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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>TavolaTerra</title><link>http://www.ilpostodelleparole.it</link><description><![CDATA[]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3147952/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Society &amp; Culture</category><copyright>Copyright IL POSTO DELLE PAROLE</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/orange_square_mic.jpg</url><title>TavolaTerra</title><link>http://www.ilpostodelleparole.it</link></image><lastBuildDate>Mon, 03 Aug 2026 15:43:53 +0000</lastBuildDate><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:name><itunes:email>domande@ilpostodelleparole.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/orange_square_mic.jpg"/><itunes:category text="Society &amp; Culture"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Giorgio Cesareo "Canederli: tra estate e autunno"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giorgio-cesareo-canederli-tra-estate-e-autunno--62163018</link><description><![CDATA[Giorgio Cesareo<br />"Canederli: tra estate e autunno"<br /><br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />Domenica 6 ottobre 2024, ore 10:00<br />"Tra estate e autunno: canederli al basilico, salsa di barbabietola, dressing di panna acida e nocciole" <br />Chef Giorgio collabora su più progetti legati al mondo della ristorazione e opera come chef a domicilio,<br />dove combina l’arte della buona cucina e della natura.<br />A cura dello Chef Giorgio Cesareo<br /><br /><br />https://www.takeachef.com/it-it/chef/giorgio-cesareo<br /><br /><br />"Sono uno chef professionista da 7 anni, finita la scuola alberghiera ho iniziato subito a lavorare in ristoranti. Amo la cucina a 360 gradi e quella di tutto il mondo. La passione per il vino mi ha poi portato a conseguire il diploma di sommelier. Vorrei portare la mia passione e la mia cucina a casa delle persone."<br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62163018</guid><pubDate>Mon, 30 Sep 2024 10:45:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62163018/giorgio_cesareo.mp3" length="11928666" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Giorgio Cesareo
"Canederli: tra estate e autunno"


Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)
Domenica 6 ottobre 2024, ore 10:00
"Tra estate e autunno: canederli al basilico, salsa di barbabietola, dressing di panna acida e nocciole" 
Chef Giorgio collabora...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giorgio Cesareo<br />"Canederli: tra estate e autunno"<br /><br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />Domenica 6 ottobre 2024, ore 10:00<br />"Tra estate e autunno: canederli al basilico, salsa di barbabietola, dressing di panna acida e nocciole" <br />Chef Giorgio collabora su più progetti legati al mondo della ristorazione e opera come chef a domicilio,<br />dove combina l’arte della buona cucina e della natura.<br />A cura dello Chef Giorgio Cesareo<br /><br /><br />https://www.takeachef.com/it-it/chef/giorgio-cesareo<br /><br /><br />"Sono uno chef professionista da 7 anni, finita la scuola alberghiera ho iniziato subito a lavorare in ristoranti. Amo la cucina a 360 gradi e quella di tutto il mondo. La passione per il vino mi ha poi portato a conseguire il diploma di sommelier. Vorrei portare la mia passione e la mia cucina a casa delle persone."<br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori<br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>746</itunes:duration><itunes:keywords>canederli,chefadomicilio,comecucinareicanederli,cucina,cucinareacasa,festadelpane,giorgiocesareo,gnocchidipane,knodel,ricercaincucina,takeachef.com</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4abd95c82e27794a8e00aaa394d05f12.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gianfranco Fagnola "Bretzel: il pane dell'amore"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gianfranco-fagnola-bretzel-il-pane-dell-amore--62163016</link><description><![CDATA[Gianfranco Fagnola<br />Panificatore<br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />Domenica 6 ottobre 2024<br />dalle 17:30 alle 18:30<br />"Il Bretzel: il pane dell'amore.<br />A cura di Gianfranco Fagnola e Universo Bianco<br /><br /><br /><br /><br />Presente a Bra dal 1923, la Panetteria Fagnola è un’attività a conduzione familiare che, da ben 3 generazioni, produce pani a lievitazione naturale. L’attuale titolare, Gianfranco Fagnola, grande appassionato del proprio lavoro, come i suoi genitori Michele e Lina, negli anni ha saputo valorizzare e incrementare l’arte della panificazione, facendo della panetteria “Fagnola” un punto di riferimento per autentici e sapienti golosi. Aiutato da alcuni valenti collaboratori sperimenta e crea pani e dolci e sempre più spesso è l’autore di sontuosi ricevimenti per feste private. In particolare, realizza lievitati (panettoni e colombe) con l’uso di farine biologiche macinate a pietra (kamut, farro, segale, grano duro, farine tipo 1, tipo 2 ed integrali), utilizzando rigorosamente canditi di produzione propria, burro, olio-extravergine e vaniglia di elevata qualità. Tradizionale, ma al contempo innovativa, la pasticceria è guidata da Emanuela Isoardi, sempre in cerca di gusti e abbinamenti nuovi per stupire il palato dei clienti. Offre ben 30 tipologie di biscotteria (biscotti latte e camomilla, savoiardi per tiramisù) e per la pasticceria fresca semifreddi, torta alla bavarese e di frutta, torte monumentali e le “Food Box” che cambiano in base alle ricorrenze. Gianfranco Fagnola vanta un palmares professionale di tutto rispetto. Dopo aver perfezionato la sua formazione al fianco dei più grandi maestri d’arte bianca a livello internazionale, nel 2005 è entrato nel Richemont Club Italia, dove si è confrontato con molti tra i più bravi panettieri d’Italia e stranieri. Nel 2009 la sua panetteria ha ottenuto due prestigiosi premi: “Miglior Locale” nella categoria Panetterie durante la manifestazione Golositalia e il premio “Richemont Star” che si aggiudicherà ancheper altri 2 anni, nel 2011 e nel 2013. Dal 2011 è membro dell’associazione internazionale Ambassadeur du Pain e dal 2019 fa parte del corpo docenti di CAST Alimenti nei corsi di specializzazione per i professionisti prima, e successivamente anche nei corsi di Alta Formazione Panificatore e Pasticcere da ristorazione e d’albergo.<br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62163016</guid><pubDate>Mon, 30 Sep 2024 10:32:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62163016/gianfranco_fagnola.mp3" length="11959595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Gianfranco Fagnola
Panificatore

Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)
Domenica 6 ottobre 2024
dalle 17:30 alle 18:30
"Il Bretzel: il pane dell'amore.
A cura di Gianfranco Fagnola e Universo Bianco




Presente a Bra dal 1923, la Panetteria Fagnola è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gianfranco Fagnola<br />Panificatore<br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />Domenica 6 ottobre 2024<br />dalle 17:30 alle 18:30<br />"Il Bretzel: il pane dell'amore.<br />A cura di Gianfranco Fagnola e Universo Bianco<br /><br /><br /><br /><br />Presente a Bra dal 1923, la Panetteria Fagnola è un’attività a conduzione familiare che, da ben 3 generazioni, produce pani a lievitazione naturale. L’attuale titolare, Gianfranco Fagnola, grande appassionato del proprio lavoro, come i suoi genitori Michele e Lina, negli anni ha saputo valorizzare e incrementare l’arte della panificazione, facendo della panetteria “Fagnola” un punto di riferimento per autentici e sapienti golosi. Aiutato da alcuni valenti collaboratori sperimenta e crea pani e dolci e sempre più spesso è l’autore di sontuosi ricevimenti per feste private. In particolare, realizza lievitati (panettoni e colombe) con l’uso di farine biologiche macinate a pietra (kamut, farro, segale, grano duro, farine tipo 1, tipo 2 ed integrali), utilizzando rigorosamente canditi di produzione propria, burro, olio-extravergine e vaniglia di elevata qualità. Tradizionale, ma al contempo innovativa, la pasticceria è guidata da Emanuela Isoardi, sempre in cerca di gusti e abbinamenti nuovi per stupire il palato dei clienti. Offre ben 30 tipologie di biscotteria (biscotti latte e camomilla, savoiardi per tiramisù) e per la pasticceria fresca semifreddi, torta alla bavarese e di frutta, torte monumentali e le “Food Box” che cambiano in base alle ricorrenze. Gianfranco Fagnola vanta un palmares professionale di tutto rispetto. Dopo aver perfezionato la sua formazione al fianco dei più grandi maestri d’arte bianca a livello internazionale, nel 2005 è entrato nel Richemont Club Italia, dove si è confrontato con molti tra i più bravi panettieri d’Italia e stranieri. Nel 2009 la sua panetteria ha ottenuto due prestigiosi premi: “Miglior Locale” nella categoria Panetterie durante la manifestazione Golositalia e il premio “Richemont Star” che si aggiudicherà ancheper altri 2 anni, nel 2011 e nel 2013. Dal 2011 è membro dell’associazione internazionale Ambassadeur du Pain e dal 2019 fa parte del corpo docenti di CAST Alimenti nei corsi di specializzazione per i professionisti prima, e successivamente anche nei corsi di Alta Formazione Panificatore e Pasticcere da ristorazione e d’albergo.<br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori]]></itunes:summary><itunes:duration>748</itunes:duration><itunes:keywords>bretzel,festadelpane,gianfrancofagnola,ilpanebuono,labiova,panedibra,panetteriafagnola,panificatore,ricettecolpane</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5910054876ea2d25acaf7d3efb75c743.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fulvio Marino "Tutta l'Italia del pane"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fulvio-marino-tutta-l-italia-del-pane--62101677</link><description><![CDATA[Fulvio Marino<br />"Tutta l'Italia del pane"<br />Slow Food Editore<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />TerraMadre / Salone del Gusto<br />Torino, venerdì 27 settembre 2024, ore 18:30<br />Fulvio Marino presenta "Tutta l'Italia del pane"<br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />sabato 5 ottobre 2024, ore 16:30<br /><br />Fulvio Marino, mugnaio, fornaio e personaggio televisivo di grande seguito e popolarità, in questo nuovo libro unisce le sue forze a quelle di Slow Food per raccontare l’Italia attraverso i classici della panificazione reinterpretati per il forno di casa. Le ricette saranno accompagnate dalla storia dei prodotti e dei luoghi e dagli approfondimenti dedicati alle diverse farine e tipologie di lievitazione utilizzate da Nord a Sud. In questo viaggio attraverso l’Italia dei pani ci renderemo conto della ricchezza tricolore in quanto a varietà espressione dei differenti territori e di come non ci sia una sola Italia per quanto riguarda il mondo dei forni, ma tanti paesi in uno.<br /><br /><br />Fulvio Marino, nasce a Canelli (Asti) l’8 maggio del 1986. Mugnaio di terza generazione, maestro panificatore e volto televisivo, Fulvio cresce in mezzo alla farina del Mulino Marino, l’azienda di famiglia per cui ancora oggi si occupa di comunicazione e sviluppo. La sua prima pizza, a 12 anni, è stata un disastro ma da allora non hai mai smesso di mettere le mani in pasta e oggi, con oltre 20 anni di esperienza, è uno dei panificatori più apprezzati e conosciuti di tutto lo stivale. Forte di una grande capacità comunicativa, animata da una incessante passione per il suo lavoro, la popolarità di Fulvio dentro e fuori dai social è in costante crescita grazie anche alle sue partecipazioni a programmi televisivi: È sempre mezzogiorno (Rai1), dove da settembre 2020 è parte del cast fisso, e Bake Off Italia (Real Time). Da marzo 2023, inoltre, Fulvio Marino è tra i volti di punta di Discovery, con due programmi che lo vedono vestire i panni del padrone di casa: in Nel forno di casa tua, in onda su Food Network, canale 33, Fulvio mostra passo passo come realizzare panificati semplici e gustosi. Su Real Time, invece, gira l’Italia con Il forno delle meraviglie, panettieri in gara, un format in cui il confronto tra i diversi modi di vedere la panificazione è il terreno di sfida. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />IL POSTO DELLE PAROLE<br />ascoltare fa pensare<br />www.ilpostodelleparole.it<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62101677</guid><pubDate>Wed, 25 Sep 2024 18:04:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62101677/fulvio_marino.mp3" length="8691154" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Fulvio Marino
"Tutta l'Italia del pane"
Slow Food Editore
www.slowfood.it


TerraMadre / Salone del Gusto
Torino, venerdì 27 settembre 2024, ore 18:30
Fulvio Marino presenta "Tutta l'Italia del pane"

Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)
sabato 5...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fulvio Marino<br />"Tutta l'Italia del pane"<br />Slow Food Editore<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />TerraMadre / Salone del Gusto<br />Torino, venerdì 27 settembre 2024, ore 18:30<br />Fulvio Marino presenta "Tutta l'Italia del pane"<br /><br />Festa del Pane, Savigliano (Cuneo)<br />sabato 5 ottobre 2024, ore 16:30<br /><br />Fulvio Marino, mugnaio, fornaio e personaggio televisivo di grande seguito e popolarità, in questo nuovo libro unisce le sue forze a quelle di Slow Food per raccontare l’Italia attraverso i classici della panificazione reinterpretati per il forno di casa. Le ricette saranno accompagnate dalla storia dei prodotti e dei luoghi e dagli approfondimenti dedicati alle diverse farine e tipologie di lievitazione utilizzate da Nord a Sud. In questo viaggio attraverso l’Italia dei pani ci renderemo conto della ricchezza tricolore in quanto a varietà espressione dei differenti territori e di come non ci sia una sola Italia per quanto riguarda il mondo dei forni, ma tanti paesi in uno.<br /><br /><br />Fulvio Marino, nasce a Canelli (Asti) l’8 maggio del 1986. Mugnaio di terza generazione, maestro panificatore e volto televisivo, Fulvio cresce in mezzo alla farina del Mulino Marino, l’azienda di famiglia per cui ancora oggi si occupa di comunicazione e sviluppo. La sua prima pizza, a 12 anni, è stata un disastro ma da allora non hai mai smesso di mettere le mani in pasta e oggi, con oltre 20 anni di esperienza, è uno dei panificatori più apprezzati e conosciuti di tutto lo stivale. Forte di una grande capacità comunicativa, animata da una incessante passione per il suo lavoro, la popolarità di Fulvio dentro e fuori dai social è in costante crescita grazie anche alle sue partecipazioni a programmi televisivi: È sempre mezzogiorno (Rai1), dove da settembre 2020 è parte del cast fisso, e Bake Off Italia (Real Time). Da marzo 2023, inoltre, Fulvio Marino è tra i volti di punta di Discovery, con due programmi che lo vedono vestire i panni del padrone di casa: in Nel forno di casa tua, in onda su Food Network, canale 33, Fulvio mostra passo passo come realizzare panificati semplici e gustosi. Su Real Time, invece, gira l’Italia con Il forno delle meraviglie, panettieri in gara, un format in cui il confronto tra i diversi modi di vedere la panificazione è il terreno di sfida. <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />IL POSTO DELLE PAROLE<br />ascoltare fa pensare<br />www.ilpostodelleparole.it<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>544</itunes:duration><itunes:keywords>comefareilpane,fulviomarino,mulinomarino,pane,pizze,ricetteepane,salonedelgusto,slowfood,slowfoodeditore,terramadre,tuttal'italiadelpane</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/67e73888e2dc437923190a1269e526c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aurelio Cocchini "Pesca Tradizionale del Lago Trasimeno" Presidio Slow Food</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aurelio-cocchini-pesca-tradizionale-del-lago-trasimeno-presidio-slow-food--58947152</link><description><![CDATA[Aurelio Cocchini<br />La pesca tradizionale del Lago Trasimeno<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br /><br />La <a href="https://t.slowfood.it/e/tr?q=8%3DRbBdR%26J%3DD%26I%3DNb9WW%26M%3D9cPcEe%26H%3DFzOCQ_xvpx_9f_EyYu_On_xvpx_8kJU3.ABLj6MGuI2QrJJDuJ1.AuH_EyYu_OnoO_EyYu_OnvM2Qo96-QrJJ-DuJ1_PWxm_ZLK2Qi6-GPg96XoJA9r0-1Cr-GxEu-OE9yD0CtJ_EyYu_On%26j%3D%26DF%3DYAePaEa%26GQ%3D8eObFXWb7eRc8e%265%3DeB92D8YN076x9gAxCg6TDCXQ0EAW9EaTYk7VA8WUhB9RfBYyb98OY0XT0EVPZDWO9iYS&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pesca tradizionale del Lago Trasimeno</a> entra a far parte della famiglia dei Presìdi Slow Food dell’Umbria.<br /><br />«La nostra è una pesca passiva: stendiamo le reti e aspettiamo che il pesce, muovendosi, rimanga imprigionato nelle maglie. Funziona così da tremila anni, da quando l’uomo ha cominciato ad abitare le coste del nostro lago e a uscire in barca» sottolinea Aurelio Cocchini, un’esperienza da pescatore lunga quarant’anni, referente dei produttori.<br /><br />Fatiche e soddisfazioni, anche economiche<br />Il nostro viaggio tra varietà vegetali, razze animali, saperi e tradizioni da difendere e promuovere oggi ci porta in Umbria, e più precisamente nel quarto lago più esteso d’Italia. Il Trasimeno è un bacino d’acqua dolce particolare, caratterizzato da una profondità media che non raggiunge i cinque metri: un lago che soffre la scarsità d’acqua (in questi giorni il livello è oltre un metro più basso dello zero idrometrico), ma dove il pesce non manca.«L’opportunità di diventare Presidio Slow Food - dice Guido Materazzi, un altro dei pescatori coinvolti nel progetto - arriva in un momento storico importante, in cui il mestiere del pescatore ha necessità di coniugare tradizione e innovazione, buone pratiche e sostenibilità economica». Fare economia tenendo a mente le generazioni future, come ricorda Ivo Banconi, presidente della Cooperativa Stella del Lago, che aderisce al Presidio, sottolineando che «il Presidio è un ulteriore tassello verso la giusta condivisione di strategie comuni a salvaguardia dell’ambiente, nell’intento di preservare quell’immagine lasciataci in eredità da chi ha dato al lago la sua vita».Persico reale, carpa, pesce gatto, latterino, tinca, persico-trota, anguilla e capitone sono le specie ittiche comprese nel disciplinare che regola il Presidio Slow Food e sono, soprattutto, le protagoniste del lago. <br /><br />Un pescato imprevedibile<br />«Siccome la nostra è una pesca di attesa, non aggressiva, risulta anche altamente sostenibile - spiega il referente Aurelio Cocchini -, ed è pressoché impossibile che l’attività si intensifichi al punto da intaccare le riserve di pesce nel lago». Per lo stesso motivo, però, è anche fortemente imprevedibile: «Non posso prevedere di che cosa rifornirò i ristoranti, i negozi o la nostra locanda, perché non ho certezza di che cosa pescherò. Se, da un lato, questo rappresenta un handicap economico, dall’altro nasconde un vantaggio: quello di non rischiare di mettere in crisi gli stock ittici, la nostra fonte di lavoro e di sostentamento».I pescatori professionisti attivi sul lago Trasimeno oggi sono una cinquantina, la maggior parte dei quali aderiscono a due cooperative: «Negli ultimi tempi l’età media si è abbassata parecchio - conclude Cocchini -. Merito di tanti giovani che, faticando a trovare un lavoro in altri settori a causa della crisi economica, si sono avvicinati al mondo della pesca».<br /><br />«Noi, per parte nostra - osserva la presidente Slow Food Umbria, Monica Petronio - saremo felici di contribuire a valorizzare le ricette di cucina (tradizionali e moderne) legate al pescato, non sempre di facile esecuzione per chi non è originario di questi luoghi, ma di sicuro gradimento per il consumatore e per il turista, anche grazie alla collaborazione che abbiamo avviato con gli istituti alberghieri di tutta la regione, che coinvolgeremo subito nel progetto. I ragazzi, sia gli aspiranti cuochi che il personale di sala, potranno mettersi alla prova confrontandosi direttamente con i pescatori e i professionisti della ristorazione lacustre, e sicuramente con il loro sguardo e la loro fantasia sapranno ricambiare quanto impareranno dalle generazioni che li hanno preceduti». <br /><br />foto: Oliver Migliore<br /><br /><br />TavolaTerra<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58947152</guid><pubDate>Wed, 06 Mar 2024 17:22:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58947152/aurelio_cocchini.mp3" length="16148382" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Aurelio Cocchini
La pesca tradizionale del Lago Trasimeno
Presidio Slow Food
www.slowfood.it



