Archivio Storia). Di Rosselli ho letto quasi tutto, anche perché ama puntare i riflettori su angoli importanti ma trascurati dagli storici mainstream, come la guerra tra le colonie inglesi e tedesche in Africa durante il Primo conflitto mondiale, la resistenza armata dei baltici ai sovietici negli anni Cinquanta eccetera. Altro pregio di Rosselli, la sintesi. In un tempo e ambiente in cui è difficile trovare qualcuno che per dirti che ore sono non impieghi dieci pagine è davvero tanto.<br />Il famoso Grande Gioco afghano di Kipling (citato nel romanzo Kim ma coniato dall'inglese Arthur Connolly nel 1829: The Great Game o Tournament of Shadows, ripreso come titolo da un recente film su Sherlock Holmes), cominciato dai soliti inglesi contro i russi e ripreso dagli americani dopo le Twin Towers è finito come era iniziato. Anzi, peggio. Scrive Andrew Watkins, analista senior presso l'International Crisi Group: «L'accordo di Doha del 2020 ha permesso ai talebani una vantaggiosa tregua di ben un anno, consentendo alle loro milizie di pianificare l'intera occupazione del Paese, eliminando sbrigativamente ogni oppositore senza il timore dei bombardamenti americani: facilitazioni che hanno consentito loro di sbaragliare le ultime resistenze delle forze governative ed occupare facilmente la capitale Kabul senza colpo ferire».<br />I talebani, messo in fuga il presidente Ashraf Ghani e piazzato al suo posto il mullah Abdul Ghani Baradar («rilasciato tre anni fa da un carcere pakistano su espressa richiesta degli Stati Uniti»), hanno ri-proclamato l'Emirato Islamico. I talebani, malgrado gli accordi di Doha, «hanno continuato a dare ospitalità a gruppi ultra-fondamentalisti islamici». Addirittura mentre gli americani se ne andavano: «Un attentato all'aeroporto, poi rivendicato dall'Isis, causò la morte di oltre 170 persone e di 13 membri dell'esercito statunitense impegnati a controllare i documenti». Baradar fu tra i fondatori del movimento talebano, ma chi comanda davvero è suo cognato, il mullah Hibatullah Akhundzada. Il famoso papavero da oppio, «vitale per il governo dei talebani»? È sempre lì, anzi pare aumentato e non di poco: «3600 tonnellate nel 2010». I campi? Mai bombardati.<br />Nessuno è mai riuscito a restare in quel posto di rocce e polvere e sassi senza uscirne con le ossa rotte. E se non fosse per la posizione geografica che ne fa un crocevia strategico non avrebbe tutta la considerazione che ha sempre avuto. È «costituito principalmente da montagne e steppe abitate da tribù da sempre ostili a qualsiasi tentativo teso ad imporre il controllo di un'autorità centrale. Sono gruppi etnici dediti a lotte di potere intestine, continui cambi di regime, tradimenti, assassinii e guerre civili». Ha un «tasso di natalità elevatissimo, in assoluto uno dei maggiori del mondo», compensato da un'aspettativa di vita alla nascita di 47,2 anni. Be', il resto leggetelo nel libro, val la pena.]]></itunes:summary><itunes:duration>311</itunes:duration><itunes:keywords>esercito,kabul,kipling,nato,steppe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2194ded238747c5192a58d036c74488e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'attrice più bella del secolo... si fece suora</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-attrice-piu-bella-del-secolo-si-fece-suora--51824737</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195</a><br /><br />L'ATTRICE PIU' BELLA DEL SECOLO... SI FECE SUORA di Rino Cammilleri<br />Una virtù che san Tommaso ammirava era la magnanimità. Che non va confusa con la liberalità. La magnanimità - letteralmente: animo grande - ce l'hanno, attenzione, anche i cattivi. Infatti, c'è differenza tra un ladro di polli e un rapinatore seriale e a mano armata di banche. Cioè, si può essere piccini anche nel male, ma un gran cattivo che si converte, diventa un grande santo. Pensiamo a san Paolo o a sant'Agostino, nonché a tutta una serie di santi che, liberati dai «sette demoni», si tramutano nella Maddalena. Lo capì bene il Manzoni, che piazzò nel suo capolavoro due grandi convertiti (fra Cristoforo e l'Innominato). A proposito di Maddalena, questa santa ebbe seguaci nella Belle époque, che era anche la puritana Età vittoriana, quando lo scandalo era vero e planetario. E una donna che vi si dedicava aveva cento volte più coraggio e grinta delle moderne attricette da TikTok. In questo spazio che occupo da più di vent'anni, ho dato conto di alcune di loro, non vi resta che spulciare la raccolta de Il Kattolico. Troverete Éve Lavallière, regina della Comédie Française, che finì in clausura. O la baronessa Alessandra Di Rudinì, l'amante di Gabriele D'Annunzio, che terminò i suoi giorni in convento; figlia di primo ministro, sposata con prole, incurante dello scalpore suscitato dalla sua, chiamiamola così, trasgressione. O Ida Rubinstein, danzatrice idolatrata che non esitava a esibirsi nuda e pure lei ninfa del Vate: convertita, fece perdere le sue tracce in un monastero.<br /><br />IL PRIMO DIVORZIO<br />Oggi parlerò di una di queste donne turbolente, una di quelle che, all'epoca, facevano girare la testa a capi di Stato, magnati, membri dell'alta nobiltà, non pochi dei quali arrivavano a farsi saltare le cervella perché non potevano ottenerne le grazie o perché, una volta ottenutele, si accorgevano di doverle condividere. Il personaggio di cui oggi parleremo fu definita dai contemporanei «la donna più bella del secolo». Infatti, a tenere banco e scena era la sua rivalità con la famosa Bella Otero, l'altra miss universo che con le sue danze conturbanti vietava il sonno a legioni di uomini di ogni rango. Si chiamava Liane de Pougy e, se possibile, il suo scandalo era il più scandaloso di tutti perché andava a letto non solo con gli uomini ma pure con le donne. Et en plein air. Il suo vero nome era Anne-Marie-Olympe Chassaigne, francese nata a La Flèche, nella regione della Loira, nel 1869. Suo padre era un ufficiale dell'Armée e sua madre una nobildonna. Lei fu messa a studiare nel collegio che i gesuiti tenevano a St-Anne-d'Auray, luogo caro alla fede perché teatro, due secoli prima, dell'unica apparizione riconosciuta di sant'Anna, la madre della Madonna. Aveva sedici anni quando andò in sposa al tenente di vascello Henri Pourpre, dal quale ebbe l'unico figlio, Marc. Quest'ultimo divenne pilota da caccia e cadde nel primo anno della Grande guerra. Il marito si rivelò un uomo violento e manesco. Lei, pare, non tardò a cornificarlo e si beccò pure una pistolettata quando lui la sorprese con l'amante. Il malmatrimonio durò solo due anni. Lei andò a Parigi e chiese il divorzio, gettando nella costernazione i suoi cattolicissimi genitori. Che ancora. Però, non avevano visto niente.<br /><br />STRAGI DI CUORI E SUCCESSO<br />Nella capitale, lei non tardò ad affascinare Henri Meilhac, un affermato autore teatrale che le procurò un ingaggio addirittura al Folies Bergère, il famosissimo e trasgressivo music-hall ancor oggi esistente. Lui le pagò le lezioni di recitazione e danza con la celebre Madame Mariquita, una coreografa di origine algerina che, essendo una trovatella, rimase nota col solo nome d'arte («mariquita»: «coccinella» in spagnolo). Così, la giovane Anne-Marie divenne Liane de Pougy, ballerina di cabaret. Non tardò a essere notata da Émilie-Louise Delabigne, vero nome della contessa Valtesse de La Bigne, una cortigiana d'alto bordo che la introdusse nel bel mondo parigino e le insegnò tutti i trucchi per alzare il suo prezzo. In breve Liane poté annoverare tra i suoi ammiratori (eufemismo) nomi come Maurice de Rothschild, l'inglese lord Carnarvon, il polacco conte Roman Potocki. Fu il celebre Edmond de Goncourt a lanciare la definizione «la donna più bella del secolo». Liane divenne molto ricca a furia di regali, anche perché, come anticipato, si concedeva a entrambi i sessi. Arrivò a possedere un intero palazzo nel centro di Parigi, una residenza estiva in Bretagna e una suite riservata al Carlton di Losanna, in Svizzera. Anche il mondo culturale se la contendeva. Max Jacob, per dirne uno, era solito passare le vacanze da lei.<br />Storie saffiche e scandali<br />Sì, perché Liane de Pougy aveva un talento anche per la scrittura e scriveva romanzi e commedie. Spudorati. Ecco un paio di titoli: Idillio saffico e Le sensazioni della signorina de La Bringue. Nel 1899 in tale veste fece la conoscenza della scrittrice americana Natalie Clifford Barney, e le due divennero amanti coram populo. La loro relazione riempì le cronache mondane per qualche tempo, poi l'americana si stufò, non essendo portata per la monogamia. Liane mise tutta la loro storia per iscritto nel romanzo il cui titolo esplicito ho su riportato e che diventò un bestseller. Nel 1910, al culmine della sua discutibile fama, convolò a nozze col principe romeno Georges Ghika. L'unione durò ben sedici anni, poi il principe scappò con la molto più giovane Manon Thiebaut, che era stata una delle amanti di Liane.<br /><br />LA RISCOPERTA DELLA FEDE<br />La ex divorziata, attrice, ballerina, cortigiana bisex, scrittrice e ora addirittura principessa non tardò a consolarsi. Con donne, perché aveva promesso al principe che con gli uomini non sarebbe più andata e, malgrado la di lui infedeltà, chissà perché la mantenne. Lui tornò sui suoi passi dopo alcuni mesi, forse perché Manon si era stancata o forse perché si era stufata di svegliarsi accanto al nonno. Ma ormai qualcosa si era spezzato e il prosieguo del matrimonio fu praticamente un disastro. Intanto, però, qualcos'altro dentro di lei aveva cominciato a ribollire.<br />Il tempo era passato e l'età aveva ormai spento i bollori, lasciando il posto alla riflessione. La nostalgia dei tempi della sua innocenza, la calda sicurezza della religione dei suoi padri, gli studi a St-Anne-d'Auray, quel che avrebbe potuto essere la sua vita se avesse preso la via giusta: tutti questi pensieri frullavano nella mente di Anne-Marie. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso arrivò in un orfanatrofio per disabili di Grenoble. Le gran dame usavano fare beneficenza, e lei era una principessa. Quei piccoli che nessuno voleva le spezzarono il cuore. Fu una suora di quell'asilo Saint-Agnès a offrire una spalla al suo pianto liberatorio. Nel 1945, la decisione. Morto il marito, si fece terziaria domenicana e andò a lavorare proprio nell'orfanatrofio-goccia-finale. Prese il velo, divenne suor Anne-Marie-Madeleine de la Pénitence. Si notino i due nomi: Maddalena e Penitenza. E davvero fu penitenza, se Dio esaudì il suo desiderio di morire la notte di Natale del 1950. Aveva 82 anni. Chi la vide disse che sul suo viso si potevano scorgere ancora i segni dell'antica bellezza della “donna più bella del secolo» precedente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51824737</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:28:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51824737/l_attrice_pi_bella_del_secolo_che_poi_si_fece_suora.mp3" length="10063266" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195

L'ATTRICE PIU' BELLA DEL SECOLO... SI FECE SUORA di Rino Cammilleri
Una virtù che san Tommaso ammirava era la magnanimità. Che non va confusa con la liberalità. La magnanimità -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195</a><br /><br />L'ATTRICE PIU' BELLA DEL SECOLO... SI FECE SUORA di Rino Cammilleri<br />Una virtù che san Tommaso ammirava era la magnanimità. Che non va confusa con la liberalità. La magnanimità - letteralmente: animo grande - ce l'hanno, attenzione, anche i cattivi. Infatti, c'è differenza tra un ladro di polli e un rapinatore seriale e a mano armata di banche. Cioè, si può essere piccini anche nel male, ma un gran cattivo che si converte, diventa un grande santo. Pensiamo a san Paolo o a sant'Agostino, nonché a tutta una serie di santi che, liberati dai «sette demoni», si tramutano nella Maddalena. Lo capì bene il Manzoni, che piazzò nel suo capolavoro due grandi convertiti (fra Cristoforo e l'Innominato). A proposito di Maddalena, questa santa ebbe seguaci nella Belle époque, che era anche la puritana Età vittoriana, quando lo scandalo era vero e planetario. E una donna che vi si dedicava aveva cento volte più coraggio e grinta delle moderne attricette da TikTok. In questo spazio che occupo da più di vent'anni, ho dato conto di alcune di loro, non vi resta che spulciare la raccolta de Il Kattolico. Troverete Éve Lavallière, regina della Comédie Française, che finì in clausura. O la baronessa Alessandra Di Rudinì, l'amante di Gabriele D'Annunzio, che terminò i suoi giorni in convento; figlia di primo ministro, sposata con prole, incurante dello scalpore suscitato dalla sua, chiamiamola così, trasgressione. O Ida Rubinstein, danzatrice idolatrata che non esitava a esibirsi nuda e pure lei ninfa del Vate: convertita, fece perdere le sue tracce in un monastero.<br /><br />IL PRIMO DIVORZIO<br />Oggi parlerò di una di queste donne turbolente, una di quelle che, all'epoca, facevano girare la testa a capi di Stato, magnati, membri dell'alta nobiltà, non pochi dei quali arrivavano a farsi saltare le cervella perché non potevano ottenerne le grazie o perché, una volta ottenutele, si accorgevano di doverle condividere. Il personaggio di cui oggi parleremo fu definita dai contemporanei «la donna più bella del secolo». Infatti, a tenere banco e scena era la sua rivalità con la famosa Bella Otero, l'altra miss universo che con le sue danze conturbanti vietava il sonno a legioni di uomini di ogni rango. Si chiamava Liane de Pougy e, se possibile, il suo scandalo era il più scandaloso di tutti perché andava a letto non solo con gli uomini ma pure con le donne. Et en plein air. Il suo vero nome era Anne-Marie-Olympe Chassaigne, francese nata a La Flèche, nella regione della Loira, nel 1869. Suo padre era un ufficiale dell'Armée e sua madre una nobildonna. Lei fu messa a studiare nel collegio che i gesuiti tenevano a St-Anne-d'Auray, luogo caro alla fede perché teatro, due secoli prima, dell'unica apparizione riconosciuta di sant'Anna, la madre della Madonna. Aveva sedici anni quando andò in sposa al tenente di vascello Henri Pourpre, dal quale ebbe l'unico figlio, Marc. Quest'ultimo divenne pilota da caccia e cadde nel primo anno della Grande guerra. Il marito si rivelò un uomo violento e manesco. Lei, pare, non tardò a cornificarlo e si beccò pure una pistolettata quando lui la sorprese con l'amante. Il malmatrimonio durò solo due anni. Lei andò a Parigi e chiese il divorzio, gettando nella costernazione i suoi cattolicissimi genitori. Che ancora. Però, non avevano visto niente.<br /><br />STRAGI DI CUORI E SUCCESSO<br />Nella capitale, lei non tardò ad affascinare Henri Meilhac, un affermato autore teatrale che le procurò un ingaggio addirittura al Folies Bergère, il famosissimo e trasgressivo music-hall ancor oggi esistente. Lui le pagò le lezioni di recitazione e danza con la celebre Madame Mariquita, una coreografa di origine algerina che, essendo una trovatella, rimase nota col solo nome d'arte («mariquita»: «coccinella» in spagnolo). Così, la giovane Anne-Marie...]]></itunes:summary><itunes:duration>629</itunes:duration><itunes:keywords>labellaotero,lianedepougy,magnanimità,penitenza,vate</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3135d7f047e4931ab997722dff7408a7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come Hollywood ci impone il pensiero unico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-hollywood-ci-impone-il-pensiero-unico--51824914</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203</a><br /><br />COME HOLLYWOOD CI IMPONE IL PENSIERO UNICO di Rino Cammilleri<br />Spippolando sui siti di film mi sono imbattuto in un'opera di nessuna importanza ma di cui mi ha però colpito una cosa. Se ci fate caso, solo le grandi majors possono permettersi di sparare subito la prima scena riservandosi di mettere i titoli, il cast e i crediti in un secondo momento o addirittura in fondo dopo il the end (classica sigla americana che nessuno ormai usa più). Le altre, prima di cominciare con la storia, si producono in un'interminabile e snervante serie di produzioni, produttori esecutivi, case di distribuzione, patrocini, ringraziamenti e avvisi che i cavalli degli indiani stramazzati per terra erano una finta. E finalmente, dopo una pirotecnia di sigle e slogan e logo, lo spettatore può ottenere ciò per cui ha pagato. Lo spettatore comune, intendo, perché la pirotecnia anzidetta interessa solo i quattro gatti dei cinefili che poi recensiranno dottamente e gratis.<br />Ebbene, dicevo che mi sono imbattuto. E proprio nella pirotecnia di cui sopra ho notato il seguente slogan sotto a un logo e una sigla che non ricordo. Diceva testuale: «Cambiare il mondo una storia alla volta». Esatto, qualcuno finalmente ha fatto outing. Infatti, forse non ci rendiamo conto di quanto i film e telefilm e fiction incidano sul costume e sulle mentalità. Una storia alla volta. Ora, poiché in questo campo la padrona indiscussa è Hollywood, e Hollywood è in mano alla sinistra americana, ecco fatto. E non si tratta tanto di film in grado di lanciare mode. Esempio: gli anni Ottanta furono dominati da La febbre del sabato sera che addirittura coniò un modo di dire e di essere, il «travoltismo». Tra parentesi, è istruttivo guardare in internet la villa faraonica di John Travolta con ben due hangar, uno per un Boeing e uno per un Gulfstream. O il conto in banca dei Bee Gees che ispirò una canzone dei Gatti del Vicolo Miracoli.<br />La cosa è di vecchia data: Rodolfo Valentino divenne già negli anni Venti un modo di indicare i bellocci. La rivoluzione sessuale? Senza il cinema nulla avrebbero potuto i cortei di femministe a dita unite negli anni Settanta. Già nel 1962, più di dieci anni prima, James Bond andava a letto con la sconosciuta come se fosse la cosa più normale del mondo. Ormai sono vecchio, ma rammento nitidamente mia nonna che vietava alle sue numerose figlie la lettura dei fotoromanzi. Eggià, saggezza antica: quelle storie romantiche «guastavano la testa», letterale. Inducevano cioè, subdolamente, a scambiare l'infatuazione per «amore». Cioè, a usare lo stomaco al posto del cervello nella scelta del compagno di vita. Eh, una storia deve per forza di cose insistere sull'emotività, sennò non vende.<br />Pensiamo a un regista americano dichiaratamente di destra, Clint Eastwood. Vinse l'unico Oscar con un film sull'eutanasia (a favore de), Million dollar baby. Aveva fatto di meglio nella sua carriera. Ma Hollywood ha una filosofia precisa, che è quella di Kamala Harris, Nancy Pelosi, Obama, Biden, Ocasio Cortes. Ebbene, se uno guarda quel film scopre che è, per forza di narrazione, congegnato in modo da provocare questo effetto emotivo: al posto del protagonista avresti fatto lo stesso. Infatti, le storie presentano, e devono farlo, dei casi-limite che poi la panza dello spettatore si incaricherà di generalizzare quando sarà ora di votare. A Pannella, malgrado i finanziamenti pubblici, mancò il cinema. Avrebbe fatto prima. Tenetelo presente: «Cambiare il mondo una storia alla volta».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51824914</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:28:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51824914/come_hollywood_ci_impone_il_pensiero_unico.mp3" length="4411603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203

COME HOLLYWOOD CI IMPONE IL PENSIERO UNICO di Rino Cammilleri
Spippolando sui siti di film mi sono imbattuto in un'opera di nessuna importanza ma di cui mi ha però colpito una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203</a><br /><br />COME HOLLYWOOD CI IMPONE IL PENSIERO UNICO di Rino Cammilleri<br />Spippolando sui siti di film mi sono imbattuto in un'opera di nessuna importanza ma di cui mi ha però colpito una cosa. Se ci fate caso, solo le grandi majors possono permettersi di sparare subito la prima scena riservandosi di mettere i titoli, il cast e i crediti in un secondo momento o addirittura in fondo dopo il the end (classica sigla americana che nessuno ormai usa più). Le altre, prima di cominciare con la storia, si producono in un'interminabile e snervante serie di produzioni, produttori esecutivi, case di distribuzione, patrocini, ringraziamenti e avvisi che i cavalli degli indiani stramazzati per terra erano una finta. E finalmente, dopo una pirotecnia di sigle e slogan e logo, lo spettatore può ottenere ciò per cui ha pagato. Lo spettatore comune, intendo, perché la pirotecnia anzidetta interessa solo i quattro gatti dei cinefili che poi recensiranno dottamente e gratis.<br />Ebbene, dicevo che mi sono imbattuto. E proprio nella pirotecnia di cui sopra ho notato il seguente slogan sotto a un logo e una sigla che non ricordo. Diceva testuale: «Cambiare il mondo una storia alla volta». Esatto, qualcuno finalmente ha fatto outing. Infatti, forse non ci rendiamo conto di quanto i film e telefilm e fiction incidano sul costume e sulle mentalità. Una storia alla volta. Ora, poiché in questo campo la padrona indiscussa è Hollywood, e Hollywood è in mano alla sinistra americana, ecco fatto. E non si tratta tanto di film in grado di lanciare mode. Esempio: gli anni Ottanta furono dominati da La febbre del sabato sera che addirittura coniò un modo di dire e di essere, il «travoltismo». Tra parentesi, è istruttivo guardare in internet la villa faraonica di John Travolta con ben due hangar, uno per un Boeing e uno per un Gulfstream. O il conto in banca dei Bee Gees che ispirò una canzone dei Gatti del Vicolo Miracoli.<br />La cosa è di vecchia data: Rodolfo Valentino divenne già negli anni Venti un modo di indicare i bellocci. La rivoluzione sessuale? Senza il cinema nulla avrebbero potuto i cortei di femministe a dita unite negli anni Settanta. Già nel 1962, più di dieci anni prima, James Bond andava a letto con la sconosciuta come se fosse la cosa più normale del mondo. Ormai sono vecchio, ma rammento nitidamente mia nonna che vietava alle sue numerose figlie la lettura dei fotoromanzi. Eggià, saggezza antica: quelle storie romantiche «guastavano la testa», letterale. Inducevano cioè, subdolamente, a scambiare l'infatuazione per «amore». Cioè, a usare lo stomaco al posto del cervello nella scelta del compagno di vita. Eh, una storia deve per forza di cose insistere sull'emotività, sennò non vende.<br />Pensiamo a un regista americano dichiaratamente di destra, Clint Eastwood. Vinse l'unico Oscar con un film sull'eutanasia (a favore de), Million dollar baby. Aveva fatto di meglio nella sua carriera. Ma Hollywood ha una filosofia precisa, che è quella di Kamala Harris, Nancy Pelosi, Obama, Biden, Ocasio Cortes. Ebbene, se uno guarda quel film scopre che è, per forza di narrazione, congegnato in modo da provocare questo effetto emotivo: al posto del protagonista avresti fatto lo stesso. Infatti, le storie presentano, e devono farlo, dei casi-limite che poi la panza dello spettatore si incaricherà di generalizzare quando sarà ora di votare. A Pannella, malgrado i finanziamenti pubblici, mancò il cinema. Avrebbe fatto prima. Tenetelo presente: «Cambiare il mondo una storia alla volta».]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>beegees,eutanasia,hollywood,pirotecnica,rivoluzionesessuale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/18899ef3a1de83d72793b864b7ee5595.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La corretta traduzione del Padre Nostro e i Vangeli da retrodatare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-corretta-traduzione-del-padre-nostro-e-i-vangeli-da-retrodatare--51000047</link><description><![CDATA[VIDEO: La corretta traduzione del Padre Nostro ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7107" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7107</a><br /><br />LA CORRETTA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO E I VANGELI DA RETRODATARE di Rino Cammilleri<br />Nel 1966 la chiesa post-conciliare francese adotta una nuova formula del Paternoster col versetto «ne nous soumets pas à la tentation» al posto del tridentino «ne nous laisse pas succomber à la tentation». Il non ancora famoso abbé Jean Carmignac riconosce la provenienza protestante della novità e chiede al suo vescovo il permesso di poter recitare, durante la Messa, il Paternoster in latino. Risultato: gli viene tolta la parrocchia, con proibizione di insegnare il catechismo, predicare e celebrare la funzione domenicale. E lui dedica proprio al Paternoster la sua tesi di dottorato all'Institut Catholique di Parigi, tesi che discute nel 1969 davanti a una commissione presieduta da Jean Daniélou, poi cardinale. Ottiene il massimo dei voti cum laude (anzi, Singulari prorsum cum laude, elogio del tutto eccezionale) e pubblicazione.<br />Da qui l'importante volume scritto dalla specialista Roberta Collu, Il Padre Nostro e i Rotoli di Qumran nel lavoro scientifico di Jean Carmignac (LEF, pp. 330). Com'è noto, Carmignac «riteneva che l'insegnamento del Rabbi Yeshūa fosse stato consegnato alla scrittura, in ebraico o aramaico, quando egli era ancora in vita o poco dopo la sua morte e, soltanto in seguito, tradotto nel greco popolare dell'epoca». Ora, poiché ciò avrebbe comportato la retrodatazione dei Vangeli, contrariamente a quel che tutti i biblisti ritenevano da un secolo sulla scia delle geschichte liberal-protestanti, Carmignac venne subissato e si aprì il vaso di pandora. La Collu racconta tutte le vicissitudini personali e i "misteri" della vicenda. Cominciando dalla sua, che dovette fare i salti mortali per accedere a un Fondo Carmignac che nessuno voleva consentirle di esaminare. Alla fine, dopo anni, finalmente poté rovistare nella trentina di scatoloni contenenti tutte le carte del grande esegeta. Conoscendone la fitta corrispondenza, cercava in particolare una cosa. «Egli parla, infatti, di un manoscritto di più di 400 pagine, che non abbiamo ritrovato, la cui sparizione lascia supporre che sia stato sottratto dagli archivi dell'Istituto cattolico, per ragioni che restano inspiegabili».<br />Carmignac morì nel 1986 ma solo nel 2016 fu reso consultabile il suo archivio. A chiedere perché, ci si sentiva rispondere con arrampicate sugli specchi o, addirittura, in modo sgarbato. Carmignac era il massimo specialista dei Manoscritti del Mar Morto, fondatore della rivista «Revue de Qumran» in sei lingue, dottore honoris causa nell'università di Bonn, ma anche un parroco, cosa che mai smise di fare: «Un sacerdote diventa arido - disse - se si dedica esclusivamente ai suoi studi». Ma aveva contro l'establishment modernista, che ormai occupava tutto l'occupabile. Per tale establishment ai tempi di Gesù non c'era il registratore. Perciò, i Vangeli erano stati costruiti molto dopo la sua dipartita, abbelliti con mitologie, quisquilie&amp;pinzillacchere.<br />Ma lui partiva da una semplice constatazione: la distruzione del Tempio era del 70 d.C. Come mai i Vangeli non ne parlano? Infatti, non è un evento da niente, e poi avrebbe portato acqua alla narrazione "mitica". Allora, sono stati scritti prima. Non solo. Padrone totale di greco, ebraico e aramaico, Carmignac si mise a retrotradurre i testi sacri. E scoprì che erano stati scritti in aramaico e solo dopo tradotti nel greco allora corrente. Il famoso frammento Q7 confermò la retrodatazione, ma lui dovette combattere per tutta la vita. E anche dopo. I suoi archivi furono, stranamente, portati all'Institut Catholique e non alla Bibliothèque Nationale, dove sarebbero stati subito messi a disposizione degli studiosi, «secondo le ultime volontà dell'esegeta».<br />Ed ecco la testimonianza personale della Collu: «Documenti spariti, autorizzazioni concesse e subito ritirate, un'ispezione interrotta d'autorità...». Cose da preti, insomma. Leggiamo dunque questo interessante libro sul Paternoster, «un poema, una poesia ritmicamente costruita che segue le regole di versificazione già in uso ai tempi di Gesù». Con le prime tre domande l'uomo pensa a Dio, con le altre quattro Gli chiede di pensare a lui. Si notino i numeri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51000047</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:28:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51000047/la_corretta_traduzione_del_padre_nostro_e_i_vangeli_da_retrodatare.mp3" length="5525464" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La corretta traduzione del Padre Nostro ➜ https://www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7107

LA CORRETTA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La corretta traduzione del Padre Nostro ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo&amp;list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXF</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7107" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7107</a><br /><br />LA CORRETTA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO E I VANGELI DA RETRODATARE di Rino Cammilleri<br />Nel 1966 la chiesa post-conciliare francese adotta una nuova formula del Paternoster col versetto «ne nous soumets pas à la tentation» al posto del tridentino «ne nous laisse pas succomber à la tentation». Il non ancora famoso abbé Jean Carmignac riconosce la provenienza protestante della novità e chiede al suo vescovo il permesso di poter recitare, durante la Messa, il Paternoster in latino. Risultato: gli viene tolta la parrocchia, con proibizione di insegnare il catechismo, predicare e celebrare la funzione domenicale. E lui dedica proprio al Paternoster la sua tesi di dottorato all'Institut Catholique di Parigi, tesi che discute nel 1969 davanti a una commissione presieduta da Jean Daniélou, poi cardinale. Ottiene il massimo dei voti cum laude (anzi, Singulari prorsum cum laude, elogio del tutto eccezionale) e pubblicazione.<br />Da qui l'importante volume scritto dalla specialista Roberta Collu, Il Padre Nostro e i Rotoli di Qumran nel lavoro scientifico di Jean Carmignac (LEF, pp. 330). Com'è noto, Carmignac «riteneva che l'insegnamento del Rabbi Yeshūa fosse stato consegnato alla scrittura, in ebraico o aramaico, quando egli era ancora in vita o poco dopo la sua morte e, soltanto in seguito, tradotto nel greco popolare dell'epoca». Ora, poiché ciò avrebbe comportato la retrodatazione dei Vangeli, contrariamente a quel che tutti i biblisti ritenevano da un secolo sulla scia delle geschichte liberal-protestanti, Carmignac venne subissato e si aprì il vaso di pandora. La Collu racconta tutte le vicissitudini personali e i "misteri" della vicenda. Cominciando dalla sua, che dovette fare i salti mortali per accedere a un Fondo Carmignac che nessuno voleva consentirle di esaminare. Alla fine, dopo anni, finalmente poté rovistare nella trentina di scatoloni contenenti tutte le carte del grande esegeta. Conoscendone la fitta corrispondenza, cercava in particolare una cosa. «Egli parla, infatti, di un manoscritto di più di 400 pagine, che non abbiamo ritrovato, la cui sparizione lascia supporre che sia stato sottratto dagli archivi dell'Istituto cattolico, per ragioni che restano inspiegabili».<br />Carmignac morì nel 1986 ma solo nel 2016 fu reso consultabile il suo archivio. A chiedere perché, ci si sentiva rispondere con arrampicate sugli specchi o, addirittura, in modo sgarbato. Carmignac era il massimo specialista dei Manoscritti del Mar Morto, fondatore della rivista «Revue de Qumran» in sei lingue, dottore honoris causa nell'università di Bonn, ma anche un parroco, cosa che mai smise di fare: «Un sacerdote diventa arido - disse - se si dedica esclusivamente ai suoi studi». Ma aveva contro l'establishment modernista, che ormai occupava tutto l'occupabile. Per tale establishment ai tempi di Gesù non c'era il registratore. Perciò, i Vangeli erano stati costruiti molto dopo la sua dipartita, abbelliti con mitologie, quisquilie&amp;pinzillacchere.<br />Ma lui partiva da una semplice constatazione: la distruzione del Tempio era del 70 d.C. Come mai i Vangeli non ne parlano? Infatti, non è un evento da niente, e poi avrebbe portato acqua alla narrazione "mitica". Allora, sono stati scritti prima. Non solo. Padrone totale di greco, ebraico e aramaico, Carmignac si mise a retrotradurre i testi sacri. E scoprì che erano stati scritti in aramaico e solo dopo tradotti nel greco allora corrente. Il famoso frammento Q7 confermò la retrodatazione, ma lui dovette combattere per tutta la...]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>carmignac,manoscritti,marmorto,paternoster,q7,qumran,yeshua</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00e1a653380a264c9ad071f7841615bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La soluzione vera per la crisi della scuola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-soluzione-vera-per-la-crisi-della-scuola--49453824</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6898" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6898</a><br /><br />LA SOLUZIONE VERA PER LA CRISI DELLA SCUOLA di Rino Cammilleri<br />Le ultime vicende della scuola - vax sì, vax no, green pass sì, green pass no, mascherine, quarantene e okkupazioni à la sans façon - hanno rimesso in evidenza il problema della scuola italiana e che si può riassumere in un solo vocabolo: un casino. Il rimedio? Ce n'è solo uno, ma lo dirò alla fine.<br />Nell'Ancien Régime i compiti pubblici erano così ripartiti: allo Stato l'ordine e la difesa, alla Chiesa la scuola e l'assistenza. Poi vennero i giacobini e decretarono che tutto doveva essere dello Stato. Cioè, loro. E non tanto l'assistenza, che, dato il ceto dei destinatari, non portava consensi utili, quanto la scuola. Fu allora che divenne obbligatoria. Con essa il regime si garantiva il futuro. Ricordate Orwell? «Chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro». Ma almeno i preti insegnavano la carità e l'amore del prossimo, mentre i giacobini l'odio di classe. Comunque, la lezione fu imparata da tutti i regimi che seguirono, come chi conosce la storia sa.<br />Tornando all'Italia, dopo la parentesi fascista la scuola non smise di essere di Stato. Solo che adesso il pluralismo ideologico ostava a una scuola monolitica. I Dc di allora, che erano colti, fecero di tutto per riservarsene la gestione, i Pc si posero in attesa. E venne il Sessantotto, che, sapendo solo devastare, quello fece anche con le giovani menti. Da allora la scuola italiana è ingestibile, irriformabile, un circo equestre in cui si impara poco e, quel poco, è un rivendicazionismo senza costrutto e senso perfettamente plagiabile dal politicamente corretto del momento. Che si apprende al di fuori della scuola, televisione in primis. Rimane un baraccone napoleonico con un milione e mezzo di addetti, periodicamente innovato da c.d. pedagogisti «esperti» che in vita loro non hanno mai insegnato a scuola. Essendo i più laureati, li si deve pagare da tali, ma, essendo troppi, si dà loro il minimo per sopravvivere. Epperò la scuola rimane un forno indispensabile per ridurre, momentaneamente, la disoccupazione.<br />Come se ne esce? Non se ne esce. A meno che prima o poi non sorga qualcuno che voglia fare davvero qualcosa di liberale: abolirla. L'insegnamento diventi libero, chi vuole intraprendere apra una scuola e a chiamata. Lo Stato controlli solo il rispetto della Costituzione, e nient'altro. Risultato, concorrenza. I presidi cercheranno di accaparrarsi gli insegnanti migliori, perché questi portano iscrizioni. Da qui, buoni stipendi, ogni insegnante avrà il suo ufficio in cui ricevere studenti e genitori. [...]<br />Comunque, tranquilli, una liberalizzazione del genere non accadrà mai.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "2022: fuga dalla squola" spiega ulteriormente perché la scuola pubblica è meglio raderla al suolo e rifarla di sana pianta.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 febbraio 2022:<br />Per la scuola italiana c'è un'unica soluzione: abolirla. Quella statale, ovviamente. E tale soluzione dovrebbe essere gradita anche da quanti si dicono liberali. Ora, ogni regime, dal 1789 in poi, ha preteso di formare a sua immagine i giovani. [...]<br />La scuola «di stato» da noi fu invenzione liberal-piemontese, e rimase anche nella repubblica. In mani DC fino al Sessantotto, fu poi devastata dai comunisti. Ogni ministro che si susseguì introdusse «riforme» che non facevano che peggiorare la situazione. Fino al disastro attuale, di fronte al quale occorrerebbe fare come fecero i tedeschi con l'Est dopo la riunificazione: irreparabile, meglio radere al suolo e rifare di sana pianta. E la sana pianta, ora che i liberali sono stati spinti a destra, è questa: concorrenza. Tutte le scuole siano imprese private e ogni preside attiri iscrizioni offrendo di meglio.<br />I non abbienti? Borse di studio finanziate dal risparmio, mastodontico, ottenuto dall'abolizione della scuola statale. Che ormai è solo un carrozzone napoleonico costosissimo e improduttivo, e siamo rimasti quasi i soli al mondo ad averne uno. [...]<br />Mi si consenta uno spiacevole ricordo personale. Quando per sopravvivere insegnavo al liceo, una volta mi capitò di imbastire il seguente breve dialogo: «Signorina, lei ha sbagliato porta». La studentessa di quinta, che stava per entrare in classe, meravigliata chiese: «Perché?». Risposta: «Perché questa non è la discoteca». Infatti, vi lascio immaginare com'era abbigliata. La cosa finì lì, apparentemente. La settimana successiva mi chiamò il preside. C'era un esposto contro di me, firmato da tutta quella classe, il fidanzato della discotecara e i genitori di lei. L'accusa non era di molestie sessuali ma quasi. Il preside, per evitar rogne, trasmise al provveditore, il quale, per evitar rogne, trasmise al ministero. Io, per evitar rogne, mi dimisi all'istante. Mi avevano confezionato una bella trappola e se mi fossi difeso sarebbero arrivati i sindacati, le femministe, la stampa e le televisioni. Date retta, nun ce sta nient'a fa', la scuola italiana è la Zattera della Medusa.<br />Sogno una situazione nella quale volentieri tornerei a insegnare: col mio curriculum sotto il braccio mi presenterei a un preside e chiederei quanto sarebbe disposto a darmi. Se lui giudicasse che, con me, le iscrizioni aumenterebbero, mi darebbe quel che chiedo, più un ufficio tutto mio in cui ricevere gli studenti e personalizzare quel che insegno. State sicuri che nessuno imbratterebbe il banco, perché il papà gli farebbe passare la voglia: il banco, infatti, è suo, non «di tutti». [...]<br />E dico di più: la divisa scolastica, come in Giappone, come in Inghilterra. Così, il povero con borsa di studio non dovrebbe sedere accanto al compagno griffato. Come si vede nei film, gli americani fanno i salti mortali per andare al college. L'alternativa è friggere patatine da McDonald's. Non a caso gli Usa rule all the world.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453824</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:28:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453824/la_soluzione_vera_per_la_crisi_della_scuola.mp3" length="4837085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6898

LA SOLUZIONE VERA PER LA CRISI DELLA SCUOLA di Rino Cammilleri
Le ultime vicende della scuola - vax sì, vax no, green pass sì, green pass no, mascherine, quarantene e okkupazioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6898" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6898</a><br /><br />LA SOLUZIONE VERA PER LA CRISI DELLA SCUOLA di Rino Cammilleri<br />Le ultime vicende della scuola - vax sì, vax no, green pass sì, green pass no, mascherine, quarantene e okkupazioni à la sans façon - hanno rimesso in evidenza il problema della scuola italiana e che si può riassumere in un solo vocabolo: un casino. Il rimedio? Ce n'è solo uno, ma lo dirò alla fine.<br />Nell'Ancien Régime i compiti pubblici erano così ripartiti: allo Stato l'ordine e la difesa, alla Chiesa la scuola e l'assistenza. Poi vennero i giacobini e decretarono che tutto doveva essere dello Stato. Cioè, loro. E non tanto l'assistenza, che, dato il ceto dei destinatari, non portava consensi utili, quanto la scuola. Fu allora che divenne obbligatoria. Con essa il regime si garantiva il futuro. Ricordate Orwell? «Chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro». Ma almeno i preti insegnavano la carità e l'amore del prossimo, mentre i giacobini l'odio di classe. Comunque, la lezione fu imparata da tutti i regimi che seguirono, come chi conosce la storia sa.<br />Tornando all'Italia, dopo la parentesi fascista la scuola non smise di essere di Stato. Solo che adesso il pluralismo ideologico ostava a una scuola monolitica. I Dc di allora, che erano colti, fecero di tutto per riservarsene la gestione, i Pc si posero in attesa. E venne il Sessantotto, che, sapendo solo devastare, quello fece anche con le giovani menti. Da allora la scuola italiana è ingestibile, irriformabile, un circo equestre in cui si impara poco e, quel poco, è un rivendicazionismo senza costrutto e senso perfettamente plagiabile dal politicamente corretto del momento. Che si apprende al di fuori della scuola, televisione in primis. Rimane un baraccone napoleonico con un milione e mezzo di addetti, periodicamente innovato da c.d. pedagogisti «esperti» che in vita loro non hanno mai insegnato a scuola. Essendo i più laureati, li si deve pagare da tali, ma, essendo troppi, si dà loro il minimo per sopravvivere. Epperò la scuola rimane un forno indispensabile per ridurre, momentaneamente, la disoccupazione.<br />Come se ne esce? Non se ne esce. A meno che prima o poi non sorga qualcuno che voglia fare davvero qualcosa di liberale: abolirla. L'insegnamento diventi libero, chi vuole intraprendere apra una scuola e a chiamata. Lo Stato controlli solo il rispetto della Costituzione, e nient'altro. Risultato, concorrenza. I presidi cercheranno di accaparrarsi gli insegnanti migliori, perché questi portano iscrizioni. Da qui, buoni stipendi, ogni insegnante avrà il suo ufficio in cui ricevere studenti e genitori. [...]<br />Comunque, tranquilli, una liberalizzazione del genere non accadrà mai.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "2022: fuga dalla squola" spiega ulteriormente perché la scuola pubblica è meglio raderla al suolo e rifarla di sana pianta.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 febbraio 2022:<br />Per la scuola italiana c'è un'unica soluzione: abolirla. Quella statale, ovviamente. E tale soluzione dovrebbe essere gradita anche da quanti si dicono liberali. Ora, ogni regime, dal 1789 in poi, ha preteso di formare a sua immagine i giovani. [...]<br />La scuola «di stato» da noi fu invenzione liberal-piemontese, e rimase anche nella repubblica. In mani DC fino al Sessantotto, fu poi devastata dai comunisti. Ogni ministro che si susseguì introdusse «riforme» che non facevano che peggiorare la situazione. Fino al disastro attuale, di fronte al quale occorrerebbe fare come fecero i tedeschi con l'Est dopo la riunificazione: irreparabile, meglio radere al suolo e rifare di sana pianta. E la sana pianta, ora che i liberali sono stati spinti a destra, è...]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>ancienregime,discoteca,femministe,orwell,sessantotto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a6b30887648e03f5e0d584a77f75ef1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'odio per i cattolici alle origini degli Usa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-odio-per-i-cattolici-alle-origini-degli-usa--50862383</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7066" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7066</a><br /><br />L'ODIO PER I CATTOLICI ALLE ORIGINI DEGLI USA di Rino Cammilleri<br />I Padri Pellegrini, ritenuti paleofondatori degli Stati Uniti, erano protestanti così fanatici da venire scacciati dai protestanti egemoni, che mal sopportavano chi era più fanatico di loro. E i Pilgrim Fathers traversarono l'oceano per trovare una terra in cui uno fosse libero di fare il fanatico come gli pareva. Da qui un Paese letteralmente fondato sulla libertà di religione. Naturalmente, le cose non andarono esattamente nel modo semplicistico con cui le abbiamo tratteggiate, ma nel complesso sì.<br />I Fondatori posero fin da subito delle eccezioni: libertà per tutti, tranne che per i pagani e i papisti. I pagani erano gli indiani, che nell'America del Sud si chiamavano indios. Questi, gli spagnoli li evangelizzarono come da patto col Papa, che aveva dato ai Re Cattolici il permesso di colonizzare il Nuovo Mondo purché si facessero carico della cristianizzazione dei nativi. E così fu, tanto che, ancora oggi, i nomi delle città statunitensi nei territori sottratti al Messico già spagnolo armi in pugno suonano San Antonio, Los Angeles, Sacramento, Corpus Christi, Santa Fe, San Diego, San José, San Francisco, eccetera. Tutte sorte attorno a missioni francescane, le più delle quali create dal beato Junìpero Serra (la cui statua in Campidoglio è l'unica id un frate papista). I Conquistadores, controllati a vista dai loro cappellani, sposarono donne azteche e incas, tanto che oggi il Sudamerica è completamente meticcio.<br /><br />AL NORD IL TRIONFO DEI WASP<br />Non così fu al Nord, dove, Pocahontas a parte, i coloni non si mischiarono con i nativi. Infatti, oggi, nel melting pot americano l'etnia pellerossa è ridotta a pochi esemplari. L'altro divieto era per il papismo, et puor cause: il protestantesimo era appunto una separazione indignata dalla casa - madre cattolica, da Lutero in poi presentata come sentina di ogni errore e corruzione. Perciò ci vollero un paio di secoli prima che i cattolici venissero ammessi alla vita comune. Finché la maggioranza fu wasp (white, anglo - saxon, protestant), l'ostracismo nei confronti dei cattolici permase (il KuKluxKlan annovera i papisti, con gli ebrei e i neri, tra i nemici della nazione americana: il governo si decise finalmente a prendere provvedimenti quando nell'indiana vide scontrarsi per vari giorni studenti cattolici dell'Università di Notre Dame e militanti del KKK). Uno dei motivi per cui gli Usa con la guerra del 1848 non si annessero l'intero Messico, fu che l'immissione di milioni di cattolici negli States avrebbe sovvertito gli equilibri di un Paese wasp. Basti pensare agli irlandesi arruolatisi per fame nell'esercito americano: trattati con disprezzo perché papisti, nel 1848 molti di loro passarono coi messicani (cattolici e antischiavisti) e costituirono il battaglione San Patricio. Quelli che sopravvissero furono marchiati a fuoco sulla faccia e impiccati come traditori (a questo e a quel che segue abbiamo dedicato specifiche puntate de Il Kattolico). Ci volle tempo e la pazienza dei missionari papisti, che aprivano scuole (boicottate) anche agli indiani e ai neri. Santi come Catherine Drexel, una convertita che diede fondo alle sue grandi ricchezze per assistere gli ultimi (il celebre vibrafonista Lionel Hampton, bambino nero di strada, dovette alle sue suore istruzione ed educazione). Ci vollero figure come suor Blandina Segale, mandata nel selvaggio West, che lo stesso Billy The Kid rispettava. Una vita di contrasti, perché ovunque andasse i wasp le vietavano l'insegnamento o l'assistenza ospedaliera. O padre Giuseppe Bixio, fratello del garibaldino Nino: gesuita, si accorse subito che gli indiani erano trattati come subumani e ne prese le difese. Alla Guerra di Secessione si arruolò come cappellano tra i Confederati e si rese protagonista di imprese leggendarie. A guerra finita scampò alla vendetta nordista perché aveva sempre soccorso i feriti di ambedue i lati.<br /><br />GLI ITALIANI E I LATINOS<br />Proprio quella guerra portò altri cattolici in terra americana. Si trattava dei borbonici sconfitti, cui venne offerto l'arruolamento nei ranghi della Confederazione, a corto di uomini rispetto al più popoloso Nord. Quella nostra gente si ritrovò sconfitta di nuovo e per avere combattuto per il Sud. Ma, non avendo dove andare, rimase in terra americana. Così come gli unici due sopravvissuti alla celebre battaglia di Little Big Horn, quando gli indiani sterminarono il Settimo Cavalleria di Custer: Giovanni Martini, sergente trombettiere, e il tenente Carlo Di Rudio. Il primo era stato mandato, inutilmente, a cercare soccorsi. L'altro era un ex carbonaro, compagno di quel Felice Orsini che aveva attentato alla vita di Napoleone III. Scappato in America, come tanti altri cospiratori europei era stato arruolato e mandato negli avamposti più lontani (così il governo si liberava delle teste calde esperte nell'arte di cospirare: non si sapeva mai). Lentamente, l'immigrazione dei latinos, soprattutto messicani, fece il resto portando alla situazione odierna, con il cattolicesimo divenuto numericamente la prima religione negli States, se si tiene conto che il protestantesimo è parcellizzato in miriadi di denominazioni diverse, ciascuna delle quali sempre in procinto di sdoppiamento per scisma.<br />Si aggiunga un altro non trascurabile fenomeno: le conversioni. Tutto l'Ottocento vide un flusso pressoché continuo di conversioni di protestanti al cattolicesimo, laddove il percorso era praticamente inesistente. Personaggi leggendari come Buffalo Bill, Toro Seduto, Kit Carson e Alce Nero si fecero battezzare cattolici. Ciò era dovuto anche allo spettacolo dell'abnegazione del clero cattolico nei confronti dei più sfortunati, indipendentemente dal colore della pelle. Nella Guerra Civile le suore cattoliche si erano prese instancabilmente cura dei feriti di entrambe le parti. E, a guerra finita, il Papa Pio IX aveva mandato la sua benedizione con un rosario al Presidente sudista Jefferson Davis in carcere. Moltissimi nativi e altrettanti ex schiavi neri poterono studiare e acquisire dignità grazie alle istruzioni che la Chiesa cattolica, pur tra mille difficoltà e boicottaggi, aveva fatto sorgere in terra americana. Si pensi anche all'assistenza agli immigrati europei, di cui santa Francesca Cabrini è di fatto il simbolo. Con la crisi della patata del 1847 e le spietate politiche economiche degli occupanti inglesi, un milione di irlandesi morirono di fame e un altro milione sbarcò in America. Tutti cattolici. Poi venne il turno dei contingenti italiani (negli anni a cavallo del Novecento, più di cinque milioni di nostri connazionali sbarcarono a Ellis Island in fuga dalla fame in cui l'Italia "piemontese" li aveva precipitati). Il tutto mentre non si arrestava il fenomeno delle conversioni individuali a cui abbiamo accennato. Mostri sacri dell'intrattenimento come Bing Crisby (è sua la canzone più venduta di sempre, White Christamas), John Wayne, Gary Cooper (una figlia suora), Jane Russel, Loretta Young, Dolores Hart ("fidanzatina" cinematografica di Elvis Presley: finì monaca di clausura), ma anche Babe Ruth (il più grande giocatore di tutti i tempi dello sport più americano che ci sia, il baseball, il generale Lewis Wallace (l'autore di Ben Hur), e si potrebbe continuare per pagine. Infatti, ci vorrà un'altra puntata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50862383</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50862383/l_odio_per_i_cattolici_alle_origini_degli_usa.mp3" length="8379707" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7066

L'ODIO PER I CATTOLICI ALLE ORIGINI DEGLI USA di Rino Cammilleri
I Padri Pellegrini, ritenuti paleofondatori degli Stati Uniti, erano protestanti così fanatici da venire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7066" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7066</a><br /><br />L'ODIO PER I CATTOLICI ALLE ORIGINI DEGLI USA di Rino Cammilleri<br />I Padri Pellegrini, ritenuti paleofondatori degli Stati Uniti, erano protestanti così fanatici da venire scacciati dai protestanti egemoni, che mal sopportavano chi era più fanatico di loro. E i Pilgrim Fathers traversarono l'oceano per trovare una terra in cui uno fosse libero di fare il fanatico come gli pareva. Da qui un Paese letteralmente fondato sulla libertà di religione. Naturalmente, le cose non andarono esattamente nel modo semplicistico con cui le abbiamo tratteggiate, ma nel complesso sì.<br />I Fondatori posero fin da subito delle eccezioni: libertà per tutti, tranne che per i pagani e i papisti. I pagani erano gli indiani, che nell'America del Sud si chiamavano indios. Questi, gli spagnoli li evangelizzarono come da patto col Papa, che aveva dato ai Re Cattolici il permesso di colonizzare il Nuovo Mondo purché si facessero carico della cristianizzazione dei nativi. E così fu, tanto che, ancora oggi, i nomi delle città statunitensi nei territori sottratti al Messico già spagnolo armi in pugno suonano San Antonio, Los Angeles, Sacramento, Corpus Christi, Santa Fe, San Diego, San José, San Francisco, eccetera. Tutte sorte attorno a missioni francescane, le più delle quali create dal beato Junìpero Serra (la cui statua in Campidoglio è l'unica id un frate papista). I Conquistadores, controllati a vista dai loro cappellani, sposarono donne azteche e incas, tanto che oggi il Sudamerica è completamente meticcio.<br /><br />AL NORD IL TRIONFO DEI WASP<br />Non così fu al Nord, dove, Pocahontas a parte, i coloni non si mischiarono con i nativi. Infatti, oggi, nel melting pot americano l'etnia pellerossa è ridotta a pochi esemplari. L'altro divieto era per il papismo, et puor cause: il protestantesimo era appunto una separazione indignata dalla casa - madre cattolica, da Lutero in poi presentata come sentina di ogni errore e corruzione. Perciò ci vollero un paio di secoli prima che i cattolici venissero ammessi alla vita comune. Finché la maggioranza fu wasp (white, anglo - saxon, protestant), l'ostracismo nei confronti dei cattolici permase (il KuKluxKlan annovera i papisti, con gli ebrei e i neri, tra i nemici della nazione americana: il governo si decise finalmente a prendere provvedimenti quando nell'indiana vide scontrarsi per vari giorni studenti cattolici dell'Università di Notre Dame e militanti del KKK). Uno dei motivi per cui gli Usa con la guerra del 1848 non si annessero l'intero Messico, fu che l'immissione di milioni di cattolici negli States avrebbe sovvertito gli equilibri di un Paese wasp. Basti pensare agli irlandesi arruolatisi per fame nell'esercito americano: trattati con disprezzo perché papisti, nel 1848 molti di loro passarono coi messicani (cattolici e antischiavisti) e costituirono il battaglione San Patricio. Quelli che sopravvissero furono marchiati a fuoco sulla faccia e impiccati come traditori (a questo e a quel che segue abbiamo dedicato specifiche puntate de Il Kattolico). Ci volle tempo e la pazienza dei missionari papisti, che aprivano scuole (boicottate) anche agli indiani e ai neri. Santi come Catherine Drexel, una convertita che diede fondo alle sue grandi ricchezze per assistere gli ultimi (il celebre vibrafonista Lionel Hampton, bambino nero di strada, dovette alle sue suore istruzione ed educazione). Ci vollero figure come suor Blandina Segale, mandata nel selvaggio West, che lo stesso Billy The Kid rispettava. Una vita di contrasti, perché ovunque andasse i wasp le vietavano l'insegnamento o l'assistenza ospedaliera. O padre Giuseppe Bixio, fratello del garibaldino Nino: gesuita, si accorse subito che gli indiani erano trattati come subumani e ne prese le difese. Alla Guerra di Secessione si arruolò come cappellano tra i...]]></itunes:summary><itunes:duration>524</itunes:duration><itunes:keywords>kkk,nuovomondo,padripellegrini,pocahontas,wasp</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e55df5f4916553134c2f8f2680a3b954.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultimo miracolo di Padre Pio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultimo-miracolo-di-padre-pio--51826776</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7205" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7205</a><br /><br />L'ULTIMO MIRACOLO DI PADRE PIO di Rino Cammilleri<br />Il famoso attore americano Shia LaBoeuf si è convertito al cattolicesimo a furia di interpretare Padre Pio in un film hollywoodiano di prossima uscita. Shia, versatilissimo, ha cominciato da ragazzino nel cult Holes. Buchi nel deserto, poi ha interpretato tantissimi film di primo piano, tra cui Fury con Brad Pitt e la saga Transformers, e ricordiamo pure il giovane Indiana Jones ne I teschi di cristallo. Vita altrettanto tumultuosa, come molti dei suoi colleghi, tra droga e disordini vari, dice di essere rimasto folgorato sulla via di Damasco proprio mentre, dovendo interpretare il santo preconciliare, imparava dire la vecchia messa in latino.<br />Dovrebbe assumere come patrono Gelasio il Mimo, singolare martire d'epoca romana che fu ingaggiato da Diocleziano proprio per beffeggiare sul palco i riti cristiani: solo che, uscito dall'acqua dopo la parodia del battesimo, il Mimo, tra lo stupore del pubblico, si dichiarò cristiano; non sapeva neanche lui come fosse successo, ma quel battesimo, pur finto, lo aveva trasformato di botto. Tanto da affrontare serenamente il martirio. Shia si aggiunge così alla non piccola schiera di importanti attori hollywoodiani che sono cattolici credenti e praticanti, sui quali primeggiano Mel Gibson, Mark Wahlberg e Gary Sinise, gente da messa quotidiana. Mettiamoci anche Jim Caviezel, convertito a Medjugorje, e il tormentato Mickey Rourke, il quale ha ammesso in un intervista: «...se non fossi cattolico mi sarei già sparato».<br />Tra i tantissimi (forse troppi) che sono stati San Francesco sullo schermo è ancora il migliore. Ma il rapporto tra Hollywood e le conversioni al cattolicesimo, quantunque singolare dato l'ambiente, è antico e risale al mito dei miti: Rodolfo Valentino. Per poi, salendo per li rami, arrivare a Loretta Young, la bellissima che doveva tener nascosto il suo papismo per non finire nel mirino del Ku Klux Klan. E non solo, perché l'America w.a.s.p. su questo era inflessibile, basti pensare a Birth of a Nation di D. W. Griffith che il Kkk l'aveva addirittura in locandina. Tra massonismo e ebraismo veterotestamentario (ricordiamo i kolossal biblici in cui i Romani erano rappresentati come le SS dell'epoca) Hollywood era praticabile solo a chi il suo battesimo papista l'avesse tenuto ben nascosto come qualcosa di cui doversi vergognare, si pensi alla maliarda Hedy Lamarr, austriaca.<br />Ma poi le maglie in qualche modo si allentarono, anche se Hollywood è sempre stata la patria, se non la fabbrica, del politicamente corretto del momento, e ancora lo è. Così, ecco Gary Cooper che va a farsi battezzare da Pio XII. Sua figlia, ancora vivente, è badessa di un monastero di clausura. Badessa pure Dolores Hart, che in un film fu girlfriend di Elvis Presley. E che dire del mito americano per eccellenza, John Wayne? Convertito al cattolicesimo pure lui, come lo erano stati, prima di lui, miti veri come Buffalo Bill, Toro Seduto e Kit Carson. Ma il fatto di Shia LaBoeuf, cioè un attore famoso che si converte dopo avere impersonato un santo cattolico, ha un illustre precedente, sir Alec Guinnes, premio Oscar per Il ponte sul fiume Kwai e meglio conosciuto dai più giovani per essere stato il primo ObiWan Kenobi nella saga di Star Wars.<br />Nel 1955 interpretò il cardinale Midszenty, primate d'Ungheria imprigionato e processato dai sovietici dopo l'invasione. Il film si intitolava Il prigioniero e, poiché l'Urss a quel tempo era più potente e influente che mai, uscì coi nomi cambiati. Tanto potente e influente erano l'Urss e i suoi compagni di merende che il film venne rifiutato a Cannes e ancora oggi solo pochi cinefili (di destra) ne conoscono l'esistenza. Ma Guinness si era immedesimato talmente in quell'eroico cardinale da volerne abbracciare le fede. Midszenty, per la cronaca, terminò i suoi giorni a Roma, sacrificato all'Ostpolitik vaticana. Per tornare a Shia, l'Ostpolitik non è ancora terminata, visto che nei fogli e nei siti clericalmente corretti non v'è cenno a un particolare importante e, nelle dichiarazioni dell'attore, esplicito: quel che lo ha colpito non è stato tanto Padre Pio quanto l'antica messa, quella col latinorum che i nostri bisnonni analfabeti conoscevano benissimo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51826776</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 21:27:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51826776/l_ultimo_miracolo_di_padre_pio.mp3" length="6498137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7205

L'ULTIMO MIRACOLO DI PADRE PIO di Rino Cammilleri
Il famoso attore americano Shia LaBoeuf si è convertito al cattolicesimo a furia di interpretare Padre Pio in un film...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7205" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7205</a><br /><br />L'ULTIMO MIRACOLO DI PADRE PIO di Rino Cammilleri<br />Il famoso attore americano Shia LaBoeuf si è convertito al cattolicesimo a furia di interpretare Padre Pio in un film hollywoodiano di prossima uscita. Shia, versatilissimo, ha cominciato da ragazzino nel cult Holes. Buchi nel deserto, poi ha interpretato tantissimi film di primo piano, tra cui Fury con Brad Pitt e la saga Transformers, e ricordiamo pure il giovane Indiana Jones ne I teschi di cristallo. Vita altrettanto tumultuosa, come molti dei suoi colleghi, tra droga e disordini vari, dice di essere rimasto folgorato sulla via di Damasco proprio mentre, dovendo interpretare il santo preconciliare, imparava dire la vecchia messa in latino.<br />Dovrebbe assumere come patrono Gelasio il Mimo, singolare martire d'epoca romana che fu ingaggiato da Diocleziano proprio per beffeggiare sul palco i riti cristiani: solo che, uscito dall'acqua dopo la parodia del battesimo, il Mimo, tra lo stupore del pubblico, si dichiarò cristiano; non sapeva neanche lui come fosse successo, ma quel battesimo, pur finto, lo aveva trasformato di botto. Tanto da affrontare serenamente il martirio. Shia si aggiunge così alla non piccola schiera di importanti attori hollywoodiani che sono cattolici credenti e praticanti, sui quali primeggiano Mel Gibson, Mark Wahlberg e Gary Sinise, gente da messa quotidiana. Mettiamoci anche Jim Caviezel, convertito a Medjugorje, e il tormentato Mickey Rourke, il quale ha ammesso in un intervista: «...se non fossi cattolico mi sarei già sparato».<br />Tra i tantissimi (forse troppi) che sono stati San Francesco sullo schermo è ancora il migliore. Ma il rapporto tra Hollywood e le conversioni al cattolicesimo, quantunque singolare dato l'ambiente, è antico e risale al mito dei miti: Rodolfo Valentino. Per poi, salendo per li rami, arrivare a Loretta Young, la bellissima che doveva tener nascosto il suo papismo per non finire nel mirino del Ku Klux Klan. E non solo, perché l'America w.a.s.p. su questo era inflessibile, basti pensare a Birth of a Nation di D. W. Griffith che il Kkk l'aveva addirittura in locandina. Tra massonismo e ebraismo veterotestamentario (ricordiamo i kolossal biblici in cui i Romani erano rappresentati come le SS dell'epoca) Hollywood era praticabile solo a chi il suo battesimo papista l'avesse tenuto ben nascosto come qualcosa di cui doversi vergognare, si pensi alla maliarda Hedy Lamarr, austriaca.<br />Ma poi le maglie in qualche modo si allentarono, anche se Hollywood è sempre stata la patria, se non la fabbrica, del politicamente corretto del momento, e ancora lo è. Così, ecco Gary Cooper che va a farsi battezzare da Pio XII. Sua figlia, ancora vivente, è badessa di un monastero di clausura. Badessa pure Dolores Hart, che in un film fu girlfriend di Elvis Presley. E che dire del mito americano per eccellenza, John Wayne? Convertito al cattolicesimo pure lui, come lo erano stati, prima di lui, miti veri come Buffalo Bill, Toro Seduto e Kit Carson. Ma il fatto di Shia LaBoeuf, cioè un attore famoso che si converte dopo avere impersonato un santo cattolico, ha un illustre precedente, sir Alec Guinnes, premio Oscar per Il ponte sul fiume Kwai e meglio conosciuto dai più giovani per essere stato il primo ObiWan Kenobi nella saga di Star Wars.<br />Nel 1955 interpretò il cardinale Midszenty, primate d'Ungheria imprigionato e processato dai sovietici dopo l'invasione. Il film si intitolava Il prigioniero e, poiché l'Urss a quel tempo era più potente e influente che mai, uscì coi nomi cambiati. Tanto potente e influente erano l'Urss e i suoi compagni di merende che il film venne rifiutato a Cannes e ancora oggi solo pochi cinefili (di destra) ne conoscono l'esistenza. Ma Guinness si era immedesimato talmente in quell'eroico cardinale da volerne abbracciare le...]]></itunes:summary><itunes:duration>407</itunes:duration><itunes:keywords>clausura,compagnidimerende,obiwankenobi,padrepio,prestley,shialaboeuf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c6c92d9ca458952afa25bba2e24e4179.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi vuole distruggere Giorgia Meloni?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-vuole-distruggere-giorgia-meloni--51408767</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7150" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7150</a><br /><br />CHI VUOLE DISTRUGGERE GIORGIA MELONI? di Rino Cammilleri<br />Scusate se, giunto al fin della licenza, pongo una domanda alla Bertoldo: ma che votiamo a fare? Campagna elettorale al calor bianco, se in questo sito liberale pubblico una recensione culturale, ci sono lettori che sbuffano perché ho derogato dal Di Maio-Letta-Meloni-Salvini-Renzi-Calenda. A me però viene in mente il verso di Battiato, il famoso cantautore del boh: «Quante stupide galline che si azzuffano per niente».<br />Sì, perché proprio i frequentatori di questo sito dovrebbero sapere come andrà a finire. Ok, il centrodestra vincerà (salvo saponette sotto al piede last minute). E poi? Ricordate Salvini ministro degli Interni? Due rinvii a giudizio. Due! L'ha sfangata? Buon per lui, ma la famosa immunità parlamentare serviva proprio ad evitare che un politico fosse costretto a perdere tempo prezioso in cause. L'avversario si azzoppa anche intralciandolo. Ebbene, immaginate che cosa succederà a un governo di centrodestra. Proprio chi qui mi legge dovrebbe sapere bene quale è stato il calvario di Berlusconi: li ebbe tutti addosso, interni ed esterni. Merkel, Sarkozy, spread, mercati, poteri forti, finanza internazionale, Soros, giornali, media mondiali, nani&amp;ballerine. Perfino Veronica Ciccone, in arte (si fa per dire) Madonna, venne a cantare in Italia con un video in cui tra i grandi cattivi della storia ci aveva messo il Cavaliere, sicura di strappare l'applauso di tutti color-che-contano qui e in the world.<br />La nostra magistratura è stata riportata all'imparzialità? No. I direttori di testata sono tornati al giornalismo puro? No. La Rai è tornata al pluralismo? No. E allora, ripeto, che votiamo a fare? Il parlamento europeo ha fatto una standing ovation in sostegno al Gay Pride vietato dalla Serbia. Ed è da mò che condanna Polonia e Ungheria per gli stessi motivi, cui si aggiunge l'aborto che in Polonia è crollato del 92% da quando il governo ha vietato quello eugenetico (il che la dice tutta).<br />Orban viene portato a esempio di bestia nera malgrado sia stato votato da praticamente tutti gli ungheresi. I polacchi, romantici come al solito (di loro si ricorda l'eroica carica di cavalleria contro i panzer tedeschi), per odio storico contro i russi mandano armi, uomini, soldi a Zelensky, e hanno accolto mezza Ucraina quantunque non possano permetterselo economicamente. A loro, però, zero Pnrr: non sono democratici perché non consentono l'aborto a go-go e non esaltano i Gay Pride. Orban, meno romantico è più furbo, piglia il gas da Putin e non dovrà cuocere il gulash senza fuoco. Aspettiamo Madonna, nani&amp;ballerine esibire la sua faccia coi baffetti alla Hitler.<br />Ma guardiamoci, noi italiani: è una settimana che stiamo incollati ai funerali della regina, e chissenefrega del Britannia. I peggiori nemici del nostro benessere stanno nella City e a Wall Street, ma chi lo dice è un complottista antiamericano.<br />Berlusconi, reo di voler difendere le ragioni del suo Paese, dovette piegarsi a far la guerra a Gheddafi, che era come tagliarsi le gambe da soli. Per dire. Ebbene, la Meloni, se vincerà lei, lo sa bene; infatti prima della campagna era andata a farsi dare la benedizione dai conservatives americani. Da qui il suo sostegno a una guerra ucraina i cui perdenti siamo noi, come sa bene. Non aveva altra scelta: chi vuol comandare in Italia deve chiedere il permesso agli americani. Ma appena si azzarderà a (cercare di) fare gli interessi nazionali, si scatenerà il solito inferno.<br />Da qui la reiterata domanda: ma che votiamo a fare? Badate non è un invito all'astensione (che è ciò che vogliono i nostri avversari: comandare senza l'intralcio di elezioni), perché votare serve almeno a contarci e far sapere all'avversario da che parte sta il popolo. Ma prepariamoci a far scorte di valium.<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Allarme europeo (in malafede) sulla Meloni" spiega perché la prospettiva di un'Italia governata dal centrodestra (a guida Fratelli d'Italia) ridesta paure strumentali agitate da media e governi europei (mentre Polonia e Ungheria si congratulano e anche la Russia è disponibile a collaborare, a certe condizioni).<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 settembre 2022:<br />Fascisti eredi di Mussolini, pericolosi attentatori dell'Europa... la zizzania sparsa da Letta e dalla sinistra illiberale ha attecchito. Al di là degli insulti ignoranti, si apre uno spazio da protagonista per l'Italia in Europa, nel Mediterraneo e per la pace in Ucraina. Una premessa è nota ma d'obbligo: Già Alleanza Nazionale, con la svolta di Fiuggi, aveva tagliato le proprie radici con ogni ispirazione fascista, tant'è che Pino Rauti e altri fondarono il Movimento Sociale Fiamma Tricolore. A maggior ragione, Fratelli d'Italia, nato nel 2012 e presentatosi sin dalle elezioni del 2013, non ha nulla nel suo programma e tra i suoi principi ispiratori che possa rifarsi alle esperienze fasciste, tanto meno quella di Benito Mussolini. Inoltre, Giorgia Meloni è stata eletta Presidente dei Conservatori europei (ECR) lo scorso 29 settembre 2020, non di una famiglia politica europea di "estrema destra".<br />Non c'è alcuna buona fede nei commenti dei giornali internazionali, piuttosto livore ideologico per l'ennesima sconfitta della sinistra e della sua "supposta superiorità morale". Partiamo. AlJazeera scova commentatori allarmati del pericolo neofascista in Italia, allo stesso modo si legge della preoccupazione del fascismo di ritorno in Italia sui giornali turchi, tra i quali l'Hurriyetdaily accusa la Meloni di aver forgiato il suo partito sull'eredità del fascismo e Benito Mussolini, mentre il DailySabah si spinge sino a vedere nella Meloni un nuovo Mussolini. La Turchia teme di rivedere un'Italia che finalmente si riappropri del proprio ruolo nel Medio Oriente e nel Mediterraneo, i suoi giornali usano toni indegni.<br />In Spagna, Francia e Germania i partiti di governo e quotidiani hanno espresso anch'essi preoccupazione per i risultati delle elezioni italiane. Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha dichiarato che il voto italiano è stato legittimo ma ha lamentato che alcune forze politiche mirano a seguire «il modello di Putin... che è autoritario e non crede nella pluralità o nella diversità» e lanciato il malocchio sull'Italia dicendo che il «populismo finisce sempre allo stesso modo: con una catastrofe». A spalleggiare il governo Sanchez, è stato anche stavolta l'editoriale de El Pais, dove troviamo un crogiolo di accuse insulse sulla "stella fascista" che guida la Meloni e la sua idea poco femminista – perché pro-life – sulle donne. Proprio ieri, però, la ex vicepresidente del governo ed esponente socialista Carmen Calvo, ha accusato l'esecutivo di voler distruggere tutta la legislazione sull'eguaglianza femminile, dopo l'approvazione della Legge Trans. Chi è contro le donne?<br />Peggio la Francia dove, interpellata dalla radio francese BFMTV, il primo ministro Elisabeth Borne ha detto di esser pronta, insieme alla Unione europea, a vigilare perché «ogni Stato deve essere in linea con i valori europei, sullo stato di diritto, sui diritti umani, tra i quali il rispetto del diritto all'aborto». La Borne avrebbe ben altro da fare: guida un governo di minoranza e avrà difficoltà ad approvare la "legge di bilancio", nel quale recentemente due esponenti di spicco di Verdi e dei Socialisti si sono dovuti dimettere per le accuse di violenze e tutto l'ufficio di presidenza della commissione sull'incesto, istituita dopo gli scandali della sinistra, lamenta la grave disattenzione dell'esecutivo. Più prudente il presidente Macron che, rispetta i risultati elettorali e si augura, «come vicini e amici, di continuare a lavorare insieme». Per Le Monde invece il successo della Meloni, per la prima volta dalla Marcia su Roma di Benito Mussolini, è un pericolo mortale per l'Europa, visti i risultati delle destre in Svezia e della Le Pen in Francia.<br />In Germania, il vice-portavoce del Cancelliere Olaf Scholz, si è limitato a dire che «l'Italia è un Paese molto favorevole all'Europa, con cittadini molto favorevoli all'Europa e presumiamo che questo non cambierà». Su Der Spiegel fanno capolino le accuse all'Italia spendacciona, con i soldi europei, mentre DW dà ampio spazio a tutti coloro che legano FdI e Meloni al fascismo, Mussolini e la definiscono (come in altri quotidiani) di "estrema destra" per voler promuovere "Dio, patria e famiglia".<br />Il brillante Eric Mamer, portavoce della Commissione EU, dice che la Commissione spera "di avere una cooperazione costruttiva con le autorità italiane", dopo la formazione del nuovo governo. Un passo avanti, dopo le volgari ingerenze della Von der Leyen descritte su La Bussola i giorni scorsi. L'"house organ" della sinistra globalista, Politico, si diletta a paragonare gli anni di Mussolini con il prossimo governo della Meloni, il The Guardian, dopo aver ospitato le farneticanti analisi di Roberto Saviano, si preoccupa per inesistenti discriminazioni verso gli Lgbtqi e la permanenza dell'Italia nella Ue.<br />Tutti i leaders conservatori europei hanno invece espresso le congratulazioni per il successo del centrodestra e della Meloni (il polacco Mateusz Morawiecki e]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51408767</guid><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 19:27:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51408767/chi_vuole_distruggere_giorgia_meloni.mp3" length="11318378" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7150

