Info
DODICI ATTESE di Giuseppe Viroli (Ed. BookTribu) Romanzo finalista del 9° Concorso letterario nazionale di BookTribu, vincitore della menzione speciale per Antologia di racconti. Sinossi di copertina: Una sala d’attesa...
show moreRomanzo finalista del 9° Concorso letterario nazionale di BookTribu, vincitore della menzione speciale per Antologia di racconti.
Sinossi di copertina:
Una sala d’attesa senza medico. Pazienti che narrano di insegnanti pendolari, diavoli, maestre violente, replicanti, seduttori incalliti…
Storie vere e fiabesche. Chiare ed enigmatiche. Storie che curano, ma che possono anche fare ammalare.
Di storia in storia scopriamo i fili che le uniscono. Forse quegli strani pazienti sono un unico narratore.
Dodici attese è un rito e un piccolo manifesto. Un atto d’amore verso il raccontare comunque e ovunque, cose grandi e minime, il vero e l’impossibile.
Note dell’autore:
Ogni tanto si scrive seguendo certe voci che ti dicono cosa scrivere. Queste voci cambiano nel tempo.
Avevo dei racconti sparsi. Scritti a distanza di qualche anno. Qualcuno parlava di episodi della mia vita, qualcun altro di creature fantastiche. Una distopia, un’operetta morale, un ricordo d’infanzia, un senso di colpa irrisolto eccetera. Ho pensato che doveva esserci un senso in questo ‘pastiche’ di direzioni, atmosfere, colori. Il senso lo trovi anche inventando. Ho pensato: storie differenti, molti narratori.
Ed è apparso il vecchio caro contenitore narrativo. Una stanza dei racconti. Dei giochi. Ha preso la forma di una sala d’attesa. Attesa di chi? Un classico: l’ambulatorio medico. I pazienti raccontano mentre aspettano il dottore. Ingannano l’attesa.
Salvo poi scoprire che ingannano anche un mucchio di altra gente: loro stessi, l’io narrante, il lettore. Ero convinto, poi, che i pazienti per raccontare dovessero compiere una specie di rito. Ho pensato alle carte da gioco. Per me sono oggetti misteriosi, perché non so giocare. I pazienti pescano le carte dal mazzo e raccontano. Con una componente di casualità: i simboli raffigurati, pescati a caso. Ma anche di necessità: ognuno racconta in base al suo bisogno.
Unendo le storie con questo rito di attesa, alla fine ho accettato quello che non ammettevo. Che tutta quella gente che si era affacciata alla mia coscienza – lo stordito protagonista, il demonietto revisore storico, il bambino traumatizzato dai burattini, la mia amica morta venticinque anni fa, la farfalla spia, il vecchio ex calciatore e tutti gli altri -, tutta questa gente sono io. E che non devo farmene alcun problema.
DODICI ATTESE di Giuseppe Viroli (Ed. BookTribu) Romanzo finalista del 9° Concorso letterario nazionale di BookTribu, vincitore della menzione speciale per Antologia di racconti. Sinossi di copertina: Una sala d’attesa...
show moreRomanzo finalista del 9° Concorso letterario nazionale di BookTribu, vincitore della menzione speciale per Antologia di racconti.
Sinossi di copertina:
Una sala d’attesa senza medico. Pazienti che narrano di insegnanti pendolari, diavoli, maestre violente, replicanti, seduttori incalliti…
Storie vere e fiabesche. Chiare ed enigmatiche. Storie che curano, ma che possono anche fare ammalare.
Di storia in storia scopriamo i fili che le uniscono. Forse quegli strani pazienti sono un unico narratore.
Dodici attese è un rito e un piccolo manifesto. Un atto d’amore verso il raccontare comunque e ovunque, cose grandi e minime, il vero e l’impossibile.
Note dell’autore:
Ogni tanto si scrive seguendo certe voci che ti dicono cosa scrivere. Queste voci cambiano nel tempo.
Avevo dei racconti sparsi. Scritti a distanza di qualche anno. Qualcuno parlava di episodi della mia vita, qualcun altro di creature fantastiche. Una distopia, un’operetta morale, un ricordo d’infanzia, un senso di colpa irrisolto eccetera. Ho pensato che doveva esserci un senso in questo ‘pastiche’ di direzioni, atmosfere, colori. Il senso lo trovi anche inventando. Ho pensato: storie differenti, molti narratori.
Ed è apparso il vecchio caro contenitore narrativo. Una stanza dei racconti. Dei giochi. Ha preso la forma di una sala d’attesa. Attesa di chi? Un classico: l’ambulatorio medico. I pazienti raccontano mentre aspettano il dottore. Ingannano l’attesa.
Salvo poi scoprire che ingannano anche un mucchio di altra gente: loro stessi, l’io narrante, il lettore. Ero convinto, poi, che i pazienti per raccontare dovessero compiere una specie di rito. Ho pensato alle carte da gioco. Per me sono oggetti misteriosi, perché non so giocare. I pazienti pescano le carte dal mazzo e raccontano. Con una componente di casualità: i simboli raffigurati, pescati a caso. Ma anche di necessità: ognuno racconta in base al suo bisogno.
Unendo le storie con questo rito di attesa, alla fine ho accettato quello che non ammettevo. Che tutta quella gente che si era affacciata alla mia coscienza – lo stordito protagonista, il demonietto revisore storico, il bambino traumatizzato dai burattini, la mia amica morta venticinque anni fa, la farfalla spia, il vecchio ex calciatore e tutti gli altri -, tutta questa gente sono io. E che non devo farmene alcun problema.
Information
| Author | Radio Distracci |
| Organization | Radio Distracci |
| Categories | Books |
| Website | - |
| - |
Copyright 2026 - Spreaker Inc. an iHeartMedia Company