La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Aurelio Cocchini<br />La pesca tradizionale del Lago Trasimeno<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br /><br />La <a href="https://t.slowfood.it/e/tr?q=8%3DRbBdR%26J%3DD%26I%3DNb9WW%26M%3D9cPcEe%26H%3DFzOCQ_xvpx_9f_EyYu_On_xvpx_8kJU3.ABLj6MGuI2QrJJDuJ1.AuH_EyYu_OnoO_EyYu_OnvM2Qo96-QrJJ-DuJ1_PWxm_ZLK2Qi6-GPg96XoJA9r0-1Cr-GxEu-OE9yD0CtJ_EyYu_On%26j%3D%26DF%3DYAePaEa%26GQ%3D8eObFXWb7eRc8e%265%3DeB92D8YN076x9gAxCg6TDCXQ0EAW9EaTYk7VA8WUhB9RfBYyb98OY0XT0EVPZDWO9iYS&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pesca tradizionale del Lago Trasimeno</a> entra a far parte della famiglia dei Presìdi Slow Food dell’Umbria.<br /><br />«La nostra è una pesca passiva: stendiamo le reti e aspettiamo che il pesce, muovendosi, rimanga imprigionato nelle maglie. Funziona così da tremila anni, da quando l’uomo ha cominciato ad abitare le coste del nostro lago e a uscire in barca» sottolinea Aurelio Cocchini, un’esperienza da pescatore lunga quarant’anni, referente dei produttori.<br /><br />Fatiche e soddisfazioni, anche economiche<br />Il nostro viaggio tra varietà vegetali, razze animali, saperi e tradizioni da difendere e promuovere oggi ci porta in Umbria, e più precisamente nel quarto lago più esteso d’Italia. Il Trasimeno è un bacino d’acqua dolce particolare, caratterizzato da una profondità media che non raggiunge i cinque metri: un lago che soffre la scarsità d’acqua (in questi giorni il livello è oltre un metro più basso dello zero idrometrico), ma dove il pesce non manca.«L’opportunità di diventare Presidio Slow Food - dice Guido Materazzi, un altro dei pescatori coinvolti nel progetto - arriva in un momento storico importante, in cui il mestiere del pescatore ha necessità di coniugare tradizione e innovazione, buone pratiche e sostenibilità economica». Fare economia tenendo a mente le generazioni future, come ricorda Ivo Banconi, presidente della Cooperativa Stella del Lago, che aderisce al Presidio, sottolineando che «il Presidio è un ulteriore tassello verso la giusta condivisione di strategie comuni a salvaguardia dell’ambiente, nell’intento di preservare quell’immagine lasciataci in eredità da chi ha dato al lago la sua vita».Persico reale, carpa, pesce gatto, latterino, tinca, persico-trota, anguilla e capitone sono le specie ittiche comprese nel disciplinare che regola il Presidio Slow Food e sono, soprattutto, le protagoniste del lago. <br /><br />Un pescato imprevedibile<br />«Siccome la nostra è una pesca di attesa, non aggressiva, risulta anche altamente sostenibile - spiega il referente Aurelio Cocchini -, ed è pressoché impossibile che l’attività si intensifichi al punto da intaccare le riserve di pesce nel lago». 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Merito di tanti giovani che, faticando a trovare un lavoro in altri settori a causa della crisi economica, si sono avvicinati al mondo della pesca».<br /><br />«Noi, per parte nostra - osserva la presidente Slow Food Umbria, Monica Petronio - saremo felici di contribuire a valorizzare le ricette di cucina (tradizionali e moderne) legate al pescato, non sempre di facile esecuzione per chi non è originario di questi luoghi, ma di sicuro gradimento per il consumatore e per il turista, anche grazie alla collaborazione che abbiamo avviato con gli istituti alberghieri di tutta la regione, che coinvolgeremo subito nel progetto. I ragazzi, sia gli aspiranti cuochi che il...]]></itunes:summary><itunes:duration>1010</itunes:duration><itunes:keywords>aureliococchini,cooperativolagotrasimeno,lagotrasimeno,pesca,pescadilago,pescatori,pescatradizionale,pesce,pescedilago,presidioslowfood,slowfood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/64e583e53dff4f899766226d02065017.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Viviana Ferrario "Slow Wine Fair"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/viviana-ferrario-slow-wine-fair--58743807</link><description><![CDATA[Viviana Ferrario<br />"Slow Wine Fair"<br />Bologna, dal 25 al 27 febbraio 2024<br />www.slowwinefair.slowfood.it<br /><br /><br />Che conseguenze hanno avuto frane e inondazioni in Emilia Romagna? Quali approcci ci possono aiutare nell’affrontare le conseguenze di questi eventi catastrofici? Cosa ci raccontano il suolo brulicante di vita e i suoi frenetici e instancabili abitanti? Cosa succede quando la vitalità del suolo lascia il posto al deserto?<br /><br /><br />Viviana Ferrario<br />"Letture geografiche di un paesaggio storico"<br />Cierre Edizioni<br />Le forme attuali dei paesaggi agrari contemporanei sono il risultato di drastiche trasformazioni avvenute nella seconda metà del Novecento, quando certi sistemi colturali ritenuti obsoleti sono stati sostituiti con altri considerati più "razionali". Non tutto però si è trasformato con la stessa velocità. Per diverse ragioni (marginalità, inerzia, resistenza rispetto alle dinamiche dominanti, duttilità) certi paesaggi sono sopravvissuti sotto forma di frammenti. È questo il caso della vite in coltura promiscua, associata agli alberi a formare piantate o alberate in mezzo ai seminativi, una "policoltura verticale" che per oltre cinquecento anni aveva caratterizzato il paesaggio agrario di numerose regioni d'Italia. Studiata dai geografi e dagli scrittori di agricoltura, ammirata dai poeti e dai viaggiatori del Grand Tour, la vite maritata stesa a festone tra un albero e l'altro è ormai quasi del tutto scomparsa. Eppure qualcuno continua a coltivare rare vecchie piantate, qualcun altro ne mette a dimora di nuove. Dove e perché i frammenti di questo paesaggio scomparso si sono conservati? Che valori sono incorporati in questi documenti storici viventi? Cosa possono insegnarci per la costruzione dei paesaggi agrari del futuro, per rispondere alle grandi sfide contemporanee della sicurezza alimentare, del cambiamento climatico, della diversità bio-culturale? Sono questi i temi che il volume affronta, soffermandosi in particolare sul Veneto, con un taglio geografico attento alla stratificazione storica e agli aspetti sociali e culturali del paesaggio contemporaneo.<br /><br /><br /><br /><br />Viviana Ferrario, professoressa associata presso Università IUAV di Venezia, specializzata nel tema delle trasformazioni del paesaggio agrario nel corso del tempo. Tra i suoi libri, segnaliamo "Letture geografiche di un paesaggio storico".<br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "il posto delle parole"<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58743807</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 10:10:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58743807/viviana_ferrario.mp3" length="19696437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Viviana Ferrario
"Slow Wine Fair"
Bologna, dal 25 al 27 febbraio 2024
www.slowwinefair.slowfood.it


Che conseguenze hanno avuto frane e inondazioni in Emilia Romagna? Quali approcci ci possono aiutare nell’affrontare le conseguenze di questi eventi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Viviana Ferrario<br />"Slow Wine Fair"<br />Bologna, dal 25 al 27 febbraio 2024<br />www.slowwinefair.slowfood.it<br /><br /><br />Che conseguenze hanno avuto frane e inondazioni in Emilia Romagna? Quali approcci ci possono aiutare nell’affrontare le conseguenze di questi eventi catastrofici? Cosa ci raccontano il suolo brulicante di vita e i suoi frenetici e instancabili abitanti? Cosa succede quando la vitalità del suolo lascia il posto al deserto?<br /><br /><br />Viviana Ferrario<br />"Letture geografiche di un paesaggio storico"<br />Cierre Edizioni<br />Le forme attuali dei paesaggi agrari contemporanei sono il risultato di drastiche trasformazioni avvenute nella seconda metà del Novecento, quando certi sistemi colturali ritenuti obsoleti sono stati sostituiti con altri considerati più "razionali". Non tutto però si è trasformato con la stessa velocità. Per diverse ragioni (marginalità, inerzia, resistenza rispetto alle dinamiche dominanti, duttilità) certi paesaggi sono sopravvissuti sotto forma di frammenti. È questo il caso della vite in coltura promiscua, associata agli alberi a formare piantate o alberate in mezzo ai seminativi, una "policoltura verticale" che per oltre cinquecento anni aveva caratterizzato il paesaggio agrario di numerose regioni d'Italia. Studiata dai geografi e dagli scrittori di agricoltura, ammirata dai poeti e dai viaggiatori del Grand Tour, la vite maritata stesa a festone tra un albero e l'altro è ormai quasi del tutto scomparsa. Eppure qualcuno continua a coltivare rare vecchie piantate, qualcun altro ne mette a dimora di nuove. Dove e perché i frammenti di questo paesaggio scomparso si sono conservati? Che valori sono incorporati in questi documenti storici viventi? Cosa possono insegnarci per la costruzione dei paesaggi agrari del futuro, per rispondere alle grandi sfide contemporanee della sicurezza alimentare, del cambiamento climatico, della diversità bio-culturale? Sono questi i temi che il volume affronta, soffermandosi in particolare sul Veneto, con un taglio geografico attento alla stratificazione storica e agli aspetti sociali e culturali del paesaggio contemporaneo.<br /><br /><br /><br /><br />Viviana Ferrario, professoressa associata presso Università IUAV di Venezia, specializzata nel tema delle trasformazioni del paesaggio agrario nel corso del tempo. Tra i suoi libri, segnaliamo "Letture geografiche di un paesaggio storico".<br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "il posto delle parole"<br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1231</itunes:duration><itunes:keywords>agricoltura,capireilterritorio,comeleggereilpaesaggiodelvino,paesaggio,paesaggiochecambia,slowfood,slowwinefair,territorio,vitemaritata,vivianaferrario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6167a6367ac4b3b2c2bf95e2ec7dca4f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Daniela Tibaldi "Cantina Tibaldi a Slow Wine Fair"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/daniela-tibaldi-cantina-tibaldi-a-slow-wine-fair--58707474</link><description><![CDATA[Daniela Tibaldi<br />"Cantina Tibaldi"<br />www.cantinatibaldi.com<br /><br /><br />Slow Wine Fair<br />Bologna<br />Dal 25 al 27 febbraio 202<br /><a href="https://www.googleadservices.com/pagead/aclk?sa=L&amp;ai=DChcSEwiTjeqjlLCEAxWrkoMHHYZcAD8YABAAGgJlZg&amp;ase=2&amp;gclid=CjwKCAiArLyuBhA7EiwA-qo80E4UKucBn2gznW19zLEGpYdVmHjM3_SJ252tlFFlBYPYH0Nt8qFj-BoC0O4QAvD_BwE&amp;ohost=www.google.com&amp;cid=CAESVuD2Caic0S8GA98YLg4l1LLX8K3-1ywb2SzUL5UWG9dKDnlAnNoI1BtBs_xmtUQDJkLLVRBPlDtlTOIPJOdcYjvWOS6kYoFiS1t_xFLDJ1vTJTk_XKgb&amp;sig=AOD64_0w1sQx--uXHqu0kZ9dZixUMTvSng&amp;q&amp;nis=4&amp;adurl&amp;ved=2ahUKEwjH8-KjlLCEAxXDgP0HHUhRBO8Q0Qx6BAgGEAE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://slowinefair.slowfood.it</a><br /><br /><br />L’azienda Tibaldi apre ufficialmente i battenti in un’annata difficile, definita da molti come una delle annate più complesse nella gestione del vigneto. Come racconta il sito del Consorzio del Roero le piogge estive sopra la media e la forte umidità unite a temperature piuttosto alte hanno creato le condizioni ideali per gli attacchi fungini che, come ricordano Daniela e Monica, hanno compromesso in particolare le uve di barbera, mentre le uve a bacca bianca se la sono cavata più egregiamente.Ma l’inizio non avviene dal nulla perché tutta la linea maschile della famiglia – il bisnonno, nonno Tunin e papà Stefano – si era già dedicata alla viticoltura. «Papà lavorava in fabbrica a Bra, ma coltivava anche l’uva, che era conferita a una cantina del territorio» mi dicono. «Con parte delle uve vinificava per sé insieme a un amico. La viticoltura era la sua passione, il suo secondo lavoro, e anche adesso lo sta portando avanti, aiutandoci come trattorista». Un aiuto tuttora determinante, tant’è che le due sorelle ammettono: «Da sole non ce l’avremmo mai fatta!».<br />Monica e Daniela prendono in mano l’azienda una decina di anni fa, ma sebbene si presentino sempre molto unite, i loro percorsi erano stati molto diversi. Per Monica l’ambizione di lavorare nel campo enologico era chiara fin dall’inizio: «Ho studiato Enologia e viticoltura a Torino e successivamente in Spagna, quindi ho portato avanti alcuni stage presso grandi gruppi». Le fa eco Daniela: «Io invece ho portato avanti studi nel campo amministrativo. Sono arrivata al mondo enologico solo dopo una vendemmia in Nuova Zelanda che mi ha spinta a intraprendere questo corso di studi».Come cifra comune hanno quell’essersi appassionate – più o meno consapevolmente – delle vigne e dell’uva, oltre che di un territorio prezioso, ricco di biodiversità, caratterizzato dalla continua alternanza di vigna, bosco e coltivo, che sa ripagare chi se ne prende cura con impegno e tenacia. E sono proprio questa passione, questa voglia di lavorare bene che hanno aperto alle due sorelle le porte di un mondo che, quando hanno iniziato, era ancora molto maschile: «Quando Monica ha studiato enologia, in classe erano solo 7 ragazze, e quando abbiamo avviato l’attività a poco più di 20 anni temevamo di essere viste soltanto come due ragazze che vendevano il vino. Sapevamo che ci avrebbe aspettato un duro lavoro per conquistare credibilità, sia presso il pubblico, sia presso i nostri colleghi».<br /><br />I numeri di Tibaldi:<br /><ul><li>Ettari: 8 – Bottiglie 40.000</li><li>Fertilizzanti: humus, compost, letame in pellet, sovescio</li><li>Fitofarmaci: rame, zolfo</li><li>Diserbo: lavorazione meccanica/manuale</li><li>Lieviti: fermentazione spontanea</li><li>Uve: 100% di proprietà</li><li>Certificazione: biologico certificato</li></ul><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "il posto delle parole"<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58707474</guid><pubDate>Fri, 16 Feb 2024 15:22:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58707474/daniela_tibaldi.mp3" length="17347506" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Daniela Tibaldi
"Cantina Tibaldi"
www.cantinatibaldi.com


Slow Wine Fair
Bologna
Dal 25 al 27 febbraio 202...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Daniela Tibaldi<br />"Cantina Tibaldi"<br />www.cantinatibaldi.com<br /><br /><br />Slow Wine Fair<br />Bologna<br />Dal 25 al 27 febbraio 202<br /><a href="https://www.googleadservices.com/pagead/aclk?sa=L&amp;ai=DChcSEwiTjeqjlLCEAxWrkoMHHYZcAD8YABAAGgJlZg&amp;ase=2&amp;gclid=CjwKCAiArLyuBhA7EiwA-qo80E4UKucBn2gznW19zLEGpYdVmHjM3_SJ252tlFFlBYPYH0Nt8qFj-BoC0O4QAvD_BwE&amp;ohost=www.google.com&amp;cid=CAESVuD2Caic0S8GA98YLg4l1LLX8K3-1ywb2SzUL5UWG9dKDnlAnNoI1BtBs_xmtUQDJkLLVRBPlDtlTOIPJOdcYjvWOS6kYoFiS1t_xFLDJ1vTJTk_XKgb&amp;sig=AOD64_0w1sQx--uXHqu0kZ9dZixUMTvSng&amp;q&amp;nis=4&amp;adurl&amp;ved=2ahUKEwjH8-KjlLCEAxXDgP0HHUhRBO8Q0Qx6BAgGEAE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://slowinefair.slowfood.it</a><br /><br /><br />L’azienda Tibaldi apre ufficialmente i battenti in un’annata difficile, definita da molti come una delle annate più complesse nella gestione del vigneto. Come racconta il sito del Consorzio del Roero le piogge estive sopra la media e la forte umidità unite a temperature piuttosto alte hanno creato le condizioni ideali per gli attacchi fungini che, come ricordano Daniela e Monica, hanno compromesso in particolare le uve di barbera, mentre le uve a bacca bianca se la sono cavata più egregiamente.Ma l’inizio non avviene dal nulla perché tutta la linea maschile della famiglia – il bisnonno, nonno Tunin e papà Stefano – si era già dedicata alla viticoltura. «Papà lavorava in fabbrica a Bra, ma coltivava anche l’uva, che era conferita a una cantina del territorio» mi dicono. «Con parte delle uve vinificava per sé insieme a un amico. La viticoltura era la sua passione, il suo secondo lavoro, e anche adesso lo sta portando avanti, aiutandoci come trattorista». Un aiuto tuttora determinante, tant’è che le due sorelle ammettono: «Da sole non ce l’avremmo mai fatta!».<br />Monica e Daniela prendono in mano l’azienda una decina di anni fa, ma sebbene si presentino sempre molto unite, i loro percorsi erano stati molto diversi. Per Monica l’ambizione di lavorare nel campo enologico era chiara fin dall’inizio: «Ho studiato Enologia e viticoltura a Torino e successivamente in Spagna, quindi ho portato avanti alcuni stage presso grandi gruppi». Le fa eco Daniela: «Io invece ho portato avanti studi nel campo amministrativo. Sono arrivata al mondo enologico solo dopo una vendemmia in Nuova Zelanda che mi ha spinta a intraprendere questo corso di studi».Come cifra comune hanno quell’essersi appassionate – più o meno consapevolmente – delle vigne e dell’uva, oltre che di un territorio prezioso, ricco di biodiversità, caratterizzato dalla continua alternanza di vigna, bosco e coltivo, che sa ripagare chi se ne prende cura con impegno e tenacia. E sono proprio questa passione, questa voglia di lavorare bene che hanno aperto alle due sorelle le porte di un mondo che, quando hanno iniziato, era ancora molto maschile: «Quando Monica ha studiato enologia, in classe erano solo 7 ragazze, e quando abbiamo avviato l’attività a poco più di 20 anni temevamo di essere viste soltanto come due ragazze che vendevano il vino. Sapevamo che ci avrebbe aspettato un duro lavoro per conquistare credibilità, sia presso il pubblico, sia presso i nostri colleghi».<br /><br />I numeri di Tibaldi:<br /><ul><li>Ettari: 8 – Bottiglie 40.000</li><li>Fertilizzanti: humus, compost, letame in pellet, sovescio</li><li>Fitofarmaci: rame, zolfo</li><li>Diserbo: lavorazione meccanica/manuale</li><li>Lieviti: fermentazione spontanea</li><li>Uve: 100% di proprietà</li><li>Certificazione: biologico certificato</li></ul><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "il posto delle parole"<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1085</itunes:duration><itunes:keywords>cantinatibaldi,danielatibaldi,monicatibaldi,pocapaglia,roero,slowfood,slowwinefair,vino,vinoarneis,vinofavorita,vinonebiolo,vinoroero,wine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d6ec131753fd3f2d8451ebf58f1b1785.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Massimo Arena "Piparelle di Villa San Giovanni"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/massimo-arena-piparelle-di-villa-san-giovanni--58547212</link><description><![CDATA[Massimo Arena<br />"Piparelle di Villa San Giovanni"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood<br /><br />Le piparelle di Villa San Giovanni sono biscottini secchi e profumati che si producono da oltre un secolo nella città di Villa San Giovanni, un comune calabrese della Costa Viola, affacciato sullo Stretto di Messina. Simili agli omonimi dolci messinesi, si differenziano per il taglio sottile, la quantità di mandorle nell’impasto, l’uso più parsimonioso delle spezie e l’assenza di alcune di queste (ad esempio del pepe, che invece spesso compare nella ricetta siciliana). Le piparelle, si pensa, prendano il nome dal metodo di cottura che un tempo avvenivano in stufe a legno che fumavano come pipe.<br />Furono i fratelli Antonio e Paolo Strati, maestri dolciari della cittadina dello stretto, che ne avviarono la produzione a inizio ’900. Negli anni successivi altri pasticceri, come Domenico Adamo, Carmelo Ventre, Federico Polistena, Antonio Bellantone e Pietro Greco, iniziarono a produrle regolarmente, conservando nel tempo una tradizione dolciaria che caratterizza ancora oggi la comunità locale.<br />Gli ingredienti delle piparelle sono semplici. Occorre impastare prima le mandorle, lo zucchero, miele mille fiori o di arancio. Si aggiungono quindi spezie come cannella e chiodi di garofano, e si profuma con olio essenziale di arancio ed infine si aggiunge farina di frumento. Con l’impasto si forma un filoncino di circa 500 grammi e si inforna ad una temperatura di 180° per 35/40 minuti. Il giorno successivo si passa al taglio a mano del filoncino, con un coltello, – ottenendo così delle fettine sottili di quattro millimetri, un passaggio difficilissimo, perché occorre grande maestria affinché la fettina rimanga uniforme e non si spezzi a causa dei frammenti di mandorle presenti al suo interno. Infine, i biscotti così tagliati, si infornano nuovamente a 65 gradi per 10, 12 ore.<br />Le piparelle di Villa San Giovanni si gustano da sole, oppure accompagnano un buon vino passito, un caffè o un tè.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />+sapore +sapere<br /><br />TavolaTerra è un format "Il posto delle parole"<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58547212</guid><pubDate>Fri, 02 Feb 2024 19:29:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58547212/massimo_arena.mp3" length="10846151" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Massimo Arena
"Piparelle di Villa San Giovanni"
Presidio Slow Food
www.slowfood