CHI VUOLE DISTRUGGERE GIORGIA MELONI? di Rino Cammilleri
Scusate se, giunto al fin della licenza, pongo una domanda alla Bertoldo: ma che votiamo a fare? Campagna elettorale al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7150" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7150</a><br /><br />CHI VUOLE DISTRUGGERE GIORGIA MELONI? di Rino Cammilleri<br />Scusate se, giunto al fin della licenza, pongo una domanda alla Bertoldo: ma che votiamo a fare? Campagna elettorale al calor bianco, se in questo sito liberale pubblico una recensione culturale, ci sono lettori che sbuffano perché ho derogato dal Di Maio-Letta-Meloni-Salvini-Renzi-Calenda. A me però viene in mente il verso di Battiato, il famoso cantautore del boh: «Quante stupide galline che si azzuffano per niente».<br />Sì, perché proprio i frequentatori di questo sito dovrebbero sapere come andrà a finire. Ok, il centrodestra vincerà (salvo saponette sotto al piede last minute). E poi? Ricordate Salvini ministro degli Interni? Due rinvii a giudizio. Due! L'ha sfangata? Buon per lui, ma la famosa immunità parlamentare serviva proprio ad evitare che un politico fosse costretto a perdere tempo prezioso in cause. L'avversario si azzoppa anche intralciandolo. Ebbene, immaginate che cosa succederà a un governo di centrodestra. Proprio chi qui mi legge dovrebbe sapere bene quale è stato il calvario di Berlusconi: li ebbe tutti addosso, interni ed esterni. Merkel, Sarkozy, spread, mercati, poteri forti, finanza internazionale, Soros, giornali, media mondiali, nani&amp;ballerine. Perfino Veronica Ciccone, in arte (si fa per dire) Madonna, venne a cantare in Italia con un video in cui tra i grandi cattivi della storia ci aveva messo il Cavaliere, sicura di strappare l'applauso di tutti color-che-contano qui e in the world.<br />La nostra magistratura è stata riportata all'imparzialità? No. I direttori di testata sono tornati al giornalismo puro? No. La Rai è tornata al pluralismo? No. E allora, ripeto, che votiamo a fare? Il parlamento europeo ha fatto una standing ovation in sostegno al Gay Pride vietato dalla Serbia. Ed è da mò che condanna Polonia e Ungheria per gli stessi motivi, cui si aggiunge l'aborto che in Polonia è crollato del 92% da quando il governo ha vietato quello eugenetico (il che la dice tutta).<br />Orban viene portato a esempio di bestia nera malgrado sia stato votato da praticamente tutti gli ungheresi. I polacchi, romantici come al solito (di loro si ricorda l'eroica carica di cavalleria contro i panzer tedeschi), per odio storico contro i russi mandano armi, uomini, soldi a Zelensky, e hanno accolto mezza Ucraina quantunque non possano permetterselo economicamente. A loro, però, zero Pnrr: non sono democratici perché non consentono l'aborto a go-go e non esaltano i Gay Pride. Orban, meno romantico è più furbo, piglia il gas da Putin e non dovrà cuocere il gulash senza fuoco. Aspettiamo Madonna, nani&amp;ballerine esibire la sua faccia coi baffetti alla Hitler.<br />Ma guardiamoci, noi italiani: è una settimana che stiamo incollati ai funerali della regina, e chissenefrega del Britannia. I peggiori nemici del nostro benessere stanno nella City e a Wall Street, ma chi lo dice è un complottista antiamericano.<br />Berlusconi, reo di voler difendere le ragioni del suo Paese, dovette piegarsi a far la guerra a Gheddafi, che era come tagliarsi le gambe da soli. Per dire. Ebbene, la Meloni, se vincerà lei, lo sa bene; infatti prima della campagna era andata a farsi dare la benedizione dai conservatives americani. Da qui il suo sostegno a una guerra ucraina i cui perdenti siamo noi, come sa bene. Non aveva altra scelta: chi vuol comandare in Italia deve chiedere il permesso agli americani. Ma appena si azzarderà a (cercare di) fare gli interessi nazionali, si scatenerà il solito inferno.<br />Da qui la reiterata domanda: ma che votiamo a fare? Badate non è un invito all'astensione (che è ciò che vogliono i nostri avversari: comandare senza l'intralcio di elezioni), perché votare serve almeno a contarci e far sapere all'avversario da che parte sta il popolo. Ma prepariamoci...]]></itunes:summary><itunes:duration>708</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,complottista,madonna,meloni,scholz</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b41b2d0beadae96fa40b5166e1c56fcb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La mossa di Letta per riportare il PD al governo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-mossa-di-letta-per-riportare-il-pd-al-governo--51244818</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7137" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7137</a><br /><br />LA MOSSA DI LETTA PER RIPORTARE IL PD AL GOVERNO di Rino Cammilleri<br />Il Vernacoliere è un giornale che si stampa a Livorno ed è noto per la sboccataggine del suo linguaggio, che è appunto vernacolo toscano coniugato in livornese stretto. Non ha alcun rispetto per nessuno, nemmeno per la sua area politica di riferimento, quella comunista. Proprio a Livorno, infatti, nacque il Pci per scissione. E fino a qualche tempo fa la tifoseria calcistica era self-nomata «Brigate Stalin». Una sola cosa superava ogni altra: la rivalità campanilistica con la vicina Pisa. Le battute che vertevano sul tema «i pisani sono tutti brutti, sporchi & cattivi» e le innumerevoli varianti il cui limite era solo la fantasia, su quel foglio hanno infallibilmente trovato spazio e risalto.<br />Ho diramato richiesta circolare ad amici locali per sapere come la redazione ha preso l'avvento proprio di un pisano alla direzione del Pd, ma non ho ancora avuto risposta. Ho avuto, tanti anni fa, la ventura di partecipare a un dibattito al quale era invitato anche Enrico Letta, prima che questi intraprendesse la carriera politica. Ne ricavai un'impressione neutra, né buona né cattiva. Niente, insomma. Il passare del tempo mi ha confermato. Come diceva Oscar Wilde, solo i superficiali non giudicano dalle apparenze. Ebbene, oggi, al cospetto di una tornata elettorale che si preannuncia epocale, l'uomo, diventato capo della sinistra, presenta un programma apparentemente suicida, data la situazione disperata, economicamente ed energeticamente parlando, del Paese: Ius scholae, matrimonio same-sex, legge Zan, legge sul fine-vita. Vuol perderle, queste elezioni? Sembrerebbe di sì, dato il non-programma.<br />In realtà nel Pd le teste pensanti sono altre. Sanno che perderanno, ma mirano a ben altro. Cioè, a lanciare un segnale di fedeltà alla sinistra americana, in base al principio: perdiamo oggi, ma vinciamo domani, così come abbiamo fatto a suo tempo a Roma lasciando la patata bollente alla Raggi. Poi, guerra spietata, anche nelle piazze, per far sì che il prossimo Presidente della Repubblica sia ancora una volta nostro. E continueremo a comandare noi anche senza voti. La sinistra americana, se ci fate caso, sta assumendo sempre più un volto "italiano", Mani Pulite docet. Il mitico Fbi, infatti, sta facendo di tutto per togliere di mezzo la concorrenza di destra ai dem per via giudiziaria, amministrativa e poliziesca.<br />Il mitico Fbi dei telefilm e dei film, infatti, non si è nemmeno accorto che in sala a sentire Salman Rushdie c'era un estremista islamico. Eggià: il deep state è troppo concentrato su Trump, perché sa che il popolo è con lui. Così da noi. Ed ecco la strategia: è ineluttabile che vinca la destra; lasciamola fare, anzi, agevoliamola. Gli anni che ci aspettano sono una patata ben più bollente che la Roma della monnezza, dei cinghiali e degli autobus autocomburenti. Quasi sicuramente la destra al governo fallirà creando scontenti pari alle aspettative. Così, l'Italia tornerà in bocca al Pd o quel che sarà allora (magari avrà assunto come simbolo l'asinello americano, tanto per essere chiari ed espliciti), il quale nel frattempo avrà lavorato dietro le quinte per blindare il deep state anche in Italia. Questa si chiama lungimiranza politica. Farina del sacco di Letta? Seeeeh...<br /><br />Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "La disperazione della sinistra orfana di Draghi" racconta come Enrico Letta in un mese sia passato dal campo largo al campo vago, nel quale non si sa bene chi ci sia e con quale seguito elettorale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 settembre 2022:<br />Alla vigilia del black-out di 15 giorni nella diffusione di sondaggi e intenzioni di voto, il centrodestra conserva e, secondo alcuni analisti, incrementa il suo vantaggio sugli avversari. La forbice tra le due principali coalizioni rimane superiore ai 20 punti percentuali, anche perché i voti a sinistra si disperdono tra Pd, cespugli post-comunisti, Terzo Polo (Calenda-Renzi) e Movimento Cinque Stelle.<br />Ma va detto che, al di là dei sondaggi, la sinistra ci sta mettendo molto del suo per rendere la sua probabile sconfitta ancora più cocente. Enrico Letta in un mese è passato dal campo largo al campo vago, nel quale non si sa bene chi ci sia e con quale seguito elettorale. Le contraddizioni nei proclami della sinistra continuano ad essere stridenti e l'elettorato è sempre più confuso.<br />Anzitutto sulla famosa Agenda Draghi si sta consumando una delle peggiori ipocrisie di questo periodo. L'Agenda Draghi non è più difesa neppure dallo stesso Draghi e dal suo attuale esecutivo, visto che lo scioglimento delle Camere ha rivoluzionato il calendario delle scadenze e dei progetti, come si è visto anche due giorni fa nelle votazioni sul nuovo decreto aiuti, che è stato boicottato per ragioni elettorali da alcune forze che formalmente fanno ancora parte del Governo, come il Movimento Cinque Stelle. Inoltre il premier se ne guarda bene dal parteggiare per una forza politica e ha deciso di mantenere un basso profilo proprio perché, con ogni probabilità, non ha piacere che Letta, Calenda e altri candidati rivendichino il copyright dell'agenda Draghi e usino il suo nome per finalità propagandistiche.<br />E poi, sempre secondo le ultime rilevazioni degli istituti di sondaggi, tutti i partiti anti-Draghi stanno un po' crescendo. Basti pensare a Fratelli d'Italia, ormai saldamente primo partito nel Paese, ma anche al Movimento Cinque Stelle, che un mese fa sembrava avviato al declino irreversibile e ora appare ringalluzzito e addirittura in sorpasso sulla Lega. Questo significa che il draghismo si è dissolto e ormai le forze politiche giocano tutte in proprio la loro battaglia per la sopravvivenza elettorale. Ma, come detto, le contraddizioni all'interno della coalizione guidata dal Pd sono davvero stridenti e riguardano una serie di temi cruciali per la campagna elettorale.<br />Anzitutto la questione del presidenzialismo. Enrico Letta continua a sbraitare sostenendo che il centro-destra vorrebbe disarcionare Sergio Mattarella subito dopo il voto per eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. In realtà ci sono settori del centro-sinistra e ambienti filo-americani che premono affinché al Quirinale salga Mario Draghi come ideale "tutore" di Giorgia Meloni, sempre più proiettata verso Palazzo Chigi. L'attuale premier, salendo al Colle, potrebbe vigilare sulla dialettica politica e impedire la temuta deriva sovranista che allontanerebbe l'Italia dall'influenza atlantica e della Nato e raffredderebbe, sempre secondo i detrattori del centro-destra, lo spirito europeista del nostro Paese. Seconda contraddizione riguarda la legge elettorale.<br />Letta definisce anti-democratico il Rosatellum e accusa Renzi di averlo fatto approvare, ma omette un particolare: Renzi all'epoca era il segretario del Pd, il suo stesso partito. E poi è troppo comodo criticare il sistema di voto solo ora che Letta è sicuro di perdere, non essendo riuscito a creare quel fatidico "Fronte di liberazione nazionale contro l'avanzata delle destre". Il sistema elettorale delle elezioni amministrative invece gli va benissimo, perché al secondo turno la sinistra riesce sempre a prevalere, nonostante l'astensione sia elevatissima. Il valore di quelle elezioni è scarso, a causa della ridotta rappresentatività, ma alla sinistra interessa sempre e solo l'occupazione del potere, come conferma il fatto che da dieci anni a questa parte, pur non avendo mai vinto le elezioni politiche, riesce sempre ad andare al Governo. Singolare e surreale anche l'ultima l'uscita di Luigi Di Maio, il cui nuovo partito Impegno civico non si schioda da un risicato 1%, che non gli consentirà di prendere alcun parlamentare.<br />L'attuale Ministro degli Esteri spera di essere eletto deputato nel collegio uninominale di Napoli Pomigliano, sua terra d'origine, grazie ai voti degli elettori del Pd che lui detestava e che l'hanno sempre odiato. Dopo aver promosso la scissione all'interno del Movimento 5 stelle, portandosi dietro oltre 60 parlamentari, Giggino sperava di raccogliere i frutti nelle urne ma la verità è che chi lo ha seguito si prepara a non rientrare in Parlamento, mentre il Movimento 5 stelle, da quando lui è uscito, ha guadagnato consensi. Il Ministro degli Esteri, sprezzante del ridicolo, ha sostenuto che soltanto il fronte progressista, al quale lui ha aderito frettolosamente, goffamente e per disperazione, "difende gli interessi dell'Italia, mentre il centro-destra pensa solo a litigare".<br />Probabilmente ha sbagliato discorso, perché avrebbe dovuto dire l'esatto contrario e cioè che nella sinistra si litiga furiosamente, tanto che le divisioni sono sfociate nella nascita del Terzo Polo e nel muro contro muro tra Letta, Calenda e Conte, mentre il centro-destra, sia pure con diverse sfumature su temi importanti, rimane unito e nei collegi uninominali farà votare compattamente i suoi candidati, che dunque hanno concrete possibilità di prevalere un po' ovunque. Dopo il 25 settembre a sinistra, invece, i nodi verranno al pettine e ci sarà una vera e propria resa dei conti. L'appello al "voto utile" si sta rivelando un boomerang per Letta, che nell'ultima settimana ha perso quasi 2 punti nei sondaggi. Segno che nessuno a sinistra crede più nella rimonta e che si sta già pensando al dopo-Letta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51244818</guid><pubDate>Tue, 13 Sep 2022 21:44:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51244818/la_mossa_di_letta_per_riportare_il_pd_al_governo.mp3" length="10793839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7137&#13;
&#13;
LA MOSSA DI LETTA PER RIPORTARE IL PD AL GOVERNO di Rino Cammilleri&#13;
Il Vernacoliere è un giornale che si stampa a Livorno ed è noto per la sboccataggine del suo linguaggio, che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7137" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7137</a><br /><br />LA MOSSA DI LETTA PER RIPORTARE IL PD AL GOVERNO di Rino Cammilleri<br />Il Vernacoliere è un giornale che si stampa a Livorno ed è noto per la sboccataggine del suo linguaggio, che è appunto vernacolo toscano coniugato in livornese stretto. Non ha alcun rispetto per nessuno, nemmeno per la sua area politica di riferimento, quella comunista. Proprio a Livorno, infatti, nacque il Pci per scissione. E fino a qualche tempo fa la tifoseria calcistica era self-nomata «Brigate Stalin». Una sola cosa superava ogni altra: la rivalità campanilistica con la vicina Pisa. Le battute che vertevano sul tema «i pisani sono tutti brutti, sporchi & cattivi» e le innumerevoli varianti il cui limite era solo la fantasia, su quel foglio hanno infallibilmente trovato spazio e risalto.<br />Ho diramato richiesta circolare ad amici locali per sapere come la redazione ha preso l'avvento proprio di un pisano alla direzione del Pd, ma non ho ancora avuto risposta. Ho avuto, tanti anni fa, la ventura di partecipare a un dibattito al quale era invitato anche Enrico Letta, prima che questi intraprendesse la carriera politica. Ne ricavai un'impressione neutra, né buona né cattiva. Niente, insomma. Il passare del tempo mi ha confermato. Come diceva Oscar Wilde, solo i superficiali non giudicano dalle apparenze. Ebbene, oggi, al cospetto di una tornata elettorale che si preannuncia epocale, l'uomo, diventato capo della sinistra, presenta un programma apparentemente suicida, data la situazione disperata, economicamente ed energeticamente parlando, del Paese: Ius scholae, matrimonio same-sex, legge Zan, legge sul fine-vita. Vuol perderle, queste elezioni? Sembrerebbe di sì, dato il non-programma.<br />In realtà nel Pd le teste pensanti sono altre. Sanno che perderanno, ma mirano a ben altro. Cioè, a lanciare un segnale di fedeltà alla sinistra americana, in base al principio: perdiamo oggi, ma vinciamo domani, così come abbiamo fatto a suo tempo a Roma lasciando la patata bollente alla Raggi. Poi, guerra spietata, anche nelle piazze, per far sì che il prossimo Presidente della Repubblica sia ancora una volta nostro. E continueremo a comandare noi anche senza voti. La sinistra americana, se ci fate caso, sta assumendo sempre più un volto "italiano", Mani Pulite docet. Il mitico Fbi, infatti, sta facendo di tutto per togliere di mezzo la concorrenza di destra ai dem per via giudiziaria, amministrativa e poliziesca.<br />Il mitico Fbi dei telefilm e dei film, infatti, non si è nemmeno accorto che in sala a sentire Salman Rushdie c'era un estremista islamico. Eggià: il deep state è troppo concentrato su Trump, perché sa che il popolo è con lui. Così da noi. Ed ecco la strategia: è ineluttabile che vinca la destra; lasciamola fare, anzi, agevoliamola. Gli anni che ci aspettano sono una patata ben più bollente che la Roma della monnezza, dei cinghiali e degli autobus autocomburenti. Quasi sicuramente la destra al governo fallirà creando scontenti pari alle aspettative. Così, l'Italia tornerà in bocca al Pd o quel che sarà allora (magari avrà assunto come simbolo l'asinello americano, tanto per essere chiari ed espliciti), il quale nel frattempo avrà lavorato dietro le quinte per blindare il deep state anche in Italia. Questa si chiama lungimiranza politica. Farina del sacco di Letta? Seeeeh...<br /><br />Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "La disperazione della sinistra orfana di Draghi" racconta come Enrico Letta in un mese sia passato dal campo largo al campo vago, nel quale non si sa bene chi ci sia e con quale seguito elettorale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 settembre 2022:<br />Alla vigilia del black-out di 15 giorni nella diffusione di sondaggi e intenzioni di voto, il centrodestra conserva e, secondo alcuni analisti,...]]></itunes:summary><itunes:duration>675</itunes:duration><itunes:keywords>deepstate,letta,mattarella,pd,sondaggi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9745516a326881c8a6c3242a314e3ec3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa vogliono davvero Usa e Inghilterra dalla guerra in Ucraina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-vogliono-davvero-usa-e-inghilterra-dalla-guerra-in-ucraina--50866368</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7103" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7103</a><br /><br />COSA VOGLIONO DAVVERO USA E INGHILTERRA DALLA GUERRA IN UCRAINA di Rino Cammilleri<br />Tutti contenti perché la Russia è costretta a fare i salti mortali per aggirare le sanzioni occidentali. Tutti ad augurare ogni malattia terminale a Putin. Tutti a disegnare scenari sulla sua imminente sostituzione con - sperano - un simil-Eltsin che finalmente si decida al calabraghe, tutti ad annunciare entusiasti invii americani di armi formidabili a Zelensky, e via dando di stomaco. Per i media mainstream - praticamente tutti - finché c'è guerra c'è speranza. Per loro. [...]<br />Sono tutti contenti, dicevamo, perché la Russia deve rivolgersi ai mercati asiatici, dal momento che quelli occidentali - cioè, europei - le sono ormai preclusi. Ebbene, è da quando è cominciata la guerra in Ucraina (meglio: per il Donbass e la parte russofona) che vado dicendo che è esattamente questo il risultato che Usa e Gb volevano ottenere: ricacciare i russi in Asia, tagliare ogni ponte fra loro e l'Europa, soprattutto la Germania. Il gas americano non è concorrenziale con quello russo, né potrà mai esserlo? Nessun problema. Gli Usa hanno un asso in più degli altri: the big stick, come diceva uno dei suoi presidenti più guerrafondai, Theodore Roosevelt (non a caso l'hanno immortalato nel Monte Rushmore insieme a Washington).<br />Anche infagottata nella Ue, la Germania aveva finito per diventare egemone in Europa. Gasdotti russi a gogò, Schroeder nella Gazprom, eccetera. A un certo punto gli angloamericani hanno detto stop. Gli inglesi se la sono filata all'inglese dalla Ue. Poi, le manovre che sappiamo, dal 2004 i poi, in Ucraina, chiave strategica (chiedete a Bismarck) per sbarrare la porta alla Russia. È la geopolitica, bellezza: mai, dico mai, gli inglesi e poi gli americani con loro, hanno sopportato l'ascesa di una potenza continentale. E che potenza sarebbe stata quella nata dalla sinergia economica tra Germania e Russia! Berlusconi, Pratica di Mare, Putin a braccetto con Bush? Seeeeh! Non avevano capito niente, Forse neanche Bush. Ma agli strateghi angloamericani le foto di scena non interessavano.<br />Tutti quei nostri politici che hanno provato a far di testa loro sono finiti male: Berlusconi ancora lotta coi magistrati, Craxi ha smesso, Andreotti scansò la galera di misura. Ora, come stanno le cose lo hanno ben capito, tra gli attuali politici italiani, quelli che fanno i più realisti del re. Evangelicamente, dai loro frutti li conoscerete. Magari ci sono quelli che volentieri farebbero diversamente. Ma il comando della Sesta Flotta americana è a Napoli. Si badi, americana, non Nato. La Germania, di basi americane ne ha più di noi. Dunque, nun ce sta nient'a fa', come cantava Carosone in Tu vuo' fa' l'americano. Mi spiace per chi ci sperava (i ns. media), ma non ci sarà nessuna Terza Guerra Mondiale. La politica è sempre la solita: contenere la Russia. Solo che l'Urss si conteneva quasi da sola, perché nessun europeo la voleva. Poi le cose cambiarono e allora occorse ricorrere al big stick.<br />Finale: russi al palo; europei, privati dell'import-export russo, più poveri e declassati come competitors a tutto vantaggio degli angloamericani. Signori, la partita è finita, andiamo a casa. Dite che qualche ucraino ci ha rimesso la pelle? Diciamolo nella lingua franca universale: expendables. Per un mondo migliore, ovviamente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50866368</guid><pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50866368/cosa_vogliono_davvero_usa_e_inghilterra_dalla_guerra_in_ucraina.mp3" length="4590186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7103&#13;
&#13;
COSA VOGLIONO DAVVERO USA E INGHILTERRA DALLA GUERRA IN UCRAINA di Rino Cammilleri&#13;
Tutti contenti perché la Russia è costretta a fare i salti mortali per aggirare le sanzioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7103" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7103</a><br /><br />COSA VOGLIONO DAVVERO USA E INGHILTERRA DALLA GUERRA IN UCRAINA di Rino Cammilleri<br />Tutti contenti perché la Russia è costretta a fare i salti mortali per aggirare le sanzioni occidentali. Tutti ad augurare ogni malattia terminale a Putin. Tutti a disegnare scenari sulla sua imminente sostituzione con - sperano - un simil-Eltsin che finalmente si decida al calabraghe, tutti ad annunciare entusiasti invii americani di armi formidabili a Zelensky, e via dando di stomaco. Per i media mainstream - praticamente tutti - finché c'è guerra c'è speranza. Per loro. [...]<br />Sono tutti contenti, dicevamo, perché la Russia deve rivolgersi ai mercati asiatici, dal momento che quelli occidentali - cioè, europei - le sono ormai preclusi. Ebbene, è da quando è cominciata la guerra in Ucraina (meglio: per il Donbass e la parte russofona) che vado dicendo che è esattamente questo il risultato che Usa e Gb volevano ottenere: ricacciare i russi in Asia, tagliare ogni ponte fra loro e l'Europa, soprattutto la Germania. Il gas americano non è concorrenziale con quello russo, né potrà mai esserlo? Nessun problema. Gli Usa hanno un asso in più degli altri: the big stick, come diceva uno dei suoi presidenti più guerrafondai, Theodore Roosevelt (non a caso l'hanno immortalato nel Monte Rushmore insieme a Washington).<br />Anche infagottata nella Ue, la Germania aveva finito per diventare egemone in Europa. Gasdotti russi a gogò, Schroeder nella Gazprom, eccetera. A un certo punto gli angloamericani hanno detto stop. Gli inglesi se la sono filata all'inglese dalla Ue. Poi, le manovre che sappiamo, dal 2004 i poi, in Ucraina, chiave strategica (chiedete a Bismarck) per sbarrare la porta alla Russia. È la geopolitica, bellezza: mai, dico mai, gli inglesi e poi gli americani con loro, hanno sopportato l'ascesa di una potenza continentale. E che potenza sarebbe stata quella nata dalla sinergia economica tra Germania e Russia! Berlusconi, Pratica di Mare, Putin a braccetto con Bush? Seeeeh! Non avevano capito niente, Forse neanche Bush. Ma agli strateghi angloamericani le foto di scena non interessavano.<br />Tutti quei nostri politici che hanno provato a far di testa loro sono finiti male: Berlusconi ancora lotta coi magistrati, Craxi ha smesso, Andreotti scansò la galera di misura. Ora, come stanno le cose lo hanno ben capito, tra gli attuali politici italiani, quelli che fanno i più realisti del re. Evangelicamente, dai loro frutti li conoscerete. Magari ci sono quelli che volentieri farebbero diversamente. Ma il comando della Sesta Flotta americana è a Napoli. Si badi, americana, non Nato. La Germania, di basi americane ne ha più di noi. Dunque, nun ce sta nient'a fa', come cantava Carosone in Tu vuo' fa' l'americano. Mi spiace per chi ci sperava (i ns. media), ma non ci sarà nessuna Terza Guerra Mondiale. La politica è sempre la solita: contenere la Russia. Solo che l'Urss si conteneva quasi da sola, perché nessun europeo la voleva. Poi le cose cambiarono e allora occorse ricorrere al big stick.<br />Finale: russi al palo; europei, privati dell'import-export russo, più poveri e declassati come competitors a tutto vantaggio degli angloamericani. Signori, la partita è finita, andiamo a casa. Dite che qualche ucraino ci ha rimesso la pelle? Diciamolo nella lingua franca universale: expendables. Per un mondo migliore, ovviamente.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>craxi,donbass,eltsin,gazprom,roosevelt</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/399987ca4e8b90a63fdd23e62e3e4d01.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli Stati Uniti non vincono guerre dal 1945</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-stati-uniti-non-vincono-guerre-dal-1945--50866805</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7102" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7102</a><br /><br />GLI STATI UNITI NON VINCONO GUERRE DAL 1945 di Rino Cammilleri<br />Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Usa non hanno mai chiuso le porte del tempio di Giano. E, singolarmente, non hanno più vinto una guerra. Neanche veramente perso, va detto. Diciamo, lasciate a metà dopo anni e anni, al mutar di presidente. Altra singolarità: un presidente del Paese militarmente più potente del mondo che dura meno di tutti gli altri; quattro anni, in pratica tre, perché uno deve passarlo a cercare di farsi rieleggere.<br />Per non venir tacciati di imprecisione, a dire il vero una guerra gli Usa l'hanno vinta, quella per invadere Grenada nel 1983, un'isola equivalente suppergiù all'italiana Elba. Prima di allora, ecco la clamorosa vittoria su Germania e Giappone. Più clamorosa la seconda (la prima fu condivisa). E siglata da un'americanata tanto spettacolare da restare nell'immaginario più della prima: le bombe atomiche. Due. Sulla popolazione civile. C'erano imprescindibili obiettivi militari a Hiroshima e Nagasaki? Se sì, non è noto al grande pubblico. E se lo è solo a qualche storico specialistico, vuol dire che tanto importanti non erano, ma si trattò solo dei classici bombardamenti a scopo di demoralizzazione, nella migliore tradizione di chi risparmia le sue, di vite, a scapito di quelle altrui.<br />Per che cosa erano, tuttavia, speciali in qualche modo quelle due città? Specialmente Nagasaki, il porto del Sud, quello da cui da secoli usavano arrivare gli europei. E i missionari, così che a Nagasaki c'erano quasi tutti i giapponesi di religione cristiana. Cancellando Nagasaki fu cancellata anche la totalità del cristianesimo giapponese. Possibile che gli americani non lo sapessero? Impossibile. Nel XVI secolo san Francisco de Xavier fu il primo missionario a sbarcare da quelle parti. In poco tempo i battezzati furono sui 300mila. Poi i bonzi misero una pulce nell'orecchio allo shōgun: i missionari non erano altro che l'avanguardia psicologica di un'invasione da parte dell'impero spagnolo, già stanziato nelle vicine Filippine. E partì la persecuzione che culminò nella grande rivolta dei samurai cristiani del 1638. Tutti decapitati, e con l'aiuto degli olandesi calvinisti.<br />Sì, perché da sempre il cristianesimo giapponese è nella quasi totalità un cristianesimo papista. Per i successivi due secoli il Giapponese fu sakoku, «chiuso», e chi vi sbarcava lo faceva a rischio della vita. Furono proprio gli americani, a metà XIX secolo, a mandare davanti a Tokio le «navi nere», cioè le cannoniere del commodoro Perry con una proposta che non si poteva rifiutare. Con l'apertura ai commerci (e che se no?) occidentali via via riapparvero i missionari. E una chiesa a Nagasaki, una sola, ma solo per bianchi. Fu lì che un giorno il padre francese Petitjean si sentì tirare furtivamente per la tonaca: erano donne, mogli di pescatori, che, a rischio della pelle, gli facevano l'esame per vedere se era un prete cattolico: hai moglie? onori la Madonna e il papa?<br />Erano i kakure kirishitan, i «cristiani nascosti» che per due secoli, pur senza preti, si erano tramandati clandestinamente la fede. Da lì, facendo pressioni sui rispettivi governi occidentali, le opinioni pubbliche riuscirono lentamente a ottenere la libertà religiosa per i giapponesi. Il cristianesimo riattecchì con epicentro, ancora Nagasaki. Che il 6 agosto dell'anno che sappiamo venne per la seconda volta riazzerato.<br />Ma sì, in fondo erano papisti. Come quelli di Montecassino, la culla culturale dell'Occidente salvata dai kattivi tedeschi e spianata dai Nostri. Pare che un generale neozelandese sapesse che i muri dell'abbazia erano spessi tre metri. Lo aveva letto su una guida turistica comprata al mercatino a Napoli. E con queste informazioni di «intelligence» (sic!) insistette per, al solito, bombardare. Mah.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50866805</guid><pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:15:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50866805/gli_stati_uniti_non_vincono_guerre_dal_1945.mp3" length="4429157" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7102&#13;
&#13;
GLI STATI UNITI NON VINCONO GUERRE DAL 1945 di Rino Cammilleri&#13;
Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Usa non hanno mai chiuso le porte del tempio di Giano. E, singolarmente,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7102" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7102</a><br /><br />GLI STATI UNITI NON VINCONO GUERRE DAL 1945 di Rino Cammilleri<br />Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Usa non hanno mai chiuso le porte del tempio di Giano. E, singolarmente, non hanno più vinto una guerra. Neanche veramente perso, va detto. Diciamo, lasciate a metà dopo anni e anni, al mutar di presidente. Altra singolarità: un presidente del Paese militarmente più potente del mondo che dura meno di tutti gli altri; quattro anni, in pratica tre, perché uno deve passarlo a cercare di farsi rieleggere.<br />Per non venir tacciati di imprecisione, a dire il vero una guerra gli Usa l'hanno vinta, quella per invadere Grenada nel 1983, un'isola equivalente suppergiù all'italiana Elba. Prima di allora, ecco la clamorosa vittoria su Germania e Giappone. Più clamorosa la seconda (la prima fu condivisa). E siglata da un'americanata tanto spettacolare da restare nell'immaginario più della prima: le bombe atomiche. Due. Sulla popolazione civile. C'erano imprescindibili obiettivi militari a Hiroshima e Nagasaki? Se sì, non è noto al grande pubblico. E se lo è solo a qualche storico specialistico, vuol dire che tanto importanti non erano, ma si trattò solo dei classici bombardamenti a scopo di demoralizzazione, nella migliore tradizione di chi risparmia le sue, di vite, a scapito di quelle altrui.<br />Per che cosa erano, tuttavia, speciali in qualche modo quelle due città? Specialmente Nagasaki, il porto del Sud, quello da cui da secoli usavano arrivare gli europei. E i missionari, così che a Nagasaki c'erano quasi tutti i giapponesi di religione cristiana. Cancellando Nagasaki fu cancellata anche la totalità del cristianesimo giapponese. Possibile che gli americani non lo sapessero? Impossibile. Nel XVI secolo san Francisco de Xavier fu il primo missionario a sbarcare da quelle parti. In poco tempo i battezzati furono sui 300mila. Poi i bonzi misero una pulce nell'orecchio allo shōgun: i missionari non erano altro che l'avanguardia psicologica di un'invasione da parte dell'impero spagnolo, già stanziato nelle vicine Filippine. E partì la persecuzione che culminò nella grande rivolta dei samurai cristiani del 1638. Tutti decapitati, e con l'aiuto degli olandesi calvinisti.<br />Sì, perché da sempre il cristianesimo giapponese è nella quasi totalità un cristianesimo papista. Per i successivi due secoli il Giapponese fu sakoku, «chiuso», e chi vi sbarcava lo faceva a rischio della vita. Furono proprio gli americani, a metà XIX secolo, a mandare davanti a Tokio le «navi nere», cioè le cannoniere del commodoro Perry con una proposta che non si poteva rifiutare. Con l'apertura ai commerci (e che se no?) occidentali via via riapparvero i missionari. E una chiesa a Nagasaki, una sola, ma solo per bianchi. Fu lì che un giorno il padre francese Petitjean si sentì tirare furtivamente per la tonaca: erano donne, mogli di pescatori, che, a rischio della pelle, gli facevano l'esame per vedere se era un prete cattolico: hai moglie? onori la Madonna e il papa?<br />Erano i kakure kirishitan, i «cristiani nascosti» che per due secoli, pur senza preti, si erano tramandati clandestinamente la fede. Da lì, facendo pressioni sui rispettivi governi occidentali, le opinioni pubbliche riuscirono lentamente a ottenere la libertà religiosa per i giapponesi. Il cristianesimo riattecchì con epicentro, ancora Nagasaki. Che il 6 agosto dell'anno che sappiamo venne per la seconda volta riazzerato.<br />Ma sì, in fondo erano papisti. Come quelli di Montecassino, la culla culturale dell'Occidente salvata dai kattivi tedeschi e spianata dai Nostri. Pare che un generale neozelandese sapesse che i muri dell'abbazia erano spessi tre metri. Lo aveva letto su una guida turistica comprata al mercatino a Napoli. E con queste informazioni di «intelligence» (sic!) insistette per, al solito, bombardare. Mah.]]></itunes:summary><itunes:duration>277</itunes:duration><itunes:keywords>calvinisti,giappone,grenada,nagasaki,tonaca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eb37be7ee2ddc546d79383c3b6477685.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le scuse politically correct agli indiani del Canada</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-scuse-politically-correct-agli-indiani-del-canada--50866769</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7106" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7106</a><br /><br />LE SCUSE POLITICALLY CORRECT AGLI INDIANI DEL CANADA di Rino Cammilleri<br />Vista al tg una vecchissima indiana canadese lagnarsi perché le era stata sottratta al sua «indianità» quand'era bambina, vediamo di dire la nostra sul viaggio del papa in Canada. Qualcuno lo ha criticato: come, non vai in Africa dove i cristiani vengono massacrati perché sei in carrozzina e invece ti fai sette ore di volo per andare in Canada dove i massacri non ci sono? La risposta è, sì, perché, tanto, in Africa la sua presenza non avrebbe cavato un ragno dal buco, mentre in Canada le cose sono diverse, molto, e Trudeau, il premier più a sinistra del mondo, l'aveva «invitato». Con una proposta che non si può rifiutare, quando era venuto a Roma a dirgli di venire a «chiedere scusa» a eschimesi e indiani canadesi.<br />Ora, da quelle parti (e anche nei sottostanti Usa), in ogni cesso pubblico c'è appostato un avvocato che ti dice appena entri: se ti becchi qualche infezione questo è il mio biglietto da visita. Ciò significa che molte diocesi nordamericane sono praticamente rovinate da richieste di risarcimenti miliardari per abusi veri o presunti tornato a galla dopo quarant'anni. E, anche là, se il giudice è di sinistra indovinate come va a finire. Ma, pure se è trumpiano, l'incauto querelante è quasi sempre un fallito, perciò si paga sempre e si incassa mai. Detto questo, veniamo al Canada. La solita giornalista radical nel solito servizio ha scoperto, qualche anno fa, una moria di bambini inuit e indians negli orfanotrofi cattolici, con tanto di foto aerea di rilievi di terra allineati che sarebbero tombe. Abusi, maltrattamenti etc. (la giornalista, di origine native, è partita, ha detto, da una voce diffusa nella sua comunità). A parte il fatto che nessuno a tutt'oggi è andato a vedere cosa c'è in quelle «tombe», la comunità indian-inuit, opportunamente aizzata, è partita in quarta contro la Chiesa. Soldi, vogliamo.<br />Ora, com'è 'sta storia canadese? Uguale a quella australiana e a tutti quei Paesi che un tempo dipendevano anche politicamente da Sua Maestà Britannica. L'attore e regista Kenneth Branagh nel 2001 ci ha fatto addirittura un film, La generazione rubata. Nei primi decenni del Novecento il pensiero politicamente corretto di allora diceva che i tribali andavano civilizzati per il loro bene. Così, i bambini venivano prelevati e cresciuti, educati, istruiti, vestiti all'inglese. Ciò avrebbe portato beneficio a loro e agli altri. Insomma, era iniziativa di Stato. Ma detto Stato, di cultura protestante, non era attrezzato per una cosa così vasta. Così, gli aborigeni australiani venivano portati in Inghilterra per essere adottati da famiglie inglesi. In Canada, mezzo francese, c'era però la Chiesa cattolica, che per sua natura era già organizzata all'uopo con educandati ed orfanotrofi. Perciò il governo canadese chiese ad essa di farsene carico. Da qui i bambini eschimesi e indiani allevati dalle suore.<br />Ricordiamoci però dell'epoca: non c'erano antibiotici e la tubercolosi era tra i problemi più diffusi. I più gracili morivano. Anche perché molti arrivavano già denutriti se non malati grazie all'«indianitudine». [...]<br />Ah, chi non è d'accordo con questa mia ricostruzione (che non è solo mia, visto che molti storici canadesi si sono attivati) ricordi che in ogni buon processo è istruttivo ascoltare anche l'altra versione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50866769</guid><pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:10:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50866769/le_scuse_politically_correct_agli_indiani_del_canada.mp3" length="4885986" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7106&#13;
&#13;
LE SCUSE POLITICALLY CORRECT AGLI INDIANI DEL CANADA di Rino Cammilleri&#13;
Vista al tg una vecchissima indiana canadese lagnarsi perché le era stata sottratta al sua «indianità»...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7106" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7106</a><br /><br />LE SCUSE POLITICALLY CORRECT AGLI INDIANI DEL CANADA di Rino Cammilleri<br />Vista al tg una vecchissima indiana canadese lagnarsi perché le era stata sottratta al sua «indianità» quand'era bambina, vediamo di dire la nostra sul viaggio del papa in Canada. Qualcuno lo ha criticato: come, non vai in Africa dove i cristiani vengono massacrati perché sei in carrozzina e invece ti fai sette ore di volo per andare in Canada dove i massacri non ci sono? La risposta è, sì, perché, tanto, in Africa la sua presenza non avrebbe cavato un ragno dal buco, mentre in Canada le cose sono diverse, molto, e Trudeau, il premier più a sinistra del mondo, l'aveva «invitato». Con una proposta che non si può rifiutare, quando era venuto a Roma a dirgli di venire a «chiedere scusa» a eschimesi e indiani canadesi.<br />Ora, da quelle parti (e anche nei sottostanti Usa), in ogni cesso pubblico c'è appostato un avvocato che ti dice appena entri: se ti becchi qualche infezione questo è il mio biglietto da visita. Ciò significa che molte diocesi nordamericane sono praticamente rovinate da richieste di risarcimenti miliardari per abusi veri o presunti tornato a galla dopo quarant'anni. E, anche là, se il giudice è di sinistra indovinate come va a finire. Ma, pure se è trumpiano, l'incauto querelante è quasi sempre un fallito, perciò si paga sempre e si incassa mai. Detto questo, veniamo al Canada. La solita giornalista radical nel solito servizio ha scoperto, qualche anno fa, una moria di bambini inuit e indians negli orfanotrofi cattolici, con tanto di foto aerea di rilievi di terra allineati che sarebbero tombe. Abusi, maltrattamenti etc. (la giornalista, di origine native, è partita, ha detto, da una voce diffusa nella sua comunità). A parte il fatto che nessuno a tutt'oggi è andato a vedere cosa c'è in quelle «tombe», la comunità indian-inuit, opportunamente aizzata, è partita in quarta contro la Chiesa. Soldi, vogliamo.<br />Ora, com'è 'sta storia canadese? Uguale a quella australiana e a tutti quei Paesi che un tempo dipendevano anche politicamente da Sua Maestà Britannica. L'attore e regista Kenneth Branagh nel 2001 ci ha fatto addirittura un film, La generazione rubata. Nei primi decenni del Novecento il pensiero politicamente corretto di allora diceva che i tribali andavano civilizzati per il loro bene. Così, i bambini venivano prelevati e cresciuti, educati, istruiti, vestiti all'inglese. Ciò avrebbe portato beneficio a loro e agli altri. Insomma, era iniziativa di Stato. Ma detto Stato, di cultura protestante, non era attrezzato per una cosa così vasta. Così, gli aborigeni australiani venivano portati in Inghilterra per essere adottati da famiglie inglesi. In Canada, mezzo francese, c'era però la Chiesa cattolica, che per sua natura era già organizzata all'uopo con educandati ed orfanotrofi. Perciò il governo canadese chiese ad essa di farsene carico. Da qui i bambini eschimesi e indiani allevati dalle suore.<br />Ricordiamoci però dell'epoca: non c'erano antibiotici e la tubercolosi era tra i problemi più diffusi. I più gracili morivano. Anche perché molti arrivavano già denutriti se non malati grazie all'«indianitudine». [...]<br />Ah, chi non è d'accordo con questa mia ricostruzione (che non è solo mia, visto che molti storici canadesi si sono attivati) ricordi che in ogni buon processo è istruttivo ascoltare anche l'altra versione.]]></itunes:summary><itunes:duration>306</itunes:duration><itunes:keywords>abusi,politicallycorrect,processo,tombe,trudeau</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/52ca6501f376b94da136bd7e7a90fef0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Drusilla, l'attore vestito da donna con un nome d'arte che rimanda alla Bibbia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/drusilla-l-attore-vestito-da-donna-con-un-nome-d-arte-che-rimanda-alla-bibbia--50861969</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7087" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7087</a><br /><br />DRUSILLA, L'ATTORE VESTITO DA DONNA CON UN NOME D'ARTE CHE RIMANDA ALLA BIBBIA di Rino Cammilleri<br />Quando ho visto spuntare nello scenario l'attore che veste da donna e si fa chiamare Drusilla sono rimasto ammirato. Dal nome, ovvio. Sì, è un nome raffinatissimo da antica romana. Così, sono andato a scartabellare tra i libri che ho scritto sulla storia del cristianesimo ed ho trovato: la Drusilla più famosa della storia antica (di quella moderna aspettiamo a vedere) aveva sì, nome romano, ma era giudea.<br />Allora come oggi, i nomi dei dominatori attraevano, così le Esther e le Maryam diventavano Priscilla e Paolina, e abbondavano i Marco e i Filippo, come oggi dilagano le Samantha, Pamela, Jonathan, Melissa, Melania e via nomenclando.<br /><br />LO SCANDALO CHE PROVOCÒ LA CRISI DIPLOMATICA<br />Drusilla, dicevamo, era figlia del re Erode Agrippa (anche Erode era Eros-odis, nome romano) e sorella del re Agrippa II (e di Berenice, altro nome greco-romano). Donna bellissima, era adolescente, come usava, quando andò in sposa al re di Emesa, Aziz, che pur di averla era diventato proselita (cioè, convertito al giudaismo) e si era pure fatto circoncidere. Solo che sulla di lei avvenenza aveva messo gli occhi anche Antonio Felice, dal 52 d.C. procuratore di Giudea (in pratica governatore) e soprattutto fratello di quel Pallante che era diventato il braccio sinistro dell'imperatore Nerone. Ora, dal momento che il re di Emesa non contava granché mentre il procuratore romano era quello che comandava davvero, Drusilla non ci pensò due volte a piantare il marito per darsi a Felice.<br />Il fatto fece scandalo e provocò una crisi diplomatica, ma Felice aveva le spalle coperte dal fratello e Aziz dovette ingoiare il rospo. Ora, dei due colombi poco o nulla sapremmo se non fossero finiti negli Atti degli Apostoli (At XXIV, 24ss.). Saul (cioè Paolo, cittadino romano) dopo la conversione sulla via di Damasco aveva osato predicare la Via (così era chiamato all'inizio il culto del Nazareno) a Gerusalemme e i farisei stavano per lapidarlo quando il tribuno a capo della guarnigione romana era intervenuto a proteggerlo. Ma non poteva stare per sempre chiuso nella Torre Antonia, la caserma romana a Gerusalemme, perché quelli lo aspettavano fuori. Così, il tribuno decise di mandarlo sotto scorta a Cesarea, sede di Felice.<br /><br />L'INCONTRO CON SAN PAOLO<br />Drusilla, che, non dimentichiamolo, era giudea, aveva sentito parlare di quella nuova setta e di Paolo. Così, curiosa, volle ascoltarlo. Davanti a Felice e Drusilla l'Apostolo spiegò la nuova dottrina. Ma quando le sue parole toccarono temi morali quali la castità e la fedeltà coniugale, nonché il giudizio finale che attendeva i reprobi, Felice si spaventò e Drusilla si indispettì. Paolo venne interrotto bruscamente e rimandato in cella. Fu lasciato in catene per due anni e senza processo: un abuso, perché era cittadino romano. Per questo a un certo punto l'Apostolo si appellò al giudizio dell'imperatore, come suo diritto. Il fatto era che Paolo aveva detto all'inizio di essere andato a Gerusalemme per portare i soldi di una colletta che i cristiani d'Asia avevano fatto a pro dei confratelli colpiti da una carestia. E Felice sperava di metterci le mani, almeno su una parte. Così, ogni tanto lo convocava, ma quello faceva orecchie da mercante e veniva rispedito in cella.<br />Secondo lo storico Giuseppe Flavio fu proprio il malgoverno di Felice la causa remota che scatenò la ribellione ebraica finita nel disastro del 70 d.C. Per Paolo la situazione si sbloccò nel 60 d.C. col nuovo procuratore Porcio Festo, che lo mandò a Roma come da lui richiesto. Piccola parentesi: un cittadino romano aveva il diritto di essere giudicato direttamente dell'imperatore; oggi un cittadino italiano non arriva nemmeno a Mattarella, figurarsi a Biden. Chiusa la parentesi. Felice e signora vennero richiamati a Roma. E non si sa altro. Solo questo: Drusilla e il figlio Agrippa avuto da Felice perirono nell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Evidentemente, come tutti i Vip romani, aveva una villa a Pompei. O a Ercolano o a Oplontis o a Stabia, le città seppellite dalla lava. Se l'attuale Drusilla non sa niente di questa storia, girategli questo articolo. Magari gli fa piacere...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50861969</guid><pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:03:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50861969/drusilla_l_attore_vestito_da_donna_con_un_nome_d_arte_che_rimanda_alla_bibbia.mp3" length="5645836" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7087&#13;
&#13;
DRUSILLA, L'ATTORE VESTITO DA DONNA CON UN NOME D'ARTE CHE RIMANDA ALLA BIBBIA di Rino Cammilleri&#13;
Quando ho visto spuntare nello scenario l'attore che veste da donna e si fa chiamare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7087" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7087</a><br /><br />DRUSILLA, L'ATTORE VESTITO DA DONNA CON UN NOME D'ARTE CHE RIMANDA ALLA BIBBIA di Rino Cammilleri<br />Quando ho visto spuntare nello scenario l'attore che veste da donna e si fa chiamare Drusilla sono rimasto ammirato. Dal nome, ovvio. Sì, è un nome raffinatissimo da antica romana. Così, sono andato a scartabellare tra i libri che ho scritto sulla storia del cristianesimo ed ho trovato: la Drusilla più famosa della storia antica (di quella moderna aspettiamo a vedere) aveva sì, nome romano, ma era giudea.<br />Allora come oggi, i nomi dei dominatori attraevano, così le Esther e le Maryam diventavano Priscilla e Paolina, e abbondavano i Marco e i Filippo, come oggi dilagano le Samantha, Pamela, Jonathan, Melissa, Melania e via nomenclando.<br /><br />LO SCANDALO CHE PROVOCÒ LA CRISI DIPLOMATICA<br />Drusilla, dicevamo, era figlia del re Erode Agrippa (anche Erode era Eros-odis, nome romano) e sorella del re Agrippa II (e di Berenice, altro nome greco-romano). Donna bellissima, era adolescente, come usava, quando andò in sposa al re di Emesa, Aziz, che pur di averla era diventato proselita (cioè, convertito al giudaismo) e si era pure fatto circoncidere. Solo che sulla di lei avvenenza aveva messo gli occhi anche Antonio Felice, dal 52 d.C. procuratore di Giudea (in pratica governatore) e soprattutto fratello di quel Pallante che era diventato il braccio sinistro dell'imperatore Nerone. Ora, dal momento che il re di Emesa non contava granché mentre il procuratore romano era quello che comandava davvero, Drusilla non ci pensò due volte a piantare il marito per darsi a Felice.<br />Il fatto fece scandalo e provocò una crisi diplomatica, ma Felice aveva le spalle coperte dal fratello e Aziz dovette ingoiare il rospo. Ora, dei due colombi poco o nulla sapremmo se non fossero finiti negli Atti degli Apostoli (At XXIV, 24ss.). Saul (cioè Paolo, cittadino romano) dopo la conversione sulla via di Damasco aveva osato predicare la Via (così era chiamato all'inizio il culto del Nazareno) a Gerusalemme e i farisei stavano per lapidarlo quando il tribuno a capo della guarnigione romana era intervenuto a proteggerlo. Ma non poteva stare per sempre chiuso nella Torre Antonia, la caserma romana a Gerusalemme, perché quelli lo aspettavano fuori. Così, il tribuno decise di mandarlo sotto scorta a Cesarea, sede di Felice.<br /><br />L'INCONTRO CON SAN PAOLO<br />Drusilla, che, non dimentichiamolo, era giudea, aveva sentito parlare di quella nuova setta e di Paolo. Così, curiosa, volle ascoltarlo. Davanti a Felice e Drusilla l'Apostolo spiegò la nuova dottrina. Ma quando le sue parole toccarono temi morali quali la castità e la fedeltà coniugale, nonché il giudizio finale che attendeva i reprobi, Felice si spaventò e Drusilla si indispettì. Paolo venne interrotto bruscamente e rimandato in cella. Fu lasciato in catene per due anni e senza processo: un abuso, perché era cittadino romano. Per questo a un certo punto l'Apostolo si appellò al giudizio dell'imperatore, come suo diritto. Il fatto era che Paolo aveva detto all'inizio di essere andato a Gerusalemme per portare i soldi di una colletta che i cristiani d'Asia avevano fatto a pro dei confratelli colpiti da una carestia. E Felice sperava di metterci le mani, almeno su una parte. Così, ogni tanto lo convocava, ma quello faceva orecchie da mercante e veniva rispedito in cella.<br />Secondo lo storico Giuseppe Flavio fu proprio il malgoverno di Felice la causa remota che scatenò la ribellione ebraica finita nel disastro del 70 d.C. Per Paolo la situazione si sbloccò nel 60 d.C. col nuovo procuratore Porcio Festo, che lo mandò a Roma come da lui richiesto. Piccola parentesi: un cittadino romano aveva il diritto di essere giudicato direttamente dell'imperatore; oggi un cittadino italiano non arriva nemmeno a Mattarella, figurarsi a Biden....]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:keywords>drusilla,fedeltàconiugale,nerone,setta,torreantonia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/11a6f528ee74d305226243c9cb9e3116.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La triste e cruda realtà della pornografia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-triste-e-cruda-realta-della-pornografia--50540595</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7065" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7065</a><br /><br />LA TRISTE E CRUDA REALTA' DELLA PORNOGRAFIA di Rino Cammilleri<br />Mi è capitato di imbattermi nel web in un film il cui titolo permettetemi di non citare perché non vorrei incoraggiare eventuali onanismi. Allora perché l'ho guardato io? Perché fuorviato dal titolo. Comunque, a parte qualche scena hard, non è un film porno ma sul porno. Film svedese sottotitolato del 2021. Narra di una giovane svedese che sogna, contenta lei, di fare la pornostar. Poiché fin dagli anni Sessanta la Svezia è stata celebre per la disinvoltura delle sue donne, magari si sarà detta: perché divertirsi gratis, visto che c'è un mercato apposito? Così, si trasferisce a Los Angeles, notoria patria di ogni tipo di bengodi, e si immette nel giro. Negli studios le chiedono preventivamente tutto, le fanno firmare di tutto, la filmano mentre firma e accetta tutto quel che le viene chiesto, lavaggi vaginali disinfettanti compresi. Le chiedono anche che cosa sia disposta a fare, e lei risponde: qualunque cosa. Filmata anche in questo, perché gli americani, si sa, vanno con l'avvocato anche dal medico. Alé, si va a incominciare.<br />Nuda in mezzo a energumeni, fa il quarto di manzo così come le viene richiesto e va ad abitare in un appartamento con altre «attrici». Ma dopo un po' vuole salire di grado. Non le basta più fare la porno, intende diventare porno-star, anzi, la mejo di tutte. Così, passa al bondage: legata come un salame e appesa, viene sbatacchiata in lungo e in largo da stalloni tatuati mentre la troupe le fa il carosello intorno: macchina da presa, zoom in ogni sfintere, truccatrici, regista, suggeritori e quant'altro. Bene, brava, è finito, slegatela. Vuoi un bicchiere d'acqua per riprenderti? Sì. grazie. Ma la svedese vuol proprio ascendere all'olimpo del genere, perciò riesce a procurarsi un provino nello stile «estremo». E si ritrova in un set in cui tre masnadieri la picchiano, le sputano in faccia, la insultano in ogni maniera conosciuta, la schiaffeggiano sulle natiche, la strangolano mezza, sempre coprendola di sputi mentre la montano in tutte le salse. A metà percorso, però, lei non ce la fa più e grida che vuole smettere. Okay, stop, fermi tutti. Vuoi andare? Vai. Ma non vedi un soldo perché i patti non erano questi. Nell'ultima scena che ho visto, prima di chiudere con la visione, c'è lei, in lacrime, che guida verso casa, ma a un certo punto deve fermarsi a vomitare.<br />Ah, dimenticavo la scena in cui lei, un guinzaglio da cani al collo, lecca le scarpe al macho. E quella in cui telefona affranta alla madre in Svezia: quest'ultima, usa a non influenzare le scelte esistenziali dei figli (swedish style), non fa una piega.<br />Ora, dopo aver guardato ‘sta roba, mi sono chiesto: ma le femministe l'hanno mai visto un video porno? È vero che l'industria in questione è una della più fiorenti al mondo e macina miliardi di dollari come neanche Amazon durante la pandemia, ma gli strilli del #MeToo o delle pasionarie nostrane per i complimenti pesanti di qualche alpino li avete uditi a proposito di un settore global in cui le donne sono trattate come avete letto?<br />Sì, è vero, ci sono quelle che, come la svedese del film, lo fanno volontariamente e non per fame. Ma risulta che Catherine Deneuve sia stata subissata per aver detto che anche certe avances non proprio signorili a molte donne fanno piacere. No, come in tutta la sfera del politicamente corretto e di quanto è nato dal Sessantotto (femminismo, ecologismo, animalismo, woke e il resto mettetecelo voi) c'è qualcosa di schizofrenico in tutto questo. Ma chiedere che almeno se ne rendano conto è pretendere troppo...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540595</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:41:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540595/la_triste_e_cruda_realt_della_pornografia.mp3" length="5286275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7065&#13;
&#13;
LA TRISTE E CRUDA REALTA' DELLA PORNOGRAFIA di Rino Cammilleri&#13;
Mi è capitato di imbattermi nel web in un film il cui titolo permettetemi di non citare perché non vorrei incoraggiare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7065" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7065</a><br /><br />LA TRISTE E CRUDA REALTA' DELLA PORNOGRAFIA di Rino Cammilleri<br />Mi è capitato di imbattermi nel web in un film il cui titolo permettetemi di non citare perché non vorrei incoraggiare eventuali onanismi. Allora perché l'ho guardato io? Perché fuorviato dal titolo. Comunque, a parte qualche scena hard, non è un film porno ma sul porno. Film svedese sottotitolato del 2021. Narra di una giovane svedese che sogna, contenta lei, di fare la pornostar. Poiché fin dagli anni Sessanta la Svezia è stata celebre per la disinvoltura delle sue donne, magari si sarà detta: perché divertirsi gratis, visto che c'è un mercato apposito? Così, si trasferisce a Los Angeles, notoria patria di ogni tipo di bengodi, e si immette nel giro. Negli studios le chiedono preventivamente tutto, le fanno firmare di tutto, la filmano mentre firma e accetta tutto quel che le viene chiesto, lavaggi vaginali disinfettanti compresi. Le chiedono anche che cosa sia disposta a fare, e lei risponde: qualunque cosa. Filmata anche in questo, perché gli americani, si sa, vanno con l'avvocato anche dal medico. Alé, si va a incominciare.<br />Nuda in mezzo a energumeni, fa il quarto di manzo così come le viene richiesto e va ad abitare in un appartamento con altre «attrici». Ma dopo un po' vuole salire di grado. Non le basta più fare la porno, intende diventare porno-star, anzi, la mejo di tutte. Così, passa al bondage: legata come un salame e appesa, viene sbatacchiata in lungo e in largo da stalloni tatuati mentre la troupe le fa il carosello intorno: macchina da presa, zoom in ogni sfintere, truccatrici, regista, suggeritori e quant'altro. Bene, brava, è finito, slegatela. Vuoi un bicchiere d'acqua per riprenderti? Sì. grazie. Ma la svedese vuol proprio ascendere all'olimpo del genere, perciò riesce a procurarsi un provino nello stile «estremo». E si ritrova in un set in cui tre masnadieri la picchiano, le sputano in faccia, la insultano in ogni maniera conosciuta, la schiaffeggiano sulle natiche, la strangolano mezza, sempre coprendola di sputi mentre la montano in tutte le salse. A metà percorso, però, lei non ce la fa più e grida che vuole smettere. Okay, stop, fermi tutti. Vuoi andare? Vai. Ma non vedi un soldo perché i patti non erano questi. Nell'ultima scena che ho visto, prima di chiudere con la visione, c'è lei, in lacrime, che guida verso casa, ma a un certo punto deve fermarsi a vomitare.<br />Ah, dimenticavo la scena in cui lei, un guinzaglio da cani al collo, lecca le scarpe al macho. E quella in cui telefona affranta alla madre in Svezia: quest'ultima, usa a non influenzare le scelte esistenziali dei figli (swedish style), non fa una piega.<br />Ora, dopo aver guardato ‘sta roba, mi sono chiesto: ma le femministe l'hanno mai visto un video porno? È vero che l'industria in questione è una della più fiorenti al mondo e macina miliardi di dollari come neanche Amazon durante la pandemia, ma gli strilli del #MeToo o delle pasionarie nostrane per i complimenti pesanti di qualche alpino li avete uditi a proposito di un settore global in cui le donne sono trattate come avete letto?<br />Sì, è vero, ci sono quelle che, come la svedese del film, lo fanno volontariamente e non per fame. Ma risulta che Catherine Deneuve sia stata subissata per aver detto che anche certe avances non proprio signorili a molte donne fanno piacere. No, come in tutta la sfera del politicamente corretto e di quanto è nato dal Sessantotto (femminismo, ecologismo, animalismo, woke e il resto mettetecelo voi) c'è qualcosa di schizofrenico in tutto questo. Ma chiedere che almeno se ne rendano conto è pretendere troppo...]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:keywords>alpini,carosello,catherinedeneuve,femminismo,hard</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f1de90860ee2e6fe6a6dd80dae9c611f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli ecoterroristi, un po' Greta, un pò Che Guevara</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-ecoterroristi-un-po-greta-un-po-che-guevara--50540570</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7027" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7027</a><br /><br />GLI ECOTERRORISTI: UN PO' GRETA, UN PO' CHE GUEVARA di Rino Cammilleri<br />Il 31 marzo u.s. le Digos unite di Torino e Milano hanno arrestato un italiano, torinese per la precisione, con l'accusa di far parte dell'Its. Ora, uno potrebbe chiedersi da quand'è che appartenere a un Istituto Tecnico Superiore sia reato. Il fatto è che l'arrestato non è un giovane studente (ha 47 anni) e l'Its di cui parliamo è un'altra cosa. Si tratta di un'organizzazione anarco-eco-terroristica nata probabilmente in Messico e inizialmente autodenominatasi Individualistas Tendiendo a lo Salvaje. Da qui la sigla Its. In italiano suona Individualisti Tendenti al Selvaggio. E, dal momento che ormai sono internazionali, nell'anglosfera e nel web sono diventati necessariamente Itw, Individualist Tending to the Wild.<br />Nel 2011 il primo attentato in Sudamerica, tanto per far capire che non scherzavano. Da lì si sono allargati anche in Europa, dove hanno marcato il territorio a modo loro in Spagna, Grecia, Scozia. A tutt'oggi, gli attentati messi a segno in tutto il mondo sono circa un centinaio, e l'arresto di un italiano dovrebbe cominciare a preoccupare anche noi. Le azioni violente sono dirette a siti e persone ritenute dall'Its simboli di civilizzazione: università, apparati di comunicazione, mezzi di trasporto e, naturalmente, chiese. A occhio il loro ideale è Christopher McCandless, il giovane laureato che nel 1992 decise di andare a vivere nelle terre selvagge dell'Alaska per tornare allo stato di natura rousseauiano. Lo stato di natura, naturalmente, lo uccise, ma fece la fortuna di Jon Krakauer, scrittore che ne raccontò la storia nel bestseller Terre estreme. Altrettando naturalmente, detta storia non poteva non piacere alla sinistra hollywoodiana e Sean Penn, uno dei più sfegatati liberals di celluloide, nel 2088 ci cavò il film (pluripremiato, obviously) Into the Wild. Ma almeno il protagonista si era assunto in prima persona le responsabilità delle conseguenze del suo amore per il selvaggiume neolitico.<br />Gli ecoterroristi no: da buoni giacobini pretendono che tutti vivano come piace a loro. Ma, d'altra parte, che cosa ci si aspettava? Come da noi dai comizi comunisti «di denuncia» del Sistema si è passati alle vie di fatto degli Anni di Piombo, così anche in tema ambientale era chiaro che, prima o poi, si sarebbe passati da Greta all'Its. Chi avvia rivoluzioni lo fa, dapprima, a parole. Poi, come la storia insegna, quando scopre che c'è qualcuno «più a sinistra» di lui, si arrabbia e pretende che il processo da lui avviato si fermi dove dice lui. Ma la storia insegna che la storia non insegna niente. Forse la fisica: il sassolino solo di rado non diventa valanga.<br />In fondo l'Its non è che una variante «a mano» della Cancel Culture (tanto per cambiare) nordamericana. Blm, Political Correctness, Schwa, Inclusive Language etc.? Fesserie: azzeriamo tutto e ripartiamo da zero. No, error: non ripartiamo mai più. E chissenefrega se l'Ambiente non è l'Eden ma Valle di Lacrime. Viva il Nulla e viva Caino. Sì, perché la civiltà serviva a questo: proteggere Abele.<br />Voi direte: ma questi ragionano? Be', a modo loro sì. Come quegli Esperti d'Italia che impongono il greenpass anche ai frequentatori dei c.d. centri sociali. Sulla carta, obviously. Pensate che il mondo stia impazzendo? Non più di Mameli e Mazzini. Che c'entrano, dite? Il primo, seguace del secondo, andò a farsi sparare (e sparare a sua volta) a vent'anni in nome dell'Umanità e del Progresso, traguardo da ottenersi cacciando il Papa da Roma per sostituirlo col suo maestro. Oggi cantiamo il suo Inno negli stadi, sotto ai monumenti del secondo. Mai sottovalutare gli Its...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540570</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:41:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540570/gli_ecoterroristi_un_po_greta_un_p_che_guevara.mp3" length="5030207" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7027&#13;
&#13;
GLI ECOTERRORISTI: UN PO' GRETA, UN PO' CHE GUEVARA di Rino Cammilleri&#13;
Il 31 marzo u.s. le Digos unite di Torino e Milano hanno arrestato un italiano, torinese per la precisione, con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7027" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7027</a><br /><br />GLI ECOTERRORISTI: UN PO' GRETA, UN PO' CHE GUEVARA di Rino Cammilleri<br />Il 31 marzo u.s. le Digos unite di Torino e Milano hanno arrestato un italiano, torinese per la precisione, con l'accusa di far parte dell'Its. Ora, uno potrebbe chiedersi da quand'è che appartenere a un Istituto Tecnico Superiore sia reato. Il fatto è che l'arrestato non è un giovane studente (ha 47 anni) e l'Its di cui parliamo è un'altra cosa. Si tratta di un'organizzazione anarco-eco-terroristica nata probabilmente in Messico e inizialmente autodenominatasi Individualistas Tendiendo a lo Salvaje. Da qui la sigla Its. In italiano suona Individualisti Tendenti al Selvaggio. E, dal momento che ormai sono internazionali, nell'anglosfera e nel web sono diventati necessariamente Itw, Individualist Tending to the Wild.<br />Nel 2011 il primo attentato in Sudamerica, tanto per far capire che non scherzavano. Da lì si sono allargati anche in Europa, dove hanno marcato il territorio a modo loro in Spagna, Grecia, Scozia. A tutt'oggi, gli attentati messi a segno in tutto il mondo sono circa un centinaio, e l'arresto di un italiano dovrebbe cominciare a preoccupare anche noi. Le azioni violente sono dirette a siti e persone ritenute dall'Its simboli di civilizzazione: università, apparati di comunicazione, mezzi di trasporto e, naturalmente, chiese. A occhio il loro ideale è Christopher McCandless, il giovane laureato che nel 1992 decise di andare a vivere nelle terre selvagge dell'Alaska per tornare allo stato di natura rousseauiano. Lo stato di natura, naturalmente, lo uccise, ma fece la fortuna di Jon Krakauer, scrittore che ne raccontò la storia nel bestseller Terre estreme. Altrettando naturalmente, detta storia non poteva non piacere alla sinistra hollywoodiana e Sean Penn, uno dei più sfegatati liberals di celluloide, nel 2088 ci cavò il film (pluripremiato, obviously) Into the Wild. Ma almeno il protagonista si era assunto in prima persona le responsabilità delle conseguenze del suo amore per il selvaggiume neolitico.<br />Gli ecoterroristi no: da buoni giacobini pretendono che tutti vivano come piace a loro. Ma, d'altra parte, che cosa ci si aspettava? Come da noi dai comizi comunisti «di denuncia» del Sistema si è passati alle vie di fatto degli Anni di Piombo, così anche in tema ambientale era chiaro che, prima o poi, si sarebbe passati da Greta all'Its. Chi avvia rivoluzioni lo fa, dapprima, a parole. Poi, come la storia insegna, quando scopre che c'è qualcuno «più a sinistra» di lui, si arrabbia e pretende che il processo da lui avviato si fermi dove dice lui. Ma la storia insegna che la storia non insegna niente. Forse la fisica: il sassolino solo di rado non diventa valanga.<br />In fondo l'Its non è che una variante «a mano» della Cancel Culture (tanto per cambiare) nordamericana. Blm, Political Correctness, Schwa, Inclusive Language etc.? Fesserie: azzeriamo tutto e ripartiamo da zero. No, error: non ripartiamo mai più. E chissenefrega se l'Ambiente non è l'Eden ma Valle di Lacrime. Viva il Nulla e viva Caino. Sì, perché la civiltà serviva a questo: proteggere Abele.<br />Voi direte: ma questi ragionano? Be', a modo loro sì. Come quegli Esperti d'Italia che impongono il greenpass anche ai frequentatori dei c.d. centri sociali. Sulla carta, obviously. Pensate che il mondo stia impazzendo? Non più di Mameli e Mazzini. Che c'entrano, dite? Il primo, seguace del secondo, andò a farsi sparare (e sparare a sua volta) a vent'anni in nome dell'Umanità e del Progresso, traguardo da ottenersi cacciando il Papa da Roma per sostituirlo col suo maestro. Oggi cantiamo il suo Inno negli stadi, sotto ai monumenti del secondo. Mai sottovalutare gli Its...]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>cheguevara,ecoterroristi,its,mazzini,messico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7a3571ad0df752e2360fda1dd80984d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Nato vuole di nuovo la "cortina di ferro" contro la Russia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nato-vuole-di-nuovo-la-cortina-di-ferro-contro-la-russia--50540798</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7064" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7064</a><br /><br />LA NATO VUOLE DI NUOVO LA ''CORTINA DI FERRO'' CONTRO LA RUSSIA di Rino Cammilleri<br />Ci hanno messo dieci anni e denari e impegno per far tornare la Cortina di Ferro. Stoltenberg (nomen omen?) dice la Cina non è un nemico ma la Russia sì. Di chi? Della Nato, dice lui. Cioè, di americani e inglesi+Commonwealth (54 Paesi), diciamo noi. E dove hanno trovato la faglia da far sprofondare? Dov'è sempre stata: in Ucraina. Poi dicono che, in globalismo, la geografia non conta più niente...<br />Tanti sforzi per ripristinare la famigerata Cortina spiegano tante cose. La prima è, a quanto pare, che quando c'era quella vecchia erano sotto sotto contenti. Ricordate? La parola d'ordine era «contenere» l'Unione Sovietica, mica abbatterla. Poi è spuntato un outsider, un fuori-dal-coro, uno che non veniva dal Deep State o dall'Establishment wasp, bensì, nientemeno, dal cinema. Uno che era cresciuto col mito di John Wayne e dei Berretti Verdi e - figurarsi - scambiava missive coi veggenti di Medjugorje e, con la moglie, si era messo addirittura a digiunare il mercoledì come richiesto dalla Gospa. Uno che, sordo alla realpolitik di quelli che comandano veramente, aveva osato l'inosabile: aprire regolari relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Cioè, coi papisti, l'odio puro degli americani di una volta. Sì, era Reagan. Provarono a sparargli, al solito, ma evidentemente la Gospa lo proteggeva e lui, cocciuto, continuò fino a far crollare l'Impero del Male.<br />Risalendo per i rami e alla luce della novità, ecco che qualche storico "putiniano" dovrebbe, perché no, rimettersi a riesaminare Yalta. In questi decenni si è provato in tanti modi a cercare di spiegare perché Roosevelt consegnò mezza Europa a Stalin. Molti modi, perché, comunque la si rigirasse, la cosa non tornava. Difettava di logica. Senza la spaventosa fornitura di armi, aerei, navi, fabbriche chiavi-in-mano, soldi, ospedali da campo, attrezzature, vestiario, treni e perfino derrate alimentari, i sovietici sarebbero stati sbaragliati dalla Germania. Gli strateghi tedeschi non erano fessi e, se attaccarono i russi, è perché sapevano di potercela fare. Ma leggendo le memorie di piloti da caccia tedeschi si apprende la loro meraviglia nel trovarsi di fronte a Mustang e Hurricanes con la stella rossa sopra. Grazie al Lend Leasing Act, legge inventata da Roosevelt per cedere armi gratis, gli aerei americani diventati russi erano 14mila.<br />Se dunque tanto hanno fatto e tanto hanno detto, la Cortina di Ferro faceva male ai popoli, sì, ma benissimo agli affari dei soliti. Si badi, non sto riesumando la famosa Vodka-Cola degli anni Settanta, né i libri di Volkoff in cui i dissidenti sovietici venivano incaprettati con manette marca Smith&Wesson. Ma solo cercando di capire perché qualcuno alla Cortina di Ferro ci tiene tanto.<br />Un altro outsider che rischiava di far saltare il Progetto era Trump, che, credendo bastasse avere dalla sua i voti, fu l'unico leader occidentale a metter piede in NordCorea. Così come Nixon aveva fatto con la Cina. E si è visto in qual modo entrambi sono finiti nella polvere. Trump per l'assalto al Capitol (mentre i pro-choice assaltano la Corte Suprema protetti dalla polizia). Nixon per - udite, udite! - aver osato spiare il Partito Democratico. Però l'impero angloamericano si sta suicidando tramite abortifici, woke, cancel culture, trans, gender e Blm. Speriamo che non si tratti dell'ultimo sussulto agonico, tipo muoia Sansone e quel che segue. In ogni caso, ci rincuora il fatto che la Cortina odierna è più facile da abbassare: i russi non chiedono altro.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "Cara Europa, sicura di voler adottare lo stile di vita Usa?" spiega la fissazione di esportare l'american way of life da parte degli americani, ma soprattutto la strana voglia degli italiani di adottare lo stile di vita Usa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Blog di Nicola Porro il 29 aprile 2022:<br />Graecia capta ferum victorem cepit. Con questa frase di Orazio, nota a quelli che hanno fatto il liceo vero (quello in cui si bocciava ch'era un piacere) si intendeva quanto segue: l'Impero Romano, conquistata la Grecia, ne importò la cultura e perfino gli dei, cui si limitò a cambiare nome (Zeus=Giove, Hera=Giunone, Athena=Minerva, etc.). L'Impero Romano punto 2, cioè gli Usa, hanno fatto il contrario. Si facevano gli affari propri in base alla c.d. «dottrina Monroe», che suonava così: «l'America agli americani». Cioè, tutta, Nord e Sud, a loro, gli Usa. E la corrotta, decadente, aristocratica Europa, da cui il loro Padri Fondatori avevano preso schifati le distanze, la lasciavano a se stessa. Quando si decisero a intervenire, nella Grande Guerra, loro erano democratici e repubblicani, mentre l'Europa era tutta regni e imperi. Ma erano ancora figli di quella che fu giustamente chiamata Magna Europa, nati da colonie che gli europei, sciamando, avevano disseminato in tutto il mondo.<br />Finita la guerra se ne tornarono ai fatti loro. Ma con la Seconda tutto cambiò. Compresero che dovevano esportare l'american way of life, che loro giudicavano la migliore in assoluto. I primi a capirlo, al solito, furono i comici: Alberto Sordi in Un americano a Roma e, prima di lui, Renato Carosone con Tu vuo' fa' l'americano, due cult rimasti giustamente nel nostro immaginario. Ma ingurgitare una cultura aliena, specialmente da parte di popoli che di cultura ne avevano da vendere, non era facile. Infatti, gli americani per noi erano quelli a cui Totò poteva agilmente rifilare la Fontana di Trevi, quelli che indossavano camicie fiorate di pessimo gusto e venivano a Cinecittà a imparare. Ma ormai il solco era fatalmente tracciato.<br />Venne il Sessantotto e l'ultima diga fu spazzata via. Nacque, la c.d. Contestazione, non dal Maggio Francese come si crede, bensì dai moti studenteschi di Berkeley, Usa. Anche la c.d. cultura beat ci venne da laggiù. E fu così che pure noi ci vestimmo con le camicie a fiori e ci facemmo crescere i capelli. Il resto ce lo fornì l'appendice europea degli Usa, l'Inghilterra, che per la prima volta nella sua storia cominciò a far baronetti i complessini musicali, con diritto a sedere in Parlamento. La sartina Mary Quant risparmiò sulla stoffa con la minigonna e i pantaloncini inguinali. Celebre il suo slogan: «Amo la volgarità. Il buon gusto è la morte, la volgarità è la vita». Amen. Da allora fu tutta una discesa verso l'american way of life, che a sua volta scendeva sempre più fino ai livelli odierni. E i livelli odierni sono visibili in una cronaca nera quotidiana che ormai non fa più notizia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540798</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:41:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540798/la_nato_vuole_di_nuovo_la_cortina_di_ferro_contro_la_russia.mp3" length="9300053" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7064&#13;
&#13;
LA NATO VUOLE DI NUOVO LA ''CORTINA DI FERRO'' CONTRO LA RUSSIA di Rino Cammilleri&#13;
Ci hanno messo dieci anni e denari e impegno per far tornare la Cortina di Ferro. Stoltenberg (nomen...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7064" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7064</a><br /><br />LA NATO VUOLE DI NUOVO LA ''CORTINA DI FERRO'' CONTRO LA RUSSIA di Rino Cammilleri<br />Ci hanno messo dieci anni e denari e impegno per far tornare la Cortina di Ferro. Stoltenberg (nomen omen?) dice la Cina non è un nemico ma la Russia sì. Di chi? Della Nato, dice lui. Cioè, di americani e inglesi+Commonwealth (54 Paesi), diciamo noi. E dove hanno trovato la faglia da far sprofondare? Dov'è sempre stata: in Ucraina. Poi dicono che, in globalismo, la geografia non conta più niente...<br />Tanti sforzi per ripristinare la famigerata Cortina spiegano tante cose. La prima è, a quanto pare, che quando c'era quella vecchia erano sotto sotto contenti. Ricordate? La parola d'ordine era «contenere» l'Unione Sovietica, mica abbatterla. Poi è spuntato un outsider, un fuori-dal-coro, uno che non veniva dal Deep State o dall'Establishment wasp, bensì, nientemeno, dal cinema. Uno che era cresciuto col mito di John Wayne e dei Berretti Verdi e - figurarsi - scambiava missive coi veggenti di Medjugorje e, con la moglie, si era messo addirittura a digiunare il mercoledì come richiesto dalla Gospa. Uno che, sordo alla realpolitik di quelli che comandano veramente, aveva osato l'inosabile: aprire regolari relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Cioè, coi papisti, l'odio puro degli americani di una volta. Sì, era Reagan. Provarono a sparargli, al solito, ma evidentemente la Gospa lo proteggeva e lui, cocciuto, continuò fino a far crollare l'Impero del Male.<br />Risalendo per i rami e alla luce della novità, ecco che qualche storico "putiniano" dovrebbe, perché no, rimettersi a riesaminare Yalta. In questi decenni si è provato in tanti modi a cercare di spiegare perché Roosevelt consegnò mezza Europa a Stalin. Molti modi, perché, comunque la si rigirasse, la cosa non tornava. Difettava di logica. Senza la spaventosa fornitura di armi, aerei, navi, fabbriche chiavi-in-mano, soldi, ospedali da campo, attrezzature, vestiario, treni e perfino derrate alimentari, i sovietici sarebbero stati sbaragliati dalla Germania. Gli strateghi tedeschi non erano fessi e, se attaccarono i russi, è perché sapevano di potercela fare. Ma leggendo le memorie di piloti da caccia tedeschi si apprende la loro meraviglia nel trovarsi di fronte a Mustang e Hurricanes con la stella rossa sopra. Grazie al Lend Leasing Act, legge inventata da Roosevelt per cedere armi gratis, gli aerei americani diventati russi erano 14mila.<br />Se dunque tanto hanno fatto e tanto hanno detto, la Cortina di Ferro faceva male ai popoli, sì, ma benissimo agli affari dei soliti. Si badi, non sto riesumando la famosa Vodka-Cola degli anni Settanta, né i libri di Volkoff in cui i dissidenti sovietici venivano incaprettati con manette marca Smith&Wesson. Ma solo cercando di capire perché qualcuno alla Cortina di Ferro ci tiene tanto.<br />Un altro outsider che rischiava di far saltare il Progetto era Trump, che, credendo bastasse avere dalla sua i voti, fu l'unico leader occidentale a metter piede in NordCorea. Così come Nixon aveva fatto con la Cina. E si è visto in qual modo entrambi sono finiti nella polvere. Trump per l'assalto al Capitol (mentre i pro-choice assaltano la Corte Suprema protetti dalla polizia). Nixon per - udite, udite! - aver osato spiare il Partito Democratico. Però l'impero angloamericano si sta suicidando tramite abortifici, woke, cancel culture, trans, gender e Blm. Speriamo che non si tratti dell'ultimo sussulto agonico, tipo muoia Sansone e quel che segue. In ogni caso, ci rincuora il fatto che la Cortina odierna è più facile da abbassare: i russi non chiedono altro.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "Cara Europa, sicura di voler adottare lo stile di vita Usa?" spiega la fissazione di esportare l'american way of life da parte degli...]]></itunes:summary><itunes:duration>582</itunes:duration><itunes:keywords>cortinadiferro,nato,quant,reagan,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/199d68f228a3c1d9c9de37ef40f44c53.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Imitazione di Cristo, un bestseller del medioevo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-imitazione-di-cristo-un-bestseller-del-medioevo--49453710</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6933" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6933</a><br /><br />L'IMITAZIONE DI CRISTO, UN BESTSELLER DEL MEDIOEVO<br />L'autore voleva rendere la religione cristiana più comprensibile e scrisse il suo capolavoro per i monaci, ma ben presto ci si accorse che il libro andava benissimo per tutti<br />di Rino Cammilleri<br />La morale, nel cattolicesimo, non viene più menzionata, perché i padroni del linguaggio sono riusciti a deformarla, nelle nostre teste, con la sua caricatura, il moralismo. Perciò, anche la Chiesa docente ormai le preferisce il termine «etica». La quale, a sua volta, è finita sinonimo di «educazione civica», in attesa di evaporare in niente del tutto. E dire che la morale sarebbe addirittura una branca della teologia (la quale a sua volta era la più importante delle discipline, visto che dobbiamo morire tutti, anche i positivisti). Ora, se questo è quel che accade attorno alla morale, figurarsi quell'altro ramo della teologia che si chiamava «ascetica». Sapendo che all'uomo odierno, intriso di edonismo, l'idea stessa di sforzo per motivi spirituali produce conati di vomito, per sicurezza l'ascetica è semplicemente sparita sotto al tappeto. Ragionavo con un prete mio amico, il quale, formatosi ai tempi del cardinale Carlo Maria Martini, sapendomi esperto di santi mi confessava di non capire come mai alcuni di loro usassero il cilicio, che senso aveva? Bella domanda. E dire che anche un papa molto caro al progressismo, Paolo VI, pare ne indossasse uno.<br /><br />UN COLLODI DELLO SPIRITO<br />Personalmente tengo molto caro, e leggo e rileggo e medito, un libretto che ha contribuito a insegnare l'ascetica ai cristiani, per la precisione alla gente semplice, nei secoli. E a spiegare che, senza, non si va da nessuna parte. «Il libro dell'Imitazione di Cristo è certo, dopo la Sacra Scrittura, il più gran libro che possiede la cristianità». Così scriveva nel 1934 il traduttore padre Vincenzo Mancardi, sacerdote paolino, nella prefazione della copia che possiedo. Tascabile e senza note: non ce n'è bisogno, perché il testo è già esplicativo di suo. Scritto verso il 1420 (dunque, ben 600 anni fa), il suo destino fu un po' come quello di Pinocchio, di autore mediocre ma geniale one-shot: Collodi scrisse molto, ma io stesso farei fatica a menzionare a memoria qualche altra sua opera. Lo stesso accadde a Tommaso da Kempis, il supposto autore dell'Imitazione (infatti, non si sa con certezza neppure se fu lui): le fonti lo danno come mistico, ma si tratta più che altro di una tradizione orale. E non è nemmeno stato beatificato. Era sacerdote e monaco, e scrisse il suo capolavoro per chi conduce vita monastica. Ma ben presto ci si accorse che, guidato da qualche angelo, aveva fatto una cosa che andava benissimo per tutti, anche per i laici. Infatti, dopa la Bibbia il suo fu il libro più stampato da quando Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili. Al 1650 le edizioni erano 740, ben 1.800 alle soglie dell'Illuminismo. E dire che l'autore voleva solo rendere la religione cattolica (ai suoi tempi, cristiana tout court) più comprensibile e accessibile.<br /><br />I FRATELLI DELLA VITA COMUNE<br />Tommaso da Kempis era un tedesco nato verso il 1380 a Kempen, in quel di Colonia. Thomas Hemerken von Kempen era il suo nome esatto. Com'è che da Kempen si passa a Kempis? Misteri del tempo in cui le cose andavano scritte a mano (infatti, in certi documenti il cognome è Hamerken, in altri Hemerken). Non c'è da stupirsi: anche quando sono nato io gli impiegati dell'anagrafe scrivevano a mano, talché io sono Cammilleri, mia cugina Cammalleri e il mio prozio defunto Camilleri. Ora, Hemerken in tedesco sta per «nota», in norvegese per «osservazione», ma forse nel XV secolo significava «martelletto», tant'è che la latinizzazione del nostro divenne Tomas Malleolus (il latino era allora la lingua comune degli europei). Il Nostro, di cui non conosciamo il ceto d'origine, nel 1395 fu ammesso alla scuola che i Fratelli della Vita Comune tenevano nella non troppo lontana Deventer, nell'attuale Olanda. Questi Fratelli della Vita Comune erano stati fondati dal predicatore olandese Geert de Groote pochi decenni prima. Costui, ricco di famiglia, a un certo punto ebbe una fortissima esperienza spirituale che lo portò a vivere da eremita per sette anni; poi cominciò a predicare, e la sua passione trascinava le folle. Approvato dalla Santa Sede, riunì i suoi discepoli nella comunità in cui il Kempis andò a studiare. Attirato dalla fama di Florent Radewijns, teologo considerato un grande maestro e cofondatore della Comunità, in questa scuola scopri le sue doti di copista e anche la sua vocazione, tant'è che andò a farsi monaco agostiniano (come Lutero, per inciso) ad Agnietenberg (Monte Sant'Agnese), vicino alla cittadina olandese di Zwolle, dove c'era già suo fratello Johan che ne era il priore. Nel 1413 vi venne ordinato sacerdote. Nel 1429 fu eletto vicepriore, ma proprio in quell'anno lui e gli altri monaci dovettero sloggiare di fretta perché un tumulto di popolo aveva reso il luogo poco sicuro. Il fatto è che la zona era nella diocesi di Utrecht e il vescovo locale, Rudolf van Diephoit, era considerato un usurpatore da Roma. Ma non dai suoi partigiani. Da qui i disordini. Nel 1432 le acque si calmarono e il Kempis poté tornare alle sue incombenze, cui aggiunse la predicazione pubblica. Non si mosse più dal suo monastero, dove morì nel 1471 ultranovantenne. Fu sepolto nella chiesa, ma questa venne in seguito distrutta dai protestanti. I suoi resti, portati via in tempo, si trovano a Zwolle. Dopo l'immenso successo dell'Imitazione si provò a canonizzarlo, ma quel che pare sia successo merita di essere riportato perché mostra con quale serietà la Chiesa di quel tempo procedeva. L'iter prevedeva (e prevede) per prima cosa la riesumazione della salma. Ebbene, l'accuratezza di tale ricognizione riscontrò la presenza di schegge di legno sotto le unghie. Le aveva già quando fu sepolto? Era, la sua, una morte apparente e, rinvenuto, aveva cercato disperatamente di liberarsi? O si trattava di uno spasmo involontario? Non c'era modo di saperlo, perciò, per sicurezza, niente canonizzazione. Anche se pure un santo non è meno santo se cerca di uscire da una bara in cui è stato chiuso troppo frettolosamente.<br />Il Kempis scrisse molte altre opere, ma qui lo ricordiamo per quella fondamentale. Imitazione di Cristo, perché Cristo stesso ha detto «prendete esempio da Me». Per andare nel regno dei Cieli, che è (o dovrebbe essere) lo scopo della vita di ognuno, non importa fare altro. Ma la domanda è: si può imitare con successo Cristo? La risposta è sì, e ne sono esempio i santi, che sono i primi della classe in questo esercizio. E, come in ogni classe, non c'è bisogno di essere per forza i primi per essere promossi. Un esempio della prosa dell' Imitazione: «Sii cauto (mi dice uno); sii cauto, tieni in segreto quanto ti dico. Eppure, mentre io taccio e credo che la cosa resti nel segreto, egli non sa osservare il silenzio che lui stesso mi raccomandò, ma tosto scopre sé e me, e mi lascia così».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453710</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:40:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453710/l_imitazione_di_cristo_un_bestseller_del_medioevo.mp3" length="9536656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6933&#13;
&#13;
L'IMITAZIONE DI CRISTO, UN BESTSELLER DEL MEDIOEVO&#13;
L'autore voleva rendere la religione cristiana più comprensibile e scrisse il suo capolavoro per i monaci, ma ben presto ci si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6933" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6933</a><br /><br />L'IMITAZIONE DI CRISTO, UN BESTSELLER DEL MEDIOEVO<br />L'autore voleva rendere la religione cristiana più comprensibile e scrisse il suo capolavoro per i monaci, ma ben presto ci si accorse che il libro andava benissimo per tutti<br />di Rino Cammilleri<br />La morale, nel cattolicesimo, non viene più menzionata, perché i padroni del linguaggio sono riusciti a deformarla, nelle nostre teste, con la sua caricatura, il moralismo. Perciò, anche la Chiesa docente ormai le preferisce il termine «etica». La quale, a sua volta, è finita sinonimo di «educazione civica», in attesa di evaporare in niente del tutto. E dire che la morale sarebbe addirittura una branca della teologia (la quale a sua volta era la più importante delle discipline, visto che dobbiamo morire tutti, anche i positivisti). Ora, se questo è quel che accade attorno alla morale, figurarsi quell'altro ramo della teologia che si chiamava «ascetica». Sapendo che all'uomo odierno, intriso di edonismo, l'idea stessa di sforzo per motivi spirituali produce conati di vomito, per sicurezza l'ascetica è semplicemente sparita sotto al tappeto. Ragionavo con un prete mio amico, il quale, formatosi ai tempi del cardinale Carlo Maria Martini, sapendomi esperto di santi mi confessava di non capire come mai alcuni di loro usassero il cilicio, che senso aveva? Bella domanda. E dire che anche un papa molto caro al progressismo, Paolo VI, pare ne indossasse uno.<br /><br />UN COLLODI DELLO SPIRITO<br />Personalmente tengo molto caro, e leggo e rileggo e medito, un libretto che ha contribuito a insegnare l'ascetica ai cristiani, per la precisione alla gente semplice, nei secoli. E a spiegare che, senza, non si va da nessuna parte. «Il libro dell'Imitazione di Cristo è certo, dopo la Sacra Scrittura, il più gran libro che possiede la cristianità». Così scriveva nel 1934 il traduttore padre Vincenzo Mancardi, sacerdote paolino, nella prefazione della copia che possiedo. Tascabile e senza note: non ce n'è bisogno, perché il testo è già esplicativo di suo. Scritto verso il 1420 (dunque, ben 600 anni fa), il suo destino fu un po' come quello di Pinocchio, di autore mediocre ma geniale one-shot: Collodi scrisse molto, ma io stesso farei fatica a menzionare a memoria qualche altra sua opera. Lo stesso accadde a Tommaso da Kempis, il supposto autore dell'Imitazione (infatti, non si sa con certezza neppure se fu lui): le fonti lo danno come mistico, ma si tratta più che altro di una tradizione orale. E non è nemmeno stato beatificato. Era sacerdote e monaco, e scrisse il suo capolavoro per chi conduce vita monastica. Ma ben presto ci si accorse che, guidato da qualche angelo, aveva fatto una cosa che andava benissimo per tutti, anche per i laici. Infatti, dopa la Bibbia il suo fu il libro più stampato da quando Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili. Al 1650 le edizioni erano 740, ben 1.800 alle soglie dell'Illuminismo. E dire che l'autore voleva solo rendere la religione cattolica (ai suoi tempi, cristiana tout court) più comprensibile e accessibile.<br /><br />I FRATELLI DELLA VITA COMUNE<br />Tommaso da Kempis era un tedesco nato verso il 1380 a Kempen, in quel di Colonia. Thomas Hemerken von Kempen era il suo nome esatto. Com'è che da Kempen si passa a Kempis? Misteri del tempo in cui le cose andavano scritte a mano (infatti, in certi documenti il cognome è Hamerken, in altri Hemerken). Non c'è da stupirsi: anche quando sono nato io gli impiegati dell'anagrafe scrivevano a mano, talché io sono Cammilleri, mia cugina Cammalleri e il mio prozio defunto Camilleri. Ora, Hemerken in tedesco sta per «nota», in norvegese per «osservazione», ma forse nel XV secolo significava «martelletto», tant'è che la latinizzazione del nostro divenne Tomas Malleolus (il latino era allora la lingua comune degli europei). Il Nostro, di cui non...]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>cammilleri,collodi,gutemberg,imitazionedicristo,tommasodakempis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/58d36c25f92c2847caaef7d34826b7be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il romanzo stile Orwell sugli orrori dell'ideologia woke</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-romanzo-stile-orwell-sugli-orrori-dell-ideologia-woke--50540467</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7063" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7063</a><br /><br />IL ROMANZO STILE ORWELL SUGLI ORRORI DELL'IDEOLOGIA WOKE di Rino Cammilleri<br />Sulla scia dei grandi romanzi distopici tipo 1984 e Brave new world, Mario A. Iannaccone ne ha fatto uno singolare ma altrettanto agghiacciante. Ha immaginato cioè, in qual mondo ci toccherà vivere se l'ideologia angloamericana detta woke dovesse stendersi e prevalere. La cosa grottesca è quanto segue: quando c'era l'Urss la gente scappava in Occidente; ora, che fai, scappi in Russia? Paradossi della storia, ma sempre sulla pelle dei poveracci.<br />In effetti, lo stretto legame che esiste in Russia tra il Trono e l'Altare, fin dai tempi del cesaropapismo bizantino, fa sì che nella Terza Roma (come da allora gli ortodossi russi amano chiamarsi) il clero sia sotto il controllo dello Stato, ma anche viceversa: lo Stato deve fare i conti col consenso popolare che ha il clero. Da qui, niente woke in Russia. Tornando al romanzo, Iannaccone è un fior di ricercatore saggista e, se fate un giro in internet, vedrete quanto sia capace di fare libri definitivi (talmente completi, cioè, che nessuno può aggiungere una virgola), tipo, per dirne uno, La rivoluzione psichedelica (Ares). O, passando alla narrativa, il ciclo dei gialli dell'ispettore Brigante, la cui ricostruzione storica (anni Sessanta) è semplicemente perfetta.<br />Il romanzo distopico di cui dicevamo è La Fuga (Il Timone, pp. 400, €. 21). Vi si immagina una Milano tra mezzo secolo, oppressa dalla Società Corretta, il cui simbolo è un unicorno arcobaleno e il motto «Andrà tutto bene». Tutta la vita è regolata da chip a cui niente-ma-proprio-niente sfugge, compresi gli stati d'animo, droni di sorveglianza e una polizia che se mostri segni di devianza ti porta nei campi di rieducazione. I media sono parte integrante dell'asfissia. I neonati possono essere ceduti alla Scienza (pratica incoraggiata e che fa acquisire crediti). Dopo i cinquant'anni si può scegliere di essere terminati per cedere i propri crediti a chi si vuole. Detti crediti sono attribuiti da sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale in base alla scala di adesione entusiasta alla Correttezza obbligatoria.<br />Perciò la società è praticamente divisa in caste contrassegnate da un diverso colore (arcobaleno) e si può ascendere o calare nel punteggio. La religione è permessa solo nel Vaticano per non offendere gli altri culti. I protagonisti della nostra storia lavorano alla digitalizzazione dei libri e alla scelta di quelli che, in omaggio alla Correttezza, devono essere distrutti (ogni riferimento alla c.d. cancel culture è puramente voluto). Proprio a furia di leggerli si rendono conto che c'è stato un tempo in cui la vita non era così. Grazie a uno scienziato che li isola informaticamente quanto basta per avere il tempo di scappare, cominciano un'avventurosissima fuga per superare il Green, il muro virtuale che divide il Mondo Corretto da quello abbandonato a se stesso. Chi vive in quest'ultimo non ha nemmeno l'elettricità, niente regole ed è il frutto di un calcolo: le Autorità hanno giudicato che andare a stanarli costava troppo all'erario. Per il momento.<br />In questo ambiente tornato allo stato di natura la sopravvivenza è problematica ma si svolge tra i ruderi di quella che un tempo era stata una grande civiltà e almeno vi si respira. Da qui la speranza con la minuscola può rinascere. Qui, almeno, nessuno viene a toglierti i figli perché giudicati non sufficientemente «fluidi». Buona lettura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540467</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:40:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540467/il_romanzo_stile_orwell_sugli_orrori_dell_ideologia_woke.mp3" length="4939903" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7063&#13;
&#13;
IL ROMANZO STILE ORWELL SUGLI ORRORI DELL'IDEOLOGIA WOKE di Rino Cammilleri&#13;
Sulla scia dei grandi romanzi distopici tipo 1984 e Brave new world, Mario A. Iannaccone ne ha fatto uno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7063" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7063</a><br /><br />IL ROMANZO STILE ORWELL SUGLI ORRORI DELL'IDEOLOGIA WOKE di Rino Cammilleri<br />Sulla scia dei grandi romanzi distopici tipo 1984 e Brave new world, Mario A. Iannaccone ne ha fatto uno singolare ma altrettanto agghiacciante. Ha immaginato cioè, in qual mondo ci toccherà vivere se l'ideologia angloamericana detta woke dovesse stendersi e prevalere. La cosa grottesca è quanto segue: quando c'era l'Urss la gente scappava in Occidente; ora, che fai, scappi in Russia? Paradossi della storia, ma sempre sulla pelle dei poveracci.<br />In effetti, lo stretto legame che esiste in Russia tra il Trono e l'Altare, fin dai tempi del cesaropapismo bizantino, fa sì che nella Terza Roma (come da allora gli ortodossi russi amano chiamarsi) il clero sia sotto il controllo dello Stato, ma anche viceversa: lo Stato deve fare i conti col consenso popolare che ha il clero. Da qui, niente woke in Russia. Tornando al romanzo, Iannaccone è un fior di ricercatore saggista e, se fate un giro in internet, vedrete quanto sia capace di fare libri definitivi (talmente completi, cioè, che nessuno può aggiungere una virgola), tipo, per dirne uno, La rivoluzione psichedelica (Ares). O, passando alla narrativa, il ciclo dei gialli dell'ispettore Brigante, la cui ricostruzione storica (anni Sessanta) è semplicemente perfetta.<br />Il romanzo distopico di cui dicevamo è La Fuga (Il Timone, pp. 400, €. 21). Vi si immagina una Milano tra mezzo secolo, oppressa dalla Società Corretta, il cui simbolo è un unicorno arcobaleno e il motto «Andrà tutto bene». Tutta la vita è regolata da chip a cui niente-ma-proprio-niente sfugge, compresi gli stati d'animo, droni di sorveglianza e una polizia che se mostri segni di devianza ti porta nei campi di rieducazione. I media sono parte integrante dell'asfissia. I neonati possono essere ceduti alla Scienza (pratica incoraggiata e che fa acquisire crediti). Dopo i cinquant'anni si può scegliere di essere terminati per cedere i propri crediti a chi si vuole. Detti crediti sono attribuiti da sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale in base alla scala di adesione entusiasta alla Correttezza obbligatoria.<br />Perciò la società è praticamente divisa in caste contrassegnate da un diverso colore (arcobaleno) e si può ascendere o calare nel punteggio. La religione è permessa solo nel Vaticano per non offendere gli altri culti. I protagonisti della nostra storia lavorano alla digitalizzazione dei libri e alla scelta di quelli che, in omaggio alla Correttezza, devono essere distrutti (ogni riferimento alla c.d. cancel culture è puramente voluto). Proprio a furia di leggerli si rendono conto che c'è stato un tempo in cui la vita non era così. Grazie a uno scienziato che li isola informaticamente quanto basta per avere il tempo di scappare, cominciano un'avventurosissima fuga per superare il Green, il muro virtuale che divide il Mondo Corretto da quello abbandonato a se stesso. Chi vive in quest'ultimo non ha nemmeno l'elettricità, niente regole ed è il frutto di un calcolo: le Autorità hanno giudicato che andare a stanarli costava troppo all'erario. Per il momento.<br />In questo ambiente tornato allo stato di natura la sopravvivenza è problematica ma si svolge tra i ruderi di quella che un tempo era stata una grande civiltà e almeno vi si respira. Da qui la speranza con la minuscola può rinascere. Qui, almeno, nessuno viene a toglierti i figli perché giudicati non sufficientemente «fluidi». Buona lettura.]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>agghiacciante,andratuttobene,chip,romanzodistopico,woke</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a6f3a686556470a0ab30ad08ab56dd35.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Italia è vietato non essere daccordo con chi comanda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-italia-e-vietato-non-essere-daccordo-con-chi-comanda--50540325</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7067" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7067</a><br /><br />IN ITALIA E' VIETATO NON ESSERE D'ACCORDO CON CHI COMANDA di Rino Cammilleri<br />«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. (...) Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,1). Questo brano evangelico, mutatis mutandis, mi torna in mente ogni volta che accendo i tiggì e vedo il Bibitaro, il Fenomeno, la Salma, la Inesistente, il Ce-lo-chiede-l'Europa e tutta la Comédie Italienne che ci governa. Non è il caso di ripetere qui la (lunga, sempre più lunga) lista di lamentele che, come popolo, potremmo ululare al loro indirizzo. Purtroppo, per restare nell'ambito evangelico, tra noi non c'è un san Francesco di Paola, che prese le monete d'oro offertegli dal re Ferrante di Napoli per i suoi poveri, le strizzò in sua presenza e ne fece uscire sangue. «Questo» disse «è il sangue del tuo popolo oppresso dalle tasse, e tu te la cavi dando un po' di quel che non è tuo ai poveri?».<br />Altro esempio religioso, biblico questa volta: a re David, colpevole di una serie di trasgressioni, si presentò il profeta Nathan e gli disse: «Dio ti fa scegliere la punizione: guerra o peste?». David, intelligentemente, scelse la peste perché era meglio finire nelle mani di Dio che in quelle degli uomini. Bene, noi popolo d'Italia fino a qualche tempo fa potevamo lamentarci di aver sbagliato scelta. Ora neanche questo, perché da tempo non scegliamo più niente. Rassegnati all'oppressione, plagiati tutti i giorni da mezzi di comunicazione che comunicano solo quel che vuole chi li sussidia (e che altro potrebbero fare per non scomparire o darsi all'agricoltura bio?), capito che se non voti bene arrivano la magistratura, i mercati, lo spread, la Nato, Ursula-Michel, Caronte, la Bbc, i Nani e le Ballerine, la Germanotta da Fazio e magari Zelensky baionetta innestata, questo popolo ha optato per smetterla coi «ludi cartacei», tanto vince sempre il banco.<br />Io, abituato per mestiere a mettermi del panni degli altri, ho appena scoperto che, vivendo a Milano, entro settembre dovrò comprami una nuova auto. Quella che ho, diesel euro 3 o 4 (boh), è vietata. Incentivi? Seeeh! Come il 110%: va' avanti tu ché mi scappa da ridere. E se tra due anni anche la nuova auto verrà dichiarata inquinante? Voilà: basta mettermela fuorilegge. Il pensiero va a quei poveri pensionati che dovranno, se possono camminare, usare solo i mezzi pubblici, ostaggio di scioperi ogni venerdì. E dovranno pure schiattare di caldo perché ce lo chiede l'Ucraina.<br />Ho detto pensionati? Io lo sono e la nuova è che per il Cud devo andare sul sito Inps. Ci ho messo mezza giornata per districarmi e sono dovuto lo stesso ricorrere al commercialista. Si chiama informatizzazione della burocrazia. Cioè, si stava meglio quando si stava peggio. Già: dietro i sofware ci sono uomini e per questo David preferiva la peste. Ho pensato alla vicina di pianerottolo, ottantacinquenne pensionata vedova e sola: la immagino alle prese col computer, con lo sciopero dei mezzi, con la vecchia utilitaria da buttare per indebitarsi, col suo pinguino a singhiozzo blackout con la bandierina gialloblu che sventola solo quando apre la finestra e fa entrare Lucifero.<br />Epperò la Capitale Morale ha avuto un GayPride di due settimane che ora prosegue con iniziative capillari di Zona, in una delle quali - leggo - ci sarà animazione riservata a (sic) bambini dai 3 agli 8 anni. Il passo evangelico che parla di bambini e di macine al collo andatevelo a leggere da soli. Ma occhio in quanto non vedono l'ora di mettervi-ci in galera e ingoiare la chiave perché ci siamo permessi di non essere d'accordo. Ci avete fatto caso che più si riempiono la bocca di democrazia e meno ce n'è?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540325</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:39:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540325/in_italia_vietato_non_essere_daccordo_con_chi_comanda.mp3" length="5163202" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7067&#13;
&#13;
IN ITALIA E' VIETATO NON ESSERE D'ACCORDO CON CHI COMANDA di Rino Cammilleri&#13;
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. (...) Legano infatti fardelli pesanti e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7067" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7067</a><br /><br />IN ITALIA E' VIETATO NON ESSERE D'ACCORDO CON CHI COMANDA di Rino Cammilleri<br />«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. (...) Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,1). Questo brano evangelico, mutatis mutandis, mi torna in mente ogni volta che accendo i tiggì e vedo il Bibitaro, il Fenomeno, la Salma, la Inesistente, il Ce-lo-chiede-l'Europa e tutta la Comédie Italienne che ci governa. Non è il caso di ripetere qui la (lunga, sempre più lunga) lista di lamentele che, come popolo, potremmo ululare al loro indirizzo. Purtroppo, per restare nell'ambito evangelico, tra noi non c'è un san Francesco di Paola, che prese le monete d'oro offertegli dal re Ferrante di Napoli per i suoi poveri, le strizzò in sua presenza e ne fece uscire sangue. «Questo» disse «è il sangue del tuo popolo oppresso dalle tasse, e tu te la cavi dando un po' di quel che non è tuo ai poveri?».<br />Altro esempio religioso, biblico questa volta: a re David, colpevole di una serie di trasgressioni, si presentò il profeta Nathan e gli disse: «Dio ti fa scegliere la punizione: guerra o peste?». David, intelligentemente, scelse la peste perché era meglio finire nelle mani di Dio che in quelle degli uomini. Bene, noi popolo d'Italia fino a qualche tempo fa potevamo lamentarci di aver sbagliato scelta. Ora neanche questo, perché da tempo non scegliamo più niente. Rassegnati all'oppressione, plagiati tutti i giorni da mezzi di comunicazione che comunicano solo quel che vuole chi li sussidia (e che altro potrebbero fare per non scomparire o darsi all'agricoltura bio?), capito che se non voti bene arrivano la magistratura, i mercati, lo spread, la Nato, Ursula-Michel, Caronte, la Bbc, i Nani e le Ballerine, la Germanotta da Fazio e magari Zelensky baionetta innestata, questo popolo ha optato per smetterla coi «ludi cartacei», tanto vince sempre il banco.<br />Io, abituato per mestiere a mettermi del panni degli altri, ho appena scoperto che, vivendo a Milano, entro settembre dovrò comprami una nuova auto. Quella che ho, diesel euro 3 o 4 (boh), è vietata. Incentivi? Seeeh! Come il 110%: va' avanti tu ché mi scappa da ridere. E se tra due anni anche la nuova auto verrà dichiarata inquinante? Voilà: basta mettermela fuorilegge. Il pensiero va a quei poveri pensionati che dovranno, se possono camminare, usare solo i mezzi pubblici, ostaggio di scioperi ogni venerdì. E dovranno pure schiattare di caldo perché ce lo chiede l'Ucraina.<br />Ho detto pensionati? Io lo sono e la nuova è che per il Cud devo andare sul sito Inps. Ci ho messo mezza giornata per districarmi e sono dovuto lo stesso ricorrere al commercialista. Si chiama informatizzazione della burocrazia. Cioè, si stava meglio quando si stava peggio. Già: dietro i sofware ci sono uomini e per questo David preferiva la peste. Ho pensato alla vicina di pianerottolo, ottantacinquenne pensionata vedova e sola: la immagino alle prese col computer, con lo sciopero dei mezzi, con la vecchia utilitaria da buttare per indebitarsi, col suo pinguino a singhiozzo blackout con la bandierina gialloblu che sventola solo quando apre la finestra e fa entrare Lucifero.<br />Epperò la Capitale Morale ha avuto un GayPride di due settimane che ora prosegue con iniziative capillari di Zona, in una delle quali - leggo - ci sarà animazione riservata a (sic) bambini dai 3 agli 8 anni. Il passo evangelico che parla di bambini e di macine al collo andatevelo a leggere da soli. Ma occhio in quanto non vedono l'ora di mettervi-ci in galera e ingoiare la chiave perché ci siamo permessi di non essere d'accordo. Ci avete fatto caso che più si riempiono la bocca di democrazia e meno ce n'è?]]></itunes:summary><itunes:duration>323</itunes:duration><itunes:keywords>autoelettriche,cattedra,democrazia,gaypride,incentivi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ecd57b040ce6bcb3b15e98330a514e1a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi ha inventato la guerra di propaganda?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-ha-inventato-la-guerra-di-propaganda--50015708</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7022" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7022</a><br /><br />CHI HA INVENTATO LA GUERRA DI PROPAGANDA? di Rino Cammilleri<br />Prima dei giacobini, la guerra era guerra e basta. Il re confinante invadeva un pezzo della tua terra, ci piantava la sua bandiera e tutto finiva lì. Gli occupati dovevano solo pagare le tasse a qualcun altro. Pensate all'Alsazia-Lorena, prese e riperse in un avanti-indietro secolare. Ma coi giacobini tutto cambiò. Non volevano solo le tasse ma anche l'anima. Coccarda tricolore, certificato di civismo, ateismo obbligatorio e alberi della «libertà» che se non ti ci scappellavi davanti finivi sulla ghigliottina.<br />Era cominciata la guerra ideologica e, perciò, anche di propaganda. Uno di quelli che non sopportò la novità, il capo vandeano Charette, così arringava i suoi: «Parlano di Patria, ma noi la nostra l'abbiamo sotto ai piedi, loro nella testa». Sciamati i giacobini anche in Italia, gli italiani, tanto per cambiare, si divisero: gli «illuminati» con l'invasore, gli altri con gli Insorgenti. Poi venne il Risorgimento, e la propaganda esplose. La faccio breve con un esempio. L'Italia, terra natale della musica (per chi non lo sapesse, ancora oggi tutti i termini tecnici della musica internazionale sono in italiano: pianoforte, solo, virtuoso, adagio, bravo, fiasco...), si tiene un inno scritto da uno che manco sapeva leggere uno sparito, laddove le Due Sicilie si erano affidate a Paisiello e i tedeschi ad Haydn, tanto per dire.<br />Il parossismo lo si raggiunse, ovviamente, col fascismo, anche perché la propaganda di regime poteva ora giovarsi della radio e del cinema. Ma la toponomastica, anche dei viottoli, aveva già provveduto a mutare il volto della nostre contrade. Non c'era villaggio sperduto senza una sua via Garibaldi, Cavour, Mazzini, e via nomenclando. Gli antichi nomi delle strade, che servivano a orientarsi? Spazzati a tappeto. Evvabbè, così è. Infine, venne la Liberazione. I comunisti, penalizzati dal vecchio regime, tornarono alla grande. E pure i mafiosi, su navi americane. Facemmo la solita guerra civile (noi italiani l'abbiamo nel dna fin dai tempi di Romolo e Remo) e, assestatasi la Repubblica, per qualche anno potemmo almeno non venire assordati dalla propaganda di stato.<br />Ci inciampai, però, nel 1960. Correva il Centenario della Spedizione dei Mille e io, scolaro decenne siciliano, mi ritrovai a sfilare in piazza vestito da garibaldino. Mio padre alla stessa età aveva dovuto sfilare in camicia nera, ma almeno gliela passò lo Stato gratis. Io invece quella rossa dovetti comprarmela. E mio padre sborsò, perché un bambino di dieci anni non venisse emarginato dalla classe e dai maestri. Poi, gli studi - miei personali, mica quelli scolastici - mi rivelarono che avevo celebrato il centenario dei Liberatori che avevano trasformato noi siciliani in miserabili straccioni costretti all'emigrazione.<br />Dico così perché sono un reazionario? Allora ecco la testimonianza del mio quasi omonimo Andrea Camilleri (con una emme sola), l'autore di Montalbano, lo scrittore che, per sua ammissione, prese la tessera del Pci nel 1943. Camilleri, in una lettera aperta su «Repubblica», mise in puntini sulle «i» con certo risorgimentalismo di maniera e ricordò, tanto per dirne una, che c'erano ottomila telai in Sicilia prima dell'arrivo dei Piemontesi. Due anni dopo non ce n'era più neanche uno. Erano finiti tutti a Biella. Ebbene, i giovani sappiano che ormai la propaganda spiana la strada alle guerre, le cavalca e infine si stende come una cappa sulle nuove generazioni. I giacobini oggi hanno anche la televisione e l'informatica. Ma ogni tanto esagerano, e i loro tormentoni si tramutano in boomerang: per quanto riguarda l'attuale guerra, fate un giro sui social e vedrete. La contromossa loro è dichiarare «fake» tutto quello che contraddice la loro narrazione. Dovesse fallire anche questa, metteranno mano al codice penale. Estote parati.<br /><br />Nota di BastaBugie: Wlodzimierz Redzioch nell'articolo seguente dal titolo "Disinformazione di guerra, vecchio vizio: l'esempio di Katyn" spiega che non da oggi la disinformazione è una delle armi più potenti in tempo di guerra. L'esempio più clamoroso è il massacro di 14.500 ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, ad opera dei sovietici. Ma per ben 50 anni i russi hanno continuato a negare la responsabilità addossandola ai tedeschi nazisti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 aprile 2022:<br />La prima vittima della guerra è la verità, lo sappiamo. Si combatte non soltanto sui campi di battaglia ma anche nei media, particolarmente nei nostri tempi nei social. Al punto che diventa sempre complicato accertare cosa avviene e chi ne è responsabile, come la guerra attuale in Ucraina dimostra abbondantemente. Ma la disinformazione non è nata certo oggi; anzi il caso più clamoroso risale alla Seconda guerra mondiale e vede per protagonista quella che anche oggi è una parte in causa: la Russia, che allora era Unione Sovietica. Stiamo parlando del massacro di oltre 14500 ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, uno dei più spaventosi crimini dei sovietici durante la Seconda guerra mondiale, negato fino ai tempi recenti: tale crimine fu riconosciuto soltanto dal presidente Boris Eltsin nel 1992. Vale la pena ricordare questa storia, anche nel contesto di tutto quello che succede in Ucraina.<br />Il 1° settembre, con l'attacco alla Polonia, la Germania di Hitler scatenò il secondo conflitto mondiale. Hitler invase la Polonia, dopo aver stretto un patto con l'Unione Sovietica, il famoso patto Ribbentrop-Molotov che gli garantiva la collaborazione dei sovietici. Il 17 settembre 1939 la Polonia fu attaccata a tradimento sul secondo fronte dalla Russia sovietica. Oltre 200.000 polacchi furono fatti prigionieri dai sovietici. Una parte dei semplici cittadini furono rilasciati in un tempo relativamente breve, altri furono mandati nei campi di lavoro. Invece gli ufficiali polacchi furono imprigionati dai sovietici in speciali campi gestiti dall'NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni, cioè servizi di sicurezza sovietici,) a Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov.<br />All'epoca il diritto internazionale aveva già convenzioni che regolavano il trattamento dei prigionieri di guerra e della popolazione civile dei belligeranti: la Convenzione dell'Aia. Ma l'Unione Sovietica non era firmataria della Convenzione e quindi non era legalmente obbligata a sottomettersi alle sue regole. Nei campi dell'NKVD si svolgevano attività di propaganda pro-sovietica: gli ufficiali sovietici appositamente delegati ai campi cercarono di reclutare polacchi per collaborare, ma la stragrande maggioranza rifiutava tale collaborazione. All'inizio del 1940, le autorità sovietiche decisero di uccidere i prigionieri di guerra polacchi. Il 2 marzo 1940 il capo dell'NKVD, Beria scrisse a Joseph Stalin una lettera in cui definiva i polacchi "nemici dell'URSS" e suggeriva di giustiziarli. Il piano di Beria fu approvato dal Politburo comunista: il documento fu firmato tra gli altri dallo stesso Stalin e dal ministro degli esteri Molotov.<br />L'eccezionalità del genocidio di Katyn sta nel fatto che i capi di un Paese presero la decisione di eliminare l'intero vertice dell'esercito di un altro stato. L'eliminazione degli ufficiali polacchi s'inseriva nella linea politica generale dell'URSS: la Polonia doveva diventare parte dell"«Unione mondiale delle repubbliche sovietiche», quindi bisognava eliminare quei gruppi socio-professionali percepiti come anticomunisti, persone che erano "leader" della società. Ecco perché è stata presa la decisione di uccidere non solo ufficiali militari, poliziotti, guardie carcerarie, ma anche circa diecimila altri prigionieri, l'élite della società polacca (attivisti politici e sociali, giudici, funzionari statali). I prigionieri venivano fucilati uno ad uno con un colpo alla nuca. Nella foresta di Katyn furono assassinati oltre 14.500 ufficiali polacchi, invece negli altri luoghi furono uccise 7305 persone. I sovietici fecero di tutto per nascondere le tracce del loro crimine.<br />Per i sovietici in realtà i crimini di questo genere non erano una novità: durante la Grande Purga - una vasta repressione avvenuta nell'URSS voluta da Stalin per epurare il Partito comunista da presunti cospiratori – circa 680 mila persone furono fucilate in un solo anno e mezzo (1937-1938). Nello stesso periodo l'NKVD eseguì la cosiddetta "operazione polacca": fu un'operazione di pulizia etnica di massa anti-polacca durante la quale furono uccisi più di 110 mila polacchi residenti nell'Unione Sovietica, cioè il 22% di tutta la popolazione polacca dell'URSS. I polacchi, bollati come "spie" e "nemici", venivano giustiziati con un colpo alla nuca. Anche questo genocidio compiuto dai sovietici rimane sconosciuto all'opinione pubblica mondiale.      <br />Il 22 giugno 1941 la Germania nazista, rompendo il famoso "patto Ribbentrop-Molotov", invadeva l'Unione Sovietica. E proprio i tedeschi il 13 aprile 1943 scoprirono le tombe degli ufficiali polacchi a Katyn (odierna Bielorussia). Invitarono i rappresentanti della Croce Rossa Internazionale per partecipare all'esumazione dei corpi sepolti nelle fosse comuni. Secondo esperti indipendenti, non c'era dubbio su chi fosse il responsabile dell'omicidio. La divulgazione da parte dei tedeschi della notizia del genocidio di Katyn divenne un problema internazionale, anche perché riguardava l'intera coalizione antinazista di cui l'Unione Sovietica faceva parte. Per questo motivo Stalin voleva addossare la responsabilità del crimine alla Germania.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50015708</guid><pubDate>Tue, 31 May 2022 21:51:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50015708/chi_ha_inventato_la_guerra_di_propaganda.mp3" length="14934169" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7022&#13;
&#13;
CHI HA INVENTATO LA GUERRA DI PROPAGANDA? di Rino Cammilleri&#13;
Prima dei giacobini, la guerra era guerra e basta. Il re confinante invadeva un pezzo della tua terra, ci piantava la sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7022" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7022</a><br /><br />CHI HA INVENTATO LA GUERRA DI PROPAGANDA? di Rino Cammilleri<br />Prima dei giacobini, la guerra era guerra e basta. Il re confinante invadeva un pezzo della tua terra, ci piantava la sua bandiera e tutto finiva lì. Gli occupati dovevano solo pagare le tasse a qualcun altro. Pensate all'Alsazia-Lorena, prese e riperse in un avanti-indietro secolare. Ma coi giacobini tutto cambiò. Non volevano solo le tasse ma anche l'anima. Coccarda tricolore, certificato di civismo, ateismo obbligatorio e alberi della «libertà» che se non ti ci scappellavi davanti finivi sulla ghigliottina.<br />Era cominciata la guerra ideologica e, perciò, anche di propaganda. Uno di quelli che non sopportò la novità, il capo vandeano Charette, così arringava i suoi: «Parlano di Patria, ma noi la nostra l'abbiamo sotto ai piedi, loro nella testa». Sciamati i giacobini anche in Italia, gli italiani, tanto per cambiare, si divisero: gli «illuminati» con l'invasore, gli altri con gli Insorgenti. Poi venne il Risorgimento, e la propaganda esplose. La faccio breve con un esempio. L'Italia, terra natale della musica (per chi non lo sapesse, ancora oggi tutti i termini tecnici della musica internazionale sono in italiano: pianoforte, solo, virtuoso, adagio, bravo, fiasco...), si tiene un inno scritto da uno che manco sapeva leggere uno sparito, laddove le Due Sicilie si erano affidate a Paisiello e i tedeschi ad Haydn, tanto per dire.<br />Il parossismo lo si raggiunse, ovviamente, col fascismo, anche perché la propaganda di regime poteva ora giovarsi della radio e del cinema. Ma la toponomastica, anche dei viottoli, aveva già provveduto a mutare il volto della nostre contrade. Non c'era villaggio sperduto senza una sua via Garibaldi, Cavour, Mazzini, e via nomenclando. Gli antichi nomi delle strade, che servivano a orientarsi? Spazzati a tappeto. Evvabbè, così è. Infine, venne la Liberazione. I comunisti, penalizzati dal vecchio regime, tornarono alla grande. E pure i mafiosi, su navi americane. Facemmo la solita guerra civile (noi italiani l'abbiamo nel dna fin dai tempi di Romolo e Remo) e, assestatasi la Repubblica, per qualche anno potemmo almeno non venire assordati dalla propaganda di stato.<br />Ci inciampai, però, nel 1960. Correva il Centenario della Spedizione dei Mille e io, scolaro decenne siciliano, mi ritrovai a sfilare in piazza vestito da garibaldino. Mio padre alla stessa età aveva dovuto sfilare in camicia nera, ma almeno gliela passò lo Stato gratis. Io invece quella rossa dovetti comprarmela. E mio padre sborsò, perché un bambino di dieci anni non venisse emarginato dalla classe e dai maestri. Poi, gli studi - miei personali, mica quelli scolastici - mi rivelarono che avevo celebrato il centenario dei Liberatori che avevano trasformato noi siciliani in miserabili straccioni costretti all'emigrazione.<br />Dico così perché sono un reazionario? Allora ecco la testimonianza del mio quasi omonimo Andrea Camilleri (con una emme sola), l'autore di Montalbano, lo scrittore che, per sua ammissione, prese la tessera del Pci nel 1943. Camilleri, in una lettera aperta su «Repubblica», mise in puntini sulle «i» con certo risorgimentalismo di maniera e ricordò, tanto per dirne una, che c'erano ottomila telai in Sicilia prima dell'arrivo dei Piemontesi. Due anni dopo non ce n'era più neanche uno. Erano finiti tutti a Biella. Ebbene, i giovani sappiano che ormai la propaganda spiana la strada alle guerre, le cavalca e infine si stende come una cappa sulle nuove generazioni. I giacobini oggi hanno anche la televisione e l'informatica. Ma ogni tanto esagerano, e i loro tormentoni si tramutano in boomerang: per quanto riguarda l'attuale guerra, fate un giro sui social e vedrete. La contromossa loro è dichiarare «fake» tutto quello che contraddice la loro narrazione. Dovesse fallire anche questa, metteranno...]]></itunes:summary><itunes:duration>934</itunes:duration><itunes:keywords>cavour,giacobini,gorbaciov,katyn,stalin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d38763afe7fce900dc7c0bf862bce512.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E se Putin fosse entrato nella Nato?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-se-putin-fosse-entrato-nella-nato--49835965</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7008" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7008</a><br /><br />E SE PUTIN FOSSE ENTRATO NELLA NATO? di Rino Cammilleri<br />I geni della geopolitica, ovvero: in che mani siamo (finiti). Ora facciamo un piccolo esercizio di immaginazione. Immaginate che mondo sarebbe stato se, ai tempi degli incontri di Pratica di Mare, Putin fosse entrato nel sistema occidentale. Auspice Berlusconi, la Russia fu nel G20 e sarebbe stata disponibile pure a far parte della Nato. I russi, dissolta la cappa sovietica, aspiravano all'Occidente: per i suoi giovani, il rock, i jeans, McDonald's e la Coca-Cola erano simboli di libertà. I cantanti italiani vi spopolavano, e Toto Cutugno poteva esibirsi con dietro il Coro dell'Armata ex Rossa. Mica i cantanti asiatici, no: i russi spasimavano per essere europei e occidentali.<br />Ma la cosa, agli occhi dei padroni dell'Occidente, andava bene finché c'era Eltsin e la Santa Russia era in (s)vendita alla mercé degli squali della City e di Wall Street. Quando Putin risollevò il suo Paese dal baratro economico prodotto anche dalle ruberie di chi, nelle dissoluzione dell'Urss, si era spartito l'erario e l'intero sistema economico, allora i padroni di cui sopra drizzarono le antenne. Berlusconi fu subito fatto fuori nei modi che sappiamo e l'Italia venne commissariata (lo è ancora). Poi partì la manovra a tenaglia e a stantuffo che, lì per lì, spiazzò Putin. Se questi si fosse alleato e fuso con l'Occidente, pensate, la Cina sarebbe stata sola contro il resto del mondo. Anche perché comunista, e i russi l'avrebbero combattuta molto volentieri, considerato anche il fatto che russi e cinesi non si sono mai amati e che, come detto, i russi si sentono occidentali, non asiatici, e fin dai tempi di Pietro il Grande.<br />Invece no, grazie ai soliti americani e ai solitissimi inglesi, che mai hanno sopportato una grande potenza terrestre sul continente. Con calma, uscirono dalla Ue, nella quale stavano, del resto, con un piede dentro e uno fuori, tant'è che continuavano a tenersi la sterlina mentre tutti gli altri, italiani in primis, o barcollavano sotto l'euro o ci giocavano a biliardo. Il resto è cronaca quotidiana e asfissiante.<br />La cosa più patetica e molto italiana («ahi, serva Italia...» è lo stillicidio giornaliero sulla salute di Putin. Ogni giorno gli augurano una malattia nuova, ovviamente mortale. Giornalisti italici: che s'ha da fa' pe' magna'! Zoom sulle mani, sui ginocchi, sulle guance, nella disperata speranza del famoso «cambio di regime». Che per gli angloamericani è il ritorno di un Eltsin qualsiasi al posto di un leader capace e amato dal suo popolo. Avviso ai commentatori: prima di fare gli spiritosi pensate a voi stessi, italiani, e da chi siete comandati. Fatevi i conti in tasca, ricorrete alla memoria: mio padre, poliziotto, ancora negli anni Settanta manteneva tranquillamente col suo stipendio la moglie casalinga, tre figli agli studi e l'affitto di casa. E aveva l'auto, il telefono e il televisore. Poi, partita da Berkeley, Usa, ci raggiunse la Contestazione...<br /><br />Nota di BastaBugie: Paolo Becchi e Giuseppe Palma nell'articolo seguente dal titolo "Il trucco di Draghi per il doppio stato d'emergenza" parlano del perenne stato di emergenza in cui ci fa vivere chi ci governa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Blog di Nicola Porro il 16 maggio 2022:<br />Non c'è due senza tre. Dopo ventisei mesi di stato di emergenza sanitario, peraltro prorogato anche oltre i limiti legislativi preesistenti, ora abbiamo non uno bensì due stati di emergenza riguardanti la crisi internazionale tra Russia e Ucraina. La cosa era sfuggita a molti, anche a noi a dire il vero.<br />Il primo, dichiarato il 25 febbraio 2022, il secondo tre giorni più tardi, il 28 febbraio. Era troppo semplice concentrare tutto in una sola delibera, quindi il governo - per non sbagliarsi - ne ha fatte due. Lo stato di emergenza deliberato il 25 febbraio, in concomitanza con l'approvazione del decreto-legge n. 14/2022 (quello sull'invio di mezzi, equipaggiamenti e armi all'Ucraina), è stato dichiarato per la durata di tre mesi e riguarda l'"intervento all'estero in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell'Ucraina". Il secondo, deliberato il 28 febbraio, dura fino al 31 dicembre di quest'anno e riguarda "l'esigenza di assicurare soccorso e assistenza, sul territorio nazionale, alla popolazione ucraina in conseguenza della grave crisi internazionale in atto". Tre giorni fa il Consiglio dei ministri ha prorogato anche il primo fino al 31 dicembre.<br />Ma perché addirittura due deliberazioni quando l'emergenza è la stessa (crisi internazionale Russia-Ucraina)? Il diavolo è nei dettagli. Il soccorso e l'assistenza in Ucraina (in sostanza gli aiuti alla popolazione civile) avviene in territorio ucraino, cioè i nostri aiuti (medici, infermieri, Croce Rossa etc.) devono necessariamente entrare in Ucraina, esattamente come prevede la delibera dello stato di emergenza del 28 febbraio ("assicurare soccorso e assistenza, sul territorio nazionale, alla popolazione ucraina"). Di contro, l'invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti militari di cui al decreto-legge n. 14/2022 (convertito in legge n. 28/2022) non può avvenire con l'ingresso dei nostri militari in territorio ucraino altrimenti questo equivarrebbe ad un atto di guerra nei confronti della Russia; pertanto, la delibera dello stato di emergenza emanata il 25 febbraio (ed ora prorogata fino a fine anno) prevede un generico "per intervento all'estero" e non direttamente sul territorio ucraino.<br />Questa proroga sino alla fine di dicembre (per ora) significa che il nostro coinvolgimento militare è destinato a durare nel tempo e quindi che di fatto il governo non lavora per la pace ma per la prosecuzione della guerra. E ovviamente il tutto senza che il parlamento possa dire mezza parola sull'invio di armi e su che tipo di armi, oltretutto per un tempo che in un primo momento era limitato a tre mesi, ora fino a fine anno, poi si vedrà. La legge di conversione del decreto-legge n. 14/2022, all'art. 2, parla di armi non letali (a scopo difensivo), mentre l'art. 2 bis parla di equipaggiamenti, mezzi ed armi la cui portata sia determinata da uno o più decreti del ministro della difesa di concerto con il ministro degli esteri, informando il parlamento con cadenza almeno trimestrale. Ciò ovviamente non autorizza il governo a non rispettare il dettato dell'art. 2 (armi non letali), ma la proroga dello stato di emergenza proprio su questo argomento ci fa pensare che l'esecutivo voglia spingersi verso un conflitto contro la Russia e non verso aiuti all'Ucraina di tipo difensivo e limitati nel tempo. Dopo l'incontro tra Biden e Draghi nei giorni scorsi alla Casa Bianca, premier e maggioranza - sulla base della netta contrarietà dell'opinione pubblica italiana ad un nostro diretto coinvolgimento bellico - hanno parlato della necessità di cercare la via della pace, ma poi, nei fatti, è stato prorogato quello specifico stato di emergenza che riguarda proprio l'invio di armi fino alla fine dell'anno. A parole vogliamo la pace, nei fatti lavoriamo per la guerra, altrimenti perché lo stato di emergenza deliberato il 25 febbraio, previsto inizialmente solo per tre mesi, viene ora prorogato fino al 31 dicembre?<br />Per un certo periodo, dal 28 febbraio al 31 marzo, hanno convissuto addirittura tre stati di emergenza, quello sanitario e i due sulla crisi internazionale. Ora sono due e tutti e due in relazione al conflitto bellico in corso. In attesa di un altro stato di emergenza, in autunno, sulla sesta o settima ondata del virus (Omicron XVI, come i re) e sulla campagna vaccinale della quarta e quinta dose. Il limite legislativo dei 24 mesi che lo stato di emergenza incontra per effetto del D.Lgs. n. 1/2018 è stato ormai raggirato: ne faccio 26 per quello sanitario, poi non lo prorogo, salvo farne un altro in autunno di altri x mesi, in contemporanea a due altri stati di emergenza sulla guerra in Ucraina fino a fine anno ma anche dopo (le guerre si sa quando iniziano ma non quando finiscono). E non ci stupirebbe il fatto che, prima delle elezioni politiche del marzo 2023, qualcuno inizi a parlare esplicitamente di "stato di guerra", così saltano pure le elezioni.<br />Ormai Draghi fa tutto quello che vuole: se per assurdo decidesse di reintrodurre la pena di morte in caso di rivolta popolare, siamo sicuri che troverebbe la maggioranza parlamentare per farlo. Il tutto in nome della nuova emergenza sociale. Ieri quella sanitaria, oggi la crisi internazionale, domani chissà, forse la rivolta sociale, o forse più probabilmente il caos non più generato dal lockdown ma da un blackout totale. Non si governa più nello stato di diritto - che ha le sue garanzie e i suoi limiti costituzionali -, ma nello stato di emergenza permanente, in nome del quale è possibile neutralizzare la Costituzione.<br />Dopo il fallimento della vaccinazione di massa - si continua a morire e a contagiarsi di Covid nonostante il 90% della popolazione over12 sia vaccinata -, Draghi ci sta portando ora verso un nuovo fallimento. E qui a protestare non sono i no-vax, ma la stragrande maggioranza degli italiani (circa il 78% secondo gli ultimi sondaggi) che dopo aver patito per oltre due anni i soprusi più violenti vorrebbe ora solo una cosa: vivere finalmente in Pace. Con la P maiuscola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49835965</guid><pubDate>Tue, 17 May 2022 22:12:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49835965/e_se_putin_fosse_entrato_nella_nato.mp3" length="10943494" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7008&#13;
&#13;
E SE PUTIN FOSSE ENTRATO NELLA NATO? di Rino Cammilleri&#13;
I geni della geopolitica, ovvero: in che mani siamo (finiti). Ora facciamo un piccolo esercizio di immaginazione. Immaginate...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7008" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7008</a><br /><br />E SE PUTIN FOSSE ENTRATO NELLA NATO? di Rino Cammilleri<br />I geni della geopolitica, ovvero: in che mani siamo (finiti). Ora facciamo un piccolo esercizio di immaginazione. Immaginate che mondo sarebbe stato se, ai tempi degli incontri di Pratica di Mare, Putin fosse entrato nel sistema occidentale. Auspice Berlusconi, la Russia fu nel G20 e sarebbe stata disponibile pure a far parte della Nato. I russi, dissolta la cappa sovietica, aspiravano all'Occidente: per i suoi giovani, il rock, i jeans, McDonald's e la Coca-Cola erano simboli di libertà. I cantanti italiani vi spopolavano, e Toto Cutugno poteva esibirsi con dietro il Coro dell'Armata ex Rossa. Mica i cantanti asiatici, no: i russi spasimavano per essere europei e occidentali.<br />Ma la cosa, agli occhi dei padroni dell'Occidente, andava bene finché c'era Eltsin e la Santa Russia era in (s)vendita alla mercé degli squali della City e di Wall Street. Quando Putin risollevò il suo Paese dal baratro economico prodotto anche dalle ruberie di chi, nelle dissoluzione dell'Urss, si era spartito l'erario e l'intero sistema economico, allora i padroni di cui sopra drizzarono le antenne. Berlusconi fu subito fatto fuori nei modi che sappiamo e l'Italia venne commissariata (lo è ancora). Poi partì la manovra a tenaglia e a stantuffo che, lì per lì, spiazzò Putin. Se questi si fosse alleato e fuso con l'Occidente, pensate, la Cina sarebbe stata sola contro il resto del mondo. Anche perché comunista, e i russi l'avrebbero combattuta molto volentieri, considerato anche il fatto che russi e cinesi non si sono mai amati e che, come detto, i russi si sentono occidentali, non asiatici, e fin dai tempi di Pietro il Grande.<br />Invece no, grazie ai soliti americani e ai solitissimi inglesi, che mai hanno sopportato una grande potenza terrestre sul continente. Con calma, uscirono dalla Ue, nella quale stavano, del resto, con un piede dentro e uno fuori, tant'è che continuavano a tenersi la sterlina mentre tutti gli altri, italiani in primis, o barcollavano sotto l'euro o ci giocavano a biliardo. Il resto è cronaca quotidiana e asfissiante.<br />La cosa più patetica e molto italiana («ahi, serva Italia...» è lo stillicidio giornaliero sulla salute di Putin. Ogni giorno gli augurano una malattia nuova, ovviamente mortale. Giornalisti italici: che s'ha da fa' pe' magna'! Zoom sulle mani, sui ginocchi, sulle guance, nella disperata speranza del famoso «cambio di regime». Che per gli angloamericani è il ritorno di un Eltsin qualsiasi al posto di un leader capace e amato dal suo popolo. Avviso ai commentatori: prima di fare gli spiritosi pensate a voi stessi, italiani, e da chi siete comandati. Fatevi i conti in tasca, ricorrete alla memoria: mio padre, poliziotto, ancora negli anni Settanta manteneva tranquillamente col suo stipendio la moglie casalinga, tre figli agli studi e l'affitto di casa. E aveva l'auto, il telefono e il televisore. Poi, partita da Berkeley, Usa, ci raggiunse la Contestazione...<br /><br />Nota di BastaBugie: Paolo Becchi e Giuseppe Palma nell'articolo seguente dal titolo "Il trucco di Draghi per il doppio stato d'emergenza" parlano del perenne stato di emergenza in cui ci fa vivere chi ci governa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Blog di Nicola Porro il 16 maggio 2022:<br />Non c'è due senza tre. Dopo ventisei mesi di stato di emergenza sanitario, peraltro prorogato anche oltre i limiti legislativi preesistenti, ora abbiamo non uno bensì due stati di emergenza riguardanti la crisi internazionale tra Russia e Ucraina. La cosa era sfuggita a molti, anche a noi a dire il vero.<br />Il primo, dichiarato il 25 febbraio 2022, il secondo tre giorni più tardi, il 28 febbraio. Era troppo semplice concentrare tutto in una sola delibera, quindi il governo - per non sbagliarsi - ne ha fatte due. Lo stato di...]]></itunes:summary><itunes:duration>684</itunes:duration><itunes:keywords>biden,nato,putin,rock,totocutugno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a67501a076820412248048d7f053282d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vero motivo per cui gli Usa vogliono separare la Russia dall'Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vero-motivo-per-cui-gli-usa-vogliono-separare-la-russia-dall-europa--49645835</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6998" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6998</a><br /><br />IL VERO MOTIVO PER CUI GLI USA VOGLIONO SEPARARE LA RUSSIA DALL'EUROPA di Rino Cammilleri<br />Sono anni che lo vado ripetendo: per capire perché la Russia di Putin, dopo il crollo dei muri, è tornata ad essere il Nemico la risposta va cercata nella storia. Scrive G. Gaiani (direttore di Analisi Difesa) che «appare sempre più evidente come l'obiettivo strategico degli Usa di scavare un profondo fossato tra l'Unione Europea e la Russia giochi soprattutto sull'arma energetica. Non a caso gli allarmi lanciati da Washington per l'imminente invasione russa dell'Ucraina hanno preso il via due mesi dopo il completamento del nuovo gasdotto North Stream 2». Già nel 2014 «Barack Obama venne in Europa esortando gli alleati a non acquistare più il gas russo ma a rifornirsi dagli Stati Uniti». Sempre nel 2014, «furono proprio le pressioni di Washington sulla Bulgaria a fermare il completamento di un altro importante gasdotto, il South Stream».<br />In politica estera, infatti, l'unica differenza tra repubblicani e democratici americani è che i secondi sono un po' più guerrafondai dei primi, ma, per entrambi, America First. E che può fare un'Europa farcita di basi militari americane o Nato (è lo stesso) se non finire per comprare lo shale-gas ottenuto col metodo fracking (e i verdi zitti senza mosca) e trasportato via nave, cosa che ne moltiplica il prezzo? Gli Usa non possono offrire un prezzo concorrenziale per l'energia, tutt'altro, però hanno in mano il big stick. E i loro storici reggicoda inglesi dietro, anzi davanti.<br />Come ben ricorda Gaiani, l'Europa ha un Pil golosissimo, malgrado tutto. Una sinergia economica tra essa e la Russia creerebbe quel blocco continentale che le Potenze di Mare (cioè, Regno Unito e Usa) vedono come la peste. Fin dai tempi degli zar i cervelli alla Russia li fornivano i tedeschi, la Russia (il Paese più esteso al mondo) ci metteva le sue immense risorse. Gli zar andavano a cercar moglie in Germania, perfino Caterina la Grande era tedesca. Anche gli insegnanti di liceo erano tedeschi e tedesco fu l'oro con cui Lenin conquistò il potere. E inglesi erano gli agenti che armarono la mano ai sicari di Rasputin, l'influencer dello zar, che era contrario all'ingresso in guerra della Russia contro i tedeschi. Dopo la débacle nella Grande Guerra, fu dietro gli Urali che i tedeschi ricostruirono la loro forza bellica, e fu un accordo con Stalin che rese russi e tedeschi confinanti a spese della Polonia (tanto per cambiare).<br />Quanto fin qui detto lo aveva ben capito il genio di Napoleone, che non badò a spese pur di annettersi la Russia. Ma era proprio quel che temeva l'Impero di Mare britannico, che da allora intervenne in guerra su suolo europeo ogni volta che un pericolo del genere si profilò. Tutto questo è ben noto a Biden e Putin. E Biden (cioè, i suoi consiglieri, sleepy joe non so fino a che punto) corre anche il rischio di un avvicinamento tra Russia e Cina. Che non si amano. Sì, perché il pericolo maggiore per gli Usa è un asse, economico, Berlino-Mosca. Qualche street artist tempo fa stampò sui muri una bandiera americana in cui al posto delle stelle c'erano simboli del dollaro. È l'unica cosa che agli Usa interessa e per cui hanno sempre combattuto in tutti i modi. Col bastone e/o con la carota. Preferiscono, però, la mazza da baseball, quel loro strano sport che è anche l'unica cosa non sono mai riusciti a esportare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49645835</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 20:31:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49645835/il_vero_motivo_per_cui_gli_usa_vogliono_separare_la_russia_dall_europa.mp3" length="4042545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6998&#13;
&#13;
IL VERO MOTIVO PER CUI GLI USA VOGLIONO SEPARARE LA RUSSIA DALL'EUROPA di Rino Cammilleri&#13;
Sono anni che lo vado ripetendo: per capire perché la Russia di Putin, dopo il crollo dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6998" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6998</a><br /><br />IL VERO MOTIVO PER CUI GLI USA VOGLIONO SEPARARE LA RUSSIA DALL'EUROPA di Rino Cammilleri<br />Sono anni che lo vado ripetendo: per capire perché la Russia di Putin, dopo il crollo dei muri, è tornata ad essere il Nemico la risposta va cercata nella storia. Scrive G. Gaiani (direttore di Analisi Difesa) che «appare sempre più evidente come l'obiettivo strategico degli Usa di scavare un profondo fossato tra l'Unione Europea e la Russia giochi soprattutto sull'arma energetica. Non a caso gli allarmi lanciati da Washington per l'imminente invasione russa dell'Ucraina hanno preso il via due mesi dopo il completamento del nuovo gasdotto North Stream 2». Già nel 2014 «Barack Obama venne in Europa esortando gli alleati a non acquistare più il gas russo ma a rifornirsi dagli Stati Uniti». Sempre nel 2014, «furono proprio le pressioni di Washington sulla Bulgaria a fermare il completamento di un altro importante gasdotto, il South Stream».<br />In politica estera, infatti, l'unica differenza tra repubblicani e democratici americani è che i secondi sono un po' più guerrafondai dei primi, ma, per entrambi, America First. E che può fare un'Europa farcita di basi militari americane o Nato (è lo stesso) se non finire per comprare lo shale-gas ottenuto col metodo fracking (e i verdi zitti senza mosca) e trasportato via nave, cosa che ne moltiplica il prezzo? Gli Usa non possono offrire un prezzo concorrenziale per l'energia, tutt'altro, però hanno in mano il big stick. E i loro storici reggicoda inglesi dietro, anzi davanti.<br />Come ben ricorda Gaiani, l'Europa ha un Pil golosissimo, malgrado tutto. Una sinergia economica tra essa e la Russia creerebbe quel blocco continentale che le Potenze di Mare (cioè, Regno Unito e Usa) vedono come la peste. Fin dai tempi degli zar i cervelli alla Russia li fornivano i tedeschi, la Russia (il Paese più esteso al mondo) ci metteva le sue immense risorse. Gli zar andavano a cercar moglie in Germania, perfino Caterina la Grande era tedesca. Anche gli insegnanti di liceo erano tedeschi e tedesco fu l'oro con cui Lenin conquistò il potere. E inglesi erano gli agenti che armarono la mano ai sicari di Rasputin, l'influencer dello zar, che era contrario all'ingresso in guerra della Russia contro i tedeschi. Dopo la débacle nella Grande Guerra, fu dietro gli Urali che i tedeschi ricostruirono la loro forza bellica, e fu un accordo con Stalin che rese russi e tedeschi confinanti a spese della Polonia (tanto per cambiare).<br />Quanto fin qui detto lo aveva ben capito il genio di Napoleone, che non badò a spese pur di annettersi la Russia. Ma era proprio quel che temeva l'Impero di Mare britannico, che da allora intervenne in guerra su suolo europeo ogni volta che un pericolo del genere si profilò. Tutto questo è ben noto a Biden e Putin. E Biden (cioè, i suoi consiglieri, sleepy joe non so fino a che punto) corre anche il rischio di un avvicinamento tra Russia e Cina. Che non si amano. Sì, perché il pericolo maggiore per gli Usa è un asse, economico, Berlino-Mosca. Qualche street artist tempo fa stampò sui muri una bandiera americana in cui al posto delle stelle c'erano simboli del dollaro. È l'unica cosa che agli Usa interessa e per cui hanno sempre combattuto in tutti i modi. Col bastone e/o con la carota. Preferiscono, però, la mazza da baseball, quel loro strano sport che è anche l'unica cosa non sono mai riusciti a esportare.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:keywords>fracking,napoleone,pil,sleepyjoe,zar</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3e8fd5bdb285782a1ece1d0263c97bd7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fiction sul presidente ucraino Zelensky</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fiction-sul-presidente-ucraino-zelensky--49479654</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6982" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6982</a><br /><br />LA FICTION SUL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY di Rino Cammilleri<br />Chi mi segue sa che una delle mie frasi preferite è questa: la storia insegna che la storia non insegna niente. Infatti, gli ucraini avrebbero dovuto sapere che cosa succede quando un popolo manda un comico al potere. Sarebbe bastato loro guardare l'Italia. Ci fidammo di un new entry, digiuno di politica, che con la sua verginità naïve avrebbe dovuto liberarci dalla corruzione, dal malaffare, dalla faziosità partitocratica, dall'inefficienza burocratica. E siamo finiti nel disastro.<br /><br />LA TRAMA<br />Gli ucraini sono finiti pure peggio, come il Giornale Unico Atlantico non cessa, ossessivamente, di mostrarci cotidie coi suoi approfondimenti-fotocopia visti i quali ne esci più frastornato di prima. La7 ha mandato in onda la tanto attesa fiction a puntate che portò Volodymir Zelensky alla presidenza dell'Ucraina. Il tempo di doppiarla ed ecco le prime due puntate, seguite dall'approfondimento del tuttologo Mieli. L'approfondimento non l'ho visto, per scusabile saturazione. Ma ho visto i due telefilm. Se ve li siete persi, non avete perso niente, perché le gag fanno forse ridere gli ucraini, ma noi abbiamo avuto Totò e Alberto Sordi, perciò siamo di palato un po' più fino.<br />Comunque, la trama è questa: un insegnante di storia di liceo, tornato a stare col padre taxista dopo il divorzio, un giorno si produce in uno sfogo da bar contro il malgoverno. Non sa di essere stato ripreso col telefonino da uno studente che poi ha postato in internet la sua sfuriata. Poiché il post diventa subito virale, a un quartetto di oligarchi (ci sono anche in Ucraina, anche se tutti pensano siano solo russi) viene in mente una bella idea per riguadagnare il favore del popolo. Non si vedono in faccia, ma si capisce che sono quelli che, dietro le quinte, comandano davvero. L'idea è proprio questa: usare l'insegnante in questione come nuovo presidente per cambiare tutto onde non cambiare niente.<br /><br />IL SERVITORE DEL POPOLO<br />Così, il «Servitore del Popolo» (Sluha Narody) si ritrova presidente e, quando si sparge la notizia, tutti i parenti, anche i più lontani, gli danno l'assalto per raccomandazioni. Tutto il mondo è paese. Lui viene calzato e rivestito di tutto punto. Gli fanno perfino scegliere tra orologi costosissimi, uno dei quali è un Putin Hublot. Che in ucraino assona col gergale huilò, che è un pesante insulto. Si badi: la fiction è parecchio precedente alla guerra. Vabbè, da quel che si capisce, lo sprovveduto ma onesto presidente nelle prossime puntate metterà le cose a posto, e sappiamo che proprio questa fiction ha mandato Zelensky al potere davvero.<br />La domanda è pelosa, di questi tempi, ma proprio la fiction induce a farla: chi ci ha messo i soldi? La campagna elettorale di Zelensky è stata finanziata da un crowfunding, come nella fiction? O esistono alcuni oligarchi veri che hanno provveduto sul serio? Boh. Di sicuro, allo stato attuale delle cose, c'è che la Finlandia ha appena chiesto di entrare nella Nato. Così che la Russia finirà davvero accerchiata, e accerchiata stretta. E Dio non voglia che l'orso all'angolo, perso per perso, non si scateni sul serio. Biden, comunque, ha già vinto: è antica politica inglese e poi americana impedire a ogni costo una saldatura economica tra Russia e Europa. Già fatto, e forse per sempre. In più, cosa che non guasta, l'impoverimento della Ue, che era il maggior competitor commerciale degli Usa. E senza sparare un colpo (suo). E poi dicono che Biden è suonato...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49479654</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:09:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49479654/la_fiction_sul_presidente_ucraino_zelensky.mp3" length="4743122" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6982&#13;
&#13;
LA FICTION SUL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY di Rino Cammilleri&#13;
Chi mi segue sa che una delle mie frasi preferite è questa: la storia insegna che la storia non insegna niente. Infatti,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6982" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6982</a><br /><br />LA FICTION SUL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY di Rino Cammilleri<br />Chi mi segue sa che una delle mie frasi preferite è questa: la storia insegna che la storia non insegna niente. Infatti, gli ucraini avrebbero dovuto sapere che cosa succede quando un popolo manda un comico al potere. Sarebbe bastato loro guardare l'Italia. Ci fidammo di un new entry, digiuno di politica, che con la sua verginità naïve avrebbe dovuto liberarci dalla corruzione, dal malaffare, dalla faziosità partitocratica, dall'inefficienza burocratica. E siamo finiti nel disastro.<br /><br />LA TRAMA<br />Gli ucraini sono finiti pure peggio, come il Giornale Unico Atlantico non cessa, ossessivamente, di mostrarci cotidie coi suoi approfondimenti-fotocopia visti i quali ne esci più frastornato di prima. La7 ha mandato in onda la tanto attesa fiction a puntate che portò Volodymir Zelensky alla presidenza dell'Ucraina. Il tempo di doppiarla ed ecco le prime due puntate, seguite dall'approfondimento del tuttologo Mieli. L'approfondimento non l'ho visto, per scusabile saturazione. Ma ho visto i due telefilm. Se ve li siete persi, non avete perso niente, perché le gag fanno forse ridere gli ucraini, ma noi abbiamo avuto Totò e Alberto Sordi, perciò siamo di palato un po' più fino.<br />Comunque, la trama è questa: un insegnante di storia di liceo, tornato a stare col padre taxista dopo il divorzio, un giorno si produce in uno sfogo da bar contro il malgoverno. Non sa di essere stato ripreso col telefonino da uno studente che poi ha postato in internet la sua sfuriata. Poiché il post diventa subito virale, a un quartetto di oligarchi (ci sono anche in Ucraina, anche se tutti pensano siano solo russi) viene in mente una bella idea per riguadagnare il favore del popolo. Non si vedono in faccia, ma si capisce che sono quelli che, dietro le quinte, comandano davvero. L'idea è proprio questa: usare l'insegnante in questione come nuovo presidente per cambiare tutto onde non cambiare niente.<br /><br />IL SERVITORE DEL POPOLO<br />Così, il «Servitore del Popolo» (Sluha Narody) si ritrova presidente e, quando si sparge la notizia, tutti i parenti, anche i più lontani, gli danno l'assalto per raccomandazioni. Tutto il mondo è paese. Lui viene calzato e rivestito di tutto punto. Gli fanno perfino scegliere tra orologi costosissimi, uno dei quali è un Putin Hublot. Che in ucraino assona col gergale huilò, che è un pesante insulto. Si badi: la fiction è parecchio precedente alla guerra. Vabbè, da quel che si capisce, lo sprovveduto ma onesto presidente nelle prossime puntate metterà le cose a posto, e sappiamo che proprio questa fiction ha mandato Zelensky al potere davvero.<br />La domanda è pelosa, di questi tempi, ma proprio la fiction induce a farla: chi ci ha messo i soldi? La campagna elettorale di Zelensky è stata finanziata da un crowfunding, come nella fiction? O esistono alcuni oligarchi veri che hanno provveduto sul serio? Boh. Di sicuro, allo stato attuale delle cose, c'è che la Finlandia ha appena chiesto di entrare nella Nato. Così che la Russia finirà davvero accerchiata, e accerchiata stretta. E Dio non voglia che l'orso all'angolo, perso per perso, non si scateni sul serio. Biden, comunque, ha già vinto: è antica politica inglese e poi americana impedire a ogni costo una saldatura economica tra Russia e Europa. Già fatto, e forse per sempre. In più, cosa che non guasta, l'impoverimento della Ue, che era il maggior competitor commerciale degli Usa. E senza sparare un colpo (suo). E poi dicono che Biden è suonato...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>fiction,oligarchi,orologi,tuttologo,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/47f1d4a7b4c00a3473441a44dddf79bc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'origine di Excalibur, che era un pastorale, non una spada</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-origine-di-excalibur-che-era-un-pastorale-non-una-spada--49453864</link><description><![CDATA[VIDEO: San Galgano: la spada nella roccia, quella vera! ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dausjIA02yg&list=PLpFpqNiJy93u-Gh6u5ATtMplcNFIC0n6p" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=dausjIA02yg&list=PLpFpqNiJy93u-Gh6u5ATtMplcNFIC0n6p</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6980" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6980</a><br /><br />L'ORIGINE DI EXCALIBUR, CHE ERA UN PASTORALE NON UNA SPADA di Rino Cammilleri<br />Come ha fatto un oscuro regulus britanno del VI secolo a diventare leggendario? Libri e film e fumetti (si pensi a Valiant) su di lui abbondano. Spicca su tutti Excalibur di John Boorman del 1984, quantunque i Cavalieri della Tavola Rotonda vi portino armature da parata del XV Secolo e non se le tolgano nemmeno a letto (letterale: v. la scena in cui Uther Pendragon stupra Igraine). Nulla ha esaltato l'immaginario come re Artù, che non si sa se giaccia nella mitica isola di Avalon o in un palazzo nelle profondità dell'Etna.<br />Sì, l'Etna catanese. Infatti, nel 1191 re Riccardo Cuor di Leone incontrò Tancredi, re di Sicilia, proprio a Catania, e gli portò in dono nientemeno che la spada di Artù, «che i Britanni chiamarono Caliburn». Tancredi gradì talmente da offrire al re inglese tutte le navi che voleva per andare alla crociata in Terrasanta. Tancredi, nato a Lecce, sapeva bene che Artù figurava a cavallo nel pavimento a mosaico del duomo di Otranto. Poi, in tempi più recenti, libri e film hanno preso la piega di voler spiegare la «vera storia» di questo Arthur, Artù alla francese, eclissando l'antica leggenda secondo cui non sarebbe mai morto ma attenderebbe il momento opportuno per tornare a salvare il suo regno nel momento del maggior pericolo. Sia come sia, i sovrani inglesi ancora oggi, nel giuramento di incoronazione, devono promettere di cedere il trono ad Artù qualora questi tornasse.<br />Un libro intrigantissimo di Francesco Marzella, Excalibur, la spada nella roccia tra mito e storia (Salerno, pref. di Franco Cardini), narra tutto-ma-proprio-tutto su, appunto, il mito e la storia di una leggenda che ha mosso e commosso i secoli e gli autori più importanti, non ultimo J.R.R.Tolkien. Per noi cattolici la vera spada-nella-roccia è quella di san Galgano Guidotti, ex cavaliere e poi eremita sul Montesiepi in quel di Siena. Anche perché c'è ancora, come ben sanno i turisti. Ma lo sapevano anche gli antichi autori bretoni e anglosassoni, tant'è che a uno dei più prodi cavalieri di Artù fu messo nome Galvano, Gawain, sostituendo una lettera di Galgano. E negli elenchi dei Santi della Chiesa cattolica esiste un san Derfel Gadarn, gallese, nella cui biografia si dice, testuale, che era un Cavaliere della Tavola Rotonda. Una sua statua equestre in legno era venerata nel Galles fino a quando Cromwell, il fanatico Lord Protettore dei puritani inglesi, non la fece distruggere.<br />Però il libro di Marzella ci informa che, ben prima che le gesta di Artù & C. venissero messe per iscritto, qualcosa di già infisso nella pietra e impossibile a estrarsi se non da un designato c'era, ma era un pastorale vescovile. Come narra il cronista coevo Aerlred de Rievaulx, quando Guglielmo il Bastardo conquistò l'Inghilterra nel 1066 divenendo il Conquistatore, il suo braccio destro era l'abate Lanfranco di Pavia, che divenne primate di Canterbury. Lanfranco, che aveva avuto come discepoli Ives de Chartres, Anselmo d'Aosta e il futuro papa Alessandro II, introdusse il diritto scritto nel regno e operò il repulisti dei vescovi anglo-sassoni di scarsi studi.<br />Uno di questi era Wulfstan di Worchester, cui nel sinodo di Westminster fu chiesto di restituire il pastorale. Wulfstan, che era un sant'uomo (tutti quelli dianzi nominati sono stati canonizzati), rispose che il pastorale glielo aveva conferito il re, santo, Edward il Confessore, e solo a lui lo avrebbe restituito. Così, si recò al sepolcro del santo e conficcò «come in cera liquida» il bastone nella lastra che lo ricopriva. Nessuno fu più capace di rimuoverlo. Vennero, alfine, re Guglielmo e Lanfranco, ma neanche loro riuscirono. Solo Wulfstan poté farlo, e il re e il primate, commossi, si arresero alla volontà di Dio. Tutta la saga di Artù nasce cristiana: «Roccia, incudine e spada compaiono misteriosamente durante la messa di Natale» e, per estrarla, «la prova viene reiterata numerose volte e sempre in corrispondenza di momenti forti dell'anno liturgico». Il resto leggetelo in Marzella. Vale la pena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453864</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:09:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453864/l_origine_di_excalibur_che_era_un_pastorale_non_una_spada.mp3" length="6905633" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: San Galgano: la spada nella roccia, quella vera! ➜ https://www.youtube.com/watch?v=dausjIA02yg&amp;list=PLpFpqNiJy93u-Gh6u5ATtMplcNFIC0n6p&#13;
&#13;
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6980&#13;
&#13;
L'ORIGINE DI EXCALIBUR, CHE ERA UN...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: San Galgano: la spada nella roccia, quella vera! ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dausjIA02yg&list=PLpFpqNiJy93u-Gh6u5ATtMplcNFIC0n6p" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=dausjIA02yg&list=PLpFpqNiJy93u-Gh6u5ATtMplcNFIC0n6p</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6980" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6980</a><br /><br />L'ORIGINE DI EXCALIBUR, CHE ERA UN PASTORALE NON UNA SPADA di Rino Cammilleri<br />Come ha fatto un oscuro regulus britanno del VI secolo a diventare leggendario? Libri e film e fumetti (si pensi a Valiant) su di lui abbondano. Spicca su tutti Excalibur di John Boorman del 1984, quantunque i Cavalieri della Tavola Rotonda vi portino armature da parata del XV Secolo e non se le tolgano nemmeno a letto (letterale: v. la scena in cui Uther Pendragon stupra Igraine). Nulla ha esaltato l'immaginario come re Artù, che non si sa se giaccia nella mitica isola di Avalon o in un palazzo nelle profondità dell'Etna.<br />Sì, l'Etna catanese. Infatti, nel 1191 re Riccardo Cuor di Leone incontrò Tancredi, re di Sicilia, proprio a Catania, e gli portò in dono nientemeno che la spada di Artù, «che i Britanni chiamarono Caliburn». Tancredi gradì talmente da offrire al re inglese tutte le navi che voleva per andare alla crociata in Terrasanta. Tancredi, nato a Lecce, sapeva bene che Artù figurava a cavallo nel pavimento a mosaico del duomo di Otranto. Poi, in tempi più recenti, libri e film hanno preso la piega di voler spiegare la «vera storia» di questo Arthur, Artù alla francese, eclissando l'antica leggenda secondo cui non sarebbe mai morto ma attenderebbe il momento opportuno per tornare a salvare il suo regno nel momento del maggior pericolo. Sia come sia, i sovrani inglesi ancora oggi, nel giuramento di incoronazione, devono promettere di cedere il trono ad Artù qualora questi tornasse.<br />Un libro intrigantissimo di Francesco Marzella, Excalibur, la spada nella roccia tra mito e storia (Salerno, pref. di Franco Cardini), narra tutto-ma-proprio-tutto su, appunto, il mito e la storia di una leggenda che ha mosso e commosso i secoli e gli autori più importanti, non ultimo J.R.R.Tolkien. Per noi cattolici la vera spada-nella-roccia è quella di san Galgano Guidotti, ex cavaliere e poi eremita sul Montesiepi in quel di Siena. Anche perché c'è ancora, come ben sanno i turisti. Ma lo sapevano anche gli antichi autori bretoni e anglosassoni, tant'è che a uno dei più prodi cavalieri di Artù fu messo nome Galvano, Gawain, sostituendo una lettera di Galgano. E negli elenchi dei Santi della Chiesa cattolica esiste un san Derfel Gadarn, gallese, nella cui biografia si dice, testuale, che era un Cavaliere della Tavola Rotonda. Una sua statua equestre in legno era venerata nel Galles fino a quando Cromwell, il fanatico Lord Protettore dei puritani inglesi, non la fece distruggere.<br />Però il libro di Marzella ci informa che, ben prima che le gesta di Artù & C. venissero messe per iscritto, qualcosa di già infisso nella pietra e impossibile a estrarsi se non da un designato c'era, ma era un pastorale vescovile. Come narra il cronista coevo Aerlred de Rievaulx, quando Guglielmo il Bastardo conquistò l'Inghilterra nel 1066 divenendo il Conquistatore, il suo braccio destro era l'abate Lanfranco di Pavia, che divenne primate di Canterbury. Lanfranco, che aveva avuto come discepoli Ives de Chartres, Anselmo d'Aosta e il futuro papa Alessandro II, introdusse il diritto scritto nel regno e operò il repulisti dei vescovi anglo-sassoni di scarsi studi.<br />Uno di questi era Wulfstan di Worchester, cui nel sinodo di Westminster fu chiesto di restituire il pastorale. Wulfstan, che era un sant'uomo (tutti quelli dianzi nominati sono stati canonizzati), rispose che il pastorale glielo aveva conferito il re, santo, Edward il Confessore, e solo a lui lo avrebbe restituito. Così, si recò al sepolcro del santo e conficcò «come in cera liquida» il...]]></itunes:summary><itunes:duration>432</itunes:duration><itunes:keywords>excalibur,galgano,riccardocuordileone,tancredi,valiant</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/046e377f148581953bae7cb71181e3bc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vero Sandokan fu vescovo e missionario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vero-sandokan-fu-vescovo-e-missionario--49453764</link><description><![CDATA[VIDEO: Sandokan (la tigre della Malesia) SIGLA➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KtDlcM0Zmzg" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=KtDlcM0Zmzg</a><br /><br />VIDEO: SALVOKAN di Fabio Lucentini parodia SANDOKAN ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_e1GEsy-yFo" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=_e1GEsy-yFo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6897" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6897</a><br /><br />IL VERO SANDOKAN FU VESCOVO E MISSIONARIO di Rino Cammilleri<br />Com'è noto, Emilio Salgari non si mosse mai dalla biblioteca pubblica. Da dove trasse le descrizioni di una regione remota come il Borneo, di cui nessuno a quel tempo sapeva niente? L'ipotesi, niente affatto campata in aria, è che le abbia lette sui rapporti e sulle mappe che tale Carlos Cuarteroni stilò, disegnò e inviò alla Santa Sede nel 1849 per convincerla ad aprire una missione da quelle parti. Non solo. La vita avventurosissima di quell'uomo pare abbia ispirato i romanzi salgariani su Sandokan e i Pirati della Malesia. La storica spagnola Alicia Castellanos Escudier lo sostiene nel suo libro Cuarteroni y los piratas malayos (1816-1880), ed. Silex, segnalato da diverse pagine culturali e anche sul sito web Aleteia.org. Qui ci interessa perché il nostro Sandokan-Cuarteroni finì la sua carriera come vescovo, particolarmente impegnato contro la tratta degli schiavi (attività preferita dai veri pirati malesi).<br /><br />MARINAIO NELLE FILIPPINE<br />Salgari cominciò a pubblicare a puntate il suo romanzo e nel 1895 dovette sostenere un duello con un giornalista che gli aveva dato praticamente del truffatore perché descriveva luoghi nei quali non era mai stato. In fondo era vero, ma ciò torna a merito di Salgari (che tra l'altro vinse il duello). Veniamo al nostro personaggio. Carlos Cuarteroni Fernánez era il quarto dei nove figli che l'italiano Giovanni Quarteroni aveva avuto con la moglie spagnola. Nacque a Cadice nel 1816 (il cognome era divenuto Cuarteroni, perché "qua" in spagnolo sarebbe stato pronunciato "ca"). Famiglia molto religiosa: due figli divennero sacerdoti e un altro missionario laico. Il padre aveva un fondaco di rifornimento per le navi che andavano nelle Americhe e nelle Filippine. Nel 1829 Carlos si iscrisse alla scuola marittima e fu imbarcato per Manila. La situazione era questa: non c'era il canale di Suez, si andava a vela, si doveva doppiare il pericoloso Capo di Buona Speranza e affrontare l'ancora più rischioso Oceano Indiano, coi suoi monsoni, uragani e soprattutto pirati. Le Filippine, una delle colonie ancora rimaste alla Spagna, erano un arcipelago labirintico impossibile da pattugliare con la scarsa flotta disponibile. Per ciò, chi faceva la scuola nautica era automaticamente un militare. Fu così che in pochi anni Carlos ebbe i gradi di capitano e su un brigantino fece la spola tra Manila, Hong Kong, Singapore.<br /><br />L'ARGENTO RITROVATO NEGLI ABISSI<br />Nel 1842 si mise in proprio: comprò una goletta (ma forse era un praho filippino) che battezzò Mártires de Tonkin (Martiri del Tonchino) e, con equipaggio di ventisette uomini, tutti filippini, si diede alla pesca di perle e tartarughe, attività lucrosa ma che richiedeva notevoli capacità da sub. Epperò, data la rarità di tale merce, in molti si chiesero se fosse valsa la pena di rinunciare allo stipendio di capitano. In realtà era una copertura. Il furbo Cuarteroni cercava ben altro e lontano da occhi indiscreti: l'anno prima era affondata la nave inglese Christina carica di lingotti d'argento lungo le coste dell'isoletta di Labuan. Val la pena di ricordare che la fidanzata di Sandokan, Marianne, era detta la "perla di Labuan". E il "malvagio" sir James Brooke, il "rajah di Sarawak", esisteva davvero ed era un buon amico del nostro Cuarteroni (v. il recente film Ai confini del mondo. La vera storia di James Brooke, con Jonathan Rhys Meyers e Dominic Monaghan, l'hobbit Merry di Tolkien), il quale nei suoi diari ne descrisse la nipote. E una località chiamata Sandokan. La Christina faceva la spola tra Macao e Bombay carica di oppio indiano che vendeva in Cina per tornare col ricavato in argento. La storia: con le famose "guerre dell'oppio" gli inglesi avevano costretto il Celeste Impero a comprare per forza l'oppio coltivato in Nepal e Bengala, oppio che la Cina aveva vietato ai suoi sudditi perché fonte di intuibili guasti sociali e sconquassi anche economici. Cuarteroni nel 1844 il tesoro d'argento lo trovò veramente. La zona che esplorò per primo ancora oggi porta il suo nome: Cuarteron Reef. E a ventott'anni si ritrovò ricchissimo. Tonnellate d'argento, decine di milioni di odierni euro. Poteva fare come Brooke, che, da governatore, a furia di comprare terreni era diventato "rajah". O trattare un'alta carica politica per sé con la Spagna. Invece no, aveva in mente altro.<br /><br />TRATTATIVE PER APRIRE LE MISSIONI<br />Aveva visto troppe donne e bambini tratti schiavi di pirati malesi, troppe incursioni, villaggi distrutti, massacri, stupri. E in quegli anni non aveva fatto altro che disegnare carte geografiche, vergare descrizioni, preparare progetti. La sua intenzione era di portare tutto questo materiale alla Congregazione de Propaganda Fide affinché aprisse una missione nel Borneo. I soldi ce li avrebbe messi lui. Depositato l'argento in una banca di Singapore, dedicò due anni ad approntare la documentazione necessaria da sottoporre alla Santa Sede. Si trattava infatti di far conoscere la geografia, le popolazioni e la situazione di una parte del mondo che l'Occidente (a parte le varie Compagnie delle Indie) conosceva poco. Roma si convinse, lo ordinò sacerdote (dell'ordine dei Trinitari, nati nel Medioevo appunto per riscattare gli schiavi cristiani in mano agli islamici) e lo nominò Prefetto apostolico. In tale veste Cuarteroni ritornò nei suoi mari e creò tre missioni nella zona, tra Borneo, Sumatra e Malesia, oggi nel sultanato del Brunei. Non fu facile né aprirle, né mantenerle in piedi. Ogni volta venivano distrutte dagli attacchi schiavisti e ogni vota bisognava sia ricostruirle che riscattare i battezzati rapiti. Spesso occorreva ricomprarli più volte. Le imprese del missionario Cuarteroni, prete cattolico col rango di vescovo, divennero note e leggendarie in tutte le isole comprese tra la Cina e le Filippine. Che sono migliaia. Era diventato così esperto in trattative coi pirati che le autorità civili e anche militari ricorrevano a lui quando loro cittadini venivano catturati. E lui navigava, sopportava naufragi, arrembaggi all'arma bianca, perfino complotti. Così per vent'anni. Alla fine, povero e malato, tornò a morire a casa sua a Cadice, dove si spense nel 1880. Il territorio della sua diocesi missionaria fu occupato dai soliti inglesi, e oggi non ce n'è più traccia. Tre anni dopo, Salgari cominciò a pubblicare a puntate il suo Sandokan. Il primo Prefetto apostolico di Labuan e Borneo, nominato nel 1857 e diventato l'apostolo del Borneo, riposa nella cripta della cattedrale di Cadice. Alle potenze commerciali del tempo gli esseri umani non interessavano. Anche perché, darwinianamente, erano "razze inferiori". L'unico a prendersene cura fu un vescovo cattolico, e di tasca sua.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453764</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:08:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453764/il_vero_sandokan_fu_vescovo_e_missionario.mp3" length="9298837" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Sandokan (la tigre della Malesia) SIGLA➜ https://www.youtube.com/watch?v=KtDlcM0Zmzg&#13;
&#13;
VIDEO: SALVOKAN di Fabio Lucentini parodia SANDOKAN ➜ https://www.youtube.com/watch?v=_e1GEsy-yFo&#13;
&#13;
TESTO DELL'ARTICOLO ➜...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Sandokan (la tigre della Malesia) SIGLA➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KtDlcM0Zmzg" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=KtDlcM0Zmzg</a><br /><br />VIDEO: SALVOKAN di Fabio Lucentini parodia SANDOKAN ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_e1GEsy-yFo" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=_e1GEsy-yFo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6897" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6897</a><br /><br />IL VERO SANDOKAN FU VESCOVO E MISSIONARIO di Rino Cammilleri<br />Com'è noto, Emilio Salgari non si mosse mai dalla biblioteca pubblica. Da dove trasse le descrizioni di una regione remota come il Borneo, di cui nessuno a quel tempo sapeva niente? L'ipotesi, niente affatto campata in aria, è che le abbia lette sui rapporti e sulle mappe che tale Carlos Cuarteroni stilò, disegnò e inviò alla Santa Sede nel 1849 per convincerla ad aprire una missione da quelle parti. Non solo. La vita avventurosissima di quell'uomo pare abbia ispirato i romanzi salgariani su Sandokan e i Pirati della Malesia. La storica spagnola Alicia Castellanos Escudier lo sostiene nel suo libro Cuarteroni y los piratas malayos (1816-1880), ed. Silex, segnalato da diverse pagine culturali e anche sul sito web Aleteia.org. Qui ci interessa perché il nostro Sandokan-Cuarteroni finì la sua carriera come vescovo, particolarmente impegnato contro la tratta degli schiavi (attività preferita dai veri pirati malesi).<br /><br />MARINAIO NELLE FILIPPINE<br />Salgari cominciò a pubblicare a puntate il suo romanzo e nel 1895 dovette sostenere un duello con un giornalista che gli aveva dato praticamente del truffatore perché descriveva luoghi nei quali non era mai stato. In fondo era vero, ma ciò torna a merito di Salgari (che tra l'altro vinse il duello). Veniamo al nostro personaggio. Carlos Cuarteroni Fernánez era il quarto dei nove figli che l'italiano Giovanni Quarteroni aveva avuto con la moglie spagnola. Nacque a Cadice nel 1816 (il cognome era divenuto Cuarteroni, perché "qua" in spagnolo sarebbe stato pronunciato "ca"). Famiglia molto religiosa: due figli divennero sacerdoti e un altro missionario laico. Il padre aveva un fondaco di rifornimento per le navi che andavano nelle Americhe e nelle Filippine. Nel 1829 Carlos si iscrisse alla scuola marittima e fu imbarcato per Manila. La situazione era questa: non c'era il canale di Suez, si andava a vela, si doveva doppiare il pericoloso Capo di Buona Speranza e affrontare l'ancora più rischioso Oceano Indiano, coi suoi monsoni, uragani e soprattutto pirati. Le Filippine, una delle colonie ancora rimaste alla Spagna, erano un arcipelago labirintico impossibile da pattugliare con la scarsa flotta disponibile. Per ciò, chi faceva la scuola nautica era automaticamente un militare. Fu così che in pochi anni Carlos ebbe i gradi di capitano e su un brigantino fece la spola tra Manila, Hong Kong, Singapore.<br /><br />L'ARGENTO RITROVATO NEGLI ABISSI<br />Nel 1842 si mise in proprio: comprò una goletta (ma forse era un praho filippino) che battezzò Mártires de Tonkin (Martiri del Tonchino) e, con equipaggio di ventisette uomini, tutti filippini, si diede alla pesca di perle e tartarughe, attività lucrosa ma che richiedeva notevoli capacità da sub. Epperò, data la rarità di tale merce, in molti si chiesero se fosse valsa la pena di rinunciare allo stipendio di capitano. In realtà era una copertura. Il furbo Cuarteroni cercava ben altro e lontano da occhi indiscreti: l'anno prima era affondata la nave inglese Christina carica di lingotti d'argento lungo le coste dell'isoletta di Labuan. Val la pena di ricordare che la fidanzata di Sandokan, Marianne, era detta la "perla di Labuan". E il "malvagio" sir James Brooke, il "rajah di Sarawak", esisteva davvero ed era un buon amico del nostro Cuarteroni (v. il recente film Ai confini del mondo. La vera storia di James Brooke, con Jonathan Rhys Meyers e Dominic Monaghan,...]]></itunes:summary><itunes:duration>582</itunes:duration><itunes:keywords>abissi,dominicmonaghan,hongkong,salgari,sandokan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/071050e0f39a94ac4a47c284a6ff75f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I significati dell'Isola del Tesoro e il Dottor Jekyll e Mr Hyde</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-significati-dell-isola-del-tesoro-e-il-dottor-jekyll-e-mr-hyde--49453806</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6934" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6934</a><br /><br />I SIGNIFICATI DELL'ISOLA DEL TESORO E DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE di Rino Cammilleri<br />McGulisan strikes back. Si potrebbe cominciare così l'esposizione dell'ultima fatica del nostro medico-scrittore, che sarebbe ora di fare scozzese o irlandese ad honorem vista la sua vasta produzione in tema di opere di anglosassoni cattolici. Il suo più recente saggio è dedicato a Robert L. Stevenson, Louis per gli amici, uno che cattolico non era ma che meriterebbe, anche lui, l'affiliazione ad honorem per l'appassionata e gratuita difesa di un santo papista, san Damien de Veuster, l'apostolo dei lebbrosi. Robert Louis Stevenson. L'avventura nel cuore (Ares) è il titolo del lavoro di Paolo Gulisano, che è anche nostra firma.<br />Stevenson si comportò da vero highlander, da antico cavaliere scozzese, quando, in Oceania, lesse un articolo di un pastore protestante che denigrava l'appena defunto padre de Veuster, il quale era morto di lebbra. Ebbene, il pastore aveva osato insinuare che quel prete papista aveva preso la lebbra andando a letto con le lebbrose. Per giunta, il calunniatore si chiamava Hyde, proprio come il cattivo del capolavoro di Stevenson. Quest'ultimo, indignato, prese la penna e inchiodò l'incauto. Come si era permesso, lui che a Molokai, l'isola-lazzaretto, non era mai stato? Invece Stevenson, gran viaggiatore, sì. E aveva sentito e soprattutto visto quel che aveva fatto il padre de Veuster in quell'inferno di dannati della terra. Stevenson è equanime: «Lo definisce imprudente, trasandato, mancante di igiene, ma grande nella sua generosità, nel suo candore e persino per il suo senso dell'umorismo». Ma aggiunge: «Un uomo con tutta la sporcizia e la meschinità dell'umanità, ma proprio per questo tanto più un santo e un eroe». Detto da un ex presbiteriano sostanzialmente agnostico.<br />Nessun editore volle pubblicare il libello di Stevenson contro il pastore protestante e in difesa di un prete papista. E lui lo pubblicò a sue spese, devolvendo ai lebbrosi i profitti. Che non erano pochi, visto che il pamphlet fece il giro del mondo grazie alla fama del suo autore. Lealtà e giustizia sono tipici del segno dello Scorpione nel quale il nostro erano nato. E chi è che può vantare di avere scritto un romanzo, L'isola del tesoro, che è stato portato sullo schermo la bellezza di cinquanta volte (per ora)? Una delle migliori versioni vede Christian Bale (Batman) nei panni del ragazzo Jim Hawking e nientemeno che Charlton Heston in quelli di Long John Silver. La prima è addirittura del 1912. Non solo. Grazie a quel libro la «caccia al tesoro» è un gioco di società tra i più praticati. E chi è quell'autore che può essere annoverato anche tra gli scrittori per ragazzi? Si pensi a La freccia nera.<br />E chi può essere annoverato tra i classici immortali anche per un altro capolavoro, Il dottor Jekyll e Mr. Hyde? Anche questo con diverse riduzioni cinematografiche, si pensi a quella storica con Spencer Tracy e Ingrid Bergman. Quest'ultima opera è dettagliatamente vivisezionata da Gulisano anche perché anticipa, mettendone in guardia, lo scientismo: il dottor Jekyll, oppresso dal senso del peccato (lievi trasgressioni, ma i protestanti non possono alleggerirsi con la confessione sacramentale), risolve che «là dove non era riuscita la virtù, l'osservanza della legge morale, poteva riuscire la scienza». E crea un intruglio chimico che lo separi dalla sua metà oscura. Sappiamo come va a finire. Gulisano fa a questo punto un'acuta osservazione: col positivismo «la scienza ufficiale volle disconoscere l'antica erboristeria medievale, troppo legata a conventi e monasteri - e quindi alla dimensione religiosa della cura della salute - per salassi e clisteri». Insomma, possiamo adottare Stevenson tra i cattolici «di desiderio» anche se non lo era. In fondo, non lo erano nemmeno C. S. Lewis e T. S. Eliot.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453806</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:08:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453806/i_significati_dell_isola_del_tesoro_e_il_dottor_jekyll_e_mr_hyde.mp3" length="6106845" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6934&#13;
&#13;
I SIGNIFICATI DELL'ISOLA DEL TESORO E DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE di Rino Cammilleri&#13;
McGulisan strikes back. Si potrebbe cominciare così l'esposizione dell'ultima fatica del nostro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6934" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6934</a><br /><br />I SIGNIFICATI DELL'ISOLA DEL TESORO E DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE di Rino Cammilleri<br />McGulisan strikes back. Si potrebbe cominciare così l'esposizione dell'ultima fatica del nostro medico-scrittore, che sarebbe ora di fare scozzese o irlandese ad honorem vista la sua vasta produzione in tema di opere di anglosassoni cattolici. Il suo più recente saggio è dedicato a Robert L. Stevenson, Louis per gli amici, uno che cattolico non era ma che meriterebbe, anche lui, l'affiliazione ad honorem per l'appassionata e gratuita difesa di un santo papista, san Damien de Veuster, l'apostolo dei lebbrosi. Robert Louis Stevenson. L'avventura nel cuore (Ares) è il titolo del lavoro di Paolo Gulisano, che è anche nostra firma.<br />Stevenson si comportò da vero highlander, da antico cavaliere scozzese, quando, in Oceania, lesse un articolo di un pastore protestante che denigrava l'appena defunto padre de Veuster, il quale era morto di lebbra. Ebbene, il pastore aveva osato insinuare che quel prete papista aveva preso la lebbra andando a letto con le lebbrose. Per giunta, il calunniatore si chiamava Hyde, proprio come il cattivo del capolavoro di Stevenson. Quest'ultimo, indignato, prese la penna e inchiodò l'incauto. Come si era permesso, lui che a Molokai, l'isola-lazzaretto, non era mai stato? Invece Stevenson, gran viaggiatore, sì. E aveva sentito e soprattutto visto quel che aveva fatto il padre de Veuster in quell'inferno di dannati della terra. Stevenson è equanime: «Lo definisce imprudente, trasandato, mancante di igiene, ma grande nella sua generosità, nel suo candore e persino per il suo senso dell'umorismo». Ma aggiunge: «Un uomo con tutta la sporcizia e la meschinità dell'umanità, ma proprio per questo tanto più un santo e un eroe». Detto da un ex presbiteriano sostanzialmente agnostico.<br />Nessun editore volle pubblicare il libello di Stevenson contro il pastore protestante e in difesa di un prete papista. E lui lo pubblicò a sue spese, devolvendo ai lebbrosi i profitti. Che non erano pochi, visto che il pamphlet fece il giro del mondo grazie alla fama del suo autore. Lealtà e giustizia sono tipici del segno dello Scorpione nel quale il nostro erano nato. E chi è che può vantare di avere scritto un romanzo, L'isola del tesoro, che è stato portato sullo schermo la bellezza di cinquanta volte (per ora)? Una delle migliori versioni vede Christian Bale (Batman) nei panni del ragazzo Jim Hawking e nientemeno che Charlton Heston in quelli di Long John Silver. La prima è addirittura del 1912. Non solo. Grazie a quel libro la «caccia al tesoro» è un gioco di società tra i più praticati. E chi è quell'autore che può essere annoverato anche tra gli scrittori per ragazzi? Si pensi a La freccia nera.<br />E chi può essere annoverato tra i classici immortali anche per un altro capolavoro, Il dottor Jekyll e Mr. Hyde? Anche questo con diverse riduzioni cinematografiche, si pensi a quella storica con Spencer Tracy e Ingrid Bergman. Quest'ultima opera è dettagliatamente vivisezionata da Gulisano anche perché anticipa, mettendone in guardia, lo scientismo: il dottor Jekyll, oppresso dal senso del peccato (lievi trasgressioni, ma i protestanti non possono alleggerirsi con la confessione sacramentale), risolve che «là dove non era riuscita la virtù, l'osservanza della legge morale, poteva riuscire la scienza». E crea un intruglio chimico che lo separi dalla sua metà oscura. Sappiamo come va a finire. Gulisano fa a questo punto un'acuta osservazione: col positivismo «la scienza ufficiale volle disconoscere l'antica erboristeria medievale, troppo legata a conventi e monasteri - e quindi alla dimensione religiosa della cura della salute - per salassi e clisteri». Insomma, possiamo adottare Stevenson tra i cattolici «di desiderio» anche se non lo era. In fondo, non lo erano nemmeno C. S. Lewis e...]]></itunes:summary><itunes:duration>382</itunes:duration><itunes:keywords>batman,gulisano,highlander,lewis,stevenson</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b41ce9d37febf9d56d42e4d6e9032eef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli Stati Uniti sono a un passo dalla guerra civile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-stati-uniti-sono-a-un-passo-dalla-guerra-civile--49479575</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6979" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6979</a><br /><br />STATI UNITI A UN PASSO DALLA GUERRA CIVILE<br />Ci sono due Americhe: la prima, frugale, agricola, Dio-patria-famiglia, si riconosce in Trump; quella liberal è nelle grandi città, in tutti i media, a Hollywood, la sua ideologia è nota (gender, BLM, politically correct, cancel culture) e non ammette dialogo<br />di Rino Cammilleri<br />Gli Usa hanno visto pochissimi conflitti sul loro territorio. A parte la guerra per l'Indipendenza, sempre celebrata, della seguente si vergognano, perché le presero. Combattuta dal 1812 al 1815 ancora con gli inglesi e per una questione, al solito, di pellicce di castoro, i britannici ebbero la loro vendetta incendiando addirittura Washington. La Casa Bianca si chiama così per via dell'intonaco della frettolosa nuova costruzione. Poi le guerre indiane, ma erano tutte nel Selvaggio West, e quella col Messico, ma era tutta nel Selvaggio Sud. Infine, la Secessione. Ah, avviso ai trolls: sto semplificando per comodità di discorso, non intendo qui stendere un trattato di storia, anche perché non è il luogo. Dicevo, con la Guerra di Secessione, il Nord industriale e protezionista spezzò le reni al Sud agrario e liberista. La liberazione degli schiavi era una scusa che cominciò ad essere usata come arma di propaganda bellica quando i Confederati furono a un passo dal prendere la captale nordista.<br />Da allora, tutte le guerre degli Usa sono state combattute in casa altrui. E sempre da presidenti democratici (con la sola eccezione di Bush). Ai presidenti repubblicani è sempre toccato chiudere guerre senza sbocco che predecessori della concorrenza avevano inaugurato. Fu il repubblicano Trump ad andare a stringere la mano a Kim Il Sung. Che sotto Biden ha ripreso coi missili. L'America è nata dal rifiuto della «corrotta e decadente» Europa, da Padri Pellegrini che erano protestanti così fanatici da essere stati cacciati nelle colonie da altri protestanti. Da essi hanno ereditato la tendenza a combattere non nemici o avversari, ma il Male. Contrariamente a quel che si pensa, il romanzo nazionale americano non è Via col vento. Ma Moby Dick: un invasato capitano che, Bibbia alla mano, dà una caccia senza tregua al Diavolo, convinto di essere investito da una missione divina. Il suo Dio, ovviamente, non è Gesù ma Jahvè, il Dio degli Eserciti, spietato e vendicativo. Come da origine puritano-calvinista. Per questo, quando vincono, lo processano: non è uno sconfitto, ma un Reprobo. Si tenga presente che neanche gli inglesi pensarono di processare Napoleone, che pure aveva milioni di morti sulla coscienza, civili compresi.<br />Ci sono due Americhe, l'una contro l'altra armata: quella democratica e quella repubblicana. John Wayne e Clint Eastwood contro Sean Penn e George Clooney. Walt Disney padre contro la Disney attuale. La prima, frugale, rurale, Dio-patria-famiglia, si riconosce in Trump. Quella liberal è incistata nelle grandi città soprattutto della West Coast, in tutti i media, a Hollywood. La sua ideologia è nota: Lgbt, gender, love-is-love, sex-drugs-rock'n'roll, trans, Blm, political correct, cancel culture (altrui). La sua capacità di infiltrazione nei gangli del potere e dei media è pari a quella del nostro Pd, che non a caso prende da essa gli input.<br />Il famoso complesso militar-industriale americano ha una sola ideologia: i soldi. E pure i liberals, essendo edonisti allo stato puro. Ma non siamo qui per tirare le somme. Solo per profetizzare che questa America ormai è arrivata a un punto di non ritorno. L'invasione di Capitol Hill e il fatto che, per la prima volta nella storia americana, i luoghi del potere sono stati blindati con cancellate dimostra che gli Stati Uniti sono sulla soglia di un'altra guerra civile. Ormai le idealità dei due schieramenti sono talmente radicalizzate da non ammettere possibilità di dialogo.<br />Mezza America ha ormai schifo dell'altra mezza, che manda drag queen a insegnare ai bambini dell'asilo. Puritani pasticceri sono costretti a ricorrere ai tribunali per non confezionare torte gay. Cristiani «rinati» devono chiudere il loro alberghetto in cui non ammettono lune di miele omo. Fotografi di nozze girano protetti dalla polizia. La quale deve inginocchiarsi davanti agli afro e lasciar saccheggiare le drogherie dei coreani. Non dimentichiamo che tutti gli americani sono armati come da Costituzione. Stiamo dunque alla finestra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49479575</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:08:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49479575/gli_stati_uniti_sono_a_un_passo_dalla_guerra_civile.mp3" length="4800305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6979&#13;
&#13;
STATI UNITI A UN PASSO DALLA GUERRA CIVILE&#13;
Ci sono due Americhe: la prima, frugale, agricola, Dio-patria-famiglia, si riconosce in Trump; quella liberal è nelle grandi città, in tutti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6979" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6979</a><br /><br />STATI UNITI A UN PASSO DALLA GUERRA CIVILE<br />Ci sono due Americhe: la prima, frugale, agricola, Dio-patria-famiglia, si riconosce in Trump; quella liberal è nelle grandi città, in tutti i media, a Hollywood, la sua ideologia è nota (gender, BLM, politically correct, cancel culture) e non ammette dialogo<br />di Rino Cammilleri<br />Gli Usa hanno visto pochissimi conflitti sul loro territorio. A parte la guerra per l'Indipendenza, sempre celebrata, della seguente si vergognano, perché le presero. Combattuta dal 1812 al 1815 ancora con gli inglesi e per una questione, al solito, di pellicce di castoro, i britannici ebbero la loro vendetta incendiando addirittura Washington. La Casa Bianca si chiama così per via dell'intonaco della frettolosa nuova costruzione. Poi le guerre indiane, ma erano tutte nel Selvaggio West, e quella col Messico, ma era tutta nel Selvaggio Sud. Infine, la Secessione. Ah, avviso ai trolls: sto semplificando per comodità di discorso, non intendo qui stendere un trattato di storia, anche perché non è il luogo. Dicevo, con la Guerra di Secessione, il Nord industriale e protezionista spezzò le reni al Sud agrario e liberista. La liberazione degli schiavi era una scusa che cominciò ad essere usata come arma di propaganda bellica quando i Confederati furono a un passo dal prendere la captale nordista.<br />Da allora, tutte le guerre degli Usa sono state combattute in casa altrui. E sempre da presidenti democratici (con la sola eccezione di Bush). Ai presidenti repubblicani è sempre toccato chiudere guerre senza sbocco che predecessori della concorrenza avevano inaugurato. Fu il repubblicano Trump ad andare a stringere la mano a Kim Il Sung. Che sotto Biden ha ripreso coi missili. L'America è nata dal rifiuto della «corrotta e decadente» Europa, da Padri Pellegrini che erano protestanti così fanatici da essere stati cacciati nelle colonie da altri protestanti. Da essi hanno ereditato la tendenza a combattere non nemici o avversari, ma il Male. Contrariamente a quel che si pensa, il romanzo nazionale americano non è Via col vento. Ma Moby Dick: un invasato capitano che, Bibbia alla mano, dà una caccia senza tregua al Diavolo, convinto di essere investito da una missione divina. Il suo Dio, ovviamente, non è Gesù ma Jahvè, il Dio degli Eserciti, spietato e vendicativo. Come da origine puritano-calvinista. Per questo, quando vincono, lo processano: non è uno sconfitto, ma un Reprobo. Si tenga presente che neanche gli inglesi pensarono di processare Napoleone, che pure aveva milioni di morti sulla coscienza, civili compresi.<br />Ci sono due Americhe, l'una contro l'altra armata: quella democratica e quella repubblicana. John Wayne e Clint Eastwood contro Sean Penn e George Clooney. Walt Disney padre contro la Disney attuale. La prima, frugale, rurale, Dio-patria-famiglia, si riconosce in Trump. Quella liberal è incistata nelle grandi città soprattutto della West Coast, in tutti i media, a Hollywood. La sua ideologia è nota: Lgbt, gender, love-is-love, sex-drugs-rock'n'roll, trans, Blm, political correct, cancel culture (altrui). La sua capacità di infiltrazione nei gangli del potere e dei media è pari a quella del nostro Pd, che non a caso prende da essa gli input.<br />Il famoso complesso militar-industriale americano ha una sola ideologia: i soldi. E pure i liberals, essendo edonisti allo stato puro. Ma non siamo qui per tirare le somme. Solo per profetizzare che questa America ormai è arrivata a un punto di non ritorno. L'invasione di Capitol Hill e il fatto che, per la prima volta nella storia americana, i luoghi del potere sono stati blindati con cancellate dimostra che gli Stati Uniti sono sulla soglia di un'altra guerra civile. Ormai le idealità dei due schieramenti sono talmente radicalizzate da non ammettere possibilità di dialogo.<br />Mezza...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>cancelculture,politicallycorrect,secessione,selvaggiosud,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e55df5f4916553134c2f8f2680a3b954.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il film sul dramma della rivoluzione di Khomeini in Iran</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-film-sul-dramma-della-rivoluzione-di-khomeini-in-iran--49482838</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fhQ_41kfCjk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=fhQ_41kfCjk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6983" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6983</a><br /><br />IL FILM SUL DRAMMA DELLA RIVOLUZIONE DI KHOMEINI IN IRAN di Rino Cammilleri<br />Se volete vedere un film (forse l'unico) che descrive quant'era (è) "bella" la rivoluzione khomeinista in Iran guardatevi Shiraz, la città delle rose. Il titolo, come al solito in l'Italia, è, diciamo, creativo, così che uno spettatore, dopo aver visto il film, non capisce che cosa c'entri. E' tratto da una storia veramente accaduta narrata in un libro con un titolo del genere. Però il titolo originale del film è Enemy land, «territorio nemico», che rende meglio l'idea di un posto dove stavi bene ma che dall'oggi al domani diventa un inferno da cui scappare.<br />I due protagonisti sono attori di serie A, Adrien Brody e la messicana Salma Hayek. Impersonano Isaac Amin, ricco gemmologo ebreo, e sua moglie. Vivono a Tehran. Coppia agiata, con un figlio che studia al college negli Usa e una bambina che sta ancora con loro. Lui è anche un commerciante di pietre preziose. Fattosi da sé, possiede una gran bella casa e una cospicua fortuna.<br />La vicenda si svolge nel 1979, quando lo Scià viene cacciato e l'ayatollah sciita Ruollah Khomeini prende il suo posto. Nella nuova Repubblica le posizioni di ognuno si ribaltano. Come in tutte le rivoluzioni, la schiuma viene a galla e molti si ritrovano comandati dai propri servi e dipendenti. E' il caso del mercante ebreo. La colf di casa è una iraniana che, con suo figlio, soffriva la fame prima che il gioielliere la assumesse, lei in casa e il figlio nella sua ditta.<br />Le nuove Guardie della Rivoluzione arrestano il mercante e lo sbattono in una fetida cella. Senza un perché. Alla moglie viene impedito di visitarlo. Adesso, tutte le donne devono portare il velo, vietato l'alcol. Adesso, una capitale un tempo prospera e moderna è un immondezzaio a cielo aperto, con bande di fanatici armati che scorrazzano a loro piacimento. Dai lampioni pendono gli impiccati. La casa del mercante viene svuotata di tutto, perfino i lampadari e i soprammobili. Nessuno deve essere ricco. Il mercante viene pestato ripetutamente. La sua ditta viene saccheggiata. Il più accanito è proprio il figlio della colf, che ha sempre odiato il suo datore di lavoro, reo di essere ricco e lui no.<br />La colf umilia la sua ex padrona più volte, ma quando si accorge di quel che sta facendo il figlio ha una resipiscenza. E quel che sta facendo il figlio è questo: ha trafugato una lettera in cui lo Scià ringrazia il mercante per la bella parure che ha composto per l'imperatrice. E' la prova che gli aguzzini cercavano, a bastonate nelle piante dei piedi, di una sua «complicità» col vecchio regime. Lui riesce ad aver salva la vita «donando» tutto il suo conto in banca alle Guardie della Rivoluzione. Poi, pagando (salatissimo) con le ultime pietre preziose (nascoste per un bisogno) i trafficanti di uomini, passa nottetempo il confine con la famiglia e i soli abiti che indossano. La (sola) vita è salva, e va già bene così.<br />Povero Iran, dalla fine della Grande Guerra in mano ai petrolieri anglo e poi americani. Nel 1953 defenestrarono il primo ministro Mossadeq, reo di voler nazionalizzare la principale risorsa del Paese. Poi, con la Guerra Fredda, la cosiddetta «dottrina Brzezinski» riesumò Khomeini, in esilio a Parigi, e lo mandò a Tehran. L'idea era che la rivoluzione islamica avrebbe potuto far da detonatore in tutte le repubbliche sovietiche confinanti e di fede musulmana. In quel momento sembrava una buona idea. Ma l'Urss crollò per altri motivi. E intanto il dottor Frankenstein aveva fabbricato un altro mostro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49482838</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:08:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49482838/il_film_sul_dramma_della_rivoluzione_di_khomeini_in_iran.mp3" length="5453195" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer del film ➜ https://www.youtube.com/watch?v=fhQ_41kfCjk&#13;
&#13;
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6983&#13;
&#13;
IL FILM SUL DRAMMA DELLA RIVOLUZIONE DI KHOMEINI IN IRAN di Rino Cammilleri&#13;
Se volete vedere un film (forse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fhQ_41kfCjk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=fhQ_41kfCjk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6983" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6983</a><br /><br />IL FILM SUL DRAMMA DELLA RIVOLUZIONE DI KHOMEINI IN IRAN di Rino Cammilleri<br />Se volete vedere un film (forse l'unico) che descrive quant'era (è) "bella" la rivoluzione khomeinista in Iran guardatevi Shiraz, la città delle rose. Il titolo, come al solito in l'Italia, è, diciamo, creativo, così che uno spettatore, dopo aver visto il film, non capisce che cosa c'entri. E' tratto da una storia veramente accaduta narrata in un libro con un titolo del genere. Però il titolo originale del film è Enemy land, «territorio nemico», che rende meglio l'idea di un posto dove stavi bene ma che dall'oggi al domani diventa un inferno da cui scappare.<br />I due protagonisti sono attori di serie A, Adrien Brody e la messicana Salma Hayek. Impersonano Isaac Amin, ricco gemmologo ebreo, e sua moglie. Vivono a Tehran. Coppia agiata, con un figlio che studia al college negli Usa e una bambina che sta ancora con loro. Lui è anche un commerciante di pietre preziose. Fattosi da sé, possiede una gran bella casa e una cospicua fortuna.<br />La vicenda si svolge nel 1979, quando lo Scià viene cacciato e l'ayatollah sciita Ruollah Khomeini prende il suo posto. Nella nuova Repubblica le posizioni di ognuno si ribaltano. Come in tutte le rivoluzioni, la schiuma viene a galla e molti si ritrovano comandati dai propri servi e dipendenti. E' il caso del mercante ebreo. La colf di casa è una iraniana che, con suo figlio, soffriva la fame prima che il gioielliere la assumesse, lei in casa e il figlio nella sua ditta.<br />Le nuove Guardie della Rivoluzione arrestano il mercante e lo sbattono in una fetida cella. Senza un perché. Alla moglie viene impedito di visitarlo. Adesso, tutte le donne devono portare il velo, vietato l'alcol. Adesso, una capitale un tempo prospera e moderna è un immondezzaio a cielo aperto, con bande di fanatici armati che scorrazzano a loro piacimento. Dai lampioni pendono gli impiccati. La casa del mercante viene svuotata di tutto, perfino i lampadari e i soprammobili. Nessuno deve essere ricco. Il mercante viene pestato ripetutamente. La sua ditta viene saccheggiata. Il più accanito è proprio il figlio della colf, che ha sempre odiato il suo datore di lavoro, reo di essere ricco e lui no.<br />La colf umilia la sua ex padrona più volte, ma quando si accorge di quel che sta facendo il figlio ha una resipiscenza. E quel che sta facendo il figlio è questo: ha trafugato una lettera in cui lo Scià ringrazia il mercante per la bella parure che ha composto per l'imperatrice. E' la prova che gli aguzzini cercavano, a bastonate nelle piante dei piedi, di una sua «complicità» col vecchio regime. Lui riesce ad aver salva la vita «donando» tutto il suo conto in banca alle Guardie della Rivoluzione. Poi, pagando (salatissimo) con le ultime pietre preziose (nascoste per un bisogno) i trafficanti di uomini, passa nottetempo il confine con la famiglia e i soli abiti che indossano. La (sola) vita è salva, e va già bene così.<br />Povero Iran, dalla fine della Grande Guerra in mano ai petrolieri anglo e poi americani. Nel 1953 defenestrarono il primo ministro Mossadeq, reo di voler nazionalizzare la principale risorsa del Paese. Poi, con la Guerra Fredda, la cosiddetta «dottrina Brzezinski» riesumò Khomeini, in esilio a Parigi, e lo mandò a Tehran. L'idea era che la rivoluzione islamica avrebbe potuto far da detonatore in tutte le repubbliche sovietiche confinanti e di fede musulmana. In quel momento sembrava una buona idea. Ma l'Urss crollò per altri motivi. E intanto il dottor Frankenstein aveva fabbricato un altro mostro.]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:keywords>adrienbrody,enemyland,guerrafredda,khomeini,shiraz,teheran,urss</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/665675324b154a5438f754d1f3ba3326.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bambini abusati e sepolti in Canada. Tutto falso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bambini-abusati-e-sepolti-in-canada-tutto-falso--49453656</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6932" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6932</a><br /><br />BIMBI ABUSATI E SEPOLTI IN CANADA? TUTTO FALSO<br />Lo scandalo dei bambini abusati e seppelliti nelle scuole cattoliche canadesi era una bufala (i vescovi si erano affrettati a chiedere perdono, ma è il governo Trudeau che dovrebbe chiedere scusa)<br />di Rino Cammilleri<br />Ricordate lo scandalo planetario dei bambini indiani abusati e seppelliti nelle scuole cattoliche canadesi? Come al solito, bastava aspettare e la verità vera sarebbe venuta a galla. Il Canada si sarebbe risparmiato l'incendio di diverse chiese papiste e il Vaticano i 30mln di dollari da destinare a iniziative di pacificazione coi nativi locali. Il sito Aleteia.org riporta lo studio effettuato dallo storico Jacques Rouillard dell'università di Montreal.<br />Tutto parte da chissacchì ma fa niente, e subito i media sparano che «centinaia di bambini» sono stati «sepolti segretamente» in «fosse comuni» nei terreni di scuole cattoliche in tutto il Canada. Alcuni addirittura «uccisi». Nientemeno. Rouillard è andato a vedere le carte (e ha fatto anche presto, visto che lo scandalo è dell'anno scorso) e ha ristretto il cerchio: innanzitutto non si tratta dell'intero Canada ma solo della Scuola Residenziale Indigena Kamloops.<br />I documenti dicono che in detta scuola tra il 1915 e il 1964 - mezzo secolo - sono morti in tutto 51 bambini, i più di malattia e alcuni per incidente. Ma allora - direte voi - donde il montaggio sul caso? Un semplice sentito dire. La leader indigenista Rosanne Casimir aveva parlato di 215 bambini «scomparsi», alcuni di appena tre anni, nei terreni di quella scuola: disse che si trattava di una voce corrente nella comunità indiana.<br />Le prospezioni radar confermarono la presenza di «anomalie» nel terreno. L'antropologa Sarah Beaulieu supervisionò le scansioni e disse che, sì, poteva trattarsi di «sepolture». Voi che cosa avreste fatto a quel punto? Vi sareste messi a scavare per vedere se era vero. Invece no, nessuno scavo è mai stato fatto, né allora né poi. Ma, come dicono i marxisti, chissenefrega dei fatti.<br />Il premier canadese Justin Trudeau si affrettò a dichiarare che «resti mortali sono stati ritrovati nell'ex scuola residenziale di Kamploops». Sic. E che «questo doloroso promemoria di quel capitolo oscuro e vergognoso della storia del nostro Paese», ahimè, «mi spezza il cuore». L'uomo dal cuore tenero non a caso ha trasformato il Canada nella patria del politicamente corretto più avanzato. Un altro core spiezzate è quello della Cina -tenetevi forte- che nel giugno 2021 ha chiesto al Tribunale dei Diritti Umani dell'Onu di processare i responsabili dei «resti umani» di Kamloops.<br />I vescovi canadesi, lionhearts, si sono affrettati a esibirsi nell'ultimo sport in voga tra i prelati: chiedere perdono. E prima ancora di sapere de che. Ma se proprio qualcuno deve scusarsi, in omaggio alla political correctness così cara al governo canadese, è il governo canadese stesso. Infatti, quelle scuole erano state a suo tempo create e finanziate allo scopo di integrare i figli dei nativi. Cioè, di farli diventare cittadini secondo il modello allora in voga: capelli corti, lavati e pettinati, vestiti da bianchi e istruiti.<br />Per quest'opera il governo si avvalse delle congregazioni religiose, di cui quelle cattoliche erano solo le meglio organizzate. E poi se si parla di complotto ci danno addosso? Come nel caso del film Magdalene, non a caso Oscar, e poi Il caso Spotlight, Oscar pure lui, e via premiando, se non c'è una regia in tutti questi pretesi scandali che coinvolgono la Chiesa cattolica e puntualmente smentiti quando è troppo tardi, allora Agatha Christie non capiva niente di gialli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49453656</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 20:07:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49453656/bambini_abusati_e_sepolti_in_canada_tutto_falso.mp3" length="4800305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6932&#13;
&#13;
BIMBI ABUSATI E SEPOLTI IN CANADA? TUTTO FALSO&#13;
Lo scandalo dei bambini abusati e seppelliti nelle scuole cattoliche canadesi era una bufala (i vescovi si erano affrettati a chiedere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6932" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6932</a><br /><br />BIMBI ABUSATI E SEPOLTI IN CANADA? TUTTO FALSO<br />Lo scandalo dei bambini abusati e seppelliti nelle scuole cattoliche canadesi era una bufala (i vescovi si erano affrettati a chiedere perdono, ma è il governo Trudeau che dovrebbe chiedere scusa)<br />di Rino Cammilleri<br />Ricordate lo scandalo planetario dei bambini indiani abusati e seppelliti nelle scuole cattoliche canadesi? Come al solito, bastava aspettare e la verità vera sarebbe venuta a galla. Il Canada si sarebbe risparmiato l'incendio di diverse chiese papiste e il Vaticano i 30mln di dollari da destinare a iniziative di pacificazione coi nativi locali. Il sito Aleteia.org riporta lo studio effettuato dallo storico Jacques Rouillard dell'università di Montreal.<br />Tutto parte da chissacchì ma fa niente, e subito i media sparano che «centinaia di bambini» sono stati «sepolti segretamente» in «fosse comuni» nei terreni di scuole cattoliche in tutto il Canada. Alcuni addirittura «uccisi». Nientemeno. Rouillard è andato a vedere le carte (e ha fatto anche presto, visto che lo scandalo è dell'anno scorso) e ha ristretto il cerchio: innanzitutto non si tratta dell'intero Canada ma solo della Scuola Residenziale Indigena Kamloops.<br />I documenti dicono che in detta scuola tra il 1915 e il 1964 - mezzo secolo - sono morti in tutto 51 bambini, i più di malattia e alcuni per incidente. Ma allora - direte voi - donde il montaggio sul caso? Un semplice sentito dire. La leader indigenista Rosanne Casimir aveva parlato di 215 bambini «scomparsi», alcuni di appena tre anni, nei terreni di quella scuola: disse che si trattava di una voce corrente nella comunità indiana.<br />Le prospezioni radar confermarono la presenza di «anomalie» nel terreno. L'antropologa Sarah Beaulieu supervisionò le scansioni e disse che, sì, poteva trattarsi di «sepolture». Voi che cosa avreste fatto a quel punto? Vi sareste messi a scavare per vedere se era vero. Invece no, nessuno scavo è mai stato fatto, né allora né poi. Ma, come dicono i marxisti, chissenefrega dei fatti.<br />Il premier canadese Justin Trudeau si affrettò a dichiarare che «resti mortali sono stati ritrovati nell'ex scuola residenziale di Kamploops». Sic. E che «questo doloroso promemoria di quel capitolo oscuro e vergognoso della storia del nostro Paese», ahimè, «mi spezza il cuore». L'uomo dal cuore tenero non a caso ha trasformato il Canada nella patria del politicamente corretto più avanzato. Un altro core spiezzate è quello della Cina -tenetevi forte- che nel giugno 2021 ha chiesto al Tribunale dei Diritti Umani dell'Onu di processare i responsabili dei «resti umani» di Kamloops.<br />I vescovi canadesi, lionhearts, si sono affrettati a esibirsi nell'ultimo sport in voga tra i prelati: chiedere perdono. E prima ancora di sapere de che. Ma se proprio qualcuno deve scusarsi, in omaggio alla political correctness così cara al governo canadese, è il governo canadese stesso. Infatti, quelle scuole erano state a suo tempo create e finanziate allo scopo di integrare i figli dei nativi. Cioè, di farli diventare cittadini secondo il modello allora in voga: capelli corti, lavati e pettinati, vestiti da bianchi e istruiti.<br />Per quest'opera il governo si avvalse delle congregazioni religiose, di cui quelle cattoliche erano solo le meglio organizzate. E poi se si parla di complotto ci danno addosso? Come nel caso del film Magdalene, non a caso Oscar, e poi Il caso Spotlight, Oscar pure lui, e via premiando, se non c'è una regia in tutti questi pretesi scandali che coinvolgono la Chiesa cattolica e puntualmente smentiti quando è troppo tardi, allora Agatha Christie non capiva niente di gialli.]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>canada,kamloops,pedofilia,spotlight,trudeau</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/01241708ff223845acd2ed5592481d52.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli ucraini sono nelle mani di un comico che fa solo promesse</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-ucraini-sono-nelle-mani-di-un-comico-che-fa-solo-promesse--49244159</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a> 6942<br /><br />GLI UCRAINI SONO NELLE MANI DI UN COMICO CHE FA SOLO PROMESSE<br />Ed anche noi dobbiamo chiederci se valga la pena morire per questo Occidente<br />di Rino Cammilleri<br />Poiché non è dato sapere quel che succede veramente, avendo l'Italia deciso con chi stare, occorre ragionare, dedurre, ricomporre, mettere pezzi virtuali al posto delle tessere di puzzle mancanti. Già nella Prima Guerra Mondiale gli inglesi convinsero chi propendeva per loro che i tedeschi in Belgio mozzavano le mani ai bambini. I tedeschi protestarono, ma erano il Nemico, perciò le loro proteste servirono a poco. Se qualcuno si chiedeva qual fosse l'interesse bellico dei tedeschi nel mutilare i bambini, veniva subissato come connivente col Nemico. È così in ogni guerra, anche l'attuale in Ucraina. La versione russa non la sapremo mai. Anche perché, quando la dicono, non ci crediamo.<br />Quella russa è propaganda di guerra, quella ucraina verità sacrosanta. Sì, dopo qualche tempo magari esce fuori che il cormorano annegato nel petrolio di Saddam era invece stato spalmato dal naufragio della Exxon anni prima, o che la bambina ucraina col leccalecca in bocca e il mitra in mano era una foto di scena a bella posta orchestrata. Ma i giornalisti sanno benissimo che lo scoop fa il giro del mondo, mentre la smentita se la filano in pochi perché la memoria dei più è corta, e resa tale proprio dal bombardamento continuo di sensazionalismi a scopo di audience. Come lamentava Juan Donoso Cortés, ambasciatore spagnolo nella Parigi di Napoleone III, «il ministero della parola, che Cristo aveva affidato agli Apostoli dotati di Spirito Santo, è stato usurpato dai gazzettieri». Boh, forse Berlicche ha un apposito girone per i Giornalisti, chissà. Ovviamente, certe cose esistono solo per chi ci crede, mentre per farne cessare l'esistenza basta non crederci: «il cucchiaio non esiste», diceva Matrix. Perciò lo ingoiava insieme al brodo.<br />Dopo questa lunga premessa, sulla vicenda dei poveri ucraini non si sa se piangere o ridere. O tutt'e due. Si sono affidati, per disperazione, a un comico che prometteva loro di spazzar via la corruzione e liberarli dalla miseria, quella miseria che costringe le loro donne a emigrare o a vendere l'utero (l'Ucraina è il solo Pase europeo in cui si fa; perfino il Nepal l'ha vietato). Sì, perché gli oligarchi non sono solo russi. Ebbene, dalla padella alla brace. Prima emigravano, ora scappano. Sempre le donne, perché gli uomini sono trattenuti e forniti di bottiglie molotov. Tutto per entrare nella Nato? E perché non hanno fatto un referendum per sapere se il popolo ucraino ci teneva tanto e davvero?<br />Già, gli oligarchi. Ma ce li abbiamo anche noi e sono tutti americani: Bezos, Gates, Zuckerberg, Soros e via arricchendo. Ma noi, che siamo furbi, mica li chiamiamo con nomi sprezzanti, no: ne esaltiamo, anzi, le imprese omeriche. Bezos con la pandemia ha raddoppiato gli introiti e ora si pappa la MGM? Ammirazione. Fa parte dei Buoni, perciò bravo, continui così. E dire che proprio noi italiani dovremmo essere più vicini agli ucraini non solo con lo stomaco, ma anche col compianto. Anche noi ci siamo affidati a un comico che prometteva di aprire il parlamento come una scatola di tonno. Nell'anno di Dante, per giunta: «Chi è causa del suo mal...».<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "Vale la pena morire per questo Occidente?" spiega perché la deriva occidentale non conosce fine.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25 marzo 2022:<br />«È reale un'ideologia (non una cospirazione) che io definisco "mass-radicale" o "radicalismo di massa". Questa ideologia è pre-totalitaria e cerca di mettere le radici in tutto l'Occidente, promuovendo i suoi "valori": lotta di genere, emancipazione Lgbt, ecologismo radicale, scomparsa dei confini nazionali, dominio della tecnica, manipolazione dell'essere umano, fino all'idea di una "nuova normalità", dunque una società pianificata. Questa ideologia agisce moltiplicando all'infinito i diritti. Il caos che ne risulta richiede, poi, l'imposizione di un ordine autoritario, un tecnocrate forte che stabilisce quali diritti riconoscere e quali sopprimere». Così Dario Fertilio, ex giornalista del "Corsera" ed autore di numerosi saggi sul totalitarismo sovietico, intervistato oggi dalla "Nuova Bussola Quotidiana".<br />Qualche chiosa di margine: come fa un'ideologia a imporsi senza una «cospirazione»? È la sinistra americana a dettare la narrazione in Occidente, tramite tutti i media e pure i social. Ne sanno qualcosa Trump e quelle poche testate che lo sostenevano. I dem americani hanno le università, i canali televisivi, Hollywood, Facebook, Twitter et cetera. La narrazione dei vertici Ue? Uguale, se non plagiata. Un solo esempio: ricordate quando Buttiglione fu estromesso, e dichiaratamente, solo perché amico e biografo di Papa Wojtyla? Ed è per questo Occidente che dovremmo combattere? E comprare il molto più costoso gas americano? E infilarci in una ennesima guerra mondiale? Un guerra che, tanto per cambiare, gli americani aizzano su territori altrui?<br />La Nato è a comando americano. L'Europa, Italia in primis, è trapunta di basi militari americane fornite di bombe atomiche. A colpi di referendum ci siamo privati delle centrali nucleari che erano cento volte più sicure degli stoccaggi militari la cui verifica, per ovvi motivi, è affidata a chissà chi. E ringraziamo la Provvidenza che finora non sia mai successo niente. È vero, servivano quando c'era l'Urss. Ma ora a che servono? A impedire a Putin di neutralizzare l'Ucraina, cosa che chiede adesso e, chissà perché, non prima: evidentemente i suoi servizi hanno annusato l'aria?<br />Ma, ripeto e insisto, mi va bene un mondo totalmente americanizzato, in fondo ci sono nato e ne ho respirato gli effluvi. Ma adesso l'America non è più il paese della libertà, ma dei soldi a ogni costo e a spese altrui, della cancel culture, della Blm, dell'Lgbt obbligatorio, dell'aborto a nascita parziale e via disgustando. Il resto del Brave New World mettetecelo voi, compresi i corsi di rieducazione trans nell'esercito. Un Paese che è diventato una società per azioni armata e che, lo abbiamo visto, non garantisce più nemmeno una decente e trasparente elezione del suo Capo. Spiacente, per questo Occidente non contate (più) su di me.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49244159</guid><pubDate>Tue, 29 Mar 2022 21:10:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49244159/gli_ucraini_sono_nelle_mani_di_un_comico_che_fa_solo_promesse.mp3" length="9369435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id= 6942&#13;
&#13;
GLI UCRAINI SONO NELLE MANI DI UN COMICO CHE FA SOLO PROMESSE&#13;
Ed anche noi dobbiamo chiederci se valga la pena morire per questo Occidente&#13;
di Rino Cammilleri&#13;
Poiché non è dato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a> 6942<br /><br />GLI UCRAINI SONO NELLE MANI DI UN COMICO CHE FA SOLO PROMESSE<br />Ed anche noi dobbiamo chiederci se valga la pena morire per questo Occidente<br />di Rino Cammilleri<br />Poiché non è dato sapere quel che succede veramente, avendo l'Italia deciso con chi stare, occorre ragionare, dedurre, ricomporre, mettere pezzi virtuali al posto delle tessere di puzzle mancanti. Già nella Prima Guerra Mondiale gli inglesi convinsero chi propendeva per loro che i tedeschi in Belgio mozzavano le mani ai bambini. I tedeschi protestarono, ma erano il Nemico, perciò le loro proteste servirono a poco. Se qualcuno si chiedeva qual fosse l'interesse bellico dei tedeschi nel mutilare i bambini, veniva subissato come connivente col Nemico. È così in ogni guerra, anche l'attuale in Ucraina. La versione russa non la sapremo mai. Anche perché, quando la dicono, non ci crediamo.<br />Quella russa è propaganda di guerra, quella ucraina verità sacrosanta. Sì, dopo qualche tempo magari esce fuori che il cormorano annegato nel petrolio di Saddam era invece stato spalmato dal naufragio della Exxon anni prima, o che la bambina ucraina col leccalecca in bocca e il mitra in mano era una foto di scena a bella posta orchestrata. Ma i giornalisti sanno benissimo che lo scoop fa il giro del mondo, mentre la smentita se la filano in pochi perché la memoria dei più è corta, e resa tale proprio dal bombardamento continuo di sensazionalismi a scopo di audience. Come lamentava Juan Donoso Cortés, ambasciatore spagnolo nella Parigi di Napoleone III, «il ministero della parola, che Cristo aveva affidato agli Apostoli dotati di Spirito Santo, è stato usurpato dai gazzettieri». Boh, forse Berlicche ha un apposito girone per i Giornalisti, chissà. Ovviamente, certe cose esistono solo per chi ci crede, mentre per farne cessare l'esistenza basta non crederci: «il cucchiaio non esiste», diceva Matrix. Perciò lo ingoiava insieme al brodo.<br />Dopo questa lunga premessa, sulla vicenda dei poveri ucraini non si sa se piangere o ridere. O tutt'e due. Si sono affidati, per disperazione, a un comico che prometteva loro di spazzar via la corruzione e liberarli dalla miseria, quella miseria che costringe le loro donne a emigrare o a vendere l'utero (l'Ucraina è il solo Pase europeo in cui si fa; perfino il Nepal l'ha vietato). Sì, perché gli oligarchi non sono solo russi. Ebbene, dalla padella alla brace. Prima emigravano, ora scappano. Sempre le donne, perché gli uomini sono trattenuti e forniti di bottiglie molotov. Tutto per entrare nella Nato? E perché non hanno fatto un referendum per sapere se il popolo ucraino ci teneva tanto e davvero?<br />Già, gli oligarchi. Ma ce li abbiamo anche noi e sono tutti americani: Bezos, Gates, Zuckerberg, Soros e via arricchendo. Ma noi, che siamo furbi, mica li chiamiamo con nomi sprezzanti, no: ne esaltiamo, anzi, le imprese omeriche. Bezos con la pandemia ha raddoppiato gli introiti e ora si pappa la MGM? Ammirazione. Fa parte dei Buoni, perciò bravo, continui così. E dire che proprio noi italiani dovremmo essere più vicini agli ucraini non solo con lo stomaco, ma anche col compianto. Anche noi ci siamo affidati a un comico che prometteva di aprire il parlamento come una scatola di tonno. Nell'anno di Dante, per giunta: «Chi è causa del suo mal...».<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "Vale la pena morire per questo Occidente?" spiega perché la deriva occidentale non conosce fine.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25 marzo 2022:<br />«È reale un'ideologia (non una cospirazione) che io definisco "mass-radicale" o "radicalismo di massa". Questa ideologia è pre-totalitaria e cerca di mettere le radici in tutto l'Occidente, promuovendo i suoi "valori": lotta di genere,...]]></itunes:summary><itunes:duration>586</itunes:duration><itunes:keywords>exxon,giornalisti,nato,occidente,puzzle,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/571f2e24e08be45e633aaa42fad4947a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La statua di san Vladimir che farà grande Putin</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-statua-di-san-vladimir-che-fara-grande-putin--49021619</link><description><![CDATA[LA STATUA DI SAN VLADIMIR CHE FARA' GRANDE PUTIN di Rino Cammilleri<br />E poi dice che uno tifa Vlad! No, non l'Impalatore vampiresco [leggi: VLAD III DI VALACCHIA DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206</a>], ma lui, Vladimir Putin. Che ha annunciato l'erezione di una colossale statua in Mosca a San Vladimiro, Vladimir I il Santo, Gran Principe di Kiev e cristianizzatore della Rus'. Cadono i mille anni dalla sua morte e Putin ha indetto in suo onore un grandioso galà al Cremlino con centinaia di ospiti. Dopo, naturalmente, aver preso parte alla solenne cerimonia religiosa in cattedrale col patriarca Kirill. Putin ha ridato grande lustro alla tradizione religiosa della Santa Russia, premia le famiglie numerose, non vuol sentir parlare di gender e ideologia Lgbt, finanzia e ricostruisce chiese e monasteri [leggi LA RUSSIA DI PUTIN: BALUARDO DELLA CRISTIANITA' <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3174" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3174</a>], ha perfino richiamato il Papa in mondovisione per essersi distratto dal bacio alla Vladimirskaya, l'icona della Madre di Dio protettrice di tutte le Russie.<br /><br />INSTRUMENTUM REGNI?<br />Putin si proclama difensore (come già fu lo zar) dei cristiani balcanici e mediorientali in terra islamica. Ha perfino ripristinato il nome a Sanpietroburgo, la città che cambiava denominazione a ogni regime. E vietato l'adozione di bimbi russi ai Paesi che praticano le nozze gay [leggi RUSSIA: STOP ALLE ADOZIONI VERSO PAESI CHE HANNO I ''MATRIMONI'' GAY <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3063" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3063</a>]. Voi direte che fa così non perché gliene importi del cristianesimo e della sua morale, ma per assicurarsi il puntello della potente Chiesa ortodossa. E per differenziarsi sotto ogni aspetto dagli Stati Uniti che, con la loro ostinazione imperialistica, gli hanno di fatto scatenato contro una neo-guerrafredda (è dai tempi della Grande Guerra che gli Usa temono come la morte il sorgere di un asse economico Germania-Russia). Tutto (forse) vero, chi lo nega? Però lo fa.<br />Forse davvero Putin intende usare la tradizione cristiana come instrumentum regni, ma chi se ne importa [leggi LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031</a>]? L'Occidente fa l'esatto contrario e combatte una guerra mai vista contro Cristo e, pur di farGli un dispetto, scarta inorridito anche la sola idea che l'identità religiosa possa servire da antidoto contro il jihadismo. É di questi giorni la notizia che Magdi Cristiano Allam è stato ridotto all'elemosina da Querela Continua, la jihad giudiziaria scatenatagli contro dai musulmani italici. I giudici nostrani gli danno sempre torto, è sotto scorta da una vita, pure l'ordine dei giornalisti gli ha inflitto l'impeachment per "islamofobia". E qui non c'è un patriarca Kirill che gli offra aiuto, nemmeno sottobanco, manco una pacca sulla spalla.<br /><br />SOLO CALCOLO POLITICO?<br />Forse anche Vladimir il Grande, nell'anno 988, agì per calcolo politico quando mandò in soffitta il paganesimo di suo padre Svjatoslav e si volse verso Costantinopoli. C'è chi dice che cercava appoggi contro le scorrerie vikinghe. Ma chi qui scrive sa bene che pure delle Crociate generazioni di storici atei hanno cercato col lanternino i "retroscena economici". E, si sa, quel che non si trova si inventa. Molti sono i Santi che hanno cominciato il loro cammino per paura o per interesse. Solo che, cammin facendo, si sono santificati davvero, perché Dio era più furbo di loro. Si noti che la conversione del Principato di Kiev reca la data del 988. Mille anni dopo, l'impero sovietico crollava e, come predetto dalla Madonna a Fatima, la Russia tornava cristiana. In un mondo che non lo era più. Kiev è oggi capitale dell'Ucraina, e qualcuno si meraviglia ancora che i russi non intendano cederla a Obama e ai suoi zerbini europei. Di più: Vladimir il Santo si fece battezzare a Cherson, l'odierna Sebastopol, nell'attuale Crimea.<br />Ed ecco un altro spunto di riflessione per chi paventa l'"espansionismo russo". Nella geopolitica la religione conta? Chiedetelo all'Arabia Saudita, all'Iran khomeinista e al sedicente Califfato. Chiedetelo all'Occidente, che spende somme spaventose e non esita di fronte ad alcun genere di pressione per imporre ovunque la sua ideologia (i.e. religione laica). Si dice che Vladimir il Grande, giudiziosamente, abbia mandato suoi emissari per analizzare le grandi religioni monoteistiche da cui era circondato: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Quest'ultimo, sebbene potente e in espansione, fu scartato subito per amore del popolo: vietava le bevande inebrianti e i rus' non lo avrebbero sopportato. La scelta tra i culti rimanenti fu vinta da Costantinopoli in via puramente estetica: gli emissari del Gran Principe rimasero abbagliati dallo splendore della liturgia bizantina. Un Dio onorato in tal modo non poteva che essere quello vero, riferirono. Meditate gente, meditate.<br /><br />Nota di BastaBugie: Vladimir Putin al Forum di Valdai il 19 settembre 2013 ha affermato "Possiamo notare come molti Paesi euro-atlantici stanno negando le loro radici tra cui i valori cristiani che sono alla base della civiltà occidentale. Stanno negando i principi morali e la propria identità: nazionale, culturale, religiosa e perfino sessuale. Mettono in vigore politiche che pongono allo stesso livello delle numerose famiglie tradizionali, le famiglie omosessuali: la fede in Dio equivale ormai alla fede in Satana. Questo eccesso di politicamente corretto ha condotto la volontà di qualche persona a legittimare partiti politici di cui l'obiettivo è promuovere la pedofilia. In molti Paesi europei, la gente non ha il coraggio di parlare della propria religione. (...) Sono convinto che questo apra una via diretta alla degradazione e al primitivismo che porteranno ad una profonda crisi demografica e morale. Che cosa testimonia meglio di questa crisi morale se non la perdita della capacità a riprodursi? Oggigiorno, quasi nessuna nazione sviluppata è in grado di riprodursi, anche con l'aiuto dei flussi migratori. Senza i valori presenti nel cristianesimo e nelle altre religioni del mondo, senza gli standard morali che si sono formati per millenni, le popolazioni perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Consideriamo normale e naturale di difendere questi valori. Dobbiamo rispettare il diritto di ogni minoranza di essere differente, però, i diritti della maggioranza non devono essere rimessi in questione."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49021619</guid><pubDate>Thu, 10 Mar 2022 20:57:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49021619/la_statua_di_san_vladimir_che_far_grande_putin.mp3" length="8734137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>LA STATUA DI SAN VLADIMIR CHE FARA' GRANDE PUTIN di Rino Cammilleri&#13;
E poi dice che uno tifa Vlad! No, non l'Impalatore vampiresco [leggi: VLAD III DI VALACCHIA DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[LA STATUA DI SAN VLADIMIR CHE FARA' GRANDE PUTIN di Rino Cammilleri<br />E poi dice che uno tifa Vlad! No, non l'Impalatore vampiresco [leggi: VLAD III DI VALACCHIA DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206</a>], ma lui, Vladimir Putin. Che ha annunciato l'erezione di una colossale statua in Mosca a San Vladimiro, Vladimir I il Santo, Gran Principe di Kiev e cristianizzatore della Rus'. Cadono i mille anni dalla sua morte e Putin ha indetto in suo onore un grandioso galà al Cremlino con centinaia di ospiti. Dopo, naturalmente, aver preso parte alla solenne cerimonia religiosa in cattedrale col patriarca Kirill. Putin ha ridato grande lustro alla tradizione religiosa della Santa Russia, premia le famiglie numerose, non vuol sentir parlare di gender e ideologia Lgbt, finanzia e ricostruisce chiese e monasteri [leggi LA RUSSIA DI PUTIN: BALUARDO DELLA CRISTIANITA' <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3174" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3174</a>], ha perfino richiamato il Papa in mondovisione per essersi distratto dal bacio alla Vladimirskaya, l'icona della Madre di Dio protettrice di tutte le Russie.<br /><br />INSTRUMENTUM REGNI?<br />Putin si proclama difensore (come già fu lo zar) dei cristiani balcanici e mediorientali in terra islamica. Ha perfino ripristinato il nome a Sanpietroburgo, la città che cambiava denominazione a ogni regime. E vietato l'adozione di bimbi russi ai Paesi che praticano le nozze gay [leggi RUSSIA: STOP ALLE ADOZIONI VERSO PAESI CHE HANNO I ''MATRIMONI'' GAY <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3063" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3063</a>]. Voi direte che fa così non perché gliene importi del cristianesimo e della sua morale, ma per assicurarsi il puntello della potente Chiesa ortodossa. E per differenziarsi sotto ogni aspetto dagli Stati Uniti che, con la loro ostinazione imperialistica, gli hanno di fatto scatenato contro una neo-guerrafredda (è dai tempi della Grande Guerra che gli Usa temono come la morte il sorgere di un asse economico Germania-Russia). Tutto (forse) vero, chi lo nega? Però lo fa.<br />Forse davvero Putin intende usare la tradizione cristiana come instrumentum regni, ma chi se ne importa [leggi LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3031</a>]? L'Occidente fa l'esatto contrario e combatte una guerra mai vista contro Cristo e, pur di farGli un dispetto, scarta inorridito anche la sola idea che l'identità religiosa possa servire da antidoto contro il jihadismo. É di questi giorni la notizia che Magdi Cristiano Allam è stato ridotto all'elemosina da Querela Continua, la jihad giudiziaria scatenatagli contro dai musulmani italici. I giudici nostrani gli danno sempre torto, è sotto scorta da una vita, pure l'ordine dei giornalisti gli ha inflitto l'impeachment per "islamofobia". E qui non c'è un patriarca Kirill che gli offra aiuto, nemmeno sottobanco, manco una pacca sulla spalla.<br /><br />SOLO CALCOLO POLITICO?<br />Forse anche Vladimir il Grande, nell'anno 988, agì per calcolo politico quando mandò in soffitta il paganesimo di suo padre Svjatoslav e si volse verso Costantinopoli. C'è chi dice che cercava appoggi contro le scorrerie vikinghe. Ma chi qui scrive sa bene che pure delle Crociate generazioni di storici atei hanno cercato col lanternino i "retroscena economici". E, si sa, quel che non si trova si inventa. Molti sono i Santi che hanno cominciato il loro cammino per paura o per interesse. Solo che, cammin facendo, si sono santificati davvero, perché Dio era più furbo di loro. Si noti che la conversione del Principato di Kiev reca la data del 988. Mille anni dopo, l'impero sovietico crollava e, come predetto dalla Madonna a...]]></itunes:summary><itunes:duration>546</itunes:duration><itunes:keywords>califfato,grandeguerra,morale,putin,statua</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41f832522a319b92e86eab200f7d5661.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa accade se l'obbligo vaccinale genera la rivolta nelle piazze?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-accade-se-l-obbligo-vaccinale-genera-la-rivolta-nelle-piazze--48647869</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6865" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6865</a><br /><br />COSA ACCADE SE L'OBBLIGO VACCINALE GENERA LA RIVOLTA NELLE PIAZZE? di Rino Cammilleri<br />Nel sito Renovatio21.com un articolo del 1° ottobre mi ha incuriosito. Racconta che c'è stata, in passato, una vaccinazione obbligatoria che ha provocato una vera e propria rivolta. Nel 1904, in un tempo in cui i «media» erano solo i giornali e molti non sapevano neppure leggerli. A Rio de Janeiro, Brasile, un governo composto in larga parte di massoni, à la française, aveva deciso, in nome della Scienza, di vaccinare il popolo. Contro il vaiolo, cosa buona e giusta. Ma era un obbligo di legge e gli inoculati dovevano certificarlo tramite notaio, pena non poter lavorare, viaggiare, trovare alloggio, frequentare la scuola e perfino sposarsi. Multe ai trasgressori.<br />E il 10 novembre la grande capitale brasiliana eresse barricate, attaccò la polizia, distrusse tutto il distruggibile in stile Black Lives Matter. E continuò fino al 16. Una settimana di fuoco scontri, morti e feriti. Devastazioni. In Brasile la si ricorda come a Revolta da Vacina e, presumibilmente, di questi tempi non viene evocata più di tanto. Il governo dovette far intervenire l'esercito e perfino la marina militare, le cui navi ebbero ordine di puntare i cannoni sulla città. Nello stesso giorno in cui fu decretato lo stato d'assedio, però, il vaccino cessò di essere obbligatorio. E la rivolta rientrò pacificamente. Bilancio, un migliaio di arresti, trenta morti, centodieci feriti, qualche centinaio di deportati. Condanne, solo a quelli con precedenti penali.<br />C'è anche da dire che, com'era costume in Sudamerica, il governo aveva scoperto che qualcuno aveva pensato, nel frattempo, a un golpe militare, ma aveva dovuto rimandare tutto proprio a causa della rivolta. Dunque, paradossalmente la rivolta salvò l'assetto di potere. Il quale, però, fece tesoro: non fosse mai che, approfittando del disordine, a qualcun altro venisse in mente qualche scherzo. La rivolta, in effetti, fu proprio spontanea e popolare, anche perché la vaccinazione veniva effettuata in modo coatto: gli inoculatori, scortati dalla polizia, entravano nelle case e costringevano tutti i presenti, donne comprese, a porgere il braccio nudo. Il che, dato l'abbigliamento femminile di quei tempi, abbottonato fino al mento, costringeva le donne a una mezza svestizione davanti a sconosciuti. I rivoltosi si erano costituiti in «Lega contro il vaccino obbligatorio» e sfilavano inneggiando all'unico giornale che li appoggiasse, o Correio da Manhã, essendo gli altri tutti filo-governativi (e non solo per ideologia).<br />Tutto quello che apparteneva o faceva capo in qualche modo al governo veniva attaccato e possibilmente distrutto. Nessun esponente politico poteva mettere il naso fuori, pena sassaiole. Anche la Guardia Civil si schierò col popolo, e finì in scontri a fuoco coi soldati. Questi ultimi rastrellarono le favelas e, per sicurezza, le spianarono. Quando arrivarono le cannoniere, le famiglie sfollarono fuori città per timore delle cannonate. Ma non ci fu bisogno di arrivare a tanto. Il governo, giudiziosamente, ritirò l'obbligo vaccinale e tornò la calma. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48647869</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:58:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48647869/cosa_accade_se_l_obbligo_vaccinale_genera_la_rivolta_nelle_piazze.mp3" length="4240657" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6865&#13;
&#13;
COSA ACCADE SE L'OBBLIGO VACCINALE GENERA LA RIVOLTA NELLE PIAZZE? di Rino Cammilleri&#13;
Nel sito Renovatio21.com un articolo del 1° ottobre mi ha incuriosito. Racconta che c'è stata, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6865" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6865</a><br /><br />COSA ACCADE SE L'OBBLIGO VACCINALE GENERA LA RIVOLTA NELLE PIAZZE? di Rino Cammilleri<br />Nel sito Renovatio21.com un articolo del 1° ottobre mi ha incuriosito. Racconta che c'è stata, in passato, una vaccinazione obbligatoria che ha provocato una vera e propria rivolta. Nel 1904, in un tempo in cui i «media» erano solo i giornali e molti non sapevano neppure leggerli. A Rio de Janeiro, Brasile, un governo composto in larga parte di massoni, à la française, aveva deciso, in nome della Scienza, di vaccinare il popolo. Contro il vaiolo, cosa buona e giusta. Ma era un obbligo di legge e gli inoculati dovevano certificarlo tramite notaio, pena non poter lavorare, viaggiare, trovare alloggio, frequentare la scuola e perfino sposarsi. Multe ai trasgressori.<br />E il 10 novembre la grande capitale brasiliana eresse barricate, attaccò la polizia, distrusse tutto il distruggibile in stile Black Lives Matter. E continuò fino al 16. Una settimana di fuoco scontri, morti e feriti. Devastazioni. In Brasile la si ricorda come a Revolta da Vacina e, presumibilmente, di questi tempi non viene evocata più di tanto. Il governo dovette far intervenire l'esercito e perfino la marina militare, le cui navi ebbero ordine di puntare i cannoni sulla città. Nello stesso giorno in cui fu decretato lo stato d'assedio, però, il vaccino cessò di essere obbligatorio. E la rivolta rientrò pacificamente. Bilancio, un migliaio di arresti, trenta morti, centodieci feriti, qualche centinaio di deportati. Condanne, solo a quelli con precedenti penali.<br />C'è anche da dire che, com'era costume in Sudamerica, il governo aveva scoperto che qualcuno aveva pensato, nel frattempo, a un golpe militare, ma aveva dovuto rimandare tutto proprio a causa della rivolta. Dunque, paradossalmente la rivolta salvò l'assetto di potere. Il quale, però, fece tesoro: non fosse mai che, approfittando del disordine, a qualcun altro venisse in mente qualche scherzo. La rivolta, in effetti, fu proprio spontanea e popolare, anche perché la vaccinazione veniva effettuata in modo coatto: gli inoculatori, scortati dalla polizia, entravano nelle case e costringevano tutti i presenti, donne comprese, a porgere il braccio nudo. Il che, dato l'abbigliamento femminile di quei tempi, abbottonato fino al mento, costringeva le donne a una mezza svestizione davanti a sconosciuti. I rivoltosi si erano costituiti in «Lega contro il vaccino obbligatorio» e sfilavano inneggiando all'unico giornale che li appoggiasse, o Correio da Manhã, essendo gli altri tutti filo-governativi (e non solo per ideologia).<br />Tutto quello che apparteneva o faceva capo in qualche modo al governo veniva attaccato e possibilmente distrutto. Nessun esponente politico poteva mettere il naso fuori, pena sassaiole. Anche la Guardia Civil si schierò col popolo, e finì in scontri a fuoco coi soldati. Questi ultimi rastrellarono le favelas e, per sicurezza, le spianarono. Quando arrivarono le cannoniere, le famiglie sfollarono fuori città per timore delle cannonate. Ma non ci fu bisogno di arrivare a tanto. Il governo, giudiziosamente, ritirò l'obbligo vaccinale e tornò la calma. [...]]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:keywords>1904,favelas,riodejaneiro,rivolta,vaccino,vaiolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a3a2e210ddc866be9e1743be9afb919.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come viene insegnato Dante nelle scuole?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-viene-insegnato-dante-nelle-scuole--48307546</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6861" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6861</a><br /><br />COME VIENE INSEGNATO DANTE NELLE SCUOLE? di Rino Cammilleri<br />«...non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito». Così cantava il cantore del Sessantotto scolastico, Venditti, e il verso la dice lunga sulla profondità dei sinistri di allora. «Tutto è politica. Il privato è politico» (Gramsci). Cioè, l'unica cosa che esiste è la politica. Infatti, a quelli non interessa altro. No, mi correggo. Il rigo seguente di Venditti recita: «Ma Paolo e Francesca, quelli me li ricordo bene».<br />Eggià, la sola cosa che in tutto il triennio liceale passato a studiare (?) Dante rimane in testa a un adolescente politicamente orientato sono i due adulteri che non a caso Dante mostra in balìa dei venti della passione. Senza l'ancoraggio della ragione si finisce preda del ventre più o meno basso. Come un adolescente politicizzato: non ha cultura né esperienza, basta un pifferaio per plagiarlo. Dice un vecchio adagio: se a sedici anni non sei comunista non hai cuore, se a quaranta lo sei ancora non hai cervello. Va pur detto, a discolpa di Venditti, che l'insegnamento di Dante nei licei era, come tutte le cose obbligatorie, semplicemente insulso. Almeno a mia memoria (ma anch'io appartengo alla generazione di Venditti). L'insegnante leggeva i versi della Commedia e li traduceva in italiano corrente. Che il libro che Paolo e Francesca leggevano insieme fosse «galeotto» probabilmente non lo sapeva nemmeno lui, perciò appresi che si trattava di un cavaliere della Tavola Rotonda - Galeotto, signore delle Terre Lontane - solo da adulto e per conto mio.<br />È vero, Umberto Eco diceva che la scuola non serve tanto a insegnarti cose, quanto a metterti in grado di trovare in tre minuti l'informazione che ti serve, quando ti serve. Ma è anche vero che l'interrogazione su Dante consisteva, pur'essa, nella traduzione in italiano corrente dei versi. Certo, pretendere che un insegnante laureato sia anche bravo è troppo. Anche i preti, non si può pretendere che siano degli oratori avvincenti. Però l'omelia devono farla lo stesso. Anche se il pubblico sbadiglia. O si distrae, come a scuola, e Dante rimane per sempre un ricordo fastidioso o distorto (se il pomeriggio qualcun altro me lo spiega in sezione).<br />Mi si permetta un aneddoto personale (anche perché in questo settecentenario legioni più competenti di me si sono cimentate, perciò ci sarebbe poco da aggiungere). Per un breve periodo fui assistente agli esami di Storia degli Stati Uniti, materia appena introdotta in Facoltà. A una sessione si presentò una candidata che, invitata a un argomento a piacere, partì con una velocissima cantilena ovviamente memorizzata a pappagallo. A un tratto una parola fuori posto mi mise in allarme e interruppi: «Ma signorina, lei lo sa che cosa è il Congresso?». Silenzio attonito e sudato. Il titolare allora le fece cenno di continuare, e lei riprese con la stessa parola su cui era stata fermata. Ta-ta-ta-ta... All'ora del voto, il titolare scrisse 27. E io: «Ma come? Quella passerebbe a Storia degli Stati Uniti senza sapere che cosa è il Congresso? Si rende conto che sicuramente andrà a fare l'insegnante?». Risposta: «Se comincio a bocciare, gli studenti disertano il corso e me lo aboliscono per mancanza di utenza».<br />Insomma, qualcuno inventi un modo nuovo per insegnare Dante nelle scuole, altrimenti dovremo adattarci ai comici come Benigni. Ma guardate i film americani e inglesi, se proprio non siete mai stati nei Paesi anglofoni. Il loro poeta nazionale è Shakespeare e lo citano continuamente, lo rappresentano, organizzano teatri nelle scuole, lo sanno a memoria, perfino nei saloon del west c'è chi lo recita. Moltissimi, se non tutti, attori inglesi sono «shakespeariani», nel senso che è sui testi del Bardo che si sono formati e hanno fatto carriera. Tanti sono diventati «sir» e parecchi sono Oscar. Non ce n'è uno che, cimentatosi alla regia, non abbia messo in scena un'opera di Shakespeare. Il nostro Zeffirelli, conoscendo bene il mercato internazionale, vi ha attinto più volte. Perfino il Capitano Picard di Star Trek viene da quelle esperienze. In Italia abbiamo Dante. E lo lasciamo a Benigni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48307546</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:53:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48307546/come_viene_insegnato_dante_nelle_scuole.mp3" length="5571022" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6861&#13;
&#13;
COME VIENE INSEGNATO DANTE NELLE SCUOLE? di Rino Cammilleri&#13;
«...non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito». Così cantava il cantore del Sessantotto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6861" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6861</a><br /><br />COME VIENE INSEGNATO DANTE NELLE SCUOLE? di Rino Cammilleri<br />«...non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito». Così cantava il cantore del Sessantotto scolastico, Venditti, e il verso la dice lunga sulla profondità dei sinistri di allora. «Tutto è politica. Il privato è politico» (Gramsci). Cioè, l'unica cosa che esiste è la politica. Infatti, a quelli non interessa altro. No, mi correggo. Il rigo seguente di Venditti recita: «Ma Paolo e Francesca, quelli me li ricordo bene».<br />Eggià, la sola cosa che in tutto il triennio liceale passato a studiare (?) Dante rimane in testa a un adolescente politicamente orientato sono i due adulteri che non a caso Dante mostra in balìa dei venti della passione. Senza l'ancoraggio della ragione si finisce preda del ventre più o meno basso. Come un adolescente politicizzato: non ha cultura né esperienza, basta un pifferaio per plagiarlo. Dice un vecchio adagio: se a sedici anni non sei comunista non hai cuore, se a quaranta lo sei ancora non hai cervello. Va pur detto, a discolpa di Venditti, che l'insegnamento di Dante nei licei era, come tutte le cose obbligatorie, semplicemente insulso. Almeno a mia memoria (ma anch'io appartengo alla generazione di Venditti). L'insegnante leggeva i versi della Commedia e li traduceva in italiano corrente. Che il libro che Paolo e Francesca leggevano insieme fosse «galeotto» probabilmente non lo sapeva nemmeno lui, perciò appresi che si trattava di un cavaliere della Tavola Rotonda - Galeotto, signore delle Terre Lontane - solo da adulto e per conto mio.<br />È vero, Umberto Eco diceva che la scuola non serve tanto a insegnarti cose, quanto a metterti in grado di trovare in tre minuti l'informazione che ti serve, quando ti serve. Ma è anche vero che l'interrogazione su Dante consisteva, pur'essa, nella traduzione in italiano corrente dei versi. Certo, pretendere che un insegnante laureato sia anche bravo è troppo. Anche i preti, non si può pretendere che siano degli oratori avvincenti. Però l'omelia devono farla lo stesso. Anche se il pubblico sbadiglia. O si distrae, come a scuola, e Dante rimane per sempre un ricordo fastidioso o distorto (se il pomeriggio qualcun altro me lo spiega in sezione).<br />Mi si permetta un aneddoto personale (anche perché in questo settecentenario legioni più competenti di me si sono cimentate, perciò ci sarebbe poco da aggiungere). Per un breve periodo fui assistente agli esami di Storia degli Stati Uniti, materia appena introdotta in Facoltà. A una sessione si presentò una candidata che, invitata a un argomento a piacere, partì con una velocissima cantilena ovviamente memorizzata a pappagallo. A un tratto una parola fuori posto mi mise in allarme e interruppi: «Ma signorina, lei lo sa che cosa è il Congresso?». Silenzio attonito e sudato. Il titolare allora le fece cenno di continuare, e lei riprese con la stessa parola su cui era stata fermata. Ta-ta-ta-ta... All'ora del voto, il titolare scrisse 27. E io: «Ma come? Quella passerebbe a Storia degli Stati Uniti senza sapere che cosa è il Congresso? Si rende conto che sicuramente andrà a fare l'insegnante?». Risposta: «Se comincio a bocciare, gli studenti disertano il corso e me lo aboliscono per mancanza di utenza».<br />Insomma, qualcuno inventi un modo nuovo per insegnare Dante nelle scuole, altrimenti dovremo adattarci ai comici come Benigni. Ma guardate i film americani e inglesi, se proprio non siete mai stati nei Paesi anglofoni. Il loro poeta nazionale è Shakespeare e lo citano continuamente, lo rappresentano, organizzano teatri nelle scuole, lo sanno a memoria, perfino nei saloon del west c'è chi lo recita. Moltissimi, se non tutti, attori inglesi sono «shakespeariani», nel senso che è sui testi del Bardo che si sono formati e hanno fatto carriera. Tanti sono diventati «sir» e...]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>benigni,congresso,pappagallo,saloon,tavolarotonda,zeffirelli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5fce7f191433d9e087d294fb99e71da2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Notre Dame diventerà un tempio multimediale della religione unica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/notre-dame-diventera-un-tempio-multimediale-della-religione-unica--48307650</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6864" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6864</a><br /><br />NOTRE DAME DIVENTERA' UN TEMPIO MULTIMEDIALE DELLA RELIGIONE UNICA<br />Continuando la distruzione iniziata con la Rivoluzione Francese, gli attuali fondi della ricostruzione dopo l'incendio saranno sfruttati per trasformare la cattedrale secondo le mode del politically correct<br />di Rino Cammilleri<br />I giacobini distrussero ogni chiesa, cappella e abbazia di Francia. A Parigi non scampò di certo Notre Dame, dove una ballerina vestita da Dea Ragione si esibì sull'altare semidemolito. In Notre Dame c'erano anche le statue degli antichi re di Francia. Ebbene, decapitarono pure quelle, non bastando ai sanculotti le teste vere. I diavoli si accanirono particolarmente sulla Primogenita della Chiesa, ben sapendo che, infettando questa, il morbo si sarebbe diffuso ovunque. E rimase pervicace.<br />Nel 1905 l'ex seminarista Émile Combes, divenuto capo del governo, con una furia degna di miglior causa riprovò a fare tabula rasa del cattolicesimo francese, questa volta per via amministrativa. Tutte le chiese, cappelle, abbazie ancora in piedi o restaurate dopo le follie rivoluzionarie, come Notre Dame, vennero espropriate dalla République. La quale, perciò, oggi è proprietaria di Notre Dame e la sua ricostruzione post-incendio è a carico non più della Chiesa ma del contribuente, anche quello ateo o musulmano. Bel boomerang. A proposito, a che punto sono le indagini sul rogo? Continuano o sono finite sotto al tappeto?<br />Infatti, nella Francia macroniana dove la laïcité viene insegnata obbligatoriamente a scuola, sotto al tappeto ci sono anche le centinaia di vandalismi a danno di chiese, cimiteri e simboli cristiani che ogni anno vengono colà perpetrati. E Notre Dame è l'edificio cristiano principale dell'ex Primogenita. A questo proposito, negli anni Novanta finì in mondovisione il rogo della torinese cappella del Guarini, e la Sindone fu salvata a stento da un eroico pompiere. Accidentale anche quell'incendio? O anch'esso sotto il tappeto? L'odio contro i maggiori simboli cristiani dell'Occidente ex cristiano (nelle élites, il popolo ancora regge) andrebbe forse spiegato non dai sociologi ma dagli esorcisti.<br />Ebbene, poiché Notre Dame deve risorgere a furor di popolo (ricordate le immagini della gente che pregava con le lacrime agli occhi vedendo ardere la guglia di Viollet le Duc?), come ai tempi di Combes magari bisogna ricorrere ad altri mezzi. Cioè: ricostruita, sì, però snaturata nel suo contenuto. E questa volta, duole dirlo, con la spensierata partecipazione del clero progressista. Cappelle a tema. Effetti sonori. Luci laser. Percorsi tematici. Temi ecologici e inclusivi. Insomma, il tempio multimediale della Religione Unica, quella del "volemose bene tutti quanti" attorno alla rousseauiana Natura. Non è l'Essere Supremo di Robespierre, né il Grande Architetto dei massoni, tranquilli. È il Pantheon del dio del XXI secolo: il kitsch. Ma il popolo di cui si diceva è insorto: no alla Disneyland politicamente corretta nel cuore (letterale, non geografico) della Francia.<br />Grazie al cielo c'è ancora una Francia vandeana che resiste. E c'è sempre stata. Quando, nella Grande Guerra, i soldati francesi si cucivano l'immagine del Sacro Cuore sulla giubba, il governo «laico» intervenne a vietarlo. Ma quando i tedeschi arrivarono quasi a Parigi il generalissimo Foche fece di testa sua e consacrò personalmente l'intera Armée al Sacro Cuore. E in breve tempo i tedeschi cominciarono a indietreggiare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48307650</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:51:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48307650/notre_dame_diventer_un_tempio_multimediale_della_religione_unica.mp3" length="4834577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6864&#13;
&#13;
NOTRE DAME DIVENTERA' UN TEMPIO MULTIMEDIALE DELLA RELIGIONE UNICA&#13;
Continuando la distruzione iniziata con la Rivoluzione Francese, gli attuali fondi della ricostruzione dopo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6864" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6864</a><br /><br />NOTRE DAME DIVENTERA' UN TEMPIO MULTIMEDIALE DELLA RELIGIONE UNICA<br />Continuando la distruzione iniziata con la Rivoluzione Francese, gli attuali fondi della ricostruzione dopo l'incendio saranno sfruttati per trasformare la cattedrale secondo le mode del politically correct<br />di Rino Cammilleri<br />I giacobini distrussero ogni chiesa, cappella e abbazia di Francia. A Parigi non scampò di certo Notre Dame, dove una ballerina vestita da Dea Ragione si esibì sull'altare semidemolito. In Notre Dame c'erano anche le statue degli antichi re di Francia. Ebbene, decapitarono pure quelle, non bastando ai sanculotti le teste vere. I diavoli si accanirono particolarmente sulla Primogenita della Chiesa, ben sapendo che, infettando questa, il morbo si sarebbe diffuso ovunque. E rimase pervicace.<br />Nel 1905 l'ex seminarista Émile Combes, divenuto capo del governo, con una furia degna di miglior causa riprovò a fare tabula rasa del cattolicesimo francese, questa volta per via amministrativa. Tutte le chiese, cappelle, abbazie ancora in piedi o restaurate dopo le follie rivoluzionarie, come Notre Dame, vennero espropriate dalla République. La quale, perciò, oggi è proprietaria di Notre Dame e la sua ricostruzione post-incendio è a carico non più della Chiesa ma del contribuente, anche quello ateo o musulmano. Bel boomerang. A proposito, a che punto sono le indagini sul rogo? Continuano o sono finite sotto al tappeto?<br />Infatti, nella Francia macroniana dove la laïcité viene insegnata obbligatoriamente a scuola, sotto al tappeto ci sono anche le centinaia di vandalismi a danno di chiese, cimiteri e simboli cristiani che ogni anno vengono colà perpetrati. E Notre Dame è l'edificio cristiano principale dell'ex Primogenita. A questo proposito, negli anni Novanta finì in mondovisione il rogo della torinese cappella del Guarini, e la Sindone fu salvata a stento da un eroico pompiere. Accidentale anche quell'incendio? O anch'esso sotto il tappeto? L'odio contro i maggiori simboli cristiani dell'Occidente ex cristiano (nelle élites, il popolo ancora regge) andrebbe forse spiegato non dai sociologi ma dagli esorcisti.<br />Ebbene, poiché Notre Dame deve risorgere a furor di popolo (ricordate le immagini della gente che pregava con le lacrime agli occhi vedendo ardere la guglia di Viollet le Duc?), come ai tempi di Combes magari bisogna ricorrere ad altri mezzi. Cioè: ricostruita, sì, però snaturata nel suo contenuto. E questa volta, duole dirlo, con la spensierata partecipazione del clero progressista. Cappelle a tema. Effetti sonori. Luci laser. Percorsi tematici. Temi ecologici e inclusivi. Insomma, il tempio multimediale della Religione Unica, quella del "volemose bene tutti quanti" attorno alla rousseauiana Natura. Non è l'Essere Supremo di Robespierre, né il Grande Architetto dei massoni, tranquilli. È il Pantheon del dio del XXI secolo: il kitsch. Ma il popolo di cui si diceva è insorto: no alla Disneyland politicamente corretta nel cuore (letterale, non geografico) della Francia.<br />Grazie al cielo c'è ancora una Francia vandeana che resiste. E c'è sempre stata. Quando, nella Grande Guerra, i soldati francesi si cucivano l'immagine del Sacro Cuore sulla giubba, il governo «laico» intervenne a vietarlo. Ma quando i tedeschi arrivarono quasi a Parigi il generalissimo Foche fece di testa sua e consacrò personalmente l'intera Armée al Sacro Cuore. E in breve tempo i tedeschi cominciarono a indietreggiare.]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>ateo,grandearchitetto,kitsch,notredame,republique,rogo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/97cc29e854442910faff2a6532328e8c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Premio Nobel a Tutu vescovo anglicano socialista e antisemita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/premio-nobel-a-tutu-vescovo-anglicano-socialista-e-antisemita--48307427</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6866" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6866</a><br /><br />PREMIO NOBEL A DESMOND TUTU, VESCOVO ANGLICANO SOCIALISTA E ANTISEMITA di Rino Cammilleri<br />Il corpo di Desmond Tutu verrà liquefatto, qualunque cosa ciò voglia dire. Bufala? Boh. Ormai non si capisce più niente e quello giornalistico è diventato un mestiere dinastico in via di patetica estinzione. Se è vero (e non è una errata traduzione dell'afrikaans «cremato», prima che qualche speaker francofilo dica «Tutù»), è quanto meno singolare per un arcivescovo (anche gli anglicani sono cristiani).<br />Premio Nobel per la Pace 1984, uno dei primi della svolta politicamente corretta di Oslo, fu fatto passare per il Martin Luther King degli africani. Il solito boomerang occidentale in piena Guerra Fredda, quando l'Urss cercava di «dialettizzare i contrasti» in Sudafrica, da cui, prima dell'allargamento del canale, passavano le grandi petroliere troppo larghe per Suez. La carriera di Tutu era stata stupefacente. Lasciati gli esami di medicina per il sacerdozio, dopo gli studi a Londra eccolo subito vescovo del Lesotho. Un anno, ed è segretario generale del Consiglio delle Chiese Sudafricane. E immediatamente comincia a viaggiare in tutto il mondo. Scopo di questi viaggi, propagandare il boicottaggio economico del Sudafrica reo di apartheid. E il tirannico governo di Pretoria che fa, gli revoca il passaporto? Per niente. E giù premi. Anche quello intitolato a Martin Luther King. Il Nobel, poi, gli vale anche l'arciepiscopato di Città del Capo. En plein.<br />La sua amicizia e collateralità con l'Anc (African National Congress) è nota e dichiarata. Anche se sui trenta membri del direttivo Anc una ventina erano membri del Partito comunista sudafricano. E mentre dal vicino Mozambico, in piena dittatura comunista, la gente scappava verso l'apartheid sudafricano, evidentemente considerato preferibile. L'Anc, per abbattere il regime, provocava disordini continui, conditi da distruzioni e saccheggi in stile Black Lives Matter ante litteram. I più anziani tra noi ricorderanno le foto dei famosi necklaces, le «collane» di pneumatici cosparsi di benzina e incendiati, messi al collo dei «collaborazionisti» neri con le mani legate dietro la schiena. Il primo presidente dell'Anc era l'altrettanto celebrato Mandela, premio Nobel pure lui e immortalato da Hollywood con un film agiografico. Aspettiamoci dunque un film su Tutu.<br />Scartabellando tra le notizie d'epoca ho trovato un bel florilegio di frasi storiche di quest'ultimo, compilato da Ettore Ribolzi per «Cristianità» nel 1987, dunque in corso d'opera. Mi permetto di riproporne alcune. Vancouver, 1983: «Trovo il capitalismo del tutto orrendo e inaccettabile. Io sono socialista». Zambia, 1985: «Se i russi venissero in Sudafrica oggi, allora la maggior parte dei neri che rifiutano il comunismo perché ateo e materialista li accoglierebbe come salvatori. Ogni cosa sarebbe migliore dell'apartheid». Stesso anno, alla rete televisiva Wnbc di New York: «Ma noi siamo i loro domestici, siamo noi che ci prendiamo cura delle case della gente bianca. Facciamo da mangiare e sorvegliamo i loro bambini. Alcuni domestici potrebbero essere reclutati e potrebbe essere loro fornita una fiala di arsenico» (l'intervistatore aveva fatto osservare che le armi le avevano i bianchi).<br />Uno dei pochissimi a non aver aderito alle sanzioni economiche contro il Sudafrica era stato Israele. E Tutu, nel 1984 invitato dal Gruppo dei deputati ebrei sudafricani, minacciava: «Secondo il Nuovo Testamento gli ebrei devono soffrire. Pertanto metteremo ciò in pratica, se prenderemo il potere». Infatti, «gli ebrei sono i maggiori sfruttatori dei neri, perciò devono soffrire». Concludendo, «non ci sarà simpatia per gli ebrei quando i neri prenderanno il posto dei bianchi». Plauso dell'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina, di Arafat, altro premio Nobel, anche lui per la Pace), il cui rappresentante nello Zimbabwe, Alì Halimeh, diceva: «Siamo convinti che il collasso del sistema del Sudafrica condurrà alla distruzione dello Stato sionista in Medio Oriente». Peccato che il Mossad sia sempre più furbo di loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48307427</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:50:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48307427/premio_nobel_a_tutu_vescovo_anglicano_socialista_e_antisemita.mp3" length="5062783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6866&#13;
&#13;
PREMIO NOBEL A DESMOND TUTU, VESCOVO ANGLICANO SOCIALISTA E ANTISEMITA di Rino Cammilleri&#13;
Il corpo di Desmond Tutu verrà liquefatto, qualunque cosa ciò voglia dire. Bufala? Boh. Ormai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6866" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6866</a><br /><br />PREMIO NOBEL A DESMOND TUTU, VESCOVO ANGLICANO SOCIALISTA E ANTISEMITA di Rino Cammilleri<br />Il corpo di Desmond Tutu verrà liquefatto, qualunque cosa ciò voglia dire. Bufala? Boh. Ormai non si capisce più niente e quello giornalistico è diventato un mestiere dinastico in via di patetica estinzione. Se è vero (e non è una errata traduzione dell'afrikaans «cremato», prima che qualche speaker francofilo dica «Tutù»), è quanto meno singolare per un arcivescovo (anche gli anglicani sono cristiani).<br />Premio Nobel per la Pace 1984, uno dei primi della svolta politicamente corretta di Oslo, fu fatto passare per il Martin Luther King degli africani. Il solito boomerang occidentale in piena Guerra Fredda, quando l'Urss cercava di «dialettizzare i contrasti» in Sudafrica, da cui, prima dell'allargamento del canale, passavano le grandi petroliere troppo larghe per Suez. La carriera di Tutu era stata stupefacente. Lasciati gli esami di medicina per il sacerdozio, dopo gli studi a Londra eccolo subito vescovo del Lesotho. Un anno, ed è segretario generale del Consiglio delle Chiese Sudafricane. E immediatamente comincia a viaggiare in tutto il mondo. Scopo di questi viaggi, propagandare il boicottaggio economico del Sudafrica reo di apartheid. E il tirannico governo di Pretoria che fa, gli revoca il passaporto? Per niente. E giù premi. Anche quello intitolato a Martin Luther King. Il Nobel, poi, gli vale anche l'arciepiscopato di Città del Capo. En plein.<br />La sua amicizia e collateralità con l'Anc (African National Congress) è nota e dichiarata. Anche se sui trenta membri del direttivo Anc una ventina erano membri del Partito comunista sudafricano. E mentre dal vicino Mozambico, in piena dittatura comunista, la gente scappava verso l'apartheid sudafricano, evidentemente considerato preferibile. L'Anc, per abbattere il regime, provocava disordini continui, conditi da distruzioni e saccheggi in stile Black Lives Matter ante litteram. I più anziani tra noi ricorderanno le foto dei famosi necklaces, le «collane» di pneumatici cosparsi di benzina e incendiati, messi al collo dei «collaborazionisti» neri con le mani legate dietro la schiena. Il primo presidente dell'Anc era l'altrettanto celebrato Mandela, premio Nobel pure lui e immortalato da Hollywood con un film agiografico. Aspettiamoci dunque un film su Tutu.<br />Scartabellando tra le notizie d'epoca ho trovato un bel florilegio di frasi storiche di quest'ultimo, compilato da Ettore Ribolzi per «Cristianità» nel 1987, dunque in corso d'opera. Mi permetto di riproporne alcune. Vancouver, 1983: «Trovo il capitalismo del tutto orrendo e inaccettabile. Io sono socialista». Zambia, 1985: «Se i russi venissero in Sudafrica oggi, allora la maggior parte dei neri che rifiutano il comunismo perché ateo e materialista li accoglierebbe come salvatori. Ogni cosa sarebbe migliore dell'apartheid». Stesso anno, alla rete televisiva Wnbc di New York: «Ma noi siamo i loro domestici, siamo noi che ci prendiamo cura delle case della gente bianca. Facciamo da mangiare e sorvegliamo i loro bambini. Alcuni domestici potrebbero essere reclutati e potrebbe essere loro fornita una fiala di arsenico» (l'intervistatore aveva fatto osservare che le armi le avevano i bianchi).<br />Uno dei pochissimi a non aver aderito alle sanzioni economiche contro il Sudafrica era stato Israele. E Tutu, nel 1984 invitato dal Gruppo dei deputati ebrei sudafricani, minacciava: «Secondo il Nuovo Testamento gli ebrei devono soffrire. Pertanto metteremo ciò in pratica, se prenderemo il potere». Infatti, «gli ebrei sono i maggiori sfruttatori dei neri, perciò devono soffrire». Concludendo, «non ci sarà simpatia per gli ebrei quando i neri prenderanno il posto dei bianchi». Plauso dell'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina, di Arafat, altro premio Nobel,...]]></itunes:summary><itunes:duration>317</itunes:duration><itunes:keywords>blm,hollywood,lesotho,marthinlutherking,statosionista,tutu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0f93963328f89443d33b1d804227f8b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sissi del 2021, una pessima fiction tedesca</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sissi-del-2021-una-pessima-fiction-tedesca--48165249</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6856" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6856</a><br /><br />SISSI DEL 2021, UNA PESSIMA FICTION TEDESCA di Rino Cammilleri<br />Preceduto da gran strombazzìo di anteprime, il 28, Canale 5 ha mandato in onda le prime due puntate del super-sceneggiato tedesco Sissi. Nell'accingermi alla visione mi chiedo se, dati i mezzi odierni, supererà la trilogia d'antan e besteller con Romy Schneider. Che, quanto a repliche, fa pari con Don Camillo, il che testimonia del gradimento generazionale. Ora, la Schneider, almeno, era austriaca, mentre la fiction attuale è germanica. Boh, forse gli austriaci non avevano i soldi bastanti. Così, guardo.<br />E subito mi rendo conto che non ci siamo, non ci siamo affatto. La prima scena, dico la prima, dopo una carrellata sull'alluce valgo della protagonista si apre sulla duchessa Elisabetta di Wittelsbach detta Sissi che si masturba sul letto. Geniale, complimenti allo sceneggiatore. Forse i tedeschi non amano molto gli austriaci? O i luterani non amano i bavaresi cattolici? Boh. Ognuno ha i meridionali suoi.<br /><br />FALSI STORICI<br />Andiamo avanti. Ecco un improbabile (il vero Franz Josef era bello) Francesco Giuseppe che, sordo alle suppliche della famigliola del condannato, fa impiccare sotto ai suoi occhi un ribelle ungherese. Tutte le prime due puntate lasciano intendere che il Kaiser austroungarico è un odiato tiranno e i patrioti magiari (e italiani) gemono sotto il suo spietato tallone. Falsi storici. Che, se li si fa notare, gli autori si trincerano in genere dietro il seguente ragionamento: una fiction non è un documentario. Giusto, infatti può essere anche una impunita diffamazione.<br />Ma andiamo avanti. La moglie dell'impiccato gli lancia una maledizione, che evidentemente servirà da filo conduttore per il resto della fiction. In effetti, la vita privata di Francesco Giuseppe fu quanto mai disgraziata, ma proprio perché aveva sposato Sissi, anziché la di lei sorella cui era pure stato promesso. Sissi era, sì, romantica, ribelle e capricciosa, ma proprio per questo del tutto inadatta a fare l'imperatrice in un momento storico così delicato. Suo figlio Rodolfo, infatti, si suicidò per motivi romantici. Francesco Giuseppe vide suo fratello Massimiliano fucilato in Messico da massoni foraggiati dagli Usa. L'altro erede, Ferdinando, finì sparato a Sarajevo.<br />Ma Dio volle che il Sacro Romano Impero chiudesse in grazia con Carlo I, beato, che seppe scegliersi la moglie giusta, Zita (in attesa di beatificazione). L'ultima sorellina di Sissi, Sofia, sposò il nostro Francischiello, e, almeno lei, si diportò bene: non lasciò il marito per fare la turista, ma lo spalleggiò fino all'ultimo esponendosi alle cannonate piemontesi.<br /><br />LE PRATICHE EROTICHE IN VISTA DELLE NOZZE<br />E torniamo alla fiction. Inutilmente teatrale l'umiliazione pubblica della sorella di Sissi, posposta a quest'ultima. Un imperatore non aveva bisogno di sceneggiate, bastava facesse sapere al suocero, in camera caritatis, che aveva cambiato idea. Altro: Sissi che cavalca di notte da sola da Monaco a Vienna? Ma per favore. L'imperatore che, con tanto di scorta appresso, fa sgombrare un bordello della capitale per andarci lui? In pubblica piazza? E non poteva farsi venire le prostitute a palazzo da entrata secondaria?<br />Ma la meglio è questa: Sissi, ansiosa di apprendere le pratiche erotiche in vista delle nozze, si accorda con la meretrice preferita dal futuro marito perché le faccia scuola. Poi, dopo le nozze, la agghinda da contessa e se la porta dietro come dama di compagnia, dopo aver convinto il duca suo padre circa i quarti di nobiltà (falsi) della suddetta. E il duca di Baviera non aveva modo di informarsi su quella lì, visto che la figlia aveva scartato tutte le nobili (vere) propostele e optato per una sconosciuta? Ovviamente, quando il neo-marito vede la «dama personale» di sua moglie, la riconosce. Ma fa finta di niente. Perché? Lo sapremo nelle prossima puntata. Sempre che, a questo punto, abbiate voglia di vederla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48165249</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 16:43:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48165249/sissi_del_2021_una_pessima_fiction_tedesca.mp3" length="5677665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6856

