L’aggressione all’Iran nell’ottica locale e nelle sue conseguenze globali
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Abbiamo cercato di inquadrare il conflitto diventato mondiale con l’attacco yankee-sionista alla repubblica islamica iraniana applicando innanzitutto un punto di vista regionale, per allargare poi alle conseguenti strategie geopolitiche perseguite...
show moreAbbiamo dunque iniziato con i malumori dell’Arabia Saudita, impegnata da qualche anno a ricucire relazioni con l’Iran e aveva tentato di dissuadere Trump dal cadere nella trappola di Netanyahu, che ha portato alla sconfessione degli Abrahams Accord dopo le aggressioni sioniste.
Allargando di un primo step il grandangolo si riesce a distinguere il processo perseguito in decenni di creazione di stati disgregati in un coacervo di comunità tribali una contro l’altra armate: il divide et impera coloniale funzionale alla creazione secondo il racconto biblico di un impero giudaico dal mare all’Eufrate. Laura Silvia fa rilevare che l’unico paese del Golfo ad adeguarsi ai diktat dell’imperialismo turbocapitalista applicato è Dubai, che infatti sono stati maggiormente bombardati dai missili iraniani.
Su questo s’innesta il progetto di creazione dei corridoi logistici dall’India al Mediterraneo, ridisegnando il Sudovest asiatico con al centro la potenza militare di Israele, che non può non passare attraverso la frantumazione di tutta la Mezzaluna sciita, Iran compreso. Attraverso questo aspetto si coglie come l’attacco a Teheran comporta un danno all’approvvigionamento cinese.
Forse, se il regime sciita riuscirà come nei primi giorni a resistere e rispondere e l’impantanamento sarà compiuto, da parte soprattutto statunitense non si sono fatti i dovuti calcoli, benché ci si potesse aspettare tutto: il blocco del chokepoint di Hormuz e l'urgenza nell'imbarcare persino il tentativo di coinvolgere i curdi iraniani e i peshmerga iracheni stavolta, un’operazione che potrebbe riuscire nelle province del Kurdistan, anche se il sentimento antiamericano rimane forte pure lì, ma permane il ricordo delle accuse di terrorismo rivolte dal potere degli ayatollah; sicuramente nel cuore dell’enorme paese persiano non sfonderebbe nemmeno la capacità dei i soliti sacrificati curdi. Sono la legna da ardere per riscaldare i comodi salotti dei padroni del pianeta, per poi buttare le loro ceneri. Com’è avvenuto sempre nella storia del martoriato popolo curdo. E com’è avvenuto recentemente in Siria, nella lotta contro i jihadisti dell’Isis. Bisogna considerare il forte senso di appartenenza alla cultura e alla storia dell’Impero persiano da parte degli abitanti dell’intera estensione del paese.
Infine abbiamo colto attraverso lo studio delle descrizioni della stampa internazionale la condizione di propaganda bellica su cui si è allineata l’offerta mediatica, sempre più esponenziale fin dalla guerra ucraina e poi gazawi. Ora la situazione è peggiorata ulteriormente, con la moltiplicazione degli agenti inquinanti provenienti da fake news diffuse pure da testate giudicate attente ed equilibrate.
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