Lo sgomento atomico viene da Isfahan o da Dimona?
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La polveriera nucleare descritta da un fisico dell’Aiea Piergiorgio Pescali, fisico, divulgatore, collaboratore dell’Aiea, esperto di fisica nucleare in questo ruolo ha visitato molti siti in ogni parte del mondo:...
show morePiergiorgio Pescali, fisico, divulgatore, collaboratore dell’Aiea, esperto di fisica nucleare in questo ruolo ha visitato molti siti in ogni parte del mondo: dal Giappone alla Russia, dall’Ucraina all’Iran… ma non ha mai svolto il ruolo di controllore nelle centrali nucleari israeliane, perché sono interdette da una precisa scelta politica e una posizione giuridica inflessibile, che procede dalla scelta di non aderire ai trattati di non proliferazione nucleare fino alla più totale segretezza. Tel Aviv non ha mai nemmeno ammesso di possedere quella cinquantina di testate nucleari al plutonio che gli esperti gli attribuiscono. E allora di chi dovremmo avere più terrore? Dell’uranio arricchito dai fanatici ayatollah al 60%, o dal potenziale distruttivo del plutonio in mano agli invasati sionisti, il cui piano nucleare è il più “opaco” al mondo?
Senza tralasciare l’innesco di una corsa alla deterrenza nucleare nella zona, indotto dalle guerre sotto minaccia dell’uso dell’arma nucleare, che sta già coinvolgendo Turchia e Cipro, quindi anche il nazionalismo greco non può essere da meno in quel triangolo di interessi intrecciati attorno a giacimenti di gas e nazionalismi; e possiamo non considerare potenze già da decenni dotate di arsenale nucleare come il Pakistan e l’India, o le potenziali ricchissime petromonarchie, indotte dagli sviluppi bellici a “difendersi”, in primis l’Arabia Saudita, su cui vige un controllo serrato dell’Aiea. Non possiamo dimenticare le innumerevoli centrali e dislocazioni di testate nucleari americane sparse in tutta Europa e paesi “alleati” del Medio Oriente.
Piergiorgio Pescali ci spiega innanzitutto che il vero patrimonio, prezioso per l’Iran, è la competenza tecnica e la preparazione scientifica degli ingegneri iraniani formatisi in Russia, Pakistan, Corea, più che il materiale e i macchinari conservati a Fodrow (nei bunker tra le rocce), Bushehr (unica centrale realmente in funzione, con personale russo), Isfahan, Natanz (il sito su cui si concentra la maggior attenzione e dove i sionisti hanno operato una strage delle migliori menti). Il 60% di arricchimento è sicuramente utile per gli usi bellici, va anche detto che a fronte della potenzialità distruttiva di Israele quello scarso uranio al 60% iraniano ha solo uno scopo diplomatico: per avere qualche carta durante le trattative truccate della coppia statunitense.
Invece il plutonio di Dimona è tra le sostanze più radiotossiche al mondo e Bersheva, Gaza, Tel Aviv, Palestina, Giordania… non sono distanti e la contaminazione sarebbe cronica e durerebbe decenni. Ed è in mano a un governo messianico che predica la necessità dell’Armageddon.
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| Author | I Bastioni di Orione |
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