SISSI DEL 2021, UNA PESSIMA FICTION TEDESCA di Rino Cammilleri
Preceduto da gran strombazzìo di anteprime, il 28, Canale 5 ha mandato in onda le prime due puntate del super-sceneggiato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6856" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6856</a><br /><br />SISSI DEL 2021, UNA PESSIMA FICTION TEDESCA di Rino Cammilleri<br />Preceduto da gran strombazzìo di anteprime, il 28, Canale 5 ha mandato in onda le prime due puntate del super-sceneggiato tedesco Sissi. Nell'accingermi alla visione mi chiedo se, dati i mezzi odierni, supererà la trilogia d'antan e besteller con Romy Schneider. Che, quanto a repliche, fa pari con Don Camillo, il che testimonia del gradimento generazionale. Ora, la Schneider, almeno, era austriaca, mentre la fiction attuale è germanica. Boh, forse gli austriaci non avevano i soldi bastanti. Così, guardo.<br />E subito mi rendo conto che non ci siamo, non ci siamo affatto. La prima scena, dico la prima, dopo una carrellata sull'alluce valgo della protagonista si apre sulla duchessa Elisabetta di Wittelsbach detta Sissi che si masturba sul letto. Geniale, complimenti allo sceneggiatore. Forse i tedeschi non amano molto gli austriaci? O i luterani non amano i bavaresi cattolici? Boh. Ognuno ha i meridionali suoi.<br /><br />FALSI STORICI<br />Andiamo avanti. Ecco un improbabile (il vero Franz Josef era bello) Francesco Giuseppe che, sordo alle suppliche della famigliola del condannato, fa impiccare sotto ai suoi occhi un ribelle ungherese. Tutte le prime due puntate lasciano intendere che il Kaiser austroungarico è un odiato tiranno e i patrioti magiari (e italiani) gemono sotto il suo spietato tallone. Falsi storici. Che, se li si fa notare, gli autori si trincerano in genere dietro il seguente ragionamento: una fiction non è un documentario. Giusto, infatti può essere anche una impunita diffamazione.<br />Ma andiamo avanti. La moglie dell'impiccato gli lancia una maledizione, che evidentemente servirà da filo conduttore per il resto della fiction. In effetti, la vita privata di Francesco Giuseppe fu quanto mai disgraziata, ma proprio perché aveva sposato Sissi, anziché la di lei sorella cui era pure stato promesso. Sissi era, sì, romantica, ribelle e capricciosa, ma proprio per questo del tutto inadatta a fare l'imperatrice in un momento storico così delicato. Suo figlio Rodolfo, infatti, si suicidò per motivi romantici. Francesco Giuseppe vide suo fratello Massimiliano fucilato in Messico da massoni foraggiati dagli Usa. L'altro erede, Ferdinando, finì sparato a Sarajevo.<br />Ma Dio volle che il Sacro Romano Impero chiudesse in grazia con Carlo I, beato, che seppe scegliersi la moglie giusta, Zita (in attesa di beatificazione). L'ultima sorellina di Sissi, Sofia, sposò il nostro Francischiello, e, almeno lei, si diportò bene: non lasciò il marito per fare la turista, ma lo spalleggiò fino all'ultimo esponendosi alle cannonate piemontesi.<br /><br />LE PRATICHE EROTICHE IN VISTA DELLE NOZZE<br />E torniamo alla fiction. Inutilmente teatrale l'umiliazione pubblica della sorella di Sissi, posposta a quest'ultima. Un imperatore non aveva bisogno di sceneggiate, bastava facesse sapere al suocero, in camera caritatis, che aveva cambiato idea. Altro: Sissi che cavalca di notte da sola da Monaco a Vienna? Ma per favore. L'imperatore che, con tanto di scorta appresso, fa sgombrare un bordello della capitale per andarci lui? In pubblica piazza? E non poteva farsi venire le prostitute a palazzo da entrata secondaria?<br />Ma la meglio è questa: Sissi, ansiosa di apprendere le pratiche erotiche in vista delle nozze, si accorda con la meretrice preferita dal futuro marito perché le faccia scuola. Poi, dopo le nozze, la agghinda da contessa e se la porta dietro come dama di compagnia, dopo aver convinto il duca suo padre circa i quarti di nobiltà (falsi) della suddetta. E il duca di Baviera non aveva modo di informarsi su quella lì, visto che la figlia aveva scartato tutte le nobili (vere) propostele e optato per una sconosciuta? Ovviamente, quando il neo-marito vede la «dama personale» di sua moglie, la riconosce. Ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>doncamillo,falsostorico,fiction,romyschneider,sissi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04d4f7c9e279299f13f44b10366d867c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La prima epidemia della storia venne dalla Cina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-prima-epidemia-della-storia-venne-dalla-cina--47280834</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6772" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6772</a><br /><br />LA PRIMA EPIDEMIA DELLA STORIA VENNE DALLA CINA di Rino Cammilleri<br />Ormai siamo abituati all'influenza stagionale che, a ogni inverno, ci costa problemi all'economia e perfino morti. La provenienza è sempre la solita, e stupisce come mai a trovare rimedio non ci si sia neppure pensato. Avevo quattro o cinque anni quando mi presi l'Asiatica, il cui nome dice tutto. E poi, aviarie e sars, sempre da là. Andando indietro nel tempo, la prima pandemia di cui si abbia notizia storica è la famosa «peste antonina» che dal 166 al 180 d.C. stese l'Impero Romano. Si calcolano sui dieci milioni di morti, uno sproposito sulla popolazione complessiva del tempo. Si era sotto Marco Aurelio, il quale molto probabilmente ne morì. Ed era presente il celebre Galeno, il medico più illustre di Roma. Ma neanche lui riuscì a capire che razza di morbo fosse. Fu l'inizio della crisi che, in capo a tre secoli, avrebbe portato al tracollo dell'Impero d'Occidente. Questa «peste» (così venivano indicati i morbi pandemici e sconosciuti) l'avevano portata in Europa le legioni che proprio nel 166 tornavano dalla campagna in Asia Centrale contro i Parti. L'avevano presa in Partia. Ma in Partia chi l'aveva portata?<br />Lo storico Giuseppe Testa nel suo "La peste antonina. Storia della prima pandemia: dalla Cina alla Roma imperiale" (Salerno, pp. 236, €. 18) insinua il sospetto che il morbo si sia originato nel Celeste Impero della dinastia Han, e suffraga l'ipotesi con tutta una serie di dettagliatissime informazioni di ordine storico ma tratte anche dalle scienze naturali. Qui possiamo solo accennarvi a grandi linee, e diciamo subito che i Parti erano i grandi mediatori commerciali tra l'impero cinese e quello romano. Più volte Roma, grande consumatrice di seta e acciaio temprato (monopoli cinesi), cercò di prendere diretto contatto con la corte del Regno di Mezzo (così lo chiamavano i cinesi), ma il viaggio era troppo lungo e le poche volte che la missione riuscì non fece più ritorno. Morta per strada? Incappata in banditi o pirati? Non si sa. Del resto i Parti, che sapevano del desiderio romano, non tralasciavano di sabotarlo. Per questo Roma decise che era ora di farla finita con loro. Da qui la campagna, vittoriosa, sì, ma funesta per le conseguenze che sappiamo.<br />La cosa funzionava così: i mercanti cinesi vendevano le loro pregiatissime merci ai Parti (e già per i cinesi era un viaggio lungo e pericoloso) e questi le rivendevano, naturalmente a prezzi galattici, agli occidentali. La seta era così richiesta a Roma che la Cina era chiamata Serica, il paese della seta, dai romani. Prima che Marco Polo parlasse di Cathay. Ma la «peste» i cinesi da chi l'avevano presa? Il loro impero doveva vedersela continuamente con i «barbari del Nord», contro i quali in seguito fu costruita la Grande Muraglia. Tra queste orde che incessantemente pressavano e alle quali non di rado bisognava pagare tributo perché la smettessero, c'erano i mongoli: «Questo popolo mangiava qualsiasi specie di animali, di cui consumava le carni crude, e dava la caccia ai ratti con torme di cavalli e intere mute di cani». Ci ricorda niente?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47280834</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 23:02:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47280834/la_prima_epidemia_della_storia_venne_dalla_cina.mp3" length="4292902" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6772

LA PRIMA EPIDEMIA DELLA STORIA VENNE DALLA CINA di Rino Cammilleri
Ormai siamo abituati all'influenza stagionale che, a ogni inverno, ci costa problemi all'economia e perfino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6772" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6772</a><br /><br />LA PRIMA EPIDEMIA DELLA STORIA VENNE DALLA CINA di Rino Cammilleri<br />Ormai siamo abituati all'influenza stagionale che, a ogni inverno, ci costa problemi all'economia e perfino morti. La provenienza è sempre la solita, e stupisce come mai a trovare rimedio non ci si sia neppure pensato. Avevo quattro o cinque anni quando mi presi l'Asiatica, il cui nome dice tutto. E poi, aviarie e sars, sempre da là. Andando indietro nel tempo, la prima pandemia di cui si abbia notizia storica è la famosa «peste antonina» che dal 166 al 180 d.C. stese l'Impero Romano. Si calcolano sui dieci milioni di morti, uno sproposito sulla popolazione complessiva del tempo. Si era sotto Marco Aurelio, il quale molto probabilmente ne morì. Ed era presente il celebre Galeno, il medico più illustre di Roma. Ma neanche lui riuscì a capire che razza di morbo fosse. Fu l'inizio della crisi che, in capo a tre secoli, avrebbe portato al tracollo dell'Impero d'Occidente. Questa «peste» (così venivano indicati i morbi pandemici e sconosciuti) l'avevano portata in Europa le legioni che proprio nel 166 tornavano dalla campagna in Asia Centrale contro i Parti. L'avevano presa in Partia. Ma in Partia chi l'aveva portata?<br />Lo storico Giuseppe Testa nel suo "La peste antonina. Storia della prima pandemia: dalla Cina alla Roma imperiale" (Salerno, pp. 236, €. 18) insinua il sospetto che il morbo si sia originato nel Celeste Impero della dinastia Han, e suffraga l'ipotesi con tutta una serie di dettagliatissime informazioni di ordine storico ma tratte anche dalle scienze naturali. Qui possiamo solo accennarvi a grandi linee, e diciamo subito che i Parti erano i grandi mediatori commerciali tra l'impero cinese e quello romano. Più volte Roma, grande consumatrice di seta e acciaio temprato (monopoli cinesi), cercò di prendere diretto contatto con la corte del Regno di Mezzo (così lo chiamavano i cinesi), ma il viaggio era troppo lungo e le poche volte che la missione riuscì non fece più ritorno. Morta per strada? Incappata in banditi o pirati? Non si sa. Del resto i Parti, che sapevano del desiderio romano, non tralasciavano di sabotarlo. Per questo Roma decise che era ora di farla finita con loro. Da qui la campagna, vittoriosa, sì, ma funesta per le conseguenze che sappiamo.<br />La cosa funzionava così: i mercanti cinesi vendevano le loro pregiatissime merci ai Parti (e già per i cinesi era un viaggio lungo e pericoloso) e questi le rivendevano, naturalmente a prezzi galattici, agli occidentali. La seta era così richiesta a Roma che la Cina era chiamata Serica, il paese della seta, dai romani. Prima che Marco Polo parlasse di Cathay. Ma la «peste» i cinesi da chi l'avevano presa? Il loro impero doveva vedersela continuamente con i «barbari del Nord», contro i quali in seguito fu costruita la Grande Muraglia. Tra queste orde che incessantemente pressavano e alle quali non di rado bisognava pagare tributo perché la smettessero, c'erano i mongoli: «Questo popolo mangiava qualsiasi specie di animali, di cui consumava le carni crude, e dava la caccia ai ratti con torme di cavalli e intere mute di cani». Ci ricorda niente?]]></itunes:summary><itunes:duration>269</itunes:duration><itunes:keywords>cina,epidemia,marcopolo,pesteantonina,sars,seta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da26bbbda1c321f58372368e748567a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il rogo a Milano e il miracolo del crocifisso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-rogo-a-milano-e-il-miracolo-del-crocifisso--47048210</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6762" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6762</a><br /><br />IL ROGO A MILANO E IL MIRACOLO DEL CROCIFISSO di Rino Cammilleri<br />Ha fatto impressione l'intervista a «Repubblica» del professor Lorenzo Spaggiari, direttore della chirurgia toracica dell'Istituto Europeo dei Tumori e docente all'università di Milano. Abitava con la famiglia nel famigerato grattacielo Torre dei Moro, quello che si è squagliato in diretta per un incendio che l'ha completamente distrutto. Come si sa, partito da uno degli ultimi piani, una ventina, il fuoco è sceso fino a terra grazie al rivestimento esterno tutt'altro che ignifugo e attualmente sotto i riflettori dei magistrati. Nessuno dei tantissimi appartamenti si è salvato, tutti gli inquilini sono finiti in strada, ogni abitazione è completamente bruciata. Strano a dirsi, nessun danno alle persone.<br />Più strano ancora è quel che è accaduto alla famiglia Spaggiari, abitante al diciannovesimo piano e proprietaria di tutto il piano, mansarda compresa. «Il soffitto è crollato e abbiamo perso tutto. Bruciata e sciolta dal calore anche la cassaforte inserita nel muro». La cassaforte. Pure inserita nel muro. Epperò liquefatta dal calore. Gli esperti diranno quanti gradi centigradi ci vogliono per far diventare pappa una cassaforte presumibilmente di metallo atto a custodire preziosi.<br />Ma il bello deve ancora venire. Dentro alla cassaforte, tra le altre cose, c'era un piccolo crocifisso d'oro avvolto in una bustina di plastica. È l'unica cosa rimasta intatta, bustina compresa. E se l'oro fonde prima dell'acciaio, figurarsi la plastica. «La mia famiglia è scossa». Infatti, la moglie del primario quella croce se l'è messa al collo e non intende toglierla più. Giustamente l'intervistatore chiede se il fatto non possa essere frutto del caso. In effetti, le coincidenze, anche spettacolari, esistono.<br />Il professore, tuttavia, risponde: «Se lo è, è un caso che turba. Anche perché non si è verificato da solo». Infatti, quella maledetta domenica la moglie voleva restare a casa. Chissà come mai, il marito aveva insistito perché andassero coi figli al mare. Non l'aveva mai fatto prima. Poiché le fiamme si sono sprigionate dagli appartamenti più in basso, fossero rimasti sarebbero finiti in trappola. Il professore, stando a quel che dice nell'intervista, è rimasto scosso, sì, ma se qualcuno si aspettava una conversione clamorosa alla religiosità resterebbe deluso. «Un chirurgo può guardare la vita da una prospettiva complessa», dice. In effetti, non si fatica a immaginare lo stato d'animo di un uomo che opera tumori terminali e vede la morte continuamente. Tuttavia, ammette che adesso il suo rapporto coi pazienti e i loro parenti è più empatico. Avrà, certo, tempo per riflettere su quel che gli è accaduto.<br />Ho personalmente conosciuto altri medici che fanno lo stesso lavoro e sono, come tutti oggi, divisi in credenti e agnostici. C'è chi, vedendo morire la gente, anche bambini, avanza dubbi sulla presunta bontà di Dio. E c'è chi guarda il bicchiere mezzo pieno. In fondo, a ben pensarci, l'umanità è stata sempre così divisa, perché è il problema della «croce» a tenere molti lontani da Cristo. E a poco serve sentirsi dire dal prete che c'è morto prima Lui, perché quando la sofferenza morde davvero emerge quel che in cuor suo ciascuno ha sempre pensato. Come profetizzò il vecchio Simeone a Maria al Tempio.<br />E la domanda (delle domande) si complica proprio di fronte a episodi come quello del professor Spaggiari e il suo crocifisso rimasto intatto: perché a lui e alla sua famiglia sì e ad altri no? Perché c'è gente che supplica Dio per un miracolo e non lo ottiene, e gente come Spaggiari cui viene elargito senza che l'abbia nemmeno chiesto? Bella domanda. L'unica è avere fede (fiducia) in quel che Cristo ha fatto e detto. Infatti, dice la Bibbia che «il giusto vivrà della fede». E gli conviene, anche per non impazzire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47048210</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 21:48:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47048210/il_rogo_a_milano_e_il_miracolo_del_crocisfisso.mp3" length="4726744" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6762

IL ROGO A MILANO E IL MIRACOLO DEL CROCIFISSO di Rino Cammilleri
Ha fatto impressione l'intervista a «Repubblica» del professor Lorenzo Spaggiari, direttore della chirurgia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6762" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6762</a><br /><br />IL ROGO A MILANO E IL MIRACOLO DEL CROCIFISSO di Rino Cammilleri<br />Ha fatto impressione l'intervista a «Repubblica» del professor Lorenzo Spaggiari, direttore della chirurgia toracica dell'Istituto Europeo dei Tumori e docente all'università di Milano. Abitava con la famiglia nel famigerato grattacielo Torre dei Moro, quello che si è squagliato in diretta per un incendio che l'ha completamente distrutto. Come si sa, partito da uno degli ultimi piani, una ventina, il fuoco è sceso fino a terra grazie al rivestimento esterno tutt'altro che ignifugo e attualmente sotto i riflettori dei magistrati. Nessuno dei tantissimi appartamenti si è salvato, tutti gli inquilini sono finiti in strada, ogni abitazione è completamente bruciata. Strano a dirsi, nessun danno alle persone.<br />Più strano ancora è quel che è accaduto alla famiglia Spaggiari, abitante al diciannovesimo piano e proprietaria di tutto il piano, mansarda compresa. «Il soffitto è crollato e abbiamo perso tutto. Bruciata e sciolta dal calore anche la cassaforte inserita nel muro». La cassaforte. Pure inserita nel muro. Epperò liquefatta dal calore. Gli esperti diranno quanti gradi centigradi ci vogliono per far diventare pappa una cassaforte presumibilmente di metallo atto a custodire preziosi.<br />Ma il bello deve ancora venire. Dentro alla cassaforte, tra le altre cose, c'era un piccolo crocifisso d'oro avvolto in una bustina di plastica. È l'unica cosa rimasta intatta, bustina compresa. E se l'oro fonde prima dell'acciaio, figurarsi la plastica. «La mia famiglia è scossa». Infatti, la moglie del primario quella croce se l'è messa al collo e non intende toglierla più. Giustamente l'intervistatore chiede se il fatto non possa essere frutto del caso. In effetti, le coincidenze, anche spettacolari, esistono.<br />Il professore, tuttavia, risponde: «Se lo è, è un caso che turba. Anche perché non si è verificato da solo». Infatti, quella maledetta domenica la moglie voleva restare a casa. Chissà come mai, il marito aveva insistito perché andassero coi figli al mare. Non l'aveva mai fatto prima. Poiché le fiamme si sono sprigionate dagli appartamenti più in basso, fossero rimasti sarebbero finiti in trappola. Il professore, stando a quel che dice nell'intervista, è rimasto scosso, sì, ma se qualcuno si aspettava una conversione clamorosa alla religiosità resterebbe deluso. «Un chirurgo può guardare la vita da una prospettiva complessa», dice. In effetti, non si fatica a immaginare lo stato d'animo di un uomo che opera tumori terminali e vede la morte continuamente. Tuttavia, ammette che adesso il suo rapporto coi pazienti e i loro parenti è più empatico. Avrà, certo, tempo per riflettere su quel che gli è accaduto.<br />Ho personalmente conosciuto altri medici che fanno lo stesso lavoro e sono, come tutti oggi, divisi in credenti e agnostici. C'è chi, vedendo morire la gente, anche bambini, avanza dubbi sulla presunta bontà di Dio. E c'è chi guarda il bicchiere mezzo pieno. In fondo, a ben pensarci, l'umanità è stata sempre così divisa, perché è il problema della «croce» a tenere molti lontani da Cristo. E a poco serve sentirsi dire dal prete che c'è morto prima Lui, perché quando la sofferenza morde davvero emerge quel che in cuor suo ciascuno ha sempre pensato. Come profetizzò il vecchio Simeone a Maria al Tempio.<br />E la domanda (delle domande) si complica proprio di fronte a episodi come quello del professor Spaggiari e il suo crocifisso rimasto intatto: perché a lui e alla sua famiglia sì e ad altri no? Perché c'è gente che supplica Dio per un miracolo e non lo ottiene, e gente come Spaggiari cui viene elargito senza che l'abbia nemmeno chiesto? Bella domanda. L'unica è avere fede (fiducia) in quel che Cristo ha fatto e detto. Infatti, dice la Bibbia che «il giusto vivrà della fede». E gli conviene,...]]></itunes:summary><itunes:duration>296</itunes:duration><itunes:keywords>cassaforte,crocifisso,milano,rogo,spaggiari,torredeimoro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/44aecc1ceb07a714d19f2ff240a8ba1d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La crisi del canale di Suez e l'ascesa dell'islamismo nazionalista e socialista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-crisi-del-canale-di-suez-e-l-ascesa-dell-islamismo-nazionalista-e-socialista--47034394</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6645" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6645</a><br /><br />LA CRISI DEL CANALE DI SUEZ E L'ASCESA DELL'ISLAMISMO NAZIONALISTA E SOCIALISTA<br />Il concreto rischio di una terza guerra mondiale, la decolonizzazione, il socialismo e il nazionalismo arabo<br />di Rino Cammilleri<br />Un primo «rinascimento islamico» si ebbe dopo la spedizione napoleonica in Egitto. Il pascià, solo formalmente dipendente da Costantinopoli, si chiese come mai poche migliaia di soldati francesi avessero potuto sbaragliare il suo intero esercito. Così, selezionò i giovani migliori e li mandò a studiare a Parigi, dove questi appresero concetti come il nazionalismo e la cattiveria dei Crociati. Queste le radici del nazionalismo arabo che il britannico Lawrence sfruttò contro i turchi nella Grande Guerra.<br />Francesi e inglesi proclamarono i loro protettorati e tracciarono i nuovi confini del Medioriente col righello. Ma ormai i semi dei nazionalismi erano stati gettati. Dopo l'ultima guerra mondiale, la decolonizzazione si arricchì dell'ultima ideologia imparata nelle università occidentali, il socialismo. Ma quel che determinò l'affermarsi del social-nazionalismo nei Paesi islamici via via decolonizzati fu l'ascesa di Nasser in Egitto tramite detronizzazione del re Faruq (all'incoronazione del predecessore Feysal nel 1932 la banda reale, tanto per chiarire, aveva intonato l'inno britannico).<br />Quattro anni prima erano nati i Fratelli Musulmani, che subito crebbero tra un popolo su cui, alla vecchia maniera feudale, pochissimi ricchi sfondati insistevano su una larghissima maggioranza pressoché indigente (situazione comune nel mondo arabo). Nel 1952 il golpe militare (così acquistarono l'indipendenza anche Algeria, Libia, Sudan, Siria, Irak, Turchia, Tunisia, Iran) proclamò la repubblica in Egitto, il Paese islamico più esteso.<br />Tra gli ufficiali golpisti presto si impose Nasser, che eliminò i capi dei Fratelli Musulmani e inaugurò un sistema durato fino ad oggi: a parte la breve parentesi di Morsi, Fratello Musulmano, tutti i presidenti erano militari: Neghib, Nasser, Sadat, Mubarak, al-Sisi. Ma quel che consacrò Nasser quale stella polare del mondo islamico fu la crisi di Suez del 1956, dettagliatamente narrata da Massimo Campanini e Marco Di Donato in Il canale delle spie. Storia della crisi di Suez (Salerno, pp. 150, €. 14).<br />Nasser intendeva sottrarre il Canale di Suez al dominio di fatto inglese e assicurarne l'importante rendita agli egiziani. Così, da una parte favoriva nascostamente i sabotaggi e dall'altra cercava di modernizzare l'esercito, le cui deficienze conosceva bene. Cercò dunque di comprare armi in Occidente, ma nessuno voleva vendergliene. Allora si rivolse all'Urss tramite il dittatore jugoslavo Tito, che a quel tempo era leader dei cosiddetti Paesi Non Allineati. La triangolazione fornì all'Egitto armamenti cecoslovacchi. Solo che i Fratelli Musulmani, per vendetta, erano ormai diventati i principali informatori degli inglesi. Questi ultimi allora si accordarono coi francesi (Nasser sosteneva segretamente l'insurrezione algerina). E con gli israeliani, preoccupati dai successi di Nasser: nel 1954, «Operazione Susannah: agenti segreti israeliani, travestiti da arabi, effettuarono attentati dinamitardi al Cairo e ad Alessandria e danneggiarono le infrastrutture britanniche sul canale di Suez, con lo scopo di far ricadere le colpe sui nazionalisti egiziani».<br />A quel punto Nasser giocò la sua carta e nel 1956 nazionalizzò il canale. Subito truppe inglesi, francesi e israeliane entrarono in Egitto e occuparono il Canale di Suez. Senza preavvertire l'alleato americano. Ma era anche l'anno dell'invasione sovietica dell'Ungheria e «l'iniziativa anglo-francese in Egitto aveva irrimediabilmente compromesso ogni possibilità di intervento occidentale a supporto degli insorti ungheresi». Eisenhower andò su tutte le furie. Infatti, dato che l'Urss appoggiava Nasser, c'era il concreto rischio di una terza guerra mondiale. Minacciò di bloccare le forniture di petrolio a Gran Bretagna e Francia e queste, impoverite dalla recente guerra con la Germania, dovettero ritirarsi. Per Nasser fu il trionfo nel mondo islamico. Ma con un'altra conseguenza: «Fu solo dopo il 1956 che gli arabi furono determinati a distruggere Israele».<br />Il colpo finale al panarabismo venne dal solito Israele con la guerra del 1967, che fu per l'Egitto una disfatta. Il successore, Sadat, dovette riappoggiarsi ai Fratelli Musulmani e da allora il declamatorio slogan «l'Islam è la soluzione» divenne, in crescendo, quel che abbiamo sotto i nostri occhi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47034394</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 21:45:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47034394/la_crisi_del_canale_di_suez_e_l_ascesa_dell_islamismo_nazionalista_e_socialista.mp3" length="5579799" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6645

LA CRISI DEL CANALE DI SUEZ E L'ASCESA DELL'ISLAMISMO NAZIONALISTA E SOCIALISTA
Il concreto rischio di una terza guerra mondiale, la decolonizzazione, il socialismo e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6645" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6645</a><br /><br />LA CRISI DEL CANALE DI SUEZ E L'ASCESA DELL'ISLAMISMO NAZIONALISTA E SOCIALISTA<br />Il concreto rischio di una terza guerra mondiale, la decolonizzazione, il socialismo e il nazionalismo arabo<br />di Rino Cammilleri<br />Un primo «rinascimento islamico» si ebbe dopo la spedizione napoleonica in Egitto. Il pascià, solo formalmente dipendente da Costantinopoli, si chiese come mai poche migliaia di soldati francesi avessero potuto sbaragliare il suo intero esercito. Così, selezionò i giovani migliori e li mandò a studiare a Parigi, dove questi appresero concetti come il nazionalismo e la cattiveria dei Crociati. Queste le radici del nazionalismo arabo che il britannico Lawrence sfruttò contro i turchi nella Grande Guerra.<br />Francesi e inglesi proclamarono i loro protettorati e tracciarono i nuovi confini del Medioriente col righello. Ma ormai i semi dei nazionalismi erano stati gettati. Dopo l'ultima guerra mondiale, la decolonizzazione si arricchì dell'ultima ideologia imparata nelle università occidentali, il socialismo. Ma quel che determinò l'affermarsi del social-nazionalismo nei Paesi islamici via via decolonizzati fu l'ascesa di Nasser in Egitto tramite detronizzazione del re Faruq (all'incoronazione del predecessore Feysal nel 1932 la banda reale, tanto per chiarire, aveva intonato l'inno britannico).<br />Quattro anni prima erano nati i Fratelli Musulmani, che subito crebbero tra un popolo su cui, alla vecchia maniera feudale, pochissimi ricchi sfondati insistevano su una larghissima maggioranza pressoché indigente (situazione comune nel mondo arabo). Nel 1952 il golpe militare (così acquistarono l'indipendenza anche Algeria, Libia, Sudan, Siria, Irak, Turchia, Tunisia, Iran) proclamò la repubblica in Egitto, il Paese islamico più esteso.<br />Tra gli ufficiali golpisti presto si impose Nasser, che eliminò i capi dei Fratelli Musulmani e inaugurò un sistema durato fino ad oggi: a parte la breve parentesi di Morsi, Fratello Musulmano, tutti i presidenti erano militari: Neghib, Nasser, Sadat, Mubarak, al-Sisi. Ma quel che consacrò Nasser quale stella polare del mondo islamico fu la crisi di Suez del 1956, dettagliatamente narrata da Massimo Campanini e Marco Di Donato in Il canale delle spie. Storia della crisi di Suez (Salerno, pp. 150, €. 14).<br />Nasser intendeva sottrarre il Canale di Suez al dominio di fatto inglese e assicurarne l'importante rendita agli egiziani. Così, da una parte favoriva nascostamente i sabotaggi e dall'altra cercava di modernizzare l'esercito, le cui deficienze conosceva bene. Cercò dunque di comprare armi in Occidente, ma nessuno voleva vendergliene. Allora si rivolse all'Urss tramite il dittatore jugoslavo Tito, che a quel tempo era leader dei cosiddetti Paesi Non Allineati. La triangolazione fornì all'Egitto armamenti cecoslovacchi. Solo che i Fratelli Musulmani, per vendetta, erano ormai diventati i principali informatori degli inglesi. Questi ultimi allora si accordarono coi francesi (Nasser sosteneva segretamente l'insurrezione algerina). E con gli israeliani, preoccupati dai successi di Nasser: nel 1954, «Operazione Susannah: agenti segreti israeliani, travestiti da arabi, effettuarono attentati dinamitardi al Cairo e ad Alessandria e danneggiarono le infrastrutture britanniche sul canale di Suez, con lo scopo di far ricadere le colpe sui nazionalisti egiziani».<br />A quel punto Nasser giocò la sua carta e nel 1956 nazionalizzò il canale. Subito truppe inglesi, francesi e israeliane entrarono in Egitto e occuparono il Canale di Suez. Senza preavvertire l'alleato americano. Ma era anche l'anno dell'invasione sovietica dell'Ungheria e «l'iniziativa anglo-francese in Egitto aveva irrimediabilmente compromesso ogni possibilità di intervento occidentale a supporto degli insorti ungheresi». Eisenhower andò su tutte le furie....]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>crociati,esercito,fratellimusulmani,grandeguerra,mubarak,suez</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d56c0bd6b0a098d82a86d7aa62a6515.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Benedetta, l'ennesimo film anticattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/benedetta-l-ennesimo-film-anticattolico--47034464</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ BENEDETTA, L'ENNESIMO FILM ANTICATTOLICO di Rino Cammilleri<br />Ormai ogni due per tre o tre per due i cattolici vengono sollecitati a protestare e magari raccogliere firme per far ritirare l'ennesima «opera d'arte» blasfema. Faccio presente che il più delle volte il risultato di simili campagne è moltiplicare le opere in questione, perché, cessata la chiamata a raccolta contro il film Netflix con un Gesù omosessuale, ecco spuntare la antica suora lesbica. E ormai sono anni che ogni volta ce n'è una nuova. Non si può vendere un prodotto senza far sapere al pubblico che tale prodotto esiste e che val la pena di essere comprato. Si chiama pubblicità e distingue i prodotti «di marca» da quelli sconosciuti, i quali hanno il vantaggio di costare meno ma la gente ne diffida. Solo che la pubblicità costa un sacco di soldi, anche perché deve penetrare in testa alla gente meglio di quella concorrente.<br />Così, niente di meglio che sollevare uno scandalo, e ci penseranno gli scandalizzati a far pubblicità gratis. Ora, dal momento che ogni «trasgressione» è stata sperimentata e, anzi, ormai trasgressivo è sinonimo di conformista, l'ultima sponda è la religione. Cattolica, ovvio, perché in quella islamica - faccio un esempio - c'è chi ha la mano nervosa e già un regista olandese ci ha lasciato la pelle. Le altre non hanno i numeri per sollevare il «caso» o semplicemente se ne fregano (o sono magari d'accordo). Dicevo di registi, perché l'ultima «provocazione» (uffa, che p...!) è un film presentato al solito festival, Cannes mi pare, dove non ha fatto particolare rumore.<br />Mò prova il rilancio. Speriamo non grazie proprio alla raccolta di firme di cui dicevo. Si tratta di Benedetta di Paul Verhoeven, regista e soggettista olandese pure lui, basato sul libro Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento di Judith C. Brown (a quanto pare il cognome Brown inclina a esplorare la storia cattolica). La vicenda avrebbe già ispirato un lavoro teatrale canadese di un'altra donna, Rosemary Rowe, e parla di tal Benedetta Carlini, monaca a Pescia, Toscana, nel Seicento, a Rinascimento finito da un pezzo.<br />Pare che costei avesse accusato assalti demoniaci, allo scopo di farsi assistere nella sua cella dalla consorella Bartolomea. Fino a che il trucco non venne scoperto. Ora, il Verhoeven, abbandonata la fantascienza che pur gli aveva dato soldi e fama, da anziano si sta dedicando a temi politicamente corretti, come la violenza sulle donne (Elle, film precedente) e, due piccioni con una fava, la repressione cattolica della sessualità, quella Lgbt in special modo. Ebbene, se certe cose non ci piacciono, non compriamole.<br />Se certi film ci dispiacciono, non guardiamoli. Ma chiedere di vietarli o di farli ritirare è un boomerang. Anche perché, come detto, incoraggia altri a buttarsi nel filone. L'unica è ignorarli. Così, quando loro e i loro epigoni si accorgeranno che il giochetto non funziona più, saranno costretti ad andare a scandalizzare qualcun altro. Se qualcuno, in epoca di YouPorn gratuito, vuol pagare per vedere due attrici - magari personalmente etero-impegnate ad avvinghiarsi tra loro per guadagnarsi da vivere e (forse) diventare famose, si accomodi pure.<br />Sappia però che il contesto pruriginoso, il convento, è di vecchio conio, risale al settecentesco Diderot e perfino al trecentesco Boccaccio (ma con ben altra arte), per finire con l'arenarsi nelle pellicole italiane anni Settanta con Gloria Guida e Edvige Fenech. Déjà vu, insomma, e almeno quelle facevano ridere. Per quanto riguarda il Verhoeven, era apprezzato di più - anche dai cattolici - per Robocop, Atto di forza, Fanteria dello spazio. I festival danno solo statuette e coppe, e tante pacche sulle spalle dai colleghi. E poi: ci tenete tanto a vedere le suore lesbiche? Aspettate, se vincono premi festivalieri le vedrete prima o poi al cineforum parrocchiale. Contenti voi...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47034464</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 21:44:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47034464/benedetta_l_ennesimo_film_anticattolico_di_netflix.mp3" length="5329023" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ BENEDETTA, L'ENNESIMO FILM ANTICATTOLICO di Rino Cammilleri
Ormai ogni due per tre o tre per due i cattolici vengono sollecitati a protestare e magari raccogliere firme per far ritirare l'ennesima «opera d'arte» blasfema. Faccio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ BENEDETTA, L'ENNESIMO FILM ANTICATTOLICO di Rino Cammilleri<br />Ormai ogni due per tre o tre per due i cattolici vengono sollecitati a protestare e magari raccogliere firme per far ritirare l'ennesima «opera d'arte» blasfema. Faccio presente che il più delle volte il risultato di simili campagne è moltiplicare le opere in questione, perché, cessata la chiamata a raccolta contro il film Netflix con un Gesù omosessuale, ecco spuntare la antica suora lesbica. E ormai sono anni che ogni volta ce n'è una nuova. Non si può vendere un prodotto senza far sapere al pubblico che tale prodotto esiste e che val la pena di essere comprato. Si chiama pubblicità e distingue i prodotti «di marca» da quelli sconosciuti, i quali hanno il vantaggio di costare meno ma la gente ne diffida. Solo che la pubblicità costa un sacco di soldi, anche perché deve penetrare in testa alla gente meglio di quella concorrente.<br />Così, niente di meglio che sollevare uno scandalo, e ci penseranno gli scandalizzati a far pubblicità gratis. Ora, dal momento che ogni «trasgressione» è stata sperimentata e, anzi, ormai trasgressivo è sinonimo di conformista, l'ultima sponda è la religione. Cattolica, ovvio, perché in quella islamica - faccio un esempio - c'è chi ha la mano nervosa e già un regista olandese ci ha lasciato la pelle. Le altre non hanno i numeri per sollevare il «caso» o semplicemente se ne fregano (o sono magari d'accordo). Dicevo di registi, perché l'ultima «provocazione» (uffa, che p...!) è un film presentato al solito festival, Cannes mi pare, dove non ha fatto particolare rumore.<br />Mò prova il rilancio. Speriamo non grazie proprio alla raccolta di firme di cui dicevo. Si tratta di Benedetta di Paul Verhoeven, regista e soggettista olandese pure lui, basato sul libro Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento di Judith C. Brown (a quanto pare il cognome Brown inclina a esplorare la storia cattolica). La vicenda avrebbe già ispirato un lavoro teatrale canadese di un'altra donna, Rosemary Rowe, e parla di tal Benedetta Carlini, monaca a Pescia, Toscana, nel Seicento, a Rinascimento finito da un pezzo.<br />Pare che costei avesse accusato assalti demoniaci, allo scopo di farsi assistere nella sua cella dalla consorella Bartolomea. Fino a che il trucco non venne scoperto. Ora, il Verhoeven, abbandonata la fantascienza che pur gli aveva dato soldi e fama, da anziano si sta dedicando a temi politicamente corretti, come la violenza sulle donne (Elle, film precedente) e, due piccioni con una fava, la repressione cattolica della sessualità, quella Lgbt in special modo. Ebbene, se certe cose non ci piacciono, non compriamole.<br />Se certi film ci dispiacciono, non guardiamoli. Ma chiedere di vietarli o di farli ritirare è un boomerang. Anche perché, come detto, incoraggia altri a buttarsi nel filone. L'unica è ignorarli. Così, quando loro e i loro epigoni si accorgeranno che il giochetto non funziona più, saranno costretti ad andare a scandalizzare qualcun altro. Se qualcuno, in epoca di YouPorn gratuito, vuol pagare per vedere due attrici - magari personalmente etero-impegnate ad avvinghiarsi tra loro per guadagnarsi da vivere e (forse) diventare famose, si accomodi pure.<br />Sappia però che il contesto pruriginoso, il convento, è di vecchio conio, risale al settecentesco Diderot e perfino al trecentesco Boccaccio (ma con ben altra arte), per finire con l'arenarsi nelle pellicole italiane anni Settanta con Gloria Guida e Edvige Fenech. Déjà vu, insomma, e almeno quelle facevano ridere. Per quanto riguarda il Verhoeven, era apprezzato di più - anche dai cattolici - per Robocop, Atto di forza, Fanteria dello spazio. I festival danno solo statuette e coppe, e tante pacche sulle spalle dai colleghi. E poi: ci tenete tanto a vedere le suore lesbiche? Aspettate, se vincono premi festivalieri le vedrete prima o poi al cineforum parrocchiale. Contenti voi...]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:keywords>benedetta,blasfemo,dejavu,lgbt,netflix</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdc6bef1b81793bfced5e32b1f787bf9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè per gli Usa la Russia è sempre il nemico?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-per-gli-usa-la-russia-e-sempre-il-nemico--47035297</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6763" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6763</a><br /><br />PERCHE' PER GLI USA LA RUSSIA E' SEMPRE IL NEMICO? di Rino Cammilleri<br />I media di regime, mentre scrivo, stanno facendo di tutto per insinuare che le elezioni in Russia sono truccate da Putin. Su input americano, che ha praticamente intimato alla Ue di boicottare la Russia in tutti i modi. Non sappiamo a quale prezzo la Merkel sia riuscita a strappare il sì al gasdotto NorthStream2, ma la domanda è un'altra: perché per gli Usa la Russia deve continuare ad essere il Nemico? Bisogna prenderla alla larga.<br />Terminato il gaudio per l'implosione dell'Urss con Gorbaciov, ricevuti da quest'ultimo tutti i premi e le copertine possibili in Occidente, con Eltsin la nuova Russia toccò il suo punto minimo, storico, politico ed economico, e giù grandi pacche sulle spalle: ricordate le risate irrefrenabili in diretta Eltsin-Clinton? E ricordate che il primo Putin, paraninfo Berlusconi, in un incontro a Pratica a Mare quasi quasi entrava nella Nato? A quel punto però non si rise più: Berlusconi sappiamo la fine che fece e Putin diventò lo «zar». Sua unica colpa, quella di aver rimesso in piedi la Russia e cercato di riportarla al ruolo di grande potenza. E questo non va bene agli americani, i quali hanno ereditato la geopolitica del fu Impero Britannico. Aveva voglia papa Wojtyla di parlare di Europa che respira «a due polmoni», e Putin di auspicare un'Europa «dall'Atlantico agli Urali». No, perché dai tempi di Pietro il Grande quel che le «potenze di mare» temono è proprio una Russia europea, testa in Europa e il resto in Asia. Sì, ne adotti pure lo stile nel vestire e anche il calendario. Ma l'economia, cioè i soldi, sono un'altra cosa. Lo studio della storia, oggi come oggi, interessa ormai solo quelli che abbattono i monumenti e fanno gli «antifa» al solo scopo di saccheggiare i negozi (e farsi la barba d'oro con le donazioni dei radical-chic).<br /><br />LE BASI NATO<br />Ma c'è anche un'altra categoria di cultori di storia: i Paesi che dalla Russia hanno sempre avuto guai, anche prima che diventasse comunista. Infatti, si sono affrettati a chiedere di entrare nella Nato, e la Nato (cioè, gli Usa), si è affrettata a precipitarvisi. Così che oggi la capitale russa ha basi Nato a soli cento chilometri di distanza e la Russia europea ne è letteralmente circondata. Si pensi che nemmeno la Cina è in queste condizioni. E solo un disinformato (per non dire peggio) può realmente ritenere che, per l'Occidente, la Russia sia più pericolosa della Cina. Infatti, Trump era ingenuamente disinformato quando dichiarò che da Putin non riteneva di avere niente da temere e che ci si poteva andar d'accordo. Immediatamente la minaccia di empeachment lo fece rientrare nei ranghi: gli «hacker russi» avrebbero favorito la sua elezione a presidente, così che ogni sua dichiarazione di simpatia a Putin finiva col confermare il sospetto. Come se gli americani, che l'informatica l'hanno inventata, fossero degli sprovveduti al riguardo. Il cosiddetto Deep State, in larga parte in mano ai democratici così come il complesso militar-industriale, ha fatto schioccare la frusta e tutto è tornato nella norma: il Grande Gioco deve continuare.<br />Il riferimento a Kipling non è casuale. Il nemico globale dell'Impero Britannico era la Russia, e non solo in Afghanistan. Quando lo zar cercò di affacciarsi nel Mediterraneo si videro due potenze cristiane alleate dei musulmani contro un altro cristiano. E fu la Guerra di Crimea, in cui l'Inghilterra trascinò la Francia e ammise il piccolo Piemonte perché le serviva per restare padrona anche del Mediterraneo, oltre che degli altri mari. Britannia rules all the waves, cantavano le giubbe rosse di Sua Maestà. E pure mezzo secolo prima qual era il maggior pericolo per l'Inghilterra? Un blocco continentale. Ci provò anche Napoleone e allora l'Inghilterra si scatenò.<br /><br />IL TIMORE DI UNA POTENZA IMBATTIBILE<br />Venendo ai soldi (sono essi a far muovere il mondo), più precisamente il timore geopolitico riguarda la Germania e la Russia: una loro fusione economica creerebbe una potenza anche politica imbattibile. Detto in parole semplici, cervelli tedeschi e risorse naturali (quasi illimitate) russe. Ai tempi degli zar anche i professori di liceo in Russia erano tedeschi. E tedesca era l'ultima zarina (nonché Caterina la Grande). La contiguità territoriale in geopolitica rimane importante. Da qui i reiterati tentativi di entrambi, russi e tedeschi, per spartirsi quanto stava di mezzo. Si dimentica che la Germania sconfitta e schiacciata nella Grande Guerra smontò le sue industrie pesanti e, in sordina, le rimontò in Russia: tutto il suo veloce riarmo avvenne dietro la cortina degli Urali. Il Patto Molotov-Ribbentrop seguì a ruota. Alleanza di due totalitarismi? Macché: prosieguo di una politica di antica data. E, in tutte e due le guerre mondiali, l'Inghilterra scese in campo per scongiurarla. Infatti, in due si erano spartiti la Polonia, ma Londra dichiarò guerra solo a Berlino, da cui le veniva il vero pericolo.<br />Gli Usa nascono come propaggine dell'Inghilterra e da essa si sono scissi per meri motivi economici. Ma per gli stessi motivi devono continuarne la politica. Non a caso i due sono alleati di ferro sempre e comunque. Perché il grande strepito contro il gasdotto russo-tedesco? Perché la difesa a tutto spiano dell'«indipendenza» ucraina? Perché le vesti stracciate per i «diritti umani» di Navalny? Perché l'Italia ci sta rimettendo la camicia a furia di «sanzioni» contro la Russia? Neanche Draghi ha osato sollevare il problema con Biden in Cornovaglia: sa che sarebbe stato fiato sprecato. Be', almeno non si dica che non abbiamo capito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47035297</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 21:44:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47035297/perch_per_gli_usa_la_russia_sempre_il_nemico.mp3" length="7925458" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6763

PERCHE' PER GLI USA LA RUSSIA E' SEMPRE IL NEMICO? di Rino Cammilleri
I media di regime, mentre scrivo, stanno facendo di tutto per insinuare che le elezioni in Russia sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6763" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6763</a><br /><br />PERCHE' PER GLI USA LA RUSSIA E' SEMPRE IL NEMICO? di Rino Cammilleri<br />I media di regime, mentre scrivo, stanno facendo di tutto per insinuare che le elezioni in Russia sono truccate da Putin. Su input americano, che ha praticamente intimato alla Ue di boicottare la Russia in tutti i modi. Non sappiamo a quale prezzo la Merkel sia riuscita a strappare il sì al gasdotto NorthStream2, ma la domanda è un'altra: perché per gli Usa la Russia deve continuare ad essere il Nemico? Bisogna prenderla alla larga.<br />Terminato il gaudio per l'implosione dell'Urss con Gorbaciov, ricevuti da quest'ultimo tutti i premi e le copertine possibili in Occidente, con Eltsin la nuova Russia toccò il suo punto minimo, storico, politico ed economico, e giù grandi pacche sulle spalle: ricordate le risate irrefrenabili in diretta Eltsin-Clinton? E ricordate che il primo Putin, paraninfo Berlusconi, in un incontro a Pratica a Mare quasi quasi entrava nella Nato? A quel punto però non si rise più: Berlusconi sappiamo la fine che fece e Putin diventò lo «zar». Sua unica colpa, quella di aver rimesso in piedi la Russia e cercato di riportarla al ruolo di grande potenza. E questo non va bene agli americani, i quali hanno ereditato la geopolitica del fu Impero Britannico. Aveva voglia papa Wojtyla di parlare di Europa che respira «a due polmoni», e Putin di auspicare un'Europa «dall'Atlantico agli Urali». No, perché dai tempi di Pietro il Grande quel che le «potenze di mare» temono è proprio una Russia europea, testa in Europa e il resto in Asia. Sì, ne adotti pure lo stile nel vestire e anche il calendario. Ma l'economia, cioè i soldi, sono un'altra cosa. Lo studio della storia, oggi come oggi, interessa ormai solo quelli che abbattono i monumenti e fanno gli «antifa» al solo scopo di saccheggiare i negozi (e farsi la barba d'oro con le donazioni dei radical-chic).<br /><br />LE BASI NATO<br />Ma c'è anche un'altra categoria di cultori di storia: i Paesi che dalla Russia hanno sempre avuto guai, anche prima che diventasse comunista. Infatti, si sono affrettati a chiedere di entrare nella Nato, e la Nato (cioè, gli Usa), si è affrettata a precipitarvisi. Così che oggi la capitale russa ha basi Nato a soli cento chilometri di distanza e la Russia europea ne è letteralmente circondata. Si pensi che nemmeno la Cina è in queste condizioni. E solo un disinformato (per non dire peggio) può realmente ritenere che, per l'Occidente, la Russia sia più pericolosa della Cina. Infatti, Trump era ingenuamente disinformato quando dichiarò che da Putin non riteneva di avere niente da temere e che ci si poteva andar d'accordo. Immediatamente la minaccia di empeachment lo fece rientrare nei ranghi: gli «hacker russi» avrebbero favorito la sua elezione a presidente, così che ogni sua dichiarazione di simpatia a Putin finiva col confermare il sospetto. Come se gli americani, che l'informatica l'hanno inventata, fossero degli sprovveduti al riguardo. Il cosiddetto Deep State, in larga parte in mano ai democratici così come il complesso militar-industriale, ha fatto schioccare la frusta e tutto è tornato nella norma: il Grande Gioco deve continuare.<br />Il riferimento a Kipling non è casuale. Il nemico globale dell'Impero Britannico era la Russia, e non solo in Afghanistan. Quando lo zar cercò di affacciarsi nel Mediterraneo si videro due potenze cristiane alleate dei musulmani contro un altro cristiano. E fu la Guerra di Crimea, in cui l'Inghilterra trascinò la Francia e ammise il piccolo Piemonte perché le serviva per restare padrona anche del Mediterraneo, oltre che degli altri mari. Britannia rules all the waves, cantavano le giubbe rosse di Sua Maestà. E pure mezzo secolo prima qual era il maggior pericolo per l'Inghilterra? Un blocco continentale. Ci provò anche Napoleone e allora l'Inghilterra si...]]></itunes:summary><itunes:duration>496</itunes:duration><itunes:keywords>hacker,molotov,nato,putin,zarina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3e8fd5bdb285782a1ece1d0263c97bd7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il terzo libro sull'Austria cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-terzo-libro-sull-austria-cattolica--47035330</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6644" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6644</a><br /><br />IL TERZO LIBRO SULL'AUSTRIA CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Ed eccoci all'atteso (almeno da me) terzo e ultimo volume de Il prato alto. III. Speranza (Solfanelli, pp. 290, €. 18) di Emilio & Maria Antonietta Biagini, che conclude la storia dell'Austria cattolica narrata nientemeno che a partire dalla preistoria. Con ricchezza di chicche e dettagli anche tecnici (uno degli autori è un geografo accademico) si dipana la vicenda degli Adler (aquila in tedesco), il tutto condito dalla benedetta virtù dell'umorismo che dovrebbe essere dote di ogni cattolico (san Tommaso d'Aquino biasimava chi ne era privo), come Chesterton, Tolkien e Waugh insegnano.<br />Si tratta di uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. In quest'ultimo ho appreso, per esempio, che il principe Eugenio di Savoia (che si firmava Eugenio von Savoie, usando le tre lingue del Sacro Romano Impero) alla decisiva battaglia di Zenta contro i turchi indossò una corazza in cui sul cuore stava la Magna Mater Austriae venerata nel santuario nazionale di Mariazell. Quel condottiero, ammiratissimo da Napoleone, con un pugno di uomini riuscì a liberare tutta l'Ungheria e pure Sarajevo, tanto che le truppe gli dedicarono il famoso canto Prinz Eugen, il cui testo trovate integrale a p. 29. Grazie a lui l'Impero raggiunse la massima estensione, mai più eguagliata. E a spese degli ottomani.<br />Ma venne Giuseppe II e abolì ogni forma di culto «puramente esteriore» o «a sfondo superstizioso». A decidere che cosa fosse esteriore e superstizioso, però, «erano i massoni che stavano intorno alla corona». Così, «ne fecero le spese i Passionspiele, quelle innocenti e commoventi rappresentazioni della Passione di Nostro Signore così amate specialmente nel Tirolo». Anticipando i decreti napoleonici quel sovrano «illuminato» ordinò il Begräbninsordnung, cioè la sepoltura in bare riciclabili che avrebbero fatto «la gioia dei moderni ambientalisti, beoti adoratori della natura invece che di Dio»: il fondo della bara si apriva, il morto cadeva nella fossa e la bara poteva essere riusata. Eh, difficilmente i novatori scansano il ridicolo.<br />E venne Napoleone, e fucilò un libraio di Norimberga reo di aver diffuso un libro contro l'occupazione francese: «Un altro trionfo della "liberté"». Come commenta uno degli Adler costretto a trasformare la sua locanda in un bordello per il ristoro degli occupanti, «non c'è nessun tradimento degli ideali rivoluzionari, perché gli ideali sono proprio quelli: sangue, morte, saccheggio, violenza, stupri. Non vogliono altro. Il resto è solo specchietti per le allodole».<br />E finalmente arrivò Waterloo. Ma, attenzione. Il fulcro della battaglia fu la fattoria «La Belle Allliance», nel Belgio francofono. Là si incontrarono i due comandanti della coalizione antinapoleonica Wellington, inglese, e Blücher, prussiano. Invece il fatale scontro prese il nome di Waterloo, un villaggio dei paraggi in cui non era successo assolutamente nulla. Solo che «quel nome fiammingo, pronunciato dagli inglesi "uoterluu", suonava così inglese e oscurava il contributo decisivo dei prussiani. Evidentemente, nell'euforia della vittoria, gli snob britannici non si avvidero che «loo» nella loro lingua sta per «cesso» e «water» acqua. Insomma, lo sciacquone. Contenti loro... Be' lo spazio ci impedisce di proseguire. Ma leggetelo, il libro dei Biagini, vi assicuro che ne vale la pena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47035330</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 21:43:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47035330/il_terzo_libro_sull_austria_cattolica.mp3" length="4938231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6644

IL TERZO LIBRO SULL'AUSTRIA CATTOLICA di Rino Cammilleri
Ed eccoci all'atteso (almeno da me) terzo e ultimo volume de Il prato alto. III. Speranza (Solfanelli, pp. 290, €. 18) di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6644" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6644</a><br /><br />IL TERZO LIBRO SULL'AUSTRIA CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Ed eccoci all'atteso (almeno da me) terzo e ultimo volume de Il prato alto. III. Speranza (Solfanelli, pp. 290, €. 18) di Emilio & Maria Antonietta Biagini, che conclude la storia dell'Austria cattolica narrata nientemeno che a partire dalla preistoria. Con ricchezza di chicche e dettagli anche tecnici (uno degli autori è un geografo accademico) si dipana la vicenda degli Adler (aquila in tedesco), il tutto condito dalla benedetta virtù dell'umorismo che dovrebbe essere dote di ogni cattolico (san Tommaso d'Aquino biasimava chi ne era privo), come Chesterton, Tolkien e Waugh insegnano.<br />Si tratta di uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. In quest'ultimo ho appreso, per esempio, che il principe Eugenio di Savoia (che si firmava Eugenio von Savoie, usando le tre lingue del Sacro Romano Impero) alla decisiva battaglia di Zenta contro i turchi indossò una corazza in cui sul cuore stava la Magna Mater Austriae venerata nel santuario nazionale di Mariazell. Quel condottiero, ammiratissimo da Napoleone, con un pugno di uomini riuscì a liberare tutta l'Ungheria e pure Sarajevo, tanto che le truppe gli dedicarono il famoso canto Prinz Eugen, il cui testo trovate integrale a p. 29. Grazie a lui l'Impero raggiunse la massima estensione, mai più eguagliata. E a spese degli ottomani.<br />Ma venne Giuseppe II e abolì ogni forma di culto «puramente esteriore» o «a sfondo superstizioso». A decidere che cosa fosse esteriore e superstizioso, però, «erano i massoni che stavano intorno alla corona». Così, «ne fecero le spese i Passionspiele, quelle innocenti e commoventi rappresentazioni della Passione di Nostro Signore così amate specialmente nel Tirolo». Anticipando i decreti napoleonici quel sovrano «illuminato» ordinò il Begräbninsordnung, cioè la sepoltura in bare riciclabili che avrebbero fatto «la gioia dei moderni ambientalisti, beoti adoratori della natura invece che di Dio»: il fondo della bara si apriva, il morto cadeva nella fossa e la bara poteva essere riusata. Eh, difficilmente i novatori scansano il ridicolo.<br />E venne Napoleone, e fucilò un libraio di Norimberga reo di aver diffuso un libro contro l'occupazione francese: «Un altro trionfo della "liberté"». Come commenta uno degli Adler costretto a trasformare la sua locanda in un bordello per il ristoro degli occupanti, «non c'è nessun tradimento degli ideali rivoluzionari, perché gli ideali sono proprio quelli: sangue, morte, saccheggio, violenza, stupri. Non vogliono altro. Il resto è solo specchietti per le allodole».<br />E finalmente arrivò Waterloo. Ma, attenzione. Il fulcro della battaglia fu la fattoria «La Belle Allliance», nel Belgio francofono. Là si incontrarono i due comandanti della coalizione antinapoleonica Wellington, inglese, e Blücher, prussiano. Invece il fatale scontro prese il nome di Waterloo, un villaggio dei paraggi in cui non era successo assolutamente nulla. Solo che «quel nome fiammingo, pronunciato dagli inglesi "uoterluu", suonava così inglese e oscurava il contributo decisivo dei prussiani. Evidentemente, nell'euforia della vittoria, gli snob britannici non si avvidero che «loo» nella loro lingua sta per «cesso» e «water» acqua. Insomma, lo sciacquone. Contenti loro... Be' lo spazio ci impedisce di proseguire. Ma leggetelo, il libro dei Biagini, vi assicuro che ne vale la pena.]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>begräbninsordnung,biagini,prinzeugen,umorismo,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b5b1522aab87c259f902f8dec20d7ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ministro bacia l'amante e deve dimettersi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ministro-bacia-l-amante-e-deve-dimettersi--45631064</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6653" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6653</a><br /><br />IL MINISTRO BACIA L'AMANTE E DEVE DIMETTERSI di Rino Cammilleri<br />Ovviamente l'opposizione ha gioito (l'opposizione gioisce sempre quando cade qualche testa della parte avversa) per la giubilazione di Matt Hancock, (ex) ministro della sanità britannica. Ma ha gioito anche un governativo, Dominic Cummings, (ex) consigliere del premier Johnson. Ce l'aveva con Hancock per - testuale - 15 o 20 motivi diversi (cito da «Il Post»), tra cui l'aver fatto trasferire, a inizio epidemia, i pazienti anziani nelle residenze assistenziali, cosa che ha moltiplicato contagi e decessi. Noi italiani abbiamo avuto problemi analoghi, sì, ma noi non siamo mica inglesi. No, gli inglesi si arrabbiano per altri motivi.<br />Come ormai tutti sanno, il ministro Hancock è stato pizzicato mentre baciava alla francese una sua collaboratrice, Gina Coladangelo, di evidenti origini italiane. Il fatto è che sono sposati tutti e due, e non fra di loro, e pure con prole. Ingenui e imprudenti, dal momento che i tabloid sono in agguato pure nella tazza del cesso, e che oggi coi telefonini chiunque può riprenderti. Scandalo da adulterio? Macché, non è più reato da un pezzo, e poi gli esempi agli inglesi calano dall'alto. No, il ministro è stato defenestrato per non aver rispettato le distanze in tempi di pandemia. Ora, direte voi, se due sono amanti il tempo di contagiarsi l'avevano avuto, dunque cos'è questa storia? Che doveva fare, quello, dar di gomito alla Gina? Baciarla con indosso la mascherina come nei quadri di Magritte?<br />No, il fatto è che il puritanesimo gli inglesi non se lo sono mai scrollato di dosso, dai tempi di Cromwell fino all'età vittoriana compresa. Quattro-cinque secoli di «educazione» qualcosa nelle teste lasciano. E gli inglesi lo hanno esportato nelle loro colonie. Pensate agli americani: Clinton, beccato a rilassarsi con una stagista, fu crocifisso mica per aver cornificato la First Lady, no: perché «aveva mentito» al popolo. E su una cosa che i popoli di tradizione cattolica liquiderebbero oggi con un'alzata di spalle e un sorrisetto complice.<br />Ancora nei primi anni Cinquanta la Cia credette di spiazzare un capo di stato asiatico facendo circolare sue foto compromettenti. Smise quando scoprì che, anzi, ne aveva aumentato la popolarità. Per tornare all'Inghilterra, negli anni Sessanta, ancora un ministro, John Profumo (anche lui di origine italiana: the origin matters), dovette dimettersi dopo essere stato pizzicato in compagnia di una escort di lusso, tale Christine Keeler. Lo scandalo tenne banco sui media per mesi. E provocò, addirittura, la caduta del governo conservatore nel 1963.<br />Certo, a furia di bombardamento capillare e planetario, ormai il sesso à gogo è da considerarsi sdoganato, e proprio dalla Gran Bretagna partì la «liberazione» (i Beatles e i Rolling Stones, le minigonne di Mary Quant, Carnaby Street, il glam rock...). Ma si può mettere la museruola (o la mascherina) a un impulso ormai entrato nel Dna? Ecco che la pandemia ci offre un altro scandalizzatore su cui puntare il dito: l'untore (anche se solo potenziale). Non importa se con l'amante ti sei rotolato nel letto chissà quante volte (e pare che siano state davvero tante, dal momento che i due si erano conosciuti all'università e lui le aveva fatto fare carriera alla sua ombra), no: ingordo, ti sei fatto beccare da una telecamera di sorveglianza (e chissà chi ha passato il video al Sun) senza protezione e distanziamento. Addosso, allora, dalli all'incosciente.<br />Qualche malizioso appassionato di storia potrà sibilare che i popoli di ascendenza puritana danno più importanza a un'infrazione mutandesca che a un bombardamento atomico o al fosforo. Mah, il mondo è bello (si fa per dire) perché è vario. Ah, mi raccomando: da non confondersi col supereroe alcolizzato interpretato nel 2008 da Will Smith.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45631064</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 19:15:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45631064/il_ministro_bacia_l_amante_e_deve_dimettersi.mp3" length="4646914" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6653

IL MINISTRO BACIA L'AMANTE E DEVE DIMETTERSI di Rino Cammilleri
Ovviamente l'opposizione ha gioito (l'opposizione gioisce sempre quando cade qualche testa della parte avversa) per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6653" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6653</a><br /><br />IL MINISTRO BACIA L'AMANTE E DEVE DIMETTERSI di Rino Cammilleri<br />Ovviamente l'opposizione ha gioito (l'opposizione gioisce sempre quando cade qualche testa della parte avversa) per la giubilazione di Matt Hancock, (ex) ministro della sanità britannica. Ma ha gioito anche un governativo, Dominic Cummings, (ex) consigliere del premier Johnson. Ce l'aveva con Hancock per - testuale - 15 o 20 motivi diversi (cito da «Il Post»), tra cui l'aver fatto trasferire, a inizio epidemia, i pazienti anziani nelle residenze assistenziali, cosa che ha moltiplicato contagi e decessi. Noi italiani abbiamo avuto problemi analoghi, sì, ma noi non siamo mica inglesi. No, gli inglesi si arrabbiano per altri motivi.<br />Come ormai tutti sanno, il ministro Hancock è stato pizzicato mentre baciava alla francese una sua collaboratrice, Gina Coladangelo, di evidenti origini italiane. Il fatto è che sono sposati tutti e due, e non fra di loro, e pure con prole. Ingenui e imprudenti, dal momento che i tabloid sono in agguato pure nella tazza del cesso, e che oggi coi telefonini chiunque può riprenderti. Scandalo da adulterio? Macché, non è più reato da un pezzo, e poi gli esempi agli inglesi calano dall'alto. No, il ministro è stato defenestrato per non aver rispettato le distanze in tempi di pandemia. Ora, direte voi, se due sono amanti il tempo di contagiarsi l'avevano avuto, dunque cos'è questa storia? Che doveva fare, quello, dar di gomito alla Gina? Baciarla con indosso la mascherina come nei quadri di Magritte?<br />No, il fatto è che il puritanesimo gli inglesi non se lo sono mai scrollato di dosso, dai tempi di Cromwell fino all'età vittoriana compresa. Quattro-cinque secoli di «educazione» qualcosa nelle teste lasciano. E gli inglesi lo hanno esportato nelle loro colonie. Pensate agli americani: Clinton, beccato a rilassarsi con una stagista, fu crocifisso mica per aver cornificato la First Lady, no: perché «aveva mentito» al popolo. E su una cosa che i popoli di tradizione cattolica liquiderebbero oggi con un'alzata di spalle e un sorrisetto complice.<br />Ancora nei primi anni Cinquanta la Cia credette di spiazzare un capo di stato asiatico facendo circolare sue foto compromettenti. Smise quando scoprì che, anzi, ne aveva aumentato la popolarità. Per tornare all'Inghilterra, negli anni Sessanta, ancora un ministro, John Profumo (anche lui di origine italiana: the origin matters), dovette dimettersi dopo essere stato pizzicato in compagnia di una escort di lusso, tale Christine Keeler. Lo scandalo tenne banco sui media per mesi. E provocò, addirittura, la caduta del governo conservatore nel 1963.<br />Certo, a furia di bombardamento capillare e planetario, ormai il sesso à gogo è da considerarsi sdoganato, e proprio dalla Gran Bretagna partì la «liberazione» (i Beatles e i Rolling Stones, le minigonne di Mary Quant, Carnaby Street, il glam rock...). Ma si può mettere la museruola (o la mascherina) a un impulso ormai entrato nel Dna? Ecco che la pandemia ci offre un altro scandalizzatore su cui puntare il dito: l'untore (anche se solo potenziale). Non importa se con l'amante ti sei rotolato nel letto chissà quante volte (e pare che siano state davvero tante, dal momento che i due si erano conosciuti all'università e lui le aveva fatto fare carriera alla sua ombra), no: ingordo, ti sei fatto beccare da una telecamera di sorveglianza (e chissà chi ha passato il video al Sun) senza protezione e distanziamento. Addosso, allora, dalli all'incosciente.<br />Qualche malizioso appassionato di storia potrà sibilare che i popoli di ascendenza puritana danno più importanza a un'infrazione mutandesca che a un bombardamento atomico o al fosforo. Mah, il mondo è bello (si fa per dire) perché è vario. Ah, mi raccomando: da non confondersi col supereroe alcolizzato interpretato nel 2008 da Will...]]></itunes:summary><itunes:duration>291</itunes:duration><itunes:keywords>carnabystreet,clinton,firslady,hancock,rollingstones,scandalo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/550359bc720aa6963213efe1bde09d66.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'orfanotrofio salvato da una fede rocciosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-orfanotrofio-salvato-da-una-fede-rocciosa--45631412</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6642" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6642</a><br /><br />L'ORFANOTROFIO SALVATO DA UNA FEDE ROCCIOSA di Rino Cammilleri<br />Ecco un film che meriterebbe una prima serata su Tv2000, magari al posto di quelli persiani o afghani. Si tratta di Blue Miracle. A pesca per un sogno (mania tutta italiana di banalizzare i titoli stranieri), con Dennis Quaid, attore di lungo corso, invecchiato (e non per merito del trucco) ma proprio per questo perfetto per la parte. Il film è una produzione messicana, regia di Julio Quintana, e narra una storia vera.<br />In Messico, a Cabo San Lucas, in un paesaggio di bellezza incredibile, si svolge ogni anno una gara di pesca con un premio in denaro molto consistente. La posta è giusto quel che serve a Omar (bianco, nonostante il nome) e sua moglie per non chiudere causa debiti l'orfanotrofio che hanno messo in piedi per puro amore e fede religiosa. I ragazzini che accoglie sono tutti orfani per "futili motivi": padri morti di overdose o uccisi a colpi d'arma in scontri tra gang etc.. Per i ragazzini l'esito è stato la strada, dove la probabilità di fare la stessa fine è concreta. Gli ospiti dell'orfanotrofio, che chiamano Omar «papà», lo sanno, la vita li ha già smaliziati quanto basta. Ma hanno trovato finalmente una famiglia e a vivere in strada non ci vogliono tornare.<br />Omar, il cui padre è morto in un incidente di pesca forse anche per colpa sua in strada c'è cresciuto, ma stranamente non si è incattivito, anzi, ha misteriosamente sviluppato una rocciosa fede in Dio. Così, attraverso vicende che non è il caso di spoilerare, lui e la sua banda di orfani si ritrovano iscritti alla gara di pesca, anche se non hanno mai pescato in vita loro. E gareggiano sulla barca scassata di un vecchio lupo di mare (Dennis Quaid), amareggiato e disincantato quanto basta per non sopportare quella strana troupe tra i piedi, che è un campione (anche se poi si viene a sapere che ha barato).<br />Il fatto è che non si tratta di pescare aringhe o pesci rossi, bensì il Marlin, il pesce-spada oceanico detto anche pesce-vela per l'enorme cresta. Un bestione lungo diversi metri e pure pericoloso. Dopo i primi flop (la gara si volge in più giorni) il lupo di mare propone a Omar il trucco notturno che gli ha fatto vincere il premo anni prima. La tentazione è forte, perché Omar ha un bisogno disperato di quei soldi. Ma la fede in Dio è più forte ancora e Omar preferisce affidarsi alla Provvidenza. La quale, puntualmente, lo premia con la cattura di un Marlin-record di due quintali che assicura il premio e la sopravvivenza dell'orfanotrofio.<br />Tutto è bene quel che finisce bene. Titoli di coda scorrono con le foto dei veri protagonisti della commovente vicenda. Lassù Qualcuno ci ama... Per la storia, l'orfanotrofio (oggi si chiamano case-famiglia) si chiama Hogar (focolare o semplicemente casa in spagnolo). In un cameo c'è un'altra vecchia gloria hollywoodiana, Bruce McGill.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45631412</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 19:15:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45631412/l_orfanotrofio_salvato_da_una_fede_rocciosa.mp3" length="3155635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6642

L'ORFANOTROFIO SALVATO DA UNA FEDE ROCCIOSA di Rino Cammilleri
Ecco un film che meriterebbe una prima serata su Tv2000, magari al posto di quelli persiani o afghani. Si tratta di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6642" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6642</a><br /><br />L'ORFANOTROFIO SALVATO DA UNA FEDE ROCCIOSA di Rino Cammilleri<br />Ecco un film che meriterebbe una prima serata su Tv2000, magari al posto di quelli persiani o afghani. Si tratta di Blue Miracle. A pesca per un sogno (mania tutta italiana di banalizzare i titoli stranieri), con Dennis Quaid, attore di lungo corso, invecchiato (e non per merito del trucco) ma proprio per questo perfetto per la parte. Il film è una produzione messicana, regia di Julio Quintana, e narra una storia vera.<br />In Messico, a Cabo San Lucas, in un paesaggio di bellezza incredibile, si svolge ogni anno una gara di pesca con un premio in denaro molto consistente. La posta è giusto quel che serve a Omar (bianco, nonostante il nome) e sua moglie per non chiudere causa debiti l'orfanotrofio che hanno messo in piedi per puro amore e fede religiosa. I ragazzini che accoglie sono tutti orfani per "futili motivi": padri morti di overdose o uccisi a colpi d'arma in scontri tra gang etc.. Per i ragazzini l'esito è stato la strada, dove la probabilità di fare la stessa fine è concreta. Gli ospiti dell'orfanotrofio, che chiamano Omar «papà», lo sanno, la vita li ha già smaliziati quanto basta. Ma hanno trovato finalmente una famiglia e a vivere in strada non ci vogliono tornare.<br />Omar, il cui padre è morto in un incidente di pesca forse anche per colpa sua in strada c'è cresciuto, ma stranamente non si è incattivito, anzi, ha misteriosamente sviluppato una rocciosa fede in Dio. Così, attraverso vicende che non è il caso di spoilerare, lui e la sua banda di orfani si ritrovano iscritti alla gara di pesca, anche se non hanno mai pescato in vita loro. E gareggiano sulla barca scassata di un vecchio lupo di mare (Dennis Quaid), amareggiato e disincantato quanto basta per non sopportare quella strana troupe tra i piedi, che è un campione (anche se poi si viene a sapere che ha barato).<br />Il fatto è che non si tratta di pescare aringhe o pesci rossi, bensì il Marlin, il pesce-spada oceanico detto anche pesce-vela per l'enorme cresta. Un bestione lungo diversi metri e pure pericoloso. Dopo i primi flop (la gara si volge in più giorni) il lupo di mare propone a Omar il trucco notturno che gli ha fatto vincere il premo anni prima. La tentazione è forte, perché Omar ha un bisogno disperato di quei soldi. Ma la fede in Dio è più forte ancora e Omar preferisce affidarsi alla Provvidenza. La quale, puntualmente, lo premia con la cattura di un Marlin-record di due quintali che assicura il premio e la sopravvivenza dell'orfanotrofio.<br />Tutto è bene quel che finisce bene. Titoli di coda scorrono con le foto dei veri protagonisti della commovente vicenda. Lassù Qualcuno ci ama... Per la storia, l'orfanotrofio (oggi si chiamano case-famiglia) si chiama Hogar (focolare o semplicemente casa in spagnolo). In un cameo c'è un'altra vecchia gloria hollywoodiana, Bruce McGill.]]></itunes:summary><itunes:duration>198</itunes:duration><itunes:keywords>dennisquaid,marlin,pescare,provvidenza,tv2000</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/461f31d8e429d615809d7dc7759cd0a3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non esiste nessuna emergenza climatica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-esiste-nessuna-emergenza-climatica--45631149</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6647" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6647</a><br /><br />NON ESISTE NESSUNA EMERGENZA CLIMATICA di Rino Cammilleri<br />Il professor Franco Battaglia, noto al pubblico conservatore per la sua lotta, ahimè senza speranza (minuscolo: senza, non contro), sulla bufala planetaria del XXI secolo (i greti: «salviamo il pianeta!»), insegna chimica fisica all'università di Modena. Dunque, sa di cosa parla. Ha di recente capeggiato un appello al Capo dello Stato, in cui un centinaio di esperti (tra cui Zichichi) chiedono a quest'ultimo di non sprecare il denaro dei contribuenti inseguendo chimere.<br />La battaglia di Battaglia contro i mulini a vento (sia letterali che letterari) è di vecchia data. Nel suo ultimo libro scrive: «Venerdì 3 novembre 2006 fui invitato a dibattere, assieme al Ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, nel programma Ottoemezzo trasmesso su La7 e condotto da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni». In tal sede sperimentò quanto Upton Sinclair, scrittore americano premio Pulitzer, ebbe a suo tempo a dire: «È difficile far capire qualcosa ad una persona quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla» (thanks a Socci). Il libro cui accennavamo è questo: L'illusione dell'energia dal sole (ed. 21° Secolo, pp. 208, €. 15), riedito in forma aggiornata e accresciuta. Negli anni scorsi il Nostro era molto presente nei talk, tanto da finire bersaglio dei comizi di Beppe Grillo quando questi era ancora «verde» e no-tutto. Accusato di essere pagato dalle multinazionali, il Nostro replicò: «Magari!». Ma qualcuno prese il discorso di Grillo molto sul serio e il bersaglio si spostò sull'auto del Nostro, che finì preda di sassate. La cosa, a sua volta, finì in tribunale, che ci mise una decina d'anni a dare ragione a Battaglia e a risarcirlo.<br />Ora, una volta che il Grande Reset ha deciso che dobbiamo diventare tutti verdi (alcuni di bile) per salvare la Pachamama e l'orso polare, Battaglia è praticamente scomparso dagli orizzonti televisivi: chi lo vuole lo trova, sempre più di rado, come editorialista de Il Giornale e del blog Zuppa di Porro (dove anche il sottoscritto talvolta compare). Ma lo spirito battagliero (nei due sensi), grazie al cielo, è sempre lo stesso: «Il protocollo di Kyoto, ai fini della riduzione della concentrazione di CO2 in atmosfera, equivale a pretendere di far dimagrire una persona obesa negandole la bustina di zucchero nel caffè del mattino». Infatti, «dopo trilioni di dollari spesi», l'unico risultato è «che le nostre bollette elettriche di oggi sono il triplo di quelle del 2007». Andiamo coi numeri e veniamo all'argomento del libro: «Al fabbisogno mondiale d'energia il Sole contribuiva per il 6% nel 1965, per il 7% nel 1990 e quasi il 10% nel 2019. Questi 3 o 4 punti percentuali in più hanno per caso contribuito ad una qualche riduzione delle emissioni di gas-serra rispetto ai livelli del 1990, come da obiettivo di tutti i protocolli»? Per quanto riguarda noi, «il 13% dell'energia elettrica disponibile sulla rete elettrica italiana proviene dalle centrali nucleari francesi, svizzere e slovene».<br />Per quanto riguarda, poi, i posti di lavoro «verdi» promessi dai piani mondiali post-pandemia è bene ricordare che comportano la perdita di quelli legati al petrolio. Bisognerà supportare e riqualificare lavoratori e interi settori, pena sommosse. Indovinate chi pagherà supporti e riqualificazioni. Sì, si dirà: ma vuoi mettere le c.d. fonti rinnovabili? Bella speranza (minuscolo), ma si sta «dimenticando, ad esempio, che la frazione dominante delle rinnovabili è costituita dalla fonte idroelettrica». E allora che si fa? «Per soddisfare col fotovoltaico il 10% dei consumi elettrici italiani dovremmo impegnare € 240 miliardi. Basterebbe impegnare meno di € 10 miliardi in 4 reattori nucleari e ottenere lo stesso risultato». Seh, vaglielo a dire ai no-nukes, che, sebbene siano sempre meno nel mondo, sono «pervicaci e resistenti in Italia». E in Germania, aggiungo io. Guarda caso, i soli due sconfitti europei dell'ultima guerra. La scelta no-nukes era supportata dalla promessa che i costi del fotovoltaico si sarebbero ridotti a furia di studiarci sopra. Invece, in 15 anni «si sono ridotti appena di un fattore 2». Quelli che costano meno, oggi, ce li ha tutti la Cina. E sappiamo perché.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal titolo "La battaglia di Battaglia sull'ideologia climatica" racconta che Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica all'università di Modena, torna alla carica con un libro dal titolo eloquentissimo: Non esiste alcuna emergenza climatica.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 03-07-2021:<br />Inesausto guerriero, malgrado le molte sconfitte sul campo (mediatico, come si vedrà), il prof. Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica all'università di Modena, torna alla carica con un libro dal titolo eloquentissimo: Non esiste alcuna emergenza climatica. Perché la pretesa di governare il clima della terra è un'illusione (ed. 21° Secolo, pp. 80, €. 10). Basato non su «modelli» o «teorie» o «proiezioni», ma sui semplici fatti e perciò zeppo di grafici e tabelle, per le obiezioni scientifiche rimandiamo al testo scritto il linguaggio piano e quasi televisivo.<br />Qui ci limiteremo a riportare qualche passo riguardante, sì, il clima, ma quello ideologico in cui tutto il dibattito (si fa per dire: la solfa gretina è unidirezionale) è immerso. Nel 2001 l'autore era coordinatore del comitato scientifico dell'Anpa (Agenzia Nazionale Protezione Ambiente), all'uopo chiamato dal ministro apposito, Altero Matteoli. Lui e il ministro erano seduti al Maurizio Costanzo Show per parlare dell'allora progettato Protocollo di Kyoto. C'era anche Ermete Realacci, fondatore di Legambiente. Battaglia disse, tra le altre cose, che il Protocollo avrebbe vincolato i Paesi entusiasti, però responsabili del 55% delle emissioni, mentre gli emissori del restante 45% avrebbero potuto far quel che pareva loro, anche aumentarle. Con ciò vanificando il Protocollo-salasso per il contribuente.<br />Realacci obiettò che, in ogni caso, il Protocollo era pur sempre un primo passo. Ecco un classico modo di controbattere le cifre con l'aria fritta. Battaglia chiosa: «Innanzitutto non si capisce quali sarebbero gli altri passi e, poi, anche montare su uno sgabello è un primo passo per raggiungere la Luna».<br />Si consoli, Battaglia: anch'io, al Maurizio Costanzo Show, mi ritrovai seduto accanto al Realacci (presenza fissa, lui, io mai più). Auspicavo, tra le altre cose, un incremento di parcheggi in città, e lui obiettò, seccato, che ciò avrebbe incoraggiato all'uso dell'auto. Vabbè, mezzo pubblico sia, anche se una città come Milano (capitale economica) diventa ostaggio degli scioperi, i quali vengono orditi sempre di venerdì (quando fanno più danno) e pure in tempi di pandemia (con effetto-sardina, ecchissenefrega dei picchi di contagio). Ma come finì lo scontro, anzi Battaglia? Finì che il ministro si alterò (involontario calembour) col suo consulente che gli sciupava i rapporti con gli ambientalisti, definiti dall'incauto «i peggiori nemici dell'ambiente», cosa che alterò pure il conduttore.<br />Morale, l'Italia firmò il Protocollo e Battaglia perse il posto. E pazienza se il Protocollo si proponeva di raggiungere i propri obiettivi entro il 2012, col risultato che nel 2012 le emissioni «furono di oltre il 50% in più di quelle del 1990!». Nello stesso periodo, infatti, moltissime produzioni erano state delocalizzate dove il lavoro costava meno, perciò andate ad emettere colà. «Principali emettitori sono oggi Cina, Stati Uniti e India. Se le emissioni degli Stati Uniti sono rimaste essenzialmente ferme ai livelli del 1990 (per la precisione sono aumentate del 3%), quelle di Cina e India sono aumentate, rispettivamente, del 320% e del 350%!».<br />Nel libro Battaglia riporta solo due delle «molte petizioni che centinaia di scienziati hanno sottoscritto per avvertire i responsabili politici che non v'è alcuna emergenza climatica». Una è italiana, promossa da alcuni scienziati del clima, geologi, geofisici, climatologi. Ebbene, nel 2018 l'antica e gloriosa Accademia dei Lincei organizzò una Conferenza sul tema del clima e alcuni firmatari della petizione chiesero di poter intervenire, cosa che fu accettata dal comitato scientifico della suddetta Conferenza. Ma la cosa dispiacque a un membro dell'Accademia, uno «scienziato», cela va sans dire. Diamo la parola a Battaglia: «Costui informò alcuni organi di stampa complici dell'imbroglio emergenza-climatica, i quali si spesero scrivendo articoli denigratori nei confronti dell'Accademia. La quale decise di cancellare la Conferenza». Et voilà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45631149</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 19:14:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45631149/non_esiste_nessuna_emergenza_climatica.mp3" length="11281598" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6647