Le piparelle di Villa San Giovanni sono biscottini secchi e profumati che si producono da oltre un secolo nella città di Villa San Giovanni, un comune calabrese della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Massimo Arena<br />"Piparelle di Villa San Giovanni"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood<br /><br />Le piparelle di Villa San Giovanni sono biscottini secchi e profumati che si producono da oltre un secolo nella città di Villa San Giovanni, un comune calabrese della Costa Viola, affacciato sullo Stretto di Messina. Simili agli omonimi dolci messinesi, si differenziano per il taglio sottile, la quantità di mandorle nell’impasto, l’uso più parsimonioso delle spezie e l’assenza di alcune di queste (ad esempio del pepe, che invece spesso compare nella ricetta siciliana). Le piparelle, si pensa, prendano il nome dal metodo di cottura che un tempo avvenivano in stufe a legno che fumavano come pipe.<br />Furono i fratelli Antonio e Paolo Strati, maestri dolciari della cittadina dello stretto, che ne avviarono la produzione a inizio ’900. Negli anni successivi altri pasticceri, come Domenico Adamo, Carmelo Ventre, Federico Polistena, Antonio Bellantone e Pietro Greco, iniziarono a produrle regolarmente, conservando nel tempo una tradizione dolciaria che caratterizza ancora oggi la comunità locale.<br />Gli ingredienti delle piparelle sono semplici. Occorre impastare prima le mandorle, lo zucchero, miele mille fiori o di arancio. Si aggiungono quindi spezie come cannella e chiodi di garofano, e si profuma con olio essenziale di arancio ed infine si aggiunge farina di frumento. Con l’impasto si forma un filoncino di circa 500 grammi e si inforna ad una temperatura di 180° per 35/40 minuti. Il giorno successivo si passa al taglio a mano del filoncino, con un coltello, – ottenendo così delle fettine sottili di quattro millimetri, un passaggio difficilissimo, perché occorre grande maestria affinché la fettina rimanga uniforme e non si spezzi a causa dei frammenti di mandorle presenti al suo interno. Infine, i biscotti così tagliati, si infornano nuovamente a 65 gradi per 10, 12 ore.<br />Le piparelle di Villa San Giovanni si gustano da sole, oppure accompagnano un buon vino passito, un caffè o un tè.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />+sapore +sapere<br /><br />TavolaTerra è un format "Il posto delle parole"<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>678</itunes:duration><itunes:keywords>biscotti,calabria,massimoarena,pasticceria,piparelledivillasangiovanni,presidioslowfood,slowfood,villasangiovanni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35916edb6cca2a3b380466ff770dddfe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Daniele Molina "I pruna di frati"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/daniele-molina-i-pruna-di-frati--58460753</link><description><![CDATA[Daniele Molina<br />"I pruna di frati"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />Una prugna nobile e delicata “I pruna di frati” di Terranova deve il nome ai monaci benedettini celestini del convento di Terranova Sappo Minulio, a quaranta chilometri dal capoluogo. Furono loro, nel ‘500, a selezionare questo ecotipo e a sviluppare la coltivazione del pruno: ancora oggi, tra i ruderi dell’edificio, qua e là spuntano alcune piante. Il prugno produce susine “molto nobili e delicate”, per citare le parole usate nel 1691 da padre Giovanni Fiore da Cropani nel volume intitolato Della Calabria illustrata: i frutti, verde-giallastri che virano verso il rosso-violetto a piena maturazione, hanno buccia sottile e forma allungata e sono coperti da un consistente strato di pruina che li protegge dagli agenti patogeni.<br />«Sono molto dolci eppure non stucchevoli, con una bella acidità – racconta Francesco Saccà, referente Slow Food del Presidio – e la loro particolarità è la facilità con cui il seme si separa dalla polpa: basta un morso». I produttori che aderiscono al Presidio sono sei: «Complessivamente coltiviamo circa 7 ettari – spiega Daniele Molina, che dei produttori è il referente – e la produzione è limitata. Mediamente, in un ettaro crescono 350 piante: parliamo di terreni terrazzati, a quote che vanno dai 300 ai 400 metri, aree che oggi soffrono lo spopolamento e dove le piante da frutto hanno sempre risposto a un bisogno specifico: ottimizzare ciò che si aveva».<br />La pianta, prosegue Molina, è rustica, ben adattata ai terreni argillosi e non richiede particolari trattamenti. I frutti maturano a fine luglio e la raccolta si concentra in quindici, venti giorni al massimo: «Freschi si conservano all’incirca una settimana – prosegue Molina – altrimenti si fanno seccare o si trasformano in confettura con cui si preparano le crostate della tradizione».  <br />«I pruna di frati di Terranova sono un prodotto molto sentito sul territorio – conclude Saccà – e nei tre comuni di Terranova Sappo Minulio, Molochio e Varapodio quasi tutti hanno qualche pianta nei propri terreni. Certo, l’area è nota soprattutto per gli agrumi e le olive, ma anche il nostro susino è importante. Il riconoscimento come Presidio Slow Food è uno strumento di salvaguardia: per evitare che venga abbandonata e persa, deve poter essere una fonte di reddito per i produttori». <br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "Il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58460753</guid><pubDate>Fri, 26 Jan 2024 17:23:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58460753/daniele_molina.mp3" length="10762560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Daniele Molina
"I pruna di frati"
Presidio Slow Food
www.slowfood.it


Una prugna nobile e delicata “I pruna di frati” di Terranova deve il nome ai monaci benedettini celestini del convento di Terranova Sappo Minulio, a quaranta chilometri dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Daniele Molina<br />"I pruna di frati"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />Una prugna nobile e delicata “I pruna di frati” di Terranova deve il nome ai monaci benedettini celestini del convento di Terranova Sappo Minulio, a quaranta chilometri dal capoluogo. Furono loro, nel ‘500, a selezionare questo ecotipo e a sviluppare la coltivazione del pruno: ancora oggi, tra i ruderi dell’edificio, qua e là spuntano alcune piante. Il prugno produce susine “molto nobili e delicate”, per citare le parole usate nel 1691 da padre Giovanni Fiore da Cropani nel volume intitolato Della Calabria illustrata: i frutti, verde-giallastri che virano verso il rosso-violetto a piena maturazione, hanno buccia sottile e forma allungata e sono coperti da un consistente strato di pruina che li protegge dagli agenti patogeni.<br />«Sono molto dolci eppure non stucchevoli, con una bella acidità – racconta Francesco Saccà, referente Slow Food del Presidio – e la loro particolarità è la facilità con cui il seme si separa dalla polpa: basta un morso». I produttori che aderiscono al Presidio sono sei: «Complessivamente coltiviamo circa 7 ettari – spiega Daniele Molina, che dei produttori è il referente – e la produzione è limitata. Mediamente, in un ettaro crescono 350 piante: parliamo di terreni terrazzati, a quote che vanno dai 300 ai 400 metri, aree che oggi soffrono lo spopolamento e dove le piante da frutto hanno sempre risposto a un bisogno specifico: ottimizzare ciò che si aveva».<br />La pianta, prosegue Molina, è rustica, ben adattata ai terreni argillosi e non richiede particolari trattamenti. I frutti maturano a fine luglio e la raccolta si concentra in quindici, venti giorni al massimo: «Freschi si conservano all’incirca una settimana – prosegue Molina – altrimenti si fanno seccare o si trasformano in confettura con cui si preparano le crostate della tradizione».  <br />«I pruna di frati di Terranova sono un prodotto molto sentito sul territorio – conclude Saccà – e nei tre comuni di Terranova Sappo Minulio, Molochio e Varapodio quasi tutti hanno qualche pianta nei propri terreni. Certo, l’area è nota soprattutto per gli agrumi e le olive, ma anche il nostro susino è importante. Il riconoscimento come Presidio Slow Food è uno strumento di salvaguardia: per evitare che venga abbandonata e persa, deve poter essere una fonte di reddito per i produttori». <br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "Il posto delle parole"]]></itunes:summary><itunes:duration>673</itunes:duration><itunes:keywords>agricolamolina,agricoltura,apicoltura,calabria,danielemolina,iprunadifrati,miele,presidioslowfood,slowfood,susine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc7192f8ce7776e841f52287d0d6345c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laura Gasco "Il gelso. Chi se lo ricorda più?"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/laura-gasco-il-gelso-chi-se-lo-ricorda-piu--57370464</link><description><![CDATA[Laura Gasco<br /><br /><br /><br />I gelsi si stanno dimostrando al centro di una sorta di Circular Agriculture che coinvolge la filiera agroindustriale, quella zootecniche di produzione del baco da seta e della coniglicoltura. Il progetto Gelso-net ne studia la fattibilità Scomparsi o quasi. Sono i gelsi (genere Morus, in inglese Mulberry) che hanno scontato negli anni la decrescita di un intera filiera legata alla produzione della seta, ma anche il fatto che è una pianta che sporca quando le proprie bacche – conosciute come sorosi – cadono nelle corti o nelle strade.<br />“In passato, in Piemonte – spiega Laura Gasco, docente di zoocolture presso il Disafa/Università degli studi di Torino – il gelso era coltivato per la produzione di foglie che costituivano alimento indispensabile per l’allevamento dei bachi da seta. La sericoltura, legata indissolubilmente alla coltivazione del gelso, è oggi quasi scomparsa sul territorio regionale, sebbene essa abbia contribuito per lungo tempo a fornire benessere e sostentamento per molte famiglie“.<br /><br /><br /><br />Laura Gasco<br />Professore ordinario di Zoocolture presso l’Università degli Studi di Torino. La sua attività di ricerca ci concentra su diversi aspetti dell’allevamento e della nutrizione di pesci, avicoli e conigli. Da 10 anni si occupa dell’impiego di prodotti derivati dagli insetti (larve, farine, oli) in alimentazione animale (pesci, polli, conigli, suini). Più recentemente l’attività riguarda l’effetto di scarti organici sui cicli produttivi delle larve di insetto (Hermetia illucens e Tenebri molitor) e sulla qualità dei prodotti ottenuti, così come la determinazione dei fabbisogni nutrizionali delle larve. Coordinatore e responsabile di unità di progetti di ricerca PRIMA, H2020, Cariplo, CRT, Regione Piemonte, Poli di Innovazione. Vice presidente della “Insect Commission” della Società Europea di Produzioni Animali (EAAP), Associate Editor della rivista Insects as Food and Feed e membro dell’editorial board di Animals. E’ autore di oltre 150 articoli su riviste internazionali con impact factor.<br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57370464</guid><pubDate>Tue, 02 Jan 2024 21:32:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57370464/laura_gasco_10d10.mp3" length="9981465" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Laura Gasco



I gelsi si stanno dimostrando al centro di una sorta di Circular Agriculture che coinvolge la filiera agroindustriale, quella zootecniche di produzione del baco da seta e della coniglicoltura. Il progetto Gelso-net ne studia la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Laura Gasco<br /><br /><br /><br />I gelsi si stanno dimostrando al centro di una sorta di Circular Agriculture che coinvolge la filiera agroindustriale, quella zootecniche di produzione del baco da seta e della coniglicoltura. Il progetto Gelso-net ne studia la fattibilità Scomparsi o quasi. Sono i gelsi (genere Morus, in inglese Mulberry) che hanno scontato negli anni la decrescita di un intera filiera legata alla produzione della seta, ma anche il fatto che è una pianta che sporca quando le proprie bacche – conosciute come sorosi – cadono nelle corti o nelle strade.<br />“In passato, in Piemonte – spiega Laura Gasco, docente di zoocolture presso il Disafa/Università degli studi di Torino – il gelso era coltivato per la produzione di foglie che costituivano alimento indispensabile per l’allevamento dei bachi da seta. La sericoltura, legata indissolubilmente alla coltivazione del gelso, è oggi quasi scomparsa sul territorio regionale, sebbene essa abbia contribuito per lungo tempo a fornire benessere e sostentamento per molte famiglie“.<br /><br /><br /><br />Laura Gasco<br />Professore ordinario di Zoocolture presso l’Università degli Studi di Torino. La sua attività di ricerca ci concentra su diversi aspetti dell’allevamento e della nutrizione di pesci, avicoli e conigli. Da 10 anni si occupa dell’impiego di prodotti derivati dagli insetti (larve, farine, oli) in alimentazione animale (pesci, polli, conigli, suini). Più recentemente l’attività riguarda l’effetto di scarti organici sui cicli produttivi delle larve di insetto (Hermetia illucens e Tenebri molitor) e sulla qualità dei prodotti ottenuti, così come la determinazione dei fabbisogni nutrizionali delle larve. Coordinatore e responsabile di unità di progetti di ricerca PRIMA, H2020, Cariplo, CRT, Regione Piemonte, Poli di Innovazione. Vice presidente della “Insect Commission” della Società Europea di Produzioni Animali (EAAP), Associate Editor della rivista Insects as Food and Feed e membro dell’editorial board di Animals. E’ autore di oltre 150 articoli su riviste internazionali con impact factor.<br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>624</itunes:duration><itunes:keywords>agricoltura,bachi,coltivazionedelgelso,gelso,igelsiinpiemonte,lauragasco,moredigelso,sericoltura,universitàditorino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4f8b70da2b5e097d58ab20ec96271e0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Davide Bianciotto "Mele antiche del Piemonte"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/davide-bianciotto-mele-antiche-del-piemonte--57587193</link><description><![CDATA[Davide Bianciotto<br />"Mele antiche del Piemonte"<br />Azienda Agricola Roncaglia Bio<br />www.roncagliabio.com<br /><br /><br />I primi meli iniziarono a colorare le campagne con i loro dolci frutti, in quegli stessi campi una volta dominati dai bassi filari di vite o coltivati semplicemente a foraggio.<br /><br />Pochi anni più tardi, diversificammo ulteriormente la nostra produzione, affiancando tanti altri alberi da frutto ai meli, a partire da kiwi e peri. Il microclima della collina bricherasiese accolse queste nuove colture, e non solo: la dedizione ai nostri frutteti e il sogno di produrre qualità anziché numeri ci convinse a intraprendere il cammino dell’agricoltura biologica. Una sfida continua, certo, che nel tempo però è stata in grado di avvicinarci ai ritmi della natura, alla scoperta di colori, profumi e sapori più genuini.<br /><br />Da allora, i nostri frutteti sono una dimora verde per gli insetti e gli uccelli che ci aiutano a coltivare frutti deliziosi e nutrienti, senza l’uso di pesticidi e diserbanti<br />Oggi i nostri campi ospitano oltre 60 varietà di mele (le trovi <a href="https://roncagliabio.com/negozio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel nostro negozio</a>), comprendendo le qualità più recenti ma soprattutto le antiche varietà di mele piemontesi, riconosciute Presidio Slow Food. Insieme alle mele, coltiviamo – sempre secondo gli accorgimenti dell’agricoltura biologica – kiwi, pere, cachi, fichi, kiwi arguta e drupacee estive (quali pesche, albicocche e susine), distribuiti su circa 40 ettari di campi.<br /><br />Azienda Agricola Roncaglia Bio<br />Strada Roncaglia<br />Bricherasio (Torino)<br />339 2429781<i></i><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br />TavolaTerra è un podcast de "Il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57587193</guid><pubDate>Sat, 11 Nov 2023 14:14:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57587193/davide_bianciotto_tt.mp3" length="14492521" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Davide Bianciotto
"Mele antiche del Piemonte"
Azienda Agricola Roncaglia Bio
www.roncagliabio.com


I primi meli iniziarono a colorare le campagne con i loro dolci frutti, in quegli stessi campi una volta dominati dai bassi filari di vite o coltivati...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Davide Bianciotto<br />"Mele antiche del Piemonte"<br />Azienda Agricola Roncaglia Bio<br />www.roncagliabio.com<br /><br /><br />I primi meli iniziarono a colorare le campagne con i loro dolci frutti, in quegli stessi campi una volta dominati dai bassi filari di vite o coltivati semplicemente a foraggio.<br /><br />Pochi anni più tardi, diversificammo ulteriormente la nostra produzione, affiancando tanti altri alberi da frutto ai meli, a partire da kiwi e peri. Il microclima della collina bricherasiese accolse queste nuove colture, e non solo: la dedizione ai nostri frutteti e il sogno di produrre qualità anziché numeri ci convinse a intraprendere il cammino dell’agricoltura biologica. Una sfida continua, certo, che nel tempo però è stata in grado di avvicinarci ai ritmi della natura, alla scoperta di colori, profumi e sapori più genuini.<br /><br />Da allora, i nostri frutteti sono una dimora verde per gli insetti e gli uccelli che ci aiutano a coltivare frutti deliziosi e nutrienti, senza l’uso di pesticidi e diserbanti<br />Oggi i nostri campi ospitano oltre 60 varietà di mele (le trovi <a href="https://roncagliabio.com/negozio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel nostro negozio</a>), comprendendo le qualità più recenti ma soprattutto le antiche varietà di mele piemontesi, riconosciute Presidio Slow Food. Insieme alle mele, coltiviamo – sempre secondo gli accorgimenti dell’agricoltura biologica – kiwi, pere, cachi, fichi, kiwi arguta e drupacee estive (quali pesche, albicocche e susine), distribuiti su circa 40 ettari di campi.<br /><br />Azienda Agricola Roncaglia Bio<br />Strada Roncaglia<br />Bricherasio (Torino)<br />339 2429781<i></i><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br />TavolaTerra è un podcast de "Il posto delle parole"]]></itunes:summary><itunes:duration>906</itunes:duration><itunes:keywords>aziendaagricolaroncagliabio,bricherasio,davidebianciotto,meleantichedelpiemonte,produzionemele,scoprirelemele,slowfood,tuttomele</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/adbbaadb1ece191da4bbf4ca70e2b08f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Abderrahmane Amajou "Migrant Network Slow Food"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/abderrahmane-amajou-migrant-network-slow-food--57487270</link><description><![CDATA[Abderrahmane Amajou<br />coordinatore della Rete Migranti di Slow Food<br />referente del progetto Youth&amp;Food<br />Slow Food<br />www.slowfood.it<br />https://www.slowfood.it/migrant-network/<br /><br /><br />Da sempre la storia del cibo è legata alle migrazioni.<br />Molti tra i prodotti che oggi consideriamo autoctoni di un determinato luogo sono il frutto dello spostamento di donne e uomini: il movimento dei popoli è infatti un fenomeno che non si è mai arrestato.Le ragioni che spingono i popoli a spostarsi sono molteplici, accomunate dal desiderio di migliorare o cambiare radicalmente le proprie condizioni di vita. Tra queste, due rivestono un ruolo sempre più importante: il <a href="https://www.slowfood.it/migrant-network/#cambiamentoclimatico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cambiamento climatico</a> e i <a href="https://www.slowfood.it/migrant-network/#conflitti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conflitti </a>per l’accesso alle risorse naturali, come acqua e terra.<br />Secondo i dati della Banca Mondiale, il numero dei cosiddetti “migranti climatici” potrebbe raggiungere i 140 milioni entro il 2050, di cui 86 milioni dall’Africa sub-sahariana.<br />Il cibo ha dunque una duplice valenza. La progressiva mancanza di acqua e generi alimentari è uno dei fattori che spinge i popoli a migrare e, allo stesso tempo, il cibo rappresenta il bagaglio culturale che i migranti portano con sé in forma di semi, ricette e tradizioni, arricchendo la biodiversità del territorio di destinazione.<br /><br />Cambiamento climatico<br />L’aumento medio delle temperature minaccia l’accesso alle risorse e la sussistenza di milioni di persone in tutto il mondo, costrette a compiere lunghi viaggi inter ed extra continentali in cerca di migliori condizioni di vita.L’equilibrio naturale che garantisce la resilienza degli ecosistemi ha iniziato a spezzarsi qualche secolo fa per mano dell’uomo. La deforestazione massiccia per far spazio a monocolture e allevamenti intensivi, la crescita incontrollata dei centri urbani e l’industrializzazione delle aree rurali hanno contribuito all’aumento della concentrazione di gas nell’atmosfera, al trattenimento del calore in prossimità della Terra e al conseguente aumento delle temperature.In tale contesto, aggravato altresì da una desertificazione incalzante, le terre fertili e coltivabili si stanno drasticamente riducendo. Secondo uno studio dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) il degrado del suolo, abbinato al cambiamento climatico, sarà una delle principali cause della migrazione di milioni di popoli entro il 2050.<br />L’altra risorsa a rischio è l’acqua, la più importante fonte di vita al mondo. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sulle acque mondiali 3,6 miliardi di persone sono prive di accesso all’acqua potabile, una cifra che potrebbe raggiungere i 6 miliardi nel 2050.<br />Se da un lato le acque continentali scarseggiano a causa di un eccessivo sfruttamento delle risorse, il livello di quelle marine sta crescendo a vista d’occhio, rendendo ancora più vulnerabile la sopravvivenza delle popolazioni costiere. A causa del surriscaldamento globale dal 1979 a oggi sono andati perduti oltre 3 milioni di chilometri quadrati di superficie ghiacciata, a fronte di un aumento esponenziale del livello dei mari e degli oceani (entro il 2100 l’aumento oscilla tra i 52 e i 98 centimetri).<br /><br /><br />Conflitti <br />Tra le cause antropiche che spingono all’esodo di milioni di persone ci sono anche i conflitti armati legati all’accaparramento delle poche risorse naturali rimaste.<br />L’accesso e la gestione di terra, acqua e materie prime legate alla produzione di cibo ed energia sono contesi tra chi con tali risorse ha sempre convissuto e chi, invece, intende sfruttarle per interessi economici.<br />Secondo i dati rivelati dall’Environmental Justice Atlas (EJAtlas), sono più di 600 i conflitti che riguardano l’accaparramento dei suoli, 357 quelli per la produzione di energie rinnovabili, 270 per i progetti estrattivi, 179 per i combustibili fossili e 77 per il controllo della pesca. I dati del Pacific Institute<a href="https://www.slowfood.it/migrant-network/#_ftn6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[6]</a> riportano invece 263 crisi riconducibili alla gestione delle risorse idriche dal 2010 ai giorni nostri.Il sito dell’ECC (Environment, Conflict and Cooperation, <a href="http://www.ecc-platform.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ecc-platform.org</a>) progettato da Adelphi e finanziato dal governo tedesco, progettato da Adelphi e finanziato dal governo tedesco, raccoglie e aggiorna dati e informazioni su tutti i conflitti al mondo legati al cambiamento climatico.<br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57487270</guid><pubDate>Sun, 05 Nov 2023 11:41:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57487270/migrant_network.mp3" length="9735215" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Abderrahmane Amajou
coordinatore della Rete Migranti di Slow Food
referente del progetto Youth&amp;amp;Food
Slow Food
www.slowfood.it
https://www.slowfood.it/migrant-network/


