Paolo Pardini - 17_10_25, 20.55

Oct 17, 2025 · 30m 44s
Paolo Pardini - 17_10_25, 20.55
Description

Paolo Pardini, giornalista e scrittore, ha collaborato con la Maffi conducendo, assieme ad Antonello Riccielli, il 7° meeting della fondazione. In questa puntata Paolo ci racconta il suo secondo romanzo:...

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Paolo Pardini, giornalista e scrittore, ha collaborato con la Maffi conducendo, assieme ad Antonello Riccielli, il 7° meeting della fondazione. In questa puntata Paolo ci racconta il suo secondo romanzo: "Oltre la linea" edizioni del Faro. Un avvincente romanzo autobiografico che si sviluppa su due direttrici. La prima è la storia del protagonista, Francesco, un giornalista che, per una grave malattia di cuore, si trova miracolato a vivere ad un passo dalla morte. La sua storia, ambientata al tempo del Covid, in un mondo distopico eppure realissimo, si interseca con la storia di quello che lui scoprirà essere il suo nonno, un soldato che ha vissuto la prima guerra mondiale. La storia è un viaggio affrascinante nella memoria, nell'interiorità, oltre che nei luoghi, alla ricerca di un senso della vita. Il protagonista, il giornalista Francesco, incontra diverse persone, in primis il suo cardiochirurgo, che con le loro parole e azioni lo fanno riflettere sulle questioni cruciali di ogni esistenza. Un libro godibilissimo, avvincente e profondo insieme.
Recensione al libro Oltre la linea
Oltre la linea, il romanzo di Paolo Pardini, l’ho letto in tre giorni, malgrado le sue quasi 400 pagine. A volte succede che la lettura ti prenda ma, in questo caso, non era tanto per sapere come andasse a finire, per scoprire se il protagonista si sarebbe salvato oppure no. La trama è avvincente e anche piena di colpi di scena, ma il valore della scrittura è, a mio avviso, nell’onestà dell’esperienza, nel percorso vissuto. Già il titolo ci introduce in un terreno particolare, nell’oltre. Oltre che cosa? Oltre la vita, oltre la realtà, oltre la storia, oltre i confini, oltre la memoria, oltre le apparenze, oltre tutto. Il romanzo a tratti pare quasi una fuga da qualcosa ma, in realtà, secondo me, è una corsa verso. La trama, che affonda le sue radici nell’esperienza personale dello scrittore, ha inizio con il sogno di Francesco, un giornalista, che è in ospedale per un grave malore di cuore. Avrebbe dovuto morire, ma viene salvato in estremis. E il paziente sogna, o meglio, vive una vicenda drammatica, quasi un incubo, che lo porta sul fronte della Prima guerra mondiale. Tutti i giorni, lo stesso sogno. La narrazione accade in un tempo preciso, quello del Covid e del lookdown che tutti abbiamo vissuto e forse rimosso. Uno scenario, che l’autore definisce un metronomo, per collocare con precisione la storia. Le immagini distopiche del lookdown, che sappiamo vere eppur fantascientifiche, entrano in risonanza con la vita di Francesco, debolissimo e vivo per miracolo. La sua vicenda è raccontata con la precisione di un cronista, in terza persona, anche se in essa si intrecciano sogno e realtà. A tratti sentiamo la voce del protagonista che detta alcuni appunti al suo telefonino ogni volta che ritiene di dover fissare “oggettivamente” i fatti. Curioso che la tecnologia digitale si presenti come ancoraggio della realtà. Francesco agisce, si muove, chiama ossessivamente un numero di telefono a cui non risponde nessuno, e dialoga con una serie di personaggi che incontra, tra cui spicca il suo cardiochirurgo, Eliyhaou, un ebreo saggio di cui diviene amico. Sogno o son desto diceva Calderon de La Barca inaugurando un filone di letteratura fecondo a cui ritengo questo scritto appartiene. La trama cresce e si consolida attraverso la scoperta casuale di vecchie lettere che portano proprio alla Prima guerra mondiale e che trasporteranno il protagonista sui monti del trentino in cui “l’inutile carneficina” ha avuto compimento, oltre cento anni fa. Le scoperte personalissime circa la propria famiglia di origine, e le scoperte circa la storia collettiva, che non è come ce l’hanno raccontata, perché, notoriamente, la storia è sempre scritta dai vincitori, sono snodi chiave della storia. Sullo sfondo, in modo sempre implicito – e per questo non banale -  le domande di sempre. Da dove veniamo? Dove andiamo? C’è una relazione tra l’oggi e il tempo passato? Che cosa è vero e che cosa è falso? In “oltre la linea” non ci sono risposte facili, mai. Dall’inizio alla fine, si rimane sospesi, come nelle migliori canzoni di Franco Battiato, dove più che le parole conta l’atmosfera che si riesce a creare. Allora cosa ci dice il romanzo? Ciascuno troverà la sua personale risposta a questa domanda. Pone grandi domande, solleva questioni cruciali attraverso una storia. Già questo è un merito. Certamente, come sempre nella scrittura felice, si capirà leggendo che la realtà è più grande e complessa di quello che possiamo capire o anche immaginare. La grandezza del reale con i suoi infiniti piani. Ma accanto a questo, e forse anche con maggiore forza, emerge la forza dell’esperienza. È quella la verità di “oltre la linea”. Ciò che viviamo nella carne e nella mente è ciò che conta, è ciò che rimane per sempre, o anche solo per un momento di verità totale. L’esperienza è più delle storie, che sono sempre “le storie”, al plurale, con la loro prevalente interpretazione dei vincitori. L’esperienza, che è difficile da comunicare, perché personale, se è vera-autentica ha qualcosa di universale da dire. Si può, in qualche modo, riconoscere in sé stessi e negli altri. E cosa c’è allora “oltre la linea”? Secondo me c’è la relazione. E l’esperienza di essa. Si va oltre la linea, lo facciamo tutti, per recuperare la relazione e, con essa, il senso, la vita. Questo è ciò che ho visto nel libro. Forse l’autore aveva tutt’altro in mente, ma tant’è. Quando si scrive, si sa, il libro, che viaggia di mano in mano, appartiene anche ai lettori, che con esso, ci fanno quello che vogliono. 
Giancarlo Polenghi  
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Author Fondazione Maffi - G. Polenghi
Organization Fondazione Casa Cardinale Maffi ETS
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