NON ESISTE NESSUNA EMERGENZA CLIMATICA di Rino Cammilleri
Il professor Franco Battaglia, noto al pubblico conservatore per la sua lotta, ahimè senza speranza (minuscolo: senza,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6647" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6647</a><br /><br />NON ESISTE NESSUNA EMERGENZA CLIMATICA di Rino Cammilleri<br />Il professor Franco Battaglia, noto al pubblico conservatore per la sua lotta, ahimè senza speranza (minuscolo: senza, non contro), sulla bufala planetaria del XXI secolo (i greti: «salviamo il pianeta!»), insegna chimica fisica all'università di Modena. Dunque, sa di cosa parla. Ha di recente capeggiato un appello al Capo dello Stato, in cui un centinaio di esperti (tra cui Zichichi) chiedono a quest'ultimo di non sprecare il denaro dei contribuenti inseguendo chimere.<br />La battaglia di Battaglia contro i mulini a vento (sia letterali che letterari) è di vecchia data. Nel suo ultimo libro scrive: «Venerdì 3 novembre 2006 fui invitato a dibattere, assieme al Ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, nel programma Ottoemezzo trasmesso su La7 e condotto da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni». In tal sede sperimentò quanto Upton Sinclair, scrittore americano premio Pulitzer, ebbe a suo tempo a dire: «È difficile far capire qualcosa ad una persona quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla» (thanks a Socci). Il libro cui accennavamo è questo: L'illusione dell'energia dal sole (ed. 21° Secolo, pp. 208, €. 15), riedito in forma aggiornata e accresciuta. Negli anni scorsi il Nostro era molto presente nei talk, tanto da finire bersaglio dei comizi di Beppe Grillo quando questi era ancora «verde» e no-tutto. Accusato di essere pagato dalle multinazionali, il Nostro replicò: «Magari!». Ma qualcuno prese il discorso di Grillo molto sul serio e il bersaglio si spostò sull'auto del Nostro, che finì preda di sassate. La cosa, a sua volta, finì in tribunale, che ci mise una decina d'anni a dare ragione a Battaglia e a risarcirlo.<br />Ora, una volta che il Grande Reset ha deciso che dobbiamo diventare tutti verdi (alcuni di bile) per salvare la Pachamama e l'orso polare, Battaglia è praticamente scomparso dagli orizzonti televisivi: chi lo vuole lo trova, sempre più di rado, come editorialista de Il Giornale e del blog Zuppa di Porro (dove anche il sottoscritto talvolta compare). Ma lo spirito battagliero (nei due sensi), grazie al cielo, è sempre lo stesso: «Il protocollo di Kyoto, ai fini della riduzione della concentrazione di CO2 in atmosfera, equivale a pretendere di far dimagrire una persona obesa negandole la bustina di zucchero nel caffè del mattino». Infatti, «dopo trilioni di dollari spesi», l'unico risultato è «che le nostre bollette elettriche di oggi sono il triplo di quelle del 2007». Andiamo coi numeri e veniamo all'argomento del libro: «Al fabbisogno mondiale d'energia il Sole contribuiva per il 6% nel 1965, per il 7% nel 1990 e quasi il 10% nel 2019. Questi 3 o 4 punti percentuali in più hanno per caso contribuito ad una qualche riduzione delle emissioni di gas-serra rispetto ai livelli del 1990, come da obiettivo di tutti i protocolli»? Per quanto riguarda noi, «il 13% dell'energia elettrica disponibile sulla rete elettrica italiana proviene dalle centrali nucleari francesi, svizzere e slovene».<br />Per quanto riguarda, poi, i posti di lavoro «verdi» promessi dai piani mondiali post-pandemia è bene ricordare che comportano la perdita di quelli legati al petrolio. Bisognerà supportare e riqualificare lavoratori e interi settori, pena sommosse. Indovinate chi pagherà supporti e riqualificazioni. Sì, si dirà: ma vuoi mettere le c.d. fonti rinnovabili? Bella speranza (minuscolo), ma si sta «dimenticando, ad esempio, che la frazione dominante delle rinnovabili è costituita dalla fonte idroelettrica». E allora che si fa? «Per soddisfare col fotovoltaico il 10% dei consumi elettrici italiani dovremmo impegnare € 240 miliardi. Basterebbe impegnare meno di € 10 miliardi in 4 reattori nucleari e ottenere lo stesso risultato». Seh, vaglielo a dire ai no-nukes, che, sebbene siano sempre meno...]]></itunes:summary><itunes:duration>706</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,co2,emergenzaclimatica,mauriziocostanzoshow,protocolli,zichichi,zuppadiporro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c00d427510487c3c4d21a1fe929077e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La monarchia inglese ha sempre avuto problemi con le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-monarchia-inglese-ha-sempre-avuto-problemi-con-le-donne--45631520</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6652" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6652</a><br /><br />LA MONARCHIA INGLESE HA SEMPRE AVUTO PROBLEMI CON LE DONNE di Rino Cammilleri<br />La monarchia inglese ha sempre avuto qualche problema con le donne. Enrico II il Plantageneto ne ebbe con sua moglie, Eleonora d'Aquitania, la quale gli portò in dote mezza Francia e la cosa fu all'origine della Guerra dei Cent'Anni. Quest'ultima fu risolta da una donna, santa Giovanna d'Arco, ma a sfavore degli inglesi. Quell'Enrico litigò con la Chiesa, e finì con l'assassinio del primate san Thomas Becket.<br />Sei Enrichi dopo, l'VIII della serie meritò da papa Leone X il titolo di Defensor Fidei (che poi Paolo III, per via dello scisma, gli ritirò; e che ancora i re inglesi portano, ma a difesa dell'anglicanesimo) per aver difeso la fede cattolica contro Lutero. E pure lui era sposato con una gran donna, Caterina d'Aragona, che ripudiò per l'insignificante Anne Boleyn di cui si era invaghito (per lei scrisse una bellissima canzone, Greensleeves, ancora oggi eseguita). Qualcuno gli fece notare che non c'era bisogno di divorziare per farsi l'amante, ma lui voleva un figlio maschio e Caterina gli aveva dato solo Mary.<br />Forse credeva che, avendo meritato come Defensor Fidei, il papa avrebbe chiuso un occhio e accettato la gabola della consanguineità (tutte le teste coronate sono in qualche modo parenti, e per forza di cose). Ma Caterina era zia dell'imperatore Carlo V, che era molto più Defensor Fidei di Enrico, visto che combatteva contro i protestanti e i musulmani. Così, il papa, tra l'incudine e il martello, scelse la giustizia. Ed Enrico si scatenò, imitando il predecessore II col trucidare un altro san Thomas di rilievo, il More, dando il via a un'ecatombe di cattolici che andò avanti per un paio di secoli. Ma con le donne continuò a sbagliare, impalmandone altre quattro di seguito e mandandole quasi tutte al patibolo. Il figlio maschio lo ebbe, ma questo durò poco e, ironia della sorte, fu giocoforza dare il trono a una donna, sua figlia Elisabetta I.<br />Questa avrebbe potuto sposare chi voleva, soprattutto Filippo II di Spagna, ma quest'ultimo era ancora più Defensor Fidei del padre, e si opposero i nobili inglesi che dalla nazionalizzazione dei beni della Chiesa avevano tratto gran profitto. Per giunta, c'era una rivale, un'altra donna: Mary Stuart, figlia della sorella di suo padre, erede legittima perché Elisabetta era figlia di Anne Boleyn. Così, Elisabetta fece quel che neanche il padre aveva osato: processare e condannare a morte una regina unta dal Signore. A quel punto restava un'ultima cosa da sradicare negli inglesi, il culto della Vergine (l'Inghilterra si considerava il regno più mariano della Cristianità: Mary Dowry, «Dote di Maria»). E al di Lei posto mise se stessa, la Regina Vergine (nel senso di nubile), tanto che il suo corsaro preferito, Walter Raleigh, chiamò Virginia in suo onore la colonia americana che fondò. Ma anche lei dovette capitolare, perché tutti moriamo. E lasciare la poltrona proprio al figlio di Maria Stuarda: non c'erano altri.<br />Non ci soffermiamo sui problemi di coppia degli altri regnanti inglesi, perché il gossip in tal senso è applicabile a tutte le teste coronate di ogni tempo. Ma la monarchia inglese è speciale perché è quella che, partendo da un'isola defilata, è riuscita a creare l'impero più esteso di tutti i tempi. E l'Impero Britannico fu inaugurato da un'altra donna, Victoria, che diede addirittura il suo nome a un'epoca e uno stile quantunque a occuparsi di politica fossero altri, soprattutto Disraeli. Lei si limitò a fare un sacco di figli, che maritò con mezza Europa (anche il Kaiser era suo nipote). Fu solo sfiorata dal caso di Jack lo Squartatore, che per molti ancora oggi andava ricercato nella famiglia reale britannica.<br />Ma poi inventarono il cinema e i rotocalchi, e i riflettori si accesero su Edoardo VIII, che pur di sposare Wallis Simpson, una divorziata americana, rinunciò al trono. Anche a lui fecero notare che non c'era bisogno di abdicare se voleva convivere more uxorio con l'americana, purché in modo discreto. Niente, come Enrico VIII, voleva un matrimonio in piena regola. Così, il trono andò a suo fratello Giorgio VI, padre dell'attuale regina. La quale pare l'unica con la testa sulle spalle di tutta la real casata. Sua sorella Margaret volle sposare un fotografo. Dei figli di Elisabetta II, Carlo, Andrea, Anna e Edoardo, solo quest'ultimo non ha divorziato, e per le relative vicende basta andare in Internet. Adesso tocca a Meghan, ed è il turno dei nipoti. God save the Queen.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45631520</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 19:14:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45631520/la_monarchia_inglese_ha_sempre_avuto_problemi_con_le_donne.mp3" length="6508086" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6652

LA MONARCHIA INGLESE HA SEMPRE AVUTO PROBLEMI CON LE DONNE di Rino Cammilleri
La monarchia inglese ha sempre avuto qualche problema con le donne. Enrico II il Plantageneto ne ebbe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6652" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6652</a><br /><br />LA MONARCHIA INGLESE HA SEMPRE AVUTO PROBLEMI CON LE DONNE di Rino Cammilleri<br />La monarchia inglese ha sempre avuto qualche problema con le donne. Enrico II il Plantageneto ne ebbe con sua moglie, Eleonora d'Aquitania, la quale gli portò in dote mezza Francia e la cosa fu all'origine della Guerra dei Cent'Anni. Quest'ultima fu risolta da una donna, santa Giovanna d'Arco, ma a sfavore degli inglesi. Quell'Enrico litigò con la Chiesa, e finì con l'assassinio del primate san Thomas Becket.<br />Sei Enrichi dopo, l'VIII della serie meritò da papa Leone X il titolo di Defensor Fidei (che poi Paolo III, per via dello scisma, gli ritirò; e che ancora i re inglesi portano, ma a difesa dell'anglicanesimo) per aver difeso la fede cattolica contro Lutero. E pure lui era sposato con una gran donna, Caterina d'Aragona, che ripudiò per l'insignificante Anne Boleyn di cui si era invaghito (per lei scrisse una bellissima canzone, Greensleeves, ancora oggi eseguita). Qualcuno gli fece notare che non c'era bisogno di divorziare per farsi l'amante, ma lui voleva un figlio maschio e Caterina gli aveva dato solo Mary.<br />Forse credeva che, avendo meritato come Defensor Fidei, il papa avrebbe chiuso un occhio e accettato la gabola della consanguineità (tutte le teste coronate sono in qualche modo parenti, e per forza di cose). Ma Caterina era zia dell'imperatore Carlo V, che era molto più Defensor Fidei di Enrico, visto che combatteva contro i protestanti e i musulmani. Così, il papa, tra l'incudine e il martello, scelse la giustizia. Ed Enrico si scatenò, imitando il predecessore II col trucidare un altro san Thomas di rilievo, il More, dando il via a un'ecatombe di cattolici che andò avanti per un paio di secoli. Ma con le donne continuò a sbagliare, impalmandone altre quattro di seguito e mandandole quasi tutte al patibolo. Il figlio maschio lo ebbe, ma questo durò poco e, ironia della sorte, fu giocoforza dare il trono a una donna, sua figlia Elisabetta I.<br />Questa avrebbe potuto sposare chi voleva, soprattutto Filippo II di Spagna, ma quest'ultimo era ancora più Defensor Fidei del padre, e si opposero i nobili inglesi che dalla nazionalizzazione dei beni della Chiesa avevano tratto gran profitto. Per giunta, c'era una rivale, un'altra donna: Mary Stuart, figlia della sorella di suo padre, erede legittima perché Elisabetta era figlia di Anne Boleyn. Così, Elisabetta fece quel che neanche il padre aveva osato: processare e condannare a morte una regina unta dal Signore. A quel punto restava un'ultima cosa da sradicare negli inglesi, il culto della Vergine (l'Inghilterra si considerava il regno più mariano della Cristianità: Mary Dowry, «Dote di Maria»). E al di Lei posto mise se stessa, la Regina Vergine (nel senso di nubile), tanto che il suo corsaro preferito, Walter Raleigh, chiamò Virginia in suo onore la colonia americana che fondò. Ma anche lei dovette capitolare, perché tutti moriamo. E lasciare la poltrona proprio al figlio di Maria Stuarda: non c'erano altri.<br />Non ci soffermiamo sui problemi di coppia degli altri regnanti inglesi, perché il gossip in tal senso è applicabile a tutte le teste coronate di ogni tempo. Ma la monarchia inglese è speciale perché è quella che, partendo da un'isola defilata, è riuscita a creare l'impero più esteso di tutti i tempi. E l'Impero Britannico fu inaugurato da un'altra donna, Victoria, che diede addirittura il suo nome a un'epoca e uno stile quantunque a occuparsi di politica fossero altri, soprattutto Disraeli. Lei si limitò a fare un sacco di figli, che maritò con mezza Europa (anche il Kaiser era suo nipote). Fu solo sfiorata dal caso di Jack lo Squartatore, che per molti ancora oggi andava ricercato nella famiglia reale britannica.<br />Ma poi inventarono il cinema e i rotocalchi, e i riflettori si accesero su Edoardo VIII,...]]></itunes:summary><itunes:duration>407</itunes:duration><itunes:keywords>defensorfidei,disraeili,fotografo,mariastuarda,meghan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a25488f5ef6a005680a00458d9f9d90e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il film sulle fate... con Mel Gibson nel finale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-film-sulle-fate-con-mel-gibson-nel-finale--45631359</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6651" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6651</a><br /><br />IL FILM SULLE FATE... CON MEL GIBSON NEL FINALE di Rino Cammilleri<br />La Icon, casa di produzione di Mel Gibson, è sempre una garanzia. Così, quando ho visto il marchio (il volto della Madonna detta Wladimirskaja), mi sono affrettato a guardare il film che passo a descrivere. Non è recente (è del 1997) ma lo ha trasmesso il canale Cielo nel dicembre scorso, perciò è facilmente reperibile. Si intitola Favole, anche se è più azzeccato il titolo originale, Fairy Tale (lett. «racconto di fate»), con aggiunto A true story («una storia vera»).<br />Infatti narra di quel che successe nel 1917 nell'inglese Yorkshire, dove due ragazzine asserirono di avere visto le fate in un luogo silvestre vicino a un ruscello. Fin qui la cosa sarebbe irrilevante se, le due, le suddette fate, non le avessero pure fotografate. La cosa finì sulla stampa e da lì alle orecchie di teosofi & spiritisti britannici. Tra i quali spiccava Arthur Conan Doyle, il creatore del razionalissimo Sherlock Holmes. Doyle, che era per giunta medico e cattolico di battesimo, credeva - anzi, voleva credere - al mondo del soprannaturale, del preternaturale e del paranormale. Come tutti gli scientisti dell'epoca. La contraddizione è solo apparente, perché gli scientisti erano convinti che a quel mondo invisibile si potesse accedere con mezzi, appunto, scientifici, e perciò non ci fosse più bisogno delle religioni (in realtà lo scientismo stesso è una fede).<br />Lo spiritismo contendeva alla teosofia le menti e i cuori dei positivisti e perfino il beato Bartolo Longo (fondatore del santuario di Pompei) ne fu inizialmente affascinato. Paradossalmente, l'unico nemico giurato dello spiritismo era un mago vero, forse il più grande degli illusionisti: Harry Houdini. Questo, constatato che lo spiritismo attirava soprattutto poveretti che avevano perso di colpo una persona cara, ne fece una crociata personale. Nel film è interpretato da un somigliante Harvey Keitel, mentre a Doyle dà corpo un niente affatto somigliante Peter O'Toole. Il film mostra anche quel che davvero accadde nello Yorkshire, invaso da torme di curiosi armati di reticelle per farfalle (le fate in questione erano alate e non più grandi di una mano). E c'è anche un reduce che, in una seduta della Società Teosofica, racconta di aver visto i famosi «angeli di Mons», che nel 1914 si dice abbiano protetto, stagliati nel cielo, inglesi e francesi contro i tedeschi.<br />L'episodio è vero: non tanto gli angeli, quanto le testimonianze. Ma nel film serve a incrinare i residui scetticismi. E dire che, saggiamente, nel film una delle due «veggenti», in visita a un ospedale, interpellata da un coetaneo malato che gli chiede di intercedere presso le sue fate, risponde che solo l'angelo custode può aiutarlo, le fate no. Infatti, queste ultime non esistono, le hanno inventate le due ragazzine di fertile fantasia nella terra di Shakespeare. Quest'ultimo a sua volta inventò la Regina delle Fate, Queen Mab, rifacendosi a una vecchia tradizione inglese. Però la nominò dove non doveva, Romeo and Juliet, che è ambientato in Italia, dove tutt'al più c'era il Gatto Mammone.<br />Nel film, l'unico ad accorgersi del trucco è un giornalista antipatico e spiantato, cosa che salva la narrazione poetica del film stesso. Il giornalista trova le «fate» ritagliate dalle confezioni di biscotti e usate per i fotomontaggi. Le foto scattate dalle due ragazzine, nella storia vera, vennero analizzate da esperti fotografi, i quali si divisero. Nulla di strano: l'«anello mancante» darwiniano (una truffa operata con mezzo cranio di scimmia e una mandibola umana limata e invecchiata ad arte) rimase esposto al «prestigioso» British Museum per quarant'anni prima che qualcuno si accorgesse dell'inghippo. E dire che ci portavano le scolaresche. Quando le due inglesine confessarono, l'unico a restare rocciosamente convinto dell'esistenza delle fate fu Conan Doyle. Il film, comunque, è molto bello e vale la visione. Anche perché, nel finale, in un ruolo cameo c'è proprio lui, Mel Gibson, che però invano cerchereste nei titoli, chissà perché.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45631359</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 19:13:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45631359/il_film_sulle_fate_con_mel_gibson_nel_finale.mp3" length="4884733" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6651

IL FILM SULLE FATE... CON MEL GIBSON NEL FINALE di Rino Cammilleri
La Icon, casa di produzione di Mel Gibson, è sempre una garanzia. Così, quando ho visto il marchio (il volto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6651" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6651</a><br /><br />IL FILM SULLE FATE... CON MEL GIBSON NEL FINALE di Rino Cammilleri<br />La Icon, casa di produzione di Mel Gibson, è sempre una garanzia. Così, quando ho visto il marchio (il volto della Madonna detta Wladimirskaja), mi sono affrettato a guardare il film che passo a descrivere. Non è recente (è del 1997) ma lo ha trasmesso il canale Cielo nel dicembre scorso, perciò è facilmente reperibile. Si intitola Favole, anche se è più azzeccato il titolo originale, Fairy Tale (lett. «racconto di fate»), con aggiunto A true story («una storia vera»).<br />Infatti narra di quel che successe nel 1917 nell'inglese Yorkshire, dove due ragazzine asserirono di avere visto le fate in un luogo silvestre vicino a un ruscello. Fin qui la cosa sarebbe irrilevante se, le due, le suddette fate, non le avessero pure fotografate. La cosa finì sulla stampa e da lì alle orecchie di teosofi & spiritisti britannici. Tra i quali spiccava Arthur Conan Doyle, il creatore del razionalissimo Sherlock Holmes. Doyle, che era per giunta medico e cattolico di battesimo, credeva - anzi, voleva credere - al mondo del soprannaturale, del preternaturale e del paranormale. Come tutti gli scientisti dell'epoca. La contraddizione è solo apparente, perché gli scientisti erano convinti che a quel mondo invisibile si potesse accedere con mezzi, appunto, scientifici, e perciò non ci fosse più bisogno delle religioni (in realtà lo scientismo stesso è una fede).<br />Lo spiritismo contendeva alla teosofia le menti e i cuori dei positivisti e perfino il beato Bartolo Longo (fondatore del santuario di Pompei) ne fu inizialmente affascinato. Paradossalmente, l'unico nemico giurato dello spiritismo era un mago vero, forse il più grande degli illusionisti: Harry Houdini. Questo, constatato che lo spiritismo attirava soprattutto poveretti che avevano perso di colpo una persona cara, ne fece una crociata personale. Nel film è interpretato da un somigliante Harvey Keitel, mentre a Doyle dà corpo un niente affatto somigliante Peter O'Toole. Il film mostra anche quel che davvero accadde nello Yorkshire, invaso da torme di curiosi armati di reticelle per farfalle (le fate in questione erano alate e non più grandi di una mano). E c'è anche un reduce che, in una seduta della Società Teosofica, racconta di aver visto i famosi «angeli di Mons», che nel 1914 si dice abbiano protetto, stagliati nel cielo, inglesi e francesi contro i tedeschi.<br />L'episodio è vero: non tanto gli angeli, quanto le testimonianze. Ma nel film serve a incrinare i residui scetticismi. E dire che, saggiamente, nel film una delle due «veggenti», in visita a un ospedale, interpellata da un coetaneo malato che gli chiede di intercedere presso le sue fate, risponde che solo l'angelo custode può aiutarlo, le fate no. Infatti, queste ultime non esistono, le hanno inventate le due ragazzine di fertile fantasia nella terra di Shakespeare. Quest'ultimo a sua volta inventò la Regina delle Fate, Queen Mab, rifacendosi a una vecchia tradizione inglese. Però la nominò dove non doveva, Romeo and Juliet, che è ambientato in Italia, dove tutt'al più c'era il Gatto Mammone.<br />Nel film, l'unico ad accorgersi del trucco è un giornalista antipatico e spiantato, cosa che salva la narrazione poetica del film stesso. Il giornalista trova le «fate» ritagliate dalle confezioni di biscotti e usate per i fotomontaggi. Le foto scattate dalle due ragazzine, nella storia vera, vennero analizzate da esperti fotografi, i quali si divisero. Nulla di strano: l'«anello mancante» darwiniano (una truffa operata con mezzo cranio di scimmia e una mandibola umana limata e invecchiata ad arte) rimase esposto al «prestigioso» British Museum per quarant'anni prima che qualcuno si accorgesse dell'inghippo. E dire che ci portavano le scolaresche. Quando le due inglesine confessarono, l'unico a...]]></itunes:summary><itunes:duration>306</itunes:duration><itunes:keywords>fate,giornalista,melgibson,pompei,storiavera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0f091a66c9c0f6d2a45353eb385a74c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tolta la censura ai film, via libera a sesso e violenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tolta-la-censura-ai-film-via-libera-a-sesso-e-violenza--44246669</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6536" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6536</a><br /><br />TOLTA LA CENSURA AI FILM, VIA LIBERA A SESSO E VIOLENZA di Rino Cammilleri<br />Quando la Società della Nazioni comminò all'Italia fascista le famose «sanzioni», il Duce si mise a falciare grano nelle aiuole e gli italiani diedero «oro alla Patria». Il cantante Rodolfo de Angelis pubblicò una canzone che, all'epoca, divenne virale: Sanzionami questo, che più recentemente Pippo Franco ha riproposto in versione velatamente maliziosa. Il testo elencava il paesaggio, le benemerenze e gli eroi dell'Italia, insanzionabili per definizione. Andammo avanti a karkadè finché la Società delle Nazioni non gettò la spugna e cominciò ad affondare.<br />È la prima cosa che viene in mente alla notizia dell'abolizione della censura cinematografica, annunciata da un ministro non a caso ex dc. In effetti, la censura cinematografica in Italia ha avuto lo stesso percorso della fu Società delle Nazioni: più censuravano e peggio era. Ogni atto di censura non faceva che ammantare le pellicole incriminate di un'aura di proibito che ne aumentava il fascino.<br /><br />LA CENSURA DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Fino al punto che il famigerato Ultimo tango a Parigi se lo sarebbero filato solo i cinefili da cineforum "impegnato" se non fosse intervenuto il sequestro. Fu così che divenne un cult, rilanciando la carriera sull'orlo del baratro di Marlon Brando e inaugurando per un certo periodo l'uso, molto fine, di regalare del burro ai novelli sposi.<br />Ma è singolare che l'abolizione dell'Indice dei Film Proibiti avvenga proprio in un momento in cui ben altro e più feroce Indice stende il suo sudario sull'Occidente: il Politicamente Corretto, che censura le parole, gli scherzi, le vignette, le opinioni, i gesti e le espressioni contrarie all'Ideologia Dominante. Almeno l'antica Inquisizione permetteva la difesa, i testimoni a discarico, un equo processo, l'avvocato.<br />No, adesso c'è il linciaggio, la perdita del posto di lavoro, la morte civile, i centri sociali che ti aspettano sotto casa per fartela pagare, la D'Urso che manda i reporter alla tua caccia, i media che sbattono te e i tuoi parenti in prima pagina, i tuoi figli vengono bullizzati a scuola e per strada.<br />Perciò, è vero: la censura cinematografica è obsoleta. Ai bambini basta un telefonino per accedere a tutta la pornografia che vogliono, anche quella zoofila, sado-maso, bondage, con minori, con donne gravide, etnica. I genitori più saggi e abili ricorrono al c.d. parental-control o vietano gli smartphone fino a una certa età. Ma poi il pargolo, a scuola, guarda quello del compagno di banco che ha i genitori separati e in guerra tra loro.<br /><br />LE MAGLIE DELLA CENSURA<br />Certo, scoccia un po' a uno che la pensa come me trovare che certi film (che in altri tempi sarebbero stati censurati) sono finanziati con fondi statali. Cioè suoi. O che la Rai, sempre coi suoi soldi, produca opere di «interesse culturale» come quella su Leonardo da Vinci, e in prima serata ci si trovi davanti a un bacio «omo» alla francese. Senza che il genitore abbia pensato ad attivare il parental-control dal momento che tal sorpresa non se l'aspettava.<br />Dispiace solo per quei poveri registi che contavano sullo «scandalo» per pubblicizzare opere mediocri quando non semplicemente cretine. Dovranno fare i salti mortali mentali per trovare qualcosa di «trasgressivo» in un mondo in cui l'unica cosa veramente trasgressiva è andare a recitare il rosario davanti al Tabernacolo.<br />E allora, forza con attrici e attori ormai indistinguibili dalle prostitute: povera gente, cosa gli tocca fare per quattro soldi e quattro fotografie sul red carpet. Tutto cominciò quando un giudice, uno della vecchia guardia, si pronunciò contro Cicciolina e il tango al burro. Si tirò addosso i pannelliani, i media e i radical chic. Cosa prevista, certo, ma non che fosse lasciato completamente solo dalle istituzioni (e dai colleghi).<br />Da allora, mangiata la foglia, le maglie della censura si allargarono sempre più. Fino a diventare il pallido simulacro che oggi viene anche ufficialmente abbattuto. Non ci resta che una cosa: cambiare canale e non andare al cinema. Nemmeno a vedere Disney.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44246669</guid><pubDate>Wed, 07 Apr 2021 20:58:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44246669/tolta_la_censura_ai_film_via_libera_a_sesso_e_violenza.mp3" length="5097429" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6536