Da sempre la storia del cibo è legata alle migrazioni.
Molti tra i prodotti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abderrahmane Amajou<br />coordinatore della Rete Migranti di Slow Food<br />referente del progetto Youth&amp;Food<br />Slow Food<br />www.slowfood.it<br />https://www.slowfood.it/migrant-network/<br /><br /><br />Da sempre la storia del cibo è legata alle migrazioni.<br />Molti tra i prodotti che oggi consideriamo autoctoni di un determinato luogo sono il frutto dello spostamento di donne e uomini: il movimento dei popoli è infatti un fenomeno che non si è mai arrestato.Le ragioni che spingono i popoli a spostarsi sono molteplici, accomunate dal desiderio di migliorare o cambiare radicalmente le proprie condizioni di vita. 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La progressiva mancanza di acqua e generi alimentari è uno dei fattori che spinge i popoli a migrare e, allo stesso tempo, il cibo rappresenta il bagaglio culturale che i migranti portano con sé in forma di semi, ricette e tradizioni, arricchendo la biodiversità del territorio di destinazione.<br /><br />Cambiamento climatico<br />L’aumento medio delle temperature minaccia l’accesso alle risorse e la sussistenza di milioni di persone in tutto il mondo, costrette a compiere lunghi viaggi inter ed extra continentali in cerca di migliori condizioni di vita.L’equilibrio naturale che garantisce la resilienza degli ecosistemi ha iniziato a spezzarsi qualche secolo fa per mano dell’uomo. La deforestazione massiccia per far spazio a monocolture e allevamenti intensivi, la crescita incontrollata dei centri urbani e l’industrializzazione delle aree rurali hanno contribuito all’aumento della concentrazione di gas nell’atmosfera, al trattenimento del calore in prossimità della Terra e al conseguente aumento delle temperature.In tale contesto, aggravato altresì da una desertificazione incalzante, le terre fertili e coltivabili si stanno drasticamente riducendo. Secondo uno studio dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) il degrado del suolo, abbinato al cambiamento climatico, sarà una delle principali cause della migrazione di milioni di popoli entro il 2050.<br />L’altra risorsa a rischio è l’acqua, la più importante fonte di vita al mondo. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sulle acque mondiali 3,6 miliardi di persone sono prive di accesso all’acqua potabile, una cifra che potrebbe raggiungere i 6 miliardi nel 2050.<br />Se da un lato le acque continentali scarseggiano a causa di un eccessivo sfruttamento delle risorse, il livello di quelle marine sta crescendo a vista d’occhio, rendendo ancora più vulnerabile la sopravvivenza delle popolazioni costiere. A causa del surriscaldamento globale dal 1979 a oggi sono andati perduti oltre 3 milioni di chilometri quadrati di superficie ghiacciata, a fronte di un aumento esponenziale del livello dei mari e degli oceani (entro il 2100 l’aumento oscilla tra i 52 e i 98 centimetri).<br /><br /><br />Conflitti <br />Tra le cause antropiche che spingono all’esodo di milioni di persone ci sono anche i conflitti armati legati all’accaparramento delle poche risorse naturali rimaste.<br />L’accesso e la gestione di terra, acqua e materie prime legate alla produzione di cibo ed energia sono contesi tra chi con tali risorse ha sempre convissuto e chi, invece, intende sfruttarle per interessi economici.<br />Secondo i dati rivelati dall’Environmental Justice Atlas (EJAtlas), sono più di 600 i conflitti che riguardano l’accaparramento...]]></itunes:summary><itunes:duration>609</itunes:duration><itunes:keywords>abderrahmaneamajou,acqua,alimentazione,cibo,conflitti,crisiclimatica,immigrazione,migrantnetwork,slowfood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4bdca8ca2df55ddfb4cd1d77fc5e2b5e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Edoardo Raspelli "L'Italia che mi piace"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/edoardo-raspelli-l-italia-che-mi-piace--57487268</link><description><![CDATA[Edoardo Raspelli<br />L'Italia che mi piace<br /><br /><br /><br />Da sabato 4 novembre alle 21.30 (ed in replica domenica 5 alle 15.30) la quarta nuova puntata di “L’TALIA CHE MI PIACE… IN VIAGGIO CON RASPELLI” su AlmaTV (unione di AliceTv e MarcoPoloTV)-Successivamente su Canale Europa<br /><br /><br />Sabato 4 novembre ancora un celebre prodotto dell’arte casearia piemontese saluterà lo spostamento della troupe nel Cuneese per il Castelmagno, uno dei formaggi erborinati con la storia più antica e affascinante di cui si ha notizia certa fin dal 1277 e che ha acquisito il massimo della notorietà in epoca ottocentesca, quando era presente nei menù più importanti delle cucine inglesi e francesi. Si proseguirà quindi con le farine macinate a pietra del Mulino di Dronero, ottenute da cereali coltivati sul territorio e ingrediente di biscotti molto speciali. Si proseguirà con realtà artigianali di lavorazione di frutta e verdura e della pasta e infine chiuderanno la carrellata funghi e tartufi. Tavolata a Boves, al ristorante Politano.<br />Martedì 7 e mercoledì 8 verrà registrata l’ultima puntata a Sossano (Vicenza) e San Daniele del Friuli tra i salumi della King’s e della Principe.<br /><br />Le 10 nuove puntate vanno in onda non solo su ALMA TV (canale 65 del digitale terrestre nazionale) ogni sabato alle 21.30 con replica la domenica alle 15, ma sono visibili anche su CANALE EUROPA, una delle principali piattaforme streaming a livello nazionale ed europeo, all’interno di un ricco ed interessante palinsesto che comprende anche Samsung TV Plus, Amazon Fire TV e Roku.<br /><br /><br />TavolaTerra]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57487268</guid><pubDate>Sat, 04 Nov 2023 17:05:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57487268/edoardo_raspelli_tt.mp3" length="10607496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Edoardo Raspelli
L'Italia che mi piace



Da sabato 4 novembre alle 21.30 (ed in replica domenica 5 alle 15.30) la quarta nuova puntata di “L’TALIA CHE MI PIACE… IN VIAGGIO CON RASPELLI” su AlmaTV (unione di AliceTv e MarcoPoloTV)-Successivamente su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Edoardo Raspelli<br />L'Italia che mi piace<br /><br /><br /><br />Da sabato 4 novembre alle 21.30 (ed in replica domenica 5 alle 15.30) la quarta nuova puntata di “L’TALIA CHE MI PIACE… IN VIAGGIO CON RASPELLI” su AlmaTV (unione di AliceTv e MarcoPoloTV)-Successivamente su Canale Europa<br /><br /><br />Sabato 4 novembre ancora un celebre prodotto dell’arte casearia piemontese saluterà lo spostamento della troupe nel Cuneese per il Castelmagno, uno dei formaggi erborinati con la storia più antica e affascinante di cui si ha notizia certa fin dal 1277 e che ha acquisito il massimo della notorietà in epoca ottocentesca, quando era presente nei menù più importanti delle cucine inglesi e francesi. Si proseguirà quindi con le farine macinate a pietra del Mulino di Dronero, ottenute da cereali coltivati sul territorio e ingrediente di biscotti molto speciali. Si proseguirà con realtà artigianali di lavorazione di frutta e verdura e della pasta e infine chiuderanno la carrellata funghi e tartufi. Tavolata a Boves, al ristorante Politano.<br />Martedì 7 e mercoledì 8 verrà registrata l’ultima puntata a Sossano (Vicenza) e San Daniele del Friuli tra i salumi della King’s e della Principe.<br /><br />Le 10 nuove puntate vanno in onda non solo su ALMA TV (canale 65 del digitale terrestre nazionale) ogni sabato alle 21.30 con replica la domenica alle 15, ma sono visibili anche su CANALE EUROPA, una delle principali piattaforme streaming a livello nazionale ed europeo, all’interno di un ricco ed interessante palinsesto che comprende anche Samsung TV Plus, Amazon Fire TV e Roku.<br /><br /><br />TavolaTerra]]></itunes:summary><itunes:duration>663</itunes:duration><itunes:keywords>almatv,castelmagno,cucina,cuneo,cuneoatavola,edoardoraspelli,l'italiachemipiace,mulinodidronero,ristorantepolitanodiboves</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/de1a145fd49c37c03032ee3229b8da79.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Modesto Silvestri "Grano Marzellina. Presidio Slow Food"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/modesto-silvestri-grano-marzellina-presidio-slow-food--57445949</link><description><![CDATA[Modesto Silvestri<br />"Grano Marzellina"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />Si tratta di una varietà di grano duro coltivata a oltre 500 metri di quota nelle province di Avellino e Benevento. Cinque i produttori coinvolti.Quante aziende servono per fare una filiera alimentare?<br /><br />Cinque sono più che sufficienti, se guardiamo al caso del <a href="https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/grano-marzellina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grano marzellina</a>, l’ultimo arrivato, in ordine di tempo, tra i Presìdi Slow Food. Cinque, infatti, sono le aziende che aderiscono al progetto di salvaguardia di questa varietà: c’è chi coltiva il grano, chi lo macina e chi lo trasforma. Ma andiamo con ordine.<br /><br />La marzellina, detta anche verminia, è una varietà di grano duro storicamente coltivata sulle montagne dell’Appennino campano. Pianta rustica, perfettamente adattata ad altitudini superiori ai 500 metri e capace di arrivare oltre ai mille, ha un apparato radicale forte e ben sviluppato, paglia bianca e corta, spiga compatta e fortemente aristata, seme lungo e acuminato. In passato il centro principale della produzione era San Bartolomeo in Galdo, nel Beneventano, dove fino all’inizio del ‘900 gli agricoltori destinavano alla sua coltivazione circa un terzo della superficie complessiva a grano, e non solo per via delle sue qualità organolettiche: poteva infatti essere seminata tra febbraio e marzo (da cui il nome <i>marzellina</i>), cioè alla fine dell’inverno.<br />«Era, ed è tuttora, una sorta di jolly – spiega <b>Giusi Iamarino, referente Slow Food del Presidio</b> –. Ha sempre rappresentato un bel vantaggio nel caso in cui non si fosse potuto seminare grano nell’autunno precedente, magari per condizioni meteorologiche svantaggiose». Dalla metà del secolo scorso, come altri grani diffusi in passato, anche la marzellina è però stata messa da parte, sostituita da varietà che garantivano rese maggiori, richiedendo al contempo maggiori input, in termini di fertilizzanti e pesticidi. In alcuni terreni, perlopiù piccoli appezzamenti destinati alla produzione di farina per il consumo familiare, la marzellina è comunque rimasta, ponendo così le basi per il suo recupero. <br /><br />«La marzellina è poco esigente in azoto, fosforo e potassio – aggiunge <b>Leonardo Roberti, referente dei cinque produttori</b> che aderiscono al Presidio per complessivi 30 ettari – e perciò ben si sposa con le tecniche di coltivazione biologiche». Il disciplinare di produzione consente esclusivamente la concimazione organica, da eseguirsi con letame maturo proveniente da allevamenti rispettosi dell’ambiente e del benessere animale, mentre vieta l’uso di fertilizzanti chimici di sintesi.<br />La raccolta avviene normalmente nel mese di agosto, ma può protrarsi fino ai primi giorni di settembre. «Le rese del grano marzellina sono inferiori alle varietà moderne – ammette Roberti –. Parliamo di 2,5 tonnellate per ettaro rispetto alle classiche quattro».<br /><br />Allora perché seminarlo? Innanzitutto perché, in virtù della sua adattabilità e resistenza, richiede pochi interventi in campo, e poi perché si presta a diverse lavorazioni: «Tra i produttori del Presidio – aggiunge Iamarino – c’è un trasformatore. Si tratta di un pastificio interessato a usare parte del raccolto. Non solo: in questi mesi stiamo approfondendo anche la possibilità di utilizzare il grano marzellina per la panificazione e altri prodotti da forno, ad esempio i biscotti». Progetti che, sottolinea la referente del Presidio, nascono dalla volontà di sostenere l’economia di un’area a vocazione cerealicola, alle prese però con il progressivo abbandono dell’agricoltura: «Il nostro compito è tutelare e aiutare chi coltiva, magari anche stimolare qualche giovane. Abbiamo una varietà unica, che esiste qua e non altrove: sottolinearlo non vuole essere soltanto un vanto, ma un’esortazione a far sì che non vada persa. Essere Presidio Slow Food è uno stimolo sia dal punto di vista agricolo, sia per una più ampia riflessione: ogni territorio ha le proprie peculiarità e ognuno di noi deve esserne responsabile».<br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />Sapere/Sapore<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un podcast "il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57445949</guid><pubDate>Wed, 01 Nov 2023 11:22:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57445949/modesto_silvestri_tt.mp3" length="10122245" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Modesto Silvestri
"Grano Marzellina"
Presidio Slow Food
www.slowfood.it


Si tratta di una varietà di grano duro coltivata a oltre 500 metri di quota nelle province di Avellino e Benevento. Cinque i produttori coinvolti.Quante aziende servono per fare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Modesto Silvestri<br />"Grano Marzellina"<br />Presidio Slow Food<br />www.slowfood.it<br /><br /><br />Si tratta di una varietà di grano duro coltivata a oltre 500 metri di quota nelle province di Avellino e Benevento. Cinque i produttori coinvolti.Quante aziende servono per fare una filiera alimentare?<br /><br />Cinque sono più che sufficienti, se guardiamo al caso del <a href="https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/grano-marzellina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grano marzellina</a>, l’ultimo arrivato, in ordine di tempo, tra i Presìdi Slow Food. Cinque, infatti, sono le aziende che aderiscono al progetto di salvaguardia di questa varietà: c’è chi coltiva il grano, chi lo macina e chi lo trasforma. Ma andiamo con ordine.<br /><br />La marzellina, detta anche verminia, è una varietà di grano duro storicamente coltivata sulle montagne dell’Appennino campano. Pianta rustica, perfettamente adattata ad altitudini superiori ai 500 metri e capace di arrivare oltre ai mille, ha un apparato radicale forte e ben sviluppato, paglia bianca e corta, spiga compatta e fortemente aristata, seme lungo e acuminato. In passato il centro principale della produzione era San Bartolomeo in Galdo, nel Beneventano, dove fino all’inizio del ‘900 gli agricoltori destinavano alla sua coltivazione circa un terzo della superficie complessiva a grano, e non solo per via delle sue qualità organolettiche: poteva infatti essere seminata tra febbraio e marzo (da cui il nome <i>marzellina</i>), cioè alla fine dell’inverno.<br />«Era, ed è tuttora, una sorta di jolly – spiega <b>Giusi Iamarino, referente Slow Food del Presidio</b> –. Ha sempre rappresentato un bel vantaggio nel caso in cui non si fosse potuto seminare grano nell’autunno precedente, magari per condizioni meteorologiche svantaggiose». Dalla metà del secolo scorso, come altri grani diffusi in passato, anche la marzellina è però stata messa da parte, sostituita da varietà che garantivano rese maggiori, richiedendo al contempo maggiori input, in termini di fertilizzanti e pesticidi. In alcuni terreni, perlopiù piccoli appezzamenti destinati alla produzione di farina per il consumo familiare, la marzellina è comunque rimasta, ponendo così le basi per il suo recupero. <br /><br />«La marzellina è poco esigente in azoto, fosforo e potassio – aggiunge <b>Leonardo Roberti, referente dei cinque produttori</b> che aderiscono al Presidio per complessivi 30 ettari – e perciò ben si sposa con le tecniche di coltivazione biologiche». Il disciplinare di produzione consente esclusivamente la concimazione organica, da eseguirsi con letame maturo proveniente da allevamenti rispettosi dell’ambiente e del benessere animale, mentre vieta l’uso di fertilizzanti chimici di sintesi.<br />La raccolta avviene normalmente nel mese di agosto, ma può protrarsi fino ai primi giorni di settembre. «Le rese del grano marzellina sono inferiori alle varietà moderne – ammette Roberti –. Parliamo di 2,5 tonnellate per ettaro rispetto alle classiche quattro».<br /><br />Allora perché seminarlo? Innanzitutto perché, in virtù della sua adattabilità e resistenza, richiede pochi interventi in campo, e poi perché si presta a diverse lavorazioni: «Tra i produttori del Presidio – aggiunge Iamarino – c’è un trasformatore. Si tratta di un pastificio interessato a usare parte del raccolto. Non solo: in questi mesi stiamo approfondendo anche la possibilità di utilizzare il grano marzellina per la panificazione e altri prodotti da forno, ad esempio i biscotti». Progetti che, sottolinea la referente del Presidio, nascono dalla volontà di sostenere l’economia di un’area a vocazione cerealicola, alle prese però con il progressivo abbandono dell’agricoltura: «Il nostro compito è tutelare e aiutare chi coltiva, magari anche stimolare qualche giovane. Abbiamo una varietà unica, che esiste qua e non altrove: sottolinearlo non vuole essere soltanto un vanto, ma un’esortazione a far sì che non vada persa. 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Sabato 16 Settembre 2023, ore 15:00<br />Come si producono i formaggi naturali? <br />Innanzi tutto, cosa si intende per “formaggi naturali”? <br />Con questo termine Slow Food definisce i formaggi artigianali che sono ottenuti con latte crudo e senza l’impiego di fermenti selezionati. Purtroppo, negli ultimi anni, anche le produzioni di piccola scala, a latte crudo, stanno impiegando sempre più frequentemente nei processi di lavorazione fermenti selezionati da poche grandi multinazionali che “aiutano” indubbiamente a gestire con maggiore sicurezza la caseificazione ma che per contro, purtroppo, hanno come conseguenza una evidente banalizzazione della qualità finale del formaggio. <br />Latti di altissima qualità troppo spesso finiscono per essere lavorati sì a crudo, magari su piccola scala e in modo artigianale, ma con l’impiego delle ormai famose “bustine”. Il risultato è il livellamento generale della qualità. <br />Approfittiamo dell’evento internazionale Cheese, che riunisce a Bra moltissimi produttori, per organizzare un nuovo incontro di formazione destinato ai produttori interessati a scoprire come lavorare senza fermenti ma producendo il proprio latteinnesto o sieroinnesto, per preservare la propria biodiversità microbica e offrire ai consumatori un’autentica espressione del proprio territorio di origine. <br />Dietro a un formaggio naturale non ci sono solo latte, caglio e sale, ma c’è anche il lavoro di un produttore attento al benessere animale, rispettoso dell’ambiente, che tutela la biodiversità, anche quella invisibile, formata da migliaia di differenti microrganismi che colonizzano i diversi ambienti, dalla stalla al caseificio. Produrre formaggi senza fermenti industriali si può, anzi, si deve. Pena l’inevitabile standardizzazione della qualità dei formaggi. <br />Intervengono: <br /><ul><li>Giampaolo Gaiarin, tecnico caseario che da anni accompagna i Presìdi italiani nel percorso verso la produzione di latteinnesto e sieroinnesto autoprodotti</li><li>Igino Morini, tecnico del Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP, i cui produttori da sempre lavorano con sieroinnesto autoprodotto. Il Consorzio inoltre sostiene il progetto di Slow Food sui formaggi naturali</li><li>Parish Hill Creamery, un produttore che da anni svolge un’opera di divulgazione sulla produzione a latte crudo e con innesti autoprodotti negli Stati Uniti</li></ul><br /><br />TavolaTerra<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56778626</guid><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 10:39:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56778626/giampaolo_gaiarin.mp3" length="10230168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Giampaolo Gaiarin
"Come si producono i formaggi naturali?"
Slow Food / Cheese 2023
www.slowfood.it

