In Mali l’attacco coordinato e in profondità sferrato il 25 aprile scorso dall’inedita alleanza tra i jihadisti di JNIM, Il Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani e il FLA il fronte di liberazione dell’Azawad ha scosso la giunta di Bamako e i loro alleati dell’Africa Corps russa. Il fronte dell’attacco si è esteso per migliaia di chilometri dal nord fino alla capitale nel centro del potere militare nella base di Kati dove è stato ucciso da un autobomba il ministro della difesa Sadio Camara. Kidal ,capoluogo del nord,è caduta in mano alle milizie e i russi sono stati evacuati dopo aver contrattato la resa attraverso la mediazione algerina , la città era stata ripresa dalla giunta e dalla Wagner nel novembre del 2023 . Il leader della giunta Assimi Goita è stato esfiltrato probabilmente all’estero da mercenari turchi ed è riapparso dopo tre giorni di silenzio, mentre la catena di comando delle forze armate maliane era stata disarticolata non solo dalla morte del ministro della difesa ma anche dal ferimento del capo dell’intelligence. La situazione rimane estremamente fluida mentre il Jnim ha annunciato un blocco delle merci in entrata ed uscita dalla capitale Bamako ,già provata dal precedente blocco del carburante nei mesi scorsi, intanto si percepiscono malumori in crescita all’interno dell’esercito verso la presenza dei russi e la gestione del conflitto. Successivamente agli attacchi ci sono stati degli arresti fra ambienti militari e dell’opposizione vicino all’imam Ibrahim Dicko, figura che gode di un certo seguito e che fu promotore delle manifestazioni di protesta che precedettero il golpe del 2020, si parla di lui come possibile mediatore tra JNIM e la giunta, ma l’arresto di un suo stretto collaboratore fa dubitare delle intenzioni diplomatiche di Goita. Gli eventi del 25 aprile hanno innestato delle conseguenze a catena ridefinendo le dinamiche del conflitto nel Sahel ; innanzi tutto hanno evidenziato le fragilità della giunta al potere a Bamako, l’incapacità di prevedere un attacco di questa portata fa supporre un deficit organizzativo dell’intelligence o complicità all’interno degli apparati militari. I mercenari russi non sono stati in grado di mutare i rapporti di forza sul terreno, anzi si sono accordati per un riposizionamento ,in gioco è la credibilità della Russia come partner militare ed alleato credibile in Africa. JNIM e FLA hanno dimostrato l’efficacia della loro alleanza per ora tattica ,nonostante le due organizzazioni perseguano formalmente obiettivi differenti (Gli uni vogliono instaurare la sharia ,gli altri reclamano l’indipendenza dell’Azawad). La competenza militare ed efficacia dimostrata dagli insorti ha fatto pensare ad un sostegno esterno come accadde con il precedente della battaglia di Tinzaouaten nel luglio del 2024 in cui morirono decine di russi , in cui gioco’ un ruolo fondamentale il sostegno ucraino. Attori esterni possono essere anche i francesi che cacciati dalla giunta Goita aspirano a riconquistare posizioni nel Sahel e guardano con benevolenza un nord del Mali ,ricco di materie prime, indipendente da Bamako inoltre sul fuoco soffia anche l’Algeria da sempre sostenitrice delle rivendicazioni indipendentiste tuareg . E’ mancato l’intervento dell’ AES ,l’alleanza degli stati del Sahel costituita da Mali ,Burkina Faso e Niger ,che avrebbe uno scopo difensivo a sostegno di ciascuno dei paesi firmatari dell’accordo in caso di attacco militare .Non solo non sono intervenuti militarmente ma dai paesi dell’ AES è arrivato solo un flebile sostegno diplomatico alla giunta maliana . I corridoi che attraversano quei territori sono canali di trasporto di merci di varia natura dalle armi alla droga, ai migranti , gestiti da organizzazioni illegali che spesso si interfacciano e condividono interessi con miliziani insorgenti, militari, trafficanti ,emissari di multinazionali interessate allo sfruttamento minerario di questi territori , mercanti d’armi ,una pletora di attori che condizionano le condizioni di vita della popolazione e “la destinazione d’uso” di questi territori . L’ipotesi del collasso della giunta di Bamako e la tracimazione dell’insorgenza jihadista alleata con l’indipendentismo tuareg verso il Golfo di Guinea e verso il Niger costituirebbe uno scenario d’instabilità strutturale in un area strategicamente decisiva per gli equilibri del continente, prefigurando un arco di crisi che rischia di collegarsi con l’instabilità del Corno d’Africa e la guerra sudanese.
Ne parliamo con Alessio Iocchi studioso di storia e sistemi politici africani contemporane .
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