TOLTA LA CENSURA AI FILM, VIA LIBERA A SESSO E VIOLENZA di Rino Cammilleri
Quando la Società della Nazioni comminò all'Italia fascista le famose «sanzioni», il Duce si mise a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6536" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6536</a><br /><br />TOLTA LA CENSURA AI FILM, VIA LIBERA A SESSO E VIOLENZA di Rino Cammilleri<br />Quando la Società della Nazioni comminò all'Italia fascista le famose «sanzioni», il Duce si mise a falciare grano nelle aiuole e gli italiani diedero «oro alla Patria». Il cantante Rodolfo de Angelis pubblicò una canzone che, all'epoca, divenne virale: Sanzionami questo, che più recentemente Pippo Franco ha riproposto in versione velatamente maliziosa. Il testo elencava il paesaggio, le benemerenze e gli eroi dell'Italia, insanzionabili per definizione. Andammo avanti a karkadè finché la Società delle Nazioni non gettò la spugna e cominciò ad affondare.<br />È la prima cosa che viene in mente alla notizia dell'abolizione della censura cinematografica, annunciata da un ministro non a caso ex dc. In effetti, la censura cinematografica in Italia ha avuto lo stesso percorso della fu Società delle Nazioni: più censuravano e peggio era. Ogni atto di censura non faceva che ammantare le pellicole incriminate di un'aura di proibito che ne aumentava il fascino.<br /><br />LA CENSURA DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Fino al punto che il famigerato Ultimo tango a Parigi se lo sarebbero filato solo i cinefili da cineforum "impegnato" se non fosse intervenuto il sequestro. Fu così che divenne un cult, rilanciando la carriera sull'orlo del baratro di Marlon Brando e inaugurando per un certo periodo l'uso, molto fine, di regalare del burro ai novelli sposi.<br />Ma è singolare che l'abolizione dell'Indice dei Film Proibiti avvenga proprio in un momento in cui ben altro e più feroce Indice stende il suo sudario sull'Occidente: il Politicamente Corretto, che censura le parole, gli scherzi, le vignette, le opinioni, i gesti e le espressioni contrarie all'Ideologia Dominante. Almeno l'antica Inquisizione permetteva la difesa, i testimoni a discarico, un equo processo, l'avvocato.<br />No, adesso c'è il linciaggio, la perdita del posto di lavoro, la morte civile, i centri sociali che ti aspettano sotto casa per fartela pagare, la D'Urso che manda i reporter alla tua caccia, i media che sbattono te e i tuoi parenti in prima pagina, i tuoi figli vengono bullizzati a scuola e per strada.<br />Perciò, è vero: la censura cinematografica è obsoleta. Ai bambini basta un telefonino per accedere a tutta la pornografia che vogliono, anche quella zoofila, sado-maso, bondage, con minori, con donne gravide, etnica. I genitori più saggi e abili ricorrono al c.d. parental-control o vietano gli smartphone fino a una certa età. Ma poi il pargolo, a scuola, guarda quello del compagno di banco che ha i genitori separati e in guerra tra loro.<br /><br />LE MAGLIE DELLA CENSURA<br />Certo, scoccia un po' a uno che la pensa come me trovare che certi film (che in altri tempi sarebbero stati censurati) sono finanziati con fondi statali. Cioè suoi. O che la Rai, sempre coi suoi soldi, produca opere di «interesse culturale» come quella su Leonardo da Vinci, e in prima serata ci si trovi davanti a un bacio «omo» alla francese. Senza che il genitore abbia pensato ad attivare il parental-control dal momento che tal sorpresa non se l'aspettava.<br />Dispiace solo per quei poveri registi che contavano sullo «scandalo» per pubblicizzare opere mediocri quando non semplicemente cretine. Dovranno fare i salti mortali mentali per trovare qualcosa di «trasgressivo» in un mondo in cui l'unica cosa veramente trasgressiva è andare a recitare il rosario davanti al Tabernacolo.<br />E allora, forza con attrici e attori ormai indistinguibili dalle prostitute: povera gente, cosa gli tocca fare per quattro soldi e quattro fotografie sul red carpet. Tutto cominciò quando un giudice, uno della vecchia guardia, si pronunciò contro Cicciolina e il tango al burro. Si tirò addosso i pannelliani, i media e i radical chic. Cosa prevista, certo, ma non che...]]></itunes:summary><itunes:duration>319</itunes:duration><itunes:keywords>brando,cammilleri,censura,sesso,televisione,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a54a1037eade32d1c9c4a39bc3847b2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una maestra punisce un bambino privandolo del regalino di Natale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-maestra-punisce-un-bambino-privandolo-del-regalino-di-natale--43369870</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6462" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6462</a><br /><br />UNA MAESTRA PUNISCE UN BAMBINO PRIVANDOLO DEL REGALINO DI NATALE<br />I genitori vanno su tutte le furie... ma un mondo in cui i premi si danno a tutti, a prescindere dal merito, genera creature fragili che la vita si incaricherà di bastonare a dovere<br />di Rino Cammilleri<br />Un tempo ai giornalisti appena assunti si insegnava la fondamentale regola delle cinque «w»: what, when, who, where, why. Dall'inglese: cosa, quando, chi, dove e perché. Da mettere nelle primissime righe dell'articolo, così che il lettore avesse subito contezza di quel che avrebbe letto, in dettaglio, nel prosieguo. Era anche un forma di cortesia, così che uno non interessato potesse passare oltre. Invece, ahimè, ormai incipit (questo è latino e si legge così com'è, non - mi raccomando - «ainsipait») del genere se ne vedono pochi e non di rado si deve scorrere quasi tutto il pezzo per sapere se ci interessa o meno.<br />Per giunta, sempre più spesso accade che nel corpo dell'articolo non ci sia nemmeno quel che uno dei sottotitoli aveva promesso. Perciò, ecco subito ciò di cui parleremo: il 23 dicembre u.s. in una scuola infantile della Versilia un bambino di quattro anni non ha ricevuto il dono natalizio da parte delle maestre perché si era comportato male. Correttamente, la mamma del piccolo è stata informata della cosa quando è andata a riprenderlo. Era troppo turbolento e incorreggibile, perciò è stato l'unico della classe a non poter scartare il regalino.<br />Quelli tra voi che hanno la mia età o semplicemente amano la buona educazione troveranno che la cosa sia normale: i regali si fanno ai bimbi buoni, non a quelli cattivi. Ma la mamma del punito dicono che si andata su tutte le furie e, figlia del suo tempo, ha affidato il suo lungo vituperio ai c.d. social. Che non sarebbe diventato virale se le altre mamme del villaggio globale non avessero condiviso l'indignazione. «Per il mio bambino è stato uno choc!». Nientemeno. Eh, ogni scarrafone è bell ‘a mamma soja!<br />Ed è noto a tutti che l'educazione del ventunesimo secolo è impostata su un solo comandamento: evitare «choc» alla creatura. Alla quale sono consentiti solo quelli visivi televisivi, internettiani e videogameschi. A nulla è servito, da parte delle maestre, dire che il regalino è solo posticipato, alla Befana, quando il pargolo avrà desistito dalle sue intemperanze.<br />Ora, non abbiamo notizie di dettaglio sulla discolaggine del bimbetto in questione, ma, anche se non l'avreste mai detto, siamo stati alla scuola infantile anche noi e ricordiamo che i bambini da punire erano quelli che non si limitavano ad agitarsi e urlare ma picchiavano i compagni, rovesciavano sedie, tiravano quaderni e magari graffiavano la maestra. Venivano detti «caratteriali» e non di rado venivano da famiglie problematiche. Magari non è questo il caso versiliano, però la mamma minaccia il ritiro dalla scuola senza cuore (e sarebbe interessante seguire le avventure del figlioletto in eventuale altra scuola).<br />Così, la dirigente scolastica ha scaricato sull'Ufficio scolastico regionale, il quale ha avviato un procedimento disciplinare a carico delle spietate maestre. Perché ho deciso di soffermarmi su questo avvenimento? Perché è stato un fatto del genere a determinarmi a lasciare, tanti anni fa (la piaga ha le sue origini nel mai abbastanza deprecato «vietato vietare» sessantottardo), l'insegnamento sbattendo la porta.<br />Uno scaricabarile, da Preside a Provveditore, che lasciò me, insegnante di secondaria, solo davanti un comitato di salute pubblica costituito da studenti, famiglie, femministe, radicali e stampa. La mia colpa? L'avere cercato di insegnare l'educazione prima della materia. Ma io ero stato cresciuto in un mondo in cui Babbo Natale i doni li portava solo ai bambini buoni, per i cattivi c'era il carbone. Un mondo in cui temevo una nota sul registro non tanto per la nota in sé quanto per la scenata che mi avrebbe fatto mio padre (non la mamma), supremo giudice dell'educazione domestica. Previsti anche i ceffoni in caso di recidiva.<br />Ebbene, la generazione educata «all'antica» è l'ultima di quelle che hanno costruito. Un mondo in cui i premi si danno a tutti, a prescindere dal merito, è un mondo ingiusto che merita di andare, come sta facendo, alla malora.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'educazione cristiana, seguendo l'insegnamento della Bibbia, da sempre utilizza anche le punizioni corporali ai figli. A parte gli abusi e le esagerazioni, questo modo di educare è necessario per una crescita sana del bambino e del ragazzo.<br />Ecco le citazioni bibliche di riferimento:<br />Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, per gioire di lui alla fine. Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio e se ne potrà vantare con i suoi conoscenti (Sir 30,1-2)<br />Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo (Prov. 13,24)<br />Non risparmiare al giovane la correzione, anche se tu lo batti con la verga, non morirà; anzi, se lo batti con la verga, lo salverai dagli inferi (Prov. 23,13)<br /><br />Ecco il link a notizie simili a quella raccontata nell'articolo:<br /><br />LA CLAMOROSA VICENDA DI UN ITALIANO ARRESTATO IN SVEZIA PERCHE' AVEVA BRONTOLATO IL FIGLIO DODICENNE CHE FACEVA LE BIZZE<br />In Svezia le punizioni corporali dei minori sono severamente proibite per legge: vediamo le conseguenze disastrose (tentati suicidi di minori quintupli rispetto all'Italia, professori terrorizzati dalle minacce degli studenti, ogni settimana viene data alle fiamme una scuola...)<br />di Francesco Saverio Alonzo<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1936" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1936</a><br /><br />NORVEGIA: LO STATO TOGLIE I FIGLI A DEI GENITORI ESEMPLARI CHE LI EDUCANO ''TROPPO'' CRISTIANAMENTE<br />I servizi sociali hanno separato i bambini dai loro genitori: la madre può vedere e allattare il neonato solo 2 volte a settimana<br />di Giuseppe De Lorenzo<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4129" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4129</a><br /> <br />Titolo originale: Bimbo senza regalo: la paura di evitare choc ai nostri figli<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369870</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:48:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369870/una_maestra_punisce_un_bambino_privandolo_del_regalino_di_natale.mp3" length="4127763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6462&#13;
&#13;
UNA MAESTRA PUNISCE UN BAMBINO PRIVANDOLO DEL REGALINO DI NATALE&#13;
I genitori vanno su tutte le furie... ma un mondo in cui i premi si danno a tutti, a prescindere dal merito,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6462" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6462</a><br /><br />UNA MAESTRA PUNISCE UN BAMBINO PRIVANDOLO DEL REGALINO DI NATALE<br />I genitori vanno su tutte le furie... ma un mondo in cui i premi si danno a tutti, a prescindere dal merito, genera creature fragili che la vita si incaricherà di bastonare a dovere<br />di Rino Cammilleri<br />Un tempo ai giornalisti appena assunti si insegnava la fondamentale regola delle cinque «w»: what, when, who, where, why. Dall'inglese: cosa, quando, chi, dove e perché. Da mettere nelle primissime righe dell'articolo, così che il lettore avesse subito contezza di quel che avrebbe letto, in dettaglio, nel prosieguo. Era anche un forma di cortesia, così che uno non interessato potesse passare oltre. Invece, ahimè, ormai incipit (questo è latino e si legge così com'è, non - mi raccomando - «ainsipait») del genere se ne vedono pochi e non di rado si deve scorrere quasi tutto il pezzo per sapere se ci interessa o meno.<br />Per giunta, sempre più spesso accade che nel corpo dell'articolo non ci sia nemmeno quel che uno dei sottotitoli aveva promesso. Perciò, ecco subito ciò di cui parleremo: il 23 dicembre u.s. in una scuola infantile della Versilia un bambino di quattro anni non ha ricevuto il dono natalizio da parte delle maestre perché si era comportato male. Correttamente, la mamma del piccolo è stata informata della cosa quando è andata a riprenderlo. Era troppo turbolento e incorreggibile, perciò è stato l'unico della classe a non poter scartare il regalino.<br />Quelli tra voi che hanno la mia età o semplicemente amano la buona educazione troveranno che la cosa sia normale: i regali si fanno ai bimbi buoni, non a quelli cattivi. Ma la mamma del punito dicono che si andata su tutte le furie e, figlia del suo tempo, ha affidato il suo lungo vituperio ai c.d. social. Che non sarebbe diventato virale se le altre mamme del villaggio globale non avessero condiviso l'indignazione. «Per il mio bambino è stato uno choc!». Nientemeno. Eh, ogni scarrafone è bell ‘a mamma soja!<br />Ed è noto a tutti che l'educazione del ventunesimo secolo è impostata su un solo comandamento: evitare «choc» alla creatura. Alla quale sono consentiti solo quelli visivi televisivi, internettiani e videogameschi. A nulla è servito, da parte delle maestre, dire che il regalino è solo posticipato, alla Befana, quando il pargolo avrà desistito dalle sue intemperanze.<br />Ora, non abbiamo notizie di dettaglio sulla discolaggine del bimbetto in questione, ma, anche se non l'avreste mai detto, siamo stati alla scuola infantile anche noi e ricordiamo che i bambini da punire erano quelli che non si limitavano ad agitarsi e urlare ma picchiavano i compagni, rovesciavano sedie, tiravano quaderni e magari graffiavano la maestra. Venivano detti «caratteriali» e non di rado venivano da famiglie problematiche. Magari non è questo il caso versiliano, però la mamma minaccia il ritiro dalla scuola senza cuore (e sarebbe interessante seguire le avventure del figlioletto in eventuale altra scuola).<br />Così, la dirigente scolastica ha scaricato sull'Ufficio scolastico regionale, il quale ha avviato un procedimento disciplinare a carico delle spietate maestre. Perché ho deciso di soffermarmi su questo avvenimento? Perché è stato un fatto del genere a determinarmi a lasciare, tanti anni fa (la piaga ha le sue origini nel mai abbastanza deprecato «vietato vietare» sessantottardo), l'insegnamento sbattendo la porta.<br />Uno scaricabarile, da Preside a Provveditore, che lasciò me, insegnante di secondaria, solo davanti un comitato di salute pubblica costituito da studenti, famiglie, femministe, radicali e stampa. La mia colpa? L'avere cercato di insegnare l'educazione prima della materia. Ma io ero stato cresciuto in un mondo in cui Babbo Natale i doni li portava solo ai bambini buoni, per i cattivi c'era il carbone. Un mondo in cui temevo...]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:keywords>fragilità,merito,punizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5ad8a48946b08653c0bbf47c64c3f7a4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il gender afferma che le carte sono maschiliste: vanno cancellati re e fanti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gender-afferma-che-le-carte-sono-maschiliste-vanno-cancellati-re-e-fanti--43369839</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6460" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6460</a><br /><br />IL GENDER AFFERMA CHE LE CARTE SONO MASCHILISTE: VANNO CANCELLATI RE E FANTI<br />Che il re valga più della regina sarebbe una sottile disuguaglianza e allora ecco le nuove carte con figure in oro, argento e bronzo al posto di re, regina e fante<br />di Rino Cammilleri<br />Un lettore mi segnala l'ultima politicorrettata: le carte da gioco equality gender. Le ha messe a punto una giovane olandese, tal Indy Mellink. La giovine, laureata in psicologia forense (non è, la giustizia, anch'essa equality gender ?), indispettita dal fatto che sulle carte c.d. francesi (cuori, picche, etc.) il Re valesse più della Regina, col supporto morale e finanziario del padre si è messa a produrre carte in cui fante, regina e re sono sostituiti con più neutri metalli: bronzo, argento e oro.<br />I diamanti potrebbero avere qualcosa da eccepire sulla discriminazione, ma i minerali hanno, per ora, scarso peso nelle discussioni. Tra parentesi, le carte saranno anche «francesi» ma le lettere che contrassegnano i valori più alti sono inglesi: K (king), Q (queen), J (jack). Sia come sia, la messa in vendita su internet delle carte «olandesi» pare stia fruttando più della professione forense: in breve tempo ne sono stati venduti sui millecinquecento mazzi in tutto il mondo dove il politicamente corretto ha, per ora, maggior presa: Belgio, Germania, Francia e Usa. Certo, non sono cifre tali da trasformare la Mellink in una Bill Gates del jeu d'hasard, ma un antico proverbio siciliano così recita: «Disse il sorcio alla noce: dammi tempo e ti buco». Chissà che con l'espandersi della new mentality (e dei millennials, che non hanno visto altro) il business non esploda.<br />Da buona psicologa anche se solo forense la Indy si è accorta di quel che nessuno aveva ancora colto: il re che vale più della regina è «una sottile disuguaglianza che influenza le persone nella loro vita quotidiana». Confesso che io stesso non ci avevo mai pensato, anche perché il gioco a carte nella mia vita quotidiana è praticamente assente. Il presidente dell'associazione olandese del bridge (gioco inglese con carte francesi) ha plaudito all'iniziativa della Mellink, anche se non si nasconde che sarà complicato cambiare le regole del gioco (che sono internazionali).<br />Gerry Freda sul Giornale.it (22.1.21) fa giustamente osservare che la priorità dell'idea spetta, però, a una tredicenne israeliana, Maayan Segal, che nel 2017 lanciò il mazzo «che mette uomini e donne sullo stesso piano»: re e regine, duchi e duchesse, principi e principesse. La cosa ebbe minor successo per una serie di motivi: aumentava il numero delle carte (un principe e una principessa di egual valore al posto del Jack); il padre non l'aiutò, tant'è che dovette ricorrere al crowfunding; presumibilmente i rabbini locali (il cui peso non è ininfluente in Israele) non gradirono granché. Naturalmente né la tredicenne israeliana né la ventitreenne olandese conoscono la storia. La loro trovata, infatti, non è nuova. Risale nientemeno che al 1792, quando i giacobini tagliarono la testa al re e alla regina, poi si accorsero che tutte le statue di Notre Dame rappresentavano re e regine, così decapitarono anche quelle. Infine, andarono a sloggiare pure i cadaveri dei re e delle regine di Francia e per soprammercato fusero i loro sarcofagi di piombo. Poi se la presero col calendario, che ogni giorno riportava un Santo e, per giunta, era stato ideato da un papa (infatti era «gregoriano») e lo sostituirono con l'ecologico Primile, Brumaio, Vendemmiale eccetera.<br />Potevano lasciare in pace le carte da gioco? No, perché c'erano sopra gli odiati aristocratici, re, regine e cavalieri. Trasformati anche questi. Ma, da buoni rivoluzionari, credettero che la rivoluzione potesse fermarsi dove dicevano loro. Infatti, qualcuno portò a conseguenza gli Immortali Princìpi e spuntò la prima femminista: Olympe de Gouges, che ebbe l'ardire di produrre una «Dichiarazione dei diritti delle donne». Ghigliottinata. Anzi, alla grande Festa dell'Essere Supremo le donne dovettero assistere in un settore separato. Cosa che l'Ancien Régime non aveva mai fatto. Gli Immortali Principi dovettero aspettare ancora qualche secolo e l'Era Obama.<br /> <br />Titolo originale: Le carte sono maschiliste: cancellati re e fanti<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369839</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:46:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369839/il_gender_afferma_che_le_carte_sono_maschiliste_vanno_cancellati_re_e_fanti.mp3" length="4904750" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6460&#13;
&#13;
IL GENDER AFFERMA CHE LE CARTE SONO MASCHILISTE: VANNO CANCELLATI RE E FANTI&#13;
Che il re valga più della regina sarebbe una sottile disuguaglianza e allora ecco le nuove carte con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6460" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6460</a><br /><br />IL GENDER AFFERMA CHE LE CARTE SONO MASCHILISTE: VANNO CANCELLATI RE E FANTI<br />Che il re valga più della regina sarebbe una sottile disuguaglianza e allora ecco le nuove carte con figure in oro, argento e bronzo al posto di re, regina e fante<br />di Rino Cammilleri<br />Un lettore mi segnala l'ultima politicorrettata: le carte da gioco equality gender. Le ha messe a punto una giovane olandese, tal Indy Mellink. La giovine, laureata in psicologia forense (non è, la giustizia, anch'essa equality gender ?), indispettita dal fatto che sulle carte c.d. francesi (cuori, picche, etc.) il Re valesse più della Regina, col supporto morale e finanziario del padre si è messa a produrre carte in cui fante, regina e re sono sostituiti con più neutri metalli: bronzo, argento e oro.<br />I diamanti potrebbero avere qualcosa da eccepire sulla discriminazione, ma i minerali hanno, per ora, scarso peso nelle discussioni. Tra parentesi, le carte saranno anche «francesi» ma le lettere che contrassegnano i valori più alti sono inglesi: K (king), Q (queen), J (jack). Sia come sia, la messa in vendita su internet delle carte «olandesi» pare stia fruttando più della professione forense: in breve tempo ne sono stati venduti sui millecinquecento mazzi in tutto il mondo dove il politicamente corretto ha, per ora, maggior presa: Belgio, Germania, Francia e Usa. Certo, non sono cifre tali da trasformare la Mellink in una Bill Gates del jeu d'hasard, ma un antico proverbio siciliano così recita: «Disse il sorcio alla noce: dammi tempo e ti buco». Chissà che con l'espandersi della new mentality (e dei millennials, che non hanno visto altro) il business non esploda.<br />Da buona psicologa anche se solo forense la Indy si è accorta di quel che nessuno aveva ancora colto: il re che vale più della regina è «una sottile disuguaglianza che influenza le persone nella loro vita quotidiana». Confesso che io stesso non ci avevo mai pensato, anche perché il gioco a carte nella mia vita quotidiana è praticamente assente. Il presidente dell'associazione olandese del bridge (gioco inglese con carte francesi) ha plaudito all'iniziativa della Mellink, anche se non si nasconde che sarà complicato cambiare le regole del gioco (che sono internazionali).<br />Gerry Freda sul Giornale.it (22.1.21) fa giustamente osservare che la priorità dell'idea spetta, però, a una tredicenne israeliana, Maayan Segal, che nel 2017 lanciò il mazzo «che mette uomini e donne sullo stesso piano»: re e regine, duchi e duchesse, principi e principesse. La cosa ebbe minor successo per una serie di motivi: aumentava il numero delle carte (un principe e una principessa di egual valore al posto del Jack); il padre non l'aiutò, tant'è che dovette ricorrere al crowfunding; presumibilmente i rabbini locali (il cui peso non è ininfluente in Israele) non gradirono granché. Naturalmente né la tredicenne israeliana né la ventitreenne olandese conoscono la storia. La loro trovata, infatti, non è nuova. Risale nientemeno che al 1792, quando i giacobini tagliarono la testa al re e alla regina, poi si accorsero che tutte le statue di Notre Dame rappresentavano re e regine, così decapitarono anche quelle. Infine, andarono a sloggiare pure i cadaveri dei re e delle regine di Francia e per soprammercato fusero i loro sarcofagi di piombo. Poi se la presero col calendario, che ogni giorno riportava un Santo e, per giunta, era stato ideato da un papa (infatti era «gregoriano») e lo sostituirono con l'ecologico Primile, Brumaio, Vendemmiale eccetera.<br />Potevano lasciare in pace le carte da gioco? No, perché c'erano sopra gli odiati aristocratici, re, regine e cavalieri. Trasformati anche questi. Ma, da buoni rivoluzionari, credettero che la rivoluzione potesse fermarsi dove dicevano loro. Infatti, qualcuno portò a conseguenza gli Immortali Princìpi e...]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>equality,fante,gender,maschilismo,re</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/366c9d93764e0b7fd9fdd24b8fa4ec78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Meghan, la moglie di Harry, sempre in cerca di successo e notorietà, adesso pretende discrezione (dagli altri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/meghan-la-moglie-di-harry-sempre-in-cerca-di-successo-e-notorieta-adesso-pretende-discrezione-dagli-altri--43369304</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6459" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6459</a><br /><br />MEGHAN, LA MOGLIE DI HARRY, SEMPRE IN CERCA DI SUCCESSO E NOTORIETA', ADESSO PRETENDE DISCREZIONE (DAGLI ALTRI)<br />Meghan ha fatto causa a un'agenzia fotografica e l'ha vinta, ma adesso risponda: perché hai fatto di tutto per finire sotto ai riflettori e ora che ci sei invochi la privacy?<br />di Rino Cammilleri<br />Il 20 gennaio u.s. la signora Meghan Markle in Windsor, più nota come moglie di Harry duca del Sussex, a sua volta più noto come figlio di Lady Diana Spencer, ex moglie di Charles duca di Edimburgo e a sua volta più noto come figlio della regina Elisabetta II d'Inghilterra, la signora, dicevamo, è stata paparazzata in un parco canadese insieme al figlioletto Archie. La signora si è risentita e, di concerto col marito, ha citato in giudizio i datori di lavoro dei paparazzi in questione, l'agenzia Splash News and Pictures.<br />Dato il rango dei personaggi immortalati si è scomodata l'Alta Corte di Londra che ha dato torto all'agenzia. Colpevole di violazione della privacy, essa non potrà mai più scattare foto alla famigliola di Meghan vita natural durante. La duchessa acquisita ha in corso, per gli stessi motivi, altre cause: una contro la Splash US, costola americana della precedente, una contro la Associated Newspapers che pubblica due testate di gossip molto seguite nel Regno Unito, e una contro un fotografo non meglio identificato di Los Angeles che aveva tentato di usare un drone per scattare foto ai Windsor-Markle.<br />Voi direte: e a noi che ce ne frega? E avreste ragione, visto che condivido il medesimo sentimento. Ma una riflessione si impone, perché viviamo in tempi realmente contraddittori. Ho già avuto modo di far osservare come nei secoli cristiani i modelli da additare alla gioventù era due: il cavaliere e il monaco. Non a caso, due figure che facevano del sacrificio personale a pro del prossimo un'attività organizzata e ingabbiata da regole dure, fitte e precise liberamente assunte. Il mondo contemporaneo, plasmato dalle cultura e mentalità americane, ha come modello il self-made man, colui che è riuscito a diventare ricco e famoso. E' sotto gli occhi di tutti come questo modello abbia scatenato una corsa al successo senza se e senza ma: basta guardare i c.d. reality-show per vedere quanto siano disposti a tutto gli arrampicatori.<br />Ora, come detto, il cavaliere e il monaco vivevano per il servizio al prossimo; l'«arrivato» no, nessuno glielo chiede, il suo successo se lo gode da solo. Tutt'al più fa il filantropo, cioè dona parte di quel che gli eccede a iniziative che, però, non offuschino la sua «immagine». Tanto per dire, Soros è un filantropo. Ora, è noto proprio alle riviste di gossip tutto quello che gli «arrivati» hanno dovuto fare per ottenere il successo, cioè la fama, cioè l'essere ammirati e invidiati. Ebbene, la domanda è: perché hai fatto di tutto per finire sotto ai riflettori e ora che ci sei invochi la privacy? Come fai ad essere ammirato e invidiato se poi ti nascondi? A meno che al tuo egocentrismo aggiunga anche questo: vuoi essere sotto ai riflettori ma solo quando dici tu, solo quando sei ben vestito e truccato, in salute e sorridente.<br />Un giudice che applicasse il buonsenso salomonico anziché le note del codice dovrebbe dire al ricorrente: caro signore, lei dovrebbe sapere che la fama e la gloria hanno un prezzo; ha voluto fare il divo (cioè, l'idolo), non può sottrarsi ai suoi adoratori. Basta leggere il classico Hollywood Babylon di Kenneth Anger (1959) per sapere di che cosa siano intrise certe strepitose carriere mediatiche, e apprendere quanti e quali sacrifici (soprattutto in dignità) siano costate. Oh, certo non è questo il caso di Megan Markle, ci mancherebbe. Ma, la sua defunta suocera, di privacy c'è morta: se avesse accettato di pagare il prezzo della sua notorietà (in fondo, poca cosa: lasciarsi fotografare) sarebbe ancora tra noi. Morale: quando eri quidam de populo avevi tutta la privacy che volevi, hai sgomitato per diventare famoso, cioè per uscire dall'anonimato, be', adesso che vuoi?<br /> <br />Titolo originale: Paradosso privacy: vuoi essere noto, ma pretendi discrezione<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-12-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369304</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:34:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369304/meghan_la_moglie_di_harry_sempre_in_cerca_di_successo_e_notoriet_adesso_pretende_discrezione_dagli_altri.mp3" length="5480279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6459&#13;
&#13;
MEGHAN, LA MOGLIE DI HARRY, SEMPRE IN CERCA DI SUCCESSO E NOTORIETA', ADESSO PRETENDE DISCREZIONE (DAGLI ALTRI)&#13;
Meghan ha fatto causa a un'agenzia fotografica e l'ha vinta, ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6459" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6459</a><br /><br />MEGHAN, LA MOGLIE DI HARRY, SEMPRE IN CERCA DI SUCCESSO E NOTORIETA', ADESSO PRETENDE DISCREZIONE (DAGLI ALTRI)<br />Meghan ha fatto causa a un'agenzia fotografica e l'ha vinta, ma adesso risponda: perché hai fatto di tutto per finire sotto ai riflettori e ora che ci sei invochi la privacy?<br />di Rino Cammilleri<br />Il 20 gennaio u.s. la signora Meghan Markle in Windsor, più nota come moglie di Harry duca del Sussex, a sua volta più noto come figlio di Lady Diana Spencer, ex moglie di Charles duca di Edimburgo e a sua volta più noto come figlio della regina Elisabetta II d'Inghilterra, la signora, dicevamo, è stata paparazzata in un parco canadese insieme al figlioletto Archie. La signora si è risentita e, di concerto col marito, ha citato in giudizio i datori di lavoro dei paparazzi in questione, l'agenzia Splash News and Pictures.<br />Dato il rango dei personaggi immortalati si è scomodata l'Alta Corte di Londra che ha dato torto all'agenzia. Colpevole di violazione della privacy, essa non potrà mai più scattare foto alla famigliola di Meghan vita natural durante. La duchessa acquisita ha in corso, per gli stessi motivi, altre cause: una contro la Splash US, costola americana della precedente, una contro la Associated Newspapers che pubblica due testate di gossip molto seguite nel Regno Unito, e una contro un fotografo non meglio identificato di Los Angeles che aveva tentato di usare un drone per scattare foto ai Windsor-Markle.<br />Voi direte: e a noi che ce ne frega? E avreste ragione, visto che condivido il medesimo sentimento. Ma una riflessione si impone, perché viviamo in tempi realmente contraddittori. Ho già avuto modo di far osservare come nei secoli cristiani i modelli da additare alla gioventù era due: il cavaliere e il monaco. Non a caso, due figure che facevano del sacrificio personale a pro del prossimo un'attività organizzata e ingabbiata da regole dure, fitte e precise liberamente assunte. Il mondo contemporaneo, plasmato dalle cultura e mentalità americane, ha come modello il self-made man, colui che è riuscito a diventare ricco e famoso. E' sotto gli occhi di tutti come questo modello abbia scatenato una corsa al successo senza se e senza ma: basta guardare i c.d. reality-show per vedere quanto siano disposti a tutto gli arrampicatori.<br />Ora, come detto, il cavaliere e il monaco vivevano per il servizio al prossimo; l'«arrivato» no, nessuno glielo chiede, il suo successo se lo gode da solo. Tutt'al più fa il filantropo, cioè dona parte di quel che gli eccede a iniziative che, però, non offuschino la sua «immagine». Tanto per dire, Soros è un filantropo. Ora, è noto proprio alle riviste di gossip tutto quello che gli «arrivati» hanno dovuto fare per ottenere il successo, cioè la fama, cioè l'essere ammirati e invidiati. Ebbene, la domanda è: perché hai fatto di tutto per finire sotto ai riflettori e ora che ci sei invochi la privacy? Come fai ad essere ammirato e invidiato se poi ti nascondi? A meno che al tuo egocentrismo aggiunga anche questo: vuoi essere sotto ai riflettori ma solo quando dici tu, solo quando sei ben vestito e truccato, in salute e sorridente.<br />Un giudice che applicasse il buonsenso salomonico anziché le note del codice dovrebbe dire al ricorrente: caro signore, lei dovrebbe sapere che la fama e la gloria hanno un prezzo; ha voluto fare il divo (cioè, l'idolo), non può sottrarsi ai suoi adoratori. Basta leggere il classico Hollywood Babylon di Kenneth Anger (1959) per sapere di che cosa siano intrise certe strepitose carriere mediatiche, e apprendere quanti e quali sacrifici (soprattutto in dignità) siano costate. Oh, certo non è questo il caso di Megan Markle, ci mancherebbe. Ma, la sua defunta suocera, di privacy c'è morta: se avesse accettato di pagare il prezzo della sua notorietà (in fondo, poca cosa: lasciarsi...]]></itunes:summary><itunes:duration>343</itunes:duration><itunes:keywords>meghan,notorietà,privacy,vip</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9382d23fda487550a3d30e9a1893cac9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La triste fine del liberalismo: tutti possono fare quel che gli pare... ma se non sei d'accordo sarai punito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-triste-fine-del-liberalismo-tutti-possono-fare-quel-che-gli-pare-ma-se-non-sei-d-accordo-sarai-punito--43369246</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6463" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6463</a><br /><br />LA TRISTE FINE DEL LIBERALISMO: TUTTI POSSONO FARE QUEL CHE GLI PARE... MA SE NON SEI D'ACCORDO SARAI PUNITO<br />La prima crepa nel principio di libertà di espressione furono i divieti di ricostruzione del fascismo, la seconda arrivò con il negazionismo e la Legge Mancino, poi con il reato di omofobia ecco a noi il carcere per tutti<br />di Rino Cammilleri<br />Tutto cominciò con i divieti di «ricostituzione» inseriti nelle Costituzioni italiana e tedesca, che ovviamente comprendevano quelli di apologia di fascismo e nazismo in senso molto lato, tant'è che ancora oggi anche il saluto c.d. romano è perseguibile penalmente. A quel tempo sembrò una misura coerente e plausibile, ma era solo la prima crepa nel principio di libertà di espressione.<br />Ci volle qualche decennio prima che si arrivasse alla seconda crepa: il «negazionismo» come reato, che mise con le spalle al muro specialmente i tedeschi (che infatti furono i primi a scortare in galera i trasgressori). Gli italiani, avendo minori complessi di colpa sull'argomento, furono più riluttanti, perciò si ricorse al collaudato sistema di far fare il lavoro a un democristiano. E fu la Legge Mancino, ancora imperante contro chi si azzarda a sbagliare a parlare.<br />Come sempre accade alle dighe crepate, ecco la valanga a tempo debito: vietato usare le parole (in sé neutre e da sempre utilizzate) «negro» e «zingaro», cui si aggiunse un intero vocabolario di antichissime e fin lì pacifiche espressioni. Crollata la diga, l'alluvione. Che, come ogni marxismo culturale, parte dagli Usa: l'oligopolio dei massimi social si coalizza e può permettersi di tappare la bocca persino al Presidente. Per questo la Sinistra gramsciana (pochi lo sanno, ma Gramsci è uno dei filosofi più letti al mondo) ha sempre privilegiato l'occupazione dei media e dello spettacolo: nella democrazia di massa l'opinione pubblica è tutto.<br />Le parole, come ben spiegato da Orwell, esprimono concetti e i concetti si può addomesticarli modificando le parole. Così, si finisce col disprezzare quel che i giacobini hanno decretato disprezzabile e perfino col farsi piacere quel che prima ci faceva schifo. Chiamatela Finestra di Overton o come volete, ma il finale, coerente, è che il liberalismo muore strangolato dai suoi stessi princìpi.<br />Nell'Ottocento la Chiesa, col Syllabo, aveva avvertito, ma ormai a che serve poter dire «io te l'avevo detto»? Nel 1974 il democristiano Fanfani ammoniva: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Profeta? No, logico. E anche allora ci vollero dei democristiani, presidente e ministri, per far ingoiare a un popolo di sentimenti ancora cattolici la legge abortista. Nella solita America siamo al «nono mese» o addirittura alla «nascita parziale», col medico che, degno erede dei giacobini, letteralmente ghigliottina l'indesiderato.<br />Di fronte, poi, a chi elimina un figlio non voluto c'è chi fai i salti mortali quintupli per averne uno a tutti i costi, e ne ha «diritto», anche se omo, anche se deve farselo fabbricare su misura da terze gestatrici. Ed è, mi si permetta, quasi patetico aggrapparsi a statistiche che dimostrano quanto faccia male la pillola del giorno dopo, quanto l'utero in affitto sia periglioso per le donne indiane, quanto la cannabis frigga il cervello e lamentele del genere. Certo, portare anche una sola persona a ragionare è lodevole e va fatto, ci mancherebbe.<br />Ma quel che ormai ci si è spalancato di fronte è un mondo in cui il liberalismo è arrivato alle sue estreme, e coerenti, conseguenze: ognuno ha il «diritto» di fare quel che gli pare e che il portafogli gli consente. E chi ha qualcosa da obiettare è meglio per lui se tace, sennò c'è prima la gogna, poi, se insiste, il linciaggio con annessa morte civile, e infine la galera (per ora). Sì, perché i padri del liberalismo erano i giacobini, padri anche dell'«antifa» e del «cancel culture», con tanto di abbattimento di statue, sostituzione di calendario e di vocabolario. E in fondo alla discesa liberale c'è il Terrore.<br /> <br />Titolo originale: Dai divieti al terrore: la triste fine del liberalismo<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369246</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:25:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369246/la_triste_fine_del_liberalismo_tutti_possono_fare_quel_che_gli_pare_ma_se_non_sei_d_accordo_sarai_punito.mp3" length="5214039" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6463&#13;
&#13;
LA TRISTE FINE DEL LIBERALISMO: TUTTI POSSONO FARE QUEL CHE GLI PARE... MA SE NON SEI D'ACCORDO SARAI PUNITO&#13;
La prima crepa nel principio di libertà di espressione furono i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6463" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6463</a><br /><br />LA TRISTE FINE DEL LIBERALISMO: TUTTI POSSONO FARE QUEL CHE GLI PARE... MA SE NON SEI D'ACCORDO SARAI PUNITO<br />La prima crepa nel principio di libertà di espressione furono i divieti di ricostruzione del fascismo, la seconda arrivò con il negazionismo e la Legge Mancino, poi con il reato di omofobia ecco a noi il carcere per tutti<br />di Rino Cammilleri<br />Tutto cominciò con i divieti di «ricostituzione» inseriti nelle Costituzioni italiana e tedesca, che ovviamente comprendevano quelli di apologia di fascismo e nazismo in senso molto lato, tant'è che ancora oggi anche il saluto c.d. romano è perseguibile penalmente. A quel tempo sembrò una misura coerente e plausibile, ma era solo la prima crepa nel principio di libertà di espressione.<br />Ci volle qualche decennio prima che si arrivasse alla seconda crepa: il «negazionismo» come reato, che mise con le spalle al muro specialmente i tedeschi (che infatti furono i primi a scortare in galera i trasgressori). Gli italiani, avendo minori complessi di colpa sull'argomento, furono più riluttanti, perciò si ricorse al collaudato sistema di far fare il lavoro a un democristiano. E fu la Legge Mancino, ancora imperante contro chi si azzarda a sbagliare a parlare.<br />Come sempre accade alle dighe crepate, ecco la valanga a tempo debito: vietato usare le parole (in sé neutre e da sempre utilizzate) «negro» e «zingaro», cui si aggiunse un intero vocabolario di antichissime e fin lì pacifiche espressioni. Crollata la diga, l'alluvione. Che, come ogni marxismo culturale, parte dagli Usa: l'oligopolio dei massimi social si coalizza e può permettersi di tappare la bocca persino al Presidente. Per questo la Sinistra gramsciana (pochi lo sanno, ma Gramsci è uno dei filosofi più letti al mondo) ha sempre privilegiato l'occupazione dei media e dello spettacolo: nella democrazia di massa l'opinione pubblica è tutto.<br />Le parole, come ben spiegato da Orwell, esprimono concetti e i concetti si può addomesticarli modificando le parole. Così, si finisce col disprezzare quel che i giacobini hanno decretato disprezzabile e perfino col farsi piacere quel che prima ci faceva schifo. Chiamatela Finestra di Overton o come volete, ma il finale, coerente, è che il liberalismo muore strangolato dai suoi stessi princìpi.<br />Nell'Ottocento la Chiesa, col Syllabo, aveva avvertito, ma ormai a che serve poter dire «io te l'avevo detto»? Nel 1974 il democristiano Fanfani ammoniva: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l'aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Profeta? No, logico. E anche allora ci vollero dei democristiani, presidente e ministri, per far ingoiare a un popolo di sentimenti ancora cattolici la legge abortista. Nella solita America siamo al «nono mese» o addirittura alla «nascita parziale», col medico che, degno erede dei giacobini, letteralmente ghigliottina l'indesiderato.<br />Di fronte, poi, a chi elimina un figlio non voluto c'è chi fai i salti mortali quintupli per averne uno a tutti i costi, e ne ha «diritto», anche se omo, anche se deve farselo fabbricare su misura da terze gestatrici. Ed è, mi si permetta, quasi patetico aggrapparsi a statistiche che dimostrano quanto faccia male la pillola del giorno dopo, quanto l'utero in affitto sia periglioso per le donne indiane, quanto la cannabis frigga il cervello e lamentele del genere. Certo, portare anche una sola persona a ragionare è lodevole e va fatto, ci mancherebbe.<br />Ma quel che ormai ci si è spalancato di fronte è un mondo in cui il liberalismo è arrivato alle sue estreme, e coerenti, conseguenze: ognuno ha il «diritto» di fare quel che gli pare e che il portafogli gli consente. E chi ha qualcosa da obiettare è meglio per lui se tace, sennò c'è prima la gogna, poi, se...]]></itunes:summary><itunes:duration>326</itunes:duration><itunes:keywords>divieti,espressione,liberalismo,libertà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ab634be67c809134cc6e2ff0ad88626.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il libro sulle persone che si davano fuoco per protesta contro l'oppressione comunista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-libro-sulle-persone-che-si-davano-fuoco-per-protesta-contro-l-oppressione-comunista--43369208</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6461" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6461</a><br /><br />L LIBRO SULLE PERSONE CHE SI DAVANO FUOCO PER PROTESTA CONTRO L'OPPRESSIONE COMUNISTA<br />Vasyl' Makuch si cosparse di benzina e si diede fuoco a Kiev, inaugurando la disperata serie di ''eroi in fiamme'', circa una settantina, tra cui il ceco Jan Palach<br />di Rino Cammilleri<br />«A Kiev il cittadino ucraino Vasyl' Makuch ha compiuto l'autoimmolazione in segno di protesta contro il totalitarismo comunista, contro l'oppressione del popolo ucraino e l'aggressione dell'Unione sovietica contro la Cecoslovacchia. Le comunità democratiche di tutto il mondo si inchinano davanti al gesto di coraggio del patriota ucraino». Così la sera del 5 novembre 1968 l'americana Radio Free Europe annunciò il suicidio tramite fuoco di un giovane dissidente.<br />Pochi mesi dopo sarebbe stato imitato dal ceco Jan Palach. Quest'ultimo si diede fuoco a Praga per protestare contro l'invasione sovietica. Essendo il gennaio 1969, l'atmosfera del Sessantotto e le aspettative suscitate dalla «primavera di Praga» lo fecero diventare famoso. Ora sappiamo che l'inventore di questa singolare forma di protesta aveva un antecedente ed ebbe dei successivi imitatori. In quegli anni anche un bonzo buddista si diede fuoco nel Vietnam del Sud filoamericano, ma tale misura estrema produsse epigoni - addirittura una settantina - essenzialmente contro il comunismo sovietico.<br />Ne scrivono Dario Fertilio e Olena Ponomareva in Eroi in fiamme (Mauro Pagliai Editore, pp. 264, € 15). Fertilio, di origine dalmata e già giornalista del Corriere della Sera, nel 1998 ha fondato col dissidente russo Vladimir Bukovskij (morto nel 2019) i Comitati per le Libertà e ideato la Giornata Memento Gulag in memoria delle vittime del comunismo (si celebra il 7 novembre, ex compagni permettendo). La Ponomareva è ucraina e ricercatrice all'università La Sapienza di Roma.<br />Ma torniamo al primo suicida-per-protesta. Vasyl' Makuch si cosparse di benzina e si diede fuoco sul viale principale di Kiev, inaugurando la disperata serie: nessuna resistenza attiva era infatti possibile, anche per l'inerzia dell'Occidente (che, oltre a non avere alcuna voglia di iniziare una terza guerra mondiale, traboccava di quinte colonne comuniste). Makuch, fedele della chiesa clandestina greco-cattolica, corse il rischio di cercare un prete e di confessarsi con lui. Sappiamo che quest'ultimo gli diede l'assoluzione per il grave peccato che aveva intenzione di commettere. Makuch spedì, anche, una lettera al partito comunista locale per spiegare il suo gesto. Naturalmente, la lettera finì sepolta negli archivi, così come la memoria dell'ucraino in fiamme.<br />Come abbiamo anticipato, il suo esempio fu imitato da almeno altri settanta protestatari di altri Paesi sotto il tallone comunista e/o sovietico, il libro di Fertilio-Ponomareva ne parla diffusamente. L'Occidente? O non ne seppe nulla o fece spallucce. E fu già tanto se non si accodò alle opinioni in merito di un Sartre in Francia e un Occhetto da noi. Trovate tutto nel libro.<br /><br />Nota di BastaBugie: per acquistare il libro "Eroi in fiamme. Makuch e gli altri che sfidarono l'URSS", clicca qui!<br /> <br />Titolo originale: Eroi in fiamme, la protesta estrema contro l'oppressione rossa<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369208</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:21:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369208/il_libro_sulle_persone_che_si_davano_fuoco_per_protesta_contro_l_oppressione_comunista.mp3" length="3503750" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6461&#13;
&#13;
L LIBRO SULLE PERSONE CHE SI DAVANO FUOCO PER PROTESTA CONTRO L'OPPRESSIONE COMUNISTA&#13;
Vasyl' Makuch si cosparse di benzina e si diede fuoco a Kiev, inaugurando la disperata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6461" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6461</a><br /><br />L LIBRO SULLE PERSONE CHE SI DAVANO FUOCO PER PROTESTA CONTRO L'OPPRESSIONE COMUNISTA<br />Vasyl' Makuch si cosparse di benzina e si diede fuoco a Kiev, inaugurando la disperata serie di ''eroi in fiamme'', circa una settantina, tra cui il ceco Jan Palach<br />di Rino Cammilleri<br />«A Kiev il cittadino ucraino Vasyl' Makuch ha compiuto l'autoimmolazione in segno di protesta contro il totalitarismo comunista, contro l'oppressione del popolo ucraino e l'aggressione dell'Unione sovietica contro la Cecoslovacchia. Le comunità democratiche di tutto il mondo si inchinano davanti al gesto di coraggio del patriota ucraino». Così la sera del 5 novembre 1968 l'americana Radio Free Europe annunciò il suicidio tramite fuoco di un giovane dissidente.<br />Pochi mesi dopo sarebbe stato imitato dal ceco Jan Palach. Quest'ultimo si diede fuoco a Praga per protestare contro l'invasione sovietica. Essendo il gennaio 1969, l'atmosfera del Sessantotto e le aspettative suscitate dalla «primavera di Praga» lo fecero diventare famoso. Ora sappiamo che l'inventore di questa singolare forma di protesta aveva un antecedente ed ebbe dei successivi imitatori. In quegli anni anche un bonzo buddista si diede fuoco nel Vietnam del Sud filoamericano, ma tale misura estrema produsse epigoni - addirittura una settantina - essenzialmente contro il comunismo sovietico.<br />Ne scrivono Dario Fertilio e Olena Ponomareva in Eroi in fiamme (Mauro Pagliai Editore, pp. 264, € 15). Fertilio, di origine dalmata e già giornalista del Corriere della Sera, nel 1998 ha fondato col dissidente russo Vladimir Bukovskij (morto nel 2019) i Comitati per le Libertà e ideato la Giornata Memento Gulag in memoria delle vittime del comunismo (si celebra il 7 novembre, ex compagni permettendo). La Ponomareva è ucraina e ricercatrice all'università La Sapienza di Roma.<br />Ma torniamo al primo suicida-per-protesta. Vasyl' Makuch si cosparse di benzina e si diede fuoco sul viale principale di Kiev, inaugurando la disperata serie: nessuna resistenza attiva era infatti possibile, anche per l'inerzia dell'Occidente (che, oltre a non avere alcuna voglia di iniziare una terza guerra mondiale, traboccava di quinte colonne comuniste). Makuch, fedele della chiesa clandestina greco-cattolica, corse il rischio di cercare un prete e di confessarsi con lui. Sappiamo che quest'ultimo gli diede l'assoluzione per il grave peccato che aveva intenzione di commettere. Makuch spedì, anche, una lettera al partito comunista locale per spiegare il suo gesto. Naturalmente, la lettera finì sepolta negli archivi, così come la memoria dell'ucraino in fiamme.<br />Come abbiamo anticipato, il suo esempio fu imitato da almeno altri settanta protestatari di altri Paesi sotto il tallone comunista e/o sovietico, il libro di Fertilio-Ponomareva ne parla diffusamente. L'Occidente? O non ne seppe nulla o fece spallucce. E fu già tanto se non si accodò alle opinioni in merito di un Sartre in Francia e un Occhetto da noi. Trovate tutto nel libro.<br /><br />Nota di BastaBugie: per acquistare il libro "Eroi in fiamme. Makuch e gli altri che sfidarono l'URSS", clicca qui!<br /> <br />Titolo originale: Eroi in fiamme, la protesta estrema contro l'oppressione rossa<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></itunes:summary><itunes:duration>219</itunes:duration><itunes:keywords>comunismo,fuoco,protesta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/86d2010a03af500c48d4395e029d6b08.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'orgoglio etero proibito (anche nella lega)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-orgoglio-etero-proibito-anche-nella-lega--43369150</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6458" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6458</a><br /><br />L'ORGOGLIO ETERO PROIBITO (ANCHE NELLA LEGA)<br />Un consigliere di Bagno a Ripoli, dicendo di sentirsi discriminato, cita il Ddl Zan e propone una Giornata dei cattolici-eterosessuali: subito espulso dal partito!<br />di Rino Cammilleri<br />Al Comune di Bagno a Ripoli (Fi) sono tutti cattolici. Soprattutto se del Pd. L'antefatto: il consigliere leghista Gregorio Martinelli Da Silva ha presentato una mozione che, da qualunque parte la si rigiri, pare proprio provocatoria e paradossale. Ma per intenderla come tale bisognerebbe essere provvisti di sense of humour, cosa che nessuno, neanche l'ex aspirante governatrice leghista, pare avere da quelle parti. Il Da Silva, che è pure giovane, aveva detto che, dati i tempi che corrono, lui, come cattolico maschio ed eterosessuale, si sente discriminato. Scrive, tra l'altro, e spiega: «Con l'avanzamento di proposte come quelle della mozione della commissione pace, o come la legge Zan, si puniscono e si discriminano le persone che seguono la Dottrina Cattolica». Perciò auspica l'indizione di una Giornata apposita per questi neo-perseguitati.<br />Forse, a nostro modesto avviso, avrebbe dovuto, prima, compulsare il calendario per vedere se c'è ancora posto. Le Giornate da commemorare sono ormai vicine al fatidico numero di 365 (c'è anche quella contro le sigarette) e l'Orgoglio Gay ha addirittura un intero Mese. Ma se Da Silva voleva scatenare un putiferio c'è riuscito: il Pd ha squadernato il testo incriminato su Facebook, commentandolo da par suo come «un punto di non ritorno nel dibattito democratico assolutamente da evitare. Il testo rappresenta la negazione di ogni principio democratico, di libertà, uguaglianza, fratellanza e umanità», ecc. ecc.<br />Susanna Ceccardi, leghista di primo piano in Toscana, biasima: «Oltretutto, in un momento così difficile per migliaia di famiglie italiane, che stanno facendo i conti con una crisi sociale ed economica senza precedenti a causa della pandemia, affrontare queste tematiche in un consiglio comunale è davvero sconveniente e quasi surreale». Giusto. Invece in Parlamento va bene, visto che la famigerata Legge Zan è là che viene dibattuta in pieno lockdown da seconda ondata di Covid. Il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Casini, «rabbrividisce» e proclama: «Da cattolico, dico che i veri valori del cattolicesimo non hanno niente a che vedere con questo vergognoso attacco all'omosessualità». E tira le orecchie a Salvini (che ha sostituito il Cavaliere come bersaglio mobile della sinistra): «Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Che si torni a parlare di supremazia della razza ariana? Salvini ce lo spieghi».<br />Repubblica riporta che interviene anche Caterina Biti, senatrice del Pd: «Da cattolica eterosessuale non mi sono mai sentita minacciata, e da rappresentante delle istituzioni inorridisco». Insomma, da tutta questa grottesca storia si evincono due cose: una è che, come anticipato, sono tutti cattolici, specie dalle parti del Pd; l'altra è che l'unica a non essersi protestata cattolica è la leghista Ceccardi, che però si accoda agli alti lai dei politicamente corretti e dà tutta la croce addosso all'incauto: «Sono convinta che il nostro partito prenderà opportuni provvedimenti nei confronti di questo consigliere». Addirittura. Sì, perché (aggiunge): «Le affermazioni contenute nel testo (del consigliere, ndr) sono lontane anni luce dal nostro modo di concepire la società di oggi». Ah, sì? E i rosari di Salvini? Boh, non si capisce più niente. Tranne una sola cosa: toccare i gay è come infilare le dita nella presa di corrente, chi scatena fulmini e chi se la fa addosso.<br /><br />P.S. Il consigliere Da Silva è stato espulso dalla Lega. Giustizia è fatta. Pare che il partito avesse considerato l'iniziativa inopportuna, ma lui l'ha portata avanti lo stesso.<br /> <br />Titolo originale: L'orgoglio etero proibito (e addio humour)<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-11-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 703]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43369150</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:17:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43369150/l_orgoglio_etero_proibito_anche_nella_lega.mp3" length="4584175" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6458&#13;
&#13;
L'ORGOGLIO ETERO PROIBITO (ANCHE NELLA LEGA)&#13;
Un consigliere di Bagno a Ripoli, dicendo di sentirsi discriminato, cita il Ddl Zan e propone una Giornata dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6458" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6458</a><br /><br />L'ORGOGLIO ETERO PROIBITO (ANCHE NELLA LEGA)<br />Un consigliere di Bagno a Ripoli, dicendo di sentirsi discriminato, cita il Ddl Zan e propone una Giornata dei cattolici-eterosessuali: subito espulso dal partito!<br />di Rino Cammilleri<br />Al Comune di Bagno a Ripoli (Fi) sono tutti cattolici. Soprattutto se del Pd. L'antefatto: il consigliere leghista Gregorio Martinelli Da Silva ha presentato una mozione che, da qualunque parte la si rigiri, pare proprio provocatoria e paradossale. Ma per intenderla come tale bisognerebbe essere provvisti di sense of humour, cosa che nessuno, neanche l'ex aspirante governatrice leghista, pare avere da quelle parti. Il Da Silva, che è pure giovane, aveva detto che, dati i tempi che corrono, lui, come cattolico maschio ed eterosessuale, si sente discriminato. Scrive, tra l'altro, e spiega: «Con l'avanzamento di proposte come quelle della mozione della commissione pace, o come la legge Zan, si puniscono e si discriminano le persone che seguono la Dottrina Cattolica». Perciò auspica l'indizione di una Giornata apposita per questi neo-perseguitati.<br />Forse, a nostro modesto avviso, avrebbe dovuto, prima, compulsare il calendario per vedere se c'è ancora posto. Le Giornate da commemorare sono ormai vicine al fatidico numero di 365 (c'è anche quella contro le sigarette) e l'Orgoglio Gay ha addirittura un intero Mese. Ma se Da Silva voleva scatenare un putiferio c'è riuscito: il Pd ha squadernato il testo incriminato su Facebook, commentandolo da par suo come «un punto di non ritorno nel dibattito democratico assolutamente da evitare. Il testo rappresenta la negazione di ogni principio democratico, di libertà, uguaglianza, fratellanza e umanità», ecc. ecc.<br />Susanna Ceccardi, leghista di primo piano in Toscana, biasima: «Oltretutto, in un momento così difficile per migliaia di famiglie italiane, che stanno facendo i conti con una crisi sociale ed economica senza precedenti a causa della pandemia, affrontare queste tematiche in un consiglio comunale è davvero sconveniente e quasi surreale». Giusto. Invece in Parlamento va bene, visto che la famigerata Legge Zan è là che viene dibattuta in pieno lockdown da seconda ondata di Covid. Il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Casini, «rabbrividisce» e proclama: «Da cattolico, dico che i veri valori del cattolicesimo non hanno niente a che vedere con questo vergognoso attacco all'omosessualità». E tira le orecchie a Salvini (che ha sostituito il Cavaliere come bersaglio mobile della sinistra): «Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Che si torni a parlare di supremazia della razza ariana? Salvini ce lo spieghi».<br />Repubblica riporta che interviene anche Caterina Biti, senatrice del Pd: «Da cattolica eterosessuale non mi sono mai sentita minacciata, e da rappresentante delle istituzioni inorridisco». Insomma, da tutta questa grottesca storia si evincono due cose: una è che, come anticipato, sono tutti cattolici, specie dalle parti del Pd; l'altra è che l'unica a non essersi protestata cattolica è la leghista Ceccardi, che però si accoda agli alti lai dei politicamente corretti e dà tutta la croce addosso all'incauto: «Sono convinta che il nostro partito prenderà opportuni provvedimenti nei confronti di questo consigliere». Addirittura. Sì, perché (aggiunge): «Le affermazioni contenute nel testo (del consigliere, ndr) sono lontane anni luce dal nostro modo di concepire la società di oggi». Ah, sì? E i rosari di Salvini? Boh, non si capisce più niente. Tranne una sola cosa: toccare i gay è come infilare le dita nella presa di corrente, chi scatena fulmini e chi se la fa addosso.<br /><br />P.S. Il consigliere Da Silva è stato espulso dalla Lega. Giustizia è fatta. Pare che il partito avesse considerato l'iniziativa inopportuna, ma lui l'ha portata avanti lo stesso.<br /> <br />Titolo originale:...]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>discriminazione,etero,orgoglio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ae95b26aa9fea4e1cbf2e2b6103cf215.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Possibile che gli immigrati delinquenti siano tutti malati di mente?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/possibile-che-gli-immigrati-delinquenti-siano-tutti-malati-di-mente--41557375</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6328" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6328</a><br /><br />POSSIBILE CHE GLI IMMIGRATI DELINQUENTI SIANO TUTTI MALATI DI MENTE? di Rino Cammilleri<br />Ho ricevuto sul telefonino questa riflessione che mi ha fatto riflettere a mia volta e che riassumo per sommi capi: l'omicidio del sacerdote «degli ultimi» di Como è stato commesso da un immigrato tunisino con problemi psichici; il sequestro della guardia giurata nel duomo milanese idem; Salvini è stato aggredito da una immigrata congolese «in evidente stato di alterazione»; Pamela era ancora viva quando è stata fatta a pezzi da un immigrato africano fuori di testa; Maurizio Gugliotta a Settimo Torinese è stato sgozzato da un nigeriano infermo di mente; Stefano Leo è stato ammazzato da un africano che non ci stava col cervello; tre milanesi sono stati uccisi a picconate da tal Kabobo, clandestino e, anche lui, alterato di mente; i bambini dello scuolabus hanno rischiato di essere bruciati vivi dall'autista immigrato e farneticante; Filippo Limini di Spoleto è stato massacrato di botte da tre albanesi o romeni (boh) che non c'erano con la testa (gli omicidi di Willi, visto che l'immigrato era lui, invece, essendo italiani, erano perfettamente lucidi, cattivi fino al midollo, fascisti perché praticavano le arti marziali, e pure le loro famiglie erano poco di buono); David Raggi di Terni è stato ucciso da un marocchino clandestino che, anche lui «in evidente stato di agitazione», ha colpito a caso. Eccetera.<br />Ora, scrivo questa cosa su La Nuova Bussola Quotidiana perché, se la postassi su Facebook, verrebbe censurata come «messaggio di odio», e già a suo tempo ho avuto noie con la polizia postale per un commento comparso sul mio blog e non proprio tenero coi nomadi (chissà perché «zingari» è offensivo e «nomadi» no, misteri del politicamente corretto), commento peraltro non mio ma giuridicamente l'amministratore del blog ero io, da qui la convocazione con tanto di intestazione perentoria del tribunale: da perderci la faccia col custode del mio palazzo che mette la posta nelle rispettive caselle.<br />Ma torniamo a tutti questi immigrati con problemi psichici. Non entriamo nel merito delle sentenze e delle perizie, solo in quello giornalistico e tiggino. L'imbarazzo dei politicamente corretti quando una delle minoranze protette (donne, immigrati, lgbt, coloured assortiti) esce dal seminato è lampante: quando delinquono come tutti gli altri e solo perché appartenenti alla razza umana, scatta immediato il riflesso pavloviano. Né, come più volte dimostrato dalla nostra Lorenza Formicola, questo è un fenomeno solo italiano. No, anzi, all'estero ce l'hanno più grosso e marcato. Ogni tanto viene a galla qualche circolare riservata per la polizia (già successo in Inghilterra e in Germania, per esempio) che consiglia di minimizzare, o almeno non enfatizzare per non scatenare fenomeni collettivi di intolleranza tipo «caccia all'immigrato». Giusto, l'ordine pubblico prima di tutto.<br />E poi occorre arginare quei partiti che vorrebbero la chiusura dei porti e la cui crescita continua inquieta non poco gli establishments europei. Però, accà nisciuno è fesso e quando le coincidenze si fanno troppe hai voglia di cloroformizzare... Sì, perché il popolo (e l'app anonima arrivatami sul telefonino lo dimostra) prima o poi si chiede se per caso certi Paesi a vocazione migratoria abbiano deciso di svuotare i loro manicomi o se, più probabile, la fantomatica integrazione è un flop totale, come proprio il prete di Como morto ammazzato dimostra.<br />Quelli che suggerivano una disciplina dell'immigrazione (ricordate il cardinale Biffi, che consigliava di accogliere in primis i cristiani?) sono stati sbertucciati, anche se la storia evidenzia che solo con il contingentamento l'immigrazione si integra ed è benefica. Ma con la demonizzazione e la censura degli "odiatori" si otterrà esattamente il contrario di quanto auspicato, è solo questione di tempo. Per un pugno di voti. Per un pugno di soldi.<br /><br />Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta la scioccante intervista (dopo l'attentato a Charlie Hebdo) trasmessa da La7 di Anjem Choudary, imam di Londra, che esprime chiaramente il pensiero islamico alla luce dell'insegnamento del Corano e della vita e dei detti di Maometto. Da vedere e diffondere per far aprire gli occhi a chi ancora non vuol vedere cosa viene regolarmente predicato nelle moschee in Europa<br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=r_vkNAFy3Ck" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=r_vkNAFy3Ck</a><br /><br />DOSSIER "ISLAM"<br />Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam</a><br /> <br />Titolo originale: Se gli immigrati delinquenti sono tutti malati di mente<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557375</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:07:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557375/possibile_che_gli_immigrati_delinquenti_siano_tutti_malati_di_mente.mp3" length="4625135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6328&#13;
&#13;
POSSIBILE CHE GLI IMMIGRATI DELINQUENTI SIANO TUTTI MALATI DI MENTE? di Rino Cammilleri&#13;
Ho ricevuto sul telefonino questa riflessione che mi ha fatto riflettere a mia volta e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6328" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6328</a><br /><br />POSSIBILE CHE GLI IMMIGRATI DELINQUENTI SIANO TUTTI MALATI DI MENTE? di Rino Cammilleri<br />Ho ricevuto sul telefonino questa riflessione che mi ha fatto riflettere a mia volta e che riassumo per sommi capi: l'omicidio del sacerdote «degli ultimi» di Como è stato commesso da un immigrato tunisino con problemi psichici; il sequestro della guardia giurata nel duomo milanese idem; Salvini è stato aggredito da una immigrata congolese «in evidente stato di alterazione»; Pamela era ancora viva quando è stata fatta a pezzi da un immigrato africano fuori di testa; Maurizio Gugliotta a Settimo Torinese è stato sgozzato da un nigeriano infermo di mente; Stefano Leo è stato ammazzato da un africano che non ci stava col cervello; tre milanesi sono stati uccisi a picconate da tal Kabobo, clandestino e, anche lui, alterato di mente; i bambini dello scuolabus hanno rischiato di essere bruciati vivi dall'autista immigrato e farneticante; Filippo Limini di Spoleto è stato massacrato di botte da tre albanesi o romeni (boh) che non c'erano con la testa (gli omicidi di Willi, visto che l'immigrato era lui, invece, essendo italiani, erano perfettamente lucidi, cattivi fino al midollo, fascisti perché praticavano le arti marziali, e pure le loro famiglie erano poco di buono); David Raggi di Terni è stato ucciso da un marocchino clandestino che, anche lui «in evidente stato di agitazione», ha colpito a caso. Eccetera.<br />Ora, scrivo questa cosa su La Nuova Bussola Quotidiana perché, se la postassi su Facebook, verrebbe censurata come «messaggio di odio», e già a suo tempo ho avuto noie con la polizia postale per un commento comparso sul mio blog e non proprio tenero coi nomadi (chissà perché «zingari» è offensivo e «nomadi» no, misteri del politicamente corretto), commento peraltro non mio ma giuridicamente l'amministratore del blog ero io, da qui la convocazione con tanto di intestazione perentoria del tribunale: da perderci la faccia col custode del mio palazzo che mette la posta nelle rispettive caselle.<br />Ma torniamo a tutti questi immigrati con problemi psichici. Non entriamo nel merito delle sentenze e delle perizie, solo in quello giornalistico e tiggino. L'imbarazzo dei politicamente corretti quando una delle minoranze protette (donne, immigrati, lgbt, coloured assortiti) esce dal seminato è lampante: quando delinquono come tutti gli altri e solo perché appartenenti alla razza umana, scatta immediato il riflesso pavloviano. Né, come più volte dimostrato dalla nostra Lorenza Formicola, questo è un fenomeno solo italiano. No, anzi, all'estero ce l'hanno più grosso e marcato. Ogni tanto viene a galla qualche circolare riservata per la polizia (già successo in Inghilterra e in Germania, per esempio) che consiglia di minimizzare, o almeno non enfatizzare per non scatenare fenomeni collettivi di intolleranza tipo «caccia all'immigrato». Giusto, l'ordine pubblico prima di tutto.<br />E poi occorre arginare quei partiti che vorrebbero la chiusura dei porti e la cui crescita continua inquieta non poco gli establishments europei. Però, accà nisciuno è fesso e quando le coincidenze si fanno troppe hai voglia di cloroformizzare... Sì, perché il popolo (e l'app anonima arrivatami sul telefonino lo dimostra) prima o poi si chiede se per caso certi Paesi a vocazione migratoria abbiano deciso di svuotare i loro manicomi o se, più probabile, la fantomatica integrazione è un flop totale, come proprio il prete di Como morto ammazzato dimostra.<br />Quelli che suggerivano una disciplina dell'immigrazione (ricordate il cardinale Biffi, che consigliava di accogliere in primis i cristiani?) sono stati sbertucciati, anche se la storia evidenzia che solo con il contingentamento l'immigrazione si integra ed è benefica. Ma con la demonizzazione e la censura degli "odiatori" si otterrà esattamente il...]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7859b1c5f48da8c167d051fd848c4196.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cardinale torturato dai nazisti e contrario ai compromessi vaticani come il comunismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cardinale-torturato-dai-nazisti-e-contrario-ai-compromessi-vaticani-come-il-comunismo--41557331</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6324" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6324</a><br /><br />IUL CARDINALE TORTURATO DAI NAZISTI E CONTRARIO AI COMPROMESSI VATICANI CON IL COMUNISMO di Rino Cammilleri<br />A quarantacinque anni dalla morte, la figura-simbolo dell'insurrezione anticomunista ungherese del 1956, il cardinale Jozsef Mindszenty, Primate d'Ungheria, può ancora oggi insegnare qualcosa.<br />Nato nel 1892, aveva in realtà un cognome tedesco, Pehm. Figlio di un coltivatore diretto, fu sacerdote nel 1915 e professore nel liceo di Zalaegereszeg. Al crollo dell'impero asburgico nel 1918 venne arrestato dal governo rivoluzionario di Károly e poi espulso da quello successivo, comunista, di Béla Kun. Caduto questo, poté rientrare. Si oppose fin da subito all'alleanza con la Germania nazista, fino al punto di cambiare il suo cognome con il luogo di nascita, Csehimindszent. Nel 1944 i tedeschi occuparono l'Ungheria e Mindszenty divenne vescovo di Veszprém; in tale veste salvò moltissimi ebrei. Alla fine dell'anno i sovietici entrarono nel Paese saccheggiando e stuprando (il vescovo di Györ, Apor, venne assassinato mentre cercava di difendere le donne rifugiatesi nel suo palazzo).<br />Mindszenty protestò col governo e fu incarcerato. Poté uscire quando i secondini fuggirono davanti ai sovietici. Nel 1945 i comunisti presero il potere ed espulsero il nunzio apostolico. Lo stesso anno morì il Primate e il papa Pio XII nominò Mindszenty al suo posto, quantunque fosse il più giovane dei vescovi ungheresi. Le carceri e i campi di concentramento si riempirono di dissidenti, i comunisti bloccarono i soccorsi americani alla popolazione affamata, le scuole cattoliche furono nazionalizzate, la censura calò sulla stampa.<br />Il cardinale, in risposta, guidò un pellegrinaggio di centomila persone al santuario di Máriaremete e nel 1947 indisse un Anno Mariano ai cui riti parteciparono in cinque milioni. I comunisti cominciarono a disturbare le sue Messe e a calunniarlo a mezzo stampa. Nel frattempo, creavano il gruppo collaborazionista dei «Sacerdoti per la pace». Nel 1948 per intimidire il cardinale arrestarono il suo segretario, Zakar, riducendolo alla demenza a forza di torture. Poi presero anche Mindszenty e lo chiusero nel palazzo che a suo tempo era stato sede della Gestapo. Qui lo denudarono e vestirono da pagliaccio, poi lo pestarono coi manganelli. Ogni notte lo svegliavano e cercavano di fargli firmare una confessione; se rifiutava, giù botte. Così per un mese e mezzo. Alla fine, fisicamente e mentalmente distrutto, firmò una falsa confessione (ma aggiunse accanto «c.f.», cioè «coactus feci», lo faccio costretto).<br />Al processo-farsa del 1949 fu dato il massimo clamore. Per non farne un martire gli diedero l'ergastolo. Quando la vecchia madre vide che aveva perso metà del suo peso, protestò, ma ne ottenne solo il trasferimento in un carcere più duro. Otto anni così, fino all'insurrezione del 1956. In quell'occasione il governo gli chiese di adoperarsi per far rientrare la protesta ma lui rifiutò. I soldati insorti lo liberarono e lo riportarono in trionfo a Budapest. Trovò che nel clero tutti i posti-chiave erano stati occupati da «sacerdoti per la pace». Il premier supplente, Tildy, gli chiese di mediare e lui suggerì di non fidarsi dei comunisti ma di rivolgersi all'Onu.<br />Il 3 novembre il cardinale parlò alla radio agli ungheresi ma a mezzanotte l'Armata Rossa invase il Paese. Seguì la repressione, che fece trentamila vittime e centinaia di migliaia di profughi. Mindszenty si rifugiò nell'ambasciata americana, dove il presidente Eisenhower gli offrì asilo politico. Non poté più uscirne, nemmeno per il funerale di sua madre: la polizia segreta stazionava in permanenza davanti all'ambasciata. Nel 1958 morì Pio XII. Il nuovo papa, Giovanni XXIII, aprì trattative che furono concluse da Paolo VI. L'ostpolitik vaticana si accontentava di riempire le diocesi vacanti con «sacerdoti per la pace» (suppergiù come oggi con la Cina).<br />Ma alla «distensione» ostava l'irriducibile cardinale che esigeva una pubblica riabilitazione. Nel 1971 fu «graziato» e poté raggiungere Roma, dove il papa gli chiese di dimettersi da Primate. Ci mise tre anni per capitolare, poi accettò di farsi da parte e prese a viaggiare per assistere gli ungheresi della diaspora. Morì a Vienna nel 1975 e fu sepolto nel santuario austriaco di Mariazell, la cui icona è anche patrona d'Ungheria. Le sue spoglie tornarono in patria solo nel 1991. Fu nell'interpretarne la figura, nel 1955, che Alec Guinness si convertì al cattolicesimo. Il film, "Il prigioniero", venne rifiutato a Cannes e a Venezia.<br /> <br />Titolo originale: Il cardinale torturato dai regimi contrario ai compromessi vaticani<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31-08-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557331</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:03:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557331/il_cardinale_torturato_dai_nazisti_e_contrario_ai_compromessi_vaticani_come_il_comunismo.mp3" length="5944632" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6324&#13;
&#13;
IUL CARDINALE TORTURATO DAI NAZISTI E CONTRARIO AI COMPROMESSI VATICANI CON IL COMUNISMO di Rino Cammilleri&#13;
A quarantacinque anni dalla morte, la figura-simbolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6324" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6324</a><br /><br />IUL CARDINALE TORTURATO DAI NAZISTI E CONTRARIO AI COMPROMESSI VATICANI CON IL COMUNISMO di Rino Cammilleri<br />A quarantacinque anni dalla morte, la figura-simbolo dell'insurrezione anticomunista ungherese del 1956, il cardinale Jozsef Mindszenty, Primate d'Ungheria, può ancora oggi insegnare qualcosa.<br />Nato nel 1892, aveva in realtà un cognome tedesco, Pehm. Figlio di un coltivatore diretto, fu sacerdote nel 1915 e professore nel liceo di Zalaegereszeg. Al crollo dell'impero asburgico nel 1918 venne arrestato dal governo rivoluzionario di Károly e poi espulso da quello successivo, comunista, di Béla Kun. Caduto questo, poté rientrare. Si oppose fin da subito all'alleanza con la Germania nazista, fino al punto di cambiare il suo cognome con il luogo di nascita, Csehimindszent. Nel 1944 i tedeschi occuparono l'Ungheria e Mindszenty divenne vescovo di Veszprém; in tale veste salvò moltissimi ebrei. Alla fine dell'anno i sovietici entrarono nel Paese saccheggiando e stuprando (il vescovo di Györ, Apor, venne assassinato mentre cercava di difendere le donne rifugiatesi nel suo palazzo).<br />Mindszenty protestò col governo e fu incarcerato. Poté uscire quando i secondini fuggirono davanti ai sovietici. Nel 1945 i comunisti presero il potere ed espulsero il nunzio apostolico. Lo stesso anno morì il Primate e il papa Pio XII nominò Mindszenty al suo posto, quantunque fosse il più giovane dei vescovi ungheresi. Le carceri e i campi di concentramento si riempirono di dissidenti, i comunisti bloccarono i soccorsi americani alla popolazione affamata, le scuole cattoliche furono nazionalizzate, la censura calò sulla stampa.<br />Il cardinale, in risposta, guidò un pellegrinaggio di centomila persone al santuario di Máriaremete e nel 1947 indisse un Anno Mariano ai cui riti parteciparono in cinque milioni. I comunisti cominciarono a disturbare le sue Messe e a calunniarlo a mezzo stampa. Nel frattempo, creavano il gruppo collaborazionista dei «Sacerdoti per la pace». Nel 1948 per intimidire il cardinale arrestarono il suo segretario, Zakar, riducendolo alla demenza a forza di torture. Poi presero anche Mindszenty e lo chiusero nel palazzo che a suo tempo era stato sede della Gestapo. Qui lo denudarono e vestirono da pagliaccio, poi lo pestarono coi manganelli. Ogni notte lo svegliavano e cercavano di fargli firmare una confessione; se rifiutava, giù botte. Così per un mese e mezzo. Alla fine, fisicamente e mentalmente distrutto, firmò una falsa confessione (ma aggiunse accanto «c.f.», cioè «coactus feci», lo faccio costretto).<br />Al processo-farsa del 1949 fu dato il massimo clamore. Per non farne un martire gli diedero l'ergastolo. Quando la vecchia madre vide che aveva perso metà del suo peso, protestò, ma ne ottenne solo il trasferimento in un carcere più duro. Otto anni così, fino all'insurrezione del 1956. In quell'occasione il governo gli chiese di adoperarsi per far rientrare la protesta ma lui rifiutò. I soldati insorti lo liberarono e lo riportarono in trionfo a Budapest. Trovò che nel clero tutti i posti-chiave erano stati occupati da «sacerdoti per la pace». Il premier supplente, Tildy, gli chiese di mediare e lui suggerì di non fidarsi dei comunisti ma di rivolgersi all'Onu.<br />Il 3 novembre il cardinale parlò alla radio agli ungheresi ma a mezzanotte l'Armata Rossa invase il Paese. Seguì la repressione, che fece trentamila vittime e centinaia di migliaia di profughi. Mindszenty si rifugiò nell'ambasciata americana, dove il presidente Eisenhower gli offrì asilo politico. Non poté più uscirne, nemmeno per il funerale di sua madre: la polizia segreta stazionava in permanenza davanti all'ambasciata. Nel 1958 morì Pio XII. Il nuovo papa, Giovanni XXIII, aprì trattative che furono concluse da Paolo VI. L'ostpolitik vaticana si accontentava di riempire le diocesi...]]></itunes:summary><itunes:duration>372</itunes:duration><itunes:keywords>comunismo,nazismo,opposizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4e46d89921f793b6f1cf59486de326f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Minigonna vietata a scuola, scoppia il putiferio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/minigonna-vietata-a-scuola-scoppia-il-putiferio--41557292</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6327" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6327</a><br /><br />MINIGONNA VIETATA A SCUOLA, SCOPPIA IL PUTIFERIO di Rino Cammilleri<br />L'incauta vicepreside romana che ha detto qualcosa sulla minigonna in classe ha scatenato il prevedibile putiferio. Sì, perché le studentesse hanno subito inalberato a vista di telecamera un cartello manoscritto: «Non è colpa nostra se vi ci cade l'occhio». Allora ci sarebbe da chiedere, alle amanuensi, che se la mettono a fare, la minigonna. Ovviamente, il ministero ha subito avviato indagine conoscitiva, senza avvedersi dell'incongruenza: la ministra non è mai stata vista in aula con le cosce al vento, infatti ha rispetto dell'istituzione. Rispetto che, però, viene meno se a sbattersene sono proprio quelle a cui la scuola dovrebbe inculcarlo.<br />Non c'è da stupirsi: il politicamente corretto è talmente innaturale da cadere continuamente in contraddizioni e paradossi. La protesta delle Vip, anche politiche, è stata naturalmente bipartisan, perché nel New World auspicato le donne, minoranza oppressa secondo la narrazione femminista, hanno tutti i diritti e nessun dovere. E anche le genitrici intervistate sono compatte a difesa delle pargole. Come! Mancano i banchi e voi ve la prendete con le minigonne? Il fatto è che quelle vicepreside (donna, si noti) aveva argomentato proprio dalla mancanza di banchi. In diverse scuole, come abbiamo visto dalle foto sui giornali, gli studenti stanno inginocchiati davanti alle sedie usate come leggio o addirittura seduti sul pavimento opportunamente sanificato.<br />Ora, non ci vuole Overton per immaginare lo spettacolo offerto da una signorina in mini (o micro) gonna seduta per terra a gambe incrociate. «Abbiamo diritto di vestirci come ci pare» è lo slogan. Giustissimo. Anche se davanti a quel «vestirci» sarebbe più esatto metterci una «s». Di questo diritto logica vuole che discenda anche quello di venire a scuola non solo in mini ma anche, se mi aggrada, senza lingerie. E se a qualche professore (maschio, ma di questi tempi non è detto) «gli cade l'occhio», peggio per lui: se non se la sente, mandi certificato medico, aggiungendosi all'altro problema della scuola (i trentamila e rotti insegnanti che, causa Covid, hanno marcato visita).<br />Netflix è stata subissata di proteste per il film Cuties. Però i protestatari sono gli stessi che mandano le figlie a scuola succintamente abbigliate: ecco un altro paradosso del politicamente corretto. Se a qualche maniaco in astinenza «gli cade l'occhio» e passa ai fatti, ecco l'unanime grido di sdegno: impiccatelo! Come se l'inasprimento della pena rendesse più lieve il danno dello stupro subito.<br />O, statistica canta, riducesse l'incidenza del fenomeno, che, anzi, è in aumento. Il massimo che il pensiero politicamente corretto riesce a escogitare per arginare detto fenomeno è il corso di recupero per gli stupratori o di educazione per i maschi in genere. Ma l'antico buonsenso dice che la tua mancanza di pudore offende il mio, sei tu che devi smettere, e non costringere me a voltarmi da un'altra parte.<br />E' pur vero che oggi un genitore ha qualche difficoltà a farsi obbedire dalla figlia cutie, la quale oppone che «così fan tutte». Il risultato complessivo è una cacofonia di corpi adolescenziali solo alcuni dei quali, pochi, veramente atti a scatenare fantasie maschili. Dovrebbe, semmai, intervenire nel dibattito Sgarbi e ricordare quanto sia rara la bellezza. Intanto, la vicepreside romana è stata linciata per avere proferito una raccomandazione materna. Da oggi in poi si guarderà bene dall'aprire bocca e, come Marco Antonio sul cadavere di Cesare, mormorerà: «Malanno, tu sei scatenato, prendi il corso che vuoi».<br /> <br />Titolo originale: Il caso Socrate, una cacofonia di corpi adolescenziali<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557292</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:02:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557292/minigonna_vietata_a_scuola_scoppia_il_putiferio.mp3" length="4142392" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6327&#13;
&#13;
MINIGONNA VIETATA A SCUOLA, SCOPPIA IL PUTIFERIO di Rino Cammilleri&#13;
L'incauta vicepreside romana che ha detto qualcosa sulla minigonna in classe ha scatenato il prevedibile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6327" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6327</a><br /><br />MINIGONNA VIETATA A SCUOLA, SCOPPIA IL PUTIFERIO di Rino Cammilleri<br />L'incauta vicepreside romana che ha detto qualcosa sulla minigonna in classe ha scatenato il prevedibile putiferio. Sì, perché le studentesse hanno subito inalberato a vista di telecamera un cartello manoscritto: «Non è colpa nostra se vi ci cade l'occhio». Allora ci sarebbe da chiedere, alle amanuensi, che se la mettono a fare, la minigonna. Ovviamente, il ministero ha subito avviato indagine conoscitiva, senza avvedersi dell'incongruenza: la ministra non è mai stata vista in aula con le cosce al vento, infatti ha rispetto dell'istituzione. Rispetto che, però, viene meno se a sbattersene sono proprio quelle a cui la scuola dovrebbe inculcarlo.<br />Non c'è da stupirsi: il politicamente corretto è talmente innaturale da cadere continuamente in contraddizioni e paradossi. La protesta delle Vip, anche politiche, è stata naturalmente bipartisan, perché nel New World auspicato le donne, minoranza oppressa secondo la narrazione femminista, hanno tutti i diritti e nessun dovere. E anche le genitrici intervistate sono compatte a difesa delle pargole. Come! Mancano i banchi e voi ve la prendete con le minigonne? Il fatto è che quelle vicepreside (donna, si noti) aveva argomentato proprio dalla mancanza di banchi. In diverse scuole, come abbiamo visto dalle foto sui giornali, gli studenti stanno inginocchiati davanti alle sedie usate come leggio o addirittura seduti sul pavimento opportunamente sanificato.<br />Ora, non ci vuole Overton per immaginare lo spettacolo offerto da una signorina in mini (o micro) gonna seduta per terra a gambe incrociate. «Abbiamo diritto di vestirci come ci pare» è lo slogan. Giustissimo. Anche se davanti a quel «vestirci» sarebbe più esatto metterci una «s». Di questo diritto logica vuole che discenda anche quello di venire a scuola non solo in mini ma anche, se mi aggrada, senza lingerie. E se a qualche professore (maschio, ma di questi tempi non è detto) «gli cade l'occhio», peggio per lui: se non se la sente, mandi certificato medico, aggiungendosi all'altro problema della scuola (i trentamila e rotti insegnanti che, causa Covid, hanno marcato visita).<br />Netflix è stata subissata di proteste per il film Cuties. Però i protestatari sono gli stessi che mandano le figlie a scuola succintamente abbigliate: ecco un altro paradosso del politicamente corretto. Se a qualche maniaco in astinenza «gli cade l'occhio» e passa ai fatti, ecco l'unanime grido di sdegno: impiccatelo! Come se l'inasprimento della pena rendesse più lieve il danno dello stupro subito.<br />O, statistica canta, riducesse l'incidenza del fenomeno, che, anzi, è in aumento. Il massimo che il pensiero politicamente corretto riesce a escogitare per arginare detto fenomeno è il corso di recupero per gli stupratori o di educazione per i maschi in genere. Ma l'antico buonsenso dice che la tua mancanza di pudore offende il mio, sei tu che devi smettere, e non costringere me a voltarmi da un'altra parte.<br />E' pur vero che oggi un genitore ha qualche difficoltà a farsi obbedire dalla figlia cutie, la quale oppone che «così fan tutte». Il risultato complessivo è una cacofonia di corpi adolescenziali solo alcuni dei quali, pochi, veramente atti a scatenare fantasie maschili. Dovrebbe, semmai, intervenire nel dibattito Sgarbi e ricordare quanto sia rara la bellezza. Intanto, la vicepreside romana è stata linciata per avere proferito una raccomandazione materna. Da oggi in poi si guarderà bene dall'aprire bocca e, come Marco Antonio sul cadavere di Cesare, mormorerà: «Malanno, tu sei scatenato, prendi il corso che vuoi».<br /> <br />Titolo originale: Il caso Socrate, una cacofonia di corpi adolescenziali<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:keywords>minigonna,putiferio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/997c88048d54d40072bde2346c141edb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La chiesa perseguitata in Spagna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-chiesa-perseguitata-in-spagna--41557247</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6326" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6326</a><br /><br />LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA di Rino Cammilleri<br />Nell'aprile del 1931 la Seconda Repubblica spagnola esordisce con l'incendio di centinaia di chiese e conventi in tutto il Paese allo scopo di cercare le armi nascoste dai preti. Armi, naturalmente, non se ne trovano, ma fa niente, l'importante è inaugurare una prassi che porterà, dopo la fine della successiva guerra civile, alla scomparsa per distruzione di oltre il settanta per cento del patrimonio artistico, culturale e religioso (in Spagna è lo stesso) nazionale. Oltre alla ben nota mattanza di vescovi, preti, suore, seminaristi e laici dell'Azione cattolica.<br />Donde tanto odio e tanta inutile rovina? Mah, forse l'unico che ha le risposte è l'esorcista. Ma sul disastro spagnolo nella prima parte del XX secolo la letteratura è ormai sterminata, anche quella più propriamente narrativa. Il fatto è, però, che se in questo campo si sono cimentati anche calibri come Hemigway e Orwell, a coprire l'altro lato della barricata non c'è praticamente niente. I cattolici, in particolare, principali vittime di quel che successe tra il 1931 e il 1939, hanno prodotto quasi solo saggistica.<br />Ebbene, adesso hanno un esordiente, Maximiliano Cattaneo, che ha appena pubblicato un ponderoso romanzo per Fede & Cultura, Il calzolaio di Finisterre (pp. 670, €. 23,75). L'autore dimostra una conoscenza di dettaglio della storia spicciola di quei giorni davvero notevole. E anche una minuziosa conoscenza dei luoghi per esserci stato. E' vero, Salgari ha mostrato che si possono fare capolavori esotici senza mai essere usciti dalla propria biblioteca. Ma le ricognizioni in loco sono meglio, anche per la miniera di ulteriori spunti che se ne può trarre.<br />La storia narrata da Cattaneo è complessa e non si può riassumere, neppure brevemente. Copre l'arco di dieci anni, dieci anni di fuoco (è il caso di dirlo) per la Spagna. Il protagonista diventa Calzolaio (con la maiuscola) perché il padre è un magnate internazionale del settore calzaturiero. Morta la madre, cui era attaccatissimo, muore in lui anche la fede religiosa. Segue dunque le sirene del potere e della ricchezza, a Madrid, Londra, New York, mentre alle sue spalle le cose deflagrano coinvolgendo anche le sue amicizie d'infanzia, il suo ex direttore spirituale, la sua fidanzata di una volta. I campi si dividono e anche i suoi vecchi amici. Chi va con i massoni, chi con i socialisti, chi con gli anarchici, chi con Franco. Il quale, quasi trascinato dagli eventi che sempre più precipitano, dopo l'assassinio ad opera di agenti delle Guardie de Asalto e della Guardia Civíl di José Calvo Sotelo, il leader monarchico dell'opposizione, decide di aderire al pronunciamiento militare organizzato dal generale Mola nella Navarra, la regione dei carlisti (i cattolici legittimisti che nel secolo precedente avevano combattuto ben tre guerre contro i liberali e ora si preparavano alla quarta).<br />Il protagonista, la cui piccola storia è coinvolta suo malgrado nella storia grande, si ritrova a Finisterre, l'estremo punto occidentale del Paese (come il suo nome, latino, mostra) a fare davvero il calzolaio, adesso con la minuscola, per vivere con la sua antica fiamma che gli ha dato un figlio. Incontra il generalísimo e gli chiede clemenza per un suo vecchio compagno che, responsabile di omicidi rojos e pentito, si è costituito per espiare. Ma ci pensa un anarchico a saldare i conti, perché i comunisti avevano fatto pulizia ideologica anche di quelli che erano più a sinistra di loro. Infine, un romanzo d'autore cattolico non sarebbe tale se non avesse, come Manzoni insegna, un happy end. Che, ovviamente, non riveliamo.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla guerra di Spagna consigliamo la visione dei seguenti due film.<br /><br />UN DIOS PROHIBIDO (2013)<br />La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica.<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42</a><br /><br />L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)<br />Un episodio epico fondamentale della Guerra di Spagna. Militari, donne, bambini e anziani resistettero per oltre un mese all'assedio fino all'arrivo delle truppe del Generalissimo Franco.<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40</a><br /> <br />Titolo originale: Un libro cattolico sulla Chiesa perseguitata in Spagna<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557247</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 19:59:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557247/la_chiesa_perseguitata_in_spagna.mp3" length="5002134" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6326&#13;
&#13;
LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA di Rino Cammilleri&#13;
Nell'aprile del 1931 la Seconda Repubblica spagnola esordisce con l'incendio di centinaia di chiese e conventi in tutto il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6326" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6326</a><br /><br />LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA di Rino Cammilleri<br />Nell'aprile del 1931 la Seconda Repubblica spagnola esordisce con l'incendio di centinaia di chiese e conventi in tutto il Paese allo scopo di cercare le armi nascoste dai preti. Armi, naturalmente, non se ne trovano, ma fa niente, l'importante è inaugurare una prassi che porterà, dopo la fine della successiva guerra civile, alla scomparsa per distruzione di oltre il settanta per cento del patrimonio artistico, culturale e religioso (in Spagna è lo stesso) nazionale. Oltre alla ben nota mattanza di vescovi, preti, suore, seminaristi e laici dell'Azione cattolica.<br />Donde tanto odio e tanta inutile rovina? Mah, forse l'unico che ha le risposte è l'esorcista. Ma sul disastro spagnolo nella prima parte del XX secolo la letteratura è ormai sterminata, anche quella più propriamente narrativa. Il fatto è, però, che se in questo campo si sono cimentati anche calibri come Hemigway e Orwell, a coprire l'altro lato della barricata non c'è praticamente niente. I cattolici, in particolare, principali vittime di quel che successe tra il 1931 e il 1939, hanno prodotto quasi solo saggistica.<br />Ebbene, adesso hanno un esordiente, Maximiliano Cattaneo, che ha appena pubblicato un ponderoso romanzo per Fede & Cultura, Il calzolaio di Finisterre (pp. 670, €. 23,75). L'autore dimostra una conoscenza di dettaglio della storia spicciola di quei giorni davvero notevole. E anche una minuziosa conoscenza dei luoghi per esserci stato. E' vero, Salgari ha mostrato che si possono fare capolavori esotici senza mai essere usciti dalla propria biblioteca. Ma le ricognizioni in loco sono meglio, anche per la miniera di ulteriori spunti che se ne può trarre.<br />La storia narrata da Cattaneo è complessa e non si può riassumere, neppure brevemente. Copre l'arco di dieci anni, dieci anni di fuoco (è il caso di dirlo) per la Spagna. Il protagonista diventa Calzolaio (con la maiuscola) perché il padre è un magnate internazionale del settore calzaturiero. Morta la madre, cui era attaccatissimo, muore in lui anche la fede religiosa. Segue dunque le sirene del potere e della ricchezza, a Madrid, Londra, New York, mentre alle sue spalle le cose deflagrano coinvolgendo anche le sue amicizie d'infanzia, il suo ex direttore spirituale, la sua fidanzata di una volta. I campi si dividono e anche i suoi vecchi amici. Chi va con i massoni, chi con i socialisti, chi con gli anarchici, chi con Franco. Il quale, quasi trascinato dagli eventi che sempre più precipitano, dopo l'assassinio ad opera di agenti delle Guardie de Asalto e della Guardia Civíl di José Calvo Sotelo, il leader monarchico dell'opposizione, decide di aderire al pronunciamiento militare organizzato dal generale Mola nella Navarra, la regione dei carlisti (i cattolici legittimisti che nel secolo precedente avevano combattuto ben tre guerre contro i liberali e ora si preparavano alla quarta).<br />Il protagonista, la cui piccola storia è coinvolta suo malgrado nella storia grande, si ritrova a Finisterre, l'estremo punto occidentale del Paese (come il suo nome, latino, mostra) a fare davvero il calzolaio, adesso con la minuscola, per vivere con la sua antica fiamma che gli ha dato un figlio. Incontra il generalísimo e gli chiede clemenza per un suo vecchio compagno che, responsabile di omicidi rojos e pentito, si è costituito per espiare. Ma ci pensa un anarchico a saldare i conti, perché i comunisti avevano fatto pulizia ideologica anche di quelli che erano più a sinistra di loro. Infine, un romanzo d'autore cattolico non sarebbe tale se non avesse, come Manzoni insegna, un happy end. Che, ovviamente, non riveliamo.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla guerra di Spagna consigliamo la visione dei seguenti due film.<br /><br />UN DIOS PROHIBIDO (2013)<br />La gloriosa testimonianza di...]]></itunes:summary><itunes:duration>313</itunes:duration><itunes:keywords>chiese,incendio,persecuzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c185055ad30800a1f691fa7c3465e2be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tenet, il deludente film di Christopher Nolan</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tenet-il-deludente-film-di-christopher-nolan--41557220</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6325" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6325</a><br /><br />TENET, IL DELUDENTE FILM DI CHRISTOPHER NOLAN di Rino Cammilleri<br />Tanto tuonò che alfine (non) piovve. Il filmone di Christopher Nolan, Tenet, ha avuto un battage galattico per mesi. Trailer segretissimo, poi pezzetti di esso che comparivano qua e là in rete, poi l'uscita slittata causa Covid (e anche la notizia dello slittamento è stata debitamente enfatizzata), infine interviste criptiche, indi recensioni alla cieca e, infine, voilà, eccolo. Due ore e mezza di film, costo stratosferico, si dice uno dei più costosi dopo Cleopatra con Liz Tayor. E in effetti, stando al botteghino, in tantissimi sono andati a vederlo: più che il disagio da mascherina e distanziamento poté la curiosità. Il sottoscritto era personalmente e particolarmente intrigato perché in una delle anticipazioni online aveva letto che il film era ispirato al Quadrato Magico pompeiano, sul quale chi scrive pubblicò un intero libro (Bur) ancora in commercio (anche perché sull'argomento non ce ne sono altri). [Per acquistare il libro "Il quadrato magico. Un enigma che dura da duemila anni" di Rino Cammilleri, clicca qui!]<br />Per chi se lo fosse perso: Rotas Opera Tenet Arepo Sator, parole palindrome dislocate in quadrato il cui anagramma dà due Paternoster disposti a croce tra due Alfa e due Omega. Insomma, un enigma cristiano. Pompei, lo ricordiamo, fu distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C. La cristianità del Quadrato è confermata dalla sua diffusione in tutta, appunto, la Cristianità. Perché l'indovinello? Perché Pompei era il buen retiro dei ricchi romani, lì aveva casa Poppea moglie di Nerone e quest'ultimo aveva appena inaugurato le persecuzioni contro i cristiani (uccisi anche san Pietro e san Paolo). Dunque, prudenza. Nulla di tutto questo nel film di Nolan.<br />Gli unici riferimenti al Quadrato sono:<br />a) il titolo, <br />b) il cattivo che si chiama Sator, <br />c) un anonimo falsario d'arte di nome Arepo e <br />d) una ditta ambigua denominata Rotas. <br />Tutto qui.<br />Il resto è un mix tra spionaggio e fantascienza, imperniato su mini-viaggi nel tempo, con un concitato andirivieni tra passato, presente e futuro che ottiene solo di disorientare lo spettatore (o almeno ha disorientato me: se qualcuno è stato più fortunato mi fa un favore a illuminarmi). Forse è un espediente per costringere chi non ci ha capito molto a rivedere il film, ovviamente acquistando altro biglietto. Spesso quando ci sono effetti speciali mirabolanti e locations in mezzo mondo, alla 007, il kolossal fa acqua proprio nella trama, paradossalmente la cosa che costa meno. Cast stellare, da Robert Pattinson (il vampiro Twilight amato dalle teenager) a Kenneth Branagh, a John David Washington (famoso per suo padre, Denzel), perfino un cameo di Michael Caine.<br />Guardate ora questi: Ryan Masson, Highdee Kuan, Christian Prentice. Mai sentiti? Infatti, sono protagonisti di un b-movie americano uscito in quasi contemporanea: Proximity. Girato con quattro soldi, tratta di un tema già ampiamente sfruttato, l'abduction, cioè il rapimento da parte di alieni. Perché è più interessante? Perché finalmente si spiega che cosa vogliono gli alieni dai rapiti. Vogliono informazioni su - udite, udite - Gesù Cristo. Proprio così. Raggiunto il top del progresso tecnologico, hanno scoperto che quell'Umano ha qualcosa a che fare con la creazione dell'universo e vogliono saperne di più. Noi credenti sappiamo che Lui è il Logos, «per mezzo del quale tutte le cose sono state create». Gli alieni ancora no e sono venuti per informarsi sul pianeta degli uomini. La scena dell'Ascensione, che gli alieni hanno filmato a suo tempo e mostrano, vale da sola il prezzo del biglietto. Ecco, dunque, un suggerimento per Nolan. Perché non sviluppa da par suo e coi suoi potenti mezzi questo tema? Certo, non è politicamente corretto e perciò suscettibile di polemiche senza fine. Ma, appunto per questo, quale miglior lancio?<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) si può vedere il trailer del film Proximity di cui ha parlato Rino Cammilleri in fondo all'articolo precedente.<br />Per acquistare il dvd di "Proximity" in italiano, clicca qui!<br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?whHt4_Vav_o" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?whHt4_Vav_o</a><br /><br />Per acquistare il dvd di "Proximity" in italiano, clicca qui!<br /> <br />Titolo originale: Tenet delude. Del Quadrato Magico ha solo il nome<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557220</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 19:55:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557220/tenet_il_deludente_film_di_christopher_nolan.mp3" length="5569305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6325&#13;
&#13;
TENET, IL DELUDENTE FILM DI CHRISTOPHER NOLAN di Rino Cammilleri&#13;
Tanto tuonò che alfine (non) piovve. Il filmone di Christopher Nolan, Tenet, ha avuto un battage galattico per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6325" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6325</a><br /><br />TENET, IL DELUDENTE FILM DI CHRISTOPHER NOLAN di Rino Cammilleri<br />Tanto tuonò che alfine (non) piovve. Il filmone di Christopher Nolan, Tenet, ha avuto un battage galattico per mesi. Trailer segretissimo, poi pezzetti di esso che comparivano qua e là in rete, poi l'uscita slittata causa Covid (e anche la notizia dello slittamento è stata debitamente enfatizzata), infine interviste criptiche, indi recensioni alla cieca e, infine, voilà, eccolo. Due ore e mezza di film, costo stratosferico, si dice uno dei più costosi dopo Cleopatra con Liz Tayor. E in effetti, stando al botteghino, in tantissimi sono andati a vederlo: più che il disagio da mascherina e distanziamento poté la curiosità. Il sottoscritto era personalmente e particolarmente intrigato perché in una delle anticipazioni online aveva letto che il film era ispirato al Quadrato Magico pompeiano, sul quale chi scrive pubblicò un intero libro (Bur) ancora in commercio (anche perché sull'argomento non ce ne sono altri). [Per acquistare il libro "Il quadrato magico. Un enigma che dura da duemila anni" di Rino Cammilleri, clicca qui!]<br />Per chi se lo fosse perso: Rotas Opera Tenet Arepo Sator, parole palindrome dislocate in quadrato il cui anagramma dà due Paternoster disposti a croce tra due Alfa e due Omega. Insomma, un enigma cristiano. Pompei, lo ricordiamo, fu distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C. La cristianità del Quadrato è confermata dalla sua diffusione in tutta, appunto, la Cristianità. Perché l'indovinello? Perché Pompei era il buen retiro dei ricchi romani, lì aveva casa Poppea moglie di Nerone e quest'ultimo aveva appena inaugurato le persecuzioni contro i cristiani (uccisi anche san Pietro e san Paolo). Dunque, prudenza. Nulla di tutto questo nel film di Nolan.<br />Gli unici riferimenti al Quadrato sono:<br />a) il titolo, <br />b) il cattivo che si chiama Sator, <br />c) un anonimo falsario d'arte di nome Arepo e <br />d) una ditta ambigua denominata Rotas. <br />Tutto qui.<br />Il resto è un mix tra spionaggio e fantascienza, imperniato su mini-viaggi nel tempo, con un concitato andirivieni tra passato, presente e futuro che ottiene solo di disorientare lo spettatore (o almeno ha disorientato me: se qualcuno è stato più fortunato mi fa un favore a illuminarmi). Forse è un espediente per costringere chi non ci ha capito molto a rivedere il film, ovviamente acquistando altro biglietto. Spesso quando ci sono effetti speciali mirabolanti e locations in mezzo mondo, alla 007, il kolossal fa acqua proprio nella trama, paradossalmente la cosa che costa meno. Cast stellare, da Robert Pattinson (il vampiro Twilight amato dalle teenager) a Kenneth Branagh, a John David Washington (famoso per suo padre, Denzel), perfino un cameo di Michael Caine.<br />Guardate ora questi: Ryan Masson, Highdee Kuan, Christian Prentice. Mai sentiti? Infatti, sono protagonisti di un b-movie americano uscito in quasi contemporanea: Proximity. Girato con quattro soldi, tratta di un tema già ampiamente sfruttato, l'abduction, cioè il rapimento da parte di alieni. Perché è più interessante? Perché finalmente si spiega che cosa vogliono gli alieni dai rapiti. Vogliono informazioni su - udite, udite - Gesù Cristo. Proprio così. Raggiunto il top del progresso tecnologico, hanno scoperto che quell'Umano ha qualcosa a che fare con la creazione dell'universo e vogliono saperne di più. Noi credenti sappiamo che Lui è il Logos, «per mezzo del quale tutte le cose sono state create». Gli alieni ancora no e sono venuti per informarsi sul pianeta degli uomini. La scena dell'Ascensione, che gli alieni hanno filmato a suo tempo e mostrano, vale da sola il prezzo del biglietto. Ecco, dunque, un suggerimento per Nolan. Perché non sviluppa da par suo e coi suoi potenti mezzi questo tema? Certo, non è politicamente corretto e perciò suscettibile...]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>delusione,quadrato,tenet</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/77e1359e5d58d957a27156c40d661452.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La massoneria preparò la breccia di porta pia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-massoneria-preparo-la-breccia-di-porta-pia--41557189</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6329" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6329</a><br /><br />LA MASSONERIA PREPARO' LA BRECCIA DI PORTA PIA di Rino Cammilleri<br />Il 150° anniversario della Breccia di Porta Pia e dello scippo di Roma al Papa da parte dei Savoia è stato festeggiato, causa Covid, quasi in sordina, anche per la coincidenza con le elezioni, non fosse mai che le fanfare dei bersaglieri distraessero il popolo dal rito più sacro per il laicismo. Chi segue gli scritti di Angela Pellicciari, nostra firma, sa bene che l'ossessione di distruggere il potere temporale della Chiesa era antica e costituiva il pallino fisso dell'organizzazione che più di ogni altra incarnava la «laicità», la massoneria. Perfino Proudhon, celebre ideologo rivoluzionario della prima metà dell'Ottocento, era convinto che, sottrattale la sedia su cui stava seduta, la Chiesa si sarebbe dissolta.<br />In effetti, l'ateo non può ragionare diversamente, dal momento che riesce a concepire solo realtà terrene. E va pur detto che non aveva poi tutti i torti: la Chiesa uno Stato ancora ce l'ha, piccolissimo, ma ce l'ha; se non l'avesse, farebbe la fine che già fece ai tempi della c.d. Cattività Avignonese, per settant'anni ostaggio del re di Francia, papi francesi, cardinali francesi. Cui seguirono i devastanti quarant'anni dello Scisma d'Occidente, con ben tre papi, nessuno dei quali «emerito».<br />Tornando a Porta Pia, non era, quella, la prima volta che il papa doveva sloggiare. Nel Medioevo, tante volte aveva dovuto farlo, ma il primo golpe ideologico fu quello giacobino della prima Repubblica Romana, con Pio VI mandato a morire in galera. Seguì Napoleone, che deportò Pio VII. Da notare che per quest'ultimo essere sacerdote era più importante che essere sovrano, tant'è che rifiutò categoricamente di dichiarare nullo il matrimonio religioso di Napoleone con Josephine Tascher de la Pagérie, vedova Beauharnais, per permettergli di sposare Maria Luisa d'Asburgo (il cui padre, imperatore d'Austria, pur aveva ceduto al padrone d'Europa per evitare guai maggiori).<br />Ma era Roma che volevano, le logge. Il tempo di nascere e il figlio di Napoleone e Maria Luisa fu subito creato Re di Roma. Lo storico della massoneria Aldo A. Mola, in un lungo articolo sul «Giornale del Piemonte e della Liguria» dedicato al 150°, scrive che il fatto «sancì l'inclusione della Città Eterna in un orizzonte che, per semplicità, può essere configurato come neo-pagano con suggestioni dell'Antico Egitto». Nel 1811 a Milano, per celebrare l'evento, si riunirono i supremi dignitari massonici del Regno d'Italia in una «sala ornata con la raffigurazione delle nozze della Terra col Cielo, delle Orge di Bacco, dei misteri di Cibele e altre bizzarrie». E acclamarono «la nascita di Oro (Napoleone II, il loweton - figlio di maestro massone ndr), di Osiride, ovvero Napoleone il Grande "nostro fratello e protettore dell'ordine massonico nell'Impero di Francia e nel Regno d'Italia" (così il verbale dei «Lavori Massonici», ndr), e della consorte Maria Luisa d'Asburgo (Iside)».<br />Quando Napoleone il Grande fu sconfitto nel 1814 e poi, definitivamente, nel 1815, il suo impero crollò con lui e si procedette alla Restaurazione. Già, ma nell'ormai ex Regno d'Italia le logge contavano «non meno di 20mila affiliati, in larga misura coincidenti con la classe dirigente». I quali, lasciate calmare le acque, cominciarono a gettare le fondamenta per quello che fu chiamato Risorgimento. Che nel 1870 completò, e per sempre, l'opera.<br />Mola fa notare che il primo a usare la parola «Risorgimento» era stato un sacerdote (così come, sempre Mola in altra sua opera, indica in un altro sacerdote il vero autore dell'«Inno di Mameli»). Questo sacerdote si chiamava Saverio Bettinelli, era un letterato di una certa fama e «non mancò di incontrare Voltaire a Ginevra». Nel 1775 pubblicò Il risorgimento d'Italia... dopo il Mille. Quasi dimenticavo: era un gesuita.<br /><br />Nota di BastaBugie: già da noi pubblicizzati, consigliamo nuovamente i video di Angela Pellicciari. Ecco come l'autrice li presenta:<br />In questo periodo, per ingannare il tempo, mi sono inventata quelle che ho chiamato Pillole. Piccoli video in cui parlo con semplicità e chiarezza delle cose che ho scritto. Se credete potete vederle sul mio canale di youtube. Ben 51 sono quelle che ho dedicato al risorgimento (1; 31-35; 57-102).<br />Qui sotto ne trovate una (Il caprone arrivato a Roma durante la repubblica). Per vedere tutte le altre clicca nel link qui sotto:<br /><a href="https://angelapellicciari.com/pillole/" rel="noopener">https://angelapellicciari.com/pillole/</a><br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=B2LXfT1Rvn8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=B2LXfT1Rvn8</a><br /> <br />Titolo originale: La Massoneria che preparò la breccia di Porta Pia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-09-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557189</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 19:53:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557189/la_massoneria_prepar_la_breccia_di_porta_pia.mp3" length="6234696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6329&#13;
&#13;
LA MASSONERIA PREPARO' LA BRECCIA DI PORTA PIA di Rino Cammilleri&#13;
Il 150° anniversario della Breccia di Porta Pia e dello scippo di Roma al Papa da parte dei Savoia è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6329" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6329</a><br /><br />LA MASSONERIA PREPARO' LA BRECCIA DI PORTA PIA di Rino Cammilleri<br />Il 150° anniversario della Breccia di Porta Pia e dello scippo di Roma al Papa da parte dei Savoia è stato festeggiato, causa Covid, quasi in sordina, anche per la coincidenza con le elezioni, non fosse mai che le fanfare dei bersaglieri distraessero il popolo dal rito più sacro per il laicismo. Chi segue gli scritti di Angela Pellicciari, nostra firma, sa bene che l'ossessione di distruggere il potere temporale della Chiesa era antica e costituiva il pallino fisso dell'organizzazione che più di ogni altra incarnava la «laicità», la massoneria. Perfino Proudhon, celebre ideologo rivoluzionario della prima metà dell'Ottocento, era convinto che, sottrattale la sedia su cui stava seduta, la Chiesa si sarebbe dissolta.<br />In effetti, l'ateo non può ragionare diversamente, dal momento che riesce a concepire solo realtà terrene. E va pur detto che non aveva poi tutti i torti: la Chiesa uno Stato ancora ce l'ha, piccolissimo, ma ce l'ha; se non l'avesse, farebbe la fine che già fece ai tempi della c.d. Cattività Avignonese, per settant'anni ostaggio del re di Francia, papi francesi, cardinali francesi. Cui seguirono i devastanti quarant'anni dello Scisma d'Occidente, con ben tre papi, nessuno dei quali «emerito».<br />Tornando a Porta Pia, non era, quella, la prima volta che il papa doveva sloggiare. Nel Medioevo, tante volte aveva dovuto farlo, ma il primo golpe ideologico fu quello giacobino della prima Repubblica Romana, con Pio VI mandato a morire in galera. Seguì Napoleone, che deportò Pio VII. Da notare che per quest'ultimo essere sacerdote era più importante che essere sovrano, tant'è che rifiutò categoricamente di dichiarare nullo il matrimonio religioso di Napoleone con Josephine Tascher de la Pagérie, vedova Beauharnais, per permettergli di sposare Maria Luisa d'Asburgo (il cui padre, imperatore d'Austria, pur aveva ceduto al padrone d'Europa per evitare guai maggiori).<br />Ma era Roma che volevano, le logge. Il tempo di nascere e il figlio di Napoleone e Maria Luisa fu subito creato Re di Roma. Lo storico della massoneria Aldo A. Mola, in un lungo articolo sul «Giornale del Piemonte e della Liguria» dedicato al 150°, scrive che il fatto «sancì l'inclusione della Città Eterna in un orizzonte che, per semplicità, può essere configurato come neo-pagano con suggestioni dell'Antico Egitto». Nel 1811 a Milano, per celebrare l'evento, si riunirono i supremi dignitari massonici del Regno d'Italia in una «sala ornata con la raffigurazione delle nozze della Terra col Cielo, delle Orge di Bacco, dei misteri di Cibele e altre bizzarrie». E acclamarono «la nascita di Oro (Napoleone II, il loweton - figlio di maestro massone ndr), di Osiride, ovvero Napoleone il Grande "nostro fratello e protettore dell'ordine massonico nell'Impero di Francia e nel Regno d'Italia" (così il verbale dei «Lavori Massonici», ndr), e della consorte Maria Luisa d'Asburgo (Iside)».<br />Quando Napoleone il Grande fu sconfitto nel 1814 e poi, definitivamente, nel 1815, il suo impero crollò con lui e si procedette alla Restaurazione. Già, ma nell'ormai ex Regno d'Italia le logge contavano «non meno di 20mila affiliati, in larga misura coincidenti con la classe dirigente». I quali, lasciate calmare le acque, cominciarono a gettare le fondamenta per quello che fu chiamato Risorgimento. Che nel 1870 completò, e per sempre, l'opera.<br />Mola fa notare che il primo a usare la parola «Risorgimento» era stato un sacerdote (così come, sempre Mola in altra sua opera, indica in un altro sacerdote il vero autore dell'«Inno di Mameli»). Questo sacerdote si chiamava Saverio Bettinelli, era un letterato di una certa fama e «non mancò di incontrare Voltaire a Ginevra». Nel 1775 pubblicò Il risorgimento d'Italia... dopo il Mille. Quasi...]]></itunes:summary><itunes:duration>390</itunes:duration><itunes:keywords>breccia,massoneria,pia,porta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/462d8122f7a62ff33a9817a423a6f9b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I radicali, l'eutanasia e il diritto di cambiare idea al malato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-radicali-l-eutanasia-e-il-diritto-di-cambiare-idea-al-malato--41557142</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/gestionale/hgest.php" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/gestionale/hgest.php</a><br /><br />I RADICALI, L'EUTANASIA E IL DIRITTO DI CAMBIARE IDEA NEGATO AL MALATO<br />di Rino Cammilleri<br />A proposito del documento vaticano Samaritanus bonus che ribadisce la dottrina cattolica sul fine vita, il radicale Cappato su «Il Riformista» ha ovviamente parlato di «autodeterminazione del malato», diritto che la Chiesa negherebbe. I radicali, costantemente votati alla dissoluzione dei legami e dell'individuo, autoconsacratisi all'eliminazione degli indesiderati e dei non perfetti, godono di un notevole numero di simpatie trasversali. I loro amici sono annidati soprattutto a sinistra, ma anche tra gli orfani di Craxi che si sono incistati fra i berlusconiani. Ciò spiega perché il famoso caso Welby, cioè il tetraplegico che voleva morire, abbia goduto di larghissima stampa, laddove i casi dei tetraplegici che volevano vivere rimasero nell'oblio.<br />Ora, poiché a sinistra si considera una doverosa modernizzazione tutto quello che viene portato avanti dalla punta di lancia radicale, ecco le consultazioni di esperti sul tema del cosiddetto «testamento biologico», allo scopo, si disse, di proteggere il paziente da eventuali comportamenti arbitrari dei medici in caso di perdita della capacità d'intendere e volere. Vennero sentiti specialisti in geriatria, oncologia e trattamento di malati terminali. Ebbene, questi esperti si trovarono d'accordo almeno su una cosa: il paziente non può affidarsi ad un pezzo di carta che dichiari la propria volontà su una sua futura e imprevedibile condizione sanitaria.<br />Infatti, chi può stabilire, in un caso concreto, se una determinata e particolare cura costituisca accanimento terapeutico e non estremo tentativo di salvataggio? Non certo il paziente. E nemmeno il giudice. Ma solo il decorso del malato. Se sopravvive, non è stato accanimento terapeutico. Se muore, lo è stato. In ogni caso, la decisione spetta al medico e non può essere presa da nessun altro. Morale: il cosiddetto testamento biologico è una trovata alla moda, tanto per aprire la strada all'eutanasia propriamente detta, che poi sarebbe il diritto al suicidio ad libitum.<br />Il quale è visto come il punto d'arrivo di una concezione liberale portata al suo esito logico: la vita è solo mia, e ne faccio quel che voglio. Naturalmente, questo liberalismo individualista non tiene alcun conto del bene comune, in base al quale io mi appartengo solo nella misura in cui la mia sparizione non pregiudichi altri. Chi si sottrae al dovere di vivere (che non è solo un diritto) è paragonabile a colui che abbandona il tetto coniugale o non ottempera all'obbligo del mantenimento. O, se preferiamo una metafora sportiva, è come un canottiere che a metà gara si tuffa in acqua lasciando gli altri a remare anche per lui.<br />Non a caso il tentativo di suicidio e l'istigazione al suicidio sono sempre stati sanzionati penalmente. Per restare nell'ambito legale e tornando al cosiddetto testamento biologico, i giuristi sanno che il consenso deve essere «attuale». Infatti, quando si verificasse la fattispecie prevista nel documento, chi potrebbe dire che il consenso ivi contenuto corrisponde alla effettiva volontà del paziente in quel momento? Se quest'ultimo fosse in coma, per esempio, come sapremmo se nel frattempo ha cambiato idea? È giusto inchiodare per sempre qualcuno a una volontà espressa anni prima e in tutt'altri contesto e condizioni?<br />È invece esperienza comune che molti, di fronte alla prospettiva concreta e attuale della morte, rinnegano perfino anni di militanza pubblica anticlericale e chiedono i sacramenti. Dunque, esiste un diritto che supera ogni altro: quello di cambiare idea. Né varrebbe, sempre dal punto di vista giuridico, introdurre la figura del «fiduciario», uno cioè che sia stato abilitato a interpretare la volontà di chi non può più esprimerla. Questi dovrebbe essere stato delegato dall'estensore del testamento biologico a decidere quali trattamenti medici accettare e quali no. Solo che, così, l'autodeterminazione del paziente andrebbe a farsi benedire.<br />Per giunta, si accantonerebbe l'opinione di un addetto ai lavori, il medico, per far prevalere quella di un incompetente, il fiduciario. L'introduzione di questa figura, infine, aprirebbe anche un altro tipo di contenzioso, dal momento che potrebbe trattarsi di personaggio con spiccato interesse personale alla sospensione di ogni cura per il paziente. Lo si è visto bene nel caso di Terry Schiavo, il cui marito aveva oggettivamente un interesse non piccolo nello staccare la spina. I genitori di lei, lo si ricorderà, avevano manifestato una volontà diametralmente opposta. Infine, esiste anche, in diritto, il principio della libertà terapeutica del medico, il quale si vedrebbe impastoiato e, per finire, impedito nella sua attività da inverificabili testamenti biologici, fiduciari dalla contestabile delega, giudici e quant'altro. E si concretizzerebbe il famoso proverbio: mentre gli esperti litigano al suo capezzale, il paziente muore. Ma forse è proprio questo che i teorici del sovraffollamento planetario vanno cercando.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 51 minuti) dal titolo "Eutanasia e legge sulle DAT" il prof. Tommaso Scandroglio spiega i rischi della legge sull'eutanasia.<br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=5B7PfUd_6xk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5B7PfUd_6xk</a><br /> <br />Titolo originale: Autodeterminazione? L'unico diritto è quello di cambiare idea<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-10-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 687]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557142</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 19:51:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557142/i_radicali_leutanasia_e_il_diritto_di_cambiare_idea_al_malato.mp3" length="7010428" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/gestionale/hgest.php&#13;
&#13;
I RADICALI, L'EUTANASIA E IL DIRITTO DI CAMBIARE IDEA NEGATO AL MALATO&#13;
di Rino Cammilleri&#13;
A proposito del documento vaticano Samaritanus bonus che ribadisce la dottrina cattolica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/gestionale/hgest.php" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/gestionale/hgest.php</a><br /><br />I RADICALI, L'EUTANASIA E IL DIRITTO DI CAMBIARE IDEA NEGATO AL MALATO<br />di Rino Cammilleri<br />A proposito del documento vaticano Samaritanus bonus che ribadisce la dottrina cattolica sul fine vita, il radicale Cappato su «Il Riformista» ha ovviamente parlato di «autodeterminazione del malato», diritto che la Chiesa negherebbe. I radicali, costantemente votati alla dissoluzione dei legami e dell'individuo, autoconsacratisi all'eliminazione degli indesiderati e dei non perfetti, godono di un notevole numero di simpatie trasversali. I loro amici sono annidati soprattutto a sinistra, ma anche tra gli orfani di Craxi che si sono incistati fra i berlusconiani. Ciò spiega perché il famoso caso Welby, cioè il tetraplegico che voleva morire, abbia goduto di larghissima stampa, laddove i casi dei tetraplegici che volevano vivere rimasero nell'oblio.<br />Ora, poiché a sinistra si considera una doverosa modernizzazione tutto quello che viene portato avanti dalla punta di lancia radicale, ecco le consultazioni di esperti sul tema del cosiddetto «testamento biologico», allo scopo, si disse, di proteggere il paziente da eventuali comportamenti arbitrari dei medici in caso di perdita della capacità d'intendere e volere. Vennero sentiti specialisti in geriatria, oncologia e trattamento di malati terminali. Ebbene, questi esperti si trovarono d'accordo almeno su una cosa: il paziente non può affidarsi ad un pezzo di carta che dichiari la propria volontà su una sua futura e imprevedibile condizione sanitaria.<br />Infatti, chi può stabilire, in un caso concreto, se una determinata e particolare cura costituisca accanimento terapeutico e non estremo tentativo di salvataggio? Non certo il paziente. E nemmeno il giudice. Ma solo il decorso del malato. Se sopravvive, non è stato accanimento terapeutico. Se muore, lo è stato. In ogni caso, la decisione spetta al medico e non può essere presa da nessun altro. Morale: il cosiddetto testamento biologico è una trovata alla moda, tanto per aprire la strada all'eutanasia propriamente detta, che poi sarebbe il diritto al suicidio ad libitum.<br />Il quale è visto come il punto d'arrivo di una concezione liberale portata al suo esito logico: la vita è solo mia, e ne faccio quel che voglio. Naturalmente, questo liberalismo individualista non tiene alcun conto del bene comune, in base al quale io mi appartengo solo nella misura in cui la mia sparizione non pregiudichi altri. Chi si sottrae al dovere di vivere (che non è solo un diritto) è paragonabile a colui che abbandona il tetto coniugale o non ottempera all'obbligo del mantenimento. O, se preferiamo una metafora sportiva, è come un canottiere che a metà gara si tuffa in acqua lasciando gli altri a remare anche per lui.<br />Non a caso il tentativo di suicidio e l'istigazione al suicidio sono sempre stati sanzionati penalmente. Per restare nell'ambito legale e tornando al cosiddetto testamento biologico, i giuristi sanno che il consenso deve essere «attuale». Infatti, quando si verificasse la fattispecie prevista nel documento, chi potrebbe dire che il consenso ivi contenuto corrisponde alla effettiva volontà del paziente in quel momento? Se quest'ultimo fosse in coma, per esempio, come sapremmo se nel frattempo ha cambiato idea? È giusto inchiodare per sempre qualcuno a una volontà espressa anni prima e in tutt'altri contesto e condizioni?<br />È invece esperienza comune che molti, di fronte alla prospettiva concreta e attuale della morte, rinnegano perfino anni di militanza pubblica anticlericale e chiedono i sacramenti. Dunque, esiste un diritto che supera ogni altro: quello di cambiare idea. Né varrebbe, sempre dal punto di vista giuridico, introdurre la figura del «fiduciario», uno cioè che sia stato abilitato a interpretare la volontà di chi non può più esprimerla. Questi dovrebbe essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>439</itunes:duration><itunes:keywords>cambio,idea,malato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdea82838dd9f46a67fe87a72f234b76.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo francese alza la voce per difendere il topless</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-francese-alza-la-voce-per-difendere-il-topless--40638480</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6269" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6269</a><br /><br />IL GOVERNO FRANCESE ALZA LA VOCE PER DIFENDERE IL TOPLESS di Rino Cammilleri<br />Basta scorrere gli articoli che Lorenza Formicola ha pubblicato sulla Bussola, e non solo, per rendersi conto della situazione della Francia rispetto all'islam. Per non dire delle intere banlieues in cui di fatto vige la sharìa e gli stessi poliziotti hanno ritrosia ad entrare, basta ricordare il bestseller Soumission di Michel Houellebecq, che se fu besteller e tanto scalpore suscitò è perché per il territorio metropolitano francese l'islamismo è ormai da anni il problema numero uno.<br />Detto questo, ci sia consentito di trovare semplicemente ridicolo il caso del giorno, due bagnanti sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer in Costa Azzurra invitate dai gendarmi a coprirsi perché prendevano il sole in topless. Subito gli alti lai dei laïques gallici, condensati dal ministro competente in un «c'est un droit précieux» (diritto addirittura prezioso; un malizioso direbbe: sta a vedere per chi...). Cui aggiunse che ici «non siamo mica in Arabia Saudita».<br />Insomma, l'orgoglio gallico alza la cresta per quattro tette al vento, mica per il clima di paura che la Francia respira da troppo tempo, mica per le stragi jihadiste subite, mica per le cattedrali incendiate e le migliaia di profanazioni di statue religiose e chiese che, se per disprezzo laïc non si vuol considerare importanti, sono «cultura nazionale» di certo molto più del topless. Lo scatto di orgoglio, insomma, che non è stato sfoderato quando veniva sgozzato un vecchio prete sull'altare, eccolo qua: le donne francesi hanno tutto il diritto costituzionalmente garantito di mostrare le proprie grazie coram populo, altrimenti l'Oltralpe interviene con tutta la sua leggendaria force de frappe.<br />C'è da chiedersi, tuttavia, da dove i gendarmi censori abbiano cavato l'uzzolo di far coprire le mammelle delle bellezze al bagno. Delle due, l'una: o se lo sono sognato la notte avanti o hanno applicato una qualche ordinanza. Dunque, il ministro & soci dovrebbero prendersela con la legge, non con i poliziotti. Ma temiamo che la politica interna, in Francia, sia di fatto come quella italiana, anche se all'estero fa mostra di grandeur. Il che non torna affatto ad onore del governo Macron.<br />Dunque, da oggi (ieri, in realtà) le francesi hanno via libera. Chi vuole, può mettersi in topless al mare. Già, ma perché no anche in piscina? La differenza sta nell'acqua non salata? E se una ha voglia di togliersi anche le mutande, perché il deretano on air configurerebbe oltraggio al pudore e il seno no? E poi: perché le regole censorie devono valere per le donne e non per gli uomini? Ma la vera domanda è un'altra: perché certuni e certuni ci tengono tanto a spogliarsi in pubblico? Tra l'altro, l'esposizione total view dell'epidermide en plein soleil deve essere preceduta da un sacrifico non piccolo: i mesi precedenti l'estate trascorsi a estenuarsi in palestra, sennò mostri solo pannelli adiposi e flaccidi cascami, e allora non ci sarà bisogno della polizia per farti coprire fino al collo e/ preferire la montagna.<br />Ci sarà stato qualche motivo se i sermoni medievali erano pieni di invettive contro la «vanità» femminile (all'epoca i sessi erano solo due). Leggi censorie non ce n'erano, la nudità a quel tempo non scandalizzava nessuno e anche i bagni pubblici erano misti. Tutt'al più, le autorità intervenivano con le leggi cosiddette suntuarie per impedire ai ricchi di sfoggiare troppo in esteriorità e aizzare le invidie di chi non se le poteva permettere. E il freno all'arroganza ostentatoria non era questione di moralismo, ma di ordine pubblico: lo schiaffo alla povertà generava risentimenti e, questi, ritorsioni non di rado a mano armata. No, i predicatori medievali seguivano le direttive evangeliche e puntavano direttamente, e solo, al cuore di chi stava ad ascoltarli. Da come uno si veste, infatti, si capisce che cosa sogna (frase di Pio XII agli operatori della moda in udienza). E anche da come si sveste.<br /> <br />Titolo originale: Francia e topless: da come ti (s)vesti, si vede cosa sogni<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638480</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:16:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638480/il_governo_francese_alza_la_voce_per_difendere_il_topless.mp3" length="4537363" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6269&#13;
&#13;
IL GOVERNO FRANCESE ALZA LA VOCE PER DIFENDERE IL TOPLESS di Rino Cammilleri&#13;
Basta scorrere gli articoli che Lorenza Formicola ha pubblicato sulla Bussola, e non solo, per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6269" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6269</a><br /><br />IL GOVERNO FRANCESE ALZA LA VOCE PER DIFENDERE IL TOPLESS di Rino Cammilleri<br />Basta scorrere gli articoli che Lorenza Formicola ha pubblicato sulla Bussola, e non solo, per rendersi conto della situazione della Francia rispetto all'islam. Per non dire delle intere banlieues in cui di fatto vige la sharìa e gli stessi poliziotti hanno ritrosia ad entrare, basta ricordare il bestseller Soumission di Michel Houellebecq, che se fu besteller e tanto scalpore suscitò è perché per il territorio metropolitano francese l'islamismo è ormai da anni il problema numero uno.<br />Detto questo, ci sia consentito di trovare semplicemente ridicolo il caso del giorno, due bagnanti sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer in Costa Azzurra invitate dai gendarmi a coprirsi perché prendevano il sole in topless. Subito gli alti lai dei laïques gallici, condensati dal ministro competente in un «c'est un droit précieux» (diritto addirittura prezioso; un malizioso direbbe: sta a vedere per chi...). Cui aggiunse che ici «non siamo mica in Arabia Saudita».<br />Insomma, l'orgoglio gallico alza la cresta per quattro tette al vento, mica per il clima di paura che la Francia respira da troppo tempo, mica per le stragi jihadiste subite, mica per le cattedrali incendiate e le migliaia di profanazioni di statue religiose e chiese che, se per disprezzo laïc non si vuol considerare importanti, sono «cultura nazionale» di certo molto più del topless. Lo scatto di orgoglio, insomma, che non è stato sfoderato quando veniva sgozzato un vecchio prete sull'altare, eccolo qua: le donne francesi hanno tutto il diritto costituzionalmente garantito di mostrare le proprie grazie coram populo, altrimenti l'Oltralpe interviene con tutta la sua leggendaria force de frappe.<br />C'è da chiedersi, tuttavia, da dove i gendarmi censori abbiano cavato l'uzzolo di far coprire le mammelle delle bellezze al bagno. Delle due, l'una: o se lo sono sognato la notte avanti o hanno applicato una qualche ordinanza. Dunque, il ministro & soci dovrebbero prendersela con la legge, non con i poliziotti. Ma temiamo che la politica interna, in Francia, sia di fatto come quella italiana, anche se all'estero fa mostra di grandeur. Il che non torna affatto ad onore del governo Macron.<br />Dunque, da oggi (ieri, in realtà) le francesi hanno via libera. Chi vuole, può mettersi in topless al mare. Già, ma perché no anche in piscina? La differenza sta nell'acqua non salata? E se una ha voglia di togliersi anche le mutande, perché il deretano on air configurerebbe oltraggio al pudore e il seno no? E poi: perché le regole censorie devono valere per le donne e non per gli uomini? Ma la vera domanda è un'altra: perché certuni e certuni ci tengono tanto a spogliarsi in pubblico? Tra l'altro, l'esposizione total view dell'epidermide en plein soleil deve essere preceduta da un sacrifico non piccolo: i mesi precedenti l'estate trascorsi a estenuarsi in palestra, sennò mostri solo pannelli adiposi e flaccidi cascami, e allora non ci sarà bisogno della polizia per farti coprire fino al collo e/ preferire la montagna.<br />Ci sarà stato qualche motivo se i sermoni medievali erano pieni di invettive contro la «vanità» femminile (all'epoca i sessi erano solo due). Leggi censorie non ce n'erano, la nudità a quel tempo non scandalizzava nessuno e anche i bagni pubblici erano misti. Tutt'al più, le autorità intervenivano con le leggi cosiddette suntuarie per impedire ai ricchi di sfoggiare troppo in esteriorità e aizzare le invidie di chi non se le poteva permettere. E il freno all'arroganza ostentatoria non era questione di moralismo, ma di ordine pubblico: lo schiaffo alla povertà generava risentimenti e, questi, ritorsioni non di rado a mano armata. No, i predicatori medievali seguivano le direttive evangeliche e puntavano direttamente, e solo, al...]]></itunes:summary><itunes:duration>284</itunes:duration><itunes:keywords>pudore,topless</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/896c1ee210860393c188b7f11d0ba665.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le bombe atomiche sul Giappone, tra disastri e grazie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-bombe-atomiche-sul-giappone-tra-disastri-e-grazie--40638449</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6264" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6264</a><br /><br />LE BOMBE ATOMICHE SUL GIAPPONE, TRA GRAZIE E DISGRAZIE di Rino Cammilleri<br />Per ricordare, da cattolici, il 75° anniversario delle bombe atomiche sul Giappone nulla di meglio che leggere due libri di Takashi Nagai (1908-1951), I figli di Nagasaki (pp. 240, € 17) e Il rosario di Nagasaki (pp. 96, € 14), editi entrambi da Fede&Cultura. Nagai era un medico militare che aveva partecipato alla campagna in Manciuria e poi, esercitando la sua professione a Nagasaki, si era visto piombare addosso il regalo finale degli americani.<br />Enola Gay non era un omosex, come il nome sembrerebbe suggerire, ma solo il nome della madre del pilota del bombardiere partito da una base nelle Filippine. Le bombe, Fat Boy e Little Boy (il grassone e il piccolo, i piloti militari hanno sempre voglia di scherzare), erano state portate dall'incrociatore Indianapolis in segreto. Così segreto che, quando un sommergibile nipponico lo silurò sulla via del ritorno, nessuno soccorse i naufraghi in preda agli squali. Alla fine, il comandante venne processato e, dato in pasto alla stampa (come si era permesso di salvarsi?), si suicidò per la vergogna.<br />Takashi, prima shintoista, poi positivista e infine convertito al cattolicesimo, nell'esplosione perse la moglie e restò con due bambini piccoli. Poi toccò a lui: leucemia da radiazioni che si diagnosticò da solo. I libri sono una sorta di testamento spirituale lasciato ai figli e al mondo, sempre tentato, questo, dalle armi da «soluzione finale» e da quelle che dovrebbero «mettere fine alle guerre». Il Giappone ha il triste primato di essere l'unico Paese che si sia visto arrivare sulla testa una bomba atomica, anzi due, una a Hiroshima il 6 agosto e l'altra a Nagasaki il 9. In fondo, morirono meno persone che a Tokio, dove un bombardamento «convenzionale» al fosforo incenerì nelle loro case di legno e carta 300.000 civili.<br />Ma dopo settantacinque anni resta la domanda: perché due obiettivi civili e perché due? A noi cattolici interessa anche il fatto che qualcuno doveva pur sapere che a Nagasaki stavano quasi tutti i cristiani giapponesi. Ah, quasi dimenticavo: erano papisti. E fu la seconda volta, nella storia, che la cristianità giapponese venne azzerata completamente. La prima, nel 1638, quando una grande ribellione di samurai cristiani venne spazzata via dal più poderoso esercito che il Giappone shogunale avesse mai schierato. Chiedevano solo la stessa libertà religiosa accordata ai buddisti e ai pagani. Ci vollero due navi per portare via le teste mozzate (per il conteggio e i relativi premi).<br />Il Giappone vietò il cristianesimo, e solo quello, per due secoli, quando gli americani, sempre loro, lo convinsero con le cattive a riaprirsi ai commerci. Ancora esiste, nella cattedrale di Nagasaki, il bassorilievo che commemora l'episodio con cui, di nascosto (pena la morte), alcune donne kakure kirishitan («cristiani nascosti») si rivelarono al missionario francese Bernard Petitjean. Con una fedeltà commovente, i cattolici giapponesi avevano conservato e tramandato la fede per duecento anni, senza preti e senza niente, essendo vietate anche le immagini. Non solo: sapevano che il cristianesimo era spaccato in due e fecero l'esame di cattolicità al missionario: sei celibe? ami la Madonna? obbedisci al papa?<br />E il cattolicesimo nipponico - un cattolicesimo, ahimè, di martiri - cominciò a rifiorire dalla fine dell'Ottocento. Fino alla Bomba. All'ora delle commemorazioni annuali un proverbio locale dice che se Hiroshima protesta, Nagasaki prega. Hiroshima, infatti, è più laica, mentre Nagasaki è, storicamente, la città dei cristiani.<br />A noi cattolici interessano due episodi: a Hiroshima la bomba esplose (a mezz'aria, per fare più «effetto») a cinquecento metri dalla casa dei gesuiti. Erano in sei, di ogni nazionalità, e stavano dicendo il Rosario. Illesi. Non solo, morirono tutti di serena vecchiaia molti anni dopo, stupendo i medici che periodicamente li visitavano. La stessa cosa accadde a Nagasaki nel convento dei frati di san Massimiliano Maria Kolbe. Un professore universitario giapponese era in biblioteca quando l'occhio gli cadde su un libro che recava l'immagine della Madonna di Fatima. Tutto si incendiò (era una biblioteca), lui si risvegliò con in mano quell'immagine. Illesi tutti e due. Si convertì.<br />Nota di BastaBugie: FG Little boy<br /><a href="https://www.lanuovabq.it/it/quelle-bombe-sul-giappone-tra-disastri-e-grazie" rel="noopener">https://www.lanuovabq.it/it/quelle-bombe-sul-giappone-tra-disastri-e-grazie</a><br /><a href="https://www.fedecultura.com/negozio?store-page=I-figli-di-Nagasaki-p148291101&mc_cid=1f45155d78&mc_eid=091a01fa23" rel="noopener">https://www.fedecultura.com/negozio?store-page=I-figli-di-Nagasaki-p148291101&mc_cid=1f45155d78&mc_eid=091a01fa23</a><br /><a href="https://www.fedecultura.com/negozio?store-page=Il-rosario-di-Nagasaki-p175416290&mc_cid=1f45155d78&mc_eid=091a01fa23" rel="noopener">https://www.fedecultura.com/negozio?store-page=Il-rosario-di-Nagasaki-p175416290&mc_cid=1f45155d78&mc_eid=091a01fa23</a><br /> <br />Titolo originale: Quelle bombe sul Giappone, tra disastri e grazie<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638449</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:13:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638449/le_bombe_atomiche_sul_giappone_tra_disastri_e_grazie.mp3" length="4702875" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6264&#13;
&#13;
LE BOMBE ATOMICHE SUL GIAPPONE, TRA GRAZIE E DISGRAZIE di Rino Cammilleri&#13;
Per ricordare, da cattolici, il 75° anniversario delle bombe atomiche sul Giappone nulla di meglio che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6264" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6264</a><br /><br />LE BOMBE ATOMICHE SUL GIAPPONE, TRA GRAZIE E DISGRAZIE di Rino Cammilleri<br />Per ricordare, da cattolici, il 75° anniversario delle bombe atomiche sul Giappone nulla di meglio che leggere due libri di Takashi Nagai (1908-1951), I figli di Nagasaki (pp. 240, € 17) e Il rosario di Nagasaki (pp. 96, € 14), editi entrambi da Fede&Cultura. Nagai era un medico militare che aveva partecipato alla campagna in Manciuria e poi, esercitando la sua professione a Nagasaki, si era visto piombare addosso il regalo finale degli americani.<br />Enola Gay non era un omosex, come il nome sembrerebbe suggerire, ma solo il nome della madre del pilota del bombardiere partito da una base nelle Filippine. Le bombe, Fat Boy e Little Boy (il grassone e il piccolo, i piloti militari hanno sempre voglia di scherzare), erano state portate dall'incrociatore Indianapolis in segreto. Così segreto che, quando un sommergibile nipponico lo silurò sulla via del ritorno, nessuno soccorse i naufraghi in preda agli squali. Alla fine, il comandante venne processato e, dato in pasto alla stampa (come si era permesso di salvarsi?), si suicidò per la vergogna.<br />Takashi, prima shintoista, poi positivista e infine convertito al cattolicesimo, nell'esplosione perse la moglie e restò con due bambini piccoli. Poi toccò a lui: leucemia da radiazioni che si diagnosticò da solo. I libri sono una sorta di testamento spirituale lasciato ai figli e al mondo, sempre tentato, questo, dalle armi da «soluzione finale» e da quelle che dovrebbero «mettere fine alle guerre». Il Giappone ha il triste primato di essere l'unico Paese che si sia visto arrivare sulla testa una bomba atomica, anzi due, una a Hiroshima il 6 agosto e l'altra a Nagasaki il 9. In fondo, morirono meno persone che a Tokio, dove un bombardamento «convenzionale» al fosforo incenerì nelle loro case di legno e carta 300.000 civili.<br />Ma dopo settantacinque anni resta la domanda: perché due obiettivi civili e perché due? A noi cattolici interessa anche il fatto che qualcuno doveva pur sapere che a Nagasaki stavano quasi tutti i cristiani giapponesi. Ah, quasi dimenticavo: erano papisti. E fu la seconda volta, nella storia, che la cristianità giapponese venne azzerata completamente. La prima, nel 1638, quando una grande ribellione di samurai cristiani venne spazzata via dal più poderoso esercito che il Giappone shogunale avesse mai schierato. Chiedevano solo la stessa libertà religiosa accordata ai buddisti e ai pagani. Ci vollero due navi per portare via le teste mozzate (per il conteggio e i relativi premi).<br />Il Giappone vietò il cristianesimo, e solo quello, per due secoli, quando gli americani, sempre loro, lo convinsero con le cattive a riaprirsi ai commerci. Ancora esiste, nella cattedrale di Nagasaki, il bassorilievo che commemora l'episodio con cui, di nascosto (pena la morte), alcune donne kakure kirishitan («cristiani nascosti») si rivelarono al missionario francese Bernard Petitjean. Con una fedeltà commovente, i cattolici giapponesi avevano conservato e tramandato la fede per duecento anni, senza preti e senza niente, essendo vietate anche le immagini. Non solo: sapevano che il cristianesimo era spaccato in due e fecero l'esame di cattolicità al missionario: sei celibe? ami la Madonna? obbedisci al papa?<br />E il cattolicesimo nipponico - un cattolicesimo, ahimè, di martiri - cominciò a rifiorire dalla fine dell'Ottocento. Fino alla Bomba. All'ora delle commemorazioni annuali un proverbio locale dice che se Hiroshima protesta, Nagasaki prega. Hiroshima, infatti, è più laica, mentre Nagasaki è, storicamente, la città dei cristiani.<br />A noi cattolici interessano due episodi: a Hiroshima la bomba esplose (a mezz'aria, per fare più «effetto») a cinquecento metri dalla casa dei gesuiti. Erano in sei, di ogni nazionalità, e stavano...]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>atomica,bomba,hiroshima,nagasaki</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8e638b491aa1375ff82265b28cead7c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè la chiesa non prende una posizione netta nei confronti dell'Islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-la-chiesa-non-prende-una-posizione-netta-nei-confronti-dell-islam--40638406</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6267" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6267</a><br /><br />PERCHE' LA CHIESA NON PRENDE UNA POSIZIONE NETTA NEI CONFRONTI DELL'ISLAM? di Rino Cammilleri<br />Qualcuno, come fece Oriana Fallaci, ancora si chiede perché la Chiesa non prenda posizione netta nei confronti dell'islam. Come ha fatto per secoli. Già, perché se non siamo tutti musulmani lo si deve proprio alla Chiesa.<br />Fu grazie alla sua insistenza se nel 1098 partirono le Crociate, quando l'imperatore bizantino, disperato, chiese aiuto ai fratelli cristiani d'Occidente; fu il papa Urbano II a sbottare, a Clermont, nei confronti della litigiosa nobiltà feudale: signori, se proprio avete voglia di menare le mani, perché non andate a farlo in difesa dei fratelli d'Oriente? Il papa, in quell'occasione, snocciolò le atrocità commesse sui pellegrini cristiani. E fu ascoltato. Fu un altro papa, san Pio V, a metterci i denari e la tessitura diplomatica necessaria quando si trattò di organizzare la spedizione di Lepanto nel 1571. Un secolo prima, la liberazione di Belgrado fu dovuta ancora alla Chiesa, che tassò tutto il clero per radunare un esercito cristiano. E fu un suo uomo, il francescano san Giovanni da Capestrano, a galvanizzare la raccogliticcia armata e a permettere a Janos Hunyadi la vittoria. Quel giorno lo si festeggia ancora, è il 6 agosto, festa della Trasfigurazione (istituita per simboleggiare la gioia che "trasfigurò" il volto dell'Europa), ed è da allora che le campane di tutta la cristianità suonano a mezzogiorno.<br />Nel 1683 fu ancora un papa a liberare Vienna dall'assedio maomettano (Vienna, nel cuore dell'Europa), svenandosi finanziariamente (l'imperatore austriaco, Leopoldo, non aveva uno scellino). E ancora un francescano, il b. Marco d'Aviano. Questo, mentre la Francia di Luigi XIV trescava col turco (non era una novità: nel secolo precedente il francese Francesco I lo aveva già fatto contro l'imperatore Carlo V). Ai francescani è affidata la Custodia della Terrasanta perché il loro è stato il tributo di sangue più alto nel rapporto con l'islam. I primi cinque ammazzati (i cosiddetti Protomartiri francescani) stavano appunto predicando in Marocco. Fu vedendo i loro cadaveri che l'agostiniano portoghese Fernando de Bulhões decise di farsi francescano col nome di Antonio di Padova (sì, proprio lui), e solo la malaria lo indusse a rinunciare alla missione nell'Africa musulmana.<br />Lo stesso Francesco d'Assisi provò tre volte a recarsi personalmente in terra islamica. La terza come cappellano della Quinta Crociata. Qui sfidò il sultano Malik al Kamil all'ordalia del fuoco, per vedere chi aveva ragione tra Cristo e Maometto (ma i mullah prudentemente rifiutarono). Il padre del "dialogo" cristiano-musulmano è ancora un francescano, il b. Raimondo Lullo (Ramón Llull), spagnolo. Ex militare, nel XIII secolo fondò una scuola in cui i francescani studiavano l'arabo e il Corano, appunto per cercare un contatto tra i due mondi. Ma, dopo una vita passata ad analizzare l'islam e gli islamici (Lullo è considerato uno dei maggiori eruditi di tutti i tempi), concluse che con quelli non c'era modo di ragionare e girò per i concili predicando la crociata definitiva, per la quale auspicava la fusione di tutti gli ordini monastico-militari. Morì in Africa, lapidato indovinate da chi.<br />Potremmo andare avanti con gli esempi storici per un libro intero, ma non c'è lo spazio. La Chiesa, domatrice di popoli, è riuscita ad ammansire gli unni e i vikinghi, i magiari e persino i vandali. Ma non ha mai, dico mai, concluso granché con gli islamici. Infatti, dal secolo VII la condizione permanente, a parte intervalli più o meno lunghi, è il conflitto. Lo dice la storia, non noi.<br />Tornando alla domanda iniziale, come mai oggi la Chiesa cerca disperatamente il dialogo, pur sapendo che è un dialogo, sì, ma tra sordi? Perché non c'è più una cristianità. Anzi, non c'è più un Occidente. Le uova di drago seminate dagli -ismi (cominciando dall'Illuminismo e finendo col Comunismo) hanno lasciato l'ex Occidente in braghe di tela, e i papi da oltre due secoli sanno bene che nessuno muoverà un dito per soccorrere quei poveri disgraziati che confessano Cristo (di nascosto, naturalmente) nei luoghi dove i musulmani comandano. Ogni parola "sbagliata" del papa può costare la pelle a migliaia di cristiani, e nessuno nell'ex Occidente farà una piega. Sarà già tanto se qualche giornale ne parlerà in un trafiletto in una pagina interna.<br />Dunque, la Chiesa deve trattare con i guanti ayatollah e imam, mullah e muftì, sperando nella loro benevolenza. Purtroppo la sorte ha voluto che su quasi tutto il petrolio mondiale stessero seduti proprio i seguaci del Profeta, ai quali farebbero un baffo eventuali sanzioni economiche. Da qui il "dialogo".<br /> <br />Titolo originale: Perché ora siamo disarmati di fronte all'islam<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638406</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:11:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638406/perch_la_chiesa_non_prende_una_posizione_netta_nei_confronti_dell_islam.mp3" length="5308080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6267&#13;
&#13;
PERCHE' LA CHIESA NON PRENDE UNA POSIZIONE NETTA NEI CONFRONTI DELL'ISLAM? di Rino Cammilleri&#13;
Qualcuno, come fece Oriana Fallaci, ancora si chiede perché la Chiesa non prenda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6267" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6267</a><br /><br />PERCHE' LA CHIESA NON PRENDE UNA POSIZIONE NETTA NEI CONFRONTI DELL'ISLAM? di Rino Cammilleri<br />Qualcuno, come fece Oriana Fallaci, ancora si chiede perché la Chiesa non prenda posizione netta nei confronti dell'islam. Come ha fatto per secoli. Già, perché se non siamo tutti musulmani lo si deve proprio alla Chiesa.<br />Fu grazie alla sua insistenza se nel 1098 partirono le Crociate, quando l'imperatore bizantino, disperato, chiese aiuto ai fratelli cristiani d'Occidente; fu il papa Urbano II a sbottare, a Clermont, nei confronti della litigiosa nobiltà feudale: signori, se proprio avete voglia di menare le mani, perché non andate a farlo in difesa dei fratelli d'Oriente? Il papa, in quell'occasione, snocciolò le atrocità commesse sui pellegrini cristiani. E fu ascoltato. Fu un altro papa, san Pio V, a metterci i denari e la tessitura diplomatica necessaria quando si trattò di organizzare la spedizione di Lepanto nel 1571. Un secolo prima, la liberazione di Belgrado fu dovuta ancora alla Chiesa, che tassò tutto il clero per radunare un esercito cristiano. E fu un suo uomo, il francescano san Giovanni da Capestrano, a galvanizzare la raccogliticcia armata e a permettere a Janos Hunyadi la vittoria. Quel giorno lo si festeggia ancora, è il 6 agosto, festa della Trasfigurazione (istituita per simboleggiare la gioia che "trasfigurò" il volto dell'Europa), ed è da allora che le campane di tutta la cristianità suonano a mezzogiorno.<br />Nel 1683 fu ancora un papa a liberare Vienna dall'assedio maomettano (Vienna, nel cuore dell'Europa), svenandosi finanziariamente (l'imperatore austriaco, Leopoldo, non aveva uno scellino). E ancora un francescano, il b. Marco d'Aviano. Questo, mentre la Francia di Luigi XIV trescava col turco (non era una novità: nel secolo precedente il francese Francesco I lo aveva già fatto contro l'imperatore Carlo V). Ai francescani è affidata la Custodia della Terrasanta perché il loro è stato il tributo di sangue più alto nel rapporto con l'islam. I primi cinque ammazzati (i cosiddetti Protomartiri francescani) stavano appunto predicando in Marocco. Fu vedendo i loro cadaveri che l'agostiniano portoghese Fernando de Bulhões decise di farsi francescano col nome di Antonio di Padova (sì, proprio lui), e solo la malaria lo indusse a rinunciare alla missione nell'Africa musulmana.<br />Lo stesso Francesco d'Assisi provò tre volte a recarsi personalmente in terra islamica. La terza come cappellano della Quinta Crociata. Qui sfidò il sultano Malik al Kamil all'ordalia del fuoco, per vedere chi aveva ragione tra Cristo e Maometto (ma i mullah prudentemente rifiutarono). Il padre del "dialogo" cristiano-musulmano è ancora un francescano, il b. Raimondo Lullo (Ramón Llull), spagnolo. Ex militare, nel XIII secolo fondò una scuola in cui i francescani studiavano l'arabo e il Corano, appunto per cercare un contatto tra i due mondi. Ma, dopo una vita passata ad analizzare l'islam e gli islamici (Lullo è considerato uno dei maggiori eruditi di tutti i tempi), concluse che con quelli non c'era modo di ragionare e girò per i concili predicando la crociata definitiva, per la quale auspicava la fusione di tutti gli ordini monastico-militari. Morì in Africa, lapidato indovinate da chi.<br />Potremmo andare avanti con gli esempi storici per un libro intero, ma non c'è lo spazio. La Chiesa, domatrice di popoli, è riuscita ad ammansire gli unni e i vikinghi, i magiari e persino i vandali. Ma non ha mai, dico mai, concluso granché con gli islamici. Infatti, dal secolo VII la condizione permanente, a parte intervalli più o meno lunghi, è il conflitto. Lo dice la storia, non noi.<br />Tornando alla domanda iniziale, come mai oggi la Chiesa cerca disperatamente il dialogo, pur sapendo che è un dialogo, sì, ma tra sordi? Perché non c'è più una cristianità. Anzi, non c'è...]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,islam,posizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d82c8b9684dffcb5028a40048d6244dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Taiwan e la battaglia per la libertà contro la Cina comunista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/taiwan-e-la-battaglia-per-la-liberta-contro-la-cina-comunista--40638376</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6268" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6268</a><br /><br />TAIWAN E LA BATTAGLIA PER LA LIBERTA' CONTRO LA CINA COMUNISTA<br />di Rino Cammilleri<br />Formosa (nome dato dagli spagnoli) è un'isola meglio nota col nome autoctono di Taiwan. I più anziani tra noi la ricorderanno soprattutto per quel «Made in Taiwan» scritto sul retro di giocattoli o di altri oggetti in plastica importati. Fu la primissima di quelle «tigri asiatiche» che dagli anni Sessanta conobbero uno sviluppo economico e finanziario travolgente, oggi surclassato dalla Cina. Già, la Cina, cui Taiwan è troppo vicina.<br />Taiwan, venticinque milioni di abitanti, nel 1948 accolse i nazionalisti di Chang Kaishek che, dopo una lunga guerra contro il Giappone, avevano dovuto soccombere ai comunisti di Mao Zedong. Chang Kaishek fu tra i promotori della fondazione delle Nazioni Unite e alleato di ferro, col Giappone, degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Dotata di un sistema politico democratico e presidenziale, Taiwan fu grande esportatrice soprattutto di componentistica e in gara col Giappone riguardo ai tumultuosi ritmi di crescita.<br />Ma con gli anni Settanta la Cina rossa si affacciò alla ribalta mondiale, dopo il lunghissimo e immane massacro interno dovuto alla politica del «Grande Timoniere». I «libretti rossi» coi pensierini di Mao invasero l'Occidente e sedussero parecchi giovani. Il maoismo degli eskimo e degli opuscoli tradotti in italiano nell'Albania rossa fece non pochi proseliti e, addirittura, la Cina divenne di moda, anche al cinema. Così, la Cina venne accolta nell'Onu e, per giunta, ebbe un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza.<br />Gli occidentali speravano che la sua presenza bilanciasse quella dell'Unione Sovietica, con la quale non era in buoni rapporti, ma in pratica si ottenne solo di paralizzare l'Onu nelle circostanze cruciali. Per giunta, si dovette dare alla Cina il contentino di escludere Taiwan dall'Onu, mossa vergognosa e vigliacca che ancora pesa sulla coscienza onusiana.<br />La Cina comunista pretendeva (e pretende) che Taiwan facesse parte del suo territorio, così come pretendeva (e ottenne) la restituzione di Hong Kong da parte degli inglesi. Per fortuna gli americani erano, sì, disposti a far trattare Taiwan come un'appestata in sede internazionale, ma non a rinunciare ad essa in caso di invasione cinese. Così, i cinesi rimasero a mordere il freno per anni, in attesa del momento buono. Che arrivò con la politica mista (e schizofrenica) del «comunismo di mercato».<br />Tutto l'Occidente fu invaso da prodotti cinesi, tutti volevano assicurarsi quell'immenso mercato, tutti si affannavano per offrire alla Cina su un piatto d'argento tutto quel che voleva. Anche la Santa Sede, per evitare ai cattolici cinesi guai peggiori, dovette dirsi disponibile a rinunciare alle relazioni con Taiwan. Prontamente, nel 2005 la Cina si dotò di una legge che le consentiva di invadere Taiwan in qualunque momento, per «difendere l'integrità dello stato».<br />Nel 1989, dopo la sanguinosa repressione studentesca di Tien-An-Men, la Ue aveva decretato un embargo sulla fornitura di armi alla Cina, embargo ribadito a maggior ragione dopo le minacce di invasione a Taiwan. Il viaggio dell'allora presidente italiano Ciampi e dell'allora ministro degli esteri Fini a Pechino fu caratterizzato dalla mancata visita alla cattedrale cattolica nella capitale cinese e da dichiarazioni favorevoli alla revoca dell'embargo sulle armi.<br />Almeno, però, su Taiwan i due stettero zitti. Non così Prodi nel 2006. Infatti, si espresse pubblicamente per una sola Cina. Oggi al comando italiano abbiamo i soliti dem (ennesimo nuovo nome dei comunisti) e i pentastellati, la cui simpatia «cinese» preoccupa gli Usa. Eh, la storia insegna che la storia non insegna nulla. Infatti, questa con la Cina si chiama sindrome di Monaco. Per ora la parte di Churchill tocca a Trump, ma anche Biden, nella sua nomination alla Convention democratica, sul tema non si è allargato più di tanto. Infatti, il deep state americano è per la tenzone, chiunque vinca le elezioni. Noi cattolici non abbiamo motivo per amarlo, questo deep state. Ma ricordiamo che furono le cannoniere americane a interrompere la persecuzione dei cristiani giapponesi.<br /> <br />Titolo originale: Coi Dem al potere per Taiwan è sempre più dura<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638376</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:07:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638376/taiwan_e_la_battaglia_per_la_libert_contro_la_cina_comunista.mp3" length="4709563" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6268&#13;
&#13;
TAIWAN E LA BATTAGLIA PER LA LIBERTA' CONTRO LA CINA COMUNISTA&#13;
di Rino Cammilleri&#13;
Formosa (nome dato dagli spagnoli) è un'isola meglio nota col nome autoctono di Taiwan. I più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6268" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6268</a><br /><br />TAIWAN E LA BATTAGLIA PER LA LIBERTA' CONTRO LA CINA COMUNISTA<br />di Rino Cammilleri<br />Formosa (nome dato dagli spagnoli) è un'isola meglio nota col nome autoctono di Taiwan. I più anziani tra noi la ricorderanno soprattutto per quel «Made in Taiwan» scritto sul retro di giocattoli o di altri oggetti in plastica importati. Fu la primissima di quelle «tigri asiatiche» che dagli anni Sessanta conobbero uno sviluppo economico e finanziario travolgente, oggi surclassato dalla Cina. Già, la Cina, cui Taiwan è troppo vicina.<br />Taiwan, venticinque milioni di abitanti, nel 1948 accolse i nazionalisti di Chang Kaishek che, dopo una lunga guerra contro il Giappone, avevano dovuto soccombere ai comunisti di Mao Zedong. Chang Kaishek fu tra i promotori della fondazione delle Nazioni Unite e alleato di ferro, col Giappone, degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Dotata di un sistema politico democratico e presidenziale, Taiwan fu grande esportatrice soprattutto di componentistica e in gara col Giappone riguardo ai tumultuosi ritmi di crescita.<br />Ma con gli anni Settanta la Cina rossa si affacciò alla ribalta mondiale, dopo il lunghissimo e immane massacro interno dovuto alla politica del «Grande Timoniere». I «libretti rossi» coi pensierini di Mao invasero l'Occidente e sedussero parecchi giovani. Il maoismo degli eskimo e degli opuscoli tradotti in italiano nell'Albania rossa fece non pochi proseliti e, addirittura, la Cina divenne di moda, anche al cinema. Così, la Cina venne accolta nell'Onu e, per giunta, ebbe un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza.<br />Gli occidentali speravano che la sua presenza bilanciasse quella dell'Unione Sovietica, con la quale non era in buoni rapporti, ma in pratica si ottenne solo di paralizzare l'Onu nelle circostanze cruciali. Per giunta, si dovette dare alla Cina il contentino di escludere Taiwan dall'Onu, mossa vergognosa e vigliacca che ancora pesa sulla coscienza onusiana.<br />La Cina comunista pretendeva (e pretende) che Taiwan facesse parte del suo territorio, così come pretendeva (e ottenne) la restituzione di Hong Kong da parte degli inglesi. Per fortuna gli americani erano, sì, disposti a far trattare Taiwan come un'appestata in sede internazionale, ma non a rinunciare ad essa in caso di invasione cinese. Così, i cinesi rimasero a mordere il freno per anni, in attesa del momento buono. Che arrivò con la politica mista (e schizofrenica) del «comunismo di mercato».<br />Tutto l'Occidente fu invaso da prodotti cinesi, tutti volevano assicurarsi quell'immenso mercato, tutti si affannavano per offrire alla Cina su un piatto d'argento tutto quel che voleva. Anche la Santa Sede, per evitare ai cattolici cinesi guai peggiori, dovette dirsi disponibile a rinunciare alle relazioni con Taiwan. Prontamente, nel 2005 la Cina si dotò di una legge che le consentiva di invadere Taiwan in qualunque momento, per «difendere l'integrità dello stato».<br />Nel 1989, dopo la sanguinosa repressione studentesca di Tien-An-Men, la Ue aveva decretato un embargo sulla fornitura di armi alla Cina, embargo ribadito a maggior ragione dopo le minacce di invasione a Taiwan. Il viaggio dell'allora presidente italiano Ciampi e dell'allora ministro degli esteri Fini a Pechino fu caratterizzato dalla mancata visita alla cattedrale cattolica nella capitale cinese e da dichiarazioni favorevoli alla revoca dell'embargo sulle armi.<br />Almeno, però, su Taiwan i due stettero zitti. Non così Prodi nel 2006. Infatti, si espresse pubblicamente per una sola Cina. Oggi al comando italiano abbiamo i soliti dem (ennesimo nuovo nome dei comunisti) e i pentastellati, la cui simpatia «cinese» preoccupa gli Usa. Eh, la storia insegna che la storia non insegna nulla. Infatti, questa con la Cina si chiama sindrome di Monaco. Per ora la parte di Churchill tocca a...]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>cina,comunismo,libertà,taiwan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db1e9505509aead56217e87989cc295d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'eterno fascino di Don Camillo in un Fumetto-Film</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-eterno-fascino-di-don-camillo-in-un-fumetto-film--40638364</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6263" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6263</a><br /><br />L'ETERNO FASCINO DI DON CAMILLO IN UN FUMETTO-FILM di Rino Cammilleri<br />Il 5 maggio ricorre la morte di Napoleone, e la data ci è rimasta impressa (a noi di una certa età, almeno) per via della poesia-cordoglio di Manzoni, che un tempo era obbligatorio mandare a mente a scuola. Il venerabile Felice Prinetti, ex ufficiale piemontese veterano delle guerre d'indipendenza, poi sacerdote lanteriano e fondatore di una congregazione di suore, al nipotino che gli chiedeva cos'avesse di speciale il 5 maggio rispose, ironico, che in quel giorno morivano i grandi uomini.<br />Ebbene, anche lui morì un 5 maggio (1916). Naturalmente, è sicuro che nulla di tutto ciò sapevano gli amministratori comunali di Milano che il 5 maggio 2019 inaugurarono il Parco Guareschi. Sorge nel quartiere Vigentino, in via Chopin ed è dedicato al papà di Don Camillo. Cosa buona e giusta, perché Giovannino Guareschi era molto legato a Milano, città in cui visse per un periodo vicino a piazza Erba. Non sono molti gli scrittori italiani noti nel mondo: Dante, Collodi, Gramsci (sì, proprio lui: è tra i cinque italiani più letti al mondo).<br />Ma il più tradotto, dopo Pinocchio, è il suo Don Camillo. Ora la milanese ReNoir edita un grande volume cartonato a fumetti che ripropone il celeberrimo primo film della serie (Don Camillo. Il film a fumetti, pp. 240, €. 29,90) e contiene anche inedite foto di scena del film, stralci della sceneggiatura originale di Giovannino Guareschi e «la storia segreta della lavorazione della pellicola». Infatti, nella prima idea doveva essere lo stesso Guareschi a recitare nella parte del sindaco Peppone (che dall'autore aveva mutuato i baffoni).<br />Per giunta, Guareschi aveva ben altra idea della faccia di Don Camillo (e il fumettista ne tiene conto), faccia che invece fu quella di Fernandel. Non fu certo la prima volta che un autore dovette piegarsi alle esigenze della produzione cinematografica e all'intreccio di equilibri che emerge quando si deve fare i conti con contratti già firmati, registi che lavorano meglio con certi attori piuttosto che con altri, produttori (che poi sono quelli che ci mettono i soldi, dunque il loro parere pesa eccome) che seguono loro disegni e mire.<br />Anche il commissario Montalbano nei romanzi di Andrea Camilleri aveva un aspetto ben diverso da quello di Luca Zingaretti (infatti, la statua che gli è stata dedicata a Porto Empedocle ha i capelli). Ma poi tutto si accomoda e le cose vanno come devono andare.<br />Tuttavia, nel caso di Guareschi fu proprio l'autore ad avere torto, perché Fernandel riuscì a caratterizzare talmente Don Camillo da superare in espressività anche il ritratto originale. Infatti, dopo la sua morte si provò a riportare sugli schermi la coppia Don Camillo-Peppone ma con scarsissimo esito. Fernandel aveva dalla sua anche il fatto di essere personalmente un buon cattolico, così come Guareschi.<br />E quel film, con i due seguiti, continua implacabile a venire programmato tutti gli anni, specialmente sotto Natale, in tutti i canali televisivi. Per un paragone, solo La vita è meravigliosa di Frank Capra ha la stessa longevità-eternità. Film in bianco&nero, datatissimi, che però hanno l'incredibile capacità di tenere la gente incollata allo schermo su una storia già vista decine di volte. Guareschi ha creato un personaggio immortale che, pur muovendosi in un «mondo piccolo» e italianissimo, ha travalicato i confini nazionali e fatto vibrare le corde del cuore di ogni persona a qualsiasi latitudine. La riprova? Se cercate su internet troverete la foto, d'epoca, di un cinema thailandese (thailandese!) con la gente fuori a fare la (lunghissima) fila per vedere Don Camillo.<br /> <br />Titolo originale: L'eterno fascino di don Camillo. In un fumetto-film<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/12/2019<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638364</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:05:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638364/l_eterno_fascino_di_don_camillo_in_un_fumetto_film.mp3" length="4854594" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6263&#13;
&#13;
L'ETERNO FASCINO DI DON CAMILLO IN UN FUMETTO-FILM di Rino Cammilleri&#13;
Il 5 maggio ricorre la morte di Napoleone, e la data ci è rimasta impressa (a noi di una certa età, almeno)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6263" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6263</a><br /><br />L'ETERNO FASCINO DI DON CAMILLO IN UN FUMETTO-FILM di Rino Cammilleri<br />Il 5 maggio ricorre la morte di Napoleone, e la data ci è rimasta impressa (a noi di una certa età, almeno) per via della poesia-cordoglio di Manzoni, che un tempo era obbligatorio mandare a mente a scuola. Il venerabile Felice Prinetti, ex ufficiale piemontese veterano delle guerre d'indipendenza, poi sacerdote lanteriano e fondatore di una congregazione di suore, al nipotino che gli chiedeva cos'avesse di speciale il 5 maggio rispose, ironico, che in quel giorno morivano i grandi uomini.<br />Ebbene, anche lui morì un 5 maggio (1916). Naturalmente, è sicuro che nulla di tutto ciò sapevano gli amministratori comunali di Milano che il 5 maggio 2019 inaugurarono il Parco Guareschi. Sorge nel quartiere Vigentino, in via Chopin ed è dedicato al papà di Don Camillo. Cosa buona e giusta, perché Giovannino Guareschi era molto legato a Milano, città in cui visse per un periodo vicino a piazza Erba. Non sono molti gli scrittori italiani noti nel mondo: Dante, Collodi, Gramsci (sì, proprio lui: è tra i cinque italiani più letti al mondo).<br />Ma il più tradotto, dopo Pinocchio, è il suo Don Camillo. Ora la milanese ReNoir edita un grande volume cartonato a fumetti che ripropone il celeberrimo primo film della serie (Don Camillo. Il film a fumetti, pp. 240, €. 29,90) e contiene anche inedite foto di scena del film, stralci della sceneggiatura originale di Giovannino Guareschi e «la storia segreta della lavorazione della pellicola». Infatti, nella prima idea doveva essere lo stesso Guareschi a recitare nella parte del sindaco Peppone (che dall'autore aveva mutuato i baffoni).<br />Per giunta, Guareschi aveva ben altra idea della faccia di Don Camillo (e il fumettista ne tiene conto), faccia che invece fu quella di Fernandel. Non fu certo la prima volta che un autore dovette piegarsi alle esigenze della produzione cinematografica e all'intreccio di equilibri che emerge quando si deve fare i conti con contratti già firmati, registi che lavorano meglio con certi attori piuttosto che con altri, produttori (che poi sono quelli che ci mettono i soldi, dunque il loro parere pesa eccome) che seguono loro disegni e mire.<br />Anche il commissario Montalbano nei romanzi di Andrea Camilleri aveva un aspetto ben diverso da quello di Luca Zingaretti (infatti, la statua che gli è stata dedicata a Porto Empedocle ha i capelli). Ma poi tutto si accomoda e le cose vanno come devono andare.<br />Tuttavia, nel caso di Guareschi fu proprio l'autore ad avere torto, perché Fernandel riuscì a caratterizzare talmente Don Camillo da superare in espressività anche il ritratto originale. Infatti, dopo la sua morte si provò a riportare sugli schermi la coppia Don Camillo-Peppone ma con scarsissimo esito. Fernandel aveva dalla sua anche il fatto di essere personalmente un buon cattolico, così come Guareschi.<br />E quel film, con i due seguiti, continua implacabile a venire programmato tutti gli anni, specialmente sotto Natale, in tutti i canali televisivi. Per un paragone, solo La vita è meravigliosa di Frank Capra ha la stessa longevità-eternità. Film in bianco&nero, datatissimi, che però hanno l'incredibile capacità di tenere la gente incollata allo schermo su una storia già vista decine di volte. Guareschi ha creato un personaggio immortale che, pur muovendosi in un «mondo piccolo» e italianissimo, ha travalicato i confini nazionali e fatto vibrare le corde del cuore di ogni persona a qualsiasi latitudine. La riprova? Se cercate su internet troverete la foto, d'epoca, di un cinema thailandese (thailandese!) con la gente fuori a fare la (lunghissima) fila per vedere Don Camillo.<br /> <br />Titolo originale: L'eterno fascino di don Camillo. In un fumetto-film<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/12/2019<br />Pubblicato su...]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>camillo,don,fumetto,guareschi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a7cc6e9f3eac01e26006b3d90e8da286.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia di come venne distrutto il Libano Cristiano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-di-come-venne-distrutto-il-libano-cristiano--40638313</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6266" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6266</a><br /><br />STORIA DI COME VENNE DISTRUTTO IL LIBANO CRISTIANO  di Rino Cammilleri<br />Conobbi Jocelyne Khoueiry (pasionaria cristiana del Libano, morta pochi giorni fa) a cena, una tavolata nei dintorni di un lontano Meeting di Rimini. Parlava francese e lamentava la sorte del suo Paese praticamente occupato dalla Siria.<br />Mi colpì il fatto che, per descrivere i rozzi siriani a paragone dei raffinati libanesi, usava praticamente le stesse barzellette messe in giro dai nostri lottacontinui ai danni dei carabinieri: vanno sempre in due perché uno sa leggere e l'altro scrivere, la scritta sull'auto che serve a far loro sapere da quale parte devono entrare, eccetera. Ma per le nuove generazioni è bene fare un po' di storia.<br />Il termine «libanizzazione» fu usato al tempo della guerra civil-religiosa in Libano: durò una quindicina d'anni a partire dal 1975 e fece oltre centomila morti. Indicava un'ospitalità pericolosa, da nido del cuculo. Il Libano era un tempo definito la Svizzera del Medioriente, terra di casinò e di bancarottieri in fuga, un'oasi di benessere e di dolce vita in un deserto di sottosviluppo. Diciassette diverse comunità religiose convivevano tranquillamente sotto la bandiera col cedro fino al giorno in cui il Paese offrì asilo a seicentomila profughi palestinesi. I quali non tardarono a venire egemonizzati dall'Olp di Arafat, che trasformò il campo profughi di Tall-Zaatar in una fortezza armata fino ai denti (dove, tra l'altro, si addestravano anche appartenenti alle Brigate Rosse). In breve, quei palestinesi costituirono uno stato nello stato, soggetto a leggi proprie e obbediente a strategie eterodirette. Si pensi che a un certo punto l'Olp potè contare su una cassa finanziaria che era il triplo dell'intero bilancio dello Stato libanese.<br />La domenica 13 aprile 1975 fu dato fuoco alle polveri: a Beirut si svolse una sfilata di palestinesi in armi e a volto coperto per festeggiare la strage effettuata nel villaggio israeliano di Kiryat-Chmoneh l'anno prima; da un auto in corsa partirono dei colpi contro i cristiani che entravano nella chiesa del quartiere di Sabra alla messa principale. Quattro morti. Due ore dopo, la risposta: venne attaccato un autobus pieno di fedayn armati del Fronte di Liberazione Arabo, milizia finanziata dall'Irak. E fu la guerra. Da una parte i guerriglieri dell'Olp, sostenuti dalla maggior parte dei musulmani e dai comunisti locali con le loro milizie; dall'altra, i cristiani, presto organizzatisi nelle Forze Libanesi unificate e inquadrate da Bashir Gemayel. Ma era l'inizio della fine dell'ultimo rifugio dei cristiani in Medioriente.<br />Naturalmente, l'opinione pubblica occidentale, plagiata da quelli che allora dominavano le piazze e la scena culturale, tifava per i fedayn, che passavano per «sinistra» (mentre gli altri erano «destra») e non c'era sessantottino senza kefiah al collo. Neanche un anno dopo, la Siria invadeva il Libano col pretesto di «pacificare» tutti: Al Fatah, fedayn, Alp (Armata per la Liberazione della Palestina), Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), drusi di Kamal Jumblatt (poi sostituito dal figlio Walid, vicepresidente dell'Internazionale Socialista) eccetera. Ci furono le solite proteste internazionali cui mise fine la Lega Araba che, autorizzata da americani e sovietici, impose in loco la sua Forza Araba di Dissuasione. Che però era composta, guarda un po', da soldati siriani. Due anni dopo, a situazione internazionale mutata, i siriani ripresero tranquillamente l'invasione, addirittura bombardando il settore cristiano di Beirut. Ma, poiché i cristiani resistevano egregiamente, la guerriglia passò agli attentati mirati per decapitarne la dirigenza. Fu così che nel 1980 ci lasciò la pelle la figlia di Gemayel, Maya, un anno e mezzo d'età.<br />Nel 1982 erano gli israeliani a intervenire militarmente, e vittoriosamente, con l'operazione «Pace in Galilea». Ciò permetteva al parlamento libanese di eleggere quasi all'unanimità presidente il giovane Bashir Gemayel, che raccoglieva voti anche da sciiti, sunniti e drusi. La sua presidenza durò ventitré giorni in tutto: il 14 settembre 1982 il cristiano maronita Gemayel saltava in aria con la sua auto. Il resto della storia è ancora più triste: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu impose il cessate il fuoco ma la forza multinazionale di pace scappò letteralmente via dopo i primi morti. Anche gli israeliani se ne andarono e da allora, in una guerra che finì col diventare di tutti contro tutti, la vera padrona del Libano fu la Siria. Oggi tocca alla Siria, ma chi conosce la storia la commisera un po' meno.<br /> <br />Titolo originale: C'era una volta il Libano, rifugio dei cristiani disintegrato<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638313</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:02:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638313/storia_di_come_venne_distrutto_il_libano_cristiano.mp3" length="6436152" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6266&#13;
&#13;
STORIA DI COME VENNE DISTRUTTO IL LIBANO CRISTIANO  di Rino Cammilleri&#13;
Conobbi Jocelyne Khoueiry (pasionaria cristiana del Libano, morta pochi giorni fa) a cena, una tavolata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6266" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6266</a><br /><br />STORIA DI COME VENNE DISTRUTTO IL LIBANO CRISTIANO  di Rino Cammilleri<br />Conobbi Jocelyne Khoueiry (pasionaria cristiana del Libano, morta pochi giorni fa) a cena, una tavolata nei dintorni di un lontano Meeting di Rimini. Parlava francese e lamentava la sorte del suo Paese praticamente occupato dalla Siria.<br />Mi colpì il fatto che, per descrivere i rozzi siriani a paragone dei raffinati libanesi, usava praticamente le stesse barzellette messe in giro dai nostri lottacontinui ai danni dei carabinieri: vanno sempre in due perché uno sa leggere e l'altro scrivere, la scritta sull'auto che serve a far loro sapere da quale parte devono entrare, eccetera. Ma per le nuove generazioni è bene fare un po' di storia.<br />Il termine «libanizzazione» fu usato al tempo della guerra civil-religiosa in Libano: durò una quindicina d'anni a partire dal 1975 e fece oltre centomila morti. Indicava un'ospitalità pericolosa, da nido del cuculo. Il Libano era un tempo definito la Svizzera del Medioriente, terra di casinò e di bancarottieri in fuga, un'oasi di benessere e di dolce vita in un deserto di sottosviluppo. Diciassette diverse comunità religiose convivevano tranquillamente sotto la bandiera col cedro fino al giorno in cui il Paese offrì asilo a seicentomila profughi palestinesi. I quali non tardarono a venire egemonizzati dall'Olp di Arafat, che trasformò il campo profughi di Tall-Zaatar in una fortezza armata fino ai denti (dove, tra l'altro, si addestravano anche appartenenti alle Brigate Rosse). In breve, quei palestinesi costituirono uno stato nello stato, soggetto a leggi proprie e obbediente a strategie eterodirette. Si pensi che a un certo punto l'Olp potè contare su una cassa finanziaria che era il triplo dell'intero bilancio dello Stato libanese.<br />La domenica 13 aprile 1975 fu dato fuoco alle polveri: a Beirut si svolse una sfilata di palestinesi in armi e a volto coperto per festeggiare la strage effettuata nel villaggio israeliano di Kiryat-Chmoneh l'anno prima; da un auto in corsa partirono dei colpi contro i cristiani che entravano nella chiesa del quartiere di Sabra alla messa principale. Quattro morti. Due ore dopo, la risposta: venne attaccato un autobus pieno di fedayn armati del Fronte di Liberazione Arabo, milizia finanziata dall'Irak. E fu la guerra. Da una parte i guerriglieri dell'Olp, sostenuti dalla maggior parte dei musulmani e dai comunisti locali con le loro milizie; dall'altra, i cristiani, presto organizzatisi nelle Forze Libanesi unificate e inquadrate da Bashir Gemayel. Ma era l'inizio della fine dell'ultimo rifugio dei cristiani in Medioriente.<br />Naturalmente, l'opinione pubblica occidentale, plagiata da quelli che allora dominavano le piazze e la scena culturale, tifava per i fedayn, che passavano per «sinistra» (mentre gli altri erano «destra») e non c'era sessantottino senza kefiah al collo. Neanche un anno dopo, la Siria invadeva il Libano col pretesto di «pacificare» tutti: Al Fatah, fedayn, Alp (Armata per la Liberazione della Palestina), Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), drusi di Kamal Jumblatt (poi sostituito dal figlio Walid, vicepresidente dell'Internazionale Socialista) eccetera. Ci furono le solite proteste internazionali cui mise fine la Lega Araba che, autorizzata da americani e sovietici, impose in loco la sua Forza Araba di Dissuasione. Che però era composta, guarda un po', da soldati siriani. Due anni dopo, a situazione internazionale mutata, i siriani ripresero tranquillamente l'invasione, addirittura bombardando il settore cristiano di Beirut. Ma, poiché i cristiani resistevano egregiamente, la guerriglia passò agli attentati mirati per decapitarne la dirigenza. Fu così che nel 1980 ci lasciò la pelle la figlia di Gemayel, Maya, un anno e mezzo d'età.<br />Nel 1982 erano gli israeliani a...]]></itunes:summary><itunes:duration>403</itunes:duration><itunes:keywords>distruzione,libano,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cf8146ed4d53e1b48334b91f0cdc4118.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia romanzata dell'impero d'Asburgo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-romanzata-dell-impero-d-asburgo--40638249</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6262" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6262</a><br /><br />LA STORIA ROMANZATA DELL'IMPERO D'ASBURGO di Rino Cammilleri<br />Cominciata nella preistoria, la saga degli Adler e la formazione dell'Austria continua col secondo volume de Il prato alto. La tempesta. Dal 1246 al 1683, di Emilio e M. A. Biagini (Solfanelli, pp. 343, €. 19). Le vicende della famiglia Adler si intrecciano strettamente con la storia e (per ora) terminano con la liberazione di Vienna dai turchi l'11 settembre 1683.<br />L'8 il beato Marco d'Aviano aveva detto messa servito dal re polacco Jan Sobieski in persona. Poi il sermone: «aveva parlato in tono del tutto normale, non declamatorio, neppure a voce particolarmente alta, eppure tutti lo avevano sentito perfettamente. Nell'intero l'esercito cristiano multinazionale, formato da polacchi, austriaci, tedeschi, croati, magiari, italiani, e perfino francesi, ognuno aveva sentito l'omelia nella propria lingua». Appena compresero il miracolo, tutti si inginocchiarono commossi: «In quell'istante tutti seppero che avrebbero vinto». Gli ussari alati (il rumore della vibrazione delle loro «ali» terrorizzava i nemici) caricarono al grido di Jezus Maryjo ratujce (Gesù Maria salvateci). Prima di darsi alla fuga i turchi sgozzarono tutte le donne cristiane prigioniere e destinate agli harem. Con differente stile, quando, subito dopo, i cristiani conquistarono l'ungherese Gran, «alla popolazione musulmana della città venne consentito di ritirarsi in pace verso Buda, ancora in mano turca». Invece, la banda di calvinisti ungheresi alleati dei turchi e comandati da Imre Thököli, principe di Transilvania, devastò il santuario austriaco dedicato alla Madonna di Loreto. Alla statua fecero il "processo", la condannarono e decapitarono.<br />Prima di soccorrere Vienna il Sobieski aveva dovuto smascherare i deputati del Sejm, il parlamento polacco, comprati da Luigi XIV perché votassero contro la spedizione. Infatti, Francia remava contro: aveva offerto Tolone come porto ai barbareschi, "osservatori" francesi davano una mano ai turchi, all'ora della Guerra dei Trent'Anni, che spopolò l'Europa, la Francia aiutava i protestanti in funzione antiasburgica; già Francesco I, sconfitto e prigioniero a Madrid di Carlo V, aveva scritto al Sultano per farsi liberare. Commentano gli autori: «Grazie a te, Richelieu, e a Lutero, del quale idealmente hai continuato l'opera. Grazie a voi due e grazie al demonio che così bene avete servito, è nata la "nuova" Europa, l'Europa divisa, l'Europa "moderna", l'Europa dei nazionalismi e delle ideologie, l'Europa della statolatria, l'Europa nemica delle proprie radici cristiane, schiava del denaro e della speculazione».<br />Il vantaggio di quest'opera di storia romanzata sta nel punto di vista: chi legge, per esempio, un manuale di storia sulla Guerra dei Trent'Anni non sa chi sono i buoni e i cattivi, non sa per chi deve parteggiare. I Biagini, invece, sono chiari e, di questi tempi, un «centro di gravità permanente» non ce l'ha nemmeno Battiato, infatti se ne duole. E gli autori ci informano anche nel dettaglio: «Il padre gesuita Friedrich Spee von Langenfeld, di Kaiserwerth, presso Düsseldorf, nel suo trattato giuridico d'avanguardia, Cautio criminalis, pubblicato nel 1631, di gran lunga più avanzato del Beccaria, aveva chiaramente affermato che la stregoneria è uno sciocco peccato di superstizione, rientrante nella competenza del confessore ordinario, e nient'altro». E «che la tortura era perfettamente inutile, perché un soggetto debole ma innocente avrebbe confessato qualunque cosa». Cose che la Chiesa sapeva fin dal trecentesco Manuale per inquisitori del catalano Nicholas Eymeric.<br />Il tono dei Biagini è lievemente umoristico e, quando serve, canzonatorio, anche se non mancano riflessioni profonde: «Ogni volta che erranti o viziosi diventano troppo forti, l'errore e il vizio cambiano nome, adottano denominazioni ossequiose e accattivanti, e non è prudente pronunciare in pubblico il vecchio nome tanto più aderente alla realtà. Chissà perché, prima che arrivasse la "modernità", il suicidio era inesistente o quasi. Forse quando l'uomo volta le spalle a Dio e confida solo in se stesso, in lui si rompe qualcosa, e lo rende fragile di fronte alle avversità?». Buona lettura e vi assicuro che non smetterete di leggere.<br /><br />Nota di BastaBugie: FG Sissi<br /> <br />Titolo originale: La saga degli Adler, l'epopea asburgica giustamente di parte<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/07/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638249</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 18:59:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638249/la_storia_romanzata_dell_impero_di_asburgo.mp3" length="4815724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6262&#13;
&#13;
LA STORIA ROMANZATA DELL'IMPERO D'ASBURGO di Rino Cammilleri&#13;
Cominciata nella preistoria, la saga degli Adler e la formazione dell'Austria continua col secondo volume de Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6262" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6262</a><br /><br />LA STORIA ROMANZATA DELL'IMPERO D'ASBURGO di Rino Cammilleri<br />Cominciata nella preistoria, la saga degli Adler e la formazione dell'Austria continua col secondo volume de Il prato alto. La tempesta. Dal 1246 al 1683, di Emilio e M. A. Biagini (Solfanelli, pp. 343, €. 19). Le vicende della famiglia Adler si intrecciano strettamente con la storia e (per ora) terminano con la liberazione di Vienna dai turchi l'11 settembre 1683.<br />L'8 il beato Marco d'Aviano aveva detto messa servito dal re polacco Jan Sobieski in persona. Poi il sermone: «aveva parlato in tono del tutto normale, non declamatorio, neppure a voce particolarmente alta, eppure tutti lo avevano sentito perfettamente. Nell'intero l'esercito cristiano multinazionale, formato da polacchi, austriaci, tedeschi, croati, magiari, italiani, e perfino francesi, ognuno aveva sentito l'omelia nella propria lingua». Appena compresero il miracolo, tutti si inginocchiarono commossi: «In quell'istante tutti seppero che avrebbero vinto». Gli ussari alati (il rumore della vibrazione delle loro «ali» terrorizzava i nemici) caricarono al grido di Jezus Maryjo ratujce (Gesù Maria salvateci). Prima di darsi alla fuga i turchi sgozzarono tutte le donne cristiane prigioniere e destinate agli harem. Con differente stile, quando, subito dopo, i cristiani conquistarono l'ungherese Gran, «alla popolazione musulmana della città venne consentito di ritirarsi in pace verso Buda, ancora in mano turca». Invece, la banda di calvinisti ungheresi alleati dei turchi e comandati da Imre Thököli, principe di Transilvania, devastò il santuario austriaco dedicato alla Madonna di Loreto. Alla statua fecero il "processo", la condannarono e decapitarono.<br />Prima di soccorrere Vienna il Sobieski aveva dovuto smascherare i deputati del Sejm, il parlamento polacco, comprati da Luigi XIV perché votassero contro la spedizione. Infatti, Francia remava contro: aveva offerto Tolone come porto ai barbareschi, "osservatori" francesi davano una mano ai turchi, all'ora della Guerra dei Trent'Anni, che spopolò l'Europa, la Francia aiutava i protestanti in funzione antiasburgica; già Francesco I, sconfitto e prigioniero a Madrid di Carlo V, aveva scritto al Sultano per farsi liberare. Commentano gli autori: «Grazie a te, Richelieu, e a Lutero, del quale idealmente hai continuato l'opera. Grazie a voi due e grazie al demonio che così bene avete servito, è nata la "nuova" Europa, l'Europa divisa, l'Europa "moderna", l'Europa dei nazionalismi e delle ideologie, l'Europa della statolatria, l'Europa nemica delle proprie radici cristiane, schiava del denaro e della speculazione».<br />Il vantaggio di quest'opera di storia romanzata sta nel punto di vista: chi legge, per esempio, un manuale di storia sulla Guerra dei Trent'Anni non sa chi sono i buoni e i cattivi, non sa per chi deve parteggiare. I Biagini, invece, sono chiari e, di questi tempi, un «centro di gravità permanente» non ce l'ha nemmeno Battiato, infatti se ne duole. E gli autori ci informano anche nel dettaglio: «Il padre gesuita Friedrich Spee von Langenfeld, di Kaiserwerth, presso Düsseldorf, nel suo trattato giuridico d'avanguardia, Cautio criminalis, pubblicato nel 1631, di gran lunga più avanzato del Beccaria, aveva chiaramente affermato che la stregoneria è uno sciocco peccato di superstizione, rientrante nella competenza del confessore ordinario, e nient'altro». E «che la tortura era perfettamente inutile, perché un soggetto debole ma innocente avrebbe confessato qualunque cosa». Cose che la Chiesa sapeva fin dal trecentesco Manuale per inquisitori del catalano Nicholas Eymeric.<br />Il tono dei Biagini è lievemente umoristico e, quando serve, canzonatorio, anche se non mancano riflessioni profonde: «Ogni volta che erranti o viziosi diventano troppo forti, l'errore e il vizio cambiano...]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>aviano,battaglia,cappuccino,marco,vienna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e514af717c871f295009a6377e89e87.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cina, il paese sconosciuto in cui si adora lo stato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cina-il-paese-sconosciuto-in-cui-si-adora-lo-stato--40638230</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6265" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6265</a><br /><br />CINA, IL PAESE SCONOSCIUTO IN CUI SI ADORA LO STATO di Rino Cammilleri<br />Il vaccino di Putin? Coro internazionale di «no». Quello cinese? Meglio, anche se non si sa ancora perché e anche se i rapporti dell'Oms con la Cina all'inizio della pandemia non erano granché chiari. Il meglio di tutti, vedrete, sarà quello di Bill Gates, a cui l'Italia ha dato soldi. Intanto, vediamo via tivù i gioiosi assembramenti nelle piscine di Wuhan, dove nessuno sa nuotare, visto che hanno tutti il salvagente a ciambella ai fianchi. Ma che cosa sappiamo, davvero, di quel pianeta?<br />Qualcosa che il regime cerca di nascondere, sì, trapela e si sa delle repressioni contro i dissidenti di Hong Kong, contro i cattolici fedeli a Roma, contro i seguaci del Falun Gong; si sa del sistema schiavistico dei «laogai», l'arcipelago di campi di concentramento in cui i detenuti lavorano gratis e sostengono l'export a costo zero che invade il mondo di prodotti a prezzo stracciato. Ma quasi nessuno sa come funziona davvero il singolare «comunismo di mercato» cinese. Per esempio, è vero che oggi la Cina produce qualche miliardario e che almeno duecento milioni di cinesi hanno un potere d'acquisto pari a quello occidentale; meno noto è che tutti gli altri (cioè, l'altro miliardo e rotti) vivono nella miseria più nera. Se in metropoli come Shanghai il salario medio si aggira all'incirca sui duecento euro mensili, nelle campagne circostanti di euro se ne guadagnano solo ventotto. Per giunta, anche nelle città decine di milioni di emigranti (che lasciano le campagne per fame) lavorano senza misure di sicurezza e senza orario per una trentina di euro al mese. Solo il dieci per cento dei lavoratori può vantare un regolare contratto con paga continua. Infatti, pare che molti datori di lavoro falsifichino le ricevute e non paghino i salari con il pretesto di saldarli semestralmente (cosa che poi non sempre avviene). Coloro che, non avendo ricevuto la paga, non possono tornare ai loro villaggi a festeggiare il capodanno cinese, spesso si suicidano per la vergogna. Qualcuno cerca di farsi giustizia da sé ma una efficientissima polizia interviene e la magistratura non va per il sottile nell'infliggere, com'è noto, la pena di morte (con la spesa del proiettile -usato per il colpo alla nuca - a carico dei familiari del condannato).<br />Scoppiano ogni anno decine di migliaia di tumulti in tutto il Paese, corredati da scontri con la polizia. Operai, contadini, pensionati e perfino ex militari si sono visti spogliati di ogni cosa a beneficio di segretari di partito e dirigenti di industrie o banche. Ma lo si viene a sapere solo quando è in atto una «guerra alla corruzione», cioè un rimescolamento di carte all'interno del potere. Anche l'istruzione, fiore all'occhiello del «grande balzo in avanti» maoista, langue: i figli dei contadini che non possono permettersi le tasse scolastiche mollano la scuola dell'obbligo. Sul versante religioso si sa come stanno le cose. Tuttavia, il regime ha da qualche tempo deciso di incoraggiare il solo confucianesimo, perché predica il sacrificio per il bene comune e la sottomissione ai governanti. Però neanche i cinesi sono scemi e quando vedono i pezzi grossi del partito, pur condannati per corruzione, godersi lussuosi arresti domiciliari mentre il popolo bue finisce alla forca, si arrabbiano.<br />Il fatto è che il regime tiene la guardia sempre alta nei confronti di coloro che potrebbero capeggiare le proteste: dissidenti, giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti umani, leader religiosi. Periodicamente, non pochi esponenti di queste categorie conoscono il carcere e la «rieducazione». Purtroppo non sono molti. Il fatto è che per millenni i cinesi sono stati abituati a pensare i «diritti» come qualcosa di graziosamente concesso dall'imperatore. Sopra il quale non c'era altro. Infatti, l'ideogramma che lo rappresenta ha una linea orizzontale in cima: il cielo. Cioè, sopra l'imperatore non c'era nulla, l'imperatore era l'unico dio. Da qui il pratico ateismo dei cinesi e l'abitudine alla sottomissione allo Stato. Forse l'Occidente potrà davvero fare qualcosa per la Cina (e per se stesso) se, come un tempo in Africa, si farà precedere dai missionari.<br /> <br />Titolo originale: Cina, il Paese sconosciuto in cui si adora lo Stato<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 680]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40638230</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 18:58:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40638230/cina_il_paese_sconosciuto_in_cui_si_adora_lo_stato.mp3" length="5827186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6265&#13;
&#13;
CINA, IL PAESE SCONOSCIUTO IN CUI SI ADORA LO STATO di Rino Cammilleri&#13;
Il vaccino di Putin? Coro internazionale di «no». Quello cinese? Meglio, anche se non si sa ancora perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6265" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6265</a><br /><br />CINA, IL PAESE SCONOSCIUTO IN CUI SI ADORA LO STATO di Rino Cammilleri<br />Il vaccino di Putin? Coro internazionale di «no». Quello cinese? Meglio, anche se non si sa ancora perché e anche se i rapporti dell'Oms con la Cina all'inizio della pandemia non erano granché chiari. Il meglio di tutti, vedrete, sarà quello di Bill Gates, a cui l'Italia ha dato soldi. Intanto, vediamo via tivù i gioiosi assembramenti nelle piscine di Wuhan, dove nessuno sa nuotare, visto che hanno tutti il salvagente a ciambella ai fianchi. Ma che cosa sappiamo, davvero, di quel pianeta?<br />Qualcosa che il regime cerca di nascondere, sì, trapela e si sa delle repressioni contro i dissidenti di Hong Kong, contro i cattolici fedeli a Roma, contro i seguaci del Falun Gong; si sa del sistema schiavistico dei «laogai», l'arcipelago di campi di concentramento in cui i detenuti lavorano gratis e sostengono l'export a costo zero che invade il mondo di prodotti a prezzo stracciato. Ma quasi nessuno sa come funziona davvero il singolare «comunismo di mercato» cinese. Per esempio, è vero che oggi la Cina produce qualche miliardario e che almeno duecento milioni di cinesi hanno un potere d'acquisto pari a quello occidentale; meno noto è che tutti gli altri (cioè, l'altro miliardo e rotti) vivono nella miseria più nera. Se in metropoli come Shanghai il salario medio si aggira all'incirca sui duecento euro mensili, nelle campagne circostanti di euro se ne guadagnano solo ventotto. Per giunta, anche nelle città decine di milioni di emigranti (che lasciano le campagne per fame) lavorano senza misure di sicurezza e senza orario per una trentina di euro al mese. Solo il dieci per cento dei lavoratori può vantare un regolare contratto con paga continua. Infatti, pare che molti datori di lavoro falsifichino le ricevute e non paghino i salari con il pretesto di saldarli semestralmente (cosa che poi non sempre avviene). Coloro che, non avendo ricevuto la paga, non possono tornare ai loro villaggi a festeggiare il capodanno cinese, spesso si suicidano per la vergogna. Qualcuno cerca di farsi giustizia da sé ma una efficientissima polizia interviene e la magistratura non va per il sottile nell'infliggere, com'è noto, la pena di morte (con la spesa del proiettile -usato per il colpo alla nuca - a carico dei familiari del condannato).<br />Scoppiano ogni anno decine di migliaia di tumulti in tutto il Paese, corredati da scontri con la polizia. Operai, contadini, pensionati e perfino ex militari si sono visti spogliati di ogni cosa a beneficio di segretari di partito e dirigenti di industrie o banche. Ma lo si viene a sapere solo quando è in atto una «guerra alla corruzione», cioè un rimescolamento di carte all'interno del potere. Anche l'istruzione, fiore all'occhiello del «grande balzo in avanti» maoista, langue: i figli dei contadini che non possono permettersi le tasse scolastiche mollano la scuola dell'obbligo. Sul versante religioso si sa come stanno le cose. Tuttavia, il regime ha da qualche tempo deciso di incoraggiare il solo confucianesimo, perché predica il sacrificio per il bene comune e la sottomissione ai governanti. Però neanche i cinesi sono scemi e quando vedono i pezzi grossi del partito, pur condannati per corruzione, godersi lussuosi arresti domiciliari mentre il popolo bue finisce alla forca, si arrabbiano.<br />Il fatto è che il regime tiene la guardia sempre alta nei confronti di coloro che potrebbero capeggiare le proteste: dissidenti, giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti umani, leader religiosi. Periodicamente, non pochi esponenti di queste categorie conoscono il carcere e la «rieducazione». Purtroppo non sono molti. Il fatto è che per millenni i cinesi sono stati abituati a pensare i «diritti» come qualcosa di graziosamente concesso dall'imperatore. Sopra il quale non c'era altro....]]></itunes:summary><itunes:duration>365</itunes:duration><itunes:keywords>adorazione,cina,stato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a91c2ceccb341c3a62b42b14eaea248c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Su TV 2000 film sconvenienti e diseducativi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/su-tv-2000-film-sconvenienti-e-diseducativi--37943259</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=673</a><br /><br />SU TV 2000 FILM SCONVENIENTI E DISEDUCATIVI di Rino Cammilleri<br />Per la Festa della Donna la tivù dei vescovi, Tv2000, ha creduto di far cosa gradita mandando in onda in prime time un film singolare che, suppongo, è stato stimato come educativo. Infatti, si intitola proprio An Education, «un'educazione», ed è la seconda volta che tale tivù lo trasmette, il che testimonia della sua supposta validità.<br />Innanzitutto, presentiamolo: tratto dall'autobiografia della giornalista inglese Lynn Barber e diretto nel 2009 dal regista Lone Scherfig. Voi direte: e chi sono? Il fatto è che per la sceneggiatura si è scomodato il bestsellerista Nick Hornby ed è interpretato da calibri come Rosamund Pike, Emma Thompson, Alfred Molina. Aggiungiamo tre candidature all'Oscar. Dunque, un signor film. Quel che lascia perplessi è la storia. Si svolge a Londra nel 1961 (teniamo a mente la data). La protagonista è una ragazzina di sedici anni che frequenta il liceo, in divisa come tutte all'epoca in Inghilterra. È ammaliata dall'esistenzialismo francese, le canzoni di Jacques Brel e Juliette Greco, quella roba che, da noi, ha forgiato i Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli. Sogna Parigi ed ha tutte le voglie di una adolescente, riassumibili in una sola: divertirsi. Figlia unica, i suoi sognano per lei un avvenire sicuro: l'università, un buon matrimonio.<br />Si chiama Jenny e si è presa l'impegno di perdere la verginità per il suo diciassettesimo compleanno. Ecco, già qui qualcosa comincia a stonare. Siamo, ripeto, nel 1961, e a quel tempo solo agli esistenzialisti poteva venire in mente una cosa del genere, ma era fin troppo osée per una borghesuccia inglese post-vittoriana. Dunque, improbabile, ma concediamo che la giornalista autobiografata abbia davvero avuto un'adolescenza spregiudicata. Però nel film la cosa viene presentata come abbastanza pacifica per Jenny e le sue compagne, e fa un po' specie vedersela spiattellare su quel canale.<br />Ma il bello deve ancora venire. Jenny viene adescata da un adulto piacente e suadente, uno che ha almeno il doppio dei suoi anni e con il suo savoir faire riesce ad ammaliare i genitori di lei, che gli permettono di frequentarla. Sembra un buon partito, ha i soldi, bella macchina, buona educazione. Naturalmente, tutto il liceo viene a saperlo e la preside ammonisce Jenny a non ledere il buon nome della scuola. Ma lei è ormai cotta. Va addirittura con lui a Parigi, il suo sogno. La prima notte in albergo gli spiega che bisogna aspettare il compleanno (manca poco) e, su richiesta, si lascia almeno vedere nuda. Ed è a questo punto che uno si chiede se sta guardando la tivù dei vescovi o il canale 26, Cielo. Jenny è ormai coinvolta: lui turlupina i genitori di lei dicendo che è amico di Clive S. Lewis e porterà Jenny a casa dello scrittore per una copia di Le Cronache di Narnia con dedica. È una scusa per passare la notte fuori, e Jenny gli tiene bordone. Poi Jenny scopre che i soldi, lui, li fa rubando e turlupinando in modo indegno le vecchiette: affitta appartamenti a famiglie di africani, poi compra per quattro soldi la casa accanto, la cui proprietaria, una vecchietta sola, adesso ha paura. Jenny accetta tranquillamente tutto e il giorno del compleanno adempie al suo voto. Poiché, ovviamente, a scuola sanno tutto, la preside la butta fuori. Ma lui le propone il matrimonio. I genitori acconsentono, visto che nulla sanno. Solo per caso lei si accorge che lui è già sposato con figli. Non solo. Non è la prima volta che circuisce ragazzine.<br />Naturalmente, i genitori se la prendono con lei. E lei - (sic!) - ribalta l'accusa: dovevano prestare più attenzione loro; se non fossero stati così borghesi (l'università, il buon partito…) nulla di male sarebbe successo. Qui finisce il film e qui uno si chiede: qual è l'«educazione» che secondo la tivù dei vescovi dovremmo prendere a esempio? Boh.<br /> <br />Titolo originale: La cattiva educazione sulla tv dei vescovi<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-03-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 673]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37943259</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:40:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37943259/su_tv_2000_film_sconvenienti_e_diseducativi.mp3" length="5227832" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=673&#13;
&#13;
SU TV 2000 FILM SCONVENIENTI E DISEDUCATIVI di Rino Cammilleri&#13;
Per la Festa della Donna la tivù dei vescovi, Tv2000, ha creduto di far cosa gradita mandando in onda in prime time...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=673</a><br /><br />SU TV 2000 FILM SCONVENIENTI E DISEDUCATIVI di Rino Cammilleri<br />Per la Festa della Donna la tivù dei vescovi, Tv2000, ha creduto di far cosa gradita mandando in onda in prime time un film singolare che, suppongo, è stato stimato come educativo. Infatti, si intitola proprio An Education, «un'educazione», ed è la seconda volta che tale tivù lo trasmette, il che testimonia della sua supposta validità.<br />Innanzitutto, presentiamolo: tratto dall'autobiografia della giornalista inglese Lynn Barber e diretto nel 2009 dal regista Lone Scherfig. Voi direte: e chi sono? Il fatto è che per la sceneggiatura si è scomodato il bestsellerista Nick Hornby ed è interpretato da calibri come Rosamund Pike, Emma Thompson, Alfred Molina. Aggiungiamo tre candidature all'Oscar. Dunque, un signor film. Quel che lascia perplessi è la storia. Si svolge a Londra nel 1961 (teniamo a mente la data). La protagonista è una ragazzina di sedici anni che frequenta il liceo, in divisa come tutte all'epoca in Inghilterra. È ammaliata dall'esistenzialismo francese, le canzoni di Jacques Brel e Juliette Greco, quella roba che, da noi, ha forgiato i Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli. Sogna Parigi ed ha tutte le voglie di una adolescente, riassumibili in una sola: divertirsi. Figlia unica, i suoi sognano per lei un avvenire sicuro: l'università, un buon matrimonio.<br />Si chiama Jenny e si è presa l'impegno di perdere la verginità per il suo diciassettesimo compleanno. Ecco, già qui qualcosa comincia a stonare. Siamo, ripeto, nel 1961, e a quel tempo solo agli esistenzialisti poteva venire in mente una cosa del genere, ma era fin troppo osée per una borghesuccia inglese post-vittoriana. Dunque, improbabile, ma concediamo che la giornalista autobiografata abbia davvero avuto un'adolescenza spregiudicata. Però nel film la cosa viene presentata come abbastanza pacifica per Jenny e le sue compagne, e fa un po' specie vedersela spiattellare su quel canale.<br />Ma il bello deve ancora venire. Jenny viene adescata da un adulto piacente e suadente, uno che ha almeno il doppio dei suoi anni e con il suo savoir faire riesce ad ammaliare i genitori di lei, che gli permettono di frequentarla. Sembra un buon partito, ha i soldi, bella macchina, buona educazione. Naturalmente, tutto il liceo viene a saperlo e la preside ammonisce Jenny a non ledere il buon nome della scuola. Ma lei è ormai cotta. Va addirittura con lui a Parigi, il suo sogno. La prima notte in albergo gli spiega che bisogna aspettare il compleanno (manca poco) e, su richiesta, si lascia almeno vedere nuda. Ed è a questo punto che uno si chiede se sta guardando la tivù dei vescovi o il canale 26, Cielo. Jenny è ormai coinvolta: lui turlupina i genitori di lei dicendo che è amico di Clive S. Lewis e porterà Jenny a casa dello scrittore per una copia di Le Cronache di Narnia con dedica. È una scusa per passare la notte fuori, e Jenny gli tiene bordone. Poi Jenny scopre che i soldi, lui, li fa rubando e turlupinando in modo indegno le vecchiette: affitta appartamenti a famiglie di africani, poi compra per quattro soldi la casa accanto, la cui proprietaria, una vecchietta sola, adesso ha paura. Jenny accetta tranquillamente tutto e il giorno del compleanno adempie al suo voto. Poiché, ovviamente, a scuola sanno tutto, la preside la butta fuori. Ma lui le propone il matrimonio. I genitori acconsentono, visto che nulla sanno. Solo per caso lei si accorge che lui è già sposato con figli. Non solo. Non è la prima volta che circuisce ragazzine.<br />Naturalmente, i genitori se la prendono con lei. E lei - (sic!) - ribalta l'accusa: dovevano prestare più attenzione loro; se non fossero stati così borghesi (l'università, il buon partito…) nulla di male sarebbe successo. Qui finisce il film e qui uno si chiede: qual è l'«educazione» che secondo la...]]></itunes:summary><itunes:duration>327</itunes:duration><itunes:keywords>cei,diseducativo,trasmissione,tv2000</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d5de546d2b2a66e0a69640c50168f926.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mr. Jones, il film verità sull'Ucraina (e non solo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mr-jones-il-film-verita-sull-ucraina-e-non-solo--37942768</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6179" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6179</a><br /><br />MR. JONES, IL FILM VERITA' SULL'UCRAINA (E NON SOLO) di Rino Cammilleri<br />C'è un film che presumibilmente non vedremo mai in Italia. Perché? Perché è anticomunista. Io stesso ho dovuto avventurosamente cercarlo su internet in lingua originale, per fortuna sottotitolato. Nel caso non riusciate a trovarlo ve lo racconto. E' una produzione britannico- polacco-ucraina e si intitola Mr. Jones. E' la storia, vera, di un giornalista gallese freelance, Gareth Jones, che nel 1933 riuscì a intervistare, primo straniero, Hitler. La cosa gli valse una temporanea collaborazione con lo staff del premier inglese Lloyd George, subito revocata quando il Nostro palesò l'intenzione di fare il bis intervistando Stalin. No, in quel momento l'Urss era un partner commerciale e, imperante la crisi finanziaria di Wall Street, il Regno Unito ne aveva gran bisogno. Ma il gallese è cocciuto. Si chiede, infatti, come possa l'Urss procedere nell'industrializzazione a marce forzate visto che il resto del mondo è in bolletta; dove prende i soldi Stalin?<br />Così, truccando un po' le carte, va a Mosca. Qui scopre che un suo famoso collega americano, Klebb, è stato appena ucciso in una rapina. Quattro colpi nella schiena: «rapina»? Jones riesce a capire che quello voleva vederci chiaro sull'Ucraina, che tutti quelli che intervista definiscono «l'oro di Stalin». Cioè, il grano, di cui l'Ucraina è una vera miniera e che Stalin vende all'estero. Fingendosi ancora «segretario» di Lloyd George, parte per l'Ucraina. Ma è accompagnato: gli faranno vedere un «villaggio Potemkin», cioè quel che vogliono. Sul treno riesce a defilarsi e va nel vagone bestiame. Qui c'è una massa di derelitti che lo guarda famelica mangiare un'arancia e poi si avventa sulle bucce. Jones scende a metà corsa e vaga nella neve. Vede i cadaveri morti per fame, assiste a episodi di cannibalismo e, infine, il grano ammassato su camion diretti a Mosca.<br />Ecco cos'è l'«oro di Stalin»: un dumping, requisire tutto il raccolto per venderlo all'estero e cavarne valuta pregiata. Per gli ucraini è l'Holodomor, la prima carestia artificiale della storia, decine di milioni di morti. Il corrispondente del New York Times a Mosca, Walter Duranty, già premio Pulitzer, sa tutto, ma agli americani fa sapere il contrario. Jones viene catturato: lo rilasceranno a patto che faccia lo stesso, altrimenti sei ingegneri inglesi che lavorano a una centrale elettrica in cooperazione saranno fucilati. Lui va da Lloyd George e quello allarga le braccia: il Paese è in crisi economica, non si può fare i difficili. Jones scrive la verità su un giornale di provincia, ma viene beffeggiato e cacciato. Ma il grande editore americano Hearst, in vacanza in Galles, gli dà retta perché il defunto Klebb era un suo giornalista.<br />Finalmente, tutti i giornali del gruppo Hearst pubblicano la verità sull'Ucraina, deludendo tutti quei radical chic statunitensi che plaudivano all'«esperimento» sovietico. E anche quegli industriali che con Stalin facevano affari. Duranty resta al suo posto, da dove continua a illudere i suoi lettori sui «miracoli» dei piani quinquennali. Uno di questi illusi è Eric Arthur Blair, che Jones incontra e informa. Il giornalista, colpito, col nom de plume di George Orwell scrive La fattoria degli animali. Jones, diventato famoso come inviato, cessa la sua carriera nella Mongolia, dove si trova per un reportage. Stalin ha la memoria lunga e Jones fa la fine di Klebb. Non ha ancora trent'anni. Il film, diretto da Agniezska Holland, è molto ben fatto e, dunque, angosciante. L'attore che fa Duranty è Peter Skargaard, che noi lettori della Bussola conosciamo come il viscido seduttore di An Education. Ah, fu proprio il Duranty vero a convincere il presidente americano Roosevelt a riconoscere l'Unione Sovietica.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto e mezzo) si può vedere il trailer in inglese del film "Mr. Jones" sulla vita del giornalista gallese che nel 1933 riuscì a intervistare Hitler.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37942768</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:30:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37942768/mr_jones_il_film_verit_sullucraina_e_non_solo.mp3" length="5050199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6179&#13;
&#13;
MR. JONES, IL FILM VERITA' SULL'UCRAINA (E NON SOLO) di Rino Cammilleri&#13;
C'è un film che presumibilmente non vedremo mai in Italia. Perché? Perché è anticomunista. Io stesso ho...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6179" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6179</a><br /><br />MR. JONES, IL FILM VERITA' SULL'UCRAINA (E NON SOLO) di Rino Cammilleri<br />C'è un film che presumibilmente non vedremo mai in Italia. Perché? Perché è anticomunista. Io stesso ho dovuto avventurosamente cercarlo su internet in lingua originale, per fortuna sottotitolato. Nel caso non riusciate a trovarlo ve lo racconto. E' una produzione britannico- polacco-ucraina e si intitola Mr. Jones. E' la storia, vera, di un giornalista gallese freelance, Gareth Jones, che nel 1933 riuscì a intervistare, primo straniero, Hitler. La cosa gli valse una temporanea collaborazione con lo staff del premier inglese Lloyd George, subito revocata quando il Nostro palesò l'intenzione di fare il bis intervistando Stalin. No, in quel momento l'Urss era un partner commerciale e, imperante la crisi finanziaria di Wall Street, il Regno Unito ne aveva gran bisogno. Ma il gallese è cocciuto. Si chiede, infatti, come possa l'Urss procedere nell'industrializzazione a marce forzate visto che il resto del mondo è in bolletta; dove prende i soldi Stalin?<br />Così, truccando un po' le carte, va a Mosca. Qui scopre che un suo famoso collega americano, Klebb, è stato appena ucciso in una rapina. Quattro colpi nella schiena: «rapina»? Jones riesce a capire che quello voleva vederci chiaro sull'Ucraina, che tutti quelli che intervista definiscono «l'oro di Stalin». Cioè, il grano, di cui l'Ucraina è una vera miniera e che Stalin vende all'estero. Fingendosi ancora «segretario» di Lloyd George, parte per l'Ucraina. Ma è accompagnato: gli faranno vedere un «villaggio Potemkin», cioè quel che vogliono. Sul treno riesce a defilarsi e va nel vagone bestiame. Qui c'è una massa di derelitti che lo guarda famelica mangiare un'arancia e poi si avventa sulle bucce. Jones scende a metà corsa e vaga nella neve. Vede i cadaveri morti per fame, assiste a episodi di cannibalismo e, infine, il grano ammassato su camion diretti a Mosca.<br />Ecco cos'è l'«oro di Stalin»: un dumping, requisire tutto il raccolto per venderlo all'estero e cavarne valuta pregiata. Per gli ucraini è l'Holodomor, la prima carestia artificiale della storia, decine di milioni di morti. Il corrispondente del New York Times a Mosca, Walter Duranty, già premio Pulitzer, sa tutto, ma agli americani fa sapere il contrario. Jones viene catturato: lo rilasceranno a patto che faccia lo stesso, altrimenti sei ingegneri inglesi che lavorano a una centrale elettrica in cooperazione saranno fucilati. Lui va da Lloyd George e quello allarga le braccia: il Paese è in crisi economica, non si può fare i difficili. Jones scrive la verità su un giornale di provincia, ma viene beffeggiato e cacciato. Ma il grande editore americano Hearst, in vacanza in Galles, gli dà retta perché il defunto Klebb era un suo giornalista.<br />Finalmente, tutti i giornali del gruppo Hearst pubblicano la verità sull'Ucraina, deludendo tutti quei radical chic statunitensi che plaudivano all'«esperimento» sovietico. E anche quegli industriali che con Stalin facevano affari. Duranty resta al suo posto, da dove continua a illudere i suoi lettori sui «miracoli» dei piani quinquennali. Uno di questi illusi è Eric Arthur Blair, che Jones incontra e informa. Il giornalista, colpito, col nom de plume di George Orwell scrive La fattoria degli animali. Jones, diventato famoso come inviato, cessa la sua carriera nella Mongolia, dove si trova per un reportage. Stalin ha la memoria lunga e Jones fa la fine di Klebb. Non ha ancora trent'anni. Il film, diretto da Agniezska Holland, è molto ben fatto e, dunque, angosciante. L'attore che fa Duranty è Peter Skargaard, che noi lettori della Bussola conosciamo come il viscido seduttore di An Education. Ah, fu proprio il Duranty vero a convincere il presidente americano Roosevelt a riconoscere l'Unione Sovietica.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>hitler,jones,mr.,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e114654626d456222c72357744fb962.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Battaglie ed eroi (sconfitti) del Risorgimento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/battaglie-ed-eroi-sconfitti-del-risorgimento--37940979</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6208" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6208</a><br /><br />BATTAGLIE ED EROI (SCONFITTI) DEL RISORGIMENTO di Rino Cammilleri<br />Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento (che Gramsci chiamava «cosiddetto» e, per opposti motivi, anche noi) ed è, secondo il suo stile, una dettagliata narrazione di uomini, fatti e battaglie. Soprattutto queste ultime, perché l'autore, esperto di storia militare, è andato personalmente sui luoghi in cui si sono svolte. Addio mia bella addio. Battaglie ed eroi (sconfitti) del Risorgimento (Ares, pp. 400, €. 18) si apre, naturalmente, col 1848, anno delle insurrezioni nazionalistiche e liberali in tutta Europa, e le famose Cinque Giornate di Milano.<br />Qui effettivamente il popolo aveva motivo di ribellarsi a un impero austro-ungarico che calcava la mano sugli operosi lombardi e veneti per usare il ricavato in altre zone dell'impero. La scintilla fu una processione di saluto al nuovo arcivescovo, italiano, che aveva sostituito il precedente austriaco. Poiché era la seconda, le autorità mangiarono la foglia e «la processione venne caricata dai poliziotti, italiani, comandati dal conte Luigi Bolza».<br />Italiani. Vabbè, il resto è la storia, effettivamente, eroica che tutti conoscono. Ma per noi è facile dire, col senno del poi, che forse per i milanesi era meglio la padella imperiale che la brace piemontese. Giustamente, nel secolo romantico le parole magiche Patria e Italia-agli-italiani facevano vibrare i giovani cuori (v. inno nazionale). Ma ci sarà pur stato qualcuno, all'epoca, che si sia chiesto se è meglio essere governati da un capace e onesto straniero che da un pessimo connazionale.<br />Vabbè, ai soliti posteri l'ardua sentenza. L'autore è impressionato (giustamente) dal fervore di tanti volontari che andarono a morire per un ideale. Molti di questi insorti e poi garibaldini non erano affatto dei mangiapreti, ma dalle lettere che hanno lasciato emergono religiosità insospettate. Come Luciano Manara, il cui cattolicesimo però non gli impedì di combattere per sostituire il Papa con Mazzini e rendersi, di fatto, complice di serialkiller di monaci come Callimaco Zambianchi.<br />L'abnegazione e l'eroismo sono commoventi, certo, ma è la Causa che distingue l'eroe dal criminale, come dice sant'Agostino, ed è il motivo per cui non ammiriamo Che Guevara o i giovani delle SS. La propaganda ha sempre fatto leva proprio sui giovani, e per evidenti motivi. E la propaganda ideologica l'hanno inventata i giacobini. Detto questo, ogni elogio deve andare al libro di Leoni che, finalmente, permette di vedere come al cinema quel che i più anziani tra noi hanno mandato a memoria alle elementari.<br />Personalmente, nel 1960, per il centenario fui precettato coi miei compagni di scuola per marciare in camicia rossa e festeggiare l'inizio di quella che giustamente Leoni chiama «guerra civile» tra sudisti e nordisti piemontesi. Il «Corriere dei Piccoli» riempiva paginate di soldatini da ritagliare, austriaci, bersaglieri e garibaldini, Radetzky, Gyulaj, Bixio (che pur aveva un fratello gesuita, cappellano dei Confederati americani). Per fortuna, cresciuto, qualcuno mi insinuò il dubbio che forse stavo sbagliando Causa.<br />Ma torniamo al libro, dove troviamo che, nelle guerre per l'indipendenza dagli Asburgo e la dipendenza dai Savoia, i «lombardi, veneti e trentini» con la bianca divisa asburgica «si erano distinti spesso per disciplina e aggressività contro gli altri italiani». Mentre l'incompetenza dell'altra sponda mandava giovani romantici e generosi senza neanche le mappe del territorio (come ricorda Messori nella biografia, il capitano Faà di Bruno dovette comprarne di tasca sua).<br />Per gli appassionati, troviamo chicche come un Daniele Manin che deve scappare dalle fucilate dei suoi e la rivolta di Genova: «soldati piemontesi si scatenarono sulla città mettendola a sacco, con furti, rapine, stupri, pestaggi e omicidi». La parte migliore dell'opera sta nelle battaglie, descritte in presa diretta con competenza quasi professionale. Il resto è la storia della partecipazione italica al secolo del romanticismo, con le sue parole d'ordine coniate in chissà quale latebra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37940979</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:25:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37940979/battaglie_ed_eroi_sconfitti_del_risorgimento.mp3" length="5595391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6208&#13;
&#13;
BATTAGLIE ED EROI (SCONFITTI) DEL RISORGIMENTO di Rino Cammilleri&#13;
Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento (che Gramsci chiamava «cosiddetto» e, per opposti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6208" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6208</a><br /><br />BATTAGLIE ED EROI (SCONFITTI) DEL RISORGIMENTO di Rino Cammilleri<br />Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento (che Gramsci chiamava «cosiddetto» e, per opposti motivi, anche noi) ed è, secondo il suo stile, una dettagliata narrazione di uomini, fatti e battaglie. Soprattutto queste ultime, perché l'autore, esperto di storia militare, è andato personalmente sui luoghi in cui si sono svolte. Addio mia bella addio. Battaglie ed eroi (sconfitti) del Risorgimento (Ares, pp. 400, €. 18) si apre, naturalmente, col 1848, anno delle insurrezioni nazionalistiche e liberali in tutta Europa, e le famose Cinque Giornate di Milano.<br />Qui effettivamente il popolo aveva motivo di ribellarsi a un impero austro-ungarico che calcava la mano sugli operosi lombardi e veneti per usare il ricavato in altre zone dell'impero. La scintilla fu una processione di saluto al nuovo arcivescovo, italiano, che aveva sostituito il precedente austriaco. Poiché era la seconda, le autorità mangiarono la foglia e «la processione venne caricata dai poliziotti, italiani, comandati dal conte Luigi Bolza».<br />Italiani. Vabbè, il resto è la storia, effettivamente, eroica che tutti conoscono. Ma per noi è facile dire, col senno del poi, che forse per i milanesi era meglio la padella imperiale che la brace piemontese. Giustamente, nel secolo romantico le parole magiche Patria e Italia-agli-italiani facevano vibrare i giovani cuori (v. inno nazionale). Ma ci sarà pur stato qualcuno, all'epoca, che si sia chiesto se è meglio essere governati da un capace e onesto straniero che da un pessimo connazionale.<br />Vabbè, ai soliti posteri l'ardua sentenza. L'autore è impressionato (giustamente) dal fervore di tanti volontari che andarono a morire per un ideale. Molti di questi insorti e poi garibaldini non erano affatto dei mangiapreti, ma dalle lettere che hanno lasciato emergono religiosità insospettate. Come Luciano Manara, il cui cattolicesimo però non gli impedì di combattere per sostituire il Papa con Mazzini e rendersi, di fatto, complice di serialkiller di monaci come Callimaco Zambianchi.<br />L'abnegazione e l'eroismo sono commoventi, certo, ma è la Causa che distingue l'eroe dal criminale, come dice sant'Agostino, ed è il motivo per cui non ammiriamo Che Guevara o i giovani delle SS. La propaganda ha sempre fatto leva proprio sui giovani, e per evidenti motivi. E la propaganda ideologica l'hanno inventata i giacobini. Detto questo, ogni elogio deve andare al libro di Leoni che, finalmente, permette di vedere come al cinema quel che i più anziani tra noi hanno mandato a memoria alle elementari.<br />Personalmente, nel 1960, per il centenario fui precettato coi miei compagni di scuola per marciare in camicia rossa e festeggiare l'inizio di quella che giustamente Leoni chiama «guerra civile» tra sudisti e nordisti piemontesi. Il «Corriere dei Piccoli» riempiva paginate di soldatini da ritagliare, austriaci, bersaglieri e garibaldini, Radetzky, Gyulaj, Bixio (che pur aveva un fratello gesuita, cappellano dei Confederati americani). Per fortuna, cresciuto, qualcuno mi insinuò il dubbio che forse stavo sbagliando Causa.<br />Ma torniamo al libro, dove troviamo che, nelle guerre per l'indipendenza dagli Asburgo e la dipendenza dai Savoia, i «lombardi, veneti e trentini» con la bianca divisa asburgica «si erano distinti spesso per disciplina e aggressività contro gli altri italiani». Mentre l'incompetenza dell'altra sponda mandava giovani romantici e generosi senza neanche le mappe del territorio (come ricorda Messori nella biografia, il capitano Faà di Bruno dovette comprarne di tasca sua).<br />Per gli appassionati, troviamo chicche come un Daniele Manin che deve scappare dalle fucilate dei suoi e la rivolta di Genova: «soldati piemontesi si scatenarono sulla città mettendola a sacco, con...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>alberto,eroi,leoni,risorgimento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2ce3da32d4df032257d1c32bec51b939.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I due papi, il film di Netflix ideologico e... ridicolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-due-papi-il-film-di-netflix-ideologico-e-ridicolo--37940860</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6180" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6180</a><br /><br />I DUE PAPI, IL FILM DI NETFLIX IDEOLOGICO E... RIDICOLO di Rino Cammilleri<br />Cominciano i titoli e già si sente una voce che narra «Francesco, va' e ripara la mia chiesa». E qui uno potrebbe anche andarsene, perché ha già capito dove si vuole andare a parare. Il finale è in stile: Bergoglio, appena eletto papa, rifiuta la tradizionale porpora con queste parole: «Il carnevale è finito». Infatti, come sappiamo, poi comincia quello della Pachamama. Stiamo parlando del film I due Papi con Anthony Hopkins (Benedetto XVI) e Jonathan Pryce (Francesco), quest'ultimo somigliantissimo.<br />E' un film Netflix, che sotto Natale fa il paio col Gesù omosex de La prima tentazione di Cristo (che fa il verso all'«ultima» di Scorsese) e che allinea Netflix al politicamente corretto. Per risparmiarvene la visione diciamo subito che il film spiega tutti misteri: Ratzinger si è dimesso perché ispirato da Dio a lasciare il posto a Bergoglio. <br />Sì, la Chiesa «dei divieti» ha bisogno di una svecchiata e deve cominciare quella dei permessi, delle liberalizzazioni e degli sdoganamenti. Il popolo non ne può più. <br />Infatti, tutte le volte che il cardinal Bergoglio si mischia alla gente al bar o per strada si sente dire che Benedetto XVI è «un nazista». Poi, curiosamente, durante un colloquio a quattr'occhi quasi rimprovera Ratzinger di avere gestito al vecchio modo la pratica di un ecclesiastico pedofilo. Gran parte della trama è una serie di flashback in cui si mostra un giovane Bergoglio troppo arrendevole con la dittatura anticomunista argentina.<br />E' in buonissima fede, ma ecco spiegato anche questo mistero, cioè perché papa Francesco in sette anni è stato dappertutto ma non è mai tornato nella sua patria: sarebbe malamente accolto dai preti «della liberazione» e dalla gente orbata di un futuro alla Cile di Allende. E giù inserti del muro tra Stati Uniti e Messico (non c'entra, ma la tentazione di dare una botta anche a Trump era forte). Appena eletto, in Cappella Sistina, a Bergoglio viene raccomandato di non dimenticarsi dei poveri, altra stilettata alla Chiesa di Ratzinger che, come tutti sanno, dei poveri non si è mai occupata.E giù statistiche un tanto al chilo: il 20% dell'umanità sfrutta tutti gli altri e pure le generazioni future, la famosa «economia che uccide». Per fortuna è arrivato Robin Hood. Il colloquio-scontro tra Benedetto XVI e il cardinale che viene dalle favelas (così nel film) comincia con la richiesta di dimissioni da parte di quest'ultimo. Perché? Perché, è inutile, «le riforme» nella Chiesa non saranno mai fatte. E poi: Ratzinger privo di senso dell'umorismo perché non capisce le barzellette che l'altro gli racconta, quest'ultimo che fischietta Dancing Queen degli Abba (invito alla discoteca rivolto alle adolescenti) e quello, retrivo, che gli chiede che inno è; l'argentino ama il calcio e il tedesco solo la musica classica; insomma la Chiesa preconciliare chiusa al soffio dello Spirito.Che poi, nel film, sarebbe un taglia-e-cuci di slogan: ponti e non muri, accoglienza, no ai formalismi, eucarestia medicina per peccatori e non premio per perfetti, apertura ai tempi che cambiano. A un certo punto, come a mettere la firma, viene inserito il canto di Bella ciao in versione quartetto d'archi. Happy end: i due papi guardano la partita Germania-Argentina alla tivù. La vecchia Chiesa e la nuova si sono riconciliate.Nel senso che la vecchia si è finalmente tolta di torno e ha capito qual sia il vero cristianesimo. A proposito: i cineasti non leggono la Bussola, sennò non avrebbero messo una Fanta in mano ai due mentre mangiano la pizza (la sigla fu inventata in tempi di autarchia bellica tedesca, come il maggiolino Volkswagen). La performance dei due attori è superlativa, certo, ma l'unica battuta che val la pena di conservare di tutto il film è questa: chi sposa un'epoca resta vedovo nella successiva.<br /> <br />Titolo originale: Operazione due papi: colpire Ratzinger un tanto al chilo<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-12-2019<br />Pubblicato su BastaBugie n. 673]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37940860</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:20:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37940860/i_due_papi_il_film_di_netflix_ideologico_e_ridicolo.mp3" length="5036407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6180&#13;
&#13;
I DUE PAPI, IL FILM DI NETFLIX IDEOLOGICO E... RIDICOLO di Rino Cammilleri&#13;
Cominciano i titoli e già si sente una voce che narra «Francesco, va' e ripara la mia chiesa». E qui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6180" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6180</a><br /><br />I DUE PAPI, IL FILM DI NETFLIX IDEOLOGICO E... RIDICOLO di Rino Cammilleri<br />Cominciano i titoli e già si sente una voce che narra «Francesco, va' e ripara la mia chiesa». E qui uno potrebbe anche andarsene, perché ha già capito dove si vuole andare a parare. Il finale è in stile: Bergoglio, appena eletto papa, rifiuta la tradizionale porpora con queste parole: «Il carnevale è finito». Infatti, come sappiamo, poi comincia quello della Pachamama. Stiamo parlando del film I due Papi con Anthony Hopkins (Benedetto XVI) e Jonathan Pryce (Francesco), quest'ultimo somigliantissimo.<br />E' un film Netflix, che sotto Natale fa il paio col Gesù omosex de La prima tentazione di Cristo (che fa il verso all'«ultima» di Scorsese) e che allinea Netflix al politicamente corretto. Per risparmiarvene la visione diciamo subito che il film spiega tutti misteri: Ratzinger si è dimesso perché ispirato da Dio a lasciare il posto a Bergoglio. <br />Sì, la Chiesa «dei divieti» ha bisogno di una svecchiata e deve cominciare quella dei permessi, delle liberalizzazioni e degli sdoganamenti. Il popolo non ne può più. <br />Infatti, tutte le volte che il cardinal Bergoglio si mischia alla gente al bar o per strada si sente dire che Benedetto XVI è «un nazista». Poi, curiosamente, durante un colloquio a quattr'occhi quasi rimprovera Ratzinger di avere gestito al vecchio modo la pratica di un ecclesiastico pedofilo. Gran parte della trama è una serie di flashback in cui si mostra un giovane Bergoglio troppo arrendevole con la dittatura anticomunista argentina.<br />E' in buonissima fede, ma ecco spiegato anche questo mistero, cioè perché papa Francesco in sette anni è stato dappertutto ma non è mai tornato nella sua patria: sarebbe malamente accolto dai preti «della liberazione» e dalla gente orbata di un futuro alla Cile di Allende. E giù inserti del muro tra Stati Uniti e Messico (non c'entra, ma la tentazione di dare una botta anche a Trump era forte). Appena eletto, in Cappella Sistina, a Bergoglio viene raccomandato di non dimenticarsi dei poveri, altra stilettata alla Chiesa di Ratzinger che, come tutti sanno, dei poveri non si è mai occupata.E giù statistiche un tanto al chilo: il 20% dell'umanità sfrutta tutti gli altri e pure le generazioni future, la famosa «economia che uccide». Per fortuna è arrivato Robin Hood. Il colloquio-scontro tra Benedetto XVI e il cardinale che viene dalle favelas (così nel film) comincia con la richiesta di dimissioni da parte di quest'ultimo. Perché? Perché, è inutile, «le riforme» nella Chiesa non saranno mai fatte. E poi: Ratzinger privo di senso dell'umorismo perché non capisce le barzellette che l'altro gli racconta, quest'ultimo che fischietta Dancing Queen degli Abba (invito alla discoteca rivolto alle adolescenti) e quello, retrivo, che gli chiede che inno è; l'argentino ama il calcio e il tedesco solo la musica classica; insomma la Chiesa preconciliare chiusa al soffio dello Spirito.Che poi, nel film, sarebbe un taglia-e-cuci di slogan: ponti e non muri, accoglienza, no ai formalismi, eucarestia medicina per peccatori e non premio per perfetti, apertura ai tempi che cambiano. A un certo punto, come a mettere la firma, viene inserito il canto di Bella ciao in versione quartetto d'archi. Happy end: i due papi guardano la partita Germania-Argentina alla tivù. La vecchia Chiesa e la nuova si sono riconciliate.Nel senso che la vecchia si è finalmente tolta di torno e ha capito qual sia il vero cristianesimo. A proposito: i cineasti non leggono la Bussola, sennò non avrebbero messo una Fanta in mano ai due mentre mangiano la pizza (la sigla fu inventata in tempi di autarchia bellica tedesca, come il maggiolino Volkswagen). La performance dei due attori è superlativa, certo, ma l'unica battuta che val la pena di conservare di tutto il film è questa: chi...]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>due,netflix,papi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ce6ae881a60c35db99feda8b0c04a9eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Coronavirus ha diviso il mondo tra atei e credenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-coronavirus-ha-diviso-il-mondo-tra-atei-e-credenti--37940763</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6183" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6183</a><br /><br />IL CORONAVIRUS HA DIVISO IL MONDO TRA ATEI E CREDENTI di Rino Cammilleri<br />Diceva sant'Agostino, grande creatore di aforismi e giochi di parole, che c'è chi cerca Dio fino a dimenticarsi di se stesso e chi cerca se stesso fino a dimenticarsi di Dio. Quest'ultimo è, di fatto, un ateo. E poco importa se si autodefinisce agnostico o adulto o non praticante, poco importa che vada la domenica a messa e magari faccia la comunione perché «non si sa mai» o per complemento di perbenismo borghese. La verità è che non ci crede.<br />La riprova? Se ci credesse, tutta la sua vita sarebbe improntata, e nel dettaglio, agli insegnamento evangelici. Tra i due, quello che ci crede e quello che non, l'incomunicabilità è massima. Per questo, in tempi di pericolo, il primo vuole le chiese aperte e l'altro le vuole chiuse. Per lui, proprio l'incremento di pericolo richiede un incremento di preghiera, di suffragi, di intercessioni, di messe. Per chi non crede, invece, in tempi di emergenza si può benissimo fare a meno della messa, della comunione e dell'adorazione, cose superflue, hobbies personali, pantomime innocue finché non insorgono pericoli per la salute.<br />Che cosa c'è di più importante della vita e della salute? Infatti, «salutarsi» è un modo antichissimo e universale di incontro, risale ai tempi pagani e a tutte le civiltà (pagane). Per il pagano la salute fisica era il bene più prezioso e, il «salve», «ti auguro salute», «spero tu stia bene» erano il modo consueto di cominciare le lettere e di trattarsi appena ci si vedeva. Per il credente nel Dio cristiano (meglio: cattolico), per il quale la vita terrena non era tutto, la sola salute da perseguire era quella eterna, anche a discapito di quella fisica. Da qui il dialogo tra sordi.<br />L'ateo sa che, se chiudono i tabaccai, i tabagisti dopo un po' daranno di fuori per crisi di astinenza, aumenteranno i femminicidi casalinghi, il contrabbando e la borsa nera, i problemi di ordine pubblico. Invece, se chiudono le chiese o non ci si può andare, che succede? Niente. Niente nell'ordine temporale, s'intende. Ma è questo l'unico che all'ateo interessa. A nulla serve, per esempio, dimostrargli, storia alla mano, che nelle piscine di Lourdes mai nessuno si è contagiato, neanche in epoche in cui il colera faceva molti più morti del coronavirus. E queste epoche, sono state più d'una. No, è un rischio che nemmeno l'ateo (o il laico: è uguale) più benevolente intende correre. E se poi Dio il miracolo non lo fa? In effetti è la tentazione più forte, anche per i credenti praticanti.<br />Gli Apostoli sulla barca in tempesta sapevano che con loro c'era Gesù, al quale avevano visto fare prodigi di ogni genere. Ma non si sa mai. E Gesù li rimprovera: non avete fede? Li rimprovera! Sì, perché, a ben vedere, in tutto il Vangelo non fa altro che chiedere fiducia oltre ogni speranza, la fiducia dell'ultimo istante e anche quella del troppo tardi. Lazzaro è morto e stramorto, ma Lui insiste nel chiedere fiducia.<br />I quattro giorni nei quali si trattiene dall'intervenire, pur sapendo che è morto, servivano proprio a far capire bene che era morto-morto: le regole rabbiniche prevedevano un'attesa di quattro giorni, onde evitare morti apparenti, per dichiarare ufficialmente la morte di qualcuno. E Gesù quasi rimbrotta Marta e Maria: non ve l'ho forse detto che Io sono la resurrezione e la vita? Bene, questo scandalo per i giudei e follia per i pagani (copyright san Paolo) è già difficile per il credente & praticante, figurarsi per l'ateo ricaduto nel paganesimo. Per questo l'unico linguaggio che capisce è quello della Costituzione, dell'articolo 7, del Concordato, e il timor degli avvocati più che quello di Dio.<br />I preti che, sfidando il contagio, sono andati a portare i sacramenti e il conforto della parola divina ai malati e ai moribondi, e sono morti anche loro, hanno dimostrato di crederci, nel Dio cattolico, e di crederci davvero. Per l'ateo-pagano-laico sono solo dei pazzi, e manda la forza pubblica a interrompere messe o a denunciare sindaci che, fascia al collo, fanno pubblico atto di affidamento alla Madonna per le loro comunità. Le nostre città sono piene di templi votivi eretti dalle pubbliche autorità nei tempi di epidemia: ne fecero i Savoia, i dogi della Serenissima, il governatore spagnolo di Milano (con buona pace di Manzoni). Per la differenza di statura, vi basta accendere la tivù.<br /> <br />Titolo originale: Il coronavirus divide il mondo tra atei e credenti<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-04-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 673]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37940763</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:15:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37940763/il_coronavirus_ha_diviso_il_mondo_tra_atei_e_credenti.mp3" length="4789393" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6183&#13;
&#13;
IL CORONAVIRUS HA DIVISO IL MONDO TRA ATEI E CREDENTI di Rino Cammilleri&#13;
Diceva sant'Agostino, grande creatore di aforismi e giochi di parole, che c'è chi cerca Dio fino a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6183" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6183</a><br /><br />IL CORONAVIRUS HA DIVISO IL MONDO TRA ATEI E CREDENTI di Rino Cammilleri<br />Diceva sant'Agostino, grande creatore di aforismi e giochi di parole, che c'è chi cerca Dio fino a dimenticarsi di se stesso e chi cerca se stesso fino a dimenticarsi di Dio. Quest'ultimo è, di fatto, un ateo. E poco importa se si autodefinisce agnostico o adulto o non praticante, poco importa che vada la domenica a messa e magari faccia la comunione perché «non si sa mai» o per complemento di perbenismo borghese. La verità è che non ci crede.<br />La riprova? Se ci credesse, tutta la sua vita sarebbe improntata, e nel dettaglio, agli insegnamento evangelici. Tra i due, quello che ci crede e quello che non, l'incomunicabilità è massima. Per questo, in tempi di pericolo, il primo vuole le chiese aperte e l'altro le vuole chiuse. Per lui, proprio l'incremento di pericolo richiede un incremento di preghiera, di suffragi, di intercessioni, di messe. Per chi non crede, invece, in tempi di emergenza si può benissimo fare a meno della messa, della comunione e dell'adorazione, cose superflue, hobbies personali, pantomime innocue finché non insorgono pericoli per la salute.<br />Che cosa c'è di più importante della vita e della salute? Infatti, «salutarsi» è un modo antichissimo e universale di incontro, risale ai tempi pagani e a tutte le civiltà (pagane). Per il pagano la salute fisica era il bene più prezioso e, il «salve», «ti auguro salute», «spero tu stia bene» erano il modo consueto di cominciare le lettere e di trattarsi appena ci si vedeva. Per il credente nel Dio cristiano (meglio: cattolico), per il quale la vita terrena non era tutto, la sola salute da perseguire era quella eterna, anche a discapito di quella fisica. Da qui il dialogo tra sordi.<br />L'ateo sa che, se chiudono i tabaccai, i tabagisti dopo un po' daranno di fuori per crisi di astinenza, aumenteranno i femminicidi casalinghi, il contrabbando e la borsa nera, i problemi di ordine pubblico. Invece, se chiudono le chiese o non ci si può andare, che succede? Niente. Niente nell'ordine temporale, s'intende. Ma è questo l'unico che all'ateo interessa. A nulla serve, per esempio, dimostrargli, storia alla mano, che nelle piscine di Lourdes mai nessuno si è contagiato, neanche in epoche in cui il colera faceva molti più morti del coronavirus. E queste epoche, sono state più d'una. No, è un rischio che nemmeno l'ateo (o il laico: è uguale) più benevolente intende correre. E se poi Dio il miracolo non lo fa? In effetti è la tentazione più forte, anche per i credenti praticanti.<br />Gli Apostoli sulla barca in tempesta sapevano che con loro c'era Gesù, al quale avevano visto fare prodigi di ogni genere. Ma non si sa mai. E Gesù li rimprovera: non avete fede? Li rimprovera! Sì, perché, a ben vedere, in tutto il Vangelo non fa altro che chiedere fiducia oltre ogni speranza, la fiducia dell'ultimo istante e anche quella del troppo tardi. Lazzaro è morto e stramorto, ma Lui insiste nel chiedere fiducia.<br />I quattro giorni nei quali si trattiene dall'intervenire, pur sapendo che è morto, servivano proprio a far capire bene che era morto-morto: le regole rabbiniche prevedevano un'attesa di quattro giorni, onde evitare morti apparenti, per dichiarare ufficialmente la morte di qualcuno. E Gesù quasi rimbrotta Marta e Maria: non ve l'ho forse detto che Io sono la resurrezione e la vita? Bene, questo scandalo per i giudei e follia per i pagani (copyright san Paolo) è già difficile per il credente & praticante, figurarsi per l'ateo ricaduto nel paganesimo. Per questo l'unico linguaggio che capisce è quello della Costituzione, dell'articolo 7, del Concordato, e il timor degli avvocati più che quello di Dio.<br />I preti che, sfidando il contagio, sono andati a portare i sacramenti e il conforto della parola divina ai malati e ai moribondi, e...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>atei,coronavirus,credenti,divisione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d4395ab08a0b547a369bc537a08e88c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coronavirus? Le epidemie ci sono sempre state</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coronavirus-le-epidemie-ci-sono-sempre-state--37940696</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6181" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6181</a><br /><br />CORONAVIRUS? LE EPIDEMIE CI SONO SEMPRE STATE di Rino Cammilleri<br />«...ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo caval­cava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno...», scrive san Giovanni nell'Apocalisse. Epidemia. Pandemia. Contagio. La peggiore fu chiamata Spagnola, anche se era americana. Il paziente 1, il soldato Albert Gitchell a Camp Funston in Kansas, nel 1918 si presentò in infermeria. Seguito in poche ore da un centinaio di colleghi. Da Camp Funston partivano le reclute per il fronte europeo. La censura militare ostacolò la circolazione dell'informazioni e fu peggio. Ne parlarono solo i giornali spagnoli, neutrali, da qui il nome. Era un'influenza aviaria, si seppe poi.<br />Impossibile conoscere il totale delle vittime: anche l'anagrafe è un'arma di guerra e ancora oggi è impossibile sapere quanta gente ci sia in certi Paesi. Visto che stiamo in casa e gli attuali bestseller sono i libri sulle pandemie, ecco un pregevole sunto di Matteo Sacchi: Contro il crudele morbo. Breve storia delle malattie che hanno plasmato il destino dell'uomo (Il Giornale, coll. Fuori dal Coro, pp. 64, €. 3,50).<br />Sì, perché le infezioni contagiose hanno accompagnato la storia dell'uomo fin dai primordi, e certe svolte storiche sono avvenute praticamente solo a causa di esse. L'archeologia ha permesso di riscontrare tracce di malaria anche sulle mummie egizie. Già: il Nilo era una benedizione, ma c'erano anche le zanzare, tanto che i pescatori usavano proteggersi con fini e fitte reti. Ma le febbri terzane e quartane erano endemiche, e più la civiltà evolveva e peggio era. Infatti, con i commerci e gli spostamenti viaggiavano anche i morbi. Corre al pensiero all'oggi, in cui la globalizzazione deve tutto ai voli low-cost, e i virus transitano con essi alla stessa velocità.<br />Zanzare, abbiamo detto? Ma tutto viene sempre e solo dagli animali. «Le specie animali son un enorme serbatoio di patogeni che non abbiamo ancora studiato». A un certo punto avviene lo spillover (lett. traboccamento) e Ebola, Aids, Covid19 passano agli umani. I quali però non hanno anticorpi contro di essi. E «non basta sempre e solo una quarantena umana, visto che c'è un serbatoio animale» sempre pronto alla zoonosi.<br />Uno dei luoghi eletti, si sa, è la Cina, da cui viene anche la semplice influenza annuale (ricordate l'Asiatica degli anni '50?). La famosa Peste Nera del 1348? Da Oriente, pure quella. L'anno prima i tartari assedianti la genovese Caffa (attuale Feodosia, Ucraina) con le catapulte avevano lanciato cadaveri appestati oltre le mura. I genovesi la portarono in Europa. Ma chissà i tartari (che i cinesi chiamavano mongoli) dove l'avevano presa.<br />Solo con la pace di Passarowitz del 1718 gli europei riuscirono a liberarsi dalla peste. Già: le vittore del principe Eugenio di Savoia sui turchi avevano riguadagnato i Balcani alla Cristianità e da allora i controlli alle frontiere furono occhiuti e inflessibili su tutto quello che arrivava dall'Oriente. Le famose coperte al vaiolo care alla letteratura western (Tex Willer ci perse la moglie indiana)? Le avevano inventate gli inglesi nella guerra dei Sette Anni contro i francesi nelle colonie americane. Meglio, contro i loro alleati pellerossa, che gli inglesi sapevano essere molto più sensibili alla malattia dei bianchi.<br />Avevano letto i resoconti dei gesuiti nell'America del Sud, dove morbillo e vaiolo, portati dagli inconsapevoli spagnoli, avevano sterminato gli indios privi di anticorpi. Nella patria delle libertà, gli Usa, Mary Mallon (1869-1938) morì in carcere senza reato. Era una cuoca irlandese portatrice sana di tifo. Typhoid Mary (come venne detta) fu schiaffata in isolamento perpetuo senza misericordia. Ma le malattie non fanno distinzione di ceto e condizionano la storia. Alessandro Magno e Cavour morirono di malaria. Il primo stava allargando il suo impero a Occidente, il secondo era contrario allo stato d'assedio nel Sud. Fossero vissuti un altro po' la storia sarebbe stata diversa.<br /> <br />Titolo originale: Epidemia? Niente di nuovo. Almeno per la storia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-04-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 673]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37940696</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:10:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37940696/coronavirus_le_epidemie_ci_sono_sempre_state.mp3" length="4857520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6181&#13;
&#13;
CORONAVIRUS? LE EPIDEMIE CI SONO SEMPRE STATE di Rino Cammilleri&#13;
«...ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo caval­cava si chiamava Morte e gli veniva dietro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6181" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6181</a><br /><br />CORONAVIRUS? LE EPIDEMIE CI SONO SEMPRE STATE di Rino Cammilleri<br />«...ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo caval­cava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno...», scrive san Giovanni nell'Apocalisse. Epidemia. Pandemia. Contagio. La peggiore fu chiamata Spagnola, anche se era americana. Il paziente 1, il soldato Albert Gitchell a Camp Funston in Kansas, nel 1918 si presentò in infermeria. Seguito in poche ore da un centinaio di colleghi. Da Camp Funston partivano le reclute per il fronte europeo. La censura militare ostacolò la circolazione dell'informazioni e fu peggio. Ne parlarono solo i giornali spagnoli, neutrali, da qui il nome. Era un'influenza aviaria, si seppe poi.<br />Impossibile conoscere il totale delle vittime: anche l'anagrafe è un'arma di guerra e ancora oggi è impossibile sapere quanta gente ci sia in certi Paesi. Visto che stiamo in casa e gli attuali bestseller sono i libri sulle pandemie, ecco un pregevole sunto di Matteo Sacchi: Contro il crudele morbo. Breve storia delle malattie che hanno plasmato il destino dell'uomo (Il Giornale, coll. Fuori dal Coro, pp. 64, €. 3,50).<br />Sì, perché le infezioni contagiose hanno accompagnato la storia dell'uomo fin dai primordi, e certe svolte storiche sono avvenute praticamente solo a causa di esse. L'archeologia ha permesso di riscontrare tracce di malaria anche sulle mummie egizie. Già: il Nilo era una benedizione, ma c'erano anche le zanzare, tanto che i pescatori usavano proteggersi con fini e fitte reti. Ma le febbri terzane e quartane erano endemiche, e più la civiltà evolveva e peggio era. Infatti, con i commerci e gli spostamenti viaggiavano anche i morbi. Corre al pensiero all'oggi, in cui la globalizzazione deve tutto ai voli low-cost, e i virus transitano con essi alla stessa velocità.<br />Zanzare, abbiamo detto? Ma tutto viene sempre e solo dagli animali. «Le specie animali son un enorme serbatoio di patogeni che non abbiamo ancora studiato». A un certo punto avviene lo spillover (lett. traboccamento) e Ebola, Aids, Covid19 passano agli umani. I quali però non hanno anticorpi contro di essi. E «non basta sempre e solo una quarantena umana, visto che c'è un serbatoio animale» sempre pronto alla zoonosi.<br />Uno dei luoghi eletti, si sa, è la Cina, da cui viene anche la semplice influenza annuale (ricordate l'Asiatica degli anni '50?). La famosa Peste Nera del 1348? Da Oriente, pure quella. L'anno prima i tartari assedianti la genovese Caffa (attuale Feodosia, Ucraina) con le catapulte avevano lanciato cadaveri appestati oltre le mura. I genovesi la portarono in Europa. Ma chissà i tartari (che i cinesi chiamavano mongoli) dove l'avevano presa.<br />Solo con la pace di Passarowitz del 1718 gli europei riuscirono a liberarsi dalla peste. Già: le vittore del principe Eugenio di Savoia sui turchi avevano riguadagnato i Balcani alla Cristianità e da allora i controlli alle frontiere furono occhiuti e inflessibili su tutto quello che arrivava dall'Oriente. Le famose coperte al vaiolo care alla letteratura western (Tex Willer ci perse la moglie indiana)? Le avevano inventate gli inglesi nella guerra dei Sette Anni contro i francesi nelle colonie americane. Meglio, contro i loro alleati pellerossa, che gli inglesi sapevano essere molto più sensibili alla malattia dei bianchi.<br />Avevano letto i resoconti dei gesuiti nell'America del Sud, dove morbillo e vaiolo, portati dagli inconsapevoli spagnoli, avevano sterminato gli indios privi di anticorpi. Nella patria delle libertà, gli Usa, Mary Mallon (1869-1938) morì in carcere senza reato. Era una cuoca irlandese portatrice sana di tifo. Typhoid Mary (come venne detta) fu schiaffata in isolamento perpetuo senza misericordia. Ma le malattie non fanno distinzione di ceto e condizionano la storia. Alessandro Magno e Cavour...]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,epidemie,pandemia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/49720aa4674c285c962455b5a79410ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il crocifisso di Don Camillo contro il coronavirus</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-crocifisso-di-don-camillo-contro-il-coronavirus--37940644</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6178" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6178</a><br /><br />IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL CORONAVIRUS di Rino Cammilleri<br />A Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, c'è un crocifisso miracoloso che sopravvisse, solo, a un incendio totale nel 1519. Riferisce Radio Spada che nel 1522 fu portato, visto che era miracoloso, in processione per sedici giorni di fila in occasione della peste. E, nelle strade in cui passava, diminuiva l'epidemia. Quando la città fu tutta battuta, la processione terminò in San Pietro e con essa il contagio. Allora, come prevenzione, dal 1600 in poi ogni Giovedì Santo la processione fu ripetuta con gran concorso di popolo e andò avanti fino al Giubileo del 2000. Nei secoli cristiani la gente, correttamente, voleva, prima, la prova che un'immagine sacra fosse capace di prodursi in miracoli, poi le si affidava con trasporto (e col trasporto pubblico). Ora, l'ex Cristianità è piena di immagini del genere; grazie al cielo il Dio cristiano ha moltiplicato gli intercessori e, tra arcangeli, santi, madonne e cristi, si può addirittura scegliere.Tuttavia non era mai successo che qualcuno si affidasse a un'immagine sacra di origine letteraria e pure cinematografica. Cioè, inventata. Vabbè, proviamo anche questa. È successo che il parroco di Brescello, don Evandro Gherardi, in concomitanza col dilagare del coronavirus ha esposto sul sagrato il crocifisso di Don Camillo, quello che nei film parlava a Fernandel. Il presbitero (dopo l'aggiornamento conciliare i preti si chiamano così) si era già prodotto in qualcosa del genere quando, in occasione mi pare di un'alluvione, aveva portato quell'immagine in processione sugli argini del fiume. Imitando esattamente una scena di uno dei film di Don Camillo.Ora, il fatto è che quel crocifisso è pura invenzione. Giovannino Guareschi aveva immaginato colloqui tra il suo protagonista e quel Gesù in croce nella chiesa. E il regista Duvivier ne aveva fatto realizzare uno in cartapesta (o in gesso?), perché nella chiesa reale non c'era. Non solo. Le realizzazioni furono più di una, giacché il volto di quel crocifisso doveva avere differenti espressioni a seconda della scena e del dialogo. Una di queste figure fu, alla fine, regalata alla chiesa di Brescello ed è quella che il parroco ha pensato bene di esporre alla venerazione dei fedeli in questi tempi di pandemia.<br />Ora, poiché non è l'immagine sacra in sé a produrre miracoli ma il Santo raffigurato (e, a volere essere pignoli, nemmeno il Santo, ma Dio a cui il Santo stesso li chiede a favore di chi lo invoca), un crocifisso cinematografico può altrettanto bene ovviare alla bisogna. Se quello di Brescello si produrrà in miracoli, la cosa costituirà un interessante precedente. In fondo, la cinematografia è l'ultima arte, nei secoli cristiani non esisteva, sennò sicuramente Raffaello e Giotto vi avrebbero fatto ricorso. Non si dimentichi che il primo film italiano a colori fu Mater Dei, alla cui sceneggiatura mise mano tal «sac. Alberione Giacomo», il Beato fondatore della San Paolo e dei paolini. Questo accadeva nel 1950, quando ancora la Chiesa era all'avanguardia e non al rimorchio. E non a caso il primo lungometraggio a colori d'Italia venne dedicato alla Madonna. Ah, quasi dimenticavo: anche il regista era un prete, don Emilio Cordero.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 5 minuti) vediamo una immortale scena tratta dai film di don Camillo. Peppone vuole strumentalizzare per fini politici la tradizionale processione al Po, ma di fronte all'opposizione di don Camillo deve rinunciare. Allora passa alle maniere forti... Del resto tutti i totalitarismi hanno impedito le manifestazioni pubbliche del cattolicesimo. Ma Gesù è più potente e Peppone è "costretto" a scansarsi.<br />Alla fine don Camillo fa una preghiera politicamente scorretta e perciò assai franca e ruvida, ma dove alla fine la misericordia di Cristo prevale. Un vero modello per i sacerdoti di tutti i tempi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37940644</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:05:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37940644/il_crocifisso_di_don_camillo_contro_il_coronavirus.mp3" length="3937592" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6178&#13;
&#13;
IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL CORONAVIRUS di Rino Cammilleri&#13;
A Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, c'è un crocifisso miracoloso che sopravvisse, solo, a un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6178" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6178</a><br /><br />IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL CORONAVIRUS di Rino Cammilleri<br />A Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, c'è un crocifisso miracoloso che sopravvisse, solo, a un incendio totale nel 1519. Riferisce Radio Spada che nel 1522 fu portato, visto che era miracoloso, in processione per sedici giorni di fila in occasione della peste. E, nelle strade in cui passava, diminuiva l'epidemia. Quando la città fu tutta battuta, la processione terminò in San Pietro e con essa il contagio. Allora, come prevenzione, dal 1600 in poi ogni Giovedì Santo la processione fu ripetuta con gran concorso di popolo e andò avanti fino al Giubileo del 2000. Nei secoli cristiani la gente, correttamente, voleva, prima, la prova che un'immagine sacra fosse capace di prodursi in miracoli, poi le si affidava con trasporto (e col trasporto pubblico). Ora, l'ex Cristianità è piena di immagini del genere; grazie al cielo il Dio cristiano ha moltiplicato gli intercessori e, tra arcangeli, santi, madonne e cristi, si può addirittura scegliere.Tuttavia non era mai successo che qualcuno si affidasse a un'immagine sacra di origine letteraria e pure cinematografica. Cioè, inventata. Vabbè, proviamo anche questa. È successo che il parroco di Brescello, don Evandro Gherardi, in concomitanza col dilagare del coronavirus ha esposto sul sagrato il crocifisso di Don Camillo, quello che nei film parlava a Fernandel. Il presbitero (dopo l'aggiornamento conciliare i preti si chiamano così) si era già prodotto in qualcosa del genere quando, in occasione mi pare di un'alluvione, aveva portato quell'immagine in processione sugli argini del fiume. Imitando esattamente una scena di uno dei film di Don Camillo.Ora, il fatto è che quel crocifisso è pura invenzione. Giovannino Guareschi aveva immaginato colloqui tra il suo protagonista e quel Gesù in croce nella chiesa. E il regista Duvivier ne aveva fatto realizzare uno in cartapesta (o in gesso?), perché nella chiesa reale non c'era. Non solo. Le realizzazioni furono più di una, giacché il volto di quel crocifisso doveva avere differenti espressioni a seconda della scena e del dialogo. Una di queste figure fu, alla fine, regalata alla chiesa di Brescello ed è quella che il parroco ha pensato bene di esporre alla venerazione dei fedeli in questi tempi di pandemia.<br />Ora, poiché non è l'immagine sacra in sé a produrre miracoli ma il Santo raffigurato (e, a volere essere pignoli, nemmeno il Santo, ma Dio a cui il Santo stesso li chiede a favore di chi lo invoca), un crocifisso cinematografico può altrettanto bene ovviare alla bisogna. Se quello di Brescello si produrrà in miracoli, la cosa costituirà un interessante precedente. In fondo, la cinematografia è l'ultima arte, nei secoli cristiani non esisteva, sennò sicuramente Raffaello e Giotto vi avrebbero fatto ricorso. Non si dimentichi che il primo film italiano a colori fu Mater Dei, alla cui sceneggiatura mise mano tal «sac. Alberione Giacomo», il Beato fondatore della San Paolo e dei paolini. Questo accadeva nel 1950, quando ancora la Chiesa era all'avanguardia e non al rimorchio. E non a caso il primo lungometraggio a colori d'Italia venne dedicato alla Madonna. Ah, quasi dimenticavo: anche il regista era un prete, don Emilio Cordero.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 5 minuti) vediamo una immortale scena tratta dai film di don Camillo. Peppone vuole strumentalizzare per fini politici la tradizionale processione al Po, ma di fronte all'opposizione di don Camillo deve rinunciare. Allora passa alle maniere forti... Del resto tutti i totalitarismi hanno impedito le manifestazioni pubbliche del cattolicesimo. Ma Gesù è più potente e Peppone è "costretto" a scansarsi.<br />Alla fine don Camillo fa una preghiera politicamente scorretta e perciò assai franca e ruvida, ma dove alla fine...]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:keywords>camillo,coronavirus,crocifisso,don</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cbfe88f447c0840fbd9eb537e08b5d6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Atto di fede, il film sulla fede che racconta l'America vera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/atto-di-fede-il-film-sulla-fede-che-racconta-l-america-vera--22113817</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5995" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5995</a><br /><br />ATTO DI FEDE, IL FILM SULLA FEDE CHE RACCONTA L'AMERICA VERA di Rino Cammilleri<br />Quest'anno è uscito un film americano che allarga il cuore e che fa ben sperare. C'è un'America, infatti, che è quella che vediamo nei film hollywoodiani e nei video dei cantanti pop e rap. Ma ce n'è un'altra, quella che vota Trump tanto per intenderci, che, come proprio il caso Trump dimostra, è maggioritaria ed ha tutti gli anticorpi necessari per resistere alla tirannia ossessiva del politicamente corretto.<br />Con la quale, come da noi, una minoranza giacobina autocooptata opprime il resto del Paese cercando in tutti i modi di plagiarlo. Il film in questione si intitola Atto di fede. Circola già doppiato in italiano, su internet ed ha un distributore di tutto rispetto, la 20th Century Fox. Gli attori sono, per forza di cose, di seconda fila, ma vi assicuro che non ve ne accorgerete.<br /><br />UNA STORIA VERA<br />Tratto da una storia vera (tenete presente questo particolare), narra del quattordicenne John Smith (nome comunissimo nel mondo anglosassone), promessa del basket, che un brutto giorno, scherzando con un paio di compagni sul lago ghiacciato St. Louis nel Missouri, finisce in acqua. Arrivano subito i soccorsi e salvano gli altri due, ma John non si vede più, è sotto.<br />I pompieri che si tuffano, dato il ghiaccio che ricopre tutto il lago, non vedono il fondo e non possono fare altro che frugare con gli scandagli. Ormai è passato più di un quarto d'ora e i pompieri stanno per abbandonare quando uno di loro sente una voce dirgli di scandagliare alle sue spalle. Quello esegue e, sì, il ragazzo è lì.<br />Viene agganciato e portato all'ospedale. Il pompiere che ha sentito la voce chiede ai colleghi chi sia stato. Ma nessuno ha fiatato. Lui si stupisce. È ateo e non crede agli spiriti e alle «voci». Intanto, John, in ospedale, è in arresto cardiaco. E' stato senza respirare un quarto d'ora, i medici scuotono la testa. Ma non la madre adottiva, obesa e diabetica, che comincia a pregare urlando verso Dio e lo Spirito Santo. E il cuore di John ricomincia a battere.<br />Miracolo, miracolo. Sì, ma i medici avvertono che, dopo un'ora di cuore fermo, se sopravvive riporterà danni neurologici permanenti e gravi. Ed ecco spuntare l'America di Frank Capra, quello de La vita è meravigliosa: tutta la comunità, la scuola, la squadra di basket, i pompieri, i poliziotti, medici e infermieri si mettono a pregare, candele in mano, davanti alla clinica. Li anima il pastore di non si sa quale confessione protestante, uno che sta antipatico alla madre di John perché si veste e si pettina da rapper. Ricordiamo che si tratta di una storia vera e che è accaduta non ai tempi di Frank Capra ma nel 2015.<br /><br />IL SECONDO MIRACOLO<br />Insomma, tutto questo gran pregare ottiene il secondo miracolo: John si sveglia, sta benissimo in pochi giorni torna perfino al giocare a basket. Il pompiere ateo si converte, pure il primario che non ha mai visto niente di simile. Ma il ritorno di John alla vita non è tutto rose e fiori. C'è infatti chi gli chiede perché Dio abbia miracolato lui e non altri: chi ha la madre in fin di vita, chi ha perso il marito e non si dà pace, eccetera. John non sa spiegarlo, nemmeno il pastore. E neanche il film, del resto.<br />Ma è una delle grandi domande del cristiano, destinate a restare senza risposta almeno su questa terra. Quel che qui ci interessa è notare come nel mondo protestante americano non si esita a metter mano al portafogli per produrre film del genere e che sono in grado di competere con quelli mainstream.<br />La famosa attrice Sandra Bullock, per esempio, col suo The blind side, film cristianissimo, ha vinto l'Oscar. Film commoventi che, oltre a intrattenere, hanno anche il merito di riaccendere la speranza. Invece i cattolici sono troppo occupati con l'ecumenismo, l'accoglienza e l'ambiente. Sarà proselitismo, ma è un fatto che l'America latina sta diventando ex cattolica e protestante.<br />Si dovrebbe prendere esempio da quella deputata abortista al parlamento texano che, un paio di anni fa, parlò per ventidue ore consecutive al solo scopo di fare ostruzionismo a una legge statale contro l'aborto. Scarpe di gomma perché il regolamento obbligava i relatori a parlare in piedi senza interruzioni. Infatti, si era messa il catetere col sacchetto per non dover andare in bagno. A quanti deputati cattolici avete visto fare una cosa del genere?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22113817</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:35:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22113817/atto_di_fede_il_film_sulla_fede.mp3" length="4841638" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5995