Cheese, Bra. Sabato 16 Settembre 2023, ore 15:00
Come si producono i formaggi naturali? 
Innanzi tutto, cosa si intende per “formaggi naturali”? 
Con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giampaolo Gaiarin<br />"Come si producono i formaggi naturali?"<br />Slow Food / Cheese 2023<br />www.slowfood.it<br /><br />Cheese, Bra. Sabato 16 Settembre 2023, ore 15:00<br />Come si producono i formaggi naturali? <br />Innanzi tutto, cosa si intende per “formaggi naturali”? <br />Con questo termine Slow Food definisce i formaggi artigianali che sono ottenuti con latte crudo e senza l’impiego di fermenti selezionati. Purtroppo, negli ultimi anni, anche le produzioni di piccola scala, a latte crudo, stanno impiegando sempre più frequentemente nei processi di lavorazione fermenti selezionati da poche grandi multinazionali che “aiutano” indubbiamente a gestire con maggiore sicurezza la caseificazione ma che per contro, purtroppo, hanno come conseguenza una evidente banalizzazione della qualità finale del formaggio. <br />Latti di altissima qualità troppo spesso finiscono per essere lavorati sì a crudo, magari su piccola scala e in modo artigianale, ma con l’impiego delle ormai famose “bustine”. Il risultato è il livellamento generale della qualità. <br />Approfittiamo dell’evento internazionale Cheese, che riunisce a Bra moltissimi produttori, per organizzare un nuovo incontro di formazione destinato ai produttori interessati a scoprire come lavorare senza fermenti ma producendo il proprio latteinnesto o sieroinnesto, per preservare la propria biodiversità microbica e offrire ai consumatori un’autentica espressione del proprio territorio di origine. <br />Dietro a un formaggio naturale non ci sono solo latte, caglio e sale, ma c’è anche il lavoro di un produttore attento al benessere animale, rispettoso dell’ambiente, che tutela la biodiversità, anche quella invisibile, formata da migliaia di differenti microrganismi che colonizzano i diversi ambienti, dalla stalla al caseificio. Produrre formaggi senza fermenti industriali si può, anzi, si deve. Pena l’inevitabile standardizzazione della qualità dei formaggi. <br />Intervengono: <br /><ul><li>Giampaolo Gaiarin, tecnico caseario che da anni accompagna i Presìdi italiani nel percorso verso la produzione di latteinnesto e sieroinnesto autoprodotti</li><li>Igino Morini, tecnico del Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP, i cui produttori da sempre lavorano con sieroinnesto autoprodotto. Il Consorzio inoltre sostiene il progetto di Slow Food sui formaggi naturali</li><li>Parish Hill Creamery, un produttore che da anni svolge un’opera di divulgazione sulla produzione a latte crudo e con innesti autoprodotti negli Stati Uniti</li></ul><br /><br />TavolaTerra<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>640</itunes:duration><itunes:keywords>cheese,comescegliereiformaggi,formaggi,formagginaturali,giampaologaiarin,slowfood,tecnicocaseario,trentingrana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79599c13e802677cf69e84dfbe86a031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristina Rainelli "I piccoli sotto attacco" Cheese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristina-rainelli-i-piccoli-sotto-attacco-cheese--56790448</link><description><![CDATA[Cristina Rainelli<br />"I piccoli sotto attacco"<br />Slow Food / Cheese<br />www.slowfood.it<br /><br />16 settembre "i piccoli sotto attacco"<br />Per chi alleva animali su piccola scala e per chi va in alpeggio o al pascolo, per chi vive e lavora in aree marginali, le sfide da affrontare sono sempre più numerose e difficili. se ne dovrebbe riconoscere il ruolo, valorizzarne e tutelarne il lavoro, invece i piccoli sono sotto attacco da molti punti di vista.<br />I problemi sociali, ambientali, economici sono moltissimi, in questo incontroapprofondiamo e denunciamo i principali:l<br />L’Unione europea chiede di premiare le aziende che praticano il benessere animale, ma l’Italia adotta un metodo di valutazione (ClassyFarm) studiato per gli allevamenti intensivi, che penalizza le aziende di piccola scala. Un metodo che rischia di fare scuola per il resto dell’Europa.<br />L’accesso ai pascoli è sempre più complicato. Dalla Sicilia al Bellunese, dal nord al sud della penisola, gli alpeggi sono spesso assegnati a aziende che non sono locali e spesso non li utilizzano per il pascolo di animali. In molti casi, addirittura, sono stati assegnati speculatori che così accedono ai fondi europei della Pac. Accaparramenti di pascoli che privano di queste terre chi in montagna ci vive e ci lavora.<br />La produzione di formaggi a latte crudo, che in molti paesi del mondo è ancora considerato illegale e che, anche in Italia, dove pareva una battaglia vinta, in molti casi è rimessa in discussione.<br /><br />Intervengono:<br />Cristina Rainelli, presidente dell’Associazione casari e casare<br />Giannandrea Mencini, autore di Pascoli di carta, Le mani sulla montagna e Bioavversità<br />Claudia Masera, allevatrice, Cascina Roseleto<br />Anna Zuliani, tecnico Slow Food, Veterinari Senza Frontiere<br />Jacopo Goracci, zootecnico Slow Food, referente del Presidio della razza maremmana<br />Camila Almeida Alves, casara, direttrice dell’azienda agricola Estância Silvania, esperta di formaggi a latte crudo in Brasile e America latina<br />Cristina Rainelli, biologa e presidente dell’Associazione Casari d’Italia si è aggiudicata la medaglia d’oro al Festival dei formaggi piemontesi organizzato dall’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi) a Grinzane Cavour (CN) lo scorso fine settimana.<br /><br />https://alpeburki.it/<br />"L’Azienda Agricola Burki si caratterizza principalmente per l’allevamento di bovini, suini, ovini e per la coltivazione di ortaggi e frutta dai quali derivano le materie prime utilizzate prevalentemente in agriturismo.<br />L’attenzione al benessere dei nostri capi unita a un’alimentazione naturale e ricca ci consentono di ottenere un latte di ottima qualità, materia prima unica per la produzione dei nostri formaggi.<br />Nei nostri due caseifici, uno invernale sito a Piedimulera nel cuore dell’Ossola e uno estivo all’Alpe Burki di Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, produciamo ogni giorno prodotti freschi come ricotta, primo sale, yogurt o tome a pasta semi dura che vengono poi stagionate 2, 4 o 6 mesi.<br />La coltivazione di ortaggi e frutta ci permette di produrre mostarde e confetture, rigorosamente naturali e senza conservanti, che seguono la stagionalità e quanto la nostra terra ci può offrire. Nascono così confetture extra di mirtilli, fragole e ciliegie o mostarde di zucca, di mele o composte con zucchine e noci.<br />I nostri prodotti possono essere acquistati presso il caseificio di Piedimulera o direttamente in Agriturismo sito all’Alpe Burki in Macugnaga."<br /><br />TavolaTerra<br /><br />"TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56790448</guid><pubDate>Wed, 13 Sep 2023 19:03:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56790448/cristina_rainelli_10d10_tt.mp3" length="9998202" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Cristina Rainelli
"I piccoli sotto attacco"
Slow Food / Cheese
www.slowfood.it

16 settembre "i piccoli sotto attacco"
Per chi alleva animali su piccola scala e per chi va in alpeggio o al pascolo, per chi vive e lavora in aree marginali, le sfide da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cristina Rainelli<br />"I piccoli sotto attacco"<br />Slow Food / Cheese<br />www.slowfood.it<br /><br />16 settembre "i piccoli sotto attacco"<br />Per chi alleva animali su piccola scala e per chi va in alpeggio o al pascolo, per chi vive e lavora in aree marginali, le sfide da affrontare sono sempre più numerose e difficili. se ne dovrebbe riconoscere il ruolo, valorizzarne e tutelarne il lavoro, invece i piccoli sono sotto attacco da molti punti di vista.<br />I problemi sociali, ambientali, economici sono moltissimi, in questo incontroapprofondiamo e denunciamo i principali:l<br />L’Unione europea chiede di premiare le aziende che praticano il benessere animale, ma l’Italia adotta un metodo di valutazione (ClassyFarm) studiato per gli allevamenti intensivi, che penalizza le aziende di piccola scala. Un metodo che rischia di fare scuola per il resto dell’Europa.<br />L’accesso ai pascoli è sempre più complicato. Dalla Sicilia al Bellunese, dal nord al sud della penisola, gli alpeggi sono spesso assegnati a aziende che non sono locali e spesso non li utilizzano per il pascolo di animali. In molti casi, addirittura, sono stati assegnati speculatori che così accedono ai fondi europei della Pac. Accaparramenti di pascoli che privano di queste terre chi in montagna ci vive e ci lavora.<br />La produzione di formaggi a latte crudo, che in molti paesi del mondo è ancora considerato illegale e che, anche in Italia, dove pareva una battaglia vinta, in molti casi è rimessa in discussione.<br /><br />Intervengono:<br />Cristina Rainelli, presidente dell’Associazione casari e casare<br />Giannandrea Mencini, autore di Pascoli di carta, Le mani sulla montagna e Bioavversità<br />Claudia Masera, allevatrice, Cascina Roseleto<br />Anna Zuliani, tecnico Slow Food, Veterinari Senza Frontiere<br />Jacopo Goracci, zootecnico Slow Food, referente del Presidio della razza maremmana<br />Camila Almeida Alves, casara, direttrice dell’azienda agricola Estância Silvania, esperta di formaggi a latte crudo in Brasile e America latina<br />Cristina Rainelli, biologa e presidente dell’Associazione Casari d’Italia si è aggiudicata la medaglia d’oro al Festival dei formaggi piemontesi organizzato dall’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi) a Grinzane Cavour (CN) lo scorso fine settimana.<br /><br />https://alpeburki.it/<br />"L’Azienda Agricola Burki si caratterizza principalmente per l’allevamento di bovini, suini, ovini e per la coltivazione di ortaggi e frutta dai quali derivano le materie prime utilizzate prevalentemente in agriturismo.<br />L’attenzione al benessere dei nostri capi unita a un’alimentazione naturale e ricca ci consentono di ottenere un latte di ottima qualità, materia prima unica per la produzione dei nostri formaggi.<br />Nei nostri due caseifici, uno invernale sito a Piedimulera nel cuore dell’Ossola e uno estivo all’Alpe Burki di Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, produciamo ogni giorno prodotti freschi come ricotta, primo sale, yogurt o tome a pasta semi dura che vengono poi stagionate 2, 4 o 6 mesi.<br />La coltivazione di ortaggi e frutta ci permette di produrre mostarde e confetture, rigorosamente naturali e senza conservanti, che seguono la stagionalità e quanto la nostra terra ci può offrire. 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Come distinguiamo un suolo fertile da uno arido e impoverito? E che differenza c’è tra il sapore di un formaggio prodotto sui pascoli estivi e un formaggio industriale? Sono solo alcune curiosità che i visitatori possono scoprire nel percorso sensoriale Il sapore dei prati di Cheese, la manifestazione dedicata ai formaggi a latte crudo organizzata da Città di Bra e Slow Food, dal 15 al 18 settembre. Cinque tappe in cui ragazze e ragazzi, dai 9 anni ai 99 anni, possono mettere alla prova olfatto, udito, vista, tatto e gusto e comprendere a fondo i prati e pascoli al centro di questa 14esima edizione, esplorando il loro ruolo in termini di servizi ecosistemici, culturali e antropologici, ma anche l’importanza che rivestono per impollinatori e uccelli e in generale per la biodiversità. Situato in piazzetta Valfrè di Bonzo, il percorso sensoriale è riservato alle scuole venerdì 15 e lunedì 18 settembre, mentre le famiglie possono partecipare sabato 16 e domenica 17 settembre. Come guida, per scoprire le curiosità sui prati stabili e accedere a contenuti didattici, viene dato in dotazione un fascicolo poco prima dell’accesso al percorso. Inoltre, sabato 16 e domenica 17 settembre alle 11.30; 14.30 e 17.30 è possibile prenotarsi per partecipare a degustazioni e incontri con gli artigiani delle lane, casari e allevatori provenienti da tutta Italia.<br /><br /><br />Adiacente allo spazio Slow Food di via Cavour, anche quest’anno è presente l’Area Famiglie. Lo spazio include un’area allattamento e un fasciatoio, oltre a una piccola area gioco. Tra le attività giornaliere troviamo Impariamo a disegnare i protagonisti di Cheese, gli animali che producono il latte per i nostri formaggi, e tre laboratori sensoriali tenuti da casari e artigiani. Inoltre allo stand è possibile trovare le professioniste dell’Associazione Aldeia, disponibili per informazioni e sostegno su: allattamento, baby wearing, ecomestruazioni, pannolini lavabili e tanto altro ancora. <br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un forma "il posto delle parole"<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56726890</guid><pubDate>Thu, 07 Sep 2023 16:53:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56726890/angela_berlingo.mp3" length="10485453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Angela Berlingò
"Il sapore dei prati"
Cheese a Bra dal 15 al 18 settembre 20023
https://slowfood.it


Quanti tipi di erbe ed essenze possiamo trovare in un prato? Come distinguiamo un suolo fertile da uno arido e impoverito? E che differenza c’è tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Angela Berlingò<br />"Il sapore dei prati"<br />Cheese a Bra dal 15 al 18 settembre 20023<br />https://slowfood.it<br /><br /><br />Quanti tipi di erbe ed essenze possiamo trovare in un prato? Come distinguiamo un suolo fertile da uno arido e impoverito? E che differenza c’è tra il sapore di un formaggio prodotto sui pascoli estivi e un formaggio industriale? Sono solo alcune curiosità che i visitatori possono scoprire nel percorso sensoriale Il sapore dei prati di Cheese, la manifestazione dedicata ai formaggi a latte crudo organizzata da Città di Bra e Slow Food, dal 15 al 18 settembre. Cinque tappe in cui ragazze e ragazzi, dai 9 anni ai 99 anni, possono mettere alla prova olfatto, udito, vista, tatto e gusto e comprendere a fondo i prati e pascoli al centro di questa 14esima edizione, esplorando il loro ruolo in termini di servizi ecosistemici, culturali e antropologici, ma anche l’importanza che rivestono per impollinatori e uccelli e in generale per la biodiversità. Situato in piazzetta Valfrè di Bonzo, il percorso sensoriale è riservato alle scuole venerdì 15 e lunedì 18 settembre, mentre le famiglie possono partecipare sabato 16 e domenica 17 settembre. Come guida, per scoprire le curiosità sui prati stabili e accedere a contenuti didattici, viene dato in dotazione un fascicolo poco prima dell’accesso al percorso. Inoltre, sabato 16 e domenica 17 settembre alle 11.30; 14.30 e 17.30 è possibile prenotarsi per partecipare a degustazioni e incontri con gli artigiani delle lane, casari e allevatori provenienti da tutta Italia.<br /><br /><br />Adiacente allo spazio Slow Food di via Cavour, anche quest’anno è presente l’Area Famiglie. Lo spazio include un’area allattamento e un fasciatoio, oltre a una piccola area gioco. Tra le attività giornaliere troviamo Impariamo a disegnare i protagonisti di Cheese, gli animali che producono il latte per i nostri formaggi, e tre laboratori sensoriali tenuti da casari e artigiani. Inoltre allo stand è possibile trovare le professioniste dell’Associazione Aldeia, disponibili per informazioni e sostegno su: allattamento, baby wearing, ecomestruazioni, pannolini lavabili e tanto altro ancora. <br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un forma "il posto delle parole"<br /><br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>angelaberlingò,bra,cheese,educazionealimentare,formaggi,ilsaporedeiprati,mercatodeiformaggi,pascoli,percorsiperbambini,prati,slowfood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79599c13e802677cf69e84dfbe86a031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Francesco Nota "Birre artigiane e cucine di strada" Cheese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francesco-nota-birre-artigiane-e-cucine-di-strada-cheese--56592717</link><description><![CDATA[Francesco Nota<br />"Birre artigiane e cucine di strada"<br />Cheese, dal 15 al 18 settembre 2023<br />https:slowfood.it<br /><br />Nei cortili, nelle piazze e per le strade di bra puoi incontrare le cucine di strada, i food truck e i birrifici artigianali, una certezza di tutte le edizioni di cheese, che diventa così una grande festa en plein air.Cucine di strada,<br />Food truck, Birrifici artigianali sono aperti dal venerdì alla domenica, dalle 11 alle 23, e il lunedì dalle 11 alle 20:30.<br /><br /><br /><br />Cucine di strada<br />a Ascoli Piceno, <a href="http://www.miglioriolive.it/home" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migliori Olive</a>. La famiglia Migliori è presente da diverse generazioni nel settore agroalimentare, e da sempre presente a Cheese con i suoi prodotti. Negli anni alle mitiche olive – imperdibili quelle dalla ricetta di nonna Maria, con parmigiano reggiano stagionato 36 mesi e carni selezionate – si sono aggiunte molte proposte di fritti, come i cremini, le mozzarelline, i carciofini… Le olive si possono trovare anche nella versione gluten free.<br />Da Fanano (Mo) <a href="https://www.facebook.com/LaTigellina/?locale=ms_MY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lat</a><a href="http://tigellina.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">igellina.com</a> è la cucina di strada che propone ormai da diverse edizioni di Cheese le tigelle farcite con i migliori salumi e formaggi emiliani, tra cui il parmigiano reggiano e il pecorino di diverse delle aziende dell’Appennino. Da provare la tigella con i formaggi del territorio.<br /><br />Food Truck<br />Ecco i Food truck, i mitici chioschi furgone di ispirazione californiana sempre più diffusi anche in Europa. Come sempre, la loro offerta è costituita da cibo di qualità a prezzi popolari. Una bella occasione per arricchire la vostra visita, venendo a conoscere i chioschi dell’edizione 2023. Qualche nome da pregustare?<br />Da Milano, <a href="https://www.lapolpetteria.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La polpetteria</a>, un progetto itinerante che nasce dal desiderio di tornare alle origini e cucinare uno dei piatti più versatili, che accomuna le cucine e le case del mondo: la polpetta! L’esperienza acquisita dal team ha permesso di portare “su strada” proposte gastronomiche e culturali in un’ottica gourmet. Le loro ricette nascono dall’amore per la terra del gusto, dal rispetto per la natura e i suoi prodotti di stagione, dallo studio delle tradizioni e dall’uso dei migliori ingredienti. Da non perdere: l’ardiciocca, un goloso cartoccio con polpette di carciofi, prezzemolo e pecorino con salsa aiolì.<br />Da Noceto (Pr), <a href="https://www.facebook.com/ILovegnoccofritto/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I love gnocco fritto</a>, un’avventura nata nel 2016, ma con un’esperienza ultradecennale sul prodotto e nel mondo street food. Il loro food truck ha viaggiato da nord a sud Italia con l’obiettivo di far conoscere i prodotti  e la cucina tipica Emiliana, lavorando in diretta davanti ai clienti le loro proposte per dare loro un prodotto fresco, fragrante e originale. A Cheese trovi lo gnocco fritto in varie soluzioni, in abbinamento ai migliori salumi e formaggi del territorio emiliano.<br />Da Cervasca (Cn) <a href="https://www.loyogurtfamu.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sabaco doc / FaMù</a>. Il progetto FaMù nasce dalla collaborazione con la cooperativa agricola e sociale I Tesori della Terra”, realtà fortemente radicata sul territorio. La condivisione di idee e finalità ha certamente contribuito alla riuscita del progetto FaMù, nato come proposta a km0 sostenuta dall’idea di poter offrire al consumatore un prodotto non solo locale ed artigianale, ma anche portatore dei valori di inclusione sociale nei quali l’azienda crede fortemente. Yogurt e formaggi sono alcune delle proposte che puoi trovare a Cheese 2023.<br /><br />Birrifici artigianali<br />Né possono mancare i birrifici artigianali, un dedalo di etichette brassicole, tra le quali trovare quella che si sposa maggiormente col vostro palato e meglio si abbina con le proposte dei cibi di strada. Ecco alcuni dei birrifici presenti.<br />Da Arco (Tn), <a href="https://www.birraimpavida.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Birra impavida</a>, un’attività nata nel 2020 a pochi chilometri dal lago di Garda. Nella loro taproom bella e accogliente e a Cheese propongono birre ad alta fermentazione in stile americano e a bassa fermentazione in stile europeo, tutte curate e “piacevoli” alla beva. Tra le birre da provare, la Free Solo e la Chain Breaker.<br /><br />Da Alessandria, <a href="https://www.canediguerra.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canediguerra</a>, una realtà consolidata a livello nazionale. Ripropone gli stili di birra internazionali, ma con una personalizzazione che rende le loro birre riconoscibili e apprezzate dal consumatore. Stili, tipologie… nella selezione di Canediguerra si può spaziare nella scelta di gusti diversi. Le birre sono tutte da provare, ma le imperdibili sono la Brown Porter e la American Ipa.<br />Da Roccasecca (Fr), arriva infine la <a href="https://www.facebook.com/birreterradilavoro/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Beerfirm Terra di Lavoro</a>, un progetto nato nel 2012 con l’obbiettivo di realizzare un birrificio agricolo usando i prodotti del territorio.. Propone birre strutturate, dove spiccano tra le diverse creazioni la American Pale Ale e “La vedo Nera” una robust Porter che ben si abbina ai formaggi più saporiti. <br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />Sapere/Sapori<br /><br /><br /><br />Il podcast "TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56592717</guid><pubDate>Mon, 28 Aug 2023 05:37:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56592717/francesco_nota_tt.mp3" length="11527517" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Francesco Nota
"Birre artigiane e cucine di strada"
Cheese, dal 15 al 18 settembre 2023
https:slowfood.it

Nei cortili, nelle piazze e per le strade di bra puoi incontrare le cucine di strada, i food truck e i birrifici artigianali, una certezza di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Francesco Nota<br />"Birre artigiane e cucine di strada"<br />Cheese, dal 15 al 18 settembre 2023<br />https:slowfood.it<br /><br />Nei cortili, nelle piazze e per le strade di bra puoi incontrare le cucine di strada, i food truck e i birrifici artigianali, una certezza di tutte le edizioni di cheese, che diventa così una grande festa en plein air.Cucine di strada,<br />Food truck, Birrifici artigianali sono aperti dal venerdì alla domenica, dalle 11 alle 23, e il lunedì dalle 11 alle 20:30.<br /><br /><br /><br />Cucine di strada<br />a Ascoli Piceno, <a href="http://www.miglioriolive.it/home" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migliori Olive</a>. La famiglia Migliori è presente da diverse generazioni nel settore agroalimentare, e da sempre presente a Cheese con i suoi prodotti. Negli anni alle mitiche olive – imperdibili quelle dalla ricetta di nonna Maria, con parmigiano reggiano stagionato 36 mesi e carni selezionate – si sono aggiunte molte proposte di fritti, come i cremini, le mozzarelline, i carciofini… Le olive si possono trovare anche nella versione gluten free.<br />Da Fanano (Mo) <a href="https://www.facebook.com/LaTigellina/?locale=ms_MY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lat</a><a href="http://tigellina.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">igellina.com</a> è la cucina di strada che propone ormai da diverse edizioni di Cheese le tigelle farcite con i migliori salumi e formaggi emiliani, tra cui il parmigiano reggiano e il pecorino di diverse delle aziende dell’Appennino. Da provare la tigella con i formaggi del territorio.<br /><br />Food Truck<br />Ecco i Food truck, i mitici chioschi furgone di ispirazione californiana sempre più diffusi anche in Europa. Come sempre, la loro offerta è costituita da cibo di qualità a prezzi popolari. Una bella occasione per arricchire la vostra visita, venendo a conoscere i chioschi dell’edizione 2023. Qualche nome da pregustare?<br />Da Milano, <a href="https://www.lapolpetteria.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La polpetteria</a>, un progetto itinerante che nasce dal desiderio di tornare alle origini e cucinare uno dei piatti più versatili, che accomuna le cucine e le case del mondo: la polpetta! L’esperienza acquisita dal team ha permesso di portare “su strada” proposte gastronomiche e culturali in un’ottica gourmet. Le loro ricette nascono dall’amore per la terra del gusto, dal rispetto per la natura e i suoi prodotti di stagione, dallo studio delle tradizioni e dall’uso dei migliori ingredienti. Da non perdere: l’ardiciocca, un goloso cartoccio con polpette di carciofi, prezzemolo e pecorino con salsa aiolì.<br />Da Noceto (Pr), <a href="https://www.facebook.com/ILovegnoccofritto/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I love gnocco fritto</a>, un’avventura nata nel 2016, ma con un’esperienza ultradecennale sul prodotto e nel mondo street food. Il loro food truck ha viaggiato da nord a sud Italia con l’obiettivo di far conoscere i prodotti  e la cucina tipica Emiliana, lavorando in diretta davanti ai clienti le loro proposte per dare loro un prodotto fresco, fragrante e originale. A Cheese trovi lo gnocco fritto in varie soluzioni, in abbinamento ai migliori salumi e formaggi del territorio emiliano.<br />Da Cervasca (Cn) <a href="https://www.loyogurtfamu.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sabaco doc / FaMù</a>. Il progetto FaMù nasce dalla collaborazione con la cooperativa agricola e sociale I Tesori della Terra”, realtà fortemente radicata sul territorio. La condivisione di idee e finalità ha certamente contribuito alla riuscita del progetto FaMù, nato come proposta a km0 sostenuta dall’idea di poter offrire al consumatore un prodotto non solo locale ed artigianale, ma anche portatore dei valori di inclusione sociale nei quali l’azienda crede fortemente. 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Parliamo del <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=7%3DSUEcS%26C%3DG%26H%3DOT0XP%26F%3DBbQVHd%26I%3D93NDJ_1uqq_Be_Frbt_Pg_1uqq_AjKN6.0CEm5N0xH3JuIK7xI2.4xG_Frbt_PgrN_Frbt_PgyL3Jr87-JuIK-7xI2_IZwn_SOGC4x-83Cu9-J2uF7-5nF02-kIFDr8y_IZwn_SO%268%3DAL2P1S.w9H%2602%3DURZAdOX%263M%3DPaAWXYAUOaIYRZ%26q%3Db47CUyU5y2jDcT5HZXUo6XYGU2RjXVanaTVk8SVC5UZHYX4F9XXHUT6mV23l9OYH9QSm&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">moco delle valli della Bormida</a>, una varietà di cicerchia fino a pochi anni fa pressoché scomparsa, poi riscoperta e ora divenuta Presidio Slow Food. Una lunga storia, quella del moco: le prime notizie scritte, contenute nell’Archivio di Stato della Repubblica di Genova, risalgono alla fine del ’700, ma si ipotizza che nel savonese, al confine tra le Alpi e gli Appennini, fosse coltivato già nell’Età del Bronzo, quattromila anni fa. Un legume che, dopo più di mezzo secolo di oblio, torna ad abitare gli orti di un gruppo di produttori liguri, anche grazie a una rara proprietà: la capacità di crescere in scarsità di acqua<br />Rispetto alla cicerchia classica, il moco è più piccolo: i baccelli contengono da uno a tre piccolissimi semi, delle dimensioni tra i 4 e i 6 millimetri. Una pianta rustica, tenace, resistente ai parassiti e che non soffre i terreni poveri né teme la siccità: per questo motivo, storicamente non è mai mancata negli orti contadini nelle valli attraversate dai tre corsi d’acqua che confluiscono nel fiume Bormida. «Si seminava, e lo si fa ancora oggi, il centesimo giorno dell’anno, il 10 o l’11 aprile, sessanta giorni più tardi fiorisce e tra la fine di luglio e la metà di agosto si raccolgono i baccelli» spiega Gianpietro Meinero, segretario della Condotta Slow Food Alta Valle Bormida e referente del neonato Presidio. Il difetto? «Richiede molto lavoro: si semina a mano, si estirpano le erbacce a mano, si raccoglie a mano e non esiste neanche un setaccio che vada bene per tutti i semi, perché hanno dimensioni diverse». <br /><br /><br />Così, una volta raccolti i baccelli e lasciati ad asciugare al sole per qualche giorno, la prima domenica dopo ferragosto la tradizione vuole che i produttori – quelli che per ora hanno aderito al Presidio sono quattro – si riuniscano attorno a un tavolo e li sgranino a mano. «I semi più piccoli, quelli che tendono a spezzarsi, vengono macinati e trasformati in farina, con cui si prepara una deliziosa farinata – aggiunge il referente dei produttori, Elvio Bonino –. Gli altri, ideali per le zuppe, li confezioniamo interi in sacchettini».<br /><br />I quantitativi raccolti sono ancora ridotti: nel 2022, prosegue Bonino, grossomodo la produzione complessiva si è attestata sul quintale. Ripensando alla situazione di dieci anni prima, quando la coltivazione del moco era praticamente scomparsa, si tratta di un risultato incoraggiante. «Ho ancora in mente quando mio padre mi parlava del moco, negli anni ‘50 – ricorda Meinero –. Poi, nel 2011, un anziano del paese mi ha detto che possedeva ancora qualche centinaio di semi. Siccome pochi anni prima avevamo avviato con successo il recupero della <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=3%3DHbKYH%26J%3DM%26D%3DDaFTE%26M%3DHXFcNZ%268%3DF9J3Q_7qfx_Ha_5yhp_En_7qfx_Gf0UB.62Ls1CG4DrQ1E0D4Eq.A4C_5yhp_EnxJ_5yhp_EnpHp9-s5y-E0I7M-8B2U-uE2B_7qfx_GfCSr3n-Bx-H2Ar8rR91_5yhp_En_7qfx_GS_5yhp_Fi~_7qfx_Ha7CCJ_5yhp_FlXD_5yhp_EcGZpM34vXxE1G_7qfx_GUEh3E5KpBv_Pfsc_ZJRMG1_Hd1e_RHZO65S9J2_Pfsc_ZR32L855TpPvM35_5yhp_EcGZqG_7qfx_GUEh4B1n9p7Pt_Hd1e_RHZOQE_Pfsc_ZJRMKtIv.%26B%3D2K6TrR.1C9%2696%3DYIYEhFW%267Q%3DGZEaOXEYFZMcIY%26u%3DApYsYL5I9IWneF3LZrXKCu2scHTsBt1GBOWG0qWJZK5oBr1n0tWIcOTDDJ5sCq3K&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">zucca di Rocchetta</a> (oggi sull’Arca del Gusto, ndr), abbiamo pensato di far lo stesso con il moco: abbiamo dato a un gruppo di amici una trentina di semi ciascuno, il necessario per seminare un metro quadrato di terra, affinché li riproducessero. Così, in breve tempo, siamo arrivati al recupero». Un passo alla volta, per «riportare in vita una produzione che stava venendo persa» per dirla con le parole di Bonino, anche se non ancora come all’inizio del secolo scorso, quando i fiori di moco, bianchi con screziature azzurre, coloravano le alture di Cairo Montenotte, di Cengio e degli altri paesi della valle Bormida. «Pensate che noi di Rocchetta, frazione di Cengio, eravamo chiamati “mangia mochi” - conclude Meinero -. Altri tempi, prima che lo sviluppo industriale del secondo dopoguerra, qui da noi in particolare del settore chimico, spopolasse la campagna. Ma ora, finalmente, il nostro legume è tornato». L’area di produzione del moco delle valli della Bormida comprende i comuni di Cairo Montenotte, Cengio, Millesimo, Dego, Murialdo, Calizzano e Cosseria(Savona). <br /><br />photo crediti: Oliver Migliore<br /><br />TavolaTerra<br />Sapere/Sapori<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56599381</guid><pubDate>Sun, 27 Aug 2023 11:41:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56599381/gianpietro_meinero.mp3" length="14492925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Gianpietro Meinero
Segretario della Condotta Slow Food Alta Valle Bormida
Il Moco delle Valli del Bormida
Slow Food
https://slowfood.it




Riscoperto in Liguria un legume antico: il moco diventa Presidio Slow Food! 
Si tratta di una varietà di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gianpietro Meinero<br />Segretario della Condotta Slow Food Alta Valle Bormida<br />Il Moco delle Valli del Bormida<br />Slow Food<br />https://slowfood.it<br /><br /><br /><br /><br />Riscoperto in Liguria un legume antico: il moco diventa Presidio Slow Food! <br />Si tratta di una varietà di cicerchia coltivata nelle valli del fiume Bormida, in provincia di Savona.<br /><br />Un legume molto particolare: minuscolo, irregolare, al tempo stesso antico e adatto alla contemporaneità. Parliamo del <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=7%3DSUEcS%26C%3DG%26H%3DOT0XP%26F%3DBbQVHd%26I%3D93NDJ_1uqq_Be_Frbt_Pg_1uqq_AjKN6.0CEm5N0xH3JuIK7xI2.4xG_Frbt_PgrN_Frbt_PgyL3Jr87-JuIK-7xI2_IZwn_SOGC4x-83Cu9-J2uF7-5nF02-kIFDr8y_IZwn_SO%268%3DAL2P1S.w9H%2602%3DURZAdOX%263M%3DPaAWXYAUOaIYRZ%26q%3Db47CUyU5y2jDcT5HZXUo6XYGU2RjXVanaTVk8SVC5UZHYX4F9XXHUT6mV23l9OYH9QSm&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">moco delle valli della Bormida</a>, una varietà di cicerchia fino a pochi anni fa pressoché scomparsa, poi riscoperta e ora divenuta Presidio Slow Food. Una lunga storia, quella del moco: le prime notizie scritte, contenute nell’Archivio di Stato della Repubblica di Genova, risalgono alla fine del ’700, ma si ipotizza che nel savonese, al confine tra le Alpi e gli Appennini, fosse coltivato già nell’Età del Bronzo, quattromila anni fa. Un legume che, dopo più di mezzo secolo di oblio, torna ad abitare gli orti di un gruppo di produttori liguri, anche grazie a una rara proprietà: la capacità di crescere in scarsità di acqua<br />Rispetto alla cicerchia classica, il moco è più piccolo: i baccelli contengono da uno a tre piccolissimi semi, delle dimensioni tra i 4 e i 6 millimetri. Una pianta rustica, tenace, resistente ai parassiti e che non soffre i terreni poveri né teme la siccità: per questo motivo, storicamente non è mai mancata negli orti contadini nelle valli attraversate dai tre corsi d’acqua che confluiscono nel fiume Bormida. «Si seminava, e lo si fa ancora oggi, il centesimo giorno dell’anno, il 10 o l’11 aprile, sessanta giorni più tardi fiorisce e tra la fine di luglio e la metà di agosto si raccolgono i baccelli» spiega Gianpietro Meinero, segretario della Condotta Slow Food Alta Valle Bormida e referente del neonato Presidio. Il difetto? «Richiede molto lavoro: si semina a mano, si estirpano le erbacce a mano, si raccoglie a mano e non esiste neanche un setaccio che vada bene per tutti i semi, perché hanno dimensioni diverse». <br /><br /><br />Così, una volta raccolti i baccelli e lasciati ad asciugare al sole per qualche giorno, la prima domenica dopo ferragosto la tradizione vuole che i produttori – quelli che per ora hanno aderito al Presidio sono quattro – si riuniscano attorno a un tavolo e li sgranino a mano. «I semi più piccoli, quelli che tendono a spezzarsi, vengono macinati e trasformati in farina, con cui si prepara una deliziosa farinata – aggiunge il referente dei produttori, Elvio Bonino –. Gli altri, ideali per le zuppe, li confezioniamo interi in sacchettini».<br /><br />I quantitativi raccolti sono ancora ridotti: nel 2022, prosegue Bonino, grossomodo la produzione complessiva si è attestata sul quintale. Ripensando alla situazione di dieci anni prima, quando la coltivazione del moco era praticamente scomparsa, si tratta di un risultato incoraggiante. «Ho ancora in mente quando mio padre mi parlava del moco, negli anni ‘50 – ricorda Meinero –. Poi, nel 2011, un anziano del paese mi ha detto che possedeva ancora qualche centinaio di semi. 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A Cheese 2023 lanciamo un grido di allarme, ma al tempo stesso ci attiviamo per salvare questi ecosistemi che custodiscono un patrimonio di biodiversità vegetale e animale e portiamo produttori di formaggi e mieli da prato stabile di tutta Italia. Discutiamo di come preservarli sia vantaggioso per l’ambiente, per il benessere degli animali, per la nostra salute, per le economie e le culture locali. E anche di come il farlo possa regalarci un po’ di bellezza, di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno.<br /><br /><br />Il progetto “Salviamo i prati stabili” è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e il Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV) dell’Università di Torino, l’Università di Palermo, l’Università di Camerino, l’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, la Fondazione Mach. I partner tecnici sono Agricoltura Simbiotica e Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino. I sostenitori sono: Eataly e il Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop<br /><br /><br /><br /><br /><br />Francesco Sottile<br />"Dalla parte della natura"<br />Capire gli ecosistemi per salvare il nostro futuro<br />Slow Food Editore<br />Ogni giorno ne sentiamo una. Stiamo progressivamente perdendo suolo destinato all'agricoltura, quello che rimane è sottoposto a processi di desertificazione, gli insetti utili sono in costante diminuzione, gli eventi climatici catastrofici diventano sempre più frequenti, la temperatura dei mari è sempre crescente, incendi di portata epocale distruggono centinaia e centinaia di ettari di superfici verdi. Dovremo abituarci a queste catastrofi quotidiane? Abbiamo contribuito in maniera determinante a tutto questo, distruggendo secoli di evoluzione guidata dal tempo e della natura. Non abbiamo saputo comprendere la necessità di dare un freno a una crescita smodata nonostante i segnali che pure da anni ci vengono messi davanti. Abbiamo però una possibilità, quella di cambiare prospettiva! Dobbiamo decidere una volta per tutte di farlo togliendo dal centro l'uomo. Molto spesso parliamo di natura, di ambiente naturale, di risorse naturali. Ma che cosa significano? Chi fa parte della natura? Partiamo dal basso! Capiamo il punto di vista del suolo, degli organismi vegetali, della flora spontanea e coltivata, degli organismi animali, della fauna selvatica ed allevata, delle risorse naturali quali luce e acqua. Per riflettere su dove si sia perso l'uomo e come possa ritrovarsi per garantire un futuro a se stesso e al pianeta. Prefazione di Carlo Petrini.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori<br /><br /><br />il podcast "TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56592719</guid><pubDate>Fri, 25 Aug 2023 18:45:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56592719/francesco_sottile_tt.mp3" length="11665869" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Francesco Sottile
referente della Fondazione Slow Food per la biodiversità
membro del Consiglio di Amministrazione di Slow Food


Cheese
"Il sapore dei prati"
Bra, dal 15 al 18 Settembre 2023


Conferenza - 15 Settembre, ore 15:00

Da 60 anni a questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Francesco Sottile<br />referente della Fondazione Slow Food per la biodiversità<br />membro del Consiglio di Amministrazione di Slow Food<br /><br /><br />Cheese<br />"Il sapore dei prati"<br />Bra, dal 15 al 18 Settembre 2023<br /><br /><br />Conferenza - 15 Settembre, ore 15:00<br /><br />Da 60 anni a questa parte, in italia e nel mondo, i prati stabili e i pascoli si stanno riducendo a ritmi preoccupanti.<br />Una rarefazione che riguarda sia i prati di quota sia quelli di collina e di pianura: da un lato le montagne si sono spopolate, dall’altro monocolture e cemento hanno invaso le pianure. A Cheese 2023 lanciamo un grido di allarme, ma al tempo stesso ci attiviamo per salvare questi ecosistemi che custodiscono un patrimonio di biodiversità vegetale e animale e portiamo produttori di formaggi e mieli da prato stabile di tutta Italia. Discutiamo di come preservarli sia vantaggioso per l’ambiente, per il benessere degli animali, per la nostra salute, per le economie e le culture locali. E anche di come il farlo possa regalarci un po’ di bellezza, di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno.<br /><br /><br />Il progetto “Salviamo i prati stabili” è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e il Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV) dell’Università di Torino, l’Università di Palermo, l’Università di Camerino, l’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, la Fondazione Mach. I partner tecnici sono Agricoltura Simbiotica e Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino. I sostenitori sono: Eataly e il Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop<br /><br /><br /><br /><br /><br />Francesco Sottile<br />"Dalla parte della natura"<br />Capire gli ecosistemi per salvare il nostro futuro<br />Slow Food Editore<br />Ogni giorno ne sentiamo una. Stiamo progressivamente perdendo suolo destinato all'agricoltura, quello che rimane è sottoposto a processi di desertificazione, gli insetti utili sono in costante diminuzione, gli eventi climatici catastrofici diventano sempre più frequenti, la temperatura dei mari è sempre crescente, incendi di portata epocale distruggono centinaia e centinaia di ettari di superfici verdi. Dovremo abituarci a queste catastrofi quotidiane? Abbiamo contribuito in maniera determinante a tutto questo, distruggendo secoli di evoluzione guidata dal tempo e della natura. Non abbiamo saputo comprendere la necessità di dare un freno a una crescita smodata nonostante i segnali che pure da anni ci vengono messi davanti. Abbiamo però una possibilità, quella di cambiare prospettiva! Dobbiamo decidere una volta per tutte di farlo togliendo dal centro l'uomo. Molto spesso parliamo di natura, di ambiente naturale, di risorse naturali. Ma che cosa significano? Chi fa parte della natura? Partiamo dal basso! Capiamo il punto di vista del suolo, degli organismi vegetali, della flora spontanea e coltivata, degli organismi animali, della fauna selvatica ed allevata, delle risorse naturali quali luce e acqua. Per riflettere su dove si sia perso l'uomo e come possa ritrovarsi per garantire un futuro a se stesso e al pianeta. Prefazione di Carlo Petrini.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori<br /><br /><br />il podcast "TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>730</itunes:duration><itunes:keywords>carlopetrini,cheese,dallapartedellanatura,formaggi,francescosottile,ilsaporedeiprati,latte,pratiepascoli,slowfood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79599c13e802677cf69e84dfbe86a031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Edoardo Raspelli "O Anche no"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/edoardo-raspelli-o-anche-no--56442520</link><description><![CDATA[Edoardo Raspelli<br />"O anche no"<br /><br /><br />“O ANCHE NO estate” RAI 3: domenica 20 agosto alle 11.10 ed in replica alle 0.35 della notte tra lunedì 21 e martedì 22 la decima puntata condotta da Paola Severini Melograni- Fino a domenica 10 settembre<br /><br />IL PROGRAMMA DI INCLUSIONE SOCIALE<br />DISABILITÀ E DIRITTI FONDAMENTALI<br /><br />L’accessibilità ai ristoranti in un cammeo di Edoardo Raspelli<br /><br /><br />O Anche No- La disabilità non va in vacanza!”  è un viaggio tra le realtà accessibili e inclusive del nostro Paese: arte, cultura, turismo, passioni e vita quotidiana. Il programma di inclusione sociale, disabilità e diritti fondamentali, in onda su RAI 3, è arrivato alla decima puntata che va in onda domenica 20 agosto a partire dalle 11.10 ed in replica alle 0.35 della notte tra lunedì 21 e martedì 22.<br />Paola Severini Melograni dialoga con Ugo Bressanello, fondatore della Fondazione Domus De Luna, una realtà sarda che accoglie e fornisce possibilità positive alle persone fragili che vivono un disagio. Con l’appoggio di un grande psicoterapeuta, il professor Luigi Cancrini, Domus De Luna è un ponte tra un prima difficile e un dopo diverso.<br /><br />O ANCHE NO poi va alla riserva naturale di Monterano, nell’area del vulcano Sabatino (Lazio), con FederTrek e il suo progetto inclusivo di trekking in tutta Italia: la natura è senza barriere e il cammino viene valorizzato in tutte le sue forme, anche e soprattutto in joelette!<br /><br />Mario Acampa è a Genova con la fondazione Tender to Nave Italia. La cultura del mare è al servizio del sociale con l’obiettivo di cambiare rotta! I ragazzi con disabilità sviluppano le loro risorse personali e lavorative accompagnando le attività navali della Marina sul brigantino più grande del mondo.<br /><br />A Porto Santo Stefano, sull’Argentario, O Anche No scopre i ragazzi di DDI Italy, un’associazione internazionale di attività subacquea organizzata per i ragazzi con disabilità che vogliono scoprire il mare e aumentare autonomia, coraggio e rispetto per l’ambiente marino.<br /><br />Inoltre, la quarta parte del viaggio di Pablo e anche le consuete interessanti e varie rubriche di O Anche No Estate:<br /><br />L’ ospitalità accessibile in pillole. Ce la racconta Roberto Vitali<br /><br />Le pagelle di Edoardo Raspelli. Da 1 a 10 quanto è accessibile il vostro ristorante?<br /><br />Buone notizie secondo Anna e la sua estate con papà Guido Marangoni<br /><br />Infine, la musica dei Ladri di Carrozzelle e i disegni di Stefano Disegni.<br /><br />O Anche No è un format di Paola Severini Melograni, regia di Gabriele Mammarella, realizzato con la collaborazione di Rai per la Sostenibilità e Rai Pubblica Utilità.<br /><br />Tutte le puntate e le stagioni precedenti di O Anche No sono disponibili su Raiplay:<br /> <a href="https://www.raiplay.it/programmi/oanchenoestate" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.raiplay.it/programmi/oanchenoestate</a><br /> <a href="http://www.raiplay.it/programmi/oancheno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.raiplay.it/programmi/oancheno</a><br /><br />Per Edoardo Raspelli (per 614 puntate a Melaverde su Canale 5, ed ancora oggi in replica alle 11 della domenica) si tratta di un ritorno in RAI. Vi aveva cominciato nel 1984, a 35 anni, come consulente del talk show consumeristico ”Che fai, mangi?” su RAI 2 (con Anna Bartolini e Carla Urban, poi sostituita da Enza Sampò, curatore Giovanni Minoli). Poi ha condotto, sempre su RAI 2, con Carla Urban, il programma di educazione alimentare" Star bene a tavola", ideato da Nichi Stefi.<br />Ha collaborato anche a RAI 3, a “Il Buongiorno di RAI Radio 2” di Leda Zaccagnini, alla rubrica EAT PARADE del TG2 (conduttore Bruno Gambacorta, direttore Clemente Mimun).<br />Nel 1990-1991 è stato tra i conduttori di Piacere RAI 1 con Simona Marchini, Piero Badaloni, Toto Cutugno e Staffan de Mistura.<br />Nel 1999 ha partecipato, in prima serata, alla domenica, su RAI 2, al  programma FENOMENI con Piero Chiambretti, Aldo Busi, Giampiero Mughini, Victoria Silvested, curatore Carlo Freccero.<br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere/sapori <br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56442520</guid><pubDate>Sat, 19 Aug 2023 12:51:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56442520/edoardo_raspelli_10d10.mp3" length="10660241" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Edoardo Raspelli
"O anche no"


“O ANCHE NO estate” RAI 3: domenica 20 agosto alle 11.10 ed in replica alle 0.35 della notte tra lunedì 21 e martedì 22 la decima puntata condotta da Paola Severini Melograni- Fino a domenica 10 settembre

IL PROGRAMMA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Edoardo Raspelli<br />"O anche no"<br /><br /><br />“O ANCHE NO estate” RAI 3: domenica 20 agosto alle 11.10 ed in replica alle 0.35 della notte tra lunedì 21 e martedì 22 la decima puntata condotta da Paola Severini Melograni- Fino a domenica 10 settembre<br /><br />IL PROGRAMMA DI INCLUSIONE SOCIALE<br />DISABILITÀ E DIRITTI FONDAMENTALI<br /><br />L’accessibilità ai ristoranti in un cammeo di Edoardo Raspelli<br /><br /><br />O Anche No- La disabilità non va in vacanza!”  è un viaggio tra le realtà accessibili e inclusive del nostro Paese: arte, cultura, turismo, passioni e vita quotidiana. Il programma di inclusione sociale, disabilità e diritti fondamentali, in onda su RAI 3, è arrivato alla decima puntata che va in onda domenica 20 agosto a partire dalle 11.10 ed in replica alle 0.35 della notte tra lunedì 21 e martedì 22.<br />Paola Severini Melograni dialoga con Ugo Bressanello, fondatore della Fondazione Domus De Luna, una realtà sarda che accoglie e fornisce possibilità positive alle persone fragili che vivono un disagio. Con l’appoggio di un grande psicoterapeuta, il professor Luigi Cancrini, Domus De Luna è un ponte tra un prima difficile e un dopo diverso.<br /><br />O ANCHE NO poi va alla riserva naturale di Monterano, nell’area del vulcano Sabatino (Lazio), con FederTrek e il suo progetto inclusivo di trekking in tutta Italia: la natura è senza barriere e il cammino viene valorizzato in tutte le sue forme, anche e soprattutto in joelette!<br /><br />Mario Acampa è a Genova con la fondazione Tender to Nave Italia. La cultura del mare è al servizio del sociale con l’obiettivo di cambiare rotta! I ragazzi con disabilità sviluppano le loro risorse personali e lavorative accompagnando le attività navali della Marina sul brigantino più grande del mondo.<br /><br />A Porto Santo Stefano, sull’Argentario, O Anche No scopre i ragazzi di DDI Italy, un’associazione internazionale di attività subacquea organizzata per i ragazzi con disabilità che vogliono scoprire il mare e aumentare autonomia, coraggio e rispetto per l’ambiente marino.<br /><br />Inoltre, la quarta parte del viaggio di Pablo e anche le consuete interessanti e varie rubriche di O Anche No Estate:<br /><br />L’ ospitalità accessibile in pillole. Ce la racconta Roberto Vitali<br /><br />Le pagelle di Edoardo Raspelli. Da 1 a 10 quanto è accessibile il vostro ristorante?<br /><br />Buone notizie secondo Anna e la sua estate con papà Guido Marangoni<br /><br />Infine, la musica dei Ladri di Carrozzelle e i disegni di Stefano Disegni.<br /><br />O Anche No è un format di Paola Severini Melograni, regia di Gabriele Mammarella, realizzato con la collaborazione di Rai per la Sostenibilità e Rai Pubblica Utilità.<br /><br />Tutte le puntate e le stagioni precedenti di O Anche No sono disponibili su Raiplay:<br /> <a href="https://www.raiplay.it/programmi/oanchenoestate" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.raiplay.it/programmi/oanchenoestate</a><br /> <a href="http://www.raiplay.it/programmi/oancheno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.raiplay.it/programmi/oancheno</a><br /><br />Per Edoardo Raspelli (per 614 puntate a Melaverde su Canale 5, ed ancora oggi in replica alle 11 della domenica) si tratta di un ritorno in RAI. Vi aveva cominciato nel 1984, a 35 anni, come consulente del talk show consumeristico ”Che fai, mangi?” su RAI 2 (con Anna Bartolini e Carla Urban, poi sostituita da Enza Sampò, curatore Giovanni Minoli). Poi ha condotto, sempre su RAI 2, con Carla Urban, il programma di educazione alimentare" Star bene a tavola", ideato da Nichi Stefi.<br />Ha collaborato anche a RAI 3, a “Il Buongiorno di RAI Radio 2” di Leda Zaccagnini, alla rubrica EAT PARADE del TG2 (conduttore Bruno Gambacorta, direttore Clemente Mimun).<br />Nel 1990-1991 è stato tra i conduttori di Piacere RAI 1 con Simona Marchini, Piero Badaloni, Toto Cutugno e Staffan de Mistura.<br />Nel 1999 ha partecipato, in prima serata, alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>667</itunes:duration><itunes:keywords>cucina,disabilità,edoardoraspelli,giornalismo,melaverde,oancheno,rai3,ristoranti,scoprirelacucina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d64dd7b3c52a00c606302754e802c2e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Piero Sardo "Qualità del formaggio: quanto conta l'erba?"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/piero-sardo-qualita-del-formaggio-quanto-conta-l-erba--56514126</link><description><![CDATA[Piero Sardo<br />Presidente Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus<br />"Qualità del formaggio: quanto conta l'erba?"<br />Cheese, Bra (Cuneo), dal 15 al 18 Settembre 2023<br />https://slowfood.it<br /><br /><br /><br />Ecco alcuni degli appuntamenti da seguire a Cheese:<br /><br />Da 60 anni a questa parte, in italia e nel mondo, i prati stabili e i pascoli si stanno riducendo a ritmi preoccupanti.<br />15 settembre, ore 15:00<br />Una rarefazione che riguarda sia i prati di quota sia quelli di collina e di pianura: da un lato le montagne si sono spopolate, dall’altro monocolture e cemento hanno invaso le pianure. A Cheese 2023 lanciamo un grido di allarme, ma al tempo stesso ci attiviamo per salvare questi ecosistemi che custodiscono un patrimonio di biodiversità vegetale e animale e portiamo produttori di formaggi e mieli da prato stabile di tutta Italia. Discutiamo di come preservarli sia vantaggioso per l’ambiente, per il benessere degli animali, per la nostra salute, per le economie e le culture locali. E anche di come il farlo possa regalarci un po’ di bellezza, di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno.<br /><br /><br /><br />I prati stabili e i pascoli sono, anche, uno scrigno di bellezza.<br />15 settembre, ore 21:00<br />A Cheese 2023 non ci limitiamo a raccontarli in tanti approfondimenti e degustazioni, ma ve li mostriamo attraverso le immagini e la voce dei loro custodi.Nei prati stabili e nei pascoli montani convivono centinaia di specie vegetali diverse: un vero banchetto per le vacche, le capre e le pecore che se ne cibano trasformandole in energia e in un latte di altissima qualità, ma anche un bottino prezioso per gli insetti impollinatori.Questo documentario vi porta all’origine del formaggio che vorremmo e, facendolo, vi parla di molto altro: della sopravvivenza di ecosistemi fragili, di paesaggi preziosi, dell’equilibrio instaurato, nel corso di secoli, tra specie vegetali e animali e il lavoro dell’uomo che sa riconoscerne il valore e se ne prende cura.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TAVOLA TERRA<br />il sapore del sapere<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56514126</guid><pubDate>Fri, 18 Aug 2023 16:33:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56514126/piero_sardo_tt.mp3" length="10196719" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Piero Sardo
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"Qualità del formaggio: quanto conta l'erba?"
Cheese, Bra (Cuneo), dal 15 al 18 Settembre 2023
https://slowfood.it



Ecco alcuni degli appuntamenti da seguire a Cheese:

Da 60 anni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Piero Sardo<br />Presidente Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus<br />"Qualità del formaggio: quanto conta l'erba?"<br />Cheese, Bra (Cuneo), dal 15 al 18 Settembre 2023<br />https://slowfood.it<br /><br /><br /><br />Ecco alcuni degli appuntamenti da seguire a Cheese:<br /><br />Da 60 anni a questa parte, in italia e nel mondo, i prati stabili e i pascoli si stanno riducendo a ritmi preoccupanti.<br />15 settembre, ore 15:00<br />Una rarefazione che riguarda sia i prati di quota sia quelli di collina e di pianura: da un lato le montagne si sono spopolate, dall’altro monocolture e cemento hanno invaso le pianure. A Cheese 2023 lanciamo un grido di allarme, ma al tempo stesso ci attiviamo per salvare questi ecosistemi che custodiscono un patrimonio di biodiversità vegetale e animale e portiamo produttori di formaggi e mieli da prato stabile di tutta Italia. Discutiamo di come preservarli sia vantaggioso per l’ambiente, per il benessere degli animali, per la nostra salute, per le economie e le culture locali. E anche di come il farlo possa regalarci un po’ di bellezza, di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno.<br /><br /><br /><br />I prati stabili e i pascoli sono, anche, uno scrigno di bellezza.<br />15 settembre, ore 21:00<br />A Cheese 2023 non ci limitiamo a raccontarli in tanti approfondimenti e degustazioni, ma ve li mostriamo attraverso le immagini e la voce dei loro custodi.Nei prati stabili e nei pascoli montani convivono centinaia di specie vegetali diverse: un vero banchetto per le vacche, le capre e le pecore che se ne cibano trasformandole in energia e in un latte di altissima qualità, ma anche un bottino prezioso per gli insetti impollinatori.Questo documentario vi porta all’origine del formaggio che vorremmo e, facendolo, vi parla di molto altro: della sopravvivenza di ecosistemi fragili, di paesaggi preziosi, dell’equilibrio instaurato, nel corso di secoli, tra specie vegetali e animali e il lavoro dell’uomo che sa riconoscerne il valore e se ne prende cura.<br /><br /><br /><br /><br /><br />TAVOLA TERRA<br />il sapore del sapere<br /><br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "Il posto delle parole"]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:keywords>biodiversità,bra,cheese,erba,fondazioneslowfood,formaggi,pascoli,pierosardo,prati,pratistabili</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee83471f74f63f090a56d5dc42995ed1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lorenzo Di Borgo "Cheese" L'arte dell'affinamento dei formaggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lorenzo-di-borgo-cheese-l-arte-dell-affinamento-dei-formaggi--56404219</link><description><![CDATA[Lorenzo Di Borgo<br />Borgo Affinatori<br />Cheese, Bra dal 15 al 18 Settembre 2023<br />https://borgoaffinatori.com<br /><br /><br />l’arte dell’affinamento made in asti: ricerca, selezione e cura<br /><br />Grande debutto nella via degli Affinatori per l’azienda di Barbara Cecchellero e Lorenzo Borgo, ex studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che già nelle ultime due edizioni di Cheese hanno arricchito il programma dello stand Unisg con le loro originali proposte. Nel 2018, dopo un percorso di formazione che li ha portati a esplorare l’arte della maturazione casearia in Francia e in Australia, Barbara e Lorenzo tornano nel centro storico di Asti per dare vita al progetto <a href="https://cheese.slowfood.it/scheda_espositore/borgo-affinatori-snc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Borgo Affinatori</a>, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni degli allevatori locali. Con questi ultimi sviluppano un rapporto diretto, dando spazio alle realtà attente alla qualità del latte e al benessere dei propri animali. Affinare vuol dire innanzitutto rispettare il potenziale intrinseco della materia prima, sviluppando aromi, gusto e consistenza. Tra tome, alpeggi e croste lavate, a Cheese propongono alcune delle loro sperimentazioni creative con vinacce, foglie, spezie e cacao. <br /><br /><br />Lorenzo Di Borgo<br />Affinatore di formaggi e gastronomo. Laureato in Economia e in Scienze Gastronomiche a Pollenzo, ho maturato esperienza nelle cantine dei più prestigiosi affinatori italiani e francesi.<br /><br /><br /><br /><br />Barbara Cecchellero<br />Amante dei formaggi, gastronoma e viaggiatrice. Laureata in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione. Ho lavorato nel mondo dell' e-commerce per il settore food in Italia e come cheesemonger a Sydney. <br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere di sapori<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56404219</guid><pubDate>Thu, 10 Aug 2023 18:50:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56404219/lorenzo_di_borgo_tt.mp3" length="10870469" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Lorenzo Di Borgo
Borgo Affinatori
Cheese, Bra dal 15 al 18 Settembre 2023
https://borgoaffinatori.com