ATTO DI FEDE, IL FILM SULLA FEDE CHE RACCONTA L'AMERICA VERA di Rino Cammilleri
Quest'anno è uscito un film americano che allarga il cuore e che fa ben sperare. C'è un'America,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5995" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5995</a><br /><br />ATTO DI FEDE, IL FILM SULLA FEDE CHE RACCONTA L'AMERICA VERA di Rino Cammilleri<br />Quest'anno è uscito un film americano che allarga il cuore e che fa ben sperare. C'è un'America, infatti, che è quella che vediamo nei film hollywoodiani e nei video dei cantanti pop e rap. Ma ce n'è un'altra, quella che vota Trump tanto per intenderci, che, come proprio il caso Trump dimostra, è maggioritaria ed ha tutti gli anticorpi necessari per resistere alla tirannia ossessiva del politicamente corretto.<br />Con la quale, come da noi, una minoranza giacobina autocooptata opprime il resto del Paese cercando in tutti i modi di plagiarlo. Il film in questione si intitola Atto di fede. Circola già doppiato in italiano, su internet ed ha un distributore di tutto rispetto, la 20th Century Fox. Gli attori sono, per forza di cose, di seconda fila, ma vi assicuro che non ve ne accorgerete.<br /><br />UNA STORIA VERA<br />Tratto da una storia vera (tenete presente questo particolare), narra del quattordicenne John Smith (nome comunissimo nel mondo anglosassone), promessa del basket, che un brutto giorno, scherzando con un paio di compagni sul lago ghiacciato St. Louis nel Missouri, finisce in acqua. Arrivano subito i soccorsi e salvano gli altri due, ma John non si vede più, è sotto.<br />I pompieri che si tuffano, dato il ghiaccio che ricopre tutto il lago, non vedono il fondo e non possono fare altro che frugare con gli scandagli. Ormai è passato più di un quarto d'ora e i pompieri stanno per abbandonare quando uno di loro sente una voce dirgli di scandagliare alle sue spalle. Quello esegue e, sì, il ragazzo è lì.<br />Viene agganciato e portato all'ospedale. Il pompiere che ha sentito la voce chiede ai colleghi chi sia stato. Ma nessuno ha fiatato. Lui si stupisce. È ateo e non crede agli spiriti e alle «voci». Intanto, John, in ospedale, è in arresto cardiaco. E' stato senza respirare un quarto d'ora, i medici scuotono la testa. Ma non la madre adottiva, obesa e diabetica, che comincia a pregare urlando verso Dio e lo Spirito Santo. E il cuore di John ricomincia a battere.<br />Miracolo, miracolo. Sì, ma i medici avvertono che, dopo un'ora di cuore fermo, se sopravvive riporterà danni neurologici permanenti e gravi. Ed ecco spuntare l'America di Frank Capra, quello de La vita è meravigliosa: tutta la comunità, la scuola, la squadra di basket, i pompieri, i poliziotti, medici e infermieri si mettono a pregare, candele in mano, davanti alla clinica. Li anima il pastore di non si sa quale confessione protestante, uno che sta antipatico alla madre di John perché si veste e si pettina da rapper. Ricordiamo che si tratta di una storia vera e che è accaduta non ai tempi di Frank Capra ma nel 2015.<br /><br />IL SECONDO MIRACOLO<br />Insomma, tutto questo gran pregare ottiene il secondo miracolo: John si sveglia, sta benissimo in pochi giorni torna perfino al giocare a basket. Il pompiere ateo si converte, pure il primario che non ha mai visto niente di simile. Ma il ritorno di John alla vita non è tutto rose e fiori. C'è infatti chi gli chiede perché Dio abbia miracolato lui e non altri: chi ha la madre in fin di vita, chi ha perso il marito e non si dà pace, eccetera. John non sa spiegarlo, nemmeno il pastore. E neanche il film, del resto.<br />Ma è una delle grandi domande del cristiano, destinate a restare senza risposta almeno su questa terra. Quel che qui ci interessa è notare come nel mondo protestante americano non si esita a metter mano al portafogli per produrre film del genere e che sono in grado di competere con quelli mainstream.<br />La famosa attrice Sandra Bullock, per esempio, col suo The blind side, film cristianissimo, ha vinto l'Oscar. Film commoventi che, oltre a intrattenere, hanno anche il merito di riaccendere la speranza. Invece i cattolici sono troppo occupati con...]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>america,famiglia,fede,film,miracolo,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68aca7f95006054b738939faa195142c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vero potere ce l'ha sempre la sinistra, anche se perde le elezioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vero-potere-ce-l-ha-sempre-la-sinistra-anche-se-perde-le-elezioni--22118198</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5998" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5998</a><br /><br />IL VERO POTERE CE L'HA SEMPRE LA SINISTRA, ANCHE SE PERDE LE ELEZIONI di Rino Cammilleri<br />Qualche cattolico ingenuo potrà indignarsi per l'ormai evidente predilezione di molto clero, anche vescovi e prelati, per la sinistra. Indignarsi e/o stupirsi. "Ma come!", si chiederà, "abbiamo partiti tutti Dio-patria-famiglia, contrari all'aborto e alla tracotanza Lgbt, e i vescovi e Famiglia Cristiana li snobbano?".<br />Peggio: li demonizzano e, se potessero, li caccerebbero di chiesa? Che cos'è, un accecamento, un equivoco, un fraintendimento evangelico? Ci sentiamo di rispondere: no, per niente. I chierici, specie se altolocati, sono tutt'altro che sprovveduti, e sanno quel che il popolo bue, quello che vota, non sa. Quest'ultimo crede che basti vincere le elezioni per risolvere tutto, invece non è così. Proprio l'esperienza di Salvini dimostra che puoi avere tutte le maggioranze che vuoi, ma puoi finire lo stesso al tappeto se non in galera.<br /><br />LA VICENDA DI CRAXI<br />Circola in questi giorni nelle sale cinematografiche il film Hammamet sulla vicenda finale di Craxi. Chi ha una certa età sa bene che per qualche anno fu l'uomo più potente d'Italia e che addirittura, nella crisi di Sigonella, non temette di contraddire, con tanto di carabinieri schierati, l'«alleato» americano. Che a quel tempo era Reagan, conservatore, religioso e pro life, sì, ma pur sempre americano. Ebbene, Craxi finì come finì anche se aveva un consenso popolare quasi totale. Sorse, allora, Berlusconi, e anche lui ebbe un consenso strepitoso. E ancora oggi, dopo quasi trent'anni, deve continuare a presentarsi in tribunale (siamo al Ruby-ter, se non abbiamo contato male).<br />Insomma, il vero potere, anzi i veri potentati, stanno altrove. E a poco serve aver vinto le elezioni se la maggior parte dei media li hai contro, se la maggior parte dei funzionari sono di nomina avversaria, eccetera (il resto mettetecelo voi, tanto è sotto gli occhi di tutti).<br />Questo i chierici lo sanno, sanno che la narrazione è di sinistra, le parole d'ordine sono di sinistra, l'immaginario è di sinistra e pure gli appoggi internazionali. Guardate la Rai: il presidente è, sì, come si suol dire, in quota centrodestra, ma guardate anche la galleria degli ospiti di Sanremo, il cui conduttore si è praticamente dovuto scusare per avere ammesso Rita Pavone, in odore di «sovranismo».<br /><br />PARAGONI STORICI<br />Settant'anni di applicazione lenta, meticolosa, ossessiva e sistematica della dottrina gramsciana non si vanificano con una tornata elettorale. Neanche con due. E neppure con dieci. Tutto questo forse il semplice elettore non lo sa, ma un vescovo, per esempio, deve farci i conti tutti i giorni. Si tratta allora di un calcolo cinico? No, qualcuno ci crede davvero: pensiamo ai preti cosiddetti di strada o di frontiera, quelli delle stole arcobaleno o dei bellaciao in chiesa. Vadano in Internet e troveranno le foto storiche dei preti che sfilavano a braccio teso alle parate del Duce. No, il problema vero è un altro. Quante divisioni ha il Vaticano? La domanda sarcastica di Stalin è sempre valida e, con chi comanda (davvero), il clero deve confrontarsi nella pratica quotidiana.<br />Se i paragoni storici servono a qualcosa, l'entente cordiale tra san Gregorio Magno e i longobardi d'Italia mandò su tutte le furie l'imperatore bizantino. Che era cattolico, mentre i longobardi erano ariani. Però, il papa i longobardi li aveva sotto casa, mentre i bizantini erano lontanissimi. Tuttavia, quel papa era, non a caso, un santo e, col tempo, riuscì a portare dalla sua la regina Teodolinda, che fece battezzare cattolico il figlio ed erede al trono Adaloaldo.<br />Ripetiamo: gli esempi storici lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, se vi chiedete perché tanti vescovi sembrano simpatizzare con le sinistre, queste righe servano da spunto di riflessione. Eccovene un altro: al tempo delle elezioni regionali in Umbria fece scalpore un candidato nero e massone in lista con la Meloni. Come, un massone tra i Dio-patria-famiglia? Venne fuori che a Perugia, dove quello abita, ci sono una trentina di logge. In una città di 160 mila abitanti. Una trentina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22118198</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:30:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22118198/il_vero_potere_ce_l_ha_sempre_la_sinistra.mp3" length="5266702" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5998

IL VERO POTERE CE L'HA SEMPRE LA SINISTRA, ANCHE SE PERDE LE ELEZIONI di Rino Cammilleri
Qualche cattolico ingenuo potrà indignarsi per l'ormai evidente predilezione di molto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5998" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5998</a><br /><br />IL VERO POTERE CE L'HA SEMPRE LA SINISTRA, ANCHE SE PERDE LE ELEZIONI di Rino Cammilleri<br />Qualche cattolico ingenuo potrà indignarsi per l'ormai evidente predilezione di molto clero, anche vescovi e prelati, per la sinistra. Indignarsi e/o stupirsi. "Ma come!", si chiederà, "abbiamo partiti tutti Dio-patria-famiglia, contrari all'aborto e alla tracotanza Lgbt, e i vescovi e Famiglia Cristiana li snobbano?".<br />Peggio: li demonizzano e, se potessero, li caccerebbero di chiesa? Che cos'è, un accecamento, un equivoco, un fraintendimento evangelico? Ci sentiamo di rispondere: no, per niente. I chierici, specie se altolocati, sono tutt'altro che sprovveduti, e sanno quel che il popolo bue, quello che vota, non sa. Quest'ultimo crede che basti vincere le elezioni per risolvere tutto, invece non è così. Proprio l'esperienza di Salvini dimostra che puoi avere tutte le maggioranze che vuoi, ma puoi finire lo stesso al tappeto se non in galera.<br /><br />LA VICENDA DI CRAXI<br />Circola in questi giorni nelle sale cinematografiche il film Hammamet sulla vicenda finale di Craxi. Chi ha una certa età sa bene che per qualche anno fu l'uomo più potente d'Italia e che addirittura, nella crisi di Sigonella, non temette di contraddire, con tanto di carabinieri schierati, l'«alleato» americano. Che a quel tempo era Reagan, conservatore, religioso e pro life, sì, ma pur sempre americano. Ebbene, Craxi finì come finì anche se aveva un consenso popolare quasi totale. Sorse, allora, Berlusconi, e anche lui ebbe un consenso strepitoso. E ancora oggi, dopo quasi trent'anni, deve continuare a presentarsi in tribunale (siamo al Ruby-ter, se non abbiamo contato male).<br />Insomma, il vero potere, anzi i veri potentati, stanno altrove. E a poco serve aver vinto le elezioni se la maggior parte dei media li hai contro, se la maggior parte dei funzionari sono di nomina avversaria, eccetera (il resto mettetecelo voi, tanto è sotto gli occhi di tutti).<br />Questo i chierici lo sanno, sanno che la narrazione è di sinistra, le parole d'ordine sono di sinistra, l'immaginario è di sinistra e pure gli appoggi internazionali. Guardate la Rai: il presidente è, sì, come si suol dire, in quota centrodestra, ma guardate anche la galleria degli ospiti di Sanremo, il cui conduttore si è praticamente dovuto scusare per avere ammesso Rita Pavone, in odore di «sovranismo».<br /><br />PARAGONI STORICI<br />Settant'anni di applicazione lenta, meticolosa, ossessiva e sistematica della dottrina gramsciana non si vanificano con una tornata elettorale. Neanche con due. E neppure con dieci. Tutto questo forse il semplice elettore non lo sa, ma un vescovo, per esempio, deve farci i conti tutti i giorni. Si tratta allora di un calcolo cinico? No, qualcuno ci crede davvero: pensiamo ai preti cosiddetti di strada o di frontiera, quelli delle stole arcobaleno o dei bellaciao in chiesa. Vadano in Internet e troveranno le foto storiche dei preti che sfilavano a braccio teso alle parate del Duce. No, il problema vero è un altro. Quante divisioni ha il Vaticano? La domanda sarcastica di Stalin è sempre valida e, con chi comanda (davvero), il clero deve confrontarsi nella pratica quotidiana.<br />Se i paragoni storici servono a qualcosa, l'entente cordiale tra san Gregorio Magno e i longobardi d'Italia mandò su tutte le furie l'imperatore bizantino. Che era cattolico, mentre i longobardi erano ariani. Però, il papa i longobardi li aveva sotto casa, mentre i bizantini erano lontanissimi. Tuttavia, quel papa era, non a caso, un santo e, col tempo, riuscì a portare dalla sua la regina Teodolinda, che fece battezzare cattolico il figlio ed erede al trono Adaloaldo.<br />Ripetiamo: gli esempi storici lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, se vi chiedete perché tanti vescovi sembrano simpatizzare con le sinistre, queste righe...]]></itunes:summary><itunes:duration>330</itunes:duration><itunes:keywords>elezioni,italia,politica,potere,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5651358647ef30cb1a5fa9b5218078f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ucciso Saddam, le armi di distruzione di massa non furono mai trovate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ucciso-saddam-le-armi-di-distruzione-di-massa-non-furono-mai-trovate--22113913</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5996" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5996</a><br /><br />UCCISO SADDAM, LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA NON FURONO MAI TROVATE di Rino Cammilleri<br />C'è di buono che c'è sempre qualcuno che prima o poi ci fa un film. Ricordate le famose armi di distruzione di massa di Saddam? Dopo che quest'ultimo era stato praticamente solleticato a prendersi il Kuwait, e dopo che l'Iraq si era svenato per dieci anni in una guerra contro l'Iran, la mossa gli scatenò contro la più grande coalizione militare della storia ai tempi di Bush senior nel 1991.<br />Poi, nel 2003, c'era da finire il lavoro e il segretario di stato Powell si presentò all'Onu con la storia delle armi di distruzione di massa. E il lavoro fu finito. Però, sul campo tali armi non vennero mai trovate e solo nel 2010 un film Green zone, del regista Paul Greengrass, con Matt Damon, insinuò che forse non c'erano mai state. Ma ormai le cose erano fatte. Peccato che non siano mai finite, da quelle parti. Senza la dittatura di Saddam l'Iraq è finito nel caos, così come la Libia senza la dittatura di Gheddafi. Stesso servizio doveva essere fatto con la Siria, ma qui le cose si sono rivelate più complicate.<br /><br />IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU<br />Comunque, un fatto poco noto riguarda l'Inghilterra di Tony Blair, nel 2003 alleato di ferro degli Usa di Bush jr. In quell'anno una traduttrice inglese, Katharine Gun, lavorava all'ente governativo di comunicazioni per i servizi segreti GCHQ (Government Communications HeadQuarters, con sede a Cheltenham). La giovane donna intercettò un messaggio di tal Frank Koza, dell'NSA (National Security Agency) americano. In esso si raccomandava, ovviamente in via top secret, di far pressioni sui membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu perché autorizzassero l'intervento anglo-americano in Iraq. Il fatto era che il governo inglese aveva qualche difficoltà a far digerire la guerra sia al popolo che allo stesso apparato.<br />Infatti, il procuratore generale, lord Goldsmith, aveva dato parere negativo: senza mandato Onu, la Gran Bretagna non aveva alcun diritto di attaccare l'Iraq. Goldsmith, però, viaggiò a Washington e al ritorno aveva cambiato misteriosamente idea. Ora, la traduttrice Katharine Gun era sposata con un curdo. Così, pensò bene di far pervenire quel che aveva scoperto alla redazione dell'Observer, quotidiano fin lì favorevole alla guerra. Da questa storia è stato tratto un film non ancora uscito in Italia, Official Secrets, del regista Gavin Hood, con Keyra Knightley nei panni della Gun e Ralph Fiennes in quelli dell'avvocato che l'assistette.<br /><br />1 MILIONE DI IRAKENI UCCISI<br />Sì, perché la Gun fu scoperta e processata per tradimento. Ma poi, a ridosso delle elezioni, le accuse a suo carico vennero ritirate per non dare ulteriore pubblicità alla faccenda. Il film è tratto da un libro, The Spy who tried to stop a War, di Marcia e Thomas Mitchell. L'unica variante è che la vera Gun è bionda, mentre nel film è mora. Intervistata sul perché avesse deciso di tradire il suo Paese rivelando quel che sapeva alla stampa (e rischiando, oltre al carcere, l'espulsione del marito), disse che non aveva tradito il Paese, bensì i suoi governanti del momento e che quella guerra non era solo a Saddam ma anche a 30 milioni di irakeni.<br />In effetti, di questi ne morirono circa un milione, pare. Più, 4600 inglesi e americani. Il film non risparmia nemmeno i particolari grotteschi che la vicenda a un certo punto assunse. Per esempio, la stampa filogovernativa, per sostenere che si trattava di un falso, puntò i riflettori su certe parole del messaggio trafugato, parole che gli americani scrivono in modo leggermente diverso dagli inglesi, come recognise anziché recognize. Ebbene, venne fuori che la redattrice dell'Observer, nel batterle al computer, aveva fatto ricorso, meccanicamente, al correttore automatico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22113913</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22113913/ucciso_saddam_le_armi_di_distruzione_di_massa_non_furono_mai_trovate.mp3" length="4528586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5996

UCCISO SADDAM, LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA NON FURONO MAI TROVATE di Rino Cammilleri
C'è di buono che c'è sempre qualcuno che prima o poi ci fa un film. Ricordate le famose...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5996" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5996</a><br /><br />UCCISO SADDAM, LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA NON FURONO MAI TROVATE di Rino Cammilleri<br />C'è di buono che c'è sempre qualcuno che prima o poi ci fa un film. Ricordate le famose armi di distruzione di massa di Saddam? Dopo che quest'ultimo era stato praticamente solleticato a prendersi il Kuwait, e dopo che l'Iraq si era svenato per dieci anni in una guerra contro l'Iran, la mossa gli scatenò contro la più grande coalizione militare della storia ai tempi di Bush senior nel 1991.<br />Poi, nel 2003, c'era da finire il lavoro e il segretario di stato Powell si presentò all'Onu con la storia delle armi di distruzione di massa. E il lavoro fu finito. Però, sul campo tali armi non vennero mai trovate e solo nel 2010 un film Green zone, del regista Paul Greengrass, con Matt Damon, insinuò che forse non c'erano mai state. Ma ormai le cose erano fatte. Peccato che non siano mai finite, da quelle parti. Senza la dittatura di Saddam l'Iraq è finito nel caos, così come la Libia senza la dittatura di Gheddafi. Stesso servizio doveva essere fatto con la Siria, ma qui le cose si sono rivelate più complicate.<br /><br />IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU<br />Comunque, un fatto poco noto riguarda l'Inghilterra di Tony Blair, nel 2003 alleato di ferro degli Usa di Bush jr. In quell'anno una traduttrice inglese, Katharine Gun, lavorava all'ente governativo di comunicazioni per i servizi segreti GCHQ (Government Communications HeadQuarters, con sede a Cheltenham). La giovane donna intercettò un messaggio di tal Frank Koza, dell'NSA (National Security Agency) americano. In esso si raccomandava, ovviamente in via top secret, di far pressioni sui membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu perché autorizzassero l'intervento anglo-americano in Iraq. Il fatto era che il governo inglese aveva qualche difficoltà a far digerire la guerra sia al popolo che allo stesso apparato.<br />Infatti, il procuratore generale, lord Goldsmith, aveva dato parere negativo: senza mandato Onu, la Gran Bretagna non aveva alcun diritto di attaccare l'Iraq. Goldsmith, però, viaggiò a Washington e al ritorno aveva cambiato misteriosamente idea. Ora, la traduttrice Katharine Gun era sposata con un curdo. Così, pensò bene di far pervenire quel che aveva scoperto alla redazione dell'Observer, quotidiano fin lì favorevole alla guerra. Da questa storia è stato tratto un film non ancora uscito in Italia, Official Secrets, del regista Gavin Hood, con Keyra Knightley nei panni della Gun e Ralph Fiennes in quelli dell'avvocato che l'assistette.<br /><br />1 MILIONE DI IRAKENI UCCISI<br />Sì, perché la Gun fu scoperta e processata per tradimento. Ma poi, a ridosso delle elezioni, le accuse a suo carico vennero ritirate per non dare ulteriore pubblicità alla faccenda. Il film è tratto da un libro, The Spy who tried to stop a War, di Marcia e Thomas Mitchell. L'unica variante è che la vera Gun è bionda, mentre nel film è mora. Intervistata sul perché avesse deciso di tradire il suo Paese rivelando quel che sapeva alla stampa (e rischiando, oltre al carcere, l'espulsione del marito), disse che non aveva tradito il Paese, bensì i suoi governanti del momento e che quella guerra non era solo a Saddam ma anche a 30 milioni di irakeni.<br />In effetti, di questi ne morirono circa un milione, pare. Più, 4600 inglesi e americani. Il film non risparmia nemmeno i particolari grotteschi che la vicenda a un certo punto assunse. Per esempio, la stampa filogovernativa, per sostenere che si trattava di un falso, puntò i riflettori su certe parole del messaggio trafugato, parole che gli americani scrivono in modo leggermente diverso dagli inglesi, come recognise anziché recognize. Ebbene, venne fuori che la redattrice dell'Observer, nel batterle al computer, aveva fatto ricorso, meccanicamente, al correttore automatico.]]></itunes:summary><itunes:duration>284</itunes:duration><itunes:keywords>armi,denuncia,donna,film,hussein,saddam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/72ec034e89d247a4a93f304c85ab1880.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se il Nordamerica fosse rimasto ai cattolici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-il-nordamerica-fosse-rimasto-ai-cattolici--22113932</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6000" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6000</a><br /><br />SE IL NORDAMERICA FOSSE RIMASTO AI CATTOLICI<br />Ma la storia non si fa con i se: gli inglesi (protestanti) conquistarono tutte le colonie francesi del Nord America con la Guerra dei Sette Anni dal 1756 al 1763<br />di Rino Cammilleri<br /><br />Nel 1754 l'ennesimo sconfinamento degli inglesi nei territori del Nordamerica sotto la sovranità francese partì dalla Virginia e si spinse verso il fiume Ohio allo scopo esplicito di provocare. Il comandante di Fort Duquesne, capitano Claude-Pierre Pécaudy de Contrecoeur, mandò un piccolo distaccamento agli ordini dell'alfiere Joseph Coulon de Villiers de Jumonville per convincere gli inglesi a ritirarsi. I trentaquattro uomini del distaccamento, appena giunti, vennero circondati dagli inglesi e dai loro alleati irochesi. Jumonville lesse al comandante inglese il testo dell'avviso ufficiale, che terminava con queste parole: «...poiché è volontà del Re di Francia continuare a mantenere un rapporto di amicizia con l'Inghilterra. In ogni caso, qualunque siano le Sue intenzioni, mi lusingo di credere che Ella riserverà al signore di Jumonville tutti i riguardi che gli spettano come ufficiale e come ambasciatore». Il comandante inglese, terminata la lettura, ordinò di fare fuoco. Jumonville e nove dei suoi uomini caddero fulminati, mentre gli altri venivano disarmati e catturati. Solo uno riuscì a scappare e, inseguito per sei giorni dagli irochesi nelle foreste, arrivò a Fort Duquesne scalzo e mezzo morto a dare la notizia.<br /><br />L'AMERICA CHE NON FU<br />Il comandante inglese responsabile dell'ignobile azione si chiamava George Washington (1732-1799), era colonnello e sarebbe diventato, com'è noto, il primo presidente degli Stati Uniti. L'«Incidente Jumonville» diede di fatto il via alla Guerra dei Sette Anni, che venne dichiarata ufficialmente solo due anni dopo e che fu la prima vera guerra mondiale. Infatti, inglesi e francesi la combatterono anche in tutte le loro colonie, in Africa, in India e in America, nonché su tutti i mari. Il Trattato di Parigi che la concluse nel 1763 vide la Francia sconfitta e consegnò agli inglesi l'India, la Guinea, l'intero Canada e la Florida, nonché le isole di Grenada, Tobago e quelle del golfo di San Lorenzo. La Francia ne uscì stremata finanziariamente e fu per questo che il re Luigi XVI dovette convocare quegli Stati Generali da cui sarebbe scaturita la Rivoluzione giacobina.<br />Un libro di Alberto Rosselli dal significativo titolo "L'America che non fu. Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763" (Il Cerchio, pp. 178), analizza proprio la fase americana del conflitto anglo-francese e ci permette di riflettere, ucronicamente, su come sarebbe stata diversa la storia del mondo se almeno l'America fosse rimasta ai francesi. Questi ultimi, di tradizione cattolica, diedero fin dall'inizio via libera ai missionari nel continente: gesuiti, agostiniani recolletti, sulpiziani, le «suore grigie» di Madame d'Youville (primo ordine religioso autoctono), una santa indiana (Kateri Tekakwitha), eccetera. L'intera confederazione delle tribù Huron venne evangelizzata e i francesi, interessati solo al commercio delle pellicce, mantenevano buoni rapporti coi pellerossa.<br /><br />IMMAGINARE COME SAREBBE STATA UN'AMERICA DEL NORD CATTOLICA<br />Diversamente dagli inglesi, che subito si allearono con la confederazione Irochese, sfruttando la tradizionale inimicizia tra questa e quella Huron. Questi ultimi vennero sterminati completamente dagli irochesi, che martirizzarono anche diversi padri gesuiti (i beati Isaac Jogues e compagni), vanificando così tutto il lavoro missionario condotto nel continente. Ma agli inglesi interessavano solo spazi vuoti da riempire di immigrati, politica che fu poi continuata (e terminata) dagli statunitensi. La guerra anglo-francese in America innovò anche sul piano tattico e strategico, privilegiando la guerriglia e reparti speciali come i rangers inglesi e i couriers francesi. Non mancarono efferatezze, di cui specialmente gli inglesi si fecero volentieri contagiare dagli indiani (per esempio, l'abitudine di ornarsi le cinture con gli scalpi strappati anche ai e alle civili).<br />Possiamo solo immaginare come sarebbe stata un'America del Nord francese e, dunque, cattolica, con gli indiani trattati alla pari e non confinati nelle riserve fino all'estinzione, come poi avvenne. Un'America del Nord meticcia, come quella spagnola del Sud. Infatti, la corona francese incoraggiava i matrimoni misti e in diverse occasioni inviava navi cariche di «Figlie del Re», ragazze povere e nubili fornite di una dote, per le colonie sprovviste di donne. I meticci (che i francesi chiamavano brulé) erano, anzi, molto considerati e spesso occupavano posti rilevanti per via della loro perfetta conoscenza delle due culture. Purtroppo, la storia, si sa, non si fa con i «se». Anche se qualche volta, in mancanza di meglio, è pur bello lavorare d'immaginazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22113932</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:20:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22113932/se_il_nordamerica_fosse_rimasto_ai_cattolici.mp3" length="6957930" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6000

SE IL NORDAMERICA FOSSE RIMASTO AI CATTOLICI
Ma la storia non si fa con i se: gli inglesi (protestanti) conquistarono tutte le colonie francesi del Nord America con la Guerra dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6000" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6000</a><br /><br />SE IL NORDAMERICA FOSSE RIMASTO AI CATTOLICI<br />Ma la storia non si fa con i se: gli inglesi (protestanti) conquistarono tutte le colonie francesi del Nord America con la Guerra dei Sette Anni dal 1756 al 1763<br />di Rino Cammilleri<br /><br />Nel 1754 l'ennesimo sconfinamento degli inglesi nei territori del Nordamerica sotto la sovranità francese partì dalla Virginia e si spinse verso il fiume Ohio allo scopo esplicito di provocare. Il comandante di Fort Duquesne, capitano Claude-Pierre Pécaudy de Contrecoeur, mandò un piccolo distaccamento agli ordini dell'alfiere Joseph Coulon de Villiers de Jumonville per convincere gli inglesi a ritirarsi. I trentaquattro uomini del distaccamento, appena giunti, vennero circondati dagli inglesi e dai loro alleati irochesi. Jumonville lesse al comandante inglese il testo dell'avviso ufficiale, che terminava con queste parole: «...poiché è volontà del Re di Francia continuare a mantenere un rapporto di amicizia con l'Inghilterra. In ogni caso, qualunque siano le Sue intenzioni, mi lusingo di credere che Ella riserverà al signore di Jumonville tutti i riguardi che gli spettano come ufficiale e come ambasciatore». Il comandante inglese, terminata la lettura, ordinò di fare fuoco. Jumonville e nove dei suoi uomini caddero fulminati, mentre gli altri venivano disarmati e catturati. Solo uno riuscì a scappare e, inseguito per sei giorni dagli irochesi nelle foreste, arrivò a Fort Duquesne scalzo e mezzo morto a dare la notizia.<br /><br />L'AMERICA CHE NON FU<br />Il comandante inglese responsabile dell'ignobile azione si chiamava George Washington (1732-1799), era colonnello e sarebbe diventato, com'è noto, il primo presidente degli Stati Uniti. L'«Incidente Jumonville» diede di fatto il via alla Guerra dei Sette Anni, che venne dichiarata ufficialmente solo due anni dopo e che fu la prima vera guerra mondiale. Infatti, inglesi e francesi la combatterono anche in tutte le loro colonie, in Africa, in India e in America, nonché su tutti i mari. Il Trattato di Parigi che la concluse nel 1763 vide la Francia sconfitta e consegnò agli inglesi l'India, la Guinea, l'intero Canada e la Florida, nonché le isole di Grenada, Tobago e quelle del golfo di San Lorenzo. La Francia ne uscì stremata finanziariamente e fu per questo che il re Luigi XVI dovette convocare quegli Stati Generali da cui sarebbe scaturita la Rivoluzione giacobina.<br />Un libro di Alberto Rosselli dal significativo titolo "L'America che non fu. Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763" (Il Cerchio, pp. 178), analizza proprio la fase americana del conflitto anglo-francese e ci permette di riflettere, ucronicamente, su come sarebbe stata diversa la storia del mondo se almeno l'America fosse rimasta ai francesi. Questi ultimi, di tradizione cattolica, diedero fin dall'inizio via libera ai missionari nel continente: gesuiti, agostiniani recolletti, sulpiziani, le «suore grigie» di Madame d'Youville (primo ordine religioso autoctono), una santa indiana (Kateri Tekakwitha), eccetera. L'intera confederazione delle tribù Huron venne evangelizzata e i francesi, interessati solo al commercio delle pellicce, mantenevano buoni rapporti coi pellerossa.<br /><br />IMMAGINARE COME SAREBBE STATA UN'AMERICA DEL NORD CATTOLICA<br />Diversamente dagli inglesi, che subito si allearono con la confederazione Irochese, sfruttando la tradizionale inimicizia tra questa e quella Huron. Questi ultimi vennero sterminati completamente dagli irochesi, che martirizzarono anche diversi padri gesuiti (i beati Isaac Jogues e compagni), vanificando così tutto il lavoro missionario condotto nel continente. Ma agli inglesi interessavano solo spazi vuoti da riempire di immigrati, politica che fu poi continuata (e terminata) dagli statunitensi. La guerra anglo-francese in America innovò anche sul...]]></itunes:summary><itunes:duration>435</itunes:duration><itunes:keywords>america,cattolici,francesi,protestanti,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/52f7d17e45a8ee25d2a9c5db7343fb06.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il paradosso norvegese: un efficace video per smentire l'ideologia gender</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-paradosso-norvegese-un-efficace-video-per-smentire-l-ideologia-gender--22118197</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6001" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6001</a><br /><br />IL PARADOSSO NORVEGESE: UN EFFICACE VIDEO PER SMENTIRE L'IDEOLOGIA GENDER di Rino Cammilleri<br />Le cose sono andate suppergiù così. C'è uno che vive nel Paese più avanzato del mondo e da poco una nuova scoperta sta invadendo i media e le scuole: la terra è piatta. Il tizio allora si mette in viaggio verso Ovest, per vedere quand'è che cadrà di sotto. Invece, viaggia che ti viaggia, si ritrova al punto di partenza. Così, pensa: ma come, qui ci insegnano la gran novità della terra piatta, e che l'idea che sia tonda, come si è sempre creduto fin dai tempi di Eratostene, ci viene in realtà inculcata fin dall'infanzia; ma allora com'è che viaggiando sempre a Ovest sono arrivato a Est?<br />Ebbene, una cosa del genere è accaduta in Norvegia, il posto in cui la parità tra i sessi è massima. Il comico Harald Meldal Eia, star televisiva locale, si è incuriosito quando ha visto le statistiche nazionali, secondo le quali il 90% degli infermieri è femmina, mentre il 90% degli ingegneri è maschio. Secondo l'ideologia gender le cifre dovrebbero essere fifty-fifty in ogni mestiere. Invece, proprio dove l'accesso alle professioni è più libero e uno può scegliere quella che vuole, le femmine si indirizzano verso lavori classicamente femminili e i maschi verso lavori classicamente maschili. Avendone le possibilità, Harald ha confezionato un documentario intitolato (traduco): «Lavaggio del cervello. Il paradosso dell'eguaglianza di genere». Se avete quaranta minuti, guardatelo. [...]<br /><br />INTERVISTE ALLA CACCIA DELLO STEREOTIPO<br />Harald, con la faccia di Bertoldo ma in assoluta buona fede, è andato a chiedere lumi alla ricercatrice Cathrine Egeland, esperta di temi di lavoro, e a Jorgen Lorentzen del Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Genere dell'università di Oslo. I due hanno risposto unanimi che gli studi sulla diversità biologica tra maschio e femmina sono da ritenersi superati e che, in realtà, lo «stereotipo» viene inculcato alle creature per via culturale. Stesso discorso una ex ministro per le pari opportunità. Harald, perplesso, intervista i suoi bambini, due femmine e un maschio, e quelli rispondono che loro sono nati così. Per riprova li porta in un negozio di giocattoli e chiede al bimbo perché la bambola non gli piace. Quello replica che lui non è mica una femminuccia. Sarà, pensa Harald, però gli esperti dicono che sono stato io a mettervelo in testa, anche se a me non risulta.<br />Poiché ad Harald la tivù paga le inchieste, prende l'aereo e va a San Francisco e poi a Cambridge, dove interroga i massimi esperti mondiali di biologia umana. Di più: gli fa vedere il video delle interviste che ha fatto agli esperti norvegesi di gender. Visti e ascoltati i video, a san Francisco e a Cambridge restano allibiti. Gli fanno vedere gli studi «superati» e gli dicono che in verità sono i più recenti e accreditati. Dai quali risulta che un neonato di un giorno (avete letto bene: un giorno) è attratto dai giocattoli maschili, mentre una neonata della stessa età è attratta dalle facce delle persone. Gli mostrano bambini di nove mesi lasciati liberi di gattonare tra i giochi: stesso risultato.<br /><br />IL DOCUMENTARIO SULLA TIVÙ NAZIONALE<br />Harald fa perfidamente notare agli spettatori che dal Trinity College di Cambridge (dove è andato) sono usciti ben 32 premi Nobel. Poi torna in Norvegia e mostra agli esperti di prima i risultati della sua inchiesta. Questi, ovviamente, se ne fanno un baffo e rispondono con slogan. Anzi, si chiedono stizziti perché mai ci sia gente che insiste con la biologia, disciplina che è «superato» ritenere che abbia qualcosa a che fare con le differenze tra maschi e femmine. Harald saluta e se ne va.<br />Però manda in onda il documentario sulla tivù nazionale. La quale è vista in tutta la Scandinavia. Ne è nato un dibattito che è durato mesi ed è finito così: nel 2011 i governi locali hanno sospeso i finanziamenti al Nordic Gender Institute, punta di lancia dell'ideologia omonima. Ma, come sappiamo, i sostenitori della terra piatta hanno soldi e appoggi internazionali potenti. La novità perciò verrà diffusa nelle scuole e sarà messo in galera chi oserà affermare che la terra è tonda. Personalmente, mi preoccuperei più per la seconda minaccia. Infatti, i pargoli, pur indottrinati, che la terra è sferica prima o poi lo scopriranno da soli.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 39 minuti) si può vedere il documentario "Il paradosso norvegese" di cui si parla nell'articolo.<br />La qualità video è HD (molto migliorata rispetto al video che è stato diffuso anni fa).<br />Ne consigliamo la proiezione con dibattito nelle scuole, ai professori di religione, nei gruppi di famiglie, nei gruppi giovanili, nei centri culturali, anche tra amici. Questo video fatto con ironia e simpatia, ma con una intelligenza acutissima ha messo in ginocchio le pretese di scientificità della teoria del gender.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22118197</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:15:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22118197/un_efficace_video_per_smentire_l_ideologia_gender.mp3" length="6417344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6001

IL PARADOSSO NORVEGESE: UN EFFICACE VIDEO PER SMENTIRE L'IDEOLOGIA GENDER di Rino Cammilleri
Le cose sono andate suppergiù così. C'è uno che vive nel Paese più avanzato del mondo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6001" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6001</a><br /><br />IL PARADOSSO NORVEGESE: UN EFFICACE VIDEO PER SMENTIRE L'IDEOLOGIA GENDER di Rino Cammilleri<br />Le cose sono andate suppergiù così. C'è uno che vive nel Paese più avanzato del mondo e da poco una nuova scoperta sta invadendo i media e le scuole: la terra è piatta. Il tizio allora si mette in viaggio verso Ovest, per vedere quand'è che cadrà di sotto. Invece, viaggia che ti viaggia, si ritrova al punto di partenza. Così, pensa: ma come, qui ci insegnano la gran novità della terra piatta, e che l'idea che sia tonda, come si è sempre creduto fin dai tempi di Eratostene, ci viene in realtà inculcata fin dall'infanzia; ma allora com'è che viaggiando sempre a Ovest sono arrivato a Est?<br />Ebbene, una cosa del genere è accaduta in Norvegia, il posto in cui la parità tra i sessi è massima. Il comico Harald Meldal Eia, star televisiva locale, si è incuriosito quando ha visto le statistiche nazionali, secondo le quali il 90% degli infermieri è femmina, mentre il 90% degli ingegneri è maschio. Secondo l'ideologia gender le cifre dovrebbero essere fifty-fifty in ogni mestiere. Invece, proprio dove l'accesso alle professioni è più libero e uno può scegliere quella che vuole, le femmine si indirizzano verso lavori classicamente femminili e i maschi verso lavori classicamente maschili. Avendone le possibilità, Harald ha confezionato un documentario intitolato (traduco): «Lavaggio del cervello. Il paradosso dell'eguaglianza di genere». Se avete quaranta minuti, guardatelo. [...]<br /><br />INTERVISTE ALLA CACCIA DELLO STEREOTIPO<br />Harald, con la faccia di Bertoldo ma in assoluta buona fede, è andato a chiedere lumi alla ricercatrice Cathrine Egeland, esperta di temi di lavoro, e a Jorgen Lorentzen del Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Genere dell'università di Oslo. I due hanno risposto unanimi che gli studi sulla diversità biologica tra maschio e femmina sono da ritenersi superati e che, in realtà, lo «stereotipo» viene inculcato alle creature per via culturale. Stesso discorso una ex ministro per le pari opportunità. Harald, perplesso, intervista i suoi bambini, due femmine e un maschio, e quelli rispondono che loro sono nati così. Per riprova li porta in un negozio di giocattoli e chiede al bimbo perché la bambola non gli piace. Quello replica che lui non è mica una femminuccia. Sarà, pensa Harald, però gli esperti dicono che sono stato io a mettervelo in testa, anche se a me non risulta.<br />Poiché ad Harald la tivù paga le inchieste, prende l'aereo e va a San Francisco e poi a Cambridge, dove interroga i massimi esperti mondiali di biologia umana. Di più: gli fa vedere il video delle interviste che ha fatto agli esperti norvegesi di gender. Visti e ascoltati i video, a san Francisco e a Cambridge restano allibiti. Gli fanno vedere gli studi «superati» e gli dicono che in verità sono i più recenti e accreditati. Dai quali risulta che un neonato di un giorno (avete letto bene: un giorno) è attratto dai giocattoli maschili, mentre una neonata della stessa età è attratta dalle facce delle persone. Gli mostrano bambini di nove mesi lasciati liberi di gattonare tra i giochi: stesso risultato.<br /><br />IL DOCUMENTARIO SULLA TIVÙ NAZIONALE<br />Harald fa perfidamente notare agli spettatori che dal Trinity College di Cambridge (dove è andato) sono usciti ben 32 premi Nobel. Poi torna in Norvegia e mostra agli esperti di prima i risultati della sua inchiesta. Questi, ovviamente, se ne fanno un baffo e rispondono con slogan. Anzi, si chiedono stizziti perché mai ci sia gente che insiste con la biologia, disciplina che è «superato» ritenere che abbia qualcosa a che fare con le differenze tra maschi e femmine. Harald saluta e se ne va.<br />Però manda in onda il documentario sulla tivù nazionale. La quale è vista in tutta la Scandinavia. Ne è nato un dibattito che è durato...]]></itunes:summary><itunes:duration>402</itunes:duration><itunes:keywords>gender,norvegia,omosessuale,paradosso,smascherare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/74b741116172e523680565f7c582a4e0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia dell'Austria in un romanzo vivace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-dell-austria-in-un-romanzo-vivace--22113878</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5997" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5997</a><br /><br />LA STORIA DELL'AUSTRIA IN UN ROMANZO VIVACE di Rino Cammilleri<br />Metto subito le mani avanti come il Ciampa pirandelliano: è uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere. Mi riferisco al libro Il Prato Alto. I-Alba (Solfanelli, pp. 424, € 25) di Emilio e Maria Antonietta Biagini. La coppia di scrittori è nota al pubblico kattolico per una lunga serie di saggi e opere di narrativa tutti pubblicati con editori di nicchia, la nostra.<br /><br />DAL 7500 AVANTI CRISTO AL 1233 DOPO CRISTO<br />L'opera di cui stiamo parlando racconta in forma romanzata la nascita dell'Austria, partendo nientemeno che dal 7500 avanti Cristo. Questo primo volume si ferma al 1233 dopo Cristo, si suppone perché gli autori abbisognano di (molto) tempo per documentarsi sul resto. Infatti, la bibliografia annessa è impressionante, anche perché il lavoro è filologicamente accuratissimo. Figuratevi che sono citati per esteso il Paternoster in gotico e in bavaro antico. Ma queste sono solo alcune delle chicche presenti. L'erudizione è spaventosa: quasi di ogni città o di ogni parola si espone l'origine, passando per tutte le modificazioni semantiche dei termini nella storia e secondo le varie influenze. Usi, costumi, cibo, tutto è esposto vividamente come se li si vedesse al cinema. Ma non si pensi a un mattone indigesto.<br />Al contrario, lo stile è vivacissimo, sempre ironico, e non mancano le stilettate agli storici politicamente corretti odierni quando si mostra che le cose non erano affatto come costoro le hanno immaginate con intento cristofobico e al solo scopo di denigrare la civiltà cristiana. Né si indulge a edulcorare un passato duro, talvolta truce, ecologicamente scorretto e fatto più di peccatori che di santi. Il lettore attento, comunque, non potrà fare a meno di sorridere quando scoprirà che certi grassi amministratori romani, incompetenti quando non corrotti, rispondono ai nomi di Veltronius o Dalemium.<br /><br />L'AQUILA, IL BIANCO E IL ROSSO<br />Dal primo insediamento umano su quello che poi venne chiamato il Prato Alto già in fase preistorica, passando per il Norico dei romani, fino a un accenno di ducato d'Austria, si snoda la storia della famiglia Adler (aquila in tedesco), generazione dopo generazione, ramificazione dopo ramificazione, disegnando in brevi capitoletti vita, avventure, matrimoni e morte dei vari componenti. Dall'abitudine di incidere un'aquila stilizzata sull'architrave della capanna dei primi membri del clan fino allo stemma vero e proprio, passando per la camicia insanguinata che, alle crociate, divenne lo stendardo bianco e rosso, poi assunti a colori nazionali.<br />Ma tutto il libro è un oceano di rivelazioni. Volete sapere com'era il rituale di iniziazione del culto di Mitra? Lo trovate da pagina 137 in poi. Volete spiegazioni ed esercizi in lingua, gotica, scira, vandalica, burgunda? Pagina 238. Chi è kuning Karl? È Carlo Magno. Cos'è un kapkhan? È il re degli àvari. E via così, con informazioni storiche di dettaglio che i libri di storia non forniscono, ma che, conosciute, fanno capire sul serio perché certe cose andarono come andarono e non diversamente.<br />Per chi volesse saperne di più sugli autori, Emilio Biagini ha insegnato Geografia nelle università di Cagliari e Genova, e conosce i luoghi che descrive per esserci stato. L'altro autore è sua moglie. Che, ovviamente, lo ha seguito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22113878</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22113878/la_storia_dell_austria_in_un_romanzo_vivace.mp3" length="4362239" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5997

LA STORIA DELL'AUSTRIA IN UN ROMANZO VIVACE di Rino Cammilleri
Metto subito le mani avanti come il Ciampa pirandelliano: è uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5997" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5997</a><br /><br />LA STORIA DELL'AUSTRIA IN UN ROMANZO VIVACE di Rino Cammilleri<br />Metto subito le mani avanti come il Ciampa pirandelliano: è uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere. Mi riferisco al libro Il Prato Alto. I-Alba (Solfanelli, pp. 424, € 25) di Emilio e Maria Antonietta Biagini. La coppia di scrittori è nota al pubblico kattolico per una lunga serie di saggi e opere di narrativa tutti pubblicati con editori di nicchia, la nostra.<br /><br />DAL 7500 AVANTI CRISTO AL 1233 DOPO CRISTO<br />L'opera di cui stiamo parlando racconta in forma romanzata la nascita dell'Austria, partendo nientemeno che dal 7500 avanti Cristo. Questo primo volume si ferma al 1233 dopo Cristo, si suppone perché gli autori abbisognano di (molto) tempo per documentarsi sul resto. Infatti, la bibliografia annessa è impressionante, anche perché il lavoro è filologicamente accuratissimo. Figuratevi che sono citati per esteso il Paternoster in gotico e in bavaro antico. Ma queste sono solo alcune delle chicche presenti. L'erudizione è spaventosa: quasi di ogni città o di ogni parola si espone l'origine, passando per tutte le modificazioni semantiche dei termini nella storia e secondo le varie influenze. Usi, costumi, cibo, tutto è esposto vividamente come se li si vedesse al cinema. Ma non si pensi a un mattone indigesto.<br />Al contrario, lo stile è vivacissimo, sempre ironico, e non mancano le stilettate agli storici politicamente corretti odierni quando si mostra che le cose non erano affatto come costoro le hanno immaginate con intento cristofobico e al solo scopo di denigrare la civiltà cristiana. Né si indulge a edulcorare un passato duro, talvolta truce, ecologicamente scorretto e fatto più di peccatori che di santi. Il lettore attento, comunque, non potrà fare a meno di sorridere quando scoprirà che certi grassi amministratori romani, incompetenti quando non corrotti, rispondono ai nomi di Veltronius o Dalemium.<br /><br />L'AQUILA, IL BIANCO E IL ROSSO<br />Dal primo insediamento umano su quello che poi venne chiamato il Prato Alto già in fase preistorica, passando per il Norico dei romani, fino a un accenno di ducato d'Austria, si snoda la storia della famiglia Adler (aquila in tedesco), generazione dopo generazione, ramificazione dopo ramificazione, disegnando in brevi capitoletti vita, avventure, matrimoni e morte dei vari componenti. Dall'abitudine di incidere un'aquila stilizzata sull'architrave della capanna dei primi membri del clan fino allo stemma vero e proprio, passando per la camicia insanguinata che, alle crociate, divenne lo stendardo bianco e rosso, poi assunti a colori nazionali.<br />Ma tutto il libro è un oceano di rivelazioni. Volete sapere com'era il rituale di iniziazione del culto di Mitra? Lo trovate da pagina 137 in poi. Volete spiegazioni ed esercizi in lingua, gotica, scira, vandalica, burgunda? Pagina 238. Chi è kuning Karl? È Carlo Magno. Cos'è un kapkhan? È il re degli àvari. E via così, con informazioni storiche di dettaglio che i libri di storia non forniscono, ma che, conosciute, fanno capire sul serio perché certe cose andarono come andarono e non diversamente.<br />Per chi volesse saperne di più sugli autori, Emilio Biagini ha insegnato Geografia nelle università di Cagliari e Genova, e conosce i luoghi che descrive per esserci stato. L'altro autore è sua moglie. Che, ovviamente, lo ha seguito.]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:keywords>austria,cultura,libri,romanzo,storia,tradizioni,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b5b1522aab87c259f902f8dec20d7ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovanni Cantoni, fondatore di alleanza cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovanni-cantoni-fondatore-di-alleanza-cattolica--22149154</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5999" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5999</a><br /><br />GIOVANNI CANTONI, FONDATORE DI ALLEANZA CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Non si poteva essere uno studente brillante dell'ultimo anno di liceo nel 1968-69 senza rincretinire. E anch'io (come diceva Totò), modestamente, rincretinii. Giunto a Pisa per studiare Scienze Politiche mi ritrovai nel centro della rivoluzione e proseguii entusiasta nel rincretinimento. Ma poi qualcuno fece dire delle messe per la mia conversione (chi voglia saperne di più può leggersi il mio Come fu che divenni C.C.P., Lindau) e io, che della rivoluzione avevo imbroccato il ramo pannelliano, mi ritrovai c.c.p.: cattolico credente & praticante.<br />Solo che cambiare vita in modo così repentino significava ritrovarsi soli. Già: tutta la gente che conoscevo era d'ambiente libertino. Gli unici cattolici, a mia scienza, erano i quattro che avevo conosciuto nel bar per studenti che frequentavo e che consideravo poco meno che scemi. Con la coda tra le gambe chiesi proprio a loro (non avevo altro) accoglienza e mi portarono a sentire un tizio dall'accento piacentino e dal look dannunziano, calvo, abito nero con bretelle bianche.<br /><br />UN ORATORE APOLOGETICO ECCEZIONALE<br />Ma era un oratore eccezionale, capace di tenerti incollato a pendere dalla sue labbra per due ore (mentre chi ha frequentato una c.d. scuola di comunicazione sa che l'attenzione crolla, fisiologicamente, dopo sedici minuti). Parlava di Chiesa, di Medioevo, di Risorgimento, di Rivoluzione Francese in maniera diametralmente opposta a quel che mi avevano insegnato sui banchi di scuola. Era, seppi poi, apologetica allo stato puro e al grado massimo.<br />L'uomo, Giovanni Cantoni, aveva fondato un'associazione, in quel tempo, catatombale, Alleanza Cattolica, dove si studiavano libri introvabili e, oggi diremmo, politicamente scorretti come quelli di Cochin e di Gaxotte, di Servier e Schneider, di Sedlmayr e Del Noce, perfino Il Signore degli Anelli. Fu una folgorazione. Mi ci buttai a corpo morto, studiando come si dovrebbe studiare: non per dovere, ma per piacere. E non mi bastavano mai. Lo sprint fu tale che ebbi l'incoscienza di presentare una tesi di laurea su Donoso Cortés. A Scienze Politiche di Pisa negli anni di piombo.<br /><br />LA NASCITA DEL KATTOLICO<br />Per farla breve, fu così che nacque quel che molti di voi, lettori della Bussola, conoscono come Il Kattolico. E la sua ormai ultraquarantennale produzione di libri, articoli, conferenze e romanzi di contenuto esclusivamente apologetico (anche perché ormai non saprei fare altro).<br />Tutto perché un uomo negli anni Sessanta cominciò a girare l'Italia con lo scopo di salvare il cervello di tanti giovani sprovveduti, sedotti dalle sirene del loro tempo, e formarli in vista del Regno dei Cieli. Pare che ciascuno di noi nasca con una missione, un progetto che Dio ha su ogni creatura, e che, nella nostra libertà, possiamo tradire condannandoci al fallimento o all'insignificanza. Giovanni Cantoni, a mio avviso, ha pienamente centrato la sua, di missione, della quale faceva parte anche la croce che dovette portare negli ultimi anni. Spero che il suo esempio dia anche a me, a noi, la forza di «conservare la fede» (come dice san Paolo) nella tempesta fino al traguardo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22149154</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2020 19:05:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22149154/giovanni_cantoni_fondatore_di_alleanza_cattolica.mp3" length="4282408" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5999

GIOVANNI CANTONI, FONDATORE DI ALLEANZA CATTOLICA di Rino Cammilleri
Non si poteva essere uno studente brillante dell'ultimo anno di liceo nel 1968-69 senza rincretinire. E anch'io...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5999" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5999</a><br /><br />GIOVANNI CANTONI, FONDATORE DI ALLEANZA CATTOLICA di Rino Cammilleri<br />Non si poteva essere uno studente brillante dell'ultimo anno di liceo nel 1968-69 senza rincretinire. E anch'io (come diceva Totò), modestamente, rincretinii. Giunto a Pisa per studiare Scienze Politiche mi ritrovai nel centro della rivoluzione e proseguii entusiasta nel rincretinimento. Ma poi qualcuno fece dire delle messe per la mia conversione (chi voglia saperne di più può leggersi il mio Come fu che divenni C.C.P., Lindau) e io, che della rivoluzione avevo imbroccato il ramo pannelliano, mi ritrovai c.c.p.: cattolico credente & praticante.<br />Solo che cambiare vita in modo così repentino significava ritrovarsi soli. Già: tutta la gente che conoscevo era d'ambiente libertino. Gli unici cattolici, a mia scienza, erano i quattro che avevo conosciuto nel bar per studenti che frequentavo e che consideravo poco meno che scemi. Con la coda tra le gambe chiesi proprio a loro (non avevo altro) accoglienza e mi portarono a sentire un tizio dall'accento piacentino e dal look dannunziano, calvo, abito nero con bretelle bianche.<br /><br />UN ORATORE APOLOGETICO ECCEZIONALE<br />Ma era un oratore eccezionale, capace di tenerti incollato a pendere dalla sue labbra per due ore (mentre chi ha frequentato una c.d. scuola di comunicazione sa che l'attenzione crolla, fisiologicamente, dopo sedici minuti). Parlava di Chiesa, di Medioevo, di Risorgimento, di Rivoluzione Francese in maniera diametralmente opposta a quel che mi avevano insegnato sui banchi di scuola. Era, seppi poi, apologetica allo stato puro e al grado massimo.<br />L'uomo, Giovanni Cantoni, aveva fondato un'associazione, in quel tempo, catatombale, Alleanza Cattolica, dove si studiavano libri introvabili e, oggi diremmo, politicamente scorretti come quelli di Cochin e di Gaxotte, di Servier e Schneider, di Sedlmayr e Del Noce, perfino Il Signore degli Anelli. Fu una folgorazione. Mi ci buttai a corpo morto, studiando come si dovrebbe studiare: non per dovere, ma per piacere. E non mi bastavano mai. Lo sprint fu tale che ebbi l'incoscienza di presentare una tesi di laurea su Donoso Cortés. A Scienze Politiche di Pisa negli anni di piombo.<br /><br />LA NASCITA DEL KATTOLICO<br />Per farla breve, fu così che nacque quel che molti di voi, lettori della Bussola, conoscono come Il Kattolico. E la sua ormai ultraquarantennale produzione di libri, articoli, conferenze e romanzi di contenuto esclusivamente apologetico (anche perché ormai non saprei fare altro).<br />Tutto perché un uomo negli anni Sessanta cominciò a girare l'Italia con lo scopo di salvare il cervello di tanti giovani sprovveduti, sedotti dalle sirene del loro tempo, e formarli in vista del Regno dei Cieli. Pare che ciascuno di noi nasca con una missione, un progetto che Dio ha su ogni creatura, e che, nella nostra libertà, possiamo tradire condannandoci al fallimento o all'insignificanza. Giovanni Cantoni, a mio avviso, ha pienamente centrato la sua, di missione, della quale faceva parte anche la croce che dovette portare negli ultimi anni. Spero che il suo esempio dia anche a me, a noi, la forza di «conservare la fede» (come dice san Paolo) nella tempesta fino al traguardo.]]></itunes:summary><itunes:duration>268</itunes:duration><itunes:keywords>alleanza,cantoni,cattolica,fondatore,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c6aca67bd80bb6636a7f7e72b5f87874.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Obbligo dei seggiolini anti-abbandono: la fregatura delle leggi emotive</title><link>https://www.spreaker.com/episode/obbligo-dei-seggiolini-anti-abbandono-la-fregatura-delle-leggi-emotive--20159938</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5898" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5898</a><br /><br />OBBLIGO DEI SEGGIOLINI ANTI-ABBANDONO: LA FREGATURA DELLE LEGGI EMOTIVE di Rino Cammilleri<br />La mancanza di statisti è ormai cronica in questo Paese. [...] Già la democrazia ha, come malattia d'origine, la fatale ricerca, da parte del politico, dei voti, una ricerca che, inesorabilmente, è destinata a diventare fine a se stessa. Tradotto in soldoni: se faccio la cosa giusta, non si sa se mi rivotano; se faccio la cosa gradita, allora sì. A quel punto, finisce che si legifera sull'onda dell'emotività popolare (non importa se mediaticamente indotta). E il legislatore diventa il notaio della pancia dell'elettorato.<br />SEGGIOLINI ANTI-AMNESIA<br />Per esempio, la faccenda dei seggiolini anti-amnesia. Quanti sono i casi di bambini dimenticati in auto? Una decina negli ultimi dieci anni, uno all'anno in media. Tanto è bastato perché questo governo abbia imposto d'urgenza a tutti i genitori di comprare il seggiolino-segnalatore. E subito, cosa che ha mandato nel panico mezza Italia. Non solo. Ora esce che i prodotti in vendita non sono a norma. Ma come, se erano tutti certificati? Sì, ma - si scopre - si tratta di autocertificazione, legale, certo, ma da verificare tramite controlli. Detti controlli dovrebbero partire a dicembre e si vedrà quali oggetti rispettano la normativa e quali no. Nel frattempo, anche il vigile naviga nell'incertezza. Boh. Un tedesco direbbe: all'italiana. Un salviniano direbbe: alla cinquestelle zingarettate.<br />Mettere mano al risanamento dell'economia? Seeeh! Quella è roba di lungo periodo, che, richiedendo misure coraggiose e drastiche, nel breve fa perdere voti. Questo, tra parentesi, spiega perché le dittature tipo Cina, non dovendo dipendere dagli umori dell'elettorato, possano intraprendere piani a lunga scadenza e vincere sfide economiche epocali. Come dicevano Vianello e Mondaini, noi no. Ma la confusione sul seggiolino col fischio e l'app è il minimo. È proprio l'idea stessa del seggiolino imbracato ad essere anticoncezionale, altro che decrescita demografica.<br />RISCHIO SPARIZIONE<br />Uno statista saprebbe che il problema numero uno in Italia è il rischio sparizione, perciò si produrrebbe in politiche pro-famiglia. E come fai a fare più di due figli (c.d. sostituzione, il minimo sindacale) se la macchina ha solo quattro posti? Tre bambini vogliono dire tre seggiolini e ci vuole il pulmino. Le famiglie numerose devono comprarsi l'autobus e almeno uno dei due genitori deve prendere la patente apposita. Tralasciamo l'ipocrisia tipica del politicamente corretto che ti paga, anche coi soldi miei, quanti aborti vuoi, però ti carica di tanti di quegli obblighi se ti azzardi a partorire da farti passare la voglia.<br />Non erano gli immigrati quelli che dovevano riempire le culle italiane? E, poiché questi fanno i lavori «che gli italiani non vogliono più fare», cioè a bassa remunerazione, li carichi della (pesante) spesa per seggiolini elettronici data la loro numerosa prole? Oppure basterà un reportage televisivo strappalacrime per costringere il contribuente a pagare anche questi? Talvolta, nelle bacheche parrocchiali, si leggono gli elenchi di quel che serve alla Caritas locale. Si trovano bisogni come pentole a pressione e tappeti. Bene, vuol dire che quelli primari sono stati soddisfatti. Prepariamoci a leggere: seggiolini per auto dotati di avvisatore e a norma di legge. E speriamo che, per una volta, non scomodino papa Francesco.<br /><br />Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "Seggiolini antiabbandono, il problema è l'Occidente di oggi" spiega che pensare che i dispositivi d'allarme siano la panacea è fuorviante. Le società occidentali, avendo messo da parte Dio e perso fiducia nella Provvidenza, pretendono di controllare tutto. E poi c'è il problema dei frenetici ritmi di lavoro sia per l'uomo che per la donna, di cui non viene più valorizzata la maternità. Ciascun sesso ha per natura il suo ruolo, anche se i governi ignorano la questione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 novembre 2019:<br />Al di là delle polemiche per l'ennesima spesa imposta alle famiglie italiane sui dispositivi anti abbandono (non ancora in regola) da applicare obbligatoriamente ai seggiolini-auto per bambini, la decisione si iscrive nella serie di provvedimenti schizofrenici che i governi occidentali prendono pensando di poter prevenire qualsiasi incidente, ma anche per ovviare ad uno stile di vita da loro stessi promosso.<br />È di luglio la notizia di uno dei rarissimi (8 in 20 anni in Italia) ma presenti casi di persone che, dimenticando i figli in auto, li hanno ritrovati morti. La tragedia è accaduta a New York, dove un padre di famiglia, Juan Rodriguez, militare di 39 anni, ha dimenticato in macchina i suoi gemelli di 1 anno, Luna e Phoenix, ritrovandoli ore dopo soffocati dal caldo.<br />La storia è sempre la stessa: un genitore corre al lavoro, l'altro anche, uno dei due nel tragitto lascia i bambini all'asilo e uno dei due la sera, dopo ore passate in ufficio, li andrà a prendere finché ritornando alle loro auto si accorgerà di averli lasciati sui sedili tutto il giorno. Le vicende narrate dalla cronaca sono sicuramente tremende, perché vedere il proprio piccolo morire per una dimenticanza è uno dei dolori capaci di segnare con maggior violenza la vita di una persona, essendo probabilmente fra i più difficili da sopportare, ma farsi prendere dal panico pensando che i dispositivi d'allarme siano la panacea è fuorviante.<br />Prendiamo infatti il caso di quei bambini che, divincolandosi dalle mani della madre, sono corsi in mezzo alla strada e sono stati investiti. Seguendo il ragionamento di chi obbliga tutti ad utilizzare i dispositivi anti abbandono si dovrebbe imporre ai genitori che tutti i figli siano tenuti al guinzaglio come i cani (c'è chi lo fa). Non ci sarebbe da stupirsi se accadesse, quando l'ideologia della sicurezza è la sola via conosciuta da una società che, avendo perso fiducia nella Provvidenza e nella certezza che la strada dei propri figli è in mano a Dio, tende a voler controllare tutto. L'alternativa non è certo trascurare i propri figli, ma nemmeno metterli sotto una campana di vetro tanto da dover costringere sempre più pediatri americani a prescrivere ai genitori il gioco all'aperto, incitando i genitori a lasciare che i pargoli si sbuccino le ginocchia.<br />C'è poi un altro problema che emerge da ogni tragedia raccontata dalla cronaca: il ritmo di lavoro a cui la famiglia è sottoposta. Un problema comune da quando sia l'uomo sia la donna, anche con figli, lavorano 10 ore al giorno, con una pressione tale da permettere che fatti simili accadano (magari anche più frequentemente dei pochi casi noti per via del decesso dei bambini). Infatti, dove lo stile di vita è più frenetico, come negli Stati Uniti, i casi non sono stati di 8 in 20 anni come in Italia, ma in media di 8 all'anno (fra il 1998 e il 2018).<br />L'ultima tragedia americana conferma come il modello in cui la madre lavora tutto il giorno, delegando l'educazione e la cura dei figli ad altri, abbia ancor più appesantito la famiglia gettandola in un vortice di incastri e corse: Marissa Rodriguez, la moglie di Juan, mercoledì scorso ha rilasciato un'intervista esclusiva a Dr. Phil spiegando che «mio marito mi ha chiamata, mentre stavo lavorando. La prima chiamata era stata verso le 16 circa. Mi ha detto: "Ok, è il tuo turno per andare a prendere i bambini"... doveva andare ad un evento militare... di solito andava lui all'asilo ma ci eravamo scambiati i turni...dissi: "Ok, non c'è problema vado a prenderli io". Dovevo ancora lavorare per un'ora almeno. Ero al telefono con un cliente. Mi richiamò ma ignorai la chiamata perché stavo lavorando. Mi accorsi che aveva lasciato un messaggio in segreteria, cosa che non fa mai. Mi chiamò ancora. Risposi e lo sentii dire che erano morti». L'uomo aveva poi confessato di essere andato al lavoro pensando di essere passato per l'asilo nido.<br />È significativo il fatto che sua moglie lo abbia sempre difeso dichiarando che «anche se soffro come mai avrei pensato, amo ancora mio marito... è una brava persona, un grande padre e so che non avrebbe mai fatto nulla per fare intenzionalmente del male ai nostri figli... ho bisogno di lui a fianco per passare attraverso tutto questo insieme». Siamo certi che sia così, anche perché una madre non potrebbe sopportare altrimenti di vivere ancora con il responsabile della morte dei suoi figli. Ma allora che cosa non ha funzionato?<br />Certo, mentre un tempo l'uomo aveva come unica preoccupazione quella del suo lavoro, sapendo che la moglie era totalmente dedicata a casa e figli, oggi gli si sta chiedendo qualcosa di diverso, che non è nella sua stretta natura. In media è infatti la donna ad essere dotata di un cervello multitasking e non l'uomo, capace di concentrarsi su una cosa alla volta. Come a ricordare che la natura ha dato a ciascun sesso delle doti a seconda del ruolo cui è chiamato, quello di procurarsi il cibo del maschio e quello della cura della famiglia e della prole della donna. Come dice Chesterton nel saggio "La schiava moderna", «la moderna donna lavoratrice porta sulle spalle un carico duplice» e infatti il cortocircuito nasce dall'averla caricata anche di un lavoro a tempo pieno e costringendo anche l'uomo a compiti casalinghi a lui non congeniali: «Pochi uomini sanno cos'è la coscienziosità. Essi comprendono cos'è il dovere che generalmente coincide con l'adempiere un solo dovere», continua Chesterton.<br />Ma è chiaro che i governi preferiscono ignorare la questione pensando di tamponare con la vendita massiccia di sistemi anti abbandono. Peccato che obbligare a installare un dispositivo di sicurezza come quello previsto, oltre ad essere inutile in Italia (dati i casi rarissimi) e a non essere una risposta adeguata a uno squilibrio famigliare come quello imposto dalla struttura delle società occidentali, genera nei figli un'ansia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20159938</guid><pubDate>Thu, 21 Nov 2019 14:39:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20159938/seggiolini.mp3" length="13040743" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5898

OBBLIGO DEI SEGGIOLINI ANTI-ABBANDONO: LA FREGATURA DELLE LEGGI EMOTIVE di Rino Cammilleri
La mancanza di statisti è ormai cronica in questo Paese. [...] Già la democrazia ha,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5898" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5898</a><br /><br />OBBLIGO DEI SEGGIOLINI ANTI-ABBANDONO: LA FREGATURA DELLE LEGGI EMOTIVE di Rino Cammilleri<br />La mancanza di statisti è ormai cronica in questo Paese. [...] Già la democrazia ha, come malattia d'origine, la fatale ricerca, da parte del politico, dei voti, una ricerca che, inesorabilmente, è destinata a diventare fine a se stessa. Tradotto in soldoni: se faccio la cosa giusta, non si sa se mi rivotano; se faccio la cosa gradita, allora sì. A quel punto, finisce che si legifera sull'onda dell'emotività popolare (non importa se mediaticamente indotta). E il legislatore diventa il notaio della pancia dell'elettorato.<br />SEGGIOLINI ANTI-AMNESIA<br />Per esempio, la faccenda dei seggiolini anti-amnesia. Quanti sono i casi di bambini dimenticati in auto? Una decina negli ultimi dieci anni, uno all'anno in media. Tanto è bastato perché questo governo abbia imposto d'urgenza a tutti i genitori di comprare il seggiolino-segnalatore. E subito, cosa che ha mandato nel panico mezza Italia. Non solo. Ora esce che i prodotti in vendita non sono a norma. Ma come, se erano tutti certificati? Sì, ma - si scopre - si tratta di autocertificazione, legale, certo, ma da verificare tramite controlli. Detti controlli dovrebbero partire a dicembre e si vedrà quali oggetti rispettano la normativa e quali no. Nel frattempo, anche il vigile naviga nell'incertezza. Boh. Un tedesco direbbe: all'italiana. Un salviniano direbbe: alla cinquestelle zingarettate.<br />Mettere mano al risanamento dell'economia? Seeeh! Quella è roba di lungo periodo, che, richiedendo misure coraggiose e drastiche, nel breve fa perdere voti. Questo, tra parentesi, spiega perché le dittature tipo Cina, non dovendo dipendere dagli umori dell'elettorato, possano intraprendere piani a lunga scadenza e vincere sfide economiche epocali. Come dicevano Vianello e Mondaini, noi no. Ma la confusione sul seggiolino col fischio e l'app è il minimo. È proprio l'idea stessa del seggiolino imbracato ad essere anticoncezionale, altro che decrescita demografica.<br />RISCHIO SPARIZIONE<br />Uno statista saprebbe che il problema numero uno in Italia è il rischio sparizione, perciò si produrrebbe in politiche pro-famiglia. E come fai a fare più di due figli (c.d. sostituzione, il minimo sindacale) se la macchina ha solo quattro posti? Tre bambini vogliono dire tre seggiolini e ci vuole il pulmino. Le famiglie numerose devono comprarsi l'autobus e almeno uno dei due genitori deve prendere la patente apposita. Tralasciamo l'ipocrisia tipica del politicamente corretto che ti paga, anche coi soldi miei, quanti aborti vuoi, però ti carica di tanti di quegli obblighi se ti azzardi a partorire da farti passare la voglia.<br />Non erano gli immigrati quelli che dovevano riempire le culle italiane? E, poiché questi fanno i lavori «che gli italiani non vogliono più fare», cioè a bassa remunerazione, li carichi della (pesante) spesa per seggiolini elettronici data la loro numerosa prole? Oppure basterà un reportage televisivo strappalacrime per costringere il contribuente a pagare anche questi? Talvolta, nelle bacheche parrocchiali, si leggono gli elenchi di quel che serve alla Caritas locale. Si trovano bisogni come pentole a pressione e tappeti. Bene, vuol dire che quelli primari sono stati soddisfatti. Prepariamoci a leggere: seggiolini per auto dotati di avvisatore e a norma di legge. E speriamo che, per una volta, non scomodino papa Francesco.<br /><br />Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "Seggiolini antiabbandono, il problema è l'Occidente di oggi" spiega che pensare che i dispositivi d'allarme siano la panacea è fuorviante. Le società occidentali, avendo messo da parte Dio e perso fiducia nella Provvidenza, pretendono di controllare tutto. E poi c'è il problema dei frenetici ritmi di lavoro sia per...]]></itunes:summary><itunes:duration>816</itunes:duration><itunes:keywords>auto,bambini,coscienza,fregatura,seggiolini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/13be71ba5be8e13ed0035f5017e62707.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Hollywood (il)liberal, la rivoluzione portata in salotto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hollywood-il-liberal-la-rivoluzione-portata-in-salotto--19926785</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5885" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5885</a><br /><br />HOLLYWOOD (IL)LIBERAL, LA RIVOLUZIONE PORTATA IN SALOTTO di Rino Cammilleri<br />Virna Lisi fu una delle poche, nel mondo del cinema italiano, ad avere il coraggio di dichiarare (Il Fatto Quotidiano, 28.9.2014): «Ma com'è 'sto fatto che se uno è comunista lavora e se non lo è non lavora più?». Infatti, direbbe qualcuno, è il partito dei lavoratori. Qualcun altro direbbe: ma non era ai tempi del fascismo che se non avevi la tessera non lavoravi? Se ci può consolare, negli Usa non è diverso, solo che là li chiamano liberal. Maurizio Acerbi, critico cinematografico de Il Giornale, nel 2016 affrontò il tema col pamphlet Come sopravvivere al cinema di sinistra - Noia e pregiudizi: manuale per difendersi dai film a senso unico. Oggi torna e amplia con Hollywood (il)liberal (Fuori dal Coro, pp. 63, € 3, supplemento al quotidiano).<br /><br />CLUB CATACOMBALE PER ATTORI, REGISTI E SCENEGGIATORI<br />Nella mecca del cinema, l'attore Gary Sinise, cattolico e repubblicano, nel 2004 fondò addirittura una specie di club catacombale per attori, registi e sceneggiatori non di sinistra, costretti a nascondersi per non perdere il lavoro. All'ora delle elezioni presidenziali i vip hollywoodiani fecero campagna a favore di Hillary. Vinse Trump, segno che la maggioranza schiacciante degli americani non si fa abbindolare dai lustrini. Ma Trump da quel momento fu il Satana da esorcizzare. Noi, che abbiamo avuto Berlusconi e Salvini, ne sappiamo qualcosa. «Si erano messi in 167 divi a fare il cosiddetto endorsement, appoggiando pubblicamente la consorte di Bill, trasformandola nella candidata alla Casa Bianca con il maggior numero di testimonial della storia. Da Di Caprio a Clooney, da De Niro a Hoffman, da Damon a Penn. A questi, aggiungeteci i "grandi elettori" del mondo musicale, sorpresi, sconvolti, increduli non solo per la vittoria dell'odiato Donald, ma, soprattutto, per aver preso atto di contare, in politica, come il due di coppe quando la briscola è bastoni».<br />I repubblicani? Pochi: Dwayne "The Rock" Johnson, Arnold Schwarzenegger, James Woods, Bruce Willis, Sylvester Stallone, Lindsay Lohan, Hillary Duff, Jon Voight, Gary Sinise, Clint Eastwood e qualche altro.<br /><br />LA PREMIAZIONE DEGLI OSCAR<br />All'Oscar di quest'anno è stato tutto un insulto a Trump: tacco 12, abiti costosissimi, fiocchetto azzurro sul petto (colore del Partito Democratico) sul red carpet a fare i filo-prolet. Ma la cerimonia ha registrato «i più bassi ascolti di sempre nella storia degli Oscar». Sì, ma non gliene frega niente. "Razzismo" o "Immigrato" rimangono le chiavi vincenti della cinematografia post Trump. «Vuoi avere possibilità di vittoria? Infilaci dentro uno dei due temi, meglio ancora se entrambi». Così ebbe a scrivere Camilo Vila, esiliato cubano fin dal 1961: «Parlano dei senzatetto quando hanno case che potrebbero ospitare i barboni di mezza Los Angeles». Lo stesso nelle serie televisive: «La televisione, attraverso i suoi show di natura Liberal, non si adegua al pubblico seduto in salotto, ma lo condiziona, lo plasma, riflettendo quelli che la creano al fine di trasformare il pensiero degli altri».<br />Già, gutta cavat lapidem, e forza con i «diversi», il sesso in tutte le forme e salse, sniffate e fumate. «Le rivoluzioni, anche le più importanti, non devono praticarsi, per forza di cose, in piazza o nelle strade, con la violenza contro il Potere costituito. Anzi, le più efficaci, le più invasive, le più sconvolgenti, sono quelle che avvengono silenziosamente, sottotraccia, plasmando le menti, spesso senza che queste se ne rendano conto. Basta, per dire, un salotto di casa o una sala cinematografica per rivoluzionare i modi di pensare. È quanto è avvenuto in America prima e, di riflesso, in Italia poi, attraverso un oggetto di uso comune come il telecomando di un televisore o godendosi un film sul grande schermo di un cinema».<br />Gli americani (e gli italiani) dimostrano però una capacità di resistenza imprevista e ammirevole, basta lasciarli votare. Ma i liberals, come si è visto in Italia, hanno anche altre armi. Che fare, dunque? Cambiare canale. Finché si può. «Non lasciarti ingannare da chi non ti vuole uguale ma identico agli altri, come un clone». Vecchia storia giacobina: «Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19926785</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 21:40:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19926785/hollywood.mp3" length="4716250" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5885

HOLLYWOOD (IL)LIBERAL, LA RIVOLUZIONE PORTATA IN SALOTTO di Rino Cammilleri
Virna Lisi fu una delle poche, nel mondo del cinema italiano, ad avere il coraggio di dichiarare (Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5885" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5885</a><br /><br />HOLLYWOOD (IL)LIBERAL, LA RIVOLUZIONE PORTATA IN SALOTTO di Rino Cammilleri<br />Virna Lisi fu una delle poche, nel mondo del cinema italiano, ad avere il coraggio di dichiarare (Il Fatto Quotidiano, 28.9.2014): «Ma com'è 'sto fatto che se uno è comunista lavora e se non lo è non lavora più?». Infatti, direbbe qualcuno, è il partito dei lavoratori. Qualcun altro direbbe: ma non era ai tempi del fascismo che se non avevi la tessera non lavoravi? Se ci può consolare, negli Usa non è diverso, solo che là li chiamano liberal. Maurizio Acerbi, critico cinematografico de Il Giornale, nel 2016 affrontò il tema col pamphlet Come sopravvivere al cinema di sinistra - Noia e pregiudizi: manuale per difendersi dai film a senso unico. Oggi torna e amplia con Hollywood (il)liberal (Fuori dal Coro, pp. 63, € 3, supplemento al quotidiano).<br /><br />CLUB CATACOMBALE PER ATTORI, REGISTI E SCENEGGIATORI<br />Nella mecca del cinema, l'attore Gary Sinise, cattolico e repubblicano, nel 2004 fondò addirittura una specie di club catacombale per attori, registi e sceneggiatori non di sinistra, costretti a nascondersi per non perdere il lavoro. All'ora delle elezioni presidenziali i vip hollywoodiani fecero campagna a favore di Hillary. Vinse Trump, segno che la maggioranza schiacciante degli americani non si fa abbindolare dai lustrini. Ma Trump da quel momento fu il Satana da esorcizzare. Noi, che abbiamo avuto Berlusconi e Salvini, ne sappiamo qualcosa. «Si erano messi in 167 divi a fare il cosiddetto endorsement, appoggiando pubblicamente la consorte di Bill, trasformandola nella candidata alla Casa Bianca con il maggior numero di testimonial della storia. Da Di Caprio a Clooney, da De Niro a Hoffman, da Damon a Penn. A questi, aggiungeteci i "grandi elettori" del mondo musicale, sorpresi, sconvolti, increduli non solo per la vittoria dell'odiato Donald, ma, soprattutto, per aver preso atto di contare, in politica, come il due di coppe quando la briscola è bastoni».<br />I repubblicani? Pochi: Dwayne "The Rock" Johnson, Arnold Schwarzenegger, James Woods, Bruce Willis, Sylvester Stallone, Lindsay Lohan, Hillary Duff, Jon Voight, Gary Sinise, Clint Eastwood e qualche altro.<br /><br />LA PREMIAZIONE DEGLI OSCAR<br />All'Oscar di quest'anno è stato tutto un insulto a Trump: tacco 12, abiti costosissimi, fiocchetto azzurro sul petto (colore del Partito Democratico) sul red carpet a fare i filo-prolet. Ma la cerimonia ha registrato «i più bassi ascolti di sempre nella storia degli Oscar». Sì, ma non gliene frega niente. "Razzismo" o "Immigrato" rimangono le chiavi vincenti della cinematografia post Trump. «Vuoi avere possibilità di vittoria? Infilaci dentro uno dei due temi, meglio ancora se entrambi». Così ebbe a scrivere Camilo Vila, esiliato cubano fin dal 1961: «Parlano dei senzatetto quando hanno case che potrebbero ospitare i barboni di mezza Los Angeles». Lo stesso nelle serie televisive: «La televisione, attraverso i suoi show di natura Liberal, non si adegua al pubblico seduto in salotto, ma lo condiziona, lo plasma, riflettendo quelli che la creano al fine di trasformare il pensiero degli altri».<br />Già, gutta cavat lapidem, e forza con i «diversi», il sesso in tutte le forme e salse, sniffate e fumate. «Le rivoluzioni, anche le più importanti, non devono praticarsi, per forza di cose, in piazza o nelle strade, con la violenza contro il Potere costituito. Anzi, le più efficaci, le più invasive, le più sconvolgenti, sono quelle che avvengono silenziosamente, sottotraccia, plasmando le menti, spesso senza che queste se ne rendano conto. Basta, per dire, un salotto di casa o una sala cinematografica per rivoluzionare i modi di pensare. È quanto è avvenuto in America prima e, di riflesso, in Italia poi, attraverso un oggetto di uso comune come il telecomando di un televisore o...]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>attori,cinema,hollywood,liberal,oscar</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d540fab4b636799d803a03fa857d610.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Amazzonia non è senza peccato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-amazzonia-non-e-senza-peccato--19957745</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880</a><br /><br />L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO di Rino Cammilleri<br />Giunge notizia che il giovanotto che è andato a buttare nel Tevere le statuette di Pachamama è denunciato per furto. Vabbè, faremo una colletta per pagargli l'avvocato. In parallelo, però, una bella denuncia per vilipendio del culto cattolico a quelli che il 12 ottobre u.s. (non a caso, anniversario dello sbarco di Colombo) hanno messo in scena, in chiesa, la c.d. Messa per la Terra senza mali, no? Ma sì, misericordia, vediamo di non essere «rigidi» e «fondamentalisti».<br />La Chiesa è dei preti, e ci fanno quel che vogliono. Anche le chiese sono di proprietà dei preti, e pure la liturgia e le preghiere e il culto di chi pare loro. Possono dunque farne mense popolari, dormitori per africani e perfino dancing, basta trovare la formula «misericordiosa» adatta. I fedeli comuni? I famosi laici il cui ruolo era stato enfatizzato dal Concilio Vaticano II? Il loro ruolo è uno e uno solo: versare l'obolo, e stare zitti. E non si azzardino a secedere rifugiandosi in qualche santuario o in una congregazione di vecchio stampo, ché arriva subito il Kommissario.<br /><br />SCAPPARE IN ORIENTE<br />In un precedente articolo avevo scritto che in tempi di impero sovietico almeno si poteva scappare in Occidente. Oggi, per trovare un minimo di culto cristiano bisogna scappare in Oriente, nei Paesi che, avendo sperimentato sulla propria pelle (come si diceva nella lingua di legno sessantottarda) il paradiso comunista, di roba del genere non ne vogliono più sapere, nemmeno nella vecchia, frusta e stantia versione clericale della Teologia della Liberazione, risorta come novità e «apertura».<br />Infatti, a spulciare le cifre, si vede che al calo dell'8xmille alla Chiesa cattolica italiana corrisponde un rialzo di quello per la Ortodossa. Ritenuta più seria e, mi si passi il termine, tradizionale (nel senso di fedele alla Tradizione, almeno alla sua).<br />La famosa Messa per la Terra senza mali? Pare sia un'invenzione di missionari (si fa per dire) mandati in Amazzonia per evangelizzare e, come i famosi preti operai degli anni Cinquanta, tornati evangelizzati (o, se preferite i Pifferi di Montagna, fate pure). Infatti, alla cerimonia del 12 ottobre gli indios erano pochi, tutti gli altri erano preti e volontari (c'era anche un cardinale) europei. In verità, la Terra senza mali o la terra-senza-male non è mai esistita, nemmeno in Amazzonia.<br />Infatti, i missionari spagnoli e portoghesi del XVI e XVII secolo trovarono che gli indios la cercavano, quella benedetta terra, a ciò spinti dai loro sciamani. Il nomadismo da età della pietra (tale era la loro condizione) era aggravato proprio da queste continue, estenuanti migrazioni verso la fantomatica terra-senza-male che gli sciamani promettevano ma che si trovava solo nelle loro allucinazioni più o meno artificiali. Una vita da bestie, in un ambiente infernale (altro che «paradiso amazzonico»), in promiscuità ributtante, con cacicchi che potevano prendersi tutte le donne che volevano, con abbandono di anziani e neonati (i gemelli portavano sfortuna, perciò se ne eliminava uno).<br /><br />VOGLIAMO IL FRIGORIFERO E CASE RISCALDATE<br />Per giunta, una volta trovato di che mangiare, ecco che bisognava lasciare tutto per ricominciare la peregrinazione alla ricerca della terra-senza-male. I missionari gesuiti (quelli di quei secoli, ovvio) organizzarono perciò le Reducciones, perché solo il sedentario mangia ogni giorno, non il nomade alla perenne ricerca dell'isola-che-non-c'è. Non pochi di quei gesuiti ci rimisero la vita per mano di quegli sciamani e quei cacicchi a cui avevano sottratto l'osso. E la Chiesa (quella classica) li ha beatificati.<br />Tra gli ultimi canonizzati, i martiri di Tlaxcala, catechisti, tre ragazzini, uno ucciso dal padre cacicco e gli altri linciati.<br />Fece scalpore, anni addietro, quel capo yanomami che si era presentato sul palco dei relatori in una delle tante conferenze internazionali per il «salvataggio» della Amazzonia vestito con una pelle di leopardo. Subissato per attentato all'ecosistema, dichiarò pressappoco così: signori miei, ditemi voi che cosa dovrei fare quando incontro un giaguaro nella jungla. E puntò il dito contro quelli che volevano far restare gli indios all'età della pietra per poterli contemplare come allo zoo. Ma anche noi - disse - vogliamo il frigorifero e case riscaldate, nonché l'aereo perché l'ospedale più vicino è a tremila miglia.<br />Tempo dopo si scoprì che certi della sua etnia tagliavano gli alberi per rivenderli. Orrore! Diversi Vip - cantanti e attori, ovviamente - si dimisero dal comitato, lagnandosi come Idefix (il cane di Asterix che piange per ogni albero abbattuto perché non sa più dove mingere), ma il capo leopardato ribadì la sua posizione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19957745</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 21:35:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19957745/amazzonia.mp3" length="5681318" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880

L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO di Rino Cammilleri
Giunge notizia che il giovanotto che è andato a buttare nel Tevere le statuette di Pachamama è denunciato per furto. Vabbè,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880</a><br /><br />L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO di Rino Cammilleri<br />Giunge notizia che il giovanotto che è andato a buttare nel Tevere le statuette di Pachamama è denunciato per furto. Vabbè, faremo una colletta per pagargli l'avvocato. In parallelo, però, una bella denuncia per vilipendio del culto cattolico a quelli che il 12 ottobre u.s. (non a caso, anniversario dello sbarco di Colombo) hanno messo in scena, in chiesa, la c.d. Messa per la Terra senza mali, no? Ma sì, misericordia, vediamo di non essere «rigidi» e «fondamentalisti».<br />La Chiesa è dei preti, e ci fanno quel che vogliono. Anche le chiese sono di proprietà dei preti, e pure la liturgia e le preghiere e il culto di chi pare loro. Possono dunque farne mense popolari, dormitori per africani e perfino dancing, basta trovare la formula «misericordiosa» adatta. I fedeli comuni? I famosi laici il cui ruolo era stato enfatizzato dal Concilio Vaticano II? Il loro ruolo è uno e uno solo: versare l'obolo, e stare zitti. E non si azzardino a secedere rifugiandosi in qualche santuario o in una congregazione di vecchio stampo, ché arriva subito il Kommissario.<br /><br />SCAPPARE IN ORIENTE<br />In un precedente articolo avevo scritto che in tempi di impero sovietico almeno si poteva scappare in Occidente. Oggi, per trovare un minimo di culto cristiano bisogna scappare in Oriente, nei Paesi che, avendo sperimentato sulla propria pelle (come si diceva nella lingua di legno sessantottarda) il paradiso comunista, di roba del genere non ne vogliono più sapere, nemmeno nella vecchia, frusta e stantia versione clericale della Teologia della Liberazione, risorta come novità e «apertura».<br />Infatti, a spulciare le cifre, si vede che al calo dell'8xmille alla Chiesa cattolica italiana corrisponde un rialzo di quello per la Ortodossa. Ritenuta più seria e, mi si passi il termine, tradizionale (nel senso di fedele alla Tradizione, almeno alla sua).<br />La famosa Messa per la Terra senza mali? Pare sia un'invenzione di missionari (si fa per dire) mandati in Amazzonia per evangelizzare e, come i famosi preti operai degli anni Cinquanta, tornati evangelizzati (o, se preferite i Pifferi di Montagna, fate pure). Infatti, alla cerimonia del 12 ottobre gli indios erano pochi, tutti gli altri erano preti e volontari (c'era anche un cardinale) europei. In verità, la Terra senza mali o la terra-senza-male non è mai esistita, nemmeno in Amazzonia.<br />Infatti, i missionari spagnoli e portoghesi del XVI e XVII secolo trovarono che gli indios la cercavano, quella benedetta terra, a ciò spinti dai loro sciamani. Il nomadismo da età della pietra (tale era la loro condizione) era aggravato proprio da queste continue, estenuanti migrazioni verso la fantomatica terra-senza-male che gli sciamani promettevano ma che si trovava solo nelle loro allucinazioni più o meno artificiali. Una vita da bestie, in un ambiente infernale (altro che «paradiso amazzonico»), in promiscuità ributtante, con cacicchi che potevano prendersi tutte le donne che volevano, con abbandono di anziani e neonati (i gemelli portavano sfortuna, perciò se ne eliminava uno).<br /><br />VOGLIAMO IL FRIGORIFERO E CASE RISCALDATE<br />Per giunta, una volta trovato di che mangiare, ecco che bisognava lasciare tutto per ricominciare la peregrinazione alla ricerca della terra-senza-male. I missionari gesuiti (quelli di quei secoli, ovvio) organizzarono perciò le Reducciones, perché solo il sedentario mangia ogni giorno, non il nomade alla perenne ricerca dell'isola-che-non-c'è. Non pochi di quei gesuiti ci rimisero la vita per mano di quegli sciamani e quei cacicchi a cui avevano sottratto l'osso. E la Chiesa (quella classica) li ha beatificati.<br />Tra gli ultimi canonizzati, i martiri di Tlaxcala, catechisti, tre ragazzini, uno ucciso dal padre cacicco e gli altri linciati.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:keywords>amazzonia,buono,mito,peccato,rousseau,selvaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e03866aea6057836b23ebc3690e03cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I singolari funerali del laico Chirac</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-singolari-funerali-del-laico-chirac--19957076</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5884" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5884</a><br /><br />I SINGOLARI FUNERALI DEL LAICO CHIRAC di Rino Cammilleri<br />«Alla stazione c'erano tutti: dal commissario al sacrestano, alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano». Così cantava Fabrizio De André in Bocca di rosa, i cui versi vengono prepotenti in mente allo spettacolo dei grandiosi funerali di Jacques Chirac, che fu «il presidente più amato dai francesi», almeno stando ai commenti sui vari tiggì. Infatti, l'ultima volta che fu vista una tale adunanza di vip politici internazionali fu, se non andiamo errati, in occasione delle esequie di Giovanni Paolo II.<br />Dicevamo che «c'erano tutti», ma per essere esatti non è proprio così. Mancava Marine Le Pen, et pour cause: non l'hanno esplicitamente voluta. Eggià, quelli del Front National, o come si fa chiamare adesso, sono brutti, sporchi e cattivi, sovranisti, xenofobi, razzisti eccetera, i salvini di Francia insomma. A escluderli è stata un precisa richiesta della famiglia del de cuius, il che la dice lunga sugli orientamenti ideologici degli Chirac, molto politicamente corretti e in linea con l'ideologia di base della République, la laïcité.<br /><br />LA CRISTIANOFOBIA DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE<br />La Francia ha una tradizione di scrittori e poeti «maledetti», l'ultimo è Michel Houellebecq, che nel suo famigerato Submission immaginò un futuro prossimo in cui la Francia viene islamizzata per puro odio nei  confronti della destra: i partiti laici si alleano col partito dei musulmani pur di escludere i lepenisti. Facendo come quel famoso genio che si evirò per dispetto nei confronti della moglie.<br />Funerali di Stato, e vabbè, giorno di lutto nazionale, e non fa una grinza, adunanza di capi di Stato, comprensibile. Ma la cerimonia religiosa? Chirac era dunque cattolico credente e praticante? Rettifichiamo, per amor di precisione: non una cerimonia religiosa ma ben due, una, privata, a Les Invalides, e l'altra, pubblica e addirittura solenne a Saint-Sulpice.<br />Ora, delle due l'una: o si era convertito in articulo mortis (o poco prima di ammalarsi) o il suo era un cattolicesimo diciamo così bergogliano, non dottrinale cioè ma pastorale. Infatti, quando, illo tempore, in sede Ue il nostro Berlusconi perorava la causa dell'introduzione delle famose radici cristiane nella confezionanda Costituzione europea, proprio Chirac gli si rivolse con un beffardo «Merci, monsieur l'abbé!». Che, per chi non sa il francese, significa «Grazie, signor curato!». E, com'è noto, la Costituzione europea ebbe tante radici da somigliare a una quercia. Tranne quelle cristiane. E fu da allora che si cominciò a parlare apertamente di cristianofobia delle istituzioni comunitarie, come poi fece con vari accenti e varianti l'ex pontefice Benedetto XVI.<br /><br />ILLUMINISMO PARAMASSONICO<br />Qualcuno osservò che, così com'era confezionata, la Costituzione finale dell'Ue sapeva più che altro di illuminismo paramassonico. E in Francia, si sa, la massoneria è potente, specialmente in politica. Auguriamo a Jacques Chirac ogni bene nell'altra vita così come ne ha avuti in questa. Ma la curiosità rimane: perché ce l'aveva tanto con le radici cristiane d'Europa? Già, perché in quel momento, all'ora del diniego (che non fu solo suo, ovviamente, era in affollata compagnia), l'opinione pubblica era impensierita dall'immigrazione islamica, la più restia a integrarsi. L'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea avrebbe potuto costituire un paletto, un argine a certe usanze alloctone come la poligamia, i tribunali della sharìa, l'ineguaglianza delle donne eccetera. Questa era l'intenzione di quelli che lo propugnavano, anche se personalmente non erano granché religiosi. Invece no. Perché? Boh.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19957076</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 21:25:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19957076/funerali_chirac.mp3" length="5578500" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5884

I SINGOLARI FUNERALI DEL LAICO CHIRAC di Rino Cammilleri
«Alla stazione c'erano tutti: dal commissario al sacrestano, alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5884" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5884</a><br /><br />I SINGOLARI FUNERALI DEL LAICO CHIRAC di Rino Cammilleri<br />«Alla stazione c'erano tutti: dal commissario al sacrestano, alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano». Così cantava Fabrizio De André in Bocca di rosa, i cui versi vengono prepotenti in mente allo spettacolo dei grandiosi funerali di Jacques Chirac, che fu «il presidente più amato dai francesi», almeno stando ai commenti sui vari tiggì. Infatti, l'ultima volta che fu vista una tale adunanza di vip politici internazionali fu, se non andiamo errati, in occasione delle esequie di Giovanni Paolo II.<br />Dicevamo che «c'erano tutti», ma per essere esatti non è proprio così. Mancava Marine Le Pen, et pour cause: non l'hanno esplicitamente voluta. Eggià, quelli del Front National, o come si fa chiamare adesso, sono brutti, sporchi e cattivi, sovranisti, xenofobi, razzisti eccetera, i salvini di Francia insomma. A escluderli è stata un precisa richiesta della famiglia del de cuius, il che la dice lunga sugli orientamenti ideologici degli Chirac, molto politicamente corretti e in linea con l'ideologia di base della République, la laïcité.<br /><br />LA CRISTIANOFOBIA DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE<br />La Francia ha una tradizione di scrittori e poeti «maledetti», l'ultimo è Michel Houellebecq, che nel suo famigerato Submission immaginò un futuro prossimo in cui la Francia viene islamizzata per puro odio nei  confronti della destra: i partiti laici si alleano col partito dei musulmani pur di escludere i lepenisti. Facendo come quel famoso genio che si evirò per dispetto nei confronti della moglie.<br />Funerali di Stato, e vabbè, giorno di lutto nazionale, e non fa una grinza, adunanza di capi di Stato, comprensibile. Ma la cerimonia religiosa? Chirac era dunque cattolico credente e praticante? Rettifichiamo, per amor di precisione: non una cerimonia religiosa ma ben due, una, privata, a Les Invalides, e l'altra, pubblica e addirittura solenne a Saint-Sulpice.<br />Ora, delle due l'una: o si era convertito in articulo mortis (o poco prima di ammalarsi) o il suo era un cattolicesimo diciamo così bergogliano, non dottrinale cioè ma pastorale. Infatti, quando, illo tempore, in sede Ue il nostro Berlusconi perorava la causa dell'introduzione delle famose radici cristiane nella confezionanda Costituzione europea, proprio Chirac gli si rivolse con un beffardo «Merci, monsieur l'abbé!». Che, per chi non sa il francese, significa «Grazie, signor curato!». E, com'è noto, la Costituzione europea ebbe tante radici da somigliare a una quercia. Tranne quelle cristiane. E fu da allora che si cominciò a parlare apertamente di cristianofobia delle istituzioni comunitarie, come poi fece con vari accenti e varianti l'ex pontefice Benedetto XVI.<br /><br />ILLUMINISMO PARAMASSONICO<br />Qualcuno osservò che, così com'era confezionata, la Costituzione finale dell'Ue sapeva più che altro di illuminismo paramassonico. E in Francia, si sa, la massoneria è potente, specialmente in politica. Auguriamo a Jacques Chirac ogni bene nell'altra vita così come ne ha avuti in questa. Ma la curiosità rimane: perché ce l'aveva tanto con le radici cristiane d'Europa? Già, perché in quel momento, all'ora del diniego (che non fu solo suo, ovviamente, era in affollata compagnia), l'opinione pubblica era impensierita dall'immigrazione islamica, la più restia a integrarsi. L'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea avrebbe potuto costituire un paletto, un argine a certe usanze alloctone come la poligamia, i tribunali della sharìa, l'ineguaglianza delle donne eccetera. Questa era l'intenzione di quelli che lo propugnavano, anche se personalmente non erano granché religiosi. Invece no. Perché? Boh.]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>chirac,francia,funerali,illuminismo,politica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f2e9654b8358c1ef6a85a5e8df63f1dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maria Luce preferì il pudore al successo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maria-luce-preferi-il-pudore-al-successo--19210817</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5814" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5814</a><br /><br />MARIA LUCE PREFERI' IL PUDORE AL SUCCESSO di Rino Cammilleri<br />Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di Giulietta nel musical «Romeo & Giulietta. Ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard (forse il massimo produttore musicale italiano). L'esordio all'Arena di Verona e poi in giro per i maggiori teatri.<br />Altro che X Factor. Una carriera assicurata, una visibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà cos'altro. Ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro, dove frequenta l'ultimo anno di liceo e il conservatorio. Come mai il gran rifiuto all'ultimo momento?<br />Intervistata da Solidea Vitali Rosati per il «Resto del Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è una cosa, fare lo strip un'altra. Infatti, nella scena d'amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo una camicia da notte trasparente. Così trasparente che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non portava niente. La protagonista mancata ha chiesto alla regia di potere almeno mettersi le mutande e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o nuda o chiamiamo qualcun altro. E lei ha detto: chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore».<br /><br />NON SCENDERE A COMPROMESSI È POSSIBILE<br />Maria Luce fa volontariato all'ospedale pesarese e frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro e tondo che «accettare quel costume di scena voleva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna. In generale poi non condivido la consuetudine ormai diffusa ovunque e comunque della donna assimilata ad un corpo nudo». In effetti, a ben pensarci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era un musical? O per esigenze del regista? Del pubblico non crediamo, dal momento che il pubblico può trovare di più e di meglio su internet. E poi, quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo infrarosso a scansione elettronica?<br />Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Maria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante aver verificato che non scendere a compromessi è possibile e dà una grande soddisfazione. Non bisogna avere paura di far prevalere le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle opportunità, se si capisce che una esperienza non è adatta, giusta per se stessi». In effetti, una diffusa indisponibilità alle «esigenze di copione» costringerebbe i registi e gli sceneggiatori a fare a meno di inutili, ai fini della narrazione (ripetiamo: inutili), scene hard o di nudo gratuito.<br /><br />LA SVENTURATA RISPOSE...<br />Il vecchio Manzoni, per descrivere la scena in cui la Monaca di Monza finisce per restare incinta di Egidio, usa solo questa frase: «La sventurata rispose». Lasciando il resto all'immaginazione del lettore. E sai che immaginazione ci vuole… Un regista odierno, invece, ci mostrerebbe, con ricchezza di primi piani, i due a letto, nudi e avvinghiati e ansimanti. Come se allo spettatore non bastassero il «sì» iniziale della «sventurata» e il frutto del peccato nella scena successiva. Ma gli operatori dello spettacolo sanno benissimo che per una che fa la difficile ne trovano legioni a cui non par vero.<br />Il narcisismo e la vanità (nei secoli cristiani, condannatissimi in tutte le omelie) trovano oggi masse sterminate di adepti, il cui luogo-simbolo è la discoteca. Nella quale ognuno balla da solo, balla con se stesso, "si esprime" in moti del corpo che la musica (si fa per dire) si limita a suggerire.<br />Ritornando a Maria Luce, è certo che la sua rinuncia è di non poco momento. Ma fa pensare anche a quanto sia grottesco, ormai, il mondo del cosiddetto spettacolo: ti assumono per cantare e ti ritrovi senza mutande davanti alla platea. Se ti azzardi a dire «scusate, ma che c'entra?» ecco che ti accompagnano alla porta magari scocciati con te per aver fatto loro perdere del tempo. E te ne vai spintonato dalla valanga di quelli che tutte queste storie non le fanno pur di apparire e far soldi.<br />Quella di Maria Luce Gamboni è una testimonianza molto bella ma anche triste, perché isolata. Pensate: ha nominato il pudore. L'avete mai sentito menzionare in qualche omelia?<br /><br />Nota di BastaBugie: <br />LETTERA DI MARIA LUCE AI COMPAGNI DI SCUOLA<br />Cari compagni,<br />domani mattina prenderò il treno per tornare definitivamente a Pesaro, ma prima di chiudere gli occhi voglio scrivervi questa lettera per poi riuscire a; leggerla quando sarò di nuovo a scuola. Ho deciso di condividere la mia esperienza di questi ultimi due mesi con voi che siete miei coetanei perché quello che ho imparato da essa e le decisioni prese in questo ultimo periodo possano essere per voi come lo sono state per me di insegnamento. Sono partita il 20 luglio per questa esperienza, ero piena di aspettative, di voglia di imparare e di volermi applicare ma soprattutto contenta di poter fare ciò che amavo e che amo tutt'ora; cantare. Insomma, il mio grande sogno di fare un musical si stava realizzando. Così sono iniziate le prove, molto faticose, visto che lavoravamo dieci ore al giorno in una palestra dove il caldo toglieva forza e concentrazione, ma la voglia di fare e di dover avere un prodotto finito in soli trenta giorni ci faceva andare avanti e ci spingeva a dare sempre il meglio.<br />Giorno dopo giorno ho conosciuto tantissime persone, tra ballerini, cantanti, attori e produzione eravamo circa un centinaio. Insomma tanto duro lavoro dietro questo spettacolo! Per me ma come per tutti quelli che erano li, era diventata una professione dove si esigevano grande preparazione ma soprattutto grande concentrazione. Poi una volta montato l'intero; spettacolo si sono presentate le prime difficoltà, ho cercato di superarle e di lottare fino alla fine cercando sempre di far prevalere la mia posizione e le mie idee. Ma alla fine non sono state accettate.<br />LA SCENA CHE HO RIFIUTATO<br />Come tutti sapete Shakespeare nel suo libro parla dell'unica notte d'amore tra Romeo e Giulietta in seguito al loro matrimonio segreto... Il regista di questo musical sin dall'inizio aveva in chiaro di rendere nel più vero modo possibile questa scena. Così un giorno si è avvicinato comunicandomi la sua idea, quella di voler fare questa scena mettendo a servizio dello spettacolo il mio corpo seminudo. Io subito mi sono rifiutata dicendogli che non l'avrei mai fatta per nessuna ragione al mondo.; Così lui; mi disse che dovevo stare tranquilla e che mi sarebbe venuto incontro. Non mi sembrava il vero, in un mondo come quello dello spettacolo pieno di compromessi ero riuscita ad ottenere ciò che volevo, senza dover scendere a patti di nessun tipo. Passa un mese e noi intanto dalla piccola palestra ci spostiamo al Gran Teatro di Roma dove una spettacolare scenografia ci stava aspettando. Come sempre ore ed ore di prove ma ero tranquilla perché il pericolo che temevo lo avevo sconfitto… sembrava così ma non lo era.<br />A DIECI GIORNI DAL DEBUTTO<br />A soli 10 giorni dal debutto ritornò fuori lo stesso problema. A questo punto io ero consapevole che la mia esperienza sarebbe finita , perché non c'era modo di trovare un punto d'incontro. Come avevo previsto il produttore mi si è avvicinato e mi ha chiesto se allora me la sentivo di mettere il mio corpo seminudo a servizio di quella scena. In quel momento mi sono sentita considerata un oggetto in mano a degli uomini che volevano fare di me e del mio corpo il loro successo ma io non potevo permetterglielo, non volevo permetterglielo. Allora ho subito detto che se non mi fossero venuti incontro me ne sarei andata visto che nel contratto lavorativo non era presente nessuna richiesta di questo genere. Così il produttore una volta riferito ciò al regista mi chiamò in produzione e mi disse esattamente queste parole: "il regista mi ha detto che se decidi di non fare quella scena nel modo in cui ti è stato richiesto, non farai lo spettacolo." Ecco a soli dieci giorni dal debutto la parte sporca di quel mondo era venuta fuori e io convinta delle mie idee gli ho detto che non l'avrei fatta, che me ne sarei andata a casa coerente con me stessa; e con i miei principi , ma soprattutto pulita e senza essere scesa a compromessi.<br />IL PENSIERO AI COETANEI E ALLE DONNE<br />La mia ultima frase in quella stanza è stata: "Me ne vado, ho perso contro di voi perché non ho ottenuto ciò che chiedevo, ma ho vinto con me stessa perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore". Ecco compagni io non mi sento di dovervi dare insegnamenti ma quello che posso dirvi, perché l'ho vissuto in prima persona, è di non scendere mai a compromessi nella vita, di far prevalere sempre le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare, di saper rinunciare, se si capisce che una cosa non è buona per se stessi, anche quando ciò porta a perdere delle opportunità. Ma soprattutto vorrei rivolgermi alle mie coetanee e a tutte le donne, non fatevi manipolare da uomini che di voi e del vostro corpo fanno il loro successo. A conclusione di tutto ciò io mi sento di dover ringraziare la mia famiglia perché quello che mi hanno insegnato mi è stato indispensabile in questa esperienza, ma voglio ringraziare anche voi cari compagni per il tempo e l'attenzione che mi avete dato nell'ascoltare queste parole, ma soprattutto per avermi dato la possibilità di condividere con voi questa mia esperienza. Grazie di cuore!!!<br />Maria Luce Gamboni]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19210817</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:40:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19210817/maria_luce.mp3" length="11567855" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5814

MARIA LUCE PREFERI' IL PUDORE AL SUCCESSO di Rino Cammilleri
Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5814" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5814</a><br /><br />MARIA LUCE PREFERI' IL PUDORE AL SUCCESSO di Rino Cammilleri<br />Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di Giulietta nel musical «Romeo & Giulietta. Ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard (forse il massimo produttore musicale italiano). L'esordio all'Arena di Verona e poi in giro per i maggiori teatri.<br />Altro che X Factor. Una carriera assicurata, una visibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà cos'altro. Ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro, dove frequenta l'ultimo anno di liceo e il conservatorio. Come mai il gran rifiuto all'ultimo momento?<br />Intervistata da Solidea Vitali Rosati per il «Resto del Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è una cosa, fare lo strip un'altra. Infatti, nella scena d'amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo una camicia da notte trasparente. Così trasparente che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non portava niente. La protagonista mancata ha chiesto alla regia di potere almeno mettersi le mutande e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o nuda o chiamiamo qualcun altro. E lei ha detto: chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore».<br /><br />NON SCENDERE A COMPROMESSI È POSSIBILE<br />Maria Luce fa volontariato all'ospedale pesarese e frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro e tondo che «accettare quel costume di scena voleva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna. In generale poi non condivido la consuetudine ormai diffusa ovunque e comunque della donna assimilata ad un corpo nudo». In effetti, a ben pensarci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era un musical? O per esigenze del regista? Del pubblico non crediamo, dal momento che il pubblico può trovare di più e di meglio su internet. E poi, quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo infrarosso a scansione elettronica?<br />Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Maria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante aver verificato che non scendere a compromessi è possibile e dà una grande soddisfazione. Non bisogna avere paura di far prevalere le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle opportunità, se si capisce che una esperienza non è adatta, giusta per se stessi». In effetti, una diffusa indisponibilità alle «esigenze di copione» costringerebbe i registi e gli sceneggiatori a fare a meno di inutili, ai fini della narrazione (ripetiamo: inutili), scene hard o di nudo gratuito.<br /><br />LA SVENTURATA RISPOSE...<br />Il vecchio Manzoni, per descrivere la scena in cui la Monaca di Monza finisce per restare incinta di Egidio, usa solo questa frase: «La sventurata rispose». Lasciando il resto all'immaginazione del lettore. E sai che immaginazione ci vuole… Un regista odierno, invece, ci mostrerebbe, con ricchezza di primi piani, i due a letto, nudi e avvinghiati e ansimanti. Come se allo spettatore non bastassero il «sì» iniziale della «sventurata» e il frutto del peccato nella scena successiva. Ma gli operatori dello spettacolo sanno benissimo che per una che fa la difficile ne trovano legioni a cui non par vero.<br />Il narcisismo e la vanità (nei secoli cristiani, condannatissimi in tutte le omelie) trovano oggi masse sterminate di adepti, il cui luogo-simbolo è la discoteca. Nella quale ognuno balla da solo, balla con se stesso, "si esprime" in moti del corpo che la musica (si fa per dire) si limita a suggerire.<br />Ritornando a Maria Luce, è certo che la sua rinuncia è di non poco momento. Ma fa pensare anche a quanto sia grottesco, ormai, il...]]></itunes:summary><itunes:duration>723</itunes:duration><itunes:keywords>marialuce,morale,pudore,star,successo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4540bdc9e3c511fe83264a21f2413f19.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I sauditi hanno diffuso l'estremismo musulmano nel mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-sauditi-hanno-diffuso-l-estremismo-musulmano-nel-mondo--19210787</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5810" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5810</a><br /><br />I SAUDITI HANNO DIFFUSO L'ESTREMISMO MUSULMANO NEL MONDO di Rino Cammilleri<br />Nell'anno 851 un famoso erudito arabo, Nuaym bin Hammad, compilò il Kitab al-Fitan, una raccolta di hadith (detti di Maometto e del suo genero Alì) nella quale si può leggere questa singolare profezia: «Se vedi le bandiere nere resta dove sei e non muovere le mani o i piedi. Verrà a te una gente che è debole e non ha alcuna capacità, i loro cuori sono come blocchi di ferro. È la gente dello Stato, essi non rispettano le promesse né i trattati. Parlano di verità ma non la possiedono. I loro cognomi sono nomi di città e i loro capelli sono sciolti come quelli delle donne. Combatteranno fra loro, poi Allah porterà la verità».<br />Terence Ward, nel suo Il Codice Wahhabi. Come i sauditi hanno diffuso l'estremismo nel mondo (Lef, pp. 130, € 14), fa notare che l'attuale capo dell'Isis («Stato» islamico) si chiama al-Baghdadi: un nome di città come cognome. Pare che negli ultimi quarant'anni l'Arabia Saudita abbia speso più di dieci miliardi di dollari per diffondere la dottrina wahhabita nel mondo sunnita, tra il 15 e il 20% della somma sarebbe andata ai jihadisti. Fino a poco tempo fa in Arabia erano vietati i minareti e i simboli funerari, chi non partecipava alla preghiera veniva flagellato.<br />Si parte dal 1703, anno di nascita di Mohammed ibn abd al-Wahhab, che ancor giovane prese a percorrere la penisola arabica predicando il ritorno alla purezza delle origini. Visto il suo successo, nel 1744 l'emiro di Diriyah, Muhammad bin Saud, stipulò un patto di ferro con lui e da allora la dinastia dei Saud fu wahhabita.<br /><br />L'UNICITÀ ASSOLUTA DI ALLAH<br />Il wahhabismo proclamava l'unicità assoluta di Allah e condannava la venerazione di qualunque intermediario, fosse pure il Profeta. Poiché era invalsa tra i musulmani l'abitudine ai pellegrinaggi alle tombe dei «santi» islamici, Wahhab le fece distruggere tutte. E ancora oggi è in pericolo la stessa tomba di Maometto a Medina, veneratissima dagli sciiti. I quali venerano anche Hussein, nipote del Profeta e «martire». La cui tomba a Kerbala, in Iraq, fu distrutta dal secondo Saud, Abdul-Aziz bin Muhammad, che nel 1802 attaccò la città con un'armata di diecimila wahhabiti e ne massacrò la popolazione.<br /> I wahhabiti continuarono a «purificare» la penisola uccidendo i maschi kafiri (secondo loro, seguaci di pratiche pagane) e riducendo in schiavitù donne e bambini fino a quando, nel 1813, il sultano d'Egitto, Muhammed Ali (come si vede non c'è molta varietà nei nomi propri), mandò l'esercito a ricacciarli nel deserto. Qui rimasero fino al 1902, anno in cui un altro Saud, Abdul Aziz, li riunì sotto la sua guida e diede vita alla «fratellanza (ikhwan) wahhabita», che si impegnò nell'indottrinamento dei beduini del deserto. Nel 1924 un poderoso esercito wahhabita conquistò La Mecca e Medina, cancellando ogni traccia di islam che non fosse rigorosamente «salafita» (la pretesa purezza della prima generazione di musulmani). Ma il capo Saud commise l'errore di dotarsi di telegrafo, telefono e automobile, cosa che al clero integralista parve intollerabile.<br /><br />MISSIONE WAHHABI<br />Nel 1926 si venne dunque allo scontro aperto, che il Saud risolse con pugno di ferro. Da allora l'alleanza tra la famiglia reale saudita e il wahhabismo è stata fragile, e per restare al potere i Saud dovettero cedere al clero il totale controllo sulla religione. Ci vollero interminabili dibattiti per ammettere nel regno la moneta cartacea, nel 1951. E altri undici anni per l'abolizione ufficiale della schiavitù. Ma l'equilibrio restava precario.<br />Negli anni Settanta l'idea: il ministero degli affari islamici, grazie ai proventi stellari del petrolio, lanciò la «Missione Wahhabi» (Dawah Wahhabiya) per diffondere il verbo wahhabita nel mondo. Così, enti benefici islamici presero a fondare moschee e madrase (scuole wahhabite) dappertutto, mentre torme di volontari supportavano il jihad contro il regime comunista in Afghanistan. Ma i rapporti tra dinastia e movimento wahhabita rimasero in bilico. Nel 1979 militanti wahhabiti arrivarono a occupare la Grande Moschea della Mecca in contestazione dei Saud. I quali aggravarono le cose nel 1991 permettendo l'installazione di 15.000 soldati americani nella penisola arabica.<br />Il saudita Osama bin Laden creò al-Qaeda e nel 2001 attaccò le Torri Gemelle di New York. Il resto è cronaca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19210787</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:35:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19210787/sauditi.mp3" length="7060165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5810

I SAUDITI HANNO DIFFUSO L'ESTREMISMO MUSULMANO NEL MONDO di Rino Cammilleri
Nell'anno 851 un famoso erudito arabo, Nuaym bin Hammad, compilò il Kitab al-Fitan, una raccolta di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5810" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5810</a><br /><br />I SAUDITI HANNO DIFFUSO L'ESTREMISMO MUSULMANO NEL MONDO di Rino Cammilleri<br />Nell'anno 851 un famoso erudito arabo, Nuaym bin Hammad, compilò il Kitab al-Fitan, una raccolta di hadith (detti di Maometto e del suo genero Alì) nella quale si può leggere questa singolare profezia: «Se vedi le bandiere nere resta dove sei e non muovere le mani o i piedi. Verrà a te una gente che è debole e non ha alcuna capacità, i loro cuori sono come blocchi di ferro. È la gente dello Stato, essi non rispettano le promesse né i trattati. Parlano di verità ma non la possiedono. I loro cognomi sono nomi di città e i loro capelli sono sciolti come quelli delle donne. Combatteranno fra loro, poi Allah porterà la verità».<br />Terence Ward, nel suo Il Codice Wahhabi. Come i sauditi hanno diffuso l'estremismo nel mondo (Lef, pp. 130, € 14), fa notare che l'attuale capo dell'Isis («Stato» islamico) si chiama al-Baghdadi: un nome di città come cognome. Pare che negli ultimi quarant'anni l'Arabia Saudita abbia speso più di dieci miliardi di dollari per diffondere la dottrina wahhabita nel mondo sunnita, tra il 15 e il 20% della somma sarebbe andata ai jihadisti. Fino a poco tempo fa in Arabia erano vietati i minareti e i simboli funerari, chi non partecipava alla preghiera veniva flagellato.<br />Si parte dal 1703, anno di nascita di Mohammed ibn abd al-Wahhab, che ancor giovane prese a percorrere la penisola arabica predicando il ritorno alla purezza delle origini. Visto il suo successo, nel 1744 l'emiro di Diriyah, Muhammad bin Saud, stipulò un patto di ferro con lui e da allora la dinastia dei Saud fu wahhabita.<br /><br />L'UNICITÀ ASSOLUTA DI ALLAH<br />Il wahhabismo proclamava l'unicità assoluta di Allah e condannava la venerazione di qualunque intermediario, fosse pure il Profeta. Poiché era invalsa tra i musulmani l'abitudine ai pellegrinaggi alle tombe dei «santi» islamici, Wahhab le fece distruggere tutte. E ancora oggi è in pericolo la stessa tomba di Maometto a Medina, veneratissima dagli sciiti. I quali venerano anche Hussein, nipote del Profeta e «martire». La cui tomba a Kerbala, in Iraq, fu distrutta dal secondo Saud, Abdul-Aziz bin Muhammad, che nel 1802 attaccò la città con un'armata di diecimila wahhabiti e ne massacrò la popolazione.<br /> I wahhabiti continuarono a «purificare» la penisola uccidendo i maschi kafiri (secondo loro, seguaci di pratiche pagane) e riducendo in schiavitù donne e bambini fino a quando, nel 1813, il sultano d'Egitto, Muhammed Ali (come si vede non c'è molta varietà nei nomi propri), mandò l'esercito a ricacciarli nel deserto. Qui rimasero fino al 1902, anno in cui un altro Saud, Abdul Aziz, li riunì sotto la sua guida e diede vita alla «fratellanza (ikhwan) wahhabita», che si impegnò nell'indottrinamento dei beduini del deserto. Nel 1924 un poderoso esercito wahhabita conquistò La Mecca e Medina, cancellando ogni traccia di islam che non fosse rigorosamente «salafita» (la pretesa purezza della prima generazione di musulmani). Ma il capo Saud commise l'errore di dotarsi di telegrafo, telefono e automobile, cosa che al clero integralista parve intollerabile.<br /><br />MISSIONE WAHHABI<br />Nel 1926 si venne dunque allo scontro aperto, che il Saud risolse con pugno di ferro. Da allora l'alleanza tra la famiglia reale saudita e il wahhabismo è stata fragile, e per restare al potere i Saud dovettero cedere al clero il totale controllo sulla religione. Ci vollero interminabili dibattiti per ammettere nel regno la moneta cartacea, nel 1951. E altri undici anni per l'abolizione ufficiale della schiavitù. Ma l'equilibrio restava precario.<br />Negli anni Settanta l'idea: il ministero degli affari islamici, grazie ai proventi stellari del petrolio, lanciò la «Missione Wahhabi» (Dawah Wahhabiya) per diffondere il verbo wahhabita nel mondo. Così, enti...]]></itunes:summary><itunes:duration>442</itunes:duration><itunes:keywords>islam,libri,musulmani,sauditi,wahhabi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/375cfdc954e9d8a021b5b080f722012c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Annullato convegno sul clima perchè non in linea con Greta e l'ideologia ambientalista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/annullato-convegno-sul-clima-perche-non-in-linea-con-greta-e-l-ideologia-ambientalista--19418441</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5840" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5840</a><br /><br />ANNULLATO CONVEGNO SUL CLIMA PERCHE' NON IN LINEA CON GRETA E L'IDEOLOGIA AMBIENTALISTA di Rino Cammilleri<br />Greta Thurnberg è un'icona azzeccata. Eh, i maestri della propaganda sanno il fatto loro. Greta, la voce dell'innocenza, il bambino che, unico nella generale piaggeria, dice che il re è nudo, come nella favola di Andersen. Dell'innocenza forse, ma anche dell'inesperienza e dell'ignoranza, visto che ha smesso di andare a scuola e col suo esempio incoraggia gli altri ragazzini a imitarla. Anche i ministri, visto che il nostro new entry alla c.d. Istruzione ha mandato una circolare a tutti i presidi e direttori per giustificare, cioè autorizzare, e praticamente  promuovere, lo sciopero «climatico» del venerdì.<br />I musulmani come la prenderanno, scippati del loro giorno sacro settimanale? Suvvia, non facciamo i difficili, un ministro non può mica pensare a tutte le variabili. E poi l'emergenza ecologica è più pressante di quella islamica, almeno per il momento (poi si vedrà: impensabile che i padroni del mondo non abbiano un piano per la seconda fase, quando cioè il cristianesimo sarà diluito al punto giusto e l'islam farà problema). Insomma, dopo la giubilata di Salvini, Trump e Bolsonaro sono avvertiti: il futuro è già stato pianificato e sarà Gretiano, piaccia o no.<br /><br />BASTA PARLARE, ORA SI PASSA ALL'INTIMIDAZIONE<br />E contro le ideologie è inutile combattere con gli argomenti e le conferenze erudite, le parole demonizzanti sono già pronte: omofobo e negazionista (quest'ultima, già collaudata). Il pianeta sta bruciando per colpa delle attività umane, lo dice anche il Papa, dunque è dogma evangelico e perciò i parroci, usi a obbedir tacendo, si sono messi a spazzare i greti (il riferimento è comico, lo so) dei fiumi dalla plastica. Perciò, adesso basta parlare, si passa all'intimidazione.<br />Ed ecco: l'Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul tema e invitato il professor Franco Battaglia, fautore della petizione inviata alle autorità e firmata anche da Franco Prodi (accademico e fratello di Romano) e Antonio Zichichi. E subito un membro del comitato organizzatore del convegno linceiano si è dimesso per protesta contro l'invito al «negazionista» Battaglia (così ha titolato «Repubblica»). Pazienza se i duecento scienziati italiani firmatari della petizione di cui è stato promotore, tra gli altri, Battaglia, ora, uscendo dai confini, sono diventati cinquecento e altri se ne aggiungeranno in vista di un convegno internazionale che si terrà a Oslo.<br /><br />FASE CINQUE DELLA FINESTRA DI OVERTON<br />Prevediamo folle di studenti greteschi protestare per le strade della Norvegia, sempre che il governo locale non vieti il convegno «per ragioni di ordine pubblico». Intanto Giuseppe Marino de Il Giornale riferisce dell'articolo di un metereologo mainstream in cui si fa presente «almeno un vantaggio» nella petizione degli «scienziati negazionisti» (letterale), quello di rendere disponibile per i giovani studenti che «lottano per il loro futuro» una «lista autografa dei loro nemici».<br />E così la Finestra di Overton entra nella fase cinque, quella in cui il linciaggio mediatico prepara il terreno alla sei. Del resto, la legge manda già in galera i negazionisti dell'Olocausto, si sta attrezzando per i negazionisti dell'Arcobaleno e presto toccherà ai negazionisti di Gaia-in-pericolo. Nella stessa pagina de Il Giornale, il titolo «Da ottobre stangata su luce e gas» la dice lunga sul radioso futuro che ci aspetta. E se ti azzardi a lamentarti, diventi «nemico dell'ambiente», come già sei «senza cuore» perché rilutti a mantenere tutta l'Africa a spese tue. Lo dice la Scienza. Lo dice il Vangelo. Lo dice il Papa. E chi sono io per giudicare? Ed eccola la fase sette: quando c'era l'Urss, c'era almeno un Occidente in cui scappare. Ma adesso dove scappi?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19418441</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:30:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19418441/cammilleri_clima.mp3" length="5665853" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5840

ANNULLATO CONVEGNO SUL CLIMA PERCHE' NON IN LINEA CON GRETA E L'IDEOLOGIA AMBIENTALISTA di Rino Cammilleri
Greta Thurnberg è un'icona azzeccata. Eh, i maestri della propaganda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5840" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5840</a><br /><br />ANNULLATO CONVEGNO SUL CLIMA PERCHE' NON IN LINEA CON GRETA E L'IDEOLOGIA AMBIENTALISTA di Rino Cammilleri<br />Greta Thurnberg è un'icona azzeccata. Eh, i maestri della propaganda sanno il fatto loro. Greta, la voce dell'innocenza, il bambino che, unico nella generale piaggeria, dice che il re è nudo, come nella favola di Andersen. Dell'innocenza forse, ma anche dell'inesperienza e dell'ignoranza, visto che ha smesso di andare a scuola e col suo esempio incoraggia gli altri ragazzini a imitarla. Anche i ministri, visto che il nostro new entry alla c.d. Istruzione ha mandato una circolare a tutti i presidi e direttori per giustificare, cioè autorizzare, e praticamente  promuovere, lo sciopero «climatico» del venerdì.<br />I musulmani come la prenderanno, scippati del loro giorno sacro settimanale? Suvvia, non facciamo i difficili, un ministro non può mica pensare a tutte le variabili. E poi l'emergenza ecologica è più pressante di quella islamica, almeno per il momento (poi si vedrà: impensabile che i padroni del mondo non abbiano un piano per la seconda fase, quando cioè il cristianesimo sarà diluito al punto giusto e l'islam farà problema). Insomma, dopo la giubilata di Salvini, Trump e Bolsonaro sono avvertiti: il futuro è già stato pianificato e sarà Gretiano, piaccia o no.<br /><br />BASTA PARLARE, ORA SI PASSA ALL'INTIMIDAZIONE<br />E contro le ideologie è inutile combattere con gli argomenti e le conferenze erudite, le parole demonizzanti sono già pronte: omofobo e negazionista (quest'ultima, già collaudata). Il pianeta sta bruciando per colpa delle attività umane, lo dice anche il Papa, dunque è dogma evangelico e perciò i parroci, usi a obbedir tacendo, si sono messi a spazzare i greti (il riferimento è comico, lo so) dei fiumi dalla plastica. Perciò, adesso basta parlare, si passa all'intimidazione.<br />Ed ecco: l'Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul tema e invitato il professor Franco Battaglia, fautore della petizione inviata alle autorità e firmata anche da Franco Prodi (accademico e fratello di Romano) e Antonio Zichichi. E subito un membro del comitato organizzatore del convegno linceiano si è dimesso per protesta contro l'invito al «negazionista» Battaglia (così ha titolato «Repubblica»). Pazienza se i duecento scienziati italiani firmatari della petizione di cui è stato promotore, tra gli altri, Battaglia, ora, uscendo dai confini, sono diventati cinquecento e altri se ne aggiungeranno in vista di un convegno internazionale che si terrà a Oslo.<br /><br />FASE CINQUE DELLA FINESTRA DI OVERTON<br />Prevediamo folle di studenti greteschi protestare per le strade della Norvegia, sempre che il governo locale non vieti il convegno «per ragioni di ordine pubblico». Intanto Giuseppe Marino de Il Giornale riferisce dell'articolo di un metereologo mainstream in cui si fa presente «almeno un vantaggio» nella petizione degli «scienziati negazionisti» (letterale), quello di rendere disponibile per i giovani studenti che «lottano per il loro futuro» una «lista autografa dei loro nemici».<br />E così la Finestra di Overton entra nella fase cinque, quella in cui il linciaggio mediatico prepara il terreno alla sei. Del resto, la legge manda già in galera i negazionisti dell'Olocausto, si sta attrezzando per i negazionisti dell'Arcobaleno e presto toccherà ai negazionisti di Gaia-in-pericolo. Nella stessa pagina de Il Giornale, il titolo «Da ottobre stangata su luce e gas» la dice lunga sul radioso futuro che ci aspetta. E se ti azzardi a lamentarti, diventi «nemico dell'ambiente», come già sei «senza cuore» perché rilutti a mantenere tutta l'Africa a spese tue. Lo dice la Scienza. Lo dice il Vangelo. Lo dice il Papa. E chi sono io per giudicare? Ed eccola la fase sette: quando c'era l'Urss, c'era almeno un Occidente in cui scappare. Ma adesso...]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>annullato,clima,ecologia,greta,intimidazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68d0911c052b2e5831a304360d4db55a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dopo il caso Barilla, anche Gucci rieducata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dopo-il-caso-barilla-anche-gucci-rieducata--19224538</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5823" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5823</a><br /><br />DOPO IL CASO BARILLA, ANCHE GUCCI RIEDUCATA di Rino Cammilleri<br />In principio si chiamava maglione, e il nome rimandava direttamente a come era fatto. Poi arrivarono gli americani e divenne pull-over (lett.: tira da sopra), mentre la maglietta (anche qui, l'italiano guardava alla confezione) della salute diventò t-shirt (lett.: camicia a forma di T). Gianni Meccia, cantautore anni Sessanta, ci fece il tormentone (canzone Il pullover), poi, col consumismo, la cosa si complicò, perché tutti, ormai, potevano averne più di uno, di maglioni. Così, si cominciò a variarne i disegni e le decorazioni.<br />Esaurita la fantasia anche qui, la Benetton ci fece i soldi inventando le sfumature di colore e le pubblicità provocatorie. Ma anche questa trovata raggiunse, com'è destino di tutte le cose umane, il suo limite. Così, i fashion design altrimenti detti stilisti (e in altri tempi chiamati semplicemente sarti o, dato il nostro argomento, magliari) si inventarono le varianti di forma. Nacquero i maglioni con le maniche più lunghe del necessario e fornite di buco in cui infilare il pollice. Ma pure qui la corda fece presto a mostrarsi.<br /><br />IL MAGLIONE POLITICAMENTE SCORRETTO<br />E allora la Gucci ha ideato un maglione che copre il naso fin sotto gli occhi. Ora, dovendo il cliente respirare e parlare e mangiare, si rese necessaria un'apertura per la bocca. Solo che, a quel punto, il maglione finiva con l'assomigliare a un cappuccio da topo d'albergo, quello che le forze speciali chiamano, chissà perché con nome mutuato da Tex, «mefisto». Perciò, la maison Gucci ha pensato bene di contornare il buco della bocca di rosso. Ora, su un maglione nero, quel rosso attorno alla bocca sembrano due grandi labbra. Che però non hanno fatto pensare a un riferimento erotico, macché. Eggià, viviamo in tempi di Politicamente Corretto (cioè, di polizia del pensiero) e tutti i millennials (cioè, i giovani a cui il maglione era destinato all'immodica cifra di 890 dollari al pezzo) si sono messi a strillare.<br />Quelli americani, naturalmente, perché noi europei non ce ne saremmo nemmeno accorti per la ragione che passiamo a illustrare. Negli anni Trenta nel profondo Sud americano vigeva l'apartheid. Se un'orchestra si esibiva con, anche, alcuni musicisti neri, questi ultimi dovevano essere nascosti da una tenda. Bagni separati, bar separati eccetera. E non importava la fama e la rinomanza raggiunta dal nero in questione: anche se star, se, poniamo, in hotel toccava l'acqua della piscina, questa doveva essere svuotata dal personale e disinfettata, pena la perdita di tutta la clientela bianca.<br />Fu Kennedy, negli anni Sessanta, a far togliere dagli elenchi telefonici americani l'asterisco accanto al nome di un nero. Tutto ciò, per noi europei, andava sotto il nome di «americanata» fino all'avvento del Politicamente Corretto, perché siamo stati colonizzati anche in questo. Niente di scandaloso, in teoria: ogni impero irradia la sua cultura. Durante l'occupazione romana di Israele i rabbini tuonavano contro i giovani ebrei che frequentavano le palestre, si radevano la barba e si facevano chiamare Marco. Si pensi ai giovani sovietici che anelavano alla coca-cola e ai jeans, simboli, per loro, di libertà. Il fatto è che anche gli americani erano, e sono, colonizzati dalla cultura liberal, quel mix di giacobinismo e marxismo utopico che oggi si chiama Politically Correctness e ha invaso il mondo occidentale (per ora). Ebbene, noi di una certa età abbiamo avuto il tempo di respirare aria diversa, ma i millennials americani (e, perciò, anche quelli europei) non hanno mai visto altro.<br /><br />TUTTI CON LA STESSA DIVISA?<br />Ebbene, per tornare al maglione Gucci, qualcuno negli Usa si è ricordato che, ai tempi dell'apartheid, i neri non potevano figurare nei film e venivano impersonati da attori bianchi con la faccia dipinta di nero tranne il largo contorno della bocca, giacché gli afro hanno le labbra spesse. Ora, poiché le vendite ai millennials vanno fatte soprattutto sui c.d. social, dove i giovani si fanno influenzare volentieri da persone come, per esempio, Chiara Ferragni e Fedez, tranquillamente detti influencers, ecco l'apriti cielo contro il maglione «razzista». Ovviamente, anche il ragazzino italiano che nulla sapeva dell'apartheid americano anni Trenta e farebbe la faccia da pesce lesso se gli si parlasse di Hal Jolson (per chi non lo sapesse: era il bianco truccato da negro che interpretò il primo film sonoro della storia, Il cantante di jazz), si trova costretto a rinunciare a quel maglione Gucci (ammesso che abbia gli 890 dollari necessari).<br />La Gucci, così come a suo tempo la Barilla, si è profusa in scuse e, per dimostrare la sua buona volontà, ha assunto un Chief Diversity Officer, cioè un esperto di Politicamente Corretto. Il cui modello - vedrete - è alla fin fine la Cina di Mao: tutti con la stessa divisa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19224538</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:10:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19224538/anche_gucci.mp3" length="5929586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5823

DOPO IL CASO BARILLA, ANCHE GUCCI RIEDUCATA di Rino Cammilleri
In principio si chiamava maglione, e il nome rimandava direttamente a come era fatto. Poi arrivarono gli americani e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5823" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5823</a><br /><br />DOPO IL CASO BARILLA, ANCHE GUCCI RIEDUCATA di Rino Cammilleri<br />In principio si chiamava maglione, e il nome rimandava direttamente a come era fatto. Poi arrivarono gli americani e divenne pull-over (lett.: tira da sopra), mentre la maglietta (anche qui, l'italiano guardava alla confezione) della salute diventò t-shirt (lett.: camicia a forma di T). Gianni Meccia, cantautore anni Sessanta, ci fece il tormentone (canzone Il pullover), poi, col consumismo, la cosa si complicò, perché tutti, ormai, potevano averne più di uno, di maglioni. Così, si cominciò a variarne i disegni e le decorazioni.<br />Esaurita la fantasia anche qui, la Benetton ci fece i soldi inventando le sfumature di colore e le pubblicità provocatorie. Ma anche questa trovata raggiunse, com'è destino di tutte le cose umane, il suo limite. Così, i fashion design altrimenti detti stilisti (e in altri tempi chiamati semplicemente sarti o, dato il nostro argomento, magliari) si inventarono le varianti di forma. Nacquero i maglioni con le maniche più lunghe del necessario e fornite di buco in cui infilare il pollice. Ma pure qui la corda fece presto a mostrarsi.<br /><br />IL MAGLIONE POLITICAMENTE SCORRETTO<br />E allora la Gucci ha ideato un maglione che copre il naso fin sotto gli occhi. Ora, dovendo il cliente respirare e parlare e mangiare, si rese necessaria un'apertura per la bocca. Solo che, a quel punto, il maglione finiva con l'assomigliare a un cappuccio da topo d'albergo, quello che le forze speciali chiamano, chissà perché con nome mutuato da Tex, «mefisto». Perciò, la maison Gucci ha pensato bene di contornare il buco della bocca di rosso. Ora, su un maglione nero, quel rosso attorno alla bocca sembrano due grandi labbra. Che però non hanno fatto pensare a un riferimento erotico, macché. Eggià, viviamo in tempi di Politicamente Corretto (cioè, di polizia del pensiero) e tutti i millennials (cioè, i giovani a cui il maglione era destinato all'immodica cifra di 890 dollari al pezzo) si sono messi a strillare.<br />Quelli americani, naturalmente, perché noi europei non ce ne saremmo nemmeno accorti per la ragione che passiamo a illustrare. Negli anni Trenta nel profondo Sud americano vigeva l'apartheid. Se un'orchestra si esibiva con, anche, alcuni musicisti neri, questi ultimi dovevano essere nascosti da una tenda. Bagni separati, bar separati eccetera. E non importava la fama e la rinomanza raggiunta dal nero in questione: anche se star, se, poniamo, in hotel toccava l'acqua della piscina, questa doveva essere svuotata dal personale e disinfettata, pena la perdita di tutta la clientela bianca.<br />Fu Kennedy, negli anni Sessanta, a far togliere dagli elenchi telefonici americani l'asterisco accanto al nome di un nero. Tutto ciò, per noi europei, andava sotto il nome di «americanata» fino all'avvento del Politicamente Corretto, perché siamo stati colonizzati anche in questo. Niente di scandaloso, in teoria: ogni impero irradia la sua cultura. Durante l'occupazione romana di Israele i rabbini tuonavano contro i giovani ebrei che frequentavano le palestre, si radevano la barba e si facevano chiamare Marco. Si pensi ai giovani sovietici che anelavano alla coca-cola e ai jeans, simboli, per loro, di libertà. Il fatto è che anche gli americani erano, e sono, colonizzati dalla cultura liberal, quel mix di giacobinismo e marxismo utopico che oggi si chiama Politically Correctness e ha invaso il mondo occidentale (per ora). Ebbene, noi di una certa età abbiamo avuto il tempo di respirare aria diversa, ma i millennials americani (e, perciò, anche quelli europei) non hanno mai visto altro.<br /><br />TUTTI CON LA STESSA DIVISA?<br />Ebbene, per tornare al maglione Gucci, qualcuno negli Usa si è ricordato che, ai tempi dell'apartheid, i neri non potevano figurare nei film e venivano impersonati da...]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>barilla,gucci,moda,politicallycorrect,razzismo,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a932d0a4248efb4437805ab839921f0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La crisi della stampa è dovuta alla faziosità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-crisi-della-stampa-e-dovuta-alla-faziosita--19197603</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5808" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5808</a><br /><br />LA CRISI DELLA STAMPA E' DOVUTA ALLA FAZIOSITA' di Rino Cammilleri<br />Il giornalista Luca Conti, sul blog Pandemia.it, fa un'analisi impietosa della situazione dei giornali in Italia. Cominciamo col prestigioso Sole 24ore: una volta diffondeva tranquillamente 350mila copie al giorno, oggi è a 47mila. La Stampa ne faceva 200mila, oggi ha dimezzato. Altri interessati al calo a cifra doppia sono Il fatto quotidiano, La gazzetta dello sport, Il giornale, Italia oggi. Corriere della sera, meno 6%, meno 7,9% La repubblica. Tutti questi giornali, più Libero, Il manifesto, Il messaggero, Il resto del carlino, tutti insieme vendono 968mila copie. Meno di un milione su una popolazione di 66 milioni di abitanti. La perdita complessiva è oltre il dieci per cento l'anno, e continua.<br />«Facile prevedere una nuova ondata di calo della pubblicità, tagli alle pagine, cassa integrazione, licenziamenti, calo della qualità e nuovo calo delle vendite». Il digitale? I ricavi «sono molto lontani dal 50%». Ora, è vero che l'avvento di internet e gli stili di vita delle nuove generazioni molto influiscono su questi dati. E del pari vero che il suicidio demografico ci mette del suo. Ma ci sono anche altri motivi, motivi che, esposti dal sottoscritto, potrebbero essere presi con sufficienza perché si conosce il mio orientamento ideale.<br />Così, li ho presi dalla penna di Guglielmo Gandino, giornalista di lungo corso, che li ha elencati sul blog di Franco Abruzzo, Giornalisti per la Costituzione, nella newsletter del 4 luglio u.s. «Ma cali delle vendite dell'ordine del 50-70% nell'arco degli ultimi dieci anni sono dovuti anche alla ormai diffusa disaffezione per la carta stampata da parte di persone un po' di tutte le età, per la semplice ragione che molte testate sono diventate nel tempo spudoratamente di parte, al punto da manipolare l'informazione, vuoi sottolineando ossessivamente certe notizie, vuoi letteralmente omettendone altre».<br />Gandino salta volutamente il tema «immigrazione» per non appesantire il suo articolo: «Osservo solo che la posizione di certi giornali dovrebbe anche tenere in conto che una grande maggioranza di italiani si è democraticamente espressa nella recente consultazione per il rinnovo del parlamento europeo. Volere pervicacemente andare contro corrente, senza tenere minimamente conto della volontà popolare, mi sembra masochismo allo stato puro».<br />Ancora, poiché, data la crisi, l'ente pensionistico dei giornalisti italiani non sa più come fare, parliamo di pensioni: «Sono stati proprio i giornali gli inventori del termine "pensioni d'oro". Poi è iniziata una "gogna mediatica" programmatica, con sortite e statistiche di ogni tipo sempre con l'obiettivo di fare lo scoop». Certo, ci sono pensionati che hanno approfittano di norme inique varate da governi precedenti in tempi di vacche grasse. Ma quando è stato disposto il «contributo di solidarietà» sulle pensioni più alte, quale categoria, tra le altre, si è sottratta? «I giornalisti naturalmente».<br />Ebbene, «negli ultimi vent'anni tanti sono stati colpiti da blocchi parziali o totali della contingenza, con una perdita di potere d'acquisto delle pensioni di almeno il 20%. In compenso non si è mai intervenuti sulle pensioni "anomale" di certi ex-sindacalisti, né sui beneficiari della semi-dimenticata Legge Mosca, né sulle doppie pensioni dei parlamentari. Ed i giornali di queste cose hanno scritto pochissimo, quasi niente per essere sinceri». [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19197603</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19197603/crisi_stampa.mp3" length="4981654" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5808

LA CRISI DELLA STAMPA E' DOVUTA ALLA FAZIOSITA' di Rino Cammilleri
Il giornalista Luca Conti, sul blog Pandemia.it, fa un'analisi impietosa della situazione dei giornali in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5808" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5808</a><br /><br />LA CRISI DELLA STAMPA E' DOVUTA ALLA FAZIOSITA' di Rino Cammilleri<br />Il giornalista Luca Conti, sul blog Pandemia.it, fa un'analisi impietosa della situazione dei giornali in Italia. Cominciamo col prestigioso Sole 24ore: una volta diffondeva tranquillamente 350mila copie al giorno, oggi è a 47mila. La Stampa ne faceva 200mila, oggi ha dimezzato. Altri interessati al calo a cifra doppia sono Il fatto quotidiano, La gazzetta dello sport, Il giornale, Italia oggi. Corriere della sera, meno 6%, meno 7,9% La repubblica. Tutti questi giornali, più Libero, Il manifesto, Il messaggero, Il resto del carlino, tutti insieme vendono 968mila copie. Meno di un milione su una popolazione di 66 milioni di abitanti. La perdita complessiva è oltre il dieci per cento l'anno, e continua.<br />«Facile prevedere una nuova ondata di calo della pubblicità, tagli alle pagine, cassa integrazione, licenziamenti, calo della qualità e nuovo calo delle vendite». Il digitale? I ricavi «sono molto lontani dal 50%». Ora, è vero che l'avvento di internet e gli stili di vita delle nuove generazioni molto influiscono su questi dati. E del pari vero che il suicidio demografico ci mette del suo. Ma ci sono anche altri motivi, motivi che, esposti dal sottoscritto, potrebbero essere presi con sufficienza perché si conosce il mio orientamento ideale.<br />Così, li ho presi dalla penna di Guglielmo Gandino, giornalista di lungo corso, che li ha elencati sul blog di Franco Abruzzo, Giornalisti per la Costituzione, nella newsletter del 4 luglio u.s. «Ma cali delle vendite dell'ordine del 50-70% nell'arco degli ultimi dieci anni sono dovuti anche alla ormai diffusa disaffezione per la carta stampata da parte di persone un po' di tutte le età, per la semplice ragione che molte testate sono diventate nel tempo spudoratamente di parte, al punto da manipolare l'informazione, vuoi sottolineando ossessivamente certe notizie, vuoi letteralmente omettendone altre».<br />Gandino salta volutamente il tema «immigrazione» per non appesantire il suo articolo: «Osservo solo che la posizione di certi giornali dovrebbe anche tenere in conto che una grande maggioranza di italiani si è democraticamente espressa nella recente consultazione per il rinnovo del parlamento europeo. Volere pervicacemente andare contro corrente, senza tenere minimamente conto della volontà popolare, mi sembra masochismo allo stato puro».<br />Ancora, poiché, data la crisi, l'ente pensionistico dei giornalisti italiani non sa più come fare, parliamo di pensioni: «Sono stati proprio i giornali gli inventori del termine "pensioni d'oro". Poi è iniziata una "gogna mediatica" programmatica, con sortite e statistiche di ogni tipo sempre con l'obiettivo di fare lo scoop». Certo, ci sono pensionati che hanno approfittano di norme inique varate da governi precedenti in tempi di vacche grasse. Ma quando è stato disposto il «contributo di solidarietà» sulle pensioni più alte, quale categoria, tra le altre, si è sottratta? «I giornalisti naturalmente».<br />Ebbene, «negli ultimi vent'anni tanti sono stati colpiti da blocchi parziali o totali della contingenza, con una perdita di potere d'acquisto delle pensioni di almeno il 20%. In compenso non si è mai intervenuti sulle pensioni "anomale" di certi ex-sindacalisti, né sui beneficiari della semi-dimenticata Legge Mosca, né sulle doppie pensioni dei parlamentari. Ed i giornali di queste cose hanno scritto pochissimo, quasi niente per essere sinceri». [...]]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>comunicazione,giornali,partiti,politica,stampa,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73171635d049a7250d13b4968894eb78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se la Croce Rossa rifiuta la sua storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-la-croce-rossa-rifiuta-la-sua-storia--19194468</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5813" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5813</a><br /><br />SE LA CROCE ROSSA RIFIUTA LA SUA STORIA di Rino Cammilleri<br />Quando la pezza è peggio del buco. Riassunto: la Croce Rossa di Moncalieri doveva inaugurare, il primo di agosto, una nuova ambulanza e, per la prima volta, non ha voluto farla benedire dal prete «per non offendere» musulmani, buddisti, eccetera.<br />Solita solfa, perché due gocce d'acqua benedetta per certe teste sono peggio che acido solforico. Vabbe', per certuni è una questione di principio e, quando comandano loro, dettano le regole (sennò, che gusto c'è ad arrabattarsi per andare al comando?).<br />Qualche leghista ha parlato di «buffonata» e, sbagliando, ha creduto di far notare che la Croce Rossa intera si chiama così per riguardo al simbolo cristiano. Non l'avesse mai detto. Il presidente della C.R.I., comitato di Moncalieri, ha sentito l'impellente dovere di rettificare (forse per riflesso antileghista, che di questi tempi tutti a prendere le distanze...). Ecco qua: «Premettiamo, per dovere di informazione, che l'emblema della Croce Rossa non rimanda in alcun modo alla simbologia cristiana. Fu invece scelto in omaggio al suo fondatore e al paese che ne vide la nascita, con la Convenzione di Ginevra del 1864. La croce rossa su fondo bianco richiama infatti, a colori invertiti, la bandiera svizzera». Vero. Ma non è tutto.<br /><br />LA SVIZZERA CRISTIANA<br />Henry Dunant, svizzero, vide la carneficina della battaglia di Solferino (seconda guerra d'indipendenza, piemontesi e francesi contro austriaci) e si scandalizzò per le migliaia di feriti che morivano senza cure. Vero è che adottò, a colori invertiti, la bandiera del suo neutrale Paese. Ma è anche vero che tale bandiera risale alla battaglia di Laupen del 1339 ed è quella del Sacro Romano Impero germanico. Gli svizzeri, formidabili guerrieri temutissimi per tutto il Medioevo e l'Età Moderna, andavano in battaglia seguendo lo stendardo del rispettivo Cantone di provenienza. Ma tutti portavano cucita sulla giubba una croce greca bianca su sfondo rosso. Perché erano cristiani e, dunque, per assicurarsi la protezione divina.<br />Fu Napoleone a vietare tale simbolo, costringendo gli svizzeri al tricolore rivoluzionario, così come tutte le altre nazioni da lui conquistate. Quando cadde il Corso, gli svizzeri ripristinarono quel simbolo e ne fecero la bandiera nazionale. Non a caso, la prima (e unica) guerra civile in cui fu innalzata la nuova bandiera fu una guerra di religione, quella del Sonderbund (1847), cantoni cattolici contro cantoni protestanti.<br /><br />LA MEZZALUNA ROSSA<br />La moderna Croce Rossa sanitaria può fare tutte le professioni di laicità che vuole, ma quella Croce che innalza sui suoi mezzi e i suoi uomini (e donne, pardon) è una croce cristiana. La controprova sta nel fatto che i musulmani, proprio loro, hanno capito benissimo che quello è un simbolo religioso, tant'è che nei loro territori opera la Mezzaluna Rossa. Infatti, il presidente del comitato di Moncalieri precisa nel suo comunicato che «nessun membro di nessuna comunità musulmana ha mai avanzato una richiesta del genere al nostro comitato». Poi ribadisce l'assoluta neutralità eccetera eccetera, neutralità che però non esiste nei Paesi islamici e che nessun islamico, appunto, si sognerebbe di chiedere nei Paesi (ex) cristiani.<br />Per cui, è chiaro che la mini-polemica di cui sopra è scaturita dal sacco laicista cristofobo. Altro che ambulanze, sono queste le ferite (alla testa) che la Chiesa-ospedale-da-campo dovrebbe pensare a curare. Altro che la salute degli oceani!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19194468</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2019 14:12:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19194468/croce_rossa.mp3" length="5010657" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5813

SE LA CROCE ROSSA RIFIUTA LA SUA STORIA di Rino Cammilleri
Quando la pezza è peggio del buco. Riassunto: la Croce Rossa di Moncalieri doveva inaugurare, il primo di agosto, una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5813" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5813</a><br /><br />SE LA CROCE ROSSA RIFIUTA LA SUA STORIA di Rino Cammilleri<br />Quando la pezza è peggio del buco. Riassunto: la Croce Rossa di Moncalieri doveva inaugurare, il primo di agosto, una nuova ambulanza e, per la prima volta, non ha voluto farla benedire dal prete «per non offendere» musulmani, buddisti, eccetera.<br />Solita solfa, perché due gocce d'acqua benedetta per certe teste sono peggio che acido solforico. Vabbe', per certuni è una questione di principio e, quando comandano loro, dettano le regole (sennò, che gusto c'è ad arrabattarsi per andare al comando?).<br />Qualche leghista ha parlato di «buffonata» e, sbagliando, ha creduto di far notare che la Croce Rossa intera si chiama così per riguardo al simbolo cristiano. Non l'avesse mai detto. Il presidente della C.R.I., comitato di Moncalieri, ha sentito l'impellente dovere di rettificare (forse per riflesso antileghista, che di questi tempi tutti a prendere le distanze...). Ecco qua: «Premettiamo, per dovere di informazione, che l'emblema della Croce Rossa non rimanda in alcun modo alla simbologia cristiana. Fu invece scelto in omaggio al suo fondatore e al paese che ne vide la nascita, con la Convenzione di Ginevra del 1864. La croce rossa su fondo bianco richiama infatti, a colori invertiti, la bandiera svizzera». Vero. Ma non è tutto.<br /><br />LA SVIZZERA CRISTIANA<br />Henry Dunant, svizzero, vide la carneficina della battaglia di Solferino (seconda guerra d'indipendenza, piemontesi e francesi contro austriaci) e si scandalizzò per le migliaia di feriti che morivano senza cure. Vero è che adottò, a colori invertiti, la bandiera del suo neutrale Paese. Ma è anche vero che tale bandiera risale alla battaglia di Laupen del 1339 ed è quella del Sacro Romano Impero germanico. Gli svizzeri, formidabili guerrieri temutissimi per tutto il Medioevo e l'Età Moderna, andavano in battaglia seguendo lo stendardo del rispettivo Cantone di provenienza. Ma tutti portavano cucita sulla giubba una croce greca bianca su sfondo rosso. Perché erano cristiani e, dunque, per assicurarsi la protezione divina.<br />Fu Napoleone a vietare tale simbolo, costringendo gli svizzeri al tricolore rivoluzionario, così come tutte le altre nazioni da lui conquistate. Quando cadde il Corso, gli svizzeri ripristinarono quel simbolo e ne fecero la bandiera nazionale. Non a caso, la prima (e unica) guerra civile in cui fu innalzata la nuova bandiera fu una guerra di religione, quella del Sonderbund (1847), cantoni cattolici contro cantoni protestanti.<br /><br />LA MEZZALUNA ROSSA<br />La moderna Croce Rossa sanitaria può fare tutte le professioni di laicità che vuole, ma quella Croce che innalza sui suoi mezzi e i suoi uomini (e donne, pardon) è una croce cristiana. La controprova sta nel fatto che i musulmani, proprio loro, hanno capito benissimo che quello è un simbolo religioso, tant'è che nei loro territori opera la Mezzaluna Rossa. Infatti, il presidente del comitato di Moncalieri precisa nel suo comunicato che «nessun membro di nessuna comunità musulmana ha mai avanzato una richiesta del genere al nostro comitato». Poi ribadisce l'assoluta neutralità eccetera eccetera, neutralità che però non esiste nei Paesi islamici e che nessun islamico, appunto, si sognerebbe di chiedere nei Paesi (ex) cristiani.<br />Per cui, è chiaro che la mini-polemica di cui sopra è scaturita dal sacco laicista cristofobo. Altro che ambulanze, sono queste le ferite (alla testa) che la Chiesa-ospedale-da-campo dovrebbe pensare a curare. Altro che la salute degli oceani!]]></itunes:summary><itunes:duration>314</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,crocerossa,nascita,storia,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f6c4a3508365cf53c9257484493ecfed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vogliono convincerci che la donna single sia più felice di quella sposata... ma non è vero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vogliono-convincerci-che-la-donna-single-sia-piu-felice-di-quella-sposata-ma-non-e-vero--18460641</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5713" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5713</a><br /><br />VOGLIONO CONVINCERCI CHE LA DONNA SINGLE SIA PIU' FELICE DI QUELLA SPOSATA... MA NON E' VERO di Rino Cammilleri<br />Mi ha incuriosito un articolo della vaticanista del «Messaggero» del 26 maggio. Riporta la tesi, di sconvolgente novità, del «noto» (?) accademico inglese Paul Dolan, docente di scienze comportamentali alla «prestigiosa» (tutto quello che è british è sempre prestigioso) London School of Economics, nel cui stemma, chissà perché, c'è un castoro. Fondata nel 1895 da membri della Fabian Society (all'erudito il piacere di indagare su questa esclusiva associazione), tra cui George Bernard Shaw (l'avversario numero uno di Gilbert K. Chesterton, tanto per intenderci), ogni tanto produce qualcosa che va, tanto per cambiare, nella direzione del «progresso».<br />Ora tocca alla tesi di Dolan, tesa a sfatare il mito, bigotto e reazionario, della donna che si realizza nel matrimonio. Le ricerche condotte dal professore dimostrano che le singles sono più spensierate delle sposate. Infatti, quando si fanno indagini sociologiche di questo tipo, attenzione al trucco: «Le donne sposate dicono poi di essere più felici di altre donne ma solo se il proprio marito è presente in una stanza, perché appena il marito se ne va, e a queste donne viene fatta la stessa domanda, affermano il contrario, spesso accusando il marito di essere carente in tante cose».<br />E c'era bisogno di scomodare équipes di intervistatori per scoprire l'acqua calda? I cattolici lo sanno da sempre che il matrimonio è un sacramento, e che i sacramenti sono vie per la Grazia. Solo nelle fiabe i due colombi che, dopo peripezie, convolano a giuste nozze «vissero felici e contenti». Se Gesù Cristo ha creato un canale speciale e apposito per il matrimonio, è perché è una situazione in cui la Grazia ci vuole, eccome. Per i cattolici è insomma una via di santificazione. La quale, perciò, non è tutta rose e fiori. Ma senza è peggio, come si può verificare dalle statistiche.<br />La donna single è più felice di quella sposata? Ma allora perché le singles spasimano per trovare l'anima gemella? L'immagine storica della «zitella» inacidita è solo frutto della propaganda clericale e/o maschilista nei secoli? Non c'è bisogno dei sociologi per verificare quanto segue:<br />a) le donne vanno al cinema per vedere il loro attore preferito; gli uomini, per vedere un film;<br />b) le donne che si riuniscono al ristorante o anche per l'8 marzo finiscono col parlare di uomini (o di figli se li hanno); gli uomini parlano di calcio. Ma al professore britannico risulta altro: «Da quello che a noi risulta è che i sottogruppi di popolazione più sani e felici sono quelli che non si sono mai sposati o avuto figli». Ah, sì? Allora perché questa corsa disperata al figlio a tutti costi, perfino per le coppie gay? Donde tutta questa gente che fa letteralmente i salti mortali per farsi fecondare artificialmente, e affronta viaggi, spese e pure debiti per coronare il suo sogno? Com'è che, se il matrimonio è fonte sicura di infelicità, tutti vogliono prima o poi sposarsi, perfino gli omosessuali, perfino i preti?<br />Teniamo presente che anche il divorzio è conseguenza di un istinto insopprimibile, quello di trovare la felicità nel matrimonio. Avete mai visto qualche divorziato o divorziata che ha gettato la spugna? C'è forse qualcuno a cui l'esperienza negativa sia bastata per smettere per sempre di cercare compagnia? Potremmo continuare, ma si tratta solo di considerazioni di buonsenso. Mica da sociologi. A meno che la somma di infelicità umana causata dal «progresso» sia ormai talmente insopportabile da richiedere «studi» rassicuranti. Come in 1984 di Orwell, tanto per cambiare: nella penuria generale cagionata dal regime, i sudditi mangiavano tavolette sintetiche, che la propaganda asfissiante convinceva a trovare gustose.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18460641</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2019 22:40:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18460641/vogliono_convincerci_signle.mp3" length="4411140" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5713

VOGLIONO CONVINCERCI CHE LA DONNA SINGLE SIA PIU' FELICE DI QUELLA SPOSATA... MA NON E' VERO di Rino Cammilleri
Mi ha incuriosito un articolo della vaticanista del «Messaggero»...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5713" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5713</a><br /><br />VOGLIONO CONVINCERCI CHE LA DONNA SINGLE SIA PIU' FELICE DI QUELLA SPOSATA... MA NON E' VERO di Rino Cammilleri<br />Mi ha incuriosito un articolo della vaticanista del «Messaggero» del 26 maggio. Riporta la tesi, di sconvolgente novità, del «noto» (?) accademico inglese Paul Dolan, docente di scienze comportamentali alla «prestigiosa» (tutto quello che è british è sempre prestigioso) London School of Economics, nel cui stemma, chissà perché, c'è un castoro. Fondata nel 1895 da membri della Fabian Society (all'erudito il piacere di indagare su questa esclusiva associazione), tra cui George Bernard Shaw (l'avversario numero uno di Gilbert K. Chesterton, tanto per intenderci), ogni tanto produce qualcosa che va, tanto per cambiare, nella direzione del «progresso».<br />Ora tocca alla tesi di Dolan, tesa a sfatare il mito, bigotto e reazionario, della donna che si realizza nel matrimonio. Le ricerche condotte dal professore dimostrano che le singles sono più spensierate delle sposate. Infatti, quando si fanno indagini sociologiche di questo tipo, attenzione al trucco: «Le donne sposate dicono poi di essere più felici di altre donne ma solo se il proprio marito è presente in una stanza, perché appena il marito se ne va, e a queste donne viene fatta la stessa domanda, affermano il contrario, spesso accusando il marito di essere carente in tante cose».<br />E c'era bisogno di scomodare équipes di intervistatori per scoprire l'acqua calda? I cattolici lo sanno da sempre che il matrimonio è un sacramento, e che i sacramenti sono vie per la Grazia. Solo nelle fiabe i due colombi che, dopo peripezie, convolano a giuste nozze «vissero felici e contenti». Se Gesù Cristo ha creato un canale speciale e apposito per il matrimonio, è perché è una situazione in cui la Grazia ci vuole, eccome. Per i cattolici è insomma una via di santificazione. La quale, perciò, non è tutta rose e fiori. Ma senza è peggio, come si può verificare dalle statistiche.<br />La donna single è più felice di quella sposata? Ma allora perché le singles spasimano per trovare l'anima gemella? L'immagine storica della «zitella» inacidita è solo frutto della propaganda clericale e/o maschilista nei secoli? Non c'è bisogno dei sociologi per verificare quanto segue:<br />a) le donne vanno al cinema per vedere il loro attore preferito; gli uomini, per vedere un film;<br />b) le donne che si riuniscono al ristorante o anche per l'8 marzo finiscono col parlare di uomini (o di figli se li hanno); gli uomini parlano di calcio. Ma al professore britannico risulta altro: «Da quello che a noi risulta è che i sottogruppi di popolazione più sani e felici sono quelli che non si sono mai sposati o avuto figli». Ah, sì? Allora perché questa corsa disperata al figlio a tutti costi, perfino per le coppie gay? Donde tutta questa gente che fa letteralmente i salti mortali per farsi fecondare artificialmente, e affronta viaggi, spese e pure debiti per coronare il suo sogno? Com'è che, se il matrimonio è fonte sicura di infelicità, tutti vogliono prima o poi sposarsi, perfino gli omosessuali, perfino i preti?<br />Teniamo presente che anche il divorzio è conseguenza di un istinto insopprimibile, quello di trovare la felicità nel matrimonio. Avete mai visto qualche divorziato o divorziata che ha gettato la spugna? C'è forse qualcuno a cui l'esperienza negativa sia bastata per smettere per sempre di cercare compagnia? Potremmo continuare, ma si tratta solo di considerazioni di buonsenso. Mica da sociologi. A meno che la somma di infelicità umana causata dal «progresso» sia ormai talmente insopportabile da richiedere «studi» rassicuranti. Come in 1984 di Orwell, tanto per cambiare: nella penuria generale cagionata dal regime, i sudditi mangiavano tavolette sintetiche, che la propaganda asfissiante convinceva a trovare gustose.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>donna,felicità,femminismo,progresso,single,solitudine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d84ba04f185ef35818008810d5b0edb9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristiano è pacifico, ma non pacifista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristiano-e-pacifico-ma-non-pacifista--18460640</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714</a><br /><br />IL CRISTIANO E' PACIFICO, MA NON PACIFISTA di Rino Cammilleri<br />Uno dei pallini di questo pontificato, com'è noto, è quello delle armi. Nel senso di, riassumendo e strizzando, «ci sono le guerre perché ci sono i venditori di armi». Naturalmente, tali venditori, cattivi per definizione, sono tutti occidentali, perché, per esempio, Cina, Israele, India, Pakistan (potenze nucleari) non sono particolarmente inclini, per religione o ideologia, a dar retta al Papa.<br />Voi direte, al solito: è colpa di Francesco e della sua teologia della liberazione. Dimenticando che anche il papa precedente non si sottrasse alla simbolica pacifista: in almeno un episodio, in una chiesa romana i bambini furono invitati a deporre ai suoi piedi fucilini, pistoline, carrarmatini e quant'altro, ricevendone in cambio giochi «di pace». Viene in mente, per i più anziani, quel famoso Diario minimo con cui Umberto Eco fece scalpore tra i «compagni» impegnati in quegli anni col Tribunale Russell e il disarmo unilaterale il cui slogan era «meglio rossi che morti».<br />Eco se ne uscì con la «Lettera a mio figlio», contenuta in quel libro, che così spiazzava: «E allora, Stefano... Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra». Naturalmente, il «contrordine compagni» era a senso unico. Ecco qualche scampolo: «...ti insegnerò, certo, che Fantomas era cattivo, ma non verrò a raccontarti, complice della corruttrice baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia», o «Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni».<br />Eco ricordava, anche, all'anonimo interlocutore: «E lei, lei che è antifascista si può dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si è mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, da destra arriva la Brigata Nera, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?!». Il fatto è che, a furia di pacifismo, qualcuno poteva scordarsi che si trattava di pura ideologia, e strumentale.<br />Naturalmente, quando i rivoluzionari dismettono un vecchio arnese ideologico, ecco che i preti (sempre in ritardo di almeno un paio di rivoluzioni, come ha detto qualcuno) se ne impadroniscono e ne fanno un feticcio. Il direttore Cascioli ha più volte ricordato che non c'è bisogno dei «venditori di armi» per fare stragi. O addirittura genocidi: quello del Rwanda, quasi un milione di morti negli anni Novanta, si svolse a colpi di machete e coltello. Dunque, non c'è bisogno degli F35 per creare ecatombi. C'entrarono i «venditori di armi» negli altri due grandi genocidi del Novecento, quello armeno e quello ebraico?<br />No, solo l'ideologia. Sono le idee che uccidono, anche quelle tribali. Umberto Eco, cui non faceva difetto certo l'acume, avvertiva che l'eccesso di predicazione pacifista snerva, devirilizza, rende inermi "dentro", così che l'avversario ha già vinto senza dover combattere. Il suo ragionamento era orientato, sì, ma è un insegnamento che vale sempre e per tutti. E, si noti, si rivolgeva a suo figlio, un bambino. Non a caso, quando sorse l'astro del gender, tacque. Non cambiò idea, si limitò a star zitto, avendo già dato.<br />Venendo ai cattolici, essi sono pacifici, e non pacifisti. «Si vis pacem para bellum», dicevano gli antichi romani. E la Chiesa cattolica è non a caso Romana. Anche se ha dimenticato la sua «lingua sacra» (caso unico tra le grandi religioni monoteiste), quel latino che ormai si è costretti a tradurre: «Se vuoi la pace preparati alla guerra».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18460640</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2019 22:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18460640/cammilleri_contro_le_armi.mp3" length="5279241" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714

IL CRISTIANO E' PACIFICO, MA NON PACIFISTA di Rino Cammilleri
Uno dei pallini di questo pontificato, com'è noto, è quello delle armi. Nel senso di, riassumendo e strizzando, «ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714</a><br /><br />IL CRISTIANO E' PACIFICO, MA NON PACIFISTA di Rino Cammilleri<br />Uno dei pallini di questo pontificato, com'è noto, è quello delle armi. Nel senso di, riassumendo e strizzando, «ci sono le guerre perché ci sono i venditori di armi». Naturalmente, tali venditori, cattivi per definizione, sono tutti occidentali, perché, per esempio, Cina, Israele, India, Pakistan (potenze nucleari) non sono particolarmente inclini, per religione o ideologia, a dar retta al Papa.<br />Voi direte, al solito: è colpa di Francesco e della sua teologia della liberazione. Dimenticando che anche il papa precedente non si sottrasse alla simbolica pacifista: in almeno un episodio, in una chiesa romana i bambini furono invitati a deporre ai suoi piedi fucilini, pistoline, carrarmatini e quant'altro, ricevendone in cambio giochi «di pace». Viene in mente, per i più anziani, quel famoso Diario minimo con cui Umberto Eco fece scalpore tra i «compagni» impegnati in quegli anni col Tribunale Russell e il disarmo unilaterale il cui slogan era «meglio rossi che morti».<br />Eco se ne uscì con la «Lettera a mio figlio», contenuta in quel libro, che così spiazzava: «E allora, Stefano... Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra». Naturalmente, il «contrordine compagni» era a senso unico. Ecco qualche scampolo: «...ti insegnerò, certo, che Fantomas era cattivo, ma non verrò a raccontarti, complice della corruttrice baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia», o «Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni».<br />Eco ricordava, anche, all'anonimo interlocutore: «E lei, lei che è antifascista si può dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si è mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, da destra arriva la Brigata Nera, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?!». Il fatto è che, a furia di pacifismo, qualcuno poteva scordarsi che si trattava di pura ideologia, e strumentale.<br />Naturalmente, quando i rivoluzionari dismettono un vecchio arnese ideologico, ecco che i preti (sempre in ritardo di almeno un paio di rivoluzioni, come ha detto qualcuno) se ne impadroniscono e ne fanno un feticcio. Il direttore Cascioli ha più volte ricordato che non c'è bisogno dei «venditori di armi» per fare stragi. O addirittura genocidi: quello del Rwanda, quasi un milione di morti negli anni Novanta, si svolse a colpi di machete e coltello. Dunque, non c'è bisogno degli F35 per creare ecatombi. C'entrarono i «venditori di armi» negli altri due grandi genocidi del Novecento, quello armeno e quello ebraico?<br />No, solo l'ideologia. Sono le idee che uccidono, anche quelle tribali. Umberto Eco, cui non faceva difetto certo l'acume, avvertiva che l'eccesso di predicazione pacifista snerva, devirilizza, rende inermi "dentro", così che l'avversario ha già vinto senza dover combattere. Il suo ragionamento era orientato, sì, ma è un insegnamento che vale sempre e per tutti. E, si noti, si rivolgeva a suo figlio, un bambino. Non a caso, quando sorse l'astro del gender, tacque. Non cambiò idea, si limitò a star zitto, avendo già dato.<br />Venendo ai cattolici, essi sono pacifici, e non pacifisti. «Si vis pacem para bellum», dicevano gli antichi romani. E la Chiesa cattolica è non a caso Romana. Anche se ha dimenticato la sua «lingua sacra» (caso unico tra le grandi religioni monoteiste), quel latino che ormai si è costretti a tradurre: «Se vuoi la pace preparati alla guerra».]]></itunes:summary><itunes:duration>330</itunes:duration><itunes:keywords>cristiani,difesa,dio,guerra,pace,pacifista,rispetto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d476c003ac945a4ae44a38dd16c9599.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per conoscere davvero l'autore del Signore degli Anelli va letta la sua biografia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-conoscere-davvero-l-autore-del-signore-degli-anelli-va-letta-la-sua-biografia--18460642</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5712" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5712</a><br /><br />PER CONOSCERE DAVVERO L'AUTORE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI VA LETTA LA SUA BIOGRAFIA di Rino Cammilleri<br />Dormiva non più di cinque ore per notte. Dopo quattro figli, lui e la moglie decisero per le camere separate, perché lui russava. Si alzava prestissimo al mattino, svegliava i tre maschietti e, con loro, in bicicletta faceva qualche chilometro per andare a messa nella chiesa cattolica più vicina. Al ritorno faceva colazione (a quel tempo per fare la comunione occorreva essere digiuni dalla sera precedente) e si sbarbava.<br />Da buon inglese conservatore era metodico nelle sue abitudini. Odiava i dandy (che sospettava di omosessualità) alla Oscar Wilde e perciò si vestiva in modo usuale a comodo, flanella e tweed. Tanto, a lezione indossava la toga e si metteva il tight solo se c'era qualche cena accademica a cui dover presenziare. Unici svaghi, la pipa e la conversazione con gli amici davanti a una pinta.<br />Si innamorò di sua moglie quando aveva sedici anni, e fu un amore contrastato. Edith si chiamava, e fu l'unica donna della sua vita. Quando doveva portare i bambini in vacanza al mare, era nei luoghi più scontati e banali della media borghesia inglese. Odiava tutto ciò che era francese, a cominciare dalla cucina. Conoscendo i sapori e la varietà di quest'ultima rispetto a quella inglese ci sarebbe da restare allibiti, ma questo aiuta a capire l'uomo e il suo amore sconfinato per tutto quanto era inglese. Per lo stesso motivo viaggiò pochissimo e solo per necessità.<br />Nel Signore degli Anelli ciò che scoraggia la lettura nel neofita sono le prime quasi trecento pagine, tutte dedicate alla descrizione del mondo degli Hobbit. Ebbene, qualcuno ha arguito che Tolkien non dovette fare altro che osservare se stesso, la sua passione per la tradizione, per le abitudini consolidate, per la vita pacifica e senza scossoni. Infatti, Bilbo, the hobbit, piange perché «le avventure non finiscono mai».<br />Per tutto ciò Tolkien «fu, per dirla con un'espressione moderna, un uomo di destra». Così scrive Humphrey Carpenter nel suo corposo J.R.R.Tolkien. La biografia (Lindau, pp. 438, €. 28). Un uomo di destra «per il fatto che onorava il suo re e la sua patria e non credeva nella capacità di governo del popolo». Per lui la democrazia richiedeva «princìpi spirituali» che si corrompevano nel «tentativo di renderli meccanici e formali». Così scriveva lui stesso. E concludeva, profeticamente: «Fino al giorno in cui qualche Orco non entrerà in possesso dell'Anello del Potere: e allora quello che otterremo, e stiamo ottenendo, sarà la schiavitù».<br />Sempre per gli stessi motivi, «un'altra fonte di infelicità fu, in età avanzata, l'abolizione della messa in latino». Proprio lui, il linguista, lui che aveva creato un'intera mitologia per supportare con una saga le lingue che aveva inventato, il quenya e il sindarin di radici finniche e celtiche: se c'era uno che conosceva in profondità il significato di una lingua antichissima e universale era lui, lui che nella sua opera immortale aveva spiegato come certe porte potessero aprirsi solo al suono di una certa lingua, e solo a quello. Forse era troppo vecchio per firmare l'appello che una sessantina di intellettuali inglesi (tra cui lord Acton, Malcom Muggeridge, Agatha Christie) rivolse in quegli anni a Paolo VI affinché la messa di san Pio V restasse immutata.<br />Tolkien, come si è detto, non amava viaggiare. Non ne aveva bisogno, viaggiava la sua fantasia, capace di creare «un progetto grandioso e stupefacente, che ha pochi eguali nella storia della letteratura». Cominciò con un quaderno di appunti, The Book of Lost Tales, «Il libro dei racconti perduti», che poi sarebbe stato conosciuto come Il Silmarillion. Le storie della Terra di Mezzo (Middle Earth, dal norvegese Midgard) costituiscono, con Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, compresi i mille rivoli che da essi si dipartono (come I figli di Hurin, per esempio), l'invidia di ogni scrittore, il cui sogno è passare alla storia con una sola invenzione. E magari farci tanti quattrini, come la Rowling con il suo Harry Potter. Con la differenza che la profondità del lavoro di Tolkien il maghetto se la sogna. Non per niente Tolkien «aveva sempre la sensazione di registrare qualcosa che esisteva già, da qualche parte, e non di "inventare"».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18460642</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2019 22:20:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18460642/tolkien.mp3" length="5323545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5712

PER CONOSCERE DAVVERO L'AUTORE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI VA LETTA LA SUA BIOGRAFIA di Rino Cammilleri
Dormiva non più di cinque ore per notte. Dopo quattro figli, lui e la moglie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5712" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5712</a><br /><br />PER CONOSCERE DAVVERO L'AUTORE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI VA LETTA LA SUA BIOGRAFIA di Rino Cammilleri<br />Dormiva non più di cinque ore per notte. Dopo quattro figli, lui e la moglie decisero per le camere separate, perché lui russava. Si alzava prestissimo al mattino, svegliava i tre maschietti e, con loro, in bicicletta faceva qualche chilometro per andare a messa nella chiesa cattolica più vicina. Al ritorno faceva colazione (a quel tempo per fare la comunione occorreva essere digiuni dalla sera precedente) e si sbarbava.<br />Da buon inglese conservatore era metodico nelle sue abitudini. Odiava i dandy (che sospettava di omosessualità) alla Oscar Wilde e perciò si vestiva in modo usuale a comodo, flanella e tweed. Tanto, a lezione indossava la toga e si metteva il tight solo se c'era qualche cena accademica a cui dover presenziare. Unici svaghi, la pipa e la conversazione con gli amici davanti a una pinta.<br />Si innamorò di sua moglie quando aveva sedici anni, e fu un amore contrastato. Edith si chiamava, e fu l'unica donna della sua vita. Quando doveva portare i bambini in vacanza al mare, era nei luoghi più scontati e banali della media borghesia inglese. Odiava tutto ciò che era francese, a cominciare dalla cucina. Conoscendo i sapori e la varietà di quest'ultima rispetto a quella inglese ci sarebbe da restare allibiti, ma questo aiuta a capire l'uomo e il suo amore sconfinato per tutto quanto era inglese. Per lo stesso motivo viaggiò pochissimo e solo per necessità.<br />Nel Signore degli Anelli ciò che scoraggia la lettura nel neofita sono le prime quasi trecento pagine, tutte dedicate alla descrizione del mondo degli Hobbit. Ebbene, qualcuno ha arguito che Tolkien non dovette fare altro che osservare se stesso, la sua passione per la tradizione, per le abitudini consolidate, per la vita pacifica e senza scossoni. Infatti, Bilbo, the hobbit, piange perché «le avventure non finiscono mai».<br />Per tutto ciò Tolkien «fu, per dirla con un'espressione moderna, un uomo di destra». Così scrive Humphrey Carpenter nel suo corposo J.R.R.Tolkien. La biografia (Lindau, pp. 438, €. 28). Un uomo di destra «per il fatto che onorava il suo re e la sua patria e non credeva nella capacità di governo del popolo». Per lui la democrazia richiedeva «princìpi spirituali» che si corrompevano nel «tentativo di renderli meccanici e formali». Così scriveva lui stesso. E concludeva, profeticamente: «Fino al giorno in cui qualche Orco non entrerà in possesso dell'Anello del Potere: e allora quello che otterremo, e stiamo ottenendo, sarà la schiavitù».<br />Sempre per gli stessi motivi, «un'altra fonte di infelicità fu, in età avanzata, l'abolizione della messa in latino». Proprio lui, il linguista, lui che aveva creato un'intera mitologia per supportare con una saga le lingue che aveva inventato, il quenya e il sindarin di radici finniche e celtiche: se c'era uno che conosceva in profondità il significato di una lingua antichissima e universale era lui, lui che nella sua opera immortale aveva spiegato come certe porte potessero aprirsi solo al suono di una certa lingua, e solo a quello. Forse era troppo vecchio per firmare l'appello che una sessantina di intellettuali inglesi (tra cui lord Acton, Malcom Muggeridge, Agatha Christie) rivolse in quegli anni a Paolo VI affinché la messa di san Pio V restasse immutata.<br />Tolkien, come si è detto, non amava viaggiare. Non ne aveva bisogno, viaggiava la sua fantasia, capace di creare «un progetto grandioso e stupefacente, che ha pochi eguali nella storia della letteratura». Cominciò con un quaderno di appunti, The Book of Lost Tales, «Il libro dei racconti perduti», che poi sarebbe stato conosciuto come Il Silmarillion. Le storie della Terra di Mezzo (Middle Earth, dal norvegese Midgard) costituiscono, con Lo Hobbit e Il Signore degli...]]></itunes:summary><itunes:duration>333</itunes:duration><itunes:keywords>biografia,fantasy,hobbit,lordofrings,signoredeglianelli,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c0e9e53192ad6a83c545888e6d1fc30e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Europa le maggiori violenze sulle donne sono dove ci sono più musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-europa-le-maggiori-violenze-sulle-donne-sono-dove-ci-sono-piu-musulmani--18521110</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5733" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5733</a><br /><br />IN EUROPA LE MAGGIORI VIOLENZE SULLE DONNE SONO DOVE CI SONO PIU' MUSULMANI di Rino Cammilleri<br />L'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali ha creduto bene, alla vigilia della Festa della Donna, di rendere nota una sua allarmata ricerca sulla violenza perpetrata ai danni delle donne nei ventotto Paesi della Ue. I risultati della ricerca sono, in effetti, piuttosto tristi (62 milioni di donne vittime di violenze, anche se non necessariamente letali), ma le cifre magari farebbero un altro effetto se, accanto, riportassero quelle sugli uomini. Insomma, è il totale a dovere essere allarmante, non il parziale. Ma la nuova moda è dividere il popolo secondo il «gender», ognuno dei quali «gender» è impegnato a far punire le offese contro se stesso più pesantemente che gli altri. Comunque, era la Festa della Donna e, in attesa dell'istituzione di una Festa Lgbt, andiamo a vedere le risultanze della ricerca Ue. Ebbene, quel che subito salta all'occhio è la classifica dei Paesi «violenti con le donne».<br />LA CLASSIFICA<br />In testa c'è la Danimarca, con un clamoroso 52% di donne oggetto di violenze. Seconda classificata, la Finlandia (47%). In terza posizione la Svezia (46%), seguita a ruota dall'Olanda (45%). L'ultima in classifica è la cattolicissima Polonia (19%). L'Italia si pone diciottesima sui ventotto, ben dietro a Francia, Gran Bretagna e Germania. Una cosa salta subito all'occhio ed è la testa della classifica. Ma come, non erano Svezia, Finlandia, Danimarca e Olanda i paradisi storici dell'emancipazione femminile? Non ci avevano fatto sognare, noi vecchietti, quando, da ragazzi, vedevamo i documentari (chi si ricorda del clamoroso Helga, in cui nei primi anni Sessanta per la prima volta si vedevano donne scandinave così come mamma le aveva fatte?) sulle disinvolte donne del Nord e noi scuotevamo il capo perché quelle nostrane facevano tante storie? E non è sempre da quelle parti che furono inaugurati, in tempi remoti, i primi corsi scolastici obbligatori di educazione sessuale? E non è svedese il primo asilo infantile rigorosamente unisex? Perfino Alberto Sordi sentì l'esigenza di girare un film sul fenomeno, film che ci fece sentire, a noi italiani secolarmente repressi da una Controriforma senza rimedio, come dei poveri arretrati baluba ancora abbarbicati al «delitto d'onore» del Codice Rocco.<br />Oggi, a Terzo Millennio avanzato, guardiamo sgomenti quella sconcertante classifica e ci chiediamo: è questa l'altra medaglia dell'emancipazione? Forse è proprio l'emancipazione spinta a produrre conflittualità? Si stava meglio quando si stava peggio? Domande da girare a sociologi, psicologi e filosofi, ma senza avere la pretesa di risposte, perché non c'è sociologo, psicologo e filosofo che non parta da una sua visuale precostituita. E vanamente si attenderebbe qualche sociologo, psicologo e filosofo disposto a perdere la cattedra per imprudenza. Tuttavia, carta canta: in testa alla classifica per violenze sulle donne ci sono i luoghi più avanzati, e in fondo c'è la Polonia «semper fidelis». A voi lettori l'ardua sentenza.<br />QUELLO CHE NON CI DICONO<br />C'è da notare, tuttavia, che i media italiani hanno tranquillamente ignorato la notizia. Con un paio di eccezioni, come il quotidiano online Pagina99.it e, guarda un po', RadioVaticana. Se ne è accorto il collega Mario Natucci che ne ha scritto (ma epistolarmente) al sito, per giornalisti, francoabruzzo.it. Facendo osservare che il Corsera aveva dedicato un'intera pagina a due «femminicidi» italiani avvenuti proprio l'8 marzo, Festa della Donna. E poco spazio (per giunta nell'inserto che possono leggere solo i milanesi) al «maschicidio» di uno che era stato ammazzato a martellate dalla moglie e dalla figlia. Pochi giorni dopo, una donna aveva ucciso a coltellate le sue tre figlie, ma tutta l'attenzione era stata riservata al marito che se ne era andato di casa con un'altra. Insomma, il vero colpevole era lui. Sì, perché ormai, qualunque cosa succeda, il grido non è più il classico «cherchez la femme!» (copyright Alexandre Dumas padre, 1854), bensì «cherchez l'homme!».<br />Se andiamo a rileggere Le donne al parlamento di Aristofane (391 a.C.), vediamo una singolare anticipazione, al dettaglio, del mondo nel quale ci tocca vivere. Basta sostituire «schiavi» con «macchine» e c'è già tutto, «quote rosa» comprese. Solo che Aristofane scherzava. Naturalmente, le «donne al parlamento» (e nei consigli di amministrazione, nel clero, dappertutto fuorché in casa) vanno bene finché non diventano «di ferro», altrimenti, come nel caso di Margaret Thatcher, si stappa lo spumante sulla loro tomba dopo averle sputacchiate mentre erano in vita.<br />La ricerca europea, tuttavia, manca di parlare dell'incidenza dell'immigrazione. Forse, due opzioni egualmente politicamente corrette hanno costretto a una scelta. Infatti, i Paesi in cima alla classifica sono anche quelli più popolati, in percentuale, da musulmani (l'olandese Rotterdam, per esempio, pare avviata a diventare una città islamica, e la svedese Stoccolma ha dovuto affrontare per la prima volta nella sua storia una «rivolta delle banlieues», zeppe di immigrati). Per i quali, forse, la locale e avanzata emancipazione femminile è un pugno nell'occhio buono, specialmente quando ne vedono contagiate mogli e figlie. Se andassimo a vedere, sempre per esempio, le percentuali di stupri in detti Paesi e volessimo sapere chi sono, sempre in percentuale, gli stupratori, magari avremmo un'altra sorpresa (si fa per dire) politicamente scorretta. Eh, non vorrei essere nei panni degli apprendisti stregoni della political correctness: deve fumar loro il cervello.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18521110</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2019 22:15:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18521110/violenza_2.mp3" length="8163995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5733

IN EUROPA LE MAGGIORI VIOLENZE SULLE DONNE SONO DOVE CI SONO PIU' MUSULMANI di Rino Cammilleri
L'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali ha creduto bene, alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5733" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5733</a><br /><br />IN EUROPA LE MAGGIORI VIOLENZE SULLE DONNE SONO DOVE CI SONO PIU' MUSULMANI di Rino Cammilleri<br />L'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali ha creduto bene, alla vigilia della Festa della Donna, di rendere nota una sua allarmata ricerca sulla violenza perpetrata ai danni delle donne nei ventotto Paesi della Ue. I risultati della ricerca sono, in effetti, piuttosto tristi (62 milioni di donne vittime di violenze, anche se non necessariamente letali), ma le cifre magari farebbero un altro effetto se, accanto, riportassero quelle sugli uomini. Insomma, è il totale a dovere essere allarmante, non il parziale. Ma la nuova moda è dividere il popolo secondo il «gender», ognuno dei quali «gender» è impegnato a far punire le offese contro se stesso più pesantemente che gli altri. Comunque, era la Festa della Donna e, in attesa dell'istituzione di una Festa Lgbt, andiamo a vedere le risultanze della ricerca Ue. Ebbene, quel che subito salta all'occhio è la classifica dei Paesi «violenti con le donne».<br />LA CLASSIFICA<br />In testa c'è la Danimarca, con un clamoroso 52% di donne oggetto di violenze. Seconda classificata, la Finlandia (47%). In terza posizione la Svezia (46%), seguita a ruota dall'Olanda (45%). L'ultima in classifica è la cattolicissima Polonia (19%). L'Italia si pone diciottesima sui ventotto, ben dietro a Francia, Gran Bretagna e Germania. Una cosa salta subito all'occhio ed è la testa della classifica. Ma come, non erano Svezia, Finlandia, Danimarca e Olanda i paradisi storici dell'emancipazione femminile? Non ci avevano fatto sognare, noi vecchietti, quando, da ragazzi, vedevamo i documentari (chi si ricorda del clamoroso Helga, in cui nei primi anni Sessanta per la prima volta si vedevano donne scandinave così come mamma le aveva fatte?) sulle disinvolte donne del Nord e noi scuotevamo il capo perché quelle nostrane facevano tante storie? E non è sempre da quelle parti che furono inaugurati, in tempi remoti, i primi corsi scolastici obbligatori di educazione sessuale? E non è svedese il primo asilo infantile rigorosamente unisex? Perfino Alberto Sordi sentì l'esigenza di girare un film sul fenomeno, film che ci fece sentire, a noi italiani secolarmente repressi da una Controriforma senza rimedio, come dei poveri arretrati baluba ancora abbarbicati al «delitto d'onore» del Codice Rocco.<br />Oggi, a Terzo Millennio avanzato, guardiamo sgomenti quella sconcertante classifica e ci chiediamo: è questa l'altra medaglia dell'emancipazione? Forse è proprio l'emancipazione spinta a produrre conflittualità? Si stava meglio quando si stava peggio? Domande da girare a sociologi, psicologi e filosofi, ma senza avere la pretesa di risposte, perché non c'è sociologo, psicologo e filosofo che non parta da una sua visuale precostituita. E vanamente si attenderebbe qualche sociologo, psicologo e filosofo disposto a perdere la cattedra per imprudenza. Tuttavia, carta canta: in testa alla classifica per violenze sulle donne ci sono i luoghi più avanzati, e in fondo c'è la Polonia «semper fidelis». A voi lettori l'ardua sentenza.<br />QUELLO CHE NON CI DICONO<br />C'è da notare, tuttavia, che i media italiani hanno tranquillamente ignorato la notizia. Con un paio di eccezioni, come il quotidiano online Pagina99.it e, guarda un po', RadioVaticana. Se ne è accorto il collega Mario Natucci che ne ha scritto (ma epistolarmente) al sito, per giornalisti, francoabruzzo.it. Facendo osservare che il Corsera aveva dedicato un'intera pagina a due «femminicidi» italiani avvenuti proprio l'8 marzo, Festa della Donna. E poco spazio (per giunta nell'inserto che possono leggere solo i milanesi) al «maschicidio» di uno che era stato ammazzato a martellate dalla moglie e dalla figlia. Pochi giorni dopo, una donna aveva ucciso a coltellate le sue tre figlie, ma tutta...]]></itunes:summary><itunes:duration>511</itunes:duration><itunes:keywords>donne,europa,immigrati,stupro,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e171ced5743dda93efa8a1605a02e36.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Titanic e la fede cieca nel progresso tecnologico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-titanic-e-la-fede-cieca-nel-progresso-tecnologico--18534209</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5734" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5734</a><br /><br />IL TITANIC E LA FEDE CIECA NEL PROGRESSO TECNOLOGICO di Rino Cammilleri<br />Nella mitologia greca i Titani cercarono di sfidare gli dèi e ne furono precipitati negli abissi. E' solo una delle tante singolari coincidenze che segnano la vicenda della nave più famosa della storia. Non fu la prima né l'ultima nave che affondò con gravi perdite di vite umane, ma questa è rimasta nell'immaginario collettivo in modo speciale.<br />Agatha Christie diceva che due coincidenze fanno un indizio e due indizi una prova; qualcuno è più esplicito: un incontro è un caso, due una coincidenza, tre un complotto. Dietro l'affondamento del Titanic e la morte di 1522 persone, tuttavia, non c'è alcun complotto; solo un'impressionante serie di coincidenze che ne hanno fatto davvero una nave maledetta dagli dèi. Una nave che, va detto, fece di tutto per attirare su di sé la collera divina. Ed è forse per questo suo simbolismo prometeico, in un'epoca in cui gli uomini erano così orgogliosi della loro scienza da ritenere di poter sfidare Dio e fare a meno di Lui, che la tragedia del Titanic si è impressa per sempre nelle menti di tutti.<br />Costituiva, quella nave, il punto più alto di una Belle Epoque che aveva celebrato i suoi fasti nell'Expo Universale di Parigi del 1900, tutta all'insegna dell'elettricità, la potenza del fulmine carpita dall'uomo agli dèi. Subito dopo il perdersi del Titanic nell'abisso, scoppiò la più immane guerra che il mondo avesse mai visto, detta appunto Grande Guerra, in cui la scienza mostrò per la prima volta il suo aspetto demoniaco; e il secolo ventesimo, quello del progresso (diceva Victor Hugo: «Il diciannovesimo secolo è grande, ma il ventesimo sarà felice»), divenne il più sanguinoso e terrificante dell'intera storia umana. Il Titanic, che incarnava la fede assoluta nel progresso tecnologico, non terminò nemmeno il suo primo viaggio.<br />L'INAFFONDABILE<br />Fiore all'occhiello dell'impero britannico, il più esteso della storia, era la nave più lussuosa di tutti i tempi. Aveva due sorelle, la Olympic e la Gigantic, ma era la più grande. Alta come un palazzo di ventisei piani, con un motore di quindici metri d'altezza, fumaioli lunghi venti metri e così ampi da poter farci passare due locomotive. Quella nave smisurata fu denominata l'inaffondabile e varata il 31 maggio 1911. L'arredamento era in stile Luigi XIV. Luigi XV, Luigi XVI e Impero. Porcellane, argenteria, menu faraonici. Inoltre, un'intera armata di serventi per ogni situazione, dai ragazzi d'ascensore ai musicisti. L'inaffondabile poteva continuare a navigare anche con quattro di quei suoi famosi compartimenti stagni, di cui andava fiera, allagati. Peccato che l'iceberg ne abbia sventrati cinque. La tecnologia dell'epoca, poi, non teneva nel giusto conto il fatto che il freddo rende l'acciaio più friabile e che l'eccessiva lunghezza del Titanic, oltre a impedire una virata veloce, lo rendeva fragile al centro (infatti, si spezzò in due). Si aggiunsero i noti errori umani, come l'insufficiente numero di scialuppe. Ma a che servivano, in una nave per definizione inaffondabile?<br />Poi, gli accadimenti premonitori. Il giorno del varo un supporto della chiglia si staccò e uccise un operaio. Pochi giorni dopo, un altro operaio cadde in mare e annegò. Il giorno della partenza per il viaggio inaugurale, il 10 aprile 1912, i giganteschi ormeggi che trattenevano la nave al molo rischiarono di trascinare una nave americana, che si salvò a stento. Qualche ora dopo, un furioso incendio scoppiò nella riserva di carbone. Ci vollero tre giorni a domarlo. Il fuoco indebolì la struttura in quel punto, cosa che permise all'iceberg di sventrare anche il quinto compartimento stagno. Il 15 aprile, a mezzanotte e venticinque, il disastro. L'Inghilterra era stata paralizzata da un grande sciopero di minatori nel gennaio e la White Star Line (la compagnia proprietaria del Titanic) voleva assolutamente che la prima nave a partire fosse una delle sue. Per questo reclutò gran parte dell'equipaggio appena qualche ora prima della partenza. Pochissimi marinai avevano messo piede sul Titanic, e la nave non aveva effettuato alcuna prova in mare. Gli  ufficiali sapevano perfettamente che la zona da attraversare era infestata da iceberg. Alle 23.40 la vedetta scorge l'iceberg fatale. La nave vira ma è troppo tardi: in dieci secondi, cento metri di chiglia sono sventrati. La responsabilità è del presidente della White Star Line: ha costretto il capitano a procedere ad alta velocità nella zona pericolosa, ha intasato la radio di bordo con i suoi messaggi augurali, ha deciso di non prendere in considerazione gli avvertimenti delle altre navi. Voleva per il Titanic il Nastro Azzurro, il record di velocità, e l'aveva spinto a nord, sulla rotta più breve: le azioni della compagnia sarebbero andate alle stelle.<br />LA FINE DELLA SUPREMAZIA EUROPEA NEL MONDO<br />Fu arrestato, allo sbarco, per ordine del Presidente americano in persona, ma nel processo riuscì a cavarsela. Diversi miliardari annegarono. [...] Tutto il loro denaro non servì a niente, mentre oscuri poveracci si salvarono. Qualcuno di loro cercò vanamente di comprarsi un posto in scialuppa. Qualcun altro morì con grande dignità. Come Stead, spiritista fervente, che i medium avevano avvisato: sarebbe morto in un naufragio. Si cimentava anche nei racconti, e ne aveva scritto uno sulla Rewiew of Rewiews: la storia di una nave della White Star Line, il Majestic, comandata da un capitano di nome Edward John Smith e affondata per l'urto con un iceberg. Attese la fine in poltrona leggendo il giornale: aveva capito che era arrivata la sua ora. Qualche settimana prima un altro racconto, scritto da Mayn Glew Garnett, era apparso sul Popular Magazine: una nave lunga 250 metri colava a picco urtata da un iceberg e metà dei passeggeri moriva per l'insufficienza delle scialuppe. L'autore disse poi di averne avuto l'idea dopo essere salito sull'Olympic. Prima di lui la poetessa Celia Thaxter aveva composto una lirica su un iceberg che, spostandosi a sud, affondava una nave.<br />Ma la premonizione più impressionante risale al 1898, anno in cui era uscito il romanzo Futilità dello scrittore Morgan Robertson: una nave di lusso, il Titan, affondava durante il viaggio inaugurale, una notte d'aprile, per aver urtato un iceberg. La catastrofe del Titanic segnò l'inizio della fine della supremazia europea nel mondo: i contraccolpi economici della scomparsa subitanea di una mezza dozzina di grandi finanzieri non tardarono a manifestarsi e si aprì una campagna che portò alle legislazioni antitrust. Il marinaio John Priest («prete») era scampato a un rischio affondamento sull'Olympic, si salvò dal Titanic, dal Britannic (ex Gigantic), dall'Alcantara e dal Donegal, tutte navi naufragate. Dopo di che, nessuno lo volle più a bordo. Il capitano del Titanic morì cercando di salvare un bambino. I trentasei ingegneri meccanici e i cinque addetti si sacrificarono per continuare a fornire elettricità alla nave. Lo stesso fecero i membri dell'orchestra, che suonarono fino alla fine per rincuorare chi restava a bordo. Rimase anche il prete cattolico Byles, che diede l'assoluzione a tutti quelli senza scampo. Diverse scene di eroismo si videro, e altrettante di ignobile vigliaccheria. La compagnia tolse i marinai del Titanic dal libro-paga esattamente alle ore 2.30, appena affondata la nave. Il vicepresidente della White Star Line, approfittando del lasso di tempo intercorrente tra la notizia del disastro e il suo recepimento a Londra, sottoscrisse altre polizze assicurative con i Lloyds, che ricevettero una bella batosta. Ma non salvò dalla rovina la compagnia. La vedetta del Titanic fu licenziata per non aver voluto mentire in tribunale e finì suicida. Tutte le navi che avevano avuto a che fare con Titanic, in qualsiasi modo, fecero una brutta fine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18534209</guid><pubDate>Tue, 16 Jul 2019 22:05:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18534209/titanic.mp3" length="9781079" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5734

IL TITANIC E LA FEDE CIECA NEL PROGRESSO TECNOLOGICO di Rino Cammilleri
Nella mitologia greca i Titani cercarono di sfidare gli dèi e ne furono precipitati negli abissi. E' solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5734" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5734</a><br /><br />IL TITANIC E LA FEDE CIECA NEL PROGRESSO TECNOLOGICO di Rino Cammilleri<br />Nella mitologia greca i Titani cercarono di sfidare gli dèi e ne furono precipitati negli abissi. E' solo una delle tante singolari coincidenze che segnano la vicenda della nave più famosa della storia. Non fu la prima né l'ultima nave che affondò con gravi perdite di vite umane, ma questa è rimasta nell'immaginario collettivo in modo speciale.<br />Agatha Christie diceva che due coincidenze fanno un indizio e due indizi una prova; qualcuno è più esplicito: un incontro è un caso, due una coincidenza, tre un complotto. Dietro l'affondamento del Titanic e la morte di 1522 persone, tuttavia, non c'è alcun complotto; solo un'impressionante serie di coincidenze che ne hanno fatto davvero una nave maledetta dagli dèi. Una nave che, va detto, fece di tutto per attirare su di sé la collera divina. Ed è forse per questo suo simbolismo prometeico, in un'epoca in cui gli uomini erano così orgogliosi della loro scienza da ritenere di poter sfidare Dio e fare a meno di Lui, che la tragedia del Titanic si è impressa per sempre nelle menti di tutti.<br />Costituiva, quella nave, il punto più alto di una Belle Epoque che aveva celebrato i suoi fasti nell'Expo Universale di Parigi del 1900, tutta all'insegna dell'elettricità, la potenza del fulmine carpita dall'uomo agli dèi. Subito dopo il perdersi del Titanic nell'abisso, scoppiò la più immane guerra che il mondo avesse mai visto, detta appunto Grande Guerra, in cui la scienza mostrò per la prima volta il suo aspetto demoniaco; e il secolo ventesimo, quello del progresso (diceva Victor Hugo: «Il diciannovesimo secolo è grande, ma il ventesimo sarà felice»), divenne il più sanguinoso e terrificante dell'intera storia umana. Il Titanic, che incarnava la fede assoluta nel progresso tecnologico, non terminò nemmeno il suo primo viaggio.<br />L'INAFFONDABILE<br />Fiore all'occhiello dell'impero britannico, il più esteso della storia, era la nave più lussuosa di tutti i tempi. Aveva due sorelle, la Olympic e la Gigantic, ma era la più grande. Alta come un palazzo di ventisei piani, con un motore di quindici metri d'altezza, fumaioli lunghi venti metri e così ampi da poter farci passare due locomotive. Quella nave smisurata fu denominata l'inaffondabile e varata il 31 maggio 1911. L'arredamento era in stile Luigi XIV. Luigi XV, Luigi XVI e Impero. Porcellane, argenteria, menu faraonici. Inoltre, un'intera armata di serventi per ogni situazione, dai ragazzi d'ascensore ai musicisti. L'inaffondabile poteva continuare a navigare anche con quattro di quei suoi famosi compartimenti stagni, di cui andava fiera, allagati. Peccato che l'iceberg ne abbia sventrati cinque. La tecnologia dell'epoca, poi, non teneva nel giusto conto il fatto che il freddo rende l'acciaio più friabile e che l'eccessiva lunghezza del Titanic, oltre a impedire una virata veloce, lo rendeva fragile al centro (infatti, si spezzò in due). Si aggiunsero i noti errori umani, come l'insufficiente numero di scialuppe. Ma a che servivano, in una nave per definizione inaffondabile?<br />Poi, gli accadimenti premonitori. Il giorno del varo un supporto della chiglia si staccò e uccise un operaio. Pochi giorni dopo, un altro operaio cadde in mare e annegò. Il giorno della partenza per il viaggio inaugurale, il 10 aprile 1912, i giganteschi ormeggi che trattenevano la nave al molo rischiarono di trascinare una nave americana, che si salvò a stento. Qualche ora dopo, un furioso incendio scoppiò nella riserva di carbone. Ci vollero tre giorni a domarlo. Il fuoco indebolì la struttura in quel punto, cosa che permise all'iceberg di sventrare anche il quinto compartimento stagno. Il 15 aprile, a mezzanotte e venticinque, il disastro. L'Inghilterra era stata paralizzata da un grande sciopero di minatori nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>612</itunes:duration><itunes:keywords>dio,fede,storia,tecnologia,titanic,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2909c940ce6b4f4b6a6199ae96fc28ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La polemica contro i libri ''fascisti'' al salone del libro di Torino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-polemica-contro-i-libri-fascisti-al-salone-del-libro-di-torino--18328796</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5675" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5675</a><br /><br />LA POLEMICA CONTRO I LIBRI ''FASCISTI'' AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO di Rino Cammilleri<br />L'attuale polemica sul Salone del Libro di Torino, polemica innescata dalla scelta del comitato (di salute pubblica) presiedente lo stesso di non ammettere libri ed editori «fascisti», può stupire forse i giovani e i non addetti ai lavori, ma non gli scafati di lungo corso. Alla fine (ingloriosa) dell'ultima guerra l'Italia ebbe la ventura di ritrovarsi con due politici, due soli, con la levatura di statisti, De Gasperi e Togliatti.<br />Togliatti, che sapeva bene come erano state decise le cose a Yalta, volle per sé l'apparentemente secondario ministero della Giustizia. Intanto riesumava la dottrina gramsciana della conquista del potere tramite la cultura. Dottrina di lungo, lunghissimo respiro, ma il comunismo era (è) una religione secolarizzata, e le religioni fanno i loro calcoli avendo come misura l'eternità.<br />Non così i democristiani, che preferirono mettere le mani sui ministeri che gestivano, qui e adesso, i soldi. Forse non potevano fare diversamente, visto che i soldi erano americani (Piano Marshall) e c'era un Paese da ricostruire. Il guaio è che continuarono così anche dopo, lasciando la voce «cultura» praticamente nelle mani del Pci. Fu così che, quando la prima generazione che non aveva visto la guerra si affacciò sulle scene, fu il Sessantotto.<br />Attraverso i circoli Arci che coprivano tutto, dalla musica pop al cinema, e grazie a veri e propri «agenti di influenza» piazzati nei posti chiave dei gangli culturali, poterono plagiare un intero popolo e seminare le uova di drago per ulteriori «conquiste di civiltà». La «gioiosa macchina da guerra» del partito-chiesa fu inceppata in extremis prima da Craxi e poi da Berlusconi. Per i quali si ricorse ad altri mezzi.<br />Nel romanzo del dissidente sovietico Vladimir Volkoff, Il montaggio, il protagonista viene fatto assumere da un'importante casa editrice francese alla sezione saggistica. Che cosa deve fare? Quando si presenta qualche opera che documenta i misfatti del comunismo lui suggerisce all'autore di dire «stalinismo», assicurandolo che così avrà un maggiore pubblico. Tutto qui. In tal modo, però, i misfatti non sono più intrinseci alla filosofia marx-leninista, ma solo deviazioni di un tiranno asiatico.<br />Al tempo del primo governo Berlusconi, l'allora senatore Dell'Utri convocò a Firenze cinquecento intellettuali di orientamento conservatore. Tra cui io. Quando toccò a me prendere la parola feci presente che se non si contrastava la sinistra sul piano culturale sarebbe stata solo questione di tempo prima di soccombere. Macché. Il «partito di plastica» berlusconiano era composto di ex democristiani ed ex socialisti, abituati da sempre al corto respiro. Si è visto come è andata a finire.<br />Oggi, dal Salone del Libro vengono emarginati anche editori come Giubilei Regnani, attento al mondo conservatore anglosassone: «Fascista». O una biografia di Salvini («fascista» per definizione) di un editore vicino a Casa Pound. L'antifascismo è un mito che viene tenuto artificialmente in vita per giustificare l'esistenza di chi ha perso tutti i treni della storia. Ed è essenziale, vitale per gli interessati mantenerlo sempre vivo, buttando via via ramoscelli nella brace affinché mai si estingua. La sinistra ex marxista ha perso tutto, e perde pure le elezioni. Deve perciò continuamente legittimarsi agli occhi della gente come sempre vigile guardiana di un «pericolo» vecchio di settant'anni e sempre a rischio di cadere nel dimenticatoio. In attesa che anche in Italia prenda piede nelle teste la filosofia liberalamericana, che da noi stenta ad attecchire e che gli orfani di Marx sono stati costretti ad adottare.<br />I partigiani sono tutti morti di vecchiaia, ma la loro Associazione è sempre egemone come guardiana della memoria, e coi soldi di tutti. Così, come le decine di istituti di storia della Resistenza, denunciati a suo tempo da Romolo Gobbi nel suo Il mito della Resistenza. L'autore, che pure era di sinistra, è da allora sparito dalla carta stampata.<br />I Saloni del Libro e le altre kermesse «culturali» servono a questo. Il bello è che le descritte strategie sono sotto gli occhi di tutti e si svolgono en plein air. Ma nemmeno i preti lo hanno mai capito. Anzi, nelle loro librerie ed editrici fanno lo stesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328796</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2019 15:36:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328796/cultura_di_sx_antifascismo.mp3" length="5206098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5675

LA POLEMICA CONTRO I LIBRI ''FASCISTI'' AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO di Rino Cammilleri
L'attuale polemica sul Salone del Libro di Torino, polemica innescata dalla scelta del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5675" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5675</a><br /><br />LA POLEMICA CONTRO I LIBRI ''FASCISTI'' AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO di Rino Cammilleri<br />L'attuale polemica sul Salone del Libro di Torino, polemica innescata dalla scelta del comitato (di salute pubblica) presiedente lo stesso di non ammettere libri ed editori «fascisti», può stupire forse i giovani e i non addetti ai lavori, ma non gli scafati di lungo corso. Alla fine (ingloriosa) dell'ultima guerra l'Italia ebbe la ventura di ritrovarsi con due politici, due soli, con la levatura di statisti, De Gasperi e Togliatti.<br />Togliatti, che sapeva bene come erano state decise le cose a Yalta, volle per sé l'apparentemente secondario ministero della Giustizia. Intanto riesumava la dottrina gramsciana della conquista del potere tramite la cultura. Dottrina di lungo, lunghissimo respiro, ma il comunismo era (è) una religione secolarizzata, e le religioni fanno i loro calcoli avendo come misura l'eternità.<br />Non così i democristiani, che preferirono mettere le mani sui ministeri che gestivano, qui e adesso, i soldi. Forse non potevano fare diversamente, visto che i soldi erano americani (Piano Marshall) e c'era un Paese da ricostruire. Il guaio è che continuarono così anche dopo, lasciando la voce «cultura» praticamente nelle mani del Pci. Fu così che, quando la prima generazione che non aveva visto la guerra si affacciò sulle scene, fu il Sessantotto.<br />Attraverso i circoli Arci che coprivano tutto, dalla musica pop al cinema, e grazie a veri e propri «agenti di influenza» piazzati nei posti chiave dei gangli culturali, poterono plagiare un intero popolo e seminare le uova di drago per ulteriori «conquiste di civiltà». La «gioiosa macchina da guerra» del partito-chiesa fu inceppata in extremis prima da Craxi e poi da Berlusconi. Per i quali si ricorse ad altri mezzi.<br />Nel romanzo del dissidente sovietico Vladimir Volkoff, Il montaggio, il protagonista viene fatto assumere da un'importante casa editrice francese alla sezione saggistica. Che cosa deve fare? Quando si presenta qualche opera che documenta i misfatti del comunismo lui suggerisce all'autore di dire «stalinismo», assicurandolo che così avrà un maggiore pubblico. Tutto qui. In tal modo, però, i misfatti non sono più intrinseci alla filosofia marx-leninista, ma solo deviazioni di un tiranno asiatico.<br />Al tempo del primo governo Berlusconi, l'allora senatore Dell'Utri convocò a Firenze cinquecento intellettuali di orientamento conservatore. Tra cui io. Quando toccò a me prendere la parola feci presente che se non si contrastava la sinistra sul piano culturale sarebbe stata solo questione di tempo prima di soccombere. Macché. Il «partito di plastica» berlusconiano era composto di ex democristiani ed ex socialisti, abituati da sempre al corto respiro. Si è visto come è andata a finire.<br />Oggi, dal Salone del Libro vengono emarginati anche editori come Giubilei Regnani, attento al mondo conservatore anglosassone: «Fascista». O una biografia di Salvini («fascista» per definizione) di un editore vicino a Casa Pound. L'antifascismo è un mito che viene tenuto artificialmente in vita per giustificare l'esistenza di chi ha perso tutti i treni della storia. Ed è essenziale, vitale per gli interessati mantenerlo sempre vivo, buttando via via ramoscelli nella brace affinché mai si estingua. La sinistra ex marxista ha perso tutto, e perde pure le elezioni. Deve perciò continuamente legittimarsi agli occhi della gente come sempre vigile guardiana di un «pericolo» vecchio di settant'anni e sempre a rischio di cadere nel dimenticatoio. In attesa che anche in Italia prenda piede nelle teste la filosofia liberalamericana, che da noi stenta ad attecchire e che gli orfani di Marx sono stati costretti ad adottare.<br />I partigiani sono tutti morti di vecchiaia, ma la loro Associazione è sempre egemone come...]]></itunes:summary><itunes:duration>326</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,fascismo,libro,torino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ddeb2278530c1f9c651df760749f4576.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cari ''gretini'', le improvvise gelate primaverili (soprattutto in maggio) sono sempre esistite</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cari-gretini-le-improvvise-gelate-primaverili-soprattutto-in-maggio-sono-sempre-esistite--18328797</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5678" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5678</a><br /><br />CARI ''GRETINI'', LE IMPROVVISE GELATE PRIMAVERILI (SOPRATTUTTO IN MAGGIO) SONO SEMPRE ESISTITE di Rino Cammilleri<br />In questi giorni abbiamo assistito a un abbassamento delle temperature notevole e «fuori stagione». Non ci sono più le mezze stagioni, signora mia? Cambiamenti climatici? Riscaldamento globale (anche se fa freddo, si sa, è colpa del global warming)? Impatto antropico? Inquinamento atmosferico prodotto dalle esalazioni industriali dei Paesi capitalisti e perciò consumisti? Eccesso di flatulenze bovine, ovine e suine (chissà perché non canine e feline, dato lo spropositato numero di pets esistente nei Paesi ricchi) per via dello smodato consumo di carne? Macché, gretini.<br />Sappiate che il fenomeno delle improvvise gelate primaverili fuori programma (soprattutto in maggio) è sempre esistito. Temutissimo dai contadini, specialmente in epoche in cui l'agricoltura era tutto, era posto sotto il patrocinio di quattro Santi, detti appunto «Santi del ghiaccio», le cui feste ricorrevano in maggio: san Mamerto (vescovo di Vienna, 11 maggio), san Pancrazio (martire romano, 12 maggio), san Servazio (vescovo di Tongeren, 13 maggio), san Bonifacio (martire di Tarso, 14 maggio) e santa Sofia (martire romana, 15 maggio). Cosa possa accadere in maggio i coltivatori lo sanno benissimo, tant'è che abbiamo visto ai tg le centinaia e centinaia di «torce» accese dai vignaioli del Norditalia in mezzo ai filari per non far scendere la temperatura sotto lo zero.<br />Analogo rimedio si vede impiegato nel film Il profumo del mosto selvatico (1995) con Keanu Reeves, Anthony Quinn e il nostro Giancarlo Giannini. La tradizione dei Santi del Ghiaccio risale a ben prima della riforma gregoriana del calendario, perciò i giorni «del gelo» non sempre coincidono alla perfezione con le feste di quei quattro Santi. Ma soprattutto nell'Europa del Centro-Nord, maggiormente a rischio, questi Santi hanno dato origine a proverbi tutt'ora di uso comune, anche se i più non ne conoscono l'origine.<br />La Kalte Sophie (la «gelida Sofia») dei tedeschi è ormai un modo di dire che nessun tedesco comprende. Ma questi Santi, e i loro giorni, hanno la loro versione inglese (Ice Saints), croata (Ledeni Sveci), olandese (Ijsheiligen), svedese (Järnnätter, «notti di ferro»), ungherese (Fagyosszentek), tedesco (Eismänner ), francese (Saints de Glace) e nelle diverse lingue svizzere. E anche i polacchi e gli austriaci li conoscono bene, questi Santi, e il motivo della loro particolare venerazione. E guardate questo proverbio dello Yorkshire riportato anche da Wikipedia: «Chi tosa la sua pecora prima del giorno di San Servazio, ama la lana più della sua pecora» (He who shears his sheep before St Servatius' Day loves his wool more than his sheep). Eggià, pure l'allevatore deve stare attento ai giorni dei Santi del Ghiaccio. Da prima della rivoluzione protestante e da prima dell'ecologismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328797</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2019 15:20:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328797/gretini.mp3" length="4120658" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5678

CARI ''GRETINI'', LE IMPROVVISE GELATE PRIMAVERILI (SOPRATTUTTO IN MAGGIO) SONO SEMPRE ESISTITE di Rino Cammilleri
In questi giorni abbiamo assistito a un abbassamento delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5678" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5678</a><br /><br />CARI ''GRETINI'', LE IMPROVVISE GELATE PRIMAVERILI (SOPRATTUTTO IN MAGGIO) SONO SEMPRE ESISTITE di Rino Cammilleri<br />In questi giorni abbiamo assistito a un abbassamento delle temperature notevole e «fuori stagione». Non ci sono più le mezze stagioni, signora mia? Cambiamenti climatici? Riscaldamento globale (anche se fa freddo, si sa, è colpa del global warming)? Impatto antropico? Inquinamento atmosferico prodotto dalle esalazioni industriali dei Paesi capitalisti e perciò consumisti? Eccesso di flatulenze bovine, ovine e suine (chissà perché non canine e feline, dato lo spropositato numero di pets esistente nei Paesi ricchi) per via dello smodato consumo di carne? Macché, gretini.<br />Sappiate che il fenomeno delle improvvise gelate primaverili fuori programma (soprattutto in maggio) è sempre esistito. Temutissimo dai contadini, specialmente in epoche in cui l'agricoltura era tutto, era posto sotto il patrocinio di quattro Santi, detti appunto «Santi del ghiaccio», le cui feste ricorrevano in maggio: san Mamerto (vescovo di Vienna, 11 maggio), san Pancrazio (martire romano, 12 maggio), san Servazio (vescovo di Tongeren, 13 maggio), san Bonifacio (martire di Tarso, 14 maggio) e santa Sofia (martire romana, 15 maggio). Cosa possa accadere in maggio i coltivatori lo sanno benissimo, tant'è che abbiamo visto ai tg le centinaia e centinaia di «torce» accese dai vignaioli del Norditalia in mezzo ai filari per non far scendere la temperatura sotto lo zero.<br />Analogo rimedio si vede impiegato nel film Il profumo del mosto selvatico (1995) con Keanu Reeves, Anthony Quinn e il nostro Giancarlo Giannini. La tradizione dei Santi del Ghiaccio risale a ben prima della riforma gregoriana del calendario, perciò i giorni «del gelo» non sempre coincidono alla perfezione con le feste di quei quattro Santi. Ma soprattutto nell'Europa del Centro-Nord, maggiormente a rischio, questi Santi hanno dato origine a proverbi tutt'ora di uso comune, anche se i più non ne conoscono l'origine.<br />La Kalte Sophie (la «gelida Sofia») dei tedeschi è ormai un modo di dire che nessun tedesco comprende. Ma questi Santi, e i loro giorni, hanno la loro versione inglese (Ice Saints), croata (Ledeni Sveci), olandese (Ijsheiligen), svedese (Järnnätter, «notti di ferro»), ungherese (Fagyosszentek), tedesco (Eismänner ), francese (Saints de Glace) e nelle diverse lingue svizzere. E anche i polacchi e gli austriaci li conoscono bene, questi Santi, e il motivo della loro particolare venerazione. E guardate questo proverbio dello Yorkshire riportato anche da Wikipedia: «Chi tosa la sua pecora prima del giorno di San Servazio, ama la lana più della sua pecora» (He who shears his sheep before St Servatius' Day loves his wool more than his sheep). Eggià, pure l'allevatore deve stare attento ai giorni dei Santi del Ghiaccio. Da prima della rivoluzione protestante e da prima dell'ecologismo.]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:keywords>ecologismo,greta,gretini,maggio,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7fe84b8e52068bb0c5836dc0302f4f52.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bolsonaro ha consacrato il Brasile al Cuore Immacolato di Maria (copiando Salvini?)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bolsonaro-ha-consacrato-il-brasile-al-cuore-immacolato-di-maria-copiando-salvini--18279340</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5676" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5676</a><br /><br />BOLSONARO HA CONSACRATO IL BRASILE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (COPIANDO SALVINI?) di Rino Cammilleri<br />Il nuovo presidente dell'immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo scorso 23 maggio a un'imponente manifestazione pubblica dove, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. Twitta il Messaggero così: «Copiando praticamente il gesto fatto da Matteo Salvini al termine del suo comizio elettorale quando ha consacrato la sua vita e la vittoria leghista per salvare l'Europa e l'Italia alla Vergine di Fatima». Bontà sua, il quotidiano romano precisa: «Nel caso di Jair Bolsonaro non si trattava di una iniziativa elettorale, ma di un evento organizzato da un gruppo di deputati con la partecipazione di gruppi di preghiera e del vescovo locale, monsignor Fernando Rifam».<br />Be', verrebbe da dire che almeno lui è fortunato, in quanto i prelati e i cattolici "adulti" brasiliani non si sono affrettati a prendere, schifati, le distanze da chi, come il nostro Salvini osa entrare a gamba tesa in quel che considerano il loro esclusivo orticello. Giù le mani dalla religione cattolica, è cosa nostra.<br />Noi, che siamo cultori di cose storiche e nostalgici dei tempi in cui «la religione di Gesù Cristo era tenuta in grado sommo» (cfr. enciclica Immortale Dei, 1885, Leone XIII), ricordiamo che in Sudamerica c'è un precedente significativo, l'Ecuador. Quando, esattamente cent'anni dopo l'Immortale Dei, san Giovanni Paolo II visitò quel Paese, rinnovò la consacrazione dell'Ecuador al Sacro Cuore di Gesù. E, non a caso, ripeté pari pari la formula usata il 25 marzo 1874, festa dell'Annunciazione. Quella volta l'atto di consacrazione fu pronunciato dall'arcivescovo della capitale Quito, José Ignacio Pacheco. Ma l'iniziativa era partita dal presidente della repubblica, Gabriel García Moreno, che aveva addirittura inserito quella consacrazione nel Preambolo della Costituzione. Solo che a quel tempo non c'erano i grandi media e la loro pervasività, non c'era Internet e le sue news sia fake che non, non c'era l'Onu e non c'erano le Ong. Così, quelli che non erano d'accordo dovevano risolvere la cose a mano.<br />Infatti, il presidente "bigotto" e "reazionario" (figurarsi che aveva inviato al papa Pio IX una somma di denaro per in qualche modo ristorarlo dello scippo di Roma da parte dei piemontesi) venne assassinato nel 1875 mentre usciva dalla cattedrale di Quito, dove era uso sentir Messa tutte le mattine. All'arcivescovo toccò due anni dopo, il Venerdì Santo: qualcuno aveva avvelenato l'Ostia con cui si era comunicato. Eh, mischiare religione e politica è, almeno da un certo momento storico in poi, pericoloso.<br />Per tornare all'oggi, non sappiamo quante minacce di morte abbia ricevuto fin qui Bolsonaro, forse nessuna, ma è noto che i carioca hanno el sangre caliente, anche se parlano portoghese. Sappiamo quante ne ha ricevute l'italiano Salvini, che le ha contate: centotrentacinque finora. Ma, ripetiamo, i tempi sono mutati e chi di dovere si è reso conto che ne uccide più la lingua che la spada (eh, Gesù ci aveva avvertito anche di questo...). Perciò, per chi brandisce rosari e madonne sotto elezioni (anche se in Brasile di elezioni non ce ne sono), una vibrata presa di distanze da parte del clero adulto e qualificato può bastare. Se poi l'incauto le elezioni dovesse vincerle davvero, si astenga da pellegrinaggi di ringraziamento, perché è noto che la Madonna di Fatima non si occupa di politica. Ha smesso dopo il 1948, per l'esattezza dopo il 18 aprile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18279340</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2019 07:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18279340/brasile.mp3" length="5038497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5676

BOLSONARO HA CONSACRATO IL BRASILE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (COPIANDO SALVINI?) di Rino Cammilleri
Il nuovo presidente dell'immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5676" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5676</a><br /><br />BOLSONARO HA CONSACRATO IL BRASILE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (COPIANDO SALVINI?) di Rino Cammilleri<br />Il nuovo presidente dell'immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo scorso 23 maggio a un'imponente manifestazione pubblica dove, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. Twitta il Messaggero così: «Copiando praticamente il gesto fatto da Matteo Salvini al termine del suo comizio elettorale quando ha consacrato la sua vita e la vittoria leghista per salvare l'Europa e l'Italia alla Vergine di Fatima». Bontà sua, il quotidiano romano precisa: «Nel caso di Jair Bolsonaro non si trattava di una iniziativa elettorale, ma di un evento organizzato da un gruppo di deputati con la partecipazione di gruppi di preghiera e del vescovo locale, monsignor Fernando Rifam».<br />Be', verrebbe da dire che almeno lui è fortunato, in quanto i prelati e i cattolici "adulti" brasiliani non si sono affrettati a prendere, schifati, le distanze da chi, come il nostro Salvini osa entrare a gamba tesa in quel che considerano il loro esclusivo orticello. Giù le mani dalla religione cattolica, è cosa nostra.<br />Noi, che siamo cultori di cose storiche e nostalgici dei tempi in cui «la religione di Gesù Cristo era tenuta in grado sommo» (cfr. enciclica Immortale Dei, 1885, Leone XIII), ricordiamo che in Sudamerica c'è un precedente significativo, l'Ecuador. Quando, esattamente cent'anni dopo l'Immortale Dei, san Giovanni Paolo II visitò quel Paese, rinnovò la consacrazione dell'Ecuador al Sacro Cuore di Gesù. E, non a caso, ripeté pari pari la formula usata il 25 marzo 1874, festa dell'Annunciazione. Quella volta l'atto di consacrazione fu pronunciato dall'arcivescovo della capitale Quito, José Ignacio Pacheco. Ma l'iniziativa era partita dal presidente della repubblica, Gabriel García Moreno, che aveva addirittura inserito quella consacrazione nel Preambolo della Costituzione. Solo che a quel tempo non c'erano i grandi media e la loro pervasività, non c'era Internet e le sue news sia fake che non, non c'era l'Onu e non c'erano le Ong. Così, quelli che non erano d'accordo dovevano risolvere la cose a mano.<br />Infatti, il presidente "bigotto" e "reazionario" (figurarsi che aveva inviato al papa Pio IX una somma di denaro per in qualche modo ristorarlo dello scippo di Roma da parte dei piemontesi) venne assassinato nel 1875 mentre usciva dalla cattedrale di Quito, dove era uso sentir Messa tutte le mattine. All'arcivescovo toccò due anni dopo, il Venerdì Santo: qualcuno aveva avvelenato l'Ostia con cui si era comunicato. Eh, mischiare religione e politica è, almeno da un certo momento storico in poi, pericoloso.<br />Per tornare all'oggi, non sappiamo quante minacce di morte abbia ricevuto fin qui Bolsonaro, forse nessuna, ma è noto che i carioca hanno el sangre caliente, anche se parlano portoghese. Sappiamo quante ne ha ricevute l'italiano Salvini, che le ha contate: centotrentacinque finora. Ma, ripetiamo, i tempi sono mutati e chi di dovere si è reso conto che ne uccide più la lingua che la spada (eh, Gesù ci aveva avvertito anche di questo...). Perciò, per chi brandisce rosari e madonne sotto elezioni (anche se in Brasile di elezioni non ce ne sono), una vibrata presa di distanze da parte del clero adulto e qualificato può bastare. Se poi l'incauto le elezioni dovesse vincerle davvero, si astenga da pellegrinaggi di ringraziamento, perché è noto che la Madonna di Fatima non si occupa di politica. Ha smesso dopo il 1948, per l'esattezza dopo il 18 aprile.]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>bolsonaro,brasile,cattolici,maria,politica,salvini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9c516dc22209648f0f1e65fe130cf1b0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacchi di juta a Milano per sostenere un mondo senza frontiere e... senza Salvini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacchi-di-juta-a-milano-per-sostenere-un-mondo-senza-frontiere-e-senza-salvini--18255100</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679</a><br /><br />SACCHI DI JUTA A MILANO PER SOSTENERE UN MONDO SENZA FRONTIERE E... SENZA SALVINI di Rino Cammilleri<br />Quando li ho visti la prima volta, una settimana fa, mi hanno fatto venire in mente, d'acchito, i celebri versi di Lucio Dalla: «...e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra...». La canzone L'anno che verrà che li contiene non è una ballata allegra, anzi, evoca paura e disperato sarcasmo per un radioso futuro che non venne mai ma si è convertito in ansia e apprensione. Parlo dei sacchi di juta con cui tal Ibrahim Mahama, presentato come artista ghanese, ha «incartato» i Caselli di Porta Venezia a Milano.<br />Opere d'arte del genere si chiamano «installazioni» e il più famoso incartatore di monumenti è Christo (da non confondersi con Gesù, perché di cognome fa Yavachev), celebrato «fra i maggiori rappresentanti della Land Art» (Wikipedia). Evidentemente ha fatto scuola. Ora, Christo incartava i monumenti con stoffe o carta vera e propria. Mahama usa sacchi di juta, e non a caso. Secondo lui, la vista di quei sacchi dovrebbe far riflettere su «temi come la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone». Infatti, «i sacchi sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci» (Rainews).<br />Credo che il tema «migrazione» sarebbe stato sufficiente, da solo, per convincere le autorità competenti a concedere con entusiasmo i Caselli di Porta Venezia all'artista extracomunitario. Ma c'è di più. Tale Porta era proprio una porta delle antiche mura milanesi, e l'artista «vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia». E, per chi non avesse ancora capito, il capolavoro si intitola «A Friend», «un amico». Insomma, abbiamo capito: siamo tutti amici, basta con le frontiere e via libera all'immigrazione. Certo, ci vorrebbe un gran cartello di spiegazioni accanto, perché da un monumento foderato di sacchi di juta a questo po' po' di significato non è che il collegamento concettuale sia facile, tutt'altro. Sì, la location è ben scelta, quelli erano caselli del dazio, e noi tutti dobbiamo sognare - dobbiamo, sennò son legnate - un mondo sans frontières; quei sacchi, infatti, sono «garze che tamponano le ferite della storia», Imagine all the people eccetera. Ma non è finita. Infatti, c'è un'ulteriore chiave di lettura:<br />«I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci». Eggià, Porgy and Bess e Banana Boat, il lungo cammino dell'emancipazione delle periferie del mondo. Il proletariato non finisce mai. «Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un'esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere». Insomma, un vero e proprio manifesto pro-migranti che però, ahimè, il passante incolto farà fatica a decifrare. Più comprensibile, magari, sarebbe stato un bersaglio con la faccia di Salvini sopra... Una domanda, così, per curiosità: dove li metteranno quei sacchi di juta quando l'esposizione sarà finita? Saranno almeno una tonnellata. O verranno usati per un'installazione sul tema ecologico? Anche questo, infatti, fa parte della panoplia politicamente corretta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18255100</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2019 00:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18255100/sacchi_di_juta.mp3" length="4861029" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679

SACCHI DI JUTA A MILANO PER SOSTENERE UN MONDO SENZA FRONTIERE E... SENZA SALVINI di Rino Cammilleri
Quando li ho visti la prima volta, una settimana fa, mi hanno fatto venire in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679</a><br /><br />SACCHI DI JUTA A MILANO PER SOSTENERE UN MONDO SENZA FRONTIERE E... SENZA SALVINI di Rino Cammilleri<br />Quando li ho visti la prima volta, una settimana fa, mi hanno fatto venire in mente, d'acchito, i celebri versi di Lucio Dalla: «...e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra...». La canzone L'anno che verrà che li contiene non è una ballata allegra, anzi, evoca paura e disperato sarcasmo per un radioso futuro che non venne mai ma si è convertito in ansia e apprensione. Parlo dei sacchi di juta con cui tal Ibrahim Mahama, presentato come artista ghanese, ha «incartato» i Caselli di Porta Venezia a Milano.<br />Opere d'arte del genere si chiamano «installazioni» e il più famoso incartatore di monumenti è Christo (da non confondersi con Gesù, perché di cognome fa Yavachev), celebrato «fra i maggiori rappresentanti della Land Art» (Wikipedia). Evidentemente ha fatto scuola. Ora, Christo incartava i monumenti con stoffe o carta vera e propria. Mahama usa sacchi di juta, e non a caso. Secondo lui, la vista di quei sacchi dovrebbe far riflettere su «temi come la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone». Infatti, «i sacchi sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci» (Rainews).<br />Credo che il tema «migrazione» sarebbe stato sufficiente, da solo, per convincere le autorità competenti a concedere con entusiasmo i Caselli di Porta Venezia all'artista extracomunitario. Ma c'è di più. Tale Porta era proprio una porta delle antiche mura milanesi, e l'artista «vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia». E, per chi non avesse ancora capito, il capolavoro si intitola «A Friend», «un amico». Insomma, abbiamo capito: siamo tutti amici, basta con le frontiere e via libera all'immigrazione. Certo, ci vorrebbe un gran cartello di spiegazioni accanto, perché da un monumento foderato di sacchi di juta a questo po' po' di significato non è che il collegamento concettuale sia facile, tutt'altro. Sì, la location è ben scelta, quelli erano caselli del dazio, e noi tutti dobbiamo sognare - dobbiamo, sennò son legnate - un mondo sans frontières; quei sacchi, infatti, sono «garze che tamponano le ferite della storia», Imagine all the people eccetera. Ma non è finita. Infatti, c'è un'ulteriore chiave di lettura:<br />«I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci». Eggià, Porgy and Bess e Banana Boat, il lungo cammino dell'emancipazione delle periferie del mondo. Il proletariato non finisce mai. «Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un'esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere». Insomma, un vero e proprio manifesto pro-migranti che però, ahimè, il passante incolto farà fatica a decifrare. Più comprensibile, magari, sarebbe stato un bersaglio con la faccia di Salvini sopra... Una domanda, così, per curiosità: dove li metteranno quei sacchi di juta quando l'esposizione sarà finita? Saranno almeno una tonnellata. O verranno usati per un'installazione sul tema ecologico? Anche questo, infatti, fa parte della panoplia politicamente corretta.]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>arte,cammilleri,immigrazione,milano,salvini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e2cffa6391e64607160dce92495407e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ipazia: vogliono riscrivere la storia in chiave femminista (e anticattolica)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ipazia-vogliono-riscrivere-la-storia-in-chiave-femminista-e-anticattolica--18265269</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5673</a><br /><br />IPAZIA: VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA IN CHIAVE FEMMINISTA (E ANTICATTOLICA)di Rino Cammilleri<br />«Stiamo scrivendo la storia di Napoli anche attraverso la toponomastica e in particolare la toponomastica femminile». Così ha dichiarato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris dopo aver inaugurato una targa stradale dedicata a Ipazia d'Alessandria, filosofa del V secolo.<br />Che cosa c'entri la storia di Napoli con quella lì non è chiaro. Sulla targa c'è scritto solo «Via Ipazia d'Alessandria, 370-415 d. C., filosofa-matematica-astronoma. Già Traversa Cesare d'Engenio, Quartiere Montecalvario». In effetti, visto che il femminismo è di gran moda, l'unica donna dell'antichità menzionata nei documenti (un paio, non di più) meritava quel che, di questi tempi, non si nega a nessuno: una strada. Ne hanno, in Italia, anche Lutero (ma non, si badi, Almirante), oltre a Gramsci, Togliatti, Marx, Lenin, perfino Tito.<br />Apprendiamo che a Napoli esiste anche un Ass. (assessorato? associazione?) alla Toponomastica Femminile (cfr. vesuviolive.it del 21.3.19); forse si occupa delle nuove strade di una città in espansione? Non pare, visto che Ipazia ha usurpato la già Traversa Cesare d'Engenio. Hanno intenzione di rinominare vie e piazze in senso femminista? Boh. Certo, inizialmente otterranno solo di far ammattire i postini. E poi i giovani, i quali si chiederanno: Ipazia? E che è? Forse quella che ha inventato gli scherzi e i giochi?<br />Infatti, in napoletano i giocattoli si dicono «pazzielli» e scherzare è «pazziamme». Ora, qui la cosa ci interessa solo perché, come titola vesuvio.it, Ipazia fu «trucidata dai cristiani». Tranquilli, non ci lanceremo in una storia di Ipazia: abbiamo dedicato a suo tempo un'intera puntata de «Il Kattolico» sul mensile «Il Timone», al quale rimandiamo. Dovete sapere che per secoli e secoli nessuno seppe niente di Ipazia fino a quando gli Illuministi la riesumarono per usarla come clava contro la Chiesa.<br />Come, un secolo dopo, fu fatto per Giordano Bruno. Questo ha un monumento in Roma, quella deve accontentarsi di un ex traversa a Napoli. Infatti, l'unica cosa che ha interessato (indovinate chi) di questi personaggi è la fine tragica per mano di cristiani. Si contano sulle dita di una mano quelli che possono dire qualcosa dell'opera di Giordano Bruno. Su nessuna mano l'opera di Ipazia, che non lasciò niente di scritto. Passata la temperie dell'Illuminismo bisognò attendere il Femminismo perché Ipazia venisse riesumata una seconda volta. Fu dieci anni fa, col film Agorà del regista Alejandro Amenabar, che diede il ruolo di Ipazia all'attrice Rachel Weisz.<br />Bella donna, ma ingannevole: Ipazia aveva una sessantina d'anni quando fu uccisa, e nel V secolo un donna di tale età probabilmente non aveva più neanche i denti. Quelli che la uccisero erano, sì, cristiani, ma della setta dei Parabolani, che facevano politica tramite un cristianesimo solo ideologico. E in ciò erano in buona compagnia, in quanto ad Alessandria, in quel tempo, era costume darsele di santa ragione tra ebrei, cristiani e pagani.<br />E parliamo di massacri e pure di sacrifici umani. Ipazia aveva anche discepoli cristiani, uno dei quali, Sinesio, divenne addirittura vescovo, ed è a lui che dobbiamo l'informazione che nel V secolo esistette una filosofa femmina. Il cristiano Oreste, prefetto di Alessandria, ricorreva spesso ai suoi consigli. E i fanatici Parabolani (in odore di eresia, tra l'altro), non potendo prendersela (per motivi politici) col consigliato, diedero addosso alla consigliera, ritenuta suggeritrice delle posizioni politiche di Oreste.<br />Non erano lontani dal vero, dal momento che Ipazia, da buona filosofa antica, come Pitagora e Platone riteneva che i filosofi dovessero davvero essere i consiglieri dei governanti. Ma il linciaggio non era certamente nelle corde del cristianesimo, tant'è che il vescovo di Alessandria, san Cirillo, condannò gli assassini. Il clima, tuttavia, era talmente arroventato che Oreste lasciò la città e non tornò più. «In un periodo in cui dominavano fanatismo, ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana», scrive vesuviolive.it. Oggi, invece, viviamo in un periodo in cui dominano fanatismo, ripudio della cultura e della scienza in nome dei crescenti politicamente corretto ed ecologismo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18265269</guid><pubDate>Tue, 04 Jun 2019 22:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18265269/ipazia.mp3" length="5326888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5673

IPAZIA: VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA IN CHIAVE FEMMINISTA (E ANTICATTOLICA)di Rino Cammilleri
«Stiamo scrivendo la storia di Napoli anche attraverso la toponomastica e in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5673" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5673</a><br /><br />IPAZIA: VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA IN CHIAVE FEMMINISTA (E ANTICATTOLICA)di Rino Cammilleri<br />«Stiamo scrivendo la storia di Napoli anche attraverso la toponomastica e in particolare la toponomastica femminile». Così ha dichiarato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris dopo aver inaugurato una targa stradale dedicata a Ipazia d'Alessandria, filosofa del V secolo.<br />Che cosa c'entri la storia di Napoli con quella lì non è chiaro. Sulla targa c'è scritto solo «Via Ipazia d'Alessandria, 370-415 d. C., filosofa-matematica-astronoma. Già Traversa Cesare d'Engenio, Quartiere Montecalvario». In effetti, visto che il femminismo è di gran moda, l'unica donna dell'antichità menzionata nei documenti (un paio, non di più) meritava quel che, di questi tempi, non si nega a nessuno: una strada. Ne hanno, in Italia, anche Lutero (ma non, si badi, Almirante), oltre a Gramsci, Togliatti, Marx, Lenin, perfino Tito.<br />Apprendiamo che a Napoli esiste anche un Ass. (assessorato? associazione?) alla Toponomastica Femminile (cfr. vesuviolive.it del 21.3.19); forse si occupa delle nuove strade di una città in espansione? Non pare, visto che Ipazia ha usurpato la già Traversa Cesare d'Engenio. Hanno intenzione di rinominare vie e piazze in senso femminista? Boh. Certo, inizialmente otterranno solo di far ammattire i postini. E poi i giovani, i quali si chiederanno: Ipazia? E che è? Forse quella che ha inventato gli scherzi e i giochi?<br />Infatti, in napoletano i giocattoli si dicono «pazzielli» e scherzare è «pazziamme». Ora, qui la cosa ci interessa solo perché, come titola vesuvio.it, Ipazia fu «trucidata dai cristiani». Tranquilli, non ci lanceremo in una storia di Ipazia: abbiamo dedicato a suo tempo un'intera puntata de «Il Kattolico» sul mensile «Il Timone», al quale rimandiamo. Dovete sapere che per secoli e secoli nessuno seppe niente di Ipazia fino a quando gli Illuministi la riesumarono per usarla come clava contro la Chiesa.<br />Come, un secolo dopo, fu fatto per Giordano Bruno. Questo ha un monumento in Roma, quella deve accontentarsi di un ex traversa a Napoli. Infatti, l'unica cosa che ha interessato (indovinate chi) di questi personaggi è la fine tragica per mano di cristiani. Si contano sulle dita di una mano quelli che possono dire qualcosa dell'opera di Giordano Bruno. Su nessuna mano l'opera di Ipazia, che non lasciò niente di scritto. Passata la temperie dell'Illuminismo bisognò attendere il Femminismo perché Ipazia venisse riesumata una seconda volta. Fu dieci anni fa, col film Agorà del regista Alejandro Amenabar, che diede il ruolo di Ipazia all'attrice Rachel Weisz.<br />Bella donna, ma ingannevole: Ipazia aveva una sessantina d'anni quando fu uccisa, e nel V secolo un donna di tale età probabilmente non aveva più neanche i denti. Quelli che la uccisero erano, sì, cristiani, ma della setta dei Parabolani, che facevano politica tramite un cristianesimo solo ideologico. E in ciò erano in buona compagnia, in quanto ad Alessandria, in quel tempo, era costume darsele di santa ragione tra ebrei, cristiani e pagani.<br />E parliamo di massacri e pure di sacrifici umani. Ipazia aveva anche discepoli cristiani, uno dei quali, Sinesio, divenne addirittura vescovo, ed è a lui che dobbiamo l'informazione che nel V secolo esistette una filosofa femmina. Il cristiano Oreste, prefetto di Alessandria, ricorreva spesso ai suoi consigli. E i fanatici Parabolani (in odore di eresia, tra l'altro), non potendo prendersela (per motivi politici) col consigliato, diedero addosso alla consigliera, ritenuta suggeritrice delle posizioni politiche di Oreste.<br />Non erano lontani dal vero, dal momento che Ipazia, da buona filosofa antica, come Pitagora e Platone riteneva che i filosofi dovessero davvero essere i consiglieri dei governanti. Ma il linciaggio non era certamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>333</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,cristianesimo,eresie,inquisizione,persecuzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b96e2e3a7576596d773b49671c36178b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per Cucchi vince la narrazione della Sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-cucchi-vince-la-narrazione-della-sinistra--52829208</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5601<br /><br />PER CUCCHI VINCE LA NARRAZIONE DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri<br />Hanno perso le elezioni, si sono ridotti al lumicino dei voti ma la loro narrazione domina come sempre. Ci si faccia caso: lo spazio e l'importanza che si dà loro nei tiggì sono quasi gli stessi dei bei tempi in cui governavano (senza mandato popolare, tra l'altro), come se la vera e unica opposizione all'attuale governo gialloverde sia la loro.<br />Tanti (ormai) anni fa, quando Berlusconi scippò il potere alla «gioiosa macchina» dei postcomunisti, a Firenze fui invitato a una giornata di riflessione e dibattito insieme a cinquecento intellettuali di centrodestra. Dissi che la priorità stava nella riconquista culturale, perché tutte le parole d'ordine erano da troppo tempo di sinistra. Non fui ascoltato, perché, come diceva la vecchia Dc, la cultura «non si mangia». Il risultato lo vediamo oggi: un partito punito dagli elettori e che quasi non conta più niente continua a dettare legge nelle menti e nelle coscienze, seguitando a fare dell'Italia un Paese cattocomunista pur se la gente vota Lega e M5S.<br />Anche perché l'ideario comunista (pure nelle sue versioni ecologista e politicamente corretto) è ben presente in una delle principali anime dei grillini. La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, è nella mozione del Comune di Roma, a guida pentastellata, a favore della proposta di intitolare una strada o una piazza a Stefano Cucchi. Per il quale continua a valere, fino a prova contraria, quel che va ripetendo l'ex senatore Giovanardi: le perizie negano che la sua morte sia dovuta alle percosse ricevute dai carabinieri. L'iniziativa, non a caso targata Sel, in Campidoglio ha avuto solo tre voti contrari. Lo stesso Comune ricordiamo, ha negato con indignazione analogo riconoscimento a Giorgio Almirante, che pur aveva avuto delle benemerenze per il Paese in una stagione particolarmente triste e difficile, benemerenze riconosciutegli anche da Indro Montanelli.<br />Cucchi, invece, è un simbolo e basta. Un simbolo come Carlo Giuliani, morto nei moti del G8 a Genova e a cui fu intitolata un'aula del Senato quando presidente della Camera era il capo di Rifondazione Comunista. Simbolo di che? Della «polizia assassina» con le esse disegnate sui muri a mo' di SS hitleriane, al tempo in cui i graffiti siglavano quotidianamente gli Anni di Piombo. Il riflesso pavloviano è rimasto, anche dopo il crollo del Muro, anche dopo la batosta elettorale del 4 marzo. E il fatto che detto riflesso trovi schiaccianti maggioranze nella capitale d'Italia la dice lunga su chi e cosa comanda, ancora e malgrado tutto, nelle menti e nelle coscienze.<br />Naturalmente, lo stesso riflesso impedisce che vie e piazze vengano intitolate a poliziotti e carabinieri caduti nell'adempimento del loro dovere. Nell'immaginario di sinistra, egemone, sono simboli «di destra», che è cattiva per definizione: l'eroe è il ribelle da centro sociale, o il tossicodipendente «vittima della società». Come Cucchi, il geometra che era stato arrestato per droga.<br />Ogni scuola di pensiero, certo, ha i suoi eroi. Ma quando riesce a imporli a tutti, ecco il problema. Salvini ha molta strada da fare, ma se farà come la Dc e, dopo di lei, come Berlusconi, avrà vita breve. Perché la cultura, sì, non si mangia, ma di cultura si muore. Ed è inutile vincere le elezioni (Berlusca docet) se le chiavi della città (e della propaganda) restano saldamente in mani avverse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52829208</guid><pubDate>Sat, 20 Apr 2019 18:21:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52829208/per_cucchi_vince_la_narrazione_della_sinistra.mp3" length="4397392" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5601

PER CUCCHI VINCE LA NARRAZIONE DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri
Hanno perso le elezioni, si sono ridotti al lumicino dei voti ma la loro narrazione domina come sempre. Ci si faccia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5601<br /><br />PER CUCCHI VINCE LA NARRAZIONE DELLA SINISTRA di Rino Cammilleri<br />Hanno perso le elezioni, si sono ridotti al lumicino dei voti ma la loro narrazione domina come sempre. Ci si faccia caso: lo spazio e l'importanza che si dà loro nei tiggì sono quasi gli stessi dei bei tempi in cui governavano (senza mandato popolare, tra l'altro), come se la vera e unica opposizione all'attuale governo gialloverde sia la loro.<br />Tanti (ormai) anni fa, quando Berlusconi scippò il potere alla «gioiosa macchina» dei postcomunisti, a Firenze fui invitato a una giornata di riflessione e dibattito insieme a cinquecento intellettuali di centrodestra. Dissi che la priorità stava nella riconquista culturale, perché tutte le parole d'ordine erano da troppo tempo di sinistra. Non fui ascoltato, perché, come diceva la vecchia Dc, la cultura «non si mangia». Il risultato lo vediamo oggi: un partito punito dagli elettori e che quasi non conta più niente continua a dettare legge nelle menti e nelle coscienze, seguitando a fare dell'Italia un Paese cattocomunista pur se la gente vota Lega e M5S.<br />Anche perché l'ideario comunista (pure nelle sue versioni ecologista e politicamente corretto) è ben presente in una delle principali anime dei grillini. La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, è nella mozione del Comune di Roma, a guida pentastellata, a favore della proposta di intitolare una strada o una piazza a Stefano Cucchi. Per il quale continua a valere, fino a prova contraria, quel che va ripetendo l'ex senatore Giovanardi: le perizie negano che la sua morte sia dovuta alle percosse ricevute dai carabinieri. L'iniziativa, non a caso targata Sel, in Campidoglio ha avuto solo tre voti contrari. Lo stesso Comune ricordiamo, ha negato con indignazione analogo riconoscimento a Giorgio Almirante, che pur aveva avuto delle benemerenze per il Paese in una stagione particolarmente triste e difficile, benemerenze riconosciutegli anche da Indro Montanelli.<br />Cucchi, invece, è un simbolo e basta. Un simbolo come Carlo Giuliani, morto nei moti del G8 a Genova e a cui fu intitolata un'aula del Senato quando presidente della Camera era il capo di Rifondazione Comunista. Simbolo di che? Della «polizia assassina» con le esse disegnate sui muri a mo' di SS hitleriane, al tempo in cui i graffiti siglavano quotidianamente gli Anni di Piombo. Il riflesso pavloviano è rimasto, anche dopo il crollo del Muro, anche dopo la batosta elettorale del 4 marzo. E il fatto che detto riflesso trovi schiaccianti maggioranze nella capitale d'Italia la dice lunga su chi e cosa comanda, ancora e malgrado tutto, nelle menti e nelle coscienze.<br />Naturalmente, lo stesso riflesso impedisce che vie e piazze vengano intitolate a poliziotti e carabinieri caduti nell'adempimento del loro dovere. Nell'immaginario di sinistra, egemone, sono simboli «di destra», che è cattiva per definizione: l'eroe è il ribelle da centro sociale, o il tossicodipendente «vittima della società». Come Cucchi, il geometra che era stato arrestato per droga.<br />Ogni scuola di pensiero, certo, ha i suoi eroi. Ma quando riesce a imporli a tutti, ecco il problema. Salvini ha molta strada da fare, ma se farà come la Dc e, dopo di lei, come Berlusconi, avrà vita breve. Perché la cultura, sì, non si mangia, ma di cultura si muore. Ed è inutile vincere le elezioni (Berlusca docet) se le chiavi della città (e della propaganda) restano saldamente in mani avverse.]]></itunes:summary><itunes:duration>275</itunes:duration><itunes:keywords>cucchi,equilibripolitici,levedelpotere,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5bacce3750fd94a335b3a7ed8a2c0ebc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il presidente messicano chiede le scuse del re di Spagna e del Papa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-presidente-messicano-chiede-le-scuse-del-re-di-spagna-e-del-papa--52829177</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5600<br /><br />IL PRESIDENTE MESSICANO CHIEDE LE SCUSE DEL RE DI SPAGNA E DEL PAPA di Rino Cammilleri<br />Il presidente del Messico, Andrés Lopez Obrador, festeggia a modo suo i 500 anni dell'arrivo di Hernan Cortés con i suoi conquistadores e dell'evangelizzazione del suo Paese. Ha scritto, infatti, al re di Spagna e al Papa di scusarsi per l'«invasione» e il «genocidio» (non ha usato questi termini esatti, ma il succo è quello) cominciati già con Cristoforo Colombo. Roba da matti. Dovrebbe, infatti, scusarsi lui, e a nome dell'intero Messico.<br />Ci volle la visita di Giovanni Paolo II nel 1979 per il disgelo: il Partito Rivoluzionario Istituzionale (sic!), al potere da sempre, vietava ancora ai preti l'uso della talare per strada e il Papa fu accolto, non dal capo dello Stato ma da funzionari minori, come «señor Wojtyla». E questo dopo ottant'anni di persecuzioni ai danni dei cattolici, culminati nella guerra «cristera» del 1926-29. Ancora qualche anno fa l'eletta Miss Mexico sfoggiava sorridente una maxigonna con stampate le foto dei cristeros impiccati ai pali del telegrafo. E ancora oggi la Chiesa è 'costretta' a beatificare i martiri di quella persecuzione, preti, suore, vecchi, donne e ragazzini come san José del Rio, giustiziato senza processo a 14 anni solo perché cattolico (vedi il film Cristiada del 2012, con Andy Garcia, Peter O'Toole ed Eva Longoria).<br />E veniamo a Cortés. Un altro film, Apocalypto di Mel Gibson (2006), mostra com'era il «paradiso» precolombiano. In una scena i guerrieri Maya allontanano col bastone una bambina malata e forse contagiosa. Lei profetizza loro che quando vedranno un uomo «correre col giaguaro» sarà il segno che il loro mondo sta per finire. Infatti, il film termina con lo sbarco degli spagnoli e la croce. Gibson non fece altro che ispirarsi a una vera profezia pronunciata da una malata, la sorella di Montezuma, imperatore degli Aztechi. Si chiamava Papantzin e nel 1509, ammalatasi gravemente, entrò in coma. Stavano seppellendola quando si risvegliò e raccontò che cosa aveva sognato: un essere biondo e barbuto vestito di nero sarebbe arrivato dal mare su «case con grandi ali» recanti croci nere. Avrebbe annunciato il vero Dio e fatto cessare i sacrifici umani.<br />Ora, gli Aztechi ricordavano anche un'altra profezia: nell'anno «1 canna» sarebbe tornato il dio Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Ebbene, proprio in quell'anno, il 1519, arrivò Cortés, che era vestito di nero perché quel giorno era Venerdì Santo. Montezuma e la corte lo accolsero come Quetzalcoatl, il dio che, secondo profezia, avrebbe abolito i sacrifici umani. Papantzin fu tra i primi a ricevere il Battesimo, col nome di Isabel.<br />Ancora adesso gli archeologi portano alla luce scheletri di bambini e bambine sacrificati sugli altari dagli Aztechi (e dagli Incas). Per inaugurare il tempio maggiore di Tenochtitlán, la capitale azteca, vennero sventrate 85.000 persone, e ci vollero settimane. Gli spagnoli si ritrovarono a camminare, inorriditi, su un tappeto di teschi umani. Ma l'orrore era cominciato subito, quando Montezuma offrì loro delle vivande condite con sangue umano. Una prelibatezza per gli aztechi, che ne avevano una tale abbondanza da usarlo anche per allungare la calce (ancora è l'archeologia a confermare).<br />I pochi conquistadores, infatti, furono salutati come liberatori dai popoli circostanti, costretti a far da vittime sacrificali agli Aztechi, che li razziavano nelle «guerre fiorite» (perché scatenate a ogni primavera). I disgraziati venivano portati in cima alla piramide, squartati e scuoiati, poi decapitati. Il sacerdote indossava la loro pelle, ne offriva il cuore agli dei e poi rotolava il corpo giù dalle scale. Arrivato in fondo, si scatenava la gazzarra per chi dovesse aggiudicarselo e farne banchetto con gli amici. «... e costruirono le loro chiese sui templi», scrive sdegnato il presidente messicano. Non ditegli che nel 1531 la Madonna in persona venne a benedire la Conquista, apparendo all'azteco battezzato Juan Diego. Sennò scrive pure a lei (e lei gli ricorderebbe la dinamite piazzata nel santuario di Guadalupe da un funzionario presidenziale nel 1921).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52829177</guid><pubDate>Sat, 20 Apr 2019 18:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52829177/il_presidente_messicano_chiede_le_scuse_del_re_di_spagna_e_del_papa.mp3" length="6946107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5600

IL PRESIDENTE MESSICANO CHIEDE LE SCUSE DEL RE DI SPAGNA E DEL PAPA di Rino Cammilleri
Il presidente del Messico, Andrés Lopez Obrador, festeggia a modo suo i 500 anni dell'arrivo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5600<br /><br />IL PRESIDENTE MESSICANO CHIEDE LE SCUSE DEL RE DI SPAGNA E DEL PAPA di Rino Cammilleri<br />Il presidente del Messico, Andrés Lopez Obrador, festeggia a modo suo i 500 anni dell'arrivo di Hernan Cortés con i suoi conquistadores e dell'evangelizzazione del suo Paese. Ha scritto, infatti, al re di Spagna e al Papa di scusarsi per l'«invasione» e il «genocidio» (non ha usato questi termini esatti, ma il succo è quello) cominciati già con Cristoforo Colombo. Roba da matti. Dovrebbe, infatti, scusarsi lui, e a nome dell'intero Messico.<br />Ci volle la visita di Giovanni Paolo II nel 1979 per il disgelo: il Partito Rivoluzionario Istituzionale (sic!), al potere da sempre, vietava ancora ai preti l'uso della talare per strada e il Papa fu accolto, non dal capo dello Stato ma da funzionari minori, come «señor Wojtyla». E questo dopo ottant'anni di persecuzioni ai danni dei cattolici, culminati nella guerra «cristera» del 1926-29. Ancora qualche anno fa l'eletta Miss Mexico sfoggiava sorridente una maxigonna con stampate le foto dei cristeros impiccati ai pali del telegrafo. E ancora oggi la Chiesa è 'costretta' a beatificare i martiri di quella persecuzione, preti, suore, vecchi, donne e ragazzini come san José del Rio, giustiziato senza processo a 14 anni solo perché cattolico (vedi il film Cristiada del 2012, con Andy Garcia, Peter O'Toole ed Eva Longoria).<br />E veniamo a Cortés. Un altro film, Apocalypto di Mel Gibson (2006), mostra com'era il «paradiso» precolombiano. In una scena i guerrieri Maya allontanano col bastone una bambina malata e forse contagiosa. Lei profetizza loro che quando vedranno un uomo «correre col giaguaro» sarà il segno che il loro mondo sta per finire. Infatti, il film termina con lo sbarco degli spagnoli e la croce. Gibson non fece altro che ispirarsi a una vera profezia pronunciata da una malata, la sorella di Montezuma, imperatore degli Aztechi. Si chiamava Papantzin e nel 1509, ammalatasi gravemente, entrò in coma. Stavano seppellendola quando si risvegliò e raccontò che cosa aveva sognato: un essere biondo e barbuto vestito di nero sarebbe arrivato dal mare su «case con grandi ali» recanti croci nere. Avrebbe annunciato il vero Dio e fatto cessare i sacrifici umani.<br />Ora, gli Aztechi ricordavano anche un'altra profezia: nell'anno «1 canna» sarebbe tornato il dio Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Ebbene, proprio in quell'anno, il 1519, arrivò Cortés, che era vestito di nero perché quel giorno era Venerdì Santo. Montezuma e la corte lo accolsero come Quetzalcoatl, il dio che, secondo profezia, avrebbe abolito i sacrifici umani. Papantzin fu tra i primi a ricevere il Battesimo, col nome di Isabel.<br />Ancora adesso gli archeologi portano alla luce scheletri di bambini e bambine sacrificati sugli altari dagli Aztechi (e dagli Incas). Per inaugurare il tempio maggiore di Tenochtitlán, la capitale azteca, vennero sventrate 85.000 persone, e ci vollero settimane. Gli spagnoli si ritrovarono a camminare, inorriditi, su un tappeto di teschi umani. Ma l'orrore era cominciato subito, quando Montezuma offrì loro delle vivande condite con sangue umano. Una prelibatezza per gli aztechi, che ne avevano una tale abbondanza da usarlo anche per allungare la calce (ancora è l'archeologia a confermare).<br />I pochi conquistadores, infatti, furono salutati come liberatori dai popoli circostanti, costretti a far da vittime sacrificali agli Aztechi, che li razziavano nelle «guerre fiorite» (perché scatenate a ogni primavera). I disgraziati venivano portati in cima alla piramide, squartati e scuoiati, poi decapitati. Il sacerdote indossava la loro pelle, ne offriva il cuore agli dei e poi rotolava il corpo giù dalle scale. Arrivato in fondo, si scatenava la gazzarra per chi dovesse aggiudicarselo e farne banchetto con gli amici. «... e costruirono le loro chiese sui templi», scrive sdegnato il presidente messicano. Non ditegli che nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>435</itunes:duration><itunes:keywords>aztechi,incas,messico,obrador,sacrificiumani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/afa247094539cbee84e93eb4b7159a2f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fiction di Paola Cortellesi sulla Montessori dimentica di dire che appoggiava l'eugenetica, la massoneria e l'esoterismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fiction-di-paola-cortellesi-sulla-montessori-dimentica-di-dire-che-appoggiava-l-eugenetica-la-massoneria-e-l-esoterismo--52828979</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>5594<br /><br />LA FICTION DI PAOLA CORTELLESI SULLA MONTESSORI DIMENTICA DI DIRE CHE APPOGGIAVA L'EUGENETICA, LA MASSONERIA E L'ESOTERISMO di Rino Cammilleri<br />L'8 marzo, festa della donna, alla tivù dei vescovi, Tv2000 (il cui logo, per l'occasione, era vezzosamente ornato di mimose), è parso appropriato riproporre lo sceneggiato in due puntate Maria Montessori. Una vita per i bambini, trasmesso per la prima volta nel 2007 su Canale 5. Interpretato da Paola Cortellesi e dalle anziane Giulia Lazzarini e Lisa Gastoni, ne risulta un ritratto femminista e antifascista, dunque politicamente corretto, della storica pedagogista (1870-1952).<br />Le generazioni pre-millennial si ricordano di lei più che altro per il suo volto campeggiante sul biglietto da mille lire. Ora, il vederla riproposta dalla televisione cattolica può far pensare, anche ai millennial, che si tratti di una figura «consigliata». E in effetti la fiction ne fa un ritratto da eroina a tutto tondo, una specie di santino laico, costringendosi però, nei titoli di coda, a un corposo distinguo: la miniserie, c'è scritto, è «liberamente tratta» dalla biografia della Montessori. Molto liberamente, tanto da tacere quanto poteva essere visto come scomodo e da inserire aggiunte mai esistite. Infatti, a suo tempo, la storica Lucetta Scaraffia dovette chiarire, sul quotidiano dei vescovi Avvenire del 30 maggio 2007, che la fiction «ha diffuso un'immagine agiografica e stereotipata: la scienziata buona e tutta dedita ai bambini, senza vita privata. Una sorta di santa laica».<br />Lo sceneggiato dedica tutta la prima puntata alla protagonista, sedotta e abbandonata dal suo capo, un vile psichiatra che la mette incinta e poi non solo non la sposa ma le impedisce di vedere il figlio. In realtà i due erano di idee «avanzate» (siamo alla fine dell'Ottocento) e molto probabilmente temevano che un figlio tra i piedi potesse nuocere alle rispettive carriere. Il frutto della colpa dovette aspettare i 14 anni prima di venire presentato in pubblico dalla Montessori, ma come «nipote». Nello sceneggiato, quest'ultimo, cresciuto, aderisce al gruppo antifascista «Giustizia e libertà» e viene salvato da un commissario che era ex alunno della madre.<br />In realtà fu lui a sollecitare la madre nel 1923 perché si avvicinasse al Duce. E lei prese la tessera del partito. L'anno dopo, il Duce costituì come ente morale l'Associazione Opera Montessori, il cui presidente fu Giovanni Gentile. «Fino ai primi anni Trenta i rapporti fra Mussolini e la Montessori furono quasi idilliaci», scrive la Scaraffia. Ma erano ambedue troppo accentratori perché l'idillio potesse durare. Infatti, dopo dieci anni si arrivò alla rottura e lei emigrò in Olanda (dove era famosissima) per non più tornare, nemmeno dopo la fine della guerra.<br />Nel 1899 si era iscritta, a Londra, alla Società Teosofica della medium russa Helena Blavatsky. Nel 1913 tenne la sua prima conferenza americana nel Masonic Temple di Washington. Passò gli anni della seconda guerra mondiale in India, nel quartier generale della teosofia. Al primo convegno europeo delle rivendicazioni femminili (ancora non si chiamavano femministe), nel 1899, lei rappresentò l'Italia. Era tra le principali relatrici nel 1908, quando l'assise fu tutta italiana. Teneva conferenze sull'educazione sessuale in cui «proponeva un malthusianesimo eugenetico» (sempre Scaraffia), molto in voga, in quegli anni, tra i medici positivisti. Questa la storia, al di là della leggenda. [...]<br />Nota di BastaBugie: come ha ricordato nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la Montessori si era iscritta alla Società Teosofica della medium russa Helena Blavatsky. Miguel Pastorino nell'articolo seguente dal titolo "La teosofia è la madre dell'occultismo moderno" parla di Madame Blavatsky e del suo odio viscerale per il cristianesimo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Aleteia il 19 gennaio 2016:<br />La teosofia è alla base della stragrande maggioranza delle sette e dei movimenti esoterici e occultisti moderni, così come dei pilastri dottrinali del movimento New Age e di gruppi diversi come Nueva Acropoli, la Chiesa Universale e Trionfante, la Metafisica di Conny Méndez o la Chiesa Cattolica Liberale. Conoscerne la storia e la dottrina ci permette di comprendere lo spirito comune dell'esoterismo che oggi è diventato comune nei mezzi di comunicazione e in migliaia di pubblicazioni su temi spirituali di carattere magico-occultista.<br />TEOSOFIA ANTICA E MODERNA<br />Come la maggior parte dei movimenti esoterici, i suoi membri si richiamano a una tradizione immaginaria nel tempo, che non ha alcuna base storica. Anche se il termine "teosofia" (saggezza di Dio o saggezza divina) è antico ed è stato usato in vari modi, tradizionalmente si riferisce a una saggezza che deriva direttamente da Dio, come una filosofia che mettendo da parte la ragione e l'esperienza ordinaria perché insufficienti e rifiutando la rivelazione biblica come superflua o fittizia prende i suoi materiali dalle esperienze che certi uomini "privilegiati" possono arrivare ad avere con le loro sole forze naturali, mediante processi misteriosi.<br />Ma la Società Teosofica non ha nulla a che vedere con la teosofia dell'esoterismo classico. È stata fondata nel 1875 negli Stati Uniti da un gruppo di amanti dei misteri, dello spiritismo, della pseudoscienza e dell'esoterismo. Ci si è appropriati del termine ma senza alcuna relazione con la comprensione tradizionale della teosofia. Per loro il "teosofo" sarebbe colui che ha acquisito la conoscenza della divinità, ma non si tratta di una conoscenza speculativa, quanto di un "ampliamento della coscienza", del "campo spirituale interno".<br />LA FIGURA DI MADAME BLAVATSKY<br />Helena Petrovna Blavatsky (Helena Rottenstern), fondatrice della Società Teosofica, è la figura più importante dell'occultismo moderno, precursore del movimento New Age e di un'ideologia esoterica anticristiana. Nata nel 1831 a Yekaterinoslav (Ucraina), a 18 anni sposò l'anziano generale Blavatsky, dal quale divorziò tre mesi dopo. Esercitò come medium spiritista e affermò di essere stata tra il 1851 e il 1858 in Tibet, dove avrebbe ricevuto l'insegnamento della Grande Fraternità Bianca.<br />In realtà in quel periodo andò a Londra, dove si legò a importanti circoli spiritisti dell'epoca, e menziona un incontro a Hyde Park con un "Mahatma" che le diede la missione di fungere da intermediaria tra la Grande Fraternità e l'umanità. È complesso dedurre dai suoi scritti dove si sia recata davvero e dov'è "stata" solo con la mente. Andò in Italia, Russia, Inghilterra, India, Canada, Messico ed Egitto, ma il viaggio in Tibet sembra una pura invenzione.<br />Influenzata da una delle sue conversazioni, si trasferì in India per insegnare la sua dottrina, ma venne smascherata come impostore dal dottor Hodgson per i trucchi spiritisti. Appassionata di spiritismo e occultismo, elaborò la propria interpretazione esoterica della Bibbia, basandosi su presunte ispirazioni interiori. Antirazionalista e anticristiana, fece parte di società segrete e fondò, insieme al colonnello Olcott, la Società Teosofica nel 1875 a New York. Strinsero legami con la massoneria, e la Blavatsky chiese che venissero inclusi gradi di iniziazione, una dottrina segreta e un distintivo.<br />Tornata in Europa, nel 1884 riorganizzò le sezioni teosofiche smantellate e fondò la rivista anglofona "Lucifer" e quella francofona "Lotus Bleu". Scrisse la sua opera più importante, "La dottrina segreta", e iniziò alla teosofia Annie Besant, segretaria e suo futuro successore. Morì nel maggio 1891, sola nella sua residenza di Londra, alcolizzata e abbandonata dalla maggior parte dei suoi adepti. I suoi libri più noti sono "Iside svelata" e "La dottrina segreta".<br />L'ESOTERISTA GUÉNON SMASCHERA LA SOCIETÀ TEOSOFICA<br />Nella sua opera "Il Teosofismo", il filosofo ed esoterista francese René Guénon criticò duramente Madame Blavatsky e la Società Teosofica per le loro dottrine poco serie e per le "affermazioni chimeriche", che non avevano nulla a che vedere con l'esoterismo autentico o con la teosofia: "Questa organizzazione non deriva da alcuna scuola che si leghi, neanche indirettamente, a qualche dottrina di questo genere. I suoi membri non sono affatto teosofi, al massimo, se si vuole, teosofisti".<br />Guénon criticava le invenzioni storiche e dottrinali della Società Teosofica e la sua totale mancanza di legame con le tradizioni esoteriche di Oriente e Occidente. Smascherava anche il presunto "cristianesimo esoterico", perché nascondeva un odio viscerale per il cristianesimo, rivelato nelle stesse parole di Madame Blavatsky: "Il nostro obiettivo non è restaurare l'induismo, ma cancellare il cristianesimo dalla faccia della terra".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52828979</guid><pubDate>Sat, 20 Apr 2019 18:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52828979/la_fiction_di_paola_cortellesi_sulla_montessori_dimentica_di_dire_che_appoggiava_l_eugenetica_la_massoneria_e_l_esoterismo.mp3" length="17730290" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=65345594