l’arte dell’affinamento made in asti: ricerca, selezione e cura

Grande debutto nella via degli Affinatori per l’azienda di Barbara Cecchellero e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lorenzo Di Borgo<br />Borgo Affinatori<br />Cheese, Bra dal 15 al 18 Settembre 2023<br />https://borgoaffinatori.com<br /><br /><br />l’arte dell’affinamento made in asti: ricerca, selezione e cura<br /><br />Grande debutto nella via degli Affinatori per l’azienda di Barbara Cecchellero e Lorenzo Borgo, ex studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che già nelle ultime due edizioni di Cheese hanno arricchito il programma dello stand Unisg con le loro originali proposte. Nel 2018, dopo un percorso di formazione che li ha portati a esplorare l’arte della maturazione casearia in Francia e in Australia, Barbara e Lorenzo tornano nel centro storico di Asti per dare vita al progetto <a href="https://cheese.slowfood.it/scheda_espositore/borgo-affinatori-snc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Borgo Affinatori</a>, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni degli allevatori locali. Con questi ultimi sviluppano un rapporto diretto, dando spazio alle realtà attente alla qualità del latte e al benessere dei propri animali. Affinare vuol dire innanzitutto rispettare il potenziale intrinseco della materia prima, sviluppando aromi, gusto e consistenza. Tra tome, alpeggi e croste lavate, a Cheese propongono alcune delle loro sperimentazioni creative con vinacce, foglie, spezie e cacao. <br /><br /><br />Lorenzo Di Borgo<br />Affinatore di formaggi e gastronomo. Laureato in Economia e in Scienze Gastronomiche a Pollenzo, ho maturato esperienza nelle cantine dei più prestigiosi affinatori italiani e francesi.<br /><br /><br /><br /><br />Barbara Cecchellero<br />Amante dei formaggi, gastronoma e viaggiatrice. Laureata in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione. Ho lavorato nel mondo dell' e-commerce per il settore food in Italia e come cheesemonger a Sydney. <br /><br /><br /><br /><br />TavolaTerra<br />sapere di sapori<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>680</itunes:duration><itunes:keywords>affinatori,barbaraceccherello,borgoaffinatori.com,cheese,formaggi,lorenzodiborgo,sceltadeiformaggi,stagionaturadeiformaggi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79599c13e802677cf69e84dfbe86a031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Paolo Caldera "Pesca Bella di Borgo d'Ale"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/paolo-caldera-pesca-bella-di-borgo-d-ale--56354546</link><description><![CDATA[Paolo Caldera<br />"Pesca Bella di Borgo d'Ale"<br />Presidio Slow Food<br /><br /><br /><br />Bella, ma delicata e fragile. Un frutto d'altri tempi, ma che oggi rivive grazie al coraggio e all’entusiasmo di un gruppo di produttori e che diventa, ora, Presidio Slow Food: parliamo della <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=4%3D6YDZ6%26G%3DF%26E%3D2XHZ4%26J%3DAY4ZGa%26v%3DC2KqN_zrTu_Ab_svaq_3k_zrTu_0gxR5.7pIl21DwEfNtFxAwFe.8wD_svaq_3kqK_svaq_3kxIfNq5j-NtFx-AwFe_MYtQ_WNGfNk2-c0tCb-9q-3pMoF-e6t6_svaq_3k%26l%3DDvN443.ImK%26jN%3D9U0V0S8%26O1%3DSAWAa8X9a0YAa3%26C%3DE2b69Y0dkZdc2b6i9TfekS66i3299a4cBTba92b6027bHXgVEWcZ92399Z8A9Z69kX9a&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pesca Bella di Borgo d’Ale</a>, località da poco più di duemila abitanti in provincia di Vercelli, in Piemonte. Terra votata alla frutticoltura e alla peschicoltura in particolare: ma non tutte le pesche sono uguali.   <br /><br />Dall’America al Piemonte con un carico di pesche  L’inizio della coltivazione della pesca, nella piana di Borgo d’Ale, risale all’inizio del Novecento, probabilmente per iniziativa di alcuni borgodalesi di rientro dall’America con sementi d’oltreoceano. Un tentativo che non ebbe particolare fortuna, ma che fu seguito pochi decenni dopo da altri esperimenti più professionali e con risultati maggiormente promettenti: così, nel 1930, erano già più di cento gli ettari di terra attorno al borgo impiantati a pescheti.  Per circa mezzo secolo, la storia di Borgo d’Ale è andata di pari passo con lo sviluppo della peschicoltura: tante le varietà coltivate. Tra queste una particolarmente profumata e aromatica: quella conosciuta come la Bella. Tondeggiante e di pezzatura medio-grande, ha la buccia con colore di fondo verde chiaro-biancastro e sovracolore rosso-rosato e polpa bianca con venature rossastre in prossimità del nocciolo.<br /><br /><br />Quando, a metà degli anni ’70, a Borgo d’Ale si raccoglievano oltre 100 mila quintali di pesche, circa il 10% era costituito da questa varietà.   Un lungo lavoro di recupero  La peschicoltura, ancora oggi, a Borgo d’Ale riveste un ruolo importante nell’economia locale. Merito di un terreno di origine fluvio-glaciale, particolarmente drenante, e del caratteristico microclima dovuto alla vicinanza del lago di Viverone: un habitat senza dubbio favorevole al pesco. Ma negli ultimi tre o quattro decenni, la Bella è andata pressoché perduta, surclassata da varietà di pezzatura maggiore e più adatte al mercato, perché disponibili per un periodo più lungo (la varietà tutelata dal nuovo Presidio matura nel giro di due settimane appena, tra fine luglio e inizio agosto) e perché più durevoli e quindi facilmente commercializzabili.Nel 2015 le piante ancora in vita erano soltanto una ventina, e tutte vecchie di almeno quarant’anni. <br /><br />«Il recupero della varietà è cominciato nel 2016» ricorda Paolo Caldera, referente degli otto produttori, alcuni dei quali poco più che trentenni, che hanno già aderito al Presidio. «Dalle pochissime piante rimaste, presenti perlopiù nei frutteti di anziani contadini, abbiamo recuperato il materiale per dare avvio alla propagazione». Della Bella, già <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=7%3DOTHcO%26B%3DJ%26H%3DKSLcM%26E%3DEbMUKd%26E%3D86N0I_4ump_Ee_Bqet_Lf_4ump_DjGM9.09Dp5J91HyIxIG61Ix.31G_Bqet_LfuN_Bqet_LfmLw1-p96-77MDE-5F9M-rI94_4ump_Djv5xFu-4u-69HsI-x1x9_Bqet_Lf%26p%3DGEI87L.DqN%263I%3DCXSQDVQ%26J5%3DVTREdQSCdSTEdL%268%3DJYy3Icz4nUT5u1m2CVx1Lbz6o6S3GVv4LbRVodTWoZuXG9SSD9OTm7uZL5MYJaSTGdQ2&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inclusa nell’Arca del Gusto di Slow Food</a>, oggi si è arrivati ad avere cinquecento piante.«Il pesco non è come il riso, che in soli cinque o sei mesi arriva a produzione – aggiunge Gabriele Varalda, referente Slow Food del Presidio –. Occorrono tre anni per arrivare a produzione e nei primi tempi il raccolto era appena sufficiente per l’autoconsumo, così il 2022 è stato il primo vero anno di produzione».  <br /><br /><br />In cucina, la tradizione  La pesca Bella di Borgo d’Ale è ottima mangiata fresca, da sola o in macedonia, magari con l’aggiunta di un goccio di Erbaluce di Caluso, ma le ricette tradizionali la propongono anche cotta al forno, ripiena di cacao e amaretti. «Noi siamo sentimentalmente legati a questa varietà di pesca e la troviamo buonissima, ma anche il riscontro dei consumatori è stato ottimo. Riconoscono che vale la pena salvarla» prosegue Caldera.Salvare la biodiversità, per Slow Food, significa coltivarla e mangiarla, e la stessa cosa vale anche per la Bella di Borgo d’Ale: «L’intenzione non è mai stata quella di mantenere due o tre piante per trasformarle in un reperto da museo, ma quella di riprendere la produzione e darle un futuro». <br /><br /><br /><br />E ora?    «È da una decina d’anni che siamo in ballo, sapevamo di dover avere una visione di lungo termine ed eravamo consapevoli che i risultati non sarebbero stati immediati: quel momento è arrivato e non sono i frutti di una moda» conclude Caldera.L’intenzione, ora, è allargare il progetto anche dal punto di vista della trasformazione del prodotto in composte, confetture e succhi. L’area di produzione della pesca Bella di Borgo d’Ale comprende i comuni di Borgo d’Ale, Alice Castello, Cigliano e Moncrivello (Vercelli), Viverone (Biella), Cossano Canavese e Maglione (Torino).  <br /><br /><br /><br />TAVOLATERRA<br />sapere di sapori<br /><br /><br />"TavolaTerra" è un format "il posto delle parole"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56354546</guid><pubDate>Thu, 03 Aug 2023 09:57:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56354546/paolo_caldera_10d10.mp3" length="11185642" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Caldera
"Pesca Bella di Borgo d'Ale"
Presidio Slow Food



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Un frutto d'altri tempi, ma che oggi rivive grazie al coraggio e all’entusiasmo di un gruppo di produttori e che diventa, ora, Presidio Slow Food: parliamo della <a href="https://slowfood.musvc2.net/e/tr?q=4%3D6YDZ6%26G%3DF%26E%3D2XHZ4%26J%3DAY4ZGa%26v%3DC2KqN_zrTu_Ab_svaq_3k_zrTu_0gxR5.7pIl21DwEfNtFxAwFe.8wD_svaq_3kqK_svaq_3kxIfNq5j-NtFx-AwFe_MYtQ_WNGfNk2-c0tCb-9q-3pMoF-e6t6_svaq_3k%26l%3DDvN443.ImK%26jN%3D9U0V0S8%26O1%3DSAWAa8X9a0YAa3%26C%3DE2b69Y0dkZdc2b6i9TfekS66i3299a4cBTba92b6027bHXgVEWcZ92399Z8A9Z69kX9a&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pesca Bella di Borgo d’Ale</a>, località da poco più di duemila abitanti in provincia di Vercelli, in Piemonte. 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Tondeggiante e di pezzatura medio-grande, ha la buccia con colore di fondo verde chiaro-biancastro e sovracolore rosso-rosato e polpa bianca con venature rossastre in prossimità del nocciolo.<br /><br /><br />Quando, a metà degli anni ’70, a Borgo d’Ale si raccoglievano oltre 100 mila quintali di pesche, circa il 10% era costituito da questa varietà.   Un lungo lavoro di recupero  La peschicoltura, ancora oggi, a Borgo d’Ale riveste un ruolo importante nell’economia locale. Merito di un terreno di origine fluvio-glaciale, particolarmente drenante, e del caratteristico microclima dovuto alla vicinanza del lago di Viverone: un habitat senza dubbio favorevole al pesco. Ma negli ultimi tre o quattro decenni, la Bella è andata pressoché perduta, surclassata da varietà di pezzatura maggiore e più adatte al mercato, perché disponibili per un periodo più lungo (la varietà tutelata dal nuovo Presidio matura nel giro di due settimane appena, tra fine luglio e inizio agosto) e perché più durevoli e quindi facilmente commercializzabili.Nel 2015 le piante ancora in vita erano soltanto una ventina, e tutte vecchie di almeno quarant’anni. <br /><br />«Il recupero della varietà è cominciato nel 2016» ricorda Paolo Caldera, referente degli otto produttori, alcuni dei quali poco più che trentenni, che hanno già aderito al Presidio. «Dalle pochissime piante rimaste, presenti perlopiù nei frutteti di anziani contadini, abbiamo recuperato il materiale per dare avvio alla propagazione». 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Organizzata da Slow Food e Città di Bra - da sempre la casa della Chiocciola - con il supporto della Regione Piemonte, l’edizione numero quattordici riunisce un popolo di pastori, casari, affinatori e appassionati intorno al claim Il sapore dei prati, per sottolineare come dal latte di animali alimentati al pascolo derivino i formaggi migliori, rispettosi dei territori, del benessere animale e della nostra salute. Non tutti i prati però sono uguali. A Cheese 2023 poniamo infatti l’accento su un nuovo progetto di Slow Food Italia: i prati stabili, definiti così perché, con la loro varietà di erbe – da 20 a più di 100 nei pascoli di alta montagna – sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità, oltre a contribuire al contrasto alla crisi climatica, grazie alla loro capacità di stoccare la CO2 nel suolo e nelle radici. Cheese è anche l’occasione per raccontare il territorio che la ospita, anche grazie alla collaborazione con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.<br />Nell’edizione 2023 il Mercato italiano e internazionale di Cheese torna a riunire casare e casari da ogni latitudine. Centinaia gli espositori (erano 450 nell’edizione 2019, pre Covid) provenienti da tutte le regioni italiane e da 14 Paesi, tra cui spiccano il grande ritorno degli Stati Uniti e le numerose presenze a livello europeo. Protagonisti sono i Presìdi Slow Food, che riflettono patrimoni di pascoli, razze animali, latti e abilità manuali, e gli Affinatori, che imprimono ai formaggi anima e identità, curandoli fino alle loro ideali condizioni di maturazione. Ma Cheese non è solo formaggi. In questa edizione poniamo l'attenzione sui prodotti che spesso hanno nei prati la propria origine, a partire dai mieli, ma anche confetture, conserve e aceti. Spazio anche ai salumi naturali, realizzati senza nitriti e nitrati e ponendo particolare attenzione a come vengono nutriti gli animali. Cuore delle riflessioni di Cheese è la Casa della Biodiversità, realizzata con il supporto di Reale Mutua, sostenitore ufficiale di Slow Food Italia e main partner della manifestazione. Oltre alle conferenze sui temi centrali del settore e alle proiezioni serali, in questa edizione ospita gli Apéro sur l'herbe, degustazioni a base di formaggi, mieli e liquori che esaltano erbe ed essenze. Cheese vuol dire anche imparare con gusto: nella piazzetta Valfrè di Bonzo i visitatori possono esplorare il mondo dei pascoli e dei prati stabili grazie a un percorso sensoriale a tappe. Un luogo in cui attivare i sensi e addentrarsi tra profumi, suoni e sapori, per apprezzare la ricchezza di questi ecosistemi e i prodotti che ne derivano. E poi ancora, ça va sans dire, i Laboratori del Gusto, ospitati sia a Bra che nella Banca del Vino di Pollenzo, per avventurarsi tra sapori e abbinamenti più o meno noti, e gli Appuntamenti a tavola, in cui cuoche e cuochi italiani e internazionali ci conducono alla scoperta di diversi ecosistemi, tra montagna e vie della transumanza.<br />Immancabile come sempre la Gran Sala dei formaggi con le sue proposte di degustazione tra Presìdi Slow Food e grandi caci a livello internazionale, e l'Enoteca, che con le sue 400 etichette selezionate dalla Banca del Vino mette in luce produttori della Slow Wine Coalition e vini Triple A, sia dall’Italia che dall’estero. Sempre presenti, ad animare piazze, cortili e strade di Bra, le interpretazioni regionali delle Cucine di strada e le originali preparazioni dei Food Truck, da abbinare all’ampia offerta dei birrifici artigianali. Cheese 2023 è realizzato grazie al supporto di numerose realtà che credono nel progetto, a partire dai Main Partner: BBBell, BPER Banca, Confartigianato Cuneo, E-viso, Parmigiano Reggiano, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy, Reale Mutua. In Kind Partner Liebherr, Bormioli Luigi e Bormioli Rocco, Acqua San Bernardo. Green partner sono Pool Pack e Ricrea. Area Partner: Baratti&amp;Milano e Pepino. La manifestazione è realizzata con il contributo di Fondazione CRC e Fondazione CRT, ATL Langhe Monferrato Roero, Camera di Commercio di Cuneo e Ascom Bra. Partner culturale è l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.<br /><br /><br />TAVOLATERRA<br />il sapore del sapere<br /><br /><br />TavolaTerra è un format "il posto delle parole"<br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56309798</guid><pubDate>Tue, 01 Aug 2023 18:01:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56309798/martina_drago_10d10.mp3" length="10750931" type="audio/mpeg"/><itunes:author>IL POSTO DELLE PAROLE</itunes:author><itunes:subtitle>Martina Drago
"Cheese"
Bra, dal 15 al 18 settembre 2023

Dal latte crudo al sapore dei prati: torna la grande festa di Slow Food dedicata ai formaggi e alla biodiversità


Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Martina Drago<br />"Cheese"<br />Bra, dal 15 al 18 settembre 2023<br /><br />Dal latte crudo al sapore dei prati: torna la grande festa di Slow Food dedicata ai formaggi e alla biodiversità<br /><br /><br />Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo, torna a Bra dal 15 al 18 settembre 2023. Organizzata da Slow Food e Città di Bra - da sempre la casa della Chiocciola - con il supporto della Regione Piemonte, l’edizione numero quattordici riunisce un popolo di pastori, casari, affinatori e appassionati intorno al claim Il sapore dei prati, per sottolineare come dal latte di animali alimentati al pascolo derivino i formaggi migliori, rispettosi dei territori, del benessere animale e della nostra salute. Non tutti i prati però sono uguali. A Cheese 2023 poniamo infatti l’accento su un nuovo progetto di Slow Food Italia: i prati stabili, definiti così perché, con la loro varietà di erbe – da 20 a più di 100 nei pascoli di alta montagna – sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità, oltre a contribuire al contrasto alla crisi climatica, grazie alla loro capacità di stoccare la CO2 nel suolo e nelle radici. Cheese è anche l’occasione per raccontare il territorio che la ospita, anche grazie alla collaborazione con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.<br />Nell’edizione 2023 il Mercato italiano e internazionale di Cheese torna a riunire casare e casari da ogni latitudine. Centinaia gli espositori (erano 450 nell’edizione 2019, pre Covid) provenienti da tutte le regioni italiane e da 14 Paesi, tra cui spiccano il grande ritorno degli Stati Uniti e le numerose presenze a livello europeo. Protagonisti sono i Presìdi Slow Food, che riflettono patrimoni di pascoli, razze animali, latti e abilità manuali, e gli Affinatori, che imprimono ai formaggi anima e identità, curandoli fino alle loro ideali condizioni di maturazione. Ma Cheese non è solo formaggi. In questa edizione poniamo l'attenzione sui prodotti che spesso hanno nei prati la propria origine, a partire dai mieli, ma anche confetture, conserve e aceti. Spazio anche ai salumi naturali, realizzati senza nitriti e nitrati e ponendo particolare attenzione a come vengono nutriti gli animali. Cuore delle riflessioni di Cheese è la Casa della Biodiversità, realizzata con il supporto di Reale Mutua, sostenitore ufficiale di Slow Food Italia e main partner della manifestazione. Oltre alle conferenze sui temi centrali del settore e alle proiezioni serali, in questa edizione ospita gli Apéro sur l'herbe, degustazioni a base di formaggi, mieli e liquori che esaltano erbe ed essenze. Cheese vuol dire anche imparare con gusto: nella piazzetta Valfrè di Bonzo i visitatori possono esplorare il mondo dei pascoli e dei prati stabili grazie a un percorso sensoriale a tappe. Un luogo in cui attivare i sensi e addentrarsi tra profumi, suoni e sapori, per apprezzare la ricchezza di questi ecosistemi e i prodotti che ne derivano. E poi ancora, ça va sans dire, i Laboratori del Gusto, ospitati sia a Bra che nella Banca del Vino di Pollenzo, per avventurarsi tra sapori e abbinamenti più o meno noti, e gli Appuntamenti a tavola, in cui cuoche e cuochi italiani e internazionali ci conducono alla scoperta di diversi ecosistemi, tra montagna e vie della transumanza.<br />Immancabile come sempre la Gran Sala dei formaggi con le sue proposte di degustazione tra Presìdi Slow Food e grandi caci a livello internazionale, e l'Enoteca, che con le sue 400 etichette selezionate dalla Banca del Vino mette in luce produttori della Slow Wine Coalition e vini Triple A, sia dall’Italia che dall’estero. Sempre presenti, ad animare piazze, cortili e strade di Bra, le interpretazioni regionali delle Cucine di strada e le originali preparazioni dei Food Truck, da abbinare all’ampia offerta dei birrifici artigianali. Cheese 2023 è realizzato grazie al supporto di numerose realtà che credono nel progetto, a partire dai Main Partner: BBBell, BPER Banca, Confartigianato Cuneo, E-viso,...]]></itunes:summary><itunes:duration>672</itunes:duration><itunes:keywords>bra,cheese,conoscereilformaggio,formaggi,ilsaporedeiprati,martinadrago,produttoridiformaggi,slowfood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7dd48bb93b73c10cc56f3848ed811775.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