LA FICTION DI PAOLA CORTELLESI SULLA MONTESSORI DIMENTICA DI DIRE CHE APPOGGIAVA L'EUGENETICA, LA MASSONERIA E L'ESOTERISMO di Rino Cammilleri
L'8 marzo, festa della donna,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>5594<br /><br />LA FICTION DI PAOLA CORTELLESI SULLA MONTESSORI DIMENTICA DI DIRE CHE APPOGGIAVA L'EUGENETICA, LA MASSONERIA E L'ESOTERISMO di Rino Cammilleri<br />L'8 marzo, festa della donna, alla tivù dei vescovi, Tv2000 (il cui logo, per l'occasione, era vezzosamente ornato di mimose), è parso appropriato riproporre lo sceneggiato in due puntate Maria Montessori. Una vita per i bambini, trasmesso per la prima volta nel 2007 su Canale 5. Interpretato da Paola Cortellesi e dalle anziane Giulia Lazzarini e Lisa Gastoni, ne risulta un ritratto femminista e antifascista, dunque politicamente corretto, della storica pedagogista (1870-1952).<br />Le generazioni pre-millennial si ricordano di lei più che altro per il suo volto campeggiante sul biglietto da mille lire. Ora, il vederla riproposta dalla televisione cattolica può far pensare, anche ai millennial, che si tratti di una figura «consigliata». E in effetti la fiction ne fa un ritratto da eroina a tutto tondo, una specie di santino laico, costringendosi però, nei titoli di coda, a un corposo distinguo: la miniserie, c'è scritto, è «liberamente tratta» dalla biografia della Montessori. Molto liberamente, tanto da tacere quanto poteva essere visto come scomodo e da inserire aggiunte mai esistite. Infatti, a suo tempo, la storica Lucetta Scaraffia dovette chiarire, sul quotidiano dei vescovi Avvenire del 30 maggio 2007, che la fiction «ha diffuso un'immagine agiografica e stereotipata: la scienziata buona e tutta dedita ai bambini, senza vita privata. Una sorta di santa laica».<br />Lo sceneggiato dedica tutta la prima puntata alla protagonista, sedotta e abbandonata dal suo capo, un vile psichiatra che la mette incinta e poi non solo non la sposa ma le impedisce di vedere il figlio. In realtà i due erano di idee «avanzate» (siamo alla fine dell'Ottocento) e molto probabilmente temevano che un figlio tra i piedi potesse nuocere alle rispettive carriere. Il frutto della colpa dovette aspettare i 14 anni prima di venire presentato in pubblico dalla Montessori, ma come «nipote». Nello sceneggiato, quest'ultimo, cresciuto, aderisce al gruppo antifascista «Giustizia e libertà» e viene salvato da un commissario che era ex alunno della madre.<br />In realtà fu lui a sollecitare la madre nel 1923 perché si avvicinasse al Duce. E lei prese la tessera del partito. L'anno dopo, il Duce costituì come ente morale l'Associazione Opera Montessori, il cui presidente fu Giovanni Gentile. «Fino ai primi anni Trenta i rapporti fra Mussolini e la Montessori furono quasi idilliaci», scrive la Scaraffia. Ma erano ambedue troppo accentratori perché l'idillio potesse durare. Infatti, dopo dieci anni si arrivò alla rottura e lei emigrò in Olanda (dove era famosissima) per non più tornare, nemmeno dopo la fine della guerra.<br />Nel 1899 si era iscritta, a Londra, alla Società Teosofica della medium russa Helena Blavatsky. Nel 1913 tenne la sua prima conferenza americana nel Masonic Temple di Washington. Passò gli anni della seconda guerra mondiale in India, nel quartier generale della teosofia. Al primo convegno europeo delle rivendicazioni femminili (ancora non si chiamavano femministe), nel 1899, lei rappresentò l'Italia. Era tra le principali relatrici nel 1908, quando l'assise fu tutta italiana. Teneva conferenze sull'educazione sessuale in cui «proponeva un malthusianesimo eugenetico» (sempre Scaraffia), molto in voga, in quegli anni, tra i medici positivisti. Questa la storia, al di là della leggenda. [...]<br />Nota di BastaBugie: come ha ricordato nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la Montessori si era iscritta alla Società Teosofica della medium russa Helena Blavatsky. Miguel Pastorino nell'articolo seguente dal titolo "La teosofia è la madre dell'occultismo moderno" parla di Madame Blavatsky e del suo odio viscerale...]]></itunes:summary><itunes:duration>1109</itunes:duration><itunes:keywords>cortellesi,esoterismo,eugenetica,fiction,montessori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a75ca5bc8941c5ad5d468b0e6300588e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A Milano la Sinistra fa razzismo alla rovescia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-milano-la-sinistra-fa-razzismo-alla-rovescia--52829129</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5595</a><br /><br />A MILANO LA SINISTRA FA RAZZISMO ALLA ROVESCIA di Rino Cammilleri<br />Silvia Sardone è una battagliera politica milanese. Consigliere comunale e regionale, qualche mese fa è transitata da Forza Italia al Gruppo Misto. Alle ultime elezioni ha incassato ben undicimila preferenze personali, talché Salvini pare intenzionato a metterla in lista per Bruxelles. Leggiamo su Affaritaliani.it (18 gennaio 2019) questa sua affermazione: «Ogni giorno scopro dati, provenienti dal Comune di Milano, che rivelano un clamoroso orientamento del welfare cittadino (ma è così in tante altre città italiane) nel favorire gli stranieri rispetto agli italiani».<br />Ed ecco le cifre: i sussidi per il sostegno al reddito di nuclei familiari in cui sono presenti minori finiscono per ben il 76% a famiglie straniere. «Una percentuale incredibile e in peggioramento, per gli italiani, considerato che due anni fa la quota per famiglie straniere era al 65%». La cosiddetta «bebè card», che viene erogata dal Comune per le nuove nascite? Delle richieste accolte, il 72% sono di donne extracomunitarie. E veniamo alle «borse lavoro», il cui fine è di agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro per mezzo di un'esperienza lavorativa: la retribuzione del borsista la paga il Comune, non l'azienda che ospita il beneficiario. Ebbene, il 50% di queste borse è andato a stranieri. I quali, bisogna rammentarlo, sono solo una minoranza dei residenti. Il cosiddetto «reddito in inclusione»? Per il 68% a famiglie extracomunitarie. Ed eccoci all'assegnazione delle case popolari. Nella graduatoria di fine 2017, tra i primi duecento nominativi ben centotrentaquattro sono stranieri, cioè gli italiani sono presenti solo con un misero 33%. Si tenga presente che, come accennato, gli stranieri a Milano sono soltanto il 19% dei residenti.<br />Il che vuol dire, denuncia la Sardone, che «è in atto da tempo un vergognoso razzismo al contrario che penalizza i cittadini italiani milanesi». Il prossimo 2 marzo la sinistra scenderà in piazza per l'ennesimo corteo pro-migranti a Milano; se desse uno sguardo a questi numeri - conclude la consigliera- forse si accorgerebbe che «se esiste una discriminazione è quella a danno degli italiani». Il fatto è - diciamo noi - che, la sinistra, lo sa benissimo. E lo fa apposta. Infatti, cos'è la sinistra orfana di Marx senza un proletariato? Nulla. Ora, poiché il proletariato in Italia è scomparso dai tempi del Duce, e poiché anche gli operai sono scomparsi dopo che gli stessi sono riusciti a diventare borghesi (era il loro sogno), ecco il sol dell'avvenire sorgere, insperato, dall'Africa. Da lì viene il nuovo proletariato di sostituzione, per la gioia dei catto-comunisti, non a caso impegnati disperatamente per assicurarsene la rappresentanza-egemonia. Il ceto medio italiano d.o.c. ormai vota Lega, e a costituire il bacino elettorale della sinistra sono rimasti solo gli intellettuali radical-chic e i preti. Troppo pochi. L'odiata civiltà cristiano-capitalistica abbisogna, secondo questi, di una nuova forza d'urto per la spallata finale.<br />Certo, conciliare il politicamente corretto, il gender, l'aborto, il sesso libero e gayo, l'erba, con l'islam (ideologia di gran parte dei nuovi arrivati) sarà un bel busillis, ma ci si penserà a suo tempo. Una cosa alla volta. Sull'esempio di Lenin, intanto si prende il potere, il resto si vedrà. Il punto è, però, proprio questo: la sinistra sa come arrivare al comando, in questo è maestra; è il «dopo», per essa, il problema. Come tante volte (anzi, ogni volta) nella storia ha dimostrato.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52829129</guid><pubDate>Wed, 10 Apr 2019 18:12:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52829129/a_milano_la_sinistra_fa_razzismo_alla_rovescia.mp3" length="4992148" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534

A MILANO LA SINISTRA FA RAZZISMO ALLA ROVESCIA di Rino Cammilleri
Silvia Sardone è una battagliera politica milanese. Consigliere comunale e regionale, qualche mese fa è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5595</a><br /><br />A MILANO LA SINISTRA FA RAZZISMO ALLA ROVESCIA di Rino Cammilleri<br />Silvia Sardone è una battagliera politica milanese. Consigliere comunale e regionale, qualche mese fa è transitata da Forza Italia al Gruppo Misto. Alle ultime elezioni ha incassato ben undicimila preferenze personali, talché Salvini pare intenzionato a metterla in lista per Bruxelles. Leggiamo su Affaritaliani.it (18 gennaio 2019) questa sua affermazione: «Ogni giorno scopro dati, provenienti dal Comune di Milano, che rivelano un clamoroso orientamento del welfare cittadino (ma è così in tante altre città italiane) nel favorire gli stranieri rispetto agli italiani».<br />Ed ecco le cifre: i sussidi per il sostegno al reddito di nuclei familiari in cui sono presenti minori finiscono per ben il 76% a famiglie straniere. «Una percentuale incredibile e in peggioramento, per gli italiani, considerato che due anni fa la quota per famiglie straniere era al 65%». La cosiddetta «bebè card», che viene erogata dal Comune per le nuove nascite? Delle richieste accolte, il 72% sono di donne extracomunitarie. E veniamo alle «borse lavoro», il cui fine è di agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro per mezzo di un'esperienza lavorativa: la retribuzione del borsista la paga il Comune, non l'azienda che ospita il beneficiario. Ebbene, il 50% di queste borse è andato a stranieri. I quali, bisogna rammentarlo, sono solo una minoranza dei residenti. Il cosiddetto «reddito in inclusione»? Per il 68% a famiglie extracomunitarie. Ed eccoci all'assegnazione delle case popolari. Nella graduatoria di fine 2017, tra i primi duecento nominativi ben centotrentaquattro sono stranieri, cioè gli italiani sono presenti solo con un misero 33%. Si tenga presente che, come accennato, gli stranieri a Milano sono soltanto il 19% dei residenti.<br />Il che vuol dire, denuncia la Sardone, che «è in atto da tempo un vergognoso razzismo al contrario che penalizza i cittadini italiani milanesi». Il prossimo 2 marzo la sinistra scenderà in piazza per l'ennesimo corteo pro-migranti a Milano; se desse uno sguardo a questi numeri - conclude la consigliera- forse si accorgerebbe che «se esiste una discriminazione è quella a danno degli italiani». Il fatto è - diciamo noi - che, la sinistra, lo sa benissimo. E lo fa apposta. Infatti, cos'è la sinistra orfana di Marx senza un proletariato? Nulla. Ora, poiché il proletariato in Italia è scomparso dai tempi del Duce, e poiché anche gli operai sono scomparsi dopo che gli stessi sono riusciti a diventare borghesi (era il loro sogno), ecco il sol dell'avvenire sorgere, insperato, dall'Africa. Da lì viene il nuovo proletariato di sostituzione, per la gioia dei catto-comunisti, non a caso impegnati disperatamente per assicurarsene la rappresentanza-egemonia. Il ceto medio italiano d.o.c. ormai vota Lega, e a costituire il bacino elettorale della sinistra sono rimasti solo gli intellettuali radical-chic e i preti. Troppo pochi. L'odiata civiltà cristiano-capitalistica abbisogna, secondo questi, di una nuova forza d'urto per la spallata finale.<br />Certo, conciliare il politicamente corretto, il gender, l'aborto, il sesso libero e gayo, l'erba, con l'islam (ideologia di gran parte dei nuovi arrivati) sarà un bel busillis, ma ci si penserà a suo tempo. Una cosa alla volta. Sull'esempio di Lenin, intanto si prende il potere, il resto si vedrà. Il punto è, però, proprio questo: la sinistra sa come arrivare al comando, in questo è maestra; è il «dopo», per essa, il problema. Come tante volte (anzi, ogni volta) nella storia ha dimostrato.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>immigrazione,milano,razzismoalcontrario,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb308ed4507540b209b453665c36ce6b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sarà aperto l'archivio segreto di Papa Pio XII... ma non ci sarà nessuna sorpresa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sara-aperto-l-archivio-segreto-di-papa-pio-xii-ma-non-ci-sara-nessuna-sorpresa--52828862</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5589<br /><br />SARA' APERTO L'ARCHIVIO SEGRETO DI PAPA PIO XII... MA NON CI SARA' NESSUNA SORPRESA di Rino Cammilleri<br />Papa Francesco apre l'archivio segreto di Pio XII e tutti pensano chissà che cosa. E' quella parola, «segreto», che evoca misteri vaticani alla Dan Brown, come se il venerabile Pio XII («venerabile» vuol dire che il processo di beatificazione ha riconosciuto le sue virtù cristiane vissute «in grado eroico») avesse qualcosa di inconfessabile da nascondere e la Chiesa con lui. Ma nel linguaggio curiale «segreto» vuol dire solo «privato» e l'apertura a scatto ritardato sta a significare che un archivio richiede di essere catalogato e ordinato prima di venire messo a disposizione degli studiosi.<br />Che cosa ci sarà di nuovo in quell'archivio? Niente, perché quel che si doveva sapere sul pontificato di Pio XII è noto da tanto tempo. Infatti, uno studioso come Giordano Bruno Guerri ha scritto su «Il Giornale» (5 marzo 2019), in prima pagina, che è «inutile» quell'archivio. Intendendo forse, anche, che i giudizi ideologici proferiti in tutti questi anni rimarranno identici, e gli antipatizzanti di Pio XII (se non della Chiesa tutta) non cambieranno idea.<br />UN'OPERAZIONE A TAVOLINO DEI SERVIZI SEGRETI COMUNISTI<br />Pur essendo noto che l'inizio della campagna sui «silenzi» di Pio XII sul nazismo risale al dramma teatrale Il vicario di Rolf Hochhuth del 1963, un'operazione a tavolino dei servizi segreti comunisti per dare addosso al papa che aveva osato fulminare di scomunica il comunismo, l'ultima volta che la Chiesa ha usato quest'arma. Per esempio, nel suo articolo il Guerri ricorda che Pio XII, da poco asceso al soglio pontificio, in un radiomessaggio si congratulava con la Spagna la cui guerra civile si era conclusa con la vittoria di Franco. «Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattolica».<br />Ecco fatto: Pio XII filo-fascista. E che cosa avrebbe dovuto fare, il capo dei cattolici, sorvolare sui 16.200 e rotti tra vescovi, preti, frati e suore ammazzati dai rojos repubblicani tra il 1936 e il 1939? Senza contare i semplici laici trucidati spesso in modo efferato perché trovati con un crocifisso al collo, le migliaia di chiese incendiate, le processioni blasfeme, le statue di Cristo ritualmente fucilate, le tombe di religiose sventrate ed esposte al ludibrio. Se non avesse vinto Franco, il cattolicesimo sarebbe stato spazzato via dalla Spagna, e con l'aiuto di Stalin (e del «compagno Ercoli»).<br />Di più: la vittoria delle sinistre avrebbe trascinato la Spagna nella seconda guerra mondiale, cosa che Franco, invece, ebbe il merito di evitare. E i ministri spagnoli tornarono a giurare sui Vangeli e in ginocchio davanti al Crocifisso. Un papa non avrebbe dovuto gioirne? Continua Guerri: «Quando Germania e Italia attaccarono l'Unione Sovietica il Vaticano e l'Osservatore Romano non nascosero la soddisfazione per l'aggressione». Poveri tapini, quei sovietici «aggrediti», che poco prima avevano spartito proprio con Hitler la Polonia e dal 1917 non facevano che sterminare cristiani.<br />OTTOCENTOMILA EBREI SALVATI GRAZIE A PIO XII<br />A Pio XII viene rimproverato anche l'avere stigmatizzato «i falsi profeti della lotta di classe e della dittatura del proletariato» (il 13 giugno 1943, rivolgendosi ai lavoratori cattolici). Ohibò, non avrebbe dovuto? Ciò avrebbe fatto, dice Guerri, «sostanzialmente schierandosi a favore del corporativismo fascista». Questo si chiama processo alle intenzioni; in ogni caso, ci sarebbe da aprire un bel discorso sul corporativismo, ma non è qui la sede. Infine, viene chiamato in causa Dino Buzzati, e pazienza se non è un'autorità in merito. Avrebbe sentenziato: «Pio XII doveva levare la voce in una definitiva condanna, rischiando qualsiasi cosa: anche che lo fucilassero e con lui tutti i cardinali. Anche che bruciassero il Vaticano. Avrebbe salvato la Chiesa e avremmo creduto tutti».<br />È arcinoto che quando i vescovi olandesi condannarono il nazismo ottennero solo un ulteriore massacro e i nazisti se la presero anche con le suore cattoliche (santa Edith Stein e sua sorella finirono ad Auschwitz). E gli ottocentomila ebrei salvati grazie a Pio XII? Chissenefrega, dice l'ideologizzato, quel che conta è il principio. Ma il realismo non è opportunismo, checché ne dica Buzzati. Al quale non so, in verità, quanto davvero importasse della «salvezza» della Chiesa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52828862</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2019 18:44:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52828862/sar_aperto_l_archivio_segreto_di_papa_pio_xii_ma_non_ci_sar_nessuna_sorpresa.mp3" length="12639129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5589

SARA' APERTO L'ARCHIVIO SEGRETO DI PAPA PIO XII... MA NON CI SARA' NESSUNA SORPRESA di Rino Cammilleri
Papa Francesco apre l'archivio segreto di Pio XII e tutti pensano chissà che cosa....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5589<br /><br />SARA' APERTO L'ARCHIVIO SEGRETO DI PAPA PIO XII... MA NON CI SARA' NESSUNA SORPRESA di Rino Cammilleri<br />Papa Francesco apre l'archivio segreto di Pio XII e tutti pensano chissà che cosa. E' quella parola, «segreto», che evoca misteri vaticani alla Dan Brown, come se il venerabile Pio XII («venerabile» vuol dire che il processo di beatificazione ha riconosciuto le sue virtù cristiane vissute «in grado eroico») avesse qualcosa di inconfessabile da nascondere e la Chiesa con lui. Ma nel linguaggio curiale «segreto» vuol dire solo «privato» e l'apertura a scatto ritardato sta a significare che un archivio richiede di essere catalogato e ordinato prima di venire messo a disposizione degli studiosi.<br />Che cosa ci sarà di nuovo in quell'archivio? Niente, perché quel che si doveva sapere sul pontificato di Pio XII è noto da tanto tempo. Infatti, uno studioso come Giordano Bruno Guerri ha scritto su «Il Giornale» (5 marzo 2019), in prima pagina, che è «inutile» quell'archivio. Intendendo forse, anche, che i giudizi ideologici proferiti in tutti questi anni rimarranno identici, e gli antipatizzanti di Pio XII (se non della Chiesa tutta) non cambieranno idea.<br />UN'OPERAZIONE A TAVOLINO DEI SERVIZI SEGRETI COMUNISTI<br />Pur essendo noto che l'inizio della campagna sui «silenzi» di Pio XII sul nazismo risale al dramma teatrale Il vicario di Rolf Hochhuth del 1963, un'operazione a tavolino dei servizi segreti comunisti per dare addosso al papa che aveva osato fulminare di scomunica il comunismo, l'ultima volta che la Chiesa ha usato quest'arma. Per esempio, nel suo articolo il Guerri ricorda che Pio XII, da poco asceso al soglio pontificio, in un radiomessaggio si congratulava con la Spagna la cui guerra civile si era conclusa con la vittoria di Franco. «Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattolica».<br />Ecco fatto: Pio XII filo-fascista. E che cosa avrebbe dovuto fare, il capo dei cattolici, sorvolare sui 16.200 e rotti tra vescovi, preti, frati e suore ammazzati dai rojos repubblicani tra il 1936 e il 1939? Senza contare i semplici laici trucidati spesso in modo efferato perché trovati con un crocifisso al collo, le migliaia di chiese incendiate, le processioni blasfeme, le statue di Cristo ritualmente fucilate, le tombe di religiose sventrate ed esposte al ludibrio. Se non avesse vinto Franco, il cattolicesimo sarebbe stato spazzato via dalla Spagna, e con l'aiuto di Stalin (e del «compagno Ercoli»).<br />Di più: la vittoria delle sinistre avrebbe trascinato la Spagna nella seconda guerra mondiale, cosa che Franco, invece, ebbe il merito di evitare. E i ministri spagnoli tornarono a giurare sui Vangeli e in ginocchio davanti al Crocifisso. Un papa non avrebbe dovuto gioirne? Continua Guerri: «Quando Germania e Italia attaccarono l'Unione Sovietica il Vaticano e l'Osservatore Romano non nascosero la soddisfazione per l'aggressione». Poveri tapini, quei sovietici «aggrediti», che poco prima avevano spartito proprio con Hitler la Polonia e dal 1917 non facevano che sterminare cristiani.<br />OTTOCENTOMILA EBREI SALVATI GRAZIE A PIO XII<br />A Pio XII viene rimproverato anche l'avere stigmatizzato «i falsi profeti della lotta di classe e della dittatura del proletariato» (il 13 giugno 1943, rivolgendosi ai lavoratori cattolici). Ohibò, non avrebbe dovuto? Ciò avrebbe fatto, dice Guerri, «sostanzialmente schierandosi a favore del corporativismo fascista». Questo si chiama processo alle intenzioni; in ogni caso, ci sarebbe da aprire un bel discorso sul corporativismo, ma non è qui la sede. Infine, viene chiamato in causa Dino Buzzati, e pazienza se non è un'autorità in merito. Avrebbe sentenziato: «Pio XII doveva levare la voce in una definitiva condanna, rischiando qualsiasi cosa: anche che lo fucilassero e con lui tutti i cardinali. Anche che bruciassero il...]]></itunes:summary><itunes:duration>790</itunes:duration><itunes:keywords>auschwitz,buzzati,ebrei,pioxii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/231ba3c6ee16ffe95a99a4295b44e908.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lui è tornato: il film che ipotizza il ritorno di Hitler</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lui-e-tornato-il-film-che-ipotizza-il-ritorno-di-hitler--71018775</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4197" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4197</a><br /><br />LUI E' TORNATO: IL FILM CHE IPOTIZZA IL RITORNO DI HITLER<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Tra breve arriverà anche da noi [sarà proiettato nei cinema in Italia dal 26 al 28 aprile 2016, N.d.BB] il film tedesco "Lui è tornato", una commedia grottesca in cui il protagonista ("lui") è Adolf Hitler. Sì, proprio lui, risvegliatosi - non si sa come - dopo sessantasei anni e rimasto fisicamente così com'era. Aggirandosi smarrito nella Berlino odierna, stupisce di quel che vede e di ciò che è diventata la sua Germania. Nel film, però, Hitler non è il pazzo paranoico e, ultimamente, macchiettistico che settant'anni di propaganda hanno dipinto. Al contrario, è lucido, calmo, razionale e perfettamente padrone di sé.<br />IN GIRO PER LA NUOVA GERMANIA<br />Esilarante la scena in cui, in albergo, fa zapping nel televisore e vede che la Germania è comandata da una donna con la faccia da pesce lesso (cito) e che in quasi tutti i programmi l'"eroe" è un cuoco intento a friggere. "Lui" va in giro per la nuova Germania con indosso la divisa di Führer - per la semplice ragione che è l'unico vestito che ha - e dice di essere esattamente quel che è. Ma, ovviamente, nessuno gli crede. Anzi, i turisti lo cercano per un selfie e in tanti, ridendo, lo salutano a braccio teso. Un produttore televisivo fallito ha la felice idea di farlo comparire in un talkshow, dove tutti sono convinti che si tratti di un comico. E "lui" non fa altro che dire seriamente chi è e, apertamente, come la pensa.<br />In breve il fenomeno diventa virale, anche perché "lui" propone soluzioni spicce a problemi apparentemente irrisolvibili. I tedeschi, infatti, sono scontenti delle tasse, dei troppi immigrati, della politica estera, eccetera. E "lui", con calma e precisione, fornisce le sue semplici ricette per rimettere le cose a posto. Quando i produttori televisivi si rendono conto che la situazione sta loro sfuggendo di mano, è troppo tardi. Chiudono la trasmissione, col solo risultato di vedere il loro share crollare a picco. Ormai la gente vuole vedere e sentire "lui". E anche quando il suo talent-scout scopre, disperato, che "lui" è davvero Lui e non un comico, ormai la valanga è in movimento.<br />MOLTO PIÙ DEMOCRATICO DI CHI LO ACCUSA<br />Il film si ferma qui, perciò non si sa se il redivivo Hitler riuscirà a tornare ad essere il Führer dei tedeschi a furor di popolo ("lui", nel film, a chi lo accusa di essere antidemocratico ricorda che, al contrario, è stato eletto nel 1933 con un votazione plebiscitaria, e di essere, perciò, molto più democratico di chi lo accusa), ma astutamente nasconde la mano dopo aver lanciato il sasso. Il film fa anche ridere, sì, ma dice in pratica che la storia può ripetersi, e hai voglia di demonizzare! Infatti, il Führer e, da noi, il Duce, spuntarono tra i loro popoli in una situazione di gravissima crisi economica, di disordini continui, di corruzione diffusa, di scollamento plateale tra la gente e le classi dirigenti, di conseguente disaffezione politica, di delusione quando non disperazione. Vi ricorda niente?<br />Mutatis mutandis, ecco il messaggio del film: siamo seduti su un vulcano (e se così si sentono i tedeschi, gli italiani su che cosa stanno seduti?); il primo che si alzerà e dirà «signori, datemi tutto in mano ché ci penso io» ha agghiaccianti probabilità di essere ascoltato. Per quanto folle possa essere la sua filosofia di fondo. Come la pensasse Hitler si sapeva dal suo Mein Kampf. La sua visione era già tutta lì. Ed era, ripetiamo, agghiacciante.<br />E SE IN ITALIA...<br />Pochi giorni fa, in Italia, è scomparso un ideologo che ha scritto un solo libro e ha fondato un movimento politico di tutto rispetto, il quale ha avuto i suffragi di tutti gli "indignati" italici e il cui front-man è un comico. Lungi da noi, ovviamente, paragonare Casaleggio a Hitler, ci mancherebbe: l'ingegneria sociale di "Gaia" è assolutamente non razzista, pacifica e incruenta. Ma, stante la puntuale analisi condotta dal sociologo Massimo Introvigne su queste colonne, possiamo dirla, in prospettiva, meno inquietante?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018775</guid><pubDate>Wed, 20 Apr 2016 12:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018775/lui_e_tornato.mp3" length="4875610" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4197

LUI E' TORNATO: IL FILM CHE IPOTIZZA IL RITORNO DI HITLER
di Rino Cammilleri
 
Tra breve arriverà anche da noi [sarà proiettato nei cinema in Italia dal 26 al 28 aprile 2016, N.d.BB] il film...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4197" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4197</a><br /><br />LUI E' TORNATO: IL FILM CHE IPOTIZZA IL RITORNO DI HITLER<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Tra breve arriverà anche da noi [sarà proiettato nei cinema in Italia dal 26 al 28 aprile 2016, N.d.BB] il film tedesco "Lui è tornato", una commedia grottesca in cui il protagonista ("lui") è Adolf Hitler. Sì, proprio lui, risvegliatosi - non si sa come - dopo sessantasei anni e rimasto fisicamente così com'era. Aggirandosi smarrito nella Berlino odierna, stupisce di quel che vede e di ciò che è diventata la sua Germania. Nel film, però, Hitler non è il pazzo paranoico e, ultimamente, macchiettistico che settant'anni di propaganda hanno dipinto. Al contrario, è lucido, calmo, razionale e perfettamente padrone di sé.<br />IN GIRO PER LA NUOVA GERMANIA<br />Esilarante la scena in cui, in albergo, fa zapping nel televisore e vede che la Germania è comandata da una donna con la faccia da pesce lesso (cito) e che in quasi tutti i programmi l'"eroe" è un cuoco intento a friggere. "Lui" va in giro per la nuova Germania con indosso la divisa di Führer - per la semplice ragione che è l'unico vestito che ha - e dice di essere esattamente quel che è. Ma, ovviamente, nessuno gli crede. Anzi, i turisti lo cercano per un selfie e in tanti, ridendo, lo salutano a braccio teso. Un produttore televisivo fallito ha la felice idea di farlo comparire in un talkshow, dove tutti sono convinti che si tratti di un comico. E "lui" non fa altro che dire seriamente chi è e, apertamente, come la pensa.<br />In breve il fenomeno diventa virale, anche perché "lui" propone soluzioni spicce a problemi apparentemente irrisolvibili. I tedeschi, infatti, sono scontenti delle tasse, dei troppi immigrati, della politica estera, eccetera. E "lui", con calma e precisione, fornisce le sue semplici ricette per rimettere le cose a posto. Quando i produttori televisivi si rendono conto che la situazione sta loro sfuggendo di mano, è troppo tardi. Chiudono la trasmissione, col solo risultato di vedere il loro share crollare a picco. Ormai la gente vuole vedere e sentire "lui". E anche quando il suo talent-scout scopre, disperato, che "lui" è davvero Lui e non un comico, ormai la valanga è in movimento.<br />MOLTO PIÙ DEMOCRATICO DI CHI LO ACCUSA<br />Il film si ferma qui, perciò non si sa se il redivivo Hitler riuscirà a tornare ad essere il Führer dei tedeschi a furor di popolo ("lui", nel film, a chi lo accusa di essere antidemocratico ricorda che, al contrario, è stato eletto nel 1933 con un votazione plebiscitaria, e di essere, perciò, molto più democratico di chi lo accusa), ma astutamente nasconde la mano dopo aver lanciato il sasso. Il film fa anche ridere, sì, ma dice in pratica che la storia può ripetersi, e hai voglia di demonizzare! Infatti, il Führer e, da noi, il Duce, spuntarono tra i loro popoli in una situazione di gravissima crisi economica, di disordini continui, di corruzione diffusa, di scollamento plateale tra la gente e le classi dirigenti, di conseguente disaffezione politica, di delusione quando non disperazione. Vi ricorda niente?<br />Mutatis mutandis, ecco il messaggio del film: siamo seduti su un vulcano (e se così si sentono i tedeschi, gli italiani su che cosa stanno seduti?); il primo che si alzerà e dirà «signori, datemi tutto in mano ché ci penso io» ha agghiaccianti probabilità di essere ascoltato. Per quanto folle possa essere la sua filosofia di fondo. Come la pensasse Hitler si sapeva dal suo Mein Kampf. La sua visione era già tutta lì. Ed era, ripetiamo, agghiacciante.<br />E SE IN ITALIA...<br />Pochi giorni fa, in Italia, è scomparso un ideologo che ha scritto un solo libro e ha fondato un movimento politico di tutto rispetto, il quale ha avuto i suffragi di tutti gli "indignati" italici e il cui front-man è un comico. Lungi da noi, ovviamente, paragonare Casaleggio a Hitler, ci...]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:keywords>casaleggio,guru,hitler,ideologo,meinkampf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f98e110608986c36f8ba4de1045f96e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Era meglio quando non si facevano i funerali a chi si suicidava?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/era-meglio-quando-non-si-facevano-i-funerali-a-chi-si-suicidava--69518764</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4080<br /><br />ERA MEGLIO QUANDO NON SI FACEVANO I FUNERALI A CHI SI SUICIDAVA? di Rino Cammilleri<br /> <br />Fabrizio De André tornava volentieri sul tema "suicidio". La prima volta, ne La ballata del Miche', se la prese con la Chiesa che, spietata, negava ai suicidi il funerale religioso. Nel brano scritto in memoria di Luigi Tenco, morto suicida, scavalcò la Chiesa spietata e si disse sicuro che il Paradiso accoglie tutti, «perché non c'è l'Inferno nel mondo del buon Dio». Infine, in Andrea, buttò la spugna e non fece commenti metafisici sul suicidio del protagonista.<br />DAVVERO SPIETATA?<br />Ma era davvero spietata, quella Chiesa "costantiniana" che non ammetteva i suicidi nei camposanti? Oggi la moderna scienza psichiatrica ci informa che più spesso di quanto si creda chi commette suicidio non è pienamente in sé, perciò la sua responsabilità personale è quanto meno dubbia. E il (vecchio) catechismo ci dice(va) che per un peccato mortale ci vogliono «piena avvertenza e deliberato consenso». L'uomo odierno non sa più nemmeno che cosa vogliano dire termini come "peccato" e, figurarsi, "mortale", perciò i vecchi sistemi forse vanno davvero rivisti. Può darsi che papa Francesco si senta come Giona davanti a Ninive, i cui abitanti «non sanno distinguere la destra dalla sinistra». Come l'uomo d'oggi. I niniviti capivano solo il bastone («Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta»), l'uomo d'oggi nemmeno quello; da qui la strategia della "misericordia".<br />Ma, insisto, davvero la Chiesa "pre-" era spietata quando negava l'ultimo viatico a un disperato? O era piuttosto l'estremo avvertimento, del tipo «chi tocca i fili muore» (con tanto di teschio e tibie per gli analfabeti)? C'è qualcosa di peggio di una sofferenza - al momento - senza via d'uscita: questo era ciò che diceva con quel rifiuto opposto a chi credeva, ingannato dall'Ingannatore («mendax et homicida ab initio»), di trovare la pace eterna. Così, colui che era tentato all'estremo gesto aveva un'ultima opportunità di dissuasione: la paura boja di finire "peggio, e molto", in una fossa, tanto per chiarire, senza croce sopra. Si chiama deterrenza.<br />E OGGI?<br />Oggi, però, le teste sono cambiate, a quanto pare. Così, a una poveretta morta mentre abortiva, a un'assassinata durante un amplesso extraconiugale, a un notorio laicista, a un suicida vengono misericordiosamente elargiti i funerali con rito cattolico insieme alle loro chitarre, gli amati cani, le bandiere della squadra di calcio del cuore. É vero, i tempi sono difficili e, se così non facesse, la Chiesa verrebbe, appunto, tacciata di spietatezza. Vien da chiedersi, comunque, se erano meno "difficili" i tempi in cui Cavour mandava in galera arcivescovi e cardinali colpevoli di non voler cantare il solenne Te Deum alle Glorie della Patria Risorgimentale. Il beato Pio IX scomunicò tutti i Padri dell'Italia Unita e sospese a divinis il frate che, contravvenendo agli ordini, amministrò l'Estrema Unzione a Cavour senza che questo si fosse preventivamente pentito delle sue confische e spoliazioni.<br />Vittorio Emanuele II, convivente more uxorio con la "bela Rosin", era nella tenuta reale di San Rossore quando, per un influenza, temendo di morire (a quel tempo non c'erano gli antibiotici) mandò a chiamare l'arcivescovo di Pisa. Il quale gli mandò a dire che, se voleva i sacramenti, doveva a) sposarsi regolarmente, b) ritrattare tutto quel che aveva fatto contro la Chiesa e il cattolicesimo. Si badi: il prelato sapeva bene quali ritorsioni rischiavano sia lui che tutto quel che lui rappresentava. Il Re capitolò, chiedendo solo che la cosa non trapelasse. Affare fatto, perché a quella Chiesa "spietata" interessava solo la salvezza della di lui anima.<br />UN BIMBONE MAI CRESCIUTO<br />Ma, come si è detto, erano altri tempi. Oggi i tempi sono - mi scuso per la tautologia - diversi e forse l'uomo contemporaneo non merita di essere preso sul serio, trattato da adulto e non da bimbone mai cresciuto. Mi si dirà che, così, lo si lascia nella sua infanzia beota, ma non sta a me decidere strategie e modus operandi. Da cronista, tuttavia, registro quel che vedo. E vedo uno scollamento epocale tra il ceto dirigente e il popolo, sia nel versante laico che in quello religioso. Il popolo, come al tempo del Socialismo Reale, sta votando coi piedi. Verso le piazze, verso i santuari mariani. Ma forse è troppo presto per un bilancio: la Chiesa ragiona in termini di secoli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69518764</guid><pubDate>Wed, 27 Jan 2016 13:47:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69518764/era_meglio_quando_non_si_facevano_i_funerali.mp3" length="5130493" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4080

ERA MEGLIO QUANDO NON SI FACEVANO I FUNERALI A CHI SI SUICIDAVA? di Rino Cammilleri
 
Fabrizio De André tornava volentieri sul tema "suicidio". La prima volta, ne La ballata del Miche', se la prese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4080<br /><br />ERA MEGLIO QUANDO NON SI FACEVANO I FUNERALI A CHI SI SUICIDAVA? di Rino Cammilleri<br /> <br />Fabrizio De André tornava volentieri sul tema "suicidio". La prima volta, ne La ballata del Miche', se la prese con la Chiesa che, spietata, negava ai suicidi il funerale religioso. Nel brano scritto in memoria di Luigi Tenco, morto suicida, scavalcò la Chiesa spietata e si disse sicuro che il Paradiso accoglie tutti, «perché non c'è l'Inferno nel mondo del buon Dio». Infine, in Andrea, buttò la spugna e non fece commenti metafisici sul suicidio del protagonista.<br />DAVVERO SPIETATA?<br />Ma era davvero spietata, quella Chiesa "costantiniana" che non ammetteva i suicidi nei camposanti? Oggi la moderna scienza psichiatrica ci informa che più spesso di quanto si creda chi commette suicidio non è pienamente in sé, perciò la sua responsabilità personale è quanto meno dubbia. E il (vecchio) catechismo ci dice(va) che per un peccato mortale ci vogliono «piena avvertenza e deliberato consenso». L'uomo odierno non sa più nemmeno che cosa vogliano dire termini come "peccato" e, figurarsi, "mortale", perciò i vecchi sistemi forse vanno davvero rivisti. Può darsi che papa Francesco si senta come Giona davanti a Ninive, i cui abitanti «non sanno distinguere la destra dalla sinistra». Come l'uomo d'oggi. I niniviti capivano solo il bastone («Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta»), l'uomo d'oggi nemmeno quello; da qui la strategia della "misericordia".<br />Ma, insisto, davvero la Chiesa "pre-" era spietata quando negava l'ultimo viatico a un disperato? O era piuttosto l'estremo avvertimento, del tipo «chi tocca i fili muore» (con tanto di teschio e tibie per gli analfabeti)? C'è qualcosa di peggio di una sofferenza - al momento - senza via d'uscita: questo era ciò che diceva con quel rifiuto opposto a chi credeva, ingannato dall'Ingannatore («mendax et homicida ab initio»), di trovare la pace eterna. Così, colui che era tentato all'estremo gesto aveva un'ultima opportunità di dissuasione: la paura boja di finire "peggio, e molto", in una fossa, tanto per chiarire, senza croce sopra. Si chiama deterrenza.<br />E OGGI?<br />Oggi, però, le teste sono cambiate, a quanto pare. Così, a una poveretta morta mentre abortiva, a un'assassinata durante un amplesso extraconiugale, a un notorio laicista, a un suicida vengono misericordiosamente elargiti i funerali con rito cattolico insieme alle loro chitarre, gli amati cani, le bandiere della squadra di calcio del cuore. É vero, i tempi sono difficili e, se così non facesse, la Chiesa verrebbe, appunto, tacciata di spietatezza. Vien da chiedersi, comunque, se erano meno "difficili" i tempi in cui Cavour mandava in galera arcivescovi e cardinali colpevoli di non voler cantare il solenne Te Deum alle Glorie della Patria Risorgimentale. Il beato Pio IX scomunicò tutti i Padri dell'Italia Unita e sospese a divinis il frate che, contravvenendo agli ordini, amministrò l'Estrema Unzione a Cavour senza che questo si fosse preventivamente pentito delle sue confische e spoliazioni.<br />Vittorio Emanuele II, convivente more uxorio con la "bela Rosin", era nella tenuta reale di San Rossore quando, per un influenza, temendo di morire (a quel tempo non c'erano gli antibiotici) mandò a chiamare l'arcivescovo di Pisa. Il quale gli mandò a dire che, se voleva i sacramenti, doveva a) sposarsi regolarmente, b) ritrattare tutto quel che aveva fatto contro la Chiesa e il cattolicesimo. Si badi: il prelato sapeva bene quali ritorsioni rischiavano sia lui che tutto quel che lui rappresentava. Il Re capitolò, chiedendo solo che la cosa non trapelasse. Affare fatto, perché a quella Chiesa "spietata" interessava solo la salvezza della di lui anima.<br />UN BIMBONE MAI CRESCIUTO<br />Ma, come si è detto, erano altri tempi. Oggi i tempi sono - mi scuso per la tautologia - diversi e forse l'uomo contemporaneo non merita di essere preso sul serio, trattato...]]></itunes:summary><itunes:duration>321</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a5af9c664189b5dbe2823397917ae943.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vera storia del re Luigi XIII</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-storia-del-re-luigi-xiii--69187680</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4028" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4028</a><br /><br />LA VERA STORIA DEL RE LUIGI XIII CHE IL ROMANZO DEI TRE MOSCHETTIERI VOLEVA INFANGARE di Rino Cammilleri<br /> <br />Nei romanzi di Alexander Dumas il re di Francia, Luigi XIII, è presentato come un brav'uomo tutto sommato, però regolarmente tradito dalla moglie Anna d'Austria, che prima se la fa col duca inglese di Buckingham (e viene salvata dai Tre Moschettieri più Uno, che sventano in extremis la scoperta del suo adulterio), poi partorisce due gemelli avuti addirittura da D'Artagnan. I gemelli, uno buona e uno cattivo, diventano a turno Luigi XIV, il Re Sole, prima che quello cattivo finisca in una cella con addosso la Maschera di Ferro. Poiché i Tre Moschettieri più Uno combattono tutto il tempo contro il perfido cardinale Richelieu, si capisce dalla trilogia (I tre moschettieri , Vent'anni dopo e Il visconte di Bragelonner) da che parte tirasse la simpatia dell'Autore.<br />I DUMAS<br />D'altra parte, certe simpatie le aveva respirate fin dalla nascita. Il suo vero cognome era La Pailleterie, ma suo padre Thomas era conosciuto come le general dumas, perché filio di un proprietario francese e una schiava haitiana. Quest'ultima, africna, era addetta "alla masseria" (in francese, la femme du mas). Thomas nacque mulatto e anche suo figlio Alexandre era di color Obama. Thomas fece carriera nell'esercito durante la Rivoluzione francese e la proseguì con Napoleone. Alexandre, lo scrittore, era fiero del soprannome del padre, le cui idee ereditò: quando divenne ricco e famoso raggiunse Garibaldi in Sicilia e finanziò generosamente i Mille. L'Eroe dei Due Mondi lo compensò nominandolo Ministro della Cultura nella Napoli "liberata". In tale carica , tuttavia, il Dumas rimase poco perché fu cacciato da una sollevazione dei napoletani, i quali non avevano gradito l'apertura al pubblico delle sale pompeiane "a luci rosse" nel museo ex borbonico. Suo figlio, Alexandre Dumas jr., lo ebbe da una sarta vicina di pianerottolo (che tuttavia non sposò, preferendole un'altra di maggior ceto).<br />Dumas junior, entrato nella storia della letteratura praticamente per una sola opera (La signora delle camelie) passò i guai giudiziari a causa della sua simpatia per l'anarchico italiano Sante Caserio, uccisore del presidente francese Carnot. Insomma, nonno, figlio e nipote erano, ciascuno al suo tempo, tutti e tre "di sinistra" (ma, come al solito, col portafogli a destra). La denigrazione sistematica dell'Ancien Regime, quando Trono e Altare collaboravano (e i re sceglievano i loro primi ministri tra i cardinali), era la monotona ossessione dei laudatori del giacobinismo e Dumas senior ne fece la filosofia dell'intera sua vastissima produzione. Da qui Richelieu malvagio e Luigi XIII fesso e cornuto. I Tre Moschettieri li troviamo impegnati anche all'assedio de La Rochelle, la fortezza ugonotta (cosi erano chiamati i calvinisti francesi) sull'Atlantico che, ricevendo continuamente aiuti dagli inglesi, costituiva una pericolosa porta d'ingresso alla Francia.<br />I LUIGI (XIII E XIV)<br />La storia (vera) dice che Luigi XIII, non riuscendo a venirne a capo, convocò i domenicani nella capitale e chiese loro di guidare la recita del Rosario davanti a tutta la corte. Poi li mandò come cappellani alle sue truppe che assediavano La Rochelle. I religiosi distribuirono migliaia di rosari ai soldati. Ogni sera, al lume delle torce, una statua della Madonna veniva portata in processione attorno alle mura, mentre i combattenti intonavano inni alla Vergine sotto il naso dei protestanti. L'importante piazzaforte si arrese l'1 novembre 1628 e con la sua caduta cessarono definitivamente le guerre di religione che avevano squassato la Francia per decenni. Il re, in memoria dell'evento,fece innalzare a Parigi la grande chiesa di Notre Dame del Victoires e consacrò solennemente il regno alla Madre di Dio.<br />Luigi XIII aveva anche un altro motivo di gratitudine nei confronti della Madonna. Lui e Anna d'Austria si erano sposati giovanissimi nel 1615,ma per ventidue anni la regina non ebbe che una serie di aborti spontanei. Avere figli, per un re, non era solo il coronamento di un normale desiderio di paternità. Senza eredi al trono, un regno rischiava di cadere preda di guerre senza fine per la successione. Luigi e Anna ricorsero perciò alle preghiere dei sudditi. E il 27 ottobre 1637 frère Fiacre, un agostiniano del convento annesso a Notre-Dame del Victorie, mentre era in preghiera con i confratelli nel coro udì distintamente una voce interiore che gli diceva quanto segue: la regina doveva chiedere che si recitassero tre novene alla Madonna perché facesse il miracolo, una al santuario di Notre-Dame de Graces in Provenza, una in Notre-Dame di Parigi e una proprio a Notre-Dame des Victories.<br />QUELLA VOCE<br />Non era la prima volta che il frate sentiva quella voce. Già due anni addietro, quando era ancora novizio, l'aveva avvertita. Ne aveva riferito ai superiori ma questi erano scettici. La notte del 3 novembre a Fiacre apparve la Madonna in persona. Aveva un neonato che vagiva tra le braccia. Disse che si trattava del figlio sospirato, il Delfino, e che Dio lo avrenne donato alla Francia se si fossero eseguite le tre novene. Poi mostrò al veggente il quadro mariano che si trovava in Provenza a Notre-Dame de Graces e il luogo in cui era posto. Frèèe Fiacre avvertì subito i sueriori, che questa volta gli diedero retta. Ma, poiché né lui né loro avevano mai visitato il santuario provenzale indicato dalla Vergine, vennero consultati alcuni fedeli che c'erano appena stati in pellegrinaggio. E questi confermarono l'esattezza della descrizione.<br />A quel punto i superiori si convinsero del tutto e si attivarono per allertare il cardinale de la Rochefoucauld, che aveva accesso alla coppia reale. I regnanti, una volta informati, approvarono e incoraggiarono l'iniziativa. Intanto, frère Fiacre, spinto dalla solita voce interiore, l'8 novembre aveva cominciato la novena in nome della regina. Nel frattempo, la richiesta agli altri santuari era partita dalla corte. Le tre novene vennero eseguite nei tempi prescritti e il 5 dicembre il voto dei reali era stato soddisfatto (nel 1824 il "Voto di Luigi XIII" diventò celebre quadro che decretò il successo del pittore Jean-Auguste-Dominique ingres). Nove esatti mesi dopo nacque il futuro Luigi XIV, cui venne imposto, tra gli altri, il nome di Dieudonné, "donato da Dio".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69187680</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2015 23:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69187680/la_vera_storia_del_re_luigi_xiii.mp3" length="7315583" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4028

LA VERA STORIA DEL RE LUIGI XIII CHE IL ROMANZO DEI TRE MOSCHETTIERI VOLEVA INFANGARE di Rino Cammilleri
 
Nei romanzi di Alexander Dumas il re di Francia, Luigi XIII, è presentato come un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4028" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4028</a><br /><br />LA VERA STORIA DEL RE LUIGI XIII CHE IL ROMANZO DEI TRE MOSCHETTIERI VOLEVA INFANGARE di Rino Cammilleri<br /> <br />Nei romanzi di Alexander Dumas il re di Francia, Luigi XIII, è presentato come un brav'uomo tutto sommato, però regolarmente tradito dalla moglie Anna d'Austria, che prima se la fa col duca inglese di Buckingham (e viene salvata dai Tre Moschettieri più Uno, che sventano in extremis la scoperta del suo adulterio), poi partorisce due gemelli avuti addirittura da D'Artagnan. I gemelli, uno buona e uno cattivo, diventano a turno Luigi XIV, il Re Sole, prima che quello cattivo finisca in una cella con addosso la Maschera di Ferro. Poiché i Tre Moschettieri più Uno combattono tutto il tempo contro il perfido cardinale Richelieu, si capisce dalla trilogia (I tre moschettieri , Vent'anni dopo e Il visconte di Bragelonner) da che parte tirasse la simpatia dell'Autore.<br />I DUMAS<br />D'altra parte, certe simpatie le aveva respirate fin dalla nascita. Il suo vero cognome era La Pailleterie, ma suo padre Thomas era conosciuto come le general dumas, perché filio di un proprietario francese e una schiava haitiana. Quest'ultima, africna, era addetta "alla masseria" (in francese, la femme du mas). Thomas nacque mulatto e anche suo figlio Alexandre era di color Obama. Thomas fece carriera nell'esercito durante la Rivoluzione francese e la proseguì con Napoleone. Alexandre, lo scrittore, era fiero del soprannome del padre, le cui idee ereditò: quando divenne ricco e famoso raggiunse Garibaldi in Sicilia e finanziò generosamente i Mille. L'Eroe dei Due Mondi lo compensò nominandolo Ministro della Cultura nella Napoli "liberata". In tale carica , tuttavia, il Dumas rimase poco perché fu cacciato da una sollevazione dei napoletani, i quali non avevano gradito l'apertura al pubblico delle sale pompeiane "a luci rosse" nel museo ex borbonico. Suo figlio, Alexandre Dumas jr., lo ebbe da una sarta vicina di pianerottolo (che tuttavia non sposò, preferendole un'altra di maggior ceto).<br />Dumas junior, entrato nella storia della letteratura praticamente per una sola opera (La signora delle camelie) passò i guai giudiziari a causa della sua simpatia per l'anarchico italiano Sante Caserio, uccisore del presidente francese Carnot. Insomma, nonno, figlio e nipote erano, ciascuno al suo tempo, tutti e tre "di sinistra" (ma, come al solito, col portafogli a destra). La denigrazione sistematica dell'Ancien Regime, quando Trono e Altare collaboravano (e i re sceglievano i loro primi ministri tra i cardinali), era la monotona ossessione dei laudatori del giacobinismo e Dumas senior ne fece la filosofia dell'intera sua vastissima produzione. Da qui Richelieu malvagio e Luigi XIII fesso e cornuto. I Tre Moschettieri li troviamo impegnati anche all'assedio de La Rochelle, la fortezza ugonotta (cosi erano chiamati i calvinisti francesi) sull'Atlantico che, ricevendo continuamente aiuti dagli inglesi, costituiva una pericolosa porta d'ingresso alla Francia.<br />I LUIGI (XIII E XIV)<br />La storia (vera) dice che Luigi XIII, non riuscendo a venirne a capo, convocò i domenicani nella capitale e chiese loro di guidare la recita del Rosario davanti a tutta la corte. Poi li mandò come cappellani alle sue truppe che assediavano La Rochelle. I religiosi distribuirono migliaia di rosari ai soldati. Ogni sera, al lume delle torce, una statua della Madonna veniva portata in processione attorno alle mura, mentre i combattenti intonavano inni alla Vergine sotto il naso dei protestanti. L'importante piazzaforte si arrese l'1 novembre 1628 e con la sua caduta cessarono definitivamente le guerre di religione che avevano squassato la Francia per decenni. Il re, in memoria dell'evento,fece innalzare a Parigi la grande chiesa di Notre Dame del Victoires e consacrò solennemente il regno alla Madre di Dio.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>dieudonnè,luigixiii,moschettieri,re,richelieu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7f97904b3a34c1bc8a396f5284c66e6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La parte finale della vita della Madonna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-parte-finale-della-vita-della-madonna--68848412</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4005" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4005</a><br /><br />LA PARTE FINALE DELLA VITA DELLA MADONNA di Rino Cammilleri<br /> <br />Come sappiamo dal Vangelo, Gesù prima di morire in croce affidò la Madonna al discepolo Giovanni, l'unico che non era scappato. A giustificazione degli altri discepoli va detto che Giovanni, probabilmente, con la sua azienda di pesca era regolare fornitore della casa del Sommo Sacerdote, il quale lo conosceva (infatti, Giovanni fu ammesso all'interrogatorio di Gesù e, grazie al suo passi, fece entrare anche Pietro). Insomma, era relativamente al riparo dall'ira del Sinedrio. A quel tempo una vedova senza risorse non aveva prospettive e Maria era ormai sola al mondo; madre, per giunta, di un giustiziato. Giovanni, poi, era non solo il discepolo "migliore" di Gesù ma, essendo il più giovane di tutti, sarebbe rimasto con lei più a lungo. D'altra parte, sappiamo che gli altri Apostoli morirono tutti di morte violenta. Tutti tranne lui. Un'altra vedova al posto di Maria, vedendo agonizzare l'unico figlio, magari avrebbe pensato: adesso che sarà di me? Ed è singolare - se non misterioso - che Gesù abbia atteso quasi fino al momento di spirare per provvedere al futuro di sua Madre.<br />PERCHÉ PROPRIO A EFESO?<br />Bene, Maria seguì da quel momento Giovanni e questo, dopo varie peripezie, andò a stabilirsi a Efeso, portandosela dietro. Perché proprio a Efeso? Perché le persecuzioni sinedrite avevano fatto scappare tutti i "nazareni" da Gerusalemme e a Efeso c'era una loro folta comunità. Efeso, per giunta, era una città molto grande e trafficata. Più facile, dunque, passare inosservati.<br />Non solo, a Efeso, capoluogo della provincia d'Asia, la protezione romana era più sicura che nella turbolenta Gerusalemme. Efeso era una delle più splendide e ricche metropoli dell'impero romano e il suo porto era importantissimo. Paolo, dicono gli Atti (19,1 ss.) fu ad Efeso negli anni 52-55 e trovò subito materiale da evangelizzare. Qui vi erano dodici ebrei già discepoli di Giovanni il Battista e da lui battezzati. Il battista aveva additato Gesù come Messia e loro gli avevano creduto. Paolo, dunque li ri-battezzò col battesimo di Cristo e quelli, ricevuto lo Spirito, si misero a parlare in lingue e a profetizzare. La predicazione del Battista aveva avuto molti seguaci nella diaspora ebraica, specialmente fra quegli ebrei di Alessandria i cui intellettuali cercavano una conciliazione tra la Scrittura e la filosofia greca.<br />Uno di questi era Apollo o Apollonio, grande oratore alessandrino che aveva creduto in Gesù e aveva evangelizzato Corinto, permettendo a Paolo la sua missione a Efeso (dove Apollo gli aveva già aperto la strada). Qui Paolo, ospite in casa di Aquila e Priscilla, come suo solito cercò di spiegare la dottrina di Gesù in sinagoga, ma, tanto per cambiare, ottenne più che altro ostilità. Allora affittò per alcune ore al giorno l'aula di un maestro locale, Tiranno, dove poteva parlare non solo il sabato (come doveva fare in sinagoga) ma tutti i giorni. I suoi discepoli aumentarono anche perché ci si accorse che tutti gli oggetti che erano stati a contatto con lui (fazzoletti, grembiuli, eccetera) guarivano i malati. E soprattutto liberavano gli ossessi. Arrivò allora in città un ebreo di casta sacerdotale, Sceva, che insieme ai suoi sette figli faceva l'esorcista itinerante. Aggiunsero ai nomi magici che usavano nelle loro pratiche anche "quel Gesù che Paolo predicava" (19,12). Un indemoniato rispose loro che conosceva sia Gesù che Paolo, ma non loro. E li caricò di mazzate, tanto da metterli tutti e otto in fuga - da solo - laceri, pesti e sanguinanti. Questo fatto, ovviamente, aumentò a dismisura la fama di Paolo: "Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche di magia e un numero considerevole di persone, che avevano esercitato arti magiche, portavano i loro libri e li bruciavano davanti a tutti. Ne fu calcolato il valore complessivo e si trovò che era di cinquantamila monete d'argento" (19,18). Una cifra spropositata, ma che rende l'idea della diffusione delle pratiche stregonesche a Efeso. Anzi, i libri di magia locali erano talmente famosi in tutto l'impero da avere un nome preciso: Lettere Efesine. Queste erano non solo usate ma c'era anche chi le portava, miniaturizzate, al collo come amuleti. Un altro amuleto molto diffuso era un mini-tempio d'argento. Si, perché vanto di Efeso era il suo enorme tempio di Diana, una delle sette meraviglie del mondo antico: era una costruzione straordinaria, retta da ben centoventi colonne di marmo pregiato e zeppa della ricchezze offerte da fedeli provenienti da ogni dove. Diana per i romani e Artemide per i greci era raffigurata in una grande statua di legno nero che si riteneva fosse caduta dal cielo. Ora, nella mitologia greca Artemide, figlia di Giove e Latona, era la dea cacciatrice, rappresentata con l'arco in mano. Era anche la dea vergine per antonomasia. Sorella di Apollo, dio del sole, era di converso la dea della luna e la falce della luna simboleggiava il suo arco. Fa riflettere il fatto che San Giovanni Evangelista, trasferitosi a Efeso insieme a Maria, vide, nell' "Apocalisse", la Vergine con la falce della luna sotto ai piedi. La Vergine è la Madonna, colei che schiaccia il capo al serpente che è il demonio. Così, Efeso, patria del culto della dea-vergine e lunare, nonché ricettacolo di demoni e indemoniati, venne esorcizzata dalla presenza della Madre di Dio.<br />LA MADRE DI TUTTI I VIVENTI<br />Ma c'è di più, l'Artemide Efesina aveva anche un altro aspetto: era venerata come madre di tutti i viventi, la Grande Madre. Infatti, la sua statua aveva la parte inferiore, fasciata, ricoperta di iscrizioni e simboli animali; ma quella superiore era nuda e dal petto pendevano decine di mammelle. Come dea della fecondità il suo culto risentiva di influenze asiatiche e ormai somigliava più a quelle dell'Astarte Siriaca e dell'Afrodite Cipriota, con tanto di prostituzione sacra praticata nel suo tempio. Pure in questo aspetto, la Madonna, madre dei nuovi viventi (in Cristo) come Eva lo era stata dei vecchi (anzi, Madre della Vita stessa, perché Cristo è Via-Verità-Vita), sostituisce l'antica divinità pagana che così si rivela per quel che era: pallida e grottesca prefigurazione. Anche questo contribuì ad aprire gli occhi a moltissimi efesini (gli antichi erano molto più sensibili di noi ai segni e ai simboli).<br />Ma il vero Dio ha sempre un concorrente potentissimo nel cuore degli uomini: Mammona. Infatti, la corporazione degli orafi, aizzata dal suo capo Demetrio, accusò il colpo che la nuova fede infliggeva al commercio dei famosi tempietti d'argento. Gli orafi misero allora la città in subbuglio e la adunarono nel teatro (quello di Efeso era uno dei più grandi del mondo: trentamila posti). Qui furono trascinati Caio e Aristraco di Tessalonico, due compagni di Paolo, mentre la folla tumultuava accusandoli di sovversione di fronte agli Asiarchi, i funzionari preposti al culto e ai giochi. Paolo a quel punto avrebbe voluto presentarsi, ma i discepoli glielo impedirono perché correva brutta aria. Ci pensarono i giudei a dare in pasto alla folla Alessandro, un ebreo molto conosciuto e influente che però aveva abbracciato il nuovo credo. Questi voleva parlare ma lo schiamazzo e le urla ritmate ("Grande è l'Artemide degli Efesini!", At 19,34) non glielo consentirono. Per sua fortuna intervenne il cancelliere (capo amministrativo della città) e, ricordando ai presenti il rischio dell'accusa di sedizione, li convinse a rimettere la faccenda al giudizio del Proconsole. Quest'ultimo in tempi determinanti, percorreva la provincia e ascoltava i casi che gli venivano sottoposti. Ma Paolo non ne attese l'arrivo e, per non mettere a repentaglio la sorte dei cristiani efesini, preferì andarsene.<br />FIN QUI GLI ATTI<br />Giovanni Evangelista andò a stare ad Efeso probabilmente dopo l'uccisione di suo fratello Giacomo e l'imprigionamento di Pietro (che, liberato da un angelo, lasciò Gerusalemme). Sappiamo da sant'Ireneo della "Chiesa di Efeso, fondata da Paolo, nella quale fino all'età di Traiano fu presente Giovanni" (Adversus haereses, III,4: Ireneo era stato discepolo di san Policarpo, il quale era stato discepolo diretto di Giovanni). Giovanni resuscitò un morto a Efeso e ciò ne determinò l'arresto. Portato a Roma, dice Tertulliano che fu gettato in un pentolone di olio bollente ma ne uscì miracolosamente illeso. Non riuscendo ad ucciderlo, se ne sbarazzarono relegandolo nell'isola di Patmos, di fronte a Efeso. Qui scrisse l'Apocalisse. Dopo qualche anno, liberato, tornò a morire a Efeso. La Madonna era già salita al cielo: secondo le visioni di Anna Katharina Emmerick (1774-1824), all'età di sessantadue anni.<br />Già, la Emmerick. La veggente della Westfalia aveva "visto" come in un film la vita di Maria; e lo scrittore Clemens von Brentano, che annotava le sue visioni, ne aveva tratto il libro Vita della Santa Vergine Maria. Seguendo le indicazioni contenute in questo libro, nel 1881 due archeologi trovarono la casa in cui la Madonna aveva vissuto a Efeso. Le descrizioni erano precisissime e tanto più stupefacenti se si pensa che la veggente era analfabeta, non si era mai mossa dal suo villaggio né dal letto in cui aveva trascorso quasi tutta la sua vita da malata. Il posto, si scoprì, era già oggetto di antichissima venerazione, ma pochi erano quelli che ne conservavano qualche memoria. Infatti, l'antica Efeso non esisteva più e, per giunta, da parecchi secoli la zona era inglobata dalla Turchia musulmana, perciò la presenza cristiana era ridotta al lumicino. Eppure, il luogo conservava nel nome il riferimento alla "casa di Maria", Meryem ana evi. Tutto corrispondeva a quello che]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68848412</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2015 13:02:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68848412/la_parte_finale_della_vita_della_madonna.mp3" length="12869425" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4005

LA PARTE FINALE DELLA VITA DELLA MADONNA di Rino Cammilleri
 
Come sappiamo dal Vangelo, Gesù prima di morire in croce affidò la Madonna al discepolo Giovanni, l'unico che non era scappato. A...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4005" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4005</a><br /><br />LA PARTE FINALE DELLA VITA DELLA MADONNA di Rino Cammilleri<br /> <br />Come sappiamo dal Vangelo, Gesù prima di morire in croce affidò la Madonna al discepolo Giovanni, l'unico che non era scappato. A giustificazione degli altri discepoli va detto che Giovanni, probabilmente, con la sua azienda di pesca era regolare fornitore della casa del Sommo Sacerdote, il quale lo conosceva (infatti, Giovanni fu ammesso all'interrogatorio di Gesù e, grazie al suo passi, fece entrare anche Pietro). Insomma, era relativamente al riparo dall'ira del Sinedrio. A quel tempo una vedova senza risorse non aveva prospettive e Maria era ormai sola al mondo; madre, per giunta, di un giustiziato. Giovanni, poi, era non solo il discepolo "migliore" di Gesù ma, essendo il più giovane di tutti, sarebbe rimasto con lei più a lungo. D'altra parte, sappiamo che gli altri Apostoli morirono tutti di morte violenta. Tutti tranne lui. Un'altra vedova al posto di Maria, vedendo agonizzare l'unico figlio, magari avrebbe pensato: adesso che sarà di me? Ed è singolare - se non misterioso - che Gesù abbia atteso quasi fino al momento di spirare per provvedere al futuro di sua Madre.<br />PERCHÉ PROPRIO A EFESO?<br />Bene, Maria seguì da quel momento Giovanni e questo, dopo varie peripezie, andò a stabilirsi a Efeso, portandosela dietro. Perché proprio a Efeso? Perché le persecuzioni sinedrite avevano fatto scappare tutti i "nazareni" da Gerusalemme e a Efeso c'era una loro folta comunità. Efeso, per giunta, era una città molto grande e trafficata. Più facile, dunque, passare inosservati.<br />Non solo, a Efeso, capoluogo della provincia d'Asia, la protezione romana era più sicura che nella turbolenta Gerusalemme. Efeso era una delle più splendide e ricche metropoli dell'impero romano e il suo porto era importantissimo. Paolo, dicono gli Atti (19,1 ss.) fu ad Efeso negli anni 52-55 e trovò subito materiale da evangelizzare. Qui vi erano dodici ebrei già discepoli di Giovanni il Battista e da lui battezzati. Il battista aveva additato Gesù come Messia e loro gli avevano creduto. Paolo, dunque li ri-battezzò col battesimo di Cristo e quelli, ricevuto lo Spirito, si misero a parlare in lingue e a profetizzare. La predicazione del Battista aveva avuto molti seguaci nella diaspora ebraica, specialmente fra quegli ebrei di Alessandria i cui intellettuali cercavano una conciliazione tra la Scrittura e la filosofia greca.<br />Uno di questi era Apollo o Apollonio, grande oratore alessandrino che aveva creduto in Gesù e aveva evangelizzato Corinto, permettendo a Paolo la sua missione a Efeso (dove Apollo gli aveva già aperto la strada). Qui Paolo, ospite in casa di Aquila e Priscilla, come suo solito cercò di spiegare la dottrina di Gesù in sinagoga, ma, tanto per cambiare, ottenne più che altro ostilità. Allora affittò per alcune ore al giorno l'aula di un maestro locale, Tiranno, dove poteva parlare non solo il sabato (come doveva fare in sinagoga) ma tutti i giorni. I suoi discepoli aumentarono anche perché ci si accorse che tutti gli oggetti che erano stati a contatto con lui (fazzoletti, grembiuli, eccetera) guarivano i malati. E soprattutto liberavano gli ossessi. Arrivò allora in città un ebreo di casta sacerdotale, Sceva, che insieme ai suoi sette figli faceva l'esorcista itinerante. Aggiunsero ai nomi magici che usavano nelle loro pratiche anche "quel Gesù che Paolo predicava" (19,12). Un indemoniato rispose loro che conosceva sia Gesù che Paolo, ma non loro. E li caricò di mazzate, tanto da metterli tutti e otto in fuga - da solo - laceri, pesti e sanguinanti. Questo fatto, ovviamente, aumentò a dismisura la fama di Paolo: "Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche di magia e un numero considerevole di persone, che avevano esercitato arti magiche,...]]></itunes:summary><itunes:duration>805</itunes:duration><itunes:keywords>assunzione,efeso,maria,meryemanaevi,oliobollente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a1b45293d2b3e801a13b4cd6800f68fc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Stacchio eroe per caso, ma l'Italia non è il far west</title><link>https://www.spreaker.com/episode/stacchio-eroe-per-caso-ma-l-italia-non-e-il-far-west--67448094</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3765" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3765</a><br /><br />STACCHIO, EROE PER CASO, MA L'ITALIA NON E' IL FAR WEST di Rino Cammilleri<br /> <br />Che la giustizia sia cosa ormai diversa dalla legge è noto perfino a quei liberals di Hollywood, i quali, come tutti i buonisti di sinistra, hanno il portafogli a destra. Il che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, della loro malafede. Lo sanno bene che esiste un senso di equità insito in ogni uomo e che anche i cattivi hanno piena coscienza del bene e del male. Questi, infatti, sanno perfettamente che cosa sia il male, anche se lo scelgono (per gli altri, ovvio).<br />Hollywood, dicevamo, sforna da sempre film in cui il Giustiziere della Notte trionfa pure di giorno, perché il pubblico fa il tifo per lui. Sono rarissimi i thriller in cui il malvagio la fa franca, ed è tutto dire; di solito è roba da cineforum. Il cinema americano spopola in tutto il mondo proprio perché produce a getto continuo eroi, super o normali, cani-di-paglia o John Wayne, snipers o Captain America. E il finale prevede sempre - dico sempre - una pena proporzionata per il villain: più è stato pessimo e più la sua fine sarà efferata. Ben sapendo che il pubblico in sala non esiterà a prodursi nell'applauso liberatorio quando arrivano i nostri e sterminano i delinquenti. Noi italiani siamo dominati da una minoranza che impone la sua ideologia mutuata da quella della sinistra radicale americana, una ideologia la cui innaturalità è direttamente proporzionale allo spiegamento di forze e denari necessario per farla ingurgitare a un popolo riluttante. Ma pure da noi il best&amp; long-seller è Tex, tanto che perfino Diabolik ha dovuto darsi una regolata e trasformarsi in ladro gentiluomo.<br />IL VIDEO DELLA VICENDA STACCHIO<br />Perciò, vi prego di guardare il video della vicenda Stacchio come se fosse un film d'azione americano. C'è una fanciulla in pericolo, sola e terrorizzata. È chiusa dentro a un negozio fuori mano insieme a un "cliente" che è un rapinatore e lei lo ha capito. Lo ha visto in faccia, cosa che moltiplica il pericolo di vita all'inverosimile. Oltre il vetro blindato, quattro energumeni a volto coperto tempestano la porta di colpi di maglio. Il vetro si incrina sempre più, è solo questione di tempo prima che facciano irruzione. Ma la blindatura è robusta, quelli perdono la pazienza. Impugnano pistole e AK47 (altrimenti detti Kalashnikov, armi da guerra), cominciano a sparare per vieppiù atterrire quella disgraziata. Manca solo la musica incalzante di sottofondo: in un film ci sarebbe, perché lo spettatore sia coinvolto fin nelle viscere e gli si torcano le budella al pensiero che la poveretta potrebbe essere sua figlia o lui stesso. Lo spettatore, rodendosi le unghie, pensa: maledetti vigliacchi, che cosa aspetta Rambo a intervenire?<br />Nel film interverrà, certo, all'ultimo istante, e lo spettatore si scioglierà di sollievo quando Ringo centrerà in fronte i cattivi, uno per uno, fulminandoli senza neanche intimare l'alt. Questo il film. Nel video - non fiction ma reality eccome - che i tg ci hanno mostrato non c'era la musica di Morricone né gli effetti speciali. Solo la fredda luce della telecamera di sorveglianza e un silenzio agghiacciante. Ma nella storia c'era un Cavaliere. Né giovane, né bello, né prestante. Non era un Agente Speciale dello Shield, non era Bond né Freccia Verde in borghese. Aveva, sì, la divisa ma da - pensate un po' - benzinaio. Era uno qualsiasi, uno di noi, uno a cui le ingiustizie ai danni degli indifesi fanno bollire il sangue. Ma, a differenza della maggior parte di noi, non è scappato, non si è nascosto, non ha detto tra sé «non sono fatti miei, ci pensi la polizia quando e se verrà». Era uno di noi, un italiano che seguiva i telegiornali e sapeva bene quale aria tirava e tira in questo Paese catto-comunista i cui giacobini e pasciuti chierici sembra si siano alleati per rendere la vita della gente comune un inferno. Sapeva benissimo che sarebbe andato incontro a guai, a seccature senza fine, a processi. Lo sapeva, ma il cuore ha prevalso. Non era Terminator e non ha mirato agli occhi. Ha sparato in aria, poi alle gambe e solo dopo essere stato sventagliato a sua volta. Purtroppo ha ucciso: l'uomo colpito è morto dissanguato.<br />PURTROPPO?<br />E se avesse solo ferito? Il sopravvissuto che cosa avrebbe fatto? Aveva un fucile d'assalto, mica una doppietta da pernici. I politicamente corretti avrebbero, si sa, preferito un padre di famiglia morto e una commessa riempita di botte (nella migliore delle ipotesi). Ma la stragrande maggioranza del popolo sta con Graziano Stacchio, eroe per caso. Che non voleva uccidere nessuno, nemmeno i criminali, solo aiutare una poveretta innocente. Tra parentesi, il morto è stato abbandonato dai complici, i quali hanno pensato a se stessi lasciandolo a dissanguarsi: l'avessero soccorso, magari si sarebbe salvato. Sono sempre liberi. Il resto lo sapete: il benzinaio è indagato per «eccesso», i parenti del bandito vogliono risarcimenti. E noi? Certo, se ci intervistano per strada e la nostra faccia finisce in tivù diciamo il contrario di quel che pensiamo, e cioè che, sì, Stacchio ha ecceduto. Eh, abbiamo paura dell'Inquisizione P.C. Ma in cuor nostro, in questo mondo di valori invertiti (absit iniuria verbis), sogniamo Batman.<br />P.s.: Qualche anima bella se ne uscirà con il consueto «l'Italia non è il far west». E avrà ragione, perché nel far west la colt l'avevano anche i buoni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67448094</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2015 22:48:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67448094/stacchio_eroe_per_caso_ma_l_italia_non_e_il_far_west.mp3" length="5346159" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3765

STACCHIO, EROE PER CASO, MA L'ITALIA NON E' IL FAR WEST di Rino Cammilleri
 
Che la giustizia sia cosa ormai diversa dalla legge è noto perfino a quei liberals di Hollywood, i quali, come tutti i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3765" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3765</a><br /><br />STACCHIO, EROE PER CASO, MA L'ITALIA NON E' IL FAR WEST di Rino Cammilleri<br /> <br />Che la giustizia sia cosa ormai diversa dalla legge è noto perfino a quei liberals di Hollywood, i quali, come tutti i buonisti di sinistra, hanno il portafogli a destra. Il che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, della loro malafede. Lo sanno bene che esiste un senso di equità insito in ogni uomo e che anche i cattivi hanno piena coscienza del bene e del male. Questi, infatti, sanno perfettamente che cosa sia il male, anche se lo scelgono (per gli altri, ovvio).<br />Hollywood, dicevamo, sforna da sempre film in cui il Giustiziere della Notte trionfa pure di giorno, perché il pubblico fa il tifo per lui. Sono rarissimi i thriller in cui il malvagio la fa franca, ed è tutto dire; di solito è roba da cineforum. Il cinema americano spopola in tutto il mondo proprio perché produce a getto continuo eroi, super o normali, cani-di-paglia o John Wayne, snipers o Captain America. E il finale prevede sempre - dico sempre - una pena proporzionata per il villain: più è stato pessimo e più la sua fine sarà efferata. Ben sapendo che il pubblico in sala non esiterà a prodursi nell'applauso liberatorio quando arrivano i nostri e sterminano i delinquenti. Noi italiani siamo dominati da una minoranza che impone la sua ideologia mutuata da quella della sinistra radicale americana, una ideologia la cui innaturalità è direttamente proporzionale allo spiegamento di forze e denari necessario per farla ingurgitare a un popolo riluttante. Ma pure da noi il best&amp; long-seller è Tex, tanto che perfino Diabolik ha dovuto darsi una regolata e trasformarsi in ladro gentiluomo.<br />IL VIDEO DELLA VICENDA STACCHIO<br />Perciò, vi prego di guardare il video della vicenda Stacchio come se fosse un film d'azione americano. C'è una fanciulla in pericolo, sola e terrorizzata. È chiusa dentro a un negozio fuori mano insieme a un "cliente" che è un rapinatore e lei lo ha capito. Lo ha visto in faccia, cosa che moltiplica il pericolo di vita all'inverosimile. Oltre il vetro blindato, quattro energumeni a volto coperto tempestano la porta di colpi di maglio. Il vetro si incrina sempre più, è solo questione di tempo prima che facciano irruzione. Ma la blindatura è robusta, quelli perdono la pazienza. Impugnano pistole e AK47 (altrimenti detti Kalashnikov, armi da guerra), cominciano a sparare per vieppiù atterrire quella disgraziata. Manca solo la musica incalzante di sottofondo: in un film ci sarebbe, perché lo spettatore sia coinvolto fin nelle viscere e gli si torcano le budella al pensiero che la poveretta potrebbe essere sua figlia o lui stesso. Lo spettatore, rodendosi le unghie, pensa: maledetti vigliacchi, che cosa aspetta Rambo a intervenire?<br />Nel film interverrà, certo, all'ultimo istante, e lo spettatore si scioglierà di sollievo quando Ringo centrerà in fronte i cattivi, uno per uno, fulminandoli senza neanche intimare l'alt. Questo il film. Nel video - non fiction ma reality eccome - che i tg ci hanno mostrato non c'era la musica di Morricone né gli effetti speciali. Solo la fredda luce della telecamera di sorveglianza e un silenzio agghiacciante. Ma nella storia c'era un Cavaliere. Né giovane, né bello, né prestante. Non era un Agente Speciale dello Shield, non era Bond né Freccia Verde in borghese. Aveva, sì, la divisa ma da - pensate un po' - benzinaio. Era uno qualsiasi, uno di noi, uno a cui le ingiustizie ai danni degli indifesi fanno bollire il sangue. Ma, a differenza della maggior parte di noi, non è scappato, non si è nascosto, non ha detto tra sé «non sono fatti miei, ci pensi la polizia quando e se verrà». Era uno di noi, un italiano che seguiva i telegiornali e sapeva bene quale aria tirava e tira in questo Paese catto-comunista i cui giacobini e pasciuti chierici sembra si siano alleati...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>buoni,eroepercaso,farwest,pistole,stacchio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1e156ebdcb01d86f5d0e634daef8832b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tasse sulla casa sono furti legalizzati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tasse-sulla-casa-sono-furti-legalizzati--63032124</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3493</a><br /><br />LE TASSE SULLA CASA SONO FURTI LEGALIZZATI di Rino Cammilleri<br /> <br />L'italiano, quando teneva famiglia, aveva il record mondiale del risparmio. E questo risparmio andava in primis alla casa, che l'italiano si toglieva anche il pane di bocca pur di costruirsi, così che almeno i suoi figli avessero quel punto di partenza che lui non aveva avuto. Gli italiani erano perciò, percentualmente, un popolo di proprietari di case.<br />L'APPARTAMENTINO IN CITTÀ<br />La corsa alla casa continuò anche con l'inurbamento degli anni Sessanta, quando per "casa" si intendeva un appartamentino in città. Il quale, per forza di cose, costava quanto un vera casa "al paese". Non si è studiato abbastanza questo fenomeno, ma fu da lì che il numero di figli per famiglia scese a tre o due, mentre prima non c'era limite. I miei nonni, per esempio, avevano sette figli (al paese), mio padre (in città) tre. Negli anni Settanta il non avere figli divenne un fatto culturale, ma già nel decennio precedente erano le case la prima causa anticoncezionale, sia per il costo che per l'angustia. La casa di proprietà fu comunque sempre un punto di imbarazzo per il potente Pci, diviso tra l'odio alla proprietà privata e il fatto che la sua base elettorale, composta soprattutto da operai, era anch'essa italiana e, dunque, avida di "farsi la casa".<br />IL GOVERNO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO DI TASSARE LA CASA<br />Oggi abbiamo un governo di sinistra che fa cose di destra, come dicono, e addirittura può permettersi il lusso inaudito di far disperdere dalla polizia gli operai che manifestano perché temono di perdere il posto. Ma il vecchio vizio sinistro dell'odio alla proprietà non l'ha perso. Il sogno dei politici marxisti italiani era sempre stato la tassa patrimoniale: tu hai la villa e io la soffitta, perciò è giusto che tu paghi molto più di me. Come dimostrò Helmuth Schoeck nel suo celebre saggio L'invidia e la società, spesso alla base di slogan ideologici come "giustizia" e "eguaglianza" c'era l'invidia sociale, l'occhio malevolo di chi, nell'esempio fatto, passava davanti alle tue molte finestre e le paragonava al suo abbaino. Magari in quella villa, ereditata dal nonno, tu ci morivi di freddo perché non avevi di che pagarti il riscaldamento, non c'era neppure l'acqua corrente e l'elettricità, e il giardino era diventato un roveto. Ma all'invidioso non interessava: ça ira, les aristocrates à la lanterne. E così, dacché è stato deciso che l'Italia commissariata paghi i debiti senza se senza ma, quella devastazione che negli Usa hanno provocato i mutui subprime viene qui artificialmente creata con le tasse sulla casa.<br />UNA TASSA SUL PATRIMONIO<br />Come tutti sanno, una tassa sul patrimonio viene pagata col reddito: una tassa sulla casa la paghi attingendo al salario. E quando il salario non basta che fai? Vendi la casa per pagare le tasse sulla casa. Già, ma proprio le tasse sulla casa hanno fatto crollare il valore delle case, e devi svendere. Ammesso che trovi qualcuno che compri. Chi compra, poi, non può essere uno al tuo livello salariale, ma un ricco. Solo che il ricco la casa già ce l'ha e non è così scemo, di questi tempi, da investire in case. Qualche imprenditore ha cominciato a smantellare, per esempio, i capannoni, rendendoli inservibili: la sua attività era già scemata, il capannone produce solo imponibile fiscale. Andrà a finire così per le case d'abitazione, che torneranno alle banche fornitrici del mutuo. Ma neanche le banche sapranno a chi venderle o svenderle. Finiranno nel baratro anche le banche? Boh, staremo a vedere.<br />Abbiamo visto in televisione i cimiteri di case americane in vendita a un dollaro l'una ma che neanche così trovano acquirenti. Tranquilli, in Italia c'è l'art. 827 del codice, secondo il quale l'immobile abbandonato va allo Stato. Norma fascista, ma di quelle che, pur fasciste, facevano comodo a tutti, perciò è rimasta al suo posto. Già, ma oggi lo Stato che cosa se ne fa di tutte queste case? Ci sistema immigrati, rom, centri sociali? Sarebbe una bella mossa dell'oca: prima metti in strada quelli che qualcosa pur pagavano, ora ti ritrovi questi che sono, per te Stato, una spesa. Intanto, l'autodemolizione dei capannoni per motivi fiscali ci riporta ai bei tempi "piemontesi" delle tasse sulle porte e le finestre, che la gente murava per difendersi dal Fisco preferendo rischiare la tubercolosi. I savoiardi dovevano rifondere i debiti internazionali contratti per pagarsi le guerre risorgimentali, alla tisi dei sudditi avrebbero pensato dopo. Ma il "dopo" non venne mai e gli italiani dovettero emigrare.<br />LA STORIA SI RIPETE<br />Proprio le tasse sulla casa dimostrano che, da Monti in avanti, i "commissari" italiani sono alla disperazione e che, pistola alla tempia, devono fare cassa hic et nunc, e dopo di loro il diluvio. L'unica arma che resta ancora in mano a questo disgraziato popolo è il voto, e proprio per questo tutti, diconsi tutti, i partiti si impegnano a "scongiurarlo" come se fosse la sciagura più temibile per il Paese. In realtà lo è solo per loro, perché il primo minaccioso brontolio è stato il voto ai grillini. Si votasse domani, gli italiani non ci cascherebbero più. Forse, dapprima crescerebbe la già altissima astensione elettorale (e questo va bene alla sinistra, che può da sempre contare su votanti mobilitabili anche di notte), ma prima o poi la disperazione economica moltiplicherebbe le crisi di piazza.<br />Comunque, l'ultimo a preoccuparsi del futuro dell'Italia, fosse anche quello immediato, è il suo governo, cui interessa prima incassare e poi si vedrà (anzi, se la vedrà qualcun altro). Nel frattempo, i diktat internazionali sulla sessualizzazione di tutti, bambini compresi, in ogni maniera e a marce forzate, sono il chiaro segno che ci aspetta una vita di scarso panem e molti circenses. Solo che, senza un tetto, dove lo faremo 'sto sesso libero, per strada? Magari sì, visto che il c.d. "comune senso del pudore" è un vecchio concetto giuridico non più al passo coi tempi.<br />Nota di BastaBugie: ecco cosa pensano i pontefici e i politici più seri e responsabili in merito alle tasse sulla casa.<br />I PAPI E LE TASSE<br />"La privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessive. Siccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana, ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte."<br />Leone XIII, Rerum novarum (1891)<br />"Dichiariamo non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata, da renderla quasi stremata."<br />Pio XI, Quadragesimo anno (1931)<br />"Astenetevi da queste misure [tributarie] che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell'ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell'animo del legislatore, il primo posto anziché l'ultimo."<br />Pio XII (1948)<br />"L'imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un'amministrazione imprevidente."<br />Pio XII (1956)<br />RONALD REAGAN: PALADINO SINCERO DEL MONDO LIBERO<br />Dieci anni fa moriva il presidente degli Stati Uniti che combatté l'aborto, le tasse e il comunismo (chiamandolo ''Impero del Male'')<br />"Noi, il popolo, diciamo al governo cosa fare, non è lui che lo dice a noi. Noi, il popolo, siamo l'autista, lo Stato è l'auto: noi decidiamo dove va, attraverso quale strada e a quale velocità." Non deve essere il contrario, pena la perdita della libertà e della dignità umana. Insomma: meno Stato... e quindi meno tasse, meno leggi e regolamenti, meno burocrazia. "Gli uomini possono rimanere liberi solo se il governo ha dei limiti ristretti."<br />Ronald Reagan (1989)<br />Per approfondimenti, clicca qui!<br />MARGARET THATCHER: IL DENARO PUBBLICO NON ESISTE, C'E' SOLO IL DENARO PROVENIENTE DALLE TASSE<br />Lo Stato non ha nessuna fonte di denaro e se pensi che qualcun altro pagherà, sappi che quel qualcun altro sei tu.<br />"Uno dei più grandi dibattiti del nostro tempo riguarda la quantità del tuo denaro che lo Stato può spendere e quanto denaro invece puoi spendere per la tua famiglia.<br />Non dimentichiamo mai questa verità fondamentale: lo Stato ha come risorsa di denaro solamente il denaro che la gente guadagna. Se lo Stato vuole spendere di più, può farlo solo prendendo a prestito i tuoi risparmi o tassandoti di più. Non è una buona idea pensare che qualcun altro pagherà, quel "qualcun altro" sei tu.<br />Non esiste il denaro pubblico, esiste solo il denaro dei contribuenti.<br />La prosperità non verrà inventando spese pubbliche sempre più costose. Non si diventa ricchi ordinando un altro libretto degli assegni dalla banca.<br />Nessuna nazione è mai diventata prospera tassando i propri cittadini oltre la loro capacità di pagare. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni centesimo che otteniamo dalle tasse sia speso saggiamente e bene.<br />Proteggere il portafoglio del contribuente e proteggere i servizi pubblici sono due grandi compiti, e le loro esigenze devono essere conciliate. Sarebbe molto bello e molto popolare dire "spendiamo più in questo, ampliamo quello". Ognuno di noi ha le proprie preferenze, lo so. Ma qualcuno deve far tornare i conti. Ogni impresa deve farlo, ogni massaia deve farlo, ogni governo dovrebbe farlo."<br />Margaret Thatcher (1983)<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63032124</guid><pubDate>Fri, 28 Nov 2014 16:19:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63032124/le_tasse_sulla_casa_sono_furti_legalizzati.mp3" length="11732158" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3493

LE TASSE SULLA CASA SONO FURTI LEGALIZZATI di Rino Cammilleri
 
L'italiano, quando teneva famiglia, aveva il record mondiale del risparmio. E questo risparmio andava in primis...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3493</a><br /><br />LE TASSE SULLA CASA SONO FURTI LEGALIZZATI di Rino Cammilleri<br /> <br />L'italiano, quando teneva famiglia, aveva il record mondiale del risparmio. E questo risparmio andava in primis alla casa, che l'italiano si toglieva anche il pane di bocca pur di costruirsi, così che almeno i suoi figli avessero quel punto di partenza che lui non aveva avuto. Gli italiani erano perciò, percentualmente, un popolo di proprietari di case.<br />L'APPARTAMENTINO IN CITTÀ<br />La corsa alla casa continuò anche con l'inurbamento degli anni Sessanta, quando per "casa" si intendeva un appartamentino in città. Il quale, per forza di cose, costava quanto un vera casa "al paese". Non si è studiato abbastanza questo fenomeno, ma fu da lì che il numero di figli per famiglia scese a tre o due, mentre prima non c'era limite. I miei nonni, per esempio, avevano sette figli (al paese), mio padre (in città) tre. Negli anni Settanta il non avere figli divenne un fatto culturale, ma già nel decennio precedente erano le case la prima causa anticoncezionale, sia per il costo che per l'angustia. La casa di proprietà fu comunque sempre un punto di imbarazzo per il potente Pci, diviso tra l'odio alla proprietà privata e il fatto che la sua base elettorale, composta soprattutto da operai, era anch'essa italiana e, dunque, avida di "farsi la casa".<br />IL GOVERNO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO DI TASSARE LA CASA<br />Oggi abbiamo un governo di sinistra che fa cose di destra, come dicono, e addirittura può permettersi il lusso inaudito di far disperdere dalla polizia gli operai che manifestano perché temono di perdere il posto. Ma il vecchio vizio sinistro dell'odio alla proprietà non l'ha perso. Il sogno dei politici marxisti italiani era sempre stato la tassa patrimoniale: tu hai la villa e io la soffitta, perciò è giusto che tu paghi molto più di me. Come dimostrò Helmuth Schoeck nel suo celebre saggio L'invidia e la società, spesso alla base di slogan ideologici come "giustizia" e "eguaglianza" c'era l'invidia sociale, l'occhio malevolo di chi, nell'esempio fatto, passava davanti alle tue molte finestre e le paragonava al suo abbaino. Magari in quella villa, ereditata dal nonno, tu ci morivi di freddo perché non avevi di che pagarti il riscaldamento, non c'era neppure l'acqua corrente e l'elettricità, e il giardino era diventato un roveto. Ma all'invidioso non interessava: ça ira, les aristocrates à la lanterne. E così, dacché è stato deciso che l'Italia commissariata paghi i debiti senza se senza ma, quella devastazione che negli Usa hanno provocato i mutui subprime viene qui artificialmente creata con le tasse sulla casa.<br />UNA TASSA SUL PATRIMONIO<br />Come tutti sanno, una tassa sul patrimonio viene pagata col reddito: una tassa sulla casa la paghi attingendo al salario. E quando il salario non basta che fai? Vendi la casa per pagare le tasse sulla casa. Già, ma proprio le tasse sulla casa hanno fatto crollare il valore delle case, e devi svendere. Ammesso che trovi qualcuno che compri. Chi compra, poi, non può essere uno al tuo livello salariale, ma un ricco. Solo che il ricco la casa già ce l'ha e non è così scemo, di questi tempi, da investire in case. Qualche imprenditore ha cominciato a smantellare, per esempio, i capannoni, rendendoli inservibili: la sua attività era già scemata, il capannone produce solo imponibile fiscale. Andrà a finire così per le case d'abitazione, che torneranno alle banche fornitrici del mutuo. Ma neanche le banche sapranno a chi venderle o svenderle. Finiranno nel baratro anche le banche? Boh, staremo a vedere.<br />Abbiamo visto in televisione i cimiteri di case americane in vendita a un dollaro l'una ma che neanche così trovano acquirenti. Tranquilli, in Italia c'è l'art. 827 del codice, secondo il quale l'immobile abbandonato va...]]></itunes:summary><itunes:duration>734</itunes:duration><itunes:keywords>casa,pioxii,proprietàprivata,reagan,thatcher</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/86d87a153d5ed46e7528fa5c4dbc5b85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutto ciò che sapete su islam e crociate è falso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutto-cio-che-sapete-su-islam-e-crociate-e-falso--58309622</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3456</a><br /><br />TUTTO CIO' CHE SAPETE SU ISLAM E CROCIATE E' FALSO di Rino Cammilleri<br />Nel 2005 in Inghilterra una troupe stava realizzando un film sul razzismo islamofobo dei britannici. Si girava la scena in cui un attore dai tratti mediorientali veniva aggredito da alcuni inglesi. Due passanti, che non si erano accorti della cinepresa, si fermarono a difenderlo. Il film però fu realizzato lo stesso, anche se l'episodio ne era la più plateale sconfessione.<br />PARLAR MALE DELLA PROPRIA CULTURA E DELLA PROPRIA RELIGIONE<br />Tutto ciò è emblematico. Parlar male della propria cultura e della propria religione ma usare ogni riguardo con quelle altrui (e in modo del tutto speciale con i suscettibilissimi musulmani) fa ormai parte di quel che per l'Occidente è il c.d. pensiero politicamente corretto. Detto pensiero, tuttavia, abbisogna di essere imposto con la forza della legge, il che significa che gli occidentali sarebbero portati a pensarla in modo ben diverso. Dal tempo dell'attentato alle Twin Towers, infatti, ogni sforzo è stato fatto per convincere gli occidentali che: a) la guerra che fanno gli Stati Uniti è «contro il terrore» e non contro terroristi che esplicitamente si richiamano all'islam; b) le crociate sono un episodio vergognoso della storia occidentale e, quantunque risalenti al Medioevo, agli islamici ancora brucia l'umiliazione subita; c) l'islam è una religione di pace. E via di seguito. [...]<br />BASTA CON I LUOGHI COMUNI<br />A mettere i puntini sulle «i», stufo di queste storie, ha pensato l'americano Robert Spencer, che ha dato alle stampe una Guida (politicamente scorretta) all'Islam e alle Crociate (Lindau). Sottotitolo: Tutto ciò che sapete sull'Islam e le Crociate è falso. Non a caso nel risvolto di copertina si avverte che l'autore vive sotto protezione in una località segreta, alla faccia del punto c). Spencer si è preso la briga di analizzare uno per uno tutti i luoghi comuni politicamente corretti sull'argomento, con risultati talvolta grotteschi. Per esempio, nel testo Le crociate viste dagli arabi, di Amin Maalouf (stranamente - ma mica tanto - pubblicato dalla Sei, l'editrice dei salesiani), i crociati appaiono esattamente come nel film Le crociate di Ridley Scott: rozzi e guerrafondai. Mentre i saraceni sono miti e civili, e Saladino è un campione di tolleranza. Spencer ci ricorda però che l'iniziativa bellica risale allo stesso Maometto, il quale scrisse a tutti i re vicini (gli imperatori di Persia e di Bisanzio, il Negus d'Africa), chiedendo loro di scegliere tra la conversione alla «vera fede» o l'invasione. È un fatto che di lì a pochi anni quei regni sparirono e Bisanzio, ridotta quasi alla sola Constantinopoli, cominciò a chiedere disperatamente aiuto ai cristiani d'Europa, che erano riusciti a fermare la marea islamica alle porte della Francia alla fine dell'VIII secolo. Si può giudicare le crociate come si vuole (e sono molti, oggi, i cristiani che se ne rammaricano) ma non si può negare che fino a quando gli europei tennero la posizione in Palestina l'aggressività islamica segnò il passo. Con la caduta dei regni crociati, ricominciò e gli europei si ritrovarono a dover combattere sotto le mura di Vienna per ben due volte. Anche l'India finì in mani islamiche, ed è il premio Nobel Najpaul a ricordare la tabula rasa che i conquistatori fecero della sua antichissima e splendente civiltà.<br />TOLLERANZA MUSULMANA?<br />Un altro dei luoghi comuni politicamente corretti (e insegnato nelle scuole occidentali) riguarda la «tolleranza» musulmana nei confronti di ebrei e cristiani sottomessi. Ma non dice che ebrei e cristiani dovevano cedere il passo e la sedia ai musulmani, non andare a cavallo, non costruire case più alte, portare segni esterni di riconoscimento (talvolta davvero umilianti), rasarsi la fronte, non edificare né riparare chiese, non esporre croci, pagare la tassa di «protezione» (all'atto del versamento, pubblico, il cristiano o l'ebreo doveva piegare il capo per ricevere il tradizionale schiaffo sulla nuca da parte dell'esattore). Ogni anno ai cristiani dell'impero ottomano venivano sottratti i figli migliori per farne giannizzeri, convertiti a forza e mandati in guerra contro gli europei (Scanderbeg, eroe nazionale albanese, era un giannizzero disertore).<br />Ancora un luogo comune: l'epoca d'oro della cultura islamica ai tempi di Harun al-Rashid, il califfo delle «Mille e una Notte». Ma i costruttori di tale «epoca d'oro» erano tutti cristiani dhimmi e il sapere islamico era farina di sacco greco o indiano (come lo zero e i numeri «arabi»). Poi, a partire dal XII secolo, qualcuno richiamò alla stretta osservanza coranica e la fiaccola culturale passò all'Occidente. Caduta Costantinopoli nel 1453, torme di dotti greci ripararono in Europa, determinando il boom di Aristotele e Platone (e fu il Rinascimento). La contemporanea scoperta dell'America avvenne perché Colombo cercava una nuova «via delle Indie», essendo quella vecchia in mani islamiche.<br />E OGGI?<br />Ma torniamo a oggi. Gli occidentali si scandalizzano più per Abu Graib e Guantanamo che non per le decapitazioni, le mani tagliate, le lapidazioni all'ordine del giorno altrove. Potremmo anche aggiungere il fasto a volte stomachevole in cui certi capi di Stato (ereditari, per giunta) vivono, con una discrepanza di ricchezza tra sovrano e popolo che da noi non sarebbe tollerata: harem con centinaia di concubine, decine di rolls-royce d'oro, panfili galattici, piste da sci con vera neve nel deserto... Nel maggio 2008 uno di tali personaggi, in visita in Puglia con seguito sterminato, donò al presidente della regione Vendola un orologio Rolex, che il presidente in questione dovette affrettarsi a versare all'erario per evitare critiche.<br />Sembra, dice Spencer, «una tacita ammissione di qualcosa che l'establishment politicamente corretto nega con fermezza in ogni altro caso: che il cristianesimo, cioè, propone uno standard morale superiore rispetto a quello islamico. Di conseguenza ci si aspetta di più non soltanto dai cristiani osservanti ma da tutti coloro che hanno assorbito questi alti principi vivendo in società da essi plasmate». Già.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58309622</guid><pubDate>Fri, 10 Oct 2014 16:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58309622/tutto_ci_che_sapete_su_islam_e_crociate_falso.mp3" length="6814168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3456

TUTTO CIO' CHE SAPETE SU ISLAM E CROCIATE E' FALSO di Rino Cammilleri
Nel 2005 in Inghilterra una troupe stava realizzando un film sul razzismo islamofobo dei britannici. Si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3456" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3456</a><br /><br />TUTTO CIO' CHE SAPETE SU ISLAM E CROCIATE E' FALSO di Rino Cammilleri<br />Nel 2005 in Inghilterra una troupe stava realizzando un film sul razzismo islamofobo dei britannici. Si girava la scena in cui un attore dai tratti mediorientali veniva aggredito da alcuni inglesi. Due passanti, che non si erano accorti della cinepresa, si fermarono a difenderlo. Il film però fu realizzato lo stesso, anche se l'episodio ne era la più plateale sconfessione.<br />PARLAR MALE DELLA PROPRIA CULTURA E DELLA PROPRIA RELIGIONE<br />Tutto ciò è emblematico. Parlar male della propria cultura e della propria religione ma usare ogni riguardo con quelle altrui (e in modo del tutto speciale con i suscettibilissimi musulmani) fa ormai parte di quel che per l'Occidente è il c.d. pensiero politicamente corretto. Detto pensiero, tuttavia, abbisogna di essere imposto con la forza della legge, il che significa che gli occidentali sarebbero portati a pensarla in modo ben diverso. Dal tempo dell'attentato alle Twin Towers, infatti, ogni sforzo è stato fatto per convincere gli occidentali che: a) la guerra che fanno gli Stati Uniti è «contro il terrore» e non contro terroristi che esplicitamente si richiamano all'islam; b) le crociate sono un episodio vergognoso della storia occidentale e, quantunque risalenti al Medioevo, agli islamici ancora brucia l'umiliazione subita; c) l'islam è una religione di pace. E via di seguito. [...]<br />BASTA CON I LUOGHI COMUNI<br />A mettere i puntini sulle «i», stufo di queste storie, ha pensato l'americano Robert Spencer, che ha dato alle stampe una Guida (politicamente scorretta) all'Islam e alle Crociate (Lindau). Sottotitolo: Tutto ciò che sapete sull'Islam e le Crociate è falso. Non a caso nel risvolto di copertina si avverte che l'autore vive sotto protezione in una località segreta, alla faccia del punto c). Spencer si è preso la briga di analizzare uno per uno tutti i luoghi comuni politicamente corretti sull'argomento, con risultati talvolta grotteschi. Per esempio, nel testo Le crociate viste dagli arabi, di Amin Maalouf (stranamente - ma mica tanto - pubblicato dalla Sei, l'editrice dei salesiani), i crociati appaiono esattamente come nel film Le crociate di Ridley Scott: rozzi e guerrafondai. Mentre i saraceni sono miti e civili, e Saladino è un campione di tolleranza. Spencer ci ricorda però che l'iniziativa bellica risale allo stesso Maometto, il quale scrisse a tutti i re vicini (gli imperatori di Persia e di Bisanzio, il Negus d'Africa), chiedendo loro di scegliere tra la conversione alla «vera fede» o l'invasione. È un fatto che di lì a pochi anni quei regni sparirono e Bisanzio, ridotta quasi alla sola Constantinopoli, cominciò a chiedere disperatamente aiuto ai cristiani d'Europa, che erano riusciti a fermare la marea islamica alle porte della Francia alla fine dell'VIII secolo. Si può giudicare le crociate come si vuole (e sono molti, oggi, i cristiani che se ne rammaricano) ma non si può negare che fino a quando gli europei tennero la posizione in Palestina l'aggressività islamica segnò il passo. Con la caduta dei regni crociati, ricominciò e gli europei si ritrovarono a dover combattere sotto le mura di Vienna per ben due volte. Anche l'India finì in mani islamiche, ed è il premio Nobel Najpaul a ricordare la tabula rasa che i conquistatori fecero della sua antichissima e splendente civiltà.<br />TOLLERANZA MUSULMANA?<br />Un altro dei luoghi comuni politicamente corretti (e insegnato nelle scuole occidentali) riguarda la «tolleranza» musulmana nei confronti di ebrei e cristiani sottomessi. Ma non dice che ebrei e cristiani dovevano cedere il passo e la sedia ai musulmani, non andare a cavallo, non costruire case più alte, portare segni esterni di riconoscimento (talvolta davvero umilianti), rasarsi la fronte,...]]></itunes:summary><itunes:duration>426</itunes:duration><itunes:keywords>crociate,ebrei,falso,islam,salesiani,sottomessi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/89821730b8d4c1bdf8090b2fe544b4d1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il matrimonio non si annulla</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-matrimonio-non-si-annulla--61253271</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3406" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3406</a><br /><br />IL MATRIMONIO NON SI ANNULLA: O C'E' O NON C'E'<br />Non si può dare la comunione ai divorziati risposati o ai conviventi... la Chiesa non ci può far niente perché i sacramenti li ha stabiliti Gesù e vanno rispettati<br />di Rino Cammilleri<br />Letta attentamente, e condivisa, la bella paginata di Marcello Veneziani sul «Giornale» (11 maggio 2014) a proposito del quarantennale del referendum sul divorzio, una frase verso il finale, tuttavia, mi ha lasciato perplesso: «Reputo saggio, umano e realistico che la Chiesa accolga i divorziati. Un conto è condannare il divorzio, un altro è dannare i divorziati».<br />IL SOLITO EQUIVOCO<br />L'equivoco, qui, è il solito: il «divorzio» non esiste, è un lemma giuridico, esistono i divorziati, persone concrete. E la Chiesa, questi, non li ha mai respinti. La Chiesa - meglio: la dottrina cattolica - non si interessa del matrimonio-contratto, istituto pubblico che attiene allo Stato. Il quale, a mio avviso e dato l'andazzo, ormai forse farebbe bene a derubricarlo, lasciando in pace i funzionari comunali: chi vuole accoppiarsi con chi gli pare lo faccia a suo ludibrio senza coinvolgere le istituzioni ma rivolgendosi a privatissimi notai. No, la Chiesa si occupa solo del matrimonio-sacramento. Questo, dice il catechismo, ha due soli ministri: i nubendi; il prete serve solo ad aggiungere la comunione (che è un altro sacramento). Ora, un sacramento (e i sacramenti sono sette) c'è o non c'è. Per esempio, il battesimo. Se sei stato battezzato non puoi più tornare indietro: sei cristiano. Puoi anche smettere di comportarti da tale e puoi perfino ricorrere, come fanno alcuni fanatici, alla richiesta di farti cancellare dai registri parrocchiali (c.d. «sbattezzo», roba da fissati ateisti militanti). Ma battezzato rimani. Per sempre. Sul piano terrestre, non essendo un marchio a fuoco sulla faccia, non ha alcuna conseguenza. Ce l'ha sul piano soprannaturale ma, se non ci credi, la cosa è del tutto –per te- irrilevante: nell'Aldilà, se esiste (ed esiste), si vedranno le carte.<br />IL MATRIMONIO-SACRAMENTO O C'È O NON C'È<br />Così è per il matrimonio-sacramento: o c'è o non c'è. Se c'è, permane per sempre. Lo stesso vale per i preti cosiddetti spretati: sono ridotti allo stato laicale, nel senso che non fanno più i preti, ma preti restano per l'eternità. Il sacramento matrimoniale, tra i sette, è l'unico a far problema, perché coinvolge non un singolo ma due persone. Così, è importante il consenso, cum sensum o idem sentire. Perché il sacramento ci sia occorre dire «sì» a un sacco di cose: la persona scelta, l'indissolubilità, l'educazione cristiana di un numero potenzialmente imprecisato di figli, la fedeltà fino all'eroismo. Certo, l'uomo odierno, vittima della civiltà del fatuo, spesso dà il consenso più che altro all'abito bianco, la festa coi parenti, le foto, la torta, ma non al resto. Perciò è sempre più probabile che il sacramento non ci sia per difetto di consenso. La Chiesa, infatti, con la Sacra Rota (che non è affatto un tribunale e si chiama così solo perché sulla sede romana c'è un bassorilievo a forma di ruota) accerta se il (pienamente consapevole) consenso c'era e, dunque, c'è il sacramento. Se non c'è, si limita a dichiarare che il matrimonio è nullo. Nullo, non "sciolto" o, come dicono i giornalisti, "annullato". Ma, se c'è, deve allargare la braccia. Se non c'è e uno, in seguito, vuole riprovare con altro partner, la Rota lo sottopone a severo esame, onde assicurarsi che questa volta sappia davvero quello che fa. Appunto perché un sacramento è eterno.<br />LA CHIESA NON PUÒ DARE LA COMUNIONE AI CONCUBINI<br />Ora, tutto questo non c'entra con la faccenda dei divorziati risposati. Il punto è un altro. La dottrina cristiana vieta la fornicazione. Anche a chi non è sposato. Dunque, non può dare la comunione (altro sacramento) a chi vive in stato di peccato mortale (v. catechismo). Tutto qui. Che un cardinale tedesco sollevi il caso e che i suoi dubbi teologici trovino ampio spazio sui media non ha alcuna importanza. Ma la Chiesa non può dare la comunione ai concubini, punto e basta. La comunione si dà a chi si toglie da una situazione di «peccato» e sinceramente promette di non più tornarvi. Ammesse le ricadute, ma non la cronicità strutturale. Se la Chiesa cambiasse questo punto, ammetterebbe che la dottrina di Cristo non esiste ma l'ha inventata lei e, perciò, può farne quel che vuole. E' vero, è difficile, sempre più difficile, vivere da cristiani cattolici. Ma non è obbligatorio, non lo è mai stato. Che direste di uno che, dopo essersi iscritto al club del bridge, pretendesse regole diverse perché le trova troppo dure? Vada al club dello scopone, e saremo contenti tutti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61253271</guid><pubDate>Fri, 05 Sep 2014 16:44:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61253271/il_matrimonio_non_si_annulla.mp3" length="5968501" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3406

IL MATRIMONIO NON SI ANNULLA: O C'E' O NON C'E'
Non si può dare la comunione ai divorziati risposati o ai conviventi... la Chiesa non ci può far niente perché i sacramenti li ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3406" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3406</a><br /><br />IL MATRIMONIO NON SI ANNULLA: O C'E' O NON C'E'<br />Non si può dare la comunione ai divorziati risposati o ai conviventi... la Chiesa non ci può far niente perché i sacramenti li ha stabiliti Gesù e vanno rispettati<br />di Rino Cammilleri<br />Letta attentamente, e condivisa, la bella paginata di Marcello Veneziani sul «Giornale» (11 maggio 2014) a proposito del quarantennale del referendum sul divorzio, una frase verso il finale, tuttavia, mi ha lasciato perplesso: «Reputo saggio, umano e realistico che la Chiesa accolga i divorziati. Un conto è condannare il divorzio, un altro è dannare i divorziati».<br />IL SOLITO EQUIVOCO<br />L'equivoco, qui, è il solito: il «divorzio» non esiste, è un lemma giuridico, esistono i divorziati, persone concrete. E la Chiesa, questi, non li ha mai respinti. La Chiesa - meglio: la dottrina cattolica - non si interessa del matrimonio-contratto, istituto pubblico che attiene allo Stato. Il quale, a mio avviso e dato l'andazzo, ormai forse farebbe bene a derubricarlo, lasciando in pace i funzionari comunali: chi vuole accoppiarsi con chi gli pare lo faccia a suo ludibrio senza coinvolgere le istituzioni ma rivolgendosi a privatissimi notai. No, la Chiesa si occupa solo del matrimonio-sacramento. Questo, dice il catechismo, ha due soli ministri: i nubendi; il prete serve solo ad aggiungere la comunione (che è un altro sacramento). Ora, un sacramento (e i sacramenti sono sette) c'è o non c'è. Per esempio, il battesimo. Se sei stato battezzato non puoi più tornare indietro: sei cristiano. Puoi anche smettere di comportarti da tale e puoi perfino ricorrere, come fanno alcuni fanatici, alla richiesta di farti cancellare dai registri parrocchiali (c.d. «sbattezzo», roba da fissati ateisti militanti). Ma battezzato rimani. Per sempre. Sul piano terrestre, non essendo un marchio a fuoco sulla faccia, non ha alcuna conseguenza. Ce l'ha sul piano soprannaturale ma, se non ci credi, la cosa è del tutto –per te- irrilevante: nell'Aldilà, se esiste (ed esiste), si vedranno le carte.<br />IL MATRIMONIO-SACRAMENTO O C'È O NON C'È<br />Così è per il matrimonio-sacramento: o c'è o non c'è. Se c'è, permane per sempre. Lo stesso vale per i preti cosiddetti spretati: sono ridotti allo stato laicale, nel senso che non fanno più i preti, ma preti restano per l'eternità. Il sacramento matrimoniale, tra i sette, è l'unico a far problema, perché coinvolge non un singolo ma due persone. Così, è importante il consenso, cum sensum o idem sentire. Perché il sacramento ci sia occorre dire «sì» a un sacco di cose: la persona scelta, l'indissolubilità, l'educazione cristiana di un numero potenzialmente imprecisato di figli, la fedeltà fino all'eroismo. Certo, l'uomo odierno, vittima della civiltà del fatuo, spesso dà il consenso più che altro all'abito bianco, la festa coi parenti, le foto, la torta, ma non al resto. Perciò è sempre più probabile che il sacramento non ci sia per difetto di consenso. La Chiesa, infatti, con la Sacra Rota (che non è affatto un tribunale e si chiama così solo perché sulla sede romana c'è un bassorilievo a forma di ruota) accerta se il (pienamente consapevole) consenso c'era e, dunque, c'è il sacramento. Se non c'è, si limita a dichiarare che il matrimonio è nullo. Nullo, non "sciolto" o, come dicono i giornalisti, "annullato". Ma, se c'è, deve allargare la braccia. Se non c'è e uno, in seguito, vuole riprovare con altro partner, la Rota lo sottopone a severo esame, onde assicurarsi che questa volta sappia davvero quello che fa. Appunto perché un sacramento è eterno.<br />LA CHIESA NON PUÒ DARE LA COMUNIONE AI CONCUBINI<br />Ora, tutto questo non c'entra con la faccenda dei divorziati risposati. Il punto è un altro. La dottrina cristiana vieta la fornicazione. Anche a chi non è sposato. Dunque, non può...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4a33f1d84105bb642f8e7648230237c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il bullismo di oggi? E' uguale a quello di ieri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-bullismo-di-oggi-e-uguale-a-quello-di-ieri--60929462</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3364" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3364</a><br /><br />IL BULLISMO DI OGGI? E' UGUALE A QUELLO DI IERI di Rino Cammilleri<br /><br />Scrivo questa puntata dopo che i tg hanno riferito l'ennesimo caso della ragazzina che si è buttata dalla finestra perché dileggiata sui social network. A dire il vero, e senza voler minimizzare la cosa, non è che si tratti di un "fenomeno": gli adolescenti che si suicidano perché vittime di bullismo finora sono, a volere essere larghi, uno all'anno e forse anche meno. Il bullismo esiste, certo, ma è vecchio come la Bibbia, perciò come l'uomo. Adamo è ancora lì ed ecco che a Caino comincia a stare sull'anima Abele (che era, sì, suo fratello, ma non c'erano altri con cui prendersela). Abele, il "perfettivo", il Gastone della situazione, mentre a Caino toccava il ruolo di Paperino. Finì che Caino si scocciò di brutto e passò alle vie di fatto. Ma esagerò e ci scappò il morto.<br />LA MIA ESPERIENZA CON IL BULLISMO<br />Ora, non mi metterò certo a percorrere l'intera storia dell'umanità per tracciare quella del bullismo nei secoli. No, mi basterà la mia, di storia. Ho sessantatré anni sull'unghia e ho esordito negli studi dalle suore, quelle vincenziane della Carità per giunta. Portavano ancora la cuffia ad ala di gabbiano ma non esitavano a sbattermi dietro alla lavagna e a tenermici per ore, incuranti del mio pianto disperato. Ero troppo vivace e a quei tempi i metodi educativi andavano sullo spiccio. Quando suonava la campanella e veniva mio padre (che era poliziotto) a prendermi, davanti a lui le suore in questione mi riempivano di moine e carezze. Salvo poi, l'indomani, tornare ai vecchi sistemi. A volte l'intera classe era punita in questo modo: un'ora in ginocchio con le mani sulla<br />testa come prigionieri di guerra. Tuttavia, come vedete, non sono affatto diventato anticlericale, anzi. Tra i miei compagnetti c'era uno con le orecchie a sventola, e tutti, me compreso, eravamo meticolosamente impegnati, quotidianamente, a fargliene venire il complesso: smettemmo solo perché le elementari finirono e fummo smistati altrove. Un giorno si era procurato una scalfittura in una mano con un pennino sporco d'inchiostro (non c'erano ancora le biro): lo circondammo e cominciammo a urlargli: «Ora muori! Ora muori!». E più piangeva terrorizzato, più insistevamo. Eh, altro che età dell'innocenza: il Peccato Originale non ha prova migliore. I tre anni di scuola media inferiore li trascorsi a fare a botte, ogni giorno all'uscita. Ero grasso e, poiché mi prendevano in giro, una volta atterrai il più insolente. Non l'avessi mai fatto. L'indomani un altro venne a sfidarmi. Atterrai pure lui e da allora cominciò l'incubo. Ogni giorno – dico ogni giorno - venivano da ogni dove per sottrarmi il "titolo". E più incontri vincevo e peggio era. Non ne potevo più di tornare a casa pesto, sudato, ansante e stracciato. Anche perché a quel tempo l'educazione casalinga era all'insegna del «guai a te se ti sporchi» o «guai a te se ti fai male», ché «prendi il resto». La cosa cessò solo quando, stufo, mi lasciai sconfiggere e depredare di un "titolo" che non avevo cercato. Pensate che fosso finita? Macché. Qualche mese dopo, quattro dei miei compagni di classe escogitarono il seguente gioco: mentre mi avviavo a scuola o mentre ne uscivo, uno dietro l'altro e dopo breve corsetta si avvicinavano e sferravano un gran calcione sulla mia cartella scolastica, poi si portavano a distanza di sicurezza ridendo. Se accennavo a inseguirne uno, ecco che un altro mi prendeva alle spalle e giù una pedata. Essendo quattro, il gioco a loro riusciva benissimo e io non potevo farci nulla. Perché lo facevano? Ma per puro divertimento, che diamine. Una mezz'oretta così, tutti i santi giorni. Se cercavo di regolare i conti in classe, o finivo punito dall'insegnante (che non perdeva certo tempo a indagare sui motivi del contendere) o finivo soccombente perché dovevo vedermela con quattro. A casa, mio padre, vedendomi sempre cupo, mi estorse la verità. Ma mi disse: «Se intervengo io fai la parte di quello che è andato a piangere dal paparino ed è peggio. Dunque, risolvitela da solo». Come la risolsi? Continuando a subire e aspettando che i quattro si stancassero. Cosa che avvenne, un mese dopo, quando trovarono un'altra fonte di divertimento.<br />LA SCUOLA COME UN INCUBO<br />Naturalmente non starò qui a raccontarvi tutto il bullismo scolastico che ho subito a cui ho partecipato, ma andrò avanti col sistema del "fior da fiore". Al liceo nel banco davanti al mio c'era un ragazzo esile, biondino e di gentile aspetto. E noi ci rivolgevamo a lui, sempre, con vezzeggiativi tratti dal linguaggio letterario francese del Settecento prerivoluzionario, quello dei cicisbei incipriati. Dalle battute si passò agli sberleffi e dagli sberleffi agli scherzi sempre più pesanti, fino a rendergli la vita scolastica impossibile. Oggi, a ripensarci, credo che quel poveretto si svegliasse la mattina piangendo al pensiero di dover venire a scuola. La smettemmo quando, un giorno, estrasse dallo zaino dei libri un pistolone tipo pirati dei caraibi: l'aveva preso da sopra il caminetto di casa sua e giurava che era carico. Lo puntò alla fronte del più esagitato tra noi e urlò tra le lacrime di rabbia che avrebbe sparato se non la faceva finita. Non seppi mai se l'arma fosse davvero carica (in tal caso, la cosa più probabile è che, data la vetustà del cimelio, gli sarebbe esplosa in faccia), ma davvero ci fece impressione l'ira disperata di quel povero ragazzo e da allora lo lasciammo in pace.<br />UNA SOTTOCATEGORIA DEL BULLISMO: IL NONNISMO<br />Voi a questo punto penserete: be', finiti gli studi finito il bullismo. Eh, no. Dimenticate la naja. Là non si chiamava "bullismo" ma "nonnismo". Era la stessa cosa; solo, un po' più pesante. Già al mio primo ingresso in camerata compresi che cosa mi aspettava. Quando ero in fila per i documenti all'ufficio arruolamento, quello che mi precedeva era venuto in compagnia del genitore, uno di cui la faccia e il look rivelavano la risma: un pregiudicato napoletano uso a entrare e uscire da Poggioreale. Il degno figlio di cotanto padre me lo ritrovai davanti quando, dopo sei ore di viaggio in treno e una di camion dell'esercito, affardellato con lo zaino d'ordinanza (la ditta che li produceva doveva essere la stessa che riforniva le forze armate ai tempi del Duce) e sfinito dalla stanchezza, mi avviai alla branda assegnatami. Il figlio del padre di cui sopra aveva acceso il televisore a volume massimo, senza alcuna intenzione di guardarlo. Mi avvicinai per abbassare il volume (avevo la testa che mi scoppiava) ma lui mi si fece sotto minaccioso e mi sbraitò sul naso: «Se lo tocchi...!». La sua mano era sulla tasca posteriore dei pantaloni e non era tipo da non averci dentro un coltello. Così, mi tenni il mal di testa e abbozzai. L'indomani, in cortile, tutti in piedi, in squadra, attenti, riposo, fucile in spall'arm. Tra noi c'era un sardo che il fucile lo teneva, sì, in spalla, ma con la canna rivolta verso il basso, modello pastore zona Orgosolo specializzato in sequestri di persona. Ogni volta che il tenentino dava un ordine, quello si esibiva in un fischio da, appunto, pastore di montagna. Lacerante. Il tenentino gridava: «Chi è stato? Abbia il coraggio di uscire dai ranghi!». Naturalmente, quello se ne guardava bene. Né gli altri avevano voglia di beccarsi, se lo avessero indicato, un colpo di arburesa, resolza, resordza o arresoja (coltelli classici di Sardegna).<br />Così, l'intera squadra finiva consegnata per colpa di quel vigliacchetto. Sapete cos'è una "sbrandata"? Consiste in questo: si aspetta che una recluta dorma sulla sua branda di metallo, poi, in quattro o cinque, si afferra saldamente una sponda tubolare e, all'unisono, la si solleva con violenza, cosa che manda il malcapitato a sbattere, molti metri più in là, con la faccia sulla fila di armadietti (sempre di metallo), mentre intorno risuonano risate omeriche. All'università, ai miei tempi, c'erano i cosiddetti scherzi goliardici, i più pesanti dei quali erano a carico delle cosiddette "matricole" (quelli appena iscritti al primo anno) all'ora della loro iniziazione, superate le "prove" della quale si veniva insigniti del cosiddetto "papello" (puro turpiloquio vergato in caratteri gotici).<br />IL BULLISMO DI IERI E QUELLO DI OGGI<br />Ma mi fermo qui. La differenza tra il bullismo di ieri e quello di oggi semplicemente non c'è. C'è, questo sì, qualche novità. Una è la partecipazione a pieno titolo delle femmine: la parità conquistata dopo decenni di dure lotte ha permesso il loro ingresso in questo esaltante settore. Prima il fidanzatino se lo contendevano a frasi, occhiate, maldicenze, bigliettini velenosi. Ora a pedate sul muso pure loro.<br />Prima una era presa in giro, perché grassa o bruttina, a parole. Ora sono sempre parole, sì, ma diffuse in tutto il pianeta tramite web. Prima una non si faceva fotografare o filmare nuda o impegnata in amplessi le cui immagini possono diventare, in un volger di eventi, di dominio pubblico. Prima a nessun maschietto, a memoria d'uomo, veniva in mente di violentare, da solo o in branco, una compagna nel cesso scolastico o in un casolare o a una festicciola. Perché non usava? No, perché avrebbe dovuto affrontare la galera vera e una vita realmente rovinata (non esisteva l'affido in comunità di recupero). E la galera sarebbe stata ancora il danno minore. Quello maggiore, e preventivo, era la vendetta, sicura e puntuale, del padre della violentata. Il quale avrebbe avuto l'opinione pubblica dalla sua.<br />La differenza tra ieri e oggi sta tutta qui: oggi da un lato si espongono visivamente i giovani, fin dalla culla, a ogni sorta di libertinaggio; dall'altro, si ritiene di ovv]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60929462</guid><pubDate>Fri, 08 Aug 2014 20:53:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60929462/il_bullismo_di_oggi.mp3" length="10653674" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3364

IL BULLISMO DI OGGI? E' UGUALE A QUELLO DI IERI di Rino Cammilleri

Scrivo questa puntata dopo che i tg hanno riferito l'ennesimo caso della ragazzina che si è buttata dalla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3364" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3364</a><br /><br />IL BULLISMO DI OGGI? E' UGUALE A QUELLO DI IERI di Rino Cammilleri<br /><br />Scrivo questa puntata dopo che i tg hanno riferito l'ennesimo caso della ragazzina che si è buttata dalla finestra perché dileggiata sui social network. A dire il vero, e senza voler minimizzare la cosa, non è che si tratti di un "fenomeno": gli adolescenti che si suicidano perché vittime di bullismo finora sono, a volere essere larghi, uno all'anno e forse anche meno. Il bullismo esiste, certo, ma è vecchio come la Bibbia, perciò come l'uomo. Adamo è ancora lì ed ecco che a Caino comincia a stare sull'anima Abele (che era, sì, suo fratello, ma non c'erano altri con cui prendersela). Abele, il "perfettivo", il Gastone della situazione, mentre a Caino toccava il ruolo di Paperino. Finì che Caino si scocciò di brutto e passò alle vie di fatto. Ma esagerò e ci scappò il morto.<br />LA MIA ESPERIENZA CON IL BULLISMO<br />Ora, non mi metterò certo a percorrere l'intera storia dell'umanità per tracciare quella del bullismo nei secoli. No, mi basterà la mia, di storia. Ho sessantatré anni sull'unghia e ho esordito negli studi dalle suore, quelle vincenziane della Carità per giunta. Portavano ancora la cuffia ad ala di gabbiano ma non esitavano a sbattermi dietro alla lavagna e a tenermici per ore, incuranti del mio pianto disperato. Ero troppo vivace e a quei tempi i metodi educativi andavano sullo spiccio. Quando suonava la campanella e veniva mio padre (che era poliziotto) a prendermi, davanti a lui le suore in questione mi riempivano di moine e carezze. Salvo poi, l'indomani, tornare ai vecchi sistemi. A volte l'intera classe era punita in questo modo: un'ora in ginocchio con le mani sulla<br />testa come prigionieri di guerra. Tuttavia, come vedete, non sono affatto diventato anticlericale, anzi. Tra i miei compagnetti c'era uno con le orecchie a sventola, e tutti, me compreso, eravamo meticolosamente impegnati, quotidianamente, a fargliene venire il complesso: smettemmo solo perché le elementari finirono e fummo smistati altrove. Un giorno si era procurato una scalfittura in una mano con un pennino sporco d'inchiostro (non c'erano ancora le biro): lo circondammo e cominciammo a urlargli: «Ora muori! Ora muori!». E più piangeva terrorizzato, più insistevamo. Eh, altro che età dell'innocenza: il Peccato Originale non ha prova migliore. I tre anni di scuola media inferiore li trascorsi a fare a botte, ogni giorno all'uscita. Ero grasso e, poiché mi prendevano in giro, una volta atterrai il più insolente. Non l'avessi mai fatto. L'indomani un altro venne a sfidarmi. Atterrai pure lui e da allora cominciò l'incubo. Ogni giorno – dico ogni giorno - venivano da ogni dove per sottrarmi il "titolo". E più incontri vincevo e peggio era. Non ne potevo più di tornare a casa pesto, sudato, ansante e stracciato. Anche perché a quel tempo l'educazione casalinga era all'insegna del «guai a te se ti sporchi» o «guai a te se ti fai male», ché «prendi il resto». La cosa cessò solo quando, stufo, mi lasciai sconfiggere e depredare di un "titolo" che non avevo cercato. Pensate che fosso finita? Macché. Qualche mese dopo, quattro dei miei compagni di classe escogitarono il seguente gioco: mentre mi avviavo a scuola o mentre ne uscivo, uno dietro l'altro e dopo breve corsetta si avvicinavano e sferravano un gran calcione sulla mia cartella scolastica, poi si portavano a distanza di sicurezza ridendo. Se accennavo a inseguirne uno, ecco che un altro mi prendeva alle spalle e giù una pedata. Essendo quattro, il gioco a loro riusciva benissimo e io non potevo farci nulla. Perché lo facevano? Ma per puro divertimento, che diamine. Una mezz'oretta così, tutti i santi giorni. Se cercavo di regolare i conti in classe, o finivo punito dall'insegnante (che non perdeva certo tempo a indagare sui...]]></itunes:summary><itunes:duration>666</itunes:duration><itunes:keywords>bullismo,caino,esagitato,paperino,santi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5e6d882ceb97a34972819c4b93059cc8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La mucca santa: una sentenza shock</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-mucca-santa-una-sentenza-shock--59194666</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3212" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3212</a><br /><br />LA MUCCA SANTA: UNA SENTENZA SHOCK<br />Camionista pungola una mucca (destinata al macello) per farla scendere dal camion: denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), viene condannato a una salatissima multa e 6 mesi di carcere<br />di Rino Cammilleri<br />Se davanti alla Borsa di New York c'è un toro d'oro (ma l'allusione non è biblica, bensì al gergo borsistico), ai milanesi piacciono le vacche. O meglio, faranno bene a farsele piacere a scanso di guai. Qualche anno fa il centro storico venne disseminato d'autorità di mucche in resina, variopinte e in grandezza naturale. «Arte». Uno studente, che ebbe la bella pensata di portarsene una a casa, passò i guai giudiziari.<br />Suppergiù nello stesso periodo in tribunale ci finì un autotrasportatore che caricava mucche a Pinerolo e le portava al macello Inalca di Ospedaletto Lodigiano, provincia di Lodi. A quelli che non sono pratici delle distanze lombarde la vecchia canzone «Aveva un bavero» spiega che da Lodi a Milano si può venire anche a piedi. Ora, perché il camionista piemontese andò alla sbarra? Perché una delle mucche da lui trasportate si rifiutava di scendere dal camion e lui l'aveva pungolata con un punteruolo. Il pungolo, in effetti, è previsto anche dalla Bibbia come strumento di guida e indirizzo per animali di grossa taglia. Tuttavia, pare che la bestia di cui trattiamo non ce la facesse proprio a camminare.<br />Da qui l'accusa di «crudeltà» rivolta all'uomo. Ci chiediamo che cosa faremmo noi in una circostanza del genere: lasciare la mucca sul camion? riportarla indietro? E se l'inamovibile ingombro impedisse alle altre mucche di scendere? E se non ci paresse proprio il caso di fare intervenire i pompieri per imbragare la bestia claudicante e spostarla tramite apposita gru? Intanto, il camionista pinerolese è stato denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), che, evidentemente, tiene informatori diuturnamente appostati agli ingressi dei macelli pubblici. Va da sé che i macelli tenuti d'occhio sono solo quelli cristiani, perché se ti azzardi con quelli ebraici sei antisemita, e con quelli musulmani rischi forte (gli islamici, si sa, sono piuttosto nervosi). La carne kosher (ebraica) e halal (islamica) prevede il preventivo dissanguamento della bestia (mucca o pecora, il maiale è vietato) senza anestesia. Ho personalmente visto una macellazione halal: la carnizzeria islamica dietro casa mia teneva un monitor in cui veniva costantemente trasmessa la scena, onde rassicurare gli avventori sul rispetto del rito. Funziona così: la mucca viene introdotta in un cilindro metallico da cui sporge solo la testa; un macellaio le recide la gola con un coltellaccio affilato, un colpo solo; il cilindro ruota capovolgendo la bestia, così che la testa mezzo staccata penzoli e faccia colare tutto il sangue. Dopo qualche tempo il monitor fu tolto, forse perché ci si rese conto che il filmato impressionava i clienti (come me) non musulmani.<br />Ma torniamo al trasportatore pinerolese. Il tribunale di Lodi lo assolse in prima istanza non perché non fosse colpevole di maltrattamento di animale, ma perché non c'erano le prove. Ciò accadeva nel 2008. Naturalmente, la Lav non si è data per vinta. E oggi (notizia del 28 marzo 2014; fonte, pagina milanese de «Il Giornale») la Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la sentenza, condannando il crudele a: sei mesi di reclusione, seimila euro di multa, sospensione dell'attività di trasporto, pagamento delle spese processuali. Così impara a pungolare le mucche che non riescono a scendere dai camion e magari non hanno voglia di andare al macello.<br />Uno può dire: ma come, prima non c'erano le prove e ora sì? Oppure: ma insomma, in fondo quella mucca doveva essere macellata, mica era un pony da horse terapy per bambini. Niente, il camionista andrà in galera e pure mezzo rovinato. Sono avvertiti quelli che portano animali al macello: guanti di velluto e cortesia, perché i buoni sono diventati talmente tanti che ci si chiede a che cosa servano ormai le prediche del papa. Lo dicemmo già quando parlammo, su queste colonne, del circense addestratore di cammelli morto d'infarto durante un diverbio con gli animalisti che gli davano dell'assassino: se potete, evitate i tribunali. Di questi tempi, non sai mai come va a finire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59194666</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2014 11:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59194666/la_mucca_santa_una_sentenza_shock.mp3" length="4744298" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3212

LA MUCCA SANTA: UNA SENTENZA SHOCK
Camionista pungola una mucca (destinata al macello) per farla scendere dal camion: denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), viene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3212" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3212</a><br /><br />LA MUCCA SANTA: UNA SENTENZA SHOCK<br />Camionista pungola una mucca (destinata al macello) per farla scendere dal camion: denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), viene condannato a una salatissima multa e 6 mesi di carcere<br />di Rino Cammilleri<br />Se davanti alla Borsa di New York c'è un toro d'oro (ma l'allusione non è biblica, bensì al gergo borsistico), ai milanesi piacciono le vacche. O meglio, faranno bene a farsele piacere a scanso di guai. Qualche anno fa il centro storico venne disseminato d'autorità di mucche in resina, variopinte e in grandezza naturale. «Arte». Uno studente, che ebbe la bella pensata di portarsene una a casa, passò i guai giudiziari.<br />Suppergiù nello stesso periodo in tribunale ci finì un autotrasportatore che caricava mucche a Pinerolo e le portava al macello Inalca di Ospedaletto Lodigiano, provincia di Lodi. A quelli che non sono pratici delle distanze lombarde la vecchia canzone «Aveva un bavero» spiega che da Lodi a Milano si può venire anche a piedi. Ora, perché il camionista piemontese andò alla sbarra? Perché una delle mucche da lui trasportate si rifiutava di scendere dal camion e lui l'aveva pungolata con un punteruolo. Il pungolo, in effetti, è previsto anche dalla Bibbia come strumento di guida e indirizzo per animali di grossa taglia. Tuttavia, pare che la bestia di cui trattiamo non ce la facesse proprio a camminare.<br />Da qui l'accusa di «crudeltà» rivolta all'uomo. Ci chiediamo che cosa faremmo noi in una circostanza del genere: lasciare la mucca sul camion? riportarla indietro? E se l'inamovibile ingombro impedisse alle altre mucche di scendere? E se non ci paresse proprio il caso di fare intervenire i pompieri per imbragare la bestia claudicante e spostarla tramite apposita gru? Intanto, il camionista pinerolese è stato denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), che, evidentemente, tiene informatori diuturnamente appostati agli ingressi dei macelli pubblici. Va da sé che i macelli tenuti d'occhio sono solo quelli cristiani, perché se ti azzardi con quelli ebraici sei antisemita, e con quelli musulmani rischi forte (gli islamici, si sa, sono piuttosto nervosi). La carne kosher (ebraica) e halal (islamica) prevede il preventivo dissanguamento della bestia (mucca o pecora, il maiale è vietato) senza anestesia. Ho personalmente visto una macellazione halal: la carnizzeria islamica dietro casa mia teneva un monitor in cui veniva costantemente trasmessa la scena, onde rassicurare gli avventori sul rispetto del rito. Funziona così: la mucca viene introdotta in un cilindro metallico da cui sporge solo la testa; un macellaio le recide la gola con un coltellaccio affilato, un colpo solo; il cilindro ruota capovolgendo la bestia, così che la testa mezzo staccata penzoli e faccia colare tutto il sangue. Dopo qualche tempo il monitor fu tolto, forse perché ci si rese conto che il filmato impressionava i clienti (come me) non musulmani.<br />Ma torniamo al trasportatore pinerolese. Il tribunale di Lodi lo assolse in prima istanza non perché non fosse colpevole di maltrattamento di animale, ma perché non c'erano le prove. Ciò accadeva nel 2008. Naturalmente, la Lav non si è data per vinta. E oggi (notizia del 28 marzo 2014; fonte, pagina milanese de «Il Giornale») la Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la sentenza, condannando il crudele a: sei mesi di reclusione, seimila euro di multa, sospensione dell'attività di trasporto, pagamento delle spese processuali. Così impara a pungolare le mucche che non riescono a scendere dai camion e magari non hanno voglia di andare al macello.<br />Uno può dire: ma come, prima non c'erano le prove e ora sì? Oppure: ma insomma, in fondo quella mucca doveva essere macellata, mica era un pony da horse terapy per bambini. Niente, il camionista andrà in...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>antisemita,halal,kosher,macello,mucca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d5c46bffcd7996aa5450ad5a212d174.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No esperimenti sulle scimmie perchè sono nostre sorelle</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-esperimenti-sulle-scimmie-perche-sono-nostre-sorelle--69964916</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/2192" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/2192</a><br /><br />NO ESPERIMENTI SULLE SCIMMIE PERCHE' SONO NOSTRE SORELLE (SI SUGLI EMBRIONI UMANI): PAROLA DI VERONESI di Rino Cammilleri<br /> <br />Il pianeta delle scimmie è il nostro, esattamente come nella saga hollywoodiana. Con la piccola differenza che le scimmie non si sono evolute affatto, sono sempre le stesse fin dai tempi di Darwin e anche prima. Né una mutazione artificialmente indotta da quegli sventati che siamo noi umani le ha istigate a prendere il nostro posto come razza dominante. No, saremo noi umani a far loro posto accanto a noi: prego, si accomodino, dal momento che siamo fratelli.<br />Sì, fratelli. E sorelle. Parola dell'oncologo emerito Umberto Veronesi, che la notoria pigrizia delle redazioni fa sì che venga intervistato su tutto, dall'amore gay ai primati (nel senso di antropoidi). E' sempre la pigrizia dei redattori a incoronare Tuttologi ultraottantenni fuori servizio come il sopracitato, come Margherita Hack, come Rita Levi Montalcini. Oggi il caso riguarda le scimmie di genere macaco, che la multinazionale Harlan acquista nella solita Cina e intende impiegare per esperimenti nella sua azienda brianzola. Gli animalisti hanno promesso sfracelli e subito si è accodata la ex ministra Brambilla, che, com'è noto, ama talmente gli animali da voler imporne l'amore a tutti.<br />E' come per le sigarette: lo Stato, per il tuo bene, ti vieta di fumare. Sempre per il tuo bene, dissolve il matrimonio etero. Ed è sempre perché tu, cittadino qualunque, non sai qual sia il tuo vero bene che adesso devi sopportare anche questa delle scimmie. Dice infatti il Veronesi emerito: "non c'è nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle". Ipse dixit.<br />Peccato che un altro oncologo famoso, Silvio Garattini, che è ancora in servizio permanente ed effettivo all'Istituto Mario Negri di Milano (di cui è, per giunta, direttore), dica il contrario. Dice esattamente che la sperimentazione sulle scimmie è e rimane "fondamentale". A lui si aggiungono i Nas, che non hanno trovato alcunché di irregolare in quel che fanno alla Harlan. Nemmeno i controlli del Ministero della Salute hanno di che lamentarsi.<br />Bene, qui abbiamo due scuole di pensiero: una del tutto ideologica a cui fanno capo l'ex ministro del turismo di fulvo crine e il Veronesi, che della razza umana ha un'opinione singolare (sostenne, non molto tempo fa, che l'amore omosessuale è il più puro, appunto perché non figlia); l'altra, quella oggettivamente scientifica dei Nas, di Garattini e del Ministero competente. Si noti che gli appartenenti alla prima scuola sono gli stessi che proclamano il primato e l'infallibilità della Scienza a ogni piè sospinto. Ma, da buoni giacobini, tendono a chiamare Scienza quel che frulla loro nel cervello, e Oscurantisti chi non la vede come loro. Sognano l'Arcadia, quella col cibo naturale e filosofici pastorelli che parlano con gli animali, dove il leone pascola con l'agnello e bianchi mulini ad acqua macinano biscotti. Dèjà vu: l'Illuminismo cominciò con l'Arcadia e finì con la ghigliottina per chi non si adeguava. La sola differenza è che oggi la Fraternité viene estesa ai macachi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69964916</guid><pubDate>Thu, 15 Mar 2012 23:30:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69964916/no_esperimenti_sulle_scimmie.mp3" length="3375482" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/2192

NO ESPERIMENTI SULLE SCIMMIE PERCHE' SONO NOSTRE SORELLE (SI SUGLI EMBRIONI UMANI): PAROLA DI VERONESI di Rino Cammilleri
 
Il pianeta delle scimmie è il nostro, esattamente come nella saga...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/2192" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/2192</a><br /><br />NO ESPERIMENTI SULLE SCIMMIE PERCHE' SONO NOSTRE SORELLE (SI SUGLI EMBRIONI UMANI): PAROLA DI VERONESI di Rino Cammilleri<br /> <br />Il pianeta delle scimmie è il nostro, esattamente come nella saga hollywoodiana. Con la piccola differenza che le scimmie non si sono evolute affatto, sono sempre le stesse fin dai tempi di Darwin e anche prima. Né una mutazione artificialmente indotta da quegli sventati che siamo noi umani le ha istigate a prendere il nostro posto come razza dominante. No, saremo noi umani a far loro posto accanto a noi: prego, si accomodino, dal momento che siamo fratelli.<br />Sì, fratelli. E sorelle. Parola dell'oncologo emerito Umberto Veronesi, che la notoria pigrizia delle redazioni fa sì che venga intervistato su tutto, dall'amore gay ai primati (nel senso di antropoidi). E' sempre la pigrizia dei redattori a incoronare Tuttologi ultraottantenni fuori servizio come il sopracitato, come Margherita Hack, come Rita Levi Montalcini. Oggi il caso riguarda le scimmie di genere macaco, che la multinazionale Harlan acquista nella solita Cina e intende impiegare per esperimenti nella sua azienda brianzola. Gli animalisti hanno promesso sfracelli e subito si è accodata la ex ministra Brambilla, che, com'è noto, ama talmente gli animali da voler imporne l'amore a tutti.<br />E' come per le sigarette: lo Stato, per il tuo bene, ti vieta di fumare. Sempre per il tuo bene, dissolve il matrimonio etero. Ed è sempre perché tu, cittadino qualunque, non sai qual sia il tuo vero bene che adesso devi sopportare anche questa delle scimmie. Dice infatti il Veronesi emerito: "non c'è nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle". Ipse dixit.<br />Peccato che un altro oncologo famoso, Silvio Garattini, che è ancora in servizio permanente ed effettivo all'Istituto Mario Negri di Milano (di cui è, per giunta, direttore), dica il contrario. Dice esattamente che la sperimentazione sulle scimmie è e rimane "fondamentale". A lui si aggiungono i Nas, che non hanno trovato alcunché di irregolare in quel che fanno alla Harlan. Nemmeno i controlli del Ministero della Salute hanno di che lamentarsi.<br />Bene, qui abbiamo due scuole di pensiero: una del tutto ideologica a cui fanno capo l'ex ministro del turismo di fulvo crine e il Veronesi, che della razza umana ha un'opinione singolare (sostenne, non molto tempo fa, che l'amore omosessuale è il più puro, appunto perché non figlia); l'altra, quella oggettivamente scientifica dei Nas, di Garattini e del Ministero competente. Si noti che gli appartenenti alla prima scuola sono gli stessi che proclamano il primato e l'infallibilità della Scienza a ogni piè sospinto. Ma, da buoni giacobini, tendono a chiamare Scienza quel che frulla loro nel cervello, e Oscurantisti chi non la vede come loro. Sognano l'Arcadia, quella col cibo naturale e filosofici pastorelli che parlano con gli animali, dove il leone pascola con l'agnello e bianchi mulini ad acqua macinano biscotti. Dèjà vu: l'Illuminismo cominciò con l'Arcadia e finì con la ghigliottina per chi non si adeguava. La sola differenza è che oggi la Fraternité viene estesa ai macachi.]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:keywords>embrioni,scimmie,sorelle,veronesi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3703a6e2d2813865d44122e0c4efde